Il viaggio di nozze

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IL VIAGGIO DI NOZZE

Commedia in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi


Caro:               Marito di Cara

Cara:               Moglie di Caro

Dolce:             Moglie di Demi

Demi:              Marito di Dolce

Abdul:            Inserviente d’albergo

Divisit:           Guida turistica

Cicinbet:         Vicina di stanza

Tutunbej:                Latin lover

Settusai:          Capo villaggio

Sei comparse



La scena: la hall di un qualsiasi “Resort” egiziano. Arredamento vagamente esotico. Pochi elementi. Sulla parete di fondo un dipinto raffigurante la scena del “giudizio finale” altrimenti detto “La pesatura dell’anima” o “psicostasia”. Ai lati due grandi ingressi. Quello di sinistra è diviso in due da una colonna e conduce da un lato alla spiaggia e dall’altro alle camere e alla sala da pranzo mentre quello di destra è l’ingresso dell’ hotel. Questa commedia è dedicata agli appassionati dell’antico Egitto.


ATTO PRIMO


Scena prima

Mattino piuttosto presto
 

Caro:          (È un fifone, teme la propria ombra. Entra). Proprio in Egitto mi doveva trascinare, non le andava bene Riccione … noooo … figuriamoci. (Guarda il grande quadro). Madonna che fifa … tutte ‘ste bestie … vedrai … alla fine qualcosa di male succederà. Lo sento! L’ha detto mia mamma: “Falla desistere, non ti far trascinare in mezzo alla sabbia!” A dir la verità non voleva nemmeno che la sposassi. È di un superstizioso. Quando ha visto il gatto nero attraversare la strada prima di entrare in chiesa è venuta subito a tirarmi la giacca: “Non la sposare, mena gramo quella, si fa tagliare la strada dai gatti”. I gatti aspettano lei per passare. “Aspetta un po’ … ah sì è Cara: allora attraverso”. Il fatto è che l’adoro, non l’adorassi ma l’adoro. Senza di lei sarei perso. Mi fa penare oltre modo ma … bisogna saper attendere. Rispettare la moglie vuol dire sacrificarsi. (Si siede).Allora scendono o no! “Vai avanti tu che sei già sveglio” …  e io scemo a starla a sentire. La prossima volta la faccio scendere tre ore prima del ritrovo. Ma guarda te che posto. A me questa gente fa paura. Già sapere che sono i discendenti di un popolo che adorava gli animali non è rassicurante, se poi mettiamo in conto che qualcuno potrebbe ballonzolare anche oggi sai che allegria.  Mi tocca dormire con gli occhi aperti. Ecco: lo sapevo! Il bagno dove sarà? (Esce).

Demi:                   (Entra da sinistra). Qui non c’è nessuno … dice: “Sarà nella hall”.Mah! Egitto … e pensare che abbiamo un giardino enorme … ma per la dolce metà si fa questo ed altro. Questo ed altro. (Allusivo). Non è ancora sceso. Che personaggio curioso. Lo vado a dire alla moglie. (Esce).

Caro:          Ecco assolto il bisogno impellente di visitare la toilette dell’albergo, cosa che avrei evitato volentieri. Non vorrei che mi attaccasse qualche strano parassita.

Abdul:        (Entra con il carrello porta scope). Buongiorno signore. Sta aspettando il pullman per le piramidi?

Caro:          Eh … lo spero. Non appaia all’improvviso la prego. Già temo per la salute.

Abdul:        Suvvia, si rassereni, siamo in Egitto, la terra dei faraoni, dei miti: di Cleopatra. Il paese più bello del mondo. Lo sa che cosa ha detto Napoleone quando è venuto giù?

Caro:          È stato qui? Ma guarda!

Abdul:        “Dall’alto di queste piramidi quaranta secoli di storia ci guardano”. (Con enfasi).

Caro:          Ma pensa! Ed è tornato indietro sano e salvo?! 

Abdul:        Altroché … il pullman è già sul piazzale. (Lato destro. Scuote il capo). Mi sa tanto che questo … (Rivolto verso il pubblico).

Caro:          Aspetto gli altri … ritardano sempre. Mi dica, lei che è del posto: ci sono pericoli nelle piramidi? Qualche sciacallo … vipere cornute. (Si capisce che ha paura e Abdul lo intuisce).

Abdul:        Si metta gli stivaloni. Eviti di calpestare la sabbia, quella morbida. Selket è in agguato. E non perdona. È bene che sappia, caro signore, che ultimamente abbiamo avuto sei decessi in quella zona. (Lo guarda come a dire: sei un cretino).

Caro:          Oh signore lo sapevo … faccio in tempo a ritirarmi. Ho sentito dire cose orribili. E gli scarafaggi?

Abdul:        Per carità: li eviti! Soprattutto al mattino. Sono divinità!

Caro:          (Arriva la moglie seguita dagli amici). Troppo tardi!

Cara:           Ma Caro, sei sceso troppo in anticipo …  sparisci dalla visuale.

Dolce:         Te l’ho detto che l’avresti trovato nella hall. Dorme poco quest’uomo.

Caro:          Mi ha appena detto che ci sono stati dei morti nelle piramidi. Lo dica!

Abdul:        Sì ma per un incidente in un cantiere edile … purtroppo capita!

Demi:                   Hai visto? Non centra niente col turismo. Forza … saliamo sul pullman. (Vede il dipinto). Che bello! Non l’avevo notato. Dolce, ti piace quel dipinto?

Dolce:         Se sapessi cosa vuol dire almeno (Abdul ride). Cosa c’è scritto?

Abdul:        Meglio non saperlo.

Caro:          Meglio! Tutta questa magia mi fa paura.

Cara:           Continua ad ascoltare tua madre: vedrai che fine farai.

Demi:                   Tua madre è una strega?

Cara:          Peggio! L’ha rimbambito con le storie delle superstizioni. Lo sapete che stava impedendo il matrimonio per colpa di un gatto nero?

Dolce:         Ma guarda te che scusa.

Cara:           Appunto! (A Dolce). Con tutte quelle che ci sono.

Dolce:         Beh … sua madre è anche peggio. Io ho una voglia di …

Abdul:        Non me lo dica signora perché …

Demi:                   (A parte). A chi lo dice. (Si avvicina ad Abdul). Siamo in viaggio di nozze ma … fin ora … dice che è di manica stretta.

Abdul:        Porti pazienza … prima o poi la slaccia…  o no?

Demi:                   Mah!

Dolce:         Vedi?! (Mostra la gamba). Ti sembra un diavolo questo?

Cara:           Sinceramente no! Certo che in fatto di scuse.

Caro:          Assomiglia a quello sul dipinto. Oh signore che giornata. Se torno indietro vivo stasera è un miracolo.

Abdul:        Mi fa vedere? (Finge spavento). Niente … niente … (finge di impressionarsi).

Caro:          Andate voi … sto in hotel. Che amici ho trovato?

Dolce:         Ma dico è una voglia come un’altra.

Cara:           Appunto …  Appena vedono una gamba ci ricamano sopra.

Divisit:        Ben arrivati. (Entra da destra, è piuttosto vestita per essere in Egitto, preferisce non esporsi troppo al sole).

Caro:          Non lo so ancora se è stato un bene.

Divisit:        Italiani?

Caro:          Si capisce così tanto?

Divisit:        Avete delle scarpe bellissime.

Demi:                   Loro guardano le scarpe per stabilire la nazionalità.

Cara:           Gli americani sono sempre in ciabatte. Noi italiani siamo molto più eleganti … in tutto. Lei piuttosto: la vedo imbacuccata?

Caro:          Con tutti i pericoli che ci sono. Almeno quello la ripara. Ci accompagna lei?

Divisit:        Oggi sì! Il collega ha avuto un malore: i datteri. 

Dolce:         Oh madonna ne avrò mangiato un chilo. Fanno male?

Abdul:        (Se la ride divertito in un angolo). Tre al giorno: massimo!

Caro:          Colpa tua! (Di Cara).“Mangiane quanti ne vuoi” … ecco! Se stessimo in albergo?

Divisit:        Avete già pagato … sarà un caso … che sappia io è la prima volta che succede … il dattero è un po’ lassativo ma niente di più.

Caro:          Sono previste soste o si tira dritto?

Divisit:        Ci fermiamo nel deserto se dovesse capitare un urgente desiderio di elaborare i datteri … lo spazio non manca.

Abdul:        Vi potrebbero rapire. (Ridacchia tra sé).

Demi:                   Oh signore … mi sto pentendo d’aver scelto di andare in viaggio di nozze lontano da casa.

Dolce:         Se fosse per te saremmo stati in giardino sotto l’ombrellone tutta l’estate.

Caro:          Almeno avete il giardino …

Cara:           Branco di fifoni  … forza. (Passa Tutunbej). Ciao Tutun … dove vai?

Tutunbej:    In spiaggia! Voi?

Dolce:         Alle piramidi. (Le donne sono affascinate). Tu non ci vai?

Tutunbej:    No!

Cara:           Stasera ceniamo assieme? (Gli casca tra le braccia).

Tutunbej:    Perché no … poi si va ad ascoltare gli Hammaduik? Sono ospiti fissi.

Demi:                   Però! Li conosce solo lui. Decliniamo l’offerta: grazie! (Squillo di clacson). Arriviamo … che premura ha? Ci va tutti i giorni.

Abdul:        (Nel frattempo rassetta la hall). L’autista è un tipo suscettibile. Non perdona. Tenete questi, non si sa mai. (Da due scarabei a Demi).

Caro:          Anche l’autista avverso abbiamo … che giornata. (Escono).

Abdul:        Sono terrorizzati … hanno paura di tutto.

Tutunbej:    Raccontagli la storia raffigurata su quel dipinto.

Abdul:        (Ride). Gli aggiungo qualche particolare.

Cicinbet:     Sono già partiti? (Vede Tutunbej) Forse è meglio … vai in spiaggia?

Tutunbej:    Certo adorata … vado prima che tramonti la luna, ci mettiamo vicini? Così vicini da impedire all’aria di filtrare.

Cicinbet:     Ci puoi scommettere … sai che ho fatto bene a non andare con loro. Le ho già viste l’anno scorso. Andiamo. Ti trattieni tanto in Egitto?

Tutunbej:    Molto … mesi.

Cicinbet:     Non mi dire?

Abdul:        Lo sta dicendo. Andate prima che arrivi il sole. Adesso vengono per la luna (Tutunbej ride). Mah! Ne ho visti di stupidotti ma come questi ragazzi … Va bene … per oggi abbiamo dato del nostro meglio … (Passano alcuni signori. Stanno andando verso il pullman. Comparse). Italiani … francesi … inglesi? Non lo sanno! Aspetta! Chi sono quelli che non salutano? Ah sì: gli svizzeri!  (Esce).



