IMPRESA SAN PAOLO, IMPRESA AL SAN PAOLO
Commedia in due atti e un prologo di Patrizia De Cristofaro
TRAMA
PROLOGO
Il prologo si svolge nello spiazzo antistante la discoteca Il drago verde. Sono le due della notte di un giorno di inizio ottobre del 2011. Manuel Gargiulo e Loredana, la sua ragazza, escono dalla discoteca per prendere un po daria. Manuel riceve una telefonata: Clementina, la quale gli rivela che aspetta un figlio da lui. Saputo ci, Loredana scoppia in una fragorosa risata: non pu credere nemmeno lontanamente che il suo ragazzo possa aver avuto rapporti con quel sorcetto. Naturalmente anche Manuel sicuro del fatto suo, tuttavia preoccupato perch conosce bene i genitori di Clementina. Loredana rientra nella discoteca e Manuel rimane da solo e meditabondo. Gli si avvicina Filiberto Chetafrecchia, il classico guappo di cartone. Filiberto gli ordina di fargli accendere la sigaretta che ha tra le labbra, ma Manuel non ha laccendino. Il guappo, allora, estrae un coltello a serramanico e glielo infila nel ventre. Alfonsina, la cameriera di casa Gargiulo, trovandosi a passare, assiste allaccoltellamento. Se ne va via di corsa dicendo a se stessa, tremante e piena di paura, che quella notte lei la deve trascorrere in casa dei Gargiulo: non pu rimanere sola.
PRIMO ATTO
Poco dopo. Siamo in casa del professor Vittorio Gargiulo. La signora Luisa viene svegliata di soprassalto dallinsistente suono del campanello. E la cameriera che cerca di raccontare alla sua datrice di lavoro il fatto dellaccoltellamento. Tuttavia, un po per la paura che le impedisce di portare a termine il racconto, un po per altre concause, non vi riesce. Infatti arriva Graziella, vicina di casa dei Gargiulo, la quale ha vinto 500.000 euro al Superenalotto, ma non trova il biglietto vincente. La donna costringe il professore e sua moglie ad aiutarla a cercarlo a casa sua. Mentre i tre sono alla ricerca del biglietto, irrompe dai Gargiulo donna Cesira col marito Carmine e Clementina. Inviperita e isterica, donna Cesira dice che la figlia (in verit bruttina) stata disonorata da Manuel, che aspetta un figlio da lui e che pertanto il ragazzo deve fare il suo dovere immediatamente. Invano Carmine e il professore tentano di calmarla e di farla ragionare. Finalmente arriva Loredana con un agente di polizia. La ragazza dice che Manuel stato accoltellato e che ora si trova al pronto soccorso.
SECONDO ATTO
La corsia di un ospedale. Sono le quattro del pomeriggio del 10 ottobre 2011. Vittorio e Luisa sono in spasmodica attesa. Il medico di turno dice loro che Manuel sta bene, ma che, a causa dello shock subito, difficilmente torner a parlare. Il professore e sua moglie cadono nel pi profondo sconforto. Sono distratti (si fa per dire) da Graziella che, petulante, continua ad esortare Luisa ad affidarsi a san Paolo in quanto sua nonna tempo addietro ha ricevuto dal santo una grande grazia, e dal signor Coviello, l perch sua moglie ancora ricoverata ma grazie a Dio verr dimessa lindomani, che si lamenta della mala sanit. Lunica nota allegra in questo tristissimo pomeriggio rappresentato dalla venuta della famiglia di Clementina. Dopo essersi scusata coi Gargiulo per la scenata di qualche giorno prima, donna Cesira annuncia che sua figlia non aspetta nessun figlio: si trattato di un semplice ritardo.
Improvvisamente, proveniente da una stanza, si sente un urlo disumano: GOOOOOL!!! IL POCHO!!! Subito dopo Manuel esce dalla stanza e comincia a correre come un forsennato per la corsia continuando a ripetere: Il Pocho Lavezzi! Il Napoli ha vinto per due a zero sulla Roma. Manuel ha ritrovato la parola. Graziella, esultante, grida al miracolo. Il medico, dal canto suo, suggerisce prudentemente di andarci piano con i miracoli. Clementina asserisce che il miracolo lo ha fatto Lavezzi. Pi filosofo, il professor Gargiulo dice che il vero miracolo lo ha compiuto lo stesso Manuel. Difatti il miracolo non lo ha fatto n san Paolo, n Lavezzi, ma soltanto la passione sviscerata di suo figlio per il Napoli. In altri termini Manuel avrebbe ripreso a parlare anche se a segnare fosse stato Mazzarri.
PERSONAGGI
VITTORIO GARGIULO, professore di liceo
LUISA, sua moglie
MANUEL, loro figlio
LOREDANA, ragazza di Manuel
ALFONSINA, cameriera
GRAZIELLA, vicina dei Gargiulo
CARMINE CALVANESE
CESIRA, sua moglie
CLEMENTINA, loro figlia
FILIBERTO CHETAFRECCHIA, guappo
DOTTORE
COVIELLO
AGENTE
SAVASTANO, infermiere
MANZAGLIA, infermiere
VOCE DELLA DEGENTE
PROLOGO
Lo spiazzo antistante la discoteca Il drago verde. In fondo c una porta a vetro scorrevole verde, che d accesso nel locale; sopra la porta campeggia linsegna luminosa Il Drago Verde, con accanto linquietante sagoma di un drago (naturalmente verde). A destra vi uno di quei massicci poggi che sovente si trovano ai lati delle strade. Lo spiazzo illuminato quasi a giorno da due lampioni, la cui fredda e bianca luce al neon in netto contrasto con quella verde dellinsegna e del drago. Durante tutto il prologo si ode in sottofondo una musica da discoteca, musica che ovviamente diventa pi intensa quando si apre la porta.
Sono le due della notte di un giorno di inizio ottobre del 2011.
Allaprirsi del sipario la scena vuota. Dopo un poco la porta si apre ed entrano, avvinghiati, Manuel e la sua ragazza Loredana, la quale richiude la porta.
LOREDANA ( una bella ragazza di 16 anni. E alta e slanciata. Truccata pesantemente ma non volgarmente, il suo abbigliamento quello tipico dei ragazzi doggi quando vanno a ballare. Tirando un profondo sospiro di sollievo) Ah! Finalmente! Un poco daria! Ci voleva proprio! Tutto quel fumo, quella folla, quegli odori Mi venuto un mal di testa Mamma mia! (Accende una sigaretta)
MANUEL (anche lui un bel ragazzo ed ha 22 anni. Scuotendo la testa e ridacchiando) Senti, Loreda, tu mi fai morire.
LOREDANA Perch?
MANUEL Ma come? Tu dici che ti fa male la testa, sei voluta uscire per prendere una boccata dossigeno, e che fai? Ti accendi la sigaretta. E un controsenso.
LOREDANA (contrariata) Che centra. (Avvicinandosi a lui) E poi Non sono voluta uscire soltanto per fumare. (Leziosa) Volevo un po di coccole.
MANUEL (abbracciandola, tenero) Oh!... Piccola
LOREDANA (c.s.) Dimmi che mi ami.
MANUEL (c.s.) Ti amo, s.
LOREDANA (c.s.) Anchio. Tanto tanto.
MANUEL (la bacia a lungo. Squilla il suo cellulare. Mentre prende il telefonino) Scusa. (Al telefono) Pronto. (Ascolta, quindi infastidito) Ah, sei tu. Dimmi. (C.s., poi pi contrariato che sorpreso) No! Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? (C.s.) Ma impossibile! (C.s., tagliando corto) Va bene, ne parliamo con calma domani. (Stacca bruscamente la comunicazione e ripone il telefono in tasca)
LOREDANA Chi era?
MANUEL (in un sospiro di insopportabile pazienza) Clementina.
LOREDANA Ah. Che voleva? Non mi dire che quella secchiona non riuscita a fare la versione di greco.
MANUEL (c.s.) Magari! Ha detto che aspetta un figlio.
LOREDANA (ridendo con fragore) Un figlio? Da te? Quel sorcetto? E assurdo! Quella una pazza! (Breve pausa. Seria) Guarda, Manuel, che Clementina si fosse innamorata di te non ci vuole la zingara per capirlo, ma che si sia inventata addirittura di aspettare un figlio da te Ma lasciala perdere, senti a me!
MANUEL (amaro) Eh La lascio perdere
LOREDANA Non ci vuole niente, scusami tanto. Tu domani la pigli in disparte e le dici chiaramente che non sei innamorato di lei e che perfettamente inutile che lei continua a inventare stronzate del genere pur di tentare di incastrarti. Basta. E chi s visto s visto.
MANUEL (c.s.) No, Loreda, la cosa non cos semplice. Tu Clementina non la conosci bene. Quella furba. Quella capacissima di dirlo a suo padre, che un caro amico di mio padre. Allora il padre di Clementina sicuramente si presenter a casa mia e quello che succeder te lo lascio immaginare. Uff!
LOREDANA (superficiale) Ma no! Non ti preoccupare, che tutto si metter a posto. (Fa per abbracciarlo)
MANUEL (divincolandosi) Scusami, Loreda, adesso non proprio il momento. Fammi pensare.
LOREDANA (comprensiva) Va bene. Io torno in discoteca. Ti aspetto dentro.
MANUEL (con la mente da unaltra parte) S, s, ci vediamo tra poco.
La ragazza esce per la porta. Rimasto solo, Manuel passeggia un poco, cogitabondo, quindi si siede sul poggio.
MANUEL (illuminandosi dimprovviso) S! Loredana ha ragione. Con Clementina parler chiaro. In fondo Clementina brutta, ma non scema: se ne far una ragione.
Dal fondo a sinistra lentamente entra uno strano personaggio. E Filiberto Chetafrecchia. Costui un uomo sui 45 anni. Indossa un vistoso abito blu a grosse righe rosa, una camicia arancione, una cravatta verde a pois rossi e un paio di mocassini gialli. In testa ha un cappella bianco con una fascia marrone sulla tesa. Gli pende dalle labbra una sigaretta spenta. Filiberto, insomma, il classico guappo di cartone dellimmaginario collettivo.
