Il turno
(testo tutelato dalla SIAE)
adattamento in tre atti
di
Turi Giordano
dallomonimo romanzo
di
Luigi Pirandello
Personaggi
Pep Alletto, innamorato di Stellina
Marcantonio Rav, padre di Stellina
Donna Rosa Rav, moglie di Marcantonio
Stellina Rav, loro figlia
Don Diego Alcozr, futuro sposo di Stellina
Mauro e Gasparino Salvo Mommino e Fifo Garofalo, spasimanti di Stellina
Carmela Mndola, zia di Stellina (far pure la serva di casa Coppa)
Ciro Coppa, cognato di Pep Alletto
Filomena, moglie di Ciro Coppa e sorella di Pep Alletto
La serva di casa Coppa
Gerlando DAmbrosio, padrino di duello
Nocio Tucciarello, altro padrino di duello
Due amici(volendo potranno essere interpretati dagli attori che interpreteranno Gerlando e Nocio che a loro volta faranno anche Mommino e Fifo Garofalo)
(totale 8 attori e 4 attrici)
ATTO PRIMO
La scena divisa in due parti, orizzontalmente, in primo piano vi saranno gli esterni (Piazza con bar Piazza Gita e pioggia), in secondo piano i vari interni (Casa Rav Casa Alcozr Casa-studio di Ciro Coppa). In Sicilia nel 1895.
PIAZZA CON BAR
Rav- (bonaccione, grasso e grosso, col volto sanguigno tutto raso e un palmo di giogaja sotto il mento, con le gambe che parevan tozze sotto il pancione e che nel camminare andavano in qua e in l, parlando con degli amici) Va bene, un giovane d'oro, siamo daccordo, un giovane d'oro, Pep Alletto.. ma, posso dargli la mano di mia figlia Stellina? Via non lo diciamo neanche per ischerzo. A me farebbe piacere maritar mia figlia col consenso dei miei compaesani.
Amici- E sentiamo, a chi la vorreste dare, per sposa, a vostra figlia ?
Rav- Al miglior partito che c in paese: Don Diego Alcozr!
Amici- (trasecolando) Don Diego Alcozr? Ma lavete visto come s ridotto?, Allepoca di Ferdinando II re delle Due Sicilie era uno dei pi irresistibili conquistatori di dame, vero: cavaliere compitissimo, spadaccino, ballerino, sa a memoria Catullo e la maggior parte delle odi di Orazio.
Rav-Ah, Orazio; suo poeta prediletto.
Amici- E proprio per questo ha goduto tutta la vita e vuole godersela fino all'ultimo, perch come sapete odia la solitudine, e ama la giovent, di cui ancora ne cerca la compagnia, sopportandone filosoficamente finanche gli scherzi e le beffe.
Rav- (frenando a stento un moto di stizza e provando a sorridere protendendo le mani) Ma cercate di ragionare!
Amici- Ma che ragionare! Ma lo dite proprio sul serio?Don Diego Alcozr? (sbruffando in una risata)
Rav- (indignato) Scusate tanto, credevo che foste persone ragionevoli.Avete voluto la libert, santo Dio! il re che regna e non governa, la leva per tutti, un esercito formidabile, ponti e strade, ferrovie, telegrafo, illuminazione: cose belle, bellissime, che piacciono anche a me: ma si pagano, signori miei! E le conseguenze quali sono? Due, nel caso mio. Numero uno: ho lavorato come un arcibue, tutta la vita, onestamente per mia disgrazia e non son riuscito a mettere da parte tanto da poter per ora maritare la figlia secondo il suo piacere, che sarebbe anche il mio. Numero due: giovanotti, non ce n': intendo dire di quelli che a un padre previdente possano assicurare, sposando, il benessere della figliuola: prima che si facciano una posizione, Dio sa quel che ci vuole; quando se la son fatta, pretendono la dote e fanno bene; senza posizione, in coscienza, quale padre affiderebbe loro la figlia? Dunque? Dunque bisogna sposare un vecchio, vi dico, se il vecchio ricco. Di giovani poi, volendo, alla morte del vecchio, ce n' quanti se ne vuole.
Amici- (sempre ridendo) Don Diego Alcozr? Ma quello ha settantadue anni!
Rav- Appunto per questo. Se don Diego Alcozr avesse avuto cinquanta o sessant'anni, non ci pensavo nemmeno: dieci, quindici anni di sacrifizio sarebbero troppi per mia figlia; Ma ne ha, a buon conto, settantadue quindi non c'e da temer pericoli di nessuna sorta. Pi che matrimonio, in fondo, quasi una pura e semplice adozione. Stellina entra come una figliuola in casa di don Diego: n pi n meno. Invece di stare in casa del padre, sta in quell'altra casa, con pi comodi, da padrona assoluta: casa d'un galantuomo alla fin fine.
Amici- Ma un sacrifizio un po pesantuccio per Stellina, non ci pensate a questo?
Rav- Ma che sacrifizio? Se aspetta un buon partito in casa mia sarebbe tempo perduto, mentre, aspettando in casa di Don Diego.dopo, tre, quattr'anni...Mi spiego?
Amici-MaDon Diego ha gi preso quattro mogli!
Rav- E con questo? Tanto meglio, anzi! Stellina non cos sciocca da farsi (facendo le corna) sotterrare dal vecchio, come le altre quattro: col tempo e con la mano di Dio sar lei, invece, a sotterrare in pace il corpo del marito benefattore, e allora, solo allora, potr cercarsi un bel giovanotto! Bella, ricca, allevata come una principessina, sarebbe come un cioccolatino; e i giovanotti, cos, a sciame, come le mosche, attorno a lei.
Amici- Dite la verit, parlate cos perch non gli potete fare la dote, vero?
Rav- Se fossi ricco, avrei potuto fare da m la felicit di mia figlia, di certo non l'avrei data in moglie a quel vecchiaccio. Il fatto si che Stellina, per il momento, non pu apprezzare la fortuna che gli procaccio. Per, da qui a pochi anni - ne sono sicuro mi loder, mi ringrazier e mi benedir.
Amici- Come no, non desiderate nulla per voi, da questo matrimonio; lo volete unicamente per lei, perch vostro dovere di padre, e da vecchio padre, provato e sperimentato nel mondo, costringete vostra figlia, inesperta, a ubbidire.
Rav- Tutto ci mi amareggia profondamente e disapprovo le vostre parole perch so che siete uomini d'esperienza come me.
Amici- Ecco che sta arrivando il vostro futuro genero. Noi vi lasciamo da soli..
Don Diego Alcozr- (fino fino, piccoletto, tenendo il cappello in mano o sul pomo del bastoncino, come se si compiacesse di mostrar quell'unica e sola ciocca di capelli, ben cresciuta e bagnata in un'acqua d'incerta tinta - quasi color di rosa - , la quale, rigirata, distribuita chi sa con quanto studio, gli nascondeva il cranio alla meglio. Niente baffi e neppur ciglia: nessun pelo; gli occhietti calvi scialbi acquosi. Gli abiti suoi pi recenti contavano per lo meno vent'anni; non per avarizia del padrone, ma perch, ben guardati sempre dalle grinze e dalla polvere, non si sciupavano mai, parevano anzi incignati allora allora. Entrando saluta tutti e va a sedersi vicino a Rav)
Amici- (salutandolo) Baciamo le mani! La grazia vostra! Servo umilissimo!
Rav- (a Don Diego) Carissimo Don Diego, cosa prendete?
Don Diego- Al solito, unorzata! (accompagnando lordinazione con una risatina fredda, superflua, accennando di stropicciarsi le manine gracili e tremule) Eh eh... E allora, Marcantonio, quando posso entrare in casa della promessa sposa?
Rav- Bisogna soltanto avere un po' di pazienza, perch le ragazze, oh Dio, si sa... non sono facili da convincere
Don Diego- Bene bene; quando dici tu, o meglio, quando Stellina permetter... intra paucos dies, spero, cupio quidem. (sorride). Intanto, guarda, per oggi le porterai questo qui. (traea dalla tasca un astuccetto di velluto) Vi un braccialetto. (nel frattempo il cameriere gli porta lorzata).
Rav-Io non so come rimgraziarvi da parte di mia figlia...Oggi un braccialetto, jeri un orologino con la catenina d'oro e di perle, prima ancora un anellino con perle e brillanti e una spilla di smeraldi, tempo f un pajo di orecchini...Fate troppe spese..
Don Diego- Non preoccupatevi, non spendo nulla, non per avarizia, credetemi, erano tutte gioje delle mie defunte mogli, che dovevo farmene? Li mando alla nuova fidanzata, ripulite dall'orefice e chiuse in astuccetti nuovi.
Rav- Ma voi cos, don Diego mio, ci confondete...
Don Diego- Non ti confondere, asino! Ho esperienza del mondo e so che i regali ci vogliono. Anzi vaglielo a portare!
Rav- Di corsa, credo che Stellina ne rimarr entusiasta! (va via)
CASA RAVI
Stellina- (chiusa nella sua camera, rifiutando pure il cibo perch non vuole sposare Don Diego) Non lo voglio sposare a Don Diego..
Donna Rosa-(di guardia presso l'uscio di quella camera, come una sentinella) Ma almeno mangia qualcosa, non puoi stare tutto il giorno chiusa nelle tua stanza
Zia Carmela-Il fatto di dare vostra figlia a Don Diego un vero peccato mortale!
Donna Rosa- (accennando il segno della croce) In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Lasciatelo fare. Ci che fa mio marito, per me, ben fatto!
Zia Carmela- Ma una mostruosit questo progetto di nozze.Se lo lasci dire, in coscienza: peccato mortale, che grida vendetta davanti a Dio !
Donna Rosa- (col solito gesto) In nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo! Non mi mettete altra legna sul fuoco: me ne manca forse, donna Carmela mia? Vedete in quale inferno mi trovo?
Stellina- (dietro luscio) Zia Carmela!
Zia Carmela- Figlia mia bella, che vuoi?
Stellina- Dica a sua figlia Tina che si affacci alla finestra: voglio farle vedere una cosa.
Zia Carmela- S, cuore mio bello! Or ora glielo dico. Coraggio, cuore mio! Pgliati quest'involtino: te lo faccio passare di sotto l'uscio. Mangia, che ti piacer.
Stellina- Tante grazie, zia Carmela!
Zia Carmela- Niente, figliuola cara. E tieni duro, tieni duro! non ci vuol altro...
Rav- (entrando e chiedendo della figlia) Allora? Si convinta?
Donna Rosa- Debbo aprire la porta?
Rav- No! (gridando) Stia l, l, brutta ingrata! cuor di macigno! Come se non lo facessi per lei, per il suo bene!
Zia Carmela- Questo un peccato mortale.
Rav- Volete andarvene per piacere? Mi fate il favore di andare via?
Zia Carmela- Vado, vado, non c bisogno che vi alterate. Per ritorno a dire che questo
Rav- (assieme a Zia Carmela) .un peccato mortale.. Via, via.
Zia Carmela- (esce brontolando)
Rav- Tieni: un altro regalo, un braccialetto... faglielo vedere! (d lastuccio alla moglie e mentre va via) Sbrigatela tu. (esce)
Donna Rosa- (sospirando, con l'astuccetto in mano bussa nella camera della figliuola) Stellina, guarda che ti ha mandato Don Diego?.
Stellina- (apre la porta, piano piano, esce come una cagnetta ringhiosa, strappa di mano alla madre il regalo e lo scaraventava a terra) Grazie tante, non lo voglio!