Scena seconda

Il mattino dopo

Cicinbet:     (Entra Abdul, sta rassettando. Un attimo dopo entra Cicinbet). Ieri è stata una magnifica giornata Abdul. L’abbiamo passata assieme senza interruzioni … quel Tutun è straordinario. Ha della stoffa non c’è che dire. Di primissima qualità. L’anno scorso l’ho solo intravisto e non ho potuto apprezzare. È turco?

Abdul:        Ha stoffa? Sarà di Denizli … viene tutti gli anni. Fa l’archeologo.

Cicinbet:     Me ne sono accorta … trova sempre quello che cerca.

Abdul:        Trova trova … stai attenta … non comprare niente da lui. È tutto illegale! Se ti beccano alla dogana con qualche statuetta finisci dentro. Vale la pena?

Cicinbet:     Per quello no ma per altro sì! Perché sono già sposata altrimenti lo porterei a casa  avvolto in un bel tappeto.

Abdul:        Golosona. Comunque oggi non è in spiaggia: è a Luxor. Se aspetti una decina di minuti scendono i tuoi connazionali.

Cicinbet:     Oh Madonna che scemi! Guarda se fossi il capo della dogana non li lascerei entrare in Egitto … che gente. I mariti poi: che duo! Non capisco se sono malati o dei fifoni morti nel … (Sussurra qualcosa ad Abdul).

Abdul:        (Ridacchia). Temo che tu abbia ragione. Un giorno di questi gli racconto la storia dipinta su quel telo … a modo mio però.

Cicinbet:     Me lo sono chiesto … cosa c’è scritto?

Abdul:        Lo vuoi proprio sapere?  

Cicinbet:     Proprio proprio non lo so … dipende.

Abdul:        Hai paura eh?! (Si mettono in disparte, arrivano i quattro amici).

Caro:          Cara chi stai cercando? È da quando siamo usciti dalla stanza che non fai altro che frugare con lo sguardo ovunque. La caccia al tesoro è prevista per un altro giorno.

Cara:           Mi proibisci anche di sbirciare adesso?

Demi:                   Amano sbirciare … lo sai!

Dolce:         Sei molto comprensivo … come al solito. Ti degusterei qui ma non si può.

Caro:          Cara, siamo in viaggio di nozze per bacco. Invece di svarionare presta  un po’ d’attenzione al tuo sposo.

Cicinbet:     Ha tutta la vita Caro … ci si vede!

Caro:          Deficiente! Si trovi un marito invece di piantare zizzania.

Demi:                   Di’ la verità: ti piace! Se tu fossi meno bacchettone, in spiaggia, ci potremmo mettere a tiro, sotto vento … strisciando quatti quatti …

Caro:          Ma dai … ti sei sposato una settimana fa: non ti basta Dolce?

Demi:                  Sìììì ma oh … eh! Mi piace anche la guida.

Caro:          Quella piace anche a me! Insomma! Basta! Siamo in Egitto, qui può accadere di tutto. Non so nemmeno se torneremo a casa integri. (Nel frattempo le donne chiacchierano con Abdul).

Cara:           Ma davvero? Tutta roba sua? Personaggio di prim’ordine. 

Abdul:        Oh sì!

Dolce:         Certe cose è sempre meglio saperle in anticipo.

Cara:           Altroché! Voi due, andiamo in spiaggia. (Escono: spiaggia).

Caro:          Arriviamo! Fa caldo. Abdul, qui è sempre così caldo?

Abdul:        Dipende da quel dipinto lassù. Se è piuttosto chiaro fa caldo se è piuttosto scuro piove.

Demi:                   Si annuvola il quadro? Ho capito: è un segna tempo. Pensavo che significasse altro.

Abdul:        Significa anche altro ma … Oggi è scuretto.

Caro:          Vedo! Pioverà … forse è bene non scendere giù.

Abdul:        Non scendete, andate ai giochi.

Demi:                   E vada per i giochi. (Se ne vanno: lato spiaggia).

Abdul:        Sono proprio stupidi. (Alza le luci del salone). Adesso c’è il sole. E lasciano le mogli al pascolo. Menomale che Tutunbej è altrove sennò ….

Tutunbej:    Ciao Abdul … scendo!

Abdul:        Non sei a Luxor? Sei atteso, stai attento. Ti consiglio di andare nella spiaggia piccola a nord.

Tutunbej:    Perché? A sud c’è ressa?

Abdul:        Ci sono le italiane … e Cicinbet.

Tutunbej:    Quasi quasi sto in camera … sono uno strazio. Ci credi che dopo un paio d’ore che le ho vicine mi fischiano le orecchie? Ma forte eh. Mi fanno venire le allucinazioni. Vedo Osiride scorrazzare per i campi inseguito da Seth.

Abdul:        Porco cane … io vedo Iside di solito ma non perché ho le allucinazioni, perché sono un po’ a digiuno. I mariti sono ai giochi … hanno dei problemi quei due.

Tutunbej:    Più di uno di sicuro. A nord … ciao!


Scena terza

Verso mezzogiorno. Ritorno dalla spiaggia


Abdul:        (Entra, si siede). Sono curioso di sapere cosa hanno combinato alle piramidi … Divisit!

Divisit:        (Passa in quell’istante). Che c’è Abdul?

Abdul:        Cosa hanno combinato quei due italiani a Giza?

Divisit:        Taci! Guarda, credimi, ne ho viste tante ma ieri ho toccato i campi di Iaru tanto mi sono divertita … Hanno preso il custode che straccia i biglietti per il faraone.

Abdul:        Ma davvero?

Divisit:        Figurati che non hanno nemmeno visto la sfinge … gli ho fatto credere che è in riparazione. (Ridono come matti). Nella piramide camminavano chini per non sbattere la testa. Oh povera me che fessi.

Abdul:        Pensano di essere finiti nell’antichità. Temono gli dei. (Passano delle comparse, vanno a destra). Guarda questi come sono seri: sono svizzeri! (Ridono).

Divisit:        Ha detto Aziz che questi, al bar, hanno l’abitudine di lasciargli dieci dollari sotto il bicchiere come mancia perché non vogliono farsi scoprire apertamente a fare favoritismi a qualche cameriere piuttosto che ad un altro. 

Abdul:        Glieli danno di nascosto? Quello li prende e finge di non sapere chi glieli ha dati?

Divisit:        Infatti per tentare di farsi capire da lui, senza che gli altri lo scoprano  apertamente che sono loro a metterli, gliene danno sempre di più. Sono strani per Hathor. Questi europei. Oggi vado a prendere il sole, ma solo sulle gambe … ciao … (Ridono).

Abdul:        Per Anubi … arrivano! Signore, signori … avete fatto una bella gita ieri?

Caro:          Siamo stati fortunati più che altro. Ho preso un sacco di testate in quelle piramidi. Andavo fuori tempo. Mi abbassavo quando potevo stare dritto e viceversa (Si avvicina a Abdul). Mi dica … chi è l’attuale faraone d’Egitto? (Le signore confabulano tra loro).

Abdul:        Non lo sa?  Glielo dico ma … mi raccomando … non faccia  parola con nessuno perché qui non è come da voi … i pettegolezzi non sono ben visti …  È il decimo figlio di Cleopatra. Chapagniasu-putputet-nebamun.

Caro:          Non mi dica! Hai sentito Cara. (Abdul lo tira per  un braccio). No, niente. A momenti mi scappava … nemmeno a lei. Capisco! Se si diffonde la notizia ci levano il passaporto. (Abdul annuisce platealmente). Se andassimo a pranzo? 

Abdul:        Oggi servono scarafaggi alla piastra.

Demi:                   E pensare che abbiamo un giardino da fare invidia.  

Caro:          Non ha detto che sono sacri?

Abdul:        Al mattino, a mezzogiorno no! (Confabulano con Abdul, gli sta spiegando il significato del quadro, forse).

Dolce:         Cara … non si è ancora visto il turco, che sia ancora giù?

Cara:           Mah! Lo becchiamo oggi pomeriggio. Sarà con quella smorfiosa. Quanto la odio … per fortuna dice di essere sposata.

Dolce:         Il marito però è a Milano mentre i nostri sono qui.

Cara:           A scassare! Per quest’anno passa perché siamo in viaggio di nozze ma l’anno prossimo li spediamo in montagna.

Dolce:         Eh Cara … il matrimonio è una scelta obbligata. Perlomeno hai le spalle coperte … dico “emotivamente”: capisci (Allusiva). … e poi non si è mai vista una moglie in viaggio di nozze senza il marito. Sarebbe troppo vistoso.

Cara:           Certo! Va bene tutto ma i vicini di casa si potrebbero fare un’opinione strana. Guardarli … chissà cosa si stanno raccontando.

Caro:          Cara si va a pranzo? Non abbiamo molto appetito oggi.

Dolce:         Noi sì! (Si guardano). Anche se ci dovessero servire degli scarafaggi andrebbe bene. (Escono).

Demi:                   Mi sa proprio … senti, stiamo sulla verdura. Spero che sia almeno come la nostra.

Abdul:        Sìììì ... qui la verdura è migliore, abbiamo piantagioni di cous-cous a non finire.

Caro:          Hai capito: lo piantano. A dopo!

Abdul:        Vi consiglio di mangiare lattuga, molta lattuga. (Se ne vanno). Ecco … anche oggi abbiamo dato del nostro meglio. Chissà se farà effetto? Di certo le mogli non ne hanno bisogno. Buongiorno signora.

Cicinbet:     Un corno! Non è che per caso l’hai mandato da un’altra parte di proposito?

Abdul:        Chi?

Cicinbet:     Ho capito: se lo sono spupazzato quelle sceme. Tu da me non prendi più una lira. (Se ne va in camera).

Abdul:        A dire il vero nemmeno sotto mano me ne dà. A quello perlomeno gliele rifilano sotto il bicchiere. Che strana gente vive in Europa. Eccolo qui il venditore di benessere … allora? Tutto bene?

Tutunbej:    Sì … tieni … depistale tutti i giorni: con discrezione. (Gli rifila dieci dollari). Ho trovato un posticino su una palma … mi arrampicherò.

Abdul:        Bravo! Questo sì che sgancia! … Che bell’albergo mi sono trovato. Che tipo! Ne ha di soldi. Se lo prendono con una statuetta vedi che fine fa …

Settusai:      (Entra decisa da destra). Il consierge?

Abdul:        Dev’essere  morto! Chieda alla reception.

Settusai:      Stai bene? È la stessa cosa. Dove sono capitata? Nella giungla?

Abdul:        Per caso è svizzera?

Settusai:      Non vedi che sono italo - egiziana. Sono la nuova capo villaggio.

Abdul:        Capisco. Non si scaldi. L’accompagno dal direttore.

Settusai:      Vedo che hai capito … andiamo. Non essere servile ti prego.

