Issipile
Di Pietro Metastasio
PERSONAGGI
TOANTE
re di Lenno, padre d'Issipile.
ISSIPILE
amante e promessa sposa di Giasone.
EURINOME
vedova principessa del sangue reale, madre di Learco.
GIASONE
principe di Tessaglia, amante e promesso sposo d'Issipile, condottiere degli Argonauti in Colco.
RODOPE
confidente d'Issipile ed amante ingannata di Learco.
LEARCO
figlio d'Eurinome, amante ricusato d'Issipile.
L'azione si rappresenta in Lenno.
ARGOMENTO
Gli abitatori di Lenno, isola dell'Egeo, occupati prima a guerreggiar nella vicina Tracia, ed allettati poscia dal possesso delle proprie conquiste e dall'amore delle lusinghiere nemiche, non curarono per lungo tempo di ritornare alla patria n alle abbandonate consorti; onde, irritate queste da cos acerbo disprezzo, cambiarono il mal corrisposto affetto in crudelissimo sdegno. Al fine Toante, re e condottiere de' Lenni, desideroso di trovarsi presente alle nozze della sua figlia Issipile, stabilite con Giasone principe di Tessaglia, persuase loro il ritorno alla patria. Giunse poco grata alle donne di Lenno simil novella; poich, oltre la memoria delle antiche offese, si sparse fra esse che gli sposi infedeli conducevan di Tracia le aborrite rivali a trionfar su gli occhi delle tradite consorti. Onde, lo sdegno e la gelosia degenerando in furore, conclusero ed eseguirono il barbaro disegno di ucciderli tutti al primo loro arrivo, simulando tenere accoglienze e facendosi ritrovare occupate nella celebrazione delle feste di Bacco, affinch il disordine dello strepitoso rito ricoprisse e confondesse il tumulto e le grida che dovean nascere nell'esecuzione della strage. Issipile, che aborriva di versare il sangue paterno, n pot aver agio di avvertir Toante del suo pericolo prima che approdasse in Lenno, simulando il furor delle altre, accolse, nascose il genitore, e finse averlo gi trucidato. Cost per molto alla virtuosa principessa questa pietosa menzogna: perch, creduta, le produsse l'aborrimento ed il rifiuto di Giasone; e, scoperta, l'espose allo sdegno delle deluse compagne.
Condottiera ed eccitatrice della femminil congiura fu la feroce Eurinome, lo sdegno della quale avea, oltre le comuni, altre pi remote cagioni. Learco, figlio di questa, avendo lungamente amata Issipile, e richiestala inutilmente in isposa, tent al fine, ma infelicemente, di rapirla. Onde, obbligato a fuggir lo sdegno di Toante, si era allontanato da Lenno, ed avea fatto spargere d'essersi disperatamente ucciso. La sua creduta morte era cagione dell'odio implacabile di Eurinome contro il re: quindi nel ritorno de' Lenni si serv essa accortamente delle ragioni pubbliche a facilitar la sua vendetta privata. Learco intanto, esule e disperato, si fece condottiere di pirati, ma per tempo o lontananza non pot mai deporre la sua amorosa passione per Issipile; a segno che, avendo saputo che Giasone andava a celebrar le nozze gi stabilite con quella, si port co' suoi seguaci alle marine di Lenno, e cautamente s'introdusse nella reggia, per tentar di nuovo di rapir la principessa o disturbare almeno le sue nozze. L'insidie dell'innamorato Learco fanno una gran parte delle agitazioni d'Issipile; la quale per finalmente vede per vari accidenti assicurato il padre, punito l'insidiatore, calmato il tumulto di Lenno e disingannato Giasone, che divien suo consorte. (Erodoto, libro VI, (Erat.; Ovidio, Valerio Flacco, Stazio, Apollodoro ed altri).
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Atrio del tempio di Bacco, festivamente adorno di festoni di pampini, pendenti dagli archi e ravvolti alle colonne di esso, fra le quali vari simulacri di satiri, sileni e bassaridi.
ISSIPILE e RODOPE, coronate di pampini ed armate di tirso. Schiera di baccanti in lontano.
ISS.
Ah! per piet del mio
Giustissimo dolor, Rodope amica,
Corri, vola, t'affretta
Salvami il padre. A queste sponde infami
Digli che non s'appressi. A lui palesa
Le congiure, i tumulti,
Le furie femminili.
ROD.
E tu poc'anzi
Non giurasti svenarlo? Io pur ti vidi
Con intrepido volto
Su l'are atroci...
ISS.
Io secondai fingendo
D'Eurinome il furor. Vedesti come
Forsennata e feroce in ogni petto
Propag le furie? E chi potea
Un torrente arrestar? Sospetta all'altre
Gi sedotte compagne, io non sarei
Utile al padre. A comparir crudele
M'insegn la piet. Giurava il labbro
Del genitor lo scempio, e in sua difesa
Tutti gli di sollecitava il core;
E l'ardir del mio volto era timore.
ROD.
Anch'io...
ISS.
Se tardi, amica,
Vana la cura. Ah! che vicine al porto
Son gi le navi, e se non corri... Oh Dio!
Giunge Eurinome.
ROD.
E come
a pieno d'ira e di vendetta il ciglio!
ISS.
Suggeritemi, o di, qualche consiglio.
SCENA SECONDA
EURINOME con sguito di donne vestite a guisa di baccanti, e dette.
EUR.
Rodope, principessa,
Valorose compagne, a queste arene
Dalle sponde di Tracia a noi ritorno
Fanno i Lenni infedeli. A noi s'aspetta
Del sesso vilipeso
L'oltraggio vendicar. Tornan gl'ingrati,
Ma dopo aver tre volte
Viste da noi lontano
Le messi rinnovar. Tornano a noi;
Ma ci portan su gli occhi
De' talami furtivi i frutti infami,
E le barbare amiche
Dipinte il volto, e, di ferino latte
Avvezzate a nutrirsi, adesso altere
Della vostra belt vinta e negletta.
Ah! vendetta, vendetta:
La giurammo; s'adempia. Al gran disegno
Tutto cospira: l'opportuna notte,
La stanchezza de' rei, del dio di Nasso
Il rito strepitoso, onde confuse
Fian le querule voci
Fra le grida festive. I padri, i figli,
I germani, i consorti
Cadano estinti; e sia fra noi comune
Il merito o la colpa. Il grande esempio
De' femminili sdegni
Al sesso ingrato a serbar fede insegni.
ISS.
S, s, di morte rea
Chi pietosa si mostra.
ROD.
(Come finge furor!)
ISS.
Rodope, corri:
Gi sai... Quando sul lido
Saran discesi, ad avvertir ritorna.
EUR.
Inutil cura. Io stessa
Fuor de' legni balzar vidi le squadre.
ISS.
Tu stessa?
EUR.
Io stessa.
ISS.
(vuol partire)
(Ah! si prevenga il padre).
EUR.
Dove corri?
ISS.
Alle navi. Il re vogl'io
Rassicurar, celando
Lo sdegno mio con accoglienza accorta.
ROD.
E' tardi: ecco Toante.
ISS.
(Oh di! son morta).
SCENA TERZA
Toante con sguito di cavalieri e soldati lenni, e dette.
TOAN.
Vieni, o dolce mia cura,
Vieni al paterno sen. Da te lontano,
Tutto degli anni miei sentivo il peso.
E tutto, o figlia, io sento,
Or che appresso mi sei,
(l'abbraccia
Il peso alleggerir degli anni miei.
ISS.
(Mi si divide il cor!)
TOAN.
Perch ritrovo
Issipile s mesta?
Qual mai freddezza questa
All'arrivo d'un padre?
ISS.
Ah! tu non sai...
Signor...
ROD.
Taci!
(piano ad Issipile
ISS.
(Che pena!)
EUR.
(Ah! mi tradisce
La debolezza sua).
TOAN.
La mia presenza
Ti funesta cos?
ISS.
Non vedi il core:
Perci...
(Eurinome minaccia Issipile acci non parli
TOAN.
Spiegati.
ISS.
Oh Dio! (Eurinome, come sopra
TOAN.
Spiegati, o figlia:
Se l'imeneo ti spiace
Del prence di Tessaglia,
Che a momenti verr...
ISS.
Dal primo istante
Che il vidi, l'adorai.
