Il velo di Cassandra

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IL VELO DI CASSANDRA

IL VELO DI CASSANDRA

Azione teatrale in 5 parti di Alessandro Stringa

Personaggi:

Interpreti:

Cassandra

Principessa troiana figlia di Priamo, profetessa e sacerdotessa di Apollo

Procleia

Vecchia sacerdotessa di Apollo, cresce Cassandra

Sacerdotessa

Partecipa ai riti nel tempio

Crise

Sacerdote di Apollo, tenta di violentare Cassandra

Ettore

Eroe troiano, fratello di Cassandra

Priamo

Re di Troia, padre di Cassandra

Laocoonte 

Sacerdote di Apollo, vuole distruggere il cavallo di legno

Aiace Oileo

Guerriero acheo, violenta Cassandra nel tempio di Atena

Agamennone

Comandante dell’esercito acheo, re di Micene, marito di Clitennestra, prende Cassandra come schiava e concubina

Clitennestra

Moglie di Agamennone, per vendetta lo uccide, e poi uccide Cassandra

Popolo

Sottolinea le azioni collettive

Cantante

Introduce e commenta le varie parti dell’azione

Nel testo sono inserite delle canzoni con musiche originali di Alberto Mastino.

Spartiti o registrazioni possono essere richiesti gratuitamente scrivendo a : axeldishangar@gmail.com

Prima parte

– Il tempio di Apollo –

Cantante –   Lascia, Cassandra,

I tuoi giochi di bambina.

                        Lascia, Cassandra,

                        La tua casa e la tua mamma.

                        Tuo padre no,

                        Lui già ti lasciò,

                        Con tuo fratello,

                        Il suo cuore se ne andò.

Perché Cassandra, perché

Il mondo ce l’ha con te?

Perché Cassandra, perché

Tuo padre ce l’ha con te?

Il tempio del Dio

T’ha aperto le sue porte.

Sotto le oscure

Altissime volte

Apollo ti attende

Tra le vergini sacre.

Il fumo del braciere

Ha un odore acre.

Perché Cassandra, perché

Il mondo ce l’ha con te?

Perché Cassandra, perché

Il Dio ce l’ha con te?

È rossa la porta

Ma al di là c’è tutto nero.

È dura la vita

Per chi dice sempre il vero.

Apollo è tremendo

Con chi lo rifiuta.

È dura la vita

Se non sei mai creduta.

Perché Cassandra, perché

Il mondo ce l’ha con te?

Perché Cassandra, perché

Tu stessa ce l’hai con te?

 (Al centro della scena c’è un basamento con una statua di Apollo, il resto è avvolto dall’oscurità, c’è un bacile e un braciere, musica, CD N 1 tutto, luci, entrano i sacerdoti compresa Cassandra, che si inchinano alla statua e compiono i loro riti, delle danzatrici danzano in onore di Apollo, i due sacerdoti maschi ammiccano in direzione di Cassandra; alla fine della musica tutti escono tranne Cassandra.)

Cassandra – Perché bisogna crescere…?

Era cominciato con un normale raffreddore, poi la febbre alta, la nausea, il mal di testa, ero rigida e la luce mi dava un fastidio terribile, ebbi anche le convulsioni… tutte queste cose però me le raccontò mia madre. Io non ricordo nulla di quei giorni… avevo quattro anni… Nulla tranne il sogno.

Sognai di un mattino luminosissimo e nella luce accecante vidi venire verso di me un ragazzo… in verità non si capiva neppure tanto bene se fosse un ragazzo o una ragazza, ma era bellissimo e mi sorrideva. Teneva in mano un serpente e me lo avvicinò al viso… io non avevo paura… la ricordo reale, come se fossi stata sveglia… la lingua biforcuta che mi accarezzatala guancia, le labbra… ed io mi lasciavo toccare ...

Mi svegliai.

Mia madre, i sacerdoti… tutte le persone che stavano al mio capezzale erano impietrite perché io ritornavo alla vita.

Così come tutti rimasero impressionati quando raccontai del sogno; anche la Pitonessa del tempio di Apollo rimase sconvolta soprattutto quando le descrissi l’aspetto del ragazzo, ma non volle dire il perché… e poi avevo avuto le convulsioni… mal sacro, lo chiamavano, significava che ero stata toccata dal dio che mi voleva con sé, e che a tempo debito sarei entrata al suo servizio nel tempio.

Io in verità non sapevo che cosa volesse dire “toccata dal dio” e nemmeno “prestare servizio nel tempio”, mi dissero che era un grande onore, una cosa bella, ma che avrei dovuto lasciare la mia casa… scoppiai in lacrime, non volevo perdere la mia mamma, i miei giochi, i miei fratelli…

(sorride al pensiero) Eleno il mio gemello invece strillava che non era giusto, che anche lui voleva entrare nel tempio di “Pollo”, ma lui è sempre stato geloso di me.

Mia madre non sapeva se piangere di gioia per la mia guarigione o di dispiacere, perché già sognava per me un grande matrimonio con qualche bel principe delle terre d’oriente.

Mio padre invece non fece una piega, lui si è sempre occupato solo dei figli maschi, ed Ettore, il primogenito, era l’erede destinato secondo gli indovini a compiere grandi imprese e guai a dire il contrario… se solo si fossero azzardati, mio padre, il re Priamo li avrebbe cacciati a calci dalla reggia.

Che io fossi consacrata ad Apollo o che fossi morta per la febbre per lui non avrebbe fatto alcuna differenza, non si sarebbe neppure accorto di una bambina in più o in meno per casa.

Comunque dal giorno del mio miracoloso risveglio cominciai a dire delle cose apparentemente insensate ma che poi si avveravano… Mi ricordo di quella volta che, giocando, avevo litigato con un altro bambino: lui mi aveva tirato i capelli facendomi male e io, furiosa, gli avevo gridato che gli auguravo di essere calpestato dai cavalli di Poseidone… lui rise, ma poco dopo venne una scossa di terremoto… sono molto frequenti qui da noi e le attribuiscono al dio del mare… la scossa fece crollare una colonna che per poco non lo travolse. Si salvò per miracolo. Guardò la colonna spezzata ai suoi piedi, poi mi fissò con gli occhi sbarrati… era bianco per lo spavento, ma era ancora più terrorizzato da me, scappò via gridando che ero stata io…

E poi i sogni… Sognavo continuamente cose che poi accadevano e spesso non erano piacevoli. Quando gli episodi cominciarono a ripetersi la voce si sparse e la gente cominciò ad avere paura di me, a evitarmi: la bambina delle disgrazie, mi chiamavano, ma come può una bambina creare disgrazie? Io non avevo colpa…!

E poi c’è l’incubo che ricorre continuamente: vedo una porta rossa oltre la quale però tutto è nero e sento delle voci che mi chiamano provenire da essa, ma io so che se la varcassi mi succederebbe qualcosa di terribile… e mi sveglio terrorizzata, sudata…

Un giorno però… avevo sei anni… successe una cosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

Mia madre diede alla luce un altro figlio. Mio padre era felice e orgoglioso... Alessandro, lo chiamò. Io nel guardare il mio nuovo fratello provai una strana inquietudine.

Quella notte feci un sogno, un altro… sognai un bambino, io sapevo che era lui, che cominciò a crescere velocemente e crescendo correva ridendo nelle strade di Troia con una torcia in mano… e dava fuoco a tutto quanto… fino a diventare una torcia lui stesso… c’era fuoco dappertutto… e lui correva e rideva… era terribile! Mi svegliai urlando.

Raccontai tutto a mia madre che mi fissò sconvolta: disse tra le lacrime che anche lei aveva fatto un sogno simile. Aveva sognato di partorire una fascina di legna infuocata che bruciava tutto. Al momento non ci aveva dato peso, ma ora…

I sacerdoti erano imbarazzatissimi: dissero che il neonato un giorno avrebbe causato la distruzione della nostra città e che quindi sarebbe stato meglio ucciderlo.

Mio padre esplose nel peggior attacco d’ira che abbia mai visto, gridava che non avrebbe mai acconsentito a far morire un suo figlio maschio per le paure di due donnicciole.

Solo dopo molte ore riacquistò una calma accettabile… decise che il bambino non sarebbe stato ucciso ma sarebbe stato esposto sul monte Ida, anche se questo comunque significava morte certa. Non so perché, ma quella decisione non mi ha mai convinto…

Le acque in ogni caso dopo qualche giorno si calmarono, ma le cose per me cambiarono drasticamente. Se prima potevo sperare in qualche raro sorriso da parte di mio padre, ora nei suoi occhi leggevo soltanto odio, ci vedevo un gelo implacabile che mi feriva profondamente.

Il mio ingresso nel tempio di Apollo, che sarebbe dovuto avvenire alla pubertà, fu anticipato.

Anche se avevo solo sei anni ero diventata troppo pericolosa per potere andare in giro impunemente per le sale del palazzo e non ho dubbi che, se non ci fosse stato il sogno di mia madre a confermare il mio, sarei stata io a finire sul monte Ida al posto di mio fratello. Oh quanto sarebbe stato meglio…!

Fui affidata a Procleia, un’anziana sacerdotessa sorellastra di mio padre, che mi volle bene fin da subito. I sacerdoti, anche se non erano entusiasti di vedere una bambina che scorrazzava tra i corridoi e le sale del tempio, erano contenti di avere tra loro una veggente così dotata… e poi nessuno aveva voglia di affrontare un’altra volta la furia di Priamo: ero pur sempre la figlia del re e la mia presenza significava cospicue entrate per le casse del tempio!

Per le giovani vergini di Apollo invece costituivo un simpatico diversivo, mi avevano preso per una specie di sorellina minore da coccolare e vezzeggiare… stavo bene con loro…

Oh, perché bisogna crescere! (intermezzo musicale, entra Procleia)

Procleia - Cassandra mi fu affidata dal mio fratellastro, il re Priamo; cresceva in fretta.

Io avevo cercato di prepararla.

Un giorno mi aveva chiesto: - Quando entrerò tra le vergini del Dio?

- Quando sanguinerai…! Lei spalancò i suoi occhioni, allarmata.

Io ridevo. - Non preoccuparti, - le dissi - è normale… succede ogni mese a tutte le donne.

Le spiegai che le donne hanno tre età, come le fasi della luna e come è triplice la Dea della luna: Selene, la fanciulla, la luna nascente, quando non può ancora generare; Artemide, la ninfa, il fiore pronto a sbocciare, colei che può dare la vita; ed Ecate, la vecchia, non più in grado di generare dei figli ma portatrice di sapienza. Tu sei Selene e presto diventerai Artemide, io sono Ecate... Un tempo neppure tanto lontano gli uomini onoravano la Dea, era a lei che offrivano sacrifici, era la regina che governava e che sceglieva il suo sposo. Era un culto collegato al ciclo della terra e delle stagioni, alla semina e al raccolto... Poi arrivarono gli argivi e tutto cambiò. Ora offriamo sacrifici ad Apollo, un dio, ma anche lui un tempo maschio non era del tutto e tu Cassandra lo sai, lo hai sognato quando eri ammalata. Ricordi. Vedesti un giovane bellissimo e non capivi se fosse maschio o femmina... per questo rimanemmo sconvolte, il Dio si era manifestato a te nel suo aspetto originario, avevi visto l'androgino e il serpente ti aveva baciata, non ho mai conosciuto nessuno a cui Apollo avesse tributato un onore così grande!

 (esce, intermezzo musicale, entra Cassandra)

Cassandra – Perché bisogna crescere…? Quando sei bambina vorresti diventare grande, vedi tutto bello, pensi che potrai fare tutto… quando sei cresciuta scopri che niente è come te lo eri immaginato.

Da quando sono entrata tra le vergini di Apollo tutto è cambiato. Le mie compagne hanno smesso di guardarmi come la loro sorellina minore… sì, ora sono una di loro, ma adesso sembrano essersi ricordate che sono la figlia del re e il loro atteggiamento nei miei confronti è mutato, sono più fredde, più distaccate… ma io vorrei gridare che sono sempre io, che non sono un’altra… o forse sì…

Anche l’atteggiamento dei sacerdoti è cambiato, i loro sguardi… a volte, quando mi vedono passare, confabulano tra di loro guardandomi di sottecchi e ridacchiano… mi sento nuda, come se i loro sguardi potessero spogliarmi…

Dicono che sono bella… forse è vero, ma io non mi sento così bella, molte mie compagne sono più belle di me… e poi io non faccio niente per esserlo.

Ogni tanto una di loro rimane incinta e poi partorisce un bambino: dicono che sono figli di Apollo, ma poi crescono e io trovo che assomiglino a qualche sacerdote…

Oh, perché bisogna crescere!

(entra Crise)

Crise – Cassandra… che piacere vederti! Il tuo ingresso tra le vergini del Dio ha davvero illuminato questo tempio.

Tra non molto diventerai sacerdotessa a tutti gli effetti e sarà utile per te avere un amico qui dentro… qualcuno che ti protegga dalle invidie, dalle maldicenze… Potresti diventare una sacerdotessa importante, dotata come sei. Se tu sarai gentile con me io ti aiuterò ad assurgere alle più alte cariche del tempio, come penso che meriti.

Cassandra – Che cosa vuoi dire?

