La battaglia di Anghiari

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LA BATTAGLIA DI ANGHIARI

LA BATTAGLIA DI ANGHIARI

OVVERO

CHI CERCA TROVA

Tratta dall’omonimo racconto dello stesso autore

ATTO UNICO

DI

ALDO CIRRI

PERSONAGGI :

IL VECCHIO PROFESSORE         - Prof. di storia dell’arte                   - anni 76

IL GIOVANE PROFESSORE        - Prof. di storia dell’arte                   - anni 45

DOTT.SSA GALIOFFO                  - Sovrintendente di Palazzo Vecchio - anni 50

DOTT. SILVESTRO                        - Direttore del restauro                     - anni 45

GIORGIO VASARI                         - Grande artista del rinascimento      - anni 45

MESSER GALEAZZO                    - Mercante fiorentino                                    - anni 50

MESSER ROMEO                           - Mercante Fiorentino                       - anni 50

ANTONELLO                                  - Servitore                                         - anni 25

L’azione si svolge a Firenze nel 1556 e nel 1997


SCENA

L’interno del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio a Firenze. Parete di fondo: fino ad un’altezza di circa due metri la parete è bianca, una cornice la divide dall’affresco che rappresenta “La battaglia di Scannagallo” di Giorgio Vasari, i quale occupa il resto della scena di fondo. Davanti all’affresco, spostata sulla destra della scena un’impalcatura che arriva a circa metà del dipinto. Parete di sinistra a quinte, da una delle quali, una lunga striscia di luce proiettata sul pavimento, simula l’apertura di una grande porta che si apre fuori scena. Sulla destra: altre quinte. (Nota: l’affresco ovviamente può essere anche riprodotto sullo sfondo della scena proiettando una diapositiva dell’opera)

La battaglia di Scannagallo

(La freccia indica il vessillo dove sono scritte le parole “cerca trova”)

SIPARIO

SCENA PRIMA

La scena è in penombra. Da sinistra la lama di luce che simula la grande porta di sinistra si accende sfumando. Sl pavimento si staglia l’ombra di una figura. In sottofondo si sente una musica rinascimentale. Da sinistra entra Giorgio Vasari vestito in costume del ‘500, si ferma al centro della scena e fa un inchino.

VASARI               - Messeri, dame e cavalieri, vi do il mio benvenuto. Il mio nome è Giorgio Vasari, sono stato: pittore, architetto, scrittore e poeta, la mia fama è dovuta soprattutto ad un’opera intitolata: “Le vite de’più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”, che ebbi modo di completare nel 1550 e nella quale trattai a lungo sulla vita dei più grandi artisti che in quel secolo calcarono il suolo italiano.

Pausa.

VASARI               - Questa sera, invece della vita di un grande pittore quale fu il sommo Leonardo Da Vinci, voglio narrarvi una vicenda che avvolge di mistero una delle opere del grande maestro e che, per una serie di singolari circostanze, implica anche me.

Pausa.

VASARI               - Ma andiamo per ordine. Nella primavera del 1503 Cesare Borgia, per ricordare la vittoria della lega formata dalle repubbliche di Firenze e di Venezia contro lo Stato Pontificio, nella famosa Battaglia di Anghiari del 20 giugno 1440, commissionò a Leonardo Da Vinci un grande affresco da eseguire nell’allora Sala del Maggior Consiglio nel Palazzo della Signoria a Firenze che nella vostra epoca, è meglio conosciuto come “Palazzo Vecchio”. Leonardo, probabilmente, eseguì la sua opera sulla parete est della grande sala e, per far in modo che l’affresco durasse nel tempo, utilizzò un’antica ricetta tratta dalle pagine di Plinio secondo cui, per far asciugare più in fretta la vernice, era necessario accendere una serie di fuochi davanti al dipinto. Nell’estate del 1505 Leonardo sperimentò la nuova tecnica. Fu una catastrofe. L’affresco si dissolse in mille rivoli e colò lungo la parete. Leonardo, scoraggiato dall’uso dei colori ad olio, per il tempo considerati rivoluzionari, lasciò l’opera incompiuta e l’anno dopo rientrò a Milano. Mezzo secolo dopo, esattamente nel 1554, Cosimo I° De Medici incaricò me di affrescare le pareti della sala del Maggior Consiglio. Studiai accuratamente il progetto e decisi di rivoluzionare la struttura della grande sala modificandone addirittura l’architettura. Feci rialzare il soffitto di sette metri e dipinsi una serie di affreschi con scene di guerra, sei opere dedicate alla gloria di Cosimo De Medici, trasformando così la grande sala in quello che, nella vostra epoca, è conosciuto come il “Salone dei Cinquecento”.

