INGANNI
(DECEPTIONS)
di
Paul Wheeler
PERSONAGGI
JULIA SMITHE, una psicanalista sui 45 anni
ADRIAN WAINWRIGHT, un ragazzo di 25 anni
Lazione si svolge nello studio della Smythe e nellappartamento monolocale di Wainwright.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Oggi. Lo studio di una psicanalista a Londra, a Mayfair o a Marylebone, zona di Harley Street. Julia Smythe, una bella donna sui quaranta seduta su una sedia. Accanto a lei, un tavolino sul quale si vede un grosso taccuino giallo. Disteso su un lettino, con lo sguardo fisso nel vuoto, vediamo Adrian Wainwright un giovane di circa ventanni. Julia non esattamente persona che che denota una grande personalit. A parte la sedia su cui seduta, il lettino, il tavolino e la scrivania, la stanza non contiene nulla di personale, a parte un diploma incorniciato su una parete e una libreria con pochi libri. La finestra d sulla facciata di un elegante edificio del diciannovesimo secolo. Di Julia si pu dire che bella pi che graziosa. Indossa un tailleur elegante, non molto severo, completato da una camicetta bianca con un alto colletto. Pochissimi gioielli, piccoli orecchini ed un anello alla mano destra. Capelli corti ben pettinati. Adrian invece indossa dei jeans ed un maglione a collo alto. Ha capelli lunghi e baffi alla Zapada. Sembra un superstite dei moti del 1870.
SMYTHE - Mi dica quando pronto.
ADRIAN - (si dimena per mettersi comodo) Pronto.
SMYTHE - Mi ha detto che per lei la prima volta.
ADRIAN - S.
SMYTHE - Si sentir un po impacciato, allinizio, ma vedr che le passer presto.
ADRIAN - Voglio collaborare. Davvero.
SMYTHE - Lei non qui per collaborare. Lei qui per parlare.
ADRIAN - Mi scusi.
SMYTHE - Capisce la differenza?
ADRIAN - Non devo essere sempre daccordo con lei.
SMYTHE - Non obbligato ad essere daccordo con me.
ADRIAN - Giusto. Ho capito.
SMYTHE - E se io non dir molto, lei non deve pensare che non la sto ascoltando.
ADRIAN - Giusto. Voglio dire, bene.
SMYTHE - (un lieve sorriso) Se le fa piacere dire giusto, lo dica: non penser per questo che lei daccordo con me.
ADRIAN - Giusto. Voglio dire, bene. Cio O.K.
SMYTHE - Proviamo ad incominciare.
ADRIAN - (le mani incrociate sotto la testa e le gambe accavallate) Pronto quando pronto lei Mr DeMille.
SMYTHE - Prego?
ADRIAN - Niente.
SMYTHE - Qui non esiste niente: ogni cosa importante. Perch mi ha chiamata Mr. DeMille?
ADRIAN - Una sciocchezza. Cera un regista cinematografico che si chiamava Cecil B. DeMille. (Smythe incomincia a scrivere su un taccuino)
SMYTHE - Ah S
ADRIAN - Era specializzato in kolossal sulla Bibbia. C una vecchia storia sono sicuro che la conosce.
SMYTHE - Vuol dire una storia della Bibbia?
ADRIAN - No. Quella finisce con pronto quando pronto lei Mr. DeMille. (silenzio)
SMYTHE - Mi sto confondendo un po
ADRIAN - (parla in fretta come se si vergognasse di riferire una storia cos banale e famosa) Cecil B. DeMille stava girando un film sulla distruzione di Sadoma e Gomorra o qualche altra catastrofe del genere. Ad ogni modo, aveva speso miliardi per la scena finale che prevedeva una inondazione, un terremoto ed un incendio. Cos, per essere certo che non ci fossero contrattempi aveva messo quattro squadre di operatori in postazioni diverse per riprendere tutta la scena. Grida Azione e gli effetti speciali creano linondazione, poi il terremoto e poi lincendio che distrugge tutto. Quando tutto finito chiama il primo operatore e dice: lavete presa? e quello risponde: Mi dispiace Mr. DeMille, ma avevamo dimenticato di caricare la pellicola. Allora chiama il secondo operatore, e quello gli risponde: Mi dispiace, signor Demille, la cinepresa si bloccata. Allora chiama quelli della terza squadra che gli dicono: Spiacenti Mr. DeMille, abbiamo sbagliato la messa a fuoco. Completamente fuori di s chiama allora il quarto operatore e urla: e tu che dici? E quello risponde: pronto quando pronto lei, Mr. DeMille. (c una lunga pausa mentre Smythe scrive) Non credo che sia successo davvero.
SMYTHE - Le piace il cinema?
ADRIAN - Lo adoro. I film cono la mia passione. Specialmente quelli vecchi. Ne avr almeno duecento. Registrati dalla televisione. Cary Grant, Katheryne Hupburn, Cagney Bogart Alluniversit gestivo un cine club. stato il periodo pi felice della mia vita. Un semestre proiettai solo film in cui gli attori erano degli autentici cani. Lei sa come sono gli inglesi. Adorano vedere gente famosa finire col culo per terra - mi scusi: gambe allaria. Senta, non si sa cosa sia limbarazzo finch non si vede Humphrey Bogart fare la parte di un pittore omicida in un film chiamato La Seconda Signora Carrolls. O vedere Clark Gable che canta e balla in
SMYTHE - Magari possiamo fare un piccolo passo avanti
ADRIAN - Scusi. Come si parla di cinema, parto in quarta.
SMYTHE - Dove abita?
ADRIAN - A casa. (una pausa)
SMYTHE - Con i genitori?
ADRIAN - S. (c una pausa. Smythe vorrebbe che continuasse ma a lui non viene in mente niente da dire)
SMYTHE - Continui a parlare. Dica qualsiasi cosa le viene in mente.
ADRIAN - Oh, giusto. Dunque - vivo con i genitori e mia sorella a Chelsea in una vecchia casa del millenovecentotrenta. su tre piani, la mia stanza sul retro: pi tranquilla nonostante i vicini francesi, che fanno un gran fracasso quando la mattina preparano i figli per la scuola. (Smythe incomincia a pentirsi di avergli chiesto di parlare di un argomento qualsiasi)
SMYTHE - Le piace vivere l?
ADRIAN - No, non molto. Anzi, a dire la verit non mi piace affatto.
SMYTHE - Perch no?
ADRIAN - Ho ventitr anni. Mi piacerebbe avere un posto tutto per me.
SMYTHE - Perch non se ne va?
ADRIAN - E per mia madre.
SMYTHE - Che centra lei?
ADRIAN - Quando me ne sono andato alluniversit, lei piombata in una grande depressione. C un nome per questo quando i figli se ne vanno di casa.
SMYTHE - La sindrome del nido vuoto.
ADRIAN - S, appunto.
SMYTHE - E sua sorella? Non era a casa?
ADRIAN - Non vanno daccordo.
SMYTHE - Perch no?
ADRIAN - Non si sono capite, fin da quando mia sorella ha compiuto i tredici anni. Da quel momento diventata quel che si dice una spina nel fianco. (mima) Dio, mamma, non ti aspetterai mica serio che io mi metta addosso quella roba! - Stai dicendo che non posso stare fuori fino alle tre di notte, che non devo andare sulla moto di Drongo
SMYTHE - Allora la depressione di sua madre era dovuta solo al fatto che lei non era a casa.
ADRIAN - Siamo molto uniti.
SMYTHE - E lei resta a vivere l per amor suo. (Adrian sospira)
ADRIAN - S. (Smythe scrive un po - c silenzio fra loro)
SMYTHE - E suo padre? Che mi dice di suo padre?
ADRIAN - Che vuole sapere di lui?
SMYTHE - Non il compagno giusto per sua madre?
ADRIAN - Questo dovrebbe chiederlo a lei.
SMYTHE - Gli ha mai spiegato perch si sente obbligato a restare l?
ADRIAN - Una volta ci ho provato.
SMYTHE - E lui?
ADRIAN - Non ha detto niente. Mio padre uno di quelli che dicono sempre di s. Quando gli si parla di qualcosa di un po pi impegnativo del tempo non fa altro che annuire col capo.
SMYTHE - (prende altri appunti e riempie altre pagine) Mi dica qualcosa di pi su di lui.
ADRIAN - E sui cinquanta, abbastanza alto.
SMYTHE - No, voglio dire. Andate daccordo?
ADRIAN - Non siamo mai arrivati a picchiarci. E comunque lui quasi sempre via. In ufficio o allestero. Non lo vedo molto.
SMYTHE - Posso chiedere che tipo di lavoro fa? (Adrian tace poi ride come se si fosse reso conto di qualcosa)
ADRIAN - A dire il vero, no, non pu.
SMYTHE - Perch?
ADRIAN - E un segreto di stato. (ride di nuovo, questa volta un po pi lungo, divertito allidea. Smythe disorientata, ma cerca di non darlo a vedere)
SMYTHE - Ah capisco (continua a scrivere)
ADRIAN - Un momento. Lei non tenuta al segreto professionale su quello che avviene qui dentro?
SMYTHE - S.
ADRIAN - Allora va bene. Mio padre una spia. Lavora per lI.M.I.6. (lei lo guarda incuriosita, poi riprende latteggiamento professionale)
SMYTHE - Mmmmmmm
ADRIAN - Il sei sta per controspionaggio e contro-sommosse. Cinque la sicurezza interna. Ci sono altri numeri, ma nessuno sa cosa fanno. Tengono docchi Marte o i dischi volanti, forse.
SMYTHE - Si pu obiettivamente dedurre che la scarsa inclinazione di suo padre a confidare i suoi pensieri alla famiglia sia magari dovuta alla natura del suo lavoro?
ADRIAN - Non ne ho idea. la gente come lei che piace trastullarsi con questo tipo di cose, no?
(una pausa)
SMYTHE - Sto cercando di stabilire, di scoprire, la ragione per cui lei continua a vivere in casa dei suoi quando chiaramente questo la rende infelice. Lei dice che perch sua madre si sente sola e depressa senza di lei. Sua sorella non le di alcun aiuto n, a quanto pare, lo suo padre. (lui ci pensa su un attimo, di nuovo con lo sguardo perduto nel vuoto)
ADRIAN - Mmmm. Capisco. Lei pensa che il mio problema sia in qualche modo legato al fatto che vivo con i miei
SMYTHE - Forse
(Adrian pensa ancora a qualcosa che ha in mente. Sorride, si stringe fra le spalle e sembra affascinato)
ADRIAN - Lo sa, potrebbe aver ragione, non ci avevo pensato.
SMYTHE - Ora aspetti. Abbiamo appena accennato ad un possibilit.
(Lui come colto da una folgorazione. Si alza in piedi, il viso raggiante di felicit)
ADRIAN - Il fatto che io sia rimasto l solo per far piacere a mia madre alla mia propria madre - la ragione per cui mi sento cos infelice perci colpa sua se sono diventato impotente! S!
(Smythe posa la penna preoccupata del volo di fantasia di Adrian)
SMYTHE - Abbiamo appena scalfito la superficie. La prego, si sieda. Non deve credere che la prima cosa che esaminiamo sia la risposta definitiva al suo problema. (Lui non lascolta. beato mentre commina avanti e indietro per la stanza)
ADRIAN - E assolutamente fantastico! Tutti i miei amici mi dicevano che avrei solo buttato via dei soldi venendo da una strizza-cervelli per scoprire perch non mi si addrizza. Ma lei li ha fregati. In dieci minuti. Sono guarito.
SMYTHE - Io non curo la gente. La mia funzione quella di trattare un paziente cos che
(Adrian al settimo cielo e la interrompe. Si mette una mano nella tasca dei pantaloni)
ADRIAN - Ho gi unerezione. Mio Dio, sento lenergia crescere dentro di me. Dir a tutti che lei fa i miracoli.
SMYTHE - (ora molto irritata) Lei non far niente del genere. (lui tira fuori la mano dalla tasca)
ADRIAN - Guardi cosa faccio. Adesso prendo e vado subito dalla mia ragazza. Se poi non funziona torno da lei e cerchiamo di trovare unaltra soluzione. (tira fuori il portafoglio)
ADRIAN - Pago alla ragazza qui fuori? A proposito quant?
SMYTHE - Non posso impedirle di andare via, naturalmente, ma le consiglio caldamente di non fare niente finch non avremo parlato ancora. (si appoggia allo schienale e incrocia le braccia, fissandolo con uno sguardo di disapprovazione)
ADRIAN - Di che cosa?
SMYTHE - La prego, si sieda. (lui si ferma, si stringe nelle spalle e si siede non si sdraia sul lettino. Lei si ricompone, prende il taccuino e la penna)
SMYTHE - La ragazza di cui ha parlato
ADRIAN - Anna.
SMYTHE - (prende un appunto) Da quanto tempo la conosce?
ADRIAN - Circa un anno.
SMYTHE - Avevate un rapporto normale prima che le sue difficolt iniziassero?
ADRIAN - Vuole dire se andavamo a letto?
SMYTHE - S.
ADRIAN - Oh, s. Sesso da matti. Lei andava forte.
SMYTHE - Lei voleva farlo spesso?
ADRIAN - Sempre. Una volta me lha fatto fare anche al cinema.
SMYTHE - Questo la preoccupa?
ADRIAN - Be, era quasi vuoto ed eravamo nellultima fila ma le ma-schere continuavano a passare e ripassare dietro di noi.
SMYTHE - No. Volevo dire, fare lamore in un posto pubblico le ha dato fastidio?
ADRIAN - No, fastidio, no. Ho pensato che era molto audace da parte sua. Ma lei fatta cos. (Imita un accento straniero) Oh, voi inglesi cos puritani! Perch non vi lasciate andare ogni tanto
SMYTHE - Mi pare di capire che non inglese.
ADRIAN - E polacca.
(Lei prende altri appunti. Una pausa)
SMYTHE - E cos ha avuto una vita sessuale molto felice con Anna finch non stato pi in grado di avere unerezione?
ADRIAN - Beh, questo ha un po frenato la cosa, s (Smythe scrive per un po)
SMYTHE - E che cosa le dice Anna della sua attuale - ehm incapacit?
ADRIAN - Come pu immaginare si seccata.
SMYTHE - Ha minacciato di rompere la vostra relazione?
ADRIAN - Oh, no. niente. Ma lha presa in modo personale. Sa, crede che sia colpa sua. Naturalmente le ho detto che non cos.
SMYTHE - E lei come ha reagito?
ADRIAN - Mi ha chiesto come facevo ad esserne sicuro. Ci avevo provato con unaltra?
SMYTHE - Lha fatto?
ADRIAN - (una pausa. Nervoso) Una volta.
SMYTHE - Ah. (scrive ancora)
ADRIAN - Guardi che io volevo semplicemente scoprire che cosa non funzionava. Cos una sera ho scelto una delle ragazze allo Sheperds Market. un posto di Mayfair dove battono le prostitute.
SMYTHE - Conosco la zona.
ADRIAN - Ma non servito a niente. Lei ha fatto di tutto. Mi costato una fortuna.
SMYTHE - (dopo aver scritto ancora) Da quanto dura la sua detumescenza?
ADRIAN - De-tumescenza? Cristo, me lo fa sentire come un cucchiaio di gelatina.
SMYTHE - Allora diciamo la sua condizione.
ADRIAN - Sei mesi.
SMYTHE - E per tutto questo tempo Anna rimasta al suo fianco
ADRIAN - E stata meravigliosa.
SMYTHE - Sa se le stata fedele?
ADRIAN - Non lo so.
SMYTHE - E si arrabbierebbe se non lo fosse stata?
ADRIAN - Non che mi farebbe un gran piacere. Ma che diritto avrei arrabbiarmi? Voglio dire, non colpa sua. Io al suo posto mi sarei trovata unaltra. Solo per il sesso, voglio dire. Come sfogo. Non la scaricherei solo perch non possiamo fare lamore.
SMYTHE - C sempre la masturbazione.