Abdul:        Ho un certo mal di schiena … ho bisogno di massaggi.

Settusai:      Più tardi ti do un’occhiata.

Abdul:        (Si raddrizza immediatamente). Molto gentile signora.

Settusai:      Ina … signorina! Mi chiamo Settusai-neferet-ity-mut-aset.  

Abdul:        Meglio … voglio dire: bene! Prego … la tallono tenendomi a debita distanza onde evitare di gironzolare con una sedia in testa. (Si gira verso il pubblico). Questa è ottima in insalata piccante. (Si china di nuovo). Un lattughino. Come la chiamo?    


Dopo pranzo

Caro:          Che schifezza di insalata, troppa mescolanza … chissà perché si sono ritirate in camera subito, di solito amano prendere il caffè qui. Si conoscono da quando siamo saliti sull’aereo, come noi del resto, e sembrano amiche da sempre.

Demi:                   Non vorrei che stessero male … sai il mangiare non è come da noi. E poi il caldo torrido ... sudano si indeboliscono e finiscono per terra.

Caro:          Cara soffre di pressione bassa, ogni tanto beve un tiramisù … ma (Si avvicina per non farsi sentire da altri). … Voi come siete messi a … nottate. 

Demi:                   Niente! Dovrebbe mollare gli ormeggi ma finora … dice che deve avere l’ispirazione. Ci vuole pazienza.

Caro:          Sono ragazze all’antica. Da una parte è un bene. E poi qui potrebbero prendere qualche malattia tropicale … Rimanda è meglio! A Milano è sicuro. Ho sentito delle storie … fanno venire un ippopotamo per le donne che partoriscono. I bambini li fanno nascere sui mattoni. Cose dell’altro mondo!

Demi:                   Mah! Sono strani. … perché anche tu? Capisco! Zitto! La guida … quanto è bella. Signorina …

Divisit:        (Entra da destra). Eccoli qui gli sposini … cosa fate? Non siete al lavori forzati del pomeriggio? Mi siedo. Vi faccio compagnia. Se volete eh.

Caro:          Lei è proprio bella sa?

Demi:                   È vero, è più bella di Cicinbet.

Cicinbet:     (Passa in quel momento). Sempre molto gentile lei … guardi che sua moglie si sta entusiasmando per il turco. Le metta dei piombi per tenerla a terra se non la vuol vedere volare verso il secondo piano. (Esce dall’altro lato della scena).

Demi:                   Che maleducata. Si sarà offesa?

Divisit:        Chi, quella? Non mi fate ridere … una cacciatrice di fringuelli del delta che si offende.

Caro:          Non è in vacanza? Che strana gente c’è qui. 

Divisit:        Lo può ben dire! (Li guarda). Voi credete nella magia?

Caro:          Io la temo. E da quando ho visto quel dipinto ancora di più.

Divisit:        Quello? Fa bene! Lo tema! Li vede quei tre a destra? Sono i giudici dell’oltretomba. Compaiono tutte le notti agli sposini prima del combattimento … attenti! (Ridacchia tra sé).

Caro:          Oh madonna … me l’aveva detto mia mamma di non venire qui. Ma come potevo sottrarmi … siamo in viaggio di nozze, ha deciso Cara dove andare.

Demi:                   Pensi che ho un giardino enorme …

Divisit:        Anche questo non scherza: ci si nasconde bene. Stanotte c’è la luna piena … in fondo alla spiaggia facciamo il rito della purificazione delle vergini … venite!

Caro:          Preferisco la caccia al tesoro.

Divisit:        Sì, eh! Stia attento alla moglie, anche lei. Vengono attirate nell’ombra da figuri inquietanti e poi il tesoro chi l’ha visto l’ha visto. A dopo. (Lato camere).

Demi:                   Di sicuro qui non c’è niente? … però una sbirciatina la darei … non vorrai che sbircino solo le mogli?

Caro:          Se ci piombano addosso delle maledizioni?

Demi:                   Ma noooo … dici? Arrivano.

Dolce:         Domani: caccia al tesoro. Forse!

Demi.                   È sconsigliata.

Dolce:         E stasera si va al rituale delle vergini. (Cenno d’intesa tra le due).

Caro:          Ecco!  Anche se dico di no ci va lo stesso. Va bene!

Cara:           Partecipiamo anche noi: facciamo la parte delle vergini. (Guarda l’amica). Forse!

Dolce:         Hai detto bene!

Demi:                   Perfetto. Noi di sicuro quella degli scemi. Come mai avere tardato?

Dolce:         Cara ha voluto scattare delle foto qua e là … certo che il paesaggio è monotono.

Cara:           Dipende da chi passa sullo sfondo … voglio dire dipende dalla luce!

Tutunbej:    Eccole qui le mie italiane preferite … birbantelle! Ho dimenticato una cosa e devo tornare in camera. La memoria …

Caro:          Vi conosce bene eh?

Dolce:         Non come vorrei … simpaticone. Stasera siamo alla festa sulla spiaggia.

Tutunbej:    Bene a sapersi … andrò da un’altra parte. (Tra sé). Gulè gulè. (Si avvia verso la camera).

Cara:           Come parla bene.

Caro:          Sai cosa ha detto?

Cara:           No! Cosa c’entra. Ha delle caratteristiche che … tu non hai. Stoffa. Per dire eh! Dai … scendiamo. Cosa ne dici Dolce se oggi ci spostassimo a nord?

Dolce:         Dici che il paesaggio cambia?

Cara:           Ne sono certa! A nord!

Caro:          Non vi affaticate troppo in acqua.  

Cara:           Non entriamo nemmeno.

Demi:                   Speriamo che stanotte dopo la festa si decida a confessarsi … uso una metafora per non essere volgare.

Caro:          Capisco. Speriamo che le metafore si convertano in chiarezza di intenti.

Abdul:        (Entra da sinistra). Salve … stasera andate alla festa della purificazione? Non dite che Abdul vi trascura. Tenete queste statuine … stanotte, quando rientrate in camera, infilatela sotto il cuscino di vostra moglie. Successo garantito. Ushabti. Vado! (A destra).

Demi:                   Saranno magiche? Meglio di niente, tutto fa brodo. Mi ha dato questi ieri … due scarabei.

Caro:          A cosa servono? Non ho molta fiducia … ho più paura che altro. Queste statuette sono quelle che mettono nelle tombe o mi sbaglio?

Tutunbej:    (Ritorna per andare alla spiaggia). State scendendo?

Caro:          Forse dopo. Le nostre mogli sono già scese. A nord.

Tutunbej:    Ha fatto bene a dirlo: vado a sud. … fate vedere quelle cose … ve le ha date Abdul? È pazzo! Buttate subito via. Non vi rendete conto della bomba che avete in mano … non le mettete sotto il cuscino altrimenti finite male.

Demi:                   In che senso?

Tutunbej:    Io non le ho mai usate … (Gli sussurra qualcosa). 

Caro:          Veramente? Follia pura? E se le portassimo in Italia?

Tutunbej:    Questo non lo so … qui è così, altrove dipende dal clima. Ve ne do io un paio … prima di cena incontriamoci in camera mia: è la 345. Sono a nord vero?

Divisit:        (Entra da destra). Ho i biglietti per Luxor: partenza alle quattro, mi raccomando puntuali. Scommetto che ve le ha date Abdul?! (I due annuiscono). Sarete in grado poi di sostenere il discorso per l’intera notte? (Li guarda si sottecchi).

Caro:          Io sì, sono un ottimo parlatore. Ah, quel discorso. Le butteremo nella spazzatura a metà gara.

Divisit:        Vi conviene! Credete nella magia?

Demi:                   Io no! Lui sì!

Caro:          Mia madre ci crede … gatti neri … scale …

Divisit:        Mamma mia, qui i gatti sono sacri. C’è gente che li adora ancora oggi. Sono divinità femminili. Se una donna ha una richiesta da fare si reca al tempio della dea Bastet.

Demi:                   Richieste di che tipo?

Divisit:        Se per esempio scopre che il marito la tradisce va a fare una supplica per riportarlo verso di se oppure se i rapporti decrescono si fa consigliare.

Demi:                   Se i rapporti non ci sono proprio?

Divisit:        In quel caso è meglio farsi vedere da qualche psicologo. A stasera!

Caro:          Se stavamo a Milano era meglio. Andiamo. (Lato spiaggia).



Scena quarta

La sera

Settusai:      Ti dirò Divisit … è un bel posto e ci sono molti italiani, il che fa ben sperare … qualche avventuretta.

Divisit:        La maggior parte degli ospiti è piuttosto, non dico matura però … gli unici giovani sono quei due che stanno arrivando ma sono in viaggio di nozze, cosa che a mio avviso non ha nessuna importanza, nel senso che le mogli se ne sfregano altamente di loro.

Settusai:      Ah sì … non sono male.

Divisit:        Pensano di essere ai tempi dei faraoni ma sai, nessuno è perfetto. Tutto sommato è vero: non sono male!… Se la spunti sei brava … (Ride). Lo sai che l’anno scorso abbiamo avuto … aspetta … dieci gravidanze inaspettate!

Settusai:      Per via della festa della purificazione … nel mio hotel di più. Si purificano tutte ‘ste europee.

Divisit:        Le mogli di questi sono già purificate abbastanza ma credo che i mariti ne siano all’oscuro … sensazioni sia chiaro. Mere sensazioni!

Caro:          Che bella signora … è nuova?

Settusai:      Sono il capo villaggio.

Demi:                   È un uomo?

Divisit:        Ecco … come volevasi dimostrare … auguri. Io vado avanti.

Caro:          Siamo in viaggio di nozze.

Settusai:      Ma pensa … non l’avrei mai detto … mi accompagnate?

Demi:                   Vorremo ma se ci vedono le nostre mogli questa notte la passiamo sotto la luna.

Settusai:      La passiamo assieme allora. Adoro la luna. Accadono cose magnifiche quando c’è la luna piena.

Caro:          Qui in Egitto?

Settusai:      Ho capito … ci si vede eh … se volete arrivare prima alla festa fate il giro dell’hotel, precorrete la strada. Fate attenzione all’incrocio.

Demi:                   Grazie del consiglio. Avviamoci. (Escono da destra).

Dolce:         (Entrano). Speriamo che facciano il giro dell’albergo così arrivano che è già tutto finito. 

Cara:           Esatto … ci diamo una bella purificata e chi si è visto si è visto. Andiamo giù dalle scalette. Devo dire, cara amica, che è un bel viaggio di nozze.

Dolce:         Sììì … bellissimo! (Entra Abdul da destra). Ciao Abdul, partecipi anche tu?

Abdul:        Certamente … sono aiuto imbalsamatore e …

Cara:           Esattamente in che cosa consiste la festa?