Pausa.

VASARI               - Sui resti della “Battaglia di Anghiari”, dipinsi “La battaglia di Scannagallo” e la grande opera di Leonardo scomparve per sempre nelle pieghe della storia e… nelle crepe del muro! Oggi dell’affresco non rimane alcuna traccia, se non una serie di piccoli disegni preliminari e alcune copie della scena centrale. Una volta completata “La battaglia di Scannagallo”, su di un piccolo angolo dell’affresco, precisamente sulla stoffa di un vessillo retto da un cavaliere (una luce progressiva illumina l’affresco ed il Vasari indica il punto) scrissi due parole: “Cerca trova”.

Pausa.

VASARI               - (con un ghigno di soddisfazione) Nessuno a mai capito che cosa avessi voluto dire con quelle parole. (guardando furbescamente il pubblico) Forse un’indicazione per far sapere ai posteri, che sotto la mia opera si nascondeva uno dei capolavori del grande Leonardo e, che per trovarlo, era necessario cercarlo con grande pazienza?

Pausa.

VASARI               - (c.s.) Proviamo ad immaginare cosa possa essere successo. Ma per fare questo percorreremo la storia alla rovescia.

SCENA SECONDA

Da sinistra entrano: il Professore giovane, la Dottoressa Galioffo e il Dott. Silvestro. Discutendo fra loro, cominciano a salire la scala dell’impalcatura. Arrivati al ponteggio, al culmine dell’impalcatura, continuano a discutere indicando l’affresco. Il Professore giovane discute animatamente agitandosi parecchio. Nota: il professore giovane deve essere il più possibile somigliante a Vittorio Sgarbi. Nel frattempo il Vasari si sposta sul proscenio per proseguire il suo racconto.

VASARI               - Siamo nell’ottobre del 1997. Una commissione dei più esperti luminari dell’arte del Rinascimento si ritrova a discutere di fronte alla “Battaglia di Scannagallo”. In quel periodo uno dei più famosi professori di storia dell’arte in Italia, che chiameremo “Il Professore Giovane” e che sovrintendeva al restauro del mio affresco, era in aperto contrasto con un altro grande luminare della stessa materia che chiameremo “Il Professore Vecchio”.

Pausa.

VASARI               - Il giovane professore, un tempo, era stato allievo del vecchio professore. Entrambi avevano fatto una brillantissima carriera diventando due luminari di storia dell’arte si rispettavano ma, negli anni, erano venuti a contrasto su molte questioni di carattere artistico, fino a far sfociare il tutto in una cordiale ostilità che, per fortuna, era più animosità che altro. Non perdevano mai l’occasione per punzecchiarsi, ma lo facevano sempre attraverso articoli su riviste specializzate, attraverso interviste, perfino attraverso pubblicazioni di consulenze professionali, ovviamente sempre discordi, che erano richieste loro da tutte le parti d’Italia. Il vecchio professore rimproverava al giovane di essersi venduto, di aver leccato i piedi ad un intero esercito di politici fino a diventare sottosegretario alla cultura, mescolando così politica ed arte, un connubio che considerava blasfemo. Il giovane professore, dal canto suo, incolpava il vecchio professore di essere stato un cacciatore di opere d’arte per il suo solo piacere personale e di aver accettato, nella sua carriera, parecchie cariche di sovrintendente di musei, solo per coprire di legalità questa sua smania di accaparramento artistico. Entrambi avevano un carattere brusco e piuttosto tempestoso, non si abbassavano a mezzi termini con nessuno e il loro usuale approccio con il prossimo non era certo dei più delicati e cordiali. I conduttori di talk show, che ai miei tempi venivano chiamati semplicemente: “duelli”, se li contendevano, ma nessuno era mai riuscito ad averli contemporaneamente ospiti in una trasmissione. Riuscire ad assistere ad un confronto diretto fra i due era una rarità. Ma le rarità ogni tanto si verificano e quel giorno si verificò.

