IL TRIONFO DEL DIRITTO
Commedia in tre atti
di NICOLA MANZARI
PERSONAGGI
LAVVOCATO PEDIGO
SILVIA
MARTA, sua madre
PILLACCHERA
LAVVOCATO MARTINOTTI
CALOGERO E ROCCO, agricoltori
VINCENZO, mediatore
LA VEDOVA ZUMMO
LAVVOCATO SISTETTI
LUFFICIALE GIUDIZIARIO
LA PRIMA DATTILOGRAFA
LA SECONDA DATTILOGRAFA
Oggi in un ricco paese di provincia. Dal primo al secondo atto passano due giorni. Dal secondo al terzo, due anni.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
In casa della vedova Marta Pinelli. Una stanza arredata a studio : scrivania, libreria a muro, scaffali, due poltrone. Nessun telefono. I mobili sono di un pesante gusto provinciale e nemmeno del medesimo stile. I libri sono sparsi un po' dovunque, persino sulle seggiole, in gran disordine. Intorno alla scrivania sono seduti Marta, una donna sulla cinquantina; Rocco, un uomo di mezza et; e Vincenzo, un vecchietto tutto pepe. Marta e Rocco sono vestiti di nero con l'eleganza tipica dei contadini arricchiti. Non mancano alle loro dita pesanti anelli d'oro. Vincenzo invece visibilmente di misere condizioni. Stringe fra le mani un grosso bastone come tutti i mediatori di campagna. Siamo, infatti, in un ricco paese agricolo. I tre discutono seduti intorno alla scrivania. E" una bella mattina piena di sole.
Marta - (a Rocco) Allora, che decidete?
Rocco - ( intento a scrivere in un libretto e non risponde).
Marta - Insomma, rispondete: s o no?
Vincenzo - (le fa cenno di attendere che Rocco abbia finito di scrivere).
Rocco - (ha finito. A Marta) Ecco. Io lo trovo un po' gi di fianchi il vostro Michele.
Marta - Gi di fianchi? Ma se in tutto il paese non ce n' un altro come lui! Forse l'avete visto solo di profilo.
Rocco - Di profilo e di spalle. Gli ho girato intorno mezz'ora. E' inutile. L'impressione quella. Mal nutrito.
Marta - Be', allora lasciatelo l... C' chi ci fa l'amore da un mese e sar felice d'averlo.
Rocco - Perch non gliel'avete dato?
Marta - Per un riguardo a voi. Mi diceste di darvi la preferenza. Ma con voi le gentilezze son sprecate!
Vincenzo - Calma, signori, calma!
Marta - Devo sentire insultare il mio Michele e star zitta?
Vincenzo - Infine non vi ha detto che da buttar via...
Marta - Vorrei vedere!
Vincenzo - Solo lo trova un po' denutrito. Che c' di male? Non sono magro anch'io?
Marta - A voi pu dirlo. Ma al mio Michele no. Perch bello grasso, lui!
Rocco - (cocciuto) E magro.
Vincenzo - (conciliante) Diciamo che un falso magro e siete contenti tutti e due. Allora facciamo cos. (A Rocco) Voi invece d'ammazzarlo oggi Michele, l'ammazzate fra quindici giorni. E il danaro lo versate a Marta fra un mese. Vi va?
Marta - Per me..
Rocco - Ci sto.
Vincenzo - Allora possiamo stendere il contratto?
Rocco - Sono pronto.
Marta - Anch'io.
- (I tre si alzano in piedi contemporaneamente. E in piedi con lenta gravit ripetono quanto segue).
Marta - Io, Marta Pinelli, di condizione vedova, vendo a voi, Rocco Mantegna...
Rocco - A me, Rocco Mantegna, che accetto di comprare...
Marta - Il porco di mia propriet dal nome Michele , di colorito bruno
Rocco - Di colorito bruno...
Marta - Del peso di chilogrammi duecentodieci..
Rocco - Di chilogrammi duecentodieci...
Marta - Al prezzo di lire milletrecento..
Rocco - Di lire milletrecento.
Marta - Il pagamento avr luogo ad un mese da oggi.
Rocco - Ad un mese da oggi.
Marta - Ripetuto e approvato.
Rocco - Ripetuto e approvato.
Marta - In fede di che noi abbiamo stipulato il suddetto contratto a viva voce, senza testimoni, secondo l'uso secolare del nostro paese. Malanno a chi manca alla parola data e la maledizione sui suoi figli e i figli dei figli sino alla settima generazione.
Rocco - E la maledizione sui suoi figli e i figli dei figli sino alla settima generazione. (Marta e Rocco tendono la mano destra e se la stringono tre volte levando e abbassando il braccio).
Vincenzo - E anche questo fatto. A me la mediazione secondo l'uso.
Marta - S'intende.
Rocco - E' sottinteso. (I tre si rimettono a sedere).
Marta - Vincenzo, che c' di nuovo in paese? Voi siete sempre cos informato!
Vincenzo - Niente d'importante. C' stata solo la questione della cavalla di Padron Tonio.
Rocco - Che successo?
Vincenzo - Come, non lo sapete? Tre giorni fa a Tonio hanno rubato la cavalla. Ieri gli parso di riconoscerla per la strada. Ma quello che la conduceva, un certo Ferdinando, ha dichiarato invece che la cavalla era sua. Nata e cresciuta nella propria stalla. La questione si metteva male, quando la gente che s'era riunita intorno ai due che gi litigavano, ha suggerito di lasciar libera la cavalla a mezza strada fra la stalla di Tonio e quella di Ferdinando. E cosi hanno fatto. La cavalla tornata alla stalla di Tonio. Ferdinando fuggito fra i fischi di tutti.
Marta - Ben gli sta. Pensate se quei due avessero iniziato una causa. La cavalla sarebbe morta prima che si fosse saputo a chi apparteneva.
Rocco - Causa? E chi ha mai fatto cause nel nostro paese?
Silvia - Viene gi per il Corso. Cammina svelto e dietro a lui viene un carro pieno zeppo di libri.
Marta - Ancora?
Rocco - Scappa, scappa!
Vincenzo - Arrivederci, Marta. Ma fuori di qui.
Marta - Perch?
Vincenzo - Eh, capirete... finch avrete un avvocato per casa...
Rocco - E' giusto. Anch'io sar difficile che venga. Non vi dovete offendere, ma su questo argomento la penso come tutto il paese.
Vincenzo - E tutti vi diranno che dovevate scegliervi un altro inquilino.
Silvia - (irritata) Perch, non un uomo come gli altri?
Marta - Zitta, tu.
Vincenzo - Che ne sai tu di queste cose?
Rocco - Quando sarai pi grande capirai... Buon giorno. (Rocco e Vincenzo escono in fretta).
Silvia - Che intendevano dire?
Marta - Smettila di fare domande sciocche.
Silvia - (si avvicina ai libri e ne prende uno).
Marta - Posa l. Non son libri per te.
Silvia - (lasciando il libro) Dio, quanti misteri!
Marta - Troppi libri. Forse ho fatto male a mettere in casa un uomo di legge. (Marta e Silvia restano immobili a contemplare i libri e non s'accorgono dellingresso quasi silenzioso di Pedig. Pedig un uomo ancora giovane. Ma l'austerit della persona e la se vera eleganza del vestito lo fanno apparire quasi anziano. I gesti rapidi e la nervosit della dizione tradiscono la sua et. E un uomo di scienza che non sor ride quasi mai. Si direbbe che sia dominato da un'idea fissa. Nel complesso incute rispetto (e quasi soggezione. Reca un involto sotto il braccio).
Pedig - Buongiorno.
Marta - (scuotendosi) Oh, siete voi. Scusateci per non esservi venute incontro. Buongiorno.
Pedic - Ogni volta che mi salutate, vi prego di aggiungere sempre: avvocato.
Marta - Buongiorno, avvocato.
Pedig - Benissimo. E anche fuori, quando mi nominate, non omettete mai il titolo. L'avvocato ha detto... L'avvocato ha fatto...
Marta - Benissimo...
Silvia - ...avvocato.
Pedig - Grazie. Gi ancora qualche altra cassa di libri. Provvederete pi tardi al trasporto. .
Marta - (a malincuore) Come volete.
Pedic - (non badandole) Avete pregato, come vi scrissi, l'ufficiale giudiziario di venire qui oggi?
Marta - S. Non potr tardare,
Pedic - Benissimo. Attendo anche l'avvocato... l'avvocato (leggendo su di un biglietto) Martinotti... Gli ho lasciato un biglietto. Appena arriva, vi prego d'introdurlo. (Accorgendosi che Silvia sta mettendo in sesto dei libri che pencolano su di una sedia) No. Lasciate stare quei libri. Li metter in ordine io. Voi non dovete mai toccarli.
Marta - Gliel'ho detto anch'io.
Pedic - Ma solo considerarli con infinito rispetto.
Marta - Siamo gente semplice noi.
Pedic - Appunto per questo. (Disfa lentamente l'involto che ha sotto il braccio, seguito attentamente dagli sguardi delle due donne e ne trae con precauzione una toga che mostra come un oggetto sacro).
Silvia - Cos'?
Pedic - In che mondo vivete? (Se la getta sulle spalle con maest. Le due donne ora lo guardano intimidite). Avete capito ora?
Silvia - S.
Pedic - D'ora innanzi, anche quando non l'indosso, voi dovrete vedermi cos... Questo vostro sforzo immaginativo faciliter i nostri rapporti. (Si toglie la toga. La d a Silvia) Ve l'affido.
Silvia - (la prende con circospezione).
Pedic - Star sempre appesa a quel chiodo l (indica una parete). Bene in vista. Ma sar vostra cura particolare spazzolarla due volte al giorno. Al mattino e alla sera, con una spazzola di pelo tenero, dall'alto in basso. Siamo intesi?
Silvia - Sissignore.
Pedig - S, avvocato.
Silvia - S, avvocato.
Pedic - Nel passare per la piazza ho visto due contadini accanto ad una vacca che si stringevano tre volte le mani. Si tratta d'una setta segreta?
Marta - Oh, no. E il nostro modo di fare i contratti.
Pedic - E non litigate mai dopo?
Silvia - Come potremmo? Una volta strette le mani...
Pedic - Capisco. Ma se uno nega poi che il prezzo quello? Testimoni non ce ne sono...
Marta - Non mai avvenuto.
Pedic - Ma se avvenisse?
Marta - (stringendosi nelle spalle) Siam gente semplice, noi.
Pedic - Me l'avete gi detto. Potete andare. (Marta e Silvia escono. Pedig comincia a riordinare alcuni libri. Silvia si riaffaccia dalla porta da cui uscita).
Silvia - Avvocato, vorrei chiedervi un favore.
Pedic - Di che genere?
Silvia - Vorrei leggere uno di quei vostri libri.
Pedic - (lusingato) V'interessa il Diritto?
Silvia - Oh, non so nemmeno che sia. Ma quando mia madre mi proibisce un libro, vuol dire che il libro bello... e allora...
Pedic - (offeso) Questi non sono libri erotici.
Silvia - Ah, scusate... (Fa per ritirarsi).
Pedic - Aspettate! (Prende un libro) Provate a leggere questo (glielo d).
Silvia - (leggendo il titolo) Trattato del matrimonio .
Pedic - Per quando giungerete al capitolo degli impedimenti, saltatelo...
Silvia - (con malizia) Ho capito. Grazie. (Esce, nascondendo il libro. Pausa. Pedig riprende a riordinare i libri. Si bussa alla porta).
Pedic - Avanti. (Entra Mininni, ufficiale giudiziario. E' vestito piuttosto male).
Mininni - Riverisco.
Pedic - Siete l'ufficiale giudiziario del paese?
Mininni - Si vede ancora? Credevo d'averne perduto l'aspetto.
Pedic - Perch?
Mininni - Son cos fuori esercizio.
Pedic - Infatti ho sentito dire che non avete molto lavoro.
Mininni - Ahim! Devo leggere i miei biglietti da visita per ricordarmi chi sono.
Pedic - D'ora innanzi notificherete molti atti a mio nome.
Mininni - (scettico) Ogni nuovo avvocato che arriva me lo dice. Ma non passano quindici giorni che gli avvocati scappano perch non guadagnano una lira e io scendo sempre pi gi nella stima del prossimo.
Pedic - I vostri concittadini non hanno forse una alta opinione di voi?
Mininni - Nemmeno per sogno! Quando penso che i miei colleghi della citt con la loro sola presenza incutono terrore ed invece qui io sono trattato da tutti come un amico, mi piange il cuore dalla rabbia!
Pedic - E' una vera umiliazione.
Mininni - A chi lo dite! Quand'ero ufficiale giudiziario in citt quelli s che erano bei tempi! Allora la mia visita in una casa era accolta con musi duri, lacrime e persino grida di maledizione. Posso vantarmi di aver fatto svenire molte donne. Qui, invece, posso entrare e uscire da qualunque casa che nessuno ci bada. Anzi mi offrono persino da bere. A me, un ufficiale giudiziario! A vedermi trattato cos bene non so come non impazzisco dalla vergogna!
Pedic - Capisco il vostro tormento... Riavrete la dignit cui avete diritto come braccio esecutivo della legge. Parola dell'avvocato Pedig!
Mininni - Le vostre parole son rugiada sul mio cuore. (Si erge sulla persona) Da questo momento sono a vostra disposizione.
