LA BOTTEGA DELLE BAMBOLE
di Serafino Filoni
Scena: La bottega di un artigiano aggiustabambole. Al centro un lungo tavolo con bambole e pezzi di bambole ammucchiati con ordine. Ad ogni pezzo legato un foglietto, con su scritto qualcosa. Sopra al tavolo, per tutta la sua lunghezza, c una lunga rastrelliera piena di attrezzi per lavorare. Il fondo della scena fa parte dellentrata del negozio. Una lunga vetrata opacizzata corre da sinistra a destra, interrotta sulla sinistra dalla porta dingresso. Al centro della vetrata una scritta, che noi leggeremo rovesciata perch sia letta dai passanti fuori dal negozio: COSTRACE - AGGIUSTA BAMBOLE (disposta a cerchio). Sulla quinta di sinistra una piccola tinozza poggiata su un mobile di vecchia fattura. Sopra la tinozza uno specchio. Sulla destra, un appendi abiti con due braccia e sotto un porta ombrelli di rame. Dal soffitto, ai due lati opposti del tavolo cadono due fili elettrici con delle lampadine nude.
*****
Scena aperta. Buio. Lentamente si accendono le luci fuori della vetrata. Sono le sei del mattino. Poche sagome si intravedono, passano frettolose. Una di queste sagome si ferma di fronte alla porta e armeggia con la serratura. La porta si apre docilmente. Entra un uomo molto alto, anziano. I capelli bianchi e ben pettinati. Indossa una camicia con dei grandi quadri e sopra un gilet marrone aperto. I calzoni larghi ne appesantiscono la figura. Il cappotto piegato su un braccio.
Costrace - State tranquilli ragazzi, sono io.
(parla lentamente)
Pensavate fossi un ladro
(si avvicina alla quinta di destra per accendere le luci. Poi appende il cappotto).
E una bella mattinata oggi. Laria frizzante. Sono passato al forno per il pane di oggi, pare che il sindaco dia una cena.
(si infila degli occhiali a mezzaluna e prende a lavorare su un pinocchio di legno)
Una cena per i suoi assessori. Dice il fornaio che ha dovuto ordinare altra farina per far fronte alla richiesta. (Al pinocchio) Sta tranquillo, non sentirai niente. (d piccoli colpi con un martelletto). Gli vorr parlare di qualche tassa che ha escogitato per noi. (guarda da sopra gli occhiali verso le bambole) Non sembra che vi interessi molto. E gi, tanto chi paga le tasse sono io, mica voi. Chiss come starete ridendo di me, voialtri. (porta il pinocchio sul lato opposto del tavolo) E tu sei a posto. E la prossima volta che perdi un piede te lo sostituisco con un martelli. (lo guarda in faccia) Ridi, ridi, tanto tu fai la bella vita (lo appoggia delicatamente sul tavolo).
(Una sagoma bussa velocemente alla vetrata, luomo ha un sobbalzo)
Costrace - (a voce alta) Non un po presto per far entrare dei clienti? Cosa dite lo faccio entrare? Gi, a voi cosa importa?
(da fuori) - Signor Costrace, aprite, sono Filippo
Costrace - Che vuoi a questora del mattino?
(da fuori) - Lettere per lei.
Costrace - (tra se, mentre si alza per andare ad aprire) Lettere per me. E chi si arrischia a spendere soldi per scrivermi?
(Apre la porta, entra un ragazzotto, in abiti da postino con una grossa sacca per le lettere)
Filippo - Sto portando la posta al paese di sotto, siccome sono di strada, son passato prima da lei. (cerca le lettere)
Costrace - (guardandosi intorno) Hai fatto bene, vuoi metterti un poco seduto?
Filippo - No la ringrazio, senn non faccio in tempo a finire il giro. Ho due colleghi in malattia e devo ancora fare quattro settori. (trova la lettera).
Costrace - Per, un bel giro. E la signora Gina? Come va? Sempre in giro con la bici?
Filippo - Eh, molto che mia madre non gira pi con la bici, alla sua et difficile mantenere un equilibrio.
Costrace - Ma va, che la signora Gina non mica vecchia. Ma la ricordo ancora che correva su per la salita del carrione verso la chiesa.
Filippo - Gli anni passano, signor Costrace
Costrace - Gli anni passano, si ammucchiano e si mettono via, come vecchi cappelli. Ogni tanto se ne spolvera uno e si prova a metterselo, ma ci si accorge che la testa cambia troppo aspetto, o che ci ricordano cose inutilmente lontane.
Filippo - Ora devo andare, o faccio tardi.
Costrace - Vai vai, sbrigati.
Filippo - Ci vediamo (esce e va a destra)
Costrace - (Costrace lo segue fermandosi sulluscio) Ci vediamo, ci vediamo. E salutami la signora Gina.
(rientra e chiude la porta)
Costrace - Addirittura due lettere. Siete curiosi eh? (si siede) Vediamo chi ce la manda. Artigianato - Fondo pensioni (apre) Caro signore, ci pregiamo di avvertirla che a tuttora non ci risulta pervenuto il pagamento della tassa .... (butta sul tavolo e alza gli occhi verso le bambole). Non gli risulta pervenuta. Come se gliela avessi inviata ... (apre laltra lettera). Vediamo questaltra chi ce la manda, chi ci chiede soldi. Una lettera scritta a mano (si avvicina alla lampadina). (legge) Caro pap ... (si ferma) Le solite smancerie ... Bologna una citt molto allegra... Ma non stava a Milano? ... Lufficio in cui lavoro molto luminoso e ci sono molti bei quadri alle pareti, la gente simpatica. Qui si mangia molto bene, la cucina diversa dalla nostra ma non mi pesa molto. A volte andiamo, con dei colleghi, in un fast food per fare un breve spuntino ... un fast food? Santo cielo! (va verso luscita e chiama fuori) Pietro! Pietroo!
(Una sagoma impacciata attraversa lentamente la vetrata ed entra. E un omino paffuto, con un grande grembiule bianco, le maniche leggermente arrotolate).
Pietro - Ma coshai da strillare di mattina presto, mi innervosisci i clienti.
Costrace - I tuoi clienti a questora dormono il primo sonno, pieni del tuo vino.
Pietro - Primo o ultimo sonno, non strillare comunque. Cosa ti ha morso questa mattina?!
Costrace - (porge la lettera) Leggi, leggi, capirai da solo.
Pietro - Caro pap ...., una lettera di tuo figlio. Oggi nevicher di sicuro.
Costrace - Non divagare, leggi pi avanti.
Pietro - (legge accompagnando con qualche verso) ... quindi ti saluto e ti abbraccio, tuo Piero. Beh, una pagina dopo tutto questo tempo non molto, per penso che basta il pensiero, no?
Costrace - Ma non hai letto? Ha mangiato in fast food, andato a mangiare quella roba.
Pietro - E dai, non peggio della roba che Rita rifila ai suoi clienti, nella trattoria.
Costrace - Lo sentite? Per lui normale. (mette nervosamente a posto le sue bambole) Di un po', ti sembra che io mi senta male?
Pietro - A parte la bile, che sicuramente ti salita, mi sembra di no.
Costrace - Ti sembro debole e stanco?
Pietro - Ma che domande sono? Stai meglio di tutti i miei clienti, prima che comincino a bere.
Costrace - Non mi sembra un paragone eccezionale.
Pietro - Accontentati
Costrace - Lo sai perch sto bene? Perch ho sempre saputo cosa stavo mangiando.
Pietro - Ti ho capito, sai?
Costrace - A si?!
Pietro - Non capisco perch te la prendi tanto.Tuo figlio andato a mangiare in un fast food, come migliaia di altre persone, Ma coshai da protestare.
Costrace - Uno lascia che il figlio vada a lavorare lontano, lascia che si crei una sua vita, una sua famiglia. Si prodiga perch il figlio cresca sano, al sicuro da quellillusione che d il cibo finto di questa societ e lui cosa ti combina?
Pietro - Va a mangiare in un fast food (leggermente ironico).
Costrace - Ti diverte?
Pietro - No, mi diverte la tua reazione
Costrace - Ridi, ridi. Tu non capisci, non hai figli.
Pietro - No, non capisco, ma mi sa che anche tu, qualcosina non riesci a capire. O non la vuoi capire.
Costrace - Non mi sembra ci sia molto da capire. Il pane buono di casa era buono finch si era in casa. Appena fuori dalla porta, ogni pagnotta va bene. Se il mondo cambia, tutti a seguire il mondo.
Pietro - Fammi andare, che ho dei clienti
Costrace - Vai, vai, bei clienti ti sei scelto.
Pietro - Stai tranquillo, eh. (esce)
Costrace - Tutti con la frenesia di cambiare, tutti di corsa, tutti alla ricerca delle cose veloci. Voialtri non avete fretta, vero? Eh gi, chi vi corre appresso. (guarda una bambola) e tu, coshai tra i capelli. Guarda qui, sono biscotti. Cosa non vi lasciate fare dai bambini! Oh, non vi lamentate, il vostro lavoro, pensate a me, che mi tocca rimettervi a posto!
(Le luci del mattino prendono il posto dei lampioni da strada, i rumori della citt aumentano di volume).
Costrace - La gente comincia a svegliarsi. Guardateli come corrono, che frenesia. Il mondo gli sfugge da sotto i piedi. Sembrano marionette impazzite (verso delle marionette appese alla parete) Non per offendere, non ve la prendete a male. Ma guardateli l. C da farsi due risate, guardandoli. (le sagome rallentano la velocit come per essere studiate). Guardate quelluomo col cappello. Se lo tiene ben stretto, ha paura che gli voli via, e si scopra la sua testa nuda. Che figura, con chi non lo conosce, sarebbe il crollo della sua giornata, della sua vita. Quella signora, quella con quel cappellino comico, cammina incurvata nei suoi pensieri, compressa sul suo mento sembra impaurita dalla sua stessa velocit. Piega le mani sul ventre per reggere la busta della spesa davanti a se, la sua certezza di cibo per la giornata che deve venire. Sembrano bambole, non vero? (si guarda intorno). No, scusatemi, non sembrano, sono bambole. Sono burattini con i caratteri accentuati, i fili se li sono nascosti bene, ma vengono fuori non appena qualcosa li scuote. Voi vi animate se qualcuno vi tira i fili, muove i vostri piedi, vi fa saltare sui talloni come conigli incerti. Loro invece hanno paura quando sentono tendere i loro fili, si lamentano, imprecano contro Dio e contro la loro stessa vita. Ma quanta paura li travolge, quando non sentono quella spinta a muoversi, quando devono animarsi e vagare sospettosi di aver perso il loro burattinaio. (una figura alta comincia ad attraversare la vetrata). Guardate quellaltro uomo, che passo solenne, che andatura precisa. Guardate la sua testa che affonda nel colletto alzato, come vi sente il sicuro dietro il suo caldo cappotto. Quanti problemi dietro a qualche metro di stoffa.
(La figura arriva alla porta e si ferma. Nel momento in cui busser, le figure torneranno a muoversi normalmente pi o meno veloci).
Costrace - Arrivo!
Costrace - Abbiate pazienza, solo un attimo.
(posa la bambola, gli occhiali e si avvicina pacatamente allentrata).