Donna Rosa- (perdendo la pazienza) Sedici onze di braccialetto, asinaccia! Non sei neanche degna di guardarla tanta grazia di Dio! Io vado di l con tuo padre, non posso pi ragionare con una testa pazza come la tua (esce)
Stellina- (appena uscita la madre, stropiccia il gomito del braccio sinistro sulla palma della mano destra e a denti stretti dice)Rodetevi! Rodetevi! (Poi si ricompone e di sottecchi raccatta il regalo e siccome la curiosit pi forte della repulsione per il vecchio donatore, apre lastuccio, poi,si guarda allo specchio, rialza i capelli dietro la nuca e sorride alla propria immagine dicendo a se stessa) Birichina!. (poi apre il cassettone e prende tutti gli astucci regalatagli da Don Diego) Via, almeno proviamo gli orecchini... No, questo l'anello... M'andr certo troppo largo... No, preciso! oh guarda... par fatto apposta per il mio dito...(ammirando la manina bianca inanellata, avvicinandola e allontanandola, piegandola or di qua or di l) Adesso proviamoli tutti(mette gli orecchini, poi i braccialetti, poi sul seno la lunga catena d'oro dell'orologino e, cos parata, va a fare un profondo inchino allo specchio dell'armadio) A rivederla, signora Alcozr! (e fa una gran risata).
PIAZZA CON BAR
Don Diego- (seduto al bar assieme a Rav) Ecco... va bene: io non ho fretta, Marcantonio mio. Per, ecco... non per me, ma per il vicinato: sotto le finestre di casa tua - tu forse hai il sonno greve e non senti -, quasi ogni notte si fanno serenate: chitarre e mandolini, eh eh... Lo so: giovanotti allegri... Che bellezza, la giovent! Sai chi sono? I fratelli Salvo coi cugini Garofalo e Pep Alletto: chitarre e mandolini.
Rav- Vi giuro, don Diego mio, che non ne so nulla parola di galantuomo! Dite davvero? Serenate? L c Pep Alletto. (che nel frattempo entrato dallaltra parte della scena) Lasciate fare a me. Or ora vi fo vedere io, se...
Don Diego- Dove vai?
Rav- A parlare col signorino che mi avete nominato.
Don Diego- Sei matto? Siedi qua! Vuoi compromettermi?
Rav- Voi non c'entrate!
Don Diego- Come non c'entro, asino? Ci guastiamo, bada. Senza tante furie. Soglio far le cose con calma, io. Son giovanotti, e cantano: giovent vuol dire allegria... Sa cantare anche Stellina, m'hai detto? Bene; il canto mi piace. Dicevo soltanto per il vicinato che sta a sentire ogni notte, e... capirai, le male lingue... Tu dovresti consigliare a codesto giovanotto e a gli altri, di avere un po' di pazienza, mi spiego? perch hai la puella gi sposa. Ma con buona maniera, con calma.
Rav- Lasciate fare a me.
Don Diego- Senza compromettermi, oh!
Rav- (alzandosi va da Pep e in disparte gli dice) Caro don Pep, vi prego con buona maniera di lasciare in pace mia figlia; se no, faccio come quel tale; lo vedete questo bastone? Ve lo rompo in testa la prima volta che vi vedo ripassare col naso in aria sotto le finestre di casa mia.
Pep- ( guardandolo prima stordito, come se non avesse compreso e poi tirando un passo indietro) Ah s? E se io vi dicessi...
Rav- Che siete cognato di Ciro Coppa, bau bau?
Pep- No! Se vi dicessi che a me personalmente bastoni su la testa non ne ha mai rotti nessuno?
Rav- (ridendo) O non lo vedete che scherzo? Ditemi voi stesso, don Pep mio, in quali termini vi debbo pregare. Che volete da mia figlia? Se non siamo bestie, proviamoci a ragionare. Voi siete nobile, ma siete scarso, caro don Pep. Anch'io sono un pover'uomo abbruciato di danari. Povert non vergogna. Sapete che vi voglio bene quindi cerchiamo di ragionare.
Pep- Ragioniamo.
Rav- Debbo aprirvi gli occhi proprio io? Lasciatemi combinare in pace questo benedetto matrimonio, anzi siete invitato, e cercate dajutarmi, dimine! Il vecchio ricco, ha ricchezze che potrebbe lastricare di pezzi di dodici tar tutta Girgenti, beato lui! ha settantadue anni e ha preso quattro mogli... Gli diamo ancora tre anni di vita? L'avvenire poi nelle mani di Dio, convenite? e quando Stellina sar ricca, sar poi libera di fare ci che le parr e piacer! Don Pep, fra tre anni al massimo quattro, arriver il vostro turno, siatene certo... Non cattivo, in fondo, poveraccio! Che volete farci? ha la mana delle mogli: non pu farne a meno. Ma questa, se Dio vuole, sar l'ultima! Mi raccomando per di non far parola con nessuno. Ci vediamo al matrimonio di mia figlia. Ai vostri comandi, e baciamo le mani. Mosca per, don Pep: mi raccomando.
Pep- Pipa e mosca. Ci vediamo al matrimonio di Stellina.
Musica dorgano come da matrimonio.
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Pep- Cognato devi darmi un consiglio.
Ciro Coppa- Parla, mica sono avvocato per niente?
Pep- Jeri non c stato il matrimonio di Stellina Rav con Don Diego Alcozer?
Ciro Coppa- Allora?
Pep- Dopo che mi sono divertito cantando e ballando con gli amici, dopo che mi sono congratulato con gli sposi per il bel matrimonio che hanno allestito, verso la mezzanotte stavo per ritirami a casa, quando sento Luca Borrani, uno degli invitati, che alludendo alla prima notte di nozze dei due sposini, sospira ad alta voce Chi sa che tragedia stanotte!, io questa cosa sconveniente nei confronti di Stellina non me la sono sentita a digerirla gli ho gridato sul muso Porco! lui dicendomi Va' l, pulcinella! mi d uno spintone, io gli do un colpo di bastone in testa, poi uno schiaffo.insomma ce le diamo di santa ragione..Stamattina.
Ciro Coppa- Stamattina?
Pep- Ricevo una lettera dove il Borrani mi scrive che non intende sfidarmi per l'insulto e lo schiaffo a tradimento della sera avanti, perch - dice - alla cavalleria suol ricorrere chi ha paura, e lui non vuole nascondersi dietro le finte e le parate, tenendo per burla una sciabola in mano: pertanto mi mette in guardia che mi prender a calci, ovunque lincontri, foss'anche in chiesa. Quindi ti chiedo di recarti dal Borrani per fargli ritirare, con le buone o con le cattive, questa lettera. Non che abbia paura; io non ho paura di nessuno, ma, ecco, a farla a pugni, come i ragazzacci di strada, cos mingherlino... posso avere la peggio: di fronte a Borrani ch un colosso. E poi, quando mai s' inteso? Calci e pugni, tra gentiluomini...? Dico giusto?
Ciro Coppa- Nossignore, bestia! T'insegno io come si fa in questi casi. Lsciati servire da me.
(Ciro Coppa, tozzo, il petto e le spalle poderosi, enormi, per cui pareva anche pi basso di statura, il collo taurino, il volto bruno e fiero, contornato da una corta barba riccia, folta e nerissima, la fronte resa ampia dalla calvizie incipiente, gli occhi grandi, neri, pieni di fuoco, passeggiava per il suo studio d'avvocato con una mano in tasca, nell'altra un frustino che batteva nervosamente su gli stivali da caccia. Le bocche di due grosse pistole apparivano luccicanti su le nche, oltre la giacca).Lsciati servire da me! ( indicando col frustino al cognato la scrivania) - L c' carta, penna e calamajo. Siedi e scrivi. Con una botta di penna te lo riduco io a ragione.
Pep- Debbo dunque rispondere?
Ciro Coppa- (battendo forte il frustino su la scrivania) Ti dico siedi e scrivi, babbeo! Ti detto io la risposta.
Pep- (sedendosi sul seggiolone di cuojo davanti alla scrivania, prendendosi la testa tra le mani, sospirando) Scusa... permetti? Vorrei, ecco... vorrei farti notare che la...
Ciro Coppa- Che cosa?
Pep- La mia posizione alquanto... non saprei... delicata. Perch io, jersera, per dir la verit... per tante ragioni... forse, ecco... non ero bene in me. Non vorrei ora compromettere...
Ciro Coppa- (spazientito) Che compromettere! L'insulto, l'hai raccolto? S: tanto vero, che gli hai appoggiato uno schiaffo.
Pep- E basta! Lui doveva sfidarmi: non l'ha fatto; dunque...
Ciro Coppa- (aprendo le mani) Dunque lo farai tu!
Pep- (stupito) Io? E perch?
Ciro Coppa- (urlando) Perch sei un cretino! perch non capisci nulla! Siedi e scrivi! Adesso vedrai.
Pep- (imbalordito, con aria desolata) Che debbo mettere in capo alla lettera?
Ciro Coppa- (passeggiando, concentrato in s, e stirandosi con due dita i peli della moschetta) Niente, n sci n passa l! Comincia cos: La vostra lettera... - la vostra lettera... - degna d'una persona virgola... - la vostra lettera degna d'una persona... che star dovrebbe... scrivi!... coatta... co-at-ta, tutt'una parola.
Pep- Lo so!
Ciro Coppa- ...che star dovrebbe coatta nei bagni e nelle galere virgola... anzich... an...zich, con una sola c, libera e sciolta... tra il consorzio della gente civile punto ammirativo. Hai scritto?
Pep- Gente civile! scritto.
Ciro Coppa- A capo. Ma se voi siete... ma se voi siete un mascalzone virgola... io sono un gentiluomo punto e virgola e non mi lascer... trascinare da voi ad altro scandalo punto e seguitando. E poich ho avuto la disgrazia... cos! la disgrazia di sporcarmi la mano sul vostro viso virgola spetta a me... spetta a me per riguardo alla mia persona e al mio nome... hai scritto?... di rialzarvi dal fango virgola in cui vorreste appiattarvi punto e seguitando. Vi uso perci la generosit... ge-ne-ro-si-t... d'inviarvi due miei rappresentanti... col pi ampio mandato~ virgola... i quali vi restituiranno la sozza lettera virgola... che con vigliacco ardire m'avete spedita stamani. Punto. Hai scritto? Adesso firmala: G. nob. Alletto, nient'altro. Hai firmato?
Pep- S!
Ciro Coppa- Benissimo! Prendi una busta, e scrivi l'indirizzo. Penser io a fargliela recapitare insieme con la sua lettera. Non darti pensiero dei padrini: te li trovo subito io. Via i Salvo, via i Garofalo! buffoncelli, che non fanno al caso nostro. Tu stai qui con tua sorella Filomena che, poverina, da due giorni sta peggio del solito. Se il medico non me la guarisce subito, finir che lo bastono. Basta. Io debbo recarmi al Tribunale; poi gi di corsa in campagna, a tirar gli orecchi a quel boja del gabellotto. Terre morte, perdio, che non ci si ripiglia il giogtico... Che hai? che corno hai? Paura?... Mi guardi come uno stupido...
Pep- (sbuffando seccato) Nient'affatto! Paura?... La testa, Ciro! mi sento la testa... non so come, da jersera...
Ciro Coppa- (con commiserazione) Di' ch'eri ubriaco, figlio mio; ci farai miglior figura! Va', va' s da Filomena. Io torno stasera, diglielo. Tu intanto sta' s ad aspettare i due amici. Occhio vivo, e senza paura! (prende da un cassetto della scrivania alcune carte e va via, col cappello a cencio buttato su un orecchio e il frustino in mano)
Pep- (chiamando) Filom, come ti senti?
Filomena- (aggirandosi come unombra nella stanza alzando le spalle e aprendo un po' le braccia, in risposta. Pare gi vecchia a trentaquattro anni: un male, che ancora i medici non riescono a precisare, la consuma da parecchi mesi)
Pep- Vuoi prendere un po daria? Apro la finestra!
Filomena- No! (gridando subito) Se, Dio liberi, venisse a saperlo!
Pep- Non c', andato al Tribunale; poi andr in campagna; torner stasera...
Filomena- Pep, per piacere, lascia star chiuso. Lo sa Dio quanto desidererei prendere una boccata d'aria. Ma ormai sono arrivata, Pep; lo sento, ne ho poco di questa prigionia. Ringraziamo Dio in cielo e in terra!
