In compagnia prese moglie un frate

Quando i pesci parlano

Carissimo appassionato/a di teatro, ti informiamo che questo copione, come tutti gli altri nostri testi, non protetto dalla S.I.A.E., e labbiamo fatto volutamente proprio per non gravare ancora di ulteriori spese le compagnie amatoriali che vivono, come la nostra, di stenti e di sacrifici. Se per deciderai di metterlo in scena ricompensaci facendolo sapere e sar per noi come ricevere un milione di euro. Grazie

Scrivici e ti invieremo lautorizzazione scritta alla messa in scena.

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

e-mail : fulviobarni@alice.it

tel. cell. 3382414038

In compagnia prese

moglie un frate

Commedia brillante in un atto

di

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

Babbo, mamma, nonno e fratello singegnano per far sposare Violetta. Una giovane donna non proprio bella, anzi, piuttosto racchia.

brillante

Atto unico

10 uomini

2 donne

Durata 70 minuti

Il periodo in cui si svolge la scena quello della met degli anni sessanta.

Siamo nel soggiorno di una casa qualunque. Vivono qui, padre, madre, un figlio, una figlia e un nonno. La figlia (che nella scena sar interpretata da un ragazzo) terribilmente brutta. Il portamento, i lineamenti del volto e la voce, sono spiccatamente, mascolini.

Personaggi

Severo: marito di Veronica

Veronica: moglie di Severo

Violetta: figlia di Severo e Veronica

Gino: figlio di Severo e Veronica

Oreste: padre di Severo

Serafino: padre di Veronica

Lavinia: madre di Veronica:

Don Piero: parroco del paese

Un chierichetto

Filippo: professore di musica

Un infermiere

Un infermiere

La scena si apre mentre Severo sta leggendo il giornale e Veronica lavora con luncinetto. Suonano alla porta

Veronica: Severo, hanno sonato. Va n po a ved chi , per piacere.

Severo: Ma un lo vedi che ci ho da fa. Facci n salto te, noo.

Veronica: Lui ci ha da fa O che ci avrai da fa che stai a guard le figure del giornale.

Severo: Ci ho da fin di legge n articolo che minteressa. Se smetto perdo l filo e doppo n ci capisco pi niente. Manco se ricomincio da capo. (suonano ancora)

Veronica: (si alza e va verso la porta) Certo che quando sei n ferie, levato di legge l giornale e na partita a carte al bar dopo pranzo, un fai altro, h.

Severo: Ma quanto sarai bugiarda. E l cane a fa la solita pisciatina tutti santi giorni chi ce lo porta? Te?

Veronica: (da fuori scena) Ci va da solo. Perch te, fatti du passi, ti fermi subito a spettegol dal barbiere.

Severo: (al pubblico) Oh, ragazzi, un gliene sfugge una, h.. Siamo controllati a vista.

Veronica: (sempre da fuori scena) Guarda chi c. Bongiorno, don Piero. Ma che sete gi n giro pe le benedizioni di Pasqua? .. Venga, venga.. entri. (Entrano il prete e un chierichetto)

Prete: Si, l giro lho gia cominciato, ma ora so venuto pe naltra cosa. Avrei bisogno di un piacere da te. (vede Severo) Bongiorno, Severo. Che dice oggi l giornale? Che tutto a posto e niente in ordine?

Severo: Mio, chi c. Bongiorno don Piero.. h, si. Pi o meno come ha detto lei. Ci vorrebbero fa crede che Cristo morto dal freddo e nvece era l padrone de la legnaia. (il prete traffica dentro una borsa)

Prete: Beato te, Severo, che ci hai sempre le strullate pel capo.

Severo: h, gia, dato la cosa che so n po, cos셅..

Veronica: (di nascosto dal prete) h, Severo, ma un poi esse n pochinino meno pizzicoso, quando chiacchieri con don Piero?

Severo: Ma perch, secondo te, un come ho detto io? (il prete ha tirato fuori una stoffa bianca e la porge a Veronica)

Prete: Senti, Veronica, avrei bisogno che tu mi facessi na riparazione. C sta tovaglia dellaltare de la Madonna, che comincia a esse tutta strappicchiata. Mica mi ce lo daresti qualche punto?

Veronica: (guarda la tovaglia che tutta buchi) Certo, che questa un ne ple pi, h. Ma un fa prima a falla fa nva, don Piero? (il chierichetto ha visto sopra un mobile un cesto con caramelle e cioccolatini. Si piazza davanti e comincia a mangiare. Ogni tanto ne infila un p in tasca e cos anche gli incarti per non lasciare traccia)

Prete: E con quale soldi la compro, la mi cittina. Eppure lo sai anche te che la nostra parrocchia la pi povera del circondario.

Severo: Per, so che questanno cambiono le tovaglie de la festa dellUnit. Se vle minteresso con qualcuno del Partito e guardo se gliele rimedio almeno n paio.

Veronica: (di nascosto) Ma perch n ti zitti, ciarlatano.

Prete: (imbarazzato) Ma ho paura che na tovaglia rossa co la falce e l martello, mi ci direbbe poco l n do la devo mette io.

Severo: Forse, ha ragione lei. Un ci avevo pensato Magari se erono bianche.

Prete: O se magari un ci avevono stampato la falce e martello..

Veronica: Comunque, don Piero, io ci provo. Vediamo che posso fa. E per quando gli ci vle?

Prete: Subito, la mi cittina. Stasera c na visita del vescovo e gli volevo fa trov tutto a posto.

Severo: (si accorto del chierichetto che mangia tranquillo e sottovoce chiama la moglie) Veronica. Veronica.. (Veronica si gira. Severo gli fa cenno di guardare il chierichetto)

Veronica: Sie, Severo, ho capito. Ora gliele do le caramelle. Av pazienza un minutino. Possibile che mando via na creatura senza caramelle... Don Piero, mi ci metto subito e cerco di fa del mi meglio.

Prete: (mentre fa per uscire) Grazie tante, Veronica.Fra na mezzoretta ripasso, che cos ntanto mi fermo a bened anche qui da voi.

Veronica: Ci provi, don Piero, per n so tanto sicura se gliela far. (va dal chierichetto) Come ti chiami, bel bambino?

Chierichetto: L mi nome vero sarebbe Onesto, ma mi chiamono tutti Tino.

Severo: Onesto di nome e basta, per!

Veronica: O vieni qua, Tino, che la Veronica ti da n po di caramelle (con sorpresa trova il cesto vuoto) Severo, ma hai rifinito tutte le caramelle naltra volta? Certo che quando sei a casa te le caramelle fanno l vento, h...Mi dispiace, Tino, ma quel ghiotto del mi marito lha finite tutte. Ma n ti preoccup che doppo, quando ritorni, ti ce le f trov, h.

Prete: Lascia sta, Veronica, n ti confonde, che tanto a lui i dolciumi un gli piaciono. Allora arivederci a doppo (i due escono)

Paolo e Veronica: Arivederci don Piero. A doppo.

Veronica: (arrabbiatissima) Ghiotto, ngordo che n sei altro. Che figura mha fatto fa, h? (mentre apre uno sportello) Almeno lo potevi ripien l cestino. Dentro al mobile ce n n altro pacco ntero. (lo prende, riempie di nuovo il cesto e tira fuori anche dei biscotti)

Severo: Ma mica so stato io a mangi le caramelle. Lha mangiate tutte quel citto. Appena arrivato, s piazzato davanti al cestino e a una a una lha votato. Tho fatto anche cenno di guardallo.

Veronica: Zittiti, sa. Delinquente, farabutto che n sei altro. Neghi anche? E ci hai anche l coraggio di da la colpa a que la creatura? Rimettiti a legge l giornale e sta zitto, va, che meglio per te. (Severo riprende il giornale. Veronica, ago e filo e comincia a rammendare. Entra Oreste, padre di Severo. un uomo anziano. Un po curvo. Cammina con il bastone. Si ferma al centro della scena)

Oreste: Severo h Severo vieni qua che ti devo d na cosa.

Severo: Ma un me la pi d da cost senza fammi alz, che sto tanto bene a sed?

Oreste: Ma vieni qua te che ci si capisce meglio.

Severo: (mentre si alza e va da lui) O qua, sentiamo che c di tanto mportante Dimmi.

Oreste: Stanotte m venuta pensata na cosa..

Severo: (battuta di mani) Addio Ci risiamo Ma perch babbo la notte un dormi, nvece di fa le pensate?

Oreste: Se ti zitti e mascolti, ti dico che ho pensato, se no, (fa per andare) arivederci e grazie.

Severo: Vieni qua, n do vai? (Oreste si riavvicina) Ma come si fa a chiacchier con te che rizzi subito l buco . O sentiamo che ha pensato, su.

Oreste: Ho pensato: ma perch un ripigli moglie?

Severo: Sie. Ora fammene pigli due. (indicando Veronica) A me mavanza quella che ci ho, ne v a pigli naltra.

Oreste: Noe, un ci siamo capiti. Un dicevo che la devi pigli te. Mi so pensato per me e me lo so domandato per me.

Severo: Te vorresti ripigli moglie? (Oreste fa gesti di conferma con la testa) Ma via, babbo, su A la tuet .. Ma un famo ride polli Ma che gli racconti

Oreste: Ma io un gli voglio raccont proprio niente. Per mi piacerebbe che la sera, quando v a dorm, ci trovassi qualcuno, gi pel letto.

Severo: (spazientito) Scoltimi, babbo. Da retta a me. Fa come tho detto prima: la sera, va a letto e dorme, senza pens a niente.

Oreste: Te chiacchieri cos perch un ha sentito che piedi ghiacci ci avevo stanotte quando m venuto n mente sta cosa.

Severo: Allora mi vi d che ha pensato a sta soluzione perch ha sentito i piedi ghiacci?

Oreste: Certo! Se no perch, secondo te?

Severo: Ma allora a te un ti ci vle na moglie. A te ti ci vle ma na coperta elettrica.

Oreste: Sie. Meglio. Che tanto quelle consumono poca corrente.

Severo: Ma perch, se tu ripigliasse moglie, un dovresti spende per dagli da mangi?

Oreste: (risentito) No, per Dio. Perch cercherei di pigli na vedova co na pensione bna, h.

Severo: Eh, gia perch le vedove che ci hanno la pensione bna, danno retta a te.

Oreste: Un si sa mai. Io ntanto comincio a domandallo n giro

Severo: Ecco, bravo. Poi se ne riparla

Oreste: Per te mi dovresti fa n piacere .. sempre se n ti scomoda, h.

Severo: (prevenuto) Un mi d di parlatti con qualche vedova, perch io l ruffiano un lo f a nessuno, h.

Oreste: Ma proprio. Queste so faccende che sbrigo da me.

Severo: E allora che ti dovrei fa?

Oreste: Mica mi potresti domand quanto costa na coperta elettrica e quanto si spende di corrente.

Severo: Si. E poi, quando lho domandato?

Oreste: E poi f du conti e decido quale de le due mi conviene di pi.

Severo: Senti, babbo: ma perch un vai a fa n tressette al bar cos pensi a le carte e ti passono stide dal capo.

Oreste: E n fatti ero diretto proprio l. E proprio per fa na partita. (Oreste esce)

Severo: (mentre si rimette seduto a Veronica) Ma lha sentito ora che voglia gli presa al mi babbo?

Veronica: Ho sentito che chiacchieravi, ma un ci ho dato retta perch ero presa da sto rammendo. (Severo ha ripreso il giornale)

Severo: Vle ripigli moglie perch se no la notte un dorme da quanto ci ha piedi ghiacci.

Veronica: (convinta di quello che dice) Guarda, Severino che l tu babbo un ha mica tutti torti, h. Si dorme tanto male co piedi ghiacci.

Severo: h, h Secondo me, tra tutte due fate a chi capisce meno. A lui gli comincia a da noia larterosclerosi, ma te ncora se giovane, h. (un attimo di silenzio tra i due)

Veronica: Severo . (non risponde) Severo O Severo, ma che ha spento lorecchi?

Severo: (burbero) Tho detto che se minterrompi perdo l filo del discorso che leggo.

Veronica: Lo sai che pensavo?

Severo: No. Perch ancora un mi riesce a legge ne la mente de la gente. Per ci so vicino, h.

Veronica: Ma me lo dici perch se sempre strullo cos?