Crise – (ride)Oh, lo capirai Cassandra, lo capirai… (esce)

Cassandra – (rimane in silenzio per qualche attimo, pensierosa) Crise è un sacerdote importante, uno dei custodi del tempio, ma queste parole… Come può pensare di… io sono consacrata al dio, destinata a lui solo… (entra Procleia) Madre, ascoltami…

Procleia – Che cosa succede bambina mia, sei turbata…

Cassandra – Le parole di Crise… mi ha detto che mi aiuterà a diventare una sacerdotessa importante se… se sarò gentile con lui. Il senso oscuro delle sue parole mi fa paura. Significa davvero quello che penso? Io sono una vergine di Apollo, lui mi ha chiamata, a lui sono consacrata…

Procleia – (a disagio) Tu sei già una sacerdotessa importante, la più dotata che abbia mai visto, ma devi sapere che… a volte la volontà degli dei può assumere forme… diverse, inaspettate.

Cassandra – Che cosa vuoi dire?

Procleia – Che può succedere che siano i sacerdoti a interpretarla…

Cassandra – Cosa…?!

Procleia – Oh bambina mia… forse non dovrei dirlo, ma gli dei spesso sono lontani, a volte si nascondono sotto le sembianze di uomini mortali e in questa forma agiscono…

Cassandra – (furiosa) Insomma è tutto un inganno!

Procleia – Non dire così, io ti voglio bene, lo sai, ma tu…

Cassandra – Lasciami sola! (Procleia esce desolata) Un inganno, tutto solo uno squallido inganno…! Ma io il dio l’ho visto, mi ha sorriso, mi ha dato il dono della profezia…

(cambiano le luci, entra Crise con la maschera di Apollo)

Crise – Cassandra…

Cassandra – (turbata) Chi sei…? Riconosco quella maschera, è la maschera di Apollo!

Crise – Vieni da me, il momento che tanto hai atteso è arrivato, oggi concepirai il figlio del dio. (si avvicina a Cassandra, che si ritrae)

Cassandra – Tu non sei Apollo, sei soltanto un uomo…

Crise – Ho solo assunto le sembianze di un mortale per non annientarti con la mia vera immagine… (tenta nuovamente di avvicinarsi, cerca di abbracciarla, ma lei si ritrae)

Cassandra – Io l’ho già visto il vero aspetto del dio e tu non gli somigli!

Crise – Come osi respingermi!

Cassandra – Io non respingo Apollo, respingo te! (lo colpisce e gli strappa la maschera) Crise!

Crise – (si contorce per il dolore) Respingendo me tu compi un sacrilegio, perché io interpreto la volontà del dio!

Cassandra – Tu interpreti solo le tue sporche voglie! Ti denuncerò al collegio dei sacerdoti, ti denuncerò al re mio padre!

Crise – (ride) Povera illusa… la tua parola, la parola della bambina delle disgrazie contro la parola di uno dei sacerdoti più rispettati! (le sputa in faccia) Nessuno ti crederà, Cassandra, neppure tuo padre… nessuno ti crederà mai più! Questo è il tuo destino: dovrai lasciare il tempio, continuerai a pronunciare profezie , a profetizzare disgrazie, ma nessuno ti crederà! Avrai solo disprezzo e paura, questo solo ti meriti! (esce)

Procleia – (enta di corsa incrociando Crise furibondo) Cassandra, che cosa…

Cassandra – Tu lo sapevi… tu lo sapevi…Vattene!

(si spengono le luci, stacco musicale.Fine della prima parte)

Seconda parte

– Il giovane sconosciuto –

Cantante -    Alla dea più bella tra quante stanno nell’Olimpo.

                        A chi andrà la mela d’oro? La più bella chi mai sarà?

Afrodite, Atena o la grande Era?

                        A chi andrà la mela d’oro? La più bella chi mai sarà?

Sono di certo io la più bella tra le divine!

A chi andrà la mela d’oro? Chi deciderà?

Deciderà un pastore a chi la mela d’oro andrà.

È Paride il suo nome, lui giudicherà.

Se mi darai la mela, marcondirondero,

se mi darai la mela la sapienza io ti darò.

Se mi darai la mela, marcondirondero,

se mi darai la mela la ricchezza io ti darò.

Se mi darai la mela, marcondirondero,

la più bella donna al mondo come premio io ti darò.

Di oro e di sapienza io che farmene non so,

la più bella donna al mondo io di certo mi prenderò.

Di oro e di sapienza io che farmene non so,

la più bella donna al mondo io di certo mi prenderò.

(Al centro della scena c’è un basamento con una statua di un atleta, stacco musicale, entrano i popolani in festa, poi escono, entra Cassandra, poi Ettore, poi Priamo)

Popolano 1 – Dai, muovetevi, le gare sono già cominciate!

Popolano 2 – Perché dobbiamo correre? Tanto sappiamo già come andrà a finire

Popolano 1 – E cioè…?

Popolano 2 – Che Ettore vincerà tutte le gare, come sempre!

Popolano 7 – E invece no, oggi non sarà così…

Popolano 2 – Eh, come fai a dirlo? Non c’è nessuno più forte di Ettore!

Popolano 7 – Non ve lo ricordate? Oggi il figlio di Priamo si sposa con la bella Andromaca, parteciperà solo a pochi dei giochi che sono stati organizzati in loro onore, farà più che altro atto di presenza, perché vuole comunque onorare gli altri concorrenti.

Popolano 1 – Allora forse sì, c’è qualche speranza di vittoria per gli altri!

Popolano 3 – E poi tutti sono invitati al banchetto di nozze, ci sarà cibo e vino a sazietà per tutto il popolo!

Popolano 2 – Io voglio mangiare fino a non poterne più! Non capita tutti giorni una festa così bella!

Popolano 3 – Io invece vorrei conoscere qualche bel principe delle terre d’oriente, sono tanti i principi arrivati dalle città alleate!

Popolano 1 – Siete le solite… Guardate, sta arrivando Ettore!

Popolani – Ettore… Ettore… (entra Ettore, seguito a poca distanza da Cassandra, attraversa la scena tra le acclamazioni dei popolani ed esce seguito da loro, mentre la sorella rimane da sola in scena)

Cassandra – (guarda nella direzione da cui sono usciti i popolani) Chi è quel giovane che sconfigge facilmente in tutte le gare la migliore gioventù troiana e perché la sua vista mi sgomenta…?

È una sensazione che ho già provato, è un viso che non ho mai visto eppure mi è noto. Ettore gli si avvicina, si complimenta, così simili nel fisico anche se lo sconosciuto è più giovane, quasi un ragazzo ed è bellissimo, il più bel giovane che abbia mai visto, così somiglianti che si direbbero… no, non può essere lui: chi lo portò sul monte Ida tornò dicendo che era morto… ma perché cerco di ingannare me stessa dicendo che credetti alle loro parole… no, non mi convincevano, non mi hanno mai convinto, ma se anche lo avessi detto nessuno mi avrebbe creduta. Solo mio padre può avere ordito un inganno del genere. Dei misericordiosi, aiutatemi… ma se lui non è morto, se lui è tornato allora la nostra città è in pericolo. Ma che cosa fa… Ettore gli da una torcia per accendere il tripode sacro… (occhi sbarrati) fiamme, vedo fiamme dappertutto… (lancia un grido terribile, acutissimo) un velo si è squarciato davanti ai miei occhi: è lui, Alessandro!