Pep- Non dire bestialit!
Filomena- Mi dispiace solo (con voce stanca) per i figli miei, povere anime innocenti... Ma per me sar la liberazione... e anche per lui, per Ciro. Non lo dico per male, bada! Voi Ciro non lo conoscete: ne vedete solo i difetti... questa sua gelosia feroce, per esempio... Ma mi vuol bene, sai, a suo modo: lo dimostra cos! Non doveva prender moglie, ecco tutto: era nato per un'altra vita... che so! per far l'esploratore...
Pep- Gi, tra le bestie feroci...
Filomena- No no.Voglio dire, per una vita di rischi, e libera... Tu lo vedi, eccessivo in tutto, e in un piccolo paese, tra la meschinit della vita di tutti i giorni, con le sue esuberanze pare anche ridicolo talvolta... Tutti i torti vuole aggiustarli lui... E una povera donna come me, qui rinchiusa, deve vivere per forza in continua apprensione...
Pep- T'ha fatto ricca; ma che n'ha goduto?
La serva- C don Marcantonio Rav.
Pep- Fallo passare.
Filomena- No, aspetta, non voglio che mi veda in questo stato. Ricevilo tu. Io vado di l! (esce)
Rav- (tutt'ansante e scalmanato) Don Pep mio, che avete fatto? Non me ne so dar pace!
Pep- Ho fatto il mio dovere!
Rav- Ma com' nata codesta lite maledetta? E ora che avverr?
Pep- Nulla... non so... Ma state pur sicuro che la signorina... cio, la signo...
Rav- Dite signorina, dite signorina, don Pep! Ah, se sapeste... Ho l'inferno in casa. Urli, strilli, convulsioni... Si ricusa assolutamente di seguire il marito! E jersera m' rimasta in casa, capite? signorinissima! Oggi la stessa storia. Non vuol neanche vederlo! Don Diego se ne sta dietro l'uscio a sentire, e n'ha sentite... pensateci voi! Io... io per me non so pi dove battere la testa... Ci voleva per giunta quest'altro guajo qui... il vostro duello!
Pep- S sparsa gi la notizia?
Rav- Me lha detto vostro cognato or ora mentre venivo da voi. Dovete per forza fare il duello?
Pep- necessario, siamo uomini... Le cose, del resto, sono arrivate a tal punto, che...
Rav- Ma nient'affatto! Che uomini e uomini... chi ve l'ha messo in capo? Siete stato tanto buono voi, jersera, don Pep mio... E ora, in compenso, vi tocca fare il duello?
Pep- necessario. Credete, peraltro, che me n'importi? Non m'importa pi di nulla, ormai. Possono anche ammazzarmi: ci avrei anzi piacere.
Rav- Un corno! (gridando, quasi con le lagrime a gli occhi) Importa a chi vi vuol bene... Scusate se ve lo dico, siete un minchione! Credete che tutto sia finito per voi? Date tempo al tempo, non vi precipitate... lasciate fare il duello a chi ci prova gusto, a chi ve l'ha messo in capo... Dite la verit, stato vostro cognato? Lui, vero? L'ho immaginato subito!
La serva- Ci sono due persone che vi cercano.
Pep- E chi sono?
Gerlando D'Ambrosio - (Entrano nello studio Gerlando D'Ambrosio e Nocio Tucciarello, i due padrini scelti da Ciro: il D'Ambrosio alto, biondo, con le spalle in capo, miope, il mento e la guancia sinistra deturpati da una lunga cicatrice; l'altro, tozzo, barbuto, panciuto, dall'andatura stentatamente bravesca.)Pep, a gli ordini tuoi! Benedicite, grosso Marcantonio!
Nocio Tucciarello- (non dice nulla; contrae soltanto una guancia come per fare un mezzo sorriso e china appena il capo)
Pep- Accomodatevi, accomodatevi, (premuroso, con gli occhi ora all'uno ora all'altro)
Tucciarello - Tante grazie, (rifacendo con la guancia la smorfia di prima e alzando lentamente una mano in segno negativo) Noi, caro don Pep, col permesso del nostro caro si-don Marcantonio, avremmo da dirvi una parolina.
Rav- Debbo andarmene? (poi volgendosi ai due sopravvenuti) So tutto, signori miei; anzi, ero venuto...
Tucciarello (interrompendolo, posandogli leggermente una mano sul petto) Non c' bisogno che aggiungiate altro. Caro don Pep, l'affare combinato secondo il nostro desiderio. L'amico, appena ci ha veduti, ha cambiato avviso. Gnors. Ci ha detto che intendeva di far le cose per benino. E anche noi! gli abbiamo risposto, naturalmente. Insomma, poche parole; un solo, brevissimo abboccamento coi due padrini avversarii e tutto combinato: arma, la sciabola; finch i medici non dicono basta. Siamo intesi? Domattina, alle sette in punto, io e Gerlando saremo alla porta di casa vostra: la carrozza, per non dar sospetto, ci attender col medico alla punta della Passeggiata, fuori del paese, donde scenderemo a Bonamorone. Mi spiego?
Pep- Sta bene, sta bene. Alle sette, sta bene.
Rav- Ma che diavolo dite, don Pep! (scattando) Vi portano al macello, e sta bene? Signori miei, scherzate o dove avete il cervello? Metter di fronte cos due giovanotti a cui il sangue bolle nelle vene? Io son padre di famiglia, santo e santissimo diavolone!
Tucciarello- Piano col diavolo, don Marcanto'! (pacatamente, un po' accigliato, con un lento gesto della mano) Quando in un affar d'onore c' di mezzo il signor me, nessuno, neanche il figlio di Domineddio, deve pi metterci becco. Se voi avete da darmi comandi, sono a vostra disposizione.
Rav- E che c'entra questo, Signore Iddio? Io parlo a fin di bene; che c'entrano i comandi? sono il vostro servo umilissimo, don Nociarello mio! Dico per il come si chiama... il duello! Se ne potrebbe fare a meno... Pensate alle conseguenze, signori miei! In fin dei conti, don Pep ha dato di porco e ha ricevuto di pulcinella, vero? ha dato una bastonata e ha ricevuto uno spintone; dunque, pari e patta, e affar finito. Ora il duello perch?
Tucciarello- Domandatelo all'illustrissimo avvocato Coppa! (con aria spocchiosa) Noi abbiamo servito lui e don Pep qui presente, che si merita questo e altro. Domattina alle sette, dunque, e baciamo le mani.
(Dietro un velatino si vede il duello fra Pep e Luca Borrani accompagnato da un sottofondo musicale. Buio. Poi si accende un angolo di scena dove si trovano a discutere i due padrini DAmbrosio e Tucciarello)
DAmbrosio Povero Pep s'e preso un gran colpo a bandoliera, da la spalla sinistra gi gi fino al fianco destro: sessantaquattro punti di cucitura, uno dopo l'altro, sul vivo della ferita. E durante l'operazione svenuto due volte.
Tucciarello - Ma contegno da tenersi durante un duello, quello?Cristo santo! Appena impugnata la sciabola, divent pi pallido di una carogna; per poco le braccia non gli cadevano su la persona, come se la sciabola fosse stata di bronzo massiccio. Parare? sfalsare? Niente! L come un pupazzo da teatrino... E allora, si sa, zic-zac, al primo scontro, pffete! Meno male, che non se l' presa in testa. Il Borrani lo avrebbe spaccato in due, come un mellone.
DAmbrosio - Perch un coniglio ha voluto far la parte del leone. Imbecille!
Tucciarello E il pi gran minchione che esista su la faccia della terra!
Buio.
FINE PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
PIAZZA CON BAR
Rav- Don Pep! don Pep mio!(baciandogli per forza una mano, rompendo in lagrime, come se Pep fosse l, moribondo)
Pep- (seduto al tavolino del bar col busto fasciato) Scusatemi se non mi posso muovere.cos fasciato.
Rav- Mia moglie vi manda i suoi auguri assieme a quelli di Stellina
Pep- Ah s? dunque pure Stellina ha saputo del duello?
Rav- E tanto dispiaciuta.
Pep- Mi fa piacere Ne avr per molto tempo, ha detto il medico. Non potete neanche immaginare il piacere che mi farete...
Rav- Piacere? voi? e io? La vita mia vi darei, don Pep! Lo sa Dio ci che ho sofferto nel sapervi... Basta! qui non posso parlare. Vi saluto. Vengo domani a casa vostra... se per mi lasciano entrare. Sapete che, il giorno del duello, vostro cognato mi lasci fuori la porta? Lasciar fuori me, che avrei voluto portarvi in braccio a casa mia per curarvi come un figliuolo! Perch, capite, don Pep mio? Il vecchio, da un canto, ha coscienza di s, dall'altro per, voi lo sapete, ama la compagnia, cosicch... mi spiego? gente in casa, giovanotti... Ora questo, se da una parte mi fa piacere, perch cos Stellina ha un certo svago e non sta sola sola, dall'altra ho paura che dia cagione alle male lingue di sparlare. Sapete com' il nostro paese... Ci vanno i vostri amici: i fratelli Salvo coi cugini Garofalo, buoni ragazzi allegri, lo so... e quanto a Stellina, non perch figlia mia, ma voi la conoscete: un angioletto! Tuttavia, vi par giusto metter la paglia accanto al fuoco? Basta, io, per me, non c'entro pi: ora deve pensarci il marito, il quale esperienza dovrebbe averne, non vi pare? Ma, del resto, sapete come si dice? Ne sa pi un pazzo in casa propria, che cento savii in quella degli altri. Basta. A rivederci, don Pep. (via)
Pep- (rimasto solo, dice fra se) E Stellina? Stellina? Ride, canta, scherza coi Salvo, coi Garofalo, mentr'io sono qua inchiodato da questa maledetta fasciatura per lei? Appena sar guarito mi recher a casa di Don Diego.
CASA ALCOZER
Si sente la voce di Stellina che canta una romanza, accompagnata alla chitarra da Mauro Salvo.
Pep- Canta, canta, ingrata!
Scoppiano applausi, e tra questi una lunga risata argentina. Pep tira il cordoncino del campanello.
Gasparino Salvo- Pep! (gridando sorpreso venuto ad aprir la porta, poi si reca giubilante a dar l'annunzio nel salottino) Pep! Pep Alletto! venuto Pep!
(Fifo e Mommino Garofalo lo accolgono nella saletta. Don Diego che pisolava sul divano, svegliato dal batto di mani e dalle voci, si alza in piedi, intontito, guardando Mauro Salvo, che rimasto a sedere su la poltrona e Stellina che, con un ginocchio appoggiato alla poltrona mira assorta la fiamma della candela presso il leggo.Pep entra fra l'accoglienza rumorosa degli amici, pallido, impacciato, e tende con gli occhi bassi la mano a Stellina, che gli porge la sua, inerte e fredda, mentre don Diego, inchinandosi e gestendo largamente le braccia, gli dice)
Don Diego- Evviva! evviva! Eccovi qua, tra noi, finalmente! Guarito del tutto? Rallegramenti. Sedete qua, accanto a me.
(Solo Mauro Salvo non dice nulla a Pep. Dalla poltrona, in cui rimane seduto, lo guarda con freddezza)
Pep- (Posa un istante gli occhi su lui, poi rivolgendosi a Stellina) Son venuto a disturbare?
Don Diego- Ma che dite, caro don Pep! Tanto onore e tanto piacere. Vi abbiamo aspettato sera per sera, parlando di voi. vero, signori miei?
(Tutti, tranne Mauro Salvo e Stellina, confermano).
Don Diego- Anzi, ci siamo tanto afflitti della disgrazia che vi toccata.
Fifo Garofalo- Doppia disgrazia. La ferita pel duello e la morte di vostra sorella Filomena!
Pep- Contribu pure ad affrettarne la fine, lo spavento che si prese per me, poverina.
