La battaglia del Trasimeno

COMMEDIA IN TRE ATTI DI VINCENZO TIERI

LA BATTAGLIA DEL TRASIMENO

Commedia in tre atti

di VINCENZO TIERI

PERSONAGGI

GIULIA MELEAGRO

LILIANA ARDA

RITA DEDALO

CLAUDIO SOMMA

CORRADO SOMMA

ALAMANNO ALDEGATTI

ASCANIO DDALO

UN CAMERIERE

UN CICERONE.

L'azione si svolge in un albergo di Castiglione del Lago, sul Trasimeno, ai giorni nostri.

ATTO PRIMO

Il salone di un grande albergo a Castiglione del Lago sul Trasimeno. Vi si entra da destra e da sinistra attraverso colonnati che lasciano intravvedere salotti, sale di lettura, sale di scrittura; e dal fondo per un'ampia vetrata che d sul lago. E' un tardo pomeriggio di settembre, ancora estivo, secondo il calendario, ma gi ricco di colori autunnali. (Quando si alza la tela, Ascanio Ddalo e sua nipote Rita sono seduti su due poltrone vicino al proscenio. In una saletta di scrittura, a destra, oltre il colonnato, Claudio Somma sta scrivendo alcune lettere).

Ascanio - (a Rita) Non capisco perch m'hai fatto venire qui. Siamo qui da ventiquattr'ore, e non si vede anima viva; eccetto quel signore (accenna a Claudio che continua a scrivere) che mi sembra un epistolografo maniaco, non un compagno di villeggiatura.

Rita - (alludendo a Claudio) E' il padre di Corrado Somma.

Ascanio - Troppo giovane, per essere un padre. Io diffido dei padri giovani. Tuo padre, per essere troppo giovane...

Rita - Zio, non ricominciare.

Ascanio - Lasciami ricominciare! Se no, che si fa qua dentro? L'albergo deserto, il lago deserto; pare deserta l'Umbria intera...

Rita - Tutto si popoler, vedrai.

Ascanio - Per te la popolazione del mondo consiste in Corrado Somma: questa la verit. E del resto neanche lui si vede.

Rita - C'; in camera sua; lo so. Adesso scender gi.

Ascanio - Non ti nascondo che preferirei non vederlo. Dopo tutto, la mia situazione di fronte a lui imbarazzante. Che ha detto? Che ha fatto, perch io sia decentemente incoraggiato a fartelo incontrare? La mia posizione di zio ridicola. Tu dici di amare un giovane il quale, finora, non ha pronunziato mezza parola che ti autorizzi a ritenerlo un pretendente alla tua mano. E io, che non ho voluto moglie e figli per non avere di queste seccature, eccomi qua, a fare l'accompagnatore della presunta fidanzata come se fossi una governante.

Rita - Sta tranquillo, zio: ti lever presto questo fastidio.

Ascanio - E poi il fatto che una donna debba correre dietro a un uomo non mi va, non mi va.

Rita - E' sempre la donna che corre dietro all'uomo e fa finta di lasciarsi scegliere.

Ascanio - Cretinerie.

Rita - Nella genziana il filamento femminile s'incurva fino a raggiungere le capsule del polline.

Ascanio - Ma la genziana una pianta; e per di pi una pianta ermafrodita... (Si pente, dice fra s) Ma vedi un po' che cosa mi fa dire! (Poi, col tono di prima) Tu non sei mica una piantai

Rita - La vita amorosa degli animali non diversa da quella delle piante.

Ascanio - Senti, ragazzina: le tue cognizioni botaniche non m'interessano affatto. Se il signor Corrado Somma ti vuole, chieda regolarmente la tua mano. E' chiaro? (Si alza) E questo l'ultimo esperimento ch'io faccio; questa l'ultima volta che il lago Trasimeno ha l'onore di vedermi sulle sue rive. (Entra dalla sinistra Corrado Somma, che fa Fatto di attraversare il salone e si ferma vedendo Ascanio e Rita).

Corrado - Oh! Buongiorno, Rita.

Rita - Buongiorno, Corrado.

Corrado - (ad Ascanio) Buongiorno, commendatore.

Ascanio - (freddo) Buongiorno.

Corrado - Qual buon vento vi mena da queste parti?

Ascanio - (a denti stretti) Gi! Un buon vento. Uno di quei maledetti venti che soffiano sul lago Trasimeno dai tempi di Annibale e di Caio Flaminio!

Rita - (rapida, a Corrado) E' stata un'idea mia, sai. Siccome l'altro giorno tu m'hai detto: Vado a Castiglione del Lago , ho pensato: Voglio andarci anch'io .

Corrado - Ah, grazie!

Ascanio - (a denti stretti, fra se) Prego!

Rita - Mica per te, sai.

Corrado - Allora ritiro il grazie.

Rita - E' vero che io sto sempre volentieri in tua compagnia... vero, zio?.-

Ascanio - (c. s.) Purtroppo.

Rita - ...ma pi che della tua compagnia mi fido dei tuoi gusti. Figurati che, pur vivendo a Roma, non conoscevo affatto l'Umbria, e, tanto meno, questa parte estrema dell'Umbria verde

Ascanio - (c. s.) Finir col diventare pi verde dell'Umbria!

Rita - Ti dispiace, Corrado, di trovarmi qui?

Corrado - No. Anzi! C' anche mio padre. (Segni d'attenzione e di speranza da parte di Ascanio. Corrado chiama) Pap. (Va verso Claudio) Scusa, pap: puoi venire un momento qui? (Si avvicina ancora) Pap, scusa, ti prego.

Claudio - (chiudendo l'ultima lettera) Che c'?

Corrado - (a Claudio) Desidero presentarti... (Accenna a Rita e Ascanio).

Claudio - Eccomi. (Lascia le lettere sul tavolo, muove verso il proscenio con Corrado).

Corrado - (presentando) Mio padre. La signorina Rita Ddalo. Il commendatore Ascanio Ddalo.

Rita - Fortunatissima,

Ascanio - Piacere.

Claudio - (dopo aver guardato Rita, da intenditore, si rivolge ad Ascanio) Padre della signorina?

Ascanio - No, zio. (Imbarazzato) Il padre di mia nipote... mio fratello... all'estero... da molti anni... per affari... E siccome mia cognata morta... cio... come dire?... non morta... ma quasi... io mi prendo cura di mia nipote...

Rita - (per cambiare discorso) Non avrei mai Immaginato che Corrado avesse un padre cos giovane...

Claudio - Giovane e, purtroppo, vedovo. Perch mia moglie morta... morta... completamente, da molti anni.

Ascanio - (con un sorriso idiota, per fare dello spirito) Cos giovane e gi cos... vedovo?

Claudio - Una volta ho letto su una tomba: Questa lapide copre mia moglie per la sua pace... e per la mia . (Guarda Corrado che impallidisce, mentre Ascanio ride in modo idiota) Scherzo, sai. Scherzare, qualche volta, un modo di soffrire. Tua madre era la pi buona, la pi bella, la pi dolce delle creature che io abbia mai conosciute. (Poi ad Ascanio) Mi esercito, osi, confondendo qualche volta il sacro col profano, a sfrondare mio figlio di alcuni sentimentalismi pericolosi. Mio figlio troppo sentimentale.

Rita - (rapida) Lo so.

Claudio - (guardando Rita e Corrado) Ah, lo sapete? (Una pausa) Capisco. (Un'altra pausa) Gi! Mi pareva strano che, una volta tanto, mio figlio avesse i miei gusti! Io ho detto: Voglio andare a passare una quindicina di giorni sul lago Trasimeno. E lui: Oh, guarda: pensavo di andarci anch'io. Capisco.

Rita - Ed stato proprio lui, che ne ha fatto venire la voglia anche a me... allo zio...

Ascanio - (col suo sorriso idiota) Gi! Anche a me.

Claudio - (rifacendo il sorriso di Ascanio) Capisco! (Un'altra pausa; poi ad Ascanio) Voi siete ammogliato?

Ascanio - No. (E poi pi debolmente) No... no...

Claudio - Io dico sempre a mio figlio: Non ammogliarti; per lo meno, non ammogliarti ancora.

Rita - (delusa) E perch?

Ascanio - (sforzandosi a essere disinvolto) Perch poi?

Claudio - La donna si sposa per entrare nel mondo; l'uomo per ritirarsene. Meglio che l'uomo conosca in tempo il mondo dove sua moglie entrer.

Corrado - (sorridendo) Tu ti sei sposato a vent'anni...

Claudio - Appunto: ho dovuto imparare il mondo a danno di mia moglie. Ti parlo per esperienza. La nostra esperienza sempre la storia dei nostri errori.

Rita - Allora, signor Somma, se vostro figlio s'innamorasse...

Claudio - Chi sa quanti matrimoni dovrebbe far l'uomo se dovesse sposarsi tutte le volte che s'innamora! (Una pausa) Ma, intendiamoci bene: in questa materia io d a mio figlio consigli, non ordini. Sono un padre, come dire?, liberale. Vero, Corrado?

Corrado - Verissimo.

Claudio - Cacciato dalla politica, il mio liberalismo si rifugiato tutto nei rapporti familiari. Io e mio figlio viviamo come due fratelli. Questo mi ringiovanisce un poco.

Rita - (a Claudio, per ingraziarselo) Volete essere pi giovane di quello che siete?

Claudio - (guarda Rita con malizia) Il vostro complimento un atto di buona diplomazia? Oppure vuol dire: l'et che si vorrebbe avere rovina quella che si ha?

Rita - Consideratemi buona diplomatica.

Claudio - (ride, guarda Ascanio) Mi rallegro con voi per vostra nipote...

Ascanio - (allargando le braccia, come per chiedere scusa) Ragazze moderne...

Claudio - Adorabili. Hanno abolito l'ipocrisia. La loro maniera d'ingannare quella di essere sincere. (Ascanio ripete il suo riso idiota. Claudio si rivolge a Rita per salutarla) Piacere, signorina. E... come dire?... augurii!

Rita - (dandogli la mano) Grazie!

Claudio - (ad Ascanio) Augurii anche a voi... (Gli d la mano).

Ascanio - Grazie!

Claudio - (a Corrado, come rassegnato) E anche a te...

Corrado - (sorridendo) Grazie.

Claudio - (con affettuosa ironia) Prego. (Esce rapido per la destra, prende le lettere che aveva lasciate sul tavolo, scompare).

Rita - (commentando) Bellissimo. Affascinante. (A Corrado) Beato te, che hai un padre i cos.

Ascanio - (a Corrado) Che professione fa?

Corrado - Si potrebbe dire: vive di rendita, se oggi vivere di rendita non fosse una fatica da ergastolano. Amministra la sua propriet; e, se vogliamo essere pi sinceri, la lascia amministrare. Dice cos: preferisco farmi derubare da uno solo invece che da cento . Ah, non si fa illusioni n sulla vita n sugli uomini. Speriamo non se ne faccia nemmeno sulle donne, malgrado la sua... esperienza. (Passa dalla sinistra verso destra Liliana Arda, che prima di uscire si volta a guardare con l'occhialino. Corrado, che l'ha vista, prosegue). Ecco, per esempio...

Liliana - (fingendo sorpresa) Oh, Corrado. Siete qua!

Corrado - (si alza, le va incontro) Buongiorno, signora.

Liliana - Buongiorno. Come mai da queste parti?

Corrado - Son venuto a passare sul lago qualche giorno con pap.

Liliana - Ah, c' anche vostro padre?

Corrado - S, signora.

Liliana - Che piacere! E dov'?

Corrado - Credo che sia andato a impostare delle lettere.

Liliana - Lo raggiungo subito. Ho tanto desiderio di vederlo. Con permesso. (Esce per la destra).

Corrado - (ritornando presso Rita e Ascanio) Quella signora, la signora Liliana Arda, appunto una vecchia amica di pap...

Ascanio - (adombrandosi) Amica...?

Corrado - Amica. Alla francese.

Rita - Che vuol dire alla francese?

Corrado - (guardando Ascanio) Debbo spiegarglielo?

Ascanio - Come volete. Tanto, lei conosce la... botanica.

Rita - Ah, ho capito.

Ascanio - (ironico, a Corrado) Ecco.

Corrado - E che c'entra la botanica?

Ascanio - (scrollando le spalle) Dunque, dicevate...

Corrado - Non so pi. Ah, ecco! Quella signora sempre dov' pap. Per caso, naturalmente. Credo che lui ne sia un po' seccato. Pap un po' volubile in fatto di amicizie femminili, ma ormai da anni se la trascina dietro, forse illudendosi che lei lo ami. Non credo che l'ami. Credo che abbia semplicemente bisogno di lui.

Ascanio - (con tono solenne di deplorazione) E... la conduce con s. anche quando ci siete voi?

Corrado - Ah! Ma ufficialmente io non so niente. Pap un uomo discreto. Ne io mi occupo dei fatti suoi, ne lui dei miei. Ognuno di noi, magari, sa quello che fa l'altro; ma...

Ascanio - (sarcastico) Purch siano salve le forme...

Rita - Del resto, mio Dio, cos giovane; vedovo... Dal momento, poi, che al figlio lascia tutta la sua libert... non hai sentito? Anche quella di ammogliarsi...

Ascanio - (guardando Corrado, con intenzione) Perch? Avete intenzione di ammogliarvi?

Corrado - Pu darsi. Appena avr finito l'ultimo anno d'ingegneria, pu darsi che...

Ascanio - (c. s.) Siete gi... fidanzato?

Corrado - No. Forse... innamorato...

Rita - (con malizia) E.- di ehi?

Corrado - (si alza, dice ambiguamente) Di una...

Rita - Bruna o bionda?

Ascanio - (imbarazzato, alzandosi anche lui) Mi ricordo che debbo scrivere delle lettere anch'io. Con permesso. (Esce rapido per la destra, senza fermarsi nella sala di scrittura).

Corrado - Ciao, Rita.

Rita - Te ne vai?

Corrado - Ci vedremo stasera. Adesso ho da fare.

Rita - Che cosa?

Corrado - Tante cose.

Rita - Io son venuta qua per te.

Corrado - Me l'hai detto. Te ne ringrazio.

Rita - Me ne ringrazi, e basta?

Corrado - (nervoso) Ma forse hai fatto male , a venire qua.

Rita - Tu l'hai voluto.

Corrado - Che cosa? Che tu Venissi qua?

