IN PARETE
Tre atti (12 quadri) di Goffredo Ginocchio
PERSONAGGI
KRAMER 55 ANNI
DANIELE 23 ANNI
MARTA 43 ANNI
ERIKA 21 ANNI
LASSISTENTE
UNO
Alcuni che non parlano
ATTO PRIMO
QUADRO PRIMO
La scena unica per i primi tre quadri: La stanza direttoriale di Kramer, rettangolare, vastissima. Alla parete di fondo due ampie vetrate attraverso le quali si dominano i grigiastri e massicci volumi di una industria. Prevale in modo assoluto, in ogni oggetto, in ogni forma, in ogni colore, una visione geometrica della vita. Naturalmente apparecchi di comunicazione, di registrazione, e di segnalazione. Due porte: una a sinistra e una a destra. All'alzarsi del sipario l'ora quella che sta tra il finire della notte e l'incominciare dell'alba. Dalla porta di sinistra in primo piano entra Kramer seguito dallAssistente. La veglia ha reso pallidi i volti e la notte vi ha posato le sue ombre. Mentre /'Assistente accende una lampada da tavolo e quindi riordina alcune carte, Kramer va alla radio: palpita una luce verde. Tenta ancora, palpita ancora la luce verde. Allora va al suo tavolo e si attacca al telefono.
Kramer - Qui Kramer... (una pausa) Ogni dieci minuti chiamare e insistere. (Posa il telefono, cammina su e gi, le braccia dietro il dorso, un pugno chiuso nell'altro).
Assistente - Non sar partita.
Kramer - S, ieri sera alle 22 con il proprio apparecchio, nonostante il tempo incerto. Comunicazioni del campo sperimentale n. 4, confermate da trasmissione personale di mio figlio Sergio. L'uragano deve averla investita dopo le prime ore di volo.
Assistente - Avr atterrato in un campo di fortuna.
Kramer - No. (Una pausa) Oppure... Forse. (Una sospensione, fermandosi) Si devono ancora sfuggire gli elementi?
Assistente - Non ne siamo ancora padroni del tutto.
Kramer - (tagliando corto) Arriver questa mattina come avevo stabilito.
Assistente - Fra poco l'alba. Potrei attendere io, mentre voi, maestro...
Kramer - (interrompendo) Grazie. (Una sospensione) Calcolate i miei 55 anni.
Assistente - Oh, no!
Kramer - E l'abitudine di dormire di notte perch c' l'oscurit sulla terra. (Andando alla vetrata) Guardate : come me, come voi, trentamila. Hanno lavorato anch'essi tutta la notte.
Assistente - Sono di turno. Fra mezz'ora saranno sostituiti e andranno a dormire, mentre voi...
Kramer - (interrompendo) Io, no. Anche in noi bisogna dominare la natura. condizione essenziale per dominarla al di fuori di noi. E quando essa si annida nell'abitudine, si sconvolga e si sopprima l'abitudine. Io domino il sonno.
Assistente - S, fino all'impossibile. Ma siete l'unico.
Kramer - Sono il cervello di tutti.
Assistente - Permettetemi per di osservare che anche per voi c' un limite. Dopo cinque giorni e cinque notti di veglia e di lavoro ininterrotti siete pallido e avete ombre livide sotto gli occhi.
Kramer - Interessa soltanto il fatto che grazie a questi cinque giorni e cinque notti di attivit il nuovo piano di organizzazione perfezionato non soltanto dal punto di vista teorico, ma anche da quello pratico. Ed pronto per essere messo in azione come una macchina. Nelle vostre parole c' inutile sentimento.
Assistente - Sono il vostro primo assistente da dieci anni, e...
Kramer - Intendo anticipare una notizia sommaria del mio piano durante il rapporto del mattino. Mancano una diecina di minuti ad esso. Sia fatto qui, direttamente a me. Disponete. (L' Assistente esce. Kramer tenta ancora alla radio. Non risponde che il palpitare della luce verde. L'Assistente tornato):
Kramer - Preparate lo specchio per le registrazioni.
Assistente - Lo specchio gi pronto.
Kramer - Allora prendete nota per la trasmissione delle ore otto al campo sperimentale n. 4 : la compressione per la sintesi del gaz 3 dai gaz Y e Yi sia portata da 720 a 750 atmosfere, le calorie siano elevate da 3750 a 3840 gradi.
Assistente - Queste cifre sono eccessive!
Kramer - La memoria non vi serve. Leggete. (Una pausa) Siamo nei limiti? (prendendo una tabella e indicando).
Assistente - I limiti estremi.
Kramer - Aritmetici, calcolati in base a formule di ferro, poich conosciamo con precisione le propriet e le caratteristiche di sviluppo e di comportamento della combinazione dei due gaz.
Assistente - Ma la natura...
Kramer - (interrompendo) Continuate le annotazioni per la trasmissione: i margini risultanti saranno di 5 atmosfere e di 50 gradi. Aggiungete per mio figlio: quanto sopra deve essere raggiunto.
Assistente - Vi prego ancora, maestro, di considerare...
Kramer - (interrompendo) Che cosa?
Assistente - L'esiguit dei margini.
Kramer - Non sono precisi forse?
Assistente - S.
Kramer - Non sono esattamente rispondenti alle ultime e ripetute esperienze di laboratorio?
Assistente - S.
Kramer - Avete altre cifre da opporre?
Assistente - No.
Kramer - E allora?!
Assistente - Pure considero troppo esigui i margini lasciati alla imponderabilit di forze che...
Kramer - (interrompendo) pura impressione?
Assistente - S.
Kramer - Vi basta per dubitare?
Assistente - S, perch basata, lasciatemelo dire, su sensazioni ben nette avute durante le esperienze di laboratorio.
Kramer - Ma all'infuori e nonostante ogni calcolo?
Assistente - S.
Kramer - Quindi rinuncia alla produzione di un gaz la cui importanza pu essere vitale per noi?
Assistente - S.
Kramer - (seccamente) No! Dico: non rinuncio, Perch io non conosco che la logica ferrea di formule dedotte e esperimentate come esatte. (Una pausa) Trasmetterete le mie disposizioni a microonda secondo cifrario F.
Assistente - Va bene. (una pausa).'
Kramer - (improvvisamente) E ora concludiamo poich avete parlato di dieci anni. In voi vi e ancora l'impressione sanguigna degli clementi e della vita e le siete sottomesso; io invece li domino con il ragionamento e con il calcolo. Dov' dunque l'armonia fra noi? (Un silenzio) Rispondete.
Assistente - Non supponevo che per una divergenza...
Kramer - (interrompendo) Se mi aveste opposto formula a formula, cifra a cifra, ragionamento a ragionamento,, ci sarebbe stata rispondenza fra noi; invece, avete opposto sangue a cervello, senso animale a pensiero.
Assistente - Riconosco. Ma obbedisco.
Kramer - S, come cane a padrone.
Assistente - (nervosamente) Non avete il diritto...
Kramer - (fermandolo con un gesto) Non per offendere. L'espressione brutale, ma precisa una constatazione di fatto spiacevole per me, dato, per l'appunto, che siete mio assistente da dieci anni. (un silenzio).
Assistente - Che cosa debbo dedurre dalle vostre parole?
Kramer - Che io riconosco soltanto possibile l'armonia fra cervello e cervello non sottomessa all'incognita di nessun imponderabile che nebbia fra noi e la vita, per la imperfezione della nostra composizione e per la miopia del nostro istinto.
Assistente - Quindi...
Kramer - Quindi per me esiste soltanto l'attrazione per cui dato l'addendo 4 e la somma. 7, secondo logica immutabile mi risponde definita la cifra 3 per la composizione della cifra sette. Rifiuto perci certe inclinazioni indefinite e certe preoccupazioni che se definite prendono il nome di paura. (Una pausa. Cammina su e gi).
Assistente - Chiedo di essere inviato al nostro campo sperimentale n. 4.
Kramer - A che fare?
Assistente - A rilevarne vostro figlio Sergio, il direttore. Chiedo che siano affidati a me i primi lavori concernenti il gaz 3X.
Kramer - Mio figlio non ha bisogno di essere sostituito: l'ho fatto come me e non soffre di certe paure.
Assistente - Durante le ricerche di laboratorio eravamo in due: voi, maestro, e io.
Kramer - Perch dunque volete sostituirlo?
Assistente - Perch- il sentimento che nutro per voi, maestro, anche se negato, mi impedisce di rispondere altrimenti alla vostra accusa offensiva.
Kramer - Volete perci...
Assistente - Insisto nella mia domanda.
Kramer - (lo guarda, solleva bruscamente le spalle, riprende il suo andare. Indi fermandosi) Confido nella vostra esattezza per un apporto di controllo nelle misurazioni. Sarete assistente di mio figlio. Adesso rapporto. (L'Assistente esce. Kramer riprende il telefono).
Kramer - Segnalazioni?... Quali stazioni?... (Una pausa) Va bene. Attendo. (Una pausa. Guidati dall'Assistente entrano uomini e donne, tutti in vestaglie grigio-ferro. L'Assistente si avvicina a Kramer).
Kkamer - Preso contatto con stazioni della seconda rotta; segnalato passaggio altissimo apparecchio ore 2 e 18 primi; ore 4; ore 6 e 12 primi. (Appoggiando il microfono) Bene. (Una sospensione) Avanti. (/ nuovi venuti si avanzano e si dispongono in riga di fronte al grande tavolo cui seduto Kramer. Ma nella riga c' uno spazio di persona mancante).
Kramer - (sollevando il capo) Un posto vuoto. Chi manca?
Assistente - Sezione biochimica. Assente.
Kramer - Chi di turno? (Un silenzio) Nome!
Assistente - Signorina Erika Kramer. (Un silenzio penoso).
Kramer - deplorevole. Provvedere. (Un silenzio) Signori, le vostre registrazioni. (Tutti porgono un foglio).
Assistente - (consegnandone a sua volta uno) Questa la tabella della sezione biochimica secondo la compilazione dell'aiuto.
Kramer - (d un'occhiata alle tabelle, indi con esattezza) Dalle curve diagrammatiche concernenti l'impiego e il rendimento del lavoro umano nei diversi reparti e servizi della nostra industria risulta una deficenza di assoluta uniformit e di assoluta precisa regolarit dovuta al prevalere della natura dei singoli individui. L'osservazione metodica di mesi dimostra ormai che non pi questione di provvedimenti e di disposizioni interne, cio in sede di lavoro. Si tratta di approfondire il problema come segue: necessita sottomettere le forze grezze della nostra natura animale e minerale e trasformarle in energie control-latissime, cos come si trasforma la forza bruta di una cascata in energia elettrica. Per ottenere ci bisogna eliminare nell'individuo gli impulsi disordinati e ciechi dell'istinto i quali a nostra insaputa dal fondo oscuro della nostra vita animale influenzano il cervello e quindi la sua complessa attivit, in senso negativo.
Uno - (/' ultimo , come gli dir poi Kramer) E come possibile ci?
Kramer - Facendo s che ognuno nella nostra industria, qualunque sia il posto che occupa, si conformi a un preciso schema non soltanto di lavoro, ma anche di vita.
Uno - Sarebbe a dire?
Kramer - Ognuno, in ogni momento della sua vita e del suo lavoro, dovr pensare, agire e comportarsi con precisione assoluta unicamente secondo un prestabilito tema di vita e di lavoro in base alle caratteristiche del gruppo cui l'individuo appartiene e nei suoi limiti.
Uno - Bisogna non avere sangue?
Kramer - (con una certa accentuazione di tono) Evitati cos disorientamenti e dispersioni di forze saranno per contro create energie-masse ben definite nella fisonomia, nel ritmo, nella potenza, strumenti perfetti di una orchestra perfetta.
Uno - Bisogna non avere cuore?
Kramer - Bisogna avere un volto quale soltanto il pensiero pu formare e illuminare. E adesso chiedo: quale lo scopo di simili domande?
Uno - Cos come sono, con questo mio essere vivo e palpitante, con impulsi e desideri, con amore e odio, io mi difendo.
Kramer - (con calma chiarezza) logico che in un primo tempo questa trasformazione - come quella di ogni forza - incontrer difficolt e resistenze che invece saranno nulle nelle prossime generazioni. Quindi per la realizzazione di quanto ho esposto ho creato un sistema di provvedimenti e di ordinamenti che investe tutto il nostro organismo sociale, il comportamento individuale, l'educazione generale. Tale sistema estender e eserciter perci la sua influenza diretta su tutti e su ciascuno e durante il lavoro e durante la vita sia pubblica che familiare. Sono previsti anche i mezzi per stroncare una volta per sempre ogni caparbia resistenza e ogni cattiva volont. A questo punto, faccio osservare che la nostra organizzazione non ha soltanto la possibilit di provvedere ciascuno dei mezzi di sussistenza, dei comodi e dei divertimenti, ma ha anche il potere di privare e il potere di eliminare. (Un silenzio) Riceverete norme e istruzioni per l'attuazione del mio piano. (Un silenzio) Osservazioni da fare? (Un silenzio) Siete in libert.