ADRIAN - Ah, quella non manca mai. Ma non la stessa cosa che star disteso su unansimante creatura di sesso femminile che profuma di Fendi e di lacca per capelli. Non si suda mica molto a menarselo in bagno. Mi piaceva il profumo del sesso.
SMYTHE - Non si mai sentito minacciato dalle pretese costanti di Anna?
ADRIAN - Minacciato?
SMYTHE - Preoccupato di non poterla soddisfare. Dopotutto la prestazione di un uomo limitata. Quella di una donna, no. A volte un uomo pu sentirsi inadeguato, specialmente con una che possiede una libido come Anna. Potrebbe pensare di venire sfavorevolmente paragonato ad altri uomini. E questo potrebbe portare ad una impotenza temporanea. (Adrian la guarda di traverso incominciando a rabbuiarsi)
ADRIAN - Un momento... Mi pareva che lei avesse detto che la colpa era di mia madre.
SMYTHE - Non ho detto niente del genere.
ADRIAN - E ora pensa che sia colpa di Anna?
SMYTHE - Senta: voglio che ascolti. Il mio ruolo non di dare la colpa a qualcuno. Sto semplicemente cercando delle possibili cause.
ADRIAN - Bene, finora ne ha trovate due. Quante altre ce ne sono? (Smythe sente la freddezza dalla sua voce e mette gi la penna)
SMYTHE - Questa non unofficina ed io non sono un meccanico.
ADRIAN - Ah no? pensavo che la gente venisse qua per essere rappezzata. Lei un medico. Il suo compito di curare, no?
SMYTHE - Non nel significato letterale del termine. Io sottopongo i miei pazienti a una terapia e alla fine loro guariscono da soli.
ADRIAN - Aspetti un secondo. Lei ha dei pazienti, giusto? Vengono dicendo che credono di essere un bastoncino di rabarbaro e lei li convince che non vero. Non cos che funziona? (Smythe offesa dalla descrizione e non lo nasconde)
SMYTHE - La botanica non il mio forte.
ADRIAN - Benissimo. Sono convinti di essere Napoleone.
SMYTHE - Lei parla di casi estremi come se fossero la norma. La maggior parte dei miei clienti gente come lei. Hanno qualcosa che li turba. Non si sentono a proprio agio. Io cerco di aiutarli.
ADRIAN - A pagamento.
SMYTHE - Ho una preparazione specifica che mi autorizza a farlo. Ecco perch mi pagano.
SMYTHE - Ma prende comunque i soldi, anche se non li guarisce.
SMYTHE - Le ho gi spiegato che non dichiaro di poter guarire.
ADRIAN - Io ho pagato una puttana per riuscire a sentirmi di nuovo me stesso e anche quella aveva una preparazione specifica. E anche molto vasta, se per questo.
SMYTHE - Ed ha fallito.
ADRIAN - S.
SMYTHE - E lei le ha restituito i soldi? (lui non risponde. Lei aspetta con un leggerissimo sorriso finch lui non smette di agitarsi) Con questo non voglio incoraggiare lidea che la mia funzione sia simile a quella di una puttana, ma sono daccordo che entrambe veniamo pagate per ridurre la tensione mentale indipendentemente dai risultati.
ADRIAN - Siete entrambe delle estranee pagate per risolvere dei problemi. La sola differenza che una puttana ci mette meno tempo. Ho sentito di gente che andata dalla psicanalista per anni.
SMYTHE - Questo vero.
ADRIAN - Il che significa che lei fa un lavoro meno buono di quello di una puttana media. (una pausa. Smythe giocherella con la penna)
SMYTHE - Credo che lei stia adottando un atteggiamento aggressivo nei confronti delle mie domande. (Adrian si alza di nuovo)
ADRIAN - Non avrebbe dovuto chiedermi di restare.
SMYTHE - Ha ancora dieci minuti. (prende lorologio sulla scrivania con il quadrante verso di lui)
ADRIAN - Non mi importa del tempo!
SMYTHE - Mi dica perch prova tanta rabbia.
ADRIAN - Perch?! Provo rabbia perch lei partita in quarta dandomi una ragione della mia impotenza a cui non avevo mai pensato, non mi era mai neanche passato per la testa che la colpa potesse essere di mia madre. Ma adesso lei cambia le carte in tavola e dice che la causa potrebbe essere Anna. Certo, potrebbe essere! Crede che io non ci abbia mai pensato? Pensa che non mi sia mai chiesto se per caso non sia limitato il numero di volte in cui il pene pu compiere latto sessuale? Cos che, una volta che ha raggiunto il suo limite, si blocca, come cpita a tutto il resto. Come una pompa o una macchinetta del caff. Si esaurisce, come gli altri organi. Gli occhi si offuscano, le orecchie non sentono pi e perch non dovrebbe succedere anche al povero vecchio spadone? Fin qui, Dottoressa, tutto ovvio. E io non sono venuto qua per sorbirmi delle ovviet sul perch non sono in grado di avere unerezione.
SMYTHE - Quali altre ovviet ha in mente?
ADRIAN - Chi che paga qui? Lei quella della preparazione specifica
SMYTHE - Benissimo. Mi dia unidea. (Adrian fa un gesto disperato e cammina per la stanza intorno a lei)
ADRIAN - E va bene, se le va di giocare strano che non se ne sia ancora uscita con una di quelle frasi tipo forse sotto-sotto sono un omosessuale (una pausa. Smythe lo guarda con calma)
SMYTHE - Capisco. Allora questa idea le venuta. (Adrian fa una smorfia disperata verso il soffitto)
ADRIAN - Non posso crederci!
SMYTHE - Nonostante la sua insofferenza per i miei metodi, io devo esplorare tutte le possibilit di indagine, ovvie o no.
ADRIAN - O.K. Pu darsi che io sia omosessuale. Perci tutte le volte che stavo a letto con Anna o perfino nellultima fila del cinema di Chelsea lei sta dicendo che in realt io pensavo a Nigel.
SMYTHE - (prende la penna) Chi Nigel?
ADRIAN - Un nome come un altro, accidenti!
SMYTHE - Lidea di essere omosessuale fa aumentare la sua collera?
ADRIAN - S. Francamente
SMYTHE - Perch?
ADRIAN - Perch, dottoressa, il fatto che a me piacciono le donne. Mi piace il loro profumo. Resto spiazzato dal loro modo di ragionare. cos diverso da quello degli uomini. Sono affascinanti tanto che mi cpita di passare notti insonni cercando di comprenderle. Mi piace il loro modo sottile di flirtare. Reagisco alla loro voce, alle loro risate quando sono allegre, alla loro comprensione quando sono malato o depresso. Adoro le loro premure, il regalo giusto per il compleanno, o un grazie per la bella serata. Se proprio dovessi essere un omosessuale, dovrei scambiare queste delizie con la compagnia di buffoni dal torace villoso, con un odore da stordire un elefante, e la cui idea di una bella serata schiacciarsi sulla fronte delle lattine di birra scommettendo con gli altri che non riusciranno a dire tutto lalfabeto a suon di rutti.
(Segue una lunga pausa durante la quale Smythe con calma finisce di prendere appunti; si siede sulla sua scrivania e la guarda. Poi lei finisce)
SMYTHE - Sono colpita dal numero delle volte in cui nel suo discorso ricorrono riferimenti a percezioni olfattive. Il senso dellolfatto sembra avere un ruolo determinante nella sua vita. (Adrian seccato dalla sua freddezza e prende lorologio dalla scrivania)
ADRIAN - Lei decisa a fare lintera seduta, eh?
SMYTHE - Ha un lavoro?
ADRIAN - Lavoro in un negozio di frutta e verdura.
SMYTHE - Oh. (scrive)
ADRIAN - E sorpresa?
SMYTHE - No
ADRIAN - Lo ammetta. sorpresa. Esternamente calma, professio-nalmente impenetrabile ma dentro molto sorpresa di sentire che lavoro da un fruttivendolo.
SMYTHE - Sorpresa una parola esagerata.
ADRIAN - No, non lo , una parola molto blanda. Non c niente che sia meno forte della sorpresa. Allinizio uno sorpreso, poi stupito, poi meravigliato, poi forse fulminato.
SMYTHE - E va bene, sono sorpresa.
ADRIAN - Perch sono stato alluniversit, perch mio padre lavora per lI.M.6 e perch parlo correttamente e vivo in una casa di lusso lei trova inconcepibile che io possa vendere verdura.
SMYTHE - Inconcepibile certo no. Di questi tempi non neanche inverosimile. (Adrian colpito da unidea che lo fa camminare lentamente per la stanza) Che c?
ADRIAN - Sto pensando a quello che ha detto.
SMYTHE - A proposito di cosa?
ADRIAN - I miei continui riferimenti allolfatto. Non me ne ero mai accorto prima.
SMYTHE - Vede quanto pu essere utile allargare il campo della nostra indagine?
ADRIAN - Le dico qual il mio compito principale al negozio?
SMYTHE - Se lo desidera
ADRIAN - Mi devo alzare alle cinque del mattino, andare ai mercati generali e comprare la nostra scorta quotidiana.
SMYTHE - (non particolarmente interessata) Davvero
ADRIAN - Lo sa come si fa? La scelta, voglio dire.
SMYTHE - Me lo dica lei.
ADRIAN - Lei cosa fa quando compra la frutta fresca?
SMYTHE - Io ehm non lo so. Non la compro mai.
ADRIAN - Mai?
SMYTHE - Mi racconti cosa fa quando si compra della frutta fresca. (Adrian unisce le mani a coppa e se le porta al naso)
ADRIAN - Si annusa. (lei scrive)
SMYTHE - Naturalmente.
ADRIAN - E allarmante che lei non compri mai frutta.
SMYTHE - Le piace il suo lavoro?
ADRIAN - Al giorno doggi gli esperti dicono di limitare il consumo di carni e di mangiare pi frutta fresca e verdura. Sono sorpresa che lei, un medico, non lo sappia.
SMYTHE - Le piace il suo lavoro?
ADRIAN - (pensieroso) Se mi piace?
SMYTHE - S Le piace andare tutti i giorni a fare acquisti al mercato allingrosso? (Adrian fa una pausa e cammina, pensando)
ADRIAN - S. S, mi piace. Devo alzarmi alle cinque tutti i giorni.
SMYTHE - Mi dica a cosa sta pensando.
ADRIAN - Senta, mi dispiace, poco fa sono stato maleducato.
SMYTHE - Non importa.
ADRIAN - Credo di capire cosa intende quando dice di dover fare molte domande. Tutto si sta ricomponendo.
SMYTHE - In che modo? (Adrian si siede pesantemente sul bordo del lettino. Sembra vulnerabile, ansioso) Cosa sembra ricomporsi?
ADRIAN - Dopo un po di tempo ho la sensazione molto vaga, quasi una sensazione inconscia che il mio atteggiamento nei confronti del lavoro stia subendo una specie di cambiamento. Ora sono riuscito a metterlo a fuoco.
SMYTHE - Che genere di cambiamento?
ADRIAN - Vede. So che questo sembrer completamente ridicolo, ma quando andavo forte con Anna adoravo comprare fichi.
SMYTHE - I fichi?
ADRIAN - Te li fanno assaggiare per farti sincerare che sono maturi. Mi piaceva prendere un morbido fico maturo e beh, sa come li si mangia.
SMYTHE - Non, non lo so, me lo dica.
ADRIAN - Bene, si aprono, si portano alla bocca e con la lingua si piluccano allinterno. (Adrian mima il movimento e limplicazione diventa chiara per Smythe)
SMYTHE - Capisco.
ADRIAN - Quando mangio un fico pensavo ad Anna. Pensavo alle donne. (Smythe prende appunti)
SMYTHE - Capisco. (Adrian toglie le mani dalla bocca, sembra nervoso e fa uno sguardo preoccupato)
ADRIAN - Ma mi sono appena reso conto che da quando Anna ed io non facciamo pi lamore, da quando le donne non mi eccitano pi io ho Ges, dottoressa, mi ha appena fatto rendere conto di una cosa.
SMYTHE - Che cosa?
ADRIAN - Non me ne frega niente dei fichi. Ora
SMYTHE - Continui. Ora cosa?
ADRIAN - Piano piano in questi ultimi mesi mi sono ritrovato ossessionato dalle banane.
SMYTHE - (scrive rapidamente) In che modo ossessionato?
ADRIAN - Vede, non necessario assaggiare una banana per vedere se matura. Lo si vede dal colore. Ma ogni mattina io io ne prendo una dal banco e io la sbuccio lentamente e oh dottoressa, ha ragione lei, sto diventando omosessuale me la porto alla bocca. Le mie labbra si chiudono delicatamente intorno alla sua punta e oh mio Dio! (Finisce di imitare e si copre il viso con le mani. Smythe aspetta. Poi il suo orologio suona e lei lo ferma impaziente. Adrian lentamente si toglie le mani dal viso. Fu un ampio sorriso) Ce lho fatta.
SMYTHE - Cosa? (lui si alza, prende la giaccia ancora sorridendo mentre si volta verso di lei per dirigersi alla porta)
ADRIAN - Ad arrivare alla fine della seduta. Arrivederci dottoressa. (apre la porta e se ne v. Smythe si alza preoccupata e sbalordita)
SMYTHE - Aspetti! Torni indietro! Non vada via (Ma lui scomparso e lei resta con la penna in mano a guardare la porta mentre cala il sipario)
SCENA SECONDA
La stessa stanza alcuni mesi pi tardi.
Julia Smythe sta dettando al registratore. Indossa abiti diversi, ma ha la stessa aria seria ed efficiente che aveva nella prima scena. A casa ha una mezza dozzina di abiti quasi uguali e li cambia nellarco della settimana a rotazione. Oggi gioved perci indossa la flanella grigia.
SMYTHE - (al microfono) Non nega pi i suoi sentimenti verso la sorella ma cerca invece di indovinare la causa della sua nevrosi nella scarsa attenzione che le prestava il padre quando lei era piccola.
(suona linterfono sulla scrivania. Smythe spegne il registratore e preme il tasto dellinterfono)
S, Sally? Mr. Chi? (fruga fra alcuni fogli sulla scrivania e trova quello che cerca. Intanto mormora) Millinchip. Millinchip (legge) Mmmmhmmm. S. (preme il tasto) Grazie, fallo accomodare
(un attimo dopo la porta si apre ed entra un uomo con un impermeabile. Ha il colletto sollevato e porta un cappello floscio. Il viso quasi completamente nascosto. Smythe si alza e gli va incontro con la mano tesa. Luomo entra lentamente, allunga la mano e gliela stringe. Poi lei si volta ed indica una sedia davanti a lei con un sorriso. Si gira per tornare alla sedia dietro alla scrivania. Luomo si toglie il cappello e si apre limpermeabile rivelando di essere Adrian. Ha i capelli pi corti ed senza baffi. Porta una camicia, una giacca sportiva e pantaloni. Smythe impiega un po di tempo a sedersi e a tirar fuori una cartellina che contiene alcuni questionari. Adrian resta vicino alla porta e aspetta che lei gli rivolga la sua attenzione. Alla fine lei alza lo sguardo)
Non vuole sedersi?
(sorpreso che lei non lo riconosca Adrian attraversa la stanza e si siede. Smythe prende la penna ed un foglio di carta dalla cartellina)
Se vogliamo intanto sbrigare alcune formalit (si toglie lorologio e lo appoggia sulla scrivania poi tiene la penna sul foglio) Posso avere il suo nome completo?
ADRIAN - Adrian Wainwright. (lei scrive)
SMITHE - Adrian Wainwright Millinchip.
ADRIAN - No. sono Adrian Wainwright. (lei aggrotta le sopracciglia e prende un lettera)
SMYTHE - Ma la sua lettera firmata A. Millinchip
ADRIAN - Ho mentito.
SMYTHE - Ha mentito sul suo nome?
ADRIAN - E una delle ragioni per cui sono qui. (lei mette gi la penna ed intreccia le mani)
SMYTHE - Ha dei problemi con la sua identit?
