Incontro a Babele

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INCONTRO A BABELE

Commedia in due tempi

di SALVATO CAPPELLI

PERSONAGGI

Il Vescovo Bo

Il Ministro Betti

Marta Tenner

Il primo Vescovo

Il secondo Vescovo

Il terzo Vescovo

Il Padre Gesuita

Un Generale

Un Capitano

Un Tenente

Un Giovane Ufficiale

Un Giornalista


PRIMO TEMPO

Il sipario si alza su un panorama lievemente scosceso, siepi brulle, qualche albero stento, prati. La scena è illuminata dalla luna. Luce fredda, regolare. Silenzio assoluto. Ogni tanto, il vento, ma non forte. Il panorama è tagliato diagonalmente - da sinistra a destra in modo da dividerlo nettamente in due - da un altissimo reticolato di filo spinato. Paletti di ferro lo sostengono. Dopo qualche istante, un lontano abbaiare di cani. Improvvisamente, due ombre strisciano verso il reticolato, rapidamente ta­gliano i due ultimi fili spinati verso terra, con due brevi bastoni forcuti sollevano il terzo filo.

I due uomini lavorano qualche minuto, calmi tra l'accentuarsi dell'abbaiamento sempre lon­tano dei cani. Appena il taglio è avvenuto, un uomo torna indietro verso una terza siepe, e seguito da una nuova ombra scatta velocemente sul reticolato. Con uno sforzo, ì due uomini sorreggono i bastoni forcuti. Il varco è minimo, ma la terza ombra vi passa dopo una breve lotta con una spina di ferro che le ha lacerato l'abito. Il silenzio è tale che quasi si ode il rumore dello strappo. Appena il passaggio è avvenuto, i due uomini ritirano i bastoni forcuti e sempre strisciando scompaiono dietro le siepi. Dall'altra parte del filo spinato, si vede l'oscura, immobile macchia della persona fuggita. Silen­zio, poi molto più vicino l'abbaiare dei cani. L'ombra si muove lentamente verso il fondo scena. Arrivata quasi in fondo, una voce:

Una Voce                       - Profuga? Avanti con le braccia alzate. (Silenzio. Poi l'ombra si alza. Sagoma di una donna che cammina con le braccia alzate. In una mano tiene stretta una borsa).

La Donna                        - Sono Marta Tenner.

Una Voce                       - (sorpresa) Oh, perdio! (Lentamente la donna avanza con le braccia alzate. La scena si oscura, il reticolato non si vede già più. A vista del pubblico, il prato viene sostituito da una fredda stanza d'ufficio, una scrivania e quat­tro sedie vuote. Si ode ancora la voce) Giù, a terra, che se sparano... (La donna si rimpiccio­lisce, sembra caduta. La luce che lenta ritorna la mostra invece seduta. Dalla zona in ombra si ode ancora la voce) ...Marta Tenner! E adesso? (Dietro la scrivania un capitano, seduto su una sedia il tenente, e vicino a lui, Marta. Una sedia è vuota. Marta è spettinata, sporca, avvolta da un impermeabile con il bavero alzato. Gli uo­mini la guardano con estrema curiosità, in si­lenzio. Marta ha i gomiti sulla scrivania e il viso tra le mani. Non guarda nessuno).

Il Capitano                      - (a Marta) Lei per ora rimarrà qui, in attesa di disposizioni... (Rivolgendosi a nessuno) Questo tè arriva?

Il Tenente                       - Arriva... (Sporgendosi verso Mar­ta, e sfiorandola con una mano) Pensavamo che lo avrebbe tentato, ma sembrava impossibile che ci riuscisse. Il reticolato è talmente alto...

il  Capitano                      - (nervoso) L'aspettavamo, ma non in questo settore... Lei è pazza. (Marta accon­sente con la testa, due, tre, quattro, cinque volte).

Il Tenente                       - Arriva il tè. (Si alza, va alla porta, si fa consegnare il vassoio da un soldato. Prima di chiudere la porta, dice) Se sparano, sparate! (Si volge verso il capitano) Ono? (A Marta) Di vero che cosa è successo?

Il Capitano                      - (a Marta) Perché è venuta qui? (Silenzio) Non vuole parlare, aspetta gente più importante? (Alzandosi) Forse è meglio... (Silen­zio) Da uomo, le dico che io l'ammiro...

Marta                              - (con voce roca) Ho sonno.

Il Capitano                      - (comprensivo) Vuol dormire, certo, ma io ho bisogno di un'informazione. II Ministro Betti è veramente morto?

Marta                              - (senza muoversi) Sì.

Il Capitano                      - (insistendo) E' vero che l'ha uccisa un suo amante? Che hanno fucilato un Vescovo? Che combattono nelle strade?

Marta                              - E' morta. Il resto non è vero.

Il Capitano                      - Il Vescovo Bo è stato fucilato?

Marta                              - No.

Il Tenente                       - Non si fucilano i vescovi...

Marta                              - Si muore in tanti modi...

Il Capitano                      - Perché hanno ucciso Betti? Lei lo sa?

Marta                              - (quasi svegliandosi) Perché? (Segna con un dito, sul piano della scrivania, ghirigori, fantastici) Non lo so. E' avvenuto.

Il Capitano                      - (paziente) Ma noi dobbiamo prendere delle decisioni e lei è l'unica persona che può aiutarci... Ci dia un orientamento al­meno.

Marta                              - (sveglia del tutto) Betti e il Vescovo non erano d'accordo su niente. E così è nata la questione.

Il Tenente                       - Questo lo sapevamo, ma è un po' Poco-

Marta                             - Era una grande pittura, e noi ci sta­vamo dentro perché eravamo stati dipinti al nostro posto. Poi il quadro si è scosso ed ognu­no è andato per conto suo.

Il Capitano                      - (soffiando sulla tazza) Lei cono­sceva il Vescovo Bo?

Marta                              - Sì.

Il Capitano                      - Dove l'ha incontrato?

Marta                              - A casa mia.

Il Capitano                      - Perché a casa sua?

Marta                              - Dopo un colloquio con il Vescovo, Betti gli assegnò come residenza casa mia. Arri­vò con le guardie, ma era libero.

Il Capitano                      - Lei seppe che cosa si dissero?

Marta                              - (con un gesto vago) Politica! Ma « den­tro » non lo sapeva neanche lei... (Inaspettata­mente) Betti lo conosceva da quando era par­roco...

Il Capitano                      - (gentilmente) Marta Tenner, lei ci creerà molte complicazioni, all'interno e all'e­stero. Lei è un'ospite che può esploderci tra le mani come una bomba. (Pausa) Se è a cono­scenza di informazioni che possano aiutarci a proteggerla, e se è in grado di...

Marta                              - (interrompendolo) Apra la mia borsa, e troverà dei nastri incisi. Cinque, sei... Se ha un magnetofono, essi parleranno per me. (Fermamente) Desidero che siano ascoltati in tutto il mondo, se possibile...

Il Capitano                      - (aprendo la borsetta ed estraendone delle piccole bobine) Come sono venuti in suo possesso?

Marta                              - Alcuni li ho incisi io, gli altri lì ho rubati.

Il Capitano                      - Lei mi autorizza, sotto la sua responsabilità, ad ascoltarli? Noi siamo soltanto degli ufficiali subalterni, e non vorrei lei ci met­tesse a conoscenza di veri e propri segreti di Stato.

Il Tenente                       - (apre un armadio, ne toglie un ma­gnetofono, tenta di impadronirsi di un nastro) Ci autorizza, e come!

Marta                              - (fermando il tenente, controlla le bobine, ne prende una e gliela consegna. Il tenente siste­ma nel magnetofono il nastro. Rumori del na­stro) ... Il vescovo visitava in quel momento le parrocchie di paese, ma Betti sapeva che aveva poteri superiori agli altri vescovi, e lo mandò a prendere... Non è furbo, il Vescovo Bo... (Il nastro continua a fare rumori. Il tenente ne gradua il suono. Intanto il fondo della scena si apre improvvisamente. Una grande stanza severa, con una vetrata che taglia la scena. Un tavolo, qualche poltrona, molti telefoni. Un qua­dro che prende tutta una parete: contadini in marcia guidati da un uomo correttamente vesti­to di nero e con colletto duro, tra vessilli rossi. Una stanza come può essere, fantasticamente interpretata dallo scenografo, quella di un mini­stro comunista oltre la cortina di ferro. Di fronte al quadro, sull'altra parete, una grande carta toponomastica e una geografica. Betti, il Ministro, è seduta sul tavolo. Di spalle al pub­blico, Bo. Gli ufficiali e Marta sono scomparsi).

Betti                                - Ci pensi, per noi non possono esistere altre soluzioni.

Bo                                   - Io sono uno. Vincendo lei vince uno. E gli altri?

Betti                                - Agli altri penseranno gli altri... (Pen­sosa) In un certo modo, io le sono affezionata, malgrado i suoi errori... (Batte ripetutamente con un dito su una cartella chiusa) Io non giu­dico, lei si trovava in una situazione senza pre­cedenti...

Bo                                   - (deliberatamente) I miei errori occorsero a sua madre per morire senza paura...

Betti                                - (pensosa, dopo una pausa) Lei pensa che tale episodio crei parentela tra noi?

Bo                                   - Molti mi chiamano Padre...

Betti                                - Mia madre moriva e lei le prese l'ani­ma credendo così di diventare mio padre. In tutta la sua vita, mamma non aveva creduto che alle sue parole... Che tipo di parola le ha offerto?

Bo                                   - Quella parola è unica e la dirà anche lei... Il mio magistero, come lei depreca, conclude troppo spesso con invocazioni ed anatemi. E' così, ma l'uomo giusto diventa sempre più raro...

Betti                                - (interrompendolo) Lei spaccia parole di qualità non accertabile, e vende a prezzi mol­to alti. Compro anch'io, eccellenza, ma con lo sconto.

Bo                                   - Donare non è vendere, fa differenza... Lei, per esempio, non è perduta, ma si è fermata. E questa è un'altra differenza. Dove non c'è moto...

Betti                                - (tornando a sedersi dietro al suo tavolo) ... Non c'è preesistenza, esistenza, coesisten­za... (Sardonica) Un poco più su del catechismo. Fermarsi vuol dire l'inferno?

Bo                                   - Dipende da lei, da infinite cose. Quanto è fermo ecco che domani si muove... (Sospirando) C'è sempre un'ultima salvezza, che va raggiunta senza l'aiuto di nessuno. La troverà anche lei...

Betti                                - A suo tempo ne parleremo. (Dopo una lunga pausa, prende una riga sul tavolo, si avvi­cina ad una delle due grandi carte appese alla parete, quella toponomastica) Lei ha quattro strade davanti a sé... (Indica con la riga un pun­to ipotetico sulla carta) La prima è qui, la Casa Arcivescovile. Mi piacerebbe che lei vi prendes­se dimora, senza chiasso... Oppure qui! (Spo­sta la riga verso un altro punto ipotetico) Am­basciate straniere, dove si prega in molte lingue meno che nella nostra... Lei potrà arrivarci, ma forse non vuole. La terza, la condurrebbe qui... (Betti si sposta verso l'altra carta, quella geo­grafica, indica un altro punto) La frontiera! un buco può darsi lei lo trovi... (Indica un punto oltre la carta) Da questo punto lei torna alla sua vera casa, dal suo vero padre romano, pro­tetto dal suo vero Dio... (Volgendosi improvvi­samente verso Bo) E mi diventa cardinale di Curia... La quarta è tutta questa. (Continuando a guardarlo, gira lentamente la riga sulla carta, indicando via via tutto il Paese) Il suo Paese! Per lei sarà un seguito di emozioni. Conoscerà così gente comune e non soltanto vescovi e preti. Avrà molte sorprese... (Silenzio) Ci pensi, per noi non possono esistere soluzioni diverse dalla prima e dalla quarta.

Bo                                   - Le strade sono infinite, non quattro.

Betti                                - Personalmente preferirei lei optasse per la prima... (Torna alla carta toponomastica) In questo punto!... Ma se preferisce Roma, buona fortuna! Noi siamo lupi - credo lei lo pensi - e che cosa c'è di meglio per un lupo che le greggi senza cani?... (Duramente) Questo è un ordine del Governo... lei comunque non tornerà da dove viene.

Bo                                   - E se non obbedissi?

Betti                                - (allegramente) Non l'ammazzeremo. Faremo qualcosa, non lo so, ci penserò... Lei crede che questo sia tempo di martirio? (Insi­stendo) E' venuto quel tempo? (Pensierosa) Forse per gli individui, ma le collettività non reagiscono più... Quanti rinnegati lei ritiene esistano nei paesi di nuova civiltà? Tra breve ne avrete cento milioni.

Bo                                  - I rinnegati sono recuperabili, è nella dot­trina dei Concili. Ma l'esempio viene dall'indi­viduo, e per l'individuo è sempre tempo di mar­tirio.

Betti                                - (feroce) Il rinnegato è un apostata.

Bo                                   - Lei fa errore... Rinnegato vuol dire cre­dere con paura, riconoscersi incapaci di morire... Inventare dei rinnegati, oggi, è insudiciare l'uo­mo, ma l'uomo, reso tale infetta il suo reggimen­to sociale, le leggi che lo governano... (Violente­mente) Non anime perdute, ma offese dalla vio­lenza. (Lunga pausa, poi stancamente) Sua ma­dre prima di morire la raccomandò alle mie preghiere.

Betti                                - E allora preghi, preghi e poi preghi ancora. Lei crede a quanto io credo? No. Io non credo a quanto lei crede... Mia madre!... Che cosa direbbe se suo padre, morendo, l'avesse raccomandato alla mia fede? Se ne sentirebbe impegnato?

Bo                                   - Lei non possiede fede...

Betti                                - (interrompendolo) ...E lei carità, se pensa possa esistere una sola fede, la sua... (Pausa) La richiesta è ufficiale: noi la deside­riamo qui. (Torna ad indicare la carta topono­mastica) ... Una specie di coabitazione. Voi e noi abbiamo bisogno di tempo, anche se il tempo dell'uno distruggerà quello dell'altro. Poi vi sarà un nuovo millennio e sarà unico per entrambi.

Bo                                   - (cupamente) I millenni non hanno misura né peso in cielo!

Betti                                - Non predichi! Noi siamo la terra e i nostri problemi vengono prima dei vostri. Il cielo viene dopo, voi venite dopo... Eccellenza, è decisione urgente.

Bo                                   - (con umiltà) Esistono altre strade oltre quelle da lei designate, strade vere, con le case, la gente, le luci, quelle con la polvere, tra i boschi, nei villaggi... (Pesantemente) Adesso io me ne andrò senza aver scelto nessuna delle sue quattro strade...

Betti                                - Molto abile professore... Lei è gesuita e la vecchia garanzia è sempre buona... A me non rimane che fermarla o non fermarla. (Sot­tovoce) Un interessante problema...

Bo                                   - (impetuosamente) Io non intendo sfidare il potere che lei rappresenta. Ma le sue quattro strade io le sfido! La città di Dio non è un nodo di quattro, ma di milioni di strade... Lei non è che una piccola pietra in una sola di queste vie del Signore... (Aspro) Ma oltre la vita ter­rena lei non è neppure polvere.

Betti                                - (paziente) Oltre, ognuno di noi è inve­rosimile!... Se lei desidera morire, io non posso oppormi. (Silenzio) Tuttavia lei è per me un problema perché non è opportuno che muoia adesso. Noi rispettiamo i martiri di tutte le confessioni, ma non ne vogliamo tra i nostri morti.

Bo                                   - (sottovoce) Mi spiace per i suoi morti!

Betti                                - Lei determina condizioni ideali di mar­tirio se decide di aprire quella porta e di andar­sene... O la fermo o non la fermo, ecco il pro­blema... (Fermamente) Oppure provvedo in un altro modo diciamo con vite altrui.

Bo                                   - Io sono solo.

Betti                                - Lei è in moltissimi, troppi... Con vite altrui, l'ho detto... (Sfogliando quasi affettuo­samente una cartella piena di documenti) Non vuol bere qualche cosa? (Silenzio) Le sia conso­lazione sapere che si tratta di criminali condan­nati a morire per tradimento. Se firmo essi vivranno, se non firmo, no... E anche questo è un problema.

