La colpa d’invecchiare

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La colpa d'invecchiare

Autore: Nunzio Cocivera
nunziococivera@tiscalinet.it

COMMEDIA COMICA IN TRE ATTI

PERSONAGGI:
1) Giuseppe Nespola capo famiglia 45 anni
2) zio Alfio Rodda padrone di casa 70 anni
3) Assunta Crespini moglie di Giuseppe 39 anni
4) Elisa Nespola figlia 20 anni
5) Mimmo Crespini padre di Assunta 76 anni
6) Ciccio Nespola padre di Giuseppe 68 anni

I ATTO

All'apertura del sipario in scena zio Alfio che sistema i francobolli con classificatore, lente e pinzetta.
Da una porta laterale entra Assunta (abiti a piacere casalinghi per entrambi).
Assunta fine e carina, Giuseppe un po' zotico.
Scena: in un salotto di una casa siciliana anni 91/92.

ALFIO: Bellissimo un francobollo di calcio del Nepal.

ASSUNTA: Buongiorno zio; che fai sempre con quei francobolli? Ci perdi la vista! Di dov'è quello?

ALFIO: Dal Nepal; guarda che bello, un francobollo di calcio questo mi manda bei francobolli.

ASSUNTA: (lo guarda) Beh...zio... lo sai...io... non mi piacciono tanto i francobolli.

ALFIO: Lo so che a te piacciono altre cose, d'altronde come si dice...

ASSUNTA: Non è bello ciò che bello ma è bello ciò che piace.

ALFIO: Per questo hai preso quello per marito.

ASSUNTA: Zio...per favore...non ricominciare come al solito!

ALFIO: Va bene, lasciamo perdere, farò meglio a continuare.

GIUSEPPE: (esce lei e lo zio continua, entra Giuseppe) Ma che fai sempre con questi pezzi di carta  vecchi come te?

ALFIO: Questi sono francobolli, sono belli da vedere, istruttivi e possono diventare un investimento, ma tu non capisci un tubo.

GIUSEPPE: Ma cosa, che istruttivi, sono scemenze, poi che hanno di bello, e l'investimento lo puoi fare solo se investi con una macchina.

ALFIO: Tu sei il solito, come che hanno di bello, guarda questo del Nepal che bello,il Nepal fa tanti bei francobolli da vedere, con dei bei colori, bei soggetti, tematiche diverse, questo è dei mondiali di calcio di Italia 90, guarda com'è bello.

GIUSEPPE: Ma che cavolo dici, parli turco.

ALFIO: Un francubullo di calcio del Nepal, ma guardalo è dei Mondiali del 90.

GIUSEPPE: Ma che vuol dire quel Nepal?

ALFIO: Lo vedi che sei ignorante, Il Nepal è una nazione, uno stato.

GIUSEPPE: Insomma che mi prendi in giro, ora c'è anche una nazione che si chiama
Nepal della quale tu hai un francobollo?

ALFIO: Esattamente guarda (lo mostra) guarda e ammira.

GIUSEPPE: Io non guardo nulla che sa di scemo, ora mi dici che c'è una nazione che si chiama Nocul e che tu hai un francobollo di calcio.

ALFIO: No questo non c'è, ma il Nepal c'è esiste e non l'ho inventato.

GIUSEPPE: Allora c'è anche il nocul e il francobollo del calcio in culo.

ALFIO: Tu sei come un mulo con il paraocchi, non capisci niente di calcio, te li darei veramente due calci in culo.

GIUSEPPE: Io ammetto che non sono molto istruito, ma queste cose le so, e il Nepal non c'è.

ALFIO: Tutto ciò che non sai non esiste, ti sembra giusto? svegliati, aggiornati, istruisciti, leggi i giornali.

GIUSEPPE: Insomma io non ci credo, sono padrone di crederci o no?

ALFIO: Io capisco che sei ignorante e che non è colpa tua, ma dio quanto sei testone, ti prenderei a calci.

GIUSEPPE: A chi! ti prendo io a calci in culo fino all'ospizio pi√Ļ vicino.

ALFIO: Tu non solo sei ignorante, sei anche scemo, sai che la casa è mia e se non fosse per tua moglie saresti fuori da vent'anni? Ma vi ospito, ma lo faccio solo per lei.

GIUSEPPE: Io ho lavorato giorno e notte per o tua nipote, faccio ciò che posso.

ALFIO: Non abbastanza visto che dopo vent'anni sei ancora a casa mia, e se voglio ti ho detto che ti caccio a calci in culo.

GIUSEPPE: A chi? Io qua sono il padrone di casa, sono vent'anni che ti sopporto, e ti tengo qui come un cavaliere senza cavallo, e ne ho fatti lavori in questa casa.

ASSUNTA: Che succede qui? ( che entra dopo le ultime parole di Giuseppe).

ALFIO: Succede che tuo marito è uno zotico e ingrato e non capisce un tubo.

GIUSEPPE: Non ti permetto vecchio ribambito di insultarmi. Tu non capisci un tubo, io ho rifatto infissi, pavimenti, bagno e pittura nuova.

ALFIO: Vent'anni fa era tutto nuovo, hai solo aggiustato ciò che in vent'anni hai rotto.

GIUSEPPE: Tu ci stai rompendo ....... quello che sai!

ASSUNTA: Giuseppe non essere volgare come al solito e cerca di controllare il tuo carattere da solito cafone.

ALFIO: Sante parole. Sante parole.

GIUSEPPE: Tu zitto, e tu donna hai dimenticato ciò che disse il prete quando ci sposò? la moglie deve sempre ubbidire e onorare il marito nella buona e nella cattiva sorte. Tu invece tu difendi lui e offendi me.

ASSUNTA: Fai due passi e vai in chiesa, e confessi tutto, soprattutto la parte che ti riguarda.

ALFIO: e non rompere la testa.

GIUSEPPE: Io rompo a te vecchio imbecille.

ASSUNTA: Basta! E' una vita chi ti dico che quando parli non sai mai cosa dici. Zitto non fiatare, zitto.

GIUSEPPE: Io non so cosa dico, lui mi parla di un francobollo di calcio nel culo e di calcio Nepal.

ASSUNTA: Ma cosa stai dicendo, che cavolo dici?

ALFIO: non lo sa neanche lui, da i numeri.

GIUSEPPE: Io lo so cosa dico, lui mi parla dei francobolli del Nepal.

ASSUNTA: E allora?

GIUSEPPE: (fa una smorfia) E allora che vuoi dire che tu credi che esiste un paese con quel nome?

ASSUNTA: Un paese o nazione come preferisci c'è.

GIUSEPPE: Ti ci credi? Un posto con quel nome (riflette un attimo) vi siete accordati per sfottermi.

ASSUNTA: No! nessuno vuole sfotterti, certamente, esiste.

ALFIO: Ora ci credi? (Giuseppe fa una smorfia)

ASSUNTA: Di là... c'è l'atlante vai a vedere.

GIUSEPPE: Vi siete accordati per prendermi in giro, quale atlantide, io non guardo niente, ciao (ed esce)

ALFIO: Lo vedi com'è testone, non capisco perché l'hai sposato, potevi prenderti un laureato, tu sei fine ed elegante.

ASSUNTA: Ero giovane e poi non è sempre così; a volte sa essere dolce.

ALFIO: Come il veleno, non ha modi, è rustico e zotico.

ASSUNTA: Zio non essere sempre così pungente. (Entra Elisa bella 20 anni).

ELISA: Ciao a tutti (bacia lo zio) ciao zio.

