(Adattamento di MARCO PARODI)
1 Da una finestra spalancata si vede un luminoso cielo notturno. Molte stelle. La luna non visibile.
SILVIA (canticchia una nursery rhyme)
Forse non sar mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Quando uno cos stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, allalba, lo aspettano altre fragole da piantare, e cos si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di pi....
Riprende a canticchiaree si dirige verso una credenza, dalla quale estrae gli ingredienti per preparare la Weichselcreme Torte, con la ricetta della nonna tedesca. Dispone su un tavolo, al centro della scena, gli ingredienti e comincia a preparare la torta.)
SILVIA
Dopo essere stata condizionata da bambina dal bel mondo incantato delle fate e delle fanciulle virginali, dei principini e dei loro cespugli di rose, degli orsetti patetici e degli asini depressi, della vita personificata come piaceva ai pagani, delle bacchette magiche e delle impeccabili illustrazioni, della bella bambina dai capelli scuri che nel cielo di mezzanotte attraversa volando un sentiero di stelle nella scatola dei rocchetti della madre, di Griselda col manto di piume che incede scalza col Cuc nella lanterna popolata di mandarini cinesi che fanno s con la testa, di Delizia nel suo giardino fiorito di agili fiori-folletto, dello Hobbit e dei nani con la cintura doro e i cappucci rossi e azzurri che bevono birra e cantano dei draghi nelle caverne della valle, tutto questo io sapevo, capivo, credevo, ed era tutta la mia vita di bambina. Passare da questo al mondo della realt dei grandi.
Sentire la pelle tenera e sensibile delle dita infantili ispessirsi per sentirne il sesso...Sentire gli organi sessuali svilupparsi e chiamare a gran voce la carne; rendersi conto di cosa sono scuola, esami, pane e companatico, matrimonio, sesso, compatibilit, guerra, economia, morte e io. Che patetico malanno per rovinare la bellezza e la realt dellinfanzia. Non per essere sentimentale, anche se lo sembro, ma perch diamine ci condizionano con il soave mondo tutto fragole e panna di Mamma Oca o con la favola di Alice nel paese delle meraviglie solo per metterci al supplizio della ruota quando diventiamo pi grandi e ci rendiamo conto di essere degli individui carichi di noiose responsabilit?
Per imparare i doppi sensi maliziosi o sconci di parole che un tempo ci piacevano, come fata. Per andare alle feste delle confraternite di universitari dove un ragazzo ti affonda la faccia nel collo o cerca di violentarti se non gli bastato affondarti le dita nel seno.
Per imparare che ci sono milioni di belle ragazze che giorno per giorni si lasciano dietro la goffaggine della pubert per imbarcarsi nellavventura di essere amate e smaneggiate.
Per rendersi conto di dover comunque competere, ma che benessere e bellezza sono fuori dalla tua portata.
Per imparare che un ragazzo butter l un commento sul tuo quartiere mentre ti accompagna a casa con la fuoriserie cromata ultimo modello del padre.
Per imparare che avresti potuto essere unartista molto pi dotata di quanto tu non sia se fossi nata in una famiglia di ricchi intellettuali.
Per imparare che lamore solo unillusione, perch quelli che ammiri sono irraggiungibili.
Per imparare che li vuoi soltanto perch non puoi averli.
Per desiderare ardentemente un appartenente al sesso opposto che ti comprenda e migliori i tuoi pensieri e istinti, per poi accorgerti che il maschio americano venera la donna in quanto macchina del sesso con i seni rotondi e una comoda apertura nella vagina, in quanto bambola dipinta senza altro pensiero nella graziosa testolina che non sia quello di cuocergli la bistecca per cena e di confortarlo a letto dopo la solita giornata di lavoro dalle 9 alle 5.
E non risale tutto al fatto che questo un mondo di uomini? Perch se un uomo sceglie di essere promiscuo, questo non gli impedisce dal punto di vista estetico di storcere il naso davanti alle promiscuit. E non gli impedisce di chiedere a una donna di essergli fedele e di salvarlo dalle sue voglie. Ma anche le donne hanno delle voglie. Perch devono essere relegate al ruolo di depositarie di emozioni, custodi dei bambini, nutrici dellanima, del corpo e dellorgoglio delluomo?
