Ingeborg

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INGEBORG

Commedia in tre atti

Di KURT GOETZ

PERSONAGGI

INGEBORG

OTTONE, suo marito

ZIA OTTILIA

PIETRO PIETRI

SIG. CONDIZIONALE

SERVITORE

ATTO PRIMO

Veranda a vetri in casa del dottor Ottone Wendland. Pieno meriggio. Le tende di seta tutt'intorno sono per la maggior parte chiuse. Solo qua e là da qualche vuoto si scorge il parco. Sono in iscena la zia Ottilia, Ingeborg e un ranocchio verde. Quest'ultimo è in una gabbia di vetro. La zia conta - secondo i « si dice »   43 anni. Ha letto Shaw e Wilde; e non sa dimenticare d'essere stata dama di compagnia della Signora Von Oertzen. Inge­borg è una giovine donna dal fascino travolgente. È occupata ad acchiappare mosche per la sua rana.

Ingeborg                       - - D'altronde: «disturbo mio marito mentre lavora, gli dò fastidio, lo rendo ner­voso... ». Volevi dire questo, non è vero?

Zia Ottilia                     - Certo, cuor mio.

Ingeborg                       - Quanto a questo, Ottone coglie ogni pretesto per farsi disturbare da me. A momenti lo vedremo comparire per « prendere aria».

Zia Ottilia                     - Devi sapere, cuor mio...

Ingeborg                       - Lo so, zia Ottilia. Egli mi ama.

Zia Ottilia                     - Questo non è un motivo, per una giovine sposa, per non far di tutto a fine di conservare questo amore. Egli è tanto buo­no, cuor mio!

Ingeborg                       - E tanto ricco!

Zia Ottilia                     - Stavo appunto per dirlo.

Ingeborg                       - Lo so. Ed è un peccato che sia tanto ricco.

Zia Ottilia                     - Come?

Ingeborg                       - Perché sarei curiosa di sapere se la tua cura per la nostra felicità sarebbe la stessa se egli fosse solo buono e meno ricco.

Zia Ottilia                     - Non c'è nulla di più inutile, cuore mio, che sofisticare sulle cose, chie­dendosi come sarebbero se non fossero quali sono. È spreco di tempo e di energia. C'è già sufficientemente da riflettere sulle cose quali sono. Tuo marito è ricco; e per quanto tu possa - per un motivo o per l'altro      deplorarlo, bisogna che ti ci rassegni.

Ingeborg                       - Come sei saggia, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - Il denaro non dà la felicità, cuor mio, ma calma i nervi. Hai mandato Nona in città?

Jngeborg                       - Sì. Ho mandato Alfredo ad ac­compagnarla.

Ottilia                            - Hai fatto bene. Non bisognerebbe mai  lasciare andar sola una giovinetta... possono facilmente venire dei pensieri sciocchi.

Ingeborg                       - Devono proprio essere sciocchi?

Zia Ottilia                     - I pensieri, cuor mio, che siano sciocchi o che siano saggi, sono malsani e rovinano la carnagione. Dovremmo lasciarli agli uomini che, del resto, ne hanno bisogno. Non è garbato, cuoricino mio caro, d'acchiap­pare mosche mentre io dico delle cose così sensate. Una ragazza che va sola desidera il pericolo. Ma se il pericolo le passa accanto, ha da difendersi o da cadere, a seconda che lo richieda la situazione. La fantasia rimane disorientata: e questa è la cosa principale.

Ingeborg                       - Come sei saggia, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - Non vi è nulla di più perico­loso al mondo che la fantasia e la mobilità dello spirito. Questo te lo può asserire qua­lunque diplomatico. Eppure la fantasia d'un diplomatico rimane indietro a quella d'una giovinetta così come un furgone rimane indie­tro ad una locomotiva. La fantasia d una giovinetta è sorprendente.

Ingeborg                       - Come lo sai?

Zia Ottilia                     - Lo so. Per me, cuor mio, gli uomini sono stati pericolosi solo nella fantasia. Se erano presenti, m'accorgevo troppo delle loro intenzioni. E se non scorgevo intenzioni, m'irritavo di più. Del resto, un solo uomo può vantarsi di conoscermi.

Ingeborg                       - Si chiama Giovanni Ambrogio ed è entrato in convento. Sono del parere, d'al­tronde, che ad una giovinetta convenga meglio la pura fantasia che la verità nuda e cruda.

Zia Ottilia                     - Cuore mio caro, le verità   - che siano più o meno nude - sono palpabili e si possono affrontare. La fantasia è un male che s'insinua e non si lascia afferrare. Se non vi fosse la fantasia non esisterebbero delin­quenti e poeti. Già, i poeti bisognerebbe im­piccarli. Per fortuna, i loro pensieri uno li ha letti altrove, e quindi è già prevenuto. Hai dimenticato i carciofi che ti ha chiesti tuo marito?

Ingeborg                       - Perché avrei dovuto dimenticarli?

Zia Ottilia                     - Non è garbato, cuore mio, ri­spondere a una domanda con un'altra doman­da. Quando ciò accadeva alla signora Von Oertzen, ella si alzava e si allontanava. Se non miri a tale scopo con tua zia Ottilia, cerca di evitare una simile sconvenienza.

Ingeborg                       - Io non miro a nessuno scopo. Per­ciò parlo senza fronzoli e come mi viene in bocca.

Zia Ottilia                     - Non bisogna mai parlare senza fronzoli e - ad ogni modo - mai come viene in bocca. Abitualmente, parlando così, si parla male. Dalla tua irritazione, cuor mio, deduco che effettivamente hai dimenticato i carciofi. Li provvederò io appena vado in città.

Ottone                           - (entrando) Buon giorno, zia Ottilia! (Eccolo dunque. Il dottor Ottoni Wendland non appartiene a quel­la categoria di uomini dei quali si asserisce che siano pericolosi per le donne. Perciò è eccessi­vamente serio e decoroso nel ve­stire e nei modi. Una certa trascuratezza in ambedue le cose lo rende simpatico).

Zia Ottilia                     - Buon giorno, Ottone.

Ottone                           - Parlavi della bocca di Ingeborg, zia Ottilia?

Zia Ottilia                     - Solo metaforicamente, cuore mio. Non ne conosco, d'altronde, di più graziosa.

Ottone                           - Sarebbe un'ottima occasione per darti un bacio, Ingeborg. La lascio perdere solo per non dare uno spunto alla zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - Molto saggiamente, cuor mio. Non sta bene scambiarsi delle tenerezze in presenza di terzi. Se sono sincere, il terzo ne soffre; se è finzione, ne soffrono gl'inte­ressati. Per lo più gli interessati. Ma poiché io soffro volentieri per voi, ti permetto di ba­ciare Ingeborg.

Ottone                           - Delizioso, zia Ottilia! (eseguisce).

Ingeborg                       - Hai finito il tuo lavoro?

Ottone                           - No. L'ho portato meco. Qui c'è più aria.

Ingeborg                       - Te lo dicevo, zia Ottilia, che Ot­tone ogni tanto ha bisogno di prendere aria.

Il sig. Condizionale       - (entra. È un signore piut­tosto anziano. Del resto, è assolutamente ine­sistente) Sarebbe attaccato, (dopo una breve pausa rispettosa, si ritira con un piccolo in­chino corretto).

Zia Ottilia                     - Addio, ragazzi, (si accinge a seguire il signor Condizionale).

Ingeborg                       - Non dimenticare i carciofi, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - No, figlia mia! (esce veramente).

Ottone                           - Com'è grazioso, da parte tua, pen­sare ai calciofi! (s'accomoda col suo lavoro presso al tavolino).

Ingeborg                       - Non ti disturbo?

Ottone                           - Affatto!

Ingeborg                       - Non dirò una sillaba, (va dal suo ranocchio).

Ottone                           - (lavora).

(Un intervallo di silenzio).

Ingeborg                       - Muppi?

Ottone                           - Che c'è?

Ingeborg                       - Perché fa sempre così il ranocchio? (gonfia le gote).

Ottone                           - Respira, bambina.

Ingeborg -                     - Anche tu respiri, ma non fai sem­pre così. (c. s.).

Ottone                           - Ma io non sono un ranocchio!

Ingeborg                       - A che nome stai?

Ottone                           - Hylesinus Piniperda.

Ingeborg                       - Vissuto... morto...?

Ottone                           - Ma non è un imperatore! È un semplice coleottero!

Ingeborg                       - Ah!... (leggendo da sopra alle sue spalle) « Lungo quattro millimetri, con la te­sta leggermente depressa a forma di proboscide. Antenne con sei tentacoli, ciascuno for­mato di quattro parti uniformi ». (nel medesimo tono) Sta fermo. Zitto. Sulla tua fronte c'è una mosca! (s'accinge ad afferrarla) Con­tinua a leggere, Muppi, che non s'accorga  niente.

Ottone                           - (leggendo) «...Alla terza falange! del piede due lobi leggermente pelosi... » Ahi!

Ingeborg                       - L'ho presa! Questa è per Adriano. Ecco, amore! (porta la mosca al ranocchio) (Una pausa).

Ingeborg                       - Muppi?

Ottone                           - Che c'è?

Ingeborg                       - Sono molto contenta di sapere che lo Hylesinus ha un'antenna a sei tentacoli.| Pensa, se non ne avesse che cinque... (sgo­menta) Oh, Dio!!

Ottone                           - Cosa c'è?

Ingeborg                       - Ha mangiato la mosca con la pelisi e i peli!

Ottone                           - Gliel'hai data per questo!

Ingeborg                       - Muppi... la mosca ha i peli o li penne?

Ottone                           - Spine!

 (Una pausa).

Ingeborg                       - Muppi?

Ottone                           - Che vuoi?

Ingeborg                       - Questa notte ti ho tradito.

Ottone                           - Momento. Ho finito. Con chi?

Ingeborg                       - Solo in sogno, purtroppo.

Ottone                           - Bisogna essere grati di tutto.

Ingeborg                       - Figurati! Sogno che sono in città e passeggio. A un tratto incontro  un orso rosso fuoco, al braccio di due signori eleganti. Uni orso autentico! Un orso rosso! E siccome! non avevo mai visto un orso rosso e mi sem­brava buffo che un orso passeggiasse in piena strada, gli ho mostrato la lingua!

Ottone                           - È stata un'idea felice la tua, bai» bina!

Ingeborg                       - L'orso vede; si volta e mi corre dietro a precipizio. Dio mio, che corsa ho fatto! Per la strada e poi in un negozio attraverso la buvette, sul vasellame... e l'orso sempre dietro!

Ottone                           - Terribile!

Ingeborg                       - Mentre mi slancio su per una scala, mi accorgo che un signore in frak e cravatta rossa cerca di sbarrarmi il passo. «Se mi concedete di baciarvi, vi salvo » mi dice ansando. « Non gridate così! urlo io Naturalmente ve lo concedo! ». Allora mi trascinò in un ascensore, sbattè l'uscio, mi  baciò... e... huiii, come si andava giù! Mi sono svegliata... Che ne pensi?

Ottone                           - Hum!

Ingeborg                       - Come?

Ottone                           - È molto grave, certo! L'orso rosso è la tua fantasia ardente che ti sospinge nelle braccia d un uomo.

Ingeborg                       - (guardando in alto) La mia fan­tasia, dici?

Ottone                           - Perché ti spaventi?

Ingeborg                       - Oh nulla, mio caro... caro...

Ottone                           - Sei tanto preoccupata?

Ingeborg                       - Io?

Ottone                           - Ingeborg?

Ingeborg                       - Di'...

Ottone                           - Sei felice?

Ingeborg                       - Nooo...

Ottone                           - Peccato!

Ingeborg                       - Non ho crucci ed ho un marito che mi adora: come posso essere felice?

Ottone                           - Parlami ancora di tuo marito.

Ingeborg                       - È giovine, elegante e terribilmente sapiente.

Ottone                           - Magari porta anche gli occhiali?

Ingeborg                       - Alle volte. E io qualche volta glieli tolgo.

Ottone                           - Non è pedante? Gli scienziati sono sempre pedanti.

Ingeborg                       - Si dà una pena enorme per non esserlo.

Ottone                           - Allora ce se ne accorge?

Ingeborg                       - Naturalmente, ci se ne accorge. E ci si accorge anche di altro.

Ottone                           - Per esempio?

Ingeborg                       - È... geloso.

Ottone                           - Che stupido!

Ingeborg                       - Sebbene cerchi di nasconderlo.

Ottone                           - Di chi?

Ingeborg                       - Di niente di positivo. Di ciò che potrebbe accadere.

Ottone                           - Cioè?

Ingeborg                       - Domandaglielo tu.

Ottone                           - Forse tu lo immagini!

Ingeborg                       - Non credo.

Ottone                           - E la sua paura è fondata?

Ingeborg                       - Come faccio a saperlo?

Ottone                           - Hum! Ma puoi bene figurarti il modo come ti comporteresti se mai... se mai... venisse il tuo « tipo ».

Ingeborg                       - Il mio « tipo »?

Ottone                           - Ma sì. Io sono tuo marito... ma non sono il tuo « tipo ».

Ingeborg                       - Come fai a saperlo?

Ottone                           - Nessuno sposa il suo « tipo ».

Ingeborg                       - Neanche tu allora.

Ottone                           - No, ma per combinazione io ti amo.

Ingeborg                       - Come fai a sapere che non sei il mio « tipo »?

Ottone                           - Mi figuro che il tuo « tipo » do­vrebbe essere un uomo che avesse la tua stes­sa fantasia e la tua stessa vivacità.

Ingeborg                       - La tua vivacità mi basta.

Ottone                           - E se venisse uno così?

Ingeborg                       - Aspettiamo che venga!