(entra Ettore)

Ettore – Che cosa succede Cassandra, perché questo grido? Forse un serpente è comparso tra le rocce? O forse ti sei ferita posando il piede su qualche sasso aguzzo? Vieni, perché non partecipi anche tu ai festeggiamenti e ai giochi in onore di Andromaca e mio, che oggi finalmente ci sposiamo. Sorella mia, tutti debbono essere felici in questo giorno lieto, e poi… guarda quel giovane che inaspettato partecipa a tutte le gare e le vince! Pensa, è un pastore, Paride credo si chiami… è venuto in città solo per recuperare un ariete! I nostri soldati glielo hanno sequestrato per sacrificarlo agli dei. Lui si è opposto inutilmente… allora è venuto a Troia, ha supplicato nostro padre perché l’animale gli fosse restituito, perché era la sua bestia migliore, il capo del suo gregge. Il re, quasi per deriderlo, gli ha detto che avrebbe potuto riavere l’ariete se avesse vinto tutte le gare e lui ci sta riuscendo.

Cassandra – È proprio lui il motivo del mio turbamento, fratello mio, devi ucciderlo! La sua esistenza è un pericolo mortale per la nostra città! Uccidilo… uccidilo, se hai cara la tua casa e la tua sposa e i figli che ti darà…

Ettore –Ma Cassandra, che cosa dici… ucciderlo…? E perché mai? (ride) Un dio dispettoso ti ha ottenebrato la mente! Un giovane così valoroso…! Sta sconfiggendo facilmente il fiore della nobiltà troiana, lui che dall’aspetto sembra un contadino, sporchi e laceri abiti che indossa, ma sotto questi ha muscoli d’acciaio e un cuore valoroso. Certamente è un principe sotto mentite spoglie o un dio in incognito, ho sentito dire che a volte lo fanno, di mescolarsi ai mortali… E poi chiedi a me di uccidere a tradimento un uomo con cui non ho motivi di contesa, a me che ho fatto della lealtà un credo e del coraggio e del valore, una religione… e tutto per una tua stupida paura...! Non vedo in che modo quel giovane possa minacciare la nostra città che ha solide mura e un forte esercito che la difende. Inoltre, te lo ricordo, è il giorno del mio matrimonio, non voglio rovinarlo a causa delle tue fosche previsioni, neppure uccidendolo in un duello leale. No, Cassandra, se questa richiesta fosse venuta da qualcun altro sarebbe lui a dover temere la mia ira, ma sei la mia sorellina diletta e ti voglio bene. E poi è anche bello… se non fossi così scontrosa e mal disposta verso di lui ti proporrei di sposarlo, così potresti ucciderlo con tutta calma furia di baci e carezze! (si allontana ridendo)

Cassandra – Neppure mio fratello mi crede… La maledizione del Dio fa il suo effetto! Devo fermarlo prima che vinca anche l’ultima gara, dopo potrebbe essere troppo tardi… Già il popolo lo acclama, mio fratello gli dimostra il suo apprezzamento con grandi pacche sulle spalle, ridono, bevono insieme… Oh, ma come può essere così cieco… Devo rivolgermi a mio padre, lui sa certamente la verità, mi ascolterà, mi deve ascoltare!

(entra Priamo)

Cassandra – Padre mio, mio re, ascoltami, un grave pericolo incombe sulla nostra città, Troia rischia la distruzione a causa di un uomo… lo straniero che sta vincendo tutte le gare e che tanta ammirazione suscita in coloro che lo vedono per la sua bellezza e per il suo valore. Devi ucciderlo, non può continuare a vivere se non vuoi che Troia perisca!

Priamo – Che cosa stai dicendo, figlia, queste parole non mi sono nuove, già le ho sentite molti anni fa e non mi piacquero allora, perché mi causarono la perdita di un figlio, come non mi piacciono oggi. Chi è quell’uomo, Cassandra, perché vuoi la sua morte… La verità Cassandra, rispondimi, te lo ordino!

Cassandra – (con un filo di voce) …è Alessandro…

Priamo – (esultante) Lo sapevo, il cuore me lo diceva, troppo bello, troppo forte, troppo regale nel portamento! Bene feci a ordinare agli uomini che dovevano ucciderlo o lasciarlo morire sul monte Ida, di consegnarlo invece a una famiglia di pastori perché lo accudissero, lo crescessero come un figlio… (si rivolge al popolo)

Popolo di Troia, ascolta… e anche tu, straniero che ti fai chiamare Paride, e voi, figli miei tutti, ascoltate! Oggi ritrovo un figlio che credevo perduto, perché lo straniero, straniero non è, è mio figlio Alessandro, che sedici anni fa dovetti abbandonare. Non ripeterò oggi lo stesso errore di allora, non darò retta nuovamente a oracoli di sventura, ma riprenderò mio figlio con me e gli tributerò gli onori che merita. Lo accoglierò nella mia casa e gli insegnerò a comportarsi come principe quale egli è. Tra pochi mesi una nave salperà portando un’ambasciata alla città di Sparta e Alessandro, o Paride se così preferisce farsi chiamare, accompagnerà suo fratello Ettore, perché faccia conoscenza con i più potenti principi achei. E ora festeggiamo tutti assieme un matrimonio e un ritorno, e io non so per quale dei due eventi essere più felice!

Cassandra – Sparta…? (allucinata) Dove corri, fratello…? Porterai dietro di te un incendio… tu non sai quanto fuoco vai a cercare attraverso l’acqua di questo mare! Fiamme, vedo solo fiamme, morte e distruzione e alla fine di tutto una porta, una porta rossa oltre la quale tutto è nero! (Cassandra lancia un grido e crolla a terra svenuta)

Popolani – (acclamano da fuori) Ettore… Paride… Ettore… Paride…

(si spengono le luci, stacco musicale. Fine della seconda parte)

Terza parte

– Il cavallo di legno–

Cantante –   Cantaci o diva del Pelide Achille

lui che ne uccise da solo più di mille.

Cantaci o diva dell’astuto Ulisse

quello che non fece, quello che non disse.

Cantaci o diva, non tralasciare nulla

delle disgrazie di un amabile fanciulla.

Cantaci o diva, del mondo senza gioia

di Cassandra, principessa di Troia.

Cantaci o diva, raccontaci perché

nessuno le credeva, nessuno le credeva.

Cantaci o diva e dicci anche perché

a lei che sempre la verità diceva.

Cantaci o diva, ma dicci proprio tutto

di Agamennone, quel grande farabutto,

di Ettore, di Aiace e di tutti gli altri eroi,

le loro debolezze son giunte fino a noi.

