Il tartuffo

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Il teatro di Molière è qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo l’opera omnia.

I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire – almeno per i titoli più noti – ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico  “Molière – Commedie”, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana “radiciBUR”.

Le traduzioni sono condotte su testi originali  in tutta fedeltà filologica;  ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti – sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari, in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni – ove interessino – si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it


IL TARTUFFO

ovvero

L’IMPOSTORE

di Molière

Traduzione italiana di Luigi Lunari

Copyright  Luigi Lunari Via Volturno 80  20047 Brugherio (MB)

Tel. +39.039.883177    e.mail   luigi.lunari@libero.it


PERSONAGGI

MADAME PERNELLE, madre di Orgone

ORGONE, marito di Elmira

ELMIRA, moglie di Orgone

DAMIDE, figlio di Orgone

MARIANA, figlia di Orgone e innamorata di Valerio

VALERIO, innamorato di Mariana

CLEANTE, cognato di Orgone

TARTUFFO, falso devoto

DORINA, confidente di Mariana

IL SIGNOR LEALE, sergente

UN UFFICIALE

PEPPINA, serva di Madame Pernelle

La scena è a Parigi.


ATTO I

I – MADAME PERNELLE e PEPPINA, sua cameriera, ELMIRA,

MARIANA, DORINA, DAMIDE, CLEANTE

MADAME PERNELLE Andiamo, Peppina, andiamo, che se non altro

non li veda più.

ELMIRA Avete preso un passo che si fatica a starvi dietro.

MADAME PERNELLE Non importa, cara la mia nuora, non importa:

restate pure qui.

ELMIRA Vi si rende ciò che vi è dovuto. Ma, mamma, perché ve

ne andate così in fretta?

MADAME PERNELLE Perché non sopporto più il vostro modo di

vivere, e perché nessuno si degna di darmi retta. Sì, me ne vado

via da questa casa proprio disgustata; qui si fa il contrario di

tutto quel che cerco di insegnarvi; non si ha nessun rispetto per

niente, tutti alzano la voce, ed è proprio una gran babilonia.

DORINA Se...

MADAME PERNELLE Tu, carina, per essere una damigella di compagnia,

hai la lingua un po’ lunga e sei una bella sfacciata; tu

devi sempre dire la tua.

DAMIDE Ma...

MADAME PERNELLE E tu sei un somaro fatto e finito, figlio mio;

te lo dico io che sono tua nonna, e cento volte gliel’ho predetto

a mio figlio, a tuo padre, che mi sembravi proprio una brutta

bestia e che non gli avresti procurato altro che dispiaceri.

MARIANA Io credo...

MADAME PERNELLE Dio mio! E tu sei sua sorella: fai l’ingenua,

tu non c’entri, tanto hai l’aria da santarellina; ma lo dice il proverbio,

che l’acqua cheta è la più pericolosa; e tu, sotto sotto, ti

comporti in un modo che a me non piace affatto.

ELMIRA Però, mamma...

MADAME PERNELLE Cara la mia nuora, non prendetevela, ma

questo vale anche per voi; che invece dovreste dargli il buon

esempio, mentre invece vi comportate molto peggio della loro

madre buonanima. Siete una gran spendacciona, e tutto questo

tono mi dà un gran fastidio: andar vestita come una principessa.

Chi vuol piacere soltanto a suo marito, cara la mia nuora,

non ha bisogno di tanta messinscena.

CLEANTE Ma, signora, in fin dei conti...

MADAME PERNELLE E voi, signor fratello di Madame, avete tutta

la mia stima, vi voglio bene, vi riverisco; ma alla fin della fiera,

se al posto di mio figlio ci fossi io, e fossi io suo marito, vi

pregherei di girare al largo da questa casa.Voi predicate un

modo di vivere che una persona per bene dovrebbe guardarsi

bene dal mettere in pratica. Vi parlo senza peli sulla lingua,

perché io sono fatta così: quello che ho dentro, devo tirarlo

fuori.

DAMIDE Quel vostro signor Tartuffo è davvero fortunato...

MADAME PERNELLE È una persona di grandi meriti, e bisognerebbe

sempre ascoltare quel che dice. E io non ci riesco, a non

andare in collera, a sentirlo bistrattare da uno stupido come te.

DAMIDE Ma come! e allora non dovrei andare in collera io, a vedere

quello sputasentenze che si arroga in casa nostra tutto il

potere di un tiranno, tanto che non ci si può concedere la minima

distrazione se questo signore non si degna di darci il suo

consenso?

DORINA A sentir lui, e a dar retta alle sue sentenze, non si fa

niente che non sia un delitto; è un censore tanto zelante, che

vede e controlla tutto.

MADAME PERNELLE E tutto quel che controlla è molto ben controllato.

Perché lui vuol portarvi sulla via del Cielo; e mio figlio

dovrebbe obbligarvi tutti e quanti voi a volergli bene.

DAMIDE No, nonna, ecco, né mio padre né niente al mondo potranno

mai obbligarmi a voler bene a quell’uomo. Tradirei me

stesso se parlassi in altro modo. Il suo comportamento non fa

che irritarmi: sono certo che la cosa non finisce qui, e che quel

villano rifatto finirà col farmi esplodere.

DORINA Certo, ed è uno scandalo, vedere uno sconosciuto spadroneggiare

qui dentro; un pezzente, che quando è venuto qui

non aveva neanche le scarpe, con un vestito che valeva forse sei

denari in tutto, che arriva al punto di non saper più qual è il suo

posto, di criticare tutto, e di farla da padrone.

MADAME PERNELLE Eh, parola mia d’onore! Le cose andrebbero

meglio eccome, se vi lasciaste guidare dai suoi consigli.

DORINA Quello passa per santo solo ai vostri occhi; ma credete

a me, è tutta ipocrisia.

MADAME PERNELLE Senti che lingua!

DORINA Senza una buona garanzia, io non mi fiderei né di lui né

di quel suo Lorenzo.

MADAME PERNELLE Non posso dire di conoscere a fondo il servitore,

ma che il padrone sia un sant’uomo lo garantisco io.Voi

gli volete male e non lo potete soffrire solo perché a ciascuno

di voi dice quello che gli spetta. È contro il peccato che il suo

cuore si indigna, e quel che fa lo fa nell’interesse del Cielo.

DORINA Sì, ma perché, soprattutto da un po’ di tempo, vuole che

nessuno frequenti più questa casa? In che cosa può offendere il

Cielo una visita innocente, che si debba farne un caso da romperci

la testa? Volete che vi dica, qui tra noi, cosa ne penso? Parola

mia, io credo che sia geloso della signora.

MADAME PERNELLE Silenzio, tu, e sta attenta a quel che dici.

Non è solo lui a dir peste e corna di questi ricevimenti.Tutto il

trambusto che si tira dietro la gente che ricevete, le carrozze

sempre piantate davanti alla porta, e la folla disordinata di tutti

quei lacchè, sono lo scandalo e il fastidio di tutto il vicinato.Voglio

anche credere che in fondo non facciate niente di male,ma

intanto la gente parla, e questa non è una bella cosa.

CLEANTE Eh, signora, vorreste impedire che la gente parli? Sarebbe

una bella seccatura, a questo mondo, se per le stupide

chiacchiere in cui si può venire immischiati si dovesse rinunciare

ai propri migliori amici; e quand’anche ci si risolvesse a farlo,

credete con questo di poter obbligare la gente a tacere? Contro

la maldicenza non ci sono barriere. E dunque non badiamo ai

pettegolezzi degli schiocchi, sforziamoci di vivere onestamente

e lasciamo ai chiacchieroni piena libertà.

DORINA Dafne, la nostra vicina, e il suo caro maritino: non sono

proprio loro che parlano male di noi? Quelli che più fan ridere

con la loro condotta sono sempre i primi a malignare sugli

altri. Mai che s’accorgano del primo baluginare della più

piccola simpatia senza correre subito a seminarne la notizia,

girandola per il verso per cui desiderano che la gente la prenda.

Dipingendo con i loro colori ciò che fanno gli altri, pensano

di legittimare agli occhi del mondo quel che fanno loro, e illudendosi

di una qualche somiglianza cercano di dare una patina

di innocenza ai loro intrighi, o per lo meno di far cadere

altrove un frammento di quel pubblico biasimo di cui essi son

fin troppo carichi.

MADAME PERNELLE Tutti discorsi che non c’entrano niente. La

signora Orante, lo si sa, conduce una vita esemplare, e non pensa

che al Cielo; e ho saputo, da alcune persone, che anche lei dice

cose di fuoco sul via vai che c’è in questa casa.

DORINA Un esempio magnifico, e proprio un’ottima persona. È

vero che conduce una vita austera, ma a suscitare nella sua anima

tutto questo zelo è stata solo l’età, e tutti sanno che se è così

virtuosa lo è suo malgrado. Finché attirava gli omaggi degli

amanti, ha goduto fino in fondo di tutti i suoi trionfi; ed ora, vedendo

offuscarsi lo splendore dei suoi occhi, ha deciso di rinunciare

al mondo, che ha rinunciato a lei: e con il velo maestoso di

un’alta saggezza dissimula il venir meno delle sue grazie consunte.

È così che cambiano vita le civette del giorno d’oggi. È

triste, per loro, vedersi disertare dai corteggiatori. Nella solitudine,

la loro inquieta tristezza non vede altra risorsa che il mestiere

della virtù; e la severità di queste sante donne condanna

tutto e non perdona niente; biasimano aspramente la vita del

prossimo loro, ma non per carità cristiana, bensì per invidia;

perché non sanno rassegnarsi a vedere le altre godere di quei

piaceri che il declino degli anni ha negato alle loro voglie.

MADAME PERNELLE Ecco le frottoleche bisogna inventare per

far piacere a voi. Cara la mia nuora, a casa vostra bisogna star

zitti perché la signorina, quanto a chiacchiere, tien banco tutto

il giorno. Ma adesso voglio anch’io dire la mia. E vi dico che

mio figlio non ha mai fatto cosa più giusta che il prendersi in

casa quest’uomo tutto timor di Dio; che è stato il Cielo a mandarlo,

nel momento del bisogno, a raddrizzare le anime distorte

di tutti quelli che abitano qui dentro; che per il vostro bene dovete

ascoltare quel che dice, e che se lui critica una cosa è perché

va criticata. Questi ricevimenti, questi balli, queste conversazionicatore,

è proprio la torre di Babele, perché tutti sproloquiano, e

a pieni polmoni. E tanto perché sappiate bene quel che ha detto

a questo proposito... (indicando Cleante) Ma queste cose fanno

sorridere il signorino? Se volete divertirvi, i vostri buffoni

andate a cercarveli da un’altra parte, e senza... Addio, cara la

mia nuora: non dico altro. Sappiate che questa non mi è andata

proprio giù, e di parecchio; e ne passerà del tempo prima che

torni a metterci piede. (Dando uno schiaffo a Peppina) E tu,

via! lì con la bocca aperta a guardare le mosche! Santo dio, ti

do una scaldata alle orecchie!... Marsch, poltrona, marsch!

II – CLEANTE, DORINA

CLEANTE Io non le vado dietro, altrimenti quella mi fa un’altra

scenata. Quella vecchiaccia...

DORINA Ah, è proprio un peccato che non vi abbia sentito parlare

a questo modo! Direbbe che non capite niente, e che l’età

perché le diano della vecchia, lei non ce l’ha ancora.

CLEANTE Si è tanto scaldata contro di noi, per niente! E per

quel suo Tartuffo ha perso proprio la testa!

DORINA Oh, questo è niente in confronto a suo figlio. Se l’aveste

visto direste «È ancora peggio!». Durante la Fronda si era comportato

con giudizio, e aveva anche dimostrato del coraggio restando

fedele al suo sovrano; ma da quando si è messo in testa

questo Tartuffo sembra diventato deficiente. Lo chiama fratello,

gli vuole un bene dell’anima, cento volte più a lui che a sua madre,

suo figlio, sua figlia e sua moglie messi insieme.Di tutti i suoi

segreti è l’unico confidente, e la saggia guida di tutte le sue azioni.

Se lo bacia, se lo coccola, e credo che neppure per un’amante

si potrebbe avere più tenerezza; a tavola, vuole che si sieda sempre

al posto d’onore; e quello mangia per sei, e lui è tutto contento;

i bocconi migliori bisogna lasciarli tutti a lui; e se gli capita di

ruttare, gli dice «Dio vi assista!». (È una serva che parla) Insomma,

è pazzo di lui; è il suo universo, il suo eroe; è sempre in ammirazione,

lo cita a ogni proposito; qualsiasi cosa faccia gli pare

un miracolo, e prende tutte le sue parole come altrettanti oracoli.

E quello, che conosce il suo pollo, se ne approfitta; conosce

l’arte di abbagliarlo con cento false lusinghe, e dato che quello è

un bigotto, riesce sempre a spillargli del denaro, e si arroga il diritto

di criticarci sempre, tutti e quanti siamo. Neppure quel tanghero

che gli fa da cameriere si fa riguardo a farci la lezione; è

sempre lì a tormentarci con due occhi feroci, e a buttarci via i na-

strini, i belletti, i falsi nèi.L’altro giorno, quel maledetto, ha stracciato

con le sue mani un pizzo che aveva trovato in una Vita di

Santi,dicendo che avevamo commesso un crimine orrendo, a

mescolare con delle cose sacre gli orpelli del demonio.

III – ELMIRA, MARIANA, DAMIDE, CLEANTE, DORINA

ELMIRA Beato te che non hai sentito la predica che ci ha fatto

sulla porta! Ma ho visto arrivare mio marito; siccome lui non

mi ha vista, vado ad aspettarlo di sopra.

CLEANTE Io lo aspetto qui, per far più presto; voglio dargli soltanto

un saluto.

DAMIDE Provate ad accennargli al matrimonio di mia sorella.

Ho il sospetto che Tartuffo vi si opponga, e che sia lui che spinge

mio padre a tutti questi rinvii.Voi sapete bene quanto la cosa

mi stia a cuore. E se mia sorella e Valerio si amano di identico

amore, a me – e voi lo sapete – è cara la sorella di questo mio

amico. E se occorresse…

DORINA Eccolo.

IV – ORGONE, CLEANTE, DORINA

ORGONE Ah, caro cognato, buongiorno.

CLEANTE Stavo proprio uscendo, e sono lieto di vederti di ritorno.

La campagna non è ancora bene in fiore.

ORGONE Dorina... (A Cleante) Caro cognato, aspetta un istante, ti

prego.Tu permetti, vero, che per togliermi d’ogni preoccupazione

mi informi subito delle novità che ci sono. (A Dorina) È andato

tutto bene, in questi due giorni? Cosa avete fatto? Come state?

DORINA La signora, l’altro ieri, ha avuto la febbre tutto il giorno,

e un mal di testa da non credere.

ORGONE E Tartuffo?

DORINA Tartuffo? Lui sta a meraviglia, grande e grosso, di bella

cera, con le labbra rosse.

ORGONE Pover’uomo!

DORINA La sera, poi, la signora ha avuto una terribile nausea, e

a cena non ha potuto toccar cibo, tanto la torturava ancora il

mal di testa.

ORGONE E Tartuffo?