Pedic - Ho bisogno d'informazioni sulle persone pi ricche del paese. Ma informazioni come saprebbe compilarle una donna... Tizio fa questo... ha rapporti con Caio... vede Sempronio... Insomma, il pettegolezzo elevato a sistema. M'intendete?
Mininni - Lasciate fare a me.
Pedic - Abbondate pure nei particolari. Sono i dettagli che coloriscono la vita.
Mininni - Mi far aiutare da mia moglie. Per queste cose ha un fiuto da bracco. (Si sente bussare alla porta).
Pedic - Non ho altro da dirvi. (Entra Silvia).
Silvia - C' l'avvocato Martinotti.
Pedic - Un minuto, prego. (Silvia esce).
Mininni - Ecco un avvocato che in dodici anni che qui non riuscito a trovare un solo cliente.
Pedic - I clienti non si trovano, si scoprono.
Mininni - E' una bella teoria.
Pedic - Ve ne accorgerete in pratica.
Mininni - (esce salutando. Subito dopo entra lavvocato Martinotti. E' un tipo cordiale, pieno di salute).
Martinotti - (presentandosi) Martinotti.
Pedic - Pedig.
Martinotti - So che siete venuto due volte a casa a cercarmi.
Pedic - Ma non vi ho trovato. Perci vi ho pregato di passare dai me.
Martinotti - In che cosa posso esservi utile, caro collega?
Pedig - Grazie. M'hanno detto che siete qui da molti anni.
Martinotti - Dodici.
Pedic - Potete, dunque, darmi qualche informazione sul paese.
Martinotti - E' presto detto: aria salubre, abitanti cordiali, sito ideale per villeggiare.
Pedic - Non sono venuto per villeggiare.
Mariinotti - No? Di solito si vien qui per riposare... Lo raccomandano tutte le guide turistiche.
Pedic - Ho scelto questo paese non per il suo clima, ma per esercitarvi la professione.
Martinotti - Quale professione?
Pebic - Diamine, la nostra. Quella d'avvocato.
Martinotti - Dite sul serio?
Pedic - Non vedo che osa ci sia di strano.
Martinotti - E avete intenzione per caso di aprirvi uno studio?
Pedic - L'ho gi aperto. Questo (indica intorno i libri).
Martinotti - Vedo... vedo...
Pedic - Gi non avete visto la mia targa perch gli operai non sono venuti ancora a metterla. Ma pronta. (Trae di sotto alcuni libri una grande targa in metallo e la mostra. Sulla targa scritto in caratteri ben visibili: Avvocato Marco Pedig - Orario: 9-12; 15-17 ).
Martinotti - (imbarazzato) C' anche l'orario.
Pedic - Perch? Vi sembra preferibile un altro orario? Non conosco le abitudini del paese.
Martinotti - Oh, no... Per quello che serve...
Pedic - Se voleste darmi qualche consiglio nella vostra qualit di decano...
Martinotti - Decano? Ma se sono l'unico avvocato del paese?
Pedic - Ebbene, adesso che ci sono io, voi diventate il decano degli avvocati locali.
Martinotti - (ride).
Pedic - Perch ridete?
Martinotti - (serio) Caro collega, vi d un solo consiglio. Fuggite!
Pedic - Eh?
Martinotti - Siete ancora in tempo. Raccogliete i vostri libri, prendete la vostra toga e abbandonate al pi presto questo maledetto paese. Altrimenti farete la fine mia.
Pedic - Quale, se lecito?
Martinotti - Coltivar cavoli.
Pedic - Non siete riuscito ad aver clienti, vero?
Martinotti - E non ci riuscirete neppur voi. Come non riuscito nessuno prima di me. Qui non si va mai dall'avvocato per regolare le proprie questioni.
Pedic - Eppur ricorrono al medico, al farmacista, no? Perch ignorano la nostra funzione?
Martinotti - Non l'ignorano. Ma sanno camminare da se nei limiti della legge. O almeno lo credono. Comunque se ne vantano.
Pedic - Ed stato sempre cos?
Martinotti - A memoria d'uomo.
Pedic - Incredibile. Quanti abitanti ha il paese?
Martinotti - Pi di diecimila.
Pedic - Ho letto sull Informatore agricolo che la popolazione agiata.
Martinotti - Esatto. Quasi tutti posseggono fattorie o poderi. Gli altri commerciano in prodotti della terra.
Pedic - Negli affari chi li assiste?
Martinotti - Il buon senso.
Pedic - E i contratti chi li redige?
Martinotti - La consuetudine.
Pedic - Ma se un contraente imbroglia l'altro, la questione come si regola?
Martinotti - Con due pugni.
Pedic - Dunque, causa penale.
Martinotti - No. Vanno a darseli lontano e colui che li riceve, non si querela.
Pedic - E il danno chi Io risarcisce?
Martinotti - Il pubblico disprezzo per colui che ha imbrogliato.
Pedic - Ogni tanto accadr pure qualche rissa.
Martinotti - Sono d'indole pacifica.
Pedic - Quando si ubriacano voler almeno qualche pugno.
Martinotti - Il vino li mette in allegria.
Pedic - Furti?
Martinotti - Quasi tutti sono proprietari o sperano di diventarlo. Perci rispettano la propriet.
Pedic - E se contraggono un debito chi li spinge a pagare?
Martinotti - La loro parola.
Pedic - Cos (si stringe tre volte la mano sinistra con la destra).
Martinotti - Vedo che siete informato.
Pedic - Gi... E se qualcuno muore lasciando un podere indiviso, gli credi dovranno pur litigare. Accade quasi sempre.
Martinotti - No. Coltivano il podere tutti insieme. L'istituto familiare qui sentito come una religione.
Pedic - E nei rapporti con lo Stato?
Martinotti - Pagano regolarmente le tasse.
Pedic - Ci sar pure chi insidia la moglie dell'amico. Questo accade in ogni parte del mondo.
Martinott - La donna d'altri tab. Non si tocca.
Pedic - Dunque, a parer vostro, questo paese non offrirebbe alcuna risorsa ad uno di noi.
Martinotti - Sotto nessun aspetto.
Pedic - Non resterebbe che far le valige.
Martinotti - E' quello che vi sto dicendo da mezz'ora.
Pedig - Eppure io ho scelto apposta questo paese per iniziare la professione.
Martinotti - Come? Siete laureato da poco?
Pedic - No. Son quindici anni ormai. Ma non ho mai potuto aprire uno studio per mio conto perch sono povero. Da mio padre che fu un giudice non ho ereditato altro che l'amore del diritto, l'unico amore che ha alimentato sino ad oggi la mia vita.
Martinotti - (si allontana preoccupato).
Pedic - Oh, non sono mica pazzo. Tranquillizzatevi. Solo che nel mondo per me nulla ha valore se non ha un'espressione giuridica. E' come se non esistesse. Il culto della legge in me - al tempo stesso vocazione e fanatismo. Sin da piccolo, nell'et in cui gli altri bimbi giocano ai soldati, io radunavo i miei coetanei e - issato su uno scanno - mi atteggiavo a giudice delle loro contese. Ero felice solo quando potevo pronunciare immaginarie sentenze, imitando mio padre che andavo ad ammirare di nascosto ;in Tribunale.
Martinotti - Perch ' non avete; fatto il giudice, allora?
Pedic - Mio padre in punto di morte me lo proib. Disse che ero troppo impulsivo per essere imparziale. Se anche tu - mi disse non puoi vivere senza respirare carta bollata, fa l'avvocato . Ma sino ad oggi non ho potuto avere uno studio mio. L'unico zio ricco che avrebbe potuto aiutarmi, pretendeva che lasciassi i codici per il suo commercio di legumi. Quando s' accorto che non tollero i legumi nemmeno a tavola, ha preferito lasciare tutto il suo patrimonio all'Istituto dei deficienti psichici.
Martinotti - Ma in questi anni almeno avete esercitato?
Pedic - Ho fatto il sostituto nello studio d'un grande avvocato civilista. Oso dire che ero io a mandare avanti lo studio. Il mio principale si limitava a firmare le mie comparse e incassare gli onorari dai clienti. Avanti ieri quando gli ho comunicato la mia decisione di abbandonarlo, per poco non svenuto.
Martinotti - Non vi pagava abbastanza bene?
Pedic - Malissimo. Ma non l'ho lasciato per questo. Il danaro l'ultima cosa cui penso. Ci che m'interessa l'uomo con tutto il groviglio di situazioni giuridiche che ognuno di noi si trascina dietro per il solo fatto di nascere, di vivere, di agire. Se vedo due persone insieme non posso fare a meno di pensare ai loro rapporti e alle liti che possono nascerne.
Martinotti - Confesso che un criterio abbastanza originale d'intendere la professione.
Pedic - Non un criterio meschino, ecco tutto. Evidentemente se qualcuno viene da voi a chiedervi un parere o ad affidarvi una difesa, voi vi fermate al caso che colui vi espone. Pensate invece quante altre situazioni fanno capo a lui e un incidente banalissimo pu mettere in luce. Non dir che sta a noi provocare quell'incidente. Forse sarebbe eccessivo. Ma bisogna augurarsi che si verifichi per il bene del nostro cliente, per la sua determinazione giuridica. Un uomo che in tutta la vita non fa nemmeno una causa per me un non senso.
Martinotti - E contate d'applicare qui le vostre teorie?
Pedic - Sono anni che sogno d'avere una clientela mia per operare su vasta scala.
Martinotti - Temo che tutta la vostra clientela qui si ridurr a qualche cacciatore di frodo che impallina un passante o a un contadino che annacqua il latte. Avreste fatto meglio a restare in citt.
Pedic - No. Troppi avvocati. Io ho bisogno d'un terreno vergine. Perci appena lessi sull'Annuario giudiziario che questo paese ha l'indice di litigiosit pi basso di tutta la nazione, mi dissi: Ecco quel che fa al caso mio!
Martinotti - Oh, questo paese non passer davvero alla storia come un esempio di litigiosit. La sua litigiosit zero. Pi basso di cos...
Pedic - Correggeremo quest'insufficienza. Non permetteremo che si perpetui quest'affronto alla maest della legge. Quando l'idea del diritto avr permeato di s tutti gli strati sociali di questa popolazione, non credo che sar esagerato contare su un minimo di una cauta ogni cinque persone. (Col tempo miglioreremo questa percentuale.
Martinotti - Stento a credervi.
Pedic - Naturalmente non potr assistere entrambe le parti. Bench l'ideale sarebbe questo per un giurista.,. Dunque una delle parti dovr rivolgersi a voi. Vi rifarete cos dell'offesa che v'hanno fatta costringendovi all'agricoltura. Rivestirete la toga, simbolo della pi nobile professione che io conosca. E con me terrete alto in questo paese il prestigio d'una missione antica come la stessa umanit. Poich il primo uomo che difese il suo simile contro l'ingiustizia, la violenza, la frode, quello fu il primo avvocato.
Martinotti - (vinto dall'entusiasmo di Pedig) Ecco delle parole ben dette... sono con voi... Qual il vostro metodo?
Pedic - Non ho n un metodo n un programma. Preferisco ispirarmi alle circostanze. Del resto, mi vedrete in azione.
Martinotti - Quando comincerete?
Pedic - Subito. Io son sempre per l'azione immediata. (Passeggia su e gi pensieroso. Improvvisamente fermandosi dinanzi a Martinotti) Chi il pi povero del paese?
Martinotti - Povero?
Pedic - S, ci sar pure qualcuno che vive d'elemosine. Pensateci bene.
Martinotti - L'accattonaggio qui non tollerato. Lavorano tutti.
Pedic - Ci sar pure; chi non possiede proprio nulla.
Martinotti - Ecco... c' un vagabondo che la vergogna del paese. Lo chiamano Pillacchera.
Pedic - Pillacchera? Macchia di fango. Debbono disprezzarlo molto.
Martinotti - Sfido. Nessuno ricorda d'averlo mai visto lavorare. E' tutto il giorno in piazza a pancia all'aria. Mangia quando pu e dorme da moltissimi anni in una capanna del signor Calogero, uno dei pi ricchi del paese.
Pedic - E" vecchio?
Martinotti - Anzi, ancor giovane e valido.
Pedic - Meglio cos. Permettete un momento? (Chiamando nell'interno) Signora...
Marta - (comparendo) Desiderate?
Pedic - Per favore, mandate gi qualcuno a chiamare Pillacchera.
Marta - Pillacchera? Ah, no in casa mia non lo voglio.
Pedic - Sono vostro inquilino? Dunque, qui ricevo chi voglio... Via.
Marta - (esce brontolando).
Pedic - Incredibile. Non conoscono neppure i diritti dell'inquilino. E' tutto da rifare.
Martinotti - Non capisco in che possa esservi utile Pillacchera. V'ho pur detto che un buono a nulla.
Pedic - Ancora non lo so bene. Ma sento che un'idea germoglia in me... Qui occorre un esempio clamoroso. Me l'offrir Pillacchera? Devo prima interrogarlo. Ma sarebbe bello cominciare da lui... L'importante che non sia un farabutto...
Martinotti - Oh, per questo... incapace di far male ad una mosca...
Pedic - Un uomo che non gode di nessun credito si presta magnificamente ad iniziare l'esperimento. Se fosse un uomo ricco cui tutti danno volentieri la loro stima, l'esperimento sarebbe meno persuasivo.
Martinotti - Badate, se vi alleate a un vagabondo la vostra azione sar sin dall'inizio votata all'insuccesso.
Pedic - Caro collega, comincio a capire perch non avete sfruttato le magnifiche possibilit che questo paese vi offriva. Voi avete scarsa fede nella forza di penetrazione del Diritto. (Saffaccia Silvia).