Abdul:        Sono tre fasi. La prima consiste nell’introduzione della vergine nel naos.

Dolce:         Per forza deve entrare lì?

Abdul:        Eh sì!

Cara:           Fa male?

Abdul:        Il naos è il centro del tempio, dove c’è il sacerdote: l’anno scorso l’ha fatto Tutunbej.

Cara:           Vuoi vedere che quest’anno lo fanno fare a qualcun altro?

Dolce:         E poi?

Abdul:        Dopo la visita del sacerdote, approfondita, si passa nella camera accanto detta del rimescolamento. Se la vergine non passa l’esame viene inviata da me per una visita supplementare.

Cara:           Sempre approfondita.

Abdul:        Esatto! Io sono quello che approfondisce di più perché bisogna constatare che sia tutto in regola … non si può imbalsamare una così alla leggera. Solo se ha già perso il fiore di loto e ci rendiamo conto che non esiste nessuna possibilità di purificazione la sotterriamo. (Le ragazze si guardano).

Dolce:         Distribuisco fiori? È tutto per finta?

Abdul:        Ragazze. È un gioco eh! Lo facciamo per dare quel brivido esotico … forse. Io metto la maschera di Thot perché dopo aver controllato devo registrare tutto. Non mi riconoscerete. Avviamoci.

Cara:           I mariti possono assistere alla cerimonia.

Abdul:        È severamente vietato. Ma scherziamo! Loro guardano dall’esterno.

Cara:           Questi egiziani … che feste organizzano per tenere alto il morale.

Abdul:        Non è per il morale … no … (escono, lato spiaggia).

Cicinbet:     (Entra indispettita). Quel cretino … ci vediamo nella hall … è inaffidabile! Lo so io dov’è … con quelle sceme. Per fortuna ho la statuetta. Appena lo becco gliela metto in tasca … non smetterà un attimo di corrermi dietro. (Esce lato spiaggia).

Tutunbej:    Stasera me ne vado al concerto di quegli Hammaduik: dicono che sono bravi. Meglio questi che quelle forsennate. Sgattaiolo di gran carriera. (Esce da destra).


Verso mezzanotte

Caro:          (Rientrano). Perché ci siamo persi? Come si chiama quell’hotel?

Demi:                   Vai a dar retta agli altri … se avessimo seguito la spiaggia saremmo arrivati subito.

Caro:          E invece siamo finiti nell’altro albergo. E le nostre mogli saranno in ansia e si staranno chiedendo che fine abbiamo fatto, e stanotte la passiamo liscia.

Demi:                   Stai tranquillo: abbiamo le statuette di Abdul.

Caro:          Bravo! Cosa facciamo, andiamo al bar? Ormai a quest’ora. Con la ressa che ci sarà chi le trova. (Escono, lato spiaggia).

Scena quinta

Notte fonda

Settusai:      Mio dio che nottata … altro che dieci gravidanze. Stavolta mi sa che passiamo le trenta.

Divisit:        Incremento demografico assicurato. Attenta. Cicinbet ti sei divertita?

Cicinbet:     Moltissimo … se sapevo portavo mio marito … se non altro mi avrebbe fatto ridere.

Settusai:      Hai delle mire particolari ?

Cicinbet:     Nessuna! (Rigira la statuetta tra le mani). Te la regalo … buonanotte.

Divisit:        Quell’Abdul … le avrà fatto credere che con questa lo avrebbe avuto in pugno … ne distribuisce a iosa … li prende in giro tutti. E io gli reggo il gioco.

Settusai:      Ah sì? Distribuisce Ushabti? Anche a quei due? Se sapessero a cosa servivano.

Divisit:        Oh! Chissà che gli ha raccontato: qualche balla sulla potenza sessuale. Metterei la mano sul fuoco. Vado perché domani mi alzo presto: li porto a Luxor. Altra giornata di fuoco.

Settusai:      Nel senso del caldo?

Divisit:        Magari fosse il caldo. Mi inventerò qualche scemenza per tenerli lontano. L’altro giorno a Giza mi hanno pedinata. Non riuscivo a fare un passo senza loro dietro. Andiamo.

Caro:          (Entra furtivo). Demi, dici che saranno già in camera?

Demi:                   Penso proprio di sì! Sono le tre! Mi raccomando infila la statuetta per bene: con la faccia in su.

Caro:          Stanne certo … a domani. Speriamo che non siano arrabbiate.

Demi:                   Speriamo di no … Ho lasciato il pass in camera.

Caro:          Questo è grave. Puoi dire addio alla sorpresa nuziale.

Demi:                   Porca miseria mi tocca svegliarla. La sentirai ringhiare.

FINE ATTO PRIMO

ATTO SECONDO


Scena prima

Al ritorno da Luxor: sera.


Caro:          Sono distrutto … tutte ‘ste colonne da abbracciare: sono centoventi eh … non finivano mai. Tu hai recitato la formula: Sa-Ra, Nesut-Bit.

Demi:                   Non l’ho recitata.  

Caro:          Io sì. Ha detto che è obbligatorio. Come stringi la colonna va detta.  Certo che è impegnavo l’Egitto. In Italia visitare i monumenti non è così stressante. Quanti giri hai fatto intorno allo scarabeo?

Demi:                   Una cinquantina, tu?

Caro:          Un centinaio … che porti bene almeno!

Demi:                   Se lo dice la guida: quella sa tutto. Tuttavia non ho ben capito la storia delle colonne da stringere.

Caro:          Ha detto che porta una fortuna incredibile. Di’, hai visto all’entrata del tempio il figlio di Cleopatra? L’altro giorno era a Giza.

Demi:                   No! … Ha avuto un figlio? Cosa dici? Sarà già morto.

Caro:          Questo è il decimo. … (Si gira verso la porta d’ingresso). Secondo te dove si sono cacciate le mogli per tutta la mattinata?

Demi:                   Saranno state dietro di noi … con quella ressa. Sembra quasi che la gente venga tutta qua.

Caro:          Non hanno il giardino.

Cara:           (Entrano). Sono distrutta … che faticata ragazzi  … ti sei fatta dare il numero di telefono da quello di Varese?

Dolce:         È ovvio. Ci diamo una sciacquata e veniamo a cena.

Demi:                   D’accordo! Divisit è stanca?

Divisit:        (Entra in quell’istante). Insomma … sono abituata alle alzatacce. Tutto sommato è andata meglio del previsto: pensavo peggio. Vi ho visti poco. Le signore?

Caro:          Si stanno rinfrescando. Ho svolto bene il compito.

Divisit:        È un tipo scrupoloso vedo. Le ha fatte passare tutte?

Caro:          Tutte e centoventi. Un colonnato magnifico.

Tutunbej:    (Entra con Cicinbet dalla spiaggia). Eccoli arrivati … ti lascio in bella compagnia Cici. A dopo!

Cicinbet:     Che giornata: non finiva mai. Entusiasmante. E senza statuette. Che personaggio.

Caro:          Che scemo … niente, cose mie. (Si avvicina a Demi). Mi sono scordato di metterla sotto.

Demi:                   Io l’ho messa ma … sarà stato il vino o i datteri … sta di fatto che anche stanotte è andata persa. Forse è meglio rimandare come dici tu.

Caro:          Mah! Sono perplesso. Ti devo dire la verità: sono perplesso. Cicinbet, cosa pensi delle nostre mogli?

Cicinbet:     Riguardo a stanotte o in generale?

Demi:                   In generale.

Cicinbet:     Domandalo a lei … ci si vede. (Esce).

Settusai:      (Entra con un plico da destra). Cosa? Ah, le mogli! Ieri sera non vi ho visti al rito ... ho visto solo le mogli … eh sono brave … hanno finto molto bene … più che altro si sono immedesimate. Vero Divisit? 

Divisit:        Mai vista un’immedesimazione così ben fatta. Avete già dei figli?

Demi:                   Lasci perdere … chissà quando li avremo. Ci vuole la magia.

Divisit:        A certo! La magia qui da noi fa miracoli. Avete usato quelle statuette? No? Fate in fretta … non si sa mai … (Guarda Settusai).

Demi:                   Io l’ho messa sotto … forse era per far riaddormentare subito.

Caro:          Aspetto quelle di Tutunbej, nella confusione non le abbiamo prese.

Settusai:      Ce ne sono in giro tante vedo. Credetemi: per voi bisogna ancora trovarle quelle giuste. Andiamo a cena chissà mai che il piccante smuova il colorito … eh! Avete detto qualcosa?

Caro:          È un po’ misteriosa.

Settusai:      Io? Le statuette ve le ha date Abdul? (I due annuiscono). Attenti, potrebbero essere scadute.

Demi:                   Ecco perché non funzionano.

Settusai:      C’è una ragione. Vado avanti.

Abdul:        (Entra fischiettando). Allora? Tutto ok? No?

Demi:                   Zero! Attacco fallito.

Abdul:        (Tra sé). Ci credo! Non vi ho visti alla festa?! È stata divertente. Riesce sempre meglio. Migliora di anno in anno. Abbiamo avute delle vergini favolose. Le ho dovute imbalsamare tutte.

Caro:          Anche le nostre mogli?

Abdul:        (Tentenna un attimo). Le vostre … stavo per imbalsamarle ma poi mi sono accorto che non si poteva … ho agito su consiglio del gran sacerdote. Integerrima persona. Quello che dice lui è legge. Il fiore di loto era a posto. (Confidenziale). Perfetto!

Demi:                   Menomale! Ero un po’ preoccupato per la vicenda.

Caro:          Abdul, le statuette non funzionano. Il capo villaggio dice che potrebbero essere scadute.

Abdul:        L’ha detto lei? Stanotte gliele faccio provare poi vediamo chi ha ragione. Con permesso. (Escono tutti).


Scena seconda

Dopo cena

Cicinbet:     È la prima giornata di sole splendido … posso dire che è un eroe?

Divisit:        Oh! doppio eroe. Tuo marito dev’essere una mezza calzetta per dire così di Tutunbej.

Cicinbet:     Ma fammi il piacere!

Settusai:      Perché non l’hai portato allora?

Dolce:         I mariti si portano solo nell’anno del matrimonio poi diventano obsoleti.

Cara:           Direi! I nostri sono già obsoleti … li abbiamo portati per non essere criticate in patria.

Cicinbet:     È vero! Il patriottismo è in calo.

Divisit:        Sono un po’ troppo creduloni. E fifoni.

Dolce:         Li hai già conosciuti vedo. Chi di voi gli ha regalato quegli oggetti schifosi?

Settusai:      Abdul!

Tutunbej:    (Arriva con le statuette). Buonasera …

Dolce:         Regalo di nozze?

Tutunbej:    In un certo qual senso direi di sì. (Le depone sul tavolino). Stasera che si fa?