FILIBERTO (una volta accostatosi a Manuel, perentorio e con affettata calma) Famme appiccia!
MANUEL Mi dispiace: non fumo.
FILIBERTO (ironico) Ah, non fumo? Guaglio, tu mme rispuosto accuss pecch a mme nun me canusce, eh?
MANUEL (sorridendo) No. E la prima volta che vi vedo.
FILIBERTO (c.s.) Sta bene. Allora to ddico io. Guaglio, io so Filiberto Chetafrecchia, aliasso lommo e parola, fu Pascalino a sguessa e fu Papele o malamente. Me so spiegato?
MANUEL (c.s.) Ah. Manuel Gargiulo. Piacere. (Gli tende la mano destra)
FILIBERTO (c.s. e guardandosi bene dallo stringergli la mano) Piacere mio, per carit! (Minaccioso) Guaglio, a chi cerca e mme fa naffronto io nun ce metto niente: piglio o curtiello e ce o nfilo inta panza. E chiaro? (Cos dicendo estrae sul serio un coltello a serramanico e lo punta verso il ventre di Manuel)
MANUEL (apparentemente disinvolto per nascondere un istintivo timore) Un momento. Per favore, posate quel coltello perch non mi sembra il caso Ragioniamo con calma.
FILIBERTO (concedendo con ironia, ma sempre con il coltello puntato verso la pancia di Manuel) E sta bbene! Ragioniamo con calma. Parlate.
MANUEL (c.s.) Io vi ripeto che non fumo. Facciamo una cosa: adesso vado dentro, mi faccio prestare un accendino e vi faccio accendere la sigaretta. Aspettate un momento. (Fa per avviarsi nella discoteca)
FILIBERTO (furente perch ormai per lui quella unonta che va lavata col sangue) Comme? Aspettate nu mumento? A mme? A Filiberto Chetafrecchia? Guaglio, Filiberto Chetafrecchia nun ha maie aspettato nisciuno e niente! He capito? (E lo accoltella)
Alfonsina entra dal fondo a destra. Alfonsina la cameriera della famiglia Gargiulo. Veste miseramente ed ha un cagnolino al guinzaglio.
MANUEL (comprimendosi laddome, emette un grido di dolore) Ahi! (Si accascia per terra)
ALFONSINA (sirrigidisce e lancia un urlo disperato) Vergine e Pumpeie! Nu muorto! (In fretta prende il cane in braccio e con altrettanta fretta esce per il fondo a destra. Rientra immediatamente, senza cane. A se stessa con voce tremante) No, no. Io stanotte nun pozzo sta sola. Io me metto paura! Io vaco adda signora mia! (Esce per il fondo a sinistra)
FINE DEL PROLOGO
PRIMO ATTO
Dieci minuti dopo. La camera da pranzo di casa Gargiulo. In fondo vi un tavolo rettangolare con intorno sei sedie un poco scostate. Sul tavolo vi sono una tovaglia, dei piatti sporchi ammucchiati in un angolo, un vassoio contenente il resto di una torta e un involto fatto con carta stagnola richiuso alla meglio, infatti sintravedono alcune fette di prosciutto crudo. Dietro il tavolo c una parete attrezzata con sopra oggetti vari. A sinistra vi un uscio scorrevole a vetri, che immette a destra nelle camere da letto e a sinistra in cucina. La porta chiusa.
Il sipario si apre mentre suona il campanello insistentemente. La stanza buia e vuota. Il campanello suoner a intervalli brevi e sempre con una certa insistenza fino a quando Luisa aprir la porta dingresso.
LUISA ( stata svegliata di soprassalto, per cui infastidita e assonnata. Dallinterno) Maronna mia! Chi a chestora? Ma che ore so? E ddoie e nu quarto. (Alludendo a qualcosa che evidentemente succede spesso) U! Chillo fa sempe chesto! Se scorda a chiave, se retira tarde e mme sceta. Che o pozzeno! (Accende una luce che simmagina provenga dal corridoio. In questo istante suona ancora il campanello) Eh!... Un momento!... (Dopo poco con grande sorpresa) U, Alfonsi! E tu che ci fai qua a questora?
ALFONSINA (dallinterno, tremante e sconvolta) Buonasera, signo. Signo, faciteme trasi. Uh, signo, succieso na cosa troppa brutta!
LUISA (c.s., materna, entrando dalla comune a destra e accendendo la luce nella stanza, seguita da Alfonsina) E vieni, vieni. Siediti, riposati un poco.
ALFONSINA (sedendosi) Grazie assaie. Chella bella Vergine e Pumpeie vo rrenne!
LUISA (piuttosto allarmata) Allora? Che successo?
ALFONSINA (sconvolta) Uh, signo, na cosa troppa brutta!
LUISA (c.s., azzardando) Ma Per caso qualche mascalzone ti ha violentata?
ALFONSINA (c.s.) Fosse o cielo, signo! E succiso na cosa ancora cchi peggio! (Repentinamente cambia discorso e chiede) Signo, so venute po chili pariente vuote?
LUISA S, s, sono venuti.
ALFONSINA Se ne so gghiute gi?
LUISA Se ne sono andati verso le undici.
ALFONSINA E vuie stiveve a durmi gi?
LUISA (dubbiosa) Alfonsi, ma tu sai mo che ore sono?
ALFONSINA (candida) No. Ma che ore ponno essere? Lunnece e nu quarto, lunnece e vinte, no?
LUISA (ironica) S, di domani. Alfonsi, sono le due e un quarto.
ALFONSINA (esclama meravigliatissima) Vergine e Pumpeie! E ddoie e nu quarto e notte? Signo, mavita perdona. Che brutta figura che aggio fatto!
LUISA (accomodante)Va bene, non fa niente; per abbassa la voce perch se no il professore si sveglia.
ALFONSINA (ridendo da cretina del suo caso) No, signo, sapite che succiso? Quanno me so reterata, me so mmisa ncoppo lietto e me so mmiso a vere a puntata. Forse verenna verenno me so addurmuta. A nu certo punto m venuto a sceta Puppo
LUISA (interrompendola incuriosita) Chi Puppo?
ALFONSINA (col tono di chi chieda: Non sapete chi Puppo?!) O cagnolino mio.
LUISA Ah, tieni un cane? Non lo sapevo.
ALFONSINA A mo?! Signo, oramaie so quase tre mmise che o tengo. O truvaie mmiezo a na campagna; se vere che o puveriello sera sperduto pecch faceva bu, bu. Me facette cumpassione e mo purtaie a casa mia. (Intenerita, alludendo al cane) Signo, e quanto bellillo! Quanno vo asci pe gghi a ffa e fatticielle suoie, fa ce zampetelle accuss vicino o lietto mio e mme chiamma. (Pausa) Signo, si nun era pe Puppo, io stasera nun avesse (Un improvviso e forte scoppio di pianto le impedisce di continuare)
LUISA (ingiungendole di calmarsi col gesto e con la voce) Zitta, zitta, che si sveglia il professore. (Impaziente) Ma si pu sapere che successo?
ALFONSINA (gemendo) Signo, nun me facite penza! Na cosa troppa brutta! (Pausa. Non piange pi. Indicandolo) Signo, chisto o dolce che rimasto?
LUISA (non spiegandosi gli improvvisi sbalzi di umore della ragazza) S
ALFONSINA Signo, me ne posso mangia un poco?
LUISA (c.s.) E mangia
Alfonsina si taglia unabbondante porzione di torta e la mangia con avidit.
VITTORIO (dallinterno, deprecando) Guarda cca. A luce ancora appicciata inta stanza e pranzo! Cose e pazze! (Entra dalla comune a destra. Il professor Vittorio Gargiulo ha circa 60 anni. E gioviale, simpatico e un po filosofo. Logicamente, data lora, in pigiama. Fa per spegnere la luce, ma si accorge della presenza di sua moglie) Lui, tu staie ancora cca?
LUISA S.
VITTORIO (scorge pure la cameriera e la apostrofa compiaciuto) U, Alfonsi! Buon appetito! Che, sei caduta dal letto?
ALFONSINA Noo. Buonasera, professo.
VITTORIO (allarmato a Luisa) Ma che stato?
LUISA (sottovoce) Non lo so. Alfonsina non me lha voluto dire, per secondo me stata molestata.
VITTORIO (constatando) Ah.
LUISA (premurosa) Ti abbiamo svegliato?
VITTORIO No, no, me so scetato io. Me so venuto a piglia nu bicchiere dacqua. Chillu prusutto era buono, ma era nu poco troppo salato.
ALFONSINA (subito e interessata) Signo, chillu prusutto che avisteve regalato e che io ogge aggia tagliato a ponta e curtiello?
LUISA S, Alfonsi.
ALFONSINA (ipocritamente implorante) Signo, nun me ricite niente. Me ne posso piglia na fetta?
LUISA (col tono di chi voglia dare uno spassionato consiglio) Adesso? Tu mo hai finito di mangiarti la torta: o prosciutto potrebbe farti male Te lo mangi domani.
ALFONSINA (c.s.) E gniammo, signo. Io me ne mangio nu pucurillo. (Vogliosa) Pecch sapite pecch? Quanno ogge o stevo taglianno, m venuto nu gulio (Senza attendere oltre, prende una fetta di prosciutto e la divora. Da intenditrice) Buono, buono!
VITTORIO (avviandosi) Io vaco a bere.
ALFONSINA (prontissima) Prufesso, scusate, nun me ricite niente: ve truvate, me purtate pure a me nu bicchiere racqua?
VITTORIO (la guarda, poi studiatamente scherzoso) Alfonsi, io tengo limpressione che tu si venuta a chestora pe mangia e bere.
LUISA (per sottolineare linopportunit dello scherzo) Vitto! Porta un bicchiere dacqua a Alfonsina, fai presto.
