Il successo è successo

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Il successo è successo

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

(detto EZIO)

10/09/2015

Personaggi: 10

Vittorio conduttore televisivo

Rossella aspirante soubrette

Nico autore e regista TV

Ersilia truccatrice

Alfonso idraulico

Maria moglie di Alfonso  

Paolo Cialtron mago a cui non riescono trucchi

Germano cameriere tremolante

Cristina titolare ristorante

Tore musicista di posteggia playback

Napoli, una trasmissione televisiva di successo. Eppure il conduttore Vittorio e l’autore Nico sono sempre in cerca di qualcosa in più per arricchirne il contesto: da Alfonso l’idraulico degli artisti della TV (fintamente definito così per aumentare lo share della storia che andrà a raccontare) al mago Paolo Cialtron, l’unico prestigiatore a cui non riescono mai i giochi e se ne vanta, fino a giungere a Rossella, aspirante soubrette. In realtà al di là delle telecamere si nascondo tresche amorose tra alcuni dei protagonisti, che si protraggono al secondo atto dove la location è un locale per VIP dello spettacolo. Lì vi si raduneranno i personaggi di cui sopra, ma conosceremo anche la titolare del locale (che ha perennemente mal di piedi), il cameriere tremolante, perfino un musicista di posteggia che suona e canta in playback. Gli equivoci non mancheranno.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

          Anno 2012: studio televisivo della trasmissione “Andiamo al dunque”. A centro studio vi sono due sgabelli. Ai lati e dietro vi sono pannelli con su scritto “Andiamo al dunque”.

ATTO PRIMO

1. [Vittorio e Nico. Poi Alfonso]

                 Al centro dello studio televisivo, ci sono il conduttore Vittorio (in giacca colorata

                 e pantalone nero, pronto per condurre la trasmissione televisiva) e l’autore e

                 regista Nico, che concertano la scaletta della puntata della trasmissione. 

                 Vittorio pare distratto e svogliato.

Nico:       Come vedi, caro Vittorio, la scaletta è molto chiara. Non ci sono cose complicate. 

                 E… (Lo nota distratto) Vittò, ma io stongo parlanno cu’ te o stongo parlanno cu’

                 ‘o muro?

Vittorio: Abbi pazienza, Nico, ma oggie tengo ‘a capa a ‘n’ata parte.

Nico:       Accumminciamme buono. E questa è solo la seconda puntata. Figuriamoci

                quando arriveremo alla trecentesima!

Vittorio: Nico, ma io direi: non possiamo fare una trasmissione in cui si dorme?!

Nico:       No, già dormono nei reality show! E poi gli sponsor non ti pagano per dormire.

                E si dia il caso che tu guadagni il doppio di me.

Vittorio: Nico, ma tu fusse ‘nu poco invidiuso?

Nico:       Io? Non mi lamento a caso. Io sono autore e regista di questo programma

                 televisivo. Ma non mi sembro nessuno. Tu invece sei celebrato come una star, ca

                 po’ vulésse sapé che cacchio he’ fatto ‘e tanto importante ‘int’’a carriera toja! E

                 come fai ad avere tanto successo?

Vittorio: Niente, il successo è successo!

Nico:       Va bene, basta, concentriamoci, che tra pochi minuti si comincia. Dunque…

                La concentrazione dei due viene interrotta dall’idraulico Alfonso che entra da

                destra. Ha con sé la borsa da lavoro. E’ un tipo maleducato e rozzo.

Alfonso:  Uhé, ma se po’ ssapé addò cacchio sta ‘stu fetente ‘e gabinetto?

Nico:       Ma chi ha fatto trasì a chisto in studio?

Alfonso:  Scusate, chi è “chisto”?

Nico:       Tu!

Alfonso:  Io me chiammo Alfonso.

Nico:       E salutame a Ciccio! Quella è l’uscita. Vai fuori.

Vittorio: Vabbuò, ma pecché ‘o tratte accussì? Quello sarà certamente un personaggio

                 televisivo. E’ vero?

Nico:       Ma nun ‘o vide che chillo è l’idraulico?

Alfonso:  Sentite, nun accumminciamme a dicere e male parole e a offennere. Io nun songo

                l’idraulico, songo ‘o stagnaro! Avìte capito?

Nico:       E ‘o bagno sta allà. (Indica a sinistra)

Alfonso:  E tanto ce vuléva? (Avviandosi a sinistra) Ma cheste so’ ccose ‘e pazze!

                Esce via a sinistra. Nico nota Vittorio particolarmente interessato.

Nico:       Che d’è, Vittò?

Vittorio: Quell’idraulico mi piace.

Nico:       E spusatìllo!

Vittorio: Mi piace come personaggio. Io gli farei raccontare una sua storia personale nella

                nostra trasmissione.

Nico:       E quello dovrebbe raccontare una storia strappalacrime qui da noi? Ma nun l’he’

                visto? Chillo fa ridere!

Vittorio: E chi ha detto che deve raccontare una storia strappalacrime. Al limite racconterà

                una stora che fa ridere. Dove sta scritto che nelle trasmissioni moderne si deve

                solo piangere? Basta, la gente vuole divagarsi.

Nico:       E vall’a chiammà!

Vittorio: No, aspetta, mi pare che sta tornando.

                Da sinistra torna Alfonso.

Alfonso:  Ma chillu bagno è scassato. Néh, ma pecché nun chiammate a ‘nu stagnaro?!

Vittorio: ‘O siente? E’ tutto scemo!

Nico:       Hai ragione. Andiamolo a prendere! Ehi, tu!

                Nico e Vittorio vanno, uno a destra, l’altro alla sinistra, da Alfonso, spaventato.

Alfonso:  No, no, ma io nun aggio fatto niente ‘e male!

Vittorio: Ma non ti preoccupare, nonti vogliamo fare niente. Vieni con noi e accomodati.

                I due lo conducono allo sgabello e lo fanno sedere.

Nico:       Dicci il tuo nome e cognome.

Alfonso:  Ma chisto è ‘nu studio televisivo oppure ‘nu commissariato ‘e polizia?

Vittorio: E’ ‘nu commissariato ‘e polizia!

Nico:       Ma che staje dicenno? Te si’ scemuluto?

Vittorio: Ah, già. Voglio dire che questo è uno studio televisivo. Per cui, nome e cognome.

Alfonso:  E vabbuò. Alfonso Scognamiglio, nato a Giugliano e residente a Mugnano…

Nico:       (Lo blocca) Oh, aggio ditto sulo nomme e cugnomme! Senti, Alfonso, io sono 

                 l’autore e regista Nico Rossi. E sai lui chi è? Un conduttore. E sai cos’è un

                 conduttore?

Alfonso:  Chillo che porta ‘o pullmann!

Vittorio: Chillo è ‘o conducente!

Alfonso:  E allora che mezzo porta?   

Nico:       Nisciunu mezzo! Lui è Vittorio Neri, un conduttore televisivo. E precisamente,

                conduce questo programma televisivo dal titolo “Andiamo al dunque”. Lo hai

                mai visto?

Alfonso:  Io no, ma mia moglie s’’o vede tutt’’e sante juorne. Ma che ce trova ‘e bello?

Vittorio: Ma mò ‘o vatto proprio, a chist…!

Nico:       (Lo interompe) Ehm… cosa dici? No, Alfonso, lui scherza. Senti, diciamolo

                onestamente, ti piacerebbe uscire in televisione?

Alfonso:  A accuncià ‘e funtane?

Vittorio: Ma quali funtane?Devi raccontare una storia che ha colpito la tua vita. Per                    

                aiutarti, io ti farò anche delle domande.

Alfonso:  Ma se vence cocche cosa?

Vittorio: No!   

Alfonso:  E allora pecché me vuo’ fa’ ‘e domande?

Vittorio: Che c’entra? Sono domande sulla tua vita privata. Magari hai una storia

                interessante. Questo tipo di cose piacciono un sacco alle massaie.

Alfonso:  E chi so’?

Nico:       Le casalinghe.

Vittorio: Tu siederai esattamente su questo sgabello dove ti trovi adesso.  

Nico:       E ti raccomando, guarda in telecamera.    

Alfonso:  Addò aggia guardà? 

Nico:       In telecamera. Sta di fronte a te. E’ quella scatoletta.

Alfonso:  Aggia guardà ‘int’’a scatuletta?

Vittorio: Eh, ‘int’’o buccaccio!  

Nico:       Io mi riferisco a quella scatoletta rettangolare dove c’è la luce rossa. Lo sai perché

                 c’è la luce rossa?

Alfonso:  Ah, aggio capito: amma fa’ ‘nu poco ‘e pornografia!

Vittorio: Nico, me sta passànno ‘o genio d’’o mettere ‘int’’a trasmissione mia, a chisto!

Nico:       Ma cosa dici? E’ perfetto. Su, Alfonso, ora vatti a sistemare in camerino.

Alfonso:  Ma io aggia accuncià ‘o bagno.

Nico:       E allora sistemati in bagno. Fatti bello! E poi, quando Vittorio ti chiama, tu entri e

                 racconti la tua storia. Capito?

Alfonso:  No!

Nico:       Va bene lo stesso. Su, adesso vai pure, caro.

Alfonso:  E vabbuò. (Si alza in piedi) Ce ‘o vvedìmme aroppo!

                Esce via a sinistra. Vittorio lo osserva inorridito.

Vittorio: Spero di non dovermi pentire per aver scelto quel tizio!

Nico:       Ma cosa dici? E’ perfetto. Avevi ragione tu. Ancora una volta ci hai visto giusto.

                Sai dove lo mettiamo in scaletta? Dopo l’intevista con la soubrette Rossella e

                dopo in mago Cialtron. Ora ce lo scrivo.

                Lo srive a penna sulla scaletta, Vittorio lo osserva.

2. [Vittorio, Nico ed Ersilia]

                Mentre Vittorio e Nico concertano la scaletta, da sinistra entra la truccatrice  

                Ersilia col necessario per il make up. Va da Vittorio e all’improvviso gli passa il

                fondo tinta sul viso.

Vittorio: (Si arrabbia) Ersì, ma che ffaje? E stattu ferma ‘nu poco!

Ersilia:   Mi dispiace, ma non posso fermarmi. Tra pochi minuti comincia la trasmissione e

                tu sei impresentabile. Tieni la faccia lucida!

Vittorio: Ma che te ne ‘mporta, a te?

Nico:       Insomma, Ersilia, basta!

Ersilia:   Ma che basta?! (E comincia a truccare pure Nico)

Nico:       (Protesta) Oh, statte qujeta!

Vittorio: Ma chi l’ha chiammata, a chesta?

Ersilia:   Non c’è bisogno che mi chiamate! (E ricomincia a truccare Vittorio) Quando

                Ersilia vede la bruttura, trova subito la cura!

Nico:       Ma famme ‘o piacere, tuornaténne ‘n’ata vota areto ‘e quinte.

Ersilia:   Anche tu ti devi truccare! (E ricomincia a truccare pure Nico)

Nico:       E mica aggia fa’ pur’io ‘a trasmissione?!

Ersilia:   No, però devi essere bello ugualmente. (Nota qualcosa sul suo viso) Uh, guarda,

                un brufolo. Te lo posso schiattare?

Nico:       Nun te permettere proprio!

Ersilia:   Mamma mia, comme si’ antipatico! E’ cchiù simpatico Vittorio. (E ricomincia a

                truccare Vittorio)

Vittorio: E basta!        

Nico:       Vabbuò ja’, Vittò, fatte truccà, o si no perdimme tiempo.    

Vittorio: Ma secondo te, io pozzo parlà cu’ te mentre chesta me trucca?

Ersilia:   Vittò, fai la bocca a cuoricino!

Vittorio: Ch’aggia fa’?

Ersilia:   La bocca a cuoricino.

Nico:       Vittò, fa’ ‘a bocca a cuoricino, o si no nun ‘a fernìmme cchiù!

Vittorio: Ma ce d’è ‘sta bocca a cuoricino? 

Ersilia:    Devi stringere le labbra. Facciamo così, dici la letera O.

Vittorio: Oooo!

                Ersilia le passa del lucidalabbra e lui si arrabbia.

                Ersì, ‘o russetto no!

Ersilia:   Qualu russetto? E’ lucidalabbra. Tu hai le labbra screpolate. Sono talmente brutte

                che ci passerei il rossetto rosso per darle un po’ di colore.

Vittorio: E sì, ce manca sulo ‘o russetto russo!

Nico:       Vabbuò, Vittò, fatte mettere ‘o russetto russo.

Vittorio: Néh, ma pecché ‘a staje danno corda, a chesta?