Mauro Salvo- Lo spavento, scusa, se lo prese, (con gli occhi bassi e il naso ritto) perch, se vero quel che si dice tuo cognato la chiuse a chiave in una camera e non permise che entrasse a vederti, cosicch s'immagin che fossi a dir poco in fin di vita; se ti avesse invece veduto con quella feritina...
Mommino Garofalo- Feritina? Quanti punti, Pep?
Pep- Sessantaquattro. ( modestamente)
Mauro Salvo- S, ( guardando in giro, attraverso le plpebre cadenti, i radunati) ma certo n ferita mortale n da spaventare.
Pep- Certo, certo... ( per troncare il discorso) Intanto, vedete! Salendo, ho sentito che la signora Stellina cantava una romanza... Son dunque, veramente, venuto a disturbare.
Don Diego- Ancora? V'abbiamo detto di no, caro don Pep! Vedete a me piace passare le serate cos! Circondato da giovani per rubargli un po della loro giovent cos milludo dessere giovane anchio. La vecchiaja una brutta cosa: Sic vivitur, sic vivitur... La compagnia per me pi necessaria, si pu dire, dello stesso pane; ma, compagnia di giovanotti, beninteso! Dei vecchiacci come me non so che farmene. Per, guardare e sentire, sentire e guardare... non mi resta altro da fare, ahim. Lazione dei giovani. Ma mi contento lo stesso! Anzi se a tutti voi sta bene, propongo di fare una gita, tutti assieme ai Tempii. Andrebbe bene domenica prossima?
Fifo Garofalo- Per me va bene. Pep verrai pure tu?
Pep- Maveramente io sono ancoro a lutto per mia sorella.
Don Diego- Venite, non abbiate timore. Vostra sorella di lass capir che i vivi devono pur vivere nonostante le disgrazie che la sorte ci riserva
Stellina- Siate dei nostri E cos bello stare tutti quanti assieme
Pep- Se a voi fa piacere.vengo volentieri
Stellina- Mommino, voi vi aggregate alla comitiva?
Mommino Garofalo- Se a la signora Stellina piaccia chio venga vuoldire che mi aggrego anchio!
Stellina- Ma certo, linvito esteso a tutti, vero Diego?
Don Diego- A tutti! Limportante che siano giovani..come me! (tutti ridono) Bene! Allora il convegno fissato per domenica alle sette di mattina.
GITA E PIOGGIA
(La comitiva si avvia per le gita. Tutti ridono e Stellina pare la pi gaja. Don Diego guarda i giovanetti e la moglie e si bea della loro allegria, arrancando dietro, per lo stradone in declivio.)
Don Diego- Piano, ragazzi, piano... (Poi avendo avvertito qualche goccia sul dorso della mano, consigli)Signori miei, rimaniamo qua. Non mi par prudente avventurarci con questo cielo fino ai Tempii. Date ascolto a me, che non son vecchio per nulla.
Coro- Ma che! ma che! (gridano tutti a coro) Nuvola che passa! Non piover!
Don Diego- Signori miei, questa la piango! Ma del resto, sia fatto il volere della giovent: coraggio e avanti, figliuoli!
Fifo Garofalo- (intinto d'archeologia, con la tovaglia da tavola su le spalle e il cappello a cencio assettato sossopra sul capo) Venite, o profani! (tuonando, su un pietrone nel mezzo del tempio) Turba irriverente, vieni! No, aspettate... (scende dal pietrone). La signora Stellina faccia da nume; alzi le braccia... cos. Adorate, o profani, la Dea Concordia! Io, sacerdote celebrante, dico ad alta voce: - Facciamo libazioni e preghiamo... Ma no, aspettate! aspettate!Tu, Pep, tu, ministro subalterno, chiedi prima a gli astanti: Chi son coloro che compongono questa assemblea?
Coro- Affamati! (rispondono tutti a coro, compreso il nume, Stellina.)
Fifo Garofalo- No, no! Bisogna rispondere ad altissima voce: Uomini dabbene! E se non lo dite forte, nessuno ci crede. S, s, offrite un biscottino senza macchia alla si-donna Concordia...
Pep- E accendete un fiammifero! ( guardando il cielo che d'improvviso s'era incavernato, come se fosse piombata la sera.)
Don Diego- Questa, santissimo Dio, la piango! ( addossato a una colonna )
Gasparino Salvo- Assalto alla cesta, e si salvi chi pu, senz'ombra di educazione!
(Si lanciano tutti, tranne don Diego, su la cesta, e ciascuno ghermendo quel che gli viene prima sotto mano; mentre gi grosse gocce di pioggia crepitano come se grandinasse.)
Don Diego- Ripariamoci in qualche casina! Via, via, presto, corriamo!
(Scappano a precipizio dal Tempio: la pioggia d'un tratto sinfittisce, si rovescia scrosciando con straordinaria violenza, come se si fossero spalancate le cateratte del cielo.)Misericordia di Dio! ( restringendosi tutto nella persona, sotto la furia dell'acqua.)
(Stellina e i giovani ridono. Fifo Garofalo si toglie il mantello e col concorso degli altri lo regge a mo' di baldacchino su Stellina e don Diego.)
Mauro Salvo- A San Nicola! ( trascinando per una mano Stellina e pigliando la corsa.)A San Nicola: c' il tettuccio!
Tutti- S, andiamo a San Nicola (li seguono)
Don Diego- (Sotto il tettuccio fradicio come gli altri) Qua si piglia un malanno! Maledetto il momento che mi son persuaso a uscire di casa... Certo, la piango!... Tutto zuppo... Non sentite che aria? Cerchiamo un riparo migliore. Troviamo una cascina che ci accolga
Fifo Garofalo- inutile, don Diego! Oggi domenica; a quest'ora i contadini sono a messa in citt. E le cascine sono tutte chiuse. Piuttosto, facciamoci coraggio, e in cammino! Gi piove meno; speriamo che spiova presto del tutto.
Don Diego- In cammino; in cammino! Ma vedrete che arrivo morto.
Gasparino Salvo e Fifo Garofalo - Qua la mano! Lasciatevi portar da noi.
Don Diego- Muojo! muojo! (gemendo a tratti, trascinato in s dai due giovani) Un medico... un medico... son morto! Voglio qua subito Marcantonio...
Mommino Garofalo- Vado a chiamare il medico. (via)
Stellina- Vi prego don Pep andate a chiamare mio padre per piacere.
Pep- Faccio di corsa! (via)
(Gli altri portano don Diego a casa e lo mettono a letto).
Dallaltro lato della scena, in prima
Rav- (chiamato da Pep, infilandosi in fretta il soprabito) Muore? Se non fosse carne battezzata, direi che ci ho piacere. Ah ci ha provato gusto lui a farsela coi giovanotti? Ben gli stia! Don Pep, non dico per voi: voi non c'entrate. Questa la mano di Dio. Rosa, il paracqua... Andiamo, don Pep.
CASA ALCOZER
Don Diego- (a letto con la febbre, in delirio mentre Stellina piange) Sei l'anima di Rituzza, tu la mia prima moglie? Ti scongiuro in nome di Dio, dimmi che cosa vuoi!
Stellina- Non sono Rituzza.
Don Diego- Allora sei Ameliuccia, la mia seconda moglie? Ti giuro, non ho fatto niente di male..
Stellina- Non sono Ameliuccia.
Don Diego- Sei Caterinetta, la mia terza moglie? Sei venuta a prendermi?
Stellina- Non sono Caterinetta..
Pep- Sta delirando.
Rav- Questa polmonite, com' vero Dio! (osserva don Marcantonio)
Stellina- Crede che sia lanima duna delle sue precedenti mogli
Pep- ed ha paura di andarle a trovare allaltro mondo. Vuol dire che pi di l che di qua!
(tutti e tre si guardano negli occhi )
Rav- (Gli sfugge dalle labbra, guardando la figlia e l'amico) Ci siamo gi, figliuoli miei...
(I tre sospirano e chinano il capo, come in attesa, non della liberazione, ma d'una vera sciagura.)
Pep- Stellina, io ti sar sempre vicino. Sar pi che un marito per te (piano a Rav) Don Marcantonioallora fatta?
Rav- (in disparte) Don Pep mio, per carit, prudenza! Siate uomo...
Pep- Perch?
Rav- Come perch?Abbiate riguardo, santissimo Dio, che il marito ancora l. Quest'animale capace di risuscitare: par che abbia sette anime come i gatti. E allora che figura ci faccio io? Niente, don Pep... Quattro e quattr'otto: o usate prudenza o vi caccio fuori senz'altro. Non ammetto bestialit. Inutile ricordarvi che siete il solo che pu venire a trovare il moribondovolevo direil malato. La gente pu pensare male.
Pep- Non abbiate paura non dar luogo a nessuna imprudenza compromettente. Sapete benissimo che finora mi sono comportato in modo da non offrire a nessuno il bench minimo pretesto per sospettare il mio interesse per Stellina.
Rav- Bene! Continuate a comportarvi ancora cos.
Pep- Sar fatto.Adesso vado. (sottolineandolo) Signora Stellina, don Marcantonio.. a domani! (via)
PIAZZA
Mauro- (Fermando bruscamente Pep mentre il fratello Gasparino e i cugini Garofalo stanno in disparte) Vieni con me. Ho da parlarti.
Pep- Perch? ( provandosi a sorridergli) Non puoi parlarmi qua?
Mauro- C' troppa gente. ( gli rispose asciutto il Salvo) Cammina.
Pep- (stringendosi nelle spalle) Io credo... non so... di farmi gli affari miei, senza disturbar nessuno.
Mauro- (con voce alta e violenta) Gli affari tuoi? Quali, morto di fame?
Pep- Oh! Bada come parli...
Mauro- Morto di fame, s; (minaccioso) E non rispondere, o ti do tanti cazzotti da farti impazzire.
Pep- Senti, caro mio: non ho piacere n voglia di attaccar lite con nessuno, io.
Mauro- Sta bene! E allora, giacch vuoi far la pecora, bada a questo soltanto: di non metter pi piede, d'ora in poi, in casa di don Diego Alcozr. Sono gi quindici giorni che ci vai ogni pomeriggio alle sei e mezzo spaccate. Ora basta!
Pep- Come! Perch? Chi pu proibirmelo?
Mauro- Te lo proibisco io!
Pep- Tu? E perch?
Mauro- Perch cos mi piace! Non ci vado io, e non devi andarci neanche tu. N tu, n nessuno, hai capito?
Pep- Questa bella! E se il Rav mi conduce con s?
Mauro- Arrivi al portone, e dietro front! Se no, alle corte: domani sera io sar li: se ti vedo entrare, guaj a te! Non ti dico altro. Uomo avvisato...
Pep- mezzo salvato.Buona sera. (scapp detto a Pep nell'intontimento prodottogli dalla perentoria intimazione)
Mauro- Te lo auguro. (via)
Pep- (da solo, rimuginando) Lo concio per le feste! Un duello gi l'ho fatto! Ah, ma la vedremo... la vedremo... Lasciatelo morire, e la vedremo!. A meMorto di fame... Com vero Dio l'ammazzo! S.lammazzo! Lammazzo? E che dir la gente se ci azzuffiamo proprio sotto le finestre della casa di Stellina? Ma, questa sera, se lo vedo, finisce male, parola d'onore! S male, tanto pi che mi faccio accompagnare da mio cognato! Del resto, loro sono in quattro; che meraviglia dunque se io mi accompagno con un altro? (E, cos pensando, s'avvia a malincuore in casa del Coppa. Pep lo trov che si addestrava alla lotta l nello studio.)
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Ciro- Gioverebbe anche a te un po' di questo esercizio! Hai una faccia da morto, che fa schifo a guardarla. Qua! Fammi tastare il braccio... piegalo. (Gli tast il bicipite, poi lo guard in faccia, come nauseato, e gli domand) Perch non t'ammazzi?
Pep- Ti ringrazio dell'accoglienza. (con un risolino) Del resto, hai ragione. Vorrei essere anch'io come te, capace di tenere a posto una mezza dozzina d'accattabrighe. Il coraggio, si... va bene; ma da solo, senza la forza, non basta.
