Il verbo amare

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IL VERBO AMARE

Commedia in tre atti

di PIETRO MORTIER

PERSONAGGI

GIOVANNA

GERMANA

CLAUDIO

ROBERTO

IL SIGNOR POULAIN, detective privato

UN DOMESTICO

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Un salotto molto elegante.

Detective                    - Ho ripreso la mia filatura alle quindici. Egli è uscito alle quindici e dodici minuti, è andato a piedi fino alla stazione di vetture della Piazza dell'Alma. È salito sull'au­tomobile numero 23 - G. Ho preso, per seguirlo, l'automobile numero 8O5 -U. Ha percorso la via Montaigne, i Campi Elisi, ha attraversato la piazza della Maddalena, è entrato nell'ufficio postale del Boulevard Malesherbes, quindi nel­la cabina telefonica ed ha domandato Centra­le 99-O3.

Giovanna                    - Centrale 99-O3.

Detective                    - È il numero della signorina Langlois.

Giovanna                    - Naturalmente.

Detective                    - È uscito, ha dato venticinque centesimi di mancia alla telefonista, è risalito in macchina, e io nella mia, e si è diretto verso il numero 23 di via dell'Arcata.

Giovanna                    - Benissimo.

Detective                    - Erano esattamente le quindici e tre quarti.

Giovanna                    - E ne è uscito?

Detective                    - Alle diciassette, accompagnato da una signora vestita di un abito da mattina turchino scuro, con un cappello bianco, che io ho riconosciuto essere la stessa con la quale aveva pranzato lunedì scorso e che aveva raggiunto sabato in una barcaccia al Varieté.

Giovanna                    - La signorina Germana Langlois.

Detective                    - La signorina Germana Langlois. tanno passeggiato tutti e due sul Boulevard, sono entrati da un fioraio della via Scribe, ove egli ha comperato tre grossi garofani della Malmaison, che la signorina in questione si è ap­puntata sul vestito e si sono lasciati davanti al Jokey Club. Egli ha chiamato una vettura sco­perta           - (il numero 8O5), ha dato il svio indirizzo: 25, Piazzale Debilly. Prima di separarsi si sono baciati.

Giovanna                    - In istrada!

Detective                    - La vettura si è mossa; egli si è voltato parecchie volte.

Giovanna                    - Si è accorto che lo seguivate?

Detective .................. - No, era solo per salutare quella signora. Io sono salito nell'automobile di piazza 1257 - U, ed ho ripreso la mia filatura. È ritor­nato qui e non è più uscito per tutta la serata.

Giovanna                    - Sta bene. Vi ringrazio.

Detective                    - Devo ricominciare domani?

Giovanna                    - No, passerò io all'Agenzia e vi darò istruzioni.

Detective                    - Sta bene, signora.

Giovanna                    - Arrivederci. (Riconduce il de­tective fino alla porta).

(Giovanna passeggia nervosa. Entra Claudio. Elegante, un po', grasso, tipo del buon figliolo. Ha in mano due garofani della Malmaison).

Claudio                       - Buon giorno, cara.

Giovanna                    - Buon giorno.

Claudio                       - Che accoglienza e che faccia!

Giovanna                    - Non ho molte ragioni per essere gaia!

Claudio                       - Giungo in un cattivo momento! Ti avevo appunto portato questi garofani.

Giovanna                    - (ironica) Garofani della Mal-maison!

Claudio                       - Sì! Sono dei garofani della Mal-maison.

Giovanna                    - Vengono proprio a punto.

Claudio                       - Non comprendo...

Giovanna                    - Non puoi comprendere. Inutile mentire, caro mio, sono al corrente!

Claudio                       - Di che cosa?

Giovanna                    - Non ti vergogni?

Claudio                       - Di che cosa debbo vergognar­mi?... Spiegati. Sei insopportabile! Da quando sono entrato mi parli come ad un malfattore! Ne ho abbastanza!

Giovanna                    - Ah! caro mio, grida un po' meno forte, te ne prego! Sei tu che ti arrabbi! È il colmo!

Claudio                       - Ma insomma...

Giovanna                    - Insomma, sei un miserabile! Io che avevo tanta fiducia in te! Mentirmi così, ingannarmi così! Mi fai nausea...

Claudio                       - Sei pazza?

Giovanna                    - Sì, pazza per averti ascoltato, per averti creduto.

Claudio                       - Mia cara Giovanna, quando sarai decisa a spiegarti... (Accende una sigaretta).

Giovanna                    - Sei calmo, tu! Tu fumi!... Ah, gli uomini!

Claudio                       - Ah, le donne!...

Giovanna                    - Ecco, insultami! Insultaci ades­so! (Claudio, rassegnato, comincia a fischiare). Fischia, caro, fischia; credi forse di essere in una scuderia?... o in via dell'Arcata, dalla si­gnorina Langlois?

 Claudio                      - La signorina Langlois, via dell'Arcata; io capisco sempre meno.

Giovanna                    - Non conosci forse la via dell'Arcata?

Claudio                       - Debbo confessarti che non la co­nosco via dell'Arcata.

Giovanna                    - E la signorina Langlois? (Clau­dio fa un gesto vago). Non neghi più, adesso, confessi! Bugiardo!

Claudio                       - Logica ammirevole delle donne! Tu non neghi più, confessi, sei un bugiardo!

Giovanna,                   - Sì, un perfido bugiardo!

Claudio                       - Io me ne vado... Ritornerò quan­do sarai più calma...

Giovanna                    - (sempre più nervosa e quasi sin­ghiozzando) Sta bene, vattene. Non voglio più vederti. Mai più! Che vergogna! (Sin­ghiozza).

Claudio                       - Ma tu sei pazza, cara!

Giovanna                    - Vattene, ma vattene dunque!

Claudio                       - E sia! (Si dirige verso la porta).

Giovanna                    - E riprenditi i tuoi sudici fiori. (Singhiozza sempre più forte).

Claudio                       - Bella giornata!... (Ritorna indie­tro). Ebbene, no, non me ne andrò. Non voglio lasciarti in uno stato simile. È ridicolo tortu­rarsi così senza ragione! Mi fai tanta pena...

Giovanna                    - Resta, amico caro, resta se ti piace, sarò io che me ne andrò. Addio. (Ella va verso la porta, egli vuole seguirla, ella esce sbattendo la porta).

(Claudio passeggia nervoso, seccato, esitante. Entra Roberto).

Roberto                       - Buon giorno, caro mio.

Claudio                       - Buon giorno.

Roberto                       - Mia moglie non è qua?

Claudio                       - Tua moglie è in uno stato spa­ventoso. Ha saputo tutto!

Roberto                       - No?

Claudio                       - Sì.

Roberto                       - Ma come?

Claudio                       - Non lo so; quello che so è che, avendo avuto la buona ispirazione di venirla a trovare oggi, ho incassato tutto io! È piacevole!

Roberto                       - È spaventoso!

Claudio                       - Lo puoi dire!

Roberto                       - Che cosa farò io?

Claudio                       - Ah! E tu pensi a te?

Roberto                       - Naturalmente.

Claudio                       - Ah! mio caro, sono abbastanza seccato, se cominci a lamentarti anche tu, sarà completo! È magnifico! Tu inganni tua moglie; essa ha dei sospetti. Dietro tua richiesta io la rassicuro, le faccio credere che sei il più fedele dei mariti! Ella finisce tuttavia per sapere tutto. Arrivo qui, mi tratta da bugiardo, da misera­bile, mi getta sul viso i peggiori insulti, mi sbatte in faccia la porta e questi garofani della Malmaison...

Roberto                       - Questi garofani? Allora, caro mio, non vi è più dubbio, ella sa tutto. Ieri ci avrà incontrati dal fioraio.

Claudio                       - E invece di scusarti, di ringra­ziarmi, poco ci manca che tu non mi insulti!

Roberto                       - Caro Claudio, sei veramente un po' troppo suscettibile. In questi momenti, ho altro da fare che pensare a te! Sei di un egoismo spaventoso!

Claudio                       - Ebbene, amico caro, me ne vado. Ne ho abbastanza di essere immischiato alle tue storie, di associarmi alle tue menzogne, di sop­portare tutto perché, come ringraziamento, tua moglie mi tratti da bugiardo e tu da egoista! Buona sera!

Roberto                       - Non lasciamoci vincere dai nervi! Tu sei mio amico, il mio migliore amico, il mio solo amico! È vero, nel primo momento non ho pensato che a me; sono stato schiacciato da questa rivelazione e sono io che sono stato egoi­sta. Ti chiedo scusa. (Una pausa). Non mi te­nere il broncio, adesso, sono già abbastanza preoccupato! Andiamo, mio buon Claudio, è finita. La nostra amicizia è al disopra di questi piccoli screzi.

Claudio                       - (sorridente) Senza dubbio.

Roberto                       - Sono contento di rivedere il tuo buon sorriso di amico fedele e generoso... Mio buon Claudio!

Claudio                       - Mio buon Roberto!

Roberto                       - Finalmente ti ritrovo!

Claudio                       - Ma che cosa pensi di fare?

Roberto                       - Lasciar passare il temporale e fi­lare intanto prudentemente. Tu tenterai intanto ancora una volta di riaccomodare le cose. Coi­to su te.

Claudio                       - Ma come vuoi?...

Roberto                       - Vecchio mio, io ti conosco, tu sei un amico meraviglioso.

Claudio                       - Ma non si tratta di amicizia. Che cosa posso dirle?

Roberto                       - Le dirai quello che vorrai. L'in­terrogherai, vedrai ciò che sa e ciò che non sa, e, secondo il caso, inventerai qualche cosa per difendermi; io mi rimetto a te. Ti aspetto al circolo alle sei, mi racconterai che cosa è suc­cesso... Non vorrei che ella si addolorasse: è una creatura così cara... L'amo tanto, eravamo così felici! Chi sa come soffre!... Povera piccola!... (Intenerito) Me lo prometti? Posso an­darmene tranquillo? Racconta quello che vuoi, ma dille che l'adoro, che non ho amato mai altro che lei, che è tutta la mia vita, che l'idea di darle un dolore è per me una tortura, e che farei qualunque cosa per vederla felice! In­somma, conto su te.

Claudio                       - Mi proverò.

Roberto                       - Sono sicuro che riuscirai. E quan­do rientrerò saprò essere con lei così tenero, così innamorato e così gentile che domani tutto sarà dimenticato! Se sapessi, l'amo tanto. Ma le donne non possono comprendere che si possa amarle e ingannarle. (Esce).

Claudio                       - Gli uomini nemmeno. (Resta un momento pensoso, indeciso; improvvisamente va verso la porta e chiama) Giovanna!

Giovanna                    - (dalla stanza, sostenuta) Che cosa volete?

Claudio                       - Te ne prego, finisci questa com­media. Ho bisogno di parlarti.

Giovanna                    - Vi ho detto che non volevo più vedervi. Andatevene.

Claudio                       - Non me lo ripetere più. Altri­menti...

Giovanna                    - Altrimenti che cosa?

Claudio                       - Altrimenti me ne andrò davvero, sarà tanto peggio per te!

Giovanna                    - Buona sera.

Claudio                       - Buona sera. (Va verso la porta. Giovanna socchiude la sua. Claudio si volta; Giovanna richiude la porta. Claudio allora se ne va. Giovanna entra, non vedendolo più. Suo­na per il domestico).

Giovanna                    - (al domestico) Guardate se il signor Germont è uscito.

Domestico                  - Nel momento che la signora suonava, il signor Germont stava mettendosi il cappello, adesso deve essere per la scala.

Giovanna                    - Richiamatelo; ho dimenticato di dirgli qualche cosa.

Domestico                  - Bene, signora. (Esce).

Giovanna                    - (sostenuta) Se vi ho chiesto di tornare, non crediate già, mio caro, che sia'pel desiderio di vedervi. No, non è proprio il caso.

Claudio                       - Allora me ne vado. Non valeva davvero la pena.

Giovanna                    - No, ho bisogno di parlarvi.

Claudio                       - Ti ascolto. (Giovanna tace). Eb­bene?

Giovanna                    - Ebbene, aspetto.

Claudio                       - Aspetti, che cosa?

Giovanna                    - Quello che avete di così impor­tante da dirmi.

 Claudio                      - Ah, bene! (Ride).

Giovanna                    - Oh! Non ridere così, mi fai ve­nire i nervi! Sei veramente l'uomo più antipa­tico che io abbia mai incontrato!