Il Vasari esce da sinistra.

SCENA TERZA

Da sinistra, nella lama di luce che dalla porta di entrata si allunga sul pavimento, si staglia il contorno di una figura. Un secondo dopo il Vecchio Professore fa il suo ingresso nel salone, il ticchettio del bastone sul pavimento del salone, zittisce il gruppetto in cima all’impalcatura. Cammina malfermo sulle gambe è piuttosto grasso, ha i capelli bianchi e si regge con un bastone. Il Vecchio Professore ricorderà, molto da vicino, il Professor Federico Zeri. Dopo aver fatto alcuni passi, si ferma e solleva lo sguardo per ammirare il grande affresco. Una certa inquietudine serpeggia fra il gruppetto in cima all’impalcatura.

PROF. GIOVANE    - (borbottando) È arrivato.

Il vecchio professore scorge il gruppetto.

PROF. VECCHIO     - Avete fatto quelle verifiche?

Silvestro fa per rispondere, ma il giovane professore lo previene.

PROF. GIOVANE    - Ho disposto io le nuove verifiche, qui l’analisi positivistica dell’autografia dell’opera d’arte non è sufficiente... professore. (calcando l’accento sulla parola ‘professore’)

PROF. VECCHIO     - (velenoso) Mi sembrava strano che in questa faccenda non ci fossi pure tu.

PROF. GIOVANE    - Ciò le da’ fastidio?

DOTT.SSA GALIOFFO       - (interponendosi per evitare lo scontro) Buon giorno professore! Ho i risultati delle rilevazioni, scendo a fargliele vedere.

PROF. VECCHIO     - (brusco) Io non salgo di certo!

La Galioffo si precipita giù dalla scala seguita da Silvestro. Raggiungono il professore e cominciano a sommergerlo di dati tecnici, sciorinandogli sotto il naso un campionario di fogli, documenti, diagrammi, disegni, fotografie e altre scartoffie.

DOTT.SSA GALIOFFO       - Guardi qui professore… come può vedere abbiamo effettuato dei rilievi con una apparecchiatura radar per introspezione muraria. Il sistema funziona secondo un principio analogo a quello per vi-sualizzare la terra dallo spazio…

DOTT. SILVESTRO - ...l’esame si ottiene impiegando un radar ad onda continua a larga banda, basato sulla tecnica di sintesi di apertura. Il sistema opera in banda X in onda continua e, grazie all’alta frequenza impiegata, è possibile disporre di una banda frazionale ampia e quindi un’elevata risoluzione che consente una penetrazione di diversi centimetri…

PROF. VECCHIO     - (interrompendolo) Che avete trovato?

DOTT.SSA GALIOFFO       - No... non possiamo stabilire con certezza se quello che abbiamo visto corrisponde ad una possibile cavità nella quale si conserva ancora l’affresco di Leonardo, né che…

PROF. VECCHIO     - (guardando dritto negli occhi il PROF. GIOVANE) Avete provato a fare un rilievo dell’interno del vostro cranio per vedere se le onde elettromagnetiche riescono a mettere in evidenza un residuo di cervello? Oppure la massa amorfa che lo sostituisce è colata insieme alla Battaglia di Anghiari?

PROF. GIOVANE    - (ricambiando lo sguardo con un ghigno) Caro professore, anche se parte del mondo resta indietro, come certe persone di nostra conoscenza, la tecnologia va avanti, perché quindi non servirsene?

PROF. VECCHIO     - Perché forse sarebbe meglio far funzionare la massa amorfa a cui facevo riferimento poc’anzi invece dei vostri trenini elettrici.

PROF. GIOVANE    - I “nostri trenini elettrici”, come li chiama lei, finora hanno salvato dal degrado qualcosa come quarantasette tele, quattordici affreschi e sei mosaici. E queste opere ora sono nei musei, esposte al pubblico, non in una stanza per il piacere di un singolo accaparratore.

Tutti si voltano verso il vecchio professore che resta apparentemente impassibile.

PROF. VECCHIO     - (perfido) Beh, certo, chi è in politica e può mettere mano su tutti i musei d’Italia, non ha bisogno di avere una stanza tutta per se anzi, non solo viene pagato profumatamente per spadroneggiare, ma percepisce sottobanco anche qualche piccolo regalino per essere aiutato nelle scelte.