TOAN.
Forse, in mia vece
Avvezzata a regnar, temi che sia
Termine al tuo regno il mio ritorno?
T'inganni. Io qui non sono
Pi sovrano n re. Punisci, assolvi,
Ordina premii e pene: altro non bramo,
Issipile adorata,
Che viver teco e che morirti accanto.
(l'abbraccia
ISS.
Padre, non pi.
(bacia la destra a Toante e piange
TOAN.
Ma che vuol dir quel pianto?
EUR.
E' necessario effetto
D'un piacer che improvviso inonda il petto.
TOAN.
So che riduce a piangere
L'eccesso d'un piacer;
Ma queste sue mi sembrano
Lagrime di dolor.
E non s'inganna appieno
D'un genitor lo sguardo,
Se d'una figlia in seno
Cerca le vie del cor.
(parte
SCENA QUARTA
EUR.
Issipile.
(ad Issipile, che s'incammina appresso al padre
ISS.
Che chiedi?
EUR.
Ah! se non hai
A trafigger Toante ardir che basti,
Lasciane il peso a noi.
ISS.
Perch mi vuoi
Involar questo vanto?
Fidati pur di me.
EUR.
Prometti assai;
Vuoi che di te mi fidi:
Ma in faccia al padre impallidir ti vidi.
ISS.
Impallidisce in campo
Anche il guerrier feroce,
A quella prima voce
Che all'armi lo dest.
D'ardir non difetto
Un resto di timore,
Che, nel fuggir dal petto,
Sul volto si ferm.
(parte
SCENA QUINTA
EURINOME e RODOPE
EUR.
Rodope, il giorno manca, e non conviene
Pi differire. Il concertato segno
A momenti dar. Ma tu nel volto
Sembri confusa ancor.
ROD.
L'et canuta
Compatisco in Toante; il regio in lui
Carattere rispetto.
EUR.
Eh! che il peggiore
E' de' nostri nemici. In duro esiglio
Per lui mor Learco; e tu dovresti
Ricordartene meglio. Il figlio in lui
Io perdei, tu l'amante.
ROD.
Il suo delitto
Tal pena merit. Fingea d'amarmi,
E tentava frattanto
Issipile rapir.
EUR.
Rodope, io veggo
Che alla tua debolezza
Scuse cercando vai.
ROD.
Son donna al fine.
EUR.
E perch donna sei,
Scuotere il giogo e vendicar ti di.
Non ver, bench si dica,
Che dal Ciel non fu permesso
Altro pregio al nostro sesso
Che piacendo innamorar.
Noi possiam, quando a noi piace,
Fiere in gerra, accorte in pace,
Alternando i vezzi e l'ire,
Atterrire ed allettar.
(parte
SCENA SESTA
RODOPE e poi LEARCO
ROD.
Ma i numi in ciel che fanno? Un sol fra loro
Non ve n'ha che protegga
Questa terra infelice? Oh infausta notte!
Oh terror!... Ma... traveggo?
Learco?
LEAR.
Ah! non scoprirmi:
Taci, Rodope.
ROD.
Oh di! tu vivi? Ognuno
Ti pianse estinto.
LEAR.
Ad ingannar Toante
Tal menzogna inventai.
ROD.
Chi mai ti guida,
Sconsigliato! a perir? Fuggi.
LEAR.
Un momento
Mi sia permesso almeno
Di vagheggiarti.
ROD.
Eh! d'ingannarmi adesso
Non tempo, Learco. E' il tuo ritorno
Smania di gelosia. Saputo avrai
Che al prence di Tessaglia
Issipile si stringe, e qualche nera
Macchina ordisci.
LEAR.
Ah! cos reo non sono.
ROD.
Non pi. Salvati, fuggi! Il nuovo giorno
Tutti gli uomini estinti
Qui trover. Se ne giur lo scempio
Dalle offese di Lenno
Barbare abitatrici. E questa l'ora
Congiurata alla strage.
LEAR.
E tu mi credi
Semplice tanto? Ad atterrirmi inventa
Argomento miglior.
ROD.
Credimi, fuggi.
Ti perdi, se disprezzi
La mia piet.
LEAR.
La tua pietade ancora,
Perdonami, sospetta. Esser tradita
Da me supponi, e nella mia salvezza
T'interessi a tal segno? Ah! mal si crede
Una virt che l'ordinario eccede.
ROD.
Perch l'altrui misura
Ciascun dal proprio core,
Confonde il nostro errore
La colpa e la virt.
Se credi tu con pena
Piet nel petto mio,
Credo con pena anch'io
Che un traditor sei tu.
(parte
SCENA SETTIMA
LEARCO solo.
Eh! ch'io non presto fede
A fole femminili. Ad ogni prezzo,
Del tessalo Giasone
Si disturbin le nozze. Armata schiera
Di gente infesta a' naviganti, e avvezza
A viver di rapine, appresso al lido
Attende i cenni miei. Di questa reggia
Ogni angolo m' noto. Ascoso intanto,
Da quel che avviene io prender consiglio.
Si sgomenti al periglio
Chi comincia a fallir. Di colpa in colpa
Tanto il passo inoltrai
Che ogni rimorso intempestivo ormai.
Chi mai non vide fuggir le sponde,
La prima volta che va per l'onde,
Crede ogni stella per lui funesta,
Teme ogni zeffiro come tempesta,
Un picciol moto tremar lo fa.
Ma, reso esperto, s poco teme,
Che dorme al suono del mar che freme,
O su la prora cantando va.
(parte
SCENA OTTAVA
Parte del giardino reale, con fontane rutiche da' lati e boschetto sacro a Diana in prospetto. Notte.
ISSIPILE, TOANTE e poi di nuovo LEARCO in disparte.
ISS.
Eccoci in salvo, o padre. E' questo il bosco
Sacro a Diana. Il mio ritorno attendi
Fra quell'ombre celato.
TOAN.
E' questo, o figlia,
L'imeneo di Giasone? E queste sono
Le tenere accoglienze?
ISS.
Ah! di querele
Non tempo, signor. Celati.
TOAN.
Oh Dio!
Tu ritorni ad esporti
All'ire femminili.
(Learco s'avanza, e non veduto ascolta in disparte
ISS.
Il nostro scampo
Assicuro cos. Perch ti stimi
Ciascuna estinto, accreditar l'inganno
Dee la presenza mia.
TOAN.
Ma come speri
Eurinome ingannar?
ISS.
De' Lenni uccisi
Uno si sceglier, che, avvolto ad arte
Nelle tue regie spoglie, il pianto mio
Esiga in vece tua.
TOAN.
Poco sicura
E' la frode pietosa.
ISS.
Al fine in cielo
V' chi protegge i re, v' chi seconda
Gl'innocenti disegni.
TOAN.
Ah! che per noi
Fausto nume non v'.
ISS.
Se poi congiura
Tutto a mio danno, e, del tuo sangue in vece,
L'altrui furor deluso
Chiedesse il mio, spargasi pure. Almeno
M'involer il mio fato
All'aspetto del tuo. Sapr la terra
Che nel comune errore
Il cammin di virt non ho smarrito;
E il dover d'una figlia avr compito.
(parte
TOAN.
Oh coraggio! oh virt! Pensando solo
Che a tal figlia io son padre,
Ogni altra ingiuria al mio destin perdono.
Ah! rapitemi il trono,
Toglietemi la vita, e conservate
Sensi s grandi alla mia figlia in seno,
Pietosi di; ch avr perduto il meno.
Ritrova in que' detti
La calma smarrita
Quest'alma rapita
Nel dolce pensier.
Fra tutti gli affanni,
Dev' quel tormento
Che vaglia un momento
Di questo piacer?
(entra nel bosco
SCENA NONA
LEARCO e poi TOANTE
LEAR.
Che ascoltai! Dunque il vero
Rodope mi narr. Che bell'inganno,
Se me, del padre in vece, al suo ritorno
Issipile trovasse! Allor potrei
Deluderla, rapirla... E' ver... Ma come...
S: la frode ingegnosa
Amor mi suggerisce. Ardir! Toante,
Toante. Ove si cela?
(avvicinadosi al bosco
TOAN.
(Ignota voce
Ripete il nome mio:
Che fia?)
LEAR.
Misera figlia! Il padre istesso,
Non volendo, l'uccide.
