Invito a cena
di
Eugenio Pochini
Invito a cena
2007 Eugenio Pochini
QW
La seguente opera una propriet letteraria riservata di Eugenio Pochini registrate presso la sede D.O.R. della S.I.A.E., Viale della Letteratura, 30, 00144, Roma. I diritti della presente opera sono strettamente riservate ad applicazioni performative, in base alla legge n. 633 l. d. a. del 22 aprile 1941. Nessuna commedia pu essere rappresentata senza avere acquisito i relativi diritti. Le vicende narrate sono pure finzioni letterarie. In esse compaiono nomi e circostanze in qualit di pure occasioni narrative.
PERSONAGGI
Un uomo
Una donna
Un ragazzo
Una ragazza
La scena: un interno qualunque. Penombra.
Al centro della scena, una grande tavola imbandita, con cinque sedie; unulteriore sedia sar posta, a parte, sul proscenio di destra. Luomo entra dalla sinistra, con un giornale in mano e si siede sulla sedia davanti al proscenio. Comincia a leggere. Silenzio. Ad un tratto si sente la voce della donna, da fuori scena.
VOCE DI DONNA. Caro, sei tu? (Pausa). Caro?
UOMO. (continuando a leggere) Cosa c?
VOCE DI DONNA. Sei tu?
UOMO. Certo che sono io. Chi vuoi che sia?
VOCE DI DONNA. Come?
UOMO. (alzando la voce) Sono io! Chi vuoi che sia?
VOCE DI DONNA. Non ti avevo sentito rientrare.
UOMO. Beh, adesso mi hai sentito.
VOCE DI DONNA. Come andata a lavoro?
UOMO. Non c male.
VOCE DI DONNA. Cosa dici?
UOMO. Ho detto che non c male!
VOCE DI DONNA. Novit?
UOMO. Nessuna.
VOCE DI DONNA. Nessuna novit?
UOMO. S, nessuna.
VOCE DI DONNA. Preferisci sedere al solito posto, stasera?
UOMO. Al solito.
VOCE DI DONNA. Al solito solito?
UOMO. S, al solito.
VOCE DI DONNA. Pensavo volessi cambiare.
UOMO. E perch dovrei cambiare?
VOCE DI DONNA. Non lo so chiedevo.
UOMO. Me lhai chiesto?
VOCE DI DONNA. S.
UOMO. E io ti ho risposto?
VOCE DI DONNA. S.
UOMO. La mia risposta ti ha soddisfatto?
VOCE DI DONNA. S.
UOMO. E allora perch continui a farmi domande idiote?
Pausa. La donna entra per la sinistra, portando in tavola una grande zuppiera coperta. Luomo la segue con lo sguardo, poi riprende a leggere. Le luci si alzano lentamente.
DONNA. Ho preparato la zuppa.
UOMO. Quale zuppa?
DONNA. Quella che ti piace tanto.
UOMO. Quella con le cipolle?
DONNA. Certo.
UOMO. E pensi che piacer anche ai nostri ospiti?
DONNA. Credo di s. Perch non dovrebbe piacergli?
UOMO. Non so. Magari sono allergici.
DONNA. A cosa?
UOMO. Alla zuppa.
DONNA. Alle cipolle.
UOMO. Magari sono allergici. (Pausa. La guarda) Potrebbero esserlo, insomma
DONNA. Nessuno mai stato allergico alla mia zuppa di cipolle.
UOMO. Per forza, piace soltanto a me.
DONNA. Questo non centra.
UOMO. Magari potevi chiederlo.
DONNA. A chi?
UOMO. A quei due che hai invitato.
DONNA. Credevo di fargli una sorpresa.
UOMO. Magari sono allergici.
DONNA. (uscendo per la sinistra) Piantala.
Pausa.
VOCE DI DONNA. Hai avuto molto da fare stamattina?
UOMO. (leggendo) No. Sono sempre rimasto seduto in ufficio.
VOCE DI DONNA. Pioveva?
UOMO. Dove?
VOCE DI DONNA. Non so in giro
UOMO. Credevo in ufficio.
VOCE DI DONNA. Come fa a piovere in ufficio?
UOMO. Infatti, non saprei.
VOCE DI DONNA. Intendevo pioveva quando sei uscito?
UOMO. Effettivamente il cielo era coperto. Comunque no, non pioveva.
VOCE DI DONNA. Che peccato.
UOMO. Perch?
VOCE DI DONNA. I fiori sono tutti secchi.
UOMO. Perch?
VOCE DI DONNA. Sono tutti secchi. Non si riprendono pi.
UOMO. Buttali. Ne compreremo di nuovi.
VOCE DI DONNA. Forse colpa del freddo. Hai sentito che freddo, questa mattina?
UOMO. Avevo il cappotto pesante.
VOCE DI DONNA. Prima o poi te lo butter quel cappotto. Non hai visto com tutto rovinato?
UOMO. A me piace lo stesso.
VOCE DI DONNA. E io te lo butto.
UOMO. Fai come ti pare.
VOCE DI DONNA. tutto rovinato.
UOMO. Te lho detto: a me piace cos.
VOCE DI DONNA. Tanto te lo butto.
UOMO. Va bene.
Pausa. La donna rientra, portandosi dietro le ultime cose per apparecchiare la tavola.
DONNA. Sei poi andato dal dottore?
UOMO. S.
DONNA. E cosa ti ha detto?
UOMO. Niente.
DONNA. Niente?
UOMO. Niente.
DONNA. Tu sei stato dal dottore, e lui non ti ha detto niente?
UOMO. Esatto.