Bo                                   - (dopo un lunghissimo silenzio) Va bene.

Betti                                - Lieta per la sua carità. La volontà di Dio è sempre la volontà di un uomo (indica Bo) e la comprensione di un altro. (Indica se stessa. Torna ad alzarsi, prende una riga, batte an­cora sulla carta toponomastica) Trenta bagni in una città che ne conta meno di cinquemila. Sala del trono, una chiesa, dieci cappelle, tre-centoventisei stanze. Questa è stata la vostra Casa fino a ieri... Ci ritorni in pace! (Stanca­mente) La sua Chiesa ha sempre collaborato con il potere civile.

Bo                                   - A condizione di credere in eguali spe­ranze. Ma quali sono le vostre speranze? Un mondo piatto...

Betti                                - (interrompendolo) La collaborazione tra noi è millenaria, comunque tale potere civile si chiamasse, si autodefinisse, o fosse definito... (Cautamente) Noi vi offriamo di rinnovare il vecchio contratto di affitto. Vi offriamo un Concordato semplice e pulito... Tenete aperte le chiese, benedite le opere, predicate con parsi­monia, e incontriamoci meno che sia possibile... Tenetevi, se ne avete, le ultime anime che vi rimangono.

Bo                                   - (incredulo) Lei mi chiede una Chiesa di Stato!

Betti                                - Noi vogliamo l'opposto, una Chiesa fuori lo Stato. (Deliberatamente) Noi andremo anche a messa, se necessario.

Bo                                   - (avviandosi verso la porta) Le vostre necessità vi appartengono... Io ho insegnato a pregare come mi fu insegnato: dare sempre, chiedere mai... (Remoto, dopo un istante di silenzio, quasi sulla porta) Un giorno pregavi anche tu. Io ti ho battezzata.

Betti                                - (gelida) L'ho chiesto?

Bo                                   - Io ti ho amata più di una figlia.

Betti                                - Perché non se ne è fatta una?

Bo                                   - Avevo tanti figli quanti erano in questo popolo, ma tu fosti la prima che battezzai e mi eri cara... (Umilmente) Nessuno è tanto cieco da non poter un giorno vedere...

Betti                                - Cerca di corrompermi? Io vedo con gli occhi, non con la fede... (Silenzio) Oltre che battezzarci, comunicarci, cresimarci, lei che co­sa ci ha dato. Il suo palazzo era grande, Monsi­gnore, e noi piccoli... (Accendendo un'altra siga­retta e lanciandone una a Bo. La sigaretta cade a terra, Bo non la guarda) Che cosa ha fatto lei per noi? Dalle sue finestre non ci vede­va neppure! Che cosa eravamo, insetti?

Bo                                   - (interrompendola) La radice dell'uomo è lo spirito...

Betti                                - (sottovoce) Dove, come, quando questa radice mi ha nutrita?

Bo                                   - Tu sei vivente nello spirito.

Betti                                - (toccandosi) Ma questa è carne! (Si­lenzio) Il nostro è un universo troppo grande ormai per credermi nata da un Dio solo! Co­munque, io voglio un Dio-oggi non un Dio-do­mani. Ma non lo trovo, sebbene l'abbia cercato dappertutto. (Impensatamente) Allora lo in­vento!... Parziale, limitato, ma fatto in modo di essere Presenza in ognuno. L'uomo è per me il vero Dio dell'uomo! (Silenzio) Sono molto stanca.

Bo                                   - (incoerentemente) Il mio Dio è infinito, si chiama carità. Quanto a lei...

Betti                                - (pesantemente) Quanto a me? (Silen­zio. Sì avvia verso la grande vetrata, e l'apre. Poi torna indietro e tirando per la manica Bo lo conduce alla finestra) Io che cosa? Riducendo il nostro dissenso in termini più sem­plici lei vuole una cosa che io non voglio darle, o viceversa... Guardiamo pure, allora, i nostri punti di vista senza longanimità, ma non chia­miamo a soccorso Dio! (Si sporge dalla vetrata in maniera pericolosa) Che cosa accadrebbe se cadessi... (Rimane curva, ma volge il viso verso di lui) Un miracolo?

Bo                                   - Forse. Dio può questo ed altro.

Betti                                - Lei ha pensieri fissi... C'è Dio! non c'è Dio! c'è stato Dio! ci sarà Dio!... Non lo chia­mi! (Silenzio) Torniamo al tema! Nella sua gerarchia lei è un generale sconfitto, io nella mia un generale vittorioso. Le offro una restau­razione condizionata... (Vaga) Perderete qual­cosa... da stabilirsi insieme... Impercettibili co­se... Oppure saremo costretti a riflettere che voi in realtà non esistete, che siete un'astrazione. Non terremo nessun conto di voi... D'altronde ci sono nuove idee, e basta applicarle... Prote­steranno, poi si abitueranno... Terremo aperte le chiese, ma cacceremo via i cattivi preti.

Bo                                   - Chi li definirà cattivi?

Betti                                - Altri preti, i buoni! Un giorno, da adolescente, lei mi ascoltò in confessione. Ave­vo dei dubbi, e cercavo la prova del mio errore... Lei era allora un parroco che aveva molta fretta... Pioveva, tra breve sarebbe caduta la neve... Lei disse che erano pensieri diabolici e mi buttò fuori... Mi intimò di purgarmi. Anche lei, Eccellenza, troverà un parroco che un giorno la butterà fuori nella pioggia e la purgherà.

Bo                                   - Mi spiace di averla trattata come lei dice.

Betti                                - (con una silenziosa risata) Fu la vo­lontà di Dio.

Bo                                   - (gelido) Gli equivoci tra cause ed effetti sono comuni in lei. Il mio esercito non è sog­getto a sconfitte né a vittorie... Può peccare nei suoi individui, mai nella sua unità. La sua stessa origine vieta a chiunque di discuterne le leggi e gli scopi... (Pensoso) Per essere contro di noi, Betti, bisogna creare una parola come non è stata mai creata... La crea lei? Un amore umano che sia più dell'amore divino. Allora soltanto avrete distrutta la parola di Gesù... L'uomo che cos'è senza il mistero della grazia?

Betti                                - (freddamente) Un uomo privo di tu­tela, questo lei vuol dire? Ma la tutela è eser­citata sull'uomo da altri uomini. Glie l'ho già detto che il Dio dell'uomo è l'uomo. (Silenzio) Monsignore, le tutele si sostituiscono e i tutori pure... Un modus-vivendi tra imperi contempla queste ed altre possibilità. Cominciamo ad eli­minare la spada che divide i due poteri co­struendo al suo posto una muraglia: voi di là, noi di qua. (Aspra) Ne ha il mandato?

Bo                                   - Sì.

Betti                                - Lo verificheremo e ne vedremo i limiti.

Bo                                   - I limiti suoi non erano i miei.

Betti                                - (pausa) Per lei e per me ove riuscis­simo ad incontrarci in buona fede ed onesta­mente, tale atto sarà forse l'ultimo. Ma quanto avremo compiuto ci sopravviverà, e con il tem­po dalla forma nascerà la sostanza, non lo so!... (Accendendo un'altra sigaretta) L'abbiamo con­venuto: le possibilità individuali di martirio sono infinite. Io sono pronta.

Bo                                   - Discuterò con lei dopo che il suo governo sarà eletto in libere elezioni, dopo che la fede sarà restaurata nei suoi diritti spirituali, dopo che le carceri saranno vuote di innocenti. Sono le mie condizioni.

Betti                                - Signor vescovo, la vocazione allo scon­finamento è congeniale ai preti, lei lo prova ancora una volta. (Con ironia) Governiamo in virtù di libere elezioni: novantasei per cento sì, uno per cento no, tre per cento astenuti. I diritti spirituali della fede? Tutte le anime servili di questo paese sono vostre, prendete-vele se lo potete, ma non minacciatele, vi puni­remmo... (Pausa) Le carceri sono piene di cri­minali, non di innocenti! (Silenzio) Come vede le sue condizioni rispondono alla realtà dei fatti.

Bo                                   - Dio vi perdoni.

Betti                                - (insofferente) L'amministratore di que­sti perdoni è lei. Tra cinque giorni la inviterò di nuovo a farmi visita, e se non tenterà di nascondersi in qualche Ambasciata nessuno la disturberà... (Solenne) Perché non sente il cuore di questa città? Entri nelle nostre case, nelle chiese, chiami, interroghi, ed ascolti! Ascolti oltre che parlare!... (Pausa) Per motivi di ordine interno terremo segreta la sua pre­senza... Niente preghiere pubbliche né manife­stazioni di devozione... Sarà ospite di una buona cattolica che le bacerà le mani venti volte al giorno... (Voltandogli le spalle) Abbiamo fatto molta confusione, ma l'aritmetica delle cose è sempre quella: o viviamo insieme o uno di noi non deve più vivere. Bussate e vi sarà aperto.

10 busso!

Bo                                   - (lentamente va verso la porta, l'apre) La sua anima ha bisogno di luce... (Un ufficiale fini­sce di aprire la porta, la tiene spalancata) ... Di tanta luce.

Betti                                - (asciutta) Infatti! (Accende di colpo la lampada da tavolo) E luce sia! (L'ufficiale chiu­de la porta. Lentamente la scena si oscura, di­viene nera. Solo Betti è visibile, aureolata dalla luce della lampada. Poi, anche questa si spe­gne. Nel buio, ancora per un istante, ì ghirigori di luce della sigaretta accesa. Torna la stanza precedente. Marta è tesa e attenta. Dietro la scrivania c'è ora un vecchio signore in unifor­me da generale).

11 Generale                     - Questi nastri li ha incisi lei?

Marta                              - Non tutti, alcuni li ho rubati (Febbri­ le) Li ho presi, a Betti, al Vescovo... (Silenzio) Il Vescovo arrivò a casa mia, e stava male. Ricevette molta gente.

Il Generale                      - Chi?

Marta                              - Preti.

Il Generale                      - Lei conosceva Betti?

Marta                             - (evasiva) Ero stata avvertita che il Vescovo Bo avrebbe preso dimora in casa mia. (Silenzio) Betti aveva paura.

Il Generale                      - (perplesso) Paura del Vescovo?

Marta                              - No. Pensava che il vecchio mondo crollava, e aveva paura dei terremoti.

Il Generale                      - (stanco) Quali terremoti? Che terremoti?

Marta                              - La gente quando moralmente si spez­za, crolla, Betti voleva sapere « prima » quando la gente sarebbe caduta, e dove, e come...

Il Capitano                      - (aspro) Lei era amica di Betti?

Marta                              - (evasiva) Ci volevamo bene, ma negli ultimi anni quasi con sospetto. Betti era molto sicura di sé. Prima di ripudiare una sola delle sue idee, anche la meno importante, combat­teva fino allo sfinimento. Suo e degli altri.

Il Capitano                      - Era poco femminile, vero?

Marta                              - (sorpresa) Era donna dalla testa ai piedi. Esasperava ogni sentimento che la sfio­rasse. (Pausa) Diceva che anch'io ero così, ma in modo ridicolmente femminile. Era vero, ma detto da Betti sembrava un'offesa.

Il Generale                      - Lei ne soffriva?

Marta                              - (asciutta) Può darsi. Ma più che sof­ferenza era disagio. Gli anni ci avevano allon­tanate l'una dall'altra, e i nostri giudizi erano sempre diversi.

Il Capitano                      - Allora, lei ebbe a casa sua il Vescovo...

Marta                              - Quando i preti lo lasciarono, il Ve­scovo parlò lungamente con me... ed io gli feci una paura terribile... (Indica una bobina) E' detto qui dentro...

(Il tenente afferra il nastro, lo sistema nel ma­gnetofono. Rumori. La stanza si annulla, come nel quadro terzo, e nel fondo sorge una stanza accogliente, ma borghese. Bo è seduto su una grande poltrona, in piedi di fronte a lui, Marta. Al centro del soffitto un lampadario con il con­trappeso. Si odono dal magnetofono due bat­tute sbagliate).

Voce di

Bo                                   - Lei mi ha fatto spiare. Voce di

Betti                                - Sì? (Ripete a bassa voce) Marta, Marta! (Un poco di silenzio) Marta!

Marta                              - (senza alzare il capo) Ha sbagliato nastro.

(Il tenente ferma il magnetofono, cambia il nastro. Marta ne sceglie uno e glielo dà. Ricominciano i rumori, infine le voci. Soltanto allora, Marta e gli ufficiali scompaiono).

Marta                              - Vuole riceverli qui?

Bo                                   - Andrò io in Duomo.

Marta                              - Dirà Messa?

Bo                                   - No, non è gradito al Governo.

Marta                              - Tutta la città lo vuole.

Bo                                   - (quieto) Un motivo di più perché non avvenga.

Marta                              - Ma sanno che lei è tornato! (Esi­tando) Eccellenza, ha molto sofferto in carcere?

Bo                                   - (stupito) Non sono mai stato in carcere! La mia diocesi è lontana dalla capitale, ma ap­pena il Ministro Betti ha saputo che avrei so­stituito il Cardinale nel disbrigo delle pratiche, mi ha convocato da lei... (Dubbioso) Con violenza anche. (Impacciato) Io sono un prete di campagna...

Marta                              - Lei è un santo.

Bo                                   - Non bestemmiare... Ma è terribile dover compiere una missione che fino ieri non sa­pevo mi spettasse, e alla quale sono impreparato... Quella Betti è una pioggia di fuoco...

Marta                              - Io la odio.

Bo                                   - (fermamente) A suo tempo il Signore le aprirà il cuore e sarà come noi.

Marta                              -  E' un'assassina.

Bo                                   - La morte è in ognuno, tu chi sei per credertene salva?

Marta                              - Non è battezzata.

Bo                                   - (stanco) Fui io a battezzarla e fu il mio primo battesimo. (Pensoso) Quando poi la co­municai aveva le trecce attorno alla nuca e sembrava un angelo. Speravo di benedire le sue nozze. ...Speravo che mi portasse i figli al fonte battesimale... Ero parroco, allora, e il sa­cerdozio rende compartecipe noi, senza fami­glia, di ogni altra famiglia... Era molto bella e pura.

Marta                              - (duramente) Voglio essere ascoltata in confessione.

Bo                                   - (guardandola con apprensione) Se lo vuoi... (Impaziente) Perché il Ministro ha voluto che venissi qui? Tu la conosci?

Marta                              - Sa che la odio. (Pausa) Io ho molti peccati, Monsignore, e nessuno potrà liberar­mene se non lo potrà lei... Io ho pensato di ucci­dere.

Bo                                   - (aspro) Alzati!

Marta                              - Io ho pensato di uccidere. (Cadendo in ginocchio) Nel nome del Padre, del Figliolo, dello Spirito Santo!

Bo                                   - (dolcemente) Non esistono mai buone ragioni per uccidere.

Marta                              - Io voglio uccidere perché non si uc­cida più.

Bo                                   - E poi...

Marta                              - Se chi rende giustizia è colpevole, voglio essere assolta di questa colpa.

Bo                                   - (rigido) Ho ascoltato da te soltanto la parola: voglio... (Quasi meccanicamente) La giustizia che genera odio è colpa. Caino amava il Signore, ma pensava che Abele gli fosse pre­ferito: tu ne porti il segno dopo seimila anni. (Alzandosi) Non ti ascolterò neppure in con­fessione.

Marta                              - Altri mi ascolteranno!

Bo                                   - Se ucciderai dedicherai ai tuoi fratelli un morto che griderà vendetta contro tutti noi. (Con la curiosa dialettica dei preti) Se tu uccidi Caino il morto diventerà Abele e se avrà tempo di pentirsi andrà in Purgatorio e tu all'inferno.

Marta                              - Se lei mi assolve...

Bo                                   - (violentemente) Ma io non ti assolvo! Io non posso assolverti se in te non c'è ferma volontà di rinuncia al peccato.

Marta                              - Il popolo è stato spogliato, le chiese bruciate. (Alzandosi in piedi) Io vivo in un de­serto senza luce ed ogni giorno gente come me vi muore sbattendo sulle pietre e con la fac­cia nella sabbia. Non ho più coraggio, Monsi­gnore, ed è come se mi trascinassi, vuota, incon­tro a verità che non esistono più. Non c'è più neppure speranza della vita, qui e lì! (Alza, un dito indicando il cielo) Allora voglio che muoia con me anche chi mi ha ucciso in questo modo. (Pausa) Non importa che lei non mi assolva, altri lo faranno.

