Il sole di Austerliz

IL SOLE DI AUSTERLITZ

Commedia in un atto

Di Carlo Salsa

PERSONAGGI

GIORGIO

MAURIZIO

LALBERGATORE

LANTINI

FANTI

IL CAMERIERE

UN CLIENTE


Una lussuosa camera da letto, in un ricco albergo di villeggiatura. Una porta a destra, un'ampia finestra nel fondo. Sul letto, situato lungo la parete di sinistra, Giorgio, in maniche di camicia, dormicchia. - Si bussa all'uscio, una, due, tre volte, sempre pi forte. Giorgio solleva il capo dal guanciale senza dir parola.

La voce di Maurizio - Giorgio!... Giorgio!

Giorgio - (sbadigliando) Ah, sei tu? Avanti.

Maurizio - (scuotendo dall'esterno la porta) Ma chiuso!

Giorgio - Avanti lo stesso.

Maurizio - (scuotendo pi forte) Via, apri!

Giorgio - Provati a forzare la porta.

Maurizio - (seguitando a scuotere) Ma che dici? Non si pu! E' troppo solida.

Giorgio - Sei certo che non ti riuscirebbe?

Maurizio - Forse con un rincalzo di camerieri...

Giorgio - Non c' bisogno: vengo io.

Maurizio - Mi sembra pi spiccio.

Giorgio - (scende pigramente dal letto, infila le pantofole, va ad aprire) Ecco fatto.

Maurizio - (facendo capolino, preso da un dubbio improvviso) Sei... solo?

Giorgio - Ora non pi.

Maurizio - (entrando) Che stavi facendo?

Giorgio - Meditavo. (Richiude accuratamente l'uscio).

Maurizio - Cos profondamente che ti ho udito russare. Ma perch non volevi aprirmi?

Giorgio - Sei tu che ti arresti sempre alla prima difficolt.

Maurizio - E' il mio destino di cozzare contro le porte ermetiche.

Giorgio - Desideravo appunto assicurarmi sull'efficienza dell'uscio e della serratura. Mi sono chiuso a doppio giro di chiave perch temo... (S'interrompe perplesso).

Maurizio - Non capisco cosa tu abbia a temere.

Giorgio - Le infreddature. (Si ributta sul letto).

Maurizio - Hai intenzione di ricominciare a dormire? Contavo di scambiare due chiacchiere...

Giorgio - Di' pure. Sono attentissimo. La posizione pi propizia, per ine, questa.

Maurizio - Strano!

Giorgio - Tutti gli strumenti di precisione hanno le loro esigenze. Il termometro vuole essere messo a piombo. Il mio cervello, invece, esige il senso orizzontale. Che c' di strano ?

Maurizio - (sedendo su una poltrona) Ieri sera, una nuova disfatta. Ah, la mia iettatura, la mia disdetta, la mia avversit hanno in questi giorni dell'inverosimile! Una Waterloo.

Giorgio - Bisogna reagire contro la iettatura.

Maurizio - Ma come vuoi replicare alla mala sorte?

Giorgio - Infischiatene di lei, e smetti di giocare. Quando la sorte mi affibbia delle Waterloo, io le rispondo: Cambronne !

Maurizio - Ma io debbo giocare: una necessit.

Giorgio - (mettendosi a sedere sul letto) Non capisco.


Maurizio - Ecco, ti metti in posizione verticale e incominci a non capire.

Giorgio - (rimettendosi supino) Forse hai ragione.

Maurizio - Devo spiegai ti...

Giorgio - Questo non guasta.

Maurizio - E debbo anche farti una confessione. Io non sono ricco.

Giorgio - Mi hai per sempre fatto credere il contrario.

Maurizio - Questa della ricchezza una infermit ohe mi assale ogni anno a epoche fisse, come il raffreddore in gennaio. Non sono, dunque, un finanziere n un vitaiolo: sono semplicemente impiegato in un'azienda love ho l'onore di esercitare le funzioni delicate e cos poco pagate di commesso di fiducia.

Giorgio - E vieni qui a sorprendere dei ga. lantuonr.ii! Io non posso che deplorare questo tuo contegno equivoco!

Maurizio - I confessori sono, solitamente, pi indulgenti di te.

Giorgio - Ma quelli sono professionisti.

Maurizio - Io non so adattarmi al mio stato. Tento la grossa fortuna durante il mio mese di vacanza annuale. Cosa manca ai pi per risolvere vittoriosamente il problema della vita? L'occasione. La stupida fortuita occasione che sbalzi dall'ultimo al primo gradino della scala sociale. Ebbene, io questa occasione cerco di provocarla.

Giorgio - Bene!

Maurizio - Come! Se poco fa eri cos severo!

Giorgio - (riprendendosi) Ho detto bene in senso figurato, e con significato d'ironia.

Maurizio - Durante l'anno accumulo i miei risparmi. Faccio colazione in latteria, e cerco - talvola - di distrarmi dall'ora del pranzo. Nel mese di luglio vengo qui, in un grande albergo, e mi inetto a scialacquare come un nababbo. Non si sa mai; una conoscenza cospicua, un ricco matrimonio...

Giorgio - Sei qui da pi di un mese, mi pare. Eri gi qui quando son venuto io.

Maurizio - Il bacar aveva rifornito il mio portafoglio. Mi trovavo molto bene. Avevo stretto qualche amicizia eccezionale...

Giorgio - Grazie!

Maurizio - Ho pensato di chiedere una proroga di quindici giorni: proprio ora che mi vedevo dinanzi questo supplemento di vita splendida il bacar mi tradisce... Figurati il mio disappunto... la mia inquietudine...

Giorgio - Non ho quattrini con me.

Maurizio - Che dici?

