Il testamento di mammà

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ATTO PRIMO

DINO DI GENNARO

IL TESTAMENTO

DI MAMMÀ

COMMEDIA IN DUE ATTI

Ottobre 2017

A Napoli ai giorni nostri.

Ai miei quattro splendidi nipotini.

PERSONAGGI MASCHILI

EGIDIO FESTA: Sulla sessantina; è il più scaltro dei quattro fratelli Festa; fa di tutto per convincere i fratelli ad assecondarlo in un piano al limite della legalità.

UMBERTO FESTA: Sulla sessantina; dei quattro è quello più assennato, anche perché timoroso della reazioni della moglie, ma alla fine si lascia sempre convincere.

ORESTE FESTA: Sulla settantina; è un uomo estremamente pignolo, maniaco della precisione e logorroico, ma anche molto credulone.

SALVATORE PALUMBO: Sull’ottantina; zio dei Festa da parte di madre; è sordo come una campana e fraintende tutto ciò che gli si dice.

LUIGI GALASSO: Sui cinquantacinque; avvocato dei Festa, li asseconda nel loro piano; è l’amante di Giulia, la moglie di Oreste.

ALFREDO SCORZA: Sulla sessantina; amico d’infanzia di Egidio ed Umberto dei quali è succube; è un po’ ingenuo e balbuziente.

ANTON MAKAROV: Sulla sessantina; è un extracomunitario proveniente dall’Ucraina; uomo tranquillo, cerca una donna disposta ad un matrimonio di comodo per acquisire la cittadinanza italiana.

ROCCO LUPO:Trentenne; amico intimo di Patrizia, la figlia di Oreste; cantante e chitarrista di una band di hard rock e studente di architettura, è un tipo molto strano.

TIBERIO BLASI:Sulla Trentina; fidanzato di Paola, la figlia di Egidio; avvocato, studia per un concorso e non è molto interessato al matrimonio.

FILIBERTO TENORE: Sulla sessantina; logopedista e cantante; non perde occasione per cantare; vive in casa di Salvatore, di cui è anche amico.

PERSONAGGI FEMMINILI

CATERINA PARISI: Sulla sessantina; moglie di Egidio, è sempre nervosa perché non accetta la convivenza con le cognate.

SOFIA BARCA: Sulla sessantina; moglie di Umberto; donna tranquilla, si adegua alle situazioni, ma è pronta a litigare per difendere il marito.

GIULIA FARINA: Sulla cinquantina; moglie di Oreste, molto più giovane del marito, che non sopporta; si consola con Luigi.

MARIANNA FESTA: Sulla sessantina; sorella dei Festa; zitella convinta, tirchia ed astiosa, si lascia coinvolgere da Egidio nel suo piano.

PAOLA FESTA: Ventisettenne; figlia di Egidio e Caterina; ginecologa, pronta a difendere i più deboli; cerca di convincere il fidanzato a sposarla.

PATRIZIA FESTA: Diciassettenne; figlia di Oreste e Giulia, è una ragazza emancipata e furba.


ATTO PRIMO

Ingresso living di casa Festa. A sinistra, in seconda quinta, balcone o finestra;verso il fondo, corridoio che porta al salone, al soggiorno ed alla cucina; sul fondo, al centro, la porta di ingresso; a destra, in prima quinta, la porta dello studio, verso il fondo, il corridoio che porta alle camere ed ai bagni. Sulla sinistra un divano e sulla destra tre poltroncine; qualche mobile semplice e qualche pianta; quadri alle pareti. È una domenica mattina di primavera; all’apertura del sipario, sono in scena Umberto,in piedi, che discute con Egidio che è seduto sul divano.

SCENA PRIMA

(Umberto ed Egidio, poi Caterina d.d.)

UMBERTO     No, no e no! Non sono d’accordo!

EGIDIO           Ma perché? Non capisci che potrebbe essere la soluzione definitiva dei nostri problemi?

UMBERTO     Io capisco solo che la tua è un’idea folle e non so nemmeno se è del tutto legale!

EGIDIO           Senti, l’avvocato Galasso viene oggi per approfondire la faccenda, ma mi ha anticipato che, se le cose stanno come gli ho detto io e se non nascono intoppi, non c’è niente di illegale!

UMBERTO     Ed è proprio questo che mi preoccupa: quei “se”!

EGIDIO           Stai tranquillo, andrà tutto bene, non ci saranno intoppi!

UMBERTO     E mettiamo che qualcosa non vada bene, l’avvocato che ha detto?

EGIDIO           Ehm… insomma… ma non ti preoccupare funzionerà!

UMBERTO     Egì, che ha detto?

EGIDIO           Che il notaiopotrebbedenunciarci per truffa!

UMBERTO     (si alza di scatto) E chillo ‘o ffà sicuramente! Caro fratello, non contare su di me! Io nun voglio j’ ‘ngalera!

EGIDIO           Me parchè, qua non stai in galera?

UMBERTO     Ma che c’entra? Vuol dire che ci rassegniamo e continuiamo a vivere come abbiamo fatto fino ad ora!

EGIDIO           (si alza) No, io non mi rassegno; questa convivenza diventa sempre più difficile, mia moglie si lamenta sempre delle cognate,le ragazzehanno età ed interessi diversi e cominciano anche loro a non sopportarsi… io non ce la faccio più!

UMBERTO     Nemmeno io, ma non me la sento di imbarcarmi in questa impresa… e poi bisogna vedere pure se Oreste è d’accordo.

EGIDIO           Oreste è l’ultimo dei problemi, ha sempre fatto quello che facevamo noi; basta che non gli diciamo dei rischi e accetterà, anzi, pignolo e precisino com’è, ci potrà aiutare a non fare errori.

UMBERTO     Non lo so, Egì…

EGIDIO           Ascolta, Umbè, cominciamo a vedere che ha combinato Alfredo, poi parliamo con l’avvocato e così vedremo se è il caso di continuare.

UMBERTO     Ma Alfredo non doveva chiamare stamattina?

EGIDIO           Ha detto che avevaappuntamento alle dieci eper le dieci e mezza al massimo ci avrebbe chiamato…(guarda l’orologio) e mò sono le undici e tutto tace… (squilla il cellulare; risponde) finalmente! Alfré, allora? ... Come? ... Non è Alfredo? Machiparla? Giovanni di cosa?... Grangelo? E che volete? ... ‘O pesce surgelato? Sentite, forse avete sbagliato numero, qua non vendiamo surgelati, …sì, sono io, ma non vi capisco, che volete? … Nooo, mò se venne puro ‘o pesce pe’ telefono? …Ah, pure le verdure ... tutti i surgelati, bravo!Sentite, io non ho bisogno di niente, mi serve solo il telefono libero e se non chiudete entro tre secondi, vi dico io cosa dovete fare con il vostro pesce! (chiude la chiamata) Cose da pazzi!

UMBERTO     Ma chi era?

EGIDIO           Uno che vende surgelati per telefono; nun bastavano ‘e call center… (squilla di nuovo il cellulare; risponde) Allora vulite proprio sapé c’avit’’a fa’ c’’o pesce? … Come? … Alfré sei tu?Finalmente!… Lascia sta’ ‘o pe-pesce, è ‘na cosa mia, allora ch’hê fatto, perché ci hai messo tanto tempo?... aspetta, non ho capito niente, gli hai parlato sì o no?... Calmati, si no ‘ncacagli. …Bene, e quando viene?… Fermati, che non capisco niente… vabbè, lascia stare, i dettagli me li dici mò che vieni. … Come? ... ‘A mammà? ... Ah, la macchina… non papà …non parte? ... ‘ABabbà? ...  Ah, ‘a batteria… vabbè, cerca di farmi capire dove stai e vengo io con i cavi. … Piazza? ... Leone c’‘o llardo?Ma che dici?... Piazza Leonardo! Tra dieci minuti sto là!

UMBERTO     Che è successo?

EGIDIO           Dice che la macchina non parte: ‘a batteria scarica; andiamo a recuperarlo e speriamo bene! (a voce alta) Caterina, io e Umberto andiamo a fare un servizio, torniamo tra una mezz’ora!

CATERINA     (d.d.) Non fate tardi per pranzo!

EGIDIO           Per pranzo? Ma se so’ appena le undici!

CATERINA     (d.d.) Sono le undici e dieci… e poi conosco bene la durata delle vostre mezz’ore!

EGIDIO           Sì, sì, vebbè, non faremo tardi! (esce con Umberto dalla porta sul fondo, sbuffando)

SCENA SECONDA

(Patrizia e Caterina, poi Giulia, quindi Oreste)

PATRIZIA       (entra dal fondo a sinistra con Caterina, che comincia a spolverare)

Te l’ho detto, Zia, è un ragazzo fantastico, (con entusiasmo) pensa che suona la chitarra e canta in un complesso hard rock!

CATERINA     (con ironia) Ah! Bel lavoro! È proprio un buon partito!

PATRIZIA       Non scherzare, Zia? Lui suona per passione, come professione farà l’architetto!

CATERINA     Farà?

PATRIZIA       Sì, Zia, si deve ancora laureare…

CATERINA     Ancora? Ma come, a 24 anni ancora non si è laureato? Patrizia, ascoltami, tu hai 16 anni, devi ancora diplomarti, devi ancora divertirti, fare nuove esperienze, vivere la tua giovinezza… e ti vai a mettere con uno che ha 8 anni più di te e ancora non ha un avvenire?

PATRIZIA       Veramente… non ha 24 anni…

CATERINA     E quanti ne ha?

PATRIZIA       Ehm… trenta!

CATERINA     Tu sei pazza! Ma ti rendi conto che ha quasi il doppio dei tuoi anni?

PATRIZIA       Ma Zia, l’età non conta, quello che conta è che stiamo bene insieme, che abbiamo gli stessi interessi, gli stessi gusti, le stesse passioni… tra noi c’è una vera e propria affinità elettiva!

CATERINA     In che senso?

PATRIZIA       Abbiamo un sacco di cose in comune… per esempio, siamo entrambi ultras del Napoli! Siamo ragazzi della curva B!

CATERINA     (alza le braccia) Ah, allora… no, no, basta non voglio sentire più niente…

PATRIZIA       E dai, Zia, mica ho detto che lo voglio sposare, voglio solo andare in vacanza con lui e gli altri amici… e poi tra dieci giorni compio 17 anni! Dai, ti prego, dillo tu a mamma, cerca di convincerla!

CATERINA     Assolutamente no! Alla tua età io dovevo convincere i miei genitori a farmi andare il sabato sera a ballare a casa di altri ragazzi,  per tornare al massimo alle nove!

PATRIZIA       Zia, ma i tempi sono cambiati… alle nove non è ancora nemmeno cominciata la movida, i ragazzi si ritirano all’alba…

CATERINA     Si ubriacano, si drogano, vanno a sbattere con le macchine e muoiono… sì, sono proprio bei tempi!

PATRIZIA       Ma che c’entra, io e i miei amici non beviamo e non ci droghiamo, siamo ragazzi puliti, ci piace solo stare insieme ad ascoltare musica e ballare; Rocco e i suoi, i nostri, amici, sono musicistiesono ragazzi seri… tu pensi male perché non lo conosci, se lo conoscessi ne rimarresti incantata… dai… ti prego…

CATERINA     Mai, nemmeno se fosse Gabriel Garko… a proposito, almeno è ‘nu bellu guaglione?

PATRIZIA       Beh… bello bello… no, però è un tipo!

CATERINA     Uh mamma mia! È pure brutto? No, io a tua madre l’aggia convincere a te ricoverà ‘int’ a ‘na clinica psichiatrica, altro che vacanza con gli amici!

PATRIZIA       Mò sei ingiusta! Io non sono pazza… e poi vorrei sapere che c’è di male in quello che voglio fare!

GIULIA            (entra dallaporta sul fondo) E che cosa vorresti fare? Sentiamo!

PATRIZIA       (con imbarazzo) Mamma…  già sei tornata? È finita presto la messa?

GIULIA            Non cambiare discorso, ti ho fatto una domanda!

CATERINA     No, niente, Giulia, Patrizia deve fare un tema su un libro di cui ha sentito parlare e che leggerebbe volentieri e lei ha scelto un libro di Goethe: “Le affinità elettive”!

GIULIA            Ma sei pazza? “Le affinità elettive”?...  quello è un mattone! Non è meglio “Cinquanta sfumature di grigio”?

CATERINA     (tra sé) Chesta è cchiù pazza d’‘a figlia!

PATRIZIA       Va bene, ho capito: voi vecchi non capirete mai noi giovani… siete ottusi! (via dalfondo a destra)

GIULIA            Ma che ho detto di male?

CATERINA     Niente, sta nervosa per il tema… ma Orestenon è venuto a messa con te?

GIULIA            No, ha detto che va a quella delle 11 e mezza perché non gli piace la messa dei bambini… mamma mia è quanto è pesante!

ORESTE         (entra dal fondo a destra) Chi è pesante?

GIULIA            (a Caterina) Chi è pesante?

CATERINA     (a Oreste) Chi è pesante?

ORESTE         Giulia ha detto “mamma mia quanto è pesante” ed io ho chiesto: chi è pesante?

GIULIA            Ah, sì…ehm… il Parroco!

ORESTE         Il Parroco è pesante?

GIULIA            Eh, è pesante: oggi ha detto lui la messa dei bambini e ha fatto una predica che non finiva mai…

ORESTE         Vedi che faccio bene io ad andare alle 11 e mezza alla messa di don Gabriele?(guarda l’orologio) Vabbè, mò vado, se no faccio tardi; lo sai che non mi piace arrivare in ritardo! (a Caterina) Sì, perché io non faccio mai tardi! Sono il re della puntualità! Se, per esempio, ho un appuntamento alle 10, alle 9,45 sto là…

CATERINA     E così aspetti un quarto d’ora…

ORESTE         Eh, a volte pure mezz’ora e più, perché nessuno è puntuale… ma io no, io mi anticipo sempre, perché penso che potrebbe capitare un imprevisto e potrei fare tardi;io non potrei sopportare di non essere puntuale, sarebbe contro i miei principi…

GIULIA            E mò te ne vuoi andare, se no veramente fai tardi?

ORESTE         Eh, sto andando! Stavo solo spiegando perché amo essere puntuale e, quando spiego, io sono preciso,(a Caterina) sì, perché a me piace essere sempre preciso; come sono preciso negli appuntamenti, così sono preciso quando parlo, perché mi piace farmi capire e…

GIULIA            (interrompendo Oreste) Te ne vuo’ j’ o no?

ORESTE         Si, si, vado, vado… (andando verso il fondo) Con te non si può mai dire una parola, mamma mia e quanto sei pesante! (via dalla porta sul fondo)

CATERINA     (categorica) È pesante!

GIULIA            E tuo marito?

CATERINA     Vuo’ sapé si è pesante?

GIULIA            No, volevo sapere dove sta…

CATERINA     Non lo so, poco fa è uscito insieme a Umberto, ha detto che tornano tra mezz’ora…

GIULIA            Meglio così, almeno stiamo un poco tranquille…(siede sul divano)

SCENA TERZA

(Sofia e dette, poi Paola)

SOFIA             (entra dalfondo a destra)Perché stiamo un poco tranquille?

CATERINA     Perché i nostri mariti sono usciti!

SOFIA             Ah! E dove sono andati?

GIULIA            (sfogliando una rivista) Oreste è andato a messa.

CATERINA     Umberto ed Egidio sono usciti, per una mezz’ora hanno detto.

SOFIA             Io vorrei sapere che vanno facendo quei due! Da un po’ di tempo li vedo sempre confabulare; chissà che stanno combinando! Tuo marito ha sempre strane idee e quel fesso di Umberto si fa sempre convincere. Speriamo che non fanno qualche guaio!

CATERINA     Ah, oraè Egidio che ha strane idee? E a chi venne l’idea di comprare cento “gratta e vinci” da due euro, perché era sicuro al cento per cento di vincere almeno mille euro?

SOFIA             A Umberto…

CATERINA     E vinsero ben 59 euro! Ne uscirono tre con cinque euro e 22 con due euro di vincita!

SOFIA             Però non fu colpa sua, perché il tabaccaio che li vendeva gli aveva assicurato che in ogni pacco da mille biglietti era garantita la presenza di almeno mille euro di vincite e, poiché lui ne aveva venduti dal pacco quasi novecento ed erano uscite vincite per ottanta euro, sicuramente nei rimanenti ci stava una bella cifra!

CATERINA     Solo che lui ed Egidio ne presero solo cento e uno di quelli che non presero vinse mille euro.

SOFIA             Sì, ma fu tuo marito a non voler spendere troppo!

CATERINA     E certo, perché è più assennato di tuo marito!

SOFIA             A, sì?E l’idea di allevare galline ovaiole in giardino a chi venne?

CATERINA     A mio marito; ma quella poteva essere una buona idea per arrotondare…

SOFIA             Sì, peccato che 50 galline, in sei mesi, non abbiano prodotto nemmeno un uovo: come lo cacciavano, se lo mangiavano! Arrotondare… con le galline che non sapevano “ovalizzare”!

GIULIA            Stiamo mangiando pollo da tre mesi e il congelatore ne è ancora pieno.

SOFIA             Io c’‘effacesse mangià tutti all’intelligentone!

CATERINA     Gué, scupettina, mò vulisse dicere  ca ‘o scemo è Egidio?

SOFIA             Scupettina a chi? ‘Mpechera!

CATERINA     ‘Mpechera a me? (si avventa su Sofia) Mò te scippo tutt’‘e capille ‘a capa!

SOFIA             (blocca la mano di Caterina che voleva tirarle i capelli) Eh, a te! A chi scippe ‘e capille ‘a capa? Mò te ceco ‘nuoccio!

GIULIA            (le divide urlando) Gué, ‘a vulite fernì, tutt’‘e ddoie? Basta! (le due si calmano) Ma insomma, che litigate a fare, lo sappiamo benissimo che i nostri mariti so’ uno peggio ‘ell’ato!

CATERINA     Il problema non sono i mariti… la verità è che non ce la faccio più a sopportare questa convivenza!

SOFIA             E nemmeno io!

GIULIA            Benvenute nel club! Basta mò, calmiamoci un poco, non roviniamoci la domenica… fate pace, su, cerchiamo almeno di mangiare in santa pace.

SOFIA             A proposito, chi doveva cucinare oggi?

CATERINA e

GIULIA            (a Sofia) Tu!

SOFIA             Ma io ho cucinato domenica scorsa!

GIULIA            No, domenica scorsa ho cucinato io, feci le pappardelle.

CATERINA     Ed io ho cucinato giovedì che era festa.

SOFIA             Ah! E mò come facciamo?...Che dite, faccio due tagliolini in brodo di pollo e cosce di pollo al forno?

GIULIA            Per carità!

CATERINA     Lascia stare, vedendo che non ti eri nemmeno avvicinata alla cucina, ci ho pensato io!

GIULIA            Meno male, se no chi la sentiva la tribù!

SOFIA             Egidio si doveva stare solo zitto e strafocarsi il pollo!

PAOLA            (entra sbadigliando dalfondo a destra) Buongiorno, perché urlavate? Mi sono persa qualcosa?

CATERINA     No, niente, discutevamo su chi dovesse preparare il pranzo di oggi… hai fatto colazione?

PAOLA            Mamma, io mi sono appena svegliata, stanotte sono tornata alle due dall’ospedale.

CATERINA     Sì ti ho sentita; ma non dovevi finire alle otto?