VITTORIO S, s. (Esce per la comune a sinistra)
GRAZIELLA (dallinterno) Permesso?
LUISA (sussultando) Chi ?
ALFONSINA Me pare a voce ra signora affianco.
LUISA (con affettata cerimoniosit verso linterno)Prego, prego, accomodatevi, signora Graziella.
GRAZIELLA (entra dalla comune a destra. Graziella la vicina di casa dei Gargiulo. E vestita di tutto punto. Da come parla e gesticola sindovina che un poco svagata e distratta) Grazie. Buonanotte Cio, buongiorno Insomma, la porta era aperta e sono entrata.
LUISA (come per chiedere spiegazioni alla cameriera, sicura di ricevere una risposta affermativa) Alfonsi?
ALFONSINA Signo, mavita perdona: me so scurdata ra chiurere. (A Graziella) Signo, mo lavete chiusa la porta?
GRAZIELLA E certo.
VITTORIO (entra dalla comune a sinistra con un bicchiere colmo dacqua. Porgendolo alla cameriera) Vive, Alfonsi, vive.
ALFONSINA Grazie assaie, prufesso. (E beve come unassetata nel deserto)
GRAZIELLA Professore, buonasera.
VITTORIO Oh, signora Graziella! Come state? (Galante, ma alla buona) U, voi diventate sempre pi bella! A che dobbiamo la vostra visita a questora?
GRAZIELLA Innanzitutto chiedo scusa se mi sono introdotta in casa sua a notte fonda. Sono veramente desolata, mi creda. Ma se lho fatto, perch mi capitata una cosa tremenda.
VITTORIO Vi hanno molestata pure a voi?
LUISA (lo rimbrotta alla stessa maniera di un rimprovero ad un bambino) Vittorio!
GRAZIELLA No, questo no, fortunatamente. Ma a pensarci bene, quello che mi capitato una cosa ancora peggiore, da un certo punto di vista. Io non No, forse meglio che vi spieghi tutto dallinizio.
LUISA (mostrandole una sedia) Prego, signora, sedetevi e raccontateci. Se vi possiamo aiutare
GRAZIELLA Grazie, s, mi siedo con piacere perch, signora, mi creda, mi tremano un poco le gambe. (Siede) Dunque, bench io non sia una napoletana verace, come si dice, da quando sto a Napoli mi sono sempre voluta addentrare nelle usanze dei napoletani.
ALFONSINA (interrompendola) Brava!
GRAZIELLA Ieri laltro notte ho fatto un sogno che mi ha particolarmente colpita. Era il due maggio. Io stavo in cucina e mi stavo prendendo una tazza di caff con la schiuma, come piace a me. Allimprovviso ho sentito bussare alla porta; sono andata a aprire e mi sono trovata di fronte una ragazzina che poteva avere si e no tredici quattordici anni, vestita da sposa, e chi io non avevo mai visto prima.
ALFONSINA (c.s.) Teh! E chesta na granda meraviglia!
LUISA (redarguendola) Alfonsi, e per favore! Facci sentire! Signora, allora?
GRAZIELLA Questa ragazzina aveva in mano una bella scatola, come fosse stata una scatola che conteneva una cosa preziosa. Mi ha dato la scatola e mi ha detto: E per te.. Io lho ringraziata, le volevo dire che non la conoscevo e le volevo chiedere chi era, ma mi sono trovata in cucina unaltra volta. Stavo bevendo ancora il caff, per era gi ora di pranzo. Volevo aprire la scatola e mi sono svegliata.
ALFONSINA (c.s.) Guardate, che peccato! Allora non sapete questa ragazza che regalo vi ha fatto. Mannaggia! Ma per sicondo me doveva essere un regalo importante: e spose rialeno sempe belli ccose.
Stavolta Luisa redarguisce la cameriera soltanto con lo sguardo.
GRAZIELLA (continuando a raccontare) Ieri mattina, mi dovete credere, mi sono svegliata talmente impressionata e colpita che ho pensato di andarmi a giocare i numeri del sogno al Superenalotto. Detto fatto. Alle dieci sono andata in una ricevitoria, ho raccontato il sogno allimpiegato e lui mi ha consigliato di giocare 2, il giorno; ; 44, il caff con la schiuma; 84, la sposa; 90, la ragazza; 6, il regalo; e 5 il mese di maggio. Ho puntato cinque euro.
ALFONSINA (c.s.) Signo, scusate, ma per sicondo me questo signore ha sbagliato a vi dare i numeri: vi doveva fare giocare solamente il mese di maggio. In questa cosa qua il giorno non ci azzecca niente. Pure la buonanima di mamm quando si sognava, per dire, il due di novembre, si giocava solamente il mese di novembre.
GRAZIELLA E no. Invece limpiegato della ricevitoria purtroppo mi ha fatto giocare i numeri giusti perch stasera li ho controllati sul televideo: sono usciti tutti e sei. Ho vinto cinquecentomila euro.
ALFONSINA Vergine e Pumpeie! Chesta s che stata na furtuna troppa grossa!
LUISA Complimenti! Auguri felicissimi! Che questi soldi ve li possiate godere per mille anni!
VITTORIO (interdetto) Signora Graziella, perdonatemi, ma non ho capito bene. Voi avete vinto cinquecentomila euro e avete detto che limpiegato della ricevitoria (marcato) purtroppo vi ha fatto giocare i numeri giusti?
GRAZIELLA (disperata) S! S! Professore, accidenti a me! Il biglietto vincente non lo trovo!
Pausa.
LUISA (basita, non credendo a ci che ha sentito) Uh, voi che dite?!
ALFONSINA Signo, ma voi dove lo avete messo il biglietto?
VITTORIO Cretina! Se la signora si ricordava dove ha messo il biglietto, non veniva qua, no?
ALFONSINA Ah, gi.
VITTORIO Signora Graziella, vi prego, cercate di fare mente locale. Voi avete detto che i numeri li avete controllati sul televideo. Giusto?
GRAZIELLA S.
VITTORIO (soddisfatto) Benissimo! Ora, immagino che mentre li controllavate, il biglietto ce lavevate in mano. Giusto?
GRAZIELLA E no. Io quei numeri li conoscevo a memoria. Appena ho capito che avevo vinto, sono andata rovistando dappertutto, si figuri, perfino tra le pentole.
VITTORIO Addirittura?! Ma mi sembra un poco strano che un biglietto del Superenalotto voi lo mettevate tra gli utensili della cucina.
GRAZIELLA No, proprio qui che lei si sbaglia, caro professore. Io sono un poco distratta, faccio le cose senza badare a quello che sto facendo, poi mi dimentico tutto. Niente di pi facile che il biglietto io lavessi lasciato in mezzo alle pentole Ma l non cera. Ho telefonato immediatamente a mio marito Lui partito ieri mattina, andato a Cesena per due tre giorni per lavoro Mio marito mi ha arronzata, come si dice a Napoli, dicendomi che quello non era il momento di pensare al biglietto del Superenalotto.
VITTORIO (rimproverandola bonariamente) Signora Graziella, per pure voi Dico: voi andate a disturbare vostro marito che sta lavorando per dirgli che non trovate il biglietto del Superenalotto? Jammo!...
ALFONSINA Prufesso, scusate, ma per sicondo me have ragione a signora. (A Graziella col tono di chi per esperienza sappia bene le cose della vita come vanno) Signo, stateme a senti a me: tutte lluommene so accuss. O a fforza o a bona voglia, a femmena che sadda sbruglia tutte cose.
GRAZIELLA (dopo essere rimasta assorta per un lungo istante, lancia un grido che vuole essere di esultanza, ma che suona come se fosse accaduto qualcosa di tragico) Un momento!... Aspettate!...
LUISA (sussultando e impaurita) Signo, che c?!
ALFONSINA (evidentemente credendo che Graziella si sia sentita male) Vergine e Pumpeie! Signo, nun facite accuss pecch io me metto paura. Io, doppo chella cosa troppa brutta che m succieso primma, gi sto tieneme che te tengo, mo ve ce mettite pure vuie
VITTORIO (calmissimo, con un rassicurante sorriso) Vi siete ricordato qualcosa, vero?
GRAZIELLA (felice) S! Mi sono ricordata che ieri quando sono ritornata a casa, ho fatto il cambio di borsa. Nella borsa che ho svuotato cera molta cartaccia scontrini, fogli con appunti inutili Tutta quella cartaccia lho messa via. Sicuramente ho messo via anche il biglietto. Ma, per mia fortuna, io faccio la raccolta differenziata: la carta la butto in una busta apposita. (Leziosamente supplichevole) Professore, la prego: venga con me a casa mia. Mi aiuti a rovistare nella busta della carta. Le do un paio di guanti di gomma.
VITTORIO (ridacchiando) Mo? (Guarda lorologio) Alle due e mezza? No, signora bella: adesso non mi pare proprio il casoSe siete sicura che il biglietto lo avete buttato inavvertitamente nella busta della carta, lo troveremo anche domani. Domani mattina vengo a casa vostra e vi aiuto a fare la ricerca. Tra le altre cose, adesso sto in pigiama No, no, non sta bene.
GRAZIELLA (c.s.) Non fa niente. Professore, lei un belluomo anche in desabill. Daltra parte, capir il lungo viaggio che dobbiamo fare! Abitiamo sullo stesso pianerottolo
VITTORIO (ancora riluttante) Lo so, ma
LUISA (accomodante) Vitto, e nun a fa longa! Che ci vuole a trovare un biglietto nella carta straccia! Pi a dirlo che a farlo. (Autoritaria) Andiamo!
VITTORIO (per amore di pace) E andiamo.
LUISA Incomincia ad andare tu con la signora, che dopo vengo pure io. Prego, signora Graziella, fate strada. (Graziella e Vittorio escono per la comune a destra) Alfonsi, tu che vuoi fare? Te ne vuoi andare?
