CARLO GOLDONI
IRCANA IN JULFA
Commedia in cinque Atti in versi
Questa Commedia di carattere orientale,
seconda Rappresentazione in seguito della Sposa Persiana,
fu per la prima volta recitata in Venezia nell'Autunno
dell'Anno 1755
Tutti quelli, Nobilissima Dama, che vedranno impresso su questi Fogli il veneratissimo Nome vostro, si aspetteranno di leggere difusi elogi al Vostro sangue, al Vostro merito, ed alle vostre eccelse virt. Sanno che io mi pregio di dir il vero; che vado in traccia delle occasioni di tesser lodi senza il miserabile aiuto dell'adulazione; che indirizzandomi a Voi, mi apro spacioso campo per comparire eloquente con poco studio, merc gl'innumerabili pregi vostri; onde da cos giusti motivi la loro espettazione deriva. Ma non ravvisano poi Costoro quanto sia malagevole impresa dare aspetto di novit a quelle cose, che si conoscono comunemente, e che io tanto non saprei lodarvi quanto il Mondo per ogni parte vi loda. Si sa che nata siete da una Famiglia antichissima della primaria Veneta Nobilt, che nei Governi Militari e politici ha dato saggio mai sempre di valore esimio e di regolata prudenza. Si sa che il Cielo vi ha vincolata con pari nodo, degno del Vostro sangue e del Vostro grado. L'illustre ceppo de' Savorgnani, posseduta sino da' primi Secoli con titolo di Duchea la Carintia, si trapiant nel Friuli, ove tra i Feudi della Famiglia, gode gli onori della Contea l'Eccellentissimo Signor Conte Carlo, degnissimo vostro Sposo; e quelli del Marchesato l'Eccellentissimo Signor Marchese Antonio, vostro Cognato. Fino dal Secolo XIII fu questa eccelsa Famiglia aggregata per merito alla Veneta Nobilt, e in ogni tempo ha posseduto cariche illustri, dignit eccelse, e in questi giorni medesimi quattro Fratelli, che vivono, sono tutti egualmente della veste Senatoria condecorati. Eccomi provveduto di ricca messe, onde principiare le laudi di una gran Dama, da quelle di due Famiglie degnissime di Poema e d'Istoria. Ma quando compiuto avessi un volume delle glorie di questi eccelsi Casati, quando avessi esaltata l'antichit dell'origine, la purezza del sangue, l'abbondanza delle ricchezze, il merito dei pubblici commendati servigi, gli onori dal Principe riportati, gli uomini illustri in armi, in lettere, in santit di costumi, quando ad uno ad uno descrivere io sapessi gl'illustri Eroi dei Canali, e dei Savorgnani, per indi poi, come sogliono i lodatori, trarne argomento di maggior gloria per quel che lodano, avrei bens principiato a soddisfare le brame degli ammiratori del Vostro merito, ma non avrei per questo toccato il punto, che assai pi gl'interessa, e che li fa scorrere con avidit questo mio umilissimo Foglio. Quel che aspettano di ritrovarvi, quel che pretendono che abbondantemente da me si dica e s'innalzi, precisamente consiste nel Vostro merito personale. Qui mi vogliono, a questo passo mi attendono, e di udir cose grandi sono eglino prevenuti, Ma questa gran prevenzione quella appunto che mi fa temere. Veggonsi le cose ordinariamente dalla soverchia espettazione infiacchite. Un bell'argomento innamora; tutti aspettano che l'arte del Poeta vi corrisponda, ma ciascheduno si ha figurata unidea particolare sull'argomento medesimo, e in forza della prevenzione non trova l'opera di suo piacere. Tal , Nobilissima Dama, l'avventura ch'io dubito nel ragionare di Voi. Troppo prevenuto il Mondo del Vostro merito e della vostra Virt; e quanto pi nobile l'argomento, tanto pi aspettano, e tanto meno mi trovo in grado di soddisfarli. Potrei, se non altro, (giacch i miei Libri girano in varie parti del Mondo) dar un'idea della Vostra mente e del Vostro cuore alle persone straniere, ma siete dalle pi colte Nazioni assai conosciuta; poich quei Forastieri, che vengono qui invitati dalla bellezza e magnificenza di questa Reggia del Mare, cercano di conoscervi e di trattarvi, e confessano che Voi siete uno degli ornamenti di questa Patria Gloriosa.
Ma su via (pare che uno imperiosamente mi dica) narrali, se li sai, i pregi di questa gran Dama. Scommetto che a Te son noti meno degli altri. Siete soliti Voi Poeti voler mostrare di saper tutto; e molte volte trovandovi in procinto di scomparire, avete l'arte di rivolgervi a cose equivoche e generali. Come parlar t'impegni delle di Lei sublimi Virt, se appena tu la conosci, e ad Essa appena sei noto?
Risponderei in primo luogo, a chi in tal maniera mi volesse mettere al punto, che io non ho intrapreso di vergar questo Foglio per formar Panegirico agl'infiniti meriti di s gran Dama; ma per inchinarmi ad Essa soltanto, e mettermi a' di Lei piedi, e presentarle umilmente Ircana, e porla sotto i gloriosi auspici della di Lei protezione. Potrei aggiugnere, che se aspirassi alla gloria di tesser lodi al suo Nome, n io avrei valor bastante per il grand'uopo, n l'esemplare moderazione della Virtuosa Dama mi permetterebbe di farlo. Per altro, circa al conoscerla, vero ch'io non ho la fortuna di annoverarmi fra il lungo stuolo degli attuali suoi Servidori; che poche volte mi riuscito esserle davvicino; ma poco basta per confrontare la verit dei pubblici elogi, e della Fama che universalmente la esalta.
Ebbi l'onor di vederla pi d'una volta in Casa di Sua Eccellenza la Signora Donna Faustina Principessa Rezzonico di lei Figliuola, allora quando con tanto giubbilo e con tanta magnificenza si festeggi regalmente l'esaltazione al Pontificato di Sua Santit Clemente XIII, Zio dell'Eccellentissimo Signor Cavalier Don Lodovico Principe Rezzonico, Genero Suo, per ogni parte pregievolissimo. La vidi col nuovamente nell'altra fortunata occasione, in cui la Pubblica munificenza don la Veste Proccuratoria a S.E. il Signor Principe Don Aurelio Rezzonico, fratello di Sua Santit; e siccome le congiunture non potevano essere pi brillanti, ebbi agio di confermare in me medesimo il concetto che avevane per il comun grido formato. Circa l'essere io da Lei conosciuto, so benissimo che Ella sa che in questo Mondo ci sono, che ascolta con sofferenza le mie Commedie; e quantunque abbia Ella tutto quel discernimento che una mente illuminata pu concepire, se non le loda, almeno le compatisce. Ella ha benignamente in ogni occasione trattate le opere della mia penna. Non ha privato della Sua autorevole approvazione il mio Poema dello Spirito Santo, nell'assunzione al Trono del Regnante Pontefice; non ha sgradito quell'altro della Mascherata, per le felicissime Nozze della virtuosa Dama di Lei Figliuola suddetta; in somma tanto Ella ha contezza di me, e tanto della Sua benignit sono certo, che ardisco alla di Lei protezione una mia Commedia, e me medesimo ossequiosamente raccomandare.
Se io taccio dunque i pregi Vostri, Nobilissima Dama, non che io ne sia ignaro, ma alla cognizione di essi, e al desio di parlarne, e alla espettazione dei leggitori si oppone un altro dovere, cio il timore di dispiacervi, schierando in mostra su questi fogli le innumerevoli vostre virt. In fatti a che servono i grandi elogi? O parlano delle Virt conosciute, e sono inutili, perch esaltate; o parlano di Virt incognite, e sono di adulazione sospetti. Qual lustro maggiore acquisterebbe dalla mia penna la vostra gloria, qualora esaltar volessi la vostra mente felice, con cui ai migliori studi applicata, fate onore a Voi stessa, al vostro sesso, alla vostra Patria ed all'Italia medesima? Che pro ne riporterebbe la vostra bont di cuore, la regolatezza de' vostri pensieri, la dolcezza del vostro costume, la gentilezza del tratto, la cortesia, la generosit, la saviezza, e cento altre ammirabili vostre prerogative, se a ciascheduna di esse cercassi di corrispondere con pari lode, e con adeguata energia di parole? Mi acquisterei un demerito presso l'E,V. mostrando di non conoscere la vostra esimia moderazione, ed un rimprovero dall'universale che nulla troverebbe di nuovo ne' miei elogi, inferiori sempre alla Fama che di Voi parla all'orecchio non meno che al cuore delle persone. Una sola ragione mi ha mosso a scrivere questo Foglio. L'avr l'E.V. per incidente compresa. Venni per consacrarle umilmente una mia Commedia; per supplicarla di volerla degnare dell'altissima sua protezione, e per mostrarmi ossequiosamente.
Di V.E.
Umiliss.Devotiss. Obbligatiss. Servidore
Carlo Goldoni
L'AUTORE A CHI LEGGE
Se vera l'impazienza che tanti e tanti, e in voce e per lettera, mi han dimostrato di vedere alla luce la Ircana in Julfa, spero che ora saranno contenti. Ma sicuramente mi aspetto che sar ad essi interrotto il piacere, ed a me scemato il merito di aver procurato di soddisfarli, con una nuova loro impazienza di vedere stampata quell'altra col titolo d'Ircana in Ispaan, desiderosi di avere sotto degli occhi l'intiera favola in tre diverse azioni distribuita. Ma tutte le cose non si possono avere quando si vogliono; e per quanto io desideri di soddisfare i Padroni e gli amici, non mi permettono le mie convenienze di far di pi. Pazientino ancora un poco; spero che nel sesto Tomo mi sar permesso di contentarli; e si compiacciano intanto di accoglier questa dai Torchi, come l'hanno benignamente sofferta sopra le Scene. Ella non ebbe, a dir vero tutta quella gran sorte che favor estraordinariamente la prima; per i Comici ed io ne restammo contenti, perch eglino in parecchie sere ne ritrassero utile non ordinario, ed a me furono fatte delle graziose congratulazioni. Fu creduto universalmente che la minor fortuna di questa provenisse dallo strepitoso incontro che aveva avuto quell'altra; e si reputato quasi per impossibile che sull'argomento medesimo una nuova rappresentazione potesse competerla colla prima. Pure si veduto nell'anno dopo l'Ircana in Ispaan lasciarsi addietro le altre due lungo tratto, ed essere con eccesso di giubbilo dall'universale aggradita. Oh (mi dir qui taluno) tu vai tessendo gli elogi alle tue Commedie, e facendo gareggiare nel merito queste tre Sorelle, vuoi che si lodi e si onori il Padre. Lettor carissimo, soffri pazientemente ch'io dica la verit in mio vantaggio, giacch mi vedesti pi volte prontissimo a dirla anche in mio discapito. Se una Commedia non ha incontrato, lo dico io medesimo nelle mie Prefazioni, e lo dico in un tempo che forse il Mondo se ne potrebbe aver scordato; e non lo dico gi per far del male a me stesso, ma per lasciare ai posteri una memoria vera e costante del genio dei nostri tempi; e nella stessa maniera, e per lo stesso fine, rendo ragione a quelle opere mie che hanno avuto miglior fortuna.
Trovasi scritto nella Prefazione alla Sposa Persiana il modo onde nata questa sua seconda Sorella, ed inutile che qui lo ripeta. Dir bene non avere osservato in questa l'unit della Scena, come fatto avea nella prima, per quella ragione che pi volte ho detto, di non esser io attaccato a un simile precetto in modo che la unit della Scena mi sconcerti l'ordine della favola che ho divisato; bastami che le mutazioni convengano alla unit dell'azione, che il primo precetto che devesi rigorosamente osservare. Contribuisce moltissimo a questa rappresentazione la mutazion delle Scene, e per gli accidenti, e per lo spettacolo. Siccome nella prima ho posto in veduta moltissime accostumanze degli Persiani, cos in questa parecchie ne ho esposte degli Armeni. Si sa, e si pu riscontrare negli Storici e nei Viaggiatori, essere Julfa un sobborgo d'Ispaan, distante tre miglia italiane, assegnato dai Re di Persia per abitazione agli Armeni, dove godono essi moltissimi privilegi, osservano il loro rito ed i loro costumi, e formano quasi una Citt separata. Tutto ci aveva io di gi accennato e sparso nella prima Commedia, senza idea di aver in seguito ad immaginar la seconda, e le cose scritte mi hanno somministrato l'idea per le posteriori; e se il pi delle volte devesi affaticare per condur bene sopra di un dato argomento una Commedia sola, questa volta emmi riuscito sopra di un solo argomento
formarne tre.
Personaggi
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IRCANA |
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DEMETRIO |
mercante armeno; |
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ZULMIRA |
moglie di Demetrio; |
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TAMAS |
giovane Persiano; |
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ALI |
amico di Tamas; |
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CARICO |
mercante armeno; |
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ZAGURO |
mercante armeno; |
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BULGANZAR |
eunuco nero; |
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KISKIA |
vedova, sorella di Demetrio; |
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CREONA; |
figliuola di Kiskia |
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MARLIOTTA |
figliuola di Kiskia; |
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MISIO |
servitore di Demetrio; |
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Quattro servi di Demetrio, che non parlano; |
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Un Nero, che non parla. |
La scena si rappresenta parte in Julfa, e parte nelle vicine campagne
ATTO I
SCENA I - Viale de platani con veduta della citt di Julfa con porta e ponte levatore. Sole che spunta
Ircana in abito virile sopra un sedile erboso, che dorme fra i platani. BULGANZAR che passeggia a poca distanza.