(affettando compassione
TOAN.
Ol! che dici?
Chi compiangi? Chi sei?
LEAR.
(finge non udirlo)
Se il re non trovo
Issipile si perde.
TOAN.
Perch? Parla: son io.
LEAR.
Lode agli di!
Fuggi, fuggi da questa
Empia reggia, mio re. Che qui t'ascondi
Gi si dubita in Lenno. Or or verranno
Le congiurate donne, e fia punita,
Se il sospetto s'avvera,
La piet della figlia.
TOAN.
Io voglio almeno
Morire in sua difesa.
LEAR.
Ah! se tu l'ami,
Affrettati a fuggir. Non v' di questa
Difesa pi sicura.
TOAN.
E a chi di tanta cura
Son debitor?
LEAR.
Non mi conosci? Io... sono...
Deh! parti. Fra que' rami
Veggo gi lampeggiar l'armi rubelle.
TOAN.
Vi placherete mai, barbare stelle?
(parte frettoloso
SCENA DECIMA
LEARCO solo.
Oh, come il Ciel seconda
L'ingegnoso amor mio! Timidi amanti,
Imparate da me. Maeschiar con arte
E la frode e l'ardire,
Ottenere, rapire,
Tutto gloria per noi. Vincasi pure
Per sorte o per ingegno:
Sempre di lode il vincitore degno.
Ogni amante pu dirsi guerriero,
Ch diversa da quella di Marte
Non molto la scuola d'Amor.
Quello adopra lusinghe ed inganni:
Questo inventa l'insidie, gli agguati;
E si scorda gli affanni passati
L'uno e l'altro quand' vincitor.
(entra nel bosco
SCENA UNDICESIMA
Sala d'armi illuminata, con simulacro della Vendetta nel mezzo.
ISSIPILE e RODOPE
ISS.
Sentimi. Non fuggirmi.
trattenendo Rodope
ROD.
Ho troppo orrore
Della tua crudelt. Soffrir non posso
Una barbara figlia,
Che ard macchiar lo scellerato acciaro
Nelle vene d'un padre.
Lasciami.
ISS.
Se t'inganni!
ROD.
Agli occhi miei
Dunque non creder? Nel regio albergo
Io vidi il re trafitto, e tremo ancora
Di spavento e d'orror.
ISS.
Vedesti, amica,
In vece di Toante... Alcun s'appressa.
Senti. Al bosco m'attendi
Sacro a Diana. Apprenderai l'arcano,
E giovar mi potrai.
SCENA DODICESIMA
EURINOME e dette.
EUR.
Tra noi qualcuna
Manc di fede.
ISS.
Onde il timor?
EUR.
Respira
Un de' nostri tiranni. Ei fu sorpreso
In questo, che dal porto
Introduce alla reggia, angusto varco.
ISS.
(Ah! forse il padre mio).
ROD.
(Forse Learco!)
ISS.
Ravvisar lo potesti?
(ad Eurinome
ROD.
E' noto il nome suo?
(ad Eurinome
EUR.
Fra l'ombre avvolto,
Distinguer non si pu. Ma d'armi cinto,
Ed ostenta coraggio.
ROD.
E' preso?
(ad Eurinome
ISS.
(ad Eurinome
E' vinto?
EUR.
No, ma fra pochi istanti
L'opprimeran le femminili squadre.
ROD.
(Sconsigliato Learco!)
ISS.
(Incauto padre!)
SCENA TREDICESIMA
GIASONE con ispada nuda, seguitando alcune amazzoni, e dette.
GIAS.
In vano all'ira mia
(di dentro
D'involarvi sperate.
(esce)
Eccovi...
(nell'atto d'assalire Issipile, la conosce
EUR. e ROD.
Oh numi!
GIAS.
Sposa!
ISS.
Principe!
GIAS.
E' questa
Pur la reggia di Lenno, o son le sponde
Dell'inospita Libia?
ISS.
Amato prence,
Qual nume ti salv?
GIAS.
Vengo alle nozze,
E mi trovo fra l'armi!
ISS.
Almen dovevi
Avvertir che giungesti.
GIAS.
Anzi sperai
D'un improvviso arrivo
Pi gradito il piacer. Lo stuol seguace
Perci lascio alle navi, e della reggia
Prendo solo il cammin. Da schiera armata
Assalito mi sento. Il brando stringo,
Fugo chi m'assal. Cieco di sdegno,
M'inoltro in queste soglie; e, quando credo
La schiera insidiosa
Raggiungere, punir, trovo la sposa.
ISS.
Rodope, va: prescrivi
Che del tessalo prence
Si rispetti la vita. Il nostro voto
Solo i Lenni comprende.
(parte Rodope
GIAS.
Di qual voto si parla?
EUR.
Il sesso ingrato
Fu punito da noi. Non vive un solo
Fra gli uomini di Lenno.
GIAS.
Oh stelle! E come
Eseguir si pot s reo disegno?
ISS.
Agevol l'impresa
La stanchezza e la notte. Altri l'acciaro,
Offrendolo agli amplessi, il seno offerse;
Nelle tazze fallaci
Altri bevve la morte; altri nel sonno
Spir trafitto; in cento guise e cento
Si vest d'amicizia il tradimento.
GIAS.
Io gelo! E 'l padre?
ISS.
Anch'ei spir, confuso
Nella strage comun. (Se scopro il vero,
Espongo il genitor).
GIAS.
Dunque i soggiorni
Delle Furie son questi. Ah! vieni altrove
Aure meno crudeli, amata sposa,
(la prende per mano
A respirar con me. Pi fausti auspizi
Abbia il nostro imeneo. Del re trafitto
Invendicato il sangue
Non rester. Ne giuro
Memorabil vendetta a tutti i numi.
EUR.
Il nome della rea
Baster per placarti.
GIAS.
Perch?
EUR.
Cara a Giasone: avr da lui
E perdono e piet.
GIAS.
Sar crudele
Contro qualunque sia. Cos mi serbi
I dolci affetti Amore
Di questa, a cui commise
Il fren de' miei pensieri.
EUR.
Ella l'uccise.
GIAS.
Chi?
EUR.
La tua sposa.
ISS.
(Oh Dio!)
GIAS.
Parla, difendi,
Idol mio, la tua gloria.
Un delitto s nero
E' vero o no?
ISS.
(Che duro passo!) E' vero.
(prima di rispondere, guarda Eurinome
GIAS.
Come!
(abbandona la mano d'Issipile, e resta immobile
ISS.
(E' forza soffrir).
GIAS.
Sogno o deliro?
Qual voce il cor m'offese?
Issipile parl? Giasone intese?
EUR.
Or s'adempia il tuo voto. Il re tradito
Vendica pur, se vuoi.
GIAS.
Vi sono in terra
Alme s ree!
ISS.
Non condannar per ora,
Mio ben, la sposa tua.
GIAS.
Scostati, fuggi!
Tu mia sposa? Io tuo bene? E chi potrebbe
Della strage paterna ancor fumante,
Stringer mai quella destra? Esser mi sembra
Complice del tuo fallo,
Se l'aure che respiri anch'io respiro;
E mi sento gelar quando ti miro.
ISS.
(Quanto mi costi, o padre!)
GIAS.
Ov' chi dice
Che palesa il sembiante
L'immagine del cor? Creda a costei;
La dolcezza mentita
Di que' sguardi fallaci
Venga a mirar.
(nel partire, si ferma vicino alla scena e guarda con meraviglia Issipile
ISS.
Perch mi guardi e taci?
GIAS.
Ti vo cercando in volto
Di crudeltade un segno,
Ma ritrovar nol so.
Tanto nel cor sepolto
Un contumace sdegno
Dissimular si pu!
(parte
SCENA QUATTORDICESIMA
ISSIPILE ed EURINOME
ISS.
Udisti? Oh Dio!
EUR.
Non sospirar, ch perdi
Tutto il merto dell'opra; e fanno oltraggio
Quei segni di rimorso al tuo coraggio.
(parte
ISS.
Dal cor dell'idol mio
Un error che m'offende
Si corra a dileguar. No. Prima il padre
Dal periglio si tolga, e poi... Ma intanto
M'abbandona Giasone. Ah! quel di figlia
E' il pi sacro dover. Si pensi a questo,
E si lasci agli di cura del resto.