Pedig - Desiderate?
Silvia - Vorrei dirvi una parola.
Pedic - (a Martinotti) Permettete?... (A Silvia, in disparte) Perch mi disturbate? Il mio libro non vi piace? '.
Silvia - Tutt'altro... Voleva mettervi in guardia... Ho sentito che avete chiamato Pillacchera.
Pedic - Cara signorina, io non sono ancora affidato alla vostra tutela. Perci credo d'esser libero delle mie azioni.
Silvia - Voi non conoscete Pillacchera...
Pedic - E' proprio per conoscerlo che l'ho chiamato. Il fatto che ne diciate tutti tanto male ha destato la mia curiosit. (Si bussa d. d.). Avanti.
Martinotti - Eccolo. (Sulla soglia appare Pillacchera, timidissimo, stracciato. E' il tipico vagabondo. Ha i modi di chi abituato ad essere scacciato da tutti). Sar forse meglio che io vada.
Pedic - Se volete restare, per Ime lo stesso. Sono abituato a giocare a carte scoperte.
Martinotti - Oh, no... preferisco lasciarvi soli, il segreto professionale... Arrivederci... (Esce girando al largo di Pillacchera).
Pedic - (a Silvia) Signorina, e voi che aspettate per uscire?
Silvia - Ma...
Pedic - Insomma, c' un limite anche alla curiosit...
Silvia - Se doveste scrivere, io potrei aiutarvi. Ho una bella calligrafia.
Pedic - Grazie. Faccio da me. (Silvia mortificata esce girando anch'essa al largo di Pillacchera). Caro Pillacchera, eccomi a te.
Pillacchera - Mi conoscete?
Pedic - Chi non ti conosce? La prima persona di cui si sente parlare arrivando qui, sei tu.
Pillacchera - Immagino quel che dicono!
Pedic - Be', lasciamo andare... Tengo, per, a dichiararti che precisamente quel che ho sentito dire di te che m'ha spinto a conoscerti. E' questione di punti di vista. Ma io non solo non condivido la cattiva opinione che di te hanno i tuoi concittadini, ma se c' qualcuno che stimo fra te e loro, sei proprio tu. Tant' vero che voglio esserti amico.
Pillacchera - Questo, poi!
Pedic - S. E te lo prover. Quali accuse infatti possono formularsi contro di te? Rubi forse?
Pillacchera - (con orrore) Mai.
Pedic - Ti procuri con mezzi violenti il tuo nutrimento?
Pillacchera - Prendo quello che mi danno.
Pedic - Perch non lavori, forse? Ma c' tanta gente che non lavora e se la passa meglio di te che a giudicare dall'aspetto...
Pillacchera - (si rovescia le tasche vuote).
Pedic - Ecco. E allora perch farti la morale?
Pillacchera - E' quel che dico anch'io.
Pedic - Perch stai tutto il giorno a goderti il sole? Ma questo significa avere il culto romantico della vita pigra. Non forse questa la saggezza millenaria dei cinesi? Evidentemente c' in te un senso di nobile distacco dal dramma dell'esistenza, che tanto preoccupa gli altri. Dovrebbero renderti omaggio come al pi saggio del paese. Credimi.
Pillacchera - Tutti mi scacciano. Neppure ai bimbi posso accostarmi.
Pedic - Ti piacerebbe rifarti delle umiliazioni di tanti anni? Provare agli altri che anche tu sei qualcuno?
Pillacchera - Sembra un sogno!
Pedic - Se un uomo ti venisse incontro, un uomo che ha un grande potere perch ha letto tanti libri e ti dicesse, prendendoti sotto braccio (esegue): Che ne diresti, Pillacchera, di far insieme una bella beffa a questo paese e dimostrare che tu sei pi forte di loro tutti messi insieme? Costringere tutti a farti d'ora innanzi tanto di cappello e aver paura di te... Ci staresti?
Pillacchera - Se ci sto... Me ne hanno fatto inghiottire tante!
Pedic - Bene. Tu per un verso, io per un altro s mostrer a questa gente chi siamo noi.
Pillacchera - Che devo fare?
Pedic - Quello che hai sempre fatto. Niente.
Pillacchera - (sollevato) Meno male.
Pedic - Penso io a tutto. Tu devi solo raccontarmi di te, della tua vita, delle persone che avvicini. Perch, vedi, tu non sei nulla. Ma se io trasfondo in te, ultimo della terra, il concetto augusto del Diritto, ti trasformo.
Pillacchera - (impressionato) Siete uno stregone?
Pedic - Pensa di me quel che vuoi. Quel che importa il risultato. Vedrai tu stesso se mentisco.
Pillacchera - Oh, per me... il fatto che non ho nemmeno un soldo da darvi.
Pedic - Non cerco danaro, io...
Pillacchera - E perch lo fate allora?
Pedic - Questo riguarda me. A te basti sapere che non rischi nulla.
Pillacchera - Ma come potr io?... Valgo cos poco.
Pedig - Non lo dire. Cos povero e disprezzato, sei potentissimo. Perch sei ancora un uomo e come tale, soggetto di diritti. Se questi tuoi diritti cominci a manovrarli, vedrai che succede!
Pillacchera - Be', mi affido a voi... Tanto... peggio di cos... Sono pronto.
Pedic - Benissimo. (Apre un cassetto. Tira fuori un foglio) Ecco un foglio di carta bollata. Ne hai visti mai? Non hai che da scrivere quello che ti detter. Vedi come semplice?... Mettiti l (gli fa cenno di sedersi). Sai scrivere?
Pillacchera - (con dignit) Ho avuto un'istruzione. (Siede).
Pedic - Di bene in meglio. Eccoti la penna. Qual il tuo nome?
Pillacchera - Pillacchera.
Pedic - Ma no. Il tuo nome di battesimo.
Pillacchera - Ah... (Ci pensa un po') Filippo.
Pedic - Filippo. E poi?
Pillacchera - Fumo.
Pedic - Allora scrivi... (Dettando) Io sottoscritto Filippo Fumo, detto Pillacchera, nato a...
Pillacchera - (con orgoglio) A Chiaravalle. (Scrive).
Pedic - (continuando a dettare)... e quivi residente, delego a rappresentarmi e difendermi in tutte le mie cause...
Pillacchera - Cause?... Non ne ho.
Pedic - Ne avrai... ne avrai... in tutte le mie cause l'avvocato Marco Pedig, eleggendo a tutti gli effetti di legge il mio domicilio presso il suo studio. Conferisco pertanto al suddetto avvocato ogni pi ampia facolt compresa quella di transigere e conciliare... (Mentre Pillacchera scrive, cala la tela).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Due giorni dopo. La stessa scena del primo atto. La stanca per in ordine e i libri sono negli scaffali. I mobili sono gli stessi. Di nuovo c' solo una macchina da scrivere su di un tavolinetto.
Pedig seduto dietro la scrivania e scrive velocemente. Dopo qualche minuto entra Silvia. Pedig non se ne accorge e continua a scrivere. Silvia sta ferma un p sulla soglia a guardarlo. Pedig alza la testa e s'accorge della sua presenza.
Pedic - Signorina, preferirei che bussaste prima d'entrare.
Silvia - Fra noi...
Pedic - E vi prego di abbandonare questo tono d'intimit assolutamente fuori posto. Altrimenti sar costretto a dire a vostra madre che non ho pi bisogno dei vostri servizi di segretaria.
Silvia - Scusate... credevo che prestandomi quel libro, voi...
Pedic - Quale libro?
Silvia - Quello sul matrimonio...
Pedic - Ebbne?
Silvia - Ci aveste messo dell'intenzione.
Pedic - E' il colmo! Vi presto un trattato per formare la vostra cultura giuridica e voi subito galoppate con la fantasia!
Silvia - Sono una ragazza!
Pedic - E con questo? Forse che le donne non possono intendersi di leggi?
Silvia -Io non Io so.
Pedic - Ed io vi dico che se c' un sesso che sembra destinato dalla natura a valersi dei cavilli pi sottili questo proprio il vostro.
Silvia - Approfitter del consiglio.
Pedic - E ora basta con le chiacchiere. Occupiamoci dello studio. Chi c' di l?
Silvia - L'anticamera piena di gente.
Pedic - Bene. Lasciateli aspettare.
Silvia - Sono gi irritati per l'attesa.
Pedig - Dal medico non fanno la fila? Dunque, aspettino anche me. Capisco che non sono abituati a salire le scale d'uno studio d'avvocato. Vuol dire che la lezione sar pi efficace.
Silvla - Il pi impaziente il signor Calogero. Smania, sbuffa e son gi tre volte che mi domanda: Insomma questo avvocato mi riceve o no? Ditegli chi sono io .
Pedic - Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge.
Silvia - Oh, ma lui il pi ricco del paese.
Pedic - Non m'interessa affatto. (Si sente un animato voco giungere di dentro). Guardate un po' che succede. (Silvia esce un momento e subito rientra).
Silvia - Gridano tutti contro Pillacchera e agitano dei logli.
Pedic - Benissimo. Comincia il ballo. Fate entrare il signor Calogero, per favore.
Silvia - Subito. (Esce. Entra Calogero come una furiti. Tutta la sua persona spira opulenza. E' fuori di s per la lunga attesa).
Calogero - Finalmente! E' pi facile parlare con un ministro che con voi.
Pedic - (calmo, offrendogli una sedia) Prego.
Calogero - (restando in piedi) Grazie. Ma rester solo il tempo necessario per sapere che significa questo scherzo. (Mostra un foglietto).
Pedic - (c. s.) Se lo credete uno scherzo, perch vi agitate cos?
Calogero - Insomma, volete spiegarmi?
Pedic - (prendendo il foglietto) Mi pare che sia abbastanza chiaro. (Legge) Egregio signor Calogero, il mio cliente signor Pillacchera m'incarica di comunicarvi che non gradisce pi la vostra presenza nelle immediate vicinanze della capanna di sua propriet in cui ha stabile domicilio. Qualora non ottempererete al presente invito, il signor Pillacchera si vedr costretto a costruire un muro per tutto il raggio d'accesso a detta capanna, oltre tutte le altre azioni che la legge gli offre contro chi turba il libero godimento della propriet. Distinti saluti. Firmato: avvocato Pedig ... che sarei io! (Gli restituisce la lettera).
Calogero - E' impazzito Pillacchera? La capanna mia come tutto il fondo.
Pedic - Era vostra.
Calogero - Ma c' l'atto d'acquisto che parla. Se ho permesso che quel vagabondo ci dormisse per tutti questi anni solo per piet. Lo sanno tutti. Ed ora ha l'impudenza di scrivermi in questi termini! (Straccia la lettera) Ma io lo butto fuori a calci lui e i suoi sporchi stracci. Diteglielo.
Pedic - (c. s.) I calci non sono un argomento giuridico. Guardatevi dal farlo. La legge contro di voi. Chiunque turba con violenza alla persona o con minaccia, l'altrui pacifico possesso di cose immobili, punito con la reclusione sino a due anni . Due anni. E non ve li toglie nessuno.
Calogero - Cos, secondo voi, la mia capanna sarebbe ora di Pillacchera.
Pedic - Non sarebbe.
Calogero - (ironico) Guarda... guarda...
Pedig - Vi siete mai chiesto da quanti anni vive Pillacchera in quella capanna? No? Ebbene ve lo dir io. Pi di trenta. Possiamo provarlo. Dunque, la capanna non pi vostra.
Calogero - Ma chi lo dice?
Pedic - (prendendo dalla scrivania il Codice e mostrandolo) Questo libro.
Calogero - Cos'?
Pedic - Il Codice.
Calogero - Non lo conosco.
Pedic - Male. Perch, a non leggerlo, vedete che succede? Un brutto giorno un Pillacchera qualunque viene da me e dice: Avvocato, vogliamo vedere insieme se troviamo qui dentro qualche paroletta che metta a posto il signor Calogero? . lo gli rispondo: Perch no, figliuolo? . E cos - cerca... cerca... troviamo una paroletta piccola cos, una cosuccia da niente che a sentirla fa quasi ridere : usucapione . Ma appena Pillacchera la conosce si chiude nella capanna e quando voi vi affacciate per sloggiarlo, vi risponde: Mi dispiace, ma questa parola m'ha fatto padrone della capanna e dell'orto. E se mi seccate, chiamo le guardie . (Chiude il Codice).
Calogero - (perplesso) Come si chiama quella parola?
Pedic - Usucapione. Non ve lo dico in latino per non impressionarvi. Ma vuol dire che chi possiede per trent'anni una cosa altrui, ne diventa proprietario.
Calogero - Ma ci vorr pure qualche atto.
Pedic - No. Bastano cinque requisiti. (Contando sulla punta delle dita) Il possesso deve essere continuo. E Pillacchera ci ha dormito ogni notte. Non interrotto. E voi non gli avete impedito di dormirci. Pacifico. E Pillacchera ci dormiva col vostro consenso. Pubblico. E lo sanno tutti in paese che per trovar Pillacchera basta andar l. Non equivoco. E lui s' comportato come proprietario, tanto che ha coltivato l'orticello. Dunque, ricorrono gli estremi richiesti dalla legge. Perci la vostra capanna ormai... (soffia sul palmo aperto della mano). E l'orto anche.
Calogero - ( smontato. S'asciuga il sudore).
Pedic - Se volete sedere.
Calogero - Grazie. (Siede). Non c' nulla da fare?
