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INDIANI

Commedia in due atti

Di ARTHUR KOPIT

PERSONAGGI

CODA MACCHIATA

BUFFALO BILL

CUSTER

BUNTLINE

LORD THROGMORTON

INTERPRETE

SHERIDAN

GERONIMO

PRESIDENTE

FIRST LADY1

HICKOK

PETE L’APASHE

TESKANJAVILA

DOC HOLLIDAY

SAM

BILLY THE KID

JESSE JAMES

BARISTA

TORO SEDUTO

CAVALLO PAZZO

SENATORE LOGAN

TOCCA LE NUVOLE

JOHN GRASS

SENATORE MORGAN

IL COLONNELLO

PRIMO REPORTER

SECONDO REPORTER

TENENTE

SANTANA

NUVOLA ROSSA

ALTRI INDIANI

Commedia formattata da

Sequenza ufficiale delle scene

a) Grande Parata, con la presentazione del Colonnello W.F. Cody (Buffalo Bill) ed ì suoi Rudi Cavalieri del Mondo - Indiani, Cowboys, Tiratrici Scelte, Dame del­la Notte, Nobili Russi - ed un distaccamento perfet­tamente equipaggiato di Soldati Regolari dell'Esercito Americano.

b) Rappresentazione di una spedizione al West, con "Buf­falo Bill" come Guida, il Quinto Cavalleggeri con il Generale Custer, Coda Macchiata capo dei Sioux Lakota, ed altri.

e) Geronimo, il celebre capo guerriero Apache, il più ve­loce uomo vivente.

d) La Grande Caccia del Granduca, con Cado, scout in­diano, ed il Colonnello W.F. Cody (Buffalo Bill).

 e) Buffalo Bill" alla Casa Bianca. Esibizioni ed evolu­zioni militari degli "Scouts delle Pianure" del Sig. N. Buntline.

INTERVALLO

Il "Saloon" di Dodge City. I Più Grandi Fuorilegge del West e Belle Star. "Buffalo Bill" canta un Vecchio Canto Western.

Parla Toro Seduto. La riserva di Standing Rock nel Sud Dakota, con Indiani americani, Senatori degli USA, ed il Colonnello W.F. Cody come Intermediario.

h) Rito Magico ed Autentico Canto Indiano.

i) Toro Seduto Chiede Scusa. Con "Buffalo Bill".

l) Danza degli Spiriti.

m) Discorso di Commiato del Colonnello W.F. Cody (Buf­falo Bill).

 

ATTO PRIMO

Scena prima

(Scena aperta all'entrata del pubblico: l'interno del tendone del Wild West Show di Buffalo Bill, Cowboys-Inservienti preparano le cose per la rappresentazione serale. Un'arena centrale. Dietro l'arena, due pali per tende cui sono fissati altoparlanti. I Cowboys escono. Le luci si spengono)

Voce dell'Annunciatore - Ed ora, signore e signori, il Wild West Show di Buffalo Bill ha l'onore di presentare l'uni­co e solo... Buffalo Bill! (Musica. Occhio di bue sull'angolo del palcoscenico. Entra, su di un magnifico stallone argen­teo, Buffalo Bill. Sebbene il suo cavallo sia in carne ed ossa, è anche chiaramente "irreale". L'effetto non deve es­sere assolutamente farsesco; Cody ed il suo cavallo sono eroici in modo emozionante, infatti miticamente eroici, co­me è possibile solo in un sogno. Sul suo cavallo fantastico, Buffalo Bill galoppa intorno all'arena, una mano tiene le re­dini con leggerezza, l'altra sventola fieramente il largo Stetson in direzione della folla. È senz'altro un'apparizione eccezio­nale; il cavallo s'impenna, incede con sussiego, trotta, danza al suono della musica, con leggerezza si slancia attraverso le luci, e Buffalo Bill controlla senza sforzo il mondo intero, l'universo; eternità. Continua la voce dell'Annunciatore) Ed ora, dietro di lui, vediamo la sua splendida compagnia di at­tori, i suoi famosi Rudi Cavalieri del Mondo. Orsù, ascoltia­mo! Per la deliziosa Annie Oakley... (Mentre la sua compa­gnia d'attori appare dal fondo ed inizia l'imponente parata all'arena centrale, Buffalo Bill sale su di una piattaforma nel mezzo dell'arena e li guarda con orgoglio, mentre essi si esibiscono. Tutti si presentano fin dal primo atto, in ordine. Poi, dall'oscurità dello sfondo, compare un gruppo di In­diani, eroicamente alti e dipinti del rosso più vivo. Nessuno nella compagnia di Cody sembra vederli. Essi osserveranno tutte le scene della rappresentazione. Gli Indiani s'avviano verso Buffalo Bill. La compagnia d'attori abbandona il pal­coscenico dopo le loro esibizioni. Buffalo Bill, improvvisa­mente, conscio della presenza degli Indiani tutt'intorno a lui, tira le redini del cavallo. Il cavallo indietreggia. Buf­falo Bill lotta per controllarlo. Gira intorno uno sguardo di terrore. Buio)

 Scena seconda

Coda Macchiata              - Nel mese del deserto ardente, nell'anno in cui per la prima volta vedemmo i pali del telegrafo, Wil­liam Cody, più tardi noto come Buffalo Bill, condusse una battuta di caccia fino all'arido letto del fiume chiamato Sand Creek, dove tre anni prima il Secondo Cavalleggeri del Co­lonnello J.M. Chivington aveva massacrato un intero vil­laggio di Cheyenne, in rapporti amichevoli con i bianchi, come rappresaglia per l'uccisione della vacca d'un colono da parte di una banda di Oglala Sioux affamati. Il Grandu­ca Alessio di Russia, in onore del quale era stata organiz­zata la battuta, aveva chiesto che un famoso Indiano gli venisse portato per suo privato divertimento. Ma poiché non si potè trovare alcun famoso Indiano amico, io, Coda Mac­chiata, capo dei Cheyenne, e noto nemico dei bianchi, mi tro­vai in compagnia di Cody, del Generale Custer, del Gran­duca, d'un gruppo d'altri uomini famosi. La maggior parte d'essi, ubriachi. (Luce sull'arena esterna. Tutt'intorno Indiani accovacciati. All'interno dell'anello, un cactus chiaramente artificiale. Il cavallo non c'è più. Entra Buffalo Bill. Coda Macchiata si piazza dietro il cactus. Buffalo Bill fissa il suolo. Poi rialza gli occhi e si guarda intorno, esamina il luogo, si fruga nella giacca e ne trae un involto; lo lascia cadere. Subito dopo percepisce la presenza di Coda Macchiata; sor­preso, si volta e contemporaneamente mette mano al fucile. Ma riconosce l'Indiano e non spara)

Buffalo Bill                     - Be'. Questo è estremamente imbarazzante. Tutti pensano che io sia uno scout dall'occhio d'aquila, ed ecco che tu potevi beccarmi nella schiena cento volte se volevi. Perché, eh?, perché non l'hai fatto? No, lascia per­dere. Lo so, sei troppo educato. Dico, sei il mio ospite qui. E per un Indiano, cose del genere importano. Uccidi-Chiun-que-Ma-Non-Il-Tuo-Ospite: famoso motto Cherokee. La tua gente non perdonerebbe mai un... tale affronto al buon gusto.

Coda Macchiata              - Sei sentimentale.

Buffalo Bill                     - Ehm? (Coda Macchiata s'avvia verso i mas­si) Oh. No, io, uh.

Coda Macchiata              - Ah, bene. Erbacce. Per un attimo, ho temuto che tu avessi lasciato cadere fiori sulla tomba. (Bre­ve pausa)

Custer                              - (fuori scena) Cody! Vecchio bastardo maledetto schifoso merdoso vagabondo coyote d'un Cody, dove diavolo sei? (Entra Custer) Ah! Eccoti! Maledetto mangiatore di sterco. Che cavolo di idea è questa, lasciare cosi l'accampamento? Non siamo mica comuni scuoiatori notturni di bi­sonti come... (Scorge Coda Macchiata)

Coda Macchiata              - 'Sera, Generale Custer. (Coda Macchiata esce, e si rifugia tra gli alberi)

Custer                              - Ah, cosi. Collusione con i selvaggi, eh? (Grida fuoriscena) È qui, Lord Throgmorton, signor Buntline! L'ho trovato finalmente! (A Cody) La cosa è un po' strana, Cody.

Buffalo Bill                     - Stavamo discutendo su quale sentiero pren­dere domani. Conosce questa zona come il palmo della sua mano.

Custer                              - Ah, sì? E allora per che diavolo abbiamo preso te?

Buffalo Bill                     - Non... lo so bene. (Entrano, totalmente ubriachi, Ned Buntline e Lord Throgmorton. Buntline reca un bottiglione di champagne, Lord Throgmorton alcuni bicchieri. Hanno abiti da cerimonia, di stile europeo, tranne che per gli stivali alla cowboy)

Lord Throgmorton          - Per San Giorgio, guardate, è vivo!

Buntline                           - Che... splendida notizia. (Buntline rutta e bar­colla; Throgmorton mette in salvo la bottiglia)

Lord Throgmorton          - Versa un altro po', dai. (Ridacchia e si siede accanto a Buntline; versa champagne nei bicchieri)

Custer                              - Sono venuti a dirti qualcosa. Senza dubbio non ci crederai. Come me.

Buntline                           - Acqua. (Custer svita la borraccia)

Custer                              - Effettivamente, in qualche modo è commovente, in una certa maniera sgradevole. (Rovescia un po' d'acqua sulla testa di Buntline) Cosi va meglio, signor Buntline? (Buntline si mette in piedi barcollando)

Buntline                           - Mi sento... asciolutamente in modo sssplendido. (Buntline fa una smorfia, impallidisce e torna a sedersi)

Custer                              - Mi pare di capire che tu gli ispiri confidenza. Che io sia dannato se riesco a capire perché.

Lord Throgmorton          - Un po' di champagne? (Cody scuote la testa)

Custer                              - Prendilo, ne avrai bisogno.

Lord Throgmorton          - Il signor Buntline ha il, hic!, caviale in tasca.

Buntline                           - Vengo subito! Non andatevene via, amici. (Bun­tline s'avvia barcollando e pasticciando con caviale e gal­lette)

Custer                              - D'accordo, ora, Lord Throgmorton. Dite al signor Cody quel che m'avete detto durante gli antipasti.

Lord Throgmorton          - Ah, si... Mmm, deliziosi! Be', signor Cody, il signor Buntline ed io, seguendo il suo eccellente esempio, ci siamo messi studiosamente a studiare la prate­ria con i nostri binocoli. E dopo un esame estremamente scrupoloso, siamo giunti alla certezza che la nostra spedi­zione è completamente circondata dagli Indiani. Be', natu­ralmente, sappiamo che ciò non può essere vero e ci chie­diamo cosi dove abbiamo errato. Hic!

Buffalo Bill                     - Come posso...?

Buntline                           - Oh, mio Dio, voi non...

Lord Throgmorton          - Oh, Signore, non è...

Buffalo Bill                     - Mmmm.

Buntline e Lord Throgmorton - (insieme) Vero! Ah... (Danno un colpo alla bottiglia)

Custer                              - Pensavo che avresti avuto un po' più di tatto.

Buffalo Bill                     - Tatto! Sono tutti un branco d'idioti.

Lord Throgmorton          - S-s-signor Cody. Potrebbe essere tan­to gentile d-d-d-da dirci che ci fanno qui?

Buffalo Bill                     - Ci osservano, immagino.

Buntline                           - Perché?

Buffalo Bill                     - Secondo il trattato, siamo sulla loro terra. Proprio nel mezzo...

Lord Throgmorton          - E sono, um, ostili?

Buffalo Bill                     - Be' certo sono un po' incazzati.

Custer                              - Cody, per l'amor di Dio, digli che non c'è pe­ricolo.

Buffalo Bill                     - Diglielo tu.

Custer                              - L'ho già fatto. Hanno... più fiducia in te. (Breve pausa)

Lord Throgmorton          - Um. Signor Cody. Generale Custer. Come sapete, in queste ultime settimane, veramente deliziose, abbiamo "catturato"(come si dice) una considerevole quan­tità di bisonti. Personalmente, trovo che la roba ha un or­rendo sapore.

Buntline                           - Anche arrostita è ssschifosa.

 

Lord Throgmorton          - E cosi, dopo debita riflessione, abbia­mo deciso che è tempo di muoverci.

Buntline                           - V-v-vale a dire, tornarcene indietro.

Lord Throgmorton          - A Manhattan.

Buntline                           - Già.

Lord Throgmorton          - Pensateci.

Buntline                           - Noi intanto ci sediamo qui e ci facciamo una bevutina.

Custer                              - Che scocciatura, accontentare la gente.

Buffalo Bill                     - Com'è che non gli hai mai detto niente di tutti questi Indiani Cheyenne in giro?

Custer                              - Non pensavo che fosse tanto importante da disturbarli per dirglielo.

Buffalo Bill                     - E se si allontanavano dal campo e si face­vano massacrare?

Custer                              - Chi? Quei signorini caccasotto? Per le campagne dell'inferno, li ho tirati fuori dall'accampamento a fatica, e tu pensi che potevano andarsene sulle colline da soli? Ad ogni modo, dovevano anche immaginarselo. Che cosa ci sta a fare altrimenti tutto il Quinto Cavalleggeri sifilitico?

Buffalo Bill                     - Per decorazione.

Cutter                              - Già, penso proprio cosi.

Buntline                           - Chiedo s-s-scusa. Ma credo di v-v-vedere un Indiano proprio dietro quel cactus. Ssst!

Custer                              - ...Coda Macchiata.

Buntline                           - È uno di quelli che v-v-viaggiano c-c-con noi, eh?

Buffalo Bill                     - Già.

Buntline                           - Ma non fidatevi di loro. Forse dovremmo metterci in moto stanotte. Ho sentito dire che gli Indiani non attaccano mai di notte.

Buffalo Bill                     - Solo perché non possono vedere quel che fanno, e questa è anche una ragione per non metterci in moto stanotte. Oh, Dio, George, toglimeli dai piedi, per favore.

Custer                              - Sentite, voi due, perché non trotterellate di nuovo all'accampamento finché è sicuro? E domani mattina, saremo in cammino. Manhattan o Morte!

Buntline                           - Ssssplendido piano! (Con calma) Sapete, Cody, apprezzo davvero tutto quesssto. Siete stato un tizio proprio a modo. Terribilmente in gamba. Dico davvero. Non sono cazzate. E per dimostrarvi la mia riconoscenza, eh, quando tornerò in quella grossa c-c-città, hic!, voglio proprio fare una serie di ar-ar-articoli su di voi per l'Herald, dove lavoro co-come cronista, e vedrete che non solo vi f-f-faranno di-di-diventare una persssonalità famosa in tuuutto il mondo, ma vi manderanno anche tanti zerbinotti in cerca d'un v-v-viaggio come quesssto che non saprete dove metterli. Non ringraziate. £ un piacere. Vi chiedo sssoltanto... Per amor del Cccielo, riportatemi a casa sano e salvo! (Abbrac­cia Cody, poi si rivolge barcollando a Lord Throgmorton, che fissa sconsolato una bottiglia vuota) Su. È ora d'andare a mangiare. Il nostro pranzetto preparato da qualche bel chef franscese di nome Pierre, hic!, proprio come si deve tranne che per la carne di bisonte Adiosss, Amigossss!

Lord Throgmorton          - Voglio dell'altro champagne.

Buntline                           - Ne t-t-t-roveremo dell'altro. Non ti preoccu­pare. (/ due s'allontanano ruttando)

Buffalo Bill                     - Sai, un giorno o l'altro gli antropologi se­tacceranno questo territorio Cheyenne, e nel mezzo, da qual­che parte, troveranno queste bottiglie di champagne vuote. Li incasineranno per bene.

Custer                              - Mi sembra che non ti sia del tutto adattato al tuo nuovo ruolo.

Buffalo Bill                     - Nuovo ruolo. Qual è il mio nuovo ruolo? Buffone di corte per un branco di idioti reali, ecco che cos'è.

Cus'ier                             - Non eri obbligato ad accettare questo lavoro. Potevi restare un pidocchioso scout e cacciatore di bisonti.

Buffalo Bill                     - Be'...

Custer                              - Certo, se non fossi stato cosi sicuro che tu l'avre­sti accettato, non ti avrei mai raccomandato.

Buffalo Bill                     - Tu...

Custer                              - Rimanga fra di noi, loro volevano Kit Carson, in realtà, ma io ho detto, no, Cody è l'uomo giusto, Cody ha più potenziale. (Pausa) Ora dimmi. Quali sono i tuoi piani, adesso?

 

Buffalo Bill                     - Non so. Sono ancora un po' vaghi. (Ride nervosamente)

Custer                              - Bene, cerca dì definirli, allora. Ti dirò i miei quando li avrai definiti. (Entra un Soldato di nome Finley)

Finley                              - Signore!