DORINA Ha cenato, lui da solo, davanti a lei, e con grande devozione

si è mangiato due pernici e una mezza coscia di montone

col sugo

ORGONE Pover’uomo!

DORINA Per tutta la notte, poi, la signora non ha potuto chiudere

occhio un istante; aveva un’arsura che le impediva di assopirsi

e abbiamo dovuto vegliarla fino a giorno.

ORGONE E Tartuffo?

DORINA Sollecitato da un gradevole senso di sonnolenza, si è ritirato

in camera sua appena alzato da tavola, e subito si è infilato

nel suo bel letto caldo dove, senza il minimo disturbo, ha dormito

fino al mattino.

ORGONE Pover’uomo!

DORINA Alla fine, convinta dalle nostre insistenze, la signora si

è decisa a farsi fare un salasso, e ne ha avuto subito un grande

beneficio.

ORGONE E Tartuffo?

DORINA Ha ripreso coraggio quanto basta, e a colazione, onde fortificare

la sua anima contro ogni male, e per rifarsi il sangue che la

signora aveva perduto, si è bevuto quattro grandi boccali di vino.

ORGONE Pover’uomo!

DORINA Insomma, ora stanno bene tutti e due; e io corro subito

dalla signora a dirle del vostro grande interessamento per la

sua convalescenza.

V – ORGONE, CLEANTE

CLEANTE Quella, caro cognato, viene a prenderti in giro proprio

sotto il naso. E senza la minima intenzione di farti andare in

collera, ti dirò con tutta franchezza che ne ha tutte le ragioni.

Ma si è mai vista una follia del genere? È possibile che esista al

mondo un uomo di tanto fascino da farti dimenticare tutto il

resto per lui? Uno che dopo aver trovato in questa casa la salvezza

dalla miseria, riesca a trascinarti al punto?...

ORGONE Basta così, mio caro cognato; tu non conosci colui di

cui parli.

CLEANTE Non lo conosco, d’accordo: ma per capire che tipo può

essere...

ORGONE Mio caro cognato, se lo conoscessi ne saresti incantato,

e il tuo entusiasmo non avrebbe limiti. È un uomo... che... ah!...

un uomo... insomma, un uomo. Chiunque segua i suoi insegnamenti

giunge ad avvertire una pace profonda, e il mondo intero

non gli par altro che letame.Sì, grazie alla sua presenza io mi

sento diventare un altro. Egli mi insegna a disprezzare ogni cosa,

a distaccare l’animo mio da ogni affetto terreno; e potrei veder

morire mio fratello, i miei figli, mia madre e mia moglie, e

non me ne importerebbe neanche tanto così.

CLEANTE Che sentimenti umani, mio caro cognato!

ORGONE Ah, se l’avessi visto quando l’ho conosciuto, anche tu

lo ameresti dello stesso mio amore. Ogni giorno, in chiesa, veniva

ad inginocchiarsi con aria dolcissima proprio davanti a me.

Attirava gli sguardi di tutti i presenti, per l’ardore con cui volgeva

la sua preghiera al Cielo; sospirava, andava in estasi, e ad

ogni momento si chinava a baciare umilmente la terra. E quando

facevo per uscire, mi correva davanti fino alla porta per offrirmi

l’acqua benedetta. Dal suo servo, che lo imitava in tutto,

ho saputo della sua povertà e di ciò che egli era, e ho cominciato

a regalargli qualcosa; ma lui, umilissimo, voleva sempre restituirmi

la metà di quel che gli davo. «È troppo, mi diceva; metà è

più che sufficiente, e io non merito di suscitare la vostra misericordia.

» E poiché io rifiutavo di riprendere quel denaro, ai poveri,

davanti ai miei occhi, andava a distribuirlo. Finalmente, il

Cielo mi ha suggerito di ospitarlo, e da quel momento a casa

mia tutto sembra andare per il meglio. Io lo vedo, come corregge

ogni cosa, e l’estremo interesse che nutre anche per mia moglie

e per il mio onore: mi avverte se qualcuno le fa gli occhi

dolci,e se ne mostra geloso dieci volte più di me stesso. Ma tu

non puoi credere fino a che punto arrivi il suo zelo; di ogni minima

sciocchezza si fa una colpa come di un peccato; basta un

niente a metterlo in agitazione, al punto che l’altro giorno è

giunto ad accusarsi di aver preso una pulce, mentre stava pregando,

e di averla uccisa con troppa collera.

CLEANTE Perdinci, tu sei pazzo, mio caro cognato, te lo dico io.

Vuoi prendermi in giro, con questi discorsi? Cosa pretenderesti,

che tutta questa farsa...

ORGONE Caro cognato, le tue parole sanno di eresia. La tua

anima ne è rimasta contagiata, e non so quante volte ormai ti

ho detto e predicato che finirai col cacciarti in qualche brutta

storia.

CLEANTE Ecco il solito discorso di quelli come te.Voi vorreste

che tutti fossero ciechi come voi; vederci bene vuol dire essere

dei miscredenti, e se uno non va in adorazione di fronte ad ogni

messinscena, vuol dire che non ha fede né rispetto per le cose

sacre. Credimi, i tuoi discorsi non mi fanno la minima paura. Io

so quel che dico, e il Cielo mi legge nel cuore. Non siamo tutti

schiavi dei vostri farisei; sappiamo che vi sono dei falsi devoti,

così come vi sono dei falsi coraggiosi; e come sul campo dell’onore

i veri coraggiosi non sono quelli che fanno più baccano,

così i buoni e i veri devoti, quelli che devono esserci d’esempio

in tutto e per tutto, non sono mai quelli che fanno tante smorfie.

Ma come! per te non c’è nessuna differenza tra l’ipocrisia e

la devozione? Vuoi trattarle tutte e due allo stesso modo, rendere

lo stesso onore alla maschera e al volto, mettere sullo stesso

piano l’artificio e la sincerità, confondere insieme apparenza

e verità, dare lo stesso valore all’ombra e alla persona, all’oro

di zecca e a quello dei falsari? Gli uomini, per lo più, sono fatti

davvero in modo strano! Mai che li si veda nel giusto mezzo naturale;

la ragione, per loro, ha dei confini troppo ristretti, e in

ogni questione ne oltrepassano i limiti, e anche la più nobile

delle cause la guastano spesso per volerla ingigantire e esagerarla

oltre il lecito. Questo ti sia detto per inciso, caro cognato.

ORGONE Sì, tu sei senz’altro un gran dottor riverito, e tutto il sapere

del mondo è racchiuso in te; tu sei l’unico saggio, l’unico

illuminato, l’oracolo, il Catone del nostro secolo, e davanti a te

tutti gli altri sono soltanto dei poveri stupidi.

CLEANTE Io non sono affatto un dottor riverito, caro cognato, e

non posseggo affatto tutto il sapere del mondo. Però, in poche

parole, so distinguere – e questa è tutta la mia scienza – il vero

dal falso. E siccome non conosco nessun genere di eroismo più

degno di stima della perfetta devozione, e nessuna cosa al mondo

più nobile e più bella del santo fervore di un sincero timor

di Dio, così non conosco niente che sia più odioso di una facciata

imbiancata di falso zelo; di questi sfrontati ciarlatani, di questi

devoti da strada, la cui smorfia sacrilega e ingannatrice si fa

gioco a proprio piacimento di ciò che i mortali posseggono di

più sacro e di più santo, e ne abusano impunemente; gente dall’animo

asservito agli interessi materiali, che della devozione fa

mestiere e mercanzia, e che pretende di acquistarsi credito e dignità

pagandoli con finti sguardi al Cielo e con ostentati fervori;

gente, insomma, che con un ardore non comune vediamo

correre sulle vie del Cielo, inseguendovi però la propria fortuna;

gente che, tra una preghiera e un’estasi, non fa che mendicare

tutto il giorno, e che predica la solitudine nel bel mezzo

della corte; gente che sa conciliare alla perfezione il proprio zelo

con i propri vizi; gente astuta, vendicativa, senza onore, tutta

sotterfugi, che se decide la rovina di qualcuno ha l’insolenza di

mascherare con il nome del Cielo il proprio feroce rancore; e

tanto più pericolosa, nella sua aspra collera, in quanto impugna

contro di noi le armi che noi riveriamo, e si serve di un sentimento

da tutti rispettato per assassinarci con una spada consacrata.

Di queste false nature se ne vedono anche troppe, ma i

sinceri devoti si riconoscono facilmente. Il nostro secolo, caro

cognato, ne offre molti ai nostri occhi guarda Aristone, guarda

Periandro, Oronte, Alcidamide, Polidoro, Clitandro; nessuno

contesta loro questo merito: essi non sono affatto dei fanfaroni

della virtù; in loro non vi è ombra di quella insopportabile esibizione,

e la loro fede è umana e comprensiva. Non si ergono a

censori di tutte le nostre azioni, perché così facendo si sentirebbero

in peccato di orgoglio: essi lasciano agli altri le parole roboanti,

ed è con il buon esempio che criticano le nostre azioni.

L’apparenza del male non trova presso di loro che ben scarso

credito, e l’anima loro è naturalmente portata a pensar bene

degli altri. Essi non hanno nulla a che fare con la cabala dei bigotti,

non tramano intrighi, ed è chiaro a tutti che di null’altro si

occupano che di vivere bene.Mai mostrano di accanirsi contro

un peccatore; il loro odio va solo al peccato, ed essi rifiutano lo

zelo eccessivo di chi si cura degli interessi del Cielo più di quanto

il Cielo stesso non desideri. Questa è la gente che piace a me,

così bisogna comportarsi, questo è l’esempio che bisogna proporsi.

Il tuo uomo, bisogna riconoscerlo, non è proprio di questo

stampo. In perfetta buona fede tu esalti la sua devozione,

ma io ti dico che quello che ti abbaglia è un falso splendore.

ORGONE Il mio caro signor cognato ha finito?

CLEANTE Sì.

ORGONE Servo vostro. (Fa per andarsene)

CLEANTE Per favore, una parola ancora, caro cognato. Lasciamo

perdere questi discorsi. Ti ricordi di aver promesso a Valerio

che diventerà tuo genero?

ORGONE Sì.

CLEANTE E che avevi anche fissato il giorno del matrimonio?

ORGONE È vero.

CLEANTE E perché allora lo rimandi?

ORGONE Non lo so.

CLEANTE Avresti per caso un’altra idea per la testa?

ORGONE Può darsi.

CLEANTE Vuoi mancare alla parola data?

ORGONE Non dico questo.

CLEANTE Nessun ostacolo, credo, può impedirti di mantenere la

tua promessa.

ORGONE Dipende.

CLEANTE C’è bisogno di tante cautele per dire una parola? Valerio

mi ha incaricato di venire da te proprio per questo.

ORGONE Il Cielo sia lodato!

CLEANTE Che cosa devo riferirgli?

ORGONE Quello che vuoi.

CLEANTE Ma bisogna pur che io sappia quali sono le tue intenzioni.

Cosa pensi di fare?

ORGONE Quel che il Cielo vorrà.

CLEANTE Parliamo seriamente.Valerio ha la tua parola: hai intenzione

di mantenerla, sì o no?

ORGONE Addio.

CLEANTE (Solo) Ho paura che questo matrimonio sia in pericolo.

Devo avvertire Valerio di quel che sta succedendo.

ATTO II

I – ORGONE, MARIANA

ORGONE Mariana.

MARIANA Papà.

ORGONE Vieni qui. Devo dirti una cosa in segreto.

MARIANA Che cosa cercate?

ORGONE (guardando in un ripostiglio) Guardo se c’è qualcuno

che possa sentirci, perché quest’angolino pare fatto apposta per

spiare. Bene, eccoci qua. Tu,Mariana, hai sempre avuto un carattere

molto dolce, e io ti ho sempre voluto molto bene.

MARIANA E io devo molto a tanto amore paterno.

ORGONE Molto ben detto, figlia mia. Ma per meritarlo, tu non

devi pensare ad altro che ad obbedirmi.

MARIANA In questo io ripongo la mia più alta ambizione.

ORGONE Molto bene. Che cosa pensi tu di Tartuffo, il nostro

ospite?

MARIANA Chi, io?

ORGONE Tu, sì. Sta attenta a come rispondi.

MARIANA Ahimè, dirò di lui tutto quel che vorrete.

ORGONE Questo è parlare giusto. Mi dirai dunque, figlia mia,

che tutto in lui risplende di altissimo merito, che ti ha toccato il

cuore, e che ti sarebbe gradito vederlo scelto da me per tuo marito.

Eh? (Mariana indietreggia sorpresa)

MARIANA Eh?

ORGONE Che c’è?

MARIANA Scusate?

ORGONE Che cosa?

MARIANA Ho capito male?

ORGONE Come?

MARIANA Chi dovrei dire, padre mio, che mi ha toccato il cuore,

e che mi sarebbe gradito veder scelto da voi per mio marito?

ORGONE Tartuffo.

MARIANA Ma non è assolutamente vero, papà, ve lo giuro. Perché

dovrei dire una bugia come questa?

ORGONE Ma io voglio che sia la verità; e a te deve bastare che io

così abbia deciso.

MARIANA Ma come! E voi volete, padre mio...

ORGONE Sì, figlia mia, io intendo unire con le vostre nozze Tartuffo

alla mia famiglia. Sarà tuo marito, poiché così ho deciso; e

siccome sui tuoi voti io...

II – DORINA, ORGONE, MARIANA

ORGONE Che cosa fai qui? Devi essere proprio curiosa, carina,

per venirci a spiare in questo modo.

DORINA Veramente non so se sia una voce fondata su un qualcosa,

o nata per caso: ma ho sentito questa novità del matrimonio

e l’ho presa per una barzelletta.

ORGONE Ma come! È una cosa tanto incredibile?

DORINA Tanto incredibile, signore, che io non ci credo neanche

se me lo dite voi.

ORGONE So io come fartela credere.

DORINA Sì, sì, ce ne raccontate di belle.

ORGONE Racconto esattamente quel che tra poco vedremo.

DORINA Frottole!

ORGONE Sto parlando molto seriamente, figlia mia.

DORINA Su, non date retta a vostro padre: vi sta prendendo in giro.

ORGONE Ti dico che...

DORINA No, è inutile: non ci crederà mai nessuno.

ORGONE Insomma, la mia collera...

DORINA E va bene, ci crederemo, e tanto peggio per voi! Ma come!

È possibile, signore, che con quell’aria di uomo saggio, e con

quella bella barba in mezzo alla faccia, voi siate tanto pazzo da...

ORGONE Senti, carina: ti stai prendendo delle libertà che non mi

piacciono proprio niente; te lo dico chiaro e tondo.

DORINA Cerchiamo di parlare senza arrabbiarci, signore, per

piacere.Volete prendere in giro la gente, con questa manovra?

Vostra figlia non è roba per quel bigotto; cerchi altrove, che gli

conviene. E poi, che cosa ci guadagnate con questo matrimonio?

Per quale motivo, con tutti i vostri soldi, dovreste prendervi

quello straccione per genero...

