Il tacchino

ATTO PRIMO

IL TACCHINO

Tre atti brillanti

di

GEORGES FEYDEAU

Personaggi:

VATELIN

LUCIANA VATELIN, sua moglie

GIOVANNI, maggiordomo

PONTAGNAC

CLOTILDE PONTAGNAC, sua moglie

SOLDIGNAC

MEGGY SOLDIGNAC, sua moglie

REDILLON

GIROLAMO, domestico

PINCHARD

SIGNORA PINCHARD

ARMANDINA

IL DIRETTORE

CLARA, cameriera

VITTORIO, valletto

IL COMMISSARIO

Viaggiatori, gendarmi

ATTO PRIMO

A Parigi, in casa Vatelin. Salotto elegante. Porta nel fondo. Due porte a destra e due a sinistra. Mobili a piacere. Allalzarsi del sipario, la scena rimane vuota un istante. Subito si odono rumori nel fondo e Luciana, in abito da passeggio) col cappello un po di traverso sul capo, irrompe nel salotto, come spaventata.

LUCIANA (entra rapida e fa per chiudere la porta dietro di s, ma non arriva in tempo a impedire che un bastone, introdotto da persona che non si vede, rimanga tra il battente e lo stipite. Si sforza inutilmente di chiudere la porta) Ah, mio Dio!... Andate via, signore! Andate via!

PONTAGNAC (cercando di spingere avanti la porta, che Luciana, alla sua volta, spinge indietro) Signora!... Signora!... ve ne supplico.

LUCIANA No, no!... Ma che modi strani!... (Gridando, mentre lotta sempre contro la porta) Giovanni, Giovanni!... Rosina! Dio, non c nessuno!

PONTAGNAC Signora, Signora!

LUCIANA No, no!

PONTAGNAC (che ha finito per entrare) Signora, vi scongiuro, ascoltatemi.

LUCIANA E una violenza, la vostra... Vi impongo di uscire.

PONTAGNAC Non abbiate timore, signora, non voglio farvi del male, tuttaltro! (Si avvicina a lei).

LUCIANA (ritraendosi) Ma siete pazzo, voi?!

PONTAGNAC S, signora, lavete detto: sono pazzo... di voi e per voi... Quel che ho fatto audace... dite pure, indegno di un gentiluomo.., ma non me ne importa!... So una cosa soltanto: che vi amo, e che tutti i mezzi mi paiono buoni per giungere a voi.

LUCIANA Signore, io non posso ascoltarvi pi oltre... Andate via!

PONTAGNAC Tutto, signora, ma andarmene, no! Vi ripeto che vi amo. M bastato vedervi; stato come un colpo di fulmine per me! Da otto giorni, seguo i vostri passi... e voi ve ne siete accorta.

LUCIANA Nemmeno per sogno!

PONTAGNAC Via, confessatelo. Una donna si accorge sempre dessere seguita.

LUCIANA Sciocco!

PONTAGNAC Dite, piuttosto, osservatore.

LUCIANA In fin dei conti, signore, io non vi conosco.

PONTAGNAC Nemmeno io... e ci mi spiace a tal punto, che voglio far cessare questo stato di cose ormai poco conveniente anche per voi...

LUCIANA ~ Ma signore, finitela.

PONTAGNAC Ah, Margherita!

LUCIANA _(dimenticandosi) Luciana... Se vi piace.

PONTAGNAC Grazie... Ah, Luciana!

LUCIANA Ma signore, vi proibisco... Chi vi ha permesso?

PONTAGNAC Scusate, siete stata voi a dirmi come vi dovevo chiamare.

LUCIANA Per chi mi prendete?

PONTAGNAC Per me... se mi sar possibile!

LUCIANA Sono una donna onesta, io!

PONTAGNAC Tanto meglio! Adoro le donne oneste: sono proprio il mio genere.

LUCIANA Badate, signore: io volevo evitare uno scandalo, ma poich voi non volete andarvene a nessun costo, chiamer mio marito.

PONTAGNAC Oh! Avete marito?

LUCIANA Per servirvi.

PONTAGNAC Ebbene, lasciamo quellimbecille da parte!

LUCIANA Imbecille mio marito?!

PONTAGNAC I mariti delle donne che ci piacciono sono sempre imbecilli!

LUCIANA (risalendo la scena) Va bene: adesso vedrete come vi tratter quellimbecille!... Per lultima volta: volete uscire?

PONTAGNAC Adesso meno di prima!

LUCIANA (si avvicina alla porta di destra e chiama) Crpino, Crpino!

PONTAGNAC Oh, che brutto nome!

LUCIANA Sar sempre pi bello del vostro!... Crpino!

VATELIN Mi hai chiamato, cara? (Riconoscendo Pontagnac) Oh, Pontagnac! Voi qui? Caro Pontagnac!

LUCIANA Oh!

PONTAGNAC (a voce alta) Caro Vatelin!

VATELIN Come va?

PONTAGNAC Benissimo!

LUCIANA (tra s) Lo conosce?!

PONTAGNAC Guarda, guarda che bella improvvisata!

VATELIN Che bella improvvisata? Siete in casa mia: era logico trovarmici.

PONTAGNAC Gi... No... Volevo dire: Oh, che bella improvvisata vi ho fatta! .

VATELIN Questo, s!

LUCIANA Che faccia tosta!... (A Vatelin) Come, tu conosci il signore?

VATELIN Altro che!

PONTAGNAC (atterrito) S, s egli mi... io lo...

(Perdendo la testa cava un napoleone di tasca e lo mette nelle mani di Luciana) Tenete... prendete... e non dite nulla, per carit!

LUCIANA (sbalordita) Un napoleone a me?!

VATELIN Oh! cosa avete?

PONTAGNAC Io?... nulla!

VATELIN Caro amico! Non potete credere quanto vi sono grato.. io, che avevo deposto ogni speranza di vedervi in casa mia! e me lo avevate promesso tante volte!

LUCIANA Davvero, tu non potrai mai ringraziare abbastanza il signore dessere venuto... com venuto! (ironicamente).

VATELIN (mentre Pontagnac si profonde in saluti, mal celando il suo turbamento) Soprattutto, quando meno me lo aspettavo.

PONTAGNAC Oh, grazie, grazie. Caro Vatelin... Signora!

VATELIN Adesso, che ci penso: voi non conoscete mia moglie... (Presentandoli) Luciana, uno dei miei buoni amici; Pontagnac, mia moglie!

PONTAGNAC Signora!

VATELIN Veramente, io non so se non sia stata unimprudenza presentarti Pontagnac.

PONTAGNAC e LUCIANA Perch?

VATELIN Eh! un uomo cos pericoloso! un peccatore impenitente, un Don Giovanni di quella sorta!... Tu lo conosci, Luciana. Egli non pu vedere una donna, senza farle la corte... le desidera tutte, lui!

LUCIANA (con aria motteggiatrce) Tutte?... Ah, ah! Questo non lusinghiero per nessuna.

PONTAGNAC Oh, signora! Suo marito esagera...

LUCIANA Bella delusione per una donna che s potuta credere la preferita, e finisce per accorgersi ch stata soltanto... sommata alle altre.

PONTAGNAC Vi ripeto, signora, ch una calunnia..

LUCIANA Oh, confesso che, se io fossi una di quelle tutte non ne andrei altera, no, davvero!... Ma sedete, signore. (Siede sul canap, vicino al camino).

PONTAGNAC (tra s mentre siede sul canap) Non c dubbio: mi prende in giro.

VATELIN (sedendo) Dite, Pontagnac: mi pare che mia moglie vi punzecchi.

PONTAGNAC Pare anche a me!

LUCIANA Bisogna, poi, che voi altri uomini abbiate una ben triste opinione di noi, a giudicare dal modo con cui taluni di voi ci trattate. Passi per quelli che ci corteggiano: sempre una prova di deferenza!Ma ve ne sono pure che sperano di prenderci dassalto... per esempio, seguendoci per la strada.

VATELIN Chi segue una signora per via, non pu essere che un bellimbusto, un imbecille o un borsaiolo.

LUCIANA (molto cortesemente, a Pontagnac) Scegliete!

PONTAGNAC (imbarazzato) Ma, signora, io non capisco perch vi rivolgiate a me.VATELIN Oh! Mia moglie parla in generale.

LUCIANA Gi!

PONTAGNAC Volevo ben dire!

LUCIANA _Ebbene, io non la penso come voi su tale argomento. A me pare che, se fossi uomo, siffatto metodo di conquista non mi garberebbe... Perch, una delle due: o la signora non ne vorrebbe sapere, e io rimarrei con le pive nel sacco: bel gusto! o mi lascerebbe fare, e ci mi toglierebbe subito ogni desiderio di lei.

PONTAGNAC Giustissimo!

LUCIANA S, ma pare che non tutti gli uomini la pensino cos. Almeno a giudicare da un certo tale che si ostina a seguirmi!

PONTAGNAC (tra s, sulle spine) E dalli!

VATELIN (alzandosi e andando verso sua moglie) Qualcuno ti segue?

LUCIANA Tutti i giorni!

PONTAGNAC (alzandosi e venendo in avanti) Dite un po: se parlassimo daltro? Mi pare che questo discorso

VATELIN (avvicinandosi a lui) Tuttaltro! Mimporta di venirne a capo. Pensate: un uomo cheosa seguire mia moglie!

PONTAGNAC Oh, non sar stato lui a seguirla: sar stata lei, per combinazione a precederlo!

LUCIANA Vi posso assicurare di no: lui che misegue sempre.

PONTAGNAC Con tanta discrezione!

VATELIN Che ne sapete voi? Un uomo che segue una signora sempre un indiscreto!... Ma tu, perch non mi hai avvisato subito?

LUCIANA_ A che pro? Quel signore mi pareva cos poco pericoloso!

VATELIN Sia pure... Ma, almeno, avresti dovuto cercare di sbarazzartene. Alla fin fine, devessere noioso avere sempre un uomo alle calcagna!

LUCIANA Altro che noioso!

VATELIN Daltra parte, umiliante per me!... Bisognava., che so io... prendere una carrozza... entrare in una bottega...

LUCIANA Lho fatto: sono entrata in una pasticceria, ma entrato anche lui.

VATELIN Cara mia, quando un uomo vi segue, non si entra in una pasticceria; si va piuttosto da un gioielliere... Perch non hai fatto cos?

LUCIANA Ho fatto anche questo, ma il mio inseguitore mi ha aspettata sulla porta.

PONTAGNAC (tra s) Non si sa mai!

VATELIN Non c che dire: ostinato e furbo, luomo. (A Pontagnac) Ma inconcepibile, amico mio, che a Parigi vi siano tanti maleducati.

PONTAGNAC Oh, maleducati... Dite, piuttosto... Se parlassimo daltro?

VATELIN In tal modo un marito non pu lasciare uscire sua moglie sola, senza esporla alle impertinenze di un mascalzone! (Luciana si alza e va a sedersi sul pouf).

PONTAGNAC (furioso) Vatelin!

VATELIN Cosa?

PONTAGNAC (reprimendosi) Voi andate troppo oltre, adesso!

VATELIN Ma che troppo! Ah! Vorrei che mi venisse tra i piedi quel bellimbusto!

LUCIANA (seduta sul pouf) Davvero? Non poi tanto difficile... Non vero, signor Pontagnac?

PONTAGNAC Eh? Che ore sono?

VATELIN Come? Pontagnac lo conosce?

LUCIANA Altro che! Via, diteci il suo nome, signor Pontagnac.

PONTAGNAC (sulle spine) Ma, signora, come volete che io...?

LUCIANA Vi aiuter io: si chiama Ponta... Ponta... Su, continuate... Ponta... ch? PONTAGNAC Pontach!

LUCIANA No... Pontagnac!

VATELIN Voi?

PONTAGNAC (sforzandosi di ridere) Ma s, s... e vero! eh! eh! ero io!

VATELIN (scoppiando dalle risa) Ah! ah! Mattacchione!

PONTAGNAC Ma, capirete bene... io sapevo con chi avevo a che fare... Sapevo chera la signora Vatelin... Allora, mi sono detto: Voglio metterla un po in imbarazzo... far mostra di seguirla.

LUCIANA Facevate mostra?!

PONTAGNAC Dicevo: sar una bella sorpresa per lei il giorno in cui ci troveremo faccia a faccia in casa di suo marito!

VATELIN Frottole!... Voi non sapevate nulla... Questo vi insegner a seguire le signore!... Volevate, forse, far cascate una moglie, e, invece, v cascato addosso il marito! La lezione meritata!

PONTAGNAC Ebbene, s, lo confesso... Non me ne volete, per?

VATELIN Io? Nemmeno per sogno!... So bene che siete un amico, e perci... E, poi, io sono sicuro di mia moglie... Daltra parte, in queste faccende, un marito ridicolo, quando non sa... Poniamo che io non avessi saputo: voi seguendo mia moglie avreste potuto sapere chi ; incontrandomi avreste potuto sapere chio sono suo marito; ebbene, in questo caso, davanti a voi, io avrei fatto la figura di un imbecille... Nel vostro caso, no; voi sapete che io so; io so che voi sapete chio so; noi sappiamo che noi sappiamo che sappiamo, e allora.., non me ne importa niente: non faccio pi la figura di un imbecille!

PONTAGNAC Gi!

VATELIN Piuttosto, la cosa deve seccare a voi.

PONTAGNAC A me?

VATELIN Gi, secca sempre di aver preso un granchio!

PONTAGNAC Nel mio caso, no; poich mi ha procurato il piacere di incontrarvi.

VATELIN Il piacere mio.

PONTAGNAC Siete molto gentile.

VATELIN Niente affatto.

LUCIANA (tra s) Come sono carini tutte due... (A voce alta) Io sono veramente felice di essere stata lanello di congiunzione tra noi.

VATELIN Ora, rimane una sola cosa da fare: chiedere scusa a mia moglie.

PONTAGNAC (avvicinandosi a Lu.ciana) Signora, mi sento molto colpevole.

LUCIANA Via, tutti uguali, voi scapoli.

VATELIN Scapolo, lui? Ma ammogliato!

LUCIANA Possibile?!

PONTAGNAC S, signora.

LUCIANA Ammogliato?! Voi siete ammogliato?! Ma vergognoso.

PONTAGNAC Vi pare?

LUCIANA Vergognoso la parola. E come mai?

PONTAGNAC Cosa volete?... Lo dovete sapere anche voi... Un bel giorno ci si incontra al municipio... non si sa come, per forza delle cose. Il sindaco ci fa delle domande. Si risponde s... cos... perch c gente che aspetta... e poi, quando tutti se ne sono andati, ci si accorge dessere marito e moglie... e si tratta di tutta la vita!

LUCIANA Davvero voi non meritate scuse!

PONTAGNAC Perch ho preso moglie?

LUCIANA Perch, avendo moglie, vi comportate in questo modo... Ma cosa ne dice la signora Pontagnac?

PONTAGNAC Vi confesso chio non ho labitudine di metterla a parte dei fatti miei.

LUCIANA Fate benissimo. Ma se credete che il vostro modo di procedere sia onesto... Vi parrebbe indelicato, non vero, intaccare anche menomamente la sostanza di vostra moglie? Ma quando si tratta di quellaltro bene, che pure le appartiene, che le dovuto, che fa parte del patrimonio sociale, la fedelt coniugale, ah, questo non lo risparmiate; tuttaltro!... Chi ne vuole un bocconcino? Avanti, avanti, la prima venuta! Ce ne rimarr sempre abbastanza! E cos, sbocconcella di qua, sbocconcella di l: cosa vimporta? tanto, vostra moglie che paga! Vi sembra onesto questo?

PONTAGNAC Dato che io sono abbastanza ricco da poterne sostenere le spese, mi pare che...

LUCIANA Vi pare?!

PONTAGNAC Poniamo che Rothschild...

LUCIANA Innanzi tutto, voi non siete Rothschild o, se lo siete stato, ormai non lo potete essere pi.

PONTAGNAC Che ne sapete voi?

VATELIN E un po severa mia moglie con voi!

LUCIANA Ammettiamo pure che lo siate ancora. Ma si tratta di beni che non vi appartengono pi. Voi li avete ceduti a vostra moglie, e non potete disporre di un capitale che avete alienato.

PONTAGNAC Scusate... Il capitale, io non lo tocco: vi assicuro ch intatto!... Vi vorreste negare anche il diritto di spendere un po delle rendite? Notate che, per contratto, io ho lamministrazione dei beni... Ora, purch abbia impiegata la maggior parte in rendita dello Stato, non poi male che faccia qualche impiego in valori esteri.

LUCIANA Quando uno ammogliato, deve fare soltanto impieghi da buon padre di famiglia.

PONTAGNAC Signora, io non ho figli. Del resto, voi parlate come un notaio.

LUCIANA S, ma vorrei vedere cosa direste, se vostra moglie facesse altrettanto!

PONTAGNAC Siamo giusti: non uguale.

LUCIANA (alzandosi e venendo verso la ribalta) Gi! Non uguale. Per voi uomini non mai la stessa cosa... Meritereste che vostra moglie andasse un po anche lei a sprecare i beni comuni alla roulette,...

VATELIN Bada, Luciana: darai ai nervi a Pontagnac, se continuerai a fargli la morale. (Pontagnac va a poggiare un ginocchio sul pouf e ascolta).

LUCIANA Oh, non parlo per lui. Per te, piuttosto, dato il caso che ti saltasse il ticchio di seguire lesempio del signor Pontagnac.

VATELIN Io? Ma no, cara.

LUCIANA Non si sa mai. Bada, per, che te ne verrebbe male. Perch, sai pure, con me la cosa andrebbe per le spicce.

PONTAGNAC (con gioia mal dissimulata, lascia il pouf) Veramente?

VATELIN Pare che vi faccia piacere?!

PONTAGNAC A me? Nemmeno per sogno... Ho detto: Veramente! cos, come avrei detto: Oh, non possibile! .

LUCIANA Io non conosco la signora Pontagnac, ma la compiango.

PONTAGNAC A me lo dite? Vi assicuro che la compiango anchio ogni volta che la tradisco.

LUCIANA Allora la compiangerete spesso.

VATELIN E ora che conoscete la strada di casa mia, amo sperare che ci condurrete la signora Pontagnac. Mia moglie ed io saremmo felici di conoscerla.

PONTAGNAC (tra s) Mia moglie! Ah, no. (A voce alta) Grazie, grazie. Anche mia moglie ed io saremmo felici.., ma, disgraziatamente, non possibile.

VATELIN e LUCIANA Perch?

PONTAGNAC Povera donna! E piena di reumatismi.~

VATELIN e LUCIANA Davvero?

PONTAGNAC Figuratevi! E sempre inchiodata in casa... tuttal pi, nelle giornate di gran sole, esce in una carrozzella spinta a mano.

VATELIN Poveretta; non lo sapevo; scusate...

LUCIANA Che sventura!

VATELIN Peccato, davvero! Ma andremo noi a vederla, se permettete.

PONTAGNAC Figuratevi!

VATELIN Dove abita?

PONTAGNAC A Cannes.

VATELIN Diavolo! E un po lontano.

PONTAGNAC Ci sono treni diretti... I medici le hanno prescritto il mezzogiorno, per la sua salute.

LUCIANA Peccato!

GIOVANNI (entrando) Signor padrone, c di l una persona che ha portato un quadro. VATELIN Ah, il mio Corot . Ho comperato un Corot .

PONTAGNAC S?

VATELIN Lho pagato seicento franchi.

PONTAGNAC Non caro. E firmato?

VATELIN E firmato Poitevin , ma il negoziante mi garantisce che la firma falsa... Io far togliere Poitevin, e rimarr un Corot . (A Giovanni) Va bene, fatelo passare nello studio... Permettete un momento: sbrigo il negoziante e sono subito da voi... Voglio anche farvi vedere i miei quadri: voi siete uomo di gusto e tengo al vostro giudizio.

PONTAGNAC Con piacere. (Vatelin esce dalla prima porta di destra).

LUCIANA Sedete.

PONTAGNAC Non vi faccio pi paura, adesso? (Sedendo) Vi devo essere sembrato molto ridicolo.

LUCIANA (sorridendo) Vi pare?

PONTAGNAC Mi pare che mi burliate.

LUCIANA Ditemi un po: cosa speravate da me, per seguirmi con tanta insistenza? PONTAGNAC Oh, Dio! speravo ci che ogni uomo spera dalla donna che segue, quando non sa chi sia.

LUCIANA Siete sincero, non c che dire!

PONTAGNAC Se vi avessi detto che vi seguivo per chiedervi ci che pensate di Voltaire, probabilmente non mi avreste creduto.

LUCIANA Incominciate a divertirmi... Ditemi unaltra cosa: il vostro metodo vi procura qualche fortuna? C veramente qualche signora che...

PONTAGNAC Ce n: possiamo calcolare il trentatr per cento.

LUCIANA Oggi, per, siete cascato male: vi capitata una delle altre sessantasette per cento.

PONTAGNAC Non parliamone pi... Se sapeste a quanto ne sono pentito. Ma cosa volete? una vera disgrazia un temperamento come il mio. E pi forte di me: io ho la donna nel sangue.

LUCIANA Il sindaco ve ne ha pur data una.

PONTAGNAC Una. Mia moglie. S, una donna graziosa, ma lo per me da troppo tempo. E un romanzo che ho sfogliato cos spesso!

LUCIANA Tanto pi che non deve essere molto comodo voltarne le pagine.

PONTAGNAC -Perch?

LUCIANA I reumatismi!

PONTAGNAC Che reumatismi?

LUCIANA Lavete detto voi...

PONTAGNAC Gi, vero. Dunque, con una moglie piena di reumatismi, quando la provvidenza mette sul vostro cammino una creatura squisita...

LUCIANA Basta, adesso! Speravo che io scherzo fosse finito.

PONTAGNAC Allora, confessatelo francamente: voi amate un altro.

LUCIANA Ma sapete che la vostra impertinenza passa ogni limite? Dunque, voi non ammettete che una donna possa essere moglie fedele? Se vi resiste, vuoi dire, per voi, che ama un altro. Non trovate altra ragione alla sua onest?... Ma che genere di donne avete avvicinato, finora? (Siede sul divano).

PONTAGNAC (sedendo sulla sedia) Tutti i generi e anche le suocere!

LUCIANA Non me ne rallegro con voi!

PONTAGNAC Vi prego di credere che ho avvicinato le suocere, soltanto a causa delle nuore.

LUCIANA - Meno male, allora.

PONTAGNAC Scusate, signora: mi promettete di non ripetere a nessuno ci che vi dico?

LUCIANA Nemmeno a mio marito.

