La clausola

La clausola

LA CLAUSOLA

Monologo

di ALDO NICOLAI

PERSONAGGI

GIACINTA

Commedia formattata da

Giacinta, sui quarant'anni, allegra, esuberante, piena di vita. seduta su di un gradino di una casa di campagna, dove razzolano le galline. una bella sera di primavera inoltrata.

GIACINTA

Ma s! Dicano quello che vogliono, la coscienza ce l'ho tranquilla la clausola l'ho rispettata Minacciano di portarmi in Tribunale Cosa pu farmi il Tribunale? Ho fatto esattamente quello che il povero cavaliere voleva. Mi sono sacrificata per quasi vent'anni Se i soldi e le terre le ha lasciate a me, stato perch me le sono guadagnate. Col sudore della fronte. O quasi. Quando sono entrata in questa casa avevo 17 anni ed ero un fiore. E lui, il cavaliere, zac, il fiore lo ha colto. Cosa avrei dovuto fare? Non lasciami cogliere? Mia madre me lo aveva tanto raccomandato di fare tutto quello che lui mi diceva Cos quando, quella notte, me lo sono visto davanti al letto come uno spiritato, con quel camicione, che lo faceva sembrare un fantasma e mi ha detto di dormire con lui, perch non riusciva a scaldarsi, mi parso naturale. Cosa mi costava? Ero bella calda sotto le coperte, lui era un uomo anziano, oltretutto anche malato di cuore, come dicevano in paese Mi faceva pena, mi sembrava uno di quei santi di gesso che portano in processione. Invece altro che santo. Come entrato nel letto un diavolo, un diavolo scatenato. Mi ha tenuto sveglia tutta la notte. Continuava a dirmi di farlo felice perch era un povero vecchio e non aveva nessuno al di fuori di me Non era vero, perch aveva un sacco di famiglia: fratelli, sorelle, cognati, nipoti, persino un figlioccio prete Ma in quel momento come spiegarglielo? Ho dovuto accontentarlo e lasciarlo fare. Cos cominciato. E quando al mattino, ancora tutta rintontita, mi sono precipitata da mia madre per raccontarle quello che era successo, lei mica era scandalizzata. Anzi, contenta. Era quello che sperava. Per questo mi aveva messo a servizio dal cavaliere: lui era vedovo e senza figli, se si affezionava a me, coi soldi che aveva, forse mi avrebbe fatto la dote. Perci, se il cavaliere era gentile e la notte mi voleva a tenergli compagnia, lo lasciassi fare Io le dicevo: Mamma, ma hai visto com' brutto?. Mia madre a dirmi che un uomo ricco non mai brutto, c' solo la miseria al mondo che brutta. E, poi il cavaliere aveva pi di 60 anni e non sarebbe andato avanti a lungo, malato di cuore com'era. Mah, forse malato di cuore lo era, ma il mal di cuore lo faceva venire a me, perch me lo ritrovavo nel letto vispo come un grillo ed ero io al mattino che mi alzavo con un cerchio alla testa e male alle reni E, poi, la questione era un'altra. Io avevo sempre sognato che fosse un bel ragazzo a farmi fare l'amore e non un vecchio pelato, senza denti, grasso e molle, che sembrava una montagna di carne Ma ormai avevo cominciato, era inutile tirarmi indietro. E, poi, in quella casa stavo bene, non mi mancava niente, il lavoro non mi ammazzava, lui pieno di premure, mi faceva sempre regalini. E non mi trattava come una serva, ma come fossi di casa. Qualche volta mi faceva persino sedere a tavola con lui. I parenti, crepavano di rabbia. Davanti a lui magari mi facevano dei sorrisini, ma appena usciti, cosa non dicevano Certe insinuazioni. E, in paese poi, le chiacchiere Quando passavo certe frecciate A me delle chiacchiere non importava, ma cominciavo ad essere stufa di quel vecchio sempre tra i piedi. Gli anni passavano e cosa avevo dalla vita? E, poi, geloso. Guai, se mi vedeva con un giovanotto Certe scene La mia situazione non era allegra. Perch, se fossi stata sua moglie, avrei potuto fargli le corna, come fanno tutte le mogli Ma non lo ero e lui poteva mettermi fuori di casa da un giorno all'altro. E io cosa avrei potuto pretendere? E con tanti bei ragazzi che c'erano in giro Il postino, per esempio, che mi mangiava con gli occhi un pezzo di marcantonio alto una spanna pi di me, con degli occhi verdi che incantavano Ma mia madre, prudente, ha mangiato la foglia e ha persuaso il cavaliere a farsi scrivere fermoposta. Finch era vivo il cavaliere, non dovevo fargli torto. Non potevo correre il rischio di perdere l'eredit. Mia madre aveva anche ragione dopo avergli sacrificato tanti anni Cercava di farmi coraggio, mi diceva di avere pazienza che il cavaliere andava sempre pi gi che gli era gi venuta la pelle tutta gialla, che insomma, tempo sei mesi, un anno, se ne sarebbe andato Ma i mesi passavano, gli anni pure e lui sempre arzillo, mai un raffreddore, mai un'influenza. Una volta, mentre mi rincorreva, caduto per le scale. Un altro si sarebbe rotto l'osso del collo. Lui si slogata una caviglia. Pareva avesse sette anime in corpo, come i gatti. Mi sono messa a pregare perch morisse. Senza soffrire, cos alla svelta. Un colpo apoplettico, un infarto. Ho fatto anche delle novene per ottenere la grazia. Prima alla Madonna, ma poi visto che lei da quell'orecchio non ci sentiva, forse perch San Giuseppe lo aveva conosciuto quando era gi un uomo d'et, mi sono rivolta a Santa Rita, che la santa dei casi disperati Andavo ogni giorno in chiesa. Il cavaliere era contento di vedermi cos devota. Anche se lui non andava pi in chiesa, perch aveva litigato col figlioccio prete, che gli aveva detto che la nostra relazione era uno scandalo per il paese. Anche gli altri parenti erano preoccupati perch il cavaliere mi voleva bene. Le sorelle mandavano i figli grandi in casa a darmi fastidio, sperando che cedessi e il cavaliere mi mandasse via. Ma io, come quelli allungavano le mani, gi schiaffi, come se piovesse. Anche se mi dispiaceva quando si trattava di Luigino, che era cos bello Quando raccontavo al cavaliere degli schiaffi, lui rideva diceva che io ero proprio una brava ragazza. Per non moriva. Non moriva mai. Pi gli anni passavano e pi lui crepava di salute, sempre pi rosso e pi grasso. Ero persino arrivata a pensare che Santa Rita me lo facesse per dispetto. Moriva tanta gente, anche giovane, perch lui sembrava persino ringiovanire? Poi, come Dio volle, un bel giorno si ammalato. Non stato un infarto, Santa Rita in questo ha voluto far di testa sua. Polmonite. stato a letto pi di un mese. I parenti, figlioccio prete in testa, gli dicevano che doveva pentirsi e mandarmi via, perch se era in peccato mortale la colpa era mia e di quella ruffiana di mia madre. Se la prendevano persino con la mia mamma. Ma lui mi voleva vicino. All'improvviso migliorato. E, per dimostrarmi che stava veramente bene, ha voluto avere uno slancio di giovent e in quel preciso momento, grazie a Dio, il cuore finalmente ha fatto il suo dovere ed ha ceduto. Lo spavento che mi sono presa Quando venuto il figlioccio prete mi ha fulminata con uno sguardo e ha detto che il povero cavaliere lo avevo ammazzato io. Che prove aveva? L'importante era che, il povero cavaliere aveva lasciato questa valle di lacrime. C' stato un bel funerale. Volevo andarci anch'io, perch ai funerali mi diverto, ma mia madre non ha voluto. Sono rimasta a casa ed ero contenta: pensavo che, ormai, ero padrona della mia vita libera ne avrei potuto avere di bei giovanotti. Forse anche il portalettere, approfittando del fatto che la moglie era incinta per la settima volta Stavo facendo col pensiero le mie scelte, quando i parenti sono tornati dal funerale e il notaio ci ha chiamati in salotto per leggere il testamento. Il cavaliere lasciava tutto a me, ma con una clausola. La sua erede universale ero io, ma avrei perso tutto se avessi avuto rapporti con uomini che, tutto sommato, diceva proprio cos, avessero meno dell'et che aveva lui, quando mi ha conosciuto: sessant'anni. Per poco non mi sono messa ad urlare. Io che non avevo sognato che di potermi divertire con dei giovanotti, non avrei avuto che vecchi? Mi pareva una porcheria, una vigliaccata Non riuscivo pi a dormire. Non mangiavo, dimagrivo a vista d'occhio, avevo sempre gli occhi pieni di lacrime, tanto che in paese dicevano che, poveretta, dovevo essere stata ben affezionata al povero cavaliere Mia madre cercava di farmi coraggio, mi diceva che, vecchi o giovani, gli uomini sono tutti uguali, che dovevo accontentarmi, che dalla vita avevo avuto abbastanza Lo diceva convinta, ma lei mio padre se l'era sposato quando lui aveva 23 anni e, prima e dopo, di limitazioni non ne aveva avute Gi, mi rispondeva, ma tu hai i soldi. E cosa mi servivano i soldi, se non potevo prendermi l'uomo che volevo? Oltretutto, pareva che in paese non ci fossero mai stati tanti bei giovanotti Una fioritura. Ma mia madre sempre al fianco come un carabiniere. Dovevo rigare dritta pi di prima. Anche perch i parenti mi sorvegliavano. Mi facevano persino pedinare. Sfido, a loro avrebbe fatto comodo portarmi via l'eredit! Non uscivo pi. Mi mettevo alla finestra, guardavo fuori, dicevo che dovevo rassegnarmi. Ma mica era facile. Oltretutto era primavera e un reggimento s'era accampato nel boschetto, di fronte. Soldati, ragazzi di vent'anni. Mica facile rassegnarsi con davanti tanta grazia di Dio Un giorno mi venuta una rabbia, una rabbia, che ho scaraventato dalla finestra il ritratto del povero cavaliere. Non gli era bastato rovinarmi la giovinezza, aveva voluto rovinarmi anche la mia vita di donna Pi il tempo passava, pi mi sentivo inutile, sprecata Ogni giorno era un giorno buttato via Non facevo che maledire la clausola e quel vecchio degenerato che l'aveva inventata. E cos passato un anno. Poi un giorno, era primavera, sono andata con mia madre in campagna a visitare uno dei poderi, che avevo ereditato. Arrivando, quasi ci investe un trattore, guidato da due bei giovanotti, biondi, a torso nudo Sembravano statue! E non solo erano belli, ma si assomigliavano come gocce d'acqua. Che meraviglia! Ho dovuto chiudere gli occhi, per non lasciarmi indurre in tentazione. Poi il fattore ci ha invitate a bere un bicchiere di vino. E cos, parlando, ci ha spiegato che quei due ragazzi erano suoi figlioli, che lavoravano la nostra terra. L'uno non poteva stare senza l'altro. Gi da piccoli, ma anche adesso che avevano trent'anni. Si assomigliavano perch erano gemelli, gemelli veri, nati dallo stesso ovulo. In quel momento mi venuta in mente la clausola. Cosa diceva la clausola? Che non potevo avere rapporti con uomini che, tutto sommato, avessero meno di sessant'anni. Allora ho fatto subito il conto. Se a 30 sommi 30 quanto fa? 60, no? Com' che non ci avevo pensato prima? Con i gemelli avrei avuto le mie soddisfazioni, rispettando la clausola. Cos, senza dir niente nemmeno a mia madre, sono uscita di corsa e sono andata a raggiungere i gemelli nella stalla. E l ho coronato il sogno della mia vita. Ho scoperto l'amore, finalmente! Da quel giorno ho cominciato a vivere. Adesso, i parenti dicono che ho mancato. Vogliono portarmi in Tribunale. Ma perch? Io ho rispettato la volont dell'estinto. Quel tutto sommato parla chiaro. 60 vuoi dire che, tutto sommato, posso avere due uomini di 30 anni. O 3 di 20. Magari anche 4 di 15. Non un uomo, voleva dire il cavaliere, ma tanti e tutti giovani. (tira fuori di tasca il foglio con la clausola) Ma che lo impugnino pure il testamento. La clausola parla chiaro. C' scritto anche qui: tutto sommato!

FINE

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