Severo: Te lo dico se te mi spieghi come posso fa a sap che pensi.

Veronica: Ti volevo d쒅Lha presente quel professorino di musica che venuto a sta qui da poco. Ne la casa del tu zi Giovanni.

Severo: No! ..Ah, si .. Ho capito.Che gli sarebbe successo?

Veronica: (risentita) Ma niente. O che vi che gli sia successo.

Severo: O che ne so, io. Me lha detto come se gli fosse successa na disgrazia.

Veronica: Nsomma me lo fai d o no quello che ti voglio d?

Severo: O dillo, gi, che tascolto.

Veronica: Ti volevo d쒅.. che quel professorino mi sembra parecchio nteressato a la Violetta.

Severo: (si alza di scatto dalla sedia e molto interessato alla cosa si avvicina alla moglie) A la Violetta chi? a la nostra Violetta?

Veronica: Certo. O a quale, secondo te. Se un mi sbaglio mi sa che qui n paese c la nostra figliola e basta che si chiama Violetta.

Severo: Ma se' sicura di sta cosa?

Veronica: Che c la nostra figliola e basta che si chiama Violetta?

Severo: (spazientito) Ovvia, Veronica. Un la munge, per piacere che soda, su. Ma sei sicura che quel giovanotto nteressato a la Violetta?

Veronica: Penso proprio di si.

Severo: Ma sicura, sicura, sicura?

Veronica: Credo di esse abbastanza sicura.

Severo: (preoccupato) No, h. Un mi cominci a fa cos, Veronica, h. O sei sicura, o un sei sicura mica posso sta co sto pensiero.

Veronica: (spazientita anche lei) O Severo.. La certezza un ce lho. Per m sembrato che sia come tho detto io.

Severo: (incalza) E da che ti sei accorta?

Veronica: O da che mi so accorta . Locchio de la mamma sempre locchio de la mamma.

Severo: Lascia sta locchi e racconta, forza.

Veronica: La settimana passata, nel pomeriggio, dopo finita la scuola, stato sempre per qui fri, ne paraggi, e appena vedeva la Violetta usc dal portone, o co na scusa, o co naltra, cercava sempre dattacca discorso.

Severo: (preoccupato) E ne sta settimana un s pi visto per niente?

Veronica: Ma sta settimana ha piovuto giorno e notte senza smette mai. Come faceva a sta fri, poraccio.

Severo: Ah, gia. Eeeeee lui che gli diceva? Lha sentito che gli diceva?

Veronica: Da quass si sentiva poco. (ammiccante) Ma nsomma si capiva bene che ci provava.

Severo: (incuriosito) E la Violetta gli ci stava, gli ci stava?..

Veronica: Ma via, Severo, su. Ma che dici, pra creatura..

Severo: Volevo d se si fermava anche lei a chiacchiere, oppure seguitava pe la su strada.

Veronica: A volte si e a volte no. Ci avr provato na decina di volte a fermalla. Mica una. A la fine gli sar venuto anche a noia, porina.

Severo: (perentorio) Va nvitato subito a cena, via. Bisogna trov na scusa e va nvitato a cena.

Veronica: E perch lo vorresti nvit a cena?

Severo: L proverbio come dice? In compagnia prese moglie n frate .. E in compagnia potrebbe anche pigli marito la Violetta .. un si sa mai.

Veronica: Ma sentiamo prima se la figliola contenta, scusa. Bisogna ved se a lei gli nteressa sto giovanotto.

Severo: Se un gli nteressa, ora, prima o poi gli nteresser per forza.

Veronica: Per, da quanto m sembrato di cap, a lei gli piace Marcello,l ragazzo del macellaio.

Severo: E anche a lui gli piace?

Veronica: Chi?

Severo: Ma come, chi? L baccal, co rapi, sta a ved钅.La Violetta, noo. Di chi si parlava

Veronica: Mi sbaglier, ma a me mi sa tanto di no.

Severo: E allora digli a la tu figliola che un ci stia a perde pi tempo, che ora provamo con questo.

Veronica: Ma nsomma, Severo, io un la capisco tutta sta fretta che ci hai di fa spos que la creatura.

Severo: Ah un la capisci, h. Allora te lo rispiego naltra volta e sta volta guardo di fallo meglio di tutte quellaltre volte.

Veronica: O sentiamo, su. Tanto te, se un puntualizzi tutto n pi sta.

Severo: (quasi sillabando le parole) la Violetta ci ha gia la su et e se tanto, tanto, passa qualche altro anno e comincia a sfior n pochinino, un la piglia pi manco uno che ci ha problemi co la vista da tutte due locchi. Ha capito, ora, o no?

Veronica: Ora un esager, per, h, che la Violetta un poi, poi, brutta come la vedi te. (sicura di quello che dice) comunque come si dice un bel tipo.

Severo: Si. Ma comunque . Come si diceun manco na bella topa.

Violetta: (da fuori scena parla mentre piange bizzosa) Mamma, sei qui?

Severo: Eccola, se. Ora riguardela per bene da vicino e poi fammi sap chi ha ragione, se io o te. (riprende a leggere il giornale)

Violetta, che per ragioni di copione nella scena interpretata da un ragazzo, una racchia da far raggelare il sangue. In questi tempi, che tra i giovani imperversa la moda beat, veste ancora dismesse sottanine plissettate o a ruota inamidate.

Violetta: (piange sempre da fuori scena) Mamma, n do sei?

Veronica: (preoccupata) Severo, ma la citta piange. Oddio .. Madonnina. Che gli sar successo?

Severo: O che vi che gli sia successo. Qualcuno gli avr detto brutta naltra volta.

Veronica: Ma falla finita, scemo. (alla figlia) So qui n soggiorno, bella. Vieni fiorellino della mamma.

Severo: (alza lo sguardo dal giornale) Mmmhhhhh . mi sembri fiorellino Forse volevi d rosa moscia. (entra Violetta)

Veronica: Certo che per sei cattivo, h.

Severo: Cattivo? E secondo te sarei cattivo perch dico le cose come stanno?

Violetta: (mentre piange a bocca spalancata) Mammaaaaaaa.. Marcello mha offesa. Mha detto che so brutta .

Severo: (alla moglie) Che ti dicevo? (molto tranquillo a Violetta) E allora? Quale sarebbe loffesa che un ho capito. (al pubblico) Se gli avesse detto bella, forse la pigliava pel culo

Violetta: Mha detto che so brutta e nvece un vero.Vero, mamma?

Severo: (sottovoce alla moglie) Questa sei te sa, che gli metti lide nel capo.

Veronica: (a Severo) Ma si ple sapdi che chiacchieri?

Severo: Ah, di che chiacchiero? (alla moglie,sottovoce) A forza di digli che bella, lhai convinta che vero.

Veronica: (la consola accarezzandola) Ma da retta, porina, che un vero che se brutta. O n dove lha locchi que lo scemo di Marcello.

Severo: (rivolto alla moglie) Qui davanti. (indicandoli) Uno a destra e uno a sinistra. E da quanto ho sentito, m sembrato di cap che gli funzionono anche bene.

Veronica: E perch tavrebbe detto che sei brutta? (sospettosa) Mica gli avrai detto qualcosa che lha fatto arrabbi, h?

Violetta: Io, no. Passavo di l e fri de la la bottega cera Marcello, che a n certo punto fa: (imita una voce profonda di un uomo) quanto sei bna, lilla. Allora mi fermo e gli f: che dicevi a me? E lui: (sempre tra le lacrime) Ma leviti, brutta. Ora possibile che dicevo a te.

Severo: Ma poi s saputo a chi diceva?

Violetta: (bela sempre) Dietro a me cera la Paoletta Stefanini . Diceva a lei.

Veronica: Mmmhhh . Que la pottona. Da quando arrivata ne le semifinali di miss Italia, n ci si parla pi. (imitandone landatura a chiappe strette) La porta sempre tutta pari, pari. Sembra che abbia paura che gli si rompa.

Violetta: (bela sempre) Che che ha paura che gli si rompa, mamma?

Veronica: Ma niente, lilla, niente. Dicevo cos, tanto per d qualcosa.

Severo: (Tra se ese) E anche sta volta ho ragione io. Marcello locchi ce lha, e bni. Tanto la Stefanini na svergulona di niente.

Veronica: (tutta sorridente) Scolta la mamma, lilla, che gli venuta na idea formidabile: fa na cosa, va subito al macello

Severo: (interrompe la moglie) Ma a compr che, che l frigorifero pieno, zeppo di carne?

Veronica: Ma ci stai n pochinino zitto. Legge l giornale e un rompe corbelli

Severo: (alla figlia) Ci hai fatto l solco a forza di and a compr la carne al macello.

Violetta: (mentre piange) Ma, per, anche te se buffo, h . Ma se a me la carne mi piace....

Severo: E vece, no. qui che ti sbagli. A te un ti piace la carne. A te ti piace Marcello. Peggio io, che ha forza di mangialla m venuto n principio di gotta.

Veronica: Ma ti riesce o no di st n pochinino zitto.

Severo: A sent te dovrei sta sempre zitto. Fortuna che un ti d retta.

Veronica: (alla figlia) Allora ascoltimi bene, Violetta: dunque, come entri, guardi se vedi Marcello. Appena lha visto gli fai un bel sorriso..

Violetta: Come, mamma, (con un versaccio orribile nella faccia) cos?

Severo: Preciso! Se gli fai un sorriso cos, minimo gli vti la bottega.

Veronica: (al marito) Tho detto sta zitto (alla figlia) Violetta: n pochino di garbo, via. Tho detto n sorriso, no un ruggito. Cos sembri na iena ridens.

Violetta: Allora, forse, meglio se gli dico: (sdolcinata e gongolante) Marcellinooo..

Severo: Si! Cosi lui ti risponde subito: pane e vino

Veronica: (al marito) Tho detto zittiti. (scocciata alla figlia) Senti, Violetta, fa come ti pare. Ride, abbaia, ruggisce.

Violetta: No, no, va bene. Gli f n bel sorriso a tutta bocca e basta

Veronica: Nsomma, doppo che gli hai sorriso, gli dici: vorrei du bistecche Come lui piglia l pezzo di carne per tagliattele, lo blocchi e gli fai: mi dispiace ma le bistecche un le voglio pi. Sta carne come te, proprio brutta. E vieni via. Ha capito bene?

Violetta: Si, si, mamma, ho capito, E un gli devo d altro?

Veronica: No, no lilla. Gli dici quello che tho detto io e basta.

Severo: Guarda che se la mandi gi a fa ste versi, quello gli ridice brutta naltra volta e fra poco torna qui che bela, h. (si rimette a piangere)

Veronica: (scocciata) E se ribla vl d che diventer pi bella.

Severo: Se diventasse pi bella per ogni volta che piange, a questora lavrebbero fatta miss universo.

Violetta: (lamentosa) Mamma. Ma se Marcello poi sarrabbia e mi ridice brutta, che f?

Veronica: (non sa che dire) Che fai?..eeeeee. che fai?.. (secca) Compri tre etti di macinato e vieni via (scocciata) Ma che ne so che devi fa.

Severo: Da retta a me, lilla, un lo compr l macinato. Guarda, nvece, se hanno cotto la porchetta, e piglimela mezzo chilo.

Veronica: Doppo, per, un ti lament se ti vengono le coliche di fegato, h.

Severo: A proposito di coliche del mangi. Stammi a sent, bella del babbo. (la moglie lo interrompe)

Veronica: (sottovoce al marito) Poi sarei io quella che gli mette lide pel capo, vero?

Severo: (alla moglie) Ha ragione. (alla figlia) Senti, amore del babbo. Saresti contenta se sinvitasse a cena quel professorino di musica che sta qui vicino.

Violetta: E perch lo vorresti nvit a cena?

Severo: Ma perch io e la mamma s capito che ti piace. Giorni fa, ti s visto che ci parlavi.

Violetta: Ma io mica ci parlavo. Parlava lui. Io ascoltavo.

Veronica: Ma almeno lha capito che ti diceva?

Violetta: Chi? Io?

Severo: No, io..Ma perch, n quanti eri a scoltallo?

Violetta: O quanti sera. Cero io sola, noo.

Severo: E allora parlava con te, noo O risponde a quello che tha domandato la tu mamma, su.

