In compagnia prese moglie un frate

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Quando i pesci parlano

Carissimo appassionato/a di teatro, ti informiamo che questo copione, come tutti gli altri nostri testi, non è protetto dalla S.I.A.E., e l’abbiamo fatto volutamente proprio per non gravare ancora di ulteriori spese le compagnie amatoriali che vivono, come la nostra, di stenti e di sacrifici. Se però deciderai di metterlo in scena ricompensaci facendolo sapere e sarà per noi come ricevere un milione di euro. Grazie

Scrivici e ti invieremo l’autorizzazione scritta alla messa in scena.

Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

e-mail : fulviobarni@alice.it  

tel. cell. 3382414038

In compagnia prese

moglie un frate

Commedia brillante in un atto

di

 Fulvio Barni e Maria Letizia Ceccuzzi

Babbo, mamma, nonno e fratello s’ingegnano per far sposare Violetta. Una giovane donna non proprio bella, anzi, piuttosto racchia.

brillante

Atto unico

10 uomini

2 donne

Durata 70 minuti

Il periodo in cui si svolge la scena è quello della metà degli anni sessanta.

Siamo nel soggiorno di una casa qualunque. Vivono qui, padre, madre, un figlio, una figlia e un nonno. La figlia (che nella scena sarà interpretata da un ragazzo) è terribilmente brutta. Il portamento, i lineamenti del volto e la voce, sono spiccatamente, mascolini.

Personaggi

Severo: marito di Veronica

Veronica: moglie di Severo

Violetta: figlia di Severo e Veronica

Gino: figlio di Severo e Veronica

Oreste: padre di Severo

Serafino: padre di Veronica

Lavinia: madre di Veronica:

Don Piero: parroco del paese

Un chierichetto

Filippo: professore di musica

Un infermiere

Un infermiere

 La scena si apre mentre Severo sta leggendo il giornale e Veronica  lavora con l’uncinetto. Suonano alla porta

Veronica: Severo, hanno sonato. Va’ ‘n po’ a vedé’ chi è, per piacere.

Severo: Ma ‘un lo vedi che ci ho da fa’. Facci ‘n salto te, noo.

Veronica: Lui ci ha da fa’………… O che ci avrai da fa’ che stai a guardà’ le figure del giornale.

Severo: Ci ho da finì’ di legge’ ‘n articolo che m’interessa. Se smetto perdo ‘l filo e doppo ‘n ci capisco più niente. Manco se ricomincio da capo. (suonano ancora)

Veronica: (si alza e va verso la porta) Certo che quando sei ‘n ferie, levato di legge ‘l giornale e ‘na partita a carte al bar dopo pranzo, ‘un fai altro, èh.

Severo: Ma quanto sarai bugiarda. E ‘l cane a fa’ la solita pisciatina tutt’i santi giorni chi ce lo porta? Te?

Veronica: (da fuori scena) Ci va da solo. Perché te, fatti du’ passi, ti fermi subito a spettegolà’ dal barbiere.

Severo: (al pubblico) Oh, ragazzi, ‘un gliene sfugge una, èh……….. Siamo controllati a vista.

Veronica: (sempre da fuori scena) Guarda chi c’è. Bongiorno, don Piero. Ma che sete già ‘n giro pe’ le benedizioni di Pasqua? ….. Venga, venga…….. entri. (Entrano il prete e un chierichetto)

Prete: Si, ‘l giro l’ho gia cominciato, ma ora so’ venuto pe’ ‘n’altra cosa. Avrei bisogno di un piacere da te. (vede Severo) Bongiorno, Severo. Che dice oggi ‘l giornale? Che è tutto a posto e niente in ordine?

Severo: Mio, chi c’é. Bongiorno don Piero………….. Èh, si. Più o meno è come ha detto lei. Ci vorrebbero fa’ crede’ che Cristo è morto dal freddo e ‘nvece era ‘l padrone de la legnaia. (il prete traffica dentro una borsa)

Prete: Beato te, Severo, che ci hai sempre le strullate pel capo.

Severo: Èh, gia, dato la cosa che so’ ‘n po’, così…………..

Veronica: (di nascosto dal prete) Èh, Severo, ma ‘un poi esse’ ‘n pochinino meno pizzicoso, quando chiacchieri con don Piero?

Severo: Ma perché, secondo te, ‘un è come ho detto io? (il prete ha tirato fuori una stoffa bianca e la porge a Veronica)

Prete: Senti, Veronica, avrei bisogno che tu mi facessi ‘na riparazione. C’è ‘sta tovaglia dell’altare de la Madonna, che comincia a esse’ tutta strappicchiata. Mica mi ce lo daresti qualche punto?

Veronica: (guarda la tovaglia che è tutta buchi) Certo, che questa ‘un ne pòle più, èh. Ma ‘un fa prima a falla fa’ nòva, don Piero? (il chierichetto ha visto sopra un mobile un cesto con caramelle e cioccolatini. Si piazza davanti e comincia a mangiare. Ogni tanto ne infila un pò in tasca e così anche gli incarti per non lasciare traccia)

Prete: E con quale soldi la compro, la mi’ cittina. Eppure lo sai anche te che la nostra parrocchia è la più povera del circondario.

Severo: Però, so che quest’anno cambiono le tovaglie de la festa dell’Unità. Se vòle m’interesso con qualcuno del Partito e guardo se gliele rimedio almeno ‘n paio.

Veronica: (di nascosto) Ma perché ‘n ti zitti, ciarlatano.

Prete: (imbarazzato) Ma ho paura che ‘na tovaglia rossa co’ la falce e ‘l martello, mi ci direbbe poco lì ‘n do’ la devo mette io.

Severo: Forse, ha ragione lei. ‘Un ci avevo pensato………… Magari se erono bianche.

Prete: O se magari ‘un ci avevono stampato la falce e ‘ martello……………..

Veronica: Comunque, don Piero, io ci provo. Vediamo che posso fa’……………. E per quando gli ci vòle?

Prete: Subito, la mi’ cittina. Stasera c’è ‘na visita del vescovo e gli volevo fa’ trovà’ tutto a posto.

Severo: (si è accorto del chierichetto che mangia tranquillo e sottovoce chiama la moglie) Veronica…………. Veronica……….. (Veronica si gira. Severo gli fa cenno di guardare il chierichetto)

Veronica: Sie, Severo, ho capito. Ora gliele do le caramelle. Avé’ pazienza un minutino. Possibile che mando via ‘na creatura senza caramelle………... Don Piero, mi ci metto subito e cerco di fa’ del mi’ meglio.

Prete: (mentre fa per uscire) Grazie tante, Veronica.Fra ‘na mezz’oretta ripasso, che così ‘ntanto mi fermo a benedì’ anche qui da voi.

Veronica: Ci provi, don Piero, però ‘n so’ tanto sicura se gliela farò. (va dal chierichetto) Come ti chiami, bel bambino?

Chierichetto: ‘L mi’ nome vero sarebbe Onesto, ma mi chiamono tutti Tino.

Severo: Onesto di nome e basta, però!

Veronica: O vieni qua, Tino, che la Veronica ti da ‘n po’ di caramelle (con sorpresa trova il cesto vuoto) Severo, ma hai rifinito tutte le caramelle ‘n’altra volta? Certo che quando sei ‘a casa te le caramelle fanno ‘l vento, èh……...Mi dispiace, Tino, ma quel ghiotto del mi’ marito l’ha finite tutte.  Ma ‘n ti preoccupà’ che doppo, quando ritorni, ti ce le fò trovà’, èh.

Prete: Lascia sta’, Veronica, ‘n ti confonde’, che tanto a lui i dolciumi ‘un gli piaciono…………. Allora arivederci a doppo (i due escono)

Paolo e Veronica: Arivederci don Piero. A doppo.

Veronica: (arrabbiatissima) Ghiotto, ‘ngordo che ‘n sei altro. Che figura m’ha fatto fa’, èh? (mentre apre uno sportello) Almeno lo potevi ripienà’ ‘l cestino. Dentro al mobile ce n’è ‘n altro pacco ‘ntero. (lo prende, riempie di nuovo il cesto e tira fuori anche dei biscotti)

Severo: Ma mica  so’ stato io a mangià’ le caramelle. L’ha mangiate tutte quel citto. Appena è arrivato, s’è piazzato davanti al cestino e a una a una l’ha votato. T’ho fatto anche cenno di guardallo.

Veronica: Zittiti, sa’. Delinquente, farabutto che ‘n sei altro. Neghi anche? E ci hai anche ‘l coraggio di da’ la colpa a que’ la creatura? Rimettiti a legge ‘l giornale e sta’ zitto, va’, che è meglio per te. (Severo riprende il giornale. Veronica, ago e filo e comincia a rammendare. Entra Oreste, padre di Severo. È un uomo anziano. Un po’ curvo. Cammina con il bastone. Si ferma al centro della scena)

Oreste: Severo …………… Èh Severo………………… vieni qua che ti devo dì’ ‘na cosa.

Severo: Ma ‘un me la pòi dì’ da costì’ senza fammi alzà’, che sto tanto bene a sedé’?

Oreste: Ma vieni qua te che ci si capisce meglio………….

Severo: (mentre si alza e va da lui) O qua, sentiamo che c’è di tanto ‘mportante…… Dimmi.

Oreste: Stanotte m’è venuta pensata ‘na cosa……………..

Severo: (battuta di mani) Addio……… Ci risiamo…… Ma perché babbo la notte ‘un dormi, ‘nvece di fa’ le pensate?

Oreste: Se ti zitti e m’ascolti, ti dico che ho pensato, se no, (fa per andare) arivederci e grazie.

Severo: Vieni qua, ‘n do’ vai? (Oreste si riavvicina) Ma come si fa a chiacchierà’ con te che rizzi subito ‘l buco ……. O sentiamo che ha’ pensato, su.

Oreste: Ho pensato: ma perché ‘un ripigli moglie?

Severo: Sie. Ora fammene piglià’ due. (indicando Veronica) A me m’avanza quella che ci ho, ne vò a piglià’ ‘n’altra.

Oreste: Noe, ‘un ci siamo capiti. ‘Un dicevo che la devi piglià’ te. Mi so pensato per me e me lo so domandato per me.

Severo: Te vorresti ripiglià’ moglie? (Oreste fa gesti di conferma con la testa) Ma via, babbo, su……… A la tu’età ……….. Ma ‘un famo rid’e polli ……… Ma che gli racconti ………

Oreste: Ma io ‘un gli voglio raccontà’ proprio niente. Però mi piacerebbe che la sera, quando vò a dormì’, ci trovassi qualcuno, giù pel letto.

Severo: (spazientito) ‘Scoltimi, babbo. Da retta a me. Fa’ come t’ho detto prima: la sera, va’ a letto e dorme, senza pensà’ a niente.

Oreste: Te chiacchieri così’ perché ‘un ha’ sentito che piedi ghiacci ci avevo ‘stanotte quando m’è venuto ‘n mente ‘sta cosa.

Severo: Allora mi vòi dì’ che ha’ pensato a ‘sta soluzione perché ha sentito i piedi ghiacci?

Oreste: Certo!  Se no perché, secondo te?

Severo: Ma allora a te ‘un ti ci vòle ‘na moglie. A te ti ci vòle ma ‘na coperta elettrica.

Oreste: Sie. Meglio. Che tanto quelle consumono poca corrente.

Severo: Ma perché, se tu ripigliasse moglie, ‘un dovresti spende’ per dagli da mangià’?

Oreste: (risentito) No, per Dio. Perché cercherei di piglià’ ‘na vedova co’ ‘na pensione bòna, èh.

Severo: Eh, gia ……… perché le vedove che ci hanno la pensione bòna, danno retta a te.

Oreste: ‘Un si sa mai………. Io ‘ntanto comincio a domandallo ‘n giro………

Severo: Ecco, bravo. Poi se ne riparla

Oreste: Però te mi dovresti fa’ ‘n piacere …….. sempre se ‘n ti scomoda, èh.

Severo: (prevenuto) ‘Un mi dì’ di parlatti con qualche vedova, perché io ‘l ruffiano ‘un lo fò a nessuno, èh.

Oreste: Ma proprio. Queste so’ faccende che sbrigo da me.

Severo: E allora che ti dovrei fa’?

Oreste: Mica mi potresti domandà’ quanto costa ‘na coperta elettrica e quanto si spende di corrente.

Severo: Si. E poi, quando l’ho domandato?

Oreste: E poi fò du’ conti e decido quale de le due mi conviene di più.

Severo: Senti, babbo: ma perché ‘un vai a fa’ ‘n tressette al bar così pensi a le carte e ti passono ‘st’idèe dal capo. 

Oreste: E ‘n fatti ero diretto proprio lì. E proprio per fa’ ‘na partita. (Oreste esce)

Severo: (mentre si rimette seduto a Veronica) Ma l’ha’ sentito ora che voglia gli è presa al mi’ babbo?

Veronica: Ho sentito che chiacchieravi, ma ‘un ci ho dato retta perché ero presa da ‘sto rammendo.  (Severo ha ripreso il giornale)

Severo: Vòle ripiglià’ moglie perché se no la notte ‘un dorme da quanto ci ha’ piedi ghiacci.

Veronica: (convinta di quello che dice) Guarda, Severino che ‘l tu’ babbo ‘un ha mica tutt’i torti, èh……………. Si dorme tanto male co’ piedi ghiacci.

Severo: Òh, òh…… Secondo me, tra tutt’e due fate a chi capisce meno……. A lui gli comincia a da noia l’arterosclerosi, ma te ‘ncora se’ giovane, èh. (un attimo di silenzio tra i due)

Veronica: Severo ……………. (non risponde) Severo………… O Severo, ma che ha’ spento l’orecchi?

Severo: (burbero) T’ho detto che se m’interrompi perdo ‘l filo del discorso che leggo……….

Veronica: Lo sai che pensavo?

Severo: No. Perché ancora ‘un mi riesce a legge’ ne la mente de la gente. Però ci so’ vicino, èh.

Veronica: Ma me lo dici perché se’ sempre strullo così?

