Farsa guignolesca
di Federico Garca Lorca
Traduzione di Vittorio Bodini
Arnoldo Mondadori Editore - Milano 1962
PERSONE
ROSITA
MADRE DI ROSITA
DON CRISTBAL
POETA
DIRETTORE DI SCENA INFERMO
CURRITO
PROLOGO PARLATO
Signore e signori :
Il poeta che ha derivato dalle labbra del popolo questa farsa guignolesca ha la convinzione che il pubblico colto di questa sera sapr accogliere con intelligenza e limpidit di cuore il delizioso e duro linguaggio dei burattini.
Tutto il guignol popolare si muove con questo ritmo, con questa fantasia e libert incantevole che il poeta ha serbato nel dialogo.
Il gnignol l'espressione della fantasia popolare e rende il clima della sua grazia e innocenza.
Il poeta quindi sicuro che il pubblico non mancher di ascoltare con semplice allegria espressioni e vocaboli che nascono dalla terra e servono a illimpidire le nostre anime in un'epoca in cui malizia, errori e torbidi sentimenti si sono infiltrati sin nelle profondit del focolare.
Entra il Poeta.
Uomini e donne, attenzione. Sta' zitto, ragazzo. Chiedo che ci sia tanto silenzio da potersi udire il glu-glu delle fonti. Se un uccello scuote l'ala, che sia sentito; se muove la zampetta una formicola, sia sentita lei pure; e se un cuore batte con forza, ci sembri una mano che scosti i giunchi della riva. Converr che le donne chiudano i ventagli e le fanciulle estraggano i loro fazzolettini di merletto, per udire e vedere i casi di donna Rosita, sposata con don Cristbal, e quelli di don Cristbal, sposato con donna Rosita.
Ecco che il tamburo comincia a suonare. Voi potete piangere o ridere, a me non importa niente di niente. Io ora me ne vado a mangiare una briciola di pane, una briciolina che mi hanno lasciato i passeri, e a stirare gli abiti della compagnia. (Guarda se lo stanno osservando.) Voglio dirvi che io so come nascono le rose e la generazione delle stelle del mare, sennonch...
Direttore. Fate il piacere di star zitto. Il prologo ha termine dove dice "a stirare gli abiti della compagnia".
Poeta. S, signore.
Direttore. Voi, come poeta, non avete il diritto di scoprire il segreto di cui tutti viviamo.
Poeta. S, signore.
Direttore. Non vi do forse la paga?
Poeta. S, signore; ma don Cristbal, io so che buono, in fondo, e dunque anche nella realt potrebbe esserlo.
Direttore. Imbecille, se dite una parola di pi, salgo su a spaccarvi quella testa di pan di granturco che avete. Chi siete voi per sopprimere questa legge della malvagit?
Poeta. Va bene, ho finito; non parler pi.
Direttore. Nient'affatto. Dite quel che dovete dire e che il pubblico sa che vero.
Poeta. Spettabile pubblico, come poeta ho da dichiararvi che don Cristbal un malvagio.
Direttore. E non pu esser buono.
Poeta. E non pu esser buono.
Direttore. Su, proseguite.
Poeta. Subito, signor direttore. E non potr mai esser buono.
Direttore. Benissimo. Quanto vi devo?
Poeta. Cinque monete.
Direttore. Eccole a voi.
Poeta. No, non le voglio d'oro. L'oro ha l'aspetto del fuoco, e io son poeta notturno. Datemele d'argento. Le monete d'argento sembrano illuminate dalla luna.
Direttore. Certo, certo. Cos ci guadagno. Andiamo, si comincia.
Poeta. O Rosita, apri il balcone,
comincia la rappresentazione.
T'aspetta una morte piccina
e un marito sonnacchione.
Musica.
Direttore. Cristbal!
Cristbal. Che c'?
Direttore. Venga fuori che il pubblico la sta aspettando.
Cristbal. Vengo.
Direttore. E donna Rosita?
Rosita. Sto infilando le scarpine.
Si ode ronfare dentro.
Direttore. Come? Cristbal, sta gi russando?
Cristbal. Eccomi, eccomi, signor direttore. Stavo orinando.
Direttore. Zitto, non dica enormit
Cristbal (comparendo) Buona sera, signori.
Direttore. Andiamo, don Cristbal. Bisogna iniziare il dramma. Questa la sua parte: lei un medico.
Cristbal. Io non sono un medico. Veniamo al fatto.
Direttore. Don Cristbal, lei ha bisogno di danaro per sposarsi.
Cristbal. la pura verit.
Direttore. Deve procurarselo sull'istante.
Cristbal. Vado a prender la mazza.
Direttore. Bravo. Vedo che mi ha capito a puntino.
Infermo (entrando) Buon giorno.
Cristbal. Buona notte a lei.
Infermo. Buon giorno.
Cristbal. Buona notte.
Infermo. Buona sera.
Cristbal. Buona notte della malora.
Infermo (timido) Forse posso darle la buona notte.
Cristbal. Buona notte dell'accidente che ti venga.
Infermo. Questo mi convince che lei un gran medico che pu curarmi. (Energico) Buon giorno.
Cristbal (forte) Ti ho detto buona notte ed buona notte.
Infermo. Bravo. A suo comodo.
Cristbal. Cosa le duole?
Infermo. Mi duole il collo
alla base del capello,
ma ci avrei fatto il callo
se non me l'avesse detto mio cugino
Giovanni Collo.
Cristbal. Questa cosa che passa con la decapitazione. (Lo afferra per il collo.)
Infermo. Ahi, ahi, ahi, don Cristbal!
Cristbal. Su, abbia la compiacenza di estrarre un po' di collo in modo che le possa operare la carotide.
Infermo. Ahi, non posso muoverlo.
Cristbal. Cerchi di muovere la carotide, le dico.
Infermo. Ahi, impossibile.
Cristbal. Si scosti da s i giugulari con le mani.
Infermo. Se potessi l'avrei gi fatto. (Con aggressivit) Buon giorno, buon giorno, buon giorno.
Cristbal. Ora ti faccio vedere io. (Esce dalla scena.)
L'Infermo si lamenta, disteso sulla balaustrina.
Infermo. Ahi, ahi, come mi duole la carotide! Ahi, la mia carotide. Ho la carotide.
Cristbal (rientra con la mazza) Eccomi qua.
Infermo. Cos' questo, don Cristbal?
Cristbal. E l'alambicco dell'acquavite.
Infermo. E a che serve?
Cristbal. A farti una cura di lignite.
Infermo. Mi raccomando, non mi faccia danno.
Cristbal. Chi picchia non fa inganno. E a quattrini come sta?
Infermo. Venti scudi e venti scudi,
e sotto il giubbetto
sei scudi e tre scudi,
e nell'occhietto
del culetto
ho un rotoletto
con venti scudi.
Cristbal. Allora ti potr curare,
ma non l'andrai a raccontare.
Infermo (aggressivo) Buon giorno, buon giorno, buon giorno, buon giorno, buon giorno.
Cristbal (dandogli con la mazza) Buona notte. T'ho preso. Su, fuori il collo.
Infermo. Non posso, don Cristbal.
Cristbal (dandogli un colpo) Fuori il collo.
Infermo. Ahi, la mia carotide.
Cristbal. Pi collo.
Infermo. Ahi, la mia carotide.
Cristbal. Pi collo. (Colpo.) Pi collo. Pi collo. Pi collo.
L'Infermo estrae un metro di collo.
Infermo. Ahiiiiiii!
Ritira tutto il collo e si alza, ma don Cristbal lo finisce.
Cristbal. T'ho ammazzato, carogna, t'ho ammazzato...
Uno, due, tre,
il diavolo ti porti con s.
Si ode un gran colpo.
Ol, ol, ol.
Direttore. Danaro ne aveva?
Cristbal. S.
Direttore. Allora bisogna pensare a sposarsi.
Cristbal. Bisogna pensare a sposarsi.
Direttore. Sta venendo la madre di donna Rosita. Bisogna che lei le parli.
