IL TARTUFO
di Molire
Personaggi:
LA SIGNORA PERNELLA, madre di Orgone
ORGONE, marito di Elmira
ELMIRA, moglie di Orgone
DAMDE, figlio di Orgone
MARIANNA, figlia di Orgone e fidanzata di Valerio
VALERIO, fidanzato di Marianna
CLEANTE, cognato di Orgone
TARTUFO, falso credente
DORINA, cameriera di Marianna
IL SIGNOR LEALE, messo giudiziario
UN UFFICIALE
FLIPOTE, serva della signora Pernella
Scene:
La scena ambientata a Parigi, in casa di Orgone.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
LA SIGNORA PERNELLA, ELMIRA, MARIANNA, CLEANTE, DAMIDE, DORINA, FLIPOTE.
LA SIGNORA PERNELLA - Su, su, Flipote, andiamo via da questa gente!
ELMIRA - Ma con la vostra fretta, come si fa a tenervi dietro?
LA SIGNORA PERNELLA - Comoda, figliola mia, non vi disturbate. Non c bisogno di tanti complimenti.
ELMIRA - Son doveri di nuora. Ma perch, cara mamma, tutta questa fretta?
LA SIGNORA PERNELLA - Perch questa casa non posso pi vederla, perch non si ha nessun riguardo per me. S, me ne vado, e per niente edificata. Mi si contraddice ad ogni parola. Non c rispetto, tutti alzano la voce. Sembra, n pi n meno, la corte di Alboino e di Marcolfa.
DORINA - Per
LA SIGNORA PERNELLA - E voi, mia cara, siete una ragazza un po troppo linguacciuta e un po troppo impertinente. E vimpicciate troppo e volete sempre dir la vostra.
DAMIDE - Ma
LA SIGNORA PERNELLA - E voi siete un asino calzato, ragazzo mio. Lasciatevelo dire da me che vi son nonna. A mio figlio, a vostro padre, lavr detto cento volte, che voi venivate su con tutta laria dun cattivo soggetto e che gli avreste dato soltanto dispiaceri.
MARIANNA - Secondo me
LA SIGNORA PERNELLA - Oh Dio, ecco la sorellina, sempre cos discreta, non interviene mai, sembra una santarellina. Dice bene il proverbio: non c peggio dellacqua cheta. Il vostro modo di fare, quatta quatta, non mi piace un bel nulla.
ELMIRA - Per, mamma
LA SIGNORA PERNELLA - Cara, non vadombrate se vi dico che la vostra condotta tuttaltro che irreprensibile. Eppure dovreste dare il buon esempio. La loro povera madre, quella s Ma voi siete una sprecona. E questo tenore di vita mi offende. Chi vuol piacere solo al proprio marito non si veste come una principessa, mia cara, non ha bisogno di tanti sfarzi.
CLEANTE - Ma, signora, dopo tutto
LA SIGNORA PERNELLA - In quanto al signor fratello, ne ho tanta stima, mi siete caro e vi riverisco. Per se fossi nei panni di mio figlio, suo marito, vi pregherei tanto di non mettere piede qua dentro. Voi non fate altro che predicare certi princpi che la gente perbene dovrebbe attentamente evitare. Scusate se parlo chiaro; ma il mio carattere, e quel che ho sullo stomaco non lo riesco a digerire.
DAMIDE - Fortunato, fortunato quel vostro signor Tartufo
LA SIGNORA PERNELLA - Un santuomo, che va ascoltato. Ed intollerabile e mi vien rabbia al sentirlo criticare da un pazzo come voi.
DAMIDE - Checch! E dovrei essere io a tollerare che questo censore bacchettone si arroghi il diritto di spadroneggiare qui dentro, a segno che non permesso di prenderci il minimo divertimento, se questo bel tomo rifiuta il suo consenso!
DORINA - A sentir lui, e a seguire i suoi princpi, tutto quello che fai un delitto. Niente sfugge alla censura del nostro critico zelante.
LA SIGNORA PERNELLA - Tutto ci che censura lui ben censurato. La sua ambizione di guidarvi sulla via del Paradiso. E mio figlio dovrebbe obbligarvi tutti quanti a volergli bene.
DAMIDE - No, cara nonna, scusate, ma qui non c padre che possa obbligarmi a volergli bene. Mentirei, se parlassi altrimenti. Quei suoi modi non c volta che non mi facciano uscir dai gangheri. E non finir qui, io prevedo, con questo posapiano un bel giorno succeder uno scandalo.
DORINA - Davvero uno scandalo a vedere un estraneo che diventato il padrone; uno straccione che quando venne non aveva manco le scarpe e con un abituccio da far piet. Ora arrivato al punto di scordarsi chi era, e a tutto mette il veto, e spadroneggia.
LA SIGNORA PERNELLA - Magari. Perch tutto andrebbe meglio se si rispettassero le sue massime sante.
DORINA - Alla vostra fantasia, forse, passa per un santo. Ma credete pure a me: tutta ipocrisia.
LA SIGNORA PERNELLA - Guardate un po che lingua!
DORINA - Io per me, senza una buona garanzia, non mi fiderei n di lui, n di quel suo Lorenzo.
LA SIGNORA PERNELLA - Non so chi possa essere il servo; ma il padrone, lo garantisco: un galantuomo. Voialtri gli volete male e non volete saperne, perch vi dice a ognuno il fatto vostro. Ma egli ha di mira il peccato e per questo sindigna: sempre a fin di bene.
DORINA - Gi, ma allora perch da un po di tempo in qua non vuole che nessuno frequenti questa casa? Che male c in una visita innocente, che la fa cos lunga e sta a romperci il capo? Volete sapere la verit, detto fra noi? (Accennando a Elmira) Credo che sia per la signora, ci giuro che tutta gelosia.
LA SIGNORA PERNELLA - Fate silenzio e badate a quel che dite. Su queste visite non lui solo che trova a ridire. Questo traffico, questandirivieni, queste carrozze sempre gi al portone, questa babele di lacch danno nellocchio a tutto il vicinato. Voglio ammettere che in fondo non c nulla di male. Ma in giro se ne parla, e questo non va.
CLEANTE - E vorreste impedire che la gente chiacchieri? Sarebbe divertente se per le sciocche dicerie del prossimo, dovessimo privarci dei nostri migliori amici. E se pure prendessimo questa decisione, credete che in tal modo obblighereste la gente a star zitta? Alla maldicenza non c riparo. Non c che da ignorare ogni sciocco pettegolezzo, cercar di vivere onestamente e lasciare ai chiacchieroni la pi completa libert.
DORINA - Non saranno mica Dafne, la signora accanto, e il suo sposino che sparlano di noi? La gente pi ridicola sempre la pi pronta a sparlare. Son sempre i primi a cogliere lindizio di ogni minima relazione per dar flato alle trombe, tutti contenti, e presentare i fatti a modo loro. I fatti degli altri, cos travisati, dovrebbero servire a scusare i fatti loro. Silludono che si possa creare confusione; velare dinnocenza i loro intrighi, o per lo meno scaricare sugli altri un po di quella mala fama che hanno addosso.
LA SIGNORA PERNELLA - Tutti questi ragionamenti sono fuori di proposito. Si sa che Orante vive una vita esemplare. Ogni sua cura rivolta alle cose del Cielo e mi hanno detto che biasima e riprova landazzo di questa casa.
DORINA - Un esempio perfetto. Questa signora tutta bont. Non c alcun dubbio sulla sua vita austera. Ma let che le ha ispirato tanto ardore e tanto zelo. giunta ormai alla castit: necessit fa virt. Finch ha potuto far battere i cuori, oh, se l goduta la sua giovinezza. Ma quando ha visto che gli occhi non erano pi quelli dun tempo e che il mondo la lasciava, lei vi ha rinunciato. E si ammanta in un velo di santit, per nascondere le sue grazie appassite. la parabola della civetteria. Certo un po duro vedersi abbandonate dai cavalier serventi. Solitudine, malinconia, irrequietezza: altro rimedio non c che professare la castit. E come diventano severe le pie signore: censurano tutto e non la perdonano a nessuno. Alti biasimi a questo e a quello. Mica per amor di prossimo, chiaro. tutta invidia. Non possono vedere che unaltra si prenda quegli spassi che il tempo ormai, per loro, se li portati via.
LA SIGNORA PERNELLA (a Elmira) - Ecco i bei discorsi che fanno per voi, che piacciono a voi, mia cara. Altrimenti si costretti a chiudersi la bocca. Perch a ciarlare tutto il giorno c madama: sempre lei che d le carte. Ma insomma voglio dire anchio la mia. E vi dico che la cosa migliore che abbia fatto mio figlio di aver accolto in casa questo santuomo. stato il Cielo a mandarlo qui, per ricondurre le vostre anime sulla retta via: e per il vostro bene dovete seguirlo. Se riprende le vostre abitudini, vuol dire che non erano irreprensibili. Visite, balli, ricevimenti: sono tutte invenzioni del Maligno. Mai una parola sulla nostra fede cristiana: chiacchiere oziose, frivolezze, scemenze. E quasi sempre a spese del prossimo; perch non si fa altro che un po di maldicenza su Tizio o Caio. Insomma, la gente sensata non si raccapezza nel bailamme delle vostre riunioni. Mille pettegolezzi al minuto. E come diceva benissimo laltro giorno un intellettuale, proprio la torre di Babilonia. Anzi voglio raccontarvi il discorso fatto in proposito (Additando Cleante) Oh, eccolo qua, il signore trova gi da ridacchiare! Via, filate tra i matti vostri pari, dove ci sia da ridere. (A Elmira) E senza pi Ciao, cara. Non voglio aggiungere altro. Ma sappiate, siete molto calati nella mia stima, qua dentro, e ce ne vorr prima che rimetta il piede da voi. (D un ceffone a Flipote) Su, su svegliatevi, non state con la testa per aria, perdinci, penser io a sturarvi le orecchie, poltrone. Avanti, marsh!
SCENA SECONDA
CLEANTE, DORINA.
CLEANTE - No, per me non ci vado, capace di tornar qui, e litigare. Ah, questa brava nonnina
DORINA - Che peccato che non vi senta! Vi direbbe certo che siete un bel tipo e che lei non ancora in et da chiamarla cos!
CLEANTE - E come si riscaldata per nulla. E che passione per il suo Tartufo!
DORINA - Oh, ma a paragone del figlio questo nulla. Se laveste sentito direste: di male in peggio! I guai del nostro paese lo avevano fatto rinsavire. E mostr di aver fegato, al servizio del Re. Ma lamore per Tartufo lha reso un ebete. Lo chiama fratello, e lama con tutto il cuore, svisceratamente, pi della madre, dei figli e della moglie. A lui solo confida ogni segreto e non muove un dito senza consigliarsi col suo prudente e savio direttore di coscienza. E lo coccola e labbraccia, insomma credo che nemmeno per unamante sarebbe cos tenero. A tavola il posto donore, e se Tartufo mangia per dieci, lui ci gode. E i bocconcini se li leva dal piatto per darli a lui. Fa un rutto? E lui pronto: Dio salvalo fratello! Insomma pazzo per lui, il suo idolo. Sempre in adorazione, sempre pronto a nominarlo in ogni occasione. Muove un dito? Un miracolo. Apre bocca? Un oracolo. Ma laltro, che conosce il merlo e lo vuole sfruttare, sa ormai mille trucchi per incantarlo. E con la sua santocchieria gli spilla quattrini a getto continuo e si crede in diritto di fare i suoi commenti su tutti quanti voi. E perfino quel citrullo del suo lacch si permette dinterloquire e di darci lezioni. E viene a farci la predica con le fiamme agli occhi e ci butta per aria nastri, rossetti e nei! Laltro giorno questo figuro ha osato strappare con le sue mani un fazzoletto dal Libro da messa, gridando al sacrilegio perch noi mettevamo insieme il diavolo e lacqua santa.
SCENA TERZA
ELMIRA, MARIANNA, DAMIDE, CLEANTE, DORINA.
ELMIRA (a Cleante) - Beato voi che non ceravate a quel bel discorso che ci ha fatto sulluscio. Ma sta venendo mio maritoVoglio andare di l ad aspettarlo, perch non sa che sono qui.
CLEANTE - Io non mi muovo: non ho voglia di ridere. Mi contenter di salutarlo.
DAMIDE - Perch non gli accennate del fidanzamento di mia sorella? Ho limpressione che Tartufo sia contrario e obbliga mio padre a prendere vie traverse. Voi sapete bene quanto mi stia a cuore Valerio e mia sorella si amano ardentemente e la sorella di Valerio la mia passione, lo sapete. Se dunque fosse necessario
DORINA - Eccolo.
SCENA QUARTA
ORGONE, CLEANTE, DORINA.
ORGONE - Buond, caro fratello.
CLEANTE - Stavo uscendo. Ben tornato, sono lieto. E la campagna? gi tutta in fiore?
ORGONE (a Cleante) - Dorina Un momento, caro, vi prego. Permettete, non son tranquillo, vorrei sapere qui come vanno le cose. (A Dorina) Tutto bene, in questi giorni? Che c di nuovo? Come state?
DORINA - La signora laltro ieri ha avuto un po di febbre tutto il giorno e un mal di testa da non credersi.
ORGONE - E Tartufo?
DORINA -Tartufo! Oh, lui sta benone: grosso, grasso, bianco e rosso.
ORGONE - Poveruomo!
DORINA - La sera poi, una gran nausea, tanto che a tavola non tocc cibo sempre per quel mal di testa.
ORGONE - E Tartufo?
DORINA - Pranz solo, davanti a lei. E molto piamente si papp due pernici e mezzo cosciotto in salm.
ORGONE - Poveruomo!
DORINA - La signora pass una notte bianca, senza chiudere occhio, neppure un momento. Sempre in sudore, non riusciva a dormire. E fino a giorno ci tocc di vegliare accanto a lei.
ORGONE - E Tartufo?
DORINA - Tutto preso dalla delizia del sonno, si ritir in camera sua, al levar delle mense, e senza perdere tempo si ficc sotto le coperte, al calduccio, e se la dorm placidamente sino al mattino.
ORGONE - Poveruomo!
DORINA - E infine, persuasa dalle nostre insistenze, decise di sottoporsi a un salasso, e subito si sent sollevata.
ORGONE - E Tartufo?
DORINA - Si fatto coraggio a dovere. Ha preso le sue precauzioni contro ogni male. Infatti, per rifarsi del sangue che aveva perduto la signora, bevve a colazione quattro bicchieroni di vino.
ORGONE - Poveruomo!