Severo: Te lo dico se te mi spieghi come posso fa’ a sapé’ che pensi.

Veronica: Ti volevo dì’………L’ha’ presente quel professorino di musica che è venuto a sta’ qui da poco. Ne la casa del tu’ zi’ Giovanni………….

Severo: No! ……..Ah, si ….. Ho capito……….Che gli sarebbe successo?

Veronica: (risentita) Ma niente………………. O che vòi che gli sia successo.

Severo: O che ne so, io. Me l’ha’ detto come se gli fosse successa ‘na disgrazia.

Veronica: ‘Nsomma me lo fai dì’ o no quello che ti voglio dì’?

Severo: O dillo, giù, che t’ascolto.

Veronica: Ti volevo dì’…….. che quel professorino mi sembra parecchio ‘nteressato a la Violetta.

Severo: (si alza di scatto dalla sedia e molto interessato alla cosa si avvicina alla moglie) A la Violetta chi?………… a la nostra Violetta?

Veronica: Certo. O a quale, secondo te. Se ‘un mi sbaglio mi sa che qui ‘n paese c’è la nostra figliola e basta che si chiama Violetta.

Severo: Ma se' sicura di ‘sta cosa?

Veronica: Che c’è la nostra figliola e basta che si chiama Violetta?

Severo: (spazientito) Ovvia, Veronica. ‘Un la munge, per piacere che è soda, su………. Ma sei sicura che quel giovanotto è ‘nteressato a la Violetta?

Veronica: Penso proprio di si.

Severo: Ma sicura, sicura, sicura?

Veronica: Credo di esse’ abbastanza sicura.

Severo: (preoccupato) No, èh. ‘Un mi comincià’ a fa’ così, Veronica, èh………. O sei sicura, o ‘un sei sicura ……… mica posso sta’ co’ ‘sto pensiero.

Veronica: (spazientita anche lei) O Severo….. La certezza ‘un ce l’ho. Però m’è sembrato che sia come t’ho detto io.

Severo: (incalza) E da che ti sei accorta?

Veronica: O da che mi so’ accorta ……. L’occhio de la mamma è sempre l’occhio de la mamma.

Severo: Lascia sta’ l’occhi e racconta, forza.

Veronica: La settimana passata, nel pomeriggio, dopo finita la scuola, è stato sempre per qui fòri, ne’ paraggi, e appena vedeva la Violetta uscì’ dal portone, o co’ ‘na scusa, o co’ ‘n’altra, cercava sempre d’attacca’ discorso.

Severo: (preoccupato) E ne ‘sta settimana ‘un s’è più visto per niente?

Veronica: Ma ‘sta settimana ha piovuto giorno e notte senza smette mai. Come faceva a ‘sta fòri, poraccio.

Severo: Ah, gia…………. Eeeeee……… lui che gli diceva?…… L’ha sentito che gli diceva?

Veronica: Da quassù si sentiva poco. (ammiccante) Ma ‘nsomma si capiva bene che ci provava.

Severo: (incuriosito) E la Violetta gli ci stava, gli ci stava?…………..

Veronica: Ma via, Severo, su…………. Ma che dici, pòra creatura…………..

Severo: Volevo dì’ se si fermava anche lei a chiacchiere, oppure seguitava pe’ la su’ strada.

Veronica: A volte si e a volte no. Ci avrà provato ‘na decina di volte a fermalla. Mica una. A la fine gli sarà venuto anche a noia, porina.

Severo: (perentorio) Va ‘nvitato subito a cena, via. Bisogna trovà’ ‘na scusa e va ‘nvitato a cena.

Veronica: E perché lo vorresti ‘nvità’ a cena?

Severo: ‘L proverbio come dice? In compagnia prese moglie ‘n frate ….. E in compagnia potrebbe anche piglià’ marito la Violetta …….. ‘un si sa mai.

Veronica: Ma sentiamo prima se la figliola è contenta, scusa. Bisogna vedé se a lei gli ‘nteressa ‘sto giovanotto.

Severo: Se ‘un gli ‘nteressa, ora, prima o poi gli ‘nteresserà per forza.

Veronica: Però, da quanto m’è sembrato di capì’, a lei gli piace Marcello,‘l ragazzo del macellaio.

Severo: E anche a lui gli piace?

Veronica: Chi?

Severo: Ma come, chi? ‘L baccalà, co’ rapi, sta’ a vedé’…….La Violetta, noo. Di chi si parlava…………

Veronica: Mi sbaglierò, ma a me mi sa tanto di no.

Severo: E allora digli a la tu’ figliola che ‘un ci stia a perde’ più tempo, che ora provamo con questo.

Veronica: Ma ‘nsomma, Severo, io ‘un la capisco tutta ‘sta fretta che ci hai di fa sposà’ que la creatura.

Severo: Ah ‘un la capisci, èh. Allora te lo rispiego ‘n’altra volta e ‘sta volta guardo di fallo meglio di tutte quell’altre volte.

Veronica: O sentiamo, su. Tanto te, se ‘un puntualizzi tutto ‘n pòi sta’.

Severo: (quasi sillabando le parole) la Violetta ci ha gia la su’ età e se tanto, tanto, passa qualche altro anno e comincia a sfiorì’ ‘n pochinino, ‘un la piglia più manco uno che ci ha problemi co’ la vista da tutt’e due l’occhi………. Ha’ capito, ora, o no?

Veronica: Ora ‘un esagerà’, però, èh, che la Violetta ‘un è poi, poi, brutta come la vedi te. (sicura di quello che dice) È comunque………… come si  dice………… ‘un bel tipo.

Severo: Si. Ma comunque ‘………. Come si dice…………un è manco ‘na bella topa.

Violetta: (da fuori scena parla mentre piange bizzosa) Mamma, sei qui?

Severo: Eccola, se’. Ora riguardela per bene da vicino e poi fammi sapé’ chi ha ragione, se io o te. (riprende a leggere il giornale)

Violetta, che per ragioni di copione nella scena è interpretata da un ragazzo, è una racchia da far raggelare il sangue. In questi tempi, che tra i giovani imperversa la moda beat, veste ancora dismesse sottanine plissettate o a ruota inamidate.

Violetta: (piange sempre da fuori scena) Mamma, ‘n do’ sei?

Veronica: (preoccupata) Severo, ma la citta piange. Oddio ….. Madonnina. Che gli sarà successo?

Severo: O che vòi che gli sia successo. Qualcuno gli avrà detto brutta ‘n’altra volta.

Veronica: Ma falla finita, scemo. (alla figlia) So’ qui ‘n soggiorno, bella. Vieni fiorellino della mamma.

Severo: (alza lo sguardo dal giornale) Mmmhhhhh ……. mi sembri fiorellino……… Forse volevi dì’ rosa moscia. (entra Violetta)

Veronica: Certo che però sei cattivo, éh.

Severo: Cattivo? E secondo te sarei cattivo perché dico le cose come stanno?

Violetta: (mentre piange a bocca spalancata) Mammaaaaaaa…….. Marcello m’ha offesa. M’ha detto che so’ brutta .

Severo: (alla moglie) Che ti dicevo? (molto tranquillo a Violetta) E allora? Quale sarebbe l’offesa che ‘un ho capito. (al pubblico) Se gli avesse detto bella, forse la pigliava pel culo…………

Violetta: M’ha detto che so’ brutta e ‘nvece ‘un è vero………….Vero, mamma?

Severo: (sottovoce alla moglie) Questa sei te sa’, che gli metti l’idèe nel capo.

Veronica: (a Severo) Ma si pòle sapé’di che chiacchieri?

Severo: Ah, di che chiacchiero? (alla moglie,sottovoce) A forza di digli che è bella, l’hai convinta che è vero.

Veronica: (la consola accarezzandola) Ma da’ retta, porina, che ‘un è vero che se’ brutta. O ‘n dove l’ha l’occhi que lo scemo di Marcello.

Severo: (rivolto alla moglie) Qui davanti. (indicandoli) Uno a destra e uno a sinistra. E da quanto ho sentito, m’è sembrato di capì’ che gli funzionono anche bene.

Veronica: E perché t’avrebbe detto che sei brutta? (sospettosa) Mica gli avrai detto qualcosa che l’ha fatto arrabbià’, èh?

Violetta: Io, no. Passavo di lì e fòri de la la bottega c’era Marcello, che a ‘n certo punto fa: (imita una voce profonda di un uomo) quanto sei bòna, lilla. Allora mi fermo e gli fò: che dicevi a me? E lui: (sempre tra le lacrime) Ma leviti, brutta. Ora possibile che dicevo a te.

Severo: Ma poi s’è saputo a chi diceva?

Violetta: (bela sempre) Dietro a me c’era la Paoletta Stefanini ………. Diceva a lei.

Veronica: Mmmhhh ……. Que’ la pottona………. Da quando è arrivata ne le semifinali di miss Italia, ‘n ci si parla più. (imitandone l’andatura a chiappe strette) La porta sempre tutta pari, pari. Sembra che abbia paura che gli si rompa.

Violetta: (bela sempre) Che è che ha paura che gli si rompa, mamma?

Veronica: Ma niente, lilla, niente. Dicevo così, tanto per dì’ qualcosa.

Severo: (Tra se ese) E anche ‘sta volta ho ragione io. Marcello l’occhi ce l’ha, e bòni……. Tanto la Stefanini è ‘na svergulona di niente.

Veronica: (tutta sorridente) ‘Scolta la mamma, lilla, che gli’è venuta ‘na idea formidabile: fa’ ‘na cosa, va’ subito al macello ……………………

Severo: (interrompe la moglie) Ma a comprà’ che, che ‘l frigorifero è pieno, zeppo di carne?

Veronica: Ma ci stai ‘n pochinino zitto. Legge ‘l giornale e ‘un rompe ‘corbelli……

Severo: (alla figlia) Ci hai fatto ‘l solco a forza di andà’ a comprà’ la carne al macello.

Violetta: (mentre piange) Ma, però, anche te se’ buffo, èh …. Ma se a me la carne mi piace....

Severo: E ‘vece, no. È qui che ti sbagli. A te ‘un ti piace la carne. A te ti piace Marcello……. Peggio io, che ha forza di mangialla m’è venuto ‘n principio di gotta.

Veronica: Ma ti riesce o no di stà’ ‘n pochinino zitto.

Severo: A sentì’ te dovrei sta’ sempre zitto. Fortuna che ‘un ti dò retta.

Veronica: (alla figlia) Allora ascoltimi bene, Violetta: dunque, come entri, guardi se vedi Marcello. Appena l’ha’ visto gli fai un bel sorriso……………..

Violetta: Come, mamma, (con un versaccio orribile nella faccia) così?

Severo: Preciso! Se gli fai un sorriso così, minimo gli vòti la bottega.

Veronica: (al marito) T’ho detto sta’ zitto…… (alla figlia) Violetta: ‘n pochino di garbo, via. T’ho detto ‘n sorriso, no un ruggito…………. Così sembri ‘na iena ridens……….

Violetta: Allora, forse, è meglio se gli dico: (sdolcinata e gongolante) Marcellinooo…..

Severo: Si! Cosi lui ti risponde subito: pane e vino………

Veronica: (al marito) T’ho detto zittiti. (scocciata alla figlia) Senti, Violetta, fa’ come ti pare. Ride, abbaia, ruggisce………….

Violetta: No, no, va bene……………. Gli fò ‘n bel sorriso a tutta bocca e basta…………

Veronica: ‘Nsomma, doppo che gli hai sorriso, gli dici: vorrei du’ bistecche……………… Come lui piglia ‘l pezzo di carne per tagliattele, lo blocchi e gli fai: “mi dispiace ma le bistecche ‘un le voglio più. ‘Sta carne è come te, proprio brutta”. E vieni via. Ha’ capito bene?

Violetta: Si, si, mamma, ho capito, …………… E ‘un gli devo dì’ altro?

Veronica: No, no lilla. Gli dici quello che t’ho detto io e basta.

Severo: Guarda che se la mandi giù a fa’ ‘ste versi, quello gli ridice brutta n’altra volta e fra poco torna qui che bela, èh. (si rimette a piangere)

Veronica: (scocciata) E se ribèla vòl dì’ che diventerà più bella.

Severo: Se diventasse più bella per ogni volta che piange, a quest’ora l’avrebbero fatta miss universo.

Violetta: (lamentosa) Mamma. Ma se Marcello poi s’arrabbia e mi ridice brutta, che fò?

Veronica: (non sa che dire) Che fai?……..eeeeee……. che fai?…….. (secca) Compri tre etti di macinato e vieni via…………… (scocciata) Ma che ne so’ che devi fa’.

Severo: Da’ retta a me, lilla, ‘un lo comprà’ ‘l macinato. Guarda, ‘nvece, se hanno cotto la porchetta, e piglimela mezzo chilo.

Veronica: Doppo, però, ‘un ti lamentà’ se ti vengono le coliche di fegato, èh.

Severo: A proposito di coliche del mangià’. Stammi a sentì’, bella del babbo……………. (la moglie lo interrompe)

Veronica: (sottovoce al marito) Poi sarei io quella che gli mette l’idèe pel capo, vero?

Severo: (alla moglie) Ha’ ragione. (alla figlia) Senti, amore del babbo. Saresti contenta se s’invitasse a cena quel professorino di musica che sta qui vicino.

Violetta: E perché lo vorresti ‘nvità’ a cena?

Severo: Ma perché io e la mamma s’è capito che ti piace. Giorni fa, ti s’è visto che ci parlavi.

Violetta: Ma io mica ci parlavo. Parlava lui. Io ascoltavo.

Veronica: Ma almeno l’ha’ capito che ti diceva?

Violetta: Chi? Io?

Severo: No, io…………..Ma perché, ‘n quanti eri a ‘scoltallo?

Violetta: O quanti s’era. C’ero io sola, noo.

Severo: E allora parlava con te, noo……… O risponde a quello che t’ha domandato la tu’ mamma, su.

Violetta: (cantilenante) Ma mi diceva che lui sa sonà’ parecchio bene e che se andavo su ‘n casa sua mi faceva sentì’ come sapeva sonà’ un certo strumento.……….

Veronica: Ti faceva sentì’ uno strumento ‘n casa sua?

Violetta: Che poi ancora lo devo capì’ che strumento sarebbe quello che sòna lui.

Severo: (al pubblico) ‘Un ne bastava una di disgrazia. No! Due. È anche tonta.

Veronica: O che strumento vòi che sia. Sarà ‘l flauto, ‘l clarino………………

Severo: Sta’ zitta, Veronica, che te ‘un ci capisci niente di strumenti. Vòi che te lo dica io che strumento potrebbe esse’.

Veronica: (sarcastica) O sentiamo l’esperto musicale.

Severo: (secco) La tromba……………. Capito, Veronica?…………. (sillabando) La tro - mba.

Veronica: (ha afferrato l’allusiaone) E gia che ha’ ragione te. Ora che mi ci hai fatto pensà’, dev’esse proprio quello lo strumento, la tromba.

Severo: ‘Nsomma, Violetta, lo ‘nvitamo a cena, o no? Che ci dici?

Violetta: (battte i piedi per terra e ricomincia la bizza) No! A me mi piace Marcello. Avete capito o no, che mi piace Marcello………..

Severo: Però sei tignosa, èh………… Ma se te a Marcello ‘un gli piaci, noi che ti si pòle fa’.

Veronica: Da retta a la mamma, lilla. Per ora ‘nvitamo ‘l professorino. ‘Ntanto lo guardi bene da vicino e senti come si butta.

Violetta: (bizzosa) O va bene, per favvi contenti, ‘nvitamolo. Però gli dico di portà’ con se lo strumento e di fammelo sentì’ qui, ‘n casa nostra…………

Severo: (la blocca) No, èh………Per ora è meglio che ‘un gli dici niente de lo strumento. Prima, o poi, te lo farà sentì’ senz’altro, ma più qua, èh.

Violetta: (supplichevole) Dai, babbo. Per piacere. ‘Na sonatina piccina, piccina. ‘Na volta sola.

Veronica: (rigida) Violetta, basta. Quando ‘l babbo ha detto che non si tromba ……...

Paolo: Veronica! Ma che sei diventata scema? ……

Zaira: (sdolcinata) Amore de la mamma …. Se ‘l babbo ha detto di no, vòl dì’ che è no e basta. …….. (Violetta esce)

Violetta: (mentre esce) E allora io, per dispetto, ‘nvito anche Marcello.

Severo: (alla figlia che è gia uscita) Allora pigliene due di chili di porchetta………e anche qualche salciccia ……….

Veronica: Scusa, sa’. Ma me lo spieghi perché ‘un gli ha’ detto niente? Guarda che lei ‘nvità’ anche Marcello per davero, éh?

Severo: Lascela sta’, che se le ‘nvita tutt’e due forse è meglio. Chi te lo dice che ‘un s’ingelosiscono l’uno dell’altro e cominciono a leticassela.

Veronica: Ma chi si dovrebbero leticà’?

Severo: Ma come, chi? Ma la Violetta, noo. (Veronica si alza e porta con se la tovaglia che non ha finito di rammendare)

Veronica: (mentre esce anche lei) Boh! Io avevo capito che parlavi de la porchetta.

Severo: (esterafatto) Io, bho, un lavoro come quest’anno ‘un s’era mai visto.

(all’improvviso entra Gino, l’altro figlio. Ha una chitarra in mano. È un patito di Celentano. Non appena mette i piedi in scena canta a squarciagola)

Gino: (il padre ha ripreso a leggere il giornale e non si accorge della sua entrata. Al primo urlo sobbalza sulla sedia. Mentre suona e canta si agita come il vero Celentano) “Il tuo bacio è come un rok, che ti fulmina sul ring. Fa l’effetto di uno shok e perciò canto così, oh, oh, oh, oh, oh…………. Il tuo bacio è come un roooooookkkkkk………..

Paolo: Chi poteva esse’ che faceva ‘ste versi? Altro che un musicista scemo.

Gino: ‘Un mi dì’ che ‘un t’è piaciuta, èh, perché ‘un ci credo.

Severo: ‘Un m’è piaciuta manco ‘n pochinino. Se’ contento?

Gino: ‘Un è possibile. Te lo dici per fammi schifo.

Paolo: Se ‘un la fai finita di fammi fa’ ‘ste stolzi, ‘na volta coll’altra ti do lo schifo e quello che cerchi.  Accident’a chi te l’ha comprata ‘sta chitarra.

Gino: (indicandoil padre con il dito) La chitarra me l’hai comprata proprio te.

Severo: E allora, accident’a chi le fabbrica.Va bene così?

Gino: A me m’andava bene anche come avevi detto prima.

Severo: Ma perché ‘un vai a sonà’ là pel paese. C’è caso anche che rimedi qualche soldo d’elemosina.

Gino: So’ venuto a cercatti perché ci ho da parlà’ con te di cose serie.

Severo: (meravigliato) Te vorresti parlà’ con me di cose serie?

Gino: Preciso. Perché ‘un si po’?

Severo: Ma certo che si pòle, per Dio. Anzi, si dovrebbe parlà’ sempre di cose serie. Solo, che l’ultima volta che t’ho sentito dì’ ‘na cosa seria, eri ancora nel seggiolone e mi ricordo anche che dicesti.

Gino: E che dissi, sentiamo, che io ‘un me lo ricordo.

Severo: (imitando la voce di un neonato)Dicesti:  Mamma……..pappa…………

Gino: E secondo te, (anche lui imita la voce di un neonato) mamma…….pappa, sarebbe l’unica cosa seria che ho detto in vita mia?

Severo: (esagerato) Noooo! L’ha’ dette anche altre: babbo …. cacca ……. mamma ……..piscia.

Gino: E ora rispondi a me: quando ho passato la comunione, a chi lo fecero fa’ ‘l discorso in chiesa, tra tutti i cittini che s’era?

Severo: A te! Ma perché fosti estratto a sorte. Però ‘l prete ti fece smette prima che tu cominciassi.

Gino: Comunque, se ci hai un minuto, ascoltimi, perché ti conviene. Sto per dì’ ‘na cosa seria per davero.

Severo: (posa il giornale) Porca miseria questa ‘un me la voglio perde. È perché è un evento unico …… anzi …… raro e irripetibile.

Gino: Allora, m’ascolti o no. Guarda che ci ho da fa’, èh, ‘un posso mica sta’ qui tutto ‘l giorno con te.

Paolo: T’ho detto che t’ascolto. Basta che però stai bòno co’ la chitarra e zitto co’ la bocca. (Gino posa la chitarra) E ora dimmi che vòi: forza.

Gino: (categorico) Babbo, mi ci vogliono ‘n po’ di soldi ‘n tutt’i modi.

Severo: Noe, via. Lo sapevo che ‘un potevi dì’ ‘na cosa seria. E pensà’ che lì per lì ci ho anche creduto.

Gino: (con le mani ai lati della bocca) Ripeto per chi non avesse sentito: Babbo, mi ci vogliono ‘n po’ di soldi ‘n tutt’i modi.

Severo: (anche lui con le mani ai lati della bocca) Anche a me mi ci vorrebbero. Ma no pochi, parecchi. Quarda se ti riesce rimedialli a te che le famo mezzi per uno.

Gino: E questa sarebbe ‘na risposta seria, secondo te?

Severo: No perché ‘l tuo, ‘nvece, è stato ‘n discorso serio …… Va’ a sonà, va’, che così almeno t’impratichisci sempre più e poi vai a sonà’ a la Scala.

Gino: (serio) Babbo. Te ‘un ti rendi nemmeno conto di quello che fai. Ma col tu’ comportamento, blocchi la strada a un grande talento musicale.

Severo: (si guarda intorno) E ‘n dov’è che ‘un lo vedo. È entrato con te?

Gino: (anche lui si guarda intorno) Ma ‘ dov’è, chi?

Severo: ‘Sto talento musicale che ha’ detto te.

Gino: Ma come dov’è? Sarei io, noo.

Severo: Ah, ecco, ora ho capito……………. E i soldi che vòi da me a che ti servirebbero?

Gino: Mi servirebbero per un investimento.

Severo: Ma camina, che te manco col motorino saresti bòno a ‘nvestilli i soldi.

Gino: (spazientito) ‘Nsomma. Lo vòi sapè’ o no di quale investimento si tratta. Guarda che me ne vò, èh.

Severo: Veramente mica t’ho cercato io, èh …… Comunque, tanto che ci sei, se me lo vòi dì’ … t’ascolterò ………

Gino: Ci devo comprà’ l’ultimo disco di Celentano che è uscito……….. Ascolta bene che ti fò sentì’ come fa: (riprende la chitarra e si agita) Stai lontana da me………… Stai lontana perché………..non ti voglio più……

Severo: (si alza di scatto dalla sedia e va verso di lui) Se ‘un ti levi di torno te la spacco ne la schiena ‘sta specie di scopa spelacchiata. (Gino esce dalla scena correndo. Severo si rimette seduto) Sto tutta la settimana dietro al bancone dell’ufficio postale a timbra’ le buste (imita il gesto di timbrare) Tum……Tum…. Tum…. Tum……. Figuriti te se anche quando so’ ‘n ferie, ho voglia di senti ‘ste tonfi e ‘ste strepiti. (Gino fa capolino dalla porta)

Gino: (prima sottovoce, poi sempre più forte) Babbo ………… Babbo …….. Babbo ……. (urla) O babboooooo. Accidenti a’ sordi. (Severo si gira)

Severo: Ah, ma allora ‘un ci siamo capiti. T’ho detto di cavatti di torno. (Gino esce)

Gino: (rientra con le mani in alto e sventola un fazzoletto bianco) Babbo…….  Babbo….Pace …..  Pace ……..

Severo: (si gira verso di lui sospettoso) ‘N do’ l’ha’ messa la chitarra?

Gino: O ‘n do’ l’avrò messa secondo te. ‘N tasca! …. L’ho posata, noo.

Severo: (si alza e prende dalla tasca il portafogli) O bell’e capito, via. Qua, famola corta. Dimmi quanto vòi, che così ti levi di torno.

Gino: Proprio perché se’ te, èh……………….. Du’mila lire e la chiudemo qui.

Severo: (si rimette seduto) Ma te mi sa che se’ tutto scemo nel capo……………… Le vòi cento lire?

Gino: Fino a milleccinquecento lire ci posso arrivà’. Meno, niente.

Paolo: Dugento lire………..

Gino: (accomodante) Mi potrebbero sta’ bene anche mille lire ……. Ma proprio a volé’ trovà’ ‘n accordo ‘n tutt’i modi, èh.

Severo: Chiappa trecento lire e sta’ contento………..tòh. (Gino esce, prende la chitarra e ricomincia a suonare)

Gino: “I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, così……… Il tuo bacio è come un rock………

Severo: (urlando) Basta…..Zittiti………..Falla finita………….. Tòh, quattrocento lire e ‘n se ne parla più. Accident’a me e a te.

Gino: ‘Un mi bastono, èh. Ma ottocento lire le piglio e le considero ‘n acconto. Meno, manco ‘na lira

Severo: Ultima offerta: cinquecento lire. E Dio mi cechi se ti do ‘n soldo di più.

Gino: (tende la mano) Qua cinquecento lire ……. Ma giusto perché ‘un ne posso fa’ a meno, èh. (prende i soldi e li mette in tasca) E poi perché so’ precisi, precisi, pel disco che devo comprà’. (fa per uscire, poi si ferma) Ah, mi’, che coglione.  Almeno grazie te lo vorrò dì’, noo.………….

Severo: No, ‘un lo so, io. Fa ‘n po’ la pace tua..

Gino: E per ditti grazie, lo sai che fo? Ti voglio cantà ‘na canzone di Celentano che te ‘un ha’ mai sentito. (molleggiatissimo) Con ventiquattromila baci ….. felici corrono le ore…… in questo giorno di follìa…….  (Entra Oreste e si ferma a guardare padre e figlio)

Severo: (lo spinge fuori) Ma ci vòi ‘ndà’ a sonà’ da ‘n’altra parte. Accident’a chi te l’ha comprata, ‘sta chitarra.(tra se) Anzi, no. A chi le fabbrica, che così io ‘n centro niente. (Gino esce e rientra subito)

Gino: (due strimpellate con la chitarra) La prossima canzone che scrivo la dedico a te. Se’ contento?

Severo: E ‘vece, no. A me ‘un mi devi dedicà’ niente. T’ho detto, vattene. (Gino esce. Severo prova a rileggere il giornale)

Oreste: Mi sa che co’ ‘sto ragazzo ‘n ci ricavi niente. (sarcastico) Studià’ ‘un ne studia, lavorà’ ‘un lavora ……………. però sonà, èh’!

Severo: Babbo, per piacere, ‘un ti ci mette anche te, èh.

Oreste: Severo …….. Èh Severo…….. viene qua che ti devo domandà’ ‘na cosa.

Severo: Babbo, ma mi fai rialzà’ ‘n’altra volta? Tanto sei ritto vieni qua te a dimmelo, noo.

Oreste: Noe. Viene qua te che s’intendemo meglio. (Severo va dal padre)

Severo: Che ci hai gia qualche offerta?

Oreste: Ma di che offerta chiacchieri?

Severo: Ha’ già parlato con qualche vedova?

Oreste: Fa’ meno ‘l coglione, che questa che ti devo domandà’è ‘na cosa seria davero.

Severo: O qua, sentiamo che ha’ pensato a ‘sto giro, su.

Oreste: (si guarda intorno per essere sicuro che non ci sia nessuno in giro) Èh, Severo, te mi devi fa’ capace d’una cosa………….. (si guarda ancora intorno)

Severo: Io ti fò capace, però fammi la domanda, se no come fò a fatti capace.

Oreste: (si guarda ancora  intorno) Ma i casini, l’hanno chiusi, oppure ci so’ sempre?

Severo: Ma via, babbo, su………… O che discorsi fai ……….. ora dimmi che te ne fregherà a te se hanno chiuso i casini, o no?

Oreste: Te rispondimi a quello che t’ho domandato, che poi ti dico perché lo voglio sapé’.

Severo: Ma certo che l’hanno chiusi….. Saranno dieci anni ormai che ‘n ci so’ più i casini.

Oreste: Cecatimi se avevo sentito dì’ qualcosa……... Per me c’erono sempre, e funzionanti.

Severo: E ora spieghimi perché m’avresti fatto ‘sta domanda, forza.

Oreste: Però, bisogna che ti racconti tutto da capo, èh, se no mica ci capisci niente.

Severo: Famola corta, però èh. ‘Un ci fa’ un romanzo com’al tu’ solito.

Oreste: Allora………quando prima so’ uscito di casa e t’ho detto che andavo al bar …….. ‘Un ci so’ andato.

Severo: Ah, no? E Perché?

Oreste: Perché mi so detto: èh Oreste, ma perché co’ ‘sto sole che c’è, ‘un vai a fa’ ‘na bella girata?

Severo: (scocciato) E se’ andato a fa’ ‘na girata.

Oreste: Preciso. So’ preso a piedi, a piedi e ho fatto ‘n bel pezzo di strada. A ‘n certo punto mi so’ ritrovato davanti a quel palazzone grosso che è davanti a ‘n dove ora hanno fatto ‘l campo sportivo nòvo. 

Severo: Ho capito, si. Dove ci sta anche quel tu’ mezzo parente.

Oreste: Proprio quello……… E che poi sarebbe ‘l palazzo ‘n do’ c’è sempre stato ‘l casino…………… Prima, èh, perché ora, secondo te, l’avrebbero chiusi.

Severo: (alterato) Babboooo. No secondo me………. L’hanno chiusi davero. ‘Un – ci – so’ – più. Ha capito, ora?

Oreste: Va bene……. Va bene, ho capito…… ‘Un – ci – so’ – più.………… ‘Nsomma, quando so’ stato lì davanti mi so’ detto: èh, Oreste, ma perché ‘un entri e dai ‘n occhiatina a come funziona ora la cosa? E so’ entrato.

Severo: (desolato) Che figure…………. Speriamo che ‘un t’abbiono riconosciuto.

Oreste: ‘Nsomma, ho dato uno spintone  a la porta e so’ entrato. (meravigliato) Severo: Te ‘un ci crederai ………. ‘un riconoscevo più niente.

Severo: Per forza, babbo. Ora, lì, c’è tutta ‘n’altra cosa.

Oreste: Pensa, che ne la stanzina ‘n do’ si pagava, ora  ci hanno fatto ‘na sala co’ ‘n bancone e quattro sportelli per pagà’………… file di gente da ‘un credisi………..

Severo: (guardando l’orologio) Dai babbo, su. Che a momenti è l’ora di pranzo………..

Oreste: Quello che però ‘un m’è riuscito di capì’, è perché la gente arrivava lì, pagava e poi se ne riandava…………. Senza andà’ su ‘n camera come si faceva ‘na volta.

Severo: Babbo. Lì’ ‘un c’è più quello che dici te.

Oreste: Ma poi ora ci vanno anche le donne ………. E c’erono più fitte dell’òmini.

Severo: ‘Nsomma, babbo, me lo dici o no  come sarebbe ‘ndata a finì’, ‘sta cosa.

Oreste: ‘Spetta, che ‘ncora ‘un è niente…….. Allora mi so’ detto: èh, Oreste, perché ‘un ti metti ‘n fila anche te? E mi messo ‘n fila. Quando è toccato a me, la metresse mi fa ……..

Severo: Babbo ….. ma che metresse, quella era un’impiegata …….

Oreste: Lei che operazione deve fa’? E io subito pronto: a la prostata, per Dio ……. Ma ‘l dottore m’ha detto che la posso fa’ anche più qua.

Severo: Oddio, Signore……… Manco me lo posso ‘mmaginà’ che confusione che gli avrai messo su.

Oreste: Allora, sempre que’ la signora di prima, mi rifà: (imitando una voce femminile) a parte l’operazione a la prostata che può fare più qua, mi dica che almeno che cosa è venuto a fa’ qui da noi? ……. Ma come, dico io …….. Secondo lei che ci si viene a fa’ qui? A veglia? A quel punto, visto che ‘un capiva, gli ho fatto occhino e gli ho detto: ma le ragazze ‘n do’ so?

Severo: E a quel punto lei ha pensato che la pigliavi ‘n giro e s’è arrabbiata.

Oreste: Ma proprio s’è arrabbiata. S’è girata ne la seggiola e mentre mi ‘nsegnava dietro a lei m’ha detto: non so chi cerca di preciso, ma ‘un poche di ragazze so’ lì. E io gli fò: ma ci posso ‘ndà’ a guardalle da vicino?

Severo: E s’è passato di la dal bancone per guardalle?

Oreste: Spetta ………. Allora, lei con sorriso da piglià’ pel culo mi fa: certo che ci pòle andà’………… basta che ‘un le tocchi, èh ……………… E io di schianto gli fò: nòe, ‘un le tocco.....  chissà che ci so’ venuto a fa’ qui..

Severo: Io, però, ‘un mi spiego come ‘un hanno fatto a buttatti fòri.

Oreste: Passo di là, e comincio a guardalle a una a una da vicino……… Guarda che ti riguarda, la trovo una che mi c’entrava l’occhio.

Severo: Ma mica t’hanno riconosciuto, vero?

Oreste: E che ne so se m’hanno riconosciuto……….. allora ritorno da la metresse e col portafogli ‘n mano e gli fò: (indicando un punto qualsiasi) ho scelto que’ la mora laggiù. Quanto pago?………. Ma che vòle pagà’, mi fa lei. Ma come che voglio pagà’? Voglio pagà’ la marchetta, per Dio, noo?

Severo: E ‘un si so’ arrabbiati manco doppo che gli ha’ fatto ‘sto discorso?

Oreste: Ah, ‘un si so’ arrabbiati? Certo che si so’ arrabiati, per Dio. La metresse s’è incancherita come ‘un lupomanaro e m’ha anche detto: ma dove crede di esse’ ……. Questo ‘un è mica un casino, èh. Quello che cerca lei, lo deve andà’a cercà’ da ‘n’altra parte. Se ne vada,  maiale.

Severo: (desolato) Che figure…………. Speriamo che ‘un t’abbiono riconosciuto.

Oreste: Allora mi so’ detto: èh, Oreste, ma mica tante volte avrai sbagliato portone e sei ‘nfilato ‘n un altro? Allora so’ ‘ndato fòri e ho provato ‘n qua e ‘n là, ma ‘un c’è stato verso di trovà’ niente.

Severo: Ma perché, sei entrato anche in altri portoni?

Oreste: Certo!  Ma te che fai quando ‘un trovi ‘na cosa, la cerchi, noo. (mentre esce) Allora mi so’ detto: èh Oreste, ma mica tante le volte l’avranno chiuso ‘l casino, apposta ‘un lo trovi? (esce).

Severo: A me mi sa che ‘l mi’ babbo ci chiappa  ogni giorno meno………….. Mah! (Severo si ferma davanti ad una vaschetta di vetro dove dentro ci sono dei pesci rossi e gli parla. Entra, non visto, suo suocero che si ferma ad osservarlo. Serafino è un tipo molto saccente) Che fate, squali del pacifico? Ve la godete, èh. Qui avete trovato l’America. (vezzeggiando) O madonnina come sete cresciuti. Vero che sete cresciuti? ………… Si che sete cresciuti……….‘Un mi dite niente?….. Ditegli qualcosina a Paolino vostro, su ………. Severo ….Paolino………. Chiamate Paolino, su.

Serafino: ‘Un era meglio se compravi ‘n pappagallo pe ‘nsegnagli a parlà’?

Severo: (si mette diritto di scatto, come preso in castagna) Ma mica gli ‘nsegnavo a parlà’, èh.

Serafino: Ah, no? Pensavi che chiacchierassero gia da se. Così, di suo, senza manco ‘nsegnagli?

Severo: (imbarazzato) Ma no, gli facevo du’ versini………….Ci facevo du’ parole.

Serafino: A te se nascevi nel 1300, ti facevono subito aiutante di San Francesco.

Severo: È vero! Lui parlava co’ l’uccellini, co’ lupi……………..

Serafino: Comunque, co’ pesci ,‘un ci sta’ a perde’ tempo. Perché so’ muti. Te lo garantisco io. Fiditi.

Severo: No, no, va bene. Se lo dite voi ci credo. (si pulisce le mani lungo il vestito) Smetto subito, mi’. ‘Un gli dico più niente.

Serafino: (mentre guarda da vicino i pesci) Che so’, maschi o femmine, o maschi e femmine misti?

Severo: E che ne so, che so. ‘Un lo so mica da che si riconoscono i maschi e le femmine de’ pesci.

Serafino: (meravigliato) Ma come, tieni ‘n casa ‘na vasca co’ pesci e ‘un sai manco se so’ maschi o femmine?

Severo: (imbarazzato) Ma perché, è parecchio ‘mportante sapello?

Serafino: No senz’altro. Ma comunque è sempre meglio sapello. I maschi ci hanno certe esigenze, le femmine ce l’hanno certe altre. O sbaglio?

Severo: No, no, avete ragione voi. Noi maschi, presempio, ‘un siamo mica uguale a le femmine………. èh……………   Ma voi, Serafino, lo sapete come si fa a riconosce i maschi da le femmine?

Serafino: Ma ora che domande mi fai, èh? Vòi che ‘un lo sappia?

Severo: Eeeeeeeeee …………. Se ‘un vi dispiace, èh ……. mica me lo diresti anche a me ………… tante le volte ……..sa’…….. ‘un si sa mai………… È sempre meglio sapello.

Serafino: (restio nel parlare) Te lo direi volentieri………… ma, so’ que’ le cose ‘n po’ segrete………… che ‘un si dicono mai volentieri.

Severo: Ma voi come avete fatto a ‘mparallo?…. Scommetto che vi sete accorto per caso.

Serafino: Ma proprio…. A me me lo disse ‘l mi’ pòro babbo. Ma mi ci volle per cavaglielo di bocca, èh……….. Mica me lo disse subito la prima volta che glielo domandai, èh.

Severo: (quasi pregandolo) Ditimelo anche a me, Serafino. Io so’ uno che fa parte de la famiglia. So’ ‘l vostro genero, mica un estraneo.

Serafino: (titubante) Te lo direi, ma…………..No, è meglio di no, via………

Severo: O che vi costa…………. Mica l’avete pagata ‘sta notizia

Serafino: (la fa cascare dall’alto) Ma tu sapesse, prima di dimmelo, quante volte mi fece giurà’ che ‘un l’avrei detto a nessuno……….

Severo: Ma ve lo giuro anch’io, èh. Al massimo, quando so’ vecchio, prima di morì’, lo dirò a’ mi’ figlioli. Ma proprio perché ‘un si perda la conoscenza. Come fosse ‘n bene di famiglia.

Serafino: Ovvia, giù. M’ha’ convinto. Prima, però, giura che al di fòri de’ tu’ figlioli, ‘un lo dici a nessun’altro

Severo: (dita incrociate davanti alle labbra e baci) Lo giuro.

Serafino: (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito) Per esse’ facile, è facile, basta che stai attento a come fò io…………….. Pigli du’ bricioline di pane. (lo spiega facendo tutti i movimenti) Le butti dentro la vasca. Aspetti un pochinino che loro s’accorgono e poi guardi.

Severo: E di che guardo?

Serafino: Guardi dentro la vasca: se viene su lui, a mangià’ le briciole, quello è ‘l maschio. Se viene su lei, quella è la femmina. ‘Un ti pòi sbaglià’.

Severo: E ‘un c’è da fa’ nessun’altra manovra? Basta così?

Serafino: Quello che t’ho detto e basta. (ripete i mivimenti). …….Bricioline……… Se viene su lui è ‘l maschio, se viene su lei è la femmina…….. Chiaro?

Severo: (frastornato, ripete i movimenti che ha fatto Gino) Ho capito……….. Facilissimo ………… Bricioline………... Aspetti ‘n pochino e poi guardi…………..se viene su lei, è la femmina. Se viene su lui, è ‘l maschio………….

Serafino: (convincente) E pensà’ che ci so’ stati fior di scienziati che ci so’ diventati scemi, per capì’ come poté’ distingue’ i pesci maschi da le pesce femmine.

Severo: (Sottovoce, come si confessa un peccato) Serafino. Avvicinatevi che vi voglio fa’ ‘na confidenza.

Serafino: A proposito de’ pesci?

Severo: Si! Perché con voi voglio esse’ sincero.

Serafino: Ci ha’ provato anche te a vedé’ se ti riusciva a capì’ come si riconoscevono i maschi da le femmine. Dì’ la verità?

Severo: Certo che si vede che voi ci avete parecchia cultura, èh. ‘Un vi si pòle nasconde’ niente. (guarda in giro come per essere sicuro di non essere sentito) Ci ho provato parecchie volte. Ma ho sempre guardato sotto la coda e ‘un so’ mai arrivato mai a capo di niente.

Serafino: Èh, caro mio. Le conoscenze ‘un s’inventono. Bisogna studià’, studià’ e studià’, per avé’ ‘na grande cultura.

Severo: Avete, no una, ma cento ragioni …………. Ma se per disgrazia rinasco ‘n’altra volta, ‘un mi fò fregà’, èh. Studio fino a arrivà’ a le scuole alte. Purtroppo, quand’ero ragazzo, la penna mi sapeva più pesa de la vanga eeeeeeee………………

Serafino: E ‘nvece è proprio ‘l contrario. Caro mio.

Severo: Ma ora, da ‘n discorso si passa a ‘n altro. O com’è, che siete capitato da ‘ste parti?

Serafino: Ho accompagnato la tu’ sòcera che ci aveva da portà’ du’ lenzòli a la Veronica………... (mentre fa per sedersi) Mi posso mette a sedè’ che ‘ntanto che aspetto do ‘n’occhiata al giornale?

Severo: Ma vi ci potete mette si. O che so’ cose che si domandono queste? Sete o ‘n sete ‘n casa de la vostra figliola?

Serafino: Ma sempre ‘n casa dell’altri so’. (mentre appoggia i piedi sopra al tavolo) E ‘n casa dell’altri a me m’hanno ‘nsegnato che ci si sta coll’educazione. (si mette a leggere il giornale)

Severo: Appunto! ……..  Sentite, Serafino, se ‘un vi dispiace io andrei giù ‘n cantina che ci ho da sistemà’ ‘n po’ di cose. Se ‘un lo fò ora che so’ ‘n ferie, se no, quando lo fò.

Serafino: Va’ va, e datti da fa’. Che voi dipendenti de lo stato, quando c’è ‘l lavoro di mezzo, la pigliate sempre per Santa Maria del Piano.

Severo: Anche voi, però, se ‘un mi sbaglio, prima di andà’ ‘n pensione eri ‘n ferrovia, èh.

Serafino: Certo. Ma io lavoravo, caro mio. A’ mi’ tempi, ‘n ferrovia, si sudava, e manco poco.

Severo: (al pubblico, mentre esce) Si. A ghiaccio. Pe’ la paura di esse trasferiti ‘n un postaccio.

Serafino: (a Severo che è appena uscito) Lo posso accende la radio che voglio ascoltà’ ‘l bollettino?

Severo: (da fuori scena) V’ho detto, fate come se fossevo a casa vostra. ‘Un me lo fate ridì’ ‘n’altra volta, per piacere. (Gino accende la radio. Il giornale radio sta per finire. Ascolta con attenzione l’ultima notizia)

Speaker: Ed ora, prima di concludere il giornale radio, vi vogliamo segnalare uno spiacevole fatto che da giorni si sta ripetendo in alcune zone dell’Italia centrale. Specialmente nel sud della provincia di Siena. Un falso prete, che in realtà non è altro che uno schizzofrenico con tendenze, maniaco sessuali, con la scusa delle benedizioni pasquali delle case, s’introduce all’interno delle stesse approfittando delle ignare vittime. Ciò che induce a cadere facilmente nella trappola è la perfetta finzione di conoscere i componenti della famiglia. I sanitari dell’ospedale psichiatrico, raccomandano a coloro che avessero a che fare con tale soggetto, di segnalarne immediatamente la presenza alle autorità e di assecondarlo in tutto e per tutto. Con questa notizia abbiamo concluso. Arivederci alla prossima edizione. (Gino spenge la radio)

Serafino: (con aria Furbesca) Ma vedrai che a me ‘l prete ‘un mi frega. Digli che s’azzardi a venì’ ‘ntorno casa mia, che poi gliele ‘ndrizzo io le costole. (suonano alla porta) Veronicaaaaaaaa ………… hanno sonatooooooo ……………. Qualcuno andate a aprì’, per piacere………….. (suonano ancora) Ovvia, su. Ho bell’e visto come va a finì’. Tocca andacci a me. (Gino va ad aprire) (da fuori scena) Bongiorno, chi voleva? (sono Don Piero e il chierichetto)

Prete: (da fuori scena) La Veronica ‘un c’è? So’ venuto a ritirà’ de la robba e ‘ntanto che so’ passato, a benedì’ la casa.

Serafino: (entrano in scena) Venga, venga, reverendo. Ora gliela chiamo subito la Veronica. (al pubblico) ‘Sta volta, ‘l pazzo, maniaco sessuale ha fatto la medicina pel su’ culo. (il chierichetto vede il cesto delle caramelle pieno e ci si fionda. Si piazza davanti e ricomincia a mangiarle. Gino si precipita al telefono mentre invita il prete a sedersi) Si metta comodo, don…………..

Prete: Giuseppe …… So’ don Piero. Parrocco de la parrocchia di Santa Maria Immacolata.

Serafino: (al pubblico) Si. E io di quella de la Madonna del Cardellino. (al prete mentre compone il numero) Gli dispiace, reverendo, se prima fò ‘na telefonata. È ‘na cosa urgente. La stavo per fa’ prima ma poi ha sonato lei…………..

Prete: Faccia quello che deve fa’. Anzi, mi scuso per avé’ disturbato. Se lo sapevo, sarei venuto più tardi.

Serafino: ‘Un si preoccupi. Nessun disturbo. (vicino al telefono c’è una porta. Gino, per parlare non sentito, si nasconde per metà all’interno di essa) Pronto? Parlo co’ carabinieri?…………. Ascoltatemi bene perché ‘un posso parlà’ a voce alta. Qui ‘n casa mia c’è quel maniaco sessuale che cercate……………. Preciso! Quello che si spaccia per prete. Correte, perché ‘un lo so per quanto tempo mi riesce di trattenello…………… l’indirizzo ve lo dico subito…… allora è: via de le scrofe prene 28 ………. Si, si ….. avete capito bene………pre-ne…. ….co’ la p…… come pre-gne……… Sie, pregne si scrive co la p, maiuscola ……….. e anche scrofe, si scrive co’ la esse maiuscola …….. Primo piano………..fate a la svelta, però, èh. (posa la cornetta)

Lavinia: (moglie di Gino da fuori scena) Serafino…………Serafino, sei ‘n sala?………..

Serafino: (si precipita verso la porta come terrorizzato) Si, so’ qui, ma te sta’ bòna ‘n do sei, però. ‘Un ci venì’ di qua che pò esse’ parecchio pericoloso. (Lavinia entra)

Prete: (si alza in preda al terrore e avvicinandosi a Lavinia le prende la mano) Che pericolo c’è signor Serafino? Mi dica che ha visto………… ‘Un mi faccia sta’ ‘n pensiero.

Serafino: (allontana la moglie dal prete) ‘Ntanto però posa l’osso………. Che ho visto? ( non sa che inventare) …….Ma…….m’è sembrato d’avé’ visto……… (deciso) Ho visto ‘l diavolo che entrava da la finestra.

Prete: (scappa terrorizzato. Intanto il chierichetto si mangia anche il dolce. Vicino c’è una bottiglia di vinsanto e dei bicchieri. Ogni tanto si fa un gòtto. Il prete lo vede e va a farsi un bicchierotto anche lui) Il diavolo?………. Oddio, Gesù, Maria, aiutateci……… (beve) Il maligno è entrato anche qui dentro? ……… Ormai è dappertutto. (beve di nuovo)

 

Chierichetto: Don Piero, ma ‘un è meglio se da subito ‘na bella benedizione, ‘nvece che fa’ ‘ste gòtti di vinsanto?

Prete: (con movimenti convulsi) Si, si…………. Ha’ ragione……Qua….. subito ‘na bella benedizione. (al chierichetto) Passimi ‘l secchiello……  (benedice più volte girando per tutta la stanza) Vade retro Satana…… Vade retro Satana……….

Lavinia: Ma me lo spieghi che sarebbe successo?……… Che ci sarebbe di tanto pericoloso?

Serafino: (alla moglie sottovoce) Stammi vicino che è meglio per te. Questo‘un è un prete vero. È un maniaco sessuale……. Prima ti rampica e poi scappa. Ha’ capito o no? (il prete s’infila dentro una porta)

Lavinia: (titubante) Ma doppo fatto……… La faccenda………m’ammazza?

Serafino: Se uno rimane calmo e l’asseconda, dicono di no.

Lavinia: Meno male. Questo mi fa sta’ più tranquilla ………..E dimmi ‘na cosa, Ma te come l’ha’ conosciuto?

Serafino: L’ho sentito dianzi al bollettino dell’aradio …….. L’ho acceso proprio nel momento che lo dicevono.

Lavinia: E qui come ci sarebbe capitato?

Serafino: Entra ne le case co’ la scusa de la benedizione pasquale.

Lavinia: Ho capito. Ma qui, ‘n casa de la Veronica, voglio sapé’, come c’è entrato.

Serafino: Hanno sonato a la porta, so’ andato a vedè’ chi era  e gli ho aperto………… Però sta’ tranquilla, èh, perché ho gia telefonato a’ carabinieri e tra poco mandono qualcuno.

Lavinia: O ragazzi, ti riuscisse mai a falla una pel verso giusto.

Serafino: Ma perché, secondo te ‘un le dovevo chiamà’ carabinieri?

Lavinia: E gia, che ‘un la dovevi chiamà’. Chiamavi subito me e risolvevo tutto io. Ma ‘un l’ha’ visto poraccio com’è ‘mpaurito?

Serafino: (meravigliato) Poraccio?……… Ooooh, guarda che quello è pericoloso, èh. ‘Un salto e ti rampica addosso. ‘Un sente rombe, èh.

Lavinia: E capirai che dispiacere. Tanto con te, nell’ultimi tempi, è stato sempre più un patì’ che ‘un gòde.

Serafino: Lavinia, ‘un cominciamo a offende, èh. Eppure lo sai che tipo so’ io…………..

Lavinia: Si, si, lo so, e te l’ho detto ‘n secondo fa come sei. Te lo devo ridì’ ‘n’altra volta?

Serafino: Allora lo sai che devi fa’? Ritelefona a carabinieri e digli che qui ‘l prete‘un c’è più perché è scappato.

Lavinia: Stammi a sentì. Ma stamani, prima di partì’ per venì’ qui, ‘un avevi detto che volevi andà’ a salutà’ quell’òmo che ha fatto ‘l soldato con te………… va’……va’ che io me la cavo da sola col prete, va’………….

Prete: (fa capolino) Signor Serafino. Secondo lei è finito ‘l pericolo? Mica s’è fatto rivedé’ ‘l maligno, vero?

Serafino: Per ora ‘un s’è rivisto nessuno. Però è meglio se resta nascosto. ‘Un si sa mai.

Prete: (quasi piangente) Si, si . Stia tranquillo che sto nascosto……… E chi mi cava di qui. ‘Un mi mòvo manco se viene a pigliammi ‘l vescovo.

Serafino: Allora lo sai che fò? Vò a fa’ rincontro a’ carabinieri, che dovrebbero esse’ qui a momenti. Così ‘un perdono tempo a cercacci.

Lavinia: Ma ancora sei qui? (Gino fa per uscire) Ah! Serafino, ‘spetta ‘n momento. (quasi sottovoce, indicando il chierichetto) Porta fòri que’ la creatura. S’avesse a ‘mpaurì’ quando carabinieri vengono a piglià’ ‘l prete.

Serafino: (lo prende per mano) Vieni lillo. Vieni co’ lo zio che ti porta a comprà’ le caramelle.

Chierichetto: (col senzo della pienezza di stomaco) Le caramelle a me ‘un mi piaciono. Mi fanno venì’ stomacucci.

Serafino: Allora ti comprerò ‘l gelato, via.

Chierichetto: Se proprio mi vòi comprà’ qualcosa, allora comprimi ‘n panino co’ la porchetta, che ho fame che gavuglio. (escono. Lavinia va verso la porta dove è nascosto il prete)

Lavinia: (con voce calma e suadente) Don Piero…………… Don Piero, venga fòri che ‘un c’è più pericolo. (il prete fa capolino)

Prete: (Fa capolino. Piangente) Siamo sicuri, èh, perché io ho tanta paura del maligno. A me mi basta sentillo nominà’ che mi si scioglie subito ‘l corpo.

Lavinia: (lo prende per mano) Venga, don Piero……. Venga con me che ci si mette a sedé’ nel divano, che si sta più comodi. (il prete la segue e si siedono)

Prete: (sempre frignante) Ma lei ‘un ha paura del diavolo? La vedo tanto tranquilla.

Lavinia: Per forza che ‘un ho paura. Ma ‘un lo sa che le donne la sanno una più del diavolo? (lo tira a se e lo abbraccia) Qua, s’appoggi a me, che lo proteggo io se dovesse ricomparì’, ‘l maligno. (entra Oreste. Guarda la scena e poi tossisce per avvertire della sua presenza. Lavinia si allontana di scatto dal prete. Il prete cerca di nascondersi e riabbraccia nuovamente Lavinia. Oreste non riconosce Don Piero)

Prete: Aaaaaaaaaah ……… Oddio. Riecco ‘l maligno. Ci pensi lei, signora Lavinia.

Oreste: (sarcastico) Bongiorno Lavinia. Che dovete fa’ la comunione che vi confessate?

Lavinia: (imbarazzata) Ma proprio mi confessavo. Cercavo di tené’ tranquillo ‘sto prete.

Oreste: Ho capito, s’è agitato e ‘un vi stava fermo? 

Lavinia: Èh, si, gli era presa l’agitazione, perché s’era ‘mpaurito, poraccio.

Oreste: Èh, certo che ‘n prete abbracciato a ‘na donna, appena sente un rumore di passi s’impaurisce subito.

Lavinia: (alterata) Oh Oreste, ma che avete capito, èh? (in confidenza) Questo ‘un è mica ‘n prete vero. (sottovoce) Dice che sia ‘un maniaco sessuale.

Oreste: Un manico sessuale? Ma perché, ora i preti le chiamono anche manici sessuali?

Lavinia: Ho detto maniaco sessuale, Oreste, no manico sessuale. (sempre sottovoce) Praticamente, sarebbe uno che appena vede una donna sola, la chiappa, la violenta, e poi scappa.

Oreste: Ah, ora ho capito. E ‘un lo potevi dì’ subito? ‘N poche parole, lui cercava di scappà’ senza che vi fosse saltato addosso, apposta cercavi di tenello fermo.

Lavinia: Noe, Oreste, via.  ‘Un avete capito manco ora ………. ‘Ndate, su………. ‘Ndate ‘n dove ci avevi da andà’, che tanto noi ‘un ci si capisce.

Oreste: Vò perché ci ho da fa ‘n salto ‘n farmacia. (sottovoce) Però, date retta a ‘n coglione, ‘ndate ‘n un’altra stanza a rifinì’ ‘sta faccenda. Questa è troppo di passaggio. Prima o poi qualcun’altro ricapita e vi tocca rismette. (esce)

Lavinia: (tira di nuovo il prete a se e lo accarezza) Vieni porino, vieni da la Lavinia. ‘Un avé’ paura che ti difendo io. (rientra Oreste)

Oreste: Èh, Lavinia. (si separa subito dal prete. Il prete da in escandescenze e va di nuovo a nascondersi) Ma allora sete dura, èh…. Ma che v’ho detto, ora, ora?….. Questo ‘un è un posto sicuro. Sento traspigge su pe’ le scale. (entrano improvvisamente due infermieri)

1° infermiere: (all’altro) Te va a quell’altra porta e sta’ attento che ‘un ne scappi da lì. (a Oreste) Dov’è?

Oreste: Dov’è, chi?

1° infermiere: ‘L pazzo, maniaco sessuale travestito da prete.

Oreste: Qui c’era ‘n prete, poco fa, ma ‘un m’è sembrato un gran manico sessuale. La Lavinia tribbola come ‘na bestia per fagli capì’ che vòle.

Lavinia: (alterata) Oh, Oreste, piano co’ l’offese, èh………Ma per chi m’avete preso…...

Oreste: Ma io ‘un v’ho preso per niente. Semmmai sete voi, che prova e riprova ‘un trovate ‘l verso di chiappallo ‘l prete. (il prete fa di nuovo capolino. L’infermiere lo vede e si precipita verso di lui)

2° infermiere: (urlando) Eccolo, l’ho visto. È dietro que’ la porta. Forza ‘un lo famo scappà’. (anche l’altro infermiere si precipita)

1° infermiere: Se lo chiappo lo castro. Doppo vedrai se la smette di da noia a le donne.

Oreste: Bravo! E quando avete fatto con lui, castrate anche la Lavinia, però. Così anche lei la smette di da noia a’ preti. (fuori scena si sentono le imprecazioni degli infermieri, urla del prete e rumori di oggetti che cadono)

Lavinia: A voi, ‘nvece, ‘un c’è bisogno di castravvi, ci ha già pensato la natura. (Entra Veronica)

Veronica: Mamma ………. Oreste…….. che è successo? Che sarebbero ‘ste berci e ‘ste tonfi?

Lavinia: Sta’ tranquilla, Veronica, che  ‘un è successo niente. So’ venuti a piglià’ quel maniaco che si spaccia per prete. Di là ci so’ du’ infermieri del manicomio che cercono di chiappallo.

Veronica: Ma di quale maniaco chiacchieri? Io ‘un so’ mica niente.

Lavinia: Ma è uno che si veste da prete e co’ la scusa di benedì’ le case, entra e violenta le donne………. Se ‘un era per ‘l tu’ sòcero che vò’ sapé’ ‘n che condizioni ero, ora.

Oreste: Ah, si! Questo è vero Veronica, èh. Se ‘un arrivavo io, ‘l prete era spacciato. La tu’ mamma l’aveva bell’e accaprettato. (dalla porta escono i due infermieri che tengono saldamente per le braccia, il prete)

Prete: (mentre viene letteralmente trascinato) Lasciatimi, vi dico …………‘Un so’ io quello che cercate voi …….. Io so’ ‘n prete vero. So’ don Piero, ‘l parroco de la Madonna dell’Immacolata.

1° infermiere: E io, ‘nvece, quello de la Madonna di Pompei…………

2° infermiere: Camina e alza ‘ste piedi, che ti si consumono tutte le scarpe ne le punte. Ma ‘un ti costono niente a te?

Veronica: (cerca di bloccare gli infermieri) Ma che fate. Siete ammattiti? Lasciatelo subito. Questo è don Piero…………. Era venuto da me a ripiglià’ ‘na tovaglia che gli dovevo rammendà’.

1° infermiere: Noi ci s’ha l’ordine di portallo via. Comunque, stia tranquilla, signora, perché se tante le volte ‘un fosse lui, quello che si cerca noi, avanti stasera ritorna a casa sua.

2° infermiere: (lo trascinano mentre il prete tenta di divincolarsi) Forza, mòve ‘ste gambe, se no a momenti ti violento io, vedrai. (mentre escono entra Gino. Veronica prende il prete per la tonaca e cerca di trattenerlo. Oreste osserva la scena con distacco)

Serafino: (euforico) Lavinia! Che donna che sei. Brava! Ho visto che gliel’hai fatta da sola a tené’ fermo ‘l prete.

Oreste: E ‘nvece no. Perché ‘un gli ci stava……………. Ma la colpa, però è mia, èh, che so’ arrivato troppo presto …… se no la Lavinia gliel’aveva quasi fatta……… Bastavono cinque minuti più tardi, e ‘l prete ‘un aveva più scampo.

Serafino: Ma come sarebbe a dì’? Ho visto che l’hanno preso e lo portono via.

Veronica: (mentre segue gli infermieri) Ma io mica fò portà’ via don Piero così, èh? Vò giù a parlà’ co’ la polizia, co’ carabinieri, col sindaco………… ‘L prete falso ‘un è lui……………..

Lavinia: (mentre segue Veronica) ‘Spettimi, Veronica che vengo anch’io………….

Serafino: Ma come, ‘l prete falso ‘un è lui? E allora quello che era qui, chi è?

Oreste: Quello è ‘l parroco de la chiesa de la Madonna dell’Immacolata e cercava davero la Veronica.

Serafino: Allora, vorrebbe dì’ che tutta ‘sta confusione l’avrei fatta io?

Oreste: Io ‘un lo so se la colpa è la tua, perché prima ‘un c’ero. Ma da quando ti conosco, ‘n dove arrivi te, rizzi sempre casino. 

Serafino: Ah! E sa’ che è ‘na faccenda di niente. E ora come la rimediamo ‘sta cosa?

Oreste: Come la rimediamo? Come la rimedi volevi dì’. Per ora, l’unica cosa che pòi fa’, è andà’ giù e cercà’ di da ‘na mano a que le donne.

Serafino: Si, si…….. ha’ ragione, vò giù subito…….. (mentre esce) Vieni anche te, Oreste?

Oreste: Si, a fa’ ‘l coglione. O ‘un ci sei già te, che sei di tuo…………. E senza che fai ‘l modesto, basti e avanzi! ……. (Oreste rimane seduto. Fuori scena si sente una voce. È Filippo, il professore di musica. Tipo molto lezioso. Porta occhiali spessi e veste fuori moda )

Filippo: C’è nessuno in casa? Possiamo entrare?

Oreste: Ma quanti siete, parecchi?

Filippo: No, siamo noi soltanto…………

Oreste: Si! …….Noi galline……………..

Filippo: È permesso?  Possiamo entrare.

Oreste: Potete entrà’, si. Però dipende anche da quanti siete. ‘Un è che ‘un vi ci voglio, ma qui lo spazio ‘un è tanto.

Filippo: (sempre da fuori scena) Possiamo entrare?

Oreste: Aritonfa, Nèno. ………O allora entrate. Ma che vi devo fa’…… Vorrà dì’ che se ‘un bastono le seggiole, un pochi staranno ritti. (entra Filippo)

Filippo: Buongiorno. Disturbiamo?…………. Abbiamo visto la porta aperta e allora ci siamo permessi di non suonare. (Oreste si alza, lo guarda, lo squadra, e poi si dirige verso la porta, guardando dentro. Da l’impressione che stia cercando qualcosa)

Oreste: Ma quell’altri che fanno, ‘un salgono? Mica gli avrò fatto paura io perché ho detto ‘n quel modo, èh?

Filippo: Quegli altri, quali? Scusi. Non capisco a chi si riferisce … La fuori, c’ero soltanto io.

Oreste: (si riavvicina a Filippo) No ………… ‘spetti ‘n momento, se no si comincia subito a fa’ confusione ……… Io ero lì, no, e sento fa’: permesso? Possiamo entrare?

Filippo: Ed ha capito benissimo……… Sono stato io che ho detto: permesso? Possiamo entrare?

Oreste: E fino a qui ci siamo. Ma voglio dì’, quell’altri che erono con lei, si po’ sapé’‘n do’ so’ andati?

Filippo: (sorridendo) Ma come glielo devo dire, Santo Dio. Con me non c’era nessun’altro.

Oreste: Ah, ecco …………. Così, lei, quando bussa, o sòna a le porte, appena domandono chi è, gli risponde, siamo noi?

Filippo: È un mio modo di fare………… Capisco che può trarre in inganno, ma faccio così perché credo che sia una bella forma di cortesia.

Oreste: E ‘mettiamo ‘na cosa, no. Lei entra ‘n un bar e vòle un caffè. Mi dica come gli dice.

Filippo: Buongiorno, ce lo potrebbe fare un caffè?

Oreste: Però, scommetto che ‘l cameriere gli domanda subito quanti caffè deve fa’?

Filippo: Si, in effetti ha ragione lei. Spesso, nascono degli equivoci. Ma, comunque, riesco sempre…………………

Oreste: A fa’ la figura del coglione………. scusi, tanto, èh, ma m’è scappata senza volello.

Filippo: Non è niente, non si preoccupi…….  (imbarazzato) Senta, posso domandarle una cosa?

Oreste: Lei domandi pure, se la so gli rispondo, e se no vorrà dì’ che la domanderà a qualcun’ altro.

Filippo: Ma si è sentito male qualcuno in questo palazzo? Per le scale ho incontrato………….

Oreste: Ah, si……….. Anzi, no………. Quelli che ha’ ‘ncontrato lei giù pe’ le scale, stanno tutti bene di salute, è di capo che so’ parecchio cagionevoli. (Oreste va a sedersi) Si metta seduto ……..

Filippo: Grazie …….(fregandosi le mani) Oggi è proprio una bella giornata?

Oreste: (Sarcastico)Èh, si! Proprio bella…….. E ‘ncora ‘un è notte……..

Filippo: Qualcosa non è andato come avrebbe voluto?

Oreste: Praticamente, niente. Poi a rifinilla siete capitati voi……………..

Filippo: Cosa vorrebbe dire, siete capitati voi…………….. Non capisco.

Oreste: Ascolti, palle secche. Ho detto voi per dì’ lei. Perché quando lei è arrivato e io ho domandato chi è, lei m’ha risposto, siamo noi ……….

Filippo: Non riesco a starle dietro…………….. La seguo molto male.

Oreste: (indicando la testa)E allora acceleri ‘n pochino. Così si camina ‘n coppia e sente bene quello che dico.

Filippo: Forse non mi sono spiegato. Volevo dire, che non capisco cosa vuol dirmi.

Oreste: Aspetti, famo così…….  vediamo se mi spiego meglio. Dunque: se s’azzarda ‘n’altra volta a dì’noi, per dì’ lei, quando vòle parla di lei………………. (si blocca perché si è accorto di aver fatto confusione) ‘nsomma…….. vi chiappo a bastonate tutti quanti siete, e vi butto giù pe’ le scale……………… mi so’ spiegato ora?

Filippo: (titubante, si stringe nelle spalle) Non proprio, ma……… diciamo……….. di si.

Oreste: (stizzito)Diciamo! Ricomincia ‘n’altra volta? ………

Pietro: No, no, per carità …….

Settimio: O allora, forza, su, cominci a dimmi che è venuto a fa’ qui e che vòle. (si mette seduto)  E lasci ‘sta’ ‘l noi e ‘l voi……………… Lei è lei e basta, su.

Filippo: (molto timido) Io ……. sono qui per Violetta………….  Ma non so da dove cominciare.

Oreste: ‘Ntanto ‘ncominci a dimmi chi è ‘sta Violetta e chi è lei, forza…………. Vediamo se gliela famo a partì’.

Filippo: (si alza in piedi e tende la mano a Oreste) Che sbadato che sono ……….. Io sono Filippo….. Filippo Stornelli…………….  professore di musica…………….. molto lieto……..

Oreste: Oreste Trombetti, lieto anch’io …………… E ‘nsomma, ‘sta Violetta che dice lei chi sarebbe?

Filippo: Non so che grado di parentela abbia con lei ………….  So che abita qui, e quindi immagino che sia (Oreste lo interrompe) …………….….…..

Oreste: (con molta calma)La mi’ nipote…….. si, si, la mi’ nipote ………….Ma lo sa che pensavo, giovanotto? Che io e lei si potrebbe mette’ su ‘n’ orchestra. Lei canta stornelli, e io sòno la trombetta ……………… Ha capito, vero? Stornelli, lei, trombetta, io……………

Filippo: (sorride imbarazzato) È vero. Potremmo anche avere successo. Chi sa ………… Le dicevo di Violetta …………. per me, è una ragazza…………molto…….. come posso dire….. io la vedo…… (estasiato) Bellissima.

Oreste: Scusi, èh. (gli toglie gli occhiali e guarda le lenti contro luce) Un attimo solo e gliele ridò subito. (li prova e poi tra se e se) È come avevo pensato. ‘un ci si vede niente………….. (mentre gli rimette gli occhiali) Ma lei, giovanotto, ogni tanto se la fa controllà’ la vista?

Filippo: Perché, scusi?…………… Non capisco………………. Lei ci vede qualche difetto?

Oreste: (di schianto) Qualche difetto addosso a chi?  A la mi’ nipote, Violetta?

Filippo: (risentito) Assolutamente, no. Mi riferivo ai miei occhiali ……….. Violetta è perfetta.

Oreste: E in che sarebbe perfetta?……….. Voleva dì’ in qualcosa di particolare?

Filippo: In generale, voglio dire………… (con molta passione) Ha due occhi che ti stregano appena incroci il suo sguardo ………… Due orecchie………(come stesse andando in estasi)

Oreste: Che ci verrebbe ‘na soppressata.

Filippo: Che sembrano petali di rosa…………….. Due labbra carnose…………..

Oreste: Qui è meglio se sto zitto, se no scendo nel pornografico………..

Filippo: Due seni meravigliosi …………….. (comincia a girare su se stesso) Due cosce che non finiscono mai………………

Oreste: (lo blocca) Oooooooooooh ………… Oooooooooh….. O lillo. Ma che filme ha’ visto, èh? ……… Guardi che si sta a parlà’ de la mi’ nipote Violetta, èh.

Filippo: Certo, signor Oreste. Ma non faccia caso a come mi sto comportando. Anzi, mi perdoni, (rivà in estasi) ma al solo pensare, Violetta, vado in estasi. (emette dei suoni indefinibili. Forse frutto di eccitazione)

Oreste: (al pubblico)Si, si……….. te va’ ‘n estasi………….. Però guarditi come se’ diventato a forza di pensà’ a la Violetta?

Filippo: (come se sognasse ad occhi aperti) Tutte le sere, solo, soletto, nella mia cameretta, compongo musica, pensando a Violetta.

Oreste: ‘Nsomma, se ‘un ho capito male, lei sarebbe venuto fine qui per facci sapé’ che la sera, prima di addormentassi, ‘nventa la musica mentre pensa a la Violetta?

Filippo: (timidamente) Non proprio…………. Ebbene…….. Sarò sincero…… Sono venuto per sapere dal babbo e dalla mamma, se c’è qualche speranza per Violetta.

Oreste: (preoccupato)Ma perché sta per morì’? ……. Che malattia ha? …… A me ‘un m’ha detto niente nessuno………………

Filippo: Ma no ….. Ma che cosa ha capito, signor Oreste. Sono venuto per la mano di Violetta.

Oreste: Allora, vede, che qualcosa ci ha? …… Che ci ha a la mano? L’attrite, i reumatismi, ‘l tremulo…………

Filippo: Ma le dico che Violetta non ha nulla, stia tranquillo……………

Oreste: (arrabbiato)Mica ti dicono niente, sa. ‘Ste farabutti. Tengono tutto per se.

Filippo: Ebbene…….. signor Oreste …… è giunta l’ora di parlare chiaro…………. Ebbene……. (parla velocissimo) sono qui perché sono innamorato pazzo di Violetta e vorrei sposarla.

Oreste: (ringalluzzito) Ma guardi che questa è ‘na cosa che si pòle fa’ io e lei senza manco da noia al su’ babbo e la su’ mamma, èh. Oh, ‘un so’ qui, io. (indica una porta) Se poi ci fosse bisogno, ma ‘un credo, di là c’è ‘l su’ fratello …….. quando s’è combinato noi so’ sicuro che sta bene a tutti.

Filippo: C’è però, un piccolo particolare che io ritengo indispensabile………………..

Oreste: Dica ……Dica senza vergogna……….Tra òmini ci si capisce ……. (in confidenza) quell’arnese ‘un funziona come dovrebbe ……… Non fa niente. Nessuno è perfetto.

Filippo: Ma che cosa dice, signor Oreste. Dal punto di vista fisico è tutto a posto…………… Solo…… che Violetta ………..  non sa ancora niente di questa cosa ……...

Oreste: Certo che questo ci complica ‘n po’ le cose. Magari……….. se gli aveva accennato qualcosa……… era parecchio meglio.

Filippo: (in ginocchio quasi piangente) Sono nelle sue mani, signor Oreste. Io amo Violetta. Mi aiuti.

Oreste: Vediamo ‘n pò che si po’ fa’…………….. Senta ‘na cosa ….. Che strumento sonerebbe lei?…….. Scusi, èh, ma io so’ ‘n po’ curioso……………. Mica gliel’ho gia domandato, vero?

Filippo: No, no. Non me l’ha domandato…………. Dunque: so suonare molto bene il violino, la viola, il violoncello e ……. me la cavo abbastanza con il contrabbasso e l’arpa.

Oreste: Chitarra elettrica, basso, tastiere, batteria……………. Niente, èh?

Filippo: (come inorridito) Assolutamente, no!……… Con enorme sforzo, potrei arrivare alla chitarra. Quella classica, però. Ma mai e poi mai oserei prenderla in mano per suonare un pezzo rock, oppure, beat. Io sono per la canzone melodica.

Oreste: Peccato, giovanotto. Perché a me mi piace Celentano, Little Tony, i Beatles e i Rolling Stones. Senza contà’ che anche la Violetta ci va matta……… E ‘l su’ fratello, ‘nvece, c’è diventato scemo.

Filippo: (vuole ricucire) Ma anche a me piacerebbero, sono sicuro. Solo che è un genere che non conosco. Però, se ci fosse qualcuno disposto a farmeli apprezzare, sarei contentissimo di ascoltarli.

Oreste: ‘Spetti ‘n po’ ‘n momento. Vediamo che si pòle fa’. (va verso una porta e chiama a voce alta) Ginooooooooooo …………… O Ginooooooooo …..  Vieni qua che ti voglio……

Gino: (da fuori scena a voce alta) Si pole sapé’ che vòi? Ci ho da fa’. Ora ‘un ti posso da retta.

Oreste: Vieni subito di qua e porta la chitarra. C’è da fa’ ‘n servizio urgente.

Gino: Ovvia, nonno, su. Si canta doppo, dai. Ora devo fa’ ‘n’altra cosa.

Oreste: (sempre a voce alta) Ma sei coglione o ci fai? Se ‘nsisto vòle di’ che è ‘na cosa che va fatta subito, noo?

Gino: Ma manco ci fosse da da’ ‘n ‘estrema unzione a qualcuno………………

Oreste: Èparecchio più urgente.(sottovoce) C’è un cristiano che dice che spasima pe’ la tu’ sorella. Guardamo se fra tutt’e due gliel’appiccicamo. Dai, mòviti. (intanto Filippo si è seduto. Per l’imbarazzo accavalla le gambe nervosamente. Una volta di qua, una volta di là. Incrocia le braccia, infila le mani in tasca. Si aggiusta continuamente gli occhiali. Si toglie e si mette il cappello)

Gino: (sempre da fuori scena) Èh nonno, ma com’è, ‘sto cristiano?…………… A te che ti sembra? …………… Potrebbe andàà’?

Oreste: O Gino, com’è, è, ‘un la fa’ tanto lunga.  Ora mica si vorremo mette’ anche a sceglie’, no? (entra Gino. Ha con se la chitarra)

Gino: ‘N dov’è, qua……… Fammelo vedé’. (lo vede. Si avvicina. Lo squadra bene e dopo avergli fatto un giro intorno si rivolge al nonno) Se devo esse’ sincero, ho visto di meglio ‘n giro……… Però………. (il nonno lo interrompe)

Oreste: Però, ‘l coglione che ha’ nel capo……...  Che c’è che ‘un ti va bene? Du’ occhi ce l’ha, la bocca gliela vedo, l’orecchi so’ al su’ posto……….. (gli fa cenno di avvicinarsi) L’arnese, m’ha detto che ‘un gli perde un colpo…………….

Gino: (titubante) Se devo esse’ sincero……………….

Oreste: Guarda che se famo tanto i schicchignosi, ‘l marito a la Violetta, ‘un glielo trovamo mai, èh.

Gino: ‘Un mi va bene?……… Ma che ha’ capito, èh. (si avvicina al nonno) Ti devo dì’ la verità fino ‘n fondo? (Oreste dice di si) Secondo me è anche troppo bello………. Pe’ la Violetta, è sciupato.

Oreste: Ora ‘un sagerà’, èh. Perché se si dovessero sposà’, e gli nascesse qualche figliolo, ‘l rischio ci sarebbe ………. e manco poco……….

Gino: Ma ‘l rischio di che?

Oreste: Di dovelli buttà’ i figlioli, da quanto gli potrebbero venì’ brutti. (improvvisamente entra Veronica. La segue ad un passo il padre. Attraversano la scena ed escono dall’altra parte)

Veronica: ‘Ste cose succedono perché te, babbo, ‘un ti pòi mai fa’ l’affari tua. L’hai visto come l’hanno ridotto don Piero, l’infermieri, perché ‘un gli stava fermo? Si! (escono)

Oreste: Anche a la tu’ mamma, ‘un gli stava fermo. Ci ha provato ‘n paio di volte, ma ‘n c’è stato niente da fa’. (Entra Lavinia. La segue ad un passo Severo. Attraversano la scena ed escono dall’altra parte)

Severo: Ma ‘nsomma, si potrebbe sapé’ di preciso che sarebbe successo?

Lavinia: Ma niente. C’è stato uno scambio di prete. (escono)

Gino: (al nonno) Che vorrebbe dì’: c’è stato uno scambio di prete?

Oreste: (minimizza) Vorrebbe dì’ che ‘l tu’ nonno Serafino ha rifatto casino come al su’ solito. (rientra Veronica, dalla parte che è uscita, seguita da suo padre. Attraversano la scena ed escono dadove sono entrati. Ha con se alcol, garze e cerotto)

Serafino: Ma me lo spieghi, Zairina, come facevo a sapè’ che quello era ‘n prete normale?

Veronica: Bastava che chiamavi noi di casa, che si sapeva.

Filippo: Un prete normale?……….. Perché voi, qua, avete anche preti che non sono normali?

Oreste: Ma mica ci sa i preti e basta che ‘un so’ normali, èh….. No, no….. Lei consideri che ne ‘sta casa, ‘un è normale nessuno. Manco ‘l gatto. Pensi che preferisce l’insalata al posto del ciccio. (rientra Lavinia, dalla parte che è uscita, seguita da Severo. Attraversano la scena ed escono dalla parte che sono entrati. Ha con se una coperta)

Severo: ‘Nsomma, Lavinia, ditimi se ho capito bene: a ‘n certo punto è entrato ‘n casa nostra un maniaco sessuale, che tutt’a ‘n tratto s’è messo a fa’ a cazzotti con don Piero…………

Lavinia: Zitto, Paolino, su…….. Zitto, che ‘n ci hai capito niente manco ‘sta volta. Doppo, quando c’è tempo, qualcuno, te lo spiegherà, via. (escono)

Gino: (al nonno) O spieghimi per benino che è successo, via. Che da quanto ho capito dovrebbero esse’ volati ‘n po’ di cazzotti.

Oreste: Senti, Carlino, ora ‘un mi ci metto a raccontatti tutto da capo, èh. Doppo, quando lo spiegono al tu’ babbo, ti metti vicino a lui e ascolti anche te.

Gino: (accomodante) Farò cosi…… O dimmi perché m’ha’ fatto portà’ di qua la chitarra, su.

Oreste: C’è ‘sto giovanotto che voleva sentì’ ‘n pezzo moderno fatto da te. (improvvisamente si mette a suonare)

Gino: (molleggiato come il vero Celentano. Canta e si agita anche il nonno) “I tuoi baci non son semplici baci, uno solo ne vale almeno tre, e per questo, bambina tu mi piaci, e ti dico, ba, ba, baciami, così……… Il tuo bacio è come un rok che ti fulmina sul ring. Fa l’effetto di uno shok e perciò canto così, oh, oh, oh, oh, oh…………. Il tuo bacio è come un roooooookkkkkk………..  (a Filippo) Che t’è sembrato?

Filippo: (inorridito) Il pezzo è stupendo… Magari un po’ troppo agitato…… però, mi piace.

Gino: Allora, ‘ntendemosi subito……… Se vòi fa’ colpo su la mi’ sorella, mi devi da retta. (s’incammina) Vieni con me ‘n camera mia, che ti fò mette qualcosa che quando ti vede la Violetta, ci deve rimané’ tonta, ci deve rimané’. (Filippo lo segue)

Oreste: (nella direzione in cui sono usciti i due) Ecco, vedi, ora l’ha’detta bella. Falla diventà’ anche tonta, che così, doppo, chissà a chi l’appiccicamo. Ci resta ‘n gran difficile così, figuriti con qualcos’altro sopra. (è entrata  Violetta e in silenzio si è avvicinata al nonno. Lui non si accorge, poi la vede) Aaaaaah! (una mano sul cuore) Oddio!………… Ma chiama la mi’ cittina, quando arrivi, èh. Eppure lo sai che ci ho ‘l cuore debole. Ma mi vòi fa’ morì’ da la paura?

Violetta: Ma te, nonno, sai niente di che sarebbe successo? Giù ne la strada c’è don Piero tutto fasciato e ‘ncerottato nel capo, a sedé’ ’n una seggiola che si lamenta.

Oreste: Ma scusa, sa, o ‘un lo potevi domandà’ a quelli che erono lì? Meglio di loro chi lo pòle sapé’.

Violetta: ‘Nfatti l’ho domandato al mi’ nonno Serafino. Ma mi sa che era ‘ncazzato perché m’ha risposto: stammi a sentì’, cosina, che mi vò fa’ girà’ le pallucche anche te? Caviti subito di torno.

Oreste: Io lilla, di preciso, ‘un lo so. Però se vò’ sapé’ per bene come so’ andate le cose, mettiti d’accordo col tu’ babbo e ‘l tu’ fratello. Dice che doppo a loro gli spiegono come s’è svolta tutta la faccenda.

Violetta: Senti, nonno. Ma mica tante le volte è stato qui quel professorino di musica che è venuto a sta’ ne la casa de lo zi’ Giovanni?

Oreste: (mente spudoratamente) Dunque, fammici pensà’……………. (tra se) Mi sembra che qualcuno è venuto stamani………. Ma mi sa che era tutta gente che conoscevo………… No. Mi dispiace ma ‘un s’è visto………… Che ci avevi da parlacci?

Violetta: Ma ‘l mi babbo m’aveva detto d’invitallo a cena. E se ti dovessi dì’ la verità, ‘un ho manco capito bene perché.

Oreste: Perché!……….. ‘un lo so manco io perché…… Però se t’ha detto d’invitallo a cena qualcosa pe’ la testa gli sarà balenato, noo.

Violetta: Mi sbaglierò, èh. Ma secondo me, ‘l mi’ babbo e la mi’ mamma cercono d’appicicammi a qualcuno.

Oreste: O lilla, guarda che se avessero pensato a quel professorino, ‘un ti farebbero mica cascà’ male, èh………. Personcina raffinata…..Stipendino bòno. (ricomincia a battere i piedi)

Violetta: (bizzosa) Ma a me mi piace Marcello……………… Ho detto che mi piace Marcello ………… ho detto che mi piace Marcello…………….

Oreste: Chi ti piacerebbe, che ‘un ho capito?

Violetta: (stessa scena di prima) A me mi piace Marcello……………… Ho detto che mi piace Marcello…………………. (Oreste la interrompe)

Oreste: (urlando) Sta’ bòna………… Smette di zampettà’, che ho capito che ti piace Marcello…………

Violetta: Ho ‘nvitato anche Marcello, a cena. Ma quando gli ho detto che c’era anche ‘l professorino m’ha risposto: e che vengo a fa’, a regge’ ‘l lume? Fattelo regge’ dal tu’ nonno che tanto ‘n ci ha da fa’ niente.

Oreste: Ah, sii? Ora quando lo chiappo, vedrai se gli fò regge’ ‘l lume e qualcos’altro, a ‘sto masticabrodo. (si sentono, fuori scena, voci e lamenti. Entrano, con passi lenti, sorreggendo per le braccia Don Piero, Gino e Severo. Li seguono Veronica e Lavinia)

Prete: (ha la testa fasciata e una coperta sulle spalle) O Gesù santissimo………. Questa, proprio ‘un mi ci voleva. ………Oddio la mi testina……….Oddio le mi’ gambine…….Oddio le mì’ costoline………..

Oreste: Almeno se erono costoline di maiale si mangiavono arrosto.

                                                                                                                                     

Prete: (burbero a Oreste) Perché, se ‘nvece erono di troia ‘un ti sarebbero andate bene?

Oreste: A me m’andavono bene anche se erono d’agnellone castrato.

Veronica: (a Lavinia) Questo dev’esse’, senz’altro, la conseguenza de la testata che ha battuto, sa.

Lavinia: Senz’altro. Tanto l’ha battuta poco bella. E anzi che ‘un se l’è fracassata. (lo mettono seduto su una sedia. Violetta si avvicina a lui per guardare la testa fasciata. Il prete la scorge all’improvviso e caccia un urlo. Violetta si ritrae immediatamente)

Prete: (annaspa) Oddio, so’ morto. So’ bell’e arrivato all’inferno………Ho visto ‘l diavolo.

Violetta: No, no……. Stia tranquillo, don Piero. So’ io…… So’ la Violetta.

Prete: Èh, Severo….. Veronica….. Ma mica la potete lascià’ sciolta così ‘sta città, èh. Ma ci avete mai pensato che se s’avvicina a ‘na donna che allatta gli potrebbe fa’ sparì’ ‘l latte da ‘n momento all’altro? Guardate che doppo vi citono per danni, èh.

Severo: (burbero) Va a sedé’ accanto al tu’ nonno, camina. E quando ti riavvicini avverte che se no fai ‘mpaurì’ don Piero…………… Lo vedi che sta male, poraccio.

Violetta: (mentre si allontana) Ma ‘un  ne sta male, no. ‘Un lo senti che lena che ci ha?.

Prete: Èh, Severo, ma ‘n ti sa anche a te che a ‘sta citta bisogna che gli fate da’ ‘na riguardata ne la lingua……………….

Severo: Èh, si, mi sa anch’a me. Ma più che a la lingua bisogna fagli da’ ripulita nell’ingranaggi del cervello che gli fabbricono le parole.

Prete: (si tocca le parti dolenti) O madonnina che gran dolore. Ma che scoppio che m’hanno fatto fa’ giù pe’ le scale……… Mentre barullavo ‘un vedevo l’ora d’arrivà’ ‘n fondo per vedé’ che m’ero fatto.

Lavinia: (smorfiosa) Ovvia, don Piero, ‘un faccia tanto ‘l ficoso, che ‘un è niente. Fra qualche giorno manco se lo ricorda più.

Prete: (a Severo) Èh, Severo, ma l’ha’ sentita che discorsi che fa, ‘sta sciancicata de la tu’ sòcera? (a Lavinia) Ah, ‘un mi sarei fatto niente, èh?

Veronica: (previene Lavinia) Lascelo sta’, mamma, su. ‘Un gli dì’ niente. Si diceva prima, noo. Fa ‘ste discorsi per via de la gran capata che ha battuto, poraccio.

Prete: Guarda come m’hanno ridotto que’ delinquenti dell’infermieri, quando m’hanno fatto cascà’ giù pe’ le scale. (arrabbiatissimo) Che gli potesse venì’ un colpo per uno a tutt’e due.

Veronica: (esterefatta) No, questo è troppo ……… Don Piero! Ma che è diventato matto? Che so’ parole che si possono sentì’ da la bocca d’un prete?

Prete:  Io ‘un so’ diventato matto, so’ parecchio, ma parecchio, ‘ncazzato, nvece …………. Che gli venisse ‘n vassoio di paralisi, con quattro etti di coliche per contorno……………..

Serafino: Don Piero! Ora basta. Èh. ‘Un mi sembrono parole adatte a lei, queste. Ma è proprio diventato scemo del tutto?

Prete: Ma semmai, scemo sarai te, ‘mbecille, che ha’ combinato tutto ‘sto casino e è per colpa tua se mi ritrovo conciato così. (il prete continua nei lamenti)

Serafino: (avvilito) Ma io l’ho fatto ‘n bòna fede, don Piero. ‘Un pensavo mica che sarebbe successo ‘no scangèo del genere.

Prete: E ‘nvece, no. È successo perché ‘un fai lavorà’ (gli indica la testa) ‘sta specie di cocomero che ci hai sopra al collo. Cetròlo.

Serafino: (s’inginocchia) Mi perdoni, don Piero. Giuro che da qui ‘n avanti ci starò più attento.

Prete: (incazzato) Ti devo perdonà’? Se ‘n ti levi di torno, vedrai se ‘n ti do ‘no zampatone ‘n do’ lo senti meglio. (si allontana) E se vòi ‘n consiglio da me, prega Dio che ti faccia morì’ ‘ni ‘ste giorni, perché tanto, se no, appena stò meglio, t’ammazzo io, da me co le mi’ mani

Lavinia: E ‘nvece, bisogna perdonà’, don Piero…….. Per chi ha sbagliato, ci sarà la giusta punizione, quando si presenterà pel giudizio universale.

Prete: Sie, che io voglio aspettà’ tutto ‘sto tempo. Te fammi riavé’ ‘n pochinine di forze e poi vedrai se vò a cercà’ l’infermieri e gli accrocco tutte le costole come hanno fatto a me……’ste pezzi di cretini…..

Severo: Don Piero,appena si sente pronto, mi chiami, che vengo anch’io ‘nsieme a lei. (quasi in confidenza)Ci ho i nomi e l’indirizzi dell’infermieri.

Veronica: (al marito in disparte) Ma ci stai zitto, scemo. Ma che ti sembra che c’è bisogno d’aizzà’? Tanto è poco stranito. Ma ‘un lo vedi che ‘un sembra più manco lui doppo che ha battuto ‘l capo?...E pensà’ che era un pretino tanto per bene, timoroso, gentile. Ora sembra ‘n diavolo.

Severo: O lilla, te lo sai che io i preti le sopporto poco, èh, ma stavolta, anche se svagilla so’ d’accordo co’ lui. (deciso) Quando ci vogliono, ci vogliono.

Prete: (chiama Severo tirandolo per la giacca) E tanto ci sei, guarda se mi rimedi anche qualcuno de’ tu’ compagni. Di quelli col pugno proibito, che ne’ giorni di carta bianca le sonarono belle, belle a’ fascisti.

Veronica: (risentita) Don Piero, ora però, è arrivato ‘l momento di dassi ‘na calmata, èh. Io capisco che tutte ‘ste cose che ha detto fin’ora, so’ per via de la cascata, ma ‘un pòle mica seguità’ così’. Pensi se a qualcuno gli venisse ‘n mente di riportalle al vescovo……….

Prete: E sa’ che me ne frega parecchio …………… Tanto fra poco ci so’ l’elezioni e voglio proprio andà’ a votà’ pe’ comunisti. Così vincono loro e lo mandono via …….. E devono mandà’ via anche ……………. (Lavinia e Veronica gli tappano la bocca)

Veronica: (molto arrabbiata) Ora, basta, davero, èh! Se no chiamo ‘n tassì e ce lo porto direttamente io dal vescovo. Così le sente co’ su’ orecchi, tutte le strullate che dice. (Don Piero sgambetta mentre cerca di divincolarsi)

Prete: (riesce a liberarsi, si alza, e canta col pugno alzato. Nel canto lo segue anche Oreste) Avanti o popolo, alla riscossa. Bandiera rossa, bandiera rossa ……… (Lavinia e Veronica lo rimettono seduto e gli tappano la bocca. Tenta ancora di liberarsi)

Oreste: (applaude) Bravo don Piero…... Fra qualche anno ci sarete anche voi ne’ libbri di storia.

Veronica: Oreste, ‘un vi ci mettete anche voi, per piacere, èh……………

Severo: Ooooooh, ma così lo fate asfissià’, èh. (Severo libera dalle mani il prete) Almeno, prima, fatelo finì’ di cantà’, poraccio. (il prete respira affannosamente come stesse per affogare)

Lavinia: (a Severo) Ma mica lo sapevo che anche te eri coglione al pari del tu’ babbo, pe’ la politica.

Severo: Lavinia, ‘un mischiamo le cose di casa co ‘ la politica, èh. Perché, se no, mi faresti ‘ncancherì’ come un lupomarano, èh.

Prete: Oddio …… affogo! ……… (si fa vento con le mani) ….Aria…...Aria….. (urla) Ma che sete diventate sceme? …….. Mi volete fa’ morì’, sul serio?

Veronica: Allora la smetta di dì’ le scemenze, se no oggi va a finì’ che lofò strozzà’ per davero, èh…… Oppure, telefono al manicomio e fò ritornà’ subito l’infermieri a piglialla.

Prete: (supplichevole) No, no. L’infermieri, no, èh ……. Zairina, per piacere …… l’infermieri, no. Ammazzimi, torturimi, castrimi, ma l’infermieri, ‘un le richiamà’. (si sente una musica fuori scena. Sono Gino e Filippo con le chitarre. Vestiti di tutto punto alla moda beat. Filippo è irriconoscibile)

Serafino: Ma che so’ già arrivati i pifferassai. Eppure, ancora a Natale ci manca ‘n bel pezzo.

Severo: I pifferassai, si. Questo dev’èsse quel talento musicale del mi’ Gino, ‘nsieme a qualche altro scemo come lui, che avrà ncontrato là per piazza. (entrano Gino e Filippo. Stanno suonando una canzone di Celentano: “24.000 baci”. Oreste e Violetta si uniscono ai due e cominciano a dimenarsi. Gli altri si mettono le mani alle orecchie per non sentire)

Prete: (urlando) Basta………Basta……… Fatela finita…….. (la musica cessa) Con tutti ‘ste contorcimenti mi fate aumentà’ ‘l dolore a le costole……..  Accident’a chi ve l’ha comprate ‘ste chitarre. (Violetta comincia a girare intorno a Filippo)

Severo: (al prete) A Gino gliel’ho comprata io. E oggi è la terza volta che piglio l’accidenti. Senza contà’ che due me le so’ mandati da me.

Prete: A parte la musica che ‘un mi piace e la canzone che fa schifo, però loro so’ bravini, èh. Si, si……. Quello che è bisogna dillo. (indica Filippo) E te, palle, di chi sei che ‘un ti conosco? (Filippo si avvicina)

Filippo: (gli da la mano) Io sono Filippo. Filippo Stornelli. Professore di musica.

Prete: Professore di musica? …….. Fregna, nonna……….. Allora ci credo che sai sonà’.

Veronica: Don Piero, si ricomincia col linguaggio da osteria?

Violetta: Filippo? Ma Filippo ‘l professorino di musica che è venuto a sta’ qui vicino a noi ne la casa del mi’ zi’ Giovanni?

Filippo: Si, Violetta. E ero venuto a casa tua per parlare con i tuoi e per chiedere la tua mano.

Violetta: Ma scusa, sa. Ma noi mica s’era fidanzati. Si pòle sapé’ che mano eri venuto a chiede’?

Filippo: Avevo pensato di avvantaggiarmi. (posa un ginocchio sul pavimento e mentre la guarda estasiato da due strimpellate alla chitarra) Poi, con tanto ardore, avrei pensato a conquistare te. (altre due strimpellate di chitarra)

Violetta: (ricomincia a battere i piedi, bizzosa) A me mi piace Filippo……………… Ho detto che mi piace Filippo ………… ho detto che mi piace Filippo…………….

Oreste: Chi è che ti piace, che ‘un s’è capito?

Violetta: (stessa scena di prima) A me mi piace Filippo……………… Ho detto che mi piace Filippo ………… ho detto che mi piace Filippo…………….

Oreste: Basta, che s’è capito. Falla finita…………… (Violetta va da Filippo. lo prende per mano e restano vicini)

I parenti: Vai che gli s’è fatta…………. Venduta………… C’è voluto, ma ha’ visto che dai, dai ‘n bischero s’è trovato……………..

Prete: Basta!………..Zitti, tutti (i presenti si zittano)  …………………. Zitti tutti, che voglio dì’ du’ parole a la Violetta e a Filippo.

Veronica: Don Piero, mi raccomando, èh. ‘Un ricominciamo co’ discorsi di prima…… Ci siamo Capiti?

Prete: Guarda che l’ho detto anche a te di sta’ zitta, èh……………… un momento di pazienza che mi devo concentrà (Mette la testa tra le mani e rimane qualche attimo pensoso)  ...... Ecccola, m’è venuta……… E anzi…… pensavo che con que’ la botta nel capo che ho chiappato, ci volesse di più per falla venì’……… Dunque………..

Siamo tutt’insieme qui riuniti

Compresi i nonni rincoglioniti.

Per festeggiare la Violetta

                                               Che purtroppo è  una macchietta.    (Violetta gli fa la linguaccia)

Caro Filippo sonatore

Stacci attento nell’ardore

E poco prima dell’amore

Mangia svelto un ossobuco

Così sarai sicuro che chiapperai dritto nel ………

Lavinia e Veronica: (gli tappano la bocca) Allora, don Piero……….. Basta, don Piero! (mentre lo alzano da dove è seduto) Forza che si ritorna a casa, tanto ormai è guarito e ‘un mòre più …... (s’incamminano fuori della scena mentre cala il sipario)

Fine

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