Cicinbet:     Le feste sono finite? Meglio! Se scendessimo in spiaggia per ammirare la luna?

Cara:           Quale delle tante?

Dolce:         Già, quale?

Abdul:        Amici (Ha due statuette pure lui). Gli scavi danno il loro frutto a quanto vedo.

Settusai:      Lo sapete a cosa servivano questi oggetti?

Divisit:        Chi non lo sa.

Cicinbet:     Lo sappiamo lo sappiamo …

Cara:           Lo intuiamo lo intuiamo.

Dolce:         La prossima volta che me la infila sotto il cuscino gliela spacco sulla testa.

Tutunbej:    Mi viene in mente che ho un impegno. (Esce da destra lasciando gli oggetti sul tavolo). La memoria.

Cicinbet:     Arrivo! (Lo segue, un attimo dopo Tutunbej rientra di corsa).

Tutunbej:    Distraetela per favore.

Abdul:        Non ha fatto in tempo a salire sulla palma. I vostri compagni dove sono finiti?

Cara:           Non ne abbiamo la più pallida idea.

Dolce:         Li vado a cercare.

Settusai:      Vado io … mi sacrifico.

Divisit:        Mi sacrifico anch’io.

Cara:           Di’ ma non ci staranno insidiando i mariti per caso?

Dolce:         Non credo!

Cicinbet:     Dov’è?

Abdul:        Diarrea fulminante: i datteri! (Cicinbet esce sconsolata).

Cara:           Anche lui! Eccovi!

Caro:          Che belle, per chi sono? (Le statuette).

Abdul:        Non sono scadute o meglio, dipende da chi le usa e come.

Dolce:         Stanotte vedi di infilarla sotto meglio, chissà mai che non me ne accorgo di averla tra i capelli.

Demi:                   Ma tesoro è un dono che ti volevo fare.

Caro:          Vuoi che te la infilo anch’io cara?

Cara:           Se lo ritieni necessario: fallo! Sapessi cosa cambia. (Ad Abdul).

Abdul:        Appunto! Faglielo credere … Bella festa eh?

Dolce:         Mi piacerebbe sapere chi si nascondeva sotto quella maschera di Ibis.

Abdul:        Sono i segreti della festa … peccato che non siete venuti.

Cara:           Davvero, un peccato.

Caro:          Per forza. Ci hanno depistati. Settusai ci ha indirizzati altrove.

Dolce:         Che stupida. Vero Cara?

Cara:           Vero! Si sarebbero divertiti.

Abdul:        Hanno svolto la parte in perfetto silenzio. Le vostre mogli sono delle sante.

Caro:          Anche troppo. Non hanno nemmeno partecipato alla caccia al tesoro.

Cara:           Ho già te, quanti tesori devo avere?

Dolce:         Uno è finché mai.  

Demi:                   Abdul, finisca di raccontare la vicenda di quel quadro.

Abdul:        Adesso, di notte? Facciamo domani. Le signore si spaventano.

Cara:           Mi creda … non ci spaventa più niente. Caro, se andassimo a letto?

Caro:          (Si avvicina ad Abdul). Quali sono le migliori?

Abdul:        Fa lo stesso … ne prenda una a caso.

Caro:          Non è che dopo …

Demi:                   (Idem). Meglio la gialla o la rossa?

Caro:          Mi sa che la rossa è più potente. Il rosso è sinonimo di maschio, indica la potenza maschile. Non ne abbiamo bisogno ma …

Abdul:        Se lo dice lei sarà così. (Guarda il pubblico).

Caro:          Cara ... se ne prendessi due ti seccherebbe?

Cara:           Per me le puoi prendere tutte.

Dolce:         Vorrà dire che dormirò sul terrazzo.


Scena terza

Il mattino successivo


Settusai:      Oggi cos’hai in programma Divisit?

Divisit:        Oggi mi metto sotto l’ombrellone, niente gite! Il collega si è rimesso. … Facciamo un patto! Il primo che entra ce lo spupazziamo stanotte.

Settusai:      Ok!

Caro:          (Entrano giulivi). Le nostre care signorine … Demi, non sono meravigliose?

Divisit:        Ritiro tutto … nego tutto … errore di valutazione. Alle volte mi scappano di bocca delle cretinate che mai sognerei di dire.

Settusai:      Si lascia andare troppo … dice le cose e  poi se le rimangia.

Demi:                   Attenta signorina potrebbe sentirsi male.

Divisit:        Sto già male … a meno che … no niente … perdo tempo.

Caro:          Dica … non la mangiamo mica.

Settusai:      Non c’è pericolo … con voi … siccome abbiamo fatto una scommessa, volevamo vedere fino a che punto i morti … scommetto che le vostre signore sono strette di manica?

Demi:                   Eh … nonostante tutto rimangono strette.

Caro:          Abbiamo provato con svariate formule ma …

Divisit:        Di formula ce n’è una sola. Se volete vederla in azione, stanotte allo scoccare delle ventiquattro, fatevi trovare nelle vicinanze del tempio finto in fondo alla spiaggia: quello della festa.

Caro:          Ci purificate voi?

Settusai:      Venite da soli però …. Non facciamo i bambini che vengono con la mamma. Le purificazioni rimangono ancora un rito piuttosto riservato.

Demi:                   Speriamo di farla franca … ci sorvegliano a vista.

Divisit:        Lo credete voi … io dico che non sanno nemmeno dove siete ora … a  stasera! (Escono).

Caro:          E tutto senza statue … qui c’è qualcosa che non va con le mogli.

Tutunbej:    Eccoli qui gli sposini freschi freschi … le statue andavano bene? A proposito: sono trecento dollari. Alla dogana avvolgetele nelle mutande sporche, passano inosservate. Ne vendo a bizzeffe.

Demi:                   Mah … non erano per la nottata pazza con le mogli?

Tutunbej:    Quelle di Abdul: le mie sono originali. Non credo che abbiano effetti collaterali. È talmente complicato da spiegare che …

Caro:          Ah … Devo aver usato la sua: non ha funzionato.

Tutunbej:    Ragazzi, fate un sacco di errori con ‘ste mogli. Non vorrete fare la fine di quello lassù per caso? Lo vedete. Non ha mai commesso peccati e passa nell’aldilà subito. Almeno un peccatuccio lo vogliamo commettere con ‘ste donne?

Caro:          Sìììì … sta passando di là?

Tutunbej:    Fatevi raccontare da Abdul … la sa tutta. A stasera. (Esce da destra).

Demi:                   Sono perplesso … eppure mi sono comportato bene con lei … le ho concesso tutto, le ho lasciato i tempi che voleva …

Caro:          Siamo di manica larga ecco perché loro sono di manica stretta.

Demi:                   Prendiamo il toro per le corna: stanotte!

Caro:          E quelle due? Ci purificano.

Demi:                   Sinceramente non sento il bisogno di essere purificato da quelle. Ammetti che sbagliano e finiamo nei guai?

Caro:          Non avevo pensato (Guarda il dipinto). Vuoi fare la fine di quello?

Demi:                   Ma dai … sono cose del passato. Non crederai a tutte le storie.

Caro:          Magari a tutte no ma … qui sono strani … Ho sentito dire, da fonti autorevoli, che questo Osiride è stato smembrato tutto e gettato nei campi … se quelle due sono un po’ pazze?

Demi:                   Perché ti chiami Osiride? E allora?! Non credere a tutto … sono fesserie. Parliamo con Abdul.

Abdul:        È richiesta la mia presenza? Sono qui per servirvi. Avete dei timori?

Demi:                   Quelle due ci hanno invitati per un fuori programma: ci vogliono purificare!

Abdul:        Giù al tempietto? Attenti … sono molto golose e dopo una certa ora vi trasformeranno in Sobek.

Caro:          Davvero? In Sobek? Quello della fertilità che rapisce le donne …

Demi:                   Come sei informato!

Caro:          Ho preso le mie precauzioni prima di partire.

Abdul:        Vi potreste ritrovare padri senza volerlo. Occhio!

Demi:                   Questo sarebbe grave … dico … per le nostre mogli.

Abdul:        (Ride tra sé). Lo vedete quello sul dipinto? Ha voluto strafare e adesso eccolo là. Finisce in bocca a quella bestia lì. Ammit.

Caro:          Ha detto Tutunbej che non ha peccato e passa di là.

Abdul:        Tutunbej dice un sacco di fesserie. Le statue che vi ho dato non hanno funzionato? Che strano! Me le avete pagate per caso?

Demi:                   No!

Abdul:        Difatti: non si pagano. Di solito si da’ un offerta votiva … simbolica.

Caro:          Ti vanno bene venti dollari? Ok! Tieni!

Abdul:        Stanotte allo scoccare delle ventiquattro soffiate nelle statue dicendo questa frase. Non sbagliate sennò siamo da capo! Ascoltate. (Gli suburra qualcosa). Soffiate forte. È il soffio vitale di Shu.

Caro:          Ah sì ricordo. Sai proprio tutto Abdul.

Abdul:        Sono egiziano. Fatemi sapere. (Esce).

Cicinbet:     Ragazzi, avete visto il turco?

Demi:                   È andato in spiaggia credo. Ci ha appena venduto quelle statue che c’erano sul tavolo.

Cicinbet:     Trecento dollari? Per certe cose vanno meglio quelle di Abdul. Mettetele nella borsa da spiaggia di vostra moglie poi vedete … no! Che scema! Saltano addosso al primo che passa. Una cosaaa! Da non credere.

Demi:                   Non ci conviene.

Caro:          Se passassimo noi per primi?

Cicinbet:     Siete di una furbizia incredibile. Vado via per non restate contagiata. Che scemi. (Mentre se ne va).

Caro:          Forse è la volta buona. (Escono).

Scena quarta

Il giorno dopo


Settusai:      Gran bella mattinata vero? …

Divisit:        Se non altro le giornate passano liete.

Settusai:      Mentre le nottate … Se aspettiamo quei due per una gita in bicicletta stiamo fresche … che ingenui. Come si fa a vivere così al giorno d’oggi.

Divisit:        Non sono ingenui, sono degli sprovveduti. Idealisti, non so … in Italia li chiamano “bamboccioni” . Sono condizionati dalle madri. E quando trovano la prima che passa si invaghiscono e ci cascano a capofitto.

Cicinbet:     State parlando dei fresconi? Li ho appena intravisti spiare le mogli: chissà cos’hanno in mente stavolta. Ci vediamo stasera? Vado a caccia del turco.

Divisit:        Non gli comprare niente, hai capito.

Cicinbet:     Me le rifila solo Abdul e non so nemmeno se funzionano davvero perché finora me la sono cavata da sola diciamo …

Settusai:      Ti sei fatta purificare da qualcuno l’altra sera?

Cicinbet:     No! Ho perso di vista il segnale diciamo. Andiamo giù? Dai! (Escono, lato spiaggia).