DORINA - Ora per stanno bene tutti e due, e vado subito a riferire alla signora il vostro interessamento per la sua salute.
SCENA QUINTA
ORGONE, CLEANTE.
CLEANTE - Come mai non vaccorgete, mio caro, che vi ride sul muso? Oh! Non ho affatto intenzione di farvi arrabbiare. Dico solo che vi sta bene. Mai vista una fissazione come la vostra. dunque possibile che un uomo vincanti a tal segno da farvi trascurare ogni cosa per lui? E dopo averlo salvato dalla miseria, state addirittura per
ORGONE - Ma no, caro cognato. Voi ne parlate cos, voi non sapete che uomo sia.
CLEANTE - Ma lo so, sar come dite voi. Per, per sapere che tipo duomo sia
ORGONE - Mio caro, conoscerlo sar un piacere per voi. Resterete a bocca aperta. un uomo ah, un uomo vi dico un uomo, ecco. E chi fedele al suo insegnamento, conosce una pace recondita che gli fa considerare immondizia luniverso intero. Ah, s. Quando parlo a lui mi sento un altro. Imparo da lui a non avere pi affetti; mi scioglie lanima da ogni legame. Mi potrebbero morire davanti agli occhi fratello, figli, madre e moglie, non mi importerebbe un fico secco.
CLEANTE - Sentimenti umanissimi, fratello caro!
ORGONE - Ah, se laveste veduto come quando lincontrai la prima volta, lo amereste anche voi come me! Ogni giorno in chiesa, non mancava mai, con quel suo volto soave, e si metteva proprio di fronte a me, ginocchioni. Tutti gli occhi della gente guardavano a lui per quel suo modo infervorato di pregare. Erano sospiri, erano slanci immensi. E non si stancava mai di baciare umilmente la terra. Poi, quando uscivo, mi precedeva lesto per offrirmi sulla soglia lacqua benedetta. Fu il suo ragazzo, il suo fedele discepolo, che mi inform della miseria in cui viveva. Cos cominciai a fargli qualche regalo, ma lui, modestamente, voleva sempre restituirmene una parte. troppo, diceva, troppo, basta la met. Sono indegno della vostra compassione. E siccome io rifiutavo, lui subito, davanti ai miei occhi ne faceva elemosine. Ma ora una divina ispirazione me lo ha fatto accogliere in casa mia, e da quel momento sembra che qui sia caduta la manna. Vedo che tiene tutti a bada, e finanche per mia moglie, una vera fortuna, no, dimostra il massimo interessamento C gente che le fa locchiolino? Mavverte subito. Ne geloso, geloso molto pi di me. da non credere dove possa giungere il suo zelo: la minima sciocchezza, se laddebita come un peccato. Basta un nonnulla a scandalizzarlo: a tal segno, che laltro giorno venne a farsi una colpa di aver acchiappato, mentre pregava, una pulce e laveva uccisa, ma in un accesso di collera.
CLEANTE - Caspita, vi dato proprio di volta il cervello. O volete prendervi gioco di me? Credete davvero a tutte queste chiacchiere?
ORGONE - Mio caro, le vostre parole mi puzzano un po di libero pensiero. Siete bacato nellanima, voi. Ve lho detto e ripetuto chiss quante volte: finirete per mettervi in qualche pasticcio.
CLEANTE - Ecco i discorsi che sapete fare voialtri. Volete che ognuno sia cieco come voi. Chi ha gli occhi in fronte, secondo voi un libero pensatore. E chi non cade in adorazione davanti a tutte queste smorfie, non ha rispetto per le cose sacre, non ha fede. Eh, via, credete che abbiamo paura di quel che dite voialtri? So quello che dico, e Dio legge nel mio cuore. Non siamo schiavi dei vostri bacchettoni. C una fede falsa, come c un falso coraggio. E si vede dal fine a cui si mira: i veri coraggiosi son quelli che fanno meno fracasso. E cos i veri credenti, quelli davvero esemplari, non sono affatto quelli che fanno tante smorfie. Invece, secondo voi, tra fede e ipocrisia, non ci sarebbe nessuna differenza! Voi le ponete sullo stesso piano, e onorate ugualmente la maschera e il volto. Mettere alla pari lartificio e la sincerit, confondere la realt e lapparenza, la persona e lombra. La moneta falsa per voi vale la buona. Strana cosa gli uomini: non li vedi mai scegliere la misura giusta: i limiti della ragione son troppo ristretti, e cos passano il segno. E questa ragione che la cosa pi nobile delluomo, la guastano per volerla superare e spingersi troppo in l. Tutto ci tra parentesi, caro cognato.
ORGONE - Sicuro, voi siete un intellettuale che merita ogni rispetto, e che compendia tutto lo scibile di questo mondo. Il sapiente siete voi, siete voi lilluminato, loracolo, il Catone del nostro secolo. E chi sta intorno a voi, tutti sciocchi.
CLEANTE - No, mio caro, non sono un intellettuale che merita ogni rispetto, e meno che mai un pozzo di scienza. Ma questo solo so, e ve lo dico in due parole: la differenza tra il vero e il falso. Io penso che non v eroismo degno di ammirazione come la fede autentica. Non esiste nulla al mondo che sia pi nobile e bello del sacro fervore di unanima che crede ingenuamente. Cos come non c nulla di pi odioso della maschera ipocrita, della fede ostentata di questi credenti senza pudore, di questi ciarlatani. La loro grinta menzognera e sacrilega abusa impunemente e si beffa come vuole di tutto ci che per gli uomini sacrosanto. Gente che pensa solo al danaro, gente che della religione ha fatto mestiere e commercio, e poi vogliono acquistar crediti e onori a prezzo di mistici deliqui e falsi rapimenti. gente che la vedi con un fervore unico al mondo fare la sua brava carriera per le vie del Cielo. Col loro ardore e con le loro preghiere hanno sempre qualcosa da chiedere. Predicano i ritiri spirituali e vivono a Corte. Insomma sanno larte di conciliare la religione con tutti i loro vizi. Pronti a scattare, a vendicarsi, a mancar di parola e ricorrere ad ogni raggiro. E per mandare qualcuno alla rovina, son capaci di nascondere i pi feroci risentimenti sotto il manto della Santa Religione. E in questira maligna son tanto pi pericolosi, perch ricorrono ad armi che impongono rispetto, quando invece la loro passione, degna di indulgenza, naturalmente, che tira ad ammazzarci con un pugnale benedetto. Purtroppo una genia che si va moltiplicando. Ma i credenti veri si conoscono subito. Ai nostri tempi, fratello mio, non ne mancano, e son degni di servirci da esempio. Guardate Aristone, Periandro, Oronte, Alcidamante, Clitandro, Polidoro. I loro meriti son fuori discussione: non son certo millantatori di verit e non si vede in loro quella insopportabile ostentazione. La loro fede affabile. E non stanno sempre l a correggere ogni nostro atto, perch questo gli parrebbe un eccesso dorgoglio: lasciano agli altri il vanto delle parole severe: si contentano di riprenderci solo con lesempio. Non badano alle apparenze del male, sono inclini piuttosto a giudicare bonariamente il prossimo. Cabale, intrighi, non sanno cosa siano: glimporta una vita onesta, e tutti lo vediamo. Non si accaniscono contro chi ha peccato. E il loro zelo non arriva a pretendere di essere pi severi del giudizio divino. Questi son uomini, per me, questo si chiama modo dagire, questi sono gli esempi da proporsi. Ma quel vostro amico, in verit, non fatto cos. Siete in gran buona fede a decantare il suo zelo. E un falso lustro, avete preso un abbaglio.
ORGONE - Caro signor cognato, tutto qui?
CLEANTE - S.
ORGONE (fa per andarsene) - Servo vostro.
CLEANTE - Un momento, mio caro. A prescindere da questo, voi sapete che Valerio ha la vostra parola per divenirvi genero.
ORGONE - Gi.
CLEANTE - E avete anche fissato il giorno per la festa.
ORGONE - Verissimo.
CLEANTE - Perch dunque rimandate la cerimonia?
ORGONE - Non so.
CLEANTE - Avete cambiato idea?
ORGONE - Forse.
CLEANTE - Vorreste forse mancare alla parola data?
ORGONE - Non dico questo.
CLEANTE - Non c nessun ostacolo, credo, che vi possa impedire di mantenere la promessa.
ORGONE - Secondo.
CLEANTE - E occorrono tanti sofismi per dire una parola? Valerio mi ha mandato apposta da voi.
ORGONE - Sia lodato il Cielo.
CLEANTE - Ma che devo dirgli?
ORGONE - Quello che volete.
CLEANTE - Ma bisogna pur sapere che intenzioni avete.
ORGONE - Fare quel che vuole il Cielo.
CLEANTE - Ma via, parliamo sul serio. Valerio ha la vostra parola: la manterrete, s o no?
ORGONE - Addio.
CLEANTE (solo) - Temo che questo matrimonio vada a monte. Bisogna chio lo avverta di quello che succede.
SIPARIO
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
ORGONE, MARIANNA.
ORGONE - Marianna!
MARIANNA - Pap?
ORGONE - Vieni, vieni, ho da dirti qualcosa in segreto.
MARIANNA (a Orgone che guarda dentro una credenza) - Che guardate?
ORGONE - Guardo se l dentro c qualcuno che possa udirci: perch quel nascondiglio fatto apposta per spiare. Oh, bene, eccoci a noi, Marianna. Tu hai sempre avuto un carattere cos mite, e lo sai che mi sei stata sempre cara.
MARIANNA - A tanto affetto, mi sento davvero obbligata.
ORGONE - Ben detto, figlia mia. E per meritarlo il tuo solo pensiero devesser quello di accontentarmi.
MARIANNA - questa la mia pi grande ambizione.
ORGONE - Benissimo. Che te ne pare di Tartufo, il nostro ospite?
MARIANNA - A me?
ORGONE - S, s, e rifletti bene prima di rispondere.
MARIANNA - Oh, io dir tutto ci che vorrete. (Dorina entra piano e si va a mettere dietro Orgone)
ORGONE - Cos va bene. E allora, figlia mia, devi dire che da tutta la sua persona sirradiano le pi alte virt, che lui ti ha toccato il cuore, e che saresti felice di apprendere che te lho scelto per marito. Eh?
MARIANNA - (stupita, si tira indietro) Eh?
ORGONE - Che c?
MARIANNA - Ma scusate
ORGONE - Perch?
MARIANNA - Mi sono forse sbagliata?
ORGONE - Come?
MARIANNA - Chi devo dire che mi ha toccato il cuore e sarei felice di sapere che me lavete scelto per marito?
ORGONE - Tartufo.
MARIANNA - Ma no, pap, vi giuro. Perch volete farmi dire questa menzogna?
ORGONE - Ma io voglio che sia una verit. E per te basta che io abbia deciso cos.
MARIANNA - Come, pap? E voi vorreste
ORGONE - S, figlia mia, esigo che Tartufo con questo matrimonio entri nella nostra famiglia. Sar vostro marito. Ho deciso cos. E quanto ai tuoi desideri (Scorge Dorina)
SCENA SECONDA
ORGONE, MARIANNA, DORINA.
ORGONE - Ma che fate voi l? Siete curiosa un po troppo, cara, ci venite a spiare in questo modo.
DORINA - Veramente, non so se una voce che vien fuori da unipotesi o cos, per caso. Ma di questo matrimonio ho gi sentito parlare e m sembrata una frottola.
ORGONE - E perch? una cosa addirittura incredibile?
DORINA - Tanto che non credo nemmeno a voi, signore.
ORGONE - Oh, ve lo far credere io!
DORINA - Gi, volete raccontarci una storiella!
ORGONE - Vi dico che questo sar una realt.
DORINA - Frottole!
ORGONE - Ragazza, quando dico una cosa io, dico sul serio.
DORINA - Via, non credete a vostro padre. Scherza.
ORGONE - Io vi dico
DORINA - No, avete un bel dire. Non vi crederanno.
ORGONE - Insomma, la mia rabbia
DORINA - Sta bene. Vi crediamo, allora. E sar peggio per voi. Ma come, signore: possibile che con questaria cos saggia e con tanto di barba voi siate cos matto da volere
ORGONE - Sentite: voi qua dentro vi siete prese certe libert che non mi piacciono affatto. Ve lo dico chiaro e tondo, cara mia.
DORINA - Parliamo senza agitarci, signore, ve ne prego. Volete prendere in giro la gente, con questo colpo di mano? Ma vostra figlia non fatta per un bigotto che ha ben altri affari per il capo. E poi che vantaggio vi porta una parentela come questa? A che pro, con tante ricchezze, andarvi a scegliere per genero uno straccione?
ORGONE - Fate silenzio. Se non possiede nulla, sappiate che proprio per questo bisogna rispettarlo. La sua miseria certamente miseria, ma onesta. Che lo deve elevare al di sopra di ogni grandezza. Giacch, se in fin dei conti non ha nulla, perch non si mai curato dei beni di questa terra, ma solo, ardentemente, delle cose del Cielo. Ma il mio aiuto lo metter in condizione di uscire dalle strettezze e riacquistare le sue propriet. Si tratta di fondi che al suo paese hanno il loro valore, ma a parte questo, gli si legge in faccia che un perfetto gentiluomo.
DORINA - Sicuro: lo dice lui. E questa vanit, signore, non si addice molto alla sua fede. Chi si dedica come lui allinnocenza di una vita santa, non dovrebbe tanto sfoggiare il nome e la nascita. Lumilt di un uomo di Chiesa non consente certi sfoggi. A che pro questo orgoglio? Ma se il discorso non vi garba, lasciamo stare la sua nobilt e parliamo di lui. Voi affidereste dunque una ragazza come lei a un uomo come lui? A cuor leggero, senza riflettere alle convenienze, senza prevedere le conseguenze di questo matrimonio? Dovreste sapere che si mette a repentaglio la virt di una ragazza a volerla contrariare nei suoi gusti, e proprio in fatto di matrimonio. E se essa si propone di vivere onestamente, questo dipende dal marito che le si dato, perch quelli che son mostrati a dito (fa le corna) ci hanno colpa loro se le mogli son quel che sono. In fin dei conti, tuttaltro che facile esser fedeli a certi esseri di un certo stampo, e un padre che d a sua figlia un marito odioso, responsabile di fronte a Dio dei peccati che lei commette. Pensateci bene, a che pericoli vi esponete col vostro progetto!
ORGONE - State a vedere che ora mi tocca imparare a vivere da lei.
DORINA - Vi trovereste meglio, a seguire i miei consigli.