ADRIAN - S. (lei prende la penna)
SMYTHE - Adrian Wainwright Indirizzo?
ADRIAN - Buckingam Palace, Londra. (Smythe incomincia a scrivere poi lo guarda fisso)
SMYTHE - Senta un po.
ADRIAN - Vivo a Chelsea. Proprio dietro a Kings Road. Vivo con mia madre, mio padre e una sorella (Smythe si ricorda, matte gi la penna)
SMYTHE - Ah. S. Ricordo.
ADRIAN - Ho usato un nome falso nella mia lettera perch pensavo che lei non mi avrebbe pi voluto vedere.
SMYTHE - Ha pensato giusto.
ADRIAN - Sono venuto a chiederle scusa.
SMYTHE - E suppongo che per trovare il coraggio le ci siano voluti due mesi.
ADRIAN - Volevo scriverle. Ma poi mi sono reso conto che queste cose vanno fatte di persona. (Smythe si appoggia alla scrivania, prende un pacchetto di sigarette da un cassetto e ne accende una) Laltra volta non fumava.
SMYTHE - Mi dica di queste scuse.
ADRIAN - Cosa c da dire? Mi dispiace.
SMYTHE - Le dispiace cosa?
ADRIAN - Di averla ingannata.
SMYTHE - Ah. Capisco. questo che pensa di aver fatto.
ADRIAN - S. E ora le chiedo di perdonarmi.
SMYTHE - (prende la penna) Non ce nera davvero bisogno. Non riesco a credere che le importi un accidenti che io la perdoni o no.
ADRIAN - Veramente non sono tornato solo per chiederle scusa. (Smythe mette il questionario nel cestino)
SMYTHE - Bene, di qualsiasi cosa si tratti, sia breve. (lei fa finta di guardare alcuni fogli. Adrian non si muove)
ADRIAN - Sono tornato perch lo voleva lei.
SMYTHE - In che senso?
ADRIAN - Mentre me ne andavo, lei continuava a dire: Per favore non se ne vada, torni indietro (Smythe lo guarda severa. Se avesse portato gli occhiali lo avrebbe fulminato da sopra la montatura)
SMYTHE - Questo veramente inverosimile. (lui si mette una mano in tasca e tira fuori un registratore in miniatura. Lo manda indietro di alcuni secondi) Cosa sta facendo? (Lui preme un tasto e si sente chiaramente la voce di Smythe insieme con la sua)
VOCE DI ADRIAN - me la porto alla bocca. Le mie labbra si chiudono delicatamente intorno alla punta e oh mio Dio!
SMYTHE - (si alza in piedi arrabbiata) lei ha ha registrato il nostro colloquio! (il registratore emette il suono acuto che viene poi fermato. Una pausa)
VOCE DI ADRIAN Ce lho fatta
VOCE DI SMYTHE Che cosa?
SMYTHE - Esca fuori di qui! (gli si avvicina per prendere il registratore ma Adrian lo tiene fuori dalla sua portata)
VOCE DI ADRIAN Ad arrivare alla fine della seduta Arrivederci, dottoressa (si sentono dei rumori, poi:)
VOCE DI SMYTHE Aspetti! Torni indietro! Non vada via (lui spegne il registratore e la guarda)
ADRIAN - Bene, eccomi qui. (lei lo guarda rabbiosa facendo un evidente sforzo per restare calma. Alla fine abbassa le mani, cerca di rilassare i muscoli del collo e si siede di nuovo)
SMYTHE - Mentivo.
ADRIAN - No. Era quel che gli esperti definiscono: un grido disperato (sta per far risentire le ultime parole, ma lei lo ferma)
SMYTHE - Per favore la smetta di giocare con quellaffare! (lui lo rimette in tasca)
ADRIAN - Lei ricorda di averlo detto?
SMYTHE - S.
ADRIAN - Che cosa sarebbe successo se fossi tornato indietro?
SMYTHE - Probabilmente le avrei tirato dietro questa sedia.
ADRIAN - Questo mi sembra assolutamente inverosimile.
SMYTHE - (in piedi) Potrei benissimo farlo adesso se non se ne va da questo ufficio.
ADRIAN - Se sevo essere sincero, mi aspettavo una reazione un po pi matura.
SMYTHE - Lei viene qui a farmi perdere tempo inventando delle storie che non ho motivo di non ritenere vere. Poi mi dice che il tutto stato soltanto uno stupido scherzo alla mie spalle. E ora mi dice che si aspettava una reazione un po pi matura? Lei non solo un pazzo, lei un pazzo arrogante. (Adrian continua a sorridere e quando lei ha finito batte con la mano sul registratore)
ADRIAN - Lei lo sapeva che era uno scherzo, quando me ne stavo andando. Perch allora voleva che tornassi indietro? (Smythe si siede di nuovo)
SMYTHE - Non mi sembrava che avessimo finito.
ADRIAN - Ma lorologio aveva suonato.
SMYTHE - Non sono schiava di un orologio.
ADRIAN - No? Allora perch insisteva perch restassi fino alla fine della seduta? (questa a favore di Adrian e lei si muove nervosa)
SMYTHE - Forse ero curiosa di sapere perch mai qualcuno pu fare delle bravate cos irresponsabili.
ADRIAN - E invece oggi, dopo soli due mesi, non gliene frega pi niente.
SMYTHE - Mi ero dimenticata di lei. Avevo pensato che lei non fosse altro che un ragazzino viziato, con troppo tempo a disposizione, che si divertiva a fare giochetti cretini.
ADRIAN - E lo pensa anche ora?
SMYTHE - S.
ADRIAN - Non vuole proprio sapere perch lho imbrogliata?
SMYTHE - E chiaro che lei muore dalla voglia di dirmelo.
ADRIAN - Volevo scoprire fino a che punto poteva essere credulona. (Smythe si accende unaltra sigaretta, si appoggia allo schienale della sedia e lo guarda seria)
SMYTHE - Credulona.
ADRIAN - S.
SMYTHE - E lha scoperto?
ADRIAN - S.
SMYTHE - E suppongo che questo labbia fatta sentire bene.
ADRIAN - Mi sono sentito giustificato.
SMYTHE - Giustificato? Per cosa?
ADRIAN - Per ritenere che la sua professione non altro che un modo cinico per fare soldi. Un giochetto crudele sulla pelle dei deboli e degli insicuri. (Smythe fa una risatina senza allegria, un semplice scoprire di denti)
SMYTHE - Ah. La vecchia storia.
ADRIAN - A tutti piace parlare di s. lattivit favorita di tutti. Lei e quelli del suo genere siete riusciti a fare un colpo da maestri. Siete arrivati a far pagare la gente per farlo. come farli pagare per respirare! Tutto quel che fate star l seduti e fingere di ascoltare. Siete voi stessi ad ammettere che non riuscite a guarirli di un bel niente. In effetti, ed io lho dimostrato, lei scoraggia qualsiasi idea che voi siete qui per guarire
SMYTHE - Lei lo ha dimostrato?
ADRIAN - Lei mi ha indicato che mia madre era la causa della mia impotenza. Io le ho detto che aveva perfettamente ragione e che sentivo che il mio vigore sessuale stava gi tornando. Volevo pagare ed andarmene. Ricorda qual stata la sua reazione? (tira quasi fuori il registratore)
SMYTHE - Mi ricordo.
ADRIAN - Era scandalizzata! Andarsene dopo dieci minuti pensando di essere guariti? Inaudito! Cos ha continuato a martellarmi con le intimidazioni sessuali, con la mia sessualit latente e con il mio olfatto. Ha fatto chiaro in un attimo e poi ha rimescolato le acque per impedire che io credessi di essere guarito. A dirmi che non era un garage, che il suo lavoro non consiste nel dare risultati immediati. Certo che no. Il suo lavoro consiste nellessere sicura che i clienti tornino la settimana successiva e paghino altri cinquanta sacchi. (segue un lungo silenzio. Smythe d profonde tirate alla sigaretta evitando lo sguardo di Adrian)
ADRIAN - Nel suo lavoro c dellautocompiacimento che le consente lasciare questo ufficio la sera sentendomi perfettamente in pace con se stessa: Tutti questi svitati! Tutti questi problemi bislacchi che ha la gente! Grazie a Dio io sono normale!. Dottoressa, lei dice di stare qui per il bene dei suoi clienti. il contrario. Sono i poveracci che vengono qui ogni giorno che servono a mantenere lei sana di mente. (c una lunga pausa)
SMYTHE - Devo dedurre che dal momento in cui lei entrato qui non ha fatto altro che dire bugie?
ADRIAN - Veramente da prima. (lei lo guarda di nuovo)
SMYTHE - Da prima?
ADRIAN - Il mio vero nome non Adrian Wainwright.
SMYTHE - Davvero?.
ADRIAN - Ma per ora andr bene questo.
SMYTHE - Suo padre non lavora per lM.I.6?
ADRIAN - Fa il ragioniere.
SMYTHE - La depressione di sua madre, limpotenza, la ragazza esigente.
ADRIAN - Era vero quello che le ho detto sui fichi. Li ho sempre trovati sexy.
SMYTHE - E lei si preso tutto questo disturbo, si inventato tutte queste frottole soltanto per dimostrare che la mia professione una truffa?
ADRIAN - S (una lunga pausa mentre Smythe aspira dalla sigaretta e manda una nuvoletta di fumo verso il soffitto)
SMYTHE - Che patetico! (Lui stupito della sua risposta, calma ma eloquente e fa unespressione imbarazzata)
ADRIAN - Il patetico non mi sta bene. cazzone invece s. Non sono mai stato impotente. (Smythe prende il registratore dal tavolo e lo lascia ricadere)
SMYTHE - Non mi sorprenderei se stesse registrando anche questo. (Adrian sta zitto, poi si mette una mano in tasca e con un sorriso tira fuori un altro registratore. in funzione. Smythe non lo tocca. Tamburella con le dita per un attimo e poi spegne la sigaretta)
Secondo me, lei un giornalista in cerca di scandali, oppure uno studente che sta facendo una tesi dal titolo: Vaffanculo signor Freud. Scommetterei pi sullo scribacchino.
ADRIAN - Non lavoro per nessuno.
SMYTHE - E allora perch darsi tanto da fare?
ADRIAN - Per provare che ho ragione.
SMYTHE - Lei non ha provato niente. Aveva unidea preconcetta quando venuto qui e non ha fatto altro che selezionare qualche elemento per rafforzarla. Lei un fanatico
ADRIAN - Ma lei avrebbe potuto convincermi che avevo torto.
SMYTHE - E come?
ADRIAN - Glielho detto. Quando ho detto che pensavo di essere guarito, quando ho chiesto di andarmene, per metterla alla prova, lei avrebbe dovuto dirmi: Buona idea, speriamo che funzioni. Cinquanta sterline, prego. Arrivederci.
(Smythe fa una pausa riconoscendo che questo il lato debole delle sue giustificazioni)
SMYTHE - Non cos che funziona la psicanalisi
ADRIAN - Quando ho mal di gola il dottore mi d delle medicine. Mi dice: se non funziona torna, e proveremo qualche altra cosa. Perch voi non fate cos?
SMYTHE - Una diagnosi medica molto pi semplice di una psichiatrica. Il suo mal di gola si vede. Qualcuno arriva qui con un blocco mentale, e non si vede.
ADRIAN - (sorride) Sbagliato. La risposta che il dottore un medico della mutua. Non prende soldi, entri, esci, e Avanti un altro.
SMYTHE - Lei convinto che siamo qui solo per i soldi.
ADRIAN - Ancora non ha risposto alla domanda pi importante, dottoressa. Perch non mi ha lasciato andare via quando le ho detto che ero guarito?
SMYTHE - Perch non credevo che lo fosse.
ADRIAN - Perch non mi ha fatto fare una prova?
SMYTHE - Come le ho detto, il suo caso era interessante.
ADRIAN - Vuol dire che cera dentro di tutto? Amore materno, spionaggio, ninfomania, un tocco di omosessualit. Ho cercato di includerci tutto. Forse dovevo venire vestito da donna.
SMYTHE - Volevo che restasse perch mi interessava.
ADRIAN - Vuol dire che guarire un paziente passa in seconda linea davanti al suo interesse?
SMYTHE - Io non guarisco.
ADRIAN - Per le donne limpotenza maschile molto affascinante, vero?
SMYTHE - Non posso parlare a nome di tutte le donne.
ADRIAN - Per lei, allora.
SMYTHE - Affascinante non esattamente la parola.
ADRIAN - Qual allora la parola?
SMYTHE - E interessante, questo certo.
ADRIAN - Perch se togli a un uomo la sua potenza sessuale, poi non si adatta pi allo stereotipo. Una femminista non ha forse detto che tutti gli uomini sono degli stupratori?
SMYTHE - Pu darsi. La stupidit non una prerogativa del mio sesso.
ADRIAN - Un uomo impotente non la sua idea di essere umano di sesso maschile.
SMYTHE - Sciocchezze. Sarebbe come dire che una donna sterile dovrebbe pensare di non essere una donna.
ADRIAN - Le donne sterili lo pensano sempre. Perlomeno quelle che si mettono in piazza scrivendo ai giornali.
SMYTHE - Si sbagliano.
ADRIAN - Perch? Perch lo dice lei?
SMYTHE - Se le fa piacere. Se lo pensano, allora il compito della psichiatria quello di fare in modo che cambino idea.
ADRIAN - Le mai successo che una donna sia venuta da lei dicendo che non si sente una persona completa perch non pu avere figli?
SMYTHE - S.
ADRIAN - E lei lha guarita?
SMYTHE E ADRIAN - Io non guarisco!
ADRIAN - Lo so.
SMYTHE - Credo di averle aiutate ad accettarsi.
ADRIAN - Lei crede?
SMYTHE - Dopo un po hanno smesso di venire.
ADRIAN - Se vado in lavanderia e continuano a farmi a pezzi i vestiti, anchio smetto di andarci. Mi cerco unaltra lavanderia.
SMYTHE - Giusto, potrebbero aver cercato un altro psicanalista. Non pretendo di riuscire al cento per cento.
ADRIAN - Lei non pretende di riuscire per niente. Nessuna guarigione nessuna riuscita.
SMYTHE - Questa una sua teoria, non la mia. (una pausa) Quando mi ha raccontato di amare il cinema una vera passione, mi pare che abbia detto anche quella era una bugia?
ADRIAN - S.
SMYTHE - Posso capire linventare un bizzarro problema sessuale per mettermi in difficolt, ma mentire su una cosa banale come il cinema (Adrian incomincia a camminare per la stanza sorridendo. lui che conduce il gioco. Si sente sicuro. Le sta insegnando cose di cui lei sembrava non sapere nulla)
ADRIAN - Lasci che le spieghi cos limprovvisazione.
SMYTHE - Riguardo il mentire, intende
ADRIAN - Stia un attimo zitta. Quando sono venuto laltra volta lei ha detto che io avrei parlato e lei avrebbe ascoltato. Dovero rimasto? (lei resta in silenzio) Improvvisare significa costruire su qualunque cosa laltro dica. Lei mi ha chiesto se mi piaceva il cinema e io ho detto s. A dire la verit, non ci vado mai.
SMYTHE - Avrebbe potuto semplicemente dire no.
ADRIAN - Improvvisare significa continuare a parlare. Con un no come si continua? Fine della conversazione. (una pausa)
SMYTHE - Finito? (lei fa una smorfia e annuisce) lei lo chiama improvvisare. Io lo chiamo mentire.
ADRIAN - Va bene.
SMYTHE - E la tragedia che lei non ne conosce la differenza.
ADRIAN - Tragedia? Per una cosa cos precisa sul significato delle parole, dottoressa, non le sembra che questa sia un po forte?
