In nome del papa re

SERAFINO Dato in Roma d 22 del mese di ottobre dellanno del Signore 1867

In Nome del Papa Re

di Luigi Magni

1977

Versione teatrale di Antonello Avallone

2009

Personaggi

Monsignor Colombo

Serafino

Contessa Flamini

Don Marino

Cesare Costa

Gaetano Tognetti

Giuseppe Monti

Teresa

Cardinale

Gesuita

Capo dei Bravi

Guardie, carcerieri, bravi

Scena uno

Casa di Monsignor Colombo. Porta di ingresso a destra, porticina di una cantina in prima a sinistra, porta di interno seconda a sinistra. Arredi, due scrivanie,una poltrona, tenda grande sul fondale che, alzata, dar luogo agli altri spazi dellazione.

Colombo sta dettando una lettera al Perpetuo Serafino

SERAFINO - Dato in Roma, d 22, del mese di ottobre dellanno del Signore 1867

MONSIGNORE - Beatissimo padre, il sottoscritto, monsignor Colombo da Priverno, dichiara:

SERAFINO - Aspettate, prima mettiamo chi siete!

MONSIGNORE - Come chi so?

SERAFINO - Giudice del tribunale supremo della sacra consulta.

MONSIGNORE - Dichiara...

SERAFINO - Vescovo ausiliario di Itri, Sovilo e Castro dei Volsci

MONSIGNORE - Dichiara!

SERAFINO - Pretore del pontificio collegio di Ciociaria e terra di lavoro.

MONSIGNORE - A capo!

SERAFINO - A capo di cosa?

MONSIGNORE - Dei titoli! S finiti i titoli? Andiamo al fatto, Seraf!

SERAFINO - Ah, come volete voi. Dov eravamo rimasti?

MONSIGNORE - A dichiara..

SERAFINO - Dichiara?

MONSIGNORE - (pausa) Ah... Niente, n dichiaro niente. Qui ce v na premessa di carattere generale.

SERAFINO - Cancello?

MONSIGNORE - Scrivi. Visto lo stato miserevole, in cui versa Roma, in questi giorni di angoscia e di paura...

SERAFINO - Di paura...

MONSIGNORE - Porte della citt murate a pozzolana... strade deserte, come se fosse scoppiato il colera... cannoni sulle piazze, barricate...(botto da fuori) daje! Pattuglie de Zuavi, che battono il selciato giorno e notte.

SERAFINO - Giorno e notte...

MONSIGNORE - Che hai lasciato aperto?

SERAFINO - Er periodo.

MONSIGNORE - No. Sento uno spiffero, una correntina daria...

SERAFINO - tutto chiuso.

MONSIGNORE - E allora che sto gelo che me corre su per filo della schiena?

SERAFINO - quello che ve ce core da vent anni, almeno da quando ve conosco io.

MONSIGNORE - Bande garibaldesche che battono il contado e la rivoluzione, che dentro e fuori le mura, incalza, al grido dissennato O Roma, o morte!,.

SERAFINO - A proposito, ma che sar tutta sta smania de pija Roma, che se ne faranno poi?

MONSIGNORE - Gli Italiani?

SERAFINO - S, gli Italiani.

MONSIGNORE - Te ne accorgerai. (pausa) Ma visto altres, beatissimo padre, il tuo silenzio...

SERAFINO - Ma je damo der tu ar papa?

MONSIGNORE - Beh tanto n appunto, dopo o correggemo.

SERAFINO - Il tuo silenzio...

MONSIGNORE - Davanti al massacro compiuto dagli Zuavi pontifici nel lanificio Aiani in Trastevere, l dove i tuoi eroi da presepio hanno scannato sedici Romani...

SERAFINO - Ma devo scrivere proprio cos? Contestuale?

MONSIGNORE - Perch non vero?

SERAFINO - Va beh, va beh, tanto un appunto, poi dopo correggemo.

MONSIGNORE - No. Questo rimane cos

SERAFINO - Ma adesso ve la pigliate pure co li Zuavi, gente accorsa da tutto er monno pe risponne allaccorato appello del pontefice? Cristiani veri! De fede!

MONSIGNORE - (fa il segno dei soldi con le mani)

SERAFINO - Va beh, so pagati bene... per ce difendono!

MONSIGNORE - Contro Giuditta Tavani Arquati?

SERAFINO - E chi ?

MONSIGNORE - Una delle sedici vittime del lanificio.

SERAFINO - (critico) Aaah, annamo bene.

MONSIGNORE - Ma come... lhanno scannata come na capra, jhanno infierito a baionettate sul cadavere, oh! Una donna di quarantadue anni, gravida, che te vie incontro col figlioletto al collo...

SERAFINO - (lo interrompe) E a pistola n mano.

MONSIGNORE - Ah, manco quella je volevi d... Scrivi, scrivi...(butta documenti nel camino)

SERAFINO - Volete brucia la casa adesso?

MONSIGNORE - la tua?

SERAFINO - Ah, pe mme potemo pure brucia l tavolino, e ssedie, tutto...

MONSIGNORE - Il sottoscritto! Eccettera, eccetera... ferito da questi avvenimenti, e dopo alcune notti passate insonne...

SERAFINO - Insonne...

MONSIGNORE - Insonne! Ad ascoltare la voce della coscienza e lesplosione delle bombe alla Orsini, che ormai a Roma scoppiano dappertutto...

SERAFINO - Dappertutto...

MONSIGNORE - Per hai notato? Stanotte non s inteso manco un botto.

SERAFINO - Eh. Non ancora detto...

(si sente una forte esplosione, al Monsignor cadono di mano le carte)

MONSIGNORE - Ma portassi pure iella, tu!

SERAFINO - Casomai so n presago!

MONSIGNORE - Eh, lo stavo per d pure io. (chiude la finestra, getta fogli a terra) Doveravamo rimasti? Ho perso il filo.

SERAFINO - Il discorso sempre retto dal sottoscritto, e cio da voi.

MONSIGNORE - Ecco. E qui riacchiappiamo dichiara.

SERAFINO - Dichiara?

MONSIGNORE - Dichiara fin da adesso la sua indisponibilit per i processi penali, che in conseguenza dei fatti ricordati, ipso facto, seguiranno. E prega pertanto la Santit Vostra, di esonerarlo per il prosequio dallincarico di giudice, e da tutte le mansioni attinenti a esso ufficio.

SERAFINO - Ve chiamate fori?!

MONSIGNORE - Stiamo al redde rationem, Seraf. E il punto di arrivo di un lungo travaglio interiore.

SERAFINO - E proprio adesso?

MONSIGNORE - Eh s, una crisi di coscienza mica sceglie il momento, arriva quando je pare a lei.

SERAFINO - E guarda caso v ariva quanno che stanno p ariva litaliani. Sar na coincidenza, ma se fossi papa io, me farebbe na bruttissima impressione.

MONSIGNORE - Sar una coincidenza, ma anche se fossi papa tu, io guarda caso, me so rotto li cojoni proprio adesso!

SERAFINO - Voi! Voi che siete sempre stato il pi fedele servitore del trono e dellaltare... che avete punito con mano ferma e giusta i ribelli, lassassini, i sicari! Voi non potete! Se adesso trema la mano a voi, finita!

MONSIGNORE - Seraf... Qui non finisce perch arrivano gli Italiani, qui, arrivano gli Italiani proprio perch finita.

SERAFINO - Io n capisco.

MONSIGNORE - Non importa. Tu metti solo a chiude: prostrato come sempre al sacro piede, distinti saluti, Colombo da Priverno.(riferendosi al contenitore su cui ha fatto i sulfamidici) E butta quella zozzeria laggi

Serafino esce dalla porta principale

Scena due

Casa di Cesare Costa. Cesare, Giuseppe, poi Flaminia

CESARE - Buonasera!

TERESA - Buonasera Mar.

GIUSEPPE - Sera.

MARIA - E Gaetano?

CESARE - Adesso viene. Si fermato un momento gi al cantiere.

MARIA - (allaltro uomo) Voi restate a magn un boccone con noi?

GIUSEPPE - No, grazie sora Mar, vado a casa. C Lucia sola con le creature, come si fa?

MADRE - Ah.

GIUSEPPE - Resto solo un minuto, cos saluto Gaetano.

MARIA (guarda Cesare)

CESARE - M viene.

MARIA - Ma davero non volete rest?

GIUSEPPE - No, davero, senza complimenti. (sente il rumore) Eccolo, va.

TERESA - Ma che vi, in carozza? Ha fatto i sordi?

GIUSEPPE - E la contessa Flaminia

Entra la contessa Flaminia.

FLAMINIA - Grazie a Dio ci siete tutti. No! Manca Gaetano. Dove sta?

CESARE - Viene subito.

FLAMINIA - Avete fatto un bel capolavoro.

CESARE - De che?

FLAMINIA - Che ha fatto il comitato rivoluzionario dopo il massacro al lanificio? Non ha estratto a sorte tre nomi per unazione di rappresaglia?

CESARE - E io che ne s.

FLAMINIA - Ah tu non lo sai? Allora sappi che questi nomi stanno gi sul tavolo della polizia. Perch grazie a Dio a Roma le spie non mancano mai. E stando al fatto che stanotte saltata per aria la caserma degli Zuavi, si suppone per rappresaglia, voi che dite che gli succeder a sti tre?

GIUSEPPE - Ma chi so sti tre?

CESARE - E che ne so?

FLAMINIA - Chi so? Uno Giuseppe Monti. ( a Maria)Laltro Gaetano Tognetti, il figlio vostro. Il terzo sei tu: Cesare Costa.

MARIA - Cesar, tu mhai detto sempre la verit: Gaetano torna a cena o devo lev

l piatto?

CESARE - Torna.

MARIA - (alla contessa) Beh, consolatevi: voi avete un figlio solo in pericolo, io ce ne ho due. Perch il figlio vostro lho cresciuto come se fosse mio. Qui non un segreto per nessuno.

TERESA - Poi che ce frega chi il padre, la madre...

MARIA - Bona.

GIUSEPPE - Oh! Oh! Qui bisogna taglia la corda.

FLAMINIA - Meno male che lavete capita. Io fuori cho la carozza. Avanti, proviamo a passare il confine.

CESARE - Dobbiamo aspetta Gaetano.

FLAMINIA - Ma qui non si pu pi aspettare nessuno! Maria diteglielo pure voi!

CESARE - Buoni! Con lagitazione non si risolve niente; e noi dovemo rest qui. A ma, grazie per le informazioni, ma adesso meglio che ve ne annate. Voi non ce sapete vive nella congiura.

MARIA - Neanche noi. Per ce se semo abituate.

CESARE Passate da startra parte. (la contessa esce)

Gaetano bussa alla porta della casa.

GIUSEPPE - E Gaetano.

CESARE - Allora?

MARIA - Parla. Tanto so tutto.

GAETANO - Ho fatto il conto: a tuttadesso 23 cadaveri de zuavi sono stati estratti da sotto le macerie. Ma che avemo fatto?

CESARE - Che avemo fatto? Giuditta Tavani Arquati vendicata. Allegri ragazzi!

Bussano allentrata

VOCE - In nome del papa re, aprite!

MARIA - Allegri un cazzo, figlio.

Scena tre

Interno dellabitazione del Monsignor Colombo, intento a cantare con Serafino un canto sacro. Sono tutti e due in camicia da notte. Serafino, poi, pensieroso, si interrompe

Ave Maria

Ave Maria, Benedicta tu in mulieribus

Et benedictus,

benedictus fructus ventris

ventris tui, Jesus

Ave Maria

MONSIGNORE - Oh, Seraf!

SERAFINO - No scusatemi, stavo a penza... mo che non volete pi fa il giudice, che farete nella vita?

MONSIGNORE - Faccio il prete, non basta?

SERAFINO - S, ma... cavrete sempre diritto allappannaggio?

MONSIGNORE - M che st appannaggio?

SERAFINO - Io! Un prete, solo un prete...

MONSIGNORE - Un prete semplice...

SERAFINO - S, semplice. ha diritto al Perpetuo?

MONSIGNORE - E che ne so? Pu esse pure de no. In caso ce rinuncio

SERAFINO - E cos, dopo venti anni di servizio che non ho mai visto na lira che na lira, uno me dice: te saluto, arrivederci e grazie. Ma lo sapete quanti soldi sono in moneta ventanni daretrati?

MONSIGNORE - Seraf, tu sei lamministratore della casa, chai la cassa, pijate tutto.

SERAFINO - E che me pijo? N c niente!

MONSIGNORE - Allora non te pij niente! Ma che voi da me? Io te posso solo bened.

SERAFINO - E basta?

MONSIGNORE - E te lo fai bast.

Bussano.

SERAFINO - Bussano eh?

MONSIGNORE - E apri!

SERAFINO - A gratis?

MONSIGNORE - E allora non apr, fa come te pare.(cerca un pitale in un mobile)

SERAFINO - E va be, cha sempre raggione lui! (va ad aprirelentamente) Coro

MONSIGNORE Sta attento che cos te poi pure rompe n femore

SERAFINO La contessa Flaminia! Prego...

Scena quattro

Entra la contessa.

FLAMINIA - Scusatemi, Monsignore se v ho disturbato.

MONSIGNORE - (nascondendo il pitale dietro le spalle)No, scusatemi voi, se vi ricevo cos.

SERAFINO - Ma siccome che stavamo p anna a letto... (gli leva il pitale dalle mani)

MONSIGNORE - (a Serafino) Oh! E mannaggia... (alla Contessa) Prego...

FLAMINIA - (si inginocchia) Salvatelo! Voi che potete, per carit salvatelo! E stato arestato stanotte co altri du compagni, lhanno portati alle carceri nove, hanno fatto salta la caserma de li zuavi...

MONSIGNORE - S, ma metteteve comoda, rialzateve... Hanno fatto saltare la caserma?!

FLAMINIA - A voi nun mancher er modo, potete tutto a Roma, e io cho solo lui nella vita, nun cho artro.

MONSIGNORE - il vostro amante?(vede Serafino che non ancora uscito)

Seraf, ma te ne voj anna ?! (Serafino esce)

FLAMINIA - Da voi non me laspettavo.

MONSIGNORE - Beh, quello che si dice.

FLAMINIA - Lo dice anche mio marito che per amante ho un ragazzino. Ma detto da lui normale.

MONSIGNORE - Va beh, ma allora chi ?

FLAMINIA - mio figlio.

MONSIGNORE - Voi avete un figlio. Io non lho mai saputo!

FLAMINIA - E difatti non ho mai voluto che lo sapesse nessuno. Perr adesso, date le circostanze, so costretta a divvelo, ma solo a voi.

MONSIGNORE - No ma fateme cap: uno che va in giro a fa salt le caserme sar pure grande!

FLAMINIA - No, piccolo, cha 19 anni. n passerotto.

MONSIGNORE - Un passerotto bombarolo!

FLAMINIA - del 49, figlio della rivoluzione, apposta cresciuto cos. Ve lo ricordate?

MONSIGNOR - Eh, e chi non se lo ricorda il 49! Sparavano dappertutto! Garibaldi a cavallo sul Gianicolo.

SERAFINO - (rientrando) Luciano Manara a Villa Spada

MONSIGNORE - Ma chi ti ha chiesto niente!

SERAFINO - La Repubblica!

MONSIGNORE - Ecco, la Repubblica, un gran casino! Va. (Serafino riesce)

FLAMINIA - S, ma per un attimo ci avevamo creduto pure noi.

MONSIGNORE - Voi. Io facevo il lavoro mio, assistevo i moribondi...

FLAMINIA - E io ndo stavo?

MONSIGNORE - Ah gi, voi eravate infermiera volontaria.

FLAMINIA - Pi che altro cercavo de rendeme utile. E poi la sera con le ossa rotta andavamo a cerca n posto per buttarce gi a dorm, ndo capitava...

MONSIGNORE - Eh no...

FLAMINIA - Faceva n freddo...! Questo non ve lo ricordate?

MONSIGNORE - Eh, pe scaldacce ce soffiavamo addosso come il bue e lasinello....

FLAMINIA - Se mettevamo uno vicino allaltro stretti stretti...

MONSIGNORE - Stretti stretti.

FLAMINIA - Troppo stretti!

MONSIGNORE - Pare uneternit. Ma quanti anni so passati?

FLAMINIA - Solo 19. Tanti quanti ce ne ha mio figlio.

MONSIGNORE - . curioso Uhm.. Ma che volete d?

FLAMINIA - Quello che avete capito benissimo.

MONSIGNORE - (si alza e va verso unimmagine sacra)Ma come per una volta? Una volta sola nella vita... dopo ventanni m aspetti al varco.

FLAMINIA - Adesso avete due motivi per salvarlo: uno perch figlio mio, laltro perch pure vostro.

MONSIGNOR - Non lo d, non lo d neanche per scherzo, io so prete!

FLAMINIA - Eh no! Tu sei il padre!

MONSIGNORE - Ma il padre de chi? Che io non so neanche di chi stamo a parl! Io non lo conosco! Non basta che un giorno una te dice: tu chai un figlio e quello si regola in conseguenza! Io... io non so preparato!

FLAMINIA - Ma se aspettamo che te prepari, je tajiano la testa!

MONSIGNORE - Niente. Non posso fa niente. Io ho fatto una scelta grave, decisiva. Io non so pi niente, non so manco pi giudice, oggi stesso ho scritto al papa, ho dato le dimissioni dallincarico.(le fa vedere la lettera)

FLAMINIA - Eh no! (straccia la lettera)

MONSIGNORE - Eh, ma la decisione resta! Io lho presa in coscienza. Una lettera si riscrive.

FLAMINIA - E un figlio non si resuscita, dopo che te lhanno ammazzato.(va verso la porta, si ferma) Mettece pure questo, sul carico della coscienza. La contessa esce.

SERAFINO - Ecco qua. Questa adesso ve la bevete calda calda e poi subito a letto. Ma che cavete?

MONSIGNORE - Che cho, niente. Preparame il vestito, devo usci.

SERAFINO - A questora?

MONSIGNORE - (va rapidamente verso le scale che portano in camera e sale).Anzi no. Corri appresso alla contessa Flaminia. Dille daspettamme davanti alle carceri nove. Io intanto vado avanti!

SERAFINO - E le dimissioni?

MONSIGNORE - E cho ripensato( entra in camera)

SERAFINO (Va alla porta e a voce alta..) Signora Contessa, ha detto Monsignore daspettallo davanti alle carceri nove, lui va avanti !

(prende il vassoio e va verso la camera)

Ma chi lo capisceso arrivati gli italiani perch finita. No, finita perch so arivati l italiani..Me fa alza nel core de la notte pe scrive le dimissioni perch s rotto li cojonipoi le butta. Die pijate tutto quelo che c nella cassafortele ragnatele me pjio. E che cha le mani bucate. Ariva uno: Monsignore avrei bisogno. E lui: Seraf daje qualcosa. Ariva nartro: Seraf daje quarcosa. Io mica o so se meglio che jo levano lappannaggio.

Questa ( la camomilla) mejo che me la bevo io, cos me calmo.

Scena cinque

Alle carceri nuove.

Don Marino sta interrogando i ragazzi responsabili dellattentato

DON MARINO - Siete voi, il nominato Monti Giuseppe?

GIUSEPPE - Signor s.

DON MARINO - Siete voi, di voi tre, ad avere moglie e figli ?!!?

GIUSEPPE - Quali tre, eccellenza?

DON MARINO - Voi e quegli altri due che sono stati arrestati in casa Tognetti.

GIUSEPPE - Ah perch, ce nerano altri due? Non cho fatto caso.

Entra Monsignor Colombo.

DON MARINO - Eccellenza.

MONSIGNORE - il primo?

DON MARINO - Sissignore, abbiamo principiato adesso.

MONSIGNOR - Prego, fate come se non ci fossi.

DON MARINO - Qui, abbiamo prove sufficienti per condannarvi senza processo. Ma noi, prima di essere giudici, siamo preti. E non c colpa, per grande che sia, che non possa essere cancellata dal pentimento. Confessa i tuoi delitti, dichiara che sei colpevole, e per ricompensa avrai la grazia piena e intera.

GIUSEPPE - Ah ! E va beh, so stato io. Per me so pentito e grazie per la grazia. Posso ann?

DON MARINO - Eh no, un momento. Cos non vale.

GIUSEPPE - E perch?

DON MARINO - Perch come la grazia piena e intera, cos la confessione deve essere conforme.

MONSIGNORE - E certo.

DON MARINO - Eh! Mica hai potuto fare tutto da solo! Portare i barili con la polvere, accendere la miccia, ci devi dire chi ti ha aiutato, almeno i nomi. Perch solo cos la confessione diventa piena e intera.

GIUSEPPE - E solo cos io divento spia.

DON MARINO - Via, non sofisticare sulle parole! Limportante che ti facciamo la grazia.

GIUSEPPE - Ma siccome la fate solo alle spie, io me rimagno tutto e non me pento pi. Anche perch non so stato io.

DON MARINO - E chi stato?

GIUSEPPE - A che fa?

MONSIGNORE - Lasciate perdere. Non ci cavate un ragno da un buco. Troppo smaliziato!

DON MARINO - Avanti un altro.

Esce Giuseppe accompagnato da una guardia che dopo un po torna con Gaetano

MONSIGNORE - Mi hanno detto invece, che uno degli altri due pi tenerello, quasi un ragazzino.

DON MARINO - Oh quanto a questo tutti e due... Sono coetanei.

MONSIGNOR - Tutti e due del 49?

DON MARINO - Unannata buona per il vino!

MONSIGNOR - Emb, certo.

Entra Gaetano.

DON MARINO - Siete voi, il nominato Tognetti Gaetano?... Vi ho fatto una domanda, rispondete!... Siete voi, il nominato Tognetti Gaetano?

MONSIGNORE - (vedendo che il ragazzo stato pestato)Ma che gli successo?

DON MARINO - Oh niente, cascato per le scale.

MONSIGNOR - Javete menato, eh?

DON MARINO - Noi eccellenza? E quando mai!

MONSIGNORE - Uhm. Ma come, pare un Cristo alla colonna! (a Gaetano)E tu non

dici niente!

DON MARINO - Parla, rispondi! Sua eccellenza ti ha fatto una domanda.

GAETANO - Che devo dire?

DON MARINO - Chi stato a far saltare la caserma.

MONSIGNORE - No, io voglio sapere chi stato a menaje! Chi che ti ha ridotto cos!

GAETANO - (osserva prima la guardia)..Nessuno. So cascato da solo.

MONSIGNORE - Va beh, va beh. Mettete seduto. Ma, siete proprio sicuro che sta creatura...

DON MARINO - Sono tutti cos. Di fuori sono angeli e di dentro sono demoni eccellenza! Non sono come noi...

MONSIGNORE - che semo demoni dentro e fuori. (A Gaetano) Tu sei nato a Roma?

GAETANO - S.

MONSIGNOR - Per cui sei romano proprio de famiglia. No, mica lo dico perch uno come te quando deve pija na decisione mica sta a pens alla famiglia. Perch dico, ce lavrai una madre?

GAETANO - Eh.

MONSIGNORE - E un padre?

DON MARINO - Figuriamoci! Il padre! (ride)

MONSIGNORE - Beh! Che c da ride?

GAETANO - Io mio padre non lho mai conosciuto.

MONSIGNORE - Percui, non sai neanche chi .

DON MARINO - Ingravid la madre e poi non la volle neanche sposare!

GAETANO - Non vero!

DON MARINO - Come non vero!

GAETANO - No!

DON MARINO - (incalzando) Ci sono i rapporti di polizia!

GAETANO - Sono tutte bugie!

DON MARINO - (idem) Carta canta!

MONSIGNORE - Beh, ma fatelo parl!

GAETANO - Non spos mio madre per condizione sue. Aveva una missione da compiere, era un uomo di fede.

DON MARINO - Vedete, pi sono lazzaroni e pi i figli gli vogliono bene.

MONSIGNORE - Ma come lazzaroni, un uomo di fede!

DON MARINO - S, ma della fede loro! Garibaldi, Mazzini! Mor in difesa della Repubblica, Antonio Tognetti!

MONSIGNORE - Chi?

DON MARINO - Il padre! Famoso, un cattivissimo soggetto.

MONSIGNORE - Ma sicuro?

DON MARINO - Di l c tutto un fascicolo! Braccato da otto polizie!

MONSIGNORE - Allora dimolo subito! Eh! Che stamo a trascin linterrogatorio! Se fijo der padre... (guardando il ragazzo ha un moto di coscienza) fijo der padre.

DON MARINO - Appunto. Talis pater... questi sono delinquenti costituzionali, eccellenza! Di padre in figlio!

MONSIGNORE - Mi pare che anche con questo non ci caviamo un ragno da un buco.

DON MARINO - Io dico che se insistiamo...

MONSIGNORE - No, troppo tosto...

DON MARINO - Tosto?

MONSIGNORE - Passiamo al terzo. Per se permettete quello vorrei interrogarlo da solo.

DON MARINO (fa segno alla guardia di portare via il ragazzo)

MONSIGNORE - Listruttoria vostra, io sono qui in via del tutto privata. Sono stato incaricato da una persona a cui sta molto a cuore la sorte del giovanotto, persona che per ovvie ragione di discrezione non posso nominare...

DON MARINO - La contessa Flaminia.

MONSIGNORE - Ah, ce lo sapete?

DON MARINO - Ma che lamante della contessa lo sanno tutti!

MONSIGNORE - Allora restate a portata di mano, perch dopo il colloquio, pu essere che ve debba chiedere un favore.

DON MARINO - E pu essere che prima ve ne debba chiedere uno io.

MONSIGNORE - Ah, cos, subito?

DON MARINO - Beh, visto che siete a portata di mano. E poi come si dice: una mano lava laltra.

MONSIGNORE - Guardata che un azzardo chiedere prima: se poi una cosa che non potete fa?

DON MARINO - Ma per voi eccellenza posso fare tutto!

MONSIGNORE - Anche far sparire il fascicolo riguardante il giovane in oggetto?

DON MARINO - A dirvelo con franchezza, io per diventara vescovo sarei disposto a far sparire anche mia madre!

MONSIGNORE - Nun cannate tenero. Comunque ne posso parlare con il Santo Padre. Dite che basta?

DON MARINO - Non saprei proprio come sdebitarmi.

MONSIGNORE - Lavete gi fatto. Non avete fatto sparire il fascicolo?

DON MARINO - Fate conto che me lo sono gi mangiato. Tutto, pagina per pagina. Guardia!

Scena sei

Nella sala dellinterrogatorio c una piccola prigione. Colombo, una volta che la guardia ha aperto, vi entra.

MONSIGNORE - Ammazza che freddo che fa qua dentro. Ma non vi danno niente, una coperta, uno scaldino?

CESARE - Voi chi siete, er sovrintendente de e carceri? No, perch in caso cavrei qualche rimostranza da fa.

MONSIGNORE - Cascherebbe nel voto, fijo. Io sono solo un giudice del tribunale, non di competenza mia.

CESARE - Gi, voi potete solo sega er collo. Noi lo sappiamo bene chi siete (fischia imitando il suono della decapitazione)

MONSIGNORE - E veramente non senti freddo?

CESARE - No, anzi, io sudo.

MONSIGNORE - Eh beh, si capisce, sar la giovinezza. Io invece sento sempre un gelo nellossa

CESARE - Sar a vecchiaia.

MONSIGNORE - Eh... E come te chiami?

CESARE - Me fate carcer, e non sapete manco chi so?

MONSIGNORE - Tho chiesto come ti chiami, se po sape o no?

CESARE - Cesare Costa.

MONSIGNORE - E perch Costa?

CESARE - Eh... E che ne so...?

MONSIGNORE - No dico... allora anche tuo padre fa Costa di cognome.

CESARE - Mi padre fuori causa.

MONSIGNORE - Il motivo?

CESARE - ignoto.

MONSIGNORE - Non se po sape?

CESARE - (ribadendo) ignoto mi padre...

MONSIGNORE - Ah... E tua madre non ti ha mai detto chi ? Chi , chi era...

CESARE - No, io capisco che adesso a voi ve piacerebbe scopri chiss quale retroscena, ma chi volete che sar stato? Intrighi da salotto, da societ de merda... Io comunque a mi madre nun jho mai chiesto niente. N so affari mia.

MONSIGNORE - E chai ragione pure te! naturale che poi i figli crescono pieni di rancori, di veleno...

CESARE - No, a me me va bene tutto...

MONSIGNORE - No io te capisco, fijo...

CESARE - Nun me chiamate fijo...

MONSIGNORE - Tho chiamato fijo?

CESARE - Eh s!

MONSIGNORE - Nun ce fa caso, lo usano i preti.

CESARE - E a me non me ce chiamate.

MONSIGNORE - Te fa proprio tanto schifo?

CESARE - Ce so due cose ar monno che me fanno schifo: mi padre e i preti.

MONSIGNORE - A more, lo sai che nova c? Che se me volevi riusci antipatico, emb, ce se proprio riuscito. Ma mejo cos, mejo, cos se levamo subito er pensiero! inutile sta a crea rapporti sbagliati, che poi quando vai a strigne, ma a me che me ne frega, ma chi te conosce!

CESARE - Ah zi pr, ma che siete, mbriaco?

MONSIGNORE - E poi guarda che linteressamento mio del tutto personale, proprio perch me lhanno chiesto, e sei pure fortunato, perch io ho gi capito: tu sei il peggio di voi altri tre.

CESARE - E perch sarei fortunato secondo voi?

MONSIGNORE - Perch sei libero, dallistruttoria non emerso niente a carico tuo. Te ne puoi anna. (apre la porta della cella)

CESARE - (fa per uscire, poi si ferma) Che trappola c li fori?

MONSIGNORE - C una carrozza che ti aspetta, e dentro c tu madre.

CESARE - Ah, ah. Mi madre. E allora ho capito tutto.

MONSIGNORE - Che hai capito?

CESARE - E ho capito pure il vostro interessamento personale.

MONSIGNORE - E cio?

CESARE - Ah zi pr! Anche se di padre ignoto, so sempre un rampollo della nobilt romana, e la nobilt devota al papa Re. E la rivoluzione chi la fa, chi la fa?

MONSIGNORE - No, dillo te.

CESARE - La fa il popolo proletario, i poveracci, chi non cha niente de suo. E se uno della mia estrazione si unisce alla ignobile plebaglia non se po d. O se po d?

MONSIGNORE - No, tu me devi d solo quanto devo rest con sta porta aperta, me sto a pija na pleurite!

CESARE - Ma perch non la chiudete! (fa per chiudere, il monsignore lo ferma)

MONSIGNORE - Approfitta... la libert sta in fondo al corridoio.

CESARE - Emb, al cesso. E l che lavete messa, zi pr?

MONSIGNORE - E non mi chiama zi prete, io nun so tuo zio!

CESARE - Ce mancherebbe solo questa... mammazzerei da la vergogna. (va in fondo alla cella)

MONSIGNORE - Richiudo?

CESARE - Ma come potete pens che me ne vado e lascio i compagni miei qui dentro? Ma per chi mi avete preso!?

MONSIGNORE - (esce, chiude poi riapre) Guarda che ho richiuso, eh?

CESARE - E avete fatto bene.

Scena sette

Vicino alla porta duscita della prigione

DON MARINO - Allora?

MONSIGNORE - Eh?

DON MARINO - Non ve lo portate via?

MONSIGNORE - Ah gi. Andatelo a prendere, va.

DON MARINO - Subito. (Manda due guardie, si sentono delle colluttazioni) Non vuole venire.

MONSIGNORE - Ma caro don Marino, se voleva ven me lero gi portato via da me!

DON MARINO - E allora che facciamo?

MONSIGNORE - Eh! Se siete capaci di carcer la gente a calci e botte, sarete capaci di scarcerarla alla stessa maniera!

DON MARINO - Ma una procedura anomala! Non mai successo!

MONSIGNORE - Eh beh, succede adesso! Je date due calci e via!

Don Marino entra. Si sentono dei rumori di dentro, calci, pugni. Riescono lui e due guardie che sostengono Cesare, svenuto.

MONSIGNORE - (che era rimasto nella zona interrogatorio, vedendoli uscire e

vedendo Cesare svenuto) Ma che gli avete fatto?

DON MARINO - Niente...

MONSIGNORE - Io avevo detto du calci...

DON MARINO - Non sono bastati!

BUIO MUSICA

Scena otto

Casa di Monsignor Colombo. (Colombo addormentato sulla scrivania)

SERAFINO - Grazie a Dio, na bellissima giornata. Monsignore! Monsignore!

MONSIGNORE - Eh!

SERAFINO - (guardandolo in faccia) Mamma mia che spavento! Che state a fa a questora in poltrona?!

MONSIGNORE - E che ne so? Ah, me s appoggiato un momento a riflette e me devo esse addormentato. (tossisce)

SERAFINO - Senti, senti, che grancassa! Ma nun era meglio se v appoggiavate al letto, al caldo, eh?

MONSIGNORE - E che uno va a letto alla mattina? Sono rientrato tardi ieri sera, mi sono messo a scrivere al papa e... e s fatto giorno. Ti.( gli porge la lettera) Ho ridato le dimissioni.

SERAFINO - Beato chi ve capisce.

MONSIGNORE - Domani gliele porti. (tossisce, poi prende un biscotto) Questo lhai mozzicato tu?

SERAFINO - Io? E che ve davo, lavanzi miei?

MONSIGNORE - un mozzico...

SERAFINO - che la cucina piena de topi, se vede che so arrivati alla credenza e hanno rosicchiato un po.

MONSIGNORE - Ah... (mangia) So creature de Dio...

SERAFINO - Si... Che brutta faccia che avete

MONSIGNORE - la faccia della cattiva coscienza. Stanotte ho commesso uningiustizia.

SERAFINO - Chi fa l giudice qualche volta ingiusto.

MONSIGNORE - Seraf! Che fa il pecoraro se se perde na pecora?

SERAFINO - Torna indietro, e la riporta nel gregge.

MONSIGNORE - E se se ne perdono altre due?

SERAFINO - Proprio sfortunato sto pecoraro, eh?

MONSIGNORE - Tu rispondi a me: che fa?

SERAFINO - Torna indietro, e va a cercare le altre due.

MONSIGNORE - Ecco! Io questo stanotte non lho fatto.

SERAFINO - Va beh. (prende il vassoio e va verso la porta della camera)Il gregge va, e se qualche pecora se perde, tante volte il pecoraro neanche se ne accorge. Mica colpa sua.

MONSIGNORE - Ah, e a risolvemo cos? Eh... E poi il gregge... qual il gregge giusto? Quando le perdi e poi le riporti, lo sai qual il gregge giusto? Lo sai tu?

SERAFINO - Eh... Io sar pure un cojone, ma la penso in un altro modo.

MONSIGNORE - Sentiamo. (Serafino prende il vassoio Ed esce) Oh! Nun se po sap? Ma che , un segreto?

SERAFINO - (torna indietro)Er gregge va de qua, va de l, va ndo capita... quello che conta il pascolo, perch il pascolo tutto del Signore.

MONSIGNORE - Seraf adesso ho capito perch non ti sei fatto prete.

SERAFINO - Io?

MONSIGNORE - Tu sei unanima eletta! Tu quando morirai non puzzerai di morto, odorerai di fiori, di violette, di balsamo!

SERAFINO - Ma, insomma...

MONSIGNORE - Sarai un cadavere fragrante, e io mi inchino profondamente...

Bussano.

SERAFINO - Bussano eh?

MONSIGNORE - E chi ?

SERAFINO - Ah, pe mme non . Voi aspettate gente?

MONSIGNORE - No no, io non aspetto pi nessuno, quello che potevo f lho fatto, lho fatto pure male, oh! Io non ce so! Non ce so pi per nessuno! (va dentro)

Scena nove

Entrano tre uomini che hanno portato via Cesare dal carcere, con cesare imbavagliato.

CAPO - Monsignor Colombo?

SERAFINO - Non c, non c pi per nessuno!

CAPO - (estrae una pistola) Chiamalo, che meglio!

SERAFINO - (spaventatissimo)Monsignore! Monsignore! Monsignore!

MONSIGNORE - (riuscendo dalla porta interna)E meno male che n cero per nessuno!

SERAFINO - Monsignore!

MONSIGNORE - Che ? Che succede?

CAPO - Scusate ma questo appena ripijati i sentimenti s messo a strill, come lo passavamo er confine?

MONSIGNORE - E lavete portato qui!

CAPO - Eh, ma se lo riportavamo dalla signora contessa, il conte Ottavio... voi lo capite? Qui ce vo un posto sicuro!

MONSIGNORE - Va bene, ma io dove lo metto?

UOMO - (indicando una porticina ) Qui che c?

MONSIGNORE - Ma l c un ripostiglio, una cantina...

SERAFINO - C sta pure la cassaforte...

MONSIGNORE - Ma te voj sta zitto!

UOMO - E mettemolo qui!

MONSIGNORE - Calma, calma! Andiamo per ordine! Ma come, io sono giudice, nascondo gli imputati! (a Cesare, che imbavagliato)Adesso se ti sciolgo che fai, strilli?

CAPO - Monsignore non ve fidate

MONSIGNORE - E invece io me fido. Anche perch se strilla je do un cazzotto in bocca. (toglie il bavaglio a Cesare) Visto? A st ragazzi, bisogna daje un minimo di fiducia. Se no per forza che poi si ribellano, diventano...

CESARE - Aiuto! Aiuto! Fatemi... (Cesare prova a scappare e Capo lo tramortisce con un pugno)

MONSIGNORE - Ma no cos, eh!

CAPO - Ma questo ce fa carcera a tutti quanti!

UOMO - Monsigno, ndo lo mettemo?

MONSIGNORE - E ndo lo mettemo? Mettemolo l dentro! (indica la porticina)

CAPO - E io che avevo detto? Daje!

MONSIGNORE - Aspettate, vi faccio un po di luce, ce stanno tre scalini. Serafino!

CAPO - Non vi preoccupate, che noi ce vedemo come li gatti! (entrano portando Cesare a braccia)

MONSIGNORE - Eh!

Si sente un tonfo forte

SERAFINO - Ma che succede?

MONSIGNORE - So i gatti.

CAPO - (di dentro) cascato Cesarino.

MONSIGNORE - S fatto male?

CAPO - (idem, sminuendo)Niente, n s fatto niente.

MONSIGNORE - (a Serafino) Sbrigati.

SERAFINO - Ma chi sto Cesarino?

MONSIGNORE - Cesarino ... Ma che vuoi sap? Ma che te devo d tutto? Va, va... mi pare che cominciamo a esager con sta confidenza!

BUIO MUSICA

SCENA 9 BIS

Canzone di Teresa

di Tosto - Cenci

DICONO CH COS CHE VI LAMORE

Quanno cher sole se ne va a nisconne

dietro dellartra parte de la Terra

che nissuno po d dove se trova

un pensiero me pija e me confonne

come un soprassarto

na spina dentr ar petto

na scossa de tremore

un botto a capoletto

un nun so che ner core

che strigno la coperta

e ner sogno me incarto

Dicono ch cos che vi lamore

lacrima de na stella sperza in cielo

che me verr a bagn mentre che dormo

e ce straformer in farfalla e fiore

Io me linzogno cor sorriso tuo

che me vieni a svej cor primo sole

pe pijamme cor vento de carezze

e damme er primo bacio de matina

Ma qui sta notte nun fenisce mai

che si ciavessi lale me nandrei

a chiedeje a le stelle ndo sta er Sole?

chi si nun torna lui nun vi lamore

Caccia sto scuro

tira su er sipario

riaccenni er foco

famme ved Roma

famme cap che c

dietro sto muro

de fumo de cannele e incenzo nero

Abbasta de gioc a sta moscacieca

nun vojo pi sta pezza sopra allocchi

famme cap er colore dove sta

e allora trover sta libert

Scena dieci

Colombo, seguito da Serafino,entrano in scena dalla camera, in camicia da notte. Serafino mezzo addormentato

MONSIGNORE - (prima, di dentro, si sente discutere)Hai finito de bofonchia?Ma se te dico che non riesco a dormi!

SERAFINO Ma ndannamo a questora de note,sembrano du fantasmi

MONSIGNORE Lo sai com, capitano quelle notti che

SERAFINO - (si riappoggia sul tavolo+ e dorme)

MONSIGNORE - Ma che fai, dormi?

SERAFINO - Non posso?

MONSIGNORE - Ma come, sei voluto veni a dormi nella camera mia, hai detto: semo vecchi, cavemo il sonno leggero, frammentario, mettemose insieme.. cos schiacciamo due ave marie, famo du parole...

SERAFINO - Questo lavete detto voi. Io appena metto la testa sul cuscino maddormo come n sasso.

MONSIGNORE - Ma allora che stamo a fa insieme, potevi resta in camera tua! Eh! E poi fai un casino quando stai a letto, te volti, smanii, rantoli, discorri nel sonno, eh!

SERAFINO - Ma guardate che siete voi... tossite, fumate, e piangete.

MONSIGNORE - Pure.

SERAFINO - E. s, voi nun ve ne accorgete, ma piangete tutta la notte. Ma perch nun dormite, dico io... ?

MONSIGNORE - E non me vi...

SERAFINO - Provate a contare le pecore...

MONSIGNORE - Le conto, le conto, ma arrivo sempre fino a tre e poi me fermo. Va beh...

Prende il pitale da un mobile si volta e fa pip.

SERAFINO - Adesso me dovete spiega perch adoperate il pitale mio: va bene lintimit, ma a me me fa senso.

MONSIGNORE - Ma tu non dovevi dorm? E allora dormi, e nu rompe li cojoni.(si avvicina alla finestra e guarda fuori, nel frattempo Serafino si riaddormenta) Seraf! C uno che sta a fa na serenata. Eh... Io pure da giovane cantavo sotto na finestra che non sapriva mai... e proprio vicino alla persiana, cera una Madonnella de coccio che piagneva, per via che era addolorata. Finch una sera la finestra sapr, e venne gi una secchiata dacqua che un altro po me affogo. E restammo a guardasse, io e la Madonnella. Io tutto fracico, lei che piangeva me fidanzai con lei. Un amore che ancora me dura. (Serafino russa) Dormi, dormi... tanto sto a parl col muro.Unesplosione in lontananza. Aridaje! E te pareva.

Scena undici

Mentre Serafino dorme, Colombo va verso la porticina dove chiuso Cesare.

MONSIGNORE - (tossisce da dietro la porta)

CESARE -Chi ?

MONSIGNORE - No, so io. pieno di spifferi!

CESARE - (di dentro) Che volete?

MONSIGNORE - Niente, passavo qui davanti... chai freddo, eh?

CESARE - ( di dentro) Cho freddo s!

MONSIGNORE - Ecco, cos va bene! E inutile d io sudo, quando fa freddo fa freddo per tutti. Eh, almeno un punto in comune. Vuoi una coperta?

CESARE - ( di dentro) Nun me serve niente.

MONSIGNORE - Come non detto. Vuoi che seguitiamo a parlare?

CESARE - ( di dentro)De che?

MONSIGNORE - De quello che capita, cos, per conoscersi meglio, per fare amicizia.

CESARE - (si affaccia alla finestrella della porticina) Amicizia, noi due?

MONSIGNORE - Beh, forse amicizia un po troppo ma insomma, pe capisse.

CESARE - Monsign, ma che andate cercando?

MONSIGNORE - No dico... Tu adesso piglia quellamico tuo, quel Gaetano, tutto biondo, pare un San Tarcisio... invece un satanasso che fa salt le caserme!

CESARE - Eh...

MONSIGNORE - E pure te... s, sei arrogante, ma non chai la faccia di...

CESARE - La faccia da che?

MONSIGNORE - Ma come pu esse tutta sta cattiveria che vi portate dentro e di fuori non si vede...? Che cavete?

CESARE - Ve posso risponne cona domanda?

MONSIGNORE - Prego.

CESARE - Voi chi siete?

MONSIGNORE - In che senso?

CESARE - Chi siete voi, davanti alla storia, voi, i preti, il papa Re... che rappresentate?

MONSIGNORE - Diciamo... il potere?

CESARE - S, ma un potere che non esiste pi. Voi farete pure questo processo per lattentato alla caserma ma, in nome de quale legalit? In nome de che?

MONSIGNORE - In nome del papa Re.

CESARE - Appunto. Per cui sapete che succeder in aula?

MONSIGNORE - No, non lo so, dimmelo te.

CESARE - Che laccusati diventeranno accusatori, e se rovesceranno le carte sul tavolino della storia.

MONSIGNORE - Eh beh, interessante. Per non hai calcolato una cosa: er mazzo lo famo noi, cavemo tutti lassi, e quando non ce li avemo, baramo pure. Hai perso.

CESARE - Ma allora perch non me fate ann sul banco degli accusati pure a me, perch me tenete prigioniero!

MONSIGNORE - Ah Cesar, io cho pazienza, te st a sent, ma tu mica puoi abusa...

CESARE - Ah, io abuso? Voi me sequestrate e io abuso?! Ma che volete da me?

MONSIGNORE - Io! Ma tu che voi da me! Oh! Sempre col dito puntato, accusatore. Io stavo tanto bene a dorm, perch mhai svegliato e mhai fatto ven qua!?!

CESARE - Ah Monsign, ma... ve sentite bene? Tornate a letto, che mejo.

MONSIGNORE - Ecco, mejo.

SERAFINO - (che si svegliato nellultima parte del dialogo)Ve capisco, normale a Roma na citt di preti uomini soli votati al celibato

MONSIGNORE - Eh?

SERAFINO - No dicevo, anchio da giovanotto me so nnamorato de n chierichetto, ma per fortuna, passa. Passa tutto.

MONSIGNORE - Ah s? Allora famo cos: tu da stanotte torni a dorm in camera tua.

SERAFINO - Monsigno? Io dicevo n chierichetto!

MONSIGNORE - Comunque io non te ce voglio pi a dorm accanto a me!

Scena dodici

Bussano alla porta.

SERAFINO - E chi sar a questora?

MONSIGNORE - E che ne so, sta casa diventata n porto de mare!

SERAFINO - (ha aperto) la contessa!

MONSIGNORE - Contessa scusate labbigliamento!

SERAFINO - Il Monsignore non riesce a dormire, poco fa me so svejiato e non cera pi accanto a me. Sa, noi dormimo insieme

MONSIGNORE - Daje. No, cio s, perch abbiamo unet e il sonno frammentario, per questo dormiamo insieme... ma non che uno dice... insomma, che pu pens. Va beh, pensatevela come ve pare.

FLAMINIA - Scusate lora tarda ma purtroppo ho dovuto aspettare che mio marito si addormentasse.

MONSIGNORE - Ormai so abituato.

FLAMINIA - (lo guarda con riconoscenza)Grazie per quello che hai fatto. Io poi non ti ho neanche detto chi era dei tre.

MONSIGNORE - Eh... Lho riconosciuto subito. Proprio quello doveva esse... Ce nera uno educato, caruccio, bono, niente, era er fijo de nantro. Gli ho detto approfitta, fuori c la libert... and lavete messa, ar cesso no, dico, guarda, c tua madre che ti aspetta: me cojoni. Roba da sbatterlo al muro, un caratteraccio... ma da chi avr preso? S ? Eh !... e te pareva!

FLAMINIA - E adesso come sta?

MONSIGNORE - Sta bene, ma non c bisogno di corrergli sempre appresso. Accomodatevi.

FLAMINIA - No, grazie. Preferirei andare da lui.

MONSIGNORE - Calma, e che tutta sta fretta? Per ventanni lavete fatto vivere lontano da voi...

SERAFINO - Gi...

MONSIGNORE - Avete visto che bel risultato?

FLAMINIA - Ma che me volete fa il processo?

SERAFINO - Beh questo vero, povera donna.

MONSIGNORE - (a Serafino) Tu non chai niente da f di l?

SERAFINO - A questora de notte?

MONSIGNORE - Beh va a vedere, v.

SERAFINO - Ma che fastidio ve do?

MONSIGNORE - Non puoi sent! Non te riguarda!

SERAFINO - Per quello che me ne frega (Serafino esce )

MONSIGNORE - La verit che una madre i figli se li deve cresce da s. Non basta pagare il mensile.

FLAMINIA - Vi sembrer strano, ma Maria Tognetti, la donna che lo ha allevato, non ha mai voluto una lira. Daltra parte, io come lo crescevo? Lo mandavo alla caccia alla volpe? Lo allevavo tra servi e carrozze? Lo facevo diventare come mio marito, il conte Ottavio, un imbecille...?

MONSIGNORE - E cos lo avete mandato a scuola dal popolo, e che ha imparato? A fa la rivoluzione.

FLAMINIA - So tempi brutti. Apposta lo porto a Parigi.

MONSIGNORE - A Parigi?

FLAMINIA - Almeno un posto pi civile, l sta al sicuro.

MONSIGNORE - Ah va beh, se basta and a Parigi allora vengo pure io! Cos al mattino lo portiamo a spasso al Bois de Boulogne, sui lungoteveri della Senna... Ma lo sapete invece dove dovrebbe and vostro figlio? Sul patibolo.

FLAMINIA - Perch pazzo!

MONSIGNORE - E che vuol d pazzo? Non dovete d una risposta che non significa niente! Voi me dovete solo d chi uno che a ventanni vo mor, mentre noi allet nostra stamo ancora attaccati alla vita come ostriche! Anzi come cozze... Chi uno cos?

FLAMINIA - Ah, e da me lo volete sapere? Monsignore, io sono na donna, mi chiedete un parere solo quando vi fa comodo... potevate chiedermelo quella volta, se mi andava de spos il conte Ottavio! Io a Cesarino adesso posso solo volergli bene.

MONSIGNORE - E vi siete mai domandata perch lui non vuole bene a voi?

FLAMINIA - Ma voi siete diventato padre da due giorni e gi sputate sentenze?

MONSIGNORE - No, io voglio solo cap!

FLAMINIA - E io invece ci ho rinunciato da un pezzo! Io voglio solo portarlo via!

S! A Parigi!

MONSIGNORE - E io che dico? Che dicevo? Che ho detto? M je volete fa fa solo quello che ve pare a voi! Ma i figli sono diversi, e noi invece de esse contenti che non ce somigliano, li volemo fa divent come noi che poi neanche se piacemo! Non so voi... Io comunque a me... nun me piacio pe gnente.

FLAMINIA - E allora mandiamoli allo sbaraglio! Mannamo Cesarino alla ghigliottina solo pe favve contento!

MONSIGNORE - A me? A me no! Comunque, se lui ce volesse ann, amen.

FLAMINIA - Voi me fate paura...

MONSIGNORE - Eh, pure voi a me. Serafino!

SERAFINO - Comandi!

MONSIGNORE - Accompagna la signora.

FLAMINIA - Non me lo fate neanche vedere?

MONSIGNORE - mejio de no.

SERAFINO - mejio de no.

FLAMINIA - Ma non finisce cos.

La contessa esce.

SERAFINO - State messo male...

MONSIGNORE - Hai sentito tutto?

SERAFINO - Tutto, tutto... Dopo tantanni che stamo nsieme... perch sti misteri? Non mavete detto mai niente.

MONSIGNORE - Ma se non lo sapevo manco io. E poi te dovessi crede che na buona notizia.

SERAFINO - Monsigno? Ma se voi siete il padre, io, pe lui, che so?

MONSIGNORE - Niente. Che je sei?

SERAFINO - Eh gi. Er perpetuo non conta un cazzo.(rimane tristissimo)

MONSIGNORE - Se famo una partita. Alza, va!

SERAFINO (rimane sconsolato, non alza le carte)

MONSIGNORE (tentando di scuoterlo) Seraf, non colpa mia se il perpetuo non parente! Vuoi che je dico de chiamatte zio? Vuoi che jo dico? E non je lo posso d! Non sa manco che io s il padre!

SERAFINO - Stiamo messi male, eh?

MONSIGNORE - Va beh stiamo messi male, basta che la pianti.

SERAFINO - Ho alzato.

MONSIGNORE - N me va pi.

SERAFINO Beh, io me ne torno a letto

MONSIGNORE In camera tua !

SERAFINO In camera mia Er pitale lo posso prenne ?

MONSIGNORE E l tuo !

SERAFINO (prendendolo e guardando dentro) Er pitale s !

Monsignore rimane pensieroso. Guarda la porta della cantina. Si avvicina, poi ci ripensa. Torna unaltra volta. Apre lo sportellino e comincia a chiamare.

MONSIGNORE Cesar .Cesarino, che fai ?

CESARE Chi ?

MONSIGNORE Daje co sto chi ! So io, chi deve esse ?

CESARE Se po sape che ve pjia? Vho gi detto che con me nu c gnente da fa.

Nun me piacciono lomini, figuramose li preti

MONSIGNORE No, ma che stai a d, oh, te dovessi crede.per carit. volevo solo sape che stavi a f

CESARE Ma secondo voi uno che sta chiuso prigioniero dentro na cantina e nun po dorm pe li pensieri, che fa pe addormentasse ?

MONSIGNORE Conta le pecore ?

CESARE E io sto a conta li sorci Perch me guardate cos ?

MONSIGNORE .Te piace Parigi ?

CESARE Parigi ?

MONSIGNORE Sei mai stato a passeggi al Bois de Boulogne ?

CESARE Ar bu de che ?

MONSIGNORE Sur lungotevere della Senna

CESARE Ndo rimarebbe sto lungotevere ?

MONSIGNORE E un posto sicuro dove te vorrebbe port tu madre.

CESARE Mi madre non ha mai capito un cazzo de me

MONSIGNORE Gi.tu padre, forse. tavrebbe capito

CESARE Io devo cap perch ve piace cos tanto tir sempre in ballo mi padre

MONSIGNORE Ma tu je voi bene ?

CESARE A chi ?

MONSIGNORE A tu madre ?

CESARE Ma a voi che ve ne frega ?

MONSIGNORE Cos, perch pure io cho bisogno de capi.

CESARE A zi pre..io ve lho gi detto prima, voi nun state bene, annate a letto e vedrete che domattina ve passa tutto(lo guarda)speriamo.(si ritira dentro)

MONSIGNORE (tra s) Ma s, mejo che me ne torno a letto (comincia a salire le scale verso la camera)Me schiaccer du Ave Maria da solo.

Scena tredici bis

In chiesa. Alcuni fedeli si avvicinano ad un banco per la comunione, tra essi appare Maria.

Lofficiante don Colombo

DON COLOMBO Ecce agnus dei, ecce qui tollit peccata mundi.

Domine non sum dignus ut intres sub tecto meo sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea.

Domine non sum dignus ut intres sub tecto meo sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea.

Domine non sum dignus ut intres sub tecto meo sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea.

(avvicinandosi ai fedeli, da la comunione ai primi due ripetendo ogi volta)

Corpus domini nostri Jesus Cristi animam tuam custodiat in vitam aeternam.

Corpus domini nostri Jesus Cristi animam tuam custodiat in vitam aeternam.

(quando vede Maria si ferma e la guarda imbarazzato per la sua presenza)

MARIA (a voce bassa, ma risoluta) Il figlio vostro lavete salvato, il mio no .

DON COLOMBO ( piccola pausa, continua il rito) Corpus domini nostri

MARIA No, da voi no ! (si alza e lascia la chiesa)

Scena 14 A

La mattina seguente. Serafino, vestito un po elegante, appare sulla porta interna e comincia a scendere le scale, si avvicina alla porta della cantina per parlare con Cesarino, con una ferma intenzione

SERAFINO Cesarino

CESARINO Monsigno, e mo basta !

SERAFINO Non sono Monsignore, sono Serafino

CESARINO Daje, ma allora n vizio de famija

SERAFINO Che vuoi da mangiare ?

CESARINO Non sapevo che i carcerati caveveno er men alla carta

SERAFINO Ma questa na prigione n po speciale

CESARINO E me ne so accorto.

SERAFINO Cosa vuoi che te prepara pe pranzo Serafino tuo

CESARINO A Serafino tuo, ma chi te conosce, ma chi te la da tutta sta confidenza

SERAFINO Allora me voi chiama zio Serafino?

CESARINO Io nun te vojo chiama proprio

SERAFINO Chai fame, eh ?

CESARINO Cho fame s, da ieri che non magno

SERAFINO Te piace er pollo?

CESARINO Me fa schifo

SERAFINO Er tacchino ?

CESARINO Er tacchino se da ai malati. Mo che ce penso, o sai che me piacerebbe a me:

un bellabbacchio co le patate

SERAFINO Ma se ti faccio labbacchio con le patate poi me ce chiami zio

CESARINO Tu portame labbacchio, poi ne parlamo.

Serafino tutto contento risale le scale e si avvia verso la parte interna della casa

BUIO

Scena quattordici

MONSIGNORE - (mentre si veste) Ma questo abbacchio...

SERAFINO - Arrosto!

MONSIGNORE - Con le patate?

SERAFINO - Con le patate! E dovete senti quant bbono!

MONSIGNORE - Ecco vedi, oggi chai indovinato.

SERAFINO - Nun mica pe voi!

MONSIGNORE - Ah, te lo magni tutto te!

SERAFINO - Adesso non semo mica pi noi due soli dentro a sta casa, eh! A proposito, arrivata na lettera per voi dal tribunale. sul tavolo mio.

MONSIGNORE - arrivata aperta?

SERAFINO - (si muove da una stanza allaltra, volutamente indaffaratissimo)Siete stato convocato! Domani comincia il processo per lattentato alla caserma.

MONSIGNORE - (tra s) Ma vedi tu uno nun ce po ave n segreto, un... (a Serafino) Tu non dovevi portare la lettera delle dimissioni?

SERAFINO - (di dentro)Eh, ma qui il da fare aumentato, caro... Gliela porto domani!

Il monsignore strappa la lettera delle dimissioni. In quel momento bussano alla porta.

MONSIGNORE - Bussano!

SERAFINO - (di dentro)Non posso aprire! Ho le mani occupate.

MONSIGNORE - (apre e appare Teresa)Una volta erano gli uomini che andavano appresso alle donne: proprio vero che s rivoltato il mondo.

TERESA - Ancora n s rivoltato niente, per stamo sulla bona strada. Io voglio solo ved Cesarino.

MONSIGNORE - Pure voi! Ah, ma na fissazione! No, dico, ma perch non mettiamo il bando, non lo esponiamo come il pupo dellAra Coeli! C nessuno che vuo ved Cesarino? ( si affaccia e urla fuori la porta) Sign, voi volete ved Cesarino?

VOCE DONNA - No, io non voglio ved nessuno, per carit!

MONSIGNORE - Che strano, quella signora non lo vo ved! Ma... chi Cesarino?

TERESA - Io voglio solo sap se si nasconde o se lo tenete prigioniero.

MONSIGNORE - E che cambierebbe, casomai?

TERESA - Cambierebbe che, se si nasconde, io non perderei pi tanto tempo a voleje bene.

MONSIGNORE - Siete la ragazza sua?

TERESA - (annuisce)

MONSIGNORE - Va bene, entra.

TERESA - Monsign, non che poi , na vorta che sto dentro, Cesarino nun ce sta e voi me fate no scherzo da prete?

MONSIGNORE - Se chai sto dubbio nun entra! Mica te st a costringe!

TERESA - Ma voi non ve la dovete pija! che la prima volta che me so dovuta difende da un prete cavevo diecanni.

MONSIGNORE - E io lultima volta che me so dovuto difende da na donna ce ne avevo cinquanta! A more, la vita una lotta! Voi entra o no?

TERESA - Ah don Col, ditemelo chiaro: Cesarino ce sta o non ce sta?

MONSIGNORE - Entra e vedrai da te.(Teresa entra)- Da questa parte.

SERAFINO - (Arriva da dentro con il piatto del pranzo in mano)Devo servire a Cesarino labbacchio?

MONSIGNORE - Quello, dopo.

SERAFINO - E diventa freddo!

MONSIGNORE - Ma che so tutte ste premure? Non sei mica tenuto sa? Poi che te sei messo addosso, co sto coso al collo (si riferisce ad un abbigliamento pi ricercato)

SERAFINO - Io non sono tenuto a fargli da mangiare e voi gli portate le donne...

MONSIGNORE - Ma che dici?

SERAFINO - S, che dico... me capisco da solo! (appoggia il tegame sul suo tavolo)

MONSIGNORE - (indicndo la porticina a Teresa) Ecco, Cesarino sta qui dentro?

TERESA - sicuro?

MONSIGNORE - E mo provamo. Cesarino! Cesarino! (Cesarino no risponde)

TERESA (sorride come a direlo sapevo che non cera)

MONSIGNORE (trovando la soluzione) Ce stai, fijo?

CESARE(d.d.) - Non me chiamate fijo se no ve d un calcio in bocca!

MONSIGNORE - Ce sta.

TERESA - Allora vero che lo tenete prigioniero!

MONSIGNORE - Aspetta. (apre la porta) C una visita.

CESARE(d.d.) - Lasciate perde che oggi non aria.

MONSIGNORE - Allora la mando via?

CESARE(d.d.) - Teresa!

TERESA - Cesar!

SERAFINO - (con il piatto) Tutta sta roba che se rovina. Ma n era meglio se se mangiava un boccone prima? Nun je far male cos, a stomaco voto?

MONSIGNORE - Ma che dovemo fa? So creature...

SERAFINO - (comincia a spiare da un pertugio della porta) Eh! Monsignore... venite un po qua. Guardate... So creature, eh?

MONSIGNORE - (guarda, si ritrae) So creature de Dio... daltra parte. Ma che te stai a arazza?

SERAFINO - Eh, un po si...

MONSIGNORE - Nnamo, va...

SERAFINO - S s s, andiamo che meglio.

MONSIGNORE - Che fai?

SERAFINO - Ce lo mangiamo noi! Freddo nun pi bono!

MONSIGNORE - Ma che diventata sta cantina, il vestibolo dellinferno? Lussuria, gola, oh! E cercamo de st in grazia di Dio, eh!

SERAFINO - E lo buttamo via?

MONSIGNORE - Eh o buttamo...! (prendendo una coscia)Questo che ?

SERAFINO - Abbacchio!

MONSIGNORE - S, ma nella fattispecie?

SERAFINO - Beh, grazia di Dio!

MONSIGNORE - Ecco! Tu ce stai in grazia de Dio? No! E allora mo magno io! Uhm! (comincia a mangiare, poi prende un pezzetto di patata) Ti, na patata. bono! Lo vedi che chai indovinato oggi! E non s freddato!

SERAFINO - O dicevo io: caldo pi bbono..(avvicina piano la mano al vassoio per prenderne un pezzo, ma Monsignore gli da uno schiaffo sulla mano)

MONSIGNORE Lamo scoperto er sorcio da dispensa !

Fine primo atto

Secondo tempo

Scena uno

Tribunale

PRESIDENTE

Appare evidente, ottimi padri, che i recenti avvenimenti sediziosi, e non ultimo lattentato alla caserma Servistori, sono parte integrante di una stessa strategia eversiva mirante al rovesciamento delle istituzioni. Giunge ora notizia che il noto pregiudicato Garibaldi, alla testa di una banda forte di cinquemila uomini e cinque cannoni, sta muovendo da Monterotondo su Mentana nel tentativo di entrare nel regno. Sappiamo chi sono i mandanti, ma il popolo romano estraneo a questi fatti ed aspetta da noi un atto, che oltre a restituirgli la sacralit, suoni da monito e da scoraggiamento.

Ed in accoglimento di questa istanza, che saldo nel principio salus publica suprema lex, senza spirito di vendetta, e invocando lonnipotente iddio che ci illumini le menti, e constatato il delitto di insurrezione contro il sovrano, promosso in Roma la notte del 22 ottobre 1867, e accompagnata da incendio e devastamento di edificio pubblico, nonch di molti omicidi di militari pontifici, e constatato inoltre che di tali delitti furono agenti principali, con animo deliberato, Giuseppe Monti, soprastante muratore, e Gaetano Tognetti, muratore, visti gli articoli 84, 260 e 275 del regolamento sui delitti e sulle pene, e in applicazione dei medesimi, stato chiesto da Monsignor Procuratore, per i soprannominati, la condanna alla pena di morte di esemplarit, da eseguirsi mediante il taglio della testa.

Ci premesso, Vossignori, prima di procedere alla votazione, vorrei ricordare ai giudici limportanza di questo processo, in un momento in cui sono messi in discussione lautorit del papa e della stessa religione. I ribelli, gli assassini, i sicari, quelli che attentano alla sicurezza del trono e dellaltare, sono gi celebrati martiri da parte di coloro che negano la legittimit del potere temporale. Ora... ogni atto di clemenza quindi, sia pure ispirato ai pi alti principi della cristiana carit, si potrebbe facilmente interpretare come una conferma di questa sciagurata opinione. Ma non vorrei influenzare le vostre libere decisioni. Ora, a voi il giudizio. Chi si pronuncia per la pena di morte, risponda s. Chi contrario, risponda no. E che Iddio lo perdoni.

DON MARINO - Di Venanzo (SI). Borzato (SI). Corrente (SI). Fedi (SI). Colombo. Colombo!

PRESIDENTE - Monsignor Colombo!

MONSIGNORE - Eh?

PRESIDENTE - Monsignore, tocca a voi!

MONSIGNORE - Scusate, ero sovrappensiero. Che devo fa?

PRESIDENTE - Non avete udito la richiesta di monsignor procuratore?

MONSIGNORE - Ah, s!

PRESIDENTE - Meno male! Colombo ha detto s, andiamo avanti.

MONSIGNORE - Eh no, un momento: io ho detto s, in quanto ho sentito la richiesta!

PRESIDENTE - Allora che dite?

MONSIGNORE - No io volevo dire una cosa ma adesso non me la ricordo pi. Cho una confusione in testa... Ma che sar, la vecchiaia?

PRESIDENTE - Monsignore, siamo tutti vecchi qua dentro! Voi rispetto a noi siete un bambino! O ci volete intrattenere sugli acciacchi dellet?

MONSIGNORE - No no, per quanto sembra ieri che i leoni ce se magnavano al Colosseo...

PRESIDENTE - Monsignore, se avete qualcosa da dire ditelo alla svelta, perch dobbiamo concludere.

MONSIGNORE - Cavete paura che ve more il boia? Ah gi, perch pure il carnefice decrepito! Capirai, sta in servizio dal 1802! (ride)

PRESIDENTE - E vi fa ridere?

MONSIGNORE - Ma perch, stavo a ride? E secondo voi questo un processo che fa ride? Cos, senza accusati in aula, senza avvocati difensori, fa ride. Qui si chiede la pena di morte per due imputati che non hanno neanche confessato, e fa ride? Tuttavia, nella relazione di monsignor Marino, io leggo... E che leggo, ndo stanno? (cerca gli occhiali) Ah, eccoli qua. Leggo... che Monti e Tognetti nel corso dellistruttoria, hanno tenuto un contegno tale da non lasciare dubbio alcuno sulla loro reit. Mica mi direte che fa ride?

PRESIDENTE - Ma perch dovrebbe far ridere?

MONSIGNORE - Oh... vedo che se cominciamo a cap. Allora, domanda: basta per condannarli a morte?

PRESIDENTE - Vorreste insinuare che non abbiamo prove sufficienti?!

MONSIGNORE - Se sono queste, evidente che non ce le avete. Ma facciamo conto che ce le avete. Che cambia? Basta per condannarli a morte?

PRESIDENTE - Basta s. Basta e ne avanza.

MONSIGNORE - Vedete? Non cambia. Semmai cambiano i tempi! Ma tanto a Roma chi se ne accorge. (rivolto a un monsignore) Voi magari ve credete che stamo ancora qui a giudicare Giordano Bruno, ma quando cambiano i tempi, ottimi padri, cambia il modo di vedere le cose. E cambia anche la morale sulla quale si fonda la legge.

PRESIDENTE - La nostra legge non cambia. Deriva direttamente dal Vangelo.

MONSIGNORE - Va beh. (fa per uscire) Permesso. Permesso... scusate il disturbo eh?

PRESIDENTE - Ma dove andate?

MONSIGNORE - E me ne vado, che sto a fa qui! O famo discorsi seri o senn inutile...

PRESIDENTE - (lo interrompe) E noi non desideriamo altro che ascoltare il vostro.

MONSIGNORE - Ecco. Allora per piacere, non le dimo queste cose! Dicevo... visto che cambiata la morale, il concetto di colpa e di innocenza che channo loro, ormai diverso dal nostro. Noi crediamo ancora nellobbedienza, e loro credono nelle bombe. E certo che channo torto, ma mica detto che per questo cavemo ragione noi! (chiude la porta)

PRESIDENTE - Il processo continua a porte chiuse?

MONSIGNORE - No, c uno spiffero. E poi porte aperte o chiuse che deve entr qui?

PRESIDENTE - Io vorrei che entrasse lo Spirito Santo a illuminarvi.

MONSIGNORE - Quello se per sbaglio ci fosse entrato una volta, non credo ci entrerebbe pi.

PRESIDENTE - Monsignore! Voi state mettendo in dubbio la legittimit di questo tribunale!

MONSIGNORE - Giovanotti!? A Roma c la guerra, inutile che se lo nasconnemo! E qui so zompati per aria 23 soldati di un esercito che siccome il nostro ce pu pure dispiac, ma sapete chi stato a farli zomp?

PRESIDENTE - Monti e Tognetti!

MONSIGNORE - Soldati pure loro! Soldati di un altro esercito che non il nostro, un esercito in borghese. Ma stiamo attenti, eccellentissimi padri, che quando un esercito in borghese, un esercito di popolo... e col popolo, ce se sbatte sempre il grugno. Garibaldi alle porte! E Satana col cappello da bersagliere avanza su Porta Pia! Fratelli siamo vecchi... cavemo le ore contate. Volemo fa una buona azione prima di mori? Una sola: mannamo il boia in pensione, e chiudemo in bellezza. Eh? Cercamo de esse preti. Io solo questo vi chiedo. Desse preti, che non ce perdemo niente. E finita, eh? ( nessuno parla o reagisce)Eh! E proprio finita...

PRESIDENTE - Per cui immagino che dopo questa dichiarazione voi vi pronucerete per il no.

MONSIGNORE - Eh, no!... Volentieri voterei no. Ma votando riconoscerei implicitamente la legittimit del tribunale per cui sarebbero boni pure i s.

PRESIDENTE - Allora vi astenete?

MONSIGNORE - Eh, sarebbe uguale. Facciamo cos: fate conto che io so uno che non c, uno che non esiste.

PRESIDENTE - Allora mettete assente e andiamo avanti. Possiamo proseguire?

MONSIGNORE - E a me lo domandate? Io nun ce so!

PRESIDENTE - Meglio cos. Prego monsignori, continuiamo.

VOCE - Ferreri. (SI) Alzani (SI). Morini (SI). Camilli (lo svegliano)(SI). Andr (SI). Carlos (SI).

PRESIDENTE - E anchio s. Undici s, su undici presenti. Il tribunale supremo della sacra consulta decide morte allunanimit.

Scena

due

Scena due

Casa del Monsignore. Bussano. E la contessa Flaminia con altri uomini.

SERAFINO - Vengo, vengo! (vede i bravi)Per carit! Non ho fatto niente, io non s niente!

CAPO BRAVI - Levati di mezzo! Dove sta Cesarino?

SERAFINO - Lo domandi a me?! Sta in cantina! Ce lhai messo tu!

FLAMINIA - E allora aprite!

SERAFINO - Fate voi...

CAPO BRAVI - Ma chiuso!

FLAMINIA - Aprite!

SERAFINO - Volentieri signora, ma la chiave ce lha don Colombo!

FLAMINIA - Cesarino!

SERAFINO - Shhh! Contessa, no, eh...forse Cesarino stancoperchfate piano

Dalla finestrella della porta spunta il volto di Teresa.

FLAMINIA - Voi che fate l dentro?

TERESA - Divido la sorte.

FLAMINIA - Ma voi non dividete proprio niente!

TERESA - Ah. (di sfida)

FLAMINIA - Cesarino! Adesso vieni via con me!

CESARE - Ah ma...

FLAMINIA - Buttate gi la porta!

Luomo prende la rincorsa per sfondare la porta. Arriva, da fuori, Monsignor Colombo.

MONSIGNORE - cos che saprono le porte? Che me volete butt gi casa?

FLAMINIA - Aprite!

MONSIGNORE - Calma! Non tocca a voi decidere. (a Cesare) Tu che vuoi fa? Voi ann co mamma?

CESARE - Io voglio parlare con voi.

MONSIGNORE - E io pure. Il Monsignore prende la chiave da un mobile, apre e li fa uscire.

FLAMINIA - (a Serafino) Hai visto? l che stava.

SERAFINO - S, ma bisognava sapello.

MONSIGNORE - (a Cesare) Resta qua.

FLAMINIA - E noi?

MONSIGNORE - Voi aspettate de l. Che fate, come ve pare? Questa casa mia, a voi ve ricevo quando me pare a me..

FLAMINIA - Eh no!

MONSIGNORE - (a Flaminia, piano) Fra cinque minuti ve lo portate via...(il gruppo, guidato da Serafino si trasferisce nellaltra stanza)

Scena tre

Casa del Monsignore.

CESARE - Come andata in tribunale?

MONSIGNORE - Cesare, io te devo parl de naltra cosa.

CESARE - Qual stata la sentenza?

MONSIGNORE - Me dispiace per voi, ma non si so rivoltate le carte sul tavolino della storia. Undici s, su undici presenti.

CESARE - E bravo il monsignore. Cos avete votato morte pure voi.

MONSIGNORE - Cesar, qui non ce puoi pi st, non pi sicuro. Bisogna che te ne vai.

CESARE - Dove? A Parigi co mamma?

MONSIGNORE - Stamattina ho visto tutto un movimento di zuavi, de francesi, che uscivano da Porta Pia... Garibaldi sta a Mentana, il cerchio si chiude.

CESARE - E io me nascondo come un sorcio.

MONSIGNORE - Anche se non vuoi bene a tua madre, fallo per Teresa, quella venuta a piagne da me, dice per carit nascondetelo, e io pure...

CESARE - Pure voi che?

MONSIGNORE - (esita) E io pure tho nascosto! Un minimo de riconoscenza!

CESARE - Io non devo niente a nessuno!

MONSIGNORE - E allora va, va a mor ammazzato co Garibaldi, se te pare da sorcio sta nascosto! Sar sempre meglio che mette la testa da te sotto la ghigliottina! (prende una pistola dal cassetto) Ti. E usala bene. (Cesare gliela punta addosso) Tho detto usala bene!

CESARE - E meglio de cos! Monti e Tognetti saranno vendicati prima ancora che c aschi la mannaia.

Spara. Ma la pistola non carica. Il Monsignore estrae le pallottole dal cassetto e carica larma.

MONSIGNORE - Queste so le cartucce. Era de povero pap. Ce se ammazz pe na donna, pensa. lunica cosa che mha lasciato. Dice, tiella da conto, te potr sempre serv. A me! Eh, quando i padri non ce indovinano mai! Ti. E adesso me spari o non me spari, non me ne frega pi niente. Perch gi mhai sparato.

Scena quattro

Bussano.

VOCE - In nome del Papa Re, aprite!

MONSIGNORE - Shh...( alla voce rientrano tutti)

CESARE - Apro io, tanto per me.

MONSIGNORE - Ndo vai? Ma che fai? Fermatelo. Ndo va? Ma che fa? (lo bloccano) Nellaltra stanza, andate tutti di l. Non ve fate ved, via, via... Che ? (a Serafino che voleva seguire il gruppo) Tu ndo cazzo vai, apri! Via, via, svelti.

Entrano le guardie.

MONSIGNORE - La porta!

CAPITANO - Che?

MONSIGNORE - No, non dicevo a voi. Seraf, chiudi, che pure il capitano qui me pare cagionevole.

CAPITANO - Siete voi il nominato Monsignor Colombo da Priverno?

MONSIGNORE - Una volta a Roma me conoscevano tutti.

CAPITANO - Allora seguiteci.

MONSIGNORE - E il motivo, di grazia?

CAPITANO - La difesa da voi pronunciata in tribunale a favore dei criminali Monti e Tognetti.

MONSIGNORE - Insomma, in altre parole, mi arrestate.

CAPITANO - Abbiamo ricevuto ordine di scortarvi in un luogo che non siamo tenuti a rivelarvi, ma se posso aggiungere un parere personale vi consiglio di obbedire.

MONSIGNORE - Potete aspettare fuori mentre prendo il mantello?

CAPITANO - Prego.

Scena cinque

Rientrano tutti.

CESARE - Ma come! Voi li avete difesi?

MONSIGNORE - Io? No, io ero assente... Tanto vero che non volevo manco apr bocca... poi invece me s messo a parl, ma cos, improvvisando... se la saranno presa a male. So vecchi so permalosi...

CESARE - No! Quelli sono vendicativi! Vi ammazzeranno!

MONSIGNORE - Perch, tu che me volevi fa?

CESARE - Vi chiedo scusa. (i ragazzi gli baciano la mano)

MONSIGNORE - ( abbracciandoli )Oh, eh, e che ! Eh, figli miei... oh! Ho detto figli! Scusa, Cesar. uso dei preti...

SERAFINO - Ma dove vi portano...?

MONSIGNORE - Ah Seraf, non te ce mette pure te.(esce, poi sulla soglia)

Eccomi, Capitano

Scena sei

TERESA - Cesar!

CESARE - Ter, io vado a Mentana, tu aspettami.

TERESA - Cesar, se rivedemo a Roma. Ce pensi? Senza preti e senza papa. Ti (gli d la pistola)

FLAMINIA - Eh no!

CESARE - Ah ma, state buona, la vita la mia, devo and, capite?

FLAMINIA - Ma dove vai?

TERESA - ( che controlla la strada)Dai che adesso non c nessuno!

FLAMINIA - Non ce and!

CESARE - Addio!

SERAFINO - (sconvolto dallindifferenza di Cesare)Va beh che n conto n cazzo... ma almeno bonasera!

FLAMINIA - Cesar!

Si ode uno sparo

FLAMINIA - No!!! (escono tutti di fuori)

CAPO BRAVO - Il conte Ottavio! Gli ha ammazzato lamante.

Scena sette

La stanza di ricevimento del gesuita.

GESUITA - Vieni avanti figliolo, non stare in complimenti. Mettiti comodo! Non ti sentire sotto accusa.

MONSIGNORE - E come faccio? Io mi ci sento da quando sono nato.

GESUITA - Fai bene, figliolo. Stiamo tutti sotto accusa. A proposito...

MONSIGNORE - S.

GESUITA - Questa una lettera di pentimento, di Monti e Tognetti: hanno scritto al papa per fare abiura e per implorare la grazia e lapostolica benedizione. Sapessi quelle povere cristiane della madre di Tognetti e della moglie di Monti in che stato si trovano! (pogendola)La vuoi leggere?

MONSIGNORE - No, no, ci credo.

GESUITA - Beh io capisco che magari avresti apprezzato da parte loro una maggiore fermezza e coerenza, eh?

MONSIGNORE - Conosco la vostra capacit di persuasione.

GESUITA - Ma quei poveri diavoli se ne sono fatti un dovere. Del resto come potevano restare sordi alle preghiere delle famiglie? Guarda, guarda queste donne, guarda questi angioletti, come potrebbe un padre... eh, quello che non si farebbe per i propri figli... vero, monsignore?

MONSIGNORE - No, non lo so.

GESUITA - Monti mi si raccomandato personalmente affinch queste due povere creature vengano accolte e allevate in un nostro convento. Vero, sora Lucia?

LUCIA - Bont vostra eminenza.

GESUITA - (prendendo in braccio il pi piccolo)Vieni un po qua, figliolo. Noi li offriremo a Dio per compensare la scellerataggine del padre e ne faremo due bravi soldati della compagnia di Ges.

MONSIGNORE - Ah.

GESUITA - Lo vedi dunque come si opera quando si vuole aiutare la gente? Non come hai fatto tu.

MONSIGNORE - Come ho fatto io?

GESUITA - quello che mi domando anchio. quello che ci domandiamo tutti. Anche il Santo Padre ne rimasto molto molto addolorato.

MONSIGNORE - Eh, dispiace assai.

GESUITA - Ad ogni modo io non metto in dubbio la tua buona fede. Ma la strada era sbagliata. Quella portava dritti dritti alla ghigliottina.

MONSIGNORE - Invece la vostra dove li porta?

GESUITA - Alla grazia. La grazia di chi non persegue la vendetta ma il perdono. Tu invece hai fatto lapologia delle bombe!

MONSIGNORE - Ma per fortuna non mha dato retta nessuno.

GESUITA - E molto hai peccato verso queste povere donne.

MONSIGNORE - Questo vero. E a loro chiedo perdono.

GESUITA - Bravo. Solo chi si umilia sar innalzato.

MONSIGNORE - (va dalle donne)Non gliele date ste creature. Non gliele date, Le alleveranno nellodio verso il padre, riportatevele a casa.

GESUITA - Ma non mi pare che tu ti stia umiliando.

MONSIGNORE - Difatti io stavo dicendo unaltra cosa.

GESUITA - Mh. Voi andate adesso figliole, andate, abbiate fede. Il santo padre veglier questa notte in preghiera, con la domanda di grazia sotto il cuscino dellinginocchiatoio, per ispirarsi se firmarla o no... ma state tranquille, firmer, firmer. Addio, addio, andate care, andate, andate. (le donne escono)

MONSIGNOR - (guardando un teschio sulla scrivania) Sempre pi allegri voialtri, eh?Un belloggetto: semplice ma espressivo.

GESUITA - Non credi alla nostra buona volont di salvarli...vero? Eppure uno labbiamo gi salvato.

MONSIGNORE - Quale dei due?

GESUITA - Il terzo. O credi di averlo salvato tu? Siamo noi che te lo abbiamo permesso.

MONSIGNORE - Voi sapete sempre tutto, eh?

GESUITA - No, che quello che c da sapere, noi lo sappiamo sempre prima degli altri. Per esempio, che Cesare Costa tuo figlio, tu lhai saputo soltanto adesso, mentre noi lo sappiamo da quando nato.

MONSIGNORE - Avreste potuto dirmelo, seppur in forma confidenziale.

GESUITA - Abbiamo voluto evitarti una crisi di coscienza inutile.

MONSIGNORE - E adesso invece?

GESUITA - Eh... vieni, vieni un po qua. Guarda chi c.(gli fa guardare attraverso locchio di un teschio sul muro)

MONSIGNORE - Ma il Papa !

GESUITA - Il Santo padre ha voluto degnarsi di vegliare da noi questa notte, anche per comunicare immediatamente al confessore la sua ispirazione se firmare la grazia.

MONSIGNORE - Confessate pure a domicilio.

GESUITA - S ma... il vecchio bislacco, tu lo sai. Potrebbe saltargli in mente di graziarli...

MONSIGNORE - Sarebbe grave, eh?

GESUITA - Beh, in un momento come questo sarebbe un grave errore.

MONSIGNORE - Beh, per ci sarete sempre voi pronti a convincerlo.

GESUITA - No... non ci sar io, ci sarai tu. Sarai tu, che lo convincerai, che dovrai anzi convincerlo a respingere la grazia.

MONSIGNORE - E perch proprio io?

GESUITA - Perch solo cos noi avremo la certezza della tua obbedienza, e potremo considerarti recuperato. E questa la cosa figliolo che aldil della condanna dei criminali mi sta pi a cuore.

MONSIGNORE - No, Eminenza, io non condanno pi nessuno, non ci contate. Io non ci credo pi.

GESUITA - Non credi pi? Ma come, hai perduto la fede?

MONSIGNORE - Ma che fate, il gesuita con me? Voi avete capito benissimo, in che non credo pi. Io voglio fa solo il prete, lasciatemelo fa, che gi una faticata.

GESUITA - Ma non capisci che cos stai condannando tuo figlio?

MONSIGNORE - Pazienza, lavevo immaginato che il prezzo era questo. Comunque prima lo dovete pigli.

GESUITA - Se non prendiamo lui prendiamo te, qualcuno dovremo pur prendere.

MONSIGNORE - Ecco, allora restiamo daccordo cos. Posso andare?

GESUITA - Sei ancora il padrone.

Scena otto

Casa del Monsignore. In scena da una parte Flaminia, Teresa, Serafino con il volto affranto e piangenti.

MONSIGNORE - (rientrando quasi di corsa) andato via Cesarino?

SERAFINO - Quasi.

MONSIGNORE - Ma come quasi? Deve and via subito, possono arrivare i carabinieri da un momento allaltro, i gesuiti sanno tutto, quelli...

Dallaltra stanza portano Cesare gravemente ferito e lo adagiano su un tavolo

CESARE - (delirante) Sono un volontario romano. Mhanno beccato al primo colpo. Non ho neanche fato in tempo a prende posizione.

UOMO - Cha preso per garibaldini. Se crede de sta a Mentana.

CESARE - Per a Roma, io e due compagni miei, la parte nostra labbiamo fatta.

SERAFINO - Il conte Ottavio gli ha fatto unimboscata.

FLAMINIA No. So stata io. (a Cesare) Come stai... la mamma che parla...

CESARE - (afferra il braccio del Monsignore) Generale! Voi stavate a Roma nel 49, quando so nato io, poi ve ne siete andato, e so rimasto orfano. Poi siete ritornato, e ho ritrovato un padre. Tornamo a Roma insieme?

MONSIGNORE - S, figlio.

CESARE - E buttamo al fiume tutti i preti.

MONSIGNORE - Beh...

CESARE - Ve lo dissi. Lho promesso.

MONSIGNORE - E allora lo famo.

CESARE - Magari ne risparmiamo uno solo.

MONSIGNORE - Chi?

CESARE - Uno che ha cercato di salvare la testa di Monti e Tognetti.

MONSIGNORE - amico tuo?

CESARE - Sto a mor, eh... per, mor a ventanni fa ncazza.

MONSIGNORE - Eh, i ribelli morono sempre a ventanni. Pure quando non morono...

SERAFINO - Povera pecorella.

MONSIGNORE - Il signore il mio pastore. Nulla mi mancher. In verdi pascoli mi fa riposare.

CESARE - Che avete detto?

MONSIGNORE - Niente figlio. Ad acque tranquille mi conduce, ristora lanima mia. In grazia del suo nome mi guida per sentieri di giustizia...

CESARE - Andiamo a Roma?

MONSIGNORE - Stiamo a and. E anche se andassi per la valle della morte non temerei alcun male, perch tu sei con me.

CESARE - Ssshh

MONSIGNORE - Che ?

CESARE - Me sembrava de sent una voce che pregava.

MONSIGNORE - Te sar sembrato.

Muore. I presenti si segnano.

Scena nove

Casa del Monsignore.Colombo detta una lettera a Serafino

MONSIGNORE - Beatissimo padre...

SERAFINO - A capo?

MONSIGNORE - Come te pare. Ho appreso in questo momento che la domanda di grazia per i condannati Monti e Tognetti stata respinta. E ci siete rimasto in piedi tutta la notte... che v successo, Santit? Lo Spirito Santo non vi ha illuminato? O invece di un colombo bianco vi sceso sulla testa un corvo nero, travestito da gesuita? Di conseguenza, i condannati Monti e Tognetti saranno decapitati questa mattina alle sette. (guarda lorologio) Cancella... Sono stati decapitati questa mattina alle sette. Ma non scrivi?

SERAFINO - (piange) Pare come che non fosse successo niente.

MONSIGNORE - (gli si avvicina, consolatorio)Seraf! I morti non morono, Cesarino andato a dorm, e fra un po cannamo pure noi, quanto credi che ce manca per fasse notte... limportante che un giorno ci risvegliamo, noi ce credemo, e poi che ce frega...

SERAFINO - Ma Cesarino mica ce credeva ... bisogna vede poi quando ce svejiamo... se ci ritrovamo insieme!

MONSIGNORE - Io comunque i passaporti glieli ho dati... e poi per il resto, Seraf! Stamo nelle mani Sue. Oh, Serafi, tardi, c la messa funebre per Cesarino. Me devi vest. Intanto i pijo i vestitiEcco li metto qui su tavolo(Si prepara alla vestizione ma vede che Serafino rimasto piangente al tavolo. Si commuove, poi si fa forza, prende la tonaca di Serafino e va verso di lui

Caveva raggione quella regazzinas proprio rivortato er monnoS mai visto un monsignore che veste er perpetuo?...Dai, arzete, Seraf, prima che ce ripenso. (laiuta a mettere la tonaca poi torna al posto di prima pensando che Serafino comincer a vestirlo) Ah Sera, tu lo sai che io nun so capace ametteme sta robba, nun so manco ndo comncia.

S, scusate. Lo veste quando ha finito Monsignore si muove per uscire ma Safio rimane impietrito e piangente. Monsignore allora trova la forza alla commozione e va a mettergli la cotta. Quando ha finito

Ecco qua, un bel fiocchetto a Zio Serafino (Si commuove e scappa verso luscita)Andiamo, forza.

SERAFINO Monsignore..

MONSIGNORE Che c ancora ?

SERAFINO Grazie

MONSIGNORE PregoSma nun te e abbitu.

BUIO MUSICA

Scena dieci

Il Monsignore celebra messa e sta per arrivare a dare la comunione a qualche parrocchiano

MONSIGNORE - Pax domini sit semper vobiscum. (a chi ha lasciato la porta della Chies a aperta) La porta !

Entra in chiesa il gesuita.

SERAFINO - Ma che vole questo?

MONSIGNORE - Vuole me, non vedi che s portato la scorta.(continua la messa)

MONSIGNORE Ecce agnus Dei. Ecce qui tollit peccata mundi. Domine(tre volte)

Da le ostie ai fedeli, uno dopo laltro, finch arriva al Gesuita.

MONSIGNORE - No. A voi, no.

(Torna sullaltare) - Per i nostri defunti Monti, Tognetti e Costa. Raequiem eterna dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace.

SERAFINO - Amen.

MONSIGNORE - Dominus vobiscum

SERAFINO - Et cum spirito tuo.

MONSIGNOR - Ite, missa est.

FINE

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