Custer                              - (infastidito) Si, Finley.

Finley                              - Il Generale Sheridan desidera vederla. Per or­ganizzare l'ultima battuta del Granduca. Ha detto che lei avrebbe capito che cosa vuol dire.

Custer                              - Maledizione! Pensavo che... Senti, di' al Generale Sheridan che...

Finley                              - Ho i miei ordini, signore.

Custer                              - Cosa? (Finley alza le spalle) Chi diavolo dà or­dini in questo luogo di lucertole striscianti, Sheridan o io?

Finley                              - (sfacciatamente presuntuoso) Penso che sia una cosa che lei dovrebbe risolvere piuttosto con il Generale Sheridan... La aspetterò là. (Finley s'allontana. Pausa)

Custer                              - Si. Bene. Stavi dicendo...

Buffalo Bill                     - Dicevo che i miei piani erano vaghi.

Custer                              - Il tuo sogno, allora.

Buffalo Bill                     - I miei sogni?

Custer                              - Si. È lo stesso. Dimmi il tuo sogno.

Buffalo Bill                     - Perché t'interessa tanto?

Custer                              - Mi piacciono i sogni. (Pausa)

Buffalo Bill                     - Be'. Il mio sogno... è aiutare la gente. (Ride imbarazzalo; Custer sorride con affetto) Voglio dire, tanta gente. La nazione. Tutti nella nazione. E... per tutte le cose che io farò in loro aiuto, essi daranno nome alle città in mio onore. Contee. Stati. Sarò famoso come... Daniel Boone. E da qualche parte, in cima ad una meravi­gliosa montagna che sovrasta più praterie e fiumi di ogni altra montagna, ci sarà una statua di me in groppa ad un grande cavallo bianco. Ed io sventolerò il mio cappello a quanti saranno ai piedi della montagna. Ringraziandoli per avermi ringraziato, ringraziato per aver fatto tutto quanto io [arò per loro tutti.

Custer                              - Il mio progetto è di diventare Presidente.

Buffalo Bill                     - Be' è simpatico che almeno uno di noi due sia specifico.

Custer                              - Tu credi che stia scherzando?

Buffalo Bill                     - No, no. Son sicuro che dici sul serio. Sono solo curioso di sapere come pensi di farti eleggere.

Custer                              - Diventando un eroe nazionale. Come te. I no­stri sogni, vedi, sono complementari.

Buffalo Bill                     - Hai qualche idea di come attuare il tuo sogno? Per quanto riguarda il mio, non so proprio.

Custer                              - Si, un'ideuccia niente male. Buffalo Bili. Cioè?

Custer                              - Sterminare l'Indiano americano.

Buffalo Bill                     - Oh, mio Dio, ma dici sul serio!

Custer                              - T"ho già detto di si.

Buffalo Bill                     - Oh, ma... ma è orribile, lo...

Custer                              - Non fare il sentimentale. Sono una razza in via d'estinzione; non è che stia facendo qualche cosa che altri­menti non sarebbe mai successo. Sto solo... affrettando un poco le cose.

Buffalo Bill                     - Sei nauseante! Custer -~ Se sei nauseato, è solo colpa tua.

Buffalo Bill                     - Che diavolo vuoi dire!

Custer                              - Voglio dire che sei mio complice. E lo sai dan­natamente bene! Se mi viene in mente di spazzare via gli Indiani, è solo perché tu gli hai già spazzato via il cibo.

Buffalo Bill                     - Tu... hai intenzione... di spazzar via gli Indiani. Io non ho mai avuto l'intenzione di spazzar via il bi­sonte! È stato... un incidente. Gli... operai della ferrovia avevano bisogno di cibo. Mi hanno ingaggiato per... procu­rare loro il cibo. lo... non mi sono reso conto che stavo di­struggendo tanti... che stavo rendendolo quasi uno sport.

Custer                              - Ecco perché mi piaci tanto; hai un vero e pro­prio istinto per queste cose.

Buffalo Bill                     - Maledetto sporco pidocchioso! Ti ucciderò per quanto hai devio!

Custer                              - E allora qualcun altro spazzerà via gli Indiani al mio posto. Non c'è niente da fare, non puoi riportare in­dietro i bisonti. Finley! E voglio mostrarti come manovrerò tutta la cosa. Sono cosi indebitato con te per quanto hai fatto!

Finley                              - Signore?

Custer                              - Sei un bravo soldato, vero?

Finley                              - Io... spero di si.

Custer                              - Voglio dire, anteponi il tuo paese a te stesso.

Finley                              - Si, signore. Io... (Finley geme in improvvisa agonia e piomba in avanti, morto. Custer gli ha piantato un coltello nella schiena. Velocemente, s'inginocchia accanto al cadavere e gli toglie lo scalpo)

Custer                              - È facile prendere lo scalpo a qualcuno, una volta che ci si è fatta la mano. Povero ragazzo. Un soldato corag­gioso. La sua famiglia ne sarà orgogliosa. Ecco! Mmm. No, non mi piace l'aspetto di questo taglio. Vedi quella ferita diagonale? Segno inequivocabile degli Indiani Cheyenne. Temo che dovremo fare una rappresaglia per questa atro­cità... Oh. Che caro: stai pensando di denunciarmi. Natu­ralmente non lo farai, perché nessuno crederebbe alla tua storia. Ed anche se ci credessero, la troverebbero inaccetta­bile per altre ragioni. Bene. Penso che me ne tornerò all'accampamento. Devo scrivere un rapporto su questa... tragedia. E una lettera affettuosa ai parenti di Finley. (S'av­via. Non volge la schiena a Cody finché non ne è fuori di portata di fucile) Sai, Cody, un giorno o l'altro, fra non molto tu aiuterai la gente di questo paese proprio come sognavi di fare. Vedi, il West sta cambiando. E la gente vuole esserne messa al corrente. Be', tu sei uno di quelli cui si potrebbe prestar orecchio. Tu sei uno di quelli che po­trebbero dir loro quel che hanno voglia di sentire... Rifare una verginità al paese, Cody. Lavar via il sangue delle spac­conate. Se la nazione non dimenticherà il West, cambia il West che essa ricorda. (Custer esce. Coda Macchiata s'av­vicina)

Coda Macchiata              - (fissando il corpo a terra) Questo luogo sembra ispirare la gente.

Buffalo Bill                     - Perché non mi uccidi?

Coda Macchiata              - Non voglio commettere altri gesti inutili.

(S'avvia)

Buffalo Bill                     - Allora avresti dovuto uccidere Custer!

Coda Macchiata              - No. Dovevi farlo tu. (Breve pausa. Poi

Coda Macchiata riprende il suo cammino. Buio)

Scena terza

(Luci. Soldati armati scortano Geronimo nell'arena centrale, poi si dispongono tutt'intorno ad impedire ogni tentativo di fuga)

Geronimo                        - Sono Geronimo, capo guerriero dei grandi Apa­che Chiricahua. Nella mia quattordicesima primavera, vidi il mio villaggio saccheggiato dai Messicani, mia madre vio­lentata ed uccisa, mia sorella   - più piccola di me       - vio­lentata ed uccisa, e mio padre ucciso e castrato. Negli in­verni che seguirono, con un gruppo d'amici, vendicai quelle morti finché non riuscimmo più a contare i Messicani uccisi tanto alto era il loro numero. Quando i soldati bianchi ven­nero, molto più tardi, e portarono via la migliore terra che il mio popolo avesse, e violentarono le donne che rimane­vano, ne uccidemmo allo stesso modo quanti fummo in grado di uccidere. Poi, da loro braccato come una bestia, divenni una bestia e massacrai come una bestia, spesso stra­ziando i corpi con i miei denti. Fiero, indossavo allora una cotta di avvizzite dita messicane, Dalla cintura, penzola­vano gli scalpi delle parti private delle loro donne. Per il mio cane, feci un collare con i genitali di alcuni soldati, cosi poteva sgranocchiare qualcosa quando il nostro cibo dimi­nuiva... Poi, stanco e malato, io e la mia piccola banda di guerrieri ci arrendemmo al Generale Nelson Miles, che aveva promesso che se ci arrendevamo ci avrebbe riunito al resto dei Chiricahua, nessuno dei quali s'era unito a noi nella guerra, ma se n'erano rimasti pacificamente nella loro riserva ih Arizona, dove erano nati. Ma Miles non fece poi come avevamo pensato. Invece di inviarci in Arizona, ci mise su un treno bestiame e ci trasferi in una prigione di Penscolla, Florida. E per mantenere la parola data, tolse la nostra gente dall'Arizona. E la mandò da noi. (Pausa) Nella stagione della luna delle grandi piogge, nell'anno che i bianchi chiamano milleottocentonovantadue, un uomo di nome Buf­falo Bill venne a trovarmi e mi disse che poteva tirarmi fuori di prigione. Aveva uno... spettacolo, disse, che faceva vedere in giro che cos'era stato il West. Disse che la gente voleva vedermi, anche stringermi la mano, perché ero fa­moso. E disse che se mi decidevo a far parte del suo spet­tacolo, mi poteva mettere in libertà. Allora gli chiesi se poteva liberare anche il mio popolo, perché non era giusto che essi venissero puniti per qualcosa che avevo fatto io. Ma lui disse di no, non poteva liberarli, però poteva fargli avere cibo. Cosi accettai. Per il loro bene. Pure, pensai, deve es­serci un errore, perché ho ucciso molta gente, e ne ucciderei ancora se solo ne avessi l'opportunità! Quest'uomo non sa chi sono io!... Poi prese una grossa medaglia d'oro e me l'appuntò sulla camicia, e disse, questa medaglia è da parte del Grande Padre. Ed allora seppi che c'era stato qualche errore.. Perché era proprio a causa del Grande Padre che io ed il mio popolo eravamo in carcere. Ma no, m'assicurò lui, non c'era stato nessun sbaglio. Il Grande Padre pen­sava che fossimo tutti grandi uomini. Ma io ho ucciso molte persone! Ecco perché il Grande Padre ci ha tolto l'Arizona, e le nostre migliori donne, e mandato quanti rimanevano di noi in questo luogo, dove stiamo lentamente morendo!... Ma. no, disse lui. Non c'è stato alcun errore. Il Grande Padre pen­sa che siate tutti grandi uomini... Ed io proprio non riesco a capire questa storia. (Geronimo s'avvia verso le sue guardie) Ma poi, l'uomo bianco è qualcuno che nessuno riesce a ca­pire. (Le guardie lo conducono via, mentre le luci si spengono)

Scena quarta

(Rumori di foresta fatti dagli Indiani-Spettatori. Luce sulla destra del palcoscenico; entra il Granduca a cavallo d'un magnifico stallone, il fucile carico. È circondato e protetto dal Generale Custer, dal Generale Sheridan e da Buffalo Bill. È guidato da Cado, scout indiano. Dietro al Granduca se­guono il suo interprete, Ned BuntUne, Lord Throgmorton e Coda Macchiata. S'avvicinano in punta di piedi all'arena cen­trale, su cui sono calati dall'alto alberi di cartone)

Coda Macchiata              - Abbiamo viaggiato ormai per giorni e giorni, attraverso una foresta che si stende nessuno sa fin dove. Nessuno ha per ora osato esplorarne i confini, per paura di scomparire. Ora, il vento che di notte ululava è caduto e si odono solo i rumori usuali.

Lord Throgmorton          - Ssst. Piano ora.

Buntline                           - Attenzione.

Lord Throgmorton          - C'è qualcuno tra quegli alberi.

Buntline                           - Ma dove? (Entrano cautamente nell'arena cen­trale)

Lord Throgmorton          - E se fossero troppi per noi?

Custer                              - Cadremo lottando, come veri uomini. (Lord Throgmorton geme)

Buffalo Bill                     - In verità, penso che questo scherzo sia andato troppo in là.

Custer                              - Cody, che c'è? Hai visto un Indiano?

Buntline e Lord Throgmorton - (insieme) Dove? (Ca­dono in ginocchio)

Sheridan                          - No. Falso allarme.

Custer                              - Wow. (Breve discorso in russo del Granduca Alessio) Cosa diavolo vuole adesso?... Si.

Interprete                         - Sua Altezza si domanda se forse non po­treste affrettarvi un poco a trovare questi Comanches cui sta dando la caccia, perché si sta stancando e vorrebbe schiac­ciare un pisolino.

Custer                              - Gli dica di aver pazienza ancora qualche minuto.

Buffalo Bill                     - Sheridan, ti prego, di' loro che è solo uno scherzo.

Sheridan                          - Il Granduca è stanco di sparare ai bisonti e vorrebbe uccidere un po' di Comanches tanto per cambiare. Il Presidente ha detto di fare tutto ciò che possiamo per soddisfare il Granduca.

Buffalo Bill                     - Siamo nell'Ohio; il Comanche più vicine è a duemila miglia. L'altro Indiano più vicino, probabilmente a centomila.

Sheridan                          - Bene. E, credimi, ciò rende le cose maledettamente più sicure.

Buffalo Bill                     - Custer. Ti prego!

Custer                              - Oh, piantala di piagnucolare. Anch'io ho una gran voglia di tornarmene a Manhattan. Sei stato tu a met­terci in tutto questo casino.

Buffalo Bill                     - Cosa?

Sheridan                          - Gli hai raccontato tutte quelle storie.

Buffalo Bill                     - Che storie?

Sheridan                          - Trenta Comanches uccisi in un pomeriggio.

Buffalo Bill                     - Ma non ho mai nemmeno visto un Comanche!

Custer                              - Certo che no. Ma si dà il caso che il Granduca non sia al corrente di questo fatterello.

Buffalo Bill                     - Be', gli stavo solo raccontando ciò che vo­leva sentire. Pensavo lo avrebbe fatto felice.

Sheridan                          - È stato cosi. (Breve discorso in russo del Grandu­ca Alessio)

Interprete                         - Sua Altezza è impaziente.

Sheridan                          - Digli di trattenere i cavalli. Fra un attimo avre­mo un Comanche.

Custer                              - Ne sento uno strisciare, proprio ora.

Buffalo Bill                     - Questa storia è una farsa.

Custer                              - Non è colpa nostra.

Lord Throgmorton          - Signore, penso d'avere appena visto un Indiano.

Custer                              - Dove?

Buntline                           - Tra gli alberi.

Lord Throgmorton          - Sembrava un albero.

Custer                              - Bene. Continuate a guardare.

Buffalo Bill                     - Ehi, che hai intenzione di fare? Non c'è un...

Custer                              - Phil?

Sheridan                          - Yeah. Lo so. Cado!

Cado                                - Mm.

Sheridan                          - Sei uno scout indiano; vacci a cercare un Indiano. (Cado scompare tra gli alberi)

Custer                              - La grande fortuna è che nessuno di questi idioti sa come è fatto un Comanche. (Sheridan s'è avvicinato all'Interprete del Granduca e gli ha detto qualche parola; l'Interprete parla al Granduca, che sorride. I suoni della foresta si fanno più selvaggi)

Buffalo Bill                     - È ridicolo. Tutto quel che ho fatto è stato raccontargli un'innocua storia sul fatto che il posto era pieno di Comanches. (Gli alberi si dividono e ne esce Cado, che scuote la testa tristemente)

Cado                                - Mi spiace, ma non ho trovato traccia di... (// Gran­duca spara a Cado che cade morto. Eccitato discorso in russo del Granduca Alessio)

Interprete                         - Sua Altezza desidera esprimere la sua più sentita gratitudine ai suoi amici Generale Custer, Generale Sheridan, e specialmente Buffalo Bill, per aver reso possibile questo momento elettrizzante, e reso la sua gita nel West la piacevole esperienza che è stata; sarete tutti graziosamente retribuiti.

Custer                              - Di' a Sua Altezza che averlo reso felice è già una grossa ricompensa. (Sheridan e Custer s'inchinano) Su, su, Cody, non essere cosi modesto; inchinati anche tu. Senza di te, lo sai, tutto ciò sarebbe impossibile. (Lord Throgmorton grida; Cado s'è levato in piedi)

Cado                                - Il mio nome è Cado. Mio padre era un Pawnee. Mia madre era in parte Cherokee, in parte Crow. Non im­porta come guardate le cose, in ogni caso non sono un In­diano Comanche. (Breve discorso in russo del Granduca Alessio)

Interprete                         - Sua Altezza desidera sapere che ha detto l'uomo che ha ucciso poco fa.