ORGONE Sta zitta! E impara, che è proprio perché non ha niente

che bisogna rispettarlo. La sua povertà è senza dubbio la povertà

dell’onestà, e non può che porlo al di sopra di ogni gran-

dezza, perché se ha perso tutti i suoi averi ciò è stato solo per la

poca cura che egli destina alle cose terrene e per il suo grande

attaccamento ai valori eterni. Ma il mio aiuto servirà a toglierlo

da queste difficoltà e a fargli recuperare ciò che gli appartiene:

dei terreni, molto apprezzati, e giustamente, dalle sue parti. E

quale che sia la sua apparenza, è gentiluomo.

DORINA Sì, questo lo dice lui, signore; ma questa vanteria non

va d’accordo con il timor di Dio. Chi abbraccia una vita di

santa semplicità non deve menar tanto vanto del proprio nome

e del proprio lignaggio; e l’umiltà dettata dalla devozione

sopporta male i clamori di tanta ambizione.A che serve tutto

questo orgoglio?... Ma questo discorso vi dà fastidio parliamo

di lui, e lasciamo perdere la sua nobiltà. Sareste capace,

senza l’ombra di un rimorso, di dare vostra figlia a un uomo

come quello? E non tenete conto né delle convenienze né

delle conseguenze di questo matrimonio? Non sapete il rischio

che corre la virtù di una fanciulla quando si sposa controvoglia?

Perché l’intenzione di mantenersi onesta dipende

molto dalle qualità del marito che si ritrova; e quelli di cui si

mostra a dito la fronte, spesso son proprio loro a rendere le

mogli quello che sono. Insomma, è molto difficile restar fedeli

a certi mariti fatti in un certo modo; e chi dà la propria figlia

a un uomo che essa trova odioso risponderà lui al Cielo

dei peccati di lei. Pensate quali pericoli il vostro progetto vi

fa correre.

ORGONE Insomma, mi insegni tu come si sta al mondo!

DORINA Non avreste che da guadagnarci.

ORGONE Basta perdere tempo in chiacchiere, figlia mia. Sono

tuo padre, e so qual è il tuo bene. Mi ero impegnato per te con

Valerio; ma a parte il fatto che dicono che gli piace giocare, ho

il sospetto che sia uno spirito un po’ troppo indipendente, e non

mi pare che frequenti molto le chiese.

DORINA Vorreste che ci si precipiti a ore fisse, come quelli che ci

vanno solo per esser visti?

ORGONE Non mi interessa il tuo parere. L’altro, vive in perfetta

armonia col Cielo, e non vi è al mondo maggior ricchezza di

questa. Questo matrimonio colmerà d’ogni bene tutti i tuoi desideri,

traboccherà di dolcezze e di delizie, vivrete insieme, nei

vostri ardori fedeli, proprio come due fanciulli, come due tortorelle;

mai ti troverai spinta a discussioni incresciose, e farai di

lui tutto quello che vorrai.

DORINA Lei? Ne farà un cornuto, ve lo assicuro io.

ORGONE Ehi, che discorsi sono?

DORINA Vi dico che quello è un predestinato, signore, e che il

suo oroscopo sarà più forte che non tutta la virtù di vostra figlia.

ORGONE Finiscila d’interrompermi, e pensa a star zitta, invece

di ficcare il naso in cose in cui non c’entri.

DORINA Parlo solo nel vostro interesse, signore. (Dorina lo interrompe

ogni volta che egli si volta per parlare a sua figlia)

ORGONE Troppo gentile. Per piacere, sta zitta.

DORINA Se non vi si volesse bene...

ORGONE Non voglio che mi si voglia bene.

DORINA E io, signore, voglio volervi bene anche se voi non volete.

ORGONE Ah!

DORINA Il vostro onore mi sta troppo a cuore, e non posso sopportare

di vedervi esposto alle beffe del vostro prossimo.

ORGONE Vuoi stare zitta o no?

DORINA Bella coscienza avrei, a lasciarvi fare una parentela del

genere.

ORGONE La smetti, serpente, con la tua insolenza...?

DORINA Ah, siete tanto di chiesa, però andate in collera.

ORGONE Sì, queste sciocchezze mi fan venire un travaso di bile,

e ti ordino per l’ultima volta di star zitta.

DORINA E va bene! Ma non è che se sto zitta smetto di pensare.

ORGONE Pensa quel che vuoi, ma sta molto attenta a non dirmelo,

altrimenti... Basta. (Voltandosi verso sua figlia) Da persona

di giudizio ho soppesato minuziosamente ogni cosa...

DORINA Che rabbia non poter parlare! (Essa tace quando egli

volta la testa)

ORGONE Senza essere un damerino, Tartuffo ha comunque un

aspetto...

DORINA Sì, proprio un bel faccino!

ORGONE Che se anche tu non nutrissi una particolare simpatia

per tutte le altre sue doti... (Orgone si volta verso di lei e a braccia

conserte la ascolta guardandola in faccia)

DORINA È proprio ben sistemata! Fossi io al suo posto, a sposare

un uomo per forza, gliela farei pagare eccome! Gli farei vedere

io, passata la festa, che una donna ha sempre la sua vendetta

pronta.

ORGONE Insomma, io parlo al muro!

DORINA Perché protestate? Non sto parlando con voi.

ORGONE Che cosa stai facendo, allora?

DORINA Sto parlando con me stessa.

ORGONE Benissimo. Per punire tanta insolenza bisogna proprio

che le dia un ceffone. (Si mette in posizione per darle uno

schiaffo; e Dorina, ad ogni occhiata che egli le dà, se ne sta immobile

senza parlare) Figlia mia, tu devi consentire al mio progetto...

e convincerti che l’uomo... che ti ho scelto per marito...

(A Dorina) Perché non ti dici più niente?

DORINA Perché non ho più niente da dirmi.

ORGONE Ancora una parolina.

DORINA Non ne ho voglia.

ORGONE Certo, qui ti volevo!

DORINA Dovrei esser scema!

ORGONE Insomma, figlia mia, bisogna che tu mi obbedisca e che

tu rispetti in tutto e per tutto la scelta che ho fatto.

DORINA (fuggendo via) Un marito così non lo vorrei neanche

morta. (Orgone tenta di darle uno schiaffo, ma la manca)

ORGONE Quella è una peste, figlia mia, che tu ti tieni vicino; e io

con lei avrei già commesso un delitto. Adesso non sono in condizioni

di proseguire: le sue chiacchiere insolenti m’han messo

addosso il fuoco. Esco un momento per calmarmi un poco.

III – DORINA, MARIANA

DORINA Ma dite un po’: avete perso la parola, che debba far io

la vostra parte? Lasciar che vi facciano una proposta così assurda,

senza neanche una parola per respingerla?

MARIANA Contro un padre così prepotente, che cosa vuoi che

faccia?

DORINA Tutto quel che occorre per sventare la minaccia.

MARIANA E cioè?

DORINA Dirgli che il cuore non ama per conto terzi, che voi vi

sposate per voi stessa e non per lui, che essendo voi la sola parte

in causa è a voi, e non a lui, che deve piacere il marito, e che

se il suo Tartuffo gli risulta tanto fascinoso, nulla osta che lo faccia

lui suo sposo.

MARIANA Ti confesserò che mio padre ha tanta autorità su di

noi che non ho mai avuto il coraggio di dirgli niente.

DORINA Ma parliamone un po’.Valerio si è già fatto avanti: ma

voi, per piacere, lo amate o non lo amate?

MARIANA Ah, come sei ingiusta verso il mio amore, Dorina! E

me lo domandi? Non ti ho aperto cento volte il mio cuore a

questo proposito? E non sai quanto esso arde per lui?

DORINA Come posso sapere se era il cuore che parlava attraverso

le labbra, e se davvero volete bene al vostro innamorato?

MARIANA Mi fai gran torto, Dorina, a dubitarne: non t’ho sempre

manifestato anche troppo i miei sentimenti?

DORINA Insomma, lo amate?

MARIANA Sì, e con ardore infinito.

DORINA E stando alle apparenze, vi ama anche lui?

MARIANA Credo di sì.

DORINA E tutti e due bruciate dalla voglia di sposarvi?

MARIANA Certo.

DORINA E a proposito di quest’altro matrimonio, che intenzioni

avete?

MARIANA Di darmi la morte, se mi si costringe.

DORINA Benissimo. È una soluzione a cui non avevo pensato:

basta morire, e vi cavate d’impaccio. Il rimedio è eccellente, non

c’è dubbio. Quando sento la gente che dice cose di questo genere,

divento furiosa.

MARIANA Mio dio, Dorina, come perdi la pazienza in fretta!

Non hai nessuna comprensione per i dispiaceri degli altri.

DORINA Non ho nessuna comprensione per chi fa tante chiacchiere,

e al momento cruciale si squaglia come fate voi.

MARIANA Che posso farci? Se sono timida...

DORINA Ma l’amore esige un cuore costante.

MARIANA E non è forse costante il mio cuore nell’amore per Valerio?

E non tocca a lui ottenere la mia mano da mio padre?

DORINA Come no! Se vostro padre è un orso matricolato, che

del suo Tartuffo si è innamorato, e manca alla parola che aveva

dato, la colpa sarà del vostro fidanzato!

MARIANA Ma se reagirò con uno sdegnoso rifiuto e con aperto

disprezzo, non mostrerò troppo entusiasmo per la scelta che

ho fatto? E così facendo non dimenticherò per lui, per quanto

meraviglioso egli sia, il mio pudore di fanciulla e il mio dovere

di figlia? E vuoi tu che i miei voti sian divulgati ai quattro venti...

DORINA No, no, io non voglio niente. Ho capito che voi volete

sposare il signor Tartuffo, e a pensarci bene farei male a distogliervi

da questo matrimonio. Perché dovrei lottare contro i vostri

desideri? Dopo tutto è un eccellente partito. Il signor Tartuffo!

Oh, oh! Vi pare un’occasione da poco? Certo, a voler ben

guardare, il signor Tartuffo non è un saltimbanco che si soffia il

naso con i piedi, e non è onore da poco diventare la sua metà.

Tutti ormai l’hanno consacrato alla gloria; al suo paese è nobile,

e ha una bella figura, l’orecchio rosso e il colorito sano; con

un marito come lui non potrete che essere felice.

MARIANA Mio dio!...

DORINA Che gioia proverete dentro di voi quando potrete dire

di essere la moglie di un uomo così bello!

MARIANA Ah, basta, per piacere, con questi discorsi, e aiutami

invece a contrastare questo matrimonio! Hai ragione, mi arrendo,

e sono pronta a far tutto quel che vuoi.

DORINA No, una figlia deve obbedire a suo padre, anche se lui

vuol farle sposare uno scimmione.Avete una bella fortuna: di

che cosa vi lamentate? Andrete in carrozza al suo paese, e lo

troverete popolarissimo di zii e di cugini, e godrete una splendida

conversazione. Sarete subito introdotta nel gran mondo:

in visita di cortesia riceverete il benvenuto dalla moglie del

procuratore, dalla moglie dell’esattore delle imposte, che vi faranno

accomodare su uno sgabello pieghevole.E quando

sarà carnevale potrete sperare nel ballo, nella banda reale,ovverossia una coppia di pifferi, e qualche volta addirittura Fagottino

e le marionette, sempre ammesso che vostro marito...

MARIANA Ah, mi fai morire! Pensa piuttosto di darmi qualche

consiglio.

DORINA Serva vostra.

MARIANA Dorina, per piacere...

DORINA Per punirvi, non c’è che concludere l’affare.

MARIANA Dorina cara!

DORINA No.

MARIANA Se ti son noti i miei desideri...

DORINA Niente da fare. L’uomo che fa per voi è Tartuffo, e lo

avrete.

MARIANA Tu sai che mi sono sempre confidata con te. Fa sì che...

DORINA No. Parola mia, voi sarete tartuffata.

MARIANA Ebbene, poiché il mio destino non ti muove a compassione,

lasciami pure alla mia disperazione. Sarà lei a recar

soccorso al mio cuore, e io so qual è l’infallibile rimedio al mio

dolore. (Fa per andarsene)

DORINA Su, su, tornate qui, non sono più arrabbiata. Malgrado

tutto, non si può non impietosirsi di voi.

MARIANA Ecco, Dorina, se dovrò subire questo crudele martirio,

te lo giuro: morirò di sicuro.

DORINA Non tormentatevi; con un po’ d’astuzia si può impedire...

Ma ecco Valerio, il vostro innamorato.

IV – VALERIO, MARIANA, DORINA

VALERIO Corre per la città una notizia, signorina, di cui non ero

al corrente, ma che è senz’altro lieta.

MARIANA E cioè?

VALERIO Che sposate Tartuffo.

MARIANA È vero che mio padre ha formulato questo progetto.

VALERIO Vostro padre, signorina...

MARIANA Ha cambiato parere, e queste nozze me le ha proposte

poco fa.

VALERIO Come! Sul serio?

MARIANA Sì, sul serio. Si è dichiarato assai favorevole a queste

nozze.

VALERIO E quali sono le vostre intenzioni, signorina?

MARIANA Non saprei.

VALERIO Una risposta franca. Non sapreste?

MARIANA No.

VALERIO No?

MARIANA Voi, cosa mi consigliate?

VALERIO Io vi consiglio, io, di accettare.

MARIANA Mi consigliate questo?

VALERIO Sì.

MARIANA Davvero?

VALERIO Senz’altro. È una scelta eccellente, che merita ottima

accoglienza.

MARIANA Ebbene, signore, seguirò il vostro consiglio.

VALERIO Non vi costerà grande sacrificio, a quanto credo.

MARIANA Non più di quello che voi avete sopportato nel darmelo.

VALERIO Io, signorina, ve l’ho dato per compiacervi.

MARIANA E io, per compiacervi, lo seguirò.

DORINA (a parte) Vediamo un po’ come va a finire.

VALERIO È dunque questo l’amore? E altro non era che menzogna,

allorché voi...

MARIANA Non parliamo di questo, vi prego.Voi mi avete detto

in tutta franchezza che io devo acconsentire a sposare l’uomo

che mi si propone; e io affermo che così farò senz’altro, poiché

tale è il vostro prezioso consiglio.

VALERIO Non cercate scuse nelle mie intenzioni; voi avevate già

deciso, ed ora vi aggrappate ad un banale pretesto per sentirvi

autorizzata a mancar di parola.

MARIANA È vero, avete detto bene.

VALERIO Si capisce! E il vostro cuore mai ha provato per me del

vero amore.

MARIANA Ahimè, è vostro diritto il pensarlo.

VALERIO Sì, è mio diritto; ma la mia anima offesa precorrerà forse

il vostro disegno; e so io dove indirizzare i miei voti e la mia mano.

MARIANA Ah, di questo non dubito certo; e le passioni il giusto

merito sa suscitare...

VALERIO Mio dio, lasciamo stare il giusto merito. Io di certo ne

ho ben poco, come voi mi dimostrate; ma confido nella bontà

che altra donna potrà avere per me, e so anche che c’è chi è disposta

ad accogliermi, e a consolarmi senza vergognarsene della

perdita che ora ho subito.

MARIANA Non è certo una gran perdita, e del cambiamento vi

consolerete con grande facilità...

VALERIO Farò il possibile: questo potete crederlo. Un cuore che

ci dimentica mette alla frusta il nostro orgoglio, e ci spinge a far

di tutto per dimenticarlo a nostra volta. Se non ci si riesce, bisogna

almeno saper fingere; un’imperdonabile vigliaccheria sarebbe

mostrare amore per colei che ci abbandona.

MARIANA Sentimenti senz’altro nobili ed eletti.

VALERIO Benissimo, e certo nessuno può disapprovarli. Ma come!

Voi vorreste che io tenessi viva per sempre nella mia anima

la fiamma del mio amore per voi, vedendovi con i miei occhi

tra le braccia di un altro, senza donare ad altri il cuore che

voi gettate via?

MARIANA Al contrario, io null’altro desidero, e vorrei anzi che

tutto ciò fosse già avvenuto.

VALERIO Voi lo vorreste?

MARIANA Sì.

VALERIO Mi avete insultato quanto basta, signorina. Senz’altro

indugio corro a contentarvi. (Fa un passo per andarsene ma

continua a tornare indietro)

MARIANA Molto bene.

VALERIO Ricordatevi almeno che siete stata voi a costringere il

mio cuore a questa estrema violenza.

MARIANA Sì.

VALERIO E che il mio cuore ha concepito un tal proposito unicamente

sull’esempio vostro.

MARIANA Sul mio esempio, sia pure.

VALERIO Tanto basta: sarete servita immantinente!

MARIANA Tanto meglio

VALERIO Credetemi, è per tutta la vita.

MARIANA Finalmente.

VALERIO (se ne va e quando è vicino alla porta si volta) Eh?

MARIANA Che cosa?

VALERIO Non m’avete chiamato?

MARIANA Io?! Voi sognate.

VALERIO Ebbene, me ne andrò per la mia strada.Addio, signorina.

MARIANA Addio, signore.

DORINA Io dico che questa stravaganza vi sta facendo perdere

la testa, e vi ho lasciato litigare apposta per vedere dove andavate

a finire. Olà, signor Valerio! (Dorina lo trattiene per un

braccio, e Valerio fa gesti di grande resistenza)

VALERIO Ehi, che cosa vuoi, Dorina?

DORINA Venite qui.

VALERIO No, no, sono in preda alla collera. Non impedirmi di

fare quello che lei ha voluto.

DORINA Fermatevi.

VALERIO No, rassegnati: è deciso.

DORINA Ah!

MARIANA Non tollera di vedermi, la mia presenza lo muove alla

fuga; sarà meglio che lo lasci padrone del campo.

DORINA (lascia Valerio e corre da Mariana) Anche lei! Dove

scappate?

MARIANA Lasciami.

DORINA Meglio che veniate qua.

MARIANA No, no, Dorina, cerchi invano di trattenermi.

VALERIO Mi rendo conto che la mia vista la tormenta; ed è

senz’altro meglio che gliene faccia grazia.

DORINA (lascia Mariana e corre da Valerio) Ancora? Al diavolo

voi se vi lasciassi fare! Finitela con questi giochetti, e venite qua

tutti e due. (Tira l’uno e l’altra)

VALERIO Ma che intenzioni hai?

MARIANA Che cosa vuoi fare?

DORINA Rimettervi d’accordo e cavarvi dai pasticci. (A Valerio)

Voi, siete matto, a piantar questa grana?

VALERIO Non hai sentito quello che mi ha detto?

DORINA (a Mariana) E voi, siete pazza, a infuriarvi a quel modo?

MARIANA Non hai visto quel che è stato, e come mi ha trattata?

DORINA Tutte sciocchezze da una parte e dall’altra (A Valerio)

Lei non pensa ad altro che ad essere vostra: testimone io. (A

Mariana) E lui ama soltanto voi, e non desidera altro che esservi

sposo: ne rispondo con la testa.

MARIANA E perché darmi allora il consiglio che m’ha dato?

VALERIO E lei allora perché l’ha domandato?

DORINA Siete pazzi tutti e due. Su, la mano, l’uno e l’altra. (A

Valerio) Voi, date qua.

VALERIO (dando la mano a Dorina) E perché la mia mano?

DORINA (a Mariana) Ah! Su, anche la vostra.

MARIANA (porgendo anche lei la mano) Ma perché tutto questo?

DORINA Mio dio, presto, venite avanti! Voi vi volete bene tutti e

due più di quel che non crediate.

VALERIO (voltandosi verso Mariana) E allora non fate le cose

con tanto sforzo, e guardate un po’ anche gli altri senza più rancore.

(Mariana volge lo sguardo verso Valerio e fa un piccolo

sorriso)

DORINA Quel che è certo, è che gli innamorati son dei pazzi!

VALERIO Oh, insomma! Non ho ragione di lamentarmi di voi?

E se vogliamo dire la verità, non siete forse stata cattiva

quando vi divertivate a dirmi cose che mi facevano dispiacere?

MARIANA E voi, non siete forse il più ingrato tra gli uomini...

DORINA Rimandiamo la discussione a un altro momento, e pensiamo

a come impedire questo odioso matrimonio.

MARIANA Dicci dunque a quale stratagemma bisogna far ricorso.

DORINA Ne metteremo in pratica d’ogni genere.Vostro padre

scherza, e questa è una sciocchezza. Ma, quanto a voi, sarebbe

meglio fingere di acconsentire tranquillamente a questa sua

stravaganza, in modo che in caso di allarme vi sia più facile tirar

per le lunghe le nozze. Prendendo tempo, si rimedia a tutto.

Una volta fingerete una qualche malattia, che arriverà all’improvviso

obbligando a un rinvio; un’altra volta fingerete un

cattivo presagio: l’incontro con un funerale, la rottura di uno

specchio, l’acqua torbida vista in sogno. In fin dei conti, l’importante

è che nessuno potrà farvi sposare nessuno se voi non

direte di sì. Ma per non correre rischi, credo sia meglio che voi

non vi facciate trovare qui insieme a parlare. (A Valerio) Andate,

voi, e senza perder tempo mettete sotto le vostre conoscenze

affinché vi aiutino ad ottenere quel che vi è stato promesso.

Noi andiamo a dire al fratello della signorina di intensificare

gli sforzi, e a cercare di tirar dalla nostra parte vostra

suocera. Addio.

VALERIO (a Mariana) Quali che siano gli espedienti cui faremo

ricorso, la mia più grande speranza, in verità, siete voi.

MARIANA (a Valerio) Io non posso rispondere delle intenzioni

di mio padre; ma non sarò mai d’altri che di Valerio.

VALERIO Quanta gioia mi date! E per quanto possa osare...

DORINA Ah, gli innamorati non la smettono mai di far smorfie!

Fuori di qui, vi ho detto.

VALERIO (muove un passo, poi ritorna) E infine...

DORINA Ma quante chiacchiere! Via da quella parte, e voi via da

quell’altra. (Spingendoli tutti e due per le spalle)

                                                  ATTO III

I – DAMIDE, DORINA

DAMIDE Che il fulmine in questo istante metta fine ai miei giorni,

che tutti mi diano del peggiore dei vigliacchi, se il rispetto

per alcunché o l’autorità di chicchessia varranno a frenarmi e

ad impedirmi di fare un colpo di testa.

DORINA Vi prego, moderate la vostra collera; vostro padre ne

ha semplicemente parlato. Non sempre si fa tutto ciò che ci si

propone, e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

DAMIDE Bisogna sventare per sempre tutti gli intrighi di quel

maledetto, e dirgli due paroline in un orecchio.

DORINA Ah, calma! Di lui, come di vostro padre, lasciate che si

occupi vostra suocera. Lei ha un certo ascendente sull’animo di

Tartuffo; egli le dà ragione in tutto quel che dice, e potrebbe anche

darsi che abbia un debole per lei. Dio volesse che fosse proprio

così! Sarebbe una gran bella cosa! Nel vostro interesse, la signora

lo ha mandato a chiamare; vuole sondarlo a proposito di

questo matrimonio che tanto vi turba: conoscere i suoi sentimenti,

e fargli sapere quali imbarazzanti effetti potrà far nascere coltivando

con qualche speranza questo progetto. Il suo servitore

mi ha detto che sta pregando, e quindi non sono riuscita a vederlo;

ma mi ha detto anche che sarebbe sceso tra poco. E dunque

andate via, per piacere, e lasciate che sia io ad aspettarlo.

DAMIDE Potrei assistere al colloquio.

DORINA Assolutamente no: devono essere soli.

DAMIDE Non gli dirò niente.

DORINA Voi scherzate: come non sapessi qual è il vostro carattere.

Sarebbe il modo sicuro per rovinare ogni cosa.Andatevene.

DAMIDE No, starò qui a vedere senza perdere la pazienza.

DORINA Come siete noioso! Sta venendo: ritiratevi. (Damide va

a nascondersi nel ripostiglio in fondo alla scena)

TARTUFFO (scorgendo Dorina) Lorenzo, mettete via il mio cilicio

e la camicia di crine, e pregate il Cielo che vi illumini sempre.

Se qualcuno mi cerca, io sono andato a distribuire le elemosine

ai carcerati.

DORINA Che furfante d’un impostore!

TARTUFFO Che cosa volete?

DORINA Volevo dirvi...

TARTUFFO (trae di tasca un fazzoletto) Ah, dio mio! Vi prego:

prima di tutto, prendete questo fazzoletto.

DORINA Perché?

TARTUFFO Coprite quel seno, ché io non devo vederlo. Sono cose

che feriscono l’anima, e fanno sorgere pensieri peccaminosi.

DORINA Siete così facile alla tentazione che un po’ di pelle vi

turba tanto i sensi? Certo, io non capisco questi vostri calori; io,

non mi scaldo tanto facilmente, e potrei vedervi nudo anche

dalla testa ai piedi senza provare la minima tentazione.

TARTUFFO Usate un linguaggio più pudico, altrimenti vi pianto

qui immediatamente.

DORINA No, no, sono io che vi lascio in pace. Devo dirvi due parole

soltanto. La signora scenderà qui tra poco, e chiede la grazia

di un breve colloquio con voi.

TARTUFFO Ah, molto volentieri!

DORINA (tra sé) Come diventa gentile! Parola mia, son sempre

più convinta di quel che ho detto.

TARTUFFO Fra quanto verrà?

DORINA Mi sembra sia lei. Sì, è proprio lei: vi lascio soli.

III – ELMIRA, TARTUFFO

TARTUFFO Che il Cielo, nella sua infinita bontà, vi conservi sana

per sempre nel corpo e nell’anima, e benedica i vostri giorni

quanto lo desidera il più umile di coloro che al suo amore si

ispirano!

ELMIRA Vi sono grata per questo augurio devoto; ma prendiamo

una sedia, ché saremo più a nostro agio.

TARTUFFO Vi sentite meglio, dopo la vostra indisposizione?

ELMIRA Molto meglio; la febbre mi è passata subito.

TARTUFFO Se di Lassù vi è stata fatta questa grazia, non è certo

merito delle mie indegne preghiere; ma io non ho rivolto una sola

istanza al Cielo che non avesse per oggetto la vostra guarigione.

ELMIRA Il vostro zelo si è anche troppo preoccupato per me.

TARTUFFO Mai troppa è la cura per la vostra salute, per la quale

volentieri avrei dato la mia.

ELMIRA È una prova di estrema carità cristiana, e di tante attenzioni

vi sono molto grata.

TARTUFFO Faccio assai meno di quanto meritiate.

ELMIRA Ho chiesto di parlarvi in segreto di una certa questione,

e sono contenta che nessuno sia qui a sentirci.

TARTUFFO Ne sono felicissimo anch’io, tanto mi è gradito, signora,

trovarmi da solo a solo con voi; è un’occasione di cui tante

volte ho chiesto la grazia al Cielo, senza che mai mi sia stata

concessa prima d’ora.

ELMIRA Da parte mia, quello che chiedo è solo un colloquio in

cui voi mi apriate il vostro cuore, senza nascondermi nulla.

TARTUFFO E anch’io non chiedo che un’unica grazia: quella di

poter mostrare ai vostri occhi tutto l’animo mio, e giurarvi che

l’insofferenza che dimostro per le feste in cui voi fate risplendere

il vostro fascino non è il frutto di un mio malanimo per

voi, ma anzi: di un sentimento di devozione che mi assale, e di

un purissimo impulso...

ELMIRA Così lo interpreto anch’io, e sono certa che tanta premura

ha per unico scopo la mia salute eterna.

TARTUFFO (le stringe la punta delle dita) Sì, signora, senz’altro; e

il mio ardore è tale...

ELMIRA Ahi, mi stringete troppo!

TARTUFFO È l’eccesso del mio zelo. Mai potrei pensare di farvi

male, e vorrei anzi... (Le mette una mano sul ginocchio)

ELMIRA Che cosa fa, lì, la vostra mano?

TARTUFFO Sento il vostro vestito; che stoffa morbida!

ELMIRA Ah, per piacere, smettetela: soffro molto il solletico.

(Allontana la propria sedia, ma Tartuffo riavvicina la sua)

TARTUFFO Mio dio, che splendido ricamo è questo pizzo! Al

giorno d’oggi si fanno dei lavori che hanno del miracoloso; in

ogni campo, non si è mai fatto di meglio.

ELMIRA È vero.Ma parliamo un po’ della nostra questione. Si

dice che mio marito voglia ritirarsi da un impegno che ha assunto,

e dare a voi la mano di sua figlia. Ditemi: è vero?

TARTUFFO Me ne ha accennato; ma a dire il vero, signora, non è

questa la felicità cui aspiro, e io anzi ravviso altrove le meravigliose

lusinghe di una beatitudine che colma tutti i miei sogni.

ELMIRA Perché voi non amate le cose di questo mondo.

TARTUFFO Il mio cuore non è di pietra.

ELMIRA Io sono convinta che tutti i vostri sospiri tendano al

Cielo, e che nulla quaggiù susciti il vostro desiderio.

TARTUFFO L’amore che ci avvince alle bellezze eterne non soffoca

in noi l’amore per le bellezze temporali. Può facilmente accadere

che i nostri sensi rimangano affascinati da una qualche perfetta

creazione del Cielo. La bellezza divina si riflette nelle creature

come voi, ma in voi stessa il Cielo ha trasfuso tali grazie che

gli occhi ne rimangono sorpresi ed i cuori rapiti; e mai ho potuto

mirarvi, o perfetta creatura, senza adorare in voi l’artefice dell’universo,

e senza sentire il cuore avvampare d’amore come davanti

al più fedele ritratto che Colui ha voluto dare di se stesso.

In un primo tempo avevo temuto che questo segreto ardore fosse

un’abile insidia del maligno, e il mio cuore si era risolto a

sfuggire i vostri occhi, credendovi un ostacolo alla mia salute

eterna. Ma finalmente ho compreso, o adorabile bellezza, che

questa passione non può essere colpevole; che mi è ben possibile

conciliarla con il pudore, e che pertanto ben potevo abbandonarle

il mio cuore.Temeraria audacia, lo confesso, è l’osare farvi

offerta del mio cuore; ma io nulla mi attendo dai vani sforzi della

mia nullità, bensì tutto dalla vostra misericordia. In voi è la

mia speranza, la mia ricchezza, la mia pace; da voi dipendono la

mia dannazione o la mia beatitudine; e solo dal vostro giudizio

dipenderà che io sia felice se vorrete, infelice se vi piacerà.

ELMIRA Una dichiarazione galante vera e propria; e, a dire il vero,

piuttosto sorprendente.Ma io credo che avreste dovuto difendere

meglio il vostro cuore, e riflettere di più su ciò che questo

comporta. Un uomo devoto come voi, noto dovunque...

TARTUFFO Ah, uomo devoto, sì, ma non per questo meno uomo.

E quando ci si imbatte in una celeste bellezza come la vostra, il

cuore non può che andare in estasi e cessar di ragionare. So che

queste parole, dette da me, possono suonare strane; ma dopo tutto,

signora, io non sono un angelo, e se voi volete condannare la

confessione che vi ho fatto, dovete gettar la colpa sulla vostra

bellezza incantatrice. Come ne ho visto brillare il sovrumano

splendore, voi siete diventata la regina dell’animo mio. L’ineffabile

dolcezza dei vostri sguardi divini ha vinto la resistenza in cui

si ostinava il mio cuore; essa ha superato ogni cosa, digiuni, preghiere,

lacrime, forzando tutti i miei voti a rivolgersi alle vostre

grazie. I miei occhi ed i miei sospiri ve l’hanno detto mille volte,

e solo per spiegarvi meglio il mio cuore faccio qui ricorso alla

parola. Perché se voi contemplerete con animo misericordioso

le tribolazioni del vostro indegno servo, se vorranno le vostre

bontà consolarmi degnandosi di abbassarsi fino al nulla ch’io sono,

io nutrirò d’ora in avanti per voi, o soave miracolo, una devozione

che mai avrà l’eguale. La vostra reputazione non corre con

me rischio alcuno, e non ha nulla di che temere da parte mia.Tutti

quei damerini di cui le donne van pazze, si comportano con invadenza

e fanno discorsi imprudenti; si vantano continuamente

dei loro successi, e ogni favore che ottengono lo vanno a divulgare,

e la loro lingua indiscreta tradisce la fiducia che è stata in

loro riposta e disonora l’altare su cui il loro cuore ha celebrato il

sacrifizio. La gente come me, invece, arde di un fuoco discreto, e

si può star certi che sa mantenere il segreto. È la nostra stessa

cura per la fama di cui godiamo, che garantisce di questo alla

persona amata, ed accettando il nostro cuore si può trovare in

noi un amore senza scandali e un piacere senza paure.

ELMIRA Vi sto ascoltando, e la vostra eloquenza si esprime in

termini più che espliciti. Ma non temete che a me venga il capriccio

di raccontare a mio marito di questo ardore galante, e

che la tempestiva notizia di un amore di questo genere possa

alterare l’amicizia che ha per voi?

TARTUFFO So che siete troppo misericordiosa, e che farete grazia

alla mia temerarietà; che terrete in considerazione la fragilità

umana, che scuserete l’impulso violento di questo amore

che vi offende, e che pensando alla vostra bellezza terrete conto

che l’uomo non è cieco e che è fatto di carne.

ELMIRA Un’altra reagirebbe forse in altro modo; ma io voglio

dimostrarvi la mia discrezione. Non dirò nulla di tutto questo a

mio marito, ma in cambio esigo una cosa da voi: e cioè che voi

vi adoperiate, sinceramente e senza seconde intenzioni, a favore

delle nozze di Valerio e di Mariana, e che rinunciate così voi

stesso ad arricchirvi di un bene che spetta a un altro e che ingiustamente

vi è stato offerto; e...

IV – DAMIDE, ELMIRA, TARTUFFO

DAMIDE (uscendo dal ripostiglio in cui si era ritirato) No, signora,

no, questo bisogna che lo si sappia! Ero chiuso qui dentro, di

qui ho sentito tutto, ed è stato evidentemente il Cielo che mi ci

ha portato, per confondere l’orgoglio di questo traditore che è

tutta la mia rovina, per indicarmi il modo di trar vendetta della

sua ipocrisia e della sua insolenza, aprendo gli occhi a mio padre

e svelandogli in modo lampante l’animo di questo scellerato

che vi parla d’amore.

ELMIRA No, Damide, basta che egli rinsavisca e che si adoperi

per meritare il perdono cui mi sono impegnata. Poiché ho promesso,

non fate che io manchi alla mia parola. Non è nel mio carattere

creare scandali: una donna deve sorridere di sciocchezze

come queste, senza rintronarne le orecchie di suo marito.

DAMIDE Voi avete le vostre ragioni per comportarvi a questo

modo, e io ho le mie per agire altrimenti.Volerlo risparmiare è

ridicolo; l’orgoglio insolente di questo ipocrita ha trionfato anche

troppo sulla mia giusta collera, e anche troppi scompigli ha

provocato in casa nostra. Per troppo tempo questo furfante ha

dominato mio padre e si è opposto ai miei voti e a quelli di Valerio.

Mio padre deve aprire gli occhi su questo mascalzone, e il

Cielo me ne offre gli strumenti ideali. Di questa occasione io gli

sono riconoscente, ed essa è troppo propizia perché io non intenda

sfruttarla. Meriterei che egli me la portasse via, se avendola

a disposizione rinunciassi a servirmene.

ELMIRA Damide...

DAMIDE No, per piacere, non posso fare altrimenti. Il mio cuore

in questo momento è al colmo della gioia, e invano le vostre parole

tentano di farmi rinunciare al piacere di vendicarmi.

Senz’altro indugio, voglio farla finita; ed ecco quanto occorre

alla mia soddisfazione.

V – ORGONE, DAMIDE, TARTUFFO, ELMIRA

DAMIDE Quale omaggio per il vostro arrivo, padre mio, ecco qui

la fresca notizia di un avvenimento che non mancherà di sorprendervi

alquanto. Il signor Tartuffo vi ripaga di tutte le vostre

attenzioni e ricompensa con un bel regalo la vostra affettuosa

amicizia. La devozione che ha per voi si è manifestata proprio

poco fa. Il suo piano è nientemeno che quello di disonorarvi, e

l’ho sorpreso qui mentre faceva alla signora la vergognosa confessione

della sua passione colpevole. La signora ha un carattere

mite, e il suo cuore, fin troppo discreto, voleva a tutti i costi

tener segreta la cosa; ma io non mi sento di favorire tanta spudoratezza,

e sono convinto che tacervela vuol dir recarvi offesa.

ELMIRA Sì, io penso che non si debba turbare la serenità del proprio

sposo con il racconto di queste stupide profferte; poiché

non è da questo che il nostro onore dipende, e a noi basta sapercene

difendere. Questa è la mia opinione; e anche voi avreste taciuto,

Damide, se io avessi su di voi una qualche autorità.

VI – ORGONE, DAMIDE, TARTUFFO

ORGONE È mai possibile, o cielo, quel che ho sentito?

TARTUFFO Sì, fratello mio, sono un malvagio, un colpevole, uno

sciagurato peccatore pieno di perfidia, il più grande scellerato

che sia mai esistito. Non vi è un istante della mia vita che non

sia colmo di sozzure, la mia vita non è che un cumulo di delitti e

di vergogne, ed ecco che il Cielo, per mia punizione, ha scelto di

mortificarmi così. Per grande che sia il delitto di cui mi si vuole

accusare, io non avrò la superbia di difendermi. Credete a quel

che vi si dice, scatenate la vostra collera, e come un delinquente

cacciatemi da casa vostra. E tutta la vergogna di cui vorrete caricarmi

sarà sempre minore di quanto so di meritarmi.

ORGONE (a suo figlio) Ah, traditore, e tu oseresti con questa

menzogna infangare la purezza della sua virtù?

DAMIDE Come! L’untuosa umiltà di questo ipocrita può farvi

negare...

ORGONE Taci, peste maledetta!

TARTUFFO Ah, lasciatelo parlare! Voi l’accusate a torto, e molto

meglio è che crediate al suo racconto. Perché prendere le mie

difese in questo caso? Dopo tutto, sapete voi di che cosa io sono

capace? Volete fidarvi, fratello, del mio aspetto esteriore? E

per quel che vedono gli occhi, ritenermi migliore degli altri?

No, no, non lasciatevi ingannare dalle apparenze: nessuna accusa,

ahimè, potrà mai essere eccessiva. Tutti mi ritengono una

persona onesta; ma la verità è che io non sono nulla. (Rivolgendosi

a Damide) Sì, figliolo mio caro, continuate, datemi del mascalzone,

dell’infame, del dannato, del ladro, dell’assassino;

schiacciatemi sotto accuse ancor più odiose; io non vi contraddirò,

io le merito tutte, e in ginocchio sono pronto a sopportarne

il peso quale giusto castigo per la mia vita di peccatore.

ORGONE (a Tartuffo) Fratello mio, questo è troppo. (A suo figlio)

E il tuo cuore non cede, vigliacco?

DAMIDE Ma come! Le sue parole vi incantano al punto..

ORGONE Taci, mascalzone. (A Tartuffo) Fratello, ah! Alzatevi, vi

supplico! (A suo figlio) Infame!

DAMIDE È possibile...

ORGONE Taci.

DAMIDE Divento pazzo! Ma come! Io passo...

ORGONE Ancora una parola e ti spacco le ossa.

TARTUFFO Fratello, in nome di Dio, non cedete all’ira. Preferirei

soffrire la più dura delle pene, piuttosto che egli per causa mia

patisca il minimo graffio.

ORGONE (A suo figlio) Ingrato!

TARTUFFO Lasciatelo in pace. Se volete che in ginocchio vi chieda

grazia per lui...

ORGONE (A Tartuffo) Che diamine, scherzate? (A suo figlio)

Furfante, guarda quant’è buono.

DAMIDE Dunque...

ORGONE Basta!

DAMIDE Come, io...

ORGONE Basta, t’ho detto! So benissimo per qual motivo ti accanisci

contro di lui.Voi lo odiate, tutti e quanti, e oggi vedo

mia moglie, i miei figli, i miei servi scatenati contro di lui. Si tenta

di tutto, senza nessuno scrupolo, pur di allontanare da me

quest’uomo pio; ma più sforzi si fanno per vederlo scacciato,

più forte è la mia intenzione di averlo ancor più vicino; ed ora

mi farò premura di dargli anche mia figlia, per confondere l’orgoglio

di tutta la famiglia.

DAMIDE E intendereste dunque obbligarla ad accettare?

ORGONE Sì, traditore, e stasera stessa, per farvi più rabbia. Ah,

io vi sfido tutti e quanti, e vi farò vedere io, che è giocoforza obbedirmi

e che io sono il padrone. Orsù, ritira quel che hai detto,

furfante, e qui, immediatamente, gettati ai suoi piedi e chiedigli

perdono.

DAMIDE Chi, io? A questo mascalzone, che con le sue imposture...

ORGONE Ah, tu ti rifiuti, pezzente, e persisti ad insultarlo? (A

Tartuffo) Un bastone, un bastone! Non trattenetemi. (A suo figlio)

Fuori immediatamente da questa casa, e non osare più farvi

ritorno.

DAMIDE Sì, me ne vado, ma...

ORGONE Presto, via di qui. Io ti privo, furfante, d’ogni diritto alla

mia successione, e ti do per di più la mia maledizione.

VII – ORGONE, TARTUFFO

ORGONE Offendere in questo modo un santo!

TARTUFFO O cielo! Perdonategli il dolore che mi ha dato! (A

Orgone) Se voi sapeste con quale dispiacere vedo che si tenta

di denigrarmi ai vostri occhi, o fratello...

ORGONE Ahimè!

TARTUFFO Il solo pensiero di questa ingratitudine è una tal tortura

per l’anima mia... L’orrore che essa mi suscita... Ho il cuore

tanto stretto in una morsa che neppure riesco a parlare, e

credo che ne morirò.

ORGONE (In lacrime, corre alla porta dalla quale ha cacciato suo

figlio) Furfante! Ora mi pento di averti fatto grazia e di non

averti ucciso qui con le mie mani. Consolatevi, fratello, non tormentatevi.

TARTUFFO Basta, tronchiamo questi odiosi litigi. Ora mi rendo

conto di quali discordie sono causa, e credo sia necessario, fratello

mio, ch’io me ne vada.

ORGONE Come? Scherzate?

TARTUFFO Qui tutti mi odiano, e vedo che si tenta ogni cosa perché

voi dubitiate di me.

ORGONE Che cosa importa? Pare a voi che il mio cuore li ascolti?

TARTUFFO Non si limiteranno a questo, non c’è dubbio; e le stesse

storie che oggi respingete, domani forse troveranno credito.

ORGONE No, fratello, mai.

TARTUFFO Ah, fratello mio, è facile per una donna indurre in errore

l’animo del marito.

ORGONE No, no.

TARTUFFO Lasciate che allontanandomi subito di qui io tolga

loro ogni ragione di accanirsi contro di me.

ORGONE No, voi dovete restare, ne va della mia vita.

TARTUFFO Ebbene, dovrò dunque accettare questa mortificazione.

Eppure, se voi voleste...

ORGONE Ah!

TARTUFFO E sia, non parliamone più. Ma in questo caso so io

come bisogna comportarsi. L’onore è una cosa molto delicata, e

l’amicizia mi impone di prevenire ogni voce ed ogni occasione

di sospetto: fuggirò la vostra sposa, e voi mi vedrete...

ORGONE No, a dispetto di tutti, voi la frequenterete. Far crepare

di rabbia gli altri è la mia più grande soddisfazione, e voglio che

tutti vi vedano sempre con lei. Non basta; per sfidarli tutti, voglio

che voi siate il mio unico erede, e vado subito a farvi donazione

di tutta la mia sostanza. Un amico sincero, che mi prendo

per genero, mi è molto più caro che figli, moglie e parenti.Volete

forse rifiutare ciò che io vi propongo?

TARTUFFO Sia fatta fino in fondo la volontà del Cielo!

ORGONE Pover’uomo! Andiamo subito a metter nero su bianco,

e gli invidiosi che crepino di schianto!

                                                   ATTO IV

I – CLEANTE, TARTUFFO

CLEANTE Sì, tutti ne parlano, e credete a me: lo scandalo provocato

da queste voci non torna affatto a vostro onore; e io vi trovo

qui molto a proposito, signore, per dirvi chiaro e tondo, in

due parole, il mio pensiero. Io non voglio andare a fondo di ciò

che si racconta; ci passo sopra, e accetto pure la versione peggiore.

Ammettiamo pure che Damide si sia comportato male, e

che vi abbia accusato a torto: non è dovere di un cristiano perdonare

l’offesa e spegnere nel suo cuore ogni desiderio di vendetta?

E come potete sopportare che per una lite con voi un figlio

venga scacciato dalla casa paterna? Ve lo ripeto, e parlo

con franchezza: non vi è nessuno, né giovane, né vecchio, che

non ne sia scandalizzato; e se volete dar retta a me, voi cercherete

di riportare la pace senza spingere le cose all’estremo. Rinunciate

per amor di dio alla vostra collera, e riconducete il figlio

nelle grazie del padre.

TARTUFFO Ahimè, quanto a me, non desidero altro: io non nutro

contro di lui alcun rancore, gli perdono tutto, non gli rimprovero

nulla, e con tutta l’anima vorrei tornargli utile il più

possibile; ma questo non s’accorda con l’interesse del Cielo, e

se egli fa ritorno qui, tocca andarmene a me. Dopo la sua mala

azione, che non ha l’eguale, la pace tra noi creerebbe scandalo;

e lo sa Iddio ciò che subito tutti penserebbero: mi si accuserebbe

di chissà quale bassa manovra, e dovunque si direbbe che io,

sapendomi in colpa, simulo per il mio accusatore un caritatevole

zelo; e che avendone paura cerco di accattivarmelo per poterlo

meglio impegnare al silenzio.

CLEANTE Sono scuse poco convincenti, e tutte queste ragioni,

signore, paiono tirate per i capelli. Perché vi occupate voi degli

interessi del Cielo? Forse che il Cielo, per punire un colpevole,

ha bisognodi noi? Lasciate, lasciate che sia lui ad oc-

cuparsi delle sue vendette; e voi pensate a perdonare le offese,

così come si comanda, e una volta che seguite gli ordini

sovrani del Cielo, fate pure a meno di badare tanto al giudizio

degli uomini. Ma come! Basta il piccolo inconveniente di

quel che la gente potrà dire, a distogliervi dalla gloria di una

buona azione? No, no; pensiamo a far sempre quel che il Cielo

ci comanda, senza lasciarci affliggere da altre preoccupazioni.

TARTUFFO Vi ho già detto che il mio cuore gli perdona; e questo,

signore, vuol dire obbedire ai comandamenti del Cielo; ma

dopo lo scandalo e l’affronto di poco fa, il Cielo non comanda

affatto che io viva con lui.

CLEANTE E vi comanda forse, signore, di spalancare le orecchie

a ciò che un puro e semplice capriccio ha suggerito a suo padre;

e di accettare il dono che vi vien fatto, di un patrimonio

sul quale giustizia e diritto vi impongono di non avanzare pretesa

alcuna?

TARTUFFO Quanti mi conoscono non penseranno neppure per

un istante che questo sia l’effetto di una manovra interessata. I

beni terreni esercitano su di me ben poco fascino, e io non mi

lascio abbagliare dal loro ingannevole splendore; e se mi sono

rassegnato ad accettare dal padre la donazione che egli ha voluto

farmi è soltanto perché temo che altrimenti queste ricchezze

possano finire in cattive mani; che siano destinate a persone

che, trovandosi a disporne, ne facciano nel mondo un uso delittuoso,

invece di servirsene, come conto di fare io, a maggior gloria

del Cielo e per il bene del prossimo.

CLEANTE Eh, signore, non siate così sensibile nei vostri timori,

che potrebbero attirare le critiche di un erede legittimo! Non pigliatevi

tanti fastidi, lasciate a lui ciò che gli appartiene, a suo rischio

e pericolo, e pensate che è sempre meglio che egli ne usi

male piuttosto che si accusi voi di averlo derubato. Mi meraviglia

soltanto che voi abbiate potuto accettare la proposta di suo

padre senza il minimo imbarazzo; perché, in fin dei conti, vi è

forse qualche comandamento della carità cristiana che imponga

di spogliare le vedove e gli orfani? E anche ammesso che il Cielo

abbia creato nel vostro cuore un invincibile ostacolo a frequentare

Damide, non sarebbe meglio che decideste di ritirarvi

discretamente nell’ombra, anziché permettere, contro ogni buon

senso, che per causa vostra un figlio sia cacciato di casa? Credete

a me, signore; questo significa dare, della vostra onestà...

TARTUFFO Sono le tre e mezza, signore; il dovere della preghie-

ra mi chiama disopra; perdonerete dunque se son costretto a

lasciarvi.

CLEANTE Ah!

II – ELMIRA, MARIANA, DORINA, CLEANTE

DORINA Per piacere, signore, fate qualcosa anche voi per la signorina.

Il suo cuore è afflitto da un dolore mortale; il matrimonio

che suo padre vuol concludere questa sera stessa l’ha

gettata nella disperazione. Eccolo che viene: uniamo i nostri

sforzi, vi prego, e cerchiamo di sventare, con la forza o con

l’astuzia, questo malaugurato proposito che ci ha tanto sconvolti.

III – ORGONE, ELMIRA, MARIANA, CLEANTE, DORINA

ORGONE Ah, sono contento di trovarvi qui tutti! (A Mariana)

In questo contratto ho una cosa che ti farà felice: e tu sai già

che cosa intendo dire.

MARIANA (in ginocchio) Padre mio, in nome del Cielo che sa

quanto soffro, e in nome di tutto ciò che può muovere a pietà il

vostro cuore, rinunciate per un istante ai diritti che avete su di

me, e dispensate la mia volontà dal dovere di obbedirvi in questo.

Non fate che per colpa di questa dura legge io debba lamentare

al Cielo ciò che vi devo; e questa vita, ahimè, che voi

mi avete data, non trasformatela, padre mio, in una sciagura. Se

contrastando la dolce speranza che avevo vagheggiato voi mi

impedite di essere di colui che oso amare, abbiate almeno la

bontà, e ve lo chiedo in ginocchio, di risparmiarmi il tormento

di essere di un uomo che mi è odioso; e non spingetemi a un gesto

disperato usando su di me tutto il vostro potere.

ORGONE (sentendosi intenerire) Su, mio cuore, resta saldo!

Niente debolezze umane!

MARIANA L’affetto che avete per lui non mi addolora; dimostratelo

ancora di più, dategli pure tutti i vostri beni, e se non basta

aggiungetevi i miei; io vi acconsento di buon grado, e ve li lascio

senz’altro; non giungete al punto di dargli anche me stessa,

e lasciate piuttosto che nell’austera disciplina di un convento io

spenda l’infelice vita che il Cielo mi destina.

ORGONE Ah, ecco un’altra di quelle che si fanno monache quando

il padre è contrario ai loro amori! In piedi! Più il tuo cuore

ripugna a queste nozze, maggior titolo di merito ti sarà il rasse-

gnarti. Accetta questo matrimonio a mortificazione dei tuoi

sensi, e smettila di rompermi la testa.

DORINA Ma come!...

ORGONE Sta zitta, tu! Occupati dei fatti tuoi, e guai a te se osi

dire una parola.

CLEANTE Se permetti che ti si dia qualche consiglio...

ORGONE Mio caro cognato, i tuoi consigli sono i migliori del

mondo; sono molto ben pensati, e io li tengo in grande considerazione;

ma permetterai che io possa anche non seguirli.

ELMIRA (a suo marito) Di fronte a quel che vedo, non so più cosa

dire, e non posso che meravigliarmi per la tua cecità. Devi

essere ben prevenuto, e aver proprio perso la testa per lui, per

non credere a noi su quel che è successo.

ORGONE Son servo vostro, ma credo all’evidenza; so che sei molto

compiacente verso quel furfante di mio figlio, e quindi non hai

voluto sconfessarlo, denunciando la menzogna che ha osato ordire

contro quel pover’uomo. E poi eri troppo tranquilla perché

ti si potesse credere: avresti dovuto essere ben altrimenti agitata.

ELMIRA Il nostro onore deve forse armarsi di tutto punto per

una semplice dichiarazione amorosa? E se un qualcosa lo sfiora,

non può rispondere altrimenti che con le fiamme nello

sguardo e gli anatemi sulle labbra? Per conto mio, certe proposte

mi fanno soltanto sorridere, e non amo affatto menarne tanto

scandalo. Mi piace comportarmi con moderazione e con saggezza,

e non sono affatto una di quelle beghine furenti che difendono

il loro onore con le unghie e con i denti, e che alla minima

parolina sbranano il loro prossimo. Mi guardi il cielo da

questo genere di saggezza! Voglio essere virtuosa senz’esserne

indemoniata, e sono convinta che per respingere un corteggiatore

la contenuta freddezza di un rifiuto sia altrettanto efficace.

ORGONE Insomma, ho capito come stanno le cose, e non mi lascio

sviare.

ELMIRA Questa strana tolleranza continua a stupirmi. Ma che

cosa mi risponderebbe la tua credulità, se ti facessimo vedere

che quel che t’abbiamo detto è proprio vero?

ORGONE Vedere?

ELMIRA Sì.

ORGONE Frottole!

ELMIRA Ma come! Se trovassi il modo di fartelo vedere e toccare

con mano?

ORGONE È una barzelletta!

ELMIRA Che tipo! Rispondi, almeno. Non ti chiedo di fidarti di

noi; ma supponiamo che, nascosto in un dato luogo, ti si faccia

vedere e sentire bene tutto: che cosa ne diresti, in questo caso,

del tuo beniamino?

ORGONE In questo caso direi... Non direi niente, perché non è

possibile.

ELMIRA Questa storia è durata anche troppo, e troppo a lungo

ho tollerato di sentirmi dare della bugiarda. Senz’altro indugio,

bisogna proprio che tu sia testimone di tutto quello che ti è stato

detto.

ORGONE E sia, ti prendo in parola.Vedremo che brava che sei, e

come farai a mantenere quel che hai promesso.

ELMIRA (a Dorina) Digli di venir qui da me.

DORINA È una testa furba, e forse sarà dura farlo cadere in

trappola.

ELMIRA No; quando si è innamorati è facile farsi menare per il

naso, e lui è troppo ambizioso per non illudersi da solo.Digli di

venire giù. (Rivolgendosi a Cleante e a Mariana) voi, via di qui.

IV – ELMIRA, ORGONE

ELMIRA Portiamo più vicino questo tavolo, e tu nasconditi qui

sotto.

ORGONE Come?

ELMIRA È necessario che tu ti nasconda bene.

ORGONE Ma perché sotto questo tavolo?

ELMIRA Ah, mio dio! Lascia fare a me: ho un mio piano in testa,

e giudicherai poi. Nasconditi lì, t’ho detto, e sta attento a non

farti né vedere né sentire.

ORGONE Devo ammettere di essere troppo condiscendente; ma

bisogna pur farti arrivare fino in fondo.

ELMIRA A quanto credo, non avrai niente da rimproverarmi. (A

suo marito, che è sotto il tavolo) Senza dubbio, dovrò parlare di

cose un po’ strane; ma non scandalizzarti assolutamente. Qualsiasi

cosa dica, mi dev’essere permessa, perché lo faccio solo per

convincerti, così come ho promesso. Con parole dolci, dato che a

questo sono costretta, dovrò strappare la maschera a quell’ipocrita,

lusingare i suoi sfacciati desideri amorosi e dar libero sfogo

alla sua temerarietà. Siccome è soltanto per te, e per meglio

confonderlo, che fingerò di corrispondere ai suoi voti, cesserò la

commedia nel momento in cui tu ti arrenderai, e sarai dunque tu

a decidere fino a che punto dovrò spingere le cose.Toccherà a te,

quando riterrai che la faccenda sia giunta al punto giusto, porre

fine alla sua assurda passione e risparmiare tua moglie, senza obbligarla

a compromettersi più di quanto ti sia necessario per aprire

gli occhi sul suo conto. Sono tuoi interessi, da te tutto dipende,

e... Eccolo: sta’ fermo, e bada di non farti vedere.

V – TARTUFFO, ELMIRA, ORGONE nascosto sotto il tavolo

TARTUFFO Mi hanno detto che volevate parlarmi.

ELMIRA Sì, ho alcune cose da rivelarvi in segreto. Ma prima che ve

le dica chiudete quella porta, e guardate bene dappertutto, che

per caso non ci sorprendano: ci mancherebbe altro una storia come

quella di stamattina. Mai visto un colpo di scena simile; Damide

mi ha fatto prendere uno spavento terribile per voi, e avrete

notato quanto ho fatto per sventare il suo piano e fargli sbollire la

collera. Ero tanto agitata, è vero, che non ho neanche pensato di

smentirlo; ma grazie al cielo è stato meglio così, e ora possiamo

anzi stare più tranquilli. La stima di cui godete ha allontanato la

tempesta, e mio marito non nutre nessun sospetto sul vostro conto.

Anzi, a maggior scorno delle male lingue, egli vuole che noi si

stia sempre insieme; ed è per questo che io posso, senza timore

d’esser biasimata, trovarmi sola, chiusa qui dentro, con voi; ed è

questo che mi permette di aprirvi il mio cuore, forse un po’ troppo

precipitoso nel rispondere alla vostra passione.

TARTUFFO Mi è un po’ difficile comprendere questo linguaggio,

signora: poco fa parlavate in ben diverso stile.

ELMIRA Ah, se per quel rifiuto siete ancora in collera, come conoscete

poco il cuore delle donne! E come non sapete quel che bisogna

capire, quando una donna si difende con tanto poca convinzione!

È il nostro pudore che in quei momenti combatte contro i

teneri sentimenti che ci vengono offerti. E per quante giustificazioni

si trovino all’amore da cui siamo sopraffatte, vi è sempre un

po’ di vergogna nel dichiararlo. Prima ci si schermisce; ma dal come

lo facciamo già si vede chiaramente che il nostro cuore è prossimo

alla resa, che sono le nostre labbra, in nome dell’onore, a opporsi

ai nostri voti, ma che rifiuti di questo genere sono in realtà

la sicura promessa di ogni cosa. Certamente, io sto parlando con

troppa libertà, e trascurando un doveroso pudore; ma poiché ormai

il segreto è rivelato, perché mi sarei tanto accanita nel tentare

di far tacere Damide? E ditemi voi: perché me ne sarei stata lì ad

ascoltare tanto a lungo e con tanta serenità l’offerta del vostro

cuore? Avrei preso la cosa così come m’avete vista fare, se dell’offerta

di quel cuore non mi fossi compiaciuta? E quando ho tenta-

to di convincervi io stessa a rifiutare le nozze che erano state annunciate,

quelle parole non avrebbero dovuto dirvi i sentimenti

che si nutrono per voi, e il dispetto di veder diviso con un’altra,

per colpa di quelle nozze, un cuore che si vorrebbe tutto per sé?

TARTUFFO È senza dubbio una perfetta letizia, signora, sentir

tali parole dalle labbra della donna amata; il loro miele fa colare

a larghi sorsi nei miei sensi una dolcezza mai gustata prima

d’ora. La fortuna di esservi gradito è la mia suprema ambizione,

e il mio cuore trova nei vostri voti la sua beatitudine; ma

questo cuore osa chiedervi anche di dubitare ancora un poco

della sua felicità. Potrei ancora credere che queste parole siano

un onesto artificio per convincermi a rinunciare alle nozze che

si preparano, e se posso liberamente esprimermi, io non vorrei

credere troppo a sì dolci promesse se un po’ di quei favori per i

quali sospiro non verranno a darmi la prova di quel che avete

detto, e ad instillare nel mio animo una sicura fiducia nell’incantatrice

bontà che voi avete per me.

ELMIRA (tossisce per avvertire suo marito) Come! Volete andare

così in fretta, e provare subito tutta la tenerezza di cui un cuore

è capace? Con violenza mortale al proprio pudore vi si fa una

dolce confessione, e questo non vi basta ancora, e per darvi soddisfazione

bisogna spingersi agli estremi favori?

TARTUFFO Meno si merita una grazia, meno si osa sperarla. I miei

voti faticano a tranquillizzarsi di mere parole, diffidano facilmente

di una fortuna troppo radiosa, e non vorrebbero credervi senza

prima averne goduto. E io, che sono convinto di meritare così

poco la vostra benevolenza, non riesco a credere che la mia temerarietà

goda di tanta fortuna,né potrò credervi, signora, finché

non darete alla mia passione prove ben più concrete.