Giorgio - Se ti avessi lasciato continuare, avresti finito col chiedermi mille lire.

Maurizio - Non sono ancora all'indigenza. Certo, se seguita cos... Tu non hai giocato?

Giorgio - Mai.

Maurizio - Perche non giochi? Ti farei vili-cere. Perch, io, vedi, ho questo: perdo, vero; ma ho il conforto di far stravincere tutti coloro che si fanno consigliare da me. Do, insomma, ottimi consigli, ma pessimi esempi.

Giorgio - Ma scusami: perch tu giochi?

Maurizio - Per vincere.

Giorgio - Benissimo. Ora, io non ho nessun bisogno idi vincere. Sono ricco: perch vuoi costringermi a giocare? Toli!

Maurizio - Eh, lo so. Lo sanno tutti. Solamente la vita che conduci e il trattamento speciale che ti fa l'albergatore lo dicono. Per io non ti capisco. Con i tuoi mezzi, tu, in fin dei conti, non vivi che la vita dell'albergo... Non fai un passo oltre i cancelli.

Giorgio - L'albergo non offre, forse, tutte le comodit e le risorse della villeggiatura? Cucina di lusso, t danzanti, trattenimenti serali in giardino... Cosa si pu desiderale di pi? Io, poi, sono venu'io qui appunto per rimanere finalmente fermo, ancorato in un punto. Tu non conosci la mia vita randagia durante il resto dell'anno...

Maurizio - La immagino: Parigi, Londra, Bruxelles...

Giorgio - Pensa che mi venuto il ticchio di amplificare il mio ambiente che comincia a soffocarmi. Andr presto in India, in Giappone. Non so che potr fare quando l'universo sar divenuto tiopipo angusto per me.

Maurizio - Con i progressi aerei, avrai pur sempre dello spazio a tua disposizione.

Giorgio - Non ci avevo pensato! Andare liberi! Soli! Senza il timore che qualcuno venga a disturbarti... che qualcuno venga a bussare alla tua porta... (Si bussa all'uscio) Accipicchia! Ecco che si comincia.

Maurizio - Attendevi qualche seccatura?

Giorgio - Veramente, no... Ma che so... ho come dei presentimenti... Io non sono affatto superstizioso: ma ci non toglie che oggi sia venerdL.. (Si bussa nuovamente) E' strana, ipoi, questa insistenza che hanno i seccatori. Si bussa una volta: nessuno risponde; ci vuol tanto a capire che non c' nessuno? E' inutile insistere: si va via; non ci si pensa pi!

La voce del cameriere - Signor Giorgio...

Maurizio - E' il cameriere... Vuoi che vada ad aprire?

Giorgio - Se sei certo che il cameriere, fai pure.

(Maurizio va ad aprire l'uscio; il cameriere entra recando un biglietto).

Il cameriere - Signor Giorgio, un biglietto.

Giorgio - (senza muoversi) Date qua. (Si mette il biglietto in tasca senza aprirlo).

Il cameriere - Scusi, il signore che ha portato il biglietto attende gi una risposta.

Giorgio - Mi dispiace per quel signore, ma io di venerd non leggo mai nessun messaggio.

Il cameriere - Devo andarglielo a dire?

Giorgio - E- inutile: lo capir da s.

Il cameriere - Credo di aver capito che aspetta certi quattrini...

Giorgio - Puah! Scrivere, aspettare per dei semplici quattrini !

Il cameriere - Se vuole, li posso anticipare io a quel signore.

Giorgio - Ma non c' nessun bisogno!

Maurizio - (al cameriere) Voi avete molte economie, Antonio?

Il cameriere - Non mi lamento. Il bacar mi favorisce.

Giorgio - Giocate anche voi a bacar?

Il cameriere - Non io, direttamente. Prego il signor Armani di giocare qualche centinaio di lire per me, la sera.

Maurizio - Armani! Gi, lui vince sempre. Ecco uno che sfrutta i miei suggerimenti. (A Giorgio) Te lo dicevo, io?

Il cameriere - Mi permetto di far osservare che il signor Armani chiede i suoi suggerimenti al solo scojso di fate l'opposto di quanto gli viene suggerito.

Giorgio - Cosicch, col gioco d'azzardo...

Il cameriere - E' una risorsa: poich se i clienti sono abbondanti, le mance non lo sono affatto.

Giorgio - Ci mi fa pensare ch'io ho sempre dimenticato... (Fa Vailo di metter mano al portafoglio).

Il cameriere - Oh, non dicevo per questo!

Giorcio - Meglio cos. Ricordate, Antonio, che una volta la servit non era pagata...

Il cameriere - Questo succede anche oggi...

Giorgio - E tutti rimpiangono quei tempi.

Maurizio - Veramente anch'io... (Mette anche lui la mano al portafoglio).

Il cameriere - No, il signore non ha bisogno di danni nulla.

Maurizio - Ma mio caro...

Il cameriere - Io non domanderei che una cosa al signore.

Maurizio - Che cosa?

Il cameriere - Il signore non ha qualche pronostico per questa sera?

Maurizio - S, mio caro.

Il cameriere - Ebbene, pregherei di non lasciarne sprovvisto il signor Armani, all'ora del bacar. (Esce).

Giorgio - Ma tu perch non te li fai pagare i tuoi pronostici, se sono cos ricercati?

Maurizio - Ecco un'idea. Bisogner considerare questa possibilit di aprire un commercio...

Giorgio - Intanto, chiudi la porta.

Maurizio - Ma hai la mana, oggi, delle porte chiuse!

Giorgio - E' una misura precauzionale. Ti ripeto che ho dei presentimenti. Mi pare che debbano entrare da un momento all'altro, per quella porta aperta, dei telegrammi imbarazzanti, delle visite indigeste, che so! Qualcuno che mi chieda del denaro a prestito... Non sai quanta gente approfitta della mia posizione per venirmi a chiedere del denaro? Poi, quando mi ci trovo, non sono pi capace di rifiutare.