(Un silenzio. Dopo un istante di indecisione tutti si volgono e si avviano per raggiungere l'uscita. Tutti meno Uno che rimane l, immobile).
Kramer - Che cosa significa questo?
(Alla domanda tutti si fermano e si voltano).
Uno - (improvvisamente, con voce in cui decisione ma anche senso di angoscia) Rifiuto! (Un silenzio di sbigottimento) Dare atto a quanto stato esposto peggio che uccidere. (Un silenzio).
Kramer - (con durezza) Quanto ho detto, qui dove io comando, si compir gradualmente, ma inesorabilmente. (Un silenzio).
Uno - Io rifiuto!
Kramer - Eri l'ultimo e ti avevo sollevato. Adesso ti lascio andare.
Uno - (sollevandogli contro il braccio teso, e l'indice) E io, l'ultimo, ti domando: Chi vuoi essere tu?l
(Kramer non risponde, ma sembra ingigantire. Il braccio teso si abbassa. Poi l'ultimo si volge e lentamente si avvia alla porta per uscire. Istintivamente il gruppo si apre, e cos gli fa ala. Poi tutti seguono l'ultimo). Rimangono Kramer e /'Assistente).
Kramer - Prenderete il mio trimotore per raggiungere il campo sperimentale n. 4. necessario iniziare subito i lavori. Adesso lasciatemi solo. (L'Assistente esce. Kramer riprende il suo andare. Il rombo di un'automobile. Kramer si ferma. Un silenzio).
Kramer - (da una profondit e da una solitudine immense) forse necessario essere compresi?
(Un silenzio. Indi due colpi leggeri alla porta di destra).
Kramer - (senza volgersi) Avanti.
(La porta si apre ed entra Erika. in elegante abito da sera; ma evidentemente la veglia, e un'ansia e una fretta, una stanchezza e l'alba hanno passato sul suo volto pallido e su tutta la persona le loro invisibili mani che scompongono e disordinano un poco. Kramer che pur dando le spalle alla porta ha intuito di chi si tratta, non si volge. Erika, avvertendo atmosfera di tempesta, si ferma subito oltre la soglia. Un silenzio).
Kramer - (cavando di tasca l'orologio) Sono le sette e un quarto. II turno avente inizio alle ore una termina fra' 15 minuti. Il lavoro di una notte non si disbriga in questi ultimi 15 minuti. Al rapporto c'era un posto vuoto: quello della sezione biochimica. La tabella delle registrazioni non stata consegnata cfa chi doveva consegnarla. Faccio osservare che chi ha mancato porta lo stesso mio nome: Kramer. (Una pausa) La deplorazione che accompagna la sanzione economica sar riportata sui quadri degli ordini del giorno affissi nei reparti. (Una pausa) Per quel che mi riguarda personalmente, dico: ci vergognoso e triste. (Un silenzio) Poich nessuna parola di rammarico viene pronunciata, esci!
Erika - Le tue spalle mi schiacciano.
Kramer - (brusco) Sarebbe a dire?!
Erika - Sono una massa geometrica e mi schiacciano, e io non mi sento pi. io. Quindi non posso parlare. Non ci si potrebbe guardare in faccia?
Kramer - (si volge) Qui con quell'abito da sera?!
Erika - la mia giustificazione.
Kramer - (andando a sedersi al tavolo) Avanti, esponi.
Erika - (dopo essergli venuta di fronte) Di ritorno dal ballo, a circa mezza strada il motore si bloccato, e ho dovuto rifugiarmi in un'osteria, fino a che...
Kramer - (troncando) Ci sono da percorrere novantatr chilometri di autostrada, illuminatissima, frequentatissima anche di notte. E non mancano i telefoni. Perch menti?
Erika - Ti sei messo dietro a quel tavolo come un giudice. E a un giudice si cerca sempre di mentire.
Kramer - (avvicinandola) Basta con risposte che non ammetto! Quale la verit?
Erika - Che ho bevuto qualche coppa di champagne di pi e mi sono sentita male. Mi hanno stesa su un divano, dove mi sono addormentata. Appena...
Kramer - Un'altra menzogna?
Erika - No.
Kramer - Supposto allora come vero quanto hai detto, tu, Erika Kramer, hai potuto uscire dai limiti della convenienza?
Erika - S.
Kramer - Infischiandoti di qgni elemento di considerazione?
Erika - S.
Kramer - Tu!
Erika - Ne avevo bisogno!
Kramer - Questo non significa niente!
Erika - (con impeto) Per uscire, dopo mesi e mesi, dalla ossessione delle cifre, delle formule, dei calcoli; per liberarmi dalla prigione del tempo cronometrato, del pensiero definito; per affacciarmi spensieratamente a una risata come a una finestra, cercando aria! aria!
Kramer - ( Un tono di comando) Calmati!
Erika - stato pi forte di me.
Kramer - Che cosa? Precisa!
Erika - Non so.
Kramer - (stringendola a un braccio) Ci vuole controllo di s. (Un silenzio. Si allontana di qualche passo, si ferma. Indi si volge) E tu che conosci il mio pensiero e la mia lotta... (si interrompe, si avvicina, le prende tra le dita il mento, e le solleva il volto).
Erika - Pap...!
Kramer - (con un brusco alzar dette spalle si allontana, per dire poi senza volgersi) Se hai bisogno del medico vacci. Ogni tanto il corpo richiede una verifica e una messa a punto come qualsiasi altra macchina. Allora le incognite svaniscono.
Erika - (con dolcezza) E stato un malessere dell'anima. Non altro.
Kramer - (come colpito da un pungolo fa un passo avanti e con un ampio giro va alla scrivania dove maneggia qualche carta. Indi, senza sollevare il capo) Sei acora una puledra troppo giovane.
Erika - Ho ventun anni...
Kramer - (solleva il capo e la guarda) Per questo volevo assumerti nel mio laboratorio, al mio fianco.
Erika - (mutando di colpo, serissima, precisa) Va bene.
Kramer - A lavorare direttamente con me.
Erika - S.
Kramer - Ma tu...
Erika - (interrompendo) A datare da? (Una pausa) Attendo ordini.
Kramer - (con lentezza) All'annuncio del mio sistema fatto durante il rapporto, l'animalit umana ha sussultato. Ebbene, io adesso non chiedo di essere compreso da loro. (Un silenzio, indi con forza) Ma io non devo dubitare, intendi?
Erika - S.
Kramer - (si alza, l'avvicina, la prende alle spalle. Dopo averla guardata intensamente) Sarai la pi bella espressione del mio pensiero?
Erika - S.
Kramer - (dopo un indugio, decisamente) -Allora ti presenterai a me oggi alle 15, qui.
Erika - Sta bene. (E fa per uscire. Ma quando a un passo dalla soglia, si ferma, indugia, indi si volge. Allora, arendo il mantello come una farfalla apre le ali, con intensit nella voce) Ma tu, dimmi: non sono gi bella cos?
(Kramer fa per rispondere dopo averla guardata a lungo, ma la porta si apre e sulla soglia appare Marta. Essa si spogliata della tuta da aviatrice, ma porta in
mano il casco. Il volto dai grandi occhi e dalla bella fronte appare luminoso. I capelli hanno qualche rado lunare riflesso d'argento. Ha un istante di indugio per una profonda stanchezza).
Erika - Mamma...! (E l'accompagna a una poltrona).
Kramer - Marta!...
Marta - S, eccomi. (Una sospensione) Adesso stanca.
Erika - Un cognac con zucchero. (Esce. Un silenzio).
Marta - Tutta la notte tempesta. cominciata tre ore dopo avere lasciato Sergio.
Kramer - Riposa un momento. (Un silenzio. Erika torna).
Erika - (porgendo) Prima lo zucchero e poi il cognac. Prendi. (Un silenzio).
Marta - Grazie. Adesso sto meglio. (Una sospensione. Osservando Erika) Che cosa successo?
Kramer - Nulla. (A Erika) Va a cambiarti.
Marta - No, aspetta. Andremo insieme. (A Kramer) Lasciamela vicina. (A Erika) Mi fa piacere trovarti cos elegante e festosa dopo una simile notte! Ti sei divertita?
Erika - Un ballo, una coppa di troppo, e una dormita improvvisata. Perci il turno saltato. Naturalmente un rabbuffo del signor Kramer, ma... non terribile.
Kramer - Basta! Se vuoi rimanere, taci. (Un silenzio) La nostra radio ha chiamato tutta la notte.
Marta - Abbiamo potuto captare, ma non stato possibile rispondere per guasto irreparabile alla trasmittente. E quel ripetersi della mia sigla di chiamata mi diceva della vostra e della tua ansia.
Kramer - (tagliando corto) Ricevuta comunicazione che eri partita, date le peggiorate condizioni atmosferiche, era logico cercare il contatto.
Marta - Sono uscita di rotta tre volte. Ho dovuto salire a quote altissime. Ho anche creduto di non farcela.
Kramer - Potevi scendere in un campo di fortuna.
Marta - Volevo arrivare. (Una sospensione) Io fuggivo... (Si interrompe).
Kramer - Non ti capisco.
Marta - Non la tempesta, ma ci che era in essa. Fuggivo un insistente ululo primordiale, lugubre, simile a quello che possono avere i cani presentendo un cataclisma tellurico. Lo udivo di continuo; ne ero investita; ne avevo l'angoscia atroce. Era negli elementi e l'eco era in me.
Kramer - Dato lo sforzo e la conseguente tensione nervosa, non c' da meravigliarsi se hai avvito una tale impressione. Piuttosto non comprendo perch sei partita con previsioni metereologiche avverse.
Marta - Avevo promesso che sarei stata di ritorno questa mattina dalla mia visita a Sergio. Tu non ammetti ritardi.
Kramer - Sarebbe stato un ritardo giustificato.
Marta - Ma anche per non sentirmi gonfiare ancor pi di pena il cuore che sono partita senza indugio il giorno fissato.
Kramer - Spiega.
Marta - Perch a vedermelo e a sentirmelo cos come , il mio Sergio, senza onda di vita, senza gioia di vita...
Kramer - (interrompendo) Sergio come deve essere! Devo ancora ripeterlo?
Marta - S, s, purissimo pensiero, purissimo ragionamento, purissimo cristallo, come lo definisci. Ma il sangue che di me gli ho dato? E il cuore che di me gli ho dato?
Kramer - (subito) Qui certe domande e certi atteggiamenti sono inutili.
Marta - Ma ogni qual volta vado da lui, sempre meno me lo ritrovo, che il mio sangue non lo sento in lui, e il mio cuore non lo sento in lui! E devo chiedere: Figlio, che cosa sei divenuto per me?... E lui non mi intende. La pena diventa enorme, e giorno per giorno tale che non la reggo. Allora me ne vado, da lui, mio figlio...
Kramer - (severo) Marta!
Marta - Sergio senza sorriso. S, senza il mio sorriso. Oh, Kramer!...
Kramer - Faccio osservare che quando torni da Sergio hai parole amare per me e per lui. Adesso sei stata eccessiva. Qui ci da evitare.
Marta - S, s. Ma ancora in me Pangoscia di quell'ululo della tempesta, come, per qualche cosa di spaventoso che...
Kramer - (volgendosi a un grande quadro di apparecchi di registrazione e segnalazione, interrompendo) Soltanto gli animali grazie al loro istinto perfetto possono presentire un cataclisma; noi no. Ma noi abbiamo gli strumenti che sono precisi, e, guarda: tutto tranquillo.
Marta - (con un sorriso triste) S, la mia stanchezza...
Erika - Andiamo. Hai bisogno di riposo.
Marta - S, arrivederci, Kramer.
Kramer - (l'accompagna fino alla porta. Ma sulla soglia si ferma, le passa una mano sui capelli, e dice) Un giorno ti ho scelta per mia compagna di cammino. E tale ti penso pur sempre.
Marta - (con dolcezza) S... Ma io sono anche mamma. (Un indugio. Esce). Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO SECONDO
Sono alla radio Kramer, Marta, Erika. Una luce rossa ha plpiti affannosi e^silenzi di luce pesanti. Una pausa. La luce non si ripete.
Kramer - Evidentemente il funzionamento della loro trasmittente anormale. (A Erika) Dammi la comunicazione con il nostro posto. (Erika gli porge il microfono) Kramer. Ripeta quanto ha captato dalla trasmittente del campo sperimentale n. 4. (A Erika) Tu confronta. (Mentre Erika segue quanto ha scritto sul blocco di carta, Kramer al microfono ripete) Chiamata. Chiamata. Richiesta di riscontro. Chiamata. Silenzio. A nostra richiesta, silenzio. Ancora silenzio dopo chiamata. Ancora silenzio. Poi la lettera S. E pi nulla. (A Erika) Corrisponde?