Ersilia:    Senti, io ho truccato tutti i personaggi della televisione italiana, ma nessuno di

                 loro era difficile come te.

Vittorio: Ma che me ne ‘mporta?

Nico:       Vabbé, Ersì, hai finito?

Ersilia:   Con lui, sì. Adesso riprendo con te. Ma lo sai che il tuo volto è opaco? Avrebbe

                bisogno di peeling.

Nico:       Cioè?

Vittorio: Ha ditto che t’he’ levà ‘e pili d’’a faccia!

Nico:       Ma che tengo ‘a faccia pelosa, io?

Ersilia:   Ignoranti! Il peeling è una tecnica per togliere le cellule morte dal viso.   

Vittorio: Chi schifo, Nico! Tiene ‘e cellule morte ‘nfaccia!

Nico:       (Impressionato) Uh, mamma mia, levàmmelle!

Vittorio: E comme t’’e llevo?!

Ersilia:   Animali! Bestie! E’ meglio che mi fermi qui. Eviterò di dire che Vittorio ha

                l’alopecia in testa.

Nico:       Che tiene?

Vittorio: Tengo ‘o pesce ‘ncapa!

Nico:       Io nun veco niente.

Vittorio: Ersì, ma si’ sicura?

Ersilia:   Ma qualu pesce ‘ncapa? L’alopecia, sarebbe un diradamento dei capelli. Questo

                succede a causa dei follicoli.

Nico:       Vittò, tiene ‘e furmicole ‘ncapa!

Vittorio: Primma tengo ‘o pesce, mò tengo ‘e furmicole…!

Ersilia:   (Gli scompiglia i capelli) Guarda qua, guarda: è in corso una desquamazione.

Nico:       Vittò, ha ditto che staje perdéno ‘e squame! T’ha pigliato pe’ ‘nu merluzzo!

Ersilia:   Ma no, io sto parlando della forfora. Ora fammi vedere i capelli tuoi, Nico.

                (Scompiglia i capelli pure a lui) No, i tuoi sembrano sani. Facciamo le meche?

Nico:       Che faresti?

Ersilia:   Meche?

Nico:       No, ma a me nun m’esce niente!

Ersilia:   Ma che t’ha da ascì? Fai vedere le unghie delle mani. (Le osserva) Ecco qua, lo

                   sapevo: tieni i miceti!

Vittorio:    Nico, ma che tiene ‘ncoppa ‘e mmane? Tiene ‘e micetti?

Ersilia:      No, ‘e canille! I miceti sono funghi.

Nico:         Tengo ‘e funghe ‘ncoppa all’ogne? 

Ersilia:      Basta, me songo sfastriata ‘e ve spiegà. Io torno nel mio regno.

Vitt&Nic: Finalmente! 

Ersilia:      E ricordatevi una cosa: la bellezza non solo è un fatto estetico! Parola di Ersilia.

                   Ed esce via a sinistra. I due si guardano in faccia.

Vittorio:    Ma che va truvanno, chesta?

Nico:          (Guarda di fronte a sé) Zitto, mi dicono che mancano trenta secondi all’inizio

                   della trasmissione.

Vittorio:    ‘Nu mumento, ma addò sta’ l’asprante soubrette?

Nico:          Mò ‘a vaco a chiammà io. Tu prendi tempo!

Vittorio:    Me metto a cuntà ‘na barzelletta?

Nico:          Fai come vuoi tu! Va bene? A dopo.

                   Nico corre via a destra, Vittorio lo osserva.

3. [Vittorio e Rossella. Poi Ersilia]

                    Seduto sullo sgabello c’è Vittorio, con una cartellina in mano. Sigla della

                   trasmissione “Andiamo al dunque”, poi Vittorio comincia a parlare.

Vittorio:   Buonasera, popolo di teledipendenti!Benvenuti alla seconda puntata di

                   “Andiamo al dunque”! Anche in questa puntata avremo degli ospiti che ci

                   racconteranno la loro vita oppure ci faranno sognare, oppure ancora divertire.

                  Vado direttamente al dunque! La prima ospite è una aspirante soubrette. Si

                  chiama Rossella e viene da Napoli. Lasciamo che ella entri!

                  Lui la indica a sinistra (molto procace, in abito rosso), ma lei entra da destra.

Rossella:   Buonasera! (E va a sedersi allo sgabello accanto a Vittorio)

Vittorio:   Ah, eccola qui! Benvenuta ad “Andiamo al dunque”.

Rossella:   Grazie!

Vittorio:   E allora, bella Rossella tu vuoi sfondare nel mondo dello spettacolo. Hai già fatto

                  qualcosa altrove?

Rossella:   Sì, ho fatto la valletta per diversi programmi televisivi.

Vittorio:   Ecco, Rossella, dicci cosa vorresti fare se diventerai famosa.

Rossella:   Eh, beh, io vorrei cantare, fare la ballerina, e poi fare l’attrice di teatro e di

                  cinema, ma anche sfilare e fare l’imitatrice.

Vittorio:   Caspita, sai fare tutte queste cose?

Rossella:   No, nemmeno una!

Vittorio:   E come vuoi entrare nel mondo dello spettacolo?

Rossella:   Mal che vada, andrò a fare la tronista da Maria De Filippi, oppure la letterina, o

                  la professoressa all’Eredità o cose simili. Sono convinta che un giorno ce la farò!

Vittorio:   A fare cosa?

Rossella:   A diventare la conduttrice di questo programma televisivo!

Vittorio:   Proprio questo? Cara mia, devi aspettare che io muoia di vecchiaia e poi lo

                  conduci! Ed ora andiamo in pubblicità, dopodiché ci racconti un lato triste della

                  tua vita! A tra poco, amici ascoltatori.

                  Jingle che annuncia la pubblicità. Dopo entra la truccatrice Ersilia:con la

                  spugnetta sistema il trucco sul viso di Rossella, mentre Vittorio sgrida Rossella.

                 Ma come, io ti chiedo se sai cantare, ballare e fare altre cose e tu mi rispondi no?

Rossella: Ma è la verità. E lo è pure il fatto che voglio condurre questa trasmissione.

Vittorio:  Scordatela, amica mia! A proposito, ti raccomando, dopo la pubblicità, piangi!

Rossella: Devo piangere? E perché?

Vittorio:  Vedere piangere in TV aumenta gli ascolti, specialmente se piange una ragazza

                 giovane e bella come te. (Prende una sigaretta) E ora mi devo fare una sigaretta,

                 se no impazzisco. (Se la accende e fuma) Ah, finalmente!

                 Parte il jingle che preannuncia la fine della pubblicità, Vittorio è imbarazzato.

                 Già è finita la pubblicità? Presto, presto, Ersilia, scappa via!

                 Ersilia esce a sinistra di corsa. Vittorio intanto si guarda la sigaretta in mano.

                 E ora come faccio con la sigaretta? (La nasconde dietro, tenendola in mano)

                 Ehm… Eccoci rientrati dalla pubblicità. Ora la nostra Rossella ci dirà un lato

                 triste della sua vita che vorrebbe cambiare. Prego!

Rossella: Beh, io devo parlare di una cosa scottante. Ma scottante assai!

Vittorio:  (Sofferente per la sigaretta dietro di sé) Eh, mi rendo conto che è scottante. E

                 siccome è scottante, cerca di fare presto.

Rossella: Vedi, io sono l’unica showgirl che bazzica nel mondo dello spettacolo che non ha

                 ancora un fidanzato calciatore. Faccio un appello in diretta: calciatore di

                 qualunque squadra, se mi vedi, io sono libera! Finito!

Vittorio: Meno male. (Le bisbiglia) E ora piangi!

Rossella: Eh?

Vittorio:  (Aumenta la voce) Piangi!

Rossella: Non ho capito.

Vittorio:  Sì, vabbé, ci penso io. Ehm… ma noto che tu stai piangendo.

Rossella: Ah, già, sì, sto piangendo.

Vittorio:  E senza lacrime? OK, lasciamo stare. Allora salutiamo i nostri telespettatori. Alla

                 prossima puntata con un altro video provino. Ciao!

                 Al termine della sigla finale, Vittorio libera un urlo di dolore, così lascia cadere

                 la sigaretta e la spegne col piede.

                 Maledetta sigaretta!

4. [Vittorio, Rossella e poi Nico]

                Da destra entra Nico con una cartellina in mano. Va da Vittorio.

Nico:       Vittorio, sgombrate lo studio.

Vittorio: Perché, c’è un allarme incendio?

Nico:       No, abbiamo finito la puntata.

Vittorio: Ah, ecco.

                Nico si allontana un po’ in disparte a scrivere. Rossella confabula con Vittorio.

Rossella: Chi è quello?

Vittorio: E’ Nico Rossi, il autore e regista di questa trasmissione.

Rossella: Ed è ricco?

Vittorio: Azz!

Rossella: (Il suo viso si riempie di ambizione) Interessante!

Vittorio: Senti, tu fai quello che vuoi. Io mi vado a fumare una sigaretta fuori.

Rossella: Fai pure, caro.

                Vittorio si alza ed esce via a sinistra. Rossella allora si alza in piedi, si dà una

                sistematina al vestito poi osserva Nico.

                A noi due! (Gli si avvicina) Ehm… chiedo scusa!

Nico:       Come?

Rossella: Chiedo scusa!

Nico:       E perché? Non mi ha fatto niente!

Rossella: No, dico, chiedo scusa, posso parlarle un minuto?

Nico:       Facciamo trenta secondi!

Rossella: Ecco, le volevo chiedere, le è piaciuta questa puntata?

Nico:       ‘Na meza botta!

Rossella: E sì, effettivamente la conduzione è un po’ moscia. Se ci fosse una conduttrice al

                posto di Vittorio, non sarebbe male.

Nico:       Non lo dica a me. E dove la trovo questa conduttrice?

Rossella: Eccomi! 

Nico:       (Trama qualcosa) Sì? Senta, signorina…

Rossella: Rossella!

Nico:       Rossella, venga con me. Le faccio vedere una cosa.

Rossella: Sì?

Nico:       Ma certo. Non si preoccupi. Lei vuole fare strada nel mondo dello spettacolo?

Rossella: Certo.

Nico:       E venga con me!

                I due escono a destra.

5. [Vittorio e il mago Cialtron]

                Da sinistra torna Vittorio.

Vittorio: Bene, bene…! (Nota la sala vuota) E Rossella? Se n’è andata? (Si siede sullo

                 sgabello) Mah!

                 Si rilassa un po’. Da sinistra entra Ersilia che va da lui.

Ersilia:   Vittorio, posso andare a casa?

Vittorio: Sì, sì, vai pure.

Ersilia:   Serve nulla?

Vittorio: No, no. Grazie.

Ersilia:   Va bene. Ci vediamo domani.

                S’avvia a sinistra, poi si ferma, torna da Vittorio, improvvisa a cappella e balla la

                canzone “I wanna be loved by you” di Marylin Monrose. Lui la guarda perplesso.

                “I wanna be loved by you / just you / nobody just by you. / I wanna be loved by

                you / wo wooo wooo bu buppy doo!”…

Vittorio: No, Ersilia, non è il caso.

Ersilia:   No?

Vittorio: No, non è il caso. Puoi andare.             

Ersilia:   Insomma, per me non c’è proprio speranza. Eppure io sono sprecata a fare la

                truccatrice. Ora, solo perché non ho le stesse curve di quella Rossella, non posso

                condurre anch’io una trasmissione.

Vittorio: E che trasmissione vorresti condurre?

Ersilia:   Questa!

Vittorio: Pure tu? (Sialza in piedi) Vatténne mommò!

                Ersilia esce via di corsa a sinistra. Vittorio guarda di fronte a sé come per

                 interrogare qualcuno e chiedere cosa fare.

                 Allora, a questo punto come deve procedere la trasmissione? Devo annunciare il

                 mago Cialtron? Benissimo!

                 Jingle che annuncia la fine della pubblicità.

                 Eccoci tornati in diretta dopo la pubblicità. Come vedete, non c’è più la soubrette

                 Rossella accanto a me. Era tutto previsto, infatti adesso passiamo ad un altro

                 momento: il momento della magia. Facciamo entrare il grande mago Cialtron!

                 Da sinistra entra il mago Cialtron, con un sorriso fisso sul viso ed un mazzo di

                 carte francesi in mano.

Cialtron: Sera!

Vittorio:  (Legge sula cartellina) Caro mago, leggo sula tua scheda personale che tu ti

                 chiami proprio Paolo Cialtron.

Cialtron: Sì!

Vittorio:  Quindi era proprio nel tuo destino.

Cialtron: Sì!

Vittorio:  Ed hai usato il tuo cognome come nome d’arte?

Cialtron: Sì!

Vittorio:  Ma dicci qualche altra cosa oltre a “sì”!

Cialtron: Yes!

Vittorio:  Ho capito, allora direi di passare direttamente al gioco. Cosa ci proponi?

Cialtron: Indovinerò la carta che sceglierai tra poco. (Mostra il mazzo di carte) Vedi

                 queste? Sai cosa sono? Carte francesi!

Vittorio:  (Ironico) Veramente? Le avevo prese per fette di pane!

Cialtron: Ed ora scegli una carta dal mazzo.

                 Vittorio esegue.

                 Mostrala al pubblico mentre io chiudo gli occhi.

                 Cialtron chiude gli occhi e Vittorio mostra la carta in telecamera frontale.

                 Ora tieni la carta tra due mani disposte come in preghiera.

                 Vittorio esegue mentre Cialtron apre gli occhi.

                 Molto bene, adesso cercherò tra le carte quella che tu hai scelto. (Sfoglia  

                 velocemente le carte) Vediamo, vediamo, vediamo… la carta che hai scelto è

                 questa! (Mostra un asso di picche)

Vittorio:  (Imbarazzato) Ehm… veramente, ce l’ho ancora tra le mani.

Cialtron: (Imbarazzato) Ah, sì? Oh, ma io scherzavo! Dai, adesso posa la carta nel mazzo.

                 Vittorio esegue.

                 Mischio le carte. (Cialtron esegue) Ecco fatto. E ti dico subito che la carta che hai

                 scelto è…(Sfoglia velocemente le carte e poi gliene cede una) Questa!

Vittorio: (La osserva, fa una pessima faccia, poi senza mostrarla, finge stupore) Ma è

                 incredibile! Come ha fatto ad indovinare?

Cialtron: Mostra pure la carta al pubblico.

Vittorio:  Ma non mi pare il caso. Il pubblico ha fiducia in te.

Cialtron: No, voglio che il pubblico veda la carta che hai in mano.

Vittorio:  Ma nun te cunviene!

Cialtron: Vittorio, ti prego.

Vittorio:  E vabbuò. (Mostra la carta e cambia faccia) Uh, ma la carta che avevo scelto non

                 era questa. Era un’altra!

Cialtron: Sicuso? Non può essere.

Vittorio:  E come no? Ci sono le registrazioni.

Cialtron: Quindi mi giuri che la carta che hai scelto non è quella?

Vittorio:  Ma io t’’o giuro certamente.

Cialtron: (Allargando le braccia in segno di successo) Signori, incredibile, il grande mago

                 Cialtron vi ha mostrato com’è riuscito il gioco!

Vittorio:  Cioè, scusa, ma in genere un gioco non riesce quando si indovina la carta scelta

                 da un altro?

Cialtron: E’ troppo facile far riuscire i giochi così. Invece il difficile è non farli riuscire!

Vittorio:  Signore e signori, il mago Cialtron!

Cialtron: Ma adesso si cambia gioco.

Vittorio:  Ancora?

Cialtron: (Dalla tasca estrae due palline) Cosa sono queste?

Vittorio:  Due palline.

Cialtron: Bravo, bravissimo! E adesso tieni una pallina in mano. (Gliene cede una e gli

                 chiude la mano) E l’altra la tengo io. Ora tu indovinerai quante palline teniamo in

                 mano ciascuno dei due. Dunque, quante palline hai in mano?

Vittorio:  Una!

Cialtron: E io quante ne tengo in mano?

Vittorio:  Una!

Cialtron: Signore e signori, voi non ci crederete, ma è proprio così! (Mostra la propria

                 pallina e schiude la mano di Vittorio da cui esce una pallina) Un applauso!

Vittorio:  (Perplesso) Scusami, Cialtron, io non voglio mettere in dubbio la tua bravura, per

                 carità, ma in genere i giochi di magia non funzionano in questo modo.

Cialtron: Quindi tu vorresti dire che questi due giochi di magia non sono riusciti?

Vittorio:  Eh, beh, sinceramente no.

Cialtron: Hai il coraggio di dire ciò?

Vittorio:  Non solo io, ma tutti quanti lo posso affermare.

Cialtron: Signori, fatemi un applauso!

                 Il pubblico applaude.

                 Sentito, Vittorio? Il pubblico mi applaude. Al prossimo grande gioco, arrivederci.

                 Esce via a sinistra. Vittorio è perplesso.

Vittorio:  Beh, andiamo in pubblicità.

                 Parte il jingle che preannuncia la pubblicità. Dopodiché Vittorio commenta.

                 Ma come fa certa gente ad avere successo? Io non lo so.

                 Da sinistra entra Ersilia.

Ersilia:    Su, su, non te la prendere. Allora, adesso sei convinto che posso condurre questa

                 trasmissione insieme a te?

Vittorio:  Ersì, nun te ce mettere pure tu, pe’ favore!

Ersilia:    E cosa ho detto di male? Se quello è un mago e quella Rossella è una soubrette, io

                 sono Gina Lollobrigida!

Vittorio:  Ma tu sei una bravissima truccatrice.

Ersilia:    No, io sono una artista e come tale vado trattata. Per cui… (Gli prende la mano)

Vittorio:  Che vaje truvanno?

Ersilia:    Alzati in piedi e vieni con me.

Vittorio:  (Alzandosi in piedi) Ma io…

Ersilia:    Adeso vedrai che rtista che sono!

                 I due escono a sinistra (praticamente Ersilia tira a sé Vittorio, perplesso).

6. [Nico e Rossella. Poi Vittorio ed Ersilia]

                Da destra tornano Nico e Rossella, trasandati. Si sistemano un po’ e parlano.

Rossella: Allora, signor Nico, la trasmissione è mia?

Nico:       Sì, sì! Inizialmente tu e Vittorio condurrete “Andiamo al dunque insieme”.

Rossella: E poi la condurrò io da sola?

Nico:       Assolutamente!

Rossella: Grazie!

Nico:       Hai fatto un provino straordinario.  

Rossella: Ed ora ascolta, devo dirti una cosa.

Nico:       Ti ascolto.

                I due si mettono in disparte sulla destra a confabulare. Da sinistra tornano

                Vittorio ed Ersilia, trasandati. Appena dentro, si sistemano un po’ e parlano.

Ersilia:    Allora, ti è piaciuto?

Vittorio: Beh, forse sono stato un po’ troppo veloce!

Ersilia:    Fa niente. Allora, ho un futuro come conduttrice di questa trasmissione?

Vittorio: Sicuramente la condurrai insieme a me.

Ersilia:    Grazie! Allora io vado a preparare le mie cose e poi torno a casa. Alla prossima.

Vittorio: Ciao, alla prossima.

                 Vittorio si siede pensieroso sullo sgabello.

Rossella: Allora siamo d’accordo. Io vado a prendere le mie cose e vado via. A presto.

Nico:       Ciao, a presto.

                 Rossella va a destra. Nico si siede sull’altro sgabello: lui e Vittorio si guardano.

Vittorio:  Che hai da guardare?

Nico:        Hai la faccia di uno che se l’è spassata con una bella donna!

Vittorio:  Non è proprio così, ma ci sei andato vicino. E pure tu hai la stessa faccia mia.

Nico:        E già. A proposito, devo presentarti la prossima conduttrice del tuo programma.

Vittorio:  E chi sarebbe?

Nico:        Quella Rossella che hai intervistato prima.

Vittorio:  Cosa? No, no, scordatelo. Caso mai, io presento insieme ad un’altra conduttrice.

Nico:        Chi?

Vittorio:  Ersilia.

Nico:        La truccatrice? Ma ti sei fumato qualcosa di sbagliato, ultimamente?

Vittorio:  No, ho le idee chiare. E’ meglio una conduttrice non troppo appariscente.

Nico:        Guarda, che decido io.

Vittorio:  Ma io faccio ascolti, così tu guadagni e puoi produrre questa trasmissione.

Nico:        E io non ce la voglio Ersilia.

Vittorio:  Ma quella è una ragazza piena di talento. Pensa, prima mi ha cantato e ballato un

                 pezzo di Marylin Monroe! E poi sa fare la danza del ventre.

Nico:        No, quella tiene solo il ventre… ‘a panza! Questo è il mio programma.  

Vittorio:  (Scatta in piedi) Il programma è il mio.

Nico:        E’ il mio!

Vittorio:  Guarda, che ti meno!

Nico:        No, aspetta, non meniamoci qui. Sto ancora pagando la ristrutturazione dello

                 studio. Io direi di andarci a menare fuori!

Vittorio:  Mi sta bene!

                 Parte il jingle che annuncia la fine della pubblicità.

Nico:       Ne riparliamo dopo.

Vittorio: Va bene.

                Nico esce a sinistra in fretta e furia mentre Vittorio si sistema alla men peggio e si

                siede sullo sgabello.

7. [Vittorio ed Alfonso. Infine Ersilia]

                Rientrati in diretta, Vittorio fa finta di niente e prosegue a condurre lo show.

Vittorio: Ed eccoci ad un altro momento di spettacolo. Ospitiamo qui un idraulico che non

                 è un idraulico qualsiasi, ma è un draulico che ha avuto successo perché…

                 perché… è l’idraulico dei VIP. Facciamo entrare il primo ospite, un idraulico.

                 Da sinistra entra Alfonso ancora in tuta. Vittorio lo osserva bene mentre

                 l’idraulico gli siede accanto sullo sgabello.

                 Scusate, ma non vi siete cambiato?

Alfonso:  E certamente che mi sono cambiato: mi sono lavato le mani!

Vittorio: Ma io intendo come abbigliamento. Vabbuò, andiamo avanti... Ehm.. salutate.

Alfonso:  Bonasera.

Vittorio: Buonasera.

Alfonso:  Bonasera.

Vittorio: Amme capito, buonasera! Mica vulìmme fa’ tutta ‘a puntata a ce salutà?!

Alfonso:  Sentite, vi volevo chiedere prima una cosa. Se potete salutare a mio fratello. Vi

                 segue sempre.

Vittorio: Mi segue sempre? Ah, non faccio per vantarmi, ma io presento bene!

Alfonso:  No, io dicevo che vi segue sempre... pe’ s’arrubbà ‘o portafogli vuosto! E nun c’è

                 maje riuscito!

Vittorio: E se capisce, pecché pe’ s’arrubbà ‘o portafogli, s’hanna arrubbà pure ‘o popò

                 mio! Dicitancello ‘o frato vuosto! E ora andiamo avanti. Come vi chiamate?

Alfonso:  Io mi chiamo Alfonso Mondezza.

Vittorio: ‘E che munnezza ‘e cugnomme! No, io per comodità vi chiamo solo Alfonso.

Alfonso:  Come volete voi.

Vittorio: Signor Alfonso, come ha fatto lei a diventare famoso? Come ha avuto successo?

Alfonso:  Io?                                                                    

Vittorio: E certo. Lei è l’idraulico dei VIP.

Alfonso:  Overamente?

Vittorio: Assolutamente! E senta, signor Alfonso, perché sta qua?

Alfonso:  E me l’avete detto voi!

Vittorio: Ma non è vero. Non si ricorda che ci ha scritto lei?

Alfonso:  Io? Ma si io nun saccio scrivere!

Vittorio: Ah, già, scusi, volevo dire che ci ha telefonato.

Alfonso:  Io? Ma si io nun saccio telefonà!

Vittorio: (Dandogli un pizzico sul braccio) Ma che dice? Non si ricorda?

Alfonso: (Sente dolore) Ah, già, mi ricordo...!

Vittorio: Allora, signor Alfonso, ha una storia della sua vita da raccontare? Però non una

                storia da piangere.

Alfonso:  No, no, niente chiagnere. E dunque, io sono sposato con mia moglie Maria. L’ho

                 conosciuta perché il suo cagnolino mi ha fatto la pipì sulla gamba.

Vittorio: Aveva un cagnolino?

Alfonso:  Sì, ‘nu cihuanta!

Vittorio: (Ironico) Eh, ‘stu cane teneva ‘a cilindrata bassa! Si chiama Chihuahua. E poi?

Alfonso:  E niente, quando io e lei ci siamo sposati, siamo stati a Bari in viaggio di nozze. E 

                 abbiamo visitato i trullallero!

Vittorio: Eh, trullallà! Si chiamano trulli. Va bene, ma qual è la storia?

Alfonso:  E mò ce arrivamme. Dunque, durante il viaggio di nozze, io e Maria ci siamo

                 seduti su un prato, dove abbiamo fatto un ping-pong!

Vittorio: Ma non ping-pong, si chiama picnic. Allora, signor Alfonso, andiamo al dunque.

Alfonso:  Sì, sì. Dunque: dopo sposati, mia moglie Maria aspettava un bambino. Mancava

                 poco. Così siamo andati all’ospedale, di cui non faccio il nome per non fare

                 pubblicità!

Vittorio: (Eh, sta facénno ‘a pubblicità d’’o detersivo, chisto!). E cosa le hanno detto?

Alfonso:  Che era presto, e così siamo tornati a casa. Ma quella notte, mia moglie si sveglia

                 e si lamenta: “Ah, Alfò... Alfò, s’hanne rotte ll’acque!”. Si erano rotte le acque.

                 Ora io faccio lo stagnaro, eppure nun aggio saputo mettere ‘e mmane llà vicino!

Vittorio: E che ce azzecca? Allora ‘o cancelliere se chiamma accussì pecché acconcia ‘e

                 cancielle?

Alfonso:  E stateme a sentì. Dopo ho telefonato a un’ambulanza, ma nessuno rispondeva.

                 Allora ho preso coraggio, mi sono messo vicino a mia moglie e pian piano...

Vittorio: E’ uscito il feto!

Alfonso:  Uff, è asciuto ‘nu fieto!

Vittorio: Ma qualu fieto? Io dicevo il bambino.

Alfonso:  (Si arrabbia) Uhé, ma tenete sempre da ridire?

Vittorio: Ma vuje dicite ‘e scimmità!

Alfonso:  E voi invece siete strano, perché parlate con le telecamere e non con la gente!

Vittorio: Siente, amico, vai a aggiustare le fontane, che è meglio!

Alfonso:  Ma pecché, tu ne fusse capace? Facciamo a cambio lavoro, così mi piglio pure il

                 tuo stipendio! Vabbuò? Deficiente?

                 Si alza in piedi ed esce a sinistra. Vittorio lo osserva perplesso.

Vittorio: Andiamo di nuovo in pubblicità, va’!

                Parte il jingle della pubblicità. Dopodiché…

                Mò me vaco a appiccecà ‘nu minuto cu’ Nico, va’!

               Si alza ed esce via a sinistra.

8. [Rossella ed Ersilia. Poi Alfonso. Infine Vittorio]

                Da destra torna Rossella.

Rossella: A proposito, Nico…! Ah, se n’è andato. Peccato, volevo chiedergli quanto mi

                pagherà per condurre questa trasmissione insieme a Vittorio. Fa niente!

                Da sinistra torna Ersilia.

Ersilia:    Vittor…! No, non c’è. Volevo chiedergli quanto mi pagherà per condurre questa

                 trasmissione al posto di Vittorio! (Nota Rossella)

Rossella: Ah, tu sei la truccatrice.

Ersilia:    Sì, ancora per poco.

Rossella: Perché, ti licenzi?

Ersilia:    No, passerò dal dietro le quinte alla ribalta delle telecamere.

Rossella: Sì? E di quale trasmissione?

Ersilia:    Ma è naturale: questa!

Rossella: (Comincia a ridere) Ahahahah!

Ersilia:    (Infastidita e acida) E pecché staje rerenno? He’ visto ‘a faccia toja ‘ncoppa ‘o

                 maxischermo?

Rossella: (Smette di ridere) E’ impossibile che tu possa condurre questa trasmissione! Nico

                 il autore e regista la affiderà a me.

Ersilia:    Invece a me la affiderà il conduttore Vittorio. Del resto, gli ascolti li fa lui.

Rossella: (Le si avvicina minacciosa) E tu vorresti togliermi la polpetta dal piatto?

Ersilia:    Da troppo tempo faccio la gavetta, fingendomi una volta sarta, una volta

                 parrucchiera e una volta truccatrice. Ora basta, è arrivato il momento di svoltare e

                 non sarai tu ad impedirmelo.

Rossella: Ah, sì? Vogliamo vedere se rimani ancora viva?

Ersilia:    Vogliamo menarci?

Rossella: Non aspetto altro.

Ersilia:    Però andiamo fuori. Se rompiamo qualcosa, Nico ci spara!

Rossella: Sono d’accordo.

                Le due escono a sinistra.

9. [Le voci dei quattro. Poi Nico ed Ersilia]

                 Da sinistra si sentono grida e rumori, come in una lite…

Vittorio:  Bastardo, io ti rompo!

Nico:        Io ti ho creato e io ti distruggo!

Rossella: Misera truccatrice!

Ersilia:    Baldracca da marciapiede!

                 Poi il silenzio. Da sinistra entrano Nico ed Ersilia, scompigliati.

Nico:       A quello lo disintegro!

Ersilia:   Va bene, basta, adesso diamoci una calmata. (Osserva Nico tutto trasandato)

                Adesso ti aggiusto io! (E lo trucca)

Nico:       (La ferma) E baaaaasta! Piuttosto, Ersilia, ma perché tu e Rossella ve le stavate

                dando di santa ragione?

Ersilia:   Perché è giunto il mio momento e lei vorrebbe rubarmelo. Ma io glielo impedirò.

Nico:       Ersilia, ma tu davvero sai ballare, cantare e fare tante altre cose?

Ersilia:   Io? In verità… no. Ma ci provo come fanno tante altre che non sanno far niente.  

Nico:       Sai perché faccio l’autore e regista televisivo? Un tempo anch’io volevo entrare

                nel mondo dello spettacolo. Ma non sapevo fare niente, come del resto ora. Così, a

                furia di ricevere porte in faccia, sono rimasto in questo mondo sotto altre vesti.

Ersilia:   (Ironica) Già, le vesti… quelle che togli alle belle showgirl come Rossella! Io

                invece lavoro per te da sei anni e non mi hai mai degnato nemmeno di un provino. 

Nico:       Sai che hai ragione? Senti, hai da fare adesso?

Ersilia:   No. Perché?

Nico:       Che ne diresti di andare a cena insieme? Qua fuori si è aperto un ristorante che si

                chiama “Jet Set”!

Ersilia:   Offri tu?

Nico:       No, offri tu! Io non ci tengo! 

Ersilia:    Mi sta bene. Allora, andiamo.

                I due escono via a destra.

10.[Vittorio e Rossella]

                Da sinistra tornano Vittorio e Rossella, scompigliati.

Rossella: E perché stavate litigando a botte, tu e Nico?

Vittorio:  (Si siede sullo sgabello) Perché avevamo idee diverse su una certa situazione.

Rossella: (Gli siede accanto) Che sarei io!

Vittorio:  In un certo senso, sì.

Rossella: Ho capito: tu ed Ersilia avete fatto la stessa cosa che abbiamo fatto io e Nico. Non

                è così? Ma guarda tu cosa tocca fare per il successo.

Vittorio:  (Si alza in piedi e gironzola) Il successo. Che parola forte stai usando. Sai almeno

                cos’è? (Non riceve risposta) Ecco, visto? Non lo sai. La notorietà, la popolarità e

                il successo. Se non vivi le prime due cose, la terza non ha senso. Si può avere

                successo ugualmente, ma senza la gavetta, senza prima crescere e capire se le tue

                ambizioni sono reali oppure sono solo un capriccio, senza misurarti prima col

                pubblico minuto e poi con la grande platea… non sarai mai nessuno.

Rossella: E tu hai fatto tutto questo, nella tua vita?

Vittorio:  Io? Sì. Ho fatto la gavetta come si faceva un tempo. Oggi invece basta partecipare

                ad un reality show, ad un talent show, ad una trasmissione qualunque… e se sei

                un personaggio assurdo oppure se hai le giuste conoscenze, è fatta.  

Rossella: Guarda, che io lo so benissimo che tu hai vinto un reality show. Lo ricordo bene.

                Anch’io ho partecipato al televoto per farti vincere.

Vittorio:  Non ricordarmi di una cosa della quale mi vergogno.

Rossella: E’ una vergogna partecipare ai reality?

Vittorio:  Lo è se hai studiato dieci anni tra conservatorio e teatro, ma alla fine non hai fatto

                né il cantante e né l’attore. Guarda la fine che ho fatto: conduco una trasmissione

                in un network visibile solo su Internet.

Rossella: E ti lamenti? Ora stai sputando nel piatto in cui mangi.

Vittorio:  No, non è così. Ma è degradante lo stesso. Ho fatto decine e decine di casting, ma

                mai nessuno era quello giusto. Io non ho gambe da mostrare e nemmeno

                prosperosità come le tue. Ed ho sempre rifiutato l’aiuto di qualcuno.

Rossella: Se sei bravo, non ti occorre la raccomandazione.

Vittorio:  Già, ma se sei figlio d’arte, hai un vantaggio ed uno svantaggio. Nel primo caso,

                hai il nome del tuo genitore famoso. Nel secondo caso, ti paragoneranno a vita al

                tuo genitore famoso. E tu, rispetto a lui, non sei nessuno. 

Rossella: Le uniche armi in mio possesso sono quelle che vedi. (Si alza in piedi e si mostra)

Vittorio:  (Sorride compiaciuto) Usale pure. Ma se un giorno riuscirai nel tuo intento, non

                dire mai che avrai conosciuto il successo. Ammetti solo che avrai sfondato.

Rossella: L’importante, per me, sarà avercela fatta. 

Vittorio:  E questo ti farà onore. A proposito, hai da fare adesso?

Rossella: No, sono liberissima. Perché?

Vittorio:  Che ne diresti di andare a cena insieme? Qua fuori si è aperto un ristorante che si

                chiama “Jet Set”!

Rossella: Ma sì, andiamo a divertirci. Alla faccia di quella Ersilia!

Vittorio:  E alla faccia di Nico! Non voglio incontrarlo per un po’ di tempo, se no gli

                 spacco la faccia! Su, andiamo.

                 I due si mettono sottobraccio ed escono a destra.

FINE ATTO PRIMO

        Ristorante Jet set. L’ambiente è così composto: c’è un tavolo centrale e due esterni. Al centro c’è la scritta “Jet set”. Alle pareti ci sono foto di personaggi famosi della TV.

ATTO SECONDO

1. [Alfonso e Maria. Poi Germano]

                   Seduti al tavolo centrale, ci sono l’idraulico Alfonso (vestito in giacca, cravatta 

                   e pantaloni con colori assolutamente scoordinati) e Maria (in abito da sera con

                   accessori scoordinati). La donna si guarda intorno imbarazzata.

Alfonso:    Ma che d’è, Marì?Te veco tutta nervosa.

Maria:       Alfò, ma pecché m’he’ purtata a magnà ‘int’a ‘stu locale?

Alfonso:    Qualu locale? Chisto è ‘nu ristorante.

Maria:       Appunto! Tu m’h’e sempe purtata a magnà ‘int’’a trattoria “Peppe ‘o fentente”!

Alfonso:    E con ciò? Nun è cchiù bello ccà ddinto?

Maria:       Nun dico chesto, però chisto sarrà ‘nu ristorante importante. E allora nun aggio

                   capito che ce facìmme ccà ddinto io e te!

Alfonso:    Marì, questo è un ristorante frequentato da personaggi della televisione.

Maria:       E quindi?

Alfonso:    Io sono stato in televisione nella tua trasmissione preferita. E allora sono pure io

                   un personaggio televisivo: un PIP!

Maria:      Ma io me metto scuorno.

Alfonso:    E pecché? Nuje amma sulamente magnà, nun ce amma spuglià!

Maria:      No, chille ce spògliene a nuje! Saje quanto costa a magnà ccà ddinto!

Alfonso:    Tu nun te prioccupà. Io mi vendo ‘o molare d’oro d’’o nonno mio.

Maria:      E vabbuò. Fa’ tu.

Alfonso:    Mò chiammàmme a coccheduno p’ordinà. (Chiama ad alta voce) Ragazzo!

                  Da sinistra giunge Germano (ha un menù), cameriere tremolante. Sembra tanto

                  acciaccato, ma è assai arrogante ed energico.

Germano: Buonasera!

Alfonso:    Scusate, voi siete il ragazzo?

Germano: No, io sono il cameriere. Volete il menù?

Alfonso:    No, nuje vulìmme magnà!

Germano: E leggete sul menù cosa volete mangiare. (Gli cede il menù) A tra poco. Con

                  permesso. (Si avvia a destra, blaterando) Ve puzzate affugà mentre magnate!

                  Esce via a destra.

Alfonso:    Mah, leggìmme ‘stu menù, va’. (Così fa e resta perlesso) Marì, nun riesco a

                   leggere. Tié, liegge tu. (Glielo cede)

Maria:      (Legge e resta perplessa) Ma che d’è ‘sta rrobba? Ccà ce sta scritto “Crepes”!