Crudo amore, oh Dio! ti sento:
Dolci affetti lusinghieri,
Voi parlate al mesto cor.
Deh! tacete. In tal momento
Non divido i miei pensieri
Fra l'amante e 'l genitor.
(parte
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Di nuovo parte del giardino reale, con fontane rustiche da' lati e boschetto sacro a Diana nel mezzo. Notte.
EURINOME e LEARCO in disparte.
EUR.
Ah! che per tutto io veggo
Qualche oggetto funesto,
Che rinfaccia a quest'alma i suoi furori.
Voi, solitari orrori,
Da' seguaci rimorsi
Difendete il mio cor. Ditemi voi
Che per me pi non erra invendicata
L'ombra del figlio mio; che pi di Lete
Non sospira il tragitto,
E che val la sua pace il mio delitto.
LEAR.
(Ecco Issipile. Ardire!)
(esce dal bosco
EUR.
Alcun s'appressa.
Numi! chi giunge mai?
LEAR.
Cara!
(prende per la mano Eurinome, credendola Issipile
EUR.
Chi sei? Qual voce!
(scostandosi da Learco, spaventata
LEAR.
(Ah! m'ingannai).
(torna nel bosco
EUR.
Misera me! Qual gelo
Per le vene mi scorre! E' di Learco
Quella voce che intesi. Ah! dove sei?
Non celarti al mio sguardo.
Spiegami il tuo ritorno.
Parla: che vuoi? Perch mi giri intorno?
Ombra diletta
Del caro figlio esangue,
Non chiedermi vendetta:
L'avesti gi da me.
Qual pace mai
E qual riposo avrai,
Se non ti basta il sangue
Che si vers per te?
(va agitata per la scena, cercando il figlio
SCENA SECONDA
ISSIPILE, frettolosa, e detta.
ISS.
Qui pria di me dovrebbe
Esser Rodope giunta. Eccola.
(s'incontra in Eurinome, e la crede Rodope
Amica,
Vola a Giasone. Digli
Che vive il re; che seco
Ora al porto verr. Senti. Potrebbe
Giason co' suoi seguaci
All'incontro venire, e 'l nostro scampo
Assicurar cos.
(va verso il bosco
EUR.
Qual trama ignota
La fortuna mi scopre! Intendo, o figlio,
Perch intorno mi giri. Io dunque in vano
Scellerata sar? Vivr il tiranno?
Ah! non fia ver; ch tutto
Io perderei della mia colpa il frutto.
(parte furiosa
SCENA TERZA
ISSIPILE e LEARCO
ISS.
Ecco le sacre piante, ove si cela
L'amato genitore. Al primo arrivo,
L'ombra, il timor, l'impaziente brama
I miei passi confuse. Or non m'inganno.
Padre, signor, t'affretta.
LEAR.
(uscendo dal bosco)
(E' pur la voce
Questa dell'idol mio. Coraggio! Oh di!
Palpita il cor mentre m'appresso a lei).
ISS.
Vieni. Dove t'aggiri? I passi ascolto,
E trovarti non so. Fra questo orrore
Forse... Pur t'incontrai.
(incontra Learco, e la prende per mano
LEAR.
(M'assisti, Amore!)
ISS.
Tu tremi, o padre? Ah! non temer. Giasone
Ci assicura la fuga. Ei, non ha molto,
Giunse al porto di Lenno.
LEAR.
(Aim, che ascolto!)
ISS.
Gi da lungi rimiro
Lo splendor delle faci...
LEAR.
(Io son perduto).
ISS.
E d'ascoltar gi parmi
Le voci del mio ben.
LEAR.
(Torno a celarmi).
(torna al bosco
ISS.
Dove vai? Perch fuggi? Oh, come mai
Gli animi pi virili
La sventura avvilisce!
SCENA QUARTA
EURINOME, e seco baccanti ed amazzoni con faci accese ed armi, e detti.
EUR.
Ol! cingete,
Compagne, il bosco intorno, ed ogni uscita
Del giardino reale.
ISS.
(Ah! fu presago
Di Toante il timor).
EUR.
Scoperta sei.
Palesa il padre
ISS.
(Ah, m'assistete, oh di!)
Mi si chiede un estinto?
EUR.
Eh! di menzogne
Or pi tempo non . V' chi t'intese
Chiamarlo a nome e ragionar con lui.
ISS.
Pur troppo ver. L'immagine funesta
Sempre mi sta su gli occhi; in ogni loco
Segue la fuga mia; mi chiama ingrata,
Mi sgrida, mi rinfaccia
Che vide per colpa mia il giorno estremo.
EUR.
(Io gelo, e so che finge).
ISS.
(Io fingo e tremo).
EUR.
Eh! gl'inganni son vani.
ISS.
Oh Dio! Nol vedi,
Eurinome, tu stessa? Osserva il ciglio
Tuido di furor, molle di pianto
Che s'esprime dal cor quando s'adira.
Il bianco crin rimira,
Che, di tiepido sangue ancor stillante,
Gli ricade sul volto. Odi gli accenti;
Vedi gli atti sdegnosi. Ombra infelice,
Son punita abbastanza. Ascondi, ascondi
La face, oh Dio! caliginosa e nera,
E i flagelli d'Aletto e di Megera.
EUR.
Misera principessa! Io sento in seno
Piet per te.
ISS.
(Si commovesse almeno!)
EUR.
L'orror di queste piante
E' di larve importune infausto nido:
Ardetele, o compagne. In un istante
Vada in cenere il bosco.
ISS.
Ah, no! fermate.
Alla dea delle selve
Sacre son quelle piante.
EUR.
Eh! non si ascolti.
ISS.
Dunque neppur gli di dal tuo furore,
Empia! saran sicuri? Il reo comando
Vi sar chi eseguisca?
EUR.
Incauta, oh come
Tradisci il tuo segreto! Ecco la selva
Dove ascoso Toante. Andate, amiche:
Traetelo al supplizio.
(entrano le mazzoni nel bosco di Diana
ISS.
Aim! Sentite.
Misera! che far? Numi del cielo,
Eurinome, piet!
EUR.
Del figlio mio
Non l'ebbe il padre tuo.
ISS.
Se tanto sei
Avida di vendetta, aprimi il seno;
Feriscimi per lui. Supplice, umle
Eccomi a' piedi tuoi.
(s'inginocchia
EUR.
(Sento quel pianto
Lo sdegno intiepidir).
ISS.
Placati, o cambia
Oggetto al tuo furor. Per quanto accoglie
Di pi sacro per noi la terra e il cielo,
Per le ceneri istesse
Del tuo caro Learco...
EUR.
Ah! questo nome
Rinnova il mio furor. Mora il tiranno,
(snuda la spada
E mora di mia man. Non son contenta
Fin che del sangue suo fatto vermiglio
Quest'acciaro non veggo.
(crede incontrar Toante; ma, nell'atto di rivoltarsi, incontrandosi in Learco, che vien condotto dalle amazzoni fuori del bosco, resta immobile e le cade la spada di mano
LEAR.
Ah, madre!
EUR.
Ah, figlio!
ISS.
Che avvenne! Io son di sasso.
(s'alza
SCENA QUINTA
RODOPE e detti.
ROD.
(Di! Learco in catene!
Come salvarlo mai? Finger conviene).
EUR.
Sei pur tu? Son pur io?
LEAR.
Cos nol fossi,
Per soverchia piet madre crudele!
EUR.
Misera me! T'uccido
Dunque per vendicarti? Ah! torni in vita
Per farmi rea della tua morte. Oh quanto,
Quanto, figlio, mi costa
Di questi amari amplessi
L'inumano piacer!
ROD.
Compagne, il reo
Ad un tronco s'annodi, e segno sia
Alle nostre saette.
(le amazzoni legano Learco ad un tronco
EUR.
Ah, no! crudeli...
ROD.
Eurinome si tragga
A forza altrove, onde non turbi l'opra
Il materno dolor.
ISS.
Misera madre!
EUR.
Piet, Rodope!
ROD.
E vuoi
L'istesse leggi tue porre in oblio?
EUR.
Issipile, piet!
ISS.
Che far poss'io?
ROD.
S'affretti la sua morte,
Se il partir differisce anche un momento.
EUR.
Oh tormento maggior d'ogni tormento!
Ah! che nel dirti addio
Mi sento il cor dividere,
Parte del sangue mio,
Viscere del mio sen.
Soffri da chi t'uccide,
Soffri gli estremi amplessi.
Cos morir potessi
Nelle tu braccia almen!
(parte, ma restano le baccanti e le amazzoni
SCENA SESTA
ISSIPILE, RODOPE, LEARCO
LEAR.
Vedi nella mia sorte
I funesti trofei di tua bellezza,
Issipile crudele. Al duro passo
Giungo per troppo amarti.
ISS.
Il fabbro sei
Tu della tua sventura.
LEAR.
Era gi scritta
Ne' volumi del fato allor ch'io nacqui.
ISS.
Infelice momento in cui ti piacqui!
Nell'istante sfortunato
Ch'a' tuoi sguardi io parvi bella,
Lo splendor d'iniqua stella
Funestava i rai del ciel.
D'un amor s disperato
L'odio stesso men crudel.
(parte
SCENA SETTIMA
RODOPE e LEARCO
ROD.
Compagne, in questo loco
A Nemesi men grata
La vittima sar: pubblico sia,
E sia solenne il sacrifizio. Andate:
In faccia al popol tutto
L'ara s'innalzi, e se le aduni intorno
La schiera vincitrice. Io resto intanto
In custodia del reo.
(partono le baccanti e le amazzoni
LEAR.
Cos tiranna
Rodope non credei.
ROD.
Conosci, ingrato,
Meglio la mia piet. Finsi rigore,
Per deluder l'insano
Femminile furore.
LEAR.
Se dici il vero,
Disponi del cor mio.
ROD.
Da te non bramo
Un pattuito amor.
LEAR.
Forse non credi
I miei detti veraci?
Giuro agli di...
ROD.
Taci, Learco, taci.
Non voglio che 'l mio dono
Ti costi uno spergiuro. Ecco: ti rendo
E libertade e vita.
(lo scioglie
LEAR.
Ma della tua piet qual premio avrai?
ROD.
Gi premiata son io, ma tu nol sai.
Tu non sai che bel contento
Sia quel dire: Offesa sono:
Lo rammento, ti perdono,
E mi posso vendicar.
E mirar frattanto afflitto
L'offensor vermiglio in volto,
Che, pensando al suo delitto,
Non ardisce favellar.
(parte
SCENA OTTAVA
LEARCO solo.
Dal tuo letargo antico
Se destar non ti sai, perch ti scuoti,
Languida mia virt? Che vuoi con questi
Rimorsi inefficaci? O regna o servi.
Io non ti voglio in seno
Che vinta affatto o vincitrice appieno.
Affetti, non turbate
La pace all'alma mia;
Sia vostra scelta o sia
L'oprar necessit.
Perch rei vi credete,
Se liberi non siete?
Perch non vi cangiate,
Se avete libert?
(parte
SCENA NONA
Campagna a vista del mare, sparsa di tende militari. Sole che spunta.
GIASONE solo.
Fra dubbi penosi
Confuso, ravvolto,
Risolver non osi,
Mio povero cor.
Adori quel volto,
Detesti quell'alma,
E perdi la calma
Fra l'odio e l'amor.
E sar ver che tanto
Inganni un volto? Oh delle fiere istesse
Issipile pi fiera! Ai boschi ircani
Accresceresti un nuovo
Pregio di crudelt. L non s'annida
Tigre s rea che il genitore uccida.
E fra me la difendo! e invento ancora
Scuse alla mia dimora! Il proprio inganno
Confessar non vorresti,
Orgoglioso mio cor. Degna d'amore
Giudicasti costei,
E ancor difendi il tuo giudicio in lei.
Ma nasce il giorno: e voi,
(siede sopra un sasso
Stanchi di vaneggiar vegliate ancora,
Languidi spirti miei: per vi sento
Con tumulto pi lento
Confondervi nel sen. S'aggrava il ciglio,
E le fiere vicende
De' molesti pensier l'alma sospende.
(s'addormenta
SCENA DECIMA
GIASONE che dorme, e poi LEARCO
LEAR.
Abbastanza sin ora
Malvagio io fui. Di variar costume,
Dopo tanti perigli,
Ormai tempo saria. Son stanco al fine
Di tremar sempre al precipizio appresso,
D'ammirar gli altri e d'aborrir me stesso.
Ma che veggo! Il rivale
Dorme col. Felice te! Nascesti
Sotto unastro benigno. A te si serba
La bella mia nemica: io disperato
Pianger dovr. Fra gli amorosi amplessi
Tu riderai di me: n poca parte
Fia delle gioie tue la mia sventura.
Oh immagine crudele,
Che mi lacera il cor! No, non si lasci
La vita a chi m'uccide.
(impugna uno stile
Mori!...
(vuol ferirlo e si pente)
Che fo? Son questi
Que' sensi generosi, onde poc'anzi
Riprendeva me stesso?
(resta pensoso
SCENA UNDICESIMA
ISSIPILE, LEARCO, GIASONE che dorme
ISS.
Il genitore
Dove mai trover? Forse... Learco!
Perch stringi quel ferro?
LEAR.
(fra s)
Ignota al mondo
Sar questa virt. S'io non l'uccido,
Perdo la mia vendetta,
N gloria acquisto. Eh! mi sarebbe un giorno
Tormentosa memoria
Questa piet, che inopportuna usai.
Si vibri il colpo!
(s'incammina in atto di ferire
ISS.
Ah, traditor, che fai!
(trattenendogli il braccio
LEAR.
Lasciami.
ISS.
Non sperarlo.
LEAR.
Il ferro io cedo,
Se meco vieni.
ISS.
Un fulmine di Giove
M'incenerisca pria.
LEAR.
Dunque per lui
Non aspettar piet.
(tenta liberare il braccio
ISS.
Vedi ch'io desto
Lo sposo, e sei perduto.
LEAR.
Ah, taci! Io parto.
ISS.
No. La man disarmata
M'abbandoni l'acciaro.
LEAR.
Eccolo, ingrata!
(Learco pensa un momento; e poi lascia lo stile in mano d'Issipile
Prence, tradito sei!
(scuote Giasone e fugge
ISS.
Ferma!
(Giasone si sveglia; s'alza con impeto; e, nell'atto di volere snudare la spada, s'avvede d'Issipile, che tiene impugnato lo stile, e resta sorpreso
SCENA DODICESIMA
GIASONE ED ISSIPILE
GIAS.
Chi mi tradisce? Eterni di!
ISS.
Sposo!
GIAS.
Ah! barbara donna,
Io che ti feci mai? Di qual delitto
Mi vorresti punir? L'averti amata
Merita un gran castigo,
Ma non da te. D'abitatori il mondo,
Empia! spogliar vorresti,
Perch al tuo fallo un testimon non resti.
ISS.
Pu radunar la sorte
Pi sventure per me! Signor, t'inganni:
Io non venni a svenarti.
GIAS.
E quell'acciaro,
E quel volto smarrito, e quella voce,
Che tua non fu, che mi dest dal sonno,
Non ti convince assai?
ISS.
Altri tent svenarti: io ti salvai.
GIAS.
S, veramente ho grandi
Prove di tua piet. Chi uccise un padre,
Custodir lo sposo.
ISS.
Io non l'uccisi.
GIAS.
Ma se 'l tuo labbro...
ISS.
Il labbro
Fu forzato a mentir.
GIAS.
Se il re trafitto
Nella reggia vid'io!
ISS.
Veder ti parve,
Ma non vedesti il re.
GIAS.
Dunque Toante
Additami dov'.
ISS.
Ne cerco in vano.
GIAS.
Perfida! e crederesti
Cos stolto Giasone? Anche il disprezzo
Aggiungi al tradimento. Il tuo delitto
Mi palesi tu stessa, ognun l'afferma,
Testimonio io ne sono; ed or pretendi
Innocente apparir? Mi desto, e trovo
Te, confusa ed armata,
Pronta a ferirmi; e assicurar mi vuoi
Che per difesa mia mi vegli accanto?
Tessaglia non produce
Gli abitatori suoi semplici tanto.
ISS.
Vedrai...
GIAS.
Vidi abbastanza.
ISS.
N vuoi...
GIAS.
N voglio udirti.
ISS.
E credi...
GIAS.
E credo
Che son reo, se t'ascolto.
ISS.
Dunque...
GIAS.
Parti.
ISS.
E l'amore?
GIAS.
Con rossor lo rammento.
ISS.
E sono?...
GIAS.
E sei
Oggetto di spavento agli occhi miei.
ISS.
Ah! Furie abitatrici
Di quest'orride sponde, intendo, intendo:
L'innocenza delitto. E' poco il sangue
Di cui miro vermiglio il suol natio:
Saziatevi una volta; eccovi il mio.
(vuol ferirsi
GIAS.
Fermati.
(la trattiene
ISS.
Che pretendi?
Chi la mia morte a trattener ti muove?
GIAS.
Mori, se vuoi morir; ma mori altrove.
(le toglie e getta lo stile
ISS.
Almen...
GIAS.
Lasciami in pace.
ISS.
Ascoltami.
GIAS.
Non voglio.
ISS.
Uccidimi.
GIAS.
Non posso.
ISS.
Un sguardo solo.
GIAS.
E' delitto il mirarti.
ISS.
Idol mio, caro sposo.
GIAS.
O parto, o parti.
ISS.
Parto, se vuoi cos;
Ma questa crudelt
Forse ti coster
Qualche sospiro.
Conoscerai l'error;
Ma il tardo tuo dolor
Ristoro non sar
Del mio martiro.
(parte
SCENA TREDICESIMA
GIASONE, poi TOANTE
GIAS.
Part: lode agli di.
Vi seducea quel pianto
Durando anche un momento, affetti miei.
Lunge da questo cielo
Vadasi omai. La lontananza estingua
Un vergognoso amor.
TOAN.
Principe! amico!
GIAS.
Signor! M'inganno, o sei
Tu di Lenno il regnante?
TOAN.
Almen lo fui.
GIAS.
Son fuor di me. Come risorgi? Estinto
Nell'albergo real ti vidi io stesso:
O sognava in quel punto, o sogno adesso.
TOAN.
Vedesti un infelice
Avvolto in regie spoglie; e quel sembiante,
Poco dal mio diverso,
Altri ingann. Questa pietosa frode
Issipile invent per mia difesa.
GIAS.
Ah, di tutto innocente
Dunque la sposa mia! Toante, or ora
Ritorno a te.
(in atto di partire con fretta
TOAN.
Perch mi lasci?
GIAS.
Io voglio
Raggiungere il mio ben. Saprai, saprai
Quanto, ingiusto, l'offesi.
(come sopra
TOAN.
Odi: che fai?
Le femminili schiere,
Cui l'evento felice orgoglio accresce,
Scorron per ogni loco; e, se t'inoltri
Cos senza seguaci,
N il tuo sangue risparmi,
N difendi la sposa.
GIAS.
(verso le tende
All'armi! all'armi!
Destatevi, sorgete,
Seguitemi, o compagni!
TOAN.
A' vostri passi
Io servir di scorta.
GIAS.
Ah, no! Saresti
Impaccio e non difesa. In mezzo all'ire,
Io tremerei per te. Compagni, oh Dio!
Troncate le dimore.
(con impazienza e fretta
Oh sposa! Oh amico! Oh tenerezze! Oh amore!
Io ti lascio; e questo addio
Se sia l'ultimo non so.
Torner coll'idol mio,
O mai pi non torner.
(Giasone parte, seguto dagli Argonauti, che, nel tempo dell'aria, si vedono uscir dalle tende e radunarsi
SCENA QUATTORDICESIMA
TOANTE solo.
No, restar non vogl'io
D'Issipile al periglio
Placido spettator. L'amor di padre
Alle tremule membra
Vigore accrescer. Forte diviene
Ogni timida fiera
In difesa de' figli: altrui minaccia,
Depone il suo timore,
E l'istessa vilt cangia in valore.
Tortora, che sorprende
Chi le rapisce il nido,
Di quell'ardir s'accende
Che mai non ebbe in sen.
Col rostro e con l'artiglio
Se non difende il figlio,
L'insidiator molesta
Con le querele almen.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Luogo rimoto fra la citt e la marina, adorno di cipressi e di monumenti degli antichi re di Lenno.
LEARCO con due pirati suoi seguaci, e poi TOANTE
LEAR.
Ogni nostra speranza
Fu vana, amici. Alle pi belle imprese
La fortuna si oppone. Andate; e sia
Ciascun pronto a partir.
(partono i pirati)
Ma veggo, o parmi?...
S, Toante s'appressa, e solo ei viene
Per queste vie romite.
Facciam l'ultima prova. Amici, udite.
(tornano i pirati, a' quali, tratti in disparte, Learco parla in voce sommessa
TOAN.
Nelle tessale tende
Restar dovrei, ma voi non tollerate,
Affetti impazienti.
LEAR.
Udiste? Andate.
(a' pirate, che partono
TOAN.
Sollecito, dubbioso,
Palpito, non ho pace. Ogni momento
Qualche nunzio funesto
Temo ascoltar. Per questa
Pi solitaria parte
Alla reggia n'andr.
(in atto di partire
LEAR.
(Learco, all'arte!)
Signor, soffri al tuo piede
(se gl'inginocchia innanzi
Il vassallo pi reo...
TOAN.
Tu vivi! Oh numi!
Sei Learco o nol sei?
LEAR.
Learco io sono.
TOAN.
Che pretendi da me?
LEAR.
Morte o perdono.
TOAN.
Traditor! non offrirti
Al mio sguardo mai pi.
(in atto di partire
LEAR.
Sentimi, e poi
(s'alza e lo siegue
Discacciami, se vuoi.
TOAN.
Non sai qual pena,
Perfido! a te si serba in questo lido?
LEAR.
La morte io meritai,
Signor, quando tentai
Issipile rapir. Ma, se non trova
Piet nel mio regnante
Un giovanile errore
Che persuase amore,
Che il rimorso pun, si mora almeno
Nel paterno terreno. Un lustro intero,
Sempre in clima straniero,
Ramingo, pellegrino,
Scherzo di reo destino,
Vivo in odio alle stelle, in odio al mondo;
E, quel che pi m'affanna,
Vivo in odio al mio re. Grave a me stesso
La stanchezza mi rende,
E 'l tedio di soffrir. De' mali miei
Il pi grande la vita; e chi dal seno
Lo spirto mi divide,
E' pietoso con me quando m'uccide.
TOAN.
(Quel disperato affanno
Scema l'orror della sua colpa antica).
LEAR.
(Quanto tarda a venir la schiera amica!)
(impaziente verso la scena
TOAN.
Da' tuoi disastri impara
A rispettar, Learco,
In avvenir la maest del trono.
Riconsolati e vivi. Io ti perdono.
(in atto di partire
LEAR.
Ah! signor, tu mi lasci
Dubbioso ancor, se un pi sicuro pegno
Non ho di tua piet.
TOAN.
Dopo il perdono
Che di pi posso darti?
LEAR.
La tua destra real.
TOAN.
Prendila, e parti.
LEAR.
O de' numi clementi
(va allungando queste parole, per dar tempo che giungano i compagni
Pietoso imitator, questo momento
Di tutti mi ristora
Gli affanni che passai. (N giunge ancora!)
E dubbioso e tremante
Eccomi alle tue piante... E in umil atto...
(mentre vuole inginocchiarsi e prender la mano al re, escono i corsari armati, che circondano Toante
TOAN.
Qual gente ne circonda?
LEAR.
Il colpo fatto!
(lascia la mano di Toante, sorge, ed abbandona l'affettata umilt, da lui finta sin ora
Cedimi quella spada.
(a Toante
TOAN.
A chi ragioni?
LEAR.
Parlo con te.
TOAN.
Meco favelli? Oh di!
Come...
LEAR.
Non pi: mio prigionier tu sei.
TOAN.
Qual nera frode!
LEAR.
Al fine
Cadesti ne' miei lacci. Arbitro io sono
De' giorni tuoi: soffrilo in pace. Il mondo
Varia cos le sue vicende; e sempre
All'evento felice il reo succede.
Or tocca a te di domandar mercede.
TOAN.
Scellerato!
LEAR.
Toante,
Cambia linguaggio. Un grande esempio avesti
Di prudenza da me. Supplice, umile
Parlai fin ora. E' l'adattarsi al tempo
Necessaria virt. Pendon quell'armi
Dal mio cenno; e poss'io...
TOAN.
Che puoi tu farmi?
Puoi togliermi l'avanzo
D'una vita cadente,
Che mi rese molesta
Degli anni il peso e degli affanni miei.
LEAR.
Anch'io dissi cos, ma nol credei.
TOAN.
V' per gran distanza
Dal mio core al tuo cor.
LEAR.
Fole son queste.
Ogni animal, che vive,
Ama di conservarsi. Arte, che inganna
Solo il credulo volgo, la fermezza
Che affettano gli eroi ne' casi estremi.
Io ti leggo nell'alma, e so che tremi.
TOAN.
Tremerei, se credessi
D'esser simile a te; ch avrei su gli occhi
L'orror di mille colpe, e mi parrebbe
Sempre ascoltar che mi stridesse intorno
Il fulmine di Giove,
Punitor de' malvagi.
LEAR.
A questo segno
Non l'ira celeste
Terribile per me.
TOAN.
Fole son queste.
Tranquillo esser non puoi.
So che nasce con noi
L'amor della virt. Quando non basta
Ad evitar le colpe,
Basta almeno a punirle. E' un don del Cielo,
Che diventa castigo
Per chi ne abusa. Il pi crudel tormento
Ch'hanno i malvagi, il conservar nel core,
Ancora a lor dispetto,
L'idea del giusto e dell'onesto i semi.
Io ti leggo nell'alma, e so che tremi.
LEAR.
Questo de' cori umani
Saggio conoscitor traete, amici,
Prigioniero alle navi. E tu deponi
Quell'inutile acciaro.
(a Toante
TOAN.
Prendilo, traditor!
(getta la spada
LEAR.
Dovresti ormai
Quell'orgoglio real porre in oblio.
Toante il vinto: il vincitor son io.
TOAN.
Guardami prima in volto,
Anima vile, e poi
Giudica pur di noi
Il vincitor qual .
Tu, libero e disciolto,
Sei di pallor dipinto:
Io di catene avvinto,
Sento piet di te.
(parte fra i pirati
SCENA SECONDA
LEARCO e poi RODOPE
LEAR.
E pur quel regio aspetto
Quel parlar generoso... Eh! non si pensi
Che al piacer d'un acquisto
Che pu farmi felice.
ROD.
(spaventata)
Oh Dio! Learco!
LEAR.
Qual del tuo spavento,
Rodope la cagion?
ROD.
Quindi non lunge,
Stuol di gente straniera al mar conduce
Toante prigioniero. Ah! se ti resta
Qualche scintilla in seno
Di virt, di valore, ecco il momento
Di farne prova. Ogni delitto antico
Puoi cancellar, se vuoi. Poi del nome tuo
La memoria eternar.
LEAR.
Gran sorte! E come?
ROD.
Va, combatti, procura
Di liberar Toante. Offri la vita
A pro del tuo monarca. O vinci o mori,
Emendi un atto grand
Ogni fallo passato,
E mi tolga il rossor d'averti amato.
LEAR.
Generoso il consiglio, e per mercede
Merita un disinganno. E' mio comando
Di Toante l'arresto. Alla superba
Issipile ne reca
La novella, se vuoi. Dille che meno
I deboli nemici
S'avvezzi a disprezzar. Basta s poco
Per nuocere ad altrui, che in umil sorte,
Che oppresso ancora, ogni nemico forte.
Dille che in me paventi
Un disperato amor:
Dille che si rammenti
Quanto mi disprezz.
E se per queste offese
Mi chiama traditor,
Dille che tal mi rese
Quando m'innamor.
(parte
SCENA TERZA
RODOPE poi ISSIPILE
ROD.
E tanta si ritrova
Malvagit fra noi? Misera figlia!
Principessa infelice! A tal novella
Qual diverrai!
ISS.
Son terminati, amica,
Tutti gli affanni nostri. E' stanco il Cielo
Di tormentarne pi. Vinse di Lenno
Le fiere abitatrici
Il mio sposo fedel. Palese a lui
E' l'innocenza mia. Sicuro il padre,
Noi vincitrici, ogni discordia tace:
Tutto amor, tutto fede e tutto pace.
ROD.
Ma Toante per...
ISS.
Toante aspetta
Nelle tessale tende
Di Giasone il ritorno.
ROD.
Ah, fosse vero!
ISS.
Perch? Parla!
ROD.
Toante prigioniero.
ISS.
E di chi?
ROD.
Di Learco.
ISS.
Onde il sapesti?
ROD.
Fra' seguaci dell'empio
Avvinto l'incontrai.
ISS.
Ma quali sono
Di Learco i seguaci?
ROD.
Gente simile a lui.
ISS.
Numi del cielo!
A che mai di funesto
Mi volete serbar? Che giorno questo?
SCENA QUARTA
GIASONE con Argonauti, e dette.
GIAS.
Issipile, mio ben, qual nuovo affanno
Oscura i lumi tuoi?
ISS.
Sposo adorato,
Opportuno giungesti. Ah! puoi tu solo
Consolarmi, se vuoi. Corri... Difendi...
Abbi piet di me!
GIAS.
Spiegati. Ancora
Intenderti non so.
ISS.
Toante... Il padre...
Learco... Ah, mi confondo!
ROD.
Al mar conduce
Il traditor Learco
Incatenato il re.
GIAS.
L'istesso forse...
ISS.
S, quel Learco istesso,
Che te dal sonno oppresso
Svenar tent; ma, trattenuto, almeno
Funestar co' sospetti
Volle la nostra pace.
GIAS.
Anima rea!
ISS.
Principe generoso, ecco un'impresa
Degna di te. Perdi la sposa,
Se lui non salvi. E' ad un sol filo unita
La vita di Toante e la mia vita.
GIAS.
Lasciami il peso, o cara,
Di punire il fellon. Ma tu rasciuga
Le lagrime dolenti. Al mio coraggio
E' troppo gran periglio
Il vederti di pianto umido il ciglio.
Care luci, che regnate
Su gli affetti del mio cor,
Non piangete, se volete
Ch'io conservi il mio valor.
Tal piet in me destate
Con quel tenero dolor,
Non m'avanza pi costanza
Per vestirmi di rigor.
(parte
SCENA QUINTA
RODOPE ed ISSIPILE
ROD.
Ma troppo, o principessa,
T'abbandoni al dolor. Sempre la sorte
Non ti sar severa.
Di Giasone al valor fidati e spera.
ISS.
Ch'io speri? Ma come?
Se nacqui alle pene,
Se un'ombra di bene
Non vidi fin or?
Ognor doppio affanno
Mi trovo nel petto:
V' quello che provo,
V' l'altro che aspetto;
E al pari del danno
Mi affligge il timor.
(parte
SCENA SESTA
RODOPE ed EURINOME
ROD.
Io mi perdo in s grande
Numero di sventure.
EUR.
Il figlio mio,
Rodope, dove and?
ROD.
Pensa, inumana!
Pensa a te stessa. Al vincitor t'ascondi,
Se t' cara la vita.
EUR.
Io non la curo,
Se non trovo Learco.
ROD.
Un nome oblia,
Ch'odio del mondo, e tua vergogna e mia.
EUR.
Tanto sdegno perch? Tu lo salvasti...
ROD.
E ne sento dolor.
EUR.
Spero che sia
Simulata quest'ira. Un'altra volta
Dicesti ancor che lo bramavi oppresso,
E l'adoravi allor.
ROD.
Ma l'odio adesso.
Odia lapastorella
Quanto bram la rosa,
Perch vicino a quella
La serpe ritrov:
N il vol mai pi raccoglie
L'augel tra quelle foglie,
Dove invischi le piume,
E a pena si salv.
(parte
SCENA SETTIMA
EURINOME sola.
Ah! che, cercando il figlio,
Me stessa perder. Ma che mi giova
Senza lui questa vita? E' reo Learco;
Lo so, ma l'amo; ed i delitti suoi
M'involano il riposo,
Ma non l'amor. Pi cresce l'odio altrui,
Pi mi sento per lui
Tutto il sangue gelar di vena in vena.
Giusti di! l'esser madre premio o pena?
E' maggiore d'ogni altro dolore
Quell'affetto che insana mi rende;
N l'intende chi madre non .
Il periglio d'un misero figlio
Ho s vivo nell'anima impresso,
Che per esso mi scordo di me.
(parte
SCENA OTTAVA
Lido del mare, con navi di Learco e ponte per cui si ascende ad una di esse. Da un lato, rovine del tempio di Venere; dall'altr, avanzi d'un antico porto di Lenno.
GIASONE, ISSIPILE, RODOPE, con sguito d'Argonauti. LEARCO e TOANTE in una delle navi.
GIAS.
Issipile, respira:
Giungemmo il traditor. Compagni, in quelli
Insidiosi legni
Secondate i miei passi. Io chiedo a voi
Furore e crudelt. S'ardan le vele,
Si sommergan le navi. Orrida sia
A tal segno la strage,
Che appaia all'altrui ciglio
Di quel perfido sangue il mar vermiglio.
(Learco comparisce su la poppa della nave, tenendo con la sinistra per un braccio l'incatenato Toante ed impugnando uno stile nella destra sollevata in atto di ferirlo
LEAR.
S, ma quel di Toante
Si cominci a versar.
ISS.
Fermati!
ROD.
Indegno!
GIAS.
Qual furor ti trasporta?
ISS.
Padre... Sposo... Learco... Oh di! son morta.
LEAR.
Issipile, che giova
L'affliggersi cos? Della sua vita
Arbitra sei. Su questa nave ascendi
Sposa a Learco. Il mio costante amore
Premii la figlia; e 'l genitor non muore.
ISS.
Che ascolto, o sposo!
GIAS.
E profferire ardisci
Il patto scellerato, anima rea?
Ah! raffrenar non posso
Il mio giusto furor.
(in atto di snudar la spada
ISS.
Piet, Giasone!
(trattenendolo
L'empio trafigge il padre,
Se tenti d'assalirlo.
GIAS.
Ah! ch'io mi sento
Tutte le furie in sen.
LEAR.
Vedi, o Toante,
Quella tenera figlia
Come corre a salvarti. I suoi disprezzi
Paghi il tuo sangue: ho tollerato assai.
(in atto di ferire
ISS.
Eccomi! non ferir.
(s'affretta verso la nave
TOAN.
Figlia, che fai?
Potesti a questo segno
(Issipile si ferma
Scordarti di te stessa? Ah! non credea
Che Issipile dovesse
Farmi arrossir. D'un talamo reale
All'onor, non al letto
D'un infame pirata io t'educai;
E divenir tu vuoi
Madre di scellerati e non d'eroi?
ISS.
Dunque un'altra m'addita
Miglior via di salvarti.
TOAN.
Eccola. Intatto
Custodisci l'onor del sangue mio.
Non pensar che d'un padre
Gi ti costi la vita, o te ne renda
Pi gelosa custode un tal pensiero.
Col tuo sposo fedele
Vivi e regna per me. Se a voi s'accresce
La vita che m'avanza,
Abbastanza regnai, vissi abbastanza.
ROD.
Oh forte!
GIAS.
Oh generoso!
ISS.
E non ti muove
Tanta virt, Learco?
LEAR.
Anzi m'irrta.
ISS.
Dunque?
LEAR.
Vieni, o l'uccido.
ISS.
Ah! questo pianto
Ti faccia impietosir. Del mio rifiuto
Ti vendicasti assai. Basta, Learco,
Basta cos. Non sei contento ancora?
Vuoi vedermi al tuo piede
Miserabile oggetto in questo lido?
Eccomi a' piedi tuoi.
(s'inginocchia
LEAR.
Vieni, o l'uccido.
ISS.
S, verr, traditor: verr; ma quanto
D'orribile ha l'inferno
(s'alza furiosa
Meco verr. Delle aborrite nozze
Fia pronuba Megera, auspice Aletto.
Io delle Furie tutte,
Io sar la peggior. Verr; ma solo
Per strapparti dal seno,
Mostro di crudelt, quel core infido.
Scellerato! verr.
LEAR.
Vieni, o l'uccido.
(con isdegno, in atto di ferire
ISS.
Eccomi, non ferir.
(a Learco
Numi, piet non v'?
Ricordati di me.
(a Giasone
Morir mi sento.
Ha ben di sasso il core
Chi, senza lagrimar,
Ha forza di mirar
Questo tormento.
(Issipile, piangendo, s'incammina lentamente alla nave, e va rivolgendosi a riguardar con tenerezza Giasone
GIAS.
Sposa, cos mi lasci? Empio! Vorrei...
Fremo... Non ho consiglio.
Barbari di...
(mentre Giasone va smaniando per la scena, esce frettolosamente Eurinome
SCENA NONA
EURINOME e detti.
EUR.
Pur ti ritrovo, o figlio.
LEAR.
Salvati, o madre.
GIAS.
Ah, scellerata! A caso
(trattiene Eurinome
Qui non giungesti. Issipile, t'arresta.
Guardami, traditor.
(a Learco)
Libero appieno
Rendi Toante, o la tua madre io sveno.
(Issipile si ferma a mezzo il ponte, e Giasone, impugnando uno stile, minaccia di ferire Eurinome
LEAR.
Come!
EUR.
Che fu?
ROD.
Qual cangiamento!
LEAR.
In lei
Non punire i miei falli. Il tuo nemico
Son io, Giasone.
GIAS.
Il mio furor non lascia
Luogo a consiglio. E' mio nemico ognuno
Che te non aborrisce. E' rea costei
Di mille colpe, e, se d'ogni altra ancora
Fosse innocente, io non avrei rossore
D'averle ingiustamente il sen trafitto.
L'esser madre a Learco un gran delitto.
ROD.
Confuso l'empio.
ISS.
Eterni di, prestate
Adesso il vostro aiuto!
GIAS.
Barbaro! non risolvi?
LEAR.
Ho risoluto.
Svenala pur: ma venga,
E la legge primiera
Issipile compisca.
ROD.
Oh mostro!
ISS.
Oh fiera!
GIAS.
A voi dunque, o d'Averno
Arbitre deit, questo offerisco
Orrido sacrifizio.
LEAR.
(Io tremo!)
GIAS.
A voi
Di vendicar nel figlio
Della madre lo scempio il peso resti.
Mori, infelice!
(mostra di ferirla
LEAR.
Ah! non ferir: vincesti.
ROD.
E pur s'intener.
EUR.
Deggio la vita,
Caro Learco, a te.
LEAR.
Poco il tuo figlio,
Eurinome, conosci... E' debolezza
Quella piet che ammiri,
Non virt. Vorrei poter l'aspetto
Sostener del tuo scempio,
E mi manca valore. Ad onta mia,
Tremo, palpito, e tutto
Agghiacciar nelle vene il sangue io sento.
Ah, vilissimo cor! n giusto sei,
N malvagio abbastanza; e questa sola
Dubbiezza tua la mia ruina affretta.
Incominci da te la mia vendetta.
(si ferisce
EUR.
Ferma! che fai?
LEAR.
Non spero
E non voglio perdono. Il morir mio
Sia simile alla vita.
(si getta in mare
EUR.
Io manco. Oh Dio!
(sviene ed condotta dentro
ROD.
Oh giustissimo Ciel!
GIAS.
Correte, amici,
A disciogliere il re.
(gli Argonauti corrono su la nave
ISS.
Sposo, io non posso
Rassicurarmi ancor.
ROD.
Quante vicende
Un sol giorno adun!
TOAN.
Principe! figlia!
scendendo dalla nave
ISS.
Padre!
GIAS.
Signor!
ISS.
Questa paterna mano
Torno pure a baciar!
(bacia la mano a Toante
TOAN.
Posso al mio seno
Stringervi ancora!
(gli abbraccia
ROD.
I tollerati affanni
L'allegrezza compensi
D'un felice imeneo.
TOAN.
Ma pria nel tempio
Rendiam grazie agli di; ch troppo, o figli,
E' perigliosa e vana,
Se da lor non comincia, ogni opra umana.
CORO
E' follia d'un'alma stolta
Nella colpa aver speranza:
Fortunata ben tal volta,
Ma tranquilla mai non fu.
Nella sorte pi serena,
Di se stesso il vizio pena:
Come premio di se stessa,
Bench oppressa, la virt.
FINE
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