Pedic - No. (Pausa. Ora lo domina, in piedi) Considerate che in quel libro (indico il Codice) ci sono ancora migliaia di parolette a disposizione di chiunque voglia servirsene contro di voi che siete cos ricco.
Calogero - (rabbrividendo) Per carit!
Pedic - Mi fate pena, cos nudo.
Calogero - (che non capisce) Nudo?
Pedic - Ma s, esposto ai colpi del primo venuto. Come avete fatto a vivere sin ora? Avete visto? Mangiate, dormite, fate i vostri affari, credete di stare a posto. E invece il semplice trascorrere del tempo lavora contro di voi. E vi porta via la propriet... Mentre state l seduto che cosa prepara contro di voi il tempo che pur continua a correre?
Calogero - Tacete!
Pedic - Tacere?... A proposito non avete mai pensato che anche il silenzio pu portare a conseguenze giuridiche?
Calogero - Il silenzio?
Pedic - Ma s... Qualcuno vi scrive, proponendovi un affare... Ci sono dei termini... voi non rispondete... Domani il vostro silenzio interpretato come un consenso. Vi si chiedono i danni.
Calogero - Ma terribile!
Pedic - (si allontana, poi improvvisamente avvicinandosi a Calogero col dito puntato come se lo accusasse) E le radici? Per esempio, avete mai pensato alle radici, voi che ne avete tante?
Calogero - Che radici?
Pedic - Quelle dei vostri alberi d confine con i fondi dei vicini. Camminano sotto terra. Voi non le vedete. Ma dove vanno?
Calogero - Che volete che ne sappia?
Pedic - Ma importante saperlo. A seconda che si addentrano di pi nel vostro fondo o in quello del vicino, la cosa cambia da cos a cos.
Calogero - Possibile?
Pedic - Se il vostro vicino s'intende di legge, un giorno o l'altro sapete che fa? Scava nel suo fondo, vede che le vostre radici giungono sin l e vi pianta una bella causa.
Calogero - Povero me!
Pedic - E i rami? Spero che almeno per quelli sarete in regola.
Calogero - (che comincia a tremare) Perch,, anche per i rami c' pericolo?
Pedic - Ma certo! Un ramo d'albero che entra nel fondo altrui, in mano ad un attaccalite sapete che diventa? Una bella questione legale.
Calogero - Ahim...
Pedic - Quanti alberi avete?
Calogero - Chi pu contarli? Sono migliaia...
Pedic - Bene. Moltiplicate un po' il numero dei vostri alberi per il numero dei rami e vedrete...
Calogero - Oh, c' da impazzire!
Pedic - E i fusti? A seconda dell'altezza del fusto di un albero deve variare la distanza a cui si deve piantare l'albero dal confine del vicino. Tre metri per gli alberi di alto fusto: noci, castagni, querce, pini, olmi, pioppi, platani...
Calogero - (turandosi le orecchie) Basta! Basta!
Pedic - (inesorabile) Un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto: peri, meli, ciliegi...
Calogero - V'ho pregato: basta!
Pedic - Come volete. Se credete di aver sempre rispettato la distanza che il Codice prescrive...
Calogero - Che ne so io? In paese nessuno ha mai piantato alberi col metro in mano.
Pbdic - Male. Perch in ogni uomo che Oggi vi saluta e vi rispetta si nasconde un Pillacchera. Un giorno o l'altro il Pillacchera salta fuori e vi rovina.
Calogero - Povero me! Sono rovinato! Io dormivo tranquillo e intanto le radici... i rami...
Pedic - (suggerendo) Il bestiame...
Calogero - (lamentosamente) Anche il bestiame... Ed io che ne ho tanto...
Pedic - Se fossi in voi non starei ad aspettare che i vicini mi muovessero causa. Alberi avete voi... alberi hanno anche loro. E anche le loro radici camminano. Mi capite?
Calogero - (illuminandosi in viso) E' vero. Non ci avevo pensato. Alberi ho io... ma alberi hanno anche loro... E chiss quanti dei loro rami e delle loro maledette radici... (Mostrando il pugno) Ma - giuraddio - se scopro che una sola delle loro radici si permette di entrare in un mio fondo gli faccio una causa cos grossa che piangeranno per un pezzo! Vedranno chi Calogero Migliorino. E come sa far rispettare i suoi diritti!
Pedic - E' sempre meglio essere i primi ad agire.
Calogero - E dove c' da agire, agiremo. Accettate di difendermi, avvocato ?
Pedic - Non sono il solo avvocato del paese. C' anche Martinotti.
Calogero - Martinotti? Mi fate ridere. In dodici anni che qui non ha mai fatto per me ci che voi avete fatto in soli dieci minuti. No. Dovete assistermi voi. Tanto chi ve lo impedisce? La partita di Pillacchera liquidata.
Pedic - Gli riconoscete la capanna?
Calogero - Visto che non c' niente da fare.
Pedic - Niente.
Calogero - Avvocato, io corro a casa a fare un elenco di tutti i miei rapporti d'affari con la gente del paese e torno qui. Vedrete quante cause! Ci divertiremo, avvocato. Ci divertiremo. (Esce di corsa. Subito dopo entra Silvia).
Silvia - Ebbene?
Pedic - L'ho sistemato io il vostro Creso.
Silvia - Nell'andarsene m'ha salutato gentilmente. Che gli avete detto per ridurlo cosi?
Pedic - Segreto professionale.
Silvia - Di l venuta ancora altra gente.
Pedic - Uno per volta, li sistemeremo tutti i vostri concittadini. Fate passare il secondo.
Silvia - E' una donna. Una delle pi ricche del paese. Piena di boria.
Pedic - Trover pane per i suoi denti. (Silvia esce e quasi subito entra Angelica Zummo, irritante e ciarliera).
Angelica - (appena varcata la soglia, comincia a gridare) Sono la vedova Zummo. Ma un sopruso. Un vero sopruso!
Pedic - (calmo) Non siete l'unica vedova al mondo.
Angelica - Che c'entra mio marito? Dio l'abbia in pace. Parlo di Pillacchera, io. Quello che m'ha fatto Pillacchera un sopruso. Querelare me, la vedova Zummo.
Pedic - Ah, siete voi la signora che abbiamo querelato per ingiuria.
Angelica - Ingiurie? Ma il paese m' testimone che non ho mai insultato nessuno, io. Sono un temperamento mite, checch ne pensasse mio marito.
Pedic - Cara signora, i fatti sono fatti. E' vero o non vero che siete proprietaria di un pappagallo di color verde, dell'apparente et di centocinquanta anni, che risponde - quando risponde - al nome di Coc?
Angelica - S.
Pedic - E' vero o non vero che alle ore diciotto di ieri questo animale stava alla finestra della vostra abitazione situata in via del Gelsomino, 25?
Angelica - S.
Pedic - E' vero o non vero che al passaggio del signor Pillacchera codesta vostra bestia ha proferito parola vituperevole al suo indirizzo e precisamente la parola: porco ?
Angelica - S. Ma c' un equivoco.
Pedic - Signora, la giustizia tien conto dei fatti non degli equivoci. Fin ora i testi zoologici sono concordi nel non riconoscere ai pappagalli la facolt d'intendere e volere. Pertanto il vostro Coc deve considerarsi null'altro che uno strumento della vostra volont. Strumento fatto da voi agire dolosamente in danno del mio cliente Pillacchera. E poich, sino a prova contraria, la parola porco un'attribuzione lesiva dell'onore di un cittadino, comunque si voglia considerare l'epiteto, sia sotto il profitto morale sia sotto il profilo sociale, abbiamo sporto contro di voi querela per ingiuria ai sensi dell'articolo 594 del Codice penale.
Angelica - Ma, avvocato, questo l'equivoco. Sono vent'anni che Coc ripete quella parolaccia. Nessuno se n' mai offeso.
Pedic - Cara signora, tutto il paese padronissimo di farsi chiamare porco da voi a qualunque ora del giorno. L'ingiuria un reato punibile solo a querela di parte. Perci se nessuno protesta, voi siete a posto. Ma se qualcuno - Dio liberi! - vede nell'insulto non pi una valutazione generica del genere umano, ma un'offesa specifica al suo onore e si rivolge al magistrato, voi siete condannata.
Angelica - Allora, avvocato, devo dirvi la verit. Sotto quella parola che Coc ha l'abitudine di ripetere c' tutta una storia.
Pedic - Che volete darmi ad intendere?
Angelica - Ascoltatemi, per favore. Mio nonno non fu uno stinco di santo.
Pedic - Che c'entra vostro nonno?
Angelica - Adesso capirete. Mio nonno condusse una vita galante che fu lo scandalo della nostra famiglia. Ridottosi vecchio e mezzo accidentato, non trov di meglio per consolarsi della sua solitudine che prendersi in casa un pappagallo e insegnargli alcune canzoni che furoreggiavano sui variet dei suoi tempi.
Pedic - Coc?
Angelica - Coc... E cos finch la morte non lo colse.
Pedic - Interessante. Ma non vedo ancora la relazione.
Angelica - La morte di mio nonno ebbe un brutto effetto sulla memoria di Coc. Cominci a dimenticare tutte le canzoni. Pi gli anni passavano, pi il suo repertorio si riduceva. Finch quando lo ereditai io, non ricordava che una sola canzone. Una vecchia canzone scollacciata che cominciava appunto con quella parola-Poi ha finito col dimenticare anche quella e s' ridotto a ripeterne solo la prima parola.
Pedic - Cara signora, in un solo caso potreste essere assolta. Evocando al processo l'anima di vostro nonno perch deponga in vostro favore.
Angelica - Cos che io dovrei sedere sul banco degli imputati?
Pedic - Senza dubbio, signora. Angelica - Oh, che vergogna! Ma ci sar pure un mezzo per evitare...
Pedic - Certamente. Se Pillacchera vi ritira la querela.
Angelica - Inducetelo a farlo. Ve ne sar grata.
Pedic - (con sdegno) Signora, la mia opera disinteressata. Voglio solo mostrare ai vostri concittadini a quali conseguenze pu condurre l'ignoranza dei pi elementari principi di diritto. E i pericoli ai quali tutti dico: tutti siete esposti.
Angelica - Oh, per mio conto vi assicuro che non sar pi un passo senza consultare un avvocato. Se volete curare i miei interessi...
Pedic - Dopo il processo. Quando non sarete pi mia avversaria.
Angelica - Siete proprio cattivo. Volete per forza che io sia condannata.
Pedic - Non cerco la vostra condanna. Tant' vero che indurr Pillacchera a rimettervi la querela. Ma solo a dibattimento iniziato. Non posso rinunziare alla magnifica occasione di mostrarvi a tutto il paese seduta, sia pure per cinque minuti, sul banco degli imputati.
Angelica - Ma io sono molto conosciuta. Sono una delle migliori signore del paese!
Pedic - Appunto per questo. Che esempio, che lezione per i vostri concittadini!
Angelica - Volete, dunque, rovinarmi?
Pedic - Non vi ho detto che la querela vi verr rimessa? Dunque, che temete? Io faccio un favore a voi e voi ne fate uno a me. Cinque minuti a sedere.
Angelica - Siete sicuro che non sar condannata?
Pedic - Sicurissimo, (accompagnandolo) State tranquilla. Soltanto non dite a nessuno che la cosa finir bene per voi. Ma assumete un viso grave e compunto. E a chi vi interroga, rispondete: Ecco quel che succede a fare a meno degli avvocati.
Angelica - Ecco quel che succede a fare a meno degli avvocati.
Pedic - Brava. Arrivederci.
Angelica - (mentre esce ripete ancora) Ecco quel che succede... (Via).
Pedic - (affacciandosi nell'anticamera, grida) Chi viene appresso?
Rocco - (d. d.) Presente.
Pedic - Avanti. (Entra Rocco. E' molto agitato).
Rocco - Avvocato, vengo a chiedervi giustizia.
Pedic - Ve la far dare.
Rocco - E' stato Pillacchera ad indirizzarmi qui.
Pedic - Volete iniziare un giudizio? (Gli offre una sedia) Prego, come cliente avete diritto a tutti i riguardi. Esponetemi il vostro caso.
Rocco - No. E' contro Pillacchera che reclamo giustizia.
Pedic - Ah! (Ritira la sedia) La questione cambia aspetto.
Rocco - Pillacchera m'ha rubato la pi bella coppia di colombi che avevo. L'invidia di tutti.
Pedic - Rubati? Attento alle parole!
Rocco - Eppure non ci sono altre parole. Li ha rubati. E poi se li mangiati. Sotto i miei occhi. Arrostiti a fuoco lento.
Pedic - Aveva fame probabilmente.
Rocco - E si mangia proprio i miei? poi, per aggiungere le beffe al danno, a me che protestavo, ha detto: Io sto a posto. Se non mi credi, rivolgiti al mio avvocato . E m'ha dato il vostro indirizzo.
Pedic - Un momento. Precisiamo. Avete una colombaia?
Rocco - Certamente.
Pedic - E di l i vostri colombi sono fuggiti?
Rocco - S.
Pedic - A quel che so, anche Pillacchera possiede una colombaia.
Rocco - S. Ma non ha nulla a che fare con la mia. Possiede un solo colombo magro, striminzito e per di pi cieco da un occhio.
Pedic - Non importa. Potete affermare che Pillacchera abbia attratto nella sua colombaia quella coppia di pennuti con arti o frodi?
Rocco - Io non l'ho visto, ma lo ritengo capace di tutto.
Pedic - Finch non potete provarlo, Pillacchera a posto. I colombi che passano da una colombaia ad una altra si acquistano dal proprietario di quest'ultima se non sono stati attirati con arte o frode. Le stesse norme valgono per i conigli e per i pesci che passano da una conigliera o una peschiera ad altre.
Rocco - Ma, a memoria d'uomo, in questo paese quando i colombi o i conigli passano da un fondo all'altro, al proprietario che l richiede si son sempre restituiti.
Pedic - Hanno fatto male. Ignoravano il loro diritto. Pillacchera, per sua fortuna, non l'ignora e ne usa.
Rocco - Ma io stesso quando il cane da caccia del mio vicino, non pi tardi di un mese fa, si rifugi da me, a lui che lo chiedeva, lo restituii.
Pedic - E faceste bene. Perch tutti gli animali mansueti - cani, gatti, galline - sono rivendicabili nel termine stabilito per le cose mobili e cio due anni.
Rocco - (sempre pi confuso) I colombi s, i cani no.
Pedic - E i pavoni entro venti giorni. I pavoni sono mansuefatti, non mansueti. Mentre i canarini appartengono a chi li trova.
Rocco - (prendendosi la testa fra le mani) Che guazzabuglio! Come si fa a raccapezzarsi?
Pedig - Semplicissimo. Consultando un avvocato.
Rocco - Ma cos anche prima di muovere un passo bisognerebbe chiamare lavvocato!
Pedig - Lideale sarebbe questo.
Rocco - Ma io so da me quello che posso fare e quello che non posso fare.
Pedig - Credete di saperlo. E per provarvelo sceglier un esempio fra mille. Possedete vacche?
Rocco - Naturalmente. Tutti ne abbiamo in questo paese.
Pedig - Ebbene se una vostra vacca condotta da un vostro contadino d un bel morso nel di dietro di un vostro compaesano, voi che fate? Risarcite subito il danno, vero? Sborsate, cio, la somma necessaria alla reintegrazione delle parti basse del vostro compaesano?
Rocco - Certo. La vacca mia.
Pedic - Piano, amico mio. A pagare e a morire c' sempre tempo. Ammettiamo che il contadino conducesse la vostra vacca al pascolo per una via diversa dalla normale. E ci per passare dinanzi alla propria fattoria e mungere un litro di latte in favore della propria famigliuola. Ebbene, amico mio, quel litro di latte vi salva.
Rocco - Mi salva? E come?
Pedic - S. La vacca ha cagionato il danno nel percorrere una strada che serviva all'utilit personale del vostro contadino e non vostra. E poich ognuno responsabile del danno cagionato da un animale per il tempo in cui se ne serve, vedete che spetta al contadino pagare e non pi a voi che pur ne siete proprietario.
Rocco - Magnifico! Ed io, stupido, avrei pagato... Adesso che lo so, vorrei proprio che una mia vacca cominciasse a dar cornate a destra e a manca... Rideremmo! Caro avvocato, dite a Pillacchera che si tenga quei colombi. (Allegro) E noi probabilmente ci rivedremo fra non molto... Ho un certo progetto... Basta. Per ora non posso dirvi altro. Arrivederci, avvocato. (Esce).
Pedic - (affacciandosi nell'anticamera, grida) Sotto a chi tocca! (Entra Vincenzo il mediatore),
Vincenzo - Avvocato, io sono qui per un chiodo.
Pedic - Un chiodo? Volete dire un debito?
Vincenzo - Ma no! Un vero chiodo. Di ferro. Che cos' un chiodo? Niente... eppure... Oh, povero me!
Pedic - Un momento. Procediamo con ordine. A chi appartiene questo chiodo?
Vincenzo - A Pillacchera.
Pedic - (che ha capito) Ah, ma forse voi volete parlare di un rampino che infisso nella parete esterna della capanna di Pillacchera? E al quale voi avete la deplorevole abitudine di legare la vostra mula?
Vincenzo - Chiamatelo rampino. Ma per me un chiodo. Per di pi arrugginito.
Pedic - Questo non influisce sulla questione. Potete provare con un documento che Pillacchera vi abbia concesso l'uso di quel rampino nella quotidiana sosta della vostra mula prima di entrare in paese?
Vincenzo - Provarlo? Ma se ho sempre legato l la mula. A che servirebbe altrimenti quel chiodo cos in vista?
Pedic - Ogni proprietario pianta i suoi chiodi dove pi gli piace.
Vincenzo - Ma il signor Calogero...
Pedic - (interrompendolo) Alt. La capanna non appartiene pi al signor Calogero. Quindi se Pillacchera ora vi chiede un canone per l'uso di quel chiodo, nel suo pieno diritto.
Vincenzo - Ahim, sono cos povero!
Pedic - Povero? Lo credete voi... (Prende dalla scrivania un blocco per appunti e legge) Vent'anni fa mor, senza fare testamento, un vostro zio che lasci un'eredit a voi e ad altri parenti. Voi eravate in America. Al vostro ritorno, due anni fa, i vostri parenti si rifiutarono di cedervi i beni di cui erano in possesso, affermando che voi non avevate pi diritto alla successione per non aver mai accettato l'eredit.
Vincenzo - Infatti. Non lo feci. E quando ritornai, mi spiegarono che se una eredit non si accetta, non li pu pi reclamarla.
Pedic - E vi rassegnaste.
Vincenzo - Che altro potevo fare?
Pedic - La facolt di accettare un'eredit dura trent'anni. Potete ancora agire.
Vincenzo - Come?... Trent'anni? Trent'anni? (Sempre pi allegro) Ma allora i miei cugini dovranno sputar fuori la mia roba!
Pedic - S'intende.
Vincenzo - Ah, che notizia mi date! Io non sono pi povero. Sono ricco. Ricco!
Pedic - Per bisogna fargli prima causa.
Vincenzo - Ma cento cause faccio, se le cose stanno cos. Se sapeste come mi rodevo il fegato quando passavo dinanzi ai loro poderi con la mia vecchia mula! Voglio godermi la faccia che faranno quando gli manderemo l'ufficiale giudiziario... Perch bisogna far presto, avvocato. Presto, che son gi tanto vecchio.
Pedig - Faremo prestissimo. Ma prima bisogna mettere a posto il chiodo di Pillacchera.
Vincenzo - (sempre allegro) Il chiodo? Ma ditegli che glielo faccio d'oro. S, d'oro. E anche la mula gli d, se la vuole. Che m'importa ormai?
Pedic - In questo caso sono a vostra disposizione.
Vincenzo - Domani son qui con i documenti. Bisogna far presto. Son vecchio e voglio godermi la roba. Pazzie voglio fare. Pazzie. (Esce, sulla soglia s'imbatte in Silvia che sta entrando e le grida ancora) Pazzie!
Silvia - Che accaduto a Vincenzo?
Pedic - Quasi niente. Credeva d'esser povero e invece ricco.
Silvia - (sta un po' a considerarlo) Avvocato io non so che diciate a questa gente per trasformarla cos, ma una volta ho letto un romanzo in cui c'era un uomo come voi.
Pedic - Come me?
Silvia - S, forte, dominatore... Bastava che lui apparisse e tutti si piegavano alla sua volont. Questo uomo io l'immaginavo alto, nerboruto, con due braccia capaci di abbattere un toro. Adesso mi accorgo che si pu avere il vostro aspetto e dominare tutti.
Pedic - Non so se debbo ringraziarvi od offendermi. Comunque, per disincantarvi, vi dir che la mia forza come la luce della luna.
Silvia - Non vi capisco.
Pedic - La luna illumina, ma la sua luce rubata al sole. Il mio potere attinto a quei libri (indica i libri).
Silvia - Lasciate allora che anch'io diventi forte. Prestatemi un po' di quei libri.
Pedic - Perch?
Silvia - Vorrei capire perch fra tutti gli inquilini Che hanno alloggiato qui voi siete l'unico che ancora non m'abbia fatto la corte.
Pedic - Cara signorina, tutto ci che impegnativo ripugna al mio spirito. E io non vedo nulla di pi terribilmente impegnativo di codesta specie d'assedio che voi chiamate corte .
Silvia - Mi meraviglio di voi. Dite d'essere esperto di leggi e poi finirete d'ignorare che persino la promessa scambievole di futuro matrimonio non produce obbligazione legale di contrarlo.
Pedic - Santo cielo! Dove l'avete imparato?
Silvia - Nel libro sul matrimonio che m'avete prestato.
Pedic - Non perdete tempo!
Silvia - Non vi nascondo che sono rimasta sorpresa Dell'apprendere che si pu giungere ad illudere una ragazza sino a quel punto, senza essere punito. Ma poi ho capito la lacuna della legge. Sfido! Siete stati voi uomini a tarla.
Pedic - Codesta interpretazione della legislazione vigente veramente originale.
Silvia - Non m'importa se originale o meno. Il fatto che cos. E allora che aspettate ad approfittarne? Qualunque cosa mi diciate, siete al sicuro. La legge con voi.
Pedic - Signorina, voi certo non ne avete sentito mai parlare. Ma c' anche un Foro interno.
Silvia - Dov'?
Pedic - E' un Foro metafisico, non reale. Foro interno, cio coscienza, che vieta quello che SI Foro esterno, cio la legge, spesso permette. Questa distinzione accompagna tutti gli atti dell'uomo e ad essa voglio mantenermi costantemente fedele.
Silvia - (deluso) Buon pr vi faccia! (Si sente bussare di dentro).
Pedic - Chi ?
Pillacchera - (d. id.) Sono io, Pillacchera.
Pedic - Avanti. (Entra Pillacchera. Indossa un abito nuovo. Anche le scarpe sono nuove, lucidissime. Perci fa maggior contrasto la sua camicia sfilacciata, priva di cravatta. Regge un grosso libro con la mano destra). Dove hai preso quel vestito? Restituiscilo subito.
Pillacchera - Perch? Non si tratta di quello che pensate, ma di una spontanea offerta del sarto locale.
Pedic - A che titolo?
Pillacchera - E che ne so? Ha tanto insistito perch lo prendessi.
Pedic - Come farai a pagarlo?
Pillacchera - E' quel che gli ho detto anch'io. Ma lui m'ha risposto che danari non ne vuole. S'accontenta della mia amicizia.
Pedic - La tua amicizia?
Pillacchera - S. M'ha fatto giurare che non gli tar mai causa.
Pedic - (scoppia a ridere).
Pillacchera - Gi. E pare che non sia il solo ad aver paura di me. Perch anche queste scarpe le ho avute allo stesso prezzo. Per l camicia e la cravatta non mi stato possibile giungere ad un accordo. Ma non detta l'ultima parola. Ripasser.
Pedic - Ma chi credi d'essere diventato?
Pillacchera - Io non lo so. Domandatelo ai miei compaesani che adesso mi salutano e fan largo quando passo, manco fossi la statua del Santo Patrono.
Pedic - Bada, Pillacchera, non esagerare.
Pillacchera - Io mi diverto. E se altra roba ha da venire, l'aspetto a pie fermo. (Batte con una mano sul libro).
Pedig - Dove hai preso quel libro?
Pillacchera - Acquisto rateale. In due giorni e due notti me lo son letto tutto. (Barcolla).
Pedic - Tu hai bevuto.
Pillacchera - Non lo nego. Come si fa a dir di no quando tutti vogliono pagarti da bere?... Bevi, compare... Bevi, compare... E il compare (indica se stesso) beve... (Ride). Permettete? (Siede) E adesso ditemi perch mi avete chiamato...
Pedic - Devi firmare un atto. Ecco. (Gli porge un foglio in bollo) E' la rinunzia alla querela contro la vedova Angelica Zummo. (Porgendogli una penna) Devi firmare qua (gli indica la fine del foglio). Firma!
Pillacchera - Un momento, avvocato. Fatemi prima leggere quello che c' scritto.
Pedic - (sbalordito) Come? Vuoi leggere? E' inaudito. Non ti fidi pi di me dopo quello che ho fatto per te?
Pillacchera - Non che non mi fido. Son pronto a firmare, si capisce. Ma gli che - vedete - prima Pillacchera non sapeva quello che valeva e adesso invece... Insomma, ho o non ho il diritto di leggere quello che devo firmare?
Pedic - (c. s.) Hai il diritto.
Pillacchera - E allora se un mio diritto, lasciatemi leggere. (Comincia a leggere, fra lo stupore di Pedig e di Silvia. Irrompe in iscena Calogero, fuori di s, agitando un foglietto).
Calogero - Avvocato, avvocato. Questo troppo.
- (Scorgendo Pillacchera) Ah, sei qui? cercavo proprio te.
Pedic - (a Calogero) Un momento. La questione della capanna gi regolata. Non potete tornare sulle vostre decisioni.
Calogero , - Si tratta di ben altro. Ascoltate. (Leggendo il foglio 'che 'ha tra le mani) Caro Calogero... Vi invito a cambiar colore alla facciata del vostro stabile su cui guarda la mia capanna. Il grigio topo un colore troppo deprimente per il mio spirito. Potete scegliere fra il rosa pallido e l'azzurro. Non escludo il carnicino leggermente sfumato. Avete ventiquattr'ore di tempo. Altrimenti vi far causa. Il non pi vostro devotissimo Pillacchera .
Pedic - (guardo interrogativamente Pillacchera).
Pillacchera - (indica il libro che stringe sempre fra le mani, strizzando locchio).