PONTAGNAC Non chiedo di pi... Ebbene, io stento a credere che voi possiate amarlo.

LUCIANA Tralasciate pure di crederlo, se vi pu far piacere.

PONTAGNAC Moltissimo. Vostro marito unottima persona... io gli voglio molto bene...

LUCIANA Me ne sono accorta, subito.

PONTAGNAC Ma, in confidenza, non uomo capace di ispirare una passione.

LUCIANA (con severit) E un marito.

PONTAGNAC (alzandosi) Vedete: siete anche voi della mia opinione.

LUCIANA Niente affatto!

PONTAGNAC Ma s, ma s. Se voi lo amaste nel vero senso della parola, non avreste bisogno di dare una ragione del vostro amore. La donna che ama, dice semplicemente che ama. Voi, al contrario, dite: Lo amo, perch mio marito. Ma lamore, cara signora, non una conseguenza: un principio. Esiste, vale soltanto allo stato di essenza; voi, invece, ce lo servite come estratto.

LUCIANA Avete certi paragoni da profumiere, voi.

PONTAGNAC Cosa prova il marito? Tutti possono essere mariti: basta essere accetti alla famiglia e trovarsi in buone condizioni... di salute. Per essere marito non si richiedono attitudini maggiori di quelle che occorrono per essere impiegato in una banca, o capo-sezione in un ministero qualunque. Per essere amante, invece, occorre ben altro: ci vuole la scintilla, ci vuole unarte tutta particolare. Lamore legale il pranzo domestico quotidiano: sempre lo stesso commensale, la stessa tavola, gli stessi cibi, che finiscono con stancare qualunque stomaco. Lamore, chiamiamolo pure illegale, per una donna maritata la cena en cabinet particulier: un pasto prelibato, raffinato, che ha sempre qualcosa di nuovo, di piccante: quando finito, si ha pi fame di prima.

LUCIANA Dunque, voi vi presentate per offrirmi... da cena?

PONTAGNAC Per lappunto.

LUCIANA Vi ringrazio, ma vi devo confessare che io ho la fortuna di avere un marito, il quale mi offre gi luna cosa e laltra. E un cuoco molto abile, ve lassicuro.

PONTAGNAC Caso raro!

LUCIANA Perci non desidero di pi. Almeno fino a quando mio marito non andr a portare le sue abilit... culinarie fuori di casa.

PONTAGNAC Ah! Ma se egli lo facesse...

LUCIANA Oh, sarebbe unaltra cosa, allora. Sono della scuola realistica, io. In tal caso: occhio per occhio.

PONTAGNAC E dente per dente. Benissimo..

LUCIANA Vi assicuro che andrei sino in fondo, sino alla frutta...

PONTAGNAC Siete incantevole.

LUCIANA Figuratevi. Prima, mai; dopo, subito... come dicevo laltro giorno a...

PONTAGNAC (notando la reticenza di Luciana) A...?

LUCIANA A... una mia cugina, la quale insisteva molto per sapere se io non mi risolverei un giorno...

PONTAGNAC (con certa incredulit) A una cugina?

GIOVANNI (dal fondo, annunciando) Il signor Rdillon.

LUCIANA Giungete proprio a proposito, mio caro: ho bisogno del vostro aiuto per convincere il signore... (Presentando) Il signor Ernesto Rdillon, nostro amico... Il signor Pontagnac, amico di mio marito,.. (I due uominisi salutano. A Rdillon) Voi che mi conoscete bene, dite al signore che io sono il modello delle mogli, e che non tradir mai mio marito se non sar lui a darmene lesempio.

REDILLON Ma perch mi fate questa domanda?

LUCIANA Ve ne prego... il signore vorrebbe sapere...

RDILLON Il signore? Ah, il signore vorrebbe sapere? Graziosa conversazione, davvero!... Mi pare che, messa tale questione sul tappeto tra voi, io faccia qui da terzo incomodo.

LUCIANA Voi? Tuttaltro. Sono stata io a chiamarVi in mio aiuto.

PONTAGNAC Oh, noi scherziamo.

RDILLON Va bene! Vuoi. dire che il signore un vecchio amico, un amico intimo di casa... sebbene io non lo abbia mai incontrato.

LUCIANA Il signore? lo conosco da venti minuti soltanto.

RDILLON Di bene in meglio. Mia cara amica, mi dispiace di non poter rispondere alla domanda che mi avete rivolta. Io ho troppa stima per le donne, da intavolare con esse certi discorsi, che in bocca mia stimerei fuori posto... Mi dichiaro, quindi, incompetente. Vatelin non in casa?

LUCIANA E di l in ammirazione di un Corot. Anzi, vado a vedere se, per caso, non si sia smarrito nel paesaggio, e ve lo riconduco qui subito. Vi ho presentati luno allaltro; vi conoscete; vi posso lasciare insieme. (Pontagnac e Rdillon si inchinano. Luciana esce. Una pausa. I due uomini si squadrano di sbieco).

PONTAGNAC(tra s) Se non sbaglio questo deve essere il cugino. (Scena muta. I due uomini sono risaliti al fondo della scena, e guardano i quadri. Essi ridiscendono, a poco a poco, uno a destra, laltra a sinistra. Di tanto in tanto, si guardano di sfuggita, si squadrano, ma affettano indifferenza quando i loro sguardi si incontrano. Redillon. va al canap, sul quale si lascia cadere, e incomincia a zufolare. Pontagnac vicino alla tavola) Scusi.

REDILLON Signore...

PONTAGNAC Credevo che mi avesse rivolto la parola.

RDILLON Ha sbagliato.

PONTAGNAC Scusi.

REDILLON Si figuri. (Si rimette a zufolare. Pontagnac, dopo una pausa, indispettito, si pone canticchiare unaltra aria. Rdillon ha cavato di tasca un giornale e, seduto sul canap, voltando le spalle a Pontagnac, si mette a leggere. Pontagnac, che ha veduto la Revue des deux mondes sulla tavola, si d a scorrerla, con laria di chi non ha di meglio da fare).

LUCIANA Mi spiace assai di dover interrompere la vostra conversazione... (I due uomini chiudono, luno il giornale, laltro la rivista, e si alzano) ma mio marito vi prega di passare da lui, signor Pontagnac: vuole mostrarvi il suoi Corot.

PONTAGNAC Ah, vuole mostrarmi...

LUCIANA Guardate: di l a destra, sempre diritto...

PONTAGNAC (mentre si avvia a destra, senza entusiasmo) Di l?

LUCIANA S, s, andate.

PONTAGNAC Vado, vado! (Dopo una pausa) Il signore non. desidera vedere anche lui il Corot?

LUCIANA No. Non appassionato di quadri.

PONTAGNAC Ah, allora! (Esce a destra).

LUCIANA (a Rdillon, che va su e gi, nervosamente, per la scena) Sedete, mio caro.

RDILLON Grazie! Sono venuto in carrozza... ho bisogno di fare del moto.

LUCIANA Cosa avete?

RDILLON Nulla. Vi pare, forse, che abbia qualche cosa?

LUCIANA Avete laria di un orso in gabbia. La presenza di quel signore vi d ai nervi, forse?

RDILLON A me? Auff! Cosa me ne importa! Se credete che io mi occupi di quel signore...

LUCIANA Credevo.

REDILLON Toglietevelo pure di testa... (Pausa) Chi quelluomo?

LUCIANA Ma se non vi occupate di lui.

RDILLON Vi chiedo scusa della mia curiosit. (Dopo una pausa) Vi fa la corte?

LUCIANA S.

RDILLON Benone!

LUCIANA Credete di averne voi la privativa?

RDILLON Oh, per me non la stessa cosa. Io vi amo.

LUCIANA Potrebbe dire lo stesso quel signore.

RDILLON Andiamo: un uomo che conoscete da dieci minuti.

LUCIANA Prego: da venti minuti. Di vista, poi, lo conosco da molto tempo. Da otto giorni, mi segue per la strada.

REDILLON Mascalzone!

LUCIANA Grazie per lui.

RDILLON Ve lo avr presentatovostro marito, naturalmente: avr creduto di farla da uomo di spirito, lui!... (Luciana sorride, aprendo le braccia in segno di assentimento) Bel gusto. Tutti uguali i mariti. Si direbbe che facciano apposta a mettersi nei pericoli da loro stessi.

LUCIANA Via, Rdillon...

RDILLON Oh, io dico ci che penso. E poi, quando capita loro ci che pu capitare... allora, si lamentano... In fin dei conti, che gusto ci trova Vatelin a introdurre estranei in casa sua? O che ne abbiamo bisogno, noi? Siamo gi in tre, e non. gli basta? (Vedendo Luciana che ride) Cosa volete? Io non posso vedere un uomo gironzolarvi attorno: divento pazzo. Eppure non posso andare a dirlo a vostro marito.

LUCIANA (andandogli vicina) Via, via calmatevi.

REDILLON (piagnucolando) Gi, lo sapevo che oggi mi sarebbe capitata qualche disgrazia... Ho sognato, stanotte, che mi cadevano tutti i denti... me erano cascati gi quarantacinque. Quando sogno che mi cascano i denti, non c santi! Lultima volta, mi hanno rubato una cagnetta alla quale volevo molto bene... Oggi, tentano di portarmi via la mia amante.

LUCIANA La vostra amante? Ma io non sono la vostra amante.

REDILLON Siete lamante del mio cuore... questo nessuno me lo pu contestare; nemmeno voi.

LUCIANA Sia pure, se mi scaricate di ogni responsabilit!

REDILLON Giuratemi che non amerete quelluomo, mai.

LUCIANA Amare quelluomo, io? Ma siete pazzo? non lo conosco nemmeno! Credete veramente che mi curi di lui?

REDILLON Ah, grazie, grazie. Innanzi tutto, avrete notato com antipatico... Avete osservato il suo naso? Con un naso simile si incapaci di amare.

LUCIANA Ah!

REDILLON Guardate il mio, invece. Io ho il naso come si deve ho il vero naso per lamore... il naso delluomo che ama.

LUCIANA Come lo sapete?

REDILLON Tutti me lhanno detto.

LUCIANA Ah! allora...

REDILLON Luciana... non dimenticate ci che avete promesso: che non apparterrete mai ad altri e a me.

LUCIANA Adagio! Ve lho promesso, s; ma ad una condizione: che io debba, un giorno, appartenere a qualcuno che non sia mio marito. Sapete pure che, per questo, occorrono circostanze particolari...

REDILLON (con un sospiro) Lo so, lo so... Bisogna e vostro marito vi tradisca... Allora, s che... (Tra ) Ma cosa aspetta? che temperamento ha? (A voce alta) Ma voi non pensate alla crudelt del supplizio mimponete? Il supplizio di un uomo, al quale si dia continuamente il vermouth... Senza mai offrirgli da pranzo!

LUCIANA Cosa volete che vi dica? Andate a pranzare altrove.

REDILLON Bisogna pure che lo faccia... Sono di carne ed ossa, io! Ho fame, vi ripeto, ho fame.

LUCIANA (ridendo) Dio, come diventate brutto quando avete fame!

REDILLON Ridete, ridete pure, donna senza cuore.

LUCIANA Dovrei piangere, forse? Ora, poi, tanto meno, poich so che vi offrite dei piatti extra.

RDILLON Ah, s: bella roba i miei piatti extra. Ve li lascio tutti, io! No, non avete il diritto di rimproverarmeli: colpa vostra, se... Se voi voleste, non cercherei altro, io! Ma voi non volete... Ebbene, tanto peggio per voi.

LUCIANA Accomodatevi pure!

RDILLON (con fatuit) Gi!

LUCIANA Epoi, mi venite a raccontare che mi amate.

RDILLON Certamente... Ci che faccio non mi impedisce certo di amarvi. E colpa mia se, a fianco delluomo che ama, c la bestia?

LUCIANA Ci siamo! Mi pareva strano che non si dovesse parlare anche della bestia... Ma, dite un po non potreste darvi la briga di ammazzarla... quella l?

RDILLON Sono incapace di far male a chicchessia.

LUCIANA Poveretto1 Allora... tenetela bene a freno, la vostra bestia.

RDILLON Si fa presto a dirlo: la bestia pi forte di me, mi trascina e bisogna che io la conduca a spasso.

LUCIANA Oh, gli uomini! E come si chiama?

RDILLON Chi?

LUCIANA La vostra.., passeggiata.

RDILLON Pluplu . Abbreviativo di Pluchette.

LUCIANA Carino!

RDILLON (andando vicino a Luciana, dietro al canap) Oh, ma il cuore non centra per nulla, lo sapete. Cosa conta Pluplu, per me? Per me esiste una donna soltanto... e quella donna siete voi. Cosa importa laltare, sul quale sacrifico, se lolocausto per voi?

LUCIANA Come siete buono!

RDILLON Il mio corpo vicino a Pluplu... ma il mio pensiero vola a voi, lanima mia tutta per voi... sono vicino a Pluplu, e immagino che siate voi... Chiudo Pluplu tra le mie braccia, ma mi pare di abbracciare voi... Io le dico: Taci! Non voglio sentire la tua voce. Chiudo gli occhi e la chiamo Luciana!

LUCIANA Ma una usurpazione. Io non voglio. E laccetta lei?

REDILLON Pluplu? Altro che. Anzi, essa si crede obbligata a fare come me... Chiude gli occhi e mi chiama Clemente.

LUCIANA (alzandosi) Graziosissima, davvero! Si direbbe una commedia recitata da attori che ripieghino la parte.

REDILLON(alzandosi, con uno slancio di passione) Oh, Luciana, Luciana! Quando porrete termine alle torture chio soffro? Quando verr il giorno in. cui mi direte: Rdillon, eccomi qua: ti appartengo; fa di me ci che vuoi?

LUCIANA Andiamo, Rdillon: siate serio.

RDILLON (inginocchiandosi davanti a lei) Sono serissimo, Luciana. Ti adoro.

LUCIANA Su, alzatevi. Mio marito pu entrare e ricordatevi che vi ha gi colto due volte in ginocchio davanti a me. (Lo respinge. La spinta fa cadere Rdillon seduto per terra. Luciana va rapidamente a sedere vicino alla tavola).

VATELIN (entra e si arresta, vedendo Rdillon) Ma cosa succede? Siete ancora per terra, voi?

REDILLON Come state?

VATELIN Grazie, benissimo!... Ma una vera mania, la vostra. (A Pontagnac) Non lo credereste, mio caro: eccolo l il mio amico Rdillon... (Presentando) Il signor Rdillon... il signor Pontagnac.

PONTAGNAC Non occorre: ci conosciamo gi.

VATELIN Davvero non ho mai visto un tipo simile. Figuratevi che ogni qualvolta egli mi aspetta in questo salotto.., e s che le sedie non mancano... io lo. trovo in quella posizione.

PONTAGNAC(seccamente) Ah!

REDILLON Vi dir: unabitudine contratta da bambino. Mi piaceva assai di rotolarmi per terra... Cos, ogni qualvolta vado in casa daltri, piuttosto che stare in piedi...

VATELIN Che strana abitudine!

RDILLON(alzandosi) Non strana: comoda.

LUCIANA E cos, signor Pontagnac, avete ammirato i quadri di mio marito?

VATELIN Altro che! N rimasto sbalordito; mi ha detto che nemmeno i musei hanno una raccolta simile. (A Pontagnac) Non vero?

PONTAGNAC Certamente! (Si ode il suono di un campanello).

VATELIN (indicando la prima porta a sinistra) E ne ho ancora molti di l... Se volete...

PONTAGNAC No, grazie. Non tutte le gioie nella stessa giornata. Preferisco riserbarmene qualcuna per unaltra volta.

VATELIN E un vero peccato che la povera signora Pontagnac sia in quello stato. Le avrei fatto vedere la mia galleria con vero piacere.

PONTAGNAC Ah, gi, peccato! I suoi reumatismi.

GIOVANNI(dal fondo) La signora Pontagnac.

TUTTI Eh?!

PONTAGNAC(di soprassalto, tra s) Accidenti, mia moglie!

TUTTI Vostra moglie?

PONTAGNAC Eh!... S... No... pu essere.

LUCIANA La credevamo a Cannes. Ce lo detto voi.

VATELIN Gi, con ireumatismi.

PONTAGNAC Cosa volete che vi dica? Pu darsi che sia guarita. I medici sono capaci di tutto. (Al domestico) Non siamo in casa. Dite che non ci siamo.

LUCIANA Niente affatto! (Al domestico) Fatela entrare!

PONTAGNAC Gi, gi. Volevo dire: Fatela entrare... Sentite, per favore: per ragioni mie particolari, che vi spiegher dopo, se mia moglie vi facesse qualche domanda, non una parola... O, piuttosto, rispondete come me... Siamo intesi? Rispondete come me.

CLOTILDE (entrando) Vi chiedo scusa, signora, signori...

PONTAGNAC (andandole incontro) Oh, mia cara, tu qui? Che bella improvvisata. Ero sul punto di andarmene. Dunque, salutiamo questa bella compagnia e... andiamo. Vieni, andiamo via.

TUTTI Ma perch? Cosa dice? Ma niente affatto.

CLOTILDE(sedendo) Vi chiedo scusa, signora, se mi sono permessa di venire in casa vostra, senza aver avuto lonore di esservi presentata.

LUCIANA (seduta) Figuratevi, signora. Anzi, tocca a me...

VATELIN Certamente... Credete pure...

CLOTILDE Cosa volete? Da tanto tempo sento parlare di voi da mio marito.

VATELIN Davvero? Siete molto buono, Pontagnac!

CLOTILDE Per questo, ho pensato che tale condizione di cose non dovesse continuare. Amici cos intimi le cui mogli non si conoscono...

LUCIANA e VATELIN Cos intimi?!

CLOTILDE Potete essere certi che mio marito vi molto affezionato a segno da rendermene gelosa. Tutti i giorni, la stessa cosa. Dove vai? . In casa Vatelin ... E tutte le sere, anche: Dove vai? . In casa Vatelin . Sempre in casa Vatelin.

VATELIN Come in casa Vatelin?

PONTAGNAC Ma gi. Questo non dovrebbe meravigliarvi. (Prontamente a sua moglie) Non hai visto la galleria del signor Vatelin? Non lhai vista? Allora vieni subito a vederla. Ti assicuro che lo merita. Andiamo a vederla, subito.

CLOTILDE Ma no... no. Si pu sapere coshai?
PONTAGNAC Cos ho? io? Nulla. Cosa vuoi che abbia?

VATELIN Io non capisco nulla.

REDILLON (seduto sul canap, tra s) Dio, come mi diverto; davvero mi diverto.

CLOTILDE Mi pare che tu sia molto turbato!

PONTAGNAC Turbato io? Cosa ti salta in mente? Tu, piuttosto vieni qui a raccontare ai coniugi Vatelin chio vengo da loro tutti i giorni... Ma lo sanno pure chio vengo da loro tutti i giorni. Ditelo voi, Vatelin: sapete chio vengo qui tutti i giorni non vero?

VATELIN Ma s!

PONTAGNAC (a Clotilde) Vedi?

RDILLON (alzandosi e facendosi in mezzo, con aria canzonatrice) Anzi, io stesso ce lho incontrato parecchie volte.

PONTAGNAC (dopo un istante di meraviglia, sottovoce) Grazie, signore, grazie!

RDILLON (sottovoce) Si figuri! (Torna a sedere).

PONTAGNAC (a Clotilde) Ebbene, sei convinta, adesso?

CLOTILDE (sempre dubbiosa si alza) S, s.

PONTAGNAC Volevo pur dire!

VTELIN (sottovoce a Pontagnac) Aspettate, vi caver dimpaccio io.

PONTAGNAC (sottovoce) Bravo. Grazie.

VATELIN Vi devo anche assicurareche il mio amico Pontagnac nelle sue visite frequenti mi ha parlato spesso di voi...

CLOTILDE Davvero?

PONTAGNAC (sottovoce) Bene. Questo ci voleva. Grazie.

VATELIN Tanto, che io avrei sollecitato da molto tempo lonore di esservi presentato, se non avessi saputo che eravate a Cannes...

CLOTILDE A Cannes?

PONTAGNAC (tra s) Asino. (A voce alta, facendo fare una giravolta a Vatelin per mettersi tra lui e la signora Pontagnac) Ma no, ma no, cosa dite, adesso? A Cannes? Ma dove andate a prenderla, Cannes?

VATELIN Come: dove vado a prendere Cannes? Non vado a prenderla: la lascio dove si trova, ma voi ci avete sempre detto che vostra moglie era a Cannes.

PONTAGNAC Ma chi vi ha mai parlato di Cannes?

VATELIN (che vuole aggiustare la cosa) Forse sbaglio con Cannes. Io ho detto... cio, volevo dire che, se avessi saputo che voi eravate a...

PONTAGNAC In nessun posto.

VATELIN (non sapendo pi che cosa dire) Per lappunto... che eravate in nessun posto.

PONTAGNAC Ecco. (Sottovoce) Finitela, insomma.

VATELIN La finisco, insomma.

RDILLON (tra s) Dio, come mi diverto, come mi diverto.

CLOTILDE (tra s) Incomincio proprio a credere che i miei sospetti fossero fondati... (A voce alta) Oh, signor Vatelin, voi non mi dovete scuse. Io sapevo di non poter fare assegnamento sopra una vostra visita; mio marito mi aveva informata delle vostre condizioni di salute.

VATELIN Delle mie condizioni di salute?

PONTAGNAC (tra s) Questa ci mancava.

CLOTILDE Gi, i reumatismi.

VATELIN Ah, voi?

CLOTILDE Io?! No... Voi; poich siete costretto a farvi trascinare in carrozzella...

VATELIN Scusate, signora.., siete voi...

CLOTILDE No, siete voi...

PONTAGNAC (avvicinandosi a Vatelin) Ma s ,si... siete voi! E cosa vimporta? Non mica un disonore soffrire di reumatismi.

VATELIN Va bene, va bene!... Vuoi dire che li abbiamo tutti e due.

PONTAGNAC (tra s) Adesso, gliela faccio finire! (Prendendo Vatelin sottobraccio, e trascinandolo a sinistra) Venite, venite a farmi vedere la vostra galleria... io non lho ancora visitata tutta, non lho ancora visitata interamente.

VATELIN S, s, con piacere. Andiamo a vedere la galleria.

CLOTILDE Edmondo, ti tratterrai molto di l?

PONTAGNAC No, no... ritorno subito.

VATELIN Ritorniamo subito. (Escono dalla prima porta di sinistra).

CLOTILDE Ah, questo troppo. Signora, ve ne prego, siate franca: si son presi gioco di me?

LUCIANA S, signora. Poich gli uomini si sostengono tanto tra di loro, occorre che anche tra noi donne ci sia un po di solidariet. E vero: si sono presi gioco di voi. (Siede).