Maurizio - (alzandosi) Se non desideri che questo... (S'imbatte sull'uscio nel cameriere che sta rientrando).

Il cameriere - Signor Giorgio, c' un signore...

Giorgio - (tra se) Ci siamo! (A voce pi alta) Ancora quello di poco fa?

Il cameriere - Quello se n' andato...

Giorgio - Ha avuto una magnifica ispirazione.

Il cameriere - Desidera essere ricevuto.

Giorgio - Fate che se ne vada come l'altro.

Il cameriere - lo non sapevo... ho detto che il signore era nella propria camera.

Giorgio - Aggiungetegli che non mi avete pi trovato: che sono uscito dalla finestra, che sono scomparso, che mi sono rarefatto...

Il cameriere - Sta bene. (Esce).

Giorgio - Vedi? Come ti dicevo io? Quello aveva certo l'intenzione di chiedermi qualche sussidio: ci scommetterei.

Maurizio - Ma non potrebbe, invece, trattarsi di una visita di riguardo, di una sorpresa gradevole, di una novit propizia?

Giorgio - Hai mai visto che accadano queste cose di venerd?

Maurizio - Via!

Giorgio - Ah, non credi alla iettatura? Ti voglio raccontare uno dei tanti episodi della mia vita. Durante la guerra abitavo in una cittadina che non era mai stata funestata dal minimo incidente. Un giorno mi si regala un anello con una pietra gialla, un topazio. Come apportatori di sventure, i topazi sono addirit. tura imbattibili: ma io, in fatto di regali, accetto tutto. Da quel giorno, tutte le mattine la mia casa doveva ricevere la visita di una squadriglia di aeroplani nemici. Sai: una, due, tre volte, sta bene; ma proprio ogni giorno una cosa che, insomma, finisce con l'infastidirti. All'arrivo degli ospiti, si dava l'allarme; tutti si avventavano nelle cantine. In cantina ci andavo anch'io: non per paura, oh, no! ma perch sapevo che l sotto ci andava anche una mia vicina che era una signora incantevole. Finalmente una mattina, nella furia di scendere le scale, picchio l'anello contro uno spigolo e spacco la pietra. Una bomba, caduta in quel preciso momento nella mia casa, cominci col non esplodere: un aeroplano precipit, poco dopo, in fiamme: la signora incantevole - che s'era sempre mostrata riservatissima - mi butt d'improvviso le braccia al collo; da quel giorno di aeroplani nemici non si sent pi nemmeno parlare. Capirai che senza quell'incidente provvidenziale, la bomba sarebbe scoppiata, l'apparecchio non sarebbe caduto, la signora neppure, e a lungo andare tutta la citt sarebbe stata rasa al sottosuolo.

Maurizio - (togliendosi il cappello e posandolo sul letto) E' una cosa che fa pensare!

Lantini - (socchiudendo l'uscio) E' permesso ?

Giorgio - Ahim! Non ho fatto caso!

Maurizio - A che?

Giorgio - Al cappello sul letto! Iettatura! Via, via: toglilo!

(Maurizio toglie in fretta il cappello).

Lantini - E' permesso?

Giorgio - (rassegnato) Troppo tardi: ecco l'effetto! (A voce alta) Avanti!

Lantini - Buongiorno, signore.

Giorgio - Buongiorno. Non avete incontrato il cameriere?

Lantini - S, signore.

Giorgio - E non vi ha detto nulla?

Lantini - Mi disse che il signore non si trovava pi nella propria camera.

Giorgio - E siete salito per non trovarmi? on era dunque vero che desideravate parlare con me? !

Lantini - Ho regalato cinque lire di mancia, e il cameriere non stato pi capace di confermarmi l'informazione.

Giorgio - Si sar emozionato, poich deve essere una cosa insolita, per lui, ricevere mance. Cosa desiderate, caro signor Lantini?

Lantini - Sa... quella faccenda per la quale ebbi igi a parlarle la settimana scorsa...

Giorgio - Non ricordo.

Lantini - Quelle duemila lire...

Giorgio - Ah, s tratta semplicemente di duemila lire?...

Lantini - Appunto. Ho certe difficolt: e se lei volesse essere cos ^gentile...

Giorgio - Di far che? Diamine, sar assai lieto di farvi cosa gradita.

Lantini - Insomma... di pagarmi.

Giorgio - Come? Venite a disturbare un gentiluomo nella sua camera, a interrompere un colloquio, e volete anche esser pagato?

Lantini - Ma forse non ci siamo compresi: mi riferivo a quelle duemila lire che ebbi gi occasione di chiederle giorni or sono e che ella non ebbe allora la comodit di darmi.

Giorgio - Ho fatto bene a non darvi nulla. La settimana scorsa mi chiedeste duemila lire: oggi me ne chiedete altre duemila... sarebbero state cos quattromila...

Lantini - Non riesco a capire...

Giorgio - Sentite: voi desiderate duemila lire?

Lantini - Il signore me le deve per le forniture varie...

Giorgio - Lasciamo stare: vero o no che il vostro scopo di ottenere questi quattrini?

Lantini - Certamente.

Giorgio - Ebbene, se non si tratta che di ci, questi quattrini li avrete...

Lantini - Oh, non che ne dubiti.

Giorgio - E allora, se avete questa certezza, vi sembra il caso di preoccuparvi?

Lantini - Il fatto che io avrei delle necessit urgenti...

Giorgio - Sta bene. Voi avete dell'urgenza: io non ne ho. La controversia, dunque, si limita a un particolare secondario.

Lantini - Insomma, signore, io non posso pi attendere...