SMYTHE - Nientaffatto. Per esempio: lei allestero. Piove a dirotto. Io le telefono e le chiedo com il tempo. Lei mi dice con i termini pi lirici che fa quaranta allombra e gli uccelli cadono gi come stecchiti dagli alberi per il caldo. Se ci fosse il sole, lei mi darebbe una poetica descrizione di un monsone. Giusto? (lui non risponde subito ed un sorriso nervoso tradisce il fatto che lei ha ragione)
ADRIAN - Forse.
SMYTHE - Perch? Perch farebbe cos?
ADRIAN - Penso che sia perch mentire pi facile che dire la verit.
SMYTHE - E perch pensa che sia cos?
ADRIAN - (incerto) Suppongo Veramente non lo so.
SMYTHE - Lei non dice la verit perch incapace di descrivere quello che vede veramente o quello che pensa veramente. Per esempio, descriva questa scrivania.
ADRIAN - Una scrivania?
SMYTHE - Qualsiasi cosa le viene in mente.
ADRIAN - (esita, poi alza le spalle, prova) E ehm di legno ha dei cassetti da entrambi i lati ripiano in pelle. Forse antica, o potrebbe essere una riproduzione (finisce alzando le spalle)
SMYTHE - La si poteva vedere ad occhi chiusi.
ADRIAN - Che altro c da dire di una maledetta scrivania?
SMYTHE - Questo classico esempio di artigianato risale al 1778. E sopravvissuto ad innumerevoli vicende nel corso di duecento anni. Quanti gomiti famosi si sono posati sulla superficie? Quante parole sciocche o sagge, gentili o crudeli sono state dette al suo cospetto? Forse Jane Austen ha scritto qui Orgoglio e pregiudizio. Darwin potrebbe avervi scritto Lorigine della specie. O forse fu su quella sedia che Jack lo Squartatore concep i suoi piani sanguinari. stato qui che Haig ha pianificato quelle battaglie che nella Grande Guerra avrebbero portato allo sterminio di unintera generazione di inglesi? a questo piano che si aggrapp Churchill quando seppe di Dunkerque? Quanti segreti sono stati assorbiti dalla sua liscia superficie? Quante lacrime amare ci sono cadute sopra? Non lo sapremo mai. (una pausa) Avrebbe potuto dire qualcosa del genere. (Adrian resto fermo per alcuni istanti. Smythe lo guarda inespressiva aumentando il suo senso di disagio) Solo che no, non avrebbe potuto. Lei avrebbe detto che Jane Austen scrisse qui sopra, che era appartenuta a Jack lo Squartatore, che Churchill la us davvero. Io posso usare la mia immaginazione senza mentire. Lei no. questa la tragedia.
(lui non ha niente da dire. Si agita a disagio sotto il suo sguardo fisso. Lei si avvicina e quasi lo obbliga a guardarla)
Le bugie hanno effetto solo sulla persona che le dice. Quando lei mi racconta che suo padre lavora per i servizi Segreti, a me non fa alcun effetto. Ma a lei s. E presto arriver a crederci sul serio. Presto scoprir che ha intrecciato intono a s un mondo di fantasia. E presto si accorger che incapace di sfuggirgli. E presto diventer pazzo.
ADRIAN - E presto mi uccider?
SMYTHE - No. Presto andr da qualcuno come me. (Segue un lungo silenzio. Adrian si siede lentamente e la guarda. Lei sostiene lo sguardo)
ADRIAN - Crede che sia pazzo?
SMYTHE - Da legare.
ADRIAN - E sono venuto qui solo per farmi aiutare.
SMYTHE - Lei mi sta scongiurando di aiutarla. Ogni fibra del suo essere nel panico pi totale. La sua percezione della realt diventa pi debole ogni giorno che passa. Non ricorda neanche il suo vero nome. Presto arriver a credere di essere davvero impotente e che suo padre una spia. Che sua madre depressa quando lei non a casa. Ma a poco a poco perder la presa e scivoler oltre il limite. Chi era Anna? esistita veramente? Abbiamo davvero fatto lamore al cinema? Un tempo mi piacevano davvero i fichi o erano banane? Ho sognato una volta di andare da una psichiatra? Mi aveva detto che mia madre era colpevole di qualche cosa? O ci ero andato veramente? E perch? E poi la mente si dissolver come carta che brucia e lei cadr in quellabisso scuro dove qualsiasi pensiero annega nel suono di un unico eterno urlo primigenio.
(Nessuno dei due si muove per un lungo momento. Poi la testa di Adrian crolla, chiude gli occhi e comincia a piangere silenziosamente. Smythe lo guarda. Resta seduta, la mani incrociate con i gomiti sulla scrivania. Scatta la suoneria dellorologio. Lei lo lascia suonare per qualche secondo prima di spegnerlo. Mentre spegne, il suo viso si apre in un ampio sorriso)
Ce lho fatta.
ADRIAN - (alza gli occhi umidi. Ha unespressione stupefatta. Roco) Cosa? a fare cosa?
SMYTHE - Ad arrivare alla fine della seduta. (lei sia alza, rimette lorologio al polso e riordina le cartelline sulla scrivania con indifferenza) Arrivederci. (Ma Adrian non si muove. Lei va verso la porta, la apre ed aspetta sorridendo. Poi esce)
ADRIAN - Aspetti. Non vada via Torni indietro!
CALA IL SIPARIO
SCENA TERZA
La stessa scena. Alcuni giorni dopo.
Smythe entra indossando un elegante soprabito mentre il telefono squilla. Lei solleva il ricevitore.
SMYTHE - Pronto? Julia Smythe. (mentre ascolta cambia espressione. Si siede spingendo la sedia allindietro. Quando parla lo fa con il tono meccanico che usa per le persone conosciute ma non gradite) Salve, Charles Sto bene, tu come stai? No, non proprio, sono solo tre mesi. Da quant che se andata Barbara, questa volta? Lo so, Charles, perch ti conosco. Daccordo, dimmi se sbaglio. Sei pronto? Barbara partita due giorni fa. Hai passato la prima sera da solo facendo quello che non puoi quando c tua moglie. Hai noleggiato un paio di film porno, hai fumato un sigaro, hai fatto uno spuntino con del caviale e ti sei scolato una bottiglia del miglior Bordeaux. Come sto andando? Poi, mentre la tua mente si riempiva di culi, tette ed alcool, la tua natura romantica ti ha fatto ripensare ai nostri dieci anni doro. No, Charles lasciami finire, poi tocca a te. Hai cercato di dimenticarmi ma, accidenti se non c ancora del fuoco che cova sotto la cenere! Perci, quando stamattina sei arrivato in ufficio hai telefonato per vedere se cera in programma una scopata per stasera ho sbagliato qualcosa? Ah, Barbara partita tre giorni fa, non due il tuo controllo un esempio per noi tutti cosa ti fa pensare che io sia arrabbiata? Hai deciso che dieci anni di relazione extraconiugale come si dice potevano bastare. Sarebbe stato carino se fossi venuto fuori a parole, invece di limitarti a diradare sempre pi telefonate (ascolta a lungo, parla meccanicamente) Oh, che carino No mio caro, non credo proprio. Non si fanno gli stessi errori due volte. cambiato un bel po beeeene mi duole dire cos, ma non divento ogni giorno pi giovane il sesso, importante, Charles no, lamicizia non centra. Quando hai deciso di chiedere il divorzio a Barbara, tutti quegli anni fa, mi hai fatto chiaramente capire che lamicizia te la trovavi in casa, non con me. (ascolta per circa dieci secondi) Va bene, Charles. Verr a cena con te stasera. S, s non vedo lora di sapere tutto della caccia E i tuoi figli James ancora in America? E che mi dici delle tue figlie? Continuano a farsi cacciare da scuola? (si sente il suono dellinterfono) Aspetta un momento. (schiaccia il bottone) S, Sally? Ehm, va bene gli parlo. (a Charles) Charles, aspetta un attimo, ho una chiamata urgente sullaltra linea. (schiaccia un bottone sul telefono) Pronto? s, sono io. (ascolta ed subito attenta, allarmata) Quando successo? (prende una penna) Qual lindirizzo? (scrive velocemente) Ha chiamato unambulanza? Capisco. Una domanda come ha avuto il mio nome? Oh S sar l fra venti minuti. (riaggancia. sconvolta, bloccata, scioccata da ci che ha sentito. Solleva una mano e se la passa sul viso, persa in una nebbia di pensieri che si accavallano per alcuni istanti. Finalmente riprende la conversazione al telefono) Charles? Non posso vederti, stasera. (mette gi il ricevitore immediatamente. Poi corre verso la porta afferrando al volo il soprabito e la borsa. Corre fuori)
CALA IL SIPARIO
SCENA QUARTA
Un monolocale, forse nella zona di Earls Court dove da svariate generazioni le vecchie case sono state suddivise in una serie di monolocali per alloggiare dei giovani indipendenti.
Da qualche parte sul fondo c uno spazio in un angolo trasformato in una piccola zona cucina con un lavello, una credenza ed uno scalda acqua. Una finestra guarda su altri edifici vittoriani. La porta principale quasi scardinata e c un buco vicino alla serratura.
Ci sono alcuni scaffali economici con una fila di libri tascabili, una radio stereo, una TV.
Loggetto principale della stanza un letto singolo. Su di esso, adagiato sui cuscini con un aspetto orribile c sdraiato Adrian. C un comodino con una lampada e vicino un armadio.
Lunico altro mobile nella stanza una poltrona logora. C un telefono vicino al letto. Adrian non si muove. Lunico segno di vita sono gli occhi aperti, ma fissi su un punto invisibile dallaltra parte della stanza. Mentre si apre il sipario si sentono dei passi che salgono la scala. Il rumore si avvicina e qualcuno apre la porta facendola strisciare sul pavimento poich un unico cardine la mantiene in una posizione sbilenca. venuta direttamente dallufficio. In mano ha una busta ed una lettera. Entra cautamente guardando la porta rotta prima di passarvi attraverso e fermarsi vicino al letto. Fino a questo momento Adrian non d segno di aver notato che entrato qualcuno.
SMYTHE - Salve (nessuna risposta) Come sta? (Adrian muove di un centimetro la testa. La guarda per un attimo)
ADRIAN - (mormora) Mai stato meglio. Vorrei fare una partita a squash. bello vederla. (una lunga pausa) Come vede, continuo ad essere un bugiardo inarrestabile.
SMYTHE - Posso andarle a prendere qualcosa?
ADRIAN - Non che per caso ha una pastiglia di cianuro ricoperta di zucchero? (Lei si toglie il soprabito e mette la borsa sul tappeto)
SMYTHE - Ha un aspetto spaventoso.
ADRIAN - Mi dispiace. Se avessi saputo che sarebbe venuta mi sarei dato una lavata.
SMYTHE - Mi sembra di capire che deve la sua vita alluomo del piano di sotto.
ADRIAN - S, accidenti a lui.
SMYTHE - Per fortuna sapeva cosa fare.
ADRIAN - Non c bisogno di sette anni di facolt di medicina per ficcare due dita puzzolenti gi per la gola di qualcuno.
SMYTHE - Quante pillole aveva preso?
ADRIAN - Evidentemente non abbastanza.
SMYTHE - Penso che dovrebbe andare in ospedale.
ADRIAN - E io penso che lei dovrebbe andarsene.
SMYTHE - Lei ha bisogno di un controllo e di una terapia adeguati.
ADRIAN - Senta, perch venuta? (Smythe mostra la lettera che ha in mano)
SMYTHE - Il suo amico al piano di sotto ha aperto la lettera che lei ha lasciato.
ADRIAN - Bastardo dun portoricano!
SMYTHE - Visto che non era indirizzata a nessuno(apre la busta bianca) ne aveva tutto il diritto.
ADRIAN - Non aveva nessun diritto di darla a lei.
SMYTHE - (tira fuori la lettera) Riesce a ricordarsi cosa ha scritto?
ADRIAN - Appena (lei la apre)
SMYTHE - Pensava davvero quello che ha scritto?
ADRIAN - Le lettere dei suicidi di solito sono sincere. (lei comincia a leggere)
SMYTHE - A chiunque possa interessare (lo guarda) Le lettere dei suicidi, di solito non cominciano cos.
ADRIAN - Lei ne ha lette parecchie, vero? Senza dubbio dei clienti.
SMYTHE - (legge) Mi tolgo la vita perch mi stato detto chiaramente che sono pazzo, incapace di distinguere tra realt e fantasia. Secondo le succinte parole della dottoressa Julia Smythe, famosa psichiatra e unautorit nel suo campo, io sono matto da legare. (si ferma) Perch lha scritto?
ADRIAN - Perch lei lha detto. E registrato
SMYTHE - Volevo dire, perch mi ha descritto come famosa e unautorit nel mio campo?
ADRIAN - Non lo so.
SMYTHE - Non sono certo famosa, e lei certamente non mi ritiene unautorit. Voglio sapere perch lha scritto.
ADRIAN - Il mio equilibrio mentale era compromesso (Smythe lo guarda arrabbiata e continua a leggere)
SMYTHE - Non voglio crederci, ed ho tentato a lungo di convincermi che non sapeva cosa stesse dicendo. Dopotutto una donna di mezza et sola e sessualmente frustrata che forse nutre rancore nei confronti di un ragazzo che dubita delle sue motivazioni professionali.
ADRIAN - Mi dispiace. (dopo un attimo lei continua a leggere)
SMYTHE - Ma poi ho ripensato a quanto aveva detto e infine, nella solitudine della mia stanza, ho capito che aveva ragione. Mi sono interrogato per qualche tempo sulla mia condizione mentale. Ed ora la dottoressa Smythe ha confermato le mie peggiori paure: mi ha detto che in breve tempo avrei perso il mio contatto con la realt e che sarei piombato un una continua sofferenza. Piuttosto che aspettare un simile momento ho deciso di farla finita adesso. Ai miei genitori, agli amici e a Dio io dico perdonatemi. Addio. (Smythe posa le lattera che resta sul letto senza che nessuno dei due la tocchi)
ADRIAN - Senta, mi dispiace di aver detto che lei sessualmente frustrata e
SMYTHE - Questo ha poca importanza. Quel che non riesco a comprendere che lei abbia tentato di uccidersi per quello che ho detto.
ADRIAN - Lei non mi ha lasciato speranza. Tutti quei discorsi sugli abissi e lurlo primigenio
SMYTHE - Non intendevo quello! (lui lo guarda) Ma pensa davvero che io vada in giro a dire ai miei pazienti che sono matti da legare? Che io li terrorizzi con visioni infernali? Davvero?
ADRIAN - Ma. Lei lha detto lei
SMYTHE - Senta, volevo che capisse cosa significa stare ad ascoltare qualcuno, e credergli, solo per sentirsi poi dire che era tutto uno scherzo! Quello che lei ha fatto stato cos cos umiliante! Quando lei se ne andato, ridendo, stato come come un stupro! Mi sono sentita violata. Degradata. Per molto tempo dopo di allora ho pensato solo a come vendicarmi. Poi, inaspettatamente, eccola l. E ho capito ecco la mia occasione! Dio solo sa perch lho fatto, devo aver completamente perso il controllo, ma pi lei continuava a parlare pi io mi dicevo Se solo riuscissi a trattenerlo finch non suona lorologio! Lo ripagherei della sua moneta ed ha funzionato! Con una simmetria perfetta. (una pausa. Lei si avvicina e riprende la lettera) Finch non ho letto la lettera. (la lascia ricadere sul letto. Segue una lunga pausa)
ADRIAN - Ero davvero venuto in cerca di aiuto. Ho sempre saputo che avevo troppa fantasia. Incominci che ero bambino ed andata come credevo. Avevo bisogno di aiuto ma non potevo venire da lei e dire semplicemente: Dottoressa ho questo strano problema, per favore faccia qualcosa Dovevo continuare ad inventare. Tutte quelle storie sui miei genitori e limpotenza. Mi vergognavo cos tanto di me quando sono tornato a casa e ho ripensato a quel che avevo fatto che mi ci sono voluti due mesi per trovare il coraggio di tornare da lei. E quando lho fatto, non sono comunque riuscito a parlare chiaramente, a dire la verit pura e semplice! Dovevo ancora mentire, accendere quel registratore! (Lei si ferma e c una pausa mentre si asciuga gli occhi con le lenzuola) Alla fine ha vinto lei. stato quando mi ha detto che improvvisare era solo un altro modo di mentire. Sapevo che forse sarei arrivato a dirle la verit. E poi quando lei mi ha detto che ero pazzo ha solo confermato quel che gi pensavo. (sospira a lungo penosamente) Quando andata via non potevo biasimarla. Ne aveva tutto il diritto. Non lho biasimata affatto, era proprio quello che mi meritavo. (lei mette una mano nella borsa e prende le sigarette. Ne accende una e aspira profondamente. Lo vede fare una smorfia mentre cambia posizione)
SMYTHE - Dovrebbe veramente vedere un medico.