ELMIRA Mio dio, come si comporta da tiranno il vostro amore!

E in che strano turbamento getta l’animo mio! Con quale furia

domina i cuori, e con quanta violenza esige quello che desidera!

Ma come! Non è possibile sfuggire alla vostra insistenza, e

non lasciate nemmeno il tempo di respirare? Vi sembra giusto

mostrare tanta intransigenza, esigere così a tamburo battente

tutto ciò che chiedete, ed approfittare con tanto insistente violenza

dei favorevoli sentimenti che si nutrono per voi?

TARTUFFO Ma se davvero guardate con occhio benigno alle mie

profferte, perché rifiutate di darmene le prove?

ELMIRA Ma come acconsentire a ciò che voi chiedete senza offendere

il Cielo di cui tanto parlate?

TARTUFFO Se non è che il Cielo che si oppone ai miei voti, l’ostacolo

sarà presto superato: ci penso io. Questo non deve frenare

il vostro cuore.

ELMIRA Ma con tutta la paura che voi ci fate, dei divieti del Cielo!

TARTUFFO Vi libererò io, signora, da questi ridicoli timori: io conosco

l’arte di sopprimere gli scrupoli. Il Cielo proibisce, è vero,

di abbandonarsi a certi piaceri (è uno scellerato che parla)

ma si può anche trovare un accomodamento.A seconda dei vari

casi, vi è una dottrina che insegna ad allentare i legami della

nostra coscienza, e a rettificare il carattere malvagio di una data

azione con la purezza dell’intenzione che la guida.Penserò

io, signora, a mettervi a parte di questi segreti; voi non dovete

far altro che lasciarvi guidare. Esaudite i miei desideri, e non

abbiate paura: rispondo io di tutto e me ne assumo ogni responsabilità.

Avete una bella tosse, signora.

ELMIRA Sì, è un vero e proprio tormento.

TARTUFFO Volete un pezzetto di questa liquerizia?

ELMIRA È proprio una brutta costipazione, e credo che tutti i rimedi

del mondo non servirebbero a nulla.

TARTUFFO Certo, è fastidioso.

ELMIRA Sì, più di quanto si possa immaginare.

TARTUFFO Insomma, i vostri scrupoli si eliminano facilmente;

voi sapete di poter contare su una segretezza assoluta, e il male

è sempre e soltanto nel parlare che se ne fa. È il pubblico scandalo

che offende la morale, e peccare in segreto è come non

peccare.

ELMIRA (dopo aver ancora tossito) Insomma, ho capito che bisogna

cedere, e che devo acconsentire a darvi tutto quello che

chiedete, poiché senza di questo non mi è possibile vedervi convinto

e arreso all’evidenza. È senz’altro imbarazzante giungere

fino a questo punto, ed è mio malgrado che infrango queste

barriere; ma poiché ci si ostina a volermi costringere, e poiché

non si vuol credere a quello che si sente, e si esigono testimonianze

ancor più convincenti, bisogna pur rassegnarsi ad accontentare

l’incredulo. Se questa condiscendenza ha in sé qualche

peccato, tanto peggio per colui che a tanto mi obbliga: la colpa

per certo non ricadrà su di me.

TARTUFFO Sì, signora, me la assumo io, poiché la cosa in sé...

ELMIRA Aprite un momento la porta, vi prego, e guardate se per

caso nel corridoio c’è mio marito.

TARTUFFO Che bisogno c’è di preoccuparsi tanto di lui? Detto

fra noi, è proprio il tipo che si fa menare per il naso. Di tutti i

nostri incontri si farà addirittura un vanto, l’ho cucinato al punto

che può anche vedere tutto senza convincersi di niente.

ELMIRA Non importa. Andate di là un momento, vi prego, e

guardate bene dappertutto.

VI – ORGONE, ELMIRA

ORGONE (uscendo di sotto il tavolo) Eccomi, lo ammetto, è un

essere spregevole! Non riesco a riprendermi, è stata come una

pugnalata.

ELMIRA Ma come, salti fuori così presto? Vuoi prendermi in giro?

Torna sotto il tavolo, non è ancora il momento; aspetta almeno

che si arrivi fino in fondo per essere ben sicuro, e non fidarti

di semplici congetture.

ORGONE No, è l’essere più malvagio che mai sia uscito dall’inferno.

ELMIRA Dio mio, non bisogna tranciar giudizi con tanta leggerezza;

lascia prima che ti si diano le prove, e poi ti convincerai; e

non agire con tanta precipitazione, che potresti anche sbagliarti.

(Fa mettere suo marito dietro di sé)

VII – TARTUFFO, ELMIRA, ORGONE

TARTUFFO Tutto è propizio, signora, al coronamento dei miei

voti: ho guardato bene in tutta la casa; non c’è nessuno, e la mia

anima in estasi...

ORGONE (fermandolo) Calma! Voi seguite un po’ troppo le vostre

voglie amorose, e fareste meglio a non scaldarvi tanto. Ah,

ah, l’uomo di specchiata virtù, che voleva farmela! L’anima vostra

cede dunque alle tentazioni! Volevate sposare mia figlia e

concupire mia moglie! Per un bel po’ ho creduto che non fosse

proprio così, e speravo sempre di sentirvi cambiare tono; ma a

questo punto non c’è più bisogno di cercare altre prove: mi bastano

queste e non me ne occorrono altre.

ELMIRA (a Tartuffo) Contro la mia volontà ho fatto quello che

ho fatto; ma a trattarvi così sono stata costretta.

TARTUFFO Come! e voi credete...?

ORGONE Orsù, poche chiacchiere, per piacere! Sgomberate di

qui, e senza tante cerimonie.

TARTUFFO La mia intenzione...

ORGONE Questi discorsi sono passati di moda. Non vi resta che

andarvene, immediatamente, da questa casa.

TARTUFFO Andatevene voi, che parlate tanto da padrone. Questa

casa è mia, e posso dimostrarlo; e vi farò vedere anche che

non serve a niente ricorrere a questi sporchi trucchi per provocarmi

a una lite, che sbagliate i vostri calcoli nell’insultarmi, e

che so io come fare per confondere e punire l’impostura, vendicare

il Cielo che qui viene oltraggiato, e far punire coloro che

parlano tanto di gettarmi fuori di qui.

VIII – ELMIRA, ORGONE

ELMIRA Che linguaggio è questo, e che cosa vuol dire?

ORGONE Parola mia, sono in gran confusione, e c’è proprio poco

da ridere.

ELMIRA Come?

ORGONE Le sue parole mi aprono gli occhi sull’errore commesso,

e ora sono preoccupato per quella donazione.

ELMIRA La donazione?...

ORGONE Sì, è cosa fatta. Ma c’è un’altra cosa ancora che mi inquieta.

ELMIRA Eh, che cosa?

ORGONE Saprai tutto; ma corriamo a vedere se una certa cassetta

è ancora qui di sopra.

                                                               ATTO V

I – ORGONE, CLEANTE

CLEANTE Dove stai correndo?

ORGONE Ahimè, non lo so neppure.

CLEANTE Mi sembra che prima di tutto sia meglio discutere

quel che si può fare.

ORGONE Quella cassetta mi getta nella disperazione: mi preoccupa

ancora più di tutto il resto.

CLEANTE Contiene dunque un mistero così importante?

ORGONE Me l’ha affidata in gran segreto Argaste, quel caro

amico che tanto mi manca, prima di fuggire, fidandosi di me più

che di chiunque altro; sono documenti, a quanto m’ha accennato,

da cui dipendono la sua vita e i suoi averi.

CLEANTE Perché dunque l’hai ceduta ad altre mani?

ORGONE Per uno scrupolo di coscienza. Sono andato dritto filato

a confidarmi con quella canaglia, che con tutto un ragionamento

è riuscito a persuadermi a dargli in custodia la cassetta, in modo

che in caso di una qualche inchiesta avrei avuto una scappatoia

per giurare il falso in tutta sicurezza senza rimorsi di coscienza.

CLEANTE Eccoti in un bel pasticcio, stando almeno alle apparenze;

questa donazione e questo affidamento, a mio giudizio,

son stati fatti con molta leggerezza. Con questi pegni in mano

può ricattarti in tutti i modi; e peggiore imprudenza ancora è

stato il provocarlo, sapendo che si trovava in posizione di vantaggio:

dovevi trattarlo con un po’ più di riguardo.

ORGONE Come! Sotto un’apparenza di pietà così commovente,

nascondere un cuore tanto infido, un’anima così perversa! E io

che l’ho accolto in questa casa, in miseria, privo di tutto... È deciso:

non voglio più sapere di gente troppo devota. D’ora in

avanti non ne proverò che orrore e terrore, e con loro sarò peggio

del diavolo.

CLEANTE Ebbene, ecco un’altra delle tue esagerazioni! Per te, la

moderazione non esiste: tu non ti fermi mai nel giusto mezzo, e

passi sempre da un eccesso all’altro. Adesso ti rendi conto del

tuo errore, riconosci che ti eri lasciato prevenire da un’esteriore

parvenza di pietà religiosa; ma si può sapere perché, per riparare

a questo errore, devi gettarti in un errore più grande, e

trattare tutte le persone per bene come quella perfida canaglia?

Ma come! dal momento che un furfante ti ha ingannato spudoratamente,

con la grandiosa esibizione di una messinscena austera,

tu vuoi che tutti siano come lui e che non esista al mondo

una persona sinceramente devota! Lascia ai libertini queste assurde

conclusioni, e impara a distinguere tra la virtù e le apparenze,

non azzardare giudizi troppo affrettati, e attienti a un ragionevole

buon senso. Guardati bene, se possibile, dal rendere

onore all’ipocrisia, senza per questo recare ingiuria alla vera

virtù; perché se proprio devi ricadere in uno degli estremi, è

meglio allora che tu ricada in quell’altro.

II – DAMIDE, ORGONE, CLEANTE

DAMIDE Ma come, padre mio! È vero che un furfante vi minaccia,

senza tener conto dei tanti favori ricevuti, e che la sua vile

superbia, mai abbastanza disprezzata, usa le vostre bontà come

tante armi contro di voi?

ORGONE Sì, figliolo, e il mio dolore è infinito.

DAMIDE Lasciate fare a me, ché voglio tagliargli le orecchie.

Contro tanta insolenza non bisogna mostrare debolezza di sorta;

penserò io a liberarvi di lui; e per risolvere la questione, non

c’è che ammazzarlo.

CLEANTE Ecco, ha parlato la gioventù. Tieni a freno, per piacere,

questi roboanti propositi; viviamo in un regno e in un secolo

in cui con la violenza si fanno assai male i propri interessi.

III – MADAME PERNELLE, MARIANA, ELMIRA, DORINA,

DAMIDE, ORGONE, CLEANTE

MADAME PERNELLE Che succede? Ho sentito cose tremende e

incredibili.

ORGONE Novità di cui i miei occhi sono stati testimoni; ed ecco

la ricompensa per la mia bontà. Affranco un uomo dalla miseria;

lo accolgo sotto questo tetto e lo tratto come un fratello;

non passa giorno che non lo colmi di benefici; gli do mia figlia e

tutto ciò che posseggo; e nel frattempo il perfido, l’infame, ten-

ta la sporca impresa di sedurre mia moglie; e non contento ancora

di questi vili disegni, osa servirsi dei benefici ricevuti per

minacciarmi, ed impugnando i privilegi di cui la mia imprudente

bontà lo ha armato, vuole rovinarmi, spogliarmi dei beni di

cui gli ho fatto dono, e ridurmi nell’identico stato da cui io l’ho

liberato.

DORINA Pover’uomo!

MADAME PERNELLE Figlio mio, non posso assolutamente credere

che egli abbia potuto commettere un’azione così perfida.

ORGONE Come?

MADAME PERNELLE Vi è sempre molta invidia contro le persone

pie.

ORGONE Che cosa volete dire con questo, madre mia?

MADAME PERNELLE Che qui da voi si vive in modo strano; e tutti

sanno quanto qui dentro si odi quell’uomo.

ORGONE Che c’entra l’odio con quel che vi si dice?

MADAME PERNELLE Te l’avrò detto cento volte, fin da quando

eri piccolo: la virtù nel mondo è sempre perseguitata; gli invidiosi

passano, ma l’invidia resta.

ORGONE Ma che c’entra questo con quel che oggi è successo?

MADAME PERNELLE Chissà le assurde storie che son venuti a

raccontarti.

ORGONE Vi ho già detto che ho visto tutto io, in persona.

MADAME PERNELLE La malizia delle male lingue è senza fine.

ORGONE Voi volete farmi diventar matto, mamma.Vi dico che

tanta spudoratezza l’ho vista io con i miei occhi.

MADAME PERNELLE Quelle lingue hanno sempre del veleno da

schizzare, e non esiste niente al mondo che se ne salvi.

ORGONE Questi sono discorsi senza senso. Ho visto io, v’ho detto,

io, visto con i miei occhi, e visto vuol dire visto. Come bisogna

dirvelo: cento volte, e gridando?

MADAME PERNELLE Mio dio, il più delle volte l’apparenza inganna;

non bisogna sempre giudicare sulla base di quel che si vede.

ORGONE Divento matto!

MADAME PERNELLE La natura umana è facile al sospetto ingiusto,

e spesso si interpreta come male ciò che magari è bene.

ORGONE E la voglia di abbracciar mia moglie, come devo interpretarla:

come un atto di carità?

MADAME PERNELLE Prima di accusare la gente bisognerebbe

avere delle prove valide; e tu avresti dovuto aspettare almeno

di essere un po’ più sicuro del fatto tuo.

ORGONE Eh, diamine! E cosa avrei dovuto fare per assicurar-

mene? Dovevo aspettare che davanti ai miei occhi lui... Non fatemi

dire delle enormità.

MADAME PERNELLE Insomma, la sua anima è piena di purissimo

zelo, e io non posso assolutamente mettermi in testa che egli

abbia voluto fare le cose che voi dite.

ORGONE Va bene, se non foste mia madre non so quel che vi direi,

tanto sono in collera.

DORINA Un giusto ricorso, signore, delle vicende di questo mondo;

voi non volevate credere, ed ora non vi si crede.

CLEANTE Con queste sciocchezze stiamo perdendo tempo prezioso

per le misure da prendere. Di fronte alle minacce di azione

legale di quel farabutto non dobbiamo star qui a dormire.

DAMIDE Ma come! La sua spudoratezza arriva dunque a questo

punto?

ELMIRA Io non credo che una sua istanza possa essere accolta:

la sua ingratitudine è fin troppo evidente.

CLEANTE Non fidatevi tanto: non gli mancheranno gli espedienti

per dar valore alle sue ragioni contro di voi; e il peso di una

cabala può gettare la gente in un brutto ginepraio anche per

cose di minor conto di questa.Torno a ripeterlo: con le armi che

ha in mano, non avreste mai dovuto spinger le cose fino a questo

punto.

ORGONE È vero; ma come fare altrimenti? Di fronte alla sua

spudoratezza non ho più saputo dominare la collera.

CLEANTE Vorrei proprio che tra voi due si potesse riannodare

almeno una parvenza di pace.

ELMIRA Se avessi saputo che poteva disporre di armi simili, non

avrei dato adito a tante storie, e i miei...