Violetta: (cantilenante) Ma mi diceva che lui sa son parecchio bene e che se andavo su n casa sua mi faceva sent come sapeva son un certo strumento..

Veronica: Ti faceva sent uno strumento n casa sua?

Violetta: Che poi ancora lo devo cap che strumento sarebbe quello che sna lui.

Severo: (al pubblico) Un ne bastava una di disgrazia. No! Due. anche tonta.

Veronica: O che strumento vi che sia. Sar l flauto, l clarino

Severo: Sta zitta, Veronica, che te un ci capisci niente di strumenti. Vi che te lo dica io che strumento potrebbe esse.

Veronica: (sarcastica) O sentiamo lesperto musicale.

Severo: (secco) La tromba. Capito, Veronica?. (sillabando) La tro - mba.

Veronica: (ha afferrato lallusiaone) E gia che ha ragione te. Ora che mi ci hai fatto pens, devesse proprio quello lo strumento, la tromba.

Severo: Nsomma, Violetta, lo nvitamo a cena, o no? Che ci dici?

Violetta: (battte i piedi per terra e ricomincia la bizza) No! A me mi piace Marcello. Avete capito o no, che mi piace Marcello..

Severo: Per sei tignosa, h Ma se te a Marcello un gli piaci, noi che ti si ple fa.

Veronica: Da retta a la mamma, lilla. Per ora nvitamo l professorino. Ntanto lo guardi bene da vicino e senti come si butta.

Violetta: (bizzosa) O va bene, per favvi contenti, nvitamolo. Per gli dico di port con se lo strumento e di fammelo sent qui, n casa nostra

Severo: (la blocca) No, hPer ora meglio che un gli dici niente de lo strumento. Prima, o poi, te lo far sent senzaltro, ma pi qua, h.

Violetta: (supplichevole) Dai, babbo. Per piacere. Na sonatina piccina, piccina. Na volta sola.

Veronica: (rigida) Violetta, basta. Quando l babbo ha detto che non si tromba ...

Paolo: Veronica! Ma che sei diventata scema?

Zaira: (sdolcinata) Amore de la mamma . Se l babbo ha detto di no, vl d che no e basta. .. (Violetta esce)

Violetta: (mentre esce) E allora io, per dispetto, nvito anche Marcello.

Severo: (alla figlia che gia uscita) Allora pigliene due di chili di porchettae anche qualche salciccia .

Veronica: Scusa, sa. Ma me lo spieghi perch un gli ha detto niente? Guarda che lei nvit anche Marcello per davero, h?

Severo: Lascela sta, che se le nvita tutte due forse meglio. Chi te lo dice che un singelosiscono luno dellaltro e cominciono a leticassela.

Veronica: Ma chi si dovrebbero letic?

Severo: Ma come, chi? Ma la Violetta, noo. (Veronica si alza e porta con se la tovaglia che non ha finito di rammendare)

Veronica: (mentre esce anche lei) Boh! Io avevo capito che parlavi de la porchetta.

Severo: (esterafatto) Io, bho, un lavoro come questanno un sera mai visto.

(allimprovviso entra Gino, laltro figlio. Ha una chitarra in mano. un patito di Celentano. Non appena mette i piedi in scena canta a squarciagola)

Gino: (il padre ha ripreso a leggere il giornale e non si accorge della sua entrata. Al primo urlo sobbalza sulla sedia. Mentre suona e canta si agita come il vero Celentano) Il tuo bacio come un rok, che ti fulmina sul ring. Fa leffetto di uno shok e perci canto cos, oh, oh, oh, oh, oh. Il tuo bacio come un roooooookkkkkk..

Paolo: Chi poteva esse che faceva ste versi? Altro che un musicista scemo.

Gino: Un mi d che un t piaciuta, h, perch un ci credo.

Severo: Un m piaciuta manco n pochinino. Se contento?

Gino: Un possibile. Te lo dici per fammi schifo.

Paolo: Se un la fai finita di fammi fa ste stolzi, na volta collaltra ti do lo schifo e quello che cerchi. Accidenta chi te lha comprata sta chitarra.

Gino: (indicandoil padre con il dito) La chitarra me lhai comprata proprio te.

Severo: E allora, accidenta chi le fabbrica.Va bene cos?

Gino: A me mandava bene anche come avevi detto prima.

Severo: Ma perch un vai a son l pel paese. C caso anche che rimedi qualche soldo delemosina.

Gino: So venuto a cercatti perch ci ho da parl con te di cose serie.

Severo: (meravigliato) Te vorresti parl con me di cose serie?

Gino: Preciso. Perch un si po?

Severo: Ma certo che si ple, per Dio. Anzi, si dovrebbe parl sempre di cose serie. Solo, che lultima volta che tho sentito d na cosa seria, eri ancora nel seggiolone e mi ricordo anche che dicesti.

Gino: E che dissi, sentiamo, che io un me lo ricordo.

Severo: (imitando la voce di un neonato)Dicesti: Mamma..pappa

Gino: E secondo te, (anche lui imita la voce di un neonato) mamma.pappa, sarebbe lunica cosa seria che ho detto in vita mia?

Severo: (esagerato) Noooo! Lha dette anche altre: babbo . cacca . mamma ..piscia.

Gino: E ora rispondi a me: quando ho passato la comunione, a chi lo fecero fa l discorso in chiesa, tra tutti i cittini che sera?

Severo: A te! Ma perch fosti estratto a sorte. Per l prete ti fece smette prima che tu cominciassi.

Gino: Comunque, se ci hai un minuto, ascoltimi, perch ti conviene. Sto per d na cosa seria per davero.

Severo: (posa il giornale) Porca miseria questa un me la voglio perde. perch un evento unico anzi raro e irripetibile.

Gino: Allora, mascolti o no. Guarda che ci ho da fa, h, un posso mica sta qui tutto l giorno con te.

Paolo: Tho detto che tascolto. Basta che per stai bno co la chitarra e zitto co la bocca. (Gino posa la chitarra) E ora dimmi che vi: forza.

Gino: (categorico) Babbo, mi ci vogliono n po di soldi n tutti modi.

Severo: Noe, via. Lo sapevo che un potevi d na cosa seria. E pens che l per l ci ho anche creduto.

Gino: (con le mani ai lati della bocca) Ripeto per chi non avesse sentito: Babbo, mi ci vogliono n po di soldi n tutti modi.

Severo: (anche lui con le mani ai lati della bocca) Anche a me mi ci vorrebbero. Ma no pochi, parecchi. Quarda se ti riesce rimedialli a te che le famo mezzi per uno.

Gino: E questa sarebbe na risposta seria, secondo te?

Severo: No perch l tuo, nvece, stato n discorso serio Va a son, va, che cos almeno timpratichisci sempre pi e poi vai a son a la Scala.

Gino: (serio) Babbo. Te un ti rendi nemmeno conto di quello che fai. Ma col tu comportamento, blocchi la strada a un grande talento musicale.

Severo: (si guarda intorno) E n dov che un lo vedo. entrato con te?

Gino: (anche lui si guarda intorno) Ma dov, chi?

Severo: Sto talento musicale che ha detto te.

Gino: Ma come dov? Sarei io, noo.

Severo: Ah, ecco, ora ho capito. E i soldi che vi da me a che ti servirebbero?

Gino: Mi servirebbero per un investimento.

Severo: Ma camina, che te manco col motorino saresti bno a nvestilli i soldi.

Gino: (spazientito) Nsomma. Lo vi sap o no di quale investimento si tratta. Guarda che me ne v, h.

Severo: Veramente mica tho cercato io, h Comunque, tanto che ci sei, se me lo vi d tascolter

Gino: Ci devo compr lultimo disco di Celentano che uscito.. Ascolta bene che ti f sent come fa: (riprende la chitarra e si agita) Stai lontana da me Stai lontana perch酅..non ti voglio pi

Severo: (si alza di scatto dalla sedia e va verso di lui) Se un ti levi di torno te la spacco ne la schiena sta specie di scopa spelacchiata. (Gino esce dalla scena correndo. Severo si rimette seduto) Sto tutta la settimana dietro al bancone dellufficio postale a timbra le buste (imita il gesto di timbrare) TumTum. Tum. Tum. Figuriti te se anche quando so n ferie, ho voglia di senti ste tonfi e ste strepiti. (Gino fa capolino dalla porta)

Gino: (prima sottovoce, poi sempre pi forte) Babbo Babbo .. Babbo . (urla) O babboooooo. Accidenti a sordi. (Severo si gira)

Severo: Ah, ma allora un ci siamo capiti. Tho detto di cavatti di torno. (Gino esce)

Gino: (rientra con le mani in alto e sventola un fazzoletto bianco) Babbo. Babbo.Pace .. Pace ..

Severo: (si gira verso di lui sospettoso) N do lha messa la chitarra?

Gino: O n do lavr messa secondo te. N tasca! . Lho posata, noo.

Severo: (si alza e prende dalla tasca il portafogli) O belle capito, via. Qua, famola corta. Dimmi quanto vi, che cos ti levi di torno.

Gino: Proprio perch se te, h.. Dumila lire e la chiudemo qui.

Severo: (si rimette seduto) Ma te mi sa che se tutto scemo nel capo Le vi cento lire?

Gino: Fino a milleccinquecento lire ci posso arriv. Meno, niente.

Paolo: Dugento lire..

Gino: (accomodante) Mi potrebbero sta bene anche mille lire . Ma proprio a vol trov n accordo n tutti modi, h.

Severo: Chiappa trecento lire e sta contento..th. (Gino esce, prende la chitarra e ricomincia a suonare)

Gino: I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, cos셅 Il tuo bacio come un rock

Severo: (urlando) Basta..Zittiti..Falla finita.. Th, quattrocento lire e n se ne parla pi. Accidenta me e a te.

Gino: Un mi bastono, h. Ma ottocento lire le piglio e le considero n acconto. Meno, manco na lira

Severo: Ultima offerta: cinquecento lire. E Dio mi cechi se ti do n soldo di pi.

Gino: (tende la mano) Qua cinquecento lire . Ma giusto perch un ne posso fa a meno, h. (prende i soldi e li mette in tasca) E poi perch so precisi, precisi, pel disco che devo compr. (fa per uscire, poi si ferma) Ah, mi, che coglione. Almeno grazie te lo vorr d, noo..

Severo: No, un lo so, io. Fa n po la pace tua..

Gino: E per ditti grazie, lo sai che fo? Ti voglio cant na canzone di Celentano che te un ha mai sentito. (molleggiatissimo) Con ventiquattromila baci .. felici corrono le ore in questo giorno di folla. (Entra Oreste e si ferma a guardare padre e figlio)

Severo: (lo spinge fuori) Ma ci vi nd a son da naltra parte. Accidenta chi te lha comprata, sta chitarra.(tra se) Anzi, no. A chi le fabbrica, che cos io n centro niente. (Gino esce e rientra subito)

Gino: (due strimpellate con la chitarra) La prossima canzone che scrivo la dedico a te. Se contento?

Severo: E vece, no. A me un mi devi dedic niente. Tho detto, vattene. (Gino esce. Severo prova a rileggere il giornale)

Oreste: Mi sa che co sto ragazzo n ci ricavi niente. (sarcastico) Studi un ne studia, lavor un lavora . per son, h!

Severo: Babbo, per piacere, un ti ci mette anche te, h.

Oreste: Severo .. h Severo.. viene qua che ti devo domand na cosa.

Severo: Babbo, ma mi fai rialz naltra volta? Tanto sei ritto vieni qua te a dimmelo, noo.

Oreste: Noe. Viene qua te che sintendemo meglio. (Severo va dal padre)

Severo: Che ci hai gia qualche offerta?

Oreste: Ma di che offerta chiacchieri?

Severo: Ha gi parlato con qualche vedova?

Oreste: Fa meno l coglione, che questa che ti devo domand na cosa seria davero.

Severo: O qua, sentiamo che ha pensato a sto giro, su.

Oreste: (si guarda intorno per essere sicuro che non ci sia nessuno in giro) h, Severo, te mi devi fa capace duna cosa.. (si guarda ancora intorno)

Severo: Io ti f capace, per fammi la domanda, se no come f a fatti capace.

Oreste: (si guarda ancora intorno) Ma i casini, lhanno chiusi, oppure ci so sempre?