DONNA. Non possibile non parlare di niente. (Pausa) Ma almeno le prendi le tue medicine?
UOMO. Certo.
DONNA. Sai una cosa?
UOMO. (riponendo il giornale, sguardo torvo) Cosa?
DONNA. Sei strano, oggi.
UOMO. Sono stanco.
DONNA. Sei stanco?
UOMO. S, sono stanco.
DONNA. Ti vedo pallido.
UOMO. perch sono stanco.
DONNA. Vuoi bere qualcosa, prima di metterti a tavola?
UOMO. Perch dovrei bere qualcosa?
DONNA. Non so, magari ti fa bene. Ti riprenderesti un po.
UOMO. (rimettendosi a leggere) E va bene, portami qualcosa.
La donna esce, per poi rientrare con un bicchiere di cognac.
UOMO. (prendendo il bicchiere) Dove hai conosciuto quei due?
DONNA. Come dove gli ho conosciuti? Non ti ricordi, ceri anche tu.
UOMO. Non mi ricordo.
DONNA. (ridendo) Ma come no. Sei tu che hai iniziato a parlare con quel ragazzo.
UOMO. (bevendo) Quale ragazzo?
DONNA. Il ragazzo quel ragazzo.
UOMO. Forse ti sbagli.
DONNA. Non mi sbaglio.
UOMO. Io non mi ricordo.
DONNA. Ma se avete parlato per ore ed ore del campionato.
UOMO. Quale campionato?
DONNA. C ne solo uno, di campionato di calcio. Avete parlato solo di quello. Per tutto il tempo. Solo di quello.
UOMO. (riprendendo il giornale) Non mi ricordo.
DONNA. Siete stati tutto il tempo a parlare di quel giocatore quello l, come si chiama?
UOMO. Non mi ricordo.
DONNA. Quello che si fatto male, la scorsa partita quello che ti piace tanto.
UOMO. Sei sicura?
DONNA. Ma certo.
UOMO. (finisce di bere) Eppure io non mi ricordo.
DONNA. (riprende il bicchiere) Certo che sei un fenomeno, per ignorare le cose.
UOMO. Cosa?
DONNA. Sei veramente un fenomeno.
UOMO. Io non ignoro proprio un bel niente.
DONNA. Ma smettila.
UOMO. Se non mi ricordo di quei due, cosa ci posso fare?
DONNA. Almeno ti ricordi che li abbiamo invitati a cena?
UOMO. Quello s. una settimana che non parli daltro.
DONNA. Non vero.
UOMO. Non fai altro che parlare di questa cena.
DONNA. Ti ho detto che non vero.
UOMO. Ma s stai sempre attaccata a quel telefono, con quelle tue amiche. Sempre a spettegolare. Non sapete fare altro. Siete tutte uguali.
DONNA. E questo che centra con la cena?
UOMO. Centra che anche il tabaccaio, quello in fondo alla strada, sa che stasera abbiamo ospiti.
DONNA. (sbuffando) Glielavr detto la moglie. Quella sa sempre i fatti di tutto il vicinato.
UOMO. Infatti! La moglie del tabaccaio lha saputo dalla moglie di quello che vende il pane. E la moglie di quello che vende il pane, lha saputo dalla moglie di quel tizio che ha il bancone del pesce al mercato, che lha saputo dalla moglie del fruttivendolo.
DONNA. Quel fruttivendolo
UOMO. S, quello.
DONNA. (tra s) Lo sapevo.
UOMO. Cosa?
DONNA. Che non mi dovevo fidare di quel fruttivendolo. Lo sai quanto mi ha fatto pagare un chilo di quelle mele, quelle belle rosse?
UOMO. (sbuffando) Non mi interessa.
DONNA. A te non interessa mai niente.
UOMO. Non mi interesse perch tanto, oramai, lhai comprate.
DONNA. Dovevo dare retta alla moglie di quello che vende i mobili, gi in centro.
UOMO. Perch?
DONNA. Perch me laveva detto lei di non andarci.
UOMO. E lei che ne sapeva?
DONNA. Lo sapeva perch glielaveva detto la moglie del tabaccaio.
UOMO. Quel tabaccaio?
DONNA. S s, quello in fondo alla strada.
UOMO. Davvero?
DONNA. Ti dico di s. E sai come faceva a saperlo?
UOMO. Non ne ho idea.
DONNA. Perch glielaveva detto la moglie di quello che vende il pane, che era gi stata avvertita dalla moglie di quello che ha il bancone del pesce al mercato. Incredibile, non trovi?
UOMO. Incredibile.
DONNA. propria una citt di pettegoli, la nostra.
UOMO. Incredibile.
DONNA. Sanno sempre tutto di tutti.
UOMO. Incredibile.
DONNA. (sbuffando, indignata) Che vergogna. (Esce per la destra)
UOMO. Gi, che vergogna.
Pausa.
UOMO. Insomma, quando arrivano questi due?
DONNA. (rientrando) Non lo so, sarebbero dovuti gi essere qui.
UOMO. Non che si saranno persi?
DONNA. Speriamo di no.
UOMO. Io credo si siano persi.
DONNA. Che menagramo che sei.
UOMO. Lo dico solo perch ti conosco.
DONNA. Mi conosci?
UOMO. S, infatti se lavessi saputo prima non ti avrei mai sposata.
DONNA. Che vuoi dire con mi conosci?
UOMO. Con le indicazioni che gli avrai dato, sicuramente si saranno persi.
DONNA. Che cattivo che sei.
UOMO. Non sono cattivo. Dico solo la verit. Sei una frana nel dare indicazioni.
