Il subconscio di Carmelo il cestaio

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LU SUBICOSCIU DI CARMINU U PANARARU

IL SUBCONSCIO DI CARMELO IL CESTAIO

(commedia brillante in due atti di Rocco Chinnici)

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“Si tratta di una commedia brillante in due atti, i cui riferimenti a concrete persone fanno presumere un’ambientazione alla concreta situazione belmontese. I protagonisti in questione, come si evince già dal titolo, è un certo Carmelo, fabbricatore di panieri, un mestiere sempre più absoleto perfino nei piccoli paesi! Non a caso Carmelo, in una delle sue battute, lamenta la mancanza di lavoro causata dal dilagante consumo di plastica. I due atti sono ambientati in un baglio dove abita la famiglia di Carmelo; si tratta di una famiglia alquanto bizzarra soprattutto se si bada all’insenzatezza (almeno apparente) di ciò che dice Stefano, il figlio di Carminu.

La vicenda che anima la commedia riguarda da vicino proprio il capofamiglia Carmelo, il quale durante una delle sue numerose discussioni con la moglie, Apollonia, sente una strana voce che in ultima analisi identificherà con il suo subconsciuo. Soltanto il pubblico capisce che quella strana voce appartiene a due manigoldi compari di Carmelo, che nascostisi sotto due grosse ceste vogliono prendersi gioco dell’uomo. Al di là dell’evidente comicità della commedia è possibile rintracciare dei significati profondi come il problema del progresso e la difficoltà dello “stare al passo con i tempi” manifestati nell’antitesi tra il mestiere antico di Carmelo e la modernità di padre Andrea che per poco rischia di confessare una fedele al cellulare.

                                                                       Patrizia Milici

PERSONAGGI

                       

CARMELO                           u panararu

                        APOLLONIA                                   moglie

                        STEFANO                             figlio

                        GUGLIELMO                                   suocero

                        PIETRO                                 zio

                        PADRE ANDREA                parroco del paese

                        PEPPE e CICCO                   burloni del paese

                        VERONICA                          vicina

                        LUIGI                                                marito di Vronica

                        ANGELA                              altra vicina

                        tre RAGAZZI                                    compagni d’oratorio

                                                                       di Stefano

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(tutto si svolge in un cortile)

(Un cortileo; Carmelo, seduto davanti la porta, costruisce panieri; molti sono disposti in giro. Apollonia canta una canzonetta affacciandosi alla finestra per scuotere la pezzuola passata sui mobili.)

APOLLONIA

(Canticchiando fuori scena) Ciuri ciuri/ ciuri di tuttu l’annu/ l’amuri ca, mi dasti ti lu tornu/. Ciuri ciuri, ciuri di tuttu l’annu lamuri…

CARMELO

Apollonia! Apollonia! Mai Le secca la gola! Tutta la santa giornàta l’ho (toccandosi la testa) qui! Almeno cambiasse motivo ogni tanto, no! Oh Apollonia!

APOLLONIA

(affaccia dalla finestra; ha la testa piena di bigodini, col grembiule e le maniche rimboccate) Che c’è! Che hai?

CARMELO

Ho quello che vorrei non avere!!

APOLLONIA

(Facendo il verso di chi ripete le cose a litania) Una moglie cantante, un suocero rimbambito, uno zio balbuziente (Carmelo ripete i movimenti della moglie); e ora pure un figlio teatrante! C’è Più niente?

CARMELO

Perché, tutto questo ben di Dio non ti basta? Senti che fai, telefona a donna Veronica la “pietosa”, e le dici che il paniere dei fichidindia è pronto. Ah! Dille che non dimentica di portare i soldi. Hai capito? Cosa aspetti?

APOLLONIA

(Intenta a cercare l’imbuto) Dammi il tempo di comporre il numero!  (Con l’imbuto ad alta voce verso la strada) Donna Veronica! Oh, donna Veronica!

VERONICA

(Voce di Veronica) Chi è? Chi mi vuole?

MPILLONIA

La vuole mio marito!

VERONICA

(Fraintendendo) Ditegli di prendersi quella zoccola di sua sorella!

APOLLONIA

(Al marito che era rimasto a guardare) Niente! Niente! Sicuramente interferenza telefonica. (Richiama) Donna Veronica! Donna Veronica! Io sono, la signora Apollonia! La moglie di Carmelo il cestaio!

VERONICA

Mi dica, donna Apollonia… ma, era lei che m’ha chiamato poco fa?

APOLLONIA

No, no! Io ora sto chiamando! Dice mio marito, può venire a ritirare il paniere che è già pronto.

VERONICA

Arrivo! Arrivo!

CARMELO

I soldi, i soldi! Dille per i soldi, se no non li porta più dopo!

APOLLONIA

Donna Veronica! Dice mio marito...

VOCE FUORI SCENA

Che possa prendervi un malanno alla gola! Se questa è maniera di comunicare, anilami! Cavernicoli!

CARMELO

(Che non aveva capito) Chi era? Cosa ha detto?

APOLLONIA

A dir la verità, stamattina non si capisce bene; troppe interferenze!

GUGLIELMO

(Fuori scena) Apollonia, Apollonia!!! Dove hai meso lo pappacallo? Che mi stesse scoppiando la voscica!

CARMELO

S’è svegliato fischietto! Vai a vedere cosa vuole il professore… “la voscica”; (grida al suocero) verscica! Ancora non riesce ad imparare. E togliti questi cannolicchi dai capelli, t’unaltra, che sembri una capra girgentana.

APOLLONIA

Vengo papy! (ed esce)

CARMELO

(Continua a far panieri) Papy! La scuola l’ha fregato mio suocero. Certo che dopo trentasei anni, e a forza di frequentare professori gli è rimasto questo pallino della lingua italiana: “Apollonia, proggemi lo cappello! Apollonia, spengi la loce, artrimente si conciuma! Apollonia, arritira le robbi, che se nni sta venenno l’acqua!” Certo che pure a fare il bidello e dopo tant’anni, qualcosa di scuola rimane; mentre a me cosa può rimanere? Panieri e cesti, panieri....

ANGELA

(Entrando) Buon giorno don Carmelo! Dice mio padre glielo costruite un paniere bello grande?

CARMELO

Oh, la signora Angela! Bacio le mani! E… scusate, bella donn’Angela, (alludendo al sedere) più grande e grosso di come ce l’ha suo padre...

 

ANGELA

Lei ha sempre sempri voglia di scherzare. Io intendo dire il paniere, quello col… ma-ni-co!

CARMELO

Ah! Le porgo le mie scuse allora. Sa, siccome… si da il caso che suo padre… (facendo il gesto) ha...

ANGELA

E’ natura, è inutile!

CARMELO

Cosa intende dire?

ANGELA

Intendo dire che avete sempre quel sottile filo di ironia. E... (ironica) per quel paniere, quando ripasso?

CARMELO

(Anch’egli ironico) Passi quando più le fa comodo.

ANGELA

Si stia bene, mastro Carmelo! (si avvia ad uscire e ci ripensa) Ah! Mio padre mi ha anche detto di volerlo, intrecciato a doppio manico! (esce).

PIETRO

(Venendo da fuori) Sa-sa sa-sa sa...

CARMELO

Qua è sasà!

PIETRO

Sa-salute, Ca-ca ca-ca ca-ca-ca....

CARMELO

(Premusroso) Zio Pietro! Non è che...

PIETRO

(Facendo segno di no col dito) Ca-Carmelo!

CARMELO

La saluto, zio Pietro. (gli prende uno sgabello) Sieda, sieda! Stamani mi sembra un po’ abbacchiatelo; o sbaglio?

PIETRO

Mi-mi mi-mi mi-mi...

CARMELO

Mimica? Dobbiamo fare la mimica?

PIETRO

(Sempre più nervoso) Ma-ma mamaquale mimi-mica!

CARMELO

Oh, zio Pietro! Lo hanno morso i diavoli stanotte, e vuol prendersela con me?

PIETRO

Di-dico, mi-mi mi-misento fe-fe-fe fe-fe-fe fe-fe fe-fe…

CARMELO

Calma, calma! Si riposa e quando si ricorda me lo dice.

STEFANO

(Entra recitando mentre Pietro ancora in difficolta per  la pronunzia di quel nome) Ti vedo, e non ti vedo! Ti vedo e non ti vedo! E’ questo il dubbio che m’assale!

CARMELO

(Meravigliato, Carmelo, si rivolge a Pietro) Vedi, zio, te ne accorgi?

PIETRO

(Finalmente finisce di pronunziare) Febbricitante!

CARMELO

(Prende un paniere e lo tira a Stefano) Lo senti, o non lo senti? Questo è paniere intrecciato!

STEFANO

Papà! Come osi?

PIETRO

(Si alza e va a prendere il paniere) Il pa-pà il pa-pà...

STEFANO

Che papà e papà! Dico, zio pietro!

PIETRO

Di-dico, il pa-paniere si-si rompe!

CARMELO

(A Stefano) Tu, se non cambi questo tuo cervellaccio, ne ho di che far panieri!

STEFANO

Oh, papy!

PIETRO

Ca-ca Ca-ca-ca-ca...

CARMELO

(A pietro) Un momento, un momento! Perché, questo, prima che lei finisce di parlare, se ne scappa. Vedi tu, se non smetti di fare il cretino, (alza un paniere per tirarglielo) te lo faccio vedere io papy!   

STEFANO

Quanto sei invadente! (si gira continuando a recitare sotto lo sguardo del padre che rimane meravigliato) Ti vedo, e non ti vedo! Questo è il dubbio che mi assale!

APOLLONIA

(Entra mentre Carmelo guarda ancora il figliolo) Dice papy...

CARMELO

(Ironico) Sentiamo cosa dice papy.