Claudio                       - E tu la donna la più amabile. (Giovanna scoppia in singhiozzi). Andiamo, Giovanna mia, è stupido quello che stiamo fa­cendo! Vuoi smettere di piangere? (Giovanna piange più forte. Egli vuole avvicinarsi ed ab­bracciarla; ella si svincola).

Giovanna                    - No, lasciami, sei troppo cat­tivo!

Claudio                       - Piccola mia!

Giovanna                    - Vedi che ho dei dispiaceri e in­vece di consolarmi, di compatirmi, seguiti ad essere crudele ed ironico!

Claudio                       - Sei straordinaria! Perché tuo ma­rito t'ha ingannata, è contro di me, contro il tuo amante, che te la prendi? Non senti dunque tutto quello che questa situazione ha di penoso, e come sia crudele per me di vederti così stra­volta per causa di un altro?!

Giovanna                    - Tu non puoi comprendere.

Claudio                       - Ma sì! Comprendo anche troppo bene! Allora il mio amore non conta? Come vuoi che, d'ora innanzi, ti creda, quando mi dirai che ami me solo, che hai amato soltanto me solo, quando un fatto di cui dovresti ral­legrarti...

Giovanna                    - Se credi che sia piacevole!...

Claudio                       - Quello che non è piacevole- è la scena che mi fai.

Giovanna                    - Non è il tradimento di Roberto che mi fa soffrire e che mi irrita: è la tua men­zogna! Avevo tanta fiducia in te! E mi ripetevi ancora ieri che questa signorina Langlois non era nulla per mio marito!

Claudio                       - (si siede) Ma, Giovanna mia, se ti avessi detto che tuo marito t'ingannava, che cosa avresti pensato di me? Sarei stato una ca­naglia!

Giovanna                    - No, saresti stato un uomo onesto ed io ti avrei amato di più.

Claudio                       - Mi avresti detestato. D'altronde non è questo che mi ha impedito dì parlare. Vi sono delle cose che un galantuomo non fa e non dice.

Giovanna                    - Io non capisco queste sotti­gliezze. Tu non hai nessuno scrupolo ad ingan­nare il tuo migliore amico.

Claudio                       - Ma ne avrei nel tradirlo! Quando un amico mi confida un segreto, io lo rispetto!

Giovanna                    - Tu rispetti il suo segreto, ma non rispetti sua moglie!

Claudio                       - Ciò non ha alcun rapporto. Sono delle sfumature che le donne non possono com­prendere.

Giovanna                    - Fortuna per esse!

Claudio                       - Ma rifletti un secondo a ciò che dici! Non senti dunque la scorrettezza della parte che mi vorresti far recitare? Mi vedi ar­rivare qui per annunciarti l'infedeltà di tuo marito? Sarebbe stato ignobile!

Giovanna                    - Non trovo.

Claudio                       - Rinuncio a convincerti. (Si alza).

Giovanna                    - E farai bene.

Claudio                       - Ah no! Non ricominciamo a le­ticare! Ne ho abbastanza. La pazienza ha dei limiti. Esageri, alla fine! (Animandosi sempre più) Non ho mai veduta una donna come te! È assurdo!

Giovanna                    - Quello che è assurdo è la tua condotta, la tua ipocrisia!

Claudio                       - E il tuo cinismo! (Il domestico entra portando il te).

Giovanna                    - (dolcemente) Sì, era una pic­cola sartina... Si mise a lavorare per conto suo in un piccolo appartamento in via Sant'Anna ed a poco a poco ha visto venire le clienti...

Claudio                       - Sant'Anna, sarà Anna! Non vedi venir niente?

Giovanna                    - Essa ha visto venire tutto quello che vi è di più chic a Parigi, e il risultato è che non si può più essere serviti. E quando ci si arriva!...

Claudio                       - Si è serviti caldi!

Giovanna                    - Non vi farebbe un tailleur a meno di duemila lire. E ancora!...

Claudio                       - È spaventoso quello che si spende a Parigi!

Giovanna                    - Io mi domando come fanno le altre signore... Per esempio, noi, nella nostra situazione... (Il domestico esce). (Cambiamento di tono).

Claudio                       - Nella nostra situazione, vi sono delle cose che dovresti risparmiarmi!

Giovanna                    - Quando?

Claudio                       - Ma da quando sono entrato. La tua disperazione, la tua gelosia...

Giovanni                     - Tu credi che io sia gelosa di lui!

Claudio                       - Ne hai tutta l'aria!

Giovanna                    - Io mi affatico a spiegarti...

Claudio                       - Non mi spiegare più nulla, ho compreso molto bene.

Giovanna                    - Che cosa hai compreso?

Claudio ..................... - (gravemente) Ho compreso che non mi ami e che non mi hai amato mai!

Giovanna                    - Hai il coraggio di parlarmi così dopo tutto quello...?

Claudio                       - Sì, ho il coraggio di dirlo ed anche di pensarlo! Ed è molto doloroso! Senza rendertene conto, stai facendomi soffrire e mol­to. Mi immaginavo che il nostro amore, che il mio amore soltanto ti premesse, ed a causa di una infedeltà di quest'uomo, che dicevi di tenere in nessun conto, mostri una tale dispera­zione che mi domando che cosa avresti detto se fossi stato io che ti avessi ingannata!

Giovanna                    - Sarebbe stato il colmo!

Claudio                       - Allora mi ami? Confessalo!

Giovanna                    - Ma no! ma sì! Sei tu che amo, lo sai bene. Se non ti amassi, sarei meno triste, meno nervosa. È appunto perché ti amo che ti ho mostrato la mia angoscia e la mia collera. E tu me lo rimproveri!

Claudio                       - Io non ti rimprovero dì avermi mostrato la tua angoscia, ti rimprovero sola­mente dì averla provata!

Giovanna                    - Non si è padroni dei propri sen­timenti!

Claudio                       - Allora è lui che ami, andiamo, confessalo, sarà più onesto.

Giovanna                    - Non lo so, non so più nulla. Ti assicuro che ti amo, che ti amo con tutte le mie forze; ma, mio malgrado, l'idea di essere ingan­nata da quest'uomo che, tuttavia, non è più niente per me...

Claudio                       - (incredulo) Più niente!...

Giovanna                    - Sì, nient'altro che mio marito. (Claudio scuote la testa) Non posso dirti quello che provo.

Claudio                       - Tu non lo vuoi più, ma vuoi ' che. JJJ sia di nessuno!

Giovanna                    - Tu non mi puoi comprendere.

Claudio                       - Comprendo benissimo. È l'eterna storia. È bastato che tu sentissi che ti sfuggiva perché subito tenessi a lui.

Giovanna                    - Ti chiedo scusa!

Claudio                       - Il nostro amore, la nostra felicità, la nostra adorabile intimità, sono improvvisa­mente spezzate, distrutte.

Giovanna                    - Ma no.

Claudio                       - Ma sì! E perché? Perché tuo ma­rito ti ha ingannata. È straordinario!

Giovanna                    - Mi rendo conto che ti do un do­lore e che faccio male a dirtelo; ma vorrei che tu mi comprendessi! Ti assicuro che t'amo, che ti amo profondamente, ma lui, che vuoi?, è mio marito! Non posso spiegartelo, dovresti com­prendere. Supponi che egli sappia che io lo tra­disco: ne sarebbe molto infelice.

Claudio                       - Non è la stessa cosa.

Giovanna                    - È assolutamente la stessa cosa. Siamo tanto abituati a vivere insieme che non ce ne accorgiamo e questa esistenza a due ar­riva talmente a rassomigliare ad una specie di solitudine che si finisce per annoiarci, si cerca altrove, si vuole del nuovo. Si è attaccati l'uno all'altro da un legame così fluttuante, così lento, che si finisce per non sentirlo più.

Claudio                       - Fino al giorno in cui uno tira un poco la corda e ci fa male!

Giovanna                    - Molto male.

Claudio                       - Sei triste, cara?

Giovanna                    - Sono tanto infelice! L'idea che, per causa mia, tu possa soffrire...

Claudio                       - Non è per questo che sei infelice. Tu non pensi affatto a me in questo momento.

Giovanna                    - E dire che ti amerei tanto se egli mi fosse fedele!

Claudio                       - Non essere troppo severa, egli è meno colpevole di noi, meno colpevole di te.

Giovanna                    - No, perché noi ci amiamo. Men­tre questa Langlois egli non può amarla.

Claudio                       - Non vorrai mica fargliene una colpa!

Giovanna                    - Sono tanto infelice!

Claudio                       - Se egli l'amasse veramente, lo sa­resti molto di più.

Giovanna                    - Non credo. E dire che sarebbe bastato così poco per impedire questa avven­tura! Quando penso che se tu avessi voluto...

Claudio                       - Non vorrai mica ricominciare...

Giovanna                    - Sì, la colpa è tua! Tu eri felice che egli avesse un'amante! Questo ti giustificava ai tuoi propri occhi e ti permetteva di amarmi senza rimorsi. La tua delicatezza, la tua magni­fica delicatezza era al coperto. Non hai pensato a me, al mio dolore, non ti sei occupato che di te stesso... gli uomini: siete tutti degli egoisti!

Claudio                       - Che cosa vuoi che io ti risponda?

Giovanna                    - Niente, perché non hai niente da rispondermi e perché, in fondo, ti vergogni del male che mi hai fatto.

Claudio                       - Adesso sono io il colpevole!

Giovanna                    - Naturalmente!

Claudio                       - Naturalmente, perché ti amo.

Giovanna                    - D'altronde, quando ti ho cono­sciuto, quando mi son data a te, ho sentito su­bito che ciò mi porterebbe sfortuna. Ho avuto come un presentimento...

Claudio                       - Cara, ti faccio semplicemente os­servare che io non sono stato il tuo primo amante e che dopo il tuo matrimonio e prima di me...

Giovanna                    - Ah! è il colmo! Non ci mancava che questo! Sei veramente un gentiluomo... Quando penso che sono stata così stupida di farti delle confidenze...

Claudio                       - E che non sono stato abbastanza intelligente per dimenticarle...

Giovanna                    - (alza le spalle, una pausa).

Claudio                       - Ascoltami, non continuiamo, ci di­remo delle cose irreparabili e lo rimpiangeremo. In fondo noi ci amiamo, avremmo desiderio di abbracciarci e siamo qui come due nemici ad addolorarci scambievolmente, perché soffriamo. Andiamo, asciugati gli occhi, cara. È finito. Non ricominceremo più.

Giovanna                    - Non è colpa nostra.

Claudio                       - Cercheremo che anche lui non ri­cominci più. Conta su me. Che cosa gli dirai?

Giovanna                    - Non lo so... gli dirò...

Claudio                       - Non gli dirai proprio nulla. Sono io che gli parlerò...

Giovanna                    - Ecco, così va bene.

Claudio                       - Egli mi aspetta al circolo. Ora vado a raggiungerlo e te lo riporto. Abbi l'aria di ignorare tutto, non guastare ogni cosa con violenze inutili. Sii indulgente.

Giovanna                    - Sono sempre io che mi sacrifico. (Claudio sta per rispondere e protestare, poi si contenta di sorridere).

Giovanna                    - Tu ritornerai con lui e non ci lascerai soli.

Claudio                       - Vuoi che io resti qui?

Giovanna                    - Ma naturalmente!

Claudio                       - Allora, a fra poco.

Giovanna                    - A fra poco. (Egli sta per uscire. Si ode una porta che si chiude) È lui. Non voglio vederlo adesso. Mi chiamerai quando gli avrai parlato. Ma promettimi che non te ne andrai, che resterai a pranzo con noi!

Claudio                       - Gli è che...

Giovanna                    - Non vorrai abbandonarmi così...

Claudio                       - Lo sai che sono invitato dal mi­nistro!

Claudio                       - Lo sai che sono invitato!

Claudio                       - Che cosa non faccio! ?

Giovanna                    - (in fretta) Mi ami?

Claudio                       - (sospirando) E come!...

Giovanna                    - Sparisco. Arrivederci! (Ella gli getta un piccolo bacio frettoloso).

Claudio                       - Arrivederci.

Claudio                       - (suona pel domestico) Il signore è rientrato?

Domestico                  - Sì, signore, è nel suo studio.

Claudio                       - Gli avete detto che io ero qui?

Domestico                  - (imbarazzato) No, signore.

Claudio                       - (nervoso) Bene, andate a dirglielo.

Domestico                  - Va bene, signore. (Il domestico esce).

Roberto                       - (entra).

Claudio                       - Ah! sei qui! Venivo appunto a cercarti.