Caro:          Se ne sono andate … mettiamoci qui nell’angolo: stiamo a vedere.

Demi:                   Per me è un mondo da scoprire questo Egitto. Tutte ‘ste stranezze. Arrivano. (Si mettono in disparte).

Cara:           Ma cosa ha infilato nella borsa: pesa un accidente!Fammi vedere: la statua. Ci sono dei cassonetti in spiaggia?

Dolce:         Sìììì …  Anche a me … non gli basta sotto il cuscino … non capisco se sono dei regali che ci fanno per sorprenderci o pensano che abbiano una qualche funzione. Sai che sono preoccupata? Cara … guarda quei due. (Passano le solite comparse).

Cara:           Inseguimento? (Escono, lato spiaggia).

Caro:          Ha funzionato … hai visto che inseguimento?

Demi:                   Per la miseria … andiamo a recuperarle prima che facciano un disastro. Sono delle ingenue, non vorrei che si facessero manipolare da estranei. Dolce … siamo qui! (Rientrano le signore).

 Dolce:        Cosa gridi … che c’è?

Caro:          Niente … vi abbiamo viste uscire … e …

Cara:           La prossima volta che mi infili questa schifezza nella borsa te la faccio mangiare. Abdul è lei il fornitore di queste porcherie?

Abdul:        (Entra, lato camere). Quali porcherie signora? Gli Ushabti? Sono oggetti magici.

Dolce:         Per chi? Per noi o per lei?

Abdul:        (Guarda i mariti). Se mi dice che vengono usati male posso essere d’accordo ma che siano poco efficienti è da escludere.

Cara:           Mi delucidi … è una settimana che me li ritrovo dappertutto.

Abdul:        Voi credete nella magia egizia?

Dolce:         Ma nemmeno in quella di mia nonna. Pensi che all’Epifania si vestiva da befana e pretendeva che le credessimo. Scendiamo in spiaggia va …

Abdul:        Ragazzi per voi ci vogliono dei miracoli … avete sposato due … due …

Demi:                   Lo dica … due?

Abdul:        Donne di classe.

Caro:          Pensavo chissà cosa. Le seguiamo? Abdul, gli amuleti sono finiti o ha in serbo altro?

Abdul:        Parlerò col gran sacerdote del tempio giù in fondo alla spiaggia … ma credo che nemmeno lui abbia qualcosa di buono … a meno che non vi facciate vedere da uno specialista.

Caro:          Da un gran gran sacerdote? 

Abdul:        Da un gran gran … psichiatra. (Tra sé). Tutunbej ti va di dare ripetizione agli amici?

Tutunbej:    Di cosa?

Abdul:        Manipolazione geni … tica.

Tutunbej:    Niente eh? Abdul … gli dai del materiale scaduto e pretendi successo? 

Abdul:        Stai a vedere che è colpa mia?

Demi:                   Signori non ci prendete in giro per favore. … dateci roba fresca.

Tutunbej:    Eh! Abdul? Si vede che le mie sono troppo antiche per fare effetto: è meglio che le comprino.

Abdul:        Scommetto che vi ha detto di avvolgerle nelle mutande sporche? (I due annuiscono). È l’unica maniera per finire dentro. A stasera. (Esce). 

Tutunbej:    Quando mi pagate?

Caro:          Gliele restituiamo! (Escono mogi).

Tutunbej:    Che allocchi … se sapessero che cosa dovevano fare quelle statuette non so come la prenderebbero. Sono troppo ingenui. Sono inadeguati. A proposito di inadeguata … non si è ancora vista madame Cici … sarà a sud o a nord? Ma pensa te che domande mi devo porre … era meglio l’anno scorso. L’ho conosciuta il giorno della partenza e mai avrei pensato di rincontrarla. A chi troppo e a chi poco o niente. Prendiamola con filosofia. Vediamo un po’ dove sono.


Scena quinta

Alla sera


Cara:           Bella giornata vero?

Dolce:         Peccato che tra un po’ torneremo alla routine quotidiana. Come va con tuo marito?

Cara:           Bene! Non ha troppe pretese … si adegua. Dice dice ma poi …

Dolce:         Capisco! Non hai ancora aperto la farmacia “diciamo”.

Cara:           Mi ha suggerito di aprirla quando saremmo rientrati a casa. Teme malattie di varia natura. Poi ha detto che è meglio agire subito …

Dolce:         È lo stesso discorso che ha fatto Demi. Si saranno parlati. Penso che siano sostanzialmente uguali.

Cara e Dolce: Temo proprio di sì! (Ridono).

Settusai:      Buonasera … niente feste stasera? 

Divisit:        Si possono sempre inventare … vi va di passare la serata in un locale alla moda?

Cara:           In paese?

Settusai:      Ultimo grido … ci si può esibire in danze sfrenate sul modello odalisca.

Dolce:         Cosa ci inventiamo coi nostri mariti? Sono in camera che aspettano la medicina …

Divisit:        Ci penso io!

Cara:           È la seconda volta che lo fai … vedi di non strafare. (Divisit esce). Le piace strafare?

Settusai:      Non credo … prende quello che trova. Noi siamo piuttosto riservate. Preferiamo soffrire in silenzio.

Cara:           Ah ecco! Una si fa delle idee.

Cicinbet:     (Entra, lato camere). State aspettando i maritini?

Dolce:         Li hai visti?

Cicinbet:     Più che altro sentiti, essendo vicina di stanza, anche senza volerlo  … secondo me stanno adorando qualche divinità locale … però mi posso sbagliare. Non essendo credente, e totalmente ignara di orazioni, potrei confondere delle litanie per chissà cosa. Dico, chissà cosa. Penso male ma alle volte … Ci vediamo!

Cara:           È il caso di andare a dare un’occhiata?

Settusai:      Divisit è credente: sa tutti i salmi. In svariate lingue. Li mette sotto!

Cara:           Sono credenti anche loro. (Guarda Dolce).

Dolce:         Credono a tutto, e quando dico tutto non vado molto a scavare nel pensiero filosofico.

Divisit:        A posto … andiamo!

Dolce:         Cosa stanno facendo?

Divisit:        Pregano Min affinché gli dia forza vitale. (Lancia una sguardo a Settusai). Eh!

Cara:           Oh mamma mia che scemi … La forza! Dolce, bisogna fare qualcosa … non avete delle statuine adatte a loro?

Settusai:      Perlomeno stanno pregando quello giusto …  Non crederai davvero a quelle scemenze? Agli Ushabti che nell’aldilà lavorano per il loro padrone? Mah dico!

Cara:           Quelle statuine lavorano per il loro padrone nell’aldilà? Cosa farebbero per l’esattezza?

Divisit:        Tutto … lavare i piatti … lavorare i campi … “fare l’amore” … (non esiste nulla nella letteratura egiziana antica, riguardo a quest’ultima funzione degli Ushabti, che faccia pensare ad una attività collegata a questo scopo. Il riferimento da me inserito ha il fine di evidenziare gli aspetti della trama).

Dolce:         Per quello siamo a posto, non aspettiamo così tanto, ci sono già altri che lo fanno: nell’aldiquà … è tutto falso immagino? Miti antichi!

Settusai:      Di’ ma ci fai o ci sei? Sono favole. 

Cara:           Fino ad un certo punto … voglio dire: … sono favole! Mi hanno anche detto che a furia di tirarla la corda si spezza … non so se da voi queste cose si sanno.

Divisit:        Tu vieni in Egitto a parlare di corde: abbiamo costruito piramidi con le corde vuoi che non si sappia cosa succede? Basta cambiarla ogni tanto. (Escono ridendo, da destra).

Caro:          (Entrano furtivi, lato camere). Adesso le facciamo una sorpresa … dove si sono cacciate?

Demi:                   Vuoi vedere che sono tornate in camera passando da sotto? Torniamo indietro … sento che stanotte è la volta buona …

Caro:          Tutte ‘ste orazioni serviranno … eh ?

Demi:                   Mah! Qualche dubbio ce l’ho!

Caro:          Accordiamogli  un minimo di fiducia. Se mettiamo tutto insieme funzionerà. …  Proprio due timorate dovevamo sposare?

Demi:                   Queste ci sono capiate.

Caro:          Che abbia ragione mia madre quando dice dei gatti neri che portano male?

Demi:                   Hai un gatto nero?

Caro:          No!

Demi:                   E allora!

Caro:          Sì ma …

FINE ATTO SECONDO

ATTO TERZO

Scena prima

Il mattino seguente


Abdul:        (Sta rassettando come sempre). Che giornata sarà? Mah! Ogni giorno che passa è come se passasse un anno: non mi sono mai divertito come in questo periodo … (Passano le solite comparse, vanno verso l’ingresso). Questi vivono in un altro mondo … salve! Manco ti vedono …  lasciate qualche dollaro anche a me … di nascosto … (Una comparsa si ferma e lascia nelle mani di Abdul dieci dollari) … Grazie signore! Evviva la Svizzera. … (Passa Cicinbet). Hai visto?

Cicinbet:     Grazie Abdul …. Vado a comprare uno scarabeo. (Entra dall’ingresso che da alle camere ed esce dalla parte della spiaggia).

Abdul:        Come arrivano, vanno e il povero Abdul rimane all’asciutto. Cosa se ne fa di uno scarabeo? Ha già quello che vuole. Capisco quei due fresconi … che non vedo ancora  … che abbiano passato la notte in combattimento? Sarei contento! (Si gira verso il dipinto). Eh …  Ne hai fatte di baldorie tu … ma te la fanno passare liscia.

Caro:          Abdul … parli col quadro?

Abdul:        Sììì … noooo … vedi, Ammit non perdona. Chi spupazza troppo le mogli per vie traverse finisce male. Tutti gli dei abbassano le palette. Forse.

Caro:          Ma Abdul … niente niente tu ci credi davvero?

Abdul:        Noooo … lascia perdere … è tutta questione di pesi …  non hai niente da raccontare?

Caro:          Ne ho … ne ho! Shu fa effetto. Adesso vado al mare … ti racconto poi.

Demi:                   Ciao Abdul … vado di fretta … soffio vitale.

Abdul:        State facendo una corsa? Mah!

Cara:           Ciao Abdul … hai visto i nostri mariti?

Abdul:        Partecipano ad una gara di corsa credo …

Dolce:         Credevo che si stesse allenando per una gara subacquea. Stanotte non ha fatto altro che riempire i polmoni d’aria. Meglio! Aspettiamo Cicinbet?

Tutunbej:    È uscita un quarto d’ora fa.  … scendo di corsa …

Cara:           C’è una gara?

Abdul:        A quanto pare …

Cicinbet:     Che corsa ragazze. (Rientra )

Dolce e Cara: C’è la corsa!

Cicinbet:     A cavallo! Ci si vede giù? (Si avvia verso le camere).