APOLLONIA

Che tempo fa qui fuori? Perché vuol mettersi sulla sedia a sdraio al sole!

CARMELO

Come no! Stavo in pensiero! Mancava proprio lui in mezzo ai piedi!

APOLLONIA

(Piagnucolosa) Cosa ti costa se si sdraia un po’ al sole, poverino?

CARMELO

Questo è un cortile, non è una spiaggia che chiunque arriva si distende!

VOCE

Silenzio per favore!

CARMELO

(Solo lui sente la voce. Guarda un po' in giro cercando di capire da dove arrivasse; gli altri lo seguono nei movimenti tranne Stefano che continua a ripassarsi la parte) Chi è? Chi parla? Chi siete?

 APOLLONIA

Ma chi vuoi che parla! Se in queste case non abita più nessuno da tanto tempo!

CARMELO

Se ho sentito parlare.!

APOLLONIA

Forse è stato zio Pietro.

CARMELO

Si, zio Bartolo è stato! Prima che zio Pietro diceva “silenzio per favore”, occorreva una settimana. (Continua a guardare in giro).

APOLLONIA

Chi vuoi che parla! Hai dimenticato che qui non abita più nessuno? Allora può essere che sia stato Stefano; forse non vuole essere disturbato mentre legge. (si avvia da Stefano che studia la parte recitando) Stefano, Stefanuccio!

STEFANO

Ti vedo, e non ti vedo!

APOLLONIA

(Meravigliata, guarda il marito) Ma...

CARMELO

Ancora non l’ha trovato!

APOLLONIA

(Preoccupata) Maria Vergine! Ha perso la vista? Stefano, Stefanuccio di mamma! Non ti senti bene?

CARMELO

Coccolalo, si! Quello sta meglio di me e di te; è il cervello che gli difetta un pò.

APOLLONIA

Cos’hai? Con mamma puoi parlare.

STEFANO

Senti mamma, come pensi che suona così: ti vedo, e non ti vedo! (Apollonia mette la mano a l’orecchio) Allora! Come va?

APOLLONIA

Cosa?

STEFANO

Te l’ho detto, il suono!

APOLLONIA

Figlio mio, niente ho sentito?!

STEFANO

Mamma! Io non mi riferisco al suono... (facendo come se suonasse il violino) ma alla tonalità del linguaggio della recitazione! Sai, stiamo preparando in parrocchia una commedia brillante da far crepare dalle risate e dobbiamo... Va beh, va beh! Lasciamo stare, lo chiederò al nonno; anzi, si è svegliato?

APOLLONIA

Gesù, papà! L’avevo dimenticato! Vieni, vieni, aiutami a prendere la sedia che tuo nonno vuol sedersi un po’ fuori, al sole… (allusiva) anche se (guardando il marito) ho l’impressione che oggia si prepara brutto tempo! (escono).

CARMELO

(Allo zio pietro che era andato a bere al rubinetto del bagghju) Senta, zio Pietro, vado in chiesa, vuol parlarmi padre Andrea; un lampo... vù!

PIETRO

V-v-v-v-v-v-v-v-vu?

CARMELO

Diciamo, lampo. Guardi, stia attento: (rifà il verso) vù! Vù! Umh! (ed esce con tutto il grembiule, mentre Pietro rimane a ripetere il verso).

PIETRO

V-v-v-v-v-v-va-va bene! (esce dalla tasca una pistola ad acqua, la va a riempire sotto rubinetto e prende la mira dove presumibilmente andrà a sedersi Guglielmo) O-o-o-o-ora se-se se-se-se ne parla co-co co-con mio co-compare Gu-u-u-u-u... (entra Veronica)

VERONICA

Buon giorno zio Pietro, che fa, ha visto il lupo?

PIETRO

Gu-uglielmo! Sa-sa sa-sa-sa...

VERONICA

(Fra se) E ora? Vai a chiedergli a questo del paniere. (a Pietro) Zio Pietro, deve farsi comprare una tabella elettronica; piggia i bottoni e appare sullo schermo quello che vuole dire. Così consuma molte energie.

PIETRO

Sa-sa (batte il piede per terra per aiutarsi a pronunziare) sa-sa salute a le-lei!

VERONICA

(Battendo anch’essa il piede) O-o-o-ora? E’ da mezzora che sono quua! Ditemi una cosa, solo una mi raccomando, dovete rispondere: si, o no! Nient’altro, ha capito? (Pietro fa segno di si con la testa) Oooh! (Veloce) Il paniere è pronto?

PIETRO

S-s-s-s-s-si!

VERONICA

Finalmente, apposto!

PIETRO

N-n-n-n-n-n-no!

VERONICA

(Sbalordita) Come no! Prima dice si!

PIETRO

(scaldandosi) Le-le-le-le lei, pri-pri-pri-prima di-dice s-s-s-si, n-n-n-no! e o e-o e-o-o-o...

VERONICA

Eeeoplà! (Entra Carmelo e rimane meravigliato).

CARMELO

Buon giorno, donna Veronica. (A Pietro) Allora, zio Pietro, cosa stavate dicendo con la signora?

VERONICA

Facevamo prima, se l’avesse chiesto a me. Stavamo dicendo oplà!

CARMELO

Siete saltata dal balcone per venir qui, o è qualche parola magica?

VERONICA

(Un po’ adirata) Senta, mastro Carmelo, a casa ho una montagna di biancheria da lavare e tempo di perdere con lei non ne ho proprio! E’ da più di mezzora che sono qui solo per ritirare il paniere, perché se avessi dovuto spiegare a suo zio come farne uno nuovo… capisce?

CARMELO

Non è che v’è andato di traverso il caffè e siete venuta a prendervela con me? Oplà! Biancheria da lavare! (prende un grosso paniere) Tenga, ecco il paniere!

VERONICA

(Lo guarda sbalorditissima) Il paniere? Ma questo è un cestone col manico! E come lo porta mio marito, mi scusi?

CARMELO

A me! A suo marito deve chiederlo!

VERONICA

A mio marito! Senta, in questo… coso, senza volerlo fare tanto pieno, non ci entrano, miserabilmente, trenta chili di fichidindia?

CARMELO

Certo, e allora?

VERONICA

Come allora?! Senta, se oggi ha voglia di scherzare, credo proprio non sia la giornata giusta, perché io ho: una montagna di…. ha capito? Ma come fa ad alzarlo, mio marito, neanche se per braccio avesse una gru!

CARMELO

Perché, per forza deve riempirlo? Gli mette dentro quelli che può portare! Nella vita, ognuno, cara donna Veronica, deve portare e fare quello che può; il più rompe le ossa! Ha capito?

VERONICA

Così dice?

CARMELO

Certo!

VERONICA

Forse ha ragione. E..., dica, quanto costa questo diciamo… paniere?

CARMELO

Perché è lei, quarantacinquemila lire.

VRONICA

E se era un’altra?

CARMELO

Sempre quarantacinqumila!

VERONICA

E allora, queste… carezze?

CARMELO

Donna Veronica, ha mai provato a mettere sul fuoco la pentola con le sole carezze? E’ solo un modo di dire, ecco

VERONICA

Se ne inventi un altro modo di dire.(Prende un portamonete che teneva fra la veste e il petto) Tenga! (Gli dà solo quindicimilalire) E... pulitevi il muso!

CARMELO

(Stupito) Queste sono solo quindicimilalire!

VERONICA

E allora? (Prende il paniere e fa per avviarsi; si ferma) Questi posso! (Avviandosi) Quello in più, rompe le ossa! (Saluta con la mano a segno di sfottò ed esce). Bay, bay!

CARMELO

Le gambe, le gambe! Sperando, al patriarca san Calogero, dovrebbe rompersi!

VERONICA

(Fuori scena) Le parole son fatte di paglia e chi le dice se li piglia.

CARMELO

(A Pietro) Zio Pietro, cosa ne penza di questa zoccola. Quindicimilalire!

PIETRO

Qui-qui-qui qui-quindicimi-milalire?

CARMELO

No-no-no-no-no-no-no-no-non lo ve-vede?

PIETRO

(Adirato) I-i-i-i-i-i-ine-neducato! Di di me no-no no-non devi be-beffarti, po-porco!

APOLLONIA

(Entra con Stefano sorreggendo Guglielmo; Stefano porta con l’altra mano la sedia a sdraio) Piano, adagiamolo piano. (lo adagiano in un angolo. Stefano esce a prendere il copione, mentre Apollonia si avvicina al marito che aveva ripreso il lavoro dei panieri, e, in modo canzonatorio...) Carmelo, Carmeluccio!

CARMELO

Sentiamo.

APOLLONIA

(Accarezzandosi i capelli) Non noti niente di nuovo?

CARMELO

E cosa devo vedere oltre a quello che già vedo!

APOLLONIA

Qua! (Indicando i capelli)  I cannolicchi come dici tu!

CARMELO

E allora?

APOLLONIA

Ho bisogno d’andare da Giannantonio.

CARMINU

E chi è questo Marcantonio? Un romano?

APOLLONIA

Come si vede che sei retrato; ma è il parrucchiere!

CARMELO

Aaah! E perché non vai, chi ti tiene?

APOLLONIA

E tu, ce li hai… trentamilalire?

CARMELO

Tre...nta che?

APOLLONIA

Trentamilalire.

CARMELO

E cosa devi farti l’abbonamento da questo barcaiolo come dici tu?

APOLLONIA

Giannantonio! Guarda che un taglio di capelli, completo di messainpiega, costa cinquantamilalire, altro che abbonamento! Anzi, io (toccandosi i bigodini) gli ho accorciato il lavoro, mi son fatta già lo sciampo, non vedi? Come si vede che tu conosci solo panieri, panieri e ceste!

