Incasa, con Claude
di
Ren Daniel Dubois
Personaggi
Lui (Yves), venti - venticinque anni. Magro. Nervoso.
L'ispettore (Robert) trentacinque - quarant'anni.
Lo stenografo (Guy) assistente dell'Ispettore. Stessa et. Fumatore accanito.
Il poliziotto (Latreille) membro dei servizi di sicurezza del Palazzo di Giustizia. Non ha la minima idea di quello che succede nell'ufficio del giudice Delorme, e se ne frega altamente.
Traduzione dal francese di Barbara Nativi
Ringrazio la regista canadese Alice Ronfard e Ren-Daniel Dubois che mi hanno aiutato a decifrare in modo non superficiale le espressioni gergali e il ritmo di scrittura della "pice. Avendo scelto di non appoggiarmi su un dialetto per rendere il gubcois, ho utilizzato un italiano parlato, che stato perfezionato in prova.
Barbara Nativi
Titolo originale: Being at home urith Claude
Prima rappresentazione: Montreal, Thtre de Quat'sous, 13 novembre 1985. Regia di Daniel Roussel. Scene di Michel Crte. Luci di Claude Accolas. Interpreti: Lothaire Bluteau (Lu), Guy Thauvette (L'Ispettore), Robert Lalonde (Lo Stenografo), Andr Thrien (Il Poliziotto).
Prima rappresentazione italiana: Sesto Fiorentino (FI), Teatro della Limonaia, 2 ottobre 1992, Festival Intercity/Montreal. Regia di Barbara Nativi. Scene di Dimitri Milopulos. Costumi di Dimitri Milopuios. Musiche di Marco Baraldi. Interpreti: Silvano Panichi (L'Ispettore), Riccardo Naldini (Lui), Marco Berti (Lo Stenografo),
La scena
Ufficio del giudice Delorme, al palazzo di Giustizia di Montreal. Una grande scrivania di legno massiccio, dietro la quale sta una delle poltrone che di solito si trovano di fronte. La bergre del giudice stata invece spostata e messa contro un muro. Gettate sopra, si trovano le giacche dei due poliziotti. Sulla scrivania: cartella da scrittoio, portapenna, calamaio, calendario, portacenere, cornice, lampada, fermalibri, libri, etc. Tutti questi accessori sono stati ammassati su un lato della scrivania, per liberare la superficie durante l'interrogatorio. La seconda poltrona per i visitatori occupata da Lui. Sul muro di destra (rispetto al pubblico): la "piccola" porta, la porta di servizio in legno laccato. Sul fondale: la "grande" porta, la porta ufficiale, imbottita. Lui ne ha la chiave in tasca. Una mappa gigante dell'ile di Montreal, a colori. Una lunetta di vetro smerigliato sovrasta la grande porta.
Accanto alla grande porta sono state messe una sedia ed un tavolino che servono allo Stenografo. Sul tavolo: fogli bianchi e fogli con la trascrizione dell'interrogatorio; un grande portacenere, traboccante di mozziconi; l'apparecchio per stenografare. L'impressione generale dovrebbe essere quella di un ufficio che esiste da tanto di quel tempo che chi lo occupa lo considera ormai il suo "salotto", e che ora oggetto di una barbara invasione.
Luce: cruda e naturalista.
Nota dell'autore
Uno dei pericoli presenti nel testo la tentazione che si potrebbe avere (e alla quale si finirebbe per soccombere) di presentare Lui e l'Ispettore come due persone che sono li con l'unico scopo di mettersi in difficolt l'uno con l'altro. I due in realt cercano soltanto un modo per: il primo, Yves, dormire un po' in attesa del giudice che crede (almeno all'inizio) potr aiutarlo; il secondo, l'Ispettore, riuscire a capire di che si tratta, e perch si ritrova in una posizione tanto delicata, in cui rischia di procurarsi grossi guai.
Tutti i personaggi a parte il poliziotto Latreille, che ha appena iniziato la sua giornata di lavoro e che presta servizio al Palazzo di Giustzia, e non alla Polizia di Montreal, sono sfiniti. Nonostante ci, il ritmo veloce. Sar utile immaginare che il testo costituisce l'ultimo atto di un dramma che si recita da trentasei ore, e di cui abbiamo la descrizione dettagliata soltanto per l'ultima ora (o poco pi). Quest'ultima ora ha comunque una sua totale autonomia, un suo crescendo ed un acme, un punto massimo di tensione, che coincide con quello del dramma di cui il testo la scena finale. Gli attori non partono, dunque "da zero" ma, al contrario, "da ottanta".
Al momento in cui la pice comincia, alle 10,30 del 5
luglio 1967, l'interrogatorio in corso dall'una di mattina del 4 luglio, senza
interruzioni. Si ha l'impressione che n Lui n i poliziotti facciano
progressi: Lui perch non ha intenzione di raccontare niente di pi di quanto non
abbia gi raccontato cento volte, e loro perch non riescono a capire il
"perch", e non c' nessuno che li possa aiutare a cavarsi fuori da questa situazione esplosiva. Un'ora dopo l'inizio della rappresentazione
(precisamente alle 11,30, ora fittizia
della pice), si sente bussare tre
volte alla grande porta: arriva il giudice. Non ha importanza il momento
esatto dell'azione. In ogni caso, il risultato lo stesso: l'Ispettore
fa segno allo Stenografo di uscire per chiedere al giudice di aspettare qualche istante. Subito, al primo colpo: silenzio
totale in scena. Silenzio di ehi braccato dalla legge e viene
scoperto. Lo Stenografo esce. Rientra. Quando riprende la sua posizione, si
riparte ripetendo la battuta interrotta, o si prosegue oltre, secondo quanto
meglio conviene.
Gong. Luci al massimo. Sulla scena tutto fermo. Nuovo colpo d gong, gli attori si muovono. Subito;
L'ISPETTORE (urlando) E io? Guarda che preferirei fare la coda all'Expo invece di stare appiccicato a una bella fica di Parco Lafontaine che si diverte a scannare la gente! Credi che non abbia ni ent'altro da fare nella vita?
Pausa.
LISPETTORE - (pi calmo) O.K. Dopo il Parco, dove sei andato? lui Cristo, gliel'ho gi detto almeno venti volte.
LISPETTORE - Ripetimelo.
Pausa.
LUI - O.K. Glielo ridico, tutto, ma l'ultima volta. Prenda un registratore, faccia un filmino. Faccia tutti i tondini sulla cartina, faccia quello che cazzo gli pare, ma...
LISPETTORE - Senti, tesoro. Lascia stare i consigli e rispondi. Hai telefonato. Sono venuto. M'hai raccontato un sacco di idiozie. Ora dimmi quello che mi devi dire e lasciami...
LUI - Non mi chiami tesoro.
LISPETTORE - .. .lasciami fare il mio lavoro. Forza, avanti. Parla.
LUI - Ma cazzo, gli ho gi detto tutto. Cos'altro vuol sapere?
LISPETTORE - Come ti chiami.
LUI - (...)
Pausa.
LISPETTORE - Ricomincia.
LUI - Dopo il Parco, sono andato...
LISPETTORE - Dall'inizio.
LUI sospira.
Pausa. Bussano alla piccola porta.
LISPETTORE - S.
La piccola porta si apre. Entra il Poliziotto.
IL POLIZIOTTO - Mi aveva detto di avvertirla quando erano le dieci e mezza. un po' pi tardi. Il giudice arriva tra un'ora.
IL POLIZIOTTO esce chiudendo la porta.
LISPETTORE - Forza dai, spara.
LUI - Sono uscito da casa sua, sono andato a prendere il metr. A Jarry. Saranno state le nove. Sono arrivato fino a Bonaventura. Sono sceso. Ho camminato fino al porto. Poi verso ovest. Ho camminato un'ora. Forse di pi. Non lo so, non porto l'orologio. All'improvviso mi sono svegliato. Ero seduto su uno steccato, a Westmount. Avevo mal di testa. Un po' come se mi fossi addormentato nella vasca da bagno. Sa com', no? Uno dorme, malo sa che sta nella vasca da bagno. Sogna anche. Insomma, tutto insieme mi sveglio, seduto su uno steccato di legno verde, e mi rendo conto che prima, mentre camminavo, lo sapevo che camminavo, ma nello stesso tempo non lo sapevo. Camminavo, cos.
LISPETTORE - Lascia stare gli stati d'animo. Abbiamo solo un'ora. Parla.
LUI - Cazzo. Perch, cosa sto facendo? Sto parlando. Cosa crede? Non gli ho mica tagliato la gola cos, tanto per fare. 0 perch mi stava sui coglioni.
LISPETTORE - Gi, perch?
LUI - Per tutto quel tempo, lo sapevo che camminavo, ma non me ne rendevo conto. Sapevo anche perch camminavo, ma non ci volevo pensare.
LISPETTORE - A che pensavi?
LUI - Alle altre voite che ero passato di l.
LISPETTORE - Quando?
LUI - Altre volte. Facendo una passeggiata. Quando mi sento.... quando mi sentivo molto gi. Facevo delle gran camminate. Dopo, ero gi lo stesso, ma almeno ero stanco e riuscivo a dormire.
LISPETTORE - Poi?
LUI - Eh?
LISPETTORE - Eri seduto sullo steccato.
LUI - Ho avuto paura.
LISPETTORE - Diche?
LUI - Eh?
LISPETTORE - Di cosa hai avuto paura? Se avevi paura, perch ci hai telefonato? Perch non te la sei squagliata? Perch hai chiamato il quartier generale di polizia per dire che c'era un cadave-re in un appartamento di rue Casgrain? Perch hai richiamato un'ora dopo per dire che eri stato tu ad ammazzarlo? Se avevi paura, perch hai fatto tutta quella commedia, al telefono, per costringerci a venire qui? Come hai fatto a rubare le chiavi al giudice Delorme? Perch hai insistito che venissimo qui? E perch hai chiamato il giornalista nel Montral-Matin? Perch ci hai obbligati a tutti i costi a venire qui? Perch non vuoi dire come ti chiami?
Pausa.
LISPETTORE - (calmo) Avanti. Continua.
LUI - Quando mi sono svegliato, non ci credevo. Era un po' come quando sei con qualcuno e d'un tratto hai l'impressione di aver gi vissuto quel momento in un sogno, e sei anche sicuro che gliene hai gi parlato. Gli fai: questo momento qui l'ho gi sognato sai, te l'avevo detto, no? Ma
LUI - non se lo ricorda. E l era uguale: avevo camminato per pi di un'ora, mi ritrovavo a sedere su uno steccato, e per tutto il tempo che camminavo, avevo nella testa il ricordo confuso di qualcosa che non sapevo se avevo fatto davvero oppure no. Poi, quando mi sono svegliato, l'immagine era ancora pi forte, ma mi dicevo che era impossibile. Non l'avevo fatto. Era impossibile. Senta, perch non gli dice di uscire?
LISPETTORE - Perch?
LUI - Mi snerva. Scrive tutto. Non dice una parola. Non fa un rumore. A parte quando tira su bevendo il caff. Tanto, lei non rilegge mai quello che scrive.
LISPETTORE - Se lo faccio uscire, me lo dici come ti chiami e perch l'hai ucciso? Me lo dici che ci facciamo qui? E cosa devo fare perch tu non faccia uno scandalo uscendo da qui?
Pausa.
LUI non risponde.
LISPETTORE - Guy, vammi a prendere un altro caff. Lo vuoi anche tu?
LUI - No, grazie.
LISPETTORE - II bar accanto deve essere aperto. Vai l. Dopo aspetta fuori, ti chiamo io.
Lo Stenografo prende un dollaro dalle mani del LISPETTORE ed esce dalla piccola porta.
LISPETTORE - Bene...
LUI - C'era un venticello fresco. Si sentiva che stava per piovere. Era appiccicoso. Non so in che strada ero. Comunque, una traversa di Sherbrooke. Quando mi sono fermato, stavo andando sul monte, credo.
LISPETTORE - A far che?
LUI - Cosa pensa che ci si vada a fare sul monte, in piena notte, di luglio?
LISPETTORE - E che ne so io?
LUI - Mi prende per il culo?
LISPETTORE - E dillo, cazzo, facciamola meno lunga.
LUI - Scopare. contento ora?
LISPETTORE - Per l'amor di Dio, me lo spieghi com' che volevi andare sul monte a scopare un'ora e mezzo dopo aver sgozzato un ragazzo nel suo appartamento? E perch poi hai cambiato idea e ci hai chiamati?
LUI - Non vi ho chiamati.
LISPETTORE - Ah no? E allora come mai siamo qui?
LUI - Non subito. Vi ho chiamati dopo. Due giorni dopo.
LISPETTORE - Dopo che?
LUI - Dopo lui. Prima ho telefonato a lui.
LISPETTORE -
LUI - chi?
LUI - Lui.
LISPETTORE - Non vuoi dire nemmeno il suo, di nome?
