La cipolla

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LA CIPOLLA

LA CIPOLLA

Commedia in due tempi

di ALDO NICOLAJ

                                   

PERSONAGGI

PIERO

GIULIA sua moglie

LISA loro figlia

NANDO loro figlio

ORESTE

BIANCA

MIMMO

LUCIA

L’azione si svolge in una grande città, oggi.

Commedia formattata da

PRIMO TEMPO

 (È mattino, la scena è immersa nell'oscurità; poi, poco a poco entra la luce dalla finestra. Piero è a letto, si sta svegliando. La stanza è molto in disor­dine. Su di un tavolo i resti della cena; appoggiati alle sedie e alle poltrone, asciugamani, cravatte ed altri indumenti. Su di un piccolo tavolo che fa da comodino, una sveglia e una macchinetta elettrica per il caffè).

Piero                              - (si stira e sbadiglia, disteso nel suo letto. E' un uomo sui 45 anni, piacevole, raffinato. Si alza a malincuore e, sempre sbadigliando, va ad aprire la finestra. La scena si rischiara. Guarda fuori) Nuvolo! (Mette una mano fuori) E piove. (Ha un brivido e va a sedere sul letto appoggiando la schiena al muro ed avvoltolandosi nella coperta) Che tempo! Bella primavera, quest'anno. (Accen­de una sigaretta. Guarda l'ora) Le undici, di già! Ma per quello che ho da fare... (Sente freddo, si alza, cerca una pantofola, che è andata a finire sotto il letto. Torna a guardare fuori) Accidenti, che acqua! (Inizia gualche movimento di ginna­stica, poi subito s'interrompe. Dà uno sguardo alla sua pancia, alza le spalle. Uno sguardo ancora alla finestra e viene avanti verso il pubblico) Certo.... oggi sarebbe la giornata ideale. La giornata clas­sica. La giornata fatta apposta per suicidarsi. Per togliersi la vita non si può sperare di meglio. E chissà che, oggi, non sia proprio la giornata buo­na. Non è che questa idea mi sia venuta all'im­provviso. Macché! Sono mesi che ci penso, mesi che vivo qui, isolato, proprio per suicidarmi. Per­ché non l'ho ancora attuato il mio proposito? Perché un suicidio è una cosa seria. Non ci si può ammazzare così, come sì accende una sigaretta. È un gesto per cui occorre una lunga e meditata riflessione. Ammazzarsi durante una crisi di dispe­razione... nella violenza di una passione... spinti da una qualsiasi carica emotiva... non ha senso. Diventa un suicidio senza valore. Non un suicidio serio, ma una follia ingiustificata. Un suicidio, in­vece, va pensato... considerato con serietà, tanto da poter arrivare a consumarlo freddamente. Se­renamente. In piena coscienza. Allora sì che il ge­sto acquista valore. Diventa un atto di ribellione grave, importante. Una vera e propria rivolta con­tro la società. Perciò io mi preparo a questo passo estremo con tanta rigorosa severità... che sono quattro mesi che rimando. Rimando, ma non desisto. Anzi... ci penso sempre più. Mentre continuo a staccarmi da tutto e da tutti. Per po­ter essere libero, senza emozioni, sereno. Ecco, come ci si deve preparare a un suicidio. (Torna accanto al letto e accende la macchinetta del caf­fè. Poi, al pubblico) Perché continuo a rimanda­re? Per mille e un motivo. E, poi, diciamocelo pure, che fretta ho? Ci sono giorni in cui mi pare di non sentirmi ancora abbastanza staccato... Al­tri giorni, invece, mi sveglio euforico... allegro... con appetito... (Quasi in confidenza) Qui, all'an­golo, c'è un ristorantino dove si mangia da dio... E dopo un buon pranzetto... un cognachino... una sigaretta... la siesta... Lo stato euforico aumenta e chi ci pensa più a morire? Rimando. Non de­sisto. La settimana scorsa, per esempio, m'è ca­pitato di restare senza dentifricio. Distrattamente ho comprato un dentifricio tubo grande. La mat­tina dopo, ero deciso a farla finita, decisissimo... ebbene, a farmi cambiare idea è bastato vedermi davanti agli occhi quel tubo di dentifricio. M'è parso stupido lasciarlo lì, tutt'intero, nuovo, nuo­vo... (La macchina del caffè soffia forte. La spe­gne e si versa il caffè). A volte basta un niente a farmi cambiare idea. (Sente il profumo del caf­fè) Anche soltanto il profumo del caffè fa venir voglia di tirare avanti un'altra giornata. (Beve lentamente il caffè) Ma non sono io che voglio vivere... È la bestia. La bestia che è in me. Per­ché la bestia è abituata bene. Ama la buona ta­vola, la bestia, le belle donne, le passeggiate al sole... E io concedo alla bestia, sissignore. Riman­do, non desisto. (Posa la tazzina) Forse è un er­rore, perché a cosa mai mi serve tirare avanti? La mia è una vita inutile. Fa comodo agli altri, ma a me, no. Nel modo più assoluto. Eh, quanto ci ho riflettuto... L'ho sfogliata e risfogliata la mia vita, come una cipolla. Foglie, nient'altro che foglie. Che ti fanno bruciare gli occhi e basta. In fondo... niente. Eppure non è nemmeno che io sia l'ultimo imbecille di questo mondo. (Pre­sentandosi) Piero Della Pineda, 46 anni, ammo­gliato, di professione impresario teatrale. Ho un teatro mio. No, non è per la crisi del teatro che io voglio uccidermi. Ci mancherebbe altro. Quan­do si ha una buona organizzazione... un'organiz­zazione seria... la crisi del teatro non esiste. So­no ben altri i motivi della mia delusione. Ma per­ché poi ho dovuto scoprire così, tutt'a un tratto che l'ingranaggio della mia vita era sbagliato? Stavo così bene, prima. Ero soddisfatto... felice... Io sono un uomo senza pretese, un uomo nor­male. Normale in tutto. Psichicamente, intellet­tualmente, sessualmente. Ho una famiglia... un'a­mante... degli amici. Mia moglie si chiama Giulia.

Giulia                            - (entra in scena, piacente, sui 40 anni, in­dossa una vestaglia elegante).

Piero                              - (al pubblico) Come vedete è una bella donna, simpatica, elegante...

Giulia                            - Buongiorno, Piero... Mi sono appena al­zata e già mi sento stanca. E non immagini che giornata sarà oggi la mia...

Piero                              - (al pubblico) Ogni mattina queste sono le prime parole dì mia moglie... (Va a versarsi un'altra tazza di caffè).

Giulia                            - Che fai? Ancora caffè? non esagerare. Devi controllarti. Alla tua età...

Piero                              - Alla mia età? Ho quarantasei anni...

Giulia                            - L'età più pericolosa per gli infarti. (Pie­ro fa le corna) Dovresti osservare una dieta come faccio io. (Siede) Eliminare i grassi... i farinacei... niente zuccheri... Non bere durante i pasti... Far ginnastica... Sei ancora ingrassato. È così spiace­vole un uomo con la pancia... (Piero si guarda il ventre, seccato).

Lisa                               - (sui 16 anni, graziosa, in pantaloni e cami­cetta, entra saltellando e facendo movimenti di ginnastica) Ciao, papà. Sai cosa ho sognato? D'avere battuto il record dei 100 metri sul dorso.

Piero                              - (al pubblico) Mia figlia Lisa. Una spor­tiva. Frequenta le palestre... s'innamora degli atleti...

Lisa                               - Sai, papalino, che ho bisogno di una rac­chetta nuova? Devo giocare con Silvani... Lo co­nosci Silvani? No? Ma in che mondo vivi? Lo han­no scelto per la Nazionale, figurati... Un fusto! Ha un fisico da grande atleta... Delle spalle... così! (Va a sedere in fondo alla scena con la madre).

Nando                           - (sui 18 anni, occhiali, aria saputa, ha in mano una rivista) Salve, papà. Leggi un po' qui. (Gli mette una rivista sotto il naso).

Piero                              - Dove?

Nando                           - Qui. Riporta i dati più recenti di una statistica americana. Pare, ormai, provato che l'in­telligenza di un popolo è direttamente proporzio­nale al consumo che fa del grano duro ed inver­samente proporzionale al consumo degli altri ce­reali in genere. Non ti pare appassionante?

Piero                              - No. (Al pubblico, avvilito) Nando, mio figlio.

Nando                           - (uno sguardo di disprezzo e va a salutare la madre e Lisa).

Oreste                           - (sui 50 anni, allegro, mondano) Come? Ancora, in vestaglia, Piero? Ma che fai? Passi le giornate a letto?

Piero                              - (al pubblico) Oreste, il mio migliore amico.

Oreste                           - Io sono in piedi dalle sette. Sai che oggi avrei dovuto incassare... Invece, niente. Per­ciò devo rivolgermi a te. Mi farai il sacrosanto piacere di foraggiarmi anche per oggi. Ho invi­tato a colazione, in un locale molto chic, Luisa. Ah, ma tu non la conosci, Luisa... Alta un metro e mezzo, occhi e capelli neri, un nasino che nean­che si vede, un'orientale! Un amore! Sbrigati, ve­stiti e usciamo insieme; strada facendo ti rac­conto tutto. Esci in macchina? Benissimo. Io so­no a piedi. Perciò ti accompagno in ufficio con la tua macchina, poi me la prendo io. Tanto a te non serve. Caso mai... prenderai un taxi. (Va a salutare gli altri).

Lucia                             - (sui 40 anni: tailleur e occhiali) Buon­giorno dottore.

Piero                              - (al pubblico) Mai fatto l'Università. Mai laureato. Mai stato dottore. Ma da noi basta avere un ufficio, una segretaria, portare la cravatta per diventarlo. Laurea ad honorem.

Lucia                             - Quando vuol dettare, può chiamarmi. La posta è sul suo tavolo. Tre telefonate importanti: le ho segnate in blu. Altre sei telefonate di importanza minore. Le ho segnate in rosso. (Va in fondo).

Piero                              - (al pubblico) Lucia, la mia segretaria. Molto importante: con la mia segretaria, nonostante le abitudini correnti, non sono mai stato a letto. (Bianca: minuta, carina, vestita con buon gusto, appare timidamente. Piero, al pubblico, indicandola) Con Bianca, invece, sì.

Bianca                           - (avvicinandosi) Dormito bene, Rorò?

Piero                              - (al pubblico) Che abbia sempre continuato a chiamarmi Rorò, anche in pubblico, mi ha sempre fatto una rabbia...

Bianca                           - Triste, Rorò? Fai vedere il musetto? Uh, che occhiaie... Dimmi un po': a che ora sei andato I a nanna, stanotte?

Mimmo                         - (bel ragazzo, il classico fusto, spavaldo e sicuro di sé) Salve!

Piero                              - (al pubblico) Questo è Mimmo, il fratello di Bianca. Un cerebrale.

Mimmo                         - (stirandosi) Sai che ti dico? Che mi sbranerei un filetto ai ferri alto così, al sangue. A digiuno mette lo stomaco a posto. (Va a raggiungere gli altri. La luce si abbassa e rimane sotto un riflettore, isolato, soltanto Piero).

Piero                              - (indicando i personaggi rimasti in ombra) Simpatici, no? Bella gente, brillante, cordiale, messa bene... L'ho mantenuta tutta io. Mantenuta materialmente e spiritualmente. Ho dato a tutti le mie attenzioni, il mio affetto, la mia comprensione... E cosa ne ho avuto in cambio? Zero, assolutamente zero. Capita, lo so, ma non bisogna nemmeno esagerare. Quando io ho avuto bisogno di loro, nessuno ha mosso un dito per me. Nessuno. E mica mi vogliono male! Anzi, in un modo o nell'altro mi sono affezionati. Mi stimano persino. Mi compatiscono. Parlano anche bene di me. (Prende i suoi indumenti sparsi nella stanza ed entra nello spogliatoio mentre si riaccende la luce in scena).

Lucia                             - (mettendo in ordine la stanza) Se il dottore non fosse così disordinato, sarebbe un uomo perfetto. Lavorare con lui è un piacere. Mai uno scatto, mai una parola sgarbata. Un vero signore. Ma disordinato.

Nando                           - (con compatimento e sufficienza) Un artista!

Giulia                            - (accomodando il letto) Un bambino! Bisogna sempre stargli dietro. Lo perdi di vista un minuto e ti combina subito un guaio. Ed ha anche le mani bucate.

Bianca                           - E' buono, ma così egoista...

Mimmo                         - Ma così gentile che tutti lo prendono per stupido.

Lisa                               - Tutto sommato è un buon diavolo.

Nando                           - Non molto dotato, però. Intellettualmente parlando, non è un'aquila.

Lisa                               - Così simpatico... sentimentale... Ma come può un uomo della sua età essere così ingenuo?

Oreste                           - Be', fino a un certo punto. Negli affari mica è scemo. Non si lascia mettere nel sacco da nessuno. I soldi se li sa fare.

Lucia                             - E quanto lavora. Che gusto poi ci provi a lavorare tanto... (Esce portando via il vassoio del caffè).

Giulia                            - Lavora molto perché è tardo. Fa fatica a pensare.

Lisa                               - Certo non ha i riflessi molto pronti...

Nando                           - E' che a furia di non adoperarlo mai, il cervello alla fine si atrofizza...

Giulia                            - In casa è un peso morto. Gli altri mariti in casa sanno rendersi utili. Cambiano le valvole, aggiustano il ferro da stiro, piantano chiodi... Lui, niente. Devo pensare io a tutto. (Durante queste ultime battute sono usciti tutti. Lei siede al tele­fono, forma un numero e muove la bocca come se parlasse).

Piero                              - (torna in scena vestito, facendosi il nodo della cravatta. Al pubblico) Il torto di Giulia è sempre stato quello di credersi una moglie per­fetta. Ma se lo fosse stata veramente, avrei avuto bisogno di prendermi un'amante? Invece sono stato costretto a farlo, anche se un'amante complica ancora di più la vita di un uomo. Specie quando si tratta di una ragazza come Bianca. Se Giulia mi avesse reso felice. Bianca non "sarebbe mai en­trata nella mia vita. Ma Giulia come moglie non è mai stata l'ideale. (Prende cappello e guanti e prima di andarsene) Dimenticavo di dire che Giu­lia passa le sue giornate al telefono. In casa ne ho quattro. Provate a telefonare. Sono sempre tutti e quattro occupati. Come succeda... per me è un mistero. (Esce).

Giulia                            - (al telefono) ...cosa vuoi che me ne im­porti della linea, scusa! Specie con una sarta come quella. Non ha stile, non ha gusto. Io le ho lasciato la stoffa e me ne sono andata sbattendo la porta. Che se la tenga, purché non la veda più (Piero torna come se rincasasse. Si toglie il cappello e sorride affettuoso alla moglie. Giulia gli risponde con un cenno del capo e continua) ... del resto la stoffa non mi piaceva più... Troppo «seta», capisci? Una setaccia pesante con disegni a draghi, no, a portafiori, di un grigio giallo antipaticissimo. Ci­nese, certo, tremendamente cinese. Uh, pagata una follia... E così mi trovo senza un abito da cocktail...