ORGONE - Tutte frottole, figlia mia, lascia andare. So io quel che ci vuole per te, e tuo padre sono io. Avevo impegnato parola con Valerio ma, a quanto mi dicono, ha un debole per il gioco, e mi sa che anche un po libero pensatore. Non mi consta che vada spesso in chiesa.
DORINA - Volete forse che ci vada in certe ore, come quelli che ci vanno solo per farsi vedere?
ORGONE - Il vostro parere sullargomento non ve lho chiesto. Insomma, nei riguardi del Cielo laltro in netto vantaggio. E questo un bene impareggiabile. Tutto ci che tu possa desiderare, con questo matrimonio sar soddisfatto, ti colmer di dolcezze e di gaudio. Vivrete insieme, fedeli e ardenti, proprio come due bimbi innamorati, come due tortorelle. Nessun litigio verr ad amareggiarvi. E tu farai di lui tutto ci che vorrai.
DORINA - Di lui? Lo far becco, ecco che ne far.
ORGONE - O, che parole son queste?
DORINA - Dico che ne ha la faccia e che questa sua vocazione, signor mio, trionfer su tutte le virt di vostra figlia.
ORGONE - Finitela, non interrompete, pensate a star zitta e a non ficcanasare in quello che non vi riguarda.
DORINA (linterrompe sempre al momento che si volge verso la figlia per parlarle) - Ma signore, io parlo solo nel vostro interesse.
ORGONE - Troppo zelo, grazie. Risparmiatevi il fiato.
DORINA - Se non fosse che vi voglio bene
ORGONE - Grazie, di questo bene non ne voglio.
DORINA - Ed io voglio, signore, voglio volervi bene, anche se non volete.
ORGONE - Oh!
DORINA - Mi caro lonor vostro, e non posso tollerare che andiate a mettervi sulla bocca di tutti.
ORGONE - Insomma, la piantate?
DORINA - Ci vuol coscienza a lasciarvi combinare questo bel matrimonio.
ORGONE - Ma starai dunque zitta, vipera sfrontata
DORINA - Oh, un uomo cos pio che perde la pazienza.
ORGONE - Sicuro, mi rodo il fegato alle vostre sciocchezze. Zitta, capito? Assolutamente. Lo esigo.
DORINA - E sia. Ma se non parlo, credete che non pensi?
ORGONE - Pensa, pensa pure. Ma pensa a star zitta o (alla figlia) Basta. Ho seriamente ponderato ogni cosa.
DORINA (tra s) - Se non parlo, crepo.
ORGONE - Certo, non un damerino, Tartufo, ma
DORINA (tra s) - Ha un bel grugno!
ORGONE - Ma se pure non ti andassero a genio tutte le sue qualit
DORINA (tra s) - Una bella sorte! (Orgone si volge verso Dorina e la fissa, lascolta con le braccia incrociate) Al posto suo, certo che un uomo non mi sposerebbe a forza, non gliela farei passare liscia. E passata la festa, gli saprei far vedere che una donna ha sempre una vendetta belle pronta.
ORGONE (a Dorina) - Dunque, delle mie parole non si fa nessun caso?
DORINA - Di che vi lamentate? Non parlo mica con voi.
ORGONE - E che fai allora?
DORINA - Parlo da sola.
ORGONE - Bene, bene. (Tra s) Per umiliare questinsolente ci vuol un bel ceffone e di mia mano. (Si mette in posizione per darle uno schiaffo e ad ogni parola che dice alla figlia, si volta per guardare Dorina, che l ritta, in silenzio) Figlia mia, dovreste consentire al mio progetto Credere che lo sposo da me prescelto (A Dorina) Perch non parli?
DORINA - Non ho niente da dirmi.
ORGONE - Ma almeno una parolina.
DORINA - No, non ne ho voglia.
ORGONE - Naturalmente ti tenevo docchio.
DORINA - E che ero scema?
ORGONE - Insomma, figlia mia, lobbedienza un debito, e tu devi mostrarti deferente a quello che ho prescelto.
DORINA (filando via) - Me ne guarderei bene di sposare il prescelto.
ORGONE (che non riuscito a darle uno schiaffo) - Che peste questa donna. Come fate a tenervela vicino? Io darei lanima al diavolo. Mi ha fatto uscir dai gangheri, non so pi cosa dire. Le sue chiacchiere insolenti mi hanno dato il sangue alla testa. Sar meglio che vada, mi ci vuole un po daria per rimettermi.
SCENA TERZA
MARIANNA, DORINA.
DORINA - Ma come, avete perduto il fiato? E devo essere proprio io a prendere le vostre parti? Vi fate proporre una cosa che non ha senso e neppure una parola di protesta, di rifiuto?
MARIANNA - Che cosa vuoi che faccia contro un simile padre, un tiranno? Che cosa vuoi che faccia?
DORINA - Quel che ci vuole, per parare il colpo.
MARIANNA - Cio?
DORINA - Rispondergli che non si ama per interposta persona, che vi sposate per voi e non per lui, che tutta questa festa si fa per voi; e a voi, non a lui deve piacere il marito. Se il suo Tartufo lo trova cos carino, se lo sposi lui. Chi glielo impedisce?
MARIANNA - Ah, mio padre cos autoritario con me, che non ho mai avuto la forza di fiatare.
DORINA - Via, ragioniamo. Valerio ha intenzione di sposarvi. Scusatemi. Gli volete bene, s o no?
MARIANNA - Oh, Dorina, non essere ingiusta con il mio amore! C bisogno di farmi certe domande? Non ti ho confidato cento volte i miei sentimenti? Non sai quale sia la mia passione?
DORINA - Che ne so se avete parlato col cuore e se ci tenete proprio al vostro fidanzato?
MARIANNA - Mi fai torto, se dici questo. I miei sentimenti li ho dimostrati fin troppo.
DORINA - Insomma, gli volete bene?
MARIANNA - Appassionatamente.
DORINA - E, a quanto pare, anche lui.
MARIANNA - Cos credo.
DORINA - E tutti e due vi struggete di stare insieme, di sposarvi?
MARIANNA - Certo.
DORINA - E per laltro matrimonio, che pensate di fare?
MARIANNA - Di uccidermi, se mi costringono.
DORINA - Benissimo. Non ci avevo pensato. Basta morire, per trarsi dimbarazzo. Un rimedio meraviglioso. Son proprio le parole che mi fanno scoppiare di rabbia!
MARIANNA - Oh Dio, non tarrabbiare, Dorina. Non hai proprio compassione per chi gli capita una disgrazia?
DORINA - Compassione? Per chi dice sciocchezze e al momento buono saffloscia come fate voi?
MARIANNA - Sono cos timida, che vuoi.
DORINA - Ma per amare ci vuol costanza.
MARIANNA - E forse non ne ho avuta, in questo amore? Deve pensarci lui a ottenermi da mio padre!
DORINA - Macch! Se vostro padre un burbero di tre cotte che s montata la testa per Tartufo e vien meno alla sua parola, forse colpa del vostro fidanzato?
MARIANNA - Ma io allora con un solenne rifiuto e un clamoroso disdegno dovrei mostrare non solo che ho scelto gi, ma che ho preso una cotta. Per quanto mi abbia affascinata, io non posso mancare al mio pudore di Dorina e ai miei doveri di figlia. Vuoi che la mia passione sia messa in piazza
DORINA - Io non voglio niente, proprio niente. Vedo che avete voglia di sposare Tartufo. E ho torto, a pensarci bene, di dissuadervi da queste nozze. Per qual ragione dovrei ostacolare i vostri desideri? In fondo un buon partito. Il signor Tartufo! Caspita, vi sembra roba da nulla? Certo il signor Tartufo, se ci si pensa, non affatto uno qualunque. E non affar da nulla esser la sua met! Un serto di gloria gli ormai universalmente decretato. Al suo paese un nobile, si presenta bene, orecchio rosso, colorito fondo. Eh, sarete pi che felice con un marito simile.
MARIANNA - Dio mio!
DORINA - Che letizia nellanima, quando vi vedrete al suo fianco, sua moglie.
MARIANNA - Oh, finiscila, ti prego, con questi discorsi. Aiutami piuttosto a trovare una via di scampo da questo matrimonio. Mi arrendo, sar come tu vuoi, sono pronta a tutto.
DORINA - Non sia mai. Una figlia deve obbedire al padre, anche se vuol darle in isposo uno scimpanz. Voi invece siete fortunata. Di che potete lamentarvi? Ve ne andrete col carrozzino al suo paese, e troverete una fiorita di zii, e di cugini. Sar un piacere per voi riceverli, conversare. Prima per sarete invitata da tutta lalta societ. Per festeggiare, andrete a far visita alla signora del sindaco, alla signora del segretario, che si degneranno di farvi accomodare su qualche sediolina del loro salotto. A Carnevale, poi, vi aspetta il ballo, e la banda, magari, di due zampogne, e ogni tanto la famosa scimmia di qualche baraccone, le marionette, se pure vostro marito
MARIANNA - Basta, non ne posso pi! Pensa piuttosto a consigliarmi bene, ad aiutarmi.
DORINA - Serva umilissima.
MARIANNA - No, Dorina, per carit
DORINA - Ci vorrebbe proprio, per castigo, che le cose si mettessero cos.
MARIANNA - Mia cara
DORINA - No.
MARIANNA - E tutto il mio amore.
DORINA - Niente affatto. Tartufo vostro e ve lo gusterete.
MARIANNA - Lo sai bene che di te mi sono sempre fidata, fammi dunque
DORINA - Parola mia, sarete tartufata.
MARIANNA - E allora. Poich non hai piet della mia sorte, lasciami, lasciami alla mia disperazione. Cos sapr trovare aiuto. Il rimedio per i miei mali, c, infallibile! (fa per andarsene)
DORINA - Su, via. Non ve ne andate. Mi passata. Nonostante tutto, bisogna aver piet di voi.
MARIANNA - Vedi, se proprio vogliono infliggermi questo supplizio, non mi resta che la morte.
DORINA - Non vi angustiate. Con un po di abilit saprete impedire Oh, giusto c qui il vostro Valerio.
SCENA QUARTA
VALERIO, MARIANNA, DORINA.
VALERIO - Signorina Marianna, mi hanno detto una cosa che ignoravo, una bella notizia, indubbiamente.
MARIANNA - Cio?
VALERIO - Che sposate Tartufo.
MARIANNA - Veramente mio padre che si messo in testa questa idea.
VALERIO - Signorina, vostro padre
MARIANNA - Ha cambiato proposito: stesso, poco fa.
VALERIO - Come? Dite sul serio?
MARIANNA - Parlo sul serio, altro che. Vuole questo matrimonio: lha detto apertamente.
VALERIO - E voi, signorina, che avete deciso di fare?
MARIANNA - Non so.
VALERIO - Saggia risposta. Dunque non sapete
MARIANNA - No, me lo ha detto lui.
VALERIO - No?
MARIANNA - Che mi consigliate voi?
VALERIO - Ah, per me, vi consiglio di prenderlo questo marito.
MARIANNA - Voi, dunque, me lo consigliate?
VALERIO - Certo.
MARIANNA - Davvero?
VALERIO - Ma senza dubbio. una scelta che fa onore, vai la pena di accettarla.
MARIANNA - Bene, signore. Seguir il vostro consiglio.
VALERIO - Non vi sar difficile, mi sembra.
MARIANNA - Esattamente come vi stato facile darmelo.
VALERIO - Io vi ho dato un consiglio solo per farvi piacere.
MARIANNA - Ed io, per farvi piacere, lo seguir.
DORINA (appartandosi in fondo alla scena) - Stiamo a vedere che cosa verr fuori.
VALERIO - Questo dunque lamore? Non era che un inganno quando mi
MARIANNA - Non ne parliamo, vi prego. Mi avete detto chiaro e tondo che dovevo accettare lo sposo che mi hanno proposto. E io allora vi dico che, per me, intendo farlo, una volta che siete stato voi a darmi questo salutare consiglio.
VALERIO - Non cercate una scusa nelle mie intenzioni. Avevate gi deciso prima. Volete ricorrere a un frivolo pretesto per sentirvi autorizzata a mancar di parola.
MARIANNA - Verissimo, dite bene.
VALERIO - Non c dubbio. Il vostro cuore non ha conosciuto una sincera passione per me.
MARIANNA - Oh! Siete padronissimo di pensarla cos.
VALERIO - Ma certo che penso cos: e ho lanimo esacerbato e forse vi preverr, in quel che vi accingete a fare, e so gi a chi rivolgermi e offrire il mio cuore.
MARIANNA - Oh, non ne dubito! E il fascino delle vostre qualit
VALERIO - Qualit a parte. Dio mio, so di averne ben poche e potete attestarlo voi. Ma io confido nella bont che unaltra donna sapr avere per me. E conosco chi potr essere per me un rifugio e sapr compensarmi di quello che ho perduto.
MARIANNA - Modesta perdita. Nel cambio avrete di che consolarvi facilmente.
VALERIO - Far del mio meglio, state certa. Diventa una questione di orgoglio, a sentirsi dimenticati cos. Bisogna dunque far di tutto per dimenticare. E se non sar facile bisogna fingere. una imperdonabile vilt, mostrarsi ancora innamorati di chi ci lascia.
MARIANNA - Sentimenti davvero nobili ed eletti.
VALERIO - Benissimo. E tutti dovranno approvarli. Che pretesa! Vorreste che io serbassi eternamente nel cuore la fiamma duna passione e vi vedessi coi miei occhi passare in braccio a un altro, e non dovrei a mia volta offrire a unaltra un amore da voi respinto?
MARIANNA - Al contrario. quello che vi auguro. Anzi vorrei proprio che le cose fossero gi belle fatte.
VALERIO - Ah s?
MARIANNA - Certo.
VALERIO - Basta con questi insulti, signorina. Voglio immediatamente accontentarvi. (Fa qualche passo per andarsene e torna)
MARIANNA - Benissimo.
VALERIO (ritornando) - E ricordatevi questo, che siete stata voi a costringermi a questa estrema decisione.
MARIANNA - Certo.
VALERIO (torna ancora indietro) - E che questa mia decisione segue lesempio vostro.
MARIANNA - Il mio esempio, daccordo.
VALERIO (uscendo) - Basta. Sarete servita a dovere.
MARIANNA - Tanto meglio.
VALERIO (ritornando di nuovo) - E notate bene che per sempre.
MARIANNA - Magari.
VALERIO (se ne va, ma giunto presso la porta, si volge indietro) Eh?
ARIANNA - Cosa?
VALERIO - Non mi avete chiamato?