Ciro- Difetto dell'educazione! (gli grid)
Pep- Ah, certo... l'educazione influisce molto...
Ciro- Molto? tutto!
Pep- Hai ragione, s... Ma di' pure che c' molta gente nel nostro paese, che non vuol farsi gli affari suoi.
Ciro- Te n'hanno fatta qualche altra? (con piglio derisorio) Ma se puzzi di carogna, lontano un miglio!
Pep- Nient'affatto ! (risentito) Che non ho paura, dovrebbero saperlo; uno schiaffo, a chi se le meritava, ho saputo appiopparlo...
Ciro- Per combinazione!
Pep- Un duello, a buon conto, l'ho fatto...
Ciro- Per forza!
Pep- Ma se ora vengono in quattro contro uno?
Ciro- E chi sono? (con le ciglia aggrottate)
Pep- Mauro Salvo...
Ciro- Ah, quel buffone con gli occhi a sportello?
Pep- Lui, col fratello e coi cugini Garofalo... in quattro, capisci? Mauro innamorato pazzo - non corrisposto, bada, e perci posso dirlo - di... della signora Alcozr, tu la conosci: la figlia del Rav. Ora, che te ne pare? pretende ch'io non vada pi, dice, in casa di don Diego; n io, n lui, n nessuno, dice... Anzi, dice, se ci vado stasera, guaj a me... Mi aspetta coi suoi davanti al portoncino dell'Alcozr.
Ciro- Non capisco. Per prepotenza?
Pep- Per prepotenza... eh gi! Capisci? sono in quattro...
Ciro- E tu, babbeo? Hai detto che non saresti andato?
Pep- Nient'affatto!
Ciro- Ma intanto sei qua... E hai paura! Te lo leggo negli occhi: hai paura! Ah, ma tu ci andrai, stasera stessa, or ora... Prepotenze, neanco Dio! Vieni con me.
Pep- Dove?
Ciro- In casa Alcozr!
Pep- Ora?
Ciro- Ora stesso. A che ora suoli andarci tu?
Pep- Alle sei e mezzo.
Ciro- (guardando l'orologio, stupefatto)Quanto sei vile!
Pep- Perch? (balbettando)
Ciro- Sono le sette meno un quarto... Ma non importa: li troveremo... Cammina! (escono)
PRESSO LA CASA DI DON DIEGO ALCOZER
Ciro- (seguito come un cagnolino da Pep) Te li metto subito a posto io, senza bastone.Ah s?... Aspetta, aspetta. Ditelo a me, adesso, che in casa Alcozr non deve andarci nessuno. Ci vado io. Ah, fai prepotenze tu? Aspetta, aspetta. C questo Mauro Salvo?
Pep- (Vedendo i quattro rivali presso la casa di Stellina, dice piano al cognato, impallidendo) C': eccolo l, con gli altri.
Ciro- Tira via! Non guardare!
Pep- Tutt'e quattro. (pianissimo)
Mauro- (Appena Mauro scorge Pep in compagnia del Coppa si stacca dal muro a cui stava appoggiato con le spalle, si toglie una mano di tasca, e va loro incontro, a passo lento, guardando Ciro, a cui si rivolge, fermandosi in mezzo alla strada.)Col vostro permesso, avvocato: una parolina a Pep.
Ciro- (gli si para di fronte, vicinissimo, lo guarda negli occhi, con le ciglia aggrottate, le mascelle convulse; si tira con due dita il labbro inferiore, poi gli dice)Con Pep per il momento parlo io, e non permetto che gli parli nessuno. Lo dico a voi e lo dico pure ai vostri parenti che stanno l ad aspettarvi. Se volete dirla a me, la parolina, sono ai vostri comandi.
Mauro- Preghiere sempre, don Ciro! (caccia l'altra mano in tasca e alzandosi su la punta dei piedi, come se per ingozzar quel rifiuto avesse bisogno di stirarsi a quel modo)A un'altra volta, col comodo vostro: non mancher tempo.(E s'allontana)
CASA ALCOZER
Rav- Pregiatissimo signor avvocato! Quant'onore, quest'oggi... Baciamo le mani, don Pep... Mi duole che... Stellina, s, figlia mia, guarda: c' il signor avvocato, che ci degna d'una sua visita... Mi duole, avvocato, che lei cpiti giusto in un momento... Dispiaceri, sa! soliti dispiaceri di famiglia... Nuvola passeggera... Si accomodi, si accomodi.
Ciro- (Colpito da quell'accoglienza lagrimosa) Ma... se io c'entro... anche indirettamente... prego la signora di scusarmi.
Rav- (Sorridendo) Lei? E come pu entrarci lei?
Ciro- (Guardandolo con fredda severit) Lasciatelo dire, vi prego, alla signora, che ne sa forse pi di voi.
Stellina- (togliendosi il fazzoletto dal volto e guardandolo smarrita, con gli occhi rossi dal pianto, esitante) Io non so...
Rav- Ma nossignore...
Ciro- (seccato) Lasciatemi spiegare! Io mi son fidato di Pep, e ho avuto forse torto. Certo per ho impedito che si facesse qualche schiamazzo sotto le finestre... Non supponevo che, interponendomi, avrei cagionato un dispiacere alla signora.
Pep- (Comprendendo finalmente l'equivoco in cui era caduto il cognato, poi rosso come un papavero) No, Ciro... Noi non c'entriamo... Quello affar mio soltanto...
Rav- Si lasci servire da me, signor avvocato! Lei non c'entra... E una piccolissima sciocchezza avvenuta questa mattina tra marito e moglie. Sa, cose che succedono: io voglio questo... io non lo voglio... e allora.. mi spiego? E il torto tutto di mia figlia, torto sfacciato... S, s, cento volte s! inutile che tu pianga, figlia mia! Puoi pur piangere fino a domattina: io son tuo padre, e debbo dirti il bene e il male. Parlo giusto, signor avvocato? Mi pare che, fin qui, parlo giusto. E dico: Prudenza e obbedienza: ecco la buona moglie! E poi, un po' di considerazione, santo Dio! Pregiatissimo signor avvocato, mio genero esce adesso da una malattia mortale: non morto, proprio perch non ha voluto morire! Ora se ne sta di l, convalescente, ed un po' fastidiosetto, si sa! Bisogna compatirlo!
Stellina- (singhiozzando) Io non parlo... Parli tu e chi sa che fai credere di me... Ma se la gente sapesse... Dio, Dio! Non ne posso pi...
Rav- (irritato) Ma parla, parla... Perch non parli?
Stellina- (Con voce rotta dal pianto) Perch non sono come te!
Rav- E come sono io, ingrata, come sono? Ho pensato forse a me? Che n' venuto, di', a me? Non ho pensato al tuo bene? Rispondi!
Stellina- (Singhiozzando) S, s... E la gente se ne accorger, che hai pensato al mio bene, quando verr qualche giorno a raccogliermi gi in istrada, sfracellata!
Rav- La sente, signor avvocato? La sente? Son cose, codeste, da dire a un padre, che per lei...
Stellina- Per me? che cosa? Tu mi hai incarcerata, a pane e acqua.
Rav- Io?
Stellina- Tu: per costringermi a sposare uno pi vecchio di te. E la mamma pu attestarlo. E ci son le vicine, tutto il vicinato: tante bocche, che tu non puoi chiudere... E io t'ho pregato, scongiurato ogni giorno di portarmi via di qua. Non voglio pi starci! E se non mi porti via, vedrai quello che far!
Rav- (Mezzo stordito) Don Pep, la sentite? Questa la ricompensa! Parlate voi...
Pep- (Imbarazzatissimo rimane zitto)
Ciro- (Intervenendo con aria grave) Signori miei, senza propositi violenti, c' rimedio a tutto: la legge.
Rav- Ma che legge e legge, pregiatissimo signor avvocato!
Ciro- Vi dico che c' la legge, e basta! (Che non ammetteva repliche, nemmeno in casa altrui)
Rav- (Umilmente) C' la legge, lo so. Ma queste son cosucce che si aggiustano in famiglia, signor avvocato mio; se non oggi, domani...
Ciro- Questo, non spetta a voi di dirlo.
Rav- Come non spetta a me? Io sono il padre!
Ciro- La legge non ammette padri che fan sevizie alle figlie, per costringerle a sposare contro la loro volont e la loro inclinazione. Questo, se non lo sapete, ve le insegno io. Signora, se ella vuol servirsi di me, io mi metto in tutto e per tutto a sua disposizione. Ella, volendo, pu sciogliersi dal nodo che le riesce odioso e ricuperar la libert.
Rav- Dove? (Perdendo la bussola) In casa mia? pazza! Una causa in Tribunale? Uno scandalo pubblico? Il discredito sul mio nome onorato? pazza! Io le chiudo la porta in faccia. E avr la libert di morire di fame!
Ciro- In questo caso, ci penserei io! Di fame non muore nessuno; e prepotenze, neanche Dio!
Rav- Ma come sarebbe a dire?...
(Squilla il campanello della porta. Il Rav s'interruppe. Stellina scappa via dal salotto, E Pep, recatosi ad aprire, si trova di fronte Mauro Salvo con la combriccola.)
Rav- (Andando incontro loro) Domando scusa, signori miei... Se volete entrare, favorite pure... ma, ecco...
Mauro- No, caro don Marcantonio, grazie! Siamo venuti per domandar notizie della salute di don Diego...
Rav- Sano, sano e pieno di vita!
Mauro- Volevamo anche ossequiar la signora. Ma se non si pu...
Ciro- Non si pu! (Con un tono che tagliava netto, guardando fiso negli occhi Mauro) Andiamo via tutti e togliamo l'incomodo. (Poi, rivolgendosi a Pep)Va' dalla signora: dille che avr l'onore di venire a trovarla qui, domani, in tua compagnia.
(Pep ubbidisce, e poco dopo vanno via tutti, senza neppur salutarsi)
PIAZZA
Rav- Caro don Pep, ditemi subito che intenzioni ha vostro cognato. Sto per schiattare dalla bile. Stanotte non ho chiuso occhio. E l'ho pure a morte con voi.
Pep- Con me?
Rav- Gnors. Lasciatemi dire, o schiatto, vi ripeto. Come vi venuto in mente di condurre quell'energumeno, quel pezzo d'ira di Dio, in casa di mia figlia?
Pep- Io? C' voluto venir lui.
Rav- Per mettermi la guerra e il fuoco in casa? Ditemi subito quali sono le sue intenzioni.
Pep- Di che intenzioni andate parlando? Io non ne so nulla, anzi vi chiedo scusa per quello che mio cognato ha detto in casa di don Diego e trover una scusa affinch mio cognato Ciro non vada pi a trovare vostra figlia Stellina.
Rav- Trovatela, don Pep! Trovatela per amor di Dio! Vi ho preso per un ingrato: me ne pento! Credevo che vi foste messo d'accordo con vostro cognato per rovinarmi la figlia. Ho avuto torto. Sarebbe infatti anche la vostra rovina. Parliamoci chiaro; anzi, fatelo intendere a quel pazzo furioso, ditegli pure di che si tratta... per voi... Mia figlia ha bisogno solamente di un'altra spinta come quella di jeri, e butta all'aria tutto, ve l'assicuro io! A sentir che la legge pu venirle in ajuto e ridarle la libert, ha preso fuoco. Ah, se l'aveste intesa jersera, appena siete andati via voi due... La libert, asina, sai che vuol dire? - le ho detto io. - Che speri? dove te n'andrai? Ho cercato di prenderla con le buone; sono arrivato finanche a dirle che sapevo quale sarebbe stata la sua inclinazione, e l'ho scongiurata, per la sua felicit, ad aver prudenza, pazienza... Uno, due anni... che cosa sono? Se mi dicessero: tu devi far la vita del pi scannato miserabile, schiavo tra le catene, due anni, cinque anni, e poi, in compenso, avrai la ricchezza, la libert; non la farei io forse? E chi non la farebbe? Questo non sacrifizio! Io sacrifizio intendo, quando non si avr mai nessun compenso. Ho fatto il sacrifizio io, per esempio, dando la figlia a un vecchio, per il bene unicamente di lei; quando piuttosto, se il mio sangue fosse stato oro, mi sarei svenato per farla ricca e felice. E lei, ingrata... Basta: Figlia mia , le ho detto, il sogno come ti pu diventar realt, se non fai cos?... . Capite, don Pep, quel che m' toccato di dire? E voi venite a rompermi le uova nel paniere, conducendomi in casa quel ficcanaso accattabrighe... Per... per... per, santissimo Dio, ho forse fatto peggio. Gnors. Mia figlia adesso, almeno a quanto m' parso d'intendere, l'ha pure a morte con voi, nel sospetto che vi foste messo d'accordo con me per farle sposare il vecchio...