Roberto                       - Ti ho atteso un poco e, non ve­dendoti, sono ritornato; ero cosi nervoso che non potevo star fermo. Hai parlato con Giovanna?

Claudio                       - Sì.

Roberto                       - Ebbene? Come va? Sei riuscito a calmarla?

Claudio                       - Ho fatto tutto quello che ho po­tuto. Ma è in uno stato...

Roberto                       - Povera piccola, soffre! Come mi ama! È commovente!

Claudio                       - Ah! Trovi che sia commovente? Non sei difficile!

Roberto                       - Sono molto commosso, molto im­pressionato all'idea che sia addolorata per cau­sa mia.

Claudio                       - Ciò ti lusinga.

Roberto                       - Quando un uomo inganna la pro­pria moglie, fa il possibile perché essa non lo sappia ed è disperato di farla soffrire.

Claudio                       - Sì, ma quando ella viene a sa­perlo, sarebbe disperato se non soffrisse.

Roberto                       - Senza dubbio sarebbe stato pre­feribile che l'ignorasse, ma dal momento che lo sa...

Claudio                       - Che cosa le dirai?

Roberto                       - Sto pensandoci... Le domanderò perdono, le prometterò di non ricominciare più.

Claudio                       - Allora romperai con Germana?

Roberto                       - No, ma lo farò credere a Gio­vanna.

Claudio                       - Come, no? Non vorrai conti­nuare...!

Roberto                       - Che cosa può importarti?

Claudio                       - (imbarazzato) Personalmente non me ne importa nulla, ma parlo per te, nel tuo interesse, per tua moglie...

Roberto                       - Sei il migliore degli amici. Stai tranquillo, d'ora innanzi sarò più prudente.

Claudio                       - Ma un giorno o l'altro, ora che la sua gelosia è risvegliata, Giovanna scoprirà tutto.

Roberto                       - Ma no. Ti assicuro che questa le­zione mi servirà.

Claudio                       - Roberto, ti parlo seriamente. Ami tua moglie?

Roberto                       - Naturalmente.

Claudio                       - Ebbene, per lei, bisogna che tu rompa con la tua amante.

Roberto                       - Ma io amo anche la mia amante.

Claudio                       - Allora, caro mio...

Roberto                       - Non puoi comprendere, tu non sei un amante.

Claudio                       - (scusandosi ironicamente) Ti chie­do scusa.

Roberto                       - Se sono stato scoperto da Gio­vanna, la colpa non è di Germana. Non vorrai che la punisca per un incidente di cui non è responsabile.

Claudio                       - Allora, divorzia.

Roberto                       - Ma nemmeno per sogno, che bella idea! Io sono felicissimo così!

Claudio                       - Naturalmente, no, non ispiri pro­prio pietà.

Roberto                       - Ma nessuno ispira pietà, nemmeno mia moglie. Quando l'avrò presa tra le braccia, quando l'avrò baciata, quando le avrò detto che amo lei sola...

Claudio                       - (ride).

Roberto                       - Non ridere, è la verità. Quando sono vicino a lei, io non amo che lei.

Claudio                       - E quando sei con Germana?

Roberto                       - Allora è Germana che amo! Sono assolutamente fedele a tutte e due!

Claudio                       - Ma ciò non è sufficiente per esse!

Roberto                       - Allora?

Claudio                       - Hai preso una decisione?

Roberto                       - Quale decisione?

Claudio                       - Noi non possiamo restare eterna­mente così. Tua moglie ti aspetta, va a cercarla, io vi lascio.

Roberto                       - Non vorrai lasciarmi in un mo­mento simile! Ho ancora bisogno di te.

Claudio                       - Ma io pranzo dal ministro. È un pranzo importantissimo. Ne dipende tutta la mia carriera.

Roberto                       - Ebbene! Lascerai il tuo ministro. Puoi farlo per me!

Claudio                       - Che cosa non faccio per te!...

Roberto                       - Per una volta che ti domando qualcosa! Fagli portare due parole di scusa e pranziamo tutti e tre insieme. È detto.

Claudio                       - Ma non posso...

Roberto                       - Non vai la pena di discutere. Resti con noi. Siediti là e scrivi.

Claudio                       - Tuttavia...

Roberto                       - Andiamo, scrivi. (Gli porge un foglio e una busta. Rassegnato Claudio scrive. Finita la lettera Roberto suona pel domestico che entra).

Roberto                       - (al domestico) Fate portare su­bito questa lettera al Ministero degli Affari Esteri. È urgente! (Il domestico esce) Adesso andiamo. Sarà duro. Che cosa poso dirle? Ho l'impressione di essere sulla riva del mare, in una giornata piovosa e di dover prendere il primo bagno. Non oso mettere i piedi in acqua. Andiamo, coraggio. Uno, due, tre! (Chiama) Giovanna! (Silenzio; chiama più forte) Giovan­na! (Silenzio. Diventa nervoso) Giovanna! Gio­vanna! Dunque non senti!? (Furioso) Sei sor­da? (Apre la porta) Giovanna!

Giovanna                    - Che cosa hai da gridare in que­sto modo?

Roberto                       - È un pezzo che ti chiamo, potevi rispondere, no?

Giovanna                    - (stupefatta) Ma!...

Roberto                       - (sempre più in collera) E poi, perché fai quella faccia?

Giovanna                    - Ma che cosa hai?

Roberto                       - Ho che ne ho abbastanza di ve­derti sempre con un viso stralunato. Torno a casa, ti chiamo, non rispondi, mi lasci aspet­tare, gridare, e quando vieni è per mostrarmi quella faccia li, sinistra. Ah no, cara, io non posso sopportare le scene.

Giovanna                    - Ma io non dico nulla!

Roberto                       - Che cosa vorresti di più? Do­manda piuttosto a Claudio quello che egli pensa della tua aria!

Claudio                       - Ma io...

Roberto                       - Ne parlavamo insieme. Da qual­che tempo sei insopportabile, mi rendi l'esi­stenza impossibile, passi la tua vita a lagnarti, a piagnucolare. Per un uomo della mia età non è più possibile vivere così!

Giovanna                    - Questo è il colmo!

Roberto                       - Protesta pure, ma tu non ti vedi! Rientro tranquillamente a casa, felice di ve­derti, di ritrovare una casa allegra e serena e piombo in piena tragedia!

Giovanna                    - (alzando la voce) Sei veramente straordinario!

Roberto                       - Ah no, te ne prego, non prenderla su questo tono. (Gridando) Io detesto che si alzi la voce. Se ti annoi con me, se non sei con­tenta di questa casa, se non mi ami più, eb­bene, bisogna dirlo, sarà più sincero!

Giovanna                    - (indignata) E sei tu...?

Roberto                       - Ascoltami, te lo dico dinanzi a Claudio, io non ne posso più. Lavoro come un cane tutto il giorno, mi sacrifico per tutti! Ho veramente il diritto di avere un po' di gioia, di vedere un po' di allegria intorno a me...

Giovanna                    - Ma...

Roberto ..................... - Ma guardati dunque! Guarda il muso che hai! Sono qui da più di un quarto d'ora, tu non hai avuto uno slancio, non un momento di tenerezza, niente, sei là dura come una marionetta!

Giovanna                    - Sei molto gentile!

Roberto                       - Non ho alcuna ragione di essere gentile. Non ne posso più. Ecco le mie condi­zioni: o tu sarai tenera, sorridente e gaia, non mi farai mai rimproveri, terrai per te i tuoi momenti di cattivo umore, o noi ci separeremo. Prendere o lasciare: scegli.

Giovanna                    - È inaudito! (A Claudio) Ma dite dunque qualche cosa, voi.

Claudio                       - Che cosa volete che dica?

Roberto                       - Claudio è assolutamente del mio parere. Me lo diceva anche poco fa...

Claudio                       - Permetti...

Giovanna                    - Che cosa?

Roberto                       - Ora non vorrai smentirti. Non mi dicevi proprio poco fa...?

Claudio                       - Ma io...

Giovanna                    - (a Claudio) Siete proprio un bel bugiardo!

Claudio                       - Però...

Giovanna                    - (con uno scoppio di voce) Mi fate ribrezzo, andatevene!

Claudio                       - Alla fine...

Giovanna                    - Andatevene, non voglio più ve­dervi! ...

Claudio                       - Ma dunque...

Roberto                       - (conciliante) È meglio che tu vada via, la esasperi.

Claudio                       - (sbalordito) Ah, va bene! Me ne vado. Ma non valeva la pena di farmi rinun­ciare al mio pranzo!

Roberto                       - Il tuo pranzo!...

Claudio                       - Vediamo, amici miei...

Giovanna                    - Non voglio più vedervi, anda­tevene!

Claudio                       - Ebbene, arrivederci!

Giovanna                    - Addio!

Roberto                       - (riaccompagnandolo) Non insi­stere, arrivederci. (Claudio esce, A Giovanna) Via, vieni a darmi un bacio, è finita! (Giovanna piange) Su, baciami! (L'abbraccia) Ti perdono! (Giovanna, stupefatta, non trova nulla da ri­spondere) Bambina mia cara, Giannina mia! In fondo stiamo così bene, soli, noi due!

Giovanna                    - (piangendo) Sì. (Si sente chiu­dere una porta).

Roberto                       - Quel giovane non ha proprio nes­sun tatto!

 

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

In casa di Germana Langlois. Un salotto molto elegante.

(Una cameriera introduce Claudio).

Germana                     - Buon giorno, caro Claudio.

Claudio                       - Buon giorno, Germana. Roberto non è ancora venuto?

Germana                     - Voi lo conoscete, il giorno in cui sarà puntuale non è spuntato ancora!

Claudio                       - È vero!

Germana                     - Ci sono degli uomini che sono sempre in ritardo e che passano la vita a guar­dar l'orologio!

Claudio                       - Sapete che è molto profondo ciò che avete detto? Voi lo conoscete bene, Ro­berto.

Germana                     - Dopo tanto tempo...

Claudio                       - Mi ha telefonato questa mattina.

Germana                     - Sì, lo so. Ed io ho ordinato una colazioncina deliziosa.

Claudio                       - Ne sono commosso; ma non lo avrete fatto solamente per me...

Germana                     - E per chi dunque?

Claudio                       - Un po' anche per Roberto.

Germana                     - Sì, è vero, il miglior modo di conservare l'affetto di un uomo è ancora quello di tenerlo per la gola!

Claudio                       - Come in certi appartamenti, in cui le camere sono tutte piccole, ma la stanza da pranzo è grandiosa. Quando si vuol deci­dere un inquilino, gli si mostra quella innanzi tutto.

Germana                     - Che ragionamenti!

Claudio                       - Ma nel vostro appartamento, per quanto bella sia la stanza da pranzo, sono certo che le altre stanze sono ancora migliori.

Germana                     - Che ne sapete voi?

Claudio                       - Basta vedere un bel quadro per immaginare la cornice!

Germana                     - (scherzosamente) Grazie, padron mio. (Si sente suonare due volte) Ecco Ro­berto. Vado a finire di vestirmi. Vi chiedo dieci, minuti. Durante questo tempo tenetegli com­pagnia: gli uomini hanno sempre una quantità di cose da dirsi.

Roberto                       - Ah, tu sei qui? Volevo appunto vederti e scusarmi per la scena di ieri.

Claudio                       - (un po' seccamente) Non è il caso.

Roberto                       - Sì, mio caro, ne sono stato dispiacentissimo. E poi quel pranzo così impor­tante a cui ti ho fatto mancare: spero che non ti avrò portato alcun danno.

Claudio                       - Credo che la mia promozione sia in alto mare, perché l'usciere ha trattenuto la lettera e non l'ha rimessa che stamani al Mi­nistro. Sembra che mi abbiano aspettato fino alle nove di sera! Per un primo invito...

Roberto                       - Povero Claudio, ne sono desolato.

Claudio                       - Tutto ciò non ha importanza.

Roberto                       - Ti assicuro che sono proprio do­lente.

Claudio                       - (con un tono da vittima) Conso­lati, oramai...

Roberto                       - E poi il contegno di Giovanna" con te, la sua violenza...

Claudio                       - Eh! le donne!

Roberto                       - Ah sì! le donne! Insomma mi assicuri che non me ne vuoi?

Claudio                       - (distratto) Ma no, ma no...

Roberto                       - Davvero?

Claudio                       - Ma sì, ma sì...

Roberto                       - Che amico sei! Basta, cercheremo di farti dimenticare ogni cosa. Intanto adesso faremo tutti e tre una buona colazione, ti cure­remo, ci occuperemo di te; voglio che non resti più nulla della brutta giornata di ieri. Caro Claudio!

