Titolo: INVERNI AL FOCOLARE
Autore: Francesco Basile
Genere: Commedia / Dramma contadino
Codice SIAE: Non disponibile – Contatta via Email
Uomini: 2
Donne: 6
Generici: 0
Durata: [minuti]
Anno: 2018
INVERNI AL FOCOLARE
di Francesco Basile
© 2018 – Francesco Basile
📌 PERSONAGGI
- Mariarosa — una vedova
- Vittoria — la sorella (in costume locale)
- Giuseppe — il figlio
- Chiara — la cognata (in costume locale)
- Paolo — il nipote
- Luisa — prima amica (vicina di casa, in costume locale)
- Lucia — seconda amica (vicina di casa, in costume locale)
- Antonia — una donna
📌 È inverno. La prima neve di dicembre è già caduta. Ambientazione: una casa di gente onesta, in un paesaggio innevato. Il caminetto acceso, la vita che si svolge nella difficoltà della neve. Stessa ambientazione per tutti e tre gli atti.
ATTO PRIMO
Scena 1 · Vittoria e Luisa
📌 È il pomeriggio. Vittoria ha lavato i piatti, Mariarosa ha scopato la casa ed è uscita. Luisa fa visita a Vittoria.
Vittoria
“Oggi ho fatto una bella minestra di cavoli, patate e fagioli! Stamattina appena alzata, dopo che ho acceso il fuoco e prima ancora di pettinarmi, ho preso quattro fagioli e li ho messi a cuocere nella pignatta con due foglie d’alloro. Più tardi, ho lasciato Mariarosa dentro e sono andata all’orto a prendere un cavolo. Un’ora prima di mezzogiorno l’ho tagliato, lavato e insieme alle patate l’ho messo nel paiolo sul fuoco. A mezzogiorno al suono della campana tutto era pronto sulla tavola. Faccio presto a cucinare!”
Luisa
“E che ci vuole! Io, in fretta in fretta, ho fatto un po’ di pastasciutta. Ho preso la pentola l’ho riempita a metà di acqua e l’ho lasciata a bollire e sono andata a comprare mezzo chilo di vermicelli. Quando sono ritornata l’ho trovata che già bolliva e vi ho buttato giù la pasta. Erano più di otto giorni che non la cucinavo e ce la siamo mangiata tutta. Sempre sempre la minestra non riesci nemmeno a mandarla nello stomaco. Ogni tanto ci vuole qualcosa di diverso. Oggi abbiamo fatto festa!”
Vittoria
“Lo so che ogni tanto ci vuole pure la pasta, anche se costa più cara. Anche noi, con Mariarosa, facciamo lo stesso. Abbiamo quel Giuseppe che non si accontenta mai! Cose di casa non ne mangerebbe per niente!”
Luisa
“E’ ancora troppo ragazzino!”
Vittoria
“E’ attaccato alle cose di bottega, provola, provolone, mortadella e formaggini, invece di mangiarsi un bel piatto di pomodori verdi e peperoni fritti! Facciamo un bel conto, un bel libretto pieno da pagare, che poi i soldi ce li spedisce suo padre dall’altro mondo! Chi ce l’ha i soldi può andare a comprare in bottega, ma chi non ce l’ha si deve guardare.”
Luisa
“Le cose di casa sono più per i grandi! I ragazzini non si arrangiano, qualcosa la vogliono. E hanno ragione!”
Vittoria
“Ma quale ragione hanno? Non ne hanno nessuna! I grandi devono comandare non loro. Loro devono solo obbedire e basta! I grandi sanno la situazione della casa, quello che si può e quello che non si può comprare!”
Luisa
“Avete ragione siete due donne senza uomini. C’è il figlio di mia figlia che fa lo stesso! È anche difficile nel mangiare. La mamma, spesse volte, per accontentarlo gli compra qualcosa apposta per lui. Purtroppo, devono crescere!”
Vittoria
“Tra poco ammazziamo il maiale, e per un po’ la smette. Le salsicce gli piacciono.”
Luisa
“Per quando avete deciso?”
Vittoria
“Fino ad ora l’abbiamo fatto quasi sempre prima di Natale, il più tardi fra Santo Stefano e Capodanno! Con nostro fratello Pasquale l’ammazziamo sempre insieme. Mariarosa, al mattatoio, non ci va da sola; col fratello si sente protetta fra tutti quegli uomini. E Pasquale ci ha detto: fra poco! E ci credo! Giorni fa, ho sentito la cognata nostra che si lamentava con Mariarosa, che io stavo facendo e non mi sono avvicinata, che aveva finito la crusca e di patate n’aveva poche.”
Luisa
“A casa mia, il mese di dicembre lo lasciamo passare sempre tutto, in gennaio, poi, decidiamo il giorno. Il sale, però, me lo voglio approntare sin da ora, meglio tenerlo pronto. Chi ha tempo non aspetti tempo! Può darsi che poi ti trovi più impacciata, e devi fare tutto in fretta. È un pensiero che mi voglio togliere.”
Vittoria
“Io l’ho già comprato, cara Luisa, e da una settimana! C’era una coda di gente dal tabaccaio…! E adesso aspetto mi son detta, perché se me ne vado chi sa poi quando deciderò di ritornare di nuovo! Mi ha dato due belle pietre trasparenti, tale e quale al cristallo, e un altro poco più scuro. Ora lo devo schiacciare; se mi gira la testa lo faccio stasera e poi lo raffinerò alla macinella. Con quello cristallino ci saliamo le salsicce, per stagionare i prosciutti e il lardo il più scuro va bene lo stesso.”
Luisa
“Ma si che va bene! Tutto chiaro e trasparente chi te lo da!? Per le salsicce vuole chiaro altrimenti mangi terra! Anche a me lo deve dare cristallino se no, non lo voglio; e ne giro tabaccai finché non lo trovo che mi soddisfa! Questo della piazza, però lo posso dire a testa alta, che mi ha sempre stimato. Ci conosciamo con la moglie, e glielo dico di conservarmelo di quello buono!”
Vittoria
“Tu conosci tanta gente!”
Luisa
“Vittoria, ci devi saper fare! La lingua l’abbiamo per saperla usare.”
Vittoria
“Io penso che la sola lingua non basta, ci vuole pure un po’ di faccia.”
Luisa
“Pure la faccia abbiamo tutti!”
Vittoria
“Eh si, si! Luisa, fai finta di non capire! Ma io lo so che mi hai capito, che vuol dire faccia.”
Luisa
“E che ci posso fare!? Ognuno cerca di arrangiarsi come meglio può! Quando ti capita l’occasione meglio farsela amica una persona, perché non sai mai quando ne puoi aver bisogno; e non sai nemmeno quando gli altri possono avere bisogno di te!”
Vittoria
“Non posso darti torto! Noi ne conosciamo pure, ma non tante tante! In giro ci andiamo poco. Mariarosa, con questo telaio che ha, quando può cerca di lavorare per tagliare qualche tela.”
Luisa
“Che io, poi, tanto tanto non vado in giro nemmeno; poco poco più del necessario!”
Vittoria
“Si! Ma hai sempre meno impegni rispetto a noi.”
Luisa
(tace)
Vittoria
“Permetti Luisa, che mentre parliamo mi faccio qualcosa che me la trovo fatta.”
Luisa
“Ma certo…! Fai pure! Scusami se ti faccio perdere tempo!”
Vittoria
“Non dirlo neanche! Quello che devo fare lo posso fare davanti a te, e mentre parliamo. Devo torcere del filo di lana.”
(Così dicendo prende il fuso e il gomitolo della lana che stavano sulla sedia vicino al telaio, e ritorna a sedersi su una sedia più alta, rispetto a quella di prima, che prende da un angolo e se la porta davanti a Luisa.)
Vittoria
“Abbiamo comprato un chilo e mezzo di filo di lana! Siamo rimaste senza calze con Mariarosa; sono tutte consumate. Del piede non è rimasto più nulla, solo toppe e sopra toppe e non riscaldano più il piede. E quando i piedi non stanno caldi, ti senti gelare tutto il corpo.”
Luisa
“Lo so, lo so! Non prendi calore ovunque vai. I piedi devono stare caldi per star bene con tutto il corpo!”
Vittoria
“Ne ho lavato tre matasse e l’ho asciugate lasciandole davanti al caminetto caldo prima di coricarci. Fuori con questo freddo non s’asciuga nulla.”
Luisa
“Io ho teso una cordicella nel magazzino per metterci qualche panno. Il sole d’inverno si sa che non è caldo e per asciugare i panni ci vuole tempo.”
Vittoria
“Poi le ho raccolte a gomitolo, facendo il filo doppio, così le calze vengono più grosse e quindi più calde. Adesso però, il filo lo devo torcere. Questo è il primo che sto torcendo e ne ho altri due. Un po’ alla volta prima di Natale cerco di finirli.”
Luisa
“Le calze, veramente, si dovrebbero fare d’estate! D’inverno, finché le fai ne hai tempo per prendere freddo! Te le trovi pronte per quello che segue!”
Vittoria
“Intanto, prima non abbiamo potuto; meglio con ritardo che per niente! Devi fare bene i conti prima di comprare quello che ti serve. Che s’affretta Mariarosa a tessere per tagliare la tela e consegnarla alla padrona che te l’ha ordinata a che cosa le serve, il più delle volte? A niente! Tu speri che ti paga per farti un’altra cosa. Poi, quando gliela porti, invece, non ti paga e passano mesi e tante volte anche tanti. Non si vergognano per niente! E quello che avevi pensato di fare non lo puoi fare più!”
Luisa
“Ci credo! E quanto ci credo! C’è tanta tanta gente senza vergogna, sono poche le persone che pagano se non all’istante dopo qualche giorno. Io, sono del parere che quando devi fare una cosa prima di tutto ti devi mettere da parte i soldi e poi vai a chiedere. I soldi servono perché nessuno di noi è ricca!”
Vittoria
“Questo succede a te, a me e a una minoranza perché abbiamo timore dei debiti, la maggioranza non ne ha e pensa il contrario. Si dice: se non te lo fai un debito non te lo togli e ti fanno aspettare quanto vogliono! C’è stata una, il nome non te lo voglio fare, che ci ha fatto aspettare un anno e più per pagarci la tessitura di dodici asciugamani, e ha il marito che è un grande lavoratore. Poi era venuta di nuovo per delle federe; le abbiamo dato un bel no in faccia, prima Mariarosa e dopo io. Il da fare che abbiamo è troppo, in campagna ed anche in casa e non possiamo prometterti niente, le abbiamo risposto. Due mesi si può anche aspettare ma un anno no! Ha capito qual era in realtà il vero motivo, ce ne siamo accorti dal colore della faccia che ha fatto. Ha fatto le sue scuse per il disturbo e se n’è andata zitta zitta, senza voltarsi indietro. Una volta si può rimanere imbrogliati ma due volte no, sono troppe! Mariarosa tesse pure per bisogno e non per divertimento! Questa è una che ha tanta faccia tosta; sicuramente non si è fermata qui da noi, è andata ad imbrogliare un’altra.”
Luisa
“Chi è abituata nel mestiere non molla. Tanto gira finché trova. E trovano, trovano! C’è chi imbroglia e c’è chi si lascia imbrogliare più facilmente, sono semplicione.”
Scena 2 · Vittoria, Luisa e Giuseppe
📌 Si apre la porta dietro a una spinta furiosa ed entra di fretta Giuseppe.
Giuseppe
“E’ arrivato un camion che cambia cachi con patate, in piazza! L’ho visto io! E gridava pure! Ne ha tante casse!”
Vittoria
“E tu adesso che vuoi? Che sei venuto con questa fretta! Trattala meglio la porta, quando entri! Non farla sbattere, è già mezza rotta! Si regge appena! Un altro paio di trattamenti così e si stacca dai cardini, quante volte te lo devo dire?”
Giuseppe
“Uffaaaa! Con questa porta! Sbrigati prima che se ne vada!”
Vittoria
“Che se ne vada pure! Giusto in piazza si doveva fermare! Non poteva passare diritto! Maledizione!”
Giuseppe
“Si, si! A me i cachi piacciono assai! Dov’è andata mamma?”
Vittoria
“Quello che ti dico io ti dice tua madre! Non ne abbiamo patate! Sono alla fine e le dobbiamo dare al maiale!”
Giuseppe
“Coi soldi, mamma non me l’ha voluti comprare l’altro ieri, che non ne aveva! Poi quando li cambiano con patate, mi ha detto! Adesso non vuoi tu! Patate ce n’è una montagna in soffitta! Io vado, faccio tutto da solo!”
(Così dicendo si porta a spiare sotto il letto stendendosi per terra. Prende un cestino e si rialza; e di fretta si porta in soffitta.)
Vittoria
“Non ti ascolta mai! Fa tutto di testa sua!”
Luisa
“I cachi piacciono a tutti, grandi e bambini; lascialo stare per quattro patate… Quante ne buttiamo a primavera che sono marcite?!”
Vittoria
“Tutto quello che vede vuole!”
Luisa
“Si! Tieni pure conto di quello che non gli dai. Non credo che sempre le ha vinte lui. Con i soldi Mariarosa non glieli ha comprati; tieni conto pure di questo. I ragazzi sono molto golosi.”
Vittoria
“Sapessi quanti soldi che si spende! Ogni giorno, viene e vuole dieci, venti e certe volte pure cinquanta lire!”
(Il rumore dei passi sul legno della scala annuncia che sta scendendo; Vittoria si prepara ad affrontarlo di nuovo, alzandosi all’in piedi e dicendogli:)
Vittoria
“Fammi vedere quante ne hai prese!”
Giuseppe
“Lasciami passare!!! Non ti mettere di mezzo!!!”
Vittoria
“E’ troppo pieno! Lasciala qualcuna che ti cadono strada facendo e le perdi!”
Giuseppe
“No! Ci metto sopra il braccio e non corro!”
Vittoria
“Non farti imbrogliare almeno, te lo deve riempire quanto lo è adesso!”
(Aperta la porta scappa verso la piazza.)
Vittoria
“I ragazzini, non si fanno neanche imparare che non ti stanno a sentire!”
Luisa
“Non vedi che ha tanta fretta; se non arriva in tempo quello se ne va!”
(Intanto si è rimessa a sedere prendendosi nuovamente il fuso per torcere.)
Vittoria
“Per le sue cose ragionano, per le tue la ragione la perdono; sono tutti scostumati!”
Luisa
“I grandi molto di più!”
Vittoria
“Aiutali tu, aiutali! Non ne hanno bisogno, che si difendono da soli! E come lo sanno fare!”
Scena 3 · Mariarosa, Lucia, Vittoria, Luisa e Giuseppe
📌 La porta si apre per mano di Mariarosa che vuole entrare seguita da Lucia.
Vittoria
“Il buon giorno ce lo diamo lo stesso Lucia, anche se la giornata è oscurata che sembra sera già inoltrata. Quasi quasi non ci vediamo più in faccia! O meglio facciamo fatica!”
Mariarosa
“Accendiamo la luce!”
Lucia
“E’ ancora troppo presto, risparmiamola un altro poco! Di cucire non dobbiamo cucire, e per sentirci abbiamo bisogno delle sole orecchie.”
Luisa
“Stamattina c’era il sole, poco prima di mezzogiorno il cielo ha cominciato a riempirsi di nuvole.”
Mariarosa
“Adesso l’hai viste come sono diventate nere, può darsi pure che stasera piove.”
Lucia
“Se piove scioglie la neve.”
Vittoria
“Finalmente! Che non la voglio più guardare!”
Luisa
“E che ti fa! Lasciala stare quanto vuole!”
Vittoria
“Ogni volta che esco dalla porta rientro con i piedi bagnati!”
Lucia
“Non mi dire che esci con queste pantofole che hai ai piedi!”
Vittoria
“Allora con che cosa!?”
Lucia
“E no, cara Vittoria! Queste sono buone per starci dentro, per fuori ci vogliono un bel paio di scarpe calde! Mariarosa, vedo che ha pure le stesse e ci esce! Per l’inverno, almeno, ve le dovete comprare le scarpe se non volete che vi viene un bel malanno! La salute va salvaguardata quando ce l’hai. Arrivato che è un guaio ne spendi molto di più soldi, e non te lo cacci!”
Vittoria
“Che noi l’abbiamo le scarpe! Non le mettiamo in casa perché con le pantofole stiamo più comode! Poi, te le trovi ai piedi e per non cambiarle vicino casa ci andiamo; ma per andare più lontano è chiaro che le mettiamo, sia d’inverno che d’estate!”
Lucia
“Non raccontare bugie, Vittoria! Io non vi ho visto mai con un paio di scarpe ai piedi! Sempre con queste pantofole nere, che di sotto son fatte di gomma. Non risparmiate pure in questo! Lo so che soldi ne avete pochi ma datemi ascolto, privatevi di un’altra cosa e non delle scarpe d’inverno. Basta solo una goccia d’acqua per bagnare le pantofole e addio il piede vi sta sempre umido, e vi si gela. Vittoria, non pensare che io di scarpe ne abbia tante che ho solo queste ed un altro paio più vecchie. Queste le metto solo per uscire quando le giornate sono piovose o c’è la neve, che sono più pesanti e più alte. Le vecchie quando la strada è asciutta e le giornate più calde. Me le risparmio e le curo più delle altre cose perché so che per comprarne un altro paio devo aspettare e devo pure risparmiare.”
Vittoria
“Lucia, non te ne racconto bugie! Non l’hai viste tu, ma l’abbiamo! Non te le faccio vedere adesso perché sono in soffitta e a prenderle non ci vado, mi rincresce. Faccio la scala più di cento volte al giorno.”
Lucia
“E si, si! Che sono in soffitta! Vai subito a controllarle se sono ancora intatte o l’abbiano rosicchiate i topi!”
Luisa
“Tra poco si mangiano pure noi, quando andiamo in soffitta! Figurati se hanno lasciato le scarpe intatte. Si e no ci puoi trovare solo i suoi chiodini.”
Vittoria
“Pure tu ti metti a scherzare!”
Mariarosa
“Vittoria, non stare più a trovare scuse per coprire i nostri disagi! Le bugie hanno le gambe corte e non vanno lontano; al primo ostacolo s’inciampano e non si rialzano più. Le puoi dire alle persone lontane che non tanto ci conoscono, ma a Lucia e a Luisa non conviene perché l’abbiamo troppo vicine di casa e ci vedono e ci conoscono da tanto tempo.”
Vittoria
“Quelle che ci ha regalato nostra cognata te le sei scordate? Non le ricordi più?!”
Mariarosa
“Con quelle t’illudi pure che abbiamo le scarpe! Non hai visto che non vanno bene né a me né a te; l’abbiamo portate in soffitta per non dar fastidio sotto.”
Vittoria
“Sono buone! Sono buone! Se te le tieni un paio di giorni ai piedi si allargano, che non sono tanto strette! Forse non ti piacciono?”
Mariarosa
“Il lusso di scegliere ancora non me lo posso permettere! E la testa con il suo modo di pensare ha pure le sue colpe! Come ti suggerisce fai! Se pensa bene fai bene se pensa male fai male. Ci mancano i soldi ed anche un po’ di talento.”
Vittoria
“Se mai a te, non a me! Corri in fretta a comprare due paia di scarpe che il mio me lo metto subito subito ai piedi, appena ritorni dalla bottega. Che ci so camminare!”
Mariarosa
“Se avessi avuto i soldi, in questo momento, ci sarei andata di corsa.”
Vittoria
“Visto! Non stare a nominare la testa, che è sana e forte! Nomina il portafoglio che nemmeno abbiamo! Un soldo ce lo mettiamo nel seno quando usciamo; e spesse volte mi succede che quando devo cercarlo per pagare non lo ritrovo più perché si è perso nella camicia; e corro di corsa a casa, con le gambe che mi tremano dalla paura di averlo perso, a spogliarmi per ritrovarlo.”
Lucia
“Adesso si che ti credo! Perché sei stata sincera! Hai detto una pura verità.”
Vittoria
“Parlate! Parlate pure tutte e due! Voi avete un bel marito che vi porta e vi sentite pezzenti! Mariarosa, che cosa dovrebbe dire che l’ha perso da tanti anni?! E io che non ne ho mai avuto?! Chi le possiede le scarpe se le compra, chi non le possiede cammina con le pantofole! Cammina come meglio può fare!”
