La ballata di Mcheath

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La ballata di Mcheath

La ballata di Mcheath

dramma in due atti di

CARLO BARBERA


Personaggi

Il Capitano Mcheath
ladro, detto anche Mackie Messer
Lockit
carceriere a Newgate
Lucy
la figlia di Lockit
Polly Peachum
la figlia di Peachum
Jeremie Peachum
ricettatore
Lady Jenny Peachum
la moglie di Jeremie

Significato letterale di alcuni nomi in inglese: 
Peachum: Denunciali – da peach them
Lockit: Chiudilo dentre 
Mcheath: Uomo della brughiera o della banda

Alla memoria di John Gay e Bertolt Brecht



L’autore a chi legge

Nel 1997, rovistando fra gli scaffali di una libreria messinese, i miei occhi furono colpiti da un libello, che recava come titolo: “L’opera del mendicante” di John Gay, “una pastorale tra ladri e donne di malaffare”, come Swift, amico dell’autore, l’aveva definita. Fin dalle prime righe dell’introduzione, venni a sapere che Bertolt Brecht era da qui che aveva tirato fuori quel capolavoro che è “L’opera da tre soldi”. Non nego che ciò mi incuriosì talmente, che lessi il libro tutto d’un fiato, diversamente da come sono solito fare. Ma non mi fermai qui, perché cominciai subito a lavorare ad un adattamento in prosa, tirandone fuori un atto unico, allestito poi in maniera molto surreale, riguardo a scene e costumi. Ricordo che mentre lavoravo al testo, mi frullava continuamente in testa la musica di Kurt Weil, quella famosissima, che ci fa subito ricordare il capolavoro Brechtiano. E usai proprio quella musica come colonna sonora.
Di tanto in tanto quel lavoro mi tornava fra le mani, ma mi rendevo conto che non era mio, anche se il legame era sempre più forte. Mi chiedevo: “Perché Brecht ha proprio creato la sua opera partendo dal testo di Gay?” La risposta c’è. In tutte le epoche della storia la società riporta i caratteri che la “Beggar’s opera” mette in evidenza, pur nella sua accanita ironia. I personaggi, quelli principali, potrebbero andare a riempire le righe di ogni testo che voglia essere critico nei confronti della legge, della giustizia, della cattiveria e perfidia umana. E allora, partendo da queste maschere, create da Gay, e riconducendo il tutto alle mille esperienze mie di autore, amante del teatro, lettore di testi drammatici, cultore della cinematografia che regala idee e sentimenti, ho cominciato a scrivere questo copione, slegato dai soliti obblighi di comicità, che la produzione della mia compagnia mi comporta, visto che il teatro dialettale si rivolge ad un pubblico del “famme ride”, rimasto ancora ai livelli dell’avanspettacolo”.
Ecco, dunque, servito, “Due moglie per Mcheath”, dove si parte dal testo di Gay, per creare un lavoro originale, nuovo, in cui si raccontano le ultime ore di un condannato a morte, vissute fra i suoi carcerieri, i suoi amori, gli spioni che l’hanno fatto rinchiudere.
Fino alla fine il testo è quasi un giallo, poiché tiene lo spettatore sulla corda con la curiosità di scoprire come andrà a finire. Mcheath morirà o no?

Carlo Barbera

Alcuni cenni sull’autore

Carlo Barbera è nato a Nizza di Sicilia il 16 giugno del 1964. Compie gli studi normali e si laurea in Scienze Politiche con indirizzo storico.
Fin da bambino mostra segni artistici, predilige i travestimenti, ama cantare, scrivere e fare le inmitazioni. Nello stesso tempo mostra una grande attenzione per tutto ciò che riguarda la storia e la cultura umanistica in particolare, difatti si iscrive al liceo classico.
Il suo incontro col palcoscenico giunge a docici anni, quando sulla sua strada incontra la chitarra, comincia a suonare e a scrivere canzoni. Tutti gli anni ’80 scorrono fra uno spettacolo musicale e l’altro, anche se nell’86 ha incontrato il teatro e ha cominciato a lavorare con una piccola compagnia amatoriale. Nel 1992 fonda “La Bottega degli Attori” con cui comincerà a rappresentare le sue opere. A tutt’oggi sono una decina le commedie scritte di suo pugno che hanno fatto il salto dal cassetto al palcoscenico. Mentre le opere cui ha preso parte come attore e regista sono una cinquantina.
Solitamente il suo è un teatro dialettale, che marcia fra la risata e l’impegno storico. Alcune delle commedie in vernacolo sono state tradotte dall’autore in lingua italiana e inviate in giro per la penisola. Fra queste, l’opera che ha avuto maggior successo è “Professor Totò”, già adottata da diverse compagnie, e rappresentata in varie stagioni.

Per chi volesse in qualsiasi modo mettersi in contatto con lui, si riportano qui i suoi recapiti:
Carlo Barbera
via Umberto I, 395 – 98026 Nizza di Sicilia (ME)
tel. 0942 715051
cell. 3382295630



A T T O P R I M O

La scena rappresenta la cella dove è tenuto il Capitano Mcheath al carcere di Newgate: sul fondo un’ampia grata, dove dentro ci sarà una branda, uno sgabello e un oggetto per i bisogni fisiologici; sul fondo della cella, una finestrina con grata, da dove s’intravede un po’ di luce. A destra e sinistra della grata grande, il muro, con da un lato una sedia, mentre dall’altro ci sarà l’uscio comune. E’ notte, il Capitano, sdraiato sul letto, sta leggendo un vecchio libro alla luce di una candela. In sottofondo la musica di Kurt Weil de “L’opera da tre soldi”. Entra in scena Lockit. L’azione si svolge a Londra nel 1700. 

LOCKIT: Capitano! Capitano Mcheath, volete qualcosa da bere? Stanotte mi sento molto generoso nei vostri confronti.

MACHEATH: Bere? Io dovrei bere con te? Col mio carceriere?

LOCKIT: Cos’è, vi fa schifo? Oppure non mi ritenete più quell’amato suocero che ero fino a poche ore fa?

MACHEATH: Sai benissimo, Lockit, che si trattava soltanto di una beffa.

LOCKIT: Certo che lo so. Avete preso in giro la mia Lucy e la figliola di mio compare Peachum, la povera Polly. 

MACHEATH: Come se un uomo potesse davvero prendere in giro una donna… La donna ci induce in tentazione; maestra nell’arte di sedurre; anche con gli occhi ci inganna. E quanto più è gentile, ci sottrae il denaro e il cuore. Per lei vaghiamo come lupi in imprese notturne e ci diamo alla frode, solo per comprare le sue grazie. L’oro conquista la legge e l’amore. Ecco, io ho cercato solo di imparare dalle donne le tecniche per fregarle.

LOCKIT: Ma adesso beviamoci sopra, tanto fra poco ci sarà per voi la migliore delle purghe; il più grande dei disinfettanti: il cappio! Ah, ah, ah, ah…

(Da fuori si sentono i colpi di martello di chi sta allestendo il patibolo)

LOCKIT: Ecco, sentite? Questa è una musica che delizia spesso le mie orecchie.
Questo è il meraviglioso suon del martello dei carpentieri, che costruiscono le forche!

MACHEATH: (Si tocca il collo con la mano, come se già sentisse la corda cingerglielo) Beh, dammi quella robaccia che stai bevendo, Lockit!

LOCKIT: Si tratta di whisky, caro capitano, whisky scozzese, del migliore. Jeremie Peachum in persona me lo ha regalato. 

MACHEATH: Jeremie Peachum… Il peggiore dei ricettatori e degli spioni, che si chiama Jeremie, il nome di un profeta fra quelli maggiori; colui che previde la distruzione del tempio di Gerusalemme e perciò fu condannato a morte, a stento salvato dagli anziani.

LOCKIT: Conoscete la Bibbia?

MACHEATH: Certamente. Cosa credi, che sia un caprone come te, Lockit? E ora dammi da bere, coraggio!

LOCKIT: Andate sul fondo della cella. (Mcheath esegue) Ecco, bravo. (Pone il whisky subito dopo la grata) Con voi è sempre meglio usare molte precauzioni.

MACHEATH: Non aver paura, Lockit, non mordo più. (Manda giù un lungo sorso) Ormai sono un cane idrofobo in gabbia. Anche la rabbia piano piano sta andando via.

LOCKIT: Potete berlo tutto, capitano, non vi farà male. (Si sentono ancora i colpi) Ah, ah, ah, ah, anzi vi aiuterà a digerire meglio questo rumoraccio.

MACHEATH: Stanno costruendo la mia forca, vero?

LOCKIT: Infatti. Il magistrato ha raccomandato di farla con legno molto duro –useranno dei pali di quercia- e di oliare molto bene il cappio, perché non ci sia il rischio che possiate venirne fuori vivo. La vostra fortuna è proverbiale nello sfuggire alla giustizia.

MACHEATH: La mia abilità, dirai, Lockit.

LOCKIT: Beh, dipende dal punto di vista. Io la chiamo fortuna.

MACHEATH: L’ultima volta vi ho fregati col travestimento da monaco.

LOCKIT: Già, ricordo! Mcheath, devo ammettere che siete un fantasista, un genio. Ma anche i geni, prima o poi, finiscono sulla forca: è questione di tempo. Quando c’è Peachum di mezzo è difficile che qualcuno possa sfuggire. Per lui valete tanto oro quanto pesate.

MACHEATH: Lo so.

LOCKIT: Sapete quanto vi ha venduto? Molte sterline. Ecco perché costruiscono il patibolo di quercia e la corda verrà oliata con ottimo sapone. Il tribunale ha investito tanto denaro sulla vostra testa. E poi c’è un altro piccolo dettaglio. Voi non potete vedere da quella finestrella, ma la forca la stanno costruendo nel cortile interno del carcere. 
E non vi sarà facile fare intervenire i vostri amici ladroni. A Newgate difficilmente si penetra, se non ti aprono il portone centrale, spostando il grande palo dal lato interno. Ma questo è soltanto un dettaglio. La cosa importante è che morirete impiccato. (Esce)

MACHEATH: Oh Dio, sono rovinato! Come faranno i miei ragazzi a liberarmi? Si pensava che l’esecuzione fosse celebrata a l’Old Baily! Credevo che Lockit scherzasse quando ha detto che questi colpi servivano per costruire la mia forca. Dunque è la verità. E allora dovrei trovare il modo per avvisare gli amici della banda…

LOCKIT: (Entra con una nuova bottiglia) Se ne vorrete ancora, vi lascerò questa. Il whisky è un buono deterrente per chi attende di essere giustiziato.

MACHEATH: Come sta Lucy?

LOCKIT: Bene, perché ha fatto il suo dovere: vi ha consegnato. Dopo quello che le avete fatto… 
E poi, questa stupida! Non sembra nemmeno figlia mia. Sposarsi con un uomo già sposato, come se in Inghilterra ci fosse la poligamia. Sareste stato fortunato a nascere in uno paese musulmano. 
Lì avreste potuto prendere tutte le mogli che desideravate. Lì c’è la poligamia.

MACHEATH: Si, ma bisogna essere molto ricchi. Le moglie, lì, amico mio, le devi comprare.

LOCKIT: Via, capitano, non siate modesto! Tutti sanno che alla vostra morte qualcuno erediterà una vera e propria fortuna. Del vostro tesoro si parla dappertutto: tesoro costruito sulla truffa, sul latrocinio e sugli omicidi.

MACHEATH: E’ proprio questo il punto, Lockit.

(Si sentono i rumori di martello)

MACHEATH: Quando termineranno di costruire questa maledetta forca?

LOCKIT: All’incirca, stasera.

MACHEATH: L’esecuzione è fissata per domattina all’alba?

LOCKIT: Già. Ma spiegatemi qual è il punto.

MACHEATH: Se io muoio senza lasciare testamento, tutte le mie fortune a chi andranno?

LOCKIT: Non lo so. Allo Stato?

MACHEATH: Forse si forse no.

LOCKIT: Che volete dire?

MACHEATH: Voglio dire che se io avessi la possibilità di scrivere un testamento… 
Potrei dettartelo.

LOCKIT: Dettarlo a me?

MACHEATH: E a chi, se no?

LOCKIT: Io non so scrivere e non so leggere. Firmo con la croce io.

MACHEATH: Potrei scriverlo io.

LOCKIT: Voi?

MACHEATH: Perché no? Oppure credi che portarmi qui una penna possa essere una cosa troppo pericolosa? Pensi che con una povera piuma d’uccello io sia in grado di segare le sbarre di questa grata? Oppure della finestra? Ammesso che potessi passare per quella specie di buco che chiami finestrella.

LOCKIT: Beh, effettivamente non credo che portarvi una penna possa costituire un pericolo. 
E se invece portassi qui un notaio?

MACHEATH: In tal caso sarebbe ancora meglio. Ma che sia di mia fiducia.

LOCKIT: Va bene, posso acconsentire a far venire qui un notaio. Ditemi, come si chiama?

MACHEATH: Si chiama Harry Paddington.

LOCKIT: Paddington? Ho già sentito questo nome. Ma certo, abbiamo giustiziato un Paddington qualche anno fa, e il magistrato ordinò che fosse lasciato penzolare all’Old Baily finché il corpo non si decomponesse, come esempio per tutti gli sporcaccioni bastardi come lui.

MACHEATH: Si, ricordo: aveva l’abitudine di violentare le bambine di cinque anni.

LOCKIT: E ditemi, era parente di questo notaio?

MACHEATH: No, era un Paddington di Edimburgo, mentre il notaio è originario proprio di Londra. Ma sbrigati, che il tempo scorre.

LOCKIT: Lo mando a chiamare. (Esce)
MACHEATH: Solo il mio amico Harry può salvarmi dalla forca. Qui ci vogliono molti soldi.
Bisogna ungere, ungere, corrompere, per salvare la pelle e riacquistare la libertà. Ne ha guadagnati di soldi il notaio, grazie al sottoscritto. Gli dirò di andare a casa mia ed aprire la cassaforte… E se mi frega? No, l’idea non è quella giusta.

LUCY: (Entra) Vederti qui, se da un lato mi da un senso di soddisfazione, dall’altro mi fa soffrire, soprattutto se penso che l’artefice di tutto questo sono stata io.

MACHEATH: Lucy, cosa ci fai qui?

LUCY: Anche se il ferro è rovente e brucia, il magnete non può fare a meno di attrarlo. Ecco, anche se io so che posso solo soffrirne, non posso fare a meno di venire a trovare Mckie Messer.

MACHEATH: Lucy, non ci siamo fatti abbastanza male, io e te? Io con le mie bugie e tu col tuo ultimo colpo di testa… Consegnarmi a tuo padre e a suo compare Peachum è stata veramente la peggiore delle crudeltà. Perché farmi morire sulla forca, coperto dall’infamia? Avresti potuto conficcare una lama nelle mie viscere, mentre ci dimenavamo fra le dolcezze dell’amore. 

LUCY: Sei tu che conficchi una lama nelle mie viscere ricordando quei momenti.

MACHEATH: La tua vendetta è talmente dissetante da somministrarmi il più atroce dei veleni: l’infamia del patibolo. E forse mi trasporteranno all’Old Baily e mi lasceranno penzolare dalla forca, finché il mio corpo non si decomporrà, come esempio per tutti i ladri e i truffatori come me.

LUCY: Ma tu non puoi essere d’esempio a nessuno, perché sei il peggiore dei ladri e dei truffatori. Tu non rubi solo il denaro, non truffi solo i soldi, ma rubi il cuore e truffi l’anima della gente. Non ci sono uguali a te.

MACHEATH: Tu credi di insultarmi, ma mi gratifichi con queste parole. Essere un campione della truffa, un genio, come dice tuo padre, è per me motivo di grande vanto. Però è anche sofferenza, se penso di averti dato immensi dolori.

LUCY: E Polly?
MACHEATH: Polly? Che c’entra Polly?

LUCY: Non ci pensi a lei? Anche lei hai sposato; anche a lei hai promesso; anche con lei ti sei impegnato, allo stesso modo come hai fatto con me. Anche lei ti ha creduto.

MACHEATH: Vi ho amate entrambi.

LUCY: Ti abbiamo amato entrambi.

MACHEATH: E adesso, Lucy? Vuoi darmi a bere che questo amore sia finito? Io so che il gesto di consegnarmi alla legge è stato soltanto un atto di stizza, di rabbia, di prematura vendetta. Un gesto, Lucy! Un gesto d’amore! Apri questo maledetto cancello come allora mi apristi il tuo cuore, e fammi fuggire.

LUCY: E credi che potrei darti le chiavi di questo maledetto cancello per aprirti le porte e farti venir fuori da qui? E perché dovrei farlo? Per amore? No, per amore posso solo darti un veleno e renderti la morte più rapida. Per amore posso anche accettare la tua richiesta ed eludere la forca; farti morire senza l’onta dell’infamia, che da il cappio. 
Per amore posso odiarti, ma non salvarti.
MACHEATH: Lucy, Lucy, tu forse vorresti che io m’inginocchiassi a baciare le tue vesti? Non lo farò.

LUCY: Salvarti significherebbe: riconsegnarti al mondo e ridarti la possibilità di perpetrare il male, che sei andato infliggendo al tuo prossimo, Macheath. Dunque ti auguro un buon viaggio! 
E che Dio possa avere pietà della tua anima! 
(Si commuove) E della mia! (Esce)

MACHEATH: Lucy! Lucy! Maledizione! (Urlando) Lockit! Lockit, carceriere della malora!

LOCKIT: Cosa c’è, capitano? Hai qualche male alle viscere, che gridi come un vitello al mattatoio?

MACHEATH: Dammi ancora da bere, così che possa crollare nell’incoscienza.

LOCKIT: Ce ne vorrebbe un barile.

MACHEATH: Hai ragione; mi sono temprato nel bere come nel combinare le truffe. Comunque, in mancanza di un barile, mi accontenterò di pochi sorsi.

LOCKIT: (Posa la bottiglia vicino alla grata) Ecco a voi, tracannate pure.

MACHEATH: Sai una cosa, Lockit? Quand’ero bambino avevo l’abitudine di andarmi a ficcare sotto le gonne delle signore. Mi piaceva sentirne l’odore! Un giorno, vidi, davanti a Saint Giles, una coppia di signori, abbastanza giovani, che passeggiavano. Erano eleganti, ben vestiti. La signora era molto bella, l’uomo un po’ meno, ma era alto e robusto; portava una bella parrucca incipriata ed una splendida spada dall’elsa dorata, che doveva valere una fortuna. Mi andai a ficcare sotto la gonna della signora e mi aggrappai fortemente alle sue chiappe, tanto che per staccarmi da lì dovettero alzare le vesti alla donna e tirarmi a forza. Il marito mi bastonò solennemente e mi prese a calci nel sedere, facendomi ingoiare tonnellate di polvere. Poi mi disse: “Ragazzo, sei estremamente testardo. Sarà meglio che cambi carattere o nella vita avrai grossi dolori”. Venni a sapere poi che quell’uomo si chiamava Jeremie Peachum. Mi dissero che faceva il ricettatore. Ma io non sapevo cosa fosse un ricettatore, credevo che si trattasse di uno che scrive ricette. Jeremie Peachum, il più bastardo dei cacciatori di taglie! Giurai che se fossi sopravvissuto al fango dei bassifondi londinesi, gli avrei fatto tanto di quel male da diventare il suo peggior nemico. Dopo tanti anni conobbi una giovane e bella donna, prestante, e molto leggera. Si chiamava Polly Peachum. Mi dissero che si trattava della figliola di quello stesso Peachum che tanti anni prima mi aveva bastonato e preso a calci nel sedere, umiliandomi profondamente. Come potevo resistere alle lusinghe della vendetta? La corteggiai e fu subito mia. Poi le proposi di sposarla. Portai un prete ed un ufficiale di Stato Civile.

LOCKIT: Naturalmente veri?

MACHEATH: No, tutto finto. Il prete era Ned Arraffa, travestito; l’ufficiale di Stato Civile: Robin di Bagshot, un figlio di puttana, che ha studiato e conosce i termini.

LOCKIT: Così anche il matrimonio con Polly era finto?

MACHEATH: Rigorosamente. Ma non basta. Mi presentai nella loro casa, mangiai il loro cibo, e quando fu il momento, diedi forma alla mia più grande vendetta: lo sfregio permanente del pube di Jenny Peachum, sua madre, con un ferro rovente, mentre quella maiala dormiva nuda!

LOCKIT: E poi incontraste la mia Lucy.

MACHEATH: Con lei era diverso, Lockit. Polly serviva la cioccolata calda in uno di quei locali a Marybone, che suo padre aveva acquistato per attirare ladri e farli acciuffare da quel maledetto figlio di troia dello sceriffo Brown. Lì le ragazze sono un investimento anche per i loro genitori. 
Le sgualdrinelle di quei locali fanno tanti denari, estorcendo segreti ai delinquenti e vendendoli a mister Peachum, che li usa al momento giusto per catturarli e venderli alla polizia. La prima volta con Polly è stata nulla, poiché la ragazza era di centesima mano.

LOCKIT: E la mia Lucy?

MACHEATH: E no, Lucy era diversa: una vergine! Le vergini sono come i fiori smaglianti, che smaltano a colori un bel giardino; sciami di api vi ronzano attorno e belle farfalle fanno una vera e propria ronda. Ma una volta staccato, il fiore è meno che niente; arriva sul mercato ancora vivo, ma subito avvizzisce, langue, muore, marcisce e viene calpestato dalla gente. 

LOCKIT: (Che nel frattempo ha accumulato rabbia, tira fuori la spada e urlando cerca di colpire Mcheath aldilà delle sbarre) Smettila, bastardo! Come osi parlare così della mia bambina, dopo che l’hai deflorata tu per primo e le hai tolto ogni bene, ogni onore, ogni dignità! Smettetela, capitano Mcheath! O vi accorcerò i tempi previsti per raggiungere le maledette fiamme dell’inferno!

MACHEATH: Non provare mai più a toccarmi, sbirro! 

LOCKIT: (Gli punta la pistola) Potrei ucciderti in questo momento, ma so che ti farei una cortesia. No, penzolerai domattina dalla forca e dopo verrai esposto all’Old Baily, finchè la tua carogna decomposta non diventerà nera per le mosche che sopra vi si poseranno. (Esce)

MACHEATH: Maledetto! Maledetto! (Va ad affacciarsi alla finestrella) Eih, carpentieri della malora, fate in fretta a costruire questa forca! 

UN CARPENTIERE: (Da fuori) Chi sei tu, che ci insulti, lurido rifiuto della società?

MACHEATH: Sono Mcheath, il genio del crimine! Sono io, il re della truffa! Sono il capitano Mcheath, il più grande dei puttanieri, in grado di trasformare in una puttana la più innocente delle pulzelle! Sono io, il diavolo fattosi persona, il grande satana della città di Londra: Mackie Messer! E tu stai costruendo la mia forca.

UN CARPENTIERE: Quale onore costruire la forca per il grande capitano Mcheath!

MACHEATH: Dunque, quando finirete di costruire questo maledetto palcoscenico?

UN CARPENTIERE: Taci, Mcheath, e attendi con pazienza: giungerà presto la tua ora.

(Entrano Polly e Lockit non visti da Mcheath)

LOCKIT: Solo pochi minuti, Polly.

POLLY: Non temere.

LOCKIT: E mi raccomando, non avvicinarti: il mastino latra ancora!

(Lockit esce)

POLLY: Eih, lurido avanzo di galera!

MACHEATH: Polly! Sei tu, cara fanciulla?

POLLY: Sono io, caro delinquente! So che è venuta a trovarti l’altra tua moglie, la vergine. 
So che hai pianto a lei perché ti aiutasse a venir fuori da questa galera.

MACHEATH: Le notizie volano in questa fogna schifosa!

POLLY: Sarebbe stato bello vedere il grande Mcheath che implora una ragazzetta perché lo aiuti a salvare la pellaccia. Dov’è finito il tuo orgoglio?

MACHEATH: E’ sempre qui, ma…

POLLY: Dove sono tutti i tuoi soldi?

MACHEATH: In un posto sicuro.

POLLY: A Londra non è sicuro neppure il proprio stomaco, Mcheath.

MACHEATH: Sono in una cassaforte.

POLLY: Dove?

MACHEATH: Non lo saprai mai. Attendo un notaio che si riceva il mio testamento.

POLLY: Il tuo testamento? Sono miei i tuoi averi.

MACHEATH: Ti sbagli.

POLLY: Bada, Mcheath, mio padre ha già distrutto buona parte della tua casa. Se hai nascosto del denaro lo troveranno. E dopo verrà dato tutto alle fiamme, compresa la tua carcassa. Nulla dovrà restare di te, lurido verme traditore! Maledetto avvoltoio! Schifosa iena!

MACHEATH: La mia carcassa, eh? Solo pochi mesi fa non parlavi così. Quando toccavi quella che ora chiami la mia carcassa, lungo la tua schiena passava un brivido di eccitazione. Eh, Polly? Oppure hai dimenticato le nostre notti?

POLLY: Smettila, Mcheath. Non ho dimenticato nulla, compreso quel finto matrimonio che abbiamo celebrato. Nulla ho dimenticato, nemmeno quella sera che tornasti proponendomi un’altra moglie. Nulla ho dimenticato, nemmeno il letto a tre piazze, che aveva preparato quella ruffiana di Dolly Vacca, per te, per me e per Lucy. Credevi forse che io fossi una sgualdrina qualunque, sol perché non ero fresca e illibata come lei? Pensavi che fossi tanto scema da accettare un matrimonio in tre? Io le mie cose non le divido con nessuno.

MACHEATH: Tu mi ami ancora, Polly!

POLLY: Io non ti amo.

MACHEATH: Tu non puoi dimenticarmi. 

POLLY: Io voglio i tuoi soldi: mi spettano, come risarcimento per il mio onore ferito. Se non me li darai tu, me li prenderò io.

MACHEATH: Il denaro non lo troverete mai. 

POLLY: Lo troveremo, Mcheath.

MACHEATH: Io solo so dove si trovi. 
POLLY: Dimentichi che mio padre è Jeremie Peachum. A lui nulla è impossibile.

MACHEATH: Fuggiamo insieme, Polly. Saremo ricchi e lontani. Andremo in Canada. Che ne pensi?

POLLY: Mi sono sposata, Mcheath, e sul serio.

MACHEATH: Ti sei sposata? E con chi?

POLLY: Non lo crederai mai: Harry Paddington.

MACHEATH: Harry?

POLLY: Già, non verrà: niente testamento, Capitano. Dovrai trovare un altro notaio. I tuoi uomini ti hanno abbandonato. Sono tutti al servizio di Jeremie Peachum. Ned Arraffa, Wat lo Squallido, Jac Dita Mozze, Matt della Mint, Ben Palo, Diana Trappola…

MACHEATH: E gli altri?

POLLY: Penzoleranno all’Old Baily domattina al massimo. Quando il cappio stritolerà il tuo collo, anche per loro sarà suonata l’ora del giudizio. Come vedi, mio caro, sei finito.
MACHEATH: Anche tu ti sei vendicata?

POLLY: Ti stupisci? Credevi che avrei accettato tutto senza dire una parola? Tu, Mcheath, volevi sostituirti a mio padre e a Lockit. Hai fiutato che l’affare fosse buono. In fondo, Peachum che fa? Il ricettatore di preziosi. E poi? Lo spione o per meglio dire, il cacciatore di taglie: fa arrestare i delinquenti e li vende alla giustizia. Dopo di che Lockit li rivende alle bande e li fa fuggire, se pagano; se non pagano li spedisce sulla forca.

MACHEATH: Che bel mestiere!

POLLY: Dimenticavo che tu sei un nobile ladro.

PEACHUM: (Entrando) Cosa ci fai qui, Polly? Non ti basta quello che quest’uomo ti ha fatto? 
O forse sei venuta a liberarlo, lurida sgualdrina? 
In tal caso ti staccherò la testa con le mie mani, come si fa con le galline.

POLLY: No, padre, sono venuta a vedere come si prepara alla morte un truffatore, un ladro, un assassino, un imbroglione.

PEACHUM: Eih, Mcheath, come stai, lurida canaglia? 

MACHEATH: Bene. La morte non mi fa paura.

PEACHUM: Meglio così: l’affronterai con più entusiasmo. Hai mai assistito ad una impiccagione, Polly?

POLLY: No, padre.

PEACHUM: Peccato! E’ un grande spettacolo, degno del nobile pubblico che affolla le platee dei migliori teatri. Il condannato viene fatto salire su di uno sgabello. Se si tratta di persona magra, poco pesante, gli vengono legati alle caviglie dei sacchi di sabbia, in modo tale che quando resta appeso, faccia maggiore pressione verso il basso. Dopo che sale sullo sgabello gli viene data la possibilità di indossare un cappuccio nero. C’è un confessore, che offre i suoi servigi, nel caso in cui il maledetto decidesse di salvarsi l’anima in extremis. Prima di essere giustiziato, gli viene chiesto se ha un ultimo desiderio. Dopo glipiazzano il cappio attorno al collo. A questo punto il boia da un calcio allo sgabello e il condannato rimane appeso alla corda; compie alcuni molleggi e nel frattempo si sente lo stridio delle ossa del collo che si stirano, si rompono. Infine il corpo da alcuni strattoni, tira fuori la lingua e muore per soffocamento.

MACHEATH: (Toccandosi la gola) Grazie, caro Peachum! Mi stai dando un grande conforto.

PEACHUM: Io posso offrirti la possibilità di evitare tutto ciò, Mcheath.

MACHEATH: Salvarmi? No, non accetto la tua elemosina.

PEACHUM: Non correre, Capitano, non ho detto questo. Posso offrirti l’alternativa di una morte più rapida e meno dolorosa. Posso convincere il magistrato a farti tagliare la testa. Non si sente nulla, un colpo di ascia e basta, tutto finito. Che ne pensi?

MACHEATH: Una morte più decorosa.

PEACHUM: E ti potrei anche evitare, così, l’onta di far decomporre la tua carogna, appesa in esposizione all’Old Baily. In tal caso appenderebbero solo la testa, per dimostrare che l’esecuzione è stata consumata.
MACHEATH: E cosa vorresti in cambio?

PEACHUM: Bravo, vedo che cominci a capire. Voglio i tuoi soldi.

MACHEATH: E allora penzolerò all’Old Baily, dopo essere stato impiccato.

POLLY: Maledetto testardo!

PEACHUM: Polly, pagherai tu per tutto questo. 
Ti giuro che farai tante marchette fino a rimborsarmi i soldi che sto perdendo per colpa del tuo maledetto prurito di sposarti, anche se per finta, con tale malfattore.

POLLY: Ma, padre, che colpa ho io, se lo amavo?

PEACHUM: Lo amavi? Lo amavi, brutta baldracca? La figlia di Jeremie Peachum non s’innamora di un malfattore, di uno della sua stessa specie! Avresti dovuto portare in casa ben altra persona.

POLLY: Avreste dovuto farmi vivere in altri luoghi, invece che lasciarmi a servire cioccolatta in quella fogna di locale a Marybone!
PEACHUM: Adesso vuoi mettere in dubbio la tua educazione? Se non ti fossi data alla lettura di quei libri d’avventura e d’amore, non ti saresti mai invachita di questa carogna, che fra poche ore schiatterà sulla forca!

POLLY: Ma tanto mi stringeva e tanto mi corteggiava…

PEACHUM: Stai zitta, Polly, o sarò costretto a tagliarti quella linguaccia! Dunque, Mcheath, non vuoi collaborare?

MACHEATH: Vai al diavolo, Jeremie Peachum! Maledetto spione! (Urlando) Lockit! Lockit, carceriere della malora!

LOCKIT: Che c’è? 

MACHEATH: Ti anticipo il mio ultimo desiderio: porta via questa canaglia e questa puttana! Toglili dalla mia vista. Peachum, non vivrò, perché non uscirò da qui. Ma se mai dovessi riuscire a scampare ancora una volta la pelle, ti inseguirò fin sotto le gonne di quella maledetta troia di tua moglie! E se dovessi nasconderti nelle sue viscere, la squarterò e ti tirerò fuori con le mie stesse mani!
PEACHUM: Sono troppo furbo per cadere nella tua provocazione.

POLLY: Ha una cassaforte.

PEACHUM: Una cassaforte? 

LOCKIT: E dove si trova?

(Mcheath col sorriso ironico, passeggiando, fischietta la musica dell’inizio) 

LOCKIT: Che cavolo fischiate, Mcheath?

PEACHUM: Ti farò fischiare io, maledetto!

POLLY: Se sapessi dov’è la cassaforte, a quest’ora sarebbe già aperta.

PEACHUM: (Traendo a se la figlia e Lockit) Non potremmo torturarlo?

LOCKIT: Torturarlo? Potrebbe essere un’idea. Bisognerebbe parlarne al magistrato.

PEACHUM: Per dividere in tre? No, se bisogna torturarlo, dobbiamo esserci solo noi.
LOCKIT: E chi lo tira fuori da lì?

PEACHUM: Noi.

LOCKIT: Noi? Oh no! No, mio caro compare.

PEACHUM: Hai paura, Lockit?

LOCKIT: No, che non ho paura. Conosco Mcheath.

MACHEATH: (Sempre ironico, canticchiando su quella musica)
Mostra i denti il pescecane
ed ognuno li può guardare.
Mackie Messer ha il coltello,
capitano forte e bello.

PEACHUM: Taci, Mcheath! Taci! (Trae a se Polly) Polly, se ti lasciassi qui da sola con lui, saresti in grado di sedurlo?

POLLY: Non credo.

PEACHUM: E Lucy?

LOCKIT: Non lo so. Si potrebbe provare. 
Ma sono certo che la ragazza non accetterà. E poi, carissimo amico mio, se una di queste due sgualdrinelle si facesse convincere e lo lasciasse scappare?

PEACHUM: Si, lo so, il rischio è esiste. Ma prima che questa canaglia dia l’anima al diavolo, noi dobbiamo necessariamente sapere dove ha nascosto il denaro. Torturarlo non si può. Dunque bisogna trovare una soluzione diversa.

MACHEATH: Eih, Peachum, sai a quanto ammonta il mio patrimonio? Tre milioni di sterline. Andate in fumo, visto che hai deciso di bruciare la mia casa. Perché è lì che stanno i soldi. Anzi, no, non stanno lì, dimenticavo che li ho spostati.

PEACHUM: (Gli punta la pistola) 
Taci, Macheath, o ti spappolerò il cervello in maniera tale che se ne potranno raccogliere soltanto piccoli brandelli sul pavimento!

MACHEATH: Cosa vuoi che me ne freghi, ormai?

PEACHUM: Già, è vero.

MACHEATH: E’ la seconda volta, in meno di un’ora, che ricevo la stessa minaccia. Tu e tuo compare Lockit… Se non fosse stato per queste due donnacce non mi avreste mai preso. Si sono messe d’accordo le due mogli. Polly mi ha trattenuto a letto e Lucy mi ha denunciato.

PEACHUM: E attraverso il pezzente che viene fregato il potente.

MACHEATH: Vi propongo un affare.

LOCKIT: Un affare?

MACHEATH: Dividiamo in tre.

LOCKIT: Come, in tre?

MACHEATH: Io, tu e Peachum. Sono un milione di sterline a testa.

POLLY: Fate attenzione.

PEACHUM: Chiudi il becco, Polly! Tu non sei in grado di dare consigli. Perché dovrei fidarmi di un verme schifoso come te, Macheath?

MACHEATH: Perché non hai scelta, se vuoi entrare in possesso del denaro.

PEACHUM: Questa è bella! La tua vita è nelle nostre mani e ci ricatti? Sei tu che non hai scelta. Jeremie Peachum, prima o poi, troverà il tuo denaro. Ma tu la vita la perdi di sicuro, mio caro Capitano.

MACHEATH: Bene, allora lasciatemi solo. Avrò il diritto di passare le ultime ore in santa pace? Andate via! Via!

LOCKIT: Vuoi che ti mandi un confessore?

MACHEATH: Un prete? No, grazie, non so che farmene.

PEACHUM: Andiamo, Polly. (Esce, insieme a Lockit)

MACHEATH: Polly! Ti prego, non abbandonarmi!

POLLY: Vai al diavolo, Mcheath! (Esce)

MACHEATH: Morire, così, come un volgare ladro di galline, io, il più grande genio del 
crimine. Io, il Capitano Mcheath, che le ballate popolari pongono al di sopra
della peste e del colera. Morire così, impiccato nel silenzio del cortile di un 
maledetto carcere! E il pensiero di rimanere appeso all’Old Baily fino alla
decomposizione mi fa impazzire. Io, che ho curato fino all’esasperazione il
mio aspetto; io, che spendevo decine di sterline per acquistare la migliore 
seta; io, che compravo le più belle parrucche… Se mettessi in fila i cadaveri
di tutti gli uomini che ho ucciso e truffato, potrei costruire un ponte sulla
Manica, per attraversare in fretta il canale. E invece eccomi qui, in questa lercia
prigione, ad aspettare di essere impiccato, con la compagnia dei miei carcerieri,
dello spione che mi hanno fatto beccare e dei colpi di martello, che, poco a poco,
conficcano chiodi nel legno di quercia per costruire la mia forca.
Avrebbero dovuto farmi baronetto e invece mi giustiziano come il più volgare
dei ruba galline. Ma non c’è rispetto per l’arte? Per la fantasia? Per la 
genialità? Il peccato non è tutto uguale per il semplice fatto che sia peccato.
Esistono parametri diversi per giudicare ogni azione della vita. Così l’uomo
buono è buono relativamente ad un indice di bontà, mentre l’uomo cattivo
lo è in base ad una scala di grandezze relative alla cattiveria. 
Per un malfattore esistono diversi livelli di rischio e le pene a questi vanno
commisurate. Più alto è il rischio più forte è la cattiva azione, più dura deve essere la pena. Invece Mcheath è stato giudicato e condannato come l’ultimo pivello che gira per le strade di Londra derubando le borse per qualche misero panny. Che volgarità! Sarebbe dovuto morire massacrato a colpi di bastone Mackie messere, e la sua esecuzione sarebbe dovuta essere un grande spettacolo, degno del condannato! (Va alla finestra) Carpentieri, smettete di costruire la
forca per Mcheath. Andate dal giudice e pregatelo di fare in modo che questo Capitano possa avere l’onore e la gratificazione di essere squartato o decapitato in pubblica piazza, dove un cantastorie possa scrivere una ballata che ne racconti l’eroica morte, da truffatore, ladro, assassino!

UN CARPENTIERE: Dormi, capitano! Cerca di passare in pace quest’ultima notte che ti 
separa dalle braccia di Lucifero!
MACHEATH: Ci sarà un cantastorie in questa maledetta Inghilterra, che vorrà andare
in giro a raccontare di Mcheath, detto Mackie Messer, il bello, il ladro, il
truffatore? Chiamate chi ha scritto quelle ballate, che lo pongono al di sopra 
della peste e del colera.

UN CARPENTIERE: Cerca di riposare, Mcheath. L’alba è vicina.

MACHEATH: (Allontanandosi dalla finestra, urla) Lockit, portami da bere!

LUCY: (Entra con una bottiglia) Eccoti del whisky, caro marito! Mio padre dorme.

MACHEATH: Lucy, sei tu! 

LUCY: Cos’è, il grande Mackie Messer ha perduto la fede nella Provvidenza?

MACHEATH: La Provvidenza aiuta i giusti, non i malfattori come me.

LUCY: Mi hanno detto che sei padrone di tre milioni di sterline.

MACHEATH: Anche tu qui per prendere i miei soldi?

LUCY: Non me ne frega nulla dei tuoi soldi, Mcheath. Ma sapere se mi hai amato almeno
per un istante, questo mi riguarda. 

MACHEATH: Certo che ti ho amata, Lucy. Ma tanto tu quanto Polly non siete riuscite a
comprendere la mia anima. Come si può pensare di imprigionare l’aria?
Come si può credere, anche solo per un attimo, di recintare l’oceano?
Allo stesso modo bisogna comprendere che Mcheath ama, ma tradisce.
Avreste mai potuto credere sul serio di stringere i mio cuore e il mio corpo
fra le righe di un contratto matrimoniale? Stupide galline! Volgari chiocce!
Cosa ne sapete voi della vita? Io ho girato il mondo; ho conosciuto i peggiori 
truffaldine e le più stantie baldracche, con le quali ho giaciuto ed ho provato
piacere. Come potevate pensare che Mackie Messer potesse diventare un
patrimonio esclusivo di una donna soltanto?

LUCY: Dunque vorresti dire che la colpa è nostra? Che noi non ti abbiamo compreso
fino in fondo? E questo che stai dicendo, maledetto serpente a sonagli?

MACHEATH: Si, è proprio questo, piccola Lucy. Un uomo come me non ha soltanto due o 
tre o quattro o dieci facce, ma ne ha centinaia, migliaia… Se volevi un marito,
uno di quelli che ti cingono la vita prima di pranzo; che ti cedono il posto
prima di passare in una strettoia; che ti sono fedeli; che di fanno avere tre o 
quattro marmocchi e la sera si siedono in casa a leggere loro una favola;
se volevi tutto ciò, Lucy, perché ti sei legata a me?

LUCY: E tu perché mi hai sedotta?

MACHEATH: Perché ti amavo.

LUCY: Ti prego, non ripetere più questa bugia!

MACHEATH: Non è una bugia, Lucy! Ti amavo! Ti amavo! Ti amavo! Ti amavo!
Così come amavo Polly Peachum! Molly La Bruna! Jenny Crapula!
Betty Ganza! E tante altre. Amavo la tua innocenza! Sognavo di notte il
l’attimo che avrei conquistato la tua verginità, Lucy! Cerca di capire,
perché in questo momento sono sincero come lo è chi sa di andar via da
questa fogna di mondo civile; tu sei stata una delle più ricche casseforti, che ho 
violato nella mia vita.

LUCY: Vuoi torturarmi ancora, Mcheath? Vuoi distruggere anche quell’ultimo barlume
di fiducia che resta in me verso il mondo? (Tira fuori un flaconcino) 
Ecco, guarda.

MACHEATH: Che roba è?

LUCY: Veleno.

MACHEATH: Che vuoi fare?

LUCY: Voglio morire.

MACHEATH: Vuoi morire? E perché?

LUCY: Non so immaginare un mondo dove in qualche angolo non ci sia Mackie Messer,
che va scorrazzando, baldanzoso, a truffare il corpo e l’anima della gente.

MACHEATH: Ma allora perché mi hai denunciato?

LUCY: Perché ti amo e non posso pensarti nelle braccia di Polly o di qualsiasi altra 
donna tra quelle che mi hai nominato prima. O di quelle che verranno.

MACHEATH: Stupida ragazzina viziata! Lasciami uscire da qui. Fai in modo che Mackie 
possa continuare a scorrazzare.

LUCY: Mio padre ha le chiavi.

MACHEATH: Approfitta del suo sonno.

LUCY: Non posso, mi ucciderebbe quando scoprisse che sono stata io a regalarti la
libertà.
MACHEATH: E allora, uccidilo.

LUCY: Uccidere mio padre? Ma non posso! Lui mi ha dato la vita!

MACHEATH: Uccidilo, Lucy!

LUCY: Sei pazzo, Mcheath! Mi fai paura! Ti prego, non ripeterlo mai più! (Esce)

(Parte la musica dell’inizio. Mcheath beve qualche sorso e poi va a sdraiarsi sul
letto. I colpi di martello si fanno sempre più insistenti. Cala la tela)

F I N E D E L P R I M O A T T O




A T T O S E C O N D O

La medesima scena del primo atto. Sono passate poche ore. Mcheath sta dormendo. Lucy lo osserva con grande ammirazione da dietro le sbarre, quando entra Polly.

POLLY: Eih, Lucy, non riesci a dormire?

LUCY: Perché tu ci riesci?

POLLY: Non sarei qui.

LUCY: Guarda come dorme placido lui. A vederlo non si direbbe che si tratti di uno dei 
più pericolosi malfattori di tutta l’Inghilterra. Ha l’aria di un ragazzino indifeso.

POLLY: E’ per questo che riesce a truffare la gente: la sua aria da ragazzino indifeso.
Quando l’ho conosciuto aveva una ferita allo stomaco che traboccava sangue 
come una cascata. L’ho curato, l’ho amato, gli ho dato tutta me stessa.
Il mio corpo era per lui una nuda proprietà da gestire a suo piacimento.
I momenti che abbiamo vissuto insieme…

LUCY: Oh Polly, ti prego, non ricordarmi i momenti dolci dell’amore o sarò costretta a
correre da Lockit, strappargli le chiavi ed aprire questa stramaledetta cella.
Non conoscerò mai più un amante tenero, ma nello stesso tempo focoso e
travolgente, come Mackie!

POLLY: I soldi, Lucy, i suoi soldi dobbiamo riuscire a prendere.

LUCY: Non ce lo dirà mai dove li ha nascosti.

POLLY: Ho imbrogliato di essermi sposata con Harry Paddington; gli ho detto che la sua
banda è passata tutta con mia padre, e quelli che non hanno tradito saranno
giustiziati domattina all’Old Baily.

LUCY: Perché hai fatto questo?

POLLY: Credevo che, sentendosi deluso, si sarebbe convinto a dirmi dove sono i denari.
Ma non lo ha fatto. Anzi la sua rabbia si è ancora di più incapsulata.

(Parte la musica)

LUCY: Polly, dunque tu non lo ami più?

POLLY: (Dopo una breve pausa) Da morire lo amo! Lo amo al punto che lo odio!

LUCY: Dunque, come facciamo a resistere a questo terribile sentimento?

POLLY: Sono due i sentimenti, LUCY: l’amore e l’odio. Basta che il secondo prenda il 
sopravvento sul primo e tutto è risolto.

LUCY: In un attimo di rabbia sono stata in grado di farlo arrestare, ma ora guardandolo
dormire, ti dico che non so se mai riuscirò a trattenere la mia brama di lui.

POLLY: Tuo padre ti ucciderebbe.

LUCY: Forse è vero. Ma non credi che ne varrebbe la pena?

POLLY: Lucy, ma cosa stai dicendo? Ti ha dato di volta il cervello? Stai parlando di 
Mcheath, l’uomo che ti ha tolto ogni bene, ogni onore, ogni dignità! Morto lui
potrai ricostruirti facilmente una vita, soprattutto con un bel gruzzolo di
sterline sonanti.

LUCY: Lo so, sono una stupida. Ma io sento ancora di amarlo profondamente.

POLLY: Anch’io lo amo, te l’ho detto prima, ma lasciare vivere Mcheath significherebbe
continuare a rigirare il pugnale in quell’orrida piaga che ci ha prodotto col suo
comportamento da lestofante. Suvvia, Lucy, non dire più corbellerie.

LUCY: Forse ciò che dici ha una sua logica. Ma come riusciremo a farci consegnare il
denaro? Lui non confesserà mai a nessuno dove si trovino i soldi.

PEACHUM: (Entra, urlando, ubriaco) Eih, Mcheath, capitano della malora!

MACHEATH: (Balzando impiedi) Chi mi cerca?

PEACHUM: Jeremie Peachum ti cerca.

MACHEATH: Lo spione? Il venditore di uomini? O il ricettatore?

PEACHUM: Mettiamo da parte gli aggettivi, brutta canaglia! Io ti cerco, Peachum!

LOCKIT: (Entra) Complimenti, capitano Mcheath! Hanno messo a ferro e fuoco la
vostra casa, ma non sono riusciti a trovare il becco d’un quattrino.
Solo robaccia e basta.

MACHEATH: Dunque la mia casa non esiste più?

PEACHUM: Rasa al suolo. Tanto fra poco ne avrai un’altra, di casa, che ti durerà finchè
le tue ossa non si saranno polverizzate. (Gli punta la pistola) Brutta carogna, 
dove hai messo i soldi?
MACHEATH: Coraggio, spara!

POLLY: Padre, calmate i vostri bollenti spiriti!

PEACHUM: Tanto, ormai, non ha più importanza.

MACHEATH: Avrai i miei soldi… se mi farai uscire da qui.

PEACHUM: Farti uscire? Dovrei dunque fidarmi di te?

MACHEATH: Non hai altra scelta, Peachum.

LOCKIT: No, caro compare, lui da qui uscirà scortato dai soldati per andarsi a sistemare
sulla forca.

PEACHUM: Non è detto.

POLLY: Ma padre…

PEACHUM: Taci, Polly! Avresti dovuto pensarci prima di diventare sua moglie.
Si, lo so, il matrimonio era fasullo. Ma tu non lo sapevi. Ora non venire a ficcare
il naso in decisioni che non ti riguardano. Se Jeremie Peachum decide di
farlo uscire, in cambio di tutto il suo patrimonio, Lockit aprirà la cella e lo
farà fuggire. E’ vero Lockit? O preferisci beccarti una pallottola in fronte?

LOCKIT: Non sei tu a parlare, ma il brandy che hai mandato giù. Vattene a casa, qui
non hai più alcun ruolo da coprire. Coraggio, compare, per te il sipario cala
in questa scena.

PEACHUM: Come ti permetti di parlarmi così, Lockit?

LOCKIT: In nome della nostra vecchia amicizia.

PEACHUM: E di tutti gli affari che abbiamo fatto insieme, eh, vecchia sanguisuga?

POLLY: Ma non capite che state facendo il gioco di Mcheath? Litigare fra di voi…
Che idiozia! Due vecchi amici!

LOCKIT: Polly, riporta a casa tuo padre. Lui è un uomo d’affari, e gli uomini come lui
servono a portare a buon fine le transazioni. Ma quando la merce va distribuita
ai destinatari, essi non devono esserci. Questo, caro amico mio, è il posto di
Lockit. Vai a casa e sdraiati sul letto, così potrai riposare le tue vecchie ossa.

POLLY: Andiamo, padre!

PEACHUM: E dovrei rinunciare al patrimonio di Mackie Messer?

LOCKIT: Capisco che stai invecchiando, caro compare. Un giorno proprio tu mi
spiegasti che la capacità di un affarista sta nel sapersi accontentare di quanto
è suo. A te spetta la taglia su Mcheath. Non dannarti l’anima per quattro schifose
sterline.

PEACHUM: Quattro schifose sterline? Qui si parla di tre milioni di sterline, caro Lockit.

MACHEATH: Sistemate in un posto che tu non saprai mai, caro Peachum. E neanche i tuoi
amici lo verranno mai a sapere. Quei soldi marciranno come il corpo di 
Mcheath.

LOCKIT: Vai a casa, Peachum.

PEACHUM: D’accordo, ma continuerò a cercare, dovessi mettere Londra sossopra.

MACHEATH: E se i soldi non fossero a Londra?

PEACHUM: Vai al diavolo, Mcheath. (Esce accompagnato da Polly)

LOCKIT: Capitano, sono poche le ore che vi separano dall’esecuzione. Non è forse meglio
mandare a chiamare un prete?

MACHEATH: No, niente preti.

LOCKIT: Dunque, rimanete da solo coi vostri pensieri e chiedete al Padreterno un perdono
sincero. Forse lui vi salverà l’anima. Andiamo, Lucy. (Lockit va avanti)

LUCY: (Da un ultimo sguardo a Mackie) Addio, Mackie Messer! (Esce lacrimando)

MACHEATH: Beh, in fondo, poteva andarmi anche peggio! Ho vissuto una bella vita!
(Va alla finestrella) Eih, carpentieri! Nessuno risponde: segno che la mia forca è
pronta. E così Mcheath domattina andrà incontro alla morte.

(Si sente lo struscio di un abito di taffetà: è Jenny Peachum, che arriva)

JENNY: Non è detto, capitano!

MACHEATH: (Resta allibito) Lady Peachum?

JENNY: Già, proprio io, Jenny Peachum in persona.

MACHEATH: L’ultimo viso che mi aspettavo di vedere. 

JENNY: A volte capita.

MACHEATH: Siete venuta qui per vedere come trema il capitano Mcheath davanti alla
morte? Avete perso il vostro tempo. La morte non mi fa paura. E’ il dover
lasciare la vita che mi infastidisce. Ho ancora troppi frutti da raccogliere.

JENNY: Capisco, capitano, capisco. Chi non ha nulla non ha difficoltà a lasciare quel
nulla. Chi ha molto, come voi, soffre al pensiero di doversene separare.
Carissimo capitano, la vita è difficile per tutti, anche per chi struscia con un
abito di taffetà.

MACHEATH: Intendete dire: voi?

JENNY: Intendo dire: i ricchi.

MACHEATH: Dunque voi siete ricca?

JENNY: Molto, e voi lo sapete. Ma anche il capitano Mackie Messer è ricco, visto che
tutti, mio marito in testa, cercano il suo denaro.

MACHEATH: Già, è per questo che hanno bruciato la mia casa?

JENNY: Bruciato? Quando? Fino a dieci minuti fa ci son passata davanti e l’ho vista
bella e intera, puntellata da due sentinelle, e con l’ingresso sbarrato dai sigilli
del tribunale. Sapete, hanno fatto la proposta di realizzare un museo nella
vostra casa, con tutti i residuati della vostra attività, e quando le vostre ossa
saranno totalmente scarnite, le metteranno in bella vista. Ma non basta.
Il tribunale ha ingaggiato quattro ritrattisti per immortalare la vostra esecuzione
e la vostra esposizione all’Old Baily.

MACHEATH: (Quasi inorgoglito) Caspita! Tutto questo per me? Cos’è, ora si celebrano
i furfanti come Macky Messer?

JENNY: No, capitano, vogliono che tutto ciò che vi riguarda resti come esempio per chi
volesse seguire il vostro cammino.

MACHEATH: Insomma mi state dicendo che il tribunale ha deciso di dare una vera e propria
botta alla delinquenza.

JENNY: In un certo senso, si.

MACHEATH: E se ridurranno drasticamente la delinquenza, il vostro amato consorte, non
sarà fortemente danneggiato dalla crisi che ne verrà fuori?

JENNY: Diciamo che la sua attività verrà ridotta di gran lunga. Ecco perché fa di tutto per
incamerare il vostro patrimonio. Tre milioni di sterline sono una cifra che 
permettono ad un uomo di vivere di rendita.
MACHEATH: Dunque Peachum, sul fatto dell’incendio di casa mia, mi ha mentito?

JENNY: Uno dei tanti mezzi per riuscire a sapere dove si trovino i vostri preziosi averi.
Debbo poi complimentarmi con voi, nobile capitano, per la fedeltà con cui
i vostri uomini vi seguono.

MACHEATH: Già, Harry Paddington ha sposato vostra figlia Polly e tutti gli altri sono 
passati a lavorare per voi. Tanto ci andranno ugualmente sulla forca: Peachum, 
quando sarà il momento, li venderà alla giustizia.

JENNY: State dicendo eresie, capitano. I vostri uomini non vi hanno abbandonato per un
solo attimo e aspettano di entrare in azione al momento dell’esecuzione.
Purtroppo solo ora si è saputo che sarete giustiziato all’interno del carcere, dove
è praticamente impossibile penetrare. Mia figlia Polly vi ha detto una bugia;
ha cercato di scoraggiarvi, per farvi confessare dove si trovano i soldi.

MACHEATH: Mi state dando la più bella delle notizie. Ma non riesco ancora a capire cosa
siate venuta a fare. E’ notorio che mi odiate profondamente. Non credo che si
vada a far visita ad un condannato, la notte prima dell’esecuzione, quando lo si 
odia; a meno che la visita non serva a prendersi la soddisfazione di constatarne
lo stato di paura. In tal caso non avrete questo piacere, come vi ho prima
annunciato.

JENNY: E’ questa l’apertura mentale del grande Macheth?

MACHEATH: Che intendete dire?

JENNY: Chi ha la mente aperta non assume la parte del carnefice, prima che la sentenza
abbia condannato l’imputato.

MACHEATH: Continuo a non capirvi.

JENNY: State già dando un’interpretazione errata alla mia presenza in questo posto.

MACHEATH: Bene, allora formulerò la domanda in maniera diversa, fermando la mia voce
sul punto interrogativo, senza altre considerazioni.

JENNY: Bravo! Ora avete imboccato la giusta via.

MACHEATH: Che siete venuta a fare?

JENNY: Sono venuta a liberarvi.

MACHEATH: (Preso alla sprovvista) Come? (Comincia a ridere) Ah, ah, ah, ah, ah… 
Questa è la più comica delle battute che abbia mai sentito.
JENNY: Ecco, continuate ancora a tirare le conclusioni prima del tempo.

MACHEATH: Scusate, ma è troppo quello che avete appena affermato.

JENNY: E invece è la verità. Io sono qui per liberarvi.

MACHEATH: E salvarmi, naturalmente?

JENNY: Questo non lo so; può anche darsi che appena uscirete da qui vi beccherete una
pallottola. Voi siete il Capitano Mcheath, e non è per niente certo che morirete
nel vostro letto e di vecchiaia. Anzi è più sicuro che finirete i vostri giorni 
tragicamente. Fra l’altro non si capisce come un uomo della vostra esperienza 
possa ancora fidarsi delle donne.

MACHEATH: Vi riferite a Polly e Lucy?

JENNY: Nel caso specifico.

MACHEATH: Dunque perché dovrei fidarmi di voi?

JENNY: Perché non avete scelta.

MACHEATH: E se, all’uscita da qui, dovessi trovarmi davanti ad un plotone d’esecuzione?

JENNY: Sarebbe sempre preferibile alla forca.

MACHEATH: Non avete tutti i torti. Siete una donna intelligente voi.

JENNY: Grazie, Capitano!

MACHEATH: Dunque ditemi qual è il prezzo che dovrò pagare.

JENNY: Nessun prezzo, Capitano.

MACHEATH: Via, signora, non crederete che io mi beva una tale sciocchezza.

JENNY: Nessun prezzo, Capitano.

MACHEATH: La puzza di Peachum si sente lontano un miglio in questa storia. E’ chiaro:
voi mi liberate; io esco; mi fate seguire e conduco vostro marito direttamente
nel posto dove nascondo il mio tesoro. Dopo di che mi fate riacciuffare dalla
legge e mi preparate una bella festa, con tanto di cappio e pubblico pagante.
No, signora, troppo comodo!

JENNY: Sarebbe troppo semplice, Capitano!
MACHEATH: Dunque, il prezzo?

JENNY: Il prezzo che pagherete sarà quello della sopravvivenza.

MACHEATH: La sopravvivenza?

JENNY: Già, la sopravvivenza per come avete sempre fatto. La vostra vita, Capitano, che
vita è? Voi siete continuamente braccato dalla legge; ogni notte dormite in un 
posto differente; pranzate in un luogo e cenate in un altro; vivete continuamente
con l’angoscia di essere arrestato; non vi potete fidare di nessuno; siete costretto
a dormire con un solo occhio chiuso. Dovete persino cucinare i vostro cibo per
paura di essere avvelenato. La vostra vita, signore, è un inferno.
Ed io non voglio negarverlo quest’inferno.

MACHEATH: (Dopo una breve pausa) Perché, signora?

JENNY: Perché vi odio!

MACHEATH: Questo lo so. Ma quale gioia più grande può riempire il cuore di una persona
se non quella di andare ad osservare il cadavere del nemico più odiato?

JENNY: Vi sbagliate, Mcheath. Vedete, mio marito vede in voi una fonte di ricchezza.
Vi cercava, vi braccava, perché doveva incassare la taglia. Oggi sarebbe pronto
a farvi uscire se ci fosse qualcuno che vi ricomprasse. Perché lui non vi odia;
lui non odia nessuno; lui ama. Già, lui ama il denaro. Io non amo il denaro,
ma prediligo la ricchezza. Solo che non c’è nulla da guadagnare dalla morte del 
nostro peggior nemico. Semmai c’è da perdere. Riflettete, Capitano.
Chi odiavive col pensiero della persona odiata, così come chi ama tiene sempre 
la mente presso la persona amata. Quando muore un amico si piange, perché è 
una parte di noi stessi che se ne va. Ma se ne trova un altro in breve tempo e si 
dimentica quello che è morto, o quanto meno, si riesce a mitigare il dolore. 
Quando si perde un nemico si perde una ragione di vita; si perde un punto di 
riferimento; si perde un prezioso sprone per la propria sopravvivenza. 
E non è detto che si possa andarne a trovare un altro uguale. Si cercano gli amici
e non i nemici. Per cui, quando se n’è trovato uno, bisogna tenerselo caro, 
perché mantiene viva la gente. Chi trova un nemico trova un tesoro, Capitano.
L’amore è un semtimento inferiore all’odio: l’amore può finire; l’odio no.
Con Mcheath morto, Jenny Peachum a chi darà la caccia? Mio marito troverà
mille altri nemici da fare arrestare per incassarne la taglia. Ma io che farò?
(Apre la cella) Prego, Capitano Mcheath, venite fuori.

MACHEATH: Come vi posso rinraziare?

JENNY: Continuate a farvi odiare: siate voi stesso. (Va a prendere una divisa da 
carceriere) Ecco, indossate questa. Trovere fuori un cavallo fresco, che vi
permetterà di fuggire. Andate, Capitano, e che Dio vi maledica!

MACHEATH: Addio, grande donna!

JENNY: Via, prima che ci ripensi!

(Mcheath esce dalla scena. Jenny si rimette il cappuccio in testa e va via,
srtusciando col suo abito di taffetà. Si sente la voce fuori campo di Jeremie
Peachum che recita l’inizio de “Lopera del mendicante” di John Gay, mentre
si abbassano le luci e si illumina la finestrella sul fondale)

PEACHUM: La professione dell’avvocato e onesta, e altrettanto lo è la mia.
Come me, egli agisce in due sensi: contro i malfattori e in loro difesa.
E’ più giusto che noi si protegga e s’incoraggi la delinquenza, visto che è
la nostra fonte di sostentamento.

(Parte una musica, si oscura la scena e cala la tela)

FINE

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