ALFIO: Ciao, gioia dei miei occhi, sei la migliore nipote, dopo tua madre naturalmente.

ELISA: Hai solo noi due!

ALFIO: Poche ma buone, come si dice anzi bonissime. (a Elisa) Il fidanzato come sta bene?

ELISA: Zio non ne ho fidanzato!

ALFIO: Grave, gravissimo il fidanzato ci vuole, sei grande, non puoi restare nubile o per uso casa per i tuoi.

ELISA: Zio i tempi sono cambiati, anche a 35 anni c'è sempre tempo.

ALFIO: Ma che dici che non sei fidanzata, non può essere, non ci credo.

ASSUNTA: Perché non può essere?

ALFIO: Ma dai, una bellezza come lei!

ASSUNTA: Niente di strano, vuole essere libera, non avere legami godersi la giovent√Ļ, il matrimonio non sempre √® un buon affare, e anche quando lo √® , fa rinunziare a tante cose.

ALFIO: nel tuo caso sono d'accordo,è stato un bruttissimo affare, ti sei rovinata, perché con quello sopravvivi appena.

ASSUNTA: Zio per favore.

ALFIO: Ti voleva Pacifico, era un bel ragazzo,un finanziere e tu non l'hai voluto, con lui adesso eri a Roma a fare la Signora.

ELISA: Pacifico chi mamma?

ASSUNTA: Era uno che mi desiderava quando ero nubile, ma era pacifico di nome e di fatto, era un mammalucco, insignificante.

ALFIO: Siccome questo è migliore! ascolta Elisa cercati un bel maschio e fai famiglia!

ELISA: Zio voglio godermela la vita coltivare nuovi interessi nuove amicizie, fare esperienze viaggiare studiare libera.

ALFIO: Coltivare cosa? carote, cetrioli, patate, puoi coltivarle lo stesso.

ELISA: Fare esperienze crescere e maturare, non √® pi√Ļ tempo delle ragazze madri che sfornano figli un dopo l'altro.

ALFIO: Io dico che sei matura assai e che rischi di marcire.

ASSUNTA: Zio che discorsi mi fai!

ELISA: Io non mi sento affatto marcia, come dici tu; per il matrimonio c'√® sempre tempo, non ci si sposa pi√Ļ a vent'anni.

ALFIO: Ma che tempo, hai vent'anni, già è ora, cercati un impiegato, un riccone, e ti sistemi.

ELISA: Zio sono gi√† anni che non ci si sposa pi√Ļ per quei motivi. Ora ci si sposa per amore; quando.... quando viene.

ASSUNTA: Elisa ha ragione, i tempi cambiano e anche le mentalità; che fretta c'è, meglio aspettare l'amore vero.

ALFIO: Per Amore hai sposato quello?

ASSUNTA: Zio non ricominciare come al solito.

ALFIO: Va bè scusa è un'angelo con le corna!

ELISA: C'è l'hai con papà?

ALFIO: No con pipì... io non capisco come si può amare quello.

ASSUNTA: Del resto tu non ti sei sposato; non hai amato nessuna.

ALFIO: Assunta ti sbagli, io ho amato una donna per tutta la vita da poco √® morta, da poco mi ha lasciato non c'√® pi√Ļ, ma la sua presenza me la tengo nel cuore.

ELISA: Chi è questa donna o meglio chi era dove la tenevi se vivi da sempre qui da noi e che io mi ricordi sempre solo.

ALFIO: Adalgisa! l'unica donna che ho amato; e anche lei amava solo me.

ASSUNTA: Perché non l'hai sposata?

ALFIO: ha dovuto sposare un altro; i tempi non ci hanno permesso di realizzare il nostro sogno.

ELISA: Perché non potevate sposarvi?

ASSUNTA: Si zio come mai? E poi una volta chi non si poteva sposare per qualche motivo parenti o altro, ricorreva alla classica fuitina.

ALFIO: I motivi furono tanti, e anche se ci ho pensato non ho mai avuto il coraggio di farlo.

ELISA: Come mai credevi non venisse.

ALFIO: Macchè mi creai tanti problemi, dove la portavo, e cosa gli davo? ero un morto di fame.

ASSUNTA: Ma l'amavi ed era importante rischiare, lottare.

ALFIO: Lottare, che lottare, sarebbe stata una lotta inutile, contro i mulini a vento troppe cose ci separavano.

ELISA: Potevate fuggire insieme e poi tornare ad appacificare tutto molti l'hanno fatto.

ALFIO: Lei era figlia di un medico e io di un pastore nullatenente, non potevo guardare in alto non potevo!

ELISA: Come è finita la tua storia d'amore?

ALFIO: Male perché lei si è sposata il farmacista.

ASSUNTA: Ma chi era? La moglie del farmacista ora che ci penso si chiamava Adalgisa ed è morta poco tempo fa. (sorpresa)

ALFIO: Lei era purtroppo, l'unico e il solo mio amore.

ELISA: E come avete vissuto nello stesso paese, incontrandovi, vedendovi.

ALFIO: Come amanti, lei è stata già dal primo anno la mia amante.

ELISA: Come?

ASSUNTA: Tu eri l'amante della signora?

ALFIO: Che c'è di strano; aveva un bacucco per marito e un maschio ruspante come me per amante, io ero il suo maschio.

ASSUNTA: E sembrava una santa tutta casa e chiesa; invece era...

ALFIO: che cosa era? sta attenta a non offenderla.

ASSUNTA: Una santa tutta casa chiesa e sacrestia!

ELISA: Meno male che ora i tempi sono cambiati anche in quel senso.

ALFIO: Ho vissuto il mio amore di nascosto alla macchia senza mai poter dire a nessuno il mio dolore di vederla con quello, mentre volevo averla sempre con me.

ASSUNTA: Appunto sembravi un cane bastonato mentre andavamo al funerale.

ALFIO: Voi parlate, che sapete? soffrii tutta una vita il mio fu un amore sofferto; una tortura una croce.

ELISA: Sembra la storia di un romanzo di altri tempi; meno male che siamo in un'altra epoca.

ALFIO: Ascolta, cercati un mandrillo, la vita è breve!

ASSUNTA: Zio smettila con questi discorsi.

ELISA: E poi proprio tu dici che la vita è breve, hai già 70 anni.

ALFIO: Gioia uno dei problemi dell'età è che la carrozzeria si incrina e il motore perde colpi.

ASSUNTA: Sarebbe troppo bello se il corpo non invecchiasse mai.

ALFIO: Apposta io dico di sistemarti ora che la carrozzeria e il motore sono a posto, per ora hai tutto al punto giusto.

ELISA : Ne ho di tempo pure per prendere marito.

ALFIO: Io ti auguro di campare cent'anni ma ora si muore pi√Ļ facilmente, c'√® l'aria inquinata e
si muore pi√Ļ facilmente.

ELISA: Beh, io sono convinta che bisogna aspettare l'uomo giusto e il momento giusto.

ALFIO: Io sono convinto per esperienza che di fatto la donna che fa l'uomo, e come lo fa, lo sa anche manovrare e dirigere a suo piacimento come una marionetta, cercati un uomo e lo porti dove vuoi.

ASSUNTA: Caro zio qui non sono d'accordo! E' vero che l'uomo nasce dalla donna; ma anche l'unico che riesce a farla soffrire sia essa amica, madre, moglie, amante, sorella.

ELISA: Bene entrambi gli esempi sono validi e hanno validi riscontri nella vita reale; ma io vorrei attendere per vedere quale dei due esempi mi riserva il futuro.