Luisa
“Non ti arrabbiare, Vittoria! Conosciamo le vostre condizioni. So che con Lucia stiamo dicendo qualche parola in più e ve ne chiediamo perdono.”
Mariarosa
“Non offendetevi. Vittoria, parla ma non vi vuole offendere. Parla perché tutti ci siamo ritrovati nel dialogo e non per altro. Il marito nessuna delle due ve lo vuole invidiare.”
Luisa
“Se il marito di Mariarosa è morto non è morto perché l’abbiamo voluto noi, ma perché erano finiti i giorni che Dio gli aveva dato. Del nostro è giusto che diciamo: che Dio ce lo guardi!”
Vittoria
“Io auguro che ve lo guardi veramente, dalle malattie e da tutti i pericoli che possono incontrare in ogni luogo, ovunque vadano. Ogni tanto ci lamentiamo del nostro destino, senza desiderare quello degli altri.”
Lucia
“Chi per un motivo e chi per un altro il lamento è sulla bocca di tutti!”
Luisa
“Me ne vado! Per oggi la mia compagnia è finita. Domani si vedrà!”
Mariarosa
“Se non hai proprio fretta, puoi stare ancora! Fuori fa tanto freddo non conviene andare in giro.”
Luisa
“Devo andare! Vado ad attizzare il mio fuoco, di sicuro a quest’ora si sta spegnendo e fra non molto ritornano a casa mio marito e i miei figli chi dal lavoro e chi da altrove.”
Vittoria
“S’è così non ti tratteniamo.”
Luisa
“Vi lascio la buona sera anche se è ancora un po’ prestino.”
Lucia
“Non troppo, buona sera!”
(Tutti rispondono al saluto. All’ingresso s’incontra con Giuseppe che è di ritorno col cestino pieno di cachi.)
Luisa
“Sei arrivato finalmente!”
Giuseppe
“Si! Ho dovuto aspettare, c’era gente!”
Vittoria
“Vieni qui! Fammi vedere quanti te ne ha dati?!”
Giuseppe
“Che noia che sei!”
Lucia
“Non ti spazientire, obbedisci!”
Mariarosa
“Fattene una bella mangiata, e per un paio di mesi, almeno, non stare a brontolare più quando li vedi.”
Vittoria
“Si è preso un cesto pieno fino all’orlo di patate! Qualcuno in più te lo poteva dare!”
Giuseppe
“Due l’ho già mangiati.”
Mariarosa
“Fuori, quando l’ho sentito dire che c’era un camion con cachi, in piazza, mi sono detta: se quello se ne accorge, di sicuro non lo tieni più, va! Infatti, è andato.”
Giuseppe
“Dove li metto?”
(Va per metterli sotto la grande cassapanca che serve per contenere il grano. Vittoria glielo impedisce gridando:)
Vittoria
“Qui no! Non qui!”
Giuseppe
“Allora dove?”
(Mariarosa si alza per provvedere lei, mentre dice:)
Mariarosa
“Dalli a me, che te li conservo io.”
Giuseppe
“Si, ma fammi vedere dove li metti, perché poi se non ci sei…”
Mariarosa
“E dove vado!”
Lucia
“Vuole essere sicuro di ritrovarli!”
Mariarosa
“Perché li deve mangiare subito facendo il va e vieni! La metà li metto in soffitta, il resto nella grande cassapanca!”
Giuseppe
“No! Li devi mettere tutti insieme.”
Vittoria
“Non ti pensare che vai e vieni ogni dieci minuti!”
Giuseppe
“Mannaggia! Che sei tu!”
Mariarosa
“Ha detto bene la zia! Ti devono durare almeno per tre giorni.”
Giuseppe
“Sono troppo maturi e si guastano.”
Lucia
“Ha trovato la sua!”
Mariarosa
“Di nuovo esci?”
Giuseppe
“Si! Che faccio dentro?”
Mariarosa
“Quando ti decidi a fare i compiti?”
Giuseppe
“Più tardi!”
(Detto riesce.)
Vittoria
“Da più tardi a più tardi arrivano sempre le sette di sera e ancora non ha aperto libro.”
Mariarosa
“Faccio passare un’altra mezz’oretta e poi lo vado a prendere per un orecchio e se non li fa gli riempio la faccia di schiaffi e non lo faccio uscire più.”
Lucia
“Con i figli, quando è necessario, devi essere forte e decisa, altrimenti non ti obbediscono mai.”
Mariarosa
“Che io forte sono e lui lo sa! Dal modo come glielo dico si rende conto se deve obbedire all’istante o può ritardare e quanto può ritardare.”
Scena 4 · Mariarosa, Vittoria e Lucia
📌 Attimo di silenzio, nel quale Mariarosa gira per la casa a sbrigare qualche faccenda. Poi ritornando da Vittoria riprende a parlare.
Mariarosa
“Vittoria, vado a prendere un pane e l’ammollo; così per l’ora di cena si trova scolato.”
Vittoria
“Si, vai! Vai subito che è già tardi! Il nostro pane è già seccato da tempo; è diventato duro come una pietra, ogni volta lo dobbiamo ammollare. E ne abbiamo ancora parecchio!”
(Mariarosa sale la scala che porta in soffitta.)
Lucia
“Solo il vostro…! Anche il mio! Prima di Natale, però, lo devo fare. Per le feste, quest’anno, mangiamo pane fresco. Devo fare anche le pitte’mpigliate. Una sera di queste schiaccio le noci. Certe l’hanno già fatte. Secondo me è ancora presto.”
Vittoria
“Chi fa il pane, d’ora in poi, gli conviene, che aspetta!? Il forno negli ultimi giorni, prima di Natale, s’affolla e nella confusione si arrangi chi può.”
Lucia
“Faccio passare altri quattro giorni e vado a prenotarmi dalla fornaia.”
Vittoria
“Da lunedì! Oggi è mercoledì e ne abbiamo undici.”
Lucia
“Già son passati undici giorni dall’inizio del mese! Domani se esco, se poi non esco lunedì devo uscire per forza, compro l’uva passa, due chili di zucchero e una bottiglia di marsala. La farina ce l’ho già in casa, anche per il pane.”
(Mariarosa scende la scala e non ancora ricomparsa:)
Mariarosa
“Disgraziati! Disgraziati maledetti! Animali dannosi! Quanti ne girano sulla faccia della terra! Quando Dio fece la terra disse anche topi! Non la poteva fare senza topi! Topi a non finire! Dividete il vostro pane con i topi, certamente avrà detto!”
Lucia
“Mariarosa, che è successo? Ti hanno messo qualche brutta paura?”
Mariarosa
“Ma che paura, Lucia! Ti sembro una che ha paura dei topi? Se l’occhiappo ne ammazzo cento, e poi ancora altri cento! Guardate come hanno ridotto questo pane, rosicchiato da tutti i lati!”
Vittoria
“L’hanno incoronato, come tante altre volte!”
Mariarosa
“E come se non bastasse, l’hanno pure scavato.”
Lucia
“Ci hanno fatto pure la galleria! L’hanno scambiato per una montagna! Come sanno fare!”
Vittoria
“Intelligenti per i loro bisogni, altro che stupidi!”
Mariarosa
“Li farei tutti arrosto!”
(Così brontolando posa il pane sulla tavola, e prende un coltello dal cassetto.)
Lucia
“E perché non ce li fai? La legge non ti condanna se li ammazzi. Brucia la casa e l’hai arrostiti tutti! Mannaggia Mariarosa!”
Mariarosa
“Mannaggia un cavolo! Più pani prendo più li trovo rosicchiati. Farabutti! Mi fanno salire il sangue alla testa ogni volta che ne prendo uno!”
(Facendo uso del coltello taglia la parte rosicchiata per pulirlo, trovando difficoltà nella sua durezza.)
Vittoria
“Ma che ti arrabbi! Lo sai da anni che la situazione è questa; se la cosa ti succede per la prima volta hai ragione ma poi …”
Mariarosa
“Se penso quanto ci lavoriamo e quanto ci costa un pane, mi arrabbio e come ogni volta! Li bestemmierò sempre! Disgraziati dieci volte! Più di dieci, mille!”
Lucia
“Mariarosa, anche più di mille, tre mila! Chi è che non trova pani rosicchiati!? Dopo che l’abbiamo questa croce!”
Mariarosa
“E che croce!”
Vittoria
“Stai attenta col coltello a non tagliarti che scivola facilmente sul pane duro!”
Mariarosa
“Quanto pulisco l’esterno, per spaccarlo uso l’accetta; col coltello non ce la faccio.”
Lucia
“Dove lo tenete voi altre, in soffitta?”
Vittoria
“Sulle tavole del pavimento. Un posto migliore non l’abbiamo! La soffitta è tutta piena di altra roba.”
Lucia
“Quindi, per terra!”
Vittoria
“Si, per terra! Sopra una tovaglia da tavola.”
Lucia
“E poi pretendete pure che non ci vadano i topi! Ce l’avete messo sotto il muso! Mio marito ci ha fatto un portapane con delle liste, e l’abbiamo appeso alle travi della soffitta. Ogni tanto lo trovo un pane rosicchiato, ma tanti tanti no! Se volete glielo dico e ve ne faccio fare uno anche per voi. Provateci! Non dico che risolvete del tutto la cosa, ma di sicuro la migliorate.”
Mariarosa
“La nostra soffitta non è alta e non ci sta!”
Lucia
“Ci sono stata, la conosco! Non è neanche tanto bassa per quanto vuoi far intendere; secondo me si può mettere comodamente.”
Vittoria
“Grazie, del tuo buon cuore Lucia!”
Lucia
“E di che mi ringrazi se ancora non ti ho fatto niente! E non mi hai nemmeno risposto!”
Mariarosa
“Col tempo, senza scomodarti troppo; non dargli nessuna fretta a tuo marito!”
Lucia
“Che non si scomoda, no! Non ci vuole assai per farlo; massimo un paio d’ore! Ve lo faccio fare il più presto possibile! Le liste ce l’ha pure.”
Vittoria
“Per quando rifacciamo di nuovo pane!”
(Mariarosa è intenta nel suo da fare; ha tagliato il pane a pezzi coll’accetta e man mano che lo pulisce all’interno lo mette nella scodella coll’acqua.)
Lucia
“Stai zitta tu sulle mie cose! E sempre con codesta modestia! Pensa a torcere e a finire il gomitolo!”
Vittoria
“Si! Che forse è meglio! Mariarosa, non lo tenere poi troppo in ammollo, che diventa una spugna e non ne recuperi; si sbriciola tutto e mangi acqua.”
Mariarosa
“Non si deve bagnare anche all’interno! Che lo tolgo!!”
(Toglie i primi pezzi che vi ha messo e li mette a sgocciolare in un colapasta, anch’essa riportata sulla tavola.)
Mariarosa
“Che ne dici se per stasera prendo peperoni e pomodori salati per friggerli?”
Vittoria
“Dici che si fa in tempo a dissalarli, non è già tardi?”
Mariarosa
“Allora li prendo per domani sera!”
Vittoria
“Stasera mangiamo altre cose. Con questo fuso ci lascio stare. È meglio che vada a prendere una bracciata di legna per la serata, che poi imbrunisce del tutto e nella legnaia non ci vedo più.”
Scena 5 · Paolo, Mariarosa, Vittoria e Lucia
📌 Si apre di nuovo la porta ed entra un giovanotto sui diciassette diciotto anni, Paolo.
Paolo
“Buona sera, a tutti!”
(Mariarosa che gli sta più vicino risponde al saluto col saluto.)
Paolo
“Zia Mariarosa, pane duro! Noi finalmente l’abbiamo finito, con l’aiuto delle mie preghiere!”
Vittoria
“Il pane bagnato dove ti fa male?!”
Paolo
“Quando posso lo scarto sempre! Quello fresco resta sempre il migliore! Mannaggia voi, e la mia mamma prima di voi! Non la posso convincere a farne di meno, quando lo fa! Se ci andate più spesso al forno che vi succede? Invece no! Devono farne cinquanta e più chili perché non possono andarci due volte!!”
Vittoria
“Sei troppo giovane per renderti conto! Non possiamo stare sempre impacciate col pane! La casa deve stare piena di pane, specialmente d’inverno. Se ti fa un’abbondante nevicata vai e vieni dal forno, ogni quindici giorni!”
Lucia
“Quella che c’è fuori adesso, ti sembra poca!”
Vittoria
“Quando vedo il pane che sta per finire mi sento pezzente nella mia casa!”
Paolo
“Siccome i forni sono troppo lontani!”
Vittoria
“Devi guardare pure come sono affollati! Che mangi pane duro che ti succede? Hai paura che consumi i denti! Rispondimi!”
Paolo
“Brontolate sempre la stessa! Solo il pane vi fa sentire ricche.”
Lucia
“Oggi, non ci sta mancando più! Quando eravamo ragazzine noi quante volte c’è mancato! Tu questa mancanza non l’hai sentita. Non l’avevamo né fresco né duro!”
Vittoria
“Accontentati! Non ti lagnare che adesso stiamo bene! Il pane in soffitta non ci sta mancando più da diversi anni, e speriamo che sarà sempre così in avanti.”
Paolo
“Proprio così no, zia Vittoria! Speriamo che andiamo sempre più incontro al pane fresco. A questo duro non mi voglio fermare.”
(Mariarosa pulisce la casa dalle briciole che sono cadute per terra.)
Vittoria
“Quando metterai famiglia, deciderai tu come dovrà fare il pane tua moglie. E staremo a vedere come lo farà. Col vostro permesso, ora vado a prendere la legna. Mi prendo la chiave, e faccio in fretta a ritornare.”
Lucia
“Con tutto il tuo tempo!”
Paolo
“Vengo ad aiutarti!”
Vittoria
“Non c’è né bisogno, Paolo! Se vieni ti sporchi per niente. Se mi rendo conto che una bracciata non basta, ci rivado una seconda volta.”
Paolo
“No, che non mi sporco! Il cappotto me lo tolgo ed il maglione non è nuovo e nemmeno pulitissimo!”
(Si toglie il cappotto e lo posa sul letto.)
Vittoria
“Se proprio insisti …”
(Così dicendo si avvia fuori seguita dal nipote.)
Lucia
“Avete un bel nipote!”
Mariarosa
“E’ bello dentro con la sua generosità ed è bello fuori col suo aspetto fisico. Beato chi lo sposa!”
Lucia
“Chi lo sposa sarà contenta! Me ne vado; sono accese già le luci, fuori.”
Mariarosa
“Siamo nelle giornate più corte. Subito subito fa buio!”
Lucia
“Mariarosa, arrivederci.”
Mariarosa
“Arrivederci, se non ti vuoi trattenere più.”
Lucia
“Io vado e vengo sempre.”
(Esce.)
Scena 6 · Mariarosa e Paolo
📌 Mariarosa, per primo accende la luce poi mette un po’ d’ordine alle sedie. Poco dopo ricompare Paolo con della legna sulle braccia.
Paolo
“Dove la devo posare, Zia Mariarosa?”
Mariarosa
“Mettila, mettila davanti al caminetto che l’aggiusto io.”
Paolo
“Così va bene? Zia Vittoria ne sta portando solo uno bello grosso.”
Mariarosa
“Ha fatto bene! Ce lo metteremo dietro. Ti sei sporcato la maglia di polvere, ti do la spazzola per spolverarti.”
Paolo
“Ma quale spazzola! Con la mano faccio lo stesso e prima.”
(Si scuote la maglia, mentre Mariarosa mette metà della legna alta dentro il focolare e l’altra metà a lato, fuori di esso.)
Mariarosa
“Per stasera e domani mattina basta. Che pensi che noi la sera andiamo a letto tardi per consumare tanta legna! La legna va risparmiata più delle altre cose! Quando non ne hai non ti riscaldi, e il freddo è più brutto della fame; ti metti a tremare e tremando ci muori. A quale casa vai a riscaldarti? Un poco ti accettano, poi cominciano ad aspettare quando te ne vai. Andando a letto prima la sera sembra niente, ma risparmi, risparmi! E pure parecchio!”
Paolo
“Noi prima delle nove non ci mettiamo mai a letto!”
Mariarosa
“Hai visto quanta legna accumula in magazzino più di noi, tuo padre? Quasi il doppio! A noi chi ce l’ha da! Tutto è un’abitudine. Fino alle nove non ci stiamo mai, per quest’ora siamo tutti sotto le coperte da un bel pezzo!”
Paolo
“Se non dormite, almeno state calde. Anche la mattina non vi dovete alzare tanto presto!”
Mariarosa
“Certo, che hai ragione! Quando Giuseppe deve andare a scuola, purtroppo, ci dobbiamo alzare in orario; se no, non fa in tempo! Devo andare a cercarlo! Deve fare ancora i compiti. Se rincasa troppo tardi non li fa più! Se tu aspetti vado subito, verrà Vittoria a farti compagnia, anzi doveva essere già qui!”
Paolo
“Vai zia, che non mi perdo e nemmeno vi frugo la casa! Vai tranquilla!”
Mariarosa
“Paolo! Nella mia casa tutte le cose sono in vista! Soldi, e chi ne tiene; qualche debito si! Tu non sei il tipo dalle mani lunghe. Mi fido ciecamente di te. Con permesso, allora!”
(Mariarosa esce, mentre Paolo sta a guardare.)
Scena 7 · Paolo, Vittoria, Mariarosa e Giuseppe
📌 Rimasto solo, prende una bustina con dentro delle sigarette che poco prima aveva presa da una tasca del cappotto. Ne prende una e la mette fra le labbra; si avvicina al fuoco e con un tizzone l’accende e si mette a fumare. Dopo due boccate di fumo entra Vittoria con un grosso legno sulle braccia.
Vittoria
“Paolo! Tu fumi ancora! Ci avevi assicurato che non l’avresti fatto più!”
Paolo
“Si! Infatti non fumerò più!”
Vittoria
“Non fumerò, e non fumerò intanto fumi e ci tieni col buono! Tu non vieni per farci visita e per parlare con me e zia Mariarosa!! Tu vieni per fumare tranquillamente, senza essere scoperto da tuo padre! Ma glielo dico io! Con la bocca chiusa non ci sto più!”
Paolo
“Zia Vittoria, ti prometto per davvero che è l’ultima! Solo questa e poi mai più!”
(Intanto Vittoria ha già messo il legno sul fuoco, dietro agli altri che ardono e si è rimessa diritta davanti al nipote.)
Vittoria
“Non ci credo più! Non mi fido più di te! Hai perso tutta la mia fiducia! E non venire più per questo motivo, qui! Che cosa mi dirà mio fratello, quando verrà a saperlo? Certamente mi farà un bel rimprovero! Mi dirà: lo sapevi e tacevi, che bella sorella! Invece di aiutarmi a salvaguardare la salute di tuo nipote gli fai bruciare i polmoni!”
Paolo
“Non farmela spegnere!”
(Intanto Paolo chiude la porta col catenaccio.)
Vittoria
“Non la chiudere la porta!! Lasciala aperta! Chi entra deve sapere di che pecca! Da stasera mi avrai sempre contro! Se per caso si trova a passare tuo padre che entri pure e ti veda! L’apro io se qualcuno bussa! O meglio, vado subito a casa tua a riferire!”
Paolo
“La spengo! Guarda, la butto nel fuoco! Non andarci per riferire da mio padre, da questo momento ho smesso per sempre, ci puoi credere!”
Vittoria
“Ma chi ti crede più! Glielo dico e basta è la via migliore, puoi starne certo!”
(Rientra Mariarosa tenendo il figlio per mano.)
Vittoria
“Mariarosa, non viene per stare con noi Paolo! Viene solo per fumare! L’ho trovato con la sigaretta accesa, venendo con la legna.”
Mariarosa
“Ha approfittato della nostra assenza. Vergognati, con questo fumo! Smettila! Prendi esempio da tuo padre che non ha mai fumato!”
Paolo
“Ma se lui non l’ha preso il vizio!”
Mariarosa
“Aspetta ancora se proprio vuoi farlo, fatti più grande!”
(Ha lasciato il figlio e si è avvicinata alla grande cassapanca per prendere la cartella della scuola.)
Paolo
“Tutti mi dicono che devo aspettare perché sono ancora piccolo! Sono già grande invece!”
Vittoria
“Non tanto! Alla tua età tutti si illudono di essere grandi! E poi il fumo fa sempre male, anche ai grandi! È il male che distrugge i polmoni ed il portafoglio!”
Mariarosa
“Tu, ora, siediti davanti alla tavola e ti fai tutti i compiti senza fiatare!”
(Il figlio obbedisce, si siede. Apre la cartella e inizia a sfogliare un quaderno mentre risponde:)
Giuseppe
“Nemmeno respiro!”
Paolo
“Così muori!”
Giuseppe
“Muori tu! Che io non sono stupido! Faccio solo la finta.”
Mariarosa
“Per favore, Paolo! Lascialo stare, non lo rispondere. Perché se si mette a parlare, addio compiti, la scusa ne vuole!”
Scena 8 · Luisa, Mariarosa, Una donna, Vittoria, Paolo e Giuseppe
📌 La porta si riapre, ed appare Luisa che chiama Mariarosa per nome: “Mariarosa! Mariarosa, ti cercano!” Non entra rimane sulla soglia. Mentre Mariarosa si appresta ad uscire fuori Vittoria sta guardinga ad ascoltare.
Mariarosa
“Chi mi vuole?”
Luisa
“Una donna! Non conoscendo la tua porta è venuta alla mia a bussare e a chiedere e l’ho accompagnata.”
(Mentre dice così si fa da parte e lascia entrare la donna che saluta tutti.)
Mariarosa
“Entri! Entri!”
La donna
“Con la faccia e con la lingua si arriva anche in America!”
Vittoria
“Certo! La bocca è fatta per parlare con tutti!”
Luisa
“Io ho fatto il mio dovere e me ne vado! Buona sera a tutti!”
La donna
“Buona sera, e grazie assai assai!”
Mariarosa
“Vieni! Siediti qui, vicino a noi, davanti al fuoco che intanto ci riscaldiamo!”
La donna
“Quando si è nel bisogno, si va in giro. Sono venuta per chiedere ed informarmi. Ho parlato dei miei bisogni e mi hanno indicato voi e sono venuta; male che vada mi diranno di no!”
Vittoria
“Se non sappiamo non possiamo rispondere.”
La donna
“Certo! Espongo subito i miei motivi. Tu sei Mariarosa, quella che tesse per la gente?”
Mariarosa
“Si! Sono io. Fino a poco tempo fa ho tessuto per me, adesso qualcosa per gli altri la sto tessendo pure, ma non tanta tanta roba.”
(Paolo si estranea al dialogo. Giuseppe continua a fare i compiti.)
La donna
“Sto cercando qualcuno che mi tessa la coperta di lana da stampare. Ho una figlia da maritare nella prossima estate e ancora mi manca al suo corredo. La lana, l’ho già comprata lavata e portata alla filanda. Tra qualche giorno mi danno il filo. Il telaio lo vedo vuoto. Spero che impegni imminenti non ne hai!”
Vittoria
“Invece ne abbiamo ed anche tanti, ne siamo pieni fino al collo col telaio e con le altre cose. Col solo telaio, purtroppo, non ci campi!”
La donna
“Metteteci pure il mio bisogno; non fatemi andare ancora in giro che tempo non ne ho, fretta si! Anche tanta! L’estate sembra lontana ma poi arriva in fretta. Non gliela volevo fare, ma dopo che mi sono accorta che la famiglia del mio futuro genero la desiderano mi sto dando da fare. Non vorrei che per una sola coperta mi vada a monte il matrimonio. Che ne faccio anche tre! I soldi, risparmio in altre cose!”
Vittoria
“Mariarosa, regolati da sola che risposta darle! Tu sei quella che la devi tessere non io! Però, non ti dimenticare di Pasqualina che le hai promesso gli strofinacci!”
(Paolo, seccato di ascoltare si rimette il cappotto e dicendo:)
Paolo
“Zia Mariarosa, zia Vittoria me ne vado. Buona sera a tutte!”
Vittoria
“Non ti dimenticare di portarmi un saluto a tua mamma, che oggi non s’è vista.”
Paolo
“Riferisco!”
(Detto questo esce, alzandosi il collo del cappotto.)
Mariarosa
“Quasi quasi me n’ero già dimenticata! Hai fatto bene a rinfrescarmi la memoria. Non solo le ho promesso ma glielo pure assicurato, che glieli avrei iniziati a fare non appena mi avrebbe portato il filo.”
La donna
“Non puoi neanche aspettare a chi non viene mai!”
Mariarosa
“Verrà, verrà! Ed anche in fretta, perché è una frettolosa! E poi volevo fare due tovaglie da tavola per noi.”
La donna
“Le vostre, per favore, fatele aspettare! Chi è questa Pasqualina? Che ci provo a parlare se per caso può attendere.”
Vittoria
“Conoscendola che tipo è, vi consiglio di non farlo! Ha una testa dura … Ha fatto il va e vieni più di una volta per tenerla presente!”
La donna
“E ditele che c’ero prima io di lei!”
Mariarosa
“Però, se verrà a sapere ci saranno guai per me. Comunque, di fronte alle esigenze di un matrimonio degli strofinacci non sono nulla. Ci parlerò io stessa! Male che vada si arrabbierà tantissimo e si cercherà un’altra tessitrice. Non me la sento di mandarti via ed allungarti il tempo del matrimonio. Un matrimonio, non si può mettere in bilico si deve fare secondo le intenzioni della coppia. Il tempo potrebbe nascondere brutti ostacoli!”
La donna
“Finalmente, forse ho trovato una che mi capisce! Ti ringrazio con tutto il cuore! La fretta mi sta mettendo le ali alle calcagna per tutte le cose!”
Mariarosa
“Però, c’è un altro però, se vuoi che sia pronta per l’inizio dell’estate, non devi perdere nemmeno un giorno di tempo! Subito mi devi portare l’ordito e il filo, per cominciare altrettanto subito da parte mia. Se fai passare dieci o quindici giorni, poi non faccio in tempo a tesserla. A fianco al telaio ci devo mettere i lavori della terra che abbiamo, neanche questi possiamo rimandare man mano che si presentano.”
La donna
“Basta che mi dai un sì affermativo tra una settimana al massimo sono qui con tutto l’occorrente.”
Mariarosa
“Beh, facciamo questo sforzo tutti insieme! Si che te la faccio!”
La donna
“Sto incannando il filo da portare all’orditrice. Se mi volete aiutare anche in questo lavoro mi fate un piacere; che io sono una che pago, non pensate che lo faccio a malapena. Debiti non ne voglio. Quando ho da dare, non sto tranquilla. Credetemi, mi viene una vergogna addosso e mi passa solo quando ho provveduto.”
Vittoria
“Noi non ti conosciamo. Questa è la prima volta che ti vediamo, e non possiamo dire nulla. Ce ne sono tante che vengono dicendoci così come hai detto tu, e poi per darci quel poco che le abbiamo servito ci fanno andare a chiedere come un’elemosinante. Ti chiedo scusa se ho parlato franco!”
La donna
“Per carità! Io non sono una di queste. Ti posso veramente assicurare, con tutta sincerità, che questo non è il mio carattere. Chiedi pure a quelle che mi conoscono e vi sapranno dire. Dimmi quanto viene a costare tutto il lavoro e ti porto già un acconto sostanzioso. Ci vuole onestà nelle cose!”
Vittoria
“L’onestà è di chi l’usa.”
La donna
“Certo! La tua è una Santa osservazione! Ce ne sono tante scostumate …! Esperienze ne ho anch’io. Tutti lavoriamo per guadagnarci da vivere e non per farci ingannare! Nella vita ci sono pure le fregature. Io, però, non ne ho dato a nessuno, e né ne darò.”
Mariarosa
“Più cara delle altre non mi pago! In questo preciso momento non ti so dire, sono mesi che non tesso coperte. Tante pretese non ce l’ho; pure noi, io e mia sorella, siamo gente onesta e precisa.”
Vittoria
“Ci conosceremo a vicenda. Posso sapere il tuo nome?”
La donna
“Si che puoi! Mi fa anche piacere chiamarci per nome e diventare amiche! Mi chiamo Antonia, e abito in via Convento.”
Vittoria
“Io sono Vittoria, e lei, come già avrai capito, è Mariarosa. Siamo sorelle e stiamo nella stessa casa.”
Antonia
“Chi mi ha indicato qui me ne ha anche parlato. È assai che sei vedova?”
Mariarosa
“Sono sette anni, ora!”
Antonia
“La morte non si rende conto del male che fa! Allora, posso andare tranquilla che ho trovato?”
Mariarosa
“Ma si che puoi! Noi siamo qui ad aspettarti.”
(La donna si leva e si appresta ad andarsene.)
Antonia
“Ci rivedremo subito! Vi lascio la buona sera e la buona notte!”
(Entrambe rispondono al saluto con un altro saluto. Mariarosa l’accompagna alla porta e rientra.)
Scena 9 · Mariarosa, Giuseppe e Vittoria
📌 Si porta subito dal figlio.
Mariarosa
“Che stai facendo tu?”
Giuseppe
“Sono alla fine! Devo scrivere ancora tre righi e basta!”
Mariarosa
“Da leggere non hai niente?”
Giuseppe
“Una lettura, la devo leggere cinque volte!”
Vittoria
“Se la leggi otto non è meglio!”
Giuseppe
“Perché otto se il mio maestro mi ha detto cinque! La leggo cinque!”
Mariarosa
“Finisci di scrivere, per ora.”
(Si sposta da Giuseppe e si avvicina a Vittoria.)
Mariarosa
“Vittoria, perché hai inventato che avevo promesso a Pasqualina gli strofinacci?”
Vittoria
“E me lo chiedi pure! Non hai visto come ha guardato il telaio vuoto!? Non volevo che pensasse che stavamo aspettando clienti per avviarlo. E meno male che mi hai capito subito che era una mia menzogna! Avevo paura di una tua reazione contraria; invece sei stata furba più di me!”
Mariarosa
“Come potevo non capirti!”
Vittoria
“Un po’ di furbizia la devi avere sempre e subito a portata di mano! Devi dimostrarle, ogni volta, che non le stai aspettando anche se stai pregando affinché venga qualcuna a darti lavoro; ai loro occhi devi apparire sempre piena di lavoro! Perché se scoprono che non ne hai cominciano a farti intendere che ti stanno a fare un piacere, e vogliono risparmiare sul prezzo. Invece devi essere tu a dimostrarle che il piacere lo stai facendo a loro. Così sul prezzo non possono avere tante pretese di risparmiare! E devono stare zitte se vogliono essere accontentate.”
Mariarosa
“Sei veramente la figlia della volpe! Non ci avevo pensato a tutto questo.”
Vittoria
“Fanne tesoro! Si pensava che trovava una tavola apparecchiata! Quando chiedono te lo dicono tutte che sono brava gente, e che debiti non ne vogliono. Nel momento in cui devono pagare cominciano a fare storie: è troppo cara, lasciami qualcosa! Ho fatto male a non chiedere prima il prezzo! E fanno loro! Questo vizio glielo dobbiamo far passare!”
Mariarosa
“Questa donna, però, non mi sembra tanto male. Poi, non sono proprio tutte uguali, quando vengono. Un po’ di differenza c’è.”
Vittoria
“Prima di conoscerle è meglio non fidarsi. È un vero peccato che le conosci solo alla fine. Glielo devi dire in faccia il prezzo giusto, senza vergognarti, e non mollare nel contrattare. Così si regolano!”
Mariarosa
“Non gliel’ho detto perché, veramente, non sapevo quanto potevo chiedere. Mi devo informare.”
Vittoria
“Lo devi fare subito, prima che ritorni! Prova a chiedere a Serafina, lei coperte ne ha tessuto tante! Tesse più di te per la gente.”
Mariarosa
“Glielo chiederò, appena mi capita.”
Vittoria
“Ti voglio fare un’altra raccomandazione. Quando ti danno dei soldi prendili subito, non cominciare a fare l’onesta dicendole poi dopo, ancora lavoro non te ne ho fatto, come di solito fai! Ascoltami che sono tua sorella! Non rifiutare mai una lira; perché può succedere che il giorno appresso non l’avranno e rimani fregata! La troppa onesta finisce per soffocare te stessa. Non fare intervenire sempre me!”
Mariarosa
“Ho sempre la sensazione che non sono miei se prima non faccio almeno la metà del lavoro.”
Vittoria
“Fattela passare! Il lavoro l’hai sempre fatto, ma che cosa devi sentire? Ancora ne avanzi e non viene nessuno a darti! Sempre tu devi sentire!”
(Giuseppe ha finito. Ha chiuso il quaderno e l’ha rimesso nella cartella. Si è levato dalla sedia e inizia a girovagare.)
Mariarosa
“Hai finito di scrivere?”
Giuseppe
“Si! Ho finito.”
Mariarosa
“Adesso, devi leggere.”
Giuseppe
“Aspetta, fammi riposare!”
Mariarosa
“Con due pagine di quaderno che scrivi sei subito stanco! Non è possibile!”
Giuseppe
“Dopo cena leggo!”
Vittoria
“Basta che leggi, però! Non pensare di farla franca!”
Giuseppe
“Sempre tu! Non sono tuo figlio!”
Vittoria
“Si è vero! Ma è come se tu lo fossi!”
Giuseppe
“Lascia fare a mamma!”
Mariarosa
“Che poi tua mamma ti dice le stesse cose di tua zia! Non risponderle mai male!”
Giuseppe
“Ma quando mai l’ho fatto!?”
Mariarosa
“E continua a non farlo mai!”
——— FINE DEL PRIMO ATTO ———
ATTO SECONDO
📌 Natale è alle porte, manca solo una settimana. L’aria della festa si sente in ogni famiglia. La famiglia è di lutto: il Natale arriva con scarsa partecipazione alla gioia, con un risveglio dei ricordi del passato non bello. Lo scenario rimane lo stesso. Il secondo atto inizia di prima mattina.
Scena 10 · Vittoria e Mariarosa
📌 Mariarosa e Vittoria sono appena svegliate nel letto. Giuseppe dorme ancora, nel mezzo delle due donne. Dalla finestra entra un filo di luce che schiarisce lievemente la casa. La prima a rompere il silenzio mattutino è Vittoria:
Vittoria
“Mariarosa, è fatto giorno!”
Mariarosa
“Lo vedo! L’orologio della chiesa ha suonato le sette; non hai sentito?”
Vittoria
“Già le sette! Non ho sentito! Sono appena svegliata. Mannaggia! Stamattina ho fatto tardi ad alzarmi, che vergogna se viene qualcuno a bussare!”
Mariarosa
“Non ti agitare, stai calma; se ne vanno!”
Vittoria
“Si! Che bella figura che ci facciamo! Stacci tu se ci vuoi stare che io mi alzo e subito mi vesto.”
Mariarosa
“Ed alzati!”
(Si toglie le coperte di dosso e scende dal letto, mentre Mariarosa accende la luce, essendo l’interruttore a peretta più vicino a lei. Giù dal letto si notano i suoi indumenti intimi che porta addosso. Non usano pigiama, ancora non è entrato nella loro mentalità come un’esigenza.)
(Porta un paio di mutande ampie di flanella fino a due dita sopra il ginocchio, ed una camicia di tela come il costume locale richiede. Posando i piedi nudi per terra, sui mattoni del pavimento esclama:)
Vittoria
“Ahi! Ahi! che freddo! Mamma mia, che freddo! Che freddo maledetto che mi fa! Mi sento tagliare i piedi. Appena scendi dal letto s’incolla sulla pelle! E quanto è lungo l’inverno…”
Mariarosa
“E se non ti sbrighi a vestirti diventi un ghiacciolo, uguale a quello che pende dalle grondaie!”
Vittoria
“Non devo prima raddrizzarmi i vestiti! Che casa fredda che abbiamo! Da tutte le parti entra aria, maledizione! Dalle fessure della porta entra pure la neve!”
Mariarosa
“Tanto è nuova! La nostra ricchezza si nota in ogni angolo della casa! Te lo dico quasi tutte le mattine: statti un altro poco sotto le coperte quando ti svegli che risparmi pure qualche legno, ma tu…”
Vittoria
“Non ci so stare! Non ci riesco! E poi non mi evita il freddo di quando mi alzo, sempre me lo devo prendere, prima o poi!”
(Fra un altro brivido e un mescolare di vestiti s’infila la sottana, a gonna ampia fatta a pieghe. Si cerca le pantofole e ci posa i piedi sopra.)
Vittoria
“Pure la sottana è gelata! Meno male che sotto le coperte un poco riscaldi, e stai calda.”
Mariarosa
“Vittoria, stai calda perché qualche coperta l’abbiamo, a letto ce ne sono quattro tutte pesanti e le lenzuola di flanella. Hai dimenticato i sacrifici che abbiamo fatto per farle?”
Vittoria
“Sono gli unici sacrifici che rifarei!”
Mariarosa
“Non abbiamo finito, ce ne sono altri ancora, da fare.”
Vittoria
“Non anticiparli!”
Mariarosa
“Hai paura? Non ne hai avuto mai!”
Vittoria
“Tu, fatti un’altra ora di sonno! Avevo messe le calze qui.”
(Le cerca ai piedi del letto.)
Mariarosa
“Guarda per terra che sono cadute.”
Vittoria
“Sopra i mattoni le trovo gelate più della sottana. Non ce li devo mettere più i vestiti sopra il letto, di notte quando ti giri cadono tutti per terra. E li trovi sempre più freddi.”
(E da per terra, all’altezza dei piedi del letto, trova le calze; si siede sulla cassapanca, a lato del capezzale, e se le infila.)
Mariarosa
“Io quando mi spoglio, la sera, mi porto una sedia vicino e ce li metto sopra, i vestiti. Guarda!”
(Le fa vedere la sedia con i vestiti, vicino a lei.)
Vittoria
“I miei, d’ora in poi, li devo mettere sulla cassapanca.”
Mariarosa
“Hai la cassapanca vicino…, ce ne puoi mettere quanto vuoi. Questo è il periodo più maledetto!”
Vittoria
“Lo so! Siamo nell’inverno più profondo. Manca una settimana a Natale! E poi ancora ne abbiamo tanto freddo, tanto e tanto! In gennaio e febbraio ti gelano pure le lacrime sul viso. In marzo se pensi che l’inverno è passato commetti un grande sbaglio! Spegni la luce che apro la finestra! La dovevo aprire pure prima di vestirmi, per risparmiare! Il freddo non mi ha dato il tempo di pensarlo.”
Mariarosa
“Con dieci minuti che l’abbiamo accesa!”
Vittoria
“Dieci oggi e dieci domani, arrivi a fare le ore!”
Mariarosa
“Domani ricordati!”
(Aperta la finestra spia fuori attraverso i vetri.)
Vittoria
“Mariarosa, ha nevicato di nuovo, ha fatta altra neve nella notte.”
Mariarosa
“Se non la fa adesso…”
Vittoria
“Questa di dicembre ce la portiamo fino a marzo, che non si scioglie con questo freddo che fa!”
Mariarosa
“Mi alzo anch’io va…”
Vittoria
“Aspetta! Oramai aspetta! Fammi prima accendo il fuoco, considerato che sono già alzata prima io! Fallo accendere del tutto, e ti alzi! Ti risparmi mezzo freddo che ho preso io!”
(Scopa il caminetto e vi aggiusta la legna per accenderlo. Si alza e cerca qualcosa che non trova su di esso.)
Vittoria
“Hai visto i fiammiferi, Mariarosa?”
Mariarosa
“Sono finiti, gli ultimi due l’ho usati ieri nel pomeriggio.”
Vittoria
“E adesso come faccio!? Non me lo potevi dire che andavo a comprarli. Dove vado con questa neve! Non ho trovato nemmeno un carbone acceso nella cenere.”
Mariarosa
“Vai da Lucia a prendere fuoco che è la più vicina. E non mi lasciare la porta aperta, chiudila a chiave; non vorrei che qualcuno entra all’improvviso e mi trova che mi sto vestendo.”