MARIANNA - Io? Voi sognate.
VALERIO - Bene. Proseguir. Addio, signorina. (Se ne va adagio)
MARIANNA - Addio, signore.
DORINA (a Marianna) - Per conto mio, mi sembra che siete due stravaganti e avete perduto la testa. Vi ho lasciato litigare a vostro piacimento, solo per vedere dove andavate a finire. Ol, signor Valerio. (Lo prende per un braccio)
VALERIO (finge di resistere) - E tu che vuoi, Dorina?
DORINA - Venite qui.
VALERIO - No, no. Sono proprio indignato. Non mi distogliere dalla mia decisione.
DORINA - State buono.
VALERIO - No, proprio no. deciso.
DORINA - Eh!
MARIANNA (tra s) - Ci soffre, ci soffre a vedermi, son proprio divenuta repellente. E allora leviamogli lincomodo.
DORINA (lascia Valerio e corre dietro a Marianna) - Questaltra ora. Dove correte?
MARIANNA - Lasciami.
DORINA - Via, state qui.
MARIANNA - No e no, Dorina. inutile che tu mi trattenga.
VALERIO (tra s) - cos. La mia presenza un tormento per lei. Sar meglio che la lasci in pace.
DORINA (lascia Marianna e corre dietro a Valerio) - Ancora? Il diavolo vi porti. Basta vi dico. Basta con queste chiacchiere. Venite qui tutti e due. (Prende per mano Valerio e Marianna e li trae indietro)
VALERIO (a Dorina) - Ma che intenzione avresti?
MARIANNA (a Dorina) - Che cosa vuoi fare?
DORINA - Rimettervi in bellaccordo, e togliervi dimpaccio. (A Valerio) Siete impazzito, a litigar cos?
VALERIO - Non hai sentito che cosa mi ha detto?
DORINA (a Marianna) - E voi, siete impazzita, ad arrabbiarvi tanto?
MARIANNA - Ma non hai visto come mi ha trattato?
DORINA (a Valerio) - Siete sciocchi tutti e due. Lei non si preoccupa daltro se non di sposarvi, ve lassicuro. (A Marianna) E lui vuole bene solo a voi, e non aspetta altro che diventare vostro marito, ci scommetto la testa.
MARIANNA (a Valerio) - E allora perch siete venuto a darmi certi consigli?
VALERIO (a Marianna) - E perch me li avete chiesti su certe questioni?
DORINA - Pazzi, tutti e due. Qua, datemi la mano. (A Valerio) Su, la mano.
VALERIO (dando la mano a Dorina) - A che serve?
DORINA (a Marianna) - Su, la vostra.
MARIANNA (dando anche lei la mano) - Ma a che serve tutta questa scena?
DORINA - Oh, Dio, su, venite avanti. Ma se siete tanto innamorati, e non lo sapete neppure! (Valerio e Marianna si tengono un po per mano senza guardarsi)
VALERIO (a Marianna) - Per non fate le cose di malavoglia e guardate in faccia la gente senza rancore. (Marianna si rivolge verso Valerio con un sorriso)
DORINA - Oh, questinnamorati son proprio pazzi.
VALERIO (a Marianna) - Dite un po: non ho forse ragione di lamentarmi di voi? Non vero che siete stata cattiva, divertendovi a raccontarmi cose rattristanti?
MARIANNA - E voi, non siete luomo pi ingrato del mondo?
DORINA - Rimandiamo la questione a unaltra occasione, e pensiamo piuttosto a scongiurare quel matrimonio indigesto.
MARIANNA - Di tu a che mezzi dobbiamo ricorrere.
DORINA - Ricorrere a tutti i mezzi. (A Marianna) Vostro padre non fa sul serio. (A Valerio) Tutte storie. (A Marianna) Ma per voi sar meglio che alle sue stravaganze acconsentiate docilmente; per bont, si capisce. Cos, in caso estremo vi sar pi facile menare in lungo le nozze progettate. Dai tempo al tempo, che tutto rimedia. Prima ricorrete a qualche malattia, che verr allimprovviso ed esiger i rinvii del caso. Poi tirerete fuori un po di malaugurio: spiacevole incontro di un funerale, rottura di specchi, sogni dacqua in tempesta. Insomma, e qui viene il bello, o a lui, o a nessun altro potranno mai costringervi a dire s. Ma per far le cose per benino, non mi pare opportuno che vi trovino qui a parlare insieme. (A Valerio) Andate. E non perdete tempo: adoperate tutti i vostri amici perch vi sia mantenuta la promessa. Noi mettiamo in moto suo fratello e otterremo lappoggio della matrigna. Addio.
VALERIO (a Marianna) - Faremo tutti gli sforzi possibili, ma la pi grande speranza, ve lo dico, riposta in voi.
MARIANNA (a Valerio) - Io non posso rispondere della volont di mio padre. Ma non sar daltri che vostra.
VALERIO - Mi colmate di felicit! E qualunque cosa tentino
DORINA - Ah! Questi innamorati non sarebbero mai sazi di ciance. Andatevene, ho detto.
VALERIO (fa un passo e ritorna) - E poi
DORINA - Che parlantina! Filate, voi di qui e voi di l. (Li spinge per le spalle obbligandoli a separarsi)
SIPARIO
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
DAMIDE, DORINA.
DAMIDE - Dio mi fulmini in questo momento e chiamatemi tutti un gran mascalzone, se avr rispetto e soggezione per chiunque, e se non far uno sproposito!
DORINA - Calmatevi, per carit, calmatevi: vostro padre sinora ha fatto solo parole. Se tutti i progetti si effettuassero! Dal dire al fare c di mezzo il mare.
DAMIDE - Bisogna farla finita con le macchinazioni di questo gaglioffo. Devo dirgli un po di paroline allorecchio.
DORINA - Piano! Con lui, come del resto col babbo, dovete lasciar fare alla vostra matrigna. Ha una certa influenza su Tartufo, che mi pare si arrenda sempre a tutto ci che lei dice e potrebbe benissimo avere un debole per lei. Dio lo voglia! Sarebbe proprio bello! Nel vostro interesse, del resto, lo dovr chiamare. Vorr un po sondarlo su queste nozze per cui siete cos contrariato, indagare sulle sue intenzioni e fargli capire le noie e i pasticci che potr far nascere, se proprio si fa illusioni su questo progetto. Il suo servo dice che sta pregando. Sicch non ho potuto vederlo. Ma poi mha detto che sar qui tra poco. Vogliate uscire, vi prego. Lasciatemi aspettare da sola.
DAMIDE - Non potrei starci anchio?
DORINA - Niente affatto. Dobbiamo essere noi soli.
DAMIDE - Ma non gli dir neppure una parola.
DORINA - Scherzate? Chi non lo sa che fate presto a perdere le staffe: un metodo infallibile per guastare ogni faccenda. Uscite.
DAMIDE - No, voglio assistere, senza andar sulle furie.
DORINA - Noioso! Eccolo. Nascondetevi. (Damide si ficca in una credenza in fondo alla scena)
SCENA SECONDA
TARTUFO, LORENZO, DORINA.
TARTUFO (scorgendo Dorina si mette a parlare ad alta voce al suo servo che di l) - Lorenzo, riponete il cilicio e la disciplina, e pregate il Cielo che villumini. Se viene qualcuno a cercarmi, io vado a visitare i carcerati, a distribuire le elemosine che ho raccolto.
DORINA (tra s) - Che affettazione! Che furfanteria!
TARTUFO - Cosa desiderate?
DORINA - Volevo dirvi
TATUFO (tira fuori un fazzoletto) - Oh Dio! Vi prego, non parlate ancora, prendete questo fazzoletto.
DORINA - Perch?
TARTUFO - Copritevi il seno, chio non lo veda. Siffatti spettacoli offendono le anime e ispirano cattivi pensieri.
DORINA - Allora siete facile alle tentazioni, la carne impressiona troppo i vostri sensi! Davvero non sapevo che vi venissero i calori. Per me, non sono cos pronta a certe bramosie, e potrei vedervi nudo da capo a piedi: tutta la vostra pelle non riuscirebbe a tentarmi.
TARTUFO - Abbiate un po di modestia quando parlate, altrimenti non mi resta che lasciarvi ai casi vostri.
DORINA - No, no, sar io a lasciarvi in pace. Ho solo due parole da dirvi. La signora scender qui a momenti e vi chiede la cortesia di un breve colloquio.
TARTUFO - Oh, molto volentieri.
DORINA (tra s) - Come diventa dolce! Per me lho sempre detto e ci credo.
TARTUFO - E verr subito?
DORINA - lei, mi sembra. S, proprio lei. Vi lascio soli.
SCENA TERZA
ELMIRA, TARTUFO.
TARTUFO - Sempre sia lodato il Cielo per la sua infinita bont, e possa sempre donarvi la salute dellanima e del corpo, e coprire di benedizione i vostri giorni, conforme al desiderio del pi umile dei cuori ispirati dallamor divino.
ELMIRA - Vi sono obbligatissima per queste sante parole di augurio. Non vogliamo sederci, per stare pi comodi?
TARTUFO (seduto) - Vi siete dunque rimessa?
ELMIRA (seduta) - Completamente guarita. La febbre ormai scomparsa.
TARTUFO - Le mie modeste preghiere non hanno il merito che occorre per poter dire daver ottenuto per voi la grazia celeste. Ma in tutte le mie suppliche cera un pensiero per la vostra convalescenza.
ELMIRA - Troppa pena s data per me la vostra devozione.
TARTUFO - Mai abbastanza per la salute che pi dogni altra mi cara, e a tal segno, che avrei sacrificato volentieri la mia.
ELMIRA - Tanta carit cristiana veramente sublime: vi sono obbligatissima per la vostra bont.
TARTUFO - Faccio poco, molto meno di quanto non meritiate.
ELMIRA - Volevo parlarvi in segreto, e sono tranquilla, perch qui nessuno ci ascolta.
TARTUFO - Ne sono felice anchio. davvero una cosa dolcissima, signora, trovarmi qui da solo a sola, con voi. unoccasione che ho invocato pi volte dal Cielo, e sol ora mi finalmente concessa.
ELMIRA - Io per me non desidero che poche parole ma sincere, col cuore: non dovete nascondermi nulla. (Damide, senza farsi vedere, schiude lo sportello della credenza in cui s nascosto, per ascoltare il colloquio)
TARTUFO - Anchio desidero, grazie a Dio, di rivelarvi tutto il mio cuore. Il chiasso che ho fatto per le visite che qui rendono omaggio alla vostra bellezza, vi giuro che non stato mica per un risentimento contro di voi. Voglio dire che sono stato preso da un impeto di zelo, un moto sincerissimo
ELMIRA - Appunto, lavevo capito che era cos e credo che se vi date tanta pena per la mia salvezza.
TARTUFO (stringe la punta delle dita di Elmira) - Certo, signora, certo, e mi sento cos infervorato
ELMIRA - Oh, mi stringete troppo.
TARTUFO - Eccesso di zelo, scusatemi, non pensavo minimamente di farvi male. Preferisco piuttosto (Le mette la mano sulle ginocchia)
ELMIRA - E questa mano che centra?
TARTUFO - Palpavo il vestito, signora, che stoffa!
ELMIRA - Oh, vi prego, lasciate: soffro tanto il solletico. (Elmira si ritrae con la sedia; Tartufo si fa pi avanti)
TARTUFO (palpa lo scialle di Elmira) - Oh Dio, che bello questo lavoro, che ricamo! Oggigiorno si arrivati a dei veri miracoli. Cose mai viste, dico, in tutti i generi.
ELMIRA - vero. Ma torniamo al nostro discorso. Corre voce che mio marito voglia venir meno ai suoi impegni e darvi in isposa la figlia. proprio vero?
TARTUFO - S, mi ha detto qualcosa, ma, signora, se volete sapere la verit, non questa la meta della mia beatitudine. Altrove, altrove io vedo lincanto meraviglioso di quella felicit che desidero e spero.
ELMIRA - Certo, voi non amate nessuna cosa di questa terra.
TARTUFO - Oh, nel mio petto non c un cuore di sasso.
ELMIRA - E invece io sono sicura che ogni vostra aspirazione rivolta al Cielo e non si abbassa a desiderare nulla, quaggi.
TARTUFO - Lamore delleterna bellezza non pu soffocare in noi gli amori terreni. Ai nostri sensi cos facile subire il fascino delle meravigliose creazioni di Dio. Il raggio divino si riflette negli esseri come voi, ma in voi sola risplende in tutta la sua rara magnificenza. Sul vostro volto ha profuso bellezze che abbagliano la vista, inebriano i cuori. E io non posso guardarvi, o creatura di perfezione, senza riconoscere in voi lAutore dellUniverso, senza sentire il petto infiammato damore di fronte al pi bel ritratto che Egli abbia mai dipinto a sua immagine e somiglianza. Dapprima ebbi timore che questo fuoco secreto fosse un astuto inganno del Maligno, e decisi perfino che dovevo fuggire il vostro sguardo. Vedevo in voi lostacolo vivente della mia salvazione. Ma poi compresi, finalmente, o adorabile bellezza, che in questa passione mia non pu esserci ombra di colpa, che non c contraddizione con la mia purezza, e per questo sento che il mio cuore si pu confidare. Sono stato troppo audace, lo ammetto, osando farvi offerta del mio cuore. Ma nelle mie preghiere ho rimesso tutto alla vostra bont, e non mi aspetto nulla dalle mie povere forze. Siete voi la mia speranza, il mio bene, la mia pace, da voi attendo la dannazione o la beatitudine. Eccomi al vostro giudizio, signora: felice, se volete, o infelice, se a voi cos piacer.