Giorgio - E avete proprio scelto un venerd, un giorno nefasto, per sollecitare un versamento? Ma perch non siete venuto ieri, ier l'altro? Se avete tanta urgenza, perch non iete stato pi premuroso? Di venerd io non faccio nessuna operazione, di nessun genere: il venerd per me un giorno soppresso; ven-tiquattr'ore vegetative. Vedete? Io non esco nemmeno dalla mia stanza il venerd.

Lantini - Mi ipermetta di dirle che il suo tratto mi sembra un po' singolare: non so... lei ha un certo modo sconcertante... Comunque, se non che questo che lei mi chiede, potr tornare domani.

Giorgio - Benissimo. Domani, do'podoma-di, non c' frotta. Caro signor Lantini, rimango dunque con la speranza di vedervi.

Lantini - (sconcertato) Buongiorno, signore... (Esce esitando).

Giorgio - Questo imbecille di cameriere dovr rendermene conto! (Suona il campanello).

Maurizio - E' inutile: i camerieri sono tutti eos, come i distributori automatici: introduci la moneta, premi la molla, e ti esce la confidenza.

Giorgio - Ma i distributori automatici non funzionano mai, e i camerieri, sempre!

Il cameriere - Il signore ha chiamato?

Giorgio - Mio caro Antonio, capite voi quello che vi si dice?

Il cameriere - S, signore.

Giorgio - E perch mi fate salire degli importuni, dei seccatori, dei questuanti?

Il cameriere - Avevo informato quel signore che lei non si trovava nella stanza. .

Giorgio - Poi egli vi ha regalato cinque lire di mancia...

Il cameriere - Mi sono trovato in una circostanza delicata, tra il dovere della consegna e quello di non ingannare un signore ohe si era mostrato generoso con me. Ho deciso per la neutralit e ho mantenuto poi il silenzio.

Giorgio - Cinque lire! Vi fate impressionare da cinque lire! Pensate che io ve ne avrei date non cinque, ma trenta, forse cinquanta...

Il cameriere - Sono costernato di aver perduto quest'occasione per apprezzare la mimrfi-cenza del signore...

Giorcio - E pensate che una sini'le occasione non si presenter forse mai pi. Andatevene e ricordatevi, se il caso si ripetesse, che dovete insistere sulla negativa.

Il cameriere - Non dubiti, signore. (Esce).

Giorgio - Il cappello sul letto! Mi vai a mettete il cappello sul letto, e proprio di venerd! Ma c' da far succedere una disgrazia, un'epidemia, un flagello!

Maurizio - Cosa vuoi che ne sappia io?

Giorgio - Non sai forse memmeno che a rovesciare il sale a tavola...

Maurizio - Questo lo so perch accaduto oggi a colazione...

Giorgio - Ah, oggi a colazione venne rovesciato il sale sulla tovaglia?...

Maurizio - Due o tre volte consecutive...

Giorgio - Eh, si capisce: chiaro. (Pausa) Non sai forse nemmeno ohe certi individui vestiti di nero...

Maurizio - Ne ho incontrato uno salendo da te. S'era fermato proprio dinanzi alla tua porta ad accendere la sigaretta.

Giorgio - Completamente vestito di' nero...

Maurizio - Come un funerale di terza classe.

Giorgio - Con la cravatta nera...

Maurizio - Nerissima.

Giorgio - Con gli occhiali neri...

Maurizio - Appunto. Formava un complesso cos buio che ho dovuto accendere un fiammifero per vederlo bene.

Giorgio - Ottimamente!

Giorgio - Non poteva essere diversamente, oggi! E' tutto a segno, non manca nulla. Si capisce! Oggi...

Maurizio - Ma cos' oggi?

Giorgio - (divagando) Vedrai se ti riuscir ancora di non credere alla iettatura.

Maurizio - Sei alquanto amletico. (Estrae un sigaro e fa per spuntarlo con un temperino che nella bisogna gli cade per terra).

Giorgio - Che cosa ti caduto?

Maurizio - Nulla : il temperino.

Giorgio - Nulla! Ti cade a terra il temperino e dici che non nulla. Ma porta disgrazia!

Fanti - spingendo l'uscio) E' permesso?

Giorgio - (a Maurizio) Non si scappa! Ecco la disgrazia che entra.

Fanti - Permesso?

Giorgio - Non permesso.

Fanti - Prego, signore. Attender.

Giorgio - Io credevo che se ne andasse. Ma se intenzionato ad attendere, avanti pure.

Fanti - Buongiorno, signore. Io sono il gerente della ditta Finzi...

Giorgio - Lei ha una posizione invidiabile.

Fanti - Mi sono permesso di venire a disturbarla...

Giorgio - (a Maurizio) Vuoi vedere che anche lui desidera dei quattrini?

Fanti - La ditta attraversa un momento di crisi e si trova nella necessit di sollecitare dai suoi clienti...

Giorgio - Qualche ordinazione.

Fanti - No. La liquidazione dei conti arretrati.

Giorgio - Lo dicevo, io!

Fanti - Se il signore ricorda, gi la settimana scorsa...

Giorgio - Ma io dissi di passare da me il giorno sette! Oggi troppo presto.

Fanti - - Faccio presente al signore che oggi ne abbiamo otto.

Giorgio - Allora troppo tardi. Avevo detto sette? Siamo rimasti d'accordo sul sette? Bisognava fare attenzione ed essere puntuali. La puntualit prima di tutto, in commercio! Oggi io non esisto per nessuno. Non gliel'ha detto il cameriere che oggi io ero assente?

Fanti - Si, signore.

Giorgio - Si vede che anche lei ha una buona opinione dei camerieri.

Fanti - Egli mi ha lasciato salire dopo aver accettato dieci lire di mancia.

Giorgio - Ma bastavano cinque! Si dimostra cos spendaccione, e poi viene a chiedermi dei denaro!

Fanti - Ho arrischiato dieci lire per riscuoterne mille!...

Giorgio - Le ripeto: oggi non ne parliamo nemmeno. Io non mi dedico alla contabilit che una volta la settimana.

Fanti - (dopo una pausa d'imbarazzo) Ma signore!... Mi sembra che lei sia oggi in vena di scherzare... Se cos, ha scelto veramente un giorno poco adatto, poich le mie intenzioni sono invece molto serie.

Giorgio - Meno male che convenite con me; un giorno poco adatto; ecco tutto.

Fanti - Voglio sperare che non torner inutilmente una terza volta. Certo, non mi lascer sfuggire la prossima scadenza.

Giorgio - Mi raccomando: puntualit; e soprattutto, al cameriere, pi nemmeno un soldo!

Fanti - Non dubiti. Mi permetto di' ricordarle che il suo debito ammonta a...

Giorgio - Non inteneriamoci, ora. Buon giorno, caro signor Fanti.

Fanti - Buongiorno, signore. (Esce).

Giorgio - Ma quel cameriere incorreggibile! (Suona il campanello) Quello si merita una lezione.

Maurizio - Bisogna immunizzarli, i camerieri; vanno vaccinati con la iniezione di qualche pre-parato d'argento.

Giorgio - Ma passibile che la fedelt derivi dal vile, denaro? Io mi faccio scrupolo di non umiliarli, di non far loro pesare la servitu con delie mance mortificanti, ed essi, in compenso, mi tradiscono!

Il cameriere - Il signore ha comandi?

Giorgio - Mio caro Antonio, vi avevo detto o non vi avevo detto di riferire a chicchessia che io risultavo assente?

Il cameriere - Io assicuro di aver detto a quel signore che lei non era in albergo.

Giorgio - Poi quel signore vi ha dato dieci lire di mancia...

Il cameriere - (Ecco, signore : quando a un cameriere vengono offerte dieci lire di mancia, succede abitualmente che le dieci lire sono false. Io mi sono indugiato a verificare e quel signore ne ha approfittato per infilare a perdifiato le scale senza autorizzazione.

(Maurizio, dopo aver riacceso il sigaro, butta il fiammifero che va a spegnersi sul davanzale della finestra. Giorgio sobbalza).

Giorgio - (a Maurizio) Che hai fatto ?

Maurizio - Scusa. Ho buttato il fiammifero che andato a finire sul davanzale della finestra.

Giorgio - Il fiammifero sul davanzale! Ma tu vuoi rovinarmi! Non sai che iettatura porta il fiammifero sul davanzale?

Lalbergatore - (sospingendo l'uscio) Signor Giorgio...

Giorgio - E' fatta!

L'albergatore - E' permesso?

Giorgio - Caro albergatore, quale buon vento l'ha sollevata fin quass?

Lalbergatore - (facendo segno al cameriere di andarsene) Vorrei parlarle...

Giorgio - Benissimo! Due chiacchiere fanno sempre piacere, specialmente con lei che un cos squisito parlatore...

Lalbergatore - (accennando a Maurizio) Trattandosi di cosa un po' delicata...

Giorgio - (a Maurizio) Toh! Un altro che mi chiede del denaro!...

L'albergatore - Appunto...

Giorgio - Ma una fissazione! Tutti mi chiedono del denaro! Ma ne chiedo io, forse, a qualcuno? (A Maurizio) A te, per esempio, ho mai chiesto del denaro, io? E dunque! Cos' questa faccenda che tutti oggi si sono ficcati in capo di venirmi a domandare quattrini?

Maurizio - (a parte a Giorgio) Senti, non vorrei che, trovandosi in argomento, gli venisse il ticchio di prendersela anche con me. Io me la batto!

Giorgio - Ti faccio una pz-oposta.

Maurizio - Dimmi, caro.

Giorgio - Rimani tu che me la batto io.

Maurizio - Permetti: sono io che devo sacrificarmi. Addio. (All' albergatore, uscendo) Buongiorno, signor Bernardi.

L'albergatore - Buongiorno, signore.

Giorgio - S'accomodi. A cosa devo dunque la fortuna di questa visita?

L'albergatore - Signor Giorgio: tempo che noi parliamo finalmente sul serio.

Giorgio - Lei mi fa temere di avermi riserbato qualche problema di filosofia o di scienze occulte. Se si tratta di ci, non ne faremo nulla.

L'albergatore - No: si tratta piuttosto dei nostri rapporti...

Giorgio - Ma i nostri rapporti sono ottimi. Perch vuol discutere su ci che fuori di discussione ?

L'albergatore - Dicevo dei nostri rapporti... come dire?... finanziari: da albergatore a cliente.

Giorgio - Ma anche su questo non c' discussione. Lei ini ha fissato lo quota di una pensione di gran lusso : io l'ho accettata. Siamo dunque d'accordo. Non c' pi nulla da aggiungere. Buongiorno.

L'albergatore - Via, veniamo al sodo. Lei qui da trentotto giorni. Ha preteso un trattamento principesco: ha abitato nella miglior camera dell'albergo: ha desiderato una cucina speciale: ha sempre pasteggiato a champagne...

Giorgio - Ma questo nel suo interesse!...

L'albergatore - Ha, insomma, in trentotto giorni, accumulato un conto di dodicimila lire...

Giorgio - Ecco il primo albergatore die si lamenta di un cliente spendereccio.

L'albergatore - Munifico nel consumare. Ma mi perdoni se non posso adoperare per ora la stessa qualifica riguardo al resto.

Giorgio - Oh, pretende, forse, che si debba essere generosi nel pagare senza avere prima consumato?