Il giovane professore incassa senza battere ciglio con un sorriso di sufficienza.

PROF. GIOVANE    - Bene professore, ci hanno chiamati qui per chiarire un mistero, proceda sovrintendente.

DOTT.SSA GALIOFFO       - (imbarazzata) Hem... come sapete signori, quando il Vasari concluse La Battaglia di Scannagallo su di un angolo dell’opera scrisse le parole “Cerca trova”. Il significato di questa breve frase è stato sempre interpretato come un indizio, una sfida rivolta a coloro che per secoli sono andati a caccia dello sfortunato affresco di Leonardo. Sappiamo per certo che l’occultamento del dipinto fu opera dello stesso Vasari che, con le ristrutturazioni eseguite nella meta del ‘500, riuscì a nasconderlo dietro una delle pareti di questa sala. Per cui, signori professori, prima di procedere ad ulteriori indagini, vi invitiamo ad esporre i vostri pareri.

PROF. GIOVANE    - (ironico) Prego professore, ci illumini con la sua esperienza.

PROF. VECCHIO     - È presto detto. Leonardo non cancellò l’affresco, la sua autocritica gli permise di superare l’onta del fallimento, tanto da voler lasciare un monito agli artisti che sarebbero venuti dopo di lui. Nessuno avrebbe dovuto tentare nuove tecniche se non fosse stato sufficientemente sicuro di quello che faceva. Successivamente il Vasari volle comunque preservare l’opera di Leonardo, per cui dietro una di queste pareti, protetta da artifici architettonici sta nascosta La Battaglia di Anghiari.

PROF. GIOVANE    - Esimio professore, se così fosse, possiamo provare a vedere se dentro lo sgabuzzino delle scope, per caso, c’è nascosto il “Ritratto di giovane ignoto” una delle opere trafugate del Botticelli?

Nel gruppetto si sente una risatina soffocata.

PROF. VECCHIO     - O magari ci troviamo quella massa amorfa denominata cervello, che qualche critico d’arte ha abbandonato insieme alle scope nel tentativo di far funzionare il suo trenino elettrico! Vediamo invece che cosa ne pensa il nostro illustrissimo professore?

PROF. GIOVANE    - Il mio parere è diametralmente opposto!

DOTT. SILVESTRO - (a parte alla Galioffo) E ti pareva!

PROF. GIOVANE    - ... le parole del Vasari, hanno proprio lo scopo contrario...

PROF. VECCHIO     - (ironico) Forse quello di far vendere trenini elettrici?

PROF. GIOVANE    - ... e cioè quello di sviare qualsiasi indagine indotta da vecchi e polverosi sistemi di analisi artistica, inventati da mummie degne di qualche museo di antropologia.

La tensione cresce.

PROF. GIOVANE    - ... sicuramente il Vasari, invitando a “cercare e trovare” ha voluto proteggere l’affresco di Leonardo sviando qualsiasi indagine, per cui sono convinto che La Battaglia di Anghiari non è nascosta dietro l’opera del Vasari.

PROF. VECCHIO     - E allora che ci fa il suo trenino elettrico davanti alla Battaglia di Scannagallo?

PROF. GIOVANE    - Proprio per dimostrare che dietro non c’è niente!

PROF. VECCHIO     - (comincia a scaldarsi) Vedo che nonostante i miei insegnamenti la massa amorfa che hai al posto del cervello ti è servita solo per scaldare una poltrona da sottosegretario?

PROF. GIOVANE    - (alzando la voce) Ritirati vecchio bidone! Non sai più neanche riconoscere un Van Gogh da una mano di antiruggine!

PROFESSORE Ti consiglio di disinfettarti bene la lingua così potrai leccare il sedere a quanti più onorevoli vorrai!

La lite esplode. Il PROF. GIOVANE si precipita sulla scala e in pochi secondi è ai piedi dell’impalcatura. La Dottoressa Galioffo e il Dottor Silvestro si frappongono tra i due perché non si gettino l’uno contro l’altro. I due cominciano a litigare violentemente a soggetto.

SCENA QUARTA

Da sinistra rientra il Vasari si piazza sul proscenio mentre sul fondo prosegue in controscena il litigio dei due professori.