ELMIRA - Dichiarazione degna dun perfetto corteggiatore. Ma a dirvi il vero, mi sorprende alquanto. Mi pare che dovreste armare meglio il vostro petto contro certi pensieri. Rifletteteci un po: un santuomo come voi, col nome che vi siete fatto
TARTUFO - Sono un uomo di Chiesa, ma son sempre un uomo. E al cospetto delle vostre celestiali bellezze lanima conquistata e non ragiona pi. Lo so, un discorso come questo, fatto da me, pu sembrarvi strano. Ma, in fin dei conti, signora, io non sono un angelo; e se volete condannare la confessione che vi ho fatto, dovreste incolpare un po anche il fascino della vostra persona. Da quando vidi splendere questa luce pi che umana, voi diventaste la regina dellanima mia. Lineffabile dolcezza del vostro sguardo divino super lostinata resistenza del cuore. Fu pi forte di tutto, preghiere, lacrime, digiuni: tutti i miei desideri si rivolsero a voi. E non ve lhanno forse gi detto mille volte i miei sguardi, i miei sospiri? Ora sono stato pi esplicito, e vi ho parlato. Ah, se voi voleste considerare con un po di benevolenza le tribolazioni del vostro indegno servo, se voi foste cos pietosa da consolarmi un poco, se vi degnaste di scendere sino a me che son nulla, oh, in eterno io sentirei per voi, o creatura ineffabile, il culto sconfinato della mia devozione. La vostra virt, accanto a me, non corre alcun rischio, non ha da temere disavventure da parte mia. Questi damerini di corte di cui sinvaghiscono le femmine agiscono senza discrezione e poi sono vanitosi, parolai, non fanno che menar vanto delle loro conquiste. Ogni minimo favore lo spiattellano a tutti. Non sanno tenere la bocca chiusa, e guai a fidarsi di questa gente che disonora laltare dellanima. Le persone come noi no: covano la fiamma in segreto e si pu avere fiducia illimitata. Lamore per la nostra reputazione una garanzia assoluta per la persona amata che solo in noi, se accetta la nostra offerta, pu trovare lamore senza lo scandalo e il piacere senza il timore.
ELMIRA - A sentirvi parlare, mi sembra che la vostra eloquenza trovi espressioni per me sin troppo esplicite. Dunque non vi preoccupate neppure per idea che mi venga il ghiribizzo di andare a raccontare a mio marito le vostre fervorose galanterie; e che la rivelazione dun amore di questo genere possa guastare i vostri rapporti cos amichevoli?
TARTUFO - Ma voi siete cos buona, io lo so, e vorrete certo perdonare alla mia audacia, e compatire allumana fragilit, per limpeto irrefrenabile di questo amore che forse vi offende. Ma pensateci bene, guardandovi allo specchio. Dovrei essere cieco, e non di carne.
ELMIRA - Unaltra forse prenderebbe la cosa diversamente. Ma voglio mostrarvi che so essere discreta. Non ne far parola a mio marito. In cambio per voglio una cosa da voi. Senza esitazioni e senza cavilli, bisogna affrettare queste nozze di Valerio e di Marianna. E voi dovete rinunciare di vostra iniziativa a un atto darbitrio, che vuol farvi sperare una felicit riservata ad altri. Anzi
SCENA QUARTA
DAMLDE, ELMIRA, TARTUFO.
DAMIDE (uscendo dalla credenza in cui era nascosto) - Niente affatto, signora madre: bisogna far lo scandalo. Da qua dentro ho sentito ogni cosa. stata la mano del Cielo a guidarmi qui per infliggere unumiliazione a questo traditore pernicioso. Ecco finalmente loccasione per vendicarmi contro la sua sfacciata ipocrisia e disingannare mio padre, e smascherarlo, questo miserabile che osa parlarvi damore.
ELMIRA - No, Damide, per me basta che metta giudizio e che sappia meritare il perdono che gli ho promesso. Ormai ho detto cos e non fatemi disdire. Non sono il tipo di sollevare scandali: su sciocchezze come queste una donna ci ride, altro che turbare il marito!
DAMIDE - Voi avrete le vostre buone ragioni per agire cos; ma io ho le mie e far diversamente. Essere generosi con lui, ma scherziamo? Linsolente orgoglio di questo bigotto ha finora trionfato anche troppo sulla mia giusta indignazione e ha provocato gi troppi guai in casa nostra. Da troppo tempo questo furfante dispone di mio padre come vuole. E non solo me sta danneggiando, ma anche Valerio. Bisogna che capisca quanto sia perfido costui. E ora la volta buona e non voglio sprecare questa occasione provvidenziale. Migliore di questa? Vorrebbe dire che merito proprio di lasciarmela soffiare, se lho a portata di mano e non ladopero.
ELMIRA - Oh, Damide
DAMIDE - No no, scusate, far quel che mi pare. Ah, mi sento proprio felice! E tutte le vostre parole non mi faranno rinunciare alla soddisfazione della mia vendetta. Voglio finirla, senza tante storie. Per lappunto. Mi pare che ci siamo.
SCENA QUINTA
ORGONE, DAMIDE, TARTUFO, ELMIRA.
DAMIDE - Vogliamo farvi omaggio di un episodio fresco fresco, una grossa sorpresa per voi. Siete stato ricompensato benissimo delle vostre tenerezze, e il signore qui presente vi ha saputo dimostrare tutta la sua riconoscenza. Lho colto qui sul fatto, mentre si permetteva di oltraggiare vostra moglie con i suoi turpi sentimenti. Lei troppo buona e riservata, e per questo voleva mantenere assolutamente segreta la faccenda. Ma io non posso transigere di fronte a unimpudenza simile: tacere mi sarebbe parso unoffesa nei vostri riguardi.
ELMIRA - Io sostengo tuttavia che con queste sciocchezze non si ha il diritto di turbare la pace di un marito. Lonore dipende da ben altro e sta a noi donne saperci difendere da sole. Io la penso cos. E voi, caro Damide, non avreste parlato se per voi avessi avuto un po di prestigio.
SCENA SESTA
ORGONE, DAMIDE, TARTUFO.
ORGONE - mai possibile? Ma che dite, santo Cielo!
TARTUFO - E cos, fratello mio, sono un malvagio, un colpevole, un miserabile peccatore, un ammasso diniquit, il pi grande scellerato di questo mondo. Ogni attimo della mia vita colmo di sozzure, una sentina di vizi e di delitti, ed ecco che il Cielo, per punizione, adesso vuole mortificarmi. Di qualsiasi misfatto che vogliano addebitarmi, non mi difender neppure, perch non me ne resta la forza. Credete pure a tutto quello che vi dicono, armate il vostro sdegno, cacciatemi via di casa come un delinquente. Non mi toccher mai tanta vergogna quanta ne meriti davvero.
ORGONE (al figlio) - Ah, traditore! E tu osi, con le tue menzogne, offuscare la luce della sua virt?
DAMIDE - Come? Le sdolcinate menzogne di questipocrita giungono a farvi rinnegare
ORGONE - Taci, lingua pestifera!
TARTUFO - Ma no, lasciatelo dire, non lo calunniate, molto meglio che voi crediate a quello che vi ha detto. Perch, in un fatto come questo, volete schierarvi a mio favore? E poi, che ne sapete di quello che son capace di fare? O povero fratello, vi fidate allora delle apparenze? E cos, dal mio aspetto, credete proprio chio sia migliore? No, no, non lasciatevi ingannare. Io sono ben diverso, ahim, da quel che crede la gente. Tutti mi prendono per una persona dabbene. La verit vera che sono un miserabile. (Rivolto a Damide) Dite pure, figliolo, parlate. Trattatemi come un traditore, un infame, unanima persa, un ladro, un assassino; insomma tempestatemi coi nomi pi obbrobriosi: non dir una parola, quello che merito. Voglio farne penitenza inginocchiato dinanzi a questa vergogna inflitta giustamente a tutti i peccati della vita mia.
ORGONE (a Tartufo) - Basta, fratello, basta. (Al figlio) E ancora non ti arrendi, traditore!
DAMIDE - Ah, cos? Vi lasciate ancora lusingare dalle sue chiacchiere
ORGONE (facendo alzare Tartufo) - Zitto, sforcato. Levatevi in piedi, fratello, per carit. (Al figlio) Sei un infame!
DAMIDE - Ma mai possibile
ORGONE - Sta zitto!
DAMIDE - Ma io divento matto. Ora passo pure per
ORGONE - Se dici ancora una parola, ti rompo il grugno.
TARTUFO - Ma fratello, in nome del Cielo, non vi adirate. Preferirei le pene pi crudeli, se dovesse buscarsi anche un graffio per colpa mia.
ORGONE (al figlio) - Ingrato!
TARTUFO - Lasciatelo in pace. O mi devo gettare ai vostri piedi e chiedervi perdono per lui?
ORGONE (cade in ginocchio anche lui, abbracciando Tartufo) - Oh, non sia mai, neppure per ischerzo! (Al figlio) Lo vedi, pezzo di furfante, lo vedi com buono?
DAMIDE - Cosicch
ORGONIE - Silenzio!
DAMIDE - Allora io
ORGONE - Silenzio! Dico. Lo so io perch te la prendi con lui. un odio generale, io lo vedo: moglie, figli, camerieri, tutti addosso a lui. E ricorrono sfacciatamente a tutti i mezzi, per mandar via di casa questo santuomo. Ma pi vi agitate per cacciarlo e pi mi ostiner a tenermelo in casa. Anzi, voglio affrettare il suo matrimonio con mia figlia per confondere lalterigia di tutti quanti siete.
DAMIDE - La volete costringere a sposarlo?
ORGONE - S, traditore. E questa sera. Per farvi dispetto. Anzi, vi sfido tutti, e vi far vedere qui chi comanda e a chi dovete obbedire. Ritirate le offese, mascalzone, e chiedetegli subito perdono, in ginocchio.
DAMIDE - Io? Perdono a questo furfante, a questo impostore
ORGONE - Ah no, eh? Miserabile! E lo insulti ancora. Un bastone, datemi un bastone! (A Tartufo) Lasciatemi, no. (Al figlio) Via, uscite immediatamente di qui.
DAMIDE - S, me ne andr, ma voglio
ORGONE - Fuori, fuori! Sforcato! Non sei pi mio figlio: ti diseredo e ti maledico.
SCENA SETTIMA
ORGONE, TARTUFO.
ORGONE - Offendere in questo modo un santuomo!
TARTUFO (tra s) - O Signore, perdonategli comio gli perdono. (A Orgone) Se sapeste quanto mi dispiace che abbia tentato di dipingermi cos nero agli occhi vostri, mio caro fratello.
ORGONE - Ohim!
TARTUFO - Il solo pensiero di tanta ingratitudine mi fa soffrire le pene pi atroci Oh, che orrore, che orrore Mi sento unoppressione qui al cuore e non posso parlare, mi sento morire
ORGONE (corre piangendo verso la porta da cui ha estromesso il figlio) - Mascalzone! Mi pento di averti risparmiato. Devo farmi giustizia qui, con le mie mani! (A Tartufo) Fatevi forza, fratello, e non prendetevi tanto dispiacere.
TARTUFO - S, finiamola, finiamola con questi spiacevoli contrasti. Mavvedo che qui dentro son causa di troppi disordini. Perci, fratello mio, sar meglio chio me ne vada.
ORGONE - Ma che? Scherzate?
TARTUFO - Mi odiano, lo vedo: cercano dinsinuare nellanimo vostro sospetti sulla mia integrit.
ORGONE - E che importa? Vi sembra che gli abbia dato ascolto?
TARTUFO - Oh, ma continueranno, senza dubbio. E queste denunce oggi le respingete, ma un giorno, forse, saranno ascoltate.
ORGONE - Non sar mai, fratello mio.
TARTUFO - Oh, fratello, a una moglie molto facile sorprendere la buona fede del marito.
ORGONE - Ma no.
TARTUFO - Lasciatemi, lasciatemi andar via: cos toglier loro loccasione di darmi addosso.
ORGONE - No, voi non vi muoverete, ne va della mia vita.
TARTUFO - Ebbene, mi rassegner a queste mortificazioni. Se voi per
ORGONE - Ah!
TARTUFO - Cos sia. Non parliamone pi. Ma lo so come bisogna regolarsi in questi casi. Lonore materia delicata, e lamicizia mi obbliga a prevenire le dicerie, ed ogni minima ombra: vostra moglie la fuggir, e voi non mi vedrete
ORGONE - No, a dispetto di tutti, dovrete stare con lei. Far crepare la gente la mia massima soddisfazione. Devono vedervi con lei in tutte le ore. E vi dir di pi: voglio proprio sfidare la rabbia di tutti, adesso, e fare le cose a modo. Voglio farvi donazione completa di tutte le mie sostanze. Un amico vero e schietto come voi, il mio futuro genero per me pi che figlio, pi che moglie e parenti. Spero che accetterete la mia proposta.
TARTUFO - Sia sempre fatta la volont di Dio.
ORGONE - Poveretto! Andiamo, andiamo subito a stendere latto. E crepino tutti glinvidiosi.
SIPARIO
ATTO QUARTO
SCENA PRIMA
CLEANTE, TARTUFO.
CLEANTE - Appunto. Ne parlano tutti, e credetemi, pure leco di questi pettegolezzi non torna a vostro onore. E il nostro incontro, caro signore, unottima occasione per dirvi il mio pensiero chiaro e tondo, in due parole. Non voglio approfondire tutto quello che si dice. Sorvoliamo. Nella peggiore delle ipotesi, ammettiamo che Damide si sia comportato male e che vi abbiano accusato ingiustamente. Ora, un vero cristiano non deve perdonare le offese ed estinguere nel suo cuore ogni desiderio di vendetta? Potete mai permettere che dopo le vostre baruffe, un figlio sia cacciato di casa dal padre? Ve lo dico, e ve lo ripeto francamente: tutti, senza eccezione, si sono scandalizzati. Se voi mi date retta, potreste riportare la pace generale, senza spingere le cose agli estremi. Fate offerta a Dio della vostra collera, e riconciliate padre e figlio.
TARTUFO - Oh, quanto a me, non desidero altro, e di vero cuore. Io per lui, signor mio, non sento rancore di sorta. Gli perdono tutto, non lo biasimo di nulla, e vorrei fare del mio meglio per poter essergli utile. Ma glinteressi del Cielo non me lo permettono. E se lui ritorna qui, toccher a me dandar via. Dopo quel suo gesto inaudito, ogni relazione tra noi sarebbe scandalosa. Innanzi tutto, Dio sa che cosa penserebbe la gente. Mi accuserebbero di averlo fatto per pura politica e andrebbero dicendo, sicuro, che sapevo dessere in colpa e per ci ho finto nei riguardi del mio accusatore tutto questo zelo di carit; che avevo paura di lui e volevo trattarlo con riguardo, appunto per impegnarlo sottomano, al silenzio.
CLEANTE - Adesso volete cavarvela con queste trovate brillanti. Ma come tutti i vostri ragionamenti, anche questo, caro signore, troppo stiracchiato. Che state a incaricarvi deglinteressi del Cielo? Ha forse bisogno di voi per punire il colpevole? E lasciatelo fare! Provveder da s a vendicarsi. Voi piuttosto pensate a perdonare le offese, com prescritto; e non curatevi del giudizio degli uomini quando obbedite ai divini comandamenti. E che? Il futile motivo di quel che dir la gente dovrebbe impedirvi il vanto di una buona azione? No, no. Bisogna sapere obbedire alla volont di Dio, senza confondersi il cervello con preoccupazioni di sorta.