ORGONE (a Dorina) Che cosa vuole quell’uomo? Corri a sentire;

ho proprio voglia di visite!

IV – IL SIGNOR LEALE, MADAME PERNELLE, ORGONE, DAMIDE,

MARIANA, DORINA, ELMIRA, CLEANTE

IL SIGNOR LEALE (a Dorina, sul fondo della scena) Buongiorno,

sorella. Fatemi parlare, vi prego, con il vostro padrone.

DORINA Il signore ha gente, e non credo che per il momento

possa ricevervi.

IL SIGNOR LEALE Non vorrei assolutamente essere importuno,

ma non credo che la mia visita possa essergli sgradita, poiché

vengo per una questione che gli farà molto piacere.

DORINA Il vostro nome?

IL SIGNOR LEALE Basterà che gli diciate che vengo da parte del

signor Tartuffo, nel suo interesse.

DORINA (a Orgone) È un signore, molto gentile, che viene da

parte del signor Tartuffo, per una questione, dice lui, che vi farà

molto piacere.

CLEANTE Ti conviene riceverlo e sentire quel che può volere.

ORGONE Forse è venuto a proporre un accomodamento. Che atteggiamento

dovrò assumere?

CLEANTE Non mostrarti indignato; e se parla di accomodamento,

meglio ascoltarlo.

IL SIGNOR LEALE Signore, vi saluto. Il Cielo confonda chi non

pensa che a nuocervi, e vi sia propizio quanto io desidero.

ORGONE Questo esordio in così bella maniera conferma la mia

idea, e preannuncia qualche proposta di accordo.

IL SIGNOR LEALE La vostra famiglia mi è sempre stata molto cara,

sono un vecchio servitore del vostro signor padre.

ORGONE Signore, sono confuso, e ve ne chiedo scusa, di non conoscervi

e di non sapere il vostro nome.

IL SIGNOR LEALE Mi chiamo Leale, sono nativo della Normandia,

 e sono usciere con tanto di mazza, a dispetto degli invidiosi.

Da quarant’anni, grazie al cielo, ho la fortuna di farmi

molto onore in questa carica, e col vostro permesso, signore, sono

qui a notificarvi l’ordinanza che sapete.

ORGONE Come! Voi siete qui...

IL SIGNOR LEALE Signore, non perdiamo la calma; non si tratta

che di una semplice ingiunzione, dell’ordine di andarvene di

qui, voi e la vostra famiglia, di metter fuori i mobili, onde far

posto ad altra gente, senz’altro indugio, così come va fatto.

ORGONE Io! Andarmene di qui?

IL SIGNOR LEALE Sì, signore, per piacere. La casa, come del resto

sapete, appartiene incontestabilmente al signor Tartuffo. Egli è

ormai signore e padrone di tutti i vostri beni, in virtù di un contratto

che è ora nelle mie mani. È un contratto steso nelle debite

forme, e sul quale non vi è nulla da eccepire.

DAMIDE È di un’impudenza enorme: io sono sbalordito.

IL SIGNOR LEALE Signore, io non ho nulla a che fare con voi, ma

solo con il signore: che è persona ragionevole e bene educata, e

conosce abbastanza i doveri della persona onesta per poter

pensare di opporsi alla giustizia.

ORGONE Ma...

IL SIGNOR LEALE Sì, signore, so che non vi ribellereste neppure

per un milione, e che da galantuomo qual siete lascerete che io

esegua gli ordini che mi sono stati dati.

DAMIDE Il vostro giubbone nero, signor usciere con tanto di

mazza, potrebbe incorrere in qualche bastonata.

IL SIGNOR LEALE Signore, fate in modo che vostro figlio taccia o

se ne vada; mi dispiacerebbe dover essere obbligato a prender

nota, e vedere il vostro nome in un verbale.

DORINA (a parte) Questo signor Leale ha un’aria veramente

sleale.

IL SIGNOR LEALE Con tutte le persone per bene uso molti riguardi,

signore; e se mi sono incaricato di portare io questa notifica

è solo per avere la vostra riconoscenza e farvi cosa gradita,

evitando così che questo compito fosse affidato magari ad

un altro, che non avendo per voi le premure che ho io, si sarebbe

comportato in modo più spiccio e brutale.

ORGONE Che cosa si può fare di peggio che ordinare a una persona

di andarsene da casa sua?

IL SIGNOR LEALE Avete tutto il tempo che volete, signore, poiché

fino a domani sospenderò l’esecuzione dell’ordinanza. Mi limiterò

a passare qui la notte, con dieci dei miei uomini, senza creare

scandalo e senza far chiasso. Per la forma, mi consegnerete, per

piacere, prima di andare a letto, le chiavi di casa. Io mi farò premura

di non disturbare il vostro riposo, e di badare a che tutto sia

in ordine. Ma domattina di buon’ora dovrete darvi da fare per

sgomberare la casa fino all’ultimo spillo. I miei uomini vi aiuteranno,

e io li ho scelti belli e robusti proprio per venirvi incontro,

mettendo tutto in strada. Credo che nessuno possa comportarsi

meglio di così: e dato che vi sto trattando con grande indulgenza,

vi prego, signore, di comportarvi anche voi altrettanto bene, e di

non intralciare minimamente il compimento dei miei doveri.

ORGONE (piano) Darei subito con tutto il cuore i più bei cento

luigi che mi restano, per la soddisfazione di rifilare a quel brutto

muso il più gran pugno del mondo.

CLEANTE (piano, a Orgone) Lascia stare, non peggiorare le cose.

DAMIDE Di fronte a questa incredibile faccia tosta fatico a trattenermi,

e le mani mi fanno un gran prurito.

DORINA Con una schiena così bella, signor Leale, qualche colpo

di bastone non vi starebbe male.

IL SIGNOR LEALE Potrei farvele pagare, carina, queste parole insolenti.

Si pronunciano condanne anche contro le donne.

CLEANTE Basta così, signore, finiamola. Date qua quella carta,

per piacere, e andatevene.

IL SIGNOR LEALE Arrivederci a presto. Il Cielo vi dia gioia!

ORGONE E confonda te e chi ti manda!

V – ORGONE, CLEANTE, MARIANA, ELMIRA, MADAME PERNELLE,

DORINA, DAMIDE

ORGONE Ebbene, mamma, avete visto se ho ragione: da questo

episodio, giudicate il resto.Vi siete convinta che è un traditore?

MADAME PERNELLE Non ho parole; cado dalle nuvole.

DORINA Vi lamentate a torto, e a torto lo accusate: questo conferma

le sue buone intenzioni. La sua virtù si realizza per intero

nell’amore del prossimo; egli sa che spesso le ricchezze corrompono

l’uomo, e per pura carità cristiana vuole togliervi tutto

ciò che può essere d’ostacolo alla vostra salvezza eterna.

ORGONE Tu sta zitta: bisogna sempre dirtelo.

CLEANTE Andiamo a vedere quel che si può fare.

ELMIRA Andate a dimostrare l’ingratitudine di quello spudorato.

Questo comportamento rende nulla la donazione: la sua

slealtà dovrà risultare così evidente da non permettergli la conclusione

che si aspetta.

VI – VALERIO, ORGONE, CLEANTE, ELMIRA, MARIANA, ecc.

VALERIO Mi dispiace, signore, dovervi affliggere con una brutta

notizia, ma vi sono costretto dall’imminenza del pericolo. Un

amico, legato a me da grande affetto, e che sa quale interesse io

porto alla vostra famiglia, non ha esitato a violare per me il segreto

che si deve agli affari dello Stato, e mi ha messo al corrente

di una situazione che vi obbliga a fuggire immediatamente.

Quel furfante, che per tanto tempo vi ha tenuto in suo potere,

non più tardi di un’ora fa vi ha denunciato al re, consegnandogli

– ultima delle pugnalate che vi ha inferto – un’importante

cassetta, di proprietà di un nemico dello Stato, di cui, a sentir

lui, voi avreste conservato il segreto, venendo meno ai vostri

doveri di suddito. Non so esattamente di quale delitto vi si accusi,

ma è stato emesso un mandato contro di voi, e per dargli

più sicura esecuzione Tartuffo stesso verrà qui, tra poco, assieme

all’ufficiale che dovrà arrestarvi.

CLEANTE Ecco come ha garantito i suoi diritti; è così che quel

traditore cerca di impossessarsi dei beni che pretende.

ORGONE Devo ammettere che l’uomo è un animale malvagio.

VALERIO Il minimo ritardo può esservi fatale. La mia carrozza è

qui fuori, pronta per voi, con questi mille luigi che vi ho portato.

Non perdiamo altro tempo; questo scherzo è un colpo di fulmine,

e lo si para solamente fuggendo. Penserò io a farvi riparare

in luogo sicuro, e vi accompagnerò finché la vostra fuga non

vi avrà messo in salvo.

ORGONE Ahimè, quanto devo alle vostre premure! Perché possa

ringraziarvene occorrono tempi migliori, e io chiedo al Cielo

di essermi tanto propizio da permettermi di ricompensare un

giorno la vostra generosità. Addio, e occupatevi voi...

CLEANTE Va; penseremo noi, caro cognato, a fare tutto quel che

occorre.

VI - L’UFFICIALE, TARTUFFO, VALERIO, ORGONE,

ELMIRA, MARIANA, ecc.

TARTUFFO Calma, signore, calma, non correte tanto, non dovete

andare tanto lontano per trovare un alloggio, poiché siete in arresto

per ordine del re.

ORGONE Traditore, mi riservavi questo colpo per ultimo; è la

mazzata, scellerato, con cui hai deciso di rovinarmi, ed ecco

dunque coronate tutte le tue perfidie.

TARTUFFO Inutilmente tentate di inasprirmi con le vostre ingiurie:

ho imparato a sopportare ogni cosa in nome del Cielo.

CLEANTE Riconosco che siete molto tollerante.

DAMIDE Con quanta spudoratezza l’infame si fa beffe del cielo!

TARTUFFO Questi scatti mi lasciano indifferente: io non bado

che a fare il mio dovere.

MARIANA Potrete davvero ricavarne molta gloria: avete scelto

un nobile compito.

TARTUFFO Non può che essere glorioso, data l’autorità nel cui

nome sono venuto in questa casa.

ORGONE E non hai pensato, ingrato, che è stata questa mia mano

a sollevarti per carità da una condizione miserabile?

TARTUFFO Sì, e mi rendo conto di averne avuto un vantaggio;

ma il mio primo dovere è l’interesse del nostro sovrano; e la

giusta prepotenza di questo sacro dovere soffoca nel mio cuore

ogni impulso di riconoscenza, tanto che a questi ferrei vincoli

sacrificherei l’amico, la sposa, i parenti, e me stesso con quelli.

ELMIRA L’impostore!

DORINA Come sa ammantare la sua vigliaccheria di quanto vi è

di più caro e rispettato!

CLEANTE Ma se davvero è così perfetto, questo zelo che vi muove

e di cui vi fate bello, come mai per manifestarsi ha atteso che

vi abbiano colto a corteggiare la signora, e che l’idea di denunciare

il signore vi sia venuta in mente solo quando il suo onore

lo ha costretto a cacciarvi? Non è per distrarvi da questo zelo

che accenno al dono che il signor Orgone vi ha fatto: ma perché

lo avete accettato, se avevate intenzione di accusarlo di tradimento?

TARTUFFO (all’Ufficiale) Liberatemi da queste querimonie, signore,

vi prego; e degnatevi di eseguire l’ordine che vi è stato

dato.

L’UFFICIALE Sì, abbiamo aspettato anche troppo, non c’è dubbio, e

fate bene a richiamarmi al mio dovere; pertanto, vogliate seguirmi

immediatamente fino alla prigione in cui sarete alloggiato.

TARTUFFO Chi? Io, signore?

L’UFFICIALE Voi, sì.

TARTUFFO E perché mai in prigione?

L’UFFICIALE Non intendo dare spiegazioni a voi. (A Orgone)

Rinfrancatevi, signore, dopo tanto spavento.Viviamo sotto un

sovrano nemico di ogni frode; un sovrano che sa far chiaro nel

cuore degli uomini, e che nessuna impostura potrà mai ingannare.

La sua grande anima è dotata di sottile discernimento, che

ogni cosa sa porre sotto la giusta luce; mai nulla vi trova un credito

eccessivo, poiché la sua ferma ragione evita ogni eccesso.

Concede agli uomini di onesta e timorata vita una gloria immortale,

ma onora questo zelo senza restarne abbagliato, e l’amore

per la verità tiene aperto il suo cuore al sentimento di ripugnanza

che la menzogna deve suscitare. Non poteva certo

quest’uomo riuscire ad ingannarlo, quando lo vediamo sventare

insidie ben più sottili. Immediatamente il suo illuminato intuito

ha messo a nudo tutta la viltà nascosta nelle pieghe del

suo cuore. Lui stesso si è tradito, correndo a denunciarvi, poiché

per volontà della suprema giustizia si è scoperto che sotto

quel nome si nascondeva un ben noto truffatore, con un lungo

elenco di neri misfatti che occuperebbero interi volumi di storia.

Il sovrano, in poche parole, si è sdegnato per la sua ingratitudine

e la sua slealtà nei vostri riguardi; ai suoi tanti delitti ha

aggiunto quest’ultima impresa, e mi ha ordinato di assecondarlo

fino a questo momento soltanto per vedere la sua sfacciataggine

raggiungere il colmo e per far sì che proprio lui vi rendes-

se conto di tutto. Sì, egli desidera che tutti i documenti che egli

vanta come suoi siano qui strappati al traditore e rimessi nelle

vostre mani. Valendosi dei suoi poteri sovrani egli annulla il

contratto con cui gli avete donato tutti i vostri beni, e vi perdona

infine il colpevole segreto con cui avete coperta la fuga dell’amico;

e questo è il premio che egli assegna allo zelo da voi dimostrato

a suo tempo, a sostegno dei suoi diritti, per dimostrare

che il suo cuore, anche quando meno vi si pensa, sa ricompensare

una buona azione, e che il giusto merito non ha ragione

di lamentarsi, e che ancora più del male che ha subito egli ricorda

il bene ricevuto.

DORINA Il cielo sia lodato!

MADAME PERNELLE Finalmente respiro.

ELMIRA Fortunata conclusione!

MARIANA Chi avrebbe osato sperarlo?

ORGONE Ebbene, traditore! Ecco che ora...

CLEANTE Ah, cognato caro, lascia perdere! Non abbassarti a cose

indegne di noi; abbandona al suo triste destino questo miserabile,

e altro non aggiungere ai rimorsi che lo schiacciano.Auguriamoci

piuttosto che la sua anima torni oggi in seno alla

virtù, che egli possa emendare la sua vita, prendendo a detestare

i suoi vizi, e che riesca a mitigare la giusta ira del nostro grande

sovrano, mentre tu andrai a inginocchiarti davanti alla sua

bontà, quale giusto tributo a tanta benevolenza.

ORGONE Sì, hai detto bene. Andiamo, felici, ai suoi piedi, a rendere

grazie della bontà che il suo cuore ci ha dimostrato. E poi,

assolto per quanto possibile questo primo dovere, bisognerà

pensare ad un altro doveroso impegno; e con un dolce vincolo

coronare i desideri di Valerio, e la sua fiamma di amante generoso

e sincero.

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