La colpa è del giardino

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la colpa è del giardino

Sipario testi

La colpa è del giardino

Dramma in due atti

di Edward Albee

 


PERSONAGGI:

RICHARD, simpatico, piacente, 43 anni

JENNY, sua moglie, bella, di qualche anno più gio­vane di lui

ROGER, loro figlio, un bel ragazzo di 14 o 15 anni

JACK, un vicino di casa, piacente, sulla quarantina

MRS. TOOTHE, una bella signora elegante, non più giovanissima

CHUCKeBERYL

GILBERT e LOUISE      amici e vicini di casa molto simili a Richard e Jenny

CYNTHIA e PERRY 

LA SCENA: Il soggiorno e la veranda d'una casa della periferia; un giardino spazioso e ben tenuto è visibile oltre le vetrate della veranda. La casa era vecchia e la veran­da è evidentemente un'aggiunta alla struttura già esistente, ma non stride. L'arreda­mento è stato fatto con pochi mezzi; il buon gusto e la semplicità hanno sostituito il danaro.


ATTO PRIMO

Scena prima

(La scena è vuota. Fuori, oltre la vetrata, il rumore d'una tosatrice a mano. Richard passa oltre i vetri, tosando il prato; si ferma, si asciuga il sudore; prosegue. Jenny entra dall'in­gresso cerca una sigaretta ne trova un pacchetto sul marmo del camino, s'accorge che è vuoto, sta per buttarlo via, poi ci ripensa, stacca il bollino, butta il pacchetto vuoto nel cestino della carta straccia: vede che nel cestino c'è già un altro pacchetto vuoto, scrolla il capo, si china, prende il pacchetto, ci mette le dita dentro e ne stacca il bollino)

Jenny                             - (scrolla la testa; sottovoce) Ma insomma! (Più forte, ma non è possibile che Richard la senta)

Te ne potevi ricordare!

(Richard passa di nuovo davanti alla vetrata, tosan­do il prato; Jenny apre la porta a vetri, gli parla forte)

Te ne potevi ricordare!

(Lui va avanti col suo lavoro, irritato)

Dick! (Lui si ferma)

Richard                         - (veramente non lo sentiamo) Hm?

Jenny                             -Quest'altra volta ricordatene! (Si volta, torna indie­tro, lasciando la vetrata aperta)

Richard                         - (la segue, asciugandosi il sudore sul collo col faz­zoletto) Quest'altra volta che?

Jenny                             -Ricordatene. (Non dice altro)

Richard                         - (riflettendo) Va bene. (Pausa) Di che?

Jenny                             - (cerca ancora una sigaretta) Quando li butti via.

Richard                         - (ci pensa su) Hm-hm. (Pausa) Posso tornare fuori? Bisogna che qualcuno lo tosi quel prato, e non vedo giardi­nieri in attesa di ordini...

Jenny                             - (i pacchetti di sigarette che trova sono tutti vuoti) Te l'ho detto diecimila volte... anzi, sono due le cose che t'ho detto diecimila volte: bada che in casa ci siano sempre le sigarette...

Richard                         - (ci è abituato ma non se la prende) La padrona di casa sei tu.

Jenny                             - (tra le sue parole s'insinua qualcosa della maestra di scuola pedante) Quandoprendi l'ultima sigarettad'un pacchetto, devi fare due cose... te l'ho detto...

Richard                         -...diecimila volte...

Jenny                             - (chiudeperun attimo gliocchi,poi prosegue) ...primaditutto, quandoilpacchettoè vuoto,guarda se è l'ultimo... l'ultimo pacchetto...

Richard                         - (annoiato, impaziente) Sissignora.

Jenny                             - (imperterrita) E se è l'ultimo, segnati di comprarne degli altri, o dillo a me...

Richard                         - (c.s.) Sissignora. Sissignora.

Jenny                             -Comunque, quando finisci un pacchetto, ricordati di staccare il bollino. Hai capito? I bollini! Li conserviamo.

Richard                         -Me ne sono dimenticato?

Jenny                             -Te ne dimentichi sempre. Fumiamo questo schifo solo perché ci sono i bollini...

Richard                         - (distratto) Sissignora.

Jenny                             - (dopo una piccola pausa) Ne hai?

Richard                         -Di bollini?

Jenny                             - (non ha voglia di scherzare) Di sigarette!

Richard                         - (tastandosi le tasche) Hm-hm. (Improvvisamente capisce) Ne vuoi? (Le porge il pacchetto)

Jenny                             - (vede il pacchetto) Mascalzone! Queste non sono... Che cosa... come ti permetti di fumare queste sigarette, non lo sai, no? che queste il bollino non ce l'hanno? Che cosa pretendi, che io stia qua a rovinarmi i polmoni per accu­mulare i bollini mentre tu, zitto zitto...

Richard                         - (ridacchia, perché è stato coltoin fallo) M'è andata male, eh?

Jenny                             -Che... disgraziato!

Richard                         - (accendendole la sigaretta) Si, proprio un disgra­ziato. Buone, vero?

Jenny                             - (comprensiva) Si... (Pausa) Come va il pratino?

Richard                         -Cresce.

Jenny                             -Sta' attento, mi raccomando i tulipani.

Richard                         - (caricando il suo atteggiamento pentito) Sì, è vero, mi ero lasciato trasportare dalla foga della tosatrice            - (Fa un verso come di chi trema per il freddo) br-br-br-br-br-br-br-br, giù tutte; quando ho ripreso il controllo erano già cadute una decina di teste. (Ripensandoci) Chiedo scusa.

Jenny                             - (ammicca) Non c'è mica tanto da ridere. (Più o  meno tra sé e sé) Pare impossibile che alla sua età si sia divertito a tosare un'aiuola di tulipani.

Richard                         - (orgoglioso e baldanzoso) Era piuttosto diverten­te. A proposito, che cosa vuol dire "come va il patrino?", che te ne frega, a te, del patrino? Per te, può anche essere uno sterpaio, basta che non disturbi i tuoi malvoni, i tuoi tulipani e i tuoi asterini o come diavolo si chiamano.

Jenny                             - (dall'alto, ma cordiale) Non tutti hanno le stesse attitudini. C'è chi tosa bene un pratino e chi... oh, com'è verde il mio pollice.

Richard                         - (giudice) Niente male. Le tue uova strapazzate sono immangiabili, ma il giardino lo tieni molto bene.

Jenny                             - (agrodolce) Sono un tipo da aria aperta.

Richard                         - (la bacia in fronte) Sì. È vero. (Crolla sulla pol­trona, gemendo per la stanchezza) Ooooooooooohhhhhhhhh, santo Dio!

Jenny                             -Hm?

Richard                         - (sincero e triste) Peccato non potersi permettere certe cose.

Jenny                             - (rassegnata, ironica) Fuma di più! E conserva i bol­lini!

Richard                         -Roger ha telefonato? È arrivato bene in collegio?

Jenny                             -Sì, quest'anno ha tre compagni di camera, e gli lasciano prendere la bicicletta.

Richard                         - (ragazzone) Peccato non lascino prendere la tosa­trice a motore a me.

Jenny                             -Non la puoi prendere, quindi... (Lascia in sospeso)

Richard                         -A levante delle Montagne Rocciose sono l'unico americano purosangue che non possiede una tosatrice a motore.

Jenny                             -Non te la puoi permettere, punto e basta.

Richard                         - (indica vagamente attorno a sé, alludendo al vici­nato) Alan ce l'ha; Clinton anche; e Mark! Mark ce l'ha col serbatoio per l'erba, e la dà a nolo tutti gli...

Jenny                             - (con sorprendente durezza) No! (Silenzio)

Richard                         - (a se stesso) A quarantatre anni non possedere neppure una tosatrice a motore. (Silenzio)

Jenny                             -Vuoiprendere qualcosa? Un tè? Un sandwich?

Richard                         - (duro) Ce lo possiamo permettere?

Jenny                             - (a denti stretti) Appena appena.

Richard                         - (si alza, fa qualche passo: staccato) Di' un po'... Vuoi divorziare? Risposarti? Con uno che ha i soldi? Con uno che ha la tosatrice a motore?

Jenny                             - (stanca, pratica) Questa settimana, no; ho troppo da fare.

Richard                         - (astratto) Se mai, fammelo sapere. (A lei, diretta­mente) Quanto?

Jenny                             -Hm?

Richard                         -Quanto spendi? Sì, in semenze, concimi, utensili vari, e...

Jenny                             - (alzandosi) Per l'amor di Dio…

Richard                        -E...ebulbie palettiper puntellarele care piantine...

Jenny                             - (rabbiosa, ma sempre piuttosto smargiassa) Che ci vuole? Prendi una vanga e manda tutto in malora! Poi, in­vece delle piante, ci metti la ghiaia! E già che ci sei, butta via l'erbetta.

Richard                         - (stringendosi nelle spalle) L'erba ce l'hanno tutti.

Jenny                             - (furibonda) Il giardino ce l'hanno tutti! (Sempre arrabbiata, ma più dolce) Io sono pronta, pronta a lesinare su tutto, a mangiare quello che non mi piace, a vestirmi come nei film di prima della guerra...

Richard                         - (gli dispiace di tutto quello che ha detto) Ma sì, ma sì...

Jenny                             -...a nontenere la donna di servizio,adandare dal parrucchiere soloduevolte al mese,a nondiremai andiamo via per il week-end...

Richard                         -Ma sì...

Jenny                             -...a spendere il poco che abbiamo per questa ma­ledetta casa...

Richard                         - (dolce, ragionevole, ma esasperante) ...la casa ce l'hanno tutti...

Jenny                             -...e quella fottutissima macchina...

Richard                         -...la macchina ci vuole...

Jenny                             -...e il collegio di Roger...

Richard                         - (un pochino in collera) Con tutte le belle scuole che ci sono in questo paese...

 Jenny                            -...e tutte le assicurazioni...

Richard                         -Si muore, cara te. Jenny      -...e compagnia bella! A svenarmi!

Richard                         -Non ti scordare il governo; ha fame.

Jenny                             -Sono pronta, prontissima... a fumare quelle perfide sigarette, a... ma non voglio, non voglio rinunciare al mio giardino.

Richard                         - (carino, conciliante) Non te lo chiederei mai.

Jenny                             -Facciamo una vita superiore ai nostri mezzi, non ci possiamo permettere di vivere qui, ormai ci siamo tanto impantanati che per tornare a galla dovresti rapinare una banca o che so io...

Richard                         -Adoro il tuo giardino.

Jenny                             - (calmandosi un pochino) Ci sono delle cose che non farò mai: e prima di tutto non rinuncerò mai al mio giardino.

Richard                         -Ci mancherebbe altro!

Jenny                             -Io adoro il mio giardino.

Richard                         -Sì.

Jenny                             -Con tutto quello che costa un fioraio, se si doves­sero comprare i fiori per la casa...

Richard                         -Lo so, lo so.

Jenny                             -Già, se si avesse una serra...

Richard                         -Una serra!

Jenny                             -Sì, una serra piccola piccola, tanto da coltivarci un po' di orchidee... (Vede che Richard s'è alzato e si allontana scrollando il capo) ...Dove vai?

Richard                         -Mi vado a ammazzare.

Jenny                             -Perché?!

Richard                         - (non riesce più a controllarsi) Lo sai quanto costa una serra?!

Jenny                             - (fuori di sé) Cerco di fare dei risparmi!

Richard                         - (rinuncia a farla ragionare) Sei pazza.

Jenny                             -Lo sai quanto costano i fiori recisi?

Richard                         - (facendole il verso) Losai quanto costauna serra?

Jenny                             -Cerco di fare dei risparmi.

Richard                         - (breve pausa, poi) E allora perché non vai a Parigi a comprare Christian Dior? Così non ti devi più pagare i vestiti. (Silenzio)

Jenny                             - (preoccupata) Vuoi un tè? Un sandwich? (Richard scrolla il capo; silenzio.Un po' triste, ansiosa, ma rassicu­rante) Un giorno l'avremo, la serra, vedrai che bellezza; qua dentrosarà pieno dipiantefiorite;tipiaceràmoltissimo.

Richard                         - (un po' ironico, ma triste) Prima, però, la posso avere la tosatrice a motore?

Jenny                             - (carina) Puoi avere tutto.

Richard                         - (sospira) Come sarà bello!

Jenny                             - (ansiosa) Anche io avrò tutto, sarà meraviglioso.

Richard                         - (dopo un silenzio) Per me, il brutto della mise­ria...

Jenny                             - (correggendolo, meccanicamente) ...del non avere soldi...

Richard                         -Per me, il brutto della... del non avere soldi...

Jenny                             - (un po' imbarazzata, come se qualcuno li stesse ad ascoltare) Non stiamo morendo di fame.

Richard                         -No,mangiamo, ma senon cifossimoiscritti al... (Indica fuori dalla finestra) al circolo, mangeremmo mol­to meglio.

Jenny                             - (accondiscendente, con pazienza) Sì.

Richard                         -Se non si provasse a vivere come i nostri amici, qualche volta si potrebbero fare dei risparmi.

Jenny                             - (c.s.) Eh già.

Richard                         -Tra parentesi, prima di trasferirci da queste parti, di prendere questa casa, quegli amici non li avevamo...

Jenny                             -Però sono amici.

Richard                         -Si, si, certo, li hai trovati tu. (La butta li, ma è sincero) La nostra è una vita sbagliata.

Jenny                             - (butta la testa indietro, ride) Oh Dio!

Richard                         -Davvero!

Jenny                             -Povero piccolo!

Richard                         - (come in un dibattito) Abitiamo in una casa da quarantamila dollari e dobbiamo fumare delle pessime siga­rette per mettere da parte i bollini coi quali vincere un aspi­rapolvere che ci permetta di tenerla pulita; ci siamo iscritti al circolo per poter ricambiare gli inviti a cena di persone che, tanto per cominciare, non avremmo mai conosciute se  non ci fossimo iscritti al circolo, e ci siamo iscritti al circolo, e abbiamo imparato a giocare a tennis perché abbiamo deciso di trasferirci in un quartiere in cui tutti sono soci del circolo.

 Jenny                            - (senza darci peso) Salvo gli ebrei e i commercianti.

Richard                         -Eh? Ci siamo impegnati anche gli occhi... (Si rende conto di quello che ha detto, cerca di stabilirlo per affermare la sua dignità) ...anche gli occhi... impegnati anche gli occhi, e perché?

Jenny                             - (calma., perplessa) Perché vuoi fare una vita sim­patica.

Richard                         -Io?

Jenny                             - (chiude un attimo gli occhi in segno di martirio) Perché noi,perchénoi vogliamofare una vita simpatica; vivere come tanta gente riesce a vivere...

Richard                         -Sì:gente che se lo può permettere!

Jenny                             -No! Come tanta altra gente non se lo può permet­tere, eppure se lo permette. Credi che l'ufficio ipoteche della banca stia aperto solo per noi?

Richard                         -Guarda Jack!

Jenny                             -Jack è ricco! Guarda gli altri.

Richard                         - (pausa; torvo) Io, qua, sono spaesato.

Jenny                             - (con compassionelievemente protettiva)    -Ooooh, povero Dick.

Richard                         -E invece sì.

Jenny                             - (molto precisa, anzi un po' sospettosa) Sì che cosa?

Richard                         -La banca: sì, l'ufficio ipoteche sta aperto solo per noi.

Jenny                             - (con una risatina) Non vuoi un sandwich, o qual­cosa?

Richard                         - (preoccupato) No.

Jenny                             - (evidentemente è un loro vecchio dissenso) Sonoancora abile al lavoro...

Richard                         - (con fermezza) No.

Jenny                             -Lo fanno tante mogli.

Richard                         -No.

Jenny                             -Un orario ridotto, solo da...

Richard                         -Non è mica tanto facile trovarlo.

Jenny                             -Sarebbe tutt'un'altra cosa se...

Richard                         - (ormai al limite della pazienza) No, e poi no! (Ci ripensa, è meno duro) Non voglio che mia moglie cerchi di lavorare da qualche parte, e mandi avanti la casa e stia dietro a Roger quando viene a casa da scuola...

Jenny                             -Roger ha quattordici anni, non c'è bisogno di stargli dietro.

Richard                         -No! E poi, ha quindici anni, non quattordici.

Jenny                             -E se m'impiego, possiamo permetterci la donna di servizio e...

Richard                         -Ho detto di no.

Jenny                             - (esasperata) Santo Dio, non crederai che mi metta a fare la lavandaia!

Richard                         - (con un po' di cattiveria) Ah no? Che altro faresti?

Jenny                             - (ritorcendo) Forse credi che non sappia far altro...

Richard                         - (alzando la voce) Questo non l'ho detto.

Jenny                             -No, ma lo hai arguito!

Richard                         -Sottinteso, semmai, non arguito. E non ho sot­tinteso niente.

Jenny                             -Ma sì che lo hai sottinteso, perdio!

Richard                         -Non ho detto niente di simile.

Jenny                             - (gli fa il verso, petulante) Ah no? Che altro fare­sti? Che sapresti fare? (Con rabbia) Credi che non sappia far altro?

Richard                         - (cerca di avere pazienza) Non ho detto che sapresti fare soltanto la lavandaia; volevo semplicemente dire che...

Jenny                             - (mettendosi a piangere) Mi dispiace che tu pensi tanto male di me.

Richard                         - (con gli occhi al cielo) Oh, Cristo santo...

Jenny                             - (tirando su col naso fino alla fine della scena) Mi dispiace se pensi che non so far altro. Cerco di esserti utile; cerco di tenerti la casa con una certa decenza...

Richard                         -È una bellissima casa...

Jenny                             -...e di tirar su tuo figlio in modo che non diventi... che non diventi un lazzarone...

Richard                         -...nostro figlio...

Jenny                             -Cerco di presentarmi bene, di avere cura di mestessa, per te, per i tuoi amici...

Richard                         -Com'è che improvvisamente è diventato tutto mio!?Per lopiù è tuo, tutto tuo!

Jenny                             - (di nuovo coi lacrimoni) Ci provo! Ci provo!

Richard                         -Dio mio! (Le va vicino, la consola) Lo fai a meraviglia; la casa è sempre una... meraviglia; mi... mi fa venire l'acquolina in bocca. (Borbotta, cerca di morderle il collo)

Jenny                             - (povera martire) No, adesso no. (Richard ripete i borbottii, morde) Smettila! (Richard si allontana) Basta... vattene!

Richard                         - (pausa; sottomesso) Non volevo... non volevo dirti niente di offensivo.

Jenny                             -No, ma lo pensavi1.

Richard                         - (la rabbia gli cresce dentro) Non lo pensavo!

Jenny                             - (arrabbiata anche lei) E allora perché l'hai detto?!

Richard                         - (strizzando gli occhi) Che cosa?

Jenny                            - (gelida)       -Senonlopensavi,perchél'haidetto?

Richard                         -Non ho detto affatto... quello che tu hai sottin­teso...

Jenny                             -Arguivo!

Richard                         -Va' al diavolo!

Jenny                             - (con grande e pacata dignità; silenzio) Volevo solo suggerirti che potrei dare una mano in ospedale, uno o due pomeriggi alla settimana.

Richard                         - (sbuffando) Per poterci pagare una donna di ser­vizio?

Jenny                             - (cercando di conservare la calma) O aprire una modisteria...

Richard                         -Sei matta! Matta in mezzo alla testa!

Jenny                            - (giustificandosisinceramente) -Volevodartiuna mano! (Silenzio)

Richard                         - (nuovamente d'accordo, affettuoso) Lo so. E lo fai già in pieno; lo fai più di quanto dovresti.

Jenny                             -No, no, non faccio niente per darti una mano.

Richard                         - (le strofina il naso sul viso) Tu fai tutto.

Jenny                             -Tu pensi che non valgo niente.

Richard                         - (per chiarire) Anzi, suppongo che ti potrei ven­dere per... beh...

Jenny                             - (vuole che la smetta) Tu pensi che sono un peso; chenoncollaboro.Tantedonnelavoranoqualcheoraal giorno, tanto per dare una mano, è...

Richard                         - (deciso) No!

Jenny                             - (dopo un silenzio; sospira) Soldi, soldi, soldi.

Richard                         -È sempre stato cosi. È così.

Jenny                             - (per consolarlo) Ora guadagni più di prima.

Richard                         -Sì, guadagno più tasse. Attenta all'uomo tutto d'unpezzo!attentaall'uomochesielevalentamentefino alla rispettabilità.

(Jack appare davanti alla vetrata della ve­randa, entra, osserva, si mette in panciolle, parla al pubblico; diventa parte dell'azione soltanto quando parla direttamente a uno o l'altro dei personaggi)

Jenny                             -Lo so; la mamma diceva sempre che per marito mi dovevo prendere un agente immobiliare.

Richard                         - (va alla credenza che fa da bar) Giusto; perché non l'hai fatto?

Jenny                             - (ci prova di nuovo) Se potessi trovare un lavo­retto...

Richard                         - (guarda le bottiglie) No!

Jack                               - (al pubblico, mentre Richard fruga tra le bottiglie) Leticano per i soldi? Poveracci, lo fanno sempre. Però sono tanto cari. Richard è una brava persona, e Jenny è... un tesoro. Accidenti; magari non lo fosse.

Jenny                             - (ignara della presenza di Jack) Che stai cercando?

Richard                         - (c.s., senza alzare gli occhi dalle bottiglie) La vodka.

Jenny                             -È proprio lì; lì davanti a te.

Richard                         -Non è la mia, la polacca:questa è per gli ospi­ti... vodka americana.

Jenny                             - (come dire "Vedi come sei") Beh, mi dispiace.

Richard                         -E poi è finita.

Jack                               - (al pubblico) Visto? Per forza. La vodka polacca costa otto dollari la bottiglia piccola. Il bello è tutto lì: nel sapore; e il sapore costa caro. Poveri figlioli. (In confidenza) A me, Jenny piace un sacco. Non le voglio mica saltare ad­dosso, no, per carità. A me si rizza qualcosa qua in testa; sempre, in genere.

Richard                         - (a Jenny) La buona vodka non è un lusso.

 Jenny                            -Neanche la serra.

Richard                         -La serra sì.

Jack                               - (al pubblico) Mio zio è morto e m'ha lasciato tre-milioniduecentocinquantamila dollari. Molto comodo. Vuol dire che posso avere una serra, e la vodka polacca, e il whisky scozzese del 1939... e nessuna preoccupazione... che è la cosa più bella di tutte, non vi pare? (Entra nell'azione) Ohé, ragazzi!

Richard                         -Ohé?

Jenny                             - (vivace e contenta, nei confronti di Jack reagisce sem­pre con un misto di sentimento materno e civetteria) Toh, guarda chi c'è!Jack!

Richard                         - (nei confronti di Jack reagisce sempre con un misto di lieve diffidenza, di disagio e di naturale cordialità) Ciao, Jack, benvenuto.

Jack                               - (vede che sono un po' imbarazzati) Randagio, coi piedi piagati e il guinzaglio sciolto, dove mi dirigo? Qua. E perché?Perché m'aspetto un'accoglienza festosa e calorosa. Come state, ragazzi?

Richard                         -Poveri in canna.

Jenny                             -Bene!

Jack                               -Mettetevi d'accordo.

Richard                         -Dove sei stato?

Jack                               - (bacia Jenny sulla fronte) Mi sono fermato al circolo per contare gli infarti, ho dato un'occhiata al tavolo del poker e ci ho buttato un paio di centoni. (A Jenny) Che... buon... odorino.

Jenny                             - (contenta) Grazie.

Jack                               -Poi... m'è venuta voglia di scavalcare la siepe e di venirvi a trovare.

Richard                         - (gentile, ma sotto tono) Scommetto che vuoi bere qualcosa.

Jenny                             - (per confondere la situazione) Hmmm; anch'io!

Jack                               -Magari. Vodka polacca?

Richard                         - (dà un'occhiata a Jenny) Appena finita.

Jenny                             - (a Richard) Perché non ci fai tre buoni Martini?

Jack                               - (fa schioccare la lingua fingendo disapprovazione) Bere, sempre bere.

Richard                         -Finito anche il vermouth.

Jack                               -Che ospitalità! Ve la raccomando.

Richard                         -Lo vado a comprare.

Jack                               -Ottima idea! Cosi resto solo con tua moglie.

Jenny                             -Via, Jack!

Richard                         - (come per dire "Se sì, vado a comprarlo") Ti trattieni?

Jenny                             - (allegro rimprovero) Dick!

Jack                               -Non so, pensavo di buttar giù un'ultima cosa con voi due. Ah, sentite, v'ho lasciato duecentocinquantamila dollari peruno,datemidabere,chepoivadogiùincantinae m'ammazzo. Jenny    -Ooooooh!

Richard                         - (un po' torvo) Sarà meglio che scegli un altro posto; rischiamo di non poter incassare l'eredità se... (Lascia in sospeso)

Jenny                             - (sta al giuoco) Sì... se no... capirai... sopralluoghi, indagini.

Jack                               - (al pubblico) Però, ha ragione. Ha le idee chiare. (Nuovamente nell'azione) Già. (Pausa) Credete? Beh, pazienza. Vuol dire che bevo e basta.

Richard                         - (lieve pausa, titubante) Certo. (Pausa) Allora va­do a comprarne.

Jack                               -Vai, maschietto, vai.

Jenny                             - (ride) Ma via, Dick; che cosa credi?

Jack                               -Hai una moglie fedele, sta' tranquillo. (Al pubblico) È proprio vero. È una perla; una donna onesta.

Richard                         - (si avvia verso l'ingresso) Lo so; le sposo così oniente.

Jack                               - (sinceramente colpito) Hai avuto altre mogli?

Richard                         - (stupito) No. Dicevo così... (Non trova le paro­le)...tantoperdire. (AJenny)Tunonvuoiniente?Ti serve qualcosa?

Jenny                             - (scrolla il capo) N-n-no. Torna subito. Ah! Le si­garette!

Richard                         - (stauscendo;unpo' amaro)           -Dichemarca?

Jenny                            - (sospirarassegnata,esorride)       -Quellechepiac­ciono a noi.Svelto, su. (Richard esce)

Jack                               - (aRichard, giàsparito)Ciao! (AJenny,unpo' Groucho Marx) Su, svelta!Gli ci vorrà un quarto d'ora anche a passo di corsa! Dov'è la camera degli ospiti?

Jenny                             - (ride) No, Jack, smettila! E poi, non sei nemmeno un ospite.

Jack                               - (fìngendosi stupito) No? E cosa sono?

Jenny                             -Non so... un... un'istituzione.

Jack                               -Una piaga locale? Quel rompiscatole di Jack, eccolo-di-nuovo-sbronzo-e-pelandrone-in-diritto-di-mandare-in-malora-il-pomeriggio-di-chi-ha-da-fare.

Jenny                             -Hm.

Jack                               - (al pubblico) Magari è vero. Che sono così. Tempo, tempo. Dio, l'ambizione di correre dietro la fortuna per non perdere le buone occasioni. Io non ce l'ho. (Di nuovo a Jenny) Ti posso fare il ritratto?

Jenny                             - (allegramente, ma è chiaro che l'argomento è stato già trattato) No.

Jack                               -Gratis.

Jenny                             -No.

Jack                               - (al pubblico) Non sono mica un cattivo pittore. I ricchi li faccio tutti belli. (Di nuovo a Jenny) E allora perché?

Jenny                             -Voglio... voglio essere- diversa.

Jack                               - (lieve adulazione) Lo sei, Jenny.

Jenny                             -Tutte, tutte le volte che entro in un salotto, quando Dick ed io siamo invitati, eccolo lì! Sybil, Grace, Donovan, June, la signora Vattelapesca, Spizzichino o quello che è: sul caminetto, in una brutta cornice, la padrona di casa, dipinta da te.

Jack                               - (ansima) Alle signore piace farsi fare il ritratto, io faccio il ritratto alle signore, le signore appendono il ritratto alla parete.

Jenny                             - (per scusarsi) Non è obbligatorio.

Jack                               - (risatina) Vaglielo a dire; così chiudo bottega. (Col dito nella piaga) E, poi, scommetto che in tre mesi di ritratti guadagno più di Dick in...

Jenny                             -Uffa, i soldi!

Jack                               - (dopo un momento, calmo, sorridente) Sì? I soldi!

Jenny                             -E poi non voglio... non voglio vedermi, ecco tutto.

Jack                               - (molto elegante) Se fossi in te... mi vedrei volentieri. (Tono normale) Che c'è, tesoruccio?

Jenny                             -Mah!... (Molto sincera, quasi lamentosa, per scherzo) Dicevi davvero? Andresti giù in cantina? Voglio dire, lasce­resti a Dick e a me duecentocinquantamila dollari per uno, e poi t'andresti ad ammazzare da qualche parte? Senza of­fesa, eh?

Jack                               -Per te farei, più o meno, qualsiasi cosa. (Ripensan­doci, ma non risentito) Se non è un ostacolo a quello che voglio fare per me stesso. (Jenny ride, sconsolata) Che hai, micetta?

Jenny                             - (non ne vuole parlare) Stanca. Sono... stanca.

Jack                               -Vuoi piangere sulla mia spalla?

Jenny                             -No; duecentocinquantamila dollari e niente pensieri.

Jack                               - (scrolla il capo, con cognizione di causa) Non è un rimedio. I soldi hanno fame, soffrono a star soli, vogliono la compagnia dei loro simili. Resta povera: ti troverai meglio.

Jenny                             - (sbuffa) Che palle!

(Suonano alla porta; Jenny va verso l'ingresso)

Jack                               -Credi a me.

Jenny                             - (avviandosi) Tu lo dovresti sapere.

Jack                               -Sono un buon osservatore. (Jenny se n'è andata; Jack si rivolge al pubblico) Davvero; è così; i soldi voglio­no la compagnia di altri soldi. Pochi, sono pericolosi. Guai a sperare nel milione: quella è zona pericolosa. Se dovessi crepare... non glieli lascerei i duecentocinquantamila dol­lari a testa. Guai. Gli lascerei tutto il malloppo dei tre milioni. Anzi, non è affatto una cattiva idea. Con tre milioni di dollari, non avrebbero più pensieri. Lo voglio fare. Si: cosa fatta. (Riflettendo) Però, ho una salute di ferro. Ri­schiano di prenderli quando non se li possono più godere. Comunque... cosa fatta.

Voce di Jenny               - (dall'ingresso) No, si figuri, non dica sciocchezze.

(Jenny appare, seguita dalla S.ra Toothe)

S.ra Toothe                   - (entrando) Dovevo telefonare, non ci si pre­senta così, di punto in bianco, ma ci ho pensato molto e... Ah, dev'essere suo marito. Molto piacere. Sono la signora Toothe, e sua moglie ha avuto la cortesia di...

Jenny                             - (risatina) No, questo non è Dick... sì, non è mio marito...

S.ra Toothe                   -Ah, scusi.

Jenny                             - (un po' titubante) Questo è... è Jack.

 S.ra Toothe                  - (tende la mano a Jack) Non importa. Molto piacere lo stesso.

Jack                               - (prende la mano, fa un piccolo inchino formale) Si­gnora Toothe...

Jenny                             - (titubante, imbarazzata) Jack pas... passava di qua.

S.ra Toothe                   - (evasiva) Un amico di casa, certo.

Jenny                             -Sì.

Jack                               - (alla S.ra Toothe) Tutt'altro: un segreto ammiratore dellabellissimaJenny.VengosoloquandoDick èfuori. Abbiamo un segnale:mutande stese sulla corda del bucato.

Jenny                             -Jack!

S.ra Toothe                   -Divino!

Jenny                             - (alla S.ra Toothe, imbarazzata e furibonda di esserlo) Non c'è una parola di vero in questa storia. Non c'è una parola di vero in tutto quello che dice lui, mai.

Jack                               - (di nuovo alla S.ra Toothe) Mutandine bianche se abbiamo un'ora, gialle se dobbiamo sbrigarci, rosa per le grandi occasioni...

Jenny                             -Ma insomma, Jack!

Jack                               - (scrollando il capo, tristemente) Ebbene, signora, lo confesso, ha ragione lei: sono soltanto un amico di casa venuto a fare un salutino. Però mi piace un sacco. Peccato che non sia vero.

S.ra Toothe                   - (contenta e comprensiva) Ahhh.

Jenny                             -Perché stiamo tutti in piedi? Si sieda, la prego, signora... T... Toothe.

S.ra Toothe                   - (sedendosi)Grazie.

Jenny                             -Jack, non credi sia ora di...?

Jack                               - (dà chiaramente a vedere di aver ricevuto il segnale) Accidenti, bisogna sganciare! Altri bucati, altre mutandine. Non c'è pace per i bricconi, qua in periferia. Signora Too­the, i miei ossequi...

S.ra Toothe                   -Piacere di averla conosciuta. E stia attento a non confondere i segnali. (Jenny accompagna Jack alla vetrata che dà sul giardino)

Jack                              -SalutaDick,diglichequelMartinimelodarà un'altra volta. (Sottovoce) Chi è, la tua fatina bionda?

Jenny                            -Te nevai,sio no?

Jack                               - (bacetto in fronte) Ciao. (Prima di uscire saluta il pubblico con la mano) Ciao. (Esce in fretta.

Uscito Jack, Jenny torna dalla S.ra Toothe)

Jenny                             -Non creda a una parola di quello che dice Jack.

S.ra Toothe                   - (alza una mano per farla star zitta) Per carità, vuole che non distingua un amante da un amico?

Jenny                             - (quasi quasi un po' offesa) Ah sì? come fa?

S.ra Toothe                   - (ride) In questo paese non sono quasi mai la stessa persona.

Jenny                             -Lei è inglese.

S.ra Toothe                   -Sì, fino alla punta dei capelli.

(Breve silen­zio)

Jenny                             -Vuole una tazza di tè... o preferisce un whisky?

S.ra Toothe                   - (molto efficiente) No grazie. Sono qua per affari. Niente cerimonie.

Jenny                             - (pausa) Ah sì?

S.RA Toothe                 -M'hanno detto che lei cerca unimpiego.

Jenny                             - (un po' confusa) Io? Chi gliel'ha detto?

S.ra Toothe                   - (senza darci peso) Una sua amica.

Jenny                             - (curiosa, ma ancora perplessa) Ah sì? chi?

S.ra Toothe                   -Non ha importanza. Sbaglio?

Jenny                             - (un po' a disagio) Beh, no... cioè, avevo pensato di trovare un lavoro...

S.ra Toothe                   -Sì, appunto.

Jenny                             -Niente di... fisso, comunque... qualcosina, tanto per...

S.ra Toothe                   -...Un orario ridotto, tanto per guadagnare qualchesoldino in più.

Jenny                             -Eh sì, sa com'è:mio figlio è in collegio, ho delle ore libere. E, poi, il denaro non è mai troppo, vero?

S.ra Toothe                   - (si guarda attorno, evasiva) Davvero.

Jenny                             -Al giorno d'oggi, le tasse, il collegio...

S.ra Toothe                   -Oh sì, come no? Suo marito che cosa fa?

Jenny                             - (sulle spine, come se subisse un interrogatorio) È un... è chimico in un laboratorio di ricerche, e...

S.raToothe                   -...e questo, cometantebuone cose, rende meno di quello che dovrebbe.

Jenny                             - (proteggendo Richard) Se la cava discretamente, certo; ma voglio dire che...

S.ra Toothe                   -Lo credo! Comunque, lei farebbe volentieri qualcosina.

Jenny                             - (guarda l'ingresso, si sente in colpa. Richard potrebbe tornare da un momento all'altro) Beh, sì; fa sempre pia­cere... rendersi utili.

S.ra Toothe                   - (si guarda nella borsetta) Sì; rendersi utili. (Tira fuori un fascio di banconote, le mostra a Jenny) Soldi. (Jenny ci butta sopra lo sguardo, resta con la bocca lieve­mente aperta) Per lei. (Fa per darglieli)

Jenny                             -Sì, ma... (ride brevemente, sbalordita)

S.ra Toothe                   - (annuisce con un cenno del capo)   -  Sì, soldi. Per lei. Mille dollari. Prego, li prenda.

Jenny                             - (tirandosi un po' indietro) Ma no, non...

S.ra Toothe                   -Controlli pure. Guardi; sono mille dollari. (Cerca di farglieli prendere per forza)

Jenny                             - (quasi presa dal panico) No!

S.ra Toothe                   -Come crede. (Calmissima,si alza,va coi soldi in mano fino al caminetto e li butta nelle fiamme)

Jenny                             - (per riflesso corre al caminetto, sta quasi per mettere le mani tra le fiamme, caccia un urletto; poi si raddrizza, controllandosi) Sì, credo sia meglio che lei se ne vada, signora Toothe.

S.ra Toothe                   - (con un sorriso enigmatico) Aspetti. Rico­minciamo. (Tira fuori dalla borsetta un altro fascio di ban­conote, fa un gesto, come per buttare nel fuoco anche que­ste; Jenny allunga una mano; la S.ra Toothe le porge, tran­quillamente, il danaro e si rimette a sedere; Jenny rimane in piedi)

Jenny                             - (senza mai togliere gli occhi dalla S.ra Toothe) Lei è pazza.

S.ra Toothe                   -No. Sono molto ricca.

Jenny                             - (guarda il denaro, sembra soppesarlo) Scusi, ma… ma lei non può... darmi del denaro così... Io non posso... non posso prendere del denaro da lei.

S.ra Toothe                   - (con una risatina) Deve prenderlo. È suo. Non c'è niente che vorebbe comprare? Per sé, per... come si chiama?... per Dick...

Jenny                             -Non si regala del denaro così. Io voglio lavorare.

S.ra Toothe                   -Tanto meglio. È un anticipo sul suo stipendio. Lei può lavorare per me.

Jenny                             -Ma io non ho detto affatto che mi voglio impiegare. Dick è molto contrario, e...

S.ra Toothe                   - (sfidandola a rifiutare) M'hanno detto che lei ha bisogno di soldi.

Jenny                             -Sì, ma Dick non approverebbe mai una cosa del genere, e...

S.ra Toothe                   -Di che genere? (Indica il denaro) Di quel genere lì!

Jenny                             - (guardando il denaro che ha tra le mani) Mi scusi; non volevo essere scortese, ma è tutto così vago, non trova? E... così improvviso.

S.ra Toothe                   - (stringendosi nelle spalle) È un lavoro.

Jenny                             - (con una risatina nervosa) Non m'ha detto di che si tratta. Capirà, il denaro non è tutto.

S.ra Toothe                   -Ah no? Che cosa non è il denaro? Guardi: questa casa è denaro, quel giardino, quel bellissimo giardino, gli abiti che indossa, tutto è denaro, non le pare?

Jenny                             -Il lavoro?

S.ra Toothe                   -Che orario fa, suo marito?

Jenny                             -Va in città alle otto del mattino e torna a casa ale sette e mezzo di sera, ma...

S.ra Toothe                   -Molto bene. Lei verrà in città quattro pome­riggi alla settimana, per esempio dall'una alle cinque. Viene al mio recapito... strada elegante, studio psichiatrico, medici...

Jenny                             -E io... io... devo ricevere i clienti?

S.ra Toothe                   -Ricevere?

Jenny                             -Sì, fissare gli appuntamenti, rispondere al telefono, e così via.

S.ra Toothe                   -Gli appuntamenti li fisso io. Per lei.

Jenny                             - (lieve esitazione) Per me? Con chi?

S.ra Toothe                   -Coi clienti. Jenny    - (innocente) Per che cosa?

S.ra Toothe                   -Per cento dollari.

Jenny                             -No, dicevo... cento dollari?

S.ra Toothe                   -Anche di più, talvolta... se sono generosi.

 Jenny                            -Ma questi clienti... chi sono?

S.ra Toothe                   -Uomini d'affari, oppure amici di passaggio. Tutti gentiluomini:tutti ricchi.

 Jenny                            - (comincia a capire, ma non lo ammette ancora) Ma... con precisione... Che cosa dovrei fare... per questi soldi?

(Lieve risatina della S.ra Toothe; il viso dì Jenny si allunga nella percezione della verità; pausa. Jenny raccoglie il fascio dei soldi, lo porge alla S.ra Toothe; decisa, dura)

Fuori di casa mia.

(La S.ra Toothe non batte ciglio; Jenny lascia cade­re il denaro sul tavolo) Chiamo la polizia.

S.ra Toothe    - (calmissima; un po' dall'alto) Per quale mo­tivo?

Jenny                             - (fremente) Lo sa benissimo!

S.ra Toothe                   - (sorride) Non ho detto niente.

Jenny                             -Sa bene che cosa m'ha proposto!

S.ra Toothe                   - (stringendosi nelle spalle) Di guadagnare dei soldi.

Jenny                             -In quel modo!

S.ra Toothe                   -Come una sua amica.

Jenny                             -Chi?

S.ra Toothe                   -No:noi siamo molto discreti.

Jenny                             - (a denti stretti)-Non c'è una parola di vero in quello che dice! Qua non c'è nessuno che farebbe una cosa del genere; lei non ci conosce; non sa come siamo noi.

S.ra Toothe                   - (indifferente) Come vuole.

Jenny                             -Forse tra i fornitori, non so;lei pensa a qual­che negoziante.

S.ra Toothe                   -Penso a una sua amica; una deliziosa signora con una bellissima casa, tenuta con molta eleganza -molto meglio di questa, se permette -una signora che non ha più pensieri economici, ed è molto felice. Come lo sarebbe lei.

Jenny                             -Lei è una sporcacciona! Che schifo!

S.ra Toothe                   - (calmissima) Niente fa schifo, a chi non si schifa.

Jenny                             -Si vergogni!

S.ra Toothe                   -Sì, sì...

Jenny                             -Lo dico alla polizia!

S.ra Toothe                   - (si alza, stirandosi lievemente) Bene. Così, forse, m'arrestano.

Jenny                             -Spero che finisca in galera!

S.ra Toothe                   -Sì, è probabile, e allora dico tutto.

Jenny                             -Tutto?

S.ra Toothe                   -Sì, che lei mi ha abbordato, che abbiamo par­lato a lungo, ma che le condizioni non erano di suo gradi­mento. I soldi non bastavano.

Jenny                             -Non è vero!

S.ra Toothe                   -Può darsi. Ma penso che mi crederebbero. In molti.

Jenny                             -Esca di qui!

S.ra Toothe                   - (prende un biglietto da visita dalla borsa) Ecco il mio indirizzo e il mio telefono; mi faccia sapere che cosa ha stabilito.

Jenny                             - (cambia tono, è quasi piangente) La prego... la prego, se ne vada.

S.ra Toothe                   -Allora niente polizia; bene. (Vede che Jenny non prende il biglietto da visita, allora posa sul tavolino ac­canto al fascio delle banconote) Ma non mi telefoni mai prima delle dieci, per favore. Mi piace dormire.

Jenny                             -La prego... se ne vada.

S.ra Toothe                   - (sorride) Non mi accompagni. M'ha fatto molto piacere conoscerla. (Dà un'ultima occhiata al giardino) Oh, che bel giardino. Ha anche una serra? (Sorride, esce, lasciando Jenny in piedi in mezzo alla stanza. Jenny resta per un pezzo immobile a guardare il punto dal quale è sparita la S.ra Toothe. Poi abbassa gli occhi sul denaro e sul biglietto da visita della S.ra Toothe. Prende il biglietto, lo legge sottovoce muovendo le labbra, poi, con una boccaccia, strappa il biglietto in due e, come se avesse in mano delle feci, lo porta al cestino della carta straccia e ce lo butta. Tor­ma distaccata; non sa proprio che cosa ne deve fare; alla fine, ma distacata; non sa proprio che cosa ne deve fare; alla fine, con gesto quasi deciso, li mette nel cassetto della scrivania, chiude il cassetto a chiave, prende la chiave, si avvia verso la vetrata, si volta indietro per dare un'occhiata al cassetto chiuso e alla fine si ferma davanti alla vetrata e guarda fuori)

Voce di Richard           - (dall'ingresso) Uh-uh. (Entra, con delle bottiglie di liquore in un sacchetto di carta) Oh, ecco qua. Ma chi era quella che zampettava giù per il nostro viottolo, un avanzo della vecchia Inghilterra? "Buonasera" m'ha... E lui,Jack... dove diavolo s'è cacciato?

 Jenny                            - (con la testa un po' tra le nuvole) Ah. Ohé.

Richard                         - (posa il fagotto, comincia a tirar fuori le bottiglie dal sacchetto) Beh, chi era... la tua fatina bionda?

Jenny                             - (un po' in allarme) La mia che?

Richard                         -Quella là; la signora. Chi era?

Jenny                             - (ancora preoccupata) La signora Toothe.

Richard                         -La signora che?

Jenny                             -Toothe; Toothe.

Richard                         -Ma va'!Jack dov'è?

Jenny                             -È un nome tipicamente inglese. (Pausa) Almeno, credo. Jack? Se n'è andato.

Richard                         -Chesagoma!M'hamandatoacomprarglida bere e poi se n'è andato.

Jenny                             -Sei tu che sei voluto andare.

Richard                         - (un po' arrabbiato) Quella chi era?

Jenny                             -La signora Toothe? (La butta lì) Ah... una patro­nessa; mi vuole per l'ospedale.

Richard                         -Gratis! O pagata?

Jenny                             - (pausa, incidentalmente) Pagata.

Richard                         -No!

Jenny                             - (pausa, dolce) Va bene.

Richard                         - (guarda le bottiglie) I tuoi facoltosi ospiti se ne sono andati, allora beviamo noi. Che cosa vuoi... un Martini?

Jenny                             - (sinceramente) Sì, magari.

Richard                         -Va bene. (Si dispone a prepararlo; il ghiaccio è già pronto) Sai che cos'ha detto Tom Palmer l'altro giorno?

Jenny                             - (preoccupata, e non proprio sgradevole, ma neppure gradevole) Io no. Non ho visto Tom Palmer l'altro giorno. Che ha detto Tom Palmer?

Richard                         - (dà una breve occhiata interrogativa a Jenny, poi riprende il lavoro) Ha detto che Jack era al circolo, al bar... sbronzo come sempre.

Jenny                             -Jack non è sempre sbronzo.

Richard                         - (un po' seccato) Beve sempre.

Jenny                             - (dogmatica) Questo non vuol dire che è sbronzo.

Richard                         -Ho semplicemente riferito quello che ha detto Tom Palmer.

Jenny                             -Tom Palmer è una vecchia pettegola.

Richard                         - (molto seccato) Non mi va di discutere.

Jenny                             -Va bene. (Contrita) Scusa, tesoro. (Pausa) Sei un uomo buono e leale, e io ti amo.

Richard                         - (brontolone) Tu sei una donna buona e leale e anch'io ti amo. Anzi, per dimostrarti quanto ti amo, ti dò un Martini extra, omaggio della ditta.

Jenny                             -Oh, chissà che buono. (Va a prendere il suo Martini, lui glielo dà, poi si abbracciano e vanno così verso il divano; lui la bacia in cima alla testa)

Richard                         -Che buon odorino, mi piace più di Jack.

Jenny                             - (fa le fusa) Hai annusato Jack?

Richard                         -Di quanto piace a Jack.

Jenny                             -Ah. (Richard cerca di darle un morsetto sul collo) No! Smettila, che rovescio il Martini. (Si siedono sul divano, rilassati)

Richard                         - (un po' amaro) La vuoi sapere una cosa da ridere?

Jenny                             -Forse no. Che cos'è?

Richard                         -Quando sono andato a comprare i liquori...

Jenny                             -Oh, che spasso!

Richard                         -Aspetta. Grady, il padrone del negozio, sai che cosa m'ha detto?

Jenny                             -No; che cosa?

Richard                         -Prende un'altra macchina. Non è che dà indietro quella che ha; ne prende un'altra.

Jenny                             -Ah sì?

Richard                         -Il padrone d'un negozietto di vino e liquori può permettersi di avere due macchine. E noi dobbiamo andar avanti con...

Jenny                             -Le hai prese le sigarette?

Richard                         -Eh? (Le tira fuori) Sì, eccole.

Jenny                             - (lei ne prende una, imitata da lui che le accende tutte e due) Chissà che cos'è che ammazza più gente: l'alcool o le macchine?

Richard                         -Quando si mettono insieme, rendono bene. Che c'è per cena? (Pausa)

Jenny                             -Andiamo a cena fuori.

Richard                         -Dove?

Jenny                             - (espansiva) -Andiamo...andiamoaLeCavalier.

Richard                         - (sbuffa) Sei diventata matta. Jenny             -Su, via, andiamo!

 Richard                        -Ci vorranno venticinque dollari a testa. Mettici un aperitivo, il vino, non ce la caviamo con meno! (Pausa)

Jenny                             - (cauta) Ho un po' di soldi.

Richard                         - (che non ha sentito bene) Hm?

Jenny                             -Dicevo che ho un po' di soldi.

Richard                         - (vagamente interessato alla questione) Come mai?

Jenny                             - (molto staccata) Sì, ho... ho fatto un po' di rispar­mi sulla casa. Ne metto via un pochino tutte le settimane.

Richard                         - (senza agitarsi) Mi fai impazzire.

Jenny                             -Va' là, usciamo che ci fa bene. Andiamo a Le Ca­valier. Facciamo un colpo di vita.

Richard                         -Facciamo finta di potercelo permettere?

Jenny                             -Certo! Andiamo, che ci fa bene a tutt'e due.

Richard                         -Una ne fai e una ne pensi. Quanto hai?

Jenny                             -Oh... basta. Andiamo, preparati.

Richard                         -Che dritta!(Si alza) Allora mi vado a lavare. Davvero? Credi che basteranno?

Jenny                             - (si alza) Sì. Ma prima di andarti a lavare metti via gli arnesi in giardino.

Richard                         -Giusto. (Va verso la vetrata) Che dritta! (Esce.

Jenny si assicura che lui non veda; va piano piano alla scrivania, tira fuori il fascio delle banconote, ne sfila diver­si biglietti, li mette sulla tavola, esita un momento, come per riflettere meglio; poi rimette il resto dei soldi nel cas­setto, lo richiude a chiave e toglie la chiave. Resta un momento ferma, in piedi; guarda il cestino della carta­straccia, lo mette sulla tavola, ne tira fuori le due metà del biglietto da visita della signora Toothe, le mette una vi­cina all'altra, guarda l'indirizzo. Richard si affaccia alla ve­trata e guarda dentro; Jenny non batte ciglio, né prova a na­scondere il biglietto, perché sa bene che Richard non può vedere quello che lei sta facendo, e se vedesse non chiede­rebbe mai cos'è) Jenny?

Jenny                             -Eh?

Richard                         - (quasi ansioso) Senti, tesoro. Quanto costa una serra? Sai... una serra piccola piccola.

Jenny                             -Perché?

Richard                         -Niente, domandavo.

Jenny                             -Un bel po'.

Richard                         -Domandavo. (Torna fuori)

Jenny                             - (guarda di nuovo il biglietto da visita, scrolla il capo; è un po' addolorata) Un bel po'.

Scena seconda

(Sei mesi dopo. La stessa scena; nel primo pomeriggio. Ri­chard è alla scrivania, e paga dei conti; ogni tanto scrolla il capo, disperato. Si sente aprire, e poi chiudere, la porta d'ingresso; entra Jenny con dei fagotti)

Jenny                             - (allegra) Ciao.

Richard                         - (torvo) Ciao.

Jenny                             -Il sabato è giorno di riposo; perché non sei fuori in giardino a lavorare? (Richard ride torvo) Oppure lì... in panciolle sul divano?

Richard                         - (con un pallido sorriso) Pago i conti.

Jenny                             -Ah. (Posa i fagotti) Tanto per cambiare, sono an­data a far spese e mi sono scordata la metà di quello che mi serve.

Richard                         -Perché non ti fai una lista?

Jenny                             -Come no? quello che c'è sulla lista l'ho comprato; ma mancano tante cose sulla lista.

Richard                         -Per esempio?

Jenny                             -Peresempio?Peresempio...labirraamara, il latte scremato, e il lievito per i biscotti, poi...

Richard                         -Quali biscotti?

Jenny                             -Abbiamo un figlio, no?

Richard                         - (preoccupato) Hm.

Jenny                             - (pausa) Viene a casa, oggi!

Richard                         - (perplessità, piacere) Roger? Viene a casa?

Jenny                             - (come se parlasseconun deficiente) Sì.In va­canza.

Richard                         -Accidenti.

Jenny                             -Mamma. Fiocchi d'avena e lievito naturalmente.

Richard                         -Quest'anno, niente campeggio.

Jenny                             -Hm?

Richard                         -Quest'anno, niente campeggio. Per Roger. Niente campeggio. Costa troppo.

Jenny                             - (evasiva; pensa a un'altra cosa) Ah. Davvero?

 Richard                        -Davvero.

Jenny                             - (rifa l'elenco delle cose da comprare) Beh, spesa aparte, mi fa piacere chequest'estatestiaquiconnoi. Dobbiamo conoscerlo meglio.

Richard                         - (tetragono,brontolone)      -Beh, piacereaparte... è necessario.

Jenny                             -Darà una mano a te, una mano a me...

Richard                         -Già che ci sei, segna che ci vogliono delle al­tre buste.

Jenny                             -Ce ne sono.

Richard                         -No, c'è solo... la fascetta di carta che le legava.

Jenny                             - (prende nota) Va bene. Può dare una mano a te in giardino.

Richard                        -Hm.Oppurepossiamotrovarglidafarele consegne per un negozio.

Jenny                             - (con un po' di disgusto e d'indignazione) Ma via!

Richard                         -Ti preme tanto che attorno a te tutti si diano da fare...

Jenny                             -È un bambino!

Richard                         -Magari avrà già la ragazza... si porterà in col­legio una di quelle del paese... oppure di notte sgattaiola via, e va a scopare...

Jenny                             - (protesta, imbarazzata) Dick!

Richard                         -Oggigiorno i ragazzi crescono in fretta.

Tenny                            -Roger ha quattordici anni!

Richard                         -Se tutto funziona regolarmente, non c'è ragione chenonsi portiuna ragazza a letto, no?E, poi, neha quindici.

Jenny                             -Cambiamo discorso.

Richard                         -Meglio così che tante altre cose.

Jenny                             -Va bene! (Silenzio)

Richard                         - (scrollailcapo, alla finesorride,conuna certa tristezza) Una volta, quando tu ed io cominciavamoa uscire insieme, conoscevo una ragazza... non era proprio la fine del mondo, però...

Jenny                             - (un po' dura) Lascia andare i ricordi.

Richard                         -Davvero. E per me non era il momento buono, perché contavo sute... (Jenny sbuffa)tu la conoscevi, se non sbaglio, ma non ti dico chi era, perché ancora oggi... ma aveva la fama d'una brava...

Jenny                             - (seccata e annoiata) Ti prego, Dick.

Richard                         -No. Più chebrava:un'istituzione,camere da ospiti alle feste, succhiava letteralmente il sangue...

Jenny                             -Lasciala in pace, quella poveretta.

Richard                         - (un po' urtato) Chi la tocca? (Silenzio) Volevo solo spiegarti che tra te e lei...

Jenny                             - (sarcastica) Figuriamoci!

Richard                         -Lo dicevo a tuo onore.

Jenny                             - (grondante ironìa) Molto gentile.

Richard                         -Socialmente... vale a dire fuori dal letto, eufe­mismo per monte di segatura e carbonaie... sembrava la Re­gina Madre. L'avrà fatto per posa. Ma parlava in prima per­sona plurale, regalmente. Impeccabile: chi l'avrebbe detto?

Jenny                             - (sgarbata) Io che c'entro?

Richard                         -Ah:dicevo a proposito di Roger che probabil­mente ha già la ragazza.

Jenny                             -Hai detto che va a scopare.

Richard                         -È lo stesso.

Jenny                             -Vallo a dire ai sociologi.

Richard                         -Loro se ne intendono. Quando ho detto che Roger probabilmente ha già la ragazza, tu ti sei fatta tutta strana, tutta rossa e...

Jenny                             -Non vedo il bisogno di strillare certe cose ai quat­tro venti...

Richard                         - (arrabbiato) Chi ti sente?Il maggiordomo?

Jenny                             -Non strillare quando parli con me!

Richard                         - (pausa:scrollail capo;una risatina simile aun lamento) Volevo semplicemente dire che sei un donnino buffo e stupidino, meravigliosamente...

Jenny                             -Balle.

Richard                         -E vero! Sei una buona moglie e a letto sei un tesoro, ma sei buffa e... smorfiosa.

Jenny                             -Smorfiosa?!

Richard                         -Sì! Smorfiosa!

Jenny                             -Chiedo scusa.

Richard                         -Allora ho ripensatoaquella tale cheveniva avanti come la Regina Madre, e mi pareva tanto ridicola, mentre tu eri un po' sciocchina su quell'argomento, e... (Borbotta)Oh, Cristosanto,lasciamo perdere. (Pausa)Insom­ma volevo farti un complimento!Essere carino!

Jenny                             - (riflette, non tiene conto del ragionamento di lui) Prima di tutto, non capisco perché l'hai portata in ballo.

Richard                         - (con rabbia repressa) Nemmeno io! (Silenzio)

Jenny                             -Se ti fa piacere, posso imparare qualche storiella sconcia, o mettermi a raccontare in giro due o tre delle tue specialità...

Richard                         -Lascia andare! (Silenzio)

Jenny                             - (cerca di trattenere un sorriso) Chi era? (Richard fa il broncio, scrolla il capo) Su, dillo:chi era?

Richard                         -No, no.

Jenny                             - (gli fa un po' di solletico) Su, avanti, dillo!

Richard                         - (più allegro) No; basta, piantala. (Lei insiste a fargli il solletico, lui l'afferra,lottano, ridendo, giùsul di­vano, giocano fino a darsi unbacio,poiun altro, che si prolunga, ed è molto più importante)

Jenny                             -Uuh-hh;adesso no.

Richard                         -Ooooohhhh...

Jenny                             -No:ora entra Roger e...

Richard                         -Pazienza, potrà dire ai suoi amici che siamo ancora vivi.

Jenny                             -Su, adesso no. No.

Richard                         - (si butta indietro;sospira) Va bene.

Jenny                             - (pausa) Chi era?

Richard                         - (scrolla il capo) Hm, no. Ho promesso.

Jenny                             - (strizzando gli occhi) A chi?

Richard                         -A me stesso. Autodisciplina.

Jenny                             - (sciogliendosi dalui)-Questapoi!

Richard                         -Un pochino ce ne vuole.

Jenny                             - (si guarda allo specchio, si apprezza, approvandosi) Hai visto il giornale, oggi?

Richard                         - (preoccupato) Hmmm.

Jenny                             -C'era un annuncio.

Richard                         - (tornandoalla scrivania)    -Che fanno, regalano soldi? T'assicuro che mi farebbero comodo, se...

Jenny                             - (sempre apprezzandosi) No, era per una serra, in­telaiature di alluminio, vetri...

Richard                         - (sbatte giù un foglio di carta) Piantala, perdio! (Pausa; lei lo guarda un po' dall'alto) Ti ho appena detto che quest'anno Roger non va al campeggio perché non ce lopossiamopermettere, e...

Jenny                             - (con un certo disprezzo, senza peso) Oh, soldi, soldi, soldi.

Richard                         -Sì. Soldi. (Fa vedere i conti) Benzina. La mac­china. Figli di mignotta. Un preventivo per quella crepa... nell'attico.

(Suonano allaporta)

Jenny                             -Suonano alla porta.

Richard                         - (che s'è rimesso al lavoro) Si. Perché non vai ad aprire?

Jenny                             - (pausa) Perché tu no?

Richard                         -Hm?

Jenny                             -Perché non ci vai tu?

Richard                         - (quasi gemendo) Perché sto lavorando, tesoro; non lo vedi che...

Jenny                             -Se fosse per te?

Richard                         - (un po' sbalordito) Allora mi dici chi è. O che cos'è.

Jenny                             - (pausa,esitazione)  -Ah.Si, èvero.

(Suonanodinuovo)

Richard                         - (butta giù la penna, si alza, esce) Cristo perdio!

(Magari,sipotrebbesentireche,in quinta,Richarddice

"Sì?" epoi"Ah,va bene";intanto,Jennyvaun po'in giro per la stanza, per esercitarsi nella disinvoltura. Richard torna, con un pacchettino avvolto nella caria marrone, con spago,un saccodifrancobolli,ibollidell'espresso,ecc.)

Jenny                             -Chi era?

Richard                         - (guarda il plico, con curiosità mista a disgusto) - Un pacchetto.

Jenny                             -Ah, per me?

Richard                         -No. Per me. (Lo scuote, lo guarda meglio)

Jenny                             - (pausa) Allora... (Pausa) Aprilo.

Richard                         - (lo posa sul tavolino, lo fissa, con le mani sui fian­chi) Chissà che cos'è.

Jenny                             - (una risatina) Aprilo, così lo vedi.

Richard                         - (lo riprende in mano, lo guarda meglio) Espresso. Non c'è il mittente.

Jenny                             -Aprilo, che sarà mai?

 Richard                        - (cerca di rompere lo spago, non ci riesce) È... legato così forte... (Prende il temperino che ha in tasca, sega lo spago, comincia a scartarlo. Jenny rimane a una certa di­stanza. Richard scopre il contenuto. I suoi movimenti deno­tano un lento stupore)

Jenny                             - (provando a essere disinvolta) Che, che cos'è?

Richard                         - (meravigliato) Jenny! Guarda!

Jenny                             -Hm?

Richard                         -Jenny! Sono soldi!

Jenny                             -Sono che?

Richard                         -Soldi!!

Jenny                             - (finge incredulità e gioia infantile) Soldi. Sono soldi?

Richard                         - (controllandosi; esterrefatto) Jenny; sono soldi. Un mucchio di soldi.

Jenny                             - (avvicinandosi d'un passo) Oh sì... santo cielo.

Richard                         -Jenny, sono fogli da dieci dollari, in pacchetti da cinquecentodollari l'uno.

Jenny                             - (splendido sbalordimento) Ma... quanto? Quanto è? Richard        - (comincia a contare, prima forte, poi tra sé e sé) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove...

Jenny                             - (mentre lui conta, con pause tra una frase e l'altra) Oh... è incredibile. No... ma è incredibile.

Richard                         -Aspetta... questi sono biglietti da cento dollari. Uno, due, tre, quattro... (Fa un po' di confusione) Quattro­milanovecento dollari.

Jenny                             - (un po' perplessa) Quattromilanovecento?

Richard                         -Quasi cinquemila dollari. Quattromilanovecento dollari.Jenny!Quattromilanovecento dollari.

Jenny                             -Ma è incredibile! Non cinquemila?

Richard                         - (con l'improvviso sospetto che ci sia qualcosa che non va) Non capisco.

Jenny                             -Non sei... non sei contento?

Richard                         - (si storce un poco per commentare la domanda di lei) Contento? Non so se sono contento.

Jenny                            - (sempre a distanzadaisoldi)-Sonoveri? Sono soldi veri?

Richard                         - (guarda una delle banconote) Sì; certo che so­no veri:biglietti da cento dollari, veri, usati.

Jenny                             - (con una certa soddisfazione) Dio mio.

Richard                         -Ma... ma perché? cosa vuol dire, che senso ha?

Jenny                             - (fa un passo avanti, come per proteggerli) Sì, ma sono soldi.

Richard                         - (li guarda, torvo)     -Altro che se sono soldi. Pec­cato non poterli tenere.

Jenny                             -Come sarebbe?

Richard                         - (senza molto entusiasmo) Non li possiamo te­nere. Bisogna che li consegni alla polizia.

Jenny                             -No!

Richard                         -Per forza. Qua c'è qualcosa che non va.

Jenny                             -Che!?

Richard                         - (non trova le parole) Beh... insomma...

Jenny                             -Erano indirizzati a te, sì o no? Sono venuti per espresso; santo Dio, non è come se li avessi trovati per la strada.

Richard                         -Sì, lo so, ma...

Jenny                             - (più staccata che le sia possibile) Per conto mio, vuol direche qualcunohapiacere a farteli avere.Non... non so per quale altro motivo te li avrebbe mandati.

Richard                         -Vuole che li abbia io. Ma chi è?

Jenny                             -Questo... questo non lo so. (Si stringe nelle spalle) Un tale.

Richard                         -Sì, ma potrebbe esserci sotto qualcosa di molto brutto, come...

Jenny                             -Come?

Richard                         -Non so, la Mafia, che so io, dei rapinatori di banca, dei... magari li hanno mandati qua per liberarsene e...

Jenny                             - (ride allegramente) -Non dire sciocchezze.

Richard                         - (cipensa sopra,cominciaacedere)-Secondo te, me li ha mandati qualcuno di preciso?

Jenny                             - (come se fosse la cosa più semplice di questo mon­do) Per forza.

Richard                         -Ma chi?

Jenny                             -Non so... forse... qualcuno che cerca di sdebitarsi.

Richard                         -Son cose che non succedono... almeno non a me.

Jenny                             -Questa volta sì.

Richard                         - (le porge il denaro, con un gesto quasi infantile) -Non lo vuoi... toccare, non so?...

 Jenny                            -Oh. Sì: certo.- (Gli va vicino, tocca il denaro, sorride debolmente) Chissà chi te li ha mandati.

Richard                         -Non... non so. C'è un tizio che spesso sta se­duto vicino a me, sul treno. Ha l'aria d'interessarsi molto a me; un tipo anziano, sembra un banchiere. Mi chiede sempre come va il mio lavoro, come me la cavo. Chissà, forse è un miliardario, magari mezzo matto.

Jenny                             - (mostrandogli la sigaretta spenta) Un fiammifero.

Richard                         -Eh? Ah, sì. (Sta per darle la scatola dei fiam­miferi, poi ci ripensa e le accende la sigaretta) Forse vengono da uno come lui.

Jenny                             - (lievissimo dubbio) Beh, si, può essere.

Richard                         - (perplesso, un po' smontato) Oppure no.Beh, insomma, forse no.

Jenny                             - (consolante) Si, ma qualcuno è stato.

Richard                         -Sì. (Riflette, le porge unabanconota) Tieni. Per te.

Jenny                             - (lievissima pausa) Grazie. Allora... allora non li porti alla polizia.

Richard                         - (pausa; lievemente in colpa, ma coraggioso) No. Credo di no. (Pausa) Si vede che qualcuno vuole che li abbia io. Per forza. Sarei un cretino a non tenerli. (Pausa) Noncredi?

Jenny                             - (un bel sorriso) Sì, credo.

Richard                         -Voglio dire che sarebbe da stupidi... buttarli via.

Jenny                             -Appunto. (Allegra) Beviamo qualcosa, per festeg­giare l'avvenimento?

Richard                         - (rasserenato) Sì, avanti!

Jenny                             - (si avvia verso l'ingresso) Vado a prendere il ghiaccio.

Richard                         - (va verso la credenza dei liquori) Brava... Io, intanto, preparo un Martini-da-quattromilanovecento-dollari.

Jenny                             -UnMartini-super!(eccitata)Diciamo cinquemila tondi: fa più effetto.

(Jack entra dalla vetrata, appena Jenny è uscita seguita da Richard)

Jack                               - (fa un giretto per la stanza, si rivolge al pubblico) I mesi passano; la gente vive e muore, ma io... vado a spasso. Certi giorni, parola d'onore, devo confessare a me stesso che non so neppure se sono vivo... o se lo sono mai stato. Guardo vivere gli altri, sono uh voyeur de la vie... ecco che cosa sono. Guardo, osservo, scruto. (Enuncia una grande verità, che ha valore solo perché è obiettiva) Io non mi sono mai sentito veramente vivo. Non può dipendere solamente dall'isolamento, dall'isolamento che dà il denaro; che dite? No, non può essere per questo. Conosco tanta gente che ne ha molto più di me, eppure è viva... o ma­gari si è ammazzata. Ah, a proposito, ho fatto quello che mi proponevo. (Annuisce) Ho fatto testamento... anzi, tecni­camente parlando, l'ho rifatto... e ho lasciato tutto il mio malloppo a loro, a Jenny e Dick. Tre milioni di dollari e rotti. Però sarà meglio che non gli dica niente. È già diffi­cile volermi bene per quello che sono. Si, sono simpatico, e di buona compagnia, ma... (Osserva il denaro che è sul tavolino) Accidenti. (Parla forte, adesso è entrato nell'azione) Accidenti! Guarda lì quanti soldi!

Richard                         - (entrando dalla cucina) Non toccare!

Jack                               - (fingendosi offeso)   -Scusa tanto!

Richard                         - (ancora severo, viene avanti verso il denaro) Non si tocca.

Jacy                               -Se vuoi, torno fuori e busso.

Richard                         - (sospira, fa una risatina) Scusami, Jack.

(Jenny torna con il secchiello del ghiaccio)

Jenny                             -Pronti, cinquemila dollari di ghiaccio, e... ah! Jack.

Jack                               - (vede che stanno tutti e due a disagio; al pubblico) Accidenti.

Jenny                             - (brevissima pausa; sfoggia una grande bonomia) Ehi!

Richard                         -Bevi anche tu.

Jack                               - (sorride aspettando che gli spieghino il mistero) Va bene.

Richard                         - (a Jenny) Sai, Jack ha visto quei soldi, e...

Jack                               - (molto simpaticamente) ...e, in parole povere, sono rimasto secco.

Jenny                             -Eh sì, beh, sono soldi.

Jack                               - (lo guarda) Li avete rubati, o li avete fabbricati in cantina col torchietto a mano?

Richard                         -Niente di tutto questo, li abbiamo...

Jenny                             -Sono arrivati;semplicemente... arrivati.

 Richard                        - (per spiegare meglio) Per posta.

Jenny                             -Sì.

Richard                         - (c.s.) Per espresso.

Jenny                             -Sì.

Jack                               - (breve pausa;evidentemente,dovrannospiegareme­glio) Beh, molto carino.

Jenny                             -Qualcuno li ha mandati a Dick.

Jack                               -Eh?

Richard"                        -Sì.

Jack                               -Chi?

Jenny                             -Questo non lo sappiamo, qualcuno, supponiamo, che... sì, che lo apprezza. O magari lo ammira.

Jack                               -Insomma, non avete idea di chi ve li ha mandati.

Jenny                             -No.

Richard                         -Nessun'idea.

Jenny                             -Assolutamente.

Jack                               -Sono molti? Li posso toccare?

Richard                         - (con un gesto involontario per proteggere il dena­ro, lo tira indietro) Certo.

Jack                               - (li tocca con un dito, si guarda il dito) Perfetta­menteasciutti.

Jenny                             -Certo; sono veri,

Richard                         - (all'improvviso, ma il pensiero non gli dà gioia)     -  Jack... non sei stato mica tu, vero?

Jack                               -A far che?

Richard                         -Non sei stato tu. Non sei stato tu a mandarci questi soldi, vero?

Jack                               - (piccola pausa, poi una risata) No, perdio!

Richard                         -Sicuro, perché altrimenti...

Jack                               -Sicuro,sicurissimo. (Al pubblico)No, non sono stato io; non glieli ho mandati io. (Di nuovo a loro) Quanti sono?

Jenny                             -Quasi...

Richard                         -Cinquemila.

Jack                               -Basta questo. Le piccole somme non m'interessano.

Richard                         - (sulle difensive) Per te sarà una piccola som­ma, ma per altri...

Jenny                             - (per cambiar discorso) Perché non ci beviamo tutti un buon Martini?

Jack                               -Che bellezza! (Richard si dà da fare per prepa­rarli. Jenny mette in ordine la stanza) Ohé, non volevo mi­nimizzare la... la manna che v'è caduta dal cielo!

Jenny                             -Ma va là...

Jack                               -È una bellissima cosa. (Al pubblico) A mio giudizio, è anche piuttosto singolare. (Di nuovo nell'azione) Ohé, spero che darete una festa. (Richard e Jenny si guardano, dappri­ma con entusiasmo)

Jenny                             -Eh sì; bisogna darla!

Richard                         - (esitante) Però non credo che si dovrebbe an­nunciarlo a...

Jack                               -No, una festa pel gusto di darla. Un colpo di vita! Prendete del caviale! Servite lo champagne! Fate venire un cameriere!Date un garden party!

Jenny                             - (estasiata) Un garden party!

Richard                         - (rimettendosi all'idea) Certo!Perché no!

Jack                               -Certo! Perché no! (Al pubblico, stringendosi nelle spalle) Perché no?

Jenny                             -È una super-idea. Quando?

Jack                               -Adesso.

Jenny                             -Oh, no... la- settimana prossima, così...

Richard                         - (ansioso; un po' triste) Sai... la gente si orga­nizza, e...

Jack                               -No:adesso. Inquesto istante:a caldo. Alzate il telefono. E chiamate tutti a raccolta, pel gusto di farlo. (Più carino) Fate qualcosa di folle, di eccezionale, e... insomma, fate qualcosa che avete sempre desiderato di poter fare.

Jenny                             -Sì! Avanti!Invitiamo... chi devo invitare?

Richard                         -Non so... Chuck e Beryl...

Jenny                             - (contando sulle dita, entusiasta) Sì, Chuck e Beryl, e naturalmente Cynthia e Perry...

Richard                         -...sì...

Jenny                             -...poi... Gilbert e Louise. Chi altro?

Richard                         - (risatina)     -Piano,eh.Nonspendiamo tutto in un colpo solo.

Jenny                             -Bastano? Sei? Ah, anche Jack; tu vieni, Jack.

Jack                               -No, tesoro. Ho un importantissimo appuntamento al circolo.

Jenny                             -...oooohhhh...

Jack                               -Sul serio. Puntate altissime. Non ci rinuncerei per niente al mondo.

Jenny                             - (scalpitante) Vado a telefonare. Posso?

Richard                         - (divertito)    -Vai.

Jenny                             - (aRichard) Intanto faiil contodella robache ci vuole, quanti liquori, eccetera eccetera.

Richard                         -Niente champagne?

Jenny                             -Sì!Certo! Ma non piace a tutti. Vado a telefo­nare. (Si avvia verso la porta)

Richard                         -A che ora?

Jenny                             -Ah... alle sei, sei e mezzo. Adesso che ore sono?

Richard                         -Le quattro.

Jenny                             - (esita) Ah. (Risoluta) Avanti, bisogna sbrigarsi. (Andando via) Ciao, Jack.

Jack                               -Ciao! (A Richard) Cosa vuol dire? che quando tor­na dalle telefonate io me ne devo essere già andato?

Richard                         - (ride, senza rispondere; porge a Jack il suo Mar­tini) Tieni.

Jack                               - (lo prende) Paradisiache bacche di ginepro al dop­pio ghiaccio. Io vi ringrazio.

(Udiamo debolmente dalla stanza accanto la voce di Jenny che sta telefonando. Udiamo il suo entusiasmo)

Richard                         -È fuori di sé dalla gioia. Cin-cin.

Jack                               -Cin-cin.Perché non dovrebbe esserlo? Èmeravi­glioso ricevere deisoldi in quel modo.

Richard                         -Sì.

Jack                               -Così, senza tasse. Introiti non tassabili, vero?

Richard                         -Credi?

Jack                               -Non li dichiarerai mica, no?... in questo modo, non ci sono tasse.

Richard                         - (non ci aveva pensato) Hai ragione! Incassi netti. Oh Dio!

Jack                               -E magari ne verranno degli altri.

Richard                         - (perplesso) Degli altri?Perché?

Jack                               -Santocielo...se qualcuno timandadeisoldiin questomodo, che motivo ha di fermarsi alprimocolpo? Potrebbe spararne uno alla settimana.

Richard                         - (quasi arrossisce) Su, via.

Jack                               -Dico sul serio!

Richard                         - (preoccupato, aggrottando la fronte) Però, Jack, non... non lo dici a nessuno, vero?

Jack                               - (baldanzoso) Ma via, Dick... fra mezzo minuto m'è uscito di mente. No, certo che non dico niente. Non voglio mica guastarti la festa.

Richard                         -Neppure per caso, neppure per allusione, sai, al circolo, oppure,..

Jack                               -...oppure quando ho bevuto qualcosina ditroppo? No,Dick,staitranquillo. Te loprometto.

Richard                         -Grazie.

Jack                               - (allunga le gambe) Il denaro è una strana faccenda, non trovi?

Richard                         - (ragazzino) Non so; non ne ho mai avuto troppo.

Jack                               -Dicevo: come simbolo. È un pezzo di carta, sporco d'inchiostro... inchiostro e carta che messi insieme non val­gono neanche lo zero venticinque d'un centesimo... anzi, meno... eppure se non l'avessimo, il mondo si fermerebbe.

Richard                         -Si tornerebbe al baratto.

Jack                               -Sì, appunto, ècome la pittura. Un pezzo di tela e un po' di colore. Quanto vale? Quattro dollari? Cinque? Bastadargli un valore. Se lo faccio io, sivende per una certa somma, se lo fa un altro, si vende per dieci... cento volte tanto! Un certo Picasso per mezzo milione? Non è un bruttodipinto,evale quellacifra,dicono.Ildenaro.A quanto si vendeuna vacca?

Richard                         -Non lo so... a duecento dollari?

Jack                               -Può darsi. Diciamo:un quadro diPicasso costa duemilacinquecento vacche. Tutto quel latte. Quanti litri di latte dà una vacca in un giorno?

Richard                         -Cinquanta?

Jack                               - (un po' stupito) Litri?

Richard                         -Allora venti. L'ho letto da qualche parte.

Jack                               -Sì, giusto. (Fa mentalmente il calcolo) Fa... duemi­lacinquecento per venti...

Richard                         -Vuoi carta e matita?

Jack                               - (riflette: fa cenno di no) ...calcoliamo trecentosessantagiorni all'anno, per dare alla vacca cinque giorni di ferie. Cinquanta per trentasei, e riporto tutti questi zeri... fa... santo cielo! Diciotto milioni di litri di latte all'anno.

 Richard                        -Scherzi!

Jack                               -No, davvero. Diciotto milioni di litri di latte in un anno.

Richard                         -È incredibile!

Jack                               -Pare impossibile. Quanto costa il latte, all'ingrosso?

Richard                         -Diecicentesimi di dollaro?

Jack                               -No, meno. Ci sono tutti quegli aggravi sul prezzo al consumatore.Diciamocinquecentesimi. Diciottomilioni percinquecentesimi...èanchepiùimpressionante.Quasi novecentomila dollari all'anno per il solo latte!

Richard                         -Dove vuoi arrivare?

Jack                               -Che cosa preferisci? Il Picasso o le vacche?

Richard                         - (ci pensa, scrolla il capo, sincero) Non lo so. Un altro Martini?

Jack                               - (butta giù il suo, e intanto scrolla il capo) No. Bi­sogna che vada al circolo. Quel vecchiaccio di Digby è lf che aspetta. Seduto, con le carte davanti, che ansima.

Richard                         -Ah sì. Vai.

Jack                               - (si sono alzati tutti e due; si ferma) È interessante, secisipensa,quelvecchio.Aproposito,losaiche ha ottantasette anni? Adora i soldi... e non come simbolo... co­me cosa fine a se stessa. Scommetto che ha almeno sessanta milioni di dollari,masono parte integrantedilui. Non si trasformano in un Picasso o in vacche... o altro, ma restano come sono, pacchi di carta. Soldi come soldi.

Richard                         - (pausa, quasi scusandosi) Sai, i soldi sono soldi.

Jack                               - (scusandosi anche lui; carino) Lo so anch'io.

Richard                         - (calmo, dogmatico)Isoldi servonoa pagare i conti di casa, l'educazione di Roger, e qualcosina ogni tanto per far felice Jenny...

Jack                               -Lo so; lo so.

Richard                         - (indica il denaro che è sulla scrivania) E allora, un fatto come questo... ha il suo peso.

Jack                               -Non ti sfottevo mica.

Richard                         -Non glielo dire a Jenny, ma forse mi riesce di prenderle unaserra, magari piccola...

Jack                               -Te l'ho già detto: io non fiato. Soldi? Quali soldi? Bisogna che vada. (Si avvia verso la vetrata) Stavo pensan­do che mi pare di non aver mai adoperato la porta d'in­gresso di questa casa. Èbella?

Richard                         - (veramente non ci aveva mai pensato) Sì... non c'è male, direi.

Jack                               -La porta d'ingresso?

Richard                         -Hmmm.

Jack                               -Bisogna che una volta ci passi.

Richard                         -Jack? (Jack si ferma, già mezzo fuori) Niente, niente.

Jack                               - (al pubblico, appena Richard s'è voltato) Ha ra­gione; non lo sfottevo affatto. I soldi... sono... soldi... Arri­vederci. (Esce)

Jenny                             - (torna d'un balzo) Voi due che...? Ah. Jack è an­dato via?

Richard                         -Sì.

Jenny                             - (quasi senza fiato) Chuck e Beryl vengono; ave­vano pensato di passare la serata in casa; ho trovato Cyn­thia e Perry, cioè ho trovato Cynthia, dovevano andare da qualche parte, ma vengono anche loro; sto provando a chiamare Gil e Louise, ma hanno il telefono sempre oc­cupato; vado a riprovare, così non ci si pensa più.

Richard                         -Va bene. Vuoi un Martini?

Jenny                             -Dopo, quando torno. (Mentre torna via) Roger do­vrebbe essere in arrivo. Bisognerà che alla stazione prenda un tassi.

Richard                         -Un tassì?

Jenny                             - (indugia momentaneamente) Sì, un tassì. (Indica i soldi) Non credi che ce lo possiamo permettere?