Rita - M'hai detto: Vado a Castiglione del Lago, al Grande Albergo .

Corrado - Ma io ci son venuto per... potere stare qualche giorno vicino a pap. Non lo vedo mai. Ho bisogno, di lui. Lui m'ha detto: Vado a Castiglione , perch, come hai visto, aveva da... incontrare la signora Arda; e io... ne ho approfittato.-

Rita - Ah! Questo tutto?

Corrado - Mi dispiace dell'equivoco, sai. Io sto molta volentieri con te; .ma non immaginavo...

Rita - (si alza) Sta bene! Domani partir.

Corrado - Per me... se vuoi rimanere...

Rita - A far che? A continuare la finzione di non essere capita?

Corrado - Non capisco... codesta finzione...

Rita - Addio. (Esce rapida per la destra).

Corrado - (la segue con lo sguardo; poi alza le spalle; poi fa l'atto di avviarsi -verso il fondo. Dalla sinistra entra Giulia Meleagro).

Giulia - Andate al lago?

Corrado - (si ferma, la guarda con gli occhi pieni di luce) Oh! (Le va incontro, le 'baciai la mano) Credevo che ci foste gi voi al lago.

Giulia - No, non ci sono andata. Voi sapete che ho un... tutore.

Corrado - (triste) Vorrei che non lo aveste...

Giulia - Perch? Credete che...? (Vuol dire: che sia il mio amante ?) Oh, no. Mi accompagna. Ha bisogno della mia compagnia. E siccome io, a mia volta, ho bisogno di...

Corrado - (nervoso) Di che cosa? Siete sempre sul punto di dire questa parola, che mi offende e mi esaspera soltanto perch non la dite! Avanti, ditela. Di denaro? Non so come una donna della vostra razza possa sopportare la compagnia, sia pure innocente, di un uomo vecchio e laido, per...

Giulia - Oh! Laido, poi

Corrado - Laido, laido! Un uomo vecchio sempre laido vicino a una donna giovane. Io, s, potrei darvi tutto il denaro che voleste, senza offendervi, perch io vi amo.

Giulia - Non credete che mi offenderebbe di pi il denaro dell'uomo che mi ama?

Corrado - Giulia, io non vi capisco.

Giulia - (sorridendo) Vuol dire che mi amate. Si ama quello che non si capisce.

Corrado - Ebbene vi amo e non vi capisco. Se voi foste mia moglie...

Giulia - Ma non lo sono.

Corrado - Vi offendereste di ricevere il mio denaro, se foste mia moglie?

Giulia - Non lo sono.

Corrado - Allora... vuol dire che... sareste pronta a diventarlo...

Giulia - Come correte! Intanto, per ora, io ho per voi dell'attrazione, della simpatia: niente di pi. Ma voi non pensate a me come alla probabile vostra moglie; e mi rendo conto che, dopo tutto, avete le vostre buone ragioni. Voi, per ora, pensate a me come alla vostra probabile amante... Non cos?

Corrado - E' una distinzione formale.

Giulia - Per voi, non per me. Io sono donna, sia pure con... un passato...

Corrado - Non me ne importa niente.

Giulia - Di me?

Corrado - Non giocate con i miei nervi. Non m'importa niente del vostro passato.

Giulia - Il che vuol dire che sareste disposto a sposarmi? (Una pausa) Ecco: non rispondete. Voi pensate a me come alla vostra probabile amante, e non ammettete che dal mio amante io non potrei accettare mai del denaro. E' una sfumatura che ha la sua importanza. Il matrimonio un contratto: ma l'amore... una libera elezione.

Corrado - Di modo che io vi amer sempre per niente... cos...

Giulia - Non pi bello?

Corrado - Mia amante non volete diventare, perch avete bisogno di denaro e non potreste accettare il mio. Vi propongo di sposarmi, e voi mi dite: Come correte .

Giulia - Non ho mai avuto da voi una formale proposta di matrimonio.

Corrado - (disperato) Eccola la proposta: sono pronto a sposarvi.

Giulia - Dimenticando... il mio passato?

Corrado - (esasperato) Ma perch me lo mettete sempre sotto gli occhi questo passato?

Giulia - Lo porto con me: la mia ombra.

Corrado - Io non voglio pensarci, voglio dimenticarmene.

Giulia - Bisognerebbe che vi dimenticaste di me.

Corrado - Sentite. Giulia. Io non sono pi un ragazzo, ho conosciuto altre donne, qualche volta mi sono anche innamorato di altre donne; nemmeno io arrivo a voi senza ombra, come voi dite. Ebbene questa volta mi son guardato bene dentro, ho soppesato le ragioni favorevoli e quelle contrarie, ho giudicato con obbiettivit i miei sentimenti...

Giulia - Badate che l'amore non obbiettivo. L'amore una passione: tra passione e obbiettivit c' contraddizione in termini...

Corrado - Volete irritarmi, Giulia?

Giulia - Siete gi irritato.

Corrado - Allora volete divertirvi?

Giulia - Siete un ragazzo che non vuol riconoscere di esserlo. Nei vostri sentimenti io non trovo n sufficiente ordine per fidarmene, n sufficiente disordine per lasciarmene prendere.

Corrado - Voi mi avete dato delle speranze.

Giulia - E non ve le tolgo.

Corrado - Credete che l'amore possa vivere a lungo di speranza ?

Giulia - Non lo so, perch non ho mai sperato pi di quanto non abbia ottenuto.

Corrado - Giulia! Ma io son venuto qua per voi; voi avete voluto che ci venissi.

Giulia - E' vero. Vi dispiace che mi piaccia la vostra compagnia?

Corrado - Insomma, vi servo come un giullare, come un pagliaccio.

Giulia - No. Mi servite per ricordarmi di essere giovane. Voi conoscete, almeno di vista, l'uomo con il quale io vivo...

Corrado - Ecco: il vostro amante.

Giulia - Ho gusti meno depravati. Ve l'ho detto: colui che io chiamo il mio tutore semplicemente, come dire?, il mio cassiere.

Corrado - Nessun uomo si assoggetterebbe a essere il cassiere di una donna come voi.

Giulia ; - Grazia!

Corrado - ... a meno che

Giulia - Ecco, appunto: a meno che. Gli a meno che possono essere tanti.

Corrado - E voi? (Vuol dire: Vivreste senza amore ? ).

Giulia - Sono... fidanzata. Per esempio, la vostra fidanzata... Il fidanzamento serve alla conoscenza reciproca dei futuri... sposi.

Corrado - Siete adorabile e irritante: ecco come siete. (Le si avvicina, fa l'atto di abbracciarla).

Giulia - (schermendosi) Ah! Non si la.

Corrado - Nemmeno tra fidanzati?

Giulia - Soprattutto tra fidanzati.

Corrado - Bel modo di conoscersi, allora.

Giulia - Conoscersi equivale a non amarsi.

Corrado - Un mostro! Ecco che cosa siete: un mostro di crudelt (Una pausa).

Giulia - Be', adesso andate. Pu scendere il mio tutore.

Corrado - (infantile) E dove vado?

Giulia - Dove volete.

Corrado - Non voglio che mio padre mi veda in queste condizioni.

Giulia - Ah, c' vostro padre?

Corrado - S.

Giulia - C'era gi?

Corrado - No. E' venuto stamattina con me,

Giulia - E perch venuto proprio qui?

Corrado - Si vede che questo luogo piace alla sua amica.

Giulia - Ha un'amica?

Corrado - Tutti hanno un'amica. Solo io non ne ho. Perch io ho avuto la sventura d'innamorarmi di una donna insensibile, di una creatura senza cuore. Ha ragione mio padre. Non bisogna innamorarsi.

Giulia - Ma anche lui ha un'amica: me lo avete detto voi.

Corrado - Avere un'amica non vuol dire amarla. Comunque sono fatti suoi. I padri sono come i confessori: bisogna fare quello che essi dicono, non quello che essi fanno.

Giulia - Intanto voi avete fatto quello che fa lui: siete venuto qui.

Corrado - Non sapevo che egli venisse qui. Ero andato a chiedergli il permesso di venire qui, e lui mi ha preceduto. Cos non mi fosse mai venuta l'idea di obbedirvi! (Guarda attraverso la vetrata del fondo) Eccolo l, lui. Viene da questa parte.

Giulia - (guardando anche lei) Ah, ma io debbo averlo visto altre volte. Non sapevo che fosse vostro padre. Non vi somiglia affatto.

Corrado - (muovendo verso la destra) Se continuate a comportarvi cos, far di tutto per assomigliargli.

Giulia - E che fate? Ve ne andate? Avete paura?

Corrado - Gi! Come se fosse un orco. Sapeste quanto liberale!

Giulia - E allora?

Corrado - Preferisco che non sappia i miei fatti intimi; oppure che, sapendoli, abbia l'obbligo di far finta di non saperli. (Sta per uscire).

Giulia - Ma un momento! Non entra qui. S' fermato.

Corrado - Come siete cattiva! Mi trattenete per farmi soffrire? Badate, Giulia! Badate! Io sono capace di commettere qualche pazzia!

Giulia - Non aspetto di meglio!

Corrado - Ah, s? (Si lancia su di lei per abbracciarla. Ma dalla sinistra vede, nell'interno. Alamanno Aldegatti. Si ferma).

Giulia - (ride) Che c'? (E guarda anche lei verso la sinistra).

Corrado - (a denti stretti, allontanandosi) Ma chi sa che un giorno o l'altro non mi decida a provocare uno scandalo! (Esce per la destra).

Giulia - (muovendo verso la sinistra, ad Alamanno) Non hai potuto dormire? (Entra Alamanno. E' un uomo di cinquantacinque anni, molto ben vestito, robusto ma stanco, nervosissimo, ammalato di esaurimento nervoso).

Alamanno - (rispondendo a Giulia) C' un tale silenzio in questo albergo, ch' impossibile dormire.

Giulia - Se tu me l'avessi detto, sarei venuta io a fare dei rumori. (Sorride) Dove vai? Al lago?

Alamanno - S.

Giulia - Vuoi che t'accompagni?

Alamanno - No. Grazie. Tu sai che il medico me l'ha proibito.

Giulia - Ma non ti ha mica proibito di lasciarti accompagnare!

Alamanno - Ancora per un mese bisogna che eviti tutte le occasioni.

Giulia - Anche le occasioni all'aperto? (Ride).

Alamanno - (nervosissimo) Non tormentarmi, Giulia!

Giulia - (premurosa, carezzevole) No, no, no! Calmati. Ridevo per distrarti.

Alamanno - (c. s.) Io solo conosco i modi di distrarmi!

Giulia - (c. s.) E' giusto, vero. Non ti affaticare. Fa quello che vuoi.

Alamanno - (la guarda) Cos potessi veramente fare quello che voglio! Vampiro!

Giulia - (con civetteria) Mi rimproveri il mio amore?

Alamanno - (quasi piangendo) Non te lo rimprovero: lo rimpiango...

Giulia - Ma andiamo! Si rimpiange una cosa perduta. Tu non hai perduto affatto il mio amore...

Alamanno - Lo spero.

Giulia - Hai preso la medicina?

Alemanno - S. E ho guardato anche il conto della sarta che tu ti sei dimenticato vicino alla medicina.

Giulia - (ipocrita) Oh, che sventata! Mi dispiace che, prendendo la medicina, tu abbia dovuto occuparti di queste cose...

Alamanno - T'ho lasciato il doppio di quello che ti serve per pagarlo.

Giulia - Grazie. Non ti amer mai abbastanza per ripagarti di tanta generosit...

Alamanno - A pi tardi. (Si avvia verso la destra}.

Giulia - Dove vai, caro? Non hai detto che andavi al lago?

Alamanno - Ah gi! (Si - (erma perplesso) Mi dimentico sempre di tutto...

Giulia - (con ipocrita gratitudine) Meno di quello ehe mi riguarda...

Alamanno - (come fra se) Mi pareva di dover fare qualche altra cosa, prima.

Giulia - Che cosa, caro?

Alamanno - Ah, gi! Volevo dire al portiere che quando arriva la macchina...

Giulia - (premurosissima) Ho capito, ho capito. Non ti disturbare. Vado io. Dir al portiere che quando arriva la macchina la mandi a Castiglione per quelle compere che sa l'autista. E' cos?

Alamanno - Grazie, cara. Pi tempo passa, pi mi accorgo che non potrei vivere senza di te!

Giulia - (con civetteria) N tu senza di me; ne io senza di te. (Esce rapida per la destra. Lentamente Alamanno si avvia verso il fondo; e, prima ch'egli vi arrivi, entra dal fondo Claudio).

Claudio - Oh, Alamanno! Anche tu qui?

Alamanno - (lo guarda) Claudio? Claudio Somma?

Claudio - Be'? Non mi riconosci?

Alamanno - Sai, anche la vista mi si indebolita un poco...

Claudio - Anche la vista? E che altro?

Alamanno - Come? Non sai?

Claudio - Io no.

Alamanno - Da qualche mese, ho una forma allarmante di esaurimento nervoso.

Claudio - Oh, perbacco. E come mai?

Alamanno - (con un sorriso orgoglioso) Eh! L'amore.

Claudio - L'amore?

Alamanno - Ora non posso affaticarmi a raccontarti tutto. Ti dir un'altra volta. Tu stai qui?

Claudio - S, a riposare.

Alamanno - Vecchio dongiovanni! Anche tu, l'amore?

Claudio - (con orgoglio) Oh, io...

Alamanno - Quanti anni hai adesso?

Claudio - Non ho ancora n quelli del mio bosco n quelli del mio vino n quelli dei miei libri.

Alamanno - Sei solo, qui?

Claudio - Quasi. E tu?

Alamanno - Anch'io quasi. Ma non per colpa della mia compagna... Eccola. (Entra dalla destra Giulia).

Giulia - Tutto fatto.

Alamanno - Giulia, lascia che ti presenti il mio vecchio amico Claudio Somma. La signorina Giulia Meleagro.

Claudio - Piacere.

Giulia - Piacere. (Entra dal fondo Liliana).

Liliana - Oh, Somma! Dove v'eravate cacciato?

Claudio - (presentando) La signora Liliana Arda. La signorina Giulia Meleagro. Il signor Alamanno Aldegatti. (Scambio d'inchini).

Liliana - (a Claudio) M'ha detto vpstro figlio che voi eravate qua. E vi cercavo.

Claudio - Grazie.

Alamanno - Con permesso. Io vado. Se mi sento meglio, ci vedremo stasera.