Claudio                       - Caro Roberto!

Roberto                       - E non mi domandi nemmeno che cosa sia successo fra mia moglie e me, dopo la tua partenza?

Claudio                       - Non ho bisogno di domandartelo. Non mi hai fatto venire che per raccontarmelo.

Roberto                       - Non è vero. Era per vederti, per scusarmi, per dirti...

Claudio                       - Per dirmi della tua serata.

Roberto                       - Quando tu sei andato via tutto è andato bene, ho preso Giovanna fra le mie braccia e...

Claudio                       - (annoiato) Indovino, indovino.

Roberto                       - È una buona piccina. Non do­mandava che di essere consolata.

Claudio                       - E come consolatore...

Roberto                       - (vanitoso) Non si può far di meglio!

Claudio                       - Vedo che sei contento di te stesso!

Roberto                       - Ce n'è di che!

Claudio                       - Il fatto è che sei stato ammire­vole. Ne sono ancora meravigliato. Quel brusco attacco, quando eri tu che avevi tutti i torti, la tua offensiva sono stati...

Roberto                       - (sempre più vanitoso) Irresisti­bili!

Claudio                       - Ah, tu sai prendere le donne, tu!

Roberto                       - (sempre vanitoso) Lo puoi ben dire!

Claudio                       - Mi fai schifo, va!

Roberto                       - Parli per gelosia?

Claudio                       - (grave) Sì, per gelosia.

Roberto                       - Alle donne non bisogna lasciar mai il tempo di riflettere. Dal momento che siamo i più forti bisogna abusarne. In fondo, esse non domandano che di essere violentate.

Claudio                       - Ti ha fatto nessun rimprovero?

RoberTo                      - Ha cercato, ma io le ho parlato in un tono tale, con una tale energia, che non ha più continuato. Si sarebbe detto che era lei la colpevole, ed ero io che avevo l'aria di per­donare. Soltanto, non so che cosa ha contro di te. Era talmente inquieta... Io mi sono sfor­zato di calmarla.

Claudio                       - Conto sopra di te...

Roberto                       - Ho fatto tutto quello che ho po­tuto, ma è stata ostinata; non vuol più vederti, non vuole più che io ti veda, ne che tu ri­metta i piedi in casa nostra.

Claudio                       - Il capro espiatorio!

Roberto                       - Passerà. Tu sei amico mio e ti garantisco che vi riconcilierò; quando voglio una cosa io... Solamente in questo momento non è una cosa comoda. Essa è fissata. Non so che cosa abbia contro di te, e mi domando che cosa vi può essere tra voi.

Claudio                       - Tu.

Roberto                       - Sì, io! Bisognava bene che ella si rifacesse con qualcuno; con me, non ha osato. Tu eri là, o piuttosto non c'eri più.

Claudio                       - Gli assenti hanno sempre torto, e la virtù è sempre ricompensata.

Roberto                       - Tu parli come la saggezza delle nazioni; disgraziatamente le donne preferiscono la follia. Insomma, esse amano soltanto quelli che le fanno ridere.

Claudio                       - O che le fanno piangere.

Roberto                       - Vero.

Claudio                       - (tace).

Roberto                       - Ecco Germana.

Claudio                       - (dolorosamente) Cercherò di farla ridere!

Roberto                       - Non troppo!

Claudio                       - (protesta) Oh!

Roberto                       - Sono tranquillo, sai.

Claudio                       - Oh! Con me!...

Roberto                       - E con lei!

Claudio                       - E con te!

Germana                     - Che cosa state dicendo, voi due?

Roberto                       - Parliamo dell'amore.

Claudio                       - Parliamo di voi.

Germana                     - Sai che è carino questo tuo ami­co? È molto galante e spiritoso.

Roberto                       - (meravigliato) Ah!

Claudio                       - Ti ringrazio. Questo stupore mi lusinga.

Germana                     - (a Claudio) In fondo è un po' geloso di voi.

Claudio                       - (cortese) Voi credete?

Roberto                       - Spaventosamente. (Ironico) Ne muoio.

Germana                     - Come sei sicuro di te. (L'ab­braccia) Lo sai troppo che t'amo. (Si stringe amorosamente a lui) Tesoro, bellezza cara, pic­colo mio, hai bella cera questa mattina!

Roberto                       - È la saggezza. È il riposo.

Germana                     - È vera, questa bugia?

Roberto                       - E puoi domandarlo!

Germana                     - (a Claudio) Non trovate che è bello, il mio amante? Baciami; ti amo! (Lo pizzica).

Roberto                       - (voluttuosamente) Mi fai male!

Germana                     - Dammi la bocca, la tua perfida bocca di bugiardo!

Roberto                       - Oh!

Germana                     - Ti amo! Che buona bocca! (A Claudio) Vi domando scusa.

Claudio                       - (idiota) Prego!

Germana                     - Baciami ancora! Quanto mi pia­ci! (A Claudio) Voi permettete? Non ci siamo visti da ieri sera.

Claudio                       - (scherzoso) E le notti sono così lunghe d'inverno!

Germana                     - Potete dirlo; vi assicuro che il mio prossimo amante non sarà un uomo sposato.

Roberto                       - (mordendola) Prova a ridirlo!

Germana                     - Mi mordi, adesso, brutto tipo. Mi fai male! Mordimi ancora!...

Claudio                       - Non vi disturbo?

Roberto                       - No, lo vedi.

Germana                     - Non è simpatico quello che noi facciamo. Claudio, vi domando scusa. Davanti a un uomo solo!... Perché non avete un'ami­chetta?

Roberto                       - È vero, perché non hai un'ami­chetta? Non sei poi tanto malaccio!

Germana                     - Sarebbe così carino; usciremmo tutti e quattro insieme, pranzeremmo insieme; si potrebbe viaggiare, non ci si lascerebbe mai.

Claudio                       - (sullo stesso tono) Saremmo in collera alla fine della prima settimana.

Germana                     - Questo è vero.

Roberto                       - Perché?

Germana                     - Le donne finiscono sempre per litigare.

Roberto                       - No, Claudio dovrebbe sposarsi. Sarebbe un marito ammirevole.

Germana                     - Ma io non voglio che si sposi!

Roberto                       - Perché?

Claudio                       - È molto gentile da parte vostra.

Germana                     - Oh, non è per voi, è per me. Quando sarete sposato, sarete come tutti gli altri uomini, non vi si vedrà più, e quando v'incon­trerò nella via con vostra moglie, volterete la testa da un'altra parte.

Claudio                       - Oh!

Germana                     - Ma sì. Siete tutti uguali. In ogni caso, se vi sposate, io non vi auguro che una cosa, e cioè d'incontrare una donna che mi val­ga, e che vi ami quanto io amo Roberto. Non è vero, tesoro?

Roberto                       - Sì, gioia mia.

Germana                     - (a Roberto) Non ne troverai spesso delle donne come me. Docile, obbe­diente, fedele! Puoi cercare!

Roberto                       - Ma io non cerco affatto.

Germana                     - Veramente, gli uomini non si rendono conto di quello che noi valiamo. Essi sono abituati ad essere amati, a dominare.

Claudio                       - Non tutti.

Germana                     - Ma sì; appena sentite che una donna vi ama, non vi occupate più di lei. Dire che vi date tanta pena per conquistarci e così poca per conservarci! (A Roberto) In fondo, in certi momenti, io mi domando se tu mi ami.

Roberto                       - Puoi domandarmelo! Domandalo piuttosto a Claudio.

 Claudio                      - (conciliante) Sapete bene che vi adora.

Germana                     - Oh! Naturalmente non sarete voi che lo contraddirete! Fra uomini vi sostenete sempre.

Roberto                       - (ironicamente) Signora? Non dubiterete del mio affetto?

Germana                     - Scherza pure, quali sono i sacri­fici che fai per me?

Roberto                       - Piccola mia...

Germana                     - (animandosi) Quali sacrifici? Vieni qui quando vuoi, quando non hai niente di meglio da fare. La casa è piacevole, la ta­vola buona, l'ospite non è troppo brutta! Passi qui qualche minuto... ,

Roberto                       - Andiamo, via!

Germana                     - Ma sì, tu vieni come al circolo, ti accomodi, leggi i giornali, fumi la tua siga­retta...

Roberto                       - Questa è una idea. (Prende il portasigarette) .

Germana                     - (con un balzo) Che cosa è questo portasigarette ?

Roberto                       - Un regalo.

Germana                     - Un regalo di chi?

Roberto                       - (imbarazzato) Di mia madre.

Germana                     - Di tua madre? E perché non hai preso quello che ti ho regalato io?

Roberto                       - Non lo so.

Germana                     - Ti ho già detto che volevo che adoperassi soltanto cose che ti ho dato io. Mo­strami il portafoglio.

Roberto                       - Germana!

Germana                     - Vuoi mostrarmi il portafoglio? Scommetto che non vi è il mio ritratto.

Roberto                       - Guarda!

Germana                     - Bravo, come sei caro. (L'ab­braccia) Prestamelo.

Roberto                       - Perché?

Germana                     - Vi è la mia fotografia?

Roberto                       - Naturalmente.

Germana                     - Mostramela.

Roberto                       - Vuoi proprio farmi andare in collera?

Germana                     - Voglio vedere se vi è la mia fotografia.

Roberto                       - Mi annoi. Questa scena davanti a Claudio...

Claudio                       - Oh, io...

Germana                     - Mostrami questa fotografia.

Roberto                       - Germana, ti prego, non esagerare.

Germana                     - Vedi che non l'hai.

Roberto                       - Ma ti assicuro...

Germana                     - Ti dico che tu non l'hai. Se l'avessi, me l'avresti fatta vedere subito. Non hai esitato a mostrarmi il portafoglio.

Roberto                       - Ho avuto una buona idea!

Germana                     - (piangendo) Ah! è male quello che fai!

Roberto                       - Germana, cara, andiamo...

Germana                     - Perché non hai la mia fotografia? Mi avevi giurato ch'essa non ti avrebbe la­sciato mai!

Roberto                       - Ho vuotato il portafoglio questa mattina ed ho dimenticato di rimettervela, ecco tutto.

Germana                     - Allora, perché hai detto che l'avevi?

Roberto                       - Per non farti dispiacere.

Germana                     - Tu te ne infischi del mio dispia­cere! Per una piccolezza che ti avevo doman­dato...

Roberto                       - È una sciocchezza...

Germana                     - No, non è una sciocchezza, è una cosa grave. Prima di tutto è già da un pezzo che mi accorgo che tu non mi ami più.

Roberto                       - Ma sei pazza.

Germana                     - Non sono affatto pazza. Sai tu quanti pasti hai preso con me questa settimana?

Roberto                       - Non lo so.

Germana                     - Non lo sai, ebbene, ne hai preso uno, solamente uno!

Roberto                       - Senza contare quello di oggi.

Germana                     - Quello di oggi!

Claudio                       - (sospirando ironicamente) Quello di oggi!

Germana                     - Quando penso che, nei primi tempi del nostro amore, facevi colazione qui tutti i giorni, e che spesso venivi a prendermi per pranzare insieme! Mentre adesso...

Roberto                       - Siamo andati al Varieté la setti­mana scorsa ed abbiamo mangiato assieme al ristorante.

Germana                     - Per una volta che succede, me lo rimproveri!

Roberto                       - Io non ti rimprovero niente, ma ti trovo di una esigenza!

Germana                     - Questo è il colmo! Passo la mia vita tutta sola qui, fra quattro mura, non vedo mai nessuno...

Roberto                       - Non sono io che te lo impedisco.

Germana                     - Ma non mi lasci vedere nessuno. Non ho un amico, non una amica! Quando ho la disgrazia di uscire, sono domande, rimpro­veri, scene, da non finir più.

Roberto                       - Ma io non ti ho mai rimproverato nulla!

Germana                     - Ah, meno un uomo vi ama, più è geloso!

Roberto                       - Geloso, io?

Germana                     - Ma non vi è nessuno più geloso di te. Ah! sono veramente stupida. Se fossi come le altre donne, tu saresti molto più gentile.

Roberto                       - Io non capisco questa scena im­provvisa, senza motivo, questo dramma davanti a Claudio.

Germana                     - Claudio è anche amico mio, egli mi comprende, non è vero, Claudio?

Claudio                       - Ragazzi miei, voi siete deliziosi, ma ridicoli!

Germana                     - Vi pare? In fondo voi pensate come me, ma davanti al vostro amico... Ah! come gli uomini sono vili...