Madre. Iosono la madre di donna Rosita
e voglio che si sposi,
perch ha gi due tettine
come due arancine,
e un culino
di formaggino,
e una passeretta
che le smania e le cinguetta.
Ed come io dico:
ha bisogno d'un marito,
e possibilmente di due.
Cristbal. Signora...
Madre. Nobile cavaliero
di penna e inchiostro...
Cristbal. Senza penna il mio sombrero,
e il sombrero non ce l'ho.
Lei forse sa
che mi voglio sposare...
Madre. Ioho una figlia,
quanto mi d?
Cristbal. Un'oncia d'oro
che cac il moro,
un'oncia d'argento
che cac la gatta,
e un pugno di spezzati
che da bambina sua madre aveva sperperati.
Madre. E in pi voglio una mula
per andare a Lisbona quando spunta la luna.
Cristbal. Una mula troppo; non posso, signora.
Madre. Lei ha danaro, signor don Cristbal. E poi mia figlia giovane e lei vecchio. Vecchio, stravecchio, tutto pellecchia.
Cristbal. E lei una strega
che si pulisce il culo con una tegola.
Madre. Briacone, indecente!
Cristbal. Ti far la trippa bollente.
Va bene per la mula. Dov' Rosita?
Madre. in camicetta,
sola soletta,
nella sua cameretta.
Ah, ah, ah!
Cristbal. Ahi, come m'arrapo.
Madre. Ah, ah, gli dondola il capo!
Cristbal. Mi dia il suo ritratto.
Madre. No, no, prima firmiamo il contratto.
Cristbal. O Rosita, se mi mostri
la punta del piedino,
oh, che bel lavorino
io ti far veder!
Madre. Potrai vederle il piede
quando sar tua moglie.
Se sborsi le monete
far quello che voglio. (Esce, cantando.)
Musica.
Voce di Rosita
Su, balliamo, bello mio!
Su, balliamo perch muoio,
e ad ogni ora a poco a poco
ardo tutta in un gran fuoco.
Entra Rosita.
Rosita. Ahim, che notte limpida palpita sopra i tetti! I fanciulli a quest'ora stan contando le stelle, e i vecchi dormono sui loro cavalli. Ma io vorrei stare:
sul divano
con Mariano,
sul materasso
con Vasco,
sul canap
con Giosu,
sul seggiolone
con Gastone,
sulla soglia
con chi ne ho voglia,
contro il muro
col bell'Arturo,
e sulla poltrona a sdraio
con Mariano, con Vasco, con Giosu,
con Arturo e con Gastone.
Ahi, ahi, ahi!
Mi voglio maritare, avete sentito?
Mi voglio maritare
con un bel giovinotto,
con un militare,
con un arcivescovo,
con un generale,
con un gran bullo
che ci sappia fare,
e con venti donzelli
del Portogallo. (Esce.)
Cristbal. Allora, siamo d'accordo?
Madre. D'accordo.
Cristbal. Perch, se non siamo d'accordo, io ho una mazza e lei sa quel che passa.
Madre. Ahi, che le ho fatto io?
Cristbal. Ha paura, eh?
Madre (tremando) Ahi!
Cristbal. Dica: ho paura.
Madre. Hopaura.
Cristbal. Dica: don Cristbal mi ha domata.
Madre. Don Cristbal mi ha domata.
Cristbal. Come domer tua figlia.
Madre. Allora...
Cristbal. Ioti do l'oncia d'oro che cac il moro e tu mi consegni tua figlia Rosita.
E devi essermi riconoscente,
perch ormai non pi al dente.
Madre. Ma se ha solo vent'anni!
Cristbal. Hodetto che non al dente e non lo . Ma ci nonostante una bella ragazza. Dica, dica, dica...
Madre. Che ha due tettine
come due arancine,
e un culino
di formaggino,
e una passeretta...
Cristbal. Ahiiiiiiiiii!
Madre. ... e una passeretta
che le smania e le cinguetta.
Cristbal. Sissignori, mi sposo con donna Rosita perch un boccato da cardinale.
Madre. Vossignoria parla l'italiano?