Ottone                           - (più insistente) E se venisse?

Ingeborg                       - Non credo che avrebbe probabi­lità di sorta. Non so cosa farmene di un'araba fenice.

Ottone                           - Già... già...

Ingeborg                       - Dovrebbe, ad ogni modo, essere molto abile.

Ottone                           - Come?

Ingeborg                       - Non lo so. Molto abile.

Ottone                           - Tu dunque ammetti che ti potrebbe in un certo qual modo tentare?

Ingeborg                       - (buttandoglisi al collo repentinamente) E tu cosa faresti?

Ottone                           - Io ti... ti...

Ingeborg                       - M'uccideresti?

Ottone                           - Non so.

Ingeborg                       - (delusa) Lo vedi, non lo sai. Nean­che uccidermi!

Ottone                           - Aspettiamo che succeda!

Ingeborg                       - Fino allora!...

Ottone                           - (con gelosia) Ingeborg! (l'afferra per il collo).

Il sig. Condizionale       - (entrando) Ci sarebbe un signore.

Ottone                           - Come si chiamerebbe?

Il sig. Condizionale       - Pietri.

Ottone                           - (a Ingeborg) Conosci un signor Pietri?

Ingeborg                       - No.

Ottone                           - Com'è il nome?

Il sig. Condizionale       - Pietro.

Ottone                           - Anche di nome Pietro?

Il sig. Condizionale       - Pietro Pietri, per così dire.

Ottone                           - (a Ingeborg) Chi è Pietro Pietri?

Ingeborg                       - Non lo so.

Ottone                           - (al sig. Condizionale) Pregate il signor Pietro Pietri di entrare.

(// sig. Condizionale esce). (Entra il sig. Pietro Pietri, e con lui la catastrofe. È nell'aria. Egli è giovine, snello ed elegante. In pari tempo modesto, amabile e spiritoso. Generalmente vi è un diavolo annidato agli an­goli della sua bocca e una donna nel suo sorriso. Non si può ne­gare che egli conosca il suo fa­scino sulle donne; fatto che su­scita in lui dei dubbi giustificati e lo rende piuttosto timido an­ziché blasé. Quando è innamo­rato è un vero ragazzo. Ciò lo rende simpatico. Per il momento la conversazione si svolge al­quanto inceppata).

Pietro                            - Buon giorno!

Ottone                           - Buon giorno!

Ingeborg                       - Buon giorno!

Pietro                            - Disturbo?

Ottone                           - Per nulla. Ero in procinto di stroz­zare mia moglie.

Pietro                            - Mi rincresce d'avere interrotto!

Ingeborg                       - Siete molto gentile.

Pietro                            - Il mio nome è Pietri. Pietro Pietri.

Ottone                           - Wendland. E a cosa debbo l'onore?

Pietro                            - Non rni aspettavate, a quanto pare.

Ottone                           - No.

Pietro                            - Visto che non mi avete mandato la carrozza alla stazione, sono venuto a piedi.

Ottone                           - Ottima risoluzione! Posso dunque sapere...?

Pietro                            - Non avete ricevuto nessuna lettera?

Ottone                           - Sì. Diverse. Ogni tanto ricevo delle lettere.

Pietro                            - arrivo?

Ottone                           - Una lettera che vi annunciava il mio

 - No.

Pietro                            - Una lettera di Hilmar Voss?

Ottone e Ingeborg        - Hilmar Voss? Voi co­noscete Hilmar Voss?

Pietro                            - Sì.

Ottone                           - (lieto) Sedete dunque. Siete allora il benvenuto. Come sta quel vecchio ragazzo?

Pietro                            - Grazie. Ieri stava ancora benone.

Ottone                           - L'avete lasciato ieri?

Pietro                            - Sì.

Ingeborg                       - E ci portate i suoi saluti?

Pietro                            - No... Cioè, sì... Veramente no... Ma se ne sarà probabilmente dimenticato.

Ottone                           - Questo gli somiglia. Anche della lettera pare che si sia dimenticato.

Pietro                            - No. La lettera l'ho imbucata io smesso.

Ingeborg                       - Quando?

Pietro                            - Otto giorni fa.

Ingeborg                       - Cioè, giovedì. Sabato avrebbe dovuto essere qui. (a Ottone) Che vestito avevi sabato?

Ottone                           - Questo.

Ingeborg                       - Ciò semplifica la cosa! (mette mano nella tasca interna di Ottone e ne trae una lettera chiusa. A Pietro) Questo somiglia a mio marito, sapete? (apre la lettera e legge) « Caro Ottone! Ti mando fra giorni un certo Pietro Pietri. Questo Pietro Pietri non è una persona esageratamente per bene... » (interrom­pendosi, a Pietro) Oh, pardon!

Ottone                           - Scusate!

Pietro                            - Prego!

Ingeborg                       - (proseguendo) « Gli uomini esage­ratamente dabbene sono noiosi. A prima vista egli potrebbe sembrare tale, poiché disgraziatamente è affetto da alcune fisime di verità. Per fortuna, queste si esplicano solo nelle cose secondarie. In tutte le decisioni più gravi o più importanti, mentisce come ogni altro uomo onesto... »      (interrompendosi) Ah, si?

Ottone                           - Scusate!

Pietro                            - Prego!

Ingeborg                       - (proseguendo) « A parte ciò, è simpaticissimo. Specialmente come compagno di caccia, ha delle qualità eccellenti. Te lo raccomando e ti saluto. Saluta la « mia»  Ingeborg da parte del «tuo » Hilmar ».

Ottone                           - Siete cacciatore?

Pietro                            - No.

Ottone                           - Mi pareva...?

Pietro                            - Hilmar parla di un compagno di caccia. Io non ho fatto altro che accornpagnare  Hilmar; e, d'altronde, una sola volta.

Ottone                           - Con successo?

Pietro                            - Tutto andò splendidamente. Eravamo seduti da appena sette ore in attesa, quando apparve un capriolo. Hilmar mirò e quello... via!

Ottone                           - Sfiorato?

Pietro                            - No: scomparso. Fuggito. Non ab­biamo più riveduto.

Ottone                           - Era stato colpito?

Pietro                            - Non credo. Hilmar non aveva ancora sparato.

Ottone                           - - Allora vuol dire che il capriolo sé accorto...

Pietro                            - Forse. Hilmar credette di dover attribuire l'improvvisa fuga del capriolo al miostarnuto.

Ottone                           - ??? Al vostro starnuto??

Ingeborg                       - Avete starnutito?

Pietro                            - Sì, starnutito! Naturalmente! Sono cose che possono capitare! Dovevo starnutire.

Ottone                           - Per bacco!! Cosa disse Hilmar?

Pietro                            - «Salute! ». Poi ebbe uno choc ner­voso. Il povero ragazzo ebbe più paura di quanta ne avesse avuta il capriolo.

(Entra zia Ottilia, vestita per uscire).

Zia Ottilia                     - Ottone, vorresti per favore far capire una volta per sempre al cocchiere che io sono abituata ad andare in città in tiro a quattro? Ogni volta mi tocca ritardare!

Ottone                           - Certamente, zia Ottilia. Mi permetti, intanto, di presentarti il signor Pietro Pietri? La signorina Von Dingelstadt.

Pietro                            - Credo di aver già avuto l'onore e il piacere...

Zia Ottilia                     - Se sia stato un piacere per voi, egregio signore, resta a vedere. Quando credete di aver avuto l'onore?

Pietro                            - Alla tavola del Granduca, se non erro...

Zia Ottilia                     - (ricordandosi) Delizioso! Eravate seduto fra la duchessa e la principessa Anastasia. Poi seguivano l’attacché von Stumm, » la signora von Oertzen, il signor von Puttkammer e la principessa von Pless. In ultimo il signor von Dingelsdorf che in quell'epoca era indeciso se entrare in un sanatorio o in diplo­mazia. Il duca vi aveva invitato perché era entusiasta delle vostre commedie. (Pietro si inchina) Era entusiasta! Lo ero anch'io! Non ho visto rappresentare nessuna vostra comme­dia; ma visto che il Granduca non poteva raccontarmele, debbo dedurne che erano buone.

Ingeborg                       - Siete poeta?

Pietro                            - Commediografo.

Ingeborg                       - Qual'è la differenza?

Zia Ottilia                     - I commediografi, cuor mio, abi­tualmente non capiscono niente di poesia. E i poeti, di solito non capiscono nulla della vita. Non è così?

Pietro                            - Come credete, gentile signora…..

Zia Ottilia                     - Inoltre i commediografi vestono meglio. Il valore del loro abbigliamento è in ragione inversa della bontà delle loro comme­die. Voi, signore, siete ben vestito.

Pietro                            - Grazie, signora.

Ingeborg                       - Zia Ottilia è nubile.

Zia Ottilia                     - Cuoricino mio, il signor Pietri sceglie le sue parole con un giusto senso di tatto. Le signorine che hanno oltrepassato la quarantina sono indelicate e hanno fallito il loro scopo. È molto grazioso da parte vostra, signore mio, non attribuirmi nulla di simile. Siete ricco?. .

Pietro                            - No.

Zia Ottilia                     - E cos'altro possedete?

Pietro                            - Nulla.

Zia Ottilia                     - Una condizione piacevole! Chi non possiede nulla non ha nulla da perdere. Chi non ha nulla da perdere raramente rag­giunge una mèta. Così va il mondo! Si­gnore... Cuoricino mio... (esce).

Ottone                           - Chiedo un minuto di permesso. Devo far capire al cocchiere che la zia Ottilia è avvezza al tiro a quattro, (esce).

Ingeborg -                     - La mia buona zia Ottilia è un po’ bizzarra. Vi prego, accomodatevi.

Pietro                            - Mi piacciono questi tipi di vecchie signore. Esse hanno qualche cosa di calmo e di dignitoso.

Ingeborg                       - Zia Ottilia ha per giunta anche un che di dispotico.

Pietro                            - Anche quello ci vuole.

Ingeborg                       - Con quanto amore vedete l'uma­nità, voi! Ottone la chiama « vecchia latta arrugginita ». Ditemi ora come conoscete Hilmar Voss.

Pietro                            - Siamo stati compagni di scuoia. Inseparabili.

Ingeborg                       - Davvero? Allora mi sorprende... (s'interrompe).

Pietro                            - Di non conoscermi? Perché non ter­minate, signora?

Ingeborg                       - (sorvolando) Che cosa vi faceva così inseparabili?

Pietro                            - Male comune: amore tradito.

Ingeborg                       - Era così profondo quest'amore? A che età?

Pietro                            - Credo che ogni uomo ami una sola volta, cara signora. E cioè fra i dodici e i quindici anni. Più tardi non fa che immagi­narselo ogni tanto; cioè quando la linea del collo, qualche cosa nel profilo, un sorriso, un muover di palpebre o delle lunghe ciglia gli rammentarlo la compagna di giuoco. Final­mente, sposa una persona completamente estra­nea, che non possiede nulla di tutto ciò e della quale, per conseguenza, egli non sa cosa farsi.

Ingeborg                       - Perché?

Pietro                            - Perché gli uomini sono sposati dalle donne; quindi essi non hanno scelta.

Ingeborg                       - Mi fate ridere.

Pietro                            - Lo vedo. Vi sta bene. E, stando così le cose, i matrimoni meno infelici sono quelli in cui i contraenti hanno giocato insieme sulla sabbia.

Ingeborg                       - Hum! Dunque, stavate raccon­tando. Chi amavate?

Pietro                            - Si chiamava Theo. Che ve ne pare?

Ingeborg                       - Un nome da ragazzo? Molto biz­zarro!

Pietro                            - Ed era proprio un vero ragazzo. O meglio, era una fanciulla, in tutto e per tutto.

Ingeborg                       - Capisco.

Pietro                            - Aveva quattordici anni ed io sedici.

Ingeborg                       - E vi amavate?

Pietro                            - Sì. E quantunque ciò si trovi nei romanzi, devo convenire che l'amore da sco­laretti è la cosa più bella e pura che esista su questa bellissima terra. Vi sono certamente dei casi in cui questo amore non si conserva puro. E questi, poi, sono i casi veramente belli.

Ingeborg                       - Signor Pietri!

Pietro                            - Chi vive una simile avventura im­para ad amare Dio. Perdonate questa mia velleità di misticismo.

Ingeborg                       - Vi amavate?

Pietro                            - Ci amavamo. Ci scrivevamo tutti i giorni. Ci vedevamo tutti i giorni.

Ingeborg                       - Delizioso! Cosa facevate?

Pietro                            - Facevamo le corse o ci arrampica­vamo sugli alberi. Una sensazione speciale era quando andavamo al bagno.

Ingeborg                       - Andavate al bagno?

Pietro                            - Theo nel reparto signore, io in quello degli uomini. Ma dai trampolini potevamo ve­derci, farci dei segni e tuffarci nell'acqua contemporaneamente.

Ingeborg                       - Magnifico!

Pietro                            - Andavamo anche a passeggiare per ore intere senza parlare. Ognuno sapeva ciò che l’altro pensava.

Ingeborg                       - Cari!

Pietro                            - Un giorno Theo mi tradì.

Ingeborg                       - No!

Pietro                            - Ma sì! Con Pieper. Andò a patti­nare con lui. Io lo seppi alla lezione di ginnastica.

Ingeborg                       - Terribile!

Pietro                            - Pieper era capo-squadra nella classe promiscua. Suo padre era macchinista ferro­viario.

Ingeborg                       - Un'ottima posizione.

Pietro                            - Senza dubbio. Picchiai terribilmente Pieper. Poi andai nella strada dove abitava Theo e... Ora viene il peggio... Quando Theo mi vide, girò al largo!

Ingeborg                       - Oh!