Coda Macchiata              - Sono Coda Macchiata, capo degli In­diani Cheyenne. Di' a Sua Altezza che l'uomo che ha uc­ciso poco fa ha detto: "Dovevo starmene nel Texas con il resto della mia tribù Comanche". (L'Interprete sorride e passa la notizia al Granduca)

Custer                              - Anche Coda Macchiata sarà ricompensato. (Coda Macchiata sorride a Cody. Escono tutti tranne Cody e Coda Macchiala. Il corpo di Cado viene gettato di traverso sul cavallo del Granduca come la carcassa d'un cervo. Si stura champagne per brindare. Il malinconico canto degli uccelli e degli insetti continua per un po' dopo che le luci si sono spente)

Scena quinta

Capo Giuseppe                - (occhio di bue su Capo Giuseppe) Nel mese dei cavalli affamati, nell'anno della nostra resa, io, Capo Giuseppe, e quanto rimaneva del mio popolo, i Nasi Forati, fummo mandati in prigione in Oklahoma, sebbene il Generale Howard avesse promesso che potevamo tornare nell'Idaho dove eravamo sempre vissuti. Nel mese dei ciliegi in fiore, sempre nell'anno della nostra resa, William Cody venne a trovarmi. Era un uomo simpatico, con gli occhi che sembravano spaventati, non so perché. Mi disse che ero coraggioso, e che conosceva parecchia gente che mi ammirava. Poi mi raccontò tutto sul suo Wild West Show, in cui appariva anche il grande Toro Seduto, e mi . chiese se volevo parteciparvi. Se lo facevo, mi avrebbe li­berato dalla prigione, dato del denaro ogni settimana, e fatto in modo che il mio popolo ricevesse altro cibo e vestiario. Gli chiesi che cosa dovevo fare, dato che non ero un grande cavaliere o tiratore. Egli distolse gli occhi e mi disse: "Ripetere semplicemente, due volte al giorno, tre la domenica, ciò che dicesti al Generale Howard quel pomeriggio, quando tu ed il tuo popolo eravate cosi vici­ni alla frontiera canadese, verso la quale vi stavate dirigen­do, e dove tutti sareste stati salvi". Cosi, acconsentii, per il bene del mio popolo. E per tutto l'anno seguente, due volte al giorno, tre la domenica, dissi quanto segue a co­loro che sedevano attorno a me nell'oscurità, dove non li potevo vedere, con questa luce che brilla violenta nei miei occhi... "Dite al Generale Howard che conosco il suo cuore. Sono stanco di combattere. I nostri capi sono stati uccisi. Specchio Lucente è morto. I vecchi sono tutti morti. È freddo e non abbiamo coperte. I bambini muoiono di fred­do. Una parte del mio popolo è fuggita sulle colline e non hanno cibo né abiti caldi. Nessuno sa dove siano, forse sono assiderati. Voglio avere il tempo per cercare i miei figli e vedere quanti riesco a trovarne. Forse li troverò tra i morti. Ascoltatemi, miei capi. Sono stanco. Il mio cuore è stanco e triste. Di qui, da dove il sole ora è alto, io non combat­terò mai pili". (Buio)

Scena sesta

(Si sentono le note di "Salute al Capo". Luci su un palco­scenico provvisorio. Tendoni e cartello che dice Wild West Show ed il titolo "Scout della Pianura" di Ned Buntline. Entrano il Presidente dei Vecchi Tempi e la First Lady seguiti da due Uscieri con le sedie)

Presidente                        - (al pubblico) 'Sera, signor Segretario.

First Lady                        - 'Sera, Tom.

Presidente                        - Son contento che tu sia riuscito a venire.

First Lady                        - (sotto voce) Quand'è che lo licenzi una buona volta?

Presidente                        - Non prima di gennaio. Penso che sia me­glio fare cosi.

First Lady                        - Be', se vuoi sapere il mio parere, più pre­sto è meglio è. Ingrato. Ah. Abigail. Ma che bel vestito. (Al marito) La vacca, non sapeva che era una cerimonia formale?

Presidente                        - E tu non sapevi che era una cerimonia formale?

First Lady                        - Ooooh! Com'è poco educato da parte tua.

Presidente                        - 'Sera, Governatore.

First Lady                        - Caro, c'è anche l'Ambasciatore.

Presidente                        - Oh. Ehilà, Fred!

First Lady                        - Digli di non addormentarsi, per favore!

Presidente                        - Si. Fred. Per favore. Cerca di non addor­mentarti, eh? Bisogna essere gentili con questa gente.

First Lady                        - Sono arrivati fin qui, dal Texas.

Presidente                        - (alla moglie) Ancora... molto poco civili, laggiù, mi si dice.

First Lady                        - Si. Cosi ho saputo anch'io. (Breve pausa. Le luci s'attenuano) Ah! Incomincia. (Siedono) Molto ecci­tante.

Presidente                        - Si. Molto eccitante. (Luci in scena. Da die­tro il sipario, sbuca Ned Buntline)

Buntline                           - Signor Presidente, onorevole First Lady, davanti a voi è un personaggio molto oscuro; un furfante la cui presenza oscura questa terra luminosa più di quanto faccia la luna che eclissa il sole; un ubriacone che beve finché le sue tasche son vuote, e poi fa una conferenza sull'astinenza per guadagnare qualche soldo; un accattone alla ricerca di facili elemosine, come derubare qualche altro accattone cieco. Che dite? Sono maleducato a parlar cosi, quando mi trovo ad esser ospite d'una cosi pulita Casa Bianca? Tema non abbiate; qualcosa non dissi: di recente mi sono redento. Ah, perdono, mi spiace, Ned Buntline è il mio nome, son io che la fama di Bill Cody portai in giro. Con lui eroe, sessantasette libri scrissi, e più noto di Nerone lo resi. F sibben quei libri a poco li vendessero, ricchi in men che non si dica diventammo. E cosi giunse la redenzione della mia anima: più badai al profitto della Nazione che al nostro; perché con ciascuno dei miei emo­zionanti racconti, Cody ingigantì' a rappresentare le glorie della Nazione. Ed anche contribuì a rasserenarne la co­scienza, mostrando del pessimismo l'incoscienza. Tanti era­no i disastri che vi accadevano, ad esempio, che uno si stancava d'attender la sua bara e leggeva invece delle sue battaglie, la mente riposata, sapendo che prima o poi le cose al meglio si sarebber volte. Più tardi, quando tutti chiesero di vederlo, una commedia io scrissi perché vi ap­parisse; ed una scena or andiamo a mostrarvi, come cosi graziosamente ci avete pregato di fare. Cody, certo, imper­sona se stesso, come fa il sottoscritto, vostro devotissimo. La Vergine Crow è un'attrice italiana, Paola Monduli. Il cattivo Capo Pawnee, è il vecchio favoloso Gunther Hook-man. Gli altri Indiani, mi spiace dirlo, vengon da Brooklyn. Ma, stasera, in si speciale occasione, una visita ab­biamo, e cosi aggiunsi altro dialogo perché potesse egli stesso apparire. Ma siate comprensivi: quest'uomo, amico di Cody, non è un attore. Sebbene naturalmente nella mia rappresentazione, il vero interesse è chi sono gli uomini. Cosi preparatevi a qualunque cosa, sia dannato il copione, e a Cody e a Wild Bill Hickok, un applauso d'incorag­giamento! (La First Lady ed il Presidente dei Vecchi Tempi applaudono freneticamente. Buntline esce di sce­na. Il sipario s'alza e mostra una scena da melodram­ma del genere peggiore. Dietro ad alberi di cartone, na­scosta da essi, la sexy Paola Monduli è legata al palo sacrificale mentre altri Indiani, chiaramente non di ori­gine aborigena, le stanno accanto, incerti sul da fare. Sullo sfondo, un fondale malamente dipinto rappresenta un ac­campamento indiano pieno di teopee. Sulla ribalta, impac­ciati e legnosi come solo i peggiori dilettanti potrebbero essere, Cody e Hickok, quest'ultimo con lunghi capelli sciolti, ricercati gambali di pelle di daino, due grossi fu­cili ed un coltello alla cintura. Lungo silenzio imbarazzato)

Buffalo Bill                     - Grazie a Dio siamo arrivati in tempo. Quei... diavoli di Pawnee son capaci di tutto.

Buntline                           - Specialmente... (Silenzio)

Buffalo Bill                     - Credo tocchi a te, Bill.

Hickok                             - Per i diavoli d'inferno! (A Buntline) Dammi di nuovo l'imbeccata.

Buntline                           - Specialmente...

Hickok                             - Specialmente.

Buntline                           - Alla loro...

Hickok                             - Alla loro.

Buffalo Bill                     - (sotto voce) Terribile, annuale...

Hickok                             - Terribile. Annuale.

Buntline                           - Festa della Luna.

Hickok                             - Festa della Luna. Che sta... per avere inizio. Come ogni...

Buffalo Bill                     - Anno.

Hickok                             - Anno.

Buntline                           - Molto bene.

Hickok                             - Molto bene.

Buntline                           - No!

Hickok                             - Di chi era la battuta?

Buffalo Bill                     - Di nessuno. Stava solo congratulandosi con te.

Hickok                             - Oh, Will, ti prego, lasciami fuori di tutta 'sta storia.

Buntline                           - Avanti, a piacere!

Buffalo Bill                     - Si! Prego Iddio che si sia in tempo per fermare la terribile Festa della Luna dei. Pawnee cosicché io, il grande Buffalo Bill, possa di nuovo...

Hickok                             - Will, smettila! Uno può aver bisogno di denaro, ma non fino a questo punto. (Entra Buntline)

Buffalo Bill                     - Ecco! S'avvicina Ned Buntline! Uno dei più eccezionali tiratori del West!

Hickok                             - (sotto voce) Non riusciva a beccare una vacca nel culo nemmeno da due passi.

Buffalo Bill                     - Chissà? Forse lui potrà aiutarci in questo terribile frangente.

Hickok                             - Signor presidente e Signora, se siete ancora li, credetemi, sono imbarazzato quanto voi da questa cagatina di commedia scritta da finocchietti.

Buntline                           - Salve Buffalo Bill! Salve, uh, Wild Bill Hic­kok. Che cosa v'ha portato in questo luogo spiacevole?

Hickok                             - Vorrei proprio saperlo.

Buntline                           - Forse anche voi, come me, cercate il campo di Uncas, il terribile capo Pawnee?

Buffalo Bill                     - Già, proprio cosi. Cerchiamo il suo cam­po in modo che io, il grande Buffalo Bill, possa ancora una volta salvare qualcuno in difficoltà e pericolo. (Hickok mugola) Questa volta, in particolare, una vergine...

Hickok                             - Deve proprio scherzare, questo qui.

Buffalo Bill                     - Fai il piacere di stare zitto?! Una vergine di nome Teskanjavila! Che, se io prima non la salverò, an­drà incontro a torture, sacrifici e sicure violenze.

Hickok                             - Amico, dov'è il tuo senso di rispetto? Questo proprio non è...

Buffalo Bill                     - Ascolta, lasciami solo! Questa è la mia vita, e...

Buntline                           - Se le cose stanno cosi, uniamo le nostre forze. Ed insieme corriamo a salvare la vergine.

Hickok                             - Se questi fucili fossero carichi, Buntline, io...

Indiani                             - (insieme. Ad un sengale di Buntline) Teskanja­vila!

Buntline                           - Ecco! Il nome della vergine è stato pronun­ciato! Dobbiamo essere vicini al campo di Uncas.

Hickok                             - Incomincio a esser stufo.

Buntline                           - Avviciniamoci dunque con cautela.

Buffalo Bill                     - Pronto il fucile.

Buntline                           - Tese le orecchie.

Buffalo Bill                     - Serrata la bocca.

Buntline                           - Spalancati gli occhi.

Buffalo Bill                     - In modo che io, Buffalo Bill, possa an­cora una volta... Stattene lontano, via!

Hickok                             - Ma tu non dovevi...

Buffalo Bill                     - Non voglio sentir parlare di ciò! Per Dio, da quando sei arrivato, tutto ciò che ho...

Buntline                           - Fermi, olà! Oltre quegli alberi, vedete ora sorgere la pallida luna! (Una luna di cartone viene alzata) Sentite la scura notte avvolgerci come un oscuro sogno. (Buntline e Cody rabbrividiscono) La civetta grida! (Urlo della civetta) Si sentono i suoni della foresta selvaggia. (Suoni di foresta, simili a quelli uditi quando venne ucciso Cado, si levano di tra gli alberi. Il suono dei tam-tam cre­sce) Ci avviciniamo in punta di piedi.

Buffalo Bill                     - Preghiamo Iddio d'essere in tempo. (Pren­dono i fucili e s'avviano in punta di piedi verso l'accam­pamento dove si possono vedere gli Indiani intenti a tor­turare la vergine che si contorce in modo sensuale)

First Lady                        - Quell'Hickok è piuttosto belloccio, non trovi?

Presidente                        - Stavo osservando la ragazza. Guarda quelle gambe. Come sono bianche. Per essere un'Indiana. Si può quasi vedere la morbida carne dell'interno delle sue cosce. Le mie dita bramano di stringere e palpare quelle cosce.

First Lady                        - Il nome di Hickok. Da dove pensi che l'ab­bia preso? Mi., fa sentire brividi su per la mia...

Presidente                        - Questa commedia mi eccita.

First Lady                        - Dovremmo avere più spesso opere del ge­nere alla Casa Bianca.

Presidente                        - Se solo potessi possederla.

First Lady                        - Hickok mi possiede. Sarei sua eguale, non è vero?

Presidente                        - Si, cara. Ecco perché t'ho sposata.

First Lady                        - Ed io ho sposato te.

Presidente                        - Ahhh, dolce, terribile dolore dentro di me.

First Lady                        - Ed anche dentro di me.

Presidente                        - Vieni più vicina. (Si abbracciano. Gli In­diani gridano; Buntline, Cody e Hickok balzano nell'accam­pamento indiano. Spari. Hickok ride. Gli Indiani cadono morti. Hickok ne prende a calci uno, che gli chiede di smetterla)

Teskanjavila                     - (con accento italiano) Salva! Le preghiere d'una vergine sono state ascoltate! E, mi. si lasci dire, ap­pena in tempo. Già le mie morbide cosce erano state aperte; ed i miei seni fiorenti già scalfiti dall'ardente punta d'una lancia indiana. Ma, nonostante tutto ciò, la mia verginità non ricevette offesa. Rimase al sicuro. Qui. In questo tasca­pane. Nascosta in questa tasca segreta. Dove nessuno pensò di guardare. Cosi, l'innocenza vien salvata! Possa Nazuma, Dio del Tuono, concedermi felicità. (Si sente un tuono)

Hickok                             - È stato Buntline a scrivere questo discorso?

Buffalo Bill                     - Credo che lei abbia cambiato un poco. (Uncas si leva dal mucchio di morti)

Uncas                              - (con accento tedesco) Sono Uncas, Capo degli Indiani Pawnee, da poco ucciso per il mio comportamento lussurioso. Ma, prima che l'uomo bianco venisse e mi facesse fuori, ebbi questa visione; l'uomo bianco è grande, l'uomo rosso non è nulla. Cosi, se l'uomo bianco uccide un uomo rosso dobbiamo perdonarlo, perché Dio volle che l'uomo fos­se grande il più possibile, e il grande uomo, eliminando il più debole, porta avanti l'opera divina. Cosi, all'Indiano non si fa torto alcuno uccidendolo. Anzi, è proprio l'opposto: essere ucciso è proprio il proposito della sua vita. Ecco la visione che ho appena avuto. Essa portò luce nell'oscurità della mia anima altrimenti inutile. (S'abbatte a terra)

Hickok                             - È stato Buntline a scriverlo?

Buffalo Bill                     - Penso che anche Hookman abbia manipo­lato un po'. Lo fanno tutti.

Hickok                             - Ah, si? Bene, allora, penso che sia la mia volta! (Tira fuori il suo coltello Bowie)

Buffalo Bill                     - Ehi!

Hickok                             - Fate una sola mossa e vi squarto in due, amici o no.

Buntline                           - Bill, ascolta...

Hickok                             - Quanto a te, Buntline, lucertola sdentata, toro innocuo, tu...

Buntline                           - Giù il sipario!

Hickok                             - Il primo che tocca quel sipario, lo riduco a carne tritata e me lo faccio per pranzo, crudo!

First Lady                        - Oh, tremo tutta!

Hickok                             - Okay. Ed ora, Buntline, facciamo un po' i conti.

Buntline                           - Conti?

Hickok                             - Mica si umilia Wild Bill Hickok.

Buntline                           - U-umiliare?

Hickok                             - O almeno non lo si fa due volte, perché dopo la prima ci si ritrova morti.

Buntline                           - Ma d-d-i che st-st-stai parlando?

Hickok                             - Parlo del dover impersonare me stesso. Dell'umi­liazione di dover impersonare me stesso in persona.

Buntline                           - Oh.

First Lady                        - Completamente pazzo, no?

Presidente                        - Già. Molto bello.

Hickok                             - Non era nei patti.

Buntline                           - Patti?

Hickok                             - Mi avevi detto che se venivo qui potevo imper­sonare Bat Masterson.

Buntline                           - Ah, quello! (Ride soffocato) Bene...

First Lady                        - Fantastico.

Buntline                           - Se ti ricordi, io avevo detto che magari potevi far la parte di Bat Masterson. Ma prima dovevamo vedere come andavi nella parte di Hickok.