ADRIAN - Mi rimetter presto Mi fanno solo male le costole per tutto quel vomito. Ho sete
(Lei gli d un bicchiere dacqua e lui la ingoia in fretta. Lei guarda la porta)
SMYTHE - Il tizio del piano di sotto
ADRIAN - Carlos.
SMYTHE - E stato lui?
ADRIAN - Cosa?
SMYTHE - (indica) La porta.
ADRIAN - S.
SMYTHE - Come sapeva che cera qualcosa che non andava? (Adrian indica lhi-fi e il CD)
ADRIAN - Mozart mi ha salvato la vita.
SMYTHE - Mozart?
ADRIAN - Dopo aver preso le pillole ho avuto questa folle idea di voler morire ascoltando il Requiem di Mozart a tutto volume. A quanto pare il disco si incantato. Carlos lha sentito ed ha bussato. Non ottenendo risposta ha scardinato la porta e ha indovinato il resto.
SMYTHE - Perch non ha chiamato unambulanza?
ADRIAN - Questo posto pieno di immigrati clandestini. La maggior parte sono Colombiani. Aveva paura di chiamare la polizia.
SMYTHE - Grazie a Dio ha avuto il buon senso di cercarmi sullelenco.
ADRIAN - Quella lunica cosa di cui avrei fatto a meno.
SMYTHE - Stavo parlando della lettera. (la indica) Se lavesse letta qualcuno sarei rovinata.
ADRIAN - Perch? (Lei riesce a fare un vago sorriso)
SMYTHE - Mi creda, quando un paziente cerca di suicidarsi perch il suo psicanalista gli ha detto che un pazzo furioso non una gran pubblicit.
ADRIAN - Mi dispiace.
SMYTHE - Vorrei che la smettesse di scusarsi.
ADRIAN . Volevo che la lettera dimostrasse che lei aveva ragione ed io torto. (una pausa)
SMYTHE - Carlos lha chiamato Adrian.
ADRIAN - S?..
SMYTHE - Allora dopo tutto questo il suo vero nome. (Lui alza le spalle e fa un sorrisetto)
ADRIAN - Temo di s.
SMYTHE - Devo crederle questa volta o no?
ADRIAN - Faccia come crede. (Lei si calmata e cerca di attenuare la tensione fra loro) Vuole del caff?
SMYTHE - Perch no? (Lui spinge via le coperte e si alza) Lo preparo io.
ADRIAN - No! (poi dolcemente) Sto bene. Lo faccio io, per favore. (Lei si ferma e alza le spalle. Lei lo guarda mentre lui ha qualche problema a tirare via le coperte e le lenzuola per cercare di uscire dal disordine in cui si trova il letto. Quando si alza in piedi e va verso il fondo lei si accorge che nudo. Si gira di spalle. Adrian non si accorge di questa reazione, raggiunge il lavello e riempie una caffettiera. Mentre lo fa la guarda) Non ha pazienti questa mattina?
SMYTHE - Non prima delle undici. (Lui si accorge che lei si girata. Quando la caffettiera piena lui abbassa lo sguardo e comprende perch lei stata cos pudica)
ADRIAN - Oh Ges Cristo mi scusi! (afferra un asciugamano vicino al lavello e se lo mette intorno alla vita mentre torna verso il letto) Non me ne ero reso conto sono un po intontito.
SMYTHE - Non c problema. (A questo punto Adrian ha preso una vestaglia sul pavimento vicino al letto e lha indossata. Torna verso il cucinino e attacca la spina della caffettiera, cerca il caff solubile e le tazze. Nel far ci vede Smythe che guarda la stanza)
ADRIAN - (imita Bette Davis) Che porcile! (Smythe si gira e lo guarda interrogativamente)
SMYTHE - Come?
ADRIAN - Nel peggior film che Bette Davis abbia mai fatto, unautentica boiata intitolata Peccato lei entra in una casa e dice: Che porcile! ogni volta che si pronuncia il suo nome ad un amante dei film questo sicuramente dir: Che porcile!
SMYTHE - Eh gi. Lei una volta ha fatto una rassegna dei film peggiori del mondo, mi pare di ricordare.
ADRIAN - E strano che debba essere ricordata per una battuta del suo film peggiore.
SMYTHE - Mi ha detto che il cinema era la sua passione. Poi mi ha detto che non gliene importava nulla. Qual la verit?
ADRIAN - Era vera la prima. La seconda una bugia.
SMYTHE - Allora i film le piacciono.
ADRIAN - La mia battuta preferita di Bette Davis nel film Che fine ha fatto Baby Jane quando la sorella paralitica, interpretata da Joan Crawford le dice:Non mi parleresti cos se fossi su questa sedia a rotelle. E Bette Davis dice: Ma invece ci stai, Blanche, ci stai! Devessere la battuta pi crudele che sia mai stata scritta.
SMYTHE - Eppure la sua preferita.
ADRIAN - S. Tutto il grande umorismo ha e sue radici nella crudelt. Non daccordo? (la caffettiera incomincia a sibilare e Adrian esegue il rito di versare lacqua nelle tazze mentre parla. Smythe d unocchiata ai libri sullo scaffale)
SMYTHE - Non me ne intendo di crudelt (Adrian porta il caff. Cammina lentamente, rigido ma Smythe non accenna ad aiutarlo pensando che lui non lo desideri. Prende la tazza che lui le offre e resta in piedi, mentre lui si siede cautamente sul letto)
ADRIAN - Forse crudelt la parola sbagliata. Lumorismo ha le sue radici nella sofferenza. Ne sono convinto.
SMYTHE - Forse ha ragione. (sorseggiano in silenzio il caff. Lei si guarda intorno. C un piccolo televisore portatile) Dove sono tutte le sue videocassette?
ADRIAN - Quali videocassette?
SMYTHE - Quella vola che mi ha detto che andava matto per il cinema il che adesso vero, no?
ADRIAN - S.
SMYTHE - Mi aveva anche detto di aver registrato centinaia di film dalla televisione. (Adrian fa una piccola smorfia e una piccola pausa. Poi:) Quella parte non era vera. (Sorride e Smythe annuisce. Restano in silenzio a bere il caff)
SMYTHE - Come faccio a sapere che adesso non sta mentendo?
ADRIAN - Non pu.
SMYTHE - Questa nostra conversazione. La sua parte potrebbe essere tutta inventata.
ADRIAN - S.
SMYTHE - Prima dice che le piace il cinema poi dice di no, poi di nuovo di s. Verit, bugie, verit. Giusto?
ADRIAN - S.
SMYTHE - Ma potrebbe anche essere bugia, verit, bugia.
ADRIAN - S, anche .
SMYTHE - Dopotutto non guarito dal suo vizio di inventare delle storie, no?
ADRIAN - No, ma deve ammettere che sui film ne so parecchio.
SMYTHE - Citazioni.
ADRIAN - S. E a quale film appartengono. Scommetto che se chiedesse a chiunque va al cinema qualcosa su Bette Davies non le saprebbe dire nulla di Peccato. (Smythe appoggia la tazza e va verso lo scaffale. Prende un libro e glielo mostra)
SMYTHE - Famose citazioni dai film (Adrian fa una pausa, sorride fiducioso)
ADRIAN - Che occhi grandi che hai, nonnina(Lei apre il libro e scorre con un dito lindice)
SMYTHE - Bette Davis pagina centododici
ADRIAN - Sono anni che non gli d unocchiata. (Smythe guarda la prima pagina)
SMYTHE - Pubblicato per la prima volta lo scorso dicembre. (Adrian comincia ad innervosirsi)
ADRIAN - Perch improvvisamente cos ostile? (lei trova la pagina e legge)
SMYTHE - Che porcile. Detto entrando in una stanza, Peccato! 1949. Ma ci stai, Blanche, ci stai a Joan Crawford, la sorella paralitica quando le aveva detto che non lavrebbe mai trattata in quel modo se non fosse stata su una sedia a rotelle. Che fine ha fatto Baby Jane 1962. O Jerry, perch cerchi la luna. Abbiamo le stelle, ultime parole di Puramente tua.
ADRIAN - Senta, qual lo scopo di tutto questo? (Smythe chiude il libro e lo rimette sullo scaffale)
SMYTHE - Glielo dico io. Lo scopo questo. Per quanto mi riguarda lei ha chiuso. I giochi sono finiti. Che lei menta o dica la verit non fa alcuna differenza. Non creder pi a nulla di quello che dice. Neanche a una parola. Che ore sono?
ADRIAN - Le dieci e mezza. (Smythe fa un ampio movimento per tirarsi su la manica, alzare il braccio e guardare lorologio)
SMYTHE - S, cos. vero. (riabbassa il braccio e lo guarda) Mi dica qualche altra cosa. (lui pensa, guarda la finestra)
ADRIAN - E una bella giornata. (Smythe va lentamente verso la finestra, lapre e si sporge fuori. Poi si ritira e la chiude)
SMYTHE - No, non vero.
ADRIAN - Io vedo il sole
SMYTHE - Bugiardo, piove a dirotto. (Adrian si alza e barcolla verso la finestra. Lapre)
ADRIAN - E una giornata magnifica! (Smythe torna alla sua tazza e la prende)
SMYTHE - Si sbaglia. Soffre di allucinazioni. umido e orrendo l fuori. (Adrian si volta verso di lei, fa una smorfia e chiude la finestra, torna indietro e si stringe addosso la vestaglia)
ADRIAN - Ha ragione, mi dispiace.
SMYTHE - Di cosa ho ragione?
ADRIAN - Piove.
SMYTHE - (va verso la finestra) Come, piove? Ma se splende il sole! (Adrian si siede, poi si sdraia sul letto. Sembra stanco)
ADRIAN - Possiamo passare a un altro gioco, adesso, dottoressa?
SMYTHE - Carlos suo amico?
ADRIAN - Non proprio.
SMYTHE - Lei ha degli amici?
ADRIAN - Centinaia.
SMYTHE - E racconta loro delle bugie?
ADRIAN - S, glielho detto. pi forte di me
SMYTHE - Se ha centinaia di amici, come mai non gliene venuto in mente neanche uno per indirizzargli il suo ultimo messaggio? (lui affonda la testa nel cuscino)
ADRIAN - Sono molto stanco. Perch non se ne va? (si tira addosso le coperte. Smythe finisce il suo caff, va verso il lavello e mette la tazza sotto al rubinetto, la lava e poi la asciuga. Quando sente lacqua che scorre Adrian guarda verso di lei e segue i suoi movimenti) Lei un tipo molto anale, vero? (lui si volta e sorride)
SMYTHE - Non usi parole che non capisce.
ADRIAN - Capisco benissimo anale. una parola usata nel suo campo.
SMYTHE - (sta asciugando il lavello) Cosa pensi che significhi?
ADRIAN - Significa essere troppo ordinati. Come sta facendo lei adesso. Lava le tazze, poi i piattini Cristo, sta perfino pulendo il lavello.
SMYTHE - Troppo ordinata dici.
ADRIAN - Tutto deve essere simmetrico. Come nel suo ufficio. Ha dovuto fare esattamente quel che avevo fatto io, ha aspettato che suonasse lorologio e ne se andata facendomi dire quello che aveva detto lei: Non se ne vada, torni indietro.
SMYTHE - Simmetrico.
ADRIAN - S, ordinato. (Smythe sta mettendo a posto con cura le tazze ed i piatti sul ripiano della cucina, prendendo tempo. Poi si gira e intreccia le braccia)
SMYTHE - Non significa niente del genere Anale. Significa chi pratica la sodomia. Ecco tutto.
ADRIAN - Non vero! (si affretta a scendere dal letto e va verso lo scaffale appoggiandosi alla spalliera di una sedia. Guarda i libri e ne individua uno, lo prende) C qui Dizionario di psichiatria.
SMYTHE - Le cpita mai di leggere dei veri e propri libri? Tolstoj o John Le Carr?
ADRIAN - anale, termine psichiatrico che indica una eccessiva attenzione per lordine. Pignolo, ordinato. Ecco!
SMYTHE - E quello che ho detto io.
ADRIAN - Non vero! Mi ha detto una freddura sulla sodomia! (Smythe va verso di lui con un lento passo misurato e sorride. Gli toglie dalle mani il libro e lo chiude, lo rimette sullo scaffale)
SMYTHE - Lei confuso.
ADRIAN - E colpa sua! (lei gli tiene una mano e lui cammina appoggiandosi al suo braccio fino al letto. Lei nel frattempo gli dice)
SMYTHE - Uno degli effetti collaterali di un sovradosaggio di medicinali molto spesso lallucinazione.
ADRIAN - Ho capito cosa sta dicendo di fare, sta cercando di farmi cre-dere che immagino le cose bene, non ci riuscir, dottoressa ! (quando lui raggiunge il letto lei gli d una spinta che lo fa rimbalzare. Poi si piega su di lui che impaurito)
SMYTHE - Quante dita sono queste? (mostra quattro dita)
ADRIAN - Quattro. (lei gli d uno schiaffo sulla guancia)
SMYTHE - Sbagliato! E queste quante sono? (ne mostra uno)
ADRIAN - Uno! (lei lo colpisce ancora)
SMYTHE - Menti!
ADRIAN - Non vero! un solo dito! (ma lei ora mostra due dita) No, due. (lo colpisce di nuovo, pi forte e lui si copre il viso. Lei si raddrizza e incrocia le braccia)
SMYTHE - Ci vorr pi tempo del previsto.
ADRIAN - Se ne vada! Non volevo che venisse qui. Mi lasci in pace.
SMYTHE - Non me ne vado da nessuna parte.
ADRIAN - Ha detto che aveva un paziente alle undici.
SMYTHE - Non vero.
ADRIAN - (guarda lorologio) Sono quasi le undici.
SMYTHE - Non vero. (Adrian nasconde il viso nel cuscino ed emette un soffocato grido di dolore) Non se la caver con cos poco.
ADRIAN - (soffocato dal cuscino) Cavarmela per cosa?
SMYTHE - Lei aveva fatto in modo che se fosse morto mi avrebbe rovinata. (prende la lettera) Lei ha deliberatamente scritto questa lettera in modo che un giudice e una giuria mi avrebbero giudicata colpevole di averla indotta al suicidio. Ma, come sempre, il suo piano fallito. Non morto. Sto per fare una cosa che non ho mai fatto prima. (lui alza la testa dal cuscino. Smythe si avvicina al letto. Lui si raggomitola contro la spalliera ma lei non si piega verso di lui: sorride e indossa il soprabito, prende la borsa)
SMYTHE - Io la guarder. (Adrian salta gi dal letto e cade sul pavimento mentre lei va verso la porta)
ADRIAN - Mi lasci in pace! Non la voglio qui! Se ne vada! Non la voglio pi vedere Io io la odio! (Smythe si volta e gli sorride mentre lui striscia sul pavimento verso di lei. Lei alza la mano e agita le dita in segno di saluto, poi esce mentre Adrian, sempre strisciando, raggiunge la porta gridando) Stia lontano da me! Chiamer la polizia! Mi sente! Mi sente! (piange e appoggia le testa sul pavimento. I passi di lei si allontanano sulle scale finch non si sentono pi. Appena c silenzio Adrian alza di scatto la testa. Balza in piedi e va fuori della porta in punta di piedi per guardare gi. Poi torna nella stanza, solleva le braccia in segno di vittoria e fa un saltello per ricadere gi a gambe piegate. Va verso il telefono e fa un numero. Mentre aspetta tira fuori delle banconote da dieci sterline da un cassetto) Carlos? Muchas gracias, amigo. Non c lavrei fatta senza il tuo aiuto. Ti porto gi i soldi.