Claudio                       - Germana cara...

Germana                     - Siete tutti gli stessi. Tanto gen­tili, tanto amabili, ma mancate di carattere.

Claudio                       - Ho fatto bene a venire!

Germana                     - Ne sono desolata, ma è così. Quando si tratta di divertirsi, di andare al ci­nema, al teatro, vi si trova, ma appena vi si domanda qualche cosa, vi si sforza a prendere partito per qualcuno, a dare un'opinione, spa­riti...

Claudio                       - Carissima Germana, carissimo Ro­berto, io vi amo molto tutti e due, ma vera­mente potreste riservare le vostre dispute sen­timentali per i vostri momenti d'intimità.

Germana                     - Voi non ci disturbate.

Claudio                       - Me ne accorgo.

Germana                     - Evidentemente, in casa di Ro­berto si deve stare più allegri...

Claudio                       - Oh!...

Roberto                       - Te ne supplico, non ti occupare di casa mia.

Claudio                       - (tace).

Germana                     - E perché non dovrei occupar­mene? Ne ho il diritto. Senza tua moglie sa­resti forse più gentile con me; ma senza dubbio, io non ho né la bellezza, né lo spirito della signora Aubrays!

Roberto                       - Ti prego di lasciare mia moglie in pace!

Germana                     - Oh, che violenza! Ma se ci tieni tanto, a tua moglie, che cosa stai a fare qui? Non sono io che sono venuta a cercarti. Biso­gnava restare vicino a lei.

Roberto                       -  Ti prego di tacere. Germana           - Sono in casa mia ed ho diritto di parlare. Se non sei contento, non hai che da ritornare vicino a tua moglie, io non ti trat­tengo. ..... . .

Roberto                       - Ah, va bene; è inteso, ci vado.

Germana                     - (a Claudio) E anche voi, Claudio, potete accompagnarlo. Vi sembra bello di es­sere l'amico delle due coppie, di far colazione da me e di pranzare da lei?

Claudio                       - Oh! pranzare...

Germana                     - Che cosa volete, tutto questo io non lo ammetto. Giocare a due tavolini, man­giare a due greppie, essere ugualmente l'amico della moglie e dell'amante, non è veramente molto delicato!

Claudio                       - È perfettamente la mia opinione e la vostra accoglienza di oggi me lo prova. Vi dico dunque addio e d'ora innanzi saprò rispar­miarvi una presenza che è giusto che vi secchi. Arrivederci, Germana.

Roberto                       - (a Germana) Vedi quello che fai! Claudio ha ragione. Tu agisci in un modo...

Claudio                       - Te ne prego.

Germana                     - È vero, Claudio, vi domando per­dono, sono stata un po' nervosa e me ne scuso.

Claudio                       - Oh, Germana!

Germana                     - Sì, sì, sono desolata, ma non è con voi che l'avevo.

Roberto                       - Ah! è con me?

Germana                     - Sì! Quando penso che sei venuto a dirmi che tua moglie ti seccava, e che tu non l'amavi, che non l'avevi mai amata e mi leggevi le sue( lettere; e per una volta che vieni a tro­varmi, non fai altro che parlarmi di lei!

Roberto                       - Io?

Germana                     - Sei talmente preso di lei che non ti rendi nemmeno conto di quello che dici. Eb­bene! Ti parlo molto seriamente; ne ho abba­stanza di questa divisione, ne ho abbastanza di vederti soltanto quando non hai niente di me­glio da fare; io non amo gli avanzi! Alla mia età ho diritto di avere un uomo che sia soltanto mio, che non mi abbandoni tutti i giorni, tutte le notti, ne ho abbastanza di un amante che vedo soltanto di nascosto, al quale non posso scrivere in casa sua, a cui non ho nemmeno il diritto di telefonare.

Roberto                       - Oh! Germana!

Germana                     - Sì, tu mi hai proibito di scri­verti e di telefonarti a casa.

Roberto                       - Quando sono divenuto il tuo amante sapevi bene che ero sposato.

Germana                     - Ma in quel momento facevi di tutto per farmelo dimenticare. Davanti a Claudio che ci ascolta te lo dico e te lo dico molto seriamente: o tu sarai soltanto mio, o te ne andrai. Ne ho abbastanza. Non si amano due donne contemporaneamente. Rifletti. O lei, o] io, ma tutte e due, no! A fra poco. (Esce, sbat­tendo la porta).

Roberto                       - È pazza!

Claudio                       - Senti, Roberto, ti sono amico, lo sappiamo, ma non ne posso più. Ieri tua mo­glie, oggi la tua amante!

Roberto                       - E che cosa dovrei dire io?

Claudio                       - Sì, ma tu l'hai voluto!

Roberto                       - Caro Claudio, ti assicuro che bi­sogna avere molta pazienza con te, non conosco una persona più suscettibile; bisognerebbe es­sere un santo per sopportare il tuo carattere! Scegli sempre il momento in cui sono pieno di preoccupazioni e di seccature per lagnarti ed atteggiarti a vittima! Sei un uomo impossibile, sei proprio di quei vecchi scapoli che somigliano alle zitellone!

Claudio                       - Preferisco essere una vecchia zi­tella che una vecchia cocotte!

Roberto                       - Se credi di offendermi! Puoi dirmi tutto quello che vuoi, tanto io non sono suscettibile.

Claudio                       - E poi a che servirebbe?

Roberto                       - Non ne posso più! Scene con mia moglie, scene con la mia amante, scene con te, è un po' troppo alla fine! Io che passo la vita a studiare di contentare tutti quanti! Sono pro­prio ben ricompensato!

Claudio                       - A forza di incoscienza ti assicuro che disarmi la gente.

Roberto                       - Tu eri presente: le ho detto qual­che cosa, forse? Ero contento, di buon umore, non domandavo che fare una gaia colazione fra voi due, fra l'amore e l'amicizia, ed eccoci qua! Ti assicuro che la mia vita non è allegra! Ah, caro mio, non sposarti mai e non prendere mai un'amante! Tu non conosci la tua felicità.

Claudio                       - È vero, non la conosco.

Roberto                       - Ma tu sei il più felice degli uo­mini! Sei libero, hai quello che vuoi, nessuno ti secca, nessuno ti ama! Che fortuna!

Claudio                       - Non parlavi così poco fa.

Roberto                       - Poco fa ero pazzo; resta come sei; potessi essere io al tuo posto!...

Claudio                       - (triste) Sono proprio il più fe­lice degli uomini!

Roberto                       - Ed io il più infelice. Che cosa vuoi che dica a questa pazza quando ritornerà? Hai visto mai una simile esaltata? Hai sentito la scena che mi ha fatto senza alcun motivo, senza alcuna ragione, per niente!

Claudio                       - È sempre per un nonnulla che ac­cadono le scene più violente; per questo sono così gravi. Quando non si conosce la causa o l'origine di un male, come vuoi che si possa guarirlo ?

Roberto                       - La miglior cosa è di aspettare che passi; intanto io me ne vado.

Claudio                       - Andiamo tutti e due a mangiare al ristorante.

Roberto                       - Ah, no! Tu devi restare, devi par­larle, calmarla, è la mia presenza che l'irrita.

Claudio                       - Dopo quello che mi ha detto...

Roberto                       - Non è a te che si rivolgeva; te ne prego, una volta tanto, calma la tua suscet­tibilità e sii un pochino meno egoista. Io me ne vado, tu parlale il linguaggio della ragione, dille che ha avuto torto, che mi ha fatto molto dispiacere, insomma quello che vorrai. Conto sopra di te. Scusami per la colazione mancata.

Claudio                       - Comincio ad abituarmici.

Roberto                       - Sei fortunato tu, di potere essere allegro! Io torno a casa, vado a far colazione con mia moglie che sarà certamente contenta. Che non farei per farle piacere? Telefonami qualche cosa.

Claudio                       - Sei grandioso!

Roberto                       - Arrivederci.

Claudio                       - Arrivederci.

Roberto                       - (dalla porta) E grazie, sai.

Claudio                       - Non c'è di che!

(Claudio prende da una coppa dei cioccolatini, ne inghiotte uno o due insieme, ne riprende ancora, li inghiotte e si asciuga rapida­mente la bocca come un bambino che abbia paura di essere colto in fallo. Entra Germana).

Germana                     - Dov'è Roberto?

Claudio                       - Se n'è andato, e mi ha incari­cato...

Germana                     - Come, se n'è andato? Oh, per­fido! (Piange).

Claudio                       - Non piangete, mia cara Germana, è appunto per evitare le vostre lagrime che se n'è andato. Voi eravate così nervosa!

Germana                     - (sempre piangendo) Ma io non gli ho detto niente, vedete bene che non mi ama...

Claudio                       - Ma sì, vi ama...

Germana                     - Sapete bene che no! È stato troppo contento di andarsene, di ritornare da sua moglie. Ah, come odio quella donna!

Claudio                       - E che cosa vi ha fatto?

Germana                     - Tutto questo succede per cau­sa sua!

Claudio                       - Non per difenderla, ma in ogni modo essa esisteva prima di voi.

Germana                     - Allora perché è venuto a cer­carmi? Non aveva che a tenersela!

Claudio                       - Vi amava.

Germana                     - Sì mi amava allora. Voi stesso lo dite...

Claudio                       - Ma vi ama ancora.

Germana                     - Sì, mi ha amato forse... così, come un capriccio...

Claudio                       - Ma no...

Germana                     - Ma sì, voi lo sapete bene, non protestate. Lo so che ha dell'affetto per me, che è contento di vedermi, ma a patto che ciò non dispiaccia dall'altra parte. Che volete, que­sto non mi basta, non ne posso più! Voi non sapete che cosa sia essere sempre soli, tutte le notti, tutte le mattine, il non vedere l'uomo che si ama quando lo si desidera, l'essere obbligati a nascondersi, essere sempre la seconda, l'ul­tima! Non ne posso più! Che se ne vada, lo pre­ferisco. Fino ad ora ho fatto tutto quello che ho potuto per piacergli; mi sforzavo di essere bella, la più bella, di avere una casa attraente, la più attraente, di mostrare un viso sorridente, anche quando ero triste. A che cosa è servito tutto ciò? Egli non si rende conto di niente, tutto gli è dovuto! Passa amabilmente nella vita facendo del male a tutti, senza nemmeno accorgersene. Intorno a lui nessuno è felice, né voi, né io, né lui stesso!

Claudio                       - E sua moglie nemmeno!

Germana                     - E tuttavia non è cattivo, anzi in fondo è buono, solamente, a forza di non voler dar dispiacere a nessuno...

Claudio                       - Rende infelici tutti quanti. Ger­mana, io vorrei parlare un po' con voi, seria­mente e lealmente.

Germana                     - Che cosa c'è di nuovo?

Claudio                       - Sono sicuro che me ne vorrete e che Roberto non me lo perdonerà mai; ma penso che sia mio dovere parlarvi come faccio. Lasciate Roberto.

Germana                     - È lui che vi ha incaricato di dirmelo!

Claudio                       - Vi sto dicendo che egli non me lo perdonerà mai. Vi do la mia parola d'onore che Roberto non mi ha incaricato di nulla, che egli non immagina nemmeno questa conversazione e che, al contrario, ha insistito con me perché io vi faccia far la pace.

Germana                     - Allora?

Claudio                       - Voi mi avete rimproverato poco fa molto brutalmente, di essere l'amico delle due coppie e di mangiare, se può dirsi così, a due greppie. Avevate ragione, Germana, io sono vostro amico, ma lo sono anche della signora Aubrays. Voi lo vedete, si possono fare le stesse infedeltà, tanto in amicizia che in amore. Ieri sera la signora Aubrays ha scoperto la vostra relazione con Roberto.

Germana                     - No!

Claudio                       - Sì, e ne ha provato un immenso dolore.

Germana                     - Tanto meglio, ne sono contenta.

Claudio                       - Non lo dite, non sta bene.

Germana                     - E perché? Ho sofferto abba­stanza per causa sua, essa può ben soffrire per causa mia!

Claudio                       - Non è per causa sua che avete sofferto.

Germana                     - E per colpa di chi?

Claudio                       - Per colpa di suo marito. A lei, non avete niente da rimproverare.

Germana                     - È vero.

Claudio                       - Cara Germana, voi avete molto cuore e malgrado ostentiate una crudeltà che non avete, siete buona e sensibile. Sapete per­fettamente che Roberto non lascerà mai sua moglie.

Germana                     - Ahimè!