Pedic - (sorride, poich ha capito. E siede alla scrivania, godendosi lo spettacolo di Calogero e Pillacchera che litigano).
Calogero - (non si accorto di nulla. A Pillacchera) Cos', credi di farmi paura? Ma la casa almeno mia e la dipingo come voglio.
Pillacchera - (sicuro) No. Perch mi danneggiate.
Calogero - Ti danneggio? E come?
Pillacchera - Impedendomi di lavorare.
Calogero - Che c'entro io col fatto che tu sei un vagabondo?
Pillacchera - Bravo. Un vagabondo. Ma la colpa di chi ? Vostra.
Calogero - Mia?
Pillacchera - S. Perch la mattina, quando io sono ancora a letto, mi sento pieno di energia, di slancio, di iniziative. La vita mi sorride e io sorrido alla vita. Ma basta che mi alzi e dia una sola occhiata a quel vostro sporco muro perch i progetti pi belli sfumino e la voglia di lavorare vada a farsi benedire. E non mi resta che tornarmene a letto. Ora se non lavoro, non guadagno. Dunque pagatemi quello che perdo.
Calogero - Io non ti d un centesimo.
Pillacchera -E io vi faccio causa.
Calogero - Perderai.
Pillacchera - No.
Calogero - S.
Pillacchera - Vi sbagliate.
Calogero - E che ne sai tu?
Pillacchera - (con fina risatina) Aah! Un momento. (Apre il libro ad un punto gi indicato da un segnalibro) Eccolo! (Legge) Articolo 1151. Qualunque fatto dell'uomo che arreca danno ad un altro, obbliga quello per colpa del ;quale il danno avvenuto... .
Pedic - (dal suo posto, completando) ...a risarcire il danno.
Pillacchera - Benissimo. (Richiude il libro con un colpo secco).
Calogero - Ah, te ne approfitti perch in questo momento non ho anch'io a disposizione un libro cos grosso. Ma per fortuna c' qui l'avvocato e lui ti dir che hai torto. (A Pedig) E' vero, avvocato?
Pedic - (levandosi, solenne)Signori, sin dal Diritto romano si discute se un proprietario pu fare sulla sua propriet tutto quello che vuole. Molti dicono di s.
Calogero - (trionfalmente, a Pillacchera) Hai sentito?
Pedig - E molti dicono di no.
Pillacchera - (trionfante, rifacendo il verso a Calogero) Hai sentito?
Pedic - (c. s.) La giurisprudenza oscillante. (Si rimette a sedere).
Calogero - La giur... la giur... s, insomma, quella cosa l pu oscillare fin che le pare. Ma noi no, non oscillo io.
Pillacchera - E cosa credete? Che sia tipo da oscillare io?
Calogero - Comunque tu non t'ingrasserai pi alle mie spalle.
Pillacchera - Se c' qualcuno tra noi due che s' ingrassato alle spalle dei poveri quello siete proprio voi. Del resto basta guardare voi e me:
Calogero - La mia propriet frutto del mio lavoro.
Pillacchera - E la mia dei miei sacrifici.
Calogero - Sacrifici? E quali?
Pillacchera - (lirico) Trent'anni di attesa. Vi par poco?
Calogero - Ah, la prendi su questo tono? Ebbene allora t'avverto che dipinger tutta la casa di nero.
Pillacchera - Guardatevi dal farlo. Vi diffido.
Calogero - Tu hai il coraggio di diffidare me?
Pillacchera - S.
Calogero - E con qual diritto?
Pillacchera - (battendo un pugno sul libro che ora stringe al petto) La legge. Che dalla mia parte. (Lirico) Perch io ho gi delle crisi di malinconia a causa di quel muro. Se il grigio topo diventer nero, probabile che giunga ad una concezione pessimistica del mondo e commetta qualche sproposito del quale fin da ora vi tengo responsabile.
Calogero - (a Pedig) Ma avvocato, quest'uomo non ragiona. S' mai sentito nulla di simile? Diteglielo voi.
Pedic - (alzandosi, sempre solenne) Nella sua ignoranza Pillacchera ha toccato una questione molto dibattuta. Sono risarcibili i danni morali? Molti dicono di no.
Calogero - (a Pillacchera) Hai visto?
Pedic - E molti dicono di s.
Pillacchera - (a Calogero) Hai visto?
Calogero - Ebbene, io sosterr che quel nero serve ad impedire il riflesso del sole nel mio appartamento e perderai.
Pillacchera - Ed io sosterr che toglie luce alla mia capanna e vincer.
Calogero - Ed io trover altri argomenti.
Pillacchera - Anch'io.
Calogero - Porter testimoni.
Pillacchera - Non li troverete.
Calogero - Li pagher.
Pillacchera - Ed io li denuncer.
Calogero - (sempre pi in collera) Senti, a costo di mangiarmi in carta bollata tutta la mia propriet. questa volta non te la d vinta.
Pillacchera - A costo di rimetterci l'intero mio stabile, vi dar del filo da torcere.
Calogero - Ti sbagli. Perch io litigher fin che vivo e vedr la tua fine.
Pillacchera - E io litigher finch vivrete voi e siccome siete pi vecchio di me, sar io che vedr la vostra fine.
Calogero - (esplodendo) Ah, questo troppo! (Brandendo una sedia) Non so chi mi tenga dal farmi giustizia da me.
Pillacchera - (correndogli incontro, allegro) Percuotetemi. Percuotetemi pure. Cos invece di una vi faccio due cause.
Calogero - (c. s.) Ah, basta! (Minaccioso) Ci rivedremo! (Corre per uscire).
Pedic - (suggerendo forte a Calogero) In Pretura!
Calogero - (cogliendo a volo la finse) Ecco: in Pretura!
Pillacchera - Ed io... (Si rivolge a Pedig come attendendo l'imbeccata).
Pedic - (a Pillacchera) In Tribunale!
Pillacchera - In Tribunale!
Calogero - Ed io...
Pedic - In Corte d'Appello!
Calogero - In Corte d'Appello!
Pillacchera - Ed io...
Pedic - In, Cassazione!
Pillacchera - (che fraintende) Alla stazione!
Calogero - Alla stazio... macch stazione! (Esce furibondo dalla porta opposta a quella da cui esce Pillacchera)
Silvia - ( rimasta stupita dalluscita improvvisa dei due).
Pedig - (allegro, in piedi, accanto alla toga appesa al muro, rivolto al pubblico) Vedete? Questi due buoni villici si sono gi permeati di spirito giuridico! (a Silvia, indicando la porta dalla quale entrano i clienti) Sotto a chi tocca!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Sono passati due anni. La stessa scena del primo e secondo atto, ma i mobili sono tutti cambiati. Lo studio divenuto elegantissimo e moderno. Due scrivanie. Telefoni. Ad una di queste scrivanie seduta Silvia, intenta a scrivere. Sullaltra, dellAvvocato Pedig, un vaso con dei garofani rossi. Di dentro si ode a tratti il ticchettio delle macchine da scrivere.
(Squilla un telefono e Silvia risponde)
Silvia - Studio dellavvocato Pedig. No, lavvocato in udienza. Un congresso con lavvocato? Lavvocato ha tutta la settimana impegnata. Potrei fissarvi un appuntamento solo nella prossima settimana. Se non volete aspettare, rivolgetevi a qualche altro avvocato del paese. Ce ne sono tanti. No? Volete parlare proprio con lavvocato Pedig?.. allora guardo subito. (Consultando unagenda) Ecco, marted no mercoled nemmeno avrei libero venerd s alle cinque. Sta bene. (segna sullagenda) Buongiorno. (Depone il ricevitore. Entra la dattilografa. Indossa un grembiule nero. Porta dei fogli dattilografati)
La prima dattilografa - Ho finito di copiare la comparsa della causa Altovetti-Bandini.
Silvia - (esaminando i fogli) Signorina, vi ho gi detto che le copie in velina debbono essere cinque.
La prima dattilografa - Credevo che quattro bastassero.
Silvia - No. Perch in questa causa gli avversari sono due. Dunque, una per ogni avvocato di parte avversa. Una copia per i giudici, una copia per noi. E unaltra per il cliente. Ne manca una.
La prima dattilografa - Non ho pensato al cliente.
Silvia - Male. Il cliente innanzi tutto. Fate subito unaltra copia. Loriginale lavete voi?
La prima dattilografa - Si.
Silvia - Andate e mandatemi la vostra collega. (la dattilografa esce. Squilla il telefono. Rispondendo) Pronto? Studio Avvocato Pedig. No, con la segretaria. Lavvocato ha gi presentato i motivi dappello. Si state tranquillo. Sta bene. Riferir. (depone il ricevitore. Entra la seconda dattilografa)
La seconda dattilografa - Avete bisogno di me?
Silvia - Avete finito di copiare il ricorso Cioccolini?
La seconda dattilografa - Non ancora.
Silvia - Affrettatevi, perch c altro lavoro per voi. (le da dei fascicoli)
La seconda dattilografa - (sta per uscire)
Silvia - Aspettate. Dove avete messo il fascicolo Sinibaldi?
La seconda dattilografa - E qui. (apre un cassetto della scrivania, tira fuori un fascicolo e lo da a Silvia)
Silvia - (esaminando il fascicolo) Signorina, questo il modo di cucire i fascicoli? Guardate! I punti sono cos lenti che i fogli ballano. Quante volte devo ripetervi che i fascicoli di causa vanno compilato con estrema precisione? Spesso lesito di un giudizio dipende dal modo come si presenta un fascicolo. Abbiate la bont di rifarlo. (glielo da. Si ode un rombo di automobile che si arresta) Guardate, per favore, se lavvocato.
La seconda dattilografa - (affacciandosi alla finestra) No. lautomobile dellufficiale giudiziario.
Sivia - Grazie. Potete andare. Chi c di l?
La seconda dattilografa - Sei o sette clienti.
Silvia - Dite loro che lavvocato sar qui a momenti.
La seconda dattilografa - Sta bene. (esce. Pausa. Entra lufficiale giudiziario Mininni. Non pi luomo avvilito del primo atto. Veste bene ed allegro. Porta molti fogli in bollo che minacciano di cadere da ogni parte).
Mininni - (rovesciando i fogli sulla scrivania)Buongiorno signorina. Ecco le citazioni notificate nel primo giro. Adesso compio il secondo.
Silvia - Smistatele, per favore.
Mininni - (esegue parlando) Se il lavoro prosegue con questo ritmo non c davvero tempo da arrugginire.
Silvia - Siete soddisfatto?
Mininni - Amo il mio mestiere e provo piacere nel vedermi valorizzato. Perci sono grato allavvocato Pedig. Del resto tutti qui gli sono grati. Quello che ha fatto in due anno per lo sviluppo del nostro paese salta agli occhi di ognuno.
Silvia - Lavvocato Pedig un uomo eccezionale.
Mininni - Dite pure unico. A chi dobbiamo se il nostro paese diventato prima sede di Pretura, poi di Tribunale e ora sta per diventare sede di Corte dAppello?
Silvia - E stata dunque approvata la proposta?
Mininni - Con procedura durgenza. Quando alla Capitale si sono accorti che qui passiamo tutto lanno a litigare, volevano darci subito la Corte dAppello. Bisogner invece attendere ancora un po per lo sviluppo della pratica. Ma state tranquilla che ci arriveremo. Nessun altro paese la merita pi di noi.
Silvia - Senza dubbio. Nessun paese contribuisce come il nostro allo sviluppo della giurisprudenza.
Mininni - Dite pure che di nessun altro paese si parla tanto frequentemente nelle cronache giudiziarie dei giornali. passato quel tempo in cui nessuno ci nominava. In tutta la Nazione ormai devono aver capito che se vogliono una bella questione di diritto, una causa elegante, un cavillo sottile devono venir qui da noi. Possiamo dar lezioni a chiunque, ormai. (di dentro si ode la voce di Marta)
Marta - (d.d.) Permesso? (e senza aspettare la risposta, entra)
Silvia - Mamma, t'ho gi detto di non disturbarmi nelle ore d'ufficio.
Marta - Hai ragione. Ma si tratta di una novit che ti far piacere. L'ho saputa appena ora.
Silvia - T'ascolto.
Marta - Giovanni il bovaro e Michele Muffa finalmente hanno litigato.
Silvia - Davvero? Questa s che una bella novit.
Mininni - Si sono decisi! Era insopportabile la loro mancanza di aggressivit giudiziaria. Era una vergogna per il paese.
Marta - E sapete perch? Per un cavallo. E' andata cos. Michele Muffa vendette tre giorni fa a Giovanni un cavallo. Giovanni oggi s' accorto che il cavallo bolso e voleva restituirlo a Muffa e riprendersi i soldi. Ma Muffa ha rifiutato dicendo che Giovanni sapeva benissimo il difetto del cavallo.
Mininni - Si tratta d'un vizio occulto. E il venditore risponde sempre del vizio occulto.
Silvia - Piano! Bisogna accertare se il venditore ignorava il vizio.
Marta - Ma no! Anche in tal caso risponde.
Silvia - In ogni caso tenuto a riprendersi il cavallo.
Marta - Ma s. Il compratore pu pretenderlo.
Mininni - Nemmeno per idea! Solo la restituzione del prezzo.
Marta - Bravo, E il danno? Il danno chi lo risarcisce?
Mininni - Insomma, volete saperlo meglio di me? Vi legger l'articolo del Codice.
Marta - Leggetelo. Vedrete che ho ragione io.