VASARI               - (ridacchiando) Una sequela di improperi, volgarità ed altre innominabili scurrilità, furono amplificate dall’immenso soffitto del salone e giunsero fino alla sala dov’era riunita la commissione lavori pubblici del comune di Firenze. I componenti della commissione, terrorizzati dagli urli, uscirono di corsa da Palazzo Vecchio, fu per questo motivo che la delibera per i lavori di rifacimento della fognatura di via Calzaiuoli ritardò di due mesi.

La luce sullo sfondo sfuma fino quasi ad abbuiarlo, permettendo così al gruppetto di uscire di scena senza essere visto dal pubblico.

VASARI               - Questo è ciò che provocò la mia idea di scrivere “cerca trova” sul vessillo di un cavaliere nella “Battaglia di Scannagallo”.

Pausa.

VASARI               - (ridacchiando) Ma chi dei due professori aveva ragione? Se i “trenini elettrici” del PROF. GIOVANE non funzioneranno, solo con un piccone sarà possibile sapere che cosa è nascosto dietro il mio affresco!

Pausa. Il Vasari continua a guardare il pubblico ghignando.

VASARI               - E va bene! Ve lo voglio rivelare, ma per fare questo ci dovremo spostare nel 1556, quando stavo per portare a termine l’opera.

SCENA QUINTA

La scena viene illuminata di nuovo in maniera progressiva. L’impalcatura di alluminio è stata sostituita da una di legno. Qualche variazione nella disposizione della scena e la presenza di attrezzature e materiali edili dovranno indicare che nel grande salone sono in fase di svolgimento dei lavori di ristrutturazione. Il Vasari sale la scala che lo porta in cima al ponteggio, raccoglie pennelli e colori e si mette a dipingere. Ogni tanto si allontana di qualche metro per vedere il risultato.

VASARI               - (osservando il dipinto, rimugina tra se) A volte mi domando com’è possibile che una famiglia ricchissima come la Casata dei Medici, sia composta di gente così spilorcia, da rimanere con le mani incastrate dentro la borsa ogni volta che devono cacciare anche solo mezzo fiorino. Hum, forse è proprio per questo che sono diventati ricchi.

Pausa.

VASARI               - (c.s.) Uff… il problema, ora è pagare i fornitori e questa volta, quei bifolchi, non sentiranno scuse.

Improvvisamente da sinistra entra Antonello. È un giovane goffo e sempliciotto.

ANTONELLO     - Maestro... maestro!

Il Vasari sobbalza, si regge all’impalcatura per non cadere, poi si affaccia.

VASARI               - Pezzo di deficiente a momenti mi facevi fare i baffi ad un cavallo! Che c’è?»

ANTONELLO     - Ci sono messer Galeazzo e messer Romeo.

VASARI               - E tu gli hai fatti entrare?

ANTONELLO     - Che dovevo fare?

VASARI               - (esasperato) Dovevi dirgli che non c’ero!

ANTONELLO     - Ma se tutta Firenze sa che state lavorando qui!

VASARI               - (fra se nervoso) Porcaccio mondo! E ora che mi invento?

ANTONELLO     - Che devo dire?

VASARI               - E... che gli devi dire... digli... digli…

Il Vasari non sa che pesci prendere, poi improvvisamente ha un’idea.

VASARI               - Falli aspettare, di’ loro che non posso interrompere, sono in un momento critico del lavoro.

ANTONELLO     - Hanno detto che non se ne vanno senza i soldi che gli dovete e che sono disposti ad aspettare anche tutta la notte.

VASARI – Di’ loro che basteranno una ventina di minuti.

ANTONELLO     - Va bene.

Antonello esce da sinistra. Il Vasari si mette all’opera: prende un pennello pulito, una ciotola di vernice nera e si avvicina alla parte più asciutta dell’affresco. Studia per un attimo la posizione delle figure finché non individua un angolo libero sufficientemente grande per il suo scopo. Intinge il pennello e, su di un vessillo retto da un cavaliere, scrive le parole “cerca trova”. Terminato il lavoro suona un campanello che ha vicino a se sopra l’impalcatura. Subito dopo nel salone entra di nuovo Antonello.

ANTONELLO     - Mi avete chiamato?