CARMELO

(Adirato) Guarda che tu devi ringraziare e baciare pure i manici di questi panieri; perché… se sino ad oggi hai messo su la pentola, è grazie a loro!

APOLLONIA

La pentola! Senti non parliamo della mia pentola che, se potesse aprire bocca, a questi tuoi quattro panierini, avrebbe tante cose da raccontare che tu nemmeno lo immagini… Meno male che qualche soldino me lo da mio padre.   

CARMELO

(Adirato) Cosa vuoi dire? Cosa vuoi fargli capire a zio Pietro, che stentiamo a mangiare?

PIETRO

(Cerca di sedare la lite) E f-f-f-finitela co-co co-con questi di-di di-discorsi!

APOLLONIA

(Triste) Guarda un po’ per un taglio di capelli cosa sta combinando. (piagnucolosa) Me li faccio dare da mio padre i soldi, gran pezzo di villano e avaro! (ed esce).

CARMELO

Oh, signore! Trentamilalire solo per un taglio di capelli! (Ironico) “Anzi, gli ho accorciato il lavoro; non vedi? Se no erano cinquantamilalire!” Ora le batto le mani! Io, per guadagnare trentamilalire devo fare un giorno di lavoro e una nottata di pregare!

PIETRO

(Che stava osservandolo) Di-di di-di pregare?

CARMELO

Certo, carissimo zio Pietro! Di pregare per quanto la gente viene a comprarseli; non vedi che ora preferiscono comprarli di plastica? Eh già! Oramai fanno tutto di plastica, a momenti anche il cibo fanno con la plastica! A momenti pure noi diventiamo di plastica. (Pietro ride) Come, ridi?

PIETRO

Me-me me-meglio , che-che se-se piove,  ri-ri ri-ri ri-ri ri-ri...

CARMELO

Ridiamo?

PIETRO

Ri-risparmiamo di-di po-portare il pa-pa pa-pa...

CARMELO

Il Papa!

PIETRO

Pa-paracqua! (facendo come se stesse sotto l’ombrello).

CARMELO

Quanto è schersoso! E con quale coraggio! E’, come lo zoppo che non può camminare, e pretende di poter correre (padre Andrea, entrato, lo ascoltava).

PADRE ANDREA

(Prete moderno: capelli a codino, telefonino, breviario) La privazione, la privazione caro Carmelo! Quanto più ci è impossibile fare una cosa, tanto più desideriamo farla! Noi, ad esempio, dico noi, riferendomi a quelli che sappiamo parlare, possiamo farlo; ma non ci interessa proprio farlo, ci stiamo atrofizzando le corde vocali, caro Carmelo! (a Pietro) Buon giorno zio Pietro, come va?

PIETRO

E-e-e-e co-come de-deve anda-dare (alludendo alle frequenti liti tra marito e moglie) qui! I ca-capelli! I so-soldi! Chi la vuo-vuole co-cotta! Chi-chi la vuo-vuole cru-cruda!

P. ANDREA

(A Carmelo) Cosa intende dire?

CARMELO

(Imbarazzato) No, nientie Dice... (cercando di inventarsi qualcosa) egli vuole dire... che...

P. ANDREA

Che...?

CARMELO

Inzomma, che... quando è ora di pranzo, si prende un po’ di legna, si fa la brace e si prende la graticola…. (suona il telefonino).

GUGLIELMO

La sveglia! La sveglia!

P. ANDREA

(A telefonino, in disparte) Si! Ah, ciao Agnese, dimmi; ma non posso confessarti per telefono! E poi, sono qui in una famiglia di andicappati, ma che altolocati, andicappati! Ma non posso figliola! Senti, ci vediamo in chiesa a momenti, si, si me lo dirai dopo! Che Iddio ti benedica. (a Guglielmo) Ah, ma c’è anche don Guglielmo! Buon giorno don... Dorme? Come, ha finito or ora di gridare!

CARMELO

Sonnambuleggia, sparla! Lo lasci dormire, che noi ci rassereniamo il cervello.

P. ANDREA

Si stava dicendo... di cotta, di cruda...

CARMELO

Stavo dicendo… che prendiamo la graticola, la posiamo sulla brace e gli mettiamo su delle grosse… cosa dico grosse, grossissime belle fette di trinche, (Pietro guarda meravigliato) e poi s’incomincia: “io la voglio cotta; “io la voglio…

P. ANDREA

Cruda!

CARMELO

Proprio così! Ah..., ma vedo che lei ha già capito il discorso. Sarà forse l’aria tranquilla di questo cortile… anche se poco fa ho sentito una voce parlare, che ti fa mangiare tutto, sia cotto che crudo.

P. ANDREA

Si, anch’io penso sia così; perché in questo simpatico cortile, il fatto d’essere... raccolti, in silenzio, ti fa sentire più uniti, più amanti del prossimo; insomma, sarà questa armonia spirituale che poi, alla fine, ti fa partecipare di più alla mensa, e, quindi, farti mangiare tanto il cotto, quanto il crudo. Lo sai, credo proprio, che uno di questi giorni, mi fermerò a mangiare qui con voi.

PIETRO

E ve-ve ve-ve ve-ve...

CARMELO

Niente, dice... è veramente noioso mangiare sempre carne! Eh, oramai con zio Pietro c’intendiamo al volo; è vero zio Pietro?  (fa segni di non capire).

P. ANDREA

Certo che ti comprendo Carmelo; (Pietro fa ancora segni che p.Andrea non ha capito proprio niente) La tua, deve essere una vita diciamo un po'... bizzarra, ecco!

CARMELO

Eh, padre Andrea, ho uno stato di famiglia molto difettoso che lei nemmeno lo immagina. Alcuni momenti mi sembra d’essere in una casa di ritrovo di andicappati.

P. ANDREA

Pasienza, pasienza, caro il mio Carmelo, devi sapere che la vita, molti, di quelli che non hanno questi impicci, si capisce, la intendono in una maniera diciamo... un po' così, (facendo col piede come per spingere qualcosa) come se fosse una cosa da niente, si, proprio così, da spingerla con i piedi; una vita vuota, senza valori...

CARMELO

E senza dolori! Perché ognuno, caro padre Andrea, non sapendo cosa sono i dolori, i pensieri, i problemi del lavoro che manca, l’avere a che fare con una famiglia di rimbambiti come la mia, la vita non l’apprezzerà mai, ma siccome il mondo è stato fabbricato alla sanfrasò, ognuno fa la strada che più gli è congeniale.  

P. ANDREA

Il mondo è stato creato come non meglio si poteva, e l’uomo, lasciamelo dire caro Carmelo, è stato creato con una perfezione che tu neanche lo immagini. (misterioso) Pensa... “parla!”

CARMELO

(Guardando Pietro) Beh, diciamo.

P. ANDREA

Non tutte le ciambelle, si suole dire, vengono col buco.

CARMELO

E... la perfezione, dov’è la perfezione?

P. ANDREA

Ora, rischiamo di entrare in un mondo dove non governa più la ragione, ma... il dubbio, il dubbio eterno! (Entrano Stefano e Apollonia).

STEFANO

Allora mamma, dimmi, che te ne pare di questo lavoro, non è meraviglioso? “L’uomo che s’è venduta la ragione!”

APOLLONIA

A dir la verità, figlio mio, sarà troppo bella questa commedia; ma io, credimi, se devo essere sincera, non ho capito una parola. (S’ccorge di p. Andrea) Buon giorno padre Andrea; parlavo con mio figlio... (s’accorge di suo padre che è messo scomodo e lo va ad aggiustare) Aspetti che sistemo un po’ mio padre, guardi com’è messo.

P. ANDREA

Come va papà Guglielmo?

CARMELO

Papy, papy!

APOLLONIA

Certo! Questa è l’invidia, a farti parlare, l’invidiaccia infame che non puoi farlo con tuo padre; “Pà, o pà!” Montanaro! Ti sei incivilito conoscendomi a mè.

P. ANDREA

(Cerca di toglierli dall’imbarazzo) Beh, dicamo che anche leii come grammatica… ma, non mi ha ancora risposto sulla salute di suo padre.

APOLLONIA

Ah, si vero è! Mi scusi padre, è che questo (Carmelo) mi fa sempre perdere la rotta. Eh, come deve andare poverino… è da un paio di giorni che… (fa segno come per dare i numeri).

CARMELO

Ci vorrebbe una regolata alle punterie.

APOLLONIA

Ma è possibile che hai sempre da ridire su quel poveretto, è come se lo tenesse sulla pancia per piombo. Il vero bene si apprezza, solo, quando si perde!

P. ANDREA

Sagge parole! Cara Apollonia.

CARMELO

Cosa vuoi dare ad intendere a padre Andrea, che non voglio bene a tuo padre? Io scherzo, scema! Per me è come scherzare con Stefanuccio.

APOLLONIA

E diglielo come scherzi con stefanuccio. Come si altera un pò, quello che ha in mano glielo tira addosso. Poco fa, ad esempio, è entrato ripassandosi la commedia che state preparando, non gli tirò un paniere! E meno male che lavora a fare panieri; lo immagina padre se lavorasse la pietra?

P. ANDREA

Non gliene avrebbe tirato!

APOLLONIA

No, dice?

GUGLIELMO

(Si sveglia di soprassalto) Apollonia, Apollonia!!

APOLLONIA

(Accorrendo) Quì, qui sono! Non abbi paura, un sogno è stato.

CARMELO

Zio Pietro, appendiamo questi panieri che se viene gente li osserva meglio. (Pietro esegue, mentre Stefano recita il copione) Sembra uscito da poco dal manicomio; questo modo è?