Cantaci o diva, del cavallo di legno

E, degli achei, l’astuto disegno,

della stupidità dei nobili troiani,

che si rovinarono con le loro mani.

Cantaci o diva, raccontaci perché

nessuno le credeva, nessuno le credeva.

Cantaci o diva e dicci anche perché

a lei che sempre la verità diceva.

Cantaci o diva tutto quello che hai saputo

di Menelao quel celebre cornuto.

Del lussurioso Paride che gli rubò la moglie

per soddisfare le sue pressanti voglie.

Cantaci o diva di Elena la bella

e di Clitennestra che era sua sorella

lei che meditava le sue vendette oscure

e che nella sua casa ti accolse con la scure…

Cantaci o diva, raccontaci perché

nessuno le credeva, nessuno le credeva.

Cantaci o diva e dicci anche perché

a lei che sempre la verità diceva.

(Al centro della scena c’è il cavallo di legno, stacco musicale, andirivieni di popolani eccitati che parlano durante la musica, entra Cassandra, poi di nuovo i popolani, poi Laocoonte)

Popolano 4 – (entra con aria afflitta, guarda verso l’altra uscita, ha un momento di stupore) Non ci posso credere…! (chiama altri popolani) Venite, presto… venite tutti a vedere!

Popolano 5 – (entra seguito da altri) Che cosa succede?

Popolano 1 – Che cosa c’è di tanto urgente?

Popolano 7 – Forse che Zeus ha fulminato tutti gli achei o Poseidone li ha sommersi con un’onda?

Popolano 4 – Non lo so, però… Guardate tutti laggiù…

Popolano 6 – Dove…?

Popolano 4 – Laggiù, verso il mare… (tutti guardano e hanno la stessa reazione di sbalordimento)

Popolano 1 – Gli achei… non ci sono più!

Popolano 5 – No, non è vero…!

Popolano 7 – Non ci credo… allora le nostre preghiere sono state esaudite!

Popolano 6 – Oh Dei misericordiosi, grazie!

Popolano 5 – Oh felicità…! (tutti si abbracciano e danno libero sfogo alla loro gioia)

Popolano 1 – Venite, dobbiamo dare la notizia a tutti i troiani. (escono e subito dopo, ma da un’altra direzione entra Cassandra)

Cassandra – Che cosa succede? Perché il popolo gioisce? Eppure la guerra va male… Ettore è morto, ucciso da Achille, ucciso a sua volta con una freccia da Alessandro, l’unica cosa buona che mio fratello abbia fatto in vita sua… e l’ha pagata, mentre rientrava in città presso le porte Scee è stato raggiunto dalle frecce di un arciere acheo… una… due… tre frecce. È riuscito a trascinarsi dentro chiedendo aiuto, ma nessuno ha voluto prestargli soccorso, neppure la ninfa Enone che fu sua sposa sul monte Ida… troppo evidente era la sua colpa. Ma poi, oppressa dal rimorso si è gettata dalla torre. Ed ora queste grida di gioia…

Popolani – (rientrano) Vittoria, vittoria…!

Popolano 6 – Gli achei se ne sono andati!

Popolano 5 – Sgombro di navi è il mare fin oltre la linea dell’orizzonte!

Popolano 4 – Io non ci posso ancora credere, temo che un dio maligno mi abbia mandato qualche ingannevole visione e rimarrei troppo delusa se quello che i miei occhi vedono non fosse vero…!

Popolano 1 – Là, dove sorgeva la tenda del grande Agamennone, rimane solo qualche pezzo di legno bruciato e delle tende degli altri comandanti, più nessuna taccia!

Popolano 2 – Oh felicità, potremo tornare a vivere!

Popolano 3 – I nostri figli non saranno più minacciati dal bronzo degli achei!

Popolano 4 – Sono fuggiti come ladri nella notte!

Popolano 6 – Certamente hanno avuto paura del nostro esercito che ha inferto loro gravi perdite!

Popolano 7 – Da quando è morto quel bastardo di Achille… che possa sprofondare nell’Ade tra i più atroci tormenti… la loro forza si era dimezzata!

Popolano 5 – Guardate…Hanno lasciato sulla spiaggia un grande cavallo di legno.

Cassandra – (trasale) Un cavallo…

Popolano 6 – Che cosa significa? Forse un omaggio agli dei?

Popolano 1 – Certamente un dono al dio Poseidone per avere venti favorevoli e un mare tranquillo!

Popolano 2 – Se così fosse dovremo portarlo in città: sarà un trofeo, un monito a coloro che oseranno sfidare la potenza troiana.

Popolano 7 – E tu, Cassandra, che profetizzavi la distruzione di Troia, adesso non hai niente da dire? (Cassandra non risponde)  

Popolano 4 – Venite, andiamo a prenderlo e poi andiamo a festeggiare la vittoria! (i popolani escono)

Cassandra – La vittoria…? Illusi… Quel cavallo incombe su di noi come un avvoltoio sulla sua preda. Temo gli achei, temo i loro doni anche se fatti agli dei per propiziarsi il ritorno. Avverto un’oscura minaccia legata a quel cavallo. Come i cavalli di Poseidone scuotono la terra con i loro zoccoli possenti facendola tremare, sento che quel cavallo segnerà la fine della nostra città, se i troiani saranno tanto stolti da portarlo nella cinta delle mura… ma nessuno mi crede… a chi posso dirlo senza venire derisa…?

(entra Laocoonte)

Laocoonte - Cassandra, ti cercavo…

Cassandra – Laocoonte…

Laocoonte - Qual è il tuo pensiero su quel cavallo? Sulla follia che si è impossessata dei nostri concittadini? Io credo che sia uno stratagemma dei nostri nemici per farci abbassare la guardia e sorprenderci nel sonno, ebbri di gioia e di vino…

Cassandra – Gli dei siano ringraziati, forse non tutto è perduto. Allora anche tu condividi le mie paure… Io, tu lo sai, non sono creduta, mi ritengono pazza o portatrice di disgrazie, ma tu sei un sacerdote di Apollo, saggio e rispettato! Ti ascolteranno! Anch’io condivido i tuoi timori, io penso che il ventre di legno partorirà fiamme e distruzione. Parla ai troiani, cerca di convincere il re perché quel minaccioso animale venga distrutto!

Laocoonte – Sì, figlia di Priamo, sono d’accordo con le tue parole, andrò a parlare a tuo padre, e speriamo che questa ubriacatura collettiva non abbia contagiato anche lui! (esce e parla da fuori) Signore mio re, troiani tutti, fermate questa pazzia, non portate quel cavallo a insozzare le nostre sacre mura. Non ci vedo chiaro, forse è un dono agli dei, ma forse contiene un’oscura minaccia. Distruggetelo, non accettate il dono velenoso degli achei!