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BULGANZAR: |
Quanto aspettar dovremo, che a Julfa apran le porte? Questaria sul mattino pizzica troppo forte. Per me poco mi cale, che ho le membra indurate; Quest'aria in sul mattino pizzica troppo forte. Per me poco mi cale, che ho le membra indurate; Spiacemi per Ircana, che ha l'ossa delicate. Povera disgraziata! poco non che l'abbia Il sonno ristorata in mezzo alla sua rabbia. Tardano questa mane, mi par, pi dell'usato Gli Armeni ad escir fuori per irsene al mercato. Vorrei, giacch venduta vuol essere costei, Con qualche mercatante far presto i fatti miei, Prima che dalla Corte la cosa si scoprisse, E Tamas, o alcun altro, la femmina inseguisse. Julfa, ove siam, due miglia d'Ispaan distante, Poco dall'altrui vista difendon queste piante. Temo che se si avanza, e si fa chiaro il d... Ma s'aprono le porte; gli Armeni eccoli qui. Vo' per il suo vantaggio far tutto il poter mio; Ma sopra un tal mercato vo' guadagnare anch'io. |
Scena II: DEMETRIO, ZAGURO, CARICO con altri Mercanti armeni
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DEMETRIO: |
Ite, compagni, amici, pria che sia il d avanzato, Della citt vicina solleciti al mercato. Bench per noi festivo sia questo d, forzati Andar siam dal Persiano ai pubblici mercati. Altra per mantenerci via non abbiam che questa; N offendonsi le leggi, se la ragione onesta. Di cuoia e di sagrini facciasi acquisto; e sete Comprinsi per l'Europa, quante comprar potete. Nella caravanzera si pongano in sicuro. Io resto qui. Tu puoi meco restar, Zaguro. Sogliono i pecorai passar per questo loco. Capre, castori, armenti puonsi comprar per poco. Divisi in varie parti tentiam la nostra sorte: Voi in Ispaan mercate, noi di Julfa alle porte. |
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CARICO: |
Andiam, pria che d'Europa i scaltri compratori Scelgano delle merci i generi migliori. Quel che fa noi Armeni che dal Persian si estimi, l'attenzion che si usa d'esser mai sempre i primi. E pochi son coloro che altrui vendan derrate, Pria che da noi non sieno o compre, o mercatate. |
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ZAGURO: |
Schiavi e schiave comprate per la Turchia. |
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CARICO: |
Gi siamo Pratici ancora in questo. Ne compreremo. Andiamo. (parte con gli Armeni |
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SCENA III - DEMETRIO, ZAURO,BULGANZAR, IRCANA, che dorme
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BULGANZAR: |
Ho piacer che partiti sien quegli altri mercanti. Ircana non schiava da contrattar con tanti. Dorme ancor. Vo' introdurmi. Buon giorno, amici miei. |
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ZAGURO |
Che vuol quel nero eunuco? (piano a Demetrio) |
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DEMETRIO |
Ti saluto. Chi sei? |
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BULGANZAR |
Io sono un galantuomo. Ho da Ispaan guidata Per vendere una schiava. |
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DEMETRIO |
Dov'? |
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BULGANZAR |
L addormentata. Sotto virili spoglie per libert si vela; Ma la vedrai spogliata, vedrai quel che si cela. |
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ZAGURO |
Pria di comprare, amico, schiava non conosciuta Sappiasi donde viene venduta o rivenduta.(A Demetrio) |
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DEMETRIO |
A un comprator sagace l'ammonizione vana. (a Zaguro) Chi colei che tu vendi? (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
Il di lei nome Ircana: Giovane vaga, ardita, che di virt si gloria. Di lei, finch'ella dorme, vi narrer l'istoria. |
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ZAGURO |
Schiave non compriam noi d'ardir, di gloria piene.(a Zaguro) |
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DEMETRIO |
Mercanzia non veduta mai disprezzar conviene. ( a Zaguro) Narrami i casi suoi. (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
Costei fu, non so come, Da un finanzier comprata, che Machmut ha nome. Tocco per essa il figlio da volento amore, Tutto ced ben presto alla sua schiava il cuore, Dandole incautamente ferma, salda parola D'amarla, e quel ch' peggio, sempre d'amarla, e sola. Quindi ne vien |
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ZAGURO |
Demetrio, questa non per noi. Torni la delirante, torni ai legami suoi. ( a Demetrio) |
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BULGANZAR |
Costui, che non sa niente, vuol giudicar. ( a Demetrio) |
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DEMETRIO |
Sprezzarla Noi non possiamo ancora. Odasi il fine. (a Zaguro) Parla. (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
(Tutto narrar non voglio quel che segu di poi). (da s) |
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DEMETRIO |
Narra il fin de' suoi casi. (A Bulganzar) |
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BULGANZAR |
Eccomi; son da voi. Fu, dopo varie lune, l'amante giovinetto A sposar altra donna dal genitor costretto. Ed ei, che per natura consigliato e buono, Diede alla bella schiava la libertade in dono. Per evitar che avesse la sposa gelosia, Fu pronto al di lei cenno la schiava a mandar via. Ella part repente dal suo dolore oppressa, Ma dal signor partissi padrona di se stessa. Esser desia venduta per irsene lontana. Felice chi la compra... Ecco, si desta Ircana. (Vedesi Ircana che si va destando) |
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ZAGURO |
Non fa per noi tal schiava (a Demetrio) |
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DEMETRIO |
Che costaci il vederla? (a Zaguro) |
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ZAGURO |
Sar vana, orgogliosa. |
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BULGANZAR |
Oh se potessi averla! Io, povero qual sono, so certo che darei Tutto quel che mi trovo, per posseder colei. Se avessi a' merti suoi moneta equivalente... Ma! di gi mi capite. Son un che non ha niente. ( saccosta a Ircana) |
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ZAGURO |
Non ti fidar d'un nero, ch'esser pu mentitore. (a Demetrio) |
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DEMETRIO |
Cercar dee suo vantaggio, non altro, un compratore. |
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ZAGURO |
In societ noi siamo, ver; ma ti protesto, Se tai schiave tu compri, socio non sono in questo. |
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DEMETRIO |
Da me la schiava offerta comprata ora non fu; Voglio, per mio talento, vederla, e nulla pi |
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BULGANZAR |
(Ecco i mercanti Armeni. Parla con leggiadria). (ad Ircana) Se piace, avr del prezzo anch'io la parte mia. (da s). |
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DEMETRIO |
Accostati. Chi sei? |
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IRCANA |
Ircana il nome mio. Son maomettana, ed ebbi tartaro il suol natio. |
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DEMETRIO |
Hai genitori? |
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IRCANA |
Ingrati! mai non ne avessi avuto. |
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DEMETRIO |
Perch ingrati li chiami? |
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IRCANA |
M'hanno i crudei venduto. |
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DEMETRIO |
Qual era il loro stato? |
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IRCANA |
Libero in povert. |
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DEMETRIO |
Peneresti con loro. |
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IRCANA |
Godrei la libert. |
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DEMETRIO |
Questa non ti fu resa? |
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IRCANA |
Tardo mi giunge il dono. |
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DEMETRIO |
Tardo perch? |
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IRCANA |
Qual fui, misera! or pi non sono. |
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DEMETRIO |
Non ritorni qual fosti, se il laccio or non ti aggrava? |
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IRCANA |
Sei lune in un serraglio di giovane fui schiava. |
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BULGANZAR |
E per questo, che importa? Altrui ti venderanno Qual se or fossi venuta... |
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IRCANA |
T'accheta. Io non inganno. |
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DEMETRIO |
(Vedi il bel cuor sincero soavemente audace). (Piano a Zaguro) |
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ZAGURO |
(Ed vaga costei. Costei non mi dispiace). ( Piano a Demetrio) |
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BULGANZAR |
(Parmi che non la sprezzino. Voglio accostarmi a loro). (da s) |
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DEMETRIO |
(Schiava non vulgare). (da s) |
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ZAGURO |
(Vale Ircana un tesoro). (da s) |
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IRCANA |
(Tamas, di te crudele, tento scordarmi in vano. Barbaro! se qui resto, da te non mi allontano). (da s) |
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BULGANZAR |
(E ben, che ve ne pare?) (a Demetrio) |
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DEMETRIO |
(Comprarla io non isdegno). (a Bulganzar) |
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ZAGURO |
(Vendila a me, che darti pi dell'altro m'impegno).( piano a Bulganzar tirandolo in diparte.) |
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BULGANZAR |
(La comprerete uniti). (a Zaguro) |
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ZAGURO |
(No, per me sol la voglio). (a Bulganzar) |
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DEMETRIO |
(Nero, a me tu la vendi). (da s) |
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BULGANZAR |
(Questa gara un imbroglio). (da s) |
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IRCANA |
Ben. Chi di voi mi compra? |
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DEMETRIO |
S'ha a contrattar con lui? (accennando a Bulganzar) |
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IRCANA |
Vendo me da me stessa. |
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BULGANZAR |
Ma il condottiere io fui. |
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DEMETRIO |
Che pretendi? (ad Ircana) |
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ZAGURO |
Che chiedi? (ad Ircana) |
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DEMETRIO |
Non ti pigliar tal pena. Schiava comprar tu sdegni d'ardir, di gloria piena. |
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ZAGURO |
(A ragion mi riprende) ( da s) |
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DEMETRIO |
Chiedi tu il prezzo. (ad Ircana) |
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BULGANZAR |
E poi Ho da chiedere anch'io. |
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DEMETRIO |
Tutto avrai. (a Bulganzar) |
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ZAGURO |
Di', che vuoi? (a Bulganzar) |
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IRCANA |
No, Bulganzar,non devi lucrar su tal mercato Ma non sar per questo teco il mio cuore ingrato. Delle perdute gemme quest'unica mi resta; Prendi; in merc dell'opra, contentati di questa. Lasciami in libert di contrattare io sola. |
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BULGANZAR |
Vedete se costei una buona figliuola? Contentomi del dono. Quest' la parte mia. Se mi regalerete, l'avr per cortesia. (agli Armeni) |
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IRCANA |
Avido. Di tal gemma non ti contenti ancora? |
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DEMETRIO |
(Cresce il desio d'averla). (da s) |
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ZAGURO |
(Sempre pi m'innamora). (da s) |
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DEMETRIO |
(Odasi dal tuo labbro quel che pretender sai). (a Ircana) |
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ZAGURO |
Libera parla, Ircana, e quanto chiedi avrai. |
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DEMETRIO |
Non fa per noi tal schiava. (a Zaguro) |
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ZAGURO |
Dell'error mio m'avvedo. |
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DEMETRIO |
Chiedimi il prezzo, Ircana. |
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IRCANA |
Ecco il prezzo ch'io chiedo. Comprimi chi mi vuole; impieghimi ad ogni uso Alla mensa, ai giardini, od al ricamo, o al fuso. Tutto far obbediente quel, che di fare io vaglio; L'onta mi si risparmi sol di un nuovo serraglio. Onde ad Arabi, a Turchi, a Tartari, a Persiani, Non fia che, rivenduta, esca a voi dalle mani. Sotto le leggi vostre vivr discreta ancella La servitude onesta mi sar grata e bella. Chi comprami a tal patto (arbitra di me sono) Nulla, nulla pretendo. Non mi vendo; mi dono. |
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DEMETRIO |
(Anima generosa!) (da s) |
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ZAGURO |
(Perderla non vorrei) (da s) |
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BULGANZAR |
(Per un simile prezzo anch'io la comprerei). (da s) |
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DEMETRIO |
Se meco esser ti aggrada, ti offro l'albergo mio. (ad Ircana) |
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ZAGURO |
Tetto onesto e sicuro posso offerirti anch'io. (ad Ircana) |
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DEMETRIO |
In societ noi siamo, ver, ma ti protesto, Se tai schiave si comprano, socio non sono in questo. (a Zaguro ) |
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ZAGURO |
Se la sprezzai non vista, ora desio d'averla. |
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DEMETRIO |
Io rispettai la donna, prima ancor di vederla. |
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BULGANZAR |
Demetrio un galantuomo: ver, io lammirai. Le donne, come donne, non si sprezzano mai. |
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DEMETRIO |
Ircana, ogni un di noi d'averti ora pretende Scielga il suo compratore chi a prezzo tal si vende. |
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IRCANA |
Lo scieglier, ma giuri prima ciascun di voi Non far che la mia scielta susciti i sdegni suoi. |
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BULGANZAR |
Ircana, per non rendere mal soddisfatto alcuno, O venderti, o donarti, potrai met per uno. |
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DEMETRIO |
No, meco in societade non degna esser Zaguro. Sciegli tu il compratore; io soffrirollo, il giuro. (ad Ircana) |
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ZAGURO |
Elegga pur. |
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IRCANA |
Prometti soffrir la scielta in pace? (a Zaguro) |
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ZAGURO |
Lo prometto. |
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IRCANA |
Lo giuri? ( a Zaguro) |
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ZAGURO |
Giuro. (Costei mi piace). (da s) |
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IRCANA |
Di timor, di discordia, altra ragion non veggo. Questi Demetrio ha nome? (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
ver. |
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IRCANA |
Demetrio eleggo. |
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DEMETRIO |
(Dell'acquisto son lieto). (da s) |
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ZAGURO |
(L'onta soffrir non posso). (da s) |
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BULGANZAR |
(Ha fatto bene a sciegliere il mercante pi grosso). (da s) |
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IRCANA |
Son tua da questo punto. Guidami alla cittade; Fa di me ci che vuoi; ma salva l'onestade. |
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DEMETRIO |
Fra noi dee una sol donna bastar a oneste voglie. Giovane donna e vaga diedemi il cielo in moglie. |
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ZAGURO |
Moglie non ebbi ancora. Meco sperar potria Miglior destino Ircana. |
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DEMETRIO |
Chetati. Ircana mia. |
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ZAGURO |
Bene; non ti contrasto il possederla. Addio. (Ma possederla in pace lasciar non ti vogl'io. Fatto mi viene un torto che tollerar non voglio. Ma sar in vendicarmi cauto qual esser soglio). ( da s, e parte) |
SCENA IV: DEMETRIO, IRCANA, BULGANZAR
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DEMETRIO: |
Parte Zaguro, e mostra covar doppia intenzione. |
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BULGANZAR |
(Misero! dalla bocca gli han cavato il boccone). (da s) Ors, signori miei, vi lascio in libert. Prima che 'l d s'avanzi, ritorno alla citt. Ehi! c' niente per me? (a Demetrio) |
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DEMETRIO: |
Quel che tu vuoi ti dono |
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IRCANA: |
Vattene, per pietade. Signor, chiedo perdono. Non vo', per mia cagione, che un sol dinar si spenda S'altra merc pretende da me, da me l'attenda. Ti dar le mie vesti, avido, ancor se vuoi. Mi spoglier, ribaldo. |
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BULGANZAR: |
Tienti gli abiti tuoi. Credea non oltraggiarti, chiedendo in cortesia La mancia al mercatante. Non parlo. Vado via. Se veggo quell'amico, dimmi, ho da salutarlo? |
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IRCANA: |
Vattene per pietade. Non mi parlar... |
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BULGANZAR: |
Non parlo. |
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DEMETRIO: |
(Fa sospettar costui). (da s) |
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BULGANZAR: |
Per cagion della fuga, torno in Julfa a salvarmi. |
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DEMETRIO: |
(Teme costui di che?) (da s) |
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BULGANZAR: |
Tamas si vendicasse? |
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IRCANA: |
Vuoi partir? (minacciosa) |
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BULGANZAR: |
(Vo a vender questa gioja per ricavarne il prezzo. Se sar bastonato, sono al bastone avvezzo; Ed ho s dura pelle, che per un po' di mancia, Cinquanta bastonate prenderei sulla pancia). (da s e parte ) |
SCENA V: DEMETRIO ED IRCANA
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DEMETRIO |
Ircana, il tuo costume, il labbro tuo sincero? |
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IRCANA |
Son, qual mi vedi, oppressa, perch mi calse il vero. Dissimular non seppi quel che chiudea nel petto La mia sinceritade dest l'altrui dispetto; Ed ho nel seno mio alma s schietta e forte, Che pria della menzogna, mi eleggerei la morte. |
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DEMETRIO: |
Di te il nero mi disse, credo, finora il meno. |
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IRCANA: |
Quel che ti tacque il nero, posso svelarti appieno Disseti che foss'io da un finanzier comprata? |
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DEMETRIO |
S, lo disse, e che fosti poscia dal figlio amata. |
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IRCANA |
Sai della sposa? |
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DEMETRIO |
Ancora. |
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IRCANA |
Sai ch'io volea ferirlo? |
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DEMETRIO: |
Questo no. |
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IRCANA: |
M'odi dunque. In faccia tua vo' dirlo. Dopo promesse tante, dopo lusinghe e vezzi (A' quai, uomini ingrati, siete pur troppo avvezzi), Dal genitor, che impero unir seppe al consiglio, Sposa guidarmi in faccia lasci sedursi il figlio. Taccio di lei quell'arte onde gli avvinse il cuore; Taccio le smanie estreme del mio schernito amore. Dicoti sol che, armato di ferro il braccio forte, Primo al suo destinava, indi al mio sen la morte. Fui scoperta, sorpresa; sdegnossi il mio tiranno; La mia rival si valse d'un amoroso inganno; E in mio favor parlando con simulato affetto, Vinse il cuor dello sposo, lo vinse a mio dispetto. Al genitor sdegnato per me chiese perdono; Scaltra, ottenne al mio scampo la libertade in dono. Sul momento confusa, smanio, peno, m'adiro Per parlar non ho voce. Parto con un sospiro. Vecchia, che la mia fuga prima avea concertata, Rapite a me le gioje, sola mi ha abbandonata; E Bulganzar, che seco fuor m'attendea soletto, Trassemi, non so come, fuor dell'amabil tetto. Qual coi sensi sopiti opra taluno, e dorme, Dietro condur mi lascio della mia guida all'orme E d'Ispaan mi trovo fuor delle chiuse porte, Senza saper s'io fossi viva, o in braccio di morte. All'apparir del giorno, seppi dal mio custode La fuga avvalorata dall'oro e dalla frode. Seppi che la rivale avea contribuito, Perch alla fuga il varco non fossemi impedito. Cento immagini tetre di sdegno e di vendetta Mi si destaro in mente; ma, ohim che far soletta, Misera, abbandonata, poteva in tal periglio? L'ira alfin nel mio seno ced il loco al consiglio. Stanca, abbattuta, oppressa, volgomi al mio custode: Abbi piet, lui dissi, che n'avrai merto e lode. Vendimi, se fia d'uopo, agli onorati Armeni, Gi che il destin spietato vuole ch'io viva e peni. In cos dir, sedendo, quasi fuor di me stessa, Sentomi a poco a poco da dolce sonno oppressa; Ma ohim, che i sogni miei furo funesti a segno Che trasseli le furie fuor del tartareo regno! Sangue, stragi, ruine sol figurai dormendo... Ah, signor, non temere, d'ira or pi non mi accendo. Faccia di me la sorte quel che destina il cielo; Ti servir discreta, ti obidir con zelo. Solo in balia mi lascia questo mio cuore in petto, Che serba a quell'ingrato l'amore a mio dispetto. Ira ho contro me stessa, vorrei potere odiarlo; Ma, a mio rossore il dico, son costretta ad amarlo. |
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DEMETRIO : |
Donna, a piet mi muove il tuo dolore estremo Per te, de' casi tuoi, del tuo destino io tremo. Seguimi in Julfa. Andiamo. Comodo avrai ricetto Per ristorar te stessa sotto d'amico tetto. Vo' che per or sospendi meco di serva il nome; Celisi altrui per ora donde venisti, e come. Cela il tuo sesso ancora coperto da tai spoglie, Agli amici, ai congiunti, alla mia stessa moglie. Rinvenir Zaguro nella regal cittade, Gli narrer i tuoi casi per moverlo a pietade Tornino omai serene le luci tue leggiadre Un comprator cercasti; hai ritrovato un padre. Tu ti donasti a me senza voler mercede; Senza merc ti giuro l'amor mio, la mia fede. (sincammina) |
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IRCANA |
Numi, trovato ho un padre d'amor, ma non mi basta, Se l'amor d'un ingrato la pace mi contrasta. Toglietemi dal seno il contumace affetto, O strappatemi, o Numi, questo mio cuor dal petto. (PARTE) |
ATTO II
SCENA I
Camera in casa di Demetrio con vari soff
ZULMIRA, KISKIA, MARLIOTTA, CREONA
Quattro Servi allarmena, con lunghe pipe in mano
Le quattro Armene si avvanzano. Ciascuna siede sopra un sof: i Servi presentano loro le pipe, ed esse si pongono unitamente a fumare; gli Armeni si ritirano ed esse fumando parlano.
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ZULMIRA |
Grato piacere amabile, ch' lo fumar per noi! Supplito in d di festa ciascuna ai riti suoi, Anzi che per le stanze errar senza far niente, Piacemi in compagnia fumar tranquillamente. |
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KISKIA |
Quando vivea Caimacco, mio povero marito, Avea per lo tabacco s avido prurito, Che quasi tutto il giorno faceva un tal mestiere, E seco mi faceva fumar le notti intiere. |
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ZULMIRA |
Io simile follia d'usar non accostumo. La notte collo sposo io nel letto non fumo. |
|
KISKIA |
Non che un anno solo, che maritata siete; Cognata, con il tempo anche voi fumerete. |
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ZULMIRA |
Demetrio sposo mio, vostro fratel, che mi ama Che la compagna sua di compiacer sol brama, Veglia s'io veglio, e dorme se ho di dormir desio. |
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KISKIA |
Cos, Zulmira, un giorno, cos faceva il mio. Ma dopo qualche tempo, avuti pi figliuoli, Si principi a dividere il letto, e a dormir soli; E se di stare uniti venivagli talento, Era fra noi la pipa il sol divertimento. |
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MARLIOTTA |
Sentite, madre mia, per me vi parlo schietto, Quando che mi marito, non vo' fumar nel letto. (a Kiskia) |
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CREONA |
Ed io, gi lo sapete, non voglio maritarmi. Vo' andar, quando mi pare, nel letto a coricarmi. Non vo' che nell'inverno mi faccian raffreddare, Non vo' che nella state mi facciano sudare. |
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KISKIA |
Care figliuole mie, non convien dir cos. Dovrete accomodarvi, quando verr quel d. Le donne son soggette, fanciulle e maritate; N si ha da dir non voglio; queste son ragazzate. |
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ZULMIRA |
A voi, vedova, dato goder la libert.(a Kiskia) |
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KISKIA |
Eh Zulmira, Zulmira, vo' dir la verit. ver che per lo pi sono i mariti strani; Ma se venisse un altro, lo prenderei domani. |
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ZULMIRA |
Spento ha la pipa il foco. |
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KISKIA |
Altro in questa non c'. |
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MARLIOTTA |
Io di fumar son sazia. |
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CREONA |
Anch'io. |
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ZULMIRA |
Venga il caff. Chi di l? |
SCENA II - (MISIO, servitore, e detti)
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MISIO |
Mia signora. |
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ZULMIRA |
Porta le pipe altrove. Indi il caff ci reca. |
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MISIO |
Vi ho da dar delle nuove (a Zulmira e raccoglie le pipe) |
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ZULMIRA |
Quai novit ci porti? |
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MISIO |
Il padrone al mercato Uno schiavo straniero stamane ha comperato. |
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ZULMIRA |
Vago? |
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KISKIA |
Di bell'aspetto? |
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MARLIOTTA |
Giovane? |
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ZULMIRA |
Grazioso? |
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MISIO |
Par giovinetto, e pare nobile e generoso. |
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ZULMIRA |
Di patria? |
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MISIO |
Non lo so. |
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KISKIA |
Di nazion? |
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MISIO |
Non saprei. |
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MARLIOTTA |
Lo vuol tener in casa? |
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MISIO |
Questo non crederei. |
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ZULMIRA |
Dov'? |
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KISKIA |
Dove si trova? |
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ZULMIRA |
Perch non vien da noi? |
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CREONA |
Di lui che s'ha da fare? |
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KISKIA |
Zitto. Tacete voi. (A Creona) |
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ZULMIRA |
Misio, il caff portando, puoi dire a mio marito Che in compagnia con noi a bevere l'invito |
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KISKIA |
E che conduca seco... |
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ZULMIRA |
S, lo schiavo novello. |
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MISIO |
Nol condurr, signore. |
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ZULMIRA |
No? |
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KISKIA |
Perch? |
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MISIO |
troppo bello. (parte) |
SCENA III ZULMIRA, KISHKIA MARLIOTTA CREONA
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ZULMIRA |
Che ha da temer s' vago? |
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KISKIA |
Di noi che pu pensare? |
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MARLIOTTA |
S'egli bello, e per questo? Non lo vogliam mangiare. |
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CREONA |
Che importa a noi de'schiavi, sien belli o sieno brutti? |
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MARLIOTTA |
A me, sien brutti o belli, a me piacciono tutti. |
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KISKIA |
Taci, non lice a figlia il ragionar cos. |
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MARLIOTTA |
Perdonate, signora... |
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ZULMIRA |
Ecco, lo schiavo qui. |
SCENA IV DEMETRIO , IRCANA e dette
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DEMETRIO |
Donne, presento a voi schiavo novel comprato. |
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KISKIA |
(Bello!) (da s) |
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ZULMIRA |
(Gentil!) (da s) |
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MARLIOTTA |
(Carino!) (da s) |
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CREONA |
( uno schiavo sbarbato).(da s) |
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IRCANA |
Qual la sposa vostra? (A Demetrio ) |
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DEMETRIO |
Codesta. |
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IRCANA |
A voi, pregiata Donna, il servo s'inchina. |
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KISKIA |
Io son di lei cognata. |
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MARLIOTTA |
Ed io nipote. |
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IRCANA |
E quella? (accennando Creona) |
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CREONA |
Son una che di te non me n'importa un fico. |
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KISKIA |
Disgraziata! |
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ZULMIRA |
Superba! |
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MARLIOTTA |
Sciocca! |
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IRCANA |
Non la sgridate Val la sincerit pi assai che non pensate. A chi libero parla, tale giustizia io rendo. Colei non mi conosce, per non me ne offendo. |
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ZULMIRA |
(Voce non ha virile. Che giudicar non so). (da s) Demetrio. (chiamandolo) |
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DEMETRIO |
Che chiedete? |
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ZULMIRA |
(Ditemi. eunuco?) (piano, a Demetrio) |
|
DEMETRIO |
(No). (a Zulmira) (vengono i Servi col caff) |
|
ZULMIRA |
Ecco il caff. Sedete, fatel seder con noi. (a Demetrio, additando Ircana) |
|
IRCANA |
Tanto a schiavo non lice. |
|
DEMETRIO |
Farlo per or tu puoi. (ad Ircana, sedendo) |
|
KISKIA |
Alzati tu, Creona, cedi allo schiavo il loco. |
|
CREONA |
Cederlo ad uno schiavo? |
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MARLIOTTA |
Restringiamoci un poco. (gli fa loco nel suo guanciale) |
|
DEMETRIO |
Da seder gli si rechi. (a i Servi) |
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CREONA |
(Di loro ha pi cervello).(da s) |
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ZULMIRA |
(Quanto costui m'alletta!) (da s, sedendo) |
|
MARLIOTTA |
(Quanto vezzoso! (da s, sedendo) |
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KISKIA |
(Oh bello!) (da s, sedendo) |
|
DEMETRIO |
Siedi. (ad Ircana, per cui un servo aver recato il soff |
|
IRCANA |
Obbedisco. |
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DEMETRIO |
Ol, recateci un caff. Allo schiavo si porga. |
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KISKIA |
Lo prender da me. (presenta la sua tazza ad Ircana) |
|
IRCANA |
Troppo gentile. (a Kishkia, prendendo la tazza) |
|
MARLIOTTA |
(Anch'io gliela vorrei offrire). (da s) |
|
CREONA |
(Io non gli darei questa se il vedessi morire).(da s) |
|
ZULMIRA |
(Kiskia di lui s'accende. Ah, che ancor io nel petto Sento per lui destarmi un non inteso affetto).(da s) |
|
IRCANA |
Per quanto nel mio stato contento esser mi lice, Posso chiamarmi, o belle, vostra merc, felice. La servit ch'io soffro non che un vero bene. Scordomi in faccia vostra gran parte di mie pene. Quelle scordar mi posso prodotte dall'orgoglio, L'altre no, che derivano da un tenero cordoglio. |
|
KISKIA |
(Credo che abbia perduto l'amante il poverino).(da s) |
|
ZULMIRA |
(Far, per quant'io posso, che cangi il suo destino).(da s) |
|
MARLIOTTA |
(Se non fosse mia madre presente agli occhi miei, So io, per rallegrarlo, so io quel che direi).(da s) |
|
CREONA |
Schiavo, per quel ch'io sento, tu sei addolorato; Vuoi che t'insegni il modo di riderti del fato? |
|
KISKIA |
Taci, garrula, ardita. |
|
IRCANA |
Deh lasciate che parli. |
|
CREONA |
Sento che ha degli affanni, gl'insegner a curarli. |
|
KISKIA |
Parti da questo loco. |
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CREONA |
Volentier, vado via. (salza) Ma s'egli addolorato, vo' consolarlo in pria. Di confortar gli afflitti, sapete, mio costume. Se tu sei disperato, vatti a gettar nel fiume. (parte) |
SCENA V ZULMIRA, KISHKIA, MARLIOTTA, IRCANA, DEMETRIO
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KISKIA |
Sciocca! |
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MARLIOTTA |
Insolente! |
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ZULMIRA |
Audace! |
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IRCANA |
Nell'indiscreto zelo Chi sa che non mi parli d'una fanciulla il cielo! |
|
DEMETRIO |
No, che il cielo non parla con s crudel linguaggio. Altri lumi a noi porge del vero Nume il raggio. (salza) Sgombri dell'error vano de' Maomettani alteri Noi apprendiam col latte saggi principii, e veri. Parla da scherzo e ride giovane vana, ardita. Noi non abbiam dal cielo l'arbitrio della vita. Questa che a noi si diede, a lui render dobbiamo Quando il dator la chieda, non quando noi vogliamo. Si scemer col tempo il tuo cruccioso affanno. Contro di te non essere crudelmente tiranno. Quella virt che mostri aver per tuo retaggio, Desti nel tuo bel core, desti un pensier pi saggio. Pensa che le sventure son mezzi onde la sorte Prova fa tra i viventi dell'anima pi forte. Solo non sei che pianga, solo non sei che peni; Dopo i torbidi giorni ritornano i sereni. E chi nelle sventure cerca incontrar la morte, Di renderlo felice non d tempo alla sorte. Lascioti con tai donne che hanno pietoso il core; La compagnia giuliva scema il peso al dolore. Vado agli uffici miei. A voi far ritorno. Sposa, qual sia lo schiavo, conoscerete un giorno.(parte) |
SCENA VI ZULMIRA, KISHKIA, MARLIOTTA, IRCANA
|
ZULMIRA |
(Qualche arcano si cela). (da s) |
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KISKIA |
(Noto sar al germano L'essere di costui). (da s) |
|
ZULMIRA |
Qual il tuo nome? |
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IRCANA |
Ircano. |
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KISKIA |
Narra i tuoi casi a noi. Farti potrem felice. |
|
IRCANA |
Anime generose, tutto a me dir non lice. |
|
ZULMIRA |
Donde vieni? |
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KISKIA |
Sei forse... Figlia, andate. (a Marliotta) |
|
MARLIOTTA |
Perch? |
|
KISKIA |
Ragion del mio comando non si richiede a me. Obbedite. |
|
MARLIOTTA |
Ora venuto questo...) (da s) |
|
KISKIA |
E ben, si fa partenza? Obbedite la madre? |
|
MARLIOTTA |
S signora. (Pazienza!) (da s, indi parte guardando Ircana sottocchio) |
SCENA VII ZULMIRA, KISHKIA, IRCANA
|
KISKIA |
Ora siam sole noi. Parla; sfogati pure. |
|
ZULMIRA |
Narra, a chi pu giovarti, il fil di tue sventure. |
|
KISKIA |
Di'; sei tu innamorato? |
|
IRCANA |
Lo fui per mio destino. |
|
ZULMIRA |
Ed or? |
|
IRCANA |
D'amore ingrato gioco i' son. |
|
KISKIA |
Poverino! |
|
ZULMIRA |
Peni per una donna? |
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IRCANA |
S, per donna m'affanno. |
|
KISKIA |
Libera, o maritata? |
|
IRCANA |
Sposa del mio tiranno. |
|
KISKIA |
Lascia d'amar colei, che alfin d'altri consorte. |
|
IRCANA |
Amar la mia nemica? l'odio pi della morte. |
|
ZULMIRA |
Dunque, se tu l'abborri, avrai libero il seno. |
|
KISKIA |
Dunque amor pi non senti. |
|
IRCANA |
S, per amore io peno. |
|
ZULMIRA |
Ami e abborri in un punto? |
|
IRCANA |
Cos vuol la mia sorte. |
|
KISKIA |
Cerca rimedio al cuore. |
|
IRCANA |
Il mio rimedio morte. |
|
ZULMIRA |
(Mi fa piet). (da s) |
|
KISKIA |
(Mi sento intenerire). (da s) |
|
ZULMIRA |
Ircano, Cambia amor nel tuo seno. |
|
IRCANA |
Ah lo sperarlo vano. |
|
KISKIA |
Provati; ma rammenta la sorte tua passata. Mai pi d'amor favella con donna altrui legata. |
|
IRCANA |
Pria morir, che nel seno tai concepir ree voglie. |
|
ZULMIRA |
Pu di pietoso amore ardere onesta moglie. |
|
KISKIA |
Ma la piet ben presto cambia nel sen l'ardore. |
|
ZULMIRA |
Serba innocente il foco chi ha virtuoso il cuore. |
|
KISKIA |
Tanta virt chi ha in seno? |
|
ZULMIRA |
La pu vantare il mio. |
|
KISKIA |
Eh Zulmira, sei donna, come lo sono anch'io. |
|
IRCANA |
Cessin le gare vostre, donne per me pietose. Sareste inutilmente dell'amor mio gelose. Offrir posso ad entrambe rispetto e servit; Da me sperar, credetelo, non potete di pi. |
|
KISKIA |
Vedova nutrir posso di lei miglior speranza. |
|
IRCANA |
Meco pu sperar poco la vostra vedovanza. |
|
ZULMIRA |
Moglie onesta qual sono, da te non chiedo nulla. |
|
IRCANA |
Sar con voi congiunta, qual vi sarei fanciulla. |
|
KISKIA |
Dunque sei un ingrato. |
|
IRCANA |
Male, se ci credete. |
|
ZULMIRA |
Si conosce dal labbro. |
|
IRCANA |
Voi non mi conoscete. |
|
ZULMIRA |
(Della cognata in faccia celar deggio il mio foco. Lo trover soletto, gli parler fra poco. Da lui cosa non chiedo, che offenda l'onor mio. Sol esser nella stima preferita vogl'io). (da s) |
|
KISKIA |
(Parla fra s Zulmira. Conosco il di lei cuore).(da s) |
|
IRCANA |
(Donne, aff questa volta vuole ingannarvi amore).(da s) |
|
ZULMIRA |
Pensa, Ircano, ch'io sono del tuo signor la sposa. Non sar teco austera; non m'averai sdegnosa; Ma pensa che a me devi il tuo primier rispetto. Vieni alle stanze mie, vieni a servir. T'aspetto. (parte) |
SCENA VIII KISHKIA, ed IRCANA
|
IRCANA |
So il mio dover. |
|
KISKIA |
L'intendi? Tu l'accendesti, Ircano. |
|
IRCANA |
Ve lo ridico, il giuro; arde Zulmira invano. |
|
KISKIA |
Invano arder potrebbe donna congiunta, vero. |
|
IRCANA |
E libera e congiunta, sar lo stesso. |
|
KISKIA |
Altero! Sapresti, se li offrissi, sprezzar gli affetti miei? |
|
IRCANA |
Tutto, per aggradirli, quel che poss'io, farei. |
|
KISKIA |
Far quel che puoi t'impegni per spegnere il mio foco? |
|
IRCANA |
S, ma quel che poss'io, pel tuo bisogno poco. |
|
KISKIA |
Vil non rassembri al volto. |
|
IRCANA |
Schiavo mi fe' la sorte. |
|
KISKIA |
Libero potr farti l'amor d'una consorte |
|
IRCANA |
Libert con tal nodo da femmina dispero. |
|
KISKIA |
Sposa non hai. |
|
IRCANA |
Nol nego. |
|
KISKIA |
Libera sono. |
|
IRCANA |
vero. |
|
KISKIA |
Vedova pu, se il brami, far di sua destra il dono. |
|
IRCANA |
Non a me. |
|
KISKIA |
Perch mai? |
|
IRCANA |
Perch non sai qual sono. |
|
KISKIA |
Chi sei, che a meritarti la destra mia non vale? |
|
IRCANA |
Sono a quel che tu sei, pi che non credi eguale. |
|
KISKIA |
Dunque, se pari siamo, esser pu il nodo onesto. |
|
IRCANA |
Perch pari siam troppo, non si pu far per questo. |
|
KISKIA |
Spiegati, non t'intendo. |
|
IRCANA |
Dir non posso di pi. |
|
KISKIA |
Parla. |
|
IRCANA |
In pace lasciatemi. |
|
KISKIA |
Va; un ingrato sei tu. Va pur, se ci t'aggrada, va ad ascoltar Zulmira. Ella la tua signora, ella per te sospira. Ma ti protesto e giuro che lo sapr il germano Caro far costarti lo sprezzo di mia mano. |
|
IRCANA |
Deh placatevi meco. |
|
KISKIA |
Sarai mio? |
|
IRCANA |
Non si pu... |
|
KISKIA |
Se non puoi, menzognero, so io quel che far. (Appena l'ho veduto, mi sono innamorata). (da s) Vedrai quel che sa fare femmina disprezzata. (parte) |
SCENA IX IRCANA, poi BULGANZAR
|
IRCANA |
Ma quando avr la sorte finito il suo rigore? Al pari dello sdegno mi funesto l'amore. Ah per amor spietato, misera, ognor penai, Ed or l'empio vuol farmi pi infelice che mai. Non basta che schernita m'abbia un amante ingrato, Anche l'amor di donna contro me congiurato. Se taccio, e non mi scopro, il mal si fa peggiore; Se parlo, e mi disvelo, s'offende il mio signore. Venga la morte almeno; traggami fuor de' guai. S'ha a morir una volta... Stelle! che vedo mai? Qui Bulganzar? |
|
BULGANZAR |
Qui sono. Se sapeste perch? |
|
IRCANA |
Demetrio ti ha veduto? |
|
BULGANZAR |
No, Demetrio non c'. Un Armeno mio amico, che serve in questo suolo, Per di qua mi ha introdotto. Per non vengo solo. |
|
IRCANA |
Con chi dunque? |
|
BULGANZAR |
Con uno... indovinate chi? |
|
IRCANA |
Parla, che vuoi ch'i' sappia? |
|
BULGANZAR |
Zitto, Tamas qui. |
|
IRCANA |
Tamas? Come! a che viene? |
|
BULGANZAR |
Tornando alla citt Lo ritrovai smanioso, che faceva piet. Lo salutai passando; ei non guardommi in viso. M'arrestai a mirarlo; ed egli all'improvviso, Perso, per quel ch'io vidi, della ragione il lume, L'ala mont del ponte, per gettarsi nel fiume. Corsi per arrestarlo... |
|
IRCANA |
Precipit? |
|
BULGANZAR |
No, un salto Feci per arrestarlo, e lo sospesi in alto. |
|
IRCANA |
Perch volea? |
|
BULGANZAR |
Per voi. |
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IRCANA |
Per me? Mi ama egli ancora? |
|
BULGANZAR |
Quando volea annegarsi, convien dir che vi adora. |
|
IRCANA |
Dov'? |
|
BULGANZAR |
Lo fo venire? |
|
IRCANA |
Anima mia diletta, Dove sei? Perch tardi? |
|
BULGANZAR |
Ora lo chiamo. (in atto di partire) |
|
IRCANA |
Aspetta. Viene a me? Perch mai? Fatima ha nominata? |
|
BULGANZAR |
L'ha il primo d sull'alba sola in letto lasciata. |
|
IRCANA |
Nel suo letto? |
|
BULGANZAR |
Che dite? Potea peggio trattarla? |
|
IRCANA |
Prima di rintracciarmi, dovea prima scacciarla. Che vuol da me l'infido, che vuol da me l'ingrato Con una sposa unito, colla rival legato? Vada da me lontano, vivo o in braccio di morte. Sempre odioso a' miei lumi lo rende una consorte; Digli che non ardisca di comparirmi innante. |
SCENA X TAMAS e detti
|
TAMAS |
S, che ardir di farlo. Eccomi alle tue piante. Ecco un cuor che non seppe soffrir da s lontana L'arbitra di sua vita, la sventurata Ircana. So che un nodo ti offende, tentai di sciorlo ardito. Di Bulganzar col braccio l'hanno i Numi impedito. Tu, se fallito un colpo and della tua mano, Puoi replicarlo adesso; non andr il colpo invano. Svenami a' piedi tuoi; eccoti, Ircana, il modo Di vendicar tuoi torti, e di disciorre un nodo. |
|
IRCANA |
No, per tal via disciolto or non mi cal mirarlo; L'amor mio, l'amor tuo, quello dovea spezzarlo. Ucciderti volea pria di soffrire il torto. Vivo or pi mio non sei; tal non sarai, se morto. |
|
TAMAS |
Aprimi per pietade, aprimi, Ircana, il seno. |
|
IRCANA |
(Non avvilirti, o cuore). (da s) |
|
BULGANZAR |
Fatel levare almeno. |
|
IRCANA |
Alzati. |
|
TAMAS |
No, mia vita. |
|
IRCANA |
Alzati, dico, ingrato. |
|
TAMAS |
Ah s, tu sul mio cuore serbi l'impero usato. |
|
IRCANA |
(Ahim! arder mi sento, e non so di qual foco). (da s) |
|
BULGANZAR |
(Aggiustando le cose s'andranno a poco a poco). (da s) |
|
TAMAS |
Sfogati meco, Ircana. |
|
IRCANA |
Taci; sai dove siamo? |
|
TAMAS |
Altro non so, che peno; altro non so, ch'io t'amo. |
|
IRCANA |
Mira, tu, che scoperti non siam da queste genti. Esci, e avvisami tosto s'altri venir qua senti. Vattene, il nuovo ufficio nuova mercede avr. (A Bulganzar) |
|
BULGANZAR |
(Intendo; restar vogliono un poco in libert. Or ora non si sentono parlar pi di vendetta; E quella poverina in Ispaan laspetta). (da s, e parte) |
SCENA XI IRCANA e TAMAS
|
TAMAS |
Ircana mia... |
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IRCANA |
T'accheta; qui son io sconosciuta. Tutti, fuor che 'l padrone, m'han per uomo creduta. |
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TAMAS |
Il padron? Ti vendesti? |
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IRCANA |
S. |
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TAMAS |
Oh Dei! per qual prezzo? |
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IRCANA |
Per tal che tu non sei a conoscere avvezzo. Piet mi diede in cambio di servit donata; Da te, in cambio d'amore, ebbi un'anima ingrata. |
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TAMAS |
Tutto far, mia vita, per riscattarti. |
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IRCANA |
Invano. Tarda piet tu mi offri. Vanne da me lontano. Dopo i teneri amplessi ch'ebbe da te la sposa, Ircana agli occhi tuoi esser dovrebbe odiosa. E se volubil tanto per debolezza or sei, Sappi che onor ti rende odioso agli occhi miei. |
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TAMAS |
Odiami quanto sai, ma non mi odiar per questo. Odi della mia sposa il piacere funesto. Quando partisti, Ircana, conobbi il tuo dolore. Ahim, che il tuo sospiro sentii piombarmi al cuore. L'ira che concepita avea pe 'l tuo disegno, Si dilegu ad un tratto, cesse ad amor lo sdegno. Alla mensa confuso sedei senza parola; Tutti in me stavan fisi, io fiso era in te sola. Si congedar gli amici. Partissi ogni congiunto. Giunse di restar soli colla mia sposa il punto. Ma che! da lei diviso in quel momento istesso, Errai di te cercando, dal mio dolore oppresso. Sorta appena l'aurora, cercai tosto l'uscita Dalla cittade, in traccia di te, mia cara vita. E disperando alfine di rintracciarti altronde, Volea seguirti in morte, volea perir fra l'onde. Giunse la man pietosa, che ha il mio morir vietato. Di rivederti, o cara, m'ha pur concesso il fato. Porto la macchia in fronte d'esser d'altrui consorte; Ma questo core tuo, sar tuo sino a morte. Bastati? |
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IRCANA |
Non lo sai che ci non mi consola? Che nel cor di chi mi ama voglio regnare io sola? |
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TAMAS |
Sola regni nel mio. |
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IRCANA |
No, non lo dir, nol credo, Finch in nodo congiuto alla rival ti vedo. |
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TAMAS |
Vuoi ch'io la sveni? |
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IRCANA |
No, non sono empia a tal segno. |
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TAMAS |
Che posso far? |
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IRCANA |
D'Osmano ti spaventa lo sdegno? |
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TAMAS |
T'intendo, a ripudiarla tu mi consigli, e poi? |
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IRCANA |
Non consiglio, non prego. Va pur, fa ci che vuoi. |
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TAMAS |
Per compiacerti, o cara... |
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IRCANA |
No, se per me lo fai Non pensar di piacermi; odioso a me sarai. Dei per te procurarlo, se amor ti punge il seno. Io, se colei discacci, non l'ho a saper nemmeno. Darti non vo' consiglio quel che si vuol, si faccia; Ma con quel nodo indegno non comparirmi in faccia Quale gi fui, tal sono. Lo dico a te presente. O sia d'altri, o sia mio. Tutto pretendo, o niente. (parte) |
SCENA XII TAMAS e BULGANZAR
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BULGANZAR |
Presto, signor, andiamo pria che torni l'Armeno. |
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TAMAS |
Andiam. Parto d'affanno, parto d'amor ripieno. Fatima! oh ciel! scacciarla? Misera, in che ha peccato? Abbandonare Ircana? Ah lo potresti, ingrato? Chi mi consiglia? amore? Ah l'amor mi divide Fra la sposa e l'amante, e il mio dolor m'uccide. (parte con Bulganzar) |
ATTO III
SCENA I
Giardino in casa di Demetrio con boschetto intrecciato dalberi.
IRCANA sola
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IRCANA |
Vado, non so in qual parte. Maggiro e non so dove. Per me tutti gli alberghi, tutte le vie son nuove. Questo giardino i credo che a Demetrio appartenga . Vo respirar questaure sola, pria chaltri venga. Sfogar vorrei col pianto il mio dolore estremo: Ma piangere non so: quando mi dolgo io, fremo. Suol essere comune al sesso nostro il pianto; Son lacrime di donna sfogo,sollievo, incanto. Ma a me perisca il mondo fra fiamme e tra faville, Non mi vedrai di pianto bagnar le mie pupille. Chi pianto non avrebbe, quando lo sventurato Tamas test partissi, da me a torto scacciato? Cos limpegno mio, cos volea lamore: E se non piangon gli occhi, piange di dentro il cuore. Quando fine avran gli amori, qual fine avran gli sdegni? Chi scioglier di Tamas i volenti impegni? Quanto durer il fasto duna rival persiana? Quando sar felice la sventurata Ircana? Segua qualunque evento di me non mi confondo; Favola sia il mio nome sul teatro del mondo. Chi mi desia fortuna, chi a me brama ruine, Faccia i suoi sforzi; e attenda delle avventure il fine. |
SCENA II: ZULMIRA e la suddetta
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ZULMIRA |
Solo fra queste piante, solo passeggia Ircano? Perch attender ti festi da me sinora invano? |
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IRCANA |
Perdonate, signora, se il primo d in cui servo, Meno le leggi vostre di quel ch'io debba, osservo. In avvenir vedrete che obbediente i' sono. Posso sperar da voi perdon? |
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ZULMIRA |
S, ti perdono. Ma in avvenir non essere nell'obbedir s tardo. Vo', per esser servita, vo' che ti basti un guardo. Non l'averai sdegnoso, non l'averai crudele, Se mi sarai tu grato, se mi sarai fedele. Varie donne vedesti in un albergo istesso; Ma son io che ha l'impero dal sposo a me concesso. Non ti curar di quelli che di poter son vuoti. Torbida la cognata, garrule le nipoti. Volgiti a me soltanto, io quella son cui lice Aver la sorte in mano per renderti felice. |
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IRCANA |
Vostro favor mi cale, la piet vostra invoco. Tutto far per voi. |
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ZULMIRA |
Quel che ti chiedo, poco. |
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IRCANA |
V'ho a servire alla mensa? |
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ZULMIRA |
No, dispensarti io voglio. |
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IRCANA |
Alle stanze? |
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ZULMIRA |
Alle stanze. |
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IRCANA |
(Vuol essere un imbroglio). (da s) |
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ZULMIRA |
S, ti perdono. |
SCENA III - KISHKIA,MARLIOTTA,CREONA in lontano fra gli alberi del boschetto, che si nascondono e osservano i due suddetti.
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ZULMIRA |
Dura la servitude in ogni stato, il veggio; Ma lo servir di schiavo senza mercede peggio. Non soffro della sorte tale costume indegno; Prenditi questa gemma, di mia pietade in segno. |
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IRCANA |
Ah non vorrei che un giorno... |
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ZULMIRA |
Taci, gradisci e prendi. |
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IRCANA |
Dispensate, signora. |
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ZULMIRA |
Vo' che 'l ricevi. Intendi? |
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IRCANA |
Obbedir. (prende lanello) |
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ZULMIRA |
S poco gradisci i doni miei? |
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IRCANA |
So che ne sono indegno. |
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ZULMIRA |
Degnissimo tu sei. La servit che soffri, nell'alma non ti aggrava; Io pi di te languisco, io pi di te son schiava. Dell'onest le leggi serbo costante in seno. So porre alle passioni colla ragione il freno. Ma senza oltraggio rendere al nodo ch'io rispetto, Per te non so nell'alma dissimular l'affetto. |
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IRCANA |
(Par che di queste donne amor si prenda gioco. Ma potr un tal inganno, credo, durar per poco). (da s) |
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ZULMIRA |
Taci? Mi guardi appena? |
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IRCANA |
Posso giurar ch'io v'amo; Ma nel desio che v'arde, men debole vi bramo. Se lo sperar pi oltre la sorte a noi contrasta, Bastavi ch'io vi serva? |
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ZULMIRA |
Non so che dir. Mi basta. Kishkia, Marliotta, Creona escono dal boschetto e savvanzano verso Ircana e Zulmira ; le figliole dinanzi, la madre dietro a loro, si fanno vedere, mostrando per di andare pe fatti loro. (camminando) |
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CREONA |
Eccola collo schiavo. (camminando) |
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MARLIOTTA |
Tutti li vuol per lei. (camminando) |
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ZULMIRA |
Dove si va, cognata? (camminando) |
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KISKIA |
Io vo pe' fatti miei. (camminando) |
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CREONA |
Amante d'uno schiavo! (camminando) |
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MARLIOTTA |
S'avrebbe a vergognare. (camminando) |
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KISKIA |
Tacete; in d di festa non si ha da mormorare.(parte con le figliole) |
SCENA IV: ZULMIRA, IRCANA
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ZULMIRA |
Perfida! l'intendesti? |
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IRCANA |
Non vorrei che il suo sdegno Per voi, per me destasse qualche funesto impegno. |
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ZULMIRA |
Non temer, mio consorte ama la propria pace; Sa che non fui, n sono, d'una vilt capace. Parmi che t'ami anch'egli, e teco, oltre l'usato, Veggolo, nell'amarti, quant'io forse impegnato Non si sdegn veggendomi teco pietosa, umana; Questa condiscendenza mi sembr quasi strana. E la piet che teco vidi nel di lui core, Valse ad assicurarmi che sei degno d'amore. Per creder non voglio che abbia di me lo sposo Per tua cagion fissato non essere geloso; Ma in grazia di vederlo pieno per te d'amore, Posso nel di lui ciglio sperar meno rigore. E posso, se gli narro l'ardir di quelle ingrate, Sperar da lui vederle ben ben mortificate. |
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IRCANA |
Io nella sua pietade so che non spero invano. La sua piet fondata, per, sopra un arcano. Sa che insultar il talamo di lui non son capace; Ma se vi scorge amante, non soffrirallo in pace. Poich, se non condanna in voi l'affetto mio, Pu condannar le fiamme d'un credulo desio. Verr il d che potrete stringermi al sen pudica, Ma sappialo Demetrio, ma pria Demetrio il dica. Zulmira a' detti miei stupisce e si confonde; Vi sar noto un giorno l'arcano che si asconde. Per or basta cos. Amatemi, chio vi amo; Ma bramate da me quel che da voi sol bramo. |
SCENA V- : ZULMIRA, poi ZAGURO
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ZULMIRA |
Qual di me pi confusa donna rest giammai? Al favellar d'Ircano arsi a un tempo, e gelai; Verr il d che potrollo stringer pudica al seno! Ah se dura l'arcano, se non si svela, io peno. Potrebbe un mio congiunto, potrebbe un suo germano Nascondere Demetrio sotto il nome d'Ircano. Ma perch a me celarlo? M'entra in cuor sospettoso Qualche larva peggiore. |
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ZAGURO |
Zulmira, ov' lo sposo? |
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ZULMIRA |
Test usc dal suo tetto, ancor non f ritorno |
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ZAGURO |
Bell'acquisto ch'ei fece sullo spuntar del giorno! |
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ZULMIRA |
Dello schiavo t'intendi? |
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ZAGURO |
Schiavo! (Ha forse alla moglie Il sesso di colei mentito in quelle spoglie?) (da s) |
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ZULMIRA |
Di chi parli, Zaguro? |
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ZAGURO |
Di colei che era teco. |
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ZULMIRA |
Donna colei? |
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ZAGURO |
S, donna. |
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ZULMIRA |
Colei ch'era qui meco? |
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ZAGURO |
Ho a replicarlo ancora? |
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ZULMIRA |
Non lo schiavo Ircano? |
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ZAGURO |
Volgi Ircano in Ircana. |
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ZULMIRA |
Indegna! Ecco l'arcano. |
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ZAGURO |
Ben me n'avvidi, allora che la compr, che amore Avea con quei begli occhi punto a Demetrio il core. In faccia tua l'amante port la sua diletta. (Nel cuor della sua sposa principio una vendetta). (da s) |
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ZULMIRA |
Non m'ingannar, Zaguro. Ma no; conosco il vero. Intendo i falsi detti, rilevo ogni mistero. Ecco perch l'audace soffrialo a me dappresso, Perch noto a lui solo era dell'empia il sesso. Ed io, stolta che fui, per donna arsi d'amore? Dalla vergogna mia s'accresce il mio livore. Non soffrirolla in pace al menzognero unita; Minaccier l'ingrato, discaccier l'ardita. Dove, dove si cela questo marito indegno? Dove and la ribalda? Li trover il mio sdegno. Soffrir ch'io m'ingannassi? Soffrir d'innamorarmi? Perfida, o vo' morire, o di te vendicarmi. (parte) |
SCEANA VI: - ZAGURO solo
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ZAGURO |
Non basta la vendetta che ho in Ispaan tentata, Altra in Julfa ne trovo nella moglie irritata. Di Tamas i congiunti, di cui seppi la storia, Spenta di questa schiava vorranno ogni memoria; E se Demetrio ardisce celarla nel suo tetto, Sapr donna gelosa svelarla a suo dispetto. Imparer Demetrio far stima d'un amico. So vendicare i torti, quando di farlo io dico. |
SCENA VII: DEMETRIO, CARICO, Mercanti armeni
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DEMETRIO |
Che mai narri, Carico? |
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CARICO |
Guardati di celarla, Perch di te, Demetrio, in Ispaan si parla. Zaguro ha pubblicato la compra di tal schiava; Ch'ella in Julfa sen resti un finanzier s'aggrava Vuol che lungi sen vada oltre il confin persiano. |
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DEMETRIO |
Cercano l'infelice i suoi nemici in vano. Il perfido Zaguro so che l'avr tradita; Ma qui sar difesa a costo di mia vita. Questa colonia armena, che il buon Soff gi trasse Dal margo dell'Eufrate, dai lidi dell'Arasse; Questa nazion, che nacque a mercatare avvezza, Che forma con il traffico di Persia la ricchezza, Che seco ha trasportato di Julfa il nome armeno D'Ispaan ne' sobborghi, che conserva nel seno Di trenta mila Armeni l'antico onor primiero, Soffre dal re di Persia un dolcissimo impero. N soffrir che sia, sol per l'altrui malizia, Oppressa l'innocenza, tradita la giustizia; N per il van desio d'un finanzier sdegnato, Vorr perder di vista la gelosia di stato. Ircana schiava mia, raccolta nel mio tetto; Vi rester, lo giuro, di Zaguro a dispetto. E se Zaguro ardisce d'opporsi al favor mio, So maneggiar la spada, so cimentarmi anch'io; E sangue ho nelle vene di quei che hanno la guerra Ed il terror portato al confin della terra. |
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CARICO |
Deh non turbare, amico, con tal consiglio audace, Quella che noi godiamo tranquillissima pace. Non rinnoviamo adesso le memorie passate... |
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DEMETRIO |
Questi son miei terreni. Ai terren vostri andate. Ciascun pensi a se stesso. |
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CARICO |
Andiamo. Ah voglia il cielo Non torni in comun danno di Demetrio lo zelo. Abbiam finito, amico, d'usar guerriero sdegno, Or che distrusse il fato de' nostri padri il regno. Siam sudditi, siam servi, e rammentar dobbiamo Non quel che fummo un d, ma sol quel che ora siamo. (parte coi compagni) |
SCENA VIII: Demetrio solo
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DEMETRIO |
ver, perdemmo il regno ed ogni altro splendore, Ma non l'antico nome, non la fama, il valore. L'oltraggio della sorte, il mio destin sopporto; Ma non soffrir mai da chi m'insulta un torto. Merta Ircana pietade, e seco usar la voglio; Serba in questo il mio cuore giustizia, e non orgoglio. |
SCENA IX: - KISHKIA,MARLIOTTA,CREONA.
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KISKIA |
Pur ritornaste alfine. Mai pi, come in tal giorno, Bramai di mio germano sollecito il ritorno. |
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DEMETRIO |
Da qual ragion spronata a desiarmi siete? |
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MARLIOTTA |
Gran cose, signor zio. |
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CREONA |
Gran cose sentirete. |
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MARLIOTTA |
La zia... |
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KISKIA |
La vostra sposa... |
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CREONA |
Quel grazioso umoretto... |
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DEMETRIO |
Ol, della mia sposa parlisi con rispetto. |
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KISKIA |
Veduta fu poc'anzi collo schiavo novello A far la vezzosetta. |
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MARLIOTTA |
E gli don un anello. |
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CREONA |
Invece di cacciarlo a governar gli armenti, Stava la signorina a fargli i complimenti. |
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DEMETRIO |
(Ah Zulmira! Zulmira!) (da s) |
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KISKIA |
La vidi in questo loco. |
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MARLIOTTA |
Collo schiavo alle strette. |
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CREONA |
E non ci stette poco. |
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KISKIA |
Ci va dell'onor vostro. |
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MARLIOTTA |
Punitela da bravo. |
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CREONA |
Per me, prima di tutto, bastonerei lo schiavo. |
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KISKIA |
Lo schiavo no, meschino. |
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MARLIOTTA |
Lo schiavo no, signore. |
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DEMETRIO |
No lo schiavo? Conosco il zelo dell'onore. |
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KISKIA |
Ella la seduttrice. |
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MARLIOTTA |
Ella dicea cos... |
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DEMETRIO |
Rispettate mia moglie. Toglietevi di qui. |
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CREONA |
S'egli non fosse stato... |
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KISKIA |
Ma Zulmira con arte... |
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DEMETRIO |
Garrule, a chi favello? Si parte, o non si parte? |
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CREONA |
Per me, me n'ander; di ci non me n'aggravo. Se non importa a voi, s'accomodi lo schiavo. (parte) |
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MARLIOTTA |
Signor zio, riparate. L'onor va in precipizio. (parte) |
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DEMETRIO |
Donne senza ragione! |
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KISKIA |
Uomo senza giudizio! (parte) |
SCENA X : -DEMETRIO, poi ZULMIRA
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DEMETRIO |
Non in periglio, vero, di Demetrio l'onore; Ma reo ne' suoi desiri di Zulmira il cuore. Io per vo' punirla; voglio sgridarla io solo; Che altra lingua lo faccia, non voglio in questo suolo. Quelli che uniti vivono sotto un medesmo tetto, Del padrone alla sposa non perdano il rispetto. |
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ZULMIRA |
Eccolo il buon consorte, eccolo il saggio, il bravo Capo di sua famiglia, che comper uno schiavo. Amar schiavo comprato lodasi il buon padrone. Ircano schiavo tale che pu destar passione. Barbaro, donna occulta alla consorte in faccia Guidasi con inganno, e si vorr ch'io taccia? No, che tacer non voglio: scoperto ho il vostro zelo; Copre un amor indegno della pietade il velo. N giova dir: m' ignoto che donna fosse; ingrato! Tutto Zaguro istesso mi ha l'arcano svelato. Compra faceste a gara della impudica indegna Ecco quel che alla moglie saggio marito insegna. Sposa men di me saggia aver meritereste, Che voglie avesse in seno men discrete ed oneste Ma son chi sono alfine, di me non v' periglio; Ma la perfida tresca seguir non vi consiglio. Vada costei lontana, cagion d'una giust'ira; Amate una consorte, che sol per voi sospira; Una consorte, alfine, che barbaro oltraggiate, E che, vel dico in faccia, d'aver non meritate. |
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DEMETRIO |
Arde la sposa mia di sdegno, e so perch. Vi sfogaste, Zulmira. Tocca parlare a me Donna condurvi occulta un attentato ardito. Colpa ingannar la moglie di barbaro marito. Ma se la moglie audace crede allo schiavo, e l'ama, Rispondimi, Zulmira, di': qual colpa si chiama? Non mi nascondo, vero, donna comprai mentita Sotto spoglie virili; fu la mia colpa ardita. E tu, che lo credesti uomo non apparente, E per uomo l'amasti, sei tu donna innocente? S, che a piet mi mosse donna che il fato insulta. La verit una sola, n sar sempre occulta. Vedrai del zelo mio, vedrai le mire un d; Tu non puoi di te stessa meco vantar cos. Perfido a me dicesti? Perfida a te ridico; Con pi rossore il vedo, con pi ragione il dico. Vattene da me lungi, all'error tuo ripara; E da colei che insulti, ad esser saggia impara. (parte) |
SCENA XI: - ZULMIRA sola
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ZULMIRA |
Come! Cos vilmente m'arresto e mi confondo? Vengo per isgridarlo, mi sgrida, e non rispondo? M'han le donne tradita; son rea, ma non di tale Colpa che offender giunga l'onor mio coniugale. Ma se tacer mi vide, il mio delitto ei crede. Torner dallo sposo, mi getter al suo piede. Ma come andar poss'io con il rossore in faccia?... Meglio per or ch'io soffra; meglio per or ch'io taccia. Donna tacer sgridata dall'irato consorte tal dolor che passa il dolor della morte. (parte) |
SCENA XII: - Bosco corto TAMAS e BULGANZAR
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TAMAS |
Lasciami per piet, lasciami in pace almeno, Finch respiri il core fra le angustie del seno. |
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BULGANZAR |
No, non vi lascio certo. So il bel vostro costume Mi sovvien che voleste precipitar nel fiume; E non vorrei, vedendovi s forte appassionato, Trovarvi al mio ritorno a un albero impiccato. |
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TAMAS |
Come tornar poss'io, come al paterno tetto, Con questo duolo intorno, con questo affanno in petto? In faccia presentarmi a Fatima potrei Dopo la f promessa, dopo i deliri miei? Del padre, che furente sar pel figlio ingrato, Come soffrir la vista, come il rigore usato? No, non fia ver ch'io vada. |
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BULGANZAR |
Oh guardate chi qui. |
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TAMAS |
Stelle! Chi viene? Ircana? |
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BULGANZAR |
L'amico vostro Al. |
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TAMAS |
L'amico? oh mia vergogna! Ohim! dove m'ascondo? |
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BULGANZAR |
Vergognarvi di lui? |
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TAMAS |
Vorrei fuggir dal mondo. |
SCENA XIII:- AL e detti
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AL |
Tamas. |
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TAMAS |
Oh cara voce, tu accresci il mio rossore. |
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AL |
Quel che a voi mi conduce, amicizia, amore. |
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TAMAS |
Questo e quella non merto. |
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AL |
Ma io vi compatisco. |
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TAMAS |
Ite, o contro me stesso crudelmente infierisco. |
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BULGANZAR |
Consolatelo voi, ch'io farlo non potrei. Vado, se m' permesso, a far i fatti miei. (Aver che far co' pazzi son sempre impegni brutti; Ma il pazzo innamorato il peggiore di tutti) (da s, e parte) |
SCENA XIV: TAMAS, AL
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AL |
Inutil mi lusingo non sia la mia venuta. Dite : trovaste Ircana? |
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TAMAS |
La trovai, l'ho veduta. |
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AL |
V'ama ancora? |
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TAMAS |
S, amico. |
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AL |
L'amate voi? |
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TAMAS |
L'adoro. |
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AL |
Che pensate di fare? |
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TAMAS |
Senza il mio bene io moro. |
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AL |
E la sposa? |
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TAMAS |
La sposa... ohim, chi la conforta? |
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AL |
Tamas, la sposa vostra; quell'infelice... |
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TAMAS |
morta? |
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AL |
No. La vorreste estinta? |
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TAMAS |
Nol merta, sventurata. Che fu di lei? |
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AL |
Pensate qual l'avete lasciata. |
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TAMAS |
Crudelissimo amico, voi mi svegliate in core Il pi fatal rimorso, il pi funesto orrore... |
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AL |
Fatima saggia alfine; vede ogni forza vana Per distaccarvi il core dalla rivale Ircana. Pi allo sposo non pensa; Tamas veder dispera; Questo novello oltraggio par che la renda altera. Quel che le punge il core l'onta vergognosa Di ritornar qual venne, senza il nome di sposa. E il padre vostro istesso le d il fiero consiglio Di voler, vivo o morto, di Machmut il figlio. |
|
TAMAS |
Morto m'avran; ragione hanno sulla mia vita Un genitore offeso, una sposa tradita. |
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AL |
Ma se il destino offrisse a Fatima infelice Uno sposo novello? |
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TAMAS |
Ah, ch'io sarei felice. Ma son vane lusinghe del tuo amor, del tuo zelo. Tanta felicitade non mi promette il cielo. |
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AL |
Tamas, chi sa? t'accheta, non disperar. |
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TAMAS |
Ma il padre Di Fatima furente? |
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AL |
Alle guerriere squadre Allor che tu porgesti a Fatima la mano, Si rese immantinente il vigoroso Osmano. Nulla sa di tua fuga. Lungi da noi gran tratto. Pria che torni, v' tempo; tentisi ad ogni patto. |
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TAMAS |
Tentisi. Ah se disciolto foss'io senza un delitto... |
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AL |
Vado, amico, e m'attendi. Non vo' vederti afflitto. Poni con alma lieta nella mia man tua sorte. A riveder ritorno della citt le porte. Spera, pria che si spenga di questo giorno il sole; Chi sa ch'io non ritorni, e il tuo dolor console? S; risoluto i' parto, o di recarti aita, O di venir io teco a terminar mia vita. (parte) |
SCENA XV- TAMAS (solo)
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TAMAS |
Fido Al, caro amico, tu parti e mi consoli, Tu dal mio sen la morte pietosamente involi. Vivr finch ritorni, vivr finch mi avanza Questa nel tuo bel cuore dolcissima speranza. Questa novella speme inaspettata e strana, Ah la secondi il cielo, ah la sapesse Ircana! Cerchisi il mio tesoro, a parte sia colei Del giubbilo del cuore, qual fu de' dolor miei (parte) |
ATTO QUARTO
SCENA I
(Camera in casa di Demetrio)
Demetrio ed Ircana in abito da donna allarmena.
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DEMETRIO |
Sa ciascun che sei donna, ed in virili spoglie Pi non convien che resti occulta in queste soglie. |
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IRCANA |
Mi legge il piacer vostro; obbediente, umile Non solo a un vostro cenno spogliai veste virile, Ma piacquemi vestire per compiacervi ancora Queste divise armene, onde Ircana si onora. |
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DEMETRIO |
Videti ancor Zulmira? |
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IRCANA |
Ancor non mi ha veduta. Finse in virili spoglie non ravvisarmi astuta. Donne che ci non sanno, credon quell'alma rea; Ma il sesso mio Zulmira, credimi, conoscea. (S' rea per mia cagione, difenderla degg'io). (da s) |
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DEMETRIO |
(La difesa d'Ircana utile all'onor mio).(da s) Chi credi tu l'arcano abbia svelato ad essa? |
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IRCANA |
Signor, chiedo perdono, mi svelai da me stessa. |
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DEMETRIO |
No non vero, io il dissi. Zulmira era presente. (Vo' tentar che la creda anche Ircana innocente).(da s) |
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IRCANA |
S, me n'avvidi allora che mi parl schernendo. (Veggo l'amor di sposo).(da s) |
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DEMETRIO |
(Il suo bel cuore intendo).(da s) |
SCENA II: - MISIO e detti
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MISIO |
Signore (Oh ve'! lo schiavo s' in donna trasformato. Veggo la mercanzia che ha il mio padron comprato).(da s) |
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DEMETRIO |
Parla, che vuoi? |
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MISIO |
Due neri son d'Ispaan venuti. |
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DEMETRIO |
Che vogliono? Chi sono? |
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MISIO |
Io non li ho pi veduti. Portano varie cose; saranno trafficanti; Ma son brutti davvero. |
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DEMETRIO |
Fa che vengano. |
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MISIO |
Avanti. (verso la scena) (Qua le trasformazioni si fanno all'improvviso. Chi sa che di costoro non s'imbianchisca il viso?) (da s, e parte) |
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IRCANA |
Che vorran mai costoro? Sento tremarmi il core |
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DEMETRIO |
Qui sei sicura, Ircana, discaccia ogni timore. |
SCENA III: - Bulganzar ed un Nero a lui simile con varie vesti persiane a uso di donna, ed un cassettino: e detti
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BULGANZAR |
Eccomi di ritorno... Oh Ircana fortunata, Mi consolo che siete femmina ritornata. |
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IRCANA |
Tamas dov'? |
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BULGANZAR |
Meschino, a sospirar per voi. |
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IRCANA |
Nella citt? |
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BULGANZAR |
In un bosco... |
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DEMETRIO |
Parla meco, che vuoi? |
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BULGANZAR |
Vengo con queste spoglie, e queste gioje unite, Che furono ad Ircana da Curcuma rapite... |
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IRCANA |
Che di colei ne avvenne? |
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BULGANZAR |
Saran due ore e pi Che la vecchia impiccata fe' il viaggio a Belzeb. |
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IRCANA |
Giusta pena a' suoi falli. |
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DEMETRIO |
Or chi ti manda qui? |
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BULGANZAR |
Di Tamas un amico. Il conoscete? Al. (ad Ircana) |
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IRCANA |
Tamas venir ti vide? |
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BULGANZAR |
Ora no. |
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DEMETRIO |
Quelle spoglie A che da Al si mandano di Demetrio alle soglie? |
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BULGANZAR |
Da questo chiuso foglio resterete informato. |
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DEMETRIO |
Recalo alle mie mani. |
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BULGANZAR |
Ad Ircana inviato. |
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DEMETRIO |
Leggilo. (ad Ircana) |
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IRCANA |
Ha in esso Tamas aggiunti i sensi suoi? |
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BULGANZAR |
Tamas non lha veduto. |
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IRCANA |
Signor, leggete voi. (a Demetrio) |
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DEMETRIO |
Legger. (apre il foglio) |
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IRCANA |
Non ritorna Tamas alla consorte? (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
Povera disgraziata! Par l'effigie di morte. |
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DEMETRIO |
Alla bella, alla saggia, che ha nelle luci il d, Alla superna Ircana scrive e si prostra Al. Ecco l'usato stile de' persian scrittori; Anche i saggi, per uso, deon far gli adulatori. Merti, Ircana, ogni lode, ma al tuo stato presente La piet necessaria, non la lode eccedente. |
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IRCANA |
Tamas di qua lungi? (a Bulganzar) |
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DEMETRIO |
Le luci a me rivolta. Quel che contiene il foglio a te diretto, ascolta. Le gioje tue ti rende un cuor di te pietoso; Mandati le tue spoglie, procura il tuo riposo. Spera che per te il fato potr cambiarsi un d. Fui di Tamas amico: tal sar sempre Al. |
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IRCANA |
Fido cuore, bell'alma, specchio d'amor, di f, Tu la pace mi rendi... Oh Dei! Tamas dov'? (a Bulganzar) |
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BULGANZAR |
Ve l'ho detto tre volte, e lo dir la quarta in un bosco vicino. |
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IRCANA |
Reca a lui questa carta. (la leva di mano a Demetrio) Di' che ricerchi Al, che torni al lieto avviso... Ma che a mirar non torni della rivale il viso. Di' che attenda l'amico. Ad Ispaan ten riedi, In nome mio costanza al tuo signor deh chiedi. Rammentagli del cuore la debolezza antica. Ah sedur non si lasci dal duol della nemica. Non vorrei che celasse questo foglio un inganno. Tutto temer son usa, tutti tremar mi fanno. Misera m'han voluto finor le stelle ultrici; Discernere non vaglio dai nemici gli amici. Fido Al mi lusinga; Tamas fedele io spero; Ma la mia speme incerta, ed il mio duolo vero. |
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BULGANZAR |
Ma che maniera strana di tormentar voi stessa? |
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DEMETRIO |
Modera in sen la pena che t'ha finora oppressa. Troppo sperar non lice, tutto temer non giova. Del ver che il foglio ha impresso deesi veder la prova. Prenditi le tue gioje. |
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IRCANA |
Queste pi mie non sono A voi schiava le deve, sia per tributo o dono. |
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DEMETRIO |
No, t'inganni; in tal guisa di profittar non uso. Serbale in tuo potere. Prendile. |
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IRCANA |
Io le ricuso. |
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BULGANZAR |
Se voi le ricusate, se l'Armeno non Avido di tai gioje, le tenir per me. |
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DEMETRIO |
Recale alle mie mani. |
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BULGANZAR |
Eccole. |
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DEMETRIO |
In altro stato Saran degne d'Ircana. |
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BULGANZAR |
Sono pur sfortunato. Tenete anche le vesti. |
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DEMETRIO |
L puoi ripor le spoglie. |
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BULGANZAR |
Almen qualche cosuccia. |
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DEMETRIO |
Esci di queste soglie. |
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BULGANZAR |
La risposta nemmeno? |
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DEMETRIO |
Vedr io stesso Al. Vattene, Bulganzar. |
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BULGANZAR |
E ho da partir cos? |
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IRCANA |
Deh se Tamas rivedi, digli che viva, e speri. |
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BULGANZAR |
Guadagnasi pur poco a far certi mestieri. Un uom della mia sorte merta esser ben pagato; Ma il mestier del mezzano venuto a buon mercato (partono i due Neri) |
SCENA IV: - IRCANA e DEMETRIO
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DEMETRIO |
Puoi, se t'aggrada, Ircana, cambiar le spoglie armene. |
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IRCANA |
Cambiar vesti non curo; cambiar vorrei di pene. |
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DEMETRIO |
Queste dal tuo bel core involer il destino. Per te vo' d'Ispaan riprendere il cammino. Parler con chi scrisse da me ben conosciuto Noto mi Machmut, Al seco ho veduto Noti mi son tuoi casi, so il dolor che ti affanna; Vedr se ti lusinga chi scrisse, o se t'inganna. Piet per te mi muove, la merta il tuo cordoglio Padre tuo mi proposi, qual padre esser ti voglio. Breve le due cittadi sai che parte il sentiero; Pi breve a me lo renda un agile destriero. Ritorner fra poco, nunzio sper'io di bene; Nunzio della tua pace, conforto alle tue pene. Da me, vezzosa Ircana, spera pi lieto avviso; Calma nel sen l'affanno, torna serena in viso. Prepara a nuove gioie l'angustiato seno, Non far che d'allegrezza colpiscati un baleno; Ma sgombra la mestizia dall'alma a poco a poco, Onde piacer ritrovi agiatamente il loco; Poich se d'improvviso il bene al mal succede, Soccombere la vita del misero si vede. Vivi, respira, attendi quel che sperar ti lice. Parto per consolarti; figlia, sarai felice. |
SCENA V: - IRCANA sola
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IRCANA |
Tanta piet ritrovo, tanto amor, tanto zelo? Posso sperar secondo alle mie brame il cielo? Non merto i sdegni suoi, rea di furor qual sono? Ah dai Numi clementi merta il mio cuor perdono! Io non melessi ardita damar giovine amante; Mha il mio destin condotta al mio signore innante. E se regnar io sola bramai nel di lui core, Colpa non , ma zelo di virtuoso amore. Strugger vorrei io stessa, strugger colle mie mani I perfidi, lascivi serragli monsulmani, In cui legge profana, per noi barbara e dura, Tien le libere nate schiave contro natura. |
SCENA VI: ZULMIRA e detta
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ZULMIRA |
(Ecco in femminee spoglie la mentitrice indegna. Coprasi il mio livore di piacevole insegna; E faccia ad ogni costo questo mio cuor schernito, Contro di lei vendetta, e contro il reo marito).(da s) |
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IRCANA |
Perdonate, signora, all'innocente inganno. |
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ZULMIRA |
Vedi fra noi le donne, vedi se tacer sanno? Io ti conobbi appena giungesti in queste porte; Mi confid l'arcano l'amabile consorte. Finsi per dar piacere, fingendo, al mio signore, Teco mi presi gioco nel favellar d'amore; E pi gioco mi presi, che tue sembianze ignote Schernisser di Demetrio la suora e la nipote. |
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IRCANA |
Ben me n'avvidi allora, che a me le vostre pene Svelaste in guisa tale che a sposa mal conviene. E dissi nel mirarvi vezzosa agli occhi miei Mi conosce Zulmira, aff lo giurerei. |
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ZULMIRA |
Giuralo pur, se d'uopo hai di giurarlo altrui. Fida all'amato sposo sempre sar qual fui. Ma dimmi il vero, Ircana confessalo anche tu Potea, per ingannarti, potea finger di pi? |
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IRCANA |
Certo, fingeste a segno per me l'ardente foco, Che a credervi innocente ho a faticar non poco. |
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ZULMIRA |
Rea mi credi? |
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IRCANA |
No, dico. |
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ZULMIRA |
Vantar forse vorresti, Che tu co' finti sguardi me d'amore accendesti? |
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IRCANA |
No, vi ridico Erano simulati quei teneri sospiri. E per accreditare ch'io fossi qual non sono, Scaltra, voi mi faceste di questa gemma un dono. |
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ZULMIRA |
Rendila pure. |
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IRCANA |
Indegna sar di cos poco? |
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ZULMIRA |
Rendimi quella gemma che ti donai per gioco. (alterata) |
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IRCANA |
Eccola, ma se aveste sol di scherzare impegno, Ora perch lo scherzo si convertito in sdegno? |
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ZULMIRA |
No, non mi sdegno, amica. |
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IRCANA |
Amica? Tal mi onora Del mio signor la sposa? |
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ZULMIRA |
Vo' scherzar teco ancora. |
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IRCANA |
Finch da finte spoglie copriasi il sesso mio, Soffria degli altri il riso; d'altri rideva anch'io. Or son chi son, Zulmira. Or la finzione vana. |
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ZULMIRA |
Non ti sdegnar per questo, non adirarti, Ircana. Vieni meco, vo' darti d'amor verace segno. |
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IRCANA |
(Veggo il riso forzato; cova costei lo sdegno. Anche Fatima istessa, che avea men empio il core, Si prov coll'affetto mascherar il livore. Tutte le donne eguali sono pur troppo in questo. L'ira sol io nel viso di mascherar detesto). (da s) |
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ZULMIRA |
(Parla fra s la scaltra. Qualche disastro aspetta. Vo' accelerar, se posso, il corso alla vendetta). (da s) Vieni meco. |
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IRCANA |
A qual uopo? |
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ZULMIRA |
Schiava servir ricusa? |
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IRCANA |
No, di servir son pronta; ad obbedir son usa. |
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ZULMIRA |
Seguimi. |
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IRCANA |
Allorme vostre fida mavrete intorno. |
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ZULMIRA |
(Vieni, che pi la luce non mirerai del giorno).(da s, e parte) |
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IRCANA |
Veggo, o di veder parmi, torbidi i di lei lumi. Difendetemi voi, dellinnocenza o Numi.( parte) |
SCENA VII: - KISHKIA (sola)
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KISKIA |
Amore in queste soglie non m'ha guidato invano. Quel che Zulmira ha seco, non m'ingannai, Ircano. In faccia dietro all'uscio non l'ho ben ben veduto; Ma favellar l'intesi; la voce ho conosciuto. Voglio seguir da lungi l'orme di mia cognata; Veder di che capace la donna innamorata. Con uno sposo al fianco nutre cotal desio? Pazza i' non fui, meschina, quando viveva il mio. E s'ora in vedovanza arder per uom mi sento, Merita l'amor mio piet, compatimento. E se d'uscire i' bramo fuori di tal mestizia, Le donne che son vedove, mi faranno giustizia. (parte) |
SCENA VIII: - MARLOTTA (sola)
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MARLIOTTA |
Ircano pi non vedo. Mia madre non ritrovo. Eccola. Va pian piano. Vi qualcosa di nuovo. Dubito che si voglia veder rimaritata; Ed io rester sola, povera sfortunata, Con quella mia germana s perfida, s audace) Che quando un uom mi guarda, mai non mi lascia in pace. Non , dicon, lo schiavo partito da par mio; Ma se lo vuol mia madre, posso volerlo anch'io. E se la zia, ch' sposa, par che lo brami anch'ella, Meglio bramar lo posso io che sono zitella. Vo' seguitar la madre; veder dov'ella va. Vo' veder; vo' sapere. Certo non me la fa. (parte) |
SCENA IX: -CREONA (sola)
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CREONA |
Dove van queste donne cos zitte e solette? Mia madre e mia sorella mi paion due civette. vero che a mia madre deggio portar rispetto; Ma i vezzi che fa agli uomini, mi muovono a dispetto La libert mi piace, il vivere giocondo Non prenderei un uomo, se terminasse il mondo. Vo' andar dietro di loro; veder quel che succede. So che sar battuta, se mia madre mi vede. Ma se mi d uno schiaffo, gran male non sar; Avr appagato almeno la mia curiosit. (parte) |
SCENA X:- luogo sotterraneo oscuro : IRCANA con lume, e ZULMIRA
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ZULMIRA |
Movi sicura il passo, non paventare, Ircana. In questa oscura stanza, agli occhi altrui lontana, Celate ho alcune gemme occulte a mio consorte... |
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IRCANA |
A Ircana in questi orrori si minaccia la morte? |
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ZULMIRA |
S, perfida, la morte avrai qui di te degna. (getta il lume) |
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IRCANA |
Soccorretemi, o Numi; alma spietata, indegna... Dove son? dove sei? (cerca Zulmira) |
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ZULMIRA |
(Chiudo al varco l'uscita. (andando verso la porta tentone) Servo verr fra poco a privarla di vita). (esce) |
SCENA XI: IRCANA (sola)
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IRCANA |
Qual tradimento orrendo! quale colpa ho commessa? Perfida! in me punisci la colpa di te stessa. Hai timor che si sappia il tuo scorretto amore, E vuoi la morte mia, prezzo del tuo rossore. L'uscio trovassi almeno; fra questi tetri orrori Come trovar potrei la via per uscir fuori? E se l'entrata chiusa, chi pu porgermi aita? Misera sventurata! M'ha la crudel tradita. Ho da morir qua sola di cruda fame, o al core Giunger mi dee fra l'ombre la man d'un traditore? Tamas, mio caro Tamas, senza vederti io pero; E tu nella mia morte se' il mio dolor pi fiero. Morir, se il ciel destina, non forma il mio spavento, Morir da te lontana il mio solo tormento. E in tempo, oh Dei! morire, che mi parea vicino Il mio sposo, il mio bene, il mio dolce destino! Meco serbato avessi quel ferro alla mia mano Che libera mi rese dalle furie d'Osmano. Ah nel spogliar le vesti, che avea virili intorno, Lo celai, lo deposi. Funestissimo giorno! Giorno in cui per vendetta di femmina inumana, Fine avr la memoria della misera Ircana. |
SCENA XII: KISHKIA e detta
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KISKIA |
Quivi Ircano rinchiuso. Vo' superar la tema. Fra quest'ombre terribili sento che il cor mi trema. |
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IRCANA |
Odo alcun che s'accosta. Vien, carnefice mio. (irata) |
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KISKIA |
Ohim. (sintimorisce) |
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IRCANA |
Parla. Chi sei? |
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KISKIA |
Oh che timor! Son io. |
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IRCANA |
Kiskia, sei tu? |
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KISKIA |
S, caro. |
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IRCANA |
(Caro? Mi crede Ircano). (da s) |
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KISKIA |
Che fai tu qui? |
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IRCANA |
Tradito son da un cuore inumano |
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KISKIA |
Il ciel m'ha qui mandato. |
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IRCANA |
Santa del ciel clemenza! No, che perir non lasci la misera innocenza. |
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KISKIA |
Presto, presto vien meco. |
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IRCANA |
Dove siete? (si cercano) |
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KISKIA |
La mano.(si trovano) |
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IRCANA |
Deggio a voi la mia vita. |
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KISKIA |
Ecco il mio caro Ircano. Mi sarai grato almeno? |
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IRCANA |
Pietosa in questo giorno... V' altra gente, mi pare. |
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KISKIA |
Non ho pi sangue intorno. |
SCENA XIII: MARLIOTTA e detti
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MARLIOTTA |
Mia madre entrata qui. |
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IRCANA |
Non temete. (A Kishkia ) Chi sei? |
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MARLIOTTA |
Dove siete, mia madre? |
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KISKIA |
Che vuoi da' fatti miei? |
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MARLIOTTA |
Compatite l'amore; son qui per voi, lo giuro; Che fate collo schiavo in questo loco al scuro? |
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KISKIA |
Ora si spento il lume. |
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IRCANA |
Ecco un inciampo nuovo. |
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KISKIA |
Vattene via di qui. |
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MARLIOTTA |
Pi la porta non trovo. |
SCENA XIV: CREONA e detti
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CREONA |
Eccole tutte qui. Che fanno in questo loco? Sola non ci starei. Vo' divertirmi un poco. |
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MARLIOTTA |
Chi questo qui? Signora, siete voi qui al presente? ( tocca Creona) |
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KISKIA |
Con chi parli? (si fa sentir lontana) |
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MARLIOTTA |
Ah mia madre, qui vi dell'altra gente. |
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KISKIA |
Ircano, siete qui? |
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CREONA |
(Or or per me taroccano). (cercando Marliotta) |
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IRCANA |
Da voi non m'allontano. (a Kishkia ) |
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MARLIOTTA |
Mi toccano, mi toccano. |
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KISKIA |
Ohim! qualche disgrazia. |
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IRCANA |
Ah ci difenda il Nume. |
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KISKIA |
Chi sar mai qua dentro? |
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IRCANA |
Ecco, s'accosta un lume. |
SCENA XV: ZULMIRA (ed un Servo con lume)
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ZULMIRA |
Vieni a ferir quel petto... (Ohim!) Qui che si fa? (alle donne) |
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KISKIA |
Siamo a veder venute la vostra crudelt. |
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ZULMIRA |
(And il colpo fallito). Vattene. (al Servo, il quale lascia il lume e parte) |
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IRCANA |
Anima indegna! Qual furia i tradimenti a quel tuo core insegna? Perfida, in che t'offesi? |
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ZULMIRA |
Taci, e voi del rossore Siate pur meco a parte, qual foste anche in amore. Mirate quell'ardita, che con virili spoglie Schern tre donne a un tratto, vedova, figlia, e moglie. Soffrir i torti nostri parmi vilt: de' miei, Se qui giunte non foste, vendicata m'avrei. Parto, l'ira sospendo, ma non la spegno in petto; Ecco in femminee vesti, ecco il vostro diletto. Se anime vili siete, soffritelo con pace Io non ho cor che vaglia a tollerar l'audace. (parte) |
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IRCANA |
Deh piet, non isdegno contro una sventurata. |
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KISKIA |
(Ho i rossori sul viso). (da s) |
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MARLIOTTA |
(Son ben mortificata) (da s) |
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CREONA |
Oh che bel pezzo d'uomo! Che nobile presenza! Alle signore spose faccio umil riverenza. (parte) |
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MARLIOTTA |
Compatite, signora, in me la giovent. ( a Ircana) (Con quei che non han barba, non me ne intrico pi). (da s, e parte) |
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IRCANA |
Colpa non ho, se a forza fui con voi menzognera. |
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KISKIA |
Dite fra voi e me, questa cosa poi vera? Ancora non lo credo. Ditelo in confidenza Siet'uomo, o siete donna? |
|
IRCANA |
Donna son io. |
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KISKIA |
Pazienza. (parte) |
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IRCANA |
Escasi di sotterra, e non s'attenda in pace I sforzi replicati d'una nemica audace; Che se and questa fiata errato il fier disegno, Pu ritentar le trame il suo perfido sdegno. Sorte, non hai finito d'ingiuriarmi ancora? Vuol che tormenti Ircana, vuol il destin ch'io mora. Venga Tamas, mi dica: tutto di te son io; Possa una volta dirgli: Tamas, alfin sei mio Poi di morir m'eleggo; ch' meglio un vero bene Goder in brevi giorni, che lunga vita in pene. (parte) |
ATTO V
SCENA I: Giardino in casa di Demetrio.
TAMAS solo
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TAMAS |
Pria che ricada il sole all'occidente in seno Vedessi un'altra volta i suoi begli occhi almeno! Dir le potessi almeno io stesso in vicinanza, Quella che Al mi porse dolcissima speranza. Queste son di Demetrio le soglie ed i giardini; Potei non osservato passar ne' suoi confini. Non vorrei si sdegnasse con lei, con me il signore; Ma so ch'uomo gentile, so che pietoso ha il core. Amor mi ha ricondotto, amor che non mi lascia Mai respirar in pace dal dolor, dall'ambascia. Render suol ciechi un cieco i suoi tristi seguaci; Ed avvilisce i forti, e fa i pi vili audaci. Odo venir. Chi fia? Donne son. Non isvelo Tra le femmine Ircana. Fra le piante mi celo. (si ritira) |
SCENA II : ZULMIRA e KISHKIA
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ZULMIRA |
Kiskia, entrambe siam ree, dissimularlo vano Io tremo dello sposo, tu tremi del germano. Se a lui le follie nostre vengono disvelate, Punite ci vedremo, o almen mortificate. Dunque pensar dobbiamo... |
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KISKIA |
Dite di pi, cognata, Se voi scoperta siete, sarete castigata, Per l'attentato fiero di dare altrui la morte, Dal giudice che rende giustizia in queste porte. |
|
ZULMIRA |
Giudice degli Armeni sai ch' un Armeno, e a sorte quel che or siede in Julfa, cugin di mio consorte. |
|
KISKIA |
ver, ma si conservano gli Armeni un tale impero, Coi nazionali usando un rigor pi severo. Dubito di vedervi perir, cognata mia. |
|
ZULMIRA |
Perirei, se ci fosse, di Kiskia in compagnia. |
|
KISKIA |
Io non tentai di vita privar la sventurata. |
|
ZULMIRA |
Meco nel fatal loco foste voi pur trovata. |
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KISKIA |
Ma perch? Per amore; non so negarlo, vero. |
|
ZULMIRA |
Amor, quand' schernito, odio diventa, e fiero. |
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KISKIA |
Io non l'odiai, non ebbi animo di vendetta. |
|
ZULMIRA |
Foste veduta meco fra quell'ombre ristretta. |
|
KISKIA |
Nel farmi rea con voi qual pro sperar potete? |
|
ZULMIRA |
O con voi sar salva, o meco perirete. |
|
KISKIA |
Salvi entrambe la sorte; a voi mal non desio. Tutto quel che far posso, far dal canto mio. Di me non dubitate, son donna, e sono umana; Ma pu cercar vendetta, pu palesarvi Ircana. |
|
ZULMIRA |
Toglierci sol potrebbe da tal dubbiosa sorte Cercar pi cautamente della schiava la morte. |
|
KISKIA |
No, non parliam di morte. Prima tentar si pu Di vincerla coi doni, pregarla... |
|
ZULMIRA |
Oh questo no. In faccia di colei non mi vedrete umile. Pria morir che discendere ad un'azion s vile. |
|
KISKIA |
Pria morir che pregare? Questo un puntiglio vano Pria di morire io prego tutto il genere umano. |
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ZULMIRA |
Eccola. |
|
KISKIA |
E in ricche spoglie; donde pu averle avute? |
|
ZULMIRA |
Demetrio alla sua vaga le aver provvedute. Vo' che m'oda l'ingrato, ragion vo' dell'affronto... |
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KISKIA |
Eh tacete, Zulmira, che vi torner conto. |
SCENA III: IRCANA ne suoi abiti alla persiana e dette
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IRCANA |
Che fra di voi si tenta, donne al mio ben nemiche? |
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KISKIA |
Scordati del passato. Vogliamo essere amiche. |
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ZULMIRA |
Amica non mi speri chi ha il cor di mio marito. |
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IRCANA |
Il tuo parlar, Zulmira, sempre non fia s ardito. |
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KISKIA |
Dirlo vuoi a Demetrio? Deh pregoti tacere. |
|
ZULMIRA |
Parla pur, se ti aggrada. |
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IRCANA |
Io far il mio dovere. |
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KISKIA |
Veggo che hai cor pietoso; taci, se umana sei. Odi di Kiskia i voti. |
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ZULMIRA |
Ma non sperare i miei. |
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IRCANA |
(Credea di me non fossevi donna al mondo pi altera. Consolomi veggendo donna di me pi fiera. Ma posso in tal confronto vantar per mio conforto Ch'io con ragion mi sdegno, ch'ella si sdegna a torto). (da s) |
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KISKIA |
Procuriam di placarla. (a Zulmira) Donde hai spoglie s belle? (a Ircana) |
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IRCANA |
Son di pietade un dono. |
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ZULMIRA |
Venuto dalle stelle. Torni Demetrio, torni a regalar la schiava. |
|
IRCANA |
Torni, e tremar vi faccia. |
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KISKIA |
(Deh non fate la brava). (piano a Zulmira) |
SCENA IV: MISIO e dette
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MISIO |
Signora, un uom celato vid'io fra queste fronde In maomettane vesti. |
|
ZULMIRA |
Veggasi chi s'asconde. |
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IRCANA |
(Cieli! Tamas non fosse). (da s) |
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ZULMIRA |
S' un traditor, sia ucciso. (parte Misio) (Mira la schiava ardita come si cambia in viso. Qualche trama si cela). (piano a Kishkia) |
|
KISKIA |
(In sen mi trema il core).(da s) |
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IRCANA |
(Tamas in ogni loco mi fa presente amore. S ch' desso, infelice. Ah che presaga i' fui! Ora il mio ferro ho meco, posso morir con lui).(da s) Lasciatelo, ribaldi. |
SCENA V: TAMAS colla sciabola alla mano, difendendosi da Misio ed altro Armeno, che collarmi tentano di scacciarlo.
|
TAMAS |
Empi, non mi offendete. |
|
IRCANA |
O il misero lasciate, indegni, o morirete.(collo stile alla mano fa fuggire lArmeno che venne con Misio) |
|
MISIO |
Contro due non m'impegno. (fugge) |
|
ZULMIRA |
Tu col ferro alla mano? (ad Ircana) |
|
IRCANA |
Ah se avuto l'avessi allor che dall'insano Furor di donna ingrata si tent la mia morte, L'empia provato avrebbe se la mia destra forte. |
|
KISKIA |
Amica, io, lo sapete, sol vi ho fatto del bene. (Con quello stile in mano rispettarla conviene).(da s) |
|
ZULMIRA |
Torni Demetrio a noi; torni, e ammiri il valore Dell'apprezzata schiava il docile signore; E vegga a suo dispetto il cieco affascinato Dalla perfida donna il traditor celato. |
|
TAMAS |
Deh per piet, nol sappia. Chieder a voi perdono; Sono d'Ircana amante, ma traditor non sono. Amor mi rese ardito, errai, s, lo confesso; Entrar qui non doveasi senza impetrar l'accesso. Nascondersi delitto; s, lo conosco anch'io; Eccomi a voi pentito; perdono all'error mio. Fate che non lo sappia d'Ircana il pio signore. Non che timore indegno nutra vilmente in core; Ma perch di rossore e di vergogna acceso, Non veggami Demetrio, che ho per amore offeso. Se la piet vi muove, se l'onest vi alletta... |
|
ZULMIRA |
Vo' che Demetrio il sappia. |
|
TAMAS |
Perch mai? |
|
ZULMIRA |
Per vendetta. |
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TAMAS |
In che vi offesi alfine? |
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ZULMIRA |
L'offensor tu non sei. Vendico, se ti svelo, gl'inganni di colei. (accenna ad Ircana) |
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TAMAS |
Tu l'ingannasti? |
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IRCANA |
Il sesso trad la forsennata. Tent la morte mia; m'hanno gli Dei serbata. |
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KISKIA |
Ma i Dei si son serviti per della mia mano. Ors, qui si procura di rovinarsi invano. Siamo, figliuoli miei, siamo, per quel ch'io veggio Quattro bei disperati, che fan chi pu far peggio. Ircana avea l'amante celato nel giardino; Costui qua venuto in aria d'assassino; Zulmira dar la morte voleva ad una schiava; E a me certo amoretto lo stomaco m'aggrava. Facciam tutti cos, facciam quel che io vi dico, Cerchiam di liberarci l'un l'altro dall'intrico. Che Demetrio non sappia quel che fra noi segui Taccia l'un, taccia l'altro. Figli, facciam cos. |
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TAMAS |
Seguasi di costei s provido consiglio. Sia il silenzio opportuno al comune periglio. Taci, Ircana, ten priego; scordati l'onte andate. L'onte sue, l'onte mie, prego, voi pur scordate. (a Zulmira) |
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ZULMIRA |
Per me, se Ircana tace, non parler, lo giuro. |
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IRCANA |
Purch Tamas si salvi, di tacer vi assicuro. |
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KISKIA |
Brave, ed io vi prometto i servi e le figliuole Far che taccian coi doni; non facciam pi parole. Zitto, cognata mia, che tutto bene andr. Andiamo, poverini, lasciamli in libert. ( parte) |
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ZULMIRA |
Io serber la fede, se a me la serberai. Se d'ingannarmi ardisci, tu pur ti pentirai. |
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IRCANA |
Chi cos meco parla, non mi conosce ancora. |
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ZULMIRA |
Lascioti a lui vicina, che t'ama, che ti adora. Lieta ti doni il cielo con lui felice sorte; Basta che non mi levi l'amor di mio consorte. Se m'ha per te delusa amor coi scherni suoi, Deh non levarmi almeno quello che dar non puoi. |
SCENA VI: IRCANA e TAMAS
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IRCANA |
Viva, Tamas, mi vedi per la piet dei Numi. |
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TAMAS |
Vivo son io, mio bene, per l'ardor de' tuoi lumi. |
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IRCANA |
Vivo sei, viva sono Tamas, a me qual torni? Posso esser tua? Sei mio? |
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TAMAS |
Al, mio fido amico, mi fe' sperar... |
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IRCANA |
M' noto Quanto Al ci lusinga: questo non il mio voto. Le speranze d'Al sono lontane ancora Quando risponda il fatto, vanne, ritorna allora. |
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TAMAS |
Sempre sarai s cruda? |
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IRCANA |
Sar qual esser soglio. il rigor, che in me vedi, giustizia, e non orgoglio. Fatima in me non abbia una rivale. In lei Una rival non abbiano per te gli affetti miei. |
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TAMAS |
Per sciogliere, mia vita, della mia sposa il nodo, Dimmi, che far poss'io? |
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IRCANA |
Non suggerisco il modo |
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TAMAS |
Nel cor del fido Al, deh non si speri invano. |
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IRCANA |
Sperisi, ma frattanto vanne da me lontano. |
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TAMAS |
Stelle, qual sar il fine di noi, di nostra sorte? |
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IRCANA |
Ircana ha gi fissato: o il tuo cuore o la morte |
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TAMAS |
Ecco il mio cor. |
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IRCANA |
Legato di possederlo io sdegno. |
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TAMAS |
Scioglilo tu col ferro, rendilo di te degno. |
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IRCANA |
Farlo saprei Se in braccio alla rivale tornassi a mio dispetto. E tu lo sai, se il colpo vibrai alla tua vita, Allor che teco vidi la nuova sposa unita. Amor a tali eccessi porta l'anime altere, Soffrir torti non sanno le femmine sincere. Fatima, che col pianto la tolleranza insegna, Rendesi d'amor vero e di rispetto indegna. |
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TAMAS |
Non l'insultar, meschina. |
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IRCANA |
L'ami tu ancor? |
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TAMAS |
Non l'amo; Ma l'onor suo difendere, per quanto posso, i' bramo. Due volte l'infelice scordar ah non poss'io, Contro te, contro Osmano, difese il viver mio. |
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IRCANA |
Lodo in cor generoso questi s eroici vanti, Dell'onor delle spose lodo gli sposi amanti. Offender non ardisco la gloria di colei Che Tamas ha coraggio lodar sugli occhi miei. Ma del tuo core alfine volubile e leggiero Supera i vani obietti, riprendi il tuo sentiero. Ad Ispaan ritorna, torna alla sposa in seno; Ma a lei vicin tornando, non l'insultare almeno. S, quando a lei t'appressi, per me ti desta amore; Quando a me sei vicino, senti la sposa al core. Misero, qual follia, qual vergognoso affetto T'agita, ti confonde, t'empie d'affanni il petto? Il turbamento interno ti si conosce in volto. Vattene. |
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TAMAS |
Per pietade... |
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IRCANA |
Vattene; non t'ascolto. |
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TAMAS |
Odimi Fulmini l'ire sue sulla mia testa il cielo. Possa da te lontano morir ferito il core, Lungi dal suol natio per man d'un traditore. Se a sciogliere un tal nodo il desir mio contrasta, Vivo m'abbia l'inferno; s'apra la terra... |
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IRCANA |
Ah basta. Giungono i labbri tuoi a inorridirmi il seno. |
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TAMAS |
Mi credi? |
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IRCANA |
Un poco pi. |
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TAMAS |
Temi di me? |
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TAMAS |
Dammi un lieve conforto, se tu non vuoi ch'io mora. Dammi la destra tua. |
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IRCANA |
No, non tempo ancora. |
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TAMAS |
Quando sar quel giorno che ti vedr placata? |
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IRCANA |
Quando sar la sposa o morta, o discacciata. |
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TAMAS |
Bene. Addio. |
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IRCANA |
Dove vai? |
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TAMAS |
Dove mi porta amore, A meritar col sangue l'acquisto del tuo core. |
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IRCANA |
Sangue a te non domando. |
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TAMAS |
Ma vuoi disciolto il nodo. |
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IRCANA |
Scioglilo, ma ad Ircana deesi celare il modo. Torna libero reso, ma non mi dire il come. Taci della tua sposa, taci per sempre il nome. |
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TAMAS |
E se il destin... |
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IRCANA |
Va pure; non ti pentir. |
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TAMAS |
Ben mio, Lo vedrai se t'adoro, se ti son fido... |
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IRCANA |
Addio. (in aria di licenziarlo risolutamente) |
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TAMAS |
(Andiam, perfido amore, pel sentier della morte). (sincammina) |
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IRCANA |
Fermati. Del giardino veggo aprirsi le porte. (veggonsi aprir le porte in fondo al giardino) Attendiam chi s'appressa. |
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TAMAS |
Vuoi che ritorni ascoso? |
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IRCANA |
Non ti celar. Demetrio non sar disdegnoso. |
SCENA VII: DEMETRIO, AL, ZAGURO seguito dArmeni e detti
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TAMAS |
Vedo Al coll'Armeno. (ad Ircana) |
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IRCANA |
Ah mi palpita il core |
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TAMAS |
Vedrem che fe' per noi dell'amico l'amore |
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DEMETRIO |
Tamas qui con Ircana? |
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TAMAS |
Signor, chiedo perdono. |
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IRCANA |
Io la rea dell'ardire, la colpevole i' sono. |
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DEMETRIO |
Soffrir ne' tetti miei non vo' profani ardori; Dell'onest le leggi vietan fra noi gli amori. Se liberi voi siete, siano le destre unite; Sian le amorose frodi, sian le follie finite. Tua servitude, Ircana, a me recasti in dono; Questa in dono ti rendo, pi tuo signor non sono |
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ZAGURO |
Se pi non tua schiava, se va da te lontana, Vogl'io la preferenza nell'acquisto d'Ircana. |
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IRCANA |
Perfido, se il destino volesse i lacci miei, A ognun fuor che a te solo, crudel, mi venderei. Tu, preso da vendetta il barbaro consiglio, Tu mi svelasti a donna, facesti il mio periglio. (a Zaguro) Signor, grazie vi rendo di vostra alma bont; Padre mi foste in lacci, tal siate in libert. Ma di tal don qual frutto, se peno ancor cos? (a Demetrio) |
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TAMAS |
Parla, Al. Che ci rechi? |
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IRCANA |
Quali speranze, Al? |
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AL |
Or che parlar mi dato, sciolgo per voi gli accenti; Nunzio sono agli afflitti di fortunati eventi. Tamas non ha pi sposa. La strinse altro desio A uno sposo novello. |
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TAMAS |
E chi sar? |
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AL |
Son io. |
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TAMAS |
Oh amico! |
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IRCANA |
Oh caro Al! |
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TAMAS |
Deh tu mi narra il modo. |
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AL |
Fatima non discese involontaria al nodo. Scossa dall'abbandono da te sofferto ingrato, Ti ha per virtude almeno dal di lei cor scacciato. E nel timor del duro ripudio vergognoso, Parvele sua ventura ch'io m'offerissi in sposo. Quel che vincer tentai a stento e con sudore, Fu dall'ira infiammato di Machmut il core; Ma cesse alla lusinga di riacquistare il figlio, Cesse di vero amico alle voci, al consiglio. Meco, e a Fatima unito, egli al Cad sen venne; Sciolte fur le tue nozze, ed il firman si ottenne. Resta vincere Osmano, ch'esser potriami inciampo. Andr senza riguardi a rinvenirlo al campo. Ei sa chi sono; alfine ho anch'io ricchezze e onori Non dir che il mio sangue la figlia disonori. E avr di voi narrata in guisa tal la storia, Che si vedr il gran fatto a terminar con gloria. Eccovi in libertade; giuro quant'io vi dico. (toccandosi la fronte) Ecco la pace vostra. (ad Ircana) Ecco il tuo fido amico. (a Tamas) |
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TAMAS |
Oh d'amicizia esempio! |
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IRCANA |
Oh cuor di virt pieno! |
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TAMAS |
Eccomi tuo, mio bene. (ad Ircana) |
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IRCANA |
Ora ti stringo al seno.(labbraccia) |
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TAMAS |
Ama Fatima, Al, che degna del tuo affetto. |
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IRCANA |
Dimmi, Fatima ancora di Machmut nel tetto? (ad Al) |
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AL |
S, qual padre amoroso ancor l'ama e l'onora. |
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IRCANA |
La sposa tua non guidi alle tue soglie ancora? ? (ad Al) Vanne, precedi, Al; per tuo, per mio riposo, Sgombra dal tetto nostro l'oggetto periglioso. Tanto per sua cagione sono a soffrire avvezza, Che superar non voglio del cuor la debolezza. |
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DEMETRIO |
Ite, sposi felici, or che la sera imbruna. |
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IRCANA |
Signor, deggio gran parte a voi di mia fortuna Grata vi sar sempre, cor di virt ripieno. |
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DEMETRIO |
Fu la piet mai sempre grata ad un core armeno. Le leggi nostre, il sangue, che in noi serbasi antico, Fa che il costume nostro sia di pietade amico. Noti noi rese un tempo ai popoli la guerra; Or la piet ci rende grati per ogni terra. |
SCENA ULTIMA: ZULMIRA,KISHKIA, e detti
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ZULMIRA |
(Vediam se mantenuta ci ha la fede costei). ? (da s) Demetrio ritornato s'asconde agli occhi miei? Perch, siccome ha in uso, entrando in queste porte, A consolar non viene la misera consorte? |
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DEMETRIO |
Grave affar mi trattenne; con pena ho ritardato |
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KISKIA |
(Parmi sereno in viso, non aver parlato). .(da s) |
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DEMETRIO |
Lodo l'amor che v'arde per me, sposa, nel petto; Ma se condur dovessi schiavi ancor nel mio tetto... |
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IRCANA |
Signor, chiedo perdono. Perch rimproverarla? Perch senza ragione voler mortificarla? O mi conobbe, e furo scherzi gli affetti suoi; O se ingannar si fece, la colpa sol di voi. Non si presenta a donne di tal costume austero Uomo giovane, vago, siasi mentito o vero. |
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KISKIA |
Cos diceva anch'io, troppa crudelt Ingannar una vedova ch' ancor di fresca et. |
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ZULMIRA |
Chiedo perdon, se avessi... Tanto dolente io sono, Che non so di quai colpe, signor, chieda perdono. Ma di qualunque fallo abbia tentato ardita, Giuro a voi, giuro ai Numi, sono di cor pentita. |
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IRCANA |
Signor, la vostra sposa virtuosa, umana. |
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ZULMIRA |
Signor, di virtude specchio verace Ircana. |
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IRCANA |
Fedele il suo costume. |
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ZULMIRA |
Il suo parlar consola. |
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KISKIA |
(Tutte due bravamente mantengon la parola).(da s) |
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IRCANA |
Eccomi, amiche, alfine, eccomi in altro stato, Libera da' miei lacci, e collo sposo allato. Questo che voi vedete, mi don il core un d Indi con altra donna meco il suo cor part. Soffrir diviso il core negai dell'idol mio. Ora tutto d'Ircana, tutta di lui son io. Donne, da me apprendete non l'ardir, la baldanza Ma a custodir nel petto la fede e la costanza. Arse per me in serraglio un cor d'un solo foco; Non fate che per voi un solo amor sia poco. Delle passion del core sia l'onest sovrana, Qual fu tra le sventure dell'infelice Ircana. Ora non pi infelice, se pu sperar in dono Dai spettator cortesi un clemente perdono. (parte) |
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