L'albergatore - Ebbene, signor Giorgio, mi sembra venuto il momento di equilibrare questa sua generosit. Io non le posso nascondere... Ecco, permette che le parli francamente?

Giorgio - C' da temere che finora lei abbia detto delle bugie.

L'albergatore - Ieri un cliente ch'era alloggiato qui da due mesi se n' partito all'inglese, senza pagare.

Giorgio - Ma perch lei d ospitalit a dei signori cos smemorati?

L'albergatore - Ho riferito la cosa al commissario di polizia...

Giorgio - Non credo che vorr pagare lui per il fuggiasco.

L'albergatore - Non ho fiducia nella polizia e penso che dovr rassegnarmi a questo danno di settemila lire.

Giorgio - Quello ha speso assai meno di me. Peccato che si sia reso irreperibile. Gli avrei chiesto volentieri qualche informazione.

L'albergatore - Ho dunque questa grave passivit in bilancio. Non che abbia timore che, con lei, mi debba toccare qualcosa di simile...

Giorgio - Ohib!

L'albergatore - Ma, insomma - mio malgrado - sono costretto a constatare dei fatti. Otto giorni or sono, come di regola, io ebbi a presentarle il conto.

Giorgio - Non ricordo.

L'albergatore - Come, non ricorda?

Giorgio - Non ho smentito; ho detto: non ricordo. Non si pu avere tutto presente!

L'albergatore - Finora lei non passato alla cassa.

Giorgio - Santo Dio: ma perch lei mantiene alla cassa una signorina tanto ripugnante? Le assicuro che due o tre volte ho cercato di avvicinarmi allo sportello, e ho sempre dovuto ripiegare in disordine.

L'albergatore - C'ero io...

Giorgio - Ma lei crede di assomigliare molto ad Apollo, lei? Io non so capacitarmi: ma (perch non si fa tagliare la barba?

Lalbergatore - (accendendosi) Caro signore, tagliamo corto...

Giorgio - Preferirei raso.

L'albergatore - Lei ha volont di scherzare e io, invece, non ne ho affatto. Io le confesso che ho dovuto vigilare... E in questi giorni non mi sfuggita la singolarit di tanti fornitori che tornavano a mani vuote.

Giorgio - Per me un fatto naturalissimo.

L'albergatore - Anche poco fa ho interrogato il signor Lantini e il signor Fanti, e ho avuto notizie allarmanti.

Giorgio - I soliti allarmisti.

L'albergatore - Ebbene, signore. Cosa conta di fare? La prego di esprimersi chiaramente. Io voglio sapere come stanno le cose pur non dubitando che lei sia, come mi ha detto, un gentiluomo che vive di rendita.


Giorgio - Vuol sapere come stanno precisamente le cose? Ecco qua. Caro signor Bernardi, io non solo non vivo di rendita, ina, le assicuro, non ho un soldo.

L'albergatore - Dio mio!

Giorgio - (impassibile) Non tutto. Io non Ivo mai avuto un soldo. Perseguitato da una acerrima miseria, avevo deciso - precisamente trentanove giorni or sono - di uccidermi. A questo proposito subentr per ben presto un emendamento. Mi sentivo cos crocifisso alla mia povert che mi venuta l'ispirazione di piantare a mia volta qualche chiodo prima di accomiatarmi. Perch morire cos, senza conforti, senza aver goduto, almeno per un mese, la vita? Ho pensato di rimandare di un mese la cerimonia e di vivere i miei giorni estremi con tutte quelle agiatezze che la mia natura reclamava ma che le mie condizioni economiche non mi consentirono mai.

Lalbergatore - (costernato) Cos che...

Giorgio - Alla fine del mese, precisamente il 31 luglio scorso, io avrei dovuto uccidermi qui, nel suo albergo, in questa stanza. Ma un fatto nuovo, imprevisto, entr in gioco. Dopo aver conosciuto le delizie della vita, non riuscii pi a rintracciare la forza di uccidermi. Avevo guadagnato dell'esperienza, ma avevo perduto tutto il mio coraggio. Ho pensato allora di attendere qualche giorno per intensificare le ricerche e per essere aiutato nel mio programma dalle nuove difficolt. Caro signor Bernardi, le comunico che a momenti ci siamo. Del resto, le dichiaro che la causa di tutto ci risale anche a lei. Un giorno, cercando un impiego, mi presentai anche in questo suo albergo per ottenere lavoro. Lei rifiut di ricevermi, e mi sugger la prima idea di introdurrai qui in qualit di ospite, dato che non mi dava la possibilit di assumere quella di dipendente.

L'albergatore - Ma questa una spregevole fiaba!

Giorgio - Ecco: ora ohe ho parlato finalmente sul serio, non vengo creduto.

Lalbergatore - (disorientato) Ma lei pazzo, assurdo; e io...? Le pare giusto che io...

Giorgio - Non dico. Ma non facile essere giusti in certe circostanze. Le accerto che anche Salomone, nei miei panni, non avrebbe potuto occuparsi troppo della giustizia. Che vuole? Io ero nato per essere felice: per diventare felici bisogna avere con se la forza, che il denaro. Quando non si possiede questa forza, bisogna sostituirla con l'astuzia, e io ho avuto il torto di non essei'e stato astuto prima d'ora: mi sono cos trovalo in mezzo alla vita, seduto sulla mia piccola valigia, come un orfano sotto la pioggia.

L'albergatore - Queste cose non m'interessano. Veniamo piuttosto a noi. Cosa intende fare, insomma?

Giorgio - Mi ascolti: c' ancora una via, una sola, di scampo, per me. Se lei mi lascia filare all'inglese come l'altro, forse m'indurr a ricominciare la vita di prima. Se lei non accetta questa transazione io sar costretto a uccidermi.