Cristbal. No, ma in giovent sono stato in Francia e in Italia, al servizio d'un tal don Pantalone. E poi, a lei della mia vita non deve importarle niente. Tremi! Tutto ci che mi sta davanti, ha da tremare, cacchio, ha da tremare!
Madre. Sto gi tremando.
Cristbal. Chiami Rosita.
Madre. Rositaaaaa!
Rosita (entrando) Che vuoi?
Mi voglio maritare
con un giovane torello,
con un coccodrillo,
con un asinello,
con un generale:
per quello che mi servono
ci vanno bene tutti.
Cristbal. Ah, che splendidi prosciutti
che ci ha davanti e di dietro!
Madre. Ti vuoi sposare?
Rosita. Mi voglio sposare.
Madre. Ti vuoi sposare?
Cristbal. Mi voglio sposare.
Madre (piangendo) Ah, non trattarmela male. Figlia mia, figlia mia, che pena! Che pena!
Cristbal. Avvisa il curato.
La madre esce gridando. Cristbal si avvicina a Rosita, e se ne vanno insieme alla chiesa. Suonano le campane.
Poeta. Vedete? La cosa migliore riderci sopra. La luna un'aquila candida. La luna una gallina che cova le uova. La luna, per i poveri, un pane, e per i ricchi un tamburetto di seta bianca. Per n don Cristbal n Rosita vedono la luna. Se il direttore di scena volesse, don Cristbal vedrebbe le ninfe acquatiche e donna Rosita potrebbe riempirsi i capelli di crine al terz'atto, dove la neve cade sugl'innocenti. Ma il padrone del teatro tiene rinchiusi i suoi personaggi in una cassetta di ferro perch li vedano solamente le signore dal seno di seta e il nasino balordo, e i cavalieri barbuti che vanno al circolo e sillabano: Ca-ram-ba. Perch don Cristbal non cos, n donna Rosita...
Direttore. Chi che parla qui in codesto modo?
Poeta. Dicevo che a quest'ora si staranno sposando.
Direttore. Mi usi la cortesia di non mettere becco. Se io avessi dell'immaginazione l'avrei gi scaraventata bocconi sulla strada.
Cristbal. Ahi, Rosita.
Rosita. Cosa c'? Hai bevuto molto?
Cristbal. Mi piacerebbe esser tutto di vino e bermi da me stesso. E che il mio ventre fosse una gran torta, una gran torta di prugne e patate dolci. Cantami qualcosa, Rosita.
Rosita. Va bene. (Canta.) Che vuoi che ti canti? il cancan di Goicoechea o la Marsigliese di Gil Robles1? Oh, Cristbal, ho paura. Che cosa mi farai?
Cristbal. Ti far uuuuuuuuuu.
Rosita. Allora non mi spaventerai.
E a mezzanotte che mi farai?
Cristbal. Ti far aaaaaaaaaa.
Rosita. Non mi spaventerai.
E alle tre del mattino che mi farai?
Cristbal. Ti far iiiiiiiiii.
Rosita. E io ti potr mostrare
come la passeretta si metter a volare.
S'abbracciano.
Cristbal. Ahi, Rosita mia.
Rosita. Hai bevuto molto?
Perch non schiacci un pisolino?
Cristbal. Mi metter a dormire
per far svegliare il mio cardellino.
Rosita. S, s, s, s.
Cristbal russa. Entra Currito e abbraccia Rosita. Si ode un gran rumore di baci.
Cristbal (svegliandosi) Cos', Rosita?
Rosita. Non vedi che gran luna che c'? Che splendooooore! la mia ombra. Ombra, va' via.
Cristbal. Va' via, ombra.
Rosita Oh, la luna, come importuna, vero, Cristbal? Perch non fai un altro sonnellino?
Cristbal. S, mi voglio riposare,
perch la mia uccelliera si possa risvegliare.
Rosita. Gi, gi, gi, gi.
Compare il Poeta e si mette a baciare Rosita. Cristbal torna a svegliarsi.
Cristbal. Cos', Rosita?
Rosita. Come, non vedi? Ah, hai ragione, c' cos poca luce. , ... il tombolo per fare merletti. Senti come risuona ?
Si odono baci.
Cristbal. Mi pare che risuona troppo.
Rosita. Tombolo, va' via. vero, Cristobalino?
Ma tu perch non fai un altro sonnellino?
Cristbal. S, mi voglio addormentare
perch il mio colombino si possa restaurare.
Compare dall'altra parte l'Infermo, e donna Rosita abbraccia e bacia anche lui.
Cristbal. Ma cos' che sento?
Rosita. il tramonto del sole che incomincia.
Cristbal. Uhm! Cos'? Non sei stata tu?
Rosita. Ma no, che ti prende ora? Se sono le rane dello stagno...
Cristbal. Sar, ma questa storia ha messo la barba.
Rosita. Non gridare. Sono i leoni del circo, sono i mariti oltraggiati che urlano nella via.
Madre (dall'interno) Rositaaaaa. C' qui il dottore.
Rosita. Ahi, ahi, il dottore! Ahi, ahi, ahi, il mio pancino!
Madre (affacciandosi) Malcreato, cane! E ora, per castigo, dovrai darci tutto il tuo danaro.
Rosita. S, tutto il tuo danaro. Ahi, ahi, ahi!
Esce con la madre.
Direttore. Cristbal!
Cristbal. Che c'?
Direttore. Scenda subito perch donna Rosita sta male.
Cristbal. Cos'ha?
Direttore. Sta partorendo.
Cristbal. Partorendo?!
Direttore. Ha avuto quattro bambini.
Cristbal. Ah, Rosita, me la pagherai! Malafemmina! Con cento scudi che m' costata!
Dall'interno giungono gli urli di Rosita.
Cristbal. Di chi son figli?
Madre (entrando) Tuoi, tuoi, tuoi.
Cristbal (la percuote) Di chi son figli?
Madre. Tuoi, tuoi, tuoi.
Altro colpo. Dentro si odono gli urli di Rosita in preda alle doglie.
Direttore. Ora sta sfornando il quinto.
Cristbal. Di chi il quinto?
Madre. Tuo.
Colpo.
Tuo, tuo, tuo, tuo. (Muore e resta riversa sulla balaustrino).
Cristbal. Ti ho uccisa, carogna, ti ho uccisa. E ora sapr di chi sono questi figli. (Fa per uscire).
Madre (sollevandosi) Tuoi, tuoi, tuoi, tuoi.
Cristbal la colpisce, poi esce e rientra con donna Rosita.
Cristbal. Prendi, prendi, per... per... per...
Direttore (affacciando il gran lesione nel teatrino) Basta! (Afferra i burattini e li tiene in mano, mostrandoli al pubblico) Signore e signori: i contadini andalusi ascoltano assai spesso commedie di quest'ambiente sotto le grigie rame degli olivi e nell'aria scura delle stalle abbandonate. Tra gli occhi, duri come pugni, delle mule, il cuoio bordato dei finimenti cordovesi e i teneri fasci delle spighe bagnate, esplodono con allegria e affascinante innocenza le parolacce e i vocaboli che ripugnano nelle atmosfere urbane, intorbidate dall'alcool e dai mazzi di carte. Le parolacce acquistano ingenua freschezza se dette da fantocci che mimano l'incanto di questa antichissima farsa rurale. Si empia dunque il teatro di spighe fresche, sotto le quali le male parole diano battaglia al tedio e alla volgarit a cui abbiamo condannato la scena, e oggi, nella "Tarumba"1, in don Cristbal l'andaluso - cugino del galiziano Bulul, cognato della zia Nrica di Cadice, fratello di Monsieur Guignol di Parigi, e zio di don Arlecchino di Bergamo - salutiamo uno dei personaggi attraverso i quali, incontaminata, si eterna l'antica essenza del teatro.
(1931)
1 Goicoechea era il leader dei monarchici, Gil Robles il leader dei popolari.
1 La "Tarumba" era il teatrino ambulante in cui Lorca e i suoi amici, attori improvvisati, rappresentavano un repertorio farsesco.
- Questo copione è stato visto:


