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L.C.T.

Una bella purgatina non ha mai fatto male a nessuno

di Alberto Campora

PERSONAGGI

ASTOLFO

Studente fuoricorso

LUDOVICO

Studente fuoricorso e bugiardo patentato

ELENA

Studentessa e fidanzata di Ludovico

MARZIA

Studentessa, comunista combattente e femminista

LINDA

Studentessa, amica di Elena e Marzia

RODOLFO

Padrone di casa e laido maniaco di mezz’età

TRISTANO

Drag queen di mezz’età

MARIELLA

Prostituta di mezz’età

SIGNORA PONTREMOLI

Madre bacchettona di Ludovico

TONINO

Studente, tossichetto e leader di un centro sociale

ERMANNO

Spacciatore

COMMISSARIO ANACLETONI

Poliziotto

TENENTE FORMAGGIONI

1

Poliziotto

I° Atto

SCENA 1

La scena si svolge nel soggiorno dell’appartamento di due studenti fuoricorso. E’ un soggiorno semplice e

spartano. In mezzo alla stanza c’è un divano sdrucito, davanti al quale c’è un tavolino basso, su cui sono

abbandonate alla rinfusa decine di bottiglie di birra e diverse riviste pornografiche. Sul lato sinistro (secondo

la visuale del pubblico) c’è la porta d’ingresso dell’appartamento. Sul lato destro c’è la porta che conduce in

cucina. Mentre sul fondo ci sono tre porte, una per il WC e due che conducono alle stanze dei due inquilini.

Ai lati del tavolo ci sono alcune sedie. Quando si alza il sipario, sul divano c’è Astolfo che sta sfogliando una

rivista hard.

LUDOVICO:

Astolfo, sei impazzito?

Fai sparire le riviste zozze prima che arrivi Elena, sai che è una

femminista militante e che se le vedesse se la prenderebbe con me.

ASTOLFO:

(bevendo prima un sorso di birra da una delle bottiglie) Non mi rompere

le scatole.

Passi che accetto di buon grado che la tua amata venga a vivere con te,

ma almeno che non mi rompa le scatole.

Il suo servo … pardon, il suo fidanzato, sei tu.

LUDOVICO:

Non dire mai quella parola.

La sola parola fidanzato la fa andare su tutte le furie, devi dire compagno.

ASTOLFO:

Ma perché, con tutte le donne che ci sono al mondo, sei andato a cercarti

una comunista e per di più femminista militante?

LUDOVICO:

Amico mio, al cuor non si comanda e poi gli opposti si attraggono.

ASTOLFO:

Si ed io, oltre a sopportarmi un fascistello papista e moralista come te,

ora mi devo sorbire anche la comunista femminista pazza.

Meno male che ti sei scelto Elena e non la sua amica pazza e super

fanatica.

LUDOVICO:

(tentennante) Dici Marzia?

ASTOLFO:

Si proprio quella lì.

LUDOVICO:

Ehm … come dire …

Ho dovuto assicurare ad Elena che non avresti fatto storie se ogni tanto

Marzia venisse a trovarla qui.

ASTOLFO:

2

(preoccupato e terrorizzato) Cosa vuol dire “ogni tanto”?

LUDOVICO:

(con aria colpevole) Ehm … veramente … come dire … praticamente

ogni giorno, studiano insieme.

ASTOLFO:

(alzandosi di scatto) Ah no!

Questo no, non posso sopportare l’idea di vedere ogni giorno quella

rompiscatole.

LUDOVICO:

Suvvia, caro Astolfo, se tu non fossi un bastian contrario non avresti mai

litigato con lei.

Non è colpa sua se è comunista e femminista, sono solo dei mali sociali

che la nostra società deve sopportare.

La cosa grave è che tu sei comunista quando parli con un fascista,

nazista quando parli con un compagno, papista con l’ateo e anticlericale

con il religioso.

Sei tu il problema.

ASTOLFO:

Forse, ma questo è il mio appartamento e comando io.

LUDOVICO:

Ah no!

Pago il cinquanta per cento dell’affitto, quindi la mia opinione vale quanto

la tua.

ASTOLFO:

Da quando sei così democratico?

Credevo che coloro che non andavano d’accordo con te o finivano nei

forni o nelle mani della santa inquisizione.

LUDOVICO:

Si, ma che Elena non lo scopra mai.

ASTOLFO:

Ma la tua dolce metà, cosa sa di te?

LUDOVICO:

Ciò che ho ritenuto opportuno farle sapere.

ASTOLFO:

E sarebbe?

LUDOVICO:

Che nel weekend non ci sono perché faccio il volontario in un centro

sociale per drogati marci e che se ogni tanto tollero la visita di Don Ciccio

è solo perché faccio di necessità virtù, perché per aiutare i miei poveri

drogati ho bisogno di quel sordido fraticello.

ASTOLFO:

E se la cara Elena scoprisse che i tuoi malvagi drogati di estrema sinistra

sono solo degli scout, ovvero dei bambini indifesi, e che Don Ciccio è un

tuo carissimo amico di famiglia?

LUDOVICO:

Ma caro Astolfo, a cosa serviresti tu se non a coprirmi?

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ASTOLFO:

(beve un sorso di birra) Ma va a quel paese.

Astolfo va nella sua stanza.

SCENA 2

Si apre la porta ed entrano tre ragazze. Elena vestita normalmente, Linda, con un maglione esageratamente

grande ed un cappello che le nasconde la faccia, e la terribile Marzia, che indossa una giacca militare

tappezzata di simboli pacifisti e di sinistra e ha intorno alla fronte una fascia rossa, ricavata da una sciarpa

con l’immagine del Che. Le tre ragazze portano dei borsoni. Quando Marzia vede Ludovico, scatta sull’attenti

ed alza al cielo il pugno sinistro.

MARZIA:

Saluti compagno Ludovico.

LUDOVICO:

(prima guarda Elena e poi, poco convinto, alza anche lui il pugno) Salute

a voi compagne.

Marzia inizia a percorrere il soggiorno con sguardo indagatore. Poi si ferma indignata.

MARZIA:

Compagne a me.

(indicando il tavolino) Guardate qua, delle orrende riviste pornografiche.

Orrendi feticci del impero del male, il maschilismo imperante.

Morte al macho!

ELENA E LINDA:

Morte al macho!

LUDOVICO:

(terrorizzato) Ma … non sono mie … sono di Astolfo. … si, sono proprio

di Astolfo.

MARZIA:

Astolfo?

Il grande decano dei fuoricorso?

Quello squallido quarantenne che ha già cambiato invano cinque corsi di

laurea?

Quel porco maschilista e fascista?

LUDOVICO:

Si, proprio lui.

Sapete, io … io vivo con lui e purtroppo devo litigarci ogni giorno.

Non faccio che ripetergli che queste immonde riviste denigrano la donna

e calpestano la dignità delle compagne, ma lui è un porco senza ritegno e

non è umanamente possibile redimerlo.

ELENA:

(abbracciando il fidanzato) Piccioncino, ora ci sono io a difenderti da quel

maniaco.

Sono sicura che se tu non lo avessi mai conosciuto, non saresti ancora

all’università alla tua età e che saresti già un membro del direttivo del

partito.

Ti proteggerò io dai suoi malefici influssi.

Linda sta sfogliando una delle riviste incriminate.

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MARZIA:

(autoritaria) Compagna, cosa stai facendo?

LINDA:

(terrorizzata) Veramente … veramente mi stavo informando sul livello di

degrado in cui vive questo Astolfo. (pronuncia il nome di Astolfo con fare

trasognante)

MARZIA:

Voglio ben sperare che sia così.

Perché circola voce che tu abbia detto che lo trovi carino.

LINDA:

Carino?

Io, non ho mai detto una cosa simile di quel porco, di quel ciccione

pervertito, … (con fare trasognante) di quel maschio.

MARZIA:

Maschio?

LINDA:

Volevo dire … quello squallido modello di macho da eliminare.

MARZIA:

Ti rendi conto che magari quel porco quando ti vede immagina di fare a

te quelle porcherie?

LINDA:

Magari …

(correggendosi) Magari ci provasse, avrei la scusa per dargli un bel calcio

nei denti.

MARZIA:

Mi raccomando, mettiti gli anfibi con le punte di ferro e colpisci là dove

non batte il sole.

LUDOVICO:

(raccapricciato) Uh che male.

MARZIA:

E’ soltanto ciò che merita.

Ma si è fatto tardi, Linda andiamo.

Elena ci vediamo dopo.

Marzia e Linda escono di scena.

SCENA 3

Mentre Elena e Ludovico si baciano, Astolfo esce dalla sua stanza. Come al solito ha la camicia fuori dai

pantaloni ed una birra in mano.

ASTOLFO:

(annoiato) Piccioncini, certe cose fattele nella vostra stanza.

ELENA:

(indicandolo con disgusto) Il porco … lo spacciatore di giornali

pornografici.

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ASTOLFO:

Quali giornali?

Elena si avvicina al tavolino.

ELENA:

Questi!

Ludovico, non visto dalla fidanzata si butta in ginocchio e fa gesti di supplica all’amico.

ASTOLFO:

ghignando) Ah, questi.

Ma cara mia questi non sono giornali porno, sono giornali da educanda.

Cara mia, io chiamo pornazzi i giornali sadomaso, dove le grandi

schifiltose come te soffrono come bestie nelle mani di sporchi machi

maschilisti come me.

ELENA:

(inorridita) Bestia!

La ragazza se ne va nella camera che divide con Ludovico. Si apre la porta. Entra Rodolfo, il padrone di casa

e vicino dei due ragazzi. E’ un laido maniaco di mezz’età con una faccia da porco.

ASTOLFO:

Oh, ci mancava proprio lei.

(ironico) Non si bussa mai, si usano le chiavi che non si dovrebbe avere e

si irrompe selvaggiamente nella nostra vita.

RODOLFO:

Sempre acido, vero?

Sono venuto a ricordarvi che domani dovete pagarmi l’affitto.

ASTOLFO:

La vedo particolarmente soddisfatto.

Quanti sederini ha palpato questa mattina sull’autobus?

RODOLFO:

(estasiato) Tre ragazzine e due donne.

Ma non avete idea del colpo gobbo che ho messo a segno sulla

metropolitana.

Eh si, dopo il bus ero ancora in fregola e ho preso il metrò, ho visto una

giovane tossichetta e mi sono avvicinato a lei, mi ci sono strusciato

contro per tutto il tragitto.

Favoloso!

Non doveva nemmeno avere diciotto anni.

Non sono così eccitato da anni, ho bisogno di nuove prede, quindi credo

che andrò a fare un giretto in treno.

Rodolfo esce di scena.

LUDOVICO:

(terrorizzato) Astolfo, dobbiamo fare assolutamente in modo che quel

porco stia lontano dalla mia dolce Elena.

ASTOLFO:

Dolce?

LUDOVICO:

Va beh … la mia Elena.

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ASTOLFO:

Caro amico, mi sa che ciò che chiedi è impossibile.

Non appena il vecchio porco scoprirà che in questa casa vive una

ragazza non si lascerà sfuggire nessuna occasione per molestarla.

LUDOVICO:

E se non gli facessimo scoprire che Elena vive qui?

ASTOLFO:

Ma è impossibile, è il nostro odiato padrone di casa ed ogni cinque minuti

viene a romperci le scatole.

Elena rientra in scena ed i due amici cambiano discorso.

LUDOVICO:

Caro Astolfo cosa ti stavo dicendo?

ASTOLFO:

Mi sembra che stessimo parlando della spesa e di ciò che ci manca.

(girandosi verso la ragazza) Elena vado al supermercato, ti serve

qualcosa?

ELENA:

No, ma se mi dai uno strappo fino all’università mi faresti un gran piacere.

Sono in ritardo e ho un seminario.

ASTOLFO:

(girandosi verso l’amico) Posso?

LUDOVICO:

Certo!

Non fare lo spiritoso.

Astolfo ed Elena escono di scena.

SCENA 4

Ricompare in scena Rodolfo agitatissimo.

RODOLFO:

Ludovico, chi è quella ragazza che è appena uscita dal vostro

appartamento insieme a quel debosciato di Astolfo?

LUDOVICO:

(terrorizzato) Quale ragazza?

Non ho visto nessuna ragazza.

RODOLFO:

Non fare il finto tonto, ho appena visto uscire una ragazza molto carina

da qui.

E ti dirò di più, presto sarà mia.

LUDOVICO:

(terrorizzato) Sua?

Ma… ma ne è veramente sicuro?

Io al suo posto ci penserei bene …

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RODOLFO:

(con fare saputello) Cosa stai cercando nascondermi piccolo

mascalzone?

LUDOVICO:

Veramente …

RODOLFO:

(imperioso) Allora cosa nascondete?

LUDOVICO:

Beh, lei sa che Astolfo è un po’ strano … come dire?

Un po’ alternativo …

RODOLFO:

(innervosito) Alternativo quanto?

LUDOVICO:

Ha presente Tristano?

RODOLFO:

(sorpreso) La checca del piano di sopra?

LUDOVICO:

Si, proprio lui.

(fingendo sconforto e compassione per l’amico) Io ho sempre cercato di

aiutare il povero Astolfo, ma lui non ci sente e proprio oggi si è portato il

suo nuovo amore Elena a casa.

RODOLFO:

E tutto ciò che cosa ha a che fare con Tristano?

LUDOVICO:

Mi vergogno un po’ a dirlo …

Elena è un collega di Tristano, in realtà si chiama Spartaco.

RODOLFO:

(sorpreso) Spartaco!

E’ un travestito?

LUDOVICO:

Certo!

Sa Astolfo, nel suo essere alternativo, ha iniziato a frequentare strana

gente …

RODOLFO:

Basta!

Non voglio sapere nulla di ciò.

Che schifo!

LUDOVICO:

No, lei deve sapere.

RODOLFO:

Eh no, io sono normale, a me piacciono le ragazze e non voglio saperne

di diventare, come dite voi, alternativo.

LUDOVICO:

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Ma io volevo soltanto avvertirla del pericolo.

RODOLFO:

Quale pericolo?

LUDOVICO:

Gli altri due travestiti.

RODOLFO:

Quali?

LUDOVICO:

Le due simil ragazze che studiano con Spartaco.

Le riconoscerà subito, una è un trans cattivissimo che si veste da

rivoluzionario comunista d’altri tempi, mentre l’altro ha un aspetto più

dolce e delicato, sarebbe persino carina se non si celasse con maglioni

enormi ed assurdi cappellini.

RODOLFO:

Maglioni enormi?

LUDOVICO:

Certo!

Maglioni di diverse taglie troppo grandi e che le arrivano quasi alle

ginocchia.

RODOLFO:

Perché travestirsi da donna e poi vergognarsi ed imbacuccarsi così?

LUDOVICO:

(fingendo terrore e raccapriccio) Per via dell’immane bestia.

Pensi che non le sta nemmeno dentro i pantaloni.

A diciotto anni, alla visita di leva, è stato riformato a causa dell’elefantiasi

del suo organo.

RODOLFO:

(inorridito) Mio Dio, che orrore!

Tenetemi lontani quei due travestiti.

LUDOVICO:

Suvvia, caro Rodolfo, sia conciliante.

Da una persona della sua classe e dalle vedute moderne come lei non mi

sarei mai aspettato un comportamento simile.

Non pensa ai sentimenti di Astolfo?

RODOLFO:

Quali sentimenti?

LUDOVICO:

E’ innamoratissimo e soffrirebbe troppo se lei impedisse a Spartaco di

vivere qui e se la vedesse maltrattare quelle tre simil ragazze perché

diversi.

Un uomo di mondo come lei saprà accettare la diversità del povero

Astolfo.

RODOLFO:

E sia, ma quelle tre checche travestite si devono tenere alla larga da me.

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LUDOVICO:

Lei è un santo.

Sapevo che il suo alto senso civico le avrebbe fatto capire la situazione e

che non avrebbe perseguitato il povero Astolfo.

RODOLFO:

A proposito di alto senso civico, è quasi ora che io vada allo sciopero del

liceo per palpare qualche culetto nella mischia.

A presto.

Rodolfo esce di scena.

SCENA 5

Astolfo rientra in casa con dei sacchetti pieni di roba comprata al supermercato.

ASTOLFO:

Ludovico, nelle scale ho incrociato quella vecchia iena di Rodolfo che

aveva uno strano sorriso e mi ha detto di non preoccuparmi, che il mio

segreto è in buone mani, e mi ha detto di salutare un certo Spartaco.

Il vecchio si è di nuovo sbronzato?

LUDOVICO:

No, è soltanto che ho avuto una piccolo lampo di genio e ho trovato il

modo di tenere il vecchio manomorta lontano da Elena, Marzia e Linda.

ASTOLFO:

Ciò che dici è impossibile.

Il vecchio manomorta sarebbe persino capace di andare all’obitorio a

palpare un cadavere se questo fosse ancora caldo.

LUDOVICO:

Ma se credesse che le nostre tre amiche non fossero donne, secondo te

come si comporterebbe?

ASTOLFO:

(sorridendo) Penserebbe che sei gay.

LUDOVICO:

Eh no!

Perché gli ho detto che il gay sei tu e che Spartaco, pardon la mia dolce

Elena, è il tuo amante.

ASTOLFO:

(sotto shock) Io?

Perché io?

LUDOVICO:

Tu non hai una madre ultracattolica ed impicciona come me, quindi è

giusto che il gay sia tu.

ASTOLFO:

Ma io non c’entro niente in questa storia.

Spartaco è il tuo ragazzo, non il mio.

LUDOVICO:

Vero, ma l’importante è che Rodolfo non lo sappia mai.

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ASTOLFO:

Ma io non sono gay.

(preoccupato) E se qualcuno iniziasse a crederlo sul serio?

LUDOVICO:

Ma a chi vuoi che lo dica?

Il vecchio manomorta non ha amici.

ASTOLFO:

Non ha amici, ma ha tre metri di lingua e dopo le palpatine sui mezzi

pubblici la calunnia è il suo secondo hobby.

LUDOVICO:

Ma in fondo non conosce quasi nessuno del nostro giro e quelli che

conosce sanno benissimo che non sei gay.

ASTOLFO:

Lo sapevo che non dovevo accettare che tu portassi Spartaco, pardon

Elena, qui.

I guai sono appena iniziati.

Bussano alla porta.

LUDOVICO:

Avanti, è aperto.

Entra una checca da urlo, un’enorme drag queen di mezz’età. E’ Tristano.

TRISTANO:

Astolfuccio, sono indignata.

ASTOLFO:

(urlando terrorizzato) Nooo!!!

Il peggiore dei miei incubi.

TRISTANO:

Il signor Rodolfo mi ha appena detto che sei dei nostri.

Ma perché, pulcino mio, non me lo hai mai detto?

Per me sarebbe stato un dovere morale svezzarti e prendermi cura di te.

Parlando Tristano si avvicina ad Astolfo, che inizia a girare intorno al divano, inseguito dalla checca.

ASTOLFO:

Non sono gay.

TRISTANO:

Pulcino, non è il caso di vergognarsene.

I tempi sono cambiati ed ormai la società ci accetta.

Vivi liberamente la tua omosessualità!

Vieni tra le mie dolci braccia, ti aiuterò ad accettarti con più serenità.

LUDOVICO:

(ridendo come un pazzo) Si, caro Astolfo, non nascondere la tua vera

natura, lascia che Tristano ti aiuti.

ASTOLFO:

(rivolto a Ludovico) Io ti squarto.

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Astolfo riprende a correre intorno al divano inseguendo Ludovico, mentre Tristano insegue lui.

TRISTANO:

Pulcino non scappare, la tua chioccia è qui e si prenderà cura di te.

ASTOLFO:

Lasciami in pace, non sono dei vostri.

Tristano si ferma di colpo indignato.

TRISTANO:

(isterico) Lo sapevo, lei è giovane e carina.

Mi tradisci con un giovane efebo, mentre io ti amo da anni.

ASTOLFO:

Non sono gay e non ti tradisco con nessuno, anche perché noi non

stiamo insieme.

LUDOVICO:

(ridendo) Non è vero.

Caro Tristano, il tuo Astolfuccio è veramente crudele, non tiene in alcun

conto la tua enorme sensibilità ed i tuoi sentimenti.

Il suo Spartaco è veramente giovane e carino, è uno di quei fighetti

moderni, tutta plastica e silicone fino a sembrare persino più vera di una

vera ragazza.

TRISTANO:

Che orrore, mi sento mancare.

Me ne torno nel mio appartamento a piangere sconsolata … ma non

finisce qui.

Astolfuccio ti riconquisterò, sarai mio.

Tristano esce di scena.

SCENA 6

ASTOLFO:

(furibondo) Ora noi due faremo i conti.

LUDOVICO:

(ridendo) Su è solo un equivoco che presto si chiarirà.

Astolfo gli salta addosso, buttandolo a terra ed inizia a picchiarlo. Improvvisamente si apre la porta ed entra

una prostituta di mezz’età. E’ Mariella la vicina di pianerottolo.

MARIELLA:

Mio Dio, allora è proprio vero.

Sei gay e stai tentando di abusare del povero Ludovico.

ASTOLFO:

No, non sono gay.

Sono solo un aspirante serial killer e sto per fare il mio primo omicidio.

Mariella gli afferra un orecchio e lo costringe ad alzarsi.

MARIELLA:

Eh no!

12

Non sia mai detto che Mariella, la più famosa baldracca della città, tollera

che un ragazzo come te sia gay.

(accarezzandolo affettuosamente) Ma perché non me lo hai detto prima?

Lo sai che la zia Mariella si sarebbe presa cura di te.

ASTOLFO:

(sorpreso) Presa cura di me?

Cosa vuoi dire?

MARIELLA:

(con tono quasi materno) Caro, l’omosessualità è una brutta malattia ma

si cura.

ASTOLFO:

Si cura?

MARIELLA:

(sempre accarezzandolo) Certo, a cosa credi che servano le prostitute

come me?

Non hai idea di quanti gay ho ricondotto sulla retta via.

ASTOLFO:

(interessato) Come?

MARIELLA:

Ma con la terapia dell’amore.

Mettiti nelle mie mani con fiducia e vedrai che ti farò scoprire che le

donne sono molto meglio degli uomini.

LUDOVICO:

Ma Mariella, Astolfo non è malato.

ASTOLFO:

(rabbioso) Taci cane!

(con tono remissivo) Mariella, sono tanto malato.

Malato fino al midollo, quasi incurabile.

MARIELLA:

Non esistono casi senza speranza.

ASTOLFO:

(sconsolato) Io si.

Solo pensare ad una donna mi fa star male.

MARIELLA:

Poverino.

(prendendolo per mano) Seguimi, vieni da me, inizieremo la cura.

ASTOLFO:

(rivolto verso Ludovico, con un sorrisone) Eh si, sono tanto, tanto, malato.

Mariella trascina fuori scena Astolfo.

SCENA 7

Ludovico, si ricompone e si sdraia sul divano. Bussano di nuovo alla porta.

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LUDOVICO:

E’ un incubo, oggi non c’è neanche un minuto di pace.

Il ragazzo apre ed entra una donna di mezz’età.

LUDOVICO:

Mamma, a cosa devo l’onore della tua visita?

SIGNORA PONTREMOLI:

(agitata) Ludovico, ho saputo delle cose tremende.

Il tuo padrone di casa, quel sant’uomo, si è preso la briga di informarmi

che il tuo coinquilino Astolfo è una persona dalla dubbia moralità e dai

gusti sessuali contro natura.

(starnazzando come un’oca impazzita) Ti prego, dimmi che non è vero.

LUDOVICO:

Mamma, non so di cosa stai parlando.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ma di quella simil ragazza che è venuta a vivere con il tuo coinquilino.

LUDOVICO:

Ah, … Spartaco.

SIGNORA PONTREMOLI:

Mio dio, che nome volgare.

Sarà ancora il solito portuale con le calze a rete.

LUDOVICO:

No, è molto carina.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ludovico, sei ammattito?

Non starai diventando anche tu un invertito?

Mi sa che dovrò portarti da don Ciccio per un bel sermone sui veri valori

della vita.

A proposito, ti mantieni casto in previsione di un matrimonio all’antica.

LUDOVICO:

Ma mamma, erano le ragazze ad arrivare caste al matrimonio.

SIGNORA PONTREMOLI:

Forse nelle altre famiglie, ma nella nostra devono essere casti sia lo

sposo che la sposa.

Dimmi, sei ancora vergine, vero?

LUDOVICO:

(imbarazzato) Io …

Veramente …

SIGNORA PONTREMOLI:

Allora sei ancora vergine o ti sei fatto traviare da qualcuna di quelle poco

di buono che frequenti?

LUDOVICO:

Mamma, ti prego, è imbarazzante per un ragazzo della mia età

confessare la propria verginità.

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SIGNORA PONTREMOLI:

Suvvia, sono la tua mamma.

Se non vuoi rispondere a me, confidati almeno con quel sant’uomo di don

Ciccio.

Sono sicura che quel prete mandato dalla divina provvidenza saprà

spiegarti l’importanza della castità.

LUDOVICO:

Mamma, don Ciccio sa già tutto di me, è il mio confessore.

SIGNORA PONTREMOLI:

Lasciamo perdere la tua castità e torniamo al tuo problema.

LUDOVICO:

Vorrai dire al problema di Astolfo.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ludovico, non puoi convivere con due gay, ne andrebbe del buon nome

della nostra famiglia.

Esigo che torni a casa.

LUDOVICO:

Non se ne parla proprio.

Gay o non gay, Astolfo è il mio migliore amico.

E poi non mi hai insegnato proprio tu che è nostro dovere essere vicino a

chi sbaglia e fornirgli tutto il nostro sostegno per farlo tornare sulla retta

via?

SIGNORA PONTREMOLI:

E’ vero, ma sono sicura che don Ciccio sarà molto più utile di te ad

Astolfo.

Torna a casa e mettiti il cuore in pace.

Il tuo unico dovere d’amico è segnalare questo pietoso caso umano al

nostro buon prete.

LUDOVICO:

Non posso.

Ora ti prego di lasciarmi in pace e di andartene, perché tra poco Astolfo e

Spartaco saranno di ritorno e non voglio assolutamente che tu li offenda

o che li perseguiti con i tuoi sermoni.

Ci penserò io a catechizzarli e se non basterò, chiamerò don Ciccio.

SIGNORA PONTREMOLI:

Come vuoi, ma ricordati che se la tua virtù è in pericolo sono pronta ad

accorrere.

La signora Pontremoli esce di scena.

SCENA 8

Astolfo rientra in casa sorridendo. Corre incontro a Ludovico e lo abbraccia.

ASTOLFO:

Amico mio!

E pensare che stavo per ammazzarti …

Non hai idea di cosa non mi ha fatto la nostra brava Mariella per tentare

di riconvertirmi.

Eh si, sono veramente malato ed avrò bisogno di una lunga terapia

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riabilitativa.

Ogni pomeriggio dovrò passare da lei.

(sogghignando) E’ terribile, è un vero sacrificio, ma so che lo fa solo per il

mio bene e non posso deluderla.

In quel momento appare Tristano.

TRISTANO:

Ah no!

Lo sapevo, ora ti fai pure Ludovico … un altro pivellino insignificante, ma

quando capirai che la persona che fa per te sono io.

ASTOLFO:

Porca miseria, ancora tu.

Se non sparisci ti faccio a pezzi.

TRISTANO:

Bruto!

Ma guarda caso i brutaloni mi piacciono ed amo fare sesso con i

maschioni che mi maltrattano.

Vuoi frustarmi?

A casa ho una collezione di manette e frustini da far invidia, perché non

sali da me.

ASTOLFO:

Ludovico, liberami da quella checca.

LUDOVICO:

Io?

Perché io?

ASTOLFO:

Perché tutta questa storia è tutta colpa tua.

In quel momento arriva Elena. Tristano inizia ad osservarla ed a girarle intorno.

TRISTANO:

(con voce disgustata) Spartaco, chissà quanto hai speso per ottenere

quest’aspetto così realistico.

Se non lo sapessi, crederei che tu sia veramente una donna.

ELENA:

(un po’ spaventata) Ludovico, chi è questo?

E’ un vostro amico?

TRISTANO:

(cingendola per i fianchi) Cara sono un tuo collega un po’ più navigato.

Meno siliconato di te ma molto più navigato.

Se vuoi posso insegnarti due o tre cosette con cui sottomettere questi

due pivelli.

ELENA:

Aiuto!

Chi cavolo sei?

Tristano le da una pacca sul sedere ed Elena scappa via.

TRISTANO:

Che bijoux, timida e ritrosa.

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Sento che la travierò e ne farò la mia allieva.

LUDOVICO:

(spingendo Tristano fuori dall’appartamento) Ora basta.

Per oggi ci hai già molestati a sufficienza, lasciaci in pace.

Tristano viene chiuso fuori.

SCENA 9

ELENA:

Ragazzi, stanno per arrivare Marzia e Linda, quindi cercate di darvi una

calmata e di non far venire altri buffoni, perché Marzia non ha il benché

minimo senso dello humour e prende tutto troppo sul serio.

ASTOLFO:

Ma quelle due sfigate devono sempre venire qua?

LUDOVICO:

Su, caro Astolfo, non essere intransigente, sono amiche di Elena e quindi

dovranno essere anche nostre amiche.

ASTOLFO:

Questo mai!

Si apre la porta ed entra Rodolfo.

RODOLFO:

Salve ragazzi.

(passando vicino ad ognuno dei ragazzi) Astolfo, Ludovico e … Spartaco.

ELENA:

Ancora questo nome, ma che cavolo sta succedendo?

RODOLFO:

Mio bel culatello di Zibello, non temere, so tutto e di più, ma per te

chiuderò un occhio.

Farò come se tu fossi veramente una ragazza …

Va beh non proprio, non farò appostamenti nella scala per palparti il

sedere come faccio con tutte.

ELENA:

(inorridita) Ma qua sono tutti matti!

RODOLFO:

Matti si!

Pervertiti si!

Ma invertiti no!

Che non si dica mai una cosa del genere, perché è soltanto per

gentilezza nei confronti di Astolfo ho deciso di soprassedere sui miei

principi morali.

Astolfo, comprendendo che la situazione si sta mettendo male, spinge Rodolfo fuori casa ed esce con lui.

ELENA:

Ma cosa sta succedendo?

17

LUDOVICO:

(imbarazzato) Ci sarebbe una piccola cosetta che mi sono dimenticato di

dirti.

ELENA:

Cosa?

LUDOVICO:

Astolfo …

Astolfo è gay.

ELENA:

(sorpresa) Gay?

LUDOVICO:

Si, è gay da quando è nato.

Già da piccolo anziché giocare alla guerra con noi giocava con le

bambole, ma noi lo abbiamo sempre coperto, affinché nessuno si

accorgesse della sua diversità.

ELENA:

Compagno Ludovico, è veramente meschino da parte tua dare del

diverso ad un gay.

Siamo nel ventunesimo secolo ed i gay sono persone come noi.

LUDOVICO:

Meno male che la pensi così, temevo che scoprendo il suo segreto non

avresti più desiderato vivere qui.

ELENA:

Il padrone di casa sa tutto?

LUDOVICO:

Certo e cosa peggiore crede che anche io sia gay e che tutte le ragazze

che conosciamo siano dei travestiti.

Proprio per questo ti chiama Spartaco, è convinto che tu sia un

transessuale. So che meriterebbe un ceffone, ma sii indulgente, quel

vecchio porco è l’unico che, dopo aver scoperto la triste verità su Astolfo,

non ci abbia sfrattato.

Ricompare Rodolfo.

RODOLFO:

Ludovico, più tardi Tristano dovrebbe portarmi una cosa, ma non sarò in

casa, ovviamente appena posso evito quella vecchia checca, quindi la

lascerà a te.

Posso fidarmi di te?

Non succederà come l’altra volta, quando quell’animale di Astolfo ha

infilato nel microonde il mio canarino.

Quel ragazzo è veramente distratto, ma vista la sua confusione sessuale

questo è il minimo.

Compaiono sulla porta Marzia e Linda. Roldolfo si volta e le fissa inorridito.

RODOLFO:

Il terribile paracadutista cubano e la timidona.

Sono persino peggio di come me li avevi descritti.

MARZIA:

18

Chi è questo invertebrato.

RODOLFO:

Taci invertito.

MARZIA:

Invertito a me?

Ti rompo in due.

Ludovico si frappone tra i due contendenti.

LUDOVICO:

Calma ragazzi.

Non dimenticatevi che siete a casa mia e che io non tollero che ci si

insulti e si venga alle mani in mia presenza.

LINDA:

Ho caldo, dove posso posare il maglione?

La ragazza si accinge a togliersi il maglione, ma Rodolfo le corre incontro e la ferma.

RODOLFO:

Nooo!

LINDA:

(terrorizzata) Cos’ho fatto?

RODOLFO:

L’immane bestia … (indicando con la mano il pube della ragazza) non la

voglio vedere.

LINDA:

(offesa) Sapevo di non essere una bellezza, ma non pensavo di fare così

schifo.

LUDOVICO:

(avvicinandosi a Rodolfo) Ma è impazzito ad offenderla così.

RODOLFO:

Ragazzo mio, ti sei dimenticato dello sfilatino elefantiaco che quella

nasconde sotto il maglione?

LUDOVICO:

Ah, quella bestia.

Capisco, ha ragione.

RODOLFO:

Me ne vado prima che l’orrore mi fulmini.

Rodolfo se ne va.

LINDA:

Ma cosa gli ho fatto?

LUDOVICO:

Niente, niente.

E’ solo che vecchio porco è un noto praticante della manomorta e per

tenerlo lontano da te gli ho detto che sei un po’ strana e che ti porti

19

sempre dietro il tuo pitone sotto il maglione.

LINDA:

Un pitone?

LUDOVICO:

Si, un serpente.

Il vecchio maiale ha paura dei rettili.

Tu fai come se sotto il maglione dovessi nascondere qualcosa di simile

ad un serpente e lui non tenterà mai di palparti a tradimento.

MARZIA:

Ma in questo palazzo sono tutti matti?

LUDOVICO:

Si!

ELENA:

Ludovico, ti dispiacerebbe lasciarci che dobbiamo studiare?

LUDOVICO:

No, vado a fare un giretto.

Il ragazzo esce.

SCENA 10

ELENA:

Ragazze ho uno scoop eccezionale.

MARZIA:

Quale?

ELENA:

Astolfo è gay.

LINDA:

(sotto shock) Gay?

ELENA:

Si, sin da quando era piccolo.

LINDA:

(piangendo) No, non posso crederci.

Linda sconvolta scappa via.

MARZIA:

Ma è favoloso, ora che lo so potrò tormentarlo a mio piacimento.

Chi lo avrebbe mai detto che quello schifoso pseudo-macho era una

checca?

ELENA:

Mi raccomando, non sono stata io a dirtelo.

MARZIA:

20

Ma allora come posso fargli sapere di averlo scoperto.

ELENA:

Fammi pensare un po’ …

Te lo ha detto Tristano, il frocione del piano di sopra.

MARZIA:

Visto che Linda è fuggita via, e non possiamo studiare senza di lei, mi

lasceresti sola in casa, così quando torna Astolfo potrò divertirmi un

pochino.

ELENA:

Certo!

Ma perché Linda è fuggita?

MARZIA:

Credo che l’aver scoperto che Astolfo sia gay la abbia sconvolta.

Sai, nonostante tutti i miei tentativi di farne una buona compagna, lei ha

ancora molti limiti derivanti dalla sua educazione piccolo borghese e tra

questi c’è l’orrore per gli omosessuali.

ELENA:

Poverina, non ha ancora capito che quella è la condizione naturale del

maschio e che è nostro dovere in quanto mammiferi più evoluti educarli e

farne i nostri compagni.

Ma ti lascio, vado a raggiungere il mio educando.

Elena esce. Dopo qualche minuto, rincasa Astolfo. Marzia lo aspetta seduta sul divano.

MARZIA:

Ben tornata a casa Astolfina.

ASTOLFO:

Che cavolo ci fai in casa mia da sola?

MARZIA:

Ti stavo aspettando.

ASTOLFO:

Aspettavi me?

MARZIA:

Certo!

Sai un uccellino mi ha raccontato una strana storia …

Diciamo che in ateneo si mormora che sei gay.

ASTOLFO:

All’università circola questa voce?

MARZIA:

Certo!

Ma avrei dovuto immaginarmelo, nonostante tutti i tuoi atteggiamenti da

vecchio pervertito non sei mai stato molto maschio.

ASTOLFO:

Questa volta, Ludovico me la pagherà.

MARZIA:

21

Ludovico?

Ma chi è interessata a lui, parlami piuttosto del tuo amante Tristano.

ASTOLFO:

Vecchia zitella femminista, sparisci e non farti più vedere.

MARZIA:

Già, hai paura di vedere una vera donna, preferisci le drag queen.

ASTOLFO:

Ora basta!

Se non te ne vai, ti farò vedere che io le femministe come te le tratto

esattamente come tratterei un uomo e ti massacro di botte.

MARZIA:

Provaci checca.

ASTOLFO:

Non mi tentare.

Marzia gli da un ceffone. Astolfo reagisce e la stende con un pugno. Marzia si rialza e tenta di colpirlo, ma lui

la precede e la stende di nuovo.

MARZIA:

Oh siii!

Fammi male!

Mi piace!

ASTOLFO:

Sei impazzita?

Marzia lo fa inciampare e lui le cadde addosso. Iniziano a pestarsi selvaggiamente.

MARZIA:

Sii!

Fai di me la tua femmina, picchiami, sottomettimi.

Astolfo la prende per i capelli e la costringe a seguirlo nella sua stanza. Si odono rumori orgasmici. Dopo un

po’ i due escono, entrambi con i vestiti stropicciati ed Astolfo spinge fuori di casa la ragazza.

ASTOLFO:

Ed ora che sai che non sono un gay, vattene e non farti più vedere.

SCENA 11

Astolfo non fa in tempo a sedersi sul divano che bussano nuovamente alla porta.

ASTOLFO:

Ma è un inferno, oggi non ho nemmeno un attimo di tregua.

Il ragazzo apre ed entra un altro ragazzo.

ASTOLFO:

Tonino, qual buon vento?

TONINO:

22

Astolfo, sono nei guai e solo tu puoi aiutarmi.

ASTOLFO:

Ah no!

Oggi ho già dato.

TONINO:

Cosa vuoi dire?

ASTOLFO:

Per aiutare Ludovico, mi sono dovuto persino fingere gay.

Cosa tragica visto che ora Tristano mi perseguita, ma anche lodevole

visto che Mariella ha deciso di riconvertirmi, ammazzandomi di sesso.

TONINO:

Mariella, la prostituta della porta accanto?

ASTOLFO:

Certo, chi vuoi che sia?

Mia nonna?

TONINO:

Sei un grande!

ASTOLFO:

Se ti dico chi mi sono appena trombato, non ci crederai mai.

TONINO:

Ma va, credo a tutto, ormai so che sei capace di qualsiasi cosa.

Soltanto se tu mi dicessi di esserti fatto quella femminista pazza di Marzia

non ti crederei.

ASTOLFO:

Esatto!

Domani, quando la vedrai con un occhio nero, chiedile chi glielo ha fatto.

TONINO:

L’hai picchiata e violentata?

ASTOLFO:

L’ho picchiata, poi è stata lei a voler fare sesso ad ogni costo.

TONINO:

(buttandosi in ginocchio) Mio guru, mio venerabile maestro.

ASTOLFO:

Cosa vuoi che faccia per te?

TONINO:

(tentennando) Come ben saprai, sono diventato il ras del mio centro

sociale e per comprarmi i voti di quei tossichetti ho promesso loro

qualcosina.

ASTOLFO:

Spero che non starai parlando di droga.

TONINO:

Esatto!

23

Ho ordinato ad Ermanno “coda di topo” un certo quantitativo di eroina,

solo che quell’imbecille del Polpa, il mio schiavetto, era completamente

fatto ed anziché ordinare dieci grammi di roba ne ha ordinati dieci chili.

ASTOLFO:

(sconvolto) Dieci chili di eroina.

TONINO:

Si, solo che come puoi ben immaginare non ho il denaro per pagare tutta

quella roba ed ora sono nei guai con Ermanno.

ASTOLFO:

Ed io cosa c’entro in tutta questa storia?

Io non mi drogo nemmeno.

TONINO:

Sono riuscito a convincere Ermanno che si è trattato di uno spiacevole

errore, ma la droga è arrivata e lui la può rispedire via solo tra due giorni,

quindi ci serve qualcuno che la nasconda per due giorni.

ASTOLFO:

Non se ne parla proprio.

Io non voglio essere complice di un criminale come Ermanno.

TONINO:

Devi aiutarmi, se non trovo un posto sicuro mi ucciderà.

ASTOLFO:

Se porti la droga qui, sarò io ad uccidere te.

TONINO:

(in ginocchio) Ti prego aiutami.

ASTOLFO:

Vattene debosciato.

Non voglio saperne nulla della tua eroina.

Astolfo spinge fuori dalla porta Tonino.

SCENA 12

Rientrano Ludovico ed Elena.

ASTOLFO:

Bentornati piccioncini.

Ora io esco, ma vi lascio una missione fondamentale per la nostra

sopravvivenza.

Se, in mia assenza, compare Tonino non fatelo entrare per nessun

motivo al mondo.

LUDOVICO:

Perché?

ASTOLFO:

Vuole lasciarmi un pacco.

ELENA:

24

Un pacco?

ASTOLFO:

Si, un pacco.

LUDOVICO:

Cosa contiene?

ASTOLFO:

(titubante) Non saprei …

Forse le ceneri di un gruppo di femministe cambogiane cremate dai

guerriglieri …

Qualche schifezza da dare a quella pazza di Marzia.

ELENA:

A proposito, hai saputo?

ASTOLFO:

Cosa?

ELENA:

La povera Marzia è stata aggredita e picchiata selvaggiamente, ha la

faccia gonfia ed un occhio nero.

Non vuole dire chi è stato, ma sicuramente dovevano essere più di uno.

ASTOLFO:

(ironico) Forse è bastato un gay.

LUDOVICO:

Tu?

ASTOLFO:

Chi altri?

Ma ora vado.

Mi raccomando, Tonino non deve entrare in questa casa.

LUDOVICO:

Ma se bussa alla porta cosa gli dico?

ASTOLFO:

(uscendo) Sparagli.

I due fidanzatini non rimangono a lungo soli. Infatti, compaiono subito Marzia e Linda.

MARZIA:

Compagno Ludovico, compagna Elena, l’infame se ne è andato?

ELENA:

Si.

Ma è davvero stato lui a picchiarti?

MARZIA:

Si, è un animale.

LUDOVICO:

Ma Astolfo non è manesco, cosa gli hai detto per farlo scatenare?

25

MARZIA:

Nulla!

Comunque la bestia ed io, abbiamo già chiarito i nostri problemi.

ELENA:

Cosa te ne fai delle ceneri di un gruppo di femministe cambogiane

cremate dai guerriglieri?

MARZIA:

Quali ceneri?

LUDOVICO:

Quelle che Astolfo sta aspettando per te.

MARZIA:

Non ne so nulla, forse sono un presente per farsi perdonare le sue

violenze.

ELENA:

Va beh, Ludovico ed io andiamo a prendere le pizze, intanto voi servitevi

liberamente da bere.

I due fidanzati escono, rimangono le due ragazze.

LINDA:

Ma è davvero stato Astolfo a picchiarti?

MARZIA:

Certo!

E’ una bestia.

LINDA:

Non ci posso credere.

(sognante) E’ un ragazzo tanto sensibile.

MARZIA:

(con tono di rimprovero) Compagna, non ti sarai mica innamorata di quel

gay?

LINDA:

(terrorizzata) No, non mi potrei mai innamorare di nessuno, vivo solo per

la causa.

MARZIA:

Giusto, è così che si fa.

Bussano alla porta. Marzia apre ed entra un brutto ceffo con il codino.

ERMANNO:

Devo lasciare un pacco per Astolfo.

MARZIA:

Lo lasci a noi.

Tornerà tra non molto.

ERMANNO:

Mi raccomando, trattatelo con cura è stata una fatica inimmaginabile farlo

arrivare dalla Cambogia.

26

MARZIA:

Le mitiche ceneri paradisiache delle martiri?

ERMANNO:

Non sapevo che qualcuno la chiamasse così, ma immagino di si.

MARZIA:

Me ne occuperò personalmente, sono proprio io quella deputata ad

occuparsene.

ERMANNO:

Mi raccomando, non voglio guai.

Se succede qualcosa qualcuno morirà.

MARZIA:

Esagerato.

ERMANNO:

Meglio chiarire subito cosa si rischia.

MARZIA:

Suvvia, non esagerare.

Ermanno tira fuori dalla giacca una pistola e la mostra minaccioso.

ERMANNO:

Io non esagero mai.

Guai a voi se succede qualcosa.

MARZIA:

Non succederà nulla.

ERMANNO:

Lo spero.

Ermanno se ne va.

MARZIA:

Linda, quello doveva sicuramente essere un guerrigliero comunista, un

valoroso mercenario che combatte per la nostra causa nel sud-est

asiatico.

LINDA:

A me sembrava soltanto un criminale.

MARZIA:

No, lo sembra perché è un uomo segnato dalla guerra e dai tormenti che

avrà subito in qualche campo di prigionia.

Si denotano il suo malessere interiore e le sue angosce dal fatto che gira

armato.

Probabilmente la sua anima è straziata dal pensiero di tutte le persone

che ha ucciso, anche se lo ha fatto per una nobile causa.

LINDA:

Sarà come dici, ma a me sembrava proprio soltanto un criminale.

MARZIA:

Taci piccola borghese inesperta.

27

Non possiamo tenere queste preziose ceneri così, senza dar loro una

degna collocazione.

Portiamole alla sede delle femministe combattenti.

Questa sera faremo una veglia di preghiera e poi a mezzanotte andremo

a spargerle alle fonti del nostro fiume, in modo che la loro essenza

combattiva si fonda con le acque e si sparga per tutto il mondo, portando

il loro coraggio a tutte coloro che soffrono in silenzio.

La ribellione al potere del maschio è vicina.

LINDA:

E la pizza con Ludovico, Elena ed Astolfo?

MARZIA:

Osi pensare allo stomaco di fronte alle sacre ceneri delle martiri?

LINDA:

Veramente avrei un po’ di fame e credo che con lo stomaco pieno

potremo pregare meglio.

MARZIA:

Stolta, lo stomaco pieno travia i borghesi come Astolfo.

Noi questa sera digiuneremo in segno di rispetto per le martiri.

LINDA:

No, ancora una volta.

Da quando mi sono unita a voi non si fa che digiunare.

MARZIA:

Devi crescere piccola, solo attraverso il tormento della carne e dei suoi

bisogni fortificherai il tuo spirito.

Ma ora non perdiamo tempo andiamo.

Le due ragazze se ne vanno con il pacco.

SCENA 13

Entrano nell’appartamento la signora Pontremoli e Rodolfo.

RODOLFO:

Come può ben vedere, cara Gertrude, i nostri ragazzi non ci sono,

probabilmente sono andati in un locale equivoco.

SIGNORA PONTREMOLI:

Rodolfo non si faccia gioco delle mie paure.

Non ha la minima idea di cosa prova una madre nell’apprendere che il

suo amato pargolo convive con un gay ed un transessuale.

RODOLFO:

Suvvia, casa amica, la prima volta che mi accorgerò che il suo pupo

guarda un po’ troppo un maschietto lo porterò a curarsi in una casa di

appuntamenti di mia conoscenza dove faranno di lui un vero ometto.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ah no!

Mio figlio non deve nemmeno immaginare che esistono posti simili.

Esigo che arrivi vergine al matrimonio e che conosca il piacere della

carne solo per donarmi dei nipotini.

28

RODOLFO:

Esagerata.

Mi sa che è lei ad aver bisogno di un piccolo aiuto.

Le da una pacca sul sedere.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ma come si permette?

RODOLFO:

Gertrude, non faccia la santarellina.

So benissimo che lei non lo è e che il suo autista ne sa una più del

diavolo.

SIGNORA PONTREMOLI:

Come si permette di insinuare una cosa del genere?

RODOLFO:

Io non insinuo, so.

Vi ho già visti all’opera più di una volta.

Sa oltre a palpare a tradimento le fanciulle sugli autobus, sono pure un

guardone e sul mio terrazzo ho piazzato un potentissimo telescopio con

cui spio il motel della mela verde e non indovinerà mai chi ci va ogni

mercoledì sera, quando il signor Pontremoli va al circolo del bridge.

SIGNORA PONTREMOLI:

Porco!

RODOLFO:

Certamente!

Ma non tema, io non venderò i suoi segreti, sono un uomo di mondo e

capisco certe cose.

SIGNORA PONTREMOLI:

Cosa vuole per il suo silenzio?

RODOLFO:

Nulla, farsi comprare è la cosa peggiore, è molto meglio sapere e non

fare nulla, tenendo sempre in pugno chi ha la coscienza sporca.

SIGNORA PONTREMOLI:

Lei è un porco ed un sadico.

RODOLFO:

No, soltanto un uomo di mondo.

Al momento opportuno saprò monetizzare le informazioni che possiedo,

ma ora non ho alcun motivo per esserle avverso.

SIGNORA PONTREMOLI:

E sia.

Ma cos’è quell’enorme pacco che si trascina dietro?

RODOLFO:

E’ l’ultra-diarroik.

SIGNORA PONTREMOLI:

Che cosa sarebbe?

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RODOLFO:

Il più potente lassativo del mondo, un nuovo tipo di sale inglese

sperimentale.

Ho concluso un piccolo accordo che la casa farmaceutica che lo

sperimenta e ne ho ottenuto dieci chili.

Devo provarlo e farlo provare ai miei conoscenti per testarne la potenza.

SIGNORA PONTREMOLI:

Ma lei è pazzo.

RODOLFO:

Su non sia tragica, una bella purgatina non ha mai fatto male a nessuno.

SIGNORA PONTREMOLI:

Basta, questo è troppo, me ne vado.

RODOLFO:

Aspetti, l’accompagno.

SIGNORA PONTREMOLI:

Si, ma non si azzardi a toccarmi il sedere nelle scale.

Rodolfo posa il pacco in un angolo ed esce con la signora Pontremoli.

SCENA 14

Rientrano Elena, Ludovico ed Astolfo con le confezioni di alcune pizze da asporto.

LUDOVICO:

Non c’è più nessuno e la porta è aperta.

ASTOLFO:

(terrorizzato) La porta era aperta?

ELENA:

Si, qualcuno deve averla lasciata socchiusa.

ASTOLFO:

Nooo!!!

LUDOVICO:

Cosa succede?

ASTOLFO:

Vuoi vedere che è passato Tonino.

Astolfo inizia a guardarsi intorno e vede il pacco di Rodolfo. Lo indica con il dito e sviene. Ludovico si

precipita a rianimarlo. Il ragazzo si rialza.

ASTOLFO:

Presto, telefoniamo a Tonino e facciamolo venire immediatamente qui.

ELENA:

Ah no, se viene lui, io me ne vado.

Vado al cinema.

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ASTOLFO:

Meglio così.

LUDOVICO:

Sei impazzito?

Come ti permetti di trattare così la mia ragazza?

ASTOLFO:

Taci, quando saprai ciò che deve spiegarci, sarai il primo ad essere felice

che Elena se ne vada.

ELENA:

Così ti vuoi liberare di me.

Di cosa dovete parlare tu e Tonino?

ASTOLFO:

Di niente …

(sfarfallando con le braccia come una checca) Di cose da gay e la

presenza di una ragazza ci infastidirebbe.

ELENA:

Anche Tonino è gay?

LUDOVICO:

Certo, nel giro lo chiamano Medoro culo d’oro.

ELENA:

Basta, vado al cinema e non ne voglio sapere niente.

Ma che il vostro amico dal sederino d’oro non sia più in casa quando

torno.

Elena esce.

LUDOVICO:

Allora, cosa cavolo sta succedendo?

ASTOLFO:

Vedi quel pacco?

LUDOVICO:

Certo, non sono mica orbo.

ASTOLFO:

Lì dentro ci sono dieci chili di eroina e quel bastardo di Tonino li ha

parcheggiati qui.

Ludovico, sconvolto, si stende sul divano.

LUDOVICO:

Mi sento male. Siamo rovinati.

ASTOLFO:

Non è ancora detta l’ultima parola.

Tonino ci ha messo nei guai ed ora deve risolverli.

Astolfo prende il telefono dal tavolino e compone un numero.

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ASTOLFO:

Bastardo, figlio di una iena ridens, vieni immediatamente qui.

Ludovico si rialza, va in cucina e torna con due bottiglie di birra e ne dà una ad Astolfo.

LUDOVICO:

Ora che si fa?

ASTOLFO:

E lo chiedi a me?

Il bugiardo patentato sei tu, inventati qualcosa per liberarci di questa

robaccia.

Bussano alla porta è Tonino che entra. Astolfo gli corre incontro per massacrarlo, ma Ludovico lo ferma.

ASTOLFO:

Bastardo, mentre non c’ero hai fatto consegnare il tuo immondo pacco.

TONINO:

Effettivamente, Ermanno mi ha telefonato e mi ha detto di averlo

consegnato ad una pazza vestita da guerrigliero che lo ha ritirato per te.

LUDOVICO:

Oh no, ora in quanti sanno della roba?

TONINO:

Non credo che Marzia abbia capito cosa sia, altrimenti non l’avrebbe

lasciata incustodita.

Astolfo prende il pacco, lo posa sul tavolino e lo sfascia. Dentro ci sono tanti piccoli pacchettini pieni di

polvere bianca.

ASTOLFO:

Ed adesso cosa ce ne facciamo?

TONINO:

La tenete nascosta due giorni e poi la restituite ad Ermanno.

LUDOVICO:

E se la portassimo alla polizia?

TONINO:

Ermanno vi sparerebbe nei genitali e vi guarderebbe morire dissanguati.

LUDOVICO:

Come non detto.

ASTOLFO:

Non avevo mai visto prima d’ora dell’eroina, ma siamo sicuri che sia

vera?

TONINO:

Se vuoi verifico, sono già stato bocciato 15 volte all’esame di chimica ed

ormai sono un esperto.

ASTOLFO:

Va bene, verificala.

32

TONINO:

Portatemi una lente.

Ludovico va nella sua stanza e torna con una lente d’ingrandimento. Tonino apre un pacchettino e si mette

uno sbuffo di polvere su un dito e poi inizia a fissarla attentamente.

ASTOLFO:

Ma sei sicuro che si fa così a stabilire se è eroina?

TONINO:

Certo, se no che razza di tossichetto sarei?

LUDOVICO:

Astolfo, smettila di fare domande, io sto già troppo male così.

TONINO:

Non è eroina.

ASTOLFO:

Siamo salvi!

TONINO:

No, è oppio purissimo.

Ne sono certo!

LUDOVICO:

Era troppo bello essere salvi.

Ma come fai a dirlo.

TONINO:

Ma è facile, la polvere è bianca, colore pulito, vago odore salato, quasi

simile al bicarbonato.

ASTOLFO:

Odore quasi simile al bicarbonato?

Cos’è?

Forse un purgante della famiglia dei sali inglesi?

TONINO:

No, è il processo di lavorazione che da quest’odore all’oppio.

LUDOVICO:

Se lo dici tu.

TONINO:

E poi, chi girerebbe con dieci chili di purgante?

Soltanto un pazzo.

E’ sicuramente oppio.

Se volete, se mi date i soldi per pagare una dose ad Ermanno lo provo

pure.

ASTOLFO:

Non se ne parla.

Se proprio ci tieni, vado in farmacia e ti compro una dose di sali inglesi.

Tonino annusa la polverina estasiato.

TONINO:

Portatemi via, se no non resisto e mi sparo una dose.

33

E’ oppio purissimo, ve lo assicuro.

II° Atto

SCENA 1

Il sipario si alza, in scena ci sono Astolfo e Ludovico. Quest’ultimo passeggia nervosamente. Il pacco è sul

tavolino.

ASTOLFO:

Dobbiamo liberarci di questo maledetto pacco.

LUDOVICO:

Si, ma come?

ASTOLFO:

Non lo so, ma dobbiamo farlo in fretta, prima che Rodolfo o, peggio

ancora, tua madre lo scoprano.

LUDOVICO:

(terrorizzato) La mamma?

ASTOLFO:

Certo, quella rompiscatole ha il brutto vizio di venire quando non ci siamo

e non vorrei che trovasse il pacco.

Anche perché sono certo che denuncerebbe me e non te.

LUDOVICO:

Mi sembra giusto, Tonino aveva deciso di affidare il pacco a te.

ASTOLFO:

Si, ma se fosse stato per me, questo stramaledetto pacco non sarebbe

mai entrato in casa nostra.

Le tue amiche lo hanno fatto entrare, quindi la colpa è tua.

Ma soprassediamo sulle colpe e troviamo un modo di liberarcene.

LUDOVICO:

Ciò che dici è giusto, ma se ce ne liberiamo,

Ermanno ci sparerà nei genitali e ci guarderà morire lentamente.

ASTOLFO:

No, se il bastardone pensasse che la colpa fosse di qualcun altro.

LUDOVICO:

Cosa intendi dire?

ASTOLFO:

Semplice, rifiliamo il pacco a qualcuno e poi diciamo a Tonino di dire ad

Ermanno che lo abbiamo affidato integro nelle mani di qualcuno di più

sicuro ed affidabile di noi.

Se non riuscirà a farselo restituire saranno solo affari suoi e … di colui

che non glielo restituirà.

LUDOVICO:

Ma rischiamo di far morire un innocente?

34

ASTOLFO:

Anche noi eravamo innocenti.

Nessuno di noi due ha mai fatto uso di droga, eppure ora, grazie ad un

drogato maledetto di nome Tonino ed una disgraziata di nome Marzia,

abbiamo dieci chili di oppio purissimo sul tavolino.

LUDOVICO:

Giusto, rifiliamolo a Tonino.

ASTOLFO:

Sarebbe la cosa più giusta, ma è impossibile, lui sa tutto.

Quindi iniziamo i nostri tentativi da Marzia.

LUDOVICO:

Ma se Elena lo scopre sono rovinato.

ASTOLFO:

Se la polizia lo scopre finiamo in carcere senza aver mai fatto nulla e

peggio ancora se ci scopre Ermanno, se sopravvivremo diventeremo due

cantori del celeste coro della parrocchia del tuo amico don Ciccio.

LUDOVICO:

E sia, che Marzia paghi per aver fatto entrare Ermanno in casa nostra.

ASTOLFO:

Tu fai in modo che lei venga da sola, poi mentre io la distrarrò litigando o

peggio, tu le infilerai nello zainetto il pacco.

LUDOVICO:

Ma sii serio.

Tutto il pacco non ci starà mai e lei si renderà conto di portare uno

zainetto di dieci chili più pesante.

ASTOLFO:

E’ vero.

Dividiamo il pacco tra più persone.

In fondo, dentro il pacco ci sono già dieci piccoli pacchettini da un chilo, e

se le persone coinvolte saranno tante, Ermanno non si sognerà mai di

ucciderle tutte.

LUDOVICO:

Si, ma ucciderà noi.

ASTOLFO:

No, gli diremo che l’idea è stata di Tonino.

E casomai Ermanno decidesse di non uccidere Tonino, … ci penseremo

noi.

LUDOVICO:

Giustissimo, ma che sia una morte lenta e dolorosa.

Ora vado in camera mia a prendere il telefonino e chiamo Marzia.

Ludovico, va nella sua stanza.

SCENA 2

Bussano alla porta. Astolfo apre ed entra Marzia.

35

ASTOLFO:

Oh Marzia, non immagini quanto sia felice di vederti.

MARZIA:

Ti senti male?

ASTOLFO:

(mentendo spudoratamente) Cara, dopo quello che è successo ieri

pensavo che i nostri antichi dissapori fossero soltanto un ricordo e che

magari, una volta ogni tanto, ti piacesse fare un giro sulla giostra.

MARZIA:

Porco!

Non ho tempo da perdere con te, dov’è Ludovico?

ASTOLFO:

E’ uscito.

Tornerà tra pochi minuti.

Giusto il tempo per una sveltina sul divano.

MARZIA:

Infame bastardo.

La ragazza tenta di colpirlo ed Astolfo con un abile mossa la rovescia sul divano e la bacia. Mentre la bacia le

fa cadere lo zainetto a lato del divano. Nel frattempo Ludovico, che stava spiando la scena dalla porta della

sua stanza, lasciata socchiusa, esce e camminando a carponi si porta dietro al divano. Movendosi come un

gatto, stringendo un sacchettino tra i denti, arriva allo zainetto della ragazza e tenta di infilarci dentro tre

pacchettini che prende dal sacchetto. Ma è maldestro, gli cadono per terra e tentando di recuperarli inciampa

in una bottiglia facendo rumore.

Marzia si alza di scatto dal divano e sorprende Ludovico a carponi con il sacchetto che gli scivola da tra i

denti. La ragazza è sorpresa, ma non nota che stava per infilarle i pacchetti nello zainetto.

MARZIA:

Ludovico, cosa stai facendo?

LUDOVICO:

(alzandosi) Compagna Marzia, ho aperto la porta e ho visto che eri

intenta nell’improbabile tentativo di riconvertire il povero Astolfo e … ho

pensato di raggiungere camera mia a carponi senza interrompere la tua

disperata missione.

MARZIA:

Compagno Ludovico, stai fraintendendo.

Questo porco, per tentare di mascherare la propria omosessualità mi ha

aggredita, affinché io, violentata, mettessi in giro la voce che gli piacciono

pure le donne.

ASTOLFO:

Taci, transessuale.

MARZIA:

Transessuale a chi?

ASTOLFO:

A te, vecchia zitella inacidita.

Mentre Marzia si avvicina a lui per colpirlo, Astolfo fa un segnale a Ludovico affinché riprovi a mettere i

pacchettini nello zaino della ragazza. Ma Ludovico è agitato e fa di nuovo cadere i pacchettini. Marzia si volta

e vede Ludovico chinato ed intento a raccogliere i pacchettini.

36

MARZIA:

Compagno, cosa stai facendo con quei pacchettini?

E’ la seconda volta che ti cadono.

LUDOVICO:

(imbarazzato) Eh si, il sacchetto è rotto.

MARZIA:

Cosa sono?

ASTOLFO:

(accorrendo) Confezioni di dolcificante dietetico.

LUDOVICO:

Si, Elena ha promesso di farci la sua famosa marmellata di mirtilli …

ASTOLFO:

Ed io, da buona checca non voglio più ingrassare, quindi ho mandato

Ludovico in farmacia a comprare un dolcificante dietetico da sostituire

allo zucchero.

MARZIA:

Hai sentito Ludovico?

Il tuo amico Astolfo è irrecuperabile.

ASTOLFO:

Ma cara, se ci tieni posso dimostrarti di essere ambivalente.

(accarezzandole ironicamente una guancia) Per una come te faccio

volentieri un eccezione, in fondo sarà come amare un paracadutista.

MARZIA:

Basta, me ne vado.

Porci!

La ragazza se ne va.

ASTOLFO:

Con Marzia è andata male.

Ci rimangono però ancora Rodolfo, Tristano, Linda e qualche altro

compagno di corso.

LUDOVICO:

E Mariella dove la lasci?

ASTOLFO:

Ah no!

Quella santa donna che sta prodigando affinché io guarisca dal mio

brutto male non va coinvolta nei nostri affari.

LUDOVICO:

Da chi iniziamo?

ASTOLFO:

Lasciami pensare.

A Dire il vero, escluderei anche Rodolfo, perché potrebbe sfrattarci.

Proviamo con Tristano.

LUDOVICO:

37

Si, tu lo seduci ed io gli infilo tre pacchettini nella borsa.

ASTOLFO:

No, caro, questa volta sarai tu a patire.

LUDOVICO:

Ma tu ormai hai già la fama di frocione, non vorrai mica rovinare anche

me?

ASTOLFO:

Esattamente, è quello che ti meriti per avermi calunniato e fatto una fama

di frocione senza speranza.

LUDOVICO:

Non ci provare.

ASTOLFO:

Taci verme!

Se non vuoi che Elena scopra che sei uno scout, che leggi in chiesa e

che sei un fascista, devi subire.

LUDOVICO:

Carogna!

ASTOLFO:

Vai a telefonare a Tristano.

Ludovico va nella sua stanza.

SCENA 3

Bussano alla porta, Astolfo apre. E’ Tristano.

ASTOLFO:

(sfarfallando con le mani ed atteggiandosi a checca isterica) Caro, ti ho

fatto chiamare, perché è successa una cosa sconvolgente e ho bisogno

dei preziosi consigli che solo tu, nella tua immensa esperienza, puoi

darmi.

TRISTANO:

Dimmi pure pulcino.

Ti serve forse una chioccia che ti covi fino a farti diventare un ometto

spavaldo?

ASTOLFO:

Cara, non si tratta di me.

TRISTANO:

Ah no?

Di chi si tratta?

ASTOLFO:

Di Ludovico.

TRISTANO:

(stizzito) Ah, quello schifoso damerino.

Non mi è mai piaciuto.

38

Tutto casa, chiesa ed è un fascistello pronto a bruciarci tutte.

Sono sicuro che ci odia perché non si accetta e nel suo intimo è molto,

ma molto, più donna di noi.

ASTOLFO:

Esatto!

Il tuo sesto senso femminile ti fa sempre capire tutto al volo.

TRISTANO:

Certo caro, ma dimmi tutto.

ASTOLFO:

Sono un po’ imbarazzato.

Non saprei come dirlo, ma lo farò lo stesso.

Ludovico, è gay e ha deciso di accettarsi e liberare il suo lato femminile.

TRISTANO:

(eccitato) E’ cosa buona e giusta.

ASTOLFO:

Si, ma c’è un problema.

TRISTANO:

Dimmi, biscottino mio.

ASTOLFO:

Ludovico è terrorizzato dalla sua ipotetica prima volta.

Ha paura di perdere una verginità, sai è una fanciulla d’altri tempi.

TRISTANO:

Che tenera bambolina!

Ma non gli hai mai spiegato che la verginità è la catena che ci impedisce

di prendere il volo e raggiungere i volatili che ci sfuggono in cielo?

ASTOLFO:

Certo!

Ma come ben saprai non è facile convincere uno come lui.

Sai, l’educazione borghese, le idee politiche e la religione, frenano la sua

voglia di libertà.

Io non sono una donna di mondo come te e non ho saputo trovare le

parole giuste per aiutarlo a superare le sue paure.

Ma tu, con la tua esperienza potresti riuscirci.

TRISTANO:

Ma io detesto quel damerino.

ASTOLFO:

Lo so, ti ha sempre trattata male, ma lo ha fatto perché è da sempre

affascinato da te e se ne vergogna.

TRISTANO:

(compiaciuto) Affascinato da me?

ASTOLFO:

Non ne hai idea.

Quando non ci sei non fa che dire: “Tristano qua”, “Tristano là”, e così

via, non fa che parlare entusiasticamente di te.

(fingendo di svelare un grande segreto) Guarda non dovrei dirtelo, sento

di tradire la sua fiducia, ma spesso … nel sonno invoca il tuo nome.

39

TRISTANO:

Oh, il mio cuccioletto ... Cosa posso fare per lui?

ASTOLFO:

Mi sembra ovvio, chi può iniziarlo e liberare la sua indole meglio del suo

idolo, del suo maestro, della persona che ama, cioè te?

TRISTANO:

E sia.

Ma tu dovrai pagare pegno.

ASTOLFO:

(terrorizzato) Cosa?

TRISTANO:

Se riuscirò a far si che il tuo amico si liberi dalle sue fobie piccolo

borghesi, tu sarai mio per un weekend.

ASTOLFO:

(terrorizzato a morte) Cosa mi farai?

TRISTANO:

(accarezzandogli una guancia) Cose turche!

Vedrai che ci divertiremo come nemmeno puoi immaginare.

ASTOLFO:

(tremante e quasi in lacrime) Immagino … si immagino.

TRISTANO:

Su, ammettilo che non ne vedi l’ora.

ASTOLFO:

Certo, come no?

TRISTANO:

Chiamami il nostro cucciolotto ed io provvederò ad illuminare la sua

mente ancora ottenebrata da falsi moralismi.

ASTOLFO:

Vado a svegliarlo.

Il ragazzo entra nella stanza del compagno e dopo pochi istanti escono tutti e due. Tristano li osserva

gongolandosi.

TRISTANO:

Due piccioni con una fava.

Un pulzellaggio ed il maschione dei miei torbidi incubi bagnatici colti in un

colpo solo, mi sembra quasi di essere al mercato ortofrutticolo a

comprare primizie provenienti dal Catai.

LUDOVICO:

(guardando Astolfo) Io l’ammazzo.

ASTOLFO:

Lo vuoi ammazzare di sesso?

TRISTANO:

(sedendosi sul divano e picchiettando la mano sul cuscino vicino a lui)

40

Ludovico, cucciolotto, vieni dalla zia.

LUDOVICO:

Io?

TRISTANO:

Certo cara.

Astolfo, vai nella tua stanza che la zia Tristano deve occuparsi del piccolo

Ludovico.

Astolfo se ne va nella sua stanza, ma lascia la porta socchiusa e sbircia.

TRISTANO:

Allora, mio piccolo orsetto lavatore, finalmente hai deciso di liberare il tuo

vero io?

LUDOVICO:

Il mio vero io?

TRISTANO:

Avvicinati alla zia, mica ti mangio … anche se magari qualche morso te lo

do lo stesso.

LUDOVICO:

Non mi toccare.

TRISTANO:

Pudica ed incerta, proprio come piace a me.

Astolfo esce a carponi dalla sua stanza e si avvicina al divano, raggiungendo la borsa di Tristano.

LUDOVICO:

(alzandosi di scatto e simulando una crisi di coscienza) Non posso.

Se lo scoprisse mia madre ne morirebbe.

Astolfo inizia a mettere i pacchettini nella borsa di Tristano.

TRISTANO:

Ma cara, tua madre sarà la prima ad essere felice di avere una figlia

anziché un figlio.

LUDOVICO:

E don Ciccio dove lo lasci?

La prima volta che mi confesserà mi bandirà dalla parrocchia.

TRISTANO:

Se sapessi quanti pretini, pretoni ed alti prelati mi sono spupazzata, non ti

preoccuperesti del tuo parroco.

LUDOVICO:

E la mia vita sociale?

TRISTANO:

Ma cara anche noi abbiamo una vita sociale.

LUDOVICO:

Non posso.

(sedendosi e mettendosi la testa tra le mani) Non posso.

41

TRISTANO:

Cucciolotto, puoi ed io ti aiuterò.

(Tristano vede Astolfo che armeggia con la sua borsa) Astolfuccio, cosa

stai facendo?

ASTOLFO:

(impallidendo) Niente.

TRISTANO:

Non si fruga nella borsetta di una signora.

Ma cosa sono quei pacchetti?

Oh mio dio, è droga.

(inorridito) Stavi infilando della droga nella mia borsetta.

ASTOLFO:

(tentennante) Stavo solo cercando di aiutarti … pensavo che se tu avessi

fatto sniffare un po’ di coca al nostro Ludovico, lui si sarebbe concesso

senza fare tutte queste sceneggiate.

TRISTANO:

Buffoncello senza fede.

Io non ho bisogno di drogare un ometto per portarmelo a letto.

Mi offendi con questi squallidi trucchetti.

(iniziando a sfarfallare in tondo come una checca isterica) Non posso

crederci, pensare che io debba drogare Ludovico per disinibirlo, come se

io fossi una di quelle sciacquette senza classe come il vostro Spartaco.

Basta, sono offesa, me ne vado.

Tristano posa i tre pacchettini sul tavolino e si dirige sulla porta. Dove si ferma.

TRISTANO:

Astolfo, mio bel omaccione, quando vorrai provare il mio sex appeal sai

dove trovarmi.

Per te la porta della mia casa ed il mio talamo sono sempre aperti.

Tristano se ne va.

SCENA 4

Ludovico ed Astolfo sono di nuovo soli.

ASTOLFO:

Marzia e Tristano sono andati.

Adesso chi ci rimane?

LUDOVICO:

Lo so io chi ci rimane.

ASTOLFO:

Chi?

LUDOVICO:

Linda.

ASTOLFO:

Linda?

Ma come la convinco a venire qui da sola?

42

LUDOVICO:

Non c’è nulla di più facile, lei ti ama alla follia e se la chiami correrà qui.

ASTOLFO:

(sorpreso) Linda mi ama?

LUDOVICO:

Sono solo dettagli, veniamo alle cose serie.

Tu la baci ed io le infilo nello zainetto la droga.

ASTOLFO:

(assente) Linda mi ama?

LUDOVICO:

Si, ma cosa vuoi che sia?

ASTOLFO:

Come sarebbe a dire che è una cosa insignificante?

Tu sapevi che c’è una ragazza che mi ama, una così pazza da amare

me, e non me lo hai mai detto.

Sei solo un bastardo.

(minaccioso) So io come ci libereremo dell’oppio …

LUDOVICO:

(terrorizzato) Cosa vuoi farmi?

ASTOLFO:

(avanzando minaccioso verso il compagno) Niente ti così tremendo, ti

sottoporrò ad un clistere.

LUDOVICO:

(sempre più terrorizzato) Un clistere?

ASTOLFO:

Certo, scioglierò l’oppio in un barile d’acqua e te lo farò assumere per via

rettale.

Ti riempirò d’oppio fino a farti scoppiare.

Mentre Astolfo sta per aggredire Ludovico, si apre la porta ed entra Rodolfo.

RODOLFO:

Salve checche.

LUDOVICO:

Signor Rodolfo, mi aiuti. Astolfo mi vuole uccidere.

RODOLFO:

(ironico) I soliti screzi tra “amiche”, vero?

LUDOVICO:

Si, mi odia perché non gli ho detto che Linda lo vuole.

RODOLFO:

Linda?

Chi è Linda?

LUDOVICO:

Il travestito con l’immane bestia sotto il maglione.

43

RODOLFO:

Mio Dio!

Astolfo, non vorrai davvero iniziare una tresca con quel transessuale?

E Spartaco?

Lo hai già tradito?

ASTOLFO:

Spartaco sta con Ludovico.

RODOLFO:

Santi numi, siamo in piena orgia.

Le vostre storie non durano nemmeno un giorno e vi scambiate pure i

fidanzati.

ASTOLFO:

Ma lei cosa vuole da noi?

Perché si ostina ad usare la sua chiave ed a violare la nostra vita privata

di continuo?

RODOLFO:

Avevo bisogno di chiedere un favore a Ludovico.

LUDOVICO:

Cosa?

RODOLFO:

Avrei bisogno del numero di telefono di tua madre.

LUDOVICO:

Di mia madre?

(terrorizzato) Non vorrà mica dirle che siamo gay?

RODOLFO:

Ma no, voglio solo chiederle una ricetta di cui mi ha parlato l’altro giorno.

Il prossimo weekend avrò una tipetta a cena e non voglio far brutta figura.

In quel momento compare sulla porta Linda.

ASTOLFO:

Linda, che piacere vederti.

LINDA:

(sorpresa) Davvero?

Credevo che mi odiassi.

ASTOLFO:

Ma no, prego accomodati.

Mettiti comoda, vuoi che ti porti qualcosa da bere?

Togliti il maglione che fa caldo.

RODOLFO:

Ah no!

Questo no!

LINDA:

Signor Rodolfo, ha forse paura di Sigmund?

RODOLFO:

44

Sigmund?

LINDA:

(ironica) Il mio amato serpentone.

RODOLFO:

Me ne vado.

Rodolfo sta per uscire.

ASTOLFO:

Aspetti, porti con se Ludovico, che deve darle il numero di telefono che lei

cerca.

Astolfo guarda male Ludovico e gli fa segno di sparire. Rodolfo e Ludovico escono.

ASTOLFO:

Dimmi, piccola Linda, cosa posso fare per te?

LINDA:

Sono stupita da tutta questa gentilezza, ti senti poco bene?

ASTOLFO:

(sedendosi a fianco a lei sul divano) No, è che ho scoperto che sei

diversa da Marzia ed Elena.

LINDA:

Diversa?

Eh no, almeno io non sono gay.

ASTOLFO:

Non intendevo quello.

Volevo dire … (imbarazzato) neh volevo dire … insomma mi hanno detto

che mi ami.

LINDA:

(agitata) Chi te lo ha detto?

ASTOLFO:

Ludovico, credo che glielo abbia detto Elena.

LINDA:

Se lo scopre Marzia sono morta.

ASTOLFO:

Chi se ne frega di quella stupida.

Dimmi è vero?

LINDA:

(timidamente) Si.

ASTOLFO:

Ma lo sai che sono un ragazzaccio?

Sono un mezzo delinquente, un fallito.

LINDA:

Non voglio sentire queste cose.

45

ASTOLFO:

Ma sono vere.

Ho persino picchiato e trombato Marzia.

LINDA:

Lo so e ne sono molto gelosa.

ASTOLFO:

Ma tu meriti di meglio di me.

Linda non lo lascia finire e lo bacia.

LINDA:

Ti amo dal primo giorno che ti ho visto, tre anni fa.

Astolfo la abbraccia.

ASTOLFO:

Ma saprò mai meritarti?

LINDA:

Baciami stupido.

I due si baciano. In quel momento si apre la porta ed entra a carponi Ludovico, che va nella sua stanza e poi

torna, sempre a carponi, con i pacchettini. Astolfo, mentre bacia Linda, si rende conto dell’amico che sta

strisciando verso lo zainetto della ragazza e senza farsi vedere da lei gli molla un terrificante pugno in testa.

Ludovico crolla a terra svenuto, ma è seminascosto dal divano e Linda non lo vede.

LINDA:

Io ho lezione, dovrei andare.

ASTOLFO:

Va bene.

Questo pomeriggio Elena ci preparerà la sua famosa marmellata di mirtilli

e questa sera facciamo una pizzata con Ludovico, Elena e Tonino,

perché non vieni anche tu?

Mi piacerebbe che ci fosse anche la mia ragazza.

LINDA:

La tua ragazza?

ASTOLFO:

Beh si.

Credevo che dopo questi baci …

LINDA:

Va bene, questa sera la tua ragazza ci sarà.

Linda esce. Astolfo prende a schiaffi Ludovico per farlo rinvenire.

ASTOLFO:

Brutto bastardo, cosa tentavi fare?

LUDOVICO:

Di rifilare la roba a Linda, come stabilito.

ASTOLFO:

Tu non devi mai più tentare di fare malefatte a Linda.

46

LUDOVICO:

Non mi dirai che ti piace quella?

ASTOLFO:

Certo!

Nessuna mi ha mai amato ed ora che ho finalmente una ragazza, guai a

chi me la tocca.

Poi Linda in realtà è bellissima.

LUDOVICO:

Che cavolo dici?

Con quei maglioni sformati e quei cappellini assurdi?

ASTOLFO:

Due anni fa l’ho vista al mare, in bikini e ti assicuro che sotto quei

maglioni c’è nascosta una gran bella ragazza.

E’ solo timida e si veste troppo perché si vergogna della sua femminilità.

D’altronde frequentando quella strega di Marzia cosa ti aspetteresti da

lei?

LUDOVICO:

Forse hai ragione, ma ora che facciamo?

ASTOLFO:

Andiamo a lezione, al ritorno penseremo a qualcosa.

I due ragazzi escono

SCENA 5

Si apre la porta ed entrano Elena e Marzia.

ELENA:

Speriamo che i ragazzi si siano ricordati lo dolcificante dietetico che devo

fare la marmellata di mirtilli.

MARZIA:

Questa mattina ho visto i ragazzi e Ludovico era appena tornato con il

dolcificante dietetico.

Ah eccolo, è in quei pacchettini.

ELENA:

Ludovico è il solito esagerato.

Me ne basteranno cinque pacchettini, degli altri cinque che ne facciamo?

MARZIA:

Lasciali lì.

Li userai la prossima volta.

ELENA:

Hai ragione.

MARZIA:

Sono un po’ preoccupata.

ELENA:

Cosa succede?

47

MARZIA:

Linda si sta comportando in maniera strana.

ELENA:

Cosa ha fatto?

MARZIA:

Non ci crederai mai, ma mi ha detto che andava in profumeria a

comprarsi un rossetto ed un profumo, che questa sera voleva farsi bella.

Non ho la più pallida idea di dove debba andare.

ELENA:

Che abbia finalmente trovato un ragazzo?

MARZIA:

Ma va!

Linda è una lesbicona da urlo.

Al massimo si sarà trovata una ragazza.

Solo che tutto ciò è un dramma, se inizia a dedicarsi al suo nuovo amore,

chi sfrutterò per i lavori del centro femminista?

ELENA:

Se trova un’altra come lei, magari ci guadagni pure.

Potresti trovarti con due schiavette anziché una.

MARZIA:

Speriamo bene.

ELENA:

Pensa che l’altra sera, Ludovico mi ha detto di essere certo che Linda

ama Astolfo.

MARZIA:

Non ho mai sentito niente di più ridicolo.

Astolfo è solo un gay.

ELENA:

Non vorrei offenderti, ma sai cosa si dice in giro?

MARZIA:

No, cosa?

ELENA:

Quel deficiente di Tonino, il drogato dei centri sociali che ogni tanto viene

qui, sostiene che sei andata a letto con Astolfo.

MARZIA:

Io?

Mai!

ELENA:

Strano, perché abbiamo trovato le tue mutandine mimetiche da

paracadutista cubano nella sua stanza ed abbiamo iniziato a sospettare

che fosse vero.

MARZIA:

(agitata) Devo andare.

Ho un impegno urgente al centro.

48

Devo preparare una rivoluzione.

Marzia fugge. Elena prende cinque pacchettini e va in cucina.

SCENA 6

Astolfo e Ludovico rientrano in casa. Ludovico, si avvicina al divano e poi inizia ad agitarsi.

LUDOVICO:

Astolfo, siamo morti.

ASTOLFO:

Cosa succede?

LUDOVICO:

Ci hanno rubato metà della roba.

ASTOLFO:

(vedendo che manca metà del contenuto del pacco) E’ stato sicuramente

Tonino.

Uccidiamolo.

LUDOVICO:

No, scappiamo.

Sarà Ermanno ad uccidere noi.

ASTOLFO:

Non è detto, se il porco non si è ancora sparato tutta quella roba forse

riusciamo a recuperarla.

In quel momento esce Elena dalla cucina. Porta un plateau con dei vasetti di marmellata.

ELENA:

Salve ragazzi.

La marmellata è ancora calda, ma forse questa sera riusciremo

comunque ad assaggiarla.

Spero che sia venuta buona come al solito, perché io non ho il vizio di

assaggiare ciò che cucino e mi fido delle mie capacità.

LUDOVICO:

Quale marmellata?

ELENA:

La marmellata di mirtilli.

LUDOVICO:

Buona, posso assaggiare?

ELENA:

No, è ancora calda e ti farebbe sicuramente venire mal di pancia.

A proposito, quanto ti devo per il dolcificante dietetico.

LUDOVICO:

Quale dolcificante?

ELENA:

49

Quello che stava nei pacchettini in quel pacco lì (indica il pacco

maledetto).

Non lo ho usato tutto, ce ne per almeno un’altra volta.

E’ stata Marzia a dirmi che l’avevi già comprato tu per me.

ASTOLFO:

(sconvolto) Quel dolcificante?

ELENA:

Si, ma mi sembri un po’ strano oggi.

Anzi oggi mi sembrate tutti un po’ strani.

Persino Linda è cambiata.

LUDOVICO:

Certo, si è messa con Astolfo.

ASTOLFO:

Linguaccia.

ELENA:

Ma allora non sei più gay?

ASTOLFO:

(esitante) No, la dolcezza e l’amore puro di Linda mi hanno conquistato.

ELENA:

Chissà come ci rimarrà male Tristano?

ASTOLFO:

Ma chi se ne frega di Tristano.

Pensiamo piuttosto a cosa dire ad Ermanno.

ELENA:

Chi è Ermanno?

LUDOVICO:

Un altro frocione, l’ex-fidanzato di Astolfo.

ELENA:

Ma quanti uomini hai avuto?

LUDOVICO:

Tanti, anzi tantissimi.

E’ una vera ninfomane.

ASTOLFO:

Ora basta.

Elena, io non sono gay e non lo sono mai stato, è il tuo fidanzato che è

soltanto un cacciapalle.

Io sono eterosessuale e da questa mattina sto con Linda.

Punto e basta.

ELENA:

Ludovico, cos’è questa storia?

LUDOVICO:

Niente Elena, posso spiegarti tutto.

50

ELENA:

Voglio sperarlo.

Ma ora non ho tempo, devo andare a seguire un corso.

Ci vediamo dopo.

Elena posa il plateau sul tavolino e se ne va. Astolfo si siede sul divano e prende un barattolo in mano e lo

fissa.

ASTOLFO:

Stupendo, abbiamo dieci barattoli di marmellata di oppio ed uno

spacciatore che ci ucciderà.

LUDOVICO:

Tu pensa a qualcosa, intanto io metto di là la roba, così nessuno si farà

più venire la brillante idea di rubarci quello che ne rimane.

ASTOLFO:

Ermanno ci ucciderà.

Prima di morire voglio fare almeno una volta l’amore con Linda.

LUDOVICO:

Tirati su.

Non moriremo.

ASTOLFO:

Speriamo bene.

Ludovico, porta il pacco nella stanza di Astolfo.

SCENA 7

Ludovico torna e si siede sul divano a fianco dell’amico.

LUDOVICO:

Siamo morti.

Bussano alla porta.

ASTOLFO:

Avanti, è aperto.

Entra Ermanno.

LUDOVICO ED ASTOLFO:

Ermanno!

ERMANNO:

Salve ragazzi.

So che sono in anticipo di un giorno ma sono venuto a riprendere la mia

roba.

ASTOLFO:

La tua roba?

ERMANNO:

Si, il pacco con i dieci chili di eroina.

51

LUDOVICO:

Ma noi non ce lo abbiamo.

Ermanno tira fuori una pistola dalla giacca.

ASTOLFO:

Calmati. Ludovico, voleva dire che non lo abbiamo qua.

ERMANNO:

Dove lo avete nascosto?

ASTOLFO:

In banca.

ERMANNO:

In banca?

Siete impazziti?

ASTOLFO:

No, abbiamo preso una cassetta di sicurezza e l’abbiamo messo lì.

Abbiamo detto che erano documenti importanti.

Non vorrai mica che noi teniamo incustodito in casa un pacco da dieci

chili di eroina?

Non siamo mica pazzi.

Pensa se qualcuno ce lo rubasse.

Potrebbe anche esserci qualcuno che pensi che sia farina o zucchero e

lo usi, che so io magari per farci dieci barattoli marmellata come questa.

ERMANNO:

Nessuno è così deficiente e se per caso capitasse (agitando la pistola) gli

sparerei nei genitali e mi berei una birra guardandolo morire dissanguato.

LUDOVICO:

Nessuno vuole morire, è solo che ora come ora non abbiamo la roba in

casa.

ERMANNO:

Astolfo, vai a prenderla.

Se non torni entro una mezz’ora sparo a Ludovico.

ASTOLFO:

Non essere precipitoso.

Guarda l’orologio, a quest’ora la banca è già chiusa.

Dovrai aspettare domattina.

ERMANNO:

Io si, ma voi non arriverete a domani mattina.

Ora vi sparo e poi farò venire notte guardandovi morire.

LUDOVICO:

Pietà.

ASTOLFO:

Ma la roba è al sicuro in banca.

ERMANNO:

Solo due imbecilli possono mettere dieci chili di roba in banca.

Io odio gli imbecilli e vi ucciderò.

52

Anzi ucciderò solo uno di voi, perché l’altro mi serve per recuperare la

roba domani mattina.

LUDOVICO:

Uccidi lui.

ASTOLFO:

Bastardo.

ERMANNO:

Faremo così, getterò una monetina e sarà il fato a decidere chi di voi due

morirà.

Astolfo cosa preferisci testa o croce?

ASTOLFO:

Testa, tanto in croce ci metti già tu.

Si apre la porta, Ermanno infila velocemente la pistola nella tasca della giacca. E’ il solito Rodolfo.

RODOLFO:

Salve checche.

ERMANNO:

Checche?

RODOLFO:

Certo, sei loro amico e non sai che sono due femminucce sotto mentite

spoglie?

ERMANNO:

Sono due gay?

RODOLFO:

Della peggior specie.

ERMANNO:

Che schifo!

Odio le checche.

RODOLFO:

Hai ragione, ma non vorrai mica ucciderli per questo?

ERMANNO:

Precisamente.

RODOLFO:

Esagerato.

Sono inoffensivi.

Non mi ricordo più perché sono venuto.

Va beh, me vado.

Tolgo il disturbo.

LUDOVICO:

Signor Rodolfo, lei non disturba mai.

La prego rimanga con noi.

Vuole bere qualcosa?

RODOLFO:

53

No, devo andare.

Rodolfo se ne va. Ermanno tira di nuovo fuori la pistola.

ERMANNO:

Che schifo, odio le checche.

Vi farò a pezzi.

LUDOVICO:

Uccidi lui, io ti servo per andare in banca.

ERMANNO:

Preferisco uccidere te.

LUDOVICO:

(in ginocchio) Pietà.

ERMANNO:

Taci e vai a prendere delle corde.

Per ora vi legherò, poi deciderò come uccidervi.

Ludovico va in cucina e torna con delle corde.

ERMANNO:

lega il tuo amico.

Ludovico lega Astolfo. Dopodiché Ermanno lega pure lui. Lo spacciatore si rimette la pistola in tasca.

ERMANNO:

Ora getterò la monetina e sapremo chi di voi due morirà.

SCENA 8

La porta si spalanca e compare Tristano.

TRISTANO:

Yuhu, Astolfuccio posso entrare?

ASTOLFO E LUDOVICO:

Tristano!

ERMANNO:

(terrorizzato) Tristano!

TRISTANO:

Biscottino, cosa stai facendo ai miei amici?

ERMANNO:

(terrorizzato) Niente, stavamo solo giocando.

TRISTANO:

(minaccioso) Non ho capito.

ERMANNO:

Niente, signora padrona, stavamo solo giocando.

54

TRISTANO:

Così va decisamente meglio, non pensare che perché non indosso il

corpetto di cuoio e non ho il frustino in mano che io cessi di essere la tua

padrona.

ERMANNO:

(agitatissimo) No, eccelsa maestà.

E’ solo che mi avete sorpreso.

ASTOLFO:

(ironico) Ermanno, non hai detto di odiare le checche?

TRISTANO:

(sfarfallando con le mani come al suo solito) Lo dice sempre, non si

accetta e recita la commedia, ma è la peggiore di tutte noi.

ASTOLFO:

Voleva farci del male.

TRISTANO:

(voltandosi minaccioso verso Ermanno) Biscottino, volevi fare del male al

mio Astolfuccio?

ERMANNO:

Io?

No, era solo un gioco innocuo.

Ti prego credimi, non mi picchiare.

ASTOLFO E LUDOVICO:

Picchialo!

Tristano prende per un orecchio Ermanno e lo tira verso la porta.

TRISTANO:

Certo che lo punirò.

Come ha potuto permettersi di mettere le sue sudice mani sul mio

Astolfuccio, quando io non posso.

Lo striglierò a dovere con la frusta.

ERMANNO:

No, la frusta no.

TRISTANO:

Se non la smetti di parlare, ti imbavaglierò.

ASTOLFO:

Tristano liberaci.

TRISTANO:

No!

Sono offesa, a me neghi le tue grazie e poi ti sorprendo a giocare con il

mio schiavo.

Stare un po’ legato ti farà bene e ne farà altrettanto a quel buzzurro di

Ludovico.

Ora vado a punire questa traditrice.

Tristano tira Ermanno alla porta. Ermanno si volta verso i ragazzi e li guarda minaccioso.

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ERMANNO:

Me la pagherete.

Domani mattina se non riavrò il mio pacco, vi farò a pezzi e li disseminerò

per tutta la città.

Non troveranno nemmeno una briciola di voi da seppellire.

Alle nove in punto sarò qua.

TRISTANO:

Smettila di giocare a fare il duro, che adesso ci penso io a conciarti per le

feste.

Tristano esce trascinando con se, per l’orecchio, lo spacciatore.

SCENA 9

Si apre la porta e compare Marzia.

MARZIA:

(sorpresa) Cosa vi è successo?

ASTOLFO:

Liberaci e non fare domande.

MARZIA:

Quasi quasi vi lascio legati e vado a prendere le forbici.

LUDOVICO:

Le forbici?

MARZIA:

Certo per punirvi del vostro essere maschi e castrarvi.

ASTOLFO:

Non ci provare o allora spera che io muoia dissanguato, perché se

sopravvivo non hai la più pallida idea di cosa ti farò.

MARZIA:

Mi minacci?

ASTOLFO:

Certo!

Ti ordino di liberarci.

MARZIA:

Guarda sono troppo sconvolta per litigare e vi libererò perché oggi non mi

sento in vena di castrazioni.

La ragazza li slega.

LUDOVICO:

Cosa ti succede?

MARZIA:

E’ la fine.

La fine vi dico.

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ASTOLFO:

La tua spero.

MARZIA:

Una lotta per dei nobili ideali per tutta la vita e poi scopre che le sue due

più fedeli seguaci non sono nient’altro che Giuda e Caino.

LUDOVICO:

Cosa stai dicendo?

MARZIA:

Linda, su cui avevo grandissime speranze, oggi mi ha pugnalato alle

spalle.

Mi ha detto di non essere più né femminista né lesbica repressa, che

abbandona la lotta e cosa terribile che si è trovata un ragazzo.

ASTOLFO:

(ironico) Ma no?

MARZIA:

Piantala di fare lo stupido.

Sai benissimo di cosa sto parlando, visto che il corruttore che ha sedotto

la mia pupilla sei tu.

LUDOVICO:

Tutto qui?

MARZIA:

No, il peggio deve ancora venire.

E’ stata Elena la più grande tra le mie delusioni.

LUDOVICO:

La mia Elena?

MARZIA:

Si proprio lei compagno.

Quando scoprirai cosa fa ci rimarrai male e da bravo compagno la

ripudierai.

LUDOVICO:

(agitato) Cosa ha fatto?

MARZIA:

Sai che al sabato ed ogni tanto per tutto il weekend torna al suo paesello,

dove si occupa del centro sociale locale.

LUDOVICO:

Certo compagna.

MARZIA:

Non è vero.

LUDOVICO:

(agitato) No!

Non mi dire che mi tradisce.

MARZIA:

Peggio!

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Molto peggio.

E’ una capo scout ed i suoi, si fa per dire, compagni sono solo dei

bambini.

LUDOVICO:

(esaltato) Si! Si!

MARZIA:

Calma la tua isteria.

Elena fa pure di peggio, quando ne ha l’occasione aiuta il parroco

facendo la catechista.

LUDOVICO:

Si! Si!

MARZIA:

Astolfo, il dolore deve averlo sconvolto.

ASTOLFO:

Non credo che sia dolore.

Ma perché Elena ha sempre finto di essere una dei tuoi?

MARZIA:

Per paura di mie eventuali ritorsioni e soprattutto per far colpo sul

compagno Ludovico.

ASTOLFO:

Ma quale compagno?

Ludovico è pure lui uno scout, un catechista e ha la foto del duce nel

portafoglio come santino portafortuna.

MARZIA:

(sconvolta) Mio Dio, mi sento mancare.

LUDOVICO:

(entusiasta) Devo correre dalla mia Elena.

Il ragazzo corre via, uscendo dall’appartamento.

MARZIA:

Il mondo sta finendo, l’impero nero dei nazi-fascisti sta conquistando tutti.

ASTOLFO:

Ma no, ti rimane ancora Tonino.

Lui non diventerà mai un bravo ragazzo.

Sempre che gli altri siano dei bravi ragazzi.

A questo punto la persona più normale che conosco mi sembra essere

Tristano.

Si spalanca la porta.

TRISTANO:

Parlavi di me tesoro?

ASTOLFO:

Tu che ci fai di nuovo qua?

Dov’è Ermanno?

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TRISTANO:

L’ho imprigionato nella mia gogna pieghevole.

Lo lascerò così un paio d’ore e poi gli farò il sederino rosso a suon di

cinghiate.

Ero venuta a liberarvi, ma vedo che hanno già provveduto.

ASTOLFO:

Posso affidarmi alla tua enorme sensibilità femminile?

TRISTANO:

Finalmente te ne sei accorto che sono più donna delle donne.

ASTOLFO:

Si, ma non devi occuparti di me, ma bensì di Marzia.

Mentre vado a cercare Tonino, tu occupati di lei.

TRISTANO:

Va bene, sai che non posso rifiutarti proprio nulla.

Anche se ti ostini a non chiedermi la cosa che terrei di più a darti, il mio

caldo corpo.

Astolfo esce.

SCENA 10

Tristano si siede sul divano, accanto a Marzia.

TRISTANO:

Dimmi cara, cosa ti succede?

Non avere paura tra di noi travestiti dobbiamo essere solidali.

MARZIA:

Travestiti?

Ma io sono una donna.

TRISTANO:

Su cara, so tutto, non vergognarti della tua vera natura.

MARZIA:

Ma sono veramente una donna.

TRISTANO:

(disgustato) Mio Dio che orrore!

Una femmina biologica.

MARZIA:

Si, sono biologicamente femmina.

TRISTANO:

Poverina.

Ma non facciamone un dramma, non è colpa tua.

Non sei tu ad aver deciso di nascere donna anziché diventarlo.

Se penso all’orrore di nascere femmina mi sento male.

MARZIA:

Ehi checca, guarda che io sono femminista ed orgogliosa di essere

femmina.

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TRISTANO:

Una malata terminale.

Cara sei senza speranze, il tuo male è incurabile.

Ma dimmi cosa ti assilla?

MARZIA:

Le mie amiche mi hanno tradita.

TRISTANO:

(disgustato) Donne.

Appena gli giri le spalle perdi il conto degli stiletti che ti attraversano la

schiena.

Ma cosa ti hanno fatto?

MARZIA:

Linda non solo non è lesbica, ma non è nemmeno femminista e si è

messa con Astolfo.

TRISTANO:

Il mio Astolfuccio?

MARZIA:

Si, proprio lui.

TRISTANO:

Ma com’è questa Linda, è un travestito molto più bello di me?

MARZIA:

Ma va!

È una ragazza e poi la hai già vista diverse volte, è quella con i maglioni

larghi ed i cappellini assurdi che gira sempre con me.

TRISTANO:

Quella?

L’avevo decisamente sottovalutata.

MARZIA:

E cosa peggiore, la mia altra amica Elena, in realtà è una ragazza di

chiesa ed una scout.

TRISTANO:

Gli scout … quanti ricordi.

Le mie prime avventure in tenda, quando i miei credevano ancora di

poter fare di me un ragazzo.

Se penso alle notti di pioggia battente passate in tenda con tutti quei bei

ragazzotti mi sento male.

MARZIA:

(in lacrime) Non capisci, tutto il mio mondo è crollato di colpo.

Tristano la abbraccia e se la stringe al petto.

TRISTANO:

Su, su piccola paracadutista, non è successo niente di irreparabile.

Piangi pure.

Marzia si abbandona ad un pianto sconsolato tra le braccia della vecchia checca.

60

TRISTANO:

Piccolina, hai bisogno di riposare e tirarti su … magari con qualcosa di

dolce.

Guarda che bei barattoli di marmellata, prenditene uno, vai a casa ed

ingozzati di pane, burro e marmellata, vedrai che poco a poco starai

meglio.

MARZIA:

Hai ragione.

Marzia prende un barattolo di marmellata e se lo infila nello zainetto. I due escono.

SCENA 11

Entrano Elena, Linda, Astolfo, Ludovico e Tonino. Sono allegri.

ASTOLFO:

Questa sera la pizza era veramente ottima, più buona del solito.

LINDA:

Ci credo, ti sei pure mangiato metà della mia.

ASTOLFO:

Taci donna, è tuo dovere nutrire il tuo nuovo ragazzo e soddisfarlo in tutti

i modi possibili, anche dandogli metà pizza.

LINDA:

Guarda che non ho dimenticato gli insegnamenti di Marzia e te la faccio

pagare cara.

LUDOVICO:

Su, non vorrete già iniziare a litigare dal primo giorno che state insieme?

LINDA:

Ma stavamo scherzando.

La ragazza da un bacio ad Astolfo.

ELENA:

Linda, mi aiuti a prendere di che poter spalmare la marmellata di mirtilli,

così l’assaggiamo.

ASTOLFO:

(guardando Ludovico) La marmellata di mirtilli?

LUDOVICO:

Ragazze, lascerei perdere, sarà ancora calda e quando è calda fa venire

la diarrea.

TONINO:

Io però due cucchiaiate me le sparerei.

ASTOLFO:

(guardandolo male ) No, non è il caso di sporcare posate o altro per te.

TONINO:

61

Mi basta un cucchiaio, giusto per assaggiare.

ELENA:

Su, Astolfo non essere cattivo, lasciagliela assaggiare e poi ricordati che

è nostro ospite.

LUDOVICO:

No, per una volta ha ragione Astolfo, non voglio che poi magari tu ti veda

costretta a lavare i cucchiai solo per Tonino.

TONINO:

Ma mi odiate veramente, cosa vi ho fatto?

ASTOLFO E LUDOVICO:

Osi anche chiederlo?

ELENA:

Cosa succede?

LUDOVICO:

Niente tesoruccio, sono cose tra uomini.

ELENA:

Basta, con queste stupidate.

La marmellata l’ho fatta io e se Tonino vuole assaggiarla, che la assaggi.

LUDOVICO:

Come desideri, ma te ne assumi tu la responsabilità.

ELENA:

Manco fosse avvelenata o drogata.

ASTOLFO:

A dire il vero …

LUDOVICO:

(interrompendo l’amico) Non vorremo che la marmellata diventi un vizio

per Tonino, ha già troppe tossicodipendenze e ci manca solo che diventi

ASTOLFO:

Marmellatomane.

ELENA:

Marmellatomane?

LUDOVICO:

Si, certo.

C’è gente che arriva ad iniettarsi la marmellata nelle vene.

Ti assicuro che il cugino di Astolfo è morto così.

LINDA:

Lo sapevo, hanno bevuto troppa birra.

ELENA:

Sono i soliti due ubriaconi.

62

ASTOLFO:

Ubriaconi si, ma non marmellatomani.

LINDA:

Elena, mentre i nostri ragazzi si fanno passare la sbronza, ti

dispiacerebbe accompagnarmi da Marzia.

Ho sentito dire che si è sentita male.

ELENA:

Va bene.

(girandosi verso i ragazzi) Ma quando torniamo, voglio vedervi sobri.

LUDOVICO:

(scattando sull’attenti) Si, padrona.

Le due ragazze escono. Mentre Astolfo e Ludovico le guardano partire, Tonino corre in cucina e torna con un

cucchiaio.

TONINO:

Fregati.

Il tossichetto apre un barattolo e si spara una cucchiaiata di marmellata.

ASTOLFO:

Mio Dio!

Ti senti bene?

TONINO:

Certo!

Non vorrai mica che un cucchiaio di marmellata mi faccia male?

LUDOVICO:

Ma che sapore ha?

TONINO:

A dire il vero è un po’ salata ed amarognola per essere una marmellata.

Ma a me piace questo strano saporaccio. (si spara un’altra cucchiaiata di

marmellata)

ASTOLFO:

Ludovico, cosa facciamo se muore.

LUDOVICO:

Niente, tanto domani mattina Ermanno farà si che lo raggiungiamo.

TONINO:

(che si è sparato tutto il vasetto di marmellata) Veramente buona, posso

mangiarne un altro barattolo?

ASTOLFO:

Come vuoi ...

Se ti piace.

Tonino si piega in due.

LUDOVICO:

Mio Dio, muore.

63

TONINO:

No, è solo che mi è venuta un’improvvisa voglia di andare alla toilette.

Posso?

ASTOLFO:

Certo, è di là (indica la porta del WC).

Tonino corre al WC.

LUDOVICO:

Cosa gli starà succedendo?

ASTOLFO:

Saranno i paradisiaci effetti dell’oppio.

Dal WC si sentono provenire urla inumane.

LUDOVICO:

I paradisiaci effetti dell’oppio?

ASTOLFO:

Raggiungerà il nirvana con un solo balzo e quando ricadrà sulla terra

sarà morto.

Altre urla inumane.

LUDOVICO:

Scappiamo, non voglio essere qua quando la polizia lo troverà morto per

overdose da marmellata all’oppio.

Altre urla.

ASTOLFO:

Si, scappiamo.

I due ragazzi fuggono dall’appartamento. Altre urla inumane. Poi il rumore dello sciacquo di un WC. Si

spalanca la porta della toilette ed esce Tonino barcollante. Ha la camicia fuori dai pantaloni, ed è stravolto.

Ha decine di giri di carta igienica avvolti su di lui ed in mano un rotolo. Cammina a malapena.

TONINO:

(con un filo di voce) Aiuto …

Sto cagando l’anima.

Chiamate un’ambulanza.

Tonino fa ancora qualche passo, poi crolla a terra svenuto. Dalla porta si affacciano Astolfo e Ludovico.

I DUE RAGAZZI:

Tonino è morto di overdose.

III° Atto

SCENA 1

In scena c’è Astolfo che passeggia preoccupato. Si apre la porta dell’appartamento ed entra Ludovico.

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LUDOVICO:

Ciao Astolfo.

Che nottata da incubo, ho girato per tutta la notte, tentando di non

pensare ad Ermanno che ci ucciderà ed al povero Tonino che ormai sarà

morto e tutto ciò soltanto per colpa nostra.

ASTOLFO:

Tonino è vivo.

Gli hanno fatto una lavanda gastrica e lo terranno per una settimana in

ospedale.

LUDOVICO:

(sorpreso) E’ sopravvissuto a tutto quell’oppio?

ASTOLFO:

Si, lo hanno “lavato” in tempo.

Quello che non ho capito è come mai il medico del pronto soccorso

voleva ricoverare anche me.

Quando gli ho detto che Tonino si era fatto un’overdose di marmellata

all’oppio mi ha fatto fare l’alcool test e mentre aspettavano i risultati sono

scappato.

LUDOVICO:

Quello che non capisco io invece, sono gli strani effetti della marmellata

all’oppio.

Non immaginavo che un essere umano potesse avere simili attacchi di

diarrea incontenibile se inghiottiva un po’ d’oppio.

ASTOLFO:

Tu non sai ancora l’altra notizia sconvolgente.

LUDOVICO:

Quale?

ASTOLFO:

Ieri Marzia ci ha rubato un vasetto di marmellata ed è stata ricoverata

anche lei.

Però doveva averne inghiottita poca e l’hanno dimessa in serata.

Non l’ho nemmeno vista, quando stavano salvando Tonino, lei era già

stata dimessa.

Dicono che sia stata soccorsa e portata al pronto soccorso da uno strano

tizio di mezz’età che ci provava con tutte le infermiere.

LUDOVICO:

Dalla descrizione, sembrerebbe quasi Rodolfo.

ASTOLFO:

Già!

A proposito del vecchio manomorta, non ti pare strano che è da ieri

pomeriggio che non lo si vede?

LUDOVICO:

Di cosa ti preoccupi?

Dobbiamo pensare ad Ermanno e non al vecchio manomorta.

Poi di solito a quest’ora, cioè le sette del mattino, è già sugli autobus

stracolmi di persone a palpare quante più ragazze può.

ASTOLFO:

Eppure questa mattina non lo ho sentito uscire.

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Si spalanca la porta, ed è proprio Rodolfo.

RODOLFO:

Salve checche.

LUDOVICO:

Ancora a casa questa mattina?

RODOLFO:

Certo! Ho passato una notte fantastica e tutto questo grazie a voi.

ASTOLFO:

Grazie a noi?

RODOLFO:

Certo!

Ma anche se ora so tutto, che non siete gay e che mi avete mentito, non

mi arrabbierò con voi e non vi sfratterò.

ASTOLFO:

Sa tutto?

RODOLFO:

Certo!

Spartaco … cioè Elena è la fidanzata di Ludovico mentre Linda è la tua e

sono femmine.

LUDOVICO:

E non ci sfratta?

RODOLFO:

Ma no, non mi sognerei mai di farvi una cosa simile.

ASTOLFO:

Davvero?

Cosa vuole da noi?

RODOLFO:

Veramente sarei passato per chiedervi se avevate una mezza dozzina di

uova.

Sapete non sono abituato a torride notti d’amore con ragazze di trent’anni

più giovani di me e ho bisogno di ricaricare le pile.

Mi aspetta una calda, anzi torrida ed afosa mattinata.

ASTOLFO:

(sorpreso) Ha trovato una ragazza?

RODOLFO:

Veramente, me l’avete trovata voi.

LUDOVICO:

Noi?

RODOLFO:

Si, proprio voi.

Ieri mentre stavo uscendo ho visto il vostro amico paracadutista seduto

sugli scalini che si sparava una cucchiaiata di marmellata.

Poi l’ho visto piegarsi in due dal mal di pancia e gli ho permesso di usare

66

il mio bagno.

L’ho anche accompagnato al pronto soccorso e lì ho scoperto che mi

avevate preso per i fondelli, quella era una ragazza vera.

Ah, prima che mi dimentichi, la vostra marmellata deve essere andata a

male perché ha tremendi effetti lassativi.

Stavo dicendo che eravamo al pronto soccorso ed abbiamo iniziato a

parlare e ho notato che a quella povera ragazza mancava una figura

paterna e mi sono fatto sotto.

Il resto ve lo lascio indovinare …

ASTOLFO:

Marzia e lei amanti?

RODOLFO:

Non chiamarla più Marzia, ha abbandonato il suo nome da battaglia e da

questa mattina ha deciso di usare il suo vero nome, Francesca.

LUDOVICO:

Vado a prenderle le uova.

Sono senza parole.

Ludovico va a prendere le uova e torna. Sulla porta appare Marzia-Francesca con i capelli arruffati e poco

vestita.

MARZIA:

Rodolfo, cosa fai?

Torna a casa, mi manchi.

RODOLFO:

Franceschina arrivo.

Ciao ragazzi.

Rodolfo raggiunge Marzia sulla soglia e scompaiono.

LUDOVICO:

Questo è un chiaro segno del destino.

ASTOLFO:

Cosa stai dicendo?

LUDOVICO:

Marzia è diventata Francesca e si è messa con Rodolfo, questo è un

presagio.

Ermanno ci ucciderà.

ASTOLFO:

Avevi bisogno di presagi per saperlo?

Non lo sapevi già?

LUDOVICO:

Non fare il criticone, sai che quando fai così mi irriti.

Sembri quasi Elena quando mi rimprovera.

Oh, la mia povera Elena, vedova ancora prima di sposarsi.

ASTOLFO:

Se proprio ci tieni a morire, ti lascio fare, ma io credo che sfrutterò le due

ore che mancano all’arrivo di Ermanno per escogitare il modo di salvare

la pelle.

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LUDOVICO:

Salvare la pelle?

C’è un’unica possibilità affinché noi ci si salvi, che Ermanno muoia prima

di ucciderci.

ASTOLFO:

Esatto!

Saremo noi ad uccidere lui.

LUDOVICO:

No!

Dopo essere stati bugiardi, gay, imbroglioni, spacciatori e quant’altro è

possibile immaginare, non vorrai mica che diventiamo anche assassini?

ASTOLFO:

O lui o noi.

LUDOVICO:

Se la metti così …

Come lo uccidiamo?

ASTOLFO:

Chi di oppio ferisce di oppio perisce.

LUDOVICO:

Vuoi iniettargli un’overdose della sua stramaledetta droga?

ASTOLFO:

No, dico solo che quando arriverà qui per ritirare il suo pacco, io non ci

sarò perché sarò ancora in banca e tu nell’attesa gli offrirai una lauta

colazione.

Una colazione a base di pane e marmellata.

LUDOVICO:

Perché io?

ASTOLFO:

Perché io andrò a chiamare Tristano e gli spiegherò tutto.

Sono sicuro che sarà più che felice di comparire in scena con me e di

aiutarci a far ingurgitare a quel topo di fogna almeno tre barattoli di

marmellata.

LUDOVICO:

Si, ma una volta morto, del cadavere cosa ne facciamo?

ASTOLFO:

Semplice, lo disossiamo e lo cuciniamo.

LUDOVICO:

Sei impazzito?

Non vorrai mica mangiarlo?

ASTOLFO:

Noi, sicuramente no, ma credo che i tossichetti del centro sociale di

Tonino, quelli che ci hanno messo nei guai, si meritino uno spezzatino

con i fiocchi.

Spezzatino di spacciatore.

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LUDOVICO:

Ma io ho paura, sento che sverrò mentre lo disossi.

ASTOLFO:

Vorrai dire mentre lo disossiamo.

LUDOVICO:

No, non ce la faccio.

ASTOLFO:

Se non mi aiuti, sarà lui a disossare noi.

LUDOVICO:

Scusa … dov’è che teniamo la mannaia?

ASTOLFO:

Le ossa le butteremo via poco a poco, una in cassonetto qua, un’altra in

un cassonetto là, e così via.

In fondo, la città è enorme e ci sono centinaia di cassonetti dei rifiuti.

LUDOVICO:

E se ci scoprono?

ASTOLFO:

No, un osso alla volta chi vuoi che ci faccia caso?

Poi il contenuto dei camion della spazzatura viene versato direttamente

sui nastri trasportatori che vanno all’inceneritore.

Salvo una sfortuna micidiale o una tua soffiata in preda al panico non ci

prenderanno mai.

LUDOVICO:

Non ci posso credere.

Fino a tre giorni fa il nostro unico problema era come farci più ragazze,

ora progettiamo un omicidio.

ASTOLFO:

Se non lo uccidiamo, sarà lui ad ucciderci.

SCENA 2

Ludovico esce da casa. Astolfo da una ripulita al tavolino davanti al divano ed inizia a portarci dalla cucina,

tazze, zucchero, fette biscottate e tutto l’occorrente per far colazione.

ASTOLFO:

La caffettiera la preparerò prima di uscire.

Mi sembra tutto a posto

Si apre la porta e compare Ludovico con una motosega ed un’ascia.

LUDOVICO:

Possono andare bene?

ASTOLFO:

Esagerato.

Non ci servono e non dobbiamo fare troppo rumore. Deve essere un

omicidio perfetto e soprattutto silenzioso.

69

LUDOVICO:

Ma come faremo a cucinarlo tutto?

Non abbiamo una pentola abbastanza grande.

ASTOLFO:

Ne cucineremo un pezzo alla volta e, per sapere se è cotto, lo assaggerai

tu.

LUDOVICO:

Io?

ASTOLFO:

Si, tu.

LUDOVICO:

Non se ne parla nemmeno.

Che schifo, non mi ciberò mai di un essere umano.

ASTOLFO:

Zitto!

Comando io.

LUDOVICO:

E quando Elena tornerà, come la mettiamo con lei?

ASTOLFO:

Questo è un problema.

E’ tutta la notte che lei e Linda sono in giro, alla ricerca di Marzia e non la

troveranno mai, visto che è da Rodolfo.

Bisognerebbe sapere se continueranno a cercarla ad oltranza o se

desisteranno dall’impresa.

LUDOVICO:

Nulla di più semplice, basta chiederglielo.

Le telefono sul cellulare e le chiedo se torna a casa a far colazione o se

lei e Linda vanno direttamente a lezione.

ASTOLFO:

Cerca di convincerle ad andare a lezione.

Dille che stiamo lavando la casa e che sarebbe bene che non torni prima

dell’ora di pranzo.

LUDOVICO:

Ottima idea.

Ma per l’ora di pranzo, Ermanno sarà cotto?

ASTOLFO:

Certo!

Usando tante pentole a quell’ora sarà nel piatto degli amici di Tonino.

Ma ora è il caso che tu vada al mercato.

LUDOVICO:

Al mercato?

ASTOLFO:

Secondo te abbiamo abbastanza ingredienti in casa per cucinare uno

spezzatino con un intero essere umano?

70

LUDOVICO:

No, vado.

Ludovico esce. Astolfo prende il telefono e compone un numero.

ASTOLFO:

Tristanuccio, sono nei guai e ho bisogno di te.

Passano pochi istanti e compare Tristano dalla porta.

TRISTANO:

Mio adorato ed eccelso Astolfuccio, cosa posso fare per te?

Dimmi, ti sei forse deciso a giacere con me?

ASTOLFO:

No, è una cosa importante e gravissima.

Ermanno verrà ad ucciderci.

TRISTANO:

Non essere ridicolo, a me lo dice almeno due volte alla settimana, ma poi

appena gli calo i calzoni e lo sculaccio diventa un agnellino.

ASTOLFO:

Temo che ci siano due o tre cosette di Ermanno che tu non sai.

TRISTANO:

Conosco ogni centimetro del suo malandato corpaccione.

ASTOLFO:

Ma non sai cosa fa per vivere.

TRISTANO:

Certo che lo so, fa il rappresentante.

ASTOLFO:

In un certo senso …

TRISTANO:

Cosa vuoi dire?

Non dirmi che è il solito pretonzolo che si vergogna di essere gay e viene

con me sotto mentite spoglie.

ASTOLFO:

No, diciamo che fa davvero il rappresentante.

Il rappresentante di droga.

TRISTANO:

Santi numi, uno spacciatore?

ASTOLFO:

Si!

TRISTANO:

Ma a parte spacciare tristezza e malinconia, è un personaggio veramente

noioso e triste, cosa può ben spacciare?

Antidepressivi?

Antidiarroici?

71

ASTOLFO:

Eroina.

TRISTANO:

Che orrore!

Lo fustigherò a morte.

Ma sia ben chiaro che mi dovrai aiutare a far sparire il suo orrendo

cadavere dal sederino vagamente cadente.

ASTOLFO:

Veramente pensavo che dovresti essere tu ad aiutarci a farlo sparire.

Lo uccideremo noi.

TRISTANO:

Sciocchezze!

Due incapaci come voi non riuscirebbero nemmeno a fare del male ad

una mosca.

Uccidere è un po’ come fare l’amore, lascialo fare ad una vera esperta.

Non hai idea di quanti ne ho già seppelliti.

ASTOLFO:

(sorpreso) Hai già ucciso?

TRISTANO:

Si ne ho fatti cadere a decine, come mosche.

Ovviamente li ho uccisi di sesso e non sono proprio deceduti, ma è come

se lo fossero.

ASTOLFO:

Va beh, stammi a sentire, tu mi devi aiutare e fare ciò che ti dico.

TRISTANO:

Cosa ci guadagno?

Mi farai toccare il tuo bel sederino?

ASTOLFO:

Non se ne parla.

Non sono gay.

TRISTANO:

Non sai cosa ti perdi.

Mi verrebbe voglia di schiaffeggiarti, ma non posso, ti amo troppo e ti

aiuterò.

Si apre la porta e compare Ludovico, sommerso da pacchi e pacchettini.

TRISTANO:

Cos’è tutta quella roba?

ASTOLFO:

L’occorrente per cucinare uno spezzatino di Ermanno.

TRISTANO:

Che schifo!

Una volta l’ho morsicato e devo avvertirvi che ha davvero un saporaccio.

Poi ha delle carni molli e flaccide, se proprio volete mangiare un essere

umano mangiatevi un tenero fanciullo o uno di quei ruspanti manzi da

palestra.

72

ASTOLFO:

Oh, ma non lo mangeremo noi, lo regaleremo.

TRISTANO:

Spero che non sia questo l’aiuto che volete, perché io non lo mangerò.

ASTOLFO:

No, lo mangeranno quelli del centro sociale.

TRISTANO:

Si, sono abbastanza bestie da non accorgersene e poi sono sempre

mezzi fatti.

ASTOLFO:

Allora, sei d’accordo?

TRISTANO:

Certo!

ASTOLFO:

Bene, allora vai a prepararti, che ci aspetta una lunga mattinata dietro i

fornelli.

Tristano esce.

SCENA 3

Mentre Astolfo finisce di aggiustare le cose sul tavolino, Ludovico va in cucina e torna con una caffettiera.

LUDOVICO:

Il caffè è pronto.

Ermanno crederà che sto facendo colazione.

ASTOLFO:

Mancano meno di due minuti, io vado.

Astolfo esce. Dopo pochi istanti bussano alla porta. Entra Ermanno, più minaccioso che mai, con la pistola in

mano.

ERMANNO:

Bastardi, dov’è la mia droga?

LUDOVICO:

Calmati.

Tra pochi minuti Astolfo sarà di ritorno dalla banca con il tuo pacco e tutto

sarà finito.

ERMANNO:

Qui ti sbagli, perché io lo ucciderò.

LUDOVICO:

Ma riavrai la tua droga, cosa vuoi di più?

ERMANNO:

Non hai nemmeno la più pallida idea di quante botte mi ha dato Tristano

perché ho osato toccare il suo Astolfuccio ed ora me la pagherete.

73

LUDOVICO:

Ti dispiace se finisco la colazione?

Hai già sgranocchiato questa mattina?

ERMANNO:

No, non mangio mai al mattino.

Soprattutto quando devo uccidere.

LUDOVICO:

Fai molto male, perché Elena ha fatto una marmellata di mirtilli

eccezionale.

ERMANNO:

Di mirtilli?

LUDOVICO:

Si.

ERMANNO:

(quasi intenerito) E’ da quando è morta mia nonna che non ne mangio

più, quasi quasi ne approfitto.

LUDOVICO:

Siediti e serviti.

Ermanno si siede e si spalma una fetta di pane con la marmellata lassativa e la assaggia.

ERMANNO:

(disgustato) Ma fa schifo!

Che cavolo ci avete messo dentro?

LUDOVICO:

Non fare il difficile, se non mangi tutta la marmellata, lo dico a Tristano.

ERMANNO:

Questa volta non vi andrà bene come ieri, quando Tristano mi rivedrà voi

sarete già morti da giorni.

Si spalanca la porta, entrano Tristano ed Astolfo. Tristano ha in mano un frustino.

TRISTANO:

Biscottino, ti sbagli, la tua padrona è qua.

ERMANNO:

(quasi tremante) No, di nuovo.

Ermanno tenta di prendere la pistola dalla giacca ma Tristano gli da una staffilata sulla mano. La pistola gli

cade e Ludovico se ne impossessa.

TRISTANO:

Biscottino, la mamma è molto delusa da te.

Oltre a maltrattarli, offendi i miei amici dicendo che la loro marmellata fa

schifo.

Ora se non vuoi che ti strappi la pelle a frustate ne mangerai minimo due

barattoli.

ERMANNO:

No, ti prego.

74

Fa veramente schifo.

TRISTANO:

Taci e mangia.

ERMANNO:

Si padrona.

Con orrore Ermanno inizia a spalmarsi una fetta di pane e la mangia.

TRISTANO:

Evitiamo inutili perdite di tempo, mangiala direttamente a cucchiaiate.

ERMANNO:

Ma mi viene da vomitare ...

TRISTANO:

Non ci provare, altrimenti la mia frusta si bagnerà del tuo sangue.

Ermanno inizia ad inghiottire, una cucchiaiata dopo l’altra, il contenuto di due barattoli.

ERMANNO:

Mi sento male, sto per cacciare.

E’ la marmellata più schifosa che abbia mai assaggiato.

Ma che cosa c’è dentro?

ASTOLFO:

Aspetta un attimo e te lo dico.

Astolfo va nella sua stanza e torna con il pacco, che crede di Ermanno, che è semi-sfasciato.

ASTOLFO:

Vedi, manca metà della tua roba.

Elena credeva che fosse dolcificante dietetico e la ha usata per fare la

marmellata.

ERMANNO:

Siete pazzi, morirò.

ASTOLFO:

E’ proprio quello che speriamo.

In fondo, non eri tu a voler uccidere noi?

Ermanno si piega in due.

ERMANNO:

Santi numi, mi sento già male.

LUDOVICO:

Inizierà a farla dappertutto come Tonino, leghiamolo e depositiamolo sul

WC finché non muore, così non sporca.

ASTOLFO:

Ottima idea!

Ludovico va in cucina e torna con la corda. Legano lo spacciatore e lo portano nel WC.

75

ASTOLFO:

Giustizia è fatta, Ermanno è nudo, sul WC e legato come un salame.

LUDOVICO:

Si prima di morire le pagherà tutte.

ASTOLFO:

Ti sbagli, le cagherà tutte.

TRISTANO:

Si, si!

Le cagherà tutte.

Dal WC provengono urla atroci.

TRISTANO:

Soffrirà molto?

ASTOLFO:

Speriamo di si.

Nuove urla.

LUDOVICO:

Ci metterà tanto a morire?

ASTOLFO:

Speriamo di no.

Altrimenti non abbiamo più il tempo di lavarlo, squartarlo e cucinarlo.

TRISTANO:

Io non lo lavo.

LUDOVICO:

Nemmeno io.

ASTOLFO:

Va bene, lo faccio io.

Nuove urla.

SCENA 4

Si apre la porta ed entrano Elena e Linda.

TRISTANO:

Le ragazze!

ASTOLFO E LUDOVICO:

(terrorizzati) Le ragazze!

ELENA:

Cosa vi prende?

Nuove urla di Ermanno.

76

LINDA:

Mio Dio, chi c’è nel cesso.

ASTOLFO:

Un amico di Tristano.

TRISTANO:

Si, uno straniero, un tipo stravagante che quando fa i suoi bisogni urla.

ELENA:

Da dove viene?

LUDOVICO:

Dalla Cambogia.

LINDA:

Deve essere ancora quel guerrigliero che ha consegnato le ceneri delle

femministe a Marzia.

ASTOLFO:

Si, proprio lui.

LINDA:

Allora bisognerà dirgli che Marzia ha celebrato una cerimonia davvero

commovente prima di spargerle nel fiume.

Ne sarà felice.

ASTOLFO E LUDOVICO:

Spargerle nel fiume?

LINDA:

Si, le abbiamo sparse quella sera stessa.

Nuove urla di Ermanno.

LUDOVICO:

Ma allora cosa gli abbiamo fatto mangiare?

ASTOLFO:

Non ne ho la più pallida idea.

Astolfo prende il pacco e va verso Linda.

ASTOLFO:

E’ questo il pacco del guerrigliero?

LINDA:

Assolutamente no!

ASTOLFO:

Ma allora questo cos’è?

ELENA:

Il dolcificante dietetico che ha comprato Ludovico.

Mi sembra ovvio.

Nuove urla di Ermanno.

77

LUDOVICO:

Io non ho mai comprato del dolcificante, credevamo che fosse eroina.

ELENA:

Eroina?

LUDOVICO:

L’eroina di Tonino.

ELENA:

Ora capisco … per questo nessuno voleva assaggiare la mia marmellata.

ASTOLFO:

Ma se non è l’eroina di Tonino, cosa può essere?

Nuove urla.

LUDOVICO:

Facciamo mente locale.

Il pacco lo abbiamo trovato in casa due sere fa, dobbiamo capire chi lo

ha lasciato.

Tristano prende il pacco ed annusa uno dei pacchettini.

TRISTANO:

A me, dall’odore, sembra quasi uno di quei terribili purganti della famiglia

dei sali inglesi.

ASTOLFO:

Non essere ridicolo, nessuno lascerebbe dieci chili di purgante a casa

nostra.

Chi potrebbe essere così pazzo da girare con tutto quel purgante?

TRISTANO:

Rodolfo.

ASTOLFO:

Rodolfo?

TRISTANO:

Certo è talmente avaro, che pur averne un pochino gratis potrebbe

essere stato capace di offrirsi volontario per la sperimentazione di un

nuovo purgante

LUDOVICO:

Si, ma dieci chili sono troppi.

ASTOLFO:

E poi come possiamo sapere con certezza cos’è?

TRISTANO:

Semplice, uno di noi lo assaggia.

ASTOLFO:

Non io.

LUDOVICO:

78

Nemmeno io.

LINDA:

Tonino ha mangiato un barattolo ed è ancora vivo.

ELENA:

Telefoniamo all’ospedale e chiediamogli cosa gli hanno diagnosticato.

Nuove urla di Ermanno.

ASTOLFO:

Vado a telefonargli dalla mia stanza.

Non fatte rumore, non deve sospettare di nulla.

Farò finta di essere preoccupato per la sua salute e di voler sapere come

sta.

Astolfo va nella sua stanza.

LUDOVICO:

E se nel frattempo, Tonino fosse morto in ospedale, cosa facciamo?

ELENA:

Non essere ridicolo, se fosse morto avremo già la polizia in casa.

LUDOVICO:

Hai ragione.

Nuove urla di Ermanno. Astolfo esce dalla sua stanza.

ASTOLFO:

Overdose da lassativi.

E’ purgante.

Nuove urla di Ermanno.

TRISTANO:

Ed ora cosa ne facciamo del nostro sederino impazzito di là.

LUDOVICO:

Lo lasciamo morire di dissenteria.

ASTOLFO:

Esatto!

Anche perché se sopravvive, tra quello che gli abbiamo fatto ed il fatto

che Marzia ha buttato la sua droga nel fiume, ci uccide tutti.

TRISTANO:

Che brutta morte.

Sciogliersi sul WC come una candela che poco a poco si consuma e si

spegne.

LUDOVICO:

La giusta fine per uno che voleva spararci nei genitali.

Nuove urla di Ermanno. Elena prende il telefono.

ELENA:

79

Adesso basta, chiamo un’ambulanza e la polizia.

LUDOVICO:

No, ci arresteranno.

ELENA:

Per cosa?

Per aver purgato uno spacciatore?

ASTOLFO:

Direi che più che una purgatina, è un tentato omicidio.

ELENA:

No, se l’ambulanza arriva in tempo.

Nuove urla di Ermanno.

SCENA 5

Bussano alla porta.

ASTOLFO:

Siamo finiti.

LUDOVICO:

E’ sicuramente la polizia.

ELENA:

Ma se non l’ho ancora chiamata.

LINDA:

Io apro.

Linda apre ed entrano due uomini con l’impermeabile.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Sono il commissario Anacletoni.

Poco fa, un ragazzo, in ospedale, ci ha fatto una strana confessione, in

cui ammette di avervi inguaiato con uno spacciatore e ci ha pregato di

venirvi a salvare.

Non sapevamo se credergli o meno, sapete soltanto un pazzo può finire

all’ospedale per overdose da purgante, ma dopo che alcuni vostri vicini ci

hanno segnalato che dal vostro appartamento provengono urla inumane,

siamo venuti a fare un controllo.

Nuove urla di Ermanno.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Santo cielo, nella vostra toilette stanno macellando un essere umano.

ASTOLFO:

Non si preoccupi.

Stavamo per chiamarvi, abbiamo catturato il pericoloso criminale e lo

abbiamo imprigionato nella toilette.

Nuove urla.

80

COMMISSARIO ANACLETONI:

Ma cosa gli avete fatto?

ASTOLFO:

Niente di irrimediabile, solo che se non lo portate velocemente in

ospedale, temo che morirà di overdose.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Overdose?

ASTOLFO:

Overdose da purgante.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Un altro?

ASTOLFO:

Si, il peggiore di tutti.

L’altro poliziotto si avvicina alla toilette ed apre la porta, da una sbirciatina e richiude la porta disgustato.

TENENTE FORMAGGIONI:

Commissario c’è un uomo legato sul water e sta eruttando escrementi

come un geyser.

C’è un lago di immonde sostanze organiche sul pavimento. Commissario,

chiami un’ambulanza.

Il commissario da una sbirciatina attraverso la porta del WC.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Che orrore!

Ma cosa gli avete dato come purgante?

ASTOLFO:

Quello contenuto in quel pacco lì.

Il commissario prende il pacco, ne tira fuori un pacchettino e ne annusa il contenuto.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Sale inglese.

Niente di così eclatante, ma quanto gliene avete dato?

LUDOVICO:

Diciamo abbastanza per impedirgli di spararci.

COMMISSARIO ANACLETONI:

Tenente Formaggioni, vada di là, vesta lo spacciatore e lo porti di sotto.

Io chiamerò un’ambulanza.

(girandosi verso i ragazzi) In quanto a voi, dovrete seguirmi in

commissariato per chiarire tutta questa storia.

Il tenente esce dalla toilette trascinando un Ermanno più morto che vivo e lo porta fuori dall’appartamento.

Dopo di lui escono tutti.

SCENA 6

81

Rientrano in casa Astolfo, Ludovico, Linda, Elena e Tristano.

TRISTANO:

Tutto è bene quel che finisce bene.

ELENA:

Meno male che conosci il capo della polizia e sei riuscito a raccontare

una storia plausibile ed a nascondere che Astolfo e Ludovico volevano

uccidere Ermanno e darlo in pasto ai ragazzi del centro sociale.

TRISTANO:

A proposito di pasto, oggi non abbiamo ancora mangiato ed è già metà

pomeriggio.

Me ne vado in macelleria a comprare un bel po’ di carne e poi passerò a

prendere tutto quello che avete comprato per fare lo spezzatino.

Questa sera si mangia tutti da me.

Tristano esce di scena.

LINDA:

Rimane ancora un mistero da chiarire del tutto.

Di chi è tutto quel purgante?

ASTOLFO:

Una mezza idea ce l’abbiamo.

LUDOVICO:

Si, è del fidanzato di Francesca.

ELENA:

Francesca?

Chi è Francesca?

ASTOLFO:

Voi la conoscete come Marzia, ma il vecchio manomorta la conosce

come Francesca e da ieri sera stanno insieme.

ELENA:

Impossibile.

LINDA:

Ma avrà trent’anni in più di lei, e poi è un porco.

Una femminista come Marzia lo farebbe a pezzi in meno di cinque minuti.

LUDOVICO:

Una femminista come Marzia si, ma una povera ragazza purgata ed

indifesa come Francesca ha visto in lui il suo eroe.

ELENA:

Non posso crederci.

Si spalanca la porta ed entrano Rodolfo e Marzia-Francesca. La ragazza è vestita con un vestitino a fiori e ha

le treccine.

ELENA E LINDA:

Marzia?

MARZIA:

82

D’ora in poi chiamatemi Francesca.

ELENA:

Ma cosa ti è successo?

MARZIA:

Ho trovato l’amore della mia vita.

ASTOLFO:

A cosa dobbiamo la vostra visita?

RODOLFO:

Siamo passati a salutarvi.

Franceschina ed io andiamo per due settimane alle Maldive.

Partiamo domani pomeriggio.

Ma non sono venuto qui soltanto per salutarvi.

Come sapete soffro un pochino di stitichezza e prima di andare via per

due settimane credo che sarà meglio dare una bella rinfrescata al mio

intestino e temo di aver lasciato il pacco con il purgante da voi.

ASTOLFO:

Ce ne siamo accorti.

RODOLFO:

(vedendo il pacco aperto) Ah, l’avete provato anche voi.

Ditemi, è proprio vero che è un purgante dalle enormi potenzialità?

ELENA:

Si, ma non bisogna abusarne, perché si potrebbe fare la stessa fine di

Ermanno e Tonino.

RODOLFO:

Cosa gli è successo?

ELENA:

Ne hanno fatto un’overdose ed ora hanno l’intestino compromesso per

sempre e saranno perseguitati dalla diarrea per il resto della loro vita.

RODOLFO:

Ma quanto ne hanno preso?

ASTOLFO:

Tanto, anzi tantissimo.

RODOLFO:

Io lo dico sempre, una bella purgatina non ha mai fatto male a nessuno,

ma non bisogna essere ingordi.

Credetemi, una purgatina non fa mai male.

MARZIA:

Rodolfo, non dimenticarti l’altro motivo per cui siamo qua.

RODOLFO:

Mia dolce petunia hai ragione come sempre.

Sono venuto per dirvi che non dovrete più fingere di essere omosessuali.

Io so tutto, ma vi sono debitore e di certo non vi sfratterò.

LUDOVICO:

83

Ce lo aveva già detto, ma con mia madre come la mettiamo?

RODOLFO:

Franceschina.

La ragazza porge una busta al vecchio manomorta.

RODOLFO:

Caro Ludovico, in questa busta troverai delle foto molto compromettenti

su tua madre ed il suo autista e scoprirai che la nostra santa donna non è

poi così santa.

Credo che, con queste foto in mano tua, non ti romperà mai più le scatole

e sarà più che disponibile a dare la sua benedizione alla tua convivenza

con Elena.

LUDOVICO:

(sorpreso) Mia madre?

RODOLFO:

Proprio lei.

Ma ora me ce ne andiamo.

MARZIA:

Ciao ragazzi, ci rivediamo tra due settimane.

Rodolfo sta per uscire, quando si gira e guarda i ragazzi.

RODOLFO:

Mi raccomando ricordatevi che una bella purgatina non ha mai fatto male

a nessuno.

TUTTI:

Come no, lei ha sempre ragione.

RODOLFO:

Volete che vi lasci un pacchettino nel caso ne aveste bisogno in questi

giorni?

TUTTI:

No!

ASTOLFO:

No grazie, credo che per un po’ non vorremo sentir parlare di purghe,

purghine, purghette, purganti ed affini.

RODOLFO:

Come volete, ma vi ricordo ancora che una bella purgatina non ha mai

fatto male a nessuno.

Finalmente Rodolfo esce.

SCENA 7

Astolfo si avvicina al tavolino e prende un barattolo di marmellata.

ASTOLFO:

84

Elena pensi anche tu quello che penso io?

ELENA:

(sorridendo) Credo di si.

LINDA:

A cosa state pensando?

ASTOLFO:

Ora capirai.

Astolfo getta il barattolo ad Elena, che lo prende al volo, poi salta addosso a Ludovico, immobilizzandolo.

LUDOVICO:

Non oserete.

ASTOLFO:

Tutta questa storia è iniziata a causa delle tue menzogne.

Se tu non avessi mai mentito ad Elena, noi non avremo mai vissuto

quest’incubo.

Quindi meriti un bel castigo.

ELENA:

E poi, come dice il signor Rodolfo, una bella purgatina non ha mai fatto

male a nessuno.

LUDOVICO:

A me si.

Pietà.

ASTOLFO:

Un cucchiaio basterà.

LUDOVICO:

No, chiedo perdono.

ELENA:

Linda andresti in cucina a prendermi un cucchiaio?

LINDA:

Certo!

La ragazza va in cucina e torna con un cucchiaio.

LUDOVICO:

Elena, giuro che non ti mentirò mai più.

ASTOLFO:

I buoni propositi sono lodevoli, ma vanno incoraggiati con una bella

punizione.

ELENA:

Non una punizione, una bella purgatina.

ASTOLFO:

Caro Ludovico, nel tuo caso questa purgatina è un po’ come uno

sculaccione per un bambino, fa male ma serve ad educarti come si deve.

85

ELENA:

Ed il mio bambinone è stato molto cattivo.

LINDA:

Si, sei stato un bambinone cattivo ed ora le pagherai tutte.

ASTOLFO:

Cara Linda scusa se ti correggo, ma la frase giusta non è le pagherai

tutte, ma è le cagherai tutte.

LUDOVICO:

Pietà.

Elena infila il cucchiaio nel barattolo, poi tappa il naso di Ludovico con una mano e gli ficca una bella

cucchiaiata di marmellata in bocca.

ELENA:

Mangia tesoruccio, e non provare a sputare altrimenti la mammina sarà

costretta a dartene un’altra cucchiaiata.

LUDOVICO:

Che schifo!

ASTOLFO:

Non fare tutte queste sceneggiate, in fondo come dice sempre il vecchio

manomorta …

ELENA E LINDA:

Una bella purgatina non ha mai fatto male a nessuno.

Finale alternativo (… e meno

purgante)

SCENA 7

Astolfo si avvicina al tavolino e prende un barattolo di marmellata.

ASTOLFO:

Elena pensi anche tu quello che penso io?

ELENA:

(sorridendo) Credo di si.

LINDA:

A cosa state pensando?

ASTOLFO:

Ora capirai.

Astolfo getta il barattolo ad Elena, che lo prende al volo, poi salta addosso a Ludovico, immobilizzandolo.

LUDOVICO:

86

Non oserete.

ASTOLFO:

Tutta questa storia è iniziata a causa delle tue menzogne.

Se tu non avessi mai mentito ad Elena, noi non avremo mai vissuto

quest’incubo.

Quindi meriti un bel castigo.

ELENA:

E poi, come dice il signor Rodolfo, una bella purgatina non ha mai fatto

male a nessuno.

LUDOVICO:

A me si.

Pietà.

ASTOLFO:

Un cucchiaio basterà.

LUDOVICO:

No, chiedo perdono.

ELENA:

Linda andresti in cucina a prendermi un cucchiaio?

LINDA:

Certo!

La ragazza va in cucina e torna con un cucchiaio.

LUDOVICO:

Elena, giuro che non ti mentirò mai più.

ASTOLFO:

I buoni propositi sono lodevoli, ma vanno incoraggiati con una bella

punizione.

ELENA:

Non una punizione, una bella purgatina.

ASTOLFO:

Caro Ludovico, nel tuo caso questa purgatina è un po’ come uno

sculaccione per un bambino, fa male ma serve ad educarti come si deve.

ELENA:

Ed il mio bambinone è stato molto cattivo.

LINDA:

Si, sei stato un bambinone cattivo ed ora le pagherai tutte.

ASTOLFO:

Cara Linda scusa se ti correggo, ma la frase giusta non è le pagherai

tutte, ma è le cagherai tutte.

LUDOVICO:

Pietà.

Elena infila il cucchiaio nel barattolo, poi tappa il naso di Ludovico con una mano e gli ficca una bella

87

cucchiaiata di marmellata in bocca.

ELENA:

Mangia tesoruccio, e non provare a sputare altrimenti la mammina sarà

costretta a dartene un’altra cucchiaiata.

LUDOVICO:

Che schifo!

ASTOLFO:

Non fare tutte queste sceneggiate, in fondo come dice sempre il vecchio

manomorta …

ELENA E LINDA:

Una bella purgatina non ha mai fatto male a nessuno.

Ludovico, con aria disgustata corre al WC e si chiude dentro.

LINDA:

Per quanto tempo lo lascerete chiuso in bagno ad aspettare uno stimolo

che non verrà mai?

ASTOLFO:

Un’ora, forse due.

ELENA:

Ma sei sicuro che non si è accorto che questa volta la marmellata era

buona e non adulterata?

ASTOLFO:

Certo!

Era troppo spaventato per accorgersi che il barattolo era diverso dagli

altri.

LINDA:

Nel frattempo, cosa facciamo?

ASTOLFO:

(prendendosi una bella cucchiaiata di marmellata) Ci mangeremo la

marmellata buona senza di lui.

88

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