Hickok                             - Nella parte di Hickok? Ma, Cristo, io sono Hickok!

Buntline                           - Già.

Hickok                             - Be', e allora perché diavolo dovevo impersonarlo?

Buntline                           - Be' c'è il fascino sul pubblico.

First Lady                        - Certo che c'è, amore!

Presidente                        - Continuate con questo bel lavoro!

First Lady                        - Ooooh, come vorrei afferrargli il..

Buntline                           - Bill! Ora, ora... aspetta un attimo! Parliamone un po'. Da gentiluomini.

"...Sai, Cody, un giorno o l'altro, fra non molto tu aiuterai la gente di questo pae­se proprio come sognavi di fare. Vedi, i West sta cambiando. E la gente vuole es­serne messa al corrente. Be', tu sei di quelli cui si potrebbe prestar orecchio.. Tu sei uno di quelli che potrebbero dir loro quel che hanno voglia di sentire... Rifare una verginità al paese, Cody. La­var via il sangue delle spacconate. Se la nazione non dimenticherà il West, cam­bia il West che essa ricorda."

Atto primo

Scena seconda

Buffalo Bill                     - Si, giusto...

Hickok                             - Tu sfattene fuori da tutto ciò! Altrimenti ti squarcio lo stomaco e ne tiro fuori, pollice per pollice, quel­lo che per gli altri è intestino, ma per te è solo immondizia!

Buffalo Bill                     - Cosa?

Hickok                             - Idiota, buffone d'un impostore incapace. Non vedi che sto facendo quello che avresti dovuto fare tu già da tempo?

Buntline                           - Metti via quel coltello, per favore. (Hickok spinge Buntline tra le quinte) Per amor del cielo, Cody, aiu­tami! Cody, ti prego, aiutami, Cody! (Si sente un urlo; Cody geme e si copre gli occhi. Buntline si trascina fuori delle quinte, un coltello piantato nella schiena; barcolla verso il palco presidenziale)

First Lady                        - Guarda! Arriva!

Presidente                        - È affascinante.

First Lady                        - Si. (Hickok torna impettito sulla scena; la fa­miglia presidenziale applaude Buntline)

Hickok                             - Spiacente, William. So che era un tuo amico. Ma, diavolo, non era poi quel grande comico. (Ridacchia e dà una manata sulla schiena dell'attonito Cody. Poi si volge a Paola Monduli, ancora legata al palo sacrificale; gli In­diani morti si sono allontanati furtivamente)

Teskanjavila                     - Oh, Santa Maria Maggiore, non mi piace quella luce nei suoi occhi. Qualcuno mi aiuti. Buffalo Bill, aiutami.

Hickok                             - (mettendosi in posa) Salve, dolce zuccherino, tor-tina2 dal profumo tentatore, perché mi son negati i tuoi piccanti favori?

Teskanjavila                     - Ssst! Sono questioni da risolvere tra le quinte! Non è... Ah! Che stai facendo? (Hickok incomincia a scardinare il palo; la First Lady si sporge oltre il para­petto del palco ed incita Buntline, accasciatosi davanti al palco) Oh aiutami! Buffalo Bill, ti prego, per amor del cielo aiutami!

First Lady                        - Ops, morto del tutto.

Presidente                        - Fantastico.

First Lady                        - Ooooh, e guarda che cosa sta facendo adesso! (Hickok ha strappato il palo dal pavimento e l'ha abbattuto) Davvero dobbiamo invitare più di frequente questa gente di teatro.

Presidente                        - Vieni, avviciniamoci!

First Lady                        - Si.

Hickok                             - Hickok, il tiratore più veloce del West, a parte Billy the Kid, che però non è cosi accurato; Hickok, il più implacabile pistolero del West, a parte Doc Holliday, che usa però un fucile a canna segata, che non è leale; Hickok, il più tiratore dei tiratori del West, a parte Jesse James, che però è totalmente confuso; questo Hickok, forte come una aquila, alto come una montagna, veloce come il vento, fe­roce come un serpente a sonagli, una leggenda nella sua epoca (o in qualunque altra), questo Hickok incombe ora su una vergine indiana...

Teskanjavila                     - Non sono un'Indiana e non sono vergine!

Hickok                             - Che non è un'Indiana e non è vergine, ma ad ogni modo è piuttosto bella, e chiede a quelli di voi che stanno a guardare di notare attentamente la fondamentale bontà delle sue intenzioni generose.

Teskanjavila                     - Ooooh! (La prende per le ascelle)

Hickok                             - Perché altrimenti, potrebbero facilmente essere fraintese. (Incomincia a trascinarla via) E scambiate sem­plicemente... per... lussuria.

Teskanjavila                     - Aiutami! Buffalo Bill, aiutami! Aiutami!... (L'azione si blocca. Buffalo Bill osserva quanto sta acca­dendo, costernato) Aiutami... (Le luci si spengono lentamente. Niente sipario)

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Scena prima

(Tutti gli attori prendono posto. Le luci si smorzano quando sono pronti. Urla rauche. Suono di piano honkey-tonkey. Colpi di rivoltella. Rumore di bottiglie fracassate. Le luci s'accen­dono sul "Saloon" di Tom Sherman, dove i ragazzi stanne facendo una gara di tiro a segno, sparando alle lampadine. E di tanto in tanto sparandosi addosso a vicenda. Doc Holli­day, con un fucile dalla canna segata, colpisce tre lampadine ed un buco nel muro del "Saloon". Il che gli fa vincere la gara. Sul palcoscenico, oltre ad Holliday, sono Hickok, Jesse fames, Billy the Kid, The Dalton Brothers, Sam il pianista, Rete l'apache, due Indiani Navajo ubriachi e Flora, una ballerina. I Dalton Brothers hanno delle mascherine nere su­gli occhi)

Doc Holliday                   - Pago da bere! (Applausi all'offerta)

Pete l'apache                    - (agli Indiani ubriachi) Doc Holliday offre da bere.

Jesse James                      - Quando pensi che arriverà Cody?

Hickok                             - Da un momento all'altro. Ol' Klondike ci av­vertirà.

Bob Dalton                      - Ed il Presidente verrà con lui?

Hickok                             - Cosi m'hanno detto.

Jesse James                      - La cosa puzza un po'.

Doc Holliday                   - Voglio qualcuno che canti.

Hickok                             - Io! Flora, scendi dalle mie ginocchia, farò un po' di spettacolo.

Flora                                - Proprio ora che le cose stavano andando bene.

Hickok                             - Sam, piantala, prima che ti fracassi le dita.

Sam                                 - Giusto, Bill. Senza offesa.

Hickok                             - Penso che canterò qualcosa di triste.

Billy the Kid                   - Sto già piangendo.

Pete l'apache                    - Billy the Kid sta già piangendo.

Hickok                             - "Give me a home where the Buffalo rcam..." (En­tra la sensuale Belle Star, vestita da prostituta indiana)

Belle Star                         - Okay, boys! Come vi sembra la signora? (Fa un gran giro per la sala, fesse James le si getta ai piedi)

Hickok                             - È Belle Star, yahoo! (/ ragazzi applaudono e gridano di gioia)

Jesse James                      - Calpestami, angelo spietato! Gettami nel fango, divina tentatrice del cuore.

Belle Star                         - Sei già sporco. Mi stai abbastanza scoccian­do, grugno di porco. (Gli dà un calcio e lo butta a lato)

Pete l'apache                    - Belle Star ha dato un calcio a Jesse Ja­mes nei coglioni!

Doc Holliday                   - Alt, diavolo, ed apri la tua bocca schi­fosa! Lascia che il mio arnese da dentista frughi nella tua cavità!

Belle Star                         - M'hai preso per una stronza?3 Razza di pirla! (Lo spinge da parie)

Pete l'apache                    - Il chirurgo dentista, Doc Holliday, non può trapanare e otturare. Troppo brutto. (Billy the Kid af­ferra Belle Star dal di dietro)

Belle Star                         - Ah, caro Billy the Kid, il cazzo più grande della città.

Billy the Kid                   - La mia lingua freme per il desiderio di gustarti; le tue labbra umide, i tuoi nobili capezzoli.

Belle Star                         - Vienmi a trovare, più tardi.

Hickok                             - Hey, Belle Star! Che ne dici di un bacione gustoso al tuo amante preferito?!

Belle Star                         - Certo! (Belle Star bacia Billy the Kid tra l'entusiasmo di tutti)

Hickok                             - Cos'è 'sta storia? Niente per Wild Bill?

Belle Star                         - Amore, puoi avere tutte le sue malattie, (Lo bacia appassionatamente. Gli altri applaudono. Entra Vec­chio Klondike, senza fiato)

Vecchio Klondike           - Arrivano. Li ho visti. Buffalo Bill ed il Presidente. Yahooo. In una carrozza più graziosa di un casino di New Orleans; va cosi forte che ne ho dovuta mangiare di polvere prima di poter oltrepassare quell'arnese dannato.

Billy the Kid                   - Joe, dagli da bere.

Vecchio Klondike           - Grazie Bill. Obbligato.

Hickok                             - È tutto pronto?

Doc Holliday                   - Nessun problema.

Jesse James                      - Siamo tutti pronti.

Vecchio Klondike           - Per tutti i tuoni, questa roba potrebbe uccidere un serpente a sonagli di cinquanta libbre.

Pete l’apache                   - Hey! Io sono il Presidente! Tu sei Buffalò Bill. Sento dire che quei niente buoni niente impor­tanti pellerossa sono poco soddisfatti di cose come vanno, e niente più credere al Grande Padre? Essere vero?

Vecchio Klondike           - Grande Padre, è proprio vero. Dagna bitala. Hotdiggideedog.

Pete l’apache                   - Bene! Certo dobbiamo fare qualcosa per metter tutto a posto... Io lo so! Andrò nell'Ovest a visi­tare una riserva. Tu vieni con me. Guarda! C'è uno di quegli idioti pellerossa. Salutalo.

Vecchio Klondike           - (ad uno degli Indiani ubriachi) Salve, tu, nobile selvaggio. Come la va?

Pete l’apache                   - Oooh, quest'Indiano, puzza come l'inferno.

Vecchio Klondike           - Sono il famoso Buffalo Bill, la guida del Grande Padre per gli Indiani. Alzati quando ti parlo.

Pete l’apache                   - Sai che ti dico? Questa riserva è un ca­sino immondo.

Vecchio Klondike           - Abbiamo sentito dire che voi Indiani siete un po' insoddisfatti di come vi stanno andando le cose. (L'Indiano s'accascia a terra) Ed anche che avete incomin­ciato a dubitare che il Grande Padre sia davvero tale.

Pete l’apache                   - Bel discorso.

Vecchio Klondike           - Be' per il serpente a sonagli. Siamo qui per cacciare questi dubbi. Che c'è adesso?

Pete l’apache                   - Mi si dia una Squaw.

Vecchio Klondike           - (prendendo Belle Star) Vieni qui, Squaw.

Pete l’apache                   - È questa la Squaw?

Vecchio Klondike           - Yup. È questa.

Pete l’apache                   - Mmmm. Deliziosa.

Belle Star                         - Sta' attento.

Pete l’apache                   - Una sedia, prego. Grazie. Siedi qui. Cosi. Bene. Un po' a destra. Bene. Ed ora. Dimostrerò a voi stupidi pellerossa chi sono io.

Vecchio Klondike           - Il Grande Padre dimostra d'essere il Grande Padre!

Pete l’apache                   - Scusa. Un po' in avanti. Ecco. Cosi. Qual è il tuo nome, Squaw?

Belle Star                         - Fatti miei.

Pete l’apache                   - Oh, delizioso nome indiano... Be'! Non ci sono dubbi, grandi cose v'attendono, pellerossa! Il vostro futuro è dorato. Il caldo sole che vi guarirà le ferite. Poi, orgogliosi e ricchi, il petrolio sprizzante dal sottosuolo, vi., costruirete case molto più graziose di queste catapecchie puz­zolenti fatte di fango, di questi pidocchiosi teepee, per esem­pio con vetro autentico alle finestre, e gabinetti che qualche volta funzionano, ed acqua corrente, ed un tetto sopra il tutto. E cibo caldo nel piatto. Un coltello ed una forchetta accan­to ad esso. E non avrete da usarli se non vorrete. E cose come una gallina, deliziosa succulenta carne di gallina, male­dettamente tenera, i vostri denti aguzzi che la strappano a brani, grossi pezzi di carne bianca, la vostra lingua che lecca gli intingoli nello stomaco della gallina, le vostre labbra umi­de e calde per il suo sugo, per il suo dolce ripieno, le vo­stre dita che spezzano tutti gli ossicini, e li fanno a pezzi, piccoli frammenti, mentre il vino macchia d'un rosso vivo le vostre guance finché non c'è più bianca carne nel piatto. E tutti vi sentite meglio, dentro... Petrolio, fuori, che sprizza dal sottosuolo. E la tribù che pensa: "Come siamo orgogliosi di tutto questo. La nostra eredità. La nostra ricca e splendida eredità". Cioè: aviolinee Mohawk, l'Hotel Algonquin, le Su­per Chief, la Pontiac, Sioux City Iowa, Cheyenne Myoming, tabacco, granturco, riso, "squash", Tacchino del Giorno del Ringraziamento, gli Indiani di Cleveland, Cowboys ed India­ni ed un viso sul nichelino... ed un viso sul nichelino. (Belle Star geme, poi s'alza lentamente. Gli avventori intorno so­spirano. È entrato Buffalo Bill) Gli Indiani hanno visto il Grande Padre. Ed ora sapranno per sempre che tu sei dav­vero il Grande Padre. Perché chi altri se non un Grande Padre avrebbe potuto fare tante cose nello stesso tempo? (Di nuovo, gli avventori intorno sospirano. Belle Star s'al­lontana lentamente. Vedono Buffalo Bill. Entra Cody, il viso cinereo. Rimane un attimo davanti alle porte del "Saloon", cercando di mettere a fuoco l'interno. La musica s'interrompe. Silenzio)

Buffalo Bill                     - Io, uh... (Pausa) È, um...

Hickok                             - Salve, Cody.

Buffalo Bill                     - Ah, eccoti li! Salve, Bill. Io, uh...

Hickok                             - E dov'è il tuo amico?

Buffalo Bill                     - Chi?

Hickok                             - Quello che dicevi che portavi.

Buffalo Bill                     - Oh. Già. È fuori. Stavo solo, um, assicu­randomi che le cose fossero tutte a posto qui dentro.

Hickok                             - E sono tutte a posto?

Buffalo Bill                     - Eh?

Hickok                             - È tutto a posto qui.

Buffalo Bill                     - Se, uh, se lo dici tu, penso sia vero.

Hickok                             - E se non lo dico io?

Buffalo Bill                     - Hm?

Doc Holliday                   - Ehi, l'aria di questo tizio! Non mi sembra molto a posto lui.

Buffalo Bill                     - Chi è là? I miei occhi stanno...

Tesse James                     - Peggiorando?

Buffalo Bill                     - No, no, solo, um, non molto abituati al... uh... alla luce qui dentro.

Hickok                             - Portalo dentro.

Buffalo Bill                     - Oh... si. Non, uh, non possiamo trattenerci molto, però. Abbiamo altre cose da fare. Siamo in giro per vedere le riserve, le riserve indiane. (Fa un cenno in dire­zione della porta) Puoi venire dentro, è tutto a posto.

Persona fuori                   - Chi è la gente cui stavi parlando?

Buffalo Bill                     - Non lo so.

Persona fuori                   - Be', scoprilo prima di dire che è tutto a posto e che posso entrare.

Buffalo Bill                     - Chi è tutta questa gente?

Hickok                             - Garantisco io per loro.

Buffalo Bill                     - (alla Persona fuori) Hickok può garan­tire per loro.

Persona fuori                   - E chi garantirà per Hickok? (Cody si guarda intorno)

Hickok                             - Garantirai tu.

Buffalo Bill                     - (alla Persona fuori) Um... Io, uh, garanti­rò... per lui. (Si volge a Hickok) Sta venendo. (Entra il Presidente dei Vecchi Tempi, in uno stravagante abbiglia­mento da zerbinotto. Esamina il locale)

Presidente                        - E sono queste le persone per le quali tu ga­rantisci?

Buffalo Bill                     - Be', uh...

Presidente                        - La cosa mi puzza.

Buffalo Bill                     - Forse dovremmo andarcene, allora.

Presidente                        - Non si può. Siamo appena arrivati.

Buffalo Bill                     - Posso scusarmi io.

Presidente                        - Non è il mio stile. (Agli altri nella stanza) Signori! Mi si dice che c'è un po' di vita qui!

Hickok                             - Se è questo che cerchi, questo troverai.

Presidente                        - È questo che cerco.

Hickok                             - Doc?

Doc Holliday                   - (al tavolo da poker) Tutto a posto. (A Cody che fissa terrorizzato il suo fucile) Che ti prende, pirla?