ALFIO: Ascoltami non perdere tempo,oggi esci la mattina e non sai se torni la sera, una volta al massimo si cadeva dall'asino, animale molto nobile, ora macchine, camion, se non stai attento ti sistemano; ma Morto!!

ASSUNTA: Parliamo di cose pi√Ļ allegre per favore.

ALFIO: Certo, parliamo di cose allegre, quanto costa una cassa da morto?

ELISA: Zio ti sembra pi√Ļ allegra la cosa? (entra Giuseppe)

ALFIO: Se la cassa è vuota si!

GIUSEPPE: Se fosse piena con dentro te meglio ancora!

ALFIO: (fa le corna con entrambe le mani) tiè, uccello di malaugurio, io vivrò ancora molto per tua rovina, devi rassegnarti.

GIUSEPPE: Ma sei vecchio e quindi sulla via della fossa.

ELISA: Papà che discorsi fai; è un colpa invecchiare?

ALFIO: Lascialo cantare, io vivrò fino a 90 anni, e dovrà sopportarmi altri 2 anni.

GIUSEPPE: Se è vero siamo rovinati.

ELISA: Perchè io e mamma vogliamo bene allo zio.

GIUSEPPE: Allora sono rovinato io!

ASSUNTA: Basterebbe che non vi comportaste come cane e gatto.

ELISA: Con un po' di buona volontà potreste convivere bene.

ALFIO: Voi forse potete convivere con lui, io soffro e basta.

ELISA: Potreste venirvi incontro.

GIUSEPPE: Quando mai con quel vecchio bavoso e sclerotico.

ALFIO: Scleroso sei tu e anche cretino.

GIUSEPPE: E io dovrei venirgli incontro, io posso andargli solo dietro al carro funebre quando muore.

ALFIO: (fa corna) Tie io sono intenzionato a sotterrare te, anzi sarò in prima fila al tuo funerale e per l'occhio sociale farò anche finta di piangere.

ASSUNTA: Zio mi vuoi fare restare sola così presto.

ALFIO: Meglio sola che male accompagnata; e poi io sarò qui a farti compagnia per 20 anni.

GIUSEPPE: Vent'anni che devi fare qui, la muffa?

ELISA: Zio ma anche fra vent'anni papà sarà ancora giovane.

ALFIO: Macchè giovane, lui è vecchio già ora, guarda come si veste, e poi è poco socievole, senza modi, e come tratta i vecchi, qualcuno lo sistema prima che arrivi a 65 anni, se si comporta già così a 45, figuriamoci tra qualche anno.

ELISA: Lo sai papà a volte sembra egoista e poco sensibile però in fondo in fondo anche lui si rende conto che a volte sbaglia.

GIUSEPPE: Io non sbaglio mai!

ELISA: Ma come volevasi dimostrare e troppo orgoglioso per ammetterlo.

ALFIO: Ma quali orgoglioso è borioso, ottuso!

GIUSEPPE: O vecchio, mi sembra che tu vuoi vivere poco.

ASSUNTA: Basta! Giuseppe a volte sembri non un essere umano ma un mostro senza cuore e sensibilità.

ALFIO: Lo dico io, lui si faà accoppare se non cambia testa.

GIUSEPPE: Lo sai come si dice, la vecchiaia è una brutta malattia che tutti i vecchi porta via!

ALFIO: La morte non guarda l'età, se vuole anche te prenderà!

GIUSEPPE: Oh! (fa corna) vecchio di malaugurio che mi fai il malocchio?

ALFIO: Io ti farei un occhio nero, a pugni perché non ne un buon padre né un buon marito.

GIUSEPPE: Tu che sei mia moglie che non sono un buon marito? ma tu hai mai provato forse?

ASSUNTA: Giuseppe che dici!

ELISA: E poi zio dire che non è un buon padre sei esagerato.

ALFIO: Perché secondo te lui è un padre ideale?

ELISA: Per i figli il padre √® sempre la persona pi√Ļ dolce e meravigliosa del mondo.

ALFIO: Come può essere dolce il veleno nel tuo caso?

GIUSEPPE: Ma cosa sono io per te; un mostro un tiranno, un orco?

ALFIO: No solo un porco.

ASSUNTA: Zio non esagerare! (a Giuseppe) E tu non fiatare.

ALFIO: Tu che vuoi dire che è dolce e meraviglioso?

ASSUNTA: Beh, volendogli trovare qualche difetto... c'è ...

ELISA: Ma tutti abbiamo dei difetti chi pi√Ļ chi meno.

ALFIO: Chi pi√Ļ chi meno lui di pi√Ļ (suonano alla porta).

GIUSEPPE: Vado, cos√¨ non li sento pi√Ļ.

ALFIO: la verità fa male ah! (Giuseppe esce)

ELISA: Andrete mai d'accordo su qualcosa?

ALFIO: Con lui non si può, i vecchi per lui sono da buttare (Giuseppe rientra triste)

ASSUNTA: Che cos'hai?

GIUSEPPE: Era la signora Rosa, ha detto che tua mamma è all'ospedale grave.

ASSUNTA: Come ..........oh madonna santissima.

ELISA: Andiamo presto (si alzano tutti), Papà forza, andiamo a vedere.

ALFIO: Andiamo, (alla nipote) non temere, magari non grave (escono).

GIUSEPPE: spero che muoia così finisce di rompere!

ASSUNTA: (da fuori) Giuseppe...

GIUSEPPE: vengo..vengo..(esce).

fine I Atto

SECONDO ATTO

Ore dopo il primo stesso scenario; all'apertura in scenario Alfio entra Elisa

ELISA: Ancora non sono venuti?

ALFIO: No! mi preoccupa questo ritardo.

ELISA: Nonno Mimmo lo portano qui abiterà anche lui qui con noi.

ALFIO: Penso di sì con tua nonna all'ospedale con il femore rotto, non possono lasciarlo solo nelle sue condizioni.

ELISA: Beh, avere per un po' il nonno qui sarà piacevole.

ALFIO: Non per tuo padre, lui sbuffava come un treno se venivano per poco, figuriamoci per dei mesi.

ELISA : Lui certamente avrà da ridire in questo caso (entra Giuseppe).

GIUSEPPE: Perché dovrei ridere?

ALFIO: Secondo me c'è da piangere.

ELISA: Papà, io dicevo che avresti avuto da ridire per il nonno. Che troverai sicuramente modo di protestare.

GIUSEPPE: Io vengo adesso dall'ospedale, cosa è successo al nonno, si è rotto pure lui, che cavolo gli è preso?

ALFIO: Sei il solito cafone.

ELISA: Papà, suo malgrado il nonno verrà a stare con noi.

GIUSEPPE: Cosa, cosa??

ALFIO: Ora starà con noi sino a quando tua suocera non guarisce, tua moglie è andata a prenderlo.

GIUSEPPE: Lo porta qua? Mannaggia la miseria, mi mancava il suocero, e poi per guarire il femore ci vogliono mesi.

ELISA: Lo porta qua per un po'.

GIUSEPPE: Ora siamo a posto, ci mancava lui per completare l'ospizio, non bastavi tu.

ALFIO: Lui neanche era contento di venire a vivere con te, di avere un genero senza cuore come te.

ELISA: Papà vedrai che sarà per poco e poi il nonno non disturberà.

GIUSEPPE: Macché poco, e poi non capisce nulla, è sordo come una campana.

ELISA: Che colpa ne ha poverino se la salute non lo aiuta.

GIUSEPPE: Ed io che colpa ho (arriva Assunta col padre), io la notte voglio riposare, non voglio sentire al lui che si lamenta.