Claudio - Ciao, Alamanno. (Alamanno si inchina a Liliana, che risponde con un inchino, e si avvia verso il fondo).

Giulia - (ad Alamanno) T'accompagno fino al cancello.

Alamanno - Grazie. (Esce con Giulia),

Claudio - (a Liliana) Troppa fretta, vedi. Manchi di misura. Bisognava che ci vedessimo non prima di domani.

Liliana - Cos volevo fare. Ma ho incontrato tuo figli.

Claudio - Dovevi far di tutto per non incontrarlo.

Liliana - E come? Chiudendomi in camera a far la prigioniera? Del resto, tu sai benissimo che tuo figlio sa tutto, oramai.

Claudio - Che lo sappia un conto; che glie lo dica io, un altro.

Liliana - Claudio, tu sei stanco di me.

Claudio - Ma no, cara. Non stanco. Seccato. Scocciato.

Liliana - (con le lagrime agli occhi) Villano!

Claudio - Ma non seccato e scocciato di te; ma no! Scocciato di quello che mi capita. Ho scoperto che mio figlio innamorato. S' innamorato di una signorina-Rita Ddalo... non so come si chiami...

Liliana - E che c'entro io?

Claudio - Appunto, tu non c'entri. C'entro io. Tu sai che non voglio che mio figlio si sposi. Questo imbecille! Si cerchi delle amanti, si prenda le mogli degli altri! Che bisogno c' di sposarsi?

Liliana - Faccia come te, insomma...

Claudio - Liliana, non ti ci mettere anche tu, adesso. Io gi sono stato ammogliato una volta, ho ben dato il mio contributo alla pi licenziosa delle istituzioni umane.

Liliana - Licenziosa l'istituzione del matrimonio?

Claudio - E che c' di pi licenzioso che essere accompagnati in un'alcova da una folla di gente e perfino dai propri genitori? Io, come genitore, desidererei non occuparmi di queste cose, ecco. Preferisco l'amore segreto.

Liliana - L'amore senza responsabilit...

Claudio - Senza la responsabilit delle corna; hai capito? La legge di Mos, almeno, condannava a morte la donna adultera; i locresi le strappavano gli occhi; gli egiziani le tagliavano il naso. Ma noi che cosa le facciamo? Ridiamo alle spalle di suo marito.

Liliana - Ma nessuno ride pi alle spalle di un marito tradito. Nemmeno chi lo tradisce. La verit che la posizione di suocero invecchia un poco ; e tu hai paura d'invecchiare. In nessun uomo il trapasso da un'et all'altra stato pi drammatico che in te. Sei peggio di una donna, in questo. Non sai invecchiare. Saper invecchiare segno di saggezza, e tu non sei saggio.

Claudio - Vattene, Liliana.

Liliana - Me ne vado. Ma forse il matrimonio di tuo figlio ti giover. Ti giover a renderti pi serio, non foss'altro che per pudore.

Claudio - Infatti sono cos poco serio che mi ostino a prendere sul serio te: fino al punto di prometterti qualche volta anche il matrimonio.

Liliana - (con tristezza) Io so, ormai, qual' la mia funzione presso di te.

Claudio - Una funzione lugubre. Quella di colui che in certi conventi ammonisce ora per ora: Ricordati, fratello, che devi morire .

Liliana - Io sono il paravento dei tuoi errori. Salvo le apparenze, sopratutto agli occhi di tuo figlio. Chi pu pensare che alla tua et, avendo un'amante, tu possa essere sempre alla ricerca di un'altra? Ho la pelle-radio, io!

Claudio - Non sapevo che Marconi facesse le me scoperte nelle rughe delle donne.

Liliana - Ho sentito subito, poco fa, la presenza della mia nuova rivale.

Claudio - (colpito) Che cosa?

Liliana - Ma io sono come la buona moglie, anche se futura moglie. Ti aspetto. Ti ho sempre aspettato. (Parlando gi arrivata alla porta del fondo. La porta si apre. Appare Giulia, che fa l'atto di lasciare il pass a Liliana).

Giulia - Prego.

Liliana - (con intenzione) Oh, per carit! Dopo di voi.

Giulia - Grazie! (Entra. Liliana esce. Giulia fa alcuni passi verso Claudio, che l'ha sentita, ma, pur aspettandola, non si muove; poi dice) Avevate minacciato di non venire; ma siete venuto.

Claudio - (mentendo, come far poi quasi sempre per non mostrarsi innamorato) Sono venuto per caso. Mio figlio voleva incontrare qui la sua fidanzata, e allora...

Giulia - Ah, fidanzato vostro figlio?

Claudio - Quasi. Alla stessa maniera che sua suocera quasi morta.

Giulia - E di chi fidanzato?

Claudio - Di una signorina, che io ho conosciuta qui, poco fa.

Giulia - (scrollando le spalle) Sar.

Claudio - Non sar. E'. Per che cosa, dunque, sarei venuto sul lago Trasimeno?

Giulia - Perch ve l'ho detto io.

Claudio - Vi consiglio di non farvi illusioni. Non siete la sola donna che mi piaccia, perch io debba seguir voi a preferenza di tutte le altre. Del resto, voi non mi avevate neanche detto di essere l'amica di un mio amico. Soltanto oggi ho appreso che vivete insieme con Alamanno Aldegatti. Io non ho l'abitudine di fare ai miei amici quello che dai miei amici non vorrei mi fosse fatto.

Giulia - Ottima regola evangelica.

Claudio - E ora poi, mi pare di aver capito che siete una donna... come dire?.., corrosiva. Quel povero Alamanno mi ha fatto pena. Io, come avrete visto, ho un'amica calma, giudiziosa, riposante. Non sono pi un ragazzo, per aver bisogno di... complicazioni.

Giulia - (pensando a Corrado) E' curioso: gli uomini dicono non sono pi un ragazzo o quando sono troppo giovani o quando non lo sono pi.

Claudio - (toccato) Ecco: appunto.

Giulia - E' una civetteria tanto giovanile quanta senile. Ma voi parlate come se mi congedaste; come se foste troppo sicuro di voi.

Claudio - Lo sono, infatti.

Giulia - Eppure la prima mossa partita da voi, non da me.

Claudio - Quale mossa?

Giulia - Quella sera, al Pincio...

Claudio - Voi mi guardavate con tanta insistenza...

Giulia - Si guarda per tante ragioni...

Claudio - Io sono abituato a essere guardato per unaragione sola.

Giulia - (ironica) Oh, oh! E poi la sera seguente, a Via Veneto...

Claudio - Io vado spesso a Via Veneto.

Giulia - E poi la terza sera, all'Excelsior.

Claudio - C'era una festa. Ero invitato.

Giulia - E poi la quarta all'Opera...

Claudio - Si dava un'opera di "Wagner. Io sono come la signora Watton: preferisco la musica di Wagner, perch tanto rumorosa che ci si pu parlare ad alta voce senza che nessuno senta quello che ci diciamo.

Giulia - Infatti mi parlavate ad alta voce. Vi ho dovuto perfino richiamare, perch qualcuno, vicino a noi, incominciava a tendere le orecchie. Avevate scelto la poltrona vicino alla mia, perch gi la sera precedente mi avevate chiesto il numero della mia poltrona. Forse l'avevate pagata il doppio, per averla.

Claudio - No. Me l'aveva regalata un abbonato, che quella sera non poteva andarci.

Giulia - Il conte Bersabea. Infatti egli era nel palco del Circolo, dove normalmente dovevate essere voi.

Claudio - Be', insomma, s, vi ho corteggiata. Alle donne piace di essere corteggiate. Vi ho corteggiata per farvi piacere.

Giulia - Quello che io volevo dimostrare.

Claudio - Che dimostrazione faticosa! E a che serve?

Giulia - Serve a stabilire che voi avete l'aria di sopportarmi; ma dopo avermi corteggiata. Mi pare che voi siate di quegli uomini i quali credono di poter conquistare le donne con l'indifferenza e magari col disprezzo. Siete quello che si dice un uomo vissuto. Gli uomini vissuti, in fondo, credono di sapere tutto sulla donna quando hanno imparato quella norma banale che paragona la donna all'ombra: se la segui ti fugge, se la fuggi t'insegue . Una norma da asilo infantile, da giardino pubblico dell'amore.

Claudio - Avete finito?

Giulia - No.

Claudio - Nemmeno di dirmi delle insolenze?

Giulia - Prima che vi abbia restituite tutte le vostre, ce ne vuole! Ma, tirate le somme, la posizione vostra di fronte a me la seguente: voi mi avete corteggiata credendomi una donna leggera: e, infatti, poi, non sono mica cos pesante da non poter essere portata a braccia su un letto a due piazze o magari a una piazza sola. Soltanto vi siete accorto che, trasportata su quel mobile comodo e riposante se non proprio riposato, io sono di quelle donne che vi si fermano. Ho il gusto delle lunghe soste. Non mi piace di cambiare, almeno per molto tempo. E siccome voi, evidentemente, siete per le avventure rapide, quelle che non lasciano traccia - o almeno si spera non lascino traccia - fate finta di ritirarvi, per vedere... che cosa succede. E' cos?

Claudio - Mica male, il vostro studio psicologico! Ma non riguarda me. Io vi ho corteggiata, e me ne sono pentito: nient'altro.

Giulia - Ve ne siete pentito; ma siete venuto sul Trasimeno. (Entra dalla destra un cameriere con il cicerone).

Il Cameriere - Permesso?

Claudio - Ah, venite.

Il Cameriere - Ecco il cicerone che cercavate, signore. .

Claudio - Grazie.

Il Cameriere - E' il migliore del luogo. Con permesso. (Esce).

Claudio - (al cicerone) Io vorrei cominciare a visitare il Trasimeno domani mattina.

Il Cicerone - Senz'altro. A che ora?

Claudio - Alle dieci, non prima.

Il Cicerone - (rapidamente) Incominceremo dal lago, ch' il pi grande specchio d'acqua dell'Italia peninsulare, il quarto per estensione in tutto il paese, di ben poco inferiore a quello di Como...

Claudio - Per carit! Mi direte tutto domani.

Il Cicerone - E poi, se alla signora non dispiace, ci fermeremo al lato nord, tra Passignano e il Monte Gualandro, dove, nel 217 avanti Cristo, si svolse una delle pi celebri battaglie dell'antichit: la battaglia del Trasimeno...

Claudio - Ma s, ma s! Domani.

Il Cicerone - Bene, signore. A domani. (Esce).

Claudio - (a Giulia) Come vedete, il cicerone vuol dedicare a voi la visita di quello che fu il teatro della battaglia del Trasimeno. Vi ricordate di quella battaglia?

Giulia - (ironica) Oh, Dio, io non c'ero. (Poi, pungente) E voi?

Claudio - (ironico) Forse ero appena nato - Siete contenta?

Giulia - Io indovino come eravate voi da ragazzo.

Claudio - Bene. Sentiamo.

Giulia - Eravate ansioso, focoso, impaziente, irritabile, e anche un po' indeciso...

Claudio - Esattamente. Siete brava.

Giulia - Poi avete educato il vostro carattere alla impassibilit, al calcolo, a un modo di guerreggiare astuto e prudente... come, mettiamo, il modo di Annibale nella battaglia del Trasimeno...

Claudio - Ah, ah! Non cominciamo a fare paralleli storici. Vi avverto che io non ho affatto ricordi scolastici. Non vado pi a scuola da...

Giulia - Da quanti anni?

Claudio - Dai tempi di Annibale. Siete contenta?

Giulia - Tuttavia adesso incomincia la parabola discendente. Il vostro carattere ritorna alle sue origini. Invecchiando - scusate la crudezza delle parole - si rimbambisce.

Claudio - Vi potrei rispondere: lo sapete per esperienza? . Ma siete cos giovane...

Giulia - Rispondetemi come volete. Nelle donne l'esperienza sostituita dall'intuito. Un anno di vita, per le donne, vale sette, come per i cani...

Claudio - Voi vedete che il paragone zoologico non mio.

Giulia - Le donne hanno un'altra qualit dei cani: il fiuto.

Claudio - Lo so, lo so.

Giulia - Certo sapete molte cose; ma molte altre no.

Claudio - Dei cani?

Giulia - Dei cani e delle donne.

Claudio - Non ho nessun desiderio d'impararle. Ci rinunzio.

Giulia - Non rinunzio io, insegnarsele.

Claudio - Ah, una sfida?

Giulia - S.

Claudio - Un duello?

Giulia - Una battaglia.

Claudm - La battaglia del Trasimeno. (Entra dalla destra Corrado).

Corrado - Pap.

Claudio - (tranquillissimo) Vieni, vieni. (Poi, presentando) Mio figlio. La signorina... Giulia Meleagro. (Corrado e Giulia s salutano con un lieve inchino. Poi Claudio, rivolto a Corrado, continua) Dimmi.

Corrado - Ho sentito che domani mattina incominci la visita del lago. Se non ti dispiace, vengo con te.

Claudio - Figurati, caro. Te lo avrei detto io. (Poi, malizioso) Vieni, probabilmente, con la signorina Ddalo...

Corrado - (imbarazzato) Ma... non so che cosa tu voglia dire...

Claudio - Niente che non sia... dicibile. Tu sei venuto qua per lei... no?

Corrado - (imbarazzatissimo, sogguardando Giulia) Non posso... negarlo.

Claudio - Ebbene? Perch Io dici con quel tono? (Poi a Giulia) Mi pare che mio figlio si sia innamorato. (Poi a Corrado) Non indiscreto che io dica questo alla signorina. La signorina ... la compagna di un mio intimo amico, che ho ritrovato qui, oggi, dopo qualche anno... E' naturalissimo che all'et tua ci si innamori. E' perfino naturale che ci si sposi, dal momento che gli uomini non hanno la saggezza delle rane di Esopo.

Giulia - E qual'era la saggezza delle rane di Esopo?

Claudio - Miravano a un po' d'acqua; ma non volevano saltare nel pozzo perch sapevano di non poterne venir fuori.

Giulia - Allora voi siete contrario al matrimonio di vostro figlio?

Claudio - Non contrario. Io non sono mai contrario a quello che fa mio figlio. Vero, Corrado? Anche perch i figli finiscono col fare quello che vogliono. Ma, insomma, se lui aspettasse ancora... (Lo guarda) Sei indeciso?

Giulia - (maliziosamente) Forse, come carattere, ansioso, focoso...