L'albergatore - Ah, signore: basta! Io non voglio pi saperne delle sue frottole. Ho da fare, dunque, con un altro miserabile. Lei pagher anche per l'altro! Oh, questo glielo accerto !

Giorgio - Ma se io mi fossi gi ucciso, cosa avrebbe guadagnato, lei?

L'albergatore - Se lei si fosse ucciso... Beh, questa sarebbe stata un'altra faccenda.

Giorgio - E se io mi appicco, ora, che beneficio pu ricavarne lei? Il suo conto rester pi che mai in sospeso : in pi, lei provocher un piccolo scandalo in albergo, un subbuglio, un'atmosfera funeraria che le allontaner i villeggianti. Creda : se lei avesse a cuore come ho io i suoi interessi, dovrebbe tutt'al pi pregarmi di andarmene, e rendermi tutti gli onori.

L'albergatore - Sa cosa faccio io? Mi reco immediatamente dal commissario di polizia.

Giorgio - Ma perch vuole affliggere un benemerito funzionario? Lei far credere di essere in preda alla mana di persecuzione, dimostrer anche di essere un cattivo amministratore. Perch farsi infinocchiare una volta, passi. Ma due... (Pausa) Lei potrebbe, anzi, fare assai di meglio, aiutandomi. Io sono disposto a tutto. Mi potrebbe, per esempio, assumere come cameriere... come sguattero!

L'albergatore - Non c' che dire: lei ha una sfrontatezza superlativa.

Giorgio - Che vuole? Io sono un ottimista. Anche durante la battaglia di Austerlitz, che volgeva in disfatta, giunse d'improvviso il sole a capovolgerne le sorti.

L'albergatore - Queste sono storie !

Giorgio - No: questa semplicemente storia.

Lalbergatore - (levandosi) Ho eletto basta. Vado anzi subito!

Giorgio - L'avverto che non appena lei vr oltrepassato quella soglia, io mi tirer un colpo di rivoltella.

L'albergatore - Lei non lo far, stia certo! E se proprio vuole, se ne tiri anche una dozzina, che sar tanto di guadagnato per tutti!

Giorgio - (sempre impassibile) E' l'ultima parola ?

L'albergatore - L'estrema.

Giorgio - Sta bene.

(L'albergatore esce. Giorgio si ributta sul letto, estrae dal cassetto del tavolino una rivoltella, con tutta flemma spara un colpo fuori della finestra; si rimette supino, come morto, con un braccio penzoloni, lasciando cadere sul tappeto l'arma. Alla detonazione improvvisa, l'albergatore rientra sgomentato: vedendo quell'uomo immobile sul letto, si caccia le mani nei capelli).

L'albergatore - Dio mio! Che cos' accaduto! (Pausa) Signore... signore...! S' ammazzato! Quello s' ammazzato! (Si avvicina titubante al letto : fa l'atto di scuotere Giorgio, ma ritrae subito la mano, sgomento) Signore... Non risponde... non si muove... S' accoppato! (Si lascia cadere sulla poltrona) Che cosa ho fatto! Chi poteva pensare a una catastrofe?!... Ad un guaio simile?... Ora che cosa faccio?... Chi avrebbe potuto immaginare ? !... Ora diranno... S, potranno sospettare magari che sia stato io a ucciderlo... Un'inchiesta... i carabinieri... l'arresto preventivo... mi troveranno qui, con un cadavere... certo mi arresteranno... Sciagurato, sciagurato! (Pausa) Bisogner... bisogner chiamare qualcuno... chiamar gente... subito... (Si alza, si avvia barcollando verso la porta chiamando a gran voce) Aiu to! Aiuto!...

Giorgio - (si alza a sedere sul letto e accende una sigaretta) Ecco quello che sarebbe accaduto se quella sciocca pallottola che io avevo indirizzato giusto al cuore, non avesse pensato di sgusciarmi sotto l'ascella. (L'albergatore rimasto impalato contro l'uscio).

Lalbergatore - (dopo una lunga pausa) Lei... Nulla! Non si fatto nulla!...

Giorgio - (investigando) Non mi pare...

Lalbergatore - (avvicinandoglisi, sempre in preda a un grande orgasmo) Sia benedetto il cielo... Nulla!... Ecco... si solo bruciacchiato qui la camicia, mi pare...

Giorgio - Questo dev'essere opera della sua stiratrice che fa un servizio pessimo.

L'albergatore - Ah, che sgomento mi ha fatto prendere! Cosa le passato per il capo, isgraziato? Meno male... meno male che non accaduto nulla di grave...

Giorgio - Non abbia troppa fretta... Non ancora detto. Perch quando lei torner a uscire di qui per recarsi dal commissario, per andare a denunciarmi, io torner a uccidermi: ci sono altri cinque proiettili nella pistola, e le assicuro che, ora che ho fatto un po' di allenamento, non mancher il segno.

L'albergatore - No, no! Basta! Non ne parliamo pi... Dio mio... Ma non sa, lei, che io soffro di cardiopalma?

Giorgio - Per poco quel colpo di pistola non uccideva lei'. Io le avevo consigliato di riflettere: non si ancora accorto ch'io faccio le cose sul serio? Per dei quattrini costringere un uomo a questi passi estremi! Ma non ha un po' di coscienza, lei?!

L'albergatore - Le ho detto: non ne parliamo 'pi. Faccia le valigie e se ne vada. Sia finita !

Giorgio - (sedendo di fronte all' albergatore) Procediamo con calma. Pensi: vuole mettere un sopravvissuto sul lastrico, su due piedi? vCosa vuole che faccia? Non pensa che mi costringerebbe ugualmente a ripetere la tragedia?