LUI - (...)
LISPETTORE - Cosa gli hai telefonato a fare? Lo sapevi che era morto, l'hai ammazzato tu.
LUI - Non Io sapevo.
LISPETTORE - Come sarebbe a dire, non lo sapevi?
LUI - Credevo che fosse un sogno.
LISPETTORE - OK. OK. Credevi che fosse un sogno. Allora gli hai telefonato.
LUI - Ma non subito.
LISPETTORE - Allora quando?
LUI - Ero seduto sullo steccato. Per un po' ho guardato le case. Mi piacciono le case, a Westmount. Ho sempre sognato di essere ricco. A casa di mio padre, quando LUI era piccolo, avevano un sacco di soldi. E LUI mi raccontava spesso di quando erano ricchi. Pi che altro me lo raccontavano i miei nonni, i genitori di mio padre, a Natale, o a Pasqua, quando andavamo da loro. Avevano un appartamentino pieno di mobili Luigi XIV. La casa l'aveva costruita mio nonno. L'aveva venduta al padre di mia nonna. Quando hanno perso tutto, si sono ritirati al secondo piano. Sembrava la caverna di Ali Bab. C'era troppa roba. Argenteria. Quadri. Porcellane.
LISPETTORE - Westmount.
LUI - S. Stavano a Westmount, prima. Prima di perdere i soldi.
LISPETTORE - Eri seduto su uno steccato, a Westmount.
LUI - S. Attraverso le persiane si vedeva la luce che si muoveva. La gente, dentro, guardava la TV.
LISPETTORE - Perch gli hai telefonato?
LUI - A chi?
LISPETTORE - Al ragazzo l, a...
Si curva sul dossier che sulla scrivania.
LUI - Ehi!
LISPETTORE - Che c'?
LUI - Non lo dica.
LISPETTORE - Cosa?
LUI - II nome.
LISPETTORE - O.K. Gli hai telefonato.
LUI - S.
LISPETTORE - E poi?
LUI - Gliel'ho detto mille volte: sono uscito da casa sua, e ho fatto un giro.
LISPETTORE - Hai preso 0 metr.
LUI - S. Ho preso il metr, ho fatto una camminata. Mi sono seduto su uno steccato.L mi sono svegliato e mi sono messo a guardare le case. La gente, ancora viva, tranquilla. Ricca. E quell'immagine che avevo nella testa, no, era impossibile. Ho cominciato a correre come un pazzo. Sono sceso gi. Fino al Forum. Correvo come se avessi potuto impedire una catastrofe.
LISPETTORE - Fino al Forum?
LUI - S.
LISPETTORE - Com'era, la strada dove ti trovavi? La strada dello steccato?
LUI - Beh....
LISPETTORE - Era dritta o faceva una curva?
LUI - Non capisco
LISPETTORE - Dimmi della strada. Non delle case, la strada.
LUI - Era in salita. In cima, mi sembra ci fosse qualcosa. Uno spartitraffico. Le auto che mi passavano davanti quando arrivavano su, non potevano continuare. Dovevano girare. A destra.
LISPETTORE - Le auto che passavano andavano in su?
LUI - Andavano in su?
LISPETTORE - S. Eri soprala Sherbrooke?
LUI - S.
LISPETTORE - Passavano delle macchine. L'hai detto ora.
LUI - S. Mi ricordo di una grossa Chrysler bianca che passata piano piano. Il tipo dentro cercava un indirizzo. Aveva acceso la luce. La tappezzeria era rosso fuoco.
LISPETTORE - In che direzione andava? In su verso la collina, oppure gi verso la Sherbrooke? 0 si poteva andare in tutti e due i sensi?
LUI - LUI andava in su. Ma si poteva andare in tutti e due i sensi.
LISPETTORE - Lansdowne.
Lo scrive su un foglio.
LUI - Che?
LISPETTORE - Niente niente.
LISPETTORE - mette il foglio sul tavolo dello Stenografo.
LISPETTORE - Poi?
LUI - Ho corso verso il Forum.
LISPETTORE - lontano.
LUI - "Pu darsi.
LISPETTORE - Hai corso sempre?
LUI - S.
LISPETTORE - Quanti isolati?
LUI - Non lo so.
LISPETTORE - Correvi sulla Sherbrooke?
LUI - Credo.
LISPETTORE - S 0 no?
LUI - Che gliene frega se correvo sul Boulevard Mtropolitain, sulla Sherbrooke o su Sainte-Catherine?
LISPETTORE - Lascia stare cosa mi frega e rispondi. Guardami. Guardami in faccia. (Guarda l'orologio) Ascoltami bene. Sono le undici meno un quarto. luned mattina. Sto seduto qui con te da sabato notte, e non venuto fuori niente. Ci hai telefonato per costringerci a venire qui, dico bene? Hai ricattato i giornalisti che stanno l fuori con la storia dello scoop. La tensione cresce sempre di pi ogni minuto che passa. Sei stato tu a dirgli che al palazzo di Giustizia avrebbero potuto rimestare un po' nella merda, eh? Bene, ragazzino, la merda la rimesti bene. Ma 0 gioco lo comando io. Ci hai detto di andare a vedere in un appartamento all'angolo tra Casgrain e Lige, perch c'era dentro un ragazzo morto, un'ora dopo hai richiamato per dirci che l'avevi ammazzato tu e che ci aspettavi in ufficio, qui, e di fare in fretta perch il Montral-Matin era gi informato. Dico bene?
LUI - S.
Bussano alla piccola porta.
LISPETTORE - S?
La piccola porta si apre. Lo Stenografo entra e consegna alLISPETTORE delle carte.
LO stenografo Sono appena arrivate. Vado a prendere il caff.
Lo Stenografo esce chiudendo la porta. Pausa.
LISPETTORE - d un'occhiata alle carte.
LISPETTORE - Manca poco al tuo compleanno.
Pausa.
LUI - Come fa a saperlo?
LISPETTORE - Bel nome, Yves.
LUI - si alza.
LISPETTORE - Seduto.
Pausa.
LISPETTORE legge.
LISPETTORE - Tua sorella lo sa, che batti?
LUI- seduto, raggelato.
LISPETTORE - Ma ci hai presi tutti per degli idioti? Pensavi davvero che mentre stavi qui a prenderci in giro, noi saremmo rimasti con le mani in mano, eh? Che siccome al signorino gli piace tanto mettere sottosopra la citt per sventolare in giro i suoi panni sporchi, noi l'avremmo lasciato fare senza nemmeno cercar di sapere chi era, visto che LUI non ce lo voleva dire?
LUI - Io non vi prendo per il culo. Ho ammazzato un ragazzo. Ve l'ho detto. E sono venuto qui, no?
LISPETTORE - E allora?
LUI - Che vuole sapere di pi?
LISPETTORE - Secondo l'autopsia morto il primo di luglio fra le nove e le undici. Tu ci hai chiamati la notte fra il tre e il quattro. Voglio sapere dove sei stato nei frattempo.
LUI - Ma quello...
LISPETTORE - Chiudi la bocca e fammi finire. Voglio sapere dove sei stato. Che cosa hai fatto. Voglio sapere perch l'hai ucciso. Voglio sapere chi sei. Voglio sapere da dove vieni e cosa fai nella vita. E le sole cose che riesco a tirarti fuori sono idiozie. Storie senza senso. Comincio ad avere l'impressione che da trentasei ore non fai altro che sfottermi. E non lo sopporto. Capito? Non lo sopporto. (Si precipita verso il tavolo dello Stenografo. Afferra delle carte a caso. Legge degli esempi) Domanda: cognome? Risposta: se lo scordi. Domanda: nome? Risposta: se lo scordi. Et? Cosa gliene frega. Sono qui. L'ho ammazzato io. Si contenti di questo e mi lasci in pace. Se vuol sapere qualcos'altro, chiami il giudice Delorme. (Saltando pi pagine) Come hai fatto a entrare qui? Risposta: lo scopra da s. E il suo lavoro, mica il mio. (Altra pagina) Domanda: che fai per vivere? Risposta: Scopo. Per soldi? Bisogna pur vivere. Dove lo fai? Risposta: esitazione e dopo: al Parco. Al Parco Lafontaine? Nessuna risposta. E invece salta fuori che la tua zona la piazzetta Dominion. E non io chiami prendere per il culo questo? E come lo chiami, allora, Cristo!
LUI - Ma cosa cazzo gliene frega a lei, da dove vengo io?
LISPETTORE - (afferrando un altro foglio) Nemmeno come si chiama, ci volevi dire. Ci prendi proprio per degli idioti? C'era tutto, nell'appartamento: il passaporto, la tessera sanitaria, il contratto d'affitto. Cosa credi? Secondo te noi siamo andati l a raccattarlo, zitti zitti, senza far rumore, abbiamo dato il cencio in terra, e siamo usciti? Ma chi ti credi d'essere, James Bond? Che ti gira nella testa? Che vuoi? Lo sai almeno? (Ritorna alla scrivania, riprende in mano le carte)
LUI - era incensurato. E anche tu.
LUI - Che ne sa lei?
LISPETTORE - La prossima volta che lasci una tazza su una scrivania, se non vuoi che ti prendano le impronte, assicurati che chi la prende non sia uno sbirro, cervellone. Nel sangue niente tracce di droga o di alcool. Nessuna traccia nell'appartamento. L'unica cosa ... (guardando il soffitto) morto scopando. Con un uomo. E non si tratta di violenza sessuale, perch venuto anche lui. E i suoi vestiti non erano strappati. Erano sparsi dappertutto, ma intatti. Nell'appartamento c'erano le tue impronte dappertutto. Solo in un posto non ne abbiamo trovate, sul manico del coltello con cui stato sgozzato, perch un coltello da bistecche col manico di plastica, e l non c' modo di trovare niente.Forse era uno dei tuoi clienti. I tuoi "colleghi" della piazzetta dicono che sei un tipo a posto ma che certe volte sei un po' strano. Ce ne sono un paio che dicono cose poco carine sul tuo conto.
LUI - I miei colleghi? Ma se non sa nemmeno dove lavoro.
LISPETTORE - Ehi. La prossima volta che decidi di ammazzare qualcuno, primo, cerca di non ammazzare uno studente di lettere che tiene un diario tutti i giorni e che parla di te, dicendo che sconvolgente andare a letto con un marchettaro. Secondo, se proprio decidi di dare appuntamento alla polizia nell'ufficio di un giudice, in piena notte, a luglio, nel week-end della Confederazione, con duecentocinquantamila turisti in citt per l'Expo, evita di lasciare accanto alla porta il tuo giubbotto di jeans, con un ricamo di perline arancioni sulla schiena che dice: "disponibile". Terzo: non stare mai seduto per trentasei ore davanti a una finestra, se non sai chi ti guarda da fuori, dall'altro lato della strada. Ma da dove vieni, eh? Da quanto tempo lo conoscevi? E perch l'hai sgozzato sul pavimento di cucina?
LUI - Ma non era scritto tutto sul diario?
LISPETTORE - No. Non parla quasi mai di storie di sesso. Sappiamo solo che vi conoscevate come minimo da un mese.
LUI - Un mese?
LISPETTORE - S. Da un mese, parlava di te quasi in ogni pagina.
LUI - Ah.
LISPETTORE - La cosa ti sorprende?
LUI - (dopo una pausa) No.
LISPETTORE - (a voce bassa) Porca troia. Va bene. Ricominciamo. Ma veloci, eh? Tu ti chiami Yves. LUI si chiamava Claude. La sera del primo di luglio, gioved scorso, te ne sei andato via dalla piazzetta verso le sei e mezza, le sette, da solo. Non si sa perch, visto che c'erano un sacco di clienti in giro. Nessuno sa se avevi un appuntamento o avevi avuto una chiamata. Poi niente fino a mezzanotte. Da quel momento in poi ti hanno visto al Lorelei, da Bud's, al Tropicana, al Taureau e al Rocambole. Non hai voluto parlare con nessuno, le altre "signorine" hanno pensato che avevi fatto il colpo grosso o che ti eri appena fatto di acido o di mescalina a cinque stelle. Dicono che eri cos stravolto, che se veniva un colpo di vento ti portava via. Dopo, sei andato in piazzetta. Non si sa se hai rimorchiato o no.E cominciato a piovere, e se ne sono andati tutti. Nessuno ti ha visto, tu dici che hai rimorchiato due volte. Nessuna notizia di te fino a sabato sera. Patrick, uno con cui scopi fisso, ma non un cliente, un altro marchettaro, dice che ti ha telefonato almeno venti volte, ma non rispondevi mai. passato da casa tua sabato mattina, nessun rumore. Non sa dov'eri finito. Non ha mai sentito parlare dell'altro, di Claude. Nessuno ne ha mai sentito parlare. Sabato sera, alle undici e mezza, qualcuno chiama il Commissariato e dice che c' un morto all'8544 Casgrain. Arriviamo l e troviamo un ragazzo nudo come un verme, disteso di schiena, sul pavimento di cucina, con la gola squarciata. Sulla tavola, due piatti, dei bicchieri e una bottiglia di vino da quindici carte, ancora chiusa. Nei piatti, carne e verdura coperti di sangue. Secondo i ragazzi del laboratorio, la carne era gi fredda quando c' schizzato sopra il sangue. Tue impronte dappertutto. Aveva 22 anni,veniva da Saint-Foy. Viveva da solo. Era a Montreal da due anni. Studente di lettere all'Universit. Iscritto al Movimento Nazionale Indipendentista. La sua ragazza...
LUI - Eh?
LISPETTORE - ...la sua ragazza lavora nella segreteria. quasi svenuta quando siamo andati a parlarle.
LUI - La sua che?
LISPETTORE - La sua ragazza.
LUI - Non vero. Non vero. Lo dice per provocarmi.
LISPETTORE - Senti, coso. Mica tutti si divertono a provocare la gente. Non vuoi parlare. Chiusa la storia. Ti faccio il riassunto, raccattiamo le nostre cosine e ce ne andiamo in ufficio per le formalit. Ce ne ho le palle piene.
LUI - Non vero. Mi dica che non vero.
LISPETTORE - Cristo, sveglia! Non sar mica l'unico in tutta Montreal che ha la fidanzata. Abbiamo rilevato le impronte digitali: c'erano le sue e quelle di altre due persone: la sua ragazza e te. Lei, se l' fatte prendere. Dice che solo un malato poteva fare una cosa del genere. Non sar certo io a contraddirla. Quanto a te, ti consiglio di non provarci nemmeno. Le tue impronte invece le abbiamo prese dalla tazza dove stato servito il primo caff che il signorino si fatto portare.
LUI - Come si chiama?
LISPETTORE - Chi?
LUI - La ragazza.
LISPETTORE - Eh no, carino, tu non fai nessuna domanda. Tu, a partire da questo momento, rispondi e basta. Senn, chiudi quel becco schifoso e ascolti quello che ti dicono i grandi.
LUI - Come....
LISPETTORE - Zitto! Evidentemente non lo conoscevi abbastanza bene da sapere che aveva una ragazza. Buono a sapersi. Continuiamo. Alle 0,45, la stessa notte, la stessa persona che ha chiamato per dirci del ragazzo morto richiama: sei tu. Dici che chiami dall'ufficio del giudice Gerard Delorme, dal palazzo di Giustizia. Che il ragazzo l'hai ucciso tu. Che ci aspetti, ma di non provare a farti uscire di qui con la forza, perch hai gi raccontato tutto a uno di quei giornalisti di merda del "Montral-Matin", che siete d'accordo che non aprir bocca, a meno che non ti veda portare via con la forza dall'ufficio. E che se ti succede qualcosa, il giudice salta. Trentasei ore dopo Tunica cosa in pi che sappiamo che avevi le chiavi per entrare qui dalla porta del retro, come in effetti hai fatto. E che se cerchiamo di tappare la bocca al giornalista o se tocchiamo 0 fotografo, tutti si metteranno a gridare contro la brutalit della polizia. E non il caso, con tutta la gente che c' in citt. Ma te la sei inventata da solo tutta questa storia, eh? Abbiamo tempo fino alle cinque per trovargli una spiegazione plausibile. Oggi avevano la prima pagina pronta con tutti i festeggiamenti del week-end. Ma ora le feste sono finite e cercano qualcosa di appetitoso per la prima pagina di domani. Col giudice, ci andrebbero a nozze. Sei un bel tempista, sai? (Sospira) Va bene. da sabato notte che siamo qui. E Tunica cosa che ho scoperto, che a casa tua il campanello e il telefono erano staccati. Abiti in una topaia di rue Saint-Dominique, fra De Montigny e Ontario. Hai chiamato da casa della tua vicina: prima di andartene l'hai imbottita di roba, e gliene hai lasciata abbastanza per farsi fino a Natale. gi tanto se riuscita a dirci come si chiama. (Urlando) Dio Cristo, ma cosa cazzo vuoi?
LUI - II giudice lo sa, lo chieda a lui.
LISPETTORE - (freddo) Dillo un'altra volta, una sola, e ti spacco la testa. Non so perch gli hai fatto la festa, al tuo scribacchino. Non so cosa avevi contro di lui. O LUI contro di te. Non lo so. Dove cazzo vi potete essere incontrati, all'angolo fra Peel e Saint-Catherine all'ora di punta! Era un bel ragazzo. Colto. Non capisco che ci trovava in uno stronzo come te. Non si drogava. Non beveva. Non andava in giro per locali, almeno da quanto ci risulta. I vicini sono rimasti di sasso, quando ci hanno visti arrivare con l'ambulanza e portarlo via in barella, con la gola squarciata. Che ci facevi, la sera del centenario del Canada, con uno che abita a Vileray e che tre volte la settimana porta da mangiare alla vecchietta del piano di sotto? Pezzo di merda! Sappiamo che vi vedevate almeno da un mese, ma non si riesce a capire perch, il suo diario indecifrabile, strapieno di citazioni di tutti i romanzi possibili e immaginabili. Per capire dieci righe, bisognerebbe rivoltare mezza biblioteca comunale. La sola cosa sicura, che a partire dal primo.... La piccola porta si apre. Entra lo Stenografo con un sacchetto. Lo appoggia sulla scrivania, tira fuori un contenitore con crema di latte, una bustina di zucchero, e un bicchiere di plastica. Sta per togliere il coperchio al bicchiere per preparare il caff al suo capo che invece gli fa cenno con la mano di uscire subito. Lo Stenografo esce chiudendo la porta senza far rumore.
LISPETTORE - La sola cosa sicura che il tuo nome prima non appare mai, ma a partire dal primo di giugno, c' un Yves quasi a ogni riga.
LUI - Prima ha detto "quasi in ogni pagina"....
LISPETTORE - Cosa ti cambia? Cos'era per te quel ragazzo? Voleva scrivere un libro su di te?
Pausa...
LUI - non risponde.
LISPETTORE - II poliziotto che andato dalla sua ragazza gli ha chiesto se secondo lei era gi andato a letto con un uomo. C' mancato poco che gli si staccasse la mascella da quanto urlava. Non ha osato insistere. Il tuo amico teneva un quaderno dove scriveva tutti i debiti e i nomi di quelli che gli dovevano dei soldi. C'era anche il nome della sua ragazza. Ma il tuo no.
Pausa.
LISPETTORE - (chiamando) Latreille.
La piccola porta si apre. Entra il Poliziotto. Si richiude la porta alle spalle.
LISPETTORE - (indicando Lui) Vuole pisciare. Poi riportamelo qui.
LUI - Io? Io non vog....
LISPETTORE - Fuori.
LUI e IL POLIZIOTTO escono.
LISPETTORE - (fermandoli) Mandami Guy. Ah!
IL POLIZIOTTO - S?
LISPETTORE - (indicando il telefono) Bisogna fare il nove?
IL POLIZIOTTO - S.
LUI e IL POLIZIOTTO escono. La porta si richiude dietro di loro.
LISPETTORE - resta seduto un attimo. Poi si alza. Si stiracchia. Ritorna alla scrivania. Prende la cornetta del telefono e fa un numero. Appena inizia a parlare, si prepara il caff.
LISPETTORE - (al telefono) Pronto. (...) Morto. Tu? (...) Beh, s. (...) S. Chi ti ha avvertita? Dupras? (...)Uhm, uhm. (...) Ah, non lo so. (...) Verso le cinque, dovrei avere un'idea di quanto tempo ci vuole. (...) Lo so. Lo so. Vacci da sola. Figurati, non ho nemmeno dormito. (...) Poi te lo dico. (...) No, no, non c' problema. (...) Certo. (...) Certo. (...) S. (...) No. (...) Non ce la faccio, impossibile. Se non finisco troppo tardi, ti chiamo prima di uscire. (...) No, non posso. (...) Non il mio numero, devi passare attraverso il centralino. (...) Beh, s, sono a Montreal, cosa credi? (...) S, s. (...) S. (...) La cosa migliore, chiamare Dupras, se succede qualcosa,
LUI - sa dove trovarmi. (...) Ciao.
LISPETTORE - riattacca. Durante la telefonata rientrato lo Stenografo.
LO STENOGRAFO - Allora?
LISPETTORE - Allora? Allora niente. Pi si va avanti, peggio . Non ci capisco niente. Novit?
LO STENOGRAFO - Janine ha appena finito di controllare il quaderno dei conti. Ci sono segnate tutte le spese che ha fatto da un anno a questa parte. Sembra che cominciasse ad avere qualche problema di soldi. Ci stava molto attento. Fra la posta c' una lettera della madre che parla di grossi casini, non si sa di che. Da allora, i vecchi devono aver chiuso il rubinetto. In ogni caso, controllando le spese fatte dall'estate scorsa in poi si vede bene che i conti tornano, non manca nulla. Di sicuro non lo pagava, quello l. (Indica la piccola porta) Almeno non tutte le volte che dice nel diario. Aveva circa tremila dollari in banca. E dei Buoni, comprati dai genitori. Nelle tasche dei pantaloni, c'erano pi di cento dollari in contanti. Rivendendo il suo orologio, mi pagherei sei mesi d'affitto. Nient'altro.
Pavesa.
LISPETTORE - Che ore sono?
LO STENOGRAFO - Mancano 5 o 10 minuti.
LISPETTORE - La sorella?
LO STENOGRAFO - Niente di particolare. Sta a Montreal-Nord. Convive con un ragazzo da tre anni, ha quattro anni pi del fratello. La madre morta nel '57. Indossatrice. morta in un ufficio di Radio-Canada, in piena notte, un venerd. L'ha trovata la donna delle pulizie il sabato mattina. Nell'ufficio del Direttore. Si sa solo questo. Ordini superiori da Ottawa perch il caso fosse chiuso. I giornali hanno parlato di crisi cardiaca. Ma aveva trentasei anni. E nessun problema di cuore. Beveva. Pare che non fosse sola nell'ufficio. Hanno bevuto. caduta e si ferita. L'amico se l' fatta addosso, e se l' squagliata. morta di emorragia.
LISPETTORE - E il padre?
LO STENOGRAFO - Cancro, due anni fa.
LISPETTORE - (sospira, poi) Nient'altro?
LO STENOGRAFO - S. Era ingegnere, qualcosa del genere. Consulente di qualcosa. Non se la passava male. Buoni contatti. Buoni agganci, soprattutto a Quebec e con i Liberali. stato malato per tanto.
LISPETTORE - La sorella, l'avete trovata?
LO STENOGRAFO - in vacanza. Non c' verso di sapere dove.
LISPETTORE - LUI lo sa, secondo te?
LO STENOGRAFO - I vicini della sorella, non lo conoscono nemmeno. Sanno che ha un fratello, ma non l'hanno mai visto. La foto non gli dice nulla.
LISPETTORE - Non c' nessun altro? Amici, altri parenti?
LO STENOGRAFO - S, ma non sanno niente. I nonni paterni sono ancora vivi, ma
LUI - non ci parla da quando morto il padre. Stessa storia con gli zii e le zie. Da due anni a questa parte non l'ha visto pi nessuno. Il nonno materno morto nel '56. Quan-d' morta, la madre era in rotta con la famiglia per storie d'eredit. La nonna, l'ultima volta che l'ha visto, stato quando hanno sepolto sua figlia.
LISPETTORE - Niente amici, niente ragazza?
LO STENOGRAFO - A parte il tipo della piazzetta, niente. L'unica altra conoscenza, la vicina. Ma dice che non sa nulla.
LISPETTORE - Chi ci ha parlato?
LO STENOGRAFO - Dupras.
LISPETTORE - LUI che ne pensa? Bisogna spremerla un po'?
LO STENOGRAFO - Boh. Dice che questo gli sembra un tipo che si fa molto i cazzi suoi. C' poco da sperare, non viene fuori niente se non ci d qualche dritta lui...
LISPETTORE - Ho capito. E sul morto? Niente, a parte la grana?
LO STENOGRAFO - I genitori.
LISPETTORE - S.
LO STENOGRAFO - Non ci abbiamo ancora parlato. Sono sotto choc. Non ci vogliono credere. Sono pezzi grossi. Lui, nell'industria forestale. E nei trasporti. Ha raddoppiato il capitale con la costruzione della diga, la Manicouagan. Lei viene da una vecchissima famiglia dell'alta borghesia. E meglio lasciarli stare, se non vogliamo passare dei guai.
LISPETTORE - Vallo a spiegare a quei simpaticoni del "Montral-Matin". 0 al giudice. Gi, a proposito, che succede con lui?
LO STENOGRAFO - Nessuna notizia. Non viene nemmeno pi al telefono. N LUI n la moglie. Ha fatto dire dal segretario che non ha cambiato programma e sar qui come previsto, alla mezza.
LISPETTORE - Non ci sei riuscito a parlare?