APOLLONIA

Ci risiamo!  Cosa vuoi capire? Sta provando la parte di Gelu… Gelus…

P. ANDREA

Genius, o Genio! E’ lo spirito buono che alberga l’uomo, e, attraverso lui, manifesta una grande realtà creatrice nell’arco di quella breve vita che è la sua, aiutandolo a scoprire i perchè della ragione.

APOLLONIA

E tutto questo discorso, non crede sia difficile per Stefano? Mi creda non si riconosce più; e poi… certe parole…

CARMELO

Un linguaggio, che chissà da quale continente è!  

P. ANDREA

E’ il linguaggio del personaggio della commedia; su via, non state a preoccuparvi. (A Carmelo) Io, poc’anzi, t’ho cercato proprio per questo, per assicurarvi che Stefanino non da i numeri, ma... re-ci-ta!

APOLLONIA

Mamma, mi ha detto, stiamo preparando in parrocchia una bellissima commedia che farà crepare dalle risate; io da ridere non vedo proprio niente.

CARMELO

C’è da piangere, altrochè! Scusi padre; non c’era una commedia più facile? Già basta la vita quanto è difficile.   E poi alla gente, quella che viene per assistere alla commedia e divertirsi, non pensa? Si stanca e s’addormenta, altro che teatro! (ride).

P. ANDREA

Vedi, vedi che già, senza ancora vederla, ridi?

CARMELO

Io è per lei che rido.

P. ANDREA

Per mè?

CARMELO

Si, proprio per lei. Provi a immaginarsi la sera della rappresentazione… si dice così, o sbaglio…?  

P. ANDREA

No, no! Hai detto bene, rappresentazione.

CARMELO

Allora. (tutto con evidente immagginazione) Il teatro pieno di gente che aspetta d’iniziare. Si apre il sipario, e… la gente che aspettava di ridere, ora, si guarda in giro, non capisce nemmeno quel linguaggio ostrogoto, ed incomincia ad annoiarsi; ecco che arriva il sonno, lei, che fa?  

P. ANDREA

Che faccio?

CARMELO

Ecco, io divento lei; capisce? (guarda Guglielmo e lo zioPietro che dormono e gli si avvicina ) Pietro, sveglia! che si sta recitando!

PIETRO

(Svegliatosi di soprassalto) I-i-i-i-i-i pa-panieri, si-si son fre-fregati!

CARMELO

(A Guglielmo) Guglielmo, Guglieeelmo! Svegliati!

GUGLIELMO

Apollonia, Apollonia! La guerra, la guerra! Prendimi il moschetto!

APOLLONIA

Non preoccuparti, papà, un sogno è stato. Dormi tranquillo.

CARMELO

Dica, padre, cosa ne pensa del manicomio che viene a crearsi in salone? Le viene da ridere o da piangere?  

P. A NDREA

Cosa vuoi che c’entra questo! Loro, (indicando Pietro e Guglielmo) non dormono perchè hanno seguito il testo!

STEFANO

Cosa vuoi comprendere tu, oh gigione! che ti pavoneggi, filosofando l’alchimia, per convertir la bestia che è nell’uomo, e farla divenir sembianza umana. Ah! ah! ah!

P. ANDREA

Bravo Stefano! Ottima recitazione; sa già il testo a memoria! Ah, volevo ricordarvi che uno di questi giorni, verrò con i ragazzi, a fare una prova qui in questo cortile, chissà, forse... il fatto d’essere raccolti... A proposito, guarda che io voglio partecipare a quel: io la voglio cotta… io la voglio cruda…

APOLLONIA

A… cosa?

CARMELO

Niente, niente; parlavamo della graticola… la carne…

P. ANDREA

E… voi? Con Carmelo si parlava della carne arrostita, come… come la preferite?

APOLLONIA

(Più confusa che persuasa) Come... la preferisco…. cosa? La carne?

CARMELO

E cosa, il pesce? La carne, la carne, vero padre?

P. ANDREA

Certo!

APOLLONIA

(Carmelo cerca di far segni alla moglie, di nascosto a p. Andrea) A dire la verità, di carne ne mangiamo moltissimo, eh? Tutti i giorni; arriva persino che ci nuoce!

P. ANDREA

Si, lo sò che..., insomma, Carmelo mi diceva che lavora tento, e i suoi panieri sono molto ricercati..., quasi da collezione!

APOLLONIA

Si, si! Proprio così, da collezione; cose che si vendono raramente… no, no! Volevo dire che… sono pezzi rari!  

CARMELO

(Pieno di se) Modestamente...

P. ANDREA

(Ad Apolloniaa) Ma... non mi avete ancora detto della carne.

APOLLONIA

(Confusa) Io... come siasi! (in tutti i modi).

P. ANDREA

Quasi, quasi che vengo domani, se per voi... va bene.

APOLLONIA

(Imbarazzato) E... si... veramente...

P. ANDREA

Facciamo un’altra volta (guardando Carmelo) se...

CARMELO

No, no! Va bene per domani!

P. ANDREA

La carne, se non vi dispiace, vorrei portarla io. (Carmelo ed Apollonia si guardano) Sempre se mi permettono, s’intende.

CARMELO

Se proprio… vuol farlo.

P. ANDREA

Certo che si! Ditemi, cosa devo portare?

CARMELO

E cosa deve portare! Due o tre chili di salsiccia, un paio di chili di costate, un po’ di trinche di maiale, (La moglie lo guarda) un altro po’ di mollame, e… niente, mi pare che così basti, (alla moglie) no?

APOLLONIA

(Meravigliata) Si, si! Penso proprio di si!

P. ANDREA

Allora a domani, e... Stefano, mi raccomando, continua  a studiarla la parte; faremo un figurone! Ciao. Che Iddio vi benedica (esce).

APOLLONIA

(Carmelo parla con Pietro per la meravigliosa  mangiata da fare; Apollonia dietro a Carmelo con le mani ai fianchi, adirata per quella figuraccia di far portare la carne al parroco; mentre Pietro fa segni a Carmelo che la moglie sta ad ascoltare dietro di lui) Ma come non ti vergogni! Hai una faccia da sbatterla allo spigolo di un muro di cemento. Fargli portare la carne a padre parroco! E quanta carne! (Ironia) Perché non gliele facevi prendere altre du fettine?

CARMELO

(Ironico) Perché non me lo dicevi?.

APOLLONIA

(Pietro ogni tanto guarda, cercando di non farsene accorgere, per cercare di capire) Che cose, che cose!

VOCE

Vergogna!!!

CARMELO

(Guarda un po' tutti e capisce che nessuno ha sentito niente) Eh, no! Stavolta non posso sbagliarmi. Hai sentito vero? Non venirmi a dire che ci sono gli spiriti in questo baglio?

APOLLONIA

Certu che ho sentito! Questa è la voce della tua coscienza che parla, altro che spiriti! (Carmelo continua a guardare in giro) Fargli comprare la carne al parroco!

CARMELO

E smettila, sciocca! Quanto pensi che possa costargli la carne: un battesimo? Un matrimonio… e poi c’è anche la comunione, la cresima, le messe a pagamento, i funerali… (Pietro capisce e si tocca) eh, ne hanno tante di entrate i preti che tu nemmeno lo immagini, altro che carne! Ti pare che sono io, o zio Pietro che ci cacciamo le mosche entrambi

APOLLONIA

Va beh! Va beh! Lasciamo perdere; che cos’è il discorso della carne cruda e cotta?

CARMELO

Niente, è una specie di… come si dice… ah si, tocco! (si avvicina a zio Pietro) E’ vero, Zio Pietro!

PIETRO

To-to-tocco! (toccando Apollonia).

APOLLONIA

Tocco? E... la graticola?

CARMINU

Si posa sulla brace, sopra gli si mette la carne e si tocca.

PIETRO

La ca-ca-ca-carne?

VOCE

Le co-co-co-corna!

CARMELO

Avete sentito? Uno spirito balbuziente c’è!

APOLLONIA

A dir la virità, io non ho sentito niente. (A zio Pietro) E lei, zio?

PIETRO

Pro-pro-pro-prio nie-niente!

CARMELO

(Parlando alla voce) Senti amico, (alla moglie)  diciamo amico. Anzicchè parlare come fai, a tradimento, non sarebbe meglio e più onesto farlo a tu per tu, davanti a tutti (Silenzio) Non parli? Non ti conviene il discorso?

APOLLONIA

(Meravigliata) Dovresti vederti, dovresti sentirti! Sembri un pazzo, un pazzo uscito fresco fresco dal manicomio. Con chi pensi di parlare? Chi vuoi che debba sentirti se qui non c’è anima viva?

CARMELO

(Alla moglie) Oooh! Sentite, maledetta la vostra sordità; non è che… vorreste farmi diventar per davvero pazzo!

APOLLONIA

A dir la verità, ho la strana impressione che già…. (facendo come se desse i numeri).

CARMELO

Ah, io son matto! Io ho il cervello fuso, vero? Qui, se c’è un matto, tu lo sai meglio di me chi è! È Papy, oh tu guarda!

APOLLONIA

Qua, tutti siamo… andati! Io, lo zio, Stefanino, mio padre, tutti! ma nessuno, dico… nessuno, sente ciò che senti tu! (ironica) Cosa dice, cosa dice questa voce?

CARMELO

L’ultima volta fu: le co-co-corna!

APOLLONIA

(Sempre ironica) Ah, le co-co-corna fu, ma lo potevi dire prima! Hai sentio, zio? Fu le co-co-corna.

CARMELO

(Pietro ride) Oh, non facciamo…! V’immagginate che io... (calmo e pensieroso) O… chissa, forse è stata una mia impressione; certo! Puo' essere, puo' succedere; quale vuce e voce! (con retorica) L’ho solo vissuta nella mentale immagginazione dell’angolo oscuro del mio cervelletto! Ecco, proprio così!