Cara:           Stai pensando la stessa cosa … quella?

Dolce:         Quella! … Come è andata la nottata? Turbolenze?

Cara:           Se non altro ha smesso di infilare statue dappertutto. Mi sono imposta: “Se vai avanti così tengo la farmacia chiusa”. … Si è perfino fatto venire la febbre da cavallo pensando che fosse di turno.

Dolce:         Demi era esausto, ha preferito i cartoni animati in lingua araba: pensa che rideva! Credo che sia giunto il tempo di aprire le ostilità: stanotte! (Sottovoce).

Cara:           E vada per stanotte. Se la smettesse di soffiare nelle statue sarebbe meglio. Si esaurisce! (Guarda il dipinto). Prima o poi me lo faccio dire il vero significato.

Cara:           Non lo sa nessuno … ognuno lo rigira a modo suo. A me Abdul ha detto che stanno pesando una piuma prima di far passare quel tipo nella “Duat”, in un altro posto diciamo. Vogliono vedere se ha rubato il miele a qualcuno. Lo vedi quel vasetto sulla bilancia?

Dolce:         Hai ragione a me hanno raccontato un’altra storia. Stanno facendo il carnevale. Difatti sono in maschera, anche il cane …. Andiamo giù va …

Abdul:        Sapeste cosa hanno detto a me. Che creature meravigliose. Penso che abbiano trovato quei due proprio su misura …  della taglia giusta. Il problema comincerà a farsi di difficile soluzione nel momento in cui mi verranno a chiedere altri amuleti. Cosa gli rifilo? La sciarpa nuziale di Tutankamon? Se l’avessi … dovrò scavare nella mitologia alla ricerca di qualche soluzione. Sono capacissimi di dare la colpa a me per gli insuccessi … forse è meglio che faccia un discorsetto alle mogli purificate di fresco.

Tutunbej:    (Rientra da destra). Sei pensieroso Abdul. Stai macchinando stratagemmi per i concorrenti della gara di domani? 

Abdul:        La gara: è domani? … Quei due non partecipano: figurati!

Tutunbej:    Ascolta … (Confabula sotto voce). Alle mogli ci penso io … con sacrificio eh … con sommo sacrificio!

Abdul:        Provo! Il discorso glielo fa lui. Non le ha ancora purificate. (Esce).

Scena seconda

 Dopo pranzo

Caro:          Ti sei iscritto per la gara di domani?

Demi:                   Non abbiamo molta resistenza. Ci ritireremo subito … aspetta … Abdul!

Abdul:        Avete bisogno? (Entra con delle scope, lato camere).

Caro:          Non avresti un concentrato speciale per concorrenti in difficoltà?

Abdul:        Per la gara dici? Volete vincerla? … Ce l’ho! Guarda caso ho in tasca questo amuleto: Il Ba! L’anima, la potenza! Basta stringerlo tra le mani mentre correte. Non lo lasciate scappare. Se fugge poi sono dolori … Se non arrivate primi con questa ragazzi fatevi vedere … per il resto tutto bene?

Demi:                   Diciamo che si stanno smuovendo le cateratte ecco. Presagi.

Caro:          Esatto! Il Nilo scorre.

Abdul:        Sì, è qualche anno ormai che lo vedo in movimento … vi devo lasciare … a dopo! (Esce dalla parte della spiaggia).

Cara:           (Entrano). Mi ha detto Tutunbej che domani tentate la sorte.

Caro:          Vogliamo vincerla a costo di morire.

Dolce:         Andateci piano  … morire! Siamo ancora in luna di miele.

Cara:           Cosa potrebbe pensare la gente … che abbiamo fatto chissà cosa?

Demi:                   È per non far credere “chissà cosa” che ci tenete a digiuno?

Cara:           Eh … per quello! Cosa credi? Guardate che è un sacrificio anche per noi.

Dolce:         Soprattutto domani che non vi vedremo un attimo. Tutto il giorno in spiaggia a piangere.

Caro:          Non partecipiamo alla gara.  

Cara:           Per carità … fatela. Vorrà dire che soffriremo in silenzio. Del resto qui a soffrire siamo in tante. Andiamo giù! Nord?

Dolce:         Sud! Sensazioni, sentori diciamo.

Caro:          Hai capito il perché delle ristrettezze? Se vincessimo sono sicuro che dopo …

Demi:                   Ne sono convinto … andiamo giù.

Cicinbet:     (Entra da destra). Che desolazione … (Telefona al marito). “Ciao Gio … tutto bene? … Una pena … sono circondata da anzianotti … tu? … Lo so: è l’ultimo anno che passiamo le vacanze separati … mi sento sola … per fortuna ci sono dei ragazzi in viaggio di nozze sennò … amo solo te … vieni a prendermi all’aeroporto … domenica … dai … ok … a presto”. L’anno prossimo vedremo se sarà il caso di riunificare le sorti. Settusai scendiamo?

Settusai:      Non ho molto tempo oggi … con tutto quello che ho da fare. Partecipi anche tu alla gara di corsa?

Cicinbet:     Io? Corri tu! Tutunbej?

Divisit:        Oggi sono a riposo  … gli italiani? So che Abdul gli ha rifilato un altro amuleto … chissà che cretinata si è inventato …

Settusai:      Che creduloni! Vinceranno di sicuro. Il partecipante più giovane ha sessant’anni.

Cicinbet:     Hanno già trentotto anni quei due … mi ha detto la moglie di Caro che l’ha conosciuto a scuola … ad un corso di quelli che si fanno per passare il tempo. Corsi inutili. Si partecipa per accalappiare qualcuno.

Settusai:      Si fa così in Europa?

Divisit:        Ci vengo anch’io.

Cicinbet:     Lascia perdere: rimani qui! Ne abbiamo già fin sopra i capelli di stranieri. Lo sentite questo profumo? È la scia che lascia Tutun … la seguo.

Settusai:      Quando arrivi in spiaggia guarda in alto tra il fogliame.

Abdul:        (Entra con le solite scope). Non mi dite niente … ho tanto di quel daffare oggi che non trovo il tempo di svolgere il mio lavoro.

Divisit:        Hai avuto una forte richiesta di amuleti?

Abdul:        Fortissima … sono un benefattore dell’umanità. Quei due la vincono in carrozza … hanno la metà degli anni del più giovane degli avversari. Vorranno la ricompensa dalle mogli.

Settusai:      La meritano! Ragazzi, andiamo a guadagnarci il pane.




Scena terza

La sera

Caro:          Ottima cena, devo dire che la cucina egiziana è meglio del previsto. La lattuga in particolar modo pare che dia un brivido, un impulso … saranno suggestioni. Vedi Demi … l’ideale per un uomo è fidanzarsi e sposarsi nel giro di un anno … esattamente come abbiamo fatto noi. E avere un figlio del giro di poco tempo sarebbe in non plus ultra.

Demi:                   I nostri coetanei sono già sposati da anni … hanno figli quasi maggiorenni mentre noi siamo rimasti al palo per colpa delle nostre mamme che non ci volevano mollare. Me li ricordo i discorsi che faceva quando portavo a casa qualche ragazza:  “Quella ha la testa vuota, quella è una poco di buono, non si vede mai a messa” … Invece quando ha visto Dolce ha detto che era la ragazza ideale per me per via del fatto che non la conosceva. Per fortuna non è di Milano. L’esogamia funziona sempre (confidenziale).

Caro:          Certo! È stato così anche per me. Mi ha sempre detto che sposarsi troppo giovani si finisce per divorziare presto. … Cosa ti devo dire: godiamoci ‘sta luna di miele.

Demi:                   Fin ora l’abbiamo goduta poco diciamo …

Tutunbej:    (Entra, lato spiaggia). Fin ora la godono gli altri (Tra sé). Fate i bravi domani: vincete!

Caro:          Abbiamo tutte le intenzioni. Hai visto per caso le nostre mogli?

Tutunbej:    (Al pubblico). Se le vedo non è per caso! … No! Ho visto Cici. A domani. (Esce da destra).

Cara:           (Entrano, lato spiaggia) Eccoli! Siete pronti per la gara? Le statuette varie sono al loro posto? Lo sai Dolce che stimolano …  da quando l’ha messa sotto il cuscino mi è venuta una irrefrenabile smania di peccare.

Caro:          (A Demi). Abbiamo fatto bene a buttarle. Abdul non si rende pienamente conto di quello che fa.

Demi:                   Teniamo questo per la gara e basta.

Dolce:         Se la vinci avrai un premio speciale: quello che spetta di diritto ai mariti in viaggio di nozze. Vero Cara?!

Cara:           Mi chiedo come facciano a vincere tutti e due. Arrivate pari.

Caro:          Non avevo pensato all’eventualità.

Cara:           Se non ci penso io a certe cose … andiamo a dormire.

Dolce:         Avete fatto un piano per vincere o come butta butta?

Demi:                   Voi lo fareste?

Dolce:         Noi ce l’abbiamo … (Guarda l’amica). Stavo dicendo a Cara che sarebbe bello se ci arrivasse un figlio … concepito qui in Egitto?

Cara:           Sarebbe bellissimo. Ed è tempo che le mele maturino. Stanotte apertura anticipata della farmacia?

Caro:          Sei in difficoltà? Ho delle aspirine.

Cara:           Dolce, facciamo dopo la gara?

Dolce:         Forse è meglio! (Escono).


Scena quarta

L’indomani
 

Settusai:      Stanno vincendo? (Guardano dalla parte della spiaggia).

Divisit:        Hanno un giro di vantaggio sul secondo … forse due.

Cicinbet:     Che scemi: corrono affiancati.

Divisit:        Avranno fatto dei calcoli … c’è in ballo qualcosa per stanotte?

Settusai:      In hotel non abbiamo niente in ballo. … Hanno vinto! Forti eh?

Cicinbet:     Cosa si vince? Hanno in mano qualcosa.

Divisit:        È un amuleto di Abdul … ecco: hanno vinto per quello.

Abdul:        (Entra). Eh … quando si dice dominare!

Cicinbet:     Cosa gli hai rifilato?

Abdul:        Uno dei tanti oggetti per i turisti che fabbrica mio cugino. “Poteri magici”!

Tutunbej:    (Entra). È l’ultima volta che faccio un favore a quei due … ciao Cici.

Cicinbet:     Che favori gli avresti fatto? (Gelosa).

Abdul:        Un sacrificio immane. Si è convertito allo sciamanesimo.

Settusai:      Non è l’unico! Ho capito! (Arrivano le mogli, lato spiaggia). Volontariato per i poveri atleti …

Tutunbej:    Quanti sacrifici quest’anno.

Abdul:        Il caldo! Non permette di scavare.

Cicinbet:     Ah ecco! Il caldo! L’anno prossimo invece di venire a settembre verrò ad agosto.

