Incontri ravvicinati di un certo tipo

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TITOLO DA DECIDERE
INCONTRI RAVVICINATI
DI UN CERTO TIPO

Ovvero:

l’ascensore dei destini incrociati

COMMEDIA BRILLANTE

IN DUE ATTI ED UN QUADRO

DI

ALDO CIRRI

PERSONAGGI :

GARIBALDO                                                 il portiere                           - anni 50

EGIZIA                                                           la moglie di Garibaldo      - anni 50

DOTT. FEDELE CORNA                              l’avvocato divorzista        - anni 35

DOTT.SSA MINA GUASTADISEGNI        l’architetto                        - anni 35         

DOMENICA MELALAVO                           la “massaggiatrice”           - anni 30

DON EVANGELINO FISCHIALAMESSA                                   il monsignore                    - anni 65

PINO MARITTIMO                                       il giardiniere                      - anni 50
PIZZA MARGHERITA                                 la ragazza seria                  - anni 20

WATER detto “ascella”                                  l’alternativo                       - anni 20

LA POSTINA                                                  ladra per hobby                 - anni 30                    

L’azione si svolge ai giorni nostri


Sinossi

INCONTRI RAVVICINATI DI UN CERTO TIPO - (farsa - due atti e un quadro)
Racconta la vicenda di un condominio strampalato alle prese con un ascensore
dispettoso che ha il maledetto vizio di bloccarsi sempre tra il piano terra
ed il primo piano e, per farlo, aspetta sempre che nella cabina (terribilmente
angusta), a coppie (scelte con cura) ci si ritrovino gli scombinati abitanti
della palazzina. L'apice della vicenda viene raggiunto quando, nella cabina
dell'ascensore, per un piccolo incidente, vengono dispersi due chilogrammi
di 'Apium graveolens eccitantis', una variante sudamericana del sedano comune
dal fortissimo potere afrodisiaco. Una volta disperso nell'aria, il micidiale
ortaggio risveglia gli istinti lussuriosi di coloro che, per sventura, restano
prigionieri del diabolico ascensore, creando così una serie di esilaranti
situazioni. Appunti tecnici: 10 attori principali (5u + 5d). Scena unica.
Durata 63 minuti (esclusi intervalli). Da curare gli effetti di luce e la
tempistica delle azioni che separatamente, ma contemporaneamente avvengono
nel piano terra e nel primo piano. La tecnica della realizzazione dell'ascensore,
può essere ovviata ricorrendo a qualche artificio tecnico

 

PRIMO ATTO

SCENA

Il piano terra e il primo piano di un vecchio, ma signorile condominio (da qui in avanti i piani saranno indicati rispettivamente con le sigle PT per piano terra, 1P per primo piano, PS per piani superiori). Sulla destra della scena il pozzo dell’ascensore, le rampe delle scale sono in parte nascoste dietro di esso. PT: sulla parete di sinistra la porta di ingresso, a fianco ad essa le cassette della posta. Sulla parete di fondo da sinistra: la porta dell’appartamento di Garibaldo ed Egizia, di seguito quella di Pizza Margherita. 1P: sulla parete di sinistra la porta dell’Avv. Corna Fedele, di seguito quella dell’architetto Mina Guastadisegni, sulla parete di fondo la porta di Monsignor Evangelino Fischialamessa, a seguire quella di Domenica Melalavo e di Pino Marittimo. Water abita in uno dei piani superiori. Sui pianerottoli qualche pianta. Sopra le porte degli appartamenti delle plafoniere. Il pozzo dell’ascensore ovviamente è privo della parete frontale. La cabina è una di quelle piccole, molto strette, in legno, da non più di due persone con la porta di uscita sulla sinistra. Sul pannello di fondo della cabina dell’ascensore c’è la pulsantiera. La parete frontale della cabina è costituita da una grata di legno o, in alternativa, da un pannello semi-trasparente (plexiglass o vetro smerigliato) in modo da permettere al pubblico di intravedere l’azione che si svolge dentro la cabina. Sul soffitto della cabina una plafoniera per l’illuminazione. Sopra la cabina i cavi che spariscono al di sopra del palcoscenico. Per chiarire maggiormente la struttura della scena, qui di seguito si riporta una bozza  dell’allestimento descritto.

Allestimento della scenografia


Nota: l’allestimento della scena è solo indicativo. Di seguito si riporta due possibili alternative:

1.l’ascensore potrà essere collocato al centro della scena, il condominio sviluppato su tre piani e la scala che si avvolge a spirale intorno al pozzo dell’ascensore.

2.il tutto potrà essere sostituito da un artificio tecnico, come per esempio una tela montata su rulli posizionata dietro la cabina (che sarà fissa), sulla quale saranno disegnate le porte dei vari piani. La tela, scorrendo dall’alto in basso e viceversa, simulerà il movimento dell’ascensore, in tal caso il piano sarà uno solo che, di volta in volta, diventerà il PT, 1P, 2P, ecc. In questo caso i piani potrebbero anche aumentare idealmente di numero senza che la scena debba essere necessariamente ingrandita.

SIPARIO

SCENA PRIMA

Prima mattina. L’ascensore è al PT. Dalla porta del suo appartamento esce Garibaldo con scopa, secchio e stracci, si guarda intorno sbadiglia, apre la porta dell’ascensore e comincia a pulire la cabina. Garibaldo è un tipo piuttosto corpulento e nella cabina si muove a fatica. La porta dell’appartamento resta socchiusa.

EGIZIA - (dall’interno dell’appartamento) Garibaldoooo?

Garibaldo fa capolino fuori della cabina.

                GARIBALDO - Che c’è?

                EGIZIA - (c.s.) Guarda che insieme alla posta di oggi, dovrebbero arrivare due pacchi: uno per monsignor Fischialamessa e uno per Pino.

                GARIBALDO - Uff... va bene... uff...

                EGIZIA - (c.s.) Garibaldo.

                GARIBALDO - (scocciato) Eh?

                EGIZIA - (c.s.) Chiama il bruciatorista, ieri la caldaia è andata in blocco tre volte.

                GARIBALDO - Sì, sì (poi fra se) ci mancava anche la caldaia... Egizia!

                EGIZIA - (c.s.) Che c’è?

                GARIBALDO - (riferendosi all’ascensore) Guarda che anche questa trappola non va bene... ogni tanto si blocca tra due piani.

                EGIZIA - (c.s.) Chiama la ditta.

                GARIBALDO - ... già fatto, arriveranno in giornata. Vai a piedi, altrimenti ci resti dentro.

                EGIZIA - (c.s.) Mettici un cartello.

                GARIBALDO - Prima la devo pulire.

                EGIZIA - (c.s.) Bravo citrullo, che la pulisci a fare se poi la sporca il tecnico?

Garibaldo si ferma perplesso.

                GARIBALDO - (fra se) La strega ha ragione... lascio perdere le pulizie e ci metto il cartello.

Garibaldo recupera gli arnesi per le pulizie, ed esce dall’ascensore.

                GARIBALDO - (rientrando nell’appartamento) Dov’è il cartello?

                EGIZIA - (c.s.) Cercatelo!

Garibaldo borbotta a soggetto e chiude la porta.

SCENA SECONDA

Per qualche secondo, da lontano, si sente ancora vociare Egizia e Garibaldo che discutono a soggetto. Dopo qualche secondo Fedele esce dal suo appartamento (prima porta di sinistra 1P), è il classico professionista impegnatissimo, costantemente trafelato e sempre in ritardo. Con una mano tenta di infilarsi la camicia dentro i calzoni, con l’altra regge la borsa ed un enorme fascio di documenti è stretto sotto il braccio, con la bocca regge un cornetto (residuo di una colazione affrettata), la cravatta allentata gli ciondola dalla camicia, con un piede, trascina una scarpa infilata a ciabatta. In qualche modo riesce a chiudere la porta del suo appartamento ma, una volta di fronte all’ascensore, non sa come fare per premere il pulsante di chiamata. Alla fine, dopo due o tre tentativi, schiaccia il pulsante con il naso. L’ascensore sale al 1P. Fedele, con una serie di manovre, riesce ad entrare e a chiudere la porta poi, comincia a fare un’altra serie di esercizi di contorsionismo per poter premere il pulsante di avvio con il naso ma, in quello stesso momento, si spalanca la porta dell’appartamento a fianco (seconda porta di sinistra 1P) e ne esce di corsa Mina che, chiude la porta, e si precipita verso l’ascensore. Mina si trova più o meno nella stessa situazione di Fedele e, come lui, ha una borsa in una mano e una montagna di fogli e di rotoli da disegno nell’altra ma, al contrario di Fedele, ha un look ordinato ed indossa un impeccabile tailleur.

                MINA - (precipitandosi di corsa all’ascensore) Dottor Corna, dottor Corna... aspetti!

Mina come un fulmine, si infila nell’ascensore e chiude la porta, proprio mentre Fedele sta iniziando la manovra per premere il pulsante con il naso. Nella cabina si scatena il caos più completo. Fedele va a sbattere con il naso contro la parete poi, dopo diversi tentativi per districarsi, i due si trovano incastrati l’uno di fronte all’altra immersi nei fogli senza riuscire a muovere neanche un dito: Fedele a destra e Mina a sinistra. I visi si ritrovano ad un palmo l’uno dall’altro. Fedele ha ancora il cornetto in bocca e non riesce a parlare.

                MINA - (sorridendo imbarazzata) Mi scusi avvocato, ma ho sempre mille cose da fare e la mattina è tutta una corsa.

Fedele farfuglia qualcosa.

                MINA - Come?

Fedele insiste.

                MINA - Avvocato non la capisco... faccia qualcosa con quel cornetto.

Fedele farfuglia ancora e, allungandosi con la testa fin dove può, fa capire a Mina di prendere lei in consegna il cornetto. Mina capisce, ma è imbarazzata. I due si piacciono, ma vanno sempre di fretta e non riescono ad incontrarsi mai.

                MINA - Ah... hem... avvocato, ho già fatto colazione...

Fedele insiste ancora. Mina si decide e, con i denti, prende in consegna il cornetto.

                FEDELE - Dottoressa Guastadisegni... bu... buon giorno...

Mina fa un cenno con il capo.

                FEDELE - Do... dobbiamo risolvere questa situazione, dobbiamo sistemarci meglio...

Mina scuote energicamente la testa e passa il cornetto a Fedele.

                MINA - Avvocato, non posso è tardi, cerchiamo di far partire l’ascensore... ci sistemeremo al piano terra.

Fedele passa il cornetto a Mina.