TARTUFO - Ve lho gi detto che il mio cuore gli ha perdonato. Ecco, signor mio, ci che significa uniformarsi al divino volere. Ma oggi, dopo gli scandali, dopo gli affronti il Cielo non pu comandarmi di vivere accanto a lui.
CLEANTE - Non vi comander, per caso, di dare ascolto a un semplice capriccio di suo padre? E di accettare in dono un patrimonio, sul quale di diritto non vi spetta proprio niente?
TARTUFO - Chi mi conosce non penser mai che lo faccia per interesse personale. Tutti i beni di questa terra hanno per me scarsa attrattiva. E il loro falso splendore non mi abbaglia. Se mi decido ad accettare da suo padre la donazione che ha voluto farmi, unicamente, a dire il vero, perch temo che questo ben di Dio vada a finire in cattive mani, a gente che se ne serve per fini peccaminosi, e non gi, come mia intenzione, a maggior gloria di Dio e a beneficio del prossimo.
CLEANTE - Oh, non abbiate, caro signore, queste delicate preoccupazioni che potrebbero indurre il legittimo erede a farvi causa. Lasciate, dunque, senza impicciarvene, chegli resti in possesso dei suoi beni a suo rischio e pericolo. Se ci pensate, sar meglio che non ne faccia buon uso, anzich accusarvi di volerlo defraudare. Mi meraviglio, per, che senza scomporvi abbiate accettato una simile profferta. Insomma, dite un po, la vera religione ha forse qualche massima che insegni a spogliare il prossimo di una legittima eredit? E se proprio il Cielo che vi ha messo in testa lassoluta impossibilit di convivere con Damide, non sarebbe meglio che voi, da persona discreta, vi ritiraste dignitosamente da questa casa, invece di far cacciare il figlio, per causa vostra e contro ogni ragione? Credetemi, signore, la vostra saggezza ora che dia una prova
TARTUFO - Signore, sono le tre e mezzo. I doveri della fede mi chiamano lass. Vi prego di scusarmi se vi lascio cos.
CLEANTE (solo) - Ah!
SCENA SECONDA
DORINA, MARIANNA, CLEANTE.
DORINA (a Cleante) - Per carit, signore, adoperatevi anche voi per lei. Sta soffrendo che non ne pu pi. E quello che ha combinato il padre per stasera, solo a pensarci, la getta in preda alla disperazione. Tra poco sar qui. Oh, vi prego, mettiamoci tutti insieme e buttiamo allaria, o con la forza o con lastuzia, questo progetto sciagurato che ci ha sconvolti tutti quanti.
SCENA TERZA
ORGONE, ELMIRA, MARIANNA, CLEANTE, DORINA.
ORGONE - Proprio mi consolo a vedervi tutti insieme. (A Marianna) Ho qui, in questo contratto, una cosa che vi metter in allegria. Voi del resto sapete gi quel che voglio dire.
MARIANNA (singinocchia davanti a Orgone) - Oh, babbo! In nome del Cielo che vede le mie pene, in nome di tutto quello che pu commuovervi il cuore, rinunziate un attimo ai vostri diritti di padre, e dispensatemi, ve ne supplico, da questa obbedienza. Non costringetemi, con una legge inesorabile, a dolermi con Dio per tutto quello che vi debbo, e questa vita che mi avete dato, ahim, non rendetemela, anche voi, infelice. Se contro le mie pi dolci speranze mi proibite di appartenere allamor mio, almeno siate buono, ve lo imploro in ginocchio, risparmiatemi questo tormento di sposare un essere odioso. Non costringetemi a qualche gesto disperato, facendomi subire la vostra autorit.
ORGONE (sentendosi intenerire) - Qui ci vuole fermezza. E non lasciarsi commuovere!
MARIANNA - Della vostra tenerezza per Tartufo, non mi importa nulla. Dimostratela in tutti i modi, donategli i vostri beni, e se non basta, aggiungeteci pure la mia parte. Vi do il mio consenso di tutto cuore, fatene quel che volete. Ma lasciatemi libera, lasciatemi consumare in un convento i giorni tristi che Dio mi ha dato in sorte.
ORGONE - Ah, eccole qua: tutte religiose, quando il padre contrario ai loro ardori! Su, su, in piedi. Il vostro cuore si rifiuta, una cosa ripugnante? Tanto meglio, ne avrete maggior merito. Volete mortificare i vostri sensi? Questo matrimonio va benissimo. E ora basta, e non state pi a rompermi la testa.
DORINA - Oh insomma!
ORGONE - Fate silenzio voi! Parlate coi pari vostri. chiaro? E vi proibisco di aggiungere una sola parola.
CLEANTE - Solo per un consiglio, se mi permettete
ORGONE - Caro fratello, i vostri consigli sono eccellenti, ragionati a fil di logica. E io infatti li ho in debita considerazione. Ma ammetterete che faccio bene a non seguirli.
ELMIRA (al marito) - A veder quel che vedo, non so proprio cosa dire. La vostra cecit sbalorditiva. una vera e propria cotta, una vera prevenzione sul suo conto se arrivate a smentirci sul fatto di stamane.
ORGONE - Servitor vostro, ma devo pur badare alle apparenze. Lo so, voi avete un debole per quel briccone di mio figlio, e vi rincresceva di sconfessarlo per il cattivo tiro che ha voluto giocare a quel poveretto. E poi eravate troppo serena, perch vi potessi credere. Altrimenti, avreste dimostrato ben diversamente la vostra emozione.
ELMIRA - Allora, dinanzi a una semplice dichiarazione damore, la nostra onorabilit dovrebbe addirittura schierare un corpo di guardia? Insomma a tutto ci che ci offende si dovrebbe rispondere con le fiamme agli occhi e le ingiurie sulle labbra? Per conto mio, certi discorsi mi fanno ridere soltanto. In questa materia far chiasso non mi piace proprio per niente. Preferisco la calma quando si tratta di mostrare un po di modestia. Non sono dellidea di certe ferocissime virtuose, che difendono lonore con gli artigli e le zanne, e alla minima parola vorrebbero sfregiare il prossimo. Dio liberi! Ma di questa virt luciferesca non so che farmene. Penso che un freddo, misurato rifiuto forse ancora pi efficace, per respingere certe proposte.
ORGONE - Io per me so il fatto mio e non mi lascio ingannare.
ELMIRA - La vostra debolezza, ve lo ripeto, davvero straordinaria. Ma dite un po: ci credereste se vi facessi vedere che vi hanno detto la verit?
ORGONE - Vedere?
ELMIRA - Per lappunto.
ORGONE - Frottole!
ELMIRA - Ah no? E se ve lo facessi vedere con gli occhi vostri?
ORGONE - Storie, storie campate in aria.
ELMIRA - Che uomo! Ma almeno rispondetemi. Io non vi dico di prestar fede a noi. Ma ammettiamo che da un certo luogo vi facessi vedere e sentire tutto, chiaro e tondo, cosa direste allora del vostro galantuomo?
ORGONE - In questo caso dovrei dire Ma no, non direi nulla, perch non possibile.
ELMIRA - Allora basta: gi troppo che siete in errore e invece mi accusate di menzogna. Fatemi il piacere di assistere subito alla prova, senza perder tempo.
ORG0NE - Bene, vi prendo sulla parola. Vedremo se sarete capace di mantenere la vostra promessa.
ELMIRA (a Dorina) - Fatemelo venire.
DORINA (a Elmira) - Ma quello un volpone, badate, non sar facile prenderlo in trappola.
ELMIRA (a Dorina) - No; si facilmente vittima delle persone amate, e la vanit una trappola infallibile. Su, andatelo a chiamare. (A Cleante e a Marianna) E voi ritiratevi.
SCENA QUARTA
ELMIRA, ORGONE.
ELMIRA - Tiriamo avanti questo tavolo e voi nascondetevi qui sotto.
ORGONE - Come?
ELMIRA - La cosa pi importante che voi siate ben nascosto.
ORGONE - Ma perch proprio qui sotto?
ELMIRA - Oh, santo Cielo! E lasciatemi fare! So io la ragione: poi giudicherete. Andiamo, nascondetevi. E badate di non farvi n vedere n sentire.
ORGONE - Mi pare che adesso condiscendo un po troppo. Staremo a vedere come va a finire tutto questo traffico.
ELMIRA - Spero non troverete nulla a ridire. (Al marito che gi sotto il tavolo) Si capisce, toccher dei tasti un po delicati. Ma non scandalizzatevi, mi raccomando. Qualunque cosa dir, dovr essermi lecita. soltanto per farvi persuaso, come vi ho promesso. Certo dar nel tenero, e ci sono costretta, per strappare la maschera a questanima ipocrita. Dovr lusingare le sfacciate voglie della sua passione e dare via libera alla sua temerit. Naturalmente faccio tutto questo solo per voi e per meglio svergognarlo. Finger di cedere alle sue brame, e la smetter solo quando vi arrenderete allevidenza. Le cose andranno sino al punto che vorrete. Ci penserete voi a frenare i suoi folli ardori, quando vi sembrer che la cosa gi troppo spinta e vostra moglie non va toccata e non va esposta oltre il necessario, per disingannarvi. Sono fatti vostri, e larbitro siete voi, e Eccolo qui. State tranquillo e non vi fate vedere.
SCENA QUINTA
TARTUFO, ELMIRA, ORGONE (sotto il tavolo)
TARTUFO - Mi hanno detto che eravate qui e volevate parlarmi.
ELMIRA - S, devo rivelarvi un segreto. Ma prima chiudete la porta e assicuratevi che nessuno ci ascolti. (Tartufo va a chiudere la porta e ritorna) Ci mancherebbe altro che si ripetesse unaltra sorpresa come quella di poco fa. stato un colpo forte Damide mi ha fatto proprio disperare per voi. Avete visto che sforzi ho dovuto fare per sviarlo e per calmare i suoi furori. Ero cos agitata, vi confesso, che non ho neppure pensato a smentire le sue accuse. Ma poi, grazie al Cielo, tutto andato liscio. E ora si pu essere pi tranquilli. La stima che tutti hanno per voi ha dissipato ogni nube e mio marito non si adombrer per voi nemmeno lontanamente. Anzi, per sfidare le chiacchiere delle male lingue, vuole che noi stiamo sempre insieme. Ecco perch, senza timore di esser criticata, posso trovarmi qui sola con voi, a porte chiuse e posso finalmente aprirvi il mio cuore, troppo fragile, ahim, per resistere alla vostra passione.
TARTUFO - Che strano linguaggio, signora, non facile comprenderlo. Avete proprio cambiato stile.
ELMIRA - Oh, forse siete in collera per il mio rifiuto? Ma allora non conoscete bene il cuore di una donna. Non sapete che cosa significhi una resistenza cos fiacca! In certi momenti il pudore non pu non lottare contro lofferta di teneri sensi. Oh, noi possiamo giustificare benissimo la passione che ci domina, ma confessare unaltra cosa, si prova sempre vergogna. Sulle prime ci si contiene, ma lespressione del viso fa subito capire che il cuore ormai s arreso, e anche se poi per pudore dice di no la bocca, ogni rifiuto tutta una promessa. Certo, questa una confessione bella e buona, e non risparmio la mia modestia. Ma allora ditemi, la parola ormai mi sfuggita, perch mai ho fatto limpossibile per trattenere Damide, perch mai avrei ascoltato cos docilmente sino alla fine tutta la vostra dichiarazione, perch infine avrei preso la cosa su quel tono, se in quelle vostre parole non cera qualcosa che mi piaceva? E quando sono stata io stessa a insistere, perch voi rifiutaste quel progetto di matrimonio, che voleva significare tanta insistenza, se non il mio interesse per voi, e il dispiacere che questo matrimonio mi togliesse almeno in parte un cuore che voglio tutto per me?
TARTUFO - Oh, signora, parole come queste, ascoltate da una bocca amata e una dolcezza che non ha confini. Dal loro miele cola in tutti i miei sensi una soavit che non conobbi mai. La gioia di piacervi per me il fine supremo, nella vostra volont il mio cuore trova la beatitudine sua. Ma questo cuore, ahim, vi domanda licenza di dubitare ancora di tanta felicit. Potrei pensare che le vostre parole non altro siano che un onesto accorgimento per impedire questo matrimonio. E se permettete che vi dica tutto quel che penso, non posso fidarmi di cos dolci parole, se almeno un segno della vostra grazia, a cui tanto sospiro, non mi dar qualche certezza, ponendo la radice in questo cuore, di una costante fiducia nella vostra fascinosa bont.
ELMIRA (dopo aver tossito per avvertire il marito) - Eh, come correte. Volete proprio dar fondo a tutta la tenerezza del mio cuore? Arrivo a confessarvi i pi intimi segreti e non vi basta? Dunque per vedervi soddisfatto bisognerebbe spingere le cose fino in fondo?
TARTUFO - Meno si merita la felicit e meno si osa sperarla. Non sono le parole che possono bastare allamor mio. Una gloriosa fortuna riempie di sospetti. E uno vorrebbe godersela prima ancora di crederci. Per me, sono cos poco sicuro di meritare la vostra benevolenza, che temo di non cogliere i frutti di tanta audacia! Ma non potr mai credere a nulla, finch voi, signora, non abbiate offerto qualche tangibile prova allamor mio.
ELMIRA - Dio, che tiranno questo vostro amore. Sento che mi turba stranamente sin nel profondo dellanima. Sa proprio larte di dominare follemente i cuori e di bramare quel che vuole sino alla violenza! E proprio non si sa come difendersi, voi non date neppure il tempo di respirare! Vi par bella tutta questa ostinazione? E aver certe pretese cos perentorie, e abusare con tanta insistenza di questa debolezza che una donna ha dimostrato per voi?
TARTUFO - Ma se vero che la mia corte non vi dispiace, perch non volete incoraggiarmi con qualche solido pegno?
ELMIRA - E come posso acconsentire ai vostri desideri, senza offendere il Cielo, il Cielo di cui voi parlate sempre?
TARTUFO - Se voi del Cielo me ne fate un ostacolo, per me presto superato. E questo non dovrebbe farvi indugiare ancora.
ELMIRA - Ma ci spaventano tanto coi divieti del Cielo!
TARTUFO - Ci penso io, signora, a dissipare queste ridicole paure; so io larte di toglier via gli scrupoli. Il Cielo naturalmente proibisce certe soddisfazioni, ma poi tutto saggiusta. I casi sono tanti, e c una scienza apposta per sciogliere i nodi della nostra coscienza, e per giustificare il male delle opere con la purezza delle intenzioni. Sono segreti, signora, che sapr insegnarvi io. Voi dovete soltanto lasciarvi guidare. Accontentatemi e non temete. Rispondo io di tutto. Mi accollo io ogni colpa. (Elmira tossisce pi forte) Ma che tosse avete!
ELMIRA - Oh! un martirio.
TARTUFO - Gradite un po di liquirizia?
ELMIRA - proprio una tosse ostinata, grazie. Tutta la liquirizia del mondo non serve a nulla.
TARTUFO - una cosa veramente dolorosa.
ELMIRA - Non ne parliamo.
TARTUFO - In fin dei conti i vostri scrupoli non reggono. Voi siete pi che sicura del segreto assoluto; e il male sta soltanto nello scandalo. Ecco quel che offende: ma un peccato segreto non nemmeno un peccato.
ELMIRA (dopo aver ancora tossito e picchiato sul tavolo) - In fin dei conti, bisogner cedere. Dovr consentire e concedervi tutto. Senza di che non potr pretendere che voi siate contento e persuaso. Vi assicuro che non vorrei giungere fino a tanto. Devo far forza a me stessa. Ma visto che siete cos ostinato, e qualunque cosa vi si dica, non volete crederci, e volete una prova pi convincente, devo pur decidermi e accontentarvi. Per se nel mio consenso c qualcosa di male, peggio per chi mi ha costretta a subire. La colpa, questo certo, non mia.
TARTUFO - Ma certo, signora, me laccollo io, e la cosa per se stessa
ELMIRA - Date unocchiata alla porta, per favore. Vedete se mio marito non per caso nel corridoio.
TARTUFO - Ma di chi vi preoccupate? Un uomo, diciamolo pure tra noi, un uomo da menar per il naso! Pi stiamo insieme e lui pi se ne vanta. Ormai lho messo in condizione di non credere nemmeno ai suoi occhi.
ELMIRA - Non importa, andate un momento a vedere. E attenzione, mi raccomando.
SCENA SESTA
ORGONE, ELMIRA.
ORGONE (uscendo da sotto il tavolo) - proprio un farabutto, non c che dire. Non riesco a raccapezzarmi. Che colpo, che colpo!
ELMIRA - E che, siete gi uscito? Ah, non facciamo scherzi. Sotto, sotto, tornate al vostro posto. C tempo. Dovete aspettare la conclusione, aver le prove tangibili. Che? Vorreste fidarvi di pure e semplici ipotesi?
ORGONE - No, un tizzone dinferno.
ELMIRA - Mio Dio! Non bisogna essere cos superficiali! Lasciatevi convincere, prima di arrendervi. Non siate cos impulsivo. Potreste anche sbagliarvi! (Lo fa nascondere dietro di s)
SCENA SETTIMA
TARTUFO, ELMIRA, ORGONE.
TARTUFO (senza vedere Orgone) - Tutto, o signora, favorevole alla mia felicit. Ho guardato dovunque. Non c anima viva, e lestasi (Fa per abbracciare Elmira, ma essa si tira indietro e Orgone si trova davanti a Tartufo)
ORGONE (prende per un braccio Tartufo) - Piano! Voi correte un po troppo dietro le vostre brame. Eppure non dovreste riscaldarvi tanto! Eh, eh! Un santuomo come voi che voleva farmela? Lanima vostra si abbandona troppo in balia delle tentazioni! Sposavate mia figlia e volevate anche mia moglie! Ho dubitato per un pezzo che non parlaste sul serio e aspettavo sempre che cambiaste tono. Ma ora basta con le prove. Non me ne occorrono pi. Ne ho abbastanza.
ELMIRA (a Tartufo) - Tutto questo lho fatto contro voglia, perch mi hanno propria costretta a trattarvi cos.
TARTUFO (a Orgone) - Allora voi credete
ORGONE - Poche chiacchiere, vi prego. Sgombriamo, senza tante storie.
TARTUFO - Io avevo lintenzione
ORGONE - Sono discorsi fuori luogo. Dovete andarvene e subito.
TARTUFO - Dovete andarvene voi, che parlate come foste il padrone. Questa casa mia: posso dimostrarlo. E vi far vedere che avete invano ricorso, per provocarmi, a questi vilissimi raggiri. Avete sbagliato strada, con le vostre ingiurie. E ho il mezzo per confondervi tutti e per castigare tanta impostura, per vendicare il Cielo delle vostre offese, e far pentire chi parla di cacciarmi di casa.
SCENA OTTAVA
ELMIRA, ORGONE.
ELMIRA - Cos questo discorso? Che vuole dire?
ORGONE - Vi giuro che sono molto confuso. C poco da ridere.
ELMIRA - Perch?
ORGONE - Ora soltanto capisco, dalle sue parole capisco lerrore che ho commesso. Quella donazione mi ha fatto perdere la pace dellanima.
ELMIRA - La donazione?
ORGONE - Purtroppo, cosa fatta. Ma ho un altro tarlo ancora.
ELMIRA - Cio?
ORGONE - Saprete tutto. Quello scrigno, andiamo a vedere se ci sar rimasto, lass, il mio povero scrigno.
SIPARIO
ATTO QUINTO
SCENA PRIMA
ORGONE, CLEANTE.
CLEANTE - Ma dove correte?
ORGONE - Ah, povero me, non lo so neppur io!
CLEANTE - Mi pare che dovremmo consultarci ed esaminare un po le cose per vedere il da farsi in questo guaio.
ORGONE - quello scrigno che mi fa perdere completamente la testa. Quello scrigno, quello scrigno la mia disperazione.
CLEANTE - C qualche segreto molto importante?
ORGONE - C un deposito del mio povero amico Argante che me lha affidato in grandissimo segreto. E prima di fuggire ha prescelto me per consegnarmi queste carte, e, a quanto mi disse, da l dipende la sua vita e la sua fortuna.
CLEANTE - E perch mai li ha poi affidati ad altre mani?
ORGONE - Si fece uno scrupolo di coscienza. Ed io stavo per confidare tutto a quel traditore, anzi lui coi suoi ragionamenti mi persuase di dargli senzaltro lo scrigno in consegna, cos nel caso che io fossi stato interrogato, avrei avuto pronta una scappatoia e la mia coscienza perfettamente tranquilla: avrei senzaltro potuto giurare il falso.
CLEANTE - Eccovi in un bel pasticcio, a quanto mi dato di capire: perch tanto la donazione quanto questa confidenza, per dirvela schiettamente, son cose fatte troppo alla leggera. Con questi pegni in mano si pu fare qualunque cosa contro di voi. E quelluomo in una botte di ferro. Avreste dovuto agire pi prudentemente e cercare un linguaggio meno iracondo.
ORGONE - Che dite? Con quella faccia di santo che proprio toccava il cuore, nascondeva tanta perfidia e tanta ipocrisia! Ed io che invece lavevo accolto in casa mia quandera uno straccione, senza neppure un centesimo ma ormai fatto. Dora in poi far a meno delle persone dabbene: mi fanno ribrezzo, mi fanno orrore e finir che per loro dar lanima al diavolo.
CLEANTE - Ah, eccovi tornato ai vostri soliti furori! Non sapete mai trovare il giusto mezzo: sbagliate sempre la misura e passate da un eccesso allaltro. Adesso vi rendete conto dei vostri errori e avete capito che quello stinco di santo vi aveva ingannato. Ma per rimediare, non so che ragione vi sia per farne una ancora pi grossa: volete mettere sullo stesso piano il cuore di un rettile con quello delle persone dabbene! Diamine! Se un mascalzone ha avuto laudacia di prendersi gioco di voi sfoggiando una sua maschera di austerit, vorreste ora pretendere che dovunque ci sia gente fatta come lui e che oggigiorno non si possa trovare nessun vero credente? Lasciate pure che i liberi pensatori tirino cos sciocche conclusioni. Sappiate distinguere la vera virt dalle apparenze e siate cauto nel giudicare, mantenetevi nel giusto mezzo. Naturalmente guardatevi bene dal rendere omaggio allimpostura, ma non recate offesa alla fede vera, e se dovete proprio peccare per eccesso, non cadete in questaltra esagerazione.
SCENA SECONDA
DAMIDE, ORGONE, CLEANTE.
DAMIDE - Ma come, pap, quel furfante potrebbe anche farvi un ricatto? Di tutti i benefici che ha ricevuto non si ricorder neppur lontanamente? Questo prepotente, ma c proprio da divenir furibondi, cos vile da ritorcere la vostra stessa bont contro di voi?
ORGONE - Purtroppo, figlio mio, e ne sono davvero angosciato.
DAMIDE - Lasciate fare a me: ho una voglia matta dl mozzargli le orecchie. Contro la sua insolenza non ci vogliono vie traverse. Penser io a sbrigarmi di lui in quattro e quattrotto: lunico rimedio quello di stenderlo morto.
CLEANTE - Questi son discorsi da ragazzi. Fatemi il piacere di calmare questi vostri bollori. Grazie a chi ci governa, oggi viviamo in unepoca in cui con la violenza non si risolve proprio nulla.
SCENA TERZA
LA SIGNORA PERNELLA, ORGONE, CLEANTE, DAMIDE, ELMIRA,MARIANNA, DORINA.
LA SIGNORA PERNELLA - Che c? Cosa sono questi terribili segreti?
ORGONE - Sono segreti che ho potuto vedere con i miei occhi: ecco la ricompensa con cui sono stato ripagato! Mi prendo in casa per carit un disgraziato, gli offro la mia ospitalit, lo tratto come un fratello carnale, ogni giorno lo ricolmo di benefici, gli do mia figlia e tutto quel che possiedo, e questinfame canaglia concepisce un attentato allonore di mia moglie; e non contento ancora di questa vigliaccheria, osa farmi un ricatto coi miei stessi benefici, e per rovinarmi si vuole avvantaggiare di tutte quelle armi che la troppa bont gli ha messo in mano. Ha la mia donazione e mi vuole espropriare: insomma vuol ridurmi dovera lui e dovio lho raccolto: in mezzo alla strada.
DORINA - Poveretto!
LA SIGNORA PERNELLA - Non lo posso credere, figlio mio, non posso credere che abbia voluto commettere unazione cos turpe.
ORGONE - Come, come?
LA SIGNORA PERNELLA - La gente dabbene sempre calunniata.
ORGONE - Ma, cara mamma, che discorsi son questi.
LA SIGNORA PERNELLA - Dico che in casa vostra si mena una vita stravagante e si sa benissimo che tutti lo odiano.
ORGONE - Ma che centra lodio con tutta questa faccenda?
LA SIGNORA PERNELLA - Ve lavr detto cento volte fin da quando eravate bambino: la virt a questo mondo sempre perseguitata: moriranno gli invidiosi, ma linvidia non muore mai.
ORGONE - Ma che cosa centra questo discorso?
LA SIGNORA PERNELLA - Chiss quante sciocchezze vi avranno inventate sul suo conto.
ORGONE - Ma se vi ho detto che ho visto tutto coi miei occhi.
LA SIGNORA PERNELLA - Come se non si sapesse la malizia dei calunniatori!
ORGONE - Ma cara mamma, voi mi farete dare lanima al diavolo. Se vi dico che lho visto coi miei occhi il suo attentato!
LA SIGNORA PERNELLA - Le male lingue son sempre pronte a spargere veleno e a questo mondo non ci si pu metter mai riparo.
ORGONE - Ma queste parole non hanno senso. Sono stato io, capite, io vi dico, che ho visto, io, coi miei occhi, io. Ve lo devo proprio ripetere cinquanta volte nelle orecchie e urlare per quattro?
LA SIGNORA PERNELLA - Dio mio, sovente lapparenza inganna, non bisogna mica giudicar sempre da quello che si vede!
ORGONE - Io qui divento pazzo!
LA SIGNORA PERNELLA - La nostra natura, si sa, sempre pronta a sospettare, e sovente sinterpreta il bene per male.
ORGONE - Dovrei dunque interpretare come un gesto di carit la voglia di abbracciar mia moglie?
LA SIGNORA PERNELLA - Bisognerebbe, prima di accusar la gente, avere dei motivi fondati, e voi dovreste aspettare dessere ben sicuro del fatto vostro.
ORGONE - Diamine! E avrei potuto avere un mezzo migliore, per esserne certo? Allora, mamma, secondo voi avrei dovuto aspettare addirittura che davanti ai miei occhi Insomma non mi fate dire uno sproposito.
LA SIGNORA PERNELLA - Per tutti vedono che la sua anima piena della fede pi illibata, e assolutamente non mi entra in testa che egli abbia commesso quello che voi dite un attentato.
ORGONE - Insomma, se voi non foste mia madre non so che cosa mi uscirebbe di bocca, tanto son fuor dei gangheri!
DORINA (a Orgone) - A questo mondo, caro signore, chi la fa laspetti: prima eravate incredulo ed ora non credono a voi.
CLEANTE - E ora stiamo a perdere il tempo in tutte queste bagattelle, mentre bisognerebbe decidere il da farsi. Con le minacce di questo furfante non c mica da dormir tranquilli.
DAMIDE - Come? Sarebbe cos sfrontato da giungere a tal segno?
ELMIRA - Per me non mi sembra possibile: sarebbe uningratitudine troppo evidente.
CLEANTE (a Orgone) - Non vi fidate, trover certo il sistema per dare un fondamento alle sue azioni contro di voi; e per cose anche pi semplici la gente subisce cabale ed intrighi, e si caccia in un labirinto di guai. Torno a ripetervi: con le armi che ha in mano non vi conviene di metterlo alle strette.
ORGONE - vero: ma che farci? Di fronte alla sua prepotenza ho perduto il controllo di me stesso.
CLEANTE - Io vorrei invece che, damore e daccordo, trovassimo insieme, con una scusa qualsiasi, una soluzione.
ELMIRA - Se avessi saputo che aveva in mano certe armi, avrei evitato lo scandalo, e magari
ORGONE (a Dorina, vedendo entrare il signor Leale) - E questo che vuole? Andate subito a domandarglielo. Io non sono in condizioni di ricevere nessuno!
SCENA QUARTA
IL SIGNOR LEALE, ORGONE, LA SIGNORA PERNELLA, ELMIRA, MARIANNA, CLEANTE, DAMIDE, DORINA.
IL SIGNOR LEALE (a Dorina in fondo alla scena) - Buon giorno, sorellina. Mi fate la cortesia di annunciarmi al signor Orgone?
DORINA - C gente. E non credo che in questo momento possa ricevere qualcuno.
IL SIGNOR LEALE - Non son qui mica per importunarlo e la mia visita penso che non debba dispiacergli. Son venuto per una faccenda tuttaltro che sgradevole.
DORINA - Chi devo annunciare?
IL SIGNOR LEALE - Oh, ditegli soltanto che vengo da parte del signor Tartufo e nel suo interesse.
DORINA (a Orgone) - una persona che ha laria molto compita: viene da parte del signor Tartufo per una faccenda che, come dice lui, dovrebbe farvi piacere.
CLEANTE (a Orgone) - Vi conviene di parlargli, vedere chi e cosa vorr mai.
ORGONE (a Cleante) - Forse verr per combinare un accordo: come mi devo comportare?
CLEANTE - Non mostratevi risentito, e se parla di accordo ascoltatelo tranquillamente.
IL SIGNOR LEALE (a Orgone) - Salve, signore, il Cielo confonda chi vi vuol male e vi sia benigno, cos comio desidero!
ORGONE (a bassa voce a Cleante) - Comincia bene: sar come avevo previsto, un buon presagio, che verremo a un accordo.
IL SIGNOR LEALE - La vostra casa mi stata sempre cara, non per nulla sono stato al servizio di vostro padre.
ORGONE - Vi chiedo scusa signore, sono proprio spiacente di non conoscervi e di ignorare il vostro nome.
IL SIGNOR LEALE - Mi chiamo Leale, sono nato in Normandia, e, crepi linvidia, faccio lufficiale giudiziario. Sono ormai quarantanni, grazie al Cielo, che ho la fortuna di coprire questa carica onoratamente. Se permettete, caro signore, sono qui per notificarvi lesecuzione di una sentenza
ORGONE - Come? Siete qui
IL SIGNOR LEALE - Non agitatevi, signore, si tratta di una pura formalit: c qui lordine di sfratto per voi e per la vostra famiglia, dovete metter fuori i mobili, lasciare tutto libero senza proroghe e opposizioni, come prescritto.
ORGONE - Io? Uscire di qua?
IL SIGNOR LEALE - cos, signore, se non vi dispiace. Da oggi, come del resto sapete benissimo, la casa appartiene allottimo signor Tartufo, e non c nulla da eccepire. Ormai ha il possesso e la propriet dei vostri beni in virt di questatto, del quale sono il latore: formalmente perfetto, non c nulla da dire.
DAMIDE (al signor Leale) - grande, non c che dire, unimpudenza meravigliosa!
IL SIGNOR LEALE (a Damide) - Con lei, signore, non ho nulla a che fare. (Indicando Orgone) Si tratta del signore che una persona ragionevole e garbata, un uomo dabbene che sa benissimo il suo dovere, e non oser opporsi agli ordini della giustizia.
ORGONE - Veramente
IL SIGNOR LEALE - Ma certo, signore, lo so che nemmeno per un miliardo voi osereste ribellarvi, e perci, da vero gentiluomo, mi farete eseguire gli ordini che ho ricevuto.
DAMIDE - Lei un usciere giudiziario, no? E non le potrebbe capitare di uscirsene per la finestra?
IL SIGNOR LEALE (a Orgone) - Vi prego, signore, fate tacere vostro figlio o che si ritiri in buon ordine, altrimenti sar obbligato, con molto rincrescimento, di fare un verbale e di stendervi dentro.
DORINA (tra s) - Questo signor Leale ha unaria alquanto sleale.
IL SIGNOR LEALE - Per la gente dabbene io sono sempre pieno di delicatezza e ho voluto incaricarmi di questo atto unicamente per farvi un favore e un piacere, per impedire che al posto mio mandassero qualcuno di sentimenti poco cristiani, e che naturalmente avrebbe agito in una maniera assai meno riguardosa.
ORGONE - Ma si pu forse far peggio che intimare lo sfratto a chi sta in casa sua?
IL SIGNOR LEALE - Vi hanno concesso un termine e del resto fino a domani io soprassieder allesecuzione. Mi contenter di passare qui la notte con dieci agenti, senza fare scandalo e rumore. una formalit, ma se non vi dispiace, prima di coricarvi dovrete consegnarmi le chiavi di casa. Sar cura mia di non disturbare il vostro riposo e di vigilare che tutto proceda regolarmente. Domani mattina per, mi raccomando, svelto a sgombrare tutto per bene. I miei uomini vi daranno una mano e ho scelto i pi robusti per aiutarvi nello sgombero. Un trattamento migliore di questo, mi pare E se vi tratto cos mi consentirete di chiedervi in cambio altrettanta cortesia: non mi create imbarazzi nellesercizio delle mie funzioni.
ORGONE (tra s) - Con che voglia matta pagherei i cento Luigi doro che mi restano, per potergli assestare quattro buoni ceffoni su quella faccia da schiaffi.
CLEANTE (a Orgone, sottovoce) - Calma, non facciamo peggio.
DAMIDE - Non so chi mi trattiene davanti a tutta questa audacia. Mi prudono le mani.
DORINA - Con queste belle spalle vi giuro, signor Leale, ci starebbe cos bene una bastonatura a dovere.
IL SIGNOR LEALE - Attenta, carina, a minacciare: la legge c anche per le donne.
CLEANTE (al signor Leale) - Finiamola, signore, finiamola. Dateci questa carta, per piacere, e lasciateci in pace.
IL SIGNOR LEALE - Arrivederci, Dio vi renda felici!
ORGONE - Dio ti maledica, te e chi ti ha mandato qui!
SCENA QUINTA
ORGONE, LA SIGNORA PERNELLA, ELMIRA, CLEANTE, MARIANNA, DAMIDE, DORINA.
ORGONE - Vedete bene, mamma, se avevo ragione o no. Dalla conclusione potete giudicare tutto il resto. Sarete persuasa, adesso, sul conto di quel traditore.
LA SIGNORA PERNELLA - Io sono sbalordita, e davvero casco dalle nuvole!
DORINA (a Orgone) - Avete torto, avete torto di lamentarvi e di biasimarlo. Questa non che la conferma delle sue pie intenzioni. La sua virt si strugge nellamore del prossimo: sa che le ricchezze quasi sempre corrompono luomo e per puro spirito di carit vi ha voluto togliere le occasioni e le tentazioni: lha fatto per lanima vostra.
ORGONE - Ma tacete: bisogna sempre dirvi questo a voi.
CLEANTE (a Orgone) - Andiamo, vediamo un po che cosa si pu fare.
ELMIRA - Dovete smascherare la sfrontatezza di quellingrato. Il suo modo dagire toglie ogni valore al contratto: e la sua slealt troppo evidente perch egli possa raggiungere lo scopo a cui mirava.
SCENA SESTA
VALERIO, CLEANTE, ORGONE, LA SIGNORA PERNELLA, ELMIRA, MARIANNA, DAMIDE, DORINA.
VALERIO - Mi dispiace, signore, di dovervi portare una brutta notizia; ma il pericolo imminente. Un amico, che mi molto affezionato, e che sa quanto io son legato a voi, ha fatto per me un passo assai delicato: riuscito a violare il segreto di Stato, e mi ha mandato un biglietto la cui conclusione questa: non vi resta altro che scappare. Quel furfante che ha saputo ingannarvi per tanto tempo, unora fa giunto ad accusarvi presso il Re in persona e gli ha consegnato, oltre la denuncia, lo scrigno di un reo di Stato, che voi, contrariamente ai doveri di un buon suddito, avreste tenuto nascosto. Io non so veramente quale colpa voi abbiate in tutto ci. Ma fatto sta che c lordine di trarvi in arresto e per farlo eseguir meglio, lui stesso ha avuto lincarico di accompagnare chi dovr arrestarvi.
CLEANTE - Ecco le armi del suo buon diritto, a questo modo il traditore vuol diventar padrone dei vostri beni!
ORGONE - Luomo una gran brutta bestia, ne devo convenire.
VALERIO - Non state a gingillarvi, perch pu costarvi caro. Ho gi la carrozza per portarvi con me. E qui ci sono mille luigi, se potranno servirvi. Non perdiamo tempo. un vero colpo di fulmine, e lunica via di scampo nella fuga. Desidero guidarvi in un luogo sicuro, voglio accompagnarvi io stesso finch non sarete al riparo dogni pericolo.
ORGONE - Povero me! Vi sono tanto grato per tutte queste premure. Spero che avr modo e tempo di disobbligarmi. Che Iddio mi aiuti un giorno a ricompensarvi per tanta generosit. Addio, mi raccomando a voi.
CLEANTE - Andate, presto. Penseremo noi a tutto quel che occorre.
SCENA SETTIMA
TARTUFO, UN UFFICIALE DELLE GUARDIE, LA SIGNORA PERNELLA, ORGONE, ELMIRA, CLEANTE, MARIANNA, VALERIO, DAMIDE, DORINA.
TARTUFO (fermando Orgone) - Adagio, signore, adagio, non correte come una lepre. Tanto la tana a due passi. In nome del Re, siete in arresto.
ORGONE - Traditore! Mi hai serbato per ultimo questo colpo. Scellerato! il colpo di grazia, il coronamento di tutte le tue perfidie.
TARTUFO - Le vostre ingiurie mi lasciano intatto, perch sorprendermi ogni cosa per amor del Cielo.
CLEANTE - Moderatissimo: non c che dire.
DAMIDE - Il Cielo: vedi come se ne ride questinfame svergognato!
TARTUFO - Tutti i vostri furori mi lasciano indifferente, io penso solo alla mia missione.
MARIANNA - Avete indubbiamente di che gloriarvi: e questo compito vi fa proprio onore.
TARTUFO - Un compito sempre onorevole, quando viene affidato dallAutorit che mi manda in questa casa.
ORGONE - Ma, ingrato che non sei altro, allora non ti ricordi che tho salvato dalla miseria.
TARTUFO - Sicuro, so benissimo che mi avete soccorso. Ma glinteressi dello Stato sono per me il dovere supremo. E la forza legittima di questo sacro dovere soffoca ogni altro sentimento nel mio cuore. una dura necessit, a cui devo sacrificare chiunque, amico, moglie, padre, madre, e se occorre, me stesso.
ELMIRA - Impostore!
DORINA - E che arte, in quel suo stile traditore, che arte di ammantarsi con le cose pi sacre!
CLEANTE - Ma se cos impeccabile, come voi dite, questo zelo di cui vi fate bello, perch mai venuto a far mostra di s solo quando lui vi ha sorpreso a insidiare sua moglie? Come mai vi venuto in mente di denunziarlo solo adesso, quando motivi di onore lhanno costretto a cacciarvi di casa? E non parliamo poi della donazione che vi ha fatto pocanzi: ma se volevate accusarlo non avreste dovuto accettare da lui neppure un centesimo.
TARTUFO (allufficiale) - Liberatemi da questi schiamazzatori e vogliate eseguire, vi prego, gli ordini che avete ricevuto.
LUFFICIALE - Sicuro, ho aspettato fin troppo. E avete fatto bene a ricordarmene. Seguitemi subito in prigione: quella la casa che vi aspetta.
TARTUFO - A me?
LUFFICIALE - S, proprio a voi.
TARTUFO - E perch?
LUFFICIALE - A voi non devo render conto di questo. (A Orgone) E voi, signore, ormai rasserenatevi, dopo tante emozioni. Viviamo sotto un Re nemico della frode, un Re che sa leggere in tutti i cuori e non c arte dimpostore che possa riuscire ad ingannarlo. un grande ingegno, pieno di discrezione, e vede sempre giusto in ogni cosa. Nessuno riesce a sorprendere la sua buona fede: la sua ferma ragione rifiuta ogni estremismo. Onora degnamente la gente dabbene, ma non si fa abbagliare dal loro zelo, e lamore per la gente schietta non gli chiude il cuore allesecrazione che ispirano gli ipocriti. Costui non era il tipo da ingannarlo. Il nostro Re ha saputo evitare, e lo abbiamo visto, insidie molto pi raffinate. Ha visto subito, con quel suo pronto acume, tutte le riposte vilt dellanimo suo. Perch s tradito da s, venendo a denunciarvi, e per il giusto intervento della Provvidenza, s rivelato al Re un furfante qual era, e assai noto, sebbene sotto altro nome. Eh, una lunga storia di delitti, e se ne potrebbero scrivere volumi e volumi. Il Sovrano insomma si indignato per la vile ingratitudine e per la slealt di costui nei vostri riguardi; e dopo tutti gli altri delitti, ha tirato le somme. Cos mha ingiunto di seguirlo, non solo per vedere dove arrivasse la sua impudenza, e anzi di servirmi di lui stesso per farvi giustizia. Il Re desidera che tutte le carte chegli vanta in suo possesso siano tolte a questo traditore e restituite a voi. Con sovrano editto, sono sciolti i vincoli contrattuali della donazione e per di pi vi si condona il reato di favoreggiamento, in cui vi ha fatto incorrere lamicizia di un fuoruscito. In questo modo il Re intende premiare il vostro zelo di suddito, che altre volte avete manifestato: per dimostrare appunto che il suo cuore, quanduno meno se lo aspetta, sa compensare le buone azioni, perch il vero merito non ha nulla da perdere con lui, sempre memore del bene piuttosto che del male.
DORINA - Sia lodato Iddio!
LA SIGNORA PERNELLA - Ora comincio a respirare.
ELMIRA - Un esito davvero soddisfacente!
MARIANNA - E chi lavrebbe mai sperato?
ORGONE (a Tartufo mentre lufficiale lo porta via) - Ecco quel che ti meriti, traditore!
SCENA OTTAVA
LA SIGNORA PERNELLA, ORGONE, ELMIRA, MARIANNA, CLEANTE, VALERIO, DAMIDE, DORINA.
CLEANTE - Basta, mio caro, conservate la vostra dignit. E abbandonatelo al suo triste destino, questo sciagurato: lasciate che lopprima il peso dei suoi rimorsi. O, meglio, augurategli che il suo cuore oggi possa felicemente ravvedersi, che torni sulla retta via e impari a odiare il peccato. Cos potr meritarsi un po dindulgenza dal nostro grande Sovrano. E voi intanto andate a prostrarvi ai suoi piedi, per rendere i dovuti ringraziamenti a tanta benevolenza.
ORGONE - Sicuro, ben detto. Andiamo a buttarci ai suoi piedi, e con gioia, per lodarci della bont onde ci ha voluto gratificare. Poi, compiuto questo primo dovere, dobbiamo pensare a compierne un altro, e premiare con un felice matrimonio lamore del nostro generoso Valerio e la sua sincerit.
SIPARIO
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