ALFONSINA A chi! Vergine e Pumpeie! Signo, doppo a cosa troppa brutta che m succieso, vuie me ne vulite fa i a durmi a me sola?! Noo! Signo, io mi rimango qua.
LUISA (incerta) Ma
ALFONSINA Signo, nun ve preoccupate. Io mme fernesco e sparicchia a tavola, po mme veco nu poco a televisione, vaspetto a vvuie e a o professore e po ce ne iammo a durmi tutte quante. Iate, iate.
LUISA (si arrende) Va bene. (Ed esce per la comune a destra)
Mentre la ragazza sparecchia, uscendo al bisogno per la comune a sinistra, proveniente da fuori la porta dingresso, si ode un tramestio di passi e di voci confuse. Le voci diventano distinte quando qualcuno inizia a piangere forte.
CESIRA (dallinterno, rivolgendosi a qualcuno e alludendo probabilmente a colei che sta piangendo, in tono stridulo e nervoso) La senti? La senti?
CARMINE (dallinterno) S, Cesi, tu hai ragione, ma te pare che e ddoie e meza e notte nuie ce putimmo presenta a casa ro prufessore pe parla e nu problema accuss serio? Siente a me: iammucenno a cucca. Quando domani se ne parla.
CESIRA (c.s.) E invece io ti dico che proprio perch si tratta di un problema serio che non possiamo perdere tempo. Il professore un uomo di mondo e certamente ci scuser se siamo venuti a importunarlo a questora. (Suona il campanello. Alfonsina esce per la comune a destra. Dopo pochissimo dalla stessa parte irrompe Cesira come una furia. La donna accaldata e agitatissima) Dove sta la signora Luisa? Dove sta il professore?
Dalla comune a destra entrano Carmine e Clementina, seguiti da Alfonsina, la quale non ci si raccapezza di fronte a quella irruenza. Clementina, a dire la verit, proprio bruttina. Ha 18 anni. I capelli sono raccolti in due spesse trecce. La ragazza ha un paio di occhiali da secchiona; inoltre indossa un vaporoso vestitino rosa di antica foggia, un vestitino che ricorda molto quelli che indossavano le signorinelle di buona famiglia dellOttocento. Clementina piange a dirotto.
CARMINE (ironico) Se stanno facendo nu balletto. (Con un altro tono) Cesi, a chestora che vuo che stanno facenno? Stanno a durmi. (Ad Alfonsina) Signori, abbiate pazienza, ma quella mia moglie terribile: quando si mette in testa una cosa Vi abbiamo svegliata, eh?
ALFONSINA A me? No, nun ve preoccupate. Io tutte sere me ne vaco a durmi a casa mia, ma per stanotte so rimasta cca pecch a via re mo nun marricordo che ore erano Aggio purtato a Puppo, o cagnolino che tengo io, a ffa e fatticielle suoie vicino a chella discoteca che sta dirimpetto a casa mia, e mm ssucieso na cosa troppa brutta (Implorante) On Ca, pe favore nun me facite parla pecch o si no me vene a chiagnere nata vota. (Volutamente rivolge la sua attenzione a Cesira, che continua a passeggiare nervosamente in lungo e in largo) Onna Cesi, calmateve. (Incuriosita) Ma ch stato?
CESIRA (c.s.) Eh, ch stato ch stato Cara mia, qui si tratta di onore!
CLEMENTINA (piangendo) Brava mamma! Hai detto bene! Si tratta di onore!
CESIRA (c.s. e quasi con circospezione alla cameriera) Io mo non so se posso parlare Tu sei signorina (Decisa, pi che altro per liberarsi di un macigno) Non fa niente, va. Io parlo lo stesso. I tempi sono cambiati. Con le schifezze che si vedono in giro oggi come oggi pure le signorine non si scandalizzano pi di niente. Alfonsi, in poche parole mia figlia aspetta un figlio.
ALFONSINA (niente affatto impressionata, tuttavia sinceramente partecipe allo stato danimo di Cesira) Teh!
CESIRA (proseguendo) Va bene che mia figlia ancoraintatta, comunque in qualche modo il figlio del professore si approfittato di lei. E quello che peggio che mia figlia alunna del professore. Hai capito, Alfonsi?
ALFONSINA E come, non ho capito? Che, a me mavita pigliata pe scema?
CLEMENTINA (piagnucolando, ma estasiata in cuor suo) Due settimane fa Manuel mi venne a prendere fuori la scuola e mi invit ad andare con lui a fare una passeggiata. A un certo punto, non so come successo, ci siamo desiderati
CESIRA (interrompendola) Clementina!
CLEMENTINA (non badandole) e abbiamo fatto il petting.
CESIRA (in tono che non ammette repliche) Clementi, e basta mo! Che cos questo modo di parlare? Va bene che i tempi sono cambiati, ma non esagerare, figlia mia!
VITTORIO (dallinterno) Avete visto, signora Graziella? E meno male che ho avuto lidea di andare a controllare meglio sul televideo, se no qua si faceva mattina!
GRAZIELLA (dallinterno, in palese stato confusionale) Certo
CARMINE (alquanto disorientato) Alfonsi, ma O professore non sta dormendo?
ALFONSINA No, on Ca, pecch sapite pecch? Quanno me ne so venuta cca, pe tramente me stevo ripiglianno nu poco, venuta pure a signora affianco. A signora affianco ha vinciuto cinqucientomila euro Superenalotto, ma per nun trova o biglietto. Mo so gghiute essa, o prufessore e a signora Luisa a casa ra signora affianco pe vere si pe chi sa o biglietto stesse inta busta re ccarte malamente.
GRAZIELLA (dallinterno, ormai ripresasi, tagliando corto) Va bene, va bene. Tutto bene quello che finisce bene. Arrivederci, signora. Professore, mi scusi ancora del disturbo. Buonanotte.
LUISA (dallinterno) Signora, voi state un poco scossa. Venite dentro, vi pigliate un bel bicchiere di acqua e zucchero e ve ne andate a letto.
GRAZIELLA (c.s.) Grazie, non c bisogno. Adesso sto bene.
VITTORIO (invitante, c.s.) Prego, signora Graziella, accomodatevi. Mi sa mi sa che stanotte difficilmente si dorme.
GRAZIELLA (escludendo decisamente lipotesi, c.s.) Ma no!
VITTORIO (c.s.) No, non mi riferivo al fratto vostro. Mi pare che prima ho sentito la voce di don Carmine Calvanese.
LUISA (molto meravigliata, c.s.) Don Carmine? A casa nostra? A questora? A fare che?
VITTORIO (sospirando, c.s.) E chi lo sa.
LUISA (entrando dalla comune a destra con Graziella) Venite, signo. Sedetevi un poco. (Graziella si siede) Buonasera. (Carmine, Cesira e Clementina rispondono al saluto) Alfonsi, abbi pazienza, vai a pigliare un bicchiere dacqua alla signora e ci metti dentro un cucchiaino di zucchero.
ALFONSINA (uscendo per la comune a sinistra) Subito. (Esce)
VITTORIO (entra dalla comune a destra. Cordiale e stringendogli la mano) Caro don Carmine!
CARMINE Professore amabile!
VITTORIO (baciandole la mano) Donna Cesira.
CESIRA (a denti stretti) Buonasera, buonasera.
ALFONSINA (entra dalla comune a sinistra con in mano un bicchiere dacqua poggiato su di un piattino. Offrendolo a Graziella) Signo, bevete. Quella lacqua e zucchero fa bene.
GRAZIELLA Grazie. (Beve)
ALFONSINA Prufesso, avite truvato o biglietto?
VITTORIO No, ma comunque a signora sera sbagliata. Abbiamo controllato meglio sul televideo: non uscito il quarantaquattro, uscito il quarantacinque.
ALFONSINA Lassa fa a chella bella vergine e Pumpeie!
VITTORIO (dopo aver osservato per un poco Clementina che continua a piagnucolare, certissimo di aver indovinato il motivo per il quale ella si trovi l con i genitori, la rimbrotta in modo scherzoso) Ah, Clementina Clementina! Ma, insomma, io come devo fare con te, eh? E dire che stamattina, in classe, quando vi ho assegnato quella versione di greco, io lho pure pensato: Sta versione e Senofonte troppo difficile. Sosicuro che pure a Calvanese nun riuscir a farla e che far come minimo la nottata. E infatti Ma tu addirittura scomodi a mamm e a pap per venirmi a dire che la versione non lhai fatta? Figlia bella, e che esagerazione!...
Clementina scoppia a piangere forte.
CESIRA (agitatissima, le d un sonoro scappellotto) Statte zitta! Vedrai che mo risolviamo tutto. Il professore ha capito male, mo ci chiariamo e Professo, non dicendo mancamente, Clementina un angelo; voi sapete quant studiosa ogni oltre dire. Nossignore, mia figlia lha fatta la versione e lha fatta pure bene perch dopo l andata a controllare sul computer.
VITTORIO (soddisfatto) Ah, brava! Eh, ma io lo dico sempre, che quando uno appassionato a una cosa Ma allora?... Non capisco
CESIRA (investendolo, come presa da un attacco isterico) Professo, voi avete detto bene quando avete detto che quando uno appassionato di una cosa Proprio cos! Per mia figlia non appassionata solamente di qualcosa, in questo momento Clementina appassionata pure di qualcuno Professo, vostro figlio dove sta?
CARMINE (autoritario) Cesi, ma che, si pazza?! Che centra o professore? Te lho detto pure prima: queste sono cose che se lhann a vere e guagliune tra di loro. Professo, scusate, ma quando mia moglie se mette na cosa ncapa E io glielho detto pure: Va bene, vuoi andare a parlare con il professore? E ci andiamo domani con calma. .Lei si incaponita a volervi venire a disturbare a questora
VITTORIO (basito e preoccupato) Don Carmine, scusate, abbiate pazienza. Posso sapere che successo? Che centra mio figlio?
CARMINE (evasivo e superficiale) No, professo, niente.
CESIRA (c.s.) Come niente, come niente! Tua figlia incinta e tu dici niente?! Professo, qua inutile girare ancora attorno alle cose. Clementina fra otto mesi sar madre e il padre dellanima innocente che nascer vostro figlio Manuel. Caro professore, vostro figlio, approfittando dellingenuit di Clementina, ha fatto Beh, voi mi avete capita, no?
CLEMENTINA (parla in fretta mentre piange e si dispera, per cui si capisce ben poco di ci che dice) Mamma, ma che stai dicendo? Se dobbiamo parlare, dobbiamo dire esattamente le cose come stanno. Io tengo diciotto anni, quindi non sono ingenua come dici tu. (Como per chiedere una qualche approvazione) Vi pare? (Zittisce nella speranza che qualcuno dica qualcosa, tuttavia poich nessuno parla, la ragazza continua con pi stizza) Certo, adesso Manuel dovr prendersi le sue responsabilit, per non del tutto colpa sua: anche io sono stata consenziente.
CESIRA (c.s. e dandole un altro schiaffo) E finiscila di piangere! Che nun s capito niente e chello che he ritto!
CLEMENTINA Mamma, ti ripeto che io con Manuel ho fatto soltanto petting.
CESIRA (c.s., ceffone compreso) U, Clementi, tu he ferni e ricere sti pparole! He capito? (Pi calma e quasi orgogliosa) S, questo vero: mia figlia intatta. (Nuovamente agitatissima) Per, professo, voi capite?, mo i fatti sono questi.
VITTORIO Va bene, va bene. Donna Cesi, adesso cercate di calmarvi. E che miseria questa! Voi avete dato due schiaffi alla povera Clementina manco fosse venuta la fine del mondo! Diciamo che i due ragazzi si sono un poco lasciati andare. State tranquilla: a tutto c rimedio, tranne alla morte e qua non morto nessuno, anzi fra poco verr al mondo una nuova vita.
GRAZIELLA (a Cesira) Aspetti, signora. Io vorrei capire meglio. Mi scusi se mintrometto in cose che in fondo non mi riguardano.
CESIRA (in tono quasi normale) Figuratevi! Dite, dite.
GRAZIELLA Ecco Lei ha detto che sua figlia intatta. Ora daccordo che in certi casi tutto possibile, ma sono episodi pi unici che rari Io mi domando: non potrebbe darsi che c stato un errore di valutazione, nel senso che c stato un falso allarme o qualcosa del genere?
LUISA E come no! Pure io avevo pensato la stessa cosa.
ALFONSINA Ma per a me me pare che a signurina Clementina na cosa a rice. Chillo mo o signurino Manuel nun sa po spusa. (Suona il campanello) Chillo o signurino
VITTORIO (interrompendola) Alfonsi, a porta.
ALFONSINA (tra le nuvole) A porta? Quale porta, prufesso?
VITTORIO Hanno bussato. Non hai sentito?
ALFONSINA (c.s.) Uh, s?! Io non aggia sentuto niente. E che faccio? Vaco a vere chi ?
VITTORIO Va, va. Tanto ormai Abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno.
La ragazza esce per la comune a destra.
CARMINE (umile) Professore, signora Luisa, io sono veramente mortificato per il fastidio che vi abbiamo dato.
LUISA (formale) Don Carmine, nessun fastidio. Queste sono sciocchezze.
ALFONSINA (dallinterno, spaventata) Vergine e Pumpeie! Signurina Loreda, vhanno arrestata?
LOREDANA (dallinterno. Da come parla evidente che ha fretta, tuttavia altrettanto evidente che serena. Scoppia a ridere) Alfonsi, che dici?! E vero che accaduto un fatto piuttosto grave, ma da qui a dire che mi hanno arrestata
ALFONSINA (c.s.) Ah, mbe, vulevo ricere io. Ma Scusate, signurina Loreda, chistu puleziotto chi ?
LOREDANA (dallinterno) Lagente sta con me, ma non niente, non ti preoccupare. Il professore e la signora stanno dormendo?
ALFONSINA (c.s.) O cche! Stanno scetate.
LOREDANA (c.s. e niente affatto sorpresa) Va bene, allora possiamo entrare. (Entra dalla comune a destra, seguita dallagente di polizia e da Alfonsina) Buonasera. (Anche il poliziotto bofonchia Buonasera) Professore, signora, non c tempo da perdere: dobbiamo andare agli Ospedali Riuniti.
I presenti si guardano interrogativamente tra loro, poi:
LUISA (allarmata) Mamma mia! Che dobbiamo andare a fare agli Ospedali Riuniti? Loreda, che successo?
LOREDANA Ieri sera io e Manuel siamo andati in discoteca, no? A un certo punto siamo usciti fuori per prendere un poco daria, poi io sono ritornata in discoteca e lui rimasto fuori. Quando sono uscita unaltra volta perch Manuel non rientrava, lho trovato a terra che si lamentava chiedendo aiuto.
ALFONSINA (tremante, grida coprendosi il volto con le mani) Vergine e Pumpeie! (A Luisa) Signo, chesta a cosa troppa brutta che vaggia ditto primma che mera succieso. Teh! Signurina Loreda, nientemeno chillo che steve nterra era o signurino Manuel?
LOREDANA S. E stato accoltellato.
VITTORIO (incredulo) Come accoltellato? Forse s appiccecato cu quaccheruno?
AGENTE (senza dare troppa importanza a ci che dice in quanto abituato ad avere a che fare con fatti del genere) No, vostro figlio non ha litigato con nessuno. E stato accoltellato per motivi futili, come succede sempre quando ci sta di mezzo Filiberto Chetafrecchia..
VITTORIO E chi ?
AGENTE (c.s.) Nu guappo e cartone, il quale dopo il fatto venuto in Centrale e si venuto a costituire. Questo Chetafrecchia ha chiesto a vostro figlio di fargli accendere una sigaretta, vostro figlio non aveva laccendino perch non fuma, e Filiberto lha accoltellato.
LUISA (sconvolta) Mamma mia! E terribile!
ALFONSINA Teh!
GRAZIELLA Cose dellaltro mondo!
VITTORIO E mo mio figlio sta agli Ospedali Riuniti?
AGENTE E gi, perch poi io e un mio collega siamo corsi sul posto e lo abbiamo trasportato in ospedale.
CLEMENTINA (ansiosa) Lhanno operato?
AGENTE (c.s.) E beh, mo non vi saprei dire se lhanno operato gi. Sicuramente deve essere operato, ma non c da preoccuparsi, devono disinfettare e suturare la ferita, si tratta di dieci minuti.
LOREDANA Adesso non c tempo da perdere.
LUISA S, s. (All agente) Mi vado a vestire. (Esce in tutta fretta per la comune a destra)
VITTORIO Due minuti e andiamo.
Buio di colpo.
FINE DEL PRIMO ATTO
SECONDO ATTO
La corsia del reparto di chirurgia generale degli Ospedali Riuniti . In fondo vi sono quattro porte chiuse contrassegnate dai numeri 235, 236, 237 e 238. Una panca smaltata in bianco si trova verso destra ed unaltra verso sinistra.
Sono le ore 16,00 del pomeriggio di domenica 10 ottobre 2011.
Quando il sipario si apre, troviamo Vittorio, Luisa e Graziella seduti sulla panca di sinistra,in trepidante attesa: Luisa consulta spessissimo lorologio; la signora Graziella, le braccia conserte, ha una perenne espressione di pazienza; Vittorio, forse per cercare di distrarsi, si guarda intorno. Manzaglia seduto sulla panca di destra. Linfermiere ha una minuscola radio nella tasca della divisa e, tutto compreso con i gomiti sulle ginocchia e il mento tra le mani, sta ascoltando la partita Napoli - Roma attraverso gli auricolari. Entra Savastano dal fondo a sinistra col carrellino che reca loccorrente per fare le medicazioni e si avvicina al collega.
SAVASTANO Manza? (Pausa) Manza? (Pausa. Tra s, sfiduciato, alludendo al collega) Eh! Chisto quanno e turno a rummeneca e ce sta a partita ro Napoli, na tragedia! (Pi forte e scuotendolo) U, Manza! E levatille nu poco sti cosi a rinte recchie!
MANZAGLIA (sussulta, si accorge della presenza dellaltro infermiere, si toglie gli auricolare, sbuffa e chiede sgarbato) Che vuo?
SAVASTANO Aggia i a ffa a medicazione a vicchiarella che stata operata aiere. Me vuo veni a da na mano?
MANZAGLIA No, Savasta, impossibile. Tu o ssaie che a rummeneca re tre e cinche nun me pozzo movere a cca.
SAVASTANO E figuriamoci!Stanno ancora uno a zero? (Laltro fa di s con la testa) A che minuto stammo?
MANZAGLIA (piuttosto seccato) Mo accuminciato o sicondo tiempo. E mo, Savasta, pe piacere, famme senti.
SAVASTANO ( dirigendosi verso la porta 238, sfottente) Manza, tu inutile che faie: vuie perdite, perdite.
MANZAGLIA (con lo stesso tono) Va, va, che tu te chiamme Lucariello e nun sulo nun saie fa o presepio, ma nun ce saie mettere nemmeno nu pastore ncoppo.
SAVASTANO (tagliando corto) S, s Vaco a mmereca a vecchia. (Esce per la porta 238)
Manzaglia si rimette gli auricolari. Con una certa fretta dalla sinistra entra il dottore e gli si accosta.
DOTTORE Scusate, Manzaglia.
MANZAGLIA (alludendo alla partita che sta ascoltando, infervorato, col tono di chi voglia dirigere unazione di gioco) Vai! E tira! (A denti stretti) Che peccato! Nu gol mancato! (Alzando per un attimo gli occhi al cielo, scorge il medico che lo guarda sardonico) Uh, dotto, scusate. (Ammirato) Dotto, Hamsik fortissimo! Ha fatto nazione Ma ha perso un poco troppo tempo. Che peccato!
DOTTORE (c.s.) State sentendo la partita, eh?
MANZAGLIA (infervorato) S, s. Napoli Roma. Sta vincendo il Napoli per uno a zero. Stanno al terzo minuto del secondo tempo. (Con altro tono) Dotto, mi volete? Ditemi.
DOTTORE Dovreste andare a fare la Voltaren al bambino della centoventidue.
MANZAGLIA Ci devo andare io?
DOTTORE (ironico) Mo ci vado io.
MANZAGLIA (alzandosi, a malincuore) No, non vi preoccupate: sto andando. (Uscendo per la sinistra, tra s) Tanto, che ce vo a ffa na serenga?! (Esce)
VITTORIO (si alza e si avvicina al medico, imitato da sua moglie e da Graziella) Dotto, chiedo scusa.
DOTTORE (cortese) Prego.
VITTORIO Io sono il padre di Manuel Gargiulo. Vorrei notizie precise sulle condizioni di mio figlio. A verit, dotto, da stamattina non ci ho capito molto: un collega vostro mi ha detto che mio figlio domani pu ritornare a casa; un altro invece ha detto che deve stare sotto osservazione ancora per qualche giorno E capirete
DOTTORE (professionale) Certo. S, tutto sommato vostro figlio sta bene e domattina verr dimesso.
VITTORIO (molto preoccupato) Dotto, scusate, che significa tutto sommato?
DOTTORE (tentennando) Beh, la ferita guarita, per Beh, il ragazzo ha subito un violento shock, che ha compromesso leggermente larea del cervello deputata al parlare.
LUISA (sconfortata) Manuel non parla?
DOTTORE No, per il momento no. (Pi rassicurante) Ma state tranquilla: vostro figlio riacquister luso della parola, per non prima di otto nove mesi.
LUISA (c.s.) Mamma mia! Otto nove mesi, dotto?
DOTTORE (con limpassibilit tipica dei medici) Eh, s, purtroppo. (In fretta) Adesso vogliate scusarmi: vi devo lasciare. Permesso.
VITTORIO (biascica appena) Prego, prego, dotto. E grazie.
Il dottore esce per la sinistra. Vittorio, mogio e pensoso, va a sedersi. Anche Luisa, che piange sommessamente, sorretta da Graziella che le mormora incomprensibili parole di conforto, si siede. Savastano entra dalla porta 238 ed esce per la sinistra.
LUISA (colpita profondamente, piangendo) Mamma mia! Per otto nove mesi
GRAZIELLA (battendole affettuosi colpetti sulla spalla) Su, su, non pianga, si faccia coraggio.
LUISA (c.s.) Vitto, tu non dici niente?
VITTORIO (in un lungo sospiro) E che aggia ricere? Ci vuole pazienza, cara mia. (Improvvisamente ottimista) Ma tu devi stare tranquilla: otto o nove mesi pure passano.
LUISA (c.s.) Eh, s Beato te che la fai cos facile
GRAZIELLA Ma s! Il professore ha ragione. Otto o nove mesi sembrano lunghi, ma passeranno in un lampo. Intanto lei faccia una bella cosa: dica tre Gloria al Padre a San Paolo.
LUISA (c.s. e alquanto scettica) A San Paolo?
GRAZIELLA S. Come lei sa, San Paolo era uno degli Apostoli di Ges. Mia nonna paterna che possa stare nella schiera dei Troni!... mi raccontava sempre Signora, mi creda, quando lo raccontava, venivano i brividi a lei e a me Mia nonna mi diceva sempre che il 29 giugno del 42 lei si svegli di mattina con un dolore al nervo sciatico cos forte che non poteva alzarsi; se provava a farlo, si torceva per il dolore. Quel giorno i bombardamenti arrivavano ogni dieci minuti. Mia nonna abitava al primo piano e i bombardamenti erano violentissimi. Ogni volta che sentiva la sirena, logicamente la povera nonna voleva scappare nel ricovero, ma non riusciva ad alzarsi dal letto. Il 29 giugno la festa di San Paolo e mia nonna, disperata e piena di paura, gli disse tre Gloria al Padre. Alle tre del pomeriggio Signora, adesso lei non mi creder Alle tre del pomeriggio suon la sirena e mia nonna si alz. Scapp nel ricovero come se non avesse mai avuto quel dolore al nervo sciatico.
LUISA (ha ascoltato con interesse il racconto di Graziella ed ora non piange pi) Veramente?
GRAZIELLA Giuro. Io stessa quando, per esempio, mi sento un poco nervosa, dico con fede tre Gloria al Padre a San Paolo e mi passa tutto. Su, signora, preghi anche lei. Bastano tre Gloria al padre e dopo ogni Gloria bisogna recitare la giaculatoria San Paolo, aiutalo tu. , perch lei chiede la grazia per suo figlio.
LUISA (convinta) S, s.
GRAZIELLA (invogliandola ad alzarsi) Su, venga con me. (Indicando la sinistra) L in fondo, appena svoltato langolo, c una piccola cappella. Vengo con lei. Andiamo a pregare nella cappella.
VITTORIO Signora Graziella, perdonate, ma Per carit, io non metto assolutamente in dubbio quello che avete detto: la Teologia molto pi grande di noi e a volte per noialtri inspiegabile. Per mi domando: se Dio e di conseguenza i Santi sono in cielo, in terra e in ogni luogo, non c tutta questa necessit di andare a pregare nella cappella. Non vi pare?
GRAZIELLA Certamente, per qua la cappella a due passi ed meglio andare l. (Avviandosi ad uscire con Luisa per la sinistra) Su, signora, andiamo.(Ed escono)
COVIELLO (dallinterno, soddisfatto) Brava! Hai fatto un bel riposino. Come ti senti?
VOCE DELLA DEGENTE (dallinterno) Bene.
COVIELLO (c.s.) La cicatrice ti fa male?
VOCE DELLA DEGENTE (c.s.) No.
COVIELLO (c.s.) E alzati. Ti siedi sulla poltrona.
VOCE DELLA DEGENTE (c.s.) No, magari pi tardi. Vorrei stare unaltra oretta a letto: mi fa male un poco la testa. Anzi, nella borsa c una bustina di Aulin. Pigliamela.
COVIELLO (c.s.) Ma che, sei pazza?! Non sono neppure dieci giorni che ti sei operata Mo vado a domandare allinfermiere se te la posso dare, poi eventualmente Anzi, mettiti la vestaglia cos andiamo a domandare insieme. Pu darsi che pigliando un poco daria, tu ti senta meglio.
VOCE DELLA DEGENTE (c.s.) No, no, vai tu.
COVIELLO (c.s.) Va bene. Torno subito. (Entra dalla porta 235. Vociando) Infermiere? Infermiere. (Pi forte) Infermiere! (Constata tra s con amara ironia) E che ne parliamo a fare. I signori infermieri non lavorano nei giorni feriali, figurarsi di domenica! (Si avvia per la sinistra e simbatte in Manzaglia che sta rientrando) Ehi! Che modi! (Linfermiere senza badargli va a sedersi sulla panca a destra. Insistente) Chiedo scusa
MANZAGLIA (come il pi sanguigno degli allenatori) Marekia, e passa al centro, che Cavani smarcato! (Battendo violentemente il pugno della mano destra contro il palmo della sinistra) Mannaggia! E te lavevo detto pure!
COVIELLO Mi scusi
MANZAGLIA (con sopportazione) Dite.
COVIELLO Mia moglie stata operata nove giorni fa di appendicectomia. Ora, poco fa si svegliata con un po di emicrania.
MANZAGLIA (sgarbato) Ah. E io?
COVIELLO No, niente. Volevo sapere soltanto se consigliabile darle una bustina di Aulin. Sa, per alleviare un poco lemicrania.
MANZAGLIA (dopo averlo guardato a lungo negli occhi,c.s.) Ma vuie site nu bellu tipo, o ssapite? Ma comme, io sto sentenno a partita e vuie vulite sape a me si a mugliera vosta ce putite ra o no a bustina e Aulin. Cha rate, nun cha rate A me che me ne fotte!
COVIELLO (andandosi a sedere accanto a Vittorio) Cose da pazzi! Ma vedete che modo di rispondere! Dico: lei ha sentito? (Vittorio non risponde, assorto com nei suoi pensieri) Quando poi parlano della malasanit del napoletano! Hanno ragione! Lei ha notato che scempio? Una sporcizia inaudita; ti vengono a fare le medicazioni con i ferri non sterilizzati a dovere, per non parlare inoltre Dio, Dio! E assurdo! Qua per avere uninformazione devi sborsare almeno cinque euro! E dire che io mia moglie non volevo farla operare a Napoli. Come un fesso sono stato a sentire una parente di Evelina, la mia signora, e adesso mi pento non una, ma mille volte. Intendiamoci, loperazione riuscita bene e domani mia moglie sar dimessa, per, santo Dio!, un po di umanit! Veda, io sono di Senigallia, ma mi trovo a Napoli perch quindici giorni fa venimmo a trovare i parenti di mia moglie e quando lei cominci ad avvertire lancinanti dolori appendicolari, volevo tornare immediatamente a Senigallia per farla operare da un mio carissimo amico: Felice Buzzi. In breve, invece mi feci convincere a farla operare a Napoli e ed ecco i risultati. (Gridando) Il personale paramedico fa schifo! (Pausa. Tra s) Mah! (A Gargiulo) Lei il padre di quel giovanotto che stato accoltellato davanti alla discoteca? (Vittorio annuisce) Come sta suo figlio?
VITTORIO Abbastanza bene, grazie.
COVIELLO Auguri. (Sospirando) Ci vuole pazienza. Purtroppo le malattie vengono in carrozza e se ne vanno a piedi. (Pausa. Visto che il suo interlocutore poco disposto a colloquiare, si alza) Beh, permesso. Vado da mia moglie. (Esce per la porta 235)
LUISA (entrando dalla sinistra a braccetto con Graziella. Ha in mano un bicchierino di plastica colmo di caff) Signo, sar suggestione, ma io mi sento meglio.
GRAZIELLA E certo. Lei si affidata completamente a San Paolo. Stia tranquilla: San Paolo le far la grazia.
LUISA Vitto, siamo state in cappella, poi siamo andate allo spaccio e abbiamo preso il caff. (Porgendogli il bicchierino) Tieni. Te lho portato pure a te.
VITTORIO Grazie. Mo nu poco e caf ce vuleva proprio. (Beve un sorso, quindi fa una smorfia di disgusto) Puah! Ih che ciofeca!
LUISA (alludendo al caff) Eh, fa nu poco schifo. Ma, comme se dice?, questo passa il convento. (Ricordando) Ah, mi hanno telefonato sia Loredana che a signora Cesira. Mo vengono a trovare Manuel. Io per non ho detto che Manuel non riesce ancora a parlare: chella, a povera Loredana lha visto pe terra accoltellato, Clementina incinta No, io ricesse meglio che nun dicimmo niente. Vi pare, signo?
GRAZIELLA E certo.
SAVASTANO (entra dalla sinistra con in mano il contenitore dei termometri. Si avvicina al collega e sinforma) Manza, ancora uno a zero?
MANZAGLIA S. Mannaggia a miseria! Savasta, duie minute fa o Pocho sha magnato nu gol fatto!
SAVASTANO A partita sta pe ferni, eh?
MANZAGLIA Mancano vintucinche minute.
SAVASTANO (sfottente) Perdite, perdite.
MANZAGLIA (questa volta scherzoso) Savasta, nun fa a seccia.
Savastano esce per la porta 238.
LOREDANA (entra dalla destra trafelata e ansante) Finalmente! Eccovi qua! Ho girato tutti gli Ospedali Riuniti. Buonasera. (I tre rispondono al saluto)
Savastano entra dalla porta 238 ed esce per la 237.
LUISA Ma perch, Loreda, io non te lavevo detto che Manuel era ricoverato in chirurgia generale?
Linfermiere entra dalla 237 ed esce per la 236.
LOREDANA S, per qua ci sono quattro padiglioni di chirurgia generale!
Savastano entra dalla porta 236 per uscire immediatamente per la 235.
GRAZIELLA Ah, ecco. Siediti un poco, su.
Linfermiere entra dalla porta 235. Ha in mano il contenitore dei termometri vuoto. Esce per la sinistra.
LOREDANA No, grazie. Vorrei andare a vedere Manuel. Dove sta? (Vittorio e Luisa, che non vogliono che la ragazza scopra la verit, o almeno non cos repentinamente, si scambiano uno sguardo imbarazzato)
GRAZIELLA (indicando luscio 236) Sta in questa stanza qua, per Secondo me meglio che tu ti trattenga prima un poco con noi e pi tardi lo vai a salutare. Sai, star riposando, proprio in questo momento linfermiere gli ha portato il termometro per prendergli la temperatura Hai visto tu stessa, no?
LOREDANA Infatti. Ma sta bene?
GRAZIELLA Sta bene, sta bene, non ti preoccupare. Domani mattina ritorna a casa.
LOREDANA Ah, bene. Signora, glielo giuro: in questi giorni sono stata cos agitata e nervosa Non ho telefonato per non disturbare, ma stanotte non ho proprio dormito e allora oggi mi sono fatta animo e coraggio, ho telefonato alla signora Luisa e sono venuta.
GRAZIELLA E certo. (Continua a chiacchierare sottovoce con Loredana)
CESIRA (entra dalla destra, seguita da Carmine e da Clementina. Gioviale) Buonasera.
VITTORIO (cordiale) U! Donna Cesira amabile! (Le bacia la mano) Don Carmine caro!
CARMINE (stringendogli la mano) Professore.
CESIRA Signora Luisa, buonasera.
LUISA (affabile) Buonasera. Tutto bene?
CESIRA Non ce male, grazie.
LUISA Clementi, e tu? Eh, tu stai na bellezza!
CLEMENTINA S, ringraziando il Signore, adesso sto proprio bene.
CESIRA Per la verit noi non avremmo voluto disturbare, ma Clementina ha insistito per venire prima per sapere proprio dalla voce di vostro figlio come sta, e poi perch vi vuole dare una bella notizia . A proposito, Manuel come sta?
LUISA Sta bene. Domani torna a casa. Adesso sta riposando e noi perci stiamo qua fuori.
CESIRA E giusto. Meno male, va: finito tutto. (Dopo una piccola pausa, compartecipe) Per lha passata brutta, eh, signora Lui?
LUISA (mal celando unintima e profonda pena) Eh, s (Senza alcun preavviso, passa di palo in frasca) Clementi, mamma mi ha detto che tu mi vuoi dare una bella notizia. Sarebbe?
CLEMENTINA (superficiale) No, niente di che. Quando quella notte venni insieme a mamma e a pap a casa vostra Beh, mi sono sbagliata: stato un falso allarme.
LUISA Meglio cos.
CESIRA Come no! Voi non potete credere che piacere fu per me quando chesta me ricette che sera sbagliata. (Con aria circospetta) Capirete, signora Lui, chella a guagliona veramente nun ha fatto niente.
CLEMENTINA Infatti. Ho fatto soltanto petting.
CESIRA (dandole una piccola spinta) E dlle cu sti parole!
CARMINE (dopo aver consultato lorologio) Professo, oramaie so e quatte e meza. Io credo che mo Manuel si sar svegliato. Possiamo andarlo a trovare, vi pare?
VITTORIO (indugiando) E Certo Per Don Carmine, io direi: aspettiamo ancora un poco. Pure perch Don Carmine, parliamoci chiaro: Manuel non riesce ancora a parlare.
CARMINE (interdetto) Come non riesce ancora a parlare?
VITTORIO (sospirando) Eh. Che vi devo dire? Na mezoretta fa abbiamo parlato co duttore il quale ci ha detto che Manuel, a causa dello shock che ha avuto, prima di otto nove mesi purtroppo non riuscir a parlare.
CARMINE Ahia! Questo non ci voleva, eh?
VITTORIO Eh.
VOCE DELLA DEGENTE (dallinterno) Ma no! Dove vuoi andare? Qui dentro fa troppo caldo perci mi si sono arrossate un poco le guance, ma sto bene, non ti preoccupare.
COVIELLO (internamente, gridando inviperito) E no, cara mia! Questa allergia. Come infatti tu sei diventata rossa esattamente sei minuti dopo che ti ho dato lantidolorifico. No, no, no! Ma che, scherziamo? Tu sei stata operata. Io mi debbo assicurare!
CLEMENTINA (allarmata) Che successo?!
CESIRA Ma chi stu pazzo?!
GRAZIELLA Questo signore dovrebbe capire che sta in un ospedale e non al mercato.
LUISA Vitto, ma Coviello che sta alluccanno?
VITTORIO S, Lui, isso. (Agli altri) Non vi preoccupate. Ormai io ci ho fatto labitudine. Se tratta e nu signore che ce lha con tutto e con tutti.
GRAZIELLA Li mortacci sua! Ma grida sempre cos, come se stesse succedendo unecatombe?
VITTORIO E che volete sapere, cara signora Graziella! E questo niente perch questo signore pure di notte d in escandescenze.
GRAZIELLA E allora che si ricoverasse in un ospedale psichiatrico!
COVIELLO (c.s.) Basta! Adesso mi devono sentire questi disgraziati che fanno finta di venire a lavorare per rubarsi i soldi dello Stato! (Entrando molto infuriato dalla stanza 235) Disgraziati! Ma adesso se non mi stanno a sentire, li sistemo io! Li denuncio presso la direzione generale! (Si avvicina a Manzaglia che sta ascoltando la radio a capo chino) Infermiere. (Pi forte) Infermiere! (Quasi tra s) No, inutile, inutile! Sono stato stupido io che lho chiamato! Che speravo? Che si fosse tolto quegli aggeggi dalle orecchie per fare una volta tanto il suo dovere? Manco a pensarlo! No, no: troppo, troppo! Adesso lo sistemo io: una bella denuncia e lo rovino. (Fa per uscire per la sinistra, tuttavia si ferma perch scorge altre persone. Un poco mortificato) I signori vogliano scusarmi, ma devono intendere: ho un diavolo per capello.
LUISA (serafica) Signor Coviello, che c?
COVIELLO (nervoso) Che c? C che (Pi calmo) Dunque, gentile signora, mia moglie nove giorni or sono ha subito un urgente intervento di appendicectomia. Adesso, ringraziando Iddio, sta bene, tanto vero che domani verr dimessa.
LUISA Auguri.
COVIELLO Grazie. Oggi pomeriggio, per, si svegliata con una violenta emicrania. Io, piuttosto preoccupato, sono venuto a chiedere a (indicando Manzaglia) quello l se potevo darle un antidolorifico. (Con ironia mista a disprezzo) Il signor infermiere mi ha risposto, con unarroganza che non le dico, che facessi come meglio mi sarebbe parso: a lui non gliene importava niente. Le ho dato lantidolorifico e dopo sei minuti di orologio mia moglie diventata rossa come un pomodoro maturo. Allergia sicuramente. Adesso, e loro hanno visto, sono venuto a chiamare unaltra volta linfermiere. Lho chiamato due volte, due! Ma lui, come si dice qui a Napoli, manco pa capa.
GRAZIELLA (come a voler giustificare linfermiere) E certo. Sta ascoltando la radio con gli auricolari.
COVIELLO E le sembra giusto che un infermiere durante il suo turno di lavoro ascolti la radio tranquillo e beato?
GRAZIELLA Ha ragione: non giusto. Per c un altro fatto da non sottovalutare: oggi domenica.
COVIELLO (nuovamente infuriato) E allora? Che, forse di domenica non si pu morire?
GRAZIELLA No, signor Coviello, io non ho detto questo. Voglio dire che oggi per fortuna tutti i ricoverati non hanno bisogno di niente. Se non c nulla da fare, gli infermieri ascoltano un poco di radio. Non mica un reato.
COVIELLO (c.s.) Signora, questa per me truffa! Truffa ai danni dello Stato, della Bandiera, ai danni di tutto! Eh, no! Stando cos le cose, mio dovere informare la direzione generale. Scusino. Con permesso. (Fa per uscire per la sinistra)
LUISA (tempestiva e persuasiva) Ma dove volete andare?! Mo la direzione sta chiusa.
COVIELLO Ah, gi. Oggi domenica Va bene, ci vado domattina.
LUISA (c.s. e prendendolo delicatamente per un braccio) Venite con me, signor Coviello, che mo ve lo chiamo io linfermiere. (I due si avvicinano a Manzaglia. Dandogli un colpettino sulla spalla) Manzaglia.
MANZAGLIA (sussultando e togliendosi gli auricolari) Chi ? (Inaspettatamente cortese) Ah, signo, siete voi. Ditemi.
LUISA Scusate, il signor Coviello qua ha bisogno di voi.
MANZAGLIA (c.s., alzandosi) Dite.
COVIELLO (visibilmente sorpreso dalla cortesia dellinfermiere) Mi scusi. Le volevo chiedere se potesse venire un momento da mia moglie. Sa, pocanzi le ho dato lantidolorifico come mi ha detto lei, ma dopo sei minuti la mia signora diventata rossa. Io penso che abbia avuto una reazione allergica.
MANZAGLIA (gentile) Mo vediamo subito. (Fa per aprire luscio della stanza 235)
COVIELLO (fermando quel gesto) Aspetti, vengo con lei, laccompagno.
MANZAGLIA (pi che sicuro del fatto suo) Non c bisogno. Voi rimanete qua. Ieri mattina pure sono venuto io dalla signora: so perfettamente qual il problema. Vado e torno. (Uscendo per la porta 235) Permesso. (Esce per rientrare subito dopo) Ecco qua. Tutto a posto.
COVIELLO (non crede ai suoi occhi) Di gi?! Cosa ha avuto mia moglie? Una reazione allergica, eh?
MANZAGLIA Scusate, ma vuie inta stanza tenite na serra?
COVIELLO No, perch?
MANZAGLIA Signor Coviello, imta cammera ra signora ce steveno perlomeno trentotto gradi! A povera signora steve ammurbanno. Aggia aperto a fenesta e fra poco vostra moglie ripiglia il suo colorito naturale, non vi preoccupate.
COVIELLO (poco convinto) Ah. Allora lei dice che mia moglie diventata rossa per il caldo?
MANZAGLIA Ma sicuramente! (Quasi scherzoso) Signor Coviello, ma vuie forse ve cririreve che vostra moglie aveva sfuga o murbillo?
COVIELLO (rassicurato) No, io volevo essere prudente. Ad ogni modo, grazie. Vado a prendere un caff. Lo vuole anche lei? Glielo porto.
MANZAGLIA No, grazie. (Estraendo la radiolina dalla tasca della divisa, accendendola e mettendosi gli auricolari nelle orecchie. Preoccupato) Aggia lassato a Roma che ce steva ranno sotto (Sedendosi di nuovo sulla panca di destra) Sperammo che o Napoli nun se facesse fa fesso allurdemo allurdemo.
Coviello esce per la sinistra.
CESIRA Mbe, signora Lui, noi mo ce ne andiamo. Non fa niente che non abbiamo potuto vedere Manuel. Ci vediamo a casa. (Baciando Luisa) Arrivederci.
LUISA Arrivederci.
CESIRA (stringendo la mano a Vittorio) Arrivederci, professo.
VITTORIO Ve ne andate?
CESIRA E s, vi lasciamo tranquilli.
VITTORIO Come volete. (Stringendole la mano) Arrivederci.
CARMINE (stringendo la mano a Luisa) Signora, vi saluto.
LUISA Buona serata.
CARMINE (un piccolo inchino a Graziella e a Loredana) Signora. Signorina.
GRAZIELLA Arrivederla.
LOREDANA Buonasera.
CARMINE (stringendo la mano a Vittorio) Arrivederci, professo. (Sottovoce e allusivo) Mi raccomando: non vi perdete danimo, passer pure questo.
CESIRA Clementi, bella a mamma, andiamo.
CLEMENTINA (ubbidiente) S. (Come una bambina ben educata fa la riverenza a Luisa e a Vittorio)
CESIRA (avviandosi per uscire per la destra) Di nuovo.
CLEMENTINA Aspetta, mamma. Scusami. Un attimo soltanto.
CESIRA (incuriosita) Che c?
CLEMENTINA No, niente. Io vorrei rassicurare Loredana perch tra me e Manuel davvero non c stato niente. C stato
CESIRA (interrompendola, a denti stretti) E va bene. La rassicuri unaltra volta. Mo ce ne dobbiamo andare.
MANZAGLIA (scattando in piedi, i pugni in alto) Oh anema! Grandissimo!!!
CARMINE Ch stato? Il Napoli ha segnato?
MANZAGLIA (entusiasta) S! Ha signato Lavezzi!
CARMINE (dopo aver lanciato unocchiata allorologio) Va be, oramaie mo fatta. (Volendo dire che la partita quasi finita) So e cinche manco nu quarto
MANUEL (dallinterno prorompe in un grido che rasenta il disumano) GOOOOOOOOOOL!!!
LOREDANA (spaventatissima) Che cosa successo?
GRAZIELLA Forse qualcuno che si sente male.
LUISA Mamma mia! Vitto, chisto nun nu reparto e chirurgia generale: chisto nu manicomio! Ogni tanto se sente nallucco.
VITTORIO (ridacchiando) E overo, eh?
CESIRA (guardandosi intorno come alla ricerca di qualcosa che avvalori la sua ipotesi, si aggrappa al braccio del marito) Aiuto, Carmine. Chesta na scossa e terremoto!
CLEMENTINA Oh, Dio! Il terremoto! (Piangendo e strillando) Io ho paura.
CARMINE (infastidito) Ma quale terremoto! Nun me facite rirere!
MANUEL (entra di corsa dalla stanza 236. Mentre continua a correre avanti e indietro come un forsennato, tutti lo guardano a occhi spalancati) Il pocho! Il pocho! Il pocho! Mamma mia! Il pocho!!!
LUISA (disperata, gli urla dietro) Manuel! Figlio mio! Che tha pigliato? Calmati!
MANUEL (abbracciando sua madre) Mamma, la partita finita. Il Napoli ha vinto per due a zero! Tu capisci?
LUISA (allibita, piange per la gioia) Ma ma tu parli!
DOTTORE (entra dalla sinistra, seguito da Savastano) Che c, che c?
GRAZIELLA (emozionata e commossa) Dottore, un miracolo! Un miracolo! Manuel parla! San Paolo ha fatto la grazia! (Cade in ginocchio, gli occhi rivolti al cielo) Grazie!
SAVASTANO (incredulo) Parla? Veramente?
DOTTORE (incredulo) No, non possibile.
MANUEL (incuriosito) Perch, scusate, non possibile? Che, forse ero diventato muto?
DOTTORE (a disagio) Beh in un certo senso s.
MANUEL (preoccupato) Come sarebbe? Ero diventato muto?
LOREDANA Manuel, io non capisco. Tu non potevi parlare?
MANUEL Ma che ne so, che ne so Dotto, chiedo scusa, voi stessi medici quando mi venivate a visitare, mi dicevate che per il momento non era necessario parlare
DOTTORE (dopo una pausa voluta, grave) Vedi, tu sei un ragazzo intelligente e sai benissimo che le verit non sempre sono piacevoli. Che cosa ti dovevamo dire? Che per otto nove mesi tu non avresti potuto parlare a causa dello shock subito?
MANUEL (sbarrando gli occhi) Veramente?
DOTTORE (grave) Eh, s. Purtroppo s. (Pausa) Soltanto
MANUEL (pi incuriosito che preoccupato) Soltanto?
DOTTORE Soltanto E inspiegabile quale shock tu abbia potuto avere in questo momento talmente forte da fare sbloccare istantaneamente larea del linguaggio del tuo cervello.
GRAZIELLA Macch shock! Noi, io e la signora Luisa, prima siamo andate in cappella e abbiamo pregato fervidamente San Paolo. E stato Lui che ha voluto fare il miracolo!
DOTTORE (scettico) Signora cara, io sono cattolico praticante e ai miracoli ci credo. Per e perci le posso assicurare che i miracoli avvengono raramente e in situazioni gravissime che so, in un malato di tumore, in un malato di SLA Purtroppo i miracoli non avvengono per inezie del genere.
MANUEL Ma quale miracolo, signora Grazie! Con tutto il rispetto per San Paolo, se proprio vogliamo parlare di miracolo, stato Lavezzi che lo ha fatto. Io mi sono limitato istintivamente a gridare gol! quando il pocho ha segnato.
CARMINE (ironico) Addirittura?! Aspita! Lavezzi tene chesta potenza? Iammo, Manuel, nun ce fa rirere!
LUISA (ridendo) Guardate chisto a che va a penza.
GRAZIELLA (seria) Manuel, non ripetere pi quello che hai detto. Questa blasfemia.
CLEMENTINA Sentite, secondo me stato solo e soltanto Manuel che con la sua volont ha sbloccato larea deputata al linguaggio del suo cervello.
VITTORIO Scusate, posso dire io una parola?
TUTTI Prego, prego. Dite, professo. (E altre parole analoghe)
VITTORIO Daccordo, la volont. Anzi, soprattutto la volont. Signori miei, mio figlio ogni anno si fa labbonamento al Napoli, nei distinti: mio figlio nutre un amore sviscerato per il Napoli. Dunque, stata proprio questa sua passione sviscerata che lo ha sbloccato. Io so sicuro che Manuel avrebbe ritrovato luso della parola pure se l avesse segnato Mazzarri!
Buio di colpo.
FINE
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