L'albergatore - Faccia quello che vuole: ma via di qui. Via dal mio albergo! Se lei ha proprio questa irrefrenabile inclinazione al suicidio, vada dove vuole, lungo la spiaggia, lungo i viali, dovunque, ma qui, no! Cosa vuole che faccia pi che lasciarla andare senza pretendere nulla?

Giorgio - C' qualcosa di meglio, di pi conveniente per me, e soprattutto per lei, da fare.

L'albergatore - Adesso mi dir qualche altra pazzia!

Giorgio - Ne giudichi. Se lei mi caccer dal suo albergo, perder i suoi dodicimila franchi e in pi mi costringer, ripeto, a farla finita. Tutti verranno ugualmente a sapere ohe un poveraccio ha dovuto ammazzarsi per la sua esosit, e la sua coscienza non potr liberarsi da questo rimorso. Se lei, invece, acconsente a tenermi qui ancora:..

Un cliente - (affacciandosi sull'uscio) Che c'?

(Giorgio e l'albergatore lo guardano senza compreiulere).

Il cliente - Ho udito gridare : Aiuto .... Mi sono "infilalo il pigiama e sono accorso... Che c'?..


L'albergatore - Scusi... nulla... Intendevo chiamare i camerieri...

Il cliente - (seccato) Per chiamare i camerieri non avete altro mezzo che disturbare a quel modo il sonno dei vostri clienti?

L'abergatore - Mi scusi: avevo chiamato gi due o tre volte...

Il cliente - Capisco che, col pessimo servizio di questo albergo, non c' altro mezzo per chiamare la servit. E vedete bene che nemmeno quello sufficiente, poich non sopraggiunge nessuno. Ma non c' un direttore, qui? Possibile he un locale come questo non abbia un direttore che organizzi e disciplini un po' pi decentemente il servizio?!...

L'albergatore - Ha ragione, signore... Non dubiti; provvedere) subito...

Il cliente - Mi pare che sia tempo: a meno che non vogliate costringere i vostri clienti a trasferirsi altrove. (Se ne va sbatacchiando l'uscio).

Giorgio - Ha udito? Il servizio non va, e lei arrischia di perdere tutta la sua clientela. Ci sarebbe un mezzo per provvedere subito.

Lalbergatore - (preoccupato) Ha ancora un'idea?

Giorgio - Le manca un direttore d'albergo? Eccomi qua.

L'albergatore - Dio liberi!

Giorgio - Mi sembra una proposta da prendere in una certa considerazione. Creda, io sono proprio il tipo che le occorre. Pensi che con ci riparerebbe senza indugio al disservizio della sua azienda, potrebbe salvare un morituro e, soprattutto, mi metterebbe in grado di saldarle il conto con una trattenuta sullo stipendio.

Lalbergatore - (perplesso) Ha un'andatura cesarea, lei!... Come si fa, cos di colpo...

Giorgio - Pensi : non siamo legati dallo stesso interesse? Si potrebbe ridurre il tenor di vita...

L'albergatore - Oh, questo senza discussione.

Giorgio - Non di troppo, poich io dovrei tenere sempre un proporzionato decoro... Si potrebbe, per esempio, eliminare lo champagne...

L'albergatore - ... E tutte le altre cose superflue...

Giorgio - In quanto allo stipendio, veda se sono modesto: sono disposto ad accettare duemila lire il mese...

L'albergatore - Duemila lire? Ma lei vaneggia! Io non sarei disiposto a dargliene che mille. Le dico subito che non la ritengo destinata a far carriera, con queste sue oietese.

Giorgio - Penso che lei s'inganni. La prego di considerare che in dieci minuti, da sguattero, sto per essere promosso direttore d'albergo. Rifletta che ho l'intenzione di pagare il mio conto: dunque: duemila...

L'albergatore - Millecinquecento...

Giorgio - Giustappunto ! Millecinquecento di stipendio liquido e cinquecento che si tratterr a sconto debito, fanno esattamente duemila...

Il cameriere - (affacciandosi) Mi hanno chiamato?

Giorgio - (all'albergatore) Ecco, i camerieri impiegano esattamente sette minuti a rispondere alle chiamate. Questo stato di cose deve assolutamente finire. (Al cameriere, con autorit) Badate che da questo momento si cambia sistema : ditelo anche ai vostri colleghi. E per cominciare, tra mezz'ora tutto l'albergo, dalle cantine alle tegole, dovr funzionare come un meccanismo di orologeria: verr io stesso a ispezionare. Via!

(L'albergatore annuisce con un cenno del capo, e il cameriere, stupefatto, se ne va).

Giorgio - Ascolti: conservo in quell'armadio l'ultima bottiglia di champagne: vuole che brindiamo insieme alla conclusione di questo patto?

(L'albergatore medita a lungo senza risjwn-der).

Giorgio - Ecco, benissimo. Basta cos. Fatto. Dato il suo entusiastico consenso, sturiamo questa bottiglia.

Lalbergatore - (alzandosi) Lasci stare... Mi ha ingombrato la testa in un modo... Mi sembra di non poter pi connettere... Lasci ora questo suo champagne. Ci penser su... Forse... Mi lasci andare. Venga tra un'ora nel mio ufficio... Vedremo, insomma.

Giorgio - - Berr, dunque, da solo?

L'albergatore - Ah! Che stravaganze mi ia fare! Matto! Matto!.;.

(L'albergatore fa per uscire. Giorgio fa saltare il tappo: alla nuova detonazione l'albergatore, sull'uscio, si volta scombussolato).

L'albergatore - Mio Dio! Che c ancora?

Giorgio - (mescendo) L'estrema unzine!

(L'albergatore se ne va levando in alto le mani. Giorgio tracanna olimpicamente mentre si chiude il velario).

FINE

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