                FEDELE - Architetto, sono d’accordo, bisogna premere il pulsante.

Mina passa il cornetto a Fedele.

                MINA - Avvocato, la pulsantiera è alla sua destra

Fedele passa il cornetto a Mina.

                FEDELE - Sì, ma ho le braccia bloccate... vediamo... bisogna ruotare in modo che uno dei due si trovi di fronte alla pulsantiera.

Mina passa il cornetto a Fedele.

                MINA - Avvocato dobbiamo fare qualcosa con questo cornetto.

Fedele passa il cornetto a Mina.

                FEDELE - Sono d’accordo, che ne direbbe di mangiarlo?

               

Mina passa il cornetto a Fedele.

                MINA - Avvocato, sono a dieta.

Fedele passa il cornetto a Mina.

                FEDELE - Solo due morsi, architetto, e risolviamo il problema delle comunicazioni.

Mina annuisce. I due cominciano a mangiare il cornetto finché, a forza di morsi, le labbra si trovano ad un dito le une dalle altre. I due si fermano e, per un secondo si guardano negli occhi. Poi, imbarazzati, ognuno per conto suo finiscono il proprio pezzo di cornetto.

                MINA - (con la bocca piena) Buono, dove li prende avvocato?

                FEDELE - (con voce strozzata) Alla pasticceria Sorbetti, qui all’angolo.

                MINA - Che le succede?

                FEDELE - (c.s.) Il fatto è che se non bevo subito un cappuccino, il cornetto mi si pianta in gola.

                MINA - Per giove! Allora dobbiamo far presto.

                FEDELE - (c.s.) Architetto, dobbiamo girarci di modo che uno di noi possa premere il pulsante con la nuca.

                MINA - (c.s.) Va bene... hem... in senso orario o antiorario...?

                FEDELE - (studiando la situazione e recuperando un po’ la voce) In senso... orario... lei si sposti ad ore dodici ed io mi sposto a ore sei.

                MINA - (allarmata) Ma io alle undici ho un appuntamento!

                FEDELE - Ma no architetto! Giriamo in modo che la sua nuca sia rivolta alla pulsantiera.

                MINA - (imbarazzata) Ah, scusi non avevo capito.

Comincia la manovra in mezzo a mille difficoltà, alla fine Mina si trova con le spalle alla pulsantiera e Fedele con le spalle al pubblico.

                FEDELE - (c.s.) Ecco, architetto, ora dovrebbe premere il pulsante.

                MINA - Avvocato, non so dove sbattere la testa.

                FEDELE - Hum... in certi giorni nemmeno io… vediamo... la guido io.

                MINA - Va bene, ma sbrighiamoci.

               

Fedele allunga il collo cercando di individuare la tastiera alle spalle di Mina, nel fare questo è costretto ad avvicinarsi al viso di lei che è sempre più imbarazzata.

                MINA - Avvocato... riesce a vedere la tastiera?

                FEDELE - ... sì... aspetti... più sulla sinistra... no... troppo ecco così... no, ora troppo poco... un millimetro più a sinistra...

                MINA - (esasperata) Avvocato, così non ci riesco!

                FEDELE - Aspetti...

Fedele mette la sua fronte contro quella di Mina.

                FEDELE - Segua i miei movimenti

Mina segue i movimenti della testa di Fedele.

                FEDELE - Ora!

Mina spinge la testa all’indietro e, finalmente l’ascensore parte. I due, che dopo l’operazione fronte-fronte, erano rimasti a guardarsi negli occhi, quando l’ascensore arriva al PT, sono ancora lì a guardarsi negli occhi.

                FEDELE - (imbarazzato) Hem...dottoressa... ora giriamo in senso antiorario...

                MINA - Sì... sì

SCENA TERZA

I due si muovono finché Mina non si trova con le spalle alla porta dell’ascensore, la porta si spalanca di botto e i due escono dalla cabina insieme ad una nuvola di fogli. Nello stesso istante Garibaldo esce dall’appartamento e vede: Mina che cerca di raccogliere tutti i fogli sparsi per terra e Fedele, con il vestito tutto sbrindellato, camicia e cravatta fuori posto, che cerca di rassettarsi alla meglio. Garibaldo si appoggia alla scopa ed osserva la scena. I due sono imbarazzatissimi.

                FEDELE - Hem... bu... buon giorno Garibaldo...

                MINA - Buon giorno... Garibaldo

                GARIBALDO - (guardandoli sospettoso con un mezzo ghigno) Buon giorno avvocato, buon giorno architetto.

Mina e Fedele finiscono di rassettarsi alla meglio e poi escono dalla porta di ingresso. Garibaldo li guarda allontanarsi ridacchiando.

                EGIZIA - (dall’interno dell’appartamento) Che cosa era tutto quel trambusto?

                GARIBALDO - L’avvocato e l’architetto facevano le prove.

                EGIZIA - (c.s.) Al solito. Quando si decideranno quei due.

Garibaldo si appresta a pulire il pavimento. In quel momento entra una postina.

SCENA QUARTA

                LA POSTINA - Buon giorno.

                GARIBALDO - Buon giorno.

               

La postina si guarda intorno, vede le piante, emette una serie di starnuti e la voce le si fa gutturale.

                GARIBALDO - Che le succede?

                POSTINA - (continuando a starnutire) Sono allergica alle piante.

La postina si allontana dalle piante spostandosi verso il proscenio e tira fuori dalla borsa alcune lettere e due pacchi. Legge gli indirizzi sui due pacchi confrontandoli con il blocchetto delle ricevute.

                LA POSTINA - Dunque... Monsignor... Evangelino Fischialamessa... e.... Sig. Pino... Marittimo...

                GARIBALDO - Sì, dia pure a me.

Garibaldo firma le ricevute. La postina, dopo aver letto gli strani nomi, fa mille smorfie per non scoppiare a ridere. Garibaldo se ne accorge e la guarda.

                GARIBALDO - Beh?

La postina fa ancora smorfie poi esce e, da fuori scena, scoppia a ridere come una matta.

                GARIBALDO - (Indicando verso la porta d’ingresso) Ma tu guarda questa!

                EGIZIA - (c.s.) Garibaldo hai messo il cartello?

                GARIBALDO - Uff... no, ora lo faccio.

                EGIZIA - (c.s. ironica) Sbrigati prima che esca sua eminenza

                GARIBALDO - (allarmato) O porc..!

Garibaldo scatta come un razzo e, con ancora in mano tutta la posta corre in casa. La porta dell’appartamento si chiude dietro di lui.

SCENA QUINTA

Un attimo dopo, dalla porta di ingresso, rientra la postina (che di notte si trasforma in una ladra), si guarda intorno per vedere se c’è qualcuno poi, con fare circospetto, comincia ad ispezionare il piano terra del condominio allo scopo di organizzare il furto notturno. Dal suo appartamento (porta di sinistra parete di fondo 1P) esce Monsignor Evangelino Fischialamessa: si tratta di un individuo grassissimo, è vestito da monsignore e si muove a fatica. Lentamente chiude la porta del suo appartamento, si avvicina all’ascensore e preme il pulsante di chiamata (per un effetto più buffo, il camminare di Fischialamessa potrebbe essere accompagnato da una marcetta comica). L’Ascensore arriva al 1P. Fischialamessa apre la porta della cabina e comincia a fare le manovre per entrare, dopo diversi tentativi riesce ad incastrarsi, fa per chiudere ma, dal suo appartamento, esce Pino di corsa. Senza rendersi conto di chi c’è dentro l’ascensore, si precipita nella cabina e, per un miracolo riesce ad entrare, incastrandosi in qualche modo nel piccolo spazio e dando anche una sonora gomitata nell’enorme pancia di Fischialamessa che emette un gemito.

                PINO - (trafelato) Oh, monsignore, scusi non l’avevo vista!

                FISCHIALAMESSA - (risentendo ancora della gomitata di Pino) Figliolo, fatti vedere da un oculista!

                PINO - (sempre più soffocato dalla mole di Fischialamessa) Ma... com’è possibile, siamo riusciti ad entrarci tutti e due, non era mai successo!

                FISCHIALAMESSA - Figliolo, le vie del signore sono infinite ma, evidentemente, lo spazio di questo ascensore momentaneamente, non è di sua competenza.

                PINO - (c.s.) Monsignore... sarà meglio che esca...

                FISCHIALAMESSA - No, figliolo, ormai che ci siamo cerchiamo di scendere.

                PINO - Monsignore la pulsantiera è dietro di lei ormai, con la schiena, li avrà premuti tutti quanti e avrà bloccato l’ascensore.

                FISCHIALAMESSA - Mai dubitare della provvidenza! Stai a vedere.

Fischialamessa emette un colpo di tosse e l’ascensore parte per il PT. Nel frattempo la postina-ladra sale furtivamente al 1P per continuare il sopralluogo: controlla la chiusura delle porte, verifica il tipo di serrature, ecc.

                PINO - Caspita!

Nell’esatto momento in cui l’ascensore riparte, dal suo appartamento esce Garibaldo con il cartello in mano. Guarda in su, si accorge che l’ascensore è salito al 1P e che dentro ci sono Fischialamessa e Pino.

                GARIBALDO - (esterrefatto) No, non è possibile!

Garibaldo si precipita su per le scale e, nello stesso istante, la cabina si blocca tra i due piani.La postina-ladra si accorge che Garibaldo sta salendo e, allarmata, sale ai PS.

Nota: ogni volta che l’ascensore si blocca, la luce della plafoniera si abbassa sensibilmente di intensità come se la tensione dell’impianto elettrico subisse un calo.

                PINO - No!

                FISCHIALAMESSA - Oh Signore!

Garibaldo arriva al 1P, si avvicina all’ascensore e guarda verso il basso attraverso la porta a vetri del pozzo dell’ascensore.

                GARIBALDO - Pino, monsignore!

                FISCHIALAMESSA - Garibaldo tiraci fuori di qui, io ho un appuntamento importantissimo.

                GARIBALDO - Ma… come avete fatto ad entrarci in due?

                FISCHIALAMESSA - Garibaldo, non mi sembra il momento di fare ipotesi sulle possibilità volumetriche dell’ascensore… tiraci fuori per l’amor del cielo!

                GARIBALDO - (cercando di capire la posizione dei due) Pino, riesci a vedere la pulsantiera?

Pino, completamente schiacciato contro una parete della cabina dall’enorme mole di Fischialamessa, emette un lamento soffocato.

                FISCHIALAMESSA - Garibaldo sbrigati, altrimenti dovrò dare l’estrema unzione a Pino.

Garibaldo rapidamente ridiscende al PT. Nello stesso momento la postina-ladra dai PS scende circospetta al 1P tentando di capire cosa sta succedendo al PT. Garibaldo, arrivato al PT, si mette a studiare la pulsantiera dell’ascensore.

                FISCHIALAMESSA - Garibaldo sbrigati!

                PINO - (con voce soffocata) Aiuto!

Garibaldo comincia a disperarsi senza saper cosa fare.

SCENA SESTA

Si apre la porta dell’appartamento di Domenica (porta centrale 1P), la postina risale di volata ai PS. Dal suo appartamento esce Domenica: si tratta di una prostituta di classe che ufficialmente fa la massaggiatrice: una bella donna che veste in modo piuttosto appariscente, ma non volgare. Ancheggiando si avvicina all’ascensore, per un attimo si osserva specchiandosi soddisfatta al vetro della porta dell’ascensore, poi preme il pulsante di chiamata. L’ascensore riparte verso il PT. Garibaldo, che non aveva premuto nessun tasto, resta allibito dal fenomeno, mentre Domenica al 1P, continua a premere furiosamente il pulsante di chiamata. L’ascensore arriva al PT, Garibaldo velocemente spalanca la porta della cabina, afferra Fischialamessa e comincia a tirare.

                GARIBALDO - Forza… o... issa!… monsignore spinga!

Garibaldo punta il piede sullo stipite della porta dell’ascensore e, dopo pochi secondi, Fischialamessa esce di botto dalla cabina (l’azione potrebbe essere resa più comica accompagnata dal rumore di un tappo che salta da una bottiglia). Nel movimento la tonaca di Fischialamessa resta impigliata all’interno dell’ascensore, strappandosi e lasciandolo in mutande, (per una resa più comica i mutandoni potrebbero essere enormi, bianchi e costellati da una serie di stemmi papali stampigliati). Fischialamessa e Garibaldo rotolano per terra. La porta dell’ascensore si richiude e la cabina, richiamata da Domenica, sale al 1P con Pino svenuto dentro. Mentre Garibaldo cerca di rimettersi in piedi ostacolato dalla mole di Fischialamessa, Domenica apre finalmente la porta della cabina ma, vedendo Pino svenuto, caccia un urlo.

                GARIBALDO - Chi è stato?

                FISCHIALAMESSA - Oh Signore!

                GARIBALDO - Monsignore, mi state schiacciando, fatemi alzare!

                FISCHIALAMESSA - E a me chi mi fa alzare?

Al 1P Domenica, ripresasi dallo spavento, entra nell’ascensore e comincia a fare la respirazione bocca a bocca a Pino. Al PT finalmente Garibaldo riesce a liberarsi da Fischialamessa facendolo rotolare bocconi sul pavimento. Fischialamessa inizia una serie di faticosissimi tentativi per rialzarsi. Garibaldo richiama l’ascensore ma, non vedendolo arrivare, sale al 1P dove trova Domenica che, carponi dentro la cabina, sta cercando di far rinvenire Pino. Le gambe dei due escono fuori dall’ascensore.

                GARIBALDO - Domenica, ti sembra questo il momento?

                DOMENICA - È svenuto.

                GARIBALDO - Ci credo è rimasto sepolto sotto Monsignor Fischialamessa.

                DOMENICA - Oh poveretto!

Mentre Domenica e Garibaldo sono occupati a far rinvenire Pino, la postina, accortasi della manovra, scende le scale rapidamente e senza che i due se ne accorgano, arriva al PT, lo attraversa velocemente, correndo perfino sulla schiena di Fischialamessa, il quale sta tentando di rialzarsi, e fugge dalla porta di ingresso. Fischialamessa lancia un grido.

                DOMENICA - Che c’è ora?

                GARIBALDO - Oddio, il monsignore!

                DOMENICA - Il monsignore? Dov’è?

                GARIBALDO - È rimasto giù al piano terra senza tonaca.

                DOMENICA - (sghignazzando) No! Questa non me la posso perdere!

                GARIBALDO - E Pino?

                DOMENICA - Non ha niente, sta bene!

Così dicendo con un piede scuote Pino che, bofonchiando, comincia a rinvenire.

                PINO - (biascicando stralunato) Eh? Che è successo?

Garibaldo e Domenica si precipitano giù dalla scala, arrivati al PT trovano Fischialamessa in mutande che cerca di rialzarsi. Domenica scoppia a ridere. Tra Fischialamessa e Domenica non corre buon sangue. Nel frattempo Pino, al 1P, si riprende e, senza rendersi conto di avere la tonaca di Fischialamessa sulle spalle, barcollando arriva al PT.

                DOMENICA - (ridendo) Monsignore, vi servite nella stessa boutique del papa?

                FISCHIALAMESSA - (imbarazzatissimo e furente) Do… dov’è la mia tonaca?

In quel momento Pino arriva al PT ed Egizia esce dalla porta del suo appartamento.

SCENA SETTIMA

                EGIZIA - (prendendosi la testa tra le mani) Oh Signore!

Garibaldo aiuta Fischialamessa a rialzarsi.

                DOMENICA - (ridendo) Monsignore, ha provato il tanga-missionario? Quest’anno va tanto di moda.

Pino, accortosi della situazione, corre da Fischialamessa e, insieme a Garibaldo, aiuta il monsignore ad indossare la tonaca. Don Evangelino è furente e, nel tentativo di infilarsi di nuovo la veste talare, è impacciato per la rabbia.

                FISCHIALAMESSA - (come se lanciasse un anatema) Tu… tu… meretrice, tu… strumento di satana… tu… prostituta di babilonia… tu…

                DOMENICA - (canta) “Tu ca’ nun chiagne’, chiagnere me faieeee, tu stanotte a’ do’ staieeee…

SCENA OTTAVA

Domenica cantando e ridacchiando esce dalla porta di ingresso. Fischialamessa emette alcuni piccoli ululati di nervosismo, Pino e Garibaldo continuano i tentativi per aiutarlo ad infilarsi la tonaca. Fischialamessa, con uno scatto nervoso, allontana i due.

                FISCHIALAMESSA - Faccio da solo!

I due si allontanano e Fischialamessa, dopo un’acerrima lotta, riesce ad infilarsi la tonaca.

                FISCHIALAMESSA - (furente) Io vorrei sapere chi ha permesso a quella p… signorina di venire ad abitare in questo condominio!

                GARIBALDO - Ma… monsignore, è una brava ragazza.

                FISCHIALAMESSA - Macché brava! È la vergogna del palazzo.

                PINO - Beh… sì, fa un mestiere particolare, ma… non dà fastidio a nessuno.

                FISCHIALAMESSA - Ne và del decoro e della serietà del condominio, che direbbero al Sant’Uffizio se si sapesse che, per vicina,… ho una… una di quelle?

                PINO - E lei non glielo dica.

                FISCHIALAMESSA - Capirai quelli sono certi pettegoli… hem… (riprendendo il cipiglio da monsignore), vabbé io devo andare… hem, buona giornata.

                EGIZIA - Bu… buona giornata eminenza.

                GARIBALDO - Ah, eminenza… è arrivato un pacco per lei.

Garibaldo corre in casa e ne riesce subito dopo con i due pacchi arrivati. Ne porge uno a Fischialamessa.

                GARIBALDO - Ah bene, l’aspettavo… grazie… arrivederci…

                PINO - Garibaldo, per caso c’è posta anche per me?

                GARIBALDO - Sì, ecco qui…

Garibaldo consegna a Pino l’altro pacco. In realtà, nella confusione, i due pacchi vengono scambiati. Fischialamessa esce e non si accorge che la tonaca dietro ha un lungo strappo che mostra le mutande con le insegne papali. Il pubblico dovrà accorgersene solo nel momento in cui Don Evangelino esce di scena. Nessuno in scena se ne accorge in quanto Egizia sta rientrando in casa, e Garibaldo sta consegnando il pacco a Pino.

                PINO - Meno male che è arrivato!

                GARIBALDO - Che roba è, nuovi sementi per il negozio?

Pino si guarda intorno circospetto poi si avvicina a Garibaldo e gli parla sottovoce.

                PINO - Devi sapere che un mio fornitore di piante esotiche sudamericane mi aveva promesso alcune confezioni di “Apium Graveolens Eccitantis”!

                GARIBALDO - Ah... e che roba è?

                PINO - (guardandosi ancora intorno circospetto) “Sedano Brasiliano Afrodisiaco”!

                GARIBALDO - No!

                PINO - (annuendo serio) È una variante sudamericana del sedano comune.

                GARIBALDO - A che serve?

                PINO - È la scoperta del secolo!

                GARIBALDO - Cioè?

                PINO - La più micidiale sostanza afrodisiaca del regno vegetale!

                GARIBALDO - Ma va!

                PINO - Eh no? Basta annusare per un attimo il prodotto liofilizzato che gli ormoni ti fanno la “Hola”!

                GARIBALDO - Davvero?

                PINO - Poi te lo faccio provare.

                GARIBALDO - (imbarazzato) Hem sì... grazie... anche se io non ne ho bisogno... sì, così... giusto per curiosità.

                PINO - Ora devo andare in negozio, ci vediamo dopo. Ciao.

                GARIBALDO - Ciao Pino.

Pino esce dalla porta di ingresso. Garibaldo segue l’uscita di Pino poi, ridacchia fra se fregandosi le mani.

                GARIBALDO - “Sedano arrapantis” eh eh.

SCENA NONA

Garibaldo entra nel suo appartamento e ne riesce quasi subito con secchio, straccio e scopa. Prende la scopa e comincia a spazzare il pavimento. Si apre la porta di destra del PT e ne esce Margherita. Si tratta di una bella ragazza, ma veste e si comporta come un’educanda: gonna lunga pieghettata, scarpe basse, camicia abbottonata fino al collo, occhiali e capelli raccolti a coda.

                MARGHERITA - (fermandosi sulla soglia) Buon giorno Garibaldo.

                GARIBALDO - Buon giorno signorina Pizza.

                MARGHERITA - Accidenti non vorrei sporcarle il pavimento.

                GARIBALDO - Non si preoccupi, non ho ancora passato lo straccio.

                MARGHERITA - Allora esco subito.

                GAIBALDO - In ritiro spirituale anche oggi?

                MARGHERITA - (candida e sorridente) Oh no, quello è finito, oggi mi devo vedere con suor Crocifissa e Suor Sofferenza per organizzare il pellegrinaggio annuale al santuario di Santa Addolorata delle sette piaghe.