Pep- Io? (arrossendo fin nel bianco degli occhi) E come avrei potuto?
Rav- V'ho difeso! V'ho difeso, parlando in generale... Perch, il vostro nome, capirete benissimo, non venuto fuori... Basta; don Pep, intendiamoci: parlo cos per aprirvi gli occhi: badate che vostro cognato tira a rovinarvi. Vi ripeto, fategli intendere, magari in quattro e quattr'otto, di che si tratta. In fin dei conti, di che possono accusarmi? di voler fare la fortuna, prima, e poi la felicit di mia figlia? Non delitto: sono anzi il dio dei padri. Vi saluto, don Pep, e mi raccomando. (via)
Pep- (da solo in preda a una vivissima agitazione e con una segreta stizza contro Stellina) Come! Dunque Stellina non mi ama pi? non capisce che, ribellandosi adesso, manda tutto all'aria? L'odio per il vecchio marito veramente pi forte dell'amore per me? E se per caso sorto in lei, ora, il sospetto d'un accordo tra me e suo padre, non si sarebbe cangiato in odio l'amore? non si sarebbe rivolta anche contro di me quella rabbia? Che posso fare?Mi pare d'impazzire, tra l'avvilimento e la confusione. Forse pensa a un altro. Forse non m'ama pi Eppure, fino all'altro jeri...E se Mauro Salvo avesse scritto a Stellina qualche lettera, insinuandole il sospetto dell'accordo, per vendicarsi. Quel vile ne ben capace! S, s... Ma quale accordo? Io debbo assolutamente dimostrarle che una calunnia, codesta. Mi metter contro il Rav, apertamente. Pregher tanto Ciro, finch non mi otterr un impiego, e allora... Domattina andr da mio cognato Ciro!
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Pep- Ciro..Cirodevo parlarti
Ciro- (nellaltra stanza mente si veste) Unattimo che mi sto vestendo. Vieni proprio a proposito. Appena sono pronto andremo dalla signora Alcozr e tu mi farai compagnia.
Pep- Dalla signora Alcozr? Non ti par presto?
Ciro- No. Andiamo per affari, non per visita.
Pep- Hai detto, per affari? Non ho capito...
Ciro- Affari, affari! Ci ho pensato tutta stanotte e quest'oggi...
Pep- Alla signora Alcozr?
Ciro- A lei precisamente, no. Ho pensato al suo caso. un'infamia che bisogna riparare a ogni costo.
Pep- Certissimo. Ma... e come? scusa...non hai sentito il padre, jersera?
Ciro- Me n'infischio, del padre. Lo schiaccio come un rospo. Con la legge.
Pep- Sar. Ma... scusa, permetti? Vorresti forse che il matrimonio si annullasse?
Ciro- Quest' affar mio! E, a ogni modo, dipender da lei, dalla signora.
Pep- Va bene. Ma... e dopo?
Ciro- affar mio, ti ripeto!
Pep- (abbagliato a un tratto da un'idea luminosa. A parte). Perch no? capace anche di questo; capace di tutto, pur di prendersi una soddisfazione, pur di schiacciare, come lui dice, il Rav e Mauro Salvo. Ha preso a difendermi? mi difender fino all'ultimo. Non uomo da far le cose a mezzo; anzi, non gli basta vincere, vuole stravincere. Oh Dio, Stellina cos sarebbe mia! E poi... poi per me ci penser lui...
Ciro- (Come in risposta alla parte di Pep, Ciro disse, uscendo dalla stanza gi vestito) Il padre non la vorr pi in casa? Poco male! Per il momento, c' quella testa fasciata di mia sorella Rosaria, che superiora a Sant'Anna, e potr prendersela con s nel Collegio, fino a cose fatte. Poi si provveder. Se vuole, c' casa mia.
Pep- A casa tua? (tutto ridente)
Ciro- Caro mio, se ti dispiace, non so che farti.
Pep- Ma no! Ma no! Per me, figrati!
Ciro- Tanto meglio! Comprendi anche tu che io ho bisogno assoluto di una donna in casa? Non ti facevo capace di tanto. Ti ripeto, ci ho pensato tutta questa notte... Mi assolutamente necessaria una donna in casa, che badi, se non altro, ai ragazzi. Io non posso condannarmi a rimanere il loro ajo per tutta la vita; gi la mia salute ne soffre; ho poi da attendere alla professione. Cos piglio, se lei vorr, due piccioni a una fava; far una buona azione e provveder un poco anche a me.
Pep- Ma s, ma s (raggiante di gioja) Vedrai, Ciro mio, che donna! che bont!
Ciro- Tu approvi dunque?
Pep- E come no? scusa! Ma un'altra preghiera, Ciro mio. Vorrei che tu, dopo, pensassi un poco anche a me: un posticino... per non restare su le tue spalle del tutto. Vedi, io sarei allora addirittura felice!
Ciro- Ci penser, ci penser, non dubitare. Ora, andiamo.
CASA ALCOZER
Stellina- Si accomodi, avvocato, e voi pure, don Pep...accomodateviMio marito coricato dallaltra partevolete che vada a chiamarlo?
Pep- No, grazie, mio cognato desidera parlare direttamente con voi. (a Ciro) Parla
Ciro- (Ciro rimane in silenzio, guarda Stellina che gli si presenta cos diversa dal giorno avanti; e, come se le proprie mani in quel momento gli cagionassero un grande impaccio, non trova dove cacciarsele prima: dalle tasche dei calzoni se le passa in quelle del panciotto, poi in quelle della giacca; quindi, inchinatosi, balbettando un grazie, e sedutosi, se le posa su i ginocchi e comincia aparlare con gli occhi bassi)Senta, signora: non ho il bene di conoscere qual concetto ella abbia di me, del mio carattere. La fama che mi son fatta, creda, non corrisponde per nulla alla mia vera natura: sembro a tutti un prepotente, perch non ammetto prepotenze n dai miei simili, n dai pregiudizii del paese, n dalle abitudini che ciascun uomo tende a contrarre; nessuna prepotenza, neanche da Dio; sembro, per conseguenza, anche strano, solo perch voglio esser libero, in mezzo a tanta gente che schiava o di se stessa o degli altri, come per esempio, mio cognato Pep.
Pep- Io? (quasi destandosi di soprassalto)
Ciro- Schiavo di te stesso e degli altri. (Con pacata, tranquilla fermezza, mentre Stellina rideva) Si pu esser poveri e liberi nello stesso tempo. Non la pensa cos, o sembra, il padre della signora. Ma ognuno intende a suo modo la vita. Io, per me, non sono prepotente, ripeto: faccio anzi sempre ci che devo, e so sempre quello che faccio. Questo per dirle che, impressionato fortemente dalla scena di jeri e dalle sue parole, ho riflettuto a lungo, signora, e considerato da ogni parte il suo caso.
Stellina- Io la ringrazio. (chinando il capo)
Ciro- Mi ringrazier dopo. Intanto le raffermo ci che ebbi l'onore di dirle jeri: che ella pu, quando voglia, sciogliersi dal matrimonio, a cui fu costretta con sevizie. Possiamo produrre le prove: abbiamo, se non ho frainteso, molti testimonii; ma, quand'anche non ne avessimo alcuno, baster, io credo, mostrare ai giudici il suo signor marito, scusi sa! testimonianza lampantissima della violenza usatale. Quel che jeri lei stessa ne ha detto e quel che me n'ha detto Pep, mi abilita a parlare cos. Insomma, io le do per fatto, senza alcun dubbio, lo scioglimento, e mi metto di nuovo, dopo matura riflessione, in tutto e per tutto, ai suoi ordini. Non la scoraggino le minacce del padre: ho, lei lo sa, una sorella monaca, la superiora del Collegio di Sant'Anna: bene, ella potrebbe andare da questa mia sorella e star temporaneamente nel Collegio; quindi, a fatti compiuti, decidere sul da fare.
Pep- (approva col capo, guardando Stellina che ascolta con gli occhi fissi sul pavimento, pensierosa.)
Ciro- Naturalmente, io non posso attendermi da lei una pronta risposta: non sarebbe prudente da parte sua. Ci pensi s, e poi, da qui a un mese o che so io, quando insomma avr ben considerato il pro e il contro, mi dica o s o no. Io, se lei permette, avr l'onore di frequentar la sua casa in compagnia del nostro Pep; o se no, un bigliettino, due parole: Signor Coppa, s , e io mi metter subito all'opera. Siamo intesi?
Stellina- Va bene..appena ci avr pensato meglio e le condizioni lo permetteranno le far sapere. Intanto, voi e il signor Pep potete frequentare di nuovo casa mia cos renderete meno triste la mia esistenza con mio marito. Anzi se volete restare a pranzo ne sar lieta. (al marito ch nellaltra stanza) Diego, da oggi e fino a quando lo vorranno il signor Ciro e il signor Pep rimarranno tutti i giorni a pranzare a casa nostra. Non sei contento? Cos con la loro presenza ti sentirai pi giovane ..Hai sempre sostenuto che ti piace la compagnia dei giovani..
Ciro- Grazie signora Alcozr, rimarremo volentieri, anzi le do una mano ad apparecchiare la tavola.
Pep- Bravo, io invece le dar un aiuto in cucina. So cucinare bene sa. (mentre i tre si danno da fare lentamente si chiude il sipario accompagnato da una musichetta)
FINE SECONDO ATTO
ATTO TERZO
CASA RAVI
(Tre giorni dopo, don Diego Alcozr si presenta in casa del Rav)
Diego- Scappata! scappata!
Rav- Chi? mia figlia? Vostra moglie?
Diego- ~Quondam, quondam~... eh eh! ~Quondam~, se permetti... Scappata. Contentone!
Rav- ( si lascia cadere su la seggiola, come fulminato) Scappata... con chi?
Diego- Se lo sa lei. ( scrollando le spalle) O sola o in compagnia, tutt'uno. Per tre giorni consecutivi ha invitato a pranzo Pep Alletto e suo cognato Ciro dopodich non lho pi vista. Ho trovato solo la ..la... come si chiama? la... la cosa del Tribunale...
Rav- Siamo gi a questo? ( rimettendosi in piedi) Il Coppa, lui... quell'assassino! M'ha rovinato la figlia... E voi, vecchio imbecille, ve la siete lasciata scappare?
Diego- Caro mio, le avrei aperto io stesso la porta, purch mi lasciasse in pace!
Rav- Rosa, Rosa!
Rosa- Che c'?
Rav- C' che... guarda... qui, tuo genero...
Diego- ~Ex, ex~...
Rav- Scappata, Rosa! scappata!
Rosa- Stellina?
Rav- Copriti la faccia, vecchia mia! Dovevamo aspettare che i nostri capelli diventassero bianchi, perch nostra figlia venisse a imbrattarceli di fango!
Rosa- Non capisco nulla... ( imbalordita)
Diego- Glielo spiego io. Stamattina... Oh, ma piano, Marcanto'!
Rosa- Oh Dio, oh Dio! (strilla accorrendo a trattenere il marito che, pestando i piedi e piangendo come un ragazzo, si da manacciate furiose in testa)
Rav- Lasciatemi! Lasciatemi! Il disonore troppo! Questa la ricompensa! Ah figlia ingrata! In Tribunale... in Tribunale...
