Ipermestra
Di Pietro Metastasio
PERSONAGGI
DANAO
re d'Argo.
IPERMESTRA
figliuola di Danao, amante di Linceo.
LINCEO
figliuolo d'Egitto, amante di Ipermestra.
ELPINICE
nipote di Danao, amante di Plistene.
PLISTENE
principe di Tessaglia, amante d'Elpinice ed amico di Linceo.
ADRASTO
confidente di Danao.
La Scena si finge nel palazzo dei re d'Argo.
ARGOMENTO
DANAO, re d'Argo, spaventato da un oracolo che gli minacciava la perdita del trono e della vita per mano d'un figlio d'Egitto, impose segretamente alla propria figliuola di uccidere lo sposo Linceo nella notte istessa delle sue nozze. Tutta l'autorit paterna non persuase alla magnanima principessa un atto cos inumano; ma neppure tutta la tenerezza di amante pot trasportarla giammai a palesare a Linceo l'orrido ricevuto comando, per non esporre il padre alle vendette d'un principe valoroso, intollerante, caro al popolo ed alle squadre. Come, in angustia s grande, osservasse la generosa Ipermestra tutti gli opposti doveri e di sposa e di figlia, e con quali ammirabili prove di virt rendesse finalmente felici il padre, lo sposo e se stessa, si vedr dal corso del dramma. (Apollodoro, IGINO ed altri)
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Fuga di camere festivamente ornate per le reali nozze d'Ipermestra.
IPERMESTRA, ELPINICE e cavalieri.
ELP.
I teneri tuoi voti al fin seconda
Propizio il padre, o principessa; al fine
All'amato Linceo
Un illustre imeneo
Oggi ti stringer. Vedi il contento
Che imprime in ogni fronte
La tua felicit. Quanti da questa
Eccelsa coppia eletta,
Quanti d fortunati il mondo aspetta!
IPER.
No, mia cara Elpinice,
Al par di me felice
Oggi non v' chi possa dirsi. Ottengo
Quanto seppi bramar. Linceo fu sempre
La soave mia cura. Il suo valore,
La sua virt, tanti suoi perigli e tanti
Meriti suoi mi favellar di lui,
Che a vincere il mio core
Dell'armi di ragion si valse Amore.
ELP.
Ah, cos potess'io
Al principe Plistene in questo giorno
Unir la sorte mia! Tu sai...
IPER.
Ne lascia
La cura a me. Dal real padre io spero
Ottener l'assenso: in d s grande
Nulla mi negher.
ELP.
Qual mai poss'io,
Generosa Ipermestra...
IPER.
Ah! tu non sai
Che gran felicit per l'alma mia
E' il fare altri felici.
ELP.
I fausti numi
Chi tanto a lor somiglia
Custodiscan gelosi.
IPER.
Ancor Linceo
Non veggo comparir. Che fa? Dovrebbe
Gi dal campo esser giunto. Ah! fa, se m'ami,
Che alcun t'affretti. Alla letizia nostra
La sua congiunga. Ormai
Tempo sarebbe: abbiam penato assai.
ELP.
Abbiam penato, ver;
Ma in s felice d
Oggetto di piacer
Sono i martri.
Se premia ognor cos
Quei che tormenta Amor,
Oh amabile dolor!
Dolci sospiri!
(parte
SCENA SECONDA
IPERMESTRA, poi DANAO con sguito.
IPER.
Vadasi al genitor: dal labbro mio
Sappia quanto io son grata, e sappia... Ei viene
Appunto a questa volta. Ah! padre amato,
Il don, ch'oggi mi fai, molto maggiore
Rende quel della vita. Oggi conosco
Tutto il prezzo di questa: oggi...
DAN.
Da noi
S'allontani ciascun.
(al sguito, che si ritira
IPER.
Perch? M'ascolti
Ttto il mondo, signor. Non arrossisco
Di que' dolci trasporti,
Che il padre approva; e a cos pure faci...
DAN.
Voglio teco esser solo. Odimi e taci.
IPER.
M' legge il cenno.
DAN.
Assicurar tu di
Il trono, i giorni miei,
La mia tranquillit. Posso di tanto
Fidarmi a te?
IPER.
M'offende il dubbio.
DAN.
Avrai
Costanza e fedelt?
IPER.
Quanta ne deve
Ad un padre una figlia.
DAN.
(le d un pugnale)
Or questo acciaro
Prendi; cauta il nascondi; e, quando oppresso
Gi fra 'l notturno orrore
Fia dal sonno Linceo, passagli il core.
IPER.
Santi numi! e perch?
DAN.
Minaccia il fato
Il mio scettro, i miei d per man d'un figlio
Dell'empio Egitto. Ancor mi suona in mente
L'oracolo funesto,
Che poc'anzi ascoltai: n v' chi possa,
Pi di Linceo, farmi temer.
IPER.
Ma pensa...
DAN.
Molto, tutto pensai. Qualunque via
Men facile di questa,
Ed ha rischio maggior. L'aman le squadre,
Argo l'adora.
IPER.
(Io non ho fibra in seno
Che tremar non mi senta).
DAN.
Il gran segreto
Guarda di non tradir. Componi il volto,
Misura i detti, e, nel bisogno, all'ire
Poi sciogli il freno. Osa, ubbidisci, e pensa
Che un tuo dubbio pietoso
Te perde e me, senza salvar lo sposo.
Pensa che figlia sei;
Pensa che padre io sono;
Che i giorni miei, che il trono,
Che tutto io fido a te.
Della funesta impresa
L'idea non ti spaventi;
E, se piet risenti,
Sai che la devi a me.
(parte
SCENA TERZA
IPERMESTRA sola, indi LINCEO
IPER.
Misera, che ascoltai! Son io? son desta?
Sogno forse o vaneggio? Io nelle vene
Del mio sposo innocente...
(getta il pugnale
Ah! pria m'uccida
Con un fulmine il ciel; pria sotto il piede
Mi s'apra il suol... Ma... Che far? Se parlo,
Di Linceo la vendetta esser funesta
Potrebbe il genitor: Linceo, se taccio,
Lascio esposto del padre all'odio ascoso.
Oh comando! oh vendetta! oh padre! oh sposo!
E, quando giunga il prenc,
Come l'accoglier? Con qual sembiante,
Con quai voci potrei... Numi! in pensarlo
Mi sento inorridir. Fuggasi altrove:
In solitaria parte
Si nasconda il dolor che mi trasporta.
(vuol partire
LIN.
Principessa, mio nume!
IPER.
(Aim! son morta).
LIN.
Giunse pur quel momento
Che tanto sospirai! Chiamarti mia
Posso pure una volta! Or s che l'ire
Tutte io sfido degli astri, o mio bel sole.
IPER.
(Oh Dio! non so partire,
Non so restar, non so formar parole).
LIN.
Ma perch, principessa, in te non trovo
Quel contento ch'io provo? Altrove i lumi
Tu rivolgi inquieta e sfuggi i miei?
Che avvenne? Non tacer.
IPER.
(Consiglio, o di!)
LIN.
