La cena
PERSONAGGI:
Padre
Figlia (Giovanna)
Ragazzo (Francesco)
Fangio
Una tavola apparecchiata
con una tovaglia e alcuni piatti.
Due sedie accostate e una terza, pi discosta, sulla quale seduto il Padre.
Entra Fangio portando alcuni piatti.
PADRE: Sar una cena tranquilla, Fangio. Mio buon Fangio. Non devi preoccuparti. Normale. Normalissima. Un ritorno a casa. Nulla di strano. Un boccone insieme. Due chiacchiere. Un saluto. Ti agiti troppo. S. Ma che vita mi vorresti far fare per non metterti in questa agitazione? Da eremita. Dillo: da eremita. S, s, altro che no. Ti preoccupi troppo. E di tutto. A me non piace il modo che hai di trasformare il tuo lavoro in dedizione. In passione. Si perdono le distanze. Distanze a cui, personalmente, tengo molto. - Non questi piatti. I suoi. Apparecchia con i suoi. Anche la tovaglia: non questa. (E la tira via facendo franare quel che vi stava sopra) La sua. Tira fuori la sua. Non lha mai usata. Diamogliela questa soddisfazione una volta almeno. E non chiedere a me dove si trovi. Sei tu, qui, che metti via e nascondi. Un mago. Ecco chi ho preso al mio servizio. Non so nulla, io, di questa casa. Solo le mura so dove stanno. E i mattoni e gli spigoli. Ma tutto ci che pu essere spostato, manomesso, affare tuo. Scompare e riappare. Le mura succhiano e ridanno. Al tuo comando, vero, Fangio?
FANGIO: (Raccogliendo con le mani nude i cocci da terra) Faccio le mie cose, io.
PADRE: Non pi del dovuto.
FANGIO: Ma tutto.
PADRE: Bene, discutiamone. Non sarebbe lora, ma ne vale la pena. - Non voglio parenti poveri nella mia casa. E non voglio sguardi da parente povero. Ora tu... che non mi sei, sangue alla mano, nulla, e che non sei povero - perch non lo sei, Fangio: affatto! - guadagnati il tuo benessere e guarda in me ci che ti riguarda. E basta. La fonte del tuo benessere. La fonte del tuo guadagno.
FANGIO: Se mi dicesse quel che vuole...
PADRE: E se tu quando parlo non mi ascoltassi...
FANGIO: Chiaramente.
PADRE: Il tuo mutismo, vecchio, ti sembra chiaro?
FANGIO: Le provo tutte per parlare con lei.
PADRE: Perch ti lasci dire vecchio, Fangio? Mica sei vecchio.
FANGIO: Per piet, abbia un po di rispetto.
PADRE: Di che?
FANGIO: Di due orecchie che
devono starsene per forza aperte ad ascoltarla.
PADRE: Che digrigni?
FANGIO: Io cerco di comprenderla, ma pi di tanto non si pu.
PADRE: Tovaglia e piatti, s.
FANGIO: Ne proprio sicuro?
PADRE: A te non sembra una gentilezza?
FANGIO: No. Davvero no.
PADRE: Da quale punto di vista viene fuori, adesso, questo no, davvero no? - Dal mio? Dal tuo? Dal suo? O, magari, da quello dellidiota che si porter appresso?
FANGIO: (Dopo una lunga pausa) Dal suo.
PADRE: Dal suo di lei? Di lui? Di me?
FANGIO: Di lei.
PADRE: Di lei me?
FANGIO: No. Di lei, lei.
PADRE: Allora va a prendere tovaglia e piatti. La conoscer mia figlia, no? Credo che le far piacere. (Fangio va) Anzi, ne sono sicuro. Pour bonnheur . Un modo carino per inaugurare una nuova fase della nostra vita. Pu essere il segno della resurrezione. Anche se, sgradevolmente, avverto nellaria unaltra parola offensiva e per niente solenne: ri-con-ci-lia-zio-ne. Che orrore! La si respira sin gi dal marciapiede, e gi lungo il vialetto del giardino punge pi del puzzo che viene dal cantiere e dallasfalto fradicio. Che orrore! Ributtare in campo un niente che si voluto montare a dismisura trasformandolo in un tutto. E, su questo zero, farmi la grazia di tirare un frego e dirmi: come se nulla fosse stato. Ahi, come gli esseri umani vivono senza capire ununghia di ci che li muove, li avvicina e li allontana. Ununghia. Fangio. (Chiamando) Fangio!... (Nessuna risposta) Ho capito cosa mi serve di te: il tuo nome. Non potrei pi farmele queste belle chiacchierate che faccio con me stesso mutilando le mie frasi del tuo nome. Perch mi ispira. Anche quando ci sei: mi rivolgo al tuo nome, Fangio, ecco la verit. (Fangio ritorna con la tovaglia richiesta) No, non vero, piccolo diseredato: un qualche peso continui a mantenerlo.
FANGIO: Che?
PADRE: Discettavo sul tuo nome. E sul tuo peso.
FANGIO: La tovaglia. E l stanno i piatti.
PADRE: Il tuo peso si chiama Fangio.
FANGIO: La mia famiglia si chiama Fangio.
PADRE: Anche Fangio si chiamava Fangio.
PADRE: Difatti.
PADRE: Ti piacerebbe.
FANGIO: Per cortesia, non ricominci.
(Una pausa.)
PADRE: Ne soffri, Fangio? Davvero?
FANGIO: (Che, dopo aver sistemato la tovaglia, sta mettendo i piatti) Ho poche cose care. Non me le tocchi.
PADRE: Fisime.
FANGIO: Non per me.
PADRE: Ti sei troppo affezionato alle tue balle.
FANGIO: Comunque ne soffro. E non sono balle.
PADRE: Le difendi con la furia di un bambino. E i bambini sanno difendere cos solo le loro balle. Come unideologia. Ma era della serata che dicevo. Se ne soffri. Pare di s. Curioso.
FANGIO: Me ne ha gi fatto parlare a sufficienza.
PADRE: Ma ora che siamo a un passo?
FANGIO: Non ne ho motivo. No.
PADRE: Meglio. Ne ho sin troppi io. - Ma tu mi aiuterai. Vero, Fangio? Sai che bisogna. (Pausa) Sai che bisogna!
FANGIO: Questa tovaglia non la riconoscer nemmeno. Non lha mai vista.
PADRE: (Prendendo un piatto e guardandone il fondo) I piatti s. Neanche questi ha mai visto, ma c il suo disegno. Sa che era stato fatto stampare il suo disegno. Galli. Non disegnava che galli. A che punto siamo in cucina?
FANGIO: Pronti. (Il padre alza una mano a coprire il volto) Cos che non va?
PADRE: E a me che debbo regalare chiarezza, Fangio. Parlo per schivarla. Per non produrre suoni nemmeno nel silenzio del pensiero. Va via, disgraziato! Lasciami il tuo nome e vattene.
FANGIO: Purch non scuocia. La pasta, nella minestra, pi di tanto non regge. Lavevo detto io che conveniva aspettare. (Va)
PADRE: (Guarda lora) Ora che conto i minuti, conto pure gli anni. I minuti sono pochi e gli anni troppi. Cinque, Fangio. Cinque. Una misura. Una giusta misura. Non esistono misure ingiuste. Ogni misura ha una sua spiegazione. E si fanno a me delle colpe? ma se tutto sepolto nei numeri! No. Non ci sono colpe. Impossibile averne, se pure le colpe non sono che misure. Il loro durare. E il loro smettere di durare. Tutto l sta sepolto. - Anche il tuo viso. Le tue mani. I tuoi capelli. Le vibrazioni della tua voce. Conoscer, di te, nuove misure. E non voglio far finta di non stupirmene. Perch ne stupir, sino a lacerarmi il cuore. Tu farai finta con me. Gi lo so. Come se tutto si fosse semplicemente interrotto. E non allontanato. Paurosamente allontanato. Oh, sar orribile. Non lho voluto io. Ecco cosa costa svezzare figli ben educati. La cortesia di queste belle visite.
(Si affaccia sulla soglia Fangio) Allora?
FANGIO: Sta salendo.
PADRE: Hai aperto tu?
FANGIO: No, lho vista.
PADRE: Lhai?... Ma sola?
FANGIO: No. C uno.
PADRE: Ah.
FANGIO: Che faccio? Vado?
PADRE: S. - No.
(Una pausa.)
FANGIO: Mi dica.
PADRE: Prima porta in tavola la zuppiera.
FANGIO: Ora?
PADRE: S, ora. Dicevi che pronto.
(Fangio va) Non lo faccio contro di te. Niente faccio contro di te. E magari tu non ritornassi con quello stesso orribile pensiero... mio tesoro. Piccolo mio tesoro. - (Chiamando) Fangio! Vuoi sbrigarti o no?...
(Fangio rientra. Poggia la zuppiera al centro del tavolo) Va a fare gli onori. Te la lascio per il primo saluto.
(Fangio va. Il Padre, di nuovo solo, riempie di minestra i tre piatti fondi preparati in tavola. Si versa del vino. Si siede al suo posto. Beve. Si volta spalle alla tavola. Beve ancora. Non vista, e senza poterlo vedere in viso, entra Giovanna. Un passo dietro di lei, Francesco.)
PADRE: Sar meglio dirlo subito: la cucina non si riveler un granch.
FIGLIA: Non siamo qui per questo, pap.
PADRE: Se avevi messo in conto un abbraccio, ti prego no. Dammi tempo. Non facile. Non davvero facile. E buonasera al tuo ospite.
RAGAZZO: Oh... salve, piacere. Io non so, che io...
PADRE: Scch! Bene cos.
FIGLIA: Se non ti va, non ti
girare.
PADRE: Tranquilla, lo far.
FIGLIA: Quando vuoi.
PADRE: Sedetevi.
FIGLIA: Se tavessero detto che sono diventata cieca?
PADRE: Oh, non centra.
FIGLIA: E se tu fossi diventato cieco?
PADRE: Troppo complicato, non ci arrivo.
FIGLIA: Dovremmo essere ciechi tutti e due, pap. E cos?
PADRE: Volevo riscoprirti poco per volta ma inutile. Mi stai franando addosso come una slavina. E sia. Mi girer e vedr una donna. Ma ormai fatta. Come quando si entra passo passo nellacqua fredda. Unonda ti prende sul petto e tu continui ad avanzare con le braccia alzate mentre gi tremi bagnato sino al collo. E sia! Quantomeno perch ho fame. (Si volta. Un silenzio) Ancora in piedi? Sedetevi.
(Si siedono. Una pausa) Che dire? Buon appetito, miei cari.
(Il Ragazzo comincia a mangiare. Non il Padre e la Figlia. Poche cucchiaiate e anche il Ragazzo smette.)
RAGAZZO: Beh... io la ringrazio molto di questo... cio intendo che, data la circostanza, ho insistito con Giovanna perch forse insomma, dicevo, non so se sar il caso. Per quanto poterla incontrare era una cosa che certo comunque mi ero ripromessa, per cui, dicevo, oggi o domani, insomma, che pu cambiare? Stasera pu essere che lui preferisca, (a lei) e che tu pure preferisca, in considerazione di tutto quello che insomma dopo tanto tempo... appunto mi diceva, s, Giovanna... un po di anni, ecco.
PADRE: (A lei) Quanti?
FIGLIA: Eh, un po.
RAGAZZO: Gi, comunque. Beh, insomma, eccoci qui.
PADRE: Per carit, si fredda.
(I tre mangiano.)
RAGAZZO: Ottima.
FIGLIA: Come mai gi in tavola? Eravamo in ritardo?
PADRE: Si era detta unora? Non mi pare.
FIGLIA: No?
PADRE: Solo per la cena. Pi
che sufficiente.
FIGLIA: Come puoi sapere quello che ancora mi ricordo e quello che mi sono dimenticata?
PADRE: Istinto.
RAGAZZO: Davvero ottima. (Tossisce. I due lo guardano)
PADRE: Un goccio dacqua? (Il ragazzo fa segno di no con la mano) Mastica qualcosa. Pane?... (Il ragazzo fa ancora segno di no pur continuando a tossire) Tu divori, figlio mio. Cos non va. A tavola ci si siede per soddisfare un vizio e non una funzione primaria. Come va? Meglio? (Il ragazzo ancora rosso in viso annuisce) Cosicch ti chiami? Tu o lei, cosa preferisci?
RAGAZZO: Francesco.
PADRE: Tu o lei, Francesco?
RAGAZZO: Oh, per carit, il tu per me va benissimo.
PADRE: E ti occupi, Francesco?...
RAGAZZO: Agraria. Insomma, mi
occupo nel senso che ancora con gli studi mi manca un po per terminare ma gi
con mio zio, in collina, sto cominciando a fare un po di pratica. Perch ha
una tenuta lui... s, cio, sarebbe tipo un caseificio che era in funzione fino
a qualche anno fa, poi non so perch rimasto come in panne e insomma lhanno
lasciato abbandonato e lui, mio zio, che gi di suo unazienda ce laveva, ha
rilevato le strutture per rimetterle in attivit; allora, visto che tanto con
gli esami grossi problemi non esistono, mha detto vieni che ti metto in
amministrazione. S, perch io prima facevo Economia e Commercio e insomma un
poco ci capisco. Per, come mi sono laureato, quello che mi piacerebbe di fare
di occuparmi proprio della parte legale, a me.
PADRE: Con una laurea in Agraria?
RAGAZZO: Oh, no: in Legge. Mi occupo di agraria come campo in generale, ma la mia laurea in Legge.
PADRE: Latticini, codici e ritenute dacconto: un enciclopedico. (E ride costringendo anche Francesco a ridere. Poi alla figlia) E tu?
FIGLIA: Io che?
PADRE: Quale la parte che ti ha rapito in questo coacervo di dottrine? - Oh, non toffenderai, Francesco, vero? Si scherza. Che me lhai raccontata in un modo!...
RAGAZZO: No, no, insomma, s, ammetto, forse, in effetti, di averla fatta un po confusa. Comunque, insomma...
PADRE: Eh, insomma insomma. - Mi domando cosa farebbero, certuni, se venisse vietato loro, pena la vita, luso di questa smorta espressione. Diverreste balbuzienti: dun colpo. Si aprirebbero delle voragini nei vostri discorsi da far paura. (Il Ragazzo lo fissa stordito) Non mi capisci? Oppure, insomma, cos e cos?
RAGAZZO: No, ... che mi scappa. Unabitudine. Mi dispiace.
FIGLIA: Pap, contavo su qualcosa di pi serio per il nostro incontro.
PADRE: Introducimi al tuo concetto di seriet e vedremo di accontentarti. Vero, Francesco, che vedremo di accontentarla?...
RAGAZZO: Oh, beh, certamente.
PADRE: (A lei) O tu non credi che vi sia gi una sovrabbondanza di seriet nelle circostanze nude e crude, e mute, che ci hanno riportati, oggi, seduti allo stesso tavolo non a immaginarci, a rievocarci con stupidissime parole, stupidissime, ma qui: alla prodigiosa possibilit di alzare lo sguardo e usare le vive retine per averti e dirmi c - e farti dire: eccolo qui, davanti a me. Di nuovo. A un passo. A una frazione di secondo di distanza. E siamo stati separati da vastit che un gesto come questo... (Allunga un braccio e la ghermisce con la mano dietro la nuca) non ne avrebbe colmato la milionesima parte. E io ora posso, Giovanna, riportare serenamente la mia mano al suo posto con la coscienza che, volendo, di nuovo in un attimo potrei toccarti ancora. (Lo fa) Poi gi di nuovo... e ancora! E ancora! E ancora! E ancora! - Ecco, per un padre, la pi seria delle cose. La felicit, addirittura. Ma si tratta di piccolezze che tu, evidentemente, non hai imparato a cogliere. E ora, manina mia, stattene al tuo posto. Sai cosa puoi fare. Non hai bisogno daltro. Se il tuo cibo sono queste carezze, riposa serena. Non rischi il digiuno.
FIGLIA: Capiamoci: se ti sei messo in testa di farmi paura tavverto che malzo e me ne vado.
PADRE: Dio me ne scampi! Io cerco solo di comporre in parole il serissimo miracolo della tua vicinanza.
FIGLIA: Nessun miracolo. Semplicemente che sono tornata.
PADRE: Non mi importa la spiegazione logica, ma il fatto: la tua vicinanza. (Al ragazzo) Parlo astruso?
RAGAZZO: Inso... (Si morde la lingua e tace)
PADRE: Un gioco! (Tira fuori da una tasca uno smilzo fascio di banconote. Le conta) No, troppo pochi, non c gusto. (Chiamando) Fangio, hai soldi con te?... Silenzio di tomba. Si vede che ne ha. Lasciamo andare. (Mette di nuovo una mano in tasca per tirarne fuori, stavolta, un libretto degli assegni. Lascia il libretto sul tavolo e si alza per andare a recuperare una penna. Torna a sedere. Di nuovo al Ragazzo) Ti va di giocare o no?
RAGAZZO: Francamente non so. Dabitudine gioco poco. Anzi. Poi, comunque, mai... mai seriamente.
PADRE: (Mentre comincia a compilare un assegno. Ne riempir cinque) E chi dice di farlo seriamente!... Vorremo mica guastarci la serata. Io dico gioco gioco: proprio da bambini. Che lo si fa, ma che poi si sa che tanto non vale. Ti va?... E non ci badare a lei, lasciale stare le donne. Tra me e te, daccordo? (A Giovanna) S, ti escludiamo. O ti d fastidio chio provi ad entrare in confidenza con il tuo amico? (A lui) Capito, Francesco, cos che le d fastidio? - Ma tu non che, per caso, ti trovi a disagio con me... vero?
RAGAZZO: Affatto, perch?
PADRE: Ti aspettavi che fossi come? Antipatico? Pi o meno di cos? Come?
RAGAZZO: Io, detta sinceramente, non che avessi unidea. Qualcosa s, ovvio, ma niente di preciso.
PADRE: E adesso?
RAGAZZO: Beh, ancora come faccio? No, cio, un attimo. Se dicessi chissacch avrebbe tutto il diritto di pensare che io sia, insomma, beh, un ipocrita.
PADRE: Che significa chissacch?
FIGLIA: Chissacch di positivo.
PADRE: Ah, canaglia, perch invece pensi il contrario?
RAGAZZO: Ma no, no... cosa mi fa dire?
FIGLIA: Attento! Sta attento!
RAGAZZO: Ma attento a che?
PADRE: Gi, attento a che?
FIGLIA: Lo sai a che.
PADRE: No, spiegacelo.
FIGLIA: Quando parli cos... lo sai, lo sai.
PADRE: Che ricordi hai di me che parlo cos?
FIGLIA: Ne ho.
PADRE: Quali? Quando?
FIGLIA: Di te che ragioni cos: ne ho.
PADRE: Che memoria!
FIGLIA: Non c bisogno di una gran memoria.
PADRE: E allora racconta al tuo amico.
FIGLIA: Pap, non ci provare.
PADRE: Gi dice di pensare di me le cose pi atroci.
RAGAZZO: Ma non vero, me lo fa dire lei!
FIGLIA: Sono tornata per parlare daltro.
PADRE: Banalit. Sei tornata, questo tutto.
FIGLIA: Non un tutto e non un poco. E solo un fatto. Quello che speravo era di usarlo nel migliore dei modi.
PADRE: Io, magari, lo sto facendo.
FIGLIA: Non mi sembra.
PADRE: A me s. E che ne sai tu se per me s?
FIGLIA: E se il tuo s per me uno sputo in faccia, eh? Prova a pensarci.
PADRE: (Allunga la mano e la stringe alla nuca) E se a me quello che basta questo? Che sia pure per lultima volta, ma se a me non basta che questo? E potrebbe, sai perch? Perch non contavo nemmeno pi su una sola, ultima volta! Ma tu me lhai data e io me la prendo.(Ritrae la mano. Parla con tono pi quieto) Poi cosa vuoi? Stavo parlando daltro. (Accennando al ragazzo) Affari nostri, va bene? (A Francesco) E tu!... Qui s che dovevi dire insomma. Non mi guardare strano, dico davvero.
RAGAZZO: Cio?
PADRE: Ma, Domineddio, qualcuno brutalizza la tua bella e tu cosa fai? Taci? Ti rannicchi? Ti fai piccolo piccolo? No, cos non va. Devi intervenire. Battere i pugni sul tavolo, e alzarti s tuonando la tua esclamazione prediletta. (Esegue con buffonesco vigore e grida) Insomma!! - (Tornando a sedere calmissimo) Cos si fa. O no?
RAGAZZO: Mi dispiace, ma non mi sarei mai azzardato. Anche se ricominciasse adesso.
PADRE: Perch sono suo padre?
RAGAZZO: Direi di s. Credo.
PADRE: Bravo. Molta dignit in un concetto piatto. E se la schiaffeggiassi? (Silenzio) S, rispondi.
RAGAZZO: Non lo so.
FIGLIA: (Al padre) Fallo, cos vediamo.
PADRE: O Santo Cielo, Giovanna, ma io sto scherzando. Perdono perdono. Sono un vecchio solitario, e perci, come fu detto, maligno suo magrado. (A lui) Ma poi tanto antipatico? Sinceramente: tanto antipatico?
RAGAZZO: Nemmeno un po. Figurarsi!
(Il Padre stacca gli assegni e li spinge al centro della tavola. Mette via il libretto. Riprende a mangiare.)
PADRE: Sono sproporzionato. Questo il mio difetto. (E mangia)
(Anche la Figlia e il Ragazzo, con gesti lenti, riprendono a tirar s delle cucchiaiate. Ma Francesco si capisce che sta pensando ad altro. Il suo sguardo fisso su quei cinque foglietti lasciati l, proprio davanti a lui. Infine, con imbarazzo, si decide a rompere il silenzio.)
RAGAZZO: Scusi, ma... quei soldi, l, cosa ci fanno?
PADRE: Per giocare, appunto. Sempre che ti vada.
FIGLIA: Fa il piacere: strappali.
PADRE: Nientaffatto. Mandava e mi va. Se pure a lui va...
FIGLIA: Non gli va per niente.
PADRE: (A lui) Ti va? - Ma devi accettare a scatola chiusa. Se dici s poi si gioca comunque.
RAGAZZO: Ma a cosa?
PADRE: Tu d s e lo saprai. Ti va?
(Un silenzio.)
RAGAZZO: Beh... s.
PADRE: (Alla Figlia) E tu non mangi? Noi abbiamo gi finito. (A lui) Allora?
RAGAZZO: Ho detto s.
PADRE: Perfetto. Sono tuoi. -
S, tuoi, tuoi. Una bella cifra. Te li potrai portare via. Tutti e cinque. Ma
dopo. Ora restano l, e a ogni insomma che ti lasci sfuggire me ne ridai uno.
Onesto da parte mia, non ti faccio rischiare nulla. Anzi, puoi solo vincere.
RAGAZZO: E se poi finisce che li finisco?
PADRE: Tempo al tempo, per adesso gioca. Mica son pochi. Cos metto anche alla prova le tue capacit di amministratore. Pensa: come niente puoi portarmi via un capitale. E per di pi impari a parlare. Manie di vecchio educatore. Ti garba?
RAGAZZO: (Guardando con una certa cupidigia gli assegni e facendo dei calcoli mentali) S. S, ci sto.
PADRE: Si comincia?
RAGAZZO: Occhi.
PADRE: Oh, per chiacchiera. Non fare che adesso te ne stai zitto. Sarebbe come barare.
RAGAZZO: No no, chiacchiero chiacchiero. Magari che, insomma, adesso cos non che mi venga niente di particolare da... (Il Padre, silenziosamente, gli sfila via di sotto il naso un assegno) Perch?
PADRE: Magari che, insomma, adesso cos non ... (Accende un fiammigero, brucia lassegno) Continua, stavi dicendo?
RAGAZZO: (Leggermente traumatizzato) Niente, niente... appunto che non avevo niente di particolarmente interessante... s, ecco... da dire.
(La Figlia, che da alcuni secondi appariva misteriosamente attratta dalla sua pietanza, con gesto improvviso e quasi inconsulto tira s il piatto con le mani e trangugia dal bordo il liquido che restava. Poi fissa il fondo del piatto e ha un singulto dorrore.)
PADRE: Giovanna, che c?
FIGLIA: Perch lhai fatto?... Come hai potuto farlo? Come hai potuto volerlo? Sei un mostro, pap, sei un mostro! (Si alza. Va in un angolo col volto tra le mani)
RAGAZZO: (Al Ragazzo) Tu la capisci, figlio? Mi insulta e piange indovina perch? Per un pensiero gentile. Tutto ci che concerne questi piatti ha origine in un pensiero gentile.
FIGLIA: Allora vuoi che me ne vada! Ma perch cacciarmi cos? Dimmelo! Dimmi vattene! Abbi il coraggio! No: dalla tua bocca solo insulti!
PADRE: Dalla tua, non dalla mia. E stavo spiegando al nostro amico...
FIGLIA: Ma magari insulti! Magari! Non mi farebbero diventare pazza e almeno mi sarebbe facile dirtelo in faccia credendoci sino in fondo: sei quello che eri, addio! - Una buona volta dammela questa convinzione che non mi sono mai sbagliata: che tu sei fino in fondo come mi sei apparso allora, anni fa, cacciandomi di casa. Ti scongiuro, dammela!
PADRE: Non tho mai scacciata, il Cielo m testimone.
FIGLIA: (Andandogli addosso) Pap, non te lo scordare: ci sono cose nella nostra vita, dure come pietre, che ero tornata capace di tenermi dentro ma che, se tu mi costringi, io ti posso ributtare sul tavolo, tutte, o addosso se vuoi! E quella sarebbe, davvero, lultima scena della nostra vita. Perch hai messo questi piatti? Perch?
PADRE: Te lo giuro: per farti piacere. Pensavo potessero. In compenso di una mediocre zuppa. Io so accontentarmi della cucina di Fangio, ma con degli ospiti non posso non sentirmi un poco in colpa.
FIGLIA: Tho chiesto perch!
RAGAZZO: Giovanna, per cortesia... ti prego, non fare cos. Non che non mi rendessi conto di potermi trovare in una situazione... ecco, di imbarazzo, ma, di, non sino a questo punto.
(Al Padre) Gi incontrarla, sapendo, immagino, che lei sappia, s, che insomma io e Giovanna avremmo dei progetti e non da poco che io e lei, ecco... (Il padre, come prima, prende un assegno e lo brucia. Il Ragazzo assiste nuovamente impotente alla scena. Deglutisce e riprende a parlare) S, abbiamo questi progetti... dal momento che, appunto, abbiamo avuto la fortuna, se mi consente, di incontrarci in un modo, e di trovarci in un modo, che mica spesso capita a due persone. Ma poi non tanto questo. Si tratta, piuttosto, che essere venuto qui in un momento simile... beh, io le dicevo: non so se il caso. Ora, perci, se volete che io s, insomma, che io... (Tace confuso. Il Padre brucia un altro assegno) Lo dico per... rispetto, ecco. Rispetto. E anche per me.
FIGLIA: (Al Ragazzo) Senza di te non sarei qui.
PADRE: (Come sopra) Te ne rimangono due. Attento, ragazzo.
FIGLIA: (C.S.) E anche lui non credere: senza di te non so nemmeno se mi avrebbe voluto.
PADRE: (A lei) Esageri.
La mia volont non ha voce in questo incontro.
RAGAZZO: Comunque insisto. Se volete.
FIGLIA: Usciremo insieme da questa casa.
PADRE: (A lei) Se tu taspettavi pi seriet, io, francamente, pi serenit. Per conto mio ne posso dispensare a piene mani.
RAGAZZO: Ve ne supplico, non vi capisco.
PADRE: Francesco ha ragione. Tu parli per allusioni. Insisti con argomenti e misteri ai quali, immagino, questo bravo giovine non sar stato ancora introdotto.
FIGLIA: Pap!
PADRE: Oh, niente di che. I misteri di qualsiasi catacomba. Ogni famiglia ha la propria. Pure tu, Francesco, avrai esperienza di analoghe oscurit tra le quali gli adepti sanno muoversi con la destrezza di pipistrelli, come in pieno giorno. Ma, cielo, questa la normalit. E tu, povero, sei stato subito precipitato, e senza una buona guida, nei nostri meandri. - Giovanna, avresti dovuto sprecare qualche parola in pi con il nostro gentile ospite prima di portarcelo in casa. (A lui) Io, ad esempio, se mi trovassi a tavola con tuo zio - s, quel simpatico contadino - quandegli dovesse, per un accenno da nulla, risentirsi con la moglie o con te, beh... farei tale e quale la parte del cieco nella vostre, per voi trasparenti, oscurit. Dice che son io ad averti voluto. Ovvio. Giovanna mi fa sapere che ha deciso - e stavolta sul serio: parole sue - di spartire la sua vita con qualcuno... io le dico: vieni. Cogliamo loccasione. Era evidente che lei, chiamandomi, me la passava proprio come unoccasione. Sarei stato davvero di una bella scortesia a risponderle: questo non mi interessa. Se ti va di rivedermi non metterci in mezzo dellaltro. Ti aspetto, ma il resto non minteressa. (Sempre a lui) Dimmi tu se ho ragione o no? Cosa dovevo dirle? Portalo. Portalo senzaltro. Poi, invece, chi che mi si presenta? Una nemica convinta di incontrarsi col nemico. Gi infastidita sin dalla soglia di casa. Dalla mia emozione nel guardarla, nel riscoprirla. Trovando segni di guerra in tutto. In tutto.
FIGLIA: E tu davvero vorresti farmi credere che questi piatti me li hai imbanditi per gentilezza?...
PADRE: Ma coshanno questi piatti? Sono i tuoi. (A lui) Vedi, caro... galli. Copiati da un suo disegno di bambina. Un regalo mio. Fatti per lei. - Guarda, guarda.
RAGAZZO: (Costretto a guardare) In effetti... belli son belli. Per io non posso dire. Pu essere, forse, che sia per qualche altra cosa, ecco.
FIGLIA: (A Francesco) Sai cosa sarebbe qualche altra cosa? Che dovevano essere un regalo di nozze. Ma non lo sono mai stati, perch il signore, qui, la pensava diversamente.
PADRE: Nemmeno per sogno.
FIGLIA: Pap, evitiamo.
PADRE: Sei tu che hai fatto e disfatto.
FIGLIA: Pap, basta!
PADRE: Io mi limitai a dire la
mia.
FIGLIA: Queste le parole che mi hanno fatto scappare allaltro capo del mondo.
PADRE: E anche tu, poi, ti sei convinta che conveniva pensarla diversamente.
FIGLIA: Mhai stritolato lanima e dici che io mi sono convinta! Io!
PADRE: Venisti in lacrime a giurarmelo.
FIGLIA: Regali tuoi: giuramenti e lacrime.
PADRE: Non era forse un idiota?
FIGLIA: Smettila!
PADRE: (A lui) Figurati, gi pi vecchio non so di quanto.
FIGLIA: S, pi vecchio. Ora smettila!
PADRE: Anzi, ci vuol nulla a saperlo.
FIGLIA: Non interessa a nessuno. N a me n a lui.
PADRE: Forse a lui s. Se sinteressa a te.
RAGAZZO: No, non minteressa. Per niente, guardi.
PADRE: Cos? Gelosie
retrospettive?
RAGAZZO: Quel che sia. Preferisco evitare.
PADRE: Meglio sapere contro chi dovrai combattere... se quello, a quanto pare, lo stampo di maschio che le rimasto in cuore.
FIGLIA: Amo Francesco e la mia vita questa.
RAGAZZO: Le garantisco, credo di sapere come debbo comportarmi.
PADRE: Facciamo gli struzzi?
RAGAZZO: Sinceramente: non mi interessa.
PADRE: Se tu fossi stato pi possibilista tavrei creduto.
RAGAZZO: Nel senso?
PADRE: Certe chiusure, spesso, nascondono pericolose brecce.
RAGAZZO: In me?
PADRE: In te, in te.
FIGLIA: (Al Ragazzo) Non starlo a sentire, se vuoi ce ne andiamo.
RAGAZZO: Attento, figliolo: ci che la disgust, nellaltro, fu la vilt. Innanzitutto questo.
RAGAZZO: Eh?
FIGLIA: Di, vieni via.
PADRE: (A lui) Hai capito cos che ho detto? La vilt le fa schifo. Te ne vuoi andare?
FIGLIA: Ce ne vuole di pi per restare. Andiamo.
PADRE: Domani la penser diversamente, e si vergogner di te.
RAGAZZO: Perch?
PADRE: Perch sei scappato dinanzi a suo padre.
FIGLIA: Ma che tinventi?
PADRE: E gi successo, di di no.
RAGAZZO: Ma successo come?
PADRE: Oh, questo tinteressa!
FIGLIA: S, successo. E sono scappata anchio.
PADRE: Difatti sei scappata e ritornata, e ora grondi ancora di vergogna.
FIGLIA: Perch ho anima e cervello. La mia vergogna dovrebbe essere la tua.
PADRE: Ah, lacqua che sale al cielo: gli errori dei figli ricadono sui padri.
FIGLIA: Lhai costruito tu quellerrore. Solo tu.
PADRE: (Al Ragazzo) Che hai deciso? Te ne vuoi andare o no?
RAGAZZO: (Dopo una breve pausa) No.
PADRE: (Sempre a lui, quasi in confidenza) Era stupido e volgare. Capace delle azioni pi infami.
FIGLIA: Sei tu che lhai fatto diventare cos.
PADRE: Non ho di questi poteri.
FIGLIA: Ce li hai, eccome.
PADRE: (Di nuovo a Francesco) Ma a lei piacevano le sue mani. E questo glielo faceva sembrare un buon partito. Solo questo.
RAGAZZO: Come le sue mani?
PADRE: Non te lha mai detto? O forse non la pensa pi cos. Diceva che le mani sono lo specchio del corpo. Bambinate. Le piaceva il suo corpo perch le piacevano le sue mani. Le sue grosse mani, che per me erano lo specchio di tutta la sua miseria e volgarit. Sei cambiata, Giovanna, o t rimasta questa buffa idea?
FIGLIA: Lo dicevo per dire, non centra niente.
PADRE: (A lui) A te le guarda le mani? Te le palpa? Te le stringe?
RAGAZZO: Beh, s. A me sembra che le vanno bene.
PADRE: Fammele vedere. (Il Ragazzo indugia) Che ? Ti vergogni?
RAGAZZO: Insomma, messa cos.
PADRE: (Bruciando il quarto assegno) E quattro.
(Infine il Ragazzo, deciso, stende le mani sul tavolo. Il Padre prima le guarda, poi le sfiora.)
FIGLIA: (Quasi per sfida) Sono belle. Mi piacciono molto.
PADRE: Convinta, s?
FIGLIA: Assolutamente s.
RAGAZZO: (Timidamente) Cio... potrei capire dov... cos che fa vedere la differenza?
PADRE: Questa indagine era
unarte sua. Comunque capisco che tu abbia delle chances . Non sono
punto volgari. Niente affatto aggressive.
Chiare. Tornite. Probabilmente svelte. Un po piccole ma non sotto misura. Mani
per unet adulta. Con cui convivere. (A lei) Vado bene? (A lui) Immagino
che non sfuggano mai al tuo controllo. E qui ti metto in guardia. Lei ama le
forze istintive. Poi le ripudia, ma le vuol conoscere.
FIGLIA: Pap, tu non sai quello che mi successo. Non descrivermi come fossi unimmaginetta che ti tieni nel portafoglio.
RAGAZZO: (Al Padre) Dunque cosa debbo fare?
PADRE: (Riempiendogli il bicchiere) Al momento usale per bere.
RAGAZZO: No, sul serio: che
debbo fare?
PADRE: A che proposito?
RAGAZZO: Lei sa qualcosa.
FIGLIA: (Al Padre) Contento? Ci sei riuscito a rigirartelo come ti pare e piace.
PADRE: Sccch! Vuoi farlo parlare!?
RAGAZZO: Mi dica se vero!
PADRE: Cos che dovrei sapere?
RAGAZZO: Su di me. E su di lei.
FIGLIA: Ma non lo capisci che ti sta prendendo in giro?
RAGAZZO: No, non lo capisco! E comunque sono in grado di vedermela da solo. Si sta parlando. Voglio sentire, posso? Prima sento, poi giudico. Ma voglio sentire!
PADRE: Bravo, lupacchiotto.
FIGLIA: Va bene, sentiamo.
RAGAZZO: (Al Padre) Sa qualcosa o no?
PADRE: Se me lo domandi come a un amico di maggiore esperienza, queste due chiacchiere sarebbe il caso di farle in privato. Vuoi bere o no? (I due bevono)
FIGLIA: E un invito ad andarmene di l? Basta dirlo.
PADRE: Non domandarlo a me. Son due chiacchiere che, se rimane la voglia, si potranno sempre fare in un secondo tempo. (A lui) O ne hai urgenza subito?
RAGAZZO: Allora s che c qualcosa che vuole dirmi!
PADRE: Chiacchiere. Entri in famiglia, ne faremo molte comunque.
RAGAZZO: Giovanna, cos?
FIGLIA: Se ti dicessi niente mi crederesti? Ma va. Figurarsi il peso che possono avere le mie parole contro le sue, di ferro! (Sempre al Ragazzo) Beh... soddisfatto dellincontro? Eri tu che ci tenevi: Dobbiamo. Dobbiamo assolutamente.
RAGAZZO: Non ti saresti data pace se non fossimo venuti.
FIGLIA: Certo, come no. Eccoci qui. Goditelo. - Va bene: tu mi domandi cosa c, e io ti rispondo: niente. Lassoluto niente. Ti basta? Possiamo passare al secondo e parlare daltro?
(Un silenzio.)
PADRE: Mia figlia ha ragione. Io ti offro solo la mia amicizia. Puoi usarla quando vuoi. (A lei) Certo che se tu ragionassi con pi semplicit... Mi fai conoscere il tuo fidanzato, ti ripresenti dopo anni di assenza... qualcosa dovr pure averti spinto. Ora mi fai capire che stato lui a consigliartelo. Questo sgarbato, ma io non voglio crederci. Qualcosa vi sarete prefissi, no, sedendo a questa tavola!... E io, che non posso far altro che ragionare a mia misura, suppongo si tratti della stessa trepidazione di quando mi presentai ai genitori di tua madre. - Mi accetteranno? Non mi accetteranno? - Ebbene, pi che dirvi: siete a un passo dal vostro scopo, che posso fare?... Francesco mi simpatico. Molto simpatico. Perci allegri. (A lei) Tu alteri tutto. Anche per me ci fu il momento del vis--vis . E tua madre davvero non si offese lasciandoci soli. Certo, altri tempi. Ma la sostanza non cambia. (Beve. Poi, a lui) Quando vuoi. Senza fretta. (Beve ancora)
RAGAZZO: Vorrei adesso.
PADRE: Subito?
RAGAZZO: S, subito.
PADRE: Con lei qui?
RAGAZZO: No.
PADRE: Senza?
RAGAZZO: Senza.
PADRE: Suvvia, Giovanna... spiegami tu cosa ti costa, mentre aspettiamo larrosto, andare a rivedere la tua stanzetta o, se preferisci, fare una visitina a Fangio.
FIGLIA: (Alzandosi) Niente mi costa. Per, cos, sar bene che tu sappia subito quello che contavo di dirti con pi calma e meglio. Francesco gi entrato nella nostra famiglia. Ci siamo gi sposati, pap. Perch tu lo sappia. Regolati tu.
PADRE: Meglio. Una formalit di meno. Comunque, grazie per linformazione. Ma la sostanza non cambia lo stesso. (Giovanna si allontana) Giovanna!... Auguri. (Giovanna va) E anche a te, figliolo. Auguri.
RAGAZZO: Io non avrei voluto. Cio, mi capisca, non avrei voluto farlo cos. Ma il fatto che sua figlia mi parlava di questa... rottura che cera stata fra voi, mentre io, invece, ne avrei avuto infinitamente piacere... come dire? di informarla, ecco. Di averla con noi.
PADRE: Bella cerimonia?
RAGAZZO: Insomma. Diciamo semplice.
PADRE: (Bruciando lultimo assegno) In campagna?
(Il Ragazzo assiste al minuscolo fal con evidente scoramento.)
PADRE: In campagna?
RAGAZZO: Eh?
PADRE: In campagna, immagino.
RAGAZZO: Ah, s.
PADRE: Dallo zio?
RAGAZZO: Pi o meno, vicino.
PADRE: E spiegami un po, Francesco: i tuoi come lhanno presa questa mia assenza? Una cosa poco simpatica, suppongo.
RAGAZZO: Oh, i miei... gente cos, un po semplice. A me non hanno detto niente, per, forse...
PADRE: E con chi andata peggio? Con lo zio?
RAGAZZO: Eh, quasi, alla fin fine. Lui cos...
PADRE: Come?
RAGAZZO: Meno semplice, ecco.
PADRE: Meno semplice e pi ricco?
RAGAZZO: Oh, lui s che lo .
PADRE: (Accennando al portacenere colmo) E se venisse a sapere che pessimo amministratore sei stato dei tuoi beni?
RAGAZZO: Dio, non mi ci faccia pensare a tutto quello che ho perso.
PADRE: Fa rabbia, eh!
RAGAZZO: E che non me ne accorgo, accidenti! Soprattutto quando sono un po emozionato.
PADRE: E ora lo sei?
RAGAZZO: In...
PADRE: (Spezzandogli la parola in bocca) Fermo l che ti riscappa!... Sono sportivo, ammettilo. Ora sei a rischio. Allerta. - I tuoi dipendono dallo zio?
RAGAZZO: Beh, questo no.
PADRE: Da te?
RAGAZZO: Non esattamente. Un
po.
PADRE: Dunque dallo zio.
RAGAZZO: Ma sono soldi che mi guadagno da me.
PADRE: Insomma, cinque insomma di meno ti avrebbero fatto comodo.
RAGAZZO: Beh, con quella cifra... a chiunque avrebbero fatto comodo.
PADRE: Anche a me che non li ho persi. (Ride. Pure il ragazzo costretto a ridere) Bevi, bevi.
(Il Padre versa. I due bevono.)
RAGAZZO: Allora me lo dice cosa c?
PADRE: Tu ami tua moglie, vero Francesco?
RAGAZZO: Oh, moltissimo. Moltissimo.
PADRE: E hai tanta paura di perderla, vero?
RAGAZZO: Ma io non penso di doverla perdere.
PADRE: Certo che no. Ma lidea che possa accadere: quella ogni tanto ti viene.
RAGAZZO: Mai come stasera. E un incubo, guardi, un incubo.
PADRE: Sia chiaro: fa conto che io ti parli come se non si trattasse di mia figlia. Da uomo a uomo, daccordo?
RAGAZZO: Daccordo.
PADRE: Tu pensi davvero di potertela permettere? Ne sei certo, s?
RAGAZZO: Giovanna?
PADRE: Tua moglie. Una moglie qualsiasi. Una donna. Una donna per sempre.
RAGAZZO: Perch no? Lavoro, ce la metto tutta.
PADRE: Oh, Francesco Francesco... non sar mai per questo che potrai perderla.
RAGAZZO: E allora?
PADRE: Il corpo di una donna. E gigantesco il corpo di una donna, non lo sai? Gigantesco. Il corpo di una donna per sempre. E il corpo di una donna non solo il corpo. Ma tutta la sua realt. I suoi mille bisogni. Le sue fantasie. - Lei stessa, anche volesse, non potrebbe mai dirtelo a parole. - Voi fate lamore, s? Lavrete gi fatto, naturalmente.
RAGAZZO: Beh...
PADRE: Siete sposati, lavrete gi fatto.
RAGAZZO: S. Un po.
PADRE: Risposta degna delle tue mani. Oh, bada: ottime mani. A me piacciono molto. Per mi dicono una cosa. E non la prendere come una sentenza ma solo come un avvertimento, altrimenti me ne resto zitto e non se ne parla pi.
RAGAZZO: Cosa?
PADRE: Di quella rottura tra noi... tu sai tutto, solo un po o proprio niente?
RAGAZZO: Insomma.
PADRE: Ahi ahi ahi ahi, ci sei cascato. Giuro, non volevo tenderti un tranello.
RAGAZZO: O Madonna, io per non che ho molti soldi con me...
PADRE: Ma ti pare che potrei sottrarre dei soldi a mio genero? Ne va del benessere di mia figlia. Nuove regole. (Tira fuori il libretto degli assegni. Compila una cedola. La stacca e la mostra al ragazzo che rimane con unespressione strabiliata) Non sar per una sistemazione definitiva, ma un po di autonomia, se Dio vuole! Anche per i tuoi, che mi piacerebbe conoscere al pi presto. - La metto qui. Per almeno quel viziaccio te lo voglio togliere. Ora decidi tu. I soldi sono tuoi. O brucio lassegno, o mi dai, che so... a tua scelta: qualcosa di tuo, quello che ti pare. Che facciamo? Brucio?
RAGAZZO: Ma di mio che?
PADRE: Qualcosa che mi puoi dare subito. Via, ragazzo, un gioco. Cinque secondi per decidere o lo brucio.
RAGAZZO: No, no - un attimo! Un attimo!
PADRE: Quattro, tre...
RAGAZZO: Le scarpe! Le scarpe! Vanno bene le scarpe?
PADRE: Perch no? E te ne potrai comprare certo di migliori.
(Il Ragazzo si leva le scarpe e gliele d.)
PADRE: Vogliamo finirlo il nostro discorsetto?
RAGAZZO: S, la prego.
PADRE: Io non dico che tu, con tua moglie, sia in pericolo. Solo che devi stare in guardia. Giovanna si arrabbi con me perch convinta che sia stato io a mandarle a monte quellaltro matrimonio. E vero. Si era scelto uno che come genero, a me, non piaceva proprio per niente. Tanto che poi ha dovuto convincersi anche lei. E proprio il fatto di essersi convinta, misteri del cuore umano, lha fatta scappare via. Assurdo, vero?... Voglio pensare con la mia testa... farmela da me la mia vita, anche dovessi sprofondare allinferno! - Lho offesa convincendola. Dice che sempre stato cos. Beh, quello aveva mani che mi disgustavano, mentre in lei scatenavano la passione. Tu, invece, hai dita pallide e gentili con le quali mi sento di poter andare daccordo. Nientaltro. La vita futura tua, e non posso che augurarti - che augurarvi - buona fortuna. Capisco, comunque, che tu abbia potuto interessarla.
RAGAZZO: Ma mi ama! Non ne ho mai dubitato. Ora non so chi questaltro, o cosaltro, insomma, potesse...
PADRE: Fermo l!... Insomma potesse - che ti giochi?...
RAGAZZO: O Dio mio, non lo so!
PADRE: Le regole sono regole. Uno, due...
RAGAZZO: Le calze, le calze... aspetti, le do le calze!
PADRE: Sei proprio un testone. Possibile che non ti riesca di stare un poco attento?...
(Il Ragazzo si sfila le calze e gliele d. Entra Fangio con un piatto darrosto e lo va a poggiare in mezzo alla tavola.)
PADRE: E con te Giovanna?
FANGIO: S, con me.
PADRE: (Al Ragazzo) Forse vale la pena di farla tornare, tu che dici? Vi siete gi presentati voi due?
FANGIO: S, prima.
PADRE: (A Fangio) Tu non sai la notizia. E il marito della signorina Giovanna, ormai non pi signorina.
FANGIO: Ho sentito.
PADRE: (Dandogli scarpe e calzini) Vuoi portare via queste, per cortesia? Vincite al gioco. E se la fai venire... (Fangio esce) Personaggio molto meno misterioso di quanto non sembri. Un discendente del famoso pilota. Cos dice. Pochi ci credono, ma tanto bastato a trasformare il suo cognome in soprannome. (Una pausa) Eccolo: lui quello dalle mani troppo volgari. Ottimo lavoratore, ma di qui a ritrovarselo dentro casa come parente... - No, il suo ruolo era un altro. Cercava una sistemazione, senonch, cieco come una talpa, sbagliava ad ogni passo. E andato a piatire presso Giovanna facendo la parte di quello che le avrebbe cambiato la vita mentre, in realt, cercava qualcuno che cambiasse la sua. E Giovanna pi che se stessa cosa poteva dargli? Se stessa e ancora se stessa, poi finito. Senzaltro pi confacenti, a lui, erano i panni dellorfano. E come un orfano io lho accolto. - Oh, forse troverai di cattivo gusto... di tu: tinfastidisce?
RAGAZZO: S, ma ormai ci sono.
PADRE: Smetto?
RAGAZZO: Spero, a questo punto, che il peggio sia gi passato.
PADRE: Nessun peggio. Cogli, piuttosto, il senso dei tuoi meriti - Tant... una settimana prima del gran giorno lo prendo da parte e gli dico: come la farai vivere? Come la manterrai? Solo di te? - E cosa saspettava, lui, se non quello che gli ho offerto? Una fonte di sussistenza, un buon lavoro. Lunico che potessi dargli. E lunico che, ancora oggi, pu permettersi di avere. Ma lei no. Sinfuria. Le sembrava di rientrare come una sguattera nella casa dalla quale usciva come una padroncina. E per viaggio di nozze, un bel girotondo nel cortile. (Ride)
RAGAZZO: Ma orribile!
PADRE: Certo! E orribile che lui... abbia detto di s. E che labbia detto in faccia a tua moglie. Ma mio caro, vivere decidere. Lei aveva deciso. Io ho proposto. Lui ha deciso. Dinnanzi a tua moglie che gli urlava come una pazza: Fallo e sparisco, e a me, calmissimo, che gli ripetevo: Sta a te decidere... ha deciso. Eccolo qui. Dal suo punto di vista, uneccellente decisione. Chi potrebbe immaginare una vita pi tranquilla della sua! Dal punto di vista di tua moglie, che lo stesso tuo di adesso, ne convengo che appaia orribile. E Giovanna, sino a stasera, io non lho pi rivista. Grazie per avermela riportata.
(Una lunga pausa. Il Ragazzo si alza, con passi incerti si muove verso la porta della cucina. Tende lorecchio per ascoltare cosa accada di l.)
PADRE: Silenzio?...
RAGAZZO: Perch non torna?
PADRE: Si staranno raccontando un po di cose. Il tempo un gran signore. Poi ora ha te: le riuscir finalmente di guardarlo con quella piet che non ha mai osato avere per lui. - Chiamala, va.
RAGAZZO: Perch non torna? - Giovanna! Giovanna!
PADRE: Non farti venire idee banali.
RAGAZZO: Giovanna, insomma! Abbiamo finito, vuoi venire o no?
PADRE: Che mi dai? Uno, due...
RAGAZZO: Dio mio, non lo so...
PADRE: Tre, quattro...
RAGAZZO: Ma lo bruci, chi se ne frega!
PADRE: Dico cinque? Sicuro... (Accende un fiammifero)
RAGAZZO: Allinferno! (Si leva la maglia e gliela lancia addosso)
PADRE: Non sai perdere, ragazzo.
(Rientra Giovanna con le scarpe di Francesco e lo vede cos come si trova: a piedi scalzi e in maniche di camicia.)
FIGLIA: Beh, come ti sei conciato?
RAGAZZO: E tu che stavi facendo?
FIGLIA: Volete spiegarmelo cosa significa?
RAGAZZO: Ti ho chiesto che stavi facendo.
FIGLIA: (Al Padre) Perch senza scarpe?
PADRE: Stupidaggini. (Servendo nei piatti) Via, che c larrosto.
FIGLIA: Cosa gli hai detto? Cosa gli hai fatto? Perch senza scarpe?
RAGAZZO: Fatti miei perch sono senza scarpe. Frgatene!
FIGLIA: Lo sto chiedendo a lui! (Al Padre) Perch senza scarpe?
PADRE: Giochiamo. Tutto qui.
S, ciascuno al suo posto.
FIGLIA: (Al Ragazzo) Rimettitele! - Hai capito che ti ho detto? Rimettiti subito le scarpe!
PADRE: Sono mie, non pu.
FIGLIA: Tue un accidenti! (Al Ragazzo) Rimettitele!
RAGAZZO: Perch non me lhai detto chi sapevi di ritrovare in questa casa? Perch non me lhai detto?
PADRE: Francesco, mi deludi. Quelli erano discorsi nostri.
FIGLIA: (Al Padre) Grazie, pap. Cera proprio bisogno.
PADRE: (Al Ragazzo) Non sapeva un bel niente. La fai pi maliziosa di quanto non sia.
RAGAZZO: Io? Se stato lei a
dirmelo!...
PADRE: Ma, caro, sono passati cinque anni. Come poteva immaginarsi di trovarlo ancora qui? In verit, un servo tanto fedele era cosa che andava oltre ogni mia aspettativa.
FIGLIA: (Al Ragazzo) Adesso lhai capito con chi ti sei messo a fare i tuoi giochetti?!
PADRE: A sedere, ragazzi, a
sedere.
RAGAZZO: Per, tu, di che storia schifosa si trattasse mica ce lhai avuto il coraggio di dirmelo!
FIGLIA: Non ti azzardare! Schifoso quello che ti ha raccontato lui. E te che lhai ascoltato.
RAGAZZO: E di l, adesso, cosa ci sei andata a fare? Che?
FIGLIA: S, a scoparmelo magari!
PADRE: Buoni, buoni. Vediamo di non trascendere.
RAGAZZO: (Al Padre) E lei lo dica che non me linvento! In tutti i modi ha cercato di farmelo capire.
PADRE: Io? Che?
RAGAZZO: Che non ci avrei la forza, vero? Mentre laltro, invece, s.
PADRE: La forza per che cosa?
RAGAZZO: Di riprendersela quando gli pare. Che pure se si ficca nella merda sino al collo, gli basta di fare cos e se vuole se la riprende.
PADRE: Solo perch tho
chiamato manine pallide? Non esagerare.
FIGLIA: Rimettiti le scarpe, ridicolo.
PADRE: Ma s, fallo. Anche a me pare da scemi scatenare tutto questo putiferio per una bagatella. (Accende un fiammifero)
RAGAZZO: No, non voglio!
PADRE: (Spegnendo) Basta che ti decidi.
RAGAZZO: Niente da decidere. Gi deciso. Non ho paura di nessun gioco. Inutile che mi fate credere che ce lho: non ce lho. Le scarpe non le rivoglio. Sono sue.
PADRE: Definitivo? Possiamo andare avanti?
RAGAZZO: Certo che possiamo.
FIGLIA: (Scagliando con forza le scarpe sulla tavola) Complimenti a tutti e due! Bel guadagno. (Al Ragazzo) Ti piace questo, vero? Ah, come ti piace. Ti fai coprire di fango e sei felice.
RAGAZZO: Giovanna, non farmi passare per cretino perch non lo sono. Nessuno, che non sia completamente scemo, si comporterebbe diversamente da me. Ormai, sia che mi rimetta o no quelle fottutissime scarpe, ci sarebbe, comunque, tanto da sputarmi in faccia quanto da dirmi bravo. E allora insomma preferisco che mi si sputi in faccia e mi si dica bravo venendomene via, per la prima volta nella mia vita, guadagnandoci qualcosa. (Al Padre) No, non faccia il buffone, non si metta a contare! Me ne sono accorto, me ne sono accorto. (Si sbottona la camicia, se la sfila e la lancia sul tavolo) Potessi strapparmi la lingua a morsi!... Ma poi vada come vada: alla peggio mi vedrete in mutande.
(Un silenzio.)
FIGLIA: (Al Ragazzo) Dio mio... davvero pensi di renderti conto?... Francesco, guardami. Davvero pensi di renderti conto? (Francesco tace) Non capisci che, io e te, possiamo difenderci in una maniera sola: decidendo insieme. Rimanendo insieme. Svegliati, amore. E rimaniamo insieme.
RAGAZZO: (In un soffio) S.
FIGLIA: Rivestiti. Per piacere, rivestiti. - Lo fai?
RAGAZZO: (Sedendosi) Magari... mi riesce di non dirlo pi. Se non lo dico pi... beh, sarebbe come se non fosse successo niente. Di, cerca di pensarci. - Ma lhai visto quanti soldi sono? Ci star attento, giuro. Non ci cascher pi.
(Anche la Figlia, costretta al silenzio, torna a sedere.)
PADRE: Bene... vogliamo riprendere a mangiare? (Francesco addenta un primo boccone di carne) Oh, finalmente!
(I tre mangiano. Il padre riempie i bicchieri di ciascuno ma a bere solo lui. Infine ricomincia a parlare.)
PADRE: Mi fa piacere, Giovanna, scoprire che tuo marito sia un uomo molto responsabile. (Mangia) Molto coscienzioso. - Poi, liberandolo da quel suo tic, vedrai che te lo restituir migliore. Eh, lho capito il suo trucco. (Tace. Mangia. Francesco, nuovamente interessato, ha alzato gli occhi a guardarlo) Quellodiosa appoggiatura fa affiorare tutto ci che, in lui, vi di incerto, timido, debole. (Facendogli il verso) Perch io, insomma... ecco, insomma... - Quando stringe i pugni, invece, pi difficile che ci caschi. E io lo sto un po costringendo a stringere i pugni. Adesso tu lo hai rimesso in crisi e lui, giustamente, avverte il pericolo e tace. Bravo, Francesco: stai imparando a conoscerti.
RAGAZZO: Potrei benissimo.
PADRE: Prego? Pi forte.
RAGAZZO: Potrei benissimo.
PADRE: Cosa?
RAGAZZO: Parlare.
PADRE: Sar.
RAGAZZO: Che non ho niente da dire.
PADRE: S, non dubito.
RAGAZZO: Se non ci crede, me lo dia lei un argomento. Avanti! Dica. Le interesser sapere qualcosa di me, immagino.
FIGLIA: Per questo non preoccuparti, gli stai gi facendo capire moltissimo.
PADRE: (A lui, accennando a Giovanna) Guardala che comincia a fare il tifo.
RAGAZZO: Che vuole sapere?
PADRE: Patate? Un po di salsa?...
RAGAZZO: Vuole che le parli di mio zio? Del mio lavoro? Di che?
PADRE: Hai idee politiche?
RAGAZZO: (Quasi sfacciato) Anarchico.
PADRE: Ges, ancora ne esistono?
RAGAZZO: Io s.
PADRE: Ma unespressione vetusta. Come dire: servo della gleba. Concreta se vetusta, astratta se riferita al presente.
RAGAZZO: Beh, io la vedo cos.
PADRE: Non fare il laconico. Cos come?
RAGAZZO: N partiti, n niente. Le vere idee sono destinate a mutare continuamente.
PADRE: Viva la libert! - Altre patate?
RAGAZZO: Ogni ideologia grida viva la libert. Io non ho bisogno di gridarlo.
PADRE: Del pane?... Ancora salsa?
RAGAZZO: Eh?
PADRE: Parla, parla. Ti sto ascoltando.
RAGAZZO: Niente, quel che ho detto. Le opinioni sono menzogne, e se la mia volont di non averne le sembra unopinione... va benissimo, questo esattamente quello che io intendo parlando di anarchia.
(La Figlia, sino a questo punto rigida e taciturna, ha uno scatto repentino: si lancia sul tavolo per impossessarsi dellassegno. Fa volare bicchieri e bottiglie: non le riesce di afferrarlo al primo slancio. Francesco, che forse era gi in allarme avendo intuito le intenzioni di lei, la blocca alla vita trascinandola indietro. Giovanna d un altro colpo di reni. Raggiunge lassegno e lo stringe in pugno. Francesco le serra il polso della mano destra spingendole laltro, con forza, dietro la schiena.)
FIGLIA: Lasciami! Lasciami!
RAGAZZO: Che vuoi fare, disgraziata! Sei impazzita?
FIGLIA: (Lottando) Vuoi lasciarmi, stronzo!
RAGAZZO: (Facendole picchiare ripetutamente il pugno con lassegno contro il tavolo per obbligarla ad aprire le dita) Lascialo gi! Lascialo gi!
FIGLIA: Mi fai male, figlio di puttana! Mi fai male!
(E riesce a ficcarsi lassegno in bocca. Francesco lafferra al volto impedendole di lacerare la carta. Le scuote la faccia. Lei geme.)
RAGAZZO: Sputalo! Sputalo!
(Lui tira per un angolo la cedola. Lei serra le mandibole e la carta si strappa. Il ragazzo, sconfitto, si ritrae crollando di nuovo affranto sulla sedia. Ha un pezzo dellassegno, ormai distrutto, tra le mani. Giovanna respira a fatica stesa sulla tavola.)
RAGAZZO: Stupida... che bisogno cera?... stupida...
(Giovanna si trascina, sofferente, gi dal tavolo. Anche lei si siede. Sputa in terra il resto dellassegno.)
FIGLIA: Tutta la vita dovrai
passare a dirmi grazie. Tutta la vita.
(Un lunghissimo silenzio. Il padre, sul cui volto scompare lo sguardo atterrito col quale ha assistito alla scena, rimette a posto, per quanto possibile, la tavola.)
PADRE: (A lui) Non mi
piaciuto quello che hai fatto. Per un attimo avrei voluto ammazzarti. E se
fosse durato solo poco di pi... - non voglio bestie nella mia casa. Tu non la
tratti cos mia figlia. Non ci riprovare.
(Francesco fa lentamente di no col capo)
Mai pi, vero?
RAGAZZO: Perdonatemi... non lo sopporto... non ci riesco.
PADRE: Mi rendo conto. In fondo, non colpa tua. (A lei) Mi credi perfido? Come ti sbagli! E quando ti viene in mente questo pensiero, tu ricordati solo che tua madre morta cadendo dalle scale. Per la mantovana di una tenda.- Le vere malizie sono nellalto dei cieli, altro che in noi. (A lui) Mi pare ingiusto che tu perda la tua roba per niente. (Tira fuori il libretto degli assegni. Ne compila ancora uno sotto gli occhi agghiacciati dei due. Lo stacca e lo depone sul tavolo) Dal punto in cui eravamo.
(Si versa da bere. Beve)
RAGAZZO: Rinuncio.
PADRE: Ma di!
RAGAZZO: S, rinuncio.
PADRE: Fai una cosa: quello che ti proponevi tu. Quando sar il momento deciderai.
RAGAZZO: Le ho detto che rinuncio.
PADRE: S, s, ho capito. E questo mi sembra gi un bel passo. Nessuno te lo negher. Hai detto le parole che lei voleva sentire. Probabilmente lavrai fatta contenta. Me ne faccio carico io: non lo levo. - Capito, Giovanna? Lui non centra. Sono io. Il tuo terribile pap. S col morale. Bevete. (Beve)
FIGLIA: Fammi vivere la mia vita, te ne scongiuro.
PADRE: Perch? Coshai fatto in tutti questi anni? Quale vita hai vissuto? La vita di chi?
FIGLIA: Vuoi che te lo dica? Una vita di merda. Una vita condizionata. Di notte e di giorno, in ogni respiro. Dal primo allultimo. Sempre quella, in-so-mma, che hai voluto tu.
PADRE: (A lui) Dillo tu insomma: una volta per tutte. Cos me lo fai bruciare e chiuso. - Andiamo, dillo.
RAGAZZO: Per me gi glielho detto che rinuncio.
PADRE: Un po di stile.
RAGAZZO: Per piacere.
PADRE: Cosa ti costa?
RAGAZZO: Mi d fastidio. Non mi va di fare tutto quello che pare a lei.
PADRE: Dunque, abbiamo zanne. Sono il primo a congratularmi. - Volete frutta? (A lui) Tu?
RAGAZZO: No.
PADRE: (A lei) E tu? (La ragazza fa di no col capo) Fangio!... Puoi portare la bottiglia. E i bicchieri!
RAGAZZO: Glielo chiedo per cortesia, non lo faccia venire.
PADRE: Motivo?
RAGAZZO: Non mi va di vederlo. Voglio andarmene.
PADRE: Nientaffatto. Credi di avere solo dei diritti? Hai anche degli obblighi. E se hai voluto che Giovanna tornasse per rispetto a me, devi anche rispettare ci che rispetto io. E Fangio, oramai, io lo rispetto pi di ogni altra persona al mondo.
RAGAZZO: Ma se cinque minuti fa lha chiamato volgare, miserabile, e Dio sa che altro!...
PADRE: Cinque minuti fa riferivo i miei giudizi di cinque anni fa. Ma se oggi Fangio venisse a chiedermi di sposare mia figlia, non dico Giovanna: una qualunque mia possibile figlia, mi sentirei onorato di dargliela in sposa. Perci adesso voglio che brindi con noi.
RAGAZZO: Sputava facendo il suo nome!
PADRE: E se un malaugurato giorno, nella vita non si pu sapere, anche lei dovesse scegliersi un altro... voglia il cielo che sia di nuovo lui.
RAGAZZO: Ma cosha contro di me? Cosa le ho fatto, per Dio!
PADRE: E abbassa la voce! Non te lo permetto.
FIGLIA: Francesco, non lascoltare. Stai zitto. Fallo parlare e stai zitto. E questione di pochi minuti. Facciamoli passare.
RAGAZZO: (A lei) O tu lo sai perch dice cosi? Un motivo ci sar. Lo sai!
(Entra Fangio con un vassoio sul quale stanno una bottiglia di champagne e tre bicchieri.)
PADRE: (Al Ragazzo) Non toffendere, ma questa una donna che tu puoi perdere. E non per una mia maledizione, ma nel corso della vita. (A Fangio) Va a prendere un altro calice, ti vogliamo con noi. (Fangio riesce. Il Padre si rivolge nuovamente al Ragazzo) Perdonami se tengo pi a lei che a te, ma, da padre, sono convinto che lui, s, sarebbe uno che ormai non la perderebbe pi. Tuttavia ti lascio alle tue sfide con mille auguri di successo.
RAGAZZO: Io non me ne andr di qui senza averle portato via qualcosa. Potessi morire, piuttosto!
FIGLIA: Stai zitto. Per carit, stai zitto.
RAGAZZO: E quello che mi porter via non lavr vinto n ricevuto in regalo. Ma me lo sar guadagnato.
PADRE: Se speri di dimostrarmi chiss cosa tinformo che non riesci a dimostrarmi un bel nulla. (A lei) A te s?
(Rientra Fangio con un quarto bicchiere.)
RAGAZZO: E con lui, io...
PADRE: Cosa con lui?
FANGIO: Dice a me?
RAGAZZO: Non mi ci costringa.
PADRE: S, Fangio: ce lha con te.
RAGAZZO: Non ce lho affatto con lui.
PADRE: Allora cos che volevi dire? Forse ho capito male.
RAGAZZO: Che questo brindisi mi sembra del tutto fuori luogo.
FIGLIA: Ti costa tanto? Statti zitto, bevi e ce ne andiamo.
PADRE: Capiscilo, figlia: non vuole fare il vigliacco davanti ai tuoi occhi.
RAGAZZO: Non voglio perch non lo sono.
PADRE: (Al Ragazzo) Lo accetti un mio consiglio?
Spassionato. (Silenzio) Chiedilo a lei se preferisce che resti oppure no.
FANGIO: Signore, mi scusi... davvero non vale la pena; posso benissimo restarmene di l. Non mi va di fare il burattino negli affari vostri. Un augurio lo esprimo di tutto cuore, ma se mi dite di restare per ridere di me...
PADRE: Stiamo ridendo, Fangio?
RAGAZZO: (Alla Figlia) Tu vuoi che resti?
PADRE: (A Fangio) Se Giovanna a chiedertelo non penserai di essere preso in giro - Versa da bere intanto.
(Fangio comincia a riempire i calici.)
RAGAZZO: Vuoi che resti?
FIGLIA: Non lo so.
RAGAZZO: Insomma, lo vuoi.
PADRE: (Prendendo la bottiglia dalle mani del servo) Aspetta, solo tre. (Porge la bottiglia a Giovanna che costretta a prenderla) Fai tu. - Fangio... il tuo bicchiere. - O non ti va di scoprire se colei che hai tanto amato prova ancora un briciolo daffetto per te?
FIGLIA: (A Fangio) Ti farebbe piacere?
FANGIO: Mi basta pensare... che lo vorresti.
RAGAZZO: Giovanna... Te ne rendi conto, vero?... Fallo andar via, ti supplico!
PADRE: Ehil, giovanotto! Hai niente da dirmi, tu?
RAGAZZO: Eh?
PADRE: Prima hai detto insomma.
RAGAZZO: Non vero, quando?
PADRE: Prima, a lei. Non facciamo gli imbroglioncelli.
RAGAZZO: Non vero che lho detto!
PADRE: (A lei) Tu te ne sei accorta che lha detto, di la verit.
FIGLIA: S, lha detto.
PADRE: (Al Ragazzo) Allora? Che mi dai?
FANGIO: Gi, lascia quella bottiglia.Se avevamo qualcosa da dirci gi ce lo siamo detto prima. Va bene lo stesso.
(Giovanna guarda Fangio. Poi Francesco che la fissa. Il Padre comincia a battere, come contando, dei colpi sul tavolo. Infine, allestremo dellemozione, e prima di un quinto colpo che tarda ad arrivare, Francesco si slaccia i pantaloni e se li sfila. Ancora una pausa. Giovanna, con un gesto lento del polso, inclina la bottiglia e riempie il calice di Fangio.)
PADRE: (Alzando il bicchiere e staccando le parole luna dallaltra) Nella vita decidere tutto. (Si alza. Accosta il bicchiere a quello della Figlia. Li fa tinnire. Poi a quello di Fangio. Quindi, sporgendosi verso il Ragazzo, chiama anche lui al brindisi) Ignobile o coraggioso?... Ai posteri lardua sentenza. Freddo?...
(IL giovane lo fronteggia. E scosso da brividi. Alza il bicchiere di champagne. Poi, con un gesto improvviso, lo frantuma contro quello del Padre e, con un ringhio di bestia ferita, urla fortissimo: INSOMMA! - Salta sul tavolo ripetendo, ossesso, questa parola infinite volte.)
RAGAZZO: (Al Padre) E cosa vuoi da me adesso? Cosa vuoi? Vuoi che ti do le mutande, il culo, cosa? Lanima, porco! Cosa vuoi? No, te lo dico io cos che vuoi tu! Dillo! In faccia a tua figlia: voglio lei! Voglio lei!
PADRE: Puoi darmi solo ci che tuo. E non ti obbligo nemmeno a darmelo.
(Prende lassegno.)
(Il Ragazzo gli si lancia addosso, i due franano a terra.)
RAGAZZO: E mia! E mia! E mia! Giovanna mia! E mia! E mia! Lo capisci che mia!? Lo capisci che mia!?
(Fangio si precipita sui due. Afferra Francesco alle spalle per strapparlo dal Padre. Il Ragazzo ha uno scarto felino. Prende dal tavolo la bottiglia di champagne, ancora mezza piena, e, tenendola per il collo, assesta un colpo tremendo sul ventre di Fangio che si accascia rantolante in terra.
Giovanna, con un grido, si lancia verso di lui.)
RAGAZZO: E non lo toccare! Non ci provare, hai capito!
PADRE: Eccola di chi , bastardo! Volevi saperlo? Di uomini come lui. Tu non vali nemmeno la bava del suo sputo!
(Il Ragazzo, menando un secondo e tremendo colpo, lo risbatte in terra. E, sempre con una sveltezza su cui forse nemmeno pensava di poter contare, prende i suoi calzoni e, urlando, stringe in un abnorme legaccio le braccia del Padre incapace di difendersi.)
RAGAZZO: Ripetilo che non mia! Te lo voglio sentir dire mille volte, un milione!... Ci devi lasciare il fiato a vomitare la tua rabbia! Vuoi vederlo di chi ? Vuoi vederlo?
(Afferra per un braccio Giovanna che si teneva stretta a Fangio. La getta sul tavolo e, confusamente, tenta di strapparle i vestiti di dosso. Lei strilla, chiama aiuto, piange. I movimenti del Ragazzo sono tanto pi mostruosi quanto pi goffi nella loro brutalit. Si capisce che larte del violentatore non gli consueta, ma ormai ha perso ogni senno.
Infine Giovanna, smanacciando disperata sul tavolo, impugna una forchetta e gliela conficca in una spalla. Francesco ha un gemito, rotola su un fianco e poi gi in terra tamponandosi la ferita. La ragazza, con infinita lentezza, quasi con dolente cautela, scende a poggiare i piedi sul pavimento. Si rialza. Trema per lo spavento. Muove alcuni passi tra quei corpi di maschi abbattuti. Si china presso suo padre e gli libera le braccia. Va a quella che stata la sua sedia nel corso della cena. Si siede. Guarda nel vuoto innanzi a s.)
FIGLIA: Era una balla, pap. Non vero che siamo sposati. Era una balla. Per difendermi. Per difenderlo. Glielho chiesto io. - Diciamogli cos e lui non avr il coraggio... Non avr il coraggio. - E ora non me ne importa. Te lho detto perch cos doveva essere. E cos sar. No, non era una balla. Ci sposeremo. Mi hai convinto: il mondo indegno di me, ma io non conosco nientaltro - e voglio quello che c. - S, me lo sposo. (Al Ragazzo) Se tu vuoi ancora, a me non importa niente. Fangio cera. C stato durante - e a te cosa importa di sapere a chi penser addormentandomi, svegliandomi? E magari, un giorno, un istante prima di morire. A chi penser. - Non cambia niente. Niente. (Prende lassegno. Accende un fiammifero. Lo brucia.)
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