LO STENOGRAFO - No. Manda a dire che se deve saltare salter, per...
LISPETTORE - Per che? Che c'?
LO STENOGRAFO - Ha chiamato il Ministro. Non vuole che esca una parola. Niente. E Dupras che s' beccato la risciacquata. ancora sotto choc. Il Ministro era incazzato nero. Appena Dupras ha alzato la cornetta partito come un razzo. Dupras non ha fatto nemmeno in tempo a dirgli che non era lei. Se ne fatte dire di tutti i colori.
LISPETTORE - Porca puttana. Perch non me l'hai detto prima?
LO STENOGRAFO - Ha chiamato mentre ero al bar.
Pausa.
LISPETTORE - Agli stronzi, l fuori, non abbiamo proprio niente da dargli in cambio?
LO STENOGRAFO - No. Ci ho gi pensato. Ho detto in ufficio di avvertirmi subito, se arrivava qualcosa da passargli in esclusiva. Ma non c' proprio niente. Solo cazzate. Una donna che...
LISPETTORE - Va bene. Va bene.
LO STENOGRAFO - In ogni caso, per togliergli il gusto di un omicidio, con un giudice e un marchettaro sulla stessa pagina, ci vorrebbe come minimo una bomba all'Expo.
LISPETTORE - (...)
LO STENOGRAFO - Al "Montral-Matin", stanno tutti zitti, non si vogliono far fregare la notizia. Abbiamo detto ai direttori delle altre testate di tenere la bocca chiusa. E son sicuro che "La Presse" e le radio staranno buoni se non tocchiamo nessuno. Dicono tutti che se troviamo un modo per insabbiare la faccenda, meglio per noi, ma che se usiamo le maniere forti per far star zitti quei bastardi di l, allora faranno un gran casino.
LISPETTORE - Buonanotte.
LO STENOGRAFO - Come?
LISPETTORE - Niente niente. Ah,.la strada dello steccato, da quel che ho capito, dev'essere Lansdowne. Manda qualcuno a vedere se c' uno steccato di legno verde nel tratto compreso tra la Sherbrooke e lo spartitraffico all'angolo con Saint-Antoine. Dal lato est.
LO STENOGRAFO - Subito.
LISPETTORE - si alza e s avvicina alla mappa di Montreal.
LISPETTORE - Non c' logica.
LO STENOGRAFO - Cosa?
LISPETTORE - Se improwisamente hai voglia di telefonare a qualcuno, in piena notte, e sei sulla Lansdowne a nord della Sherbrooke, ti metti a correre fino al Forum per trovare un telefono pubblico?
LO STENOGRAFO - In piena estate, proprio no.
LISPETTORE - Cio?
LO STENOGRAFO - D'inverno, se 0 posto pi vicino che conosco, forse s. Ma d'estate no: me la prenderei calma, e ne cercherei uno pi vicino, anche perch il Forum di notte chiuso, quindi.
LISPETTORE - (allontanandosi dalla mappa) Gi.
LISPETTORE torna lentamente a sedersi. LO STENOGRAFO lo segue con lo sguardo. Pausa.
LISPETTORE - Volevi sapere a che punto siamo? Siamo incastrati tra un giudice che se ne frega, che ridotto a uno straccio; un Ministro che non vuole che esca una parola, per non sputtanare la Giustizia; un cane arrabbiato che corre dietro al suo osso; una indipendentista che, comunque, non creder nemmeno una parola di quel che le diremo e anzi, far uno scandalo gridando ai quattro venti che non vero, che il suo fidanzato non era un frocetto, che tutta una montatura; e i genitori de! ragazzo, che non vogliono che salti fuori il loro nome. Che ti sembra? Niente male, eh? Va beh. Continua a occuparti della stampa. Tienila buona. E fai cercare lo steccato. E fai..
LO STENOGRAFO - Cosa?
LISPETTORE - No, niente. Mi sembrava di aver avuto un'idea, ma non mi viene pi. Vai.
LO STENOGRAFO esce chiudendo la piccola porta distro di s. Tutto immobile. La piccola porta si apre. LUI entra. La porta si richiude. Dopo un attimo, LISPETTORE si riscuote. Si accorge del ragazzo.
LISPETTORE - da parecchio che sei l?
LUI - Sono appena entrato.
LISPETTORE - Perch hai staccato il campanello e il filo del telefono?
LUI - Non volevo essere disturbato.
LISPETTORE - Fin l ci arrivavo... Ma perch? Li hai staccati subito appena sei tornato a casa?
LUI - No.
LISPETTORE - Quando?
LUI - Venerd mattina.
LISPETTORE - A che ora?
LUI - Non me lo ricordo.
LISPETTORE - Perch, te lo ricordi?
LUI - Vagamente.
LISPETTORE - Prova, dai.
LUI - Mi sono svegliato verso le nove, nove e un quarto, e...
LISPETTORE - A che ora eri rientrato?
LUI - Verso le cinque e mezza, le sei.
LISPETTORE - Direttamente?
LUI - Che vuol dire, direttamente?
LISPETTORE - Non sei andato a mangiare?
LUI - Ah no, non avevo fame.
LISPETTORE - Sei tornato a piedi?
LUI - S.
LISPETTORE - Perch il tuo cliente non ti ha riaccompagnato? Era la prima volta?
LUI - Non nel suo stile. Dopo che venuto, specie quando ubriaco, si vergogna. Poi si incazza. Quando viene, ha la faccia rossa come una fragola, e gli resta cos anche dopo, da quanto si incazza. Di solito, mi butta i soldi sui vestiti e mi sbatte fuori.
LISPETTORE - Quanto tempo ci hai messo, ad arrivare a casa?
LUI - Non lo so, un quarto d'ora.
LISPETTORE - Dovevi essere stanco morto.
LUI - No, non ero stanco. Ma avevo un gran mal di testa.
LISPETTORE - (guardando la mappa) Cammini svelto?
LUI - Normale.
LISPETTORE - A quindici minuti da casa tua, dov'?
LUI - Lasci perdere. Tanto non glielo dico.
LISPETTORE - (direttamente a Lui) Nemmeno questo, abbiamo il diritto di sapere?
LUI - Sono arrivato a casa verso le cinque e mezza. Durante la notte aveva piovuto, faceva un po' freddo. E il cielo si era aperto. Era molto bello.
LISPETTORE - Sei andato a letto subito?
LUI - S.
LISPETTORE - Eri fatto?
LUI - Fatto? Perch me lo chiede?
LISPETTORE - Lascia stare perch e rispondi. Forza.
LUI - N... No, non ero fatto,
LISPETTORE - Ti sei addormentato subito?
LUI - No.
LISPETTORE - Quanto ti c' voluto?
LUI - Boh, che ne so, mezz'ora. Forse di pi.
LISPETTORE - E ti sei svegliato alle nove?
LUI - Forse alle nove e mezza. Non ci ho fatto caso, il mio orologio va avanti, non mi ricordo mai di rimetterlo. Non la guardo mai la lancetta dei minuti. Guardo quella delle ore, e mi regolo a . occhio. Tanto, pi o meno...
LISPETTORE - Va bene. Tra le nove e le nove e mezza ti sei svegliato. Le nove, le nove e mezza di mattina?
LUI - Certo.
LISPETTORE - Sicuro?
LUI - Sicuro.
LISPETTORE - A che ora ti eri alzato, il giorno prima?
LUI - Verso mezzogiorno.
LISPETTORE - E tra mezzogiorno di gioved e le sei di venerd mattina non hai dormito?
LUI - (...)
LISPETTORE - Ehi, parlo con te, coso!
LUI - Come?
LISPETTORE - Ho chiesto, non hai mai dormito, dal momento in cui ti sei svegliato gioved mattina fino a quando non sei andato a letto venerd mattina?
LUI - Non ne valeva la pena.
LISPETTORE - Come sarebbe a dire, non ne valeva la pena?
LUI - No. Non ho dormito.
LISPETTORE - Sei andato a letto alle sei, e non ti sei addormentato fino alle sei e mezza, le sette?
LUI - S. Mi capita spesso. Specie d'estate. La luce mi impedisce di dormire. Non ho tende alle finestre, le odio. Per questo sto al terzo piano senza nessuno sul davanti e sul retro della casa. Da un lato ho le villette del piano Dozois e dall'altro c' una fabbrica che d sulla Main.
LISPETTORE - Che fai, quando non riesci a dormire? Che so, uno spinellino?
LUI - Certe volte s. Ma quella volta l no.
LISPETTORE - Perch?
LUI - Perch non mi andava, semplice. Mi sono sciacquato la faccia e sono andato a letto.
LISPETTORE - Tutto qui?
LUI - S. No, ho letto un po'.
LISPETTORE - Cosa?
LUI - Un... Un libro che mi ha dato un mio amico. Ma ero troppo stanco per capire di cosa parlava. Allora l'ho chiuso e ho contato le pecorelle.
LISPETTORE - E ti sei addormentato?
LUI - S. Quasi subito.
LISPETTORE - Di che parlava il libro? Te lo ricordi il titolo?
LUI - No. Ho letto solo un pezzo. E non ci capivo niente. Gliel'ho appena detto.
LISPETTORE - E ti sei svegliato verso le nove?
LUI - S.
LISPETTORE - Per uno che alle sette era tanto stanco da non capire nemmeno quello che leggeva e che non dormiva da dicotto ore, non stata una gran dormita. Che successo? suonato il telefono?
LUI - No, mi sono svegliato da solo. Gliel'ho gi detto ieri.
LISPETTORE - S. Ci hai detto che non avevi dormito molto. Ma non ci hai detto che avevi staccato il campanello e il filo del telefono. Non l'avremmo mai saputo se non fossimo andati a casa tua.
LUI - Mi sono svegliato perch mi faceva male la pancia.
LISPETTORE - Che genere di mal di pancia?
LUI - Avevo una ftta all'altezza dell'ombelico. Era un dolore fortissimo. Mi sono svegliato perch, dormendo, mi sono girato a pancia in gi, e il dolore aumentato. Sentivo caldo. E poi. Era come se non avessi dormito per niente. Ero pi stanco di quando mi ero messo a letto. Sbavavo. Non so perch. Mi sentivo proprio male. Non riuscivo a concentrarmi su niente. Nella testa avevo solo immagini che ballavano, come... Ma non sono pazzo.
LISPETTORE - Non ti arrabbiare. Non ho detto niente.
LUI -
No, non ha detto niente. Ma non sa
pi cosa inventare per
cercare un pretesto per convincere i
giornalisti che sono pazzo,
epoi. Poi
LISPETTORE - Poi che?
LUI - Non lo so pi. Non sono pi capace di pensare. Sono troppo stanco.
LISPETTORE - Hai ancora mal di pancia?
LUI - No, quasi per niente.
LISPETTORE - Va bene. Allora quando ti sei svegliato hai staccato i fili?
LUI - No. Sono ritornato a letto. E mi sono riaddormentato. Ma era lo stesso sonno d prima: una grande stanchezza pi che altro. Ho continuato a svegliarmi e a lamentarmi per tutto il tempo.
LISPETTORE - Tipo?
LUI - difficile da spiegare. Mi svegliavo, e non sapevo se ero sveglio davvero, o se invece magari ero sveglio prima e ora dormivo. E la pancia mi faceva sempre pi male. A un certo punto, sono andato a pisciare ed l che ho pensato al telefono. E ho chiamato casa sua.
LISPETTORE - Casa di chi?
LUI - (...)
LISPETTORE - Sapevi il suo numero a memoria o l'avevi scritto da qualche parte?
LUI - Non rispondeva. Mi presa la disperazione. E ho strappato il filo. Poi, il tempo di fare il gesto, mi venuta voglia di... di non esserci pi per nessuno. Che nessuno mi trovasse pi. Di sparire. E senza pensarci, ho staccato anche il campanello. Non era fissato bene, l'avevo messo io. Non c'era quando avevo traslocato. Ho staccato la radio e la televisione. Poi, sono tornato a letto e ho dormito un po' meglio.
LISPETTORE - E dopo?
LUI - Dopo cosa? Niente. Ho dormito. Ho smesso di dormire. Mi sono rimesso a letto. Rialzato. Rimesso a letto. Riaddormentato. Fino a sabato sera.
LISPETTORE - A che ora?
LUI - Non lo so. Il mio orologio era fermo. Mi ero scordato di ricaricarlo. Non sapevo nemmeno che era sabato. Non mi chiedevo che giorno era. Non me ne fregava niente, tutto qui.
LISPETTORE - Per, l'oroogio l'hai guardato, visto che ti sei accorto che era fermo.
LUI - S, ma molto pi tardi. Verso le undici.
LISPETTORE - E non sei uscito di casa, fra venerd mattina e sabato sera?
LUI - No.
LISPETTORE - Non hai mangiato?
LUI - Posso aver mangiato a casa.
LISPETTORE - Ieri pomeriggio ci hai detto che preferisci mangiare panini, ci sei abituato, non mangi mai a casa, e quando non hai soldi, mangi sempre cos.
LUI - Magari avevo qualcosa...
LISPETTORE - Ah, senti, non ricominciare, per piacere. Nel tuo frigo non c'era niente. E nella spazzatura solo Kleenex, buste e riviste strappate, e delle...
LUI - No. Non ho mangiato. Non avevo fame. Gliel'ho detto: mi faceva male la pancia.
LISPETTORE - Sempre niente droga?
LUI - No.
LISPETTORE - Cos' che ti ha fatto male, secondo te?
LUI - Non lo so.
LISPETTORE - D'accordo. E alle undici?
LUI - Ho deciso che non ne potevo pi. Dovevo uscire. Ho fatto una doccia. Sono andato a mangiare un paio di hot dogs. Sono tornato a casa. Vi ho chiamati. Ho chiamato il giornalista a casa sua. Non c'era. L'ho chiamato al giornale. Gli ho raccontato tutta la storia. Me ne sono venuto qui. Ho fatto entrare LUI e il fotografo e dopo, vi ho richiamati.
LISPETTORE - Avevi il numero di casa sua?
LUI - S.
LISPETTORE - Come mai?
LUI - Crede veramente che risponder a questa domanda?
LISPETTORE - E avevi anche il suo numero al giornale? Organizzato, l'amico!
LUI - L'elenco del telefono non serve per pulirsi il culo. E io so leggere.
LISPETTORE - Perch non vuoi un avvocato?
LUI - Non ne ho bisogno.
LISPETTORE - Come fai a essere sicuro che il giudice pu mettere tutto a tacere? E che ne ha voglia?
LUI - Non ho mai detto di essere sicuro che lui...
LISPETTORE - Oh no. No. Hai detto soltanto che sei stato tu a uccidere il ragazzo in Rue Casgrain. Che ti costituivi, ma che ti dovevamo venire a cercare qui, e che non ti saresti mosso di un centimetro fino a che il giudice non avesse accettato di incontrarti, e che il giornalista ti serviva da garanzia. Solo questo. Per vedere in tutta questa faccenda un ricatto, bisogna proprio essere maligni, eh?
LUI - Perch vuole mettere tutti i pezzi insieme per forza? C' stato un morto. Deve prendere un colpevole? Ce l'ha. Cosa vuole di pi?
LISPETTORE - Ma tu ci fai o ci sei veramente?
LUI - Se la mette cos, aspettiamo il giudice e vedremo.
LISPETTORE - Ne ho sentite tante di storie imbecilli in vita mia, ma questa proprio la ciliegina sulla torta: uno si dichiara colpevole, non l'avremmo mai trovato visto che nessuno sapeva che conosceva la vittima, e lui, invece di tenere la bocca chiusa, mette sottosopra tutta la citt e si mette a ricattare un giudice, perch vuole che il giudice lo scagioni, dopo che LUI per primo si dichiarato colpevole.
LUI - Lei non capisc...
LISPETTORE - E per di pi l'ha ammazzato senza motivo. Non ha preso i soldi che l'altro aveva in tasca. Non ha preso niente. Lo ammazza, e si va a fare un bicchierino in citt. A un certo punto, pensa anche di andare a scopare sul monte, va. Poi sparisce e le prime notizie che si hanno di lui, sono che ci aspetta al palazzo di Giustizia. Dove ci fa sbavare per trentasei ore in attesa che arrivi il giudice. E non ci vuole dire come si chiama. E non vuole che si dica davanti a LUI il nome del ragazzo che ha ucciso. E non ci vuole nemmeno dire perch. Cristo di Dio! Sono io il pazzo o c' qualcosa che non funziona nella tua di testa? Io dovevo essere in vacanza, a quest'ora, e non qui a farmi prendere per il culo. Ricominciamo.
LUI - Ah no, per piacere.
LISPETTORE - Parla.
LUI - No, senta.
LISPETTORE - Ho detto: parla. Sei uscito da casa sua alle....
LUI - Nove.
LISPETTORE - Poi?
LUI - Ho preso il metr fino a Bonaventure. Ho camminato. Sono arrivato a Westmount.
LISPETTORE - Poi?
LUI - Ho corso.
LISPETTORE - Dove eri diretto?
LUI - Uff... al Forum.
LISPETTORE - A far che? Al Forum, in piena estate, alle dieci e mezza di sera, il giorno della festa del Canada?
LUI - Telefonare.
LISPETTORE - Mi vuoi far credere che hai corso per tutto quel pezzo, con l'afa che c'era, solo per lo sfizio di usare un telefono del Forum, mentre sarai passato davanti ad almeno quaranta cabine telefoniche.
LUI - S. No. Non lo so pi. cos, ma non come lo racconta lei. Detto cos non ha senso, ma quella sera l, ce l'aveva.
LISPETTORE - Ci puoi scommettere. O.K., alla fine sei arrivato al Forum?
LUI - S, ma era chiuso. Sono andato a Piazza Alexis-Nihon. Ho chiamato casa sua. Non rispondeva. Ho pensato che avevo sbagliato numero. Ho riattaccato. Ho richiamato. Non rispondeva.
LISPETTORE - II suo numero?
LUI - Lo conosce meglio di me.
LISPETTORE - Dimmelo lo stesso.
LUI - A quel punto sono tornato sulla Sainte-Catherine. Il vento era ancora pi forte. C'era tanta gente. Ridevano. Parlavano a voce alta. Ce n'erano alcuni con le bandierine del Canada in mano, uscivano dal metr. Non avevo voglia di parlare. Mi sentivo come quando esco da un bei film: mi rimane nella testa fino a quando non ne parlo. Se ne parlo a qualcuno, e non ci riesco a non farlo, lo perdo. Perdo il filo. Ma quella sera, non era un bel film. Era un giallo. E nella testa mi era rimasta la scena pi terribile. Ho fatto quel che faccio sempre quando esco dal cinema, a Atwater: ho camminato sulla Sainte-Catherine, verso est.
LISPETTORE - Va bene. Mentre camminavi, prima e dopo la telefonata, non hai sentito niente di particolare? Un suono, un rumore che ti rimasto impresso?
LUI - No.
LISPETTORE - Non hai sentito come dei colpi di cannone?
LUI - Che palle! Tutte le volte, mi fa questa domanda, e tutte le volte, gli rispondo la stessa cosa. No. Non ho sentito colpi di cannone. N aerei. N bombe. N parate militari. E non ho trovato bombe a mano sul marciapiede.
LISPETTORE - Non fare lo spiritoso. La sera del primo luglio, c'erano i fuochi d'artificio sull'isola Sainte-Hlne. La gente con le bandierine veniva di l. Li hanno sentiti fino al Boulevard Mtropolitain. Me lo spieghi come hai fatto a non sentirli, visto che eri nella zona del porto, eh?
LUI - No. Mi dicevo che forse era uscito. Ci eravamo conosciuti al Love...
LISPETTORE - (urlando) Oh! Si sono conosciuti al Love. Roba da matti! Dunque lo conoscevi?
LUI - S.
LISPETTORE - Era ora. Ce n' voluto di tempo! Quand' che vi siete incontrati al Love? Alla fine di maggio?
LUI - (...)
LISPETTORE - Sei tu l'Yves di cui parla nel diario?
LUI - (...)
LISPETTORE - Ecco, ci risiamo, s' bloccato un'altra volta. Vi siete incontrati al Love. E allora?
LUI - Ci siamo conosciuti l. E io credevo che fosse uscito. Allora sono andato a cercarlo l. Non c'era. Ho fatto il giro di tutti gli altri locali. Non c'era.
LISPETTORE - Hai incontrato qualcuno che conoscevi?
LUI - (...)
LISPETTORE - Dove sei andato dopo?
LUI - In piazzetta. Prima, gli avevo detto...
LISPETTORE - Che? Quando? Cosa gli avevi detto?
LUI - Gli avevo detto che dovevo lavorare, quella sera.
LISPETTORE - Quand' che gliel'hai detto?
Pausa.
LUI - II pomeriggio, al telefono.
LISPETTORE - (con un sospiro di sollievo) Uuuuuh.
LUI - Che succede?
LISPETTORE - Niente, niente. Continua.
LUI - Gli avevo detto che c'erano un sacco di turisti in citt e che valeva la pena di fare almeno due turni.
LUI - non l'ha trovato divertente.
LISPETTORE - Perch?
LUI - Beh...
LISPETTORE - Era geloso?
LUI - No. Era una battuta cretina, tutto qui.
LISPETTORE - Vi vedevate regolarmente?
LUI - Beh? Lo sa, mi ha detto che ha il suo diario.
LISPETTORE - Lascia stare e rispondi: vi vedevate regolarmente?
LUI - S.
LISPETTORE - Avete litigato?
LUI - No.
LISPETTORE - E perch l'hai ammazzato, allora?
LUI - Non era in casa, e allora ho pensato che forse mi cercava in piazzetta.
LISPETTORE - C'era mai venuto, a cercarti in piazzetta?
LUI - No.
LISPETTORE - Perch? Gli dava fastidio?
LUI - Mano. Non capisce.
LISPETTORE - Se tu facessi discorsi pi sensati, forse capirei qualcosina di pi. Che ora era, quando sei arrivato in piazzetta?
LUI - Ho sentito d primo segnale di chiusura, al Taureau. Sono uscito subito. Un ragazzo, un cliente, mi ha chiesto dove andavo. Gliel'ho detto. E lui: aspetta, quanto vuoi? Me ne sono andato. Mi venuto dietro, ma rotolato gi per gli ultimi sette o otto gradini. Era troppo ubriaco per farsi male. Quando sono arrivato in piazzetta, saranno state pi o meno le tre meno dieci.
LISPETTORE - A cosa pensavi?
LUI - Gliel'ho detto: mi dicevo che me l'ero perso. Che ci eravamo trovati nel locale sbagliato al momento sbagliato, e che mi avrebbe raggiunto in piazzetta. Gliel'avevo detto che ci andavo.
LISPETTORE - Credevi veramente che fosse ancora vivo?
LUI - S. Tutta quella gente che beveva, rideva, chiacchierava, fumava, rimorchiava, si toccava... ha come cancellato l'immagine. Non sentivo pi...
Si interrompe.
LISPETTORE - Non sentivi pi... Cosa non sentivi pi?
Pausa.
LISPETTORE - (pi forte) Che cosa non sentivi pi?
LUI - C'era tanta di quella gente, in piazzetta...
LISPETTORE - (interrompendolo) Che cosa non sentivi pi?
LUI - Eh?
LISPETTORE - Non mi far incazzare. Hai cominciato a dire qualcosa. Hai detto che guardavi a gente nel locale e che non sentivi pi. Che cosa non sentivi pi?
LUI - Volevo solo dire che la musica e tutta quella gente... era impossibile che LUI non ci fosse pi. Quelli, c'erano il giorno prima, e il giorno prima ancora, e sempre da quando vado per locali. Lui, venuto dopo. Era impossibile che loro fossero ancora l e LUI non ci fosse pi. Era tutto talmente pi reale dell'immagine che avevo in testa, che era sparita.
Pausa.
LISPETTORE - (inspira profondamente, poi) Che mi diresti se ti dicessi che tua sorella dall'altra parte della porta?
Pausa.
LUI - (prima rimane interdetto, poi si rilassa) Gli riderei in faccia.
LISPETTORE - Ah S?
LUI - Ci vogliono tre giorni di macchina per arrivare dov' in vacanza. E gli alpinisti non hanno il telefono nello zaino.
Pausa.
LISPETTORE - O.K. Sei arrivato in piazzetta...
LUI - Si preparato qualche altro trabocchetto?
LISPETTORE - Sei arrivato in piazzetta.
LUI - ...aspetti, un momento...
LISPETTORE - Troppo tardi. Ci dovevi pensare prima. La piazzetta.
LUI - vera la storia del diario?
LISPETTORE - fa per bere un sorso del suo caff, che non ha toccato dalla telefonata alla moglie, ma freddo.
LUI - E che aveva la ragazza?
LISPETTORE - Ti d noia, questa faccenda della ragazza?
Pausa.
LISPETTORE - Continuiamo. Sei arrivato in piazzetta. Che ora era?
LUI - Gliel'ho detto cinque minuti fa. Ho sentito il segnale di chiusura, al Taureau. Ho sceso le scale, e sono andato in piazzetta.
LISPETTORE - Non ti sei fermato per strada?
LUI - No.
LISPETTORE - Non hai incontrato nessuno che conoscevi?
LUI - No.
LISPETTORE - O.K. Arrivi in piazzetta. E l?
LUI - Mi sono seduto su una panchina, vicino alle carrozze.
LISPETTORE - Nella piazzetta?
LUI - S. Sul viale che sbuca a Peel.
LISPETTORE - La prima panchina sul viale?
LUI - S.
LISPETTORE - Com' che i tuoi amici non ti hanno visto?
LUI - Chi l'ha detto che non mi hanno visto? Magari un'altra delle sue balle!
LISPETTORE - Se li avessi incontrati, sapresti che ti racconto una balla. Non lo sai, quindi non li hai incontrati. Sei sicuro di essere andato in piazzetta?
LUI - S.
LISPETTORE - E allora com' che i tuoi amici non ti hanno visto?
LUI - Perch di solito, mi muovo. E sto vicino alla statua.
LISPETTORE - E perch quella volta l no?
LUI - Perch non ce ne avevo voglia.
LISPETTORE - E perch non ce ne avevi voglia?
LUI - Perch avevo voglia di stare da solo, semplice.
LISPETTORE - E allora che ci sei andato a fare in piazzetta?
LUI - Non mi andava di stare al Taureau fino alla parata, e poi avevo...
LISPETTORE - La parata? Che parata?
LUI - Ma s: quando stanno per dare il segnale di chiusura, tutti vanno al cesso a pettinarsi e a sciacquarsi la faccia, poi si vanno a mettere in fila pi vicino possibile all'uscita, per abbordare quelli che escono da soli. Io la chiamo la parata. Non mi andava di vederla, quella sera l, ma non mi andava nemmeno di tornarmene a casa, non avevo sonno. Cos sono arrivato in piazzetta prima di tutti gli altri, e non mi sono messo dove mi metto di solito. E per questo che non mi hanno visto, Ero seduto su una panchina che guarda verso Peel.
LISPETTORE - Quanto ci sei rimasto?
LUI - Non molto.
LISPETTORE - Sei sicuro?
LUI - S, perch non era ancora arrivato nessuno quando sono andato via.
LISPETTORE - Ma quanto ci sei rimasto?
LUI - "TI tempo che ci vuole per uscire da Pepe e attraversare mezza piazzetta per lungo.
LISPETTORE - Eh?
LUI - Mi ero appena seduto, quando ho sentito delle urla che venivano da Peel. Ho fatto uno schizzo. L per l, ho pensato che picchiavano qualcuno. E invece no. Era una banda di americani che uscivano da Pepe. Erano sei o sette. Si divertivano un casino. Attraversando la Peel hanno bloccato il traffico. Sono entrati in piazzetta. Cantando. Sono andati verso la statua. Sono stati un po' l a scherzare. Poi sono venuti verso di me.
LISPETTORE - Per parlarti?
LUI - No. Volevano fare un giro in carrozza. Mi sono passati davanti. Io mi ero rimesso a sedere. Sulla spalliera della panchina. Ce n'era uno molto bello. Ma era il pi ubriaco di tutti. Mi hanno tutti guardato, passando. Quello bello, era dall'altro lato. Ha scansato uno dei suoi amici per guardarmi. Si fermato e mi ha fatto un gran sorriso. Gli altri avevano proseguito. Li ha raggiunti. Hanno iniziato a discutere con uno delle carrozze. Poi con un altro. Non li voleva far salire nessuno, perch erano troppo ubriachi, e si volevano cacciare tutti sulla stessa. Quello bello ha cominciato a prendere la faccenda un po^ troppo sul serio. Ma se ne accorto da s, e si calmato. uscito dal gruppo. Poi, d'un tratto (non credo si fosse accorto che lo guardavo) mi sembrato stufo di stare con i suoi amici. Si divertiva, si arrabbiato, per un attimo e basta, ha fatto qualche passo, sorrideva, poi un secondo dopo non sorrideva pi. Si passato la mani sul viso. Ha guardato il cielo. Ha girato lentamente su se stesso. E all'improvviso, mi ha visto. Mi ha fatto un altro gran sorriso. Ed venuto a sedersi accanto a me. Ma sul sedile, non sullo schienale. Mi ha detto qualcosa. Non ho capito bene, ma credo si scusasse perch era troppo ubriaco per stare a sedere sullo schienale. Mi ha chiesto di scendere e sedermi accanto a lui. L'ho fatto. Mi ha chiesto se volevo andare a casa sua, con lui. Gli ho detto che ci volevano soldi. Mi ha chiesto quanti. Gliel'ho detto, e me li ha dati subito. Mi ha preso per il collo per farmi alzare. Mentre andavamo verso Peel per cercare un taxi, ha gridato "bye" ai suoi amici. Loro gli hanno gridato qualcosa, ma LUI non li stava a sentire. Abbiamo preso un taxi fino a Pine e Durocher. Cominciava a piovere. Aveva un appartamento insieme ai suoi amici. Era di uno di loro che studia alla McGilI. Ma diceva che c'era tempo prima che tornassero. Non mi ha nemmeno toccato. Di solito, non li sopporto quelli che la fanno troppo lunga. Veloce e fatto bene. Cos mi piace. Non quando bisogna aspettare due ore prima che succeda qualcosa. LUI non mi ha nemmeno toccato, ma mi stava bene cos. Ha aperto una cartina della citt e mi ha chiesto dove erano diversi posti: il museo delle Cere, roba del genere. Gliel'ho detto. Era ubriaco fradicio, e mi ha attaccato un bottone. Non ci ho capito niente: tutto un discorso sulle scopate, su quelli che stanno nei locali e si guardano ore e ore prima di dirsi una parola, quelli con cui non si pu parlare, vogliono scopare e basta. Sembrava stufo. Poi, a un certo punto, ha detto: ora basta, andiamo a letto? Siamo entrati in camera, crollato sul Ietto e si schiantato a dormire. L'ho spogliato e gli ho l'incalzato il lenzuolo. Dormiva. L'ho guardato dormire. Poi ho spento la luce e me ne sono andato. (Pausa) Lasciando i soldi sul tavolo. (Pausa) Non mi era mai successo. Ho sempre pensato: mi ci hanno portato loro qui. Se non si fa nulla, non sono affari miei. come dal dentista: hai un appuntamento; ci vai o non ci vai, te lo mette in conto lo stesso. Ma quella volta, non era... Era cambiato qualcosa. Sono uscito. Non pioveva quasi pi. Ho camminato fino alla piazzetta. Sapevo che c'era qualcosa che mi aspettava l. Non sapevo cosa. Ma ci dovevo andare. Comunque, stato l, in quella camera, con il surfista... stato l che mi sono reso conto che non avrei mai pi potuto fare marchette.
LISPETTORE - (...)
LUI - Fare marchette, non una questione di et. un modo di vivere. Un modo di vedere la vita. andare in giro con il som-setto stronzo di quello che dice che gli va tutto bene, anche se nella merda fino al collo. Un sorrisetto di cui la gente non si accorge nemmeno. Se ti va bene, ti spaparanzi nudo come un verme sul tappeto persiano, davanti al caminetto acceso. Se ti va male, batti in ritirata, zitto zitto, in punta di piedi, come quando te ne vai da un cliente, alle cinque di mattina, mentre dorme. Ti dici: s, era uno stronzo, andr meglio la prossima volta. E gli freghi anche l'orologio, se pensi che ha preso pi di quello che ha pagato.
Pausa.
LISPETTORE - Finito?
LUI - (...)
LISPETTORE - Ora tocca a me. Mi hai raccontato tutto quello che ti passato per la testa. andata bene che non hai cominciato dai tuoi antenati che venivano dalla Bretagna. E io sono allo stesso punto di prima. Lo vuoi sapere cosa penso della tua storia, io? Lo vuoi sapere secondo me cosa stai cercando?
LUI lo guarda senza batter ciglio.
LISPETTORE - E smettila di guardarmi come se fossi una merda. Non sono nato poliziotto. Ma non ho nessuna intenzione di raccontarti la mia infanzia per farti piangere. Io credo che gioved sera, quando sei andato a trovare il tuo amico, eri fatto. Fatto come una pigna. Avete cominciato a litigare perch LUI stava in rue Casgrain, mentre tu batti in piazzetta per far soldi e sul monte per divertimento. Litigavate e non sapevi pi quel che facevi. Secondo me hai perso la testa perch ti voleva sbattere fuori. Penso che tu l'abbia ucciso senza sapere nemmeno quello che facevi. Poi sei andato a nasconderti a casa tua. E quando sei ritornato in te, hai avuto paura. Te la sei fatta addosso. E allora ti sei inventato tutta questa storia assurda. Per passare da pazzo, logico. Eh? Chiamare i giornalisti. Rubare le chiavi del giudice Delorme. Dov' che le hai trovate? Eh? Lascia stare. Non importa. Lo so. Nei suoi pantaloni. Porca puttana, un'idea geniale per incastrarlo, eh? Gliele hai prese prima o dopo aver ammazzato il tuo amico?
LUI - Dopo.
LISPETTORE - Gi. Ti sei detto, tanto che mi pu fare? Se chiama la polizia, fottuto. Dico bene? A quel punto, bastava chiamarlo e dirgli: o mi copri, o faccio vedere le chiavi ai giornalisti. 0 a tua moglie. 0 alla polizia. Dico bene?
LUI - No.
LISPETTORE - No? Come, no? Me lo vuoi dire s o no, Cristo di un Dio? Perch le hai prese, intanto? E quando hai cambiato idea? E perch? Stanami bene a sentire: sono cinque anni che di rotti in culo come te, ne vedo dieci al giorno. A volte, anche di pi. Ne ho visti di tutti i tipi. C' chi batte per pagarsi gli studi e quando ha abbastanza soldi smette. E c' chi comincia per caso, perch sotto acido, o ha bevuto una birra di troppo, e non riesce pi a sganciarsi. Ci sono quelli che battono per non crepare di fame. E quelli che vengono da Outremont, e lo fanno solo per il gusto di farlo. Ne ho visti di tutti i tipi. Grandi, piccoli. Grassi, magri come stuzzicadenti. Con la faccia butterata come le gomme della mia auto, o con la pelle liscia come quella di un neonato. C' chi ha cinquantanni e ne dimostra ottanta. Certe volte, di notte, mi sveglio, tutto sudato, mi sembra di sentire il loro odore. Lo so, caro mio, che dall'ortolano i finocchi non son tutti di giornata. Non eri ancora nato, e lo sapevo di gi. E le tue profonde riflessioni sull'argomento non mi insegnano niente di nuovo. Proprio niente. Quindi lascia stare questi discorsi, e vieni al dunque.
LUI guarda sempre LISPETTORE, senza batter ciglio. Senza nemmeno far segno di voler rispondere. Pausa.
LISPETTORE - O.K. Ti voglio dire un'altra cosa. Puoi anche andarla a dire a mia moglie, quando uscirai di galera, o quando farai testamento. Non l'ho mai detto a nessuno. Certe volte, io sono dietro la mia scrivania, loro stanno dall'altra parte, li guardo. E ho voglia di mettermi a piangere. Se non ci fosse Guy che stenografa, non saprei nemmeno che cazzo mi hanno detto, per due, a volte anche per dieci minuti. Non sento pi la voce. Per me potrebbero parlare in ebraico o in arabo, tanto non sento niente. Devo fare uno sforzo terribile per non alzarmi, sbattere Guy fuori dalla porta e prenderli tra le braccia. O.K.? Ne ho visti di tutti i tipi. Tutti. Ma come te, spero di non vederne mai pi. Spero che tu sia l'unico di questo genere. Perch la commedia che stai facendo qui, ragazzino, la cosa pi stomachevole, la pi schifosa che ho visto in vita mia.
Pausa.
LISPETTORE - (con freddezza e molto lentamente) Non so come far a impedirti di fare quello che vuoi fare. Ma puoi star certo che far tutto quello che posso. Non so come far a provare che le chiavi, le hai rubate. Non so quante bugie dovr dire per evitare che tu sputtani il giudice. Ma le dir. E non perch un collega. Non perch ci guadagno qualcosa. Non per salvarmi il posto; ho visto di peggio. Lo far per la soddisfazione di chiuderti la bocca. Di farti sparire di circolazione. Per questo, sono davvero disposto a tutto. Ascoltami bene: a tutto. E ce la far. Su questo ci puoi contare. Intanto, comincer col darti un gran dispiacere: non ci passerai nemmeno davanti ai giornalisti. (Gridando) Guy!
LO STENOGRAFO apre la piccola porta e si ferma sulla soglia. LISPETTORE gli fa segno di entrare e di chiudere la porta.
LISPETTORE - Fai spostare i giornalisti nell'ingresso.
LO STENOGRAFO - O.K.
LO STENOGRAFO apre la porta.
LISPETTORE - Aspetta.
LO STENOGRAFO - socchiude la porta e aspetta.
LISPETTORE - Di' al giudice Delorme di passare dal retro. E fai in modo che il fotografo non lo veda arrivare. Poi torna qui.
LO STENOGRAFO - Va bene.
LO STENOGRAFO esce chiudendo la porta dietro di s.
LISPETTORE - (dopo un p) Forse non servir a niente, ora sono troppo stanco per pensare. Ma qualcosa inventer, ci puoi contare.
LUI - (dopo una pausa equivalente al tempo necessario per contare da mille a mille e trenta, senza, guardare l Ispettore) Non mi ero fatto. Peggio: mi ero innamorato. In tutta la mia vita non ero mai stato cos. Non ero mai stato cos perso. L'avevo chiamato dal metr, da Peel, per dirgli che arrivavo. Ero contento perch avevo avuto una buona giornata e lo volevo invitare a cena al ristorante. Non una gran cena. Da Saint-Denis o da Gabrielli. Poi, dopo, saremmo andati a casa sua a far l'amore. Io lo chiamavo ricaricarmi le batterie. Dopo aver passato due ore fra le sue braccia, mi sembrava che non potesse succedermi pi niente di brutto.
AlLISPETTORE - Si, vero, lei ha ragione: LUI abitava in rue Casgrain e io batto. Ma non mi ha mai detto nulla. vero, certe volte andavo sul monte anche subito dopo averlo lasciato. Sono dipendente.Capisce? Lo pu capire? Ma s, s, certo che pu. Ma non vuole. Se accettasse di capirlo, come potrebbe continuare a fare il suo lavoro? Vede che anch'io capisco. A se stesso. Non vero che fare marchette, andare sul monte cinque sere a settimana o essere innamorati la stessa cosa. La gente lo crede perch gli fa comodo. Il sesso come il cervello. C' gente che capisce al massimo Canale 5. E si deve anche sforzare. E c' chi scrive i libri, e gli viene bene, senza fatica, non Io fa per sfottere gli altri. Il sesso, uguale: un dono di natura. 0 ce l'hai o non ce l'hai. 0 lo fai bene o lo fai male. 0 ti piace o non ti piace. A me, piace. In tutte le versioni. Fare marchette, un lavoro. Di solito, non voglio nemmeno che mi tocchino. Certe volte, s. Non so perch quelli s e gli altri no. Non me lo sono mai chiesto. Non sono necessariamente i pi belli o i pi gentili. N di sicuro i pi ricchi. A certi clienti gli lascio fare quello che vogliono, basta che non mi chiedano di spogliarmi. Con qualcuno, ci passo addirittura tutta la notte per la stessa cifra. Ma restano clienti. Non mi dimentico mai che alla fine devono pagare. Anche se sono molto gentili.
LO STENOGRAFO rientra, richiude la porta dietro di Lui, in silenzio. LISPETTORE gli fa segno di stenografare. Sul monte, un'altra storia: sono io che scelgo. E se non mi piace, smetto. E poi all'aria aperta. Poco prima dell'alba, quando gli uccelli cominciano a cantare e ce ne sono solo due o tre, bellissimo. C' una gran calma: quasi tutti sono andati a dormire e quelli che restano cercano di sbrigarsi. Scopano a gruppi, prima che venga giorno. Non c' quasi pi nessuno sui sentieri. Certe volte ci vado non perch cerco qualcosa. Solo perch l, c' gente come me. Che cerca la stessa cosa: qualcuno con cui divertirsi, star bene, provare piacere, certe volte. Senza chiedere niente di pi. Delle volte, dopo un paio di clienti, se in piazzetta ho cominciato presto e ho gi fatto abbastanza, se non tardi, tipo l'una, e non sono troppo stravolto, salgo sul monte e passo tutta la notte a girellare e a raccontarmi delle storie. Film di cowboy, Robin Hood. Oppure c' la guerra e io sono un soldato in territorio nemico. L'ultimo che resta di un commando. Cerco di muovermi senza far rumore. Nessuno mi deve vedere, o sentire. Altre volte, sono film di paura. Allora, mi appoggio a un albero e lascio scorrere le immagini fino a quando non arriva la pi terribile di tutte. Di solito, l'immagine
Pausa.
Non so nemmeno dove , la Bretagna.
LO STENOGRAFO - interrompe il suo lavoro, cerca con gli occhi lo sguardo delLISPETTORE. Ma LUI sta guardando altrove. Comunque, se c'era uno a cui non dava noia se battevo, era proprio lui. LUI lo capiva. Non gli dava noia se ne parlavo. A volte, quando passavamo la notte insieme, prima di addormentarmi, mi prendeva la disperazione e gli dicevo di ammazzarmi per impedirmi di continuare, e LUI mi prendeva fra le braccia. Poi mi stringeva forte forte fino a che le ossa non mi scricchiolavano, facendo "sssttt". Ma cercavo di smettere di dirgli queste cose, anche quando mi sentivo cos, perch certe volte lo facevano piangere. E non lo sopportavo.
AlLISPETTORE - . Un uomo che gode, chiunque sia, la cosa pi bella che abbia mai visto in vita mia. Anche se brutto. Ma LUI era molto di pi: era la prima volta che il sole sorgeva. Un uomo che piange, non lo sopporto. Non so che farci. E quando si trattava di lui, ed era per colpa mia, era la fine del mondo. Avrei preferito disintegrarmi che aver fatto una cosa del genere. A se stesso. Mi raccontava delle storie, a volte. Qualunque cosa. Cappuccetto Rosso, o Hnsel e Gretel. Aveva una voce... Come. Che ne so, venivo. Eh s. Mi avrebbe potuto raccontare anche una ricetta di torta alle carote, con quella voce l, mi avrebbe fatto lo stesso effetto. Una volta, mi ha letto un pezzo di un libro. Claudel. Il libro stava accanto al letto, mi ha detto: "Aspetta, ti leggo una cosa". Si liberato un braccio. Ha preso il libro. "Aspetta. Cos non posso leggere". Ero mezzo sdraiato su di lui. Mi ha girato sulla schiena. Mi ha appoggiato il libro sul petto. Ha cercato una pagina. Quando l'ha trovata, si tirato su per baciarmi. Mi ha detto: "Buona notte". Si rimesso gi. Ha riaperto il libro. Si tirato su. Mi ha dato un altro bacio. Ha detto: "Amore mio". Poi si rimesso gi e ha cominciato a leggere. Non mi ricordo di che parlava il libro. Ma stata l'unica volta in vita mia che mi sono addormentato sulla schiena. Come su un materassino che dondola in mezzo a un lago. Me l'ha prestato, il libro, ce l'ho a casa. Non sono mai riuscito ad andare oltre il pezzo che mi aveva letto lui. Quando sono arrivato a casa sua, stava preparando da mangiare. Aveva comprato del vino. E mi aveva riempito la vasca da bagno.Gi, ridicolo, eh? Ma cos, sono entrato in casa di corsa per andare a pisciare, e quando ho visto la vasca piena di schiuma, e LUI entrato in bagno alle mie spalle e mi ha messo le braccia intorno al petto e mi ha baciato sul collo, sono rimasto senza fiato. Non per, non so come dire. Non c'entrava niente con la mogliettina che accoglie il marito che torna dal lavoro. Ci ha scherzato sopra anche lui, dopo. Non era questo. LUI era un ragazzo. Un uomo, voglio dire. Era un'altra cosa. Era cos. E basta. Era naturale. Era come... Come... Mi sentivo a casa mia. E avevo una gran voglia di farlo star bene, come LUI aveva fatto con me. E pi che altro: sapevo come fare. Per la prima volta in vita mia, sapevo cosa succedeva nella testa di un altro. Era . semplicissimo. Bastava che mi chiedessi cosa sentivo io, cosa mi avrebbe fatto piacere. Domandarmi quello che mi avrebbe fatto pi piacere, e farlo. Come aveva appena fatto LUI con me. Semplice.
Al LISPETTORE senza guardarlo. Si rotto le scatole?
LISPETTORE, di spalle, fa segno di no. Pausa, Lui, senza guardarlo. Non manca molto.
LUI si volta e
guarda un attimo lo Stenografo. Riprende la posizione di prima.
Ci siamo baciati per mezz'ora. Poi, ho fatto il bagno. Tiepido. Quando ho
finito, la cena era pronta. C'erano due candele sulla tavola. Le ho accese.
Stavo per spengere la luce, ma mi sono fermato.
Gli ho detto: "Mi piacciono le candele, ma ho voglia di vederti meglio
possibile. Possiamo lasciare anche la luce accesa? 0 ti sembro stupido?".
Sembrava molto meravigliato. Ha appoggiato i piatti pieni sulla tavola. Io, ero
ancora in piedi, vicino all'interruttore. Mi sentivo stupido. Pi sto bene con
la gente, pi mi sento stupido. Ma con lui,
non c'era motivo. Mi ha preso la testa fra le mani. Ha aspettato un
momento prima di parlare. Poi ha detto: "S. Penso che sei stupido. Non ho
mai conosciuto nessuno tanto in gamba e tanto stupido nello stesso tempo come
te. Non per questo che ti amo. Ma credo sia per questo che ti amo cos tanto.
Prima che tu arrivassi...". S, allora
che ha parlato del bagno. ", ..proprio qualche secondo prima che
tu entrassi di corsa gridando 'Uhhh, sono io! Faccio subito!', e ti fiondassi
nel bagno, stavo per svuotare la vasca. Avevo paura che pensassi che volevo
fare la brava mogliettina. E lo sapevo che non ti sarebbe piaciuto. L'unico
ruolo che voglio avere con te, quello del
fratello". Aveva gli occhi pieni di lacrime. Glieli ho baciati per
fermarle. "Se fossi arrivato cinque minuti pi tardi, la vasca sarebbe
stata vuota. Quindi non ti sentire troppo stupido". Quando ci'siamo ricordati della cena, era gi
fredda. E le candele erano mezze consumate. Abbiamo dovuto riscaldare
tutto. A un certo punto, ha suonato il telefono. Erano i suoi amici che lo
chiamavano per andare a far casino all'Expo durante i fuochi d'artificio. Era
di un gruppo di indipendentisti. Certe sere che andavo a casa sua, rientrava
molto tardi, tutto eccitato. Era su di giri.
Non ubriaco, ma come se avesse la febbre. Ci voleva un po' prima che fosse con
me. I primi tempi, quando non ci conoscevamo quasi, ha cercato di spiegarmi di
cosa discutevano. Ma non era lui, che mi raccontava queste cose. 0
almeno, non era quello con cui andavo a
letto. Agli inizi, andavo da LUI solo per scopare. Perch appena uno dei due
apriva bocca, scoppiava la rissa. Ma dopo che ha sbattuto fuori il suo
compagno di stanza, cambiato tutto. So
che andava ancora spesso alle riunioni, ma con me, non ne parlava pi. Pausa.
Lu sospira. Pausa. Se si rompe i coglioni, o se Guy finisce la carta, mi
faccia un cenno, e smetto. Pausa. Quella sera, comunque, quando ha
riattaccato il telefono, non era cambiato. Era il contrario di quel che
succedeva prima. Credo che, per qualche secondo, o per qualche minuto, per la
prima volta, la cosa pi importante non erano i suoi amici e i loro ideali, ero
io. Invece di farsi prendere da loro, mentre parlava al telefono, rimasto con me. Non in cucina, certo che era l,
c' il telefono. E rimasto con me dentro, nella testa. E non dovuto
ritornare, come un estraneo, e riabituarsi a me, come prima. successo il
contrario. Ha parlato con loro come parlava con me. Gli ha detto che aveva una
cosa molto urgente da fare, e mi guardava
dritto negli occhi. Io sentivo caldo. Avevo i brividi. Non sapevo pi
dove stare. Gli ha detto che li avrebbe richiamati
il giorno dopo. Credo che gli avesse dato un appuntamento. Pensava che
a quell'ora dovevamo aver gi finito di mangiare. E gli aveva detto di
chiamare. Poi ha cambiato idea. In ogni
caso, la ragazza al telefono era incazzatissima con lui. Dopo aver
riattaccato, mi ha chiesto se un giorno avevo intenzione di fargli conoscere i
miei amici. Gli ho detto che non ci avevo
mai pensato. Era una bugia, e l'ha capito. Non avevo mai pensato di
fargli incontrare i miei amici, perch non avevo mai pensato che la nostra
storia potesse durare. La prima volta che ho osato crederlo, stato mentre
parlava al telefono. Per la sua voce. Le sue
mani. La sua pelle. I suoi occhi. Anche se erano tre mesi che stavamo insieme. E LUI ha capito. Mi ha
detto che, per lui, era la stessa cosa. Non voleva confondere cose che
non c'entravano niente fra loro. Che doveva fare una scelta. E che la sua
scelta, lui, l'aveva appena fatta. Non so
come spiegarglielo, ma.... Anche se non ci crede, vorrei che capisse che,
quando me l'ha detto, non mi ha chiesto di fare la stessa cosa. Non mi
ha chiesto nulla. Mi ha informato, e basta. Abbiamo ricominciato a baciarci.
Poi a far l'amore. Credo che sia stata l'unica volta che l'ho fatto in vita
mia. Sa, quelle stronzate tipo: LUI
me, io sono lui? vero. Esistono. Non so come spiegarglielo. Ma cos. Non avevo la sensazione di tenere ufi altro fra le braccia. Avevo la sensazione
che non ci fosse nessuna differenza fra LUI e me. Non si pu parlare di
queste cose senza diventare sdolcinati, mi fa incazzare. Sembra che le parole.
Le parole non vogliono. Sono vuote, consumate. Non c' modo di farle funzionare. Forse nemmeno LUI ci sarebbe riuscito.
Comunque. Era cos: non che pensavo, gli faccio questo o gli faccio
quello. Non pensavo pi. Succedeva e basta. Non eravamo nemmeno pi sul
pavimento, fra la tavola e il frigo; non eravamo pi sulla terra. Irritato.
Lo vede? Lo vede, non c' verso. Ma perch le parole fanno cos? Non dovrebbero. Dovrebbero dire quello che
pensiamo. questo che ci hanno insegnato a scuola, no? Una parola per ogni cosa,
una cosa per ogni parola. Poi si impara a coniugare come tutti. Dove va il
soggetto, dove va il verbo, come si usa il complemento, che problema c'?
Basta parlare e tutti ti capiscono. No? Non bisogna dar retta a quelli che
passano tutta la vita a scrvere, quelli sono malati, esagerano, cercano il
pelo nell'uovo. Volete dire una cosa? Ditela! E allora perch io non ci riesco? Eppure cos semplice, lo so quello che
voglio dire. E allora perch lei non mi capisce? Perch non viene fuori
giusto? Appena provo a parlarne, sembra che racconti un trip. Ma non era un
trip. Era vero. Non avevo preso nulla. Non avevamo nemmeno aperto la bottiglia
di vino. Non fumavo niente da mezzogiorno. Ci rotolavamo. Dondolavamo. Avanti,
indietro. Gemiti, mugoli: non so nemmeno
se ero io o era lui. Mi sentivo uno yo-yo. Mi sentivo come. Come... Che ne so. Mi sembrava che mi rivoltassero
come un guanto. Quando stavamo per venire, ci fermavamo. Scoppiavamo a ridere.
Ci stringevamo ancora pi forte. E via da capo, a rivoltarci come frittelle.
Abbiamo fatto di tutto. Poi... Poi a un certo punto. A un certo punto.... Pausa.
Non so cosa successo. Forse abbiamo sbattuto troppo forte contro il tavolo.
Non lo so. Comunque qualcosa che era sulla tavola caduto per terra.
Dall'altro lato, caduto un bicchiere, e si rotto. 0 un piatto. No, un
bicchiere; i piatti sono rimasti sul tavolo. Poi caduto un coltello, proprio
l, davanti a me. A qualche centimetro dalla sua testa. L, siamo partiti.
Stavamo per venire insieme. S. S. Me lo
sentivo in ogni parte del corpo, e qui in mezzo. Mi sembrava di esplodere. E
sapevo che per LUI era uguale. E poi. Poi. Non so. Sentivo queste
cose, e intanto mi passavano davanti agli
occhi delle immagini. Vere. Come la sua pelle, le nostre grida, le mie
mani, il rumore del bicchiere, paf per terra, era... succedeva tutto nello
stesso momento. Non prima. Non dopo. Nello stesso momento. Lo sa, dicono che in
punto di morte, si rivede tutta la vita? Beh l, era il contrario. Non morivo, nascevo. Quindi non bo visto il
passato, ma quello che mi stava davanti. Come rendersi conto che si
vivi, ma in mezzo a un terremoto. Si alza. LUI era cos bello. Cos grande. Cos tutto. Era... morbidissimo, e
poi era... di roccia. E mi faceva sentire bello come lui. Lui... lui.... si
riversava dentro di me. Capito? Era la prima volta che mi succedeva... Non sapevo nemmeno se stavo a testa in gi, se ero di
lato, sulla pancia. Un attimo dopo: paf. Quando il coltello caduto, il tempo
di sentire il rumore, e siamo venuti, insieme. Non io, o lui, noi due. E allora ho visto. Ho visto noi due. Io che dovevo
decidere: tornare dai miei clienti o non andarci pi. E LUI costretto a
litigare con i suoi amici. Per quanto tempo ci saremmo riusciti? Eh? Per quanto
tempo?AlLISPETTORE. Poco fa, mi ha dato del rotto in culo. Crede di
avermi offeso? Crede che non sappia perch
me l'ha detto? Crede che non sappia
come mi voleva far sentire? Crede che sia la prima volta? Lei lo sa cosa vuol dire scopare con uno pi
largo che lungo. A questa distanza. Brufoloso. Col naso da alcolizzato.
Chiss, magari da giovane era bello. Non
solo l'et che l'ha reso cos. Sposato.
I figli. Il lavoro. Da aver paura che gli venga un collasso prima che
finisca di dire "togliti le mutande". Ti si butta sopra come una tigre. Ansima. Spinge. Tira. Suda.
Ha lo sguardo di un bambino la notte di Natale. Non ci crede. Ne vuole di pi. Ancora. Ancora. Ma dopo due minuti gi
venuto. E a quel punto, ha paura. Ha paura di essere scoperto. Il
lavoro. La moglie. I bambini. La pensione.
Ha paura che gli diano pubblicamente del frocio. E allora, mentre vado
a pisciare (Indica la piccolo, -porta), cerca di risistemarsi un po'. Si
mette a girare come una talpa. Non sa pi dove nascondersi. Cerca di infilarsi i pantaloni ma non trova i buchi delle bretelle.
La camicia mezza sbottonata. Gi, quella che LUI chiama la sua
vera vita gli piomba addosso. Perch quella cosa, quello che ha appena fatto,
stata solo una debolezza. Sicuro. Guardate: il lavoro. La moglie. I bambini. I due villini. La macchinona.
Ti ha offerto di tutto, prima di chiederti di levarti le mutande. Ma
ora, diverso. Ora, si sente come se
avesse avuto un attacco di epilessia. venuto, ormai. Tutto passato.
Non ci pensa nemmeno che domani mattina gli torner. Non pensa a niente. Ti
sbatte i vestiti per terra accanto alla
porta e con un bel calcio ci fa volare sopra le tue scarpe da
ginnastica. Poi si avvicina alla porta del
cesso e non ce la fa pi. Si mette a gridare, a urlare: "Fuori. Fuori.
Avanti, Vattene. Stronzo. Mi senti? Ho detto fuori. Fuori, fuori. Vattene di qui". Ma questo, niente. Perch se sei
cos imbecille da andare a raccontarlo a qualcuno, a un amico, se glidici che pisciando ti dicevi che stavolta sarebbe stato gentile. Perch lo sai che il giorno dopo ce ne avr di
nuovo voglia. E lo sa anche lui. Se dici a qualcuno che, se non avesse avuto la
solita crisi, eri pronto a dargli un bacio, a fare due passi con lui. A
offrirgli l'unica cosa che non si pu permettere nella vita. Che stavi per
farlo. Se sei cos imbecille da raccontare una cosa del genere, ti danno
dell'ingenuo. Del naif.Ma come
cazzo si fa a far l'amore anche per dieci minuti, anche solo una volta
nella vita, senza sapere di cosa sta crepando l'altro? Come si fa a farsi
cinque uomini al giorno senza nemmeno sapere
chi sono? Eh? Come si fa? Come si fa? il mio lavoro, cazzo, sapere chi sono. Nell'unico modo che
conosco. Il sesso. Il culo. L'unica cosa che ho il culo? Cazzo, allora
user quello, per conoscerli.Poi
lui. Nei suoi occhi. Negli occhi. Di. Di. Di Claude, ho visto come tutto
veniva stravolto. Ho visto quello che ha capito, improvvisamente. per quello che ci fermavamo prima di venire. per quello che ci siamo fermati quindici
volte. Ma ogni volta ricominciava, pi forte di prima.E quando
il bicchiere ha toccato il pavimento, in quel preciso secondo, sapevo che c'era
una sola cosa da fare. Che non potevamo pi uscire di l come prima. Non
dovevamo farlo. Non dovevamo cercare di fare come prima. L'unica cosa reale,
LUI che grida. Che singhiozza di gioia tra le mie braccia, tra le mie mani. Era
come se stessimo annegando, ma nello stesso tempo come se avessimo rischiato di
annegare, ecco, siamo fuori dall'acqua, tutto finito, si respira per la
prima volta. Annegavo dentro di lui, con
lui. Ed ecco, il resto del mondo: il contrario di quello che ci succedeva. Lo so. Lo so che vivere
significa essere capaci di accettare tutte e due le cose. Lo so che non
esistono solo le cose belle. Lo so che c' anche la merda. L'ho imparato sulla ma pelle, non ho bisogno di lezioni. Ma in
quel momento non pensavo, l'unica realt era quella. Solo quella. E non
potevamo rinchiuderci l dentro, come monaci, con le tapparelle abbassate, a vivere il grande amore. Ma non
potevamo nemmeno ritrovare quel momento solo qualche minuto al mese, e
passare il resto del tempo a far compromessi col mondo. L'unica cosa che ricordo che all'improvviso avevo il
coltello in mano. Ecco. Ricominciava. Ricominciava. Mi son sentito
partire. In avanti e indietro. Poi esplodere. Ho sentito che gridavamo. E l... l. All'improvviso. Annegavamo. Ho sentito
ancora gridare. Poi un gorgoglio. Un gorgoglio. Come il latte quando
bolle. E poi. Poi. Mentre esplodevo, e annegavo, ho visto che non saremmo mai
pi usciti da quella casa. E intanto sentivo il suo sesso, come un albero, che esplodeva. Ora, non avevo pi il coltello
in mano. Io gridavo. E lui. Lui. La sua gola sanguinava. Veniva, e intanto il
suo sangue schizzava fino alla finestra, sul frigo. Sulla stufa. Sulla tavola.
E io lo baciavo dappertutto. Dappertutto. Dappertutto. Sulla ferita. Bevevo il
suo sangue. Me lo spargevo dappertutto. Si muoveva ancora. Si inarcava.
Tremava. Proprio come me.Poi, credo di essermi addormentato. Sopra di
lui. Ma solo per qualche minuto.Era
cambiato qualcosa. La prima cosa di cui mi sono reso conto, che il
suo cuore non batteva pi. Prima ancora di riaprire gli occhi. Prima ancora di svegliarmi. Ha visto in TV quando si vedono
gli atleti che crollano a terra subito dopo il traguardo? Penso che si sentano
allo stesso modo: vuoti. Proprio cos: vuoti.Era cambiato qualcosa:
tutto.Non l'ho guardato. Sono rimasto a occhi chiusi. L'ho baciato. Era
caldo caldo. L'ho baciato. Dappertutto. Mi sono staccato da lui. Piano. Piano.Sono uscito dalla cucina, senza
guardare. Ho spento la luce. Ho fatto una doccia. Sono tornato in
cucina. Mi sono rivestito. E a quel punto, l'ho guardato.Signore:
com'era bello. Non si teneva nemmeno la gola. Per un attimo, ho avuto paura che
avesse sofferto. Ma sono sicuro di no. No.
Sorrideva. Aveva le braccia incrociate. Gi: non aveva potuto tenersi la
gola, teneva me. Spero solo. Solo che lui, non abbia visto quelle immagini che ho visto io. Spero che lui, sia soltanto
nato. Che non abbia visto l'altra faccia della medaglia. Prima. Gli ho chiuso gli occhi. Nemmeno a mio
padre l'ho potuto fare, perch quando morto non c'ero. E mia madre,
lei, morta da sola. Ma a mio fratello, a lui, al mio simile, al mio riflesso, a LUI s che glieli ho chiusi gli occhi.
Ed morto di piacere. Senza aver mai dovuto passare nemmeno un giorno
della sua vita nella merda.l'amo.Quando
mi sono allontanato dal suo corpo...il resto, gliel'ho
raccontato...
Dopo, al porto...Non so...Il secondo che mi ha rimorchiato, in
piazzetta... Ho pensato a mia sorella... Sapevo che vi dovevo chiamare perch
solo il pensiero che... marcisse... Smetto.
Pausa.
Si sentono tre colpi contro la grande porta.
LO STENOGRAFO si alza. LISPETTORE gli fa segno di prendere le. sue cose e di uscire con LUI dalla piccola porta. LO STENOGRAFO raccoglie le sue cose, e si mette al fianco di Lui, che si alza. LUI prende un piccolo mazzo di chiavi da una delle tasche davanti dei jeans e le getta sulla scrivania, davanti alLISPETTORE. LO STENOGRAFO si dirigeverso la piccola porta. La apre. Attende. Il Poliziotto, dall'altro lato, attende nel vano della porta. LO STENOGRAFO esce. Lungo sguardo fra LUI e LISPETTORE. LUI si gira e cammina lentamente verso la piccola porta. LISPETTORE si alza. Prende le chiavi dalla scrivania. Esita un attimo, chiedendosi se deve rimettere ordine sulla scrivania del giudice. Lascia perdere.
Gong.
Buio.
New York dal 18 al 26 ottobre 1984
Fine
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