ASSUNTA: Entra papà vieni (con valigia entra un vecchio) piano entra, attento alla porta.

ELISA: (gli va incontro lo bacia) Siedi qui nonnetto. (Gli dà una sedia.)

ALFIO: Ciao Mimmo, come stai? Mi spiace per tua moglie (Mimmo fa gesti da sordo).

MIMMO: Ah! Ti piace mia moglie!

ALFIO: Mi dispiace che stai male.

MIMMO: Non ti piace perché sta male?

ALFIO: Mi dispiace che sta male (grida)

MIMMO: da giovane era un fiore, la pi√Ļ bella della regione, ora non ti piace perch√© sta male.

ALFIO: Mi dispiace che è all'ospedale (gridando)

MIMMO: Oh! E poi non deve piacere a te mia moglie.

ASSUNTA: Lo zio diceva che gli dispiace che si rotto il femore.

MIMMO: Che gli piace il fegato? Faglielo un po' arrostito, e a me con la cipolla.

GIUSEPPE: La salsiccia gli piace? Siamo a posto con questo sordo in casa, siamo rovinati.

MIMMO: Tu parli con me, attento a cosa dici.

GIUSEPPE: Quando gli conviene sente.

MIMMO: Che ti fa male un dente? prendi un pillola, o ti sciacqui con l'aceto.

ELISA: Io esco ho da fare un po' (esce)

ASSUNTA: Non tornare tardi...papà vieni ti dico dov'è la tua stanza.

MIMMO: Che ti fa male la pancia? Ma che siete tutti malati qui? Almeno Elisa è sana?

GIUSEPPE:A me fa male un'altra cosa.

ASSUNTA: Giuseppe.....(tira via suo padre) Cammina vieni piano papà andiamo.

ALFIO: Io non capisco perché da vecchi tutti gli acciacchi ci vengono, non potremmo campare anche meno ma sani.

GIUSEPPE: Io non capisco perch√© lo ha portato qui, tu hai detto che da vecchi tutto vi capita, ma una cosa non viene definitivamente a tutti i vecchi, io non voglio vederli, non li sopporto, e lei lo porta qui da me, io non voglio vedere pi√Ļ vecchi!! (entra Assunta)

ASSUNTA: Dimmi dove lo dovevo portare, dove? sei sempre il solito cafone, senza cuore.

GIUSEPPE: All'ospizio o all'ospedale, dappertutto li potevi portare, assieme, ma non qui, lo sai che non li reggo. Adesso dov'è?

ASSUNTA: In bagno.

GIUSEPPE:Non poteva farlo a casa sua il bagno, dopo disinfetta bene tutto.

ASSUNTA: In bagno non si fa solo il bagno e poi il bagno lo devo disinfettare quando vai tu casomai

ALFIO: Sei il solito insensibile e cretino!

GIUSEPPE:OH vecchio bacucco e cretino sei tu!

ASSUNTA: Smettila e cerca di ragionare, secondo te che ne dovevo fare di mio padre; lo dovevo lasciare solo o cosa?

GIUSEPPE: Non portarlo qui, anzi vedi se ci sono altri vecchi soli e li aggiungiamo.

ALFIO: A volte ti auguro di non invecchiare.

GIUSEPPE:(fa corna) Tiè, vecchio gufo di malaugurio.

ASSUNTA: Vorrei vedere se fosse tuo padre, tua sorella in svizzera, se i tuoi hanno bisogno chi si curerà di loro; dovrei fare come te se non peggio capito.

GIUSEPPE: Sarebbe lo stesso, io qui non lo veglio, se ne va da mia sorella, gli dà la pensione, all'ospizio poi lo prendono.

ALFIO: Tu sei un cane che non conosce padrone, anzi un cane è migliore di te almeno è fedele.

GIUSEPPE: Tu invece sei seccante e scocciante.

ASSUNTA: Basta! A volte ti prenderei a calci; io vado a sistemare le cose di mio padre; e non voglio pi√Ļ sentirti parlare. Chiaro non fiatare e non trattare male mio padre lo zio maleducato. (esce)

ALFIO: Se penso che ti ha al fianco da una vita, non mi spiego come mai la gente divorzia per un nonnulla.

GIUSEPPE: Chi divorzia? E dove lo trova un'altro come me.

ALFIO: Meglio sì, gente sicuramente meglio di te ce n'è, peggio non lo so.

GIUSEPPE: Io ho fatto del mio meglio lavorando anche di notte, per non fargli mancare nulla.

ALFIO: Ma non si vive di solo pane!

GIUSEPPE: Io gli ho comprato anche carne, pesce, tacchino che gli piace!

ALFIO: Non basta lo stesso, ci vuole ben altro.

GIUSEPPE: Oh io non sono banchiere, non posso comprarle il caviale o l'aragosta.

ALFIO: Io volevo dire che ci vuole anche comprensione, dolcezza, e tanto, tanto amore.

GIUSEPPE: Io l'amore a mia moglie glielo do spesso, certo non tutte le sere, io lavoro e a volte arrivo stanco a casa.

ALFIO: Io parlavo d'Amore!

GIUSEPPE: Perché io di che parlavo?

ALFIO: (Scuote il capo) Tu non distingui la destra dalla sinistra.

GIUSEPPE: Io lo so quale sono la destra e le sinistra. (le mostra diritte, giuste)

ALFIO: A vedo che lo sai. (ironico)

ASSUNTA: Che avete da gridare?

ALFIO: Con tuo marito abbiamo fatto confusione tra sesso ed amore. (entra il nonno).

MIMMO: Ciao Alfio (Alfio è sordo e fa la mimica del sordo).

ALFIO: Adesso che sei qui giochiamo a carte.

MIMMO: Cosa litighiamo?

ALFIO: no giochiamo a carte senza litigare, io sono un giocatore leale e so anche accettare la sconfitta.

MIMMO: Cosa è caduta la soffitta?

GIUSEPPE: Il tetto.

MIMMO: A sei caduto dal letto e e ti sei fatto male al petto.

GIUSEPPE: Si era un petto di pollo.

ALFIO: (a Mimmo) Non dargli retta.

MIMMO: Gli do una fetta? ma di quale torta?

GIUSEPPE: Non di torta, di porta, quella, vai via.

ALFIO: Ti ricordo che questa è casa mia.

GIUSEPPE: Tu non capisci niente.

ALFIO: Capisci molto tu! ora gioco a briscola con Mimmo, non disturbare.

GIUSEPPE: Ma come giocate se lei è sordo?

ALFIO: Vede bene, soprattutto se deve prendere.

MIMMO: Ah! Che dite?

GIUSEPPE: Vedi bene tu?

MIMMO: Ah! cosa blateri?

GIUSEPPE: Vedi bene o non vedi?

MIMMO: Viti, che viti a casa le avevo le viti.

GIUSEPPE: Bulloni, no viti! io dicevo o sei anche arabo oltre che sordo (forte)

MIMMO: Tordo che tordo?

ASSUNTA: Ma lascialo stare povero vecchino.

MIMMO: Che cretino?

ASSUNTA: Io ho detto meschino non cretino papà

MIMMO: Quale cecchino, dici cretino, anche tu ti sei fatta contagiare da lui?

GIUSEPPE: Siamo apposto! con questo peso morto sordo.

ALFIO: L'hai detta: la scemenza delle: (guarda l'orologio e dice l'ora).

MIMMO: Io ho fame, (si batte lo stomaco) sento rumore di vuoto.