PAOLA            Infatti, ma proprio alle otto, mentre stavo per smontare, è arrivata una paziente in travaglio con le acque rotte, l’ostetrica di turno non era ancora arrivata e sono restata io; alle dieci ha finalmente partorito una bambina…

CATERINA     E come mai hai fatto le due?

PAOLA            Era una paziente che non conoscevo, mentre tagliavo il cordone ombelicale, le ho detto “Brava, Signora, abbiamo finito presto presto!”, e lei mi ha risposto: “No, dottoressa, abbiamo appena cominciato, ce ne sono altri due!”

SOFIA             Che bello, tre gemelline!        

PAOLA            No, due femmine e un maschio! Ed è stato proprio il maschio che mi ha fatto perdere più tempo, perché non stava in posizione… ho dovuto pure dare sei punti alla madre!

GIULIA            E quelli sono sempre i maschi che rompono le scatole!

CATERINA     Puoi dirlo forte!

PAOLA            Ora stanno nell’incubatrice perché sono piccolini, ma quanto sono belli!

SOFIA             Io adoro i bambini, peccato che non ne ho potuto avere… ma forse è meglio così,(acida) in questa casa ci sta già un sacco di gente.

CATERINA     Per questo dobbiamo ringraziare la buonanima della nostra amata suocera, pace all’anima sua!

GIULIA            Pace? Io spero che stia all’inferno!

SOFIA             Vabbè, all’inferno poi… magari in purgatorio.

PAOLA            Povera nonna, dai… e poi non si parla mai male dei morti.

CATERINA     Ma io non parlo male dei morti, io dico solo che quando la buonanima della povera-nonna-pace-all’anima-sua, non era ancora anima e quindi non era morta, non era nemmeno tanto buona, anzi, era proprio una stronza!

PAOLA            Mamma!

GIULIA            Paolè, quanno ce vò, ce vò!

PAOLA            Ma possibile che in questa casa si parli sempre delle stesse cose? Basta,questi discorsi non li voglio più sentire… vado a fare colazione! (via dalfondo a sinistra)

CATERINA     (le urla dietro) Ti ho preparato la spremuta d’arancia, sta nel frigorifero!

SOFIA             Però ha ragione Paola, parlare così di donna Rachele, mi sembra un po’ esagerato… è vero che teneva un carattere… particolare…

GIULIA            Di’ pure schifoso…

SOFIA             Vabbè, neanche a me era molto simpatica, però ci ha lasciato questa casa enorme:l’intero piano terra di un villino al Vomero con un giardino grandissimo, che chi sa quanto vale…

CATERINA     Sofì, ma tu overamente faie? Ma ti sei scordata le clausole del testamento?

SOFIA             Vabbè, quella in fondo lo ha fatto per farci stare uniti…

GIULIA            Uniti? Prigionieri vorrai dire!

CATERINA     Condannati a quindici anni senza appello!

GIULIA            E ne sono passati appena cinque!

CATERINA     Cinque anni e un giorno proprio oggi!

SOFIA             Io mi sono adeguata…

CATERINA     No, tu ti sei rassegnata!

SOFIA             E che dovevo fare, continuare a piangermi addosso come voi due? Io mi prendo la vita così come viene…

GIULIA            Vabbè, lasciamo stare, è inutile parlarne, si no accumminciate ‘n’ata vota…

CATERINA     Sì, è meglio… io vado in cucina a finire di preparare da mangiare.(via dalfondo a sinistra)

SOFIA             Iodevo ancora fare la camera e pulire il bagno.

GIULIA            Andiamo va’, ti do una mano… poi vado a vedere che ha passato mia figlia. (via con Sofiadalfondo a destra; dopo qualche secondo si sente bussare)

SCENA QUARTA

(Patrizia e Rocco, poi Umberto, Egidio ed Alfredo, quindi, Giulia, poi Sofia)

PATRIZIA       (dopo la seconda bussata, entra dalfondo a destra e va ad aprire)Hai fatto presto a venire!

ROCCO          (entra dallaporta sul fondo) E tu mi hai fatto preoccupare; mi hai scritto su whatsapp “vieni a casa mia, devo parlarti” e quando ti ho chiesto perché, non mi hai più risposto.

PATRIZIA       Subito dopo che ti ho inviato il messaggio, è morto il cellulare e non sono riuscita ancora a trovare il caricabatteria.

ROCCO          Allora, mi vuoi dire che è successo di così grave da farmi venire a casa tua dove non ero mai venuto prima? (si guarda intorno, poi, allusivo) Mica sei sola?

PATRIZIA       Rocco, ma che vai pensando, sei pazzo?

ROCCO          (canzonatorio) Sì, sono pazzo di te!

PATRIZIA       Non fare il cretino!

ROCCO          (serio) Scusami; allora, di che si tratta?

PATRIZIA       Delle vacanze: credo proprio che non se ne farà niente.

ROCCO          Ma come, abbiamo già prenotato la casa a Diamante, siamo tutti d’accordo, e poi avevi detto che non ci sarebbero stati problemi.

PATRIZIA       Lo so, ho sbagliato, ma ero certa che zia Caterina mi avrebbe aiutata a convincere i miei e invece mi ha risposto peggio di mia madre.

ROCCO          Ma insomma, in pieno 2018 una ragazza non può andare in vacanza con gli amici?

PATRIZIA       E vallo a dire ai vecchi! Manco se avessi detto che volevo andare a convivere con te!

ROCCO          Magari!

PATRIZIA       Tu hai sempre voglia di scherzare. Comunque, ti ho fatto venire perché voglio presentarti ai miei; può darsi che conoscendoti, vedendo che sei un bravo ragazzo, si convincano a farmi venire.

ROCCO          Ma così, senza preavviso… se avessi saputo mi sarei reso più presentabile… avrei potuto travestirmi, che so, da bamboccio-bravo-ragazzo con giacca e cravatta, così i tuoi si sarebbero innamorati di me e mi avrebbero concesso la loro benedizione!

PATRIZIA       Perché, tu tieni giacca e cravatta?

ROCCO          Io? Ma si pazza? Me ne mettevo una di mio padre.

PATRIZIA       Lascia stare, stai bene così! Ora chiamo mia madre, (gli mostra una pendrive) le dico che mi hai portato l’ebook da leggere per il tema e così ti presento.

ROCCO          Ch’è ‘sta storia dell’e-book? Se mi chiede che libro è, che dico?

PATRIZIA       Le affinità elettive di Goethe.

ROCCO          (ride) Tu che leggi Le affinità elettive?Questa è proprio da raccontare!

PATRIZIA       Aspettaqui, vado a chiamare mamma.

ROCCO          E che fai, mi lasci solo qua? Se viene qualcuno che gli dico?

PATRIZIA       Sta’ tranquillo torno subito! (via dalfondo a destra)

UMBERTO     (entradallaporta sul fondo con Egidio ed Alfredo) Egì, io continuo a non essere d’accordo, ‘sta cosa non mi convince!

EGIDIO           Ah, ma si tuosto, ti ho detto che…(vede Rocco) buongiorno…

ROCCO          Buongiorno…

UMBERTO     Scusate, ma voi chi siete?

ROCCO          No, scusate voi; mi chiamo Rocco Lupo e sono un amico di Patrizia… le ho portato un e-book e lei è andata a chiamare la madre perché mi voleva presentare…

UMBERTO     Ah, noi siamo gli zii di Patrizia, io sono zio Umberto e lui è zio Egidio. Piacere… (strette di mano)

EGIDIO           Piacere…

ALFREDO      Io invece non sono lo zi-zio, sono un amico di fafà di fafà-miglia…

UMBERTO     Sì, lui è Alfredo, ma è di passaggio…

PATRIZIA       (entra con Giulia dalfondo a destra, non vede Alfredo che copre Rocco) Mamma, questo è Rocco!

GIULIA            A me, me pare Alfredo!

ROCCO          (porge la mano a Giulia) Piacere, Signora, sono Rocco Lupo.

GIULIA            (gli stringe la mano, osservandolo preoccupata) Lupo… Lupo?

ROCCO          Lupo…

SOFIA             (entra dal fondo a destra agitata) Gué, ho sentito che parlate di un lupo, mica c’è pericolo? A me ‘e lupe m’hanno fatto sempe paura, addò sta?

EGIDIO           Sofì, ‘o lupo ‘ncopp’ ‘o Vommero?..

GIULIA            Sta qua!

SOFIA             Ma che stai dicenno?

ROCCO          (a Sofia, infastidito) Signo’ non abbiate paura song’ io ‘o Lupo!

SOFIA             (confusa) Ma che sta succedendo?

PATRIZIA       Zia Sofia, lui si chiama Rocco Lupo…

SOFIA             (guarda Rocco con imbarazzo) Ah… effettivamente…

PATRIZIA       (con imbarazzo) Rocco, lei è mia zia Sofia…

ROCCO          (porge la mano a Sofia) Piacere…

SOFIA             (gli stringe la mano titubante) Piacere…

PATRIZIA       Mamma, Rocco è l’amico di cui ti parlavo…  sai è il cantante chitarrista degli “Allucinati”; dovresti sentirlo: ha una voce fantastica e con la chitarra è un grande, fa certe svisate favolose… (vedendo l’espressione attonita di Giulia) e poi studia architettura!

ALFREDO      Sa’ che belli pa-palazze che farrà!

GIULIA            (riavendosi, a Patrizia e Rocco) Ragazzi, andiamo di là, penso che gli zii e Alfredo preferiscano stare soli.

PATRIZIA       (guardando Alfredo con astio) Sì, è meglio che non li disturbiamo!

ROCCO          Con permesso… (via dal fondo a sinistra con Giulia, Sofia e Patrizia)

ALFREDO      Gué, chillo ove-vero me pa-pare nu lupo!

UMBERTO     Gli allucinati! Ma dove li va a pescare gli amici nostra nipote non lo so!

ALFREDO      Ma che so’ st’ ibrucche che ha p-purtato a P-patrizia?

EGIDIO           Cretino, e-book… è inglese, significa libro elettronico e si legge sul kindle o su un tablet.

ALFREDO      Arò se l-legge?

UMBERTO     Alfré lascia sta’, si no facimmo notte!

EGIDIO           Allora, Alfré, parlaci di questo tipo, però con calma, lentamente, si no ‘ncacaglie.

ALFREDO      (scandisce per non balbettare) Si chia-ma Antonio ‘o mac-carone e viene dall’U-craina…

UMBERTO     Viene dall’Ucraina e tiene un nome napoletano?

EGIDIO           Ma sei sicuro?

ALFREDO      E io che ne s-saccio? Accussì ‘o chia-chiammeno…

UMBERTO     Vabbè, continua.

ALFREDO      St-a in Italia da qua-quasi qua-quattro anni e mò gli scade il pepe… il permesso di so-ggiorno. Allora sta cercando una dodò… una do-donna che se lo sssposa per avere la ci… la ci-ttadinanza ita-taliana.

UMBERTO     (scatta) No, non è possibile andare avanti così! (a Egidio) ma non potevi rivolgerti a qualcun altro? (ad Alfredo) Scusa, Alfredo, lo so che non è colpa tua, ma io già non sono convinto, tu, per dire una cosa, ci metti mezz’ora…  (si calma) ma non ci sta un sistema per farti essere più chiaro?

EGIDIO           Aspè’… (ha un’idea) Alfré, ma tu canti mai?

ALFREDO      Qua-qualche volta, p-perché?

EGIDIO           E quando canti, balbetti?

ALFREDO      Me pa-pare che no…

UMBERTO     Non vorrai farlo parlare cantando?

EGIDIO           E perché no, se funziona…

UMBERTO     E facciamo questo “musical”!

ALFREDO      No… io me-metto ssscuorno!

EGIDIO           Ma dai, siamo fra di noi…

ALFREDO      E po, ‘ncopp’ a qua-quale ca-canzone?

EGIDIO           Una qualunque, dai…

ALFREDO      (tentenna) No… nun me piace…

UMBERTO     (spazientito) Vuo’ canta’ o no?

ALFREDO      (tentenna) Ma io…

UMBERTO     (urla) Canta!

SCENA QUINTA

(Filiberto e detti)

FILIBERTO     (dal piano di sopra, canta a squarciagola)“Munasterio ‘e Santa Chiara, tengo ‘o core scuro scuro…”

ALFREDO      (insieme a Filiberto) “Ma pecché, pecché ogne sera, penzo a Napule comm’era, penzo a Napule comm’è…”

UMBERTO     (urla) Basta! (si affaccia alla finestra; a voce alta) Don Filiberto, ma vi sembra questo il modo di cantare?

FILIBERTO     (a voce alta d.d.) Perché,forse è troppo alta la tonalità? Volete che la faccia mezzo tono sotto?

UMBERTO     Chisto è ‘nu manicomio! (a voce alta) Don Filiberto, qua’ mezzo tono?Voi non dovete proprio cantare! Qui abbiamo da fare!

FILIBERTO     (c.s.) Ma scusate, io sto a casa mia e mi devo esercitare… e poi voi avete detto “canta!” ed io ho cantato!

EGIDIO           (alla finestra a voce alta) Scusate, don Filiberto, c’è stato un equivoco, mio fratello non diceva a voi, ma a un’altra persona!

FILIBERTO     (c.s.) Ah, allora io non posso cantare in casa mia e voi potete far cantare gli altri in casa vostra? E no, caro amico! (canta) “Funtanella ‘e Capemonte, chistu core me se schianta, quanno sente ‘e di’ d’‘a gente…”

UMBERTO     (urla) Don Filiberto, per favore…

EGIDIO           (a voce alta) Forse avete frainteso, non è come pensate voi!

FILIBERTO     (c.s.) Ah, no! Questa faccenda va chiarita una volta per tutte! Ora scendo!

UMBERTO     No, io non ce la faccio più! Non bastava il “cacaglio”, ci volevapure il cantante! (suonano alla porta)

EGIDIO           (va ad aprire) Accomodatevi don Filiberto.

FILIBERTO     (entra impettito dallaporta sul fondo) Signori! Mi pare sia giunto il momento di mettere in chiaro certe cose. Voi sapete che io sono un musicista… un cantante, per cui, come ogni musicista, ho l’obbligo di esercitarmi con lo strumento; il mio strumento è la voce e se non la esercito può tradirmi in ogni momento!

UMBERTO     Don Filibè, lo sappiamo, lo abbiamo capito; non so quante volte ce l’avete detto; però anche voi dovete capire che noi abbiamo il diritto di stare tranquilli!

FILIBERTO     Certamente! Me ne rendo conto e cerco sempre di disturbare il meno possibile, ma non è giusto che poi voi facciate cantare un'altra persona!Appena vostro zio Salvatore torna dalla messa, gli intimerò di prendere i provvedimenti del caso; io gli pago un affitto salato per avere i miei spazi e la mia libertà!

EGIDIO           Don Filiberto, per favore, lasciate che vi spieghi!

FILIBERTO     Va bene, spiegate!Ma sappiate che non amo essere preso in giro!

EGIDIO           Non mi permettereimai! Allora: il qui presente signor Alfredo, ha un piccolo difetto di pronuncia…

ALFREDO      (con orgoglio) Sono caca-caglio!

EGIDIO           Appunto, soffre di balbuzie; poiché deve spiegarci una cosa molto importante, avevo pensato che magari, cantando, potesse evitare di balbettare.

UMBERTO     E poiché non si decideva a cominciare, io gli ho gridato di cantare!

FILIBERTO     Ah! Ora ho capisco! Allora devo porgervi le mie scuse… comunque, cantare è un ottimo sistema per evitare di balbettare, ma poco pratico; c’è di meglio!(ad Alfredo) Amico mio, voi siete fortunato!

UMBERTO     E meno male!

FILIBERTO     E sì, perché io, prima di essere cantante, sono logopedista e se il signor Alfredo vuole, posso dargli dei buoni consigli per cercare di guarire dalla balbuzie… (ad Alfredo) per esempio, voi dovreste imparare a modulare la respirazione, così da tenere occupato l’emisfero destro del cervello in modo che la formazione del parlato avvenga nell’emisfero sinistro, come avviene per il canto.

EGIDIO           (lo interrompe) Don Filibè, scusate, ma veramente noi avremmo un problema urgente da risolvere… magari l’amico Alfredo può pigliare un appuntamento con voiinun altro momento…

FILIBERTO     Quando volete, sono a vostra disposizione!

UMBERTO     Don Filiberto, per i vostri esercizi vocali, poi ci mettiamo d’accordo per gli orari… magari ne parliamo insieme a zio Salvatore, va bene?

FILIBERTO     Molto bene! Vi lascio alle vostre urgenze! (ad Alfredo) Vi aspetto! (mentre via dallaporta sul fondo) Signori, scusate l’intrusione!

ALFREDO      Non ho ca-capito, ch’ha ditto d’‘a respira-zione, ch’aggi’‘a fa cu’ ‘e sfere?

UMBERTO     Alfré, te lo spiego dopo; quello che devi fare ora,è farci capire se questo Maccarone fa al caso nostro… dai canta!

ALFREDO      Aggi’‘a canta’?

EGIDIO ed

UMBERTO     Sì!

ALFREDO      (sul motivo di “Munasterio ‘e Santa Chiara”) “Donn’Antonio ‘o maccarone, sta cercanno ‘na mugliera; ca si no tra quacche mese, quanno lle scade ‘o permesso, all’Ucraina hadda turnà! Si se sposa cu’ Marianna, lle dà cinchemila euro; e po’ doppo sette mise fa ‘a domanda o’ ministero e dduj’anne hadd’‘aspettà!”

UMBERTO     (cantando) “No nunn’è overo…” (riavendosi) Non è vero,non è proprio così; è vero che dopo sei mesi dal matrimonio può richiedere la cittadinanza italiana, però deve convivere almeno altri due anni prima che il ministero esamini la pratica; e poi chi sa quanto altro tempo se ne passa… queste sono cose lunghe, se dobbiamo aspettare ancora tanto tempo, non ne vale la pena… e poi chi ti dice che Marianna sia disposta a convivere tanto tempo con uno sconosciuto!

EGIDIO           Stai calmo che ti spiego tutto! Tanto per cominciare, guardiamo bene quali sono i termini del testamento. (va a prendere un fascicolo da una cartella che sta su un mobile e legge)“Io sottoscritta Rachele Palumbo vedova Festa… eccetera eccetera…” (scorre il foglio) Ecco qua: “Lascio alla mia fidata governate, Assunta Cecere, l’appartamentino di via Palizzi,19”…

UMBERTO     Appartamentino! Tre stanze, cucina e bagno, a chella ‘mpechera ‘e donn’Assunta, m’‘o chiamma appartamentino!

EGIDIO           (continuando) “Lascio alla parrocchia di San Gennaro la somma di diecimila euro,affinché ogni anno venga celebrata una messa in mio suffragio nei giorni della mia nascita e della mia morte”…

UMBERTO     Seh! Se penza c’abbastano ‘e messe pe’ nun ghi’ all’inferno!

EGIDIO           (lo guarda torvo e continua)“Alla pensione ‘Gatto Silvestro’la somma di cinquemila euro per il ricovero dei miei sette gatti fino alla loro morte.”

UMBERTO     Carogna! Pure ‘e ggatte erano cchiù importante d’‘e figle!

EGIDIO           (indispettito) E te staie ‘nu poco zitto? (prosegue) “A mia figlia MariannaFesta lascio un vitalizio di mille e cinquecento euro al mese”...

UMBERTO     Voglio sape’ che se ne fa ‘na zetella ‘e mille e cinquecento euro o’ mese!