APOLLONIA

Oh, madre santissima! (facendosi il segno della croce si avvia ad uscire mentre Pietro, senza farsene accorgere da nessuno, bagna con la pistola Guglielmo)

GUGLIELMO

Apollonia, Apollonia! L’ombrello! Corri, portami l’ombrello che piove!

APOLLONIA

(Accorrendo) Ma quale pioggia e pioggia, (guarda in cielo) se non c’è nemmeno una nuvola! Sicuramente qualche brutto sogno.

GUGLIELMO

Che sogno e sogno, che son tutto inzuppato! Dentro, dentro voglio andare!

APOLLONIA

Stefano, Stefano! Aiutami a portare il nonno in casa. Ma... intanto è veramente bagnato!

CARMELO

Cos’hai detto?

APOLLONIA

Bagnato.

CARMELO

(Ironico) Ah..., bagnato! Ma lo potevi dire prima! Zio, ziuccio, ha detto bagnato.

PIETRO

I-m-m-mpres--ssione!

CARMELO

Dici?

APOLLONIA

(Indispettita, a Stefano) Su, su Stefano, aiutami ad accompagnare il nonno! (Si avvia guardando in alto) Strano, è veramente bagnato!

CARMELO

Tonta! Non devi guardare in aria, ma nell’angolo oscuro del tuo cervelletto. (I tre escono, mentre Pietro si avvia a nascondersi fuori, dietro il muretto del baglio, facendo capolino. Carmelo guarda sempre in giro) Però… la voce l’ho sentita! (Parla alla voce) Amico... dove sei? (silenzio. Poi, in sottovoce, tra se) Ma dove vuoi che sia. Chissà a cosa pensavo poc’anzi, e dissi di sentire la voce. (Finge di  andarsene e si gira di scatto come se dovesse scoprire qualcuno alle sue spalle) T’ho visto! Ma quale t’ho visto. Guarda un pò come sono riuscito a farmi imprissionare! E..., da chi? Dal mio subconscio. (Mentre è assorto a pensare, Pietro, da dietro il muretto, lo bagna con la pistola facendo in modo che l’acqua cada  dall’alto come se piovesse e se ne va. Ironicissimo) Oooh! Acqua! (si guarda la mano bagnata) Ma… sta volta, neanche tu mi freghi! Imprissione... una semplice imprissione... (si avvia ad uscire)

VOCE

Di subconscio (Carminu guarda nel vuoto ed esce pensando, mentre da due delle quattro ceste capovolte, che si sono portate sul proscenio, escono Peppe e Cicco)

PEPPE

(I due rimangono un po' piegati per la posizione assunta durante il tempo che sono rimasti sotto le ceste; sudati e i capelli spettinati) Cerchiamo di non calcare la mano, con la voce, perché a Carmelo può prendergli un infarto.

CICCO

Donna Apollonia… anche lei è sorda!

PEPPE

Quella è più sorda di suo zio Pietro!

CICCO

(Ride) Ah! Ah! Ah! Li ho vissuti nella mentale immagginazione dell’angolo oscuro del cervelletto! Quanto è fisolofo zio Carmelo; tutto suo figlio Stefano è!

PEPPE

Subconscio (i due si rimettono dentro le ceste avviandosi ai loro posti ridendo  a crepapelle mentre si va chiudendo il sipario) Ah! Ah! Ah! 

F I N E   P R I M O   A T T O

S E C O N D O    A T T O

(Sta facendosi l’alba. Scena medesima, in più un fornello con della legna accanto)

PIETRO

(Venendo da fuori) Do-do-dorme a-a-ancora! (da una sistemata ai panieri, riempie la pistola ad acqua al rubinetto ed incomincia a far finta di sparare, schizzando acqua verso una delle due ceste dei compari) Pisciò! Pisciò!

VOCE

Oeh! Oeh! Guarda che bella questa!

PIETRO

(Pietro non sente e continua, sempre come se sparasse) Pisciò! (si gira a chiamare, verso la finestra, Carmelo che ancora dorme) Ca-carmelo, Ca-ca-carmelo! Ma ma da-davvero dici?

CARMELO

Arrivo, arrivo!!

GUGLIELMO

Apollonia, Apollonia! Chi è? Chi c’è?

APOLLONIA

Chi vuole che deve esserci! E’ arrivato Pietro! Dorma lei, dorma che ancora è notte! (a Carmelo) Dico io, non puoi rispondere a bassa voce? Giusto è a quest’ora? Ma guarda che maniere!

CARMELO

Facciamo il segno della croce con la santa mattinata! Prima ch’è sera ne abbiamo da raccontare!

APOLLONIA

Che senti dire?

CARMELO

E continua! Non è che la smette! Forse è meglio che scenda giù, prima che…

APOLLONIA

Vieni, aspetta, dove vai? Non lo vuoi il latte?

CARMELO

Già mi sono pigliato il caffè!

APOLLONIA

Ah, ma allora non devo parlare più! Non devo aprire più bocca! La lingua dovrebbe cadermi quando mi persuado a dire qualcosa!

CARMELO

Brava! Mi hai tolto la parola dalla bocca (entra e guarda lo zio che già lavora) Il migliore sei tu che non senti bene. La saluto, zio Pietro!

PIETRO

Bu-bu bu-buongiorno, Ca-ca ca-ca ca-ca...

CARMELO

Chiamalo buongiorno!

PIETRO

Ca-carmelo!

CARMELO

Che c’è, zio?

PIETRO

Chi-chi chi-chi t’ha-t’ha chia-chia chia-chia...

CARMELO

Prima ch’è sera… anche con questo.

PIETRO

Chi-chi t’ha-t’ha chiamato! Ho de-de de-de…

CARMELO

Giusto, giusto, ha detto giusto! Io, non avevo capito bene. (Va a lavarsi sotto il rubinetto e posa la tovaglia in una delle grosse ceste. Finisce di lavarsi e cerca di prendere la tovaglia, ma la cesta s’era spostata dalla parte opposta, rimane meravigliato; pensa d’avere sbagliato e si riprende) Ho la strana impressione che oggi, la giornata, non è per niente iniziata buona. (Allo zio) Zio Pietro, oh zio Pietro! Questi cestoni, se non vuol comprarli proprio nessuno, io direi di buttarli, andò a finire che li vedo ovunque. Anzi, sa cosa facciamo, come viene padre Andrea…

PIETRO

Ciù-ciù-ciù ciù-ciù...

CARMELO

Ch’è, ci siam messi a giocare col trenino?

PIETRO

Ciù-ciù diamo a pa-pa pa-pa...

CARMELO

No, ciù diamo! Oggi deve venire padre Andrea, e dobbiamo arrostire la carne… lo ha dimenticato?

PIETRO

Aaah!

CARMELO

Prendiamo questi cestoni e accendiamo il fuoco! Ha capito, ora?

VOCE

(Meravigliata) Che cosa?

CARMELO

(Carminu, che era girato dando le spalle allo zio, si riggira di nuovo pensando che egli avesse parlato) Oggi, viene pa...  (Pietro è intento a lavorare) Zio Pietro, con me ha parlato? (Pietro fa segno di no e continua a lavorare) l’ho detto che non è giornata! (continua a guardare in giro cercando di capire; entra Apollonia con una tazza di latte in mano, ha i capelli un po' malandati e con alcuni bigodini, si avvicina lentamente a Carmelo, chè ancora intento a cercare, e gli poggia una mano sulla spalla, Carmelo si gira e, vedendola in quella situazione, si spaventa facendole volare la tazza dalle mani) Aiuto! Chi siete?

APOLLONIA

Ma chi vuoi che sia! Io sono, Apollonia.

CARMELO

Questa maniéra di presentarsi è? (si tocca cercando di sentire il cuore) Vai a pescarlo il cuore dov’è andato a finire! Ma come sei combinàta? (Premuroso e preoccupato) Non farti vedere da zio Pietro che un colpo può prendergli!

APOLLONIA

(Piagnucolosa) Questo è il bene che mi vuoi? E’ tutta la nottata che ti sto accanto e te ne stai accorgendo adesso!

CARMELO

Ecco, perché questa notte son saltato giù dal letto! Ed io che pensavo d’aver fatto un bruttissimo sogno! (Guardandole i capelli) E vai a toglierti queste cianfrusaglie dal capo!

APOLLONIA

Sei proprio rretrato, ecco quello che sei!

CARMELO

Si, si, un ritratto sono, un ritratto di tua…. Ma ma ma ma! Togliti togliti, vedi d’andare a farti le pulizie, meglio! (Apollonia esce) No, ma... come arriva padre Andrea, questo cortile, glielo devo far benedire tutto, e no con quel cosetto la… come si chiama! Ma con una bella pompa… di quella che si mette a spalle, e (inidicando un punto vicino la parete) La! Li faccio mettere tutti in fila come i militari e… (facendo il verso di irrorare) Tutto, pure le mura! Vediamo se qualcosa cambia!

STEFANO

(Entra, sta per andare a scuola, ha dei libri stto il braccio, recita come a volere vendere un prodotto.) Ragione! Ragione!

CARMELO

(Girandosi di soprassalto) Ah, ma io qui ddentro, prima o dopo, gli lascio le penne! Questo modo è d’entrare? Non preoccuparti che anche perte ci sarà una ricca benedizione!

STEFANO

Chi vuol comprarsi la ragione! La cedo per niente la ragione! (smette di recitare e saluta) Ciao zio Pietro, ciao papy! (si avvia ad uscire recitando) Ragione! Ragione!