Costrace - Prego, entri, entri pure.
Uomo - (rimane a met porta. Porta un lungo cappotto bordeaux, con il bavero alzato a coprirsi dal freddo. I capelli pettinati allindietro, lasciano una fronte spaziosa con delle sopracciglia fine e inclinate verso il basso). Mi scusi se mi affaccio a questora. Devo partire e mi son trovato a dover portare un oggetto a riparare.
Costrace - Beh, se si tratta di bambole non ci sono problemi.
Uomo - Ho qui con me ... (tira fuori dalla grande tasca un pacco di carta marrone legato con uno spago) ... un balocco, di mia figlia.
Costrace - Dia pure, sono anni ormai, che tratto bambole di ogni fattezza e paese.
Uomo - Mio figlia ci stava giocando, ma deve essersi rotto qualche meccanismo.
Costrace - Meccanismo, ah. Deve essere una di quelle bambole moderne, basta guardarle troppo e via, son da buttare.
Uomo - Se le di troppo impegno, posso anche rinunciare.
Costrace - Rinunciare? Ma no, non si deve preoccupare.
Uomo - Vorrei, se fosse possibile, averla per questa sera, al mio ritorno.
Costrace - Questa sera? Beh, non so se sia possibile. Devo vedere qual il problema prima di tutto. Dia pure qua.
(Luomo gli porge lentamente il pacco, Costrace lo prende e si avvicina al tavolo, dove accende una lampada da tavolo. Apre il pacco e tira fuori la bambola. Ha i riccioli biondi, un vestitino a quadretti e le scarpe laccate nere).
Mi sembra un modello abbastanza comune, non dovrebbero esserci problemi a prepararla per questa sera.
Uomo - Sar di ritorno in citt verso le sette. Buon lavoro
Costrace - Per le sette allora. Buona giornata. (luomo esce).
(Costrace osserva la bambola attentamente, la gira, la rigira, ne controlla con una lente le fattezze)
Le fanno sempre pi complicate, niente pi bottoni, niente pi legacci. Qui non ci hanno messo neanche una chiusura lampo. Cosa pensano, che una volta rotta si butti via? Questo un lavoro da cervello bacato, ve lo dico io. Consumare. La parola dordine di questi tempi. Quanti tra voialtri sarebbero finiti male, lo sapete? Tanti. Vi ho tenuti con me perch, perch non sarebbe stato bello. Voi siete un gradino importante della vita, un punto di partenza per chi inizia a crescere.
(bussano)
Magari qualcuno di voi sar stato comprato per pura opportunit. O per ovviare a una mancanza daffetto.
(bussano di nuovo)
Si arrivo, chi bussa?
(da fuori)
Gigi - Signor Costrace, sono Gigi. La signora Teresa mi manda a dire ...
(Costrace apre la porta. Gigi un ragazzino scapigliato, con la porta chiusa stava strillando, al suo aprirsi il parlare si far calmo, quasi cantilenante)
... La signora Teresa le manda a dire di non fare tardi, perch avete quegli ospiti a pranzo.
Costrace - Ospiti a pranzo, figuriamoci, saranno di nuovo i Lampursi, che vengono a pranzo per avere loccasione di parlar male di qualcuno. La signora Teresa va matta per le dicerie. A te piacciono i Lampursi?
Gigi - A me no, mi spettinano sempre quando mi salutano.
Costrace - E a te d fastidio. Ci ho fatto caso, sai? Ti passano le mani sui capelli. Non ho capito se vogliono solo pulirsi le mani o se si aggrappano a te, alla tua giovent, come unancora di salvezza.
Gigi - (guardando le bambole sul tavolo) Sono tutte sue?
Costrace - Non tutte, solo quelle che ridono
Gigi - Tutte le bambole ridono.
Costrace - Ma non tutte sono sincere. Solo quelle che hanno vissuto veramente, ridono di cuore. Le altre hanno un sorriso di compiacenza, non sanno neanche parlare.
Gigi - A me le bambole non dicono niente.
Costrace - Non devono dirti niente infatti, il loro cuore che parla al tuo cuore.
Gigi - Ma le bambole hanno un cuore?
Costrace - Se qualcuno ha la bont di darglielo.
(Gigi gira per il negozio mentre parla con Costrace)
Gigi - Cosa devo dire alla signora Teresa?
Costrace - D alla signora Teresa che sar da lei alluna. E che non parli male di me finch non arrivo.
Gigi - Ciao (esce spedito).
Costrace - (guardandosi intorno, rivolto alle bambole). Vi ho visti, cosa credete. Non appena vedete un bambino eccoli la, a fare gli occhi dolci. Ma cosa vi aspettate? Guardate che se non alzate la voce non vi sente nessuno. Tantomeno i bambini. Oggi i bambini hanno un gran da fare. Hanno la piscina, la ginnastica, sono pieni di impegni. I loro giochi durano il tempo di una batteria, le loro bambole sono intercambiabili. Quanto credete di durare in mano a loro? Unora e gi siete diventati soprammobili. Quanta stupidit.
(cerca in un mucchio di bambole)
Ma dove lavr messa. E s che metto in ordine, la sera. Ah, eccoti.
(tira fuori una bambola con le gambe lunghe e i capelli di rafia neri).
Stavolta mi sei venuta proprio bene. C voluto un po' per riferti le gambe ma alla fine, si pu essere soddisfatti. Ora facciamo il pacchetto.
(la porta si apre ed entra una signora anziana, molto esile, con un portamento molto signorile).
Donna - Signor Costrace, non apre questa mattina?
Costrace - Venga, venga pure. Mi ero indaffarato a mettere a posto delle cosette. Le faccio vedere una cosa, prima di incartarla.
(Le mostra la bambola, la donna la raccoglie e la osserva ammirata)
Donna - Dio mio, quante ne ho avute quando ero piccolina
Costrace - Quando me lhanno portata ad aggiustare, mi si aperto il cuore. Queste bambole erano di moda quando io portavo i calzoni corti.
Donna - Ed io portavo le treccine.
Costrace - E venuta laltro ieri mattina, la signorina Volpone ...
Donna - Mi fa cos impressione chiamarla signorina, avr almeno settantanni
Costrace - Settanta sono gli anni che dichiara, ma si sa che voi donne vi abbassate let, per vanteria.
Donna - E voi labbassate per vanteria.
Costrace - E venuta, dicevo, laltro ieri. E entrata con il suo fare perentorio, la bambola diritta davanti a s. Gioved (imita laccento di questa signora) mia nipote d una festa di compleanno, e siccome ho deciso di donarle qualcosa di valore, mi parso giusto privarmi di questo cimelio. Era tutta gonfia di piacere, mentre sventolava questo tesoro della storia. Guardala, come vide di giusto.
Donna - Parla sempre con le bambole
Costrace - E un modo per scambiare pensieri con qualcuno, senza il dovere di fargli cambiare idea. Le bambole nascono senza cuore. Siamo noi che gli costruiamo la vita, mentre ci giochiamo. E, lentamente, ora dopo ora, minuto dopo minuto, la loro vita diventa la nostra vita.
Si ricorda quando, da bambina, portava la sua bambola con se?
Donna - Ne avevo una con i capelli rossi e un vestitino color carota. Era sempre con me, giorno e notte. Se io dormivo lei chiudeva gli occhi, se correvo lei saltava con me.
Costrace - Ecco cosa intendo con dare la vita. Le bambole sono lo specchio della nostra esistenza.
Donna - Beh, adesso non mi faccia il poetico.
Costrace - Non poesia. E farsi cosciente dellavanzamento del tempo. Le bambole non invecchiano. Noi si.
Donna - Ma che grande osservatore.
Costrace - Se invecchiassero, come farebbe a collegarle agli stadi della sua giovinezza?
Donna - Non mi metta in testa pensieri complessi. Stamani ho da fare parecchi giri. E meglio che vada.
Costrace - Anchio avr da fare oggi. E venuto qui, di mattina presto, un signore molto alto, ben vestito, e mi ha portato una bambola da mettere a posto. Una di quelle moderne, con la vita gi programmata in un disco.
Donna - Molto alto e ben vestito. Non aveva per caso dei grandi occhiali spessi?
Costrace - Ora che mi ci fa pensare, mi pare.
Donna - Era il nuovo medico dellospedale pediatrico.
Costrace - Ah si
Donna - E arrivato sei mesi fa da Ferrara. Eh, una vita intensa la sua.
Costrace - Lei dice.
Donna - Ne stavo parlando con la signora Ceci, la cartolaia, dice che questuomo ha preso lappartamento del vecchio dottor Marconi, alla ferrovia. Ha una moglie e una figlia, solo che questultima, poverina, sembra soffrire di qualche male grave. Neanche lui, che medico, riesce a porvi rimedio.
Costrace - Ecco perch tanta premura per una bambola
Donna - Sembra che oggi sia partito per la citt, per consultarsi con un altro specialista
Costrace - Vorr dire, che gliela preparer per tempo.
Donna - E molto buono. forse passo pi tardi, tornando.
Costrace - Ci vediamo allora
Donna - (uscendo) Le lascio aperta la porta?
Costrace - Si si, giusto lora.
(Costrace finisce di fare il pacchetto della bambola. Poi prende la bambola moderna)
Sarai anche una bambola nuova ma mi sembri piuttosto invecchiata. Cos, la tua padroncina sta male e tu la segui? Cosa avete da vociare voialtri? Cos, invidia della novit? Vediamo se riesco a trovarti un bottone o una cerniera.
(Cerca lentamente, poi sempre pi infervorato, poi nervosamente)
Si pu sapere dov, dov!
(posa gli arnesi sul tavolo)
Calma, stiamo calmi. Star sbagliando metodo. E voialtri, non ridete. Vi apro tutti con un dito.
(Entra Gigi).
Gigi - Signor Costrace
Costrace - Che c! (nervoso)
Gigi - (si ferma) ... devo dire una cosa
Costrace - (si calma) Si, dimmi Gigi.
Gigi - La signora Teresa ha detto se quando rientra porta lo zucchero.
Costrace - (inizia leggermente irato, poi si calma) D alla signora Teresa ... , d alla signora Teresa che me ne ricorder
(Gigi si gira verso luscita)
Costrace - Gigi, lo vuoi un biscotto?
(Gigi si gira ed annuisce)
Costrace - Allora, sai dove cercare
(Gigi va dritto verso il lato opposto del tavolo, apre un cassetto ed estrae una scatola variopinta, la apre e prende tre biscotti. Poi mette tutto a posto ed esce).
Gigi - Ciao
Costrace - (sorride) Che orco che sono, eh?! Allora, torniamo a noi due (accende una lampada) Se non faccio attenzione finisce che rompo qualche meccanismo astruso e paf! La frittata fatta - (guarda le bambole come se ascoltasse qualcosa). Ma che c? (tutto ondeggia come per una leggera brezza) Cosa avete da agitarvi tanto? Cos che vi gira nella testa stamattina?
Pietro - (si affacciato) Certo che te, con la testa mica stai tanto bene. Anche se tuo figlio mangia in un fast food, tu non sei da meno: parli con le bambole.
Costrace - A sproposito, come sempre.
Pietro - Oggi non gira, eh?
Costrace - Guarda qu, il tuo progresso. Le bambole di oggi, non si sa neanche come metterle a posto (mostra la bambola).
Pietro - Non sapevo trattassi di questi articoli moderni (la prende in mano).
Costrace - Me lhanno portata stamattina, un lavoro urgente.
Pietro - Tu guarda come le fanno sofisticate, somiglia alla figlia del nuovo dottore, uguale spiccicata (la poggia sul tavolo) Eh, brutta situazione in quella famiglia. Mah, la vita. (trasale) Lo vuoi un bicchiere di quello buono?
Costrace - (E rimasto pensieroso, fissa la bambola strofinandosi il mento poi risponde, ma come se non si ascoltasse) Si, un bicchiere.
Pietro - Che entusiasmo (esce)
Costrace - (si avvicina alla bambola) Cos, la tua padroncina ti somiglia, o tu somigli a lei. Lei ora malata e tu ti rifiuti di funzionare. Guarda a cosa pu portare il caso e gli eventi. Ora ho capito perch voi avete tanto da chiacchierare. Siete invidiosi, s certo, tutto qui. Questa lunione che intendo io, la vita che si allinea. La sua padrona le ha dato il cuore divenendo unica con lei, e la bambola la ricambia seguendo il suo destino. Come un cane riceve carezze e cibo dal suo padrone, e lo segue, se pu, fin sulla tomba o d la vita per lui.
Pietro - Forse meglio che questo bicchiere resti a me ( rientrato)
Costrace - Ma no, vieni. Ero solo sopra pensiero
Pietro - Sei strano
Costrace - Come sta la ragazzina? La figlia del medico.
Pietro - Che? Ah gi, la ragazzina. Mah, non so proprio. Dicono che non sia per niente bene.
Costrace - Chi lo dice?
Pietro - Un po' tutti. Ieri sera parlavo con Flavio, il guardarobiere del teatro comunale, mi diceva che in casa del dottore tira unaria tesissima. Lui lo sa perch, la moglie va a servizio in quella casa da quando sono arrivati. E la situazione non tende a migliorare.
Costrace - La ragazzina la tengono in casa?
Pietro - Tenerla in ospedale sarebbe inutile. Daltronde il padre medico, sa come muoversi. Com che ti interessa tanto?
Costrace - Ma niente, cos per parlare, curiosit. Stamattina passato il padre della ragazzina e mi ha portato quella bambola. Non aveva certo un aspetto felice e cos mi ha incuriosito questa storia.
Pietro - Ah, ma allora la bambola sua?
Costrace - Santo spirito di osservazione
(Arriva da fuori una signora con un ampio grembiule, ed una gonna a quadri rossi)
Sonia - Buongiorno signor Costrace
Costrace - giorno Sonia
Sonia - Pietro, arrivato il bottaio.
Pietro - E arrivato presto, vab io vado (esce)
Costrace - Ci vediamo
Sonia - (resta un attimo a guardare) Ma tu guarda quante bambole
Costrace - Tante quanto folta una famiglia
Sonia - Dica un po', vero che parla con loro?
Costrace - E loro mi rispondono
Sonia - Anche adesso?
Costrace - Si
Sonia - (si guarda intorno stupita) E cosa stanno dicendo?
Costrace - (forzando lo scherzo) Dicono che molto che non mangiano, ed avrebbero proprio bisogno di un po' di carne fresca (avanza minaccioso).
(Sonia fugge impaurita, Costrace scoppia in una risata nervosa)
Costrace - Santa stupidit, abboccano a tutto, eppure vanno in giro con la bocca aperta.
(per fare lo scherzo, si portato verso luscita. Uscita Sonia, Costrace si volta verso il tavolo. La luce gialla delle lampadine illumina le bambole raggruppate in vari punti, quasi al centro, la bambola).
Costrace - Quanta storia intorno ad una bambola. Quanta importanza intorno ad una bambola. Il filo di una vita legato ad un gioco da bambini ed il senso di un male organico unito allaspetto di un fantoccio di plastica. Perch?
(Entra la signorina Volpone, unanziana signora di settantanni. Veste di nero con un grande cappello con velo davanti al viso. Dei raffinati guanti bianchi le ricoprono le mani affilate. Stringe davanti a se la borsetta).
Volpone - La disturbo signor Costrace?
Costrace - (si volta) Come? Oh, signorina Volpone.
Volpone - Lho veduta sopra pensiero e mi preso lo scrupolo che la stessi disturbando
Costrace - Ma no, ma no. Vagavo con la testa, in giro per la bottega
Volpone - E bello, ogni tanto, andarsene in giro per pensieri. No?
Costrace - Non sempre utile. C sempre lavoro da fare.
Volpone - Ecco, per lappunto, ero passata per vedere se, a Dio piacendo, fosse pronta la mia bambola.
Costrace - Ha fatto bene a passare. Stavo appunto incartandola per non farla impolverare.
Volpone - Oh, non si doveva disturbare. Dovr comunque incartarla con della carta colorata molto vivace. Anche qualche fiocco colorato.
Costrace - Mette molta cura in questo regalo.
Volpone - Sapesse di quale importanza investito.
Costrace - E per la sua nipotina
Volpone - Una pronipote. Un piccolo angelo. Pensi, si chiama come me, Caterina. E mi somiglia, per giunta. Volevo regalarle, per il suo sesto compleanno, un dono per me importante e duraturo. Nessun gioco complesso o educativo, o libri complessi o moralistici. Soltanto una bambola. Nessuna complessit, nessuna ricerca di concetti da spiegare a bambini in crescita. La cosa pi semplice.
Costrace - Una bambola vissuta.
Volpone - Quante ne ha passate con me. Abbiamo sopportato molte cose insieme, ed insieme le abbiamo superate.
Costrace - Piangeva quando lei piangeva e rideva quando lei era felice.
Volpone - Oh, molto di pi. Se io ero triste, insieme a lei tornavo allegra. Mentre io piangevo, lei rideva per tirarmi su di morale. E se lei si ammalava, io ero pronta a guarirla, era un gioco laborioso.
Costrace - Lei guariva la bambola?
Volpone - La guarivo, la accudivo, la coccolavo. Ero sua madre. Ma non un po' il gioco di ogni bambino?
Costrace - Un gioco, s. E soltanto un gioco.
Volpone - Il gioco pi importante della nostra vita. Devo andare, ora. Posso portarle pi tardi il denaro? Sono uscita senza moneta stamani.
Costrace - Non deve preoccuparsi. Sar un piacere se riuscir a passare di nuovo
Volpone - Alla mia et bene liberarsi in fretta di ogni debito, perch non debba essere inseguito dai debiti fino in cielo.
Costrace - Ha tanta di quellenergia da potersi permettere ancora molti debiti.
Volpone - Non lo creda. Lenergia degli uomini potente, ma svanisce in fretta senza lasciare traccia. Luomo regge la propria esistenza su gracili cose, gracili come bambole . (esce)
(Costrace rimane solo di fronte alla bambola da aggiustare)
Costrace - Quante differenze nello stesso oggetto. Ora siete il termometro dellanima, ora i dipendenti dai vostri padroni. Daltronde siamo noi a darvi il valore secondo la nostra necessit, e voi non siete altro che il fantasma dei nostri pensieri. Siete tutti piccole montagne fittizie, che nascondono le valli buie dello sviluppo umano. Siete come la tela di un sipario, che copre la vista da ci che avviene sul palcoscenico, e si apre soltanto per mostrare un lavoro gi pronto nel quale si svolger la scena della nostra vita.
(Lorologio di un campanile suona le dodici, le voci della strada si fanno animate, si sente la campanella di una scuola, poi il vocio squillante dei ragazzi che escono. Costrace si muove dal suo pensiero)
Costrace - Bhe, ora basta divagazioni, al lavoro!
Sandra - (Entra. Si affaccia allungando il collo. Ha indosso un grembiule azzurro) Possiamo signor Costrace?
Costrace - Come? (si volta) Oh, venga Sandra.
Sandra - Sono passata ora perch nel pomeriggio ho da fare in municipio, per la cena del Sindaco.
Costrace - Va bene, va bene.
Sandra - Vieni Lucia (verso fuori) . Da quando il Sindaco ha deciso questa cena, ci ha messo tutti in subbuglio. Bollono grandi cose in Comune.
Costrace - Sar la solita politica delle decisioni da tavolo. Pu anche dare una passata veloce, non molto sporco.
Sandra - Non si preoccupi, tanto ci vuole poco. Lucia, tu dai una spolverata sui ripiani. Ha visto, signor Costrace, che ho un aiuto (indica con la testa Lucia).
Costrace - Si, si, stavo notando.
Sandra - E la figlia di mia sorella. La porto con me la mattina, s, ha smesso la scuola.
Costrace - Bhe, il lavoro fa sempre bene. Vado un momento al negozio in piazza, devo comprare dello zucchero.
Sandra - Vada, vada, intanto finiamo qui.
(Costrace esce. Sandra continua a passare con la scopa. Lucia spolvera, poi comincia a guardarsi intorno)
Lucia - Zia
Sandra - Che c?
Lucia - Hai visto quante bambole?
Sandra - Le ho viste, s. Sono cinque anni che vengo a pulire. Oramai le conosco tutte. (si avvicina ad un gruppo di bambole). Questa Evelina, questa Violante, questa Deborah, con lacca, questa qui Cassandra. eh ce n di tutti i tipi . Per guarda come le ammucchia sul tavolo. Poi dice a me (Lucia, spostando le bambole le mescola) Oh, attenta a non fare confusione, se gli sposti qualcosa perso.
Lucia - Ma si che sto attenta. (guarda la bambola da aggiustare sul tavolo) Questa sembra vera, le fanno proprio bene.
Sandra - Finisci di spolverare sui mobili, cos passiamo lo straccio e andiamo.
Costrace - (entrando) Pochi sanno resistere .
Lucia - (sussulta) Mi scusi, sono curiosa
Costrace - Fai bene, non bisogna resistere al richiamo delle bambole
Sandra - Abbiamo quasi finito, signor Costrace (Gli si avvicina e indica Lucia) Gli ho presentato un po' di bambole
Costrace - Ha fatto bene si sentono un po' sole, a vivere con un vecchio burbero
Sandra - Via, non esageri adesso
Lucia - Qui ho finito
Sandra - Io passo lo straccio, non mi cammini sul bagnato
Pietro - (entra) Eccola li, sempre a comandare
Sandra - E mi mancava il grilli parlante
Pietro - Ognuno ha i suoi vizi
Sandra - Bocca mia resta ferma
Pietro - Sentito? Oramai la sua bocca un organo a parte. Gli ha ordinato di non muoversi
Lucia - Zio, dai basta, sempre a punzecchiare la zia
Pietro - Ma lei che vuole avere lultima parola
Sandra - Dai levati, che ho finito. Signor Costrace, un minuto ed gi asciutto
Costrace - Va bene
Pietro - Hai saputo della figlia del medico?
Costrace - No, cosa dovrei aver saputo?
Pietro - I medici non riescono a fare la diagnosi perch la ragazzina alterna dei momenti di male a momenti di tranquillit. Ma sono cos frequenti che non si fa in tempo neanche a fargli un prelievo che gi cambia di colore e diventa apatica
Sandra - Quella bambina ha gli occhi spenti, ecco cosha.
Pietro - Eccola, la dottoressa
Costrace - Che vuole dire?
Sandra - Che non ha abbastanza forza per vivere. Tutto qu
Lucia - Eccola che ricomincia
Pietro - Ci risiamo
Sandra - S, prendetemi in giro, ma il signor Costrace mi capir benissimo
Costrace - Che vuole dire?
Sandra - Si ricorda, tanto tempo fa lei mi parl di come, da bambini impariamo a giocare con le cose che ci circondano, e di come, a furia di credere nei nostri giochi, ci riempiamo di voglia di giocare. E riempiamo i nostri giochi della nostra anima. Lei stesso ha trattenuto qui con se le bambole che pi le piacevano. Perch, diceva ...
Costrace - ... ridono
Sandra - Ecco s, ridono. Non ho mai visto quella bambina ridere, dal giorno in cui arriv alla stazione. Piccola, magra, con quella piccola valigetta e una bambola tra le mani. Il volto roseo, ma gli occhi senza luce. Solo la bambola rideva per lei. Io queste cose le vedo, non sono mica col cuore sordo come questo grassone qui (indica Pietro)
Pietro - Quando qualcosa non ti va, te la prendi con la mia pancia
Sandra - Scherza, scherza, il signor Costrace mi ha capito
Costrace - Ora non ride neanche la sua bambola
Sandra - Brutta storia
(Sandra osserva il pavimento, poi, verso Lucia, raccoglie gli stracci)
Sandra - Qui asciutto. Andiamo, dobbiamo finire al Comune. Ci vediamo Gioved Signor Costrace. E tu bevi poco!
Pietro - Io non bevo, puzzo di vino per difetto di lavoro
Sandra - (mentre esce) S, s, chiamalo difetto (esce con Lucia)
Pietro - Pur di chiacchierare, direbbe qualsiasi scempiaggine
Costrace - Non esagerare, ha solo detto quello che pensava. Lo fai anche tu, di mattina presto
Pietro - E perch sono insonnolito, la mattina
(Pietro osserva Costrace)
Pietro - D un po', non che ci credi un po' troppo a sta storia delle bambole?
Costrace - Che vuoi dire?
Pietro - Niente, che mi sembra tu stia prendendo troppo a cuore la storia di questa ragazzina
Costrace - Tu non ci hai mai creduto, eh!?
Pietro - Sai cos? Mi sembra unesagerazione collegare ad una malattia il rapporto con una bambola. Quella bambina sta male, per questo non ride. C poco da ridere
Costrace - Parli bene tu, per essere un venditore di vino
Pietro - Si fa quel che si pu
Costrace - Non confondere per. I rapporti con le bambole possono essere molto pi profondi di quanto dimostrino
Pietro - Ma sono dei giocattoli
Costrace - Sono i primi giocattoli, non sono giocattoli qualunque. Hanno lo stampo della nostra coscienza. Hanno laspetto dellinizio della nostra vita.
Pietro - Ma dai, sono pezzi di plastica, porcellana o stoffa
Costrace - Quella ragazzina, tu dici, sta male, per questo non ride. La risposta unaltra
(va verso la bambola e la mostra)
Costrace - La risposta pu essere unaltra. La ragazzina non ride, per questo sta male. Il suo male un effetto, non una causa
Pietro - Sar pure come dici tu, ma continuo a non capire cosa centra la bambola
Costrace - Il perno tutto qu. La bambola un riflesso, come devessere. Su di lei rispecchiata la vita di quella bambina. Qualcosa nella vita di quella ragazzina lha costretta a star male.
Pietro - Pure tu, per essere unaggiusta pupazzi, sei parecchio forbito
Costrace - Alle volte penso che a parlare con te si diventi cinici
Pietro - Scherzavo, non te la prendere. Sar pure come dici, ma non immagino proprio cosa ci sia di strano nella bambina
Costrace - Forse il male non in lei, forse nella sua famiglia
Pietro - Ci sono, hai sbagliato la scritta sul negozio. Dovevi mettere COSTRACE - INVESTIGATORE PRIVATO!
Costrace - Ti vogliono a bottega
Pietro - Chi te lo dice?
Costrace - Il mio martello!
Pietro - Quale martello?
Costrace - Quello che ti tiro dietro se non te ne vai (fa il gesto)
Pietro - (uscendo) Permaloso e scorbutico
Costrace - Te lo d io linvestigatore privato
Donna - Cos che mi deve dare? (entra con una borsa)
Costrace - (si volta) Mi scusi, ce lavevo su con Pietro
Donna - Litigate sempre come due bambini, come quando eravate a scuola
Costrace - Non crescere, a volte, fa bene al cuore
Donna - Ma fa male alla schiena. Ricordo, prima di andare in pensione, che i miei ragazzi mi facevano girare la testa, impazzivo dietro a loro. Arrivavo alla sera stanca morta, ma soddisfatta. Riuscivo a fargli sfogare su di me tutte le tensioni delle loro giornate. Alle volte cera bisogno di qualche punizione, ma niente di drammatico, n per me n per loro. Non riesci ad essere cattiva quando conosci gli eventi che si nascondono in un pianto di bambino.
(Costrace si avvicina interessato)
Costrace - Lei conosceva tutte le loro famiglie?
Donna - Era molto faticoso, ma mi tenevo in contatto con tutte le famiglie
Costrace - E, quando crescevano i ragazzi?
Donna - Qualcuno si eclissava, ma qualcunaltro rimasto a farmi compagnia
Costrace - (come per cambiare discorso) Ha saputo della figlia del dottore?
Donna - Mi stavo domandando quando sarebbe arrivata la domanda?
Costrace - Quale domanda?
Donna - Da questa mattina assillato da questa vicenda. Muore dalla voglia di sapere quanto ne possa sapere io.
Costrace - Si vede tanto che sono curioso?
Donna - Diciamo che si sente in giro. Ho incontrato, venendo qui, Sandra con sua nipote. Anche lei accorata per questa cosa, siamo gente strana
Costrace - Ha detto siamo, vuol dire che anche lei, ...
Donna - Non lo posso negare. Non appena ho sentito della bambina, ho cominciato a chiedere in giro con molto tatto, ed alcune piccole cose mi sono state chiare.
Costrace - Solo piccole cose?
Donna - E quella una famiglia molto riservata. Non sono facili al parlare n frequentano molte persone. Sembra che il medico sia stato trasferito per colpa di non so quale complicazione, e che si sia portato dietro la bambina e la governante. Bagagli, molto pochi, ma segreti a bizzeffe
Costrace - Ma lui, non sposato? Dov la madre della bambina?
Donna - E questa la parte pi in ombra. Nulla viene fuori su questo argomento. E vietato ...
Costrace - Forse si sono separati, oggigiorno va di moda. Separiamoci, tanto per poterci pensare s
Donna - E la bambina? Non credo che, anche separata, la madre non si curi di venirla a trovare. Non normale. Non s mai visto
Costrace - Forse un divorzio. Il giudice ha assegnato a lui la bambina e lui, per punire la sua ex moglie, gliela sottrae totalmente alla vista
Donna - Ho il timore che ci sia qualcosa di peggio
Costrace - Cosa?
Donna - Quando venuto qu da lei, ha visto le sue mani?
Costrace - Avrei dovuto?
Donna - Porta ancora la fede al dito. Se avesse divorziato in questo modo, quellanello sarebbe volato fuori dalla finestra. C una grande tensione in quelluomo. Ha delle grandi spalle, ma la schiena curva sotto il peso dei suoi segreti. Senza contare che ora la sua pena sembra crescere dietro le sorti di quella bambina
Costrace - Eh gi, i bambini ci vanno sempre di mezzo
(la donna si alza per andare)
Costrace - Va via?
Donna - E quasi ora di pranzo, il caso che vada. Se avr qualche notizia, mi far sentire. Buon pranzo!
Costrace - Buon pranzo a lei
Donna - Faccia un buon lavoro con quella bambola, se lo merita
Costrace - E la mia prima preoccupazione, mi creda
(entra Gigi)
Gigi - Buongiorno, signorina maestra
Donna - Buongiorno a te Luigino. Ma ricordati che gi molto tempo che non insegno pi in una scuola
Costrace - La scuola non s cosa si perde
Donna - Adulatore (esce)
Costrace - Ti serve qualcosa?
Gigi - E ora di pranzo
Costrace - Ma va? Tu guarda come passa il tempo
Gigi - Ha detto la signora Teresa .....
Costrace - Se la signora Teresa la smettesse di mandarti ogni ora a dirmi qualcosa, e me lo venisse a dire di persona, diventerebbe magra e snella
Gigi - Filippo dice che la signora Teresa nata gi cos grassa
Costrace - Filippo la sa lunga. Che voleva la signora?
Gigi - Pietro lha portato lolio?
Costrace - Me nero dimenticato. Hai proprio ragione. Ora andiamo a vedere
(Escono insieme, si dirigono verso losteria. Passa un momento quando dalla parte opposta arriva una signora dai movimenti nervosi. Entra guardandosi intorno, ha paura. E vestita di nero con un tailleur molto castigato, i capelli chiari, legati dietro. Si guarda intorno, cerca qualcosa, poi la trova, la bambola che cerca. La guarda, la riconosce, poi la nasconde e scappa di corsa)
(Costrace e Gigi entrano, anticipati da Pietro che porta una tanica di olio)
Pietro - Il fatto che non vi si pu fare una piccola promessa che subito, vi appigliate come ledera su un muro
Costrace - Parla parla, se non era per Gigi, non me lo avresti neanche ricordato
Pietro - Eccola la fiducia. Nel momento del bisogno
Costrace - Lo senti? (a Gigi). Le lacrime di coccodrillo, le riconosco da un miglio di distanza
Pietro - Dove te la poggio, questa?
Costrace - Siccome parli troppo, te la farei portare fino a casa della signora Teresa, ma, siccome sono magnanimo, ti concedo di metterla sotto il tavolo.
Pietro - Al vostro buon cuore, mio sovrano. Ci vediamo pi tardi, eh?
Costrace - Vai, buon appetito
Pietro - (urla verso la sua bottega). Sonia butta fuori gli ubriaconi, si va a mangiare! (esce)
Costrace - (a Gigi) Tu vai avanti, d alla signora Teresa che metto un po' dordine e arrivo. (esce Gigi)
(Costrace comincia a riordinare, sposta qualche sedia, mette via qualche arnese, ammucchia qualche bambola. Poi prende il soprabito, lo poggia su una spalla e si dirige verso luscita. Sulla porta si ferma. Si volta, pensando, molto lento. Non vede la bambola sul tavolo, comincia a cercare con calma, poi con frenesia crescente. Ira)
Costrace - E adesso che fine hai fatto, stupida bambola? Non ti nascondere, come la tua padrona. Ti devo aggiustare, vieni fuori. Maledetto pezzo di plastica. Dove sei finita? Fammi vedere la tua faccia mentre ti nascondi. Mostrami i tuoi occhi finti che piangono per la tua padrona malata. Vuoi fare la sua stessa fine? Perch non rispetti la tua missione, ignobile fantoccio, perch non ti comporti da alleviatore delle pene infantili. Cosa te lo impedisce? (si ferma, si calma). Il mio cervello invecchia, si lascia prendere dalla rabbia. Che avete da ridere voialtri? La state nascondendo voi, gli avete dato asilo per la sua mala sorte? La devo aggiustare, il mio lavoro, il suo futuro. Non potrete sottrarla alla sua missione, incoscienti che non siete. Datemela. (si ferma di nuovo). Ma quanto parlo, vero? Chiss se la voglio trovare veramente, se davvero questa la soluzione dei mali.
(Entra la donna di prima in tailleur, le braccia pendenti, la bambola in una mano. Ha gli occhi arrossati)
Governante - Io forse ho la soluzione
(Costrace si gira, di scatto, verso quella che pu essere la sua ............ visione)
Costrace - Chi lei? (guarda la bambola) Come fa ad averla lei?
Governante - Sono venuta poco fa, lei non cera
Costrace - Si portata via la bambola. Perch?
Governante - Sono la governante di casa Marzio
Costrace - Marzio? Il Dottore. Ma s certo, avrei dovuto riconoscerla subito
Governante - Non sono riuscita a fermarmi
Costrace - Una persona come lei, che va a rubare una bambola
Governante - Pu essere una soluzione per Maria e il signor Marzio
Costrace - Quale soluzione, di cosa si va parlando?
Governante - Mi lasci spiegare, non ci vorr molto
Costrace - Non so se dovrei starla a sentire. Si comportata in modo sciocco. Si rende conto che mi stava portando via forse lunico mezzo per alleviare il dolore di una bambina?
Governante - Perch siete tutti mirati a questo? Perch ogni persona che incontro si prodiga nellalleviare il suo dolore?
Costrace - Ma che razza di domande mi pone?
Governante - E una domanda giusta
Costrace - Bisogna essere ciechi e sordi per non sentirsi partecipi di un tale male
Governante - Aspetti. Io non le ho chiesto di non comprenderlo. Tutti noi comprendiamo che il male di Claretta esiste ed profondo. Nessuno vuole negarne la presenza. Io voglio solo chiarire che non sempre alleviare il dolore la soluzione
(Costrace la guarda con curiosit, poi le si avvicina. La governante gli porge la bambola. Lui la prende e si allontana di un poco)
Costrace - Claretta. E cos che si chiama la bambina?
Governante - Claretta. Come la sua bambola. Come la sua nonna. Come sua madre
Costrace - La madre? Non si mai vista in questi mesi?
Governante - Non pu, non potr farsi vedere
Costrace - Ma quale razza di impegni pu bloccare laffetto materno?
Governante - La prego mi lasci spiegare
Costrace - Sar pazzo ma lascolter
Governante - Io le ho rubato la bambola per una ragione seria e vera. Sono al servizio della famiglia Marzio gi da cinque anni. Prima ero al servizio della madre del dottor Marzio, poi passai col dottore e la sua famiglia quando nacque Claretta. Fu un periodo molto intenso. Il dottore viaggiava molto a causa di un lavoro importante a livello internazionale, la signora accudiva Claretta alternandosi con me. Nei suoi momenti di riposo si dedicava allo studio della medicina genetica, poi questi momenti cominciarono a farsi sempre pi frequenti, sempre pi intensi. La signora lavorava, mi disse poi, allo stesso progetto del marito ma si era scelta un suo metodo, pi pratico dello studio sui grandi libroni dei dottori, che mirava direttamente alla soluzione chimica. Purtroppo, col procedere del tempo, la signora cominci a trascurarsi, a dimagrire e a debilitarsi fino a rendersi necessaria linterruzione degli esperimenti. La signora cadde in uno stato di depressione dal quale non fu pi possibile scrollarla, si spense lentamente sotto gli occhi di tutti.
Costrace - Che cosa ne fu di Claretta?
Governante - Era una bambina sveglia. Segu costantemente la madre, come un medico cura un paziente bisognoso di grandi attenzioni, e non si stacc da lei fino al giorno del suo ricovero
Costrace - Fu separata dalla madre?
Governante - Fu necessario. Non cera possibilit di altre cure in casa
Costrace - E Claretta ....
Governante - Forse fino ad allora, non aveva compreso la drammaticit del suo gioco. Vedendo andare via la madre in ambulanza, deve aver realizzato loscuro destino che si presentava. Cominciammo a contare sulla punta delle dita le volte che la bambina rideva. La notizia della morte della signora arriv come una bastonata su tutti noi. Forse ceravamo riservati un filo di speranza. Troppa. Claretta si chiuse in un mondo suo, personale, limitato. Non una lacrima, non un lamento, niente.
Costrace - Perch vi siete trasferiti qui?
Governante - Ordini del Governo. Il dottore non poteva pi seguire i progetti di lavoro, era un ostacolo per la ricerca. Avrebbe potuto esercitare la sua professione di specialista in un luogo tranquillo. Lui accett di buon grado, voleva dare un ambiente nuovo a Claretta. Ma tutto questo sembra non sia servito n a lui n a lei
Costrace - Cos venuta a riprendersi la bambola
Governante - Sono convinta che sia la soluzione a tutto
Costrace - La bambola?
Governante - Deve sparire
Costrace - Ma perch?
Governante - E molto pi semplice di quanto si pu credere. Ma non ho avuto il coraggio di parlarne con nessuno
Costrace - Ne parla con me, per la prima volta?
Governante - Se ne avr la forza. Quella bambola fu il regalo di compleanno da parte del dottore. Era riuscito a trovare, sfogliando cataloghi, girando per giocattolai e magazzini, una bambola che somigliasse a Claretta. Fu una simbiosi immediata. Da quel giorno furono inseparabili. Non c momento della giornata che le abbia viste separate, un corpo solo. Sembrava di vedere due gemelle. Perfino la voce che veniva fuori dalla bambola veniva imitata dalla bambina, e lei si divertiva a farci scherzi. Poco tempo fa Claretta ha cominciato a dar segni di stanchezza. Mangiava poco, dormiva ancora meno. Cominciava ad essere pi pallida della sua stessa bambola. Sembrava di rivedere un film a noi purtroppo gi noto. Lindebolimento, la malattia, ed ora il terrore del peggioramento
Costrace - Signora, perch mi ha preso la bambola.
Governante - Ieri sera successo qualcosa che sembrato come una luce che ferisse loscurit. La bambola di Clara aveva smesso di mandare i messaggi con la sua voce metallica. Malgrado questo, Claretta continuava a versare nel suo stato di ormai totale apatia. Poi, il dottore decise, per fargli piacere, di fargliela aggiustare, ma, allatto di separarle, Claretta ha iniziato a lamentarsi, a gemere per riavere la sua bambola. La mia mente ha iniziato a viaggiare velocemente in tutte le direzioni, a collegare tanti fatti accaduti nei giorni precedenti. Finch questa mattina tutto mi fu chiaro.
Costrace - Quando il dottore venuto qui
Governante - Io lo seguii, fino a vederlo entrare dalla porta
Costrace - Ed ha aspettato il momento buono per riappropriarsi della bambola
Governante - Oh no, non ho atteso qui, ho girato per la citt cercando di trovare i migliori discorsi per convincere lei o il dottore a non restituire a Claretta la sua zavorra. A dare alla bambina il pretesto per scuotersi. Mi ero decisa, sono venuta fino qui, ma la fortuna ha voluto che lei uscisse dal negozio. Allora mi si presentata loccasione di non dover spiegare niente, di far sparire un oggetto ingombrante. Ma il rimorso ha fatto il resto
(Costrace inizia a passeggiare per il negozio)
Costrace - (Alle bambole) Sentito, siete oggetti ingombranti
Governante - Come dice?
Costrace - Niente, mi scusi, ogni tanto parlo con i miei fantocci. Cerco di dargli unanima, la mia, se non sono schizzinosi
Governante - Cosa pensa di quello che le ho detto?
Costrace - Vede, una vita che vivo con bambole e marionette. E molte volte m i sono imbattuto in storie di attaccamento a loro, quasi morboso
Governante - Allora pu capire .....
Costrace - ... posso capire molto pi di quello che pensa. Mi creda.
Governante - Non mi crede, vero?
Costrace - Io credo a quello che mi ha detto, ma non so come prendere tutta questa storia. Lei capisce che mi trovo di fronte ad un dilemma assurdo
Governante - Ma per il bene di Claretta
Costrace - Non dica questo, non ora. Lei mi ha appena tempestato di storie ed evoluzioni, e vuole una risposta, ora
Governante - Le chiedo troppo
Costrace - Si pu chiedere qualsiasi cosa, ma bisogna che i tempi siano maturi per la risposta. Io potrei darle la bambola e far credere in un furto di qualche zingaro, potrei bruciare la bambola, oppure potrei aggiustare i suoi meccanismi e restituirla al mio cliente. Ma mai, prima dora, la vita di una bambola mi ha interessato come ora.
Governante - La vuole aggiustare?
Costrace - Non le posso dare una risposta
Governante - Quando allora?
Costrace - Vada da Claretta e le stia vicino. La mia risposta le arriver, questa sera.
(La donna esce lentamente, si volta come per dire qualcosa, ma esce quasi correndo. Costrace la segue fino allentrata, poi chiude la porta con una mandata. Da fuori cominciano a bussare. Costrace apre ed entra Gigi)
Gigi - Non viene a mangiare?
Costrace - (si volta un momento verso la bambola sul tavolo). Hai ragione. Sacco vuoto non sta in piedi. Spengo le luci e sono da te. (va verso il pannello delle luci e stacca la corrente, solo una fioca luce resta verticale sul tavolo dove la bambola) Andiamo.
(I due escono. La luce allesterno rimarr uguale per tutta la pausa. Ogni tanto passer qualche sagoma frettolosa, fino allinizio della seconda parte).
(Due delle sagome si fermano davanti alla porta che si apre e fa entrare Costrace ed un signorotto quasi calco, il viso leggermente adunco, il cappello nella mano sinistra)
Costrace - Vieni, vieni
Anselmo - Ah, che bel calduccio
Costrace - Metti pure il soprabito l nellangolo
Anselmo - (si avvicina allappendiabiti). Non che mi si sporca?
Costrace - Ma no, guarda. Ci metto sempre il mio. (appende il suo soprabito)
Anselmo - Ah, allora va bene. (mette il suo sopra quello di Costrace, facendo attenzione a non farlo sgualcire)
Costrace - Adesso ti faccio assaggiare il mio amaro
Anselmo - Ma vero che lo fai con i semi di melone?
Costrace - Ma si, te lho detto, semi di melone e marsala. Accomodati.
Anselmo - (si gira verso uno sgabello, lo squadra un po', lo spolvera per bene. Poi si siede sul bordo). Certo che ce ne sono di tecniche per queste cose, eh?!
Costrace - (sta tirando fuori una bottiglia, molto lavorata, dal vano di un mobile) Te lho detto, le tecniche si somigliano un po' tutte, sono gli ingredienti che danno loriginalit (prende due bicchierini)
Anselmo - Eh si, gli ingredienti. Gi, proprio loro
Costrace - Bisogna saperli dosare, scegliere, vagliare. Bisogna dar loro il corpo (versa nei bicchieri)
Anselmo - Eh gi, il corpo, Come no
Costrace - Alla salute allora (beve)
Anselmo - Oh s, alla salute (beve)
Costrace - Gran cosa la natura
Anselmo - (si guarda intorno) Le tue bambole sono aumentate, in questi ultimi tempi
Costrace - S, vero. Ce ne sono parecchie in pi
Anselmo - Ma, come mai?
Costrace - Me le lasciano
Anselmo - S, si, questo giusto, ma, volevo dire, come mai non vengono a riprendersele?
Costrace - Ah , se potessero rispondere loro. Quante storie
Anselmo - Tante eh?
Costrace - La gente decide di farle aggiustare quando ormai si pu fare ben poco
Anselmo - Ma che peccato
Costrace - Poi quando vengono a riprenderle , tutti a lamentarsi. Ma io credevo venisse meglio, se cos, allora me ne compro una nuova e faccio prima oppure certo che ridotta cos rischia di rompersi presto ... e cos via, le scuse sono tante
Anselmo - Scuse, tu dici?
Costrace - S, non sono altro, c chi si nasconde dietro al suo consumismo, chi ha paura di essere troppo delicato verso il perno del gioco. Ma sono solo scuse.
Anselmo - Ma perch, scusa le chiami scuse
Costrace - Perch ogni ragione mirata a rinnegare una cosa molto scomoda
Anselmo - Ah s?
Costrace - Eh gi!
Anselmo - E quale cosa?
Costrace - Il sentimento, no!!?
Anselmo - Ma s, s, il sentimento. cio?
Costrace - Chi porta da me le sue bambole lo fa con un pensiero preciso in testa, pare. E cio aggiustare un oggetto di gioco. Una marionetta. Ma ...
Anselmo - Ma ...?
Costrace - Magari, fosse cos
Anselmo - Non cos?
Costrace - Dovresti vederla, questa gente, quando mi porta la bambola. Guardi ho qu questa cosa ..., non sanno neanche come chiamarla. Quando varcano quella soglia, a tutti prende unamnesia. Dimenticano tutti cosa mi stanno portando. Veda, veda cosa si pu fare, anche se dubito che .... Mi portano il cadavere di un sentimento che, di l a poco, dovr essere sepolto, per non perdere il passo della loro crescita, per non farlo perdere ai loro figli. Li sento, a volte prima di entrare qu, che cosa ti importa di quel bambolotto, ormai sei un uomo oppure sei una donna e ancora giochi con le bambole. Che gigantesco alibi!
Anselmo - Alibi? Dici?
Costrace - E non altro? E un conflitto eterno, se tuo figlio cresce un bene perch una preoccupazione in meno, se tuo figlio cresce un male perch vorresti non crescesse mai, che morisse sotto il tuo stesso tetto. Non sanno cosa preferire e intanto cominciano ad eliminare il primo elemento di questa distrazione, perch la scelta sia libera, non quella dei figli, quella dei genitori
Anselmo - E molto triste, eh?
Costrace - Questo, per tutti, il negozio delle bambole. Per me, solo il cimitero dei sentimenti
Anselmo - (tira fuori lorologio dal taschino) Oh cielo, rischier di fare tardi!
Costrace - Non ti preoccupare, ti prendo il cappotto
(Stacca il soprabito dallappendiabiti e lo porta ad Anselmo. Passando lo strofina in vari punti del negozio, mentre Anselmo indaffarato a mettere via i bicchieri e la bottiglia)
Costrace - Ecco qua.
Anselmo - Ah bene, s. Grazie (spolverando una manica). Sai nuovo, non vorrei rovinarlo.
Costrace - S, s, giusto. Mi raccomando, non correre. Potresti inciampare e sporcarti
Anselmo - Non c pericolo, una passeggiata, la prender con calma
Costrace - Ci vediamo, allora
Anselmo - Eh s, gi, ci vediamo (esce con il naso per aria a guardare il tempo) speriamo che non piova. Non vorrei rovinare il cappotto. (esce).
Costrace - (sorride) Non gli ho detto che chi butta via una bambola, si compra altre cose. E la storia ricomincia. O una macchina o uno stereo, un cappotto e tante altre cose. Fanno tutti parte di un surrogato delle loro bambole. Ma sono tutti troppo adulti per accettarlo. Eh, santa innocenza.
(guarda un po' la bambola. Poi prende di nuovo un bicchiere e si versa altro amaro. Lo sorseggia per un po', poi appoggia il bicchiere sul tavolo da lavoro e comincia a muovere la bambola. Prima per un braccio, poi una gamba).
Costrace - Tu che faresti eh? Se potessi decidere da sola, cosa faresti? Ti guarderesti intorno, saluteresti i tuoi colleghi e colleghe che sono qui appesi, poi, te ne andresti salutando elegantemente. Io ti potrei chiedere, per, qual la soluzione. E tu cosa mi risponderesti?
Pietro - (entrando) Sono arrivato tardi, hai cominciato gi a far domande alla bambola
Costrace - Oppure sei arrivato in anticipo, cosicch non mi ha potuto rispondere
Pietro - Stai peggio di quanto sembri
Costrace - Uomo di poca fantasia!
Pietro - Non mi sento menomato a dire il vero
Costrace - E una sensazione comune, non ci si accorge mai delle nostre mancanze
Pietro - La bambola ancora l
Costrace - E allora?
Pietro - Vuol dire che stai invecchiando, a questora avresti dovuto gi finirla. Gi impacchettata.
Costrace - Chiss, forse cos, ma forse il contrario
Pietro - Che vai dicendo?
Costrace - Sapessi cosa succede intorno a questa bambola
Pietro - Uh s, ne s gi parecchio. Sonia ne ha parlato a sufficienza
Costrace - No, no, io non parlo di quello che si vede
Pietro - Perch! C dellaltro? ci sono novit?
Costrace - Oh son tutte cose che con la novit non hanno niente a che spartire. Sono storie vecchie, come vecchia lumanit, e vecchi i suoi mali
Pietro - Non ti capisco
Costrace - Tu hai mai giocato con le bambole?
Pietro - Io? Ma ti sembro il tipo? (si tocca la pancia)
Costrace - Ma non dico ora, sciocco pancione. Dico quando portavi i calzoni corti e avevi abbastanza capelli da poterli pettinare
Pietro - Uh, parli di un secolo fa! Ma s, forse ci ho giocato, non dico che le ho avute, ma ci ho sicuramente giocato. Con delle amichette.
Costrace - (ride) Amichette, non ti si pu sentire. Amichette.
Pietro - Ti fa ridere? Quelle bambine giocavano solo con me, era un grande onore condividere quei giochi, allepoca.
Costrace - Non avevi un bel bambolotto tuo?
Pietro - Ma mi ci vedi tu, con un padre convinto a fare di me un personaggio di rilievo, a giocare con un bambolotto? Guai se avessi fatto una richiesta del genere. Guai se a qualcuno fosse venuta la malaugurata idea di donare a me, il figlio maschio, un bambolotto, un gioco da femminucce.
Costrace - Ne parli come se lavessi desiderato
Pietro - Sai, forse mi manca quel pezzo di gioco. Sar la maledetta vicinanza con uno come te, ma penso sempre che se avessi cambiato i miei giochi seri con una bambola frivola, qualcosa sarebbe diverso. Magari non sarei neanche grasso
Costrace - Mi dai ragione, allora
Pietro - Non ti montare la testa. Lo penso soltanto dopo che ho bevuto
Costrace - In vino veritas
Pietro - Bhe, io me ne vado
Costrace - Aspetta
Pietro - Che hai ancora?
Costrace - Unidea che mi balenava in testa
Pietro - Brutta cosa questa
Costrace - Secondo me ti piacer
Pietro - Avanti, forza, cos?
Costrace - Quando cade il tuo compleanno?
Pietro - Non mi ricordare i tristi eventi
Costrace - Il ventotto di marzo, no?
Pietro - Dove vuoi arrivare?
Costrace - Ti regalo una bambola
Pietro - Se lo fai, ti d il vino annacquato
Costrace - Come se non lo facessi gi
Pietro - Non faccio pi le lasagne alla carne
Costrace - Ne sar contenta la tua pancia
Pietro - Basta, vado a bottega senn ...
Costrace - Vedrai, ti far un pacchetto simpatico, con un fiocco blu, eh?
Pietro - (andando via) Non lo vedo e non lo sento. Non lo vedo e non lo sento
(Costrace rimane di nuovo solo, divertito dal suo stesso scherzo. Poi lallegria va a scemare)
Costrace - Rieccoci qua, io e te (prende la bambola) Tutti e due non sappiamo che pesci pigliare vero? E anche vero che dopo il pranzo la mente si offusca, si appesantisce. Tutto sembra pi lontano, pi incerto. Forse questo, per, che mi pu aiutare. Quando ci sono tante certezze, un dubbio pu risaltare, dare fastidio. Ci si sente pesanti, grevi, ombrosi. Ma quando si gi in una fase di buio, una luce in meno non pu far tanto rumore. Dovrebbe essermi pi semplice ora, capire la verit. Questa mattina un uomo pieno di problemi venuto da me per farsi risolvere un piccolo problema, oppure per scaricarsi di una piccola e scomoda responsabilit. Poi una donna piena di responsabilit venuta per caricarmi un po' del suo peso, per farsi condividere un dubbio. Da una parte un uomo che vuole il divertimento di sua figlia, per restituirgli il suo svago. Dallaltra una donna che vuole la sparizione di un gioco, per restituirle la vitalit. Ma quale dei due ha la ragione migliore? Non si tratta di verit o falsit. Si tratta di equilibrio, di contrasto o di valori simili. Ma se si tratta di equilibrio, chi ha il peso giusto? Se si tratta di contrasto, chi pu avere ragione? Se si tratta di valori, come far a giustificarli?
Non potrei accettare di dover usare due pesi e due misure. Neanche se tratto una storia che non fa parte della mia vita. Io s che luomo ha ragione nel desiderare la gioia di una bambina cui stato troncato un affetto basilare, e che si prodigher in ringraziamenti nel momento in cui ricever il frutto della sua commissione. Vedo gi la commozione negli occhi delluomo, nel poter dare un sollievo ad una figlia dalla salute cagionevole e fioca.
Lo s che la donna ha ragione nel desiderare la morte di una bambola, che lei vede come un peso che trascina la bambina verso il buio delleternit, e che scoppier in un pianto nellattimo in cui la piccola si scuoter dal suo silenzio per piangere la scomparsa della sua amica pi cara, e che con il pianto sputer via il suo male e i suoi affanni.
Ed io s di aver ragione, nellaver fiducia nei sentimenti dei due, ignari luno allaltra. Ma cos concordi tra loro nella meta finale. Quindi lultima ragione tocca a me trovarla. Come potr essere sicuro che, nel cercare di far del bene, non provocher una catastrofe?
(entra la signorina Volponi)
Volpone - Signor Costrace, lei comincia seriamente a preoccuparmi
Costrace - Signorina, non laspettavo cos presto
Volpone - A dire il vero, non le avevo detto quando sarei passata. Comunque dovevo saldare il mio piccolo debito, mi pare giusto non farla aspettare
Costrace - Ha gi regalato la sua bambola?
Volpone - Non si vede dal mio aspetto stanco?
Costrace - Non dica cos, ha fatto una cosa buona
Volpone - Cosa vuol dire, anche facendo del bene si rischia di far del male. Ma non al medesimo destinatario
Costrace - Perch?
Volpone - Io ho fatto una cosa bella, regalando una bambola, preziosa non per la tasca ma per il cuore. Eppure, guardando la gioia negli occhi della mia nipotina, si spento un lume in me. Ho passato la fiaccola della mia crescita spirituale, senza avere laccortezza di tenermene un po' da parte. Cos, rendere felice una bambina ha intristito il mio vecchio cuore, forse non per la perdita di un oggetto caro, ma pi per la paura che non possa ricrearsi per lei lo stesso delicato affetto che lha accompagnata per uneternit. E una paura forse infantile, ma non un desiderio comune desiderare di tornare bambini?
Costrace - Rimpiange qualcosa?
Volpone - Soltanto di non aver avuto abbastanza tempo da dedicare alla mia anima
Costrace - Perch lanima?
Volpone - E la parte pi giovane dentro di noi. Un bambino che avrebbe voluto essere accudito con pi cura. Prenda il denaro, prima che a forza di parlare, me ne dimentichi
Costrace - Vorrei che non mi desse niente
Volpone - Non faccia il sentimentale, rischia di farsi influenzare dai miei discorsi e questo non bene per un buon commerciante come lei. Non mischi il denaro al sentimento. C la possibilit che pulisca luno ma che sporchi laltro
Costrace - E piaciuta la sua bambola?
Volpone - Non quanto sarebbe stato giusto, ma non ci si pu aspettare pi di tanto dal primo impatto
Costrace - Ci sar tutto il tempo per creare un rapporto
Volpone - E meglio che vada, la giornata stata lunga bench non sia ancora finita. E lei, non parli da solo. A parlar da soli si rischia di confondersi.
Costrace - Far il possibile signorina
(La donna esce pacatamente)
Costrace - Certo che una parola. Come si fa a non parlare da soli. Parlo con la sola persona che abbia voglia e la pazienza di ascoltarmi. Daltronde io sono unartigiano, un lavoratore in proprio, uno che lavora da solo. E se lavoro da solo, devo parlare da solo. Non mi si venga a dire, per, che un male. Limportante che si facciano discorsi basilari, concetti chiari, e che chi risponde abbia la saggezza di non provocare la lite, quindi io. A voi non vi conto proprio (verso le bambole). Dovessi far discorsi con voi, allora si che diventerei pazzo. Perch chi vi capisce bravo. Ma guardatevi, tutti appesi per il collo, a dimostrare che per lo meno siete esistiti c soltanto la polvere e le macchie. Un po' come i miei capelli, perdono sempre pi colore, di giorno in giorno. Voi no, sempre della stessa et di quando siete stati comperati, ma io non vi invidio. Vedete come sono fatto, datemi un pretesto per parlare, un argomento, e via la lingua prende a fare i suoi voli pindarici, e le parole sfuggono via per far posto ad altre parole. Ma io non sono matto, come dice la signora Teresa, tutto questo mi serve per non restare solo. E non cosa da niente, restare sano di mente. M venuta anche la rima. Guarda, per, come sono furbo, cambio continuamente discorso per non pensare a questa bambola. E invece lei ancora l. Sconsolata. E aspetta la mia risposta, che deve arrivare.
(Entra Gigi)
Gigi - Chi che deve arrivare?
Costrace - Un personaggio importante
Gigi - E chi ?
Costrace - Un personaggio che sempre qu con noi
Gigi - Ma hai detto che deve arrivare
Costrace - S, lho detto
Gigi - Ma come fa ad arrivare, una persona, se sempre qui?
Costrace - E per questo motivo che importante
Gigi - Non ho capito
Costrace - Ora ti spiego (Gigi si siede). Noi siamo abituati alla gente che va e viene da un luogo ad un altro, perch normale per tutti muoversi e viaggiare. E questo rende tutti normali e comuni tra di loro. Perci non sentirai dire questo genere di gente parte o questo genere di gente arriva. Quindi non possiamo dare troppa importanza ad un andare o ad un arrivare. Quando per parliamo di questo personaggio, necessario dargli una grande importanza, perch dalla sua presenza possiamo ricavare sollievo o disagio, e dalla sua assenza riceviamo confusione e sconforto. Sembra che non ci sia mai, ma sempre presente e in attesa, e noi non ci accorgiamo di lei finch non viene illuminata dalla luce della nostra ragione. Allora, per noi che labbiamo appena veduta, come se fosse arrivata in quel momento ed cos che il suo arrivare assume una grande importanza.
Gigi - Non m i hai detto ancora chi , per
Costrace - E la verit, piccolo curioso
Gigi - Perch?
Costrace - Perch cosa?
gigi - Perch dici che sono curioso?
Costrace - Perch la verit
Gigi - Lhai finita la bambola?
Costrace - Vuoi la verit?
Gigi - (non risponde annuisce)
Costrace - A te cosa importa? Perch ti interessa?
Gigi - Perch non la finisci?
Costrace - Come ti permetti!
Gigi - Ma no, dicevo la bambola
Costrace - Ah volevo dire, ma tu che centri?
Gigi - A scuola st al banco con Claretta
Costrace - Ecco una cosa che mi mancava di sentire. Parlami di lei
Gigi - Perch?
Costrace - Per sapere com, perch per poterle aggiustare la bambola devo sapere se lo merita oppure no
Gigi - Perch se lo deve meritare?
Costrace - Te lo ricordi il discorso dellanima?
Gigi - Si
Costrace - Meno male, mi fai risparmiare il fiato. Quindi ricordi che si deve dare una anima alla propria bambola
Gigi - Con me non ha mai parlato
Costrace - Claretta?
Gigi - No, la sua bambola
Costrace - Parlami di Claretta
Gigi - Che vuoi sapere?
Costrace - Comera a scuola?
Gigi - Perch dici comera? Mica morta!
Costrace - Va bene, allora. Com a scuola?
Gigi - E un po' che non viene pi
Costrace - E tu che ne sai, sono due giorni che non ci vai a scuola
Gigi - Me lo ha detto Stefano
Costrace - Ah, gi, il tuo amico
Gigi - Comunque, a scuola ci torno domani
Costrace - Perfetto, continua allora
Gigi - Quando stiamo a scuola, sta sempre zitta
Costrace - Non parla mai con te?
Gigi - No, ogni tanto giochiamo insieme, ma sta zitta lo stesso
Costrace - Con la maestra ci parla!
Gigi - Solo quando gli fa le domande. Lei parla solo con la bambola
Costrace - Solo con la bambola?
Gigi - (annuisce) Ho finito?
Costrace - Giusto, tutto fila via, logico, preciso
Gigi - Posso andare ora?
Costrace - Non poteva che essere cos, che altro potevo aspettarmi
Gigi - Vabb, io vado, ciao. (esce)
Costrace - Ora tutto comincia ad incastrarsi. Claretta non pu parlare con nessuno, non vuole parlare con nessuno. Ha un solo punto di riferimento una sola boa, un solo conforto, parlare con la sua bambola. Il suo appiglio la sua unica sicurezza, loggetto che non lha mai abbandonata. Tutto il resto che la circonda non pu essere che futile ed aleatorio, ma la sua bambola no. Lei non ha mai mancato al suo dovere, lei sempre stata l, al suo fianco, concorde con il suo animo e coerente con il suo mestiere. Ora la soluzione pu essere una soltanto.
(prende il palt, se lo infila con calma. Guarda lorologio)
Ancora unora e sar tutto finito. La soluzione ad un passo
(guarda la bambola fa per prenderla ma si ferma)
No, non ancora, tu non devi muoverti. tu sei lultimo anello
(apre la porta dingresso e strilla)
Pietro, Pietro!
Pietro - (da lontano) Che c?
Costrace - Vieni qu, sbrigati che ho fretta
Pietro - (arriva dopo un momento) Ma tu guarda, se sei tu che hai fretta, perch devo sbrigarmi io?
Costrace - Dai su, devo assentarmi un momento. Guardami un attimo la bottega, la chiave nella toppa.
Pietro - Ma dove vai cos di fretta?
Costrace - A ricomporre un mosaico
Pietro - Eh?
Costrace - Devo andare a prendere una persona, faccio il pi in fretta che posso
Pietro - Vabb, vai, non ti preoccupare
(Costrace esce)
(Pietro rimane fermo sullingresso, ondeggia un po' sulla pianta dei piedi, poi comincia a girare per il negozio con il naso allins)
Pietro - Tu guarda quanta polvere sopra sti mobili
(si ferma davanti ad un gruppo di bambole)
Scusate sapreste dirmi che ore sono?
(la risposta non arriva)
Niente da fare, queste non parlano, hai voglia a dire, il vostro artigiano. Siete di plastica e stoffa, mica di carne. Eh, senn comincerei a parlare pure con la mia camicia o con i calzoni. Uh, gi mi ci vedo tutto piegato a parlare con lorlo dei pantaloni, o con le scarpe.
(si piega su se stesso)
Tutto bene l sotto?
(si rialza)
Non c niente da fare, a star qua dentro, da soli, c quasi da uscir di testa. Come i disperati che vengono ad affogare i solo pensieri nel mio vino. Tutto alcool e niente pensieri.
(mostra interesse per qualcosa)
A proposito di alcool. Il vecchio Costrace dovrebbe avere ancora quellamaro di sua produzione che tanto decantava. Se trovo il nascondiglio, gli faccio un bel furto.
(comincia una ricerca decisa, in ogni anfratto. Trova il mobile del liquore e si serve un goccio)
Ma tu pensa, il vecchio Costrace, teneva nascosto al mondo questo nettare!
(arriva dal fondo della vetrata, Sonia. Si vedr la figura camminare taciturna fino allentrata. Prima che arrivi, Pietro nasconde la bottiglia ed i bicchieri)
Sonia - Si pu sapere cosa stai a fare qui?
Pietro - Mi ha chiesto un momento di guardargli il negozio. Che, ti servivo?
Sonia - E passato quello del gas. Dice che se ci da sta cartolina non serve neanche che passa a vedere il contatore.
Pietro - Oh, le trova tutte per non lavorare, quello l
Sonia - Dice che ci basta telefonare e dire la cifra
Pietro - E brava, cos ci tocca pure fare la telefonata. Quanto ci viene di scatti?
Sonia - (tiene distante la cartolina come un presbite) C scritto la telefonata gratuita
Pietro - Uhm, tanto poi come fai a controllare se veramente non pachi
Sonia - Allora, che facciamo?
Pietro - Dobbiamo fare qualcosa, per forza?
Sonia - Ma io che ne so
Pietro - Lei non sa mai niente. F vedere, va (si avvicina)
Sonia - (annusa) D un po', hai bevuto?
Pietro - E cosa? Il mio vino non mi fido a berlo (finge di leggere il cartellino)
Sonia - Tu e il tuo vecchio pazzo non me la raccontate giusta
Pietro - Mi mancavano giusto i tuoi commenti. tieni, me ne occuper pi tardi
Sonia - (prendendolo in giro) Tieni, me ne occuper pi tardi. Ha parlato il ministro delle pratiche complicate (se ne va)
Pietro - Perch tavr sposato
Sonia - (affacciandosi) Perch non ti si pigliava nessuno (esce)
Pietro - Io non so chi mi tiene ... (finge di tirare un pugno). Non vero che non mi si pigliava nessuno, cera addirittura la fila di ragazze sotto casa. Solo che poi, chiss perch, qualcosa andava storto e, pum, la storia finiva l. Ero un po' troppo esigente, forse. Vabb, non pensiamoci su (guarda lorologio). Ma quanto gli ci vuole.
(Dalla vetrata si vede arrivare il dottore. Si ferma sulla porta)
Uomo - Il signor Costrace non c?
Pietro - Entri pure, uscito un secondo, doveva andare a prendere una persona, ma torna subito
Uomo - Sono passato per prendere una bambola, di mia figlia. Non sa dirmi se lha preparata?
Pietro - Eh, mi dispiace, ma non posso aiutarla. Non so a che punto fosse, con la bambola
Uomo - (entra) Ah, eccola, sul tavolo. Forse pronta
Pietro - Ma, di solito, quando finisce un lavoro, ci mette la carta intorno, per non farlo impolverare. Cosa aveva di rotto?
Uomo - Non so. Mia figlia non ha saputo dirmelo
Pietro - Mi dica, come sta la bambina?
Uomo - E sorprendente come le notizie cattive si diffondano in fretta. Sta male, non sembra migliorare
Pietro - Mi scusi se glielho domandato, ma il signor Costrace mi sembrava molto interessato alla malattia della bambina
Uomo - Una malattia che non ha nome . E gentile da parte loro
Pietro - Bhe, si s, di fronte ad un male non ci sono barriere.
Uomo - Si, un pensiero buono, questo
Pietro - Ma si accomodi prego (prende una sedia e la spolvera) Tra un attimo sar di ritorno
Uomo - E molto che uscito?
Pietro - Ormai parecchio
(arriva Sonia)
Sonia - Pietro, c da travasare il rosato. (vedendo luomo) Buonasera
Uomo - Buonasera
Pietro - Devo lasciarla per un po'. Star solo per poco, comunque
Sonia - Meglio solo ...
Pietro - Cammina, donna (esce)
Sonia - Buonasera (esce)
Uomo - (saluta con una mano)
(rimasto solo, fa con la testa un giro del negozio. Poi si alza e va verso il tavolo, resta in piedi a guardare la bambola. Dopo un poco arrivano due figure. La prima ad entrare sar la governante, seguita da Costrace)
Governante - Tu qui?
Costrace - Ah bene, gi arrivato
Uomo - Mi ci voluto meno di quanto pensassi
Governante - Che ti ha detto il dottor Maselli?
Uomo - Parleremo di questo a casa. Tu cosa sei venuta a fare?
Costrace - Lho fatta venire io, sapendo comera preoccupata del destino della bambola e della bambina
Governante - Ero passata questa mattina, cos, per caso
Uomo - Le avr sicuramente parlato della sua idea della malattia
Costrace - Non la metta cos. Quando la signorina passata, questa mattina, mi ha visto molto sensibile alla situazione di sua figlia. Cos, parlando, le parole sono uscite da sole
Uomo - A volte le sue parole sono eccessive
Governante - Lasci perdere, non vuole neanche ascoltare. Ormai cieco
Uomo - Ma di che parli?
Costrace - Se mi permettete, vorrei chiarire delle cose, che forse sono solo minuzie, ma che, messe insieme, compongono un grande quadro
Uomo - Che vuole dire?
Costrace - Accomodatevi se volete
Uomo - Non si offenda, ma ho molti affari da sbrigare, lei capisce
Governante - Ascoltarlo, non ti costa niente
Uomo - (titubante) Come volete, purch ci sbrighiamo
Costrace - Quando lei passato, stamattina presto, mi ha consegnato la sua bambola e se ne andato via di fretta, dicendomi che aveva premura che fosse pronta per questa sera
Uomo - E andata cos
Costrace - Tutte le persone che mi vengono a portare i loro bambolotti hanno delle caratteristiche comuni tra di loro. Ognuno ha il desiderio inconfidabile di lasciarmi per sempre il suo balocco ed andar via il pi veloce possibile. Tutto succede per colpa dei sensi di colpa che questo gesto, il portare le bambole qu, si crea in tutti. Poche persone non hanno questo senso di pena. Quando lei entrato, stamani, cercava qualcosa di diverso. Chi entra qui dentro, vuole lasciare, lei voleva prendere. Neanche lei sapeva cosa, ma pure, cercava. Lei non mi stava consegnando una bambola, stava ipotecando un futuro plausibile quanto dubbio. Entrando qui, lei ha sconvolto un equilibrio creato dal senso del comune, lei stato diverso
Uomo - Continuo a non capire
Costrace - Neanche io capivo allinizio. Cera qualcosa che non coincideva con la mia esperienza quotidiana, e mi lambiccavo il cervello alla ricerca della stonatura. Poi passata la sua governante, ma il suo intento era diverso, forse pi comune, e anche i suoi atteggiamenti erano comuni, il suo modo di stare qui dentro pure. Lei stessa mi ha spiegato il perch, ma non era ci che mi ha detto, che mi ha aperto gli occhi, bens il modo in cui ha esternato i suoi problemi. E stato allora che ho capito dovera la stonatura
Governante - Perch? Cosa ha capito?
Costrace - Tante cose. Prima di tutto, ho compreso la ragione della malattia di sua figlia, dottore, senza essere medico, n biologo, senza conoscere i mali fisici. Adesso ho capito
Uomo - Vuole arrivare lei, dove non siamo arrivati con settimane di esami?
Costrace - La sua governante mi ha dato, senza volerlo, la traccia pi profonda
Governante - Ma come avrei....
Costrace - Lei ha parlato con me di atteggiamenti ed eventi molto particolari. E lo spirito che lha spinta era forte e preciso. Non per caso, ma per una precisa direzione nella mente. Lei mi ha spiegato latteggiamento della bambina con una precisione che solo poche persone decidono di usare, e non per un caso. Lei aveva una ragione ben precisa
Governante - Ma certo, voglio far guarire Claretta
Costrace - S, ma non solo questo. Lei stata prodiga di particolari con me, uno sconosciuto, ed ha voluto farmi partecipe del suo cruccio. Questa una cosa comunemente giusta, se ha voglia di ripercorrere il ragionamento di questa mattina. Ma bisogna fare attenzione. La soluzione che lei mi ha ventilato oggi mi sembrata subito assurda, quasi riprovevole per una persona che, come lei, si occupa di educare e crescere. Ci sono due ragioni per cui lei non vuole restituire la bambola a Claretta, la prima ragione dimostra il suo amore per lei, quindi desidera scostarla dallinattivit, la seconda ragione dimostra la sua gelosia, poich Claretta non vede in lei quello che trova nella sua bambola, e vorrebbe attirare la bambina a se
Governante - Ma cosa dice?
Costrace - Questo, infatti, pu spiegare meglio il suo atteggiamento verso la bambola. Lei infatti come la maggior parte dei miei clienti, entrata qu per non rivedere la sua bambola
Uomo - Ma perch questo?
Costrace - Per un motivo semplice
Governante - La prego, la smetta
Uomo - Deve continuare, invece
Costrace - La sua governante ha capito, se non in maniera palese, lostacolo che doveva eliminare per arrivare al suo fine. Ma non la deve biasimare, lha fatto per ragioni elevate. Lei si accorta, come mi ha detto stamani, che la bambina senza la sua bambola si scuote dal suo torpore. E giusto quindi che lei odii quel fantoccio, tanto pi che, a darle manforte, c il fatto che, dopo mesi di cure, ha lunica risposta fisica. come si potrebbe biasimare una persona che, dopo aver accudito la bambina per tanto tempo, si ritrova soppiantata da un pezzo di plastica. Il suo istinto materno, coltivato in questi anni, la spinge a questo atto per voi clamoroso. Cosa non si fa per amore
Governante - (in lacrime) Basta cos la prego
Uomo - Quindi ho ragione io, toglierle la bambola non era una vera soluzione
Costrace - Al contrario invece
Uomo - Come?
Costrace - Io non le posso dare la bambola, non perch non sia aggiustata o comunque riparabile, ma perch ne vale la vita di Claretta
Uomo - Ma insomma ...
Governante - Aspetta, ascoltalo
Costrace - Claretta sta aspettando la sua bambola, aspetta il ritorno della sua parte di anima, e non solo. Aspetta la giustificazione del suo male. E giusto che voi non lo abbiate capito, siete troppo vicini a lei per poter sospettare qualcosa di diverso. Ma a me, vecchio aggiustabambole, che non ne sapevo pi di tanto, tutta la vostra storia filata via liscia e concorde in tutto, fino a questa stonatura. Ma ora tutto evidente. Claretta sta facendo ci che il suo giovane affetto da bambina ha dedotto dalla sua stessa storia. Immaginate di vedervi bambini mentre la vostra famiglia viene colpita dal male, inspiegabile agli occhi di bambina, e la parte principale dellaffetto scompare lentamente. Nessuno ha avuto il tempo di spiegare al suo piccolo cervello la realt, e lei, priva della sua ghiandola dellaffetto, dimostra di voler seguire linsegnamento che crede le sia stato impartito. Claretta vuole morire per dimostrare alla sua bambola che anche lei capace di farlo, come la madre lo ha dimostrato a lei. Dovete spezzare questa catena, dovete far sparire la bambola.
(c un momento di silenzio, il dottore e la governante si guardano perduti)
Costrace - Io non spero di avervi convinto, n credo sia semplice credere a tutto questo. Se volete la bambola, pronta. Non lho incartata come mio solito perch speravo di non darvela, ma voi fate come credete.
Uomo - Me la dia
Governante - Ti prego ...
Costrace - Come vuole (va verso il bancone, la prende e gliela d)
Uomo - Ho ancora tempo per pensare se il suo ragionamento sia valido, oppure se siamo tutti pazzi. Non so cosa potr succedere, ma se funzioner, allora questa bambola sar solo un ricordo, se non funzioner sar lultimo sollievo prima della morte.
Costrace - Funzioner, ho fiducia. Mi prometta di riportarmela, quando Claretta migliora
Uomo - Lei convinto?
Costrace - Conosco le bambole
Uomo - Forse conosce meglio gli uomini
Costrace - Una bambola solo uno specchio, lo specchio di chi la guarda
Uomo - Prover la sua medicina (gli tende la mano)
Costrace - Aspetter il ritorno della bambola
(luomo guarda la bambola, si volta verso luscita e si avvicina alla porta. Poi si ferma, tende la mano alla governante ed insieme si avviano lungo la vetrata. A met strada la donna torna indietro, rientra ed abbraccia Costrace)
Governante - Grazie
(Costrace non risponde, sorride. La donna esce. Dallaltro lato entra Donna)
Donna - Cosa fa impalato in mezzo al negozio?
Costrace - Guardo passare il mondo dietro ai vetri
Donna - E che va sempre di fretta. (siede). Oggi m i successo di tutto, vado al mercato e tincontro la moglie del macellaio che .....
SIPARIO
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