Questa felice aurora
Bramasti tanto, e tanti voti a tanti
Numi per lei facesti: or spunta al fine,
E s mesta ne sei? Cangiasti affetto?
Dell'amor di Linceo stanco il tuo core?
IPER.
Ah, non parlar d'amore,
Sappi... (Che fo?) Dovrei...
Fuggi dagli occhi miei:
Ah! tu mi fai tremar.
Fuggi, ch s'io t'ascolto,
Ch s'io ti miro in volto,
Mi sento in ogni vena
Il sangue, oh Dio! gelar.
(parte
SCENA QUARTA
LINCEO solo, poi ELPINICE e PLISTENE, l'un dopo l'altro.
LIN.
Questi son gl'imenei! son d'una sposa
Questi i dolci trasporti! in questa guisa
Ipermestra m'accoglie! Onde quel pianto?
Quell'affanno perch? di qualche fallo
Mi crede reo? qualche rival nascosto
Di maligno velen sparse a mio danno
Forse quel cor? Ma chi ardirebbe... Ah! questo
Vindice acciar nell'empie vene... Oh vano,
Oh inutile furore! Il colpo io sento,
Che l'alma mi divide;
Ma non so chi m''insidia o chi m'uccide.
ELP.
Fortunato Linceo, contenta a segno
Son io de' tuoi contenti...
LIN.
Ah! principessa,
L'anima mi trafiggi. Io de' mortali,
Io sono il pi infelice.
ELP.
Tu! come?
PLIST.
In questo amplesso
Un testimon ricevi
Del giubilo sincero,
Onde esulto per te. Tu godi, e parmi...
LIN.
Amico, ah! per piet, non tormentarmi.
PLIST.
Perch?
LIN.
Son disperato.
ELP.
Or che alla bella
Ipermestra t'accoppia un caro laccio,
Disperato tu sei?
LIN.
Mi scaccia, oh Dio!
Ipermestra da s; vieta Ipermestra
Ch'io le parli d'amor; non pi suo bene
Ipermestra m'appella:
Ipermstra cangi, non pi quella.
PLIST.
Che dici?
LIN.
Ah! se v' noto
Chi quel cor m'ha sedotto,
Non mel tacete, amici. Io vuo'...
ELP.
T'inganni:
Ipermestra non ama
Che il suo Linceo; lui solo attende...
LIN.
E dunque
Perch da s mi scaccia?
Perch fugge da me? cos turbata
Perch m'accoglie?
PLIST.
E la vedesti?
LIN.
Or parte
Da questo loco.
ELP.
Ed Ipermestra istessa
S turbata ti parla?
LIN.
Cos morto foss'io pria d'ascoltarla!
Di pena s forte
M'opprime l'eccesso:
Le smanie di morte
Mi sento nel sen.
Non spero pi pace:
Ho in odio me stesso,
Se m'odia il mio ben.
(parte
SCENA QUINTA
ELPINICE e PLISTENE
ELP.
Plistene, ah! che sar? Come in un punto
Ipermestra cangiossi?
PLIST.
Io nulla intendo:
Non so che immaginar.
ELP.
Questo mancava
Novello inciampo al nostro amor. Turbati
Gl'imenei d'Ipermestra, ancor le nostre
Speranze ecco deluse. Ah! questa troppo
Crudel fatalit. Sotto qual mai
Astro nemico io nacqui? Anche nel porto
Per me vi son tempeste.
PLIST.
In queste care
Intolleranze tue, bella Elpinice,
Perdona, io mi consolo: esse una prova
Son del vero amor tuo. Questa sventura
Mi priva della man qualche momento;
Ma del cor m'assicura, e son contento.
ELP.
S dolorose prove
Dar non vorrei dell'amor mio. Di queste
Tu ancor ti stancherai.
PLIST.
No, non si trova
Pena che all'alma mia
Per s degna cagion dolce non sia.
ELP.
So che fido sei tu, ma so che troppo
Sventurata son io.
PLIST.
Deh! non conviene
Disperar cos presto. Esser potrebbe
Questo, che ci minaccia,
Un nembo passeggier. Chi sa? Talora
Un male inteso accento
Stravaganze produce. Almen si sappia
La cagion che ci affligge, ed avrem poi
Assai tempo a dolerci.
ELP.
E' ver. L'amico
A raggiunger tu corri: io d'Ipermestra
Volo i sensi a spier. Secondi Amore
Le cure nostre. Il tuo parlar m'inspira
E fermezza e coraggio. Io non so quale
Arbitrio hai tu sopra gli affetti. Oppressa
Ero gi dal timor; funesto e nero
Pareami il ciel: tu voui che speri, e spero.
Solo effetto era d'amore
Quel timor che avea nel petto;
E d'amore solo effetto
Or la speme del mio cor.
Han tal forza i detti tuoi,
Che, se vuoi, prende sembianza
Di timor la mia speranza,
Di speranza il mio timor.
(parte
SCENA SESTA
PLISTENE solo.
Se di toglier procuro all'idol mio
La pena di temer, quante ragioni
Onde sperar mi suggerisce Amore!
Se il timido mio core
D'assicurar procuro,
Quanti allor, quanti rischi io mi figuro!
Ma rendi pur contento
Della mia bella il core,
E ti perdono, Amore,
Se lieto il mio non .
Gli affanni suoi pavento
Pi che gli affanni miei,
Perch pi vivo in lei
Di quel ch'io viva in me.
(parte
SCENA SETTIMA
Logge interne nella reggia d'Argo. Veduta da un lato di vastissima campagna, irrigata dal fiume Inaco; e dall'altro di maestose ruine d'antiche fabbriche.
DANAO e ADRASTO da diverse parti.
ADR.
Ah! signor, siam perduti. Il tuo segreto
Forse noto a Linceo.
DAN.
Stelle! Ipermestra
M'avrebbe mai tradito! Onde in te nasce
Questo timor? Vedesti il prence?
ADR.
Il vidi.
DAN.
Ti parl?
ADR.
Lo volea: molto propose,
Pi volte incominci; ma un senso intero
Mai compir non pot. Torbido, acceso,
Inquieto, confuso,
Sospirava e fremea. Vidi che a forza
Su gli occhi trattenea lagrime incerte
Fra l'ira e fra l'amor. Senza spiegarsi
Lasciommi al fine; e mi riempie ancora,
L'idea di quell'aspetto,
Di piet, di spavento e di sospetto.
DAN.
Ah! non tel dissi, Adrasto? Era Elpinice
Migliore esecutrice
De' cenni miei.
ADR.
Di fedelt mi parve
Che assai ceder dovesse
La nipote alla figlia.
DAN.
A figlia amante
Troppo fidai. Ma, se trad l'ingrata
L'arcano mio, mi pagher...
ADR.
Per ora
L'ire sospendi, e pensa
Alla tua sicurezza. E' delle squadre
Linceo l'amor: tutto ei potrebbe.
DAN.
Ah! corri,
Va; di lui t'assicura, e fa... Ma temo
Che a suo favor... Meglio sar... No; troppo
Il colpo ha di periglio. Io mi confondo.
Deh! consigliami, Adrasto.
ADR.
Or nella reggia
Far che de' custodi
Il numero s'accresca. Al prence intorno
Disporr cautamente
Chi ne osservi ogni moto, e i suoi pensieri
Chi scopra e i detti suoi. Da quel ch'ei tenta
Prendiam consiglio, e ad un rimedio estremo
Senza ragion non ricorriam; ch spesso
L'immaturo riparo
Sollecita un periglio.
DAN.
(l'abbraccia)
Oh saggio, oh vero
Sostegno del mio trono!
Va: tutto alla tua fede io m'abbandono.
ADR.
Pi temer non posso ormai
Quel destin che ci minaccia:
Il coraggio io ritrovai
Fra le braccia del mio re.
Gi ripieno il mio pensiero
Di valore e di consiglio:
Par leggiero ogni periglio
All'ardor della mia f.
(parte
SCENA OTTAVA
DANAO, poi IPERMESTRA
DAN.
Giunse Linceo dal campo, e a me fin ora
Non comparisce innanzi! Ah! troppo chiaro
Che la figlia parl. Ma vien la figlia.
Placido mi ritrovi; e lo spavento
Non le insegni a tacer.
IPER.
Posso, o signore,
Sperar che i prieghi miei
M'ottengano da te che pochi istanti
Senza sdegno m'ascolti?
DAN.
E quando mai
D'ascoltarti negai? Teco io non uso
S rigidi costumi:
Parla a tua voglia.
IPER.
(Or m'assistete, o numi).
DAN.
(Mi scopr: vuol perdono).
IPER.
Ebbi la vita in dono,
Padre, da te: me ne rammento. E questo
E' degli obblighi miei forse il minore:
Tu mi donasti un core,
Che, per non farsi reo,
E' capace...
DAN.
T'accheta: ecco Linceo.
IPER.
Deh! permetti ch'io fugga
L'incontro suo.
DAN.
No; gi ti vide, e troppo
Il fuggirlo sospetto: il passo arresta,
Seconda i detti miei.
IPER.
(Che angustia questa!)
SCENA NONA
LINCEO e detti.
DAN.
Ad un s dolce invito
Vien s pigro Linceo? Tanto s'affretta
A meritar mercede,
S poco a conseguirla?
LIN.
I miei sudori,
Le mie cure, la servit costante,
Tutto il sangue ch'io sparsi
Sotto i vessilli tuoi, della mercede,
Signor, ch'oggi mi di, degni non sono:
Sol corrisponde al donatore il dono.
DAN.
(Doppio parlar!)
LIN.
(Par che mirarmi, oh Dio!
Sdegni Ipermestra).
IPER.
(Ah, che tormento il mio!)
DAN.
Io sperai di vederti
Oggi pi lieto, o prence.
LIN.
Anch'io sperai...
Ma... poi...
DAN.
Perch sospiri?
Qual disastro t'affligge?
LIN.
Nol so.
DAN.
Come! nol sai?
LIN.
Signor...
DAN.
Palesa
L'affanno tuo: voglio saper qual sia.
LIN.
Ipermestra pu dirlo in vece mia.
IPER.
Ma concedi ch'io parta.
(a Danao
DAN.
No, tempo di parlar. Dirmi tu di
Quel che tace Linceo.
IPER.
(impaziente)
Ma... padre...
DAN.
Ah! veggo
Quanto poco degg'io
Da una figlia sperar. Conosco, ingrata...
LIN.
Ah! non sdegnarti seco,
Signor, per me: non merita Linceo
D'Ipermestra il dolor. Da s mi scacci,
Sdegni gli affetti miei, m'odii, mi fugga,
Mi riduca a morir; tutto per lei,
Tutto voglio soffrir; ma non mi sento
Per vederla oltraggiar forze bastanti.
IPER.
(Che fido amor! che fortunati amanti!)
DAN.
Il dubitar che possa
Ipermestra sdegnar gli affetti tuoi,
Prence, folle pensiero:
Non crederlo.
LIN.
Ah, mio re, pur troppo vero!
DAN.
Non so veder per qual ragion dovrebbe
Cangiar cos.
LIN.
Pur si cangi.
DAN.
Ne sai
Tu la cagion?
LIN.
Volesse il Ciel! Mi scaccia
Senza dirmi perch: questo l'affanno
Ond'io gemo, ond'io smanio, ond'io deliro.
IPER.
(Mi fa piet).
DAN.
(Nulla ei scopr: respiro).
LIN.
Deh! principessa amata,
Se veder non mi vuoi
Disperato morir, dimmi qual sia
Almen la colpa mia.
IPER.
(Potessi in parte
Consolar l'infelice!)
DAN.
(In lei pavento
Il troppo amor).
LIN.
Bella mia fiamma, ascolta.
Giuro a tutti gli di,
Lo giuro a te, che sei
Il mio nume maggior, nulla io commisi,
Colpa io non ho. Se volontario errai,
Voglio su gli occhi tuoi
Con questo stesso acciar, con questa destra
Voglio passarmi il cor.
IPER.
(a Linceo)
Prence...
DAN.
(temendo che parli)
Ipermestra!
IPER.
Oh Dio!
LIN.
Parla.
DAN.
Rammenta
Il tuo dover.
IPER.
(Che crudelt! Non posso
N parlar n tacer).
LIN.
N m' concesso
Di saper, mia speranza...
IPER.
Ma qual la costanza,
(con impeto
Che durar possa a questi assalti? Al fine
Non ho di sasso il petto; e, s'io l'avessi,
Al dolor che m'accora,
Gi sarebbe spezzato un sasso ancora.
E che vi feci, o di? perch a mio danno
Insolite inventate
Sorti di pene? Ha il suo confin prescritto
La virt de' mortali. Astri tiranni,
O datemi pi forza, o meno affanni!
DAN.
Che smania intempestiva!
LIN.
Qual ignoto dolor, bella mia face?...
IPER.
Ah! lasciatemi in pace;
Ah! da me che volete?
Io mi sento morir: voi m'uccidete.
Se piet da voi non trovo
Al tiranno affanno mio
Dove mai cercar poss'io,
Da chi mai sperar piet?
Ah! per me, dell'empie sfere
Al tenor barbaro e nuovo,
Ogni tenero dovere
Si converte in crudelt.
(parte
SCENA DECIMA
LINCEO e DANAO
LIN.
Io mi perdo, o mio re. Quei detti oscuri
Quel pianto, quel dolor...
DAN.
Non ti sgomenti
D'una donzella il pianto. Esse son meste
Spesso senza cagion; ma tornan spesso
Senza cagione a serenarsi.
LIN.
Ah! parmi
Ch'abbia salde radici
D'Ipermestra il dolor; n facilmente
Si sana il duol d'una ferita ascosa.
DAN.
Io ne prendo la cura: in me riposa.
(parte
LIN.
Non che torni s presto
A serenarsi il ciel l'alma non spera:
La nube che l'ingombra troppo nera.
Io non pretendo, o stelle,
Il solito splendor:
Mi basta in tanto orror
Qualche baleno,
Che, se le mie procelle
Non giunge a tranquillar,
Quai scogli ha questo mar
Mi mostri almeno.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Galleria di statue e di pitture.
DANAO e ADRASTO
DAN.
Come! di me gi cominci Linceo
A sospettar?
ADR.
Qual maraviglia? E' forza
Ch'ei cerchi la cagione onde Ipermestra
Tanto cangi. Mille ei ne pensa; in tutti
Teme il nemico; e da' sospetti suoi
Danao esente non .
DAN.
Mi gela, Adrasto,
Quel dubbio, ancorch lieve e passeggiero.
Mal si nasconde il vero: al fin traspira
Per qualche via non preveduta. Un moto,
Un accento, uno sguardo... Ah! s'ei giungesse
Una volta a scoprir...
ADR.
Questo periglio
Vidi, prevenni, e de' sospetti suoi
Determinai gi l'incertezza. Ei teme,
Per opra mia, nel suo pi caro amico
Il rival corrisposto.
DAN.
In Plistene?
ADR.
In Plistene. Un de' miei fidi
Cominci l'opra; io la compii. Dubbioso
Della f d'Ipermestra,
A me corse Linceo, me ne richiese:
Io finsi pria d'esser confuso, e poi+
Debolmente m'opposi, e con le accorte
Mendicate difese
I sospetti irritai.
DAN.
Ma qual profitto
Speri da ci?
ADR.
Mille, signor. Disvio
Ogni indizio da te; scemo la fede
Ai detti d'Ipermestra,
Se mai parlasse; e l'union disciolgo
Di due potenti amici.
DAN.
E' d'Ipermestra
Linceo troppo sicuro.
ADR.
Io l'ho veduto
Gi impallidir. La gelosia non trova
Mai chiuso il varco ad un amante. E' tale
Questa pianta funesta,
Che per tutto germoglia ove s'innesta.
DAN.
E' vero. E, se la figlia
Ricusa d'ubbidir, possono appunto
Questi sospetti agevolar la strada
Alprimo mio pensiero; ed Elpinice
Il colpo eseguir.
ADR.
Senza bisogno
Non s'accrescano i rischi. Il buon si perde
Talor, cercando il meglio.
DAN.
Io non pretendo
Far noto ad Elpinice il mio segreto
Pria del bisogno. Avrem ricorso a lei,
Se ci manca Ipermestra. Intanto d'uopo
Disporla al caso; e tocca a te. Va; dille
Che, irato con la figlia, or sol per lei
Di padre ho il cor; ch'ella aspirar potrebbe
Al retaggio real; che il grande acquisto
Da lei dipende. Invogliala del trono,
Rendila ambiziosa; e a me del resto
Lascia il pensiero.
ADR.
Ubbidir. Ma...
DAN.
Veggo
Ipermestra da lungi. Ad Elpinice
T'affretta, Adrasto; usa destrezza; e, quando
Gi di speranze accesa
Tu la vedrai, di' che a me venga allora.
ADR.
Signor, pria di parlar pensaci ancora.
Pria di lasciar la sponda,
Il buon nocchiero imta:
Vedi se in calma l'onda,
Guarda se chiaro il d.
Voce dal sen fuggita
Poi richiamar non vale:
Non si trattien lo strale,
Quando dall'arco usc.
(parte
SCENA SECONDA
DANAO, IPERMESTRA
IPER.
Potr pure una volta
Al mio padre, al mio re...
DAN.
Vieni: io mi deggio
Molto applaudir di tua costanza. In vero
Ne dimostrasti assai
Nell'accoglier Linceo.
IPER.
Signor, se giova
Che tutto il sangue mio per te si versi;
Se i popoli soggetti,
Se la patria in periglio, e pu salvarla
Il mio morir, vadasi all'ara: io stessa
Il colpo affretter; non mi vedrai
Impallidir sino al momento estremo.
Ma, se chiedi un delitto, vero, io tremo.
DAN.
Eh! di' che pi del padre
Linceo ti sta nel cor.
IPER.
Nol niego, io l'amo:
L'approvasti, lo sai. Ma il tuo comando
Se ricuso eseguir, credimi, ho cura
Pi di te che di lui. Linceo, morendo,
Termina con la vita ogni dolore;
Ma tu, signor, come vivrai, s'ei muore?
Pieno del tuo delitto,
Lacerato, trafitto
Da' seguaci rimorsi, ove salvarti
Da lor non troverai. Gli uomini, i numi
Crederai tuoi nemici. Un nudo acciaro
Se balenar vedrai, gi nelle vene
Ti parr di sentirlo. In ogni nembo
Temerai che s'accenda
Il fulmine per te. Notti funeste
Succederanno sempre
Ai torbidi tuoi giorni. In odio a tutti,
Tutti odierai, sino all'estremo eccesso
D'odiar la luce e d'aborrir te stesso.
Ah! non sia vero. Ah! non stancarti, o padre,
D'esser l'amor de' tuoi, l'onor del trono,
L'asilo degli oppressi,
Lo spavento de' rei. Cangia, per queste
Lagrime che a tuo pro verso dal ciglio,
Amato genitor, cangia consiglio.
DAN.
(Qual contrasto a que' detti
Sento nel cor! Temo Linceo: vorrei
Conservarmi innocente).
IPER.
(Ei pensa: ah! forse
La sua virt destai. Numi clementi,
Secondate quei moti).
DAN.
(E' tardi: io sono
Gi reo nel mio pensiero). Odi, Ipermestra:
Dicesti assai; ma il mio timor presente
Vince ogni tua ragion. Veggo in Linceo
Il carnefice mio. S'egli non muore,
Pace io non ho.
IPER.
Vano timor.
DAN.
Da questo
Vano timor tu liberar mi di.
IPER.
N rifletti...
DAN.
Io rifletto
Che ormai troppo resisti e ch'io son stanco
Di s lungo garrir. Compisci l'opra:
Io lo chiedo, io lo voglio.
IPER.
Ed io non posso
Volerlo, o genitor.
DAN.
Nol puoi? D'un padre
Cos rispetti il cenno?
IPER.
Io ne rispetto
La gloria, la virt.
DAN.
Temi s poco
Lo sdegno del tuo re?
IPER.
Pi del suo sdegno
Un fallo suo mi fa tremar.
DAN.
Tue cure
Esser queste non denno.
Ubbidisci.
IPER.
Perdona io sentirei
Nell'impiego inumano
Mancarmi il core, irrigidir la mano.
DAN.
Dunque al maggior bisogno
M'abbandoni in tal guisa?
IPER.
Ogni altra prova...
DAN.
No, no, gi n'ebbi assai. Veggo di quanto
Son posposto a Linceo. Chi m'ha potuto
Disubbidir per lui, per lui tradirmi
Ancor potrebbe.
IPER.
Io!
DAN.
S: perci ti vieto
Di vederlo mai pi. Pensaci. Ogni atto,
Ogni suo moto, ogni tuo passo, i vostri
Pensieri istessi a me saran palesi:
Ei morr, se l'ascolti. Udisti?
IPER.
Intesi.
DAN.
Non hai cor per un'impresa
Che il mio bene a te consiglia:
Hai costanza, ingrata figlia,
Per vedermi palpitar.
Proverai da un padre amante
Se diverso un re severo:
Gi che amor da te non spero,
Voglio farti almen tremar.
(parte
SCENA TERZA
IPERMESTRA, poi PLISTENE
IPER.
Nuova angustia per me. Come poss'io
Evitar che lo sposo...
PLIST.
Ah! principessa,
Piet del tuo Linceo. Confuso, oppresso,
Come or lo veggo, io non l'ho mai veduto.
Se tarda il tuo soccorso, egli perduto.
IPER.
Ma che dice, o Plistene?
Che fa? che pensa? il mio ritegno accusa?
M'odia? m'ama? mi crede
Sventurata o infedel?
PLIST.
Tanto io non posso
Dirti, Ipermestra. Or pi Linceo, qual era,
Meco non . Par che diffidi, e pare
Che si turbi in vedermi: il suo dolore
Forse sol n' cagion. Deh! lo consola
Or che a te vien.
IPER.
(con timore)
Dov'?
PLIST.
Nelle tue stanze
Ti cerca in van; ma lo vedrai fra poco
Qui comparir.
IPER.
(Misera me!) Plistene,
Soccorrimi, ti prego; abbi pietade
Dell'amico e di me. Fa ch'ei non venga
Dove son io; mi fido a te.
PLIST.
Ma come
Posso impedir?
IPER.
Di conservar si tratta
La vita sua. Pi non cercar; n questo,
Ch'io fido a te, sappia Linceo.
PLIST.
Ma l'ami?
IPER.
Pi di me stessa.
PLIST.
Io nulla intendo. E puoi
Lasciarlo a tanti affanni in abbandono?
IPER.
Ah, tu non sai quanto infelice io sono!
Se il mio duol, se i mali miei,
Se dicessi l mio periglio,
Ti farei cader dal ciglio
Qualche lagrima per me.
E' s barbaro il mio fato,
Che beato io chiamo un core,
Se pu dir del suo dolore
La cagione almen qual .
(parte
SCENA QUARTA
PLISTENE, poi LINCEO
PLIST.
Di qual nemico ignoto
Ha da temer linceo? Perch non deggio
Del suo rischio avvertirlo? E con qual arte
Impedir potr mai...
LIN.
Ipermestra dov'?
PLIST.
(confuso)
Nol so.
LIN.
(turbato)
Nol sai?
Era teco pur or.
PLIST.
S... Ma... Non vidi
Dove rivolse i passi, e non osai
Spiarne l'orme.
LIN.
(con ironia)
Il tuo rispetto ammiro.
Rinvenirla io sapr.
(vuol partire
PLIST.
(agitato)
Senti.
LIN.
Che brami?
PLIST.
Molto ho da dirti.
LIN.
Or non tempo.
(vuol partire
PLIST.
Amico,
LIN.
Fermati; non partir.
Tanto t'affanni
Perch'io non vada ad Ipermestra?
PLIST.
Andrai:
Per or lasciala in pace.
LIN.
In pace? Io turbo
Dunque la pace sua? Dunque tu sai
Che in odio le son io.
PLIST.
No.
LIN.
Che ad alcuno
Dispiaccia il nostro amor?
PLIST.
Nulla so dirti;
Tutto si pu temer.
LIN.
Senti, Plistene:
Se temerario a segno
Si trova alcun che a defraudarmi aspiri
Un cor che mi cost tanti sospiri;
Se si trova un audace,
Che la bella mia face
Pensi solo a rapir, di' che paventi
Tutto il furor d'un disperato amante.
Digli che un solo istante
Ei non godr del mio dolor; che andrei
A trafiggergli il petto,
Se non potessi altrove,
Sul tripode d'Apollo, in grembo a Giove.
PLIST.
(Son fuor di me).
SCENA QUINTA
ELPINICE e detti.
ELP.
Cos turbato in volto
Perch trovo Linceo? Con chi ti sdegni?
LIN.
Dimandane a Plistene: ei potr dirlo
Meglio di me. Seco ti lascio.
(in atto di partire
PLIST.
(trattenendolo)
Ascolta.
LIN.
Abbastanza ascoltai.
(in atto di partire
PLIST.
Linceo, perdona:
Trattenerti degg'io.
LIN.
Ma sai che troppo
Ormai, prence, m'insulti e mi deridi?
Sai che troppo ti fidi
Dell'antica amist? Tutti i doveri
Io ne so, li rispetto, e tu ben vedi
Se gran prove io ne do. Ma... poi...
PLIST.
Se m'odi,
Un consiglio fedel...
LIN.
Miglior consiglio
Io ti dar. Le tue speranze audaci
Lusinga men; non irritarmi, e taci.
Gonfio tu vedi il fiume;
Non gli scherzar d'intorno:
Forse potrebbe un giorno
Fuor de' ripari uscir.
Tu, minaccioso, altiero
Mai nol vedesti, vero;
Ma pu cangiar costume
E farti impallidir.
(parte
SCENA SESTA
ELPINICE e PLISTENE
PLIST.
Addio, cara Elpinice.
(partendo
ELP.
Ove t'affretti?
PLIST.
Su l'orme di Linceo.
(come sopra
ELP.
Gran cose io vengo
A dirti...
PLIST.
Torner. Perdon ti chieggio:
Per or l'amico abbandonar non deggio.
(parte
SCENA SESTA
ELPINICE sola.
Confusa a questo segno
L'alma mia non fu mai. M'alletta Adrasto
All'acquisto d'un trono,
A novelli imenei; ch'io vada a lui
M'impone il re; col mio Plistene io voglio
Parlarne: ei fugge. In cos dubbio stato,
Chi mi consiglier? Ma di consiglio
Qual uopo hio mai? Forse non so che indegni
Sarebber d'Elpinice
Quei, che Adrasto propone, affetti avari?
Non vendon le mie pari
Per l'impero del mondo il proprio core;
Ed una volta sola ardon d'amore.
Mai l'amor mio verace,
Mai non vedrassi infido:
Dove formossi il nido,
Ivi la tomba avr.
Alla mia prima face
Cos fedel son io,
Che di morir desio,
Quando s'estinguer.
(parte
SCENA OTTAVA
Innanzi, amenissimo sito ne' giardini reali, adombrato da ordinate altissime piante, che lo circondano: indietro, lunghi e spaziosi viali, formati da spalliere di fiori e di verdure; de' quali altri son terminati dal prospetto di deliziosi edifizi, altri dalla vista di copiosissime acque in varie guise artificiosamente cadenti.
DANAO, ADRASTO e guardie.
DAN.
Tanto ardisce Linceo!
ADR.
Non v' chi possa
Ormai pi trattenerlo. Ei nulla ascolta,
Veder vuole Ipermestra; e, se la vede,
Tutto sapr.
DAN.
Vanne, ed un colpo al fine
Termini... Ah! no: troppo avventuro. Un'altra
Via mi parrebbe... ed miglior. S'affretti
La figlia a me.
(alle guardie)
Tu corri, Adrasto, e cerca
Il prence trattener, fin che Ipermestra
Io possa prevenir: venga egli poi,
La vegga pur.
ADR.
Ma se la figlia amante...
DAN.
Vanne, non parler. Compisci solo
Tu quanto imposi.
ADR.
Ad ubbidirti io volo.
(parte
SCENA NONA
DANAO, IPERMESTRA e custodi.
IPER.
Ecco al paterno impero...
DAN.
Ol! custodi,
Celatevi d'intorno, e a un cenno mio
Siate pronti a ferir.
(le guardie si nascondono
IPER.
(Che fia?)
DAN.
(ad Ipermestra
Linceo
Ora a te vien.
IPER.
L'eviter.
DAN.
No: crede
Che tu per altri arda d'amor; mi giova
Molto il sospetto suo: se vivo il vuoi,
Disingannar nol di.
IPER.
Ma tu vietasti...
DAN.
Ed or che il vegga io ti comando. Ascoso
Qui resto ad osservar. Se con un cenno
L'avverti o ti difendi...
Gi vedesti i custodi: il resto intendi.
Or del tuo ben la sorte
Da' labbri tuoi dipende:
Puoi dargli o vita o morte;
Parlane col tuo cor.
Ogni ripiego vano:
Sai che non lontano
Chi la favella intende
Delle pupille ancor.
(si nasconde
SCENA DECIMA
IPERMESTRA, DANAO celato, poi Linceo
IPER.
V' qualche nume in cielo,
Che si muova a piet? che da me lunge
Guidando il prence... Ah, son perduta! ei giunge.
LIN.
Al fin, lode agli di, tutto palese
Il mistero, Ipermestra. Intendo al fine
Tutti gli enigmi tuoi; de' nuovi amori
Tutta la storia io so. Sperasti in vano
Di celarti da me.
IPER.
No: teco mai
Celarmi io non pensai. So che t' noto
Troppo il mio cor, che mi conosci appieno,
Che ingannar non ti puoi. (Capisse almeno!)
LIN.
Pur troppo m'ingannai. Prima sconvolti
Gli ordin di natura avrei temuti,
Che Ipermestra infedel. Tante promesse,
Giuramenti, sospiri,
Pegni di f, teneri voti... E come,
Crudel, come potesti,
Al tuo rossor pensando,
Pensando al mio martre,
Cangiarti, abbandonarmi e non morire?
IPER.
(Numi, assistenza! io non resisto).
LIN.
Ingrata!
Bel cambio in ver per tanto amor mi rendi,
Per tanta f! Se fra' cimenti io sono,
Non penso a' rischi miei: penso che degno
Deggio farmi di te. Se qualche alloro
M'ottiene il mio sudor, non volgo in mente
Che il mio n'andr co' nomi illustri al paro,
Ma che a te vincitor torno pi caro.
Se a parte non ne sei,
Non v' gioia per me; non chiamo affanno
Ci che te non offende; ogni mia cura
Da te deriva e torna a te; non vivo,
Crudel! che per te sola; e tu frattanto
T'accendi a nuove faci!
Sai ch'io morr di pena, e pure...
IPER.
(si trasporta
Ah! taci,
Prence, non pi. Se d'un pensiero infido
Son rea...
(s'arresta, vedendo il padre
LIN.
Perch t'arresti?
IPER.
(Oh Dio! l'uccido).
LIN.
Siegui, termina almen.
IPER.
(si ricompone)
Se rea son io
D'un infido pensier, da te non voglio
Tollerarne l'accusa. Assai dicesti:
Basta cos; parti, Linceo.
LIN.
T'affanna
Tanto la mia presenza?
IPER.
Pi di quel che non credi, e d'un affanno
Che spiegarti non posso.
LIN.
A questo segno
Dunque son io?... Che tirannia! Mi lasci,
Non hai rossor, non ti difendi, aborri
L'aspetto mio, non vuoi che a te m'appressi,
Giungi sino ad odiarmi, e mel confessi?
IPER.
(Che morte!)
LIN.
Addio per sempre. Io non so come
Non mi tragga di senno il mio martre.
Addio.
(partendo
IPER.
Dove, Linceo?
LIN.
Dove? A morire.
IPER.
Ferma. (Aim!)
LIN.
Che vuoi dirmi?
Che ho perduto il tuo cor? ch'io son l'oggetto
Dell'odio tuo? L'intesi gi, lo vedo,
Lo conosco, lo so. Voglio appagarti:
Perci parto da te.
(come sopra
IPER.
Senti, e poi parti.
LIN.
E ben, che brami?
IPER.
Io non pretendo... (Oh Dio!
Mi mancano i respiri). Io la tua morte
Non pretendo, non chiedo: anzi t'impongo
Che tu viva, Linceo.
LIN.
Tu vuoi ch'io viva?
IPER.
>S.
LIN.
Ma perch?
IPER.
Perch, se mori... Ah! parti,
Non tormentarmi pi.
LIN.
Che vuol dir mai
Cotesta smania tua? Direbbe forse
Che il mio stato infelice...
IPER.
Dice sol che tu viva; altro non dice.
LIN.
Ma, giusti di! tu vuoi che viva, e vuoi
Dal cor, dagli occhi tuoi ch'io vada in bando?
E che deggio pensar?
IPER.
Ch'io tel comando.
LIN.
Ah! se di te mi privi,
Ah! per chi mai vivr?
IPER.
Lasciami in pace e vivi,
Altro da te non vuo'.
LIN.
Ma qual destin tiranno?...
IPER.
Parti: nol posso dir.
A DUE
Questo morir d'affanno
Senza poter morir!
Deh! serenate al fine,
(ciascuno da s
Barbare stelle, i rai:
Ho gi sofferto ormai
Quanto si pu soffrir.
(partono
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Gabinetti.
IPERMESTRA ed ELPINICE
ELP.
Pure cos: vuol che il mio braccio adempia
Ci che il tuo ricus.
IPER.
Ma come indurre
Te ad un atto s rei? d'un'altra sposa
Rendere il prence amante,
Come Danao sper?
ELP.
Ci che si brama
Mai difficil non sembra. Egli ha creduto
Linceo sedur con un geloso sdegno,
Me con l'esca d'un trono.
IPER.
E che dicesti
A s fiera proposta?
ELP.
Al primo istante
L'orror m'istupid; poi mi conobbi
Perduta in ogni caso. Impunemente
Mai non si san simili arcani. Almeno
Io mi studia d'acquistar tempo, e finsi
Di volerlo ubbidir. Di me sicuro,
Ei non procura intanto al reo disegno
Un altro esecutor. Fuggir poss'io;
Posso avvertir Linceo.
IPER.
(con timore
Parlasti a lui?
ELP.
No; ma il dissi a Plistene: ei dell'amico
Corse subito in traccia.
IPER.
Ah, che facesti,
Sconsigliata Elpinice! a qual periglio
Esponi il padre mio! Tanti fin ora
Cost questo segreto
Sospiri a' labbri miei, pianti alle ciglia;
E tu...
ELP.
Ma, principessa, io non son figlia.
IPER.
Va, per piet, trova Plistene... E' meglio
Che al padre io corra e lo prevenga... Oh Dio!
Il colpo affretter... Vedi a che stato
M'hai ridotta, Elpinice!
ELP.
E pur credei...
IPER.
Parlisi con Linceo. Corri, t'affretta;
Ch'ei venga a me.
ELP.
Volo a servirti.
(in atto di partire
IPER.
Aspetta.
Troppo arrischia, s'ei vien. De' sensi miei
L'informi un foglio. Attendimi: a momenti
Torner.
(come sopra
ELP.
Principessa,
Odi.
IPER.
Non m'arrestar.
(come sopra
ELP.
Linceo s'appressa.
IPER.
Aim! se 'l vede alcun... Ma fra due rischi
Scelgo il minor. Corri a Plistene intanto;
Di' che l'arcan funesto
Taccia, se non parl.
ELP.
Che giorno questo!
(parte
SCENA SECONDA
IPERMESTRA e LINCEO
LIN.
Non creder gi ch'io torni a te...
IPER.
(con fretta e premura)
Vedesti
Plistene?
LIN.
Il vidi, e l'evitai.
IPER.
(Respiro).
LIN.
E se qui ritrovarlo
Fra' labbri tuoi creduto avessi...
IPER.
Il tempo
Alle nostre querele
Or manca, o prence. Io di lagnarmi avrei
Ben pi ragion di te. Fu menzognero
Il tuo sospetto, ed il mio torto vero.
LIN.
Che! potrei lusingarmi
Della f d'Ipermestra?
IPER.
Il chiedi? Ingrato!
S poca intelligenza
Dunque ha il tuo col mio cor? Dunque non sanno
Gi pi gli sguardi tuoi
Il cammin di quest'alma? i miei pensieri
Pi non mi leggi in volto? i merti tuoi,
La fede mia pi non conosci?
LIN.
Ah! dunque,
Cara, tu m'ami ancor?
IPER.
S'io lo volessi,
Non potrei non amarti. Ad altra face
Non arsi mai, non arder: tu sei
Il primo, il solo, il sospirato oggetto
Del puro ardor che nel mio sen s'annida:
Vorrei prima morir ch'esserti infida.
LIN.
Oh cari accenti! oh mio bel nume!
IPER.
E pure
Solo un'ombra bast...
LIN.
Lo veggo, vero:
Non merito perdon; ma...
IPER.
Di scusarti
Lascia il peso al mio cor. Sar sua cura
Di trovarti innocente. Or da te bramo
Una prova d'amor.
LIN.
Tutto, mia speme,
Tutto far.
IPER.
Me lo prometti?
LIN.
Il giuro
Ai numi, a te.
IPER.
Senza frappor dimore,
Fuggi d'Argo, se m'ami.
LIN.
E qual cagione...
IPER.
Questo cercar non di. Questa la prova
Ch'io domando a Linceo.
LIN.
Che dura legge!
IPER.
Barbara, ver, ma necessaria. Addio:
Va.
LIN.
Senti.
IPER.
Ah! prence amato,
Troppo gi mi sedusse
Il piacer d'esser teco. Io perdo il frutto
Del mio dolor, se pi rimango.
LIN.
E come?
IPER.
Non cercar come io sto. Se tu vedessi
In che misero stato ora il cor mio;
Se tu sapessi... Amato prence, addio!
Va; pi non dirmi infida;
Conservami quel core;
Resisti al tuo dolore;
Ricordati di me.
Che fede a te giurai,
Pensa dovunque vai;
Dovunque il ciel ti guida,
Pensa ch'io son con te.
(parte
SCENA TERZA
LINCEO poi PLISTENE
LIN.
Qual sar, giusti numi,
Mai la cagion... Ma ciecamente io deggio
Il comando eseguir.
PLIST.
(affannato)
Pur ti ritrovo,
Principe, al fin: sieguimi, andiamo.
LIN.
E dove?
PLIST.
A punire un tiranno, a vendicarci
De' nostri torti. I tuoi seguaci, i miei
Corriamo a radunar.
LIN.
Ma quale offesa...
PLIST.
Danao ti vuole estinto: indir la figlia
A svenarti non seppe: ad Elpinice
Sper di persuaderlo: essa la mano
Promise al colpo, e mi svel l'arcano.
LIN.
Barbaro! Intendo adesso
Le angustie d'Ipermestra. In questa guisa
Premia de' miei sudori...
PLIST.
Or di vendette,
Non di querele, tempo. Andiam.
LIN.
Non posso,
Caro Plistene. All'idol mio promisi
Quindi partir: voglio ubbidirlo.
SCENA QUARTA
ELPINICE e detti.
ELP.
Udite.
Io gelo di timor.
LIN.
Che fu?
ELP.
S'invia
Alle stanze del re, condotta a forza
Fra' custodi, Ipermestra. O seppe o vide
Danao che teco ella parl; n mai
S terribil ei fu.
LIN.
Contro una figlia
Che potrebbe tentar?
ELP.
Tutto, o Linceo.
Ei si conosce reo;
La teme accusatrice; ed sicuro
Che il timor de' tiranni
Coi deboli furor.
LIN.
(risoluto)
Plistene, accetto
Le offerte tue: le mie promesse assolve
Il rischio d'Ipermestra.
PLIST.
Eccomi teco
A vincere o a morir.
(in atto di partire
ELP.
Dove correte
Cos senza consiglio? Ah! pria pensate
Ci che pensar conviensi.
LIN.
Ipermestra in periglio, e vuoi ch'io pensi?
Tremo per l'idol mio,
Fremo con chi l'offende:
Non so se pi m'accende
Lo sdegno o la piet.
Salvar chi m'innamora
O vendicar vogl'io:
Altro pensar per ora
L'anima mia non sa.
(parte
SCENA QUINTA
ELPINICE e PLISTENE
ELP.
Prence, e sai che avventuri
I miei ne' giorni tuoi?
Sai come io resto, e abbandonar mi puoi?
PLIST.
Vuoi ch'io lasci, o mio tesoro,
Un amico in tal cimento?
Ah! sarebbe un tradimento
Troppo indegno del mio cor.
Non bramarlo un solo istante;
Ch non mai fido amante
Un amico traditor.
(parte
SCENA SESTA
ELPINICE sola.
Numi, pietosi numi,
Deh! proteggete il mio Plistene: degno
Della vostra assistenza; e, quando ancora
D'una vittima i fati abbian desio,
Risparmiate il suo petto: eccovi il mio.
Perdono al crudo acciaro,
Se per ferirlo almeno
Lo cerca in questo seno,
Dove l'impresse amor.
No, non farei riparo
Alla mortal ferita:
Gran parte in lui di vita
Mi resterebbe ancor.
SCENA SETTIMA
Luogo magnifico corrispondente a' portici ed appartamenti reali, tutto pomposamente adorno ed illuminato in tempo di notte.
DANAO ed ADRASTO
ADR.
Dove corri, o mio re?
DAN.
Fuor della reggia
Un asilo a cercar.
ADR.
Chi ti difende
Fra 'l popolo commosso? Ogni momento
A Plistene, a Linceo
S'aggiungono i seguaci. In campo aperto
Son pochi i tuoi custodi; e son bastanti
A sostener l'ingresso
De' reali soggiorni,
Fin ch'io gente raccolga e a te ritorni.
DAN.
Ma quindi uscir potrai?
Potrai tornar con la raccolta schiera?
Pensa...
ADR.
A tutto pensai: fidati e spera.
(parte
SCENA OTTAVA
DANAO ed IPERMESTRA, fra' custodi.
DAN.
Sei contenta, Ipermestra? Al caro amante
Sagrificasti il genitor: trionfa
Dell'opera sublime. Il tuo Linceo
Ben grato esser ti dee d'una s bella
Prova d'amor. Le sacre leggi, vero,
Calpesti di natura; ver, cagione
Sei dello scempio mio; ma il primo vanto
Al tuo nome assicuri
Fra le spose fedeli ai d futuri.
IPER.
Padre, t'inganni: io non parlai.
DAN.
Pretendi
Di deludermi ancor? Non vidi io stesso
Te con Linceo?
IPER.
Ma non perci...
DAN.
T'accheta,
Figlia inumana, ingrata figlia!
IPER.
E credi?...
DAN.
Credo ch'io son l'oggetto
Dell'odio tuo; che di veder sospiri
Fumar questo terreno
Del sangue mio; che tollerar non puoi
Ch'io goda i rai del d...
IPER.
Ah! non mi dir cos:
Risparmia, o genitor,
Al povero mio cor
Quest'altro affanno.
S'io non ti son fedel,
Un fulmine del Ciel...
POPOLO
(di dentro)
Mora il tiranno!
IPER.
Ah, qual tumulto!
DAN.
Ogni soccorso lungi:
Cader degg'io. Le mie ruine almeno
Non siano invendicate.
(snuda la spada
SCENA NONA
LINCEO, PLISTENE e seguaci, tutti con ispade nude alla mano, e detti.
LIN. e PLIST.
Mora, mora il tiranno!
IPER.
(opponendosi)
Empi, fermate!
LIN.
Lascia che un colpo al fin...
IPER.
(si pone innanzi a Danao) S; ma comincia
Da questo sen: per altra strada un ferro
Al suo non passer.
DAN.
(Che ascolto!)
PLIST.
E' giusta
La pena d'un crudele.
IPER.
E voi chi fece
Giudici de' monarchi?
LIN.
Il tuo periglio...
IPER.
Questa mia cura.
LIN.
E' un barbaro.
IPER.
E' mio padre.
PLIST.
E' un tiranno.
IPER.
E' il tuo re.
LIN.
T'odia, e il difendi?
IPER.
Il mio dover lo chiede.
PLIST.
Pu toglierti la vita.
IPER.
Ei me la diede.
DAN.
(Oh figlia!)
LIN.
E vuoi, ben mio...
IPER.
Taci: tuo bene,
Con quell'acciaro in pugno,
Non osar di chiamarmi.
LIN.
Amor...
IPER.
Se amore
Persuade i delitti,
Sento rossor della mia fiamma antica.
LIN.
Ma, sposa...
IPER.
Non ver: son tua nemica.
DAN.
(Chi vide mai maggior virt!)
PLIST.
Linceo,
Troppo tempo tu perdi. Ecco da lungi
Mille spade appressar.
LIN.
(con fretta)
Vieni, Ipermestra;
Sieguimi almen.
IPER.
Non lo sperar: dal fianco
Del padre mio non partir.
LIN.
T'esponi
Al suo sdegno, se resti.
IPER.
E, se ti sieguo,
M'espongo del tuo fallo
Complice a comparir.
LIN.
Ma la tua vita...
IPER.
Ne disponga il destin. Meglio una figlia
Spirar non pu che al genitore accanto.
DAN.
(Un sasso io son, se non mi sciolgo in pianto).
PLIST.
Prence, ognun ci abbandona; Adrasto arriva.
Fuggi, o perduto sei.
LIN.
Salvati, amico: io vuo' morir con lei.
(getta la spada
SCENA ULTIMA
ADRASTO con numeroso sguito, ELPINICE e detti.
ADR.
Occupate, o miei fidi,
(alle guardie
Dell'albergo real tutte le parti.
PLIST.
Danao, non ingannarti
Nell'inchiesta del reo: da me sedotto
Fu il prence a prender l'armi; ei non volea.
ELP.
Io, che svelai l'arcano, io son la rea.
IPER.
Padre, udisti fin ora
Una figlia pietosa:
Or che, lode agli dei,
Insicuro gi sei, senti una sposa.
Sposa! ma non temer di questo nome,
Signor, ch'io faccia abuso:
Non difendo Linceo; me stessa accuso.
Io seppi, e non mi pento,
A te sagrificarlo: al sagrifizio
Sopravviver non so. Se i merti suoi,
Se l'antica sua f, se un cieco amore,
Se la clemenza tua,
Se le lagrime mie da te non sanno
Ottenergli perdon, mora; ma seco
Mora Ipermestra ancor. Debole, io merto
Questo castigo; e, sventurata, io chiedo
Questa piet. Troppo crudel tormento
La vita or mi saria; finisca ormai.
A salvarti bast: fu lunga assai.
DAN.
Non pi, figlia, non pi: tu mi facesti
Abbastanza arrossir. Come potrei
Altrui punir, se non mi veggo intorno
Alcun pi reo di me? Vivi felice,
Vivi col tuo Linceo. Ma, se la vita
Dar mi sapesti, or l'opra assolvi, e pensa
A rendermi l'onore. Il regio serto
Passi al tuo crine, e sul tuo crin racquisti
Quello splendor che gli scem sul mio.
Ah! cos potess'io
Ceder dell'universo a te l'impero:
Renderei fortunato il mondo intero.
TUTTI
Alma eccelsa, ascendi in trono:
Della sorte ei non dono;
E' merc di tua virt.
La virt, che in trono ascende,
Fa soave, amabil rende
Fin l'istessa servit.
LICENZA
Or, deposto il coturno, i vostri al fine
Fortunati imenei,
Eccelsi sposi, io celebrar dovrei:
Ma vanta il nodo augusto
uspici s gran numi, unisce insieme
Virt s pellegrine, avviva in noi
Tante speranze e tanti voti appaga,
Che la voce sospesa
Gela sul labbro al cominciar l'impresa.
Ma nel silenzio ancora
V' chi parla per me. Vedete intorno
Come su' volti in cento guise e cento
atteggiato il contento,
Il rispetto, l'amor. Quei muti sguardi
Rivolti al ciel, quell'umide pupille
In cui ride il piacer, quelli d'affetto
Insoliti trasporti, onde a vicenda
Stringe l'un l'altro al sen, teneri eccessi
Son del giubilo altrui, son lieti augri,
Son lodi vostre. A quel silenzio io cedo
L'onor dell'opra. Un tal silenzio esprime
Tutti i moti del cor limpidi e vivi;
E facondia non v' che a tanto arrivi.
CORO
Per voi s'avvezzi Amore,
Eccelsa coppia altera,
Coi mirti di Citera
Gli allori ad intrecciar.
Ed il fecondo ardore
Di fiamme cos belle
Faccia di nuove stelle
Quest'aria scintillar.
FINE
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