GIUSEPPE: Hei qui non sei in un residence, starai qui un po' ma non mangerai a sbafo.

ASSUNTA: (al marito) Stai zitto (al padre) Papà è ancora presto per mangiare ti posso fare un panino e tu smettila Giuseppe.

MIMMO: E' venuto il cugino? chi il figlio di Vito e di Vincenzo?

ASSUNTA: Tutti e due hanno chiesto di mamma. (tutti fanno un cenno d'intesa per evitare di ridere).

MIMMO: Bravi gente di rispetto, non come tuo marito, gli hai detto di mamma?

ASSUNTA: Certamente (fa anche il cenno con la testa)

MIMMO: Bravi, no tu! (a Giuseppe)

GIUSEPPE: Se parli ancora ti butto fuori.

MIMMO: Io non ho capito, ma se hai detto qualcosa di male devi diventare pi√Ļ sordo di me.

ASSUNTA: Giuseppe, per favore smettila (Giuseppe stava replicando).

GIUSEPPE: Io volevo dire...

ASSUNTA: Stai zitto smettila!

ALFIO: Lui quando muore la smette, e speriamo presto.

GIUSEPPE: I primi con i primi e tocca prima a te.

ASSUNTA: Insomma dobbiamo convivere per un po' cerchiamo di farlo bene e senza litigare Giuseppe il primo tu comportati da persona civile ed educata.

GIUSEPPE: Che colpa ho se i vecchi non li sopporto e mi vengono i nervi.

ALFIO: Tu un giorno diverrai vecchio, sempre se la morte te lo permetterà

MIMMO: Alfio, per favore se parla male di me dagli uno schiaffo che poi io te lo restituisco.

GIUSEPPE: A chi vi butto fuori a calci in culo!

ASSUNTA: Basta! Devi capire che se trattiamo i vecchi con tanta indifferenza, se avremo la fortuna
d'invecchiare per noi sarà ancora peggio; bisogna capire e far capire ai giovani che tutti prima o poi invecchieremo e dovremo affrontare la vecchiaia e tutti i problemi che comporta dobbiamo dare l'esempio.

GIUSEPPE: Quando si presenterà il problema vecchiaia lo affronterò, ora finche sono giovane non voglio vedere e sentire vecchi, portali all'ospizio, all'ospedale, dove vuoi ma lontano da me.

ALFIO: Tu se stai male qui puoi andare sotto un ponte con i barboni.

GIUSEPPE: I barboni sono vecchi come voi, quindi andate voi.

ALFIO: Ti ricordo che sei in casa mia.

GIUSEPPE: Io con i vecchi soffoco! L'Altra sera in ascensore con due vecchi non respiravo, non li sopporto.

ASSUNTA: Allora ti dico un'altra cosa; se non cerchi di essere tollerante educato e dolce con lo zio e con mio padre sono cavoli tuoi, ti faccio soffrire io veramente, chiaro?

GIUSEPPE: No scuro! Che vuoi fare ah?

ALFIO: Lo sai di cosa è capace.

GIUSEPPE: Tu fatti i fatti tuoi e non intricarti.

MIMMO: Ce l'hai con me?

GIUSEPPE: Per ora con lui (addita lo zio), io faccio due passi prima di perdere la pazienza e buttarli fuori.

ASSUNTA: Tu non vai e non vieni, devi stare a casa con papà ad accudirlo se vuole qualcosa gliela prendi e con gentilezza io e lo zio andiamo da mamma e se quando torno papà dice che l'hai trattato male faremo i conti.

GIUSEPPE: Perché non ti porti tuo padre e lasci tuo zio, che non ha bisogno di guardiani?

ASSUNTA: Papà ci va domani; per ora andiamo noi; tu stai a casa e fai tutto quello che serve a papà, se no vedrai come veramente sono dolce quando voglio.

GIUSEPPE: Porco diavolo, anche il Bebby Sitter devo fare. Certo cara esci pure faccio tutto io non dubitare. (ironico)

ASSUNTA: Vieni zio andiamo.

ALFIO: Tu fai il bravo altrimenti ti porto nella cuccia col cane.

GIUSEPPE: Meglio col cane che con te. (escono Giuseppe fa avanti e indietro per un po'). Mannaggia non ci voleva questo vecchio di mio suocero in casa.

MIMMO: Che parli da solo? mi fai un panino?

GIUSEPPE:Certo ti faccio un panino con stricnina.

MIMMO: Va bene tutto, ma portami del vino da bere; il medico mi ha detto che l'acqua mi fa venire
la bronchite.

GIUSEPPE: E un collasso non ti viene così resti disteso definitivamente?

MIMMO: Il vino va bene, ma il mio stomaco reclama cibo.

GIUSEPPE:Un blocco intestinale non ti viene?

MIMMO: Perché parli piano? Non vorrei che tu approfitti del fatto che sento poco per offendermi.

GIUSEPPE: No papà io ti voglio bene, tanto che se tu morissi adesso io mi vestirei di rosso.

MIMMO: L'insalata russa mi piace, Assunta la fa bene.

GIUSEPPE: Non ce n'è adesso.

MIMMO: Insomma ti sbrighi?

GIUSEPPE: Ah, mi devo sbrigare pure.

MIMMO: Ancora seduto, stai alzato.

GIUSEPPE: Ti posso dare un po' di candeggina, è digestiva, sai?

MIMMO: Vino bianco ne hai?

GIUSEPPE: Nero, ma miscelato all'acqua diventa bianco.

MIMMO: Sai un po' di olive, o del formaggio.

GIUSEPPE:(alza la voce) Oh! Vecchio scemo non cominciare con voglio questo o voglio quello, ti mangi quello che ti do!

MIMMO: Non gridare, porta quello che vuoi.

GIUSEPPE: (a voce bassa) Allora sai cosa faccio, ti do un po' di sonnifero così non rompi.

MIMMO: Porta ciò che vuoi, l'importante che non dimentichi il vino, bianco o rosso fa lo stesso.

GIUSEPPE: Certo carissimo suocero, lo metto nel vino il sonnifero, così ti addormenti e non mi disturbi; così io esco e mi libero di te.

MIMMO: Cosa il tre? no il vino voglio.

GIUSEPPE: (fa segno con le mani) Aspetta ora vengo. (esce) (entra Elisa che bacia il nonno).

ELISA: Ciao dove sono gli altri?

MIMMO: Gli arti? che arti?

ELISA: Dove sono gli altri?

MIMMO: Non sento, che arti, che braccia?

ELISA: Papà e mamma e lo zio dove sono, dalla nonna?

MIMMO: che gonna? (le guarda la gonna) Bella la gonna un bel colore ma troppo corta, non senti freddo?

ELISA: Macché nonno ora si usa così; anzi questa è pure lunga.

MIMMO: Ma! Ai miei tempi le donne non mostravano quasi nulla, ora quasi tutto.

ELISA: (forte) Non esageriamo nonno.

MIMMO: Non esagero proprio, all'epoca non si vedeva una coscia, (entra con vassoio Giuseppe) neanche al cinema, ora tutto.

GIUSEPPE: Suocero, qui c'è pane e formaggio.

ELISA: Papà dov'è la mamma?

GIUSEPPE: All'ospedale, (prende dal vassoio due bicchieri pieni di vino li divide uno al nonno) tieni mangia, mi hai fatto venire fame, mangio pure io, c'è il vino, bevi pure.

MIMMO: Provola non ce n'era?

GIUSEPPE: No! formaggio e basta.

ELISA: La vado a comprare?

GIUSEPPE: Va bene, vai a comprarla, vuoi i soldi?

ELISA: No li ho, papà prendi un tovagliolo al nonno.

GIUSEPPE: I tovaglioli li ho dimenticati, vado. (Elisa esce, anche Giuseppe)

MIMMO: (Il nonno confronta i bicchieri e prende quello pi√Ļ pieno che aveva Giuseppe) Che tirchio, mi dava quello meno pieno (beve un po').

GIUSEPPE: Ecco il tovagliolo, adesso ti prendo una sdraio, così ti sdrai, non vorrei che cadi appena ti viene sonno. ( Mangiano), mangia e bevi, così dormi e non rompi le scatole.

MIMMO: Buono il formaggio.

GIUSEPPE: Non è che hai sonno? (sbadiglia lui) ma, l'ho io il sonno, hai sonno suocero, hai sonno?

MIMMO: No sono sveglio sveglissimo.

GIUSEPPE: Dovresti avere sonno. (sbadiglia lui)

MIMMO: tu hai sonno,vai a letto.

GIUSEPPE: Ma quale sonno? (e sonnecchia)

MIMMO: Vai a letto, dormi in piedi.

GIUSEPPE: Io... non ho so...nno.. (si addormenta sul tavolo).

MIMMO: (Lo scuote) Perché non vai a letto, e poi perché dormi a quest'ora?

GIUSEPPE: Non hai sonno, (sbadiglia) mi hai cambiato il bicchiere? L'ha fatto bere a me.

MIMMO: Cosa ti cercano i carabinieri, che hai fatto?

GIUSEPPE: Questa la pagherai, vecchio scemo (sonnecchia).

MIMMO: Ma non vedi che dormi vai a letto.

GIUSEPPE: Va..do.. ma me .. la... pa... ghi.... (va via)

MIMMO: Io non capisco perché all'improvviso si è addormentato (si alza fa un po' avanti e indietro). Ora mi faccio un pisolino anch'io; mi corico sulla sdraio o di io sistemo qua! (toglie tutto). Ma! Stare qua con quella specie di genero sarà dura; è il peggio che c'è, mi ha rovinato una figlia, l'ho
cresciuta con tanto amore per dargliela a questo! Pazienza, ognuno ha la sua croce, la colpa è dei figli che non ascoltano i consigli dei genitori, ma d'altronde anche noi non ascoltavamo i nostri cari,
purtroppo in giovent√Ļ non si capisce che certi consigli vengono dati per il proprio bene, il mondo va cos√¨, la ruota continua a girare....

Fine II ATTO

III ATTO

Pochi minuti dopo il II

ELISA: (rientra e sveglia il nonno) Nonno, nonno!

MIMMO: Che c'è? Ah tu sei!

ELISA: Ho portato la provola (la mostra)

MIMMO: Portala in cucina (entra di corsa zio Alfio).

ALFIO: Dov'è tuo Padre?

ELISA: Non lo so! (al nonno) Dov'è papà?

MIMMO: Ah! Non sento.

ELISA: Dov'è papà (la provola la tiene in mano).

MIMMO: Il Papa a Roma.

ALFIO: Dov'è tuo genero?

MIMMO: Chi è nero?

ALFIO: Bianco è, questo non sente.

ELISA: Ma perché cerchi papà; dov'è la mamma cosa è successo.

MIMMO: Cosa avete?

ALFIO: E' venuto a far visita a tua zia tuo nonno, e pare che resterà qui stasera.

ELISA: Nonno Francesco! Che bello, c'è anche la nonna?

ALFIO: Tuo padre non credo che sarà tanto contento.

ELISA: Ma zio suo padre viene qui e lui non contento.

MIMMO: Chi c'è com'è mia moglie?

ALFIO: Tutto a posto, niente è successo?

MIMMO: Come decesso? E ora come farò, è morta senza dire niente (piangendo).

ELISA: Nonno la nonna sta bene non è morta non è morta.

MIMMO: Non è morta.

ELISA: No! (fa segno con le mani) Non ti preoccupare non morirà guarirà presto e tornerà a casa e tornerete insieme a casa vostra.

MIMMO: Quella sotterrerà prima me, sono sicuro.

ELISA: Non si sa mai e poi non si può morire contemporaneamente, la nonna per ora è viva.

MIMMO: Allora perché parla di decesso questo scemo?

ALFIO: Scemo ci sei tu, cosa vuoi se non capisci?

MIMMO: Allora cosa avete?

ELISA: Viene nonno Francesco; per ora è dalla nonna all'ospedale

MIMMO: Si è diroccato l'ospedale, è caduto?

ALFIO: ancora in piedi, nella sua posizione dritta.

MIMMO: Si affonda la barchetta?

ALFIO: Viene tuo compare Ciccio, Francesco.

MIMMO: Non gridare, chi viene?

ELISA: Nonno Francesco!

MIMMO: chi sta fresco?

ELISA: Viene nonno Francesco!

MIMMO: A chi viene fresco?

ALFIO: Tuo compare Ciccio. (forte urla)

MIMMO: Oh bene, sono contento che viene Ciccio, ma tu che fai con la provola?

ELISA: Vado a posarla e... ma dov'è papà? (gridando)

MIMMO: Dorme.

ELISA: Poso la provola e lo chiamo.

MIMMO: Com'è Ciccio, l'hai visto?

ALFIO: E' sempre il solito giovanotto.

MIMMO: Che un coniglietto?

ALFIO: Come un giovanotto!

MIMMO: Come un pero cotto?

ALFIO: Come una mela bollita (entra Elisa).

ELISA: Nonno, zio, non riesco a svegliare papà.

ALFIO: Non è che è morto, Grazie signore di questo miracolo.

ELISA: Zio! Ma se sta russando; però non riesco a svegliarlo.

ALFIO: Scuotilo, ha il sonno pesante..... lo hai scosso?

ELISA: Altroché, anche forte!

ALFIO: Vado io e lo butto dal letto.

MIMMO: Cosa c'è?

ELISA: Non riesco a svegliare papà! Sembra calato in letargo come un ghiro sembra addormentato di un sonno..... (pausa riflessiva) non so non è normale.

MIMMO: Quello non è mai stato normale.

ELISA: Io dicevo che non è una cosa normale che dorma così!

MIMMO: Non capisco parla forte.

ELISA: Aspetta (fa il gesto con le mani, poi prende un foglio e scrive, poi lo porge al nonno).

MIMMO: Papà non si sve..glia (il nonno legge con difficoltà) Non è per caso morto?

ELISA: (Riscrive qualcosa, da al nonno che rilegge male) Ho fatto di tutto ma non riesco a svegliarlo.

MIMMO: Trapassò all'altra vita.

ELISA: No! (fa il gesto) Respira per fortuna e solo addormentato.

MIMMO: Peccato pensavo fosse morto finalmente.

ELISA: Nonno certo che gli vuoi bene a tuo genero.

MIMMO: Non ti arrabbiare, scherzavo, seriamente e veramente.

ALFIO: Non si sveglia, gli ho buttato l'acqua in faccia.

MIMMO: Io mi faccio un pisolino, quando arriva Ciccio mi chiamate.

ELISA: Ti accompagno (escono) Vieni con calma.

ALFIO: Rimasto solo: Ma! Che cavolo gli è preso che non si sveglia,..ma! (riflette) magari ha preso dal sonnifero, l'avrebbe dato al suocero, chissà. (entra Assunta e il nonno Ciccio uomo anziano vestito come vuole età apparente 70 anni).

ASSUNTA: Ciao zio.

CICCIO: Ciao, come stai, come va?