Vittoria
“Hai proprio fretta stamattina, d’alzarti! E non mi dire più di star zitta che non è niente quando vedo tuo figlio che se li prende per il solo gusto di farci le botte, schiacciandoli con una pietra! Anche uno solo serve! Se ne avessi avuto uno stamattina, non sarei andata a chiedere di prima mattina!”
Mariarosa
“Ci vado io!”
Vittoria
“La tua faccia non è più tosta della mia!”
(Così dicendo si copre la testa con uno scialle di lana appeso vicino alla porta, lasciando scoperto solo il viso. Prende la chiave dal solito chiodo, apre la porta ed esce richiudendola.)
(Mariarosa si gira verso suo figlio e resta a guardarlo un momento in silenzio.)
Mariarosa
“Dormi, dormi, in questi giorni di vacanza! Che poi ci dobbiamo alzare prima tutti quanti! Dormi tranquillo e spensierato. La scuola è anche un gran pensare.”
(Un attimo dopo, si rigira dalla parte del muro e si alza. Anche lei come la sorella indossa un paio di mutande ampie e lunghe di flanella. Non essendo vestita in costume tradizionale, non porta la camicia ma una maglia di lana. Da sulla sedia prende la sottana e la indossa.)
Mariarosa
“Vittoria non ha torto; fa un freddo cane! Stamattina anche senza fuoco!”
(Segue pure per lei un brivido di freddo. Dopo la sottana, indossa la veste, sempre nera da quando è rimasta vedova, come pure le calze infine le pantofole. Aggiusta le coperte per coprire meglio il figlio. La chiave rigira nuovamente nella serratura e rientra Vittoria, lasciando la porta socchiusa, con un tizzone acceso in una mano e con l’altra si tiene lo scialle. Trovando Mariarosa per la casa chiede:)
Vittoria
“Ti sei alzata!? Visto che il pensiero e la paura delle vicine ti mettono fretta, anche quando vuoi fare la coraggiosa!? Chiudi la porta che accendo il fuoco. Lucia, ha voluto che prendessi un tizzone. Ha detto che i fiammiferi ti possono morire che sono pochi! Me ne ha dato solo tre che tanti non n’aveva neanche lei.”
Mariarosa
“Ne vado a comprare tre scatole stamattina. Due le conserviamo di nascosto di Giuseppe.”
(Ha già aggiustato la legna sul tizzone, Vittoria, e per farlo accendere più in fretta lo soffia con la sottana.)
Mariarosa
“Più piano, più piano! Così si riempie tutta la casa di fumo, e dobbiamo aprire la finestra per farlo uscire e con questo freddo se puoi evitarlo è meglio. Che viene una corrente d’aria dritta dritta alle spalle e te le senti congelare.”
Vittoria
“Intanto come faccio!”
Mariarosa
“Lascialo stare che si accende da solo. Dalle un po’ di tempo!”
Vittoria
“E facciamo come vuoi! Lucia, come si alza presto la mattina! Aveva già ordinato la casa ed aggiustato i letti. Che donna risoluta che è, altro che noi! Che ci alziamo così tardi! La mattinata fa la giornata!”
Mariarosa
“Lucia ne ha le sue buone ragioni, ha marito e figli che le mettono fretta. Noi a chi abbiamo? E poi ti sei dimenticata che la legna si risparmia quando ce l’hai!? E noi non ne abbiamo tanta! Me lo ripeti sempre, ogni giorno!”
Vittoria
“Anche questo è vero. Una cosa buona ce l’ha fatta il marito: un bel portapane robusto. Aveva ragione Lucia, i topi ci vanno di meno.”
Mariarosa
“Stiamo contenti! E speriamo che pane rosicchiato non ne mangiamo più.”
(Un attimo di silenzio.)
Mariarosa
“Che c’è da fare per oggi?”
Vittoria
“Che devi fare? Che vuoi fare?”
Mariarosa
“Ricordati! Che io non ci sto più con la mente!”
Vittoria
“Ancora ti devi lavare la faccia e parli di lavoro! Poi ti riscaldi a questo fuoco; se stai a girovagare per la casa geli lo stesso, che non la riscalda. Per riscaldarti ci devi stare vicino.”
Mariarosa
“Mamma mia! Abbiamo certi inverni brutti e faticosi!”
Vittoria
“A dire il vero sono più brutti e pesanti per noi che siamo pezzenti senza soldi! Se ti riempi la legnaia con un bel camion di dieci metri di legna di quercia, che resistono di più al fuoco, l’inverno lo si può moderare! La casa diventa più calda con una bella fiamma alta. Con quattro legna di pino, che subito si consumano e diventano solo cenere che cosa vuoi risolvere!? Se ci riscaldiamo la punta dei piedi e pure assai! Facciamo solo la finta di accendere fuoco! Solo per ingannare la gente che entra.”
Mariarosa
“Lo sanno tutti di che cosa pecchiamo. Non ce lo dicono per vergogna e perché sanno che non serve a nulla. Ma…! Tiriamo avanti senza pensarci più! Chi ce la doveva riempire la casa, anche con la sola presenza, se ne andato in silenzio e all’improvviso e mi ha lasciato a mani vuote e la miseria dietro la porta!!”
Vittoria
“Basta adesso! Che è Natale!”
Mariarosa
“Facciamo almeno la finta, anche per Giuseppe che non si ricorda nulla… In questo mese di dicembre, che adesso sta per finire, gennaio e febbraio se vuoi andare dalla porta alla finestra e dalla finestra alla porta per spiare fuori tempo ne hai! Se hai un lavoretto che si puoi fare in casa non ci pensi al tempo che passa e a quello che deve passare.”
Vittoria
“Mamma mia, che sei…! Ci pensi pure la notte, invece di dormire, a questo cavolo di lavoro! E che diavolo! Riposati la mente ed il cervello che ne hanno pure bisogno!”
Mariarosa
“Che tu pure…! Quell’Antonia non è venuta più; è venuta solo una volta per prenderci in giro. Avrà trovato di meglio. Se fosse venuta mi avrei guadagnato qualcosa, anche se di poco; fuori dove vai! Che fai? Nel telaio, nei giorni invernali e nei giorni piovosi dell’inizio della primavera con un po’ di brace nella bacinella davanti ai piedi, ci puoi stare.”
Vittoria
“Pensi e pensi sempre a questo benedetto lavoro! Delle volte diventa pure maledetto, quando è troppo! Ti sembra poco quello che fai durante l’anno!? Mannaggia te! Pensi pure a riposarti, che ci vuole un po’ di riposo nella vita. Un figlio hai! E fra non molto diventi matta! Quelle che ne hanno cinque, sette e nove che cosa dovrebbero fare? Invece, non fanno nulla! Li mandano a lavorare, appena diventano un poco grandi e la vita gliela fanno guadagnare da soli!”
Mariarosa
“Invece per me ci sono due maniere per star male: quando non fai proprio nulla e quando si lavora troppo. Purtroppo son fatta in questo modo.”
Vittoria
“Non sempre è così! Nella terra il più delle volte lavori più di una bestia, zappiamo alla pari degli uomini e non ti lamenti mai! Sempre affaticate per finire che il tempo stringe in continuazione! E poi, non è ancora detto che non viene questa Antonia. Può darsi che non sia riuscita ad approntare il filo.”
Mariarosa
“Staremo a vedere.”
Vittoria
“Il filo della lana l’ho quasi finito di torcere; se proprio non sai stare ferma cominci a fare qualche calza, altrimenti ci penso io che sono più brava di te, nel farle.”
Mariarosa
“Non ti do torto! Con i ferri ci lavoro pochissimo, quasi mai. E con le mani non ci ho dimestichezza.”
Scena 11 · Giuseppe, Mariarosa, Vittoria e Chiara
📌 Sotto le coperte Giuseppe si è svegliato; si solleva e si mette a sedere:
Giuseppe
“Mamma…!”
(Mariarosa si gira per rispondere:)
Mariarosa
“Sei svegliato?”
Giuseppe
“Si, mi voglio alzare!”
Vittoria
“Stai ancora! Tanto fuori non puoi uscire, c’è la neve!”
Giuseppe
“E che mi fa, la calpesto!”
Vittoria
“Se non lo fai come te le bagni le scarpe insieme ai piedi! Ricordati che un altro paio per cambiartele non ce l’hai! Devi stare scalzo fino a quando non si asciugano.”
Giuseppe
“Alzami ma …! Vestimi, per favore! E fai presto! Perché devo andare da zio Pasquale, mi ha promesso che oggi mi porta l’albero di Natale.”
Mariarosa
“Ancora con quest’albero! Ma fai la finta di non capire o hai la testa dura!?”
Giuseppe
“Che cosa?”
(Si mette all’in piedi sul letto, mentre la mamma si alza per aiutarlo a vestire. Porta un paio di mutande di flanella lunghe fino alle caviglie ed una maglia di lana fatta ai ferri. Sta diritto davanti alla madre.)
Vittoria
“A noi la fortuna ce l’ha levato! Questo regalo non ce l’ha fatto! Non ne voglio vedere alberi di Natale in questa casa!”
Giuseppe
“Io si!!! Lo mettiamo là, vicino alla porta che ci sta!!”
Mariarosa
“Non possiamo, siamo di lutto. Nel mese di dicembre di sette anni fa tuo padre ci ha lasciato per sempre. Non te lo ricordi? Gli dobbiamo portare tanto rispetto!”
Giuseppe
“E quanto ancora lo dobbiamo rispettare? L’anno scorso non l’abbiamo fatto, l’altro nemmeno! Quest’anno facciamolo ma…!”
Mariarosa
“No! Ancora no! Dobbiamo attendere.”
Giuseppe
“Io sono stufo di questo aspetta aspetta! L’albero no! Il presepe no! I fritti no! Le pitte’mpigliate, che a me piacciono, nemmeno! Tu non vuoi fare niente!”
Vittoria
“E niente dobbiamo fare! Quando s’avvicina Natale, in particolare, ci cadono le braccia, altro che fare! Il cuore si rifiuta d’accettare l’allegria; si richiude nella tristezza e nella malinconia. Che bel Natale che abbiamo fatto sette anni fa! Ce lo ricordiamo in ogni Natale. Finiscila con quest’albero, non ne parlare più!”
Giuseppe
“E’ bello l’albero ma…! Paolo l’ha fatto, è pure grande! Ci ha messo tavolette di cioccolato, torroni grandi e piccoli, arance, palline colorate, gallinelle di zucchero; e poi ancora fiocchi di bambagia che sembrano neve. Al centro ha messo anche la luce, come questa che abbiamo noi.”
Mariarosa
“Poi ci rivali ad ammirarlo ancora che Paolo te lo lascia guardare.”
Giuseppe
“Io lo volevo qui, a casa nostra! Mi bastava più piccolo del suo.”
Mariarosa
“Facciamo passare altri tre anni e poi ti prometto che te lo faccio fare veramente; te lo porto io stessa dalla campagna.”
Vittoria
“Quanti non lo sai!”
Mariarosa
“Si, invece! Altri tre e poi basta! Sette son passati e con tre fanno dieci. Dieci anni devono bastare per fare l’albero.”
Giuseppe
“Se voglio aspettare…! A Paolo glielo dico da ora che fra tre anni l’albero me lo deve portare per davvero!”
Mariarosa
“Fra tre anni non ne avrai bisogno di Paolo e neanche di me, ci andrai da solo a tagliarlo. Ne hai fame?”
Giuseppe
“No!”
Mariarosa
“Invece si! Ti friggo subito subito un uovo e te lo mangi con un po’ di pane!”
Giuseppe
“Ti ho detto di no! Che non ne voglio. Quello che voglio non me lo dai. Dammi pitta’mpigliata!”
Vittoria
“Le tue… sono sempre strane voglie! Non ne abbiamo, ma se non l’abbiamo fatte!”
Giuseppe
“Le facevi! Una sola cosa potevi farla, almeno.”
Mariarosa
“Che fai, ricominci di nuovo?”
Giuseppe
“Non ricomincio; non mangio!”
Vittoria
“E non mangiare!”
Mariarosa
“Ci devo comprare un po’ di latte per la mattina, mezzo quarto! Quanto basta per inzupparci una fetta di pane.”
Giuseppe
“Come fai? Non sei sempre senza soldi!”
Vittoria
“Stai zitto! Adesso ammazziamo il maiale e ne avrà se vuole mangiare, la mattina! Si arrostisce un poco di salsiccia! Il latte glielo compri più in là, per primavera.”
Mariarosa
“Mannaggia i pezzenti!”
Vittoria
“Siamo ricchi non pezzenti! Non ci manca nulla! Pane ne abbiamo! Le altre che hanno uomini, non hanno più di noi.”
Mariarosa
“Non lo dicono a te quello che hanno, e nemmeno quello che danno ai figli! Non dar retta a quanto ti raccontano, la verità non te la dice nessuno.”
Vittoria
“Ne ho visto, ne ho visto di cose! Ne ho viste tante e tante con questi miei occhi! Parlo per esperienza! Hanno certi figli che si mangiano il lardo di prima mattina! Vedo sempre quando ci capito a prendere fuoco; e ci capito spesso.”
Giuseppe
“Il lardo lo mangi tu! Se mi vuole comprare il latte perché non lo deve fare?”
Vittoria
“Sentilo com’è viziato!”
(Qualcuno bussa alla porta per entrare. Mariarosa si appresta ad aprire e si trova davanti la cognata, madre di Paolo e moglie del fratello. Si chiama Chiara.)
(È una donna alta e magra vestita in costume locale. Porta una catenina d’oro al collo e una spilla in mezzo al petto che tiene unite le due estremità delle strisce di stoffa ricamate coll’ago ed attaccate al collo della camicia. Regge con una mano e poggiata su un fianco una cesta di modesta dimensione coperta con un tovagliolo. Nell’entrare saluta augurando il buon giorno.)
Vittoria
“Buon giorno, Chiara! Hai visto quanta neve che ha fatto un’altra volta?”
Chiara
“Ho visto, ho visto! Ne ho pure calpestata già tanta. Stamattina sono alzata alle sei; sono due ore e più che sono all’in piedi. Ho pensato di venire di prima mattina per non trovarci persone estranee. Altrimenti avrei dovuto cominciare col farle assaggiare e non mi sarebbe piaciuto. Loro hanno di suo a casa propria! Voi invece so che ancora non trovate né la forza né il coraggio di alzare un dito per impastare farina e zucchero. Vi ho portato due pitte’mpigliate e un’altra più piccola per Giuseppe. Guarda com’è carina, ti piace?”
Giuseppe
“Mi piace, mi piace! È molto bella!”
Chiara
“Quattro turdilli, e il resto sono fritti.”
Vittoria
“Chiara, mannaggia te! Non ce ne era bisogno! E poi una sola pitta’mpigliata bastava.”
Mariarosa
“Ogni anno ci devi portare sempre di più, senza stimarci non ci sai stare.”
Chiara
“E come faccio a star tranquilla! Non sarei stata capace di portarne uno alla bocca di questi dolci se non fossi venuta prima da voi a portarveli. E poi ancora, se non stimo voi a chi vado a stimare? Solo voi due siete le uniche sorelle di mio marito; la vostra famiglia di origine non è stata numerosa.”
Vittoria
“Questo lutto disturba tutti i parenti.”
Chiara
“Mi disturba sì, ma non per il motivo che intendi tu in questa occasione, per altri ancora! La sua assenza la soffriamo tutti in famiglia, anche se in modo diverso da come la sente Mariarosa. Contenta sarei stata davvero se avessi visto Mariarosa farseli con le sue mani i dolci di Natale spinta dall’allegria di avere il suo bel marito a fianco! Avrei voluto andarci insieme al forno per informare le pitte’mpigliate, e mangiare i turdilli fritti dentro la sua padella, in codesto focolare.”
Mariarosa
“Purtroppo, il mio destino, chiamiamolo destino o con un altro nome, non ha voluto tutto questo; me li sta facendo assaggiare fatti dalle mani degli altri i dolci natalizi. Ancora non ne trovo il coraggio di festeggiare le feste, specialmente il Natale, mi sembra di tradire la sua buon’anima e non voglio. Forse quando Giuseppe sarà ancora più grande saranno passati tanti altri anni da quel maledetto giorno e cercherò di sforzarmi di più, per il suo bene, per trovare la forza e la voglia di non farglielo pesare di più questo lutto. Dovrò pure dimenticare qualcosa nel tempo. Per ora ancora no! Non mi allontano dal suo pensiero.”
(Vittoria si alza per conservare tutto.)
Chiara
“Anche se sappiamo che la morte è un viaggio senza ritorno, non ci dà la forza di dimenticare. Un po’ di consolazione la troviamo quando ci ricordiamo che questo viaggio di solo andata prima o poi lo dobbiamo fare tutti: ricchi e poveri, belli e brutti, sani e storpi!”
Mariarosa
“Si! Prima ancora di nascere tutti sappiano che l’ultima strada da percorrere è a senso unico! Si percorre stando in orizzontale, i piedi in avanti e la testa dietro. Però farlo prima non è la stessa cosa di farlo dopo. C’è molta differenza, per chi va e per chi rimane! Farlo da vecchi è più accettabile specialmente per chi rimane; farlo nel fiore degli anni nel momento in cui la famiglia ha più bisogno del morente è una cosa acerba e inaspettata e lascia segni e conseguenze che non si cancelleranno mai! Lascia sgomento e povertà.”
Chiara
“Non ci sono parole per poterti rispondere.”
Giuseppe
“Ne voglio, ne voglio! Ho fame!”
Vittoria
“Sei sempre il solito scostumato! Deve farsi conoscere da tutti!”
(Prende un fritto e glielo porge.)
Giuseppe
“Il fritto no! Voglio pitta…”
Vittoria
“O questo o niente! Pitta’mpigliata non te ne do! Sono per Natale.”
Giuseppe
“Il fritto, il fritto allora! A Natale però…”
Vittoria
“Te ne do quanto dico io! E devi stare zitto!”
(Giuseppe tace, rimanendo seduto vicino al fuoco a mangiare il fritto.)
Chiara
“Non ha chiesto nemmeno oro, Vittoria! E dargliene non farlo aspettare, è un bambino e si sa che sono golosi. Che poi ve ne porto un’altra pitta’m…”
Mariarosa
“No, per favore Chiara! Vittoria non lo fa per risparmiare! Lo fa solo per farlo imparare a controllare le sue voglie.”
Vittoria
“Certo! Questo è lo scopo del mio comportamento; altri fini non ce ne sono. Quanto ci hai portato vedrai che avanza a noi e pure a lui! Fa sempre così appena vede le cose, dopo che ne ha mangiato una o due volte non ne vuole più.”
Chiara
“So come sono fatti i ragazzini! Ne ho cresciuti quattro…”
Mariarosa
“E’ meglio quando vanno a scuola, nei periodi di festa non sanno cosa fare tutto il giorno a casa. Compiti non ne fanno, vanno e vengono da fuori e ti fanno arrabbiare!”
Chiara
“Intanto è così! Passeranno pure queste feste. Me ne vado! Ho fretta, li ho lasciati tutti dentro.”
Vittoria
“Se stai ci fa piacere; se non puoi non ti tratteniamo, se ti aspettano…!”
Chiara
“Mi aspettano sì! Gli ho detto solo un attimo, ci rivedremo in giornata. Arrivederci!”
(Prende il cesto vuoto con dentro il tovagliolo e se ne va, sotto lo sguardo delle cognate.)
Mariarosa
“Ti ho detto cento volte che quando c’è gente non devi parlare e non ci devi chiedere nulla, ma ancora non ti vuole entrare nella testa!”
Giuseppe
“Quella è mia zia, non gente!”
Mariarosa
“Neanche davanti ai parenti più stretti devi fiatare, se non vuoi ritrovarti con la faccia gonfia di sberle! Questa deve essere l’ultima volta!”
Giuseppe
“Si, te lo prometto!”
Vittoria
“Sempre prometti e mai mantieni!”
Mariarosa
“Sono stufa del tuo comportamento!”
Vittoria
“Basta ora! Rifai il letto Mariarosa, prima che viene qualcun’altra e lo trova disfatto; che ci criticano. Ci dicono che siamo due femmine e non ci sbrighiamo mai la mattina.”