Bo                                   - (con un ruggito) In ginocchio! (Marta terrorizzata esegue. Silenzio) In ginocchio! Assolta o condannata tu sei meno di un gra­nello di sabbia... Tu, tu, tu! (Stanchissimo) L'uomo non muta mai, cerca sempre di fare i patti prima, di aumentare il danno inflitto ad altri diminuendo contemporaneamente il pro­prio. (Con sarcasmo) E tu vuoi addirittura una garanzia.

Marta                              - (tenta ancora di alzarsi) Io la ucciderò.

Bo                                   - In ginocchio, tu che salvi i popoli! (Diva­gando) E' l'ira, viene da lontano ed è una fru­sta di sangue... la sento, ritorna ogni giorno ed ogni notte... (Gridando) Scuoterli, prenderli così!... (Scuote un nemico immaginario, poi lentamente si calma) Se fossi vissuto con Gesù avrei ucciso per difenderlo, e lo avrei tradito come Giuda, come Pietro che tagliava le orec­chie... Questo è il tradimento vero! (Guardando lontano) Sarebbe bello uccidere i nemici di Dio!... ma il mio meraviglioso Dio non ha nemi­ci. Quelli che noi crediamo suoi nemici sono i nostri nemici... (Silenzio) E poi...

Marta                              - Io la ucciderò.

Bo                                   - Anche se ti pregassi di non farlo? Anche se mi inginocchiassi? (Si curva su Marta) Ucci­derei anch'io! qui c'è un sangue da assassino come il tuo... (si tocca le braccia, gli occhi, le mani) Ma io vinco! Non glielo permetto, lo stringo fino a farlo morire, e quando risuscita lo stringo ancora. (Si stringe il petto) Vivia­mo così, io e lui             - (torna a toccarsi) da quando siamo nati... E' la mia sola gloria: non ho uc­ciso!

Marta                              - (incoerentemente) Noi siamo in molti.

Bo                                   - Non è nella moltitudine che riconoscerai il tuo volto. (Silenzio) Chi vuoi uccidere?

Marta                              - Betti! Io fermerò quella donna.

Bo                                   - Fermerai te stessa... La Chiesa aveva biso­gno, forse, di questo funesto tempo... Le fila si rinsaldano, la dignità dell'uomo risorge, la fede si tempra...

Marta                              - (rigida) La paura non è fede. Siamo tutti vili, diciamo sempre di sì... sì... sì... Parlerà in Duomo?

Bo                                   - No.

Marta                              - « Le fila si rinsaldano, la dignità ri­sorge, la fede si tempra ». Io apro gli occhi, e adesso vedo. E giudico da me. Centomila anni fa ero come oggi vorrebbero io fossi...

Bo                                   - Centomila anni fa eravamo il caos.

Marta                              - (con voce roca) Lo sento come se fosse presente. C'è una pianura gelida, un vento che scorre come una pioggia d'aghi. Ed io che guardo dalla soglia di una capanna... Guardo, ma non vedo, perché sono cieca... Lo sogno tutte le notti e quando piove forte. Sono cieca, e gli aghi di vento entrano in me... Non c'è più nes­suno... (a voce bassissima) ed io non vedrò mai più nessuno... Sto morendo, e sono infelice; mi apro e niente mi accoglie, è un dolore...

Bo                                   - Questa è una favola.

Marta                              - (aspra) Mi fa ancora male. Non sarò mai più cieca. (Sottovoce) Se allora avessi avuto un Dio sarei morta meglio. Oggi ce l'ho e me lo difendo, anche contro di lei, anche contro la Chiesa.

Bo                                   - Tu non sei mai morta e non sei mai risorta... Il tuo è paganesimo.

Marta                              - Il mio Dio è invincibile.

Bo                                   - In te è sconfitto. (Inquieto) Tu distruggi la mia opera. Non c'è spazio per nessuno di noi... (Nasconde il viso tra le mani) Non c'è più spazio! Non è l'angelo bianco contro l'an­gelo nero, ma una guerra di demoni. Vai in­dietro...

Marta                              - Lei viene avanti? (Feroce) E' stato saccheggiato il campo, noi fatti schiavi... (Quasi sfiorandolo, provocante) Apra le acque come Mosè... fermi il sole come Giosuè... Scateni ad­dosso a loro le sette piaghe, i sette anni magri, i sette dolori di Maria... (Silenzio) Non lo fa? (Silenzio) Perché non lo fa? Non vuole che essi piangano. Però non le importa se piango io...

Bo                                   - (impotente) La Chiesa è misericordiosa, ma il fulmine arde oltre la sua pietà... Noi non siamo servi di giustizia ma di penitenza. Dio è paziente attraverso la Chiesa che è suo strumento, ma quando la Voce griderà anche le pietre si dissolveranno.

Marta                              - Quando Dio verrà tra noi?

Bo                                   - Verrà, e quell'ora non sarà notte né giorno.

Marta                              - E' già venuto! E dentro di noi parla di quanto è suo. Questo è suo (indica attorno) ... Voglio essere assolta.

Bo                                   - Mai da me.

Marta                              - Per questo la faranno antipapa?

Bo                                   - (crolla seduto e si mette a piangere. Silen­zio, si odono soltanto i suoi singhiozzi) Io ti avevo chiesto pietà!

Marta                              - (cercando un foglio, e leggendolo) « Simon Pietro disse loro: che Maria se ne vada di mezzo a noi perché le donne non sono degne della vita eterna. Gesù rispose: Ecco, io la edu­cherò a diventare maschio perché così essa pure diverrà uno spirito vivente simile a voi uomini perché tutte le donne diventate maschi entre­ranno nel regno dei cieli ». E' la parola giusta di Tommaso, Monsignore, ed io sono diventata maschio e i maschi sono diventati femmine.

Bo                                   - E' un falso vangelo, per schiavi.

Marta                              - Mi illumina. E' il mio. (Cinque appena percettibili rintocchi di campana. Ancora i sin­ghiozzi del Vescovo). E' atteso in Duomo, ec­cellenza... (Gli offre il bastone, quasi lo sorreg­ge. Bo non rifiuta il suo aiuto, lento va verso la porta).

Bo                                   - Tu mi hai dato un immenso dolore...

Marta                              - (immobile) Io sto male qui... (Si tocca il seno. Bo esce. La porta si chiude con esaspe­rante lentezza. Marta attende un attimo, men­tre le luci si spengono gradualmente. Ormai, la donna è solo un'ombra. Alza una mano e abbas­sa verso di se la lampada centrale. Parlando alla lampada) Marta a Betti: io sono una grande attrice, ma lui è più grande di me. (Pausa) Quan­do ascolterai il nastro farai presto ad accor­gertene. (Pausa) Secondo me, il tuo ex parroco è bianco dentro e fuori, ma se lo potesse ci man­derebbe all'inferno tutti e due, te e me. (Pausa) Senti... Non gli far troppo male... Addio. (La luce si spegne del tutto).

La stanza di fondo scompare. Torna il luogo precedente. Altre persone ancora sono arrivate, borghesi e militari.

Marta                              - Tra i giovani c'era del fermento. Betti cercava di sapere se i Vescovi lo approvavano... Il Vescovo Bo non lo sapeva e non lo appro­vava...

Un Fotografo                  - Alza la faccia Miss spia!

(Marta alza il viso, impietrita. Sulla sua faccia, il fotografo esplode un lampo. Marta chiude gli occhi e pone lentamente il viso sul piano della scrivania. Altri lampi di fotografi).

Il Generale                      - Sbatteteli fuori! (A spintoni i fotografi vengono allontanati).

Marta                              - (con voce lontana) Io non sono una spia.

Il Generale                      - Lei, se ho ben capito, era un agente provocatore che per denaro ha compiuto una ignobile cattiva azione. La sua presenza in questo paese solleva infinite questioni politiche e morali.

Marta                              - (sottovoce) Mi dispiace, non era mia intenzione proporvi delle questioni. (Pausa) E' la prima volta, da quando sono nata, che mi trovo in una nazione straniera...

Il Generale                      - (interrompendola) Non siamo lusingati che lei abbia scelto noi piuttosto che altri.

Marta                              - (infelice) La mia sarà una sosta breve, solo il tempo di chiarire certi fatti. (Pausa) E poi volevo vedervi, voi che appartenete ad un altro mondo. (Si alza) Come siete? (Guarda in viso uno per uno gli uomini presenti) Io ci sono nata, nel mondo peggiore mentre voi siete il mondo migliore che tutti tra noi sognano. (Tor­na a sedersi di fronte al Generale, dall'altra parte del tavolo) E' un impegno difficile essere sempre migliori e dimostrarlo in ogni occasione.

Il Generale                      - Lei è una criminale comune.

Marta                             - Così sia. (Pausa) Lei ne ha sentito parlare, io lo so, che dietro la collina c'è una terra infetta, la mia, dove i cimiteri sono città, le città prigioni, le prigioni carnai e i carnai istituti di rieducazione. Non è vero, ma potreb­be anche esserlo. (Repentinamente) Ma se avviene un fatto che non si aspettano, quelli che ci governano dicono che quel fatto è mostruoso, che colui che lo ha compiuto è un criminale comune e che deve essere punito come un as­sassino. Esattamente come dice lei. (Pausa) Tra noi, però, per tanto poco non si sollevano infinite questioni. Si procede. (Pausa) Proce­derà anche lei...

Il Generale                      - Se dipendesse da me sarebbe già stata fucilata.

Marta                              - Senza ascoltarmi?

Il Generale                      - Ho ascoltato abbastanza.

Marta                              - (tornando a guardare in viso i presenti) Capisco! (Annuisce con il capo, due, tre volte) Sono le vostre leggi che sono migliori, non la qualità della vostra natura. Voi avete argini umani più forti, ma la corrente che vi conduce via è la nostra stessa acqua di dispera­zione.

Il Generale                      - Il suo è un comizio idiota.

Marta                              - Ecco perché gran parte di voi sono eguali agli uomini che vivono dietro la collina e che odiate. Siete migliori, ma quando siete nudi i gesti sono eguali... (A se stessa) Io sba­glio sempre e tutto.

Il Generale                      - Questa è la mia risposta perso­nale: proporrò il suo arresto. (Rabbioso) Quan­to lei ha compiuto ai danni di Monsignor Vescovo è un'onta che chiede vendetta a Dio, e lei ne risponderà a tutto il mondo civile. Prose­gua, e faccia presto...

Marta                             - (con voce monotona) Betti seppe da me che il Vescovo Bo aveva molto sofferto in Duomo, e diventò impaziente...

Il Generale                      - In una Chiesa non può avvenire niente...

Marta                              - (comprimendo i singhiozzi) Discorsi-Bene, male, giusto, ingiusto, lecito, illecito, pre­sente, futuro... (Con voce acuta) Capivano tanto che non capivano più... Incisero su nastro quan­to dissero, perché era una riunione importante, e io l'ho rubato ad un Domenicano.

La stanza scompare come nel terzo quadro. Nel fondo, interno ricco e suggestivo di una sacre­stia, con paramenti di porpora. Seduto su un tronetto, il Vescovo Bo. Attorno a lui, cinque persone, tre vestite da vescovi, un grosso frate, un gesuita asciutto e magro nell'ombra.

Bo                                   - Ho vissuto molti dolori, ho veduto chiese sconsacrate, deportazioni di sacerdoti. Ho sof­ferto l'ansia dei giovani presi tra le spire di una legge che si pone contro quella dei padri... (Con voce senza rilievi) Ma qui ho ritrovato ferite più profonde perché il dubbio è stato se­minato tra noi ed ognuno vede soltanto i propri dolori... Tra noi, negli ultimi anni, non c'è stato nutrimento comune oltre l'Eucarestia, ma oggi è veramente la Cena, e molto cibo è amaro...

Il I Vescovo                    - (interrompendolo) Tra noi non c'è Giuda.

Bo                                   - Ma Tommaso? (Un lungo pensoso silen­zio).

Il II Vescovo                  - Ogni Vescovo è stato confinato nella sua Diocesi e i problemi che conosce sono soltanto i suoi. E' un male, ma necessario... Ognuno pensi a se e Roma per tutti... Le dispo­sizioni debbono venire dalla Segreteria di Stato.

Il I Vescovo                    - Ogni strada è buona se chi cam­mina non ha timori. Roma è dappertutto.

Bo                                   - Io temo i cattivi incontri.

Il II Vescovo                  - (conciliante) La mia Diocesi non è intatta, ma neppure troppo guasta... Ogni giorno abbiamo guadagnato un giorno...

Il III Vescovo                 - (amaro) O perduto.

Il II Vescovo                  - (pausa) E' mia impressione che il governo abbia concesse libertà di apprezza­mento ai poteri locali. A me risulta possibile intervenire su questi poteri purché si separi l'attività religiosa da quella assistenziale e so­ciale... I figli non hanno cuore, ma i padri sì. In ogni casa c'è un credente e dovunque possi­bilità di colloquio... Ma quando i padri, con il tempo, saranno morti, con chi parleremo? Un Concordato eliminerebbe molte incertezze. (An­siosamente) Sarebbe utile... Utilissimo.

Il I Vescovo                    - La sua Diocesi non è la mia-Lei ha parrocchie borghesi mentre le mie sono calcinate e prive di anima... Dal Seminario Ve­scovile escono soltanto sacerdoti di origine ope­raia. Studiano, ma non sono attratti dai corsi di teologia... Gran parte di essi, dopo gli anni di studio, rientra nella vita laica... Le cifre degli eletti non toccano il trenta per cento, il che porta al settanta per cento il numero di chi, educato da noi, ci guarda poi con sospetto. L'ap­parato politico della mia regione è in gran parte formato da ex seminaristi. Tra il mio clero e costoro intercorrono rapporti umani, hanno studiato insieme, e in quel purgatorio che è la miseria e la disoccupazione, si sugge­stionano a vicenda. (Con stanchezza) Vivono quasi in comune... Si urtano, ma hanno conve­nuto che possono vivere insieme... Secondo i miei preti è necessario proteggere il malvagio anche contro la sua volontà... Se interrompo questi contatti, mi obbediranno? (Pausa dram­matica) No, non mi obbediranno... I figli sono senza cuore, è vero, ma gli ex seminaristi sono peggiori...

Il III Vescovo                 - (insorgendo) E' collaborazio­nismo, e che cosa ne ottengono?... Fango! Nella mia diocesi i figli sono cinici, infedeli, pecca­tori, presuntuosi, oziosi... Non amano i padri-Ma diamo loro uno scopo, guidiamoli alla ricon­quista dell'eredità perduta... Risorgeranno!... Il I Vescovo                                                                                                      - (allusivo) Ci sono preti progres­sisti... Questa è una stagione tra l'inverno e la primavera.

Il III Vescovo                 - (infuriato) Cacciateli dai tem­pli. (Rivolgendosi al grosso frate) Frate, perfino le campane tacciono nei suoi conventi.

Il Frate                            - (laconico) Le hanno confiscate.

Il III Vescovo                 - Forse sì, forse no. E' stata piegata la fronte davanti alla violenza... Il suo Ordine fu anche mio e che io sappia non è mai stata una congregazione di diplomatici. (Guar­dandosi attorno) Perché non ci sono i Gesuiti... non li vedo...

Il Gesuita                        - (dal suo angolo quasi nascosto) Siamo qui!

Bo                                   - (pazientemente) Si discuteva di un pos­sibile Concordato.

Il Gesuita                        - Non ci sarà. Ne parlano da anni, per altri anni ne parleranno. Non lo vogliono.

Bo                                   - A me risultava diversamente.

Il Gesuita                        - Non lo vogliono. Eccellenza. Parlarne, sì, firmarlo no... Se la presente riu­nione è un Concilio, se tale vogliamo ritenerlo, suggeriamo a sua Eccellenza- (indica Bo) di trac­ciare indirizzi che consentano nuove discipline...

Il III Vescovo                 - (interrompendolo) Quali?

Il I Vescovo                    - Non è un Concilio!

Il III Vescovo                 - Non è stato convocato un Con­cilio, ma indetto un confronto di idee.

Il Gesuita                        - E' un Concilio. Matteo lo ha scritto: « La dove due o tre saranno riuniti in mio nome, io sarò in mezzo ad essi ». (Volgen­dosi al IH Vescovo) Il momento è eccezionale.

Il III Vescovo                 - Anche in periodi come questi gli insegnamenti delle Encicliche sono suffi­cienti.

Il Gesuita                        - Allora lei Monsignore scomuni­cherà nel suo Duomo, il governo?

Il II Vescovo                  - E' una domanda alla quale io rispondo: Sì! Il paese soffre con noi! Il I Vescovo        - (tragico) Con te?

Il III Vescovo                 - Lei fu protervo fin dal Semi­nario...

Il I Vescovo                    - Le mie sono pecore tignose, le tue con nastri di seta. A chi ci rivolgiamo?

Il III Vescovo                 - Sollevate i contadini!

Il Frate                            - Tirandoli su come sacchi di pa­tate? La scomunica sarebbe la persecuzione to­tale! (Un lungo silenzio).

Il Gesuita                        - (obbiettivo) I fedeli e il clero che compongono la Diocesi sono di varie na­ture... Ci sono sacerdoti che cercano un comune punto di convivenza con i nuovi barbari, altri che preferiscono il martirio... Per guidarci noi abbiamo l'insegnamento che intima scomunica per chi ci governa e per chi con essi convive... E' molto, ma... (cautissimo) quasi metà di que­sto pianeta soggiace a tirannia e a persecuzione... (Se possibile più cauto ancora) La Chiesa del silenzio è materia di profonde e turbate rifles­sioni: dove la scomunica colpisce la collabora­zione e dove non la colpisce? (Dubbioso) Quanti popoli abbiamo reso cristiani con la dimesti­chezza e la pazienza! (Silenzio profondo) Non è affar nostro, ma avviene che ognuno di noi vede e soffre attraverso la lente deformante della qualità e della quantità dei propri fedeli... Ec­cellenza, è errore! Se oggi discutiamo i pro­blemi secondo le necessità delle Diocesi, do­mani saremo l'uno contro l'altro.

Bo                                   - (stancamente) Padre, la Chiesa non è sol­tanto il clero.

Il Gesuita                        - (fermamente) La Chiesa, se è tutto è anche fuori di tutto... Non è individuo, non è legge di equilibrio sociale, non è sintesi di egoismo. E' un corpus reso vivente dal sacri­ficio sul Golgota. Come tale non è soggetta a metamorfosi. Crea, non è creata, e il clero è la sua unica voce.

Il II Vescovo                  - Gli uomini ne compongono la necessaria sostanza.

Il Gesuita                        - L'uomo non ha vita celeste ove la Chiesa non lo mondi con il battesimo.

Bo                                   - (con le braccia alzate, quasi ad invocare pa­ce) Qual è il tema di questo discorso, quello vero?

Il Gesuita                        - Il clero è sulla croce, dove vol­gerà lo sguardo?

Bo                                   - Perché secondo lei il Concordato non si farà?

Il Gesuita                        - (richiamato alla realtà, interdetto) Perseguono altri piani. Vogliono dal clero un giuramento di fedeltà.

Bo                                   - Quali altri piani? Betti?

Il Gesuita                        - Forse il Ministro Betti, ma cer­to sono stati pensati lontano da qui... Mirano a sconosciute mete...

Bo                                   - L'Ordine conosce questi piani? Lei, Padre?

Il Gesuita                        - Sono ignoti, ma intuibili. 1) Ve­demmo sorgere attorno alla Chiesa un muro di pietra. 2) Questo muro si chiuse. 3) Dopo che si chiuse, si strinse fortemente, isolandola. 4) Una insensibile spinta incanala adesso queste parti isolate e mortificate verso Est... Eccel­lenza, noi gravitiamo verso uno spazio illimi­tato ed oscuro, ma attratti da un nucleo geogra­ficamente precisato... (tragico) Chi controllerà l'energia che si sprigionerà dall'urto?

Bo                                   - In quell'ora la Chiesa del silenzio griderà,

Il Gesuita                        - (gelido) Chi l'ascolterà? Se le Chiese di questi molti Paesi dovessero un giorno porsi in orbita attorno a quel nucleo, se gli uomini che le guidano si indebolissero, là sor­gerà una nuova Bisanzio... (con voce monotona) Anni saranno trascorsi, i figli saranno stati tra­viati o colpiti... Soltanto una milizia scelta com­batterà nelle ultime trincee... O la chiesa è an­cora portatrice di un Messaggio o è reclina nell'agonia. Nel primo caso tenteranno di farla pro­pria... Nel secondo chi si curerà di Lei?

Il I Vescovo                    - Ma Cristo è con noi!

Il II Vescovo                  - L'avvenire della fede non è argomento di profezia... (al Gesuita) La Chiesa non è una società stipulata sul consenso delle parti, ma la più assoluta delle manifestazioni divine.

Il lI Vescovo                   - (sottovoce) Crea, non è creata.

Bo                                   - (al Gesuita) E' una infausta previsione.

Il Gesuita                        - (sfiduciato) E' l'esame dei fat­ti... Nel corso dei secoli centinaia di milioni di cristiani sono stati strappati alla Casa comune... (Gelido) Questa è l'ora temibile per i Vescovi che saranno scacciati, martirizzati... adulati. Santi ed incorruttibili, saranno colpiti... Forti ed audaci saranno tentati... Se questo mondo che sorge non troverà in sé le condizioni per adattarsi alla nostra civiltà, e alla nostra socie­tà, esso pretenderà un giorno che il nodo dell'obbedienza si sciolga...

Bo                                   - (quieto) Grazie, Padre... Ogni Diocesi sof­fre la sua pena ed ogni Vescovo sia padre tra la sua gente... Se l'operaismo di alcuni sacerdoti è da riprovarsi per i pericoli ai quali si espon­gono senza protezione...

Il III Vescovo                 - Diventano tutti comunisti!

Bo                                   - (continuando) ... altre minacce sorgono da persuasioni che in maniera segreta o con cru­dele innocenza serpeggiano tra i figli ancora fedeli... (Silenzio. Bo si è alzato in piedi) E' sta­ta rinnegata alla mia presenza qualunque obbe­dienza alle leggi che ci governano... Nella situa­zione attuale, la missione dei Vescovi sia quella di non consentire a nessuno che si dichiari: Opereremo per volontà del Signore. (Silenzio) Chi tra noi sa, è colpevole quanto chi agisce.

Il III Vescovo                 - E' una fioritura spontanea...

Il I Vescovo                    - Ne abbiamo udita la difesa e l'elogio.

Il III Vescovo                - (minaccioso) Le orecchie dei sordi ascoltano in modo diabolico. (/ prelati sono tutti in piedi. Solo il Gesuita non si è mosso, immobile) Un fiume di dolore bagna le soglie delle Comunità... Io dico: Basta! Le acque tornino indietro...

Il I Vescovo                    - Ucciderai il fiume colle mani?

Il III Vescovo                 - Tornerà indietro se i migliori tra noi periranno nella corrente con i peggiori tra essi. Questa è la diga contro la persecuzione, i flagelli di Eliseo, la distruzione di Alessandria. Dio lo vuole!

Bo                                   - (si alza faticosamente compitando) « O Salvatore di tutte le genti; o innocente vittima pasquale che hai riconciliato i peccatori col pa­dre, effondi ogni desiderato dono sui singoli membri dell'umana famiglia, e suscita nel mon­do universo ardori ed imprese di carità, di giu­stizia, d'amore di pace »... Tra dieci giorni è Pasqua.

Il III Vescovo                 - (in piedi) Che discorso è se i cuori si induriscono invece di tremare?

Il Gesuita                        - (tranquillamente) E' la parola di Giovanni XXIII. (Silenzio, poi a Bo) I giovani potranno difendersi se saranno aggrediti?

Bo                                   - Non c'è difesa davanti alla persecuzione. La nostra morte riscatterà i fratelli malvagi...

Il III Vescovo                 - I miei giovani sono nati nella guerra e dalla guerra, e la giustizia è anche vendetta.

Bo                                   - Fermali!

Il III Vescovo                 - Qualche cosa parla in essi con accenti più persuasivi dei miei. A me hanno solo detto: « Benedici, padre ».

Il II Vescovo                  - Nega loro i Sacramenti!

Il III Vescovo                - No! Soffrono non per se stes­si, ma per tutti noi... Non operano, sognano un tempo migliore. Non hanno mai ucciso.

Bo                                   - Ma lo pensano.

Il III Vescovo                 - E' una inquietudine, non un patto di odio.

Il II Vescovo                  - Anche tra i nemici di Dio ci sono anime da salvare... Anche loro chiamano spesso il Signore a testimonianza dei propri errori.

Il III Vescovo                 - (insorgendo) No!

Il I Vescovo                    - No!

Bo                                   - E' troppo presto.

Il Gesuita                        - (pensoso) Eccellenza, il Con­cordato non si farà, ma il tentarlo... Smasche­rarli, almeno.

Bo                                   - (al HI Vescovo) E' in virtù di obbedienza che ti impongo il sacrificio: Tu non li vorrai con te!

Il III Vescovo                 - Sono oltre la mia volontà.

Bo                                   - Li colpirò di scomunica.

Il III Vescovo                 - Trascorrono le notti a pregare e parlano con i santi... Non credono più a noi.

Bo                                   - Te lo impongo.

Il III Vescovo                 - Mi imponi di lasciarli senza guida?... (Togliendosi il zucchetto violaceo e sfilandosi dal dito l'anello) Prendili, io non ho più autorità... (Cade in ginocchio) Oh Dio, Dio mio! (Attorno al Vescovo in ginocchio si fa lentamente il vuoto. Bo raccoglie tra le sue mani il viso disperato del IH Vescovo. Sono praticamente soli. La luce si spegne loro attor­no, ma cade fitta e forte su di essi)

Bo                                   - (sottovoce) Obbediranno, se tu lo vorrai.

Il III Vescovo                 - Non lo faranno. Non chiedono, offrono. Io ricevo solo i loro cuori. (Silenzio lunghissimo).

Bo                                   - (amaramente) Una certa Marta appar­tiene... (con uno sforzo) ai tuoi giovani?

Il III Vescovo                 - Non la conosco.

Bo                                   - Vuole uccidere Betti.

Il III Vescovo                 - Betti è il diavolo incarnato.

Bo                                   - (asciutto) Il diavolo non è carne. (Cur­vandosi ancora di più su di lui) Fermala, o dopo che avrà ucciso mi consegnerò al Governo per espiare con lei.

Il III Vescovo                 - Non la conosco.

Bo                                   - (persuasivo) Tu hai fatto voto d'obbedien­za sebbene il nostro potere derivi direttamente da Dio e dal Suo Vicario. Tu sei vescovo oltre l'anello, ma anche tu hai fatto voto di obbe­dienza. Se avviene un delitto la tempesta di­struggerà questo frutteto e il vento ne soffo­cherà anche le radici.

Il III Vescovo                 - Esse saranno protette.

Bo                                   - Ma da chi, da chi? Andrea, da chi, da che cosa? Il tetto c'è, ma se lo rompi la pioggia marcirà i muri...

Il III Vescovo                 - No!

Bo                                   - Sono due violenze che si urtano e la Chiesa è nel mezzo... Tu e Betti... ed io tra voi... (Umilmente) Io non sono che un uomo, ma inve­stito di potere che però è oltre ogni altro... Io aspetto davanti alla tua porta.

Il III Vescovo                 - La porta è stata spezzata...

Bo                                   - Ma noi che cosa faremo?

Il III Vescovo                 - (trasfigurato) Spigolate tra i campi e aspettate che le messi siano mature... Raccogli pace dove io semino giustizia... Non aspettate che la grandine giunga senza il vento... (Impensatamente) Io andrò all'inferno per con­durre in paradiso la gente di Dio. Cos'è la morte fisica di fronte a quella dell'anima? Questo è il mio martirio. Io sono contro la mia obbedienza in difesa della mia fede... (Sot­tovoce) Non vuoi pregare per me, Padre?

Bo                                   - (cadendo in ginocchio di fronte a lui) Con Te! (La luce si spegne. Si vedono i due Vescovi che pregano, ma non si odono parole. Poi, ad un tratto, la luce sì riaccende... Tutti ì prelati sono in ginocchio e pregano. Brusca­mente il buio. Le ombre di Marta e degli uffi­ciali riemergono in una luce vaga).

SECONDO TEMPO

La stanza dove Marta rievoca. La gente è ormai moltissima. Davanti alla scrivania è stato steso un cordone che separa Marta - seduta al posto del Generale - dai giornalisti. Accanto a Marta, due soldati armati, in piedi; seduto il capitano. Quattro microfoni davanti a Marta, che risponde a voci diverse. Continuo esplodere di lampi.

Un Giornalista                - Lei era pagata bene?

Marta                              - Non ero pagata con denaro.

Un Giornalista                - E con che allora?

Marta                              - Betti mi stimava.

Il Tenente                       - Era un'amica sua?

Marta                              - Quasi.

Un Giornalista                - Lei non era sposata?

Marta                              - No.

Un Giornalista                - Come funzionano i servizi di spionaggio tra voi?

Il Capitano                      - Nessuna risposta.

Il Tenente                       - Perché è venuta qui?

Marta                              - (pensosamente) Per dire la verità.

Un Giornalista                - Altre ragioni?

Marta                              - No! Senza risposta.

Il Tenente                       - Ha lasciato ostaggi al suo Paese?

Marta                              - Non ho famiglia.

Un Giornalista                - (insinuante) Un amante?

Marta                              - (gelida) No!

Un Giornalista                - Io sono qui per difenderti. Devi dirlo a me che rappresento il tuo Paese. Chi ha ammazzato Betti? E dove?

Marta                              - E' stata uccisa in casa sua.

Un Giornalista                - Questo lo so, ma da chi, perché?

Marta                              - Al quinto giorno, il Vescovo chiese udienza. Erano le tre del pomeriggio. Alle sette Betti era morta...

Un Giornalista                - Tu devi dirmelo chi è stato, perché si faccia giustizia...

Marta                              - La giustizia non c'entra.

Un Giornalista                - L'omicida è stato arrestato?

Marta                              - No.

Un Giornalista                - Le sarà concesso asilo?

Il Generale                      - La signorina non lo ha chiesto. (Pausa) Ma insomma che cosa è veramente suc­cesso quella sera?

Un Giornalista                - Noi sappiamo che sei inno­cente. Perché sei scappata?

Marta                              - Io non sono innocente. (Un coro di voci irritate. I fotografi sparano lampi su un giornalista che tenta di superare il cordone teso davanti alla scrivania. Viene trattenuto a forza). Un Giornalista                                                                                    - Sono sciacalli, torna a casa.

Marta                              - (calmando il rumore) Io non ho più casa.

Il Generale                      - Ora basta. Si sente in grado di continuare? (Due soldati strappano il giorna­lista dalle mani dei colleghi inferociti. I foto­grafi in piedi sulle sedie, fotografano).

Un Giornalista                - (dalla porta) Torna a casa.

Marta                              - (dopo che il silenzio si è ristabilito) Cinque giorni dopo tra il Vescovo e Betti av­venne un nuovo incontro. In quei giorni io non ero riuscita a farmi ricevere da Betti, e al tele­fono era stata scortese. Però mi aveva confer­mato che il suo piano andava abbastanza bene. (Pausa) Era nervosissima, ma anch'io lo ero. (Pausa) Non sapevo che cosa avessi, dormivo poco, e mi sembrava di essere completamente sola tra una immensa folla senza occhi e muta... Durante la notte tra il quarto ed il quinto gior­no fui arrestata... Credevo che in questo parti­colare il piano fosse stato modificato, quindi entrò in me una grande agitazione. Mi condus­sero in una stanza vicina a quella dove lavorava Betti, vigilata soltanto dal suo ufficiale di ordi­nanza. (Pausa) Vi rimasi la notte e la mattina seguente. Nel pomeriggio entrò nella stanza anche un vescovo che non conoscevo. Nel frat­tempo era avvenuto qualche cosa che aveva travolto anche me... Marta pone una nuova bobina nel magnetofono.Il fortino lentamente si annulla, ed appare una stanza con un divano, una poltrona e due sedie. Seduta su una poltrona, Marta. Rigido su una se­dia, il solito ufficiale di Betti. Alle pareti i ritrat­ti d'uso del regime. Marta fuma, portando en­trambe le mani alla bocca.

Marta                              - (dopo aver gettata la sigaretta in ter­ra ed averla accuratamente pestata con i piedi) Che ore sono? (Rassegnata) Ho capito, non possiede orologio... (Si alza, va verso l'ufficiale, lo sovrasta; luì non si muove) Terzo Reg­gimento carristi. (Pausa) Da quando fate i poli­ziotti? In questa tasca ci sono le sigarette. Me ne dia una, dato che io non posso prenderla. (Agita i polsi incatenati. Il tenente si avvicina, toglie le sigarette dalla tasca, apre il pacchetto, ne accen­de una poi la pone delicatamente in bocca a Mar­ta) Perché agisce come un robot? (Pausa) Lei sa che io sono una buona conoscente del Mini­stro, ci siamo visti mille volte, e sebbene non ne sia certissima oserei dire che lei si chiama Franz! (Pausa) Ma che lei sia un sopravvissuto del mondo d'una volta, è indiscutibile! Il suo Ministro è attentissimo alle sfumature. Scom­mettiamo che lei nasce nobile? (Sarcastica) Il primo della famiglia che nasce senza terra-Franz il Senza Terra. (Seccamente) Immagino lei sia al corrente che, se necessario, dovrà rife­rire al tribunale militare tutto quanto da me detto. (Amara) Franz Senza Terra, qui stiamo perdendo pure il cielo! (Parlando a se stessa) Lei è come me, solo in un mondo incomprensi­bile, sebbene lo ami: è il suo! Chissà quante volte, da bambini, io e lei abbiamo giuocato insieme. Non proprio io e lei, naturalmente, ma con ragazzi e con ragazze che si sarebbero trova­ti, come noi due, a recitare oggi una parte che non sentiamo affatto... (Con un gesto) E' grande lo spettacolo, ma io mi ci perdo, e mi viene una malinconia! (Ammonitrice) Si finisce sempre di innamorarsi un po' delle cose che si disprez­zano, perché quell'odio ci aiuta a vivere. Ma stanca! Se fossi in lei, queste cose non le direi al processo. Da bambina avevo le scarpe alla bebé, i capelli lunghi, un vestito con un mer­letto qui (fa un segno con le mani incatenate attorno al collo) e un altro in fondo alla gonna, le calze bianche, e d'inverno la pelliccia di ca­storo. (Lontana) Lei non era molto ricco, e io neppure, ma crescevamo insieme a tutte le altre cose che crescevano, e con esse stavamo bene. (Sbadatamente) Me le tolga, mi fanno male... (Tende i polsi. Il tenente, senza esitare, cerca una chiave, e le apre le manette. Marta, continuerà a parlare fregandosi i polsi. Parla sempre a se stessa) E così cambia e si rompe tutto! Da un'ora all'altra, le porte si aprono, ti fanno uscire, poi le chiudono alle tue spalle. (Pausa, tetra) Buon giorno, come sei veramente o mondo mio? Questi uomini come sono, che cosa vogliono, che fanno? Quando finalmente ti persuadi che non vogliono niente che sia importante, neppure tu sei più importante! (Pau­sa) Vorremmo soltanto vivere, e accontentarci di quanto ci tocca. Lei non vuol vivere Franz? (Seriamente) Per fortuna, dopo esserci perduti, abbiamo incontrato all'angolo della strada la signorina Betti, la quale ci ha perfino rifatta l'anima. (Va verso la -finestra e inavvertitamen­te, con le dita, batte sui vetri. Silenzio, si ode soltanto quel battito a lungo, ossessionante) Ci mangeranno, se lo ricordi, non da morti, ma da vivi. (Pausa) Non se ne accorgeranno neppure...

L'Ufficiale                      - (avanzando rapidamente verso Marta, le consegna qualche cosa che non si vede) Se la facessero parlare con la forza, se dovesse aver paura, le mandi giù. E' meglio morire...

Riappare il fortino. Il fascio di luce che avvolge Marta, pone in penombra il resto della scena.

Marta                              - Ero impazzita, non poteva essere ve­ro. Senza che ne fossi cosciente avevo detto co­se che non sapevo di pensare, ma che improvvi­samente chiarivano quanto avevo oscuramente sofferto negli ultimi cinque giorni. (Pausa) Franz credeva veramente che io avessi tentato di uccidere Betti. (Pausa) Ma perché ci cre­deva? Non era vero, io le volevo bene, perché avrei dovuto farlo? (Pausa) Intanto, in quello stesso istante, Betti riceveva il Vescovo Bo...

(La scena torna ad oscurarsi, e riappare la stanza di lavoro di Betti. Il ministro è in piedi nel centro della stanza. Subito dopo entra il vescovo Bo. Prima di salutarla, egli si mette gli occhiali, la guarda a lungo. Betti rimane im­mobile).

Bo                                   - Io sono pronto a discutere con lei.

Betti                                - Buon giorno, Monsignore... Ultima ora del quinto giorno, puntualissimo... Com'è anda­ta in Duomo?... Grazie di non aver tenuto pre­dica... (Volgendogli le spalle) Non l'avevo mai visto con gli occhiali... (Sedendosi dietro la sua scrivania) Lei ha timore perfino di augurarmi il buon giorno.

Bo                                   - (arido) Sono venuto a dirle: guardi alla sua vita.

Betti                                - (seccamente) Guardo alla mia vita giorno e notte, se posso rassicurarla... Penso che a lei la mia vita non stia particolarmente a cuore.

Bo                                   - (evasivo) E' una vita. Ignoro il resto.

Betti                                - Io invece non ignoro il « suo » resto... (Asciutta) Grazie della collaborazione. Adesso la sua anima è tranquilla e anche la mia. (Pausa) Dicevamo?

Bo                                   - Sono pronto a discutere con lei.

Betti                                - (scuotendo il capo) Io non ancora. Di che cosa vuole discutere?

Bo                                   - Lei domandò un Concordato, e disse che era urgente...

Betti                                - (sottovoce) Veramente? Il pane della Chiesa è il tempo, un frumento che matura solo se nutrito di pazienza... Lei vuole comin­ciare subito? Stabiliremo delle Commissioni, delle Sottocommissioni, nomineremo degli esperti...

Bo                                   - (deluso) Lei disse che con un poco di coraggio, suo e mio, avremmo potuto definire un modus-vivendi.

Betti                                - Definiremo, non tema... Sarebbe più suggestivo tuttavia discuterne con un Cardi­nale. (Vaga) Più impegnativo...

Bo                                   - Questo Paese ha già il suo Presule.

Betti                                - Non lo trovo. E' a pochi metri da qui, ma le trombe capaci di far crollare le mura che lo proteggono dovranno essere atomiche... (Con un altro gesto della mano) Una volta, chi sedeva al mio attuale posto aveva il diritto di chiedere a Roma due cappelli cardinalizi... (Ridendo si­lenziosamente) Risponderanno di no, ma per­ché non provare? L'onore della nazione, esige che il Concordato sia trattato con un Cardinale appositamente elevato alla porpora... Quando la faranno Cardinale...

Bo                                   - (umiliato) Io non sarò mai Cardinale. (Febbrilmente) Il male è troppo avanzato per attendere un consulto di medici... Lei ed io siamo in grado di assolvere al nostro compito... (Sofferente) Per piacere, Betti!

Betti                                - (impassibile) Senza aver realizzato alcune premesse, è impossibile trattare fra noi il Concordato... Il Cappello per lei non è un pretesto del Governo, ma una messa a punto. Prestigio della nazione, bisogna tenerne conto... (Alzandosi e andando verso la finestra) Lei dirà che andiamo tutti verso la soppressione delle nazionalità... Ma l'avvio è malvagio... (Vol­tandosi) Stiamo sopprimendo le nazionalità in favore di due super-nazionalità... Tra la nazione di Occidente e quella d'Oriente è ozioso chie­derle dove la Chiesa avrà la sua sede? (Indi­cando il soffitto) Nelle stelle?

Bo                                   - Non ci sono nazioni davanti a Dio.

Betti                                - Ma lei che è un uomo di Dio è nato qui e sa perfino dire: « Per piacere, Betti! ». (Silen­zio lungo) Monsignore, i santi Cirillo e Metodio non valgono, forse, i santi Paolo e Pietro, ma furono i nostri apostoli... Lei preferisce Paolo a Cirillo, Pietro a Metodio...

Bo                                   - (interrompendola) Lei non sa quello che dice. I santi hanno una sola patria, quella ce­leste.

Betti                                - (insistendo) Ma anche in cielo sono disposti in virtù di grandezza... Io vorrei che lei amasse in ordine di amore, non di gerarchia.

Bo                                   - Io amo tutti.

Betti                                - (dolcemente) Per questo è venuto a de­nunciarmi un progetto di assassinio?

Bo                                   - (irrigidendosi) Le ho riferito che sul suo capo si addensano grandi ire e che non è mio potere fermare il fulmine. I santissimi Metodio e Cirillo, sì, io no.

Betti                                - Ne terrò conto... Lei crede che io ab­bia paura? Non ho paura. (Meditando) Oppure sì. La morte è crudele soprattutto nei cimiteri... Quando la pioggia batte sui morti e noi pensia­mo che essi siano soli!... Quando fa freddo, quando fa caldo! ... Nelle sere d'autunno. Quan­do c'è la luna... Lei ci pensa mai?

Bo                                   - Polvere, l'uomo tornerà polvere. Il suo rispetto per la creatura è privo di trascen­denza.

Betti                                - (rabbiosa) Talmente privo, che se seguissi il mio impulso farei arrestare tutti quelli che lei ha incontrati in questi ultimi cinque giorni... Troverei il tirannicida... E' ben detto? il tirannicida...

Bo                                   - (in allarme) Lei è pazza.

Betti                                - Un tiranno, non una pazza... Una don­na piena di esperienza... Lei ha revocato un Vescovo, se è esatto quanto mi è stato riferito. (Con un sorriso astuto) Perché gli ha tolto l'anello?

Bo                                   - (con le spalle al muro) Ad un Vescovo non si toglie l'anello.

Betti                                - (aspra) Perché ha preteso l'anello?

Bo                                   - E' stata male informata. Se lo potessi, anch'io tornerei in convento a pregare... Gli anni che quel Vescovo ha trascorso nella sua Diocesi valgono mille volte mille...

Betti                                - Lo abbiamo arrestato allo scopo di approfondire la questione. Vuole vederlo? (Stan­camente) Vuole che lo ponga in libertà?

Bo                                   - Voglio vederlo e 'subito. E protesto...

Betti                                - Se le ha consegnato l'anello vuol dire che non era d'accordo con lei. Io ho fiducia e rispetto in lei Monsignore, e di conseguenza diffido e non rispetto chi è contro di lei. Io sono suo amico, ma vero...

Bo                                   - Lei è il mio unico nemico... Il suo Gover­no non voleva martiri tra i suoi altari. Oggi ne crea uno.

Betti                                - (monotamente) Su che cosa non era d'accordo con lei quel cattivo prete? (Pausa) Abbiamo arrestato anche una certa Marta. (Ac­cendendo una sigaretta) Era la sua samaritana, la serva del Vescovo Bo... Vuole vedere subito anche lei? Vuole che anche lei le sia restituita?

Bo                                   - (terrificato) Questa Marta mi fu data da lei.

Betti                                - Oggi soltanto so che voleva uccidermi! (Frugando tra le sue carte) Che connessione c'è tra la signorina Marta e quel Vescovo? E' necessario che tutto sia pulito prima di comin­ciare tra noi nuovi rapporti, nessuna briciola deve rimanere sul tavolo dove mangeremo in­sieme... (Fa il gesto di spazzare tutto quanto c'è sul suo tavolo).

Bo                                   - Lei scelse questa Marta per me.

Betti                                - Chi l'ha armata?

Bo                                   - Lei stessa, Betti. L'odio è una maledi­zione che passa di mano in mano...

Betti                                - (quieta) C'è sempre una prima mano, c'è sempre l'ultima mano... Naturalmente, il vescovo Bo non ne sapeva nulla...

Bo                                   - Lei cercava vittime innocenti e le ha avute.

Betti                                - (acconsentendo con la testa) Ero io che volevo ucciderli? Debbo chiedere loro per­dono? (Selvaggiamente) Che cos'è il trucco dell'altra guancia? (Con falso doloroso stupore) Ma allora lei era a conoscenza di questo delit­tuoso progetto, di questa cospirazione contro il governo e me stessa! (Pausa) Monsignore, lei non nega neppure!

Bo                                   - La sua è un'anima veramente brutta!

Betti                                - (apre la borsetta, si guarda accurata­mente in uno specchietto) Lei non nega un crimine tanto disonorante. (Gelida) Vuole ve­derli? (Suona un campanello. Poi rimane im­mobile, con le mani sul tavolo, bene aperte. Bo guarda fissamente una porta che sì apre lentamente. Entra Marta, e subito dopo il III Vescovo, il quale si guarda attorno. E' ve­stito con l'abito talare dei preti. Non ha se­gni distintivi del suo grado. Si inchina a Bo che meccanicamente gli ricambia l'inchino. Marta è sprezzante, senza guardare nessuno siede con le mani sul grembo. Bo va verso il III Vescovo.

Bo                                   - Dio sia con te.

Betti                                - (interrompendolo bruscamente) Sede­te! (Il IH Vescovo siede) Sua Eccellenza defi­nisce illegale la difesa che il governo è costret­to a fare di se stesso... (Repentina) I suoi argo­menti non sono buoni, ma io li terrò validi per lei!... (Indica il III Vescovo) Perché ha resti­tuito l'anello? (Silenzio. Il III Vescovo non ri­sponde. Pesantemente) Contrasti tra preti, que­sta è la versione. Che tipo di contrasto? (Si­lenzio. Ironicamente) Scismi, eresie? Non sie­te d'accordo sulla colpa originale? (Guarda fis­samente, a lungo, il IH Vescovo) Diciamo pure che è controversia sul peccato d'assassinio... (Si alza, si avvicina al III Vescovo, lo scuote lieve­mente sulle spalle, gli indica la porta). ... Ci scriva un trattato, l'argomento è attuale... (Con una pressione più forte delle dita l'invita ad alzarsi) Se ne vada, è libero. (Torna al tavolo, suona, e si ode, fortissimo, il trillo del campa­nello) Io le dò il suo Vescovo, ma mi prendo la signorina. (Indica Marta) Metta tutto sul conto del futuro Concordato... (Entra un uffi­ciale. Betti gli indica il IH Vescovo)... E' libero. (L'ufficiale esce seguito dal IH Vescovo, rilut­tante ed inquieto. Dalla soglia).

Il III Vescovo                 - Lei...

Betti                                - (con voce incolore) Vada via. (Il III Vescovo torna indietro, bacia l'anello a Bo, esce. Porta chiusa. Silenzio). Per la signorina è un'altra cosa... (A Bo che accenna a parlare) No, eccellenza...

Bo                                   - Le intenzioni non sono punibili.

Betti                                - In questo Paese possono essere de­litto... (Dura) Ha confessato.

Bo                                   - (in collera) Ed io ritengo delitto la con­fessione di un'intenzione.

Betti                                - (silenzio) Aveva una pistola nella bor­setta.

Bo                                   - Anche lei, probabilmente, ha una pisto­la nella borsetta.

Betti                                - (solennemente) Monsignore, lei è co­mico.

Bo                                   - (sottovoce) E' un crimine che denuncerò fino a che avrò vita... (Pausa) Mi fu imposto di abitare presso la signorina Marta.

Betti                                - Non sapevo che fosse un'assassina.

Bo                                   - (violento) Ma non lo le, non ha ucciso nessuno...

Betti                                - Lo voleva... Sono bastati cinque giorni perché questa ragazza impugnasse una pisto­la... (Con ironia) Monsignore, che cosa le ha fatto?

Bo                                   - (lentamente) Lei pensa che sia stato io?

Betti                                - (volgendogli le spalle) Non posso sa­perlo.

Bo                                   - Betti, mi guardi.

Betti                                - (sempre immobile) Se ne fossi certa l'avrei fatta arrestare... (Voltandosi lentamen­te) La guardo! (Si fissano a lungo, poi Betti siede, accavallando le gambe, su una poltrona) L'ho guardata!

Bo                                   - (gridando) Non è vero, lei ha paura dei miei occhi.

Betti                                - (frigida, facendo cenno con la mano) La voce! (pausa) Comunista, Ministro, ma per combinazione anche donna...

Bo                                   - (stanco) Ma lo è mai stata?

Betti                                - (incrociando le mani) E' il mio sesso, un dato di fatto... Ha anche un altro signifi­cato? (Silenzio) Donnette, femmine, mammine, sorelline piccole così... (Scuotendo la testa) No, mai stata... o tanti anni fa... (Accende una si­garetta) Mentre questa qui (guarda Marta) è un campione di femminilità... (Fa cenno a Bo di tacere, si alza, si avvicina a Marta, seduta, che non si muove) Lei che cosa ha da dire?

Marta                              - (con la testa china) Monsignore era all'oscuro di tutto... (Silenzio. Betti alza il men­to di Marta, la guarda a lungo). Lui non voleva.

Betti                                - Così va bene. (Lascia la presa, il viso di Marta torna ad abbassarsi) Sapeva, ma non voleva. (Si volge verso Bo) E' abbastanza. (Parlando a se stessa) Se faremo un proces­so, presenteremo un plotone di vescovi dietro la signorina... Che parata!

Bo                                   - Lo sapevo soltanto io, e Dio è testimone che mi è stato detto in confessione. Non era un piano criminoso, ma un momento d'ira.

Betti                                - (proseguendo senza notare le parole di Bo) Vestiremo di bianco la signorina Marta, come Giovanna d'Arco, o di nero come Car­lotta Cordey. I vescovi tutti in sottana rossa... (Lentamente siede dietro! la sua scrivania) In­viteremo la stampa straniera... (a Marta) Ha detto qualcosa?

Marta                              - (ridestata) Era una mia iniziativa personale.

Betti                                - (attenta e rigida) Ma ne diede for­male avviso al Vescovo per ottenerne la com­plicità.

Marta                              - (con imprevista energia) Io non ho ammesso che il Vescovo approvasse il mio progetto. E poi non era neppure un progetto, ma uno .sfogo. (Sottovoce) Non l'avrei fatto. Monsignore mi aveva persuasa a rinunciare. Avevo rinunciato.

Betti                                - (inquieta) Lei nella sua confessione ammette ben altro. (Si alza) Deciderà la Corte Speciale... (Con rimpianto) Ero pronta a mol­te concessioni, a capire molte cose, ad offrire l'interpretazione più favorevole... Da una parte una ragazza fanatica, dall'altra un prelato che scambia omertà per onestà... Sì, è un brutto episodio, ma spostando certe figure, correg­gendo certe impressioni, dimenticando certi particolari, avrei potuto definire la cosa una stupida bravata...

Bo                                   - E' la verità.

Betti                                - Lei ha confessato, come ha confes­sato la ragazza... Non c'è sua parola che non sia stata incisa su nastro. (Manipola sul qua­dro dei bottoni sul tavolo. Si ode un rumore sottile. Poi la voce, su nastro).

La Voce di

Marta                              - Lui non voleva...

La Voce di

Betti                                - Così va bene... Sapeva, ma non voleva... E' abbastanza. Se faremo un processo, presenteremo un plotone di vescovi dietro la signorina... Che parata!

La Voce di

Bo                                   - Lo sapevo soltanto io...

(Betti interrompe il nastro. Silenzio).

Betti                                - (dolcemente) Non è una confessione?

Bo                                   - Lei ha interrotto le mie parole.

Betti                                - (gelida) La mia generosità non è stata accettata... (Aspra) Faremo il processo entro tre giorni...

Bo                                   - (ponendosi di fronte a Betti) Lei che cosa vuole da me?

Betti                                - Niente. Che cosa posso volere da lei? Lei da me, forse, ci conosciamo da tanti anni... (Suona un campanello) Un momento... (Entra l'ufficiale che si immobilizza sull'at­tenti. Indicando Marta) Via! (L'ufficiale fa al­zare Marta e la guida tenendola per il gomito verso la porta. Passando davanti a Bo, che si copre il viso con le mani e sembra piangere, Marta accenna ad inginocchiarsi. L'ufficiale glielo vieta) La benedica pure, se vuole.

Bo                                   - Lei mi ha fatto spiare...

Betti                                - Sì? (Ripete a bassa voce) Marta, Mar­ta! (Un poco di silenzio) Marta! (Pausa) Fino a che posso le impedirò di soffrire per malin­tesa bontà. Sarebbe un suicidio...

Bo                                   - Che cosa vuole da me?

Betti                                - Lei cade tra le braccia del primo ve­nuto, ci trova dentro un morto e subito si schiera con gli assassini. Che cosa voglio da lei? (Impaziente) Niente di più di un atto di onestà.

Bo                                   - In quelle braccia non ci sono morti.

Betti                                - Non tanti, uno. Io... Non posso darle anche la ragazza, non la chieda neppure. Di­venterei la complice della mia assassina.

Bo                                   - Lei sa che è tutto falso...

Betti                                - (manipola i bottoni. Silenzio) Ho fer­mato la macchina. Può darsi, nelle intenzioni, ma i fatti si sono disposti in modo da appa­rire veri... La ragazza voleva uccidermi.

Bo                                   - Non l'avrebbe fatto.

Betti                                - Lei non può saperlo... (Cauta) Per tanti motivi il processo deve farsi, per tanti altri può essere archiviato... Se lei mi dicesse: parliamone, io sono pronta: parliamone! Un episodio disgraziato, da concludere...

Bo                                   - Lei ne fa merce di scambio.

Betti                                - (asciutta) Cerco di farne un ponte al fine di incontrarci. Lei deve aiutarci a dipa­nare il filo che continua ad imbrogliarsi. Le vengo incontro, lei venga incontro a me. Prendo un'assassina, e le perdono. (Didattica) Stiamo sforzando troppo, noi e voi, pieghiamo gli uo­mini ad esigenze terrificanti... Questo perché siamo l'uno contro l'altro. Ma se potessimo edi­ficare un ponte, se potessimo capirci, se infine riconoscessimo I'un l'altro almeno della buona fede.

Bo                                   - (interrompendola) E' impossibile.

Betti                                - (furente) Non è vero! Avete convissuto per secoli con i barbari idolatri...

Bo                                   - Ma li abbiamo evangelizzati,

Betti                                - .Fatelo con noi, se non potete farne a meno!

Bo                                  - Voi siete barbari come Amleto era pazzo: dentro c'è un metodo. I barbari non erano con­tro, ma fuori di noi.

Betti                                - Allora faremo il processo. E fucile­remo Marta...

Bo                                   - (gridando) L'assassina sei tu! (Un lungo silenzio; Bo cerca di ricomporsi, ma è agitato).

Betti                                - Io potrei spezzarla, così...

Bo                                   - Lei mi vuole vivo, non morto.

Betti                                - Milioni di persone sono convinte che io sia un'assassina, anche nella vita privata... Ne parlano nella città, nei villaggi, all'estero, quando è estate, come del serpente di mare... (Prende un giornale straniero e glielo porge) ...Ninfomane... I ministri sono i suoi amanti... Assiste alle esecuzioni... Beve sangue... (Rettificando) No, non l'hanno ancora detto... Non ci sono calze di naylon nel paese, ma il Ministro Betti le acquista a Parigi. (Alza appena la gon­na, si guarda il ginocchio attentamente) Sono doni delle mogli degli ambasciatori stranieri... (Sfiora la sua gamba) Morbide, vorrei che tutte le donne ne avessero, che male c'è... (Alzandosi in piedi e avvicinandosi a Bo, sempre seduto, fino a che non lo sovrasta completamente) Men­tre invece, sfrontata da ogni idiozia la mia vita privata si riduce a questo... (Fruga nelle tasche del tailleur, ne estrae una piccola fotografia, la mostra a Bo. Silenzio).

Bo                                   - (in disagio) Era un momento d'ira. Io non ho mai pienamente creduto...

Betti                                - (ironica) Mai?... (cupa) Ci credono tutti, più o meno, nemici e amici...

Bo                                   - (infelice) Sciocchezze!

Betti                                - (solennemente) La verità è che noi siamo moralisti incompresi... Via via che la disciplina collettiva limita i diritti dell'indivi­duo, questo stesso individuo scopre orribili rivincite nel settore della moralità personale... E in quel settore ci sfuggono, mentre non sfug­gono a voi. (Alzando le spalle) Che cosa dovrei fare, secondo lei?

Bo                                   - (sobbalzando, come se fosse stato improvvi­samente destato) Io non conosco la sua vita privata...

Betti                               - (lontana) Nella mia posizione o le cose si prendono con disprezzo oppure non si prendono... Si riempiono degli istanti... (Con un sospiro) Ma perché cercare di ucciderlo?

Bo                                   - (stupito) Chi?

Betti                                - (ripescando la fotografia dalle tasche) Lui!... (Battendo un dito sulla foto) Non è un uomo importante... Vale poco anche alla testa di un plotone di fanteria... Uccidermi è ragio­nevole, ma lui?

Bo                                   - Uccidere non è mai ragionevole.

Betti                                - Può essere ragionevole! Ma è altret­tanto ragionevole che io non lo voglia... (Ner­vosa) Tre mesi fa è avvenuto qualcosa di incom­prensibile. (Accusando con il dito, verso Bo) Gente sua, Monsignore!

Bo                                   - (stanco) Preti?

Betti                                - Complottano contro Betsabea... Me! E' il mio nome biblico, lo sapeva? (Silenzio lungo) Ma da quando questo qui (torna a sventolare la foto) è David? (Sospettosa) Perché non chiede di che cosa parlo?

Bo                                   - (rassegnato) Di che cosa parla?

Betti                                - E' quasi indispensabile divenire stupidi in due qualche volta... (Breve risata) Lei che cosa ne sa di queste cose, Monsignore?

Bo                                   - (gelido) Il peccato è invariabilmente stu­pido.

Betti                                - Ma io sono nubile!... E' ancora pec­cato?

Bo                                   - (a disagio) Mortale, se è peccato di lus­suria.

Betti                                - Grazie per il dubbio... (Vaga) Sa come mi chiamano oltre a Betsabea? La signorina Betti... Come una maestra di scuola... La signo­rina Betti... L'annoio?

Bo                                   - (arido) No.

Betti                                - Una maestra un po' cattiva! (Inattesa) Anche quando amo sono cattiva... Odio il disor­dine pure nell'amore... Non ho passioni che non siano quelle naturali in una maestra di scuola, E allora perché me lo uccidono?

Bo                                   - (sorpreso) Ma chi?

Betti                                - (sventolando la foto) Lo uccidono ili una maniera impossibile, con le sue stesse mani... Il Vescovo Bo è ormai soltanto una forma, ma ha vissuto duemila anni, e in questo lunghissimo tempo ha deposta la sua anima in infiniti altre anime. Dovunque scopro le tracce del sui passaggio... E dovunque lo difendono... Scatta» come marionette e sempre in modo inatteso,. Dovunque urto contro le sue memorie... coni suo passato. Lei viene protetto milioni di volte al giorno per motivi che non esistono più, ma che alla gente comune sembrano eterni... (Sven­tolando la foto) E questo sciocco, tra me e le» sceglie Bo! Non capisce perché lo fa, e contenta di uccidersi... Betsabea, la signorina Betti... la prostituta... la maestra di scuola» (Pausa) Adesso glielo faccio vedere. (Suona un campanello. Bo tace. Entra un giovane ufficiale che si pone sull'attenti) Questo è il tuo Vescovo.

Bo                                   - (in disagio) Non è bene quello che lei ha tentato di fare. Perché ha voluto morire?

Betti                                - Ha cercato di uccidersi visto che i suoi preti mi chiamano Betsabea. (Silenzio)

Bo                                   - Perché non la sposa? (Silenzio. Betti alza le spalle):

Betti                                - (a Bo) Io sono il diavolo.

Bo                                   - Nessuno è il diavolo! (All'ufficiale) Betti è soltanto ammalata qui. (Si batte il cuore. Silenzio).

Betti                                - Vedi che l'anima non c'entra? (Dolcimente all'ufficiale) Non vuoi ascoltare il Ve­scovo?

Bo                                   - (alzandosi) Se lei l'ama (all'ufficiale) l'accompagni, la segua... La signorina Betti è una creatura umana anch'essa... Non c'è sal­vezza nel suicidio, ma nella fedeltà, anche se sbagliata, alla vita... Vivete entrambi nel pec­cato, ma ogni dolore si ricompone nel tempo... Lo farà ancora? (Silenzio).

Betti                              - (mite) Io ti amo, ma non abbastanza per rinunciare a quanto credo... Parla, perché stai zitto?

Bo                                   - (sottovoce) E' una terribile ora, le idee ci dividono e forse le idee ci stermineranno... Le idee debbono aiutarci a vivere, non a morire, altrimenti rimarrà un mondo di idee spente che nessuno potrà più amare e soffrire... Tu credi nella tua fede?

L’Ufficiale                      - Credo.

Bo                                   - Ami Betti?

Betti                                - Non te l'ho chiesto.

Bo                                   - Non basta credere in Dio, non basta non credere a Betti... (Silenzio) Se l'ami, proteggila. Dio e Betti si ricongiungono in te. Ma se tu uccidi, tradisci l'uno e l'altro, e in te saranno persi entrambi. Chi è il tuo confessore?

L’Ufficiale                      - Me stesso.

Betti                                - (amara) Sono duemila anni che voi insegnate ad odiare la vita, a rifiutarla, a distin­guere, ad annullarla. (All'ufficiale) Torna al tuo posto... (A Bo) Questo le l'occulto senso del col­loquio tra me e lei. Proviamo insieme a resti­tuire alla creatura umana la pace dello spirito, voi; la sicurezza della vita, noi. (All'ufficiale) Torna al tuo posto, grazie... (L'ufficiale, sempre rigido, gira su se stesso e si avvia verso la porta. Amara) Tu non ami che te stesso. (A Bo, con violenza) Sono stati i suoi preti. (La porta sì chiude lentamente).

Bo                                   - Sono i dolori dell'uomo. Io non posso fare nulla per lei.

Betti                                - (arida) Niente per me, qualche cosa per lui, moltissimo per gli altri che non cono­sciamo... Aiutiamoli, alcuni sono piccole crea­ture qui... (si tocca la testa) e forse anche qui (si tocca il cuore).

Bo                                   - (silenzio) Lei lo ama? (Lunghissimo si­lenzio).

Betti                                - Ma che differenza fa?

(Lentamente lo studio di Betti si oscura, con­temporaneamente si accende la stanza dove Marta parla ai giornalisti).

Marta                              - Erano le sei del pomeriggio.

Una voce                        - Bella trappola.

Marta                              - Era scattata a vuoto. Queste sono le prove... (apre la borsetta e pone sulla scrivania una busta) che io appartenevo ai servizi d'in­formazione e di propaganda.

Una voce                        - Il Vescovo è stato arrestato?

Marta                              - E' innocente.

Una voce                        - Lei è venuta qui per provare pub­blicamente questa innocenza?

Marta                              - Sì.

Una voce                        - Il suo è stato un bel gesto. Si sente riabilitata?

Marta                              - No.

Una voce                        - E' stato l'amante ad ucciderla?

Marta                              - Forse l'avrebbe fatto, ma non è stato lui... Betti era esasperata, e appena il Vescovo la lasciò corse nel suo appartamento... Pian­geva di rabbia e di dolore. In un certo senso si era confessata, ma non aveva ottenuto da Bo quanto le stava a cuore.

Il Generale                      - Lei non sempre è chiara. Quale era il piano di Betti?

Marta                              - Voleva che il Vescovo guidasse un movimento di pacificazione. (Pausa) Betti era economa, e pensava che i cento milioni di uomini perduti dalla Chiesa non li guadagnava nessuno. Voleva che fossero recuperati, e cercava uno strumento nuovo, una Chiesa utile, insomma. Ma aveva capito che era tutto sbagliato. Pian­geva perché oltretutto era donna, e la storia di Franz era vera.

Una voce                        - Come lo sa?

Marta                              - Io ero con Betti... Dopo si calmò... Le lacrime le avevano fatto bene. (Lentamente la stanza dove Marta parla scompare; appare una stanza da letto abbastanza sontuosa. Betti è stesa sul letto in vestaglia, fuma. Marta è seduta sul letto vicino a lei).

Betti                                - (dopo un attimo di silenzio) Come vuoi uccidermi?

Marta                              - (sedendo sulla sponda del letto) Con una calza di nylon o con una sciarpa di seta... E' pazzo, ci crede!

Betti                                - (aspra) Ci crederei anch'io se non ci credessi.

Marta                              - E' un pasticcio, ormai! Mandami all'estero.

Betti                                - Domani... (Evasiva) Domani, dopo.

Marta                              - Reagisce come non ti aspettavi... (Incerta) Non vorrei che ti volesse bene.

Betti                                - (fumando) E' un vero contadino.

Marta                              - Anche i veri contadini vogliono bene! (Silenzio) Regolati.

Betti                                - Mi regolo.

Marta                              - (insistendo) C'è qualcosa di sbagliato, hai sbagliato il personaggio, suppongo... (Mono­tona) E' tutto bianco e se cerchi rosso non lo avrai... E' la verità, riascolta le registrazioni.

Betti                                - Le ho riascoltate! Quanta antipatia c'era in quello che hai detto di me... (Pausa) Ma non ti ha denunciata.

Marta                              - Chiedi troppo... Ti ha avvertita, seb­bene mi avesse ascoltata in confessione. Forse è un eroe. Lui muore con me e addio agli angeli! (Silenzio) Che cosa farai?

Betti                                - Non ti avevo ordinato di confessarti.

Marta                              - Come avrei potuto confidarmi, altri­menti: cantando? (Pausa) E' stata una scena meravigliosa... (Si alza, va verso la toilette, fru­ga tra le creme) Parigi!... Hai un amante a quanto ho sentito...

Betti                                - (freddamente) Ti sembra inverosimile?

Marta                              - (tornando a sedere sul letto) Non lo sapevo... Se io ne ho, lo sanno tutti, ma tu sei il Governo! (Toccandola) Seta... Non mi piace, finisce con un processo, se pensa di dovermi difendere a tutti i costi.

Betti                                - (spegnendo la sigaretta) Non è tran­quillo neppure lui. C'è qualcosa che non fun­ziona.

Marta                              - Che non funzionerà. (Pausa) Io regi­stro, tu non ascolti. Perdiamo tempo! Dice che se ti uccido sarà con me e che se io fuggo lui rimane. (Sarcastica) Vistocene sei sua figlia, prima ti assolve poi accompagna me in cielo. Lui sarà il mio avvocato... Vuole che mi diano il Limbo non l'inferno... (Tetra) Addio agli an­geli, pover'uomo!

Betti                                - (con impazienza) Addio agli angeli? Ma questo angelo rimane qui! Lo faremo Cardi­nale...

Marta                              - (sottovoce) Lo fai tu?

Betti                                - (di malumore) Tu hai esagerato!

Marta                              - Lo fai arrestare?

Betti                                - (sempre di malumore) Tu parli troppo.

Marta                              - (improvvisamente attenta) Non è col­pa mia se ha detto cose che non ti piacciono.

Betti                                - Che non mi servono, è diverso.

Marta                             - Io sarei contenta se mi amasse come sembra ami te... (Ripetendo) La scena è stata stupenda, ma mi ha bruciata. Io sono in prigio­ne e se mi lasci andare capisce che ho inventato una storia tagliata su misura. Non ti crederà mai più. Sta attenta! (Un lunghissimo silenzio, Anche Marta accende una sigaretta).

Betti                                - (debolmente) I preti non amano nes­suno...

Marta                              - (asciutta) I santi non amano nessuno ma vogliono bene a tutti, altrimenti sarebbero degli innamorati, non dei santi... (Con noncuranza) Perché non lo lasci stare?

Betti                                - Chiedimelo.

Marta                              - Lascialo stare.

Betti                                - (accavallando le gambe) Quando avrò  bisogno dei tuoi consigli so dove trovarti.

Marta                              - (sostenuta) Scusami.

Betti                                - Sembrava un prete tra sacrestia e con­fessionale, e invece fa l'eroe... (Irosa) Anche tu, fai l'eroina... Cercavi di aiutarlo!

Marta                              - Aiutare chi è tra le tue mani? Dal quando sei così ottimista?

Betti                                - (incoerentemente) Sono gli eroi, quelli che disturbano il progresso! Rappresentano un pezzo di mondo antico, e ci muoiono dentro come un palombaro nello scafandro... Camini nano con gli inni nella testa, e vanno...

Marta                              - Gli inni?... Il Te Deum...

Betti                                - (proseguendo) Per fortuna noi noi abbiamo eroi, ma tecnici dell'eroismo... Tra noi si muore volontariamente in via eccezionalissima, o perché c'è un errore, oppure per ribrezzo.! Che necessità c'è di morire se gli eroi servono vivi? (Pausa) Mi avrebbe lasciato uccidere, noi avrebbe alzato un dito contro di te... (Con m voce di Bo) Le riferisco di stare attenta alla sua vita... Gli fai schifo, probabilmente, mi per omertà diventa perfino disonesto.

Marta                              - (fermamente) Schifo, che parola(Toccando la vestaglia) Seta pura! Ho idea chi l'uniforme dì generale ti starebbe meglio! (Silenzio) Se ti innamori che fai?

Betti                                - (più vigile) Non succede.

Marta                              - Mai?

Betti                                - Qualche volta, a singhiozzo.

Marta                              - (ridendo acutamente) E lui?

Betti                                - Pensando che sono un generale., non se ne lamenta... Se nell'amore non ci fosse un dopo dove non sai dove metterti, e che spazi occupare...

Marta                              - (interrompendo) Dopo, dormi.

Betti                                - Non ho che la forza di dirgli: « ciao«

Marta                              - Credo che il Vescovo in questo mo» mento stia pregando per l'anima mia e quella tua... (Blanda) Non si può mai sapere che cosa c'è dopo morti... Pensa se fosse vero quanto dice Bo, che guaio sarebbe...

Betti                                - Se ogni essere vivente fosse individuo e tale rimanesse dopo morto, anche il passero avrebbe un nome davanti a Dio... L'uomo che cosa ha in più del passero? (Polemica) Non pos­siamo essere passeri per creature inconcepibil­mente più grandi di noi? Mettiti nei panni di un bacterio: siamo persone per lui, siamo mondi, universi!... Pensa se le montagne fos­sero semi d'aria nel corpo di un gigante e noi vivessimo in una goccia del suo sangue... Di' che non è vero!

Scompare la camera da letto; appare Marta in un cono di luce bianca.

Marta                              - (di spalle) Erano idee sue, forse giu­ste, non lo so... ma io ero entrata in un altro mondo... Bellissimo... senza i passeri di Betti, senza bolle d'aria, senza giganti... (Insistendo) C'ero entrata in punta di piedi, come in un pa­lazzo di brillanti. L'aria era tersa, le colonne dritte al cielo, i pavimenti trasparenti... Avevo un dolore qui... (Si tocca la schiena) Ma non faceva male. Pensavo: chi ti fa male Marta!... E allora dissi:

Scompare la camera di Marta; riappare la ca­mera da letto.

Marta                              - (inquieta) E' facile persuadere me, ma non serve a niente se non a darmi mal di testa... Se siamo bestie perché non viviamo come tali?

Betti                                - Tu come credi di vivere? Da bestia diversa dalle altre bestie. Non mi aspettavo che Bo ti mettesse in crisi.

Marta                             - (acconsentendo con il capo) Il con­tatto, suppongo. La sua faccia, la sua voce, j le sue mani! Quando andò in Duomo ero piena [ di eccitazione, ma poi ho sentito una tristezza mortale, una inutilità tanto grande che ho pian­to fino a che non mi hai fatto arrestare. Vivere con te, Betti, non è facile... Non me ne importa più, ormai, ma il tuo è un peso che schiaccereb­be una montagna. (Pausa) E se il Vescovo si impicca?

Betti                                - I preti non si impiccano mai. (Pausa) Per essere stata schiacciata parli troppo, te l'ho già detto!

Marta                              - Quando l'avrai preso, che ne farai?

Betti                                - (brevemente) Ci penserò! Perché non hai aggravata la sua posizione? Se faremo il pro­cesso, parlerai per giorni interi.

Marta                              - (ostinata) Non potevo. Ti sarebbe pia­ciuto vederlo in ginocchio? (Furiosa anche lei) Quello lo fa, pur di salvarmi lo fa... Ed io non voglio vederlo così, per me, poi! (Sottovoce) Non voglio più vederlo... (Silenzio) Ci sono mol­ti modi per farti disistimare da un uomo, ma il tuo è mostruoso.

Betti                                - La perderai molto di più, la stima di Bo, se faremo il processo...

Marta                              - (sarcastica) Non è un po' schifoso?

Betti                                - Forse, ma che t'importa?

Marta                              - E se mi importasse? Il processo non era nei patti... Non mi piace...

Betti                                - (cattiva) Dillo a Bo in confessione...

Marta                              - (pensosa) Mi chiedo se non lo vorrei... Il confessore se ti confessa bene, contempora­neamente si confessa a te... Be', è così... (Silen­zio) Me ne vado.

Betti                                - (con voce incolore) Quando ero bam­bina lo facevo due volte alla settimana. Era co­me se fossi entrata in un prato di fiori... Cor­revo tra i papaveri e i gigli e quando sorgevo ne sorgevo proprio... Per associazione di idee la mia testa era un papavero e il resto gigli... L'aveva detto lui, entrate uomini uscite fiori... Ai bambini le immagini appaiono vere... I bam­bini non hanno amici grandi, ma dietro alla grata c'era un amico grandissimo che con im­portanza ti domanda che cosa hai fatto d'im­portante due giorni prima... Non mi veniva mai in mente niente che avessi fatto d'importante... Tre minuti di grandezza, pari a pari, io e lui... « Hai mentito? » « Sissignore » « Hai pregato? » « Nossignore » « Che cosa hai rubato?» « Cilie­ge » « Con dieci Ave Maria, due Credo, e un atto di Contrizione te la cavi » « Gesù, Giusep­pe, Maria, Amen ». (Inquieta) Era grandissimo per forza, lui solo rimetteva i peccati, prima li segnava nel suo libro, poi li cancellava... (Silen­zio) I preti lo sanno che cosa sono quando con­fessano i bambini? E le persone vecchie? Sono angeli, ma non lo sanno... Ascoltano e dicono: «Dio sia con te ». Ma Dio sono loro, la loro presenza è Dio... Non se ne accorgono però e ti dicono: « Brutti pensieri, via via, cacciamo via il diavolo, torna quando sei pentita »... A sedici anni non mi sono pentita e non sono tornata più... (Con rabbia) Questo è il tuo grand'uomo. Se i peccati erano piccoli spargeva fiori, ma appena furono grandi alza la voce e dice un sacco di cattiverie... (Sospirando) Addio grand'uomo!

Marta                              - Che cosa gli avevi detto?

Betti                                - (cupa) Chi se lo ricorda? Aveva molti anni più di me ed io lo pensavo spesso. Credo di averglielo detto e... non gli fece piacere...

Marta                              - Ti eri innamorata di lui?

Betti                                - (scattando) La donnetta che sei riduce tutto a quella cosa... (Evasiva) Erano pensieri...

Marta                              (offesa)Qualsiasi donnetta la sa più lunga di te.

Betti                                - Sotto le sottane.

La stanza da letto scompare di colpo, riappare Marta in un cono di luce verde.

Marta                              - (di spalle) Era quasi un alterco... La voce di Betti era disumana, l'ira ci stava tra­sformando entrambe... Una inimicizia fisica... (voce lontana) Forse avevamo ribrezzo l'una dell'altra...

Ricompare la stanza da letto, Marta scompare.

Betti                                - (pesante) Sotto le sottane! Ma il cer­vello è diverso... La conclusione è che se Bo non viene a patti è per colpa tua! Hai tentato di difenderlo, e lui lo ha capito... Se pensa che tu non confessi, non lo prendo più... Deve chie­derti con le mani giunte, ed io darti... Deve capire che sono buona, che siamo umani, che sappiamo perdonare, e che insieme possiamo riedificare questa spaventevole città di mace­rie!... (Alzandosi dal letto, cammina nervosa­mente per la stanza. Con pesante ironia) La stima del Vescovo! (Siede alla toilette e si guarda a lungo allo specchio, passa un sottile velo di cipria sul viso) Ti guardo allo specchio, e per quanto sei bella sei stupida... (Si toglie la cipria, torna a rimettersela) Accidenti, ci sono pietre nei torrenti, sermoni nei libri e virtuose fanciulle nei servizi di spionaggio... (Guardandola criticamente dallo specchio) Lo stimi, lo stimi... (insolente) Che lo stimi a fare?

Marta                              - E’ luì che stima me! (Aggrappandosi a lei) C'è qualcosa che mi fa star male, come una fiamma che mi porta su! (Sottovoce) Aiu­tami, aiutami!

Betti                                - (allontanandola) Aiutati da sola, io farò altrettanto. Se il Vescovo ti stima saremo in tre a spiacercene... (Continua a farsi il viso) Per una volta tanto il tuo prezzo è quello di un'intera nazione. Un futuro Cardinale, che mi domanda la grazia per una cattolica assassina... e che la ottiene... (Feroce) Io ho lavorato soltanto per questo, ragazzina!

Marta                              - Sono contenta che non ti paghi il mio prezzo.

Betti                                - (alzando la testa) Da quando dici « no »?

Marta                              - (ingenuamente) Non è coraggio, è « no ».

Betti                                - Scrivigli una lettera dal carcere...

Marta                              - (torva) Il loro è un Dio complicato, e in nome di quel Dio sono capaci di qualunque cosa.

 Betti                               La natura umana è più complicata ancora.

Marta                              - (asciutta) Infatti... Sono complicata anch'io.

Betti                                - (alzandosi, quasi prevedesse un vicino pericolo, radiosa, avviandosi verso Marta) Forse hai ragione...

Marta                              - (dura) Rimani dove sei.

La stanza da letto scompare. Riappare Marta in un cono di luce verde.

Marta                              - Betti non era più una ma mille... Mi volava incontro come un mucchio di api... Erano tutte simili a Betti, ma io ne vedevo una sola, e veniva gridando verso di me... Che antipatia!

Marta scompare. La stanza da letto.

Betti                                - (fermandosi, mentre il sorriso lascia po­sto ad una maschera tragica) Dimenticherò che l'hai detto. Vattene.

Marta                              - (con la borsetta in mano) Torna da­vanti allo «specchio... (Betti riluttante esegue), ...Continua a darti la cipria... Gli avevo promesso che non ti avrei uccisa e non lo farò..,                                                                                            - (Selvaggiamente) Non lo farò come lui non vuole, ma come voglio io sì-

Betti                                - (continuando a truccarsi) E allora?

Marta                              - Non dovevi metterlo vicino... Tra voi' non so chi ha ragione, ma lui è come se lo co­noscessi da mille anni... Quello che dice rispon­de sempre ad altre risposte... (Cautamente)] E' mio, è tante cose mie tutte insieme... (Spaventata) Adesso è troppo tardi perché io possa! non farlo più...

Betti                                - (tendendo una mano senza voltarsi) -, Non è tardi! Dammi l'arma.

Marta                              - (scuotendo il capo disperata) E' tardi! Tu mi farai uccidere.

Betti                                - (impaziente) No, ti sono grata... (Ca­dendo in profondi pensieri, sicura com'è che la crisi è scongiurata) Non è tuo, ma è dentro la porta che si di te! Ecco il punto di rottura tra noi e lui,.. Marta. Rima: (Voltandosi) Non è tuo, non è mio, non è di cautamente h nessuno... Guai se fosse di tutti! (Stancamente) Non ti farò niente Marta!  (Marta impugna una pistola con tutte e due le mani. La punta. Sprezzante) Ma se non sai neppure sparare….  (Avanza verso Marta)Stupida. (E’ a meno di un metro da Marta. Questa chiude gli occhi e spara. Betti cade in ginocchio) Una donnetta come te!

La luce si spegne piano piano, fino a che un velo rosso illumina soltanto le due donne. Marta, sempre cogli occhi chiusi, poi fugge. Betti, piano, si stende bocconi sul pavimento. Buio. Poi, lenta  la luce. La stanza di Marta. Bo e il padre Gesuita. Il Vescovo legge il breviario, ma con estremo nervosismo. Ad un certo momento accende perfino una sigaretta che depone subito nel portacenere, spegnendola. Il Gesuita è im­mobile, con gli occhi spenti. Dopo qualche istan­te Bo scatta.

Bo                                   - Bisogna fare qualcosa.

Il Gesuita                        - (lontanissimo) Non si può, la ragazza ha confessato... (Pratico) Ci sta tra­scinando con sé, questo è il punto. Quando l'innocente è oltremodo utile al colpevole io sospetto sempre il peggio. (Cauto) Eccellenza, chi è quella Marta?

Bo                                   - (sorpreso) Marta è... (Silenzio) Non lo so.

Il Gesuita                        - Questo volevo farle notare... Se è un agente di Betti, e se riusciremo ad averne le prove ci difenderemo... Altrimenti...

Bo                                   - L'hanno arrestata.

Il Gesuita                        - L'hanno arrestata, e la proces­seranno. Confesserà... E' certo che confesserà... Che cosa?

Bo                                   - Di avermi confidato i suoi propositi... (Sdegnoso) Ma quando è detto in confessione è sacro!

Il Gesuita                        - (sarcastico) Ma non per Betti, non per i giudici di Betti, non per la propa­ganda di Betti... A che cosa serve la buona fede di fronte ad una menzogna che sembra verità? (Silenzio) Che cosa vuole Betti?

Bo                                   - L'impossibile.

Il Gesuita                        - L'impossibile è « anche » pos­sibile ove esistano condizioni particolari. (Re­pentino) Se Marta non è un agente di Betti è peggio che se lo fosse... (Approvando con il capo) Un piano perfetto! (Silenzio) Che « im­possibile» è?

Ancora silenzio. Si ode un lontano rumore di passi, una porta aperta e chiusa, ancora passi. Bo e il Gesuita si sono immobilizzati, guardano la porta che si apre, infine, con violenza. Appare Marta. Rimane ferma un istante, poi chiude cautamente la porta, si siede composta in un angolo. Tiene la borsetta con entrambe le mani.

Bo                                   - (con infinita riconoscenza) Dio, grazie!

Il Gesuita                        - (a Marta) Lei non era in prigione? (Avvicinandosi a Marta) E' stato il Ministro Bet­ti ad ordinare che fosse rimessa in libertà? (Marta acconsente. A Bo) Betti non regala, negozia. Qualche volta Betti vende anche sot­tocosto, ma in quel caso la sua mercanzia è avariata... (Continua a fissare Marta che so­stiene il suo sguardo) Ha bisogno di rimanere sola?... (Marta con la testa nega).

Bo                                   - (dolcemente) Betti le ha fatto male? (Mar­ta acconsente con la testa).

Il Gesuita                        - (sarcastico) Ma subito dopo l'ha liberata? (Marta tacitamente nega. Incredulo). E' fuggita?

Marta                              - Sì.

Il Gesuita                        - Lei è fuggita dalle carceri di Betti? Da sola?

Marta                              - (con voce lontanissima) Betti è morta.

Bo                                   - (rivolgendole una muta, supplice preghiera) Lei sa che non è vero. (Sottovoce) Stava be­nissimo due ore fa...

Marta                              - (stringendo spasmodicamente la bor­setta) Betti è morta.

Bo                                   - (paziente) Anche se Betti fosse morta, perché avrebbero dovuta liberarla? (Silenzio, infine veramente turbato) E' stato un infarto? (Pausa) O è stata uccisa?

Marta                              - (solennemente) E' stata uccisa.

Il Gesuita                        - Da chi?

Marta                              - Da me!

Il Gesuita                        - (aspro) Con le mani? Lei era in prigione, non poteva essere armata. Avrebbe potuto farlo solo se fosse stata un'agente di Betti, ma se così fosse non l'avrebbe uccisa... Comunque, non poteva uccidere e poi fuggire... (Quasi con disperazione) Ma dica almeno una volta la verità! Perché l'avrebbe fatto?

Marta                              - Perché non lo so...

Bo                                   - (quasi pregando) Signore, fa che non sia vero!

Il Gesuita                        - (a Marta) Vero o falso, lei deve tornare da dove è venuta... Chiamerò la polizia, spiegherò che si tratta di un caso di aperta provocazione... (// Gesuita fa due passi indietro. Marta ha aperto la borsetta ed ha impugnato la pistola, senza alzarla, abbandonata, con la mano, sul grembo).

Marta                              - Io non voglio parlare con lei. (Pausa) Che cosa Volete tutti da me? Obbedisco a Betti, obbedisco a lei... (Alza la pistola indicando Bo) ... Mi trascinate dove volete, e tutti parlano di giustizia, di verità, di che cosa devo fare, di quanto non posso fare, di oggi, di ieri e di domani, della terra e del cielo... E tra voi tutti ci sono io che non capisco più... (Stanca)

 Uomo nero                     - (al Gesuita) io non tornerò da dove vengo! (Parla agitando la pistola) Glielo dica a lui

                                        - (punta la pistola su Bo) che ho dovuto farlo. Ma io e Betti non siamo in collera l'una contro l'altra, mentre sono terribilmente in col­lera con lei...

Bo                                   - Tu l'hai uccisa.

Marta                              - Io volevo bene a Betti, non a lei... Ecco perché sono in collera... Lei parla sempre parole antiche che non risultano... (con uno sfor­zo per farsi comprendere) ... che non risultano! Ma sono così antiche che aprono tutte le porte chiuse... Dietro quelle porte, appare poi l'im­menso giardino che c'è in tutte le favole... (Qua­si con disprezzo) Non è lei che è forte, sono io che sono debole...

Il Gesuita                        - Lei sostiene di aver giusti­ziato il Ministro per vendetta. Ma la Chiesa, il Vescovo, noi tutti la ripudiamo.

Marta                              - Non giustiziato, ucciso, e per altre ragioni di quelle che pensa lei. (Solennemente) Betti adesso può saperlo: è morta per antipa­tia... Forse lei

                                        - (torna a puntare la pistola verso Bo) è più vero di Betti... Ma dove c'è Betti e lei non c'è pace. Abbiamo già tante pene sol­tanto vivendo, ma ne inventiamo sempre delle nuove. (Silenzio) Ho obbedito ad un ordine che non so da dove venisse.

Bo                                   - (disperato) Hai obbedito al diavolo!

Marta                              - (triste) Ho obbedito a quella parte di me che era tua contro quanto di mio era di Betti... Finalmente sono soltanto me stessa... (Al Gesuita, con sarcasmo) E così nessuno mi vuole perché non sono più di nessuno.

Bo                                   - Dio vuole tutti.

Marta                              - (dolcemente) Com'è bello sentirselo dire! Dio mi vuole. Ma per andare dove lui mi aspetta bisogna morire... (A Bo feroce) Fuori da casa mia! (Silenzio) Voglio andarci da sola dal tuo Dio, pettinata e con un bel vestito... (Con un sorriso) Come Betti, pulita ed incipriata!

Bo                                   - Tu non ti ucciderai.

Marta                              - (dolcemente) Comandate sempre, tu e Betti, Betti e tu... (Stancamente) Lei è l'avvo­cato che parla agli angeli, ma in cielo sarai il niente che parla per il niente davanti al nien­te. (Silenzio) Lei vuole morire, vero?

Bo                                   - (avanzando verso di lei) Se lo credi fallo.

Marta                              - Più i sentimenti sono nudi e più pesa­no come piombo! Io ho ucciso, ma se è vero che c'è l'anima, la mia ha dato quanto poteva... (Se­gna con la pistola un circolo sul seno) Le nostre anime non le facciamo noi, io lo so! (Bo improv­visamente si ferma) Così, fermati! (Silenzio) Dimmelo, se siamo noi a costruircele! (Silen­zio) Com'era più facile ascoltare Betti: « Noi siamo passeri in cielo che obbediamo ad altri passeri ». (Silenzio) Tu non obbedisci ai pas­seri, invece.

Bo                                   - Disobbediamo tutti! Io, te, lui (indica il Gesuita) Betti! Ognuno è ribelle. Niente è mutato, ma cerchiamo sempre di vedere oltre quanto fu visto... (Irruento) Ma non è vero... (Più calmo) I limiti sono sempre eguali, Dio e il diavolo, e noi che vi urtiamo contro... Sono parole inadeguate, Dio... il diavolo... ma è quanto conosco... (Pausa) Betti aveva inventate altre parole, e tu sei sua figlia.

Marta                              - (interrompendolo) Anche tua.

Bo                                   - Non nello spirito... L'inferno esiste e nes­sun Dio potrà mai annientarlo perché se tu sei lontana dalla luce sarai cieca, se vuota di fedi sarai di ghiaccio. Io non ho mai risposto a Betti, ma per me lo hai fatto tu nell'unico lin­guaggio che lei poteva capire... ma che adesso non può esserle d'aiuto... Infiniti sono i tempi del bene, e la strada della creatura vivente, qualunque sia il suo percorso prima di coni durre a Dio conduce all'uomo... Ci saremmo; incontrati io e Betti se tu non avessi ucciso..! Ma tu sei impaziente, e della pietà conosci soltanto la volontà di non soffrire, tu! (A passa lenti si avvicina a Marta che stringe spasmodicamente la pistola. Istintivamente il Gesuita cerca di nascondersi dietro una poltrona, poi, quasi si vergognasse torna immobile).

Marta                              - (sordamente) Fermati!

Bo                                   - (proseguendo) Adesso dovresti uccidere me, così l'equilibrio sarebbe ristabilito... Io non ho paura, Marta... E' giusto che la bilancia segai il nostro vero peso. Tu che hai preso Betti, devi, ora, prendere anche me... (Fermandosi un istante) Noi non ti abbiamo mai amato, è questo! (Riprende a camminare verso Marta impietrita) Io ti ho dato un Dio troppo grande perché tu potessi contenerlo, Betti una speranza troppo piccola perché bastasse anche alla tua anima...

Il Gesuita                        - (gridando) Monsignore!

Bo                                   - (a Marta) Eri stanca vero? Lo sono anche io... (Inaspettatamente) Anch'io... (Marta quasi inconsciamente punta la pistola su Bo) ... Fallo! (Marta si alza e ripetendo il gesto che uccisi Betti, mira al petto di Bo tenendo la pistola con tutte e due le mani). Io ti perdono. (Marti lascia lentamente cadere la pistola, cerca di som ridere, quasi di ridere; ma il suo volto si contrae in un pianto sommesso. Piange con il visi scoperto. Bo si è fermato. Un lunghissimo si­lenzio).

Il Gesuita                        - (immobile) Io posso forse aiutare la signorina Marta a passare la frontiera... La persecuzione si scatenerà oggi stesa e in memoria di Betti sarà sparso infinito altri sangue... (Suggerendo) Ma se lei raccontassi come Betti morì, quelli che ci governano sarebbero costretti a tener conto dell'opinione pubblica mondiale. (Silenzio) E' un atto di coraggi morale. Lei può farlo.

Marta                              - (a Bo) Tu lo vuoi?

Bo                                   - (al Gesuita) Grazie, padre! (Pausa) Io vado da Betti!

La luce si spegne lentamente. Poi, la luce si riaccende tenue, così da fare intravvedere om­bre, medici curvi sul letto, un ufficiale in uni­forme. Poi la luce diviene forte, e appare la camera da letto di Betti. Subito, la porta si apre ed entra Bo. Dopo un istante, il Vescovo si avvicina al letto dove la morente sembra già immota.

Bo                                   - Anche questo è un dolore che conta.

Betti                                - (fievole) Non è vero.

Bo                                   - Le creature qualche volta scoppiano come un lampo nel cielo e bruciano quanto toccano. Ma non lo fanno apposta.

Betti                                - Non ho tempo davanti a me... Biso­gna ritrovare Marta. Mi ha uccisa per te, e non lo sa... Tutti fanno, e nessuno sa perché...

Bo                                   - (dolcemente) Lo sanno, ma nascondono la verità, anche a se stessi... Fa che non uccidano in tua memoria migliaia di innocenti... Lo fa­ranno se tu morirai, e altro sangue scorrerà su tutti. Ordina che non lo facciano, dillo che cosa è avvenuto. Devi dirlo...

Betti                                - Padre, io non comando più.

Bo                                   - (stupidamente) Perché mi chiami padre?

Betti                                - Non lo sei forse? Padri e figli non si capiscono qualche volta, ma il sangue è eguale, e ci unisce. Tu sei mio anche se non voglio. Forse dicevamo le stesse cose io e te, ma le lingue, come a Babele, si sono confuse.

Bo                                   - Ti penti del male che hai fatto?

Betti                                - (stupita) Tu vedi da padre ed io da figlio... (Rauca) Non voglio perdoni per un male che non ho fatto.

Bo                                   - (cadendo in ginocchio accanto a lei) Dam­mi quelle vite!

Betti                                - E' inverno... (Tendendo un dito fino a toccargli ìa fronte) Sei inverno, Padre! (Sì ode il respiro pesante di Betti).

Bo                                   - Io affido la tua anima al Signore!

Betti                                - Se ha una forma, un colore, un suono, mi apparirà. Parlerò con lui se parla parole! Potrò farlo?

Bo                                   - Sì.

Betti                                - Potrò aspettarti dove vado, se vado verso qualche luogo.

Bo                                   - Se lo vuoi.

Betti                                - (sfiduciata) Tu non verrai... Ma vieni! ... Ho i miei pensieri da dirti, perché gli uomini amano ed odiano, perché dopo morte non c'è vita, perché piango... Non mi troverai... (In ago­nia) Non c'è luogo dove vado.

Bo                                   - Ti vergogni se ti benedico?

Betti                                - (con voce nitidissima) Sì, mi vergogno.(Con un grido) Non voglio!

Bo                                   - (quasi aspargendola con il segno della croce) Il Signore Gesù Cristo sia presso di te affin­ché ti difenda; sia in te affinché ti conservi; sia davanti a te affinché ti guidi; sia dentro di te affinché ti custodisca; sia sopra di te affinché ti benedica; il Quale vive e regna col Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli. (Attende l'amen che non viene) La benedizione di Dio Onnipotente, del Padre e del Figlio e dello Spi­rito Santo, discenda sopra di te, e permanga sempre... Amen!

Betti                                - Non odiare il tuo popolo anche se ti si rivolgerà contro... Erano molto stanchi... Sof­frono da milioni di anni.

Bo                                   - (in ginocchio) Betti, regalali a me que­gli uomini...

Betti                                - (con uno sforzo siede quasi sul letto)No!...

La stanza dove parla Marta riappare violen­temente. I giornalisti sono in piedi attorno a lei. Marta ne è quasi sommersa. Si ode il ron­zio delle macchine da presa, gli scatti dei foto­grafi rimasti.

Marta                              - E' l'ira! ... E' la rabbia, l'odio, la pau­ra, ma per illuderci che abbiamo molte ric­chezze dentro di noi inventiamo cose che non servono a nessuno. Invece è rabbia che si apre come il vento fino a toccare gli angeli che forse non ci amano più. (Sottovoce) Se Dio così ha voluto! (Pausa) Dall'alba del sesto giorno, quan­do nascemmo, noi sappiamo soltanto scrivere con il sangue nostro e di ogni altra creatura: Io, Io, Io! In fondo (si tocca lentamente dap­pertutto) tutto questo non è che uno straccio... (Cinica) Usatelo per cancellare i peccati! (Im­previstamente umana) Io non ce la faccio più...

11 Generale                     - (nell'improvviso silenzio) Dove andrà?

Marta                              - (altera) « Io? ». Io ritorno!

FINE

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