CALA IL SIPARIO
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Tre mesi dopo.
Siamo ancora nellappartamento di Adrian, ma ci vuole un po per capirlo. cambiato tutto tranne la forma della stanza. La finestra incorniciata da delle graziose tendine colorate. La porta stata riparata e ridipinta, c un tappeto nuovo sul pavimento e la cucina pulita ed ordinata. Sul letto c un piumino in tono con le tende ed i comodini sono di cristallo in design moderno. Anche il telefono un nuovo apparecchio bianco, orgoglio della compagni telefonica britannica, che ha rimpiazzato il vecchio modello nero.
Gli scaffali sono stati sostituiti da un mobile che contiene lhi-fi, la TV il CD e i dischi insieme a molti libri in pi rispetto al passato.
Un altro pezzo nuovo la scrivania posta sotto la finestra con un nuovo sgabello disegnato per ridurre il mal di schiena. C una macchina da scrivere sulla scrivania ed una risma di fogli ordinati al lato.
Anche le poltrone sono nuove cos come le pentole appese in ordine decrescente sulla cucina.
Dopo un attimo entra Adrian. Indossa gli ultimi modelli dei pi famosi stilisti italiani. Lo stile audace ma con discrezione. Sembra in ottima salute, in forma smagliante. Quando entra ha in mano molte lettere. Seduto su una sedia, le apre, le legge rapidamente e quando ha finito si alza, va verso la scrivania, tira fuori un portachiavi ed apre uno dei cassetti mettendo dentro le lettere, rialzando poi la testa.
C un foglio nella macchina da scrivere e lui esamina un attimo il dattilografo poi va verso la cucina, accende un bollitore elettrico, prende una tazza ed una scatola di caff. La tazza di fine porcellana, lo zucchero in cubetti con le pinze in argento. Tutto questo indica che il suo stile di vita migliorato dallultima volta che lo abbiamo visto.
Mentre lacqua bolle Adrian si siede alla macchina da scrivere. Pensa, con il mento appoggiato sui pugni poi, scrive velocemente alcune righe. Una chiave gira alla serratura ed entra Smythe con una busta della spesa. Ha in mano una chiave che mette in tasca mentre richiude la porta, va verso la cucina e mette gi la spesa. Va verso Adrian, si piega su di lui per guardare sulla sua spalla cosa ha scritto
SMYTHE - Come sta vedendo?
ADRIAN - Bene. Ho avuto unottima giornata. (lei si toglie il soprabito e mette via la spesa) E tu?
SMYTHE - Cos cos Ti va della pasta per cena?
ADRIAN - Perch no?
SMYTHE - Ho trovato le linguine. Pensavo di farle con pomodoro e basilico.
ADRIAN - Cosa vuol dire cos e cos? (va dietro di lei e le mette le braccia intorno alla vita. lei rovescia allindietro la testa e lappoggia contro di lui un attimo prima che lui la lasci andare e lei continui a riempire il frigo)
SMYTHE - Il venerd per la maggior parte della gente significa giorno di paga. Per me significa un prete gay pieno di inibizioni sessuali, al mattino, e due mogli completamente prive di inibizioni nel pomeriggio.
ADRIAN - Non hai clienti per i quali non vedi lora di balzare gi dal letto e correre al lavoro?
SMYTHE - Non di questi tempi. Sar nostalgia, la mia, ma un tempo era molto pi divertente! La gente arrivava con dei problemi cos bislacchi. Quella s che era carne per i miei denti.
ADRIAN - Per esempio? (lacqua bolle e lui sta preparando il caff)
SMYTHE - Non so le fobie. Mi piace la sfida di una bella fobia. Una volta ho avuto una donna che tutte le notti doveva guadare il suo orologio digitale dalle 23:59 alle 00:00. se non lo faceva era convinta che sarebbe morta il giorno dopo.
ADRIAN - E lhai aiutata?
SMYTHE - Pu darsi. Non lo so. Non so se davvero me ne importava pi molto. Gli psicanalisti sono come i magistrati. I primi anni che esercitano hanno il terrore di sbagliare. Poi per alcuni anni pensano di essere nel giusto. E per il resto della loro vita non gliene frega pi niente, n in un modo n nellaltro. (ha finito di riporre la spesa, va verso di lui e lo abbraccia stretto) Sai, gran parte di quello che dicevi era vero! Io la gente la giudico, non la guarisco. Gli do solo una stampella per un po e avanti un altro. Oggi, lunica cosa che vorrei fare scrollarli e dire E Cristo, datti una regolata! Credo che i miei giorni di analista siano agli sgoccioli.
ADRIAN - No, non vero. Guarda che bel lavoro hai fatto con me. (sorride. Si separano e devono il caff) Ho bisogno di un altro consiglio. (va verso la macchina da scrivere e prende alcune pagine)
SMYTHE - Un consiglio?
ADRIAN - Ho un problema con Sophie. (si siede sul letto, appoggia la testa al muro e posa i fogli dopo averli guardati) Qui c una donna che per tutta la vita ha sostenuto di non essere interessata al matrimonio o a dei figli, sposata alla sua carriera, che di punto in bianco si innamora di un uomo pi giovane di lei (Smythe non sorpresa di sentire tutto questo. Infatti sorride allontanando la tazza dalla bocca)
SMYTHE - Ogni riferimento a persone ecc. puramente casuale, naturalmente. (Lui sorride in risposta in una specie di cospirazione privata)
ADRIAN - Naturalmente.
SMYTHE - Continua.
ADRIAN - Lei ha avuto delle storie, nessuna delle quali soddisfacente, per la maggior parte con uomini sposati, per scelta, bada bene. In modo da non dover mai affrontare la prospettiva di una proposta di matrimonio.
SMYTHE - E neanche la prospettiva di andare a convivere (Adrian prende un appunto)
ADRIAN - Sophie una donna che cerca solo del sesso senza problemi.
SMYTHE - Via, non poi proprio cos semplice. (Adrian solleva i fogli)
ADRIAN - Me ne sto accorgendo.
SMYTHE - Ne sono sicura. (lui lascia i fogli e le va vicino, resta in piedi dietro alla sua sedia e le circonda la testa con le braccia baciandole i capelli. Lei chiude gli occhi e gli appoggia le mani sulle braccia)
ADRIAN - Devi essere assolutamente sincera. Ti dispiace che io scriva di te in questo modo? (lei scuote la testa)
SMYTHE - No. Anzi, a dire il vero molto terapeutico.
ADRIAN - Fin qui, c qualcosa su cui non sei daccordo?
SMYTHE - Non vado pazza per il nome di Sophie. (lo guarda, alleggerisce losservazione con un sorriso. Lui la lascia andare e sorride. Le va davanti e si piega sulle ginocchia per arrivare alla sua altezza)
ADRIAN - Una volta mi hai detto che vivevi nel terrore che qualcuno ti chiedesse di sposarlo.
SMYTHE - Ti ho detto che sono cattolica. Di vecchio stampo. Non accetterei mai di divorziare. Non potrei fare a meno di pensare in continuazione: E se non funzionasse? non potrei sopportare di vivere per il resto della mia vita in una specie di prigione emotiva.
ADRIAN - L essere cattolica non ti ha mai impedito di avere delle relazioni con uomini sposati.
SMYTHE - No, e perch avrebbe dovuto? Se i cattolici la pensassero cos, in Italia non si spoglierebbe nessuno se non per farsi la doccia.
ADRIAN - E non hai mai desiderato che uno di questi amanti divorziasse dalla moglie per sposare te? (una pausa)
SMYTHE - Ce nera uno.
ADRIAN - Quello che durato dieci anni?
SMYTHE - S. Ci doveva essere qualcosa di speciale in lui, penso, per durare cos a lungo. Ad ogni modo non chiese il divorzio, e questo quanto.
ADRIAN - Nella mia storia Sophie si innamorata per la prima volta. Ma il problema che io penso da uomo. Gli uomini sono negati per il romanticismo.
SMYTHE - Lo dici tu.
ADRIAN - Il mio primo istinto di farle dire: Oh, amore mio, non pensavo che potesse essere cos meraviglioso, sposiamoci subito. Ma ho la sensazione che non vada proprio bene cos. (lei ride) Perch ridi?
SMYTHE - Andrebbe proprio cos, a parte il fatto che nessuno lo ammetter mai.
ADRIAN - Ammettere cosa?
SMYTHE - Che i desideri pi fervidi vengano espressi con termini cos banali. La maggior parte della gente ha come pensieri frasi che nessuno scrittore che si rispetti si azzarderebbe mai a scrivere. Quando la gente vive grandi emozioni usa un linguaggio semplice: Voglio morire, Mi amerai per sempre? Mettilo in un libro e ti fai ridere dietro.
ADRIAN - Dunque pensi che dovrei lasciarlo cos?: O amore mio, non pensavo che potesse essere cos meraviglioso, sposiamoci subito!
SMYTHE - La verit sempre semplice. Devo solo abbellirla un po.
ADRIAN - Mentendo?
SMYTHE - Se vuoi. (silenzio)
ADRIAN - Il problema che non sono pi in grado di mentire. Mi hai guarito, ricordi? (Smythe va verso il frigorifero e prende una mela)
SMYTHE - Ti ho insegnato a controllare le tue fantasie. Sei ancora in grado di mentire, se decidi di farlo.
ADRIAN - A parte il fatto che mi sento come un alcolista sulla via del recupero. Se dico anche solo una bugia ecco che mi ritrovo al punto di partenza. (Smythe d un morso alla mela e gliela offre. Lui le afferra il polso e la mordicchia) Tu mi insegni a dire la verit. Io ti insegno a mangiare la frutta. (Smythe guarda la stanza)
SMYTHE - E altre cose. Sono arrivata ad apprezzare cose che un tempo disprezzavo. Gli oggetti graziosi. Le tende, i colori. Ti ricordi il mio studio la prima volta che sei venuto?
ADRIAN - Cera una certa impronta stalinista.
SMYTHE - Dovresti vederlo ora. Ville e Giardini pu schiattare dinvidia.
ADRIAN - E hai smesso di fumare.
SMYTHE - Fumavo solo quando ero sotto stress.
ADRIAN - Quando perdevi il controllo.
SMYTHE - Ecco, s, penso.
ADRIAN - E ora sei sotto controllo.
SMYTHE - Ora sono felice.
ADRIAN - Si pu essere dei parassiti, e felici.
SMYTHE - Non ci tengo ad analizzare il perch sono felice. Sono felice e basta. (Adrian le va vicino e prende un altro morso di mela)
ADRIAN - Bene (Lui prende i fogli dattiloscritti mentre lei va al lavello ed incomincia a preparare la cena mettendo in un tegame i pomodori spezzati, ecc C un silenzio per un po. Sulla scena unaria di confortevole familiarit. Adrian incomincia a scrivere con una penna studiando il manoscritto sul letto. Quando lei lo guarda lo vede immerso nel lavoro)
SMYTHE - Che cosa scrivi?
ADRIAN - (scrivendo) Non ci tengo ad analizzare il perch sono felice. Sono felice e basta. (lei sorride e continua a cucinare)
SMYTHE - Ti piace?
ADRIAN - Ci sta bene.
SMYTHE - Hai deciso come va a finire la tua storia?
ADRIAN - Penso di s.
SMYTHE - Come?
ADRIAN - Sophie sposer il suo uomo. (una pausa)
SMYTHE - Spero che non sia solo perch pensi che un romanzo debba avere una bella conclusione.
ADRIAN - No.
SMYTHE - Il problema nella vita che non sempre tutti i particolari si incastrano felicemente. E, peggio, tutto continua oltre lultima pagina.
ADRIAN - Sophie sposer quelluomo perch si amano.
SMYTHE - Bene. (Adrian guarda verso Smythe indaffarata. Mette gi i fogli, si alza, va verso di lei, la abbraccia da dietro e la stringe)
ADRIAN - Ti amo. (lei si gira)
SMYTHE - Lo so.
ADRIAN - Voglio sposarti. (lei esita, si scioglie gentilmente dallabbraccio con un sorriso timido. Continua un po a malincuore a cucinare) Bene, Sophie dice
SMYTHE - Lo so che dice. Me lhai detto.
ADRIAN - E perch tu no? (Smythe si allontana dal lavello, va verso il letto)
SMYTHE - Lei ha parlato della loro differenza di et?
ADRIAN - No.
SMYTHE - Dovrebbe farlo.
ADRIAN - Perch?
SMYTHE - Perch importante. (Adrian torna al suo manoscritto, prende un foglio e cerca un punto)
ADRIAN - Ti amo sussurr lui. Voglio che diventi mia moglie. Lei lo guard a bocca aperta. Allora qui, invece di metterci: O amore mio, non sapevo che potesse essere cos meraviglioso, sposiamoci subito, vorresti farla rispondere: Ma che ne dici della nostra differenza di et? (Smythe gli toglie delicatamente i fogli e li mette gi)
SMYTHE - Dimentichiamo il romanzo.
ADRIAN - Va bene
SMYTHE - Quando tu avrai quarantanni io ne avr sessanta.
ADRIAN - So far di conto, grazie
SMYTHE - Pensaci.
ADRIAN - Perch let non conta mai quando un uomo pi vecchio vuole sposare una donna pi giovane?
SMYTHE - Perch un sessantenne pu sembrare un belluomo. Una donna sembra vecchia e basta.
ADRIAN - Non necessariamente.
SMYTHE - A sessantanni, credimi, avr laria di una vecchia.
ADRIAN - Ma che importa che aria avremo?
SMYTHE - A me importa. Ogni qual volta il cameriere al ristorante dar a me il conto, mi importer. (una pausa)
ADRIAN - Io ho una teoria. Vuoi sentirla?
SMYTHE - A che riguardo?
ADRIAN - Da quando io ho smesso di dire bugie, hai cominciato tu.
SMYTHE - Pensi che io stia mentendo?
ADRIAN - Tu non mi ami.
SMYTHE - S invece.
ADRIAN - E allora sposami. (una pausa) Q.E.D (quod erat demostrandum)
SMYTHE - La vita non unequazione matematica.
ADRIAN - La differenza det non centra niente. La usi solo come scusa.
SMYTHE - Pu darsi.
ADRIAN - Perch ti serve una scusa?
SMYTHE - Perch tu mi vuoi sposare?
ADRIAN - Perch non riesco a immaginare che vorr mai sposare qualcunaltra.
SMYTHE - I pazienti spesso di innamorano dei loro psicanalisti. un rischio professionale.
ADRIAN - Vuoi dire che questa scenetta lhai recitata altre volte?
SMYTHE - No.
ADRIAN - Nel corso degli anni hai avuto una sequela di pazienti che spasimavano per te
SMYTHE - No.
ADRIAN - Allora che vuoi dire? (silenzio. Smythe cerca le parole per esprimere qualcosa che ha in mente da tempo)
SMYTHE - Voglio dire questo. E per favore non fraintendermi. Io non so quasi nulla di te.
ADRIAN - Ne sai abbastanza per dire che mi ami.
SMYTHE - Lamore non ha bisogno di informazioni. Il matrimonio s. (lui alza le spalle e allarga le braccia)
ADRIAN - Chi cerca trova. Che vuoi sapere?
SMYTHE - Negli ultimi mesi ogni volta che sono venuta non ho mai visto niente che potesse farmi capire chi sei, da dove vieni. Niente. Non parli mai dei tuoi genitori, da dove vieni. Non ho neanche mai visto una lettera in giro. Di solito la gente le tiene su uno scaffale, o le lascia in giro. Ma se mi guardo intorno non c neanche un indizio sul tuo conto.