Diego- Clmati, Marcantonio, clmati! Non poi il finimondo... Scioglimento di matrimonio... Lei con una mano, io con cento. Son disposto a tutto...
Rav- Anche voi? (urlando ed afferrando per le braccia don Diego e scotendolo violentemente) Avreste il coraggio anche voi di trascinarmi in Tribunale? Voi!
Diego- Scusa, ma... ( tremando di paura sotto gli occhi inferociti del Rav) Scusa,.. se lei lo vuole...
Rav- Che vuole? (ruggendo senza lasciarlo) Non pu voler nulla, lei! Ditemi dov' andata! subito!
Diego- Non lo so...
Rav- Volete allora che vada a scannare il Coppa?
Diego- Scanna chi ti pare, ma lasciami! Io non c'entro... Oh quest' bella! Te la pigli con me?
Rav- Con tutti, me la piglio! Aspettate, don Diego... Cos non pu finire... Vediamo con le buone... uno scioglimento alla buona... senza trascinar nel fango, per carit, il mio nome onorato...
Diego- Scioglimento alla buona? ( timido ed esitante) Ma io... tu lo sai... come potrei restar solo, io?
Rav- Vorreste riammogliarvi? (tuonando e riafferrandolo) Rispondete!
Diego- Non lo so... (balbettando ) Ma... se tua figlia...
Rav- Ve la riconduco io subito a casa! Aspettate. Vo a trovar quell'assassino!
Rosa- Marcantonio, per carit!
Rav- Zitta tu! Vado armato del mio diritto di galantuomo e di padre: difendo l'onore e la figlia!
Rosa- Marcantonio! Marcantonio! (strillando e grattandosi la fronte)
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Rav- (Suonando il campanello) Apriteaprite.
Pep- Un momento.arrivo.(aprendogli la porta) Don Marcantonio?
Rav- Voi qua? Ingrataccio! anche voi?
Ciro- (entrando in scena, urlando, con un frustino in mano) Chi l? Chi si permette?
Rav- Perdoni, pregiatissimo signor avvocato! ( togliendosi il cappello)
Ciro- Via! via! (indicandogli la porta col frustino) Uscite, subito, via!
Rav- Ma, nossignore: io son venuto... perdoni... Don Pep, parlate voi per me...
Ciro- Caccialo subito via! (al cognato)
Rav- Mi faccio meraviglia... voi, don Pep? Perdoni, signor avvocato... Purch mi lasci parlare, le parler anche in ginocchio.
Carmela- (entrando sulla soglia dello studio con lindice teso contro il Rav. Strillando.) Lui, lui, sissignore! ha bastonato la figlia, sissignore: lo grido davanti agli uomini e davanti a Dio! Non ho paura, io! Lui! Lui!
Ciro- Zitta, voi! (le impose, furibondo). E voi, ( afferrando per un braccio il Ravi) fuori! Non voglio scenate in casa mia!
Rav- Ma infine... (pallidissimo, e minacciando con gli occhi torbidi e la voce tremante)
Ciro- Fuori! (dandogli uno spintone)
Rav- Io sono un vecchio! (passandosi su i capelli la mano levata minacciosamente)
Pep- Ciro... ( a bassa voce e impietosito)
Ciro- (con violenza) Fuori! Ricordtelo a voi stesso che siete un vecchio, prima che gli altri, per l'imprudenza vostra, se lo dimentichino!
Rav- Imprudenza?... Ma io vengo...
Ciro- Le vostre ragioni le direte ai giudici; intanto, via!
Carmela- Bravo il signor avvocato, proprioquesta la maniera di trattare certa gentaglia che reca disonore al nostro onorato paese! Bravo!
Ciro- Nient'affatto! Ho agito malissimo. Ma per causa sua: non doveva venire.
Carmela- Padre snaturato!
Ciro- Nient'affatto! (adirandosi) Lui ha creduto e crede d'agire per il bene della figlia. Ma ci non toglie che non abbia commesso un delitto...
Carmela- Per me avete fatto bene! Vi saluto! (esce)
Ciro- Pep, non mi guardare in bocca con codesta faccia da scimunito: mi di ai nervi, te l'ho gi detto.
Pep- (stropicciandosi le mani dalla gioja) Prepotenze, neanco Dio!
Ciro-Ritorniamo al lavoro. Tu porta questa lettera a don Diego e poi invitalo nel mio studio per un abboccamento. (gli da la lettera)
Pep- (prendendo la lettera) Vedo e vengo con lui.
Una musichetta fa da stacco temporale
Diego- (entrando nello studio di Ciro Coppa accompagnato da Pep) Onoratissimo dell'invito. Eccomi pronto. Sono con voi.
Ciro- (accogliendolo con molto garbo) Prego don Diego, accomodatevi pure, sono convinto che fra persone serie ci si possa intendere serenamente senza tanti giri di parole
Diego- Allora, togliendovi da limbarazzo di certe domande difficili entro subito in argomento. Lor signori sono giovani, rispetto a me, ( rivolgendosi pure a l'Alletto) e perci potrebbero anche aspettare. Ma io son vecchio, e mi preme di uscire di questa briga quanto pi presto sia possibile. Quonam pacto? Sono dispostissimo a tutto, signor avvocato. Mi suggerisca lei.
Ciro- Ma... ecco... ci sarebbe da fare semplicemente... se lei volesse aver la bont... una... una...
Diego- Dichiarazioncina?... Una domanda. Sar discussa a porte chiuse la causa?
Ciro- Certo. Se lei lo vuole... Sarebbe, in fondo, considerando gli anni, a cui ella ha avuto la fortuna di pervenire, sarebbe un lieve sacrificio di vanit.
Diego- Non ne ho, di questo genere... Sarei ridicolo, all'et mia. Per, siccome codesto sacrificio che lei dice potrebbe forse, in certo qual modo, danneggiarmi per l'avvenire... per quei pochi giorni che mi restano di questa sciocca fantocciata che chiamiamo vita... ecco, se ci fosse qualche altro rimedio...
Ciro- Questo, questo sarebbe il mezzo pi sicuro, pi sbrigativo.
Diego- Ebbene, ( scrollando le spalle e sorridendo) pur d'uscirne...accetto la causa a porte chiuse!
Musichetta
IN TRIBUNALE
Ciro- (con la toga addosso come finendo una requisitoria davanti ai giudici) Eroi i padri, o signori, che per render propizia la divinit alle nobili imprese della patria sacrificavan le figlie! Ma che dire d'un padre che, per loschi fini, la propria figlia sacrifica al dio Mammone?
Folla- Mammone! Mammone! Abbasso Marcantonio Mammone! ( tra le risa e gli applausi)
Rav- Figlia mia! figlia mia! Mi hanno assassinato una figlia!
Pep- Che granduomo che mio cognato.. Abbiamo vintoe lha fatto per me!
Musica tragica
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Ciro- Pep. ( tirandolo per la giacca, in disparte, con gli occhi foschi) Devi dirmi la verit: prometti prima per, che me la dirai. Se menti, guaj a te: non ti dico altro.
Pep- Lo prometto. Ti dir la verit!
Ciro- Non so pi da quanti giorni ho perduto la pace. Ricordo che tu una volta mi dicesti che Mauro Salvo, quel buffone, corteggiava Stellina. vero?
Pep- vero; ma, non corrisposto!
Ciro- Giuralo!
Pep- Che vuoi che giuri? Lo so io, e basta.
Ciro- Sai che Stellina non rispose mai, mai, minimamente, alla corte del Salvo?
Pep- Ma s! ma s!
Ciro- Giuralo!
Pep- Ebbene, lo giuro!
Ciro- (Mettendosi a passeggiare per lo studio, col mento sul petto e le mani in tasca; insoddisfatto, fosco)
Pep- Che vai pensando?... Ti angustii proprio senza ragione... d'una cosa che, se vuoi, torno a giurarlo, non ha ombra di fondamento... E mi pare che io possa saperlo.
Ciro- Tu non sai nulla! (gridando e fermandosi a fulminarlo con gli occhi)
Pep- (stringendosi nelle spalle) Come vuoi tu... Io ero l...
Ciro- Ah, eri l. ( col volto contratto dalla rabbia) Eri l, lo sai dire... e con te tant'altri buffoni! Quella era dunque la casa di tutti... E Stellina l, in mezzo a voi, mentre il vecchio dormiva...
Pep- Eravamo l tutti, vero, ma non si faceva nulla di male... Tu sei geloso, e non puoi intenderlo... Si scherzava innocentemente, e...
Ciro- L'innocenza, imbecille, partorisce i figliuoli! ( furibondo) Qualcosa, certo, dev'esserci sotto; come ti spieghi altrimenti che io ho dovuto combattere fin oggi per farla addivenire al matrimonio? Come te lo spieghi?...
Pep- Me lo spiego, ( cercando le parole) me lo spiego... considerando che la poverina... ha tanto patito... Ma io, per dirti la verit, non me lo sarei aspettato... Ah, non voleva pi saperne?
Ciro- Voleva farsi monaca.
Pep- Ma ora, l'hai persuasa?
Ciro- S' persuasa, con l'ajuto di mia sorella. Ma anche tu, di', anche tu, con codesta faccia da scimunito, ( fermandosi in mezzo allo scrittojo e appuntando come un'arma l'indice d'una mano contro Pep) anche tu, di' la verit, hai tentato di farle la corte...
Pep- (guardandolo, allocchito) Come... io? Non capisco...
Ciro- Oh, con me, sai, non serve far lo scemo! Anche tu, anche tu, come tutti gli altri imbecilli... Basta. Adesso, bisogna allestir subito la casa. La mobilia di s bisogna trasportarla tutta in campagna, prima che arrivi la nuova da Palermo. Poi verrai con me al Municipio. Mi farai da testimonio.
Pep- Io... a te?... Ma come?... (balbettando) Io, il testimonio a te?
Ciro- Ti dispiace?
Pep- Ma come... dunque... Chi... chi sposa?(Si sente mancare la terra sotto i piedi; si porta le mani su le tempie, quasi temendo non gli scoppiassero, e chiuse gli occhi per trattener due lagrime che gli colano per gi per le guance smorte)
Ciro-Coshai? Che ti succede?
Pep- Nulla... nulla... ( quasi tra s, con voce rotta e le labbra tremanti) Hai ragione... Che stupido!... Che imbecille!... E come ho potuto crederlo? Come ho potuto supporre che tu...
Ciro- Sei impazzito? Che ti scappa di bocca? Parla! Che t'eri messo in testa?
Pep- Lasciami stare, Ciro! ( esasperato, senza porre pi freno alle lagrime)
Ciro- Ah, tu credevi, credevi forse di doverla sposar tu? Eravate d'accordo? Parla, perdio! o ti strozzo...
Pep- Ti ripeto, lasciami stare! ( col coraggio della disperazione, svincolandosi) Non ti basta che ti dica che sono stato un pazzo, o un imbecille? S, s, ho potuto credere stupidamente che quanto hai fatto, lo facessi per me... Ora basta, basta... Sposala! Che vuoi da me? Non t'ha detto di s?
Ciro- Ma io voglio sapere... ( slanciandosi addosso al cognato)
Pep- ( parandovisi davanti, con audacia insolita) E non lo sapevi forse? O perch manc poco, che non mi facessi ammazzare per lei? Non lo sapevi che io l'amo da tanti anni?
Ciro- E lei? (fremendo, con occhi feroci)
Pep- Non t'ha detto di s? Che vai dunque cercando?
Ciro- Ma tra te e lei, dimmi la verit, o non rispondo pi di me! tra te e lei... parla!
Pep- Che vuoi che ti dica? (gemendo tra le braccia del Coppa) Lasciami stare... mi fai male...
Ciro- Dimmi la verit... tra te e lei, che c' stato? Voglio saperlo...
Pep- C'era una promessa... Aspettavo che Dio si raccogliesse quel vecchiaccio...