CLOTILDE (seduta) Lo sospettavo.

LUCIANA Vostro marito non affatto intimo del mio. Sono soci del medesimo club: ecco tutto. Mai, prima di oggi, il signor Pontagnac aveva messo piede in casa nostra. E se il caso ha voluto che voi ce labbiate incontrato adesso, non credete che egli sia venuto per trovare un amico, no davvero! Bens per una donna, chegli non conosceva, e che credeva quella che non ...

CLOTILDE Una donna?

LUCIANA Per lappunto. Io. Dopo avermi seguita per via, con insistenza degna di...

RDILLON (sempre sedutosul divano) Di un mascalzone!

CLOTILDE Ah, s!

LUCIANA E entrato a forza sino in questo salotto, dove la sua mala ventura gli ha fatto conoscere che la donna a lui ignota era la moglie di un amico suo. Ben gli sta. Come vedete, vostro marito ha mentito, ed in quanto alle sue pretese visite qui, esse erano soltanto un alibiper nascondere le sue visite.., altrove.

CLOTILDE Infame!

RDILLON Ben detto!

LUCIANA (alzandosi) Perdonatemi, signora, se vi ho parlato con franchezza, quasi brutale. Ma voi avete fatto appello alla mia sincerit, ed io sentivo il dovere di aprirvi gli occhi interamente.

CLOTILDE (alzandosi) Me li avete spalancati. Ve ne ringrazio.

LUCIANA Uguale franchezza vorrei che gli altri avessero con me. Se, per avventura, mio marito...

RDILLON (con aria scoraggiata) Oh, quello l... non c pericolo purtroppo!

LUCIANA Dite: Per fortuna., vi prego.

CLOTILDE I miei sospetti erano fondati. Adesso so ci che volevo sapere: tanto meglio. A noi due, signor Pontagnac. Io faccio finta di nulla, ma vi tengo docchio, vi spio, vi colgo sul fatto, e allora...

LUCIANA Allora?

CLOTILDE Ah, ah; non ho bisogno di dirvi altro.

LUCIANA Occhio per occhio?

CLOTILDE Ben detto.

REDILLON (alzandosi) Brava.

LUCIANA (riscaldandosi, come la signora Pontagnac) Come me. Se mai mio marito mi... REDILLON S, s!

CLOTILDE Per fortuna sono giovane e bella... non mi mancher la scelta.

LUCIANA Anche a me!

CLOTILDE Forse, non modesto ci che dico...

REDILLON Non importa: quando uno in collera, non ha il dovere di essere modesto.

CLOTILDE In ogni caso, non mi sar difficile trovare pi duno, che sarebbe felice...

REDILLON Altro che!

LUCIANA E io? Non vero, Rdillon?

RDILLON Oh, voi, poi...

CLOTILDE N crederete che mi darei la briga di sceglierlo, io. Nemmeno per sogno. Sento che ci mimpedirebbe. di assaporare bene la mia vendetta. Non importa chi. Il primo imbecille che mi capitasse tra i piedi.

REDILLON Benissimo.

CLOTILDE (a Rdillon) Voi, ad esempio, se vi facesse piacere.

REDILLON (guardando Clotilde) Io sono gi impegnato, signora.

CLOTILDE Non importa, ditemi il vostro nome e datemi il vostro indirizzo.

REDILLON Rdillon, via dei Corni, 25.

CLOTILDE Rdillon, via dei Corni, 25. Va bene, siamo intesi, signore. Lasciate chio colga mio marito e corro subito da voi e vi dico: signor Rdillon, prendetemi: io vi appartengo. (Si lascia cadere nelle braccia di Redillon).

LUCIANA (ripetendo lazione di Clotilde) Ed io pure, Rdillon, vi appartengo.

REDILLON (con le due donne tra le braccia) Ah, signore!... (Tra s) Che strana fortuna mi capita al condizionale!

CLOTILDE I nostri mariti. Non una parola di pi! (A Vatelin e a Pontagnac, i quali, poco rassicurati, con aspetto timido, rimangono nel vano della porta) Avanti, avanti, signori. Perch restate sulla soglia? Cosa avete?

VATELIN e PONTAGNAC Nulla!. Nulla!

CLOTILDE Ebbene, avete visitata la galleria?... Sei rimasto soddisfatto? (A Pontagnac). PONTAGNAC Soddisfattissimo!

CLOTILDE Frattanto, noi abbiamo parlato molto di te.

PONTAGNAC (inquieto) Ah!

CLOTILDE Anzi, il signore (accennando Rdillon) mha detto che ti ha incontrato qui di frequente, e che ti stima molto.

PONTAGNAC Davvero? Ha detto questo?... (A Rdillon) Oh, signore, grazie, grazie. Che buoni amici siete tutti.

CLOTILDE (accennando Rdillon) Il signore cos simpatico. Ho avuto agio di conoscerlo e di stimarlo a mia volta.

PONTAGNAC Simpaticissimo, davvero!... (A Rdillon) Caro signore, mia moglie riceve tutti i venerd... Se ci vorrete fare lonore...

REDILLON Figuratevi, con il maggir piacere.

GIOVANNI (a Vatelin) C di l una signora che ha bisogno di parlare.

VATELIN (risalendo la scena) Chi ?

GIOVANNI Non so. Una signora che non ho mai vista.

LUCIANA Una signora? Cosa vuole?

VATELIN Cara mia, come vuoi che lo sappia lui? (A Giovanni) Avreste dovuto chiederle il nome.

LUCIANA (a Giovanni) E bella?

GIOVANNI (con una smorfia) Cos.

VATELIN Scusa, mia cara, non decoroso chiedere al domestico la sua opinione sulle persone che vengono da me... (A Giovanni) Le avete detto che ero in casa?

GIOVANNI S, signore. Lho fatta attendere nel salottino.

VATELIN Va bene. Vengo subito. (Giovanni esce).

CLOTILDE Andiamo... Signor Vatelin, voi avete da fare: io non voglio abusare del vostro tempo, soprattutto quando lo dovete impiegare nel ricevere una signora.

VATELIN Sar una cliente. Non c fretta.

CLOTILDE Arrivederci, cara signora... (A Rdillon) Molto lieta, signore...

PONTAGNAC (venendote in aiuto) Rdillon.

RDILLON Via dei Corni, 25.

CLOTILDE Benissimo. (A Pontagnac) Prendi nota.

RDILLON Non importa. Troverete il mio indirizzo nella guida di Parigi.

PONTAGNAC Tanto meglio, ma io ho labitudine di segnare nel mio taccuino i recapiti di tutte le mie conoscenze e dei miei amici... Se mi permettete gi di annoverarvi tra questi.

REDILLON Figuratevi, via dei Corni...

PONTAGNAC Grazie.

RDILLON Vengo con voi: ho qualche cosa da fare... (A Luciana) Arrivederci, signora. (Sottovoce) Arrivederci, Luciana mia! (A Vatelin) Arrivederci.

PONTAGNAC Andiamo. (Stringe la mano a Vatelin, poi a Luciana) Signora... (Sottovoce, in fretta) Riconduco a casa mia moglie, e torno subito: voglio spiegarvi la mia condotta. (Escono).

VATELIN Lasciami un momento, mia cara: mi libero di quella signora. (Suona).

LUCIANA Fa pure, caro. (Esce dalla seconda porta di sinistra).

GIOVANNI Il signore ha suonato?

VATELIN S, fate entrare quella signora. (Giovanni esce dalla prima porta di destra; poi ritorna, introducendo Meggy, ed esce. Vatelin seduto al suo tavolo e sta mettendo in ordine alcune carte, per darsi aria di persona occupata, voltando le. spalle alla persona che entra) Si accomodi pure, signora.

MEGGY (lo raggiunge alle spalle, gli prende il capo e gli d due grossi baci sugli occhi. Accento inglese molto teatrale) Oh, my love!

VATELIN (stupito, si alza) Chi ?... (Riconoscendola) La signora Soldignac! Meggy! Voi?

MEGGY Io! Yes!

VATELIN Voi, qui? Ma una pazzia.

MEGGY Perch?

VATELIN Perch vi credevo a Londra.

MEGGY Io averlo lasciato.

VATELIN E vostro marito?

MEGGY Lui essere a Parigi.., lui essere venuto per affare.

VATELIN Ma voi cosa siete venuta a fare?

MEGGY What? Cosa io essere venuta a fare?... Oh, ingrate! Oh, you naughty thing! How can you ask me: What? ! I have sacrified every thing, my duties, my conjugal fidelity.

VATELIN (volendo interromperla) S, s! (Va ad ascoltare alla porta di Luciana).

MEGGY I leave London! I cross the seas. All this to reach him; and when at last I find him, he askes me: What have you come here for?.

VATELIN Smettetela col vostro inglese, perch io non ci capisco unacca! Come mai siete qui? Perch siete venuta? Cosa volete da me?

MEGGY Cosa io volere? Voi domandare cosa io volere? Io volere voi.

VATELIN Me!

MEGGY Oh, yes... Mio cretino!

VATELIN Cretino, un corno. Crpino.

MEGGY Crepino, cretino, essere lo stesso.

VATELIN Sembra a voi!

MEGGY Oh! yes... Perch io amare voi sempre moltissimo... Ah, dear me! Per trovare voi, io aver lasciato Londra, io aver attraversato il Manica, che ha fatto me molto malato... Oh, yes (mossa di chi ha il mal di mare) Come dire voi, questo?

VATELIN Non importa... Ho capito!

MEGGY Io quasi morto... ma essere lo stesso. Io dire.. Io vedere lui... io essere con lui otto giorni. (Siede).

VATELIN (cadendo sopra una sedia) Otto giorni? Una settimana? Voi volete trattenervi qui una settimana?

MEGGY Oh, yes! Una settimana, tutto settimana per voi. Ah, voi dire me voi amare me ancora. Perch voi non rispondere lettere di io? Io dire gi: Oh, mio Crepino, lui non amare me pi . Ah, s, voi amare me. Oh, Crepino, tell me you love me!

VATELIN (alzandosi) Ma s, ma s!

MEGGY (alzandosi) Quando io essere arrivato questa mattina, io avere subito scritto a voi... Poi io pensare: Crepino non rispondere. Allora, io gettare lettera, prendere un cab e venire qui... Quanto essere felice, voi venire mia casa, questa sera?

VATELIN Siete pazza!

MEGGY Aoh! Voi non dire no! Io aver trovato questa mattina piccola appartamento, pianterrena tutta mobilia, come io avere scritto voi in lettera che io aver gettato prima. Stiamo via Roquepen, 48.

VATELIN Siete scesa in via Roqupine?

MEGGY Scendere, no. Stiamo pianterrena.

VATELIN Voglio dire, se abitate in via Roqupine?

MEGGY Oh, no! Con Mr. Soldignac io abitare Hotel Chatam, ma piccola pianterrena essere per noi due... Io affittare lui per otto giorni... Io aspettare voi l, questa sera.

VATELIN Ah, no davvero!

MEGGY No?! Perch no?

VATELIN Perch... perch impossibile! Non

sono libero, io: ho moglie... Capite? sono ammogliato!

MEGGY Voi essere ammogliato?

VATELIN E come!

MEGGY Aoh! In Londra voi dire me voi essere vedvo.

VATELIN Ve lho detto perch avevo lasciato mia moglie a Parigi un modo di dire!

MEGGY Allora, allora! What? Essere tutto finito insieme?

VATELIN Via, Meggy, siate ragionevole!

MEGGY Voi non riamare me pi... pi no?

VATELIN S... quando verr di nuovo a Londra. Va bene?

MEGGY Quando voi venire Londra? Subito?

VATELIN Non so... Prima di morire, certo.

MEGGY (scoppiando in singhiozzi) Aoh! Crpino non amare me pi! Crpino non amare me pi!

VATELIN (correndo alla porta di Luciana) Ma tacete, per Dio! Mia moglie vi pu udire!

MEGGY A io fa tutto uguale!

VATELIN Ma non a me! Via, Meggy, ve ne scongiuro, calmatevi... Vi assicuro che sono commosso del vostro affetto, ma cosa volete? Il romanzo che abbiamo incominciato a Londra non poteva durare eternamente. Ricordate? Vi conobbi durante la traversata: voi soffrivate; soffrivo molto anchio... il mare era cos agitato! Eravamo agitati anche noi!... due cuori teneri, in due corpi che soffrono uguale travaglio, sono fatti per comprendersi... e noi ci siamo compresi. A Londra, voi veniste tutti i giorni a vedermi allalbergo. Io feci la conoscenza di vostro marito; mi legai subito con lui... e ci che doveva accadere, accadde. Ebbene, contentiamoci di ricordare quei bei giorni, senza cercare di rinnovarli. Tanto pi, chio non ne ho il diritto... L, avevo una scusa! Certe cose si possono fare da una parte dello stretto; ma dallaltra, no!... A Londra, avevo un braccio di mare, la Manica, tra mia moglie e me; qui, ho le braccia di mia moglie, senza... manica. Dunque, fatevi una ragione, e non vi sar poi tanto difficile di consolarvi... Troverete a Londra uomini assai pi belli di me!

MEGGY Oh! no! Io non potere... io essere donna fedele! Io avere avuto un amante; io non volere altro amante. Crpino, allora voi non volere me pi?

VATELIN Via, via, ragionate un po.

MEGGY Well Well! Addio, Crpino!

VATELIN (avviandosi verso la porta) Addio, signora, addio!

MEGGY (cadendo sopra una sedia) Aoh! io dubitare questo.. quando voi non rispondere lettere di io!... Per questo io aver preparato un lettera per Mr. Soldignac... io mandare lettera a lui.

VATELIN Fate pure.

MEGGY (cava di tasca una lettera e legge) Good bye, my poor dear! Dont grieve about me! It is a guilty creature who writes to you and who is about to die. I have been the mistress of Mr. Vatelin, twenty eight Rivoli Street. He has left me. I am going to kill myself! .

VATELIN Va bene. Mi pare che vada benissimo. Mandategliela pure.... Ma cosa vuol dire?

MEGGY Voi non capire? (Traducendo) Addio, mio povero caro; voi non piangere me! Io essere creatura colpevole, e io andare suicidare me! Io essere stato amante signor Vatelin, 28, via Rivli...

VATELIN Ma siete pazza? E date anche il mio indirizzo? Ma siete pazza? Voi non spedirete quella lettera!

MEGGY Oh, yes!

VATELIN Nemmeno per sogno! Suicidarvi, col mio nome e col mio recapito? Siete proprio pazza!(Riprendendosi) Ascoltatemi, mia cara Meggy...

MEGGY Non essere pi cara Meggy!

VATELIN Ma no, no, Meggy!... Non farete nulla di tutto ci!

MEGGY Allora, voi venire questa sera via Roquepen, 48.

VATELIN Ma se vi dico che non posso! Che pretesto potrei trovare per mia moglie?

MEGGY No? Bene, io suicidare me!

VATELIN Oh, mio Dio, con le donne ogni sforzo inutile; va bene: verr stasera in via...

MEGGY . . .Roquepen, 48. S? Aoh! My dearest! Voi amare me ancora?

VATELIN S, s... vi amer ancora!

MEGGY Oh, io essere felice! Crpino, io amare te moltissimo! (Si ode il suono del campanello).

VATELIN (tra s) Sanguisuga! Poteva almeno crepare a Londra.

GIOVANNI (comparendo dai fondo) C di l un signore che chiede di lei.

VATELIN Chi ?

GIOVANNI Il signor Soldignac.

MEGGY Il marito di io!

VATELIN Lui!... (A Giovanni) Va bene... Fra pochi minuti sar libero. (Giovanni esce) Cosa vorr da me?

MEGGY Io non sapere! Lui essere in. Parigi; lui venire stringere il mano suo caro amico.

VATELIN Ad ogni modo, bene che non vi trovi qui... Passate di qua. (Le indica la prima porta a destra e ve la fa passare).

MEGGY Io andare, yes!... Oh, you wicked man!... I love you! (Esce a destra).

VATELIN Accidenti, che storia. E dire che ho tradito mia moglie una volta sola, da quando lho sposata... e avevo una scusa: lo stretto! Ma guarda cosa mi capita tra capo e collo.

LUCIANA (mettendo la testa tra i drappi della portiera a sinistra) Se ne andata la signora?

VATELIN S, s!

LUCIANA Chi ha suonato?

VATELIN Un amico che ho conosciuto a Londra.

GIOVANNI (introducendo Soldignac) Il signor. Soldignac.

SOLDIGNAC (accento inglese) Buon giorno, caro amico! Come state voi?

VATELIN Benissimo. Che bella improvvisata! (Soldignac saluta Luciana) Ti presento il signor Soldignac.

LUCIANA Signore...

SOLDIGNAC La signora Vatelin, certamente! Oh, benissimo! benissimo! Mio caro amico, due parole solamente: io non ho tempo da perdere... Una sera, se voi vorrete, io sar libero ma, nel giorno, Business his business, come noi diciamo in Inghilterra! Dunque, io sono venuto per stringere la mano a voi, innanzi tutto; poi, per mia moglie...

VATELIN (andando allo scrittoio.) Come sta la signora Soldignac?

SOLDIGNAC Grazie! Molto bene... Essa ha incaricato me di tante cose per voi... Per lei, appunto, io sono venuto... Mio caro amico, io ho saputo una cosa... Voi sarete molto maravigliato... I sono becco!

VATELIN Cosa dite?

SOLDIGNAC Io credevo che fosse una parola molto significante. Se volete meglio: mia moglie tradisce me.

VATELIN Oh!

LUCIANA (alzandosi) Scusate, signore... temo di essere indiscreta... vi lascio.

SOLDIGNAC Non importa!... Voi potete rimanere, signora... Io sono molto filosofo. Solamente, io non ho tempo da perdere. Times is money! Ecco i fatti. Questa mattina, io ho trovato questa lettera nel cestino della camera di mia moglie.

VATELIN (tra s) Accidenti! La lettera che Meggy mi aveva scritta!... Voglia Dio che non abbia fatto ilmio nome!

SOLDIGNAC Io essere Parigi Noi potere amare noi ancora... Voi capite?

VATELIN S, s!

SOLDIGNAC Questa sera, marito di io... Io sono questo! essere molto occupato in affari di lui. Io essere sola. Voi venire trovare io via Roquepen, 48, pianterrena... Io aspettare voi - Meggy. Cosa dite?

VATELIN Dio mio, cosa volete? Non bisogna, cos, alla prima impressione. Pu darsi che in fondo non ci sia ancora nulla.

SOLDIGNAC Se non ancora nulla, in fondo arriverannoquesta sera. Io lo spero.

VATELIN Come! Voi?

SOLDIGNAC S, perch io voglio fare divorzio... Mia moglie mi secca... essa ha un temperamento. impossibile: essa non mai soddisfatta. E questo disturba me in miei affari. Io non tempo da perdere, Io sono stato gi dal Commissario di polizia... Io non so chi sia il my love, ma questa sera, io far cogliere tutte due, essa e il suo love... via Roquepen, 48... (Si alza) Va bene, signora?

LUCIANA (alzandosi) Ma signore... cosa volete che io...

SOLDIGNAC Divorzio. Subito. (A Vatelin) Per questo io sono venuto da voi, come procuratore, e io prego voi di preparare subito tutte carte necessarie. (Prende il suo cappello).

VATELIN Io?

SOLDIGNAC S, perch io non tempo da perdere. Voi procuratore; io becco.

VATELIN Ma non affar mio; non si pu. Occorre che voi facciate le pratiche a Londra. SOLDIGNAC Perch a Londra? Io non sono inglese: io sono francese.

VATELIN Francese, voi?

SOLDIGNAC Per lappunto: Narciso Soldignac, di Marsiglia. Io sono stato educato, sin da bambino, in Inghilterra, dove io ho vissuto sempre per i miei affari e dove io ho preso moglie, ma al Consolato francese. Per conseguenza, voi potete preparare le carte per il mio divorzio.

VATELIN Se cos, va bene!

SOLDIGNAC Siamo intesi!

VATELIN Intesi!

SOLDIGNAC Io vi saluto, perch io non tempo da perdere.

VATELIN Converrete per, signor Soldignac, che tutto ci sottoposto ad una condizione essenziale: che voi sorprendiate vostra moglie con il suo complice.

SOLDIGNAC Naturalmente. Ma voi non pensate a questo. Lasciate fare a me stasera... via Roquepen, 48. In quanto al complice, quando lo avr tra le mani, mi riserbo il piacere di dargli una piccola lezione di boxe.

VATELIN Ah, vi dilettate di boxe?

SOLDIGNAC Sono campione dilettante. Anche mia moglie. Io insegnato a lei... Una volta io ho avuto una lotta con il primo campione di Londra, e io ho conciato bene lui! Io ho dato a lui un colpo tale, da far passare a lui la Manica!

VATELIN e LUCIANA Oh!

LUCIANA Avete una certa maniera di raccontare le cose...

SOLDIGNAC Se vero che ho preso la flemma inglese, ho per conservato sempre la natura del mio paese: Marsiglia. A Londra abbiamo nebbia, s; ma anche sotto le nebbie voi trovate sempre un raggio del nostro sole del mezzogiorno.

LUCIANA Siete poeta!

SOLDIGNAC No, il tempo manca a me! Io saluto voi io non ho tempo da perdere. In quanto al complice, questa sera... (facendo un gesto di boxe) quando io avr preso lui, io far vedere a lui!... Arrivederci!... (Fa per uscire) e si urta con Pontagnac che entra).

PONTAGNAC Scusi!

SOLDIGNAC Buongiorno, signore!... Io non ho tempo da perdere!

VATELIN (a Luciana) Fammi il piacere di accompagnare il signor Soldignac; ho una parola da dire a Pontagnac.

LUCIANA (uscendo dietro a Soldignac) Con piacere!

PONTAGNAC Ma chi quellenergumeno?

VATELIN Un inglese di Marsiglia. Siete giunto veramente a proposito, mio caro Pontagnac: ho da chiedervi un favore. Un favore particolare, da uomo a uomo. Ho, per stasera, un appuntamento con una signora.

PONTAGNAC Voi? Casco dalle nuvole! Allora voi tradite vostra moglie?

VATELIN Cosa volete? Nella vita degli individui...

PONTAGNAC (raggiante, tra s) Inganna sua moglie, e lo viene a dire a me, proprio a me!

VATELIN Ci eravamo dati appuntamento in un luogo, nel quale ragioni particolari, ma imperiose, ci impediscono di andare... Voi, che siete pratico di queste cose, non mi sapreste indicare un albergo, nel quale potrei...

PONTAGNAC Ma s, certo. Ce n pi duno il Continental ... il Grand Htel lUltimus. Io vado sempre a questo qui: molto comodo, ci sono parecchie uscite, si ha laria di un forestiero... Spedite subito un telegramma, perch vi tengano una camera per questa sera.

VATELIN Grazie, mio caro. Lo faccio subito. E telegrafer anche alla signora per avvertirla.

PONTAGNAC Naturalmente. E con vostra moglie? Vi lascer libero?

VATELIN Inventer un pretesto... La mia professione mi obbliga spesso ad assentarmi da Parigi. Dir che sono chiamato in provincia, per un testamento, per un inventario, qualche cosa di simile.

PONTAGNAC Benissimo!

VATELIN Vi lascio: vado a fare il telegramma. (Esce a destra).

PONTAGNAC Inganna sua moglie: Dio sia benedetto!

LUCIANA (entrando) Che bel tipo quellinglese!

PONTAGNAC Ah,Luciana! Scusate, signora. Vi devo parlare.

LUCIANA Cosa c?

PONTAGNAC Sappiate che... Oh, no! Non posso!

LUCIANA Tutto qui? e allora?

PONTAGNAC Sentite. Forse non bello ci che faccio, ma lamore pi forte. Voi siete donna da mantenere le vostre promesse, vero? Ricordate ci che mi avete detto: Io non sar mai la prima a tradire mio marito; ma segli mi inganna seguir il suo esempio senza esitare!.

LUCIANA Esatto.

PONTAGNAC Ebbene, ci siete. Se avrete la prova del tradimento di vostro marito, lo farete anche voi?

LUCIANA Immediatamente.

PONTAGNAC Ho la prova.

LUCIANA Fuori la prova.

PONTAGNAC Lavr stasera, allHtel Ultimus. Vostro marito sar l, con una donna. LUCIANA Non mentite?

PONTAGNAC Vedrete che tra poco vi dar ad intendere che un telegramma lo obbliga ad andare in provincia per un testamento, per un inventario o per qualche cosa di simile.

LUCIANA Non possibile.

PONTAGNAC Lo vedrete! Io, stasera, lo spier e non appena egli sar l, verr a prendervi e vi condurr io stesso sul luogo del reato: Htel Ultimus. Volete?

LUCIANA Lo voglio, lo voglio!

PONTAGNAC Eccolo: calma, vi prego!

VATELIN (entrando) Ah, sei qui? Una tegola sul capo, cara mia!

LUCIANA Sentiamo la tegola.

VATELIN Figurati! Un telegramma mi obbliga a lasciare Parigi questa sera, con il treno delle otto. Devo andare ad Amiens, per un testamento.

LUCIANA Ma non potresti mandare uno dei tuoi giovani di studio?

VATELIN Impossibile, mia cara! Certe cose occorre che le faccia io di persona.

LUCIANA Allora, va, va pure... non c proprio nulla da fare.

VATELIN Gi! Ma mi secca assai, te lassicuro.

LUCIANA Pazienza. Prima di tutto il dovere.

VATELIN Scusa, sai... debbo far spedire alcuni telegrammi, sempre per questa noia... dellapertura. (Esce dal fondo).

PONTAGNAC E cos? Siete convinta?

LUCIANA Non dubito pi... Infame!... E io lo credevo uno dei pochissimi mariti fedeli. Anche lui uguale agli altri. Va bene, signor Pontagnac: vi aspetter questa sera, e se avr la prova di quanto mavete detto, vi prometto che unora dopo mi sar vendicata!

PONTAGNAC Sono felice. A questa sera. (Esce).

LUCIANA A questa sera!

SIPARIO

ATTO SECONDO

(Camera 39 dellHotel Ultimus: camera grande, comoda, con un letto nel fondo, a destra, entro una alcova; tavola, cassettone, toilette, tutta mobilia da camera dalbergo. Nel fondo a sinistra, porta dentrata che d sul corridoio. A sinistra, sul davanti, porta di comunicazione con la camera 38; pi indietro, un camino. A destra, verso il fondo, porta che mette in uno spogliatoio. Allalzarsi del sipario, Armandina, in piedi vicino alla tavola ch nel mezzo, sta chiudendo una valigetta. Si picchia alla porta di fondo.

ARMANDINA Avanti!... (Vedendo Vittorio) Ah, sei tu? Hai eseguito la commissione?. VITTORIO (diciassette anni, livrea da valletto dalbergo) S, signora: il direttore verr subito da lei.

ARMANDINA Gli hai detto che mi diano unaltra camera?

VITTORIO S, signora; ma lo sapeva gi. Glielo aveva detto la cameriera.

ARMANDINA Va bene. Grazie. (Il ragazzo fa per andare, ma lei lo richiama) Senti, ragazzo, quanti anni hai?

VITTORIO Diciassette.

ARMANDINA Diciassette! Sei molto carino, sai?

VITTORIO (arrossendo e abbassando il capo) Signora!

ARMANDINA Diventi rosso? Vuol dire che ti fa piacere...

VITTORIO Oh, s, s... se me lo dice la signora! (Chiudendo gli occhi non osando proseguire).

ARMANDINA (facendogli una carezza sul viso) Allora, te lo ripeto: sei molto carino! (Nel momento m cui la mano di Armandina gli sfiora la bocca, come smarrito, Vittorio la prende con le proprie mani e la bacia freneticamente) Ma cosa fai?

VITTORIO Scusi, signora!

ARMANDINA Non perdi tempo, ragazzo mio!

VITTORIO Oh, signora! Non sapevo che mi facessi... non lho offesa, signora?

ARMANDINA No... Certe impertinenze non offendono mai le donne.

VITTORIO La signora non dir nulla al direttore? Mi licenzierebbe subito.

ARMANDINA (ridendo) Non sono cattiva...

VITTORIO Grazie, signora. Ecco il direttore. (Giunto alla porta, si tira indietro, perch il direttore entri senza che lo veda. Poi esce).

IL DIRETTORE La signora mi ha fatto chiamare?

ARMANDINA S. Volevo sapere cosa avete stabilito per la camera.

IL DIRETTORE Siamo intesi, signora : gliene daranno unaltra sul davanti.

ARMANDINA Va bene. Qui non mi ci posso vedere. Capirete, se mi dovr trattenere .una diecina di giorni, sino a che abbiamo messo in ordine il mio nuovo appartamento... Per voi fa lo stesso, non vero?

IL DIRETTORE Anzi, se anche la signora volesse tenere questa camera, adesso non gliela potrei pi lasciare: labbiamo gi ceduta ad altri.

ARMANDINA Tanto meglio per. voi. Ma chi il disgraziato che ci verr?

IL DIRETTORE Un certo signor Vatelin, il quale mha telegrafato di fissargli una camera: gli ho riserbata questa.

ARMANDINA Vatelin? Non lo conosco. Ma non importa.

IL DIRETTORE Allora per lei il numero 17; d sulla strada.

ARMANDINA Va bene, se mi assicurate ch migliore... Vedete, mi ci vuole una camera un poco grande, comoda... perch, se venisse a trovarmi il mio amico... o qualche altro... e se volesse trattenersi una sera... anche sino alla mattina dopo...

IL DIRETTORE Ah! La signora non sola? Bene! bene! S, s, capisco perfettamente: la signora vorrebbe una camera, dove, alloccorrenza... In questo caso, daremo alla signora il numero 23... le converr meglio: una camera a due letti.

ARMANDINA A due letti? Cosa volete che me ne faccia io di due letti? Volete far ridere alle mie spalle?

IL DIRETTORE Ma, signora pensavo che per lamico o per quellaltro

ARMANDINA -Come? Laltro letto... Perch rimanga vuoto? No, no; preferisco il numero 17.

IL DIRETTORE Come comanda, signora.

ARMANDINA Mandate a prendere il mio baule.

IL DIRETTORE La signora sar servita... (Esce, ma, appena messo il piede fuori dalla porta, si arresta, parlando a qualcuno che non si vede) Signore... (Rumore di voce) ... s, signore: qui. Vado a vedere. (Ritorna).

ARMANDINA Cosa c?

IL DIRETTORE Un signore per la signora.

ARMANDINA Chi ?

IL. DIRETTORE Non so. Vado a chiedergli il nome.

ARMANDINA Non occorre: fatelo entrare!

IL DIRETTORE Favorisca, signore! (Si tira indietro per lasciar passare Rdillon, poi esce).

REDILLON Buona sera!

ARMANDINA Voi?

RDILLON Io, per lappunto!

ARMANDINA Non perdete tempo, voi, non c che dire.

REDILLON Sono fatto cos, io: vado sempre per le spicce.

ARMANDINA Come state, dallultima volta che ci siamo veduti?

REDILLON Benone! Permettete? (Sporge le labbra in avanti, arrotondandole per mostrare che vuoi darle un bacio).

ARMANDINA Fate pure! (Si baciano sulle labbra).

REDILLON Ah!Come fa bene!

ARMANDINA Mi ami?

REDILLON Ti adoro.

ARMANDINA Vai per le spicce, davvero, tu! Come ti chiami?

REDILLON Ernesto.

ARMANDINA Ernesto... e poi? Avrai pure un altro nome! Tuo padre non ti ha riconosciuto, forse?

REDILLON S, s... Mi chiamo Rdillon.

ARMANDINA Che nome stupido!

REDILLON Cosa vuoi? Lo portano da tanto tempo nella mia famiglia.

ARMANDINA Del resto, labito non fa il monaco, e il nome non fa luomo... Guardami... Sei bello, non c che dire! (Rdillon si ringalluzza) Sai, cosa trovo?

RDILLON Cosa?

ARMANDINA Che rassomigli al mio amante. E un uomo molto elegante, te lassicuro: il barone di Schmitz-Mayer... ricco a milioni. Fa la gran vita, lui. I giornali ne parlano spessissimo.

RDILLON I giornali parlano di tutti.

ARMANDINA Sua sorella ha sposato il duca di Marmontel; sua madre...

RDILLON Cara, non sono venuto qui per ascoltare la genealogia del tuo amante.

ARMANDINA Poveretto! Pensa che sta facendo i suoi trenta giorni di servizio militare.

RDILLON Tanto meglio! Lasciagli fare i suoi trenta giorni. (Attirandola sulle sue ginocchia) Armandina mia!

ARMANDINA Cosa vuoi? (Rdillon sporge le labbra come sopra) S! (Lo bacia lungamente) Sai, io mi accorsi subito, a teatro, che tu mi facevi locchiolino.

REDILLON Cara.

ARMANDINA Avevi Pluplu, in palco, con te?

RDILLON S... la conosci?

ARMANDINA S, come lei conosce me, di vista. E una donnina molto elegante. Anzi, il vederti in sua compagnia mha destato il desiderio di avvicinarti... Se no, credi pure, non avrei risposto alle tue occhiate. Perch devi sapere che io, quando non conosco una persona, non ho labitudine...

RDILLON Gi!

ARMANDINA Ma cosa vuoi? Lamante di una donnina elegante ci mette un po di invidia addosso. E quando si invidia, si desidera; quando si desidera, si tenta di avere... Per questo, ti ho mandato il mio biglietto di visita per linserviente del teatro.

REDILLON Bene! Allora, io devo la mia fortuna a Pluplu?

ARMANDINA S, ma non dirglielo: si insuperbisce.

REDILLON Mi credi stupido?

ARMANDINA Ti conosco cos poco. Perch, se tu avessi intenzione di dirglielo, bada, non concluderemmo nulla tra noi... Non voglio fare a Pluplu un azionaccia simile, io! (Va al camino).

REDILLON (seguendola) Sta tranquilla... Pluplu non lo sapr mai. (Labbraccia) Ma sai che sei fatta molto bene? E tutta roba tua, questa?

ARMANDINA (appoggiata al camino) E di chi vuoi che sia?

RDILLON (davanti a lei!) Mia.

ARMANDINA Goloso. Me la restituirai, almeno?

RDILLON Certamente!

ARMANDINA Siamo intesi. Altrimenti, qualcuno se lavrebbe a male: Schmitz-Mayer! RDILLON Finiscila una buona volta col tuo Schmitz-Mayer!

ARMANDINA - Mi vuole molto bene. Non puoi immaginare che bel tipo. Sai cosa mi dice sempre? Ti amo, perch sei stupida. Ma io non sono stupida.

RDILLON Stupido., sar lui. Tu sei un amore. Armandina mia! (Si abbracciano). ARMANDINA Scusa, come ti chiami?

REDILLON Ernesto.

ARMANDINA Ernesto mio!

RDILLON (attirandola a s) Vieni a sedere sulle mie ginocchia! (Siede a sinistra). -ARMANDINA Di gi?

REDILLON S, s, tempo. Oh, Luciana! Luciana mia!

ARMANDINA Come! Luciana!... Io non mi chiamo Luciana! Mi chiamo Armandina! REDILLON (sempre in estasi) No, Luciana... Lasciati chiamare Luciana... Per te fa lo stesso, e io preferisco questo nome... Ah, Luciana!

ARMANDINA Bel tipo anche tu!... Sai, ci mi ricorda che una volta...

REDILLON (c. s.) No, non ti ricorda nulla!... Taci, non dire una parola, e abbracciami. Luciana, sei tu, sei tu, non vero?

ARMANDINA Ti dico di no.

RDILLON Ma taci, santo Dio! Luciana, dimmi che sei tu, proprio tu! (Bussano). ARMANDINA Chi ?

REDILLON (parlando a voce pi alta che quella del fondo, per impedire che questa si senta) Oh, Luciana! Luciana mia!

ARMANDINA (a Rdillon) Ma taci, non si pu sentire. (A voce alta) Chi ?

LA VOCE DI VITTORIO Signora, sono io!

ARMANDINA E il ragazzo. Avanti!

VITTORIO (entrando) E permesso? (Scandalizzato, vedendo Armandina sulle ginocchia di Rdillon) Oh!... (Scoraggiato) Oh!

ARMANDINA Cosa vuoi, carino?

VITTORIO (con voce tenera e carezzevole) Si pu trasportare il baule?

ARMANDINA S, s.

RDILLON (a Vittorio) Quale baule?

VITTORIO (brutalmente, a Rdillon) Il baule che l, si capisce! Mica il baule del pasci. RDILLON Ma che maniera questa di rispondere. Te lo dar io il baule del pasci!... Chi tha insegnato a...

ARMANDINA Via, non fargli male, cos carino!

RDILLON Carino quanto vuoi, ma gli insegner a parlare garbatamente.

ARMANDINA Lascia stare. Dagli piuttosto cinque lire.

REDILLON Gli dovr dare anche la mancia, dopo che...

ARMANDINA Saresti capace di rifiutarti?

RDILLON Non per le cinque lire, ma... Va bene: ecco cinque lire, per questa volta. Ma che sia la prima e lultima.

VITTORIO (seccamente) Grazie!... (A mezza voce tra s) Schifoso! (Con voce carezzevole ad Armandina) Vado a cercare la cameriera, perch mi aiuti a trasportare il baule.

ARMANDINA Va pure, carino! (Vittorio esce).

RDILLON (borbottando) La lezione, almeno, gli servir! Io non permetto a nessuno di parlarmi sgarbatamente.

ARMANDINA Via, povero piccino! Bisogna compatirlo. (Vittorio ritorna accompagnato dalla cameriera, alla quale indica il baule).

VITTORIO Aiutatemi a trasportare quel baule l nella camera 17. Anche la valigia. (Portano via il baule e la valigia).

RDILLON Cambi camera?

ARMANDINA S, questa non mi piace... ne ho chiesta una sulla strada: molto meglio. RDILLON Io non capisco perch sia meglio stare verso strada... Ma non fa nulla!.,. Andiamo verso strada! (Va al camino a prendere il suo cappello).

ARMANDINA Andiamo? No, caro: ci vado io! Cosa vuoi, tu?

RDILLON Cosa voglio?... Ho bisogno di dirtelo? (Maliziosamente) Fammi lingenua, adesso!

ARMANDINA No, no, amico mio. Questa sera, no.

RDILLON Perch?

ARMANDINA Per una ragione semplicissima; perch impossibile. Mi spiace assai.

RDILLON E tu credi che io me ne andr cos, a bocca asciutta?

ARMANDINA E impossibile, ti ripeto! Aspetto un amico alle undici.

RDILLON Tutto qui? Bella ragione. Me ne infischio, io, dellamico. Chi ?

ARMANDINA Un signore di Londra... Non lo conosci... Il signor Soldignac... Tutte le volte che viene a Parigi, sono per lui.

RDILLON Una volta tanto, sarai anche per me!

ARMANDINA Impossibile! Gli ho gi dato appuntamento qui.

RDILLON E tu non farti trovare. Sai cosa devi fare? Vieni a casa mia.

ARMANDINA A casa tua?

RDILLON (prendendola sotto braccio) Certo, a casa mia... Credi che non abbia una casa, io?

ARMANDINA Ma che gli dico, allinglese?

REDILLON Gli farai dire che sei andata a vegliare tua madre, che molto ammalata. E un pretesto che ha la barba lunga, ma fa. sempre effetto.

ARMANDINA Non bello.

REDILLON E bellissimo, invece. Su, metti il cappello e vieni con me.

ARMANDINA (andando al camino) Non bello, ma con te non ci sono ragioni. (Mette il cappello. Bussano).

RDILLON Avanti!

IL DIRETTORE Il signore e la signora mi scuseranno se disturbo, ma i forestieri che hanno preso in affitto questa camera, sono arrivati, e cos...

ARMANDINA (al camino) Va bene! Finisco di mettermi il cappello e cedo il posto... Pregate il signore... Come si chiama? Non ricordo pi.

IL DIRETTORE Vatelin.

RDILLON Vatelin?

ARMANDINA S... pregatelo di pazientare un minuto.

REDILLON Come? Vatelin qui? Che fortunata combinazione! Fatelo entrare: sar felice di stringergli la mano.

ARMANDINA Lo conosci?

RDILLON Altro che!

IL DIRETTORE Si accomodi pure, signore!

RDILLON (andando verso il fondo) Quellottimo amico... (Vedendo Pinchard entrare, in uniforme di maggiore medico, seguito da sua moglie) Oh! Non lui!

PINCHARD (mentre sua moglie fa degli inchini ad Armandina e Rdillon) Mi spiace assai che la mia venuta vi obblighi ad andar via... (Tra s) Sacripante! Che bella donna! (A voce alta) Ma io avevo telegrafato che mi tenessero una camera in questo albergo per questa sera, e, come vedete dal dispaccio Tenuta per lei camera 39, proprio questa...

ARMANDINA Tocca a me, piuttosto, di farvi le mie scuse, perch la occupo ancora... Stavamo per andarcene.

PINCHARD (deponendo la sua valigia sulla tavola dove era precedentemente quella di Armandina) Fate pure i vostri comodi, signora. Sarei dolente di arrecarvi il minimo disturbo. Tanto pi che, dove c posto per due, ce n anche per quattro.

ARMANDINA Molto galante!

PINCHARD Niente affatto!... (A Rdillon) Lasciate signore che io mi congratuli con voi: vostra moglie veramente bella. (Rdillon sinchina lusingato) Farei volentieri cambio con la mia!

RDILLON e ARMANDINA (meravigliati guardano la signora Pinchard, la quale continua a pro fondersi in piccole riverenze) Cosa dite?

PINCHARD Lo ripeto e non esito a farlo davanti a mia moglie.

RDILLON Non gliene importa, forse?

PINCHARD Non dico questo; ma poich sorda come la solita talpa... (Rdillon e Armandina ridono).

LA SIGNORA PINCHARD Signora, ve ne prego, non disturbatevi per noi.

ARMANDINA (ringraziandola) Vostro marito ha gi avuto la cortesia di dircelo.

LA SIGNORA PINCHARD (che non ha capito) Nemmeno per sogno, nemmeno per sogno! -

PINCHARD Non ci fate caso, se vi risponde a casaccio. Poveretta!

LA SIGNORA PINCHARD (molto amabile) - E mio marito pure!

PINCHARD Cosa volete? Bisogna assuefarcisi!... Io la duro cos da venticinque anni... gi... perch sono passati ormai venticinque anni da che lho sposata... Era sorda anche da ragazza. Il giorno delle nozze, al municipio, le dovetti dare un pizzicotto, perch rispondesse il sa tempo... Oggi, appunto, ricorre lanniversario dei nostro matrimonio; per festeggiarlo abbiamo fatto una gita a Parigi. Voglio condurre mia moglie allOpra, stasera.

REDILLON Stasera?

PINCHARD S. Capisco, un po tardi, ma si d la Favorita e il ballo Coppelia . A noi basta arrivare a teatro per il ballo, perch, in quanto a me, la musica mi annoia, e mia moglie, nelle sue condizioni, gusta soltanto il ballo... Essa vede ballare e si diverte... Per, dice che il ballo guadagnerebbe molto se fosse accompagnato dalla musica. (Dandole un buffettino sulla guancia) Non vero, Coc?

LA SIGNORA PINCHARD Cosa?

PINCHARD (tenendo i pollici delle mani nelle tasche del suo dolman, mentre discorre, batte leggermente il ventre con le altre dita) Che a te pare che i balli sarebbero pi divertenti con un po di musica?

LA SIGNORA PINCHARD (che ha seguito il movimento delle mani di lui) S, s... molto meglio! Adesso cessato, ma in treno, che dolori, Dio mio! (Rdillon e Armandina si guardano).

PINCHARD Non ci fate caso: anche stavolta non ha capito nulla. Figuratevi, parlava del suo ventre. Poveretta, va soggetta a coliche epatiche. Ha sofferto molto durante il viaggio; ma adesso si sente meglio! Ci vuol altro a discorrere con lei. Occorre pazienza. Non che io ne abbia, ma ci si abitua a tutto.

ARMANDINA Signore, noi non vogliamo abusare pi a lungo della vostra cortesia. Sei pronto, Ernesto? (A Pinchard) Signore...

PINCHARD Signora, felice. Fortunato, signore.

RDILLON Fortunatissimo, io! Anzi, vi devo dire ancora una cosa.

PINCHARD Dite pure.

REDILLON Che il mio migliore amico si chiama Vatelin.

PINCHARD Ah!

REDILLON S!

PINCHARD Una confidenza ne merita unaltra! Il mio migliore amico si chiama Pielusch.

RDILLON E cosa vuole che me ne importi?

PINCHARD Felicissimo, signore! (Rdillon e Armandina salutano la signora Pinchard che non sente e non si volta. Pinchard dando un colpettino sul braccio di sua maglie) Coc... (La signora Pinchard si volta verso suo marito) Il signore e la signora ti salutano.

LA SIGNORA PINCHARD Cosa?

PINCHARD (urlando) Il signore e la signora ti salutano.

LA SIGNORA PINCHARD Non capisco.

PINCHARD Hai ragione! Aspetta. (Articolando semplicemente le parole con le labbra, senza che si oda il suono della voce) Il signore e la signora ti salutano.

LA SIGNORA PINCHARD Oh, mille scuse. Arrivederci, signora! Signore...

ARMANDINA Ernesto, vieni?

REDILLON Eccomi! (Bussano. Entra Vittorio).

VITTORIO (ad Armandina) La signora non ha altro da far portare gi?

ARMANDINA No, grazie! Avvisa il portiere che se qualcuno venisse a chiedere di me, gli dicano chio non ho potuto aspettare, perch sono stata chiamata al letto di mia madre, che ammalata. Hai capito?

VITTORIO (con un sospiro) S, signora!

ARMANDINA Bravo! Dammi la valigia.

RDILLON (a Vittorio) Dammi la valigia.

VITTORIO Eccola! (Prende sulla tavola la valigia di Pinchard e la da a Rdillon. Vittorio segue Armandina con lo sguardo sospirando. I due escono).

LA SIGNORA PINCHARD (togliendosi il cappello e pettinandosi con un pettine da tasca) Mi metto in ordine, se vogliamo andare allQpra.

PINCHARD Va bene. (A Vittorio) E tu cosa fai, l impalato, fannullone. Via, march.

VITTORIO S, signor maggiore!... (Tra se, andandosene di corsa) Bel tipo!

LA SIGNORA PINCHARD Incomincia alle dieci e mezza? Non c tempo da perdere.

PINCHARD Va bene, ma dov la valigia?

LA SIGNORA PINCHARD Cosa?

PINCHARD (urlando) Dov la valigia? (Articolando le parole, senza far sentire il suono della voce) Dov la valigia?

LA SIGNORA PINCHARD La portavi tu.

PINCHARD Io, la portavo? (Senza voce) Io la portavo?

LA SIGNORA PINCHARD S, tu. Dove lhai messa?

PINCHARD Sacripante! Dove lho potuta mettere?

(Si picchia alla porta mentre Pinchard continua a cercare) Avanti!

CLARA Sono venuta a preparare il letto... Il signore e la signora cercano qualcosa?

PINCHARD (senza guardare Clara) S, una valigia. Sa il diavolo dove lho messa.

LA SIGNORA PINCHARD Guarda se, per caso, il ragazzo non lavesse portata nello spogliatoio.

PINCHARD Credi? Lavrei veduto. (Entra a destra).

CLARA (alla signora Pinchard) La signora preferisce guanciali di piuma o di crine? (La signora Pinchard non risponde) La signora desidera guanciali di piuma o di crine? (La signora Pinchard non risponde) Ma dov? nelle nuvole? (Mettendosi davanti a lei) La signora desidera...

LA SIGNORA PINCHARD Ah, buona sera, cara.

CLARA Buona sera, signora. Volevo sapere...

PINCHARD (rientra, e cerca ancora con locchio la valigetta) Lasciate stare, ragazza! Perderete il fiato. Pu darsi che labbia lasciata gi. Cosa volete?

CLARA Volevo sapere...

PINCHARD Sacripante, che bella ragazza.

CLARA Se il signore e la signora preferiscono guanciali di piuma o di crine.

PINCHARD (a Clara) Va l, che sei fatta molto bene, tu!

CLARA Io?

PINCHARD Come ti pare, di piuma o di crine... Sai, il guanciale chio preferirei? la met del tuo...

CLARA (scandalizzata) Ma, signore!

PINCHARD Come ti chiami?

CLARA E tu?

PINCHARD Mi d del tu, mi d del tu, che gioia.

CLARA Bravo! E chi ha permesso a voi di dare del tu a me?

PINCHARD Fa pure, bellezza, fa pure. (Prendendola per la vita) Dammi del tu, dammi del tu!

CLARA Lasciatemi stare... (Chiamando) Signora, signora!

LA SIGNORA PINCHARD Smarrita? Chiss dove lavr lasciata.

CLARA Ma sorda?

PINCHARD Come la solita campana. E tu sei fresca come la solita rosa. (Labbraccia).

CLARA (dandogli uno schiaffo sonoro) Eccole la rosa.

PINCHARD Oh!

LA SIGNORA PINCHARD (voltandosi) - Hanno picchiato?

PINCHARD Sacripante! S.

CLARA Il signore non desidera altro?

PINCHARD No, no... grazie! (Tra s) Sacripante, che mano!

LA SIGNORA PINCHARD Hai mal di denti?

PINCHARD No, no... Non nulla! (A Clara) Devo aver lasciato la mia valigia gi al bureau: dite che la portino su; la ritrover rincasando.

CLARA Sar servito.

PINCHARD (a sua moglie) Andiamo, dunque!... (Senza voce) Andiamo, andiamo.

LA SIGNORA PINCHARD Andiamo, sono pronta.

(Escono).

CLARA (sola) Mi pare daverlo messo a posto il militare, con le sue dichiarazioni. La met del mio guanciale? Aspettalo... Asino. Crede forse che avrei aspettato proprio lui per darmi alla bella vita. Caro mio, se avessi voluto avrei potuto diventare cocotte da molto tempo. Non mi sono mica mancate le occasioni. (Fa il letto).

PONTAGNAC (socchiudendo un poco la porta del fondo e mettendo il capo in scena) Non mero ingannato: mi pareva proprio che se ne fossero andati. Vatelin ha fissato questa camera per questa sera, e non pu tardare... Prepariamo le comunicazioni. (Si avvia in punta di piedi verso la porta di sinistra).

CLARA Signore, cosa cerca?

PONTAGNAC (tra s) Diavolo, la cameriera!... (A voce alta) Cosa cerco, io? Ma il re del Belgio, diamine! Non lo sapete?

CLARA Non sta qui.

PONTAGNAC Non sta qui? Diavolo! Difatti non ne ero sicuro. Sapevo che sua maest voleva la camera numero 39, ma mi chiedevo: Sar in questo albergo?. Si vede che lalbergo un altro.

CLARA (sorridendo) Il signore ha sbagliato di poco.

PONTAGNAC Cose che capitano! Ho visto il re, oggi, e mi ha detto: Amico mio, noi scenderemo allHtel Ultimus: ho la camera numero 39. Del numero della camera sono sicuro. In quanto allalbergo, mi pareva proprio di aver udito Ultimus. Ma forse avr detto Continental.

CLARA Il signore fa parte della corte?

PONTAGNAC Un poco... Allora, per essere vicino a sua maest, ho preso la camera numero 38. (Avvicinandosi a sinistra) Che quella camera l?

CLARA S.

PONTAGNAC (che si avvicinato alla porta, si sforza di togliere la chiave dalla serratura) La camera numero 38 questa qui!

CLARA Lo so!

PONTAGNAC (che si impadronito della chiave, tra s) La chiave c! (A voce alta) Sua maest non c. Poco male. Ci rivedremo a Bruxelles. Signorina, tante belle cose. (Esce canticchiando tra i denti, mentre Clara lo guarda, stupefatta).

CLARA (ridendo) Se ne andato! Bel tipo. Io non dovrei stupirmi pi di nulla e di nessuno, ma gli originali mi fanno sempre una certa impressione. Bene, andiamo a prendere i guanciali. (Esce dalla porta del fondo. Si ode un rumore nella serratura della porta di sinistra; subito dopo entra Pontagnac circospetto).

PONTAGNAC (a Luciana che ancora di dentro) Potete venire: non c pi nessuno.

LUCIANA E qui?

PONTAGNAC Esattamente: il numero 39.

LUCIANA Che infamia. (Sedendo) E dire che qui, in questa camera... che pure ha lapparenza onesta, tra poco, mio marito...

PONTAGNAC Con una donna.

LUCIANA S: E allora, tutte due.... lui, come io lo conosco nellintimit, con le sue parole, con le sue tenerezze, con... E lei, come io non la conosco, con... cosa so io di lei? No, non posso, non posso! Ma voi potrete assistere a tutto ci?

PONTAGNAC E perch no, se faranno le cose per bene?

LUCIANA Tacete, tacete, per carit. Io mi figuro gi tutta la scena... mi ballano gi davanti agli occhi immagini orribili. No, no; non voglio vedere... non voglio vedere nulla. (Pone le mani sugli occhi) No, cos no, preferisco tener gli occhi aperti. Quando li chiudo vedo di pi.

PONTAGNAC Non vi agitate cos, andiamo; avete bisogno di molta calma, invece.

LUCIANA Mi pare di avercela con tutto ci che mi circonda... con queste pareti, per la loro complicit... con questi mobili, per ci che vedranno... con questo letto, per... No, no... non voglio. Dov il campanello?

PONTAGNAC Il campanello? perch?

LUCIANA Voglio far portar via il letto.

PONTAGNAC Non ci mancherebbe altro. Insomma, volete sorprendere vostro marito, s o no?

LUCIANA Lo voglio!

PONTAGNAC Ebbene, se volete avere la prova materiale del reato non togliete il mezzo perch esso possa compiersi.

LUCIANA Ma terribile questa prova che mi imponete!

PONTAGNAC Fatevi animo. Procureremo di non prolungarla... inutilmente. Purch ci sia dato di arrivare al momento buono.

LUCIANA Ma come faremo a sapere qual il momento buono?

PONTAGNAC Non ve ne curate, voi. Ci ho gi pensato io... Ho il mezzo: eccolo qui! (Cava di tasca due campanelli).

LUCIANA Due campanelli?

PONTAGNAC Ora vi spiego la funzione: come la pesca al sonaglio. Si lega un sonaglio allestremit di una canna; il pesce, quando ha abboccato allamo, muove la canna, e quindi il sonaglio. Cos, avvisa lui stesso il pescatore ch stato preso. Qualcosa di simile io ho immaginato per acchiappare Vatelin. Vedrete che lui e la sua complice avranno la cortesia di avvertirci essi stessi del momento buono.

LUCIANA Possibile?

PONTAGNAC Adesso vedrete... (Va ai piedi del letto, seguito da Luciana. Il letto collocato per tutta la sua lunghezza parallelamente alla parete di fondo, un po discosto da questa, in modo da lasciare un piccolo passaggio) Da quale lato sta, abitualmente, vostro marito?

LUCIANA (indicando la sponda del letto verso la camera) Da questo.

PONTAGNAC A sinistra? Va bene. Allora, io prendo questi due campanelli; il grosso, prima... (Fa suonare uno dei campanelli; suono grave) Questo per Vatelin... Questaltro, pi piccolo (fa suonare laltro campanello: suono pi acuto) servir per la signora. Benissimo! Metto il signore, qua... (fa passare il primo campanello sotto al materasso, a sinistra; poi, fa il giro del letto) e la signora l... (Colloca laltro campanello sotto il materasso, a destra).

LUCIANA E poi?

PONTAGNAC Non c e pi nulla da fare. Lesca a posto; poi dovremo soltanto aspettare che i pesci abbocchino.

LUCIANA Non capisco.

PONTAGNAC Ma ci vuol tanto?! Uno dei due entra nel letto... drin! suona il primo campanello. Noi non ci muoviamo: c soltanto un pesce. Appena sentiamo laltro campanello, allora avanti. Ci sono tutte due!

LUCIANA E molto ingegnoso, non c che dire!

PONTAGNAC Simpatico: ecco tutto. Sento rumore... Forse i pesci si avvicinano.

LUCIANA Caver gli occhi a tutte due, io.

PONTAGNAC Pazienza. Ma se cavate loro gli occhi prima, non vedranno pi lamo. Presto! Andiamo... Non c tempo da perdere.

LUCIANA (come se parlasse a suo marito) Ah, se ti farai cogliere. (Escono dalla porta di sinistra, e si ode, subito dopo, il rumore della chiave nella serratura. Nel medesimo tempo, si apre la porta di fondo e Meggy entra, seguita da Clara, che porta due guanciali).

MEGGY What?... Io domandare voi camera 39... Non essere questa camera Mr. Vatelin?

CLARA Scusi, signora: le ripeto che io non posso lasciar entrare nessuno nella camera di un forestiero, quando egli non c... a meno che non ne abbia dato lordine.

MEGGY Good gracious. Io dire voi: lui aver detto me: io aspettare lui qui... Voi non credere a io? Well! Tenere, leggere! (Le d un telegramma aperto).

CLARA Yes!

MEGGY Oh! Voi parlare inglese? Do you speak English?

CLARA Io dico Yes: ecco tutto. (Leggendo) Vostro marito sa tutto; ha trovato la vostra lettera nel cestino. (Interrompendosi) Ah!

MEGGY Aoh! questo non essere per voi; questo essere per io! Leggere fine... Venite Htel Ultimus...

CLARA (leggendo) Vi farete dare la mia camera, e se io non ci sar, aspettate. Vatelin.

MEGGY (durante questo tempo ha tirato fuori dalla sua valigetta una veste da camera, una piccola macchinetta a spirito, un ferro per arricciare i capelli, una acconciatura da notte simile ad un berrettino bianco, una scatola per il t, ecc.) Well!Bene? essere persuaduto?

CLARA Va bene, signora: aspetti pure!

MEGGY All right. Dove essere toilette?

CLARA (andando ad aprire la porta di destra ) Di qua, signora.

MEGGY (mentre si avvia, con la sua veste da camera e il suo berrettino da notte, verso lo spogliatoio di destra) Voi portare a io teapot.

CLARA Cosa?

MEGGY Acqua bollente e tazze per mia t. (Esce a destra).

CLARA Sar servita, signora!... (Tra s) Non c bisogno di chiedere di che paese sia; quella l. Credo che non andrebbero a casa dellamante senza portare con loro tutto loccorrente per il t.

VITTORIO (introducendo Vatelin) Ecco la sua camera, signore!

VATELIN Va bene.

CLARA (a Vittorio ) Ma vi sbagliate! Questa camera occupata: la camera del signor Vatelin.

VATELIN Benissimo. Vatelin sono io.

CLARA Ma i due forestieri che erano qui poco fa?

VATELIN S, s. Non ve ne date pensiero. Hanno gi verificato la cosa al bureau. Il direttore aveva telegrafato a quei signori che teneva per loro la camera n. 59;per errore nel telegramma, hanno scritto 39; cos, quando sono arrivati, li hanno condotti qui... (Prende la valigia che aveva lasciata fuori della porta) Hanno gi preso nota, gi ,di avvertirli quando ritorneranno.

CLARA Allora faccia pure, signore.

VATELIN Grazie. (Mentre Vittorio si volta per uscire) Senti: avvisa gi, che se qualcuno verr a chiedere di me, gli dicano il numero della mia camera e lascino salire.

VITTORIO Sar servito, signore! (Se ne va di corsa).

CLARA Il signore cerca una signora?

VATELIN Grazie: ho gi quanto mi abbisogna!

CLARA Scusi, signore: non intendevo di farle unofferta. Volevo avvertirla ch venuta una signora a chiedere di lei, e che l signora di l.

VATELIN Di gi?

CLARA Debbo avvertirla?

VATELIN No, sta bene dov. Lasciatela stare..

CLARA Allora, vado a prendere il t. (Esce).

VATELIN S, s.. stia pure dov. La vedr anche troppo presto. Sono dun umore, io!... (Meggy entra canterellando) Eccola qui.

MEGGY Crepino, voi qui?

VATELIN (bruscamente) Sar unora almeno.

MEGGY Aoh! no. Io essere dieci minuti.

VATELIN Poco male. Mi sono sbagliato.

MEGGY Yes! Io era aspettare voi, l... Oh. Crepino, Crepino, come io essere felice!... (Gli salta al collo; Vatelin tira indietro la faccia) What? Tu non volere essere abbracciato da io!

VATELIN No! Avete voluto che venissi, e sono venuto. Avevo questo mezzo soltanto per evitare uno scandalo in casa mia, e per impedirvi di commettere una follia. Ho ceduto per forza maggiore... ma, ora che sono al sicuro, voglio che vi mettiate bene in capo che tutto e deve essere finito tra noi!

MEGGY Aoh, Crepino! Perch voi dire questo? Oh! voi essere cattiva! Io amare voi, perch voi essere tanto tenera, tanto dolcissima, tanto buona, vicina mio marito voi essere tanto gentile, tanto bene educata con signore.

VATELIN Io? Bene educato, io? Chi ve lha dato ad intendere? Vi siete ingannata di grosso. Adesso vedrete come sono bene educato, io! (Passeggia per la camera, gridando e facendo atto di chi vuol menare le mani) Va al diavolo tu e tutta lInghilterra! Allinferno tu e..

MEGGY Aoh! Quanto voi essere comica, cosi.

VATELIN Comico?! Ah, vi pare chio sia comico? Adesso vedrete. Non mi conoscete, no! Non sono tenero, io, non sono dolce, non sono buono. In Inghilterra, s. Laria mi faceva bene, ma in Francia, no. Qui sono collerico, sono violento, sono furioso, sono brutale.

MEGGY Voi?!

VATELIN S, io! Picchio le donne, anche! Ve ne accorgerete presto, cosa sono io!

MEGGY (che sta quasi per cadere nelle sue braccia) Oh, Crepino!

VATELIN Badate; non vi accostate o vi picchio.

MEGGY (con aria di chi accetta una sfida) Come voi dire?

VATELIN (pi timidamente) Vi ripeto di non venirmi vicino, o vi picchio.

MEGGY Voi, picchiare? Anchio picchiare. Molto buono boxe. (Si mette in guardia ed incomincia a dare colpi ben assestati ) L, questo, ecco.

VATELIN (cadendo a sedere) Oh, l, l... Basta, basta!

MEGGY Ah, lui voler picchiare?

VATELIN Basta, andiamo, ma che storie sono queste?

MEGGY (trovandosi dietro di lui, lo prende per il collo, e lo bacia) Crepino, Crepino, io adorare voi. (Bussano) Avanti.

CLARA (entrando) Il t.

MEGGY (vedendo entrare Clara con un vassoio, contenente il necessario per fare il t) Ah! Well, well!... Voi mettere l. (Clara esce) Well! (Mentre versa dellacqua calda nella teiera) Ah, voi aver preso boxe sufficiente? (Vatelin fa una smorfia) Voi volere ancora picchiare vostra piccola Meggy?

VATELIN Abusare cos della propria forza!

MEGGY Allora voi volere essere gentile, buona per vostra piccola Meggy?

VATELIN Ma insensata che sei! Ti vuoi perdere a tutti i costi? Sai pure che tuo marito ha una pulce nellorecchio!

MEGGY Lui avera pulce in orecchio? Aoh!

VATELIN E un modo di dire! Sa tutto! Se io non ti avessi telegrafato...

MEGGY Io essere caduto in bocca lupo? Yes!

VATELIN Sai cosa ti debbo dire? che ne ho fin sopra ai capelli, io. Non ci mancherebbe altro che, per causa tua, dovessi passare qualche grosso guaio. No, no, cara mia, io non ti posso seguire assolutamente nelle tue pazzie. Non posso e non voglio. Se tu non. ragioni, avr testa io per tutte due. Addio!

MEGGY Crepino, Crepino! Restare! Oh, restare!

VATELIN No, lasciami andare!

MEGGY Io andare suicidare me!

VATELIN Ancora? Ma un ricatto! Ebbene, buon suicidio e lasciami in pace.

MEGGY All right! Io prendere mio t e morire! (Si versa il t nella tazza).

VATELIN Fa presto.

MEGGY Voi prendere t con io?

VATELIN Se vi fa piacere...

MEGGY (riempie unaltra tazza e la porge a Vatelin; poi con la zuccheriera in mano) Una pezzo? Dua pezzi?

VATELIN (modestamente) Cinque.

MEGGY (glieli mette nella tazza, contandoli. Poi cava di tasca una boccetta, la mostra e domanda se ne vuole) Una goccia, due gocce?

VATELIN Cos, liquore? un cucchiaino.

MEGGY Basta uccidere tutto reggimento.

VATELIN (deponendo in fretta la sua tazza) Accidenti, ma cos?

MEGGY Essere stricnina. (Avvicina la boccettina alle labbra).

VATELIN (precipitandosi sopra di lei per portarle via la boccetta) Disgraziata, date qua. MEGGY No... Io volere morire sotto vostro occhio!

VATELIN In nome di Dio, Meggy... vi scongiuro!

MEGGY No? Good bye, Crepino.

VATELIN No, Meggy, no. Sar buono, vi giuro... far tutto ci che vorrete.. Far tutto ci che vuoi... Va bene, cos?

MEGGY Oh, voi dire questo?

VATELIN S, s... tutto. Te lo giuro.

MEGGY Yes?!

VATELIN Yes! (Tra s) Iddio m testimonio che ho fatto quanto era in me. Ma non c santi e bisogna che mi arrenda. Ebbene, facciamola finita. Ma levati quellaffare dalla testa.

MEGGY Ah, andare meglio, adesso. (Mette la boccettina in tasca).

VATELIN (alzandosi) S, s... hai ragione. Mi sono fatto forza sin troppo. Basta, adesso basta. Meggv, Vieni qui.

MEGGY (atterrita) Aoh! No, no... Io non volere...

VATELIN Non vuoi? Peggio per te; adesso voglio io.

MEGGY No, io non volere, cos!... Voi aspettare: io andare l. Voi non volere io restare questo vestito?

VATELIN Che bisogno hai di andare di l? Toglilo qui.

MEGGY Shocking!

VATELIN Allora, va di l. Ma fa presto. (Meggy esce a destra. Vatelin avviandosi al letto) Adesso sono in ballo. Mi sono cacciato in un imbroglio maledetto. (Siede sulla sponda del letto. Sotto il peso di Vatelin, il campanello suona. Dopo una lunga pausa, e rimanendo nella stessa positura) Che baccano fanno i campanelli in questalbergo. (In questo momento sapre la porta di sinistra, e Luciana sporge la testa in scena. Riconoscendo suo marito, chessa vede alle spalle, apre le braccia e spalanca la bocca, in atto di grande meraviglia. Ma prima che abbia avuto il tempo di cacciare un grido, Pontignac si precipitato sopra di lei, facendo segno di no con la testa, come per dirle che non ancora il momento.