CARMELO

(meravigliato, guarda lo zio, poi, al figlio con lo stesso tono di come recitava) Ragione! Ragione! hai! (Allo zio) Zio Pietro, che ne pensi? Ah, già, lui non sente! (Si sente ridere la misteriosa voce) Eh, ragione hai che ridi, caro il mio subconscio; a te non costa nulla, il sangue aqcua me lo faccio io.

VOCE

Sei tu che vuoi fartelo!

CARMELO

(Meravigliato) Io?

VOCE

E chi allora, tua sorella?

CARMELO

Oh! Oh! Non incominciare a prenderti confidenze!

VOCE

(Ride) Ma io sono la tua voce! Sono te, capisci?

CARMELO

(Tra se) Ho la strana impressione di non capirci più niente. (Alla voce) E d’ora in poi ti proibisco di parlarmi!

VOCE

Non puoi farlo; sono io che comando te!

CARMELO

Che cosa? Senti quest’altro! E allora sai che ti dico? Che per me puoi parlare quanto vuoi, io è certo che non ti darò più ascolto; capito ascolto?

VOCE

Ne sei proprio sicuro? (Carmelo non risponde) Sei proprio deciso a non rispondere?

CARMELO

Oh guarda, certo!

VOCE

Neanche se tidicessi che tua moglie...

CARMELO

(Si gira lentamente come a volere sentire. Silenzio) Mia moglie? E parla!

VOCE

Ti  fà...

CARMELO

Ti fà, ti fà, e vuota il sacco!

VOCE

Beh, insomma... non sò se hai capito, ma... ogni volta che tua moglie veste in rosso... (ammonendolo) Guardati da questo colore! (ride)

CARMELO

(Facendo il segno delle corna) E ride! Ma come, fai parte di me: “io sono te”, e sei tranquillo?

VOCE

Ma io non sono la tua materia, ma... lo spirito!

CARMELO

E’ lo spirito! E comu si vide che sei spiritoso!

PIETRO

(che stava a guardarlo) Ma pa-pa pa-parli so-so so-so so-so...

CARMELO

Sopra? Sotto! Non vede? (Ripensa) Allora... quando si veste in rosso..., ecco! Perché è tutta... (ironico) “Carmelo! Carmeluccio!” Il parrucchiere, il sarto… bene, bene, bene. (si sente Apollonia cantare)

GUGLIELMO

Apollonia, Apollonia! Progimi lo bastone che devo scennere giù (scendere giù).

CARMELO

Come sono contento che deve scennere giù! Quasi quasi che mi metto a ridere (ride). Quasi quasi che non posso frenarmi più.

LUIGI

(Entra col grosso paniere; guarda Carmelo che ride incurante della sua presenza) Carmelo, oh Carmelo!

CARMELO

(Pensndo che sia la voce) Statti zitta, oh voce! (continua a ridere)

LUIGI

(Non capisce, pensa che Carmelo stesse dando i numeri e si rivolge a Pietro) Zio Pitro, ma chè diventato matto?

PIETRO

Pa-pa pa-pa pa-pa pa...

LUIGI

( Di quel balbettare ne trae un motivetto che Carmelo ballerà con scioltezza) Pa pa, pa pa pa pa pa, pa pa pa pa pa pa pa...

CARMELO

(Nell’eseguire il ballo, giratosi, s’ accorge di Luigi e ne rimane imbarazzato) Io... niente... stavo... stavo provando la parte  di un ballo della commedia che stiamo preparando con padre Andrea… si, ecco, proprio così!

LUIGI

Carmelo, ma ti sente bene?

CARMELO

(Riprendendosi) Mai come prima d’ora! Ai suoi comandi!

LUIGI

(Non tanto convinto) Quale comandi! Io son venuto per questo paniere; non ho proprio che cosa farne di questa grandezza, lo voglio… più piccolo, ecco!

CARMELO

(Indisposto) Più piccolo, più piccolo, ora prendo e lo stampo!

LUIGI

Senti, fai quello che vuoi, l’importante che me lo cambi; cosa credi che sono un mulo? La schiena non la sento più per quanto l’ho indolenzita!

CARMELO

Quindi a già messo dentro i fichidindia?

LUIGI

Che fichidindia e fichidindia! La schiena, mi si è indolenzita solo a dover portare questo… diciamo paniere!

CARMELO

Mi deve scusare sa, ma perché non si compra una bella cariola?

LUIGI

(Meravigliato) Una curriola? E… perché?

CARMELO

Per metterci su il paniere! Le verrà di certo più leggero a portarlo. Gliele devo dire io certe cose?

LUIGI

(Adirato) Ma porca di una vacca zoppa! Son maniere queste di discutere? Le piacerebbe se dopo aver ordinato una macchina, le consegnassero un camion?

CARMELO

Insiste pure! Certo che lo piglierei! Non sono mica sciocco… io! Questi discorsi da fare sono?

LUIGI

Ah, lo prenderebbe! E... scusi, a Palermo, con la sua signora, ci andrebbe col camion?

CARMELO

Certo! Anzi, a mio suocero, che vuol prendersi spesso il sole, lo metterei nel cassone con tutta la sua sedia a sdraio. A mio zio… sempre nel cassone, durante il viaggio, gli farei intrecciare un paio di panieri; mentre a mio figlio…

LUIGI

Lo farebbe sedere sulla gabina come le scimmie d’un tempo, e chi gli gridasse: “Carmelo dove andate?” lei gli risponederebbe: “al Santuario di Tagliavia!”

CARMELO

Sa che mi ha suggeritoo una bell’idea! Glieli porterò davvero al Santuario, chissà se la Madonnina non li miracolasse.

LUIGI

La Madonnina, lei dovrebbe miracolare! E darle un buon cervello!  (Guarda il paniere) Guarda un po’ che paniere!

CARMELO

Senta, non ricominci ancora col paniere, perché la merce venduta non si cambia.

LUIGI

Ah, si! Così la pensa? Ora diffondo in paese la voce della storia del paniere, e avanti ch’è sera voglio vedere chi verrà più da lei a comprar panieri

CARMELO

Fate pure; anzi dovreste farlo bandizzare per tutte le vie se ci riuscite.

LUIGI

Bella trovata! Ora cerco di Pino detto il “caporale” e lo faccio girare per le vie del paese; è in gamba per questo lavoro, sa? E glielo pago anche doppio il lavoro di bandizzare, devono sentirlo anche le gatte questo discorso! La saluto! (Al paniere) E tu, vieni con me! (esce)

CARMELO

(Ironico) “Devono sentirlo anche le gatte!” Come se già donna Veronica  non lo sà! (Entra Apollonia vestita di rosso).

APOLLONIA

Carmelo, Carmeluccio!

CARMELO

(Ironico) Oooh! Bih! Bih! Bih! Guarda un po’ chi c’è..., (Apollonia guarda dietro di se pensando che il marito si riferisse a qualche altra cosa) Ma dico a te! Mia carissima moglie...

APOLLONIA

(Meravigliata) Ma... ti senti bene, marituccio mio?

VOCE

Attento, con questo colpo di “marituccio”!

APOLLONIA

(Guarda Carmelo che cerca qualcosa) Cosa cerchi?

CARMELO

(Fra se) Questo subconscio, un po’ parla in italiano; un po’ in siciliano…

APOLLONIA

Parli da solo? Quanto sei strano, maritino mio.

CARMELO

(Fra se) E continua! Dove stai andando? Mi scommetto... dal sarto! O... dal parrucchiere! O...

APOLLONIA

Che faccia che hai! Un colore...

CARMELO

Che cos’è? Non ti piace questo colore? E quale colore ti piace? Scommetto... rosso! (la moglie lo guarda meravigliata) Ho indovinato?

APOLLONIA

Certo che mi piace il rosso! Cos’è novità questa? E’ da tant’anni che indosso abiti di questo colore!

CARMELO

Mi scommetto, da prima che conoscessi me.

APOLLONIA

Certo! E tu, non mi hai conosciuta così? Quante volte mi dicesti: “questo colore ti dona così tanto che hai da portarlo pure la notte!”  Lo hai dimenticato?

CARMELO

Ah, si! Ma ora si è presentata una combinazione che questo colore non ti dona più per niente; quindi, te lo devi le-va-re!

APOLLONIA

(Meravigliata e piagnucolosa) Cosa hai detto?

CARMELO

Le-va-re! Intanto entratene a casa perché non hai proprio dove andare!

APOLLONIA

E… cosa mi metto?

CARMELO

Mettiti quello che vuoi, basta ca fai scomparire il rosso dalla mia casa.

APOLLONIA

(Sempre piagnucolosa) Ma ho tutti gli indumenti rossi!

CARMELO

E’ inutile che piangi, per me puoi anche stropicciarti a terra; vuol dire, allora, che tinteggiamo tutte cose nere!

APOLLONIA

(Intristita) Nero? Non mi piace; che abbiamo il morto in casa?

CARMELO

(Allusivo) A dire la verità, ancora no!

APOLLONIA

Che intendi dire? Ma sei sicuro di sentirti bene?

CARMELO

Non mi sono mai sentito così sveglio!

GUGLIELMO

Apollonia, Apollonia! Prendi la sdraia!

CARMELO

Corri da tuo padre, prima che vola dalla scala e si spezza il collo.

APOLLONIA

(Prende un biglietto dalla tasca e glielo da) Tieni, si devono comprare queste cose: il pane, il sale, il vino… insomma tutto ciò ch’è scritto qua. Perché a momenti viene padre Andrea con i ragazzi.

CARMELO

Dammi, dammi! (Apollonia corre da Guglielmo) Bih, quante cose devono prendersi; e come li porto? Zio Pietro, oh, zio Pietro! (Gli si avvicina) Andiamo a prendere queste cose. Portiamoci la cesta.

PIETRO

Chi cosa?

CARMELO

(Gridando) Una cesta!!!