Mininni - (trae un Codice dalla tasca e legge) Articolo 1498. Il venditore tenuto a garantire la cosa venduta dai vizi o difetti occulti che la rendono non atta all'uso cui destinata o che ne diminuiscono l'uso in modo che se il compratore... .
Silvia - (che intanto ha tratto un altro Codice dalla tasca, continua a leggere) ...li avesse conosciuti o non l'avrebbe comprata o avrebbe offerto un prezzo minore.
Marta, - (che a sua volta ha tratto un Codice dalla tasca del grembiule) Perch non leggete appresso? Se il venditore conosceva i vizi della cosa venduta, tenuto oltre alla restituzione del prezzo ricevuto, al risarcimento dei danni verso il compratore... .
Calogero - (d. d.) Permesso?... Permesso?... (s'affaccia. Entrando) Ho chiesto due volte permesso. Nessuno m'ha risposto.
Marta - Si discuteva il caso di Michele Muffa. Che ne pensate?
Calogero - E' una questione un po' complessa, perch l'articolo 1498... (Caccia dalla tasca un Codice, lo apre, sta per leggerlo, ma si ferma vedendo che gli altri tre stanno in ascolto con i Codici in mano. Subito il suo aspetto si fa grave) Ah, io non mi pronunzio. Ci sono testimoni. Non vorrei che domani Michele Muffa interpretasse le mie parole come un apprezzamento poco lusinghiero della sua condotta... Ci vuole cos poco a costituire il reato di diffamazione. (Chiude il Codice e lo ripone in tasca. Silvia, Marta e Mininni intascano frettolosamente i Codici).
Mininni ---------------- - Che diavolo, siamo fra amici.
Calogero - Si dice sempre cos. (Guardandosi intorno) Non per diffidenza, ma io ora procedo con i piedi di piombo.
Marta - Fate bene. Chi pi ricco pi esposto.
Calogero - (pronto) Tutti siamo esposti. Anche voi.
Mininni - Calma, signori. Si discuteva del caso Muffa...
Calogero - E' cosa che non mi riguarda. (A Silvia) Tarder molto l'avvocato?
Silvia - No.
Calogero - Se permettete, vorrei attenderlo qui. L'anticamera piena di gente.
Silvia - Sono clienti come voi.
Calogero - Come me? Signorina, la vita giuridica di questo paese comincia da me.
Marita - Perch, se lecito?
Calogero - Per la mia capanna sorse la prima que-stione legale. E' dunque ad essa che dovranno rifarsi gli storici futuri se vorranno capire qualche cosa del progresso raggiunto poi dal paese.
Silvia - Nessuno contesta questo vostro privilegio.
Calogero - Oggi. Ma in avvenire? Perci - per garantirmi - domani far murare, col permesso di Pillacchera, una lapide sulla capanna.
Silvia - Una lapide? E che ci scrivete?
Calogero - Tutto latino. Si capisce poco. Ma in italiano suona cos (trae un biglietto dalla tasca e legge): Fa in questa capanna - per il cui possesso combatterono Calogero e Pillacchera - che questo paese apr gli occhi alla luce del Diritto. A futura memoria Calogero pose. Passante, scopriti e medita.
Mininni - Magnifico.
Calogero - Grazie. Non c' male. (Ripone il biglietto con cura nel portafogli. Entra la prima dattilografa).
La prima Dattilografa - (a Silvia) Scusate, c' il signor Fumo.
Marta - Fumo? E chi ?
Mininni - Aspettate. Questo nome non mi nuovo.
La prima Dattilografa - Dice di esser stato convocato qui dall'avvocato per una questione urgente.
Silvia - Fumo? Un tempo abbiamo avuto un cliente che si chiamava cos. Ma adesso non mi riesce di ricordare.
Marta - Fallo passare e vediamo chi .
Silvia - (alla dattilografa) S. Lasciatelo entrare. (La prima dattilografa esce).
Calogero - Con questo Fumo io devo aver trattato una volta.
Mininni - Il paese ormai ha assunto un tale sviluppo che non ci si conosce pi. (Entra Pillacchera. E' elegantissimo, disinvolto, sicuro di s. E' cos trasformato che intimidisce).
Pillacchera - Buongiorno a tutti.
Calogero - Ma Pillacchera.
Pillacchera - Prego. Io sono il signor Filippo Fumo.
Calogero - Scusate. L'abitudine...
Pillacchera - Abitudine? Non credo che i nostri rapporti del passato, del resto pienamente definiti e regolati, vi autorizzino ad assumere codesto tono confidenziale che mi annoia prima di offendermi.
Marta - (con ammirazione) Ma sentitelo come parla. Non sembra pi lui.
Piluccher - Infatti, signora. Col vostro buon senso tutto femminile, avete intuito una realt che il signore (indica Calogero) stenta ancora a capire.
Silvia - Siete proprio voi... signor Fumo.
Piluccher - Precisamente, signorina. Se per convincervi avete bisogno d'un documento, eccovi la mia carta (porge un biglietto da visita).
Silvia - (leggendo) Filippo Fumo. Uomo d'affari.
Mminni - Che genere d'affari?
Piluccher - Tutti i generi. Purch nell'ambito della legge. Perch io ho il feticismo della legge. E non faccio nulla che non sia strettamente legale.
Silvia - Ma di che vi occupate particolarmente?
Pillacchera - Non faccio discriminazioni. Lo sfruttamento di un brevetto, il lancio di un dentifricio, la vendita di una casa, il collocamento di un'idea sono per me sullo stesso piano. Accetto tutto perch l'esperienza m'ha dimostrato che da ogni cosa si pu trarre un utile. (D un'occhiata di disprezzo a Calogero).
Silvia - Ed avete fatto fortuna a quel che vedo.
Pillacchera - Non posso lamentarmi.
Marta - E pensare che qui nessuno vi stimava.
Pillacchera - Nemo propheta in patria.
Calogero - Anche il latino?
Piluccher - Oh, appena una verniciatura. Quel tanto che basta per gettare una massima nel mezzo di una conversazione d'affari e disorientare gli avversari.
Silvia - Come l'avete imparato?
Piluccher - Oggi la cultura a buon mercato. Ci sono manualetti accessibili a tutti. L'importante non sapere, ma dare l'impressione di sapere.
Marta - Straordinario!
Pillacchera - Oggi si dice che l'abito non fa il monaco. Mentre duemila anni fa s diceva: Barba non facit philosophum . La barba non fa il filosofo. Questo che prova? Che la gente oggi stupida tale quale duemila anni fa. Perch se c' qualche cosa che influisce sull'opinione che di noi si formano gli altri, proprio il nostro aspetto. Tant' vero che finch ero vestito di stracci tutti mi trattavano a calci (rivolto a Calogero), mentre oggi, che una sei cilindri fuori serie porta in giro le mie ben ricoperte membra, tutti mi fanno tanto di cappello.
Mininni - Giustissimo.
Marta - Come parlate bene.
Piluccher - Per me ci voleva la grande citt. Solo a contatto della tumultuosa vita della metropoli venuta fuori la mia vera personalit. (Consultando l'orologio da polso) Ma... ruit hora . Il tempo passa. E l'avvocato in ritardo di sette minuti. Per il mio carattere ho gi atteso abbastanza. Mi farete il favore di dirgli che se vuol parlarmi venga lui da me. Alloggio all'albergo Splendido. L'attender dalle otto alle otto e mezzo. Dopo di che riprender il rapido per la capitale. Signori, buongiorno a tutti. (S'avvia, ma sulla soglia si ferma) E se venite in citt non dimenticate di farmi una visita. Potrei avere l'appartamento, l'impiego, l'auto, la radio, l'azienda o il socio che fanno al caso vostro. (Esce).
Marta - Pillacchera! Chi l'avrebbe mai creduto!
Calogero - Io ho sempre pensato che in lui c'era della stoffa.
Marta - Voi? Fatemi il piacere.
Calogero - Certo. Quello che fece a me bast ad aprirmi gli occhi.
Marta - Io piuttosto ho sempre detto che era un ragazzo intelligente e mi dispiaceva che frequentasse poco la nostra casa.
Silvia - Mamma, tu proprio no.
Mininni - E' meglio ammettere che ci siamo sbagliati tutti sul suo conto. (Entro Pedig).
Tutti - (lo salutano a soggetto).
Pedig - Buongiorno, signori. (A Silvia) Signorina, vi prego di licenziare la gente che di l.
Silvia - Sono tutti clienti che hanno l'appuntamento gi fissato.
Pedic - Differiteli. Oggi non ho tempo. Attendo la visita del direttore della Rivista giudiziaria che viene apposta dalla capitale per studiare da vicino il prodigioso sviluppo della litigiosit nel nostro paese. W un grande onore per noi. E bisogna accoglierlo come merita.
Marta - Vi lasciamo subito. (A Mininni) Venite?
Mininni - S.
Calogero - Io devo parlare con l'avvocato. (Marta e Mininni escono).
Pedic - (a Calogero) Che dovete dirmi?
Calogero - Vorrei parlarvi un po' delle mie cause.
Pedic - Ci vorrebbero tre giorni. Avete quarantotto giudizi in piedi!
Calogero - Ho trovato materia per arrivare a cinquanta. Cifra tonda.
Pedic - Domani. Domani. Le cause sono come il vino. Pi invecchiano e migliori si fanno.
Calogero - Come credete. Torner domani. (Esce).
Pedic - (a Silvia) Novit?
Silvia - Ecco l'elenco delle telefonate. (Glielo d).
Pedic - Grazie. (Lo legge).
Silvia - Di veramente nuovo c' stata la visita di Pillacchera.
Pedic - (smettendo di leggere) L'aspettavo. Gli ho dato appuntamento perch il direttore della Rivista ha espresso il desiderio di conoscere il primo cliente che ho avuto in questo paese.
Silvia - Non contate pi su Pillacchera. Ha messo su un'aria dacch ha fatto fortuna! Figuratevi che ha detto di andar voi da lui.
Pedic - Perch vi stupite? Il diritto spesso come il boomerang, l'arma di legno usata dai popoli selvaggi dell'Australia. Una volta scagliato ritorna contro di noi.
Silvia - Oh, per questo Pillacchera non vi affatto grato.
Pedic - Perch dovrebbe esserlo? Io non ho fatto che trarre alla luce quello che gi era potenzialmente in lui. Sono stato se le vostre orecchie me lo consentono - l'ostetrico della sua personalit giuridica. Se questa personalit, una volta cresciuta, mi ha disconosciuto come padre, non c' che da rassegnarsi. E nell'ordine fatale degli eventi.
Silvia - Voi siete un po' stanco. Non avete mai parlato cos. (Si bussa alla porta).
Pedic - Avanti. (Entra la prima dattilografa).
La prima Dattilografa - E' venuto l'avvocato Sistetti.
Pedic - Fatelo passare. (La prima dattilografa esce). E' il direttore della Rivista giudiziaria.
Silvia - Vi lascio. Questo un gran momento per voi.
Pedic - Tenete proprio che mi faccia onore?
Silvia - S. Se non volete farlo per Voi fatelo almeno...
Pedic - Per chi?
Silvia - Per me. (Esce).
Pedic - (resta a guardare sorridendo verso la porta da cui uscita Silvia, ma sente avvicinarsi qualcuno e si ricompone. Entra Sistetti. E' un vecchio signore dallaspetto molto fine).
Sistetti - (presentandosi) Avvocato Sistetti, direttore della Rivista giudiziaria.
Pedic - Sono molto sensibile all'onore che mi fate venendo da me.
Sistetti - Era necessario. L'eccezionale sviluppo litigioso di questo paese ha sollevato ormai la curiosit di tutta la Nazione. Migliaia di avvocati guardano a voi come a .un campione della classe forense e attendono da questa nostra intervista la rivelazione di un segreto tattico.
Pedic - Nessun segreto. Nessuna strategia. Ho vinto perch ho avuto fede nella forza del Diritto.
Sistetti - Questa vostra spiegazione mi sembra un po' troppo semplicista. Tutti crediamo nel Diritto.
Pedic - Certo. Ma secondo un principio utilitaristico. Si bada solo al fine economico, al bene individuale. Perci chi perde la ,causa si ritiene danneggiato. Tutto ci meschino, gretto, indegno di uomini civili.
Sistetti - E' la prima volta che ascolto parole simili. Permettete che prenda degli appunti. (Scrive).
Pedig - Per me fra due uomini che litigano c' un interesse prevalente l'interesse dell'una o dell'altra parte.
Sistetti - Quale?
Pedic - L'interesse superiore della giurisprudenza, diamine. Gli uomini passano, la giurisprudenza resta. Perci anche chi perde la causa, invece di lamentarsi, dev'essere fiero di aver contribuito allo sviluppo della giurisprudenza. Un uomo che muore senza aver litigato nemmeno una volta in tutta la vita per me un essere senza personalit. Solo mettendo in movimento quella meravigliosa macchina che l'organizzazione giudiziaria, l'uomo si manifesta veramente uomo. Codici, giudici, avvocati, uscieri son l a disposizione di ogni cittadino che vuol servirsene. Perch rinunziare a valersene se proprio questo che differenzia l'uomo dagli altri animali?
Sistetti - Nientemeno!
Pedic - Portatemi l'esempio di altri animali che per le loro liti si rimettano al giudizio di terzi... Non ce n'. Dunque l'uomo l'unico animale giuridico della terra. Perci tutte le volte che qualcuno, credendolo un titolo di merito, mi dice: Io non ho mai avuto a che fare con la giustizia! , a me vien subito da gridargli: Bravo, bestia! Perch allora cammini diritto? Buttati gi a quattro zampe che ci fai migliore figura .