Claudio - (continuando) ... impaziente, irritabile; e anche un po' indeciso... (Guarda Giulia, con intenzione) Ma cambier...

Giulia - (con intenzione, anche lei) S, cambier, per poi ritornare... quello che .

Claudio - E' una parabola... fatale?

Giulia - Credo.

Claudio - (ridendo, al figlio) Hai sentito, Corrado?

Giulia - (a Claudio) S! Ha sentito; ed ha anche capito. (Guarda Corrado, poi, a Claudio) Voi no?

Claudio - Capitissimo.

Giulia - (ironica, ambigua) Ecco. L'essenziale questo: capire. E pi essenziale ancora: farsi capire. (Claudio e Corrado ridono, guardando Giulia; poi si sorprendono a guardarsi scambievolmente, ridendo. Il loro riso si spegne nel loro imbarazzo. Giulia, dopo una breve pausa continua) Allora, se permettete, domani verr anch'io alla gita sul Iago. Rievocheremo insieme la battaglia del Trasimeno. Vi fa piacere?

Claudio e Corrado - (insieme) Siii...

Giulia - Anche a me. Buona sera. (Si avvia rapida verso il fondo. Per darsi un contegno, Claudio e Corrado incominciano a fischiettare ognuno per conto suo).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

(La stessa scena dell'atto precedente. La vetrata del fondo tutta aperta. Al di l della vetrata il cameriere dell'albergo che guarda verso sinistra con un binocolo. Al di qua, seduto su una poltrona, Alamanno. Sono circa le undici del mattino).

Il Cameriere - (guardando col binocolo) Ecco: adesso mettono in salvo la signorina Ddalo

Alamanno - (nervosissimo, inquieto) E la signorina Giulia?

Il Cameriere - Ancora no, signore. La barca si dev'essere capovolta mentre la signorina Giulia remava; e voi sapete che. quando si capovolge una barca, colui che rema...

Alamanno - Le vostre regole sono cretine. Remi o non remi, colui che sta nella barca corre gli stessi pericoli di tutti gli altri.

Il Cameriere - Non una regola mia, signore. I barcaioli dicono...

Alamanno - Non m'importa di sapere quello che dicono i barcaioli. Ditemi chi stanno mettendo in salvo!

Il Cameriere - Adesso il signor Somma figlio.

Alamanno - E poi?

Il Cameriere - Il signor Somma padre.

Alamanno - E poi?

Il Cameriere - Ecco: la signorina Giulia.

Alamanno - (con sollievo) Oh! S' fatta male?

Il Cameriere - Non si vede.

Alamanno - Ma che binocolo il vostro?

Il Cameriere - Un binocolo ottimo: Io dimentic in albergo un tale che mor nel lago.

Alamanno - Eh! Quando si muore, si suole dimenticare anche di peggio.

Il Cameriere - Non che sia morto annegato. E' difficile annegare in un lago che non mai pi profondo di sette metri. Il proprietario di questo binocolo mor nel Iago perch vi si uccise. Vi si uccise per una donna. Ci sono uomini che si uccidono per una donna; e i modi son tanti...

Alamanno - (come a se stesso) Lo so, lo so!

Il Cameriere - In questo momento mettono in salvo il signor Ddalo.

Alamanno - Non m'importa niente degli altri. Ditemi che cosa succede della signorina Giulia.

Il Cameriere - La portano in albergo, dall'altra parte. Ma vedo che ora la signorina cammina da s. Anche gli altri camminano da s. In fondo, nessuno si dev'essere fatto male. Forse tutti sapevano nuotare.

Alamanno - Giulia non sa nuotare.

Il Cameriere - Ah, forse per questo i signori Somma si erano lanciati in suo aiuto. Ma pericoloso far cos. Potevano andare in fondo tutt'e tre. Ecco: adesso portano in salvo il cicerone. Non c'era nessun altro, mi pare.

Alamanno - Vi ho detto che non me ne importa niente! Ditemi che cosa fa la signorina.

Il Cameriere - La signorina Ddalo?

Alamanno - Ma siete !un bell'idiota! La signorina Giulia.

Il Cameriere - Non si vede pi. Non si vede pi nessuno. Debbono essere entrati tutti nel parco dell'albergo.

Alamanno - Andate a vedere, e informatemi. Io non posso assistere a spettacoli emozionanti.

Il Cameriere - Vado, signore. Ma non ci dev'essere stata molta emozione. Ridevano tutti.

Alamanno - [Andate! Non perdete tempo!

Il Cameriere - Vado, vado. (Esce per la sinistra. Entra dalla destra Liliana).

Liliana - M'hanno fatto avere una bella paura!

Alamanno - Io ve lo dicevo: andateci anche voi. Forse, se ci foste stata voi...

Liliana - (amara) Non mi hanno voluta! La barca era troppo piccola! Io avrei occupato troppo posto! Il mio amico Claudio Somma m'ha detto: Verrete un'altra volta; quando andremo in battello. E io aspetto il battello. Come voi.

Alamanno - Ah, io...! Per carit! N barca, ne battello. Io tremo al solo pensiero. Mi tremano le gambe.

Liliana - (con intenzione) Vi tremeranno ancora per molto tempo?

Alamanno - Chi lo sa! Il medico dice: ancora un mese, per lo meno... Due sono passati. Questo il terzo... (Una pausa) Perch non andate a vedere anche voi che cosa successo?

Liliana - (sedendo) Non credo che abbiano bisogno di me.

Alamanno - Voi capite: io mi preoccupo di Giulia

Liliana - (con intenzione) Anche io...

Alamanno - (con occhi sorridenti) Vero ch' uni creatura adorabile?

Liliana - (c. s.) Adorabilissima.

Alamanno - Chiunque la veda, ne rimane incantato.

Liliana - Lo so!

Alamanno - Uomini e donne.

Liliana - S; ma le donne per altre ragioni.

Alamanno - (sospettoso) Non., non capisco.

Liliana - E' meglio.

Alamanno - E' una donna onesta.

Liliana - Lo credo.

Alamanno - Mi fedelissima, devotissima.

Liliana - S, si.

Alamanno - E voi come lo sapete?

Liliana - Me lo dite voi; e poi si vede.

Alamanno - Un'altra, di fronte alle mie condizioni, mi avrebbe abbandonato. Lei no.

Liliana - Gi! Capisco il tipo. (Una pausa) E... vi trovate bene, qui?

Alamanno - Cos. Io subisco la suggestione del medico. Mi rendo conto ch' una suggestione; ma la subisco. Venerd il medico mi ha detto: Bisogna che tu vada a Castiglione del Lago... .

Liliana - Ah, venerd?

Alamanno - E domenica sera io ero gi a Castiglione.

Liliana - E' curioso che anche io ho dovuto decidere venerd di venire a Castiglione; in seguito alla decisione del mio amico Claudio Somma. Infatti luned mattina eravamo qui.

Alamanno - E gi! Claudio per far piacere al figlio...

Liliana - Non c' che dire: un padre modello. (Ritorna il cameriere).

Il Cameriere - Tutto 'bene, signore. I signori... annegati si stanno cambiando i vestiti.

Alamanno - E la signorina Giulia?

Il Cameriere - Si sta facendo fare dei massaggi.

Alamanno - Da chi?

Il Cameriere - ...Credo, dalla cameriera.

Alamanno - (si alza) Vado a vedere.

Liliana - (a Alamanno) S, s, meglio che andiate.

Alamanno - (andando) Non ci voleva questa scossa per i miei nervi.

Liliana - Speriamo che non dobbiate averne delle altre.

Alamanno - (si ferma) In che senso?

Liliana - ' Sapete: il Trasimeno un lago un po'... inquieto... tumultuoso... In autunno sconvolto dalle tempeste; in inverno, qualche volta, si gela...

Alamanno - Oh! Mi fido del mio medico. Se lui non fosse stato sicuro, non mi avrebbe fatto venire qui. Per lui, mandarmi qui o altrove era lo stesso, no?

Liliana - (con un sospiro) E gi! Qui o altrove... Lo stesso. Per lui e per tutti.

Alamanno - Come?

Liliana - Niente, niente.

Alamanno - Con permesso.

Liliana - Prego. (Alamanno esce per la sinistra).

Il Cameriere - (a "Liliana) Ma che malattia ha il signore?

Liliana - Una malattia... che... ramifica.

Il Cameriere - Ramifica? Che malattia ?

Liliana - Ne soffrono gli uomini... e i cervi.

Il Cameriere - Strano.

Liliana - No, non strano. Normale. Per i cervi una difesa. Per gli uomini... un castigo. Un castigo che, prima o poi, hanno tutti, perch tutti, prima o poi, se lo meritano.

Il Cameriere - (senza capire) Io... francamente... non l'ho mai avuta.

Liliana - Per lo pi, si ha senza saperlo.

Il Cameriere - (c. s.) Allora... una malattia innocua.

Liliana - Ah, s! Tanto innocua che gli nomini se la scambiano tranquillamente.

Il Cameriere - E le donne?

Liliana - Anche le donne. Ma quasi sempre le donne riescono a curarsela da s.

Il Cameriere - (che non ha capito) Capisco.

Liliana - (ironica) Si vede, si vede... (Il cameriere, sempre senza capire, esce per la destra. Per la sinistra entra Rita).

Rita - Buongiorno, signora. Cercavo proprio voi.

Liliana - Ditemi, cara.

Rita - Sorvolo i preamboli, perch forse non avremo molto tempo per parlare da sole. Oramai ci conosciamo; voi mi avete concesso la vostra amicizia; e poi come se ci conoscessimo da anni, perch voi m'ispirate simpatia e fiducia. Vorrei che altrettanta ve ne ispirassi io...

Liliana - La simpatia e la fiducia sono sempre reciproche.

Rita - Ve ne ringrazio. E vi dico subito una cosa che forse voi non sapete.

Liliana - Cos non sapessi tutto quello che so e non capissi tutto quello che capisco!

Rita - Io sono innamorata di Corrado Somma.

Liliana - Me n'ero accorta.

Rita - Sono venuta qua per lui.

Liliana - E anche lui per voi.

Rita - No.

Liliana - Corrado non mai stato con suo padre pi di poche ore. Si vogliono bene come fratelli; ma, appunto come i fratelli, stanno poco insieme. E' questa la prima volta che...

Rita - Vi prego di lasciarmi dire. Io sono venuta qua per lui, e ho costretto a venire con me mio zio, perch... voi siete donna, mi comprendete... ho fretta di farmi sposare da lui per non perderlo.

Liliana - Non lo perderete. Anche se suo padre, con le sue idee, sembra resistere un poco...

Rita - (riflettendo) Ecco: anche suo padre. Lo immaginavo. Ma non solo lui. E' anche suo padre, avete ragione, perch l'altro ieri, conoscendolo, mio zio si lasci sfuggire alcune notizie confuse sulla condizione... irregolare... in cui vive la mia famiglia...

Liliana - Claudio, purtroppo, non uomo da meravigliarsi di condizioni irregolari. Direi, anzi, che l'irregolarit la norma costante della sua vita.

Rita - Per la sua vita; non per quella degli altri. Voi sapete che pi si irregolari per s, e pi si pretende regolarit nella vita altrui... Ma se fosse stato solo il padre a resistere, io sono sicura che me la sarei cavata. Dopo tutto, i miei genitori sono divisi come tanti altri, per incompatibilit di carattere; e che mio padre viva all'estero, che mia madre viva... come pu... non cosa che possa gettare ombra sul mio nome e sul mio onore... Il grave che improvvisamente, inaspettatamente, resiste Corrado, e non per ragioni d'irregolarit da parte mia... Sono quindici giorni che ha cambiato umore. E' vero che non mi aveva mai promesso le nozze; ma anche vero che passava con me gran parte della sua giornata, che mi confidava i suoi progetti e i suoi sogni, che accettava i miei giudizi e i miei consigli, e insomma che mi voleva bene. Voi sapete che una donna sa, sente, capisce immancabilmente, la qualit e la natura della tenerezza maschile; e poi... ci sono gesti, atti, parole, che non possono lasciar dubbi nemmeno nella pi inesperta delle creature... Da quindici giorni, invece... Ecco il punto, signora. E' cambiato, un altro. Si fa vedere meno. Trova futili pretesti per farsi vedere meno. Io faccio finta di non accorgermene, mi comporto come prima...

Liliana - Preparate in tal modo la vostra infelicit...; ma forse anche la vostra vittoria.

Rita - (continuando) ...lo cerco, lo incontro, mi prodigo in atti affettuosi... - Improvvisamente, egli viene e mi dice: Vado a Castiglione con mio padre.

Liliana - E venerd.

Rita - Come, venerd?

Liliana - E' venerd, quando vi dice di voler andare a Castiglione...

Rita - S, venerd. Perch?

Liliana - Cos. Perch proprio il venerd suo padre...

Rita - Corro a Castiglione anch'io. Ho la fortuna d'incontrare suo padre, di conoscerlo. Lo trovo spiritoso, affascinante... liberale, come dice lui. E' vero che mio zio commette l'imprudenza che vi ho detta; ma lui. il padre, ne sorride da uomo di mondo, mi fa perfino gli augurii...

Liliana - (ironica) E' un perfetto cavaliere... con le donne altrui...

Rita - Ora ecco che d'un colpo Corrado incomincia a trattarmi male. E perch? La ragione l'ho scoperta stamattina, durante questa sciaguratissima gita sul lago. Corrado innamorato; ha perduto la testa. Ma non per me. Per la signorina... - si dice cos? - Giulia Meleagro.

Liliana - (sorpresa) Anche lui?

Rita - (pure sorpresa) Vorrei dire: solo lui.

Liliana - No, no. La signorina Giulia Meleagro, evidentemente, una donna dalle idee, come dire? totalitarie. Quando si mette ad affascinare Qualcuno... non si contenta di lui solo. Coinvolge nel suo fascino... tutta la famiglia. Bene, bene! Non mi date mica una cattiva notizia. E' una notizia ottima, tanto per me, quanto per voi, credo.

Rita - Voi la chiamate ottima?

Liliana - Trovo interessante il limite che corre fra il dramma greco e la pochade francese. Io e voi ci staremo sopra come una coppia d'acrobati sul filo sospeso in aria. Sar una bella emozione, fino a quando il pubblico non si metta a gridare: basta! basta!.

Rita - (non comprendendo bene) Io vi confesso che...