Severo: Ma via, babbo, su O che discorsi fai .. ora dimmi che te ne fregher a te se hanno chiuso i casini, o no?

Oreste: Te rispondimi a quello che tho domandato, che poi ti dico perch lo voglio sap.

Severo: Ma certo che lhanno chiusi.. Saranno dieci anni ormai che n ci so pi i casini.

Oreste: Cecatimi se avevo sentito d qualcosa... Per me cerono sempre, e funzionanti.

Severo: E ora spieghimi perch mavresti fatto sta domanda, forza.

Oreste: Per, bisogna che ti racconti tutto da capo, h, se no mica ci capisci niente.

Severo: Famola corta, per h. Un ci fa un romanzo comal tu solito.

Oreste: Alloraquando prima so uscito di casa e tho detto che andavo al bar .. Un ci so andato.

Severo: Ah, no? E Perch?

Oreste: Perch mi so detto: h Oreste, ma perch co sto sole che c, un vai a fa na bella girata?

Severo: (scocciato) E se andato a fa na girata.

Oreste: Preciso. So preso a piedi, a piedi e ho fatto n bel pezzo di strada. A n certo punto mi so ritrovato davanti a quel palazzone grosso che davanti a n dove ora hanno fatto l campo sportivo nvo.

Severo: Ho capito, si. Dove ci sta anche quel tu mezzo parente.

Oreste: Proprio quello E che poi sarebbe l palazzo n do c sempre stato l casino Prima, h, perch ora, secondo te, lavrebbero chiusi.

Severo: (alterato) Babboooo. No secondo me. Lhanno chiusi davero. Un ci so pi. Ha capito, ora?

Oreste: Va bene. Va bene, ho capito Un ci so pi. Nsomma, quando so stato l davanti mi so detto: h, Oreste, ma perch un entri e dai n occhiatina a come funziona ora la cosa? E so entrato.

Severo: (desolato) Che figure. Speriamo che un tabbiono riconosciuto.

Oreste: Nsomma, ho dato uno spintone a la porta e so entrato. (meravigliato) Severo: Te un ci crederai . un riconoscevo pi niente.

Severo: Per forza, babbo. Ora, l, c tutta naltra cosa.

Oreste: Pensa, che ne la stanzina n do si pagava, ora ci hanno fatto na sala co n bancone e quattro sportelli per pag file di gente da un credisi..

Severo: (guardando lorologio) Dai babbo, su. Che a momenti lora di pranzo..

Oreste: Quello che per un m riuscito di cap, perch la gente arrivava l, pagava e poi se ne riandava. Senza and su n camera come si faceva na volta.

Severo: Babbo. L un c pi quello che dici te.

Oreste: Ma poi ora ci vanno anche le donne . E cerono pi fitte dellmini.

Severo: Nsomma, babbo, me lo dici o no come sarebbe ndata a fin, sta cosa.

Oreste: Spetta, che ncora un niente.. Allora mi so detto: h, Oreste, perch un ti metti n fila anche te? E mi messo n fila. Quando toccato a me, la metresse mi fa ..

Severo: Babbo .. ma che metresse, quella era unimpiegata .

Oreste: Lei che operazione deve fa? E io subito pronto: a la prostata, per Dio . Ma l dottore mha detto che la posso fa anche pi qua.

Severo: Oddio, Signore Manco me lo posso mmagin che confusione che gli avrai messo su.

Oreste: Allora, sempre que la signora di prima, mi rif: (imitando una voce femminile) a parte loperazione a la prostata che pu fare pi qua, mi dica che almeno che cosa venuto a fa qui da noi? . Ma come, dico io .. Secondo lei che ci si viene a fa qui? A veglia? A quel punto, visto che un capiva, gli ho fatto occhino e gli ho detto: ma le ragazze n do so?

Severo: E a quel punto lei ha pensato che la pigliavi n giro e s arrabbiata.

Oreste: Ma proprio s arrabbiata. S girata ne la seggiola e mentre mi nsegnava dietro a lei mha detto: non so chi cerca di preciso, ma un poche di ragazze so l. E io gli f: ma ci posso nd a guardalle da vicino?

Severo: E s passato di la dal bancone per guardalle?

Oreste: Spetta . Allora, lei con sorriso da pigli pel culo mi fa: certo che ci ple and basta che un le tocchi, h E io di schianto gli f: ne, un le tocco..... chiss che ci so venuto a fa qui..

Severo: Io, per, un mi spiego come un hanno fatto a buttatti fri.

Oreste: Passo di l, e comincio a guardalle a una a una da vicino Guarda che ti riguarda, la trovo una che mi centrava locchio.

Severo: Ma mica thanno riconosciuto, vero?

Oreste: E che ne so se mhanno riconosciuto.. allora ritorno da la metresse e col portafogli n mano e gli f: (indicando un punto qualsiasi) ho scelto que la mora laggi. Quanto pago?. Ma che vle pag, mi fa lei. Ma come che voglio pag? Voglio pag la marchetta, per Dio, noo?

Severo: E un si so arrabbiati manco doppo che gli ha fatto sto discorso?

Oreste: Ah, un si so arrabbiati? Certo che si so arrabiati, per Dio. La metresse s incancherita come un lupomanaro e mha anche detto: ma dove crede di esse . Questo un mica un casino, h. Quello che cerca lei, lo deve anda cerc da naltra parte. Se ne vada, maiale.

Severo: (desolato) Che figure. Speriamo che un tabbiono riconosciuto.

Oreste: Allora mi so detto: h, Oreste, ma mica tante volte avrai sbagliato portone e sei nfilato n un altro? Allora so ndato fri e ho provato n qua e n l, ma un c stato verso di trov niente.

Severo: Ma perch, sei entrato anche in altri portoni?

Oreste: Certo! Ma te che fai quando un trovi na cosa, la cerchi, noo. (mentre esce) Allora mi so detto: h Oreste, ma mica tante le volte lavranno chiuso l casino, apposta un lo trovi? (esce).

Severo: A me mi sa che l mi babbo ci chiappa ogni giorno meno.. Mah! (Severo si ferma davanti ad una vaschetta di vetro dove dentro ci sono dei pesci rossi e gli parla. Entra, non visto, suo suocero che si ferma ad osservarlo. Serafino un tipo molto saccente) Che fate, squali del pacifico? Ve la godete, h. Qui avete trovato lAmerica. (vezzeggiando) O madonnina come sete cresciuti. Vero che sete cresciuti? Si che sete cresciuti.Un mi dite niente?.. Ditegli qualcosina a Paolino vostro, su . Severo .Paolino. Chiamate Paolino, su.

Serafino: Un era meglio se compravi n pappagallo pe nsegnagli a parl?

Severo: (si mette diritto di scatto, come preso in castagna) Ma mica gli nsegnavo a parl, h.

Serafino: Ah, no? Pensavi che chiacchierassero gia da se. Cos, di suo, senza manco nsegnagli?

Severo: (imbarazzato) Ma no, gli facevo du versini.Ci facevo du parole.

Serafino: A te se nascevi nel 1300, ti facevono subito aiutante di San Francesco.

Severo: vero! Lui parlava co luccellini, co lupi..

Serafino: Comunque, co pesci ,un ci sta a perde tempo. Perch so muti. Te lo garantisco io. Fiditi.

Severo: No, no, va bene. Se lo dite voi ci credo. (si pulisce le mani lungo il vestito) Smetto subito, mi. Un gli dico pi niente.

Serafino: (mentre guarda da vicino i pesci) Che so, maschi o femmine, o maschi e femmine misti?

Severo: E che ne so, che so. Un lo so mica da che si riconoscono i maschi e le femmine de pesci.

Serafino: (meravigliato) Ma come, tieni n casa na vasca co pesci e un sai manco se so maschi o femmine?

Severo: (imbarazzato) Ma perch, parecchio mportante sapello?

Serafino: No senzaltro. Ma comunque sempre meglio sapello. I maschi ci hanno certe esigenze, le femmine ce lhanno certe altre. O sbaglio?

Severo: No, no, avete ragione voi. Noi maschi, presempio, un siamo mica uguale a le femmine. h Ma voi, Serafino, lo sapete come si fa a riconosce i maschi da le femmine?

Serafino: Ma ora che domande mi fai, h? Vi che un lo sappia?

Severo: Eeeeeeeeee . Se un vi dispiace, h . mica me lo diresti anche a me tante le volte ..sa.. un si sa mai sempre meglio sapello.

Serafino: (restio nel parlare) Te lo direi volentieri ma, so que le cose n po segrete che un si dicono mai volentieri.

Severo: Ma voi come avete fatto a mparallo?. Scommetto che vi sete accorto per caso.

Serafino: Ma proprio. A me me lo disse l mi pro babbo. Ma mi ci volle per cavaglielo di bocca, h.. Mica me lo disse subito la prima volta che glielo domandai, h.

Severo: (quasi pregandolo) Ditimelo anche a me, Serafino. Io so uno che fa parte de la famiglia. So l vostro genero, mica un estraneo.

Serafino: (titubante) Te lo direi, ma..No, meglio di no, via

Severo: O che vi costa. Mica lavete pagata sta notizia

Serafino: (la fa cascare dallalto) Ma tu sapesse, prima di dimmelo, quante volte mi fece giur che un lavrei detto a nessuno.

Severo: Ma ve lo giuro anchio, h. Al massimo, quando so vecchio, prima di mor, lo dir a mi figlioli. Ma proprio perch un si perda la conoscenza. Come fosse n bene di famiglia.

Serafino: Ovvia, gi. Mha convinto. Prima, per, giura che al di fri de tu figlioli, un lo dici a nessunaltro

Severo: (dita incrociate davanti alle labbra e baci) Lo giuro.

Serafino: (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito) Per esse facile, facile, basta che stai attento a come f io.. Pigli du bricioline di pane. (lo spiega facendo tutti i movimenti) Le butti dentro la vasca. Aspetti un pochinino che loro saccorgono e poi guardi.

Severo: E di che guardo?

Serafino: Guardi dentro la vasca: se viene su lui, a mangi le briciole, quello l maschio. Se viene su lei, quella la femmina. Un ti pi sbagli.

Severo: E un c da fa nessunaltra manovra? Basta cos?

Serafino: Quello che tho detto e basta. (ripete i mivimenti). .Bricioline Se viene su lui l maschio, se viene su lei la femmina.. Chiaro?

Severo: (frastornato, ripete i movimenti che ha fatto Gino) Ho capito.. Facilissimo Bricioline... Aspetti n pochino e poi guardi..se viene su lei, la femmina. Se viene su lui, l maschio.

Serafino: (convincente) E pens che ci so stati fior di scienziati che ci so diventati scemi, per cap come pot distingue i pesci maschi da le pesce femmine.

Severo: (Sottovoce, come si confessa un peccato) Serafino. Avvicinatevi che vi voglio fa na confidenza.

Serafino: A proposito de pesci?

Severo: Si! Perch con voi voglio esse sincero.

Serafino: Ci ha provato anche te a ved se ti riusciva a cap come si riconoscevono i maschi da le femmine. D la verit?

Severo: Certo che si vede che voi ci avete parecchia cultura, h. Un vi si ple nasconde niente. (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito) Ci ho provato parecchie volte. Ma ho sempre guardato sotto la coda e un so mai arrivato mai a capo di niente.

Serafino: h, caro mio. Le conoscenze un sinventono. Bisogna studi, studi e studi, per av na grande cultura.

Severo: Avete, no una, ma cento ragioni . Ma se per disgrazia rinasco naltra volta, un mi f freg, h. Studio fino a arriv a le scuole alte. Purtroppo, quandero ragazzo, la penna mi sapeva pi pesa de la vanga eeeeeeee

Serafino: E nvece proprio l contrario. Caro mio.

Severo: Ma ora, da n discorso si passa a n altro. O com, che siete capitato da ste parti?

Serafino: Ho accompagnato la tu scera che ci aveva da port du lenzli a la Veronica... (mentre fa per sedersi) Mi posso mette a sed che ntanto che aspetto do nocchiata al giornale?

Severo: Ma vi ci potete mette si. O che so cose che si domandono queste? Sete o n sete n casa de la vostra figliola?