EGIDIO           All’! Ecco qua quello che ci interessa: “Lascio la parte di mia proprietà del villino “Rachele”, composta dall’intero piano terracon garageegiardino, ai miei figli Egidio, Oreste ed UmbertoFesta, alle seguenti condizioni: dovranno abitarla con le rispettive famiglie, senza effettuare alcuna divisione, per anni quindici, qualora anche uno solo di loro dovesse lasciarla prima di tale termine, la proprietà passerà a mia figlia Marianna,solo se ancora nubile, col divieto di vendita per anni 20;in caso contrario, la proprietàverrà messa in vendita dal Notaio Pallotta, che divideràil ricavato della vendita, nella misura del sessanta per cento, al convento delle Ossoline…

UMBERTO     Orsoline, no ossoline, maledette a loro!

EGIDIO           Ccà sta scritto accussì… andiamo avanti… e del 10 per cento ad ognuno dei miei quattro figli. Tutto il resto dei miei beni mobili ed immobili verrà donato alla Caritas.”

UMBERTO     E così ci ha incastrati! Sono cinque anni che siamo costretti a convivere, senza neppure poter dividere l’appartamento!

ALFREDO      E va b-buono, so b-belle ‘e fami-glie nu-merose!

EGIDIO           Mò te ceco ‘n’uocchio!

UMBERTO     Sì, ma ancora non capisco dove vuoi arrivare.

EGIDIO           Umbè, la casa vale almeno 4 milioni di euro, toltala partedelle stramaledette Orsoline, restano un milione e seicentomila euro che, diviso 4, fanno quattrocentomila euro a testa. Dopo che Marianna si sarà sposata, facciamo passare un mesetto ed uno di noi lascia la casa con la sua famiglia…

UMBERTO     (interrompe Egidio) E dove andrebbe ad abitare? E poi come si deciderebbe chi di noi tre dovrebbe andarsene? Facciamo l’estrazione?

ALFREDO      Noò! Ch-illo Egi-gidio ha gi-à de-ciso!

EGIDIO           (guardando torvo Alfredo) Deciso, mò… avrei una mezza idea…

UMBERTO     Che sarebbe?

EGIDIO           Prima di tutto, ho già trovato la collocazione provvisoria…

ALFREDO      (con orgoglio) A caca… a… ca-sa mia!

UMBERTO     A casa soia?        

EGIDIO           Alfredo vive da solo e tiene due stanze e un bagno che non usa…

UMBERTO     Due stanze e un bagno? Una famiglia in due stanze e un bagno? Tu sei pazzo… e quale sarebbe poi questa famiglia che si dovrebbe immolare?

EGIDIO           Umbe’, proprio per la scarsità di spazio, io avrei pensato che si dovrebbe sacrificare la famiglia (fra i denti) meno numerosa…

UMBERTO     La famiglia cosa?

EGIDIO           La famiglia meno numerosa!

UMBERTO     (scatta) Cioè ‘a mia! Tu tiene ‘e ppigne ‘ncapa! Alfre’, senza offesa… io a mia moglie, a casa del cacaglio, non ce la porto! Non se ne parla proprio… io se solo accenno ‘na cosa ‘e chesta a Sofia, chella m’accide!

EGIDIO           Eh… non dire sciocchezze!Calmati e ascoltami; con Sofia parlo io e vedrai che la convinco, anche perché sarebbe un sacrificio di pochi mesi. Appena avrete lasciato la casa, Marianna andrà dal notaio Pallotta per pretendere la proprietà, lui scopriràche non è più nubile e a questo punto dovrà avviare l’esecuzione del testamento… Umbè, tra cinque o sei mesi avrai almeno quattrocentomila euro!

ALFREDO      E a m-me ch’aggio pro-curato ‘o mama-rito, me date mimi-lle euro per cia-cia-ciascuno!

UMBERTO     Pure? E Marianna lo sa tutto questo?

EGIDIO           Non del tutto, le ho accennato del piano per sommi capi ed è interessata.

UMBERTO     Li conosco i tuoi “sommi capi”! Ti farò vedere come sarà interessata dopo che avrà saputo il tutto!

EGIDIO           E poi vedrai, quando viene, se non ho ragione. (suonano alla porta) E chi sarà? Marianna ha detto nel pomeriggio; Alfrè, ma quando ha detto che veniva l’amico tuo?

ALFREDO      Ha dit-to cchiù t-tarde… io che ne sa-ccio?

SCENA SESTA

(Marianna, Luigi e detti, poi Giulia)

EGIDIO           (va ad aprire) Che bella sorpresa! Entrate… prego, avvocato (Marianna e Luigi entranodalla porta sul fondo). Accomodatevi! (siedono) Questo è il mio amico Alfredo, possiamo parlare liberamente.

ALFREDO      Io so-sono fi-fidato!

MARIANNA    Egidio, veniamo al sodo. Dopo che tu mi hai fatto la tua proposta, l’unica cosa che mi era chiara, è che sicuramente si tratta di un imbroglio; così ho chiesto all’avvocato Galasso di accompagnarmi;lui mi ha detto che già gli avevi parlato tu ma, per correttezza, preferiva che ne parlassimo tutti insieme. Sentiamo allora, di che si tratta?

GIULIA            (entra dalfondo a sinistra) Egidio, scusa sai per caso… (vede Luigi e si blocca sbalordita, poi, impacciata) Oh, scusate… non sapevo che aveste visite… ciao, Marianna…

EGIDIO           Non importa, (presenta) l’avvocato Luigi Galasso… mia cognata Giulia.

LUIGI               (anche lui molto impacciato) Piacere…

EGIDIO           Giulia, dimmi.

GIULIA            No, niente di importante, ne parliamo dopo… permettete. (via dalfondo a sinistra)

EGIDIO           Mah! Avvocato, potete spiegare voi la mia idea a mia sorella?

LUIGI               (confuso) Io… veramente… non…

EGIDIO           Avvoca’, ne abbiamo parlato tanto…

LUIGI               Sì, scusate, ho avuto un capogiro…

UMBERTO     Volete un bicchiere d’acqua, qualcosa…

LUIGI               No, no, è passato… sto meglio…allora, signorinaFesta, voi conoscete bene quali siano state le ultime volontà di vostra madre, per cui non vedo la necessità di dilungarmi nell’esposizione dettagliata delle stesse…

MARIANNA    Avvoca’, per favore, stringete e non parlate difficile.

LUIGI               Signorina, vi ricordate il testamento?

MARIANNA    E chi s’‘o po’ scurda’?

LUIGI               Allora sapete bene che se uno solo dei vostri fratelli lascia questa casa…

MARIANNA    Lo so, passa a me, ma non la posso vendere per vent’anni e quindi non so che farmene…

LUIGI               Infatti! Se però voi foste sposata, le cose cambierebbero!

MARIANNA    Si, ma io non sono sposata, che ne parlammo a ffa’? Avvoca’, venite al sodo!

EGIDIO           Avvoca’, spiegatele la mia idea.

LUIGI               Signorina, prima di spiegarvela, ho il dovere di dirvi che si tratta di una cosa al limite della legalità…

MARIANNA    (si alza di scatto) Vabbè, abbiamo scherzato, statevi bene!

EGIDIO           Aspetta! Non avere fretta, senti almeno di che si tratta e poi decidi.

MARIANNA    Egi’ io ‘a notte voglio durmi’!

UMBERTO     È quello che gli ho detto pure io, ma è fissato…

EGIDIO           Ma insomma, ti costa tanto almeno sentire di che si tratta?

MARIANNA    Sì, perché già so che non mi interessa!

EGIDIO           E ti potrebbero interessare quattrocentomila euro?

MARIANNA    (tentenna) Quattrocentomila… euro… vabbè, sentiamo… però sbrighiamoci perché ho da fare!

LUIGI               L’idea di vostro fratello è semplice: se voi foste sposata al momento in cui uno di loro lasciasse la casa, questa andrebbe in vendita e il ricavato…

MARIANNA    Lo so, andrebbe alle Orsoline… allora?

LUIGI               Certamente, ma solo il sessanta per cento, il resto andrebbe a voi ed ai vostri fratelli…

EGIDIO           E facendo un po’ di conti, sarebbero non meno di quattrocentomila euro a testa!

MARIANNA    Sì, ma ti sei scordato che io non sono sposata!

EGIDIO           E se lo fossi?

MARIANNA    Aspe’, mò vado al supermercato e m’accatto ‘nu marito…

EGIDIO           Non al supermercato…

LUIGI               È qui che la faccenda si fa scabrosa…

UMBERTO     Cioè, illegale!

LUIGI               Non proprio… a rischio di diventarlo, direi.

MARIANNA    Fatevi capire, avvocato…

LUIGI               Come certo saprete, in Italia ci sono moltissimi extracomunitari che,per diventare cittadini italiani pagano anche grosse somme a chi è disposto a sposarli…

MARIANNA    Aspettate… è inutile che andate avanti: per carità, io non sono razzista, però per tutta la vita non mi sono voluta sposare, ho rifiutato un sacco di uomini, tutti bianchi, e mò m’avess’ ‘a spusà cu’ ‘nu niro? Ma neanche pe’ ‘nu miliardo!

LUIGI               Ma gli extracomunitari non sono solo neri, ci sono anche quelli provenienti da alcuni paesi dell’est…

EGIDIO           E poi sarebbe un matrimonio di convenienza… solo sulla carta…

LUIGI               Non proprio… per avere la cittadinanza per matrimonio, bisogna convivere col consorte e dopo sei mesi dalle nozze si può inoltrare la domanda…

MARIANNA    Quindi io dovrei convivere per sei mesi con un estraneo?

LUIGI               Non esattamente, perché in genere la domanda viene esaminata dopo un paio di anni per poi essere accettata.

MARIANNA    Due anni e mezzo almeno? Non se ne parla proprio!

EGIDIO           Aspetta! In effetti non è proprio così; quando si presenta la domanda, viene fatta una piccola indagine per assodare la convivenza… in pratica viene un vigile e chiede informazioni ai vicini di casa e a qualche commerciante della zona; il ché significa che dovete farvi vedere insieme, dormire ogni tanto nella stessa casa… poi per due anni, nessuno se ne interessa più; dopo che poi avrà avuto la cittadinanza, potrete tranquillamente divorziare.

MARIANNA    Avvoca’ è così?

LUIGI               Teoricamente, no, ma in pratica è così che avviene.

MARIANNA    E per vendere la casa si deve aspettare tutto questo tempo?

LUIGI               Assolutamente no! Basta che quando si creano le condizioni per chiedere l’assegnazione della casa a voi, siate sposata.

EGIDIO           In pratica, dopo un mesetto dal matrimonio, Umberto e Sofia lasciano la casa e…

UMBERTO     Ma chi te l’ha ditto?

EGIDIO           Statte zitto e famme parla’! (a Marianna) Tu, dopo un mesetto, vai dal notaio e chiedi la proprietà; lui fa i suoi controlli, scopre che sei sposata ed applica il volere di mammà!

MARIANNA    E tutti vissero felici e contenti… avvoca’, dove sta la fregatura?

LUIGI               Beh, diciamo che il notaio potrebbe sospettare qualcosa e bloccare l’esecuzione del testamento, facendo fare indagini accurate, e addirittura potrebbe denunciare il fatto; ma, onestamente, siamo nel campo delle ipotesi e potrebbe andare tutto bene.

MARIANNA    E non è che poi questo marito può pretendere di dividere l’eredità con me?

LUIGI               No, per due motivi; primo, il matrimonio avverrebbe in regime di separazione dei beni; secondo, verrebbe stilato unascrittura privata in cui andremmo a specificare tutte le possibili evenienze.

MARIANNA    Mmmh… (pensa un po’)ammesso e non concesso che la cosa possa interessarmi, dove lo trovo io questo marito? (suonano alla porta)

EGIDIO           Sta qua!

ALFREDO      Ara… arap’io! (va ad aprire)

SCENA SETTIMA

(Anton e detti)

ANTON           (Entra dallaporta sul fondo) Buongiorno!

ALFREDO      Tra-trase, Anto’, assss-ettate ccà! (indica il posto accanto a Marianna)

ANTON           (a Marianna)Posso?

MARIANNA    Prego (gli porge la mano, che Anton bacia)

ANTON           Anton Makarov, onorato!

EGIDIO           (tra i denti ad Alfredo) Antonio ‘o maccarone eh?

MARIANNA    (guarda Anton con interesse) Molto lieta… siete russo?

ALFREDO      Noò, è ucr… è ucr…

ANTON           Io vengo da Sebastopoli, in Ucraina, sono in Italia da ormai quattro anni.

MARIANNA    Parlate bene italiano, bravo!

ANTON           Vede, Signora, in mio paese,io ero insegnante di lingue, quindi per me molto facile imparare l’italiano.

MARIANNA    Ah, siete un maestro, bene… e cosa fate qui a Napoli?

ANTON           In verità, faccio lavoro molto diverso… faccio pizzaiuolo…

ALFREDO      ‘Nfo… ‘nforna ‘e mamar-gherite, ma ‘e coco-ce bbo… bone!

UMBERTO     Il maestro e Margherita!

MARIANNA    Che cosa?

UMBERTO     Il maestro e Margherita: è un romanzo russo, lui è russo, tu hai detto maestro, Alfredo ha detto margherita e m’è venuto in mente.

ANTON           (risentito) Veramente io non russo,io ucraino!

UMBERTO     Scusate tanto, era solo ‘na battuta!

MARIANNA    Poverino, lavorate vicino al forno… sa’ che caldo!

ANTON           Ah, a me piace il caldo, al mio paese, come dite a Napoli, fa ‘nu fetente ‘e friddo!

ALFREDO      (ridono; dopo qualche secondo di imbarazzante silenzio) Anto’ didi-ce pe-cché si vvenuto!

ANTON           Bene, fra due mesi scade il mio permesso di soggiorno; io non voglio più tornare al mio paese e allora, invece di rinnovare permesso, voglio diventare cittadino italiano; la via più facile è sposare donna italiana; sono disposto a pagare cinquemila euro per matrimonio.

UMBERTO     Avvocato, ma non è illegale un matrimonio a pagamento?

LUIGI               Signor Festa, come uomo di legge, vi rispondo di sì; come uomo di mondo, vi domando: fra le migliaia di matrimoni civili che si celebrano tra italiani ed extracomunitari, secondo voi quanti sono i matrimoni d’amore?

ALFREDO      Io coco-nosco uno che si è spo-sato una bie… bietola rossa… una… bieloru-russa e si vovo-gliono tatanto be-bene!

EGIDIO           Te vuo’ sta’ zitto o no?

UMBERTO     Ho capito; quindi secondo voi la cosa è fattibile?

LUIGI               Come uomo di legge…

UMBERTO     Avvoca’, sì o no?

LUIGI               Lo fanno in tanti, per cui...

EGIDIO           Allora, Marianna, che ne pensi?

MARIANNA    Non ho capito bene il fatto dei cinquemila euro…

ANTON           Se voi accettate sposare me, io vi regalo cinquemila euro!

MARIANNA    Ah! Insomma… così, su due piedi… mi prendete alla sprovvista; una si sveglia una mattina e riceve una proposta di matrimonio da uno sconosciuto… ci devo pensare un poco.

ANTON           Signora…

MARIANNA    Chiamami Marianna!

ANTON           Ehm… Marianna, va bene, io sono paziente… se ci dovete pensare…

MARIANNA    Sì, ma ho detto un poco… e dammi del tu.

ALFREDO      Vi-viva gli sposi!

EGIDIO           Alfredo! (a Umberto) Che ti ho detto?

UMBERTO     E mò chi ce ‘o ddice a Sofia?

EGIDIO           Non ti preoccupare, la convinciamo.

LUIGI               Allora, signori, come vogliamo procedere?

MARIANNA    Avvoca’, per il momento io e Anton ci vogliamo conoscere un poco, (ad Anton) mò ti porto a vedere casa mia, così ti rendi conto di dove dovresti vivere per qualche mese; (a Luigi) Avete detto che dobbiamo fare la scrittura privata, no? E cominciate a prepararla; quando è domani vi faccio sapere.

ANTON           Marianna, ma mi stai invitando a casa tua?

MARIANNA    Gué, nun te mettere niente ‘ncapo; te la faccio solo vedere…

ANTON           Che cosa?

MARIANNA    La casa, no? Andiamo! Egidio, salutami tu gli altri, poi ti faccio sapere!(via dallaporta sul fondo con Anton)

ALFREDO      (a Egidio) Hê vivi-sto che be-bellu sss-poso t’aggio tru-uvato p’‘a soso-ra to-toia? Si cucù-cu-cuntento?

EGIDIO           Bravo, Alfredo… (lo accompagna alla porta) poi ti telefono e ti faccio sapere.

ALFREDO      Allo-ra me ne vava-co… cia-ciao… arri… arrive-derci, avvoca-cato! (via dallaporta sul fondo)

EGIDIO           Avvoca’, che ne pensate?

LUIGI               Che è meglio si se sta zitto.

EGIDIO           No, non dico di Alfredo, che ne pensate della situazione!

LUIGI               Signor Festa, penso che dovrebbe andare tutto per il meglio; vostra sorella ha preso la faccenda molto meglio di quanto pensassimo; io comincio a preparare la scrittura privata; ci vediamo domani.

UMBERTO     Grazie di tutto, Avvocato. Arrivederci.

LUIGI               Arrivederci. (lascia la borsa sul divano e via dallaporta sul fondo)

EGIDIO           Umbè, andiamo a parlare con tua moglie.

UMBERTO     Mò? Ci vogliamo rovinare la domenica?

EGIDIO           Tu dici? Forse è meglio preparare un piano d’azione!

UMBERTO     Si, facciamo in modo che invece d’accidere a me, accide a te!(via dalla prima a destracon Egidio)

SCENA OTTAVA

(Paola, poi Giulia, poi Luigi, poi Patrizia e Rocco, quindi Oreste)

PAOLA            (entrando dal fondo a sinistra) Mamma, per caso ha chiamato Tiberio?... Ma ch’è, sono spariti tutti quanti? Mah… fammi andare a vestire. (via dal fondo a destra)

GIULIA            (entra dalfondo a sinistra tutta agitata) Ma che ci faceva qua? E mò comme faccio? (suonano alla porta) E chi sarrà, mamma mia!(va ad aprire; è Luigi) Tu stai un’altra volta qua? Ma si può sapere perché sei venuto?

LUIGI               (entra dallaporta sul fondo) Giulia, io sono l’avvocato dei signori Festa, piuttosto, tu, che ci fai qua?

GIULIA            Ci abito!

LUIGI               Ci abiti? Vuoi dire che tuo marito è…

GIULIA            Oreste Festa!

LUIGI               ‘O pignuolo? Cose da pazzi… chi se lo aspettava! Mi stava venendo un colpo quando ti ho vista!

GIULIA            Perché, a me no? Non sapevo che pensare!

LUIGI               Se lo avessi saputo, ti avrei avvisato…

PATRIZIA       (sta per entrare dal fondo a sinistra con Rocco; i due, non visti, si bloccano sulla soglia)

LUIGI               Gesù, chi poteva immaginare che la mia amante era la moglie di un mio cliente? Comunque, non ti preoccupare, nessuno si è accorto di niente.

GIULIA            E meno male! Se lo sapesse Oreste gli verrebbe un infarto.

PATRIZIA       (sbigottita, fa per intervenire; fermata da Rocco, via dal fondo a sinistra con lui)

LUIGI               Vabbè, non tutti i mali vengono per nuocere: magari mò potremo vederci più spesso e sarà meno pericoloso se qualcuno ci vede insieme.