ADRIAN - Se volevi sapere qualcosa perch non lhai chiesto?
SMYTHE - Ho cercato di analizzare gli elementi che avevo. Volevo che la smettessi di vivere in un tuo mondo di fantasia. Farti domande su di te avrebbe confuso le cose. Il che non significa che non mi ponessi delle domande. Ma finch non fossi guarito non avrei mai saputo se mentivi o no. Perci
ADRIAN - OK. Ho smesso di fantasticare, giusto?
SMYTHE - S, credo di s.
ADRIAN - Vuoi la verit?
SMYTHE - Mi piacerebbe sapere qualcosa.
ADRIAN - Non ci sono misteri. Lettere ho sempre usato un fermoposta. Da quando sono qui, perch la posta andava sempre persa. Il postino infila sotto la porta del piano terra e chiunque la pu rubare. Ho perso un paio di lettere che contenevano assegni perci adesso ritiro tutto allufficio postale di zona.
SMYTHE - E le leggi l?
ADRIAN - Qualche volta.
SMYTHE - E poi le butti? (Adrian la guarda un attimo, va verso la scrivania e apre il cassetto, tira fuori una manciata di lettere e le sventola)
ADRIAN - Le vuoi leggere? Sono quasi tutti conti. (le va vicino e gliele tiene sotto al naso)
SMYTHE - No, naturalmente no. (Adrian le getta sul letto)
ADRIAN - Per quanto riguarda i miei genitori di loro sai tutto.
SMYTHE - Ne so svariate versioni. Lultima che ho sentito che tuo padre un ragioniere.
ADRIAN - Mi dispiace. Quella era una bugia. La verit te lho detta la prima volta.
SMYTHE - Che sta nei servizi segreti?
ADRIAN - (sorride) Mio padre davvero una spia. (questo la sorprende molto) Sono cresciuto veramente a Chelsea. Mia madre ha avuto sul serio una depressione. Ed ho davvero una sorella. (Smythe si siede come se avesse bisogno di sostegno)
SMYTHE - Allora perch non li ho mai visti? Sono mai venuti a trovarti? Hanno mai telefonato?
ADRIAN - Beh, sono anni che non ci parliamo.
SMYTHE - E perch? (una pausa)
ADRIAN - Ti ricordi di quello che ti ho detto di Anna?
SMYTHE - La polacca focosa?
ADRIAN - (sorride) Era polacca ma non era ninfomane.
SMYTHE - E allora?
ADRIAN - Lho incontrata che avevo diciassette anni. Ero andato a Varsavia in gita scolastica. stato prima della Glasnost. Lei stava nello stesso albergo. Sei mesi pi tardi venne in Inghilterra.
SMYTHE - Andavate a letto.
ADRIAN - Dal primo giorno. Magari non lo facevamo al cinema ma
SMYTHE - Va bene.
ADRIAN - Per farla breve, mio padre un giorno venne a casa e mi disse che doveva finire.
SMYTHE - Perch?
ADRIAN - Mi disse che alla Sicurezza del Ministero degli Esteri gli avevano detto che un tipo sospetto era stato visto con suo figlio.
SMYTHE - Anna era una spia?
ADRIAN - Anna era una ragazza di diciannove anni senza alcun interesse per la politica.
SMYTHE - E cos successo?
ADRIAN - Dissi a mio padre che in nessun caso avrei smesso di vedere Anna solo perch qualche ex-poliziotto in servizio part-time aveva detto che era una minaccia per la sicurezza.
SMYTHE - Cos avete continuato.
ADRIAN - Per circa un mese.
SMYTHE - E poi cos successo?
ADRIAN - Non la trovai pi.
SMYTHE - Cosa vuoi dire?
ADRIAN - Voglio dire che mio padre laveva fatta espellere.
SMYTHE - Come? ( ammutolita. Adrian sra rivivendo quellesperienza ed ha entrambe le mani sui fianchi. Lentamente si calma)
ADRIAN - Per un po ci siamo scritti. Quella stata la prima occasione in cui ho usato un fermoposta. Poi abbiamo smesso e non ho idea di cosa le sia capitato. Probabilmente si sposata. A questo punto avevo finito il liceo. Andai allUniversit. Non sono mai tornato a casa. Da allora non ho pi rivolto la parola a mio padre. (c un silenzio)
SMYTHE - E tua madre?
ADRIAN - Mia madre non ne uscita bene neanche lei. Prese le difese di mio padre, disse che non mi rendevo conto che con il lavoro delicato di pap non si mai detto chiaramente che stava nei servizi segreti soltanto lavorava per il ministero degli esteri possibile che non mi rendessi conto che Anna rappresentava una situazione imbarazzante?
SMYTHE - Ami ancora Anna? (lui scrolla le spalle)
ADRIAN - Se vuoi sapere la verit, non credo di essere mai davvero stato innamorato di lei. Eravamo attratti luno allaltra. Mi ha fatto conoscere il sesso. Non ero mai stato a letto con una ragazza prima di Varsavia.
SMYTHE - Non pensi che cera del vero in quel che diceva tuo padre? Una ragazza ti si avvicina in un albergo in Polonia e immediatamente viene a letto con te dopotutto pu darsi che sapessero davvero chi era tuo padre.
ADRIAN - Forse. Non lo so e non mi importa. Il fatto che lui ha mosso qualche pedina e lha fatta cacciare dal paese perch temeva che io potessi rivelarle dei segreti. Cristo, ma se non dovevo neanche sapere che lui era una spia! (una pausa) Ho pensato spesso che forse la mia tendenza a mentire ereditaria
SMYTHE - Il fatto che la professione di tuo padre sia nascondere la verit non lo rende bugiardo.
ADRIAN - E cos mentire se non nascondere la verit? O dirla con parsimonia? O qualsiasi altro modo fantasioso che descriva il lavoro di quella gente? Mio padre stato nei servizi segreti da quando ha finito luniversit. Tutta la sua vita trascorsa nella propaganda. Per un periodo ha lavorato in un dipartimento la cui unica funzione era la diffusione di notizie false. Inventare storie per giornali stranieri in modo che i Governi avversari credessero le cose sbagliate. Se il tuo lavoro quello, che fai nella vita? (Smythe non risponde. Vede il malessere di Adrian e spalanca le braccia verso di lui. Lui le prende la mano e lei lo attira verso di s. Si abbracciano.)
SMYTHE - Sai cosa penso?
ADRIAN - Cosa?
SMYTHE - Penso che dovresti tentare di rappezzare questa situazione. (si separano. Smythe vede che lacqua bolle e mette gi la pasta mentre parlano)
ADRIAN - Perch?
SMYTHE - Se qualcosa ho imparato nei ventanni in cui ho ascoltato come la gente si distrugge la vita che bisogna placare lodio.
ADRIAN - Perdonami mio padre significa condonargli quel che ha fatto a Anna.
SMYTHE - E allora? Dici che probabilmente non lamavi. stata solo il tuo battesimo del sesso. Arrivederci e grazie. Alienarti la tua famiglia per un po di sesso facile mi sembra davvero un po troppo. (non dicono niente per un po. Smythe finisce al lavello, si asciuga le mani e torna alla sua sedia. Adrian ha trovato una bottiglia di vino, lha stappata e ne ha versato un po in due bicchieri. Ne porge uno a lei e devono)
ADRIAN - Questo mi sembra un buon consiglio da psicanalista, dottoressa.
SMYTHE - Tu pensaci. (una pausa)
ADRIAN - Tu non hai mai dovuto dire bugie, vero?
SMYTHE - Non ho mai dovuto, ma lho fatto.
ADRIAN - Quando?
SMYTHE - Una volta ho detto che eri pazzo. (lui ride)
ADRIAN - Per quella sei perdonata.
SMYTHE - Di solito si mente con gli altri. Io ho trascorso la maggior parte della mia vita da sola. Poi auto ingannandomi, ma di solito non te ne rendi conto.
ADRIAN - Queste tue storie damore
SMYTHE - S.
ADRIAN - Gli uomini erano obbligati a mentire sempre
SMYTHE - Non necessariamente.
ADRIAN - Vuoi dire che raccontavano di te alle loro mogli? (lei per un attimo sorpresa. Non aveva mai pensato a questo aspetto)
SMYTHE - No volevo dire che non hanno mai mentito a me
ADRIAN - Ma non ce n stato uno che ha detto che avrebbe divorziato?
SMYTHE - Quella stata pi mancanza di coraggio che una vera bugia.
ADRIAN - Tu gli avevi creduto
SMYTHE - S Non lo so forse in fondo in fondo ho sempre avuto il sospetto che non lo avrebbe fatto.
ADRIAN - Che non stesse dicendo la verit?
SMYTHE - (sorride) Sono molto felice che tu abbia abbandonato le tue fantasie. Per non mi ero resa conto che questo avrebbe significato una ricerca tanto risoluta della verit.
ADRIAN - Mi spiace.
SMYTHE - Hai ragione, per.
ADRIAN - Su che cosa?
SMYTHE - Le mie relazioni si fondavano davvero su tutta una rete di inganni. Non ci avevo mai fatto caso, prima.
ADRIAN - Ma con quello che durato dieci anni mi pare un periodo un po lungo da passare occupati in sciarade.
SMYTHE - S.
ADRIAN - Come mai durato tanto?
SMYTHE - Pigrizia, peso. Ed orari che collimavano. Ci incontravamo a mia alluna ogni venerd. Io compravo pane e pat in rosticceria, mangiavamo, facevamo lamore e alle tre eravamo di nuovo al lavoro. Questo ci dava il tempo per un pisolino post coitum. Gli orari erano quasi esattamente sempre gli stessi. Finivano poco prima che cominciasse Beautiful. Ancora adesso non riesco a sentire la musica della sigla dinizio senza che mi venga un gran sonno.
ADRIAN - Era solo questo? Una scopata al venerd?
SMYTHE - Una volta ogni tanto andavamo allestero. Un lungo fine settimana a Parigi o ad Amsterdam.
ADRIAN - Lui cosa diceva alla moglie?
SMYTHE - Oh, affari
ADRIAN - Nei fine settimana?
SMYTHE - Era un funzionari dello stato. Aveva a che fare con lorganizzazione di manifestazioni legate al commercio internazionale. Si fanno spesso nei fine settimana. E sua moglie era americana. Andava spesso in America a trovare i parenti.
ADRIAN - Comunque, andare avanti cos per dieci anni! Tutto questo tempo a tenere met della propria testa separata dallaltra met. Quasi come essere una spia.
SMYTHE - Penso di s.
ADRIAN - Io non ce la farei.
SMYTHE - Lhai dimostrato.
ADRIAN - (con ampio sorriso) S. Non ci sono mezze misure per quel che mi riguarda. O inventato tutto oppure niente. (lei gli pettina i capelli con le dita)
ADRIAN - E sua moglie non ha mai sospettato niente.
SMYTHE - Se ha avuto dei sospetti non ha mai fatto niente al riguardo. Pensavo di dover essere io a fare domande su di te.
ADRIAN - Lo vedi ancora?
SMYTHE - No.
ADRIAN - Lo senti?
SMYTHE - Non pi.
ADRIAN - E tutto finito.
SMYTHE - Completamente.
ADRIAN - Allora non c nessun motivo al mondo perch tu non debba sposarmi. (una pausa. Lui la guarda a lungo) Allora vuoi. (lei non risponde ma sorride) Non andare via stasera. (lei guarda il letto singolo)
SMYTHE - Non ci staremo mai l dentro.
ADRIAN - Posso dormire sul pavimento.
SMYTHE - E comunque un materasso singolo!
ADRIAN - Voglio che resti.
SMYTHE - Penso che sia ora di dirti qualcosa.
ADRIAN - Sei un uomo?!
SMYTHE - No.
ADRIAN - E allora cosa?
SMYTHE - Non sono molto brava a letto.
ADRIAN - Neanchio. Faremo pratica insieme. (lei sorride)
SMYTHE - Davvero. Non sono brava. Sono molto passiva. (Adrian le tende la mano. Lei la prende e lui la solleva delicatamente dalla sedia. La porta davanti alla cucina, spegne il gas sotto la pentola e poi va verso il letto. Si inchina, la prende in braccio e la mette sul letto. Si stringe vicino a lei nel poco spazio)
SMYTHE - Non ti piacer, lo giuro.
ADRIAN - Sta zitta. Ora sono io lanalista. (le toglie le scarpe. Lei continua a borbottare poi tace) Pronta?
SMYTHE - (reprime il sorriso) Pronta.
ADRIAN - Mi pare di capire che la prima volta. (una pausa)
SMYTHE - Beh un po di tempo che non lo faccio.
ADRIAN - Pu capitarle di sentirsi a disagio, allinizio, ma le passer presto. (una pausa) Tu dici: Voglio collaborare, davvero.
SMYTHE - Cosa?
ADRIAN - Ti ricordi come cominciata la mia prima seduta?
SMYTHE - (sorride) Ah s Voglio collaborare, davvero.
ADRIAN - Lei non qui per collaborare. qui per lasciarmi andare a fare lamore.
SMYTHE - Giusto. Voglio dire, bene cio O.K. Insomma: Pronta quando pronto lei, Mr. DeMille (lui la prende fra le braccia e la bacia con tenerezza mentre si chiude il sipario)
SCENA SECONDA
Lo stesso luogo due settimane pi tardi.
La stanza vuota. Dopo un attimo si sentono dei passo sulle scale, rapidi. Una chiave nella serratura ed entrano Smythe e Adrian.
Smythe indossa un abito elegante, Adrian un completo con cravatta ed una gardenia allocchiello. Entrambi hanno dei coriandoli sugli abiti e fra i capelli. Sono su di giri, felici e rumorosi. Sulla porta Adrian si tira indietro. Smythe sul pianerottolo.
ADRIAN - Oooo torna indietro. (riappare tenendola in braccio impegnato a passare la soglia di casa. Lei ride e si stringe al collo. Non labbiamo mai vista cos prima. Sembra una gattina. La pota fino al letto, con un piglio fra Tartan e Frankenstein e la adagia sul letto, poi si picchia i pugni sul petto come un gorilla) Ora noi amore! (lancia via la giacca e armeggia con la cravatta. Lei ride fragorosamente)
SMYTHE - D Per piacere.
ADRIAN - Non devo pi dirlo. Ora sei mia moglie. (diventa gentile, abbandona i panni del gorilla si inchina e la bacia teneramente. Cade quasi gi dal letto)
SMYTHE - Adesso che ufficiale, avremo bisogno di un letto pi grande.
SMYTHE - Perch? Vuoi avere pi spazio per starmi lontano? (lei gli rotola sopra, lo prende per i capelli e lo bacia con foga)
ADRIAN - Sei una bugiarda inguaribile.
SMYTHE - Io? Perch?
ADRIAN - Non avevi detto che non eri brava in queste faccende? (lei sorride, lui le tira via i coriandoli dai capelli) Sally ha fatto un bel lavoretto coscienzioso con i coriandoli. (Smythe si alza)
SMYTHE - Sembra andare molto daccordo con Carlos.
ADRIAN - Altro che daccordo. Chiss che ci sta facendo in questo momento. (lui indica con un dito sul pavimento. Si alza e prende dello champagne dal frigo. Nel frattempo Smythe tira fuori dei telegrammi dalla tasca)
SMYTHE - Un telegramma dai miei genitori.
ADRIAN - Che dice?
SMYTHE - Finalmente. Mamma.
ADRIAN - Carino. (lui apre lo champagne e lo versa. Lei ne legge un altro)
SMYTHE - Mio fratello dal Kenya (un altro) Lo zio Roger. (legge) Da quel pederasta incallito che sono approvo di cuore la tua scelta di un uomo pi giovane.
ADRIAN - Zio Roger mi sembra un tipo a posto.
SMYTHE - A dire il vero ha avuto cinque figli da tre matrimoni, ma gli piace rallegrare la vita alle impiegate del telegrafo britannico. (lei prende il bicchiere e lo avvicina a quello di lui)
ADRIAN - (fa il verso a Bogert)Salute a lei, Mrs. Wainwright (bevono guardandosi negli occhi, poi lei si volta e guarda la stanza)
SMYTHE - Dalla tua famiglia non arrivato niente.
ADRIAN - C un fermo posta, ricordi?
SMYTHE - Ma gli hai telefonato?
ADRIAN - Ho parlato con mia madre.
SMYTHE - E che le ahi detto?
ADRIAN - Voleva venire ma ha capito perch non volevamo casino.
SMYTHE - Perch tu non volevi.
ADRIAN - Perch io non volevo.
SMYTHE - E tuo padre?
ADRIAN - Non ho intenzione di rivolgergli mai pi la parola. Mai.
SMYTHE - Non sar un po difficile? Dovremo passare il resto della vita a scantonare ogni volta che lo incrociamo? (lei lo vede a disagio, giocherella con il bicchiere evitando di guardarla) Allora, faremo cos? (si avvicina a lui lo obbliga a guardarla) non credi che sia venuto il momento di perdonarlo? (c unaltra lunga pausa. Lei allarmata nel vedere Adrian che distoglie deliberatamente lo sguardo, insolitamente esitante e restio) Che c? Dimmelo?
ADRIAN - Forse meglio che metti gi il bicchiere.
SMYTHE - Non dire a me quel che devo fare. Tu hai qualcosa da dire, dilla.
ADRIAN - Sai che a mia madre venne un esaurimento.
SMYTHE - S.
ADRIAN - Bene, la causa non ero io. Non era una Sindrome del nido vuoto, niente del genere. Il problema era nato molto prima, subito dopo il matrimonio.
SMYTHE - Perch? Qualera il problema? (ci vogliono alcuni istanti per mettere insieme le parole)
ADRIAN - Mia madre aveva scoperto di non poter avere figli. (Smythe reagisce vivacemente)
SMYTHE - Cosa?
ADRIAN - Avevano provato, ma non succedeva niente. Lei fece degli esami. Era un problema suo, non di mio padre.
SMYTHE - Sei stato adottato?
ADRIAN - S. (lei rovescia un po del contenuto del bicchiere, allora lo posa)
SMYTHE - perch non me lhai detto prima? (lui continua come se non la ascoltasse)
ADRIAN - Me lo disse che ero ancora piccolo e anche mia sorella. Non fece nessuna differenza. Eravamo stati adottati alla nascita. Era lunica madre che conoscevamo.
SMYTHE - Non capisco perch non me ne hai parlato prima.
ADRIAN - Capirai. (questo la spaventa, ma lui le prende la mano, poi la lascia e continua)
ADRIAN - Poi cambiarono le leggi e divenne possibile rintracciare i proprio genitori naturali.
SMYTHE - E lhai fatto?
ADRIAN - I miei genitori vivevano in Canada. Lei era in affari e non si mai sposata. (lui va verso la scrivania e prende un foglio)
SMYTHE - Cosa provi per lei?
ADRIAN - Quel che si prova per qualsiasi estraneo. Lunica cosa che ha fatto, comunque, stato darmi il mio certificato di nascita. (Smythe lo guarda)
SMYTHE - C un certo Raymond Wainwright come padre.
ADRIAN - Ci mise su un nome lei. Per dare unidea di rispettabilit.
SMYTHE - Ti ha detto chi era tuo padre?
ADRIAN - Solo alla fine. Dopo un bel po di postumi da sbronza. Lei aveva dei problemi con lalcool ed io avevo solo 18 anni.
SMYTHE - Allora hai rintracciato anche lui.
ADRIAN - Non ne ho avuto bisogno. (passa un attimo mentre lei cerca di capire, ma non ci riesce)
SMYTHE - Che significa? (Adiransi gira e la guarda intensamente)
ADRIAN - Sto dicendo che mio padre il mio vero padre. Questa donna ha avuto un figlio da lui. Lui lha adottato. Il figlio ero io. Cinque anni pi tardi ha fatto la stessa cosa con unaltra donna e si prese mia sorella. (lei impiega un po per capire)
SMYTHE - Erano madri in affitto.
ADRIAN - Se vuoi
SMYTHE - Va bene E fuori della norma. Ma non illegale. Si presume che tua madre fosse daccordo.
ADRIAN - Lei non aveva idea di chi fossero le vere madri. Ci aveva avuti da unagenzia di adozione.
SMYTHE - Aspetta. Lei non sapeva?
ADRIAN - Non lo sa ancora oggi.
SMYTHE - E tu non hai mai detto a nessuno quel che hai scoperto?
ADRIAN - A nessuno. Neanche a mia sorella. Solo a te.
SMYTHE - Perch no?
ADRIAN - A che scopo? Mia madre guar dallesaurimento. Ci voleva bene. Ha avuto una vita felice.
SMYTHE - Grazie ad un marito che tu dichiari di odiare.
ADRIAN - Puoi dirlo forte. Qualsiasi altro uomo avrebbe chiesto il divorzio e si sarebbe cercato unaltra moglie che potesse dargli una famiglia. (Adrian fa una risatina) Ma lui non lavrebbe mai lasciata.
SMYTHE - Perch lama molto.
ADRIAN - Perch molto ricca! Lunico motivo per cui lha sposata sono i cinque milioni di dollari che ha ereditato quando diventata maggiorenne! Chi credi che paghi per tutto ci che hanno? La casa di Londra, la residenza in campagna. Il circolo e i cavalli per lui. Non certo i servizi segreti. Pensi che rinuncerebbe a tutto questo per un paio di marmocchi? Mio padre rimarrebbe sposato con Lucrezia Borgia piuttosto che trasferirsi in un monolocale a Earls Court. (una pausa. Qualcosa che Adrian ha detto ha messo a disagio Smythe, c qualcosa che vibra in fondo a lei)
SMYTHE - Ha ereditato cinque milioni di dollari?
ADRIAN - S.
SMYTHE - Tua madre Americana?
ADRIAN - S.
SMYTHE - Non me lavevi mai detto.
ADRIAN - No. (lui si avvicina e labbraccia ma lei lo respinge sempre pi allarmata, ansiosa e confusa. Lui la tiene e la costringe a guardarlo)
ADRIAN - La donna in Canada mi ha detto qualcosaltro. Quando le ho chiesto perch non aveva abortito mi disse che Cattolica. Quando le ho chiesto perch non si era tenuta il bambino, mi rispose che stava costruendosi una carriera. Non ne aveva il tempo. E quando le chiesi come mai non si fosse sposata mi disse che non aveva nessun interesse a dividere la sua vita con qualcuno.
SMYTHE - Lasciami stare! (lui la trattiene)
ADRIAN - E sai una cosa? La madre di mia sorella era esattamente forgiata sullo stesso modello. andata a letto con mio padre per quasi dodici anni. Mio padre ha avuto tre relazioni che sono durate quanto il suo matrimonio. (lei ha gli occhi fissi in quelli di lui) Tre relazioni, Julia. Io ho due sorelle. La pi piccola ha solo otto anni. Ho rintracciato anche sua madre. (pian piano Smythe smette di lottare. Lui la lascia andare. Lei resta immobile)i
SMYTHE - Tuo padre si chiama Charles Barton.
ADRIAN - E una spia. Lavora sotto varie coperture. Una di queste lorganizzatore di convegni per il commercio internazionale.
SMYTHE - Io ho avuto un bambino. Due anni dopo il nostro primo incontro. stato uno sbaglio.
ADRIAN - Le altre hanno detto lo stesso. Sbagli che lui ha fatto in modo che accedessero.
SMYTHE - Disse che tutto a posto. Conosceva una buona agenzia di adozioni.
ADRIAN - Come no. Dio solo sa quanto li ha pagati per infrangere i regolamenti.
SMYTHE - Ed io non volevo sentire parlare di aborto. E cos lui mi ha selezionata per le mie speciali caratteristiche. E per venticinque anni ha ingannato mia madre. E tu vuoi che io plachi il mio odio?
SMYTHE - Mi parlava spesso dei suo figli. Un ragazzo, James che se ne era andato in America
ADRIAN - Il mio nome adottivo James Barton.
SMYTHE - Clare ed Emma, non avevo la minima idea, nessun motivo di pensare che Emma fosse mia!
ADRIAN - Dopo che fece espellere Anna io partii per gli Stati Uniti. Mia madre mi venuta a trovare, ma lui ed io non ci siamo mai pi parlati.
SMYTHE - E tu non gli hai detto cosa avevi scoperto.
ADRIAN - No. (lui si allontana, ha una voce severa)
SMYTHE - Ma ora penso che lo farai.
ADRIAN - Non dir niente. Non finch viva mia madre.
SMYTHE - Bastardo! Non ti bastato trovarmi. Volevi la mia totale umiliazione! Volevi farmi a pezzi! Chiss come ti sei divertito!
ADRIAN - Non pi. Adesso diverso.
SMYTHE - Puoi smetterla di mentire! finita. fatta. Non c pi bisogno di bugie. Niente pi giochi. Mi hai convinta a sposarti. Lumiliazione completa! (lo colpisce con i pugni pi forte che pu sul corpo e lui scansa i colpi che cercano di arrivare al viso. Le afferra i polsi e lottano. Lei lo colpisce con i piedi, ma resiste finch non cadono a letto. Lui soffoca i suoi tentativi e le mette un mano sulla bocca. Lei senza respiro)
ADRIAN - Questo questo era vero allinizio! Ti odiavo talmente! Tu tu eri andata a letto con lui per dieci anni! Non hai mai pensato al fatto che aveva una moglie! Quando scoprii che eri una strizzacervelli pensai, e che cavolo! Divertiamoci un po prima di vuotare il sacco! Volevo farti soffrire! Ma la seconda volta che sono venuto hai incominciato a rispondermi per le rime. Allora mi sono detto, ehi, se ne pu ricavare di pi da questa faccenda. Sai cosa, simulo un suicidio e la faccio sentire davvero in colpa! Ceri dentro fino al collo! (lei fa un grido soffocato e lotta, ma lui le trattiene la mano sulla bocca) Poi tutto cambiato. Pi il tempo passava e meno pensavo al perch stessi facendo tutto questo. E pi pensavo a te, pi mi rendevo conto che eri soltanto una ennesima vittima di mio padre. Non mi divertivo pi. Ogni volta che tornavi qui provavo sempre pi vergogna per quello che stava succedendo. E perci smisi. Non potrei biasimarti, ma vorrei che te ne andassi sapendo che finalmente sto dicendo lintera verit. Ti amo. (Smythe ha smesso di lottare. Adrian le toglie lentamente la mano dalla bocca e lei resta in silenzio. Lui si alza e lei lo segue, lisciandosi il vestito)
SMYTHE - Grazie. Mi porter dietro questo viatico. Ma anchio vorrei lasciarti qualcosa. ( calma, sorride perfino. Poi distende dietro un braccio e lo colpisce. Potrebbe essere uno schiaffo ma sarebbe meglio un pugno al mento. Comunque fa barcollare Adrian allindietro, stupito. Poi Smythe se ne va. Adrian scuote la testa per riprendersi. Guarda la porta, rassegnato. Poi si lascia cadere pesantemente su una sedia e si prende la testa fra le mani. Quando le toglie appare completamente disperato. Si alza e guarda la sua immagine allo specchio)
ADRIAN - (parla alla sua immagine) Coglione (prende la bottiglia dello champagne e beve direttamente. Poi la butta per terra e scoppia in lacrime. Disperato piange e trema, tiene gli occhi chiusi. Smythe torna. Resta a guardarlo. Alla fine lui apre gli occhi e la vede)
SMYTHE - Volevi che tua madre non ne sapesse niente. Hai detto cos, vero? (lui annuisce) Allora sposarmi non stata una mossa poi cos brillante, no?
ADRIAN - No.
SMYTHE - Dopo tutto, non avresti potuto giurare che io non sarei andata a dirle tutto, no?
ADRIAN - No.
SMYTHE - Sarebbe stato meglio se ti fossi servita per i tuoi giochetti e poi fosse scomparsa.
ADRIAN - S. (Smythe va verso di lui)
SMYTHE - S. Allora questo anello (alza il dito) potrebbe anche essere una cosa seria.
ADRIAN - Potrebbe. (lei si asciuga una lacrima dalla guancia)
SMYTHE - Mi chiedo se anche queste sono vere.
ADRIAN - Hai solo un modo per scoprirlo. (lei lo prende fra le braccia)
SMYTHE - Non sono ancora sicura.
ADRIAN - Neanchio.
SMYTHE - Penso che dovr fare unaltra cosa che non ho mai fatto prima.
ADRIAN - Cosa?
SMYTHE - Rischiare. (una pausa, lei si allontana) Hai pensato a cosa succeder quando mi porterai a conoscere paparino?
ADRIAN - Non dopo i suoi guai alle coronarie, no.
SMYTHE - Ah, no! sarebbe terribile. No, io spero che tuo padre viva fino a centanni.
ADRIAN - Ah s? Perch?
SMYTHE - Beh, mentre mi precipitavo gi per le scale, poco fa, giurando che non sarei pi tornata, mi venuta unidea.
ADRIAN - Che idea?
SMYTHE - Hai detto che dipende in tutto per tutto da tua madre per i soldi.
ADRIAN - Completamente.
SMYTHE - Allora, pensa. Non appena vedr la sua nuora, non appena si render conto che vogliamo tradire il suo segreto, diciamo cos, comincer a camminare come sulle uova. Ogni volta che mi vedr parlare con tua madre si domander cosa le sto raccontando. Tu potresti tirare fuori il Canada nel corso della conversazione. Lo guarderemo un po sfottenti con un sorrisetto allusivo. Poi alzeremo un sopracciglio. Il Porto gli andr di traverso al solo cenno su Amsterdam o Parigi. Mi baster prendere Emma sulle ginocchia per fargli venire una stretta al cuore e la pressione a mille alla sola idea di una riunione di famiglia. Tutte le sue bugie, i tradimenti, gli inganni gli si affolleranno nella mente. Ogni notte si sveglier madido di sudore perch non sar mai in grado di rispondere allunica domanda che lo tormenter: Parleranno? Sarei sorpresa se avesse un solo attimo di pace per il resto della sua vita, che mi auguro estremamente lunga. (Adrian ha piano piano incominciato a ridere ammirato)
ADRIAN - Dove hai imparato ad essere cos crudele.
SMYTHE - Oh, ho avuto insegnanti esperti. (lo guarda, lui va verso il telefono e compone un numero)
ADRIAN - Avevi ragione.
SMYTHE - Che stai facendo?
ADRIAN - E tempo di placare lodio. Charles Barton, per piacere, sono suo figlio. (mentre aspetta le fa un sorriso)
SMYTHE - Bene.
ADRIAN - Dora in poi intendo seguire i tuoi consigli alla lettera. (al telefono) Pronto, pap s, vero, tanto tempo. Ma spero che potremo dimenticare Bene S, infatti, mi sono sposato questa mattina ehm s, ci piacerebbe venire in campagna stasera. (Smythe preoccupata)
SMYTHE - Oh, no! non ancora, non sono ancora pronta! (ma Adrian sghignazza)
ADRIAN - (al telefono) Senti, ehm pap, mia moglie muore dalla voglia di conoscerti.
SMYTHE - No!
ADRIAN - E proprio qui (lui le porge il telefono con il braccio disteso. Allinizio lei resta gelata ed immobile. Ma poi si fa avanti lentamente sorridendo verso Adrian. Lui le prende laltra mano mentre lei prende la cornetta)
SMYTHE - Hello s Be, veramente ho incontrato suo figlio quando venuto nel mio studio Sono psicanalista. Il mio nome? Julia. come? S, esatto: Julia Smythe (le luci incominciano ad abbassarsi) Pronto? Pronto? ancora l? Pronto pronto.
BUIO
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