DONNA. Sentilo, lui invece
UOMO. Io invece so come dare le indicazioni. E comunque si sta facendo tardi. E io ho fame. E la cena si sta freddando. E
DONNA. (tagliando corto) E piantala! Prima o poi arriveranno. Forse si sono attardati da quel loro amico.
Pausa.
UOMO. Quale amico?
DONNA. Il loro amico.
UOMO. Quale amico?
DONNA. Quello che dovevano portare.
UOMO. (ripone lentamente il giornale a terra, accanto alla sedia) Dovevano portare un amico?
DONNA. S.
UOMO. E tu mi dici adesso, che dovevano portare un amico?
DONNA. Perch, non te lavevo detto?
UOMO. No, non me lavevi detto.
DONNA. Beh, e che differenza fa?
UOMO. (si alza) Come che differenza fa? Tu mi porti in casa due tipi che hai conosciuto per caso
DONNA. Guarda che ceri anche tu.
UOMO. Va bene va bene ma, oltretutto, questi mi portano in casa unaltra persona che neppure conosco
DONNA. Se per questo neppure io la conosco.
UOMO. Ma come ti saltato in mente di
DONNA. Mi sembrava una cosa carina e poi, scusa, guarda qua. (Si avvicina alle sedie) Quante sono?
UOMO. Cosa?
DONNA. Le siede. Dimmi, quante sono?
UOMO. (le conta) Cinque.
DONNA. Esatto, noi invece siamo?
UOMO. Due.
DONNA. Con quei due amici che abbiamo conosciuto?
UOMO. Quattro.
DONNA. (sorridendo) E allora come mai abbiamo una sedia in pi?
Pausa.
UOMO. Senti, mi stai prendendo per il culo?
Bussano improvvisamente per la sinistra. Silenzio. Luomo e la donna si guardano.
DONNA. (sussurrando) Devono essere loro.
UOMO. E allora, falli entrare.
DONNA. (c. s.) Deve ancora finire di cuocersi larrosto.
UOMO. Falli entrare!
Si sente nuovamente bussare.
DONNA. Arrivo! (Guarda luomo) Tu vai di l a controllare larrosto. (Nuovamente rivolta verso la sinistra) Entrate, aperto.
Luomo esce velocemente per la destra. Entrano il ragazzo e la ragazza.
RAGAZZA. Ah, salve.
DONNA. Come v? Tutto bene?
RAGAZZO. S, bene, grazie.
DONNA. stato difficile trovare la casa?
RAGAZZO. Non proprio. (Guarda la ragazza) lei che una frana nel seguire le indicazioni.
DONNA. (ridendo) Prego, prego accomodatevi. quasi pronto.
Pausa. La donna si avvicina al tavolo imbandito, finendo di apparecchiare mentre il ragazzo e la ragazza si guardano attorno.
RAGAZZO. Bel posto.
RAGAZZA. Davvero.
DONNA. Oh, siete molto gentili, grazie.
RAGAZZO. una casa bella grande. Dalla strada non si vede bene.
DONNA. Ci sono gli alberi del vialetto che la coprono. Se volete darmi i vostri soprabiti, permettetemi. (Prende i soprabiti, accenna un saluto, ed esce per la destra)
Pausa.
RAGAZZO. (guardando il tavolo) Ma quanta roba hanno preparato?
RAGAZZA. Volevano fare bella figura.
RAGAZZO. Dici?
RAGAZZA. Pu darsi.
RAGAZZO. Non dovevano disturbarsi.
RAGAZZA. Ma volevano fare bella figura.
RAGAZZO. Non poi che abbia tanto appetito.
RAGAZZA. Non farmi fare le solite brutte figure.
Entra luomo. Si ferma. Si fissano tutti e tre.
UOMO. Buonasera.
Si stringono la mano.
RAGAZZO. Buonasera.
UOMO. Scusatemi ma ero di l a controllare larrosto. Mia moglie brava ai fornelli, per si distrae facilmente e c il rischio che bruci tutto.
RAGAZZA. Ne avete preparata, di roba.
UOMO. (ride) Non volevamo fare brutta figura.
RAGAZZO. Allora, si ripreso quel giocatore?
UOMO. Quale giocatore?
RAGAZZO. Quello che le piace tanto.
UOMO. (distratto) Non saprei
RAGAZZO. Quello si ricorda?
UOMO. Veramente no.
RAGAZZO. Strano.
UOMO. Cosa?
RAGAZZO. Non si era fatto male?
UOMO. Io?
RAGAZZO. No, il giocatore.
UOMO. Quale giocatore?
Entra la donna, portando un vassoio con larrosto.
DONNA. Eccolo. Pronto e ancora bello caldo.
RAGAZZA. Ne avete preparata di roba.
DONNA. Mi piace cucinare.
RAGAZZA. Che gentili.
DONNA. In fondo, quante volte capita di conoscere qualcuno che ci fa veramente piacere di conoscere? Vero caro?
UOMO. Gi.
DONNA. Per noi non stato di nessun disturbo.
RAGAZZO. Ci dispiace solo avervi fatto attendere.
DONNA. Non preoccupatevi.
UOMO. (alla donna) Te lavevo detto che si sarebbero persi.
DONNA. Non vedevano la casa. Cerano gli alberi che la coprivano.
UOMO. Quali alberi?
DONNA. Quelli del vialetto.
UOMO. (al ragazzo) Siete passati per quel grande incrocio?
RAGAZZO. S.
UOMO. Ah, per forza. Da l ci sono gli alberi. Dovevate passare dal ponte. La nostra la prima casa sulla destra. Gli alberi si trovano sul lato opposto. Dallincrocio non si vede bene.
DONNA. Visto che non era colpa mia?
UOMO. Mia moglie una frana nel dare indicazioni.
DONNA. (alluomo) Forza, vai a prendere le tue medicine.
UOMO. (non ascoltandola) E il vostro amico?
RAGAZZA. Quale amico?
UOMO. (guardando la donna) Non dovevano portare un amico?
RAGAZZO. (alla ragazza) Quale amico?
UOMO. Non so, lamico vostro, non mio.
RAGAZZO. Ah quellamico. Purtroppo ha detto che avrebbe tardato.
DONNA. Bisogner aspettarlo.
UOMO. Ma qui si fredda tutto.
DONNA. Non fare il solito maleducato. Dobbiamo aspettarlo. Forza, vai a prendere le tue medicine.
Luomo esce per la destra.
DONNA. Dovete perdonarlo, ma ultimamente un po nervoso.
RAGAZZA. Sta male?
DONNA. Deve prendere le sue medicine.
RAGAZZO. Non volevamo dare alcun disturbo.
DONNA. No no figuratevi. solo molto stanco. Troppe pressioni sul lavoro.
RAGAZZO. Cosa fa suo marito?
DONNA. Si occupa di contabilit in un grande ufficio.
RAGAZZO. Interessante.
DONNA. S, ma costretto a subire forti pressioni.
RAGAZZO. Beh, immagino.
DONNA. Purtroppo non sta bene di di testa: stressato. Il dottore gli ha detto di prendere le medicine, per lui non vuole. Dice che sta bene cos.
RAGAZZA. Fa i capricci?
DONNA. (sospira) Come un bambino. Vado a controllare che le abbia prese.
La donna esce, da destra. I due ragazzi si guardano. Pausa.
RAGAZZO. Che c?
RAGAZZA. Quei due signori.
RAGAZZO. Quali signori?
RAGAZZA. (indicando la destra) Quei due.
RAGAZZO. Non sono poi cos vecchi.
RAGAZZA. Non so per
RAGAZZO. Cosa?
RAGAZZA. Sono strani.
RAGAZZO. Sono molto simpatici.
RAGAZZA. Li trovi simpatici?
RAGAZZO. S.
RAGAZZA. Lei deve essere un tipo...
RAGAZZO. E allora?
RAGAZZA. Lui, invece
RAGAZZO. Cosa?
RAGAZZA. strano.
RAGAZZO. Te lha detto anche la moglie. stressato. Troppe pressioni sul lavoro.
RAGAZZA. Sar.
RAGAZZO. Non vedo cosa ci sia di male.
RAGAZZA. Speriamo di non averli disturbati, venendo qua.
RAGAZZO. Ci hanno invitato loro.
RAGAZZA. Speriamo.
RAGAZZO. Non preoccuparti.
Pausa.
RAGAZZA. (pensierosa) Hai visto?
RAGAZZO. Cosa?
RAGAZZA. Non si ricordava di quel giocatore.
RAGAZZO. Chi?
RAGAZZA. Lui.
RAGAZZO. E allora?
RAGAZZA. Beh non si ricordava di quel giocatore.
RAGAZZO. Quale giocatore?
Pausa. Si guardano.
RAGAZZA. (insistendo) Quel giocatore quello che si fatto male. Quello del campionato.
RAGAZZO. (si siede vicino al tavolo) Quale campionato?
Pausa. Lei lo guarda, incerta. Lui si mette a fissare il proscenio, tamburellando con ritmo regolare le dita sul tavolo. Lei continua a guardarlo. Lui continua a fissare il proscenio, battendo le dita sul tavolo, poi si ferma. Silenzio.
Buio.
Qualche istante dopo.
Il ragazzo seduto al tavolo, al centro della scena: intento a leggere il giornale che prima era delluomo. Silenzio. Poco dopo entra luomo da destra. Nota il ragazzo che legge il giornale, si ferma e lo guarda.
UOMO. Quel giornale era mio.
RAGAZZO. (sussultando) Non lavevo sentita entrare.
UOMO. (avanzando verso la tavola) Quel giornale era mio.
RAGAZZO. (indicando la sedia sul proscenio) Oh, mi scusi. Lho trovato accanto a quella sedia
UOMO. Pu tenerselo, tanto lho gi letto.
Luomo si siede vicino al ragazzo.
UOMO. Fa molto caldo stasera.
RAGAZZO. (continuando a leggere) S.
Si sentono delle risatine che provengono dalla destra: sono la donna con la ragazza.
RAGAZZO. (si volta a guardare verso destra, poi torna a leggere) Cosa stanno facendo?
UOMO. Quello che fanno tutte le donne.
RAGAZZO. Cio?
UOMO. (secco) Spettegolano.
Pausa. Il ragazzo continua a leggere, mentre luomo rimane seduto, immobile.
RAGAZZO. Mi dispiace dovervi fare attendere.
UOMO. Cosa?
RAGAZZO. Larrivo di quel nostro amico. (Guarda lorologio al polso) Solitamente un tipo abbastanza puntuale.
UOMO. Sciocchezze.
RAGAZZO. No, davvero. Mi dispiace che tutta questa roba si stia freddando.
UOMO. Posso offrirle qualcosa da bere, mentre aspettiamo?
RAGAZZO. No.
Pausa. Si sentono, di nuovo, alcune risatine per la destra.
UOMO. (al ragazzo) Come, scusi?
RAGAZZO. Cosa?
UOMO. Non lo so. Dica lei.
RAGAZZO. Cosa dovrei dirle?
UOMO. Scusi, ma non ha detto qualcosa, prima?
RAGAZZO. Prima, quando?
UOMO. Prima prima
RAGAZZO. Io non ho detto niente.
UOMO. Strano.
RAGAZZO. S, strano.
UOMO. Mi era parso di aver sentito qualcosa.
RAGAZZO. Le era parso avessi detto qualcosa?
UOMO. Esatto.
RAGAZZO. Temo ci sia stato un equivoco.
UOMO. Esatto.
Entrano la donna e la ragazza, da destra: ridono ancora.
DONNA. Caro, la vuoi sapere una cosa?
Silenzio.
DONNA. Allora?
UOMO. (si alza) No.
DONNA. E io te la dico lo stesso. Sai una cosa?
UOMO. (esasperato) Cosa?
DONNA. La sai lultima?
UOMO. No.
DONNA. Scommetto che la sai, invece.
UOMO. No. Ti dico di no.
DONNA. Vuoi che te la dica?
UOMO. Quale ultima?
DONNA. Non la sai?
UOMO. (stringendo i pugni) No.
DONNA. Caro, coshai? Non ti vedo tanto bene.
UOMO. (controllando a stento la rabbia) Cosa mi devi dire?
DONNA. Ma le hai prese le tue medicine?
UOMO. S, le ho prese! Cosa mi devi dire?
DONNA. (abbracciando la ragazza) Conosce la moglie del fruttivendolo.
Pausa.
UOMO. (si gira lentamente) Chi?
DONNA. (stringendo con maggior forza la ragazza) Lei.
UOMO. (rivolto alla ragazza) Conosci la moglie del fruttivendolo?
DONNA. S.
UOMO. Lho chiesto a lei.
RAGAZZA. S.
UOMO. E come mai?
RAGAZZA. Perch conosco la moglie di quel tizio che ha un negozio di mobili in centro. una tale chiacchierona. Parla sempre con la moglie del tabaccaio.
DONNA. (accompagnando la ragazza la suo posto) E quindi conosci la moglie del fruttivendolo?
RAGAZZA. S.
DONNA. (sedendosi anche lei) Questa proprio una citt costruita sui pettegolezzi.
RAGAZZA. Non cambiata molto.
DONNA. Sembra proprio di no.
UOMO. Non cambiata affatto.
DONNA. Fortunatamente sono fuori da questo giro.
RAGAZZA. la cosa migliore.
DONNA. Mi ritengo una persona corretta. Non come la moglie del panettiere.
RAGAZZA. Perch?
DONNA. Non spetterebbe a me dirlo
RAGAZZA. Cosa?
DONNA. (sottovoce) Lo sanno tutti, in citt, che se la fa con quello che vende il pesce al mercato.
RAGAZZA. Davvero?
DONNA. E chiss con quanti altri. Povero il marito. Non voglio nemmeno pensarci.
RAGAZZA. Povero lui.
UOMO. Gi, povero lui.
DONNA. (alluomo) Anche la moglie del fruttivendolo, per non scherza affatto.
UOMO. Non ne avevo dubbi.
DONNA. Sul serio.
UOMO. Affari loro.
DONNA. Beh, saranno anche affari loro, ma a sentire certe cose a uno viene da pensare. (Alla ragazza, ridendo) Ti dicevo, anche la moglie fruttivendolo
RAGAZZA. (la interrompe, sbalordita) Non ci credo.
DONNA. Ma s s, ti dico. Per anche lui un bel furbetto. Sapessi quante ne ha combinate a quella povera donna. normale che poi lei, si voglia divertire un po. Una volta ho conosciuto anche la figlia. Si sposata con un tale, non mi piace per niente. Ce lavevano presentato una volta. Un tipo strano.
RAGAZZA. Brutta storia.
DONNA. Bruttissima. Per lei lo difende sempre. Per un periodo non si fatta neppure vedere in giro. Credo aspettasse un bambino. Ma non dal marito.
RAGAZZA. Perch?
DONNA. In quel periodo il marito non cera. Non so se mi spiego.
Ridono.
DONNA. (ricomponendosi) un po tardi.
RAGAZZO. (ripiegando il giornale) Forse sar il caso di mettersi a mangiare.
DONNA. E se poi dovesse arrivare?
UOMO. Magari gli lasciamo qualcosa da parte.
DONNA. Ecco, vedi qual il tuo problema?
UOMO. No, quale?
DONNA. Sei il solito maleducato.
UOMO. Per si sta facendo tardi.
DONNA. Non sar poi la fine del mondo. Vedrai che arriver a minuti. (Al ragazzo) Che tipo ?
RAGAZZO. Chi?
DONNA. Il vostro amico.
RAGAZZO. Oh un simpaticone. Un tipo furbo, niente male davvero. Ed anche puntuale, non vorrei gli fosse successo qualcosa lungo la strada.
DONNA. Speriamo di no. Lavora?
RAGAZZO. Ogni tanto.
DONNA. Ogni tanto?
RAGAZZO. Quando ne ha voglia. Veramente non ne avrebbe bisogno. La famiglia ha un sacco di soldi e, quando capita, accompagna il padre in giro per affari. Lui s che se la gode, la vita.
DONNA. Beato lui. (Alluomo) Vedi, anche tu avresti potuto fare come il suo amico.
UOMO. Io non vengo da una famiglia ricca.
DONNA. Mai una volta che mi porti a cena fuori.
UOMO. Ma stiamo tanto bene a casa.
DONNA. Avresti potuto fare carriera.
UOMO. Lho fatta.
DONNA. Certo, come no. Contabile.
UOMO. Per mi sembra che i soldi li porto.
DONNA. Potresti portarne molti di pi. Non sei affatto competitivo.
UOMO. (la fissa) Io sono competitivo.
DONNA. Davvero?
UOMO. Se non lo fossi, starei ancora allo sportello a parlare con i clienti.
DONNA. (ride) Bel salto di qualit.
UOMO. Direi. Almeno potevi cercarti un lavoro anche tu.
DONNA. Quando ci potremmo permettere una domestica per tenere in ordine la casa, mi trover un lavoro anche io.
UOMO. la tua risposta a tutto?
DONNA. Smettila.
UOMO. No che non la smetto!
DONNA. Smettila! Abbiamo ospiti.
UOMO. giusto che sappiano che tipo sei.
DONNA. Le hai prese le tue medicine?
UOMO. S che le ho prese quelle cazzo di medicine.
DONNA. (cupa) Modera i termini.
UOMO. Perch? Cazzo non si pu dire?
DONNA. (c. s.) Modera i termini.
UOMO. Cazzo! Cazzo! Cazzo!
DONNA. (si alza) Vai a prendere subito le tue medicine!
UOMO. Non le voglie quelle schifo di roba che mi da il tuo amico.
DONNA. Il dottore non un mio amico.
UOMO. Non le voglie quelle luride medicine.
DONNA. Ora basta!
UOMO. No!
DONNA Smettila!
UOMO. No!
Lei gli da uno schiaffo. Silenzio. Pausa.
UOMO. (quasi sottovoce) Inizio ad avere fame.
DONNA. Dobbiamo aspettare.
UOMO. (guardando la tavola) Che cosa hai preparato?
DONNA. Lo vedi da te.
UOMO. Era solo per parlare.
DONNA. Avanti, siediti e rilassati.
UOMO. Dove?
DONNA. Vuoi il tuo solito posto?
UOMO. Grazie.
DONNA. Vieni.
La donna accompagna luomo a sedersi. Poi si siede a sua volta. Ora sono tutti seduti attorno alla tavola.
RAGAZZO. (rompendo limbarazzo iniziale) Deve essere tutto cos buono
RAGAZZA. Gi. (Indicando un piatto) Queste cosa sono? Patate?
DONNA. S, patate al burro.
RAGAZZA. Buone.
DONNA. Ho preparato anche la mia specialit, vero caro?
UOMO. (sguardo basso) Vero.
DONNA. Zuppa di cipolle.
RAGAZZA. Peccato.
DONNA. Cosa?
RAGAZZA. Le cipolle mi fanno acidit.
DONNA. Non preoccuparti, c anche dello stufato.
RAGAZZO. Allora aspettiamo?
DONNA. S, aspettiamo.
RAGAZZO. Sono molto imbarazzato.
DONNA. Per cosa?
RAGAZZO. Per questo mio amico.
DONNA. Smettila. Vedrai che star per arrivare.
UOMO. Non posso toccare niente?
DONNA. No, non puoi.
UOMO. Va bene.
DONNA. Per, se vuoi, puoi bere qualcosa.
UOMO. Non mi v.
DONNA. Sicuro?
UOMO. (lentamente) Sicuro.
Pausa.
RAGAZZO. Quando ha conosciuto suo marito?
DONNA. Ero una ragazzina. Non sapevo niente della vita.
RAGAZZO. Come mai?
DONNA. A quellet, la vita non si conosce.
RAGAZZO. E lha incontrato cos?
DONNA. S. stato un incontro casuale.
RAGAZZO. Davvero?
DONNA. Lho incontrato per caso, mentre passeggiavo con unamica.
RAGAZZO. Quando?
DONNA. Ero una ragazzina
RAGAZZO. Passeggiava?
DONNA. S, per la strada.
RAGAZZO. E cosa ci faceva per la strada?
DONNA. Passeggiavo.
RAGAZZO. E suo marito che faceva?
DONNA. Passeggiava anche lui.
RAGAZZO. Mi sembra logico.
DONNA. Direi. (Pausa) E voi?Voi due. Quando vi siete conosciuti?
RAGAZZA. Oh lho incontrato cos. Non ci eravamo mai visti, prima.
DONNA. Davvero?
RAGAZZA. Lho incontrato per caso.
DONNA. Quando?
RAGAZZO. Passeggiavo.
DONNA. Per la strada?
RAGAZZO. S, passeggiavo.
DONNA. Passeggiavate insieme?
RAGAZZO. No. Ci siamo incontrati per caso.
DONNA. Che carini.
Ad un tratto salta la luce. La scena completamente buia.
DONNA. Luce!
RAGAZZO. Cos successo?
DONNA. andata via la luce.
RAGAZZA. Dove sei?
RAGAZZO. Sono qui.
DONNA. Un attimo.
RAGAZZA. Ehi!
DONNA. Cosa?
RAGAZZO. Cosa?
RAGAZZA. C qualcuno che mi tocca!
RAGAZZO. Avete una pila in casa?
DONNA. Un attimo.
Si sentono dei rumori, poi la donna appare con una pila in mano, ma nel buio inciampa e cade. La pila si spegne. Subito si sente un gran baccano di pentole, piatti, bottiglie e bicchieri rovesciati.
DONNA. La pila!
RAGAZZA. Oddio!
DONNA. Cos successo? Cosera quel rumore?
RAGAZZO. Deve essere caduto qualcosa.
DONNA. Che cosa?
RAGAZZO. Non lo so! Non si vede niente!
RAGAZZA. Dov la pila?
DONNA. Non riesco a trovarla. Datemi una mano non si vede niente.
Tutti e tre, nel buio, si mettono in ginocchio per cercare la pila. Il ragazzo va verso la destra del tavolo, mentre la donna con la ragazza vanno verso la sinistra.
RAGAZZA. (grida) Ahia!
DONNA. Ti sei fatta male?
RAGAZZO. Cosa ti successo?
RAGAZZA. Mi sono ferita con qualcosa.
RAGAZZO. Che cosa?
RAGAZZA. Sembra un pezzo di vetro.
Si sente una risata. Per lo spavento, la ragazza urla e sviene.
RAGAZZO. Cos stato?
Pausa. Di colpo, dal fondo della scena, una luce si accende: la torcia. Luomo la tiene in mano, immobile. La punta verso il proscenio: il tavolo stato ribaltato e la cena tutta sparsa per terra. Luomo comincia a ridere nervosamente. La donna tiene stretta la ragazza priva di sensi; il ragazzo fa un passo in avanti, poi si blocca. La luce della pila illumina la scena, passando da sinistra a destra. La risata delluomo aumenta.
Buio.
Qualche minuto dopo.
Il tavolo rovesciato e la cena sparsa per terra. La luce tornata. La donna seduta su una delle sedie intorno al tavolo: pensierosa ha la testa tra le mani. Pausa. Da destra entra il ragazzo.
RAGAZZO. Come sta?
DONNA. Bene grazie. Mi dispiace tanto per lei. Si presa proprio un bello spavento.
RAGAZZO. Limportante che stiamo tutti bene.
DONNA. (tra s) Che figura che figura
RAGAZZO. Suo marito?
DONNA. (riprendendosi) Chi?
RAGAZZO. Suo marito. Si sente meglio?
DONNA. (sospirando) Un po meglio credo. Forse la cena di questa sera stata un po troppo, per lui.
RAGAZZO. Ma cosa gli preso?
DONNA. colpa del lavoro poverino stressato. Troppe pressioni troppe pressioni
RAGAZZO. Ma cos tutto dun tratto, senza motivo?
DONNA. A quanto pare, s.
RAGAZZO. Una crisi di nervi?
DONNA. Una crisi di nervi.
RAGAZZO. Mi spiace.
DONNA. Non ne parliamo pi. Lei come sta?
RAGAZZO. Io? Bene.
DONNA. La sua ragazza dorme ancora?
RAGAZZO. S.
DONNA. Meno male. Questa sar una serata da dimenticare.
RAGAZZO. Mi spiace per tutto questo.
DONNA. Non importa.
Entra la ragazza da destra.
RAGAZZO. Come stai?
RAGAZZA. (confusa) Mi gira la testa. (Pausa) Cos successo?
RAGAZZO. Niente.
RAGAZZA. Niente?
RAGAZZO. S niente
RAGAZZA. Come niente?
RAGAZZO. Niente, niente.
RAGAZZA. Va bene, allora andiamo.
RAGAZZO. Credo sar meglio.
DONNA. Ve ne andate?
RAGAZZO. S, vorremmo togliere il disturbo.
DONNA. No, ci mancherebbe.
RAGAZZO. (insistendo) Credo sia meglio per tutti.
DONNA. (si alza) Se per mio marito
RAGAZZO. Non vorremmo crearvi altri problemi.
RAGAZZA. (tesa) Me ne voglio andare.
DONNA. Ma, adesso, mio marito sta riposando non il caso di allarmarsi sono cose che capitano, un cedimento di nervi. Sono cose che capitano.
RAGAZZO. Si calmi, la prego.
DONNA. (bruscamente) Sono calma!
RAGAZZA. La prego, ci lasci andare.
DONNA. Non sapete quanto sia difficile conoscere gente interessante come voi. Mio marito sta riposando, adesso. Non dar fastidio pi a nessuno. Restate a farmi compagnia ancora per un po.
Entra luomo, dalla destra. Si ferma. Silenzio. Il ragazzo e la ragazza si allontanano verso la sinistra, ed escono senza salutare. La donna li segue con lo sguardo. Pausa.
DONNA. Come stai, caro? (Pausa) Ti senti meglio?
Luomo guarda distrattamente il pavimento.
DONNA. Ti trovo bene. Sembri unaltra persona. Vieni, siediti.
Luomo si avvicina alla sedia sul proscenio di destra, lunica che non stata rovesciata. La donna gli si avvicina lentamente. Durante la prossima battuta, luomo sembra non reagire. Rimane seduto, immobile, fissando il proscenio.
DONNA. Hai bisogno di una lunga convalescenza, di un cambiamento daria. Magari in un posto lontano da tutto. Sei anemico artritico epilettico. Sullorlo della fossa. Un uomo finito. Ma io ti vorr sempre bene. Ti protegger. Ti consiglier. Ti propiner tutte le cure necessarie. Gli impacchi caldi, le fasciature, gli unguenti, le pillole rosse e anche quelle blu. Far tutto quello che sar necessario per farti stare meglio. Ti sei riposato? (Silenzio) Spero di s. Il riposo importante, specialmente per te. Troppe pressioni sul lavoro, ecco il problema. Dovremmo farci una vacanza, una bella vacanza di quelle che non si dimenticano pi. Stiamo in pace, siamo felici. E che anche tu sei contento qui. Nessuno ci disturba, nessuno ci da noia. Devi riposare. Riposo assoluto, non c dubbio. Le forti emozioni ti danno fastidio. Non avrei dovuto invitare quei due a cena, stasera. Lo so, male ma credevo ti facesse piacere. Credevo ti saresti distratto un po. Invece niente. Dobbiamo andarcene, a questo punto. lunica soluzione. Devi riposare, magari prendere un po di sole. Stare qua non ti fa bene. E poi, quel ragazzo. Lhai visto? Era strano, non trovi. Era strano come ti guardava come mi guardava. E quella ragazza? Lhai vista anche tu? Perch conosceva la moglie del fruttivendolo? Non deve essere da meno di tutte quelle altre sempre a parlare non sanno fare altro sempre a spettegolare. Ma io sono diversa. Sono una persona seria. Non mi faccio mica impressionare dalla prima persona che capita. Quei due non mi sono mai piaciuti, te lavevo detto. Per credevo che, invitandoli, ti saresti distratto. Guarda come ti sei ridotto. Poverino. Che pena mi fai. colpa di quei due. stata colpa loro, con le loro chiacchiere, con le loro domande. Sempre a parlare Non abbiamo neanche potuto mangiare, aspettando quel cazzo di loro amico. (Si riprende) Oh, scusa, non volevo dire una brutta parola. Vuoi che ti prenda la pillola rossa? (Silenzio) O vuoi quella blu? (Silenzio) sicuramente colpa loro e di quel loro amico. Non abbiamo neanche potuto cenare in pace. Guarda che spreco. Guarda quanto ben di Dio buttato in terra. Neanche il gatto ne vorr sapere. Beh, io glielo porto lo stesso non si sa mai. (Pausa. Si avvicina al tavolo prendendo alcune stoviglie) Vedrai amore, che tutto si sistemer. Hai avuto solo un cedimento di nervi. Lavevi presa la tua medicina, vero? (Silenzio) Il dottore si raccomandato che tu la prendessi. Lhai presa vero? (Silenzio) Beh, io vado di l a pulire quel che resta dei piatti. (Sorridendo) Non ti muovere.
La donna esce per la destra. Pausa. Luomo rimasto solo, sulla scena, seduto, immobile sulla sedia.
VOCE DI DONNA. Non preoccuparti caro, da ora in poi sar io a prendermi cura di te. Ti dar delle buone dritte. Provveder a cambiarti i vestiti, a lavarti. Tu devi riposare. Solo questo. Ti far diventare un vero uomo, ci risistemeremo. Diventerai il mio orgoglio e la mia gioia. Tornerai ad essere un essere umano. Torneremo ad essere un essere umano.
Si sente bussare per la sinistra. Pausa. Entra il ragazzo. Non appena vede luomo, seduto, si blocca.
RAGAZZO. (esitando) La porta era aperta ci siamo dimenticati i soprabiti.
Luomo lo guarda. Prende un lungo respiro.
VOCE DI DONNA. Caro? (Pausa). Caro?
RAGAZZO. Signora, sono io.
VOCE DI DONNA. Chi?
RAGAZZO. Sono io. S, ci siamo dimenticati i soprabiti.
VOCE DI DONNA. Come?
RAGAZZO. Ci siamo dimenticati i soprabiti.
VOCE DI DONNA. Non vi avevo sentito rientrare.
RAGAZZO. La porta era aperta. Possiamo riprenderli?
VOCE DI DONNA. Certo. Un attimo, e arrivo.
Pausa. La donna rientra con i soprabiti.
DONNA. Me ne ero completamente dimenticata.
RAGAZZO. Si figuri.
Entrambi si fermano. Silenzio. Guardano luomo.
RAGAZZO. Suo marito? migliorato?
DONNA. Credo di s.
RAGAZZO. Ma cosa gli preso?
DONNA. colpa del lavoro.
RAGAZZO. Forse questa cena stata un po troppo per lui.
DONNA. A quanto pare, s.
RAGAZZO. Una crisi di nervi?
DONNA. Una crisi di nervi.
RAGAZZO. brutto avere una crisi di nervi.
DONNA. A quanto pare, s.
RAGAZZO. (alluomo) Come si sente?
Silenzio.
DONNA. Hai sentito, caro. Ti ha fatto una domanda. Non essere il solito maleducato.
Silenzio.
DONNA. (al ragazzo) Forse sar meglio che vada. Deve riposare. dallinizio della serata che mi preoccupava.
RAGAZZO. Perch?
DONNA. Non si ricordava neppure della partita.
RAGAZZO. Quale partita?
DONNA. Quella dove si fatto male quel giocatore ne avevate parlato, giusto?
RAGAZZO. Si sbaglia.
DONNA. Davvero?
RAGAZZO. Sono sicuro.
DONNA. (insistendo) Quel giocatore quello che si fatto male. Quello del campionato.
RAGAZZO. Quale campionato?
Pausa. Il ragazzo la fissa.
DONNA. Caro, ti ricordi di quel giocatore che si era fatto male nel campionato? Aspetta, non dirmelo chi ce laveva detto? (Pensa) Ah, giusto la moglie del fruttivendolo. Sa sempre tutto di tutti, ti ricordi?
Luomo non risponde. Ad un tratto inizia a tremare. Il tremore aumenta fino a farlo cadere dalla sedia in ginocchio. Comincia ad ansimare e a tremare convulsamente. La donna ed il ragazzo osservano luomo in terra con le convulsioni.
DONNA. D la verit: non hai preso le medicine, vero? (Al ragazzo) Guardi qui. Uno fa di tutto per dargli una mano e lui manda tutto affanculo.
Buio.
SIPARIO.
2 maggio 2007
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