Cassandra – Giuste parole, sacerdote… ma che succede ora…? Il popolo è in tumulto, non riesco a vedere bene… Chi è quello che portano legato al cospetto del re? Un prigioniero acheo? Da dove viene? Parla col re... Dolci sono le sue parole alle orecchie del sovrano mio padre, che mai volle ascoltare le mie… ma è lui l’impostore non io. Oh,dei, perché avete abbandonato Troia…? L’unica speranza è che Laocoonte riesca a farsi ascoltare… ancora più feroce si è fatto il tumulto, da qui non vedo , non capisco che cosa sta succedendo… (si leva un grido dai popolani, entrano) Che cosa è accaduto, ditemi, non tenetemi all’oscuro…!

Popolano 5 – Finalmente abbiamo saputo la verità sul cavallo!

Popolano 6 – Quel greco, Sinone si chiama… è un disertore, fuggito dal campo acheo perché Ulisse lo voleva uccidere, ha detto che il cavallo di legno è un voto agli dei per garantirsi un tranquillo ritorno in patria, ma se sarà portato dentro le mura, Troia diventerà invincibile!

Popolano 7 – Il re allora ha deciso di seguire il consiglio del prigioniero, ma il sacerdote Laocoonte, che, lo sappiamo, la pensava come te,  si è opposto e ha scagliato un giavellotto contro il cavallo…

Popolano 2 – Ma gli dei hanno tacitato i profeti di sventura: Laocoonte ha messo un piede su un serpente nascosto tra le rocce che lo ha morso.

Popolano 3 – È morto contorcendosi tra i più atroci spasimi…

Cassandra – Oh dei, perché avete abbandonato Troia!

Popolano 4 – Ora il cavallo viene portato in città.

Popolano 5 – È molto alto e sembra non passare, e per farlo entrare abbattono l’architrave delle porte Scee, che sono state un baluardo contro gli assalti degli achei…

Popolano 6 – Ma che importa, i greci se ne sono andati, nessuno minaccia più la nostra città!

Popolano 1 – Andiamo, ci aspetta una notte di festa, finalmente liberi dall’incubo degli achei!

Popolano 7 – Dieci anni abbiamo sofferto, ma ora davvero torniamo a vivere!

Popolani – Vittoria… vittoria… festeggiamo…! (i popolani escono festanti)

Cassandra – Uomini, perché preferite ascoltare coloro che vi ingannano con parole di miele, con false promesse che sanno di non poter mantenere e tributate loro onori, eleggendoli alle più alte cariche pubbliche, mentre disprezzate chi vi mostra la dura realtà e vi mette in guardia sui pericoli a cui andate incontro? Pazzi, ci chiamate, portatori di disgrazie, ci onorate con derisione o addirittura gesti di scongiuro, come se mostrare un possibile pericolo servisse invece ad evocarlo… Siete voi i pazzi… ma sarà sempre così, anche nei secoli a venire… così come oggi si decide la rovina di Troia in un futuro lontano si andrà verso la rovina di questo bellissimo mondo e voi danzerete sulle sue macerie! Costruirete armi sempre più potenti e distruttive per massacrarvi sempre più velocemente, verrete meno alle sacre leggi dell’ospitalità, scacciando coloro che chiedono asilo e acclamerete ladri, corrotti e corruttori quali nuovi eroi! Avvelenerete l’acqua, appesterete l’aria, infliggerete ferite letali alla terra, ucciderete gli animali e taglierete gli alberi senza motivo… cercherete sostituirvi agli dei e di governare le leggi della natura senza comprenderne appieno il valore… e tutti gli appelli alla ragione finiranno inascoltati, come i miei. Ci sarà sempre nei secoli una Cassandra da deridere! Basta… non posso fare più nulla…! (si copre il capo con un velo funebre e esce)

(si spengono le luci, stacco musicale. Fine della terza parte)

Quarta parte

– Il tempio di Atena –

Cantante –    Il ventre del cavallo ha partorito

Fiamme, morte sangue e distruzione.

Le spade degli achei hanno colpito

Chi credeva ad una loro buona azione.

È il giorno dell’ira

È il giorno dell’ira

Lamenti dei feriti nelle strade

Invase dall’odore della morte

In quanti questa notte andran nell’Ade

Che ha spalancato a tutti le sue porte?

È il giorno dell’ira

È il giorno dell’ira

Sghignazzano feroci i vincitori

Ubriachi di massacri e di bottino

Stupran le donne, uccidono i bambini

Di Troia resterà solo il ricordo.

È il giorno dell’ira

È il giorno dell’ira

È il giorno dell’ira

È il giorno dell’ira

(Al centro della scena c’è un basamento con una statua di Atena, il resto è avvolto dall’oscurità, musica, luci, coreografia di popolani, poi entra Cassandra, poi Aiace Oileo, poi Agamennone)

Popolano 2 – Ahimè, brucia la città!

Popolano 4 – Gli spietati achei uccidono, distruggono, incendiano…

Popolano 6 – Non rispettano né anziani, né donne, né bambini, né uomini, né dei.

Popolano 2 – Noi siamo riusciti a scampare al massacro trovando asilo qui, nel tempio della dea Atena.

Popolano 4 – Qui saremo al sicuro, ma gli altri… (entra Cassandra)

Popolano 6 – E tu Cassandra, profetessa di sventura, vieni a rimirare la tua opera?

Popolano 2 – Quanto meglio sarebbe stato se avessi taciuto!

Popolano 4 – Quanto meglio sarebbe stato se tu non fossi nata!

Cassandra – Stolti… è vero, quanto meglio sarebbe stato se avessi taciuto! Quanto meglio sarebbe stato se io non fossi nata, non c’è bisogno me lo diciate voi, me lo ripeto sempre io stessa! Voi incolpate me per avervi avvisato che vi stavate portando la disgrazie in casa, perché non accusate voi stessi di esservi portata in casa la morte? Io volevo che il cavallo fosse distrutto, voi avete preferito dare ascolto a un acheo due volte traditore! Ma a che vale recriminare, cerchiamo invece di restare vivi!

Popolano 6 – Questo è un luogo sicuro, siamo nel tempio di Atena sotto la protezione della dea, gli achei non oseranno violare questo luogo sacro!

Cassandra – Ma non vedete i bagliori di fiamme, non sentite i lamenti dei moribondi, le grida di terrore, le urla di esultanza dei vincitori… di quale sicurezza andate cianciando? Conosco gli achei. Empi sono nel cuore e nell’animo!

Popolano 2 – No Cassandra, come sempre prevedi sventure!

Popolano 4 – Quale uomo potrebbe violare il tempio della dea e continuare a chiamarsi uomo?

Popolano 6 – Come potrebbe non pensare a sua moglie, ai suoi figli che lo attendono nella sua casa lontana?

Popolano 2 – Vendicativi sono gli dei e le offese le fanno pagare duramente.

Popolano 4 – Appelliamoci a loro e al senso di umanità dei vincitori, se ne possiedono almeno una briciola.

Cassandra – Se ne possedessero una briciola se ne sarebbero andati tempo fa, oppure non avrebbero neanche cominciato questa guerra dato che Elena nessuno l’ha rapita, ma di sua volontà, bruciante di passione per Alessandro, ha lasciato il marito… ma quello era il pretesto: la sete di dominio dei sovrani achei è la ragione e Troia troppo a lungo ha loro contrastato il desiderio di un’espansione a oriente.

(i rumori crescono)

Popolani –Dei misericordiosi aiutateci… arrivano! Atena, aiutami!

(L’azione seguente si deve svolgere in maniera estremamente stilizzata con delle specie di fermi immagine determinati dall’alternanza di luce accecante e di buio. Aiace non parla, è solo azione. Entra Aiace Oileo. Aiace uccide i popolani. Aiace si rivolge verso Cassandra. Cassandra si aggrappa alla statua di Atena. La statua cade e la testa della statua si stacca e rotola via come se distogliesse lo sguardo. Aiace si butta su Cassandra per violentarla. Nel buio risuona il grido acutissimo di Cassandra. Al riaccendersi delle luci Cassandra è prostrata e piangente, intorno a lei la statua spezzata e dei morti, va a prendere un bacile per le abluzioni comincia a lavarsi, il tutto senza una parola. Entra Agamennone.)

Agamennone - Principessa Cassandra, che sorpresa…  lieto di ritrovarti sana e salva… molti dei tuoi parenti non hanno avuto la tua stessa fortuna… Figlia di Priamo, la tua città è caduta e a noi vincitori spetta il ricco bottino. A me che sono il capo dell’esercito acheo spetta la parte migliore e quindi tu spetti a me: sarai mia schiava, allieterai le mie notti e mi servirai nel palazzo di Micene dove mi attendono la mia sposa fedele e i miei figli. Per te è un grande onore. (esce)

Cassandra – (ride amara) Un grande onore… la più grande delle umiliazioni… ma rido perché anche su di te incombe Nemesi, la vendetta! E io ti seguirò nella tua rovina!

(si spengono le luci, stacco musicale. Fine della quarta parte)

Quinta parte

– La porta rossa –

Cantante –    C’è una porta rossa oltre la quale tutto è nero

C’è la valle degli asfodeli su cui il sole non splende mai

Non importa ciò che vorresti, ma ciò che è vero

Il tuo tempo è finito e tu lo sai.

Non vorresti mai varcare quella porta

Nel palazzo c’è una donna con la sua vendetta

Anche lei ha un dolore che nessuno conforta

Lei è là, tu lo sai, che ti aspetta.

Non vorresti mai entrare dentro quel nero

Guardi il sole, è l’ultima volta, lo sai anche tu

La paura ti attanaglia per davvero

Oltre la porta rossa il sole non c’è più.

                       

 (Al centro della scena c’è una porta rossa, ma tutto è avvolto dall’oscurità, musica, luci, entrano i popolani superstiti legati e ridotti in schiavitù mentre un soldato greco li pungola e li frusta, entra Cassandra, il soldato fa per colpirla ma si accorge che è lei ed esce con gli altri prigionieri, Cassandra rimane sola in scena, poi Agamennone, poi Clitennestra)

Cassandra – Morti, sono tutti morti! Mio padre, mia madre, tutti i miei fratelli… e la colpa di tutto questo è di uno di loro… Ah se non si fosse invaghito di quella Elena… o forse è stato il volere degli dei… 

Ah, gli dei! Facile dare loro la colpa, ma quanto delle nostre azioni dipende dal loro volere e quanto da noi stessi? Facile restare ancorati nei comodi approdi del volere degli dei per non impantanarsi nella fangosa palude del libero arbitrio! Sarebbe molto duro scoprire che l’origine dei nostri mali sta nelle nostre stesse azioni, nella nostra volontà e non in quella di qualche dio dispettoso o di quell’altra misteriosa divinità chiamata fortuna...

Ma poi esistono gli dei? Quale  Dio sarebbe tanto malvagio da permettere che un bambino innocente venga scagliato giù dalle mura di una città in fiamme, da un guerriero coperto di bronzo che ride nel vederlo sfracellarsi al suolo… Una sola volta in vita mia chiesi aiuto agli dei, quando nel suo stesso tempio chiesi ad Atena di fermare l’oltraggio di un bruto, ma lei che pure si dice sia rimasta vergine, distolse lo sguardo, o forse era solo una testa di marmo spezzata che rotolava.

Morti, sono tutti morti. Loro morti e io schiava, e preferirei essere morta piuttosto che schiava: la morte è un attimo, un dolore atroce e poi più nulla. La schiavitù è un dolore senza fine, un’agonia che durerà fino a quando la morte non deciderà di venire pietosamente a prenderti. Schiava di Agamennone, il capo dei greci, il peggiore, il più ambizioso, colui che alla propria infinita bramosia di conquista non esitò a sacrificare la propria figlia innocente.

Ifigenia, mi pare si chiamasse… povera amica mia: non ti ho mai conosciuta ma ti sento sorella… anche tu vittima del volere degli dei, del volere di un’altra dea anche lei chiamata vergine, ma in realtà vittima degli uomini, di un padre che non sapeva che farsene di te. E ora quello stesso mi ha fatta sua schiava e concubina e mi porta nella sua casa…

Agamennone – Cassandra, siamo quasi arrivati! Condividi con me la mia gioia, tu che hai allietato il mio viaggio di ritorno col calore del tuo corpo. Vedrai, ti troverai bene nel mio palazzo, credo che Clitennestra ti riserverà una buona accoglienza, come si deve agli ospiti di riguardo perché io farò in modo che tu non venga considerata schiava, ma una principessa e che tu riceva onori confacenti al tuo rango. Meraviglioso è il profumo della propria terra per colui che è rimasto lontano dalla patria per molti anni a causa della guerra, meravigliosa è la vista della propria casa e della sposa che lo attende sulla soglia. E grande è la soddisfazione per il trionfo e per i festeggiamenti riservati al comandante vittorioso di un esercito di prodi guerrieri che tornano in patria carichi di gloria e di bottino. (esce)

Cassandra – Patria? Ma di che cosa vai blaterando? Tu la mia patria l’hai distrutta, la mia casa l’hai bruciata, i miei parenti li hai uccisi e il mio corpo l’hai avuto solo con la forza… (s’illumina la porta sullo sfondo, da questa esce Clitennestra, arriva Agamennone e dopo un breve scambio di saluti entrano tutti e due nella porta che torna scura, Cassandra osserva la scena, guarda la porta e rabbrividisce) La porta rossa, la porta dei miei incubi… la porta oltre la quale tutto è nero, ma io vedo ugualmente chiaro! (allucinata) Io vedo… io vedo la sposa accogliere lui con affabilità e me con cortesia. Gli prepara un bagno con essenze profumate e, allontanate le ancelle è lei stessa ad accudire il suo sposo e lui, ignaro si rilassa godendo delle amorevoli cure della sua sposa… ma ben nascosta lei tiene la scure bipenne, affilata da ambo i lati. Poi con gelida determinazione, col cuore che batte forte ma non sente nulla, gli cala sul capo un telo che rapida gli avvolge attorno al collo. Lui annaspa cercando con le mani qualsiasi appiglio che possa illuderlo di salvarsi, ma inesorabile la bipenne gli scende sul cranio. (si sente il terribile grido di Agamennone) Sangue e cervello sprizzano sul tripode, nel bacile e addosso a lei che colpisce una, due, tre volte… Immobile giace il grande Agamennone nell’acqua vermiglia. Lo fissa sgomenta la sua sposa con gli occhi sbarrati e poi ride, e mai risata fu più agghiacciante… ride felice perché ha ottenuto la sua vendetta… e la mia! E ora si ricorda di me… Ella viene!

Clitennestra – (esce dalla porta rossa, è sporca di sangue e in mano tiene la scure) Principessa Cassandra, quale piacere vederti, la fama della tua bellezza è ben meritata a quanto vedo, nonostante le dure prove che hai dovuto sopportare!

Cassandra – Le tue parole cortesi non nascondono il sangue che gronda dalle tue mani, figlia di Leda, lo so, sei venuta per me, perché si compia il mio destino, ne sono consapevole, eppure… io tremo. La morte è l’unico momento che ogni uomo dovrà sicuramente affrontare, ma è anche quello che nessuno vorrebbe mai affrontare e che farà di tutto per rimandare. Mai come in questo caso è grande la distanza tra consapevolezza del proprio destino e decisione nell’affrontarlo… e per questo io tremo, perché so che nulla di ciò che io farò o dirò potrà servire per allontanarlo… e nonostante questo io ti chiedo pietà, regina di Argo, ma non mi vedrai prostrarmi ai tuoi piedi supplicando un improbabile salvezza, ti chiedo pietà come una donna che ha subito delle prove terribili può chiederla ad un’altra donna che ha subito prove altrettanto terribili.

Clitennestra – Sei orgogliosa…!

Cassandra – Non è inutile orgoglio, ma dignità, la dignità che in ogni momento, anche il più difficile o doloroso deve mantenere una principessa di sangue reale ma che dovrebbe mantenere ogni essere umano.

Clitennestra – (riflette per un attimo, parla con calma ma trattenendo un’ira sempre sul punto di esplodere) Principessa Cassandra, figlia di Priamo, principessa senza regno di una città distrutta, figlia di un re morto… ora è il tuo turno.

Cassandra – Regina di Argo, hai già avuto la tua vendetta, perché devo morire anch’io? Io sono innocente.

Clitennestra – Innocente dici? Troia è l’origine del mio dolore, la città da cui venne quell’essere spregevole che sedusse mia sorella.

Cassandra – Mio fratello…

Clitennestra – Sì, tuo fratello e il desiderio di riprendere la sposa di suo fratello ottenebrò la mente del mio sposo al punto di fargli sacrificare la sua e mia figlia, lei sì davvero innocente! Quel giorno io sono morta, sono rimasta al mondo con un unico scopo: la vendetta… l’ho attesa per dieci lunghissimi anni… oggi l’ho avuta, ora devo solo completarla. Innocente ti dici? Sei troiana e questa è la tua prima colpa. Sei stata scelta da mio marito come schiava e concubina per la tua bellezza e hai allietato il suo ritorno, tu, una barbara, e questa è la tua seconda colpa.

Cassandra – È la gelosia che ti acceca!

Clitennestra – Il mio è odio, non gelosia!

Cassandra – Non ho scelto di essere troiana come non ho scelto di essere scelta.

Clitennestra – Prova a pensarci figlia di Priamo, hai forse pensato di lasciare Troia? O non hai fatto di tutto per difenderla quando gli eroi achei ne assaltavano le mura?

Cassandra – (ha un moto d’orgoglio) Non si può cambiare la propria patria, io amavo Troia!

Clitennestra – Ecco, lo vedi…? E questo nonostante fosse evidente di chi fosse la colpa della guerra… (Cassandra vorrebbe rispondere ma Clitennestra le fa segno di tacere e prosegue a parlare) E durante il ritorno non sei stata tu che col tuo corpo hai scaldato il letto di mio marito?

Cassandra – Non potevo oppormi.

Clitennestra – Sì che potevi.

Cassandra – Mi avrebbe uccisa.

Clitennestra – (sorride con freddezza) Ed è quello che farò io: con la tua morte, dopo quella di mio marito, io torno a vivere.

Cassandra – (ha una risata isterica) Povera illusa…! Vivere dici? E allora ascoltami Clitennestra regina di Argo, vedova del mio odiato padrone… Tu conosci la maledizione di Tantalo che da generazioni grava sugli Atridi… (Clitennestra ha un moto di sorpresa) Impallidisci? Eppure tu stessa hai appena dato il tuo contributo uccidendo Agamennone!

Clitennestra – (visibilmente scossa) E questo che cosa c’entra…?

Cassandra – Quella stessa maledizione ricadrà anche su di te… Hai ancora dei figli, tuoi e del tuo defunto marito… io lo so, io vedo i tuoi figli alzare la mano sulla loro madre per vendicare il loro padre, ucciso per vendicare la loro sorella! Così si completerà il cerchio della distruzione… (ironica) Famiglia esemplare la tua, regina Clitennestra!

Clitennestra –Non ti credo, i miei figli Elettra e Oreste mi amano, non mi toccheranno mai…!

Cassandra – (ride amara) Lo so, è il mio destino quello di dire il vero e non essere creduta… l’ultimo dono di Apollo! Ma tu… (la fissa come colpita da una rivelazione) non morirai da sola, ma insieme con colui che ha scaldato il tuo, di letto!

Clitennestra – (allarmata) Cosa…?

Cassandra – (ride forte) Colui che ora prenderà il posto di Agamennone anche sul trono di Argo!

Clitennestra – (urla sconvolta) Tu sei pazza Cassandra! Me l’avevano detto che profetizzi sventure, ma questa volta ti sei superata… Ma è l’ultima, non ce ne sarà un’altra!

Cassandra – (parla a qualcuno che non si vede) Anche in questo siamo sorelle, Ifigenia, tu sei morta per mano di tuo padre, io di tua madre… Oh sorella mia, perché bisogna crescere…!

Clitennestra – (grida sconvolta) Non paragonarti a mia figlia…! (va dietro a Cassandra e alza la scure, in quel preciso momento si spengono le luci, suono profondo come una specie di tuono, poi stacco musicale dolce, solo la porta rossa è illuminata, Cassandra in controluce si copre con un velo e ne varca la soglia)

FINE

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