Pietro                            - Invece di dire: «Sai, è finita»... oppure: «Sai, è stata una sciocchezza», no: gira al largo! Non si agisce così con uno col quale per un anno e mezzo si è scambiato ogni pensiero 1 Ma essa girò al largo! Stu­pida 1

Ingeborg                       - A quattordici anni!

Pietro                            - Appunto questo è il doloroso! Con delle donne di maggiore età non fa meraviglia. Quando la vidi allontanarsi, cara signora, mi sentii dentro un gran vuoto. Lo stesso che deve provare una colomba quando è acchiappata! Theo non avrebbe dovuto far quel giro largo, signora!

Ingeborg                       - Che faceste allora?

Pietro                            - Mi voltai. Aiutai a sollevare un cavallo che era caduto e me ne tornai a casa. Una febbre nervosa mi tenne per quindici gior­ni fra la vita e la morte. Mi ridussi uno straccio.

Ingeborg                       - Che fece Theo quando lo seppe?

Pietro                            - Mi colmò di lettere.

Ingeborg                       - Dicendo che cosa?

Pietro                            - Non le ho lette.

Ingeborg                       - Ma... ma!! Forse era sinceramente pentita!

Pietro                            - Il giro largo, cara signora!... il giro! Quando mi passò la febbre ero completa­mente guarito. Ed ero nemico delle donne

Ingeborg                       - A sedici anni

Pietro                            - Era tempo, come vorrete ammettere!

Ingeborg                       - E lo siete rimasto?

Pietro                            - No. Capitò poi qualche altra cosa.

Ingeborg                       - Cioè?!

Pietro                            - Al Ginnasio si facevano delle gare di ginnastica. Davanti alla mia fila era tutto un candore di fanciulle. Quando scorsi Theo in mezzo alle altre, presi uno slancio costi impetuoso che mancai la sbarra d'appoggio, e volsi come una freccia dal trampolino al molle, oltrepassando il lungo cavalletto e andando a cadere con le mani avanti nel soffice gruppo delle fanciulle. Caddi così morbidamente che da quel tempo ho una miglior opinione delle donne.

Ingeborg                       - (respirando) Sia lodato Iddio!

Pietro                            - (asciutto) Sì. Dio sia lodato!  (Una pausa).

Ingeborg                       - Avete saputo più nulla di Theo?

Pietro                            - Sì. S'è maritata.

Ingeborg                       - Con Pieper?

Pietro                            - No, con Lossen. Un onest'uomo,  Ed ha pure una bambina.

Ingeborg                       - L'avete riveduta?

Pietro                            - No. Ma potrei farne il ritratto, sapessi disegnare. Che meraviglioso ranocchio avete! (si avvicina alla gabbia).

Ingeborg                       - Sapete che siete un caro ragazzo?

Pietro                            - Sì.

Ingeborg                       - Come lo sapete?

Pietro                            - Me lo state dicendo voi! (indicando il ranocchio) Morde?

Ottone                           - (entrando) La zia Ottilia sarebbe spedita. Ora posso dedicarmi un poco a voi. Preferite il bianco o il rosso?

Pietro                            - Per pasteggiare il rosso, quando posso scegliere.

Ottone                           - Non lo dimenticheremo. Ma per il momento tenevo veramente a stabilire quale sia il colore a cui date la vostra preferenza. Noi abbiamo due camere per forestieri: una bianca ed una rossa.

Pietro                            - (nell'istesso tono) Ah... Mille gra­zie! Vi faccio però osservare che la prima volta che vado ospite in una casa, non mi trattengo mai più di tre mesi.

Ottone                           - Cercheremo di adattarci. E allora, in quale delle due camere?

Pietro                            - Nella rossa. Per essere coerente.

Ottone                           - Nella rossa? L'orso rosso, Inge­borg! Volo, caro signore, a prepararvi la gabbia, (esce).

Pietro                            - La gabbia?

Ingeborg                       - Mio marito qualche volta ha de­gli uccelli. Oggi, poi, è molto stordito. Segno che è geloso. Ma volevate raccontarmi come mai eravate così inseparabili con Hilmar Voss. Anch'egli aveva avuto un dispiacere come il vostro?

Pietro                            - Sì.

(Un intervallo di silenzio).

Pietro                            - Come si chiama il ranocchio?

Ingeborg                                  - (dopo una pausa imbarazzata) Adriano.

Pietro                            - Un nome grazioso.

Ingeborg                       - Come v'interessate delle rane!

Pietro                            - Amo molto le bestie.

Ingeborg                       - Sì?! Perciò accompagnate gli amici a caccia e alle volte starnutite? Forse...

Pietro                            - Ma diamine, signora!

Ingeborg                       - È difficile raccapezzarsi con voi.

Pietro                            - C'è della gente che non mi capisce affatto. Fra questi io stesso. Sicuro. Dunque, fummo inseparabili finche uno di noi abbandonò la scuola.

Ingeborg                       - E chi fu dei due?

Pietro                            - Io.

Ingeborg                       - E perché, se è lecito?

Pietro                            - Per un neo.

Ingeborg                       - Per un... che cosa?

Pietro                            - A causa di un neo; cioè di una poesia…….varono chi troph……la mia età. Solo il maestro…..la ricopiò.

Ingeborg                       - Come? Si può recitarla?

Pietro                            - No.

Ingeborg                       - E a chi apparteneva questo neo?

Pietro                            - Era sul ginocchio sinistro duna bel­lissima fanciulla.

Ingeborg                       - Come lo sapevate?

Pietro                            - Lo vidi quando la ragazza si tolse scarpe e calze per guadare un torrente. E voi lo dovreste sapere!

Ingeborg                       - Perché io?

Pietro                            - Perché il suddetto neo ha l'inverosimile fortuna di stare sul vostro ginocchio l

Ingeborg                       - Sul... sul mio...?

Pietro                            - Sul vostro ginocchio sinistro.

Ingeborg                       - (riprendendosi) «  Anzitutto io non ho nei. E poi è sul ginocchio destro che...

Pietro                            - Sinistro.

Ingeborg                       - Destro.

Pietro                            - Sinistro.

Ingeborg                       - Ora andrò subito a vedere. E come fate a saperlo?

Pietro                            - Ve l'ho già detto.

Ingeborg                       - Infatti, ora mi ricordo che una volta, da ragazza, guadai un torrente.

Pietro                            - Forse ricordate anche in quale oc­casione ciò accadde?

Ingeborg                       - Aspettate un po'!... (ricordandosi).

Pietro                            - (accennando col capo) Precisamente! Avevate un appuntamento con Hilmar Voss...

Ingeborg                       - Proprio così! Ad un tratto ci trovammo di fronte la Madre Superiora. Potevo ancora scappare non vista. Per essere a casa prima di lei, presi una scorciatoia; ma dovevo attraversare il torrente. Tolsi scarpe e calze... così! E voi avete visto questo?

Pietro                            - Sì; ho visto questo! Ma il povero Hilmar fu riconosciuto. Perché rompeste con lui dopo?

Ingeborg                       - Fu colpa sua. Mi fece innamorare d'un uomo che non conoscevo affatto!

Pietro                            - Cosa dite!

Ingeborg                       - Sì! Figuratevi! Voi sapete come il cuore di una fanciulla ingenua sia facil­mente sensibile al fascino di un'azione caval­leresca. Hilmar era dunque stato riconosciuto e doveva svelare al consesso dei professori chi fosse la sua compagna. Non lo fece; la qual cosa non gli recò alcun danno, perché non vi era nulla di mais e poi egli era molto ben quotato. Ma vi era un suo amico, al quale il………………..  neo?!

Ingeborg                       - Come sarebbe a dire?

Pietro                            - Niente!

Ingeborg                       - Dunque, questo compagno era già mal visto. Egli fu minacciato di espulsione, se non avesse rivelato il nome.

Pietro                            - E che fece egli?

Ingeborg                       - Guardò ad uno ad uno i profes­sori; poi. fu preso da un riso convulso. Al» fora fu espulso. Me Io raccontò Hilmar. Da allora amai il mio ignoto cavaliere. Sapete chi era?

Pietro                            - Naturalmente.

Ingeborg                       - (stupite) Lo sapete?

Pietro                            - Sì.

Ingeborg                       - Chi era dunque?

Pietro                            - Io.

Ingeborg                       - (stupita) Come??

Pietro                            - Io... non lo so. Chi era?

Ingeborg                       - Mio marito!

Pietro                            - (sconcertato) Vostro?... (riprenden­dosi) Allora è una gran bella cosa che vi siate trovati!... (sviando il discorso) E certo che i ranocchi...

Ingeborg                       - (subitamente attenta) Aspettate un po'... Fermatevi. Dicevate che era stato...?

Pietro                            - Che volete dire, signora?

Ingeborg                       - Cosa avete detto poc'anzi?

Pietro                            - Chi?

Ingeborg                       - Voi!

Pietro                            - Io? Io non ho detto niente!

Ingeborg                       - Avete detto: «Io».

Pietro                            - Ho detto: Io... non lo so.

Ingeborg                       - Mentite! Chi è bugiardo è ladro! Inoltre siete vile! Andrò in fondo a questa faccenda!

Ottone                           - (entrando) Non bisogna mai andare in fondo alle cose, direbbe zia Ottilia. A quale faccenda vorresti andare in fondo, pic­cola mia?

Ingeborg                       - Lo saprai.

Ottone                           -. Ahimè!

Pietro                            - Se permettete che vada a riposarmi?...

Ottone                           - Certo, signor Pietri; vi indico la vostra camera. Vogliate seguirmi.

Pietro                            - Signora.

Ingeborg                       - A rivederci signor Pietri. (Pietro segue Ottone).

(Ingeborg è diventata pensierosa. Va dal suo ranocchio, che la guarda ad occhi spalancati).

Ottone                           - (rientra e torna al suo lavoro) Un giovine veramente grazioso! (sfoglia qualche pagina) Un uomo simpaticissimo!

Ingeborg                       - Hm!

Ottone                           - (guardandola) Beh, beh, amor

Ingeborg                       - - Che cosa?

Ottone                           - Così pensierosa?

Ingeborg                       - Dimmi un po': Come fu storia? Quella per cui lasciasti la scuola?

Ottone                           - Inganno!

Ingeborg                       - Che vuoi dire?

Ottone                           - La storia era un inganno!

Ingeborg                       - ...?

Ottone                           - Visto che non la finivi più di nevicare sull'ignoto cavaliere, una sera, fumi dello champagne, ti raccontai che stato io.

Ingeborg                       - ...?

(Un pesante silenzio).

Ottone                           - (ridendo un po' forzatamente) Di qualche cosa, dunque, Ingeborg!

Ingeborg                       - Dimmi tu perché facesti ciò?

Ottone                           - Perché ti amavo.

Ingeborg                       - Mi dicevi poc'anzi che fu fumi dello champagne!

Ottone                           - L'una cosa non esclude l'altra!

Ingeborg                       - E il giorno dopo, le settimane se­guenti, e fino ad oggi, sei rimasto sempre nell'ebbrezza dello champagne?

Ottone                           - Non posso negare, Ingeborg, che da quando ti posseggo sono in uno stato di| spirito che è per lo meno in istretta parentela con l'ebbrezza dello champagne.

Ingeborg                       - (lo guarda con occhio indagatore).

Ottone                           -  Piccola Ingeborg! (la accarezzo).

Ingeborg                       - E dire che non hai avuto nessun timore!

Ottone                           - Come?

Ingeborg                       - Se capitasse una volta l’individuo in questione?

Ottone                           - Potrà piacerti o non piacerti.

Ingeborg                       - (pensierosa) Ah, si? Em! Quanto tempo rimarrà questo signor…. Come si chiama?

Ottone                           - Petri.

Ingeborg                       - … questo signor Pietri?

Ottone                           - Speriamo a lungo. È un giovine molto simpatico.

Ingeborg                       - Molto! Hai una sigaretta, Muppi? (si adagia in una poltrona)

Ottone                           - Offrendogliela) Di solito non fumi?

Ingeborg                       - Oggi ne ho voglia.

Il sig. Condizionale       - (rivolto a Ottone, con effetto involontariamente ironico) Sarebbe servito.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena. È di mattina. Finestre e tendine sono aperte. Libera vista del parco. Odore di verde e di rugiada. Ingeborg e Pietro giocano a scacchi.

Pietro                            - (muovendo un pezzo) Gardez.

Ingeborg                       - (prima di rispondere alla mossa) Che cosa giochiamo?

Pietro                            - Niente!

Ingeborg                       - Una discrezione!

Pietro                            - Va bene.

Ingeborg                       - (con gli occhi sulla scacchiera) Dunque, avete detto « Gardez »!

Pietro                            - (lo stesso) Ho detto «Gardez».

Ingeborg                       - (muove la regina).

Pietro                            - Alt! Non dovete allontanarvi tanto con la regina, altrimenti scoprite il fianco. Ritirate la mossa.

Ingeborg                       - Non ritiro nulla.

Pietro                            - Ma vi scoprite il fianco!

Ingeborg                       - (imperterrita) « Pièce touchée, pièce jouée». Se credete che mi scopra il fianco...

Pietro                            - Ma questo conduce irrimediabilmente al matto!

Ingeborg                       - Oh, oh!

Pietro                            - (muovendo) Prego... Oh, oh!

Ingeborg                       - (id.) Beh?

Pietro                            - (id.) Scacco!

Ingeborg                       - (id.) Beh?

Pietro                            - (id.) Scacco ancora.

Ingeborg                       - (id.).

Pietro                            - (id.)Scacco di fianco.

Ingeborg                       - (id.).

Pietro                            - E in pieno petto! Matto!

Ingeborg                       - Matto?