Buffalo Bill                     - Uh... niente(Rivolto al Presidente, sotto voce) Faccia attenzione, per favore.

Presidente                        - Sono tuoi amici, non miei. Fai attenzione tu. (S'avviano al tavolo da poker)

Hickok                             - Amici, sono felice di presentarvi il Presidente degli Stati Uniti! In persona.

Gli amici                          - Ehilà!

Presidente                        - Salve! (A Hickok) Com'è che alcuni han­no delle mascherine sul volto?

Hickok                             - Sono orrendi a vedersi, senza... Il Presidente è venuto all'ovest per affari, ma è riuscito a trovare un po' di tempo per onorarci con una visita non ufficiale, per cosi dire.

Tutti                                 - Hurrà!

Hickok                             - Ama il poker.

Presidente                        - M'auguro che non giochiate con il mazzo preparato.

Hickok                             - Nossignore. Solo il vecchio, semplice, "stud poker".

Presidente                        - Ah, bene.

Tesse James                     - Contento?

Presidente                        - È il mio gioco.

Barista                             - (versando da bere) Che bei vestiti.

Presidente                        - Oh, grazie, amico.

Barista                             - Davvero elegante. (S'allontana)

Buffalo Bill                     - Ripeto ancora, non possiamo fermarci a lungo. Il Presidente è venuto per visitare le riserve in­diane. Non per giocare a carte. Abbiamo un ruolino di marcia piuttosto pieno.

Presidente                        - Con calma, Cody. Rilassati. Gli Indiani non scappano. (Gli amici ridono) Cody ha questo chiodo fisso; pensa che debba fare qualcosa per migliorare le loro condizioni. Dio solo sa che cosa. Mi ha spinto a questo viaggio proprio perché io possa, come dice lui, "vedere le cose di persona". Be'. (Dà una manata sulle spalle di Buf­falo Bill) Il suo cuore è sempre a posto, ad ogni modo. Hm? (Gli amici sghignazzano)

Buffalo Bill                     - È nostro obbligo. Nostro obbligo morale. Ci credo fermamente.

Pete l’apache                   - Che ti succede, amigo, ti senti male per aver fatto piazza pulita del bisonte? Dimenticatelo. La carne di bisonte ha un sapore schifoso.

Presidente                        - (ad Hickok, sotto voce, nervosamente) In effetti per dire la verità, gli Indiani sono solo un pretesto. In realtà, sono venuto qui per vedere te. Mia moglie ed io, vedi, entrambi, uh, abbiamo ammirato enormemente la tua... uh... interpretazione. L'altra sera. (Ridacchia) Ecco. Leggi questo, quando non c'è nessuno intorno. (Fa scivolare un biglietto in mano a Hickok) Non abbiamo avuto l'occa­sione di dirti tutto quel che volevamo, sei scomparso cosi in fretta.

Hickok                             - Veloce.

Presidente                        - Veloce. Si. Scusa. Uh... e chi è quella... de­liziosa signora?

Hickok                             - Belle Star. È disponibile.

Presidente                        - Davvero? Bene! Eh, eh... Uh, come va? Sono il, uh. Presidente.

Belle Star                         - Presidente?

Presidente                        - Si'. Del... sai... del tuo paese.

Belle Star                         - Oh. Piacere di conoscerla. Ho sentito par­lare un sacco di lei dai miei amici.

Jesse James                      - Attento. Ha lo scolo.

Presidente                        - Oh?

Jesse James                      - Sono Jesse James.

Billy the Kid                   - Billy the Kid.

Emmet Dalton                 - Em Dalton.

Bob Dalton                      - Bob Dalton.

Doc Holliday                   - Doc Holliday.

Presidente                        - Uh... Ehi, voi, amici, non siete... uh... forse ricercati dalla legge?

Hickok                             - Io sono la legge, qui.

Jesse James                      - Maresciallo di Dodge City, ecco che cosa è.

Doc Holliday                   - Il migliore che abbiamo mai avuto.

Billy the Kid                   - Muy simpatico.

Presidente                        - Si, ne sono certo, ma...

Bob Dalton                      - Hai qualcosa contro i fuorilegge?

Presidente                        - Be'. Io... uh... non amo generalizzare, natu­ralmente.

Buffalo Bill                     - Al Presidente piace giudicare gli uomini in quanto individui.

Jesse James                      - Sta' zitto, scemo.

Emmet Dalton                 - Ora, guarda un po' qui, Mister Presi­dente! Quando abbiamo saputo che volevi giocare a poker, ci siamo immaginati che volevi un gioco onesto. Be', cre­dimi, non troverai un gioco più onesto di questo.

Presidente                        - Non intendevo sottovalutare la vostra onestà.

Jesse James                      - Perché no? Non c'è un solo uomo onesto tra di noi.

Billy the Kid                   - E questa è naturalmente la ragione per cui il gioco è cosi onesto.

Emmet Dalton                 - Quando uno sa di giocare con degli imbroglioni, non bara...

Doc Holliday                   - Troppo pericoloso.

Hickok                             - Capisci, no? Una specie di Equilibrio di Poteri!

Presidente                        - Immagino che mi dovrete dare la vostra parola d'onore.

Bob Dalton                      - Finché hai un revolver e lo sai maneggiare altrettanto bene di chi ti sta vicino, non c'è alcun problema.

Hickok                             - Passate le fiches.

Buffalo Bill                     - (sotto voce) Quel mazzo non è nuovo.

Presidente                        - Questo mazzo non è nuovo!

Billy the Kid                   - Certo che no! I mazzi freschi possono essere segnati quando li alzi. Da qualche imbroglione, di­ciamo, alla fabbrica.

Jesse James                      - Abbiamo già giocato con questo mazzo.

Emmet Dalton                 - Perciò gli unici che potrebbero averlo segnato siamo noi.

Presidente                        - Ah, si. Molto bene.

Hickok                             - Cominciamo con diecimila.

Presidente                        - Che?

Doc Holliday                   - Puoi puntare di più, se vuoi.

Presidente                        - Non intendevo dire quello.

Doc Hollyday                  - Ah, no?

Buffalo Bill                     - Penso che sarebbe meglio che ce ne an­dassimo.

Presidente                        - Volevo dire che non ho tanti soldi con me.

Jesse James                      - Quanto hai?

Presidente                        - Oh, un paio di biglietti da mille.

Buffalo Bill                     - Duemilacinquecento dollari, per l'esattezza.

Bob Dalton                      - Non è molto, è vero?

Presidente                        - Be'...

Emmet Dalton                 - Che ne pensi?

Billy the Kid                   - Il suo nome suona bene.

Doc Holliday                   - Prenderemo nota noi, per lui.

Jesse James                      - Proprio come prenderebbe nota lui per noi. Hm?

Doc Holliday                   - Spiacenti ma nemmeno noi abbiamo molto liquido.

Bob Dalton                      - Ma, poi, che vale vivere se non ci si può fidare dei propri fratelli?

Emmet Dalton                 - Non vale un cazzo.

Bob Dalton                      - Già...

Hickok                             - Cinque carte. Cento dollari d'apertura.

Buffalo Bill                     - Penso proprio che dovremmo andarcene di qui.

Presidente                        - Siamo in ballo.

Buffalo Bill                     - Proprio per questo.

Presidente                        - No, no, Cody. La mia reputazione.

Buffalo Bill                     - Non è che venga accresciuta di molto se lei perde.

Presidente                        - Non perderò. Hai la mia parola.

Buffalo Bill                     - Ottimo.

Hickok                             - Il primo asso punta.

Doc Holliday                   - Seicento.

Jesse James                      - Re vede i seicento.

Emmet Dalton                 - Anche l'asso vede. Bob Dalton    - Il re vede.

Billy the Kid                   - Il terzo re vede.

Hickok                             - Il terzo asso aumenterà il piatto. Seimila.

Jesse James                      - Mi chiedo se ha la coppia.

Hickok                             - Pagate e scopritelo, signori. Pagate e scopritelo.

Presidente                        - Passo.

Hickok                             - Non puoi.

Presidente                        - Come non posso?

Hickok                             - Regola locale.

Presidente                        - Che regola locale?

Billy the Kid                   - Quando tutti i giocatori sono alla prima puntata, l'ultimo non può passare.

Presidente                        - Non... non... non ho mai sentito... sentito una regola come questa in tutta la mia vita! (Rivolto a Co­dy) E tu? (Cody si prende la testa fra le mani per la di­sperazione)

Billy the Kid                   - Spero che non mi darai del bugiardo, vero, signore?

Presidente                        - No! No. Sto solo, uh...

Emmet Dalton                 - (sotto voce) In effetti, è un bugiardo. Ma ci siamo noi qui a renderlo onesto, e cosi puoi stare tranquillo.

Presidente                        - Davvero, questo è... uh, qualcosa che non ho mai...

Jesse James                      - Facciamo cosi. Dopo questa mano, cam­biamo la regola. La cancelliamo del tutto. (Agli altri) D'ac­cordo? (Annuiscono)

Presidente                        - Ve ne sarei grato. Si.

Bob Dalton                      - Non immaginavamo che non la conoscessi.

Doc Holliday                   - Pensavamo che tutti giocassero in questo

modo.

Presidente                        - Ecco. Io, uh... io vedo. (Mette avanti le sue fiches)

Doc Holliday                   - Passo.

Jesse James                      - Passo.

Emmet Dalton                 - Passo.

Bob Dalton                      - Passo.

Billy the Kid                   - Passo.

Hickok                             - Be', penso che rimaniamo tu ed io!

Presidente                        - Ora... ora aspetta... un... momento! Com'è che loro han potuto passare ed io no?

Billy the Kid                   - Alla seconda mano d'una prima puntata, chiunque può passare.

Presidente                        - Ah, si. Vedo, vedo.

Buffalo Bill                     - (sottovoce) Una volta o l'altra mi darà retta.

Presidente                        - Retta? Retta? Tu sia maledetto all'inferno, Cody! È opera tua se siamo qui!

Buffalo Bill                     - Nel West, si. Ma non a Dodge City! Vo­levo che lei visitasse...

Jesse James                      - Carte!

Hickok                             - Asso di picche. Tre di cuori per me.

Jesse James                      - (al Presidente) Ecco, le cose vanno meglio!

Presidente                        - Uh, quando ha fatto quella grossa puntata, pensavo che lei... avesse... uh... una coppia d'assi. Un po' preoccupato. (Ride nervosamente)

Hickok                             - Be', forse li ho ancora.

Presidente                        - Eh?

Hickok                             - Ho detto, forse li ho ancora.

Presidente                        - Il mio asso, il suo asso, i loro due assi, in tutto sono quattro assi.

Hickok                             - E allora?

Presidente                        - E allora?! Ma con quanti assi giocate di solito, voi?

Hickok                             - Dici me, in persona? O il gruppo, in generale?

Presidente                        - Tutt'e due.

Hickok                             - Be', è difficile dirlo. Generalmente, giochiamo con lo stesso numero.

Presidente                        - E... uh... posso chiedere che numero?

Hickok                             - Mah, temo di non averli mai contati.

Jesse James                      - È un giocatore d'istinto.

Bob Dalton                      - Tocca a te puntare.

Presidente                        - Oh, parola.

Hickok                             - Parola.

Jesse James                      - Carte.

Hickok                             - Guarda qui! Un altro asso di picche!

Doc Holliday                   - Il tuo giorno fortunato, sembra.

Hickok                             - E per me, vediamo che cos'ha in borsa la Si­gnora Fortuna... Sette di fiori. Agh! (Volta altre carte, le guarda, sbuffa, le rimette nel mazzo)

Presidente                        - Um... posso... uh... posso chiederle che cosa sta facendo, lei?

Hickok                             - Rimetto le mie carte nel mazzo. (Continua a prender carte e a rimetterle nel mazzo)

Presidente                        - Uhm. Uh... potrà sembrare una domanda sciocca, ma... perché lo fa?

Hickok                             - Non mi vanno.

Billy the Kid                   - Per ogni mano, un giocatore può resti­tuire cinque carte. Ogni carta gli costa mille dollari.

Presidente                        - Ma ha preso venti carte, più o meno!

Hickok                             - Dieci.

Presidente                        - Dieci.

Billy the Kid                   - Facoltà di chi distribuisce le carte.

Doc Holliday                   - Ogni carta dopo le prime cinque gli co­sta diecimila dollari.

Hickok                             - Questa mi va.

Presidente                        - Otto di cuori?

Hickok                             - Già.

Jesse James                      - Cinquantacinquemila dollari in tutto.

Hickok                             - Va meglio. [Getta una manciata di fiches sulla tavola)

Presidente                        - Ha pagato cinquantacinquemila dollari so­lo per sostituire un sette di fiori con un otto di cuori?

Hickok                             - Be', non è buona come speravo, ma è sempre un miglioramento.

Presidente                        - Perché non ha continuato a prender carte?

Hickok                             - Mai gettare via del denaro.

Presidente                        - (a Cody) Tu provieni da queste parti del paese. Hai mai visto giocare a questo modo?

Buffalo Bill                     - No.

Hickok                             - A te puntare.

Presidente                        - Buio.

Hickok                             - Con un paio d'assi?

Jesse James                      - Che vuoi, è un giocatore prudente.

Bob Dalton                      - Ultima carta. (Distribuisce le carte. Tutti

Hickok                             - Va bene, a ruota libera; io vado avanti. rimangono senza fiato)

Hickok                             - Mai vista una cosa simile!

Doc Holliday                   - Tre assi di picche nel mazzo, ed il nostro Presidente se li becca tutti!

Jesse James                      - Il destino ti sorride.

Hickok                             - Agh! Quattro di fiori. Che razza di carta è questa?

Billy the Kid                   - (al Presidente) A te puntare.

Presidente                        - Vorrei fare una domanda.

Jesse James                      - Certo.

Presidente                        - Tre assi di picche valgono quanto un asso di cuori, uno di fiori ed uno di quadri?

Jesse James                      - Di più.

Presidente                        - Bene. Può prendere altre carte, lui?

Billy the Kid                   - Non si può cambiare nell'ultima mano.

Presidente                        - Deve rimanere con le carte che ha?

Billy the Kid                   - Con le carte che ha.

Presidente                        - E la mano più alta vince?

Billy the Kid                   - La mano più alta vince.

Presidente                        - Punto cinquantamila dollari.

Hickok                             - Punti cinquantamila dollari? (Cody s'affloscia sulla sua sedia)

Jesse James                      - Una giocata molto forte, mister.

Hickok                             - Be', ho un sospetto. Forse sbagliato. (Trae un profondo sospiro) D'accordo, vedo.

Presidente                        - Vede?

Hickok                             - Vedo.

Presidente                        - Cinquantamila dollari?

Hickok                             - Già. Che hai?

Presidente                        - Um. Be'. Temo di aver questo. Quel che vede. Tre assi.

Hickok                             - Tre assi? (// Presidente annuisce timidamente) Figlio di puttana. Pensavo che stesse bluffando.

Jesse James                      - Ben giocato.

Billy the Kid                   - Molto ben giocato. Presidente (quasi sviene) Ma, io, uh...

Buffalo Bill                     - Venga qui un attimo.

Presidente                        - Cosa?

Buffalo Bill                     - (agli altri seduti al tavolo) Scusateci, vi spiace? (Al Presidente) Si alzi e venga con me!

Presidente                        - Uh, si. Certo. (S'alza fiaccamente) Um. Tor­no subito. (/ compagni salutano. Cody prende in disparte il Presidente)

Buffalo Bill                     - Okay. Ora: lei si trova in qualcosa di più grande di lei stesso. Tagliamo la corda.

Presidente                        - Ma sto vincendo.

Buffalo Bill                     - Dia indietro quel che ha vinto.

Presidente                        - Oh, io, uh... non posso farlo.

Buffalo Bill                     - Perché?

Presidente                        - Be', è... non è nello stile presidenziale.

Buffalo Bill                     - La carità?

Presidente                        - La carità è dar via quel che avevi prima di tutto; dar via quel che hai vinto è... è stupidità. Non fa parte del gioco. È socialmente inaccettabile.

Buffalo Bill                     - La distruggeranno se rimane.

Presidente                        - Questo è pessimismo; non mi piace.

Buffalo Bill                     - Be', le piaccia o no, le cose stanno cosi. Ora, renda loro il denaro, ed andiamocene di qui, diavolo. Abbiamo cose più importanti da fare!

Presidente                        - Non, uh... non è poi vero, temo.

Hickok                             - Ehi! Giochi o no?

Presidente                        - Si, un secondo... Ascolta, Cody. Tu sei un uomo meraviglioso. Ma politicamente sei ingenuo come un bambino. Vedremo le riserve indiane quando potremo. Non preoccuparti. Questo... semplicemente non è il momento giu­sto. Per le riserve. Ecco tutto.

Buffalo Bill                     - Perché? Il nostro programma era quello!

Presidente                        - Oh, al diavolo. Devo proprio sillabare le parole per te? Ascolta. Sto vincendo, bene? Per quale ra­gione, non m'importa, sto vincendo. Bene. Se, d'improvviso, senza ragione plausibile, io dovessi dare indietro tutte quelle vincite, stabilirei con questo solo gesto un precedente che porterebbe al crollo completo della società, come la cono­sciamo ed amiamo.

Buffalo Bill                     - Ma lei sta scherzando.

Presidente                        - I vincitori, Cody, devono comportarsi vitto­riosamente; solo i perdenti possono ammettere la sconfitta.

Buffalo Bill                     - In altre parole, lei deve giocare fino a che è davvero nei casini. Eh?

Presidente                        - Questo è ancora essere pessimisti; non mi piace.

Buffalo Bill                     - Sa una cosa? Lei è un giocatore coatto. (S'allontana)

Bob Dalton                      - Ehi! Giochi allora? (Breve pausa)

Presidente                        - Si. Gioco. (Si avvia di nuovo al tavolo da poker)

Belle Star                         - (offrendo una bottiglia a Cody) Tirati su. Prendi un po' di questo.

Buffalo Bill                     - Grazie.

Hickok                             - Sta a te distribuire la carte. Abbiamo già me­scolato.

Jesse James                      - Mister Presidente, questo è Pete l'apache, il nostro scemo mezzo-sangue. È un tuo grande ammira­tore e si sente un po' umiliato perché ci siamo dimenticati di presentartelo, prima.

Presidente                        - Oh. Uh. Come va?

Billy the Kid                   - Va bene. Non c'è bisogno che si alzi.

Emmet Dalton                 - Incasini le carte se lo fai.

Pete l’apache                   - Grande onore incontrarla, senor.

Hickok                             - Distribuisci.

Pete l’apache                   - Uomini bianchi uccidono mia moglie e piccoli. Allora, io uccido 50 messicani. Intanto, voi uccidete altrettanti Indiani, e non ho speranza di mettermi in pari. Bacio la mano. È lei il padrone.

Presidente                        - Uh, grazie... oh! Sta cercando di morsicarmi via l'anello! (Billy the Kid lo caccia via)

Jesse James                      - Ringrazia e dagli la mano.

Pete l’apache                   - Spiacente, senor. Pensavo che l'anello fosse d'oro.

Pete l’apache                   - Daaaaaghhh! (Si avventa di nuovo. Billy the Kid lo respinge con il fucile)

Presidente                        - È d'oro.

Bill the Kid                     - S'è messo in testa che tutto l'oro viene dalle Colline Nere, che una volta erano naturalmente ter­ritorio indiano. Be', lui pensa che lo siano ancora, e perciò ogni cosa fatta d'oro deve per forza essere stata rubata da li. Pazzo. Scemo.

Jesse James                      - Piuttosto imbarazzante.

Presidente                        - Che cos'è 'sta storia? Cody!

Buffalo Bill                     - Mi lasci stare.

Hickok                             - Ehi! Su. Distribuisci le carte.

Presidente                        - Uh... Bene.

Belle Star                         - (a Cody) Devo dire, è certo un peccato per quelle riserve. Voglio dire, da come vi siete messi ben disposti. Per fare un po' di bene.

Buffalo Bill                     - Possiamo ancora andare. C'è un'ultima possibilità.

Jesse James                      - Non c'è una possibilità su mille. Non lo sai, mister? Non c'è assolutamente nessuna possibilità.

Belle Star                         - Su. Lascialo perdere. Mi sta deprimendo.

Jesse James                      - L'altro tizio non è meglio. (Le luci s'affie­voliscono leggermente sul tavolo da poker ed aumentano tutt'intorno a Cody. I Cowboys s'avvicinano lentamente)

Buffalo Bill                     - Mentre camminavo per le strade di Dodge City, mentre camminavo per le strade di Doge City un giorno diedi un'occhiata ad un bar e vidi un Vecchio Cowboy tutto vestito in pelle di daino e pronto per la tomba. Bene, ricordo quando me ne andavo in giro tutto elegante, lui era splendido su quell'agile leardo pomellato, ma poi andò in un casino e in una casa da gioco gli spararono nella testa ed oggi sta morendo. Cercate qualche giocatore che gli compri una bara, cercate qualche vecchia puttana che gli canti una canzone, e dite loro di portare anche dolci rose profumate, in modo da non appestare l'aria mentre lo trasportano. (Ritornano le luci sul tavolo da poker, lentamente. I Cow­boys ridono ed esultano. Belle Star s'alza ghignando. Il Pre­sidente siede in mutande, senza più fiches)

Belle Star                         - Ehi, Buffalo Bill! Guarda il tuo amico!

Jesse James                      - (a Hickok) Dai, andiamocene di qui. Ne ho abbastanza di questo posto.

Billy the Kid                   - Si. (Hickok raccoglie il denaro ed i vestiti, compreso il cappello)

Doc Holliday                   - Be'. Ci si vede, mister.

Emmet Dalton                 - Felice d'avervi conosciuto.

Bob Dalton                      - Un vero piacere.

Hickok                             - Quando vuoi farti una partitina.

Presidente                        - La cosa è molto imbarazzante, per non dir di peggio. Ehi, dove te ne vai?

Buffalo Bill                     - Lei mi disgusta

Presidente                        - Be', strano.

Pete l’apache                   - Mi scusi, senor, la mia coperta. (Fanno piazza pulita del luogo a mano a mano che se ne vanno. Pre­sto, delle scene, rimane solo il muro del Saloon, il tavolo da poker, e tre sedie, su una delle quali siede il Presidente dei Vecchi Tempi)

Presidente                        - In effetti, a ben guardare, sono stato maledet­tamente fortunato. Cosi' non mi lamenterò certo. Ma Cody è veramente ridicolo. Andarsene via imbronciato a quel modo. Certo! Per lui era molto importante, questa mia visita alle riserve indiane. Ma che diavolo vuole? Io sono il Presidente, Non posso andarmene in giro cosi. (Breve pausa) In effetti, detto tra di noi, sono contento. Sapete, il mio cuore non è mai stato molto vicino a questo viaggio. Tutto quello squal­lore e quelle porcherie. Perché andarci? Ho i consiglieri, per quel genere di cose... Ah! Bene. Ecco la diligenza. Sarà bello essere di nuovo a Washington. (Si avvia verso la porta. Le luci si spengono lentamente)

Scena seconda

Toro Seduto                    - (luce su Toro Seduto) Sono Toro Seduto. Nel mese del mio sogno terribile, nell'anno in cui demmo via la nostra terra per una mandria di bestiame pelle ed ossa, il Grande Padre inviò una commissione di saggi per in­vestigare sulle condizioni delle nostre riserve. Il mio amico William Cody, al cui spettacolo una volta ho partecipato, venne come supervisore. Ed offri tutto l'aiuto che poteva dare... Io pregai per il ritorno del bisonte. (Luce sui senatori Logan, Morgan e Dawes, che s'avvicinano al tavolo. Una bandiera americana sventola dietro di loro)

Senatore Dawes              - Indiani! State pur certi che non c'è ra­gione di preoccuparsi se vi chiediamo di dirci che cosa pro­vate dentro di voi, poiché non siamo una giuria ma una com­missione incaricata di raccogliere fatti, e nulla di ciò che rivelerete potrà essere usato a vostro danno. Senatore Morgan       - In nome di Dio, della Giustizia, e del nostro Presidente, dichiariamo aperta questa seduta!

Toro Seduto                    - E sebbene fossero con noi Nuvola Rossa, e Cavallo Pazzo, e Colui-che-ode-il-tuono, e Piccolo Falco, e Tocca-le-nuvole, uomini che erano tutti grandi guerrieri, dalle molte ferite, ed erano stati al nostro fianco al Little Big Home quando uccidemmo Custer, fu il giovane John Grass, uomo bianco, a parlare per primo.

John Grass                       - Parlerò di quanto il Grande Padre ci ha detto molto tempo fa. Ci ha detto di smettere di cacciare e di in­cominciare a lavorare i campi. Cosi, facemmo come diceva lui, e diventammo affamati. Perché la terra era adatta al pascolo, non alla coltivazione, ed anche se fossimo stati con­tadini non sarebbe cresciuto nulla. Cosi il Grande Padre disse che ci avrebbe mandato cibo e vestiario, ma non ricevemmo nulla. Allora, gli chiedemmo il denaro che ci aveva promesso quando gli avevamo venduto le Colline Nere: con quel de­naro, pensavamo, potevamo comprarci cibo e vestiti. Ma lui ci disse che il governo non ci avrebbe distribuito quel denaro finché non fosse stato sicuro che noi l'avremmo speso sag­giamente. Cosi ci ammalammo e ci rattristammo sempre più. Lui allora ci mandò il vescovo Martin per insegnarci il cri­stianesimo. Ma quando gli dicemmo che non volevamo es­sere cristiani, ma desideravamo essere come i nostri padri, e danzare la danza del sole, e combattere eroicamente contro gli Shawnee ed i Crow, e pregare il Grande Spirito che fece i quattro venti e la terra e l'uomo dalla polvere di questa terra, il vescovo Martin ci colpi. Cosi abbiamo detto al Gran­de Padre che tutto sommato preferivamo tornarcene a cac­ciare, perché, per vivere, avevamo bisogno di cibo. Ma allora scoprimmo che, mentre cercavamo d'imparare a diventare agricoltori, il bisonte era scomparso. E le praterie erano piene solo delle sue ossa. Prima di darvi altra terra, o di muoverci da qui, dove le persone che amammo diventano bianche nelle tombe, vogliamo che diciate al Grande Padre di dare a noi, ancora in vita, ciò che aveva promesso di darci. Niente di più.

Toro Seduto                    - A questo punto la commissione lo interrogò. Ma in modo da farmi davvero arrabbiare.

Senatore Logan               - Vorrei chiedere al signor Grass solo que­sto: che cosa avrebbe promesso il Grande Padre senza poi darlo.

John Grass                       - Ci promise quanto era necessario a noi, per lutto il tempo che ci fosse stato necessario.

Senatore Logan               - E dove vi ha promesso ciò?

John Grass                       - In un trattato.

Senatore Logan               - E che trattato?

John Grass                       - Un trattato firmato anni fa. Forse cinque, o sei.

Senatore Logan               - Sono molti i trattati che furono firmati cinque o sei anni fa. E non ho mai sentito parlare d'un ac­cordo simile. Potrebbe il signor Grass specificare meglio?

John Grass                       - In quel trattato vi prendevate le Colline Nere.

Senatore Logan               - Vuole dire che ci vendevate le Colline Nere. Bene?

John Grass                       - Non ho niente altro da aggiungere.

Senatore Logan               - Chiamatelo indietro!

Buffalo Bill                     - John Grass, hanno altre domande da rivol­gerti.

John Grass                       - Ho detto tutto.

Senatore Dawes              - John Grass! Vorremmo chiederle ancora qualcosa

Cavallo Pazzo                  - Abbiamo firmato patti che non sono mai stati mantenuti: a Fort Laramie, a Fort Lyon e a Fort Rice!

Senatore Logan               - Che cosa non è mai stato mantenuto? (Silenzio) Che cosa c'è che non va? Nessuno di voi sa ri­spondere ad una domanda tanto semplice?

Senatore Dawes              - Queste cose erano nel trattato?

Tocca-le-nuvole               - Ci avevano detto di si.

Senatore Logan               - Ma erano scritte? Le avete viste scritte?

Piccolo Falco                   - Non sappiamo leggere. Ma ci avevano det­to che c'erano.

Senatore Logan               - Cosi, in effetti, non siete del tutto sicuri che quelle cose fossero scritte nel trattato!

Tocca-le-nuvole               - Ci era stato detto di si! Ne siamo dun­que certi.

Nuvola Rossa                  - Ci avevano anche promesso un battello a vapore.

Senatore Morgan             - Un battello a vapore? (I senatori sof­focano le risate) A che cosa vi serviva un battello a vapore?

 Nuvola Rossa                 - Non so. (Di nuovo si ritirano)

Senatore Morgan             - Un attimo. Avete parlato di Fort Lyon, ed avete detto che alcune parti del trattato non vennero mantenute. Be', si dà il caso che io conosca molto bene quel trattato particolare, e che sappia dunque che furono proprio gli Indiani a non mantenerne le clausole, non noi.

Tocca-le-nuvole               - Non volevamo le vacche che ci avete mandato!

Senatore Morgan             - Ma avete firmato il trattato.

John Grass                       - Non capivamo tutto ciò che vi era scritto.

Senatore Logan               - Che cosa non capivate?

John Grass                       - Non avevamo capito che dovevamo cedere parte della nostra riserva in cambio di quelle vacche.

Senatore Morgan             - E perché pensavate che vi dessimo 25 mila vacche?

John Grass                       - Perché avevamo fame. Pensavamo che fosse il nostro cibo.

Senatore Dawes              - Non vi fu spiegato che avreste ricevuto quelle vacche solo se ci aveste dato parte della vostra riserva?

John Grass                       - Si. Ci venne spiegato.

Senatore Morgan             - E tuttavia continuavate a pensare che fosse un regalo.

John Grass                       - Si.

Senatore Logan               - In altre parole, pensaste che potevate avere sia le vacche sia la terra.

John Grass                       - Si.

Senatore Morgan             - Anche se vi era stato spiegato che non potevate avere entrambe.

John Grass                       - Si.

Senatore Dawes              - È molto difficile da seguire, la cosa.

Senatore Logan               - Signor Grass, ci dica, che cosa preferi­reste, vacche o terra?

John Grass                       - Entrambe.

Senatore Logan               - E se non potete avere tutte e due?

John Grass                       - Preferiamo la terra.

Senatore Dawes              - Bene, allora, se sapevate che dovevate rinunciare ad un po' di terra per avere quelle vacche, perché avete firmato il trattato?

John Grass                       - Gli uomini bianchi ci stordirono con le loro parole, ed il firmare fu un incidente.

Senatore Logan               - Come vi stordirono?

John Grass                       - Parlarono in tono minaccioso, ed ogni volta che noi facevamo domande, gridavano e dicevano che erava­mo stupidi. Poi, d'improvviso, gli Indiani intorno a me si fecero avanti tumultuosamente e firmarono il trattato. Come uomini barcollanti nell'oscurità. Non riuscii a trattenerli.

Senatore Morgan             - Ma anche lei ha firmato.

Senatore Dawes              - Signor Grass. Mi dica. Gli Indiani s'a­spettano davvero di tenersi tutta questa terra, senza far nulla per sostentarsi?

John Grass                       - Non abbiamo bisogno di sostentarci. Il Gran­de Padre ha promesso di darci tutto ciò di cui avessimo bi­sogno; in cambio di ciò, noi gli demmo le Colline Nere.

Senatore Dawes              - Si, ma senza dubbio se non aveste biso­gno di queste cose, da parte del Grande Padre, vi sentireste molto meglio, no?

John Grass                       - Le vorremmo ugualmente.

Senatore Morgan             - Perché?

John Grass                       - Perché queste cose ce le ha promesse.

Senatore Dawes              - Ma se non ne avevate bisogno!

John Grass                       - Se non riceviamo nulla, vuol dire che abbia­mo dato via le Colline Nere per nulla.

Senatore Logan               - Attenzione, che cosa preferite: essere au­tosufficienti od avere cose?

John Grass                       - Preferiamo entrambe.

Senatore Logan               - Be', non potete avere tutt'e due!

John Grass                       - So solo che ci erano state promesse alcune cose.

Senatore Logan               - Ma non è questo ciò che vi era stato promesso!

John Grass                       - Noi invece pensiamo di si.

Senatore Morgan             - Signor Grass. Piacerebbe a lei ed al suo popolo vivere come l'uomo bianco?

John Grass                       - Come Indiani siamo felici.

Senatore Morgan             - Non le piacerebbe vedere che il suo popolo diventa sempre più grande, diciamo cosi?

John Grass                       - Si. Ma non è possibile. I Cheyenne ed i Sioux sono già grandi quanto può esserlo un popolo.

Senatore Morgan             - Davvero straordinari.

Senatore Dawes              - Ma senza dubbio il suo popolo vorrebbe migliorare la sua posizione.

John Grass                       - Noi vorremmo ciò che ci è dovuto. Se poi volete darci di più, è molto bello da parte vostra.

Senatore Logan               - Be', vedremo che cosa possiamo fare. Chiamiamo il prossimo. Questo è ridicolo.

John Grass                       - Soprattutto vorremmo il denaro che il Grande Padre dice di tenere da parte per noi.

Senatore Logan               - Temo che ciò possa essere difficile! In­fatti, in passato, abbiamo sempre constatato che quando si dà del denaro ad un Indiano, se lo spende tutto in liquore.

John Grass                       - Quando gli si dà del denaro, è sempre cosi poco che può comperarsi solo liquore, niente di più.

Senatore Dawes              - Ad ogni modo, al Grande Padre non piace che i suoi figli indiani si ubriachino.

John Grass                       - Allora dite al Grande Padre, che dice che vorrebbe che noi vivessimo come gli uomini bianchi, che quando un Indiano si ubriaca, sta solo imitando gli uomini bianchi che ha osservato con attenzione. (Risate degli In­diani. Dawes picchia il martelletto)

Senatore Dawes              - (a Buffalo Bill) Non puoi controllare questi selvaggi? (Picchia furiosamente il martelletto. Uno degli Indiani si rotola dalle risate) Basta! (Nessun effetto. Picchia più forte)

Senatore Logan               - (indicando l'Indiano) Tu! Laggiù! Sì, tu! Esattamente! Il grasso. Smetti di ridere! (Gli Indiani mugolano e si coprono il viso. A Buffalo Bill) Che c'è che non va?

Buffalo Bill                     - Li ha indicati. Non gli piace.

Indiano                            - Se il mio fratello bianco dice che sono grasso, sappia che è perché ho fatto indigestione delle sue bugie! (Gli Indiani ridacchiano)

Senatore Dawes              - Oh, Dio. (Picchia furiosamente il mar­telletto) Cosa diavolo pensano che stiamo facendo qui?

Buffalo Bill                     - Con il permesso degli onorevoli senatori, forse posso dire due parole. Può darsi che io sia in grado di... aiutare in questo frangente.

Senatore Dawes              - Si. Avanti.

Buffalo Bill                     - Prego! Lasciatemi parlare. (Gli Indiani si calmano) Bene. Come avete appena visto, gli Indiani pos­sono essere un osso duro. Quello che per noi è una cosa, per loro è un'altra. Per esempio, non dovete mai promettere ad un Indiano qualcosa che non intendete dare, perché lui non è come noi, e non capirà le ragioni quando non riceve quella cosa. E quando un Indiano evita di tagliar legna o di imparare a leggere e scrivere, e preferisce starsene se­duto in giro a guardarsi l'ombelico o a cavalcare il suo pony, dovete capire che non è perché è pigro. È perché non riesce a vedere bene la ragione di un lavoro duro... Quel che voglio dire è che fondamentalmente sono differenti. Né migliori, né peggiori. Solo differenti. Ecco ciò che dovete sempre tenere a mente, quando avete a che fare con loro. Per esempio. Il coltivare. Il vero problema non è il suolo povero. Il vero problema, puro e semplice, è l'aratura. Ve­dete, l'Indiano crede che la terra sia sacra, e vede l'aratura come un atto sacrilego. Be', se non potete farli arare come potete insegnargli a diventare dei coltivatori? È impossibile. La terra fertile è un altro problema. Non ce n'è molta, e quel poco che c'è, gli Indiani preferiscono usarlo per cor­rerci a cavallo. Naturalmente, gli è stato spiegato che si può correre a cavallo da qualche altra parte. Ma loro preferi­scono la terra fertile. Dicono che i loro antenati galoppa­vano qui, e qui devono galoppare loro. Un altro difficile problema è la terra. La maggior parte degli Indiani, vedete, non capiscono come si possa possedere la terra, perché cre­dono che la terra sia stata fatta dai Grandi Spiriti per il bene di tutti. Cosi, quando noi compriamo loro della terra, essi pensano davvero che sia solo una specie di prestito temporaneo, ed immaginano che noi si sia dei folli se la paghiamo abbondantemente, proprio come a noi sembre­rebbe folle chi pagasse per il cielo, o l'oceano. E natural­mente, poiché non riescono ad immaginarsi come noi possiamo possederla, pensano di essere ancora liberi di viverci sopra, a loro piacere. 11 che porta con sé certi problemi... Be', quel che voglio dire è questo: se il loro modo di ve­dere le cose ci è difficile da seguire, il nostro è altrettanto difficile per loro. C'è una leggenda indiana che dice che quando il primo uomo bianco arrivò, chiese ad alcuni In­diani un po' di terra sufficiente per distenderci una coperta la notte. E loro dissero di si. E poi videro che lui aveva srotolato questa sua coperta ed era un solo lungo rotolo di filo. Poi dispose il filo, e quando ebbe finito, aveva occu­pato un paio di miglia quadrate. Be'. Gli Indiani trovano difficili da capire cose del genere. È tutto. Forse, se ci pen­serete, potrà servire, non so.

Senatore Dawes              - Grazie. Lo terremo a mente. E spe­riamo che ci pensino anche gli Indiani. E si rendano conto che siamo venuti qui per aiutare. E non causino più di­sturbo come poco fa... Chiedi a Toro Seduto se ha qualcosa da dire.

Buffalo Bill                     - Toro Seduto!

Toro Seduto                    - Naturalmente parlerò, se lo desiderate. Sup­pongo che possano parlare solo le persone che voi deside­rate che" parlino.

Senatore Dawes              - Tutti possono parlare qui. Se hai qual­cosa da dire, ti ascolteremo. Altrimenti siediti.

Toro Seduto                    - Di', sai chi sono io, per parlarmi a quel modo?

Senatore Dawes              - D'accordo, chiama il prossimo Indiano.

Senatore Logan               - Avanti l'Indiano successivo! (Silenzio) Ho detto l'Indiano successivo

Buffalo Bill                     - Temo che vi accorgerete che gli Indiani si rifiuteranno di parlarvi finché non avranno ricevuto il permesso da lui.

Senatore Dawes              - Cosa?

Senatore Logan               - È ridicolo!

Buffalo Bill                     - Prego. Dovete cercare di capirli.

Senatore Morgan             - Indiano successivo! (Nessuna risposta)

Toro Seduto                    - Ripeto ancora, sai chi sono io?

Buffalo Bill                     - (tra sé) Oh, mio Dio.

Senatore Dawes              - So che sei Toro Seduto.

Toro Seduto                    - Mi riconosci? Sai chi sono?

Senatore Dawes              - Ho detto che so che sei Toro Seduto.

Toro Seduto                    - Sai che sono Toro Seduto. Sai qual è la mia carica?

Senatore Logan               - Non riconosciamo differenza alcuna tra te e gli altri Indiani.

Toro Seduto                    - Allora ti dirò io che differenza c'è. Cosi eviterai di ripetere l'errore. Sono qui per volere dei Grandi Spiriti, e per loro volere sono un capo. Il mio cuore è rosso e dolce, e so che è dolce perché tutto ciò che sfioro cammi­nando cerca di toccarmi con la sua lingua, come l'orso gusta il miele e le verdi foglie leccano il cielo. I Grandi Spiriti hanno scelto qualcuno perché sia capo della loro nazione, ed io so che non è il Grande Padre; sono io.

Senatore Dawes              - Ne abbiamo abbastanza. Qualunque sia la veste con cui ti presenti qui, se hai qualcosa da dirci, ti daremo ascolto; altrimenti, scioglieremo immediatamente que­sto consesso!

Toro Seduto                    - Molto bene. Ho qualcosa da dirvi. Perché oggi vi siete comportati come uomini che hanno bevuto whisky. Ed uomini saggi non dovrebbero comportarsi a quel modo.

Senatore Logan               - Ma chi è questo essere?

Toro Seduto                    - Te lo mostrerò. (Alza una mano. Gli In­diani si volgono e si allontanano, con profondo stupore dei senatori, ed orrore da parte di Buffalo Bill)

Buffalo Bill                     - No, no! Richiamali indietro! Non sai che cosa stai facendo! Non te la perdoneranno mai! (/ sena­tori stanno gridando tutt'insieme, le loro parole sono in­comprensibili. Nella confusione, gli Indiani escono. Toro Seduto s'avvia lentamente)

Senatore Logan               - La pagherai per questo! Rimpiangerai quanto hai fatto ora!

Senatore Dawes              - Fermi! Tornate qui! Non potete farlo! Tornate qui immediatamente!

Senatore Morgan             - Tutto ciò è ridicolo! Siamo venuti qui per aiutarli! Guarda un po' come si comportano! È... è... un insulto1. È oltraggioso.

Buffalo Bill                     - (correndo dietro agli Indiani) Non sapete che errore state facendo... (Le luci si spengono)

Scena terza

(Toro Seduto e Buffalo Bill sono a consiglio, mentre gli Indiani cantano e danzano intorno a loro. I due uomini usano il linguaggio dei segni per sottolineare il loro dia­logo; è chiaro che Buffalo Bill sta consigliando a Toro Se­duto di chiedere scusa, e Toro Seduto si oppone. Alla fine, finito il loro colloquio, Buffalo Bill riparte per chiamare di nuovo i senatori al consiglio riunito)

Scena quarta

(Buffalo Bill guida i senatori all'interno dell'accampamento)

Senatore Dawes              - Sappi che solo per nostra benevolenza siamo venuti qui, un'altra volta, per udire le scuse di Toro Seduto!

Buffalo Bill                     - Toro Seduto! Vieni avanti.

Senatore Logan               - Ci hanno detto che hai qualcosa da dirci.

Toro Seduto                    - Sono venuto per dire che temo d'essermi espresso violentemente, ieri. Il mio popolo mi dice che voi siete qui con buone intenzioni. Ed io chiedo perdono per le mie parole sconsiderate, che forse vi hanno spinti a met­ter in atto la vostra vendetta sul mio popolo, quando non era colpa sua, ma solo mia.

Senatore Dawes              - Ci fa piacere sentirti parlare cosi sag­giamente. Sei perdonato.

Toro Seduto                    - Allora vi dirò che cosa voglio che rife­riate al Grande Padre da parte mia. Voglio che gli rife­riate che il mio popolo ha un cattivo nome, mentre io vo­glio che abbia un buon nome. Hanno sempre avuto un buon nome, ed a volte io siedo e mi chiedo chi è stato a dar loro un cattivo nome. Penso che solo voi possiate rendergli il buon nome. E voglio che voi lo facciate. E che vi occu­piate di essi come dovreste. E che li rispettiate come do­vreste. E dite al Grande Padre che essi desiderano solo far­gli piacere; e che io bado sempre al benessere del mio po­polo, e che se lui vuole che noi viviamo come gli uomini bianchi noi lo faremo, perché so che se questo gli fa pia­cere ne beneficeremo anche noi, ed il nostro buon nome tornerà. Quindi, ditegli che io mi guardo intorno e vedo il mio popolo morir di fame, mentre non ho ancora visto un uomo bianco morir di fame, quindi il Grande Padre do­vrebbe mandarci cibo perché noi si possa vivere come l'uomo bianco, secondo il suo desiderio. Ditegli anche che vorremmo un po' di sano bestiame da macellare... vorrei uccidere trecento capi in una volta. È quello il modo in cui vive l'uomo bianco, e noi vogliamo far piacere al Gran­de Padre e vivere allo stesso modo. E ditegli anche di man­darmi sei squadre di muli, perché è questo il modo in cui l'uomo bianco si guadagna da vivere, ed io voglio che il mio popolo viva altrettanto bene. Chiedo queste cose solo perché mi è stato consigliato di seguire il vostro modo di vita. Non chiedo nulla che non sia necessario. Perciò, dite­gli di mandare qui ad ogni persona due pariglie di cavalli con carri ben costruiti. Anche un cavallo ed un carretto. Ed una vacca ed un toro perché possano allevare bestiame per conto loro. E quattro gioghi di buoi ed un carro per stiparci dentro la legna, perché non ho mai visto un uomo bianco tirarsi dietro la legna a mano. E poi, maiali, maschi e femmine, e pecore, maschi e femmine, perché il mio po­polo possa sostentarsi grazie ad essi. Se per caso lascio fuori dall'elenco qualche animale che l'uomo bianco invece possiede, si tratta di un errore, perché li voglio tutti. Perché noi siamo grandi Indiani, e di conseguenza non dovremmo essere da meno degli uomini bianchi. Inoltre, ditegli di man­darci abiti pesanti e caldi. E vetri per le finestre. E gabi­netti. Ed acqua pulita. E letti, e coperte e cuscini. E pellic­ce,' e guanti. E cappelli. E belle cravatte di seta. Come ve­dete non chiedo nulla che non sia indispensabile. Perché il Grande Padre ci ha consigliati di vivere come gli uomini bianchi, cosi, chiaramente, questo è il modo in cui do­vremmo vivere. È opera vostra se io vivo qui in questa riserva, e non è giusto che viva in povertà e che sia trattato come una bestia... Questo è tutto.

Senatore Logan               - Voglio dire qualcosa a quell'uomo pri­ma che si risieda, e voglio che tutti gli Indiani ascoltino molto attentamente ciò che gli sto per dire... Toro Seduto, questa commissione ti ha invitato qui per un amichevole scambio d'idee. Ma quando hai preso la parola, hai accu­sato la commissione d'essere ubriaca, e ciò è stato insul­tante; mi pare di capire che non è la prima volta che sei colpevole di un simile cattivo comportamento. Quel che è peggio, hai detto a questa commissione d'essere capo di tutta la popolazione di questo paese, e che sei stato nomi­nato capo dai Grandi Spiriti. Bene, voglio dirti che non sei stato nominato capo dai Grandi Spiriti. Le investiture non avvengono a quel modo. Inoltre, voglio dire che sei arro­gante e stupidamente orgoglioso, dal momento che non sei capo né di questo paese né di nessun altro; tu non hai sèguito, non hai potere, non hai controllo, e non hai diritto ad alcun controllo. Sei in una riserva indiana solo per la pazienza del Governo. Sei nutrito dal Governo, vestito dal Governo, e tutto ciò che hai e sei, oggi, è grazie all'inter­vento del Governo. Dico questo solo per farti sapere che non puoi insultare il popolo degli Stati Uniti d'America, o la sua commissione. E voglio dire a tutti voi che dovete imparare che siete uguali agli altri, e non dovete permettere che un solo uomo vi conduca per la strada sbagliata. Dovete tenergli testa, e non permettergli d'insultare della gente che ha fatto tutta questa strada solo per aiutarvi... Questo è tutto.

Senatore Dawes              - Prima che questa commissione si sciol­ga, voglio dire che riferiremo al Grande Padre tutto quanto è stato detto qui, ed egli sarà lieto di sentire che voi de­siderate vivere come l'uomo bianco.

Toro Seduto                    - Vorrei dire una parola sul fatto che io non sono un capo, che non ho autorità, che sono orgo­glioso e che mi considero un grand'uomo in generale.

Senatore Dawes              - Non abbiamo più intenzione di parlare con te per oggi.

Toro Seduto                    - Vorrei parlare sul fatto di non essere un capo, di non avere autorità, di...

Senatore Dawes              - Ho detto che ti abbiamo ascoltato già abbastanza per oggi. (/ senatori si raccolgono insieme e par­lottano in gruppo. Toro Seduto alza una mano; di nuovo gli Indiani si allontanano. Quando i senatori si rendono conto di quel che sta accadendo, si scandalizzano come prima) Fermateli! Non li abbiamo ancora licenziati!

Senatore Logan               - Come osi farlo di nuovo?

Senatore Morgan             - Questa... questa... è la cosa pi... (Breve pausa)

Toro Seduto                    - Se un uomo è capo d'un grande popolo, ed è vissuto soltanto per questo popolo, e per esso ha compiuto molte grandi imprese, è logico che sia orgoglioso... (Le luci si affievoliscono, tranne quelle che inquadrano Buffalo Bill. Pausa. Colpi di fucile)

Buffalo Bill                     - Bene, si, avevo saputo che lo stavano pre­parando. Ho anche visto la lettera a McLaughlin in cui gli si ordinava di farlo. Ed io cavalcai tutta notte, nella spe­ ranza di raggiungerlo prima e di avvisarlo. Ma i soldati della riserva mi fermarono, e mi convinsero a bere con loro. E quando infine arrivai, era morto. Per ordine del Governo, vennero e lo uccisero con un fucile Gattling. Mentre lo splendido cavallo grigio che gli avevo dato per la sua apparizione nel mio show danzava sullo sfondo il suo repertorio, poiché proprio un colpo di fucile era il se­ gnale dell'entrata in scena. Ed uccisero anche il resto della sua tribù. (Buio)

 Scena quinta

(Gli Indiani coprono l'anello centrale dell'arena con un vasto lenzuolo bianco; s'infilano sotto a carponi. Qualche mano sbuca fuori. Entrano soldati armali di fucile, i colletti rial­zati per il vento. Cody è con loro. Anche alcuni reporter. Gli Indiani fanno cadere fiocchi di neve)

Primo reporter                 - Bella stagione avete scelto per questa cosa.

Il Colonnello                   - Sono pagani; non celebrano il Natale.

Primo reporter                 - Non parlo della data, dico il tempo.

Il Colonnello                   - Scomodo?

Primo reporter                 - Lei non lo è?

Il Colonnello                   - Ci si abitua.

Secondo reporter             - Colonnello, ho saputo che abbiamo perso ventinove uomini, ed abbiamo avuto trentatré feriti. Quanti Indiani sono stati uccisi?

Il Colonnello                   - Abbiam fatto piazza pulita.

Secondo reporter             - Si', lo so. Ma quanti erano?