Ciro- E poi?
Pep- Poi sei venuto tu... Ella ti ha detto di s... Ora tutto finito... Io non so nulla, non posso farci nulla... dunque lasciami andare... Tutto finito...
(Prende dall'attaccapanni il cappello, lo pulisce pi volte con la manica, e se ne va, come intronato.Ciro rimane con le pugna serrate su le guance, gli occhi da belva, a passeggiare in s e in gi per lo studio.)
Musichetta
PIAZZA
Pep- Avete visto che bel matrimonio ha fatto Stellina con col mio ex cognato?
Don Diego- Tanto di naso, don Pep! Mannaggia la prescia!
Pep- Non mi seccate, vecchiaccio stolido!
Don Diego- (trattenendolo per un braccio) Eh via, non siate furioso: sedetevi... Io, voi e il nostro ex-suocero dobbiamo anzi consolarci a vicenda, oramai. Scusate se rido, don Pep! Nella vita c' da piangere e c' da ridere. Ma io son vecchio e non ho pi tempo di fare tutt'e due le cose. Preferisco ridere. Del resto, piangete voi per me... Povero don Pep, non crediate per, vi compatisco! Per togliervi subito d'impaccio, lasciate che vi dichiari che sapevo tutto: so che aspiravate alla mano di Stellina, dopo la mia morte, e che Marcantonio era d'accordo. Ho detto perci il ~nostro ex-suocero~. Ebbene, che male c'? Io, anzi, vi assicuro che n'ero contentone, e sapete perch? A parte i meriti vostri, so che quando si desidera ardentemente la morte di uno, quest'uno non muore mai. E vi tenevo caro, come un amuleto. Ora, invece, che v'importa pi ch'io campi o ch'io muoja? Mentre quella volta... vi ricordate? dite la verit, mi ci conduceste apposta fin laggi, ai Tempii, sotto quel diluvio? Perdio: pensare, don Pep, che ci eravate quasi arrivato... Che rabbia deve farvi questo pensiero! Una polmonite coi fiocchi... Il Signore vi ha fatto assaporare la mia morte, e poi ve l'ha tolta quasi di bocca, come un tozzo di pane, povero don Pep! E ora...
Pep- Se dovete seguitare a dir codeste sciocchezze, vi lascio.
Don Diego- No no, caro don Pep. ( trattenendolo di nuovo per un braccio) Doman l'altro compisco settantatr anni, eh eh... Se aveste avuto un po' pi di pazienza... Basta, non voglio affliggervi... Ecco, Marcantonio.
Rav- (non aspettandosi di trovar lAlletto si cangia in volto e grida) Ah, c pure lui? Lasciatemene andare!
Don Diego- (lo trattiene per la giacca)
Rav- (pi forte) Lasciatemene andare! Non posso vedermelo davanti!
Don Diego- Eh via, perch? perch? ( senza lasciarlo) Vieni qua... Rimettiamo la pace.
Rav- Lui, lui m'ha rovinato la figlia!
Don Diego- (rabbonendolo) Ma no, perch? ~Factum infectum~... con quel che segue. pi sconsolato di te, povero giovanotto... S, s, stringetevi la mano.
Rav- Neanco se viene Dio!
Don Diego- Eh via, Marcanto'! Da' qua la mano; don Pep, datemi la vostra... Cos! La pace fatta. La colpa di don Pep stata una sola, come gli facevo notare poco fa! la prescia! Colpa scusabile in un giovanotto...
Rav- Nossignore! La colpa sua stata d'aver condotto qua quel birbante matricolato, che non riconoscer mai per genero finch campo, e che non voglio neanche nominare. Mia figlia, ora, per me, come se fosse morta! Non la vedr pi... E me l'avete uccisa voi, don Pep! Lasciatemi... lasciatemi piangere... Voi me l'avete uccisa! Non ve lo avevo detto io che colui sarebbe stato la vostra rovina e la rovina di mia figlia?
Pep- Scusate. ( turbato dal pianto del Rav e commosso) E io non sono stato ingannato e tradito peggio di voi? Ammesso che sia stato io a spingerlo a venire, che non , lo avrei forse fatto, se avessi potuto sospettare o supporre...
Don Diego- Signori miei, ( interrompendoli) volete dare ascolto a un vecchio? Non ci pensiamo pi! il meglio che ci resti da fare: le recriminazioni adesso sono inutili...
Rav- Sma suo cognato..
Pep- Mio cognato, un corno! La povera sorella mia morta, e l'ha fatta morir lui... Dunque, chiamatelo ora vostro genero.
Rav- Genero, se l'avessi riconosciuto. Mentre voi, per cognato, si; e dovreste averne ancora rimorso, come se aveste commesso un fratricidio.
Don Diego- Non esageriamo, signori miei, non vi riscaldate... Non facciamo come i galletti in gabbia che si beccano l'un l'altro, in luogo di consolarsi a vicenda. Siamo stati traditi tutti e tre. Il fatto fatto, e non se ne parli pi. Non giudichiamo soltanto dal caso nostro un degno galantuomo.
Rav- Un assassino!
Don Diego- Eh eh, ti ha ucciso la figlia?
Rav- Mi ha ucciso la figlia, gnors!
Don Diego- Quanti te l'hanno uccisa, insomma, codesta figlia? Prima dicevi don Pep...
Rav- S, lui! Lui, senza volerlo, con le mani di suo cognato...
Pep- Vostro genero.
Rav- Daccapo?
Don Diego- Chi troppo vuole, dice il proverbio, nulla ottiene. Sapete che vi dico? Adesso che non posso pi lasciare i miei denari a Stellina, voglio lasciarli a una persona che volesse guadagnarseli a costo d'un breve sacrifizio. E questa persona, bisogna che sia giovane, in grado di godere della ricchezza e della vita a suo talento. Che se ne farebbe una vecchia de' miei quattrini? Io, poi, lo sapete, odio la vecchiaja. Voi pensate forse che farei ridere il paese, se sposassi per la sesta volta?
Rav- Come! Pensate di riammogliarvi? Alla vostra et?
Don Diego- Eh eh. Ti faccio notare, Marcantonio, che ho soltanto un annetto di pi di quando sposai tua figlia.
Rav- Sta bene. ( ingozzando bile) Ma gi, un anno di pi, e poi, lo scandalo, lo contate per nulla? Allora non eravate cos su la bocca di tutti... Vi parlo nel vostro interesse... Non vi esponete al ridicolo, caro don Diego, e certamente a un rifiuto...
Don Diego- Quanto al rifiuto, eh eh... non temere... si tratta di scegliere ormai. Ho gi quattro o cinque proposte...
Rav- Paese di farabutti! Cinque proposte! Lo vedete? L'invidiaccia, dunque, li faceva parlare, quand'io vi diedi mia figlia, e mi dissero padre snaturato, e mi dissero Mammone... e che io vendevo la mia propria carne... Farabutti! Avevo ragione!
Don Diego- I giovani, che siano in condizione di prender moglie, oggid son pochi. E il vecchietto, nelle condizioni mie, caro Marcantonio, come era piaciuto a te, piace ora anche ad altri...
Rav- Ma si sa! Lo dite a me? Purch voi per, don Diego mio, scusate, vi decidiate a crepar presto, dopo le nozze...
Don Diego- Eh eh! ( facendo con tutte e due le mani le corna)
Rav- Ah, ora fo le corna anch'io! Anzi vi auguro di campar mill'anni per castigo di tutti quelli che mi vollero calunniare. Vi consiglio per di cangiar registro: niente pi giovanotti per casa; altrimenti, potrebbe capitarvi lo stesso caso di questa volta...
Don Diego- Niente pi giovanotti per casa! Mi dispiace per voi, don Pep; ma, questa volta, al largo! Soltanto, poich siete un buon giovine e ve lo meritate, potrei far questo per voi; consigliare nel testamento a mia moglie di sceglier voi, anzich un altro...
Pep- (non prende parte alla conversazione ma sorride mestamente a don Diego) S fatto tardi. E meglio che ci ritiriamo. Buonanotte
Rav- Buonanotte!
Don Diego- Buonanotte! (vanno via ognuno per casa propria)
CASA-STUDIO DI CIRO COPPA
Ciro- Pep! Ti avevo promesso una volta un posticino... Ebbene, te l'ho trovato.
Pep- Dove?
Ciro- Qui, nel mio studio. Avrai da copiare: meglio tu, che un altro. Purch non mi faccia errori d'ortografia...Accetti?
Pep- Io?... E perch no?
Ciro- Vedi? Tutto cambiato! ( mostrandogli la nuova scrivania, gli scaffali nuovi e le nuove seggiole lungo le pareti dello scrittojo) Eh si cambia vita, caro mio! Arriva un giorno, in cui l'uomo forte sente il dovere d'impegnarsi in una lotta superiore, non pi contro gli altri, ma contro se stesso: vincere, dominar la propria natura, l'essenza bestiale, e acquistare sovr'essa una padronanza assoluta.( agitando in aria nervosamente il frustino, mentre Pep confuso, stordito, approva col capo)Approvi, ma non comprendi! ( dopo averlo osservato un momento, con calma) Non son cose che tu possa comprendere cos di leggieri.
Pep- Veramente non... (balbettando e tentando un sorrisetto nell'imbarazzo)
Ciro- Lo so! lo so! Te lo spiego con un esempio. Fino al giorno d'oggi, io sono arrivato al punto che tu, Pep Alletto, debolissimo uomo, puoi dire a me, Ciro Coppa, cos: ~ Ciro, io sostengo che tu sei un vigliacco! ~. - Non ridere, imbecille! - Se mi dicessi cos, io, guarda, forse in prima impallidirei un po', stringerei le pugna per contenermi, chiuderei gli occhi, inghiottirei; poi, dominato l'impeto, ti risponderei con la massima calma e con garbo anche: ~ Caro Pep, ti sembro un vigliacco? Ragioniamo, se non ti dispiace, codesto tuo asserto ~. Che te ne pare? N mi fermer qui, sai! Ogni giorno una nuova conquista su la mia natura, su la bestia. La vincer io, non dubitare! Intanto, siedi l: quello il tuo tavolino. Ci son carte da copiare: calligrafia chiara: attento alla punteggiatura, e bada all'ortografia... Non ti dico altro.
Pep- Va bene star attento alla calligrafia. (siede al tavolo)
Ciro- Maledizione! Maledizione! Maledizione!
Pep- Che hai? ( spaventato dallo scatto improvviso di Ciro)
Ciro- Dimmi che ti faccio tremare! ( appuntando le braccia sul tavolino di Pep) Dimmi subito, confessa che quando mi vedi ti tremano i ginocchi!
Pep- E perch?... (balbettando)
Ciro- Ah, non lo sai, buffone, che se ti afferro con queste mani, se ti do un pugno, ti attondo, ti estinguo?
Pep- Lo so. ( con un sorriso tremante e gli occhi supplici) Ma non c' ragione... Tranne che non sia impazzito...
Ciro- Va bene. Scrivi. Devo ridurmi a questo: di metterti in mano uno scudiscio e di comandarti di scudisciarmi a sangue! Con la ragione questa mia porca natura non governabile: ci vuole il bastone e, se fai piano, non sente neanche questo... La rendo, la rendo infelice, quella povera figliuola... Bastonate! Bastonate! Bastonate, mi merito! (ripete pi volte questa battuta fino a sentirsi male, si accascia sulla sedia e muore colpito da apoplessia)
Pep- (va a vedere cosa successo al cognato) CiroCiro.che hai, che t successo? (gli ausculta il cuore) Niente il cuore non batte. Oh Dio. morto. morto! (piangendo e ridendo allo stesso tempo) Finalmente.finalmente arrivato. arrivato il mio turno!! (ride e singhiozza fino alla fine)
Musichetta
FINE
22 MAGGIO 2010
TURI GIORDANO
Per la rappresentazione rivolgersi alla SIAE poich il testo tutelato.
- Questo copione è stato visto:


