LA COCUZZA
Commedia in un atto
di GIUSEPPE CASSIERI
PERSONAGGI
Dott. OLIMPIO SPERADIO (Funzionario vice-direttore dell'ARBES. Trentacinque anni circa)
FAUSTA SPERADIO (Bella, elegante. Si prepara agli esami di procuratore nello studio di Sarpi, avvocato di grido. Ventotto anni)
TERZOLI (Usciere dell'ARBES. Sfaticato. Diventa premuroso, untuoso, solo coi funzionari)
JACOVANGELI (Impiegato di concetto dell'ARBES. Quarant'anni circa. Piccolo, insignificante, calvo)
SEGRETARIA DELL'ARBES (Bruna, abbastanza procace; ventidue anni circa)
Dott. MOLINO (Medico sotto i quarant'anni. Alto, con gli occhiali. Intellettuale dai modi riservati, schietti; indulgente e appena ironico)
BEPPINA (Donna a mezzo servizio in casa Speradio. Campagnola, giovanissima, con accento reatino, per nulla inurbata nei modi)
ALVINO (Impiegatuccio cinquantenne. Tarchiato, con la fronte stretta e rugosa, gli zigomi alti e polputi e una capigliatura fitta di onde e ric-cetti neri, con pochi fili bianchi)
PRIMO CLIENTE (Trentenne, grasso, pelato, in tuta)
SECONDO CLIENTE (Secco e terreo, in blusa e calzoni)
TERZO CLIENTE (Giovane garzone o lift d'albergo)
PRIMA SISTER DEL TRICOLION (Bionda, levi gaia, longilinea)
SECONDA SISTER DEL TRICOLION (Pi anziana e importante, in cuffia e grembiule bianco come la prima)
Dott. BRENTLY, specialista del Tricolion (Tarchiato, di lineamenti marcati, con caschetto e camice bianco. Ha pi l'apparenza di uno sportivo che di uno specialista)
Commedia formattata da
APPARTAMENTO DI OLIMPIO SPERADIO
Uno studiolo abbastanza personale e signorile in una vecchia casa al centro di Roma, arredato con una libreria, una poltrona, un divanetto, quadri, una scrivania su cui posto un bel lume, molti libri accatastati ai due angoli. Qualche oggetto di pregio. Al centro dello scrittoio, un grosso tomo su cui spicca in oro la dicitura Opere di Francisco Cantareno, e alcuni fogli sparsi, vergati con una grafia minuta e precisa. Su questi un foglio appena iniziato e una penna stilografica. sera, il lume acceso.
Fuori campo uno scroscio di doccia nel bagno. Ticchettio di passi femminili; rumori relativi a massaggi, picchiettamenti e altre operazioni di bellezza con vasetti vari di cosmetici. Il tutto compiuto in uno stato d'animo leggero, quasi euforico, da Fausta che a tratti accenna a cantarellare. Olimpio Speradio seduto dinanzi allo scrittoio; afferra la penna, e, con scatto nervoso, la lascia ricadere di peso sul foglio. Si susseguono, metodici, trenta quaranta colpi di spazzola sulla capigliatura di Fausta. Il viso dell'uomo che esprime contrariet, appare giovane, in netto contrasto con l'incipiente calvizie. Riprende a sfogliare concitato il Cantareno, ma lo sguardo alla porta dello studio dal cui spiraglio intravede la chioma fluente, bellissima della moglie che, spostandosi frequentemente fra il bagno e la camera da letto, gli rivolge la parola.
Fausta - (tenera) Oli?... Oli!...
Olimpio - (trasalisce, risponde con un grugnito) Dimmi, Fausta. Sono qui alle prese col Cantareno.
Fausta - (molto attraente in veste da camera, si avvicina maliziosa alla soglia dello studio, ma non tenta di entrare) Ne hai per molto?
Olimpio - Prendo qualche appunto e vengo a dormire. Precedimi pure.
Fausta - Se hai voglia di un t con due biscotti... (Cosi dicendo la donna scompare, ma torna subito dopo massaggiandosi le mani su cui ha applicato della crema. Olimpio finge di non aver udito la domanda, e di essere profondamente immerso nel lavoro. La donna gli si rivolge sollecita) Faresti bene a prendere un t con due biscotti. Sei digiuno... (Ma non termina la frase, assorbita dalle sue cure)
Olimpio - No, niente t. E niente biscotti.
Fausta - Nervoso?
Olimpio - Sto leggendo, e non vorrei essere disturbato. Scusami.
Fausta - Va bene, va bene. Dopo tutto... (Fausta e-sce. Olimpio si tocca la fronte, cerca con dita rapaci l'occipite, la nuca. Gli occhi tradiscono una preoccupazione; quasi una ossessione. I capelli se ne vanno! Il braccio ricade sfiduciato sullo scrittoio)
Olimpio - "Imbecille"!
Fausta - Un'ultima cosa, e poi ti lascio tranquillo...
Olimpio - Vada per l'ultima cosa...
Fausta - Sarpi ci ha requisito per tutta la stagione di domani... Avrei proprio bisogno della macchina, se non ti dispiace...
Olimpio - (distaccato) Prendila tu, d'accordo... Non so neppure se andr in ufficio, domani. Mi preme la relazione... Dalla sede centrale non fanno che sollecitarmi... (Si decide a chiedere un po' pi gentilmente) Hai udienza, domani?
Fausta - Sconsolante, non me ne parlare! Non avr neppure tempo di venire a casa per colazione... Ma che vuoi: Sarpi conta talmente sul successo, che riuscito a contagiare tutti e quattro i sostituti, me compresa. (Fausta assume la posa del "Principe del foro" nell'ampia vestaglia infilata a met, e mima l'enfasi oratoria di Sarpi) "... Esigevate la matrice del delitto? Eccola, signori. Questa ghiandola pazza! Da qui partito il raggio vettore della volont omicida. Estraetela, se potete, inchiodatela al banco e condannatela. Ma lasciate libero quest'uomo. Egli innocente! (Olimpio sorride, suo malgrado divertito. Fausta fa un passo a sinistra prendendo a fare la parodia delle signore snob e sofisticate che acclamano e lo circondano) "Oh, Sarpi!... lei l'ultimo vero principe del Foro! Sarpi. Ogni sua parola: una scintilla di genio... Ascoltarla un'ultima volta e poi... si, anche morire!..."
Olimpio - Invecchia, ma certe smanie non gli cascano... Invecchia male!
Fausta - Adesso sta assediando Maria Teresa, la dattilografa... innamorato, povero uccellino. Uno spasso per lo studio.
Olimpio - Certe velleit... (Ma si tocca macchinalmente la testa, e s'interrompe mordendosi il labbro. Fausta ha posato lo sguardo sulla calvizie di Olimpio illuminata crudelmente dal lume. Fausta, tranquilla, raccoglie un libro abbandonato sulla poltrona e lo sistema nella libreria. Olimpio, sempre seduto, mogio, disegna)
Fausta - Oli?... Mi sto accecando di sbadigli. Vado a cuccia.
Olimpio - (si irrita) un pezzo che me lo comunichi... Vai. Poi ti raggiunger.
Fausta - Bene... Mi sarei volentieri adattata con una rivista sul divano a tenerti compagnia, se appena me lo avessi chiesto, Oli.
Olimpio - Ma Fausta! Quando leggo, a meno che non sia un giornale, non tollero testimoni. Ti prego. (Fausta esce silenziosa)
Olimpio - Fra poco sar di l.
Fausta - (assonnata) Si, Oli, non preoccuparti. Mi rendo conto... (Olimpio mugola un "grazie", stropiccia una diecina d pagine del Cantareno e pian piano, con fare clandestino, tira a s il cassetto laterale dello scrittoio, estrae il ncessaire, appoggia lo specchio a una pila di tomi sui quali inciso a caratteri dorati il nome dell'autore: Buffon. Ai lati, per trattenere i libri, mette due statuine di bronzo. Disposto lo specchio nella posizione pi acconcia, sposta il lume al centro dello scrittoio, preme il pulsante della seconda lampadina. Pronuncia a fior di labbro)
Olimpio - (autolesionistico) Adesso ci sto. (Con riluttanza curva di pi il capo, si accosta al cristallo, sgrana coraggiosamente le pupille) Mamma mia! Vedi che la preoccupazione non era esagerata?... inutile barare con se stessi! (Si tocca la nuca, esplorando laddove il cranio ha un leggero avvallamento ed particolarmente sguarnito) Questo avvallamento, poi! La botola del castellano! Pelato, e con la botola. Quella maledetta levatrice! Deve essere stata lei ad ammaccare la sfera!... Botole, canaloni, cunette... Fra poco anche queste saranno completamente spoglie!... (Si ribella) Ma ci dovrebbero essere dei ripari! Accidenti... nell'epoca interplanetaria debbono pur esserci dei ripari!... (Chiude gli occhi e resta immobile. Poi si scuote, sbaracca lo scrittoio, rimette in sesto il paralume, libri, le statuette, il tagliacarte in una pagina del Cantareno. Ha un ghigno) ...Ma guarda: una spanna di pellaccia untuosa che si arena, che non vuol pi saperne di mettere il pelo, e un uomo... intelligente, dicono, colto, ragionevole, con una carriera brillante davanti a s... Ecco: quest'uomo diventa un'incomparabile bestia! (Si alza. Muove qualche passo nello studio e si affaccia alla camera da letto: Fausta dorme pacata. La guarda con amore. A un tratto i suoi occhi sono calamitati dai capelli voluminosi sparsi sul cuscino. Ha caldo. Si passa il fazzoletto intorno al collo, sulla nuca. Si accosta alla finestra. L'apre. Nella notte: lo stridio dei freni di una macchina, lo sfrecciare di altre. Olimpio si affaccia per un po' di refrigerio. La telecamera inquadra la nuca del protagonista mentre un refolo d'aria viene a scompigliargli i capelluzzi (Olimpio trasalisce... e chiude di botto la finestra, sibilando al vento. Forte.) Pussa via!
SEDE DELL'ARBES
Scorcio di anticamera dell'Arbes: un divanetto svedese e un portacenere da terra nella parete di fronte alla porta, sul cui grande vetro scritto: Arbes, Centro di relazioni con i Paesi Latini. Nell'ufficio di Speradio: due scrivanie (una delle quali appare pi importante, ed quella di Olimpio), mobili razionali. Alle pareti: una carta geografica del Sud America, ai cui lati sono disposte alcune bandierine di carta: italiana, brasiliana, venezuelana, argentina ecc.; grafici relativi all'economia agricola di quei paesi; fotografie di folclore e paesaggi. A terra, appoggiati al muro, due tre quadri informali pronti per una mostra. Sulla scrivania un registratore, alcune bobine, dei feticci. Le due scrivanie, disposte l'una dirimpetto all'altra, sono inondate dalla luce cruda della strada proveniente dall'ampia finestra a vetri lattescenti. L'usciere Terzoli, indolente, stravaccato sul divanetto della anticamera, balbetta esercizi di lingua portoghese su una grammatica tascabile. La porta dell'ingresso viene sospinta dall'esterno. Entra Olimpio, lento, apatico. Terzoli salta gi dal divano. Premuroso lo precede per aprirgli la porta del corridoio.
Terzoli - Buongiorno, dottore!
Olimpio - (risponde al saluto meccanicamente) ... giorno ... Ci sono tutti?
Terzoli - Si... si. Credo di si. (Olimpio entra nella stanza mentre squilla il telefono sulla sua scrivania. Jacovangeli, un impiegato di concetto con funzioni di secondo ordine rispetto a Speradio, al suo posto, sta parlando al telefono. un omino insignificante, con una testa oblunga e gialla come un mellone vernicelo, completamente calva. Olimpio ha agio di esaminarla freddamente, ed come se la vedesse per la prima volta: storna lo sguardo, disgustato. D'ora in poi parlando col subalterno, Olimpio non potr rivolgerglisi senza un certo disagio per quello spettacolo che il calvo offre di s, e curer sempre di non sollevare le palpebre per non essere costretto a fissarlo)
Jacovangeli - (strilla impaziente, al telefono) Come?... Ma nient'affatto, signorina! Gliel'ho detto: bobina 24/12 Santos '61... (Abbassando la voce, in tono cordiale. A Olimpio) Salve, Speradio!
Olimpio - (in piedi, senza volgersi dalla sua parte) Salve!... (Afferra il ricevitore) Pronto?... Speradio.
Jacovangeli - (di nuovo impaziente) Si che dev'esserci!... Ha visto nell'archivio?...
Olimpio - Ma noo... (Infastidito) Per questo bisogna aspettare che torn il direttore da Rio... Si, si, naturalmente... naturalmente... Si rivolga pure a mio nome all'addetto commerciale... guadagner un po' di tempo... Come ha detto?... No, mi dispiace, mi proprio impossibile, creda... (Seccamente) Buongiorno. (Olimpio riattacca il microfono. Siede alla scrivania, d un'occhiata svogliata alla corrispondenza infilando la mano in tasca per estrarre il fazzoletto. Fa caldo. Se lo passa sul collo, sulla nuca, ma Jacovangeli ha girato gli occhi dalla sua parte, ed egli, il fazzoletto lo rimette in tasca senza guardarlo. Riprende di malumore la lettura della corrispondenza)
Jacovangeli - (sempre al telefono) Non c' tempo da perdere. Si faccia aiutare dalla Piermarini... (Abbassa il ricevitore, guarda Speradio concentrato sulle sue scartoffie. Speradio ostenta di ignorarlo, ma lui ha voglia di parlare) Be', sembreresti pi scocciato del consueto... Ma non ti do torto : le grane che qui si susseguono come...
Olimpio - (lo interrompe) "...le ciliegie.
Jacovangeli - ...Adesso per mettere in onda la registrazione dei saluti da S. Paulo bisogna aspettare il beneplacito brasiliano... (Entra la segretaria e gli occhi di Olimpio sono magnetizzati dall'elaborata acconciatura della ragazza. La mania sta gi sfociando nella fase ossessiva. Uomini e donne che gli passano davanti hanno per Olimpio una sola caratteristica degna di considerazione: la capigliatura. La segretaria si avvicina con blocchetto e matita per stenografare)
Olimpio - (sembra riscuotersi, domanda quasi rabbioso) Che ci sta a fare lei qui?
Segretaria - Ma, dottore!... Credevo... (Indica le lettere sulla scrivania) ...per la corrispondenza!
Olimpio - La chiamer io... Pi tardi. (Estrae nuovamente il fazzoletto: ha caldo. Se lo passa sulla fronte, tamponando, attento a non sfiorare la cute. Poi, riprendendosi) una giornata afosa, oggi... Si potrebbe mettere in funzione il ventilatore. (La segretaria lo guarda come se scherzasse: lei fresca, tranquilla, e la calura dell'estate passata da un pezzo) Che c'... necessario essere in agosto per far funzionare un ventilatore? (Jacovangeli approva con la testa, la segretaria si affretta a girare la chiavetta, immediatamente vibrano i sottili capelli di Speradio, si sollevano. Grida esasperato) Spenga! (La ragazza corre a spegnere, Jacovangeli osserva di sottecchi Speradio, rinuncia a capire; scrollando il capo bofonchia fra s)
Jacovangeli - (tra s) Sempre pi nervoso... (La segretaria raccoglie furtivamente dalla sedia, dove l'aveva appoggiati, blocchetto e matita, ed esce alla chetichella. Olimpio raduna frettolosamente tutte le carte, le rinchiude in un cassetto, fa per accendersi una sigaretta. L'accendino non funziona. Lo getta, con stizza, sul piano della scrivania. Si alza, si accosta al tavolo di Jacovangeli, prende i cerini del collega, accende. Fa un giro intorno alla stanza, guarda l'orologio, con un'idea fissa. La segretaria rientra di corsa)
Segretaria - Scusi, dottore. di l, al telefono, chiedono conferma per il volo del 21... Quello per S. Paulo che abbiamo prenotato la settimana scorsa-Che devo dire?
Olimpio - (irritato) Cosa vuole dire?... Il direttore non ancora tornato, non lo sa?... Confermeremo in un senso o nell'altro luned... Dica luned. (La ragazza esce in fretta. Olimpio guarda di nuovo l'orologio) Oh, senti... alle undici me ne devo andare. Ho un appuntamento.
Jacovangeli - (zelante) ... Per quella raccolta di conferenze?
Olimpio - Be', no... fatti miei. Per quello c' tempo... A proposito: non si fatto vivo nessuno dal Ministero?
Jacovangeli - Nessuno, stamattina... (Pausa) Scusa, che ne diresti intanto di dare il via ai "canti del Mato Grosso"? (Mette in azione la bobina del registratore)
Olimpio - (insofferente) Ma li abbiamo gi provati! un'edizione che non va. (Gracidio della bobina)
Jacovangeli - Questa no, la nuova... Mi sembra azzeccata. (Crescono strani canti esotici)
Olimpio - (sfoglia distrattamente alcune carte) Va bene, basta. Ho capito. Li hai sentiti tu?... (Jacovangeli ferma la bobina)
Jacovangeli - Se per questo, puoi stare tranquillo. Me li sono ripassati da cima a fondo... Secondo me puoi mettere il visto...
Olimpio - E i nostri, piuttosto? Che mandiamo a Caracas questo mese?... (Jacovangeli mette in azione una nuova bobina)
Jacovangeli - Avrei pensato ai canti del Tavoliere. Sono abbastanza suggestivi. Senti... (Principio di registrazione dei canti del Tavoliere, cantati, con accompagnamento di chitarra, da Matteo Salvatore. Ne esiste un intero ciclo presso la RAI. Olimpio nel frattempo firma qualche carta, segna alcune cose sul calendario, guarda di nuovo l'orologio)
Olimpio - (facendo cenno a Jacovangeli di fermare la bobina) Mi sembrano buoni. Provvedi tu... (Chiude alcune carte nei cassetti, e si alza) Adesso devo proprio andare... (Jacovangeli raduna alcuni fogli, e si alza anche lui)
Jacovangeli - Se tu non torni faccio un salto in tipografia... Ti lascio qui il notiziario. (Glielo mette sul tavolo) Appena puoi dagli un'occhiata...
Olimpio - Se ne parla domani. Oggi pomeriggio non torno. Ho da smaltire il Cantareno... Comincia a bruciarmi nelle mani... (Esce con un brusco cenno di saluto)
STUDIO DEL Dr. MOLINO
Studio specialistico di Molino. Risalta sulla parete di fondo un grande quadro: La primavera del Botticelli. Olimpio seduto in pizzo a uno sgabello, la testa alta sotto il cono di un riflettore. imbarazzato, a disagio, ingenuamente fiducioso e tuttavia in contrasto col proprio senso di autocritica.
Molino - (cercando una pinzetta nella vetrina) Avevo pensato di telefonarti... Proprio stamattina mi ha scritto quel collega... Ti sono debitore, lo sai.
Olimpio - (interrompendolo) Figurati!... Non mi costato proprio nulla... Te lo dissi subito: con le richieste di ginecologi che abbiamo dal Sud America non era difficile... Cosa dice: si piazzato bene?
Molino - soddisfattissimo... Ma ecco qui la lettera (La prende di sopra il tavolo) puoi rendertene conto... Ti profondamente riconoscente...
Olimpio - Non ce n' bisogno... L'importante che si trovi a suo agio... Se non fosse per... (Olimpio fissa le chiome ariose delle figure nel quadro botti-clliano. Esita, e poi, vagamente) ... certe questioni che non ho ancora risolto, penserei di trasferirmi anch'io laggi... Per quanto mia moglie non ne voglia sapere...
Molino - (lo osserva un momento con occhio clinico) Eh, capisco!... ti farebbe buon gioco per la carriera...
Olimpio - (schivo, mentre Molino riprende a esaminargli la cute) Gi... gi...
Molino - (sollevandogli una ciocca) Da quando hai cominciato a perderli?
Olimpio - Da cinque anni. Il preallarme lo ebbi allora, lo rammento. (Molino sfiora la botola del castellano con una specie di subbia)
Molino - Cinque anni?... Qui saranno otto, dieci, e non te ne sarai accorto... (Olimpio, con tono che vorrebbe apparire spregiudicato, fa una risatina che risulta terribilmente sforzata)
Olimpio - Credi che... eviteremo la frana totale?
Molino - Non posso assicurartelo, Speradio. (Le dita di Molino si sono arrestate al Canalone. Olimpio pensa, costernato)
Olimpio - Ho uno strano avvallamento, qui sopra, hai visto?
Molino - Strano non direi. una particolarit abbastanza ovvia e innocua di conformazione cranica. Un cranio a sella.
Olimpio - (ribatte imponendosi un contegno pi distaccato) Sar a sella, sar ovvio, ma orribile. Non occorre essere esteti per dispiacersene nel caso che... nel caso che restassi all'addiaccio...
Molino - Tuo padre era calvo?
Olimpio - No, pap non era calvo. Conta?
Molino - Potrebbe. E i tuoi nonni?
Olimpio - Nemmeno... il buffo che in una famiglia tutta ebano, ab origine, scappato fuori questo biondo slavato!
Molino - La tinta non contribuisce a dare una spiegazione, Speradio. Col morbo di Kwashiokor si pu addirittura cambiare di colore nel giro di una settimana, e senza pregiudizio... Piuttosto, soffri di prurito?
Olimpio - Sempre!... A volte in forma rabbiosa... (Molino strappa a tradimento un capello dalla chiazzetta su cui ha sparso alcune gocce di un liquido incolore)
Molino - Ti ho fatto male? pizzicato?
Olimpio - No, niente male, niente pizzicato. (Molino lo esamina alla luce del riflettore, su un vetrino, dopo un minuto lo lascia cadere e spegne la lampada)
Molino - Puoi alzarti, ho finito.
Olimpio - E dunque?
Molino - (affonda le mani nelle tasche del camice, si appoggia all'armadietto. Poi pronunzia con calma) Non devi rassegnarti, se ci tieni... Non devi nel senso che potresti salvare lo status quo. Ma un condizionale molto tenue, ti avverto.
Olimpio - La possibilit per esiste!
Molino - La possibilit nel tuo caparbio volere, salvo il capriccio di un mucchio di fattori esterni, intendiamoci. Io escluderei l'opera di un parassita; la tendenza all'atrofia la ritengo legata a un fatto emotivo; ma impossibile definirlo: dalla sfera del sentimento, a quella del dovere, a quella della morale... Nulla di meno improbabile che uno spettacolo ributtante, un rimorso, un timore, un'ansia, possono agire sulla disfunzione. E infiniti altri elementi...
Olimpio - (afflosciato) Ma tutta la vita, allora! E che dovrei fare?
Molino - Illuderti. Terapeuticamente illuderti. Sognare, che so, di avere un casco di capelli che garriscono al vento, evitare di soffermarti sulle scatole craniche altrui, sbloccare il complesso a costo di inventarli gli espedienti... un compito tremendo, te ne devi convincere. Guai, poi, a una depressione. Partono d'un colpo.
Olimpio - Ci sar pure una terapia esterna, anche se sussidiaria... Non posso combattere un fantasma diventando io stesso un fantasma... (Molino scuote il capo e nei suoi occhi il lampo di condiscendenza che si deve a un amico un po' fissato)
Molino - Sentiamo, che hai adoperato fin qui?
Olimpio - Fin qui?... tutta la farmacopea aggiornata: acido pantotenico, sali minerali, acidi glutamnici, estratti ormonici, vitamine e tutti i diavoli che ballano in commercio.
Molino - Adoperane uno qualunque di questi diavoli. Non sono pericolosi. (Olimpio, suo malgrado, lo guarda supplichevole. Molino decidendosi a scrivere una ricetta) Ecco, prova il B.B.S.... Dopotutto, un'assoluta sfiducia nell'empirismo non giustificata. Vent'anni fa te lo saresti immaginato che la penicillina sarebbe venuta fuori dalla casualit e dalla muffa?
Olimpio - (intasca la ricetta con un gramo sorriso) E gi!...
Molino - Attento, per. Cerca di difenderti dal complesso psicologico... Meno ti emozioni, meglio resisti...
Olimpio - ... Ci prover. Ti ringrazio. (Molino apre la porta dell'anticamera)
APPARTAMENTO DI OLIMPIO SPERADIO
Signorile camera da letto. Dagli stuoini alla veneziana traspare un listello di luce che va a posarsi ai piedi del letto matrimoniale. Fausta dorme serena. Al suo fianco, Olimpio sussulta, sconvolto da un incubo. Ha la fronte madida, i capelli appiccicati. Di tanto in tanto si gratta la testa, come per un prurito inesorabile. A questa scena, si sovrappone gradualmente quella dell'incubo. Sottofondo musicale drammatico. Il quadro La primavera visto nello studio del Molino prende consistenza, si ingigantisce. A un tratto le aeree figure botticelliane appaiono senza la chioma, completamente calve, orribili. Olimpio esterrefatto, strabuzza gli occhi. Ha un fremito. Non pi le dolci sembianze delle fanciulle, ma sui loro esili colli la testa oblunga, gialla, di Jacovangeli! in diverse espressioni. Olimpio in preda alla pi viva emozione, succube di un violento prurito. Si gratta rabbiosamente la cute, mentre farnetica nel sonno.
Olimpio - (grida) Tu? Figlio di un colera! Tu, Jacovangeli?! (E gli sferra un pugno. Il pugno cozza contro l'abat-jour capovolgendola; il rumore lo sveglia di soprassalto e fa gemere Fausta. Olimpio, ansimante, si solleva sui guanciali, riprende a grattarsi la testa. Poi resta immobile, inanimato, con le pupille fisse al soffitto, sotto le coperte fino al naso. Fausta allunga le braccia fuori del lenzuolo. In un lento risveglio. Olimpio si volge dalla sua parte, la guarda con amore. Ma improvvisamente attraversato da un dubbio: nel rimirarle i capelli si porta automaticamente la mano al capo... preoccupato. Accende cautamente il lume sul comodino per poter controllare il guanciale. Fausta, per, si mossa)
Fausta - (tenera) Oli? (Olimpio si ricompone di botto, le spalle al guanciale)
Fausta - (distendendosi) Oli!... Buond.
Olimpio - Buond. (Fausta allunga le braccia, accende l'abat-jour, guarda l'orologio, spegne il lume)
Fausta - (assonnata e lamentosa) Sono le otto e Beppina non si fa viva! (Olimpio tace. Fausta lo scruta un momento. Si leva dal letto, infila la veste da camera, si accosta alla finestra, apre un poco la veneziana . Siede sulla sponda del letto, accanto a Olimpio, cupo, immobile, sollevato un poco sui guanciali ma coperto fino alla punta del naso.
Fausta - (premurosa) Sembri prostrato. Che hai, si pu sapere?
Olimpio - (abbassa un po' il lenzuolo, tenta di rassicurarla con uno stanco sorriso) Nulla cara. Ho dormito male. Avr l'influenza.
Fausta - Dammi il polso, Oli.
Olimpio - Ma no, non ho febbre... Ti dispiace farmi un po' di ombra? (Fausta gli sistema bene il guanciale, d un colpo alla riversa del lenzuolo, va a regolare la veneziana)
Fausta - Non andrai in ufficio, spero.
Olimpio - Stavo pensandoci. Pi tardi telefono. Puoi prendere tu la macchina.
Fausta - (fuori campo) Mi fai un regalo. Debbo fare una corsa dalla Valleri alle Mantellate. (Si ode il rumore della doccia nel bagno)
Olimpio - (alzando la voce) Buona quella! Glielo state preparando l'ergastolo?
Fausta - (fuori campo, in mezzo allo scroscio dell'acqua) Non essere spietato. Forse innocente! (Fausta ricompare in accappatoio)
Fausta - Ha une sguardo cosi dolce quella Valleri. La vedessi, Oli!
Olimpio - Non dico d no. Per il marito l'ha fatto fuori.
Fausta - (fuori campo, la voce risulta un po' disarticolata, a frammenti, proprio di chi intento a vestirsi) ...Nega con tutte le sue forze, la poveraccia... Nega con un calore che disarma perfino il giudice istruttore, e sai di chi si tratta! Finir con un processo indiziario. (Riappare ai piedi del letto in tenuta da ginnastica. Avvicinandoglisi) Ora devi darmi ascolto. Ti preparo un ponce e tu lo berrai. Se hai l'influenza, ti passa; se non l'hai, ti dar un po' di tono. Sei smunto, lo capisci?
Olimpio - (assorto) Berr il ponce. (Fausta, lieve, esce dalla stanza. Voce fuori campo di Fausta che fischietta, e a tratti canta un ritornello. Olimpio, in uno stato di tetraggine. Tra s) ... Sana, volitiva, leggiadra... allegra di vivere e chiomata da milionaria. (Con un sospiro) Beata lei! (Ricadendo in un bagno di tristezza) E io sto qui. (Si scuote, Tende l'orecchio. Fausta si muove a passi leggeri fra la cucina e il soggiorno. il momento di controllare il guanciale. Accende l'abat-jour, si rimette nella posizione di prima, col cuscino nell'alone del lume. Una ventina di capelli, corti, sottili, sono sparpagliati, sulla tela bianca. A mezza voce) Santiddio! Questa Austerlitz pi Jena! (Conta accuratamente) Uno... due... tre... cinque... otto... dodici... sedici... (Spazza col palmo irrigidito la superficie, si riadagia supino. Considera tra s, guardando il soffitto) No, non la stessa cosa, non la casca notturna normale!... Dev'essere stato l'effetto di quell'incubo... Su questo punto Molino deve aver ragione: il complesso emotivo! Io sono un emotivo, chiaro : a furia di salire e scendere, il pelo si indebolito, i pori si sono allascati... (Fausta interrompe il monologo col vassoio. Gli tende il ponce)
Fausta - Se l'influenza in agguato, la mettiamo k.o. prima che si presenti... Prendilo ora che ben caldo.
Olimpio - (scartando la cannuccia) Tu riesci a mettere k. o. chi vuoi, mia cara.
Fausta - Cosa vuoi dire? (Olimpio, sorbendo il ponce, fa cenni di assenso col capo. Fausta accetta per buono il complimento e, sorridente, si mette di buona lena a fare qualche esercizio ginnico. Ha appena cominciato i movimenti, che s'interrompe) Non vorrei darti fastidio, Oli.
Olimpio - (con leggero sarcasmo) Tutt'altro. , cosi divertente. (Fausta esegue le flessioni, Olimpio la contempla, l'ammira) Sei spietatamente giovane, Fausta. (Fausta gli spedisce un bacio, riconoscente. Con accento il pi prossimo alla fermezza) Mastro-paolo verr anche lui alle Mantellate?
Fausta - Gigi?... Gigi no. Va in Assise col principe. Io vado con Medi alle Mantellate... perch, Oli?
Olimpio - Non ci sono perch. Scusa. (Fausta passata a fare le inspirazioni. Fra luna e l'altra dice)
Fausta - Ascolta, Oli... Sarpi ci invita tutti a casa sua il diciotto. Ci andiamo?
Olimpio - Sarpi aspetti, se ci tiene. Non ho voglia di pensarci ora.
Fausta - Non si pu fare mai un progetto con te !
(Fausta continua i suoi esercizi, Olimpio affondato nel materasso la osserva torvo. Dopo una pausa Fausta riprende, radiosa) Ci andiamo, Oli?
Olimpio - Andare dove?
Fausta - Ma al party del principe !
Olimpio - E smettila con queste sciocchezze! Non so come non ti nausei della tua futilit! (Fausta infila la vestaglia e si toglie il foulard che le trattiene i capelli)
Fausta - (a capo chino, caricando l'orologio, con voce dimessa) ...Hai mille ragioni ad accusare i miei argomenti di futilit. Difatti... Ma a costo di sembrarti patetica, debbo confidarti che spesso me le invento, io, le futilit per distrarti, per vederti pi sereno... Per strapparti almeno a uno dei tuoi grossi problemi, Oli!... (Patetica) E io non so il perch di questi... non so. Forse m'illudo che saranno passeggeri... (il campanello alla porta viene suonato vigorosamente. Olimpio afferra il libro sul comodino, Fausta si ricompone, esce dalla stanza per andare ad aprire)
Voce di Fausta - (fuori campo) Sei tu, Beppina?...
Beppina - (fuori campo, con rurale impazienza) E chi, signo'. Apriteme!
Fausta - (fuori campo) Finalmente!... E che ti successo stamattina? Lo sai che cosi difficile trovare un po' di pesce buono al nostro mercato se non si va presto... (Squilla il telefono nello studio. Olimpio compare infilandosi la veste da camera. Afferra il ricevitore)
Olimpio - Sono io. Chi?... Che gli hai inventato?... Bene, Jacovangeli. Io resto a casa, vado avanti col Cantareno... Informa la Piermarini. Un colpo di tele fono, eventualmente, e vengo Non mi hai detto della posta... Chi?! De Lucia? ...Ah, ho capito! Niente di importante: un tizio che mi perseguita per una pratica alle Pensioni di Guerra... Ma, scusa, non sar venuto fino a Roma per questo!... (Sospira) Bisogna che glielo dia, questo colpo di paranco!... Benissimo, grazie. (Riattacca il ricevitore. Compare Beppina con la sporta della spesa)
Beppina - Io scendo a fare la spesa... Gli serve qualcosa?... Gli devo comprare i giornali?
Olimpio - Non mi occorre niente... preparami il bagno, prima di andartene. (Esce Beppina, entra Fausta allacciandosi la camicetta. Rumore dell'acqua nella vasca da bagno)
Fausta - (provocatoria) Di quella faccenda di Sarpi, vogliamo parlarne un momento?... Scusa, ma il perch del tuo rifiuto che non afferro... Ammesso che tutt'a un tratto tu sia diventato misantropo, troveremo pure un cantuccio, in un salone di sessanta persone, per isolarci e bere un whisky con gente che ci piaccia! (Olimpio ha un sussulto, contrae le mascelle)
Olimpio - Gente che ci piaccia!... Chi?
Fausta - una scortesia che Sarpi non ci perdoner...
Olimpio - (rimbecca aspro) Vuoi intendere: non ti perdoner. gente del tuo ambiente, non del mio. Se ti preoccupa, vacci da sola.
Fausta - (agitandosi) Sola, certo. Pur di contrastarmi...
Olimpio - (spazientito, mordace) Sola!... un eufemismo, Fausta. Sola tu!... Accompagnatori pi adatti di me ne trovi a legioni! Lo sai! le battute di spirito della buona societ non mi fanno allargare il sorriso quanto previsto dalle regole... Tu, viceversa, sembri nata in una chicchera da soprammobile, e cavalieri che ti facciano rullare... (Fausta si arresta con la mano sulla maniglia della porta)
Fausta - (strilla) Oli!
Olimpio - (imperterrito) Cavalieri che ti facciano beccheggiare...
Fausta - (furibonda) Bene, basta. Vuol dire che ci andr sola... (Esce dalla stanza)
Olimpio - (fra s) ... Da imbecille, ma patisco di gelosia! (Di scatto si porta le mani al capo. Fra s) "Eh no... me ne debbo infischiare... Mi si rizza il pelo! (Ha la fronte imperlata di sudore, estrae il fazzoletto, se lo tampona sulle tempie, sul collo, sulla nuca. Lo guarda, sbarra gli occhi atterrito, conta i capelli che vi sono rimasti appiccicati. A fior di labbra) Dieci... venti... trenta... Ogni giorno... un pianto!... (Si riscuote. Deve contenersi. Con voce che si sforza di rendere ferma, indifferente) Prendi pure la macchina. (Fausta non risponde. Olimpio agita, a folle, pagine e pagine del tomo sull'economia sudamericana, si rosicchia nervoso l'unghia del pollice. Olimpio si solleva dietro lo scrittoio, sbatacchia con violenza i volumi sul tavolo. Esplode) Sicch quei Sarpi hanno dalla loro la calamita! (Fausta, completamente vestita, con la borsa, accorre. La voce incrinata di pianto)
Fausta - pi semplice di quel che credi. Tu sei nervoso in questo periodo... intollerante con tutti. E io purtroppo non so che farci. Penso solo che... (scoppiando in lacrime) Oh! Insomma, Oli, se tu ti aprissi! (Olimpio le volge le spalle, caparbio, e va a fermarsi nel vano della finestra)
Olimpio - (freddo) Io sar nervoso, se di nervi si tratta, ma tu, perdiana, non sai rinunziare a un banale sfoggio per amor mio!
Fausta - (insorge con inatteso furore) Non parlare di amore! Non parlare, ti prego... Tra noi due chi ignora cosa sia l'amore, sei tu. Tu che stupidamente lo vai a cercare come un ago nella paglia!
Olimpio - (scatta a sua volta, con ira) Quell'ago nella paglia, potrebbe essere pi importante di tutto il pagliaio, Fausta, ricordalo! (Fausta, stizzita, afferra la borsa, gli lancia un'occhiata risentita ed esce di casa sbattendo fragorosamente la porta)
Olimpio ha terminato di far toletta. Entra nello studio. Indossa un completo da casa con giacca di velluto. Si dirige direttamente al cassetto segreto. Ne estrae un flacone nuovo, mai usato, ancora avvolto nella carta. Lo esamina un momento e lo pone sull'angolo della scrivania. Si avvicina alla finestra per predisporre la luce, il vetro gli riflette la sua immagine. Cava automaticamente il pettinino di tasca e si aggiusta i capelli, specchiandosi nel vetro. Siede alla scrivania e sistema i grossi tomi dinanzi a s. Comincia a scrivere la relazione . D'un tratto lo fa sobbalzare un'energica scampanellata alla porta. Va ad aprire.
Beppina - (fuori campo, con affanno) Scusate, avevo dimenticato la chiave...
Olimpio - Che c'?... guasto l'ascensore? (Rientra nello studio; la ragazza con la sporta e alcuni pacchetti lo segue fin sulla soglia)
Beppina - (ancora col fiato grosso) No. Ci salive il signor Marcucci.
Olimpio - Ah, brava. E cosi ti sei fatta quattro piani di corsa...
Beppina - Ma tu glielo devi dire che non mi deve dar fastidio...
Olimpio - Io?!... Senti, adesso riponi quella roba in cucina e torna subito qua. (La ragazza fa dietro front. Torna dopo un poco col grembiale. Olimpio afferra il vasetto all'angolo della scrivania)
Olimpio - Dovresti aiutarmi in una operazione... Una sciocchezza.
Beppina - Operazione?!
Olimpio - Ehi ehi! Non ti spaventare! Devi spalmarmi una pomata in testa. (Beppina lo guarda sulle difensive addossata allo scaffale)
Beppina - (diffidente) Quale pomata...
Olimpio - La signora andata alle Mantellate... non torner per la colazione.
Beppina - Non torna?!... E il pesce per chi l'ho preso?...
Olimpio - Fino a stasera ci lascer senza notizie... La conosco...
Beppina - Povero dottore... come mi dispiace!
Olimpio - Di che?... Su, su, Beppina. (avvicinandosi)...dobbiamo approfittarne...
Beppina - (indietreggia allarmata) Per fare che... Che volete... (si scusa e tenta di spiegarsi anche con le mani)
Olimpio - (mostrandole il flacone) Te l'ho detto... (Si costringe a sorridere pi di quanto ne abbia voglia per tranquillizzarla)
Olimpio - Sei una bambocciona!... (La sollecita) E dunque?... Sbrighiamoci. Non ti mangio, stai tranquilla.
Beppina - (civettuola) E dopo che mi mangi che ci trovi in me? (Olimpio l'afferra per un braccio)
Olimpio - Sei matta?... Bada a spalmarmi questo unguento senza torcermi un capello. Ti guider io.
Beppina - E che ci fai con l'unguento?
Olimpio - Mi perdo un po' di capelli e li voglio rinforzare. D'autunno, succede...
Beppina - Eh, succede pure alle galline. Fino a Natale... e a tante bestie. A me l'uomo un po' pelato mica mi dispiace. Anche se tutto pelato. pi omo, dicono al paese mio.
Olimpio - Al paese mio no!... prendi lo sgabello e mettilo qui. (Beppina prende lo sgabello e lo colloca accanto alla sedia sistemata da Olimpio sotto il lampadario) Monta su.
Beppina - E lei?
Olimpio - Qui, in basso, sullo sgabello. (La ragazza si toglie le pantofole, sale sulla sedia, ridendo di trovarsi a quell'altezza)
Beppina - - Che faccio, mo'?
Olimpio - Te lo dico io. (Toglie il coperchio al vasetto. Lungo la fascia appaiono le sembianze di un frate con lunga barba, e la scritta B.B.S.)
Beppina - (affondandovi l'indice) Uh che tanfo!... Uh! (Ride) ...ma questa sembra la pomata di Assalonne che adoperava zi' Teodoro!
Olimpio - E chi ?... che ci faceva: se la metteva in testa? (Raggomitolato sullo sgabello con una smorfia di disgusto, un braccio teso a reggere il vasetto, segue nello specchietto del ncessaire i movimenti indecisi della ragazza)
Beppina - Si... e c'impomatava pure le bestie sul groppone quando si spellavano col basto... Faceva bene a quelle povere bestie... altroch! Le guariva !
Olimpio - Su, su, sbrigati... Apri con tutte e due le dita! Cosi... spalma! ...massaggia. Oh! Vai indietro senza stropicciare.
Beppina - (umilmente) Correggimi, se sbaglio, dotto'... Ti faccio male?
Olimpio - Macch. Vedi che hai imparato? ...Non torcerli !
Beppina - Va bene cosi?
Olimpio - Va bene... Non li toccare quelli! Passa avanti. Allarga e spalma. (Via via che la lozione penetra nella cute avverte un balsamico refrigerio) Ah!... Ah, Beppina...
Beppina - Faccio male?
Olimpio - Noo! (Manovra nel modo pi conveniente lo specchio) Apri l.
Beppina - (sgomenta) Qua non c' strada, dotto'... C' la piazza.
Olimpio - Ungi lo stesso, e massaggia forte. (Beppina, volonterosa, spalma e stacca dai polpastrelli i capelli impiastricciati) Ti accorgi di niente lass?
Beppina - Dove, dotto'?
Olimpio - Dove hai messo il dito. Non pi cavo?
Beppina - E questo niente!... un fossetto di natura. A Morr c' la giovanotta di mio fratello che porta lo scivolo di San Gilberto...
Olimpio - Che diavolo dici... I gropponi, il fossetto, lo scivolo...
Beppina - Da noi cosi lo chiamano, che ne so!
Olimpio - Ma la giovanotta ne ha tanti di capelli! Una montagna, vero? Come te.
Beppina - Di pi, dotto'. Di pi. Quando si aggiusta per la festa della Madonna, l'omini la canzonano : ecco la buccolona...
Olimpio - E tu come glielo hai visto lo scivolo di San Gilberto?
Beppina - Io sono pi grande di Artemia, e lei, parlando con decenza, ci aveva in testa qualche invitato.
Olimpio - Tu glielo ammazzavi.
Beppina - (seria seria) Si. Col petrolio.
Olimpio - (grida) Ahi! Attenta!... Me li strappi!...
Beppina - Questi si sono staccati da soli, dotto'. La giuro... non li ho toccati io!
Olimpio - Fai vedere. (Beppina solleva il palmo alla spietata indagine del padrone. Squilla il telefono. Olimpio guarda Beppina) Rispondi tu... Di'... di' che sono uscito, chiunque sia... (La ragazza esita, gli mostra le mani impregnate di pomata)
Beppina - E come faccio, dotto'... (Olimpio si alza di scatto, afferra il microfono, l'altro braccio ancora levato in alto a sostenere il vasetto)
Olimpio - Pronto!... Di', di' Jacovangeli, sono io, si... Chi?... Un cablogramma dalla centrale?... per la relazione?... Ma cosa credono... Certo che ci sto lavorando... Come dicono?... Venti giorni di tempo... Il congresso?... Fanno presto loro... Ho capito, Jacovangeli. Ciao. No, nel pomeriggio neppure... se no dove lo trovo il tempo per questa benedetta relazione... A domani, si. (Aggancia il ricevitore)
Olimpio - Basta per stasera. Vai a lavarti, e acqua in bocca. Non son cose che si vanno pubblicando... Sono sciocchezze, ma delicate, comprendi?
Beppina - E chi fiata! Dir che tengo il raffreddore. (La ragazza tuttora col braccio sollevato, ad alala)
Olimpio - E adesso muoviti, che stai ad aspettare?
Beppina - Che devo fare.
Olimpio - Lavarti alla bell'e meglio, rivoltarmi l'ottomana e andartene da tua zia. (La ragazza esce. Egli le chiude dietro la porta, avvita fino all'ultimo il coperchio del barattolo, lo spinge in fondo al cassetto, nel marasma dei ritrovati e dei giornali e riviste. Poi siede di peso dinanzi alle sue carte e riprende a scrivere. Beppina bussa alla porta. Si affaccia timidamente. Olimpio scatta) Che c' ancora?... Parla.
Beppina - Dotto', stavo pensando una cosa: perch non andate da Alvino?
Olimpio - E chi ?...
Beppina - Eh, dotto'... quello un benefattore! Abita nel palazzo dove mia cugina fa la portiera... Sapessi quanta gente ci va!... Andateci pure lei. Fa miracoli, lo dicono tutti...
Olimpio - Ma di quali miracoli vai parlando...
Beppina - Sicuro! Rimette a posto le braccia e gli stinchi rotti... guarisce il lattime ai ragazzini... E sapessi i capelli!... Li fa ricrescere in quattro e quattr'otto. C'era un giovanotto dell'et mia che aveva avuto uno spavento, poveretto! Era tutto pelato come una cocuzza... Lo vedessi adesso che bei riccetti!
Olimpio - Ma ne sei proprio certa...
Beppina - Come no! L'ho visto con questi occhi miei!...
Olimpio - Come hai detto che si chiama?
Beppina - Alvino, dotto', Alvino Sandon. (Dissolvenza. Fuori campo, rumore di temporale)
CASA DI ALVINO
La stanza quadrata, arredata con mobili modesti: una vecchia poltrona girevole da barbiere, un lavabo sormontato dallo specchio, alcune sedie impagliate, una scansia a vetri in cui sono allineate bottigliette e bottiglioni, un altro scaffale sopra cui risaltano una dozzina di antichi vasi di terracotta - (da speziale dell'ottocento) con etichette che specificano, in latino, il nome delle erbe medicamentose; un sommier, un lampadario a bracci snodabili coi diffusori a forma di tulipani. Sul sommier sono seduti due individui, evidentemente operai: l'uno terreo e secco, con un blusotto sui calzoni chiari e un braccio fasciato, legato a una tavoletta; l'altro, pi giovane, sulla trentina, tutto abbombato nella sua tuta celeste su cui spicca una vistosa V, con un faccione liscio e ingenuo e il cranio completamente calvo. Sulla poltrona, con la mantellina sulle spalle, un giovanotto con una cresta di capelli unti e scompartimentati da quattro o cinque pinze da parrucchiere.
Olimpio - (entrando) Buonasera.
Alvino - Si accomodi... buonasera... Scusi se dovr aspettare un po'... Ho ancora sotto questo cliente... prego, signor...
Olimpio - (preparandosi a dire una bugia, si morde il labbro) Jacov... Jaco.
Alvino - (si aggiusta i guanti di plastica, fino ai gomiti. Guarda furtivamente il nuovo cliente soppesandogli l'abito. A Olimpio) Ha fretta?
Olimpio - (in piedi, a disagio) Alquanto. (Un tuono fa tinnire i vetri)
Alvino - Pochi minuti, e chiudo col signor Fabrizio.
Olimpio - (guardandosi intorno) Vedo che ha gente... (Gli operai sul sommier lo guardano come si guarda chi appartiene a un'altra razza. Alvino massaggia la testa del cliente di turno)
Alvino - Eh, che vuole che sia!... Se veniva un'ora fa, si che trovava gente... C'era una folla di almeno venti persone, solo qui dentro... (/ clienti annuiscono con il capo) ... Che vuole... Non so dire di no a nessuno... Come si fa!...
Olimpio - Dicono che molto bravo... dove mette le mani lei, guarisce...
Alvino - (sorridendo) Magari fosse!... Ma insomma, tutto sommato, i clienti una volta trovata questa strada non la lasciano pi.
Fabrizio - meglio di un dottore...
Cliente col braccio fasciato- (con disprezzo) Ih!... i dottori!... quelli, se ci sanno fare, al massimo curano una cosa... Il signor Alvino cura tutto... Vuoi mettere?...
Federico - (cliente pelato) E non parliamo dei capelli... (si liscia il cranio)
Olimpio - (a Alvino) Sicch... sicch lei sarebbe riuscito a risolvere il problema.
Alvino - (lusingato) Eh eh!... non spetta a me giudicarlo... Certo, io la formula ce l'ho... Il guaio che occorrono un mucchio di quattrini per perfezionare il metodo e liberarmi dell'impiego... (Indica, come esempio pi prossimo, la testa di Fabrizio) ...Buttarmi tutti qui, insomma.
Olimpio - I risultati sarebbero dunque confortevoli...
Alvino - Solo confortevoli, signor Jaco?... Senza andare lontano, guardi il signor Federico e si faccia un calcolo. (Chiamato in causa, il meccanico dal faccione puerile, piega il collo sotto il lampadario. Alvino accende l'interruttore centrale) Guardi!... Questo signore venuto da me una quarantina di giorni or-sono... tanto vero?
Federico - Quarantadue.
Alvino - Quarantadue. Be', col suo permesso, questa circonferenza era pi nuda di un cocomero.
Olimpio - Situazione disperata...
Alvino - Un po' pi disperata... Vede qui sulla cocuzza? C'erano perfino delle azzannature di vampiro. Sparite! E si che aveva girato per tutta Roma. Specialisti, dermatologhi, biglietti da mille a catafascio... Nisba! E adesso metta qui la mano, provi a toccare... Tocchi. (Olimpio allunga il palmo, e vincendo la reticenza, prende a lisciare in su e in gi, due volte, il cranio di Federico che intanto ha preso il posto di Fabrizio sulla poltrona girevole. Fabrizio in piedi, in mantellina) spigato. A giugno avr due centimetri di capelli, e ad agosto potr fare la prima mietitura. (Olimpio scalpiccia i piedi infreddoliti sulle mattonelle ottagonali. Qualcuna tremola)
Olimpio - Al confronto, la situazione di questi altri due signori sar una bazzecola per lei. Se dal cocomero...
Alvino - Eh no, no! Non semplifichiamo. Apparentemente... ogni chioma, sappiamo bene, ha un suo accumulatore, e io quello di Federico l'ho acchiappato allo sgocciolo della batteria. Due settimane di ritardo e per il nostro amico non ci sarebbe stato pi niente da fare.
Federico - (annuisce compunto) cosi... (Olimpio guarda la calvizie di Federico)
Olimpio - (improvvisamente) E le cause?
Alvino - Le cause? una parola! Crede che sia facile riassumerle? Il pi delle volte, tutto un collegamento di forze elettromagnetiche. Anche un singhiozzo capace di provocare la caduta. Chi lo crederebbe?
Federico - (sbigottito) Come siamo delicati!
Alvino - Tocca a lei, signor Jaco.
Olimpio - (esita) A me?... Non c'erano prima questi signori?
Alvino - Loro sono gi sistemati... Aspettavano Fabrizio per andarsene insieme... (Ordina indicando la poltrona) Prego... (Olimpio si sbottona la giacca, spiana la cravatta sotto il pullover e siede netta poltrona girevole. A tu per tu con lo specchio, chiude gli occhi. Alvino snoda le lampade, ne accende una grandissima. I tre clienti si accomiatano)
Fabrizio - Buonasera. Noi ce ne andiamo, "maestro".
Federico - Buon lavoro e tanti auguri a lei, signore.
Terzo cliente - Arrivederci a dopodomani. (Alvino si tolto i guanti di plastica che ora giacciono nel lavabo sotto un filo di acqua corrente. Saluta i clienti, confidenzialmente, con un gesto ampio)
Alvino - A dopodomani. (Gli mette la mantellina. Solleva qualche ciocca di Olimpio con un paio di pinzette) Il suo cuoio impastato di una sostanza che conosco. (Accosta il naso) ... B.B.S.?
Olimpio - Si B.B.S.
Alvino - Ahi ahi!
Olimpio - Che c', dica pure liberamente.
Alvino - Il B.B.S. ha danneggiato una quantit di lampadine in buone condizioni.
Olimpio - Lampadine?...
Alvino - Bulbi, se preferisce. Bulbi toccati da uno specifico negativo. Ma a parte questo, tutta la sua rete un pianto. Come vede, parlo chiaro.
Olimpio - Apprezzo la sua sincerit... Perci le domando: c' possibilit di recupero?
Alvino - Aspetti... Aspetti un momento. Esaminiamo prima con l'anemografo... Non mi piace vendere illusioni... (Si avvicina con uno strumento antiquato, una specie di antenato dell'attuale anemografo) Stia immobile. Finga di stare dal fotografo... (Sulla testa di Olimpio l'anemografo frulla come un aspirapolvere. Lo specchio parabolico si muove da destra a sinistra sviscerando tutti i particolari della cute. A un tratto) Si, si.
Olimpio - Ce la faremo a conservare lo status quo?
Alvino - Sar una battaglia dura. Vede, lei, un dermometereopatico...
Olimpio - Vale a dire?...
Alvino - terribilmente suscettibile alle variazioni atmosferiche... I venti umidi sono ostili alla conservazione del suo capello. In una giornata come oggi la capigliatura debole s'ingromma e si spiaccica. Viceversa la tramontana e i venti robusti agiscono come astringenti... Intende? (Alvino che si era allontanato per riporre in un angolo il suo strumento, torna a esaminare la testa di Olimpio con la lente)
Olimpio - Forse...
Alvino - Sar bene che stia attento a non fare uso di spazzola, e niente lavaggi frequenti; una volta al mese, e con molto aceto. L'acqua dannosa, attenzione a non dimenticare l'ombrello, attenzione a non lasciarsi troppo ammorbidire dal vapore della vasca da bagno... Il vapore nocivo quanto la polvere, la rena e il sudore... Se lei non prende queste precauzioni inutile che si sottopone alla mia cura...
Olimpio - Capisco...
Alvino - Deve stare attento anche al sole, specialmente da giugno a settembre...
Olimpio - Anche il sole danneggia?!
Alvino - In genere, si. Guardi le reazioni di una pianticella malata in un mezzogiorno di luglio e agosto...
Olimpio - giusto... giusto.
Alvino - ... E invece risulta stimolante il bagno selenico, specie col plenilunio e nelle fasi decrescenti. Se ci ha un terrazzo e l'aria cristallizzata, esponga la testa alla luna, le sere che viene a fare la cura... (Sparisce dietro una porticina. Ricompare con un grosso mortaio in cui continua a pestare per un po')
Olimpio - In conclusione, che possibilit abbiamo?
Alvino - Al trenta, al trentacinque per cento, caro signore. (Con sicumera) Se putacaso lei fosse bruno anzich biondo, assicurerei una ripresa al cinquanta per cento.
Olimpio - Per quanto ne sapessi finora, il colorito non contava... Il biondo sarebbe dunque pi fragile?
Alvino - Il biondo pi debole al trattamento. Si strapazza con facilit. poi, perdoni, il suo biondo di un tipo sfruttatissimo. Un discendente che prendesse da lei sarebbe di capigliatura quasi bianca, come quella degli albini. (Sparisce di nuovo. Olimpio, un poco suggestionato, si squadra nemico allo specchio: si rimprovera, beffardo)
Olimpio - Sei un meridionale sbagliato! (Alvino ricompare con una bacinella contenente un'emulsione bianca e spumosa. Comincia a massaggiare, taciturno, spaziando i colpi, con delicatezza, distribuendo e rimestando il suo fertilizzante) Quanto durer la cura? All'incirca...
Alvino - Tre mesi, tutte le sere. E due mesi a settimane alternate. Si spaventa?
Olimpio - No, non questione di spavento.
Alvino - Lei non ha idea di che sacrifici sarebbero capaci gli uomini per tenersi fino a tardi il bene della chioma! Non lo confessano perch se ne vergognano, ma si avviliscono al primo sintomo, e c' chi cambia carattere appena diventa calvo... Sembra una vanit, ma qualche cosa di pi, da quello che ho capito io... (Improvvisamente Alvino arresta il massaggio e si guarda i guanti. Olimpio, chino sul bordo del lavabo, trepida)
Olimpio - Come va?
Alvino - Stia calmo... Come deve andare!
Olimpio - Li trova deboli?
Alvino - Un po', ma non si preoccupi. (D ancora due colpetti alle tempie, molto esitanti. A un tratto si interrompe, brusco) Per questa sera non voglio forzare. Di questa stagione il capello biondo pi volubile delle donne... Intendiamoci, quella che se ne va tutta roba predestinata, lampadine scariche che fanno puah. (Olimpio vede i guanti che Alvino immerge in fretta nel lavabo sotto un fiotto vivace; un mucchietto di fili stopposi, una strage a tappeto che si ammassa al foro di scarico) Ecco l'asciugamani. E li il fohn. Non ha che da attaccare la spina. (Olimpio si copre la testa con lo stinto rettangolo di spugna e gli passa dinanzi curvo, senza guardarlo) Non si dar mica per vinto, signor Jaco!... I capelli che ha visto cadere stasera, sia chiaro, li ha soltanto seppelliti. Erano gi morti. Dobbiamo occuparci dei vivi, adesso, e di quelli che vivranno. (Olimpio, dallo sgabuzzino, risponde atono)
Olimpio - Si, erano gi morti... (Dissolvenza)
APPARTAMENTO DI OLIMPIO SPERADIO
Un orologio segna le diciassette e qualche minuto. Olimpio entra nello studio, con cappello, guanti e soprabito. Si sfila i guanti, il pastrano, il cappello: il cranio appare decisamente pi sguarnito di capelli. Toglie dalla tasca del soprabito una rivista e un giornale, che appoggia a un angolo della scrivania. Sul giornale spicca in grassetto una grossa pubblicit: Tricolion, contrassegnata da un vivace segno di matita. Sulla lavagnetta accanto al telefono segnato, una volta dalla grafa di Fausta, cinque volte da quella pi elementare di Beppina: JACOVANGELI ARBES ARBES ARBES ARBES ARBES. Olimpio gli getta un'occhiata, fa il numero del telefono.
Olimpio - (seccato) Speradio... Pronto. Chi?... Mancini?... Ma impazzito?... Siamo stati a colazione insieme ieri... Gliel'ho detto chiaro e tondo a che punto sono con la relazione... Senti, Jacovangeli: va' all'inferno tu e i solleciti della centrale... Me la vedo io, al momento giusto... Il 21 il congresso... so pure questo. Piantala. Ciao. (Attacca bruscamente. Resta per un po' immobile, lo sguardo nel vuoto. Poi si riscuote. Siede alla scrivania. Si allenta il nodo della cravatta, raccoglie alla sua sinistra i volumi da consultare, davanti a s la parte gi compiuta della relazione. Si mette a lavorare. A un tratto l'occhio attirato dal giornale e dalla rivista all'angolo dello scrittoio. Continua per un po' a lavorare, ma distratto. Alla fine non resiste. Sposta da un lato carte e volumi e afferra i giornali. Sotto il trafiletto del Tricolion c' un indirizzo: Via Bisanzio, 32. Lo appunta nell'agenda che infila in tasca. Ripone il giornale nel cassetto segreto . Apre la rivista, intitolata Die Welt. Lentamente traduce dal tedesco l'articolo che lo interessa. Stentoreamente) Si perdono i capelli per troppo cervello , firmato professor Kubler. (Scorre smozzicando una mezza colonna dell'articolo) "...Ne segue che il modico ingrandimento della scatola cranica produce una compressione sulla galea capitis..." Ah, qui interessante... "Questa compressione si trasmette anche alla cute e quindi ai BULBI PILIFERI E ALLE MINUTE ARTERIOLE SOTTOCUTANEE... Donde l'amara conclusione che quanto pi l'uomo dotato di massa cerebrale, tanto pi si trova esposto alle insidie della calvizie. Si osservi, a riprova, la cute dei calvi: essa lucida e fortemente tirata"... Verissimo... sul "mellone verniccio" di Jacovangeli... (Lascia cadere la biro di botto sul tavolo, si appoggia allo schienale, riflette. Riprende a scorrere l'articolo. Smozzica un'altra mezza colonna) Oh, ecco... vediamo la terapia: "...Contrarre e rilassare in senso alterno i muscoli frontali. Si avranno dei movimenti di va e vieni del cuoio capelluto in rapporto all'aderenza della cute ai piani sottostanti... (Leggendo, prova automaticamente l'esercizio) ... Questi movimenti, se ripetuti con frequenza durante la giornata, ottengono assai meglio dell'incisione chirurgica e del massaggio il risultato di eliminare uno stato di tensione e stimolare nel contempo la circolazione sanguigna e linfatica". ... Bene! (Caccia la rivista nel cassetto, riporta davanti a s tomi e cartelle della relazione. Cerca di mettere in pratica il metodo Kubler, contraendo e rilassando i muscoli frontali. L'orologio segna le sei meno un quarto. Suona il campanello dell'ingresso. Fausta. Ha il passo stanco. Entra diretta nello studio e getta sulla poltrona i guanti, il foulard, la grande borsa sportiva da cui fuoriescono delle carte. Si avvicina a Oli, gli d un bacio)
Fausta - (con tono lamentoso) Sono stanca da morire, Oli!... Per quella causa Menozzi, Sarpi ci terrebbe notte e giorno nella tagliola... Tu come vai... non dici niente?
Olimpio - (senza smettere di scrivere) Lavoro...
Fausta - Vedo... Vedo... Non ti ritrovi neppure un istante per salutarmi! (Olimpio solleva appena gli occhi su di lei)
Olimpio - Scusami, Fausta, vorrei andare avanti... Vattene di l nel soggiorno, stenditi sul divano e riposati... Poi parliamo.
Fausta - D'accordo. Me ne vado di l... Faccio un po' di relax... Metto qualche disco, se non ti dispiace... (Si allontana togliendosi la giacca del tailleur; sulla soglia si arresta)
Fausta - Posso?
Olimpio - Si, si, fai pure... ( di nuovo sprofondato nella relazione, la fronte increspata da contrazioni. Distende le carte di geografia antropica, si alza, prende un altro libro dallo scaffale, lo consulta. Fausta nel soggiorno ha messo un disco. Giunge nitida nello studio la musica di Swanee River. Rimette a posto il libro, riprende a scrivere)
Fausta - (fuori campo) Senti quanto innamorato il sax di Paul Desmond? (Olimpio non risponde. Continua a scrivere. Il disco si esaurito. Termina la musica. Fausta capovolge il disco. Comincia la musica. Il nuovo ritmo sollecita maggiormente le contrazioni sul volto di Olimpio, le accelera. Di nuovo la voce di Fausta fuori campo) Come va, Oli? (Senza smettere di contrarsi e rilassarsi, tanto che la parola esce anch'essa un po' contratta un po' rilassata, Olimpio risponde)
Olimpio - Lavoro.
Fausta - (fuori campo) Hai sentito che fenomeno Joe Morello?
Olimpio - (traballando sismicamente) Chi ?
Fausta - (fuori campo) Il batterista di Brubeck!... Il migliore dei bianchi...
Olimpio - Innamorante, suppongo.
Fausta - (fuori campo) Mi prendi in giro?
Olimpio - Lavoro, Fausta, e Joe Morello il miglior batterista bianco. Sono con te. (Si immerge a capofitto nella relazione. A un tratto lascia cadere la penna sul tavolo, si appoggia allo schienale, chiude gli occhi. Il ritmo, sempre pi veloce, incalzante, accelera i tempi dell'esercizio. Tra s) ... Contrarre, rilassare... Contrarrilass... contrril... con-ri... un-due un-due un-due... Basta! (Grida esasperato) Smettila con quel Joe Morello!... Mi d alla testa! (Fausta blocca di scatto il giradischi. La musica cessa brusca)
Fausta - (fuori campo. Lamentosa, punta sul vivo) Ma potevi dirlo subito!... Ti avevo chiesto il permesso, Oli!
Olimpio - (di nuovo mite) Si, si, scusami, hai ragione. Suona, suona pure... (Tra s) Contr-rilas... con-tr-ril... conri... un-due un-due un-due...
Fausta - (fuori campo) Ma no, smetto. (Non proviene pi alcun suono)
Olimpio - (a fior di labbra) Contr-rilas... contr-ril... conri... un-due un-due...
Fausta - (fuori campo) Dici a me?
Olimpio - Noo... (Impacciato si mangia le parole) Dico il Cantareno... le pagine a tomoli!
Fausta - Non finiscono mai?
Olimpio - (disperatamente) Mai!
Pi tardi. Nel soggiorno: un piccolo tavolo tondo con piatti, stoviglie e i residui della cena. Affondato nella poltrona, le mani in tasca, Olimpio fissa a tratti il video. Fausta accende una sigaretta; porge a Olimpio la scatola e l'accendino. Al lume di questo gli nota le occhiaie, i tratti tirati del volto.
Fausta - (tenera) Hai due occhiaie!... Di', non potresti rimandarla quella relazione?
Olimpio - Ormai sto alla fine. Eppoi, cosa credi che aspetti il nostro direttore-volante? Nient'altro che di bruciarmi le iniziative...
Fausta - Si, capisco la carriera, ma intanto tu sei gi, esaurito, stralunato. Se continui cosi, Oli... Devi essere calato di peso...
Olimpio - (cambiando tono) Sono calato di tutto... (Cambiando tono) Anche tu, per, non ti sei risparmiata oggi, mi dicevi...
Fausta - Infatti... da morire! (Dopo una pausa) Un intrigo da romanzo.
Olimpio - Chi, Fausta?
Fausta - Il caso Menozzi.
Olimpio - Ah, Menozzi.
Fausta - Ma il principe ne verr a capo. Ci si messo di punta!
Olimpio - (tetro) Anche lui!
Fausta - (lo scruta preoccupata) Oli, a volte non mi sembri pi tu.
Olimpio - (straccamente) colpa di quel... di l che mi aspetta... (Sul video si accendono i fotogrammi dell'attualit. Sul teleschermo di ventun pollici, in un tramestio di teste pelate, di applausi, di boccali spumosi di birra, si delinea, compitamente abbassata in avanti, perch entri tutta nel video, la testa del vincitore dell'anno, sulla quale i meno fortunati hanno tracciato a caratteri cubitali: EVVIVA IL PELATONE)
Voce fuori campo dell'annunciatrice - "... Ed eccovi, amici, il singolare avvenimento di Branzi... In una tipica birreria dell'industriosa cittadina, stato eletto fra dodici concorrenti il campionissimo dei calvi nella persona del trentaduenne Gabriele Sona..." (Simultaneamente Fausta si alza per spegnere)
Fausta - Che baggianate!... Chi vuoi che interessino? (Olimpio la ferma)
Olimpio - No, lasciami vedere! (Allorch compare sul video la testa del Pelatone, Olimpio si porta il palmo alla bocca)
Fausta - (scatta) Ma che ti prende?!... Possibile, Oli? (Olimpio sembra rispondere coi gesti: "Acido allo stomaco" e corre al bagno, facendole segno di non seguirlo)
SEDE DEL TRICOLION
Olimpio, stralunato, su un pianerottolo, dinanzi a una porta a vetri su cui scritto in quattro lingue: MODERNO ISTITUTO PER LA LOTTA INTERNAZIONALE CONTRO LA CALVIZIE. Sfiora il pulsante a plettro. Per poco non cade nelle braccia della "sister" ultralevigata, ultrasorridente, autentica cover-girl in cuffia e grembiule bianco. La sede dell'Istituto chiara, moderna, con arredamento signorile e funzionale, usci e infissi laccatissimi.
Sister - (in italiano malfermo ma gradevole) Buonasera e benvenuto, signore... (Olimpio accetta che gli sfili il soprabito)
Olimpio - Buonasera. (La ragazza lo conduce premurosa nell'office, da un'altra sister, pi anziana e di grado superiore)
Seconda Sister - Buonasera e bevenuto, signore... Sieda, prego. Assolviamo le formalit. un momento... (Gli tende un modulo e una parker) C' da compilarlo, signore. (Olimpio si seduto, afferra il foglio, scritto in inglese) Capisce?... si?
Olimpio - Sufficientemente. (Scrive: Roma Ali Location; trentacinque anni all'Ape, e al Name... Sussurra tra s) "Jacovangeli". (Ma si scuote) "No! (E traccia a stampatello, con coraggio: Speradio Olimpio. Si sente pi leggero)
Seconda Sister - (riprendendosi il foglio) Molto gentile, signor... (Sister legge e rilegge) Sperdio?
Olimpio - (non afferrando se le riesca cacofonico o dilettevole) Spera... Speradio.
Seconda Sister - Augurevole !
Olimpio - ... e quanto debbo?
Seconda Sister - Non si paga, signore. La prima visita gratuita... (Scandisce in un microfono) Hello, hello Brently?... Mister Speradio, yes Brently, yes. (Si ripresenta la prima sister e con una specie di ansia gioiosa lo prende in consegna per guidarlo, per stretti corridoi, fino alla porta del dott. Brently)
Voce di Brently - (fuori campo, con leggerissima inflessione anglosassone) Lasci passare. (La sister gira la maniglia, si sposta con un lieve inchino e torna sui suoi passi)
Olimpio nella stanza di Brently: un salotto-studio accogliente, con due comode poltrone e un mobile allungato, di linea, su cui sono disposti una scultura astratta, dei fiori freschi in un vaso, riviste scientifiche, portacenere ecc. A un angolo l'ampio tavolo di Brently sul quale, fra l'altro, l'unico strumento "scientifico" della stanza: una batteria di lampadine opaline che durante il funzionamento emette uno strano zirlio. A una parete una piccola porta smaltata e blindata che introduce in una stanza cubica, rivestita di amianto dove, in una diffusa luce da acquario, si stagliano le speciali apparecchiature del TRICOLION - (complicatissime e assurde, onde satireggiare al massimo la "cialtroneria" in grande stile): fili, dispositivi e trasformatori, a un angolo una specie di cabina trasparente che contiene un seggiolino munito di cinghie di caucci, fibbie di acciaio e un mostruoso casco cilindrico. Affissi alle pareti biancolatte dei cartelloni arrotolati sulle canne di bachelite... quadranti, pulsatati, lampade dappertutto. Brently si alza e tende la mano.
Brently - Brently. Lietissimo. Si accomodi. (Olimpio siede dirimpetto a Brently, questi lo invita a servirsi della scatola delle sigarette)
Olimpio - No, grazie. (Brently, in camice e berretto ben calcato di lino bianco, si dispone ad ascoltarlo con le braccia conserte)
Brently - Sono a sua disposizione... Mi dica, dunque.
Olimpio - (lievemente impacciato dapprincipio, dice poi tutto d'un fiato) Presto detto, dottore. Sono venuto al TRICOLION perch mi parso di capire dal sunto del giornale che qui si punta alla vita o alla morte del capello. Una specie di sentenza di cassazione. inesatto?
Brently - C' del margine anche nelle sentenze di cassazione.
Olimpio - Una parola definitiva, intendo, che stronchi le perplessit. Qualunque sia.
Brently - Vedo che armato di coraggio.
Olimpio - Diciamo disperazione. Almeno per me...
Brently - Non il solo. Continui. (Gli accende sul capo la batteria delle lampade opaline)
Olimpio - ... Ho tentato infiniti rimedi, dai pi vecchi ai pi nuovi, empirici e scientifici. Anche quelli pi lontani dalle mie convinzioni.
Brently - Risultato?
Olimpio - Lo ricavi lei, dottore. (Brently continua a rovistargli il cranio con le saette delle lampade opaline. A Olimpio sembra che stia per andargli in fiamme la botola; il caldo insopportabile sulla nuca, ma si sforza di contenersi)
Brently - Caldo?
Olimpio - Molto caldo, dottore.
Brently - Continui a raccontarmi.
Olimpio - Le ho gi raccontato tutto. Mi auguro di sentire una parola definitiva che mi aiuti a risollevarmi.
Brently - La sentir. Dopo il consulto. (Olimpio lo guarda interdetto. Brently sorride) Il consulto delle nostre speciali apparecchiature... Mi venga dietro, per cortesia. (Austero nel camice e con quel copricapo da pizzaiuolo, Brently precede Olimpio nella stanza cubica delle apparecchiature. Gli indica la cabina) Entri nel box, signor Speradio, e risponda con massima celerit a quanto le chieder. (Olimpio entra, Brently lo sistema nella posizione pi acconcia, gli cala sulla testa il casco sfaccettato, gli stringe i polsi nelle morse di caucci e fa buio. Siede a sua volta su uno sgabello con una tabella sulle ginocchia, attento ad azionare i comandi di un quadrante azzurrognolo) Si appoggi meglio allo schienale... e stia pi rilassato. Pensi alle cose affascinanti della vita.
Olimpio - una parola! (Il casco comincia a fremere come un motore schizzando sulla nuca di Olimpio un liquido gelido)
Brently - Avverte prurito?
Olimpio - No, dottore. Mi sento soltanto bagnato.
Brently - Bene. (Abbassa un pulsante e sposta una levetta) Avverte prurito?
Olimpio - Si dottore... e cresce. (Si guarda spasmodicamente le mani imprigionate che vorrebbe portare alla testa)
Brently - Cresce ancora?
Olimpio - Si, dottore... ossessivo.
Brently - Bene. (Interviene ancora sul quadrante e dall'azione liquida il casco passa a quella asciugatoria. I pochi capelli si drizzano impazziti nel vortice del rumoroso vento del casco)
Brently - Sente pi prurito?
Olimpio - No, dottore, no.
Brently - Conti mentalmente da uno a trenta, signor Speradio. (Olimpio conta a battito costante, a occhi socchiusi. Sul suo volto si accozzano: lo sconforto, la vergogna, un attimo di fiducia, di speranza, la diffidenza)
Olimpio - Ho contato.
Brently - Stia rigido, signor Speradio. E mi comunichi le sue reazioni. (Sposta un'altra leva: dei pistilli di acciaio percuotono la cute di Olimpio) Cosa avverte?
Olimpio - Aghi che pungono, dottore...
Brently - Ha la sensazione di un bruciore alle tempie?
Olimpio - Mi pare di si, ma irrilevante. (Brently prosegue le domande in un fuoco di fila accelerato, sempre pi incalzante)
Brently - Cerchi di rispondermi, senza riflettere.
Olimpio - Sono pronto. (Nel casco un rumore di stantuffi. Olimpio costretto ad alzare la voce)
Brently - Ha mai l'impressione, signor Speradio, che qualcuno stia sbucando alle sue spalle e voglia strapparle un ciuffo di capelli? Lo ha mai temuto?
Olimpio - (concitato, a voce alta) Altroch! Jacovangeli, soprattutto!
Brently - Come?!
Olimpio - In sogno e a sensi svegli... Spessissimo, dottore.
Brently - Ha mai pensato che sarebbe auspicabile un trapianto di pelurie pur di arginare la calvizie?
Olimpio - Si, dottore. Ho pensato questo. E finanche di potermi appropriare con uno strattagemma dei capelli degli altri. Attimi di follia, si capisce.
Brently - Ha mai pensato che sarebbe preferibile, e anzi molto pi giusta, la calvizie universale, maschile e femminile, dato lo scaduto potere delle capigliature moderne?
Olimpio - Si, dottore. Ho meditato intorno a questo livellamento, ma solo per il campo maschile. La donna sarebbe un orrore insopportabile.
Brently - Crede che la calvizie sia in rapporto con lo sviluppo intellettuale e spirituale dell'uomo?
Olimpio - (con impeto) No. Non credo a questa favola.
Brently - Ha mai invidiato la fronte di un criminale?
Olimpio - Criminale?
Brently - Criminale, signor Speradio.
Olimpio - No, dottore. Di un criminale, no, o non mi sovviene. Ho invidiato molte altre fronti non troppo alte.
Brently - Ha mai deplorato i calvi suicidi?... presto la risposta!
Olimpio - Ho deplorato e deploro la loro disgrazia omicida.
Brently - mai stato sfiorato da un pensiero di morte, influenzato dal pericolo della calvizie? (Olimpio esita a rispondere) Presto, signor Speradio.
Olimpio - (con riluttanza) Confusamente... In sogno. Solo in sogno.
Brently - Bene. Stia pi disteso. (Rimuove due leve, spinge un pulsante e Olimpio avverte un insopportabile rumore, di lama che raschia contro una pietra, che lo fa sudare copiosamente)
Olimpio - Ahi, dottore !
Brently - (imperturbabile) Cosa avverte?
Olimpio - Pelle d'oca e...
Brently - Pelle d'oca e?...
Olimpio - (pronuncia di botto) Mi si rizza il pelo! Alle gambe, alle braccia... e i capelli trasudano dalle radici...
Brently - Okey. (stacca la prima leva. Abbandona lo sgabello e manovra rapido le dieci leve del quadrante. Il casco zittisce. Torna la luminosit siderea nel box e la stanza balugina azzurrina. Brently libera i polsi di Olimpio, lo invita nello studio) Il consulto concluso.
Olimpio - (stralunato, ma con un guizzo di speranza) E allora, dottore?
Brently - (piegandosi in due il palinsesto) Lei desidera, signor Speradio, che si dicano parole nette. E anche noi abbiamo questo desiderio... (Cerca le parole) ...Il suo capello difficilmente si vitalizzer perch la papilla ha mollato il follicolo. Tutto qui, in fondo il problema... Legato purtroppo a un filo, a un nonnulla dipendente da un tutto: fisico e psicologico. In altre parole, in quasi tutta l'area le papille hanno scioperato...
Olimpio - In quasi tutta l'area...
Brently - Si, signor Speradio.
Olimpio - (grottescamente) E la causa di questo sciopero? Chi l'avrebbe organizzato! ...Mi parrebbe sciocco aggrapparmi alla speranza dopo questo programma, dottor Brently...
Brently - Sciocco non direi... Non le piacerebbe allungarla, la vita del capello, fin dove possibile?... declinare lentamente piuttosto che da un momento all'altro?... Rifletta.
Olimpio - In che modo, dottore?
Brently - Col moderno trattamento TRICOLION. Col nostro trattamento, signor Speradio... Si compendia in tre fasi : la terapia chimica con l'impiego di ben 24 preparati selezionati nei nostri laboratori di Nottingham... La terapia meccanica con l'impiego dei vibratori, lampade calorifere e apparecchi ad alta frequenza, e l'ultima la terapia fisica che consiste in massaggi manuali praticati da nostri specialisti... Il totale della spesa per sei mesi complessivi, pagabile in tre rate di 570 mila lire. Badi che non esiste via di mezzo, signor Speradio... Declinare con astuzia o prepararsi alla nudit totale nel giro di un anno. (Olimpio si asciuga la fronte imperlata di sudor freddo)
Olimpio - (tra s con scherno) "Declinare con astuzia! (Con trasporto, a dispetto di ogni raziocinio) E qui, m particolare, dottore, qui dove si presenta questo avvallamento? (Brently si munisce di una lente, consulta senza toccarlo il Canalone e scuote il capo)
Brently - Qui?... no, signor Speradio. Questa zona gi fuori della storia del suo cuoio capelluto. Le possibilit che ci restano sono per il frontale e per l'occipitale... Si dovr convincere che lei un soldato in una ridotta. Resistere per esistere. (Olimpio si alza, stordito, nauseato, come dopo una sbornia)
Olimpio - Ho capito, dottore. Decider. (Anche Brently si alza e gli tende la mano)
Brently - nel suo diritto, signor Speradio... Comunque, mi auguro di rivederla... (Brently suona il campanello e riappare lieve la sister per riprendere a rimorchio il cliente, aiutarlo a indossare il soprabito e accompagnarlo alla porta con l'ingualcibile sorriso zuccherino; ma Olimpio ha una fretta improvvisa, le sfugge di mano, scappa. Come in una passeggiata notturna, con effetti di luce: in fretta quasi correndo)
Olimpio - (tra s) Resistere per esistere... Continuare in perpetuo a inseguire i fuochi fatui, ad addizionare i "superstiti"... ad addormentarsi col fiato mozzo sotto la minaccia di un sogno traditore... di un prurito tempestoso. Evitare gli amici che fanno consuntivi sul tuo cranio, e Fausta che sa e vede e non deve sapere e vedere... Questo significa declinare con astuzia? (Esplode, con tutta la forza del recuperato raziocinio, e come liberato) No! !! (Pi calmo) Debbo risolvermi.
APPARTAMENTO DI OLIMPIO SPERADIO
Casa Speradio, nel pi assoluto silenzio. notte. Fausta, il libro abbandonato fra le coperte, stata sopraffatta dal sonno. Nello studio spicca sulla lava-gnetta: JACOVANGELI, ARBES, JACOVANGELI, IA-COVANGELI. Olimpio entra con in mano un piccolo asciugamano. Siede. Addossato allo schienale, schiude, con un gesto lento ma sicuro, il cassetto di centro. Prende la chiave. Apre il cassetto laterale, estrae il ncessaire, dei giornali che dispiega sul piano dello scrittoio. Su questi pone al centro lo specchio del ncessaire contro il tomo di Francisco Cantareno ; lateralmente le forbici, di due grandezze, il flacone dello spray shave (crema da barba). D un rapido controllo che non manchi proprio nulla. Nella panoramica comprende anche il calendario da tavolo:1 dicembre, I domenica dell'Avvento. Sottofondo musicale. Accosta il lume, accende la lampada pi grande: lo specchio perfettamente al centro dell'alone.
Olimpio - (tra s) E adesso muoviamoci! (Si alza. Si affaccia alla camera da letto per assicurarsi che Fausta dorma. Dorme, infatti, placidamente. La guarda con un grato sorriso. Torna alla scrivania. Inizia la "grande operazione". Dispiega l'asciugamano, se lo appoggia intorno al collo della camicia, arma la gillette) Ogni cosa al suo momento., e le rape per l'Avvento!
(Nello stesso tempo le dita, trepide, infilano le forbici, che tremano lievemente) Avr la febbre... Oppure esco appena da una febbre. Vattelappesca!... (Chiude gli occhi e trancia la prima ciocca. I ciuffetti si rovesciano sulle falangi dell'indice e del medio prima di fioccare sul giornale. Gli sembra di aver udito un rumore. Trattiene il respiro, fissa gli occhi alla porta. No, Fausta non si mossa. Riallarga le forbici, raduna, in una sola manciata, pi capelli che pu. Ruggisce di soddisfazione) Sono capace. Oh sono capace! (Cambia le forbici, le brancica a folle, dappertutto, le abbassa infine sul canalone. Vivace, allegrotto) Sono un piccolo spirito, che volete. (Vivace, quasi euforico, continuando a tagliare, a far stridere forbici e forbicette. Crescendo commento musicale) Coraggio, Olimpio da Lentini! (Sul giornale cadono gli ultimi moncherini. Raddrizza lo specchio, afferra lo spray shave, se lo spruzza per tutto il cranio, prende a radersi a testa in gi. Si passa la mano su e gi per il capo, tre, quattro volte, per assicurarsi che non ci sia rimasto nulla, proprio nulla. Si risolleva a occhi chiusi. Agguanta lo specchio, lo issa di un pollice sul Cantareno, in una luce migliore, vi si scruta. Si contempla un tempo indefinito, da tutte le distanze. Si adagia un attimo contro lo schienale, stanco, felice. Poi si scuote, si alza di scatto, raggiunge il bagno in punta di piedi. Lascia la testa in balia del fiotto vivido e freddo della doccia. Si asciuga, torna con cautela nello studio. Ripone forbici, rasoio, lamette al loro posto, nella custodia del ncessaire che chiude accuratamente. Poi, col righello, diligentemente raduna lo smorto peluscio rimasto sui giornali. Con tutto se stesso, quasi ridendo e piangendo di gioia e di rabbia. Tra s) Tutto qui?... Per questo mucchietto inodore, senza peso, senza ebbrezza... ho segretissimamente sperato e patito? Pioggia e vento, sole estivo e gelo, l'amore appassionato e il rimorso, gli uomini che hanno bisogno di me ed io che ho bisogno di loro... quanta intossicazione per mesi, per anni... per questo insulso cascame... Idiota! (Accende un fiammifero, d fuoco ai capelli. Guarda, divertito, con lieve sarcasmo il poco fumo che si sprigiona da quel mucchietto. Si carezza la cocuzza e) Finalmente! (Poi bruscamente, accartoccia il giornale con i pochi residui, e butta tutto nel cestino. Si alza, va a prendere la macchina da scrivere, la pone sulla scrivania. A destra una risma di carta bianca, a sinistra gli appunti per la relazione. I suoi gesti sono vivaci, elastici, l'espressione del volto rilassata, serena. un uomo nuovo. Infila il foglio nel rullo. Comincia a battere. "Relazione". Fausta al rumore della macchina da scrivere si sveglia)
Fausta - (lamentosa) Oli!... Che stai combinando!
Olimpio - Lavoro...
Fausta - (mugola) A quest'ora!... Chiudi almeno la porta! (Olimpio, dirigendosi alla porta)
Olimpio - Subito, amore. (La chiude delicatamente. Torna a sedere alla scrivania. Riprende a scrivere, calmissimo. Musica)
FINE
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