Pietro                            - Matto!!

Ingeborg                       - Proprio così!!!

Pietro                            - Ve l'avevo detto che dovevate ri­manere in linea con la regina! (rimette a po­sto i pezzi) Finché il mio alfiere minacciava il vostro cavallo, non dovevate scoprire la di­fesa! Voi non mi ascoltate!

Ingeborg                       - Sì! Ebbene?

Pietro                            - Che cosa?

Ingeborg                       - Beh, dite!

Pietro                            - Che cosa?

Ingeborg                       - Cosa volete adesso?

Pietro                            - Come?

Ingeborg                       - Avete vinto!!

Pietro                            - (capisce) Ah, sì!... Cosa posso dun­que chiedervi?

(Entra zia Ottilia).

Zia Ottilia                      - Tesoro mio, il tuo sposo de­sidera parlarti.

Ingeborg                       - Zia Ottilia, se mai in vita tua sei giunta inopportuna, è in questo momento! Stiamo facendo una partita così interessante! Cosa vuole Ottone?

Zia Ottilia                     - (con uno sguardo alla scacchiera) È nell'orto. Vuol sapere se quest’anno vuoi far seminare in maggioranza fragole o legumi.

Ingeborg                       - M'è assolutamente indifferente, zia Ottilia. Per conto mio, può anche seminare pianoforti.

Zia Ottilia                     - Egli desidera parlare proprio con te, bambina!

Ingeborg                       - Tanto, finisce col fare sempre ciò che gli sembra meglio!

Zia Ottilia                     - Così va fatto, tesoro mio. La moglie deve essere sottomessa al marito. La signora von Oertzen era sempre del parere del suo consorte. Ad eccezione di quei casi in cui era di parere contrario! Ora va, cara.

Ingeborg                       - (alzandosi) Beh, vado. Torno subito, signor Pietro. Intanto pensate che cosa volete chiedere, (esce).

Zia Ottilia                     - (traendo dalla borsa un album da disegno, a Pietro) Potete farmi il favore di sedervi presso alla finestra?

Pietro                            - Come dite, scusate?

Zia Ottilia                     - Abbiate la cortesia di collo­carvi vicino alla finestra. Ho l'intenzione di fissare il vostro volto in uno schizzo.

Pietro                            - Oh, molto gentile! Dove... dove debbo mettermi? (va verso la finestra).

Zia Ottilia                     - Qui, vi prego. O meglio, qui. No... così! La testa un po' più a destra, vi prego. Quando manca l'espressione naturale, bisogna aiutarsi con una raffinata ripartizione di luci e d'ombre.

Pietro                            - Posso chiacchierare nel frattempo?

Zia Ottilia                     - Come volete. Quantunque sa­rebbe bene non trascurare mai un'occasione di tenere la lingua a freno. La testa un po' più a destra, vi prego, (disegnando) Cosa volevate dire?

Pietro                            - Avrei voluto sentire la vostra opi­nione, per me così preziosa, su un fatto pre­ciso.

Zia Ottilia                     - Non bisogna sentire le opinioni altrui. Né su fatti precisi, né su quelli che non lo sono.

Pietro                            - Credo di dover fare un'eccezione in questo caso speciale. Non so, cara signora, se avete notato in quale misura io apprezzi la vostra esperienza della vita, e quanto am-i miri il vostro modo pieno di spirito di con­siderare le cose.

Zia Ottilia                     - Egregio signore, non voglio sup­porre che con 1' « esperienza della vita » vo­gliate alludere alla mia età. Circa al mio modo di considerare le cose con un certo spinto, esso è men che spiritoso. Dipende assai meno da me che dalla poco complicata consistenza delle cose da osservare. Essendo esse quotate per insulse, basta rinnegarle ed asserirei il contrario. Provatevici e vedrete come ve) la caverete bene e a buon mercato. Ma 'in­somma, cos'è che volete sapere?

Pietro                            - Vi prego di considerare il seguente caso: un uomo ama una donna e ne è riamato.

Zia Ottilia                     - È difficile ammetterlo.

Pietro                            - Vi prego di ammettere ad ogni modo E questo caso. Non si tratta della propria moglie, ma della moglie di un altro.

Zia Ottilia                     - La cosa cambia aspetto! Do­vreste sapere quanto è importante una definizione precisa! La testa più a destra,» vi prego!

Pietro                            - Il giovinetto ama dunque questa giovine donna e sente che ne è riamato. Intuisce pure che gli riuscirebbe di possederla, se lo volesse.

Zia Ottilia                     - Com'è intelligente! Avanti,

Pietro                            - Ma il giovinotto non riesce a tradire il marito. Ha degli scrupoli.

Zia Ottilia                     - Pare quindi che egli non ap­partenga alla buona società!

Pietro                            - Secondo il vostro modo di vedere, vi sarebbe una via corretta e diritta, per il giovinotto, onde giungere alla giovine donna?

Zia Ottilia                     - Non saprei veramente porche debba proprio scegliere una via diritta, quando vi sono tante comode vie traverse!

Pietro                            - Vie traverse? Egli le odia. E comode? Sappiamo fin dalla scuola che il. collegamento più breve e più comodo fra dm punti è la linea retta.

Zia Ottilia                     - E dalla vita apprendiamo che per le vie tortuose si raggiunge la mèta più! presto. Come la vita è generalmente diversa dalla scuola!

Pietro                            - Se dunque non vuol tradire il marito, cosa deve fare?

Zia Ottilia                     - Smettere.

Pietro                            - Non so se vi ho detto che il giovi­netto «ama» la signora?!

Zia Ottilia                     - Me l'avete detto.

Pietro                            - E che la signora non lascia dubitare al giovinotto che il suo amore sia corrisposto?

Zia Ottilia                     - Vi ripetete!

Pietro                            - Con intenzione, signora! Perché ora sorge la questione: se il giovinetto resiste - a causa dei suddetti scrupoli - alla passione ed all'occasione, se- dico io - il giovine agisce così, non corre allora il rischio dì ap­parire agli occhi dell'amata come un... un... (s'interrompe).

Zia Ottilia                     - Come un mascalzone!

Pietro                            - Precisamente! Questo volevo dire.

Zia Ottilia                     - Caro signore, al giorno d'oggi passare per un mascalzone non ha alcuna im­portanza. Mi pare che sia da prendersi in considerazione piuttosto il pericolo dì passare agli occhi dell'amata come un imbecille. Non bisogna mai trascurare la buona disposizione d'animo di una bella donna. A proposito: essa è certamente bella?

Pietro                            - Bellissima.

Zia Ottilia                     - Questo aggrava la faccenda. Avevate dimenticato di dirmelo, quantunque sia l'essenziale. Perché, tanto è goffa e irritante la buona disposizione in una donna senza at­trattive, altrettanto è deliziosa ed adorabile in una donna bella. È un dono che essa fa. Ed è questo il suo più bel privilegio. E un po' di cielo che discende su noi! direbbe la signora von Oertzen.

Pietro                            - Bello!

Zia Ottilia                     - E chi osa sdegnare una simile grazia è un ignorante. Un dispregiatore d'ogni bellezza, d'ogni arte, d'ogni creazione di Dio. È un imbecille! Ditelo al vostro giovinotto pieno di scrupoli!

Pietro                            - Riferirò!

Zia Ottilia                     - L'onestà è una gran bella cosa, finché beninteso non degeneri.

Pietro                            - Vi sono grato per le vostre chiare delucidazioni. Ora vedo nettamente la situa­zione rispetto alla donna. Ma qual'è la situa­zione rispetto al marito? Il marito gli è straor­dinariamente simpatico.

Zia Ottilia                     - E sempre bello quando la gente va d'accordo.

Pietro                            - Ma nel caso attuale ciò complica la situazione.

Zia Ottilia                     - In che modo?

Pietro                            - Perché ingigantisce gli scrupoli già esistenti.

Zia Ottilia                     - Non avete detto che la signora ama il giovinotto?

Pietro                            - Sì.

Zia Ottilia                     - Allora il marito ha già perduto l'affetto della moglie. Sarebbe dunque addi­rittura una mascalzonata, da parte del giovi­notto, se - facendo un passo indietro - vo­lesse in tal modo far perdere al marito l'ul­tima probabilità che gli rimane.

Pietro                            - L'ultima probabilità?

Zia Ottilia                     - Che consiste nel fatto che il giovinotto, nella sollecita presa di possesso della signora, la disilluda, risospingendola nelle braccia del marito.

Pietro                            - Ah!

Zia Ottilia                     - Se poi fosse più che un capriccio e il marito avesse già perduto l'amore della moglie, che cosa potrebbe essergli tolto?

Pietro                            - L'illusione.

Zia Ottilia                     - Ecco un'altra astrazione! Io odio le astrazioni. Del resto, non si toglie alcuna illusione, se l'altro non lo viene a sa­pere!

Pietro                            - Dunque, delle menzogne? Egli odia la menzogna!

Zia Ottilia                     - Allora, che vada a farsi impiccare! Perché tutta la vita...

(Entra il signor Condizionale).

Condizionale                 - Sarebbe attaccato.

Zia Ottilia                     - N'era tempo, signor Condi­zionale, perché è mancato un pelo che dicessi una sciocchezza! E le sciocchezze stanno bene solo in bocca alle donne giovani! (Entra Ingeborg).

Ingeborg                       - È attaccato, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - Ho capito, bimba mia. (a Pie­tro) Dite dunque al vostro giovincello pieno di scrupoli...

Ingeborg                       - (con insistenza) I cavalli s'impa­zientiscono, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - (marcato) Vado! Ce n'est pas cónvenable, mon cher coeur, de me contrarìer en présence des domestiques! (al signor Condi­zionale) È attaccato il tiro a quattro?

Condizionale                 - À votre servìce, mademoiselle.Attelage à quatre, comme d'habìtude!

Zia Ottilia                     - (rivolge ammutolita lo sguardo dal­l'uno all'altro. Poi) Buon giorno! (esce con fruscio d'abiti. Il signor Condizionale la segue. Ingeborg li accompagna con lo sguardo finché sono scomparsi).

Pietro                            - (fra sé) Se sapessi una sola via diritta!

Ingeborg                       - (eccitata) Signor Pietro?

Pietro                            - Che?

Ingeborg                       - È proprio così!

Pietro                            - Che cosa?

Ingeborg                       - II neo! È veramente sul ginocchio sinistro!

Pietro                            - Quando vi dico una cosa io, signora, potete crederla!

Ingeborg                       - Ah, ditemi qualche altra cosa di me!

Pietro                            - No.

Ingeborg                       - Perché no?

Pietro                            - Ho paura.

Ingeborg                       - Di che?

Pietro                            - Potrei prender fuoco parlando.

Ingeborg                                  - Sarebbe bellissimo.

Pietro                                        Ma pericoloso.

-Ingeborg                        - Amo il pencolo. Del resto, non lo credo. Voi amate Theo!

Pietro                            - Tatarambambam.

Ingeborg                       - Cosa dite?

Pietro                            - Niente. Mi rallegro solamente.

Ingeeborg                      - Sedete un po' qua. (siede) Guar­datemi negli occhi.

Pietro                            - Escluso!

Ingeborg                       - Tanta paura?

Pietro                            - Sì!

Ingeborg                       - Avrei sentito volentieri la vostra opinione su un caso speciale.

Pietro                            - Non bisogna mai sentire l'opinione altrui né in casi speciali, né in quelli che non lo sono.

Ingeborg                       - Questo potrebbe averlo detto zia Ottilia.

Pietro                            - Anzi, lo « ha » detto zia Ottilia. Mi sono intrattenuto a lungo con lei.

Ingeborg                       - Di che avete parlato?

Pietro                            - Di un caso speciale. Cosa pensate, in linea generale, dei consigli della zia Otti­lia? Bisogna seguirli?

Ingeborg                       - In generale, no. In casi speciali, sì. Ad ogni modo bisogna vagliarli. V'è sem­pre, in essi, un che di vero.

Pietro                            - Grazie. Cosa volevate sapere?

Ingeborg                       - Volevo sentire da voi come - secondo il vostro criterio - un uomo debba regolarsi con la fantasia d'una donna.

Pietro                            - (dopo un istante di riflessione) Con prudenza!

Ingeborg                       - Ripetetelo!

Pietro                            - Con prudenza!

Ingeborg                       - Come siete prudente quando dite « con prudenza »! E che cosa merita, se­condo voi, un uomo che inganna la fantasia di una donna?

Pietro                            - Inganna la fantasia?

Ingeborg                       - Spacciandosi per uno sconosciuto di cui egli sa che la donna è innamorata con tutta la potenza della sua fantasia. cosa merita uomo per quest'inganno? Un inganno che a me sembra assai più crudele e brutale d'un vero tradimento. Questa donna non avrebbe il diritto di rendergli la pariglia?

Pietro                            - Hum! Ibsen direbbe certo di si.

Ingeborg                       - Acquisterò tutte le sue opere. E l'opinione vostra?

Pietro                            - (dopo una pausa) Cara signora...

Ingeborg                       - Signor Pietro?

Pietro                            - Vi piacerebbe passare agli occhi di una donna adorata per un mascalzone?

Ingeborg                       - No.

Pietro                            - O come un imbecille?

Ingeborg                       - Neanche.

Pietro                            - Ma se doveste aver l'aria di mascalzone per non essere imbecille?

Ingeborg                       - Preferirei essere mascalzone, (marcato) Dipendo dal grado d'amore per la persona amata.

Pietro                            - Come fate a sapere quello che penso?

Ingeborg                       - Ma io non so affatto quello che  pensate.

Pietro                            - Hum!

Ingeborg                       - Non mi avete mai detto perché cacciarono da scuola per causa mia. Ebbene?

Pietro                            - (tace).

Ingeborg                       - Una ragazzata? Di cui vi siete mille volte pentito?

Pietro                            - (respirando con sforzo) Perché i questo?

(Da questo momento i due non si lasciano più con gli occhi).

Ingeborg                       - Che cosa?

Pietro                            - Questo che fate?

Ingeborg                       - Che cosa faccio?

Pietro                            - Mi ammaliate!

Ingeborg                       - Vi ammalio!

Pietro                            - E frugate... E quando sentirete quello) che volete sentire... vi spaventerete...

Ingeborg                       - Cos'è che voglio sentire?

Pietro                            - Che ti amo... i tuoi capelli... i tuoi) occhi... le tue mani... il tuo respiro... il tuo corpo... te! (è ai suoi piedi. La testa solfe) ginocchia. Silenzio).

Ingeborg                       - (è sprofondata nella poltrona. La testa indietro. Gli accarezza i capelli) Fi­nalmente!

Pietro                            - Ingeborg! (la copre di baci. Gli occhi, le labbra, il collo, le spalle, il petto, il corpo).

Ingeborg                                  - Caro!

Pietro                            - Ti amo, Ingeborg, ti amo! Amo tutto quello che fai. Amo quello che non fai. Amo ogni tuo pensiero. Ti amo fin nei più reconditi cantucci dell'animo tuo.

(Si bussa alla porta. I due sussultano).

Ingeborg                       - Avanti!

(Entra il signor Condizionale).

Ingeborg                       - Signor Condizionale? Venite male a proposito.

Condizionale                 - Sarebbe il mio mestiere, egre­gia signora.

Ingeborg                       - Che volete?

Condizionale                 - La nobile signorina von Dingelstaedt sarebbe molto charmée se la signora volesse procurarle la gioia di accompagnarla per un tratto di strada.

Ingeborg                       - Temo sempre, signor Condizionale, che vi possa accadere alcun che di funesto nella costruzione delle vostre frasi. Dite alla nobile signorina von Dingelstaedt che rinuncio assolutamente!

Condizionale                 - L'avrei già riferito alla si­gnorina von Dingelstaedt. Me lo sarei immaginato!

Ingeborg                       - Siete straordinario!

Condizionale                 - Inoltre ci sarebbe la sarta che e venuta dalla città con gli abiti da provare.

Ingeborg                       - Che aspetti nel boudoir.

Condizionale                 - Sta aspettando nel boudoir.

Ingeborg                       - Permettete un momento, signor Pietro?

Pietro                            - Malvolentieri, signora.

(Ingeborg esce. Il signor Con­dizionale mette a posto la scac­chiera).

'ietro                              - Avete una deliziosa padrona, signor Condizionale.

Condizionale                 - È una donna affascinante! Purtroppo avrei la sfortuna di darle ai nervi qualche volta.

Pietro                            - La signora non pensa sempre tutto ciò che dice.

Condizionale                 - Questo accade a tutte le donne di dire ciò che non pensano. Avrei una una modesta domanda da rivolgere al signore.

Pietro                            - Prego, signor Condizionale. Dite pure.

Condizionale                 - Il signore è poeta?

Pietro                            - Scrivo commedie.

Condizionale                 - Hm! Avrei... un soggetto.

Pietro                            - Davvero?

Condizionale                 - Sono ammogliato.

Pietro                            - Oh!

Condizionale                 - E straordinariamente felice!

Pietro                            - Sì? Ma...?

Condizionale                 - Nessun  ma…

Pietro                            - Nessun ma? È tutto qui?

Condizionale                 - Tutto qui!

Pietro                            - Siete solo felice? Nient'altro?

Condizionale                 - Nient'altro.

Pietro                            - Questo non è un soggetto per una commedia, signor Condizionale. La gente di­rebbe: « questo è teatro » oppure: « questo è noioso »!

Condizionale                 - Dopo tutto, non avrebbero neanche torto! C'è da far venire il latte ai ginocchi! Buon giorno, signore!

(Fa per uscire. Incontra Inge­borg sull'uscio).

Ingeborg                       - (indossa un favoloso abito da sera). Potete subito darmi il vostro parere, si­gnor Pietro! (si gira su sé stessa).

Pietro                            - Hm!

Condizionale                 -   Delizioso!

Ingeborg                       - Vi pare, signor Condizionale?

Condizionale                 - Mi pare. Ma che sarebbe l'abito senza la signora!

Ingeborg                       - Ah! Grazie, signor Condizionale! Vorreste avere la  cortesia di chiamarmi mio marito? È nell’orto.

Condizionale                 - Certamente signora. (esce)

Ingeborg                       - (civettuola) E tu? Stai li e non dici nulla.

Pietro                            - Sto qui e non dico nulla!

Ingeborg                       - (più vicina a lui) non è bello questo vestito?

Pietro                            - (l’attira a sé con prudenza) Non vedo che te. Ti amo. (la bacia) Farei a meno di qualunque vestito.

Ingeborg                       - Pietro!

Pietro                            - E sarei pronto eventualmente a dartene la mia parola d’onore

Ingeborg                       - Caro!!

Pietro                            - Adorata. (si baciano)

Ingeborg                       - non sembra anche a te? A me pare come se non fossimo mai stati separati.

Pietro                            - E non lo siamo stati. Io, per lo meno ti trascino con me da anni.

Ingeborg                       - Da quando mi vedesti presso al torrente?

Pietro                            - Si.

Ingeborg                       - Ed io ti amo da quella faccenda  della scuola, sebbene ignorassi anche il tuo aspetto.

Pietro                            - Io però ti conoscevo, cara. E que­sto molte volte è stato poco salutare per me. Dimmi, Ingeborg: se fosse accaduto che l'amante del tuo sogno avesse avuto la gobba o fosse stato guercio?

Ingeborg                       - Non hai la gobba e non sei guer­cio, (bacio).

Pietro                            - A che ora parte il primo treno domani?

Ingeborg                       - A che ora parte domattina il primo treno?

Pietro                            - Sì.

Ingeborg                       - Sì?

Pietro                            - Perché parto.

Ingeborg                       - Perché...?

Pietro                            - Parto. Sì.

Ingeborg                       - E... per qual motivo?

Pietro                            - Perché non voglio ingannare tuo ma­rito.

Ingeborg                       - Ah! (riprendendosi) Questo è bello da parte tua.

Pietro                            - Come dici?

Ingeborg                       - Dico che è bello che tu non vo-glia tradire mio marito!

Pietro                            - Hm! (Un intervallo di silenzio. Si avvicina a lei) Ingeborg! Sei in collera?

Ingeborg                       - Credo che alle cinque vi sia un treno. Ti auguro buon viaggio!

Pietro                            - Ingeborg! Non puoi comprendere que­sto?

Ingeborg                       - No.

Pietro                            - Vedi: tuo marito è un uomo 'così buono.

 Ingeborg                       - Sì, lo è.  

Pietro                            - Tanto caro e fiducioso...

Ingeborg                       - Sì, è anche questo!

Pietro                            - E...

Ingeborg                       - Ed io?

Pietro                            - Che vuoi dire?

Ingeborg                       - Ed io?... Mi ami?

Pietro                            - Sii ragionevole, Ingeborg! Io posso ben amarti senza commettere un'infamia!

Ingeborg                       - Non lo so. L'amore è capace di tutto!

Pietro                            - Voialtre donne avete una logica bru­tale. Ingeborg, io mi sto torturando il cervello per trovare una via d'uscita. Una via retta, onesta, ch'io possa seguire! Chiedimi ciò che vuoi, ma non di commettere un'infamia! Non riesco ad ingannare tuo marito.

Ingeborg                       - Fin'ora, nessuno ti ha chiesto farlo.

Pietro                            - Ingeborg! Ma io non posso attendere che tu me lo chieda! Bisogna cominciare.. ed ho l'impressione che devo corninciare io.

Ingeborg                       - E comincia dunque!

Pietro                            - Non far dello spirilo, Ingeborg. Mi devi indicare una via retta per giungere a te!! Se resto qui senza far nulla, impazzisco! D'altra parte, non son capace di una cattiva azione! Perciò, non mi rimane che partire!

Ingeborg                       - Lo capivo! Credo che il treno parta alle cinque. Ti devi far svegliare alle quattro dal signor Condizionale.

Pietro                            - (le cade ai piedi, posando il capo sulle sue ginocchia) Come sei prosaica, Ingeborg!

Ingeborg                       - Perché, Pietro? Dal momento che non ti resta altro che partire... Ahi! non mordermi la mano!

Pietro                            - Ti mordo la mano, ti mordo la gola se non taci subito!

Ingeborg                       - Ma se devi partire, Pietro...

Pietro                            - Alt! C'è una via di scampo! Parti con. me! Fuggi con me!

Ingeborg                       - Fuggire?

Pietro                            - Sì!!

Ingeborg                       - Dove?

Pietro                            - Dovunque!

Ingeborg                       - (imbarazzata) Sì, Pietro! Sarà magari un bellissimo posto... Ma credi sia più onesto?

Pietro                            - Sicuro! Certo ti tolgo ugualmente a tuo marito, ma gioco a carte scoperte! Non lo inganno alle spalle mentre godo della sua ospitalità! Sì, questa è una soluzione! Te ne scongiuro, Ingeborg, fuggi con me!

Ingeborg                       - No!

Pietro                            - Tu non mi ami!

Ingeborg                       - Posso amarti, senza essere perciò capace di mancanza di cuore.

Pietro                            - L'amore è capace di tutto!

Ingeborg                       - Non sai dunque che Ottone è il migliore e il più onesto degli uomini che esistono sotto la luce del sole?

Pietro                            - È appunto ciò che dicevo! Perciò una fuga onesta sarà per lui preferibile...

Ingeborg                       - Sai che io sono tutto per lui? L'aria, il sole?

Pietro                            - Appunto per questo.

Ingeborg                       - Che senza di me non può esistere come non potrebbe esistere senz'aria e senza sole?

Pietro                            - Eppure, se ora gli andassi incontro e gli chiedessi...

Ingeborg                       - Devo abbandonarlo qui solo col suo Hylesiraus Piniperda ed altri coleotteri?

Pietro                            - Se io gli chiedessi questo, Ing&-bbrg?

Ingeborg                       - (quasi piàngendo) E quando verrà sulla veranda a prendere aria, non ci sarà più la sua Ingeborg per distrarlo?...

Pietro                            - Se andassi da lui e gli chiedessi: « Preferite ch'io sia l'amante di vostra moglie di nascosto o che fugga con lei apertamente...

Ingeborg                       - Spero bene che te ne darebbe quattro!

Pietro                            - (furioso) Sicuro! È certo che me le darebbe! Ma io parlo teoricamente! Si può ben considerare un caso teoricamente!

Ingeborg                       - Tu gridi con me, come se fos­simo già amanti!

Pietro                            - Ma sii logica una volta!

Ingeborg                       - Ci mancherebbe altro!

Pietro                            - Ingeborg!

Ingeborg                       - Dunque, logicamente: nella sua di­gnità di uomo, egli griderebbe: « meglio piazza pulita! ». E poi sarebbe un uomo finito! Io so quello che ci vuole per lui!

Pietro                            - Ma Ingeborg!

Ingeborg                       - Ed io non fuggo con te, non fuggo con te neanche se ti metti a testa in giù e piedi in aria! Non fuggo con te!

Pietro                            - Sia lodato Iddio!

Ingeborg                       - Come?

Pietro                            - Sono tanto felice che tu non fugga con me!

Ingeborg                       - Come?!

Pietro                            - Saresti diminuita agli occhi miei, se fossi stata capace di questo! Volevo solo pro­varti che non è mancanza d'amore il non po­tere andare contro altri buoni sentimenti. Lo ammetti anche tu?

Ingeborg                       - Sì!

Pietro                            - (le bacia teneramente la mano) Non mi sono mai lusingato, Ingeborg, che saresti fuggita con me... dovunque...

Ingeborg                       - Non ho neanche un vestito adatto, Pietro...

Pietro                            - Sì, appunto... appunto...!

Ingeborg                       - Ma ti voglio bene! Davvero, Pie­tro, ti voglio bene.-

Pietro                            - Anch'io, Ingeborg. Su che debbo giu­rartelo? Se potessi dimostrartelo!...

Ingeborg                       - Dio! Com'è triste!

Pietro                            - (teneramente) Che cosa, Ingeborg?

Ingeborg                       - Ora rimango così, col mio neo!

 Pietro                           - (piano) Ti prego, ti prego, Inge­borg...

Ingeborg                       - Che vuoi?

Pietro                            - Non nominare il neo!

Ingeborg                       - Perché no?

Pietro                            - Perché mi fa impazzire!

Ingeborg                       - (accarezzandolo) Sìììì?

Pietro                            - (la testa nel suo grembo) Ingeborg!

Ingeborg                       - (piano) Lo hai così preciso nella tua memoria?

Pietro                            - Taci!

Ingeborg                       - (parlandogli nell'orecchio) Tu sei un bambino che bisogna prendere senz'altro, se lo si vuole!

Pietro                            - (balzando) No, non lo faccio!

Ingeborg                       - Non gridare così! Se io voglio, lo farai!

Pietro                            - (più forte) No!

Ingeborg                       - Sì!

Pietro                            - (supplichevole) Ingeborg!

Ingeborg                       - Calmati. Non voglio affatto, (im­provvisamente) Dimmi un pò: che diamine hai creduto?

Pietro                            - Come?

Ingeborg                       - Che hai creduto?! Non vuoi tra­dire mio marito?! E chi ti dice che io voglia tradirlo???

Pietro                            - (interdetto) Cosa?

Ingeborg                       - (continuando) Chi ti dice che io voglia tradire mio marito? E con te poi??

Pietro                            - (sempre più interdetto) Cosa vuoi dire, ti prego?

Ingeborg                       - Rispondi: t'eri figurato questo?

Pietro                            - Ingeborg!

Ingeborg                       - Sì o no?

Pietro                            - lo...

Ingeborg                       - Ebbene?...

Pietro                            - Io... credevo forse un pochino...

Ingeborg                       - (stentando a rimanere seria) Cre­devi forse un pochino? Sei un grande sciocco!

Pietro                            - (subito) Sicuro!

Ingeborg                       - Uno stupido ragazzo!

Pietro                            - Sicuro!

Ingeborg                       - E presuntuoso!

Pietro                            - (riprendendo fiato) Come dici, caraIngeborg?

Ingeborg                       - (strizzando l'occhio) Ammesso che io volessi tradire mio marito e volessi sedurti, tu immagini che potresti resistere? (subito vi­cina a lui) Lo credi?

Pietro                            - (incerto) Ingé...

Ingeborg                       - Tu credevi forse un poco...? Hm? La tua onestà resterebbe vincitrice nella lotta con la tua passione?

Pietro                            - Ingeborg!

Ingeborg                       - Di tanto poco uni credi capace? So­no un oca o una donna? Sta in guardia, mio caro! Potrebbe venirmi il ghiribizzo di ten­tare la prova!

Pietro                            - Inge...

Ingeborg                       - Niente paura! Non voglio tradire mio marito! Certo non lo farei con detcaccia­tori che usano starnutire a breve distanza dalla mira! Salute, signor Pietro! (esce piantandolo in asso).

Pietro                            - (dopo una pausa, sconcertato) Eb­bene, la sedurrò!

(Entra Ottone).

Ottone                           - Buon giorno, signor Pietro. Mia moglie desiderava parlarmi?

Pietro                            - Se n'è andata in questo momento...

Ottone                           - Ah, signor Pietro, mi fa piacere po­ter parlare una volta con voi. Posso pregarvi di sedervi un momento?

Pietro                            - Prego! (si siede).

Ottone                           - (visibilmente imbarazzato) Sentirei volentieri il vostro consiglio amichevole su un caso speciale... e vi vorrei anche chiedere, in un certo senso, un servizio da amico.

Pietro                            - Quello che posso fare...

Ottone                           - Premetto, in quest'occasione, che mi siete straordinariamente... sì, straordinariamen­te... anzi, posso dire: eccezionalmente simpa­tico!

Pietro                            - (cordialmente) Anche voi a me, dot­tore! Sì, davvero, anche voi a me!

Ottone                           - Questo mi fa piacere! Francamente! E vi credo! Sono cose che si sentono!

Pietro                            - Sì, queste cose si sentono! (Si stringono le mani).

Ottone                           - Vorrei dunque chiedervi un favore.

Pietro                            - (affettuosamente) Dite!

Ottone                           - Anzitutto voglio chiedervi scusa di quanto intendo domandarvi. Si tratta... Fumate, signor Pietro?

Pietro                            - Per il momento no, grazie.

Ottone                           - Si tratta dunque, come vi ho detto, di mia moglie. Io... ehm... amo mia moglie. Scusate se vi importuno con queste cose che forse non v'interessano affatto; ma quando avrete udito dove vado a parare, allora com­prenderete dove... insomma, dove... voglio an­dare a parare! Dunque, io amo mia moglie! E non ho alcun motivo per dubitare del suo amore, (tamburella sulla tavola) Immeritato, s intende! Dicevo dunque che non ho alcun motivo di dubitare del suo amore, ed ella non mi ha dato mai la minima ragione di rimpro­vero. Quindi, un dubbio sul suo conto sarebbe da parte mia un'ingiustizia che - se anele generata da un amore immenso e, per conseguenza spiegabile - non sarebbe, però, in al­cuna guisa giustificata. Veramente, sia detto tra parentesi: un'« ingiustizia » non è mai « giustificata»! Dov'ero rimasto?

Pietro                            - Che non avevate motivo di rimproveri...

Ottone                           - (ingarbugliandosi sempre più) che non ho motivo di rimproveri! Certo no! Ma vedete, mio caro signor Pietro, se voglio essere assolutamente obiettivo, non devo sorvo­lare sul fatto che io      - sebbene abbia trenta­cinque... (oh Dio, naturalmente non sono del tutto disprezzabile!) e se anche porto la mia Ingeborg in palmo di mano e le leggo negli occhi ogni desiderio... o almeno cerco di leg­gerle negli occhi ogni desiderio... che io - dico - malgrado tutto, capisco di non essere il vero tipo d'una giovine donna così piena di esuberante gioia di vivere... e che sembri di essere... possa sembrare... sia rispettivamente in questa situazione!!

Pietro                            - Ma, caro dottore!

Ottone                           - Ma sì! Ma sì! Ma sì! E perciò ho paura. Penso che se domani venisse ungiovinotto esuberante di vita e che s'adattasse al ritmo di lei, allora... allora non so se sarei in grado di reggere al confronto.

Pietro                            - Ma, dottore!

Ottone                           - Ma sì! Ma sì! Ma sì!! E voi, mio caro amico, siete appunto uno di questi giovinetti esuberanti di vita: e perciò...

Pietro                            - Ma si capisce, dottore! Io posso benissimo andare a fare il compagno di caccia altrove.

Ottone                           - Voi sapete quanto mi siete straordina­riamente simpatico...

Pietro                            - Vi capisco perfettamente, dottore,

Ottone                           - (continuando) ... per cui vorrei pre­garvi, mio caro e giovine amico, di fare a mia moglie una corte spietata...

Pietro                            - (sbalordito) Che? Come?

Ottone                           - In modo da curarla proprio a fondo!

Pietro                            - Signor dottore!!!

Ottone                           - Bisogna che io mi liberi da questi dubbi tormentosi. Occorre mettere mia moglie alla prova!

Pietro                            - E credete che io...

Ottone                           - Sì, mio caro e giovine amico! Voi ed io sappiamo che è solo per ischerzo; e d'al­tronde Ingeborg è una donna così seducente e graziosa... dovete ammetterlo, no?

Pietro                            - Ma sì...

Ottone                           -  ...che non è possibile che sia un sacrificio il farle un pochino la corte!

Pietro                            - Certo che no.

Ottone                           - Essa è giovine, carina, seducente, e, oltre a tutto, non è sciocca.

Ingeborg                       - (da dentro) Muppi?

Ottone                           - Eccola! Cominciate subito! Vi lascio soli. (esce). (Subito dopo, entra Ingeborg).

Ingeborg                       - C'era mio marito qui?

Pietro                            - Oh sì!

Ingeborg                       - Che faccia avete!

Pietro                            - Siamo di nuovo nei guai.

Ingeborg                       - Perché?

Pietro                            - Quando poc'anzi sei diventata così cattiva con me, Ingeborg, ho preso la deci­sione di sedurti. Avevo le migliori intenzioni di diventare un mascalzone. Ora, non posso più.

Ingeborg                       - Perché no?

Pietro                            - Non posso diventare un mascalzone! Tuo marito mi ha incaricato di metterti alla prova; d'indurti in tentazione!

Ingeborg                       - (colpita) Ah!

Pietro                            - Di farti la corte con questo scopo!

Ingeborg                       - (quasi tra sé) Questo non avrebbe dovuto farlo!

Pietro                            - In tal modo ha sconvolto tutti i miei buoni proponimenti. Non posso distruggere una simile fiducia! (leggermente aggressivo) È spe­rabile che lo ammetterai! C'è da impazzire!

Ingeborg                       - Povero Pietro mio!

Pietro                            - (c. s.) Ma è vero! Si diventa ne­vrastenici in questa casa! Prima la zia Ottilia mi chiama imbecille o mascalzone se non lo faccio. Tu mi giudichi disamorato, e come conclusione, viene tuo marito a pregarmi di farlo!

(Batte sulla gabbia del ranocchio passandogli accanto).

Ingeborg                       - Che colpa ne ha il ranocchio?

Pietro                            - Anche lui mi sta guardando pieno di rimprovero!

Ingeborg                       - Povero Pietro!

Pietro                            - Se almeno non ci fosse l'incarico di

tuo marito!

Ingeborg                       - Lo comprendo che ciò ti lega le mani...

Pietro                            - Mi lega le mani! Sì, è la parola.

Ingeborg                       - Perché, dunque, l'hai accettato?

Pietro                            - Che vuoi dire, Ingeborg?

Ingeborg                       - (ingenuamente) Rinuncia a quest'in­carico, Pietro. Così te ne liberi!

Pietro                            - (quasi senza parola) Ingeborg! Sei un genio!

Ingeborg                       - Sono una donna. Alle volte è lo stesso.

Pietro                            - Sei inquietante. So benissimo che scherzi. Io non diventerò mai un mascalzone!

Ingeborg                       - Finché te lo permetterò!

Pietro                            - Ingeborg!

Ingeborg                       - Finché ti permetto di non diven­tarlo! Nel momento in cui desidererò che tu divenga un mascalzone, lo diventerai!

Pietro                            - Inge...

Ingeborg                       - Impostore!

Pietro                            - Non sono un impostore, Ingeborg!

Ingeborg                       - Perché sei venuto qui?

Pietro                            - (tace).

Ingeborg                       - Per cacciare le lepri?

Pietro                            - Ti amavo, Ingeborg.

/ngeborg                        - Perciò sei' venuto! E sapevi bene che ero maritata?

Pietro                            - Perciò non sono venuto per quattro anni!

Ingeborg                       - E poi sei venuto! Perché non re­sistevi più! Perché c'era un'immagine che non ti lasciava più: un torrente e presso a questo una fanciulla che si toglie le scarpe.

Pietro                            - Taci, Inge...

Ingeborg                       - Un'immagine che desideravi dimen­ticare. E che ti riappariva sempre, con par­ticolari esasperanti.

Pietro                            - (gridando) Ingeborg! (pone la te­sta nel suo grembo).

Ingeborg                       - (parlandogli all'orecchio) Sei tan­to ubbriacato dal profumo di quest'immagine, che la realtà immediata ti fa paura?

Pietro                            - (gemendo) Ah!

Ingeborg                       - Domattina puoi partire! Ma sta­sera...

Pietro                            - (senza voce) Inge...

Ingeborg                       - Alle undici?

Pietro                            - Adora...!

Ingeborg                       - Alle undici?

Pietro                            - (anelando) Sì!

Ingeborg                       - In giardino?

Pietro                            - Sì!

Ingeborg                       - Presso al torrente?

Pietro                            - Sììì! (La sua testa cade nel grem­bo di lei).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena. È sera. Chiaro di luna nel parco. Musica di una banda di villaggio in lonta­nanza. Il signor Condizionale appende dei lampion­cini agli alberi. Sono in iscena zia Ottilia e Ingeborg.

Ingeborg                       - Zia Ottilia?

Zia Ottilia                     - Tesoro?

Ingeborg                       - Posso domandarti una cosa?

Zia Ottilia                     - Se non si può farne a meno...

Ingeborg                       - Cosa deve fare una donna che ha due uomini troppo onesti?

Zia Ottilia                     - Scappare con un terzo, se non vuol mandare in aria tutte le tradizioni del teatro. Dov'è Ottone?

Ingeborg                       - È da due ore occupato a preparare una « bowle ». Una « bowle » d'addio. Il signor Pietro parte domattina.

Zia Ottilia                     - È stata una visita breve!

Ingeborg                       - Si .

Zia Ottilia                     - (guardando nel parco) Il signor Condizionale appende dei lampioncini agli alberi, per illuminare la ritirata del signor Pietro.

Ingeborg                       - Che vuoi dire?

Zia Ottilia                     - (non ascoltandola) Speriamo che Ottone non metta troppe fragole nella «bowle ». Sai che non mi fanno bene.

Ingeborg                       - Non è necessario che le mangi tut­te tu, zia Ottilia.

Zia Ottilia                     - Ma vi si rinunzia più facil­mente quando non si hanno sotto gli occhi. A differenza di molte donne, alle quali si rinunzia più facilmente quando si hanno davanti agli occhi.

Ingeborg                       - Perché dobbiamo dir sempre  tanto male di noi stesse noialtre donne?

Zia Ottilia                     - Perché ci conosciamo.

 (Entra Ottone in smoking, portando il recipiente con la «bowle».)

Ottone                           - Vuoi assaggiare, zia Ottilia?

Zia Ottilia                     - Molto volentieri, benché sappia già che è troppo densa. Le mancherà l'ultimo tocco.

Ottone                           - Vi aggiungerò un bicchiere di co­gnac!

Zia Ottilia                     - Ve ne puoi aggiungere anche due. In questi tempi di aggiunte generali, non bisogna fare economia proprio di cognac!

Ingeborg                       - (con intenzione) Che ne pensi, zia Ottilia? È lecito ad un marito di mettere la moglie alla prova?

Zia Ottilia                     - Mai, figlia mia. Potrebbe sem­pre darsi che ella superasse la prova e allora l'ultima aureola d'amore che il marito poteva ancora avere per lei svanirebbe.

Ottone                           - Come sei geniale, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - Non vi è nulla di eccezional­mente geniale nel mostrar dello spirito quando se ne ha. È perfino un po' indelicato verso gli altri, mio caro Ottone.

Ottone                           - V'è della gente, zia Ottilia, che è tanto innamorata del proprio spirito, da. di­ventare stupida.

Zia Ottilia                     - Ecco una di quelle tue osser­vazioni geniali delle quali generalmente de­ploro la scarsezza, (beve) La « bowle » è buona. Accade dello spirito come del po­tere. Far pompa di tutto ciò che si sa è un po' importuno. Occorre molto tatto per sa­pere qualche cosa e non dimostrarlo continua­mente. E una constatazione che s'impone sem­pre più riguardo ai caposcuola della lettera­tura moderna!

Ingeborg                       - (sempre con intenzione) Tu pensi dunque, zia Ottilia, che un uomo non debba mettere la moglie alla prova?

Ottone                           - (nervoso) Ma hai sentito, bambina, che ti ha detto di no!

Ingeborg                       - Certo, è anche troppo pericoloso.

Ottone                           - (tossendo) Per il marito o per la moglie?

Zia Ottilia                     - Per entrambi. Ma specialmente per il marito. Non bisogna essere troppo cu­riosi. I conoscitori delle donne finiscono in convento.

Ingeborg                       - Hai notizie di Giovanni Am­brogio?

Zia Ottilia                     - Indirettamente. La regola dell’Ordine non gli permette la corrispondenza con persone di sesso femminile. Deve scrivere solo a uomini. Per gli ermafroditi ci vuole il benestare del Santo Padre. (Entra il sig. Pietro in smoking)

Pietro                            - Buona sera.

Ottone                           - Venuto giusto in tempo per dare  il vostro giudizio. Vi prego d'assaggiare. (riempie un bicchiere).

Pietro                            - Non me n'intendo molto di « bowle ».

Zia Ottilia                     - Allora non siete certo un poeta!

Pietro                            - So solo questo: che delle « bowle » non si sa mai quando se ne ha abbastanza.

Zia Ottilia                     - A differenza dei poeti, dei quali lo si sa esattamente. Non vi offendete. Non conosco le vostre commedie.

Pietro                            - Molto amabile! (a Ingeborg, che si volge per uscire) Ve ne andate, signora?

Ingeborg                       - Voglio cambiare abito, (seguirono a parlare).

Ottone                           - E tu, zia Ottilia?

Zia Ottilia                     - Sì, vado anch'io. Dammi un po' di « bowle » che me la porto in camera.

Ottone                           - Volentieri, zia Ottilia.

Zia Ottilia                     - Con molte fragole, tesoro, perché mi ci abitui.

Ottone                           - Ma poi ritorni?

Zia Ottilia                     - Appena finito!

Ottone                           - Va là, te ne darò uno « chop » pieno! (riempie uno «chop» di «bowle»).

Zia Ottilia                     - Bisogna fingere di non udire le malignità, soleva dire la signora von Oertzen. È più cristiano. E anche più irritante.

Ingeborg                       - (piano) Pietro, ricorda tutto?

Pietro                            - Sì.

Ingeborg                       - Quando?

Pietro                            - Alle undici.

Ingeborg                       - Dove?

Pietro                            - Presso al torrente.

Ingeborg                       - (accenna di sì col capo).

Pietro                            - Ma...

Ingeborg                       - Ma...?

Pietro                            - L'incarico...

Ingeborg                       - Non lo avete declinato?

Pietro                            - No.

Ingeborg                       - Allora è tempo! (si volge per andare. Agli altri ): A rivederci.

Zia Ottilia                     - (con lo « chop » in mano) Ti accompagno, (si avvia con Ingeborg. Sull'uscio si rivolge ancora ad Ottone) Basterà quello che m'hai dato?

Ottone                           - (minacciando col dito) Ho già paura delle tue citazioni bibliche, zia Ottilia.

Zia Ottilia                     - Questa è una tua amabile ca­lunnia, che io reciti dei versetti biblici quando ho bevuto un poco.

Ottone                           - Beh, non sono esclusivamente ver­setti biblici. Vuoi che riveli quanto raccon­tasti l'ultima volta?


Zia Ottilia                     - No! Vergognati! (esce con Ingeborg).

Pietro                            - (con slancio) Dottore, desidererei parlarvi di una cosa importante.

Ottone                           -   Accomodatevi, signor Pietro.

Pietro                            - (restando in piedi) Egregio dottore, una circostanza molto grave...

Ottone                           - (riempiendo un bicchiere) Bevete prima un bicchiere di « bowle »! (glielo porge).

Pietro                            - (col bicchiere in mano, senza bere) Caro dottore, io...

Ottone                           - Alla vostra salute, signor Pietro!

Pietro                            - Alla vostra, egregio dottore!

Ottone                           - (offrendogli una sedia) In che posso servirvi?

Pietro                            - (sedendosi) Vorrei riparlarvi della vostra egregia signora.

Ottone                           - Vi piace?

Pietro                            - Pardon?

Ottone                           - Dico se vi piace la « bowle »?

Pietro                            - Eccellente! Per tornare dunque, egregio dottore, all'incarico col quale mi avete oggi onorato...

Ottone                           - Ebbene? A che punto siete ar­rivato?

Pietro                            - Sono arrivato alla conclusione che non sono l'uomo adatto per simile incombenza...

Ottone                           - Ma vi prego!

Pietro                            - No, no, egregio dottore...

Ottone                           - Ma sì, ma sì, signor Pietro!

Pietro                            - Credetemi, signor dottore: sono ina­datto, assolutamente inadatto. Non so come debbo spiegarvele. Ma io, proprio, sono par­ticolarmente inadatto per una simile impresa. Per così dire... (s'interrompe).

Ottone                           - Davvero?!

Pietro                            - Sì, signor dottore! E quindi vor­rei….. -  per quanto mi addolori il non potervi compiacere - vorrei... rimettere nelle vostre mani, per così dire, l’onorevole inca­rico!

Ottone                           - Davvero?!

Pietro                            - Sì. Così me ne libero!

Ottone                           - Hm! (offrendo il portasigarette) Fumate, signor Pietro?

Pietro                            - Per il momento no, grazie.

Ottone                           - (si accende una sigaretta) Hm!

Pietro                            - Cosa dite, dottore?

Ottone                           - Allora, a quanto pare, la faccenda è più seria...

Pietro                            - (perplesso) Come?

Ottone                           - Non volete prima una sigaretta?

Pietro                            - (si serve macchinalmente. Quando Ottone gli dà il fuoco con la sua sigaretta, i due hanno agio di guardarsi negli occhi).

Ottone                           - Dunque, io sapevo, naturalmente, che voi siete innamorato di mia moglie.

Pietro                            - Oh!

Ottone                           - In secondo luogo, che mia moglie è innamorata di voi.

Pietro                            - Oh!

Ottone                           - E in terzo luogo che voi siete un ragazzo onesto.

Pietro                            - Oh!

Ottone                           - E perché so che siete un ragazzo onesto vi avevo dato l'incarico. Esso doveva legarvi le mani.

Pietro                            - Legarmi le mani! È la parola giu­sta, signor dottore.

Ottone                           - Ora voi declinate l'incarico. Cosa ne devo dedurre, signor Pietro?

Pietro                            - (balzando) Che parto! Che parto immediatamente! E l'unica soluzione!

Ottone                           - (alzandosi commosso e tendendogli am­bo le mani) Signor Pietro, mi siete tanto... tanto...

Pietro                            - (stringendogli le mani) Anche voi a me, dottore... Anche voi!

Ottone                           - E non dovete partire! Bisogna lot­tare! Bisogna... Cose questo? (Sì sente la zia Ottilia che canta, accompagnandosi col liuto, sul balcone della sua camera).

Zia Ottilia                     - Partito è il mio tesoro, lariulà! Volevo riafferrarlo, lariulà! Ma poi vi ho ripensato, lariulà! e un altro ne ho trovato, lariulà!

Ottone                           - Zia Ottilia esercita la sua voce. Dio ce la mandi buona! (va alla finestra e volgendosi in alto): Salute, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - (da dentro) Alla tua salute, cuor mio!

Ottone                           - (torna al suo posto) Sì! Questo è il problema!

Pietro                            - Quale è il problema?

Ottone                           - Come bisogna comportarsi con una donna maritata che fa delle « avances»?

Pietro                            - Non vorrete mica dire...?.

Ottone                           - Che la mia cara Ingeborg vi fa delle « avances »? Ma sì! E press'a poco questo che volevo dire.

Pietro                            - (protestando) Signor dottore...

Ottone                           - Un momento! Esaminiamo un pò con tutta calma questo caso: l'uomo che ap­profitta dell'occasione offertagli è un mascal­zone o no?

Pietro                            - Certamente!

Ottone                           - Ah, sì!

Pietro                            - Ma. sì; verso il marito!

Ottone                           - Ma la moglie non ha già    - per così dire - commesso l'adulterio nel suo cuore? Il giovinotto non potrebbe dire fon­datamente: « se non sono io è un altro »?

Pietro                            - No. Perché egli può domandarsi se la donna farebbe le stesse « avances » ad un altro. Parliamo di donne, badate.

Ottone                           - Hm!

Pietro                            - E, nel caso: che sia un altro il mascalzone! Non io!

Ottone                           - Ma se amate questa donna?

Pietro                            - L'amo, infatti! Ma questo non muta la situazione rispetto al marito.

Ottone                           - Neppure se questo marito meritasse d'essere ingannato? Se la moglie - per modo di dire - avesse un briciolo di ragione per tradire il marito?

Pietro                            - Come?

Ottone                           - Per esempio, Ingeborg ha in mano qualche cosa come uno chèque che sarebbe suo diritto riscuotere. Io una volta 1 ho in­gannata. E non bisogna ingannare una donna, se non si è completamente sicuri che 1 in­ganno non venga scoperto.

Pietro                            - Ingannata?

Ottone                           - Sì. Quando vidi che il suo entu­siasmo per un giovinotto che ella non conosceva neppure, di vista, non cessava neanche dopo il nostro fidanzamento, presi la deci­sione - ma deve essere stato un bel tipo ragazzo! presi dunque la decisione di sopprimere quel tanghero.

Pietro                            - Molto saggio!

Ottone                           - E lo feci. «Ingeborg - le dissi un giorno - quel giovinotto ero io! ».

Pietro                            - Magnifico!

Ottone                           - Ingeborg mi si buttò al collo e mi baciò così ardentemente che mi corse un brivido per la schiena. Poi trovai la cosa buffa, come la trovate voi ora. Signor Pietro, alla vostra salute!

Pietro                            - Alla vostra, signor dottore! Ma io non la trovo affatto buffa!

Ottone                           - Solo ieri ebbi il coraggio di dirle la verità. Per conseguenza, il tanghero è ri­suscitato!

Pietro                            - (alzandosi) Il tanghero sono io!

Ottone                           - (alzandosi a sua volta) Oh, guarda, guarda! (pausa) Sedetevi.

Pietro                            - Grazie, (siede).

Ottone                           - (toma: a sedere anche lui) Meno male che siamo seduti di fronte a una « bowle ». e che in questo momento non mi accompagnate a caccia. Potrei aver la tentazione, nell'oscu­rità, di scambiarvi per una selvaggina e di spedirvi all'altro mondo per mezzo d'un acci­dente di caccia. Invece, sediamo di fronte a una «bowle». Preferisco così.

Pietro                            - Anch'io, francamente.

(Un intervallo di silenzio).

Ottone                           - Alla vostra salute, signor Pietro!

Pietro                            - Alla vostra, signor dottore!

Ottone                           - - Come lavora miserabilmente il cer­vello umano quando è sconvolto dalla passione! Come può venirmi l'idea di ammazzarvi, men­tre siete l'unico innocente in quest'affare!

Pietro                            - - Oh, là, là!

Ottone                           - Ma sì! Ma sì!

Pietro                            - No, no! Devo assolutamente distrug­gere in voi la presunzione della mia inno­cenza, (la « bowle » comincia a fare effetto) Perché sono venuto? Certo col proposito de­liberato di commettere un adulterio! Ma non so neanche se sono venuto con l'idea assoluta di non commetterlo. Conoscevo il pericolo! Non avrei dovuto venire affatto!

Ottone                           - Questa severità verso voi stesso vi fa onore, signor Pietro! Ma debbo contrad­dirvi...

Pietro                            - No, non lo dovete!

Ottone                           - Permettete...

Pietro                            - Non permetto! E perché ho declinato l'incarico? A fine di avere le mani libere, per ogni eventualità!

Ottone                           - Via, via... Io... non vorrei espri­mermi così volgarmente!

Pietro                            - Ma sì, ma sì, voglio esprimermi volgarmente, dottore!

Ottone                           - Diciamo allora: per evitare « even­tualmente » tutto ciò che avrebbe potuto « even­tualmente » essere un inutile peso! Per modo dì dire!

Pietro                            - Ma tale eventualità non si verifi­cherà, dal momento che con questa franca spiegazione vi è piaciuto crearmi un nuovo impedimento. Alla vostra salute, signor dot­tore!

Ottone                           - Alla vostra, signor Pietro! Mi siete infinitamente simpatico!

Pietro                            - Anche voi a me, signor dottore!

Ottone                           - Ma sapete benissimo che questa eventualità non può dipendere unicamente dalle vostre disposizioni, ma in parte non piccola dai deliziosi capricci della mia adorata In­geborg! Ella è una donna affascinante e seducentissima; e quando « vuole » è ben difficile poterle resistere. E voi Io sapete be­nissimo: perciò avete detto: «per ogni even­tualità »! Alla vostra salute, signor Pietro!

Pietro                            - Alla vostra, dottore! (alzandosi, dopo aver bevuto) Egregio dottore, io non posso fare a meno di dichiararvi che la mia simpatia per voi va aumentando ad ogni mi­nuto che passa! Non posso trattenermi dal confessarvi che il modo cavalleresco col quale mi parlate della vostra - posso ben dire - adorata consorte, mi onora profondamente. Siate convinto, egregio dottore, che non man­cherò di mettere al corrente di questo la vo­stra rispettabile consorte... la mia cara Ingeborg... cioè scusate, la vostra cara Ingeborg... la mia rispettabile conso...no... non...

Ottone                           - È cortesissimo da parte vostra, signor Pietro!

Pietro                            - Scusate, dottore... Io so che sto dicendo delle corbellerie... Ho bevuto un po' troppo in fretta!

Ottone                           - Io trovo molto grazioso che voi vogliate proteggermi presso mia moglie.

Pietro                            - Appunto! È una cosa assurda! Permettetemi nondimeno, egregio dottore, di vuotare fino in fondo il mio bicchiere alla salute vostra e della vostra deliziosa moglie! (beve).

Ottone                           - (lo lascia fare. Poi s'alza anche lui saffo l'azione della « bowle ») Vi ringra­zio, signor Pietro! Vi ringrazio in nome mio e di mia moglie! Siate sicuro che contraccambiaimo intensamente - e anche in questo credo di poter parlare a nome di mia mo­glie - la vostra simpatia. Mi reputo felice di combattere l'inevitabile battaglia con un avversario degno di me!

Pietro                            - (forte, con slancio) Bravo!

Ottone                           - L'esito è tuttora dubbio! La partita non è ancora vinta! La decisione dipende da Ingeborg. E lei che bisogna sottomettere! Perché, quantunque io sia sicuro della sua di­sposizione- (della sua, come pure della vostra) il sangue è -   e lo sappiano tutti, signor Pietro! il sangue è più forte di tutti i proponimenti!

Pietro                            - Sia lodato Iddio!

Ottone                           - (sorpreso) Come dite?

Pietro                            - (spaventato) Cosa?

Ottone                           - Dicevo che il sangue è più forte della volontà!

Pietro                            - Per l'appunto!

Ottone                           - (proseguendo il suo discorso) Per cui... Ora mi avete fatto perdere il filo...

Pietro                            - Oh!

Ottone                           - Per cui m'inchino maggiormente quando, dopo essersi astratti dai sentimenti secondari, si lascia parlare solo il sangue;, e poi... che poi... se poi... nel nostro caso il sangue scorrerà! Per modo di direi La battaglia dev'essere combattuta; si combatterà ed è bene che si combatta in tal modo! (siede).

Pietro                            - Bravo!! (applaudisce. Poi, affer­rando con slancio le mani di Ottone) Caro dottore, vorrei dirvi ancora una volta esplici­tamente - so benissimo che sono un po' brillo - ma vorrei stabilire ancora una volta espressamente che vi sono molto affezionato: mi credete?

Ottone                           - (con una stretta di mano) Sono cose che si sentono!

Pietro                            - Sono cose che si sentono! Vi sono grato per queste parole, signor dottore! Voi dite che la battaglia dev'essere combattuta. Come l'intendete?

Ottone                           - Aspettiamo a vedere come si com­porterà Ingeborg.

Pietro                            - (balzando) No, no; questo è as­solutamente escluso. Non è il caso d'aspet­tare! La decisione deve avvenire prima delle undici di questa sera.

Ottone                           - Le undici di stasera? Perché pro­prio prima delle undici di stasera?

Pietro                            - Perché... Come dicevate, dottore?

Ottone                           - Domandavo perché proprio prima delle undici di stasera!

Pietro                            - Io parto, dottore!

Ottone                           - Non dovete!

Pietro                            - Sì. Non rispondo più di me. Perché a che servono tutti i buoni propositi se Inge... se vostra...

Ottone                           - Dite pure Ingeborg!

Pietro                            - Se Ingeborg - vi ringrazio per  questa parola, dottore - se Ingeborg entra in scena! L'avete detto voi stesso che se essa vuole è impossibile resisterle; ed essa è veramente così dolce... Credetemi, dottore, è squisita; e se sapessi trovare una via retta, una via onesta... Che ne dite del neo?

Ottone                           - Di che?

Pietro                            - No parto, dottore. Parto.

Ottone                           - No. Bisogna andare sino in fondo.

Pietro                            - In fondo a che cosa? Ah, già! Si­curo, è naturale! Perciò mi tocca rimanere! Sia lodato Dio!

Ottone                           - Povero amico! Mi sembrate ab­bastanza nervoso!

Pietro                            - Potete ben dirlo, dottore! Ma in­tanto cosa facciamo? L'aspettare è escluso.

Ottone                           - Voglio dirvi un'idea, signor Pie-:ro. Ora che viene la nostra piccola Ingeborg, domandiamole chiaro e tondo chi di noi due ella ama e per quale dei due vuol de­cidersi. È straordinariamente semplice! Ad una domanda così diretta, persino una donna astuta ed affascinante...

Pietro                            - Vi ringrazio di queste parole, si­gnor dottore.

Ottone                           - ...persino una donna astuta ed af­fascinante come la nostra piccola Ingeborg, non può rispondere evasivamente. Deve met­tere carte in tavola!

Pietro                            - Carte in tavola!

Ottone                           - È così grazioso per una bella don­na esser franca ed esplicita!

Pietro                            - Egregio dottore, io so benissimo che sono un po' brillo, ma vi prego 'di fare un brindisi al buon Dio che ha ideato così bene le cose, che ha creato gli alberi e le strade, e le donne, e soprattutto questa don­na, e anche le altre; e perciò vi prego di cantare con me:...

Zia Ottilia                     - (dall'interno): Sii contento, mio cuore, lariulà! Ci son tanti conigli, lariulà...

Pietro                            - (cantando anche lui): E se l'uno è sfuggito, lariulà, un altro puoi comprarne, lariulà!

Ottone                           - (cantando egli pure): Che sia morbido e bianco, lariulà; si chiami Muppi e Nuppia lariulà! Ab, come il cuore balza, lariulà, s'egli varca la soglia, lariulà! (Durante quest'ultime strofa è entrata Ingeborg. Pietro e Ot­tone sono caduti l'uno nelle brac­cia dell'altro).

Ingeborg                       - Va benissimo, qui!!(i due uomini balzano separan­dosi. Pietro alla vista di Inge­borg si snebbia un poco; è di nuovo perdutamente innamorato).

Pietro                            - Signora!

Ingeborg                       - Come state, signor Pietro?

Pietro                            - Non si va ancora bene!

Ingeborg                       - Che significa?

Pietro                            - Che vostro marito sa tutto.

Ottone                           - Sì, cara Ingeborg. E siamo ve­nuti nella determinazione di por fine a una situazione insostenibile con una domanda de­cisiva, alla quale ti prego di rispondere chiaro e netto.

Ingeborg                       - (dandogli un colpetto sulla cravatta). Hai di nuovo tutta la cravatta piena di cenere di sigaretta!

Ottone                           - In questo momento non interessa che sulla mia cravatta ci sia della cenere, ma che tu risponda alla mia domanda secondo la ve­rità! Sei pronta e disposta?

Ingeborg                       - Sono pronta e disposta!

Ottone                           - Se vuoi burlarti di me, Ingeborg, il momento è male scelto.

Ingeborg                       - (accomodandogli la scriminatura) Cosa vuoi dunque sapere, Muppi?

Ottone                           - Aspetta! (a Pietro) Volete forse...?

Pietro                            - (subito) Prego, dopo di voi!

Ottone                           - Ingeborg! Fra meno di un minuto il signor Pietro ed io avremo letto sulle tue care labbra la parola decisiva e fatale. La pa­rola che renderà felice l'uno e infelice l'altro; e, rispettivamente, l'uno infelice e l'altro fe­lice. Io ti domando, Ingeborg: ami tu il si­gnor Pietro?

Ingeborg                       - (senza esitazione) Sì!

Pietro                            - (slanciandosi verso di lei) Cara, dolce signora!

Ottone                           - (ammonendo) Signor Pietro!

Pietro                            - (fermandosi subito) Andavo troppo oltre, signor dottore. Decisamente andavo trop­po oltre. Chiedo mille scuse.

Ottone                           - Dunque, tu ami il signor Pietro?

Ingeborg                       - Sì, amo il signor Pietro.

Ottone                           - Ed io?

Ingeborg                       - Amo anche te.

Ottone                           - Ami me ed ami il signor Pietro?...

Ingeborg                       - È naturale! Vi amo entrambi.

Ottone                           - (perplesso) A questo, non ero pre­parato!

Pietro                            - Neanch'io!

Ottone                           - (c. s.) E ora che facciamo?

Ingeborg                       - lo credo che anzitutto dovremmo metterci a sedere, (seggono).

Ottone                           - Siamo sempre allo stesso punto, signor Pietro! La situazione è imbarazzante.

Pietro                            - (perplesso) Se almeno io potessi trovare una via retta... (fermandosi improv­visamente) Signor dottore, ho l'onore di chie­dervi la mano di vostra moglie!

Ottone                           - (dopo essere rimasto un momento inter­detto) Ma neanche questa è una solu­zione! Dimenticate che Ingeborg ama anche me! Non è vero, Ingeborg?

Ingeborg                       - Sì, Muppi.

Ottone                           - Ma se credi di poter essere più felice col signor Pietro...

Ingeborg                       - Non ci penso neppure. Io amo te come marito, e non ne vorrò mai un altro.

Ottone                           - Ma...

Ìngeborg                       - Ma amo anche quel ragazzo! (pia­gnucolando) Ora potete scacciarmi tutti e due...

Pietro                            - Ma signora!...

Ottone                           - Ingeborg! Chi pensa a questo?

Ingeborg                       - Tu stesso mi hai detto una volta che si può amare una rosa e un garofano in pari tempo...

Ottone                           - Chi di noi due è il garofano?

Ingeborg                       - (asciugandosi le lagrime) A que­sto non ci ho ancora pensato.

Ottone                           - E allora non pensarci più! (alzan­dosi) Ragazzi miei, che situazione! Cosa pos­siamo fare?

Pietro                            - Io non lo so.

Ingeborg                       - Io neppure. (Appare zia Ottilia. È un po' brilla ed ha i capelli in disor­dine).

Ottone                           - Zia Ottilia, giungi a tempo! Tu sei una donna intelligente. Di' un po': cosa bisogna fare nel caso che una moglie ami suo marito e non voglia separarsene, sebbene ami anche un altr'uomo?

Zia Ottilia                     - Vuoi burlarti di me, con una domanda così ridicola?

Pietro, Ottone, e  Ingeborg    - Ridicola?!

Zia Ottilia                     - La soluzione è tanto semplice!

Pietro, Ottone e Ingeborg      - Ebbene?

Zia Ottilia                     - La moglie resta col marito che ama; e con l'altro ha una relazione.

Pietro, Ottone e Ingeborg      - (balzando scan­dalizzati) Cosa?

Ottone                           - (dopo una lunga pausa) Sei un po' brilla, zia Ottilia!

Zia Ottilia                     - (sempre volgendo lo sguardo dal­l'uno all'altro) Siete della gente immorale!!!

Ottone                           - S'è mai sentita una cosa simile! Scusa questa scena, cara Ingeborg.

Pietro                            - Sì, perdonate, signora!

Ottone                           - Neanche questa è una soluzione so­disfacente. Forse possiamo andare avanti così! Tu dici, cara Ingeborg, che ci ami entrambi. Quale dei due ami di più?

Ingeborg                       - Non lo so.. Vi amo ugualmente.

Ottone                           - Maledetta situazione! Senti un po' Ingeborg, io non voglio analizzare i tuoi sen­timenti verso il signor Pietro; ma penso che forse vi è in essi un po' di curiosità. Tu non conosci il signor Pietro come conosci me. E solo quando lo conoscessi così a fondo come conosci me, potresti giudicare quale sentimento sia più forte e più duraturo.

Ingeborg                       - Sì, Muppi; ma questo non lo posso sapere in antecedenza.

Ottone                           - Neanche così, allora, va bene! (cammina su e giù) Cosa si può fare?

Pietro                            - Io parto...

Ottone                           - (investendolo) Tacete!

Pietro                            - (intimidito) Sì!

Ottone                           - (cammina ancora su e giù. Poi chiami verso il parco) Signor Condizionale? Venite un po' qui. (Entra il signor Condizionale)

Condizionale                 - Il signore desidererebbe?

Ottone                           - Signor Condizionale! Che cosa bisogna fare quando una moglie ama suo marito e non vuol separarsene, ma ama anche un altr'uomo?

Condizionale                 - (dopo un minuto di riflessione)

                                      - Non c'è nulla da fare, signore!

Ottone                           - Vi ringrazio, signor Condizionale!

Ottone                           - Dunque, ragazzi, non c'è nulla da fare. Credo che sia meglio andare a dormire. Buona notte, signor Pietro. Vieni, Ingeborg.

Ingeborg                       - Buona notte, signor Pietro.

(Pietro s'inchina senza parlare. Ottone e Ingeborg escono. Pie­tro li guarda in silenzio. Una pausa. Poi cammina irrequieto $a\ e giù. Guarda nel parco. Si la] scia cadere su una poltrona. Al piano di sopra qualcuno comincia a suonare il « Morgenstimmtmè» del « Peer Gynt).

Pietro                            - Anche questo! (si lascia cullare so­gnando dalla melodia).

(Il signor Condizionale entra comincia a rassettare).

Pietro                            - Come suona bene la vostra signora!

Condizionale                 -Non è la signora. È la signo­rina von Dingelstaedt. La signora è andata a fare ancora un giro nel parco.

Pietro                            - (sconcertato) Presso il torrente, vo­lete dire?

Condizionale                 - Ho detto nel parco. Non so se la signora sia andata verso il torrente. For­se la signora è anche andata verso il torrente, Potrebbe essere come voi dite...

(La melodia seguita crescendo di intensità. Pietro guarda l'orolo­gio e s'avvia con esitazione ter­so il parco bagnato dal chiaro di luna).

(Sipario).

 

FINE

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