GIULIA            Giusto, ora ci conosciamo ufficialmente! (ridono)

ORESTE         (entra dallaporta sul fondo) Buongiorno, Avvocato, come mai da queste parti?

LUIGI               (salta) O, carissimo signor Festa, sono stato qui con i vostri fratelli per una faccenda che vi spiegheranno poi loro… sono tornato indietro perché avevo lasciato qua la mia borsa…

GIULIA            L’avvocato ha detto: “mamma mia sono proprio rimbambito”; io ho detto: “ma quando mai?... siete solo ‘nu poco scurdariello” e ci siamo messi a ridere.

ORESTE         Ah, ecco perché ridevate! Giulia, sapessi che bella messa ha celebrato don Gabriele! Avvocà, ha fatto un’omelìa che mi ha proprio appassionato; (prende Luigi sottobraccio) sì, perché non si è limitato a commentare le letture ed il vangelo, ma le ha descritte talmente bene, che ci ha introdotti quasi fisicamente nella storia… Giulia, mi pareva di vedere Gesù che raccontava la parabola del vignaiolo… mi sembrava di stare a Gerusalemme!

GIULIA            (tra i denti) E tu llà te n’aviss’ ‘a j’! Oreste, l’avvocato ha fretta, se ne stava andando…

ORESTE         Oh, ve ne andate… che peccato! Mi avrebbe fatto piacere raccontare la parabola pure a voi, io poi me la ricordo benissimo;sapete, a me piace essere preciso e racconto solo le cose che ricordo bene…

GIULIA            Orè,l’avvocato se n’add’‘a j’!

ORESTE         Va bene, va bene… arrivederci, Avvocato… magari ve la racconto un’altra volta…

LUIGI               Non importa, sono stato pure io a messa stamattina, grazie! Arrivederci… arrivederci, signora! (prende la borsa)

GIULIA            (a Luigi) Faccio strada… Arrivederci, Avvocato!

LUIGI               Arrivederci, Signora, è stato un vero piacere! (via dallaporta sul fondo)

ORESTE         Gué, ma nun me fai mai dicere ‘na vrenzula ‘e parola… mamma mia!

GIULIA            ‘Na vrenzula ‘e parola? Ma si ogne vota c’arepe ‘a vocca cacci un fiume di parole!

ORESTE         Che significa? Io sono preciso, non mi piace essere approssimato!

GIULIA            No tu non sei preciso, tu sei precisamente ‘nu guaio ‘e notte!

PATRIZIA       (entra dalfondo a sinistra con Rocco) Ciao, papà, lui è Rocco, un mio amico!

ROCCO          Molto piacere, signor Festa; (si stringono la mano) Patrizia mi ha parlato molto di voi!

ORESTE         Ah sì? E che vi ha detto?

ROCCO          Signor Festa, vostra figlia, oltre a volervi un bene grandissimo, vi ammira molto; soprattutto per la vostra precisione!

ORESTE         (a Giulia) Hai sentito? Solo a te dà fastidio la mia precisione!

PATRIZIA       (tra i denti a Rocco) Ruffiano!

ORESTE         (a Rocco) E poi, e poi?

ROCCO          Beh, mi ha detto che siete un uomo molto intelligente, simpatico e divertente e che fate di tutto per accontentarla!

ORESTE         Davvero ha detto così?

ROCCO          Certo! Io le ho sempre detto: tu sei innamorata di tuo padre!

ORESTE         (felice) Figlia mia! E chi se lo aspettava!

ROCCO          E pure della signora Giulia!Mi ha detto che siete come una sorella maggiore, che si confida sempre con voi, che avete gli stessi gusti… siete proprio una bella famigliola!

GIULIA            Accussì ha ditto?

ROCCO          Certo!

ORESTE         Signor Rocco…

ROCCO          Vi prego, datemi del tu, potrei essere vostro figlio…

ORESTE         Va bene… allora parlami un poco di te: quanti anni hai, che fai nella vita, cosa ti piace… sì, perché a me piace sapere tutto delle persone che mi interessano, così con loro mi posso comportare meglio…

PATRIZIA       (a voce alta per sovrastare Oreste e col sorriso sulle labbra) Mamma, chi era quel signore con cui parlavi poco fa?

GIULIA            (sbianca) Qua…le signore?

ORESTE         Ah sì, era l’avvocato Galasso… era venuto a parlare con zio Egidio e zio Umberto non so di cosa… mi ha detto di chiedere a loro di che si tratta… è un bravo avvocato e soprattutto un vero amico fidato!

ROCCO          E proprio una bella cosa potersi fidare degli amici, vero Patty?

PATRIZIA       Éh!

ORESTE         Eh, sì, ma, Rocco, stavamo parlando di te…

PATRIZIA       Papà, scusa, ci saranno tante occasioni per parlare con Rocco… non hai detto che dovevi chiedere agli zii perché hanno chiamato l’avvocato? Secondo me deve essere una cosa importante, non ti pare?

ORESTE         Hai ragione come sempre! (a Rocco) Ti avviso, non discutere mai con Patrizia, perché ha sempre ragione lei… sì, perché…

PATRIZIA       Papà!

ORESTE         Avete visto? Ha ragione… Rocco, è stato un vero piacere conoscerti… vado dai miei fratelli…Giulia, dove stanno?

GIULIA            Di là non li ho visti, staranno nello studio, vedi là…

ORESTE         Sì… allora vado. (via dalla prima a destra)

GIULIA            Ehm… ragazzi… io vado a dare una mano in cucina… Rocco, tu resti a pranzo?

PATRIZIA       No, mamma, ha le prove con la band, fa uno spuntino con loro…

GIULIA            Allora, Rocco, ci vediamo… ciao… (via dalfondo a sinistra)

ROCCO          Arrivederci…(a Patrizia) pensi che abbia capito?

PATRIZIA       Non hai visto che quasi sveniva?

ROCCO          Mi dispiace… certo non è una cosa piacevole da accettare, però non devi condannarla; a volte si può avere una sbandata… e poi considera che non deve essere facile per lei sopportare tuo padre; io sono stato cinque minuti con lui e già non ce la facevo più. Non ci credevo che fosse così quando me ne hai parlato.

PATRIZIA       E non hai visto ancora niente! Comunque, non ti dispiacere; io la capisco; mia madre è ancora giovane e mio padre è ‘nu cato ‘e colla; non so come faccia a sopportarlo. Sai che ti dico? Quasi quasi sono contenta per lei… (sorniona) e pure per noi!

ROCCO          Per noi? In che senso?

PATRIZIA       Nel senso che, quando le chiederò il permesso di andare in vacanza con te, appena dirà, perché lo dirà, “Tu sei pazza!”, io le chiederò: “Mammina, come sta l’avvocato Galasso?”

ROCCO          Sei diabolica! Per questo mi piaci!

PATRIZIA       Lo hai detto: sono diabolica! Perciò stai attento, Lupo!

ROCCO          Stai attenta pure tu, pecorella; non fidarti mai di un vecchio lupo!

PATRIZIA       Mò t’accido!

ROCCO          Fammi andare, va’, se no faccio tardi e chi li sente!

PATRIZIA       Ti accompagno per un po’, dai… (a voce alta) Mamma, io accompagno Rocco per un po’ di strada, vengo subito! (via con Rocco dallaporta sul fondo)

GIULIA            (d.d.) Non fare tardi.

SCENA NONA

(Oreste, Umberto ed Egidio, poiSalvatore e Tiberio, quindi Paola)

ORESTE         (entra dallaprima a destra con Umberto ed Egidio) Umbè, io non ci ho capito niente; tu devi essere preciso. Io di tutta la storia ho capito solo una cosa: che dovrei avere quattrocentomila euro!

UMBERTO     E tu solo quello devi capire, il resto non è importante.

EGIDIO           Ore’, ma ti interessa o no avere quattrocentomila euro?

ORESTE         Certo che mi interessa, ma solo se so con precisione il motivo per cui li ho; voi lo sapete, per me, la precisione è la prima cosa…

UMBERTO     Orè ce staie scuccianno ‘a ‘na vita cu’ ‘sta precisione… e mò basta!

ORESTE         Guagliù, io la notte devo dormire sereno e se non so una cosa importante in modo preciso, non riesco a dormire!

EGIDIO           No, chisto è inguaribile!

UMBERTO     Te lo avevo detto ch’era difficile convincerlo… Egì, per piacere, leviamo tutto di mezzo, chiamiamo Marianna e le diciamo che non se ne fa niente.

EGIDIO           Ma sei pazzo? Siamo in ballo e dobbiamo ballare… Oreste, ascoltami bene, la situazione è questa: Marianna si sposa, Umberto lascia la casa, il notaio lo viene a sapere, vende la casa, che vale più di quattro milioni, dà due milioni e quattrocentomila euro alle Orsoline e quattrocentomila euro a ognuno di noi. Punto. Sono stato preciso?

ORESTE         Marianna si sposa? E con chi?

UMBERTO     Con il pizzaiolo!

ORESTE         Quale pizzaiolo?

EGIDIO           Antonio ‘o maccarone!

ORESTE         Marianna si sposa ‘nu maccarone? Mah! E Umberto se ne va con Marianna?

UMBERTO     Io? E perché dovrei andare con Marianna?

ORESTE         Egidio ha detto “Umberto lascia la casa”; se lasci la casa, dove vai?

EGIDIO           Dal cacaglio!

ORESTE         E chi è il cacaglio? Io non capisco più niente!

UMBERTO     E tu niente devi capire! Tu devi fare solo quello che diciamo noi! Questo lo capisci? (suonano alla porta)

EGIDIO           (va ad aprire,sono Salvatore e Tiberio)Zio Salvatore, Tiberio, entrate… come mai da queste parti?

SALVATORE (entra dallaporta sul fondo con Tiberio che lo sostiene per un braccio) E lassame, saccio cammena’… (a Egidio)ch’hê ditto?

EGIDIO           (a voce alta)Che ci fate da queste parti?

SALVATORE Noò, nun voglio giucà a carte!

TIBERIO         (a voce alta) No! Perché siete venuto?

SALVATORE Bebbé p’‘a seta è asciuto? E nun puteva bere a casa? Ma chi è ‘stu Bebbé?

TIBERIO         (c.s.) No! (indica a gesti e scandisce) Voi… ed io… prima… stavamo sopra, adesso… stiamo qua… perché?

SALVATORE (a Egidio) Ah, vuo’ sape’ pecché stammo ccà? Pe’ magna’!

UMBERTO     Ah, siete venuti a pranzo…

SALVATORE ‘Int’ ‘a stanza, ‘int’ ‘a cucina… addò vulite vuie, basta ca se mangia!

ORESTE         E come mai questa bella pensata?

SALVATORE ‘E pastarelle a’‘nzalata? E che schifezza è chesta?

TIBERIO         (c.s.)No…perché… mangiamo… qua!

SALVATORE Ah… ci ha ‘nvitato Catarina!

EGIDIO           Ah, sicuro… mi fa piacere.

SALVATORE Vene pure ‘o pasticciere? Chi, don Gaetano? Chillo fa ‘e sfugliatelle bbone!

UMBERTO     No, ‘o zi’, (indica a gesti e scandisce) non viene!

SALVATORE (a Tiberio) Vene o nun vene…  a me che me ne ‘mporta?

TIBERIO         (c.s.) Don Salvatore, avevate detto che volevate parlare del signor Filiberto!

SALVATORE ‘O figlio ‘e Alberto? E chi è?

TIBERIO         (c.s.) Fi-li-ber-to, il cantante!

SALVATORE E ch’allucche a ffà? Aggio capito! Ah, si:guagliù, ‘o cantante ha ditto che m’avit’‘a parla’, ‘e che se tratta?

EGIDIO           (a Umberto) Di cosa dobbiamo parlare?

UMBERTO     No, gli ho detto che dovevamo metterci d’accordo per gli orari in cui può cantare e ne avremmo parlato insieme allo zio.

SALVATORE (a Tiberio) Ma che stanno dicenno?

TIBERIO         (c.s.) No niente…

UMBERTO     (imitando Tiberio) Zio, don Filiberto canta troppo forte, strilla e ci dà fastidio!

SALVATORE Strilla? I’ nunn’‘o sento proprio!

ORESTE         E per forza, voi siete sordo.

SALVATORE Tene ‘o fuoribordo?

UMBERTO     No, ‘a barca a vela..

SALVATORE Sta mangianno ‘a mela?  (ad Oreste)E  parle cu’ ‘a mela ‘mmocca ? Io nun te capisco…

ORESTE         No niente…

UMBERTO     Zio, dobbiamo decidere gli orari in cui può cantare!

SALVATORE (a Tiberio) Io a chisto ‘unn’ ‘o capisco…

EGIDIO           ‘O zi’, te screvimmo ‘na lettera!

SALVATORE Ah, ce sta pure ‘o vino ‘e Lettere? Chillo è bbuono…

PAOLA            (entra dalfondo a sinistra) Zio Salvatore, che bella sorpresa! (saluta con baci)

SALVATORE Gué, Paole’, fatte guarda’… ti fai sempro cchiù bella! (a Tiberio) Guagliò, sei un uomo affortunato a tene’ ‘na guagliona accussì: bella, brava e intelligenta! (minaccioso) Gué, trattala bbona, si no t’‘a vide cu’ me!

PAOLA            Zio, non ti preoccupare, lo sa che non gli conviene mettersi contro una guerriera… e poi è un bravo ragazzo.

SALVATORE Ah, fa ‘e guantiere e ‘e pupazze? Bravo!Ma nun ‘mporta, chello che conta è ca ve vulite bene.

ORESTE         Zio Salvatore, lo sai che Marianna si sposa?

SALVATORE T’hê fatta ‘a fotografia?

ORESTE         ‘A fotografia?

SALVATORE Gué, tu hê ditto cat’hanno miso in posa!

TIBERIO         (c.s.) Ha detto che Marianna si sposa!

PAOLA            Zia Marianna si sposa? E lo dite così? Questa è la notizia del secolo! No, non ci credo… è più facile che nevichi a ferragosto.

SALVATORE Marianna se sposa? E chi ‘o passa ‘stu guaio?

ORESTE         Il pizzaiuolo Maccarone!

UMBERTO     (ad Oreste) Ma che stai dicendo? Oreste non ha capito bene: si parlava di un certo Makarov, un signore ucraino che lavora in pizzeria; sta cercando una donna matura disposta a sposarlo, per avere la cittadinanza italiana… sai, questi matrimoni fittizi… ed Egidio ha detto: “mò gli facciamo sposare Marianna”.

PAOLA            Ah! Ora capisco… infatti era impossibile!

SALVATORE Neh, ma se po’ sape’ cu’ chi se sposa Marianna?

PAOLA            Con nessuno, zio, era uno scherzo!

SALVATORE È ‘o terzo? Ma si chella nun s’è maie spusata!

EGIDIO           Perché non ce ne andiamo un poco nel soggiorno in attesa del pranzo, così lasciamo un po’ i ragazzi da soli?

TIBERIO         Ma non c’è problema…

UMBERTO     Sì, andiamo, così continuiamo quel discorso. (via con Egidio ed Oreste dalfondo a sinistra)

SALVATORE Addò vanno?

PAOLA            Vanno in soggiorno.

SALVATORE Bongiorno?...ma nun c’eramo salutate già?

TIBERIO         (c.s.) Vanno nel so-ggio-rno a par-la-re!

SALVATORE Ah! Aggio capito… chello ch’ancora nunn’aggio capito è cu chi se sposa Marianna.

PAOLA            (scandisce e si aiuta a gesti) Con nessuno, Zio, era uno scherzo!

SALVATORE Uno cu’ ‘o sterzo? Ah, è ‘n’autista! Vabbuò, mò me ne vaco pur’i’ ‘int’‘osoggiorno a senti’ che stanno dicenno chilli tre fetentune! Guaglù, facite ‘e bbrave eh!

PAOLA            Stai tranquillo lo tengo io a bada!

SALVATORE (mentre via dal fondo a sinistra) Mamma mia!Addirittura ‘o piglie cu’ ‘a spada? (via)

PAOLA            No, è impossibile!

TIBERIO         Non capisco perché rifiuti l’apparecchio acustico.

PAOLA            Non conosci zio Salvatore; è un uomo all’antica, non ama il progresso e chiama diavolerie le cose moderne… quando vede qualcuno col cellulare in mano dice “Jetta ‘stu coso, ce sta ‘o diavolo ‘a dinto”; immagina se si farebbe infilare un diavolo nell’orecchio!

TIBERIO         Però è proprio una bella persona, mi tratta come un figlio.

PAOLA            Allora ho fatto bene a convincerti a fare il suo “damo di compagnia”, come dice lui?

TIBERIO         Non farti sentire dai miei colleghi allo studio legale, se no divento il loro zimbello. Tu lo sai, ho accettato soprattutto per stare più vicino a te, poi si trattava di tenergli compagnia solo la sera, la notte e la domenica, così ho pure tempo per studiare per il concorso; inoltre guadagno qualche altra cosa e risparmio di pagare un affitto.

PAOLA            Così puoi mettere anche tu qualcosa da parte per sposarci.

TIBERIO         Ma pensi sempre a una cosa tu?

PAOLA            Mò ti ammazzo!

SCENA DECIMA

(Sofia, Giulia, Caterina e detti, poi Patrizia, poi Egidio, Umberto, Oreste e

 Salvatore, quindi Alfredo)

SOFIA             (entra dalfondo a sinistra con Giulia e Caterina) Gué, qua sta pure Tiberio!

TIBERIO         Buon giorno, signore belle!

GIULIA            Ciao, Tibè; Paola, sai se Patrizia è tornata?

PAOLA            Veramente non l’ho vista.

CATERINA     Tiberio, indovina cosa ho preparato per pranzo?

TIBERIO         Non mi dite… avete fatto gli gnocchi?

CATERINA     Gnocchi al forno con mozzarella di bufala e per secondo…

TIBERIO         Salsicce e friarielli!

CATERINA     Le salcicce le cuocio sulla bistecchiera, spaccate in due, e i friarielli li ho soffritti in padella col peperoncino rosso, piccanti, come piacciono a te e senza olio di palma!

SOFIA             Ma quando mai si so’ fatti i friarielli con l’olio di palma?

CATERINA     Mai, ma lo dicono in tutte le pubblicità e l’ho detto pure io!

PAOLA            Mamma, tu me lo vizi!

SOFIA             Ah, ora capisco perché hai invitato zio Salvatore.

GIULIA            Perché sapeva che si portava il “damo di compagnia”!

CATERINA     E allora? Che c’è di male se mi prendo cura del fidanzato di mia figlia? Voglio propriovedere quello che farai tu cu’ ‘o lupo!

PAOLA            Il lupo?

SOFIA             Il fidanzato di Patrizia!

GIULIA            Ma quando mai, è solo un amico…

TIBERIO         Beh, pure io ero “solo un amico”!

PAOLA            Fatemi capire, perché hai detto “il lupo”?

SOFIA             Quando lo vedrai capirai.

GIULIA            Perché si chiama Rocco Lupo!

SOFIA             Mai cognome fu più appropriato!

PAOLA            Patrizia ha sempre avuto strani gusti.

GIULIA            Ognuno è fatto a modo suo…

PATRIZIA       (entra dallaporta sul fondo) Mamma mia, fa proprio caldo stamattina… oh, che bella riunione… ciao Tiberio, mangi con noi?

PAOLA            Sì, un’idea di mia madre…

TIBERIO         Perché, ti dispiace?