Nel medesimo tempo, la mano sinistra di lui ha preso la mano destra di Luciana e la tira rapidamente indietro, mentre la mano destra richiude in un attimo la porta, senza far rumore. Tutti questi movimenti devono essere assolutamente senza parate, e durare un batter docchio. Vatelin voltandosi rapidamente) Eh? Chi l?... (Non vedendo nessuno) Nessuno?! curioso davvero, eppure io ho sentito. (Va a osservare la porta) E chiusa... (Guarda nella toppa) La chiave non c... la comunicazione impedita. (Al pubblico) Strana cosa lillusione. Giurerei che ho sentito persino laria mossa dalla porta. Sar stato un incubo, certamente. Quella maledetta Meggy con il suo t alla stricnina. (Va per suonare) Sar meglio farlo buttar via quel t! (Leggendo il cartellino appeso alla parete) Per la cameriera, due volte. (Suona due volte) Non si sa mai! Le potrebbe saltare il ticchio, nuovamente. (Bussano) La cameriera, almeno, sollecita in questalbergo. Avanti!

SOLDIGNAC (entrando) Buona sera!

VATELIN (tra s) Accidente! Soldignac! Il marito. (A voce alta) Ah, ah, ah! Siete voi?

SOLDIGNAC S, io sono!

VATELIN Ah, ah, ah! Come mai siete qui?

SOLDIGNAC Ah, questo a voi fa meraviglia?

VATELIN Non vi aspettavo! (Tra s) Mio Dio, sua moglie di l...

SOLDIGNAC Io dir a voi: io ero gi, al bureau, quando il groom, che voi avete mandato, venuto a dire: se qualcuno chieder del signor Vatelin, facciano salire al n. 39.

VATELIN (tra s) Che asino sono stato.

SOLDIGNAC Voi dovete sapere: io ero venuto in questalbergo per un appuntamento con una persona; ma lei non ha potuto aspettare me, e lei ha fatto pregare me di scusare lei!

VATELIN S, Si, S.

SOLDIGNAC Lei ha dovuto andare presso sua madre, molto ammalata... Questo che io dico non interessa a voi?

VATELIN (come se uscisse da un sogno) Molto. Continuate pure: vi seguo! Avete detto: ammalato; siete ammalato?

SOLDIGNAC Non io, la madre.

VATELIN Capito: la vecchia signora ammalata.

SOLDIGNAC Allora, cosa fare? Voi mi direte: voi potete andare via!

VATELIN (prendendo Soldignac sotto il braccio e conducendolo verso 1a porta) Andarvene? Altro che! Andate, andate pure! Non vi date pensiero per me.

SOLDIGNAC Aoh, no! Questa era ipotesi.

VATELIN Vi avevo detto che ve ne potevate andare, perch so che di solito voi non avete tempo da perdere.

SOLDIGNAC Nel giorno ma nella sera, io ho sempre il tempo da perdere.

VATELIN (tra s) Ci sar da stare allegri, adesso.

SOLDIGNAC Io non posso andare via... Io sapevo che io sarei stato in questo albergo, questa sera; per questo, io ho dato appuntamento qui al Commissario di polizia. Voi sapete che io faccio sorprendere mia moglie qui questa sera.

VATELIN Ma vostra moglie non qui, non qui.

SOLDIGNAC Io so perfettamente che lei in via Roquepen.

VATELIN Gi, gi!... (Tra s) Non sa nulla!

SOLDIGNAC In questo momento, il Commissario sorprender lei. Per sicurezza maggiore, lui sta dietro lei da questa mattina... Questo che io dico non interessa a voi?

VATELIN Certo, mi interessa; vostra moglie l, in via Roquepen.

SOLDIGNAC Il Commissario verr qui a dare notizia a me, quando tutto sar finito. VATELIN Benissimo, benissimo!

SOLDIGNAC Ma cosa avete voi per essere cos agitato?

VATELIN Agitato? nemmen per sogno. Vi pare?

SOLDIGNAC S, pare a me. Voi state male?

VATELIN No, no! Oh, un poco, molto poco.

SOLDIGNAC Colica?

VATELIN Be, no, cos... ma non sar nulla, vedrete. (Risalendo la scena, mentre Soldignac siede sul divano) Ah, mio Dio, mio Dio! Come faccio a liberarmene adesso?! (In questo punto dalla porta di destra, che socchiusa, appare il braccio nudo di Meggy, la quale depone il suo corpetto sulla sedia posta a fianco della porta).

SOLDIGNAC Grazioso! Molto grazioso!

VATELIN (alle parole di Soldignac si voltato) Accidenti, il braccio di Meggy. (A voce alta) Quello l era un braccio.

SOLDIGNAC Io ho veduto. Molto grazioso. Graziosissimo. Il braccio di chi?

VATELIN Non so... non so... non mio. E il braccio del vicino.

SOLDIGNAC Bugie. Quello il braccio di vostra moglie.

VATELIN Gi, gi! E il braccio di vostra moglie... di mia moglie... del vicino ch mia moglie!... (Va a raccattare il corpetto deposta da Meggy; ma, appena io ha preso, il braccio riappare, tenendo la sottana di Meggy. Vatelin si precipita alla porta, afferra la sottana e la caccia, insieme con il corpetto, dentro al letto).

SOLDIGNAC Mio caro, dove siete andato?

VATELIN (ridiscendendo la scena) Sono qua, sono qua!.

SOLDIGNAC Perch voi non sedete qui, vicino a me?

VATELIN (sedendo sulla spalliera del canap) Benone! Adesso, ha preso domicilio qui.

SOLDIGNAC Io faccio a voi tutti i miei complimenti... Vostra moglie ha un braccio meraviglioso! (In questo punto Meggy entra in scena, come se nulla fosse. Essa in veste da camera, col berretto in testa. Ma appena ha scorto suo marito, soffoca subito un grido e fugge. Al grido, Soldignac volta il capo, ma Vateln, che ha preveduto le sue intenzioni, gli prende il capo con le due mani e glielo abbassa sul canap, impedendogli di vedere) Aoh! Cos questo?

VATELIN Vi chiedo scusa! Ma era mia moglie... in tale disordine... Capirete...

SOLDIGNAC Capisco, capisco. Voi avete fatto molto bene.

VATELIN Vi pare? Ebbene, andiamo a fare una partita al biliardo?

SOLDIGNAC S, eccellente idea. Se noi restiamo qui, noi disturbiamo la signora.

VATELIN Molto gentile. Grazie. Andiamo. (Bussano alla porta del fondo) Cosa c di nuovo?

SOLDIGNAC Avanti.

VATELIN Avanti, avanti! Come se fosse in casa sua, lui! Bel tipo.

REDILLON (tenendo in mano la valigia che aveva portato via prima) Vi chiedo scusa, signori!

VATELIN Rdillon?!

REDILLON Devo aver scambiata la valigia poco fa. (Riconoscendo Vatelin) Oh, Vatelin. Voi qui?

VATELIN Gi. Io qui. Cosa volete? Ho perduto la corsa. Vi spiegher poi... Sentite, andate a fare una partita al biliardo col signore.

REDILLON Col signore?

VATELIN S, con lui. Signor Soldignac, signor Rdillon, andate a fare una partita al biliardo insieme.

RDILLON Ma io non so giocare.

VATELIN Non importa, lui sa giocare: vinsegner.

REDILLON (sedendo) No, no... non posso... ho fretta.. mi aspettano.

VATELIN Ma, se avete fretta, perch sedete? Noi scendiamo.

REDILLON Aspettate un momento. Sapete cosa m accaduto?

VATELIN Lasciate stare! Non abbiamo tempo, adesso! Ce lo racconterete unaltra volta. Dov il mio cappello?

REDILLON (accennando Vatelin) . Ma cosha? Mi d le vertigini! (Va per bere il t che sulla tavola).

VATELIN (portandogli via la tazza) Non bevete: non c tempo, adesso. (Bussano). SOLDIGNAC Avanti.

VATELIN (tra s) Che il diavolo lo porti con i suoi avanti!

CLARA (entrando) Il signore ha suonato?

VATELIN Io? No. Ah, s. Ho suonato io. Ma sar una mezzora almeno! Non lo ricordavo nemmeno pi.

CLARA Certo, signore, che in una mezzora c tempo di dimenticarsene.

VATELIN Portate via il t. (Prende il vassoio e lo d a Clara che esce. Vatelin, facendo passare avanti Rdillon) E adesso, via.

RDILLON E la mia valigia? Ero venuto a prendere la mia valigia.

VATELIN (dando a Rdillon la stessa valigia chegli ha portato) Eccola qui la vostra valigia. Via!

REDILLON (restituendo gli la valigia) Ma io non la voglio questa! Ve lho riportata adesso!

VATELIN (dandogli la valigia di Meggy) Allora sar quella l.

REDILLON (prendendo la valigia) Non so... non la vostra?

VATELIN No.

RDILLON Allora sar la mia. Andiamo.

SOLDIGNAC Noi andiamo.

VATELIN Finalmente. Precedetemi... Dico una parola, e vi raggiungo subito. (Rdillon e Soldignac escono dalla porta del fondo. Vatelin, che andato alla porta di destra) Meggy! Meggy! Presto!

MEGGY Io poter venire? loro essere partiti?

VATELIN Ma che partiti! Mi aspettano fuori! Sono costretto ad andare a fare una partita al biliardo con vostro marito. Anche questa mi doveva capitare. Durante la mia assenza, non vi muovete da questa camera, ve ne prego. Per maggior sicurezza, vi chiuder dentro e porter via la chiave... Se verr qualcheduno, nascondetevi nella toilette e non uscite se non quando io sar ritornato. Avete capito?

MEGGY Ah! yes. (Rumore di voce al di fuori).

VATELIN (vivamente) Lui?! nascondetevi! (Meggy ha appena il tempo di nascondersi nel passaggio tra il letto e la parete).

SOLDIGNAC (contro la porta) Vatelin, cosa state voi facendo?

VATELIN Eccomi, eccomi, vengo! (Esce portando la chiave, e dal di fuori chiude la porta a doppio giro).

MEGGY (sola) Aoh! Come io essere spaventato! Quando io aver veduto marito di io l, tutta mio coraggio essere partito. Oh, no, io non volere pi. Io volere partire. (Cercando il suo vestito) Dove essere vestito di io?... (Si sente parlare nel corridoio) Oh, chi essere ancora?

LA VOCE DI PINCHARD Accidenti, non c la chiave nella toppa. Hodimenticato di chiederla gi... (Chiamando) Cameriere, mi volete aprire, per piacere?

LA VOCE DI UN CAMERIERE- Eccomi, signore! (La chiave gira nella toppa).

MEGGY Oh, good gracious! (Fugge nello spogliatoio di destra. La porta del fondo si apre. Pinchard e la signora Pinchard entrano).

PINCHARD (al cameriere nel corridoio) Grazie! (Il cameriere richiude la porta. Pinchard a sua moglie chegli sostiene) Via,via... non ti lamentare cosi... Passer, passer. Maledette crisi epatiche. Le dovevano proprio ritornare mentre eravamo a teatro. Ce ne siamo dovuti andare prima che lo spettacolo terminasse. (Scorgendo la sua valigia) Ah, la mia valigia. Lhanno portata; meno male. Ero certo che lavevo lasciata gi. (A sua moglie, la quale seduta, lo guarda con aria dolce e sofferente. Tutte le frasi che seguono sono pronunziate da Pinchard senza voce, con la semplice articolazione delle parole) E cos? Non ti senti meglio, adesso? (La signora Pinchard fa segno di no con il capo) Fammi vedere la lingua. (La signora Pinchard tira fuori la lingua) Non mica brutta, sai! (La signora Pi-nchard fa una smorfia espressiva come a dire che essa sente che la lingua deve essere brutta) Dovresti andare a coricarti! (La signora Pinchard acconsente. Quindi si alza ed accenna a dare al marito la buonanotte, con una mossa del capo e con un sorriso malinconico) Buona notte! (La signora Pinchard va lentamente tra la parete e il letto per spogliarsi) Adesso, le preparo un calmante... (Va al camino e prende la candela accesa; accende la veilleuse, poi apre la valigia e vi fruga dentro) Dov la mia farmacia? (Cavando le pantofole) Le pantofole... (Le getta sul letto, cava dalla valigia un altro paio di pantofole) Tieni, Coc, le tue pantofole! (Va a portar le pantofole a sua moglie).

LA SIGNORA PINCHARD (dietro il letto) Grazie!

PINCHARD (tornando a frugare nella valigia) Ah, eccola qui la mia farmacia... (Aprendo la farmacia tascabile) Laudano, laudano!

LA SIGNORA PINCHARD (Dallaltro lato del letto) Dammi il mio pettine.

PINCHARD (cavandolo dalla valigia) Tieni. (Le fa passare il pettine di sopra al letto; poi va al comodino sul quale sono preparati una bottiglia con acqua, un bicchiere e un cucchiaio; versa lacqua nel bicchiere) Prepariamo questo calmante, (Va alla tavola ch nel mezzo della camera e prepara la pozione. La signora Pinchard in sottana, senza corpetto, siede sul letto, sciogliendosi i capelli. Sotto i suo peso il campanello collocato sotto il materasso suona. Pinchard sulle prime non presta attenzione alla cosa. Contando le gocce) Una, due, tre, quattro, cinque, sei... (Rimescolando) Accidenti, chi quellanimale che si diverte a suonare cos, a questora? (Posando il bicchiere sulla tavola) Accidenti, ma non la smette pi. (Va ad aprire la porta del fondo e grida verso il corridoio) La volete finire una buona volta?

UNA VOCE Chi che suona a questo modo?

PINCHARD (rispondendo alla voce) Signore, non so nemmeno io... insopportabile!... (Gridando) Finitela, c gente che dorme.

LA SIGNORA PINCHARD (levandosi da letto per andare a vedere. Il campanello cessa di suonare) Cosa c?

PINCHARD (non sentendo pi suonare) Oh, era tempo!

UNA VOCE Era tempo. Buona notte, signore. PINCHARD Buona notte! (Richiude la porta).

LA SIGNORA PINCHARD Pinchard, cosa c stato?

PINCHARD Nulla, nulla!... (Spingendola verso il letto) Vaa coricarti: tardi! Mi corico subito anchio! (Si toglie il dolman. Intanto, la signora Pinchard andata a letto. il campanello riprende a suonare senza interruzione) Ricominciano? E una bella storia davvero. (Si appoggia al letto, dalla parte dei pubblico, per togliersi le scarpe. Il campanello, che da questo lato, incomincia a suonare insieme con laltro) Accidenti! Uno non basta? Anche un altro adesso?

LUCIANA (entra in un lampo seguita da Pontagnac, il quale parta nella mano destra una candela accesa, un po al di sopra del capo, tenendo dietro ad essa la mano sinistra, a guisa di riverbero) Ah, ti ho colto, infame!

PINCHARD (atterrito) Eh?! Chi va l?

LA SIGNORA PINCHARD (levandosi a sedere sul letto) Cosa c?

LUCIANA E PONTAGNAC Non lui! (Fuggono di corsa nella camera di destra).

PINCHARD (che sera abbassato per finire di mettersi le pantofole, rialza il capo e non vedendo pi nessuno) Accidenti, dove sono? Dove sono andati?

VITTORIO E CLARA (entrando di corsa) Cosa c, signore? cosa c? Cosha il signore da suonare tanto?

PINCHARD Io?!

IL DIRETTORE (entrando) Scusi, signore, non il modo di suonare! lei sveglier tutto lalbergo.

PINCHARD Cosa? Cosa dite? Io suono?!

UN VIAGGIATORE (entrando in veste da camera e berrettino da notte) Ma la vuole smettere, una buona volta? Mia moglie non pu dormire.

UN ALTRO VIAGGIATORE (c. s.) Ah, qui che si suona a quel modo?

ALTRI VIAGGIATORI E VIAGGIATRICI (entrano successivamente, tutti in diverse acconciature, ciascuno gridando a sua volta) Cosa c? Perch suonano cos? Non la volete smettere? E ora di finirla! Ma che indecenza!

PINCHARD Ma cos? Accidenti, ve ne volete andare?

IL PRIMO VIAGGIATORE S, quando lei avr smesso di suonare! (Tutti gli altri acconsentono a soggetto).

PINCHARD Cosa? Io suono? Ma dove avete gli occhi? Mi vedete suonare, forse? C qualcheduno che suona, qui? Ma che modo codesto di entrare in camera degli altri? Via, andate fuori dai piedi! (Furioso, vicino al tetto) Vi ripeto di andarvene fuori dai piedi! (Scande ogni sillaba con un pugno sul materasso. Il campanello suona a ogni colpo, drin, drin! Pinchard si arresta, meravigliato, guarda il materasso, e prova ancora a darvi sopra dei pugni. Il campanello risponde nuovamente) C un campanello nel letto.

TUTTI Nel letto?

PINCHARD Certamente!... (Guarda sotto al materasso e tira fuori il campanello) Bello scherzo! Chi quellimbecille che si diverte a fare di queste burle?

TUTTI (meravigliati) Ah!

PINCHARD E continua. Ce ne devessere un altro sotto mia moglie. (Tutti vanno verso il fondo. Il direttore va nel passaggio tra la parete e il letto, e si avvicina alta signora Pinchard).

L SIGNORA PINCHARD (che non capisce nulla di quanto succede) Cosa c?... Signore, cosa vuole da me?... Pinchard, Pinchard: cosa fa tutta questa gente?

PINCHARD Lascia stare.

IL DIRETTORE Non abbiate timore, signora!... (Fruga sotto il materasso e ne trae fuori il campanello) Gi. Eccone qui un altro.

PINCHARD Lavevo detto, io! Accidenti, vorrei un po sapere chi s preso questo bel gusto. Ma ce ne sono di cretini, al mondo!

IL DIRETTORE Non ci capisco nulla. Eppure sono il direttore.

PINCHARD Ah, se nel vostro albergo c labitudine di spassarsi a questo modo a spese dei clienti, state fresco se mi ci vedrete unaltra volta.

IL DIRETTORE Scusi, signore. Le assicuro...

PINCHARD Va bene, va bene!... Adesso, andatevene via tutti quanti e lasciateci in pace! (Tutti. escono. Pinchard chiude bruscamente la porta) S mai visto disturbare la gente cos? Cretini...

LA SIGNORA PINCHARD Ma cosa c, Pinchard? Fammi il piacere di dirmi cosa c. Cosa voleva tutta quella gente?

PINCHARD (accompagnando le parole con un gesto negativo) Nulla, nulla.

LA SIGNORA PINCHARD Che paura mi hanno fatto. I miei dolori si erano gi quasi calmati. Adesso, mi sono ritornati peggio di prima!

PINCHARD Animali! Senti: vuoi provare un cataplasma?

LA SIGNORA PINCHARD Come vuoi che ti capisca? Mi parli contro luce: io non vedo ci che mi dici!

PINCHARD (prende la candela, e si illumina il viso. Senza voce) Vuoi provare un cataplasma?

LA SIGNORA PINCHARD S, s! Con qualche goccia di laudano, mi far bene. Ma dove lo prendo a questora?

PINCHARD (additando la sua valigia, senza voce) Ho quanto occorre l dentro. Bisogna soltanto prepararlo. Aspetta! (Va a suonare il campanello; poi apre la valigia e ne cava un pacchettino, contenente semi di lino) Meno male che ci sono io che quando parto mi ricordo di tutto!

VITTORIO Il signore ha suonato?

PINCHARD S, questa volta sono io. Vorrei che mi facessero un cataplasma con questi semi di lino... per mia moglie, che ha dei dolori.

VITTORIO Scusi, signore, ma in cucina non c pi nessuno.

PINCHARD Non ci pensavo! Ma ci sar almeno un fornello?

VITTORIO S, signore, c!

PINCHARD Meno male. Allora, fate il piacere di condurmi in cucina: lo preparer io stesso.

VITTORIO Faccia pure: laccompagno!

PINCHARD (con la candela in mano c. s.) Vado in cucina, a fare il cataplasma. Ritorno fra cinque minuti. Procura di dormire. Poi io ti sveglio e ti metto il cataplasma.

LA SIGNORA PINCHARD Dormire? Volesse Iddio. Fa presto.

PINCHARD Non dubitare! (La signora Pinchard si volta dalla parte del muro. Pinchard esce con Vittorio. La scena rimane vuota un istante).

MEGGY (entra) Io non sentire pi rumore. Ma cosa essere arrivato? E Vatelin non tornare! Oh io non aspettare lui. No, io volere vestire e io volere andar via. Ma dove avere lui cacciato vestito di io?... (Cerca un po da per tutto. Andando a guardare sul letto vede la signora Pinchard) Good Gracious! Essere una persona in letto. (Fugge atterrita, nella camera che aveva appena lasciata. La scena resta di muovo vuota un istante. Si sente il rumore di una chiave che gira nella toppa del fondo, e poi quello di un spinta conto la porta. Ma la porta resiste).

LA VOCE DI VATELIN Ma cosha questa serratura? (Nuovo giro di chiave e spinta di Vatelin. La porta si apre).

VATELIN Asino che sono. Giravo, allinverso. Invece di aprire, chiudevo a doppio giro. (Chiude la porta) Dio, che sanguisuga, quel Soldignac! Andiamo a liberare Meggy. (Si sente russare nel letto) Eh? qualcuno russa. (Va al letto a guardare) Oh, gi andata a letto, e dorme saporitamente. E una donna che fa sbalordire. Non si turba per nulla,

lei. Nemmeno davanti al pericolo. Che gente gli inglesi! Che temperamenti fortunati. Ma a Londra non russava. Tanto meglio, se ha gi preso sonno. (Spogliandosi) Adesso, mi corico anchio, ma adagino per non svegliarla: non ci mancherebbe altro. Cos, almeno, potr riposare anchio. (inciampa nelle scarpe lasciate da Pinchard e le raccatta) Accidenti! Che razza di piedi hanno queste inglesi. (Va a mettere le proprie scarpe e quelle di Pinchard fuori della porta) Che sete! (Prende il bicchiere lasciato dalla signora Pinchard e beve) Ah, buono. (Finisce di spogliarsi) Ho gli occhi stanchi... mi addormenter subito. (Va sotto te coltri) Accidenti, ne occupa del posto! Queste inglesi, a vederle svestite, sembrano attaccapanni; ma, poi.. Accidenti che sonno! Non so perch ma non posso pi tenere gli occhi aperti. Cosa ci avr messo dentro a quel bicchiere dove ho bevuto? Stricnina, come poco fa? Mio Dio... stri... chni... na... (Si addormenta. Vittorio apre la porta del fondo per lasciar entrare Pinchard il quale tiene il cataplasma in una mano la candela nellaltra).

PINCHARD (a Vittorio) Grazie!... (Vittorio esce. Pinchard depone la candela sul camino, e si dirige verso il letto) Coc, eccomi qui. Vedi, come mi sono sbrigato? Ecco il cataplasma. Bada: molto caldo. (Scopre Vatelin con la mano sinistra, e con la destra gli applica il cataplasma sullo stomaco).

VATELIN (urlando) Oh!

PINCHARD Cosa c?!