Serafino: Ma sempre n casa dellaltri so. (mentre appoggia i piedi sopra al tavolo) E n casa dellaltri a me mhanno nsegnato che ci si sta colleducazione. (si mette a leggere il giornale)

Severo: Appunto! .. Sentite, Serafino, se un vi dispiace io andrei gi n cantina che ci ho da sistem n po di cose. Se un lo f ora che so n ferie, se no, quando lo f.

Serafino: Va va, e datti da fa. Che voi dipendenti de lo stato, quando c l lavoro di mezzo, la pigliate sempre per Santa Maria del Piano.

Severo: Anche voi, per, se un mi sbaglio, prima di and n pensione eri n ferrovia, h.

Serafino: Certo. Ma io lavoravo, caro mio. A mi tempi, n ferrovia, si sudava, e manco poco.

Severo: (al pubblico, mentre esce) Si. A ghiaccio. Pe la paura di esse trasferiti n un postaccio.

Serafino: (a Severo che appena uscito) Lo posso accende la radio che voglio ascolt l bollettino?

Severo: (da fuori scena) Vho detto, fate come se fossevo a casa vostra. Un me lo fate rid naltra volta, per piacere. (Gino accende la radio. Il giornale radio sta per finire. Ascolta con attenzione lultima notizia)

Speaker: Ed ora, prima di concludere il giornale radio, vi vogliamo segnalare uno spiacevole fatto che da giorni si sta ripetendo in alcune zone dellItalia centrale. Specialmente nel sud della provincia di Siena. Un falso prete, che in realt non altro che uno schizzofrenico con tendenze, maniaco sessuali, con la scusa delle benedizioni pasquali delle case, sintroduce allinterno delle stesse approfittando delle ignare vittime. Ci che induce a cadere facilmente nella trappola la perfetta finzione di conoscere i componenti della famiglia. I sanitari dellospedale psichiatrico, raccomandano a coloro che avessero a che fare con tale soggetto, di segnalarne immediatamente la presenza alle autorit e di assecondarlo in tutto e per tutto. Con questa notizia abbiamo concluso. Arivederci alla prossima edizione. (Gino spenge la radio)

Serafino: (con aria Furbesca) Ma vedrai che a me l prete un mi frega. Digli che sazzardi a ven ntorno casa mia, che poi gliele ndrizzo io le costole. (suonano alla porta) Veronicaaaaaaaa hanno sonatooooooo . Qualcuno andate a apr, per piacere.. (suonano ancora) Ovvia, su. Ho belle visto come va a fin. Tocca andacci a me. (Gino va ad aprire) (da fuori scena) Bongiorno, chi voleva? (sono Don Piero e il chierichetto)

Prete: (da fuori scena) La Veronica un c? So venuto a ritir de la robba e ntanto che so passato, a bened la casa.

Serafino: (entrano in scena) Venga, venga, reverendo. Ora gliela chiamo subito la Veronica. (al pubblico) Sta volta, l pazzo, maniaco sessuale ha fatto la medicina pel su culo. (il chierichetto vede il cesto delle caramelle pieno e ci si fionda. Si piazza davanti e ricomincia a mangiarle. Gino si precipita al telefono mentre invita il prete a sedersi) Si metta comodo, don..

Prete: Giuseppe So don Piero. Parrocco de la parrocchia di Santa Maria Immacolata.

Serafino: (al pubblico) Si. E io di quella de la Madonna del Cardellino. (al prete mentre compone il numero) Gli dispiace, reverendo, se prima f na telefonata. na cosa urgente. La stavo per fa prima ma poi ha sonato lei..

Prete: Faccia quello che deve fa. Anzi, mi scuso per av disturbato. Se lo sapevo, sarei venuto pi tardi.

Serafino: Un si preoccupi. Nessun disturbo. (vicino al telefono c una porta. Gino, per parlare non sentito, si nasconde per met allinterno di essa) Pronto? Parlo co carabinieri?. Ascoltatemi bene perch un posso parl a voce alta. Qui n casa mia c quel maniaco sessuale che cercate. Preciso! Quello che si spaccia per prete. Correte, perch un lo so per quanto tempo mi riesce di trattenello lindirizzo ve lo dico subito allora : via de le scrofe prene 28 . Si, si .. avete capito benepre-ne. .co la p come pre-gne Sie, pregne si scrive co la p, maiuscola .. e anche scrofe, si scrive co la esse maiuscola .. Primo piano..fate a la svelta, per, h. (posa la cornetta)

Lavinia: (moglie di Gino da fuori scena) SerafinoSerafino, sei n sala?..

Serafino: (si precipita verso la porta come terrorizzato) Si, so qui, ma te sta bna n do sei, per. Un ci ven di qua che p esse parecchio pericoloso. (Lavinia entra)

Prete: (si alza in preda al terrore e avvicinandosi a Lavinia le prende la mano) Che pericolo c signor Serafino? Mi dica che ha visto Un mi faccia sta n pensiero.

Serafino: (allontana la moglie dal prete) Ntanto per posa losso. Che ho visto? ( non sa che inventare) .Ma.m sembrato dav visto (deciso) Ho visto l diavolo che entrava da la finestra.

Prete: (scappa terrorizzato. Intanto il chierichetto si mangia anche il dolce. Vicino c una bottiglia di vinsanto e dei bicchieri. Ogni tanto si fa un gtto. Il prete lo vede e va a farsi un bicchierotto anche lui) Il diavolo?. Oddio, Ges, Maria, aiutateci (beve) Il maligno entrato anche qui dentro? Ormai dappertutto. (beve di nuovo)

Chierichetto: Don Piero, ma un meglio se da subito na bella benedizione, nvece che fa ste gtti di vinsanto?

Prete: (con movimenti convulsi) Si, si. Ha ragioneQua.. subito na bella benedizione. (al chierichetto) Passimi l secchiello (benedice pi volte girando per tutta la stanza) Vade retro Satana Vade retro Satana.

Lavinia: Ma me lo spieghi che sarebbe successo? Che ci sarebbe di tanto pericoloso?

Serafino: (alla moglie sottovoce) Stammi vicino che meglio per te. Questoun un prete vero. un maniaco sessuale. Prima ti rampica e poi scappa. Ha capito o no? (il prete sinfila dentro una porta)

Lavinia: (titubante) Ma doppo fatto La faccendamammazza?

Serafino: Se uno rimane calmo e lasseconda, dicono di no.

Lavinia: Meno male. Questo mi fa sta pi tranquilla ..E dimmi na cosa, Ma te come lha conosciuto?

Serafino: Lho sentito dianzi al bollettino dellaradio .. Lho acceso proprio nel momento che lo dicevono.

Lavinia: E qui come ci sarebbe capitato?

Serafino: Entra ne le case co la scusa de la benedizione pasquale.

Lavinia: Ho capito. Ma qui, n casa de la Veronica, voglio sap, come c entrato.

Serafino: Hanno sonato a la porta, so andato a ved chi era e gli ho aperto Per sta tranquilla, h, perch ho gia telefonato a carabinieri e tra poco mandono qualcuno.

Lavinia: O ragazzi, ti riuscisse mai a falla una pel verso giusto.

Serafino: Ma perch, secondo te un le dovevo chiam carabinieri?

Lavinia: E gia, che un la dovevi chiam. Chiamavi subito me e risolvevo tutto io. Ma un lha visto poraccio com mpaurito?

Serafino: (meravigliato) Poraccio? Ooooh, guarda che quello pericoloso, h. Un salto e ti rampica addosso. Un sente rombe, h.

Lavinia: E capirai che dispiacere. Tanto con te, nellultimi tempi, stato sempre pi un pat che un gde.

Serafino: Lavinia, un cominciamo a offende, h. Eppure lo sai che tipo so io..

Lavinia: Si, si, lo so, e te lho detto n secondo fa come sei. Te lo devo rid naltra volta?

Serafino: Allora lo sai che devi fa? Ritelefona a carabinieri e digli che qui l preteun c pi perch scappato.

Lavinia: Stammi a sent. Ma stamani, prima di part per ven qui, un avevi detto che volevi and a salut quellmo che ha fatto l soldato con te vava che io me la cavo da sola col prete, va.

Prete: (fa capolino) Signor Serafino. Secondo lei finito l pericolo? Mica s fatto rived l maligno, vero?

Serafino: Per ora un s rivisto nessuno. Per meglio se resta nascosto. Un si sa mai.

Prete: (quasi piangente) Si, si . Stia tranquillo che sto nascosto E chi mi cava di qui. Un mi mvo manco se viene a pigliammi l vescovo.

Serafino: Allora lo sai che f? V a fa rincontro a carabinieri, che dovrebbero esse qui a momenti. Cos un perdono tempo a cercacci.

Lavinia: Ma ancora sei qui? (Gino fa per uscire) Ah! Serafino, spetta n momento. (quasi sottovoce, indicando il chierichetto) Porta fri que la creatura. Savesse a mpaur quando carabinieri vengono a pigli l prete.

Serafino: (lo prende per mano) Vieni lillo. Vieni co lo zio che ti porta a compr le caramelle.

Chierichetto: (col senzo della pienezza di stomaco) Le caramelle a me un mi piaciono. Mi fanno ven stomacucci.

Serafino: Allora ti comprer l gelato, via.

Chierichetto: Se proprio mi vi compr qualcosa, allora comprimi n panino co la porchetta, che ho fame che gavuglio. (escono. Lavinia va verso la porta dove nascosto il prete)

Lavinia: (con voce calma e suadente) Don Piero Don Piero, venga fri che un c pi pericolo. (il prete fa capolino)

Prete: (Fa capolino. Piangente) Siamo sicuri, h, perch io ho tanta paura del maligno. A me mi basta sentillo nomin che mi si scioglie subito l corpo.

Lavinia: (lo prende per mano) Venga, don Piero. Venga con me che ci si mette a sed nel divano, che si sta pi comodi. (il prete la segue e si siedono)

Prete: (sempre frignante) Ma lei un ha paura del diavolo? La vedo tanto tranquilla.

Lavinia: Per forza che un ho paura. Ma un lo sa che le donne la sanno una pi del diavolo? (lo tira a se e lo abbraccia) Qua, sappoggi a me, che lo proteggo io se dovesse ricompar, l maligno. (entra Oreste. Guarda la scena e poi tossisce per avvertire della sua presenza. Lavinia si allontana di scatto dal prete. Il prete cerca di nascondersi e riabbraccia nuovamente Lavinia. Oreste non riconosce Don Piero)

Prete: Aaaaaaaaaah Oddio. Riecco l maligno. Ci pensi lei, signora Lavinia.

Oreste: (sarcastico) Bongiorno Lavinia. Che dovete fa la comunione che vi confessate?

Lavinia: (imbarazzata) Ma proprio mi confessavo. Cercavo di ten tranquillo sto prete.

Oreste: Ho capito, s agitato e un vi stava fermo?

Lavinia: h, si, gli era presa lagitazione, perch sera mpaurito, poraccio.

Oreste: h, certo che n prete abbracciato a na donna, appena sente un rumore di passi simpaurisce subito.

Lavinia: (alterata) Oh Oreste, ma che avete capito, h? (in confidenza) Questo un mica n prete vero. (sottovoce) Dice che sia un maniaco sessuale.

Oreste: Un manico sessuale? Ma perch, ora i preti le chiamono anche manici sessuali?

Lavinia: Ho detto maniaco sessuale, Oreste, no manico sessuale. (sempre sottovoce) Praticamente, sarebbe uno che appena vede una donna sola, la chiappa, la violenta, e poi scappa.

Oreste: Ah, ora ho capito. E un lo potevi d subito? N poche parole, lui cercava di scapp senza che vi fosse saltato addosso, apposta cercavi di tenello fermo.

Lavinia: Noe, Oreste, via. Un avete capito manco ora . Ndate, su. Ndate n dove ci avevi da and, che tanto noi un ci si capisce.

Oreste: V perch ci ho da fa n salto n farmacia. (sottovoce) Per, date retta a n coglione, ndate n unaltra stanza a rifin sta faccenda. Questa troppo di passaggio. Prima o poi qualcunaltro ricapita e vi tocca rismette. (esce)

Lavinia: (tira di nuovo il prete a se e lo accarezza) Vieni porino, vieni da la Lavinia. Un av paura che ti difendo io. (rientra Oreste)

Oreste: h, Lavinia. (si separa subito dal prete. Il prete da in escandescenze e va di nuovo a nascondersi) Ma allora sete dura, h. Ma che vho detto, ora, ora?.. Questo un un posto sicuro. Sento traspigge su pe le scale. (entrano improvvisamente due infermieri)

1 infermiere: (allaltro) Te va a quellaltra porta e sta attento che un ne scappi da l. (a Oreste) Dov?