ALFIO: A volte va, a volte spingiamo.

CICCIO: Quando saremo stanchi faremo spingere gli altri, ma mio figlio dov'è?

ALFIO: Dorme come un orso in letargo.

ASSUNTA: Come dorme? Viene suo padre e dorme non doveva accudire mio padre e lui va a letto.

CICCIO: Cosa vuol dire dorme? Che lavora di notte?

ALFIO: Sembra in coma profondo; una sola volta ho visto uno così, ma in sala di rianimazione.

CICCIO: Cosa mio figlio perché dorme?

ASSUNTA: Non lo so perché dorme.

ASSUNTA: Vado a svegliarlo ... e mio padre?

ALFIO: Elisa lo stava accompagnando su, ora lo chiamo,anche se non lo sveglia sicuro

ASSUNTA: Perché cosa è successo? (spaventata)

ALFIO: Non ti spaventare, tuo marito non è morto, purtroppo (lei esce).

CICCIO: Gli avevi detto che venivo io?

ALFIO: Non ho potuto, già dormiva; io comunque lo rinnegherei di figlio.

CICCIO: Io e mia moglie ci avevamo messo tanta buona volontà.

ALFIO: E ti è uscito Cetriolo.

CICCIO: Come si dice non tutte le ciambelle riescono col buco, tutti abbiamo difetti, ma c'è il peggio.

ALFIO: Cosa c'è di peggio di un figlio che non rispetta il padre?

CICCIO: Ma non è che non mi rispetta; ha altre idee.

ALFIO: Idee sbagliate! (entra Mimmo).

MIMMO: Ancora vivo sei?

CICCIO: (Dà la mano) Finché la morte non mi troverà ci sarò.

MIMMO: Come va la comare sta bene?

CICCIO: (fa cenno OK) Tutto a posto; ma tua moglie sta male, poverina.

MIMMO: Che polverina?

CICCIO: Poverina tua moglie.

MIMMO: che foglie?

CICCIO: Perché non ti compri l'apparecchio?

ALFIO: Sono dieci anni che glielo dico.

MIMMO: Ciccio che apparecchio?

CICCIO: Pi√Ļ che apparecchio lui ha bisogno di due orecchie nuove che sentano, quelle sue sono cose ornamentali.

MIMMO: Ah! chi dici?

CICCIO: Dico che le tue orecchie dove le metti metti non ti servono pi√Ļ.

ALFIO: Solo esteticamente.

MIMMO: l'ostetrica che centra.

ELISA: (entra e saluta il nonno) Nonno Francesco (lo bacia)

CICCIO: La mia dolce nipotina, poi mi chiama lei!!

ELISA: Certo ti chiamano tutti Ciccio compresa la nonna; a proposito lei come sta perché non è venuta?

CICCIO: Sta bene ma è adirata con tuo padre, perché lui non ci cerca mai lei, non è venuta.

ELISA: Ma dato che venivi qua potevi portare anche lei e con l'occasione venivate entrambi a trovarci.

CICCIO: Io sono venuto per questa spiacevole notizia della comare, ma ha ragione tua madre che dice che è dovere dei figli cercare i genitori (arriva Assunta)

ASSUNTA: Papà perché Giuseppe non si sveglia?

ELISA: Né io né lo zio siamo riusciti a svegliarlo!

MIMMO: Ah! Che dicevi Assunta?

ASSUNTA: Giuseppe sembra drogato!

MIMMO: Com'è cacato? Così grande se la fa addosso?

CICCIO: Ma che addosso!!!

ASSUNTA: Finitela per favore; Elisa tesoro vai a comprare i cannoli; e della frutta.

ELISA: Va bene vado i cannoli li porto un po' con la ricotta.

CICCIO: Sì come piacciono a me, e col cacao e pezzi di cioccolato. (lei esce)

ALFIO: Esco anch'io (esce)

ASSUNTA: Allora papà come mai Giuseppe non si sveglia avete mangiato qualcosa (fa segno di mangiare).

MIMMO: Sì, ma mi voleva dare poco vino e gli ho cambiato il bicchiere.

ASSUNTA: Ora capisco: cose da pazzi; (a Ciccio) ma tuo figlio è pazzo; dare del sonnifero a papà, con il cuore malato che ha, rischiava di morire.

CICCIO: Non ti preoccupare, quelli buoni muoiono giovani.

ASSUNTA: Tu scherzi, ti rendi conto del suo gesto? Di irresponsabile!

MIMMO: Ti compri l'impermeabile, come mai?

ASSUNTA: Papà tu non volevi fare un pisolino; non è meglio che lo fai. Quando è ora di cena ti chiamo

CICCIO: A proposito dove dormiremo tutti, c'è posto o vado in albergo?

ASSUNTA: Neanche per sogno papà; ora vediamo dunque: nel letto che avevo fatto per papà io! Tu papà e Giuseppe nel nostro letto e zio Alfio nel suo.

CICCIO: Un po' di disturbo c'è veramente!

ASSUNTA: No, e poi si tratta di una sera (porta via Mimmo) Vieni papà; il pisolino lo fai accanto a Giuseppe intanto io cambio le lenzuola al lettino (lo tira via).

CICCIO: (Appena escono) Mio figlio con le idee che ha farà casino...

ELISA: (rientra) Ciao nonno dove sono mamma e nonno?

CICCIO: Ma i cannoli, cosa ti è successo?

ELISA: Nulla zio Alfio mi ha detto che portava tutto lui.

CICCIO: La mia nipote del cuore, fatti vedere, (la guarda) ogni giorno sei pi√Ļ bella, chiss√† quanti giovani fai ammattire?

ELISA: Mica tanti nessuno nonno.

CICCIO: Come, i maschi sono orbi in questo paese?

ELISA: Non sono orbi e che io non mi voglio impegnare per ora!

CICCIO: Avanti a tuo nonno lo puoi dire, come si chiama il nipote, che fa?

ELISA: Nonno non c'è nessun nipote per ora.

CICCIO: Lo so, adesso dite il ragazzo, come si chiama?

ELISA: Sono libera come l'aria ci puoi credere!

CICCIO: Non sei impegnata davvero?

ELISA: No! Sono libera come il vento.

CICCIO: Non ci credo! (entra Assunta)

ASSUNTA: Ci puoi credere!

CICCIO: Tu che ne sai, i genitori non sanno mai nulla o quasi.

ASSUNTA: Ti sbagli bisogna vedere la famiglia, la fiducia e il rapporto familiare che c'è.

CICCIO: E bisogna vedere la testa che hanno i genitori, e con mio figlio!

ASSUNTA: Beh su certe cose Giuseppe è all'antica; e anche io non digerirei che lei frequentasse maschi a nostra insaputa.

CICCIO: Allora io che dico che certe cose si devono fare di nascosto.

ELISA: Per essere uno della tua epoca capisci molto i giovani.

CICCIO: Si sa è sempre stato così;

ASSUNTA: Non mi dire che sei d'accordo che i giovani stiano fidanzati nascosti?

CICCIO: Non proprio ma i tempi cambiano; fare esperienza, è importante, si matura si cresce; la libertà porta a conoscersi meglio, capire se è la volta buona o no!

ASSUNTA: Ma che dici io diciamo dovrei mandare Elisa un po' con uno e un po' con un altro. La paglia col fuoco brucia.

ELISA: Nonno alla tua età con idee moderne mi stupisci.

CICCIO: Non correre tu! Io non dico che bisogna mandare i figli di notte soli, ma come dicevano gli antichi siamo tutti apprendisti in questa vita, e nessuno è maestro. Sbagliando si impara.