Settusai:      Che atleti avete in casa!?

Cara:           Ho visto! Meritano un premio.

Dolce:         Per non farsi un torto sono arrivati alla pari.

Divisit:        Chissà perché?

Cara:           Solidarietà reciproca.

Abdul:        Tutti solidali quest’anno. Va ad annate … Peccato che le vacanze stanno per finire.

Cicinbet:     Purtroppo! Perlomeno rientriamo purificate … dallo stress.

Cara:           Almeno da quello … sai com’è dura vivere a Milano?

Abdul:        Rimanete qui con noi.

Tutunbej:    Settimana prossima riprendono gli scavi. Non avrò nemmeno il tempo di respirare. 

Cicinbet:     Si trova si trova.

Divisit:        Quindi settimana prossima salti il ciclo delle purificazioni?

Abdul:        Passa subito di là come l’amico lassù.

Settusai:      Certe cose bisogna farle a cuor leggero. (Ridono tutti tranne le due amiche).

Cara:           Beh? Cercate di pesare le parole: non tutti conoscono i rituali dell’antico Egitto.

Dolce:         I nostri mariti sono sulla strada buona. Fanno cose che mai ci saremmo aspettate.

Abdul:        L’Egitto trasforma le persone. Le rende migliori. Guardate l’amico lassù … vedete … è sottoposto al giudizio di Osiride … lo condannerà? Lo lascerà pascolare nei campi di giunchi? L’anima peserà più della piuma? Verrà divorata?

Cicinbet:     La bilancia l’hanno tarata? Non si sa! Arrivano i vincitori … stanotte vi pesano per bene …

Caro:          Abbiamo perso tre chili oggi. (Soddisfatto).

Settusai:      Perfetto!

Divisit:        Che passi da gigante hanno fatto verso la beatitudine. (Ridacchia tra sé).

Dolce:         Se vogliono andare di là subito lasciateli dimagrire.

Tutunbej:    Se andassimo a pranzo per ricuperare peso? (Allusivo).

Demi:                   Sto meglio così grazie!

Divisit:        Ha capito tutto!

Settusai:      In qualità di capo villaggio vedrò di far rimuovere il dipinto.

Cicinbet:     Temi una rivolta dei fabbricanti di bilance?

Abdul:        No no! Teme per gli ospiti.

Tutunbej:    Superstiziosi! (Passano le comparse). Abdul, queste sono già state pesate? (Escono da destra).

Abdul:        Non si riesce a sollevarle da terra. (Hanno commesso troppi peccati).

Demi:                   Cosa state dicendo?

Dolce:         Cose antiche … pesi, misure, campi di giunchi: tutte faccende che non ci riguardano. Hai fame?

Demi:                   Oggi sì!

Divisit:        Avete sentito? Vuol ricuperare peso. (Allude al fatto che vuol commettere peccati).

Abdul:        Settusai, è il caso di lasciarlo appeso per un altro mesetto per fare in modo che tutte vengano a sapere?

Dolce:         Ci sarà in hotel qualcuno che me lo sa spiegare ‘sto affare?

Settusai:      Te lo spiego io vieni. (Escono tutti).



Scena quinta

Quattro giorni dopo. La partenza.


Abdul:        (Sta rassettando come sempre). Oggi partono tutti tristi … chissà come saranno andate le cose in queste notti … di solito le ultime sono le più redditizie, per quel poco che ne so io s’intende … (Passano le comparse, escono da destra). Signori … secondo me hanno gettato più di trecento dollari in mance … mi avessero lasciato un centesimo … tutto a quello … (Una comparsa, la stessa, lascia un biglietto da dieci nelle mani di Abdul). Molto gentile: grazie! … Che brava gente. Parlano poco ma in compenso.

Tutunbej:    … (Entra di corsa dalla spiaggia. Abdul esita a metterlo in tasca) Prestamelo … lo devo a Cicinbet. (Esce subito:lato camere).

Abdul:        Non sapevo che si facesse pagare. Poco ma …

Caro:          (Entra coi bagagli). Caro Abdul è giunto il momento di abbandonare la terra del Nilo. Il paese dove scorre latte e miele.

Abdul:        Non dire così: mi fai piangere.

Caro:          Che sensibilità!

Abdul:        Quando si perdono … gli amici.

Demi:                   (Idem). È finita caro Abdul.

Abdul:        Per la miseria è andata così male? Mi devo impegnare di più con ‘sti clienti. (Al pubblico).

Caro:          Abbiamo purificato le mogli per quattro notti consecutive.

Abdul:        Ma davvero? Allora ve ne andate contenti?

Demi:                   Sia benedetto l’Egitto. Mi ha detto che forse divento padre.

Abdul:        (Si gira verso il dipinto). Sto controllando che non scappi il sole. È una giornata così bella.

Caro:          Non credere a tutto Abdul …  (Lo porta sul proscenio). Tieni! (Gli da cento dollari). Per tutto quello che hai fatto per noi.

Abdul:        (Li infila subito in tasca ma per la fretta di metterli al sicuro non si accorge che cadono a terra). È una cosa mia … un rituale antico. Comunque Grazie. In fin dei conti non ho fatto un gran che … avete fatto più voi per me. (Li guarda di sottecchi).

Caro:          Ma non dirlo nemmeno per scherzo.

Cara:           (Entra. Raccoglie i soldi). Che giornata fortunata … Dolce, ce li spendiamo al bar prima di partire? (Abdul si fruga).

Abdul:        Se è destino che non mi finiscano in tasca è inutile che stia a pensare  male … sono tornati nel portafoglio dal quale erano usciti. Sarò vittima di qualche maledizione. (Al pubblico).

Caro:         Chi si accontenta gode.

Demi:                   Ohhh!

Settusai:      (Arriva da destra con Divisit). E così ve ne andate … ci lasciate sole.

Divisit:        (A Settusai). Non tentare la sorte: è tardi. Si sono purificati. Appena in tempo. Ti spiego poi.

Cicinbet:     (Entra col bagaglio). Cari … sapete cosa mi mancherà di più dell’Egitto?

Abdul:        (Tra sé). I turchi!

Cicinbet:     La vostra cordialità.

Divisit:        Non avendo avuto altro … (Allusiva).

Tutunbej:    (Rientra). Ecco i tuoi dieci dollari.

Abdul:        Miei!

Tutunbej:    Domani parto per Assuan: è tempo di riprendere i lavori.

Dolce:         Ciao Tutun … è stato un piacere averti conosciuto. Grazie a te abbiamo fatto un viaggio di nozze divertentissimo, vero Cara?

Cara:           Vero! Se dovessi avere un figlio lo chiamerò Tutun.

Divisit:        Casualmente diciamo.

Settusai:      Del resto in Italia chi non ha un figlio che si chiama Tutun.

Cicinbet:     Appunto! Tutte! (Si tocca la pancia). Chissà come sarà contento mio marito. Sarà una “sorpresa” anche per lui.

Abdul:        L’anno prossimo la Pasqua in che mese cade?

Dolce:         Fine aprile. (Abdul fa in calcolo dei mesi di gestazione).

Abdul:        Beh … siamo lì … forse Tutun no ma … bel viaggio di nozze però?!

Cara:           L’unico rammarico che ho è quello di non sapere chi si nascondeva dietro la maschera di Ibis alla festa. Una curiosità mia.

Dolce:         Non ti arrovellare … che importanza ha: ormai.

Divisit:        Fortunatamente il personaggio cambia tutti gli anni. Arrivederci!

Abdul:        Fa parte del rituale antico eh …

Settusai:      Poi non dite che l’Egitto non è una terra magica … con quello che succede. Statue … amuleti … bilance … dipinti … turchi … quelli vanno e vengono. Addio. (Convenevoli, le mogli escono da destra, le altre da sinistra).

Cicinbet:     Bene, allora ci vediamo l’anno prossimo Tutun.

Tutunbej:    L’anno prossimo sono in patria. (Escono da destra).

Abdul:        Non sempre è venerdì! (Esce verso le camere).

Caro:          Che sciocco: ha sbagliato giorno. Doveva dire: “Non è sempre domenica”. (Abdul è musulmano).

Demi:                   Te l’ho detto che sono strani. Ti fa ancora paura il dipinto?

Caro:          No! Però, vedi, mi sarebbe spiaciuto passare di là così senza aver commesso nemmeno un peccatuccio ed essere chiamato “Maa-Kheru”…

Demi:                   E allora? Ti chiami “maccarone” tu? 

Caro:          Niente paura! Li vedi quelli con la paletta alzata? Sono sette. Gli hanno concesso tutti i quarantadue peccati meno sette.

Demi:                   Te lo ha detto Abdul? Beh allora: noi ne abbiamo commessi ben pochi.

Caro:          Una volta c’era più tolleranza nei confronti dei peccatori incalliti. Alla fine passavano tutti senza troppe storie. Erano giustificati.

Demi:                   Ahhhh … non mi è ben chiaro ma …

Cara:           (Rientrano).Volete perdere l’aereo? Dolce … ho una nausea …

Dolce:         Ti sei mangiata un chilo di datteri … sarà per quello!

Cara:           Eh … speriamo che quelli che ho mangiato non facciano sorprese.

Dolce:         Parli dell’esito finale? (Allusiva).

Cara:           Soprattutto del colore! Usciamo a prendere aria. Sbrigatevi!

Caro:          Sono perplesso Demi … perplesso.

Demi:                   Temo che il viaggio lascerà un segno sulla salute delle nostre mogli.

Caro:          Il mangiare scorretto non le intossicherà? Quando torniamo le rimettiamo in sesto con una bella dieta di lattuga: dieta purificante.

Abdul:        (Entra con le solite scope, lato camere). Le vostre signore non ne hanno bisogno. Fate un buon viaggio.  Mi raccomando: attenti alle statuine eh!

Demi:                   Le abbiamo buttate. …

Abdul:        Vi regalo queste: servono per tenere lontano gli sciacalli.

Caro:          Da noi gli sciacalli non ci sono.

Abdul:        Si vede che da voi li chiamano in un altro modo. (Esce, lato spiaggia).

Demi:                   Non ti sembra un pochino arrogante? (Un attimo di pausa).

Caro:          Cosa ne dici se l’anno prossimo passassimo le vacanze nel tuo giardino?

Demi:                   Se fosse dipeso da me non mi sarei mosso da casa.

Caro:          Quest’anno voleva evadere a tutti i costi.

Demi:                   Sai cosa ti dico? Lasciamole respirare … non le soffochiamo con gelosie inutili. (Getta gli oggetti nel bidoncino della spazzatura. Escono).  

  



FINE



I fatti, i personaggi e le situazioni sono del tutto immaginari, pertanto ogni riferimento alla realtà è puramente casuale.

Opera tutelata dalla SIAE

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