Oreste: Dov, chi?

1 infermiere: L pazzo, maniaco sessuale travestito da prete.

Oreste: Qui cera n prete, poco fa, ma un m sembrato un gran manico sessuale. La Lavinia tribbola come na bestia per fagli cap che vle.

Lavinia: (alterata) Oh, Oreste, piano co loffese, hMa per chi mavete preso...

Oreste: Ma io un vho preso per niente. Semmmai sete voi, che prova e riprova un trovate l verso di chiappallo l prete. (il prete fa di nuovo capolino. Linfermiere lo vede e si precipita verso di lui)

2 infermiere: (urlando) Eccolo, lho visto. dietro que la porta. Forza un lo famo scapp. (anche laltro infermiere si precipita)

1 infermiere: Se lo chiappo lo castro. Doppo vedrai se la smette di da noia a le donne.

Oreste: Bravo! E quando avete fatto con lui, castrate anche la Lavinia, per. Cos anche lei la smette di da noia a preti. (fuori scena si sentono le imprecazioni degli infermieri, urla del prete e rumori di oggetti che cadono)

Lavinia: A voi, nvece, un c bisogno di castravvi, ci ha gi pensato la natura. (Entra Veronica)

Veronica: Mamma . Oreste.. che successo? Che sarebbero ste berci e ste tonfi?

Lavinia: Sta tranquilla, Veronica, che un successo niente. So venuti a pigli quel maniaco che si spaccia per prete. Di l ci so du infermieri del manicomio che cercono di chiappallo.

Veronica: Ma di quale maniaco chiacchieri? Io un so mica niente.

Lavinia: Ma uno che si veste da prete e co la scusa di bened le case, entra e violenta le donne. Se un era per l tu scero che v sap n che condizioni ero, ora.

Oreste: Ah, si! Questo vero Veronica, h. Se un arrivavo io, l prete era spacciato. La tu mamma laveva belle accaprettato. (dalla porta escono i due infermieri che tengono saldamente per le braccia, il prete)

Prete: (mentre viene letteralmente trascinato) Lasciatimi, vi dico Un so io quello che cercate voi .. Io so n prete vero. So don Piero, l parroco de la Madonna dellImmacolata.

1 infermiere: E io, nvece, quello de la Madonna di Pompei

2 infermiere: Camina e alza ste piedi, che ti si consumono tutte le scarpe ne le punte. Ma un ti costono niente a te?

Veronica: (cerca di bloccare gli infermieri) Ma che fate. Siete ammattiti? Lasciatelo subito. Questo don Piero. Era venuto da me a ripigli na tovaglia che gli dovevo rammend.

1 infermiere: Noi ci sha lordine di portallo via. Comunque, stia tranquilla, signora, perch se tante le volte un fosse lui, quello che si cerca noi, avanti stasera ritorna a casa sua.

2 infermiere: (lo trascinano mentre il prete tenta di divincolarsi) Forza, mve ste gambe, se no a momenti ti violento io, vedrai. (mentre escono entra Gino. Veronica prende il prete per la tonaca e cerca di trattenerlo. Oreste osserva la scena con distacco)

Serafino: (euforico) Lavinia! Che donna che sei. Brava! Ho visto che glielhai fatta da sola a ten fermo l prete.

Oreste: E nvece no. Perch un gli ci stava. Ma la colpa, per mia, h, che so arrivato troppo presto se no la Lavinia glielaveva quasi fatta Bastavono cinque minuti pi tardi, e l prete un aveva pi scampo.

Serafino: Ma come sarebbe a d? Ho visto che lhanno preso e lo portono via.

Veronica: (mentre segue gli infermieri) Ma io mica f port via don Piero cos, h? V gi a parl co la polizia, co carabinieri, col sindaco L prete falso un lui..

Lavinia: (mentre segue Veronica) Spettimi, Veronica che vengo anchio.

Serafino: Ma come, l prete falso un lui? E allora quello che era qui, chi ?

Oreste: Quello l parroco de la chiesa de la Madonna dellImmacolata e cercava davero la Veronica.

Serafino: Allora, vorrebbe d che tutta sta confusione lavrei fatta io?

Oreste: Io un lo so se la colpa la tua, perch prima un cero. Ma da quando ti conosco, n dove arrivi te, rizzi sempre casino.

Serafino: Ah! E sa che na faccenda di niente. E ora come la rimediamo sta cosa?

Oreste: Come la rimediamo? Come la rimedi volevi d. Per ora, lunica cosa che pi fa, and gi e cerc di da na mano a que le donne.

Serafino: Si, si.. ha ragione, v gi subito.. (mentre esce) Vieni anche te, Oreste?

Oreste: Si, a fa l coglione. O un ci sei gi te, che sei di tuo. E senza che fai l modesto, basti e avanzi! . (Oreste rimane seduto. Fuori scena si sente una voce. Filippo, il professore di musica. Tipo molto lezioso. Porta occhiali spessi e veste fuori moda )

Filippo: C nessuno in casa? Possiamo entrare?

Oreste: Ma quanti siete, parecchi?

Filippo: No, siamo noi soltanto

Oreste: Si! .Noi galline..

Filippo: permesso? Possiamo entrare.

Oreste: Potete entr, si. Per dipende anche da quanti siete. Un che un vi ci voglio, ma qui lo spazio un tanto.

Filippo: (sempre da fuori scena) Possiamo entrare?

Oreste: Aritonfa, Nno. O allora entrate. Ma che vi devo fa Vorr d che se un bastono le seggiole, un pochi staranno ritti. (entra Filippo)

Filippo: Buongiorno. Disturbiamo?. Abbiamo visto la porta aperta e allora ci siamo permessi di non suonare. (Oreste si alza, lo guarda, lo squadra, e poi si dirige verso la porta, guardando dentro. Da limpressione che stia cercando qualcosa)

Oreste: Ma quellaltri che fanno, un salgono? Mica gli avr fatto paura io perch ho detto n quel modo, h?

Filippo: Quegli altri, quali? Scusi. Non capisco a chi si riferisce La fuori, cero soltanto io.

Oreste: (si riavvicina a Filippo) No spetti n momento, se no si comincia subito a fa confusione Io ero l, no, e sento fa: permesso? Possiamo entrare?

Filippo: Ed ha capito benissimo Sono stato io che ho detto: permesso? Possiamo entrare?

Oreste: E fino a qui ci siamo. Ma voglio d, quellaltri che erono con lei, si po sap钑n do so andati?

Filippo: (sorridendo) Ma come glielo devo dire, Santo Dio. Con me non cera nessunaltro.

Oreste: Ah, ecco . Cos, lei, quando bussa, o sna a le porte, appena domandono chi , gli risponde, siamo noi?

Filippo: un mio modo di fare Capisco che pu trarre in inganno, ma faccio cos perch credo che sia una bella forma di cortesia.

Oreste: E mettiamo na cosa, no. Lei entra n un bar e vle un caff. Mi dica come gli dice.

Filippo: Buongiorno, ce lo potrebbe fare un caff?

Oreste: Per, scommetto che l cameriere gli domanda subito quanti caff deve fa?

Filippo: Si, in effetti ha ragione lei. Spesso, nascono degli equivoci. Ma, comunque, riesco sempre

Oreste: A fa la figura del coglione. scusi, tanto, h, ma m scappata senza volello.

Filippo: Non niente, non si preoccupi. (imbarazzato) Senta, posso domandarle una cosa?

Oreste: Lei domandi pure, se la so gli rispondo, e se no vorr d che la domander a qualcun altro.

Filippo: Ma si sentito male qualcuno in questo palazzo? Per le scale ho incontrato.

Oreste: Ah, si.. Anzi, no. Quelli che ha ncontrato lei gi pe le scale, stanno tutti bene di salute, di capo che so parecchio cagionevoli. (Oreste va a sedersi) Si metta seduto ..

Filippo: Grazie .(fregandosi le mani) Oggi proprio una bella giornata?

Oreste: (Sarcastico)h, si! Proprio bella.. E ncora un notte..

Filippo: Qualcosa non andato come avrebbe voluto?

Oreste: Praticamente, niente. Poi a rifinilla siete capitati voi..

Filippo: Cosa vorrebbe dire, siete capitati voi.. Non capisco.

Oreste: Ascolti, palle secche. Ho detto voi per d lei. Perch quando lei arrivato e io ho domandato chi , lei mha risposto, siamo noi .

Filippo: Non riesco a starle dietro.. La seguo molto male.

Oreste: (indicando la testa)E allora acceleri n pochino. Cos si camina n coppia e sente bene quello che dico.

Filippo: Forse non mi sono spiegato. Volevo dire, che non capisco cosa vuol dirmi.

Oreste: Aspetti, famo cos셅. vediamo se mi spiego meglio. Dunque: se sazzarda naltra volta a dnoi, per d lei, quando vle parla di lei. (si blocca perch si accorto di aver fatto confusione) nsomma.. vi chiappo a bastonate tutti quanti siete, e vi butto gi pe le scale mi so spiegato ora?

Filippo: (titubante, si stringe nelle spalle) Non proprio, ma diciamo.. di si.

Oreste: (stizzito)Diciamo! Ricomincia naltra volta?

Pietro: No, no, per carit .

Settimio: O allora, forza, su, cominci a dimmi che venuto a fa qui e che vle. (si mette seduto) E lasci sta l noi e l voi Lei lei e basta, su.

Filippo: (molto timido) Io . sono qui per Violetta. Ma non so da dove cominciare.

Oreste: Ntanto ncominci a dimmi chi sta Violetta e chi lei, forza. Vediamo se gliela famo a part.

Filippo: (si alza in piedi e tende la mano a Oreste) Che sbadato che sono .. Io sono Filippo.. Filippo Stornelli. professore di musica.. molto lieto..

Oreste: Oreste Trombetti, lieto anchio E nsomma, sta Violetta che dice lei chi sarebbe?

Filippo: Non so che grado di parentela abbia con lei . So che abita qui, e quindi immagino che sia (Oreste lo interrompe) ....

Oreste: (con molta calma)La mi nipote.. si, si, la mi nipote .Ma lo sa che pensavo, giovanotto? Che io e lei si potrebbe mette su n orchestra. Lei canta stornelli, e io sno la trombetta Ha capito, vero? Stornelli, lei, trombetta, io

Filippo: (sorride imbarazzato) vero. Potremmo anche avere successo. Chi sa Le dicevo di Violetta . per me, una ragazzamolto.. come posso dire.. io la vedo (estasiato) Bellissima.

Oreste: Scusi, h. (gli toglie gli occhiali e guarda le lenti contro luce) Un attimo solo e gliele rid subito. (li prova e poi tra se e se) come avevo pensato. un ci si vede niente.. (mentre gli rimette gli occhiali) Ma lei, giovanotto, ogni tanto se la fa controll la vista?

Filippo: Perch, scusi? Non capisco. Lei ci vede qualche difetto?

Oreste: (di schianto) Qualche difetto addosso a chi? A la mi nipote, Violetta?

Filippo: (risentito) Assolutamente, no. Mi riferivo ai miei occhiali .. Violetta perfetta.

Oreste: E in che sarebbe perfetta?.. Voleva d in qualcosa di particolare?

Filippo: In generale, voglio dire (con molta passione) Ha due occhi che ti stregano appena incroci il suo sguardo Due orecchie(come stesse andando in estasi)

Oreste: Che ci verrebbe na soppressata.

Filippo: Che sembrano petali di rosa.. Due labbra carnose..

Oreste: Qui meglio se sto zitto, se no scendo nel pornografico..

Filippo: Due seni meravigliosi .. (comincia a girare su se stesso) Due cosce che non finiscono mai

Oreste: (lo blocca) Oooooooooooh Oooooooooh.. O lillo. Ma che filme ha visto, h? Guardi che si sta a parl de la mi nipote Violetta, h.