Sistetti - Straordinario. (Scrive).
Pedic - Ecco perch in questo paese litigano tutti.
Sistetti - Quando veniste qui, su che numero di cause si poteva contare?
Pedic - Zero. Questa cifra negativa s'era mantenuta costante sin dal 1372 quando un ufficiale di giustizia stese l'ultima sentenza che potete consultare nell'archivio del Comune. Oggi siamo a novantanove cause ogni mille abitanti.
Sistetti - Allora possiamo dire cento (Scrive). Cento cause ogni mille abitanti. Una ogni dieci. E poich bisogna essere in due per litigare, ne consegne che in cinque persone qui ce n' una che litiga. E impressionante.
Pedic - Non tanto. Perch ci sono quattro che non litigano. Potremo parlare di vero successo quando anche quei quattro litigheranno.
Sistetti - Spero che non siate solo nella lotta.
Pedic - Cominciai da solo. Ma ora siamo gi in ventidue avvocati. E altri hanno annunziato il loro trasferimento.
Sistetti - Credete che lo spirito giuridico li abbia gi conquistati?
Pedic - Definitivamente. Per convincervi non avete che da guardar gi da quella finestra.
Sistetti - (esegue).
Pedic - Vedete tutti quei cartelli con le scritte: Divieto di caccia - Divieto di pesca - E' proibito cogliere i fiori - E' proibito calpestare le aiuole ...
Sistetti - (continuando a leggere)... E' proibito attingere acqua - E' proibito appoggiarsi al muro .
Pedic - Ebbene, quando venni non c'era nessun cartello. Tutto era lecito. Oggi, invece, grazie a me, tutto proibito.
Sistetti - Un bel progresso.
Pedic - (risale verso il fondo e s'accosta alla finestra) Vedete li, in fondo, quel contadino che attraversa la piazza trascinandosi dietro una vacca?
Sistetti - S.
Pedic - Non vi sar difficile scorgere anche due uomini che gli tengono dietro come due angeli custodi.
Sistetti - S. Uno a destra, l'altro a sinistra dell'animale.
Pedic - Ebbene. Quel contadino va a vendere la sua vacca e si fa accompagnare da due testimoni. Perch dacch ci sono io - nessuno penserebbe di comprare o vendere uno. spillo se non alla presenza di testi idonei... Ora volgete il vostro sguardo pi a destra, dove quei bimbi giocano... S, laggi (indica). Voi vi domanderete che razza di gioco sia mai quello che vede dei bimbi cosi seri e composti... Ebbene, giocano al processo.
Sistetti - Al processo?
Pedig - . S. E' il gioco pi diffuso tra i bimbi del paese. Quello l in mezzo tutto avvilito l'imputato. Come vedete, si sono costituiti in Corte di giustizia. C' l'avvocato di difesa... l'avvocato di accusa... tutto in regola. Se voi poteste avvicinarvi a quei bimbi e chiedere agli ultimi nati i loro nomi, vi risponderebbero di chiamarsi: Ulpiano... Giustiniano... Triboniano... tutti nomi dei maggiori giureconsulti di ogni tempo. Adesso portate il vostro sguardo a sinistra su quei tre uomini che discutono animatamente. Li vedete?
Sistetti - S.
Pedic - Fate attenzione. Non distinguete qualcosa di bianco affacciarsi dalla tasca esterna della loro giacca?
Sistetti - (scrutando, poi indicando la tasca della propria giacca) Questa, vero?
Pedig, - S.
Sistetti - Sembra un fazzoletto.
Pedic - No, Sono fogli di carta bollata. Discutono, ma, a buon bisogno, ognuno tiene a portata di mano il suo bravo foglio. Perch qui ogni rapporto della vita appena importante viene fissato su carta da bollo. S' dato il caso di un innamorato che ha scritto la dichiarazione d'amore alla sua bella su, carta da lire dodici.
Sistetti - Ma allora la carta da bollo andr via a chili!
Pedic - A quintali, per essere precisi. Del resto, anche di codici c' un grande smercio. Possiamo contare su una media di duecento al mese. Codici di tutti i formati e per tutte le borse.
Sistetti - E che ne fanno? Li mangiano?
Pedig - In un certo senso si. Perch questi bravi paesani debbono rifarsi di tanti secoli di astinenza giuridica.
Sistetti - Ma tante cause non impoveriscono il paese?
Pedic - Affatto. Contribuiscono solo ad una ridistribuzione della ricchezza. Del resto, il vincitore di oggi forse sar lo sconfitto di domani.
Sistetti - Sembra di vivere in una citt dell'antica Grecia, al tempo delle accademie peripatiche.
Pedic - S. Qui i giudici sono onorati come divinit e gli avvocati come ministri di un culto. Perci ogni causa diventa agli occhi di questa gente un tributo alla maest della legge. Ecco perch tutti, anche i poveri, sono fieri di portare la loro offerta litigiosa a questa divinit immensa e onnipresente che il diritto.
Sistetti - Sento che le vostre parole aprono orizzonti nuovi alla nostra professione. Scriver un articolo sensazionale. Dir di voi quello che non ho mai detto di nessuno. Lo meritate.
Pedic - Vi ringrazio.
Sistetti - E se mi capiter una causa disperata, vi assocer nella difesa. Con voi non si pu che vincere. Arrivederci. (Esce).
Pedic - (rimasto solo, si siede come stanco su di una sedia, poi ripete piano) Con voi non si pu che vincere. (Entra Silvio.).
Silvia - Ebbene? Come andata?
Pedic - (serio) Benissimo.
Silvia - E avete quella faccia? Mi pare che dovreste essere allegro. Questa intervista stata il coronamento della vostra vittoria.
Pedic - Anche voi? Credete, dunque, che io abbia veramente vinto?
Silvia - Come? Ma io non vi riconosco pi. Sapete cosa avete? Siete stanco. Dovreste prendervi un po' di riposo. Sono due anni che non vi concedete un giorno di vacanza.
Pedic - Avete ragione. Sono stanco. Ma non come voi credete. La mia stanchezza dentro. Non fisica.
Silvia - Non siete soddisfatto dell'opera vostra? In paese tutto celebra il vostro trionfo. Finiranno coll'erigervi un monumento.
Pedic - Ebbene, forse proprio questo... l'imbattermi dovunque nei segni della mia opera, che mi rattrista. Stamane mentre passavo per il Parco, appena ho visto il cartello Vietato calpestare i fiori, m'ha preso un desiderio matto. Calpestarli tutti, uno per uno. E se non mi allontanavo" in fretta, avrei finito per farlo.
Silvia - Voi?
Pedic - S. E non tutto. Faccio cento passi e trovo un altro cartello: Vietato sporcare i muri. Ho dovuto lottare per non cedere alla tentazione di disegnare proprio l - bene in vista - la mia caricatura con sotto scritto: Pedig fece.
Silvia - Dio mio, pensate se vi avessero visto. Voi, l'avvocato Pedig'. Lo spirito della legge.
Pedic - Da qualche giorno questo diavoletto che entrato in me non mi abbandona pi. E sento che una ; volta o l'altra finir col farmi commettere qualche grosso sproposito.
Silvia - Ma come possibile? Voi violare la legge?
Pedic - Eppure dovr farlo. Magari una volta. Ma non posso sottrarmi a questo impulso irresistibile. Tanti anni di ossequio cieco e fedele alla legge hanno maturato in me una reazione che un giorno o l'altro scoppier.
Silvia - Voi siete stanco. Avete avuto il torto di credere per tanti anni che tutta la vita fosse nei libri e ora scontate l'errore.
Pedic - Credete; che il male sia senza rimedio?
Silvia - Oh, un rimedio ci sarebbe, Ma non credo che voi l'adotterete.
Pedic - Perch?
Silvia - Non siete il tipo.
Pedic - Fuori questa toccasana.
Silvia - (ispirata) L'amore.
Pedic - (deluso) L'amore? Siete sempre la stessa.
Silvia - Eppure cos. Al vostro fianco ci vorrebbe una donna. Solo in essa trovereste quell'equilibrio che oggi vi manca. ((Prende un garofano dal vasetto che sulla scrivania e l'infila all'occhiello della giacca d Pedig).
Pedic - Di dove vi viene questa sicurezza? Esperienza?
Silvia - Non posso averne. Intuizione. Che per una donna vai ' pi dell'esperienza. Mi spiegher con un esempio giuridico, visto che non capite nient'altro. La legge applicata rigidamente qualche volta ingiusta. Se invece viene corretta con la piet, che viene fuori?
Pedic - L'equit.
Silvia - Perfettamente. Cos la vita. Presa in s spesso dura. Ma per fortuna interviene l'amore ed accettabile.
Pedic - Siete diventata pi logica di me, che tutto dire. (Lo guarda come se la vedesse per la prima volta) Forse avete ragione. A me manca una donna. Ma siete ancora una donna voi? Un'autentica donna prima di ogni altra cosa: impulso, istinto, irriflessione. Voi invece siete ormai un'enciclopedia legale in gonnella. Tanto vero che se vi dicessi: Sposiamoci, voi pensate subito all'obbligazione reciproca della fedelt, della coabitazione, dell'assistenza, alla somministrazione degli alimenti... insomma mi parrebbe di andare a letto col titolo quinto, capo primo delle disposizioni del Codice civile.
Silvia - Come siete ingenuo. Credete che una donna si formalizzi sino al punto di rinnegare se stessa? Questo uno stupido privilegio di voialtri uomini. Una donna, qualunque essa sia, sar sempre disposta a dar via tutta la collezione giustinianea per un solo bacio d'amore.
Pedig - (avvicinandosi) E' una constatazione o un invito?
Silvia - Chiedetelo al vostro cuore. Ammesso che voi l'abbiate un cuore.
Pedic - Non provocatemi. Credete che sia insensibile fino al punto di lasciarvi condurre con me un gioco cos pericoloso?
Silvia - In due anni che vi conosco ho imparato a non temervi come uomo. Come avvocato non c' chi possa tenervi testa, ma come... maschio, permettetemi di dirvelo, l'ultimo della strada pu darvi lezione.
Pedic - Siete di una sfrontatezza unica. Dove avete appreso codesto linguaggio?
Silvia - Ogni donna ha le sue riserve dalle quali attinge nei momenti di bisogno.
Pedig - Incredibile.
Silvia - ' E questo niente.
Pedic - Vi par niente?
Silvia - E' appena un piccolo saggio delle infinite possibilit femminili. Ci sono mille altre sorprese in serbo per gli uomini che come voi si vantano di conoscerci. Per dirvela col diritto bancario, il nostro capitale versato anche quando sembra rilevante di gran lunga inferiore al patrimonio di riserva.
Pedic - Di bene in meglio. Continuate.
Silvia - No. Per ora basta. Ho gi sottratto troppo tempo al vostro lavoro. Chiudiamo la parentesi sentimentale. (Con voce diversa) Domani scadono i termini per il ricorso Giordani. Devo presentare la memoria difensiva o attendere la notifica?
Pedic - Che volete m'importi in questo momento del ricorso Giordani?
Silvia - Mi meraviglio. L'avvocato Pedig se ne infischia dei clienti.
Pedic - L'avvocato Pedig non vi permette di aprire nel mezzo di una conversazione una parentesi sentimentale per poi chiuderla quando pi vi fa comodo. No, cara signorina, adesso si va fino in fondo.
Silvia - Non temete di compromettervi?
Pedic - Questo troppo. (Fa due passi verso Silvia che non si muove. L'attira a s quasi con violenza e la bacia) Ecco.
Silvia - (ridendo) Avvocato mio, che hai fatto!
Pedic - (trattenendola tra le braccia) Smettila di chiamarmi avvocato o ricomincio.
Silvia - (porgendogli le labbra) Avvocato.
Pedic - (la bacia ancora).
Silvia - (svincolandosi) Adesso basta.
Pedic - Hai paura?
Silvia - Non si sa mai.
Pedic - Dov' la tua bella sicurezza di poco fa?
Silvia - Sarei pi tranquilla se sapessi se questi baci sono nell'ambito del titolo quinto, capo primo delle disposizioni civili oppure debbo considerarli extra Codice.
Pedic - Piccola volpe, la sai lunga.
Silvia - Ma intanto non rispondi alla mia domanda.
Pedic - E' proprio indispensabile?
Silvia - Certo sono una ragazza.
Pedic ----------------- - E allora ti dir che siamo nell'orbita del titolo quinto, capo primo.
Silvia - Quand' cos, tutto va a posto.
Pedic - Un momento.
Silvia - Che c'?
Pedic - Un'idea magnifica.
Silvia - Mi spaventi.
Pedic - Ho trovato il modo di violare almeno una volta la legge.
Silvia - Calpesterai i fiori?
Pedic - No.
Silvia - Percuoterai qualcuno?
Pedic - No. No. La violer con te.
Silvia - Con me?
Pedic - Non capisci?
Silvia - No.
Pedic - Domani ci sposeremo con tutte le formalit prescritte dal Codice, ma oggi ci sposiamo noi due in barba a tutte le leggi.
Silvia - Avvocato, che dici?
Pedic - (prendendole le mani) Eh, lascia che almeno una volta mi prenda questa soddisfazione. Tu ed io. Si pu immaginare una violazione pi bella e meno pericolosa? (La prende fra le braccia).
Silvia - (gli sorride. Mentre i due si abbracciano cade rapida la tela).
FINE
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