CATERINA     Vado a dare un’occhiata al forno, non vorrei rovinare gli gnocchi. (via dal fondo a sinistra)

SOFIA             E dove sei andata di bello?

PATRIZIA       Niente, ho accompagnato Rocco per un po’ e ci siamo fermati a prendere un aperitivo… ah, mamma, sai chi c’era nel bar? Quel signore che stava qua… come si chiama… ah, l’avvocato Galasso.

SOFIA             Perché, è venuto l’avvocato?

GIULIA            (imbarazzata) Sì… è venuto con Marianna, stavano parlando con Umberto ed Egidio, non so di che cosa…

SOFIA             Marianna è stata qua e non si è nemmeno degnata di salutarci?

EGIDIO           (entra dalfondo a sinistra con Umberto, Oreste e Salvatore) Aveva fretta ed ha incaricato me di salutarvi per lei.

SOFIA             E come mai è venuta qua?

UMBERTO     Niente… ne parliamo dopo mangiato.

PAOLA            Pensate un po’: zio Oreste aveva capito che zia Marianna si voleva sposare con un pizzaiolo!

UMBERTO     E quello zio Oreste, se uno non gli spiega le cose “con estrema precisione”, capisce ‘na cosa pe’ ‘n’ata!

SALVATORE Io vulesse sapé che segreti avete!

EGIDIO           ‘O zi’, quali segreti?

SALVATORE Seh, che te cride, canun l’aggio capito che parlete zittu zitto pe’ nun fa’ sentere a me? Chi ‘o ssape che tramato alle mie spalle!

SOFIA             (a voce alta scandendo le parole) Zio Salvatore, non ti nascondiamo niente; noi parliamo normale, sei tu che non senti!

SALVATORE Vuo’ vede’ ca mò i’ fosse surdo? (suonano alla porta, va Patrizia ad aprire)

ALFREDO      (entra agitatissimo dalla porta sul fondo) Uuuuu… uuumbè, Eeee-ggì… (come se starnutisse)

TUTTI              Salute!

ALFREDO      No… no… Ee-gidio...  sasà… sasà…

EGIDIO           Zi’ Salvatore?

ALFREDO      No… sasa-pì sapisse-ve ch’è ssù… che suuuu-ccieso!

UMBERTO     Ch’è succieso?

ALFREDO      ‘Onfì… ‘onfì… ‘ooonfììì

EGIDIO           ‘O ‘nfinfero?

ALFREDO      Nooo… è cacà… è cacà…

EGIDIO           Alfredo, calmati, prendi un bel respiro e poi parla.

ALFREDO      Ssì… (tira un bel respiro)‘Onfì… onfì… ooonfììì…

UMBERTO     Aspettate… Alfré, canta!

ALFREDO      (canta sul motivo della marcia dei bersaglieri, gesticolando come per dirigere l’orchestra) “Chillu povero ‘on Filiberto, / è caduto pe’ tutt’‘e scale, / l’hanno pùrtato o’ spitale, / nun se sape comme sta;/ mentre jevo a’ casa soia, / pe’ piglia’ l’appuntamento, / l’aggio visto malamente, / ‘nmiez’‘e scale ruciulia’…” (tutti si agitano a soggetto, parte la marcia dei bersaglieri e si chiude il sipario)

FINE PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. È il giorno seguente; sono in scena Giulia, Paola e Sofia sedute a conversare.

SCENA PRIMA

(Giulia, Paola e Sofia; poi Caterina, quindi Egidio e Filiberto)

GIULIA            Mamma mia, che spavento ieri, ci siamo rovinati il pranzo della domenica.

PAOLA            Mamma aveva fatto gli gnocchi e le salsicce per Tiberio, con tanto amore, e alla fine li abbiamo mangiati riscaldati quasi per cena.

GIULIA            Vabbuò, per cena… erano le cinque…

SOFIA             Certo che è stato proprio fortunato don Filiberto, con quella caduta si poteva fare veramente male!

PAOLA            Gli è andata bene perché, cadendo, si è trovato a scivolare per le scale, praticamente steso, ed ha battuto col sedere e con la testa; poteva avere una brutta commozione cerebrale e anche peggio, invece se l’è cavata con un bernoccolo e un brutto ematoma e qualche graffio al sedere.

GIULIA            Ma quando lo dimettono?

PAOLA            Stamattina ho chiamato il collega del pronto soccorso e mi ha detto che è in uscita; avevo chiesto a Tiberio di andare a prenderlo, ma stamattina aveva un’udienza, così è andato papà… dovrebbero tornare a momenti.

SOFIA             Meno male, così si tranquillizza pure zio Salvatore; dopo che tu e Tiberio siete corsi all’ospedale, quando finalmente ha capito quello che era successo, si è disperato, si è messo a piangere…

PAOLA            Beh, don Filiberto è come un fratello per lui; si sarà preoccupato, avrà avuto paura…

SOFIA             Macché! Ha detto: “Povero a mmé, povero a mmé… chillu scemo nun se sta maie accorto… povero a mmé… si chillo more io rimmango sulo… addò ‘o trovo a ‘n’ato ca, pe’ senza niente, me va a fa’ ‘a spesa e me cucina!”

PAOLA            Hai capito!

SOFIA             Tutti quanti abbiamo cercato di tranquillizzarlo, gli abbiamo detto di non dire sciocchezze, che non rischiava di morire… e lui ha risposto: “Eh, ma si pure nun more e s’è spezzata ‘na coscia, è ‘a stessa cosa, io comme faccio?”

PAOLA            E bravo zio Salvatore! Non lo facevo così altruista!

GIULIA            Non è colpa sua, a una certa età si diventa un po’ egoisti.

CATERINA     (entra dal fondo a sinistra) Paola, ma papà ancora non è venuto?

PAOLA            No, mamma… a volte al pronto soccorso, per una dimissione, fanno perdere un sacco di tempo…(si sente aprire la porta sul fondo) ah, eccoli qua!

EGIDIO           (entra con Filiberto dalla porta sul fondo) Mamma mia, per mettere una firma ci hanno messo mezz’ora… accomodatevi don Filiberto.

FILIBERTO     Grazie, signor Festa, ma solo un minuto, poi voglio andare a stendermi un poco, sono ancora tutto indolenzito… buon giorno belle signore!

SOFIA             Buon giorno a voi, don Filiberto, ci avete fatto prendere un bello spavento!

PAOLA            (va incontro a Filiberto e lo sorregge per un braccio) Venite qua, sedetevi un poco, prendetevi un caffè.

FILIBERTO     Grazie, signorina Paola… (si siede e si rialza immediatamente dolorante) Aiah! Scusate, avrei qualche problemino a stare seduto…

CATERINA     Non vi preoccupate, restate pure all’impiedi, vi vado a preparare subito un bel caffè e poi potrete andare a riposare.(via dal fondo a sinistra)

GIULIA            Don Filiberto, ma come è successo?

FILIBERTO     E che vi devo dire… stavo uscendo di casa per comprare un po’ di frutta, stavo per cominciare a scendere la scala, col piede già fuori dello scalino, quando all’improvviso ho sentito un urlo: Ooooh! Sono saltato per lo spavento, ho mancato il gradino e sono rovinato giù per la scala.

SOFIA             E avete appurato da dove veniva lo strillo?

FILIBERTO     Sì, era il signor Alfredo che mi chiamava, voleva un appuntamento!

GIULIA            Ah, mò si spiega tutto!

EGIDIO           Adesso pensate solo a rimettervi, non vi stancate e soprattutto evitate di cantare!

FILIBERTO     Signor Festa, io canto con la testa mica col… (indica il sedere)

EGIDIO           Appunto! Se vi sforzate, vi potrebbe venire il mal di testa.

FILIBERTO     No, no, non posso trascurare i miei esercizi… e poi non mi sforzo mica, io prendo le note più alte con estrema facilità!

EGIDIO           (a Sofia) E il mal di testa lo fa venire a noi…

CATERINA     (entra dal fondo a sinistra)Ecco qua, un bel caffè caldo caldo, amaro come piace a voi.

FILIBERTO     Grazie, signora Caterina, siete sempre gentilissima! (beve il caffè)

PAOLA            (prende un tubetto dalla borsa) Signor Filiberto, spalmate questa crema sulla parte dolorante, tre volte al giorno; vedrete che troverete subito sollievo!

FILIBERTO     Grazie, dottoressa, lo farò; io seguo sempre i consigli del medico! Ora vado di sopra a riposare, grazie a tutti voi, siete stati gentilissimi! (via dalla porta sul fondo)

EGIDIO           Vi accompagno di sopra! (via dalla porta sul fondo)

SOFIA             Gué, ma chillo pensa solo a canta’?

CATERINA     Secondo me, quando muore, invece dell’ultimo respiro, fa un acuto!

PAOLA            Sempre le solite pettegole, state sempre a parlar male degli altri; non vi sopporto proprio! (via dal fondo a destra)

SOFIA             Ma ch’ha passato?

CATERINA     Ma che ne so? Sta sempre nervosa… forse ha qualche problema in ospedale…

GIULIA            O con Tiberio…

CATERINA     Non credo, stanno sempe azzeccate tutti e due…

SOFIA             Ma fosse incinta?

CATERINA     Ma fusse scema? Che vai pensando? Mia figlia è una ginecologa, era così cretina ‘a farse mettere incinta? E poi Paola non le fa certe cose!

SOFIA             Sì, la santarella casta e pura!

GIULIA            Caterì, per piacere… perché, tu a ventisette anni eri verginella?

CATERINA     Sì, perché?

GIULIA            (stupita) Overo?

SOFIA             Perché ti meravigli? Chi s’‘a pigliava?

CATERINA     Ha parlato miss Italia! Guarda che io ho avuto un sacco di ragazzi, prima di Egidio! Però non andavo oltre certi limiti, ci tenevo ad arrivare al matrimonio illibata!

SOFIA             Sì, Giulia, ai suoi tempi si usava così!

CATERINA     Ai miei tempi? Guagliuncé, tu si cchiù vecchia ‘e me!

SOFIA             Ma che stai dicendo? Tu me pare ‘a nonna mia!

CATERINA     Uh! ‘Sta vecchia scuffata! Mò te faccio vedè io ‘a nonna ch’è capace ‘e te fa’! (fa per avventarsi su sofia)

SOFIA             (si rimbocca le maniche) Fa’ vede’, che sai fa’?

GIULIA            (le divide) Guè, la volete smettere, Mò vulite fa’ comme aiere? Basta! Mi sembrate due ragazzine! E che diamine! Possibile che dopo cinque anni, ancora non andate d’accordo?

SCENA SECONDA

(Umberto e dette, poi Egidio, poi Alfredo, poi Filiberto fuori campo, quindi Anton)

UMBERTO     (entra dal fondo a destra) Perché state litigando?

CATERINA     No, niente, stavamo parlando di Paola, che sta sempre nervosa e tua moglie pensava che fosse incinta!

UMBERTO     Sì, la ginecologa che resta incinta… Sofi’ ma che vai dicenno?Lasciatela stare, avrà i suoi buoni motivi… faciteve ‘e fatte vuoste! Dove sta Egidio?

CATERINA     Sta sopra da don Filiberto, l’è andato a prendere all’ospedale e l’ha accompagnato sopra.

EGIDIO           (entra dalla porta sul fondo) E pure questa è fatta! Non riuscivo ad andarmene: zio Salvatore, che voleva sapere che gli avevano fatto all’ospedale, don Filiberto, che teneva voglia ‘e chiacchiera’… figuratevi che, per ringraziarmi, me vuleva canta’ “’O sole mio”!(a Caterina) Tu non hai niente da fare?

CATERINA     (infastidita) Ho capito! Giulia, Sofia, andiamo di là, gli uomini devono confabulare! (via dal fondo a destra, con Giulia e Sofia)

UMBERTO     Deduco che don Filiberto sta bene…

EGIDIO           Sì, se l’è cavata con un bernoccolo, solo che non si può sedere, tene ‘o culo chino ‘e mulignane!

UMBERTO     Se po' fa’ ‘na parmigiana!      

EGIDIO           Allora, hai sentito l’avvocato?

UMBERTO     Sì, ha detto che sta preparando la scrittura privata; appena è pronto, ci chiama e ci mettiamo d’accordo.

EGIDIO           Come vedi, l’idea di tuo fratello sta funzionando!

UMBERTO     Qua’ funzionando? Io ho sondato il terreno con Sofia, parlando vagamente di quello che è successo ieri e l’unico commento che ha fatto sai quale è stato?

EGIDIO           Sicuramente avrà parlato male di Marianna.

UMBERTO     Magari! Ha detto testualmente: non portare più qua quell’amico tuo balbuziente, m’ha fatto veni’ male ‘e capa! Non capisco come fai a sopportarlo! Immagina se sapesse della tua idea di farci andare a vivere a’casa soia!

EGIDIO           Ah! Questo non ci voleva… (pensa) vabbè, troveremo una soluzione! (suonano alla porta; va ad aprire)Parli del diavolo…

ALFREDO      (entra dalla porta sul fondo)Eee… eggì, fafa…mme ass… assetta’… (siede) Aggio fafa.. tto ‘na coco… ‘na corsa!

EGIDIO           Calmati mò, dicci ch’è stato?

ALFREDO      È suuuu… è succieso ‘nu guuuu… ‘nu guaio!

UMBERTO     È caduto p’‘e scale qualcun altro?

ALFREDO      Nooo, pepe… pepeggio! ‘O ma… ‘o ma

EGIDIO           ‘O mare? Alfre’, si può sapere ch’è successo?

ALFREDO      Mò… sta… staaate ‘nguuuu state nguuuuu ‘nguaiate

UMBERTO     Ma che sta dicenno?

EGIDIO           Alfre’, per favore, canta

ALFREDO      ‘nanana… ‘nana…nata vo…vovota? Noooo…

UMBERTO     (urla) Canta!

FILIBERTO     (dal piano di sopra, canta a squarciagola) “Vide ‘o mare quanto è bello, ‘spira tanta sentimento, comme tu a chi tiene mente, ca scetato ‘o faie sunnà; guarda gua’ chistu ciardino, siente sié ‘sti ciure ‘arancio… ”

EGIDIO           (al balcone a voce alta) Don Filiberto, non era per voi!

FILIBERTO     (d.d.) Come?Ah, ho capito, c’è il signor Alfredo…perdonatemi!

EGIDIO           Don Filiberto, riposatevi, che avete avuto un brutto trauma.

FILIBERTO     Va bene! Scusatemi ancora.

UMBERTO     Alfre’ allora?

ALFREDO      (canta sul motivo di “Torna a Surriento”) “Stammatina aggio ‘ncuntrato / donn’Antonio ‘o maccarrone / e m’ha ditto che Marianna / isso nun s’a vo’ spusa’! / L’aggio ditto tiene ‘nmano,/ nun fa’ chesta fessaria, / addo’ ‘a truove ambressa ambressa, / ‘nata che te po' spusà. / Isso ha ditto tu si pazzo, / nun me fa passà ‘stu guaio; / mò vaco a parlà cu ‘e frate! / E mò sta venenno ccà!”

EGIDIO           (canta) No nunn’‘o po' ffa… (riavendosi) Non lo può fare, ha preso un impegno! L’avvocato sta pure preparando la scrittura privata…

UMBERTO     Egì, questo è un altro segno del destino… senti a me, lasciamo perdere!

EGIDIO           Ah! (ad Alfredo) Hai detto che sta venendo qua?

ALFREDO      Sssss… sì!

EGIDIO           Allora mò gli parlo io e gli faccio cambiare idea!

UMBERTO     Azz, ma si tuosto!

ALFREDO      Nuun cre…credo…

EGIDIO           Guagliu’, siamo in ballo e dobbiamo ballare! (suonano alla porta, va ad aprire) Signor Makarov, prego, accomodatevi…

ANTON           (entra agitato dalla porta sul fondo) Signori, io devo parlarvi di una cosa molto seria!

UMBERTO     Sedetevi, prego…

EGIDIO           Volete un caffè? Ve lo faccio preparare…

ANTON           No, grazie…

ALFREDO      Io, sssì!

UMBERTO     Ha detto a lui, non a te!

ANTON           Signori, mi dovete scusare, ma io non posso proprio mantenere fede ai nostri patti.

EGIDIO           In che senso?

ANTON           Io non posso sposare vostra sorella!

UMBERTO     Ma mica dovete sposarla veramente! È solo un matrimonio sulla carta… e poi come fate con la cittadinanza?

ANTON           Sì, però ho l’obbligo di convivere con lei ed è impossibile! Vedrò di trovare qualcun’altra o rinnoverò il permesso di soggiorno!

ALFREDO      Aaviii…avite vivisto?

EGIDIO           Scusate, ma che è successo?

ANTON           Che è successo? Di tutto! Innanzitutto, appena entrati in casa sua, mi ha obbligato ad indossare delle pattine ed a strusciare i piedi sul pavimento perché aveva dato la cera!

UMBERTO     Ancora? Saranno trent’anni che non si fanno i pavimenti a cera!

ANTON           Infatti! Anche in Ucraina abbiamo le piastrelle!

EGIDIO           (a Umberto) Ti sei scordato che Marianna non ha mai voluto cambiare i pavimenti?

UMBERTO     Già, hai ragione.

ALFREDO      Ma se ve...venne ancooora ‘a ce-ceeera?

EGIDIO           Statte zitto! Vabbè, signor Antonio… un piccolo sacrificio si può fare, no?

ANTON           Fosse solo questo! Poiché stava facendo buio le ho chiesto se poteva accendere la luce, lei ha guardato l’orologio e mi ha detto che era presto…

EGIDIO           Era presto?

ANTON           Sì, ha detto che la luce si accende un quarto d’ora dopo il tramonto e che il sole sarebbe tramontato dopo dieci minuti, ma, per farmi contento, l’avrebbe accesa.

UMBERTO     Sì, Marianna è sempre stata un po’ risparmiosa… però vi ha accontentato!

ANTON           Sì,ma quando ha acceso la luce, sembrava di stare in un cimitero!

EGIDIO           In che senso?

ANTON           C’era solo un lume con lampadina fioca… sembrava una lampada votiva! Io detto che ci sono lampadine a led molto luminose, che consumano poco, ma lei dice che costano molto e non ha soldi da buttare.

UMBERTO     Ve l’ho detto è risparmiosa…

ANTON           No, è pidocchiosa!

EGIDIO           Vabbè, pidocchiosa poi…

ANTON           Ascoltate e vedrete se non è così; mi ha fatto visitare la casa e quando siamo andati nel salotto, ci siamo seduti a parlare; mi ha detto che era interessata alla mia proposta.

EGIDIO           Bene!

ANTON           Poi mi ha detto che lei ha un decalogo di vita.

UMBERTO     (incredulo) Questa non la sapevo… un decalogo di vita?

ANTON           Sì, ha detto che lei si è imposta dieciregole da seguire per vivere bene e senza sprechi e che, se avessi dovuto stare in casa sua,avrei dovuto seguirle pure io.

UMBERTO     E quali sarebbero queste regole?