Erika - Esatto.
Kramer - (al microfono) Insistere.
(Ma nel momento stesso la luce rossa riappare con palpiti faticosi e irregolarissimi) Riprende. Resto in comunicazione. (A Erika) Segna!
Erika - Chiamata. Chiamata. (La luce rossa si spenta. Un silenzio di attesa. La luce riprende) S. (La luce si spegne. Silenzio).
Kramer - (al telefono) Risponda avvertendo delle intermittenze e segnalando ricezione non avvenuta. Insistere. Resto in contatto. (Depone il microfono. Un silenzio).
Marta - Che pensi?
Kramer - (brusco) Sono seccato. (Si alza. A Erika) Annota per tuo fratello: ordine di revisione completa del personale addetto alla stazione radio del campo sperimentale n. 4. (Un silenzio. Guarda l'orologio) Tempo che si perde!
Erika - Intanto si potrebbe...
Kramer - (interrompendo) No. (Un silenzio).
Marta - Pensi che,...
Kramer - (interrompendo, con severit) E tu?!
Marta - Nulla.
Kramer - Non c' da pensare. (Una pausa. Indi, come il resto di un pensiero che si trasforma in comando) ...questo non deve ripetersi!
(La luce rossa palpita. Erika va alla radio. Ma la luce si spegne).
Erika - Ancora 5. (Un silenzio).
Marta - (in un sospiro improvviso) atroce.
Kramer - (sbigottito, seccato) Cosa c'?
Marta - Scusa. Non so nemmeno io. (Una sospensione) Dal fondo!
Kramer - vergognoso invece che una trasmittnte... (Si interrompe perch riappare la luce rossa, che per si spegne subito. Un silenzio). Ancora nulla. (Ad un tratto Marta si alza. pallidissima. Resta immobile).
Erika - Mamma!
Kramer - (volgendosi e vedendola cos) Marta!
Marta - Nel cuore, Kramer! Nel cuore!
Kramer - Siedi.
Marta - (con un cenno di diniego del capo) -La stessa angoscia!... Ah quell'S!
Kramer - Senza essere seguita da cifre non ha significato. Il viaggio dell'altra notte ti ha stancata, ecco tutto. Per qualche giorno riposo. (Con forza) Ma qui testa a posto.
Marta - Tu sei tranquillo?
Kramer - S. mi secca questa atmosfera di agitazione che stai creando. (Una sospensione). Non la prima volta che avviene una chiamata fuori orario. (Una sospensione) Logica tanto pi oggi che attendo i primi risultati previsti concernenti il nuovo gax 3X. (Una sospensione) Non ti riconosco, Marta.
Marta - Anch'io non mi riconosco.
Kramer - Ripeto: testa a posto!
Marta - (irrigidendosi) Va bene. (La luce riprende).
Kramer - Ci siamo di nuovo. (A Erika) Segna. (Riprende il telefono). (Adesso la luce rossa riprende, sebbene a sbalzi di pause lunghe).
Erika - (scrivendo e ripetendo) Ore 10,15 primi... Gas 3X... (Una pausa lunga della luce) Compressione... (la luce rossa si spenta. Poi riprende) Ore io e 52 primi... (La luce si spegne. Un silenzio).
Kramer - la comunicazione dei dati raggiunti. (La luce riappare un momento).
Erika - S.
(La luce si spenta).
Marta - (di colpo, con le braccia protese disperatamente, in un grido di terrore afono) Morto! Sergio morto!! Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO TERZO
Sono in scena Kramer ed Erika. Vestaglie grigio-ferro.
Kramer - (continuando una spiegazione, mentre termina di manovrare qualche elemento degli apparecchi di registrazione, s che si accenderanno e spegneranno colorate fulminee luci) Il sistema che ho creato la realizzazione della mia idea. Perch temi, tu, Erika? (Una pausa) Io non voglio vedere il tuo viso pieno di sgomento. (Una pausa) Io non devo dubitare. (Con forza) Dillo!
Erika - (ripetendo) Tu non devi dubitare.
Kramer - Credi che io odii gli uomini? (Un silenzio) Lo credi tu?
Erika - No. (Un silenzio) Tu soffri.
Kramer - Io non odio gli uomini. (Una pausa) Li voglio liberi da ogni forza cicca e oscura. (Una pausa) Tu non ti allontanare da me. Tu devi credere in me!
Erika - S, pap.
Kramer - Pensi che il mio calcolo abbia ucciso mio figlio e il mio assistente?
Erika - No.
Kramer - (con intima e terribile forza) No! Li ha uccisi certo un infinitesimo errore dovuto a ci che a un tratto salito dal profondo della loro natura per sopraffarli. (Un silenzio. La porta di destra si apre e silenziosa, vestita a lutto, entra Marta. Si ferma subito oltre la soglia. Kramer e Erika non avvertono la sua presenza).
Kramer - Per questo il mio progetto sar realizzato, cos che i miei uomini saranno come io li penso e voglio: soltanto cervelli inesorabilmente esatti.
Erika - Nel pensiero, nel gesto, nella vita, geometrici.
Kramer - Chiari come cifre.
Marta - (immobile) Senza sorriso! (Kramer e Erika si voltano di scatto)
Marta - Tutti senza sorriso, come Sergio, mio figlio, inaridito e poi ucciso dal tuo pensiero...
Erika - Mamma...!
Marta - (con forza) Dal tuo pensiero!!
Kramer - (irrigidendosi) Qui dove tutto in ordine non c' posto per la follia.
Buio e passaggio di quadro.
QUADRO QUARTO
La scena: In casa Kramer, piccolo e semplicissimo salotto. Una finestra a sinistra. Una porta a destra. Il mobilio deve essere ridotto al minimo. A destra in una poltrona Marta : pallidissima, esangue. Piange sommessamente. A sinistra, rivolto alla finestra, immobile, Kramer. Fra i due, appoggiata alla parete di fondo, Erika.
Marta - (solleva adesso il volto, senza pia piangere, con una certa decisione, verso Erika) Tu di chi sei? Mia o sua? Rispondi: mia o sua? (Una pausa) Lo voglio sapere.
Erika - ...Mamma.
Marta - (con violenza) Me lo devi gridare mamma! (Riprendendosi, ma con intima, inquieta ansia) ...Ch'io ti senta bramarmi, invocarmi, io la tua salvezza, io la tua consolazione, io il tuo ritorno al riso! Io, io la tua vita! (Avvicinandola) Ch'io ri senta tutta nel mio nome come una volta: tutta slancio e impeto, tutta desiderio e tutta pianto e riso e collera e violenza e prepotenza e amore! Tu, carne della mia carne! (Una pausa) Erika! (E le bacia il volto mormorando) La mia bimba... la mia bimba... (Una pausa). Dimmi di chi sei!
Erika - ...Mamma!...
Marta - Mia no... Mia no...
Kramer - evidente che non pu rispondere a una simile domanda.
Marta - (di scatto a lui) Mia no! Che anche questa adesso mi togli per sostituire Sergio morto! E non v' giorno che ci io non veda e non senta e non soffra! (Con violenza) Ma io ti dico che me la devi lasciare! Me la devi ridare. (Affrontandolo) Rendimela! (Un lungo silenzio) Sei forte e sei spietato tu... E uno dopo l'altro, uno dopo l'altro me li togli... (Una pausa) E come vuoi che mi nutra il corpo se tu me li togli i figli che sono il mio corpo... (Una pausa)... Tu me li uccidi.
Kramer - (con forza) Marta! (Un silenzio. Si domina, si riprende, torna come immobile) Gi una volta hai colpito con simile accusa. Sulla ferita vi ho messo il pugno perch tu non la vedessi e non te ne sgomentassi. Ma adesso, la rinnovi. Ebbene, devo conoscerlo il tuo pensiero spoglio di ogni disperazione: chiaro, preciso.
Marta - Voglio Erika.
Kramer - Non comprendo, poich essa sempre tua figlia.
Marta - La voglio mia con me. Non deve pi andare in fabbrica.
Kramer - In questa tua volont implicita l'accusa.
Marta - La voglio mia con me. Non deve pi andare in laboratorio.
Kramer - Marta, la tua accusa si precisa sempre di pi.
Marta - La voglio mia con me. Non deve pi sottostare al tuo comando, al tuo pensiero, ai tuoi progetti.
Kramer - La tua accusa di nuovo evidente!
Marta - La morte in me e tutto turbina e tutto incombe e tutto sgomento. La morte in me e io voglio la vita : la vita della creatura che mi rimane.
Kramer - Io non ho ucciso.
Marta - La voglio mia con me.
Kramer - Io non uccido.
Marta - La voglio mia con me.
Kramer - Il mio pensiero non pu uccidere.
Marta - La voglio mia con me.
Kramer - No!
Marta - (quasi in grido) Kramer...!
(Un silenzio).
Kramer - Il mio pensiero superamento e certezza di vita oltre tutto, anche oltre il dolore e oltre la morte. coscienza di vita ed per gli uomini. E se il mio pensiero deve essere la solitudine per me, ebbene, esso sia la mia solitudine. Puoi, Erika, starmi al fianco? (Una pausa) A questa domanda tu devi rispondere.
Erika - S.
Marta - Erika...!
Erika - Mamma...
Marta - Sei gi lontana. Il mio nome detto da te mi giunge da lontano come dall'alto di un gran monte. Sono arrivata tardi, non ti raggiungo pi. Sei gi senza sorriso, Erika, e la parete vertiginosa a cui sei aggrappata e sospesa la stessa lungo la quale precipitato Sergio. La stessa! (Rivolgendosi con violenza a Kramer) ...quella del tuo pensiero, Kramer!! (In un grido angoscioso di richiamo) Erika...!
Kramer - (l'afferra ai polsi e la piega dolorosamente) Marta!
Marta - lo ti odio.
Kramer - (lasciandola, e freddamente) S. Io penso che adesso possa esservi l'odio, fra di noi. (Erika ha un lamento).
Marta - Adesso Sergio anche fra noi morto. Ed ecco che tu, Kramer, qui non puoi mettere in ordine il disordine lasciato dietro di s dalla morte.
CALA IL SIPARIO DEL PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
QUADRO QUINTO
La scena: Una terrazza con balaustra di casa alpestre. Sullo sfondo massiccia vertiginosa la montagna. All'alzarsi del sipario Marta distesa su una poltrona a sdraio. In fondo, su un pilastro della balaustra, le gambe penzoloni in fuori, rivolto alla montagna, Daniele. Marta in nero; Daniele in costume da montagna. (Un silenzio).
Marta - Io credevo che tu avessi trovato in me una madre, cos come io ho trovato in te un figlio; e una madre deve pur avere il potere di trattenere il figlio che corre pazzamente verso un cos grande pericolo; altrimenti che cosa significa per lei essere madre?... E io dovrei averlo su di te che per tre mesi mi hai ben veduta vivere qui sola sola con il mio spaventoso dolore e il mio smarrimento di essere senza figli essendomene uno morto e l'altra essendo rimasta con Kramer a vivere senza vivere cos che come se pi non l'avessi, poich nessun potere ho avuto su di lei: il mio amore e il mio disperare e il mio pianto non hanno contato nulla per lei. E ti sono stata a poco a poco madre come di un figlio che a poco a poco si ritrova, si riconosce, si riprende: un figlio che, un giorno scomparso, ora l, davanti agli occhi, lui, proprio lui, e cos pieno di vita come lo sei tu! E madre ti sono ancora, sempre, come per il mio Sergio, e come per Erika. Ma non ti posso trattenere... (Daniele d una scrollata di spalle) Rispondi male, Daniele...!
Daniele - (senza volgersi) Tu non comprendi. (Una pausa. Si accende la pipa).
Marta - Volgiti! Ti voglio vedere.
Daniele - (rotea sul pilastro fino a presentare il fianco a Marta e ad appoggiare i piedi sulla balaustra) Eccomi! (E volge completamente soltanto il capo).
Marta - Non ti posso trattenere, vero? Tu non senti come sentirebbe un figlio, che sola e disperata mi lasci.
Daniele - Adesso non sei pi sola: Erika arrivata.
Marta - Da due giorni arrivata. Dopo tre mesi venuta semplicemente a farmi una visita. E tu sai quale dolore ho di vedermela cos, cos non mia. E ripartir presto e ritorner ad essere sola e come senza figli, perch io che credevo di averne trovato uno, avr il grande dolore di essermi ingannata.
Daniele - Tu non comprendi...!
Marta - S, da quando entrasti qui tutto inzuppato a chiedere fuoco, mi sei ancora sconosciuto.
Daniele - Lo so. Sconosciuto come per mia madre e mio padre, eppure essi sapevano di me tutti gli episodi che formano la faccia apparente di una persona. Lo stesso per chi guarda dalla terra la faccia della luna. Io dico: ebbene, far l'ascensione da solo, e tu non comprendi. Adesso aggiungo: e me ne andr di qui.
Marta - Sei cattivo. (Daniele ripete la spallucciata e si rivolge alla montagna) Tua madre avr detto come me.
Daniele - S, sulla soglia della casa. E mio padre ha gridato: vagabondo.
Marta - Perch ti volevano bene, e volendotene ancora nel loro dolore ripeteranno ogni giorno le stesse parole.
Daniele-Certamente: essi mi hanno allevato, educato e fatto studiare fino alla laurea in fisico-chimica. Essi hanno pensato per me una posizione, una vita, insomma un volto secondo il calco familiare e sociale tramandato da una generazione all'altra, e secondo le leggi diventate postulati. Io invece ho spezzato il calco. Quindi, cattivo e vagabondo.
Marta - Ma vuoi bene, tu?
Daniele - Uff!..
Marta - E vuoi...
Daniele - (interrompendo bruscamente) Andarmene! (Un silenzio. Si volge) Non contro di te questa parola. Molti, moltissimi, e tutti i giovani la dicono. (Una pausa) S, andarmene, e non precisamente dalla casa e dal paese, o dalla madre e dal padre, ma da una qualche cosa che dietro le spalle, come una storia finita.
Marta - Ma dove?
Daniele - (con gesto d'impazienza) Andarsene pu voler dire tanto fare il giro del mondo a piedi, come in mezzo al bosco improvvisare sulla fisarmonica, anche stonando, anzi proprio stonando. (Con impeto) Ecco: andarsene da tutto e ad ogni momento!
Marta - Parli con violenza.
Daniele - (venendo a inginocchiarsi vicino a lei) Tu devi comprendere. (Una pausa) Voglio vivere, vivere oltre ogni limite seminato, oltre ogni forma definita, oltre ogni logica, ogni calcolo!
Marta - S, caro.
Daniele - E cos quando improvviso, se sbaglio Perch rompo una legge di accordo o di ritmo o di chiave, ebbene, che importa! Io continuo, io,ad improvvisare; ed in quello che ne viene fuori di informe, di spezzato, di inconcluso, ebbene, in quello c'... s, c' un che che a nulla appartiene e in niente racchiuso, eppure vive di per s cos come un sonoro impulso primordiale! Tu devicomprendere!
Marta - S, caro.
Daniele - E cos se me ne vado passando sulla tua pena, tu devi comprendere!
Marta - S.
Daniele - E cos se voglio salire da solo, lass, per quella parete, devi comprendere!
Marta - Come sei crudele...
Daniele - (prendendole le mani e come un bimbo agitandole) Ma tu devi comprendere! Il mio amico di cordata caduto, ebbene io, io solo, vado oltre la morte: passo oltre il limite da essa segnato, con tutta la mia vita!
(Intanto da destra, silenziosa, apparsa Erika, che ascolta non vista dagli altri).
Marta - (prendendogli il volto fra le mani) Ma se il tuo compagno caduto, significa che ad un certo punto della parete c' la morte.
La morte, - (passandogli una mano sul viso) qui, dove c' tanta luce!
Daniele - Ma lui al punto pi difficile per un momento si smarrito, e non ha pi creduto n in se stesso n nella vita. Per questo precipitato.
Marta - E tu?
Daniele - Io credo sempre. Non avere paura.
Marta - (con slancio) Se fossi giovane come te mi sarei legata al capo rotto della tua corda e ti avrei detto: andiamo!
Daniele - Lo vedi!
Marta - Ma adesso non sono pi giovane e non posso seguirti! Ed in me il freddo, il peso, l'immobilit di un volto morto. Adesso sei tu che devi capire.
Daniele - Ah, per questo!...
Marta - Non fraintendere! Io ti voglio tanto bene, s, proprio per la vita che c' in te, cos come l'hai detta, la tua vita che va oltre, ad ogni momento, sempre. Ti voglio bene vivo, vivo cos!
Daniele - E allora!
Marta - E ti ho detto: stai con me; e ti dico: stai con me; e ti dir sempre: stai con me. (Un silenzio)
Daniele - Io torno alla mia capanna.
Marta - Non passare sul mio cuore, Daniele!
Daniele - Torno per esser solo.
Marta - Tu non vuoi bene a nessuno.
Daniele - Bisogna superare molte cose per andarsene, e le pi difficili sono certe parole. Per questo pochi sono quelli che se ne vanno.
Marta - Tu sei di quelli.
Daniele - S.
Marta - Perch il male degli altri non ti importa.
Daniele - Ecco che dici ancora certe parole.
Marta - Ma non riesco a trattenerti e nessuno ti trattiene nel tuo egoismo.
Daniele - Nessuno pi si legher all'altro capo della mia corda rotta!
Erika - (con semplicit, avanzando) Io.
Daniele - (volgendosi di scatto) Tu? !... (una sospensione) Sciocchezze! (E se ne va a sedersi sulla balaustra).
Erika - (incollerita) Non vi permetto di apostrofarmi in quella maniera, come non vi permetto di darmi del tu!
Daniele - (volgendo appena il capo) Tu sei qui e con il tuo cervello mi urti. Io me ne vado. (E salta gi dall'altra parte della balaustra).
Marta - Daniele!
Daniele - (dai basso) Quando sarai sola mi chiamerai.
(Un silenzio. Poco dopo si ode dal bosco qualche accordo di fisarmonica).
Erika - (di scatto) Stona! un pazzo!
Marta - Perch allora gli hai detto di voler fare l'ascensione con lui?
Erika - Non so. (Una pausa) Ma non capisco il tuo sentimento.
Marta - (con semplicit) Gli voglio bene.
Erika - uno sconclusionato.
Marta - (negando con il capo) E tu lo dici...
Erika - S.
Marta - Tu che sei giovane come lui! (Una sospensione) Forse perch Io conosci da due giorni soltanto.
Erika - E tu lo conosci bene?
Marta - (dopo una sospensione) ...Forse no. Soltanto, lo sento pieno di vita. Non chiedo altro.
Erika - Forse tu... (si interrompe subito).
Marta - Ho quarantatre anni, Erika!...
Erika - (d'impulso) Che importa!
Marta - (in tono di rimprovero) Come lo puoi pensare, tu...?!
Erika - Scusa.
Marta - L'hai pensato...! (Un silenzio). E-rika...
Erika - Mamma.
Marta - Non me lo respingere. (Una pausa) In lui, Daniele, io... (si interrompe).
Erika - (secca) Lo vedo.
Marta - Con quel tono?
Erika - In me no. (Un silenzio) Perch mi vedi senza sorriso, come hai detto un giorno.
Marta - Non mi fare del male.
Erika - Senza sorriso. Adesso comprendo il tuo sguardo al mio arrivo.
Marta - Pieno di gioia.
Erika - E dopo, interrogando, pieno di angoscia. Avevo un abito grigio tailleur. Mi hai fatto fare subito questo. (E allarga la gonna del suo vestito rustico a fiorami di colori vivi).
Marta - Ti sta cos bene! Lasciati vedere ancora. Anch'io un giorno mi sono vestita cos qui tra i miei monti. La stoffa sa di fiori e di roccia. E non volevi metterlo!
Erika - Come lo seguiresti tu, tutta spensierata, quel Daniele?
Marta - Di sentiero in sentiero dei boschi, di roccia in roccia delle vette! Oh, una volta...!
Erika - E come lo tratteresti tu!
Marta - Non essere nemica.
Erika - (improvvisamente ride, ma subito trasforma quel riso in un saliente di canto)
- fior di montagna!
Marta - Bella!
Erika - (protendendosi tutta con le braccia e le palme verso l'alto) Oh, esserlo!... (Cantando come prima) Selvaggio fior di monte!...
Marta - (che si alzata, stringendosela alla vita) Erika!... Che cosa c' in te? come se tu mi venissi incontro con una gran corsa di bimbo. Dimmi!
Erika - Ho detto a Kramer che prima di cominciare i lavori per la realizzazione del suo piano volevo farti una visita, essendo passati gi tre mesi che non ti vedevo, e anche per riposare qualche giorno.
Marta - E non vero questo?
Erika - O mamma, quando ci che era ancora soltanto idea, progetto, stava per diventare realt concreta, di tutti i giorni, di sempre, un qualche cosa in me ha sussultato e si dibattuto come per difendersi. E ogni giorno di pi il tuo pianto .diventato un mio strano pianto, e la tua voce una mia strana voce sgomenta per un morire di vita nell'anima e nel sangue.
Marta - Erika!
Erika - Ed come se fossi fuggita di l.
Marta - E adesso?
Erika - O mamma, qui dove c' tanta immobilit di roccia, e tanta fissit di abeti, qui dove gli uomini hanno il passo lento e tranquillo e tanto silenzio tra l'una e l'altra parola, qui c' tanta vita!
Marta - Erika!
Erika - (con il volto sollevato nell'azzurro, e con l'essere tutto teso verso di esso) ...tanta, tanta vita...!
Marta - Mi ritorni, mi ritorni, e tutta mi vieni incontro per vivere, tu, mia bella!
Erika - (decisa e quindi un po' bruscamente)
- Chiama Daniele e poi allontanati.
Marta - Oh, Erika, dove ti conduce questa tua .gran corsa?
Erika - Chiamalo se vuoi bene anche a me.
Marta - (dopo un indugio) Daniele...! (Daniele risponde con il grido della montagna).
Erika - Vai via... (E la conduce fuori). (Arrampicandosi dalla balaustra viene Daniele. Come non scorge nessuno si rimette al posto di prima fischiettando. Torna Erika. Un silenzio).
Erika - (bruscamente) Tu! Quando farai l'ascensione? (Daniele si volge meravigliato) Te l'hai a male perch adesso io ti do del tu?
Daniele - Questo non importa. Chi mi ha chiamato?
Erika - Io con la voce della mamma. (Ride).
Daniele - Me ne vado. (E fa per scendere).
Erika - (accorre e lo ferma per una manica della camicia) Rimani!
Erika - Voglio sapere quando farai l'ascensione.
Daniele - Quando mi pare.
Erika - Questo lo so. Dimmi il giorno.
Daniele - Perch?!
Erika - Verr a legarmi alla tua corda.
Daniele - Ti ho gi risposto.
Erika - Non ti ho rivolta nessuna domanda. Ho detto: verr.
Daniele - (con collera) Dico: hai ancora intenzione di comandare?
Erika - Non chiedo, non prego, non comando. pi semplice poich verr.
Daniele - Per sostituire il mio compagno di cordata? No!
Erika - Non sostituisco nessuno, voglio essere io: Erika.
Daniele - (con scherno) Con le formule, le misure, i teoremi, i calcoli?
Erika - Non ridere!
Daniele - Tu in quest'abito stoni. Non basta cambiarsi di vestito.
Erika - Grazie.
Daniele - Per salire quella roccia non bisogna avere tante storie per la testa, ma essere semplici e nudi come la roccia stessa; e bisogna credere in ogni momento e ad ogni improvviso nella vita che sta oltre l'abisso, luminosa azzurra sulla vetta, e nostra.
Erika - Io verr.
Daniele - Bisogna essere giovani come tu non sai essere e forse non sei.
Erika - (punta, ha un riso nervoso di collera, ma subito si riprende e diventa calma) Io verr.
Daniele - Non ho voglia di tirar su un peso morto di libri e di strumenti esatti.
Erika - (tranquilla) Io verr.
Daniele - E bisogna non essere nemici, ma vivere Tuno dell'altro.
Erika - Io mi legher alla tua corda, ti dico! (Si fissano in silenzio volto a volto).
Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO SESTO
La scena: In parete, su uno stretto gradino di roccia, che strapiomba per trecento metri e che si eleva per altri duecento: Erika e Daniele in costume da ascensione. Lei ' seduta con le gambe penzoloni nel vuoto, lui in piedi: tutti e due avvinti alla medesima corda girata a due chiodi da roccia infissi nella parete. Intorno, profonda, impenetrabile, densa, l'oscurit abissale della notte, delle voragini, delle vette. Li illumina la fredda e biancastra luce di una lampadina tascabile, che per sul finire.
Daniele - (curvandosi per quanto gli possibile e prendendole il volto per picchiettarlo sulle guance) Non dormire. Fa freddo.
Erika - (porgendogliele) Le mani. (Daniele gliele friziona) Ahi! Mi dolgono...
Daniele - Tagliuzzate. Sputaci su. Bene. Ora ci sono ancora due zolle di zucchero e un sorso di caff. Bevi.
Erika - Tu!
Daniele - (rudemente) Bevi! Io mi faccio una pipata. (Lei beve. Lui fuma. Un silenzio).
Erika - Una sigaretta.
Daniele - No. Ti pu far girare la testa. (Un silenzio).
Erika - Vuoi sedere?
Daniele - (sempre rude) Meglio non muoversi. Cos sto bene. Anche le marionette, appese cos al loro filo, riposano.
Erika - Le gambe formicolano. Non le serfto pi.
Daniele - Strofinatele, e batti i talloni contro la parete.
(Erika eseguisce e i colpi risuonano nella notte).
Erika - I colpi diventano ciottoli e precipitano. (Un silenzio) Freddo. Sonno.
Daniele - Tieni gli occhi aperti.
Erika - Si riempiono di notte e di abissi.
Daniele - Alza il naso: su, stelle.
(Un silenzio).
Erika - C' uno strano rombo.
Daniele - Di sfere che ruotano.
Erika - S.
Daniele - I mondi.
(Un silenzio).
Erika - Che ore saranno?
Daniele - (alzando il capo, dopo un silenzio) Fra poco i primi albori. Bisogna tendersi con tutto l'essere come le bestie per averne il presentimento.
Erika - S, in un rabbrividire. (Un silenzio) Che respiro intorno a noi!
Daniele - Cosmico.
Erika - Denso, eppure indefinibile (Un silenzio) La luce finisce.
Daniele - Non importa.
Erika - L'avr vista la mamma?
Daniele - Suppongo di no. E poi ci crede ai rifugi per tre giorni.
Erika - Perch hai detto: tre giorni? Daniele - Non si sa mai che cosa pu succedere.
Erika - vero.
Daniele - Hai paura adesso?
Erika - No. (Dopo un silenzio) Vengo vicina a te. (Daniele l'aiuta ad alzarsi).
Daniele - Sei a posto?
Erika - S.
Daniele - Allora ferma, che tendo la corda. (Eseguisce. Un silenzio).
Erika - Mi sentivo troppo sola.
Daniele - lo sgomento. Ad un certo punto bisogna soltanto credere, mentre tu... (Si interrompe. Una pausa).
Erika - Mi disprezzi sempre come un peso morto.
Daniele - Constato. (Un silenzio).
Erika - Dimmi : il punto in cui il tuo amico caduto l'abbiamo passato?
Daniele - Di cento metri circa.
Erika - Perch non me lo hai indicato?
Daniele - Anche a te in quel punto mancato il piede.
Erika - E il vuoto mi ha spogliata per lanciarmi nel tempo diventato un oceano.
Daniele - stato un attimo. Ma questa volta ero io di guida.
Erika - Che cosa hai provato?
Daniele - Ho teso i muscoli e ti ho tirata su.
Erika - Ebbene, poi ho avuta soltanto l'impressione di essere investita da una ondata vertiginosa, come trasmessa lungo la corda. Non ho ragionato; forse, ho semplicemente creduto. (Un silenzio) Pensi che mento?
Daniele - (con noncuranza) La pipa spenta. Non ti muovere. Voglio accenderla. (Eseguisce. Un silenzio).
Erika - Quanto abbiamo salito?
Daniele - Sotto di noi ci sono trecento metri di parete.
Erika - E quanti ancora?
Daniele - Quasi duecento. Se il temporale non ci avesse bloccati li avremmo fatti ieri al tramonto.
(Un silenzio).
Erika - (in un sospiro) Oh, l'alba...!
(Un silenzio. La luce si spegne).
Erika - Daniele...!
Daniele - l'ultima oscurit.
Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO SETTIMO
La scena: Sulla vetta. In un ultimo sforzo Daniele tira su Erika. Il sommo raggiunto nella gran luce.
Erika - (avanzando di un passo cos da volgere le spalle a Daniele, elevandosi luminosa nel grido) Il sole...! Il sole...! (Un silenzio. Indi senza volgersi, con voce ferma, immobilmente guardando davanti a se nell'infinito) Dimmi una parola tu che mi hai taciuto per tutto un mese passato seguendoti, attenta ad imparare, di roccia in roccia. Una parola per me che ieri mi sono legata all'altro capo della tua corda per la dura ascesa, e con te ho passato il segno della morte, e con te ho vegliato nella notte degli abissi, e ora sulla vetta e nell'azzurro e nell'infinito mi sento tutta nuda con te!
(Daniele senza volgerla l'attira a s per baciarla sul collo).
Erika - Dimmi che vivo.
(Daniele piegandola all'indietro la bacia sulla bocca).
Erika - Oh, sono tua, Daniele, e cos vivo! vivo! vivo!
(E le bocche si ritrovano mentre lei si lascia rovesciare sulla roccia della vetta). Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO OTTAVO
La scena: Ai piedi del massiccio. A sinistra la capanna in legno di Daniele, sul pendio a prato, oltre il quale si eleva la gran parete rocciosa. un bel mattino di sole. Sulla porta della capanna appare Erika, sempre in costume da ascensione, nude le braccia e liberamente aperto sul seno il leggero golf. La luce l'investe cos che sulla soglia essa si ferma, per passarsi le mani sul volto ancora sonnacchioso, e indi sui capelli tormentosamente arruffati, stirandosi un poco voluttuosamente. Poi ad un tratto sembra ricordare, volge lo sguardo attorno e chiama:
Erika - Daniele...!
(L'eco rinnova, allontana, disperde nelle gole del massiccio l'ultima parte del nome: eie . Allora Erika si avanza verso il centro, e sale il pendio, a mezzo del quale, rivolta alla montagna, si ferma per richiamare:
Erika - Daniele...!
(Risponde soltanto il rinnovarsi dell'eco.Allora si porta al sommo del pendio, e facendosi portavoce delle mani ripete il richiamo).
Erika - Daniele...!
(// richiamo riecheggia pia sonoro e pia ampio, tradendo un brivido di ansia e di timore. Rimane un istante in ascolto, poi le braccia si abbandonano in una espressione di pena. Essa si volge lentamente, e con lento, abbandonato incedere, scende verso la capanna. Quando ne vicina, si volge bruscamente per un rumore di passi sul pietriccio. E da destra, sale verso la capanna Marta. Istintivamente Erika indietreggia fino a chiudere colla sua persona la soglia. Marta si inoltra fino a Erika, la quale sembra non potersi muovere e non poter parlare. Esse si guardano in silenzio, con intensit).
Marta - (con infinita e dolce calma) Mi hanno detto. E sono passati non tre, ma cinque giorni. Adesso ci che non hanno potuto dirmi, lo vedo sul tuo volto.
Erika - S, tutto quello che pensi, s. (Un silenzio).
Marta - Ricordo la pallida luce presso la vetta": che fascino tormentoso aveva! (Un silenzio) Racconta.
Erika - stato atroce e bello.
(Un silenzio).
Marta - E Daniele? Erika (d'impulso) Bello!
(Un silenzio).
Marta - Come sei donna davanti a me! (Una sospensione) Stai sulla soglia e mi appari vittoriosa.
(Dopo una battuta di silenzio Erika si gira un momento di fianco e si appoggia allo stipite della porta come a lasciare un passaggio).
Marta (in luce) Ma ti comprendo.
(E dolcemente le accarezza il capo. Allora Erika lentamente si lascia scivolare lungo lo stipite, per accoccolarsi a terra. Marta dopo un momento si sieder sullo scalino della porta).
Marta - Ora lo posso domandare: dov'?
Erika - andato... (Una reticenza, poi in tono pia basso) Non so.
Marta - ...Erika!
Erika - Sono travolta, mamma!
Marta - Dimmi.
Erika - All'improvviso si allontana e va... va senza di me, e per una, due, tre ore... (Un indugio) ...Solo.
Marta - S.
Erika - E torna, e nulla dice.
Marta - S.
(Una sospensione).
Erika - (con subita ripresa vittoriosa) Poi travolge!
Marta - Ti sento. (Un silenzio).
Erika - Ma questa mattina non era gi pi al mio fianco. Lui non mi ha svegliata. (Un silenzio) E cos un giorno pu non tornare, e pi, mai pi, andato chiss dove, senza meta e senza fine, vagabondo, pazzo, sconclusionato! (Un silenzio) Ma rispondimi tu!
Marta - (accarezzandola di nuovo, ma con mano pi greve) Cara!
(Un silenzio).
Erika - Che pensi tu? Che hai?
Marta - Un dispaccio di Kramer. (Un indugio) Rientrare in sede . Da due giorni. (Un silenzio).
Erika - (uscendo dallo sbigottimento, con violenza) No!!
Marta - Erika!...
Erika - No, sai? No!... Tornare da Kramer,
No!
Marta - un ordine.
Erika - Io seguir Daniele come sulla parete, legata alla sua corda! Lo seguir, dovesse sbattermi di qua e di l fino allo schianto.
Marta - Erika!
Erika - Ma tornare formula e numero, e essere morta come una macchina, no! Lui ha ragione, s, ha ragione, e non avere limiti nello spazio e nel tempo, e la ventura del caso, dell'improvviso, dell'inaspettato, e il continuo ignoto, mutevole, inafferrabile, come lui Daniele, s, bello, bello!
Marta - Cos lo ami? (Un silenzio) Rispondi.
Erika - Non so! Non so! Che importa! Io vivo!
Marta - Ma che cosa dici? Erika - S, io vivo!
Marta - Hai la disperazione nella gola proprio nel dire questo.
Erika - Io non voglio sapere! Non voglio vedere, non voglio pensare!
Marta - Erika... !
Erika - Lasciami andare per la mia strada.
Marta - Quale?
Erika - (solleva bruscamente le spalle e china il volto in un chiuso pesante silenzio).
Marta - Eccoti sperduta, smarrita. Tu e lui come forme di nebbia senza la persona, qua e l cacciati dallo sgomento di nulla essere e nulla avere.
Erika - Mamma...
Marta - E io?... E io?...
Erika - (come in un invocare ancora soffocato) Aiutaci tu...
Marta - (tutta in una intensa attesa) ...Erika!
Erika - (adesso nella invocazione che irrompe da tutto il suo essere) Salvami, mamma!
Marta - (rispondendo voce a voce) Erika!... (e le due donne si stringono l'una all'altra) Oh, Erika, questo grido aspettavo da te, per essere di nuovo mamma con la mia creatura a me abbandonata, e di me bisognosa!... Io... di nuovo io... io aiutarvi! io salvarvi! io... (rimane un istante con tutto l'essere sospeso e con il respiro trattenuto, poi ad un tratto come essendosi ritrovata) A casa!
Erika - (sorpresa, non comprendendo) Mamma!...
Marta - Adesso s, che lo posso dire: a casa! la mia casa! la casa! (A se stessa, un poco scandendo) Torno con le mie creature nella mia casa.
Erika - Da Kramer...
Marta - (questa realt improvvisa la sorprende e per un momento la ferma. Ma si riprende, si ritrova anche davanti a lui; poich essa ormai gi nella sua casa) S, da Kramer.
Erika - ...mamma...!
Marta - (in magnifica serenit, in cosciente chiarit) Sono stata pazza per dolore e l'ho colpito due volte. Poi qui, per giorni e giorni ho interrogato la montagna che, anch'essa, mi era diventata nemica. A poco a poco non ho pi potuto pensare: tu uccidi. Daniele ha detto: il mio compagno precipitato perch per un momento non ha pi creduto. Soltanto questo vero. E soltanto l'amore di me madre avrebbe potuto dare a Sergio la forza e la gioia di credere sempre, durante il suo salire con il pensiero cos che il sorriso e il canto rimanessero in lui. Invece, nonostante il mio amore, l'ho lasciato allontanare da me, e cos andare senza il calore della vita. (Una pausa) Non sapevo che il pensiero dell'uomo tanto terribile se nello stesso tempo non si crede con l'essere tutto.
Erika - Mamma...
Marta - Io ho amato Kramer, e l'amo. E adesso egli solo.
Erika - Tutti gli sono contro.
Marta - Kramer solo: un uomo solo con tale un pensiero, senza credere nel cuore e nel palpito della terra.
Erika - S.
Marta - Ma io sono la sua compagna, e se io gli portassi la vita come una fiamma che non si spegne, ma si rinnova... Se gli portassi una creatura come Daniele...
Erika - (interrompendo) Daniele, da lui, no!
Marta - Erika!
Erika - No!
Marta - (con forza) Kramer gli dar di s ci che forma e solleva, come io a te e a lui do del mio cuore di madre!
Erika - No!
Marta - (prendendola alle braccia) Ami tu Daniele? Lo ami?
Erika - S.
Marta - Con tutta la tua femminilit: con sangue, cuore, anima di donna?
Erika - S.
Marta - Sai veramente amare tu?
Erika - ...Mamma!
Marta - E allora come puoi tu qualche cosa temere se egli ha ci che salva sempre: il calore della vita?!
Erika - O mamma!
Marta - Voi dovete essere compiutamente e armonicamente fra le creature e le cose e davanti a me cos ch'io possa dire: tre ne ho avuti!
Erika - Mamma! '
Marta - S, mamma, ancora mamma, e di tre! (Un silenzio, indi con voce chiara) A Kramer dir : mio. E gli dir anche : tu fa che diventi nostro. (Una pausa).
Erika - Ma Daniele non verr.
Marta - (accarezzandola) Me lo condurrai tu. Lo sento. Accarezzandoti lo sento. (Un silenzio. Sulla sommit del pendio appare Daniele che si ferma. Erika, avvertendone la presenza con tutto l'essere, si alza di scatto e si volge. Allora ha un richiamo gioioso).
Erika - Daniele! (E gli corre incontro, e gli si getta al collo, ma non osa baciarlo. Dice piano) C' la mamma. (E dopo un indugio lo conduce gi per mano. Marta si alzata e li attende. Quando le sono dinanzi essa dice con semplicit)
Marta - (a Daniele) Tu adesso ani sei pi caro. (Un silenzio) Vi attendo a casa. (E si allontana).
(Sempre la mano nella mano essi guardano la madre allontanarsi. Appena Marta scomparsa, subitamente, attratti l'uno verso l'altro da una forza immensa, d'impeto si avvinghiano in un impetuoso e denso bacio. Di poi, lentamente, si sciolgono come per raggiunta intima consunzione: e, usciti dal vortice, nello sbigottimento, gli occhi fissi gli uni negli altri, senza battito di palpebra, restano fissi interrogando. Allora di scatto Erika, accostando volto a volto, grida senza grido)
Erika - Ma io che cosa sono per te?! (Un silenzio) Rispondi !
Daniele - (con una scrollata di spalle) -Non penso!
Erika - Hai paura.
Daniele - Non voglio. (Un silenzio).
Erika" - (indietreggiando di un passo e sferzando). E per me tu sei senza consistenza; ti confondi con il resto delle cose come pietra con il pietrame.
Daniele - (afferrandola ai polsi e con violenza avvicinandosela) Tu pensi questo!
Erika - (dapprima con forza ostile) S. (Poi al contatto e sotto lo sguardo di lui in chiusa pena) Dopo s, ogni volta dopo . Allora non tu in me, non io in te.
Daniele - (con collera) Sulla parete ero io e la parete, sulla roccia io e la roccia, sull'abisso io e l'abisso, sulla vetta io e la vetta! Io, sempre io! E con te no! (stringendola con violenza fino a farle del male) Ma io posso...
Erika - (interrompendolo) Nemmeno se mi metti sotto i piedi.
(Daniele la lascia e si allontana di qualche passo. Un silenzio).
Daniele - (con rancore) E tutto era immenso e tutto infinito, e io... (Di scatto) Credi che non l'avessi visto nei tuoi occhi? E non l'avessi sentito in te dopo , come dici?
Erika - S.
Daniele - (avvicinandola selvaggiamente) -Ebbene io pietra nel pietrame, ma tu?! Che cosa sei tu ? !
Erika - (decisa) lo parto.
Daniele - (dopo un istante di meraviglia) Tu...
Erika - Ordine di Kramer. Vado da Kramer.
Daniele - (d'impulso) No!
Erika - (con voluta calma) Parto.
Daniele - (d'impeto) Vattene! S, vattene! Torna formula! (E si volge a guardare le vette).
(Erika entra nella capanna. Poi, con il suo sacco da montagna in mano, e la giacca del costume da alpinista sul braccio, riappare, fermandosi sulla soglia. Un silenzio).
Daniele - (bruscamente) Mi fai odiare tutto, tu, come una prigione!
Erika - (senza muoversi) Ti dico: addio.
Daniele - Io resto pietra, vero? e rotolo, rotolo, rotolo!
Erika - Perch?
Daniele - (d'impeto) Perch s! E tu mi hai fatto odiare le montagne dove sono andato dopo per ore e ore, per ritrovarle ancora enormi e piene di luce, e per ritrovarmi ancora, io, distaccandomi da te, come dopo l'ondata e dopo la bufera! Invece! Tu mi hai fatto sentire tutto e tutta la terra, e me, me, nulla, pi nulla, come se tu fossi l'infinito e tutto! Quanto ti odio!
Erika - (lascia cadere le sue cose a terra, e lentamente si avvicina a lui fino a sfiorarlo con tutta la persona. Indi, con intensit raccolta) Anch'io ho voluto ritrovarmi, ma inutilmente. E anch'io ti odio. E per questo nostro sentimento la terra e le montagne tornano ad essere immense.
Daniele - Livide, ostili, come dopo la luce, nella sera! E come tu lo sei. Tu che te ne vai.
Erika - E le vette tornano eccelse.
Daniele - Nemiche, ti dico, come te!
Erika - Da raggiungere.
Daniele - Che cosa vuoi tu?!
Erika - (con forza) Voglio te, come sulla parete: eri vita e pensiero. (Accostandoglisi volto a volto) Cos che tu mi veda, s, infinito e tutto, per dirti : seguimi.
Daniele - (con scherno) Io legato alla tua corda ? !
Erika - Per dirti ancora: prendimi! Per te io sar luce calda, e tutto l'immenso sar in luce! Cos lo penserai e lo vedrai tu, e tu solo mi solleverai ancora, fin su, in un'altra avventura senza fine, quella che tu non sai eppure cerchi! (Offrendosi) Baciami! (// bacio intenso).
ATTO TERZO
QUADRO NONO
La scena: Lo stesso piccolo salotto in casa Kramer del quarto quadro del primo atto. Kramer e Marta. Un pesante silenzio.
Marta - S, ti ho odiato con tanto dolore e tanto pianto. Quando la morte in noi e intorno a noi si pu anche odiare e colpire crudelmente come io ho fatto.
Kramer - (con forza) Ingiustamente.
Marta - O Kramer, per una madre una sola cosa ingiusta : la morte del figlio. E tutto ne la colpa. E io...
Kramer - (interrompendola) Di conseguenza come concludi?
Marta - Io non chiedo perdono e non mi inginocchio davanti a te. Ti porto la vita invece e te la porgo.
Kramer - Sarebbe?
Marta - Daniele.
Kramer - Che cosa significa ci?
Marta - mio. Mia creatura.
Kramer - (freddamente) Quando nata?
Marta - Me la vuoi negare con simile domanda.
Kramer - M'informo.
Marta - giusto. Ma io posso dire soltanto: ritrovata. Fra i miei monti.
Kramer - Ho l'impressione che tu abbia potuto sostituire.
Marta - Oh no! Io dico: il terzo.
Kramer - Uno qualunque!
Marta - Erika sua.
Kramer - Erika?!
Marta - S. Diventata sua.
Kramer - Marta!
Marta - Erika diventata donna e mi tornata. Doveva tornarmi.
Kramer - Basta! (Una pausa) Non chiedo quale sia la portata delle tue parole...
Marta - (interrompendolo) Esse significano...
Kramer - Nulla! Ogni gioco di fantasia significa nulla. Cos deve essere. Per contro esiste una realt, la seguente: un richiamo in sede. Il che significa che le vacanze sono finite e che bisogna riprendere il lavoro soltanto momentaneamente so-' speso.
Marta - Erika...
Kramer - (interrompendo con forza) Le vacanze sono finite. Non chiedo come esse siano state trascorse. Attendo che Erika si presenti al suo posto.
Marta - Kramer...
Kramer - Un mio ordine di per se stesso un capitolo chiuso. Adesso desidero rimettermi al lavoro.
Marta - Non me ne vado.
Kramer - Hai altro argomento importante da esporre?
Marta - Daniele.
Kramer - Qualunque sia il genere di domanda che tu possa farmi a suo riguardo, la mia risposta una: no!
Marta - Kramer...
Kramer - (interrompendo) No! (Un silenzio).
Marta - Ma io non ti far alcuna domanda. Daniele una mia creatura, e per essa io so dire: voglio.
Kramer - la prima volta che usi di tale atteggiamento. Non lo ammetto.
Marta - Voglio. (Una sospensione) In questa mia parola non v' alcun comando, ma molto di pi: la mia preghiera di madre. Puoi tu non ascoltarla?
Kramer - Di pure.
Marta - Io ripeto: lascia che Daniele venga al tuo fianco.
Kramer - (freddamente) La risposta stata gi data. Posso aggiungere cne non comprendo la motivazione della tua richiesta.
Marta - (serena) Daniele giovane, vita, tutto vita impulsiva, grezza, generosa. come la forza del vento nelle mie abetaie. Si disperde, si perde. E questo non deve essere. La voglio armoniosa, la mia creatura. Comprendi, Kramer?
Kramer - E io dovrei...
Marta - S, tu devi comporla armoniosamente con il tuo pensiero.
Kramer - (con fredda ironia) Ma tu non lo temi il mio pensiero?
Marta - (con semplicit) Oh, no! Il tuo pensiero pu creare e sollevare, e Daniele forte e vitale cos da poterlo ricevere. E io voglio che tu abbia al fianco una mia sorridente e chiara creatura.
Kramer - Qualunque sia l'aspetto che tu voglia dare alla cosa, questa impossibile.
Marta - Pensavo che deve esser pur bello plasmare formare comporre con il pensiero un essere fino a farne la propria creatura.
Kramer - Ripeto: la cosa impossibile.
Marta - Sono tutta preghiera davanti a te. Non rni senti?
Kramer - (di scatto, colpendosi al petto con un pugno) Ma tu qui dentro non ci guardi!
Marta - Kramer...!
Kramer - (riprendendosi subito) Ci non riguarda te. (Una sospensione) E adesso, per terminare: pur prendendo atto degli ottimi titoli di studio e della certamente ottima, moralit, non intendo assumere persona la quale kingi dall'apportare un contributo alla realizzazione dei miei piani, rappresenterebbe un elemento di resistenza e di contrariet ad essi.
Marta - Oh, Kramer... (Una sospensione) Tu non ti lasci avvicinare...
Kramer - Bisogna sapersi avvicinare dopo avere odiato, e a quanto pare non hai scelta la via migliore. Ritengo che non vi sia altro da dire.
Marta - Tu vuoi essere solo, Kramer..
Kramer - Che intendi dire con questo?
Marta - Erika ama Daniele.
Kramer - un argomento da evitare.
Marta - Non si pu evitare. Erika non donna che rinuncia.
Kramer - Devo dunque dedurre che essa pianta in asso me, suo padre e suo maestro, per un qualunque sconclusionato? No! Non pu essere. Erika torner spontaneamente da me, e spontaneamente rester al mio fianco cos come ha promesso.
Marta - Non lo so, Kramer.
Kramer - E chi sei tu che ad un tratto in cospetto alla morte mi sei stata contro, e contro mi sei ancora?
Marta - Non mi riconosci? Io sono la tua donna, Kramer. Dal primo impallidire al bacio d'amore, tua, sempre tua : femmina, compagna, madre, tutto: io la tua donna, illuminata nella gioia, velata nel dolore; io la tua donna nell'ombra e nella luce della lotta, al fianco sempre, orgogliosa, fiduciosa, innamorata; a volte rabbrividente della tua forza e sgomenta del tuo volere e ferita dal tuo pensiero, ma piena di gioia segreta se per un solo momento tu, dimenticandoti nella stanchezza, mi tornavi il mio uomo e il mio ragazzo. Allora ti ho vegliato e ti ho dato il ristoro della mia femminilit. E ti ho dato Sergio e ti ho dato Erika. Li ho dati a te, e tu a poco a poco con essi ti sei allontanato verso una luce fredda e gelida di pensiero che troppo fredda era e elicla per loro, le mie creature. E quan-o ho voluto richiamarle a me, esse non hanno pi saputo e potuto rispondermi, cosicch per una di esse il mio richiamo stato troppo tardi e per l'altra era per essere troppo tardi. Allora il mio urlo di donna ferita, di madre ferita, stato disperato cos che potuto essere un grido sconvolto di odio come quello selvaggio e disperato che nel vento pu avere la terra contro il pensiero dell'uomo che gli uomini uccide. Ma la ferita fatta dall'uomo alla terra diventa solco da cui una primavera d'amore suscita una nuova vita per la salvezza degli uomini. E io, la tua donna, sono la terra che invano neghi e rifiuti, e Erika la mia primavera d'amore, e Daniele la vita nuova che dopo la morte ti offro e ti porgo, Kramer. E io madre voglio essere donna sempre, la tua donna ancora e sempre: per questo Daniele deve diventare mio e tuo! Deve essere nostro: uno di tre! Questo io voglio, Kramer! (Un silenzio).
Kramer - E Sergio?
Marta - Perch domandi?... Ha il capo reclinato in un gran sonno, e riposa in me. (Un silenzio. Kramer va su e gi).
Marta - Kramer... (Una sospensione) Voglio poter dire: tre ne abbiamo avuti: Sergio, Erika, Daniele. (Un silenzio).
Kramer - (di scatto, bruscamente) Che venga!
Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO DECIMO
La scena: La stanza direttoriale di Kramer come all'inizio del primo atto. All'alzarsi del sipario Kramer seduto al suo tavolo. Erika di fronte, in piedi. (Un silenzio).
Kramer - Dal tuo arrivo sono passati quattro mesi. Ho dovuto chiamarti.
Erika - Sei tu che hai rifiutato di ricevermi. E non mi hai rivolto mai la parola, mai lo sguardo. Come se io non fossi.
Kramer - (con forza) Quale sei arrivata? (Una sospensione. Indi ancora con forza) Ho atteso un ritorno che non si effettua con mezzi di trasporto, e per il quale tu avresti dovuto saper varcare di prepotenza una soglia pur di riprendere il tuo posto! Ho atteso giorno per giorno. (Una pausa) Se ho potuto ammettere come possibile il periodo di un certo disorientamento, adesso, nel tuo contegno, avverto ostilit.
Erika - Oh, no.
Kramer - S.
Erika - Se fosse, non lo avrei lasciato venire da te.
Kramer - Chi?!
Erika - Daniele.
Kramer - Un disordine della natura...!
Erika - ...
Kramer - (interrompendola) Non mi occupo di certi tuoi problemi.
Erika - (serena) del mio cuore.
Kramer - (alzandosi) Basta.
(Un silenzio. Si allontana di qualche passo, si ferma, poi si volge, la raggiunge, e la stringe alle spalle, indi, gli occhi negli occhi)
Kramer - La massa contro in silenzio, anonimamente, con il sangue, come se io odiassi uno e tutti, e Sergio morto... Ma tu mi hai detto: non devi dubitare. Ricordi?
Erika - S.
Kramer - Tu con me. Confermi?
Erika - S.
Kramer - Ci ha significato essere compreso da te che sei giovane. Quindi il mio pensiero vitale. Puoi smentire?
Erika - Stringi e mi duole. Lasciami.
Kramer - per non rispondere? (Un silenzio. Lasciandola) Eccoti libera. Continuo. Venuto il momento di realizzare, non contro ma per tutti, hai chiesto di raggiungere prima tua madre, per qualche giorno. Cosa logica in previsione del lavoro da sostenere. Ho risposto: ti a-spetto. Hai aggiunto: S. Promessa evidente. Neghi?
Erika - No.
Kramer - (con chiusa energia) Ma ad ogni giorno di ritardo e d silenzio, al posto della ostilit degli altri che non temo, ho avvertito sorgere una tua ostilit altrettanto anonima. Il contegno seguente ne una conferma. Ma ci non deve essere! (Una sospensione) Rispondi.
Erika - (con calma) Ripeto: ho lasciato che Daniele venisse da te.
Kramer - L'ho accolto dietro preghiera di tua madre.
Erika - Che stata anche la mia.
Kramer - Allora domando se hai avuta l'intenzione di sostituirti con un nemico. (Una pausa) Attendo una parola.
Erika - Se lo pensi tale caccialo da te.
Kramer - E tu?
Erika - Con lui.
Kramer - (d'impulso) Erika!... (Un silenzio. Riprendendosi) Sii precisa: credi in me e nel mio pensiero?
Erika - Quando costruisce, solleva ed vita, s.
Kramer - Precisa, ti ho detto!
Erika - Lo sono stata.
Kramer - Accetto. Ebbene, tutta l'organizzazione pronta ad entrare in funzione come una macchina. Io ho atteso te.
Erika - (d'impulso) Mi rifiuto.
Kramer - (imperioso) Il mio piano deve essere realizzato!
Erika - No!!
Kramer - (afferrandola ai polsi) Tu credevi in me e io ti ho attesa.
Erika - (dolorosamente) Pap...
(Kramer la lascia. Si allontana. Si ferma, volgendole le spalle. Un silenzio).
Erikta - Respingo da me la tua idea, il tuo progetto, come gli altri, con tutta la mia vita di donna, e il mio sentimento di donna.
Kramer - (si volge, si erge, le braccia conserte) Ti ribelli a me: sei nemica!
Erika - (illuminandosi) Come puoi dirmi tale parola! Al tuo richiamo sono venuta piena di gioia perch adesso anch'io corro a mia avventura umana come vela fra i venti dell'oceano. E tutto chiaro in me, adesso, e vivo, e bello, perch credo nella vita, una sempre in tutte le creature e sacra, pap, cos come essa .
Kramer - Nemica!
Erika - sacra nella verit e nell'errore.
Kramer - Nemica mi sei!
Erika - Io amo e sono certa del mio amore. (Un silenzio).
Kramer - (con energia) Ebbene, Daniele diventer come penso che ciascuno debba essere.
Erika - Mai! Mai! Lui cos forte e giovane!
Kramer - Egli realizzer e continuer il mio pensiero.
Erika - Sar vicina a lui pi e pi sempre, cos come sono creatura della terra e di terra, con un cuore e un corpo per amare per credere, e con un pensiero, s, ma per comprendere che la vita scorre oltre ogni argine e ogni fissit.
Kramer - Adesso esci!
Erika - Voglio vedere Daniele.
Kramer - Esci!! (Un silenzio).
Erika - Lo aspetter. (S avvia per uscire, quando sulla soglia la voce di Kramer la ferma).
Kramer - Ti ho voluto bene pi che ad ogni altro, e ho avuto bisogno che tu della nuova generazione mi comprendessi e credessi in me. Per questo senza di te non ho osato di mettere in esecuzione il mio progetto. Ma adesso...
Erika - (interrompendolo) Tu puoi distruggere e uccidere, ma inaridire la vita, no.
Kramer - Tu mi giudichi!
Erika - No, pap. Ma la vita stessa che ad un tratto pu essere contro il tuo pensiero.
Kramer - Vattene! (Erika esce).
Kramer - (va al tavolo. Si ferma. Indi, con fermezza e con calma, battendo il pugno sul tavolo come un maglio sull'incudine) Io oser! (Due colpi alla porta di destra).
Kramer - Avanti.
(Entra Daniele, come Kramer, in vestaglia grigio ferro).
Daniele - (che ha le maniche ripiegate fino al gomito, reca carte. Gioviale) Siamo a posto! Ho confrontato i dati. Si sono ripetuti esattamente.
Kramer - Soddisfatto, a quanto pare.
Daniele - S. un'esperienza interessante.
Kramer - In che senso?
Daniele - Come un'avventura. Per l'incognita.
Kramer - Siete testardo.
Daniele - La stessa che pu esservi in parete a un passaggio fra appiglio e appiglio. Se ne misura e se ne calcola e conosce tutto: la distanza, la sporgenza, la resistenza, e le nostre possibilit. Col cervello si sicuri. Eppure tra il calcolo e la natura c' un'incognita che sprofonda nell'abisso. La si sente con tutto l'essere, la si supera con tutto l'essere. Ebbene, quando il passaggio compiuto ci s'accorge che il pensiero era preciso soltanto con l'aggiunta di un qualche cosa di... (si interrompe).
Kramer - Di che cosa?!
Daniele - (con un'alzata di spalle) Mah!... Di vivo, corrispondente all'incognita.
Kramer - Parole! E qui non servono. E non le voglio.
Daniele - Come quando si sale. Posso tacere per ore e ore. (Un silenzio).
Kramer - Avete potuto constatare come essi corrispondano a quelli delle esperienze anteriori. Questo vi dimostra che soltanto raggiungendo l'assoluta esattezza di calcolo, di misurazione e di azione, si possono ottenere gli stessi precisi risultati, ripetendo una esperienza. (Un silenzio) Siete persuaso?
Daniele - No.
Kramer - Con voi nulla da fare. Siete...
Daniele - Testardo. Lo avete gi detto. E ci pu essere.
Kramer - Ma la testardaggine pu anche essere indice di ostilit.
Daniele - Oh, no! Almeno da parte mia.
Kramer - Non volete confessarlo.
Daniele - (dopo averlo guardato) Oppure s, in un certo senso.
Kramer - In quale?
Daniele - Un'ostilit di resistenza tra forze diverse. affascinante. Voi e il vostro cervello siete la roccia.
Kramer - E voi?
Daniele - (ridendo) Ne tento la scalata.
Kramer - Poich siete in vena di paragoni, vi dico che cos ruzzolerete ai miei piedi!
Daniele - Anche le pareti rocciose dicono cos. (Kramer scrolla le spalle. Un silenzio).
Kramer - (seccamente) Dite: avete mai osservato un nido di vespa o di ape? Un salto di scoiattolo? O anche soltanto il sicuro volo di un uccello attraverso il folto e l'intrico ramoso di una foresta?
Daniele - Certamente.
Kramer - Avrete notato che per essi, come per gli altri animali, rimpreciso, l'imperfetto, l'informe, l'imponderabile non esistono, perch la loro composizione chimica e la struttura meccanica e l'istinto sono strumenti perfetti in rapporto al tema di vita proprio a ciascuno di essi. Non vero, forse?
Daniele - S.
Kramer - Ma noi! (Una pausa) Noi, finch vivremo come natura nella natura, saremo schiavi: schiavi dell'impreciso, dell'inesatto, che portiamo in noi a causa della imperfezione e della miopia del nostro istinto, quindi schiavi dell'incognita che fra noi e la vita, e che ci domina. Bisogna uscirne, dico!
Daniele - E come?
Kramer - Ricostruendoci al di fuori della natura col materiale a nostra disposizione, trasformato da forze in energie. Di fronte alla natura essere cervelli e macchine: nel pensiero e nell'azione infallibilmente esatti. Dobbiamo diventare indipendenti dal caso.
Daniele - Quindi schiavi anche noi! Schiavi dell'esatto e del tema prestabilito! Anche noi insetti, macchine delle macchine, e i nostri volti maschere standardizzate secondo calchi preformati!
Kramer - Volti di uomini!
Daniele - Volti di categorie, di classi, di gruppi, irrigiditi, fissi, immutabili, come strumenti ben disposti in ordinato campionario! (Con forza) Ebbene, no! Noi li spezziamo!
Kramer - Chi, noi?
Daniele - Noi : uno, dieci, cento, e ciascuno con il suo volto! Noi contrabbandieri del limite, noi vagabondi del caso, noi avventurieri dell'incognita, noi della bella avventura su una parete di roccia o su una del pensiero; noi di terra espressi ad un tratto dalla terra, fosforescenze delle sue correnti perenni di vita, per essere i ribelli ai limiti di una storia compiuta e di una logica irrigidita, e i nuovi di una nuova, perch l'incognita del caso, dell'imprevisto, dell'improvviso, fonte inesauribile del divenire, in noi!
Kramer - (con sprezzo, gelido) Ancora parole; per giunta, liriche e altisonanti.
Daniele - Le avete volute.
Kramer - Buona esca.
Daniele - (d'impeto) Che cosa intendete?
Kramer - Per chi ha vent'anni, ed per giunta donna. (Un silenzio di tensione. Poi, con forza gelida) Ma soltanto se vi trasformerete come io voglio, potrete diventare... (Si interrompe) Perch qui fatti!
Daniele - ... (dopo un silenzio, con calma) Io vi chiedo di essere inviato al nostro campo numero 4, per riprendere i lavori concernenti il gaz 3X.
Kramer - (dopo averlo guardato) Un'avventura? Una sfida? No!
Daniele - Perch?
Kramer - Voi, no!
Daniele - Per chi temete?
Kramer - (ha un gesto d'impazienza. Una pausa. Indi) Qui non si corrono avventure.
Daniele - (con calma) Chiedo ancora di essere inviato dove era vostro figlio Sergio.
Kramer - Forse per sostituirlo presso, di me?... Cos come siete, mai!
Daniele - All'esperienza di laboratorio ho dimostrato di essere ormai all'altezza del compito: cio di dominare gli elementi, come vi esprimete.
Kramer - In laboratorio avete obbedito al mio comando.
Daniele - Nel momento in cui davate il comando, le valvole di pressione erano gi state chiuse da me, e staccata la corrente. La valvola di equilibrio era gi stata aperta.
Kramer - Per quale ordine?!
Daniele - Per istinto.
Kramer - Mentite!
Daniele - Avevo avvertita la tensione estrema del gaz con tutto il mio essere, come un assoluto di vita: l'incognita.
Kramer - Mentite!
Daniele - Ho agito. L'esperienza riuscita.
Kramer - (afferrandolo per il petto) Nelle vostre parole implicita un'accusa. Ma voi mentite!
Daniele - (calmo) No.
Kramer - Ditelo!
Daniele - (calmo) Non posso.
(Un silenzio. Poi Kramer lo lascia. Si allontana e si copre il volto con una mano. Sembra piegarsi a una percossa. Ma un attimo. Si riprende. Si volge. Ergendosi)
Kramer - Accetto l'atto di accusa contro di me. La vostra domanda accolta.
Daniele - Con quale sentimento?
Kramer - Non ho odio per voi.
Daniele - Potete confidare in me. Io mi ci trovo sempre dove il volto della vita e il volto della morte ad un tratto diventano uno solo.
(Kramer esce. Subito da destra entra Erika. Daniele si volge).
Erika - (dopo un indugio lo raggiunge, aderisce a lui, e eli accarezza lentamente il capo. Fissandolo intensamente) Perch?...
Daniele - (in una risata) Oh bella! Ancora e sempre in parete!
Erika - (dopo una pausa, volto a volto, con intensit) Ti amo.
Daniele - Quali parole! E per la prima volta!
Erika - Ti vedo. (Un silenzio).
Daniele - Ecco: per questo.
Erika - Ti amo.
Daniele - S. Adesso sono in te.
Erika - Non altro?
Daniele - E sono. Di fronte a te, al mondo e a tutto, io sono.
Erika - Non altro?
Daniele - Come in quella notte e poi nell'alba: su.
Erika - Non altro? (Una pausa).
Daniele - Perch tu mi vedi e credi in me.
Erika - S. (Una pausa) Ma dimmi : non altro? (Una sospensione) Per me?
Daniele - (dopo un silenzio) Non mi fermerai, tu?
Erika - (dopo un indugio) No.
Daniele - Tu non chiederai di rinunciare.
Erika - Verr con te.
(Un silenzio. I corpi sembrano aderire ancor pi: gli sguardi sono gli uni negli altri).
Daniele - Ti amo. (Una pausa).
Erika - Ancora. Daniele - Ti amo. -
Erika - (luminosamente) E io in te.
(/ volti si avvicinano e le bocche si uniscono. Quando le bocche si disgiungono e i volti si sollevano, e i corpi si sciolgono, non c' distacco).
Erika - Adesso non ci si perde pi. (Un silenzio. Entra Kramer).
Kramer - (a Erika) Perch sei qui, tu?
Erika - (con semplicit) Io con lui. Piloter l'apparecchio.
Kramer - Stai dietro le porte!
Erika - S, ero dietro la porta e ho ascoltato. Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO UNDECIMO
La scena: La stessa. Kramer al telefono.
Kramer - Preso contatto con sezione numero 4? (Una pausa) Sono le 18 e 30 esatte. l'ora stabilita per la comunicazione. (Una pausa) Preavviso di ritardo? (Una pausa) Trasmettere che attendo immediata comunicazione al termine dei lavori. Restare in contatto.
(Posa il microfono. ndi sfoglia delle carte. Si interrompe. Si alza. Cammina su e gi, le braccia dietro la schiena, un pugno chiuso nell'altra mano). . Entra Marta. Indugia sulla soglia. Attende che Kramer s volga. Si trovano di fronte. Un silenzio.
Marta - Io so che cosa attendi. Volete passare su di me in silenzio, ma come possibile ci se calpestate? (Una pausa). Ma voglio esserti vicina.
Kramer - Vieni. (Le va incontro. L'accompagna ad una poltrona. Un silenzio).
Marta - Ti avevo detto: Io gli. ho dato Erika, ed come se gli avessi dato, di me, la mia vita. Tu dagli del tuo pensiero, perch deve essere il terzo. Come hai potuto...
Kramer - (allontanandosi) Non interrogare. (Una pausa. Ritornando a lei) Puoi pensare che io gli voglia del male?
Marta - No.
Kramer - (accarezzandole una mano) Grazie. (E si allontana).
Marta - O Kramer, che dici! (Una pausa) certo che anche tu non hai potuto trattenerlo... E Erika andata con lui.
Kramer - Non doveva partire, lei.
Marta - (con un lieve sorriso) Essi sono legati alla stessa corda... (Una sospensione) E noi due attendiamo.
Kramer - (di scatto) Spero che avr il buon senso di non tenersela al fianco!
Marta - Che pensi?
(Un silenzio. Kramer riprende il suo andare. Marta ne segue, con il volgere del capo, ogni passo-, Kramer guarda l'orologio).
Marta - gi l'ora? Apri la radio.
Kramer - (d'impulso) No! (Una sospensione. Riprendendo) Non ancora l'ora. (Un silenzio).
Marta - Pensi che riuscir? (Kramer non risponde) E non succeder nulla, vero? (Un silenzio) Quanto .manca per la comunicazione? (Un silenzio) Oh, il tempo! Sembra che abbia dei passi sempre pi lenti, e sempre pi pesanti!... come i tuoi, Kramer. (Un silenzio) Perch non rispondi ?
Kramer - (improvvisamente, fermandosi) -Tu temi? (Una sospensione).
Marta - (come interrogandosi) Temo con il pensiero... (Una sospensione) S, con il pensiero... (ancora interrogandosi) ...Ma dentro di me, no.
Kramer - Non c' angoscia in te?
Marta - No, Kramer. (Un silenzio. Kramer riprende il suo andare) Cos quando dovevano nascere Sergio e Erika... Il pensiero non aveva requie ed era tormentoso... Ma dentro, in fondo... S, come ora, una gran quiete... (Un silenzio).
Kramer - (al telefono) Ancora niente? (Una pausa) Chiamare! (posa il telefono).
Marta - Ma tu?... (Kramer non risponde. Riprende H suo andare). Come allora: al di l della porta, nell'altra stanza, i tuoi passi, su e gi... (Una sospensione) ...Era in te l'angoscia, e adesso in te. (Una pausa) Kramer!... (Kramer l'avvicina. Porgendogli le mani) Sar nostro.
Kramer - Lo senti?
Marta - Gli avremo dato di noi due.
Kramer - Lo senti?
Marta - E questo sar pi di tutto.
Kramer - Dimmi.
Marta - Pi d'ogni pensiero.
Kramer - C' la vita, in te.
Marta - S, tanta! In fondo, come un fiume perenne! (Una pausa) Sar il terzo.
Kramer - Sei bella!
Marta - Oh, Kramer, non mi hai mai parlato cos...! (Un silenzio).
Kramer - (ergendosi) S, Marta: a tre avrai dato vita tu!
Marta - E tu?
(Un silenzio. Ed ecco, improvvisa, roca, la chiamata del telefono).
Marta - (in un sussulto, e quasi in un grido) Loro...!
(Kramer accorre al telefono, mettendosi contemporaneamente a sedere al tavolo. Ma poi la mano si ferma in una esitazione al microfono, senza sollevarlo. Di nuovo la chiamata roca. Allora, con lentezza e con calma, Kramer si erge in piedi, e accosta il microfono all'orecchio).
Kramer - Ripeta la trasmissione.
Marta - (andando a lu) Dimmi...
Kramer - Lavori gaz 3X ultimati. Tutto in ordine. (Al telefono) Grazie. (Depone il microfono).
Marta - (gioiosamente) Kramer!!
Kramer - Evidentemente le formule e i dati da me forniti erano esattamente quelli utili e necessari.
Marta - E per mezzo di essi Daniele ha potuto...
Kramer - (interrompendo) S. Ma egli adesso vorr tentare anche ci che in base ai miei calcoli ritengo essere situato al di l del limite del possibile...
Marta - certo che egli vorr andare oltre. Buio in scena e passaggio di quadro.
QUADRO DODICESIMO
La scena: Il laboratorio sperimentale di Kramer. Buio assoluto. Sono presenti Kramer, Daniele, Erika, che per in un primo momento non si vedono, data l'oscurit.
Kramer - E cos a poco a poco, sotto l'influsso della mia volont e sotto la mia guida, Sergio divenne puro ragionamento e fu terso come un cristallo. Sua madre lo diceva invece: senza sorriso. (Un silenzio. In un lungo e verticale cilindro di vetro appare una rossa colonna di luce, la quale, a mano a mano che la scena si svolge, andr salendo e aumentando di luce. Al riverbero di tale colonna rossa montante, i volti di Kramer, Daniele ed Erika sono occupati ad un complesso meccanico, cos che Kramer, attento alla lettura di elementi registratori, sar un poco discosto dagli altri e come in disparte).
Daniele - I dati!
Kramer - Altezza 72. Densit 24. Luminosit 115.
Daniele - C' ancora tempo. (Un silenzio).
Kramer - E ho voluto rendere strumenti e-satti gli uomini. Allora mi stato chiesto: Chi vuoi essere tu? E la parola Dio era sospesa nel silenzio. Ma io non ho temuto. Tu, Erika, lo sai.
Erika - Tu non hai temuto.
Kramer - E Sergio morto.
Erika - Pap...
Kramer - E nemmeno di questa morte ho temuto. Ma Erika non ha pi creduto in me e a me si. ribellata : lei, giovane. (Un silenzio).
Daniele - I dati!
Kramer - Altezza 93. Densit 32. Luminosit 123.
Daniele - Fra poco, il massimo. (Un silenzio).
Kramer - Allora io non ho osato realizzare la mia idea. (Un silenzio) E sei venuto tu, Daniele, come per dirmi: hai ucciso.
Daniele - No.
Kramer - Tu hai osato riprendere i lavori concernenti il gaz 3X per dirmi: il tuo matematico pensiero ha ucciso perch ha inaridito la vita in tuo figlio.
Daniele - No.
Kramer - Cos stato, per me.
Daniele - Durante un'ascensione il mio a-mico di cordata, ad un passaggio molto difficile sotto la vetta, precipitato nell'abisso lungo la parete ancora inviolata. Ebbene, io ho ripreso il suo stesso cammino, ho oltrepassato il limite segnato dalla morte e ho raggiunto la vetta..Con Erika. Questo per atto di vita.
Erika - Anche questa vittoria stata chiara e bella.
Daniele - Ebbene, ho ripreso anche lo stesso cammino di tuo figlio Sergio, pure lui, ad un certo punto, precipitato nell'abisso lungo un'inviolata parete. E ho oltrepassato il limite segnato dalla morte, e ho raggiunto la vetta che tu gli avevi indicata. E questa volta per atto non soltanto di vita, ma anche, d'amore.
Erika - Anche questa vittoria stata chiara e bella.
Kramer - Ma ora perch vuoi osare questa nuova esperienza che ritengo impossibile e pericolosa?
Daniele - Deve scaturire il nuovo raggio luminoso.
Kramer - No. Tu osi ancora per dirmi: il tuo matematico pensiero ha segnato un limite. Ebbene, io vado oltre di esso.
Daniele - (con la massima semplicit) S, io oso oltrepassare il limite segnato dal tuo matematico pensiero come alla fine di un periodo storico. E questa volta per atto di fede nella vita che urge in me e mi spinge oltre ogni arresto, ogni impedimento, ogni limitazione non da essa voluti, ma da voi, uomini di ieri! Io la sento, io l'amo, io credo in essa: la vita cos bella, Kramer! Anche quando colpisce e uccide per ammonire, per indicare, agli altri la giusta ascesa, e per rinnovarsi in nuove e liete forze della primavera umana sorgenti dalla terra! Per questo, soltanto per questo, chi muore in nome della vita non muore, ma continua l'ascesa in chi, come un innamorato, in nome di quella va oltre la morte. O Kramer, io amo la vita! Noi facciamo vivo il tuo pensiero, e da esso noi formiamo nuova vita.
(A questo punto e di colpo la colonna luminosa si fa altissima e di un rosso fosforescente. Le battute diventano serrate, incalzanti).
Kramer - Il limite!
Daniele - I dati!
Kramer - 99, 32, 50, 188.
Daniele - I margini!
Kramer - Inferiori all'unit. Il limite calcolato gi raggiunto.
Daniele - Allora, avanti!
Kramer - il limite estremo, ti dico!
Daniele - Il tuo. Avanti!
Kramer - Sospendi!
Daniele - Avanti. Suggerisci, Kramer.
Kramer - 0,52, 0,23, 0,72.
Daniele - La tensione?
Kramer - Massima pi 0,93.
Daniele - Siamo in parete, Erika. Hai paura ?
Erika - Con te, no
Daniele - E dunque su che bello!
Kramer - Massimo pi 99. Oltre l'impossibile!
Daniele - Noi dobbiamo andare oltre. Lo sento. (Una sospensione) ...Avanti!! (Ed ecco che dall'apparecchio sorge un immenso e come opaco fischio, simile a una sirena lontanissima, nella nebbia. Ma poco a poco esso schiarendosi diventer fischiante, stridente, sibilante fino all'inquietudine. La luce rossa si spegne. E dopo qualche istante di oscurit assoluta, quella che era colonna rossa fosforescente, emana una mite, tranquilla e come sbigottita efflorescenza di luce).
Daniele - (con tranquillit) Abbiamo vinto, Kramer.
CALA IL SIPARIO
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