Piero                              - (che le è rimasto vicino, approfitta di una breve pausa) Ciao, Giulia...

Giulia                            - (lo stesso gesto di prima) ...no, quello è troppo elegante. E, poi, fascia. Quest'anno la moda non fascia più... E' diverso, accarezza.

Piero                              - (che le è passato dall'altro lato) Scusa, cara...

Giulia                            - Ma che vuoi? che c'è? (Chiude il tele­fono) Scusa. (A Piero) Be'?

Piero                              - Come stai, gioia?

Giulia                            - Non lo vedi come sto? Sono al telefono che bisogno c'è d'interrompermi? (Al telefono) Niente, scusa. Piero che è rientrato... Come dici? Certo... (A Piero) Mariagrazia vuole qualche bi­glietto per lo spettacolo di domani.

Piero                              - Quanti?

Giulia                            - (al telefono) Quanti?... Ti bastano?... figurati... (A Piero) Otto.

Piero                              - Otto? Ma chi ci porta? Un collegio?

Giulia                            - Non dimenticartene. Scrivitelo sull'agen­da. (Al telefono) Nessun disturbo, cara, figurati. Dunque, cosa ti dicevo? Una tunica? Già, in fondo non è una idea da buttare. Potrei risolvere. Ma il colore? No, il bianco ingrassa e ingrossa. Fa subito « sposa ». Se invece... (Muove le labbra senza far sentir la voce).

Piero                              - (al pubblico) Così, dal mattino alla sera. E anche di notte quando soffre d'insonnia. Io non conto per lei. Contano le amiche, le massaggia­trici, le sarte... le sue conversazioni « importanti »... Se mi tradiva? Assolutamente. Non mi ha mai tradito. E, certe volte, avrei persino preferito che l'avesse fatto. Per darmi un'emozione, almeno una emozione. (Si avvicina minaccioso al telefono e le fa cenno di smettere).

Giulia                            - (nervosa) Semplice, non ci vengo. Tu ci vai? E anche Nella? Allora ci vengo col verdenilo... Be', non ho altro. Scusa, ma ti devo lasciare. Piero mi gira attorno come un'anima in pena. Che vuoi? In casa mia non sono padrona nemmeno di dire buongiorno a un'amica per telefono... No, ti richiamo io. Ciao, tesoro. (Posa il telefono e a Piero) Dunque? Cosa vuoi dirmi?

Piero                              - Niente. Sono tornato a casa e...

Giulia                            - Lo vedo. O credi che sia cieca? e stu­pida? cosa vuoi?

Piero                              - Volevo salutarti e...

Giulia                            - Tutto qui?

Piero                              - Come « tutto qui »? Non ti vedo da sta­mane. Mi sembra naturale che tornando a casa abbia voglia di stare un poco con te. Mi fa pia­cere parlare con mia moglie.

Giulia                            - Perché? non ti senti bene?

Piero                              - Sto benissimo. Soltanto... ho voglia di rimanere con la mia mogliettina che non vedo da stamane. (Siede affettuoso vicino a lei) Dobbiamo dirci tante cose... raccontarci quello che abbiamo fatto durante la giornata...

Giulia                            - Non so cosa abbia fatto tu durante la giornata, ma della mia... meglio non parlarne. Ho litigato con quella strega della sarta... sono stata in nove boutiques per cercare una camicetta color muschio a filini blu e non l'ho trovata... Sono tor­nata a casa e Caterina, che è uscita alle tre, non è ancora rientrata...

Piero                              - Anche Caterina ha diritto a qualche ora di libertà durante la settimana...

Giulia                            - E perché lei ha diritto a qualche ora di libertà, io dovrei rompermi la schiena a sfacchi­nare in cucina? A me non va di rompermi la schiena. Oltretutto mi sono alzata con un'emicrania... Devo preoccuparmi della mia salute, prima di tutto...

Piero                              - Tesoro, io non voglio che ti affatichi. Se in casa non c'è nulla di pronto, stasera andiamo al ristorante. Del resto a me piace andar fuori a mangiare...

Giulia                            - Già, perché a casa la cucina non è mai di tuo gusto...

Piero                              - No, è che andare al ristorante mi mette allegria...

Giulia                            - Di' piuttosto che a te piace buttar i soldi dalla finestra. Al ristorante si spende dieci volte quanto si spende a mangiar in casa,

Piero                              - Ma se anche tu hai detto che...

Giulia                            - Io? Cos'ho detto io? Mi sono limitata ad informarti che in casa non c'è niente di pronto, perché Caterina è uscita...

Piero                              - (affettuoso) Senti, orsacchiotto, lasciamo in casa i ragazzi e andiamo noi due da qualche parte a far baldoria...

Giulia                            - Noi chi?

Piero                              - Io e te. Soli, soli...

Giulia                            - Se ti pare divertente...

Piero                              - Certo. Conosco un localino in periferia, un'osteria rustica da morire, un postaccio, ma dove si mangia...

Giulia                            - Piero, mi sembra di averti già detto che sono stanca, che ho avuto una giornata infame e che mi sono alzata con l'emicrania. A parte il fatto che quella schifosa della sarta non mi ha mandato il vestito e non avrei niente da mettermi addosso, non mi va di andare a far baldoria nei postacci... A parte, poi, che quando usciamo insie­me noi due, ci annoiamo a morte... sempre... E, poi, limitiamoci nelle spese...

Piero                              - Non esagerare, andiamo...

Giulia                            - Non esagero. Sono io che amministro la casa e so quanto si spende. Un'enormità. Oggi, per esempio... quanti ne abbiamo oggi? Dodici, no? Ebbene, del tuo assegno mensile non m'è rimasto più niente...

Piero                              - Ma che ne fai dei soldi? Ho pagato io la luce, il gas, il telefono, l'affitto, i fornitori...

Giulia                            - Tanto per cominciare ho dovuto sborsare 150 mila lire a Caterina...

Piero                              - A Caterina?

Giulia                            - Me li aveva prestati...

Piero                              - Ma che bisogno hai di farti prestare soldi dalla donna di servizio?

Giulia                            - Avevo ordinato dei cosmetici... Lì per lì non avevo liquidi in casa. Non vorrai che mi riduca come una strega, no? Tu del resto i soldi, non li butti dalla finestra? Ieri ti sei comprato altre due cravatte. Con tutte quelle che hai... Già, ma a te tutto è permesso. Io perché mi sono comprata due creme... guarda un po' che faccia fai... Già mi lasci sulle spalle tutto il peso della casa, hai anche il coraggio di farmi dei rimproveri...

 

Piero                              - (dopo una pausa, conciliante) I ragazzi?

Giulia                            - Nando sta studiando in camera sua. Non ha nemmeno cenato.

Piero                              - E' giallo come un limone, quel ragazzo. Non prende mai aria, non va a divertirsi... Possi­bile che non sappia far altro che studiare?

Giulia                            - E che vorresti? Che prendesse un mitra e andasse a svaligiare le banche?

Piero                              - Ma ammetterai che non è naturale che un ragazzo di diciotto anni se ne stia tutto il santo giorno sui libri...

Giulia                            - Sei un fenomeno! Invece di ringraziare il padreterno e sentirti orgoglioso di avere un figlio come Nando... un ragazzo esemplare... che non ha storie per la testa... che si occupa solo di problemi seri... veri... tu, ti lamenti... Se pensi che ci sono ragazzi della sua età, che, invece... Massimo, per esempio, il figlio dì Marcellina. M'ha telefonato poco fa sconvolta. Figurati che l'ha scoperto... come si dice? in flagrante con la serva.

Piero                              - Be', io ti dirò la verità. Preferirei che] Nando...

Giulia                            - Sei un mostro! Preferiresti che Nando,j invece di studiare, si facesse trovare a letto con Caterina, che ha sessant’anni...!?! Allora sei un degenerato!

Piero                              - Io non ho detto che vorrei che si facesse trovare a letto con Caterina, ma preferirei che si comportasse come tutti i ragazzi della sua età. E che non si occupasse soltanto di statistiche e! di problemi scientifici. Io, alla sua età...

Giulia                            - Non parlare di quello che facevi tu a diciotto anni. Risparmiami le volgarità. Fortunatamente tra te e tuo figlio c'è un abisso. Nando noni ha preso da te, grazie a Dio.

Piero                              - Lo so... lo so... ma non capisci che è triste) non avere nulla in comune con mio figlio? Non mi ispira nemmeno affetto, ma soggezione. Con quegli} occhiali sul naso... quell'aria saputa... quella faccia sciupata e piena di brufoli...

Giulia                            - E' penoso che tu non voglia bene nemmeno a tuo figlio...

Piero                              - Che discorsi! Certo che gli voglio bene, ma non mi trovo con lui, ecco. E se penso a cornei era carino da piccolo... Si faceva certe risate coni me... Lo prendevo per il ganascino, gli facevo! «ronronronron » e lui rideva... rideva...

Giulia                            - Sì, ma se continuasse a ridere a diciotto anni perché gli fai «ronronronron » sarebbe un idiota... La verità è che tu preferisci Lisa, perché) è meno intelligente di Nando e ti trovi meglio con lei...

Piero                              - Ma cosa credi che io sia un cretino e mi] trovi bene solo coi cretini?

Giulia                            - Tua figlia non è una cretina.

Piero                              - Certo che non lo è, che discorsi! E' una ragazza in gamba. Per questo mi trovo bene con lei. (Pausa) Allora... usciamo?

Giulia                            - No. Ormai è tardi. E, poi, stasera... salto.

 

Piero                              - Salti? Ah, per la linea, capisco. Peccato. Avrei voluto proprio passare una bella serata con te. Dopo la giornataccia di oggi... Per questa « Giu­lietta e Romeo » non ti dico quello che sto pas­sando. Per Romeo io avevo pensato a quell'attore che...

Giulia                            - Tesoro, scusami, non raccontarmi niente. Prima di tutto sono stanca e ho mal di testa, per­ciò non potrei seguirti. Poi, di organizzazione non ne capisco molto. Il teatro mi piace, ma solo quan­do sono seduta, comoda, comoda, in platea. Quello che succede tra le quinte non mi interessa. Piut­tosto, caro, sii gentile... (con dolcezza) mentre vai in cucina a farti due uova al tegamino, prepara il tè e portamene una tazza a letto. Grazie, tesoro. E non dimenticare i biglietti per Mariagrazia. Otto. Ora, vado a letto. Prima dovrò ancora fare qualche telefonata... (Si avvia, poi fermandosi) Scusa, caro, ti spiace dormire in studio? Sono morta, stasera. E tu, a letto, sei così indelicato... (Esce).

Piero                              - (al pubblico) Questi sono i rapporti tra me e mia moglie. E non è che col resto della famiglia le cose vadano meglio. Anzi... Posso dire che in casa mia, nessuno ha mai disturbato la mia solitudine... Mi sono sempre sentito come sull'Himalaya. La stessa intimità. A volte cercavo di convincermi del contrario. La colpa è mia, mi di­cevo. Tutti i miei amici non fanno che parlare delle gioie della famiglia... Possibile che solo io non ne senta la dolcezza? Allora mi facevo forza e... (A Lisa che entra saltellando) Lisetta, tesoro, come va?

Lisa                               - Papà, già rientrato? Come mai così presto?

Piero                              - Ho avuto una giornataccia. Mi sento stanco. Sai? (vezzeggiandolo) Povero papà, povero pao...

Piero                              - Vieni a tenermi compagnia in cucina mentre mangio?

Lisa                               - In cucina non c'è niente da mangiare, papà.

Piero                              - Mi farò due uova al burro. E intanto parleremo...

Lisa                               - Scusa, papà, l'odore della cucina mi dà fastidio e non mi piace vedere la gente che man­gia. E, poi, oggi, in palestra, abbiamo fatto una bisboccetta... C'era tanta di quella buona roba-aragoste, caviale, polli ripieni, dolci... Avevamo organizzato un surprise-party per la festa dell'allenatore. Io, che sono golosa, ho voluto provare tutto quello che c'era... Perciò, capirai, vedere te adesso che ti cucini due uova...

Piero                              - (attirandosela sulle ginocchia) Almeno, qui, col tuo papà, non ti rifiuterai di restare un pochino...

Lisa                               - Mi fa piacere... Stavo proprio pensando a te... Chissà a che ora ritorna il mio papalino... Speriamo che rientri presto... (Accarezza Piero che ne è lusingato) Avevo una voglia di stare un poco con te... (Gli fa il solletico, gioca con lui, poi seria) Sai che la prossima settimana ci sono le gare di fondo in Austria?

Piero                              - (indifferente) Davvero?

Lisa                               - Possibile che tu non ne sia informato? Ma vivi proprio nelle nuvole, tu... Perché non ti occupi mai di sport? Lo sport è tutto... Papà... Papalino bello... Tesorino... Perché non mi ci mandi?

Piero                              - Dove?

Lisa                               - In Austria.

Piero                              - In Austria? E a che fare?

Lisa                               - Per le gare di fondo, te l'ho detto un momento fa. Col cambio costa pochissimo. Spen­derai sempre meno che mandarmi a Cortina...

Piero                              - Io non ho mai avuto intenzione di man­darti a Cortina...

Lisa                               - (scoppia a ridere) Che simpatico sei, papa­lino... Trovi sempre il modo di scherzare. Ma come fai a essere sempre così di buonumore?

Piero                              - (al pubblico) Lisa almeno qualche illu­sione, me la dava. Illusioni che sparivano subito... ma, in fondo, illusioni...

Lisa                               - Questo papalino così bello, così elegante, così giovane... Ma lo sai che tutte le mie amiche me lo invidiamo, questo bel papà? Un papà con questi bei capelli... con questo naso... così distinto... così profumato... (Rapida) Allora?

Piero                              - Allora... che?

Lisa                               - Mi mandi in Austria?

Piero                              - Ma anche se ti dicessi di sì, come ci andresti? A tua madre la montagna dà la malin­conia... tuo fratello odia gli sci...

Lisa                               - Ma non ho bisogno né di mamma, né di Nando. Non sono più una ragazzetta. Poi verrà il mio maestro di sci a farci da chaperon. Il mio maestro di sci è un uomo fatto. E, poi, un vero atleta... E ci verranno Emma, Fioretta, Daniela, Silvano, Chiaretta, Giorgio... Oh, papà, papalino d'oro mi hai detto di sì... Caro, caro... (Lo bacia felice).

Piero                              - Veramente... io non ho detto niente... (A Lisa che già si allontana da lui, dopo i baci e gliabbracci) No, Lisa, un momento... non andartene... Discutiamone almeno... Se tu vai in Austria...

Lisa                               - No, papalino, ti conosco, se resto, cambi idea. Vado subito a telefonare agli altri che tu sei d'accordo. Grazie ancora. (Gli manda un bacio) Grazie, ti presenterò il mio maestro di sci. Ve­drai che fisico. Un vero fusto. Ha certe spalle... (Scappa via).