ANTON           Ecco…(porge un foglio a Umberto) mi ha dato questo elenco, leggete…

UMBERTO     (prende il foglio e legge) Decalogo del buon vivere di Marianna Festa. Uno: la sveglia suona alle sei del mattino, la domenica alle sette. Due: lavarsi con acqua a 36 gradi perché fa bene alla salute a fa risparmiare il gas. Tre: parlare a voce molto bassa per non disturbare i vicini.Quattro: a colazione si mangia sempre una fetta biscottata in 200 cc di latte ed orzo.Cinque: a pranzo si mangia solo il primo piatto e un frutto, la domenica anche un secondo. Sei: accendere le luci solo quando effettivamente servono e comunque non prima di un quarto d’ora dopo il tramonto. Sette: a cena si mangia solo un secondo.Otto: ogni volta che si esce da una camera, bisogna spegnere la luce.Nove: la televisione si guarda solo tra le venti e le ventidue e solo il canale TV duemila, che trasmette il rosario da Pompei.Dieci: tutti i giorni si va a dormire alle ventidue, il sabato alle ventitré.

EGIDIO           I dieci comandamenti due punto zero!

ANTON           Ieri sera voleva che restassi a cena, ha detto che però non aveva preparato nulla e avrebbe ordinato le pizze…dice che molto spesso la sera lei mangia la pizza! Capite? Io lavoro in pizzeria e sono costretto a mangiare pizza a pranzo tutti i giorni…io odio pizza! Così io ringraziato e andato via. No, mi dispiace, ma preferisco tornare in Ucraina, piuttosto che vivere in quella casa!

EGIDIO           Signor Makarov, aspettate a prendere una decisione…

ANTON           No, io già deciso!

ALFREDO      Te l’a-ggio diditto!

EGIDIO           Te vuo’ sta’ zitto? Ascoltatemi, signor Makarov, adesso parlo io con mia sorella e vedrete che la convinco ad ignorare tutte le regole finché starete a casa sua,altrimenti salta il matrimonio; le dico che quando starete da lei ognuno mangerà per i fatti suoi; le regalo pure un set di lampade a led e gliele monto… e a voi regalo un bel televisore da ventidue pollici.

ANTON           No… non è per televisione… io amo libertà, non amo regole, per questo lasciato il mio paese…

EGIDIO           E vi prometto che avrete la vostra libertà!Abbiate pazienza e vedrete che si aggiusta tutto! Vi dò la mia parola!

ANTON           Va bene, vi voglio credere, però accetto solo se tutto quello che mi avete promesso lo scriviamo sulla scrittura privata!

EGIDIO           State tranquillo, chiamo l’avvocato e gli dico di scriverlo, va bene?

ANTON           Va bene… scusatemi, ma ero sconvolto… ora vado a lavorare.

UMBERTO     Non vi preoccupate, vedrete che va tutto a posto.

EGIDIO           Arrivederci. (accompagna Anton alla porta sul fondo)

ANTON           Arrivederci. (via dalla porta sul fondo)

SCENA TERZA

(Caterina, Sofia, Giulia e detti, poi Oreste, quindi Paola)

CATERINA     (entra dal fondo a destra con Sofia e Giulia) Ah, state ancora inciuciando? Chi era quel signore?

ALFREDO      ‘O ma… ‘o ma… ‘o mar…

UMBERTO     ‘O marisciallo!

CATERINA     ‘O marisciallo?

EGIDIO           Eh… ‘o marisciallo…

ALFREDO      Qua’ mama..risciallo? È ‘o mama… maa-rito’e Mama…ria-anna!

CATERINA

SOFIA e

GIULIA            ‘O marito ‘e Marianna?

ALFREDO      Ss…ssì!

CATERINA     Ma che sta dicendo?

EGIDIO           No, Alfredo non ha capito bene…

SOFIA             Umberto, che sta succedendo?

UMBERTO     Io non so niente!

GIULIA            Allora aveva capito bene Oreste, Marianna si sposa!

CATERINA     Io non ne so niente, che stai dicendo?

SOFIA             Ieri Paola ha detto che Oreste aveva capito che Marianna si sposa.

EGIDIO           Infatti, Alfredo ha un amico Ucraino, che sta cercando una donna italiana disposta a sposarlo, in modo fittizio, per avere la cittadinanza italiana, e che è pronto a pagare cinquemila euro a chi accetta; Umberto ha detto che sarebbe stato un buon affare per Marianna e, mentre lo diceva, è entrato Oreste cha ha capito male.

ORESTE         (entra dal fondo a destra) Cosa avrei capito male?

UMBERTO     Il fatto dell’ucraino…

ORESTE         Ad essere precisi, io non ho capito male…

EGIDIO           Oreste…

ORESTE         No, non ho capito male, io non ho capito niente!

GIULIA            E quando mai hai capito qualcosa tu?

UMBERTO     Ora, se avete finito l’interrogatorio, noi ce ne andiamo a fare una passeggiata…

SOFIA             Tu non vai da nessuna parte, se prima non ci dite chi era quel tizio che se n’è andato poco fa!

EGIDIO           Era l’ucraino, l’amico di Alfredo!

CATERINA     E che ci faceva qua?

UMBERTO     Questo scemo è da ieri che si è fissato che il suo amico potrebbe sposarsi con Marianna e lo ha fatto venire qua a chiederci di presentargliela.

EGIDIO           Noi, naturalmente, gli abbiamo detto che Alfredo si era sbagliato e che nostra sorella non era interessata; ci ha chiesto scusa e se n’è andato. Va bene? Siete contente ora?

CATERINA     E perché avete fatto quella farsa d’‘o marisciallo?

UMBERTO     Perché questo cretino continuava a dire “’o mar, ‘o mar” e noi per sfotterlo abbiamo detto ‘o marisciallo… è overo, Alfre’?

ALFREDO      Sì..ì è ooo… vevero… pecché iooo so’ sc… scemo!

SOFIA             Mah, io non ci ho capito niente. Chi sa che imbroglio state combinando voi quattro!

ORESTE         (innervosito) Io con loro non c’entro, io non so niente e non voglio sapere niente; allora non l’avete ancora capito che le cose poco chiare mi fanno stare male? Per me deve essere tutto preciso, avete capito? Perciò non mi mettete in mezzo a nessun imbroglio, perché, se non l’avete ancora capito, io sono un uomo preciso! Ah! E mò fatemi andare a fare colazione, ché devo andare dal medico per farmi prescrivere le analisi di routine; sì, perché con la salute non si scherza, io me le faccio ogni sei mesi… Giulia, mi hai preparato il latte con mezza tazzina di caffè e quattro cucchiaini di zucchero?

GIULIA            Sì…

ORESTE         ci hai messo il mezzo cucchiaino di miele?

GIULIA            Sì…

ORESTE         E le tre fette biscottate?

GIULIA            Sì…

ORESTE         E la marmellata di prugne da spalmare sulle fette biscottate? Sì, perché dovete sapere, che io sono un po’ stitico e la marmellata di prugne è un lassativo naturale…

GIULIA            Sì….

ORESTE         E il burro?

GIULIA            Sì, sì, sì! Ti ho preparato tutta la tua stramaledetta colazione, precisa precisa! Mò t’‘a vuo’ i’ a strafuca’ e‘a fernisce ‘e ce ammurba’ tu e ‘sta cacchia ‘e precisione?

ORESTE         Ho capito! Mi hai fatto passare la voglia di fare colazione! Con te non si può campare! Me ne vado, così non ti ammorbo più!(via dalla porta sul fondo)

GIULIA            Ah, e mò basta!

CATERINA     (a Egidio) Ma ch’ha passato Oreste!

EGIDIO           E io che ne so?

CATERINA     Egì, in che guaio ti sta mettendo tuo fratello? (indica Umberto)

EGIDIO           Ma quale guaio?

SOFIA             Umberto, in che guaio ti sta mettendo tuo fratello? (indica Egidio)

UMBERTO     Ma stai dando i numeri?

EGIDIO           Umbè, lascia perdere, andiamo a prendere una boccata d’aria fresca… (ad Alfredo) Cammina, sce’! (via con Umberto ed Alfredo dalla porta sul fondo)

GIULIA            Secondo me, stanno tramando qualche cosa con Marianna e Oreste non è d’accordo.

CATERINA     E già, perché tuo marito è ‘nu santariello!

GIULIA            Non ti permettere di sparlare di mio marito… sol’io pozzo dicere ch’è ‘nu cat’‘e colla!

SOFIA             Perché poi il suo è ‘n’angiulillo…

CATERINA     Neh, mo ce avessemo appicceca’ tutte ‘e tre? Siamo oneste: i nostri mariti so’ tre guaie ‘e notte!

GIULIA            ‘O mio è ‘nu guaio pure ‘e juorno!

CATERINA     Sentite a me, sotterriamo l’ascia di guerra e tutte insieme cerchiamo di capire che stanno combinando.

SOFIA             Hai ragione; può darsi che riusciamo a fermare in tempo qualche altro guaio.

CATERINA     Intanto vado a fare la spesa che s’è fatto tardi.

SOFIA             Mò vengo pur’io, voglio vedere se nel mercatino trovo i calzini per Umberto. (a Giulia) Tu vieni?

GIULIA            No, grazie, stamattina mi sento un po’ stanca.

CATERINA     Andiamo, va… (via con Sofia dalla porta sul fondo)

GIULIA            (prende il cellulare e chiama) Ciao, Gigetto, sono io, come stai? … Io bene, ma mi manchi, ho voglia di vederti! … si, lo so, ma… (sente dei passi) devo chiudere, ciao, ciao ciao, (manda un bacio e chiude)

PAOLA            (entra dal fondo a destra) Zia Giulia, sai dov’è mamma?

GIULIA            È andata a fare la spesa con zia Sofia.

PAOLA            Ma prima stavate litigando un’altra volta? Ho sentito che discutevate.

GIULIA            No, le solite discussioni sui nostri mariti.

PAOLA            Di questo passo mi fate passare la voglia di sposarmi; forse ha ragione Tiberio!

GIULIA            Su che cosa?

PAOLA            No, niente… scusa zia, io esco un attimo… per favore, se mamma torna prima, dille che torno pesto. (via dalla porta sul fondo)

GIULIA            Mah…avrà litigato con Tiberio… (riprende il telefono e chiama) Gigi, scusami se ho chiuso, ma era entrata mia nipote. … Dove sei adesso? … Che bello, stai qua vicino… senti, sono usciti tutti, perché non fai un salto a casa mia? … E dai, solo dieci minuti, tanto per vederci… … e che pericolo vuoi che ci sia? … allora vieni? … Bravo, ti aspetto. Ciao! (manda un bacio e chiude)

SCENA QUARTA

(Patrizia e detta, poi Luigi, quindi Oreste)

PATRIZIA       (entra dal fondo a sinistra) Mamma, proprio te cercavo!

GIULIA            (sussulta) Patri’ pe’ poco nun m’è venuto ‘n’infarto! Pensavo di stare sola in casa… ma non eri uscita con Rocco?

PATRIZIA       Sì, ma, mentre andavo da lui, mi ha “whatsappato” che avrebbe tardato una mezz’ora e così sono tornata indietro e stavo in soggiorno a guardare la TV.

GIULIA            E perché mi cercavi?

PATRIZIA       Mamma, io ti devo parlare!

GIULIA            (intimorita) Di… che cosa?

PATRIZIA       Senti, Mamma, io lo so che tu hai ragione a dire di no, perché non sono ancora maggiorenne, perché può essere pericoloso e per altri mille motivi, ma io te lo voglio chiedere lo stesso, perché sono certa che puoi capirmi!

GIULIA            Patrizia, a mamma, io non capisco niente… ma di che stai parlando?

PATRIZIA       Ascolta, Mamma, tu ormai hai conosciuto Rocco, hai potuto constatare che è un bravo ragazzo…

GIULIA            Patri’, io l’aggio visto meza vota! E in verità non è che mi abbia tanto convinta.

PATRIZIA       Ma no, Mamma, non lasciarti influenzare dell’aspetto, lui è un pezzo di pane…

GIULIA            Vabbè, comunque?

PATRIZIA       Mamma, Rocco e i nostri amici hanno… abbiamo pensato di fittare una casetta a Diamante e andarci in vacanza, ci sono anche altre ragazze!

GIULIA            Che stai dicendo? Ma sarrai pazza? In vacanza da sola a diciassette anni? Non se ne parla nemmeno!

PATRIZIA       (stranamente calma) Ma dai, Mamma, anche tu sei stata ragazza, certamente puoi capire, ti prego, fammi andare…

GIULIA            Ma non scherzare proprio, se solo lo accenno a tuo padre, gli viene un infarto!

PATRIZIA       E invece scommetto che se dico a papà che sei d’accordo anche tu, lui dice di sì! (suonano alla porta) Questo deve essere Rocco! (va ad aprire)

LUIGI               (entra dalla porta sul fondo) Eccomi qua! (vede Patrizia) Oh scusate, signorina, cercavo il signor Egidio… Buongiorno, signora Festa…

GIULIA            Buongiorno, Avvocato… no, mio cognato è uscito col fratello Umberto.

LUIGI               Ah, allora vuol dire che torno più tardi… permettete…

PATRIZIA       Ma no, Avvocato, ormai state qua, potete aspettare che lo zio torni e intanto vi prendete un caffè…

LUIGI               Non vorrei disturbare…

GIULIA            No, nessun disturbo, ma non credo che Egidio torni presto, quindi è meglio che liberiamo l’avvocato.

PATRIZIA       Va bene, ma non prima che mi permetta di chiedergli un consiglio… posso, Avvocato?

LUIGI               Ma… certamente, ditemi.

PATRIZIA       Ma prima accomodatevi.(siedono) Allora, Avvocato, secondo voi, che sicuramente siete un uomo di mondo, se una ragazza, quasi maggiorenne, chiede alla madre il permesso di andare in vacanza con gli amici, in una casa in affitto a Diamante, la madre di questa ragazza deve o non deve concederglielo? (calcando) Deve… o non deve?

GIULIA            Patrizia, ma l’avvocato che ne può sapere, lascia stare…

PATRIZIA       (calcando) Deve?

LUIGI               Oddio, se la madre ha fiducia nella figlia, da avvocato, non ci vedo nulla di illegale…

PATRIZIA       Hai visto, Mamma? (sorniona) Anche l’avvocato è d’accordo… che dici?Tu hai fiducia in me, vero? Posso andare?

GIULIA            Però glielo dici tu a tuo padre!

PATRIZIA       (esulta) Mamma, grazie, ti voglio bene, sei un angelo! Grazie pure a voi, Avvocato! Corro a dirlo a Rocco! (invia baci ai due e viadalla porta sul fondo)

GIULIA            Ma tu proprio mò dovevi arrivare? Nun tenive che fa’?

LUIGI               Giulia, ma che dici? Mi hai detto tu di venire…

GIULIA            Hai ragione, scusami… ma capisci che mia figlia sa tutto? Con quale coraggio mò la guardo in faccia? E se quella lo dice a Oreste?

LUIGI               Ma no, tua figlia ti vuole bene, non lo farebbe mai.

GIULIA            Ma tu hai capito che mi ha ricattato?

LUIGI               Ma no, che ricattato! Ha solo approfittato della situazione… so’ ragazzi…

GIULIA            No, Luigi, io non ho mai avuto tanta vergogna in vita mia! Che esempio ho dato a mia figlia? Lo sapevo che non dovevo farlo… ma adesso basta; scusami, Luigi, ma non me la sento più, mi sento sporca… ora vattene e finiamola qui!

LUIGI               Ma no, Giulia,non prendere decisioni affrettate… dai, su, calmati… (sta per abbracciarla, quando…)

ORESTE         (entra dalla porta sul fondo) Giulia, scusami, sono stato uno stu… (vede i due) …pido…

GIULIA            (si alza di colpo dal divano) Oreste, meno male che sei venuto… ascoltami, io devo confessarti una cosa…

ORESTE         (indica Luigi) Tu… con lui?

GIULIA            Ma che stai dicendo? L’avvocato è venuto per parlare con Egidio e mentre lo aspettava gli tenevo compagnia… si tratta di Patrizia…

ORESTE         (spaventato) È successo qualcosa a Patrizia?

GIULIA            No, stai tranquillo!

LUIGI               Signora, vedo che dovete parlare di faccende di famiglia, sarà meglio che vada; per favore, potete dire al signor Egidio che passo più tardi? Grazie… arrivederci, signor Oreste! (svicola dalla porta sul fondo)

ORESTE         Giulia, ma che sta succedendo? L’avvocato… Patrizia… io non capisco niente… ch’è successo?

GIULIA            Mò te lo dico papale papale: Patrizia va in vacanza da sola con Rocco e i suoi amici, le ho dato io il permesso!

ORESTE         Giulia, e questo era? Mi hai fatto spaventare!

GIULIA            Non sei arrabbiato?

ORESTE         E perché dovrei? Io ho piena fiducia nei tuoi giudizi, se tu hai dato il permesso a Patrizia, sono certo che l’hai giudicata una cosa giusta! Poi ti devo dire che quel ragazzo, Rocco, mi piace; pure se ha l’aspetto un poco strano, mi sembra proprio un bravo ragazzo. Piuttosto, l’avvocato… ho visto che ti guardava in modo strano… te ne sei accorta pure tu?

GIULIA            L’avvocato? Ma quando mai! Ch’è, mica sarai geloso?

ORESTE         Geloso? Io? Ma se ti ho appena detto che ho piena fiducia in te!

GIULIA            Ah, volevo ben dire! Vieni, che ti riscaldo il latte nel microonde, si sarà fatto freddo… (via con Oreste dal fondo a sinistra)

SCENA QUINTA

(Sofia, Caterinae Filiberto d.d., poi Salvatore, quindi Oreste, Egidio, Umberto,

Marianna e Alfredo)

SOFIA             (entra con Caterina dalla porta sul fondo) Quello sta sempre là, tutte le mattine, e mò che volevo comprare i calzini, non ci stava!

CATERINA     Mò senti a tuo marito!

SOFIA             Ch’aggi’ ‘a fa’, s’arrangia.

CATERINA     Ah, che pace! Sofì, sediamoci un poco e godiamoci questo silenzio! (siedono sul divano; si sente un rumore ed un urlo d.d.)

FILIBERTO     (d.d.) Aaaah! Mamma mia, che dolore!

CATERINA     Si è seduto don Filiberto!

SOFIA             Poverino, si sarà scordato… tutta colpa di quello scemo di Alfredo; io vorrei sapere perché lo frequentano…

CATERINA     E che ti devo dire, Egidio e Umberto conoscono Alfredo dalle elementari e so’ rimasti sempre amici… (suonano alla porta, va ad aprire)

SALVATORE (entra agitato dalla porta sul fondo)  Caterì, ‘on Filiberto è caduto cu’ ‘o culo ‘nterra e nunn’arriva a se sosere, i’ nun ce ‘a faccio, viena a me da’ ‘na mano!

SOFIA             Ma si è fatto male?

SALVATORE Animale, mò… è ‘nu poco scassambrello, ma nun è n’animale!

SOFIA             (a voce alta) ‘O zi’, si è fatto male?

SALVATORE Sufì, qua’ temporale, ce sta ‘o sole, ma che te ne ‘mporta d’‘o tiempo, viene pure tu, penzammo a Filiberto…

CATERINA     E pensiamo a Filiberto!

SALVATORE Si, lasciammo ‘a porta aperta, chiudimmela, basta ca facimmo ampressa! (via con Sofia e Caterina dalla porta sul fondo)

ORESTE         (entra dal fondo a sinistra) No, io devo parlare con Egidio e Umberto… devono togliere tutto di mezzo, questa è una truffa, io sono una persona onesta, non voglio andare in galera… ma dove saranno andati? (prende il cellulare e chiama) Egidio, sono Oreste, io devo parlare con voi due, dovete venire subito qua; io non voglio andare in galera per colpa vostra; in tutta la mia vita non ho preso neanche una multa, io sono un uomo onesto, hai capito?