                GARIBALDO - Una gita di piacere.

                MARGHERITA - (c.s.) Oh no, sono quattro chilometri di salita fino all’eremo da fare in ginocchio e cantando i salmi... sa, per devozione alla Santa.

                GARIBALDO - (fra se) Azz... (poi a Margherita) perché non la fate all’incontrario?

                MARGHERITA - Come?

                GARIBALDO - Sì, a marcia indietro! Magari cantando qualcosa di Vasco Rossi al demonio che vi insegue!

                MARGHERITA - Va... Vasco Rossi?

Margherita si ferma un attimo a riflettere perplessa.

                EGIZIA - (da dentro l’appartamento) Garibaldo, il cartello per l’ascensore!

                GARIBALDO - (sobbalzando) Azz... la strega ha ragione, con tutta questa confusione me lo sono dimenticato.

Garibaldo entra nel suo appartamento mentre Margherita resta un attimo a pensare all’idea di Garibaldo, poi si riscuote e fa per uscire ma, in quel momento dalla porta di ingresso, entra Water detto “ascella”

SCENA DECIMA

Water è l’esatto opposto di Margherita. Si tratta del classico alternativo: capelli alla “rasta”, felpa di due misure più grande con su scritto “ESEMPLARE UNICO”, jeans larghi con cavallo bassissimo e sandali. Cammina con le mai in tasca, strascicando i piedi, si avvicina all’ascensore bevendo una birra da una lattina. Margherita segue con gli occhi l’entrata di Water, ne è terribilmente e inspiegabilmente attratta e fa di tutto per incontrarlo ma, allo stesso tempo non riesce a lasciarsi andare. Water emana cattivo odore.

                MARGHERITA - B... buon giorno signor Water!

Water si ferma, si volta squadrandola da capo a piedi.

                WATER - (alzando una mano e riavviandosi stancamente verso l’ascensore) Salam!

Water richiama l’ascensore. Durante l’attesa Margherita è agitata come se dovesse decidere su due piedi cosa fare. L’ascensore arriva, Water entra e fa per chiudere.

                MARGHERITA - Aspetti!

Margherita si precipita dentro la cabina trovandosi viso a viso con Water.

                MARGHERITA - (imbarazzata) Hem... scusi... do... dovrei salire da monsignor Fischialamessa... per... per il pellegrinaggio a Santa Addolorata... comunque se vu... vuole andare al suo piano... io... scendo dopo.

Water fa spallucce e preme il pulsante. Nello stesso momento Garibaldo esce dal suo appartamento con il cartello in mano.

SCENA UNDICESIMA

                GARIBALDO - Fermi!

L’ascensore parte e, subito dopo, si ferma tra il PT e i 1P.

                MARGHERITA - Garibaldo si è bloccato l’ascensore!

                GARIBALDO - (premendo come un forsennato tutti i tasti della pulsantiera) Lo so, accidenti, è una trappola, ho chiamato il tecnico e stavo per metterci il cartello di “guasto”.

                WATER - Fai partire questa tinozza che me la sto facendo sotto!

Margherita è scandalizzata ma, nello stesso tempo, è affascinata dalla sfrontatezza di Water.

                GARIBALDO - Rimanete lì che richiamo la ditta.

                WATER - E dove dovremmo andare?

Water si appoggia alla parete della cabina, continuando a sorseggiare la birra.

                WATER - Vuoi una bagnata?

                MARGHERITA - C... che?

                WATER - Un sorso di birra?

                MARGHERITA - No, grazie... sono astemia.

Water appoggia la lattina sul pavimento, tira fuori tabacco e cartine e comincia ad arrotolarsi una sigaretta.

                WATER - Vuoi un tiro?

                MARGHERITA - No, grazie non fumo.

Water si accende la sigaretta.

                MARGHERITA - (intimorita) Scusi... signor Water... po... posso farle una domanda?

                WATER - Starnazza.

                MARGHERITA - Co… come?

                WATER - Starnazza, parla, fai sta domanda!

                MARGHERITA - Ah... sì... volevo chiederle... non so se posso... perché la chiamano così?

                WATER - Così come?

                MARGHERITA - Wa... Water.

                WATER - Come il cesso?

                MARGHERITA - S... sì.

                WATER - (ridacchiando) Mi volevano chiamare Walter ma, quando sono stato registrato all’anagrafe, quel puzzone dell’impiegato si è dimenticato di scrivere la “L” e così sono diventato un cesso!

                MARGHERITA - Ma perché non fa domanda per cambiare nome?

                WATER - Sì, l’ho fatta.

                MARGHERITA - (ingenua) Davvero? E che nome ha scelto?

                WATER - (sghignazzando) Bidè! Ha ha!

 Margherita arrossisce.

                MARGHERITA - Co... comunque Wa... Water a me piace.

Water diventa serio di colpo.

                WATER - Ti piace?

                MARGHERITA - (trasognata) Sì, ricorda il bianco, il candore, la purezza.

                WATER - Il cesso ti ricorda la purezza?

                MARGHERITA - Beh... come dice monsignor Fischialamessa: Il Signore è in ogni luogo.

                WATER - Stasera ci guarderò... (poi rivolto al PT) Garibaldo sbrigati... ho la vescica che sembra un dirigibile!

Water comincia a contorcersi per l’impellente bisogno. Garibaldo esce di corsa dal suo appartamento.

                GARIBALDO - Dovete resistere, ho chiamato la ditta... purtroppo il tecnico è rimasto imbottigliato nel traffico e non sa quando riuscirà ad arrivare.

                WATER - Allora trovami un pappagallo!

                GARIBALDO - (ridacchiando) Di che colore lo vuoi?

                WATER - Basta che tenga almeno tre litri.

Garibaldo rientra nel suo appartamento.

                MARGHERITA - (che finalmente capisce) Water... non vorrà...

                WATER - Hai qualche bussolotto a portata di mano?

                MARGHERITA - No...

Garibaldo esce dal suo appartamento con un telefono cordless all’orecchio, una cassetta per attrezzi in mano ed un pappagallo da ospedale in plastica sotto braccio.

                WATER - (abbassandosi e scorgendo Garibaldo) Azz... l’ha trovato davvero... Garibaldo sbrigati, tiramelo!

                GARIBALDO - (parlando al telefono si avvicina all’ascensore) Sì... la pulsantiera... ho già provato... il fusibile?

                WATER - Garibaldo passami quell’attrezzo!

                GARIBALDO - (con il telefono all’orecchio di Water) Sì... un momento... come faccio a dartelo...

                WATER - Vai al primo piano e tiramelo.

                MARGHERITA - Ma... io?

                WATER - (ridacchiando) Tu magari mi tieni fermo il pappagallo.

               

Margherita per poco non sviene.

                GARIBALDO - (c.s.) La porta è chiusa e, anche se forziamo il sistema di scorrimento, il pappagallo non ci passa... (poi al tecnico al telefono)... come? Gli uccelli in ascensore sono pericolosi? Come? Un pellicano una volta fece il nido in ascensore? Ma no... cioè sì... hem... questo è un uccello... particolare...

                WATER - Garibaldo sbrigati!

                GARIBALDO - (a Water) Sì, un momento... devo sbloccare la porta per passasti il pappagallo... (poi al tecnico del telefono) come?... perché? Perché devo dare il pappagallo ad un inquilino... che ci deve fare? (ridacchiando) Water, il tecnico vuole sapere che ci devi fare con il pappagallo.

                WATER - Il brodo!

                GARIBALDO - (al telefono con il tecnico) Ci sono due inquilini rinchiudi dentro l’ascensore, come faccio a sbloccare la cabina?... il brodo di pappagallo?... no, quella è un’altra faccenda... Sì? Devo smontare la pulsantiera... e poi?

                WATER - Garibaldo!

                GARIBALDO - (c.s.) Aspetti un attimo... (a Water) deciditi: o faccio partire l’ascensore, o ti passo il pappagallo!

                WATER - Deciditi: o mi passi il pappagallo, o ti allago il condominio!

                MARGHERITA - Oddio!

                GARIBALDO - Facciamo così: smonto la pulsantiera e poi te lo passo.

                WATER - Sbrigati!

                GARIBALDO - (al telefono con il tecnico) Ecco, mi dica... allora: smonto la pulsantiera... e cerco un fusibile giallo...

Garibaldo smonta la pulsantiera e comincia a rovistare nel guazzabuglio di fili che spunta da dietro il pannello.

                GARIBALDO - (al telefono con il tecnico) Un fusibile giallo dice?... mmm ce n’è uno violetto... sì, sì vabbe’ ho capito deve essere giallo.

                WATER - Garibaldo passami il pappagallo sto deflagrando!

Garibaldo, continuando a parlare a soggetto al telefono con il tecnico dell’ascensore, afferra il pappagallo, riesce ad infilare un braccio fra le due ante della porta scorrevole e lo allunga verso la cabina.

                WATER - (a Margherita) Pizza, allungami il pappagallo… se mi piego libero tre megatoni di urina.

                MARGHERITA - Io?

                WATER - (ironico) se hai un impermeabile faccio anche a meno del pappagallo.

                MARGHERITA - No, no.

Margherita si abbassa in ginocchio, riesce ad infilare una mano nella porta della cabina, allunga un braccio verso Garibaldo e, con la punta delle dita, afferra il pappagallo. Poi si alza in piedi e lo porge a Water che lo afferra e comincia a sbottonarsi i jeans.

                MARGHERITA - Signor Water!

                WATER - O ti giri te, o mi giro io!

                MARGHERITA - (imbarazzatissima) Giriamoci tutti e due.

Margherita si mette di tre quarti verso il pubblico e Water di tre quarti verso il fondo della cabina. Water, dando le spalle al pubblico, si slaccia i jeans e, dopo un secondo si sente il getto del liquido che cade dentro il contenitore di plastica. Nota: ovviamente il pappagallo, dopo l’operazione, dovrà essere effettivamente riempito di liquido per la scena successiva, per cui è necessario approntare un sistema per poterlo riempire dentro la cabina.

                WATER - (soddisfatto) Aaaaaah!

                MARGHERITA - (a parte, sempre rivolta verso il pubblico) Dio Santo che imbarazzo!

Water, con il pappagallo in mano completamente pieno, si gira riabbottonandosi i calzoni. Margherita, sempre più imbarazzata, si schiaccia contro la parete della cabina tenendosi il più possibile lontana dal pappagallo.

                MARGHERITA - Lo tenga lontano!

                WATER - Cosa?

                MARGHERITA - Q... quel coso...

                WATER - Quale dei due?

                MARGHERITA - (schifata e un po’ offesa) Quello con quella roba dentro.

Water fa spallucce e, sempre tenendo il pappagallo in mano, recupera la lattina di birra che aveva appoggiato a terra e si rimette tranquillamente a bere. Garibaldo, nel frattempo, continua a parlare con il tecnico.

                GARIBALDO - (seccato) Senta, qui non c’è nessun fusibile giallo!.. Come? Uno verde?? Sì c’è... che verde è? Aspetti... mmm, direi verde-pisello... se sono sicuro? E che ne so! Come?... no, non lo so com’è la bile... come il verde-grillo? Aspetti... sì, il fusibile ha anche le zampe. (arrabbiandosi) Io faccio lo spiritoso? Ma porco mondo io faccio il portiere non l’elettricista! Come?... No, no, ho due inquilini bloccati in ascensore! (calmandosi)... Va bene, tolgo il fusibile verde-bile... sì, insomma quello verde.

Garibaldo infila le pinze dentro la pulsantiera, afferra il fusibile e lo sfila. Lentamente la pulsantiera comincia a fumare e a sfrigolare e la luce della plafoniera della cabina, comincia progressivamente a diventare sempre più intensa. I tre personaggi osservano esterrefatti il fenomeno. La luce dentro la cabina diventa di un bianco intensissimo. Dopo alcuni secondi si sente una specie di scoppio le luci in scena si spengono, la scena è illuminata solo dalla luce proveniente dalla porta di ingresso. Margherita urla spaventata,Water sobbalza e rovescia il contenuto del pappagallo addosso a Margherita.

SCENA DODICESIMA

Si apre la porta dell’appartamento di Garibaldo ed esce Egizia. La luce proveniente dall’appartamento illumina un po’ di più la scena. Immediatamente l’ascensore, come per magia, scende al PT. Dalla cabina esce Margherita completamente bagnata ed esterrefatta, subito dopo Water, con ancora il pappagallo in mano, che guarda perplesso la ragazza.

                EGIZIA - Che è successo? Oddio, Margherita!

                GARIBALDO - (a Water) Azz... non mi dirai che...

Water, per tutta risposta, gira il pappagallo mostrando a Garibaldo che è completamente vuoto.

                GARIBALDO - Do… dov’è andata a finire la...

Con un cenno della testa Water indica Margherita che scoppia in lacrime e fugge nel suo appartamento.

                EGIZIA - Ma era fradicia?

                GARIBALDO - Già.

                EGIZIA - E com’è successo?

                GARIBALDO - Sì... si è bagnata con la roba che stava... lì dentro...

Water mostra di nuovo il pappagallo. Egizia sviene trattenuta al volo da Garibaldo che velocemente la trasporta dentro il loro appartamento. Water, ancora con il pappagallo in mano, si guarda intorno perplesso, poi guarda l’ascensore e si avvia per le scale verso il PS. A scena vuota, la luce dentro la cabina torna a diventare progressivamente luminosissima e, in lontananza (possibilmente con l’eco) esplode una risata satanica.

SIPARIO

FINE DEL PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

SCENA

La scena è la stessa del primo atto.

SCENA PRIMA

La scena si apre sulla stessa situazione della fine del primo atto. La luce dentro la cabina è ancora intensissima e, all’apertura del sipario, comincia a diminuire di intensità. La risata sfumando, sparisce e la scena torna normale.. Subito dopo dalla porta d’ingresso entra di corsa Pino, sotto braccio ha il pacco scartato. Trafelato raggiunge la porta di Garibaldo e suona il campanello.

                GARIBALDO - (da dentro il suo appartamento) Chi è?

                PINO - (agitatissimo) Garibaldo, sono Pino!

                GARIBALDO - (c.s.) Che c’è?

                PINO - Apri che ti devo parlare.

                GARIBALDO - Non Posso.

                PINO - È importante, sbrigati!

Da dietro la porta si sentono dei rumori, si apre uno spiraglio e spunta la testa di Garibaldo. Garibaldo indossa accappatoio e ciabatte ed ha i capelli scarmigliati

                GARIBALDO - Che succede?

                PINO - È successa una cosa terribile!

                GARIBALDO - Shhhh, non urlare! Che ti prende?

                PINO - Ricordi il sedano afrodisiaco?

Garibaldo fa segno a Pino di tacere, esce e accosta accuratamente la porta di casa.

                GARIBALDO - Hei, avevi ragione, quel sedano è fantastico! Ho appena sentito l’odore e...

                EGIZIA - (da dentro l’appartamento con voce languida) Garibaldo vieni!

Garibaldo, ridacchiando, indica il suo appartamento.

                GARIBALDO - Hai capito? È tutto il pomeriggio che...

Garibaldo fa un gesto chiarissimo.

                PINO - Ma se non lo hai nemmeno annusato?

                GARIBALDO - Si vede che l’effetto riesce a passare anche attraverso le pieghe del pacco... pensa che potenza!

                PINO - Non è possibile.

                GARIBALDO - Ti dico che ha fatto effetto!

Pino apre il pacco e lo mette sotto il naso di Garibaldo che sgrana gli occhi esterrefatto.

                GARIBALDO - No!

                PINO - Purtroppo sì.

Garibaldo infila una mano dentro il pacco e tira fuori una manciata di ostie.

                GARIBALDO - (guardando Pino con gli occhi spalancati) Il pa... il pa... il pacco di mo... monsignor Fi... Fischialamessa!

                PINO - Hai scambiato i pacchi.

I due per un secondo si guardano esterrefatti poi, contemporaneamente, scoppiano a ridere.

                GARIBALDO - (sganasciandosi) Ha, ha, il monsignore ha aperto il pacco.

                PINO - (sganasciandosi pure lui) Ha, ha, davanti al Sant’Uffizio... ha, ha.

                GARIBALDO - (c.s.) Ha, ha... i reverendi padri avranno avuto le visioni,... ha, ha.

                PINO - (c.s.) Ha, ha,... le tentazioni di Sant’Antonio,... ha, ha.

Poi, improvvisamente, sempre guardandosi negli occhi, smettono di ridere.

                PINO - Che facciamo ora?

                GARIBALDO - Avvertiamo tutte le suore della zona!

I due scoppiano di nuovo a ridere.

                PINO - (calmandosi) Io ritorno in negozio, però quando torna monsignor Fischialamessa, avvertimi. Non mi voglio perdere la scena.

                GARIBALDO - Fidati.

Pino esce dalla porta di ingresso. Garibaldo si fa serio e pensieroso.

                GARIBALDO - (guardando il pacco aperto che Pino gli ha lasciato) Ostie! Ma allora come ho fatto oggi a...

                EGIZIA - (da dentro l’appartamento con voce languida) Garibaldo, vieni, sbrigati.

                GARIBALDO - Sarà stato un intervento divino? Vuoi vedere che invece di... abbiamo fatto la comunione?

                EGIZIA - (c.s.) Garibaldo, allora?

                GARIBALDO - (fregandosi le mani) Egizia preparati che ti confesso!

                EGIZIA - (c.s.) Siiiiiii!

Garibaldo rientra di corsa nel suo appartamento.

SCENA SECONDA

Dal suo appartamento esce Margherita. Si è cambiata i vestiti, ha una gonna più corta, una camicetta aderente, una giacca, i capelli sono sempre legati ed ha ancora gli occhiali. Nell’insieme risulta molto più attraente. Margherita si ferma sulla porta e si annusa addosso per capire se l’odore dovuto all’innaffiata subita nell’ascensore, se ne sia andato. Margherita guarda verso i PS per capire se Water stia scendendo. Dalla porta di ingresso entra Fischialamessa: ha la tonaca sgualcita e sbrindellata, il pacco sottobraccio e si asciuga continuamente il sudore con aria stralunata. Margherita si accorge dell’entrata di Fischialamessa e, imbarazzata, si allontana dalla tromba delle scale.

                MARGHERITA - Bu... buona sera monsignore.

Fischialamessa la guarda imbambolato.

                MARGHERITA - Monsignore, vi sentite bene?

                FISCHIALAMESSA - Chi... io?

                MARGHERITA - Che vi è successo?

                FISCHIALAMESSA - Che mi è successo?

                MARGHERITA - Che avete in quel pacco?

                FISCHIALAMESSA - Quale pacco?... Ah, questo?... e... ci dovevano essere delle ostie dietetiche ed invece mi hanno spedito due chilogrammi di incenso piccante...

                MARGHERITA - Incenso piccante?

                FISCHIALAMESSA - Sì... i padri del Sant’Ufizio ne sono rimasti entusiasti solo che...

                MARGHERITA - Che?

                FISCHIALAMESSA - (sempre stralunato) Eravamo in riunione nel salone del capitolo del monastero delle suorine delle dodici ferite lancinanti ed ho fatto visionare l’incenso a tutti i padri presenti. Dopo una mezz’ora... sono spariti tutti!

                MARGHERITA - E dove sono andati?

                FISCHIALAMESSA - Non lo so... ti prego figliola, accompagnami a casa, oggi non mi sento bene.

                MARGHERITA - Certo monsignore, venga, si appoggi.

Margherita, sostenendo Fischialamessa per un braccio, lo fa entrare nella cabina.

                MARGHERITA - Monsignore, stia qui tranquillo che salgo al primo piano e chiamo l’ascensore.

                FISCHIALAMESSA - (appoggiandosi alla parete della cabina) S... sì.

Margherita sistema Fischialamessa e fa per chiudere la porta della cabina, ma il prelato perde i sensi e comincia a scivolare lungo la parete.

                MARGHERITA - Monsignore!

Margherita apre rapidamente la porta della cabina e si precipita a sostenere Fischialamessa. Nel movimento la porta della cabina si richiude, Margherita va a sbattere contro Fischialamessa schiacciando il pacco contenente il sedano afrodisiaco. Una nuvola del micidiale ortaggio si spande riempiendo la cabina. Margherita tossisce, Fischialamessa rinviene e l’ascensore parte, ma si blocca nuovamente tra il PT ed il 1P.

                FISCHIALAMESSA - Che c’è? Che succede?

                MARGHERITA - Monsignore mi sta schiacciando!

I due sono compressi dentro la cabina, Margherita è schiacciata dall’enorme mole di Fischialamessa.

                FISCHIALAMESSA - (riprendendosi) Figliola, bisogna premere il pulsante di allarme.

                MARGHERITA - S... sì... dov’è?

                FISCHIALAMESSA - Dietro di te.

Dentro la cabina ha inizio un numero di contorsionismo finché non si sente il suono del campanello d’allarme. Pausa.

                MARGERITA - (assumendo un tono di voce più basso e più profondo) Monsignore... ma che cosa avete in tasca?

                FISCHIALAMESSA - In tasca?

                MARGHERITA - Sì... mi sembra una bottiglietta di coca cola.

                FISCHIALAMESSA - Hem... no, figliola... è... è un effetto collaterale.

                MARGERITA - Collaterale?

                FISCHIALAMESSA - Sì… hem… credo che sia l’effetto dell’incenso piccante.

SCENA TERZA

Dal suo appartamento esce Garibaldo.

                EGIZIA - (da dentro l’appartamento con voce languida) Garibaldo dove vai?

                GARIBALDO - Uff... datti una calmata.

Garibaldo si avvicina all’ascensore.

                GARIBALDO - (ad alta voce) Chi ha suonato?

                FISCHIALAMESSA - (deglutendo imbarazzato) Garibaldo... tiraci fuori...

Garibaldo sbuffando da un pugno al pannello della pulsantiera e l’ascensore parte verso il 1P. Garibaldo sale le scale e, dalla cabina, tira fuori Fischialamessa che barcolla stralunato.

                FISCHIALAMESSA - (con voce tremolante) Garibaldo accompagnami a casa.

Garibaldo, sostenendo Fischialamessa, lo accompagna dentro il suo appartamento. Margherita, eccitata dalla polvere di sedano afrodisiaco, esce dalla cabina completamente trasformata. Si è tolta la giacca, ha la camicia sbottonata per un bel tratto, ha i capelli sciolti, non ha più gli occhiali e nemmeno le scarpe. Si appoggia allo stipite dell’ascensore sollevando un ginocchio in una posa da vamp e, con un gesto sensuale, si sposta i capelli da un lato. Garibaldo esce dall’appartamento di Fischialamessa, se la trova davanti e la guarda a bocca aperta.

                MARGHERITA - (con voce profonda e sensuale) Ciao portiere.

                GARIBALDO - Ma... Margherita...

                MARGHERITA - Non avevo mai notato quello sguardo da sparviero che brilla nei tuoi occhietti.

                GARIBALDO - Spa… sparviero?

                MARGHERITA - (cominciando ad avanzare verso Garibaldo) Siiii, quei tuoi occhietti me li sento addosso.

                GARIBALDO - Ma… margherita che ti pre… prende… io devo tornare giù da E… Egizia…

                MARGHERITA - Porta anche lei.

Margherita afferra la cinta dell’accappatoio di Garibaldo.

                GARIBALDO - Hem… no… il se… sedano… le ostie… oh mamma mia!

                MARGHERITA - Siiii, portiere, confessa anche me!

Margherita tira la cinta e l’accappatoio si sfila di dosso a Garibaldo che, con un gesto rapido riesce a trattenerlo restando comunque mezzo nudo. Inizia così un tiro alla fune con l’accappatoio, con un lembo del quale Garibaldo continua i suoi tentativi di coprirsi.

SCENA QUARTA

Dalle scale dei PS, con la sua solita camminata, arriva Water. Margherita lascia improvvisamente il tiro alla fune e Garibaldo va a finire con il sedere per terra. Margherita, individuata la nuova vittima, comincia la marcia di avvicinamento verso Water che la guarda esterrefatto. Nel frattempo Garibaldo recupera l’accappatoio e fugge per le scale diretto al suo appartamento. Margherita raggiunge Water e lo prende per il bavero.

                MARGHERITA - (con voce profonda e libidinosa) Vieni, cesso! Fammi sentire lo scarico!

Margherita spinge Water dentro l’ascensore e chiude la porta della cabina. Contemporaneamente Garibaldo rientra correndo nel suo appartamento. Nota: prima di chiudersi, dalla porta dell’ascensore e da quella dell’appartamento di Garibaldo, si sentono le voci languide di Egizia e Margherita che sospirano a soggetto. Le due porte si chiudono contemporaneamente e l’ascensore riparte bloccandosi nuovamente tra il 1P ed il PT. Dentro la cabina si intravedono i movimenti di Water e Margherita, durante i quali i due emettono una serie di suoni gutturali e di grugniti di piacere. La luce della cabina diventa intensissima ed i suoni provenienti da essa si amplificano diventando strani e misteriosi.

SCENA QUINTA

Dalla porta di ingresso entra Domenica. Fa due o tre passi e si blocca esterrefatta davanti alla scena: dall’ascensore, illuminata dalla luce fortissima della plafoniera, continuano a provenire gli strani suoni. Domenica guarda rapita la luce, allarga le braccia e cade in ginocchio.

                DOMENICA - (rivolta sorridendo in estasi alla luce) Sì… sono qui… ti ascolto… a tutti gli uomini di buona volontà?… compresi i leghisti ed i comunisti? Sì, sarà fatta la tua volontà!

Domenica, sempre con il viso ispirato e con le braccia aperte, si alza, sale le scale in estasi e raggiunge il suo appartamento. Nello stesso momento la luce dell’ascensore torna normale e la cabina arriva al PT. Dalla cabina esce una Margherita ingrifata e scarmigliata che, con i vestiti mezzi sfilati, trascina un rintronato Water dentro il suo appartamento. Le porte dei due appartamenti (di Domenica e Margherita) si chiuderanno nello stesso istante.

SCENA SESTA

Dalla porta del suo appartamento esce Fischialamessa. Indossa un pigiama, barcolla premendosi una pezza umida sulla fronte, ha un terribile giramento di testa dovuto al sedano afrodisiaco. Fischialamessa si ferma sulla porta e si appoggia allo stipite.

                FISCHIALAMESSA - (barcollando) Oddio… oddio… povero me… Ga… Garibaldo… do… dove sei… qui gira tutto… oddio.

Dal suo appartamento improvvisamente esce Domenica è vestita castigatissima, praticamente come Margherita nel primo atto. Fischialamessa sobbalza.

                DOMENICA - Monsignore!

Fischialamessa cerca di recuperare quella poca dignità che il malessere gli consente.

                 FISCHIALAMESSA - Tu… che vuoi! To… torna nel tuo lupanare!… Non è il momento…

Domenica si getta in ginocchio davanti a Fischialamessa che, per lo stupore, sobbalza e per non cadere si aggrappa allo stipite della porta.

                DOMENICA - Monsignore confessatemi!

                FISCHIALAMESSA - (sgranando gli occhi) C… che?

                DOMENICA - Monsignore, voglio pentirmi di tutti i miei peccati.

                FISCHIALAMESSA - I tu… tuoi pe… peccati?

                DOMENICA - (infervorata) Sì, monsignore, ho avuto una visione: un angelo mi ha indicato la via, voglio redimermi, voglio espiare le mie colpe!

                FISCHIALAMESSA - (sempre più stupito) Fi… figliuola, que… questo è un miracolo!

                DOMENICA - Sì, monsignore, grazie all’angelo dell’ascensore.

                FISCHIALAMESSA - Dell’ascensore?

                DOMENICA - Sì, è da lì che mi ha parlato.

                FISCHIALAMESSA - C’era un angelo nell’ascensore?

                DOMENICA - Sì, ed ha illuminato il mio cammino!

Fischialamessa si avvicina all’ascensore e preme il pulsante di chiamata. La cabina sale al 1P, Fischialamessa apre la porta e si affaccia all’interno. Dalla cabina esce una nuvola della micidiale polvere afrodisiaca che lo investe. Domenica, che era rimasta sempre in ginocchio, fa qualche passo (sempre in ginocchioni e a braccia aperte) verso Fischialamessa.

                DOMENICA - La scongiuro, monsignore, mi confessi!

Per un attimo la scena resta ferma, poi Fischialamessa tira fuori la testa dall’ascensore con una nuova espressione dipinta in faccia tra il furbesco e il diabolico. Il sedano afrodisiaco ha fatto il suo effetto. Fischialamessa, fregandosi le mani, si volta verso Domenica che, in ginocchioni, aspetta ancora una risposta.

                FISCHIALAMESSA - (con voce insinuante) Sì cara, vieni che ti confesso.

La fa alzare e la invita ad entrare nel suo appartamento.

                FISCHIALAMESSA - (spingendo Domenica oltre la porta) Vieni, cara, apri il tuo cuore, confessa tutti i tuoi peccati, anche quelli più intimi.

                DOMENICA - Sì, monsignore.

Fischialamessa, prima di chiudere la porta, si guarda intorno con gli occhi che gli brillano e lancia una risata sghignazzante.

SCENA SETTIMA

Ormai è sera e dalla porta di ingresso entrano Mino e Fedele conversando amabilmente. 

                FEDELE - Dottoressa non le dico che giornata!

                MINA - A chi lo dice avvocato, ho dovuto combattere con tre clienti caparbi come muli.

                FEDELE - Si figuri che a me è capitata una coppia che voleva divorziare perché lui non si lavava i piedi.

                MINA - I piedi?

                FEDELE - Già, lei sosteneva che, ogni volta che si toglieva calzini e scarpe, gli inquilini del piano di sopra protestavano per l’odore di baccalà marcio che arrivava attraverso le finestre chiuse.

                MINA - E come è andata a finire?

                FEDELE - Ho fatto in modo che raggiungessero un compromesso.

                MINA - E cioè?

                FEDELE - Sì, il marito si è impegnato ad usare un cocktail di ammoniaca, aceto e due misurini di Chanel n. 5 e la moglie ad invitare almeno una volta a settimana i vicini a cena con l’impegno di cucinare baccalà fresco per dimostrare di non utilizzare pesce guasto in cucina.

                MINA - Ce la faranno?

                FEDELE - Mah!

Chiacchierando, Fedele e Mina arrivano all’ascensore. Fedele preme il pulsante di chiamate e la cabina scende al PT. Fedele apre la porta ed invita Mina ad entrare.

                FEDELE - Prego dottoressa.

                MINA - Grazie avvocato.

Mina entra, subito dietro entra Fedele, ma la porta gli si chiude di colpo spingendolo verso Mina che gli da le spalle. Mina, urtata da Fedele, emette una piccola esclamazione.

                FEDELE - Mi perdoni dottoressa, ma la porta si è chiusa di sca… scatto e…

Per un attimo Mina sta per abbandonarsi appoggiandosi con le spalle sul petto di Fedele che, a sua volta, è inebriato dal contatto di lei, ma è solo un attimo e i due riprendono il loro atteggiamento professionale. Mina si sistema i capelli e Fedele il nodo della cravatta, poi i due si guardano un attimo negli occhi e, per un momento sembra che il ghiaccio possa sciogliersi.

                FEDELE - Dottoressa Guastadisegni….

                MINA - (guardandolo rapita) Sì?

                FEDELE - Po… posso chiamarla Mi… Mina?

                MINA - Sì, Fedele.

                FEDELE - (impacciato) Hem… vo… vogliamo salire?

                MINA - (un po’ delusa) Sì, certo a… avvocato.

Fedele preme il pulsante e l’ascensore parte per il 1P. Subito dopo, per l’ennesima volta, si ferma tra i due piani.

                MINA - Oh no!

                FEDELE - Di nuovo!

                MINA - Avvocato prema il pulsante di…

Mina non fa a tempo a terminare la frase, che la luce ridiventa intensissima e la micidiale polvere del sedano afrodisiaco si solleva ed invade tutta la cabina. Per un attimo non succede nulla, poi nella cabina si cominciano ad intravedere dei movimenti che diventano sempre più frenetici e le voci si trasformano in suoni gutturali come dei grugniti e dei sospiri. Dopo alcuni secondi l’ascensore riparte ed arriva al 1P. La porta si spalanca ed escono Mina e Fedele avvinghiati che cercano freneticamente di togliersi i vestiti a vicenda e, contemporaneamente, si avvicinano alla porta dell’appartamento di Mina. Nella foga di arrivare all’appartamento i due, durante il tragitto, lasciano una scia di documenti, fogli, rotoli da disegno, indumenti, scarpe, finché non riescono ad arrivare alla porta. Entrano e si chiudono dentro. Dalla cabina dell’ascensore esce la solita risata satanica a poi tutto torna normale e la cabina torna da sola al PT. Nel frattempo fuori è tarda sera e nel condominio le luci di servizio nei pianerottoli si abbassano di intensità.

SCENA OTTAVA

Dalla porta di ingresso, vestita alla Diabolik, entra la postina. Si guarda intorno circospetta per accertarsi che non ci sia nessuno in giro, si toglie per un attimo la parte della calzamaglia che le copre il viso, dando così modo al pubblico di riconoscere il personaggio, fruga dentro un borsello a marsupio fissato con una cinghia alla vita, tira fuori una piccola torcia elettrica che accende illuminando l’ambiente. Si infila di nuovo la calzamaglia sulla testa e comincia ad aggirarsi per il PT origliando alle porte (per un effetto più comico, ogni volta che la postina-ladra origlia ad una porta, di dovrebbero poter sentire i mugolii ed i sospiri prodotti dagli effetti del sedano afrodisiaco). Ogni volta che si accorge che l’appartamento è occupato, scuote la testa, poi, utilizzando le scale, sale al 1P e ricomincia con la stessa operazione accorgendosi infine che gli unici appartamenti vuoti, sono quelli di Pino e di fedele. Legge le targhette dei nomi sulle porte e decide di cominciare da quella di Fedele. Si mette in ginocchio, tira fuori un grimaldello e comincia a lavorare alla serratura della porta. La postina nei suoi movimenti eviterà accuratamente di passare vicino alle piante di cui è allergica, ogni volta che non lo potrà evitare, emetterà uno starnuto a un colpo di tosse. In quel momento dalla porta di ingresso entra Pino. Sbadiglia assonnato e sotto braccio ha ancora il pacco con le ostie destinate a Fischialamessa. Pino si avvicina all’ascensore e preme il pulsante di chiamata. Non accade nulla. Pino insiste, ma il risultato è sempre lo stesso. Scocciato preme a casaccio tutti i tasti della pulsantiera.

                PINO - E che cavolo! Ascensore fetente!

Al 1P la postina-ladra sente l’esclamazione di Pino, non essendo ancora riuscita a scassinare la porta di Fedele, si guarda attorno allarmata in cerca di un nascondiglio. Nel frattempo Pino ha rinunciato a tutti i tentativi di richiamare l’ascensore ed imbocca le scale. La postina-ladra, sempre più allarmata, presa alle strette, si infila di volata dentro l’ascensore. La postina-ladra chiude rapidamente la porta della cabina ed uno sbuffo di polvere afrodisiaca la investe proprio mentre Pino arriva al 1P dalle scale.

                PINO - (guardando l’ascensore) Quando mai funzionerai!

Pino distrattamente preme qualche tasto della pulsantiera e l’ascensore riparte per il PT.

                PINO - (c.s.) Ma va’ al diavolo, un frullatore al tuo confronto è la Montalcini!

Pino fa per voltarsi e rientrare nel suo appartamento, ma si ferma annusando l’aria, nel frattempo la cabina, per l’ennesima volta, si ferma tra il PT ed il 1P. L’espressione di Pino, via via che annusa l’aria, si fa sempre più allarmata.

                PINO - Porco mondo! Ma… que… questo è il sedano afrodisiaco! O santa pace! Vuoi vedere che il monsignore…

Pino si precipita a bussare alla porta di Fischialamessa, contemporaneamente nell’ascensore si comincia ad intravedere una figura che fa movimenti strani emettendo dei suoni ancora più strani. La postina-ladra è alle prese con la polvere del terribile ortaggio in aggiunta alla sua allergia per le piante. Pino bussa forsennatamente alla porta di Fischialamessa.

                PINO - Monsignore, monsignore, apra presto!

SCENA NONA

La porta dell’appartamento si apre e spunta Fischialamessa. È in tenuta da casa, ma elegantissimo: indossa una vestaglia da camera rossa, con lo stemma cardinalizio sul taschino, ha i capelli impomatati e pettinati accuratamente, ha un sigaro in bocca ed una coppa di champagne in mano.

                FISCHIALAMESSA - (mellifluo) Sì?

                PINO - (la frase gli muore in bocca) Monsignore è successa una cosa terribile, il pa… pacco…

                FISCHIALAMESSA - (c.s.) Oh, caro Pino, qual buon vento?

                PINO - Mo… monsignore… l’ho fo… forse disturbata?

Alle spalle di Fischialamessa spunta Domenica. È sempre vestita castigatissima ed è imbarazzata.

                FISCHIALAMESSA - Oh no, stavo giusto riportando all’ovile questa pecorella smarrita.

Fischialamessa fa avanzare Domenica sulla soglia e le mette un braccio sulle spalle.

                FISCHIALAMESSA - Caro Pino, le vie del Signore sono veramente infinite e certe volte prendono percorsi a noi insospettabili…

                PINO - (che si è fatto un’idea di quello che è successo) … Specialmente se prendono l’ascensore e scambiano un pacco di ostie dietetiche con…

                FISCHIALAMESSA - … con tre chilogrammi di incenso piccante…

                PINO - (ridendo) Incenso piccante?

Pino si avvicina all’orecchio di Fischialamessa e gli spiffera tutto. Fischialamessa, spalanca gli occhi, gli cade il sigaro e, nella reazione stupita, fa un gesto con il braccio che regge il bicchiere di champagne e il contenuto finisce addosso Domenica che sobbalza.

                FISCHIALAMESSA - Sedano?!

                PINO - … sudamericano… afrodisiaco.

                FISCHIALAMESSA - (allarmato) Oh Madonna santa!

                DOMENICA - (piagnucolando) Monsignore, mi ha bagnata tutta!

                FISCHIALAMESSA - Hem… è la mia benedizione figliola, (poi a Pino) e ora?

                PINO - Non so che dirle, speriamo che l’effetto non sia…

Nell’ascensore intanto la luce è diventata intensissima e dalla cabina, inondata dalla polvere del micidiale sedano, si intravede la figura della postina-ladra che si contorce per gli spasmi dovuto all’effetto afrodisiaco e all’allergia. La frase di Pino sarà interrotta da una specie di ululato seguito da altri suoni terribili provenienti dalla cabina. Pino, Fischialamessa e Domenica spalancano gli occhi e sobbalzano.

                PINO - Oddio! Che succede?

SCENA DECIMA

Fedele e Mina allarmati, ambedue in vestaglia escono dall’appartamento di Mina.

                FEDELE - Che succede? Abbiamo sentito degli strani suoni!

Pino, Fischialamessa e Domenica, guardano stupiti Mina e Fedele, che si rendono conto della gaffe di essere usciti dall’appartamento di Mina.

                MINA - (imbarazzata) Sì, hem… io e l’avvocato stavamo… insomma…

                FEDELE - (imbarazzato) Sì, abbiamo un… cliente in comune e stavamo concordando… l’azione…

                PINO - In vestaglia?

                FEDELE - (c.s.) beh… sì… insomma…

Improvvisamente dalla cabina dell’ascensore si sente un ululato molto più forte. Il gruppetto al 1P, raggela. Al PT Egizia e Garibaldo escono dal proprio appartamento e Margherita e Water, da quello di Margherita. Garibaldo ed Egizia indossano degli accappatoi. Margherita un baby-doll molto sexy e Water la solita felpa ma, al posto dei pantaloni, indossa un paio di mutandoni ed ai piedi calza un paio di ciabatte da casa di quelle con gli animaletti di peluche sopra. Il gruppetto, una volta riunito, rimane esterrefatto di fronte al terribile fenomeno che ha origine nella cabina dell’ascensore. Un altro ululato della strana creatura fa sobbalzare tutti al PT e costringe il gruppetto del 1P a scendere di volata al PT. Finalmente tutto il condominio si ritrova riunito di fronte al misterioso essere prigioniero della cabina che, circondato da polvere e luce, continua ad emettere dei suoni terrificanti. Dopo un ennesimo ululato, il gruppo, per la paura, si stringe a se spaventato.

                GARIBALDO - Ma che cos’è?

                PINO - Un mostro?

                FEDELE - Macché mostro, secondo me è un alieno.

                PINO - Nell’ascensore?

                EGIZIA - (dando una gomitata a Garibaldo) Te l’avevo detto di mettere il cartello!

                MINA - (solenne) Stiamo assistendo ad un incontro ravvicinato del terzo tipo.

                DOMENICA - Monsignore ci parli lei!

                FISCHIALAMESSA - Io?

                MARGHERITA - Sì, sì, vedrà che a lei darà ascolto.

                MINA - Sì, monsignore, lei parla così bene dal pulpito.

                FISCHIALAMESSA - Ma… ma io non lo voglio co… convertire.

Tutti, parlando a soggetto, spingono Fischialamessa verso l’ascensore incoraggiandolo ad affrontare l’alieno. Fischialamessa, con una fifa maledetta, si avvicina lentamente all’ascensore, ogni tanto si volta verso il gruppetto che lo incita a proseguire. L’alieno (la postina-ladra) emette un ennesimo ruggito e Fischialamessa, spaventato, rientra velocemente nel gruppetto.

                FEDELE - Su, monsignore, coraggio.

                GARIBALDO - Faccia vedere cosa sono capaci di fare i terrestri!

                FISCHIALAMESSA - (fra se piagnucolando) Ma non me ne potevo rimanere al Sant’Uffizio.

Tutti spingono Fischialamessa verso l’ascensore. Il monsignore, sempre accompagnato da una fifa maledetta, fa qualche passo verso lo strano fenomeno.

                FISCHIALAMESSA - Hem… si… sia lo… lodato Gesù Cristo!

Tutti nel gruppo allargano le braccia sconsolati, poi l’alieno emette un ululato più forte di tutti e Fischialamessa schizza via spaventato rientrando nel gruppo. Improvvisamente l’ascensore riparte fermandosi al PT. Le porte si aprono e tutti il gruppo, spaventato, si ritira sul fondo della scena in attesa dell’apparizione del presunto extraterrestre. Per un attimo non succede nulla, poi dalla cabina, a passi rigidi, esce la figura della postina-ladra, inguainata di nero, e circondata dal fumo provocato dalla polvere. La postina-ladra ormai ubriacata e rintronata dall’overdose di effluvi vegetali afrodisiaci, come un automa, senza rendersi conto di niente, si dirige verso l’uscita. Improvvisamente Fedele, prende coraggio e le si avvicina. Tutti a soggetto scongiurano Fedele di ritirarsi.

                FEDELE - Amico dello spazio! A nome del genere umano ti do il benvenuto sul nostro pianeta. Noi ti accogliamo in pace e…

La postina-ladra-extraterrestre fa un movimento brusco e rigido e, con una tremenda manata, colpisce Fedele in piena faccia mandandolo disteso per terra. Tutti sobbalzano. L’alieno, proseguendo con la sua camminata di automa, esce dalla porta di ingresso. Tutti si precipitano a soccorrere Fedele.

                MINA - Fedele! Fedele!

Mina da qualche schiaffetto a Fedele per farlo rinvenire.

                GARIBALDO - Architetto, l’avvocato ha appena preso uno schiaffo in faccia che pareva un avviso di garanzia e lei lo vuol far rinvenire con altri schiaffi?

Tutti, a soggetto, cercano di far riprendere Fedele che, dopo qualche attimo, riapre gli occhi.

                FISCHIALAMESSA - Avvocato, come si sente?

                FEDELE - (rimbambito) Come mi sento?

Fedele si guarda intorno.

                FEDELE - Sono stato rapito dall’alieno…

                PINO - Rapito?

                FEDELE - Sì… mi ha portato nello spazio…

                PINO - Ma quando?

                FEDELE - Sì… ho visto le stelle!

SIPARIO

FINE DEL SECONDO ATTO


QUADRO FINALE

(epilogo)

SCENA

La scena è la stessa. Sull’ascensore finalmente troneggia il cartello “ASCENSORE GUASTO” rivolto in modo che sia visibile al pubblico.

SIPARIO

Qualche giorno dopo.In scena c’è solo Garibaldo che sta passando lo straccio sul pavimento del PT. Al 1P, nello stesso momento si aprono le porte dell’appartamento di Mina e di Fedele. I due si guardano teneramente negli occhi. Sono pronti per andare al lavoro e questa volta Fedele è in perfetto ordine.

                FEDELE - Buon giorno cara.

                MINA - Buon giorno amore.

Si danno un bacio e, sempre guardandosi negli occhi e tenendosi per mano, scendono al PT e, senza degnare di uno sguardo Garibaldo, escono dalla porta di ingresso.

                GARIBALDO - Buon giorno avvocato, buon giorno orchite…

Dal suo appartamento esce domenica. È vestita castigatissima (più di Margherita nel primo atto). Quasi timidamente bussa alla porta di Fischialamessa.

                DOMENICA - Monsignore!

                FISCHIALAMESSA - (da dentro l’appartamento) Sì cara?

                DOMENICA - Monsignore si ricordi che oggi ha un importante matrimonio da celebrare.

La porta si spalanca, Domenica sobbalza e spunta Fischialamessa. È elegantissimo, indossa giacca e pantaloni scuri, con il colletto bianco da prete, capelli pettinatissimi ed impomatati, occhiali scuri. Parla con voce profonda e sicura, con un certo fascino da play boy.

                FISCHIALAMESSA - Sì cara, lo so. Vogliamo andare?

                DOMENICA - Sì, sì… monsignore.

I due scendono dalle scale ed arrivano al PT.

                GARIBALDO - Buon giorno Monsignore, buon giorno Domenica.

                DOMENICA - (timidamente) Buon giorno.

                FISCHIALAMESSA - (con sicurezza) Buon giorno caro.

I due fanno per uscire ma, all’ultimo momento, Fischialamessa si rivolge di nuovo a Garibaldo.

                FISCHIALAMESSA - Garibaldo, a proposito, io oggi non rientro, devo celebrare un matrimonio importante.

                GARIBALDO - Ah, e chi si sposa?

                FISCHIALAMESSA - (sorridendo) Lo saprai fra poco. Comunque volevo dirti che da oggi Domenica è la mia nuova perpetua, per cui tutte le incombenze di casa, d’ora in poi, ti rivolgerai a lei. Ok?

                GARIBALDO - (esterrefatto) S… sì… ce… certo.

                FISCHIALAMESSA - Ciao caro!

Fischialamessa e Domenica escono dalla porta di ingresso. Garibaldo li segue ad occhi sbarrati.

                GARIBALDO - La pe…perpetua? Non è possibile!

Dal suo appartamento esce Margherita. È vestita in modo elegante e sexy: tailleur, minigonna con spacco, tacchi alti, capelli sciolti e senza occhiali.Ha un mazzetto di fiori in mano.

                GARIBALDO - (stupito) Buon giorno Margherita.

La ragazza risponde con un mugugno, guarda all’insù per le scale e poi si rivolge a Garibaldo.

                MARGHERITA - (brusca) Hei portinaio, hai visto il cesso?

                GARIBALDO - (c.s.) Il cesso?

                MARGHERITA - (c.s.) Si vabbe’ (poi parla in su verso le scale) Wateeeeer!

Dai PS, scendendo le scale come un forsennato, arriva Water. Ha sempre i capelli alla rasta, ma veste in giacca e cravatta, solo che il vestito ha colori, disegni e accostamenti assurdi. Margherita lo squadra da capo a piedi.

                MARGHERITA - (quasi schifata) Ma che ti sei messo? Sembri l’insegna di un negozio di vernici!

                WATER - (impacciato) È… l’unica giacca e cravatta che ho trovato.

Margherita prende bruscamente Water per un braccio e lo trascina verso al porta di ingresso.

                GARIBALDO - Ma dove andate?

Margherita si volta furente.

                MARGHERITA - (brusca) E secondo te?

                GARIBALDO - E che ne so.

                MARGHERITA - (c.s.) Vado a sposarmi con questo mazzo di insalata mista!

Margherita trascina via Water e i due escono dalla porta di ingresso.

                GARIBALDO - (esterrefatto) Ecco qual’era il matrimonio di Fischialamessa… ma che succede in questo condominio?

Dalla porta di ingresso entra la postina. È ridotta uno straccio: viso pallido, occhi gonfi, naso rosso. Cammina barcollando, tossisce e starnutisce.

                GARIBALDO - Oddio! Che le è successo? Si sente bene?

                POSTINA - (con voce cavernosa) Insomma. Soffro di una terribile allergia alla piante e… l’altro giorno sono svenuta dentro un’ascens… hem, dentro… un’erboristeria e mi si sono rovesciati addosso… due sacchi di polvere di papavero e uno di camomilla.

                GARIBALDO - Mamma mia!

La postina ha un accesso di tosse, è assalita da una serie di contorcimenti e di tic nervosi dovuti all’overdose di sedano afrodisiaco, e si gratta furiosamente addosso. Per riflesso Garibaldo si dà qualche grattatina anche lui.

                POSTINA - C’è un pacco per il signor Pino Marittimo.

                GARIBALDO - Lasci pure a me.

Garibaldo firma la ricevuta poi, con lo sguardo, segue l’uscita della postina che continua a tossire, a starnutire e a grattarsi.

                GARIBALDO - Poveraccia.

Una volta uscita di scena, la postina emette uno degli stessi suoni terrificanti che aveva emesso nella cabina dell’ascensore, nei panni dell’alieno. Garibaldo strabuzza gli occhi in quanto è convinto di riconoscere quel suono.In quel momento dal 1P arriva Pino trafelato.

                PINO - Garibaldo!

                GARIBALDO - (sobbalza) Che c’è?

                PINO - Ho visto la postina, ha portato qualcosa per me?

                GARIBALDO - Sì, questo pacco.

Pino prende il pacco e sghignazza. Poi si avvicina circospetto a Garibaldo.

                PINO - Lo sai che c’è qui dentro?

                GARIBALDO - (cominciando a storcere la bocca) No.

                PINO - (a mezza voce) C’è un chilogrammo di “Citrullus Vulgaris Stimolantis” liofilizzato.

                GARIBALDO - E che è?

                PINO - Il famigerato “Pornococomero turco”!

                GARIBALDO - Pornococomero eh?

Pausa, poi Garibaldo afferra la scopa e scatta furente verso Pino.

                GARIBALDO - Brutto avvelenatore di condomini, pussa via! Annusatele da solo le tue erbacce! Magari ti fanno cadere le emorroidi!

Garibaldo rincorre Pino con la scopa. Pino esce fuggendo dalla porta d’ingresso.

                GARIBALDO - Uff… questo è un manicomio, non un condominio!

                EGIZIA - (da dentro l’appartamento con la stessa voce languida di prima) Garibaldooo!

                GARIBALDO - Oh no! Ancora!

                EGIZIA - Garibaldo vieniii!

                GARIBALDO - (fra se) Ma non ti stanchi mai.

                EGIZIA - Garibaldooo!

Sbuffando Garibaldo entra in casa. Per un attimo si sentono le voci lontane nell’appartamento di Garibaldo. Poi, per l’ultima volta, la luce della cabina dell’ascensore diventa intensissima, ne esce uno sbuffo di fumo (polvere) e si sente di nuovo la risata diabolica echeggiare in scena.

SIPARIO

FINE DELLA COMMEDIA

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