Mariarosa
“Colpa loro, che si mettono a girare troppo presto.”
Vittoria
“E si che loro, sì! Colpa nostra!”
Scena 12 · Mariarosa, Giuseppe, Vittoria, Antonia e la figlia
📌 Mariarosa si appresta a rifare il letto, Vittoria da dentro la grande cassapanca prende il fuso ed il gomitolo della lana e si risiede vicino al focolare a torcere. Giuseppe si è levato dalla sedia e girovaga per la casa.
Mariarosa
“Non avevi detto che eri alla fine di torcere la lana?”
Vittoria
“Si, ma intendevo di quelle matasse che avevo già lavato. Pensavo di finirlo tutto per Natale, invece non ce l’ho fatta. Me ne sono rimaste altre tre da lavare, e poi come sempre raccoglierle e torcerle!”
Mariarosa
“Quante ne hai torto in tutto?”
Vittoria
“Sei matasse! Per ognuna un gomitolo e questo che ho in mano è l’ultimo!”
Mariarosa
“Con sei gomitoli ci vengono quattro paia di calze.”
Vittoria
“Se non proprio, quasi!”
Mariarosa
“Ci vengono, ci vengono! Se ti potessi dare un consiglio ti direi di lasciare stare col torcere ed iniziare a fare le calze.”
Vittoria
“Perché non puoi? Se vuoi puoi, e come se puoi!”
Mariarosa
“Se aspetti che finisci tutta la lana da lavare e torcere per quest’inverno calze ai piedi non ce ne mettiamo più! Se inizi, forse, un paio ciascuno ce lo metteremo e cominciamo a stare calde.”
Vittoria
“Tu dici!”
Mariarosa
“E’ un suggerimento! Puoi pure rifiutarti se vuoi.”
Vittoria
“E che ci guadagno?! Ancora dopo le dobbiamo tingere di nero, calze bianche ai piedi non ne ho mai messo, non ci sto bene; e poi anch’io sono tosta di testa nel rispettare mio cognato. In vita mi ha sempre portato il massimo rispetto ed io adesso mi voglio sdebitare fino in fondo.”
Mariarosa
“Compriamo due bustine di colore, non costano care.”
Vittoria
“Allora, lascio subito e mi cerco i ferri; l’hai visti per caso da qualche parte, perché non ricordo più dove li ho conservati?!”
Mariarosa
“Se non mi sbaglio… mi sembra che l’abbia visti nella cassapanca.”
(Al figlio che si appresta ad aprire la porta.)
Mariarosa
“Dove vuoi andare, Giuseppe? Chiudi la porta che entra freddo!”
Giuseppe
“Sto sul gradino della porta, guardo chi passa.”
Mariarosa
“Non ti allontanare, e non stare a pestare la neve!”
Giuseppe
“Promesso!”
(Esce. Dal magazzino sottostante provengono dei rumori, come se qualcuno battesse su delle tavole.)
Vittoria
“Senti che rumori, Mariarosa! Il nostro maiale sbatte il trogolo contro le tavole del recinto. Quando ha fame ce l’ha il suo modo di protestare e non la smette!”
Mariarosa
“Se per caso ti dimentichi, ti ricorda. Corri prima che faccia qualche rovina; vai a dargli qualcosa. Stamattina hai fatto un po’ di ritardo.”
Vittoria
“Non vuole solo qualcosa, vuole mangiare a pancia piena per acquetarsi. Trovami i ferri se hai tempo. Si sbrigasse nostro fratello, che sono stanca di mantenerlo e di questo via vai dal magazzino!”
Mariarosa
“E’ solo questione di giorni, oramai.”
(Presa la chiave Vittoria esce. Mariarosa continua nel suo lavoro finché un bussare alla porta la distrae.)
Mariarosa
“Chi è? Avanti! Entrate, entrate che la porta è aperta!”
(Il saliscendi si alza, la porta si apre ed entrano due donne che portano un gran fagotto avvolto e legato in una tovaglia da tavola. Antonia, la più anziana, saluta col buon giorno che viene contraccambiato da Mariarosa.)
Antonia
“Eccomi, sono ritornata!”
Mariarosa
“Non ti aspettavo più! Ho pensato che tu avessi trovato un’altra via più conveniente. Avevi detto che in una settimana avresti fatto tutto e ne sono passate due.”
Antonia
“Ho tardato, lo so. Non ce l’ho fatta poi, in una settimana. Intanto dove possiamo posare?”
Mariarosa
“Mettete qui, sulla tavola; che poi ci penso io.”
Antonia
“Un paio di giorni ho tardato ad incannare il filo. L’orditrice l’ho trovata impegnata e mi ha fatto perdere altri tre giorni; ed il tempo è passato.”
Mariarosa
“Sedetevi, sedetevi vicino al fuoco che vi riscaldate. Fuori fa freddo e c’è tanta neve.”
(Indica le sedie che sono davanti al fuoco ed una terza la prende per se stessa.)
Antonia
“Ci sediamo volentieri, abbiamo le mani gelate. Ci riscaldiamo e ce n’andiamo.”
Mariarosa
“Riscaldatevi comodamente, e per bene. Ci metto altra legna così facciamo un bel fuoco.”
(Così dicendo avvicina i tizzoni e vi mette altra legna.)
Antonia
“Non ti scomodare, che va bene così!”
Mariarosa
“Che non mi scomodo.”
Antonia
“Lo so che cosa stai pensando dentro di te: hai avuto giorni migliori per venire ed hai scelto quello più brutto, nevoso e freddo; oramai potevi anche aspettare, altri due! Intanto, come ho già detto: prima non mi è stato possibile; poi la fretta mi mette sempre le ali alle calcagna. Più prima le porto l’ordito più prima le do la possibilità di avviare il telaio. La neve non ci spaventa ne abbiamo calpestato tanta, e calpestiamo anche quest’altra. Siamo state attente a non scivolare. Se non fossi venuta oggi, avrei dovuto rimandare a dopo Natale; nei giorni di festa mi sarei vergognata di venire.”
Mariarosa
“Hai fatto bene oggi! Se non avevi fretta potevi aspettare, ma visto che la fretta ce l’hai, hai fatto il tuo dovere. Così hai dato anche a me la possibilità di iniziare prima di Natale. Nel pomeriggio vado da Mariafrancesca a chiederle quando può venire ad avviarci il telaio, a raccoglierci l’ordito al subbio, che da sole, con mia sorella, ancora non lo sappiamo fare; e ci aiuta sempre lei. E sento che cosa mi dice.”
Antonia
“Speriamo presto!”
Mariarosa
“Più di un giorno non mi ha mai fatto aspettare, quando non è venuta il giorno stesso. Così per Natale di sicuro avrò tessuto quasi mezzo metro di tela.”
Antonia
“Insisti, se per caso dovesse prendere tempo. Vuoi che ci andiamo insieme?! Così ci parlo pure!”
Mariarosa
“Non ce n’è bisogno di te, basto io.”
Antonia
“Se vengo non mi scomodo! Visto che ci sono le faccende le sbrigo tutte e per Natale posso stare tranquilla! Abita lontano?”
Mariarosa
“Non troppo!”
Antonia
“Andiamo, che ci vengo!”
Mariarosa
“Se proprio insisti, non posso non farti contenta! Aspettiamo che torna prima mia sorella dal magazzino. Questa non è tua figlia che si deve maritare, mi sembra ancora piccola?”
La ragazza
“No! Io no! È mia sorella!”
Antonia
“È l’altra! Questa ancora deve mangiare molto pane prima di farlo. Ho tre figlie femmine e due maschi. La prima l’ho già sposata. La prossima estate tocca alla seconda. Lei ancora non ha neanche il fidanzato.”
Mariarosa
“Una alla volta, senza fretta.”
Antonia
“Ogni cosa ha il suo tempo, e il suo destino.”
Mariarosa
“Glielo auguro brillante a tutte e tre, ed anche ai maschi! Io ho solo un bambino. Mio marito ha avuto troppa fretta di morire. Abbiamo vissuto pochi anni insieme.”
Antonia
“Mi dispiace veramente. Era malato?”
Mariarosa
“No, non era malato! Non è stata la malattia la causa della sua morte. È caduto! È caduto mentre lavorava. Un colpo qui, ed in poche ore mi ha lasciato vedova. Non è morto nel suo letto!”
Antonia
“I destini della gente non sono tutti uguali, certi poi non si possono nemmeno raccontare, tanto sono cattivi!”
Mariarosa
“Certo! Il suo ha fatto anche il mio!”
Antonia
“Prendi! Ti ho portato una pitta’mpigliata, poi mi dirai che sapore hanno le mie.”
Mariarosa
“Antonia, ma perché!? Che noi ne abbiamo!”
Antonia
“Non l’ho fatte per mangiarle tutte io, ma anche per regalarne. È Natale, non me la sono sentita di venire a mani vuote. Poi ritorno a vedere la coperta mentre è al telaio. Queste sono in acconto al prezzo della tessitura.”
Mariarosa
“Grazie! Le prendo senza fare storie e chiedo scusa per la mia scostumatezza. Soldi non ne abbiamo e per pagarmi la pensione mancano ancora giorni, ma se ti servono però…”
Antonia
“Non mi servono e non ci sono però! Non ti preoccupare per me.”
Mariarosa
“Ancora non l’ho sudati.”
Antonia
“Li suderai presto!”
(Mentre la donna parla Mariarosa cambia veste, ne mette una più pulita e più nuova; non cambia le pantofole che ha ai piedi.)
Mariarosa
“Lo farò! Lo farò! Te li servirò sinceramente. Lavorerò sodo per finirla in tempo giusto. Non te ne voglio far perdere tempo. E stai tranquilla sulla qualità, che io so tessere. Ho tessuto tanta roba, ho tanta esperienza.”
Antonia
“Sto tranquilla sì! Prima di venire mi sono bene informata.”
Mariarosa
“La gente mi conosce! E sa quanto valgo.”
Antonia
“Non hai torto!”
(Nel mentre entra Vittoria; trovando Antonia con la figlia saluta e riappende la chiave che ha in mano al chiodo a lato della porta.)
Antonia
“Buon giorno e salute. Hai trovato la casa piena di gente.”
Vittoria
“Son contenta quando trovo gente! Mi piace la compagnia.”
Mariarosa
“Vittoria! Io ed Antonia usciamo un attimo; andiamo a parlare con Mariafrancesca. Ti stavo aspettando per diritelo.”
Vittoria
“Andate! Andate che in casa ci sto io.”
Mariarosa
“Vogliamo andare, allora?”
Antonia
“Andiamo, sì! Alzati che qui abbiamo finito, per ora.”
(La figlia si leva dalla sedia dopo la madre.)
Antonia
“Buon Natale e buon anno, e arrivederci!”
Vittoria
“Grazie per gli auguri, e ricambio: Buon Natale e buone feste anche a te, in famiglia pure!”
(Nello scambio degli auguri la figlia di Antonia aggiunge anche i suoi, prima di uscire.)
(Uscite tutte, Vittoria scorge l’ordito che ha portato Antonia sulla tavola. Apre la tovaglia che lo contiene e lo guarda.)
Vittoria
“L’ha portato l’ordito! Un’occasione migliore della nostra non l’ha trovata! Mariarosa si disperava che non aveva nulla da fare! Speriamo che sia gente brava!”
(Di nuovo lega i capi della tovaglia e si ritrova a girovagare da sola per la casa.)
Scena 13 · Vittoria, Giuseppe e Paolo
📌 Nota che al letto manca l’ultima coperta e lo completa. Si cerca i ferri, un gomitolo di filo di lana e si siede davanti al fuoco.
Vittoria
“Mariarosa vuole che faccia le calze prima di finire il filo, e le faccio! Non ci avevo pensato a quanto ha pensato lei!”
(Inizia la calza. Un attimo di silenzio ed è rotto dal nipotino che entra con i piedi bagnati e infreddolito.)
Vittoria
“Morto di fre…! Morto di freddo, sei rientrato!? Da dove vieni?”
Giuseppe
“Dov’è mamma?”
Vittoria
“E’ uscita! Hai fatto le orecchie ed il naso rosso, riscaldati! E le mani gelate! I piedi poi, non vedi che son tutti bagnati! Ne hai pestato neve! Dove sei stato?”
Giuseppe
“Fuori!”
Vittoria
“Lo so che fuori, ma dove? Hai trovato qualche compagno e avete fatto quello che non dovevate fare! Siediti e togliti le scarpe! E mettile ad asciugare al fuoco!”
(Il nipotino si siede e si slaccia le scarpe, nel mentre:)
Giuseppe
“Ci volevo andare con mamma, perché non mi ha chiamato?”
Vittoria
“Non è andata lontano, ritorna presto.”
Giuseppe
“Ci volevo andare lo stesso!”
Vittoria
“Pensa ad asciugarti i piedi e a riscaldarti prima che ti prenda un bel malanno. Avvicinati di più, e non mettere i piedi scalzi per terra! Posali su questo legno!”
Giuseppe
“Tanto freddo non ne ho!”
Vittoria
“Ti sembra! Sei troppo preso dal gioco, per rendertene conto.”
Giuseppe
“Mi stai facendo le calze?”
Vittoria
“A te no! Tu ce l’hai! Le sto facendo per noi che non ne abbiamo.”
Giuseppe
“Ne ho solo due paia con queste che porto ai piedi.”
Vittoria
“Che ne sai tu di quante ne hai! Queste sono cose nostre non tue!”
Giuseppe
“Lo so invece! L’ho sentito dire a mamma, prima di prendere le vacanze di Natale! Mentre venivo da scuola, sono finito con un piede in una pozzanghera e me lo sono bagnato. A casa, mamma, appena se n’è accorta mi l’ha cambiato le calze e mi ha detto di stare attento a non ribagnarmene che non n’avevo più.”
Vittoria
“E continua a stare attento! Tu due paia ce l’hai noi neanche uno!”
Giuseppe
“Si, si! Fatevi prima le vostre!”
Vittoria
“Non prenderti codesti pensieri; noi, io e tua mamma, sappiamo cosa dobbiamo fare.”
(Dentro lo stesso cappotto e negli stessi scarponi del primo atto rientra Paolo, in camicia e pantaloni diversi. L’attenzione di Vittoria e di Giuseppe è su di lui, che viene avanti con scioltezza.)
Vittoria
“E’ arrivato Paolo!”
Giuseppe
“L’ho visto!”
Paolo
“Come stai zia Vittoria?”
Vittoria
“Bene! Molto bene! E tu, con questa neve?”
Paolo
“Il maltempo è il nemico dei vecchi, e non dei giovani.”
Giuseppe
“Il tuo albero come sta?”
Paolo
“Sta bene pure lui, Giuseppe, quando nessuno lo tocca!”
Giuseppe
“Dici a zio di non portarmelo più l’albero. Ancora non lo facciamo. Mamma mi ha detto fra tre anni!”
Paolo
“Come vuoi tu, riferisco. Quando ne hai voglia, vieni a guardare il mio.”
Giuseppe
“Poi vengo!”
Vittoria
“Verrà, glielo porto anch’io!”
Giuseppe
“Ci vado da solo!”
Vittoria
“Togliti il cappotto, e avvicinati per riscaldarti.”
Paolo
“Me ne vado subito. Mi ha mandato papà, per dirvi che è andato al mattatoio.”
Vittoria
“Quando?”
Paolo
“Stamattina!”
Vittoria
“Finalmente! Che cosa gli hanno detto?”
Paolo
“Si è scritto per giorno ventisette per due maiali, il nostro ed il vostro.”
Vittoria
“Questa si che è una buona notizia, mi rallegra! Così per Capodanno ci sbrighiamo di tutto: di fare salsicce, frittole e le pulizie della casa! Riferisci che stamattina ha fatto una bella e Santa pensata.”
Giuseppe
“Che bello! Che bello… Ammazziamo il maiale! Ci vengo anch’io al mattatoio!”
Paolo
“Sì, come ogni anno, ci accompagni fino alla porta e fai marcia indietro insieme a zia Vittoria.”
Giuseppe
“No! Quest’anno no! Ci entro! Non mi fanno più paura i maiali!”
Paolo
“Staremo a vedere, quando li sentirai gridare.”
Giuseppe
“Li prendo per le orecchie!”
Paolo
“E per la coda!”
Giuseppe
“Si! Anche per la coda e poi tiro.”
Paolo
“Ma che tiri! Ti manca ancora la forza. Sarà il maiale a tirarti.”
Giuseppe
“Io sono più forte, non ci credi?”
(Nel parlare si è levato dalla sedia per gesticolare in mezzo alla stanza.)
Paolo
“Finché non ti vedo!”
Vittoria
“Ma che fai… Vieni a sederti che ti sporchi le calze!”
Giuseppe
“Sono asciutte, mi posso mettere anche le scarpe.”
Vittoria
“Non ancora, un altro poco sono ancora umide! È uscito ed è tornato con i piedi tutti bagnati.”
Paolo
“Tenerlo dentro non è una fatica facile.”
Giuseppe
“Fra poco esco di nuovo!”
Vittoria
“No! Ti prendi il libro e leggi, fuori non ti lascio andare più!”
Giuseppe
“Leggere adesso! È ancora mattina! Dopo pranzo lo faccio!”
Vittoria
“E stai dentro lo stesso!”
Paolo
“Lo posso portare con me?”
Giuseppe
“Dove?”
Vittoria
“Prima di te glielo devo chiedere io dove! Tu devi stare solo ad ascoltare in silenzio.”
Giuseppe
“E fallo subito! Che aspetti?”
Vittoria
“Può darsi pure che non ti mando!”
Paolo
“Gli faccio fare un giro, passiamo da casa mia e lo riporto.”
Vittoria
“Per questa volta, permesso accordato! Andate! E ti raccomando di guardare bene dove posi i piedi! Lo dico anche a te di non farlo bagnare.”
Paolo
“Stai tranquilla!”
(In fretta Giuseppe si rimette le scarpe.)
Giuseppe
“Aiutami a fare il nodo, per favore!”
Paolo
“Sei grande per non saperlo fare!”
Giuseppe
“Lo so fare, per fare prima!”
(Paolo lo aiuta e appena finito:)
Giuseppe
“Siamo pronti!”
Vittoria
“Andate con Dio!”
Paolo
“Arrivederci a più tardi, zia!”
Vittoria
“Arrivederci!”
(In fretta, Giuseppe ha indossato il cappotto rosso col cappuccio preso dall’attaccapanni a lato della porta. Escono.)
Scena 14 · Vittoria, Lucia
📌 In silenzio Vittoria continua a lavorare ai ferri. Poco dopo arriva Lucia.
Lucia
“Vittoria, con tutta questa neve non ci vediamo più!”
Vittoria
“Sono due giorni che non ti vedo!”
Lucia
“Se non vengo io … Tu, pure se muoio non vieni!”
Vittoria
“Non dire queste cose!”
Lucia
“Hai paura che muoio per davvero?! Si muore quando Dio vuole; anche se la richiami cento volte la morte, non viene. Aspetta a Vittoria che ora arriva!”
Vittoria
“Lucia, la tua casa è casa di uomini.”
Lucia
“E stanno più fuori che dentro! Passo più tempo a star da sola che in loro compagnia. Ieri sera che paura che mi sono presa, mi era arrivata veramente buona la serata con mio marito!”
Vittoria
“Che cosa è successo?”
Lucia
“Per poco si era rotto una gamba!”
Vittoria
“E come? È scivolato sulla neve?”
Lucia
“Ma quale neve! Se l’era rotta nella sua casa, a sbrigare le sue cose. Era sceso giù, nel basso, per dare la solita quantità di fieno al mulo per la notte; forse l’animale era insonnolito e non l’ha riconosciuto o forse l’ha visto all’improvviso gli ha tirato un calcio qui, sotto il ginocchio.”
Vittoria
“Ahi!! Poverino! Che dolore! Maledetta bestia! Bisogna stare sempre attenti con gli animali! Non ti devi fidare mai!”