Claudio                       - E sapete anche che non avrà mai il coraggio di lasciarvi. Resterà dunque in mezzo a voi due, torturando l'una o l'altra, essendo persuaso di rendervi felici, di sacrificarsi per voi; e se una di voi due lo rimprovererà per la sua condotta, egli l'accuserà di ingratitudine e sarà sincero.

Germana                     - Scherzate.

Claudio                       - Non scherzo, mia cara amica; sono sincero. Nemmeno lui, lo sapete, è felice.

Germana                     - Io faccio tuttavia quanto posso per essergli gradita.

Claudio                       - Sua moglie fa lo stesso.

Germana                     - E allora?

Claudio                       - Allora vi è una soluzione sola, ed è quella che voi siate la più ragionevole e lo lasciate. Senza dubbio ne avrà un gran dolore, ma si rassegnerà e almeno una di voi non sof­frirà più.

Germana                     - Fino al momento in cui ne pren­derà una terza!

Claudio                       - Col suo carattere non aspetteremo molto, ma intanto voi avrete la soddisfazione di avere agito onestamente.

Germana                     - Ma perché dovrei essere io a sa­crificarmi?

Claudio                       - Perché voi siete la più debole e forse anche la migliore; e poi, anche per voi, sarà molto meglio, perché la vostra non è un'e­sistenza possibile. Una felicità divisa non è mai una vera felicità, perché niente è più egoista e più esclusivo dell'amore. Credetemi, io ne so qualche cosa.

Germana                     - Voi?

Claudio                       - Ma sì, io. Ma non è di me che dobbiamo occuparci; voi siete giovane, siete bella, potete rifare la vostra vita in un modo migliore e vedrete come sia facile, in fondo, essere felici, quando si vuole veramente esserlo!

Germana                     - Ma io amo soltanto Roberto e, d'altronde, non vedo più nessuno.

Claudio                       - Non avrete che da guardarvi in­torno; è così facile per una donna!

Germana                     - Ma io non sono capace di met­termi col primo che passa, di darmi senza amore!

Claudio                       - Voi l'amerete, Germana cara!...

Germana                     - Ma chi amerò?

Claudio                       - Quegli che verrà, che vi conso­lerà, che vi comprenderà, e che vi parlerà tene­ramente, come voi meritate che vi si parli.

Germana                     - Come mi parlate voi.

Claudio                       - Oh, non sarò io, Germana.

Germana                     - Io non vi piaccio dunque?

Claudio                       - Voi non potete immaginare quan­to mi piacereste e quanto mi piacete e come in un altro momento sarei felice di dirvelo; ma ora è impossibile!

Germana                     - E perché?

Claudio                       - Perché non sarebbe una cosa pu­lita, perché non è per questo motivo che vi ho domandato di lasciare Roberto, perché in que­sto momento io non penso a me, e non voglio pensare alla felicità che potremmo conoscere in­sieme; perché voglio pensare solamente a lui, a voi e al suo focolare domestico.

Germana                     - Ci tenete dunque tanto alla gioia del suo focolare domestico? Figuratevi che io avevo sempre pensato che foste un poco inna­morato della signora Auhrays e quando dico un poco... Vedendovi così gentile con me, mi sembrava che foste felice della mia relazione con Roberto, che l'incoraggiaste; e se volete proprio sapere il fondo del mio pensiero, che questa relazione vi fosse utile e che ne appro­fittaste...

Claudio                       - Vedete come ci si può sbagliare!

Germana                     - Naturalmente, se amaste la si­gnora Aubrays non fareste tanti sforzi per ricondurla al marito: quando il marito inganna la moglie, è una fortuna per l'amante.

Claudio                       - (triste) Sì, è una fortuna per l'amante!

Germana                     - Che peccato, è proprio un uomo come voi che avrei voluto! Voi mi sareste stato fedele. Mi avreste amato teneramente.

Claudio                       - Io sì, probabil­mente, ma voi?

Germana                     - Vi voglio molto bene.

Claudio                       - È appunto quel­lo che io temevo. Andiamo, adesso me ne vado, riflettete bene a quello che vi ho detto, cercate di essere coraggiosa e fra qualche settimana, mi rin-grazierete. È solo nei romanzi che si dice che l'amore è più forte di tutto. Non è vero, non vi è niente di più fragile e, davanti all'ostacolo, esso in­nalza bandiera bianca. Arrive­derci, Germana.

Germana                     - Arrivederci, Claudio; ma dite, non rima­nete a colazione?

Claudio                       - No, grazie, oggi no; e d'altronde non ho fame; ho cenato troppo bene ieri sera.

Germana                     - Farò il possibi­le per obbedirvi e lo farò tan­to più volentieri in quanto mi rendo conto che, se voi me lo domandate, è unicamente per bontà, per amicizia per me e per Roberto e perché egli sia felice in casa sua. E pensare che io mi immaginavo che voi foste l'amante di sua moglie! Se voi foste il suo amante, non sareste così stupido di riavvicinarla a suo marito!

Claudio                       - Eh, no! Non sarei stupido fino a questo punto!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

In casa di Roberto. La stessa scena del primo atto. Giovanna, sola, è al telefono.

Giovanna                    - (telefonando) Pronto. Pronto. Elysè 82-4O. Claudio Germond? Ah, siete voi, Giustino? È in casa il signore?... Voi parlate con la signora Aubrays. Non verrà a colazione? Non sapete dove fa colazione?... Va bene, quando ritorna ditegli che ho telefonato. (Nel frattempo è entrato Roberto). (Giovanna, sor­presa) Sei tu?

Roberto                       - Ma sì! A chi telefonavi?

Giovanna                    - Telefonavo a Claudio per scu­sarmi del mio cattivo umore di ieri.

Roberto                       - Hai fatto bene; povero ragazzo. Sei veramente poco gentile con i miei amici e poco a poco finiremo per non vedere più nes­suno. Meno male, sono contento che tu faccia la pace con lui, perché è un buono e bravo figliolo. (Silenzio di Giovanna) Non hai l'aria entusiasta! È sempre così, non posso essere amico di qualcuno senza che subito tu lo prenda in antipatia! E dire che tutte le donne si somi­gliano e sono tutte gelose ad un modo!

Giovanna                    - Tu mi dai abbastanza occasioni per esercitare la mia gelosia senza che abbia bisogno anche di questa!...

Roberto                       - Non sei davvero carina, oggi! Ed io che ero così contento di poter fare colazione con te...

Giovanna                    - Ma non mi avevi detto che avevi un appuntamento molto importante con i meni, bri del tuo Consiglio di Amministrazione?

Roberto                       - Li ho piantati! Avevo troppa voglia di rivederti! Non è una bella sorpresa?

Giovanna                    - Ma questa mattina mi avevi detto che non ti sarebbe stato possibile libe­rarti.

Roberto                       - Ho cambiato idea; che cosa noni farei per te!

Giovanna                    - Hum...

Roberto                       - Valeva proprio la pena che tornassi! Ed io che pensavo che saresti stata così contenta! Non hai l'aria beata di vedermi!

Giovanna                    - Ma sono felicissima...

Roberto                       - Non si direbbe.

Giovanna                    - Dopo tutto quello che è acca­duto fra noi, non pretenderai che ti salti al collo perché fai colazione a casa!

Roberto                       - Ci ripensi ancora? Che carattere!

Giovanna                    - Oh! so benissimo che tu non ci pensi più! Tu dimentichi così facilmente il male che fai. Ma vedi un po'... Io ci penso ancora! Forse preferiresti che me ne infischiassi e non ne soffrissi affatto.

Roberto                       - No, ma insomma...

Giovanna                    - Allora!... D'altronde, come mai sei venuto a colazione? La signorina Langlois non ha voluto saperne di te?

Roberto                       - Che cosa vai ad escogitare!... Qui non si tratta della signorina Langlois: dovevo far colazione con i membri del mio Consiglio di Amministrazione, e poi mi sono detto che saresti contenta di rivedermi e li ho piantati per venire da te. Giuro sulla tua vita che du­rante tutta la strada ho pensato solamente al piacere che ne avresti provato!

Giovanna                    - Ah, benissimo! Allora giurami anche sulla mia vita che dovevi veramente far colazione con i membri del tuo Consiglio d'Am­ministrazione.

Roberto                       - Ma te lo... (In collera) E poi alla fine ti ho già detto mille volte che non voglio più fare giuramenti, che non avrei più giurato alla tua vita. Queste cose finiscono per portare disgrazia.

Giovanna                    - Ci porteranno disgrazia se tu fai dei giuramenti falsi.

Roberto                       - E poi la tua sfiducia mi offende. Credi o non credi, non me ne importa niente.

Giovanna                    - Ma se non fai altro che giurare sulla mia vita a proposito della minima scioc­chezza!

Roberto                       - Io?...

Giovanna                    - Sì, tu? Anche poco fa.

Roberto                       - Ah, io non faccio altro che giu­rare sulla tua vita? Va bene, ora ti faccio un ultimo giuramento: Giuro sulla tua vita che non giurerò mai più sulla tua vita!

Giovanna                    - Molto abile. Insomma, perché debbo contentarmi della minima offerta, vado ad occuparmi della colazione.

(Il domestico entra).

Domestico                  - (annunciando) Il signor Claudio Germond.

Giovanna                    - Voi, Claudio?

Claudio                       - Sì, io.

Roberto                       - Che cosa vieni a fare?

Giovanna                    - Viene a far colazione con noi. Non è vero, Claudio?

Claudio                       - Ma sì.

Giovanna                    - E questa volta è un invito sul serio. Vi avevo appunto telefonato poco fa. Non è vero, Roberto?

Roberto                       - Ma sì. Ma sì...

Giovanna                    - Ho molte scuse da farvi.

Claudio                       - Non parliamo di scuse.

Roberto                       - In ogni modo non parliamone adesso, avremo un soggetto di conversazione du­rante la colazione. Non hai fame, tu?

Claudio                       - Ma sì.

Giovanna                    - L'Olimpo ha fame... Cerchiamo di satollarlo. Ritorno subito. (Esce).

Roberto                       - Dunque?

Claudio                       - Dunque, si è un po' calmata.

Roberto                       - Fino al momento di ricominciare.

Claudio                       - Non ricomincerà più.

Roberto                       - Lo credi? Si vede bene che non la conosci. Dio santo, quand'è che sarò tran­quillo! Quand'è che potrò essere fedele e non dovrò più sorridere a due donne, non sarò più obbligato a mentire, avrò la calma, una vita pacifica, non sarò più interrogato, non avrò più bisogno di tenere una contabilità in partita dop­pia! Ah, caro mio! Questa felicità non la co­noscerò mai!

Claudio                       - E chi lo sa?!... (Siede).

Roberto                       - Ma se il mio destino è quello di essere sempre inquieto, mentre io avrei tanta voglia di essere allegro e tranquillo!

Claudio                       - Ci arriverai...

Roberto                       - Ma no. Non ci arriverò mai, sono troppo buono per lasciarle; quello che ci vor­rebbe, vedi, sarebbe che una delle due...

Claudio                       - Che una delle due, dicevi...?

Roberto                       - Sì, una delle due, non importa quale, perché le amo entrambe, e mi seccano tutte e due, si stancasse di questa esistenza ed avesse il coraggio di andarsene!

Claudio                       - Ma tu saresti infelicissimo.

Roberto                       - Non mi conosci! Se una delle due non mi amasse più, vedresti come io l’amerei.

Claudio                       - Cose che si dicono.

Roberto                       - Che si dicono e che si pensano; non ne posso proprio più. La scena di ieri, la scena di questa mattina, la scena che incomin­ciava quando tu sei entrato...

Claudio                       - Ah, eravamo daccapo?

Roberto                       - È l'inferno in terra! Se debbo continuare così, me ne andrò, partirò per il centro dell'Africa! Tu che sei al Ministero degli Affari Esteri, non credi che potrei essere nomi­nato ambasciatore?...

Claudio                       - Solamente?

Roberto                       - O ministro plenipotenziario. In­somma qualche cosa che mi permettesse d'an­darmene in un luogo lontano e calmo.

Claudio                       - Tanto calmo, lo vorresti?

Roberto                       - Insomma, un posto dove né Gio­vanna né Germana, potessero venire a raggiun­germi.

Claudio                       - Se non venissero quelle, ne ver­rebbero altre!

Roberto                       - Non ho mica fatto voto di castità!

Claudio                       - Ma, mio povero Roberto, tu scan­dalizzeresti la diplomazia ed in meno di un mese la tua ambasciata diventerebbe un pollaio!