Alfonso:    Ah, aggio capito: amma crepà!

Maria:       Ma che ristorante scustumato. Chiamma ‘nu poco ‘o cameriere.

Alfonso:    (Chiama ad alta voce) Ragazzo!

                  Da destra giunge Germano (tremolante con un block notes ed una penna).

Germano: Sono pronto! 

Alfonso:    No, aspié, stamme a sentì. ‘Ncoppa a ‘stu menù ce sta cierta rrobba che nun ce

                   piace. Io dicesse: pecché nun me faje cucenà ‘na bella frittata ‘e maccarune cu’

                   ‘o prusutto ‘a dinto?

Maria:      Ma comme, ‘a frittata ‘e maccarune ‘int’’o ristorante? Io dicésse: magnàmmece

                  ‘na bella pastina in brodo cu’ ‘o dado ‘a dinto.

Alfonso:    E io vengo ‘int’a ‘stu ristorante accussì caro pe’ me magnà ‘na pastina in brodo?  

                  Fa’ accussì, amico mio, puòrteme ‘nu bellu scialatiello cu’ ‘o scoglio dinto!

Maria:      Te vuo’ magnà ‘nu scoglio? Uh, Giesù, tu te rumpe ‘e diente!

Alfonso:    Ma stattu zitta, diece ‘e scema!Ragazzo, portami quello che ti ho chiesto.

Germano: Scialatielli? Cosa sono?

Alfonso:    Fa’ ‘na cosa: puòrtece doje pastine in brodo, ch’è meglio!

Germano: (Scrive, poi…) E per secondo?

Alfonso:    ‘Na bella zuppa ‘e cozzeche.

Maria:       Nun te scurdà ‘e ce mettere ‘o limone.

Germano: (Scrive, poi…) Che altro? Dolce e caffè?

Maria:       Sì, sì. Per dolce voglio ‘na bella cis-cacche!

Germano: Ah, la ceese cake? No, non ci sta.

Maria:       Allora ‘na bella torta ischitana.

Germano: Ah, la Caprese? No, non ci sta.

Maria:       E allora che ce sta?

Germano: Profiteroles.

Alfonso:    Benissimo, allora prendiamo i polistiroli!

Germano: Profiteroles. E da bere?

Maria:       Per me, vino di Gragnano. Per mio marito una gassosa al limone. 

Alfonso:    E già. Io non posso bere alcolici perché tengo il profiterolo!

Maria:      Colesterolo.

Alfonso:    Appunto!

Germano: Molto bene. Allora ridatemi il menù.

Alfonso:    No, e pecché te ll’aggia da’? Tu me l’he’ regalato.

Germano: (Glielo tira di mano) Ma quello non si regala.

Alfonso:    (Glielo tira di mano) E allora che ce l’he’ dato a ffa’?

Germano: (Glielo tira di mano) Per far scegliere cosa mangiare.

Alfonso:    (Glielo tira di mano) E nuje amme scigliuto a capa nosta.

Germano: (Glielo tira di mano) E non fa niente!

Maria:      Oh, e basta! Ragazzo, vai a rendere la roba da bere e da mangiare e portacela.

Germano: Agli ordini.

                  Fa l’inchino ed esce via a sinistra.

Maria:      Ecco qua, mò finalmente magnàmme. (Poi guarda maliziosa Alfonso) Amò, ma  

                   tu nun me faje nisciunu complimento? Nun he’ visto comme stongo bella?

Alfonso:    E certamente. Marì, tu seccsi!

Maria:      (Felice) Songo sexy?

Alfonso:    No, si’ seccsi: nl senso che tu secca-si’, cioè si’ secca, si’ secca secca!

Maria:      Ah, so’ secca? E chisto fosse ‘nu complimento?

Alfonso:    E quanno io dico che te si’ ingrassata, tu t’araggie sempe.

Maria:      Quanto si’ scemo!

Alfonso:   (Cede il proprio cellulare alla moglie) Marì, famme doje fotografie. Aroppo ‘e

                  metto ‘ncoppa a Facebook.

Maria:      E vabbuò. Però po’ me l’aggia fa’ pur’io doje fotografie.

Alfonso:   E che ce azzicche tu? Mica si’ tu ‘o personaggio famoso? Songh’io. Va’, scatta,

                  scatta ‘sti fotografie.

                 Restano a tavola, seduti: Alfonso fa pose strane, Maria lo fotografa.

2. [Detti e Vittorio ed Ersilia. Poi Cristina]

                 Mentre i due sopra citati scattano foto, da destra entrano Vttorio ed Ersilia (in

                 abiti eleganti).

Vittorio: Ecco, questo è il ristorante della mia amica Cristina.

Ersilia:   Che bello, il ristorante dei VIP. Un giorno lo sarò anch’io! E questo grazie a te.

Vittorio: A me? Ma io ancora non ho fatto niente.

Ersilia:    Lo farai, lo farai. Dopo quello che c’è stato tra di noi mezz’ora fa!

Vittorio: E vabbé, è stata una piccola cosuccia non impegnativa.

Ersilia:    Non impegnativa? Io sono rimasta incinta!

Vittorio: Incinta? Ma pecché, tu aiésce incinta doppo mez’ora?

Ersilia:    Ma io sono sicura che è così.

Vittorio: Ma assiéttete e stattu zitta!

                 I due si siedono al tavolo. Da sinistra giunge la titolare del ristorante, Cristina.

Cristina: Carissimo Vittorio! (Va da lui)

Vittorio: Oh, carissima Cristina! Come stai?

Cristina: Sempre indaffarata. Cosa vuoi, questo ristorante è tutta la mia vita. Io sono single

                 e non ho famiglia a cui dover pensare. Ma noto che sei in compagnia.

Ersilia:    Sì, sono la sua fidanzata Ersilia.

Vittorio: Aspié, quala fidanzata?

Ersilia:    Ma come? Mezz’ora fa abbiamo fatto sesso. Io sono pure incinta!

Vittorio: (Scherzoso verso Cristina) Uh, uh, uh, non ci fare caso, Cristina. La mia amica, e

                 sottolineo amica, Ersilia, è un tipo molto scherzoso.

Cristina: Ah, ecco. Sai, mi sarebbe proprio dispiaciuto che ti fossi fidanzato. Ci volevo

                 provare io con te.

Ersilia:   Eh, è arrivata fresca, fresca, chesta!

Cristina: Come?

Vittorio: Ma te vuo’ sta’ zitta? No, niente, Cristina.

Cristina: A proposito, la puntata di stasera mi è piaciuta moltissimo. Specialmente

                 l’intervista all’idraulico dei VIP.

Alfonso:  (Sentitosi chiamato in causa, smette di farsi fotografare e va da Cristina) E

                 songh’io, songh’io!

Cristina: Ah, eccolo qua.

Vittorio: Tu staje ccà?

Alfonso:  E certo. (A Cristina indica Vittorio) Qua ci sta il mio amico Vittorio De Sica!

Vittorio: Intanto nun me chiammo Vittorio De Sica, ma Vittorio Neri. E poi non siamo

                amici. Ma chi te cunosce?

Ersilia:   Vittò, nun t’arraggià! (E trucca Vittorio col trucco che tiene nella propria borsa)

Vittorio: Statte ferma cu’ ‘stu trucco!

Ersilia:   Non posso, stai malissimo così combinato.

Vittorio: Ma che me ne importa? Mica siamo in trasmissione?

Ersilia:   Per deformazione professionale, devo truccarti sempre.

Alfonso: Ua’, comme sta bello, accussì truccato!

Ersilia:   (Comincia a truccare Alfonso) Vuje stateve zitto,c he site cchiù brutto ‘e isso!

Alfonso:   (Infastidito) Chiano, chiano!

Cristina:  Ma insomma, che cosa state combinando?

Ersilia:    (Comincia a truccare pure Cristina) Nun ve prioccupate, mò trucco pure a vuje!

Cristina:  (Infastidita) Ma che maniere!

Vittorio:  (Perentorio) Ersilia, basta!

Ersilia:    (Smette di truccare e lo osserva, offesa) Ma…

Vittorio:  Ho detto basta, e basta!

Cristina:  Io vado a prendervi due menù.

                 Esce via a sinistra, dopo aver guardato male Ersilia.

Alfonso:   E io invece me vaco a ffa’ doje fotografie cu’ mia moglie. Marì, jammuncenne a

                 ffa’ ‘o servizio fotografico ‘int’’o bagno!

Maria:     Subito, ammore mio!

                 Ed escono a sinistra, dopo aver guardato male Ersilia.

Vittorio:  He’ visto che he’ cumbinato? Assiettete mommò e stattu zitta.

                 Ersilia si siede al tavolo, imbronciata. Vittorio si siede pure lui e la guarda male. 

                 Da sinistra torna Cristina con due menù. Li porta a Vittorio ed Ersilia.

Cristina:  (Fredda)Questi sono i menù. Quando avete deciso, chiamate il mio cameriere

                 che verrà a prendere le ordinazioni. Buon diverimento.

                 Cristina esce via a destra, fuori dal locale.

Vittorio:  Adesso mi toccherà scusarmi con Cristina. Io ci tengo assai per quella donna.

Ersilia:    Ma io non ho fatto niente di male.

Vittorio:  E meglio che te liegge ‘o menù.

                 I due confabulano, consultando i rispettivi menù.

3. [Detti, poi Nico e Rossella. Infine Tore e Germano]

                  Da destra entrano Nico e Rossella che parlano amabilmente (senza far caso alla

                  presenza di Vittorio ed Ersilia che intanto sono concentrati sui menù).

Nico:        Questo è il locale della mia cara amica Cristina Barra. Ti piace?

Rossella:  Sì, carino. Ma almeno si mangia bene? No, perché io sono una forchetta difficile.

Nico:        ‘E che delicatezza! Vieni, accomodiamoci.

                  Si siedono al tavolo di Alfonso e Maria. 

Rossella:  Ma non ti sembra occupato qui? Io vedo una borsa da donna. 

Nico:         No, ma che dici? Qualcuno avrà dimenticato quella borsa. La consegnerò al

                  primo cameriere che passa.

Rossella:  Va bene, adesso però parliamo di noi. Dalla prossima puntata conduco io?

Nico:         Ma certamente, tu condurrai la messa da Pompei.

Rossella:  Nun fa’ ‘o scemo, Nico. Tu sai benissimo di che cosa sto parlando di condurre.

Nico:        Non mi ricordo.

Rossella:  “Andiamo al dunque”. 

Nico:         Brava, hai ragione: andiamo al dunque. Adesso chiamiamo il cameriere e

                  andiamo al dunque, cioè mangiamo.

Rossella:  Nico, ‘a vuo’ fernì? Sai benissimo che devi affidare a me la conduzione della tua

                  trasmissione. Io sono la migliore possibile.

Nico:         E va bene, va bene. Nun t’arraggià. Dopo mangiato ne riparliamo.

                  Da sinistra giunge Germano che porta due menù ai due.

Germano: Bonasera!

Rossella:  E chi è chisto? 

Nico:         Chi ha da essere? E’ ‘o cameriere.

Germano: Signor Nico, chi è ‘sta signurina? Comm’è bona!

Nico:         Ma che d’è ‘sta cunferenza?

Rossella:   No, no, lascialo stare. A me mi piace di sentir dire che sono “bona! Grazie, caro!

Germano: Prego, bona!

Nico:         E vedìmme d’’a fernì ‘nu poco. He’ purtato ‘e menù? E mò vattenne!

Germano: Come il signore vuole.

                  Germano esce via a sinistra.

Rossella:  Perché l’hai trattato così?

Nico:         Liéggete ‘o menù e stattu zitta!

Rossella:  Mamma mia, che rozzezza!

Nico:         Sientre chi parle!

                  Leggono il menù. Dall’ingresso a destra entra Tore, musicista di posteggia che

                  canta e suona playback (tiene una chitarra in mano dalla parte senza le corde).

Tore:        Signori, eseguirò per voi alcuni classici napoletani in stile posteggia. E uno, e

                  doje, e tre!

                  Tore aziona qualcosa sul proprio fianco e parte un leggero sottofondo di

                  chitarra con una voce che canta un classico napoletano. Gira tra i tavoli,

                  cantando in playback. Nel frattempo le due coppie non lo pensano proprio.

Ersilia:     (A Vittorio) Allora io ho scelto: caviale in ostrica con patate del Belgio.

Vittorio:  Oh, oh, va’ chiano! Aroppo avessa pavà io ‘o cunto?

Ersilia:     E se capisce.

Vittorio:  E allora accuntiéntete ‘e ‘na cosa sciué sciué!

Ersilia:     E allora me piglio farfalle al salmone.

Vittorio:  Ecco, brava.

                  Tore si avvicina ai due, ma ad un tratto si incaglia la musica. I due lo osservano

                  e lui per non farsi scoprire, fa movimenti con la bocca per fingere che

                  l’incagliamento della musica sia naturale.

Ersilia:     Ua’, Vittò, guarda che bravo questo cantante.

Vittorio:  E’ vero, fa finta che si incaglia la canzone. Bravo!

Ersilia:     Glielo diamo uno spazio nella mia trasmissione?

Vittorio:  Quala tua trasmissione? Liegge ‘o menù, che mò chiammàmme ‘o cameriere.

Ersilia:     Uff!

                  Allora Tore dà un colpo al marchingegno che produce musica, la canzone

                  riprende fluida e lui si sposta verso Nico e Rossella.

Rossella:  Nico, io ho scelto: farfalle al salmone. E tu?

Nico:         Cannelloni con gnocchi alla sorrentina e penne all’arrabbiata! 

Rossella:  Tiene ‘nu poco ‘e famme!

                  A Tore ad un tratto si incaglia la musica. I due lo osservano e lui per non farsi

                  scoprire, fa movimenti con la bocca per fingere che l’incagliamento della

                  musica sia naturale. Cosicché si allontana.

Rossella:  Ma come fa quel tizio a cantare in quel modo?

Nico:        Ma nun ‘o vide che sta cantanno in playback?

Rossella:  Però è bravo. Glielo diamo uno spazio nella mia trasmissione?

Nico:        Sì, poi ne riparliamo. (Eccitato) Ora mi fa piacere che mi stai facendo il piedino.

Rossella:  Io? Ma tu fusse scemo? (Osserva sotto il tavolo) Oddio, un topo!

                   I due scattano in piedi, spaventati (Nico abbraccia Tore che continua

                   imperterrito a fingere di cantare). Anche Vittorio ed Ersilia si alzano in piedi,

                   spaventati. I quattro si notano. Nico allontana Tore.

Nico:          Vuje?

Vittorio:    Vuje?

Ersilia:      Vuje?    

Rossella:   E a chistu punto, ‘o ddico pur’io: vuje?

                   Tore si mette in mezzo ai quattro a cantare.

Vittorio:    Ma te ne vaje, ‘o no?

Tore:         (Spegne la musica) Qualche moneta?

Nico:          Aspié, t’’a dongo io. Abbasta che te ne vaje. (La prende dalla tasca e gliela dà)

Tore:          Grazie! (Agli altri tre) E vuje nun tenìte niente?

                   Da sinistra giunge Germano che ha sentito quel caos e va dai cinque, severo.

Germano: Uhééé, e mò basta! A tutt’e quatte, assettàteve!

                   I quattro tornano ai rispettivi posti, silenziosi. Poi Germano richiama Tore.

                   E a te, jesce mommò ‘a ccà ddinto.

Tore:         Ma io aggia cantà.

Germano: E va’ a cantà abbascio ‘o mare. Lloco te sentono ‘e pisce!

Tore:         Ma io…

Germano: Fooora!

                   Tore esce via. Germano commenta.

                   E mò vedìmme, mò. (Ai quattro, con arroganza) A vuje, vulìte ordinà?

                   I quattro, intimoriti, fanno di no con la testa. Lui commenta.

                   Meglio accussì.

                  Ed esce via a sinistra, sempre tremolante.

4. [Nico e Rossella, Vittorio e Ersilia. Poi Alfonso e Maria. Infine Paolo Cialtron]

                  Nico e Rossella, sempre seduti al tavolo, commentano Vittorio ed Ersilia che

                  fanno altrettanto.

Nico:         Hai visto a quei due?

Rossella:  Come sono ridicoli!

Vittorio:   Hai visto a quei due?

Ersilia:     Come sono ridicoli!

                  Da sinistra tornano e si fermano Alfonso e Maria.

Alfonso:    Ammore mio, che belli fotografie m’aggio fatto!

Maria:      Beh, veramente, ce ne sta una che nun me piace: chella abbracciato ‘o gabinetto!

Alfonso:    E che c’entra? Io songo ‘n’artista. Faccio sulo cose originale! Jammece a assettà.

                  Si avvicinano al loro tavolo e vi trovano Nico e Rossella. Maria si arrabbia.

Maria:      Néh, uhé, a tutt’e dduje, che ce facìte ccà? Chisto è ‘o tavolo nuosto.

Nico:         Signò, ma che v’arraggiate a ffa’? Questo tavolo era nostro e ci siamo seduti noi.

Maria:      Nient’affatto, stéveme primma nuje. Ce sta pure ‘a borza mia.

Nico:         E allora scusate, ce simme sbagliate. Cagnàmme tavolo, Rossé.

                  I due si alzano ed Alfonso riconosce Nico.

Alfonso:   Uh, Marì, ma chisto è l’amico mio mio, Nico Rossi. Io aggio fatto ‘a

                  trasmissione ‘nzieme a isso e a chill’ato amico mio, Vittorio Neri.

Nico:         Amico tuojo? Io? Ma chi cacchio te sape?

Alfonso:  Ma comme? Io songo l’idraulico dei PIP!

Nico:       (Freddo) Ah, mò aggio capito chi si’ tu. 

Alfonso:  E chesta bella femmena vicino a te chi è? Comm’è bona!

Nico:        Pure chisto, mò?

Rossella: Nun te prioccupà, Nico, a me me fa piacere che chisto me chiamma “bona”.

                 Grazie, caro!

Maria:     (Ingelosita) Oh, ma che sso’ ‘sti ccose annanzo ‘e palle ‘e ll’uocchie mie?

Alfonso:  Vabbuò, ma mò nun fa’ ‘a gelosa. Il mio era un commento sulla bontà della

                 ragazza. Del resto io sono artista, sono uscito in televisione.

Maria:     Sì, ma essa nun ha da risponnere “Grazie caro”, o si no ‘a scippo tutt’’e capille ‘a

                 capa e ce costruisco ‘na scopa nova nova!

Rossella: A me?

Nico:        Ehm… Rossé, lascia stare. Accomodiamoci e ceniamo. Prego, prego!

                 Nico e Rossella si siedono all’ultimo tavolo a sinistra. Le due donne si guardano

                 male, mentre anche Maria ed Alfonso si siedono al proprio tavolo. Dall’ingresso

                 a destra entra Paolo Cialtron, il mago prestigiatore.

Cialtron: Signore e signori, il grande mago Cialtron vi stupirà coi suoi numeri di magia.

                 (Va al tavolo di Alfonso e Maria con due palline rosse in mano. Parla a Maria)

                 Signora cara, aprite una mano.

                 Maria esegue. Poi Paolo le fornisce altre istruzioni.

                 Adesso inserisco una pallina in questa mano. (Così fa) Adesso chiudete la mano.

                 Maria esegue. Paolo prosegue.

                 Tra poco vedrete la pallina che tengo io in mano NON passare nella vostra mano  

                  e NON unirsi all’altra pallina. (Chiude anche la propria mano) Uno… due… tre!

                 Apre la mano e mostra ancora la pallina.

                 Come potete vedere, la pallina è rimatsa nella mia mano e sicuramente l’altra   

                 pallina è rimasta nella vostra mano. Verificate.

                 Maria esgue e Paolo si rallegra.

                 Signore e signori, esperimento riuscito. La grande magia del mago Cialtron! Ora

                 se i gentili signori mi vogliono dare qualche moneta.

Maria:     Mò ce dongo cinquanta centesimi, pecché chisto è tuto scemo! (Cerca in borsa)

Cialtron: Cioè, vuje me state danno cinquanta centesimi pecché songo miezu scemo?

Alfonso:  E pe’ forza, pecché si vuje fusseve tutto scemo, mia moglie ve regalasse ‘n’Euro!

Maria:     (Gli offre la moneta) Tenete! E mò jatevénne, pecché tra poco amma magnà.

Cialtron: (La prende sdegnato) Grazie! Come siete umani.

                 Poi si sposta al tavolo di Vittorio ed Ersilia.

                 Signore e signori, il grande mago Cialtron vi stupirà coi suoi numeri di magia.

Vittorio:  Ancora tu?

Cialtron: Ma perché, ci conosciamo?

Vittorio:  E come? In televisione.

Cialtron: Ah, sì, mi ricordo. E su, datemi la soddisfazione di fare un altro gioco.

Vittorio:  E vabbuò. Fance ‘o gioco.

Cialtron:(Prende dalla tasca dei pantaloni un mazzo di carte francesi) Cara signorina,

                 scegliete una carta dal mazzo.

                 Ersilia esegue.   

                 Guardatela e poi riponetela nel mazzo.

                 Ersilia esegue.   

                 Adesso vi dirò che carta avete scelto. (Cerca nel mazzo, pesca la carta e la

                 mostra ad Ersilia) E’ questa?

Ersilia:    Sì!

Cialtron: (Interdetto, domanda di nuovo) E’ questa?

Ersilia:    Ho detto di sì!

Vittorio:  Ersì, non dirgli che ha indovinato la carta siccome ti fa pietà.

Ersilia:    No, no, chillo ha ‘nduvinato overamente!

Cialtron: (Sconvolto) In dieci anni di carriera, questo numero non mi era mai riuscito! (Si

                 commuove e bacia le mani ad Ersilia) Grazie, signurì, grazie! Chisto è ‘o juorno

                 cchiù bello d’’a vita mia!

                 Uscendo via dal locale, a destra, ripete la solita frase, piangendo.

                 Signore e signori, il grande mago Cialtron!

Nico:        (Riferendosi a Cialtron) Menu male che nun è venuto addù me a ffa’ ‘o gioco ‘e

                 magia, o si no ce facevo magnà ‘e ccarte e pure ‘e ppalline!

Rossella:  Nico, io vado un attimo a lavarmi le mani alla toilette*.              *(detto come si scrive)

Nico:        Cioè?

Rossella:  Me vaco a llavà ‘e mmane ‘int’’o…

Nico:        (La interrompe) Vabbuò, vabbuò, aggio capito, aggio capito! Va’, va’!

                 Rossella si alza dal tavolo ed esce via a sinistra. Vittorio confabula con Ersilia.

Vittorio:  Ersì, va’ ‘int’’o bagno pure tu.

Ersilia:     Io? Ma io nun aggia fa’ niente ‘int’’o bagno.

Vittorio:  Cerca di capire che cosa vogliono combinare quei due.

                 Ersilia si alza ed esce a sinistra, perplessa.

Nico:        Mò me vaco a llavà ‘e mmane pur’io.

                 Nico si alza dal tavolo ed esce via a sinistra. Vittorio concerta qualcosa.

Vittorio:  Mò ‘o vaco a spià.

                 Vittorio si alza ed esce a sinistra, fregandosi le mani. Alfonso ha visto tutto.

Alfonso:   Marì, vatte a lavà ‘e mmane.

Maria:     E pecché?

Alfonso:   Vatte a lavà ‘e mmane.

Maria:     Ma…

Alfonso:   Vatte a lavà ‘e mmane, te stongo dicenno.Anze, ce vengo pur’io. Voglio sapé

                 che stanne cumbinanno chilli quatte scieme.

                 I due si alzano in piedi ed escnoo a sinistra.

5. [Tore, poi Cristina e Germano]

                Dall’ingresso (a destra) torna Cristina (con una busta di erboristeria) e Tore.

Cristina: Ma che cosa vuoi a me? Perché mi segui sempre?

Tore:       Signora Cristina, voi mi dovete ascoltare. E’ uno scandalo, una discriminazione, il

                 fatto che non posso cantare nel vostro locale.

Cristina: E chi ti ha mai cacciato?

Tore:       Il vostro cameriere.

Cristina: Germano?

Tore:       Che ne saccio comme se chiamma? E’ chillo che tremma sempe.   

Cristina: Ah, e allora è Germano. E perché ti ha cacciato?

Tore:        Pecché nun le piace comme canto. Ma io sono un maestro della posteggia.

Cristina:   E vabbuò, nun t’arraggià, che te fa male. (Chiama) Germano, vieni qua!   

                  Da sinistra giunge Germano, sempre tremolante. 

Germano: Dite, signora Cristì. 

Cristina:   (Gli lascia la busta) Tieni, questa è crema per i piedi. La devo usare io dopo.

Germano: Va bene.

Cristina:   A proposito, ma i clienti che stavano seduti a quei tavoli che fine hanno fatto?

Germano: E che ne saccio? Chille stanne facénno ‘na muina mai vista.

Cristina:   Ma gli hai preso le ordinazioni?