Lucia
“Io stavo seduta davanti al focolare, all’improvviso l’ho sentito gridare e che grido! Non sapendo che cosa gli era accaduto, in fretta ho sceso la scala saltando i gradini a due e a tre alla volta, più morta che viva dalla paura. L’ho trovato caduto a terra dietro al mulo. Se mi pungevi con un ago non mi usciva una goccia di sangue che mi era gelato addosso. È morto, ho pensato! Poi con l’aiuto di qualche Santo l’ho aiutato ad alzarsi; ed anch’io ho cominciato a riprendermi.”
Vittoria
“Povero Michele! Ha passato un brutto momento!”
Lucia
“Ha passato il pericolo di spezzarsi la gamba! Gliel’ho detto tante volte ed ancora chi sa quante volte glielo ripeterò: Michele, quando vai dal mulo, specialmente di sera, non ti ci avvicinare in silenzio, parlaci che capisce che sei andato tu anche se è una bestia conosce la voce del padrone. Son tanti giorni che non lo porti in campagna a lavorare, e quando sta chiuso nella stalla sembra di impazzire.”
Vittoria
“Tutti gli animali soffrono negli ambienti chiusi, anche le galline; amano l’aria aperta. Adesso come sta?”
Lucia
“Si è levato poco fa dal letto. Ha la gamba tutta scorticata e nera. Avevo un po’ di pomata e gliel’ho messa. Zoppica, ma non è niente. Nel pomeriggio vado in chiesa; vado a ringraziare la Madonna per il pericolo che abbiamo passato. Le accendo due candele e recito due volte il rosario.”
Vittoria
“Quello che si è preso ti sembra poca cosa?”
Lucia
“Lo so, e se ci andava ancora peggio!”
Vittoria
“Lucia, con la madre del Signore non si perde nulla; ogni giorno se vuole ci può aiutare con le sue grazie.”
Lucia
“Ci aiuta, ci aiuta! Ci aiuta sempre! Siamo noi che non ci vogliamo credere, perché abbiamo la testa dura. Siamo troppo miscredenti!”
Vittoria
“Io non sono miscredente, che ci credo! Credo nella sua esistenza e nel suo aiuto. Nella mia vita appena trovo tempo libero mi dedico alla preghiera.”
Lucia
“E hai sempre fatto bene! Io, ho già tutta la roba pronta, pulita e stirata, da indossare per andare alla messa di mezzanotte, fra cinque giorni che è la vigilia di Natale. Mi sono lavata la camicia più nuova! Ogni anno ci vado, a braccetto con Michele! Fra cinque giorni penso che la sua gamba starà meglio e mi accompagnerà. Senza di lui non ci posso andare, ho paura del ghiaccio, del buio, ed anche di chi incontro per strada. C’è tanta gente cattiva che non si fa gli affari suoi. In chiesa lui va a sedersi nella fila degli uomini ed io in quella delle donne. Se volete venire vi chiamo per andarci insieme.”
Vittoria
“Grazie Lucia, noi la notte di Natale non ci andiamo in giro. Tempo ne abbiamo nel giorno se vogliamo andare in chiesa per la messa. La nascita di Gesù l’aspettiamo in casa mentre recitiamo il rosario, io e Mariarosa. Chi può andare ci vada che fa il suo dovere! Noi non possiamo, siamo sole.”
Lucia
“Tu e Mariarosa, permettimi di dirlo, vi siete troppo chiuse con la vostra tristezza. Non era tuo marito ma lo stai rispettando più della moglie. C’è pure chi non lo vive così stretto il lutto ma più aperto. Pensate pure che avete un ragazzino a fianco, e non potete soffocarlo con la vostra malinconia! Da sole no, ma insieme agli altri qualcosa potete farla; non ti meravigliare, che ho pure ragione! Pensate sempre la stessa, e nel tempo vedrete che cosa vi succederà!”
Vittoria
“E che altro deve succederci?”
Lucia
“La vostra salute va anche salvaguardata, ora più di prima. Non cacciatevi in altri guai statene lontane!”
Vittoria
“Non siamo più abituate a sorridere e scherzare, forse col tempo un piccolo cambiamento ci sarà.”
Lucia
“E quanto tempo volete? N’è passato tanto, se mai cominciate…! Provate a sforzarvi, ogni tanto.”
Vittoria
“Noi stiamo bene! Stiamo bene così come siamo!”
Lucia
“Lo so come ci state bene, Vittoria! È solo un bene apparente, nel cuore avete tanta amarezza in più che non vi volete togliere. Nel pomeriggio vi porto una pitta’mpigliata.”
Vittoria
“Non ti offendere Lucia, dalla a qualcun’altra.”
Lucia
“Perché?”
Vittoria
“Ce ne hanno portate già tante. Stamattina Chiara, nostra cognata, è venuta con due. Un’altra ce l’hanno portata due giorni fa, poi non le consumiamo. Io ne mangio pochissimo; Giuseppe un po’ di più ma è sempre un bambino. Dammi retta!”
Lucia
“Allora vi porto un piatto di fritti, insieme a quattro turdilli che domani sera li faccio. E non dire sempre di no!”
Vittoria
“Se non mi vuoi dar retta, fai come vuoi!”
Scena 15 · Mariarosa, Lucia, Vittoria
📌 Rientra Mariarosa.
Lucia
“E’ tornata Mariarosa! Vieni avanti, vieni che ti lascio la mia sedia!”
Mariarosa
“Perché la tua? Ce ne sono tante!”
Lucia
“Che me ne vado!”
Mariarosa
“Sempre con fretta cammini!”
(Venendo a loro Mariarosa si è portato una sedia.)
Vittoria
“Siediti qui, che alla tua mi ci siedo io.”
(Si scambiano i posti a sedere.)
Lucia
“Perché ci dai la tua?”
Vittoria
“Per riscaldarsi meglio visto che è venuta da fuori. L’avete trovata? Che vi ha detto?”
Mariarosa
“Siamo andate da Mariafrancesca. C’è stata quell’Antonia che vuole tessuto la coperta di lana da stampare; ha portato l’ordito. E siamo andate a chiederle quando può venire ad avviarci il telaio. Prima di Natale ci ha detto che non è possibile, è già impegnata. Domani e dopodomani va da altre. Me l’ha detto chi sono, ma non le conosco. Poi si entra nel vivo della festa, ed è impegnata in casa! Siamo rimaste per il secondo giorno dopo Santo Stefano.”
Vittoria
“Giorno ventisette?”
Mariarosa
“Non il ventisette! Il ventotto.”
Vittoria
“E vacci di nuovo, se non ti rincresce!”
Mariarosa
“Perché?”
Vittoria
“Poco fa è venuto Paolo a riferire che il ventisette ammazziamo il maiale. Stamattina, nostro fratello si è degnato ad andare al mattatoio.”
Mariarosa
“E forse, è meglio il maiale prima del telaio! Tre giorni, o prima o dopo, sempre glieli dobbiamo dedicare; ci togliamo un pensiero, per noi grande!”
Lucia
“Non solo per voi è grande! Quello che si deve fare è sempre bene farlo prima che dopo.”
Mariarosa
“Subito, subito, non ci rivado a disdire la data; nel pomeriggio sì, glielo vado a dire. Per il maiale abbiamo tutto pronto?”
Vittoria
“Il sale! L’ho già raffinato! Il pepe rosso e il pepe nero l’hai comprati tu. Forse un gomitolo di spago ci manca!”
Mariarosa
“Io non ne ho comprato!”
Vittoria
“Io neanche!”
Lucia
“Nel pomeriggio lo comprate.”
Mariarosa
“Compro pure un solo chilo di pasta. Noi la festa non la facciamo quando tagliamo la testa al maiale, non invitiamo né parenti né amici. Quando c’era quella buon’anima di mio marito l’invito lo facevamo, dopo la sua morte non ne ho voluto più sapere. Gente per festeggiare dentro casa mia non ne ho voluto più!”
Lucia
“La fa chi la può fare!”
Mariarosa
“Mettiamo a cuocere una casseruola di carne e la mangiamo io, mia sorella e mio figlio. Questa è la festa che ci è rimasta!”
Lucia
“Meglio di voi tre non c’è nessuno!”
Mariarosa
“E chi c’è ci sta, che a me non ne viene nulla! Chi fa per lui fa!”
Lucia
“Giusto! Non ti dà né il povero e né il ricco! E niente gli diamo! Mi alzo, mio marito, a quest’ora, mi aspetta spazientito. Ne sono certa!”
Mariarosa
“Non è neanche un bambino!”
Lucia
“Vittoria, poi ti racconta. Per ripetere non ho più tempo.”
(Finito di parlare esce.)
Mariarosa
“Che mi devi raccontare? Che sai?”
Vittoria
“Lucia è sempre quella piagnucolona, quando le succede qualcosa. Il mulo ha dato un calcio al marito, ieri sera.”
Mariarosa
“Forte!”
Vittoria
“Per quanto mi ha detto non ci credo. Nel pomeriggio corre subito in chiesa a pregare e ad accendere due candele per il pericolo scampato.”
Mariarosa
“Mamma mia! Sono femmine abituate a stare col maschio, e guai a chi glielo tocca. Io non ci dovrei andare mai in chiesa, per l’offesa che mi è stata fatta. Eppure ho stretto i denti, mi son fatta forza, mi sono rimboccate le maniche e sono andata avanti!”
——— FINE DEL SECONDO ATTO ———
ATTO TERZO
📌 Natale è già passato ed anche i primi giorni di gennaio. Dalle travi pendono le salsicce e due pezzi di lardo, testimonianza che il maiale è stato ammazzato e lavorato. Il telaio che prima era vuoto ora è avviato. Nell’istante Mariarosa sta tessendo, tenendosi davanti ai piedi che posano sulla pedana che guida i licei una vecchia padella piena di brace. Al focolare Vittoria sta seduta a fare la calza.
Scena 16 · Giuseppe, Mariarosa e Vittoria
📌 A fare il monello fra le gambe del telaio si trova Giuseppe.
Giuseppe
“Voglio dieci lire!”
(Nessuno delle due gli dà una risposta e lui continua con tono più rafforzato:)
Giuseppe
“Voglio dieci lire!! Non mi avete capito che voglio dieci lire! Sbrigatevi!”
Mariarosa
“Stai zitto! Ed esci fuori dal telaio che si muove tutto e non posso lavorare.”
Giuseppe
“Muovetevi!! Muovetevi! Che le voglio!”
Mariarosa
“Muoviti tu, a finire di fare codesto lamento!”
(La zia Vittoria dal suo posto si morde una mano e l’agita in senso di minaccia verso il nipote.)
Giuseppe
“Che vuoi tu?! Non le sto chiedendo a te, ma a mamma!”
Mariarosa
“Tua mamma non te ne dà neanche una lira; sprechi solo fiato! Risparmialo!”
Giuseppe
“Io non la smetto! Le voglio! Le voglio! Mi devo comprare un quadretto di cioccolata!”
Vittoria
“Mangiati una fetta di pane!”
Mariarosa
“Stai attento a non fare rovesciare la padella con la brace, che non ci devo morire di freddo!”
Giuseppe
“Dammi dieci lire che me ne vado subito!”
Mariarosa
“Se mi fai uscire dal telaio te ne do cento! Dalle tu a me dieci lire, una volta!”
Giuseppe
“Tu ce l’hai! Te l’ho viste! Ce l’hai legate nel fazzoletto!”
Mariarosa
“La vista ce l’hai per guardare. Ce l’avevo; l’ho spese, e non solo dieci lire ma di più. Ho comprato anche cose per te.”
Giuseppe
“Ne tieni tante, le voglio, le voglio!”
(Così dicendo tira calci ad una gamba del telaio.)
Mariarosa
“Sei proprio ostinato! Adesso ti faccio vedere quante dieci lire ti do! Tante, tante!”
(Parlando esce svelta dal telaio per acchiapparlo, avendo intuito Giuseppe scappa per la casa.)
Giuseppe
“Non mi picchiare! Non mi picchiare!”
(Si rifugia sotto il letto.)
Mariarosa
“Vieni fuori, fatti acchiappare che ti do le dieci lire!”
Giuseppe
“No! Tu mi meni!”
Mariarosa
“Non ti meno, ti accarezzo!”
Giuseppe
“No!”
(Vittoria che è stata a guardare, qualche volta ridendo:)
Vittoria
“Lascialo stare, non l’acchiappi più!”
(Vi infila una mano per tentare di acchiapparlo ma non ci riesce perché si porta dall’altro lato uscendone fuori con la testa.)
Mariarosa
“Se non ti acchiappo ora, ti acchiappo dopo!”
Giuseppe
“Non mi faccio acchiappare né ora né dopo! Se vieni di qua passo di là, e se vieni di là passo nuovamente di qua!”
Mariarosa
“Smettila in fretta con questi soldi! Che poi il modo come acchiapparti lo trovo. So come farti uscire da sotto il letto! Prendo il manico della scopa e te lo do in testa tante e tante volte! Te la faccio a polpetta!”
(Così dicendo si rialza e si porta vicino a Vittoria.)
Vittoria
“Calmati, che non le vuole più, si è pentito.”
Mariarosa
“Ora per un motivo, ora per un altro sempre mi fa uscire dal telaio! E sempre quando lavoro viene a disturbare! Io che ho tanta fretta.”
Vittoria
“Non farti affrettare troppo Mariarosa, non te ne mettere fretta da sola! perché tu non ne hai ce l’ha lei. Perché non gliel’ha fatta prima!? Non lo sapeva forse che alle figlie femmine la coperta di lana si deve fare che la vogliono tutti. All’ultimo momento se n’è accorta!”
Mariarosa
“Tutto questo non ci deve interessare, ci deve interessare solo quanto ci ha chiesto. Lei ci ha fatto la sua proposta e noi l’abbiamo promesso di accontentarla! La promessa è debito e la dobbiamo mantenere!”
Vittoria
“Più tu che io l’hai promesso!”
Mariarosa
“Lo so! Con le cinquemila lire che ci ha dato ci abbiamo fatto le spese di Natale. Se non ce l’avesse date, oppure se non fosse venuta da noi a farcela tessere la spesa non l’avremmo fatta! Soldi diversi non ne avevamo. Io cerco di farcela, se poi non ce la faccio per altri motivi pazienza. Il mio impegno non deve mancare.”
Vittoria
“Prenditi cura pure della tua salute che fa freddo in mezzo alla casa!”
Mariarosa
“Quando ne sento di più vengo a riscaldarmi al focolare; con la padella i piedi mi stanno caldi.”
Vittoria
“Io, in certi momenti non mi vorrei alzare dalla sedia per allontanarmi di un passo dal fuoco.”
Mariarosa
“E se non ti muovi con il corpo, quanto freddo che ti fa!”
Vittoria
“Se vuoi andare a comprare le bustine del colore, Mariarosa, per tingere le calze sono alla fine del terzo paio. Mi manca solo questa punta di piede, stasera la finisco.”
Mariarosa
“Domani mattina ci vado e nel pomeriggio le tingiamo. Hai visto che l’hai fatte!”
Vittoria
“Ci sto pure lavorando!”
Mariarosa
“Quando c’è la voglia, c’è anche il risultato.”
(Giuseppe che fino ad ora ha taciuto, e stando con le gambe sotto il letto e il busto fuori:)
Giuseppe
“Ah! Se avessi dieci lire…!”
Vittoria
“Ancora ci pensi!”
Giuseppe
“Certo che ci penso! Ci penso sì! A quest’ora sarei già andato alla bottega a comprarmi il quadretto di cioccolata.”
Mariarosa
“Poveraccio com’è afflitto, questo signorino! Che bocca amara che ha! Con un quadretto di cioccolata gliela addolcirebbe. Da quanto te lo devi comprare?”
Giuseppe
“Non mi ricordo più!”
Mariarosa
“Te lo ricordo io: ieri ti ho portato con me a fare la spesa a debito, con il libretto, e ti ho comprato un pacco di biscotti.”
Giuseppe
“Sì, ma non era un quadretto di cioccolata!”
Mariarosa
“Già! Che stupida che sono; non ci avevo pensato che questa è una voglia diversa da quella di ieri. Vieni, che forse ce l’ho le dieci lire e te le do!”
(Vittoria sorride in silenzio.)
Giuseppe
“Sì, che furba che sei! Ancora di qui non mi muovo! Buttamele sotto il letto che le trovo!”
Mariarosa
“Ti piacerebbe se te le buttassi! Un altro favore mi devi fare! Devi uscire immediatamente da lì sotto che ti stai sporcando i vestiti di polvere! Non possiamo stare sempre a lavare per te. Fuori di qui!”
(Conclude con voce più minacciosa, Giuseppe s’infila nuovamente di sotto.)
Mariarosa
“Mi rendo conto che non ci siamo capiti!”
Giuseppe
“Giurami che non mi meni?”
Mariarosa
“Non ti meno!”
Giuseppe
“Giuramelo!”
Vittoria
“Che non ti faccio picchiare io.”
Giuseppe
“Non ci credo!”
Mariarosa
“Sbrigati! Che ci devo scopare da tre giorni e c’è sporco!”
(Esce veloce e scappa subito fuori.)
Mariarosa
“Ah, l’anima tua! Quante botte che meriti!”
Vittoria
“Per un paio d’ore, dentro non torna più.”
Mariarosa
“Glielo porti, glielo porti se vuoi!”
Scena 17 · Chiara, Mariarosa, Vittoria
📌 Entra Chiara, dopo aver spinto la porta verso l’interno. In mano ha il tombolo sul quale sta una stretta striscia di lino da ricamare.
Chiara
“Ero sola, in casa sono tutti usciti e sono venuta a trovare compagnia.”
Vittoria
“Chiara, non vieni quasi mai! Non so quale vento ti ha spinto oggi!”
Chiara
“Gli impegni sono sempre assai.”
Mariarosa
“C’è sempre che fare nelle nostre case. Pure io ho da fare, e me ne sto seduta. Permettimi, che nel frattempo mi rimetto nel telaio a tessere.”
(Mariarosa si alza per entrare nel telaio.)
Chiara
“Mentre tu tessi io parlo con Vittoria.”
Mariarosa
“Anche con me puoi parlare, tesso con le mani non con la bocca! Sono più distante, ma ci sento lo stesso.”
Chiara
“Con le mani siamo tutte impegnate: Vittoria con la calza, io col tombolo. Mi sono fatta una camicia nuova e devo farci la concellera. Ieri sera ci ho lavorato fino a tardi. Vostro fratello se n’è andato a letto presto. Paolo è uscito, e io sono rimasta al focolare. Solo che più tardi è cominciata la musica! La solita.”
Vittoria
“La musica…! Che musica?! Avete comprato qualche radio e non lo sappiamo?”
Chiara
“L’abbiamo da tanto tempo e lo conoscete bene! Non tutte le sere ma spesse la suona. Fino a quando non me ne vado da questa casa la devo ascoltare per forza. Non c’è speranza che migliora perché peggiora.”
(Vittoria rimane smarrita ancora non si rende conto di che cosa sta parlando.)
Chiara
“Ancora non mi hai capito?”
Vittoria
“Non molto.”
Chiara
“Quel galantuomo che abita sopra di me te lo sei scordato?”
Vittoria
“Di quello stai parlando!”
Chiara
“Di quello! Quello è la radio che non mi fa dormire di prima sera ed anche oltre. Per cominciare a riposare ci vuole sempre mezzanotte. Quasi tutte le sere torna a casa ubriaco, e fa liti con la moglie e i figli. È un alcolizzato vagabondo, solo ogni tanto fa una giornata di lavoro. Il suo tempo lo spreca nelle cantine. Povera donna! Che uomo che ha incontrato! Ogni tanto parla con me e mi racconta certe belle! Meno male che la casa che abito non è mia; se Dio mi farà la grazia di farmela comprare guarderò bene dove vado a mettere le mani. Innanzi tutto la voglio, anche se piccola, tutta per me. Non voglio gente né sopra né sotto. Non voglio bussare col bastone al soffitto, come mi capita adesso, per far tacere a quelli che mi disturbano di sopra e neanche voglio disturbare a quelli che stanno sotto. È proprio vero che i proverbi non vengono mai meno: il mal vicino è come il mal mattino!”
Mariarosa
“Gli antichi non si sbagliavano mai!”
Chiara
“Una mattinata piovosa e piena di vento non ti fa uscire dalla porta. La stessa cosa te la fa il vicino di casa scostumato e pronto a liti.”
Vittoria
“Se poi s’incontrano due con lo stesso difetto, ne vengono fuori liti e sopra liti.”
Chiara
“Sto risparmiando, e da tempo, per cercare di mettere insieme qualche soldo per una casa, ho pure una famiglia, e tempo ce ne vorrà ancora. Sono stanca di sentire parole. Voglio stare più tranquilla; vostro fratello è del mio stesso parere. Provare ancora a rimproverarlo non serve a nulla: ti dice sì, sì, fa cento scuse e conserva sempre la stessa testa.”
Mariarosa
“Quando ti rendi conto che proprio non ce la fai più ti conviene cambiare casa.”
Chiara
“Quasi, quasi! La fatica del trasloco ci fa tirare dietro.”
Mariarosa
“Non ti preoccupare, che ci vuole! Veniamo noi a darvi una mano. Se la casa era tua il discorso era diverso.”
Chiara
“Certamente peggio! non me ne sarei mai liberata e stavamo di sicure nelle liti grosse con lui, che la moglie è una Santa! Quanti schiaffi e calci che prende e di giorno con noi del vicinato non si lamenta mai. I figli sono ancora piccoli per capire tutto.”
Vittoria
“Cambia, cambia non starci a pensare troppo! Trovatene un’altra con una stanza in più, che ci metti Paolo a dormire.”
Scena 18 · Luisa, Chiara, Vittoria e Mariarosa
📌 Entra in silenzio Luisa, trovandosi davanti a Chiara esclama:
Luisa
“C’è Chiara!”
Chiara
“Come vedi sono qui, Luisa.”
Luisa
“Come sai ricamare! Mi piace assai assai la tua concellera.”
Chiara
“Non ci vedo nulla di particolare.”
Luisa
“Non è vero, ci vuole destrezza per essere così precisa. Ogni punto è messo bene! Vedo certi ricami così strapazzati che mi fanno pena! Io non mi sento tanto brava; non mi fido dei miei ricami. Una concellera, per le feste me la faccio fare da chi mi fido più di me. A Mariarosa, ora che si è rimessa a tessere col naso fuori dalla porta non la vedo più. Tessa, te…! Tessa che poi diventi ricca!”
Mariarosa
“La ricchezza che ho mi basta! Parlate parlate, parlate pure! Un soldo me lo devo guadagnare, per vivere pure io. A te che giri sempre il freddo ancora non te l’ha ghiacciato la punta del naso!?”
Luisa
“Ho una bella sciarpa lunga e larga; quando esco me la giro due volte intorno al collo, e intorno alla testa! Che pensi che non mi so difendere!”
Mariarosa
“Per questo non ti colpisce, sei ben equipaggiata!”
Luisa
“Allora…! E tessa, tessa! Non ti curare di noi. Chiara tuo marito come sta?”
Chiara
“Sta bene, grazie!”
Luisa
“Se sento il mio brontolare, anche quest’anno, che vuole un aiuto per zappare la vigna vengo a chiederlo al tuo e non si deve rifiutare, come ha già fatto una volta!”
Chiara
“Provaci, se lo trovi libero verrà con tutto il cuore. Perché non dovrebbe!? Dopo che questo è il suo mestiere. La sua arma è la zappa! Prima però deve zappare sempre la sua, e poi dove capita. Vieni a chiederglielo con una settimana di anticipo, così non prende altri impegni.”
Luisa
“L’anno scorso sono venuta quattro giorni prima. E ti dico la verità, che peli sulla lingua non ne ho, non l’ho creduto; ho avuto i miei dubbi!”
Chiara
“E hai fatto male a dubitare, perché era la verità! Che scopo c’era dirti di no! I tuoi soldi sono uguali a quelli degli altri! E paghi anche quanto gli altri!”
Luisa
“Allora è andata, appena mi rendo conto vengo.”
Chiara
“Vieni! Se non mi trovi in casa la prima volta ritorna una seconda.”
Luisa
“Quanto ci mette per finire di zappare la sua?”
Vittoria
“Come lo piango, quando so che zappa da mattina a sera!”
Chiara
“Lo piangi! E perché? Zappi tu che sei una donna, e non può zappare lui che è un uomo! Se non zappa che cosa ci mangiamo?! Come tiriamo avanti! Dopo che un mestiere diverso non ce l’ha!”
Luisa
“Vittoria, a tutti quelli che hanno zappato alla mia vigna li ho trattati bene; non li ho mai guardati se hanno voluto riposarsi un poco durante la giornata. La stessa cosa ha fatto mio marito! Non siamo di quella gente che hanno molte pretese. Quando ho gli uomini, come già sapete, ci vado anch’io e ci dormo per preparargli una bella minestra calda a mezzogiorno. E per quelli che ci dormono preparo anche una bella cena abbondante. Il vino non glielo faccio mancare. Siamo gente generosa, brava e onesta con mio marito!”
Vittoria
“Non c’è bisogno che ce lo dici, Luisa. La brava gente si conosce subito, appena ci parli una sola volta.”
Luisa
“A quelli che non ci vogliono dormire gli paghiamo il biglietto del pullman la mattina e la sera. Più di questo non sappiamo fare.”
Chiara
“E che altro dovete fare!?”
Luisa
“Se c’è altro, Chiara fammelo notare!?”
Chiara
“Non c’è nulla da farti notare!”
Luisa
“Vi abbiamo un bel casolare! Il primo giorno che vado lo pulisco e lo metto in ordine. Qualche coperta ce la lascio sempre, un altro paio più nuove gliele porto e me le riporto al ritorno altrimenti i topi me le fanno trovare a colapasta. A me piace starci; i miei figli quando vengono brontolano, ma ancora stanno. Che sto qua che faccio? Se là la mia presenza è più utile è giusto che vado.”
Chiara
“Mio marito alla sua ci dorme, da solo e con Paolo! Io non ci dormo mai ho paura; la mia casa di notte non la lascio. Alle altre è poco disposto, è un po’ timido e non si sente libero; è meglio che te lo dico.”
Luisa
“E se ne viene, come hanno fatto tanti altri. Vittoria, sono venuta con uno scopo preciso a prestarmi un pane che l’ho finito!”
Vittoria
“Anche due! Solo che è duro.”
Mariarosa
“Perché devi stare a dire com’è?! Ti ha chiesto e le dai, e basta!”
Vittoria
“Una parola soltanto ho detto!”
Luisa
“Vittoria, lo so che avete pane duro. Dal forno ci mancate come minimo da un mese, che mi ricordo. Quello di Lucia è ancora più vecchio del vostro. E più lontano non ci vado a chiedere, che mi vergogno.”
Chiara
“Se vuoi venire da me, l’ho fatto quindici giorni dopo di loro, ma non ti so dire quanto è più morbido, se lo è!”
Luisa
“Grazie! Ma no! Non vengo! Ne mangiamo tanto pane duro, e stasera siamo fatti signori che non possiamo! Ancora un dente non ce lo siamo rotto per questa causa.”
(Vittoria si alza.)
Vittoria
“Te lo vado a prendere subito!”
(Prende la via della scala e si porta in soffitta.)
Luisa
“Dopodomani lo faccio. Se vuoi venire a farti una schiacciata con sarde ed olio vieni, non ti vergognare, Chiara, e non ci pensare due volte!”
Chiara
“Ti ringrazio!”
Luisa
“A Mariarosa e a Vittoria, sono obbligata a fargliela perché quando lo fanno loro il pane mi stimano sempre; per ciò non c’è bisogno d’invitarle. Vieni per davvero te lo sto dicendo sinceramente e con tutto il cuore.”
Chiara
“Grazie di nuovo, non ne siamo golosi. Io, ho il vizio di farne sempre due e tre di schiacciate per noi della casa e ne butto sempre, gli ultimi pezzi non li mangia più nessuno.”
Luisa
“Non ti credo! Nelle nostre case non se ne butta farina panificata! Dici piuttosto che ti vergogni. Mariarosa, non è vero?”
Mariarosa
“Non ci voglio mettere lingua!”
Luisa
“Io non ne butto mai. Solo qualche volta quando trovo un pane ammuffito.”
(Ritorna Vittoria, con un bel pane nelle mani.)
Chiara
“Eppure ho ragione!”
Vittoria
“Te lo metto sulla tavola, Luisa.”
Luisa
“Dammelo, che vado via subito!”
Vittoria
“E perché?”
Luisa
“Non vedi che sta per imbrunire!”
(Vittoria non risponde.)
Chiara
“Altri dieci minuti e me ne vado anch’io.”
Vittoria
“Tutti fretta avete!”
Scena 19 · Giuseppe, Luisa, Chiara, Vittoria e Mariarosa
📌 Nel frattempo, ritorna mogio mogio Giuseppe e va a sedersi senza dire una parola a lato della zia Vittoria, dall’aspetto mostra di avere tanto freddo.
Luisa
“S’avvicina l’ora della cena. E a casa mia siamo abituati a cenare presto. La buona sera la lascio solo a Chiara, con voi un’altra vista penso che ci scappa.”
Chiara
“Buona sera Luisa, dopo che io sto più lontana!”
Luisa
“Noi, invece, stiamo di fronte; anche chiudendo la porta ci vediamo.”
(Detto questo Luisa esce e richiude la porta.)
Vittoria
“Allontanati dal fuoco, tu! Alle persone non si girano mai le spalle! E se non stai attento ti bruci pure.”
Giuseppe
“Ho freddo! Tanto freddo!”
Chiara
“Fallo riscaldare, Vittoria!”
Vittoria
“Non c’è solo lui, ci siamo anche noi! Non lo fa il via vai da fuori. Se ne sta dentro, che sta più riparato!”
Giuseppe
“Mi sento anche stanco.”
Chiara
“Hai giocato troppo, riposati.”
Giuseppe
“Non ho giocato per niente, sono stato fermo.”
Vittoria
“Fra poco ti passa tutto! Mariarosa, vuoi altra brace che c’è un bel carbone acceso? Te lo porto?”
Mariarosa
“Ce n’è, i piedi li sento caldi. Riscaldatevi voi.”
Chiara
“Se lo fai per noi, non lo fare che fuoco ce n’è.”
Giuseppe
“Mi prendi in braccio, per favore!”
(Finito fa un bel sbadiglio.)
Vittoria
“In braccio…!”
Giuseppe
“Sì, in braccio!”
Vittoria
“Mariarosa, l’hai sentito?”
Mariarosa
“Sì che l’ho sentito. Prendilo tu, che fra poco finisco per oggi.”
Vittoria
“E vieni che ti prendo in braccio!”
(Si mette in braccio alla zia e continua a sbadigliare.)
Vittoria
“Basta con questi sbadigli, che fai la bocca grande. Questi mi sembra affascinato; qualcuno l’ha stregato! È uscito tutto vivace ed è rientrato moscio moscio, sbadigliante e pieno di freddo.”
Chiara
“Anche a me sembra così!”
Vittoria
“Vieni a vedere, Mariarosa! Smettila di tessere per stasera, che servi a tuo figlio.”
Mariarosa
“Ho capito, che la smetto! E vengo subito!”
(Posa la spola dietro il pettine ed esce dal telaio.)
Vittoria
“Chi ti ha guardato, mentre eri fuori?”
Chiara
“Sicuro qualche occhio potente!”
Giuseppe
“E’ passata Santina, e mi ha chiesto s’ero il figlio di Mariarosa la vedova. E mi ha detto: come sei fatto grande! Non ti avevo riconosciuto, non farla arrabbiare più a tua madre non tirarle più calci alle gambe, fai il bravo. Sicuro lei mi ha affascinato!”
Vittoria
“Quella è passata! Ha un occhio invidioso! L’invidia non le dà pace! Tu che stai sempre senza malizia! Figuriamoci come ti ha ridotto!”
Chiara
“Fatti il segno della croce che ti sfascino. Ti faccio guarire presto presto!”
(Insieme a Chiara Giuseppe fa il segno della croce.)
Mariarosa
“Dallo a me, che lo metto sul letto e lo copro col mio cappotto.”
(Vittoria glielo passa. Chiara nel dire sbadiglia in continuazione e i suoi occhi iniziano a lacrimare abbondantemente; con le dita conta le volte che dice la formula.)
Vittoria
“Ho cinquantasette anni e ancora non ho imparato lo sfascino. Gesù!! Gesù, che testa dura che è la mia! Non so nemmeno leggere e scrivere, mi sento un asino che mangia solo paglia nella stalla! Quante volte mi arrabbio per questo!”
(Chiara non risponde continua nel suo dire, Mariarosa non le risponde nemmeno.)
(Mariarosa che nel posare il figlio sul letto vi si abbandona anche lei:)
Mariarosa
“Ahi! Quanto è duro! Com’è duro, maledizione! Mamma mia! La mattina ti alzi sempre con le costole rotte! Alla fine della prossima estate, dobbiamo arrangiare un sacco di foglie di pannocchie per metterle nel materasso che sono tutte consumate e il letto è diventato duro come una pietra.”
Vittoria
“Fino a settembre, se te le vuoi rompere le ossa tempo ne hai!”
Mariarosa
“Quando lo rifai tu, la mattina, gliela fai una bella mescolata al fogliame?”
Vittoria
“Ma restano sempre consumate! Proprio come fai tu, no!”
Mariarosa
“E fagliea! Che fretta hai?! Che diventa un po’ più soffice.”
Chiara
“Cognate mie, quanto ne ha! Assai, assai! Ha ragione di coricarsi. Mi è venuto un peso alla testa e un bel mal di stomaco. Datti da fare, Mariarosa, se lo vuoi far guarire subito e levarlo da sotto le coperte; altrimenti per un paio di giorni non si alza più. Vai a farlo sfascinare da altre sei persone e con me fanno sette, sempre dispari. E stasera, col buio, vai a spargere un pugno di sale al crocevia più vicina a casa tua. Allontana l’affascino e il malocchio!”
Mariarosa
“Lo faccio e come!”
Vittoria
“Ci vado io a tarda sera.”
(Mariarosa da un chiodo a destra, fra la cappa del focolare e la finestra, prende le forbici.)
Chiara
“Non ti scordare!”
Mariarosa
“Gli taglio un ciuffo di capelli e mi metto in giro. Un pegno glielo devo portare per sfascinarlo; ce ne vuole uno che aveva addosso nel momento in cui l’hanno affascinato. I capelli sono gli unici!”
Chiara
“Anche il fazzoletto.”
Mariarosa
“Non mi fido, lo cambia in continuazione. Ci stai meglio?”
Giuseppe
“Assai no! Ho ancora tanto freddo.”
Mariarosa
“Vittoria, buttagli un’altra cosa addosso, che io vado.”
(Avvolge il ciuffetto di capelli in un pezzettino di carta.)
Vittoria
“E che ci metto! Quando si ammala, fa venire la febbre anche a te!”
Mariarosa
“Guarda nella cassapanca, che ci ho messo il mantello della buon’anima di suo padre.”
(Finito esce per andare a sfascinarlo. Vittoria apre la cassapanca prende il mantello e glielo butta sui piedi e sopra il cappotto della sorella.)
Chiara
“Vittoria, è venuto il momento anche per me di lasciarti la buona sera!”
Vittoria
“Mannaggia sempre la Santa fretta! Buona sera, Chiara! Salutami mio fratello e ricordagli che ci manca da giorni.”
Chiara
“Riferirò! Quando non parte, quell’altro, va e viene dalla piazza.”
(Esce portandosi sotto il braccio il tombolo.)
Scena 20 · Vittoria e Giuseppe
(Appresso ad un attimo di silenzio.)
Vittoria
“Quante volte ti ho ripetuto: stai con un po’ di malizia quando qualcuno ti guarda o ti parla, quando ci vengono a trovare e quando passi e c’è gente seduta al sole. Tu niente, stai sempre per conto tuo. Ricordati che è tutta piena d’invidia e di cattiveria.”
Giuseppe
“Non è vero! Ogni tanto ci penso che mi possono affascinare e mi faccio le corna nascondendomi la mano nella tasca, come mi hai detto. Però non basta, certe mi affascinano lo stesso.”
Vittoria
“Hanno l’occhio più maledetto e più potente! Continua col pensarci più spesso che ti affascinano sempre di meno.”
Giuseppe
“Spesso non mi ricordo! Mi ricordo dopo che mi hanno affascinato, perché comincio a sbadigliare e a lacrimare, quando non serve più ricordarmi per stare con la malizia. Quelle parole che mi hai insegnato di dire l’ho scordate.”
Vittoria
“Esca il male e vada al mare ad annegare! Esca il male e vada al mare ad annegare! Le devi dire tre volte. Tre parole sono!”
Giuseppe
“Lo so che sono poche ma non le ricordo lo stesso; neanche le poesie che mi fanno imparare a scuola ricordo facilmente. Le dico a saltelli i versi, e con l’aiuto della maestra.”
Vittoria
“A casa non le leggi mai e le vuoi pure ricordare! Anzi se te le ricordi a saltelli e pure assai! Hai buona memoria!”
Giuseppe
“Sei bugiarda! Bugiarda! Una gran bugiarda! Quando leggo la sera non mi senti?!! Forse, giri la testa dall’altro lato!?”
Vittoria
“Quello lo chiami pure leggere! Quando ti sei sforzato assai, l’hai letta due volte la lettura o la poesia; sempre dietro ai nostri richiami! E stai giù e copriti! Se poi ti senti guarito alzati!”
Giuseppe
“No! Non mi sento guarito! Ed è anche colpa vostra se mi hanno affascinato!”
Vittoria
“Si! E perché? Non ti ho affascinato io!”
Giuseppe
“Se mamma mi avesse dato le dieci lire, sarei andato alla bottega a spenderle, invece di starmene in strada; Santina non mi avrebbe visto.”
Vittoria
“Mannaggia le dieci lire! Quante volte te le diamo! Sempre sempre non te le possiamo dare. Oggi, però, non l’abbiamo!”
Giuseppe
“Non sto dicendo che le voglio ancora!”
Vittoria
“Meno male, che non puoi ricominciare di nuovo a chiedere!”
Scena 21 · Lucia, Vittoria e Giuseppe
📌 Dalla porta che si apre entra Lucia.
Lucia
“Vittoria ho bisogno di te!”
Vittoria
“Di me!”
Lucia
“Sì, proprio di te! Ma non aver paura che non sono venuta per soldi in prestito, e nemmeno per altre cose.”
Vittoria
“Io non mi preoccupo, se ne ho soldi disponibili te ne presto se non ne ho ti dico di no, senza vergognarmi!”
Giuseppe
“Oggi non hanno nemmeno dieci lire!”
Lucia
“E tu, da dove parli?”
Giuseppe
“Non mi vedi che sono coricato!”
Lucia
“Così presto!”
Giuseppe
“Mi rialzo di nuovo, aspetto che guarisco che mi passa l’affascino. Mia mamma è andata a sfascinarmi.”
Lucia
“Da me perché non è venuta? Ti sfascinerei ora, ma poi non so se restiamo dispari. Meglio aspetto che ritorna Mariarosa per sapere. Però tu non mi sembri tanto affascinato.”
Giuseppe
“Adesso no! Ma poco fa lo ero tantissimo. Raccontaglielo tu zia Vittoria! Sicuro già cinque mi hanno sfascinato. Zia Chiara ci ha detto che devono essere sette a farlo.”
Vittoria
“Ha ragione, è tornato da fuori lacrimante e stanco nel suo corpo. L’ho dovuto prendere in braccio, e poi l’abbiamo coricato.”
Lucia
“Basta un’occhiata e ti fanno appollaiare come una gallina. Voglio un aiuto per spostare una cassapanca.”
Vittoria
“Tutto qui è il tuo bisogno!”
Lucia
“Che cosa ti pensavi?”
Vittoria
“Io non ho pensato nulla! Aspettiamo che viene Mariarosa e andiamo; è andata già da un poco, non dovrebbe tardare. Hai fretta?”
Lucia
“No, posso aspettare.”
Giuseppe
“Zia Vittoria sento freddo ai piedi!”
Vittoria
“Non mi dire! Non è possibile! Hai il cappotto di tua madre e il mantello di tuo padre addosso!”
Giuseppe
“Eppure li sento freddi! Vieni a toccarli se non mi credi; vieni vieni…!”
Lucia
“Alzati e vieni a riscaldarti al fuoco!”
Giuseppe
“Nemmeno mi credi più, che sono malato! Zia Vittoria, riscaldami la pietra della schiaccia sale e me la porti che ci metto sopra i piedi!”
Vittoria
“Non ti faccio un bel niente che stai meglio di me e di tutti, ora!! Mariarosa, a quest’ora, ti ha già fatto sfascinare da sette e ti è passato. Alzati e mettiti a girare per la casa!”
Giuseppe
“Questo lo dici tu! Quanto mi hanno sfascinato lo dirà mamma quando ritornerà!”
Vittoria
“Non ti preoccupare, che non tarda!”
Giuseppe
“Certe sere perché me la riscaldi anche quando non la voglio?! Mi fai: che ti riscaldi questi piedi, che sembrano un pezzo di legno! Hai paura che ti tocco le gambe e te le faccio gelare?! Sì, hai proprio questa paura! Sei una paurosa! Ahi, ahi, fai quando ti tocco appena. E poi a mamma dici subito: Mariarosa riscaldagli la pietra della schiaccia sale per favore, che si riscalda questi piedi o geliamo tutti e due. Tu lo fai più per te che per me!”
Lucia
“Ascolta, Vittoria! Ascoltalo, che lingua sciolta che ha.”
Vittoria
“Lo faccio per te, perché mi fai pena quando ti vedo in quello stato. E tappati codesta bocca, scostumato! Ne approfitti che ti risparmio qualche schiaffo sulla guancia; non costringermi a darti tutti in una volta!”
(Si ributta giù e si copre anche la testa.)
Vittoria
“E dormi per davvero, che fai meglio!”
(Tace non aggiunge più nulla.)
Lucia
“Non rispondergli più, o non la smetterà.”
Scena 22 · Mariarosa, Vittoria, Lucia e Giuseppe
📌 La porta si riapre e rientra Mariarosa.
Vittoria
“Eccola, che è arrivata!”
Mariarosa
“S’è messo a piovere, mi ha quasi bagnato la testa.”
Vittoria
“Asciugatela con l’asciugamano, e vieni al fuoco. L’hai sfascinato?”
(Nel mentre Giuseppe ha già messo la testa fuori dalle coperte.)
Mariarosa
“Quanti giri che faccio ogni volta! E quanto disturbo in ogni casa! Quando ci trovo uomini mi vergogno di più, perché sono più miscredenti. Tutte mi hanno detto che ne aveva, e ne aveva! Oramai lo conosco, quando lo vedo appollaiato se non giro non si rialza. E giro! Abbandono tutto, e giro!”
Lucia
“Perché non sei venuta da me, che sono la più vicina delle altre?”
Mariarosa
“Ci sono venuta, ho bussato e non c’eri.”
Lucia
“Non c’ero! Non sono andata da nessuna parte! Sono dentro da prima di mezzogiorno! Solo ora sono venuta qui! Poco prima sono andata dieci minuti in soffitta. E forse non ti ho sentito bussare. Perché non hai ribussato più forte?”
Mariarosa
“Ti rompevo la porta, Lucia! Ho pensato che non c’eri e sono andata avanti.”
(Si avvicina al figlio.)
Vittoria
“Stai sempre in attesa, che la prossima volta non è lontana.”
Mariarosa
“Ci stai meglio, Giuseppe? A vederti direi di sì!”
Giuseppe
“Ci sto, ci sto! Quasi quasi, mi è venuta voglia di alzarmi!”
Vittoria
“Mariarosa, vado un attimo con Lucia a casa sua, è venuta a chiamarmi.”
Lucia
“Quanto spostiamo una cassapanca.”
Mariarosa
“Andate! Prendetevi l’ombrello.”
Lucia
“La strada è corta, facciamo una corsa, finché l’apri e chiudi ti bagni di più.”
Vittoria
“Dici! Andiamo allora!”
(Si avviano fuori, mentre Mariarosa va a spiare dalla finestra.)
Mariarosa
“Sventura! Sventura mia! Quanto piove adesso! S’avvicina una cattiva serata per noi! Fra poco il tetto comincia a sgocciolare da tutte le parti, sembriamo stare fuori! Speriamo che spiove!”
(Attizza il fuoco, ed accende la luce.)
Giuseppe
“Non disperarti, mamma, ci mettiamo le scodelle come sempre.”
Mariarosa
“Scende acqua anche nel focolare e ci spegne il fuoco; e moriamo di freddo!”
Giuseppe
“Non hai quel secchio affumicato da mettere?”
Mariarosa
“Il secchio c’è, ma è un altro disastro, non la raccoglie tutta e non fa passare il fumo.”
Giuseppe
“Mannaggia, questa casa vecchia!”
Mariarosa
“E da tempo che non ripariamo più il tetto. I soldi non ci bastano mai! Ci saranno, sicuramente, delle tegole rotte e dobbiamo sostituirle. Se vogliamo migliorare la situazione al più presto devo provvedere, e cercare un mastro che ci fa credenza.”
Giuseppe
“E’ da tanto che sgocciolano! Perché non l’hai fatto prima?!”
Mariarosa
“Anche tu mi rimproveri?!”
Giuseppe
“Non voglio offenderti, ma…! Mi è sfuggito!”
Mariarosa
“Non mi sono offesa.”
Giuseppe
“Mi alzo!”
Mariarosa
“Se vuoi! Alzati sì, altrimenti stanotte non dormi più. Alzati e siediti al fuoco!”
Giuseppe
“Prima però, voglio vedere anch’io come piove dalla finestra. Mi voglio divertire.”
Mariarosa
“Ma che divertimento è! Non prendere freddo piuttosto, che sei caldo dal letto e dalla finestra entra una corrente d’aria alla base, anche se vi abbiamo messo una vecchia maglia di lana.”
(Giuseppe si avvicina alla finestra.)
Giuseppe
“Solo un momento!”
(E mentre guarda fuori, Mariarosa si porta sotto la scala. Prende un cesto pieno di patate e ritorna al fuoco a mettercene parecchie intorno ad arrostire.)
Mariarosa
“Stasera, se il tempo continua ad essere cattivo si mangia prima, patate arrosto e olive verdi schiacciate, e subito ci mettiamo tutti a letto.”
Giuseppe
“Io non ne voglio!”
Mariarosa
“Tu sei sempre quello…!”
(Rimette il cesto al suo posto e dalla grande cassapanca prende una sua sottana ed un pezzo di stoffa dello stesso colore, un ago dalla porta ago, un cuscinetto di stoffa, a sinistra della cappa del focolare, il filo e le forbici sopra il caminetto; si risiede e comincia a rattopparla. Scruta i buchi e taglia la toppa. Giuseppe ancora vicino alla finestra:)
Giuseppe
“Di sera ti metti a cucire, col buio! Ce la fai ad infilare il filo nella cruna dell’ago? Ti lamenti col giorno!”
Mariarosa
“Pure tu! Il giorno non ho tempo!”
(Viene a sedersi davanti al fuoco; e come tutti i bambini che non riescono a star fermi prende lo spiedo e gioca con le patate.)
Mariarosa
“Con le mani stai fermo! Non stare a mescolare patate e carboni, le giro io quando è necessario! Rimetti lo spiedo al suo posto! Parla solo con la bocca!”
Giuseppe
“No, anche con i piedi! Guarda mamma! Guarda sul letto, cade acqua! Le tavole cominciano a sgocciolare!”
Mariarosa
“Sono arrivati, sono arrivati i soliti goccioloni in soffitta! Sono la nostra disperazione! Subito ci devo mettere un secchio sotto! Un altro cade qui, al centro del focolare, non è ancora arrivato ma arriverà.”
(Si alza, mette da parte la sottana e si appresta ad andare in soffitta per provvedere.)
Mariarosa
“Io, vado a controllare.”
(Giuseppe rimane solo.)
Giuseppe
“Sbrigati ma…! Sbrigati! Da solo non ci sto! Ho paura!”
Mariarosa
“Hai paura! E di chi? Nella tua casa non devi avere paura di nessuno. Le tavole sgocciolano, entra acqua in più punti e devo rimediare!”
Giuseppe
“Ci vuole molto?”
Mariarosa
“No! Sto per finire. Devo pur trovare qualcosa da mettere sotto!”
Giuseppe
“Ti porto la bagnarola, che sta sotto la scala?”
Mariarosa
“No! Per il momento non mi serve. Se poi ne vengono altri, sgocciolii, sì! Nel focolare ne sono venuti?”
Giuseppe
“Ogni tanto cade una goccia. Le patate stanno bruciando, se vuoi le giro!”
Mariarosa
“Girale sì! Certo che voglio! Le puoi pure allontanare dal fuoco, che poi vengo e l’aggiusto meglio!”
(Tace, prende lo spiedo e l’allontana. All’improvviso dalla finestra entra una luce di fulmine. Giuseppe si lascia prendere dalla paura, butta lo spiedo dalle mani, si alza all’in piedi, ed emette un grido di spavento e si tappa le orecchie.)
Mariarosa
“Che hai? Che c’è!? Che è successo, ti sei bruciato? Rispondi?”
Giuseppe
“Un fulmine! Avevo lo spiedo nelle mani, non voglio morire fulminato! Adesso arriva il tuono!”
Mariarosa
“Uno ne ha fatto! Stai tranquillo, al primo non muore nessuno! E nemmeno al secondo! Fatti coraggioso!”
Giuseppe
“Sono coraggioso, ma con i fulmini e tuoni non ci riesco! Zia Vittoria, quando fulmina e ha il coltello in mano lo butta subito e si fa il segno della croce! Va a nascondere anche l’accetta sotto la grande cassapanca! Nessuno li può fermare! Pure tu li temi! Scendi, sbrigati!”
Mariarosa
“Sì, subito! Mi rompo le gambe che poi me l’aggiusta il cane! Anch’io ho paura, ma poi… un po’ di controllo ci vuole. Impara a dominarla. È molto importante!”
Giuseppe
“Il tuono non è arrivato!”
Mariarosa
“Oramai non arriva più, si è allontanato! Ho finito, sto scendendo.”
(Il rumore dei passi sulla scala di legno testimonia che non mente. Scende portandosi dietro un secchio affumicato esternamente.)
Mariarosa
“Lo metto qui, se le gocce dentro il focolare si fanno più frequenti ce lo mettiamo sotto. E non fare codesta faccia!”
Giuseppe
“Com’è?”
Mariarosa
“Sei fatto bianco! Gli uomini devono essere più coraggiosi delle donne, non lo sai?”
Giuseppe
“I grandi non i bambini, io sono ancora piccolo!”
Mariarosa
“Non tanto! Devi cominciare ad imparare subito.”
(E mentre si risiede Mariarosa, la porta si riapre ed entra Vittoria con un ombrello in mano.)
Vittoria
“Quant’acqua! Quant’acqua che scorre per le vie, Mariarosa! Meno male che la nostra porta si trova vicino allo spartiacque e la pioggia scorre facilmente lungo il pendio, altrimenti con questa porta che abbiamo a piano di strada ci saremmo trovati alluvionati.”
Mariarosa
“Non una sola volta!”
Vittoria
“Alla porta di Lucia cinque gradini ci sono, la paura che le possa entrare dentro non ce l’ha. La nostra, in questo vicolo è la più bassa. Anche quando fa caldo non la puoi tenere aperta, perché chi passa allunga il collo e ti spia dentro. Anche questa è un’altra croce da portare sempre dietro!”
Mariarosa
“Questa non è niente!”
Vittoria
“Quando siamo andate non me l’ha fatto prendere l’ombrello Lucia, un pezzo ho dovuto aspettare sperando che spiovesse, e poi ho dovuto prendere il suo! C’era il marito, l’abbiamo trovato dentro, e un po’ mi sono vergognata.”
Mariarosa
“Domani glielo riporti.”
Vittoria
“Con queste pantofole, appena metti la punta del piede su una pietra bagnata ti bagni!”
Mariarosa
“Lo so, lo so! Ci metto altra legna e ti asciughi le calze.”
Vittoria
“Che metti! La catasta è già dimezzata! Che basta per asciugarmi. Per favore, mettimi le pantofole più vicine al fuoco. In soffitta ci sei andata a guardare se è già passata pioggia dalle tavole?”
Mariarosa
“E quanta n’è passata! In ogni sgocciolio ho messo qualcosa sotto. Se ne arrivano ancora in altre parti non abbiamo più nulla da mettere.”
Vittoria
“Maledizione! Stasera appena mangiato subito a letto.”
Mariarosa
“L’avevo già pensato.”
Vittoria
“Che altro vuoi fare!? Può darsi pure che va via la luce. Considerato che spesse volte è successo col tempaccio… Qualcosa l’abbiamo per illuminare? Non ci deve essere un mozzicone di candela?”
Mariarosa
“Sì che c’è, nella cassapanca.”
Vittoria
“Ricorda che prima di coricarci ce lo mettiamo vicino al capezzale con i fiammiferi.”
(Giuseppe girovaga per la casa, va e viene dalla finestra.)
Mariarosa
“Vai a prenderlo ora, prima che ci dimentichiamo.”
Vittoria
“Appena mi alzo! L’acqua gocciola sempre più frequente nel focolare, fra poco ci spegne pure il fuoco. Questa non era neanche la serata giusta per arrostire patate, può darsi che non fanno in tempo a cuocere!”
Mariarosa
“Se restano crude domani mattina le mettiamo nella minestra, e stasera mangiamo pane al suo posto.”
Vittoria
“Un poco lo mangio lo stesso. Giuseppe, prendi quel secchio, per favore!”
(Si riferisce a quello che la sorella ha sceso dalla soffitta.)
Giuseppe
“Sempre a me chiedete! Uffaaaa!”
Mariarosa
“Sempre a te pure! Come ti lamenti! Una volta su cento ti chiediamo! Rispondi sempre di no!”
Vittoria
“Basta! Non fa niente! Mi alzo io e lo faccio da sola. Non ti lamentare più!”
Mariarosa
“Visto che sei alzata, prendi anche quattro olive verdi in un piatto.”
Vittoria
“Una cosa alla volta! Per primo metto il secchio nel focolare.”
(Prende il secchio e va ad appenderlo alla catena attacca pentole per raccogliere l’acqua che ora scende in abbondanza dal fumaiolo.)
Vittoria
“Mariarosa, non dobbiamo andare a buttare il pugno di sale al crocevia?!”
Mariarosa
“Piovendo ci andiamo!? Ti sei appena asciugata, e ci andiamo di nuovo a bagnare!”
Vittoria
“Lo buttiamo dalla porta, penso che l’affascino l’allontana lo stesso.”
Mariarosa
“E sì che è lo stesso!”
(Finito di prendere le olive, si riempie un pugno di sale, e si avvia verso la porta. Giuseppe correndole dietro:)
Giuseppe
“Ci vengo! Ci vengo anch’io!”
Vittoria
“Ci vieni che dove vado? E non parlare perché se ci vede qualcuno è vergogna.”
Giuseppe
“Loro lo fanno pure!”
Vittoria
“Ti ho detto zitto!”
(Lasciano la porta socchiusa a metà. Da fuori si sente Giuseppe che dice:)
Giuseppe
“Adesso, adesso che non passa nessuno, sbrigati!”
(La voce di Vittoria:)
Vittoria
“Mannaggia te! È meglio che non sai e che non vedi!”
Mariarosa
“Che freddo che viene! Sbrigatevi e chiudete la porta!”
Vittoria
“Un momento, ci vuole pure! Con te non si può far nulla! Sei uguale ad uno specchio!”
Mariarosa
“Ancora non ha un briciolo di malizia.”
(Vittoria si è avvicinata di nuovo al focolare.)
Vittoria
“Mariarosa, mangiamo! Che aspettiamo?”
Giuseppe
“Sì! Ho fame!”
Mariarosa
“Non è presto?!”
Vittoria
“Non troppo! Quando son tornata la sveglia di Lucia segnava le sei e un quarto; un’altra mezz’ora è passata. Se poi vogliamo recitare il rosario prima!”
Mariarosa
“Mangiamo! Il rosario se ci fa freddo lo possiamo recitare anche a letto, sotto le coperte. E lo dobbiamo fare, che sono due giorni che non lo facciamo e mi sento male; mi manca qualcosa. Non mi voglio allontanare, più di tanto, dal mio Signore.”
Giuseppe
“Allora non me la racconti la favola di quella signora che si è messa per crocefisso, quando sono venuti i ladri in casa?”
Vittoria
“Sì, che te la racconto, dopo il rosario. Apparecchio la tavola piccola, e la porto qui davanti, al focolare.”
Mariarosa
“Basta anche una sedia. Ci dobbiamo mettere solo un piatto, e un tozzo di pane. Fai prima ad apparecchiarla e sparecchiarla. Le patate sono a buon punto.”
(Mette la sottana da parte. Alla porta bussa qualcuno. Giuseppe subito scappa per aprire.)
Mariarosa
“Aspetta non aprire tu!! Che lo facciamo noi!”
(Vittoria si è già alzata per andare.)
Mariarosa
“Vittoria, prima chiedi chi è, e se non risponde non aprire che è buio e sono tutti con la porta chiusa.”
(Vittoria davanti alla porta chiede chi è.)
Una voce
“Apritemi che sono di nuovo Lucia! Non abbiate paura! Sono una femmina!”
(A questo punto Vittoria toglie la maniglia e la lascia entrare.)
Vittoria
“Lucia, noi col buio non apriamo a nessuno se non li conosciamo. Siamo solo due femmine…”
Lucia
“Fate bene! Non si sa mai chi ti vuole male! La scostumata sono io che vado a girare con questo tempo e a quest’ora.”
Mariarosa
“Metti via questa parolaccia! Per averlo fatto devi avere il tuo buon motivo.”
Lucia
“È vero, è vero! Mi serve un pugno di sale! Sbadatamente oggi mi sono dimenticata di comprarlo. Me ne sono ricordata stasera quando sono andata a prenderlo nel mortaio per metterlo nei pomodori e peperoni fritti. Dove vado, dove vado?! Vado da Mariarosa e da Vittoria! Mi sono messa l’asciugamano intorno alla testa, l’ombrello ed eccomi qua!”
Giuseppe
“Zia Vittoria, te n’è rimasto o l’hai…”
Vittoria
“Ma fatti i cavoli tuoi!!! Nelle cose di femmina non ci mettere il naso! Facci stare a noi! Non ci devi levare il mestiere!”
Lucia
“Che vuole dire? Fallo finire di parlare!”
Mariarosa
“I ragazzini, sono tutti come il prezzemolo in ogni minestra! Vogliono sapere sempre tutto.”
Lucia
“S’interessano! E notando il secchio nel focolare continua: Ne avete assai acqua dal soffitto? A casa mia già tre sgoccioli sono arrivati. E l’estate scorsa abbiamo riparato il tetto! I mastri, uno ne aggiustano danno e cento ne fanno! Mannaggia loro! Dovresti fare tutto da sola, e non è possibile perché tutto non lo puoi imparare mai.”
Mariarosa
“Nella nostra soffitta ci sono più di dieci secchi che raccolgono acqua. E nel focolare uno non basta, il fuoco ce lo sta spegnendo lo stesso.”
(Intanto Vittoria ha messo del sale in un pezzo di carta, e lo porta a Lucia.)
Vittoria
“Per stasera ti basta!”
Lucia
“Un poco ne volevo, è assai!”
Vittoria
“Se ti avanza, lo conservi per domani.”
Lucia
“Questo basta per tre giorni. Me ne vado, ho la padella sul fuoco. Vi lascio la buona notte.”
(Buona notte risponde Mariarosa, mentre Vittoria la segue fino alla porta.)
Vittoria
“Dimmi un po’, non stavi dicendo che io il sale l’avevo buttato dalla porta?”
Giuseppe
“Sì, mi pensavo che l’avevi buttato tutto.”
Vittoria
“Questa è una cosa che non si dice per nessun motivo, altrimenti non vale per allontanare l’affascino e ti coglie nuovamente. Non te ne dimenticare mai!”
(Giuseppe non risponde si limita solamente a stare a guardare. La commedia finisce mentre Vittoria si appresta ad apparecchiare una sedia alta come tavola per cenare.)
——— FINE ———