Piero                              - (al pubblico) E questa è Lisa, mia figlia. Un uomo si sposa, mette al mondo una bambina... quando nasce è un povero esserino indifeso... la tiriamo su con tenerezza, con amore... fa tenerezza vederla crescere... fiorire... Poi, un giorno, all'im­provviso, uno si accorge che quell'esserino si è fatta bella ragazza e che la sola cosa capace di commuoverla sono gli uomini con « certe spalle »... è deprimente. Ma mai tanto come una conversa­zione con mio figlio, Nando.

Nando                           - (entra in scena con il solito libro sotto il braccio) Già a casa? Che miracolo. Scioperano stasera i locali notturni?

Piero                              - No, sono tutti aperti. Ma preferisco la quiete di casa mia. Si sta così bene, qui. Col freddo che fa fuori...

Nando                           - Freddo? senti freddo, tu?

Piero                              - Il termometro segnava otto sotto zero, quando sono rientrato.

Nando                           - Non lasciarti suggestionare, papà. Il freddo non esiste.

Piero                              - Non è che mi lasci suggestionare. Per terra ci sono quaranta centimetri di neve, le strade sono ghiacciate, tira un vento siberiano... Sono morte tre persone assiderate, c'è scritto sul gior­nale della sera...

Nando                           - (con sufficienza) Sciocchezze. Se tre per­sone sono morte assiderate è perché avevano vo­glia di morire per assideramento. O, meglio, erano così prive d'interesse per la vita, che hanno prefe­rito lasciarsi morire assiderate.

Piero                              - Ti prego, Nando, non fare dello spirito...

Nando                           - Non faccio dello spirito. Discuto sempre scientificamente e logicamente. Non sono io che invento quello che dico. Basta tenersi informati, seguire i progressi della scienza. Se ti dico che il freddo non esiste, è perché il freddo, così come sensazione, non esiste. Come non esiste il caldo...

Piero                              - Allora per te inverno ed estate sono la stessa cosa...

Nando                           - Ascolta, papà, ti faccio degli esempi, così capirai. Tu sei venuto a casa e hai detto: fa fred­do. Sai perché hai sentito freddo? Perché non avevi interessi. Se per la strada avessi visto qual­cosa che attirava la tua attenzione, ti saresti fer­mato... saresti rimasto lì ore intere e il freddo non lo avresti sentito. Quanta gente, per esempio, passa ore ed ore negli stadi, nonostante il freddo, per seguire una partita che l'interessa? Il freddo non lo sente perché ha un interesse che non le per­mette di sentirlo. Mi segui? Se tu, per esempio...

Piero                              - Non continuare, per favore. I tuoi ragio­namenti sono troppo profondi e io ho mal di testa...

Nando                           - Ma il mal di testa non esiste, papà. Se hai mal di testa, è perché desideri avere il mal di testa. I miei discorsi non t'interessano, « ergo » non desideri seguirli, « ergo » hai mal di testa. Le ma­lattie non esistono, papà. Siamo noi che vogliamo essere malati. Su questo, almeno, non avrai dubbi. Le moderne teorie scientifiche lo dimostrano inequivocabilmente...

Piero                              - (annoiato) Non sarò abbastanza moderno, visto che il mal di testa ce l'ho... (Al figlio che vuol continuare) Lascia perdere, Nando, preferi­sco andare a letto. Ho sonno.

Nando                           - (sarcastico) Hai sonno? Una sensazione sbagliata, papà. Il sonno non esiste. Non si ha sonno, non si ha caldo, non si ha freddo, non si ha mal di testa. Sì hanno interessi o non si hanno interessi. Tu non hai interessi, mi spiace. (Esce con un sorriso trionfante).

Piero                              - (al pubblico) Il mal di testa non esisterà, ma dopo cinque minuti che parlo con Nando, mi sento un cerchio di ferro qua (indica la testa) ...Altro che il piacere di tornare a casa, la sera... Con una famiglia come la mia... Per forza che a un certo momento mi sono deciso a cercar fuori di casa quell'intimità che tra le pareti domestiche non riuscivo più a trovare... E non è che io cercas­si... No, ma ero nelle condizioni di spirito ideali per cedere alle tentazioni. E fu Oreste, il buon Oreste, il mio amico Oreste, che mi offrì l'occasione per evadere alla mia solitudine. Sempre generoso, Oreste. (Va alla scrivania e siede consultando le sue carte. Oreste entra e gli si avvicina) Ciao, Ore­ste, come va?

Oreste                           - T'ho riportato la macchina...

Piero                              - Finalmente. Dopo tre giorni...

Oreste                           - Stai zitto, che sei stato fortunato...

Piero                              - Io? Perché?

Oreste                           - Perché se l'avessi prestata a un altro, a quest'ora la tua macchina sarebbe ridotta a pezzettini... in briciole...

Piero                              - Perché?

Oreste                           - Perché è difficile trovare un autista con i nervi d'acciaio come il sottoscritto. Pensa: im­boccavo Via Cavour... Ero con Edith... la conosci, Edith? Quell'americana magra, magra, magra, che sembra un serpente... Una donna di classe... di grande razza... Dunque, mentre imboccavo via Cavour un'enorme macchina americana, di quelle che sembrano locomotive, non mi spunta da sini­stra a tutta velocità? Io ho da una parte il marcia­piedi, dall'altra un camion, ero appena uscito di curva, avevo il piede sull'acceleratore, frenare mi era quasi impossibile... Va là, che sei un uomo for­tunato. Te la sei cavata per il rotto della cuffia...

Piero                              - (sulle spine) Insomma, cos'è successo?

Oreste                           - Ho sterzato e sono andato a finire con­tro un muro. Un parafango e un fanale andati al diavolo e in più qualche ammaccatura e la por­tiera da rifare. Rimessa a posto e riverniciata, la macchina ti ritorna come nuova.

Piero                              - E chiamala fortuna. Possibile che tutte le volte che ti dò la macchina ti succeda un guaio?

Oreste                           - Scherzi? Nemmeno mi ringrazi? Va là, bell'amico. Invece di buttarmi le braccia al collo... La macchina, te l'ho salvata io, con la mia pre­senza di spirito, con i miei riflessi... col mio san­gue freddo... Edith è quasi svenuta... Ma lo sai che avrei anche potuto rimetterci la pelle, per sal­vare la tua macchina? Ringraziami, almeno... E non fare quella faccia...

 

Piero                              - E, adesso, per farla riparare...

Oreste                           - Tutto a carico mio. Tu fai fare le ripara­zioni e, poi, io ti rimborserò fino all'ultimo cente­simo. Appena potrò, naturalmente...

Piero                              - Ma se tu non hai mai restituito una lira...

Oreste                           - Non sei gentile. E' tutto segnato sul mio taccuino. Fino all'ultimo centesimo. Tutti i soldi che mi hai prestato in trent'anni sono segnati con una meticolosità... Sono un uomo preciso e, soprattutto, onesto. Perciò, ti prego, non fare insi­nuazioni spiacevoli. Quando sarò in grado di farlo, restituirò. Me l'hai sempre detto tu di restituire... con comodo. Ah, dimenticavo: c'è una visita per te. Una personcina deliziosa... un amore... che muo­re dalla voglia di conoscerti... Ti ammira molto. E' un'attrice e...

Piero                              - Già capito perché vuole conoscermi. Dille che mi spiace, ma che per la prossima commedia, tutti i ruoli sono stati assegnati.

Lucia                             - (entrando) Buongiorno, dottore, buon­giorno signor Oreste...

Oreste                           - Che sorriso radioso ha oggi la nostra Lucia...

Piero                              - (a Lucia) Fissata la conferenza stampa per martedì?

Lucia                             - Tutto a posto, dottore. E dopo la confe­renza stampa, il cocktail per la presentazione degli attori del Molière. Ma come faremo visto che non abbiamo trovato l'ingenua?

Oreste                           - L'ingenua ce l'ho qui io. Piero, sei un bugiardo. Sei uno sciagurato. Non ti meriti niente. Ma non importa, l'attrice che ti serve è di là. La vedrai e resterai senza fiato. Adesso la chiamo. Grazie, Lucia.

Piero                              - No, Oreste, per favore... ho bisogno di nomi... di attrici quotate... sono grosse parti e io...

Oreste                           - Mi stupisco. Bianca è quotatissima.

Piero                              - Bianca... come?

Oreste                           - Bianca Fabiani.

Oreste                           - Mai sentita nominare. Lei, Lucia?

Lucia                             - Veramente... no.

Oreste                           - Meglio così. Sarà una scoperta. (Fa per uscire) Faccio entrare anche Mimmo?

Piero                              - Mimmo? Chi è Mimmo?

Oreste                           - Mimmo Rasi.

Piero                              - E chi è?

Oreste                           - E' suo... fratello.

Piero                              - Lei si chiama Fabiani e lui Rasi?

Oreste                           - Uno dei due avrà un nome d'arte. (Esce).

Lucia                             - L'ho vista in anticamera. Graziosa, molto graziosa. E suo fratello... suo fratello è uno di quei ragazzi... splendido!

Piero                              - Se bastasse la bellezza per saper recitare...

Bianca                           - (entrando, indossa un vestito fresco, chiaro, giovanile e di gusto. Pettinata con semplicità, pal­lida, sapientemente truccata) Scusi...

Mimmo                         - (entra dietro di lei, spavaldo e sicuro) Salve.

Piero                              - (a Bianca) S'accomodi. (A Mimmo, più freddo) Anche lei.

 Oreste                          - (rientra, mormora qualche parola all'orec­chio di Bianca, lei fa cenno di sì, poi gettando a Piero le chiavi della macchina) Eccoti le chiavi del macinino. Ciao. (Esce).

Mimmo                         - (intanto porge la mano a Piero) Rasi. Mimmo Rasi.

Piero                              - (gli dà la mano. Gelido) Lieto.

Mimmo                         - (va a presentarsi a Lucia) Rasi. Mimmo Rasi. (Lucia gli dà la mano e lui gliela bacia galantissimo. Poi Lucia continuerà a battere a macchina. Piero s'è seduto alla sua scrivania, Bianca gli è di fronte, Mimmo è vicino a lei. Silen­zio. Ticchettio della macchina).

Piero                              - Allora, signorina... M'ha detto Oreste che lei recita. Mi spiace di non avere mai avuto il pia­cere di applaudirla...

Mimmo                         - L'ha mai vista per televisione? (Rifa­cendo la voce di Bianca) Il brodo Pastore, il brodo del cuore, dal dolce sapore, dal magico odore, a tutte le ore...

Bianca                           - (lo fulmina con uno sguardo che lo fa tacere. Poi timidamente a Piero) Per vivere bisogna adattarsi a qualsiasi lavoro...

Piero                              - Naturale. Ma in teatro... in teatro ha già fatto qualcosa?

Bianca                           - Mimmo e io siamo qui da pochi mesi...

Mimmo                         - (prende una sigaretta dalla scrivania di Piero, l'accende e si avvicina a Lucia) Che gliene pare di Bianca? Carina, eh? E, poi, fatta bene... un corpo... (Torna al suo posto).

Piero                              - (a Bianca) Lei ha frequentato una scuola di recitazione?

Mimmo                         - No. Lei viene dalla fotografia artistica. (Accenna a una posa, ma uno sguardo di Bianca lo fa smettere subito).

Bianca                           - Non faccia caso a mio... fratello. Mi vede così timida, che non riesco ad aprir bocca, allora... lui scherza... Scherza sempre...

Piero                              - (mentre Mimmo guarda Bianca senza ca­pire) Già, meglio prenderla allegramente la vita. (Mimmo fa una risata, Lucia riprende a battere a macchina mentre Mimmo la guarda con inten­sità e Bianca sorride timida a Piero).

 Mimmo                        - Bianca è una stupida, glielo dico io. Con un fisico come il suo... Ci siamo trovati tante volte nei guai, dentro, fino al collo, sarebbe bastato che lei...

Bianca                           - (energica ma gentile) Mimmo, per fa­vore, vuoi lasciarmi col dottore? (A Piero) M'inti­midisce. Davanti a lui non riesco a parlare.

Mimmo                         - (alza le spalle) Le donne! Va bene, Pupetta t'aspetto di là. (Fissa Lucia ed esce, ma subito ritorna) Dottore, si ricordi che sono attore anch'io. Mi raccomando: faccia uscire una parte anche per me. Tutti dicono che come fisico vado forte. In costume, poi, sono una cannonata. La calzamaglia come la porto io, non la porta nes­suno. Perché col torace ampio che mi ritrovo e i fianchi stretti... (Sta per sbottonarsi e far vedere la muscolatura).

Bianca                           - Vai, Mimmo, vai...

Mimmo                         - (prende delle riviste da un tavolo) Permette, vero? In anticamera le riviste sono sem­pre di un anno fa, lo so per esperienza. (Passando davanti a Lucia, che lo guarda incantata) Quant'è simpatica, lei... (A Bianca) Sbrigati, pupetta... (Esce).

Bianca                           - Che bambinone! E mi chiama pupetta quasi dovesse proteggermi lui...

Piero                              - Allora, signorina, mi diceva... (Bianca non parla, accenna con uno sguardo a Lucia, come per dire che davanti a lei si vergogna. Allora Piero capisce e) Signorina Lucia, perché non ne appro­fitta per andare alla posta a ritirare la corri­spondenza?

Lucia                             - (con un suo piano segreto, felice) Subito, dottore. (Controlla il viso allo specchio, si ravvia i capelli ed esce).

Bianca                           - Non mi giudichi male, dottore. Non voglio dire nulla di cui possa vergognarmi, ma davanti agli estranei... Vede, sia ben chiaro, io non sono venuta qui per chiederle una parte. Assolutamente. Ho soltanto voluto conoscere un uomo come lei... una delle personalità più in vista del nostro teatro... forse la più sensibile ed intel­ligente... Non dica di no, la prego... Lo sanno tutti. Tant'è vero che quando Oreste mi ha detto di essere suo amico, l'ho scongiurato di presentarmi a lei...

Piero                              - No, cosa dice? Sono un uomo molto sem­plice... molto alla mano, un lavoratore che, nel campo dello spettacolo, cerca di fare quello che può, senza rimetterci troppo, ecco tutto. E sono lieto che questa occasione ci abbia dato la possi­bilità di conoscerci.

Bianca                           - Grazie. Lei è così modesto. Ma, scusi se insisto: non sono qui da lei come attrice. Mi piace recitare, questo sì, ma sono abbastanza intelligente da capire che non basta la passione per riuscire nel teatro. So le rinunce e i sacrifici che l'arte richiede... E, poi, al giorno d'oggi è difficile arri­vare per una donna che vuole mantenersi onesta...

Piero                              - Be', in un certo senso... Ma ci sono anche esempi...

Bianca                           - (tagliando) Appunto. Perciò io non di­spero. Ho così bisogno di lavorare, ora, che accetto quello che trovo, senza andare per il sottile. Mim­mo ed io siamo soli, non abbiamo mezzi, abitiamo in una pensioncina di periferia, dove viviamo sten­tatamente, tra preoccupazioni continue. Mimmo ed io siamo rimasti soli troppo presto. Com'è dura la vita, dottore, lei non può nemmeno rendersene conto...

Piero                              - No, me ne rendo conto, anzi...

Bianca                           - (tagliando) Forse lei vorrà sapere come ho cominciato a recitare... Non lo so. Così: per passione e per bisogno. Che vuole? Io sognavo una vita diversa, normale, voglio dire. Ho dei gusti borghesi. Pensavo di incontrare un uomo... amarlo... sposarlo... dargli dei figli., essere felice con lui...» Invece... non ho avuto che delusioni. Lei mi considera una stupida, vero? (Non lo lascia parlare) e Il mio guaio è che non posso fare a meno di essere sincera. Quello che ho sulla bocca, ce l'ho anche sul cuore. E perciò... Ma io le faccio perdere tempo... lei ha da fare... (Piero fa per reagire, ma Bianca non gliene lascia il tempo) So che non dico nulla d'interessante. Non sono nessuno, io, e non so nulla di nulla. Sono soltanto una piccola donna, che non ha fatto altro che lottare e che ha avuto soltanto delusioni. Ma se soltanto trovassi il modo per ricominciare... (sincera) arriverei dove voglio. Perché ho una volontà d'acciaio. Ma cosa le dicevo? Che ho cominciato a recitare per passione e per bisogno. E se non fosse per il bisogno che ho non sarei venuta da lei, perché io... (S'interrompe, ha un capogiro).

Piero                              - (si precipita verso di lei) Signorina... Bianca... Cos'ha?... Non si sente bene? (Le fa appoggiare la testa sulle sue spalle).

Bianca                           - (che si era abbandonata, subito si ritrae) Nulla. Un capogiro. La debolezza. Come si fa al non essere deboli quando non si mangia? Non lo dico per impietosirla, solo perché non posso fare a meno di essere sincera con un uomo come lei. Lei sta guardando il mio vestito?

Piero                              - (che sta versandole del cognac, stupito) Veramente... Su, beva...

Bianca                           - Non creda che sia un modello. (Beve) Uh, com'è forte. (Prende un cioccolatino) Me lo sono cucito io. Una stoffetta da quattro soldi, comprata al mercato su di una bancherella. Come questa borsa, questi guanti... Con qualche sacrificio, naturalmente. Sui mercati si trova di tutto, Basta saper scegliere. Anche il vestito di Mimmo: l'ho cucito io...

Piero                              - (stupito) Il vestito di Mimmo?

Bianca                           - (facendo marcia indietro) Be'... con qualche piccolo aiuto. Faccio quello che posso. Del resto, a me non piacciono i grandi negozi, le grandi sartorie. Come potrei permettermi certi lussi? E, poi, per vestire basta così poco. Un po' di gusto, ecco. Non è l'abito che fa la donna elegante ma la donna elegante che fa l'abito... Sa quanto tempo ho impiegato a cucirmi questo modellino? Una notte. E per comprarmi la stoffa, sono andata avanti a caffelatte per 15 giorni. Non me ne ver­gogno, anzi. Perché se avessi voluto, avrei potuto fare anch'io come tante, lei mi capisce... Avrei potuto avere tutto quello che sognavo. Ma non sarei più stata una donna onesta. E io sarò una stupida, ma preferisco rimanere una donna one­sta. Anche se è duro vivere, come vivo io...

Piero                              - (commosso) Signorina, guardi... se vuo­le... io posso...

Bianca                           - No, la prego. Scusi, ma io sono orgo­gliosa. M'ha già fatto capire che nel suo spetta­colo non c'è parte per me. Pazienza. Non si preoccupi, non sia triste. Ci sarà però una comparsa... una dama che passa... un'invitata che non parla... Ebbene, io farò la parte di una comparsa. E faccia pure mettere il mio nome sul manifesto, non me ne ne vergogno affatto, anche se sarà scritto in piccolo, dopo tutti gli altri. Io sarà contenta lo stesso. Bianca Fabiani. Una dama: Bianca Fabiani. Un cavaliere: Mimmo Rasi. Perché dovrà esserci anche mio fratello. Altrimenti io non potrò accet­tare. Lei non conosce Mimmo. Di una severità otto­centesca, sotto quell'apparenza di ragazzaccio mo­derno... Non mi lascia un momento... vuole proteg­germi... ha sempre paura che qualcuno voglia farmi del male... Forse perché siamo stati troppo soli... Siamo l'uno per l'altro... E, poi, come dargli torto, se non mi permette un appuntamento, un invito, un aperitivo senza di lui? E' così pericoloso il nostro ambiente per una ragazza giovane, carina, insomma non proprio ripugnante, ed ingenua, impreparata alla vita... E, poi, io credo che tutti siano buoni, onesti, sinceri come me... Mimmo me lo dice sempre: Pupetta - lui mi chiama così -il mondo è una gabbia piena di lupi. Se non azzanni tu, ti azzannano gli altri. Serio, Mimmo. E profondo. E non creda sia un cattivo attore. Anzi. Un poco acerbo, questo sì. Gli manca il me­stiere, ma è preparato... molto preparato. Bisogna vederlo nelle scene d'amore... di un'irruenza, di una forza... di una sincerità... E, poi, con quel fisico, in palcoscenico si impone... domina tutti... Oh, che sciocca. Vede il guaio delle persone timide? Quando cominciano a parlare non la smettono più. (Si alza) Mi scusi, se ho insistito... Ma... (ha un mezzo singhiozzo) quando imo si trova nel bisogno come me...

Piero                              - Signorina... la prego... perché si mette a piangere, ora?... Non ha fatto nulla di male... E' stata sincera... E a me piacciono le persone sin­cere e sensibili come lei... Su, mi guardi... alzi la testa... sorrida... Ha un così bel sorriso, lei...

Bianca                           - Lei è buono...

Piero                              - Non è che sia buono... Quando posso aiu­tare qualcuno, sono felice, ecco...

Bianca                           - Non ho voluto che Mimmo fosse pre­sente, perché è orgoglioso...

Piero                              - Venga domani alle tre in teatro. Parlerò col regista. Vedremo se ci sarà qualche possibilità per lei nel prossimo spettacolo.

Bianca                           - Una parte importante? Se non è impor­tante, pazienza. Per me ogni parte è buona. Do­mandavo così... per sapere...

Piero                              - Forse proprio una buona parte... di grande rilievo...

Bianca                           - E per Mimmo? Non posso accettare nulla senza di lui...

Piero                              - Be'... per suo fratello... vedremo. Prima devo parlare col regista. Forse troveremo un servo che non parla... uno sguattero...

Bianca                           - Meglio un cavaliere. Mimmo porta bene il costume...

 

Piero                              - Vedremo... vedremo...

Bianca                           - Ma io sarò all'altezza della parte? Baste­ranno la passione, la buona volontà, l'amore per l'arte che ho, perché io...

Piero                              - Non si preoccupi. Venga domani alle tre, Bianca. Mi permette di chiamarla così?

Bianca                           - Certo, dottore...

Piero                              - No, non dottore... Mi chiami Piero... Non so perché, ma qualcosa mi dice che diventeremo amici.

Bianca                           - Grazie, Piero, lei è troppo buono...

Piero                              - Vorrei farle una proposta. Lei ha impe­gni per questa sera?

Bianca                           - No, perché?

Piero                              - Perché... si potrebbe festeggiare... il no­stro incontro. Ceniamo assieme, se vuole...

Bianca                           - Verrà anche sua moglie? (Piero fa cenno di no) Oreste mi ha parlato tanto di sua moglie. M'ha detto che è bella... elegante... Mi piacerebbe tanto conoscerla...

Piero                              - No, mia moglie ha sempre degli impegni e stasera è fuori... Ha un giro d'inviti, d'amicizie, che io... purtroppo... col mio lavoro, non posso seguire... Sa com'è, si è così presi in teatro...

Bianca                           - Chissà come lo adora sua moglie... Per­ché quando si ha la fortuna di avere un marito come lei...

Piero                              - (evasivo) Certo, certo... (Pratico) Allora, accetta?

Bianca                           - Bisognerà sentire se Mimmo è libero. Perché dovrà venire con noi anche Mimmo...

Piero                              - (a malincuore) Certo... Naturalmente an­che Mimmo...

Bianca                           - (va alla porta per chiamarlo) Chissà con che ansia mi aspetta, povero caro... (Apre la porta ed ha un moto di sorpresa) Oh! (Subito chiude la porta).

Piero                              - Che c'è? (E' andato a sedere alla scriva­nia e firma delle lettere).

Bianca                           - (seccata) Nulla... nulla... (Lucia rientra rossa, eccitata, confusa e spettinata).

Piero                              - (senza guardarla) E' già stata alla posta, signorina Lucia?

Lucia                             - (sempre molto confusa) Sì. Ma era... era chiusa. (Si guarda allo specchio e si risistema il viso).

Piero                              - Chiusa? Come mai?

Lucia                             - Per... per lutto.

Piero                              - Strano! (La guarda sorpreso).

Lucia                             - (ripete svelta, macchinalmente) Per lut­to... per lutto... (Mimmo rientra con aria da trion­fatore, gonfiando il torace ed aggiustandosi il nodo della cravatta. Bianca gli fa un gesto di rimpro­vero, stizzita. Lui ride, lanciando uno sguardo as­sassino a Lucia, che diventa sempre più rossa e confusa. Poi guarda interrogativamente Bianca, che gli fa cenno di sì, di star tranquillo, mentre Piero continua a firmare la corrispondenza).

 

Bianca                           - (con voce dolce) Mimmo, hai impegni, stasera? Il dottore ci vorrebbe a pranzo con lui.

Mimmo                         - Libero come il vento. Quando si tratta di mangiare sono sempre disponibile. (Bianca gli fa un cenno perché si controlli. Lui ride).

Piero                              - (si alza dalla scrivania) Benissimo. Allora andiamo in un ristorantino che conosco io, dove... Ma in tre... (Guarda Lucia, la vede confusa in am­mirazione davanti a Mimmo e ha un'idea brillante) Signorina Lucia, non vuole tenerci compagnia? Ceniamo tutti insieme...

Lucia                             - (esultante) Certo, grazie, dottore. Accetto con piacere...

Piero                              - Se non ha impegni, naturalmente...

Lucia                             - (con foga) Anche se ne avessi... (Control­landosi) Ma non ne ho.

Mimmo                         - Brava! (Le strizza l'occhio).

Piero                              - Benissimo, saremo in quattro.

Bianca                           - Non in un posto troppo elegante, per favore. Non vorrei farle fare brutta figura... Con questo vestitino...

Mimmo                         - All'anima del vestitino... Con quello che costa...

Bianca                           - (fulminandolo) Con quello che costa... Ho pagato la stoffa tremila lire... (Mimmo la guar­da senza capire).

Piero                              - Allora... possiamo andare? (Mimmo offre il suo braccio a Lucia, che l'afferra a volo ed esce con lui. Piero fa per prendere Bianca a braccetto).

Bianca                           - (con « pruderie ») Non a braccetto. Sia­mo amici. Dobbiamo restare soltanto buoni amici... (Esce graziosa e sorridente).

Piero                              - (fa per uscire con lei, ma poi si volta al pub­blico e viene alla ribalta) E per quella sera fummo solo dei buoni amici. Mimmo fu esube­rante e stupido, Lucia eccitata e confusa, Bianca adorabile. Dopo le ostriche divenne gaia, spensie­rata, divertente. Mi guardava e io cominciai a non capire più niente e ad entrare nella trappola che lei mi tendeva, con l'ingenuità del collegiale e l'in­coscienza dell'imbecille. Mi innamorai di lei quella sera stessa. E fu Amore-Amore, capite? Quello ve­ro, quello grande, con l'A maiuscola, quello col cuore trafitto che gocciola sangue e la freccia den­tro. Quello che fa tremare le gambe, ronzare le orecchie, mancare il respiro... Quell'Amore, che non è nemmeno più un sentimento, ma una malat­tia. Ma una malattia che non si cura. Perché si cura l'ulcera, l'influenza, la gastroenterite, ma l'amore... no! Per l'amore non ci sono medicine. Quando arriva, arriva e non c'è niente da fare. E si entra subito in fase acuta... E non è un'eufo­ria, l'amore, non è uno stato di grazia... Non biso­gna lasciarsi ingannare da certi sintomi che fanno vedere la vita in rosa... che vi fanno venire voglia di ridere... di cantare... di fare le capriole in mezzo alla strada... Aspettate a rallegrarvi, perché, subito dopo, altro che ridere... altro che cantare... I bri­vidi vi dà, come la febbre. E la malinconia, l'inappetenza, la disperazione... Ma io, quella sera, mi sentivo così felice... l'uomo più felice del mondo... E, invece, non sapevo che stavo compiendo il pri­mo passo verso il suicidio. Sorridendo mi avviavo verso la morte... (Guarda alla finestra) Piove. Con­tinua a piovere. (Tira fuori dalla tasca la rivoltella, la guarda, la soppesa, la posa sulla scrivania) Che altra soluzione c'è? Piove. Se non è oggi la gior­nata adatta... la giornata ideale... (riprende in mano la rivoltella e la guarda mentre cala la tela).

SECONDO TEMPO

 (La stessa scena. Piero nello stesso atteggiamento della fine del primo tempo).

Piero                              - Devo dire, per essere sincero, che non è stato soltanto per accontentare la bestia, che ho rimandato il suicidio. C'è stato anche un altro motivo. Un suicidio deve consumarsi con rapidità, sicurezza e discrezione. Niente di più ridicolo di un suicidio mancato. Diventa una cosa comica. Per­ciò bisogna avere la certezza matematica che, quando ci si suicida, il suicidio riesca. Ma chi me la dà questa certezza? La rivoltella? E se, proprio nel momento in cui spari, ti trema la mano e in­vece del cervello, ti colpisci il naso, la fronte, un occhio? Resti vivo e col naso rotto o un occhio di meno. (Posa la rivoltella) Sotto certi aspetti è meglio il gas. Ma ha un odore così nauseabondo... Accomiatarsi dal mondo con quel puzzo che leva il fiato, vi pare bello? Ci sono i barbiturici, ma si tratta di un suicidio per signorina!... per adole­scenti delusi in amore... No... no... Buttarsi dalla finestra? Spettacolare e rumoroso. E se poi uno si rompe solo le gambe e deve campare fino a cent'anni in carrozzella? Gettarsi in un fiume? So nuotare, l'istinto di conservazione mi salve­rebbe. Tagliarsi le vene... scomodo e antiestetico e sporca la biancheria. Impiccarsi... macabro. Il) veleno... morire col mal di pancia, dopo tutto quello che si è sofferto nella vita... Be', non è che ci sia una gran scelta, se si vuol morire in bellezza... La cosa migliore sarebbe un bell'infarto. Ma come procurarselo? Eh, poco da dire, la natura è sempre in vantaggio su di noi. Possiede dei mezzi semplici ed efficaci, dei quali noi, poveri mortali, non possiamo conoscere il segreto. L'uomo è limi­tato. (Riprende la rivoltella) Questa è sempre il mezzo migliore. Rumoroso, teatrale finché si vuo­le, ma è quello che offre maggiori garanzie. E vi­sto che, ormai, ho deciso... Certo se penso a quella che è stata la mia vita... (Posa la rivoltella) Ero così felice... Cosa mi mancava? Quando Bianca posava i suoi occhi su di me, mi sentivo in Para­diso. Perché, poco da dire... avere un'amante come Bianca... Sì, perché diventò la mia amante... Come avvenne? Be', alla bersagliera... L'operazione av­venne in tre giorni...

Bianca                           - (appare in scena e si avvicina a Piero) Sono venuta per ringraziarla. E' stato proprio carino da parte sua averci invitati ieri sera. An­che Mimmo ne è rimasto commosso. Rincasando non abbiamo fatto che parlare di lei. Vengo dal teatro. Il regista è un amore e la parte mi piace tanto. (Gli prende una mano) Grazie, grazie. La nostra sarà un'amicizia che durerà. Ma nulla di più che una amicizia...

Piero                              - (al pubblico) Il giorno dopo...

Bianca                           - (passa dall'altro lato di Piero) No, Piero, ti giuro che se ti comporti come ti sei comportato ieri sera, non ti vedrò mai più e non tornerò qui da te. Non fare l'innocente. Appena Mimmo ci ha lasciati soli, ti sei buttato su di me come un paz­zo. Non devi baciarmi più, me lo prometti? Tu sei un uomo sposato e io una ragazza per bene. Devi comportarti con me come con una sorella, pro­metti?

Piero                              - (al pubblico) Il giorno dopo...

Bianca                           - (gli viene di fronte, a testa bassa) Rorò... non ho dormito tutta la notte... Che vergogna!... Non mi guardare così... Chissà cosa pensi, ora, di me... Che sono come le altre... Invece, non è così. Ieri, tu mi hai abbracciato e io non ho capito più nulla... L'ho fatto per te... per vederti felice... Ma non deve succedere più. Non succederà mai più. (Esce).

Piero                              - (al pubblico) Naturalmente, invece, suc­cesse ancora. Non così spesso come avrei voluto, ma... con una certa frequenza, ecco. Il guaio era Mimmo. Sempre tra i piedi. Che piaga! Certe volte Bianca veniva da me, pronta a cadérmi tra le brac­cia, arrivava lui con quella sua aria di ebete con­tento, di maggiorato soddisfatto!... Lo avrei stran­golato. Invece dovevo sorridergli, fargli festa. E dirgli sempre di sì, accontentarlo in tutto, povero Mimmo, altrimenti Bianca si seccava. Aveva già tanti torti con Mimmo... Perché se poi avesse so­spettato, guai... Non era un tipo facile, Mimmo. E con Lucia che, oltretutto, si era presa una di quelle cotte per lui... (Siede alla scrivania, mentre entra Lucia e si mette a battere a macchina).

Mimmo                         - (entrando) Si può? Eccomi qui.

Lucia                             - Benvenuto! Che bella sorpresa!

Piero                              - Come va, Mimmo? Siedi. (Continua a sfo­gliare la corrispondenza).

Mimmo                         - (che si è seduto) Già fatto.

Piero                              - (c.s.) Una sigaretta?

Mimmo                         - (che si è già servito) Già fatto.

Piero                              - (sempre con la testa sui fogli) Se vuoi bere qualcosa...

Mimmo                         - (che si è servito un whisky) Già fatto. Arrivi sempre in ritardo. (Lucia ride trovando la cosa molto spiritosa).

Piero                              - (ha finito la corrispondenza) Allora, qua! buon vento?

Mimmo                         - Due parole soltanto. Chi è quel cretino al quale è venuto in mente di affibbiarmi nella nuova commedia la parte del dottore?

Piero                              - (a disagio) Non so... io ho parlato col regista... l'ho pregato di tenerti presente...

Mimmo                         - Parliamoci chiaro. Perché proprio « quel­la parte »?

Piero                              - (imbarazzato) Be', prima di tutto perché siamo amici. Tu sai la simpatia che ho per te... per Bianca...

Mimmo                         - Lasciamo fuori Bianca, per favore. (Si sdraia sul divano, fuma e beve).

Piero                              - (sempre più confuso) Giusto, Bianca non c'entra...

Mimmo                         - (secco) Lo spero bene. Perché se Bianca c'entrasse, me ne stupirei moltissimo...

Piero                              - Naturale. (Penoso silenzio).

Mimmo                         - No, solo per essere sempre chiari tra di noi. Bene, allora. (Una pausa) La parte del dot­tore non mi va. Non la sento. Non mi piace.

Piero                              - Vedi, Mimmo, io...

Lucia                             - Scusi se intervengo, ma il signor Mimmo ha ragione... In quella parte non lo vedo proprio...

Piero                              - (gelido, a Lucia) No?

Mimmo                         - (a Piero, indicando Lucia) Vedi? Lo dice persino la tua segretaria.

Piero                              - Io ti assicuro che...

Mimmo                         - Solo un imbecille cornuto come il regista può vedermi in quella parte. Truccato da vecchio... con il parruccone... Poi, ho la mia scena nel primo atto, nel secondo dico sei battute... nel terzo sono morto. Non è una parte, è una tinca della malora. E io rinuncio. E se io rinuncio alla parte del dot­tore, Bianca rinuncia alla parte di Esther.

Piero                              - Sei matto? Per Bianca, Esther è un'occa­sione unica. Se sfonda, la sua carriera è assicu­rata. E, poi, ci tiene tanto... Cosa non ho fatto per avere i diritti di quella commedia... Non capita sovente a un'attrice come Bianca un fior di parte così...

Mimmo                         - Sarà! Ma io ti dico che Bianca farà la parte di Esther, solo se io avrò la parte di Arturo Bront...

Piero                              - Ma Arturo Bront è il protagonista...

Mimmo                         - Be'? E io con la presenza che ho, col mio fisico non posso fare Arturo? Il regista ha dato la parte a Marcello, ottimo attore, non di­scuto, ma che ha cinquantun anni, anche se lui ne dichiara quarantacinque. Arturo, c'è scritto sul copione, deve avere trent'anni. Se ne ha di più, il personaggio va a farsi benedire. Ora, a parte i personalismi, per il bene della commedia, per Arturo vado meglio io o Marcello? Aspetta a rispon­dere. A parte questo, credi che io permetta a Bianca di recitare tutte quelle scene d'amore che ha, con quel vecchio mandrillo di Marcello, che è lo sporcaccione che sai e che tutte le prime donne se le porta a letto e poi anche lo racconta in giro? Se tu avessi una sorella, le permetteresti di recitare con Marcello, gliela butteresti tra le braccia? Sappiamo che depravato è, mettigli vicino una ragazza inesperta ed ingenua come Bianca e poi dimmi se te ne resti tranquillo. Quello me la fa fuori in camerino, ci scommetto. A te non te ne fregherà nulla, ma io ho delle responsabilità verso Bianca... (Piero resta pensieroso).

Lucia                             - Il signor Mimmo ha ragione. E poi, Mar­cello Taddei è vecchio per quella parte... Mimmo -7 Tu dici che hai voluto offrire a Bianca una possibilità di sfondare. D'accordo. Allora per­ché non offri una possibilità anche a me? Non sei amico di Bianca come lo sei con me? Ti dò tempo fino a domani per pensarci. O tutti e due o nes­suno. Se ci tieni ad avere Bianca per fare Esther, sai come regolarti. (Va a baciare la mano a Lucia, si versa un altro bicchiere di whisky e se lo scola d'un fiato) Ciao. (Esce).

Lucia                             - Povero ragazzo. Non ha torto.

Piero                              - Ma che povero ragazzo, andiamo! Adesso gli diamo anche i protagonisti. Così la porta al macello, la commedia.

Lucia                             - Il signor Mimmo ha tanto entusiasmo, tanta buona volontà...

Piero                              - Ma non ha mestiere.

Lucia                             - Appunto, deve farselo.

Piero                              - Non a mie spese, però.

Lucia                             - E, poi, ha una presenza che... (Pausa) Lei ci tiene tanto a Marcello?

Piero                              - Affatto, potessi farne a meno... Già mi è antipatico. Presuntuoso com'è... si crede irresisti­bile... Ma è vero che con le donne...

Lucia                             - Tremendo. Nessuna gli resiste. Come fac­cia poi...

Piero                              - Potrei anche eliminarlo. Ma dar la parte a Mimmo...

Lucia                             - E perché no? E' un ragazzo così sensi­bile... così intelligente...

Piero                              - (al pubblico) Lo trovava intelligente... sensibile... Naturalmente io dovetti cedere. (Lucia prende una cartella ed esce) Mimmo ebbe la parte e, nonostante tutte le previsioni, la commedia eb­be successo. Un successo decretato dal pubblico femminile, naturalmente. E anche da quello ma­schile, perché Bianca fu lanciata, ebbe delle splen­dide critiche, interviste... contratti in televisione... tutti parlavano di lei... Io, felicissimo. Orgoglioso. Perché questa è un'altra particolarità di noi uo­mini. Non ci basta che la donna che amiamo sia bella, elegante, intelligente. No, bisogna che tutti gli altri la trovino bella, elegante, intelligente. La nostra felicità è più completa se possediamo qual­cosa che gli altri ci possono invidiare. Succede con una cravatta, un quadro... un'automobile... Figu­riamoci se non succede con una donna... Perciò, dopo il successo, io con Bianca mi sentivo ancora più felice. Vivevo come fuori dal mondo... in con­tinua attesa di lei... E quando la vedevo arrivare...

Bianca                           - (entra elegantissima) Lupetto? Sei qui, lupetto?

Piero                              - (esultante) La mia gatta... la mia gattina... (Si abbracciano. Al pubblico) Chissà poi perché quando un uomo e una donna si amano, si chia­mano sempre con nomi di bestie.

Bianca                           - Lupetto, ha il faccino stanco, lui. Ha lavorato troppo. E scommetto che ha dormito poco perché pensava alla sua gattona d'angora...

Piero                              - Sai che ora è? Le sette. Ti aspetto dalle quattro.

Bianca                           - Non ti seccherai per un piccolo ritardo...

Piero                              - Non un piccolo ritardo. Tre ore...

Bianca                           - Buono... buono, Rorò. Se sono venuta adesso, è perché non mi è stato possibile venire prima. (Si toglie il cappotto e i guanti).

Piero                              - Questa non è una buona ragione.

Bianca                           - Dittatore. Cos'hai? Di cattivo umore il mio lupetto? Non importa ti farò diventare alle­gro io. Non ho potuto venire prima. Mimmo non mi ha mollata un momento. Le scuse che ho do­vuto inventare perché mi lasciasse libera... Guai se sospettasse... Geloso com'è... e tu sai come conce­pisce l'amicizia... Se immaginasse che hai insi­diato la sua sorellina... sarebbe finita. Ci ammaz­zerebbe.

Piero                              - Andiamo, Bianca, Mimmo non è il tipo d'ammazzare nessuno...

Bianca                           - Non lo conosci. E poi tu sei un egoista che non si rende nemmeno conto dei torti che hai verso di lui... Hai approfittato della sua amicizia per sedurgli la sorella. Per di più sei sposato e hai) famiglia... E viviamo in un paese dove non esiste il divorzio... Tu non pensi che a divertirti con me e non t'immagini nemmeno i sacrifici che devo fare per proteggere il nostro amore... Certo, perché ho una voglia matta anch'io di stare col mio lu­petto, ma bisogna essere prudenti, saggi... (Nota lascia parlare Piero) Io posso venire da te solo quando non c'è pericolo. Io non posso nemmeno pensare che il mio lupetto possa avere dei dispiaceri per me...

Piero                              - (l'abbraccia) Amore! Otto giorni che non) stiamo insieme. Mi pare un secolo. Dimmi che mi ami tanto... che sei pazza di me...

Bianca                           - Vorrei sempre stare tra le tue braccia, lo sai. Mi piacerebbe diventare piccola, piccola, per stare dentro il taschino della tua giacca...

Piero                              - E io vorrei baciarti per cento giorni e I cento notti di seguito, senza arrestarmi mai...

Bianca                           - Lupetto!

Piero                              - Gattina!

Bianca                           - Amore grande, grande.

Piero                              - Sei la mia pallida luna...

Bianca                           - Sei il mio sole di fuoco...

Piero                              - (al pubblico) Le cose cretine che sono capaci di dirsi due innamorati...

Bianca                           - Ho incontrato un sacco di gente, sai? J Due ragazze mi hanno anche chiesto l'autografo, dal parrucchiere. E l'autista del taxi mi ha riconosciuta... Stamattina ho avuto tre interviste. Ho annunciato il titolo della nuova commedia. E ho già deciso per i vestiti. Vedrai che splendore...

Piero                              - Piano con la sartoria. Quello che mi sono costati i vestiti per l'ultima commedia...

Bianca                           - Ma un'attrice che ha il nome che ho io, deve pur vestirsi, no? Guai se in scena si è guitti, il pubblico non lo perdona... Perciò pochi vestiti, ma di grande classe. Ah, dimenticavo di dirti che stanotte ho letto fino alle tre la mia nuova parte. Splendida!

Piero                              - Sono contento che ti piaccia...

Bianca                           - Peccato però che non possa studiare come vorrei...

Piero                              - Perché?

Bianca                           - In quel maledetto albergacelo dove vivo...

Piero                              - E' un albergo di lusso, perché non ti va? E' elegante, comodo, silenzioso...

Bianca                           - Lo so, ma un albergo è sempre un al­bergo. Anche se di gran lusso. La tristezza di vi­vere in una camera anonima, impersonale, fredda...

Piero                              - Ma io credevo che...

Bianca                           - Lasciami dire... Una camera che prima di me ha ospitato centinaia di persone... Chissà chi... dei ladri... degli assassini, delle prostitute... Chissà chi c'è stato in quel letto... Pensa, dormire in un letto dove ha dormito un assassino... E l'edi­ficio, poi, un edificio orribile, con cento camere uguali, cento letti uguali, cento poltroncine uguali... cento armadi tutti allo stesso posto... con cento scendiletti, posti vicino a cento letti uguali... E sapere che, mentre tu dormi, novantanove per­sone, sotto lo stesso tetto, stanno dormendo an­che loro, se tu ti volti, si voltano anche loro... se tu accendi la luce, l'accendono magari anche loro... oh, sapessi che ossessione diventa... Io sarò troppo sensibile, ma non mi riesce più di dormire. E quando m'addormento, ho degli incubi... Mi sve­glio che tremo tutta... devo svegliare Mimmo, che mi consoli... Perché mi viene voglia di buttarmi dalla finestra... Altro che mettermi a studiare la parte della nuova commedia...

Piero                              - Tu sei nervosa perché sei stanca. Sei nel più moderno, nel più elegante albergo della città...

Bianca                           - Sarà come dici tu, lupetto, ma è tanto triste viverci. Tu non lo puoi capire perché vivi in una casa tua... Io mi dispero perché penso che non potrò mai entrare veramente in un personag­gio finché non avrò la possibilità di raccogliermi... di meditarlo... perché finché vivrò lì, soffocata in quell'albergo, non mi sarà possibile... Ho bisogno di un ambiente mio, Rorò, di un'atmosfera amica, familiare... (Abbracciandolo) Aiutami, tesoro, aiuta­mi a trovare un buco tutto per me...

Piero                              - Be', questo non è difficile...

Bianca                           - Ho tanto desiderio di avere una caset-tina tutta mia, una bella casa di mia proprietà, tutta, dal tetto alle fondamenta...

Piero                              - Piano, tesoro, un appartamento è una cosa, ma una casa...

Bianca                           - Mica un palazzo, una casetta... Cinque o sei camere, mica di più. Tripli servizi, naturalmen­te, una piccola mansarda con veranda per studiare, un giardino per piantarvi le rose... le dalie... dei tulipani neri... un garage... magari una piccolissima dependence per il servizio...

Piero                              - Scherzi? Non sai quanto vale una casa con giardino... Ma ti rendi conto che ci vogliono decine di milioni?

Bianca                           - Cosa vuoi che ne sappia di queste cose? E poi, si può pagare a rate. Sicuro, a rate. Uno nemmeno se ne accorge. Ed è un investimento si­curo. E poi, ormai, ci sono sistemi comodissimi di pagamento... Versi una caparra e poi paghi, come si dice? a riscatto, una sciocchezza al mese...

Piero                              - Sì, proprio una sciocchezza. Ascolta, cara, in questo momento, io...

Bianca                           - ... non puoi aiutarmi, lo so. Come sei dif­ferente dagli altri uomini, che pur di soddisfare un capriccio - dico un capriccio, non una necessità -della donna che amano, sono disposti a qualsiasi sacrificio... Tu, invece, qualsiasi cosa ti chieda... ti tiri subito indietro... fai delle difficoltà... No, lascia­mi dire, non importa, perché io ti amo così, come sei, con tutti i tuoi difetti... Ma se tu rifletti a quanto ti ho detto, capirai che non è giusto rifiu­tarmi un piccolo favore...

Piero                              - Non discuto, Bianca, ma io...

Bianca                           - Del resto è logico che una donna che non può sposare l'uomo che ama, perché lui è già sposato, desideri almeno una casa... forse solo così... per illudersi ed attaccarsi a quella casa che l'uomo amato le ha dato... Ci sono donne che si attaccano a un cane, a un gatto, a un pappagallo... io sento il bisogno di attaccarmi a una casa mia... una casa che mi viene da te... che rappresenta qual­cosa che mi hai offerto tu... E poi, io, una casa non l'ho mai avuta: delle stanze allegre e tranquille... i gerani sul balcone... le tende alle finestre... dei mobili, dei bei mobili antichi... un grande letto per addormentarmi la sera, pensando a te. (Piero fa per parlare, ma lei glielo impedisce) Un'altra don­na, al mio posto, ti chiederebbe di abbandonare moglie e figli... t'imporrebbe la separazione legale, per sposarla in qualche modo in Messico, in Sviz­zera, in Scozia, come si usa ora. Io, invece, non ti chiedo nulla di tutto questo. So che hai una famiglia e degli obblighi verso i tuoi figli, non cerco di vincolarti a me, sono comprensiva e gene­rosa. Mi accontento di così poco; ti chiedo solo di avere un angolo mio, per pensare a te, per riunirvi i nostri ricordi... Non guardarmi così, Rorò, non fare il viso scuro... Ti conosco, so che farai di tutto per accontentarmi... Da domani pomeriggio, ogni giorno, andremo insieme in giro a vedere case, per scegliere la nostra, vuoi?

Piero                              - Senti, Bianca...

Bianca                           - Noi due, soli, soli...

Piero                              - (sorride) Noi due, soli, soli...

Bianca                           - Naturalmente, qualche volta porteremo anche Mimmo, perché la casa dovrà piacere anche a lui. Ma che diremo a Mimmo?

Piero                              - Di che cosa?

Bianca                           - Come sei ingenuo, tesoro. Non potrò mica dire a Mimmo che mi regali una casetta... Capirebbe tutto, succederebbe un pandemonio...

Piero                              - Hai ragione. Sarebbe pericoloso. Perciò sarà meglio cercare, invece, una mansarda in af­fitto...

Bianca                           - Troveremo una scusa. Diremo a Mim­mo che ci intesti una tua casa per evadere il fisco e pagare meno tasse. Non è una buona idea?

Piero                              - Ma è assurdo...

Bianca                           - Non importa. Mimmo ha così poco sen­so pratico. Ed è così puro, così artista che ci cre­derà. E ora cinque minuti tra le tue braccia...

Piero                              - (le si avvicina per abbracciarla) Amore mio...

Bianca                           - (sfuggendogli) Un momento, prima dim­mi che non ami nessuna donna, giurami che non mi hai mai tradito, non mi tradisci, non mi tra­dirai mai. Alza la mano e di': lo giuro.

Piero                              - (alza la mano e sorridendo) Lo giuro. (Fa per abbracciarla).

Bianca                           - (guarda l'orologio) Dio mio, com'è tardi. Le otto meno dieci...

Piero                              - Che fretta hai? Stasera non c'è spetta­colo...

Bianca                           - Lo so, ma è lunedì. Al lunedì vado sem­pre a pranzo da tua moglie. (Si rimette il cappello, il mantello e i guanti).

Piero                              - (seccato) Telefonale, dille che hai un im­pegno... Trova una scusa; è un secolo che non stiamo un poco insieme...

Bianca                           - Non posso fare un affronto simile a tua moglie. Giulia mi sta aspettando... E' sempre così gentile con me. Una donna straordinaria... E io invece dì andare da lei, dovrei starmene qui, tra le braccia dì suo marito. Non sarebbe nemmeno di buon gusto. Bisogna, per lo meno, essere onesti, Rorò. E, poi, Giulia per me è una vera grande amica. Anche a me dispiace lasciarti, ma quando non si può, non si può. Ci vedremo giovedì e sta­remo insieme tutta la sera. E domani, dopo cola­zione, verrai a prendermi e andremo in giro assie­me a cercare la casetta, che sarà il nostro nido d'amore. Vieni via anche tu? (Piero fa cenno di no) Rimani solo, solo? Non vuoi che telefoni a Mimmo e lo preghi di venirti a tenere compagnia?

Piero                              - (scattando) Ma lasciami in pace con Mim­mo. Cosa vuoi che me ne faccia dì quell'imbecille?

Bianca                           - Imbecille Mimmo? Ma cosa stai dicen­do? Un ragazzo d'oro, che ha un'ammirazione infinita per te... Vergognati, Piero, a parlare così dì mio fratello... Non devi lasciarti trasportare dai I nervi. Be', ti scuso perché sei arrabbiato... Ciao,! scappo, Giulia mi aspetta e sarà già in pensiero. Ci vediamo a casa tua, Rorò, non far tardi. Ti aspetteremo per andare a tavola... (Lo bacia in fretta e furia e scappa via).

Piero                              - (la guarda tristemente uscire, poi, al pubblico) Sul momento ci rimanevo male. Poi, cominciavo a pensare al nostro prossimo incontro e ricominciavo ad illudermi, ritrovavo la mia serenità. Perché questo è il guaio dell'amore: ti lascia sempre una speranza. Oggi non hai potuto I stare con lei? Pazienza, pensi, la vedrò domani. Oggi t'è parso che lei non ti ami abbastanza? Do- mani, ti dici, rivedendola, questo dubbio sparirà. Stasera non ti ha telefonato? Ti addormenti beato, pensando che ti sveglierà lei, al telefono, domani mattina. Ti casca un mattone in testa? Appena riprendi conoscenza, ti senti invaso dalla felicità, al pensiero che lei verrà all'ospedale e ti assisterà. Questo è il guaio dell'amore. Non si vive nel pre­sente, ma proiettati nel futuro. Trasformi la vita in nuvole, in castelli in aria, in sogni... E tutto questo è bello, poetico, ma bisognerebbe che non arrivasse mai il momento in cui sbatti la faccia, non più nelle nuvole, ma nella realtà. E non puoi tirarti indietro. Devi scendere a terra ed è la fine. Ma, a quel tempo, io vivevo ancora di nuvole... di illusioni... Rientrando la sera del lunedì, trovavo a casa Bianca. Con Mimmo, naturalmente. E Giu­lia pareva meno nervosa quando era con Bianca.!

Giulia                            - (entra con Bianca e va a sedere sul divano. Dall'altra parte della scena compaiono Mimmo e Lisa) ...mi peso e sono ingrassata di un altro chilo, figurati...

Bianca                           - Ma è logico, tesoro, quella è una dieta che non risolve. E' la dieta a giorni alternati, che dà risultati splendidi. Un giorno solo carne, tanta, tanta carne. Un altro giorno solo dolci, dolci di tutte le qualità. Un altro giorno solo frutta secca. E non si deve bere. Mai. E molta ginnastica. Subito dopo mangiato. O prima, non ricordo. E massaggi, naturalmente. Ma ci vogliono i massaggi che sa fare l'Ambrogina, che ha le mani d'oro. Te lai mando domani.

Giulia                            - E i bagni finlandesi, me li consigli?

Bianca                           - Micidiali. Specie per il cuore. E, poi, mettono troppo appetito. Ma, del resto, non è che tu debba dimagrire, non devi semplicemente ingrassare. Così come sei, stai benissimo...

Giulia                            - E' vero, in fondo pancia non ne ho... Guarda, tocca qui... Forse le cosce sono un po' forti... tocca, per favore...

Bianca                           - Sei una donna forte, le cosce sono giuste. L'unica cosa a cui devi stare attenta sono i fianchi. Guarda i miei... (Continuano a parlare e a toccarsi).

Piero                              - (al pubblico) Chissà poi, perché, le donne, anche le più oneste, quando sono insieme, amino vestirsi, svestirsi, toccarsi, palparsi... Sparisce ogni forma di pudore... I fianchi, il ventre, le coscie diventano solo parti anatomiche... E più si denu­dano e si confidano i propri difetti, più la loro amicizia si rinsalda. Mah! Misteri femminili!

Bianca                           - ... ma è brava la tua bustaia?

Giulia                            - Niente di straordinario. Non ha idee, ecco il suo difetto. Però l'ultima guepière che mi ha fatto...

Piero                              - (indicando Nando che entra con in mano un libro) Ed ecco il genio della famiglia...

Giulia                            - Oh, Nando, finalmente ti sei deciso a scendere?

Bianca                           - Che tesoro! Lui sempre sui suoi libri. Ma come farai mai a studiare tanto? Se ce l'avessi io il tuo cervellone, pensa che grande attrice sarei mai...

Nando                           - Non creda, Bianca. L'artista è raramente intelligente. E più è artista e meno intelligente è. L'artista è semplicemente un anormale...

Bianca                           - Davvero?

Giulia                            - Se lo dice Nando...

Nando                           - Infatti se fosse normale essere artisti, lo sarebbero tutti.

Bianca                           - Giustissimo!

Nando                           - L'artista è semplicemente un individuo con una sensibilità malata, che lo porta a mani­festazioni che sono fuori della normalità. Infatti, un artista, pittore, scultore, poeta che sia, che utile porta all'umanità? Dipinge, scolpisce, scrive. Com­pie, cioè, azioni che non sono necessarie alla vita dell'umanità, azioni inutili, partorite soltanto dalla sua fantasia malata. Azioni, che oltre tutto, non essendo documentate, non hanno alcun rapporto con la realtà e sono spesso in contrasto con l'inda­gine scientifica. L'artista si comporta, cioè, esatta­mente al contrario dello scienziato, il quale scopre i segreti della natura attraverso esperimenti scien­tifici e fa perciò far passi in avanti all'umanità. I satelliti, le cosmonavi, i razzi, sono opera di scienziati o di artisti? La risposta è ovvia. Lo scien­ziato, uomo normale, produce cose utili, l'artista, uomo anormale, produce cose inutili. (Continuerà il suo discorso appartandosi con le due donne, mentre Piero, sbuffando esce di scena. Vengono avanti Lisa e Mimmo).

Lisa                               - Certo, potremmo combinare insieme. Cosa c'è di più sano e di più sportivo di un camping in un bosco d'abeti. A te, Mimmo, piace il camping?

Mimmo                         - In che senso?

Lisa                               - In tutti i sensi: al mare, in montagna, in campagna. Vita salubre, all'aria libera. Si respira aria pura, si fa dello sport...

Mimmo                         - Interessante lo è.

Lisa                               - Perché quest'estate non vieni a un cam­ping con noi? Papà mi regalerà tutto il necessa­rio: materassini, tende, frigidaire, batteria da cu­cina... Papà a me non dice mai di no. E sarebbe tanto contento se venissi anche tu con noi. Tu sei molto simpatico a papà. Ed anche a me. Perché mi piacciono gli uomini sportivi. Tu, poi, hai un fisico eccezionale... Con quelle spalle... Fai molta ginnastica?

Mimmo                         - Abbastanza. Nella casa, che ci siamo appena comprati, ho fatto costruire una palestra meravigliosa. Perché non vieni a inaugurarla? Nel giardino vorremmo far fare una piscina... (Sì riuni­scono agli altri).

Piero                              - (rientra in scena) Buonasera a tutti.

Giulia                            - (severa) Come mai così tardi, Piero?

Bianca                           - Sono le nove e mezzo. Non mi dirà che è stato in ufficio fino a quest'ora...

Lisa                               - Stanotte è rientrato tardissimo. Dopo di me, tutto dire, che sono rientrata alle due.

Bianca                           - (seccata) Stanotte? E vorrei proprio sa­pere che scusa trova con sua moglie per passare fuori mezza la notte...

Piero                              - Per favore, Bianca, lasciamo perdere...

Giulia                            - No, rispondi, invece a Bianca: dove sei stato?

Bianca                           - Voglio proprio sentire cosa risponde...

Piero                              - (al pubblico) Il fatto che fosse gelosa, mi riempiva di gioia. Mi inorgogliva... mi lusingava... Voleva dire che mi amava e soffriva per me come io l'amavo e soffrivo per lei. Ed è così confortevole sapere che ci si tormenta e si soffre in due, ognuno per proprio conto... Sapere che mentre io sto di­sperandomi in camera mia per lei, lei sta tormen­tandosi in camera sua per me. E' lo stato di grazia, il non plus ultra dell'amore. Ero felice. Anche in casa tutto andava per il meglio. Non avendo la coscienza a posto con Giulia, la colmavo di atten­zioni... di regali... Come facciamo noi mariti, quan­do abbiamo un'amante. Certo, però, il mio bilancio ne soffriva. Perché se regalavo un gioiello a Giulia, dovevo regalarne anche uno a Bianca. Oltretutto erano diventate amiche intime... Bianca poteva controllarmi completamente... Perciò, una pellic­cia a Bianca, una pelliccia a Giulia... un vestito a Giulia, un vestito a Bianca... Non è affatto un'eco­nomia per un uomo sposato avere un'amante. In fondo, se si è imposta la monogamia è perché i suoi vantaggi li ha. Tutto andava, dunque a gonfie vele... Fino al giorno in cui Lucia... (Durante il monologo di Piero, tutti gli altri personaggi sono usciti. Ora entra Lucia, col fazzoletto al naso, gli occhi gonfi, la voce rotta dal pianto).

Lucia                             - La posta, dottore...

Piero                              - (non fa caso a Lucia e prende la posta) Quante lettere, oggi. Sono un uomo molto fortunato ad avere una segretaria come lei. (Lucia risponde con un mezzo singhiozzo. La guarda) Che ha?

Lucia                             - Niente...

Piero                              - Lei sta piangendo...

Lucia                             - Non è niente... è il raffreddore...

Piero                              - Il suo non è un raffreddore... Lei sta piangendo...

Lucia                             - Lasci stare dottore... non sono fortunata, ecco tutto... non sono fortunata...

Piero                              - Mi spiace, Lucia... Cos'è successo? Con me può confidarsi... Sa che la stimo... che ho dell'ami­cizia per lei... (Lucia ha un altro singhiozzo e fa per andarsene. La trattiene) Non se ne vada, così... qualche volta fa bene confidarsi... Su, parli, si sfo­ghi con me...

Lucia                             - No, dottore, mi lasci... Perché dovrei essere io a farle del male?

Piero                              - (stupito, al pubblico, mentre Lucia esce pian­gendo) Farmi del male? E perché mai Lucia avrebbe dovuto farmi del male? E come avreb­be potuto? Una donna così gentile e garbata come Lucia... (Alza le spalle) Non ci pensai più. Poi, una sera, rientrando a casa... (Esce dalle quinte e torna in scena. Giulia sta telefonando, mentre Nando cammina avanti e indietro leggendo) Ciao, Giulia...

Giulia                            - (al telefono, dopo aver fatto un cenno di saluto a Piero) ...certo, è un grosso guaio... è capitato anche a me. Purtroppo al giorno d'oggi, sul servizio non si può contare. Naturalmente che non ci credo alla storia dei cugini militari...

Piero                              - Ciao, Nando.

Nando                           - Ciao, papà.

Giulia                            - ...va bene, cara, ci risentiamo. Tu di­glielo chiaro e tondo e poi mi dici quello che ti risponde. Ciao. (Riattacca, a Piero) Sei rientrato presto, stasera...

Piero                              - Ho avuto un sacco di lavoro. Mi sento stanco. Vado subito a letto.

Giulia                            - Non puoi, abbiamo ospiti.

Piero                              - Chi?

Giulia                            - Oggi è lunedì. Abbiamo Mimmo e Bian­ca. Nando, tu vai a vestirti...

Nando                           - Non posso restare così?

Giulia                            - In maglione? Non mi pare carino per ricevere ospiti.

Nando                           - Io mi domando perché non si sposino quei due...

Piero                              - Chi?

Nando                           - Mimmo e Bianca.

Giulia                            - Affari loro...

Piero                              - (realizzando) Mimmo e Bianca? Ma cosa dici? Non lo sai che sono fratello e sorella?

Nando                           - (scoppia a ridere) E ci credi anche tu? Si vede proprio che voi artisti non siete intelligenti. Altro che fratello e sorella. La loro paren­tela è di tutt'altro genere...

Piero                              - (sbalordito a Giulia) Cos'ha detto?

Giulia                            - Andiamo, non mi dirai che non l'hai capito anche tu. E, del resto, ormai, lo sanno tutti...

Piero                              - (non riesce più a parlare) Come?... Come?... Non sono fratello e sorella?... E allora... allora...

Giulia                            - Perché ti stupisci tanto? Non hanno vo­luto far pubblica la loro relazione, che male c'è? Hanno pensato che fosse meglio anche per evi­tare chiacchiere. E forse non è un'idea sbagliata. In un ambiente come il vostro... Così si sentono tutti e due più liberi... Del resto, sia come sia, ognuno fa quello che vuole della propria vita... Su, svelto, non restare lì come una statua... Vatti a cambiare... (Piero non si muove) Davvero non sospettavi nulla? Sei proprio l'unico, allora. No, c'è stata anche Lucia, la tua segretaria. Ma, lei, almeno, ha una scusante: l'amore. E l'amore l'ha resa così cieca, che si è innamorata di Mimmo, come una scema. (Esce ridendo insieme a Nando).

Piero                              - (al pubblico) Il mondo in quel momento diventò un frutto marcio, una cosa schifosa, una carogna... Sentii il bisogno di vedere Bianca su­bito... di guardarla negli occhi... di sentire cosa poteva dirmi per giustificarsi... M'illudevo persino che, prove alla mano, mi dimostrasse che non era vero niente... che Nando, Giulia, tutti sbagliavano nel giudicarli... che lei e Mimmo erano veramente fratello e sorella... La trovai in casa, pronta per uscire... (Bianca entra in scena elegantissima, con la sua solita aria innocente) Io subito esplosi e lei...

Bianca                           - (candida) E con questo? Non ne farai una tragedia, spero. E va bene, t'ho detto una bugia. Ti chiedo scusa. Avrò fatto male, ma che vuoi? Nessuno è perfetto. Del resto, potrai perdo­narmela una piccola bugia...

Piero                              - (resta di sasso) Bianca?!?

Bianca                           - E poi... l'ho detto a fin di bene. Perché tu non ti facessi degli inutili rimorsi. Sei sensibile, pensavo che ti sarebbe spiaciuto tradire un amico. E allora ho pensato di sostenere la tesi che mi aveva suggerito Oreste...

Piero                              - (scoppiando) E così, tutti insieme, avete combinato questo complotto, giuocando con la mia buona fede... col mio sentimento... E chissà come vi siete divertiti a prendermi in giro... Mentre io ti parlavo d'amore, tu avrai pensato: ma quant'è cretino... che idiota...

Bianca                           - Non esagerare, Rorò. Quando mi abbrac­ciavi, mi piaceva. Figurati se mi mettevo a pen­sare che eri un imbecille, proprio in quel momento. Su, lupetto... non prendertela così... Allora cosa dovrebbe fare il povero Mimmo...

Piero                              - Perché anche Mimmo era al corrente di tutto...

Bianca                           - Ed è stato di una generosità... di una comprensione... di uno chic. Se Mimmo si fosse seccato, ancora lo capirei, ma tu... Senza contare, poi, la fatica che abbiamo fatto per farti credere che eravamo fratello e sorella, dati i rapporti che esistono tra di noi. E Mimmo, devo riconoscerlo, ci ha messo tutta la sua buona volontà, anche se, in fondo, questa storia, non gli faceva certo pia­cere... E con te è stato gentile, molto gentile, devi ammetterlo. Un uomo di mondo... un uomo com­prensivo...

Piero                              - (fuori di sé) Basta, Bianca...

Bianca                           - Del resto, non è che tu ti sia compor­tato meglio di me... Sei un uomo sposato. Non hai tradito anche tu tua moglie?

Piero                              - Io non ti ho mai nascosto di essere spo­sato, mentre tu...

Bianca                           - ...io non sono sposata con Mimmo, ho semplicemente una relazione con lui, ecco tutto. E, poi, non capisco perché dare tanta importanza a questi stupidi dettagli. Invece di essermi ricono­scente per aver cercato di darti un po' di serenità... di allegria... Non hai il senso della gratitudine. Mi deludi...

Pirro                              - Se penso che ti sei servita di me solo per far carriera... e per farla fare a quell'imbecille... a quel pallone gonfiato dì Mimmo...

Bianca                           - (energica, con tutti gli artigli fuori) Pia­no, lupetto, vacci piano. Col mio talento, col mio temperamento e col mio carattere, in un modo o nell'altro, carriera l'avrei fatta ugualmente. E, poi, dimmi: se avessi saputo che Mimmo era il mio amante, non avresti cercato ugualmente di venire a letto con me? Non dire di no. E allora? Ora, di Mimmo, lo sai. Perciò non c'è nulla di cambiato. La situazione è diventata ancora più limpida, più chiara. Del resto sarò pur padrona di disporre della mia vita, senza dover renderne conto a te, no? Perciò calmati e controlla i tuoi nervi. Prendi esempio da Mimmo che è generoso e comprensivo e non ti ha mai tenuto rancore. E quando lo vedrai, dimostragli di saper apprez­zare le sue generosità, senza sentirti a disagio con lui. Anch'io, le prime volte mi sono sentita a disagio con Giulia. E la mia posizione dì fronte a una donna che era tua moglie, era ben più imbarazzante della tua, mio caro lupetto.

Mimmo                         - (comparendo) Sei pronta, Bianca? Ciao, Piero. (Piero lo guarda feroce. A Bianca) E quello che ha?

Bianca                           - Niente. Ha scoperto che non siamo fra­tello e sorella.

Mimmo                         - E fa questo muso? Manca di spirito. Allora cosa dovrei dire io?

Bianca                           - Domani ceniamo tutti e tre insieme, dopo lo spettacolo lupetto  - (Prende Minimo sotto il braccio ed esce con lui).

Piero                              - (al pubblico) Mi sentivo come... ghigliot­tinato. La testa staccata dal corpo e il corpo che continuava a camminare così per forza di inerzia. E sentivo un bisogno... un bisogno struggente di bontà, di affetto, di comprensione. (Entra in scena Giulia) Andai a casa da Giulia. Avevo molti torti verso di lei, ma ero disposto a qualsiasi umilia­zione, pur di farmi perdonare. Volevo ricostruire la mia vita con lei, ricominciare da capo... Le rac­contai tutto...

Giulia                            - (che era di spalle, guardando fuori, si volta) Lo sapevo...

Piero                              - (stupito) Lo sapevi?

Giulia                            - Certo. Ma per me che importanza poteva avere?

Piero                              - E lo dici così?

Giulia                            - E come dovrei dirlo?

Piero                              - No, Giulia: urla, grida, prendimi a schiaf­fi, insultami. Ma reagisci, ti prego, reagisci...

Giulia                            - Per reagire dovrei amarti...

Piero                              - E... non mi ami più?

Giulia                            - Non ti ho mai amato.

Piero                              - ...non mi hai mai...? Perché mi hai spo­sato, allora?

Giulia                            - Che domande! Non potevo certo restare zitella solo perché non potevo sposare l'uomo che amavo...

Piero                              - ... l'uomo che amavi?

Giulia                            - Povero ragazzo, Giorgio era troppo po­vero. Ma un artista, un vero artista. Io, invece, ho avuto sempre dei gusti borghesi, purtroppo...

Piero                              - Allora hai sposato me solo perché potevo garantire il tuo avvenire...?

Giulia                            - Certo.

Piero                              - E me lo confessi... così?

Giulia                            - E come dovrei confessartelo altrimenti? E, poi... non ho nulla da rimproverarmi. Sono stata una buona moglie, ti sono stata fedele... ti ho messo al mondo dei figli... li ho educati... ho amministrato la tua casa... ho ricevuto i tuoi ami­ci... mi sono dedicata a te... ho fatto per te tutto quello che una buona moglie deve fare... Amarti... no, amarti non ho potuto...

Piero                              - E credi, con questo, d'aver fatto il tuo dovere di moglie?

Giulia                            - Io, almeno, ho rispettato la nostra casa. Tu non puoi dire altrettanto...

Piero                              - Una moglie deve anche amare il proprio marito, visto che l'ha sposato...

Giulia                            - E tu cosa hai fatto per farti amare? No, stai zitto, non ti conviene parlare... (Pausa) Avrei dovuto anche amarti. E me lo dici così... dopo quello che hai osato confessarmi poco fa... Ma non ti vergogni? Come fai ad essere così egoista... così senza cuore... Osi fare dei rimproveri a me, che ti ho sacrificato tutta la vita... a me che ho soppor­tato in silenzio i tuoi tradimenti... i tuoi inganni... Dovrei anche amarti. Ma chi sei? Chi ti credi d'es­sere? Non ti basta quello che ti ho dato? Vuoi anche che ti consoli, ora? Povero Piero... mi fai pena. Mi fai pietà. (Esce).

Piero                              - (cerca di trattenerla) No, Giulia, io...

Giulia                            - (sulla porta, decisa) Basta, Piero, non una parola di più. Vergognati, piuttosto. Vergo­gnati! (Esce definitivamente).

Piero                              - (al pubblico) Vergognarmi? Io con tutta la buona volontà non ci riuscivo. E perché avrei dovuto farlo? Io sì e gli altri no? Io avrei dovuto vergognarmi e mia moglie che mi aveva ingannato tutta la vita, facendomi credere d'avermi sposato per amore... no? Non avrebbe dovuto vergognarsi lei? Era stata lei ad approfittare di me... Lei, come tutti, del resto... Attorno a me, dunque, non c'era che del vuoto. Ah, no, perbacco. Avevo dei figli. I miei figli almeno loro potevano capirmi... giusti­ficarmi...

Nando                           - (entra in scena tenendo in mano un reci­piente di vetro, dentro al quale si vede una spe­cie di lucertolone. Si avvicina al padre sempre continuando ad osservare il lucertolone e glielo mette sotto il naso) Interessante, no? E direi anche piacevole...

Piero                              - (aggrappandosi a lui) Nando... mio caro Nando... (Nando gli mette ancora davanti al naso il lucertolone) Lascia stare queste sciocchezze... Ho bisogno di parlare con te... Vieni, siedi qui, vicino a me... Ci vediamo così poco, noi due, ci conosciamo così poco... Curioso, no? che un padre e un figlio... Invece... succede. Vedi, Nando... con te forse posso confidarmi... non ti spiace? Mi sento così solo... non ho nessuno che possa capirmi, solo te...

Nando                           - (sempre osservando il lucertolone) Curio­sa opinione, la tua, papà. Non mi pare che noi due siamo proprio fatti per capirci... Concepiamo la vita in un modo molto differente, diametralmente op­posto.

Piero                              - Lo so, ma concezione della vita a parte, non pensi che possiamo essere dei buoni amici?

Nando                           - Può darsi, ma le statistiche affermano il contrario: rara l'amicizia tra i figli e i genitori. In America le statistiche...

Piero                              - Lascia perdere le statistiche. Immagina, per un momento, che io non sia tuo padre, ma un compagno d'Università... un amico e stammi a sentire. (Sospira) Sono tanto deluso... profonda­mente infelice...

Nando                           - Sei infelice? Ma l'infelicità non esiste, papà.

Piero                              - Beato te che, alla tua età, non hai ancora provato cosa sia...

Nando                           - Alla mia età? Essere giovani o vecchi non ha alcuna importanza. Scientificamente come puoi provare che l'infelicità esiste? Semplicemente, a volte, capita di provare una sensazione spiacevole verso la vita, ecco tutto.

Piero                              - No, Nando, credi a tuo padre che in que­sto campo ha la sua esperienza. L'infelicità esiste, esiste la disperazione, esiste lo sconforto, esiste la delusione... Sono sentimenti che io provo in questo momento, mentre sto parlando con te...

Nando                           - Come volevasi dimostrare: stai provando una sensazione spiacevole verso il mondo... Una specie di noia, di stanchezza... Sensazioni che pro­viamo tutti, quando manchiamo d'interesse verso la vita.

Piero                              - Nando, ti assicuro che mentre ti parlo...

Nando                           - Capisco, papà, tu credi di soffrire. Capita a molte persone di soffrire, dal momento che igno­rano che la sofferenza è un « nonsense », non esi­ste. Come non esiste la stanchezza. Ti faccio un esempio: un tizio qualsiasi, perché ha lavorato tutta la giornata, la sera dice di sentirsi stanco. Ebbene, prova in quel momento a dargli una zap­pa in mano e a dirgli che sotto terra c'è un tesoro e che questo tesoro sarà suo, se avrà la forza di scavare fino a scoprirlo. Vedrai che il nostro indi­viduo comincerà a scavare, e scaverà per ore ed ore, per giorni interi, senza dormire, senza man­giare, senza stancarsi, senza provare sonno, noia, disperazione. Perché? Perché ha trovato un inte­resse nella vita, un interesse che, nel caso speci­fico, è quello di zappare per trovare un tesoro...

Piero                              - Nando, io voglio semplicemente...

Nando                           - Che io ti dica che hai ragione, che la infelicità esiste perché tu ti sei messo in testa di essere infelice...

Piero                              - Ma lo sono... lo sono... ho scoperto d'aver sbagliato tutto nella mia vita...

Nando                           - ...perché non hai interessi. Perciò devi creartene. Se vuoi ti posso aiutare. Ma, prima di tutto, devi convincerti che l'infelicità non esiste. Poi, ammesso che l'infelicità non esiste, potrai di­mostrare a te stesso che non sei infelice. Quindi... (Piero si allontana sconsolato da lui. Nando lo guarda con compatimento ed esce col suo recipiente, continuando a guardare il lucertolone. Piero siede in un angolo sconsolato. Lisa entra dalla parte opposta a quella da cui è uscito Nando e va verso la finestra).

Piero                              - (pieno di speranza) Lisa? Lisa?

Lisa                               - (sobbalzando) Che c'è, papà? M'hai spa­ventata...

Piero                              - (abbracciandola) Lisa, bambina mia...

Lisa                               - Hai visto, papà? Ha smesso di piovere, che bellezza. Ora mi cambio e vado a pattinare. Vuoi venire con me?

Piero                              - No, Lisa, resta qui, un momento con il tuo papà. Ho bisogno di te, questa sera. Sono così triste... mi sento così solo...

Lisa                               - (scoppia a ridere) Solo? Tu che conosci mezzo mondo?

Piero                              - Non ridere, Lisa... Ti parlo seriamente. Sono deluso... disperato...

Lisa                               - Allora t'insegno io il rimedio per tirarti su. Scendi, attraversi la strada e vai all'Ariston, danno un western che toglie il respiro... Ti metti in pol­trona, guardi lo schermo e dimentichi tutto. Usci­rai che sarai su di giri quanto me...

Piero                              - Non me la sento di andare al cinema.

Lisa                               - Hai torto. Non c'è nulla di meglio. Prova. E ora scappo perché...

Piero                              - Lisa, per favore, non andar via... non la­sciarmi solo...

Lisa                               - Devo scappare, Luca s'arrabbia se ritardo. Conosci Luca, no? Un vero fusto. Biondo come un angelo, con certe spalle...

Piero                              - Lisa, tu non capisci... ti parlo seriamente... Sono giù, ho...

Lisa                               - (tira fuori una bottiglia dal bar) Ecco, papà, un po' di Scotch e vedrai che ti rimonti. Ciao, ti lascio in buona compagnia. (Gli dà un bacio e scappa via. Piero si lascia cadere sulla poltrona annientato).

Oreste                           - (entra in scena sorridente come sempre) Solo un salutino. Come mai a casa a quest'ora? Pensavo proprio a te, oggi. Quanto tempo che non vedo quel matto di Piero. Allora ho spedito a casa Karim... tu conosci Karim, quella svedese alta, alta, alta, coi capelli biondi, biondi, biondi... Ma sì che la conosci: un pezzo di donna che non finisce mai...

Piero                              - (lo guarda un attimo in silenzio, poi felice d'aver finalmente trovato qualcuno con cui sfo­garsi) Oreste! Ti aspettavo. Vienmi vicino, perché ti possa guardare bene in faccia... perché possa dirti tutto quello che penso di te... Bravo, non avrei mai potuto immaginare che tu avessi potuto combinarmi quello che mi hai combinato, a me, al tuo migliore amico...

Oreste                           - Io? E che t'ho fatto, io?

Piero                              - Non parlare. Non hai niente da dire. (Lo prende per il bavero) La storia del fratello di Bianca, eh? La storia di Mimmo. L'hai inventata tu, non negare...

Oreste                           - (scoppia in una risata allegra e comunica­tiva, disarmante) Ah, ci sei arrivato, finalmente! ? Ce n'è voluto. Bravo! (Piero lo guarda sbigottito) L'amore rende cieco, ma chi avrebbe mai imma­ginato che ti avrebbe reso cieco fino a questo punto? Non sai quante volte sono stato lì lì per aprirti gli occhi, ma ti vedevo così felice... Cosa avresti fatto tu, al posto mio? Non me la sentivo di guastare tutto. (Ride) Finalmente, ora, t'è ca­duta la benda... Bravo! Complimenti, Piero. E rin­graziami, perché senza il tuo amico Oreste, chissà se l'avresti conosciuta una donnina in gamba come Bianca... (Piero gli salta al collo. Liberandosi) Ma che fai? Sei diventato matto? Lasciami... Mamma mia, che carattere t'è venuto... (Scappa per la stanza. Piero lo rincorre) Ma che vuoi da me? Hai la luna per storto? Che c'entro io con i tuoi nervi?... Lasciami andare. Ho fretta. E ne appro­fitto per prendere la tua macchina. Non distur­barti a darmi le chiavi. Me le sono fatte fare anch'io. (Esce mentre Piero gli tira dietro quello che gli capita a portata di mano).

Lucia                             - (affacciandosi) Posso?

Piero                              - (con gioia) Lucia... signorina Lucia, venga avanti... venga, per favore...

Lucia                             - (viene avanti, stupita per tanta premura) Le ho portato l'incartamento che cercava. Ci sono i pezzi riguardanti gli incassi di tutta la stagione. Ho fatto un salto per portarglielo a casa, visto che oggi non è venuto in ufficio... (Gli porge la pratica).

Piero                              - (prende la pratica senza guardarla e la posa dove gli capita) Lucia, mia cara signorina Lucia... Non immagina che piacere mi fa vederla...

Lucia                             - (sempre più stupita) Grazie, lei è molto gentile...

Piero                              - Stia qui, mi ascolti... Qualche giorno fa mi ha detto che non voleva farmi del male... o qual­cosa del genere. Be', oggi, quel male che lei non voleva farmi, me l'ha fatto qualcun altro. Io non potevo, perciò, ancora capire la delicatezza della sua frase... la sua affettuosa amicizia, ma oggi io...

Lucia                             - (pronta) Scusi, dottore, ma preferirei evi­tare questo argomento. Sa come siamo fatte noi donne... Io mi sono fatta delle illusioni stupide, ma, ormai... acqua passata. Mi sono già rassegnata. Non ci penso più. E dire che per un uomo come quello, stavo per lasciare il mio Guglielmo...

Piero                              - Guglielmo? Chi è questo Guglielmo?

Lucia                             - E' un uomo che mi vuole bene. E da tempo, anche. Un uomo più anziano di me, vis­suto, pieno di esperienza... E, in più, con una posizione economica veramente invidiabile. E' spo­sato, ma la moglie è molto ammalata... Ringra­ziando il cielo, un brutto male e non ci sono più speranze... Guglielmo sa tutto e mi ha perdonata. Ci sposeremo... appena possibile.

Piero                              - Ma io credevo che lei fosse veramente innamorata di Mimmo...

Lucia                             - (tagliando) Scusi, dottore, ma Guglielmo m'aspetta sotto il portone e non posso trattener­mi... Oltre tutto non ha trovato da parcheggiare... Non vorrei che gli facessero la multa. Buonasera, a domani. E faccia come me, non ci pensi più. (Esce).

Piero                              - (la guarda uscire, poi al pubblico) Faccia come me. Non ci pensi più. Le donne! Il senso pratico che hanno... come sanno risolvere bene, loro... Perfino una donna come Lucia in quattro e quattro otto, era riuscita a riorganizzare la sua vita. Al posto di Mimmo... Guglielmo. Al posto dell'amore una posizione invidiabile... al posto della passione... un matrimonio probabile, a moglie morta... Serena... dura... sicura... delle sue lacrime, neppure più traccia. Tutto finito, dimenticato. Eccola lì, pronta a ricominciare sorridente ed alle­gra la sua vita... Ma io... invece... come poter can­cellare tutto? e come? sostituire Bianca? con chi? con Giulia? con una qualunque? buttarmi negli affari e non pensare più a nulla? No, impossibile, io ero fatto di un'altra pasta: il mio era un caso senza soluzioni, senza via d'uscita; beffato dalla donna che amavo, ingannato da mia moglie, igno­rato dai miei figli, tradito dal mio migliore amico... Io che avevo sempre dato tutto a tutti, senza pen­sare mai a me... Io, sentimentale ed espansivo, al punto che m'ero sacrificato per gli altri... ricomin­ciare alla mia età, di nuovo da capo? Sarebbe stato assurdo. Il suicidio. Il suicidio, ecco, la sola via d'uscita; il solo modo per protestare, per ribel­larmi, per dichiarare il disgusto e lo schifo verso l'umanità. Quella notte non dormii. E il mattino dopo avevo preso la mia brava decisione. Anche se soffrivo, dovevo essere forte, implacabile con tutti, ma specialmente con me stesso. (Va alla scri­vania e forma un numero al telefono) Signorina Lucia... no, non salga... Voglio solo dirle che da oggi in poi non ci sono per nessuno... No, signo­rina, non ha capito... Da oggi, io, Piero Della Pineda, non esisto più... Ha capito benissimo. Fac­cia sospendere le prove. Non si va più in scena. Le ho lasciato una lettera, la inoltri. Pago penali, pago tutto. Licenzi tecnici, operai, impiegati e per­sonale minuto. Chiudo. Anche lei, signorina, si fac­cia liquidare e si consideri libera. Non discuto... Pago, cosa vuole di più? E qualsiasi cosa succeda nel mio teatro, lo dica pure a tutti... « non mi ri­guarda ». E non lo voglio sapere. Se va a fuoco tanto meglio. Arrivederla. Anzi, addio. (Posa il ricevitore e forma un altro numero) Sei tu, Giulia? Quando rientro?... No, non torno più a casa... E non cercare di rivedermi... (Posa il ricevitore e va verso il pubblico) Ora è tutto chiaro. E adesso mi sono staccato da tutto e da tutti. (Riprende la ri­voltella e se la fa saltare tra le mani) Dopo quat­tro mesi di solitudine, sono calmo e sereno. Pronto ad accomiatarmi in pace da questo mondo. Non ho rimorsi... non ho rimpianti... non ho emozioni... Eccomi qui, freddo come un pesce. Ed è strano: ora che sono deciso a suicidarmi... non m'importa nemmeno più di morire. Prima ci pensavo come a... a una liberazione. Ora... non so... questo pen­siero mi lascia del tutto indifferente. Ma, ormai, per rimandare ancora, non ho più motivi... La gior­nata è quella adatta... non ho desideri particolari... la bestia se ne sta tranquilla... il tubo di dentifri­cio... quello grande... non è più nuovo, nuovo... le mie ultime volontà sono scritte di mio pugno e i fogli sono in una busta che ho messo sulla scri­vania... Il momento, il grande momento è arrivato. (Si porta la rivoltella alla tempia, chiude gli oc­chi... Una pausa. Picchiano alla porta con insisten­za. Seccato abbassa la rivoltella, ma resta in posi­zione « suicidio ». Continuano a picchiare alla por­ta. Resta indeciso, poi i colpi si ripetono e, allora, si decide ad andare ad aprire, dopo essersi messo in tasca la rivoltella).

Bianca                           - (entra; indossa un impermeabile, bagnato di pioggia, ha il viso lacrimoso. Si getta su di lui, buttandogli le braccia al collo) Piero... Piero... ; Piero...

Piero                              - Bianca... Ma che cosa vuoi, qui?

Bianca                           - Oh, sapessi... sapessi... Volevo esserne sicura... volevo esserne sicura... E, ormai che so... (Singhiozzando) Vengo da casa tua... E' piena di fiori...

Piero                              - Come, di fiori? Di già?

Bianca                           - Oh, Piero... Piero... E' tremendo...

Piero                              - Ma come hanno fatto a saperlo... voglio I dire, a saperlo prima che «la cosa » avvenisse?

Bianca                           - (continua a piangere forte) Oh, Piero... ( Piero...

Piero                              - Non piangere, Bianca... Ti devi rassegnare... Ma, dimmi un po', chi è stato a mandare tutti I quei fiori?

Bianca                           - Mimmo, naturalmente.

Piero                              - Mimmo? Be', gentile da parte sua.

Bianca                           - E non solo fiori... Ha riempito la casa di regali... Quasi tutti oggetti che mi appartenevano... Perfino cose che mi hai regalato tu... Me li ha rubati, capisci?

Piero                              - (resta sconcertato) Regali? Mimmo ha mandato dei regali a casa mia? E perché?

Bianca                           - Li ha mandati a Giulia, naturalmente... (Piange) A Giulia... Tu lo sapevi... lo sapevi che è la sua amante?

Piero                              - Giulia? Giulia, mia moglie?

Bianca                           - Sì! Oh, sapessi come sono infelice... come mi sento disperata... Io che gli avevo dato tut­to... che per lui avevo fatto tanti sacrifici... tante rinunce... io che a lui avevo regalato la mia vita... (Si abbandona tra le braccia di Piero).

Piero                              - Mimmo e Giulia? (Rimane sconcertato) Mia moglie e Mimmo? Ma è possibile? Pare che sia possibile... (Al pubblico, sempre tenendo tra le sue braccia Bianca) Ma allora, se è così, tutto rien­tra nell'ordine... Si fanno giustizia da soli... Que­sta è una buona soluzione... la soluzione giusta... (Una pausa. Stringe Bianca. Riflettendo) Perché morire, ormai? (Tiene Bianca schiena al pubblico. Con un braccio la stringe, con l'altra mano, tira fuori dalla tasca la pistola. La soppesa. Deve dare l'impressione di soppesare da una parte la pistola, dall'altra Bianca, da una parte la morte, cioè, dal l'altra la vita) Vivere! E' meglio vivere... (Guarda Bianca e strizza l'occhio al pubblico) Molto me­glio! (Ha un dubbio) O forse no? (Scrolla le spalle e si lascia abbracciare teneramente da Bianca, mentre cala la tela).

FINE

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