Il Colonnello                   - Non li abbiamo contati.

Tenente                            - La neve rendeva difficile la cosa. È incomin­ciata a cadere subito dopo la battaglia. I corpi ne furono quasi subito ricoperti.

Il Colonnello                   - Ma abbiamo vendicato Custer, posso dirle questo.

Secondo reporter             - Ma Custer è stato ucciso quindici an­ni fa.

Il Colonnello                   - E con ciò?

Tenente                            - Se non ci sono altre domande, posso portarvi al...

Primo reporter                 - Ancora una. Colonnello Forsyth: alcuni parlano della sua vittoria di ieri come di un massacro. Che cosa ne pensa?

Il Colonnello                   - Si troverà sempre chi chiama massacro una vittoria schiacciante. Suppongo che quelle persone avreb­bero preferito che morisse un numero maggiore di nostri!

Primo reporter                 - Allora non pensa d'aver agito troppo drasticamente?

Il Colonnello                   - Certo che fu un'azione drastica! E, mi creda, non ne sono felice più di quanto ne sia lei. Ma se ci fossimo sottratti alle nostre responsabilità, queste scara­mucce sarebbero durate anni, e sarebbero costate milioni al nostro paese, senza contare gli innumerevoli morti. Certo, abbiamo dovuto uccidere degli innocenti. In guerra, è sem­pre cosi. E naturalmente i nostri cuori sono rivolti alle vittime innocenti di questa pagina di storia. Ma la guerra non è un gioco. È crudele. E richiede dure decisioni. In futuro, credo che ciò che accadde qui ieri, in questa riser­va, sarà compreso e giustificato.

Primo reporter                 - Vuole dire che le Guerre Indiane sono ormai finite?

Il Colonnello                   - Si, credo che siano ormai finite. Questa ridicola religione del bisonte di Toro Seduto era l'ultima goccia.

Secondo reporter             - Ed ora?

Il Colonnello                   - Ora inizia il difficile lavoro della ricostru­zione. Ma ciò spetta piuttosto al Generale Howard.

Tenente                            - Perché non andiamo a parlargli? È nell'accam­pamento provvisorio.

Il Colonnello                   - Lui potrà parlarvi dei nostri piani futuri. (S'incamminano)

Buffalo Bill -                   - Aveva detto che mi avrebbe mostrato...

Tenente                            - Ah, si, è quello là. (Indica un tumulo)

Buffalo Bill                     - Grazie. (Rimane. Gli altri si allontanano; egli fissa la tomba. Toro Seduto è entrato, senza farsi no­tare. Buffalo Bill estrae un fiore da una tasca interna della propria giacca, lo frantuma nella mano e ne sparge i fram­menti sulla tomba)

Toro Seduto                    - Hai sbagliato tomba. Io sono laggiù. (Ac­compagna lo stupefatto Buffalo Bill ad un'altra tomba) Co­me vedi, si possono seppellire i morti, ma è difficile libe­rarsene del tutto.

Buffalo Bill                     - Non so cosa dirti.

Toro Seduto                    - Dimmi perché avete preso con la forza ciò che potevate prendere con l'amore... Non avevamo bisogno di tutta questa terra. E nemmeno voi.

Buffalo Bill                     - Non capisco più nulla. La mia confusione aumenta; io... volevo aiutare. Ma aiutare cosa? Aiutare co­me? Uno... deve essere specifico... Pensavi davvero che il bisonte sarebbe tornato?

Toro Seduto                    - Non sembrava più improbabile del ritorno di Cristo; e molto molto più utile. Sebbene, quando penso a come sono stati accolti qui il bisonte e Cristo, non riesco a credere che nessuno dei due abbia davvero voglia di tornarci.

Buffalo Bill                     - Sai, io credevo realmente che il mio Show del West Selvaggio avrebbe aiutato la gente a capire meglio le cose... (Ride tra sé)

Toro Seduto                    - Il fatto che un uomo sia potente non si­gnifica che sia anche virtuoso. Il tuo show era molto po­polare.

Buffalo Bill                     - Penso che non fosse poi cosi autentico, no?

Toro Seduto                    - Ecco la cosa terribile. Ci eravamo tutti ar­resi. Eravamo nelle riserve. Non potevamo combattere, o cacciare. Allora sei venuto tu, e ci hai permesso di recitare la nostra gloria. Fu umiliante. A volte, potevamo quasi im­maginarci che fosse vero.

Buffalo Bill                     - Ma, quello che mi preoccupava durante tutta quella storia era solo la possibilità che io potessi mo­rire da un giorno all'altro nel mezzo della mia arena. Con tutto quel trucco addosso.

Toro Seduto                    - E quello che preoccupava me era qual­cosa che avevo detto anni prima. Al mio figlio minore. Senza pensare.

Buffalo Bill                     - Che cosa?

Toro Seduto                    - Avevo accettato d'entrare nella riserva. Ero in testa al mio popolo, i soldati ci conducevano al forte. E mentre camminavamo, mi rivolsi a mio figlio che mi era accanto. "Ora", dissi, "non saprai mai che cos? vuol dire essere un Indiano, perché non avrai mai più un pony od un fucile..." Solo più tardi mi resi conto di ciò che avevo detto. Queste cose, il fucile ed il pony, vennero con voi. E allora pensai, ah, che cosa terribile se alla fine dovessimo all'uomo bianco non solo la nostra distruzione, ma anche la nostra gloria... Perché non vi limitaste a conquistarci? Lo avremmo compreso. Avevamo terra; voi la desideravate. Ed infine la prendeste. Quel che non riusciamo a capire è perché avete fatto tutto ciò. E nello stesso tempo, profes­savate il vostro amore... Addio, Cody. Sei stato mio amico. Ed in effetti, lo sei ancora. Non ti ho mai ucciso, perché non volevo compiere un altro gesto inutile.

Buffalo Bill                     - Se solo avessi potuto salvarti!

Toro Seduto                    - Un'altra volta, forse, lo farai. (Le luci si spengono)

Scena sesta

(Fascio di luce su Buffalo Bill, solo, nel mezzo dell'anello centrale. Buio tutt’intorno. Abbassa gli occhi su una scatola di cartone accanto a lui. Suono di tamburi. Si guarda in­torno, frugando nell'oscurità. Alza gli occhi verso gli alto­parlanti appesi in alto. S'asciuga il sudore dalla fronte. Il suono dei tamburi si fa più forte. Buffalo Bill chiude gli oc­chi e sospira. Il suono dei tamburi cessa. Lungo silenzio)

Buffalo Bill                     - Si, grazie... Bene! Ecco qua! (Un debole sorriso stiracchiato) Naturalmente, è molto che penso a questo momento. Come ogni... uh... attore e uomo di spet­tacolo... (Vago sorriso. Si guarda intorno in cerca d'aiuto. Niente) Ad ogni modo. Ho deciso che alla fine vorrei so­lo dire a... uh... voi tutti... qui... poche parole a difesa del­la... della politica indiana del mio paese. Che, in certi cir­coli, sembra incontrare considerevoli critiche. (Sorride stan­camente, si schiarisce la gola, si fruga in lasca e ne estrae alcuni fogli. S'infila un paio d'occhiali. Gli Indiani escono dall'oscurità e si raggruppano nella penombra intorno all'anello centrale. Osservano in silenzio. Buffalo Bill nota con angoscia la loro presenza) Lo... uh... Stato di Georgia, ansioso di consolidare i propri confini ed acquistare un certo numero d'importanti diritti minerari, fino allora posseduti accidentalmente dagli Indiani Cherokee, ed ancor più ansioso di por fine alle ostilità che sembravano inevitabili tra i propri abitanti e questi Indiani sulla questione della proprietà di terre... lo Stato di Georgia iniziò, l'anno scorso, il forzato trasferimento della Nazione Cherokee, sistemandola poi in una deliziosa area relativamente disabitata ad ovest del Mississippi, nota come il Deserto Mohave. Con un'appro­priata irrigazione, codesto territorio dovrebbe ben presto essere in fiore. Le affermazioni secondo le quali i Cherokee fossero scontenti del loro trasferimento, sono chiaramente false. E sebbene molti, naturalmente, morissero durante la marcia dalla Georgia verso il Deserto Mohave, mi si dice che questi incidenti riguardavano coloro che erano già gra­vemente ammalati e che nulla, tranne le cure mediche, po­teva salvarli. In effetti, in tutti i sensi, il nostro vasto paese si apre alla colonizzazione in modo estremamente rapido. L'invio di coperte infette di vaiolo, effettuato dalla Croce Rossa per gli Indiani Mandan, ha fatto, sono lusingato di dire, miracoli, ed i Mandan non esistono più. Inoltre, la politica governativa di sterminio del bisonte, cui io stesso ero intimamente impegnato, ha portato i suoi frutti. Non ci sono ormai più bisonti, e presto gli Indiani saranno ab­bastanza affamati da incominciare a trasformarsi sul serio in coltivatori, un passo che consideriamo necessario se vo­gliono abbandonare il loro barbarico modo di vita ed af­facciarsi alla civiltà. Ed in effetti è proprio per questo mo­tivo che abbiamo incominciato a rifornire gli Indiani di fucili, facendo di ciò una clausola d'ogni trattato; senza armi non potrebbero sperare di muoverci guerra, ed il pro­cesso di civilizzazione nei loro confronti sarebbe seriamente ostacolato, in tutti i modi. Un altro aspetto del nostro at­teggiamento conciliante e benevolo nei riguardi di questi selvaggi è rivelato dalla politica governativa di usare inter­preti ufficiali per tradurre ogni cosa in modo imperfetto quando ci si rivolge agli Indiani, angustiandoli e provocan­done l'ira, ed obbligandoli quindi ad impararsi da soli l'in­glese, il che, naturalmente, costituisce il primo passo verso la civiltà. Mi sovviene a questo punto una storiella diver­tente raccontatami da un fabbricante di munizioni. Sembra che, per sbaglio, egli abbia mandato un rifornimento di cartucce a salve agli Indiani Kickapoo, e... (Si guarda in­torno) Be', meglio non raccontarla, è una cosa troppo de­licata. Andiamo avanti. La bilancia dei pagamenti. Sono felice di poter dire che, in termini di beni immobili, non potevamo far meglio. In totale, ci siamo assicurati più di 450 milioni di acri di terreno per meno di 90.000.000 di dollari... vale a dire venti centesimi per acro, che poi abbiamo riven­duto al prezzo minimo di un dollaro e venticinque cente­simi per acro, e più spesso ad un prezzo molto più alto. Per chiudere, vorrei dire che sono stanco e nauseato da que­sti filantropi sentimentali che non prendono in considera­zione le difficoltà che il nostro attuale Governo ha dovuto affrontare nel suo sforzo di trattare onestamente e lealmente con gli Indiani, e tanto meno le innumerevoli vite umane che tutto ciò ci è costato e le atrocità subite sotto le loro mani selvagge. Cito il Generale Sheridan: "Non so fino a che punto questi cosiddetti filantropi debbano essere scu­sati grazie alla loro ignoranza politica; ma certo è l'unica scusa che possa dare un'ombra di giustificazione per l'aiuto e l'incoraggiamento che essi hanno dato ai crimini orrendi che gli Indiani hanno perpetrato a danno della nostra gen­te". La scusa che il modo di vita indiano è estremamente diverso dal nostro, e che ciò che a noi sembra atrocità non è tale per loro, non tiene proprio, temo. La verità è che l'Indiano non ha mai avuto un vero diritto al suolo di questo paese. Noi avevamo quel diritto, per diritto di scoperta, e tutti gli Indiani erano occupanti temporanei della terra. Nella sentenza al processo Lupo Solitario contro Hitchcock, per esempio, avvenuto nel 1902, la Corte Suprema de­cise che esiste il potere di abrogare le clausole di qualunque trattato indiano se gli interessi della nazione lo richiedono. Inoltre, è un fatto che un'organizzazione sociale di caccia­tori può esistere solo in una società primitiva. E deve ce­dere alla forza più possente della civiltà, in qualunque luo­go ed in qualunque momento esse s'incontrino. E deve ce­dere necessariamente, perché la terra fu concessa all'unani­mità per sostentare il massimo numero di persone; e nes­suna tribù né popolazione ha il diritto di interferire con i bisogni altrui. Gli Indiani non stavano facendo nulla con questa terra! Era necessario che noi li vincessimo. Non possedevano né l'intelligenza, né l'industriosità, né le abitudini morali, né il desiderio di auto-miglioramento che sono es­senziali allo sviluppo civile. Fu veramente nostro dovere ed obbligo migliorare il loro modo di vita, come è dovere d'un saggio fratello maggiore insegnare a quello minore la saggezza che ha scoperto. Cosi, che nessuno ci condanni. Ab­biamo fatto quel che dovevamo fare. Per esempio, nel pro­cesso Piccola Nuvola contro Harley, il querelante affermava che il suo teepee era, um... No, aspettate. Questa è migliore. Nel processo degli Indiani Seneca contro l'Autorità della Pennsylvania, la corte invalidò il Trattato Seneca affermando che "perpetuamente" era un'espressione vaga dal punto di vista legale e... Ah! Ecco quello che stavo cercando. Nel caso Toro Seduto contro Buffalo Bill, la corte stabili che l'involontaria strage di... alimenti da parte di... Scusate, mi... viene in mente una divertente storia del Generale Custer, quando mi chiese perché lui... penso sia... meglio chiudere. Voglio... solo dire che... chiunque pensi che abbiamo fatto qualcosa di infinitamente sbagliato, sbaglia. E voglio dire che qui, in questa borsa, ho alcuni ciondoli indiani. Alcuni... esempi del loro eccellente artigianato. Mocassini. Collane di semi. Copricapi di piume, per i vostri bambini. Il denaro ricavato dalla vendita di queste... di queste poche cianfrusa­glie servirà ad aiutarli ad aiutarsi. Penso... che apprezze­rete questi... pezzi di artigianato. Acquerelli. Cartoline. Barnboline Navajo. (Incomincia a piangere) Pensavo che un po' di denaro per loro... potesse... incoraggiarli. Tirarli su­di morale. Essi non vedono, come noi, la necessità di quel che abbiamo fatto. O la motivazione. In effetti, io potrei aver... Ah, si. No, spiacente. Quella è, uh... pelle di bisonte.! Ah, ecco. Eccolo. Guardate... questa splendida statuetta d'un Indiano. In legno grezzo. (Gli Indiani avanzano. Cantano tristemente)

Capo Giuseppe                - (tenendo in mano un fucile con uno straccio bianco) Dite al Generale Howard che conosco il suo cuore. Sono stanco di combattere. I nostri capi sono stati uccisi. Specchio Lucente è morto. I vecchi sono tutti morti. è freddo e non abbiamo coperte. I bambini muoiono di freddo. Una parte del mio popolo è fuggita sulle colline e non ha né cibo né abiti caldi. Nessuno sa dove siano... forse sono assiderati. Voglio avere tempo per cercare i miei figli e vedere quanti riesco a trovarne. Forse li troverò tra i morti. Ascoltatemi, miei capi. Sono stanco. Il mio cuore è stanco e triste. Di qui, da dove il sole è ora alto, io non combatterò mai più.

Toro Seduto                    - Sono Toro Seduto. Se esiste un uomo solo in questa terra che dovrebbe essere a capo di tutto il po­polo, sappiate che io sono quell'uomo, E sono morto.

Osceola                            - Sono Osceoia dei Seminoie, e presto sarò morto.

Mangos Colokados         - Sono Mangos, degli Apaches Mimbreros, e sto morendo.

Falco Nero                       - Anche Falco Nero sta morendo.

Tecumseh                        - l'ecumseh, e sto di nuovo morendo. (Le luci cominciano ad affievolirsi, lentamente)

Coda Macchiata              - Coda Macchiata sta morendo rapida­mente.

John Grass                       - Anche John Grass sta morendo.

Nuvola Rossa                  - Nuvola Rossa sta morendo prima del tempo.

Tutti gli Indiani               - Buffalo Bill morirà presto.

Toro Seduto                    - Toro Seduto è morto,

Santanta                          - E Santanta sta morendo.

Taza                                 - Il vecchio Taza sta morendo.

Kiokuk                            - Kiokuk sta morendo.

Cavallo Pazzo                  - Cavallo Pazzo sta morendo!

Tutti gli Indiani               - Buffalo Bill sta morendo!

Geronimo                        - Geronimo...

Capo Giuseppe                - E Capo Giuseppe stanno morendo.

Tutti gli Indiani               - Stanno tutti morendo. Stanno tutti morendo.

Toro Seduto                    - (debolmente) Toro Seduto sta morendo.

Tutti gli Indiani               - (ancora più debolmente) E tutti... stan­no morendo.

Toro Seduto                    - Toro... Seduto... sta morendo.

Tutti gli Indiani               - (con voce che s'affievolisce) E Buffalo Bill è...

Buffalo Bill                     - (debolmente) Morto. (buio, niente sipario)

FINE

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