Filippo: Certo, signor Oreste. Ma non faccia caso a come mi sto comportando. Anzi, mi perdoni, (riv in estasi) ma al solo pensare, Violetta, vado in estasi. (emette dei suoni indefinibili. Forse frutto di eccitazione)

Oreste: (al pubblico)Si, si.. te va n estasi.. Per guarditi come se diventato a forza di pens a la Violetta?

Filippo: (come se sognasse ad occhi aperti) Tutte le sere, solo, soletto, nella mia cameretta, compongo musica, pensando a Violetta.

Oreste: Nsomma, se un ho capito male, lei sarebbe venuto fine qui per facci sap che la sera, prima di addormentassi, nventa la musica mentre pensa a la Violetta?

Filippo: (timidamente) Non proprio. Ebbene.. Sar sincero Sono venuto per sapere dal babbo e dalla mamma, se c qualche speranza per Violetta.

Oreste: (preoccupato)Ma perch sta per mor? . Che malattia ha? A me un mha detto niente nessuno

Filippo: Ma no .. Ma che cosa ha capito, signor Oreste. Sono venuto per la mano di Violetta.

Oreste: Allora, vede, che qualcosa ci ha? Che ci ha a la mano? Lattrite, i reumatismi, l tremulo

Filippo: Ma le dico che Violetta non ha nulla, stia tranquillo

Oreste: (arrabbiato)Mica ti dicono niente, sa. Ste farabutti. Tengono tutto per se.

Filippo: Ebbene.. signor Oreste giunta lora di parlare chiaro. Ebbene. (parla velocissimo) sono qui perch sono innamorato pazzo di Violetta e vorrei sposarla.

Oreste: (ringalluzzito) Ma guardi che questa na cosa che si ple fa io e lei senza manco da noia al su babbo e la su mamma, h. Oh, un so qui, io. (indica una porta) Se poi ci fosse bisogno, ma un credo, di l c l su fratello .. quando s combinato noi so sicuro che sta bene a tutti.

Filippo: C per, un piccolo particolare che io ritengo indispensabile..

Oreste: Dica Dica senza vergogna.Tra mini ci si capisce . (in confidenza) quellarnese un funziona come dovrebbe Non fa niente. Nessuno perfetto.

Filippo: Ma che cosa dice, signor Oreste. Dal punto di vista fisico tutto a posto Solo che Violetta .. non sa ancora niente di questa cosa ...

Oreste: Certo che questo ci complica n po le cose. Magari.. se gli aveva accennato qualcosa era parecchio meglio.

Filippo: (in ginocchio quasi piangente) Sono nelle sue mani, signor Oreste. Io amo Violetta. Mi aiuti.

Oreste: Vediamo n p che si po fa.. Senta na cosa .. Che strumento sonerebbe lei?.. Scusi, h, ma io so n po curioso. Mica glielho gia domandato, vero?

Filippo: No, no. Non me lha domandato. Dunque: so suonare molto bene il violino, la viola, il violoncello e . me la cavo abbastanza con il contrabbasso e larpa.

Oreste: Chitarra elettrica, basso, tastiere, batteria. Niente, h?

Filippo: (come inorridito) Assolutamente, no! Con enorme sforzo, potrei arrivare alla chitarra. Quella classica, per. Ma mai e poi mai oserei prenderla in mano per suonare un pezzo rock, oppure, beat. Io sono per la canzone melodica.

Oreste: Peccato, giovanotto. Perch a me mi piace Celentano, Little Tony, i Beatles e i Rolling Stones. Senza cont che anche la Violetta ci va matta E l su fratello, nvece, c diventato scemo.

Filippo: (vuole ricucire) Ma anche a me piacerebbero, sono sicuro. Solo che un genere che non conosco. Per, se ci fosse qualcuno disposto a farmeli apprezzare, sarei contentissimo di ascoltarli.

Oreste: Spetti n po n momento. Vediamo che si ple fa. (va verso una porta e chiama a voce alta) Ginooooooooooo O Ginooooooooo .. Vieni qua che ti voglio

Gino: (da fuori scena a voce alta) Si pole sap che vi? Ci ho da fa. Ora un ti posso da retta.

Oreste: Vieni subito di qua e porta la chitarra. C da fa n servizio urgente.

Gino: Ovvia, nonno, su. Si canta doppo, dai. Ora devo fa naltra cosa.

Oreste: (sempre a voce alta) Ma sei coglione o ci fai? Se nsisto vle di che na cosa che va fatta subito, noo?

Gino: Ma manco ci fosse da da n estrema unzione a qualcuno

Oreste: parecchio pi urgente.(sottovoce) C un cristiano che dice che spasima pe la tu sorella. Guardamo se fra tutte due glielappiccicamo. Dai, mviti. (intanto Filippo si seduto. Per limbarazzo accavalla le gambe nervosamente. Una volta di qua, una volta di l. Incrocia le braccia, infila le mani in tasca. Si aggiusta continuamente gli occhiali. Si toglie e si mette il cappello)

Gino: (sempre da fuori scena) h nonno, ma com, sto cristiano? A te che ti sembra? Potrebbe and?

Oreste: O Gino, com, , un la fa tanto lunga. Ora mica si vorremo mette anche a sceglie, no? (entra Gino. Ha con se la chitarra)

Gino: N dov, qua Fammelo ved. (lo vede. Si avvicina. Lo squadra bene e dopo avergli fatto un giro intorno si rivolge al nonno) Se devo esse sincero, ho visto di meglio n giro Per򅅅. (il nonno lo interrompe)

Oreste: Per, l coglione che ha nel capo... Che c che un ti va bene? Du occhi ce lha, la bocca gliela vedo, lorecchi so al su posto.. (gli fa cenno di avvicinarsi) Larnese, mha detto che un gli perde un colpo.

Gino: (titubante) Se devo esse sincero.

Oreste: Guarda che se famo tanto i schicchignosi, l marito a la Violetta, un glielo trovamo mai, h.

Gino: Un mi va bene? Ma che ha capito, h. (si avvicina al nonno) Ti devo d la verit fino n fondo? (Oreste dice di si) Secondo me anche troppo bello. Pe la Violetta, sciupato.

Oreste: Ora un sager, h. Perch se si dovessero spos, e gli nascesse qualche figliolo, l rischio ci sarebbe . e manco poco.

Gino: Ma l rischio di che?

Oreste: Di dovelli butt i figlioli, da quanto gli potrebbero ven brutti. (improvvisamente entra Veronica. La segue ad un passo il padre. Attraversano la scena ed escono dallaltra parte)

Veronica: Ste cose succedono perch te, babbo, un ti pi mai fa laffari tua. Lhai visto come lhanno ridotto don Piero, linfermieri, perch un gli stava fermo? Si! (escono)

Oreste: Anche a la tu mamma, un gli stava fermo. Ci ha provato n paio di volte, ma n c stato niente da fa. (Entra Lavinia. La segue ad un passo Severo. Attraversano la scena ed escono dallaltra parte)

Severo: Ma nsomma, si potrebbe sap di preciso che sarebbe successo?

Lavinia: Ma niente. C stato uno scambio di prete. (escono)

Gino: (al nonno) Che vorrebbe d: c stato uno scambio di prete?

Oreste: (minimizza) Vorrebbe d che l tu nonno Serafino ha rifatto casino come al su solito. (rientra Veronica, dalla parte che uscita, seguita da suo padre. Attraversano la scena ed escono dadove sono entrati. Ha con se alcol, garze e cerotto)

Serafino: Ma me lo spieghi, Zairina, come facevo a sap che quello era n prete normale?

Veronica: Bastava che chiamavi noi di casa, che si sapeva.

Filippo: Un prete normale?.. Perch voi, qua, avete anche preti che non sono normali?

Oreste: Ma mica ci sa i preti e basta che un so normali, h.. No, no.. Lei consideri che ne sta casa, un normale nessuno. Manco l gatto. Pensi che preferisce linsalata al posto del ciccio. (rientra Lavinia, dalla parte che uscita, seguita da Severo. Attraversano la scena ed escono dalla parte che sono entrati. Ha con se una coperta)

Severo: Nsomma, Lavinia, ditimi se ho capito bene: a n certo punto entrato n casa nostra un maniaco sessuale, che tutta n tratto s messo a fa a cazzotti con don Piero

Lavinia: Zitto, Paolino, su.. Zitto, che n ci hai capito niente manco sta volta. Doppo, quando c tempo, qualcuno, te lo spiegher, via. (escono)

Gino: (al nonno) O spieghimi per benino che successo, via. Che da quanto ho capito dovrebbero esse volati n po di cazzotti.

Oreste: Senti, Carlino, ora un mi ci metto a raccontatti tutto da capo, h. Doppo, quando lo spiegono al tu babbo, ti metti vicino a lui e ascolti anche te.

Gino: (accomodante) Far cosi O dimmi perch mha fatto port di qua la chitarra, su.

Oreste: C sto giovanotto che voleva sent n pezzo moderno fatto da te. (improvvisamente si mette a suonare)

Gino: (molleggiato come il vero Celentano. Canta e si agita anche il nonno) I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, cos셅 Il tuo bacio come un rok che ti fulmina sul ring. Fa leffetto di uno shok e perci canto cos, oh, oh, oh, oh, oh. Il tuo bacio come un roooooookkkkkk.. (a Filippo) Che t sembrato?

Filippo: (inorridito) Il pezzo stupendo Magari un po troppo agitato per, mi piace.

Gino: Allora, ntendemosi subito Se vi fa colpo su la mi sorella, mi devi da retta. (sincammina) Vieni con me n camera mia, che ti f mette qualcosa che quando ti vede la Violetta, ci deve riman tonta, ci deve riman. (Filippo lo segue)

Oreste: (nella direzione in cui sono usciti i due) Ecco, vedi, ora lhadetta bella. Falla divent anche tonta, che cos, doppo, chiss a chi lappiccicamo. Ci resta n gran difficile cos, figuriti con qualcosaltro sopra. ( entrata Violetta e in silenzio si avvicinata al nonno. Lui non si accorge, poi la vede) Aaaaaah! (una mano sul cuore) Oddio! Ma chiama la mi cittina, quando arrivi, h. Eppure lo sai che ci ho l cuore debole. Ma mi vi fa mor da la paura?

Violetta: Ma te, nonno, sai niente di che sarebbe successo? Gi ne la strada c don Piero tutto fasciato e ncerottato nel capo, a sed n una seggiola che si lamenta.

Oreste: Ma scusa, sa, o un lo potevi domand a quelli che erono l? Meglio di loro chi lo ple sap.

Violetta: Nfatti lho domandato al mi nonno Serafino. Ma mi sa che era ncazzato perch mha risposto: stammi a sent, cosina, che mi v fa gir le pallucche anche te? Caviti subito di torno.

Oreste: Io lilla, di preciso, un lo so. Per se v sap per bene come so andate le cose, mettiti daccordo col tu babbo e l tu fratello. Dice che doppo a loro gli spiegono come s svolta tutta la faccenda.

Violetta: Senti, nonno. Ma mica tante le volte stato qui quel professorino di musica che venuto a sta ne la casa de lo zi Giovanni?

Oreste: (mente spudoratamente) Dunque, fammici pens. (tra se) Mi sembra che qualcuno venuto stamani. Ma mi sa che era tutta gente che conoscevo No. Mi dispiace ma un s visto Che ci avevi da parlacci?

Violetta: Ma l mi babbo maveva detto dinvitallo a cena. E se ti dovessi d la verit, un ho manco capito bene perch.

Oreste: Perch!.. un lo so manco io perch酅 Per se tha detto dinvitallo a cena qualcosa pe la testa gli sar balenato, noo.

Violetta: Mi sbaglier, h. Ma secondo me, l mi babbo e la mi mamma cercono dappicicammi a qualcuno.

Oreste: O lilla, guarda che se avessero pensato a quel professorino, un ti farebbero mica casc male, h. Personcina raffinata..Stipendino bno. (ricomincia a battere i piedi)

Violetta: (bizzosa) Ma a me mi piace Marcello Ho detto che mi piace Marcello ho detto che mi piace Marcello.

Oreste: Chi ti piacerebbe, che un ho capito?