VATELIN Chi va l? Al ladro!

PINCHARD Un uomo nel letto di mia moglie?

LA SIGNORA PINCHARD (svegliandosi) Cosa c? Ah, mio Dio! Un uomo nel mio letto!

VATELIN (alla signora Pinchard) Ma voi chi siete?

PINCHARD (saltandogli al collo) Assassino! Cosa fai, l?

VATELIN Lasciatemi, per Dio!

TUTTI E TRE Aiuto! aiuto! aiuto!

PINCHARD (urlando) C un uomo nel letto di mia moglie!

VATELIN Lasciatemi, vi ripeto!

LUCIANA (irrompe nella stanza seguita da Pontagnac, che ha sempre la candela in mano) Ah, ti ho colto, finalmente.

VATELIN Accidenti, mia moglie! (D una spinta a Pinchard, prende di furia i suoi abiti e scappa).

PINCHARD (si lancia per inseguire Vatelin) Arrestatelo! Arrestatelo! Era nel letto di mia moglie!

SIGNORA PINCHARD (la quale durante questo tempo si alzata, si messa la sottana e le pantofole) Pinchard! Pinchard! Dove vai? (Corre dietro a suo marito).

PONTAGNAC (a Luciana) Ebbene, siete convinta, adesso? Vi basta?

LUCIANA Se mi basta! Linfame!

PONTAGNAC Avevo ragione io di dirvi di aspettare? E voi ve ne volevate andare?

LUCIANA S, s, avevate ragione! Grazie a Dio, ho visto con i miei occhi.

PONTAGNAC E, adesso, spero che vi saprete vendicare!

LUCIANA Ah, s, ve lo giuro!

PONTAGNAC Ricordate ci che mi avete promesso? Occhio per occhio.

LUCIANA Certamente! N mi disdico! Vi dimostrer che so mantenere le mie promesse!

PONTAGNAC Brava!

LUCIANA Ho detto che prenderei un amante e lo prender!

PONTAGNAC Grazie! Io sono il pi felice dei mortali.

LUCIANA E se mio marito vi chieder chi il mio amante, diteglielo pure!

PONTAGNAC Che bisogno c di farglielo sapere?

LUCIANA No: diteglielo pure: il suo migliore amico, Ernesto Rdillon.

PONTAGNAC (allibito) Eh? Cosa dite? Rd...

LUCIANA Arrivederci! vado a vendicarmi.

PONTAGNAC (correndo dietro Luciana) Luciana! Luciana! Per amor di Dio... (Trovando la porta chiusa corre verso il fondo e urta nel Commissario di polizia, che entra seguito dai suoi agenti e da Soldignac).

IL PRIMO COMMISSARIO In nome della legge, vi dichiaro in arresto.

PONTAGNAC Il Commissario!

SOLDIGNAC Eccolo l il suo love!

IL PRIMO COMMISSARIO Signore, noi sappiamo tutto: voi siete qui, con la moglie dei signore

PONTAGNAC Io?!

IL PRIMO COMMISSARIO Dove si nasconde la vostra complice?

PONTAGNAC La mia complice?

IL PRIMO COMMISSARIO (agli agenti) Cercate!

PONTAGNAC Io casco dalle nuvole!

UN AGENTE DI POLIZIA (che entrato ai destra, rientra in scena trascinando per mano Meggy) Venite avanti, signora!

PONTAGNAC Chi quella l?

MEGGY Il marito di io!

SOLDIGNAC Mia moglie! (Fanno atto di litigare fra loro).

IL SECONDO COMMISSARIO (entra seguito dai due agenti di polizia e dalla signora Pontagnac) In nome della legge!

PONTAGNAC Un altro? Mia moglie?!

LA SIGNORA PONTAGNAC Fate il vostro dovere, signor Commissario!

PONTAGNAC Clotilde!

SOLDIGNAC (a Pontagnac) Adesso, a noi due! (Si

slancia sopra Pontagnac e incomincia a tempestarlo di pugni come se tirasse di boxe. Gli agenti cercano di separari. Meggy sviene).

RDILLON (entrando dalla porta del fondo) Che succede qui?... (Vedendo i Commissari) Avevo scambiato la valigia! (Lascia la valigia che porta seco, ne prende rapidamente unaltra e via di corsa).

SIPARIO

ATTO TERZO

Salottino in casa di Rdillon. Porta nel fonda, che d in una stanza interna; due porte a destra, e due a sinistra. Nel fondo, a destra, una finestra, che lascia vedere la stanza interna.

GIROLAMO (entra dalla porta di fondo, portando sul braccio sinistro gli abiti di Rdillon. e la sottana di Armandina e tenendo in mano le scarpe delluno e dellaltra che ha lustrate) Unaltra sottana. Sempre sottane! Quel ragazzo incorreggibile. Ma vorrei sapere che gusto ci piglia, ridotto com. Ecco la giovent del giorno doggi! Crapula, crapula! E, poi, a trentanni, sono gi andati... (Va a bussare alla seconda porta di destra).

LA VOCE DI RDILLON Cosa c?

GIROLAMO Sono io, Girolamo!

RDILLON (sporgendo il capo fuori dalla porta) Cosa vuoi?

GIROLAMO Sono le undici.

REDILLON Tanto piacere. (Gli sbatte la porta in faccia).

GIROLAMO Grazie. Ecco cosa si guadagna a dirgli che ore sono. La porta sul muso! Un ragazzo che ho visto nascere. Ecco la giovent del giorno doggi! Non ha pi rispetto per nessuno. E quel bravuomo di suo padre, il mio povero fratello di latte, voleva chio vegliassi sopra di lui, e me lha fatto promettere al suo letto di morte. Povero Bartolomeo, come vuoi chio vegli sul tuo figliolo? Che potere ho io sopra di lui? Se non mi d retta, mai! Quando gli faccio la morale, mi d dellimbecille. E s che, in fin dei conti, tocca sempre a me fare la cameriera alle sue belle e alle sue brutte. (Si ode parlare nella camera di Rdillon e la porta si apre) Finalmente! (Esce dalla prima porta di destra, per portare gli abiti e le scarpe che ha sempre con s).

ARMANDINA (entra dalla seconda parta di destra, seguita da Rdillon, che viene avanti trascicando. Non ancora pettinata ha i capelli semplicemente attorcigliati sulla nuca, e indossa una veste da camera da uomo. Entrando, incespica nella veste da camera e sta quasi per cadere a terra) Com lunga la tua veste da camera!

REDILLON (che s lasciato cadere sul canape) E lunga per te, ma per me va bene.

ARMANDINA Ah, gi. Avrei dovuto capirlo. Ci volevi proprio tu a portarmi, una dopo laltra, tutte le valigie dellalbergo, tranne la mia, naturalmente.

RDILLON Ma la conosco, forse, la tua valigia?

ARMANDINA Va bene! ma, in mezzo a tante altre, sarebbe stato meglio che ti fosse capitata proprio la mia!

REDILLON (sbadigliando) Non mica una lotteria che ci si rimette alla sorte. ARMANDINA Coshai? sbadigli?

RDILLON Sono stanco. Undici ore diletto non sono undici ore di riposo. (Siede vicino alla tavola. Girolamo entra dalla seconda porta di destra).

GIROLAMO Bel pro, ridursi in quello stato miserevole.

REDILLON Cosa borbottate, Girolamo?

GIROLAMO (imbronciato) Nulla!

REDILLON Allora, perch mi guardate a quel modo?

GIROLAMO Ah, Ernesto, tu ti logori, ragazzo mio!

RDILLON E ARMANDINA Eh?!

GIROLAMO Mi fai compassione.

REDILLON Volete andare fuori dai piedi? Chi vi ha pregato?

GIROLAMO Non c bisogno che tu mi preghi! Ti dico, che mi fai compassione! (Esce). REDILLON Non ci pensare, tu! Scusa sai, un vecchio domestico di casa, maniaco quanto mai.

ARMANDINA Si prende un po troppa confidenza, mi pare!

RDILLON Pare anche a me. Ma cosa vuoi che faccia? E come uno di famiglia, lui E mio zio di latte.

ARMANDINA Tuo zio di latte?

RDILLON Sua madre fu la balia di mio padre. Come vedi, siamo parenti per via lattea. ARMANDINA Capisco... ma cos strano che lui ti dia del tu, mentre tu gli dai del voi! RDILLON Cosa vuoi? Mi ha visto nascere; io no. Che ne so io della sua nascita? (Sbadiglia) Come sono stanco.

ARMANDINA Ma una mania. In materia damore, non credo ce la faresti a battere un record.

RDILLON Cosa me ne importa? Non ho mai posato a primo campione di Francia. ARMANDINA Non ci mancherebbe altro. (Lo abbraccia) Ti d fastidio quando ti abbraccio?

REDILLON No. Ho paura soltanto che si debba ricominciare, ed io sono tanto stanco. Ti prego...

ARMANDINA S, s, ho capito. (In piedi, davanti a lui, con le mani appoggiate alle spalle, guardando un acquarello, al di sopra del canape) Com bello quel dipinto! Di un po: una villa tua?

RDILLON Quella? Ma no: il Campidoglio!

ARMANDINA Il Campidoglio?! Curioso, mi ha fatto pensare a Schmitz-Mayer...

REDILLON S, s, lo so: il tuo amante!

ARMANDINA Mi secca sempre con quellaffare l! Non so perch. Dice che io ho salvato il Campidoglio.

RDILLON Io ho capito; ma tu non cercare di capire, meglio.

ARMANDINA Preferisco. (Lo abbraccia).

GIROLAMO (entrando con un bicchiere a calice pieno di vino, in mano) Daccapo? (Ad Armandina, mettendosi tra Rdillon lei) Signorina, ve ne prego: abbiate un po di riguardo.

ARMANDINA (allontanandosi) Che volete?

GIROLAMO (guardando Rdillon)- Guardate un po in che stato lo avete ridotto.

REDILLON Ma la volete finire? O finir io col mettervi alla porta.

GIROLAMO Discorsi inutili. Tanto non me ne andr! Su, bevi!

RDILLON Ce ne vuole della pazienza! Cos?

GIROLAMO Bevi. E coca-tonico, corroborante. (Ad Armandina, sottovoce) Pensate ch un ragazzo. Ha appena trentadue anni! Non mica come me, lui!

RDILLON Cosa borbottate voi due?

GIROLAMO Nulla, nulla!

ARMANDINA (con aria canzonatoria) Abbiamo i nostri segretucci, noi!

GIROLAMO Tu non centri!

RDILLON Allora, vi chiedo scusa. (Restituisce il bicchiere a Girolamo) Non venuto nessuno a chiedere di me?

GIROLAMO (con disprezzo) S... prima, la tua cosiddetta Pluplu!

RDILLON E venuta Pluplu?

GIROLAMO S, e ti voleva vedere a tutti i costi!

RDILLON Cosa le avete detto?

GIROLAMO Cheri con tua madre. Voleva aspettare, ma io le ho detto che, quando sei con tua madre, ne hai sempre per tre o quattro giorni.

ARMANDINA Avete fatto benissimo. Guai se ci fossimo incontrate a faccia a faccia.

GIROLAMO Poi venuto il signor Gruyre. ARMANDINA Gruyre? chi ? lo conosco?

RDILLON Non lo puoi conoscere... e un antiquario che sta qui sotto. Ogni volta che compera qualche cosa me lo viene a dire.

ARMANDINA Eppure il nome Gruyre non mi nuovo.

REDILLON Lo avrai mangiato, come formaggio. Cosa voleva, Gruyere?

GIROLAMO Ha un nuovo acquisto da farti vedere: un oggetto rarissimo, al giorno doggi, una cintura di castit del quattordicesimo secolo. (Bussano).

REDILLON Se una signora, dite che non ci sono.

GIROLAMO A me lo dici! (Esce).

ARMANDINA Gi! Non ci siamo. Non ci mancherebbe altro che fosse ancora Pluplu! Non voglio scenate, io! (Si avvia verso la porta di destra).

REDILLON Dove vai?

ARMANDINA A vestirmi... Se una donna, me la svigno. E ti saluto adesso.

LA VOCE DI GIROLAMO No, signora. Non c: sono sicuro. (Sporgendo il capo fuori della porta del fondo a voce bassa, ma in guisa da farsi udire da Rdillon) E proprio una delle solite, Vattene in fretta!

RDILLON e ARMANDINA Via! (Scappano dalla seconda porta di destra).

GIROLAMO Ebbene, signora, guardi lei se non mi crede. Le ripeto che il padrone non c.

LUCIANA Va bene. Ditegli che la signora Vatelin ha bisogno di parlargli.

GIROLAMO La signora Vatelin? La moglie del suo amico, il signor Vatelin, dal quale egli va cos spesso?

LUCIANA Per lappunto!

GIROLAMO Oh, allora, unaltra cosa. Le chiedo scusa, signora: io lavevo presa per una cocotte.

LUCIANA Eh?!

GIROLAMO (chiamando a destra) Ernesto, la signora Vatelin.

LA VOCE DI REDILLON Cosa dite?

GIROLAMO E la signora Vatelin. Vieni subito!(A Luciana) Eccolo qui.

RDILLON Mi sembra impossibile! Voi a casa mia? Come mai?

LUCIANA (sedendo) Vi meraviglia! Anche a me, ve lassicuro!

REDILLON (sottovoce a Girolamo) Dite a quella signorina che mi spiace di non poterla salutare... ma un affare importante... inventate ci che volete... e non appena si sar vestita, fatela andar via, di l.

GIROLAMO Capito! (Bussa alla seconda porta di destra).

LA VOCE DI ARMANDINA Non si pu.

GIROLAMO Non importa. (Entra).

RDILLON Voi, voi qui?

LUCIANA Proprio io! Voi sapete tutto, non vero?

RDILLON No!

LUCIANA Come? Se sono qui, ne dovreste pure indovinare il motivo!

RDILLON Io?!

LUCIANA Questa notte ho colto mio marito in flagrante adulterio.

RDILLON Davvero? Allora siete venuta per mantenere la vostra promessa?

LUCIANA Io mantengo sempre, quando prometto!

REDILLON Ah, Luciana! Come sono felice! Disponete pure di me: prendetemi, io sono vostro.

LUCIANA No, scusate. Tocca a me dir cos: sono venuta per questo.

REDILLON Gi!

GIROLAMO (entrando dalla porta di fondo) Ssst!

REDILLON Cosa c? (Girolamo fa segno con la mano a Luciana che si nasconda, perch Armandina deve passare dalla stanza interna; poi chiude la porta di fondo).

LUCIANA Cosa c?

RDILLON Deve passare qualcuno di l... Nascondetevi dietro di me... E meglio che non vi si veda! (Luciana si nasconde dietro Rdillon, il quale tien docchio la finestra di fondo. Attraverso ai vetri, si vede Girolamo accompagnare Armandina, vestita e velata. Essa fa un piccolo saluto col capo a Rdillon, il quale le risponde allo stesso modo. Girolamo e Armandina scompaiono).

LUCIANA E cos?

RDILLON (fa cenno a Luciana di tacere) Aspettate! (Girolamo rientra dalla porta di fondo e con la mano fa cenno a Rdillon che Armandina se n andata) S? (Girolamo fa cenno col capo di s, e accompagna il segno strizzando maliziosamente locchio a Rdillon) Va bene: chiudete la tenda di l.

GIROLAMO Subito! (Esce e subito dopo lo si vede dalla finestra chiudere la tenda).

REDILLON Non volete sedere?

LUCIANA No, no! Chi lavrebbe pensato! infame!

REDILLON Chi?

LUCIANA Come chi?... Mio marito, si capisce.

RDILLON Ah, s, s! Che testa, non ci pensavo pi.

LUCIANA E dire chio gli sono stata fedele, sempre che non ho mai voluto cedere a quel povero Rdillon.

RDILLON Gi! Quel povero Rdillon.

LUCIANA Adesso, per, non gli resister pi. No, davvero. Egli mi ama: ebbene sar sua. Sar la mia vendetta!

REDILLON S, s, Luciana!

GIROLAMO (sporgendo il capo dalla porta di fondo) Senti, io esco: vado a prendere due costolette.

REDILLON (stizzito) Va al diavolo! Ma guarda se il momento di costolette! Ah, Luciana! (Correndo alla porta di fondo) Senti... Prendi anche dei piselli hai capito? Piselli!

GIROLAMO Va bene, piselli.

REDILLON (ridiscendendo la scena) Quellimbecille ha la mania di darmi patate tutti i giorni. Io incomincio ad esserne stufo. Vi chiedo scusa: un vecchio domestico di famiglia. Un uomo zotico, senza ideale.. Dunque, dicevamo...

LUCIANA Dicevate che quellimbecille ha la mania di darvi patate tutti i giorni!

RDILLON No prima, prima...

LUCIANA Dicevate: Ah, Luciana, Luciana!

RDILLON (in tono lirico, mentre ha laria di pensare a ci che avrebbe potuto dire veramente) Ah, Luciana! Luciana! S, s... (Dopo una pausa) Ah, Luciana, Luciana... (La conduce al canap) Ditemi che non un sogno questo! Voi siete mia, non vero? Mia, unicamente mia.

LUCIANA Vostra, s. Unicamente vostra.

REDILLON Oh! come sono felice!

LUCIANA Tanto meglio, caro! Nelle cose della vita vi deve pur essere questo compenso: che la sventura degli uni formi, almeno, la felicit degli altri!

RDILLON Ah! S, s! Vi prego: appoggiate il vostro capo qui (accennando il suo petto) affinch io possa inebriarmi del profumo dei vostri capelli.

LUCIANA (accennando a togliersi il cappello) Aspettate.

REDILLON S, s... toglietelo! (Luciana si toglie il cappello, Rdillon lo depone sopra la tavola; poi, ritorna vicino a lei e la abbraccia) E la prima volta che posso sfiorare il vostro viso con le mie labbra.

LUCIANA Fate pure! Vendichiamoci! Vendicatemi!

RDILLON. S, s.

LUCIANA Incominciando da oggi, io non sono pi la moglie del signor Vatelin. Sono vostra, e voi mi sposerete.

RDILLON Ah! s, s.

LUCIANA Un uomo che io amavo veramente, al quale avevo dato tutto: la mia tenerezza, la mia felicit, il mio candore di fanciulla!

RDILLON Non continuate, per carit!... Non mi parlate di vostro marito! Via, in questo momento soprattutto, limmagine sua. Ah, Luciana mia adorata! (Si mette in ginocchio davanti a lei).

GIROLAMO (sporgendo il capo dalla porta di fondo) Sono tornato.

RDILLON Non si pu! Andate via. Chiudete la porta e non tornate pi per leternit.

GIROLAMO E se chiami?

RDILLON Allora ritornate.

GIROLAMO Va bene. Ma volevo dirti che non ho trovato i piselli ed ho preso patate. (Esce).

REDILLON Vi chiedo scusa: un vecchio domestico di famiglia... (Si rimette in ginocchio) Ah, Luciana mia, lasciate che vi stringa tra le mie braccia... Siete mia moglie, oramai...

LUCIANA Mi amate?

RDILLON Se vi amo! No... cos non sto bene... non vi sono abbastanza vicino. Fatemi posto accanto a voi. (Siede alla destra di lei) Cos, cos va bene. Adesso posso stringervi meglio al mio cuore.

LUCIANA La sonnambula aveva ragione.

RDILLON (con gli occhi semichiusi) Quale sonnambula?

LUCIANA La sonnambula, che mi predisse chio avrei avuto due avventure amorose nella mia vita: una a venticinque anni; laltra, a cinquantotto. Per la prima, ha indovinato: compio venticinque anni proprio oggi!

RDILLON S... ed io sono ilprincipe azzurro... (Mutando tono) No, cos non sto bene... Aspettate. (Appo ggia il dorso al dorso di Luciana, stendendo le gambe).

LUCIANA Cosa fate?

RDILLON Ah, cos sto meglio! Vi sento di pi... Ah, Luciana, Luciana! (Le prende una mano e gliela accarezza).

LUCIANA (con un sospiro) Ah!

RDILLON Luciana! (Il viso di Rdillon rivela una grande ansiet; egli accarezza macchinalmente la mano di Luciana, ma si vede che il suo pensiero altrove. Luciana si volta per guardarlo. Egli sorride immediatamente).

LUCIANA E cos?!

RDILLON Cosa?

LUCIANA Come vi sentite, adesso?

RDILLON Meglio, molto meglio. Ah, Luciana, Luciana... (Tra s) Cosa m venuto in mente di far venire qui Armandina, ieri sera. (Luciana lo guarda di nuovo) Ah, Luciana!

LUCIANA Ho capito! Luciana, Luciana... Ma non sapete dire altro?

RDILLON Scusate, sono cos turbato, cos commosso. Io non so...

LUCIANA Mi amate tanto?

REDILLON Vi adoro. Ma dovreste comprendere. Ero cos lontano dallaspettarmi questa felicit. Ora la gioia quasi mi paralizza. Aggiungete lo scrupolo. Lo scrupolo di un uomo onesto, che non durer molto, ma che legittimo e doveroso, anche. Io non posso non pensare a vostro marito, che mio intimo amico. Fargli unazionaccia simile, cos, da un momento allaltro. Lasciatemi il tempo di prepararmi.

LUCIANA Tardi scrupoli i vostri, mio caro.

RDILLON Passeranno, ve lassicuro. Datemi soltanto il tempo di riflettere. Non vi chiedo molto... Tornate domani... magari questa sera...

LUCIANA Domani? Questa sera? Impossibile. Mio marito sar qui tra poco ed io voglio che al suo arrivo la mia vendetta sia compiuta.

REDILLON Vostro marito verr qui? Ma cosa dite?

LUCIANA Certamente! Prima di uscire gli ho fatto avere un biglietto con queste precise parole: Voi mi avete tradita; io vi tradisco a mia volta. Se ne dubitate, venite a mezzogiorno in casa del vostro amico Rdillon: mi troverete nelle braccia del mio amante. Capir che siete voi.

REDILLON Gli avete scritto cos? Ma siete pazza? Stavo per farla bella, io! Pareva che lo prevedessi: ecco perch mi sentivo senza slancio davanti ad una fortuna simile. Ma grazie al cielo ho avuto la forza di essere ragionevole.

LA VOCE DI GIROLAMO (fuori della porta) Vi dico che non si pu.

LA VOCE DI CLOTILDE E io vi dico di s!

RDILLON Cosa c?

CLOTILDE (che entrata, dando uno spintone a Girolamo) Lasciatemi entrare!

REDILLON e LUCIANA La signora Pontagnac!

CLOTLLDE Proprio io. Ah, voi non aspettavate di vedermi cos presto, non vero? Signor Rdillon, cosa vi dissi ieri? Lasciate che io abbia la prova dellinfedelt di mio marito, e correr da voi per dirvi: Vendicatemi, io sono vostra!

RDILLON E due.

CLOTILDE (togliendosi la giacchetta e gettandola sul canap) Signor Rdillon, vendicatemi: io sono vostra!

RDILLON Ma no, ma no, andiamo: una mana.

LUCIANA Un momento, signora. Andate un po troppo per le spicce, voi!

CLOTILDE Ma come, signora? Eravamo gi daccordo col signor Rdillon.

LUCIANA Scusate, ma io sono venuta prima di voi.

CLOTILDE Sar. Ma vi faccio notare che io avevo impegnato il signor Rdillon fino da ieri.

LUCIANA E che mimporta che labbiate impegnato?! Io sono arrivata prima ed ho la precedenza: mettetevj in fila.

RDILLON (intervenendo tra le due signore) La volete smettere? Che non centro per nulla, io?!

LUCIANA Avete ragione. Parlate!

REDILLON Ma enorme, davvero! Voi avete tutte due buone ragioni per vendicarvi dei vostri mariti... E vorreste tutt e due che io... Ma dite un po: mi prendete per uno strumento di rappresaglie coniugali?

LUCIANA In poche parole: quale delle due?

CLOTILDE S, quale delle due?

RDILLON Quale delle due?! Ebbene: n luna n laltra!.

LUCIANA e CLOTILDE Eh?!

RDILLON Vi saluto! (Risale la scena).

LUCIANA e CLOTILDE Ah!

GIROLAMO (accorrendo dal fondo) Senti: Pluplu...

RDILLON Cosa? Pluplu?

GIROLAMO E ritornata. Ti vuole vedere!

RDILLON Eh?! Anche Pluplu, adesso! Ah, no, basta. Ne ho fin sopra i capelli. Non ricevo pi donne. Dite che sono morto (Si avvia per uscire).

GIROLAMO Va bene. (Esce).

LUCIANA e CLOTILDE (insieme) Rdillon! Signor Rdillon!

RDILLON Sono morto! (Entra a destra e chiudela porta a chiave).

LUCIANA e CLOTILDE (che sono corse con lo stessa moto istintivo alla porta dalla quale uscito Rdillon) Si rinchiuso.

CLOTILDE Vedete, signora, che cosa avete fatto?

LUCIANA Scusate, signora: la colpa vostra.

CLOTILDE (ridendo ironicamente) Gi, la colpa mia! Mia cara signora, dovreste pure comprendere che il passo che ho fatto , almeno per me, gi abbastanza doloroso.

LUCIANA Ma cosa credete? Che io ci abbia provato gusto a venire qui? Sono stata spinta dal vostro stesso sentimento. Ma sono, come voi, una donna onesta spinta alla disperazione dal proprio marito. Come voi. Quindi inutile insultarci.

GIROLAMO (entrando dalla porta di fondo) Signore, c di l un giovanotto che chiede della signora Vatelin.

LUCIANA Un giovanotto che chiede di me? Chi ?

GIROLAMO Il signor Pontagnac.

CLOTILDE Ma non un giovanotto: mio marito! (A Luciana) Che vorr mio marito?

LUCIANA Che ne so. Ha fatto chiedere di me, forse? Del resto, giunge a proposito. Avevo bisogno di un complice per la mia vendetta!

CLOTILDE Eh?! Cosa dite? Vorreste forse...

LUCIANA Cosa vimporta, oramai? Vi ha gi tradito una volta.

CLOTILDE (riflettendoci su) Gi!

LUCIANA Me lo cedete?

CLOTILDE S, s! Prendetelo pure. Anzi, ci varr a consolidare la mia posizione contro di lui.

LUCIANA Va bene! (Prende la giacchetta di Clotilde sul canap e la d a questa) Prendete, signora, e andate di l. (Fa uscire Clotilde dalla seconda porta di sinistra; poi a Girolamo) Fate entrare il signor Pontagnac. (Tra s) Ma guarda che razza di amante mi doveva capitare. Non ho proprio fortuna. (Girolamo introduce ed esce dal fondo).

PONTAGNAC (entrando) molto commosso) Sola!

LUCIANA Cercavate di me?

PONTAGNAC S. Siete qui da molto tempo?

LUCIANA Sono arrivata da poco.

PONTAGNAC E Rdillon?

LUCIANA Lo aspetto.

PONTAGNAC Dio sia benedetto. Giungo in tempo. (Depone il cappello sulla tavola).

LUCIANA Potrei sapere il motivo per cui siete venuto a scovarmi, qui? Cosa volete?

PONTAGNAC Cosa voglio? Io vi voglio impedire di commettere una follia! Io mi voglio mettere tra voi e Rdillon, per contendervi, per strapparvi a lui.

LUCIANA Voi? E con quale diritto?

PONTAGNAC Col diritto che mi danno tutti i guai, tutte le noie che da ventiquattrore mi piovono sul capo. Voi non sapete nulla di quanto accadde ieri sera, dopo la vostra fuga dallalbergo. Per amor vostro io mi sono cacciato in un ginepraio maledetto. Ho due delitti flagranti sulle spalle. Delitti flagranti nei quali non centro per nulla. Fui colto da un marito che non conosco, con una donna che non ho mai vista. Fui colto da mia moglie, sempre con la stessa donna che non conosco! Quindi, senza dubbio, divorzio tra mia moglie e me. E un altro divorzio tra la signora che non ho mai visto e il signore che non conosco, ma nel quale sar implicato come complice. Zizzania tra mia moglie e me. La signora che non ho mai vista venuta, stamattina, a dirmi, con accento inglese, che io le devo una riparazione. Un alterco con percosse con il signore che non conosco. Non basta. Processo, scandalo, mille altre seccature dogni genere. Vi par poco? E mi deve essere capitato tutto questo perch vi debba gettare nelle braccia di un altro? Fosse almeno mio amico, ma io lo conosco da ieri soltanto. Io avr seminato e sar lui a raccogliere? Ah, no, no! Voi non lo permetterete.

LUCIANA (tra s) Tra poco mio marito sar qui. Mi creder colpevole: sar gi una vendetta. (Rimane assorta e pensierosa).

PONTAGNAC A che pensate?

LUCIANA Penso che non avete tutti i torti.

PONTAGNAC Meno male. Siete la prima persona, da ieri sera, che ha un po di comprensione per me.

LUCIANA Anzi, vi confesso che, appena vi ho visto entrare, mi sono detta, risoluta comero di vendicarmi: Alla fine perch dovrei scegliere il signor Rdillon? E stato il signor Pontagnac a denunziarmi linfedelt di mio marito. Dunque... .

PONTAGNAC Infatti, sono stato io a darvene la prova materiale.

LUCIANA Dunque, se mi devo vendicare con qualcheduno, questo qualcuno siete voi. PONTAGNAC Dio sia lodato! Allora posso sperare?

LUCIANA Sperare? Ma siete nel vostro diritto come strumento della mia vendetta. PONTAGNAC Possibile? Ma non un sogno? Ah, Luciana, Luciana!

LUCIANA (tra s) Anche lui! Tutti gli uomini dicono: Ah, Luciana, Luciana! . Non sono molto larghi di inventiva.

PONTAGNAC E in casa di Rdillon, per giunta. Oh, che vendetta raffinata!

LUCIANA (andando verso la tavola) Su! (Si toglie la giacchetta di velluto, e rimane in corpetto) interamente scollacciata. Nello stesso tempo fa cadere i capelli, scuotendo il capo) Con i capelli sciolti, cos, mio marito mi trovava bella; ditemi se sono veramente bella.

PONTAGNAC (togliendosi i guanti) S, s, siete bella, affascinante, seducente.

LUCIANA Meno male. (Mutando tono e avvicinandosi) Mi amate?

PONTAGNAC (stringendola tra le sue braccia) Profondamente!

LUCIANA (svincolandosi) Va bene. Andate a sedere.

PONTAGNAC (meravigliato) A sedere?

LUCIANA - Non vi meravigliate: fa parte della seduzione. Non voglio farlo con troppa fretta, mi piace scegliere il momento, voglio farmi desiderare, voglio che luomo al quale dovr appartenere sia lo schiavo dei miei capricci; Vi ho detto di sedere.

PONTAGNAC (sedendo vicino alla tavola) Mi sono seduto.

LUCIANA (avvicinandosi) Benissimo! Toglietevi la giacca: cos, non potrei... mi ricordate mio marito. E con lui, mai pi.

PONTAGNAC Allora... (Si toglie la giacca) E adesso?

LUCIANA Venite qui e sedete vicino a me. (Pontagnac si siede accanto a Luciana sul divano) Bravo!

PONTAGNAC (dopo una pausa) Se lecito, cosa aspettiamo?

LUCIANA I miei ordini.

PONTAGNAC Ah!

LUCIANA Toglietevi anche il panciotto. Cos avete laria di un domestico che tolga la polvere.

PONTAGNAC (togliendosi il panciotto) . Ecco fatto. (Sedendo) Non mi trovate ridicolo? LUCIANA Non ve ne date pensiero. (Sfilandogli la cinghia del calzoni) Via anche la cinghia. Sono cos brutte a vedersi! I capelli: ma chi vi pettina a questo modo? avete una pettinatura da cameriere. (Tirandogli i capelli in su) Voltatevi. Cos va bene. Adesso, almeno, avete laria di un artista.

PONTAGNAC Vi pare? (Esaltandosi, al contatto di Luciana) Ah, Luciana, Luciana mia! LUCIANA E dagli! Vi prego di contenervi, quando non c nessuno.

PONTAGNAC Aspettate che venga gente?

LUCIANA Vi ho detto di pazientare.

PONTAGNAC Va bene, lo capisco, ma non sono di marmo.

LUCIANA Io neppure, e - come vedete - paziento.

PONTAGNAC Va bene, pazientiamo. (Luciana si alza e va a prendere un giornale sulla tavola, torna a sedere e si mette a scorrere il giornale) Avete uno strano concetto dellamore.

LUCIANA Sar almeno personale. Dunque, c una novit stasera allOdon.

PONTAGNAC Dumas, naturalmente.

LUCIANA Naturalmente. Ci andrete?

PONTAGNAC No!

LUCIANA Ah!... (Si rimette a leggere. Pontagnac, non sapendo che fare, si mette a zufolare tra s, mentre guarda intorno. Dopo un certo tempo si alza e, con le mani dietro al dorso, va a esaminare i vari oggetti. Luciana, senza levare il capo dal giornale) Restate seduto, per piacere.

PONTAGNAC Come vi pare! (Va a sedere con aria rassegnata. Scorgendo sulla tavola un fascicolo, lo prende e si mette a leggere).

LUCIANA (volgendosi e guardandolo) Cosa leggete?

PONTAGNAC Non so. (Guarda il titolo) La pollicoltura: rivista bimensile .

LUCIANA (sorridendo) Vi attrae?

PONTAGNAC Certamente, visto che non si sa perch dobbiamo ingannare questa attesa. (Si odono rumori nel fondo) Cosa c?

LUCIANA (si alza subito e butta via il giornale) Finalmente. Non datevene pensiero. Verr qualcuno.., mio marito, forse.

PONTAGNAC Vostro marito?

LUCIANA Cos la mia vendetta sar completa! (In questo momento, si vede la tenda della finestra del fondo scostarsi e dai vetri appaiono alcune teste).

LA VOCE DEL PRIMO COMMISSARIO In nome della legge, aprite!

PONTAGNAC Sono loro. Nascondetevi.

LUCIANA Nemmeno per sogno. Dite: mi amate abbastanza da contendermi anche a mio marito?

PONTAGNAC Certamente... ma...

LA VOCE DEL COMMISSARIO Volete aprire?

LUCIANA Ecco, io voglio esser vostra davanti a tutti. Pontagnac, prendetemi.

PONTAGNAC Come? adesso?

LUCIANA Adesso o mai!

PONTAGNAC (allontanandosi) Neppure per sogno!

IL COMMISSARIO Aprite, o rompo i vetri.

PONTAGNAC (allibito) S, s... apro! (Va ad aprire. Luciana si lascia cadere sul canap, le braccia indietro il dorso appoggiato alla spalliera e le gambe incrociate. Getta a Vatelin uno sguardo di sfida).

VATELIN (entrando) Linfame!

IL COMMISSARIO Nessuno si muova!

VATELIN Era vero!

PONTAGNAC (al Commissario) In fin de conti, signore...

IL COMMISSARIO (guardandolo) Voi, signore, per la seconda volta! Mi pare che abusiate un po troppo!

PONTAGNAC Non vi comprendo, signore! Cosa pensate? Io stavo facendo visita alla signora.

IL COMMISSARIO In quellarnese? Rivestitevi subito, signore. (Pontagnac si rimette il panciotto e la giacchetta, dimenticando di riallacciare la cinghia).

RDILLON (entrando dalla stessa porta dalla quale era uscito) Ma che cosa succede?

IL COMMISSARIO (a Luciana) Signora, io sono il Commissario di polizia del vostro quartiere, e sono venuto qui a richiesta del signor Crpin Vatelin, vostro marito.

RDILLON Una sorpresa? In casa mia? (Tra s) Pontagnac!

LUCIANA (rimanendo nella posizione in cui si messa al principio della scena) Non occorre, signor Commissario: conosco la tirata. Risparmiate pure il fiato. Il signor Pontagnac vi potr dire ci che vorr, per cercare di salvarmi: suo dovere di gentiluomo. Ma io voglio che la verit sia conosciuta da tutti. (Lancia unocchiata di sfida a Vatelin ch vicino al camino) Sono venuta qui, perch cos volevo io e ci sono venuta per trovare il signor Pontagnac, mio amante. Potete, signor Commissario, trascrivere queste mie stesse parole nel processo verbale.

VATELIN (lasciandosi cadere sopra la seggiola, vicino al camino) Oh!

CLOTILDE (entrando dalla porta di destra) Adesso, a me.

PONTAGNAC Mia moglie. Ci voleva.

CLOTILDE Signor Commissario, trascrivete anche nel processo verbale che avete trovato me, Clotilde Pontagnac, moglie legittima del signore qui presente, in questa casa, dove sono venuta, come la signora Vatelin, per trovare il mio amante.

PONTAGNAC (scattando) Cosa dice?

CLOTILDE Arrivederci, signore. (Esce dalla porta di sinistra).

PONTAGNAC (correndole dietro) Disgraziata!

IL COMMISSARIO (trattenendolo.) Signore, vi prego di rimanere: abbiamo bisogno di voi.

PONTAGNAC Ma non avete udito ci che ha detto? Signor Commissario, mia moglie ha un amante. Dov questo amante? Io debbo ucciderlo. Venga fuori questo amante, se non vile!

GIROLAMO (entra e piantandosi dinanzi a Pontagnac) Sono io!

PONTAGNAC Voi?

REDILLON (a Girolamo) Cosa dite?

GIROLAMO (sottovoce a Rdillon) Taci. Ti salvo.

PONTAGNAC Va bene, signore! Ci rivedremo. Larma e il luogo. Il vostro biglietto di visita?

GIROLAMO Non ne ho. Ma non importa. Io sono Girolamo, cameriere del signor Ernesto Rdillon. (D un buffetto a Rdillon ed esce).

IL COMMISSARIO (a Pontagnac) Ma non vedete che si burlano di voi? e pi di tutti la signora Pontagnac? Non capite che la sua una commedia di moglie oltraggiata? Una donna che fa veramente di quelle cose non le confessa cos.

PONTAGNAC (andando a prendere il suo cappello.) Lo sapr!

IL COMMISSARIO Pi tardi, signore. Adesso la vostra presenza necessaria. Dove si pu scrivere?

REDILLON Di l, signor Commissario. (Gli indica la stanza che si vede dalla porta del fondo aperta).

IL COMMISSARIO Grazie. (A Pontagnac) Abbiate la compiacenza di seguirmi, signore... (a Luciana) e la signora, anche.

LUCIANA Eccomi! (Si alza e risale lentamente la scena, con lo sguardo sempre fisso su Vatelin. Mentre contiene a stento la propria commozione, il viso di lei si contrae tra singhiozzi repressi. Va nella stanza indicata, raggiungendo gli altri, ad eccezione di Rdillon e Vatelin. Si vedr uno dei due agenti che funziona da segretario seduto alla tavola;

il Commissario in piedi vicino a lui che gli detta il verbale; Luciana e Pontagnac Sono in piedi, ciascuno da un lato della tavola).

REDILLON Bellimbroglio! (Vedendo Vatelin accasciato sul divano, col capo tra le mani) Su, Vatelin, su! Ci vuole coraggio.

VATELIN Non potete immaginare quanto soffro!

REDILLON (mettendogli la mano sulla spalla) Animo! Non sar nulla!

VATELIN Per voi! Ma per me... Si trattasse della moglie di un altro, non me ne importerebbe nulla. Ma si tratta della mia. E pensare, che abbiamo una moglie soltanto e proprio questa ci deve tradire!

REDILLON Vatelin, posso parlarvi da amico?

VATELIN Ve ne prego.

REDILLON Siete un ingenuo. Voi non siete affatto tradito. Ragioniamo: vostra moglie vi scrisse di venire qui, dove sarebbe stata nelle braccia del suo amante. E vero? (Vatelin acconsente col capo) Ebbene, questo fatto soltanto avrebbe dovuto illuminarvi. Una donna che sta per tradire il marito, non gli manda un biglietto dinvito. Non si usa.

VATELIN Ma gi, vero. E allora?

REDILLON Allora, se si comporta cos, vuol dire che ha una ragione: stimolare la gelosia del marito. Avete sentito il Commissario di polizia poco fa? Ha detto al signor Pontagnac : Non vedete che tutto ci la commedia di una moglie oltraggiata?. E voi non avete notato con quale accanimento si accusa? Lo fa, e pu farlo, perch ha la coscienza pulita. E voglio proprio dirvi tutto: era venuta prima da me, a propormi di recitare quella parte. Ma io ho rifiutato, perch ho capito: sono avvocato.

VATELIN Come sono felice! Mi viene da piangere dalla commozione.

REDILLON Piangete, piangete pure. Vi far bene. La porta di fondo si apre e Luciana entra con la stessa aria arrogante di prima. Ma, appena vede Vatelin che piange, si arresta meravigliata e interroga con lo sguardo Rdillon il quale fa segno di tacere).

VATELIN Come sono felice!

REDILLON Adesso frenate la vostra gioia; potrebbe farvi male.

VATELIN Mi volete fare un grande favore? Andate da mia moglie, ditele che io amo unicamente lei, e che ha in me il pi fedele dei mariti. E la verit.

RDILLON Dopo la vostra scappata di stanotte...

VATELIN Bella storia. Mi sarebbe piaciuto aveste assistito.

RDLLLON Grazie dellinvito, ma sono discreto.

VATELIN Avevo conosciuto quella donna a Londra e ieri mi capitata in casa. Minacci uno scandalo voleva suicidarsi... Un vero ricatto. Io ebbi paura e cedetti. Intendiamoci: andai allalbergo... lei era gi coricata e russava... Io non so cosa avessi bevuto: fatto sta che appena a letto mi addormentai anchio. Mi sorpresero nel sonno. Ma non cera stato nulla tra noi.

RDILLON Nulla anche voi?

VATELIN Cosa volete dire?

RDILLON (riprendendosi) Non ci badate! Mera venuto in mente

VATELIN Del resto, una magra conquista, ve lassicuro. Ha dei piedi, mio caro. Avrei dovuto portarvi una delle sue scarpe.

RDILLON Non ve ne eravate accorto, a Londra?

VATELIN A Londra i piedi delle inglesi sono tutti uguali: come potevo accorgermene?

REDILLON Peccato che vostra moglie non sia ad ascoltarvi.

VATELIN Davvero. Perch, se fosse qui, sento che riuscirei a convincerla... sono certo che finirebbe col credermi... Mi farei cos umile... Lei leggerebbe nei miei occhi tanta passione che non avrebbe cuore di respingermi. Metterebbe la sua manina in questa mano e la udrei sussurrarmi: Crpino mio, ti perdono!. (Rdillon ha preso la mano di Luciana e la mette in quella di Vatelin).

LUCIANA Crpino mio, ti perdono!

VATLIN Cattiva, cattiva. Quanto mi hai fatto soffrire!

LUCIANA E tu?

VATELIN Io ti adoro.

LUCIANA Amor mio!

REDILLON (con voce lagrimosa) Come vi voglio bene anchio!

VATELIN (stringendogli la mano) Ottimo amico! (A Luciana) Non se ne trova un altro come lui.

LUCIANA (tra s) Per fortuna.

IL COMMISSARIO (rientrando) Il verbale terminato: lo volete esaminare?

VATELIN Ma che verbale! Non esiste colpa e possiamo dimostrarlo. Signor Commissario, andiamo a stracciare il verbale!

IL COMMISSARIO Ma sono capitato in una gabbia di matti, io? (Va al fondo, trascinato da Vatelin).

RDILLON (solo con Luciana) E cos?

LUCIANA E cos?

RDILLON Rimandato.

LUCIANA Cosa dite? rimandato che cosa?

RDILLON (sorridendo) Tutto finito tra noi?

LUCIANA Caro mio, la difficolt per voi sta nellincominciare.

RDILLON Aspetter.

LUCIANA Aspettate pure. La sonnambula mi ha predetto due avventure: la prima, grazie a Dio, passata. La seconda mi dovr capitare a cinquantotto anni. Un po troppo tardi, non vero?

RDILLON Oh, non per voi, sarete sempre carina. Ma per me, piuttosto: sar molto stanco.

LUCIANA (gentilmente canzonatrice) Sempre lo stesso, allora.

VATELIN (rientrando, seguito da Pontagnac) Fatto. Con voi, poi, signor Pontagnac, la dovrei avere, ma non vi serbo rancore. E ve ne do una prova subito. Ogni luned noi riceviamo a pranzo degli amici: volete essere tra questi?

PONTAGNAC Certamente, con piacere.

VATELIN Siamo tra uomini soltanto. Il luned, mia moglie pranza sempre in casa di sua madre.

PONTAGNAC (comprendendo la lezioncina) Con lo stesso piacere. (Tra s) Allora, non mi resta pi nulla a fare qui. (Va a prendere il cappello).

REDILLON (sottovoce a Luciana) Sentite: se per caso vi saltasse nuovamente il ticchio, disponete pure di me. Per, fatemi il piacere di avvertirmi il giorno prima.

LUCIANA Baster?

GIROLAMO (dal fondo) E la colazione? Mi pare che sia lora.

PONTAGNAC (andandosene) Era scritto che dovessi fare io la figura del tacchino.

FINE

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