Essere nata donna la mia terribile tragedia. dal momento in cui sono stata concepita sono stata condannata a sviluppare le mammelle e le ovaie, piuttosto che il pene e lo scroto, condannata a una sfera dazione, di pensiero e di sentimento rigidamente circoscritta alla mia ineruttabile femminilit. S, il mio struggente desiderio di mescolarmi ai ragazzi di strada, soldati, marinai e frequentatori di bar, di far parte della scena, ascoltatrice e testimone anonima, tutto guastato dal fatto di essere una ragazza, una femmina, sempre in pericolo di essere violentata o aggredita. Il mio struggente interesse per gli uomini e la loro vita viene spesso scambiato per smania di seduzione o invito allintimit.
S, voglio parlare con tutti quelli che posso e pi a fondo possibile.Voglio poter dormire in aperta campagna, andare a ovest, pasteggiare liberamente di notte.
Insonne (maggio 1961)
Il cielo notturno solo una specie di carta carbone
neroblu, perforata dai punti delle stelle
che lasciano passare la luce, uno spioncino dopo laltro,
una luce bianco osso, come la morte, dietro ogni cosa.
Sotto gli occhi delle stelle e il rictus della luna
egli patisce il suo guanciale deserto e linsonnia
spande in ogni direzione la sua sabbia sottile e fastidiosa.
Replicato senza sosta, il vecchio film sgranato
rivela gli imbarazzi: i giorni piovigginosi
dellinfanzia e della adolescenza, appiccicosi di sogni,
le facce dei genitori su lunghi steli, severe o afflitte,
un roseto infestato di insetti che laveva fatto piangere.
La sua fronte tutta bozzi come un sacco di pietre.
I ricordi sgomitano per un primo piano come divi al tramonto.
Le pillole non gli fanno effetto: rosse, viola, azzurre.
Come illuminavano il tedio della sera prolungata!
Quei pianeti zuccherini il cui influsso gli ottenne
per qualche tempo una vita battezzata in non-vita
e i dolci risvegli stuporosi di un infante smemorato.
Ora le pillole sono consunte e ridicole, come antichi di.
I loro colori ninnananna non lo aiutano pi.
La sua testa un piccolo interno di specchi grigi.
Ogni gesto sparisce subito gi per un corridoio
di prospettive in fuga, e il suo significato
scorre via come acqua dal foro al capo opposto.
Lui vive esposto in una stanza senza palpebre,
le fessure nude degli occhi irrigidite e spalancate
sullincessante lampeggiare delle situazioni.
Ĕ tutta notte che nel cortile di granito gatti invisibili
urlano come donne o strumenti stonati.
Gi sente avvicinarsi la luce, la sua bianca malattia,
col suo cappello pieno di banali ripetizioni.
Ormai la citt una mappa di allegri cinguettii
e dappertutto le persone, con occhi argento-mica e vacui,
vanno al lavoro in fila, come reduci da un lavaggio del cervello
Tre donne (poemetto a tre voci per la radio-anno 1962- un reparto di maternit e dintorni.)
1
Sono lenta come il mondo.Sono molto paziente,
percorro il mio ciclo, sole e stelle
mi guardano con attenzione.
Linteresse della luna pi personale:
passa e ripassa, luminosa come uninfermiera.
dispiaciuta per quello che accadr? Non credo.
semplicemente sbalordita dalla fertilit.
Quando esco, sono un grande avvenimento.
Non devo pensare, e nemmeno ripassare mentalmente.
Quello che avverr in me avverr senza attenzione.
Il fagiano sulla collina;
si rassetta le piume brune.
Non posso fare a meno di sorridere per quel che so.
Mi scortano foglie e petali. Sono pronta.
Monologo alle tre di notte (1956-dallagendina universitaria)
Meglio che ogni fibra si spezzi
e il furore di dilaghi
e il sangue vivo inzuppi
letto, tappeto, pavimento
e lalmanacco istoriato di serpenti
che ti conferma
a un milione di verdi contee da qui,
che non sedere muta, con questi spasmi
sotto stelle pungenti,
con locchio fisso, con maledizioni
ad annerire il momento in cui
furono detti addii e lasciati andare i treni
e io, grande idiota magnanima, fui cos strappata
al mio unico regno.
2
Quando lho visto, quel gocciolio rosso, non potevo crederci.
Osservavo gli uomoni che mi passavano accanto in ufficio.
Erano cos piatti!
Avavano qualcosa che ricordava il cartone, e ora io ne ero stata contagiata,
quella piatta, piatta piattezza da cui derivano le idee, le distruzioni,
i bulldozer, le ghigliottine, le bianche camere delle urla,
derivano senza fine, e i freddi angeli, le astrazioni.
Sedevo alla mia scrivania, calze di nylon, tacchi alti,
e luomo per cui lavoro ha detto: Che cosha visto di cos tremendo?
impallidita tutto a un tratto. E io non ho detto niente.
Vedevo la morte negli alberi spogli, una privazione.
Non riuscivo a crederci. cos difficile
per lo spirito concepire una faccia, una bocca?
Le lettere derivano da questi tasti neri, e questi tasti neri derivano
dalle mie dita alfabetiche, che mettono ordine tra le parti,
parti, pezzi, rotelle, i multipli scintillanti.
Siedo qui e sto morendo. Perdo una dimensione.
Ho un rombo di treni nelle orecchie: partenze, partenze!
Largenteo binario del tempo si svuota in lontananza,
il cielo bianco si svuota in lontananza,
il cielo bianco si svuota della sua promessa, come una tazza.
Questi sono i miei piedi, questi echi meccanici.
Tac, tac, tac, paletti dacciaio. Sono stata trovata in difetto.
Questa che mi porto a casa una malattia, una morte.
Ancora, una morte. laria,
le particelle di distruzione che succhio? Sono un polso flebile, sempre pi flebile,
davanti al freddo angelo?
dunque questo il mio amante? Questa morte, questa morte?
Da bambina amavo un nome roso dai licheni.
E dunque questo il grande peccato, questo antico amore morto per la morte?
Parole sentite, per caso, al telefono
(11 luglio 1962- Assia al telefono cammuffa la voce per non farsi riconoscere e chiede di parlare con Ted)
Oh fango, fango, come scorre!
Denso come caff straniero, e con un pulsante di lumaca.
Parla, parla! Chi ?
il pulsare delle viscere, amante delle cose digeribili.
lui che ha realizzato queste sillabe.
Che cosa sono queste parole, queste parole?
Cadono con un plop fangoso.
Oh dio, come far a pulire il tavolino del telefono?
Sprizzano dalla cornetta bucherellata, cercano un ascoltatore.
qui?
Ora la stanza sibila. Lo strumento
ritira il suo tentacolo.
Ma la poltiglia che ha deposto cola nel mio cuore. fertile.
Imbuto di sozzura, imbuto di sozzura.
Sei troppo grosso. Devono riprenderti indietro!
"Io che [] ero stata il centro di un universo teneramente rivolto verso di me, sentii lasse squarciarsi e un freddo polare immobilizzarmi le ossa [] Avvinta al mio rancore [] mi incamminai, faticosamente e da sola [] nella direzione opposta, proprio verso quella prigione spaventevole. Come da una stella, vidi, in modo freddo e sobrio, la separazione di ogni cosa [] Lesperienza di fusione meravigliosa con le cose di questo mondo era finita".[4]
3
Ricordo lattimo in cui lo seppi con certezza.
I salici erano raggelanti,
il viso nello stagno era bello, ma non era il mio.
Aveva unaria importante, come tutto il resto,
e io vedevo solo pericoli: colombe e parole,
stelle e piogge doro, concepimenti, concepimenti!
Ricordo unala bianca e fredda
e il grande cigno, col suo sguardo terribile
che avanzava su di me, come un castello, dalla cima del fiume.
C un serpente nei cigni.
Mi scivol accanto: il suo occhio aveva un significato nero.
Ci vidi dentro il mondo, piccolo, cattivo e nero,
ogni parolina agganciata alla sua vicina, ogni atto allatto.
Una calda giornata azzurra aveva gemmato qualcosa.
Io non ero pronta. Le bianche nuvole con uno scarto
di lato mi trascinavo in quattro direzioni.
Non ero pronta.
Non avevo reverenza.
Credevo di poter negare le conseguenze.
Ma ormai era troppo tardi. Troppo tardi, e la faccia
ha continuato a prender forma con amore, come se fossi stata pronta.
2
Ora un mondo di neve. Non sono a casa.
Come sono bianche queste lenzuola. Le facce non hanno lineamenti.
Sono lisce e impossibili come le facce dei miei figli,
di quei malatini che eludono le mie braccia.
Gli altri bambini non mi toccano: sono terribili.
Hanno troppi colori, troppa vita. Non sono silenziosi,
silenziosi, come i piccoli vuoti che porto.
Ho avuto le mie possibilit. Ho provato e riprovato.
Mi sono cucita dentro la vita come un organo prezioso,
ho camminato circospetta, in bilico, come qualcosa di prezioso.
Ho cercato di non pensare troppo, di essere naturale.
Ho cercato di essere cieca in amore, come altre donne,
cieca a letto, con il mio caro tesoro cieco,
senza guardare nel buio spesso in cerca della faccia di un altro.
Non ho guardato. Ma la faccia era l ugualmente,
la faccia del non nato che amava le sue perfezioni,
la faccia del morto che poteva essere perfetto unicamente
nella sua serena faccia, che solo cos poteva mantenersi santo.
E poi cerano altre facce. Le facce delle nazioni,
dei governi, dei parlamenti, delle societ,
i volti senza volto degli uomini importanti.
Sono questi uomini che non sopporto:
sono cos invidiosi di tutto ci che non piatto! Sono di invidiosi
che vorrebbero tutto il mondo piatto perch lo sono loro.
Vedo il Padre che conversa col Figlio.
Una tale piattezza non pu che essere sacra.
Facciamo un cielo dicono.
Appiattiamo e laviamo queste anime grasse.
1
Sono calma. Sono calma. la calma che precede qualcosa di tremendo,
il minuto giallo prima che si muova il vento, quando le foglie
arrovesciano le palme, i loro pallori. C un tale silenzio, qui.
Le lenzuola, le facce, sono bianche e ferme, come orologi.
Le voci si ritraggono e si appiattiscono. I loro geroglifici visibili
si appiattiscono in paraventi di pergamena per tenere lontano il vento
Che segreti dipingono in arabo, in cinese!
Sono muta e scura. Sono un seme che sta per scoppiare.
Il colore scuro il mio io morto, ed rabbuiato:
non desidera essere di pi o diverso.
Ora il crepuscolo mi incappuccia di azzurro come una Madonna.
Oh, colore della lontananza e delloblio!
Quando listante in cui il Tempo si spezza
e leternit lo inghiotte, e io annego senza scampo?
Parlo a me stessa, a me sola, isolata,
pitturata di disinfettanti chiassosi, sacrificale.
Sulle mie palpebre grava lattesa. Pesava come sonno,
come un vasto mare. Lontano, lontano, sento la prima onda trascinare
verso di me il suo carico di tortura, inesorabile marea.
E io, conchiglia, che rimando leco su questa spiaggia bianca,
ho di fronte le voci che sopraffanno, il terribile elemento.
3
Sono una montagna ora, tra donne-montagna.
I dottori si muovono tra di noi come se la nostra grossezza
atterrisse la mente. Fanno sorrisi sciocchi.
colpa loro se sono come sono, e lo sanno.
Si tengono stretta la loro piattezza come una forma di salute.
E se si trovassero colti di sorpresa, come successo a me?
Uscirebbero di senno.
E se tra le mie cosce gocciolassero due vite?
Ho visto la camera bianca e pulita con i suoi strumenti.
E un luogo di urla. Non lieto.
qui che verrai quando sarai pronta.
Le luci notturne sono rosse lune piatte. Sono opache di sangue.
Non sono pronta per nessun evento.
Avrei dovuta ucciderla, questa cosa che mi uccide.
1
Non c miracolo pi crudele di questo.
Sono trascinata dai cavalli, dagli zoccoli di ferro.
Resisto. resisto fino in fondo. Porto a compimento unopera.
Galleria buia, lungo la quale precipitano le visitazioni,
le visitazioni, le manifestazioni, le facce sbigottite.
Sono il centro di unatrocit.
Che dolori, che pene, sto mettendo al mondo?
Pu una tale innocenza uccidere e uccidere? Mi munge la vita.
Per strada gli alberi si seccano. La pioggia corrosiva.
La sento sulla lingua, e gli orrori concreti,
gli orrori fermi in attesa, le madrine neglette
col cuore che ticchetta, con la borsa degli strumenti.
Sar un muro e un tetto, protettiva.
Sar un cielo e una collina di bene: Oh, lasciatemi in pace!
Una forza mi invade, una vecchia tenacia.
Mi sto spaccando come il mondo. C questo nero,
questo ariete di tenebra. Congiungo le mani su una montagna.
Laria spessa. Spessa di questo lavorio.
Sono usata. Arruolata e sfruttata.
I miei occhi sono strizzati da questo nero.
Non vedo niente.
2
Sono accusata. Sogno di massacri.
Sono un giardino di tormenti neri e rossi. Li bevo
e mi odio, mi odio e ho paura.
E ora il mondo concepisce
la propria fine e le corre incontro a braccia aperte, pieno damore.
un morte della morte che ammorba ogni cosa.
Un sole morto macchia la carta di giornale. rosso.
Perdo una vita dopo laltra. La terra scura le beve.
E lei il vampiro di noi tutti. Lei ci sostenta,
ci ingrassa, buona. La sua bocca rossa.
Io la conosco. La conosco intimamente,
vecchia faccia dinverno, vecchia sterile, bomba a orologeria.
Gli uomini lhanno maltrattata e lei li manger,
li manger, li manger, li manger alla fine.
Il sole tramontato. io muoio. Faccio una morte.
1
Chi questo bambino azzurro livido, infuriato,
lucido e sconosciuto, come se fosse precipitato da una stella?
Che aria corrucciata!
entrato al volo nella stanza, inseguito da un grido.
Lazzurro si attenua. E umano, allora.
Un loto rosso si apre nella sua ciotola di sangue;
mi stanno cucendo con fil di seta, come fossi una stoffa.
Che facevano le mie dita prima di stringerlo?
Che faceva il mio cuore col suo amore?
Non ho mai visto nulla di tanto limpido.
Le sue palpebre sono come fiori di lill,
lieve come falena il suo respiro.
Non lascer la stretta.
In lui non c n astuzia n stortura. cos si mantenga.
2
Nellalta finestra c la luna. finita.
Linverno come riempie la mia anima! E quella luce gessosa
che posa le sue scaglie sulle finestre, le finestre di uffici vuoti,
aule vuote, chiese vuote. Oh, quanto vuoto!
C questa cessazione. Questa terribile cessazione di ogni cosa.
Questi corpi ammassati intorno a me ora, dormienti polari.
Quale azzurro raggio lunare ghiaccia i loro sogni?
Lo sento entrare in me, freddo, estraneo, come uno strumento.
E quella faccia dura e folle allestremit, quella bocca a O
spalancata in perpetuo dolore.
E lei che si trascina dietro il mare nero sangue
un mese dopo laltro, con le sue voci di fallimento.
Sono impotente come il mare legato alla sua corda.
Sono senza pace. Senza pace e inutile. Anchio creo dei cadaveri.
Andr a vivere al Nord. Entrer in una lunga oscurit.
Mi vedo come unombra, n uomo n donna,
n donna, felice di essere come un uomo, n uomo
duro e piatto che non sente la mancanza. Io sento una mancanza.
Sollevo le dita, dieci paletti bianchi.
Ecco, il buio filtra dalle fessure.
Non riesco a contenerlo. Non riesco a contenere la mia vita.
Sar uneroina del marginale.
Non mi lascer accusare dai bottoni isolati,
dai buchi nelle calze, dalle bianche facce mute
delle lettere inevase, inumate in una cassetta.
Non mi lascer accusare, non mi lascer accusare.
Lorologio non mi trover in difetto, n quelle stelle
che inchiodano al suo posto un abisso dopo laltro.
3
La vedo nel sonno, la mia rossa e terribile bambina.
Strilla di l dal vetro che ci separa.
Strilla ed infuriata.
I suoi strilli sono uncini che simpigliano e lacerano come gatti.
E con questi uncini che si arrampica fino alla mia attenzione.
Strilla rivolta al buio, o alle stelle
che a tanta distanza da noi brillano e ruotano.
La sua piccola testa mi sembra scolpita nel legno,
un legno rosso e duro, gli occhi chiusi, la bocca spalancata.
E dalla bocca aperta escono strilli acuti
che graffiano il mio sonno come frecce,
graffiano il mio sonno come frecce,
graffiano il sonno e mi entrano nel fianco.
Mia figlia non ha denti. La bocca grande.
Emette suoni tanto oscuri che non pu essere buona.
1
Da dove ci vengono scagliate queste anime innocenti?
Guardale come sono esauste, come sono stremate
nelle loro culle di tela, il nome legato al polso,
piccolo trofeo dargento per il quale sono venute da cos lontano.
Alcuni hanno capelli neri e folti, altri sono pelati.
La pelle rosea o olivastra, bruna o rossa;
cominciamo a ricordare le loro differenze.
Io penso che siano fatti dacqua, non hanno espressione.
I loro lineamenti dormono, come luce su acqua silenziosa.
Sono veri monaci e suore nelle loro vesti tutti uguali.
Li vedo piovere come stelle sul mondo,
sullIndia, sullAfrica, sullAmerica, questi miracolosi,
queste piccole immagini pure. Odorano di latte.
Hanno le piante dei piedini intatte. Camminano sullaria.
Pu il nulla essere cos prodigo?
Ecco mio figlio.
Il suo occhio spalancato il comune blu opaco.
Si volge verso di me come una pianticella vivace e cieca.
Uno strillo. E luncino a cui mi aggrappo.
E sono un fiume di latte.
Sono una collina calda.
3
Io sono una nave bianca e la mia sirena dice: Addio, addio.
C ben poco da mettere in valigia.
Ci sono i vestiti di una donna grassa che non conosco.
C il mio pettine, la spazzola. C un vuoto.
Sono cos vulnerabile tutta un tratto.
Sono una ferita che esce dallospedale.
Sono una ferita che lasciano andar via.
Lascio qui la mia salute. Lascio qualcuno
che vorrebbe aderire a me: sciolgo le sue dita come bende: vado.
2
Sono di nuovo io. Non resta nulla in sospeso.
Sono esangue come cera, non ho legami.
Sono piatta e verginale, quindi non successo niente,
niente che non possa essere cancellato, strappato e buttato via, ricominciato.
Sono io. Sono io.
Sento lacre tra i denti.
Lincalcolabile cattiveria del quotidiano.
1
Fino a quando potr essere un muro e proteggere dal vento?
Fino a quando potr
addolcire il sole con lombra della mia mano,
intercettare i dardi azzurri di una luna fredda?
Le voci della solitudine, le voci del dolore
sciabordano ineluttabili alle mie spalle.
Come potr placarle questa piccola ninnananna?
Fino a quando potr essere un muro intorno alla mia verde propriet?
Fino a quando le mie mani potranno
essere una benda per la sua ferita, e le mie parole
uccelli colorati nel cielo, a consolare, a consolare?
terribile essere
cos aperti: come se il mio cuore
indossasse una faccia e se ne andasse per il mondo.
3
Oggi i college sono ubriachi di primavera.
La mia toga nera un piccolo funerale:
dimostra che sono seria.
I libri che porto mi si incuneano nel fianco.
Un tempo avevo una vecchia ferita, ma sta guarendo.
Avevo sognato unisola, rossa di strilli.
Era un sogno, e non significava nulla.
1
Lalba fiorisce nel grande olmo davanti alla casa.
Sono tornati i rondoni. Stridono come razzetti di carta.
Sento il suono delle ore
allargarsi e morire nelle siepi. Sento muggire le mucche.
I colori si rinnovano e la paglia umida del tetto fuma al sole.
I narcisi aprono facce bianche nellorto.
Mi tranquillizzo. Mi tranquillizzo.
Mediter sul mio bambino.
Non cammina. Non dice una parola.
ancora avvolto in fasce bianche.
Ma rosa e perfetto. Sorride cos spesso.
Ho tappezzato la sua stanza di grandi rose,
ho dipinto cuoricini dappertutto.
Non lo voglio eccezionale.
leccezione che desta linteresse del diavolo.
leccezione che sale la collina dolorosa
o siede nel deserto e ferisce il cuore di sua madre.
Lo voglio uguale a tutti,
voglio che mi ami come lo amo io
e che sposi ci che vuole e dove vuole.
3
Caldo mezzogiorno sui prati. I ranuncoli
soffocano e si sciolgono, e gli innamorati
passano passano.
Sono neri e piatti come ombre.
cos bello non avere legami!
Sono solitaria come lerba. Che cos che mi manca?
Lo trover mai, questo qualcosa che non so?
I cigni se ne sono andati. Ma il fiume
ricorda quanto fossero bianchi.
Si sforza di seguirli con le sue luci.
Trova le loro forme in una nuvola.
Che uccello quello che grida
con tanto dolore nella voce?
Sono giovane come sempre, dice. Che cos che mi manca?
2
Sono a casa sotto la luce della lampada. Le sere si allungano.
Sto aggiustando una sottoveste di seta, mio marito legge.
Com bello il modo in cui la luce abbraccia queste cose.
C come un fumo nellaria di primavera,
un fumo che tinge di rosa i parchi, le piccole statue,
come se fosse il risveglio di una tenerezza,
una tenerezza che non si stanca, qualcosa che guarisce.
Aspetto dolorante. Sto guarendo, credo.
Ci sono molte altre cose da fare. Le mie mani
sono abili a cucire il pizzo su questa stoffa. Mio marito
pu girare e girare le pagine del suo libro.
E cos siamo a casa insieme, dopo il lavoro.
solo il tempo che ci pesa sulle mani.
solo il tempo, e ha poca importanza.
Le strade possono dun tratto diventare carta, ma mi riprendo
dalla lunga caduta, e mi ritrovo a letto,
indenne sul materasso, le mani pronte come per una caduta.
Ritrovo me stessa Non sono unombra,
bench unombra si allunghi dai miei piedi. Sono una moglie.
La citt aspetta, dolorante. Le piccole erbe
fendono la pietra, e sono verdi di vita.
Specchio(23 ottobre 1961)
Sono dargento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio allistante
cos com, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero,
locchio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
Ĕ rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c e non c.
Facce e buio ci separano ripetutamente.
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella mia distesa ci che essa veramente.
Poi si volge alle candele e alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitar di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.
2
Non sono brutta. Anzi, sono perfino bella.
Lo specchio restituisce una donna senza deformit.
Le infermiere restituiscono i miei vestiti e unidentit.
una cosa che succede, mi dicono.
Succede nella mia vita, nella vita di altre.
Sono una su cinque, allincirca. Non sono un caso disperato.
sono bella come una statistica. Ecco qui il mio rossetto.
Disegno la vecchia bocca.
La bocca rossa messa da parte con la mia identit
un giorno fa, due giorni, tre giorni fa. Era un venerd.
Non ho nemmeno bisogno di una vacanza, posso andare in ufficio oggi.
Posso amare mio marito, che capir.
Che mi amer attraverso la nebbia della mia deformit
come se avessi perso un occhio, una gamba, la lingua.
Limite(5 febbraio 1963)
La donna infine perfetta.
Il suo corpo
morto porta il sorriso del compimento
lillusione di una greca necessit
fluisce nelle pieghe della sua toga,
i suoi piedi
nudi sembrano dire:
abbiamo camminato tanto, finita.
Ogni bimbo morto, riavvolto, bianco serpente
uno ad ogni piccola
brocca di latte, ora vuota.
Li ha piegati
di nuovo nel corpo di lei come petali
di una rosa si chiudono quando il giardino
sintorpidisce e odori sanguinano
dalle dolci, profonde gole del fiore notturno.
La luna non ha nulla di cui essere triste,
fissando dal suo cappuccio di osso
abituata a questo tipo di cose.
Le sue macchie nere crepitano e tirano.
Eccomi in piedi, un po cieca. Ecco che me ne vado
su ruote, invece che sulle gambe, vanno bene lo stesso.
E imparo a parlare con le dita, non con la lingua.
Il corpo pieno di risorse.
Il corpo di una stella di mare puo metter fuori nuova braccia
e le salamandre sono prodighe di gambe. E possa io
essere altrettanto prodiga di ci che mi difetta.
Mi sdraiai sul lettino. Entr uninfermiera strabica. Mi slacci lorologio dal polso e se lo fece scivolare in tasca. Poi incominci a sfilarmi le forcine dai capelli. Intanto il dottore aveva aperto larmadio. Tir fuori un tavolino a rotelle con sopra una macchina e lo spinse dietro la testiera del letto. Linfermiera cominci a spalmarmi sulle tempie una pomata unta e puzzolente. La pelle mi si era irrigidita come pergamena. Il dottore mi stava applicando due piastrine di metallo ai due lati della testa. le fiss agganciandole a una correggia che mi incise nella fronte, poi mi mise qualcosa sulla lingua e io, presa dal panico, morsi, e loscurit mi cancell come gesso dalla lavagna.
Strideva in unaria crepitante di lampi azzurri, e a ogni lampo una scossa tremenda mi squassava, finch fui certa che le mie ossa si sarebbero spezzate e la linfa sarebbe schizzata fuori come da una pianta spaccata in due.
Che cosa terribile avevo mai fatto, mi chiesi.
Morire
unarte, come qualunque altra cosa.
Io lo faccio in modo magistrale,
lo faccio che fa un effetto da impazzire
lo faccio che fa un effetto vero.
Potreste dire che ho la vocazione.
facile farlo in cella.
facile farlo e rimanerci
il teatrale
ritorno di scena in pieno giorno,
stesso posto, stessa faccia, stesso bestiale
urlo goduto:
Miracolo!
questo che mi stende.
Si paga
per vedere le mie cicatrici, si paga
per ascoltarmi il cuore,
funziona eccome.
E si paga, si paga salato
per sentire una parola, per toccare,
per un goccio di sangue,
una ciocca di capelli, un brandello di veste.
Ultime parole (21 ottobre 1961)
Non voglio una semplice cassa, voglio un sarcofago
con strisce di tigre, e una faccia rivolta in su,
tonda come la luna, con gli occhi spalancati.
Voglio poterli guardare quando arriveranno
a frugare tra i minerali muti, le radici.
Gi li vedo, pallidi visi siderali.
Adesso non sono niente, non sono nemmeno neonati.
Li immagino senza padre n madre, come i primi di.
Si chiederanno se fui importante.
Dovrei zuccherare e conservare i miei giorni come frutta!
Il mio specchio si appanna,
pochi altri respiri, e non rifletter pi nulla.
I fiori e i visi sbiancano in un lenzuolo.
Non mi fido dello spirito Sfugge come vapore
nei sogni, attraverso il pertugio della bocca o degli occhi. Non riesco a trattenerlo.
Un giorno non torner. Gli oggetti sono diversi.
Rimangono, hanno un piccolo lustro tutto loro
riscaldato dal lungo uso e strofinio. Quasi fanno le fusa.
Quando le piante dei miei piedi saranno fredde
mi conforter locchio azzurro della mia turchese.
Lasciatemi i miei rami di cucina, lasciate che i vasi di belletto
mi sboccino intorno come fiori notturni, odorosi.
Mi avvolgeranno nelle bende, riporranno il mio cuore
ai miei piedi dentro un pacchettino.
Non mi riconoscer, quasi.Sar buio,
e il brillio di queste piccole cose sar pi dolce del viso di Ishtar.
-( F I N A L E) -
Faremo come se fosse stato soltanto un brutto sogno.
Un brutto sogno.
Io ricordo tutto.
Per chi chiuso sotto una campana di vetro, vuoto e bloccato come un bambino nato morto, il brutto sogno il mondo.
Un brutto sogno.
Io ricordavo tutto.
Forse loblio, come una neve gentile, avrebbe dovuto attutire e coprire tutto.
Ma quelle cose facevano parte di me. Erano il mio paesaggio.
(fa un profondo respiro e ascolta il suo cuore)
Io sono, io sono, io sono.
f i n e
- Questo copione è stato visto:


