La caccia alla volpe

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LA CACCIA ALLA VOLPE

di Giovanni Verga

Personaggi:

DONNA LIVIA         

MARIO ARTALE

ROBERTO FLERI

Scene:

Casa rustica presso Ponte Nomentano, Roma.

ATTO UNICO

Entrano Donna Livia ed Artale reggendo Fleri zoppicante. I due uomini sono in abito rosso, Donna Livia in amazzone. Essa è commossa e un po’ agitata, Artale più calmo e quasi sospettoso, Fleri sembra fresco come una rosa malgrado la sua disgrazia e il viso lungo che fa.

LIVIA - Qui, Fleri… su questa panca… s’appoggi bene… non badi…

FLERI - Grazie, marchesa!

ARTALE - Ma come diavolo hai fatto?

FLERI - Piano, Artale, per carità.

ARTALE - Se non l’ho toccato neppure! T’ho fatto male?

FLERI - No… non molto.

ARTALE - Non è nulla, sai, me ne intendo di cadute.

LIVIA - Ora mandi quel contadino a chiamare un chirurgo… presto!

FLERI - Al contadino ho chiesto di tenere il cavallo. Vai tu stesso Artale, te ne prego… è più sicuro.

ARTALE - Ma che chirurgo, faremo ridere, non è proprio successo nulla!

FLERI - Sì, t’assicuro.

LIVIA - Sì, Artale! Rimonti a cavallo, corra!

ARTALE - Corro, quand’è così.

FLERI - Dà pure un’occhiata a quella povera bestia, passando. L’ho mezza rovinata!

ARTALE - Non dubitare. C’è lo staffiere della marchesa coi cavalli… Gli dirò di farli passeggiare anche loro. (Artale esce)

LIVIA - Poveretto come si sente, ora?

FLERI - Bene! Non sono mai stato così bene… e così felice. Ho finto di rompermi il collo per liberarci di quell’odioso Artale.

LIVIA - Cosa mai ha fatto?

FLERI - Lei, piuttosto, cosa ha fatto di me?

LIVIA - Ha fatto male, malissimo, Artale non è un ingenuo.

FLERI - M’importa assai di lui!

LIVIA - Importa a me, mio caro. Faremo ridere tutta Roma di questa faccenda.

FLERI - Ma io me la rompo davvero la gamba, se volete!

LIVIA - Bravo, ora!

FLERI - Via, perdonatemi.

LIVIA - Perdonarvi, è presto detto… ma io?

FLERI - Voi da due mesi mi fate impazzire! E senza neanche dirvelo… bene!

LIVIA - Bene, come?

FLERI - Come adesso… da soli… Due mesi che mi fate durare la settimana di passione! Almeno a me! Voi non so. Siete così strana! A volte arrivo persino a dubitare delle parole che mi dite… con cui mi fate perdere la testa… dinanzi a tutto il mondo, però.

LIVIA - Questo che fa?

FLERI - Che fa? Non fa nulla, appunto… quello che volete!

LIVIA - Che non è precisamente quello che vorrebbe lei!

FLERI - E vi sembra onesto ciò che fate?

LIVIA - Se facessi il contrario sarei una santa, lo so.

FLERI - Come siete bella, perfida creatura!

LIVIA - Non so se ringraziarla ora…

FLERI - Ma sì che ve ne importa? Ecco come fate… una frustata nel sangue e poi subito la doccia fredda! Tanto peggio per chi ci casca! Voi non perdete la testa, beata voi!

LIVIA - Che ne sa lei?

FLERI - Sì?

LIVIA - Non ho detto questo, poi…

FLERI - Ho passato delle notti insonni sotto le vostre finestre… come un trovatore, lo sapete?

LIVIA - Io no.

FLERI - Così dovete ridere di tutte le sciocchezze che mi fate fare!… Quando vi seguo dappertutto, sconvolto, pallido.

LIVIA - Pallido no.

FLERI - Pallidissimo! Soltanto per vedervi… Per cuocermi in un cantuccio, mentre gli altri vi fanno la corte!

LIVIA - Oh, quanto questo, anche voi!

FLERI - Come tutti gli altri, né più, né meno e con la stessa fortuna, volete dire!

LIVIA - Credete?

FLERI - (supplichevole) Allorché fo il trovatore… perché vi chiudete dunque nella vostra torre di bronzo… sempre?

LIVIA - Ma… perché ho paura, probabilmente!

FLERI - Di chi?

LIVIA - Eh… di tutti, caro mio! E di voi prima di tutto.

FLERI - Di me che vi amo alla follia?

LIVIA - Appunto per questo.

FLERI - Marchesa, non la prendiamo più su questo tono! Non ci reggo più! Vuole che non la secchi altro? Che lasci Roma, una buona volta?

LIVIA - Ma… se volete…

FLERI - Io no!

LIVIA - E neppur io.

FLERI - Ah, quel che mi fate soffrire!… Anche oggi alla buvette … e mentre vi vedevo galoppare al fianco di Artale! Lo detesto colui!

LIVIA - Oh, poveretto!

FLERI - Lo detesto! Me lo trovo sempre tra i piedi quando vi vedo…

LIVIA - Ebbene…

FLERI - No?… Proprio?…

LIVIA - Ma che cosa, via?

FLERI - Nulla… Non credo a nulla… non voglio crederlo… farei davvero qualche sciocchezza!

LIVIA - Quest’altra adesso.

FLERI - Sono geloso, ecco! Sì, proprio io, anche questo.

LIVIA - Oh, Roberto!

FLERI - No? No? È vero? No?

LIVIA - Ingrato!

FLERI - Ah Livia! (Abbracciandola)

LIVIA - Basta ora… basta!

FLERI - Adorata!… Livia adorata!… Lasciatevi adorare… in ginocchio… tutta la vita!

LIVIA - Basta, basta! Per carità!

FLERI - Tutta la vita. (S’interrompe fingendo di tenere l’orecchio a non si sa che rumore, ed esclama) Ah, maledetti! (Va a chiuder l’uscio)

LIVIA - Che fate?

FLERI - Sentite? La caccia! V’assicuro… qualche altro seccatore!

LIVIA - Non m’importa, lasciate!

FLERI - Livia!… Adorata!

LIVIA - Non sono una bimba, lo sapete. (Rimangono faccia a faccia, in silenzio, lei rigida e fiera, lui sconcertato da prima, leggendosi chiaramente negli occhi l’un l’altro)

FLERI - (dopo aver fatto per accendersi una sigaretta che butta via subito, sorridendo sarcastico) Peccato! E dire che ci amiamo tanto.

LIVIA - È vero, dovrei rompermi il collo come avete fatto voi!

FLERI - Tanto! Nessuno crederà né a me né a voi!

LIVIA - (sorridendo amaramente) Ecco che ci parliamo col cuore in mano! Finalmente!

FLERI - Allora torno a fare il malato, perché Artale è lì fuori e non voglio che v’annoi pure lui!

LIVIA - Lo sapevate.

FLERI - L’immagino. Avete detto che non è un ingenuo. (Donna Livia va all’uscio e chiama Artale mentre s’ode il “tally oh” della caccia alla volpe)

FLERI - Badate sarà furioso.

LIVIA - Volete pure che vi dica come si chiama quello che avete fatto?

FLERI - Francamente, e quello che non avete fatto voi?

LIVIA - (sardonica) Vi ho mancato di parola.

FLERI - Eh… siete di una bella forza! Prendete un galantuomo pei capelli, così senza pensarci, per adornarvene, per stuzzicare l’altro magari, lo scaldate a freddo, lo date per ispettacolo per mesi, gli fate perdere il tempo, la testa, l’amico, l’innamorata se ne ha e poi gli dite che non volete rompervi il collo! Ma uno che si mette a giocare senza denari in tasca lo si affigge, al club!

LIVIA - Ebbene, affiggetemi!

FLERI - Un momento! E la mia gamba?

LIVIA - Mica ve la porto via!

FLERI - Artale sarà seccatissimo di trovarmela qual era!

LIVIA - Accomodatevela con lui.

FLERI - Non cerco di meglio.

LIVIA - Basta con gli scandali, nevvero?

FLERI - Ditemi ch’è il vostro amante non sarò io di certo… sono forse insolente perché m’avete giocato o perché voglio sapere per chi m’avete giocato?

ARTALE - (Entrando) Eccomi marchesa.

LIVIA - Finalmente!

FLERI - Eri là?

ARTALE - Bravo, vedi che t’è passata!

FLERI - E tu, il mio chirurgo? L’hai lasciato per la via?

ARTALE - Vedi che non ce n’era bisogno?

FLERI - Se lo sapevi dunque perché ti sei dato la pena…

ARTALE - La marchesa era così inquieta…

LIVIA - Artale, m’accompagna a cercare il mio staffiere? (Fanno per uscire)

FLERI - Senti… prima… questo: che se mi pare d’aver male a una gamba voglio esser creduto sulla parola.

ARTALE - Ti duole ancora?

FLERI - (minaccioso) Finiamola via!

ARTALE - Cos’hai?

LIVIA - Fleri, ce l’ha un po’ con lei e un po’ con me: era preso di me.

FLERI - Presissimo. Non te ne sei accorto?

ARTALE - Quasi.

LIVIA - Se si vedeva ad occhio nudo! Non mi sentivo di cadergli tra le braccia. Proprio non mi sentivo! Me lo perdona Fleri?

FLERI - Questo però non lo sapevi? Ah, ecco una cosa che ignoravo io! Complimenti. (Artale stringe la mano a Livia)

ARTALE - Senti Fleri se hai bisogno di prendertela con qualcuno o per qualche cosa ci vediamo al circolo come ogni sera. Con un mazzo di carte in mano si ragiona meglio e senza far ridere nessuno.

FLERI - Oh, quanto a ridere…

ARTALE - Non parlo per me, sai.

LIVIA - Voglio sperare che non mi giuocherete alle carte!

FLERI - Ah no, egli è troppo fortunato.

LIVIA - (a Fleri) Si lascia giuocare alle carte da lui ed ingannare da me… di che si lagnerebbe dunque?

FLERI - D’esser giocato, se mai, ma quando perdo io pago. A buon rendere, amico!

ARTALE - A buon rendere!

FLERI - Sono un buon giocatore, marchesa. (Fleri esce)

LIVIA - Artale, perché avete fatto questo?

ARTALE - Perché ci tengo a voi… molto… e non ci tengo a perdervi. Vi eravate montata un po’ la testa… senza avvedervene, pel mio amico. Mi seccava… ma non volevo seccarvi!

LIVIA - E mi avete fatta seccare da lui?

ARTALE - Io non l’ho pregato di farlo!

LIVIA - Ma egli l’ha fatto… tanto!

ARTALE - È tanto peggio per lui… non è vero!

LIVIA - Però non avete temuto, un momento, che il rimedio fosse troppo eroico!

ARTALE - Tanto… se ero condannato! Ma ho fede in voi!

LIVIA - Anche in voi stesso… dite la verità!

ARTALE - Non ci avrei guadagnato nulla a fare il geloso e, perdonatemi, non avrei voluto proprio cominciarlo a fare con voi! Io vi amo come volete essere amata, come va amata una donna del vostro mondo e del vostro spirito, e so che il miglior modo per difendere il mio amore è di non farvelo pesare.

LIVIA - No, Mario, non è così! Non è così che dovrebbe essere almeno! Non me lo fate pesare così poco il vostro amore che quasi non lo sento più… e lo cerco forse altrove, come vi sembra… poiché sarebbe ridicolo che nessuno vi facesse la corte. Non me lo permettereste voi. Bisogna a maggior gloria nostra che mi vediate desiderata ed insediata e io sappia che ciò non vi fa nulla.

ARTALE - Questo poi…

LIVIA - Proprio nulla… in apparenza soltanto, come deve in apparenza importare a me di chi mi fa la corte. Scusatemi, sono triste malgrado la mia leggerezza perché penso ad una cosa che mi farebbe ridere.

ARTALE - Vi piacerebbe ch’io fossi geloso?

LIVIA - Sì, un pochino.

ARTALE - Povero Fleri!

LIVIA - Però non deve essere contento di voi.

ARTALE - Di nessuno dei due.

LIVIA - Per questa volta!

SIPARIO

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