EGIDIO           (entra con Umberto, Marianna e Alfredo dalla porta sul fondo) Ho capito, ma calmati, mò ne parliamo con calma…

ORESTE         (continua a parlare al cellulare) Sì, ma dovete venire subito, io non sto tranquillo…

UMBERTO     Ore’, stiamo qua!

ORESTE         (sussulta) Guè, voi non mi dovete fare questi scherzi, io sono debole di cuore…

MARIANNA    (gli va incontro e lo abbraccia) Ma qua’ debole, tu scoppi di salute…

ORESTE         Marianna, che piacere vederti, come mai da queste… (realizza) ho capito: questi due delinquenti hanno convinto pure te!

ALFREDO      Nun llll’hanno cucu… cunvinta llo..lloro, è stasta…to ‘o mama… ‘o mamaccarone!

EGIDIO           Statte zitto!

UMBERTO     Ma quali delinquenti? Lo hai detto proprio tu che non hai capito niente!

ORESTE         I’ aggio capito ch’‘a notte voglio durmì!

MARIANNA    E dormirai, non ti preoccupare; se mi sono convinta io, significa che è tutto regolare!

ORESTE         Marià, per te, basta che ti entrino soldi, è sempre tutto regolare!

EGIDIO           Oreste, ascoltami bene, fammi questo piccolo favore: ora ti faccio delle domande e tu mi rispondi sì o no, va bene?

ORESTE         No, non va bene, non voglio sapere niente!

ALFREDO      Ma che te coco…sta a fafa.. e fafarlo paparlà?

EGIDIO           Vedi, lo ha detto pure Alfredo: non ti costa niente ascoltarmi!

ORESTE         E va bene, sentiamo, ma sappi che non mi convinci!

EGIDIO           Allora: se Marianna si innamora di Makarov e se lo sposa, è illegale?

ORESTE         No…

EGIDIO           Se Umberto si stanca di stare qua e se ne va a vivere altrove, è illegale?

ORESTE         No…

EGIDIO           Se il notaio lo viene a sapere e vende la casa, è illegale?

ORESTE         No…

EGIDIO           Se,in seguito a queste cose, ti entrano in tasca quattrocentomila euro, è illegale?

ORESTE         No…

EGIDIO           Se succede tutto questo, puoi dormire la notte?

ORESTE         No, perché Marianna non si innamora di Makarov!

UMBERTO     No, questo è irrecuperabile!

MARIANNA    Ma io mi sono già innamorata di Anton Makarov!

EGIDIO           Allora puo’ durmi’!

ORESTE         Marianna, tu davvero dici?

MARIANNA    Orè, cu’ ‘e sentimente nun se pazzea! Certo che lo amo, lo amo non una, ma quattrocentomila volte!

ORESTE         E va bene, come volete voi…

UMBERTO     Finalmente!

ALFREDO      (ad Oreste) Hê vivi… hê vivi..sto ch’hê fafatto bbuuuu buono a fafa a fafarlo paparlà!

CATERINA     (entra con Sofia e Salvatore dalla porta sul fondo) Ma quanto pesa!

SOFIA             Quello, all’impiedi è alto, ma luongo luongo ‘nterra nun ferneva mai!

CATERINA     (fredda) Ah, è venuta la nostra cognatina!

EGIDIO           Ma che è successo?

SALVATORE Pecché vaie ‘e pressa?

EGIDIO           (alza la voce) ‘O zi’, ti ho domandato che è successo!

SALVATORE Ah sì… don Filiberto! Ha pruvato a s’assettà chianu chianu, è sciuliato e è caduto luongo luongo ‘nterra; i’ sulo, nun teneva ‘a forza e ll’aizà e loro m’hanno aiutato a metterlo ‘ncoppa ‘o lietto. (vede Marianna) Gué, ccà sta pure Mariannina… Mamma mia, comme te si fatta vecchia!

MARIANNA    E tu invece si sempe ‘nu guaglione!

SALVATORE No, nun me piace…

MARIANNA    Che cosa?

SALVATORE ‘O zabaglione… a chest’ora po’?

UMBERTO     Ma s’è fatto assai male don Filiberto?

SALVATORE No, nun sta allerta, i’ mò aggio ditto che l’avimmo miso ‘ncopp’‘o lietto!

CATERINA     È caduto col sedere a terra… chillo già le faceva male, puveriello!

SOFIA             Marianna, che piacere! È tanto che non ci vediamo, come stai?

MARIANNA    Sto bene, grazie, (a Salvatore) pure se mi sono fatta vecchia!

SALVATORE T’hê ‘a spila’ ‘e rrecchie? Pecché, si sorda?

MARIANNA    Sì, mò i’ so’ ‘a sorda!

SALVATORE Che n’aggio ‘a fa d’‘a corda?

MARIANNA    ‘A corda?

SALVATORE Guè, tu hê ditto: “’o zi’, vuo’ ‘a corda?”

SOFIA             Zio Salvatore, lo vuoi un caffè?

SALVATORE No, nun fa friddo, nun me serve ‘o gilè…

SOFIA             (a voce alta e a gesti) Il caffè, zio, il caffè, lo vuoi?

SALVATORE eh, aggio capito: ‘o ccafè sì, ‘nu poco m’ho ppiglio… ma che ce azzecano ‘e vuoie?

CATERINA     Niente, zio, vieni in cucina, ci facciamo un bel caffè! Andiamo, Sofia… (via con Sofia dal fondo a sinistra)

SALVATORE Mariannì, i’ vaco add’‘a cugina a piglià ‘o ccafè, ce vedimmo doppo e chiacchieriammo ‘nu poco. (via dal fondo a sinistra)

MARIANNA    Sì, zio… ma è diventato completamente sordo? Perché non si mette un apparecchio acustico?

UMBERTO     Dice che ci sta il diavolo dentro.

ORESTE         Sì, Marianna, per lui le cose tecnologiche sono diavolerie, si perché devi sapere…

EGIDIO           Niente, non deve sapere niente!Abbiamo cose più importanti di cui parlare! Anzi, è meglio che ce ne andiamo nello studio, prima che arrivi qualcun altro.

UMBERTO     Hai ragione, me pare ‘e sta’ a “porta a porta”, ogni tanto arriva qualcuno.

EGIDIO           (ad Alfredo che li segue) Alfre’, ma tu nun tiene niente ‘a fa’?

ALFREDO      Noo, nnun te pre… nun te preoooo..ccupa’, popo…  popozzo resta’!

EGIDIO           E chillo è ‘o guaio!(via con Oreste, Umberto, Marianna ed Alfredo dalla prima a destra)

SCENA SESTA

(Paola e Tiberio, poi Caterina, poi Patrizia e Rocco, poi Sofia, quindi Salvatore)

PAOLA            (entra dalla porta sul fondo) Che ci facevi qua fuori, non avevi udienza stamattina?

TIBERIO         Sì, avevo udienza, ma si è dato il caso che il giudice, proprio stamattina, avesse la febbre e così l’udienza è stata rimandata sine die; sapevo che non eri di turno all’ospedale e sono venuto da te.

PAOLA            E te lo potevi risparmiare!

TIBERIO         Paola, ti prego, non avercela con me, non è colpa mia se sono fatto così… tu lo sai che io ti amo!

PAOLA            Io so solo che dopo due anni che stiamo insieme ancora non conosco quali siano le tue intenzioni!

TIBERIO         Ma non è vero, ne abbiamo parlato; sai benissimo che, finché non avrò fatto il concorso, non ho la testa per pensare ad altre cose.

PAOLA            Ecco, lo hai detto: il nostro futuro per te è solo “un’altra cosa” a cui non puoi pensare. Io, invece, al mio futuro, voglio pensare e comincio quasi a pensare che forse tu non ne voglia far parte!

TIBERIO         Paola, ti prego, abbi un po’ di comprensione; io, tra lo studio, le udienze, tuo zio e lo stramaledetto concorso, che io voglio vincere proprio per creare un futuro migliore a noi due, mi sto esaurendo! Possibile che tu non riesca a capirlo?

PAOLA            No, non ci riesco! Io non ti ho mai chiesto di fissare un data per il matrimonio, non ti ho chiesto di scegliere la chiesa e il ristorante, di cercare casa, di comprare mobili e tutto il resto; io vorrei solo fare con te dei progetti, non prendere decisioni, discutere sulle scelte, non scegliere… insomma capire se davvero siamo fatti l’una per l’altro, se vogliamo le stesse cose e, se le vogliamo diverse, se

abbiamo le capacità di venirci incontro l’un l’altra… voglio capire se condividere la vita è proprio quello che vogliamo entrambi!

TIBERIO         Io ho già capito che lo voglio, mi basta solo guardarti per volerlo!

PAOLA            Io, invece, ancora non lo so… ascolta, Tiberio, prendiamoci una pausa e vediamo cosa succede dentro di noi…

TIBERIO         (irritato) Ah, la famosa pausa di riflessione!Quell’eufemismo che si usa per liquidare l’altro elegantemente! Bene, benissimo… Paola, se è questo che vuoi, abbi almeno il coraggio di dirmelo in faccia chiaramente!

PAOLA            No no, tu sei fuori! Tu hai bisogno di uno psichiatra! Io? Io vorrei liquidare te? Io, che sto cercando disperatamente di capire perché non vuoi impegnarti seriamente, sarei io quella che vuole liquidarti? Ma vaffanculo! (via sbattendo la porta sul fondo)

CATERINA     (entra dal fondo a sinistra) Tiberio, che è successo? Dove è andata Paola?

TIBERIO         Non lo so… mi ha detto vaffanculo e se ne è andata.

CATERINA     E che aspetti? Vai!

TIBERIO         Devo andare affanculo?

CATERINA     Che hai capito?Corrile dietro e falla ragionare, (lo prende per un braccio e lo trascina alla porta) muoviti! E non tornare senza di lei!

TIBERIO         Ci provo… (corre via dalla porta sul fondo, mentre arrivano Patrizia e Rocco)

PATRIZIA       (entra con Rocco dalla porta sul fondo) Zia Caterina, Lui è Rocco…

CATERINA     (sottovoce a Patrizia) ‘O Lupo? Uh, mammamia, è pure curto!

ROCCO          Piacere, Rocco Lupo.

PATRIZIA       Zia, ma che è successo? Ho incrociato Paola che se ne andava talmente nervosa che, quando l’ho salutata mi ha detto: “Ma vaffanculo pure tu”; io le ho detto: “Neh, ma ch’hê passato?” e non mi ha nemmeno risposto; poi Tiberio per poco non mi buttava a terra per rincorrerla… si può sapere?

CATERINA     E vorrei saperlo pure io! L’unica cosa che so è che, prima di dirlo a te, il vaffanculo lo aveva detto a Tiberio!        

ROCCO          Non fateci caso, signora Caterina, noi ragazzi siamo fatti così.

CATERINA     Ve mannate affanculo?

ROCCO          No, che avete capito? Litighiamo per delle sciocchezze e poi facciamo pace; stiamo un poco tranquilli e alla prima occasione litighiamo di nuovo… ve l’ho detto: siamo fatti così!

CATERINA     E site fatte ‘na schifezza! Quella figlia mia non la capisco più… sta sempre nervosa, è diventata scostante… mah, speriamo che sia una cosa passeggera!

PATRIZIA       Zia Caterina, devo darti una notizia bomba!

CATERINA     Eh, bomba… e che sarà mai?

PATRIZIA       Riguarda mamma!

ROCCO          (preoccupato) Patrizia, ma lascia stare, alla signora Caterina non interessa!

PATRIZIA       No, invece glielo voglio dire: Zia, indovina che ha fatto mamma?

ROCCO          Patrizia!

CATERINA     Che ha fatto?

PATRIZIA       Indovina?

CATERINA     Patrì, che ne saccio?

PATRIZIA       Mi ha dato il permesso di andare in vacanza con Rocco e gli amici! Non è meraviglioso?

ROCCO          (sospira) E come, no?

CATERINA     Neh, ma che sta succedendo in questa casa? Stanno ascenno pazze tutte quante? Giulia ti ha dato il permesso di… Patrì, dove l’hai preso?

PATRIZIA       Che cosa?

CATERINA     Il fucile con cui l’hai minacciata! Solo così può avertelo dato.

PATRIZIA       Ma quale fucile, Zia! Mamma è una donna giovane ed èmolto comprensiva; mi vuole bene ed ha fiducia in me!

CATERINA     E tuo padre?

PATRIZIA       Perché, conta qualcosa?

ROCCO          Patrizia!

CATERINA     No, ha ragione: Oreste si fida ciecamente di quello che decide Giulia, non la contraddirebbe mai… e che vi devo dire? Buone vacanze!

ROCCO          Mamma mia, pare che vi dispiaccia… non siete contenta per Patrizia?

CATERINA     Rocco, non è questo, sono preoccupata per Paola e Tiberio…

ROCCO          Ma non è il caso, vedrete che quando tornano avranno già fatto pace.

SOFIA             (entra dal fondo a sinistra) Chi deve fare pace?

CATERINA     No, niente… Paola e Tiberio hanno avuto una piccola discussione…

PATRIZIA       Paola lo ha mandato affanculo!

SOFIA             All’anema d’‘a piccola discussione! Allora si sono lasciati? Che peccato, Tiberio è un così bravo ragazzo…

CATERINA     Ma quando mai! Avranno litigato per qualche sciocchezza… tu non hai mai mandato affanculo tuo marito?

SOFIA             Io? Un giorno sì e l’altro pure!

CATERINA     E non state ancora insieme?

SOFIA             E chillo nun ce va maie!

SALVATORE (entra dal fondo a sinistra) Chi ha passato ‘nu guaio?

CATERINA     Noi, cu’ te! Ma fa’ qualcosa pe’ chelli rrecchie!

SALVATORE Caterì, nun te capisco, chi se sposa cu’ chelli vvecchie?

CATERINA     No, io non ce la faccio più, ci rinuncio!

ROCCO          (si avvicina a Salvatore ed urla) Niente, non è successo niente!

SALVATORE (fa un salto indietro impaurito) Gué e tu ‘a do’ si asciuto… a cuccia!

ROCCO          M’ha pigliato pe’ ‘nu cane!

SOFIA             ‘Nu cane lupo!

PATRIZIA       Zio Salvatore, lui è un mio amico, Rocco!

SALVATORE Che n’aggi’‘a fa’ d’‘o crocco, nunn aggi’‘appennere niente!

CATERINA     (esasperata) Zio, perché non vai a vedere come sta don Filiberto?

SALVATORE Aggi’ ‘a i’ vede’ o’ cuncerto? Qua’ cuncerto? Me state ‘nzallanenno!

CATERINA     No, basta, basta… ma che male ho fatto?

SALVATORE (a Sofia) L’hanno dato ‘o sfratto? Ma qua’ sfratto, chella ‘a casa è ‘a vosta!

SOFIA             (per mettere fine agli equivoci, a voce alta e a gesti) Zio Salvatore, perché non racconti a Rocco come hai conosciuto don Filiberto?

SALVATORE Ah, ‘o fatto d’‘a banana?(si schernisce) Ma ‘o sapite già… c’‘o conto a fa’?

PATRIZIA       Dai, Zio, (indicando Rocco) Rocco non lo sa…

SALVATORE Ah, è isso ‘o crocco… a me, me pareva ‘nu lupo…

ROCCO          Sì, signor Salvatore, raccontate, sono curioso…

SALVATORE Avite visto? È pure furioso!

SOFIA             Su, Zio, racconta!

SALVATORE (accondiscendente) E va bene… Ogni mese, io vaco a piglià ‘a pensione a’ posta a piazza degli artisti; ‘nu paro d’anne fa, era ‘e matina ambressa, avevo pigliato ‘a pensione e me ne stevo turnanno a’ casa; arrivato a via Enrico Alvino, nun ce steva nisciuno p’‘a starda e a ‘nu cierto mumento me sentetto ‘na cosa tosta areto ‘e rine e ‘na brutta voce che dicette: “damme ‘e sorde si no t’accido!” I’ pe poco nun me facette sotto, tremmavo d’‘a cap’ o’ pere, nunn’ero capace manco ‘a rifiatà! ‘O fetentone ‘ngasaie cchiù forte ‘a pistola e dicette: “guarda ca nun sto pazzianno, muovete, si no te sparo overamente!”

ROCCO          Mamma mia! E che avete fatto?

SALVATORE (continua senza aver sentito Rocco) Allora aggio truvato ‘a forza ‘e parla’ e l’aggio ditto: “nun sparate, ve dongo tutt’‘a pensione!” Aggio miso ‘a mana dint’ ‘a sacca pe’ piglia’ ‘e sorde, e all’intrasatto aggio ‘ntiso nu vucione ca diceva: “butta la pistola se no sparo io a te! ‘O  mariuolo ha pigliato e se n’è fuiuto; i’me songo avutato e aggio visto ‘nu piezzo d’ommo ca teneve ‘na banana ‘nmano comme fosse ‘na pistola, e che dicette: “state beno? Meno male che avevo appena comprato le banane… vi accompagno a casa.” Accussì ce avviaimo a’ casa; mentre cammenavemo, i’ nunn’avevo comme ringraziarlo;a’ ‘nu cierto mumento lle dicette: “chi s’‘o pputeva immaginà che una banana mi avrebbo salvato la vita!” Mentro ‘o ddicevo, nun vedette ca ‘nterra ce steva ‘na scorza ‘e banana, ce mettette ‘o pede ‘a coppa e cadette, luongo luongo, cu ‘o culo ‘nterra!Pe’ poco num me rumpette ‘a capa!(ridono tutti)

SOFIA             E così fece amicizia con don Filiberto; lui viveva da solo in una pensione, lo zio aveva una casa molto grande e lo fece venire ad abitare con lui.

ROCCO          Wow, che storia! Meno male che è finita bene!

SALVATORE Mo è meglio che vaco ‘ncoppa a vedé  comme sta il mio salvatoro!

SOFIA             Zio ti accompagno, andiamo. (via con Salvatore dalla porta sul fondo)

CATERINA     Ah, se n’è gghiuto, finalmente!(viadal fondo a sinistra)

ROCCO          Ma sopra c’è una casa grande come questa?

PATRIZIA       Sì, questo villino era della nonna materna di mio padre; il marito lo fece costruire quando nacque nonna Rachele e lo volle così grande perché voleva una famiglia numerosa; invece morì poco dopo la nascita di zio Salvatore; la moglie restò sola a crescere i due figli e quando morì lasciòil primo piano a zio Salvatore e il piano terra a Nonna Rachele. Zio Salvatore non si è mai sposato, mentre nonna Rachele si sposò ed ebbe quattro figli, che non facevano che litigare fra di loro e così, quando morì, ormai vedova, lasciò la casa ai tre figli maschi, con l’obbligo di abitarvi insieme per quindici anni e così ci siamo trasferiti tutti qua.

ROCCO          Che storia! Mi pare una telenovela! Scusa se te lo dico, ma la tua famiglia è piena di persone un poco strane…

PATRIZIA       Strane? Questa casa è un manicomio!

ROCCO          Dai, non esagerare, saranno pure strani, ma sono tutti simpatici.

SCENA SETTIMA

(Tiberio, Paola e detti, poi Egidio, Oreste, Umberto,Alfredo e Marianna, poi Giulia, poiCaterina, quindi Sofia)

TIBERIO         (entra con Paola dalla porta sul fondo) Allora, pace?

PAOLA            Pace! (vede Patrizia) Ciao, Patty, scusami per prima, ero fuori di me…

PATRIZIA       Non ti preoccupare, lo avevo capito.

PAOLA            Questo deve essere il famoso Rocco Lupo…

ROCCO          Sì, sono io… piacere… e questo deve essere il famoso avvocato Tiberio…

TIBERIO         Infatti, molto piacere.

PATRIZIA       Allora, tutto bene? Vi siete chiariti voi due?

PAOLA            Diciamo che abbiamo trovato un compromesso… abbiamo rimandato… riprenderemo il litigio dopo che avrà fatto il concorso per procuratore.

TIBERIO         Non riprenderemo alcun litigio… faremo di meglio: organizzeremo il nostro matrimonio!

PATRIZIA       Wow! Viva gli sposi (applaude)

EGIDIO           (entra con Oreste, Umberto, Alfredo e Marianna dalla prima a destra) Chi si sposa?

PAOLA            Nessuno, papà, l’amico di Patrizia deve andare a suonare a un matrimonio e lo pagano molto bene così Patrizia ha detto “viva gli sposi!”.

TIBERIO         Buongiorno…

ROCCO          Buongiorno… io adesso dovrei andare… Patty, mi accompagni per un po’ di strada?

PAOLA            Patty, vengo pure io, accompagno per un po’ Tiberio, pure lui ha da fare; poi ce ne torniamo insieme.

PATRIZIA       Ok, allora andiamo, ragazzi… arrivederci zii.  (via dalla porta sul fondo

ROCCO          Arrivederci… (via con Patrizia dalla porta sul fondo)

TIBERIO         Allora andiamo, arrivederci! (via con Paola dalla porta sul fondo)

ORESTE         Beata gioventù!

ALFREDO      Ma coco… cocomme è bruuutto chi… chillo!

EGIDIO           Siente chi parla!

UMBERTO     Allora, Marianna siamo d’accordo? Guarda che l‘ucraino è irremovibile!

ALFREDO      Si… guardate ca chi… ca chi… caca…chillo è tuo…è tuo… è tuosto. Quaqua… quaquanno l’aggio ncu… l’aggio ‘ncu…ntrato, m’ha ri…m’ha ri.. m’ha ritto ca nuuuu canun se vo spu spusà cchiù!

EGIDIO           Ma adesso Marianna sistema tutto, è vero?

MARIANNA    Sissignore, non applichiamo le sane regole di vita con l’ucraino!

ALFREDO      ‘E papa… ‘e papa… ‘e pattine, nnnnun te scuuurdà ‘e papa…ttine!

EGIDIO           E non deve mettere neppure le pattine…

ALFREDO      ‘A lu… ‘a lulu..ce, nnnun te scu…scurda’ ‘a luluce!

EGIDIO           E potrà accendere la luce dove e quando vuole è vero, Marianna?

MARIANNA    (accondiscendente) Va bene! Ma tu vedi quanti sacrifici uno deve fare per quattrocentomila euro!

UMBERTO     (ironico) Puverella!

GIULIA            (entra dal fondo a sinistra) Marianna!Che piacere! Ieri mi è dispiaciuto che te ne sei dovuta andare, pensavo che ti trattenessi…

MARIANNA    Giuliè, mi devi scusare ma avevo fretta… poi c’era pure l’avvocato…

ORESTE         A proposito, mi ero scordato… Egidio, prima è venuto l’avvocato che ti cercava, è vero, Giulia?

GIULIA            Ah, sì, ha detto che sarebbe ripassato.

EGIDIO           L’avvocato! Lo avevo chiamato per fargli aggiungere quelle cose alla scrittura privata, ma non c’era, gli ho lasciato un messaggio di richiamarmi… me ne ero proprio scordato… e mò come facciamo?

ALFREDO      Eeee… Eggì, chiachia… chiammalo susubbeto è meee…meglio!

UMBERTO     Nossignore, vuol dire che aggiunge le clausole quando viene.

GIULIA            Scusate, ma si può sapere di che state parlando? Mi pare chiaro che voi quattro insieme all’avvocato state combinando qualcosa.

ORESTE         Ma che vai pensando, Giulia? È una cosa di Marianna e lei ci ha chiesto il favore di aiutarla, si perché noi poi dobbiamo parlare con Alfredo, perché l’avvocato poi deve parlare con l’ucraino, che non vuole che Marianna spenga la luce, e poi lui diventa cittadino… no, aspetta, ho sbagliato, quello viene dopo… mamma mia, non capisco più niente… Egidio scusami!

GIULIA            Ma che stai dicendo? Stai dando i numeri?

ALFREDO      Eee era meme...glio si papa… si pa… parlav’io!

EGIDIO           Va bene, credo che sia venuto il momento di mettere le cose in chiaro, Giulia, per favore, vai a chiamare Caterina e Sofia.

GIULIA            Vado… (via dal fondo a sinistra)

UMBERTO     Egì, che stai combinando, io non ho ancora detto niente a Sofia, chella m’accide!

ORESTE         E Giulia accide a me!

EGIDIO           Sì, po’ Caterina accide a me e tutti morirono felici e contenti!

ALFREDO      Gué… nun muu…murite caca m’avi… m’avi… m’avit’a da’ e tremi ‘e tremila euuuro!

EGIDIO           E statte ‘nu poco zitto!

CATERINA     (entra con Giulia dal fondo a sinistra) Si può sapere che vuoi? Io già ho un diavolo per capello perché Paola ha lasciato Tiberio!

EGIDIO           Paola ha lasciato Tiberio? Ma se due minuti fa stavano tutti e due qua e scherzavano.

CATERINA     Stavano qua?

UMBERTO     Eh, stavano qua e sono usciti insieme a Patrizia cu’ ‘o lupo.

CATERINA     Meno male, allora aveva ragione Rocco che i ragazzi so’ fatte ‘na schifezza!

EGIDIO           Ma che stai dicendo?

CATERINA     No, niente… piuttosto si può sapere che sta succedendo?

UMBERTO     Ma Sofia dove sta?

CATERINA     Sopra da zio Salvatore.

EGIDIO           Chiamala e falla scendere.

CATERINA     (va alla finestra e chiama) Sofia…

SOFIA             (d.d.) Che c’è?

CATERINA     Scendi che ti vuole tuo marito!

SOFIA             (d.d.) Vengo!

CATERINA     (ad Egidio) Fino a mò i guai li combinavate tu e Umberto, questo deve essere un  guaio grosso assai se avete coinvolto pure Oreste e Marianna!

EGIDIO           Nessun guaio, stai tranquilla!

SOFIA             (entra dalla porta sul fondo) Che c’è una riunione di famiglia? (a Umberto) Che vuoi?

UMBERTO     Siediti, ti devo dire una cosa molto importante. (siedono) Sofia, io e te ce ne dobbiamo andare da questa casa!

SOFIA             Ah! Ti sei deciso! Finalmente posso avere una casa tutta mia… aspetta… ma poi la casa passa a Marianna... e gli altri? (tutti tacciono) E sentiamo, dove dovremmo andare?

UMBERTO     A casa di… Alfredo!

SOFIA             (scatta) Add’‘o cacaglio? Ma fusse asciuto pazzo? Caterì, tu non ne sai niente?

CATERINA     No!

SOFIA             E tu, Giulia?

GIULIA            Io mò lo sto sentendo.

EGIDIO           Calma! Adesso vi spiego tutto io, però prima di spiegarvi di che si tratta, vi anticipo che quando tutto sarà finito, ognuno dei quattro fratelli Festa avrà

 in tasca quattrocentomila euro!

CATERINA     Uh, mamma mia, n’ata vota cu’ ‘e gratta e vince!

EGIDIO           Ma non dire sciocchezze, questa è una cosa seria e soprattutto concreta, inoltre è d’accordo pure l’avvocato Galasso.

CATERINA     Allora penso che dobbiate cambiare avvocato.

UMBERTO     E perché dovremmo cambiarlo?

CATERINA     L’avvocato Galasso è civilista, per evitare la galera, vi serve un penalista!

GIULIA            Insomma, si può sapere che follia state facendo?

EGIDIO           Se mi fate parlare…(tacciono) benissimo; voi tutti conoscete le clausole del testamento di mammà che ci hanno imprigionati in questa casa da cinque anni; ora penso che ci siamo stancati tutti quanti di questa situazione; (mormorio di assenso) non so a voi, ma a me l’idea di stare così altri dieci anni, per poi poter vendere questa maledetta casa, non fa dormire la notte. Allora la soluzione è una sola: fare in modo di venderla adesso e accontentarci del quaranta per cento.

CATERINA     Ma per farlo, Marianna dovrebbe essere sposata.

UMBERTO     E lo sarà fra pochi giorni

SOFIA             Marianna, che ci fai sentire? Finalmente ti sei decisa!

MARIANNA    Ma che decisa? Si tratta di un matrimonio di convenienza…

ORESTE         Allora, avevo ragione che non eri innamorata!

UMBERTO     Statte zitto e fa’ parla’ ‘e gruosse!

EGIDIO           Alfredo ci ha presentato un signore ucraino, che è disposto a pagare cinquemila euro a Marianna per sposarlo, in modo da avere la cittadinanza italiana; dopo il matrimonio, Umberto e Sofia si dovranno sacrificare per qualche mese, dopodiché il notaio sarà costretto a vendere la casa.

UMBERTO     Insomma, nel giro di cinque o sei mesi finirà il calvario e con i soldi che avremo ci potremo comprare una bella casa ciascuno.

SOFIA             A sì? E per fare comprare la casa ai tuoi fratelli, io dovrei vivere insieme al cacaglio? Ma neanche pe’ ‘nu milione! Perché non ci va Oreste o Egidio?

EGIDIO           Perché tu e Umberto siete i soli a non avere figli e quindi è più facile. Capisco che è un grosso sacrificio, ma non possiamo imporre a Patrizia o a Paola un sacrificio del genere

SOFIA             E lo volete imporre a me? E perché proprio dal cacaglio? Non potremmo andare da Marianna?

MARIANNA    A me farebbe piacere, ma per un po’ di tempo il mio marito fittizio deve dimorare in casa mia.

CATERINA     Sentite, a me l’idea sembra buona, però, una volta tanto, sono d’accordo con Sofia, abitare insieme ad Alfredo la farebbe veramente andare al manicomio.

ALFREDO      Neh, ma scu… scu… scusate, che ce cesta ‘e ma ‘e mamale ‘int’‘a caca caca…sa mm…mia?

TUTTI              Tu!

SOFIA             (ad Umberto) Vedi?

CATERINA     Io ho pensato una cosa, visto che si tratta di pochi mesi, Sofia e Umberto potrebbero andare in una pensione che potremmo pagare con i cinquemila euro dell’ucraino, sempre che anche Marianna sia d’accordo…

MARIANNA    E comme, no?

CATERINA     Sofia, che ne dici?

SOFIA             Io, se vi devo dire la verità, qua con voi mi piaceva stare; il Signore non ha voluto darmi il piacere di avere figli ed io, con Paola e Patrizia intorno, non ne sentivo tanto la mancanza, mi sentivo meno sola. Però capisco che non devo essere egoista e, anche se mi mancheranno pure i battibecchi con Giulia e Caterina, che per me sono come sorelle, per il bene loro, accetto.

UMBERTO     Sofì, sei una gran donna!

ORESTE         E mò che dobbiamo fare?

UMBERTO     Aspettiamo che venga l’avvocato per la scrittura privata… (suonano alla porta, va ad aprire) Gué, lupus in fabula! Buongiorno a voi… prego, accomodatevi… proprio adesso abbiamo chiarito tutto con le nostre consorti e possiamo dare il via alla faccenda; vedo che avete portato anche il signor Makarov, bene!

SCENA ULTIMA

(Luigi, Anton e detti, poi Paola e Patrizia)

LUIGI               (entra con Anton dalla porta sul fondo) Buongiorno, sì, ho portato pure il signor Makarov, ma devo purtroppo comunicarvi che non possiamo dare nessun via, come dite voi.

EGIDIO           Avvoca’, che state dicendo? Fino a ieri ci avete assicurato che era tutto fattibile e che non si correva alcun rischio…

LUIGI               E lo confermo! Il problema non è la fattibilità o il rischio, il fatto è che è venuto a mancare un elemento essenziale.

UMBERTO     Quale elemento, Avvoca’?

LUIGI               La signorina Marianna è nubile…

UMBERTO     E questo lo sappiamo, ma mò si sposa col signor Makarov…

LUIGI               No!

EGIDIO           Come no?

LUIGI               La signorina Marianna è nubile e almeno per il momento resterà tale, perché non può sposare il signor Makarov.

MARIANNA    Avvoca’, ma che state dicenno?

LUIGI               Stamattina ho dato incarico all’agenzia di cui mi servo, di far pervenire da Sebastopoli tutti i documenti del signor Makarov, necessari per il matrimonio;così abbiamo scoperto che il nostro amico ha già una moglie e due figli in Ucraina.

ANTON           Sì,è vero, ma siamo separati legalmente da prima che io venissi in Italia, io pensavo di potermi sposare…

LUIGI               E vi sbagliavate, la separazione legale non è come il divorzio, non annulla il matrimonio, quindi non potete sposarvi neppure in Italia. Mi dispiace, signori, ma se volete realizzare la vostra idea, dovete trovare un nuovo marito per la signorina Marianna.

ANTON           Mi dispiace molto, io non sapevo, credetemi…

EGIDIO           Alfre’, ma tu lo sapevi che era sposato?

ALFREDO      Ma chichi sapepeva niente? Io sasapepevo susulo ca ‘nfu… ca ‘nfu ca ‘nfurnava ‘e pipizze e cecercacava ‘na mu… ‘na mu mugliera! Mo innn… innvece sasa… sasaccio ch’e zuzu è zuzumpato tututte cocose e i’ aggio pepe… aggio peperzo ‘e tre mimi ‘e tremimila euuuu euro! Pipi… pirciò è memeglio caca ca me ne vavaco! Arri… arri... arri… sta… stateve bbuone! (via dal fondo)

EGIDIO           Non c’è niente da fare, la nostra cara mamma da lassù si starà facendo un sacco di risate.

UMBERTO     Lo sapevo che qualcosa sarebbe andato storto! Egì, mettiamoci l’animo in pace, siamo stati condannati a quindici anni e li dobbiamo scontare tutti.

PAOLA            (entra con Patrizia dalla porta sul fondo) Oh, quanta bella gente, buongiorno a tutti… papà, fuori c’era il postino, mi ha dato questa raccomandata.

PATRIZIA       È indirizzata ai fratelli Festa…

EGIDIO           (prende la busta e la apre) Viene dallo studio del notaio Pallotta…

ORESTE         Vuo’ vedé che ha scoperto qualcosa?

UMBERTO     Che deve scoprire se ancora non abbiamo fatto niente?

EGIDIO           (dalla busta estrae un’altra busta ed un foglio; legge) Signori Marianna, Egidio, Umberto e Oreste Festa, siete pregati di venire, tutti insieme, nel mio studio per importanti ed urgenti comunicazioni. Prego contattare la segreteria dello studio per fissare un appuntamento. Allego la busta affidatami da vostra madre, la signoraRachele Palumbo, come da sue precise disposizioni. Distinti saluti, notaio Arturo Pallotta.

ORESTE         Una lettera di mammà?Ma che storia è questa?

EGIDIO           (apre la busta e comincia a leggere ad alta voce, mentre parte la registrazione di una voce femminile con, in sottofondo, il notturno n°2 op.9 di Chopin) Cari Egidio, Umberto ed Oreste, se state…

VOCE FEMMINILE

FUORI CAMPO … se state leggendo questa lettera, vuol dire che per almeno cinque anni sono riuscita a farvi stare insieme, tutti e tre e le vostre famiglie. Spero che la convivenza vi abbia fatto avvicinare l’un l’altro, come ho sempre desiderato; cara Marianna mi dispiace invece di non essere riuscita a farti sposare; non ho mai capito perché abbia scelto di restare nubile. La mia speranza era che, un po’ per avidità, un po’ per essere liberi, avreste, prima o poi deciso di rinunciare alla proprietà completa e che Marianna avesse deciso di sposarsi, ma vedo che non è accaduto, forse siete più avidi di quanto pensassi! Peccato che non abbiate nemmeno per un attimo pensato che io volessi solo il vostro bene e non vi avrei mai privato di quanto vi spettasse; sappiate infatti che il “convento delle Ossoline”, non Orsoline, per ovvi motivi, è il nome che il notaio ed io abbiamo dato alla comunione dei cointestatari, voi quattro, di un conto corrente bancario, sul quale ho già versato gran parte dei miei averi per un ammontare di circa sei milioni di euro; per cui l’intero ricavato della vendita sarebbe andata comunque a voi insieme ad essi. Ad ogni modo, sappiate che la convocazione del notaio è per la lettura di un altro testamento, che annulla parte del precedente e che il notaio avrebbe dovuto aprire solo dopo cinque anni esatti, oppure distruggere se prima avesse dovuto vendere la proprietà. Vi anticipo che in questo nuovo testamento lascio il resto dei  miei averi, eccetto quelli destinati a terzi nel primo testamento, a voi quattro, con la speranza di non ricevere più tutte le maledizioni che sicuramente mi avrete mandato in questi cinque anni. Mi scuso purecon le Orsoline, per le maledizioni che avrete sicuramente riservato anche a loro. Mi raccomando, ora che vi separerete, cercate di continuare a frequentarvi e fate i bravi. (insieme ad Egidio)Vi voglio bene, Mamma vostra.

ORESTE         Povera mamma, chi se lo aspettava.

UMBERTO     E noi che per cinque anni abbiamo pensato a lei come a una nemica…

CATERINA     Io, ‘a verità, come a una stronza!

SOFIA             Io l’ho sempre detto che lo aveva fatto per farci stare uniti…

PAOLA            È vero ed io l’ho sempre difesa.

EGIDIO           Aveva ragione lei, siamo stati sempre e solo avidi e lei lo aveva previsto. L’abbiamo delusa anche dopo morta.

UMBERTO     Siamo stati la schifezza dei figli!

LUIGI               Signori, vedo che le cose si sono comunque aggiustate, quindi non avete più bisogno di noi; signor Makarov, vogliamo andare?

ANTON           Va bene, scusatemi ancora… arrivederci.

MARIANNA    No, aspetta un momento… Egì, non è vero che l’abbiamo delusa, anzi, abbiamo fatto proprio quello che lei sperava, ma con un giorno di ritardo…

CATERINA     Sì, ma tu non ti sei sposata!

MARIANNA    Tecnicamente, no, ma se Anton è d’accordo, pure se non possiamo sposarci, visto che volevamo farlo, potremmo cominciare a frequentarci, potrebbe venire a vivere lo stesso a casa mia e poi, chi lo può sapere, da cosa nasce cosa, che ne dici, Anton?

ANTON           Sì… ma il decalogo, le pattine, le pizze…

MARIANNA    (prende un foglio dalla borsa e lo strappa) Il decalogo lo strappiamo; le pattine, nella casa nuova, che ci compreremo, non servono e tu le pizze smetterai di cuocerle; per il permesso di soggiorno, ti assumo io come badante; e, poiché io non so cucinare assumeremo pure una cuoca… che ne pensi, ci proviamo?

ANTON           (incredulo) Ma io… non mi aspettavo… davvero dici di provarci?

MARIANNA    Sì!

ANTON           E proviamoci!

MARIANNA    Ma solo pe’ fa cuntenta a mammà eh?

(parte la musica e si chiude il sipario)

FINE

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