Violetta: (stessa scena di prima) A me mi piace Marcello Ho detto che mi piace Marcello. (Oreste la interrompe)

Oreste: (urlando) Sta bna Smette di zampett, che ho capito che ti piace Marcello

Violetta: Ho nvitato anche Marcello, a cena. Ma quando gli ho detto che cera anche l professorino mha risposto: e che vengo a fa, a regge l lume? Fattelo regge dal tu nonno che tanto n ci ha da fa niente.

Oreste: Ah, sii? Ora quando lo chiappo, vedrai se gli f regge l lume e qualcosaltro, a sto masticabrodo. (si sentono, fuori scena, voci e lamenti. Entrano, con passi lenti, sorreggendo per le braccia Don Piero, Gino e Severo. Li seguono Veronica e Lavinia)

Prete: (ha la testa fasciata e una coperta sulle spalle) O Ges santissimo. Questa, proprio un mi ci voleva. Oddio la mi testina.Oddio le mi gambine.Oddio le m costoline..

Oreste: Almeno se erono costoline di maiale si mangiavono arrosto.

Prete: (burbero a Oreste) Perch, se nvece erono di troia un ti sarebbero andate bene?

Oreste: A me mandavono bene anche se erono dagnellone castrato.

Veronica: (a Lavinia) Questo devesse, senzaltro, la conseguenza de la testata che ha battuto, sa.

Lavinia: Senzaltro. Tanto lha battuta poco bella. E anzi che un se l fracassata. (lo mettono seduto su una sedia. Violetta si avvicina a lui per guardare la testa fasciata. Il prete la scorge allimprovviso e caccia un urlo. Violetta si ritrae immediatamente)

Prete: (annaspa) Oddio, so morto. So belle arrivato allinfernoHo visto l diavolo.

Violetta: No, no. Stia tranquillo, don Piero. So io So la Violetta.

Prete: h, Severo.. Veronica.. Ma mica la potete lasci sciolta cos sta citt, h. Ma ci avete mai pensato che se savvicina a na donna che allatta gli potrebbe fa spar l latte da n momento allaltro? Guardate che doppo vi citono per danni, h.

Severo: (burbero) Va a sed accanto al tu nonno, camina. E quando ti riavvicini avverte che se no fai mpaur don Piero Lo vedi che sta male, poraccio.

Violetta: (mentre si allontana) Ma un ne sta male, no. Un lo senti che lena che ci ha?.

Prete: h, Severo, ma n ti sa anche a te che a sta citta bisogna che gli fate da na riguardata ne la lingua.

Severo: h, si, mi sa ancha me. Ma pi che a la lingua bisogna fagli da ripulita nellingranaggi del cervello che gli fabbricono le parole.

Prete: (si tocca le parti dolenti) O madonnina che gran dolore. Ma che scoppio che mhanno fatto fa gi pe le scale Mentre barullavo un vedevo lora darriv n fondo per ved che mero fatto.

Lavinia: (smorfiosa) Ovvia, don Piero, un faccia tanto l ficoso, che un niente. Fra qualche giorno manco se lo ricorda pi.

Prete: (a Severo) h, Severo, ma lha sentita che discorsi che fa, sta sciancicata de la tu scera? (a Lavinia) Ah, un mi sarei fatto niente, h?

Veronica: (previene Lavinia) Lascelo sta, mamma, su. Un gli d niente. Si diceva prima, noo. Fa ste discorsi per via de la gran capata che ha battuto, poraccio.

Prete: Guarda come mhanno ridotto que delinquenti dellinfermieri, quando mhanno fatto casc gi pe le scale. (arrabbiatissimo) Che gli potesse ven un colpo per uno a tutte due.

Veronica: (esterefatta) No, questo troppo Don Piero! Ma che diventato matto? Che so parole che si possono sent da la bocca dun prete?

Prete: Io un so diventato matto, so parecchio, ma parecchio, ncazzato, nvece . Che gli venisse n vassoio di paralisi, con quattro etti di coliche per contorno..

Serafino: Don Piero! Ora basta. h. Un mi sembrono parole adatte a lei, queste. Ma proprio diventato scemo del tutto?

Prete: Ma semmai, scemo sarai te, mbecille, che ha combinato tutto sto casino e per colpa tua se mi ritrovo conciato cos. (il prete continua nei lamenti)

Serafino: (avvilito) Ma io lho fatto n bna fede, don Piero. Un pensavo mica che sarebbe successo no scango del genere.

Prete: E nvece, no. successo perch un fai lavor (gli indica la testa) sta specie di cocomero che ci hai sopra al collo. Cetrlo.

Serafino: (singinocchia) Mi perdoni, don Piero. Giuro che da qui n avanti ci star pi attento.

Prete: (incazzato) Ti devo perdon? Se n ti levi di torno, vedrai se n ti do no zampatone n do lo senti meglio. (si allontana) E se vi n consiglio da me, prega Dio che ti faccia mor ni ste giorni, perch tanto, se no, appena st meglio, tammazzo io, da me co le mi mani

Lavinia: E nvece, bisogna perdon, don Piero.. Per chi ha sbagliato, ci sar la giusta punizione, quando si presenter pel giudizio universale.

Prete: Sie, che io voglio aspett tutto sto tempo. Te fammi riav n pochinine di forze e poi vedrai se v a cerc linfermieri e gli accrocco tutte le costole come hanno fatto a meste pezzi di cretini..

Severo: Don Piero,appena si sente pronto, mi chiami, che vengo anchio nsieme a lei. (quasi in confidenza)Ci ho i nomi e lindirizzi dellinfermieri.

Veronica: (al marito in disparte) Ma ci stai zitto, scemo. Ma che ti sembra che c bisogno daizz? Tanto poco stranito. Ma un lo vedi che un sembra pi manco lui doppo che ha battuto l capo?...E pens che era un pretino tanto per bene, timoroso, gentile. Ora sembra n diavolo.

Severo: O lilla, te lo sai che io i preti le sopporto poco, h, ma stavolta, anche se svagilla so daccordo co lui. (deciso) Quando ci vogliono, ci vogliono.

Prete: (chiama Severo tirandolo per la giacca) E tanto ci sei, guarda se mi rimedi anche qualcuno de tu compagni. Di quelli col pugno proibito, che ne giorni di carta bianca le sonarono belle, belle a fascisti.

Veronica: (risentita) Don Piero, ora per, arrivato l momento di dassi na calmata, h. Io capisco che tutte ste cose che ha detto finora, so per via de la cascata, ma un ple mica seguit cos. Pensi se a qualcuno gli venisse n mente di riportalle al vescovo.

Prete: E sa che me ne frega parecchio Tanto fra poco ci so lelezioni e voglio proprio and a vot pe comunisti. Cos vincono loro e lo mandono via .. E devono mand via anche . (Lavinia e Veronica gli tappano la bocca)

Veronica: (molto arrabbiata) Ora, basta, davero, h! Se no chiamo n tass e ce lo porto direttamente io dal vescovo. Cos le sente co su orecchi, tutte le strullate che dice. (Don Piero sgambetta mentre cerca di divincolarsi)

Prete: (riesce a liberarsi, si alza, e canta col pugno alzato. Nel canto lo segue anche Oreste) Avanti o popolo, alla riscossa. Bandiera rossa, bandiera rossa (Lavinia e Veronica lo rimettono seduto e gli tappano la bocca. Tenta ancora di liberarsi)

Oreste: (applaude) Bravo don Piero... Fra qualche anno ci sarete anche voi ne libbri di storia.

Veronica: Oreste, un vi ci mettete anche voi, per piacere, h

Severo: Ooooooh, ma cos lo fate asfissi, h. (Severo libera dalle mani il prete) Almeno, prima, fatelo fin di cant, poraccio. (il prete respira affannosamente come stesse per affogare)

Lavinia: (a Severo) Ma mica lo sapevo che anche te eri coglione al pari del tu babbo, pe la politica.

Severo: Lavinia, un mischiamo le cose di casa co la politica, h. Perch, se no, mi faresti ncancher come un lupomarano, h.

Prete: Oddio affogo! (si fa vento con le mani) .Aria...Aria.. (urla) Ma che sete diventate sceme? .. Mi volete fa mor, sul serio?

Veronica: Allora la smetta di d le scemenze, se no oggi va a fin che lof strozz per davero, h Oppure, telefono al manicomio e f ritorn subito linfermieri a piglialla.

Prete: (supplichevole) No, no. Linfermieri, no, h . Zairina, per piacere linfermieri, no. Ammazzimi, torturimi, castrimi, ma linfermieri, un le richiam. (si sente una musica fuori scena. Sono Gino e Filippo con le chitarre. Vestiti di tutto punto alla moda beat. Filippo irriconoscibile)

Serafino: Ma che so gi arrivati i pifferassai. Eppure, ancora a Natale ci manca n bel pezzo.

Severo: I pifferassai, si. Questo devsse quel talento musicale del mi Gino, nsieme a qualche altro scemo come lui, che avr ncontrato l per piazza. (entrano Gino e Filippo. Stanno suonando una canzone di Celentano: 24.000 baci. Oreste e Violetta si uniscono ai due e cominciano a dimenarsi. Gli altri si mettono le mani alle orecchie per non sentire)

Prete: (urlando) BastaBasta Fatela finita.. (la musica cessa) Con tutti ste contorcimenti mi fate aument l dolore a le costole.. Accidenta chi ve lha comprate ste chitarre. (Violetta comincia a girare intorno a Filippo)

Severo: (al prete) A Gino glielho comprata io. E oggi la terza volta che piglio laccidenti. Senza cont che due me le so mandati da me.

Prete: A parte la musica che un mi piace e la canzone che fa schifo, per loro so bravini, h. Si, si. Quello che bisogna dillo. (indica Filippo) E te, palle, di chi sei che un ti conosco? (Filippo si avvicina)

Filippo: (gli da la mano) Io sono Filippo. Filippo Stornelli. Professore di musica.

Prete: Professore di musica? .. Fregna, nonna.. Allora ci credo che sai son.

Veronica: Don Piero, si ricomincia col linguaggio da osteria?

Violetta: Filippo? Ma Filippo l professorino di musica che venuto a sta qui vicino a noi ne la casa del mi zi Giovanni?

Filippo: Si, Violetta. E ero venuto a casa tua per parlare con i tuoi e per chiedere la tua mano.

Violetta: Ma scusa, sa. Ma noi mica sera fidanzati. Si ple sap che mano eri venuto a chiede?

Filippo: Avevo pensato di avvantaggiarmi. (posa un ginocchio sul pavimento e mentre la guarda estasiato da due strimpellate alla chitarra) Poi, con tanto ardore, avrei pensato a conquistare te. (altre due strimpellate di chitarra)

Violetta: (ricomincia a battere i piedi, bizzosa) A me mi piace Filippo Ho detto che mi piace Filippo ho detto che mi piace Filippo.

Oreste: Chi che ti piace, che un s capito?

Violetta: (stessa scena di prima) A me mi piace Filippo Ho detto che mi piace Filippo ho detto che mi piace Filippo.

Oreste: Basta, che s capito. Falla finita (Violetta va da Filippo. lo prende per mano e restano vicini)

I parenti: Vai che gli s fatta. Venduta C voluto, ma ha visto che dai, dai n bischero s trovato..

Prete: Basta!..Zitti, tutti (i presenti si zittano) . Zitti tutti, che voglio d du parole a la Violetta e a Filippo.

Veronica: Don Piero, mi raccomando, h. Un ricominciamo co discorsi di prima Ci siamo Capiti?

Prete: Guarda che lho detto anche a te di sta zitta, h un momento di pazienza che mi devo concentr (Mette la testa tra le mani e rimane qualche attimo pensoso) ...... Ecccola, m venuta E anzi pensavo che con que la botta nel capo che ho chiappato, ci volesse di pi per falla ven쒅 Dunque..

Siamo tuttinsieme qui riuniti

Compresi i nonni rincoglioniti.

Per festeggiare la Violetta

Che purtroppo una macchietta. (Violetta gli fa la linguaccia)

Caro Filippo sonatore

Stacci attento nellardore

E poco prima dellamore

Mangia svelto un ossobuco

Cos sarai sicuro che chiapperai dritto nel

Lavinia e Veronica: (gli tappano la bocca) Allora, don Piero.. Basta, don Piero! (mentre lo alzano da dove seduto) Forza che si ritorna a casa, tanto ormai guarito e un mre pi ... (sincamminano fuori della scena mentre cala il sipario)

Fine

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