Roberto                       - Allora non vuoi occuparti di me?

Claudio                       - Ma anche se lo volessi non potrei egualmente! Un segretario di terza classe non può far nominare degli ambasciatori.

Roberto                       - Che peccato!

Claudio                       - Che fortuna; perché, sai che cosa succederebbe? Appena fossi nominato non avre­sti altro scopo che d'installare vicino a te tua moglie e la tua amante.

Roberto                       - Ti sbagli! Ho riflettuto a lungo!

Claudio                       - Quando?

Roberto                       - Anche poco fa, mentre tu parlavi!

Claudio                       - Non hai avuto molto tempo!

Roberto                       - Ed ho preso una decisione. Non avendo alcun motivo per divorziare, ho deciso di separarmi da Germana.

Claudio                       - Davvero?

Roberto                       - Te lo giuro sulla vita... (Ripren­dendosi) Te lo assicuro.

Claudio                       - (alzandosi) Allora è una cosa seria ?

Roberto                       - Tutto quello che vi è di più serio. E poi mi rendo perfettamente conto che sciupando così la mia vita non lavoro, rovino i miei più begli anni e non concludo nulla!

Claudio                       - Ma se non hai mai lavorato?

Roberto                       - Per questo è tempo d'incomin­ciare! ...

Claudio                       - Che bella ragione!...

Roberto                       - Te ne meravigli? Ed io ti voglio domandare ancora un piacere! (Faccia inquieta di Claudio). Un favore che tu solo puoi farmi. Tu hai molta influenza sopra Germana; in nome della nostra vecchia amicizia ti supplico di prepararla ad una rottura. Ti prevengo che sarà una cosa molto difficile.

Claudio                       - Forse non tanto quanto credi!

Roberto                       - Ma tu non la conosci! Una leo­nessa, caro mio, una leonessa che difende il suo piccino!

Claudio                       - Sei tu il piccino?

Roberto                       - Sarà una cosa terribile, e non credo che potrai riuscirci.

Claudio                       - E se riuscissi?

Roberto                       - Come?

Claudio                       - Se Germana si decidesse a la­sciarti, che cosa diresti?

Robertq                       - Direi: Ouf! Ma non ci crederei!

Claudio                       - Ebbene, puoi dirlo. È fatto!

Roberto                       - No?

Claudio                       - Te lo assicuro.

Roberto                       - Me lo assicuri?

Claudio                       - Sì.

Roberto                       - Ah, caro mio, è proprio vero quello che dici? Sono libero? Non ho più, che una donna sola?

Claudio                       - Sì.

Roberto                       - E sei tu che hai fatto tutto ciò?

Claudio                       - Ma sì!

Roberto                       - Che amico! Ne sono talmente contento che non posso credere che sia vero!

Claudio                       - Ebbene credilo. Germana ti la­scia ed io sono incaricato da parte sua di an­nunciartelo.

Roberto                       - Ma raccontami, raccontami! Come sono andate le cose? Come hai fatto?

Claudio                       - Quando tu sei andato via, le ho parlato, le ho detto che questa esistenza non poteva più durare.

Roberto                       - Ma io non ti avevo incaricato di questo.

Claudio                       - Adesso non me lo vorrai rimpro­verare ?

Roberto                       - Al contrario; andiamo, allora?...

Claudio                       - Allora le ho spiegato che tu non eri felice...

Roberto                       - È proprio vero!

Claudio                       - E che tua moglie pure non era felice.

Roberto                       - Povera Giannina!

Claudio                       - E che lei soprattutto, povera Ger­mana, con un uomo come te sarebbe stata sem­pre infelice!

Roberto                       - Questo mi pare un po' esage­rato...! Di' addirittura che mi hai fatto passare per un mascalzone!

Claudio                       - Nemmeno un momento; le ho fatto soltanto comprendere che la vita... la sua vita... la tua vita...

Roberto                       - Di che cosa t'immischi?

Claudio                       - Cosa dici?

Roberto                       - È incredibile!

Claudio                       - Ma se un momento fa mi dicevi...

Roberto                       - Prego, io ti avevo detto di cal­mare Germana e niente più.

Claudio                       - Ma adesso!

Roberto                       - Non ti parlo di adesso, ti parlo di questa mattina.

Claudio                       - Naturalmente, ma il risultato è lo stesso.

Roberto                       - Ma niente affatto! Intendiamoci bene, io sono felice che Germana mi lasci...

Claudio                       - Allora ?

Roberto                       - Ma quello in cui sono meno fe­lice è che tu ti sia permesso di prendere una simile iniziativa! Avresti potuto almeno con­sultarmi.

Claudio                       - Credevo di farti piacere.

Roberto                       - Quello che hai fatto è un tradi­mento! Un tradimento bello e buono! In que­sto momento io non penso a Germana, sono beato di avere infine risolta questa situazione, ma penso a te, penso a noi; da parte di un amico come te, non mi sarei aspettato un simile abuso di fiducia!

Claudio                       - Niente altro?

Roberto                       - Sì, è un abuso di fiducia; io ti avevo incaricato di una missione, non avevi che ad adempirla alla lettera.

Claudio                       - Un'altra volta!...

Roberto                       - Un'altra volta mi rivolgerò al­trove, e sceglierò meglio i miei amici. Più ci penso e più ne sono nauseato!... Allora l'hai decisa a lasciarmi?

Claudio                       - Sì.

Roberto                       - Ed ha accettato?

Claudio                       - Ha accettato.

Roberto -------------- - Così? In cinque minuti!... Mi prendi forse per un imbecille?... Ci vedo chia­ro, io! Perché ella ti obbedisca così facilmente, deve esserci qualche cosa fra di voi.

Claudio                       - Che cosa vuoi dire?

Roberto                       - Voglio dire che eravate d'accordo tutti e due per infinocchiarmi e tradirmi.

Claudio                       - Noi?

Roberto                       - Proprio così! È un pezzo che mi sono accorto dei vostri maneggi: Claudio caro, di qua, cara Germana di là... e la tua presenza continua! E la vostra intimità... Ed io, imbe­cille, che non dubitavo di niente! Che ero così stupido di aver fiducia in te, mentre tu eri là, all'agguato, pronto ad approfittare delle mi­nime occasioni. E non posso lagnarmi che non mi abbiano aperto gli occhi. Mia moglie me lo diceva sempre che dovevo diffidare di te!

Claudio                       - Ah! tua moglie ti diceva...?

Roberto                       - Le donne vedono meglio di noi; ma ti assicuro che non finirà così fra te e me! Intanto vado a dirle due parolette, a Germana, e le mostrerò che non sono completamente im­becille, e che quando si vuole infinocchiarmi bisogna farlo meglio. A fra poco.

Claudio                       - Ma tu perdi la testa? Non vorrai mica andare da lei?

Roberto                       - Capisco che ti secca, ma è così. (Chiamando) Giovanna!

Claudio                       - Cosa fai adesso? Giovanna - (fra le quinte) Che vuoi?

Roberto                       - Senti... Non so più dove avevo la testa. Claudio ha ragione. (Claudio sospira). Mi sono ricordato in questo momento che è in­dispensabile che io vada a quella colazione.

Giovanna                    - Quale colazione?

Roberto                       - La colazione del Consiglio! An­diamo, è già quasi il tocco!

Giovanna                    - Ma...

Roberto                       - Claudio ti spiegherà. (Esce).

Giovanna                    - Che cosa gli prende?

Claudio                       - (imbarazzato) Sembra che abbia appuntamento molto importante e serio e si è improvvisamente ricordato...

Giovanna                    - Dimmi un po': ricominci a pren­dermi in giro?

Claudio                       - Io?!

Giovanna                    - Sì, tu! Ne ho abbastanza delle vostre bugie! È andato a raggiungere la sua Germana!

Claudio                       - Ma no!

Giovanna                    - No? Giura sulla mia vita che non ci è andato!

Claudio                       - Oh!

Giovanna                    - Che infamia! Ed è per questo che sei tornato? È il colmo! Tu fai un bel me­stiere, amico mio!...

Claudio                       - Ho fatto bene a venire con te!

Giovanna                    - Non ti accorgi di tutto quello che vi è di ignobile nella tua complicità?

Claudio                       - Ma che cosa stai raccontando?

Giovanna                    - Roberto è andato a raggiungere la signorina Langlois, sì o no? (Silenzio di Claudio). Andiamo, rispondi!

Claudio                       - Che cosa vuoi che ti risponda? T'inquieti quando parlo e t'inquieti quando taccio!

Giovanna                    - Non si tratta di noi. Roberto è andato a raggiungere la signorina Langlois, sì o no?

Claudio                       - (esasperato) Sì.

Giovanna                    - Ci è andato in seguito alla vo­stra conversazione?

Claudio                       - Sì.

Giovanna                    - E ti pare una cosa pulita? Com­prendo benissimo come sono andate le cose. Roberto doveva far colazione con lei; all'ultimo momento, pensando alla scena di ieri, ha avuto rimorso ed è ritornato qui. La signorina Lan­glois malcontenta e spiacente di perdere un cliente...

Claudio                       - Come è cattivo quello che dici!

Giovanna                    - Ma sì, difendila, è nelle tue funzioni!

Claudio                       - Io non la difendo, ma trovo in­giusto...

Giovanna                    - Se sapessi come la tua opinione mi lascia indifferente. Dunque lei ti ha inca­ricato di riportarglielo. E tu hai fatto que­sto, tu!...

Claudio                       - Al solito, ti fissi sopra una idea qualunque, parti in quarta, e costruisci dei ro­manzi.

Giovanna                    - Ci vedo abbastanza chiaro, osa negarlo ?

Claudio                       - Lo nego in modo assoluto. La signorina Langlois non mi ha affatto incari­cato...

Giovanna                    - Dunque oggi non l'hai veduta? Non eri da lei, poco fa, quando ti ho telefo­nato, quando ho avuto la debolezza di telefo­narti ?

Claudio                       - Sì, ero dalla signorina Langlois.

Giovanna                    - E uscendo da lei sei venuto da me? Decisamente, tu mangi a tutte le tavole, amico caro.

Claudio                       - Io! È appunto quello che mi di­ceva poco fa la signorina Langlois.

Giovanna                    - Il che prova che ti conosce. Non ti posso dire quanto sono demoralizzata. Quan­do penso che pretendevi di amarmi ed hai fatto questo! (Piange).

Claudio                       - Andiamo, Giannina mia! (Cerca di abbracciarla ed ella si svincola).

Giovanna                    - Lasciami!

Claudio                       - Vuoi sapere perché sono andato dalla signorina Langlois?

Giovanna                    - Puoi inventare quello che vuoi per giustificarti; questo non impedirà che an­dando da lei tu abbia commesso un'azione igno­bile.

Claudio                       - Ascoltami dunque due minuti! Sì, questa mattina sono stato da lei.

Giovanna                    - Era forse la prima volta?

Claudio                       - No, non era la prima volta.

Giovanna                    - Allora sei un intimo di quella casa? È una cosa pulita!

Claudio                       - Hai ragione di rimproverarmelo!

Giovanna                    - E perché frequenti quella donna che mi ha fatto tanto soffrire?

Claudio                       - Roberto è mio amico.

Giovanna                    - Ma tu sei il mio amante!

Claudio                       - Tu conosci Roberto e le sue esi­genze. Non è possibile resistere!

Giovanna                    - Mi immagino che non avrà do­vuto trascinarti là con la forza!

Claudio                       - Credi, ho esitato molto prima di fare questa conoscenza. Ma Roberto ha tanto insistito...

Giovanna                    - Non dovevi andarci, bisognava ricusare nettamente.

Claudio                       - Ma cosa volevi che gli dicessi?

Giovanna                    - Dovevi dirgli che eri mio amico e che, essendo ricevuto in casa mia, non potevi accettare d'essere ricevuto dalla sua amante.

Claudio                       - Gliel'ho detto.

Giovanna                    - E che cosa ti ha risposto?

Claudio                       - Mi ha risposto che egli era legato con te più intimamente di me e che questo non gli impediva di andare a trovare la signorina Langlois!

Giovanna                    - E con due parole ti ha fatto capitolare!

Claudio                       - Ma no!... Sapessi per quanto tempo ho resistito! Un giorno li ho incontrati tutte e due a teatro, mi ha presentato, non po­tevo mica volgerle le spalle!

Giovanna                    - Si, che lo potevi!

Claudio                       - Ma no! Questo si fa nei drammi. Sono stato educato ma sostenuto; ma quella ha insistito tanto perché andassi a trovarla; mi ha detto che Roberto le aveva tanto parlato di me e che aveva da un pezzo il desiderio di conoscermi.