PIETRO

Aaah! Na-na na-na ce-cesta! (ed escono. Le due grosse ceste si portano a centro scena ed escono Peppee Cicco).

CICCO

Peppe, cosa ne pensi se tagliamo la corda? Lo scherzo cominciò a diventar pesante.

PEPPE

Da dove t’è venuta la trovata di parlare di sua moglie e di quel colore rosso?

CICCO

Pensavo, giacché le ho di solito visto indossare abiti colore rosso, di farle questo scherzo.

PEPPE

Brutto scherzo, direi! Noi, lo scherzo a Carmelo dovevamo farlo, non a sua moglie!

CICCO

Io direi di smetterla!

PEPPE

Eh, no! Prima dobbiamo fargli inghiottire il discorso della voce; non possiamo più smettere, prima dovevamo pensarci, oramai è troppo tardi.

CICCO

E se ci scopre? (si sente la voce di Apollonia)

APOLLONIA

Piano, piano, se no dalla scala voliamo! E lasci perdere la sedia! che dopo salgo io a prenderla!

 

CICCO

(Guarda Peppe) Di, che ne dici, se a don Guglielmo lo lascia qui, avanti che ritorna Carmelo gliela facciamo prendere una gran paura?

PEPPE

Basta che lo scherzo non è esagerato!

CICCO

Senti che facciamo... (gli parla all’orecchio. Peppe ride) E subito ci rimettiamo dentro le ceste e dietro a tutte le altre. (Si infilano nelle ceste e tornano al posto di prima)

APOLLONIA

(Entra sorregendo il padre; con l’altra mano porta la sedia) Piano, piano! Che siamo arrivati. (Gli apre la sedia e lo aiuta a sedere) Qua, stia qua, calmo e tranquillo che io subito ritorno; il tempo d’andarmi a cambiare (allusiva e quasi sillabando) questi vestiti.

GUGLIELMO

Li hanno investiti? Come con l’autobus?

APOLLONIA

(Ironica) Se se, col treno! E’ contento?

GUGLIELMO

Il convento?

APOLLONIA

Si, si, la madre badessa! Ma quale convento e convento! Dico è contento?

GUGLIELMO

Dove?

APOLLONIA

Vicino Milano! Va beh, lasciamo andare! Si stia qui e non si muova, arrivo subito (ed esce.)

GUGLIELMO

(Canta, stonato, una canzonetta, mentre le ceste si muovono; una gli si porta davanti; Guglielmo smetterà  di cantare, rimane imbambolato e si mette a gridare) Aiuto! Aiuto! Apollonia, Apollonia corri! Muoio! Muoio!

APOLLONIA

Che c’è? Ch’è successo? Arrivo! (Una cesta gli camminerà davanti, lasciandolo di stucco; alle spalle di Guglielmo, Peppe, che era uscito dalla cesta, gli molla un sonoro ceffone e lo mette subito a tacere facendolo svenire. I due, rimessisi sotto la cesta si portano in fondo agli altri panieri.) Ma giusto mentre stavo svestendomimi, santo Iddio! A quello ci ha da venire, con tutto il colore rosso! Ora il rosso non gli gusta più. La cosa non è che mi convinca tanto, sento puzza di bruciato, mah, staremo a vedere . E chi è? Non grida più? Ho la strana impressione che vogliono farmi diventar matta; e va beh, scendiamo un po’! (Entra e vede suo padre messo con i piedi a cavalcioni sui braccioli della sedia, le sembra uno scherzo) Ch’è scherzoso! Ma guarda un po’ com’è messo!(fra se) ora ci penso io. (Cammina in punta di piedi e gli va a gridare all’orecchio) Attento! (Guglielmo non risponde.) Papy, papà! (Lo guarda, meravigliata) Che faccia rossa che ha! E poi… solo una guancia, dico. Papà che haj? Ch’è successo? Oh, madonna! (lo scuote fino a farlo riprendere.)

GUGLIELMO

Aiuto! Aiuto! Qua, qua era!

APOLLONIA

Qua! Ma di chi parla?

GUGLIELMO

Il cestone! Il cestone!

APOLLONIA

Che cosa?

GUGLIELMO

(Sempre impaurito) E ballava, ballava!

APOLLONIA

(Crede che il padre stesse dando numeri; e ironizza) Ah, ballava! E... che ballo, che ballo faceva?

GUGLIELMO

E prima d’andarsene, mentre lo guardavo terrorizzato, ho sentito come se un tuono mi fosse cascato proprio qui (indicando la guancia dove ha preso lo schiaffo) poi... non ho capito più nulla. Aih! Aih! Aih!

APOLLONIA

Vuole andarsi a riposare un po’ sul letto? Non può essere che lo avrà sognato tutto questo?

GUGLIELMO

Quale sogno e sogno! Ancora questo lato ce l’ho tutto addormentato. E’ come se mi avesse investito un treno a 200 chilometri orari!

APOLLONIA

E va bene ora le passa; vuole un po’ d’acqua?

CARMELO

(Entrando con Pietro) Dagli un po’ di vino, dagli! Dove li mettiamo queste cose? Ah! Ha detto padre Andrea che, finita la messa alla chiesa delle Anime Sante, viene subito qui con i ragazzi per fare la prova… generale, mi pare che ha detto.

APOLLONIA

Generale! Allora è una commedia di guerra?

CARMELO

A dir la verità, vestiti da soldati non ce n’erano; e poi, adesso come arrivano non lo vediamo? Intanto togliamo un po’ di cose e facciamo  spazio. (spostano i panieri e altre cose verso il fondo, dietro le ceste) E… questo (riferendosi al suocero) dove lo mettiamo?

APOLLONIA

Buttalo dalla finestra! Per te è come se fosse un vecchio baule; tuo padre vorrei vedere come tratti

 

CARMELO

Senti, chiudiamola qui, se no...! Zio Pietro, oh zio Pietro! (non sente) A quest’altro forse è meglio che gli lego una cordicella, ed invece di chiamarlo tiro. Zio Pitro! Oh zio Pietro!

PIETRO

Oooh! Oooh!

CARMELO

Cosa ha detto di voler trovare, padre Andrea?

PIETRO

U-u u-una-na, mo-mo mo-mo...

CARMELO

Nanà, momò! Va a finire che arriva padre Andrea e ancora dobbiamo capirlo cosa.

PIETRO

Mo-moglie!

CARMELO

(Meravigliato) Che cosa? Una moglie? Trovarla in questo cortile? In chiesa n’è ha tante di donne!

PIETRO

u-u u-una mo-moglie, fo-forse, pe-pe pe-per re-recitare!

CARMELO

Ah, la vuole che recita! (guardando la moglie)

APOLLONIA

Che recita?

CARMELO

(Pietro fa segno di si) In poche parole, vuole una moglie vestita con colori sgargianti, vivi! Che so… rossi!

APOLLONIA

Perché vestiti rossi? Che forse coni altri colori non può recitare?

P. ANDREA

(Che era già entrato) Allora tutti nel mondo, caro Carmelo, dovremmo vestire in rosso!

CARMELO

Pure lei?

P. ANDREA

Dovendo fare la mia parte devo dirti di no.

CARMELO

Volendo fare la sua parte? Cosa vuol dire, padre? Si spieghi meglio; lei parla molto difficile.

P. ANDREA

Ognuno di noi fa, nella vita, la parte che gli si offre; gli attori, ad esempio, accettano di farla liberamente e davanti a tutti perchè è una parte scritta, e tutti l’accettano per quella che è. Ma... una parte che deve ancora scriversi, una parte vera, che nessuno conosce..., quella no! Vive con noi, e la custodiamo gelosamente convinti che nessuno lo sappia

CARMELO

Cconfuso) Mi scusi, sa, sono più confuso che persuaso; io, davanti a lei, mi sento di essere Carmelo!

P. ANDREA

Hai detto bene, davanti a mè, ora! Ma domani? E domani l’altro?

GUGLIELMO

(Carmelo, intento a parlare con padre Andrea, è più confuso che persuaso. Pietro, approfittando di quella distrazione, ne approfitta per bagnare Guglielmo) Apollonia! apollonia! L’ombrello, l’ombrello! che piove!

P. ANDREA

Vedete! Egli, (indicando Guglielmo) nella sua mente, in quella che noi definiamo... come dire...

CARMELO

Sfasata!

P. ANDREA

Beh, diciamo! Sta vivendo chissà che storia, quale personaggio! Pensa, (misterioso) sente anche... che piove!

CARMELO

Eh... ma mio suocero un personaggio tutto a se!

P. ANDREA

(Avvicinatosi a Guglielmo, lo guarda e lo tocca) Strano!

APOLLONIA

(Preoccupata) Oh, madonna!, che c’è, padre?

P. ANDREA

La vive così bene la storia del suo personaggio che è bagnato davvero! Strano, veramente strano che ciò si manifesti.

CARMELO

 Si vede che piove davvero dove ora egli si trova con la sua mente. Ritornando a noi, invece, non ho capito bene cosa lei poc’anzi mi diceva di voler trovare pronto.

P. ANDREA

Niente! Dicevo di trovare una moglie, una compagna per Pietro; è così solo poverino...

CARMELO

Niente meno! E io che pensavo...

P. ANDREA

(Ai ragazzi) Dunque ragazzi, la proviamo un po' questa commedia?

TUTTI

Certo, padre!

P. ANDREA

Ognuno reciti il suo personaggio, e... visto che gli altri non sono potuti venire e fanno parte del primo e del terzo atto, direi di iniziare dal secondo, da dove entra Stefano, cioè genius. (Apollonia, Carmelo e Pietro prendono posto come se fossero degli spettatori).

STEFANO

Non sopporto più i loggioni del teatro, (i tre si alzano e applaudono gridando “bravi”; padre Andrea li guarda e quelli si siedono ricomponendosi) Non sopporto più i loggioni del teatro, dove si recita “la commedia della vita”. Vedere la, in quei posti, lontani dal palcoscenico, la gente accalcata seguire la recita senza emozioni.

I ATTRICE

E’ questa l’amara reltà della vita!

II ATTRICE

Figurarsi loro (Indicando i loggioni) recitare! Tutto al più potrebbero solo fare mè!

III ATTORE

Ma l’uomo Cristo!...

P. ANDREA

(interviene per correggere la recitazione) Eh no, caro! Più passione, più passione ci vuole: Tu dici: “l’uomo Cristo”,  può l’uomo essere un Cristo, a secondo delle circostanze; ma, in questo caso no! Quindi  “l’uomo Cristo, staccato per favore, ripeti bene. Su, andiamo avanti

III ATTORE

(Lo ripete bene) Ma l’uomo, Cristo! Non può essere paragonato ad un animale del gregge. L’uomo... pensa!

STEFANO

(Adirato) Pazzo è colui che pensa! L’uomo comune non può, signori miei, permettersi il lusso di pensare! Il nostro diventerebbe un mondo di sognatori! Odio colui che guarda da uomo comune, e vorrei liberarmi del gran peso che porto: la ragione! Me la vendo signori miei.

I ATTRICE

Su genius! Non puoi farlo; resteresti nudo.

STEFANO

Rimarrei solo... uomo comune. La cedo per niente; costa molto a me, credetemi..., mantenerla (deciso) La vendo! Ragione! Ragione! Chi vuol comprarsi la ragione! la cedo per niente la ragione!

P. ANDREA

Bravo! Veramente bravo! (applaude con gli altri) Eh! (ai genitori) che ne pensate? Grande il vostro Stefano, credetemi. Ha solo bisogno d’essere più capito. (ricordandosi degli altri bambini) Anche loro, anche loro bravi!

APOLLONIA

E come finisce? Come finisce?

P. ANDREA

Purtroppo non possiamo continuare, ne mancano tanti di ragazzi, vuol dire che la settimana prossima, stuzzicati dalla curiosità,  voi, la seguirete con più entusiasmo! Sentite, accompagno i ragazzi in oratorio e vengo. Su, ragazzi andiamo! Stefano, fammi compagnia. (si avviano, padre Andrea torna indietro) Stavo dimenticando! La carne...., solo salsiccia, ah,  ma è abbondante! L’ho posata su quella cesta; (in quella dove si trova Cicco) il tempo di preparare il fuoco e siamo di ritorno (escono).

CARMELO

(Deluso per la carne) Quattro chili di salsiccia, sei chili di costatei, tre chili di trinche, e poi, guarda cos’ha portato; ah, ma è abbondante; avaro! (Alla moglie, che lo guardava meravigliata) Vai a prendere i fiammiferi t’unaltra tonta: “fargli portare la carne a padre parroco!” Scema! (Apollonia esce stizzita. Si rivolge a Pietro) Ah, zio Pietro! Il vino, il vino da massaro Antonio si deve andare a comprare! (Pietro esce. Alla moglie fuori scena) Allora! Arrivano questi fiammiferi? (Prepara la fornace e, non ottenendo risposta dalla moglie, richiama) Com’è finita?

APOLLONIA

(Affacciandosi dalla finestra) Non li trovo! Non ho più dove cercare! Può essere che sono finiti?

CARMELO

(Aadirato) E non me lo potevi dira prima! Di nuovo in piazza! devo andare

APOLLONIA

(Ironica) Di nuovo in piazza devo andare!

CARMELO

(Adirato) Prendi il tavolino che si apre e chiude, e incomincia ad aparecchiare, intanto che vado a prendere questi fiammiferi. (Ironico) Può essere che sono finiti! Lei mai niente sa! Tanto, cosa le costa? Sono sempre io a fare avanti e in dietro! (ed esce).

APOLLONIA

Sempre a lamentarsi sta! (si ritira)

VOCE DI CICCO

Peppe, allora, cosa ne pensi, lo completiamo lo scherzo con la salsiccia?

VOCE DI PEPPE

Aspetta, non muoverti che ci penso io. (Esce da sotto la cesta guardandosi in giro, prende un pezzetto di salsiccia e la va ad infilare in bocca a Guglielmo che dorme; apre il suo fazzoletto rosso che aveva in tasca e gli avvolge la salsiccia; il sacchetto vuoto con la carta lo posa ai piedi di Guglielmo in modo che non si veda facilmente e si rimette sotto la cesta) E ora mi raccomando, non apriamo per niente bocca! Che dopo, la salsiccia andiamo ad arrostircela noi in casa, alla faccia di Carmelo e padre Andrea, e alla salute di chi fa elemosine alle chiese.

APOLLONIA

(Entra portando il tavolinetto e lo incomincia ad apparecchiare. Arrivano padre Andrea e Stefano che vanno parlando della commedia, subito dopo Carmelo e Pietro che parlano del vino). Allora, ci siamo tutti? Stefanino, sei stato veramente bravo!

CARMELO

Aspetta, quanto preparo il fuoco, se no finisce ch’è notte! (accende il fuoco).

P. ANDREA

Se posso fare qualcosa, io... (Pietro è intento a pulire la graticola; Apollonia parla con Stefano)

CARMELO

Si proprio vuol fare qualcosa, padre, cominci col prendere la salsiccia e la va tagliando a tocchi a tocchi.

P. ANDREA

(Meravigliato) Ah, a… Tocchi?

CARMELO

E’ il gioco, eh!!

P. ANDREA

Ah, capisco! Per venire meglio a..., io la voglio cotta, io la voglio cruda, certo!

CARMELO

A Tocchi, il gioco dura di più, se la lasciamo tutta intera si corre il rischio che qualcuno può mangiarsela tutta, ha capito? 

P. ANDREA

M’incuriosisce sempre più questo gioco; non vedo l’ora di iniziare. (Va per prendere la salsiccia ma...) La salsiccia... non la vedo; qui non c’è!

CARMELO

(Meravigliato) Come non c’è! (Alla moglie) Apollonia! Hai preso salsiccia?

APOLLONIA

(Fraintende) Salsiccia! Non doveva portarla padre Andrea?

CARMELO

(Adirato) Di qua, di qua sopra! (indicando la cesta).

APOLLONIA

(Si alza) Io, no! Puo' essere che l’ha presa zio Pietro? (va da zio Pietro ancora intento a pulire la graticola) Zio Pietro, ha preso salsiccia da li sopra? (Pietro fa segno di no e si alza anche lui a cercarla).

PIETRO

(Scopre che Guglielmo ne ha un tocchetto in bocca e il sacchetto a terra) Se-se  se-se se-se...

CARMELO

L’ha trovata!?

PIETRO

Se-se se-selé mangiata tu-tu tu-tutta! (mostra il sacchetto facendone cadere la carta senza salsiccia).

CARMELO

Puttana di sua madre! (ricordandosi del parroco) …Mi scusi padre, ma m’è venuto spontaneo. Tre chili di salsiccia! E neanche lo spago gli ha levato; ma come non s’è affogato! Ma come non gli è venuta un’indigestione! (vuole buttarlo giù dalla sedia) Giuro che gli faccio fare un capitombolo!

P. ANDREA

Lascialo stare che sta dormendo, poverino.

CARMELO

Certo, pancia piena, vuol riposo… poverino. E io… che aspettavo… (alludendo al mangiare)

P. ANDREA

Aspettavi… cosa?

CARMELO

No, niente! Dicevo apettare… nel senso che poteva fargli male; figlio di zoccola!

P. ANDREA

Certo era tanta, ma... era ottima!

PIETRO

Fi-fi fi-fi fi-fi...

CARMELO

(A Pietro)  Filippo? (Pietro fa segno di no)  No!

PIETRO

Di-dico fi-finita tu-tutta?

CARMELO

Sino all’ultimo tocco! E chiamalo “sfasato”!

VOCE DI PEPPE

Ti sei lasciato ancora fregare!

P. ANDREA

(A Carminu, pensando che fosse stato Guglielmo) Guglielmo?

CARMELO

No, no! Subiconscio!

P. ANDREA

Subi...chè?

CARMELO

No che! Conscio, conscio! (Padre Andrea fa segno di non capire) Niente… è un discorso con la mia stessa persona. (Padre Andre è confuso) Sa, cosa facciamo, padre? Brindiamo! Brindiamo alla faccia sua!

P. ANDREA

(Stupito) Mia!?

CARMINU

Sua? Cosa c’entra sua! Del subiconscio! O meglio ancora, del mio me con tutto il suo colore rosso! (Padre Andrea continua a non capire. Entra Stefano)

P. ANDREA

(Confuso) Si... forse è meglio, non ti nascondo che non sto più raccapezzandomi; ma... quel gioco, quel... io la voglio cotta, io... la voglio cruda, credimi mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo! (chiama Stefano) Stefano, su, vieni che brindiamo!

VOCE DI PEPPE

(Hanno tutti i bicchieri in mano; Apollonia sta per fare il cin cin con padre Andrea, Carmelo sta per vuotare  il bicchiere...) Oh, bestia! Hai anche brindato col rosso! (Carmelo, mentre gli altri si guardano meravigliati, guarda il bicchiere col vino rosso, poi la moglie, e butta fuori, spruzzando, quello che ancora aveva in bocca; le due ceste approfittando della confusione, lentamente, si avviano ad uscire trascinandosi dietro la salsiccia sotto gli occhi di tutti quanti rimasti imbambolati, mentre qualcuno dietro le ceste va tentando di mettere il piede sulla salsiccia. Si chiude lento il sipario).

F i n e

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