Germano: Non ancora.

Cristina:   E forza, dai, che se questi se ne vanno, dopo col cavolo che acchiappiamo altri

                   clienti. Questo locale è in decadenza.

Germano: Va bene, io vado dentro.

Tore:         Signora Cristì, ve site scurdata ‘e me.

Cristina:   Ah, già. Ascolta, Germano, tu non devi più cacciare Tore da questo locale.

Germano: Ma chillo canta cu’ ‘o disco. 

Tore:         Nun è ‘o vero.

Germano: E invece sì.

Cristina:   Smettetela, tutti e due! E a te, Germà, ma che te ne ‘mporta comme canta chisto?

                  Quello riceve solo qualche soldo e poi se ne va.

Tore:         Qualche soldo? Io sono un artista vero, non cerco carità. I cantanti che fanno la

                   posteggia sono artisti veri come quelli della televisione, solamente che

                   guadagnano molto di meno perché la vita è ingiusta.

Germano: (Gli fa un applauso ironico) Bravo!

Cristina:    Sì, vabbé, Tore, adesso non ti posso dare retta. Devo andarmi a preparare una

                   asciugamano, perché mi devo mettere la crema per i piedi.A proposito, Germà,

                   nella busta non ci sta solo la crema per i piedi, ma pure la maionese. Porta la

                   crema in bagno e la maionese in cucina.

Germano: Sì, sì, vabbé.

                  Esce via a sinistra tremolante e sbuffando.

Cristina:   E a te, ti raccomando, Tore, rallegra i miei clienti con la tua musica. Capito?

Tore:         Ci mancherebbe.

Cristina:   Bravo! Più tardi passa da me in ufficio, che ti regalo qualche soldino anch’io.

                  Cristina esce via a sinistra.

Tore:         Comm’è gentile ‘a signora Cristina! Quella sarebbe la mia moglie ideale. Già,

                   ma chi me sposa, a me? E’ meglioc he penso a suonare, va’. A proposito, ma

                   addò aggio miso ‘a chitarra? Uh, me l’aggio scurdata ‘ncoppa ‘a panchina.,

                   Speràmme che nun se l’hanne arrubbata! Mannaggia ‘a capa mia.

                   Ed esce via dal locale, a destra. 

6. [Rossella ed Ersilia. Poi dopo Vittorio e Nico. Infine Germano]

                  Da sinistra tornano Rossella ed Ersilia, al solito discutendo.

Rossella:   E che ce facìve pure tu ‘int’’o bagno?

Ersilia:      Ma pecché, ce puo’ trasì sulo tu lloco ddinto?

Rossella:   No, però tu nun te stive lavànno ‘e mmane, te si’ cchiusa ‘int’’o gabinetto e me

                   stive spianno.

Ersilia:      Io? Nenné, ma tu tenìsse ‘e manie ‘e persecuzione?

Rossella:   E invece aggio raggione io: tu e Vittorio site venute a mangià ‘int’a ‘stu

                   ristorante pecché vulìte spià a me e a Nico.

Ersilia:      Ma chi ve sape? Chesta overamente fa! Piuttosto, tu e Nico ci state spiando.

Rossella:   Nuje?

Ersilia:      Sì, pecché tu staje facénno ‘a ruffiana cu’ ‘o autore e regista d’’o programma

                   televisivo. E già, accussì chillo te facésse presentà ‘o posto ‘e Vittorio. Ma

                   ricordati una cosa.

Rossella:   Che cosa?

Ersilia:      Quel programma lo condurrò io.

Rossella:   Ma va’ a magnà, ch’è meglio!

Ersilia:      No, va’ a magnà tu!

Rossella:   E io ce vaco, ‘a faccia toja!

Ersilia:      Sempe ‘a toja!

                  Le due tornano a sedersi ai rispettivi tavoli e si ignorano. Da sinistra tornano

                  Nico e Vittorio, al solito discutendo.

Nico:         E che ce facìve pure tu ‘int’’o bagno?

Vittorio:   Ma pecché, ce puo’ trasì sulo tu lloco ddinto?

Nico:         No, però tu nun te stive lavànno ‘e mmane, te si’ cchiuso ‘int’’o gabinetto e me

                  stive spianno. Anze, si’ sciuliato ‘ncoppo ‘o bordo e si’ gghiuto a fernì

                  direttamente ‘int’’a tazza!

Vittorio:   Io? Nennì, ma tu tenìsse ‘e manie ‘e persecuzione?

Nico:         E invece aggio raggione io: tu e Ersilia site venute a mangià ‘int’a ‘stu ristorante

                  pecché vulìte spià a me e a Rossella.

Vittorio:   Ma chi ve sape? Chisto overamente fa! Piuttosto, tu e Rossella ci state spiando.

Nico:         Nuje?

Vittorio:   Sì, pecché chella sta facénno ‘a ruffiana cu’ te. E già, accussì tu ce facìsse

                  presentà ‘o programma televisivo posto mio. Ma ricordati una cosa.

Nico:         Che cosa?

Vittorio:   Quel programma lo condurrò solo io. E’ nato con me e morirà con me.

Nico:         Si dia il caso che l’autore del programma sono io. E il regista sono sempre io.  

Vittorio:   Ma io sono il conduttore. Faccio gli ascolti.

Nico:         Sì, ma fai gli ascolti grazie al programma.

Vittorio:   Quel programma sarebbe una emerita scemenza senza la mia conduzione.

Nico:         Ma va’ a magnà, ch’è meglio!

Vittorio:   No, va’ a magnà tu!

Nico:         E io ce vaco, ‘a faccia toja!

Vittorio:   Sempe ‘a toja!

                  I due tornano a sedersi ai rispettivi tavoli e si ignorano. Da sinistra entra

                  Germano. Ha un block notes in mano. Va da Vittorio ed Ersilia.

Germano: Signori, volete ordinare?

Vittorio:   (Non lo calcola e parla con Ersilia) Ersì, spia a chilli duje che stanne facénno.

Germano: Signori, che volete mangiare?

Ersilia:      OK, vabbuò. (Senza dare nell’occhio, osserva i movimenti di Nico e Rossella)

Germano: (Comincia a stufarsi) Signori, che volete mangiare?

Vittorio:   Ersì, nun te fa’ vedé.

Ersilia:      Nun te prioccupà.

Germano:(Spazientito) Néh, ma che ve vulìte magnà?

Vittorio:   Oh, e te staje zitto? Nun amme scigliuto ancora niente.

Germano: Ma vuje ve state studianno ‘stu menù ‘a mez’ora!

Vittorio:   E allora fa’ ‘na cosa, puòrtece il codice 01!

Germano: Coperto e servizio?

Vittorio:   No, aggio sbagliato. Puòrtece ‘o codice 02.

Germano: Ketchup e maionese?

Vittorio:   Siente, puòrtece chello che cacchio vuo’ tu, abbasta che te ne vaje!

Germano: E va bene, vi porto quello che mi avete chiesto. Pure per la signorina?

Ersilia:      Sì, sì, ma mò però vatténne!

Germano: (Scrive sul block notes con la mano tremolante, poi…) Con permesso. (Cambia

                   tavolo, va da Nico e Rossella) Signori, volete ordinare?

Nico:         (Non lo calcola, parla con Rossella) Rossé, spia a chilli duje che stanne facénno.

Germano: Signori, che volete mangiare?

Rossella:   OK, vabbuò. (Senza dare nell’occhio, osserva i movimenti di Vittorio ed Ersilia)

Germano: (Comincia a stufarsi) Signori, che volete mangiare?

Nico:         Rossé, nun te fa’ vedé.

Rossella:   Nun te prioccupà.

Germano:(Spazientito) Néh, ma che ve vulìte magnà?

Nico:         Oh, e te staje zitto? Nun amme scigliuto ancora niente.

Germano: Pure vuje? Sentite, mi è venuta un’idea: vi porto quello che mi hanno chiesto   

                   all’altro tavolo, per voi e per la signorina.

Rossella:   Sì, sì, ma mò però vatténne!

Germano: (Scrive sul block notes con la mano tremolante) Con permesso!

                  Ed esce via a sinistra. Intanto i quattro si spiano dai rispettivi tavoli, senza farsi

                   notare da coloro che essi spiano.

7. [Detti, Alfonso e Maria. Poi Germano. Infine Tore]

                  Da sinistra tornano Alfonso e Maria.

Alfonso:    Marì, he’ spiato a chelli ddoje ‘int’’o bagno? 

Maria:      Sì!

Alfonso:    E he’ scattato doje fotografie?

Maria:      Comme, l’aggio scattate ‘e tutte manere: di sopra di sotto, di storto, di profilo…

Alfonso:    Brava, allora caccia ‘a machina fotografica.

Maria:      E chi ‘a tene.

Alfonso:    E allora comme he’ fatto a scattà ‘sti fotografie? 

Maria:      Cu’ ‘o cellulare tuojo.

Alfonso:    E damme ‘o cellulare mio.

Maria:       Impossibile.

Alfonso:    E pecché?

Maria:       Pecché è gghiuto a fernì ‘int’’o gabinetto!

Alfonso:    Ma si’ scema? E nun l’he’ pigliato?

Maria:       E io avessa avuta mettere ‘e mmane ‘int’’o gabinetto? Ma chi schifo!

Alfonso:    Cretina! Mò ‘o vaco a piglià io.

Maria:       E’ inutile, nun perdere ‘o tiempo: è trasuto proprio ‘int’’o gabinetto.

Alfonso:    Mannaggia ‘a miseria, aggio perzo tutt’’e fotografie ch’aggio fatto primma.

Maria:       E tu che vvuo’ ‘a me? Chillo m’è scappato ‘a mana.

Alfonso:    Menu male che chillu cellulare era viecchio. Jamme a magnà, ch’è meglio.

                  I due si accomdoano di nuovo al tavolo.

Maria:      Ma ‘stu cameriere quanno vene a se piglià l’ordinazione?

Alfonso:    Mò ‘o chiammo io. (Rudemente) Cameriere! E gghiamme bello, jamme!

                  Da sinistra, tutto tremolante e col block notes, torna Germano.

Germano: Ch’è succieso?

Alfonso:    Vulìmme ordinà. Che ce magnamme, Marì?

Maria:       Boh! A me me pare che nun me piace proprio niente.

Alfonso:    Facìmme accussì: noi siamo due PIP! E quindi, cameriere, portaci le stesse cose

                   che hanno ordinato i clienti PIP degli altri tavoli.

Germano: (Segna sul block notes) Mò vi porto da bere e poi vi arriva da mangiare.

                   Fa l’inchino e poi esce a sinistra. I sei confabulano. Intanto dall’ingresso a

                   destra entra Tore,  con la chitarra in mano dalla parte senza le corde. Si guarda

                   in sala se ha campo libero Quindi entra ed aziona qualcosa sul proprio fianco e

                   parte un leggero sottofondo di chitarra con una voce che canta un classico

                   napoletano. Gira tra i tavoli, cantando in playback. Nessuno lo calcola.

Vittorio:    Ersì, che stanne cumbinano, chilli duje?

Ersilia:      Nun ‘o ssaccio, nun riesco a vedé. Ce stanne doje perzone annanzo che me

                   coprono ‘a visuale.

Vittorio:    E allora fa’ ‘na cosa: fa’ apposta che te cade ‘na furchetta annanzo ‘o tavolo

                   lloro e vall’a piglià.

Ersilia:      Niente di meno? Ma da qui a lì ci saranno perlomeno cinque metri.

Vittorio:    E con ciò? Va’, muòvete!

Ersilia:      (Seccata) Insomma, basta! Mi sono scocciata di questa storia. (Si alza in piedi)

                   Se vuoi spiare a quei due, vacci da solo!

                   Ersilia esce dal locale, a destra.

Vittorio:    (Si alza in piedi) No, Ersì, tuorne ccà. Tu me sierve ancora!

                   La rincorre fuori locale. Tore si avvicina ad Alfonso e Maria che lo ascoltano.

                   Invece Nico e Rossella commentano Vittorio ed Ersilia.

Rossella:    Hai visto, Nico? Lei è andata via arrabbiata.      

Nico:          Chissà perché? Ma scusa, tu non potevi sentire che cosa dicevano?

Rossella:    Nico, ma io mi voglio godere questa cena in pace. Che me ne frega di quei due?

Nico:          Tu vuoi sampre condurre la trasmissione che conduce Vittorio?

Rossella:    E certo.Però me songo sfastriata ‘e fa’ tutta ‘sta tarantella. Basta! (Si alza in

                   piedi) Io mi immaginavo di mangiare qui e poi di andare a letto con te. Ma si

                   vede che a te interessano altre cose.E allora magna tu sulo!

                   Si avvia a destra, ma trovandosi davanti Tore, lo spinge via (e si incaglia la

                   musica), poi lei esce da locale.

Tore:         ‘Int’e ccorne ca tiene! (Dà un colpo al marchingegno che produce musica, la

                   canzone riprende fluida e lui torna da Alfonso e Maria)

Nico:         (Si alza in piedi) Aspetta, tesoro!

                   Si avvia a destra, ma trovandosi davanti Tore, lo spinge via (e si incaglia la

                   musica), poi lui esce da locale.

Tore:         Puzzate passà ‘nu guajo tutt’e dduje!  

                  Dà un colpo al marchingegno che produce musica, la canzone riprende fluida e

                   lui torna da Alfonso e Maria. Quando termina il pezzo, i due lo applaudono.

Maria:       Bravo, bravo! Si’ proprio bravo.

Alfonso:    Siente ‘na cosa, amico mio, t’ggia fa’ ‘na richiesta.

Tore:         Dimme, dimme.

Alfonso:    Vuo’ ‘mparà a sunà ‘a chitarra a mia moglie?

Tore:         Eh, io?

Alfonso:    E tu ‘a saje sunà accussì bello. Me pare proprio ‘nu disco!

Tore:         Embé, nun ce vengo maje cchiù a sunà ‘int’a ‘stu locale! E’ troppo complicato!

                  Esce via a destra, imbronciato. I due si guardano perplessi. Intanto, da sinistra,

                  Germano porta da bere ai tavoli (vuoti) di Vittorio, Nico, Rossella ed Ersilia.

Maria:       Ma che d’è? Chillo sta purtànno ll’acqua all’ati tavule e a nuje no?

Alfonso:    Senti, amico, ma il nostro abbeveraggio non ce lo porti?

Germano: L’abbeveraggio? E che stamme ‘int’’a stalla?

Alfonso:    Tu dovevi portare da bere prima a noi che stiamo prima di loro, che poi se ne

                   sono pure andati.

Germano: E vabbuò, mò ve servo subito.

                   Prende le quattro bottiglie lasciate sugli altri due tavoli e le porta tutte ad

                   Alfonso e Maria. Poi commenta ironicamente.

                   Vabbuò? Mò site cuntente? Jamuncenne!

                   Esce via a sinistra.

Maria:       Comm’è scustumato chillu cameriere!

Alfonso:     Ma che me ne ‘mporta? Io me moro ‘e famme.

Maria:        Embé, e t’ha purtato ll’acqua.

Alfonso:     E che me magno, ll’acqua?

Maria:        Uff, comme si’ difficile!

                    I due si versano l’acqua e restano silenziosi.

                   

Scena Ultima. [Cristina e Paolo Cialtron, e tutti gli altri]

                   Da sinistra torna Cristina tenendo i piedi nudi sulle ciabatte che trascina a

                    terra, mentre cammina.

Cristina:    Mamma mia, che bellezza, chesta crema p’’e piede! (Nota solo Alfonso e

                   Maria) Scusate, e gli altri?

Alf&Mar: Boh!

Cristina:    Mah! A proposito, ma voi state mangiando bene?

Alfonso:    Certamente, quest’acqua è buonissima!

Maria:       Complimenti!

Cristina:   (Imbarazzata) Ehm… grazie!

                   Da destra entra il mago Paolo Cialtron.

Cialtron:   Signore e signori, il grande mago Cialtron vi stupirà coi suoi numeri di magia.

                   (Osserva i piedi di Cristina) Ma che ve site misa ‘ncoppa ‘e piede?                 

Cristina:    Crema lenitiva per i calli e le vesciche.

Cialtron:   Comme puzza!    

Cristina:    Effettivamente! Ma voi non venite più a fare i giochi di magia nel mio locale?

Cialtron:   Certo che vengo, ma spesso mi capita il vostro cameriere che mi caccia sempre.   

Cristina:    Pure a voi? Venite con me, adesso lo mortifico davanti alla vostra persona.

Cialtron:   Ma no, non mi pare il caso.     

Cristina:   Ma scherzate? Nel mio locale nessuno deve cacciare a nessuno. Seguitemi. 

                  Escono a sinistra. Da destra (ingresso) torna Vittorio che ha convinto Ersilia.  

Vittorio: Hai capito, Ersilia? Non te la devi prendere.   

Ersilia:   Ma io non voglio perdere tempo dietro a quei due. Che me ne frega di loro?

Vittorio: Hai ragione. Basta, non li calcoliamo più.

Ersilia:   Meno male che tra poco condurrò io la trasmisisone.

Vittorio: ‘Nu mumento, e io che fine faccio?

Ersilia:   E che me ne ‘mporta? L’importante è che ci sto io.

Vittorio: Ma che discorsi sono? Al massimo ti posso far ottenere un posto da valletta.

Ersilia:   Nient’affatto.Sarai tu il mio valletto. 

Vittorio: Ersì, ma tu hai capito chi sono io? Il grande Vittorio Neri! 

Alfonso:  (Si alza e si pone tra i due) Scusate se interrompo, ma a questo punto mi

                 propongo pure io per condurre la trasmissione “Andiamo al dunque”!       

Ersilia:   Sei arrivato tardi!

Vittorio: Infatte! Ogni tanto ce sta coccheduno che vo’ condurre ‘a trasmissiona mia.  

Alfonso:  ‘A trasmissiona toja? Ma pecché, te l’ha’ accattata?       

Vittorio: No, ma ho fatto anni di gavetta per poterla condurre. Voi invece siete i classici

                personaggi che appaiono una sola volta in televisione e si pensano che già sono

                qualcuno. Come tanti. Troppi!

Ersilia:   Ma oggi funziona così, caro mio.

Alfonso: E poi sei stato tu che mi hai voluto far fare la trasmissione con te.        

Vittorio: Ma io t’aggio fatto sulo raccuntà ‘na storia d’’a vita toja. E questo non vuol dire

                essere diventato un personaggio di successo.  

Alfonso: (Perplesso) No?  

Vittorio: E certamente.

Alfonso: (Deluso, si siede al proprio tavolo) Marì, he’ ‘ntiso?Io non diventeròun PIP!    

Vittorio: VIP!

Alfonso:  Appunto!

Maria:    E che te ne ‘mporta? Magnàmme ‘a faccia lloro!

Alfonso:  Ma sì, Marì!

                I due si prendono per mano, amorevolmente.

Ersilia:   (Intenerita) Hai visto come sono bellini?  

Vittorio: E già.

                Mentre i due ammirano Alfonso e Maria, Da destra (ingresso) torna Nico che ha

                convinto Rossella.  

Nico:       Hai capito, Rossella? Non te la devi prendere.   

Rossella: Ma io non voglio perdere tempo dietro a quei due. Che me ne frega di loro?

Nico:       Hai ragione. Basta, non li calcoliamo più.

Rossella: Meno male che tra poco condurrò io la trasmisisone.

Nico:       ‘Nu mumento, io nun aggio deciso ancora niente. Vittorio che fine fa?

Rossella: E che me ne ‘mporta? L’importante è che ci sto io.

Nico:       Ma che discorsi sono? Al massimo ti posso far ottenere un posto da valletta.

Rossella: Nient’affatto.Sarà lui il mio valletto. 

Vittorio: (Interviene) Che cosa? Rossé, ma tu hai capito chi sono io? Il grande Nico Neri! 

Rossella: E salutame a soreta!

Nico:       Ah, vuje state ccà? Insomma, l’avete smessa di spiarci?

Ersilia:   Nuje? Guarda, che ci spiavate voi.

Rossella: Ma che faccia tosta che tene chesta!

Vittorio: Basta! E va bene,io ed Ersilia vi spiavamo, ma il colpevole sono io. E sì, perché

                  in realtà io non volevo uscire con Ersilia… ma con te, Rossella!     

Ersilia:     Che cosa? E che si’ asciuto a ffa’ cu’ me?

Vittorio:   E che ne saccio?  

Nico:         Un momento, ma Rossella è uscita con me perché stiamoprogrammando cose da

                  coppia che sta insieme e si vuole bene.     

Rossella:   Ma chi te l’ha ditto? Lo ammetto anche io che non volevo uscire con te, bensì

                  con Vittorio. A prescindere dal fatto se condurrò o meno la trasmissione.    

Ersilia:     Embé, saje che te dico? (Si mette sotto braccio a Nico) A Nico m’’o piglio io!

Rossella:   (Si mette sotto braccio a Vittorio) E io me piglio a Vittorio.

Nico:         Inzomma, chillo ch’è rimasto fregato, songh’io!   

Ersilia:     In che senso?  

Nico:         No, no, niente. Io dicésse: ma che ce ne ‘mporta? Assettàmmece e magnàmme.  

Vittorio:   Ma sì, io me moro ‘e famme!  

Rossella:   E pur’io!

Ersilia:      Io ‘o ddoppio ‘e vuje!

                   I quattro tornano a sedersi, ma stavolta cambiano le coppie: al tavolo di

                   Vittorio si siedono lui e Rossella, al tavolo di Nico si siedono lui ed Ersilia.

Vittorio:   Cameriere, portaci da mangiare!  

                  Da sinistra entra Germano, con un fagotto in mano, tutto tremolante.

Germano: E vabbé, che ci vuoi fare?

Nico:         Uhé, cameriere, ma ci vuoi portare da mangiare?

Germano: Mi dispiace, ma la cosa non è più affare mio. Sono stato licenziato.Da oggi mi

                   metterò a fare i giochi di prestigio con le carte.  

                   Ed esce via a destra.

Vittorio:   ‘Nu mumento, ma allora si nun è cchiù isso ‘o cameriere, a nuje chi ce ‘o porta

                  ‘o magnà?

                   Da sinistra entra Paolo Cialtron in vece da cameriere, con due piatti in mano.

Cialtron:   I piatti sono pronti!

Nico:          Ma chisto nun è ‘o mago?    

Cialtron:   Ex! (Posa i piatti sul tavolo di Vittorio e Rossella) E’ meglio a ffa’ ‘o cameriere!

                   (Si avvia a sinistra) E’ un lavoro sicuro, non è come quello che facevo io.

                   Ed esce via. Vittorio e Rossella osservano perplessi ciò ch hanno nel piatto.

Vittorio:    Ma che d’è ‘sta rrobba gialla e ‘sta rrobba rossa?

Rossella:    Ma che caspita hai ordinato?

Vittorio:    Il codice 02! Aggia domandà ‘o cameriere che rrobba è.

                   Da sinistra entra Paolo Cialtron in vece da cameriere, con due piatti in mano.

Cialtron:   Altri due piatti! (Serve Alfonso e Maria)

Alfonso:     Ma che d’è ‘sta munnezza?

Cialtron:   Io non c’entro niente.

Vittorio:    Cameriere, ma che cos’è questo codice 02?

Cialtron:   E che ne saccio?

                   Ed esce via a sinistra.

Maria:       A uocchio e croce, pare ketchup e maionese!

                   Da sinistra entra Paolo Cialtron in vece da cameriere, con due piatti in mano.

Cialtron:   Gli ultimi piatti sono pronti! (Serve Nico ed Ersilia) Buon appetito!

                   Cialtron esce a sinistra.

Nico:          Sapìte che ve dico? Che me ne ‘mporta che rrobba è? Io tengo famme e magno!

Rossella: Pur’io!

                Tutti mangiano, mentre da sinistra giunge Cristina (sempre in ciabatte)

Cristina: Allora, è di vostro gradimento il pranzo?

Vittorio: No, fa schifo, però ce ‘o magnàmme ‘o stesso, pecché ce murìmme ‘e famme!

Cristina: Ma… che state mangiando?

Rossella: Codice 02!

Cristina: Che cosa?Ketchup e maionese?

Alfonso:  Ma pecché, ‘sta rrobba gialla fosse maionese? A me me pare ‘a crema p’’e piede!

Cristina: (Dubbiosa) Che cosa? Un momento, adesso ho capito perché la crema dei miei  

                 piedi sa di maionese! 

Alfonso:  Ma pecché, avìte assaggiato ‘o pede vuosto?

Cristina: E certamente! Quindi Germano si è sbagliato. E così, se sui miei piedi ho messo

                 la maionese… questo vuol dire che voi state mangiando…

Vittorio:  ‘A crema p’’e piede! Chi schifo! Jamme ‘int’’o bagno!

                 I sei balzano subito in piedi e corrono via a sinistra. Cristina è perplessa.

Cristina: E’ meglio che me ne fujo, va’!

                Ed esce via a destra.

FINE DELLA COMMEDIA

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