Giovanna                    - E questo ti ha lusingato!

Claudio                       - Mi ha piuttosto imbarazzato! Il caso ha voluto che la rincontrassi ancora due o tre volte, sola o con Roberto. Essa mi hai fatto molte proteste di amicizia e perfino uni giorno mi ha dato guai per causa tua. Roberto le aveva parlato della nostra intimità, le aveva troppo parlato di noi e, con la sottigliezza delle donne, essa aveva subodorato qualche cosa. Ho temuto che ricusando sistematicamente i suoi inviti e rispondendo alle sue gentilezze con delle scortesie, ne tirasse delle conclusioni pe­ricolose per noi e montasse la testa a Roberto.

Giovanna                    - Allora è per causa mia che hai frequentato la Langlois?

Claudio                       - Non precisamente per causa tua. Le donne sono come i bambini, che traggono da tutto delle conclusioni definitive. Ci sono stato per quel che ti ho detto, per far piacere a Roberto, per cortesia, per debolezza, per abi­tudine.

Giovanna                    - E perché ti faceva piacere!

Claudio                       - È una povera ragazza che non è felice, e tuttavia avrebbe meritato di esserlo.

Giovanna                    - Ma tu eri là per consolarla! Tu, l'amico di Roberto! Non ti basta sua moglie...

Claudio                       - Come è cattivo quello che dici! Senza dubbio ho avuto torto di frequentare Germana...

Giovanna                    - Ah! La chiami Germana!

Claudio                       - Ho avuto torto di frequentare la signorina Langlois, dal punto di vista della mo­rale è evidente che non avrei dovuto farlo; ma viviamo in un'epoca in cui tutti commettono o tollerano questo genere di piccole vigliaccherie. E tu, non passi la tua vita a ricevere in casa tua gli amanti di tante donne, di cui ricevi anche il marito?

Giovanna                    - Non è affatto la stessa cosa.

Claudio                       - Invece è proprio la stessa cosa. E poi, via, francamente: forse l'esistenza di noi tre è un modello di moralità?

Giovanna                    - Non ti mancava più che rimpro­verarmelo!

Claudio                       - Io non ti rimprovero niente, è la vita, la nostra povera vita! Ah! ti assicuro che se qualche volta ho dei rimorsi non è dav­vero perché frequento la signorina Langlois! E quando faccio il mio esame di coscienza, non è di questo che mi pento!

Giovanna                    - Sei veramente un santo!

Claudio                       - No, sono un povero diavolo; ti amo, e sono un amico di tuo marito: non è una bella cosa, e non è una cosa sempre gaia.

Giovanna                    - L'hai voluto tu! Io non ti ho mica forzato!

Claudio                       - Perché mi dici delle cattiverie? Lo sai quanto bene ti voglio!

Giovanna                    - E che cosa facevi questa mattina dalla signorina Langlois?

Claudio                       - Quando ieri ho visto quanto eri disperata per l'infedeltà di tuo marito...

Giovanna                    - Ti ho già spiegato...

Claudio                       - Quando ti ho visto così desolata ho compreso che ami più lui di me, ed ho vo­luto calmare il tuo dolore e darti un po' di fe­licità. Perciò ho ottenuto dalla signorina Lan­glois che rompesse con Roberto, l'ho decisa a lasciarlo; ecco perché sono andato da lei sta­mattina!

Giovanna                    - Ed essa ha accettato?

Claudio                       - Sì, ha accettato.

Giovanna                    - (con slancio) Tu hai fatto questo!

Claudio                       - Sì, l'ho fatto.

Giovanna                    - Per me!

Claudio                       - Per te, amore mio!

Giovanna                    - (tenera) Caro!

Claudio                       - Cara!

Giovanna                    - (riprendendosi) Se potessi cre­dere a quello che dici...

Claudio                       - Te ne do la mia parola d'onore.

Giovanna                    - Sono certa che hai deciso quella donna a lasciare mio marito, ma quanto a cre­dere che l'hai fatto per me è un altro affare! Non prendermi per un imbecille!

Claudio                       - Che cos'altro ti salta in mente!

Giovanna                    - Ho capito tutto! Se ci tenevi tanto che la Langlois lasciasse Roberto è per te! Volevi averla tutta per te!

Claudio                       - Io!?

Giovanna                    - Naturalmente. Non t'immagi­nerai mica che io sia lo zimbello dei tuoi bei sentimenti! Se tu non ami la Langlois e se mi amassi, saresti stato felice ch'ella restasse l'a­mante di Roberto!

Claudio                       - È proprio vero che certe delica­tezze, le donne non le capiranno mai.

Giovanna                    - Vuoi farmi credere di essere un eroe? Quando si è un eroe, non si porta via la moglie al nostro migliore amico; e quando gliela si è portata via...

Claudio                       - Perché non gli si prenderebbe anche l'amante?

Giovanna                    - Bisogna proprio che tu abbia una grande influenza su lei e che ti ami paz­zamente per lasciare con tanta facilità un aman­te come Roberto! Adesso non voglio dirti delle cose sgradevoli, ma egli è molto meglio di te. Mi domando come ho potuto preferirti.

Claudio                       - Me lo domando anch'io!

Giovanna                    - Scherza pure, ma quello che hai fatto non è certo una bella cosa. Non è certo per prendere le parti di Roberto, perché ca­pirai bene che sono felice di quello che succede, ma devo constatare che la tua condotta verso il tuo migliore amico non è bella! No, caro Clau­dio, non è bella davvero.

Claudio                       - Gianna cara, ti assicuro che fra voi tre c'è da diventare pazzi! E sarebbe que­sto l'amore? Ti do la mia parola d'onore, guar­da, te lo giuro sulla mia vita, poiché sembra che sia questo il solo giuramento al quale tu credi, che non ho mai fatto la corte alla Lan­glois, essa non è niente per me, che non l'amo, né lei mi ama, e domandandole di lasciare Ro­berto, non ho pensato che a te, che mi strazi con i tuoi rimproveri; alle tue lagrime, che mi rendono disperato!

Giovanna                    - Allora è vero, mi ami proprio?

Claudio                       - Quanto poco devi amarmi per essere così diffidente e quanto ti devi giudicare severamente, per giudicare anche me così male! Sì, Giannina mia, ti amo, ti amo con tutta l'a­nima mia!

Giovanna                    - Ripetimelo, ne ho tanto biso­gno! (Si rannicchia nelle sue braccia sulla pol­trona, mentre Roberto entra senza che essi se ne accorgano).

Claudio                       - Sì, cara, ti amo e bisogna che ti ami assai per sopportare questa esistenza! In certi momenti ho voglia di confessare tutto a Roberto e di andarmene con te; tutte queste bugie, tutto questo fango, tutta questa ipo­crisia...

Giovanna                    - Eppure è l'amore!

Claudio                       - È il nostro amore!

Giovanna                    - Sì, il nostro amore. Come siamo stupidi. E dire che potremmo essere tanto fe­lici e passiamo la nostra vita a farci del male! È perché ci amiamo.

Claudio                       - Tesoro mio!

Giovanna                    - Amore caro! Senti, bisogna di­menticare tutto, questo pomeriggio verrò da te, nella nostra casetta, tu mi prenderai fra le braccia, mi stringerai forte, e vedrai se ti amo. Vado a vestirmi e sarò da te fra un'ora.

Roberto                       - (gravemente) Ci puoi andare an­che subito.

Giovanna e Claudio    - (si voltano) Oh!...

Roberto                       - Ma sì, perché aspettare un'ora: vacci subito.

Giovanna                    - Ma io...

Roberto                       - Vai, ho bisogno di parlare con Claudio. (La spinge dolcemente verso la porta). Andiamo, vai a vestirti; vai, vai... (A Claudio) Lo vedi, Claudio, non sono in collera; poco fa m'irritavo per un piccolo sospetto, ed ora, da­vanti a questa cosa spaventosa, sono calmo. Perché l'hai fatto? (Claudio non risponde). Ed eri mio amico! Avevo tanta fiducia in te.

Claudio                       - Non cerco di scusarmi, la mia condotta è abominevole, sono disperato pel do­lore che ti dò; pure, malgrado tutto, ti assi­curo che non ho cessato un momento di esserti amico. Lo so... lo so... Osar parlare di ami­cizia dopo un simile tradimento... Eppure, se potessi dirti tutta la verità...

Roberto                       - A che serve?

Claudio                       - Quando ciò è avvenuto fra Gio­vanna e me, noi due, io e te, ci conoscevamo appena; sul principio, venivo a casa tua per lei, sì, solo per lei, e poi, a poco a poco, in­sensibilmente, ci sono ritornato per te. Una simpatia fortissima mi attirava a te; era forse rimorso o semplicemente l'attrattiva della tua leggerezza, della tua spensieratezza, del tuo ter­ribile fascino al quale nessuno resiste! Non po­tevo fare a meno di cercarti e più mi attaccavo a te, è terribile a dirsi, meno soffrivo della no­stra situazione. Arrivavo ad amarvi tutti e due che molte volte mi sono domandato a quale dei due tenevo di più! Allora sentivo in me un oscuro e ardente bisogno di esservi devoto, di farvi piacere, di sopportare il vostro cattivo umore, le vostre collere, il vostro egoismo. Vorrei tanto che tu sapessi la mia tenerezza! Io non ho mai pensato a me... Anche questa mattina, con Germana, non ho pensato che alla tua felicità ed a quella di Giovanna... (Ripren­dendosi) Della signora Aubrays.

Roberto                       - Dovrei odiarti, ed invece non provo che un solo sentimento: la tristezza im­mensa di veder finita la nostra amicizia. Lo so, dovrei essere furioso, provocarti; ed invece sento un dolore solo. Arrivo a dire che provo meno gelosia che tristezza! Le ferite dell'ami­cizia sono dunque così crudeli, più di quelle dell'amore? Arrivo a domandarmi se soffro più del vostro tradimento o di averlo saputo.

Claudio                       - Addio!

Roberto                       - Addio! Vorrei trattenere la no­stra amicizia ancora un poco come si vorrebbe strappare alla morte un essere che ci è stato caro. Domani, lo so, quando l'emozione sarà passata sentirò per te soltanto dell'odio, il fango ritornerà alla superficie. Addio Claudio.

Claudio                       - Addio Roberto.

(Si guardano dolorosamente e le loro mari abituate a stringersi hanno un piccolo movi­mento. Claudio esce. Roberto resta un momento silenzioso, poi chiama dolcemente:)

Roberto                       - Giovanna... (Giovanna entra). Noi ci separaremo, ma voglio che ci lasciamo correttamente e senza collera.

Giovanna                    - Tu vuoi lasciarmi ?

Roberto                       - È necessario; nella stessa gior­nata perdo mia moglie e il mio solo amico!

Giovanna                    - E la tua amante?

Roberto                       - Di tutti e tre, essa è la sola che non abbia niente da rimproverarsi. Non par­lare di lei, vale meglio di te.

Giovanna                    - Sono contenta di pensare che soffri meno della tua separazione da me, che per la rottura con la signorina Langlois o con il signor Germond.

Roberto                       - Di tutti e tre, il più colpevole sono io.

Giovanna                    - Io non sono meno colpevole di te. Perché il tuo tradimento sarebbe meno grave del mio? È perfettamente la stessa cosa. Credi tu che noi non abbiamo le stesse debo­lezze, le stesse tentazioni, gli stessi desideri? E perché vuoi che siamo più forti di voi? Noi siamo colpevoli quanto voi, quando cadiamo, ma non lo siamo di più. Potrei dirti che ti ho ingannato per vendicarmi di essere stata ingan­nata, ma non è vero; in quel momento igno­ravo il tuo inganno e ti credevo fedele.

Roberto                       - E tu hai potuto...?

Giovanna                    - Sì, ho potuto; e tuttavia ciò non mi ha impedito di soffrire orribilmente quando ho saputo del tuo tradimento.

Roberto                       - Allora perché mi hai ingannato, se mi amavi?

Giovanna                    - Tu non mi amavi dunque più quando mi hai tradito?

Roberto                       - Sì.

Giovanna                    - Lo vedi!...

Domestico                  - (entrando) Posso servire la co­lazione ?

(Roberto e Giovanna si guardano come per interrogarsi).

Roberto                       - Ah, sì, è vero, bisogna pure mangiare!

Domestico                  - Bisogna aspettare il signor Germont ?

Roberto                       - Il signor Germont non fa cola­zione qui.

FINE

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