VASARI               - Sì, ora puoi farli entrare.

ANTONELLO     - Subito.

Antonello corre via. Dopo poco rientra accompagnando due signori vestiti elegantemente.

SCENA SESTA

VASARI               - (con un sorriso mellifluo) Messeri! Quale onore venirmi a trovare durante il mio lavoro!

ROMEO               - (risoluto) Messer Giorgio, lo sapete quanto ci dovete no?

VASARI               - (facendo finta di non sentire e mostrando l’opera) Vi piace?

GALEAZZO        - (sbuffando) Si… certo… ma i forini che ci dovete sono aument…

VASARI               - (interrompendolo) Guardate che colori! In tutta Firenze solo la vostra bottega riesce a produrre colori come questi!

I due mercanti si compiacciono tra loro dimenticando per un attimo il debito del Vasari.

GALEAZZO        - Maestro, il vostro affresco è magnifico ma, come voi non mangiate se non dipingete, noi non mangiamo se non maciniamo polveri per fabbricare vernici.

VASARI               - E che vernici!

I due mercanti si guardano tra loro tronfi come tacchini.

VASARI               - Sono talmente entusiasta della qualità dei vostri prodotti che ho deciso di dare loro l’importanza che meritano, voglio fare in modo che le vostre vernici siano conosciute in tutta Firenze, perché sono le vernici che adopera il Vasari!

I due mercanti si guardano tra loro perplessi ma, nello stesso tempo, orgogliosi.

VASARI               - Avvicinatevi amici... qui, da questa parte... sulla sinistra dell’impalcatura... venite.

Galeazzo e Romeo seguono le istruzioni del Vasari.

VASARI               - Guardate!

I due sollevano lo sguardo.

GALEAZZO        - Che dobbiamo vedere?

VASARI               - Qui, guardate!

Il Vasari indica il punto dell’affresco dove ha dipinto le due parole. Galeazzo e Romeo aguzzano la vista. Poi si guardano tra loro

VASARI               - Beh? Che ne dite?

ROMEO               - Messer Vasari, ci state prendendo in giro?

VASARI               - Perché dite ciò, non mi permetterai mai!

GALEAZZO        - (indicando la scritta) Che vuol dire?

VASARI               - Come “che vuol dire?”, mi sembra chiaro, “cerca trova” cioè: “Messer Galeazzo Cerca e Messer Romeo Trova, produttori di vernici e polveri per l’arte della pittura usate dal maestro Giorgio Vasari” eh?

Spiega il Vasari fiero della sua trovata. La frase fa effetto ed i titolari della società “cerca trova”, si sentono compiaciuti del fatto che i loro nomi appaiano su di un affresco del Vasari e gratificano il pittore con due larghi sorrisi.

ROMEO               - Maestro, non sappiamo come ringraziarla, è un onore vedere i nostri nomi comparire sulla grande sala del Maggior Consiglio e per di più apposti su un vostro affresco!

VASARI               - Sono contento che la mia idea vi sia piaciuta, ora però signori vi devo chiedere di lasciarmi solo, perché ho ancora molto lavoro da svolgere.

Il Vasari riprende i suoi pennelli e le sue vernici e si rimette all’opera. Romeo e Galeazzo si guardano perplessi.

GALEAZZO        - Ma... maestro e i soldi?

VASARI               - ah, sì... non vi preoccupate, non c’è fretta, me li darete a lavoro finito.

GALEAZZO        - A... a lavoro fi... finito?

VASARI               - Si certo, voi capite che l’esporre i vostri nomi su di un simile affresco, comporta un costo. Pensate che tutta Firenze potrà conoscere coloro che hanno prodotto i materiali che hanno permesso di dipingerlo e quindi è come se voi inviaste una lettera ad ogni cittadino della città vantando la bontà dei vostri prodotti!

ROMEO               - Ma... i soldi...

VASARI               - Tranquilli signori, non vi preoccupate io non sono avido di denaro come certe persone.

Il Vasari riprende a dipingere. Romeo e Galeazzo si guardano fra loro perplessi. Galeazzo fa per dire qualcosa al Vasari, ma Romeo lo trattiene per una manica e gli fa segno di stare zitto e di uscire. I due escono da sinistra

SIPARIO

FINE

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