ASSUNTA: Eh No! Certi sbagli costano cari e certi errori non sono rimediabili. In molti casi genitori poco accorti si ritrovano figlie a 15 anni in cinta.

CICCIO: I tempi cambiano, può capitare.

ASSUNTA: Non nella mia casa, e di questo sono in sintonia con Giuseppe. Noi non accettiamo come tanti nostri vicini e amici; che si presenta a casa loro un pinco pallino qualsiasi e dice buonasera sono Salvo, un amico di vostra figlia usciamo insieme, la sera dopo buonasera sono Filippo un amico di vostra figlia, l'indomani sono Carlo eccetera. Mia figlia può portare a casa solo amiche e basta.

CICCIO: Siamo quasi nel duemila svegliati Assunta, cose per noi impensabili ora sono normali.

ASSUNTA: Io e Giuseppe ci teniamo a certe cose, che ormai sembrano antiquate.

CICCIO: Io non dico di lasciare i figli a 13 anni a briglie sciolte, ma dopo i 17/18 anni un po' di libert√† ci vuole, serve per esprimere personalit√†, e poi i giovani ora sono pi√Ļ maturi di una volta.

ASSUNTA: Non sono d'accordo, papà assolutamente.

CICCIO: Era bello ai miei tempi con la suocera in mezzo!

ASSUNTA: No ma...Elisa mi era passato di mente che siamo senza pane vai a comprarlo.

ELISA: Era destino che dovevo uscire va bene vado. (esce) (uscita Elisa subito si sente un urlo e arriva Giuseppe).

GIUSEPPE: Ma che sei pazza, mi corichi con tuo padre?

CICCIO: Ciao figlio, come stai?

GIUSEPPE: Lui che fa qui! (sbadiglia) Sto male, e tu perché mi hai coricato affianco a tuo padre?

ASSUNTA: Con quale coraggio parli, volevi dare del sonnifero a mio padre perché?

GIUSEPPE:P ure a te lo darei, così staresti zitta.

CICCIO: Non ti vergogni, questo ti ho insegnato?

GIUSEPPE: Papà fatti i fatti tuoi, a proposito, che fai qui?

CICCIO: Sono venuto per comare Gemma.

GIUSEPPE: La mamma come sta?

CICCIO: Bene, ma è seccata con te perché non ti fai vedere mai.

GIUSEPPE: Io lo faccio per non litigare, lei non ha voluto capire che i figli quando si sposano sono liberi di costruirsi la vita e i genitori non devono interferire, lei vuole mettere il naso in tutto, gestire la mia vita matrimoniale e mi crea liti in famiglia; non vi dovete impicciare.

CICCIO: A volte lo facciamo a fin di bene se ci impicciamo nella vita dei nostri figli.

ASSUNTA: Devi capirle certe cose Giuseppe.

GIUSEPPE: Tu ora non fare l'ipocrita, anche tu ti arrabbi se si impicciano delle tue cose o di tua figlia.

ASSUNTA: E' vero mi secco anche a volte, solo se gli argomenti sono seccanti, ma capisco e non mi comporto come te.

CICCIO: Abbiamo solo la colpa di invecchiare, ed invecchiando cerchiamo pi√Ļ affetto e partecipazione alla vita dei nostri figli, ci sentiamo soli ed accantonati.

GIUSEPPE: Ci fai solo litigare.

ASSUNTA: Con te la lite c'è anche senza di loro.

GIUSEPPE: Tu zitta donna!!!

ASSUNTA: Stai zitto per favore per oggi hai fatto già troppo.

GIUSEPPE: Tu hai fatto abbastanza coricandomi con tuo padre, Porco Giuda.

ASSUNTA: Stai zitto che è meglio, sai!

GIUSEPPE: Macché zitto, io pensavo fossi tu e toccavo la gamba a tuo padre ( al padre) tu dormi qua stasera?

GIUSEPPE: (Alla moglie) Dove dormono tutti questi ospiti?

ASSUNTA: Tu mio padre e tuo padre nel nostro letto, io nel letto che avevo fatto per papà.

GIUSEPPE: Io me ne vado, ho già dormito con tuo padre per oggi (esce infuriato di scena, entra Mimmo)

MIMMO: Ma tuo marito com'è scemo?

CICCIO: Compare noi andiamo in albergo, vuoi venire?

MIMMO: Ah!

CICCIO: Andiamo all'albergo, all'Hotel.

MIMMO: Si, vengo, dì a tuo marito che non voglio vederlo neanche al mio funerale, anzi spero di
venire io al suo (escono).

ASSUNTA: (Resta un attimo allibita poi) Papà aspettate dove andate, Aspettate, Papà...(pausa) Ma perché, perché è così? Non vuole ragionare. (Rimasta sola e perplessa, stupita, rientra Giuseppe in modo impetuoso).

GIUSEPPE: Dove stavano andando quei due vecchi?

ASSUNTA: All'albergo!

GIUSEPPE: Lì sotto?

ASSUNTA: Certo....

GIUSEPPE:Quello mi conosce, farò cattiva figura.

ASSUNTA: (Risponde gridando) Quello ti importa!!

GIUSEPPE: Anche, chissà cosa dirà in paese.

ASSUNTA: Dirà la verità!! Dirà che sei senza cuore e hai buttato fuori mio padre e tuo padre... (pausa) ..(Aggressiva)... Ti prenderei a calci..(Pausa).. (Affettuosa)...

GIUSEPPE: Con i vecchi bisogna stare attenti, sono come i bambini, gli dai un dito e si prendono la mano.

ASSUNTA: MA!! tu vorresti morire giovane?

GIUSEPPE: Noo!!

ASSUNTA: Allora vuoi invecchiare, e se nostra figlia ci porta un genero come te?

GIUSEPPE: Lo fucilo, la faccio Vedova Allegra.

ASSUNTA: Allora tu sei da sparare?

GIUSEPPE: Non dire fesserie.

ASSUNTA: Tu l'hai detto!

GIUSEPPE: E va bene, ho esagerato, ma sono pentito.

ASSUNTA: Come sempre.

GIUSEPPE: Insomma sono pentito, andiamo a prenderli.

ASSUNTA: Non basta!

GIUSEPPE: Mi vuoi prendere a calci, dammeli pure.

ASSUNTA: Non basterebbe.

GIUSEPPE: mi vuoi sparare, dimmi cosa vuoi?

ASSUNTA: Voglio che prometti di cambiare.

GIUSEPPE: Prometto!

ASSUNTA: Voglio che mi prometti che in questa casa da ora in poi, non sarò una colpa invecchiare, a causa tua.

GIUSEPPE: Lo so che a volte esagero, √® pi√Ļ forte di me.

ASSUNTA: Ora cominci a essere il Giuseppe che ho sposato, anche se fai di tutto per dare di te l'immagine peggiore; lo sai di sbagliare.

GIUSEPPE: Solo quando sto a contatto con i vecchi a volte sbaglio.

ASSUNTA: Non solo allora!

GIUSEPPE: Ricominci!!

ASSUNTA: No, scusa, andiamo a riprenderli.

GIUSEPPE: Sì, e ti prometto che farò il possibile affinché in questa casa non sia una colpa invecchiare.

ASSUNTA: Invecchiare non deve essere una colpa in nessuna casa e in nessun caso, perché i vecchi sono quelli che ci hanno dato e dedicato la vita.

GIUSEPPE: Se si riesce a capire questo, forse può esserci per tutti un domani e un futuro migliore.

fine

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