Liliana - E poich siamo in tema di confessioni, ve ne faccio una anch'io. Anzi due. La prima superflua. Voi gi conoscete i miei rapporti con Claudio Somma, tanto vero che vi siete rivolta a me. Sono, da molti anni, la sua fidanzata... La seconda che questo cavaliere, questo uomo di mondo, questo liberale, pur avendo promesso di sposarmi, rimanda, prende tempo... Sono la sua compagna da vent'anni. Gli sono perfino utile come paravento delle sue... irrequietudini amorose. Vorrei legittimare questa mia funzione, almeno qualche anno prima che egli si rassegni... involontariamente alla fedelt coniugale. Vi d un consiglio, signorina. Ve lo d come... una madre. Appena vi capiter d'incontrare il signor Claudio Somma...

Rita - (guardando verso sinistra) Eccolo, lui. Mi pare che venga da questa parte.

Liliana - (alzandosi in fretta) Tanto meglio. Ditegli cos: Voi non volete che Corrado mi sposi perch i miei genitori vivono una vita irregolare; ebbene io, a mia volta, non sposerei Corrado, se non quando suo padre avesse messo un po' d'ordine nella sua vita .

Rita - Eh! Ma... come autorizzarlo a rispondermi...

Liliana - Ditegli cos. Non abbiate paura. Ama troppo suo figlio.

Rita - E debbo dirgli anche...?

Liliana - Ah, no! Niente altro. Mi raccomando: niente altro. (Esce rapida per la destra. Una pausa. Dalla sinistra entra Claudio).

Claudio - Be', signorina, come andato questo bagno involontario?

Rita - Bene.

Claudio - Non avevo mai nuotato nelle acque calme di un lago. Sembra di stare in una enorme vasca da bagno. L'acqua si muove solo per opera nostra. Vorrei dire che non c' gusto.

Rita - Vi piacciono le difficolt?

Claudio - Ecco, appunto.

Rita - Quelle che vengono dal di fuori, non quelle che vi create voi.

Claudio - Appunto, appunto. Crearsi delle difficolt per superarle stupido.

Rita - Meglio andare contro corrente.

Claudio - Oltre tutto, pi elegante, no?

Rita - Non sempre.

Claudio - Per esempio?

Rita - (dopo un attimo di perplessit in cui si sforza inutilmente di parlare, si mette a piangere).

Claudio - (sorpreso) Be'? (Una pausa) Poich questo pianto - immagino - mi personalmente dedicato, aspetto che abbiate finito, per sapere... (Un'altra pausa) E' un pianto lungo. Sono abituato a pianti pi brevi. Debbo parlare io?

Rita - (pi con gesti del capo che con la voce) Si.

Claudio - Mi sono accorto benissimo, in quella barca che stava per capovolgersi, mi sono accorto che c' qualche nube fra voi e mio figlio. Vedete che non uso perifrasi, che vado diritto allo scopo. Orbene, io non mi oppongo affatto ai progetti matrimoniali di mio figlio. Vi hanno forse detto il contrario?

Rita - (c. s.) S.

Claudio - Ma le mie sono opposizioni teoriche, generiche. Non riguardano voi. Dopo tutto, se mio figlio vi ama, faccia come vuole. Vi assicuro che sar un suocero irreprensibile. Non credo - ve lo dico esplicitamente -non credo alla felicit matrimoniale. Ho sempre pensato che le donne dovrebbero sposarsi tutte; ma gli uomini no. Un saggio diceva: da giovane, non sposarsi ancora; da vecchio mai pi. Ma, alla fine, non sono io che debbo sposarmi...

Rita - (facendosi coraggio) Chi lo sa! da vecchio mai pi. Ma, alla fine, non sono io che debbo sposarmi anch'io?

Rita - Non sarebbe male.

Claudio - Ah, no! Malissimo, sarebbe malissimo!

Rita - Potrebbe chiedervelo vostro figlio, per potervi presentare in perfetta regola davanti al mondo e davanti a Dio.

Claudio - Non sarebbe la prima volta che un figlio trascina nel baratro il proprio genitore. L'annegato spesso travolge colui che vuol salvarlo. E' un'idea che mi date. Non cercher di salvare mio figlio. Verr meno ai miei doveri paterni. Pazienza!

Sita - (fa l'atto di parlare; si pente).

Claudio - Dite, dite. Oramai mi state dicendo tutto.

Rita - (disperata) Io l'amo.

Claudio - Il guaio che credo vi ami anche lui. Nella barca, stamattina, ho notato che cercava perfino d'ingelosirvi, facendo dei complimenti alla signorina Giulia. E un terribile segno d'amore, quello.

Rita - (c. s.) No!

Claudio - (colpito) E come no? (Una pausa; la guarda) Avete detto no. Perch?

Rita - Perch... (Si ode improvvisamente dall'interno di destra la voce di Liliana).

Liliana - (dall'interno, impaziente) Signorina Rita!

Rita - (si alza, confusa) Con permesso. (Esce rapida per la destra. Claudio rimane solo, fermo, pensieroso, si muove un po' nervosamente verso il fondo, ritorna in avanti, sente un rumore di passi, guarda verso sinistra. Entra Giulia).

Giulia - Eccomi.

Claudio - Che vuol dire?

Giulia - Non mi aspettavate?

Claudio - Veramente no. Cio s. (Una pausa).

Giulia - E allora?

Claudio - (dopo una breve esitazione) Ho l'impressione che io e voi siamo facendo una finzione... un po' pericolosa.

Giulia - Pericolosa per chi?

Claudio - Per tutt'e due.

Giulia - Voi non m'amate; io non v'amo.

Claudio - (nervoso, cantilenando il verso di D'Annunzio) ...pure qualche dolcezza nella nostra vita da ieri (Si ferma, poi con altro tono) Ah, dunque, neanche voi mi amate...

Giulia - Non vi ho mai detto di amarvi. Fra me e voi si creato un equivoco. Sembriamo inseguirci a vicenda, facendo finta di non inseguirci, e invece, tirate le somme, per ragioni vostre e per ragioni mie. dato it vostro carattere e dato il mio, data la vostra situazione e data la mia, ci separiamo ogni momento di pi. Il nostro una specie di fidanzamento in prova, che sta dando risultati negativi. Io vi ho perfino sfidato, in una crisi di euforia, come se conquistando voi dovessi conquistare il vello d'oro; e mi accorgo non solo che il vello d'oro, dopo tutto, una pelle di montone - intendo dire come quello della mitologia - ma anche che non me ne importa niente, di conquistarvi. Ma niente, proprio niente, alla lettera.

Claudio - Ho capito.

Giulia - No, non avete capito. Ma lasciatemi finire. Voi, a vostra volta, avete incominciato perfino a scartare quella idea della conquista momentanea - della conquista una volta tanto - che sulle prime aveva lusingato il vostro orgoglio di predone. Vi siete accorto improvvisamente di avere una certa et, di avere dei doveri, di essere obbligato a salvare le forme, di non essere in grado di raccogliere una sfida...

Claudio - Vi avverto che sono insensibile alle ferite del mio orgoglio.

Giulia - Non avete pi nemmeno orgoglio?

Claudio - E' un orgoglio che sa incassare. E anche un orgoglio presuntuoso. Si appaga del suo giudizio, non cerca approvazioni altrui, s'infischia dell'altrui riprovazione.

Giulia - (ironica) Perbacco! Quando dite di queste cose, mi piacete. Mi fate ritornare la voglia di sfidarvi. (Poi, come pentita, recitando) Ma poi no! Non potremmo neanche essere buoni amici. L'amicizia un sopruso. Bisognerebbe che uno di noi si rassegnasse a subirlo. Niente da fare.

Claudio - (la guarda a lungo, la giudica freddamente) Che animale raro voi siete! Dovete essere nata da un incrocio strano.

Giulia - Non tanto strano. Sono nata da uno scrittore e da una ballerina. (Ha una lieve ombra sul viso, al ricordo).

Claudio - (sempre giudicandola freddamente) Ah, ecco. E vi hanno educata loro?

Giulia - S. A modo loro...

Claudio - Sono morti?

Giulia - Partiti.

Claudio - Vi hanno abbandonata?

Giulia - (dopo una lieve esitazione) Sono stata io ad abbandonar loro.

Claudio - Per sete di libert?

Giulia - Non ho nessuna sete di libert esteriore. Mi basta quella che ho dentro di me, per me.

Claudio - E perch, dunque, avete abbandonato i rostri genitori?

Giulia - Cos. Per cambiare.

Claudio - Vi piace di cambiare?

Giulia - Si.

Claudio - Frequentemente?

Giulia - No. A intervalli piuttosto lunghi.

Claudio - Avete avuto molti amanti?

Giulia - Due.

Claudio - Alamanno il terzo?

Giulia - Il secondo.

Claudio - Perch non vi siete sposata?

Giulia - Ho le stesse teorie matrimoniali che avete voi.

Claudio - Ve le ho gi dette?

Giulia - Non tutte. Ma non c'era bisogno.

Claudio - Mi pare che abbiate l'intelligenza sottile, forse quella dello scrittore; e lo spirito avventuroso di vostra madre, della ballerina. Non ho capito se....

Giulia - C' dunque qualche cosa che non avete capito?

Claudio - Non ho capito se vogliate prendermi per i sensi o per il cervello.

Giulia - Credete proprio che io voglia prendervi?

Claudio - S. Non ho nessun dubbio; e mi difendo.

Giulia - Difendersi accettare battaglia. Vi conveniva di pi la finzione dell'indifferenza. Ma voi che credete di avere scoperto le mie armi - le due armi - non me ne mostrate nessuna da parte vostra. Quanto ai sensi, data la vostra et...

Claudio - (con un movimento di ribellione represso) Cambiate tattica. Questa sbagliata.

Giulia - Quanto al cervello, ne avete veramente uno che possa apprezzare la singolarit del mio?

Claudio - (c. s.) Vi consiglio di cambiar tattica.

Giulia - Non vi ho mai detto perch vi guardavo, la prima sera che ci vedemmo.

Claudio - Ammettete, finalmente, che eravate voi a guardarmi!

Giulia - Avevo sentito parlare di voi come di un dongiovanni esperto.

Claudio - Esperto, abbastanza. Dongiovanni, no.

Giulia - E io che mi picco d'essere esperta anch'io del cuore umano, ho voluto conoscervi non per una curiosit e ammirazione da bambina, da dilettante; ma per il capriccio di misurarmi con voi.

Claudio - Tuttavia, ora, vi siete accorta che non ne vale la pena; e allora...

Giulia - Ho un carattere prepotente; ho il gusto della sopraffazione e della rapina.

Claudio - Sar meglio che cerchiate altrove.

Giulia - (ferita, come per vendicarsi) Infatti. E ho trovato.

Claudio - Ah, s?

Giulia - Ho trovato un ragazzo.

Claudio - Siete vile. (Poi, ripensandoci) E chi questo ragazzo?

Giulia - Ah! Adesso siete indiscreto.

Claudio - (dopo un momento di perplessit) L'avete trovato qui?

Giulia - Pu darsi.

Claudio - Qui c' un solo ragazzo...

Giulia - Pu darsi.

Claudio - (la guarda con dolore e con rancore) Il vostro gioco perfido, Giulia. E' mostruoso. Quel ragazzo stato gentile con voi per il puerile piacere d'ingelosire la sua innamorata. Voi proclamate, e io riconosco, la sottigliezza della vostra intelligenza; ma qui la vostra intelligenza s'appiattisce, decade. Sarebbe strano che voi pensaste a una rivalit impossibile... (Una pausa) Non rispondete? (Un'altra pausa) Gira e rigira, siete riuscita a ferirmi. Non distinguo ancora bene il colore del sangue di questa mia ferita; ma un sangue che potrebbe ricadrvi addosso. Mi pare gi di odiarvi. (Le si avvicina, la prende per le braccia) Chi siete? Che volete?

Giulia - Lasciatemi.

Claudio - (lasciandola e guardandosi attorno) Vi lascio non per paura n per piet. Vi lascio, perch non mi sembrano questi n il luogo ne l'ora per trattarvi come meritate. Ma la partita fra di noi non chiusa. Ho ancora molta forza fisica e spirituale per difendermi; e anche per aggredire. (E' turbatissimo, nervoso) Ricordatevi che vi odio, senza avervi mai amata. Arrivederci. (Esce per il fondo. Giulia rimane ferma, guardando nel vuoto, dinanzi a s, con qualche cosa di viperino nello sguardo, che tuttavia lentamente si attenua, si addolcisce. Non si accorge che dalla sinistra, appena Claudio uscito], entra Corrado. Corrado si ferma alle spalle di lei, perplesso, sembra fiutare lodore de' suoi capelli, sembra avere la tentazione di baciarla sulla nuca. Quando ella s'accorge finalmente della presenza di lui, incomincia a girare lentamente il capo).

Giulia - (girando il capo, prima di guardare Corrado, con voce sinceramente commossa) Claudio!

Corrado - (ingenuamente ridendo) Vi siete perfino dimenticata del mio nome.

Giulia - (sorpresa) Ah, siete voi?

Corrado - (colpito) E... chi poteva essere, se non io? (Una pausa) Claudio il nome di mio padre... (Con disagio) Che brutto equivoco! (Poi, per liberarsi dal disagio) Io sono stato il pi lento a rivestirmi. Avevo del fango, addosso: sulle mani, sul collo, fra i capelli. Ho fatto un altro bagno: il terzo della giornata, dopo quello del lago. Per, quello del Iago mi piaciuto. Non potrete negare, ora, di essere fiata fra le mie braccia. Vero che pap ci ha aiutati tutt'e due (Si ferma; si adombra; fa uno sforzo per rasserenarsi) Ma, perbacco, non immaginavo che non sapeste nuotare! D'estate, forse, preferite andare in montagna, invece che al mare. (Una pausa) Be'? Non vi ho mai vista cos silenziosa... Siete forse sul punto di prendere una decisione?

Giulia - (guardando nel vuoto) Sono gi decisa.

Corrado - In che senso?

Giulia - Sedete. (Siedono. Giulia continua) Bisogna, prima di tutto, che vi parli di me; e parlarvi di me vuol dire parlarvi del mio passato...

Corrado - Ancora?

Giulia - Non ve ne ho mai parlato.

Corrado - Avete sempre accennato al vostro passato come a un'ombra. Non basta?

Giulia - No.

Corrado - Volete dar corpo a quest'ombra, insomma. Volete darle dimensioni geometriche, forse ricordandovi che io studio ingegneria. Ma io nell'amore preferisco il labile, l'impreciso...

Giulia - Male.

Corrado - Perch male? Voi stessa dite che sareste, per esempio, incapace di accettare del denaro dal vostro amante... (Ride) Non desiderio di imprecisione, questo?

Giulia - Per amarsi veramente bisogna conoscersi bene.

Corrado - Ci si pu amare anche senza conoscersi: voi avete detto una volta perfino senza comprendersi.

Giulia - E' il pi comune dei casi. Ma allora l'amore finisce quando ci si conosciuti, quando ci si compresi. Il mio sogno, invece, ammesso che io abbia dei sogni, un altro.

Corrado - Sentiamolo.

Giulia - Il mio sogno quello di far partire l'amore dalla conoscenza perfetta. Non mi mai capitato. Vorrei tentarlo a titolo di esperimento.

Corrado - E io sarei la cavia: il corpo vile per il vostro esperimento...

Giulia - Non voi, Corrado...

Corrado - (ride) Ah, questa bella! Volete farvi conoscere da me, e conoscermi, per poi... diventare l'amante di un altro? (Una pausa) Siete una creatura rara.

Giulia - Mi stato gi detto.

Corrado - Da chi?

Giulia - Da qualcuno che vi somiglia.

Corrado - Lo conosco?

Giulia - Pu darsi.

Corrado - (turbato) Me lo dite per ingelosirmi?

Giulia - (con un sorriso triste) Sarebbe, tutt'al pi, una restituzione. Voi, forse, non mi avete corteggiata stamane per ingelosire la vostra fidanzata?

Corrado - Oh! Prima di tutto io non ho fidanzate. E poi... (Una pausa; la guarda) Giulia, non capisco il vostro gioco...

Giulia - Anche questo mi stato detto. E, in realt, nessuno capisce il mio... gioco ), perch nessuno mi conosce. Voi potreste essere il primo.

Corrado - (facendo l'atto di prenderle una mano con gratitudine e tenerezza) Giulia...

Giulia - (schermendosi) Un momento. (Una pausa) Io ho gi avuto due amanti...

Corrado - (adombrandosi) Perch me Io dite?

Giulia - Bisogna superare la gelosia retrospettiva. Quasi sempre, quasi tutti arriviamo a un amore da altri amori. Perfino voi che siete un ragazzo... Non mi avete detto cos? Ma un uomo, a venticinque anni, ancora veramente un ragazzo; e una donna non pi, specialmente una donna che abbia vissuto la propria vita fuori della cerchia familiare; costretta - da s o dagli altri, non importa - a far nascere e a far vivere i suoi sogni sulle miserie della realt bruta. I miei primi amanti erano tutt'e due ricchi: non ho vergogna di dirvi che ho mirato alla ricchezza, perch ho bisogno di agi, di eleganza fisica...

Corrado - Soltanto fisica?

Giulia - Finora s.

Corrado - Che vuol dire?

Giulia - (lo guarda un attimo con un senso di carezzevole piet) E' strano che mi facciate un po' di pena.-Gli uomini non mi hanno fatto mai pena. Li ho odiati.

Corrado - (ride) Volete spaventarmi, Giulia?

Giulia - No. Gli uomini non si spaventano dell'odio femminile. Si direbbe che non se ne accorgano. Gli uomini sono egoisti, dicono di amare spiritualmente; ma non cercano che il basso piacere. La donna, la disprezzano; e se ne servono, disprezzandola, allo stesso modo con cui si servono del denaro, della gente di fatica, della servit... Mio padre cos faceva con mia madre...

Corrado - Ah, per questo, forse, voi...

Giulia - Ecco: per questo. Una donna, pu anche nascere, come io sono; ma io non sono nata cos. Ero, o mi sembra ora che io fossi, mite, piena di fede nell'amore e nell'uomo. Amavo mio padre e mia madre, soprattutto mia madre, con una tenerezza cos profonda che per loro potevo conciliarmi con ogni sofferenza. Ma mio padre, un giorno, si rivel crudele e tiranno contro mia madre. La oltraggiava, la disprezzava; qualche volta perfino la percosse, le fece del male fisico.. (Soffrendo, al ricordo) Ho ancora nelle orecchie certi gridi di mia madre, l'umilt e lo strazio con cui ella gli chiedeva piet... Non so se voi conoscete qualche cosa di simile, se vi rendete conto dell'odio che pu nascere nella spettatrice di scene cos orrende. Mia madre soffriva a tal punto, che un giorno fugg di casa; e io con lei. Mia madre mor di dolore nelle mie braccia sole, nelle mie deboli braccia che non potevano recarle nessun aiuto. Fu forse la sua morte a lasciarmi questo retaggio di odio contro l'umanit. (Si ferma) E il mio primo amante non fu diverso da mio padre, no. Mio padre aveva creduto di avere una giustificazione nel fatto che mia madre fosse stata in origine una ballerina, una donna da considerarsi piuttosto una cosa che un'anima... Ma che giustificazione aveva il mio primo amante? Nessuna, nessuna. E io cominciai a vendicarmi di lui, decisa a vendicarmi ormai di tutti. Di lui mi vendicai non solo odiandolo ma derubandolo, conducendolo sull'orlo del precipizio dove infatti lo lasciai. N diversamente feci col mio secondo amante - quello che io chiamo il mio tutore, il mio cassiere - perch anch'egli mi considera una cosa, e non si mai placato, se non dal giorno in cui i medici lo hanno costretto all'immobilit e al silenzio. Io vivo con lui perch ha ancora del denaro da darmi e per nient'altro.

Corrado - (ride) Mi state raccontando questa storia fosca per dissuadermi dell'amore?

Giulia - Credete? Ve la sto raccontando, invece, non solo perch sappiate con chi avete da fare ma anche per un'altra ragione.

Corrado - Quale?

Giulia - (dopo una breve pausa) E' la prima volta che mi pare di essere sul punto d'innamorarmi. E se per caso voi doveste diventare il mio amante - superando la diffidenza o il ribrezzo che certamente ora vi inspiro, - vorrei che sapeste due cose. La prima che io non tollero di essere trattata come una bestia da preda, tanto vero che da voi non accetterei mai denaro. La seconda che... vorrei imparare a non odiare, perch forse il mio primo istinto non era quello di odiare, e dopo tanti esperimenti crudeli quel mio primo istinto sembra voler rinascere per opera vostra; risplende, a tratti, nella tempesta de' miei sentimenti, come una luce.

Corrado - Finalmente mi avete detto una cosa bella! Avete ragione di pensare che l'amore perfetto pu nascere solo da una perfetta conoscenza reciproca. Io... (sorride) ...non ho un passato cos... tumultuoso... da raccontarvi; ma, in compenso, non saprei augurarmi una missione pi degna di quella che voi m'affidate. So - sento - di potervi amare come a voi piace...

Giulia - C' un ma , Corrado. Io, in questi giorni, da quando vi conosco, ho compiuto - non so se soltanto ai vostri danni - la tuia ultima perfidia. - Non dico di avervi distratto da una fidanzata o comunque da una ragazza che forse vi ama: voi sapete che io ne ignoravo l'esistenza. Ma ho fatto qualche cosa di peggio, qualche cosa che ancora era nel mio stile; e solo pochi momenti fa, attraverso una voce e una indignazione e una commozione che non conoscevo, ne ho avuto la perfetta coscienza. Debbo essere ormai sincera con voi, fino alla crudelt. Altrimenti come potrei sperare di meritarvi? Voi vi ricordate che, durante i nostri primi colloqui, a Roma, mi parlaste con una sorta di ammirazione, simile all'adorazione, di un uomo che vi caro...

Corrado - Di chi?

Giulia - Me ne parlaste con quella tenerezza e quello stupore un po' infantili con cui i ragazzi parlano del proprio padre ancora giovane, quando pensano e sperano di potergli assomigliare...

Corrado - (trepidante) Ebbene?

Giulia - Ebbene, io mi sono incuriosita di lui attraverso le vostre parole; e me ne sono incuriosita alla mia vecchia maniera, con una crudele ansiet di sopraffazione e di distruzione... Voi mi capite?

Corrado - (turbatissimo) No.

Giulia - (come fra s) Forse il miracolo, dentro di me, sta per compiersi; forse sono pentita di quello che ho fatto, perch ora ho quasi vergogna di parlarne, e il cuore mi trema un poco. (Lo guarda; sorride disperatamente). Bisogna farsi forza. Bisogna vuotare il calice fino alla feccia. Tu ami tuo padre? (Una pausa) Perch non rispondi?

Corrado - Ho terrore di quello che stai per dirmi e che forse indovino.

Giulia - Ho lo stesso terrore io, Corrado, Ma- Niente; non c' stato niente; non ci potrebbe essere mai pi niente. Certo, i miei sentimenti cattivi si sono abattuti fortemente contro il mio solo sentimento buono; mi hanno indotta alla doppiezza, al cinismo, m'hanno fatto incrudelire contro di te e contro di lui; ma a parole, sai; per fortuna, soltanto a parole... Perch mi guardi cos? Non senti la sincerit che nella mia voce? La tua diffidenza potrebbe nuocermi, potrebbe rendere impossibile il mio ravvedimento... Dammi la mano, Corrado. (L? lei stessa a rendergli una mano, che egli le abbandona come se non avesse pi vita) Non senti come tremo? Ti amo per la bont che m'inspiri; per la bont che lo stesso tuo padre mi ha inspirato...

Corrado - (con un filo di voce) Dimmi che cosa successo...

Giulia - Niente. (Una pausa) L'ho provocato, l'ho aizzato, ho avuto la tentazione di farne la mia terza preda. Ma, quando... quando gli ho detto...

Corrado - Che cosa gli hai detto?

Giulia - ... che tu...

Corrado - Che cosa t'ha risposto?

Giulia - Lui non conosce - non poteva conoscere il lato migliore di me...

Corrado - E allora?

Giulia - Si sentito offeso, indignato...

Corrado - In che modo?

Giulia - Non ricordo bene. Dentro di me avveniva gi la crisi...

Corrado - (con una gran voglia di piangere) Non dovevi far questo. (Una lunga pausa) Lo hai conosciuto qui?

Giulia - (non sapendo far altro che mentire per piet) - S.

Corrado - Quando lui mi disse: Vado a Castiglione , dunque...

Giulia - (c. s.) Non mi conosceva.

Corrado - Ignora che io sia venuto qua per...

Giulia - Credo.

Corrado - Sta bene. (Una pausa). Arrivederci. (S avvia verso il fondo).

Giulia - Te ne vai, Corrado?

Corrado - (si ferma) Bisogna che... Ho bisogno di star solo, ora.

Giulia - (dolorosamente, disperatamente) Forse destino che io... rimanga quello che sono...

Corrado - (avvicinandosi, con tenerezza) No! Perch dici questo? Io ti amo. Vorrei amarti senza ombra... fare di te quello che tu vuoi essere...

Giulia - (quasi piangendo) Dimmelo, dimmelo... (Sono ormai cos vicini e la bocca di lei, nella preghiera, si tanto avvicinata alla bocca di lui, che egli non resiste pi. L'abbraccia, la bacia. Dal fondo, improvvisamente, arriva Claudio).

Claudio - Corrado! (Corrado si stacca da Giulia. L'uno e l'altra abbassano il capo. Claudio, nervosissimo, continua) Ah! Mi rallegro. Non so ancora bene con chi rallegrarmi di pi - se con te, o con lei, o... col mio amico Alamanno... - ma mi rallegro. Soltanto non capisco, Corrado, perch tu... (Si eccita) Tu avevi assunto dei doveri verso una ragazza che ti ama, no? Tu sai benissimo che quella ragazza ti ama, che non pu vivere senza di te. Non mi pare che una ragazza innamorata meriti questo trattamento. Non mi pare che meriti di essere posposta a una... (Ancora pi eccitato) Non certo con una avventuriera che tu puoi sposarti. (Si ferma davanti a Giulia, non si domina pi) Perch -questa un'avventuriera, ai: una maledetta creatura che meriterebbe... (La prende per le braccia, la scuote fortemente).

Corrado - (dolorosamente sorpreso della violenza di lui) Pap! Che fai?

Claudio - (come se la mente a un tratto gli si rischiarasse mostrandogli il sentimento che lo ha mosso) Hai ragione. Scusa. (Poi a Giulia) Scusate.. (Mentre egli pronunzia queste parole, Corrado lo guarda con un misto di stupore le di rancore. Giulia come impietrita).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Un salotto al primo piano dell'albergo. A diritta e a manca sono due balaustre che danno sulle scale. Nel fondo, fra due pilastri, una grande apertura ad arco che d su un corridoio, e oltre il corridoio una fila di porte. Sono le ore tre del pomeriggio.

(Quando si alza la tela, Alamanno seduto su una poltrona e si assopito. Il cicerone, non accorgendosi che egli si assopito, rievoca la battaglia del Trasimeno).

Il Cicerone - E' un peccato, signore, che voi non possiate personalmente visitare il luogo che fu teatro della celebre battaglia del Trasimeno. Essa fu veramente terribile. Avvenne tra la sponda settentrionale del Iago e il Monte Gualandro. Era l'anno 217 avanti Cristo. Precisamente il 24 di giugno. (Entra il cameriere, che si ferma sulla soglia).

Il Cameriere - Che fai?

Il Cicerone - Un momento. Lasciami lavorare. (Il cameriere rimane sulla soglia. Il cicerone continua) La battaglia ai svolse fra Annibale e Caio Flaminio. L'esercito di Caio Flaminio vi perdette 157000 uomini fra morti, feriti e prigionieri.

Il Cameriere - Mica tanti.

Il Cicerone - Sai: a quei tempi! Ma lasciami lavorare. Caio Flaminio seguiva l'esercito di Annibale su questa stretta fascia di terreno...

Il Cameriere - Quale?

Il Cicerone - Ah, gi! Credevo di essere sul posto. Ma ti prego di non interrompermi. E' una fascia di terreno che si 6tende appunto fra la sponda settentrionale del lago e il Monte Gualandro. La fascia cos stretta che Caio Flaminio credeva di avvicinarsi al grosso dell'esercito nemico, mentre aveva di fronte solo la fanteria leggera cartaginese. Che cosa era successo? Che il forte delle truppe di Annibale e la cavalleria stavano in agguato sulla sinistra di Caio Flaminio. Cosicch, colto di sorpresa dall'attacco nemico, il povero Caio Flaminio non ebbe la possibilit di schierarsi a battaglia e resiste, inutilmente quanto valorosamente, per tre ore, cadendo egli stesso, da eroe, sul campo.

Il Cameriere - Di'; mi pare che il signore dorma.

Il Cicerone - Dorme? Oh, perbacco!

Il Cameriere - Mi ha mandato gi a chiamare la signorina; e s' addormentato.

Il Cicerone - E ora?

Il Cameriere - Mah! Sar meglio lasciarlo dormire.

Il Cicerone - Mi dispiace.

Il Cameriere - Be'; ma non ti preoccupare. Ti pagher lo stesso. Chi sa che cosa pagherebbe, lui, per dormire un poco...

Il Cicerone - Tu mi sei testimone che io ho lavorato.

Il Cameriere - Ma s! Andiamo. (Si avviano in punta di piedi. Il cicerone batte involontariamente contro una poltrona. Alamanno si sveglia di soprassalto).

Alamanno - Chi ?

Il Cameriere - lo, signore. (Fa cenno al cicerone di andarsene. Il cicerone esce).

Alamanno - (nervoso, mezzo addormentato) E chi siete voi?

Il Cameriere - Il cameriere dell'albergo, signore.

Alamanno - (c. s.) E come siete entrato?

Il Cameriere - Ma... questo il salotto del prime piano, signore.

Alamanno - (orientandosi e ricordando) Ah, ho capito. E che cosa volete?

Il Cameriere - Io nulla, signore. Forse vi siete addormentato perch il cicerone vi stava ricordando la battaglia del Trasimeno. Volete che lo richiami?

Alamanno - No.

Il Cameriere - Magari lo richiamer quando avrete nuovamente bisogno di dormire.

Alamanno - Grazie. Adesso incomincio a poter dormire da me. Mi sento meglio. L'aria del lago mi fa bene.

Il Cameriere - lo ero venuto per dirvi che la signorina viene subito.

Alamanno - Grazie.

Il Cameriere - Prego. Comandate altro?

Alamanno - E... dov' la signorina?

Il Cameriere - Nel parco.

Alamanno - Con chi?

Il Cameriere - Sola.

Alamanno - E che fa sola?

Il Cameriere - Niente. Passeggia. Tutti i pochi abitanti dell'albergo passeggiano in questo momento nel parco. Il signor Ddalo passeggia a est, la signora Arda e la signorina Ddalo passeggiano a ovest, il signor Somma padre a nord, il signor Somma figlio a sud, la signorina Meleagro nel centro.

Alamanno - E perch?

Il Cameriere - Ah, non so, signore. Hanno occupato il parco da tutt'e quattro i punti cardinali. La signorina Meleagro sembra l'ago di una bussola. Forse stanno facendo studi di orientamento. Non so se il luogo si presti a tali studi. Mio padre, che coltiva e custodisce il parco, si serve dei formicai per orientarsi. All'ingresso dei formicai, sulla parte volta a sud, manca, in generale, qualsiasi traccia d'erba. Ma non certo questo albergo, oggi, che pu suggerire l'idea del formicaio. Sette ospiti in tutto: voi compreso. E per di pi, pare che questa sera incomincino le partenze.

Alamanno - Chi parte?

Il Cameriere - Non saprei precisare. Ho visto il segretario preparare dei conti. Stavo appunto informandomi, quando voi mi avete chiamato.

Alamanno - Sono curioso di sapere chi parte.

Il Cameriere - Posso levarvi la curiosit, signore. Vado a domandare. (Esce. Uscendo vede Giulia nel corridoio. Le dice) Ecco, signorina. Il signore qua. (Il cameriere va via. Entra Giulia).

Giulia - Dimmi.

Alamanno - Non ti vedo dall'ora di colazione. Quella colazione m' parsa un funerale. Sette persone nella sala da pranzo: e tutte in silenzio!

Giulia - Scusami. Anche io, veramente, non t'ho fatto buona compagnia, ma... non mi sento bene.

Alamanno - Vuoi che telefoniamo al medico?

Giulia - Per carit! Lascia stare il tuo medico. IT capacissimo di venire qui e di ordinarci una sosta ancora pi lunga in questo noiosissimo luogo.

Alamanno - Ti sei annoiata?

Giulia - Tanto annoiata che, se non fosse per te, preferirei partire.

Alamanno - Anche tu?

Giulia - Come, anch'io? Ci sono altri che partono?

Alamanno - Proprio adesso il cameriere mi diceva... (Ritorna il cameriere).

Il Cameriere - (sconsolato) Partono tutti, signore; meno voi due.

Giulia - Tutti, chi?

Il Cameriere - Tutti. I signori Ddalo, la signora Arda, i signori Somma... E' una disdetta, quest'anno. Bisogner che io cambii mestiere o cambii albergo. (Una pausa) Comandate altro? (Un'altra pausa) Con permesso. (Esce).

Alamanno - (a Giulia) E perch partono?

Giulia - (pensierosa) Non so.

Alamanno - Del resto... Rimarremo padroni del campo.

Giulia - Sar un bel divertimento!

Alamanno - Cara! Ma quando siamo arrivati, domenica, sera, non c'era nessuno.

Giulia - Ah, ma non credere che io tenga alla compagnia di nessuno... Per me, figurati! Ci sei tu... Dove ei tu...

Alamanno - Io, poi, mi sento meglio... Figurati che poco fa mi sono addormentato...

Giulia - Bene. E approfittane per dormire ancora un poco.

Alamanno - Solo... per dormire?

Giulia - Alamanno! Non dire stupidaggini!

Alamanno - Sei nervosa, oggi. Non ti ho mai vista cosi. La mia nevrastenia guarisce, e la tua incomincia.

Giulia - Forse anche la nevrastenia una malattia infettiva...

Alamanno - (ride) Ah, ah, ah!

Giulia - Basta! M'hai seccata! (Esce).

Alamanno - Giulia! (Una pausa) Giulia! (Si alza).

Giulia - (ritornando in fretta) Scusami, scusami caro. Non avertene a male. Non mi sento bene. Ho bisogno di star sola. Sai, capita anche a me. Del resto, se ti facessi compagnia, sarebbe una pessima compagnia.

Alamanno - (la guarda) Giulia, 6ei cambiata...

Giulia - S; ma forse in meglio, sai, forse in meglio.

Alamanno - Non mi pare...

Giulia - Tu, adesso, non puoi capire. Ma io

Alamanno - Non mi vuoi pi bene. Ti sei stancata di stare vicino a un uomo cos...

Giulia - (interrompendolo) Ma che dici? Ma no!

Alamanno - Allora spiegati.

Giulia - Che cosa debbo spiegare? Ho una grande malinconia, ecco. Mi viene da piangere... (Piange, infatti, lasciandosi cadere su una poltrona).

Alamanno - E' la prima volta che piangi. Il tao pianto mi fa male. E' come se lo provocassi io. Sono io a provocarlo? (Una pausa) Non sono io. (Un'altra pausa) Tu forse hai il torto di credermi meno sensibile di quello che io sono. I nostri rapporti sembrano fondati su uno scambio di beni materiali: chiamiamoli tutti cos, genericamente. Io, poi, ho tanti pi anni di te, che posso sembrare il solito vecchio egoista che prende il suo ultimo godimento dove Io trova e lo paga qualunque somma non foss'altro che per vendicarsi dell'ingiustizia del tempo... Accade spesso, questo, agli uomini della mia et. E tu scusa, sai non hai fatto nulla per levare ai nostri rapporti il senso sgradevole di uno scambio di favori. Ma io... in questa lunga mortificazione del mio vecchio corpo... ho sperato di meritarmi da te qualche sentimento meno... come dire?... meno prosaico... di quelli che mi hai sempre elargiti. Ti ho amata, Giulia. Ti ho amata anche quando ho temuto che tu l'amore Io cercassi altrove...

Giulia - (piangendo) Perch, ora, mi stai dicendo -queste cose?

Alamanno - Cos. Forse perch i miei nervi sono diventati pi sensibili da due giorni. Sai, ora i miei nervi avvertono perfino il silenzio: ti ho gi detto, mi pare, che per l'eccesso di silenzio non riesco a dormire... All'et mia, qualche volta, si trova comodo far finta di non capire. La gente ride di questa falsa ottusit prendendola per vera; e noi diciamo fra noi: ridete pure: noi cogliamo il nostro bene dove si trova . Solo, come t'ho detto, a me capita di scoprire improvvisamente che il mio bene un poco pi in l, anzi un poco pi in su. Troppo tardi, vero? (Una pausa) Pazienza! Se vuoi partire anche tu... Ti prego, soltanto, se parti, di non farti vedere. Parti senza salutarmi, cos. Non potrei sopportare la pena di vederti partire... (Ha una lieve esitazione; poi si avvia lentamente verso il fondo. Nel corridoio passa in fretta Claudio, il quale, vedendo Alamanno, si ferma sulla soglia del salotto). .

Claudio - Ciao, Alamanno. Stasera io vado via.

Alamanno - (freddo) Lo so.

Claudio - (vede Giulia) Ne approfitto per salutare anche la signorina.

Alamanno - Prego. (Cammina per uscire).

Claudio - Te ne vai?

Alamanno - Vorrei poter dormire una diecina di minuti.

Claudio - Allora ti rivedr, prima di partire?

Alamanno - S. (Esce).

Claudio - (a Giulia) Che cos'ha? E voi, che cosa avete? Volete darmi la mano, in segno di amichevole riconciliazione e di saluto? (Una pausa; si accerta, con uno sguardo, che Alamanno si sia allontanato; e, infatti, contemporaneamente, si ode il rumore di una porta che si chiude sul corridoio) Non crediate che sia io a dovervi chiedere scusa. (E' nervoso; ma riesce a dominare il suo nervosismo) E' vero che ho usato contro di voi qualche violenza; ma non mi negherete l'attenuante della grave provocazione... (Un'altra pausa) Proprio adesso ho finito di parlare con mio figlio. Voleva partire anche lui; ma l'ho convinto a rimanere. Me ne dispiace per il mio vecchio amico Alamanno; ma queste cose vanno risolte cos. Voi siete giovane; lui giovane. Largo ai giovani! Io avrei qualche spiegazione da chiedervi; ma ci rinunzio. Vi prego di tacere a mio figlio, sempre, i rapporti... bellicosi che sono corsi fra di noi. Mi sono accorto che egli li ignora e che non li ha capili, malgrado il mio scatto, cos poco elegante da farmi apparire non un padre premuroso, ma un... rivale tradito. In realt, debbo riconoscerlo, in quel momento non ero ne l'uno n l'altro. Ero soltanto un uomo nervoso. Ora i nervi si sono distesi; ho ritrovato tutto il mio vecchio buon umore, tutta la mia vecchia filosofia. Sciocchezze, sciocchezze. Meglio non drammatizzare. Vado a mettermi un bellissimo vestito da viaggio, e torno a salutarvi. (Si avvia verso il fondo; vede nel corridoio Corrado) Eccolo qua, mio figlio. Vieni, vieni, Corrado. (Entra Corrado. Claudio continua) Ai nostri rapporti... fraterni abbiamo levato gli ultimi veli. Perch usare delle finzioni per una sola parte della vita? Mi ricordo che quando tu ti alzasti la prima volta da tavola per andare a fumare in un'altra sala, ti ho detto: Fuma qua, Corrado; almeno mi fai compagnia . Ebbene, sia cos per tutto il resto. Conosco, per esperienza diretta, tutti i vizi degli uomini; vorrei dire, li ho quasi tutti. Questa bella figliola ti piace? Tu piaci a lei? Amatevi. L'amore non il peggiore dei vizi umani, purch non conduca al matrimonio.

Giulia - (fredda, immobile) Vi debbo avvertire che Corrado sa benissimo dei rapporti... bellicosi corsi fra me e voi.

Claudio - (colpito, guarda prima lei, poi lui) Ah, li sai? (Guarda nuovamente lei) Gli avete detto di avermi corteggiato, tentato... Gli avete detto che io ero venuto qua per voi...

Giulia - Anche lui era venuto qua per me.

Claudio - Anche lui! (Lo guarda) Sapendo... che io...?

Giulia - No. N lui sapeva di voi; n voi di lui. (Una pausa).

Claudio - E tu, Corrado, non mi hai detto niente nemmeno poco fa?

Corrado - (piano, a occhi bassi; ma con fermezza) Ho visto che tu facevi un sacrifizio per me... Non volevo darti un altro dolore. Ma la mia intenzione non era quella di rimanere. Volevo soltanto aspettare che tu partissi, per poi partire anch'io.

Giulia - Vi volete molto bene, non c' che dire. Vi rispettate scambievolmente, anche. Fate una commovente gara di altruismo e di cavalleria. L'uno ha l'aria di dire: quello giovane, ha pi diritto lui di me. L'altro dice: quello sta per tramontare; perch levargli una delle ultime, o forse l'ultima felicit? . E' una gara molto umana, fra padre e figlio, dopo i primi scatti dell'istinto. L per l, l'istinto rompeva i freni, assumeva forme di crudo egoismo. Ognuno di voi mi bramava, e manifestava la sua brama a modo suo. Ma poi l'affetto, la buona educazione hanno avuto il sopravvento...

Claudio e Corrado - (con rancore, contemporaneamente, a Giulia) Non l'affetto e la buona educazione vostra

Giulia - (si alza, li guarda) Ecco: questo mi meritavo: che il rancore di entrambi, dopo l'urto... intimo, si dirigesse improvvisamente contro di me. Prima urto fra di voi; adesso urto di voi due contro di me.

Claudio - Siete una...

Corrado - (contemporaneamente) Siete una...

Giulia - Lo so che cosa sono.

Claudio - (a Corrado) No, non tu ti devi misurare con lei. Lei troppo esperta per un uomo della tua et.

Corrado - (a Claudio) Mi fa esperto l'odio che provo per lei: l'odio per il dolore che ti ha dato.

Giulia - Sono una vipera, una creatura luciferina, vero? (A Claudio) Voi ve n'eravate accorto; lui se ne accorge ora, malgrado la confidenza che gli ho fatta... (Una pausa; poi a Corrado) Corrado, tu, per, potresti non disprezzarmi completamente...

Corrado - Non vi disprezzo. Ve l'ho gi detto: vi odio.

Giulia - Siete in due a odiarmi. Troppo odio, per una creatura ormai disarmata come me. Ho rinunziato io stessa alle mie armi. Vi ho indotti, s, a seguirmi tutt'e due, l'uno all'insaputa dell'altro. Il gioco mi divertiva. Ero ancora pungente e affilata come una lama contro l'antica inimicizia maschile. Ma poi, a un tratto... Tu ti ricordi, Corrado, quello t'ho detto. Per quello che t'ho detto, tu potresti non odiarmi cos. Vedi che ho tanta lucidit, pur nella mia disperazione, da distinguere il limite che separa la mia depravazione dal mio ravvedimento. Tuttavia capisco che nel tuo odio c' ancora dell'amore; e un po' d'amore anche nell'odio di tuo padre...

Claudio - (con violenza, pi contro di s che contro di lei) No! Niente! N odio, n amore. Niente!

Giulia - (a Claudio) E' la seconda volta che perdete la vostra calma, che minacciate di deviare dalla vostra linea di gentiluomo. Io sono cos esperta e corrotta, che posso dirvi di provarne un sottile brivido di piacere. Mi siete piaciuti tutt'e due perch l'uno completava l'altro, perch l'uno mi aiutava a comprendere l'altro. Non facile trovare in un uomo di una certa et le tracce della sua infanzia amorosa; tanto meno facile indovinare in un giovane la patina di goffa sicurezza e di cinismo che gli anni metteranno sui suoi sentimenti. Questo possibile in un padre e in un figlio che si assomiglino. Dovete riconoscere che la mia avventura, sotto questo aspetto, prelibata; pi unica che rara. Ma ecco che io ne sono punita: vi perdo tutt'e due. Non sapevo che l'amore non consumato potesse dare la stessa esperienza e le stesse amarezze che d l'amore quando tutto provato e tutto finito. Eccomi: esco dalla mia avventura pi disfatta di prima, pi decisa di prima a non amare e a non soffrire. Poco fa l'uomo che io ho condotto sull'orlo del disfacimento fisico e forse della pazzia mi ha quasi commossa perch mi ha parlato con una malinconia della quale non lo credevo capace. Mi ha parlato come mi avreste parlato voi, Claudio, sul limite estremo della maturit, dopo l'amore. M'ha parlato come voi, Corrado, non sapete ancora che gli uomini possano parlare quando l'ultimo egoismo maschile sta per sciogliersi nella prima rassegnazione. Ne avrei potuto piangere, cos come ho pianto del mio sogno di purezza caduto per colpa mia prima di compiersi... Ma, per fortuna, siete venuti voi due, armati del vostro odio, a darmi la possibilit di riprendermi, di ritrovare i miei istinti pi forti. E' meglio, meglio. Ve ne ringrazio; vi saluto. (Fa l'atto di uscire).

Corrado - Un momento. (Ella si ferma. Guarda Claudio).

Giulia - (a Claudio) Debbo fermarmi?

Claudio - (guarda il figlio; poi a Giulia) Non per me.

Corrado - (a Giulia) Per tutt'e due, pap. Io, dinanzi a te, le debbo una riparazione, se lei stata ed veramente sincera.

Giulia - Non ho fatto certamente il mio elogio, perch tu debba credere che io non sia stata sincera...

Claudio - La sincerit delle donne quasi sempre un tranello.

Giulia - Un tranello? Il mio? In questo momento? Gi! Voi siete cinico...

Claudio - (insofferente, a Corrado) Sentiamo, sbrigati.

Corrado - Ti chiedo un po' d'indulgenza, pap.

Claudio - Tu sai che con te la mia indulgenza infinita.

Corrado - Io le debbo una riparazione, perch con me lei ha parlato...

Giulia - (interrompendolo) Capisco, Corrado, quello che vuoi dire. Ma, se soltanto per dirgli questo, prima di tutto tardi; e poi la mia presenza superflua.

Corrado - No, non superflua. Adesso mi rendo conto di tutto. Tu hai chiesto il mio aiuto per bisogno di elevazione, di purificazione...

Giulia - Nessun aiuto ti chiedo ormai...

Corrado - Non ora. Allora. Quando mi hai parlato da solo. Quando, per farti intendere, mi hai detto la cosa terribile che mi ha fatto tremare. Ci sono alcune delle tue parole che io ricordo perfettamente: Vorrei imparare a non odiare perch il mio primo istinto non era quello di odiare e dopo tanti esperimenti crudeli quel mio primo istinto sembra voler rinascere . Non m'hai forse detto di volere aver fede nell'uomo e nell'amore?

Claudio - (sarcastico) Ecco! Ecco!

Corrado - Lasciami dire, pap: ti prego! Non pi da me ch'ella potr avere la possibilit di trovare la fede che ella cerca. Fra me e lei, oramai, c' la tua ombra, cos come lei ve l'ha messa, in maniera perfino maldestra. Ma il suo sentimento, e la voce con cui ella m'ha confidato il suo sentimento, mi hanno toccato. Ora lei dice che questa avventura l'avrebbe ricacciata indietro, le avrebbe ridato tutti i suoi istinti peggiori. Non mi pare, Giulia. Tu hai visto che non solo gli uomini stanchi dell'amore, come potrebbe essere mio padre, ma anche quelli che sono appena sulla soglia dell'amore come me sono capaci di sacrifizio...

Claudio - (dopo aver guardato Corrado) Tu ami ancora questa donna, Corrado?

Corrado - (irritato) Non l'amo! Vorrei che non si perdesse!

Giulia - (disperatamente, a occhi bassi) Sono gi perduta.

Corrado - (febbrilmente) Non vero che sei perduta. La tua vita spirituale si svolta - me l'hai detto tu stessa prima in un clima familiare deplorevole, poi in una serie di avventure venali, volgari. Tu hai cercato la tua eleganza esteriore e non ti sei preoccupata della tua eleganza intima; sono parole tue. Tu hai odiato gli uomini, in partenza, perch hai conosciuto e hai cercato soltanto uomini degni di essere odiati. Vedo chiaro, ti assicuro: vedo con la stessa lucidit con cui vedi tu, con la stessa spietata intelligenza con cui tu analizzi i fatti e i sentimenti. Ebbene, eccoti di fronte a due uomini diversi da quelli che tu forse hai il diritto di odiare. Ce ne sono, dunque. Devi ammettere che ce ne sono!

Giulia - (dolcemente; ma disperatamente) S, s, hai ragione. Ti ringrazio. Addio.

Corrado - (energico) Aspetta!

Giulia - Aspettare, perch? M'hai detto tutto quello che dovevi dirmi, no? M'hai detto perfino che sono stata maldestra nel mettere fra me e te l'ombra di tuo padre. Non so se tu abbia ragione o non abbia ancora capito che ho sbagliato senza volerlo. Si pu comunque arrivare alla luce anche attraverso un errore. E la luce m'era venuta da voi due. Non mi sarebbe venuta, forse, se non avessi potuto vedere il tremito di tuo padre quando io gli ho detto che stavo per lasciarmi prendere da te. Non mi sarebbe venuta se tu, dopo la mia confessione, non avessi mostrato di comprendermi. (Una pausa; poi con disperazione) Solo, mi accorgo, ora, che non era una luce; ma una lucciola; forse un fuoco fatuo, che nasceva sul piccolo cimitero lontano della mia infanzia. (Amara) Sciocchezze, sciocchezze.... Vero, signor Somma? (Ride, amara. Esce. Mentre ella esce, Corrado h segue con lo sguardo. Una pausa).

Claudio - (affettuoso, triste) Tu l'ami ancora, Corrado.

Corrado - (mentendo) No.

Claudio - Tu l'ami. (Gli trema fa voce. Una pausa) Ora io ti direi: prendila; come t'ho detto poco fa, quando non sapevo, e quando mi pareva che si trattasse di un'avventura come tante altre. Ma tu... ti sei innamorato di lei in una maniera preoccupante ( come lo dicesse anche a se stesso) e lei tale donna che potrebbe farti soffrire molto, con la sua intelligenza. La qualit della sua intelligenza una qualit pericolosa, malefica, dissolvitrice. Non credo che l'eccessiva intelligenza possa condurre alla fede, nell'amore. (Sospira) Capisco, capisco perfettamente il fascino che la sua intelligenza pu esercitare su di te. Tuttavia, ora debbo dirti: guardatene. Parti; vattene. Io e te siamo fatti allo stesso modo: abbiamo bisogno di creature miti, dolci, pazienti, devote, meno inquiete, meno cerebrali. Esse sono il nostro riposo, il riposo della nostra vita spirituale troppo vigile e troppo intensa. Cos era tua madre; cos la donna... che vive vicino a me da tanti anni. Vedi un po', se per caso non sia cos la ragazza che s' innamorata di te. Se cos... sposala. Per uomini come me e come te, il matrimonio pu essere una remora, un freno. Non badare al male che io dico del matrimonio. Tu vedi che, malgrado tutto, io vivo ancora... come se fossi sposato. (Gli si avvicina, lo prende affettuosamente per le braccia) Be'? Che hai?

Corrado - (turbatissimo) Niente, pap.

Claudio - (cambiando volutamente tono) Ho pensato di mandarti un poco all'estero. Vuoi andarci?

Corrado - (rassegnato) S.

Claudio - Dove preferisci andare?

Corrado - Dove vuoi.

Claudio - Io, per conto mio, ho un altro progetto -non metterti a ridere - e te lo dico perch oramai fra me e te bene scambiarsi pareri e consigli... Tu gai... be', insomma, s, lo sai... che io sono da molti anni buon amico della signora Arda... E' una donna fine, intelligente... ma di una intelligenza che vorrei dire misurata, costruttiva... Mi stata sempre fedele, malgrado il mio temperamento... inquieto. Avrei deciso... di sposarla... anche perch quella ragazza... quella signorina Ddalo... mi ha detto... (sorride ironico) mi ha detto con una certa solennit... non priva di ragionevolezza... che, avendo io un figlio giovane, farei bene a essere in regola di fronte agli uomini e di fronte a Dio... che te ne pare?

Corrado - Va bene, pap.

Claudio - Tu parti... e al tuo ritorno... mi trovi sposato. Perch tu possa essere pi libero, prenderai per te tutta l'ala destra della nostra casa; incomincerai a farti una vita pi decisamente tua; preparerai il nido... alla donna che ti andr di sposare... Ti piace quella signorina Ddalo?

Corrado - S.

Claudio - Be', in questo non devi mica dirmi di s per contentarmi... Sei tu, che devi sopportarla per tutta la vita... Cio, sopportarla, che cosa mi fai dire!... S, insomma, nel matrimonio bisogna un po' sopportarsi scambievolmente...

Corrado - (sforzandosi a sorridere) Pap, ora vado a prepararmi per la partenza...

Liliana - (dall'interno) Cameriere, dov' il signor Somma padre?

Claudio - Eccomi. Sono qui.

Liliana - (ancora dall'interno) Dove sei? (Entra, vede Corrado) Non siete ancora pronto?

Claudio - (nervoso) Prontissimo, prontissimo.

Liliana - Che avete? Mi sembrate inquieto.

Claudio - No, no. Mi secca di prepararmi alla partenza. Ho fatto male a non condurre con me il mio cameriere.

Liliana - Se volete, ci penso io.

Claudio - Ah, grazie! Anche per Corrado, allora.

Liliana - Non la prima volta, no?

Claudio - Gi... vero... Voi sapete che noi, noi Somma, siamo abituati a farci un po', come si direbbe? non servire!, aiutare dalla nostra amica... Siete tanto buona...

Liliana - Tanto buona, che i vostri bauli sono gi preparati. Vi ho lasciato fuori un vestito da viaggio...

Claudio - (sforzandosi a sorridere) Da viaggio... di nozze?

Liliana - (maliziosa) Chi lo sa! E Corrado parte anche lui, dunque? Mi avevate detto che rimaneva...

Claudio - S; ma ci ha ripensato. (A Corrado) Posso dirle la verit? (Poi a Liliana) Aveva preso una cotta per quella... come si chiama quella signorina...

Liliana - (fingendo) Ddalo?

Claudio - No, per quell'altra... quell'amica di Alamanno.

Liliana - Ah, ho capito. Una cotta?

Claudio - Sapete com'. Questi ragazzi, appena vedono una donna un po'...

Liliana - (con intenzione) Gi! Questi ragazzi... tutti eguali!

Claudio - Spero che gli sia passata. Sono sicuro, anzi, che gli passata.

Liliana - Be', all'et sua, le cotte passano presto soprattutto quando si uomini. Forse, quando si donne, invece... Quella povera signorina Ddalo, per esempio, si chiusa nella sua camera, piange...

Claudio - E perch?

Liliana - (a Corrado) Debbo dirlo? (Poi, a Claudio) Ha ricevuto un biglietto di Corrado. In questo biglietto Corrado le dice... s, insomma... la congeda.

Claudio - (a Corrado) L'avevi scritto prima di decidere la partenza? O non le vuoi bene? (Una pausa) Corrado... (Nel corridoio passa Giulia. E' vestita per partire. Claudio la vede, la guarda. Anche Liliana, seguendo Claudio, la guarda. Corrado la sente, senza muoversi). .

Giulia - Buon giorno, signora.

Liliana - Partite?

Giulia - S.

Liliana - Cos presto?

Giulia - Un vagabondo diceva: il cielo sopra di me, la strada sotto di me; non chiedo altro.

Liliana - E partite sola?

Giulia - S.

Liliana - Una decisione... improvvisa?

Giulia - Sono le migliori. Non lasciano tempo al rammarico, al pentimento...

Liliana - (imbarazzata) Allora... buon viaggio!

Giulia - Grazie. (Via. Corrado non si voltato a guardarla, non si mosso. Ha mostrato solo con l'espressione di ascoltare la sua voce. Quando ella si gi allontanata, i muscoli del suo viso si muovono come per trattenere il pianto).

Liliana - (guardando Corrado e Claudio) Non vi ha salutati?

Claudio - (guarda con la coda dell'occhio Corrado, che ora piange) Mah! (Arriva il cameriere che si ferma sulla soglia).

Il Cameriere - La guida desidera sapere se prima di partire volete visitare il luogo dove avvenne la battaglia del Trasimeno.

Claudio - (quasi fra s; senza voltarsi) Grazie, grazie! Ci siamo gi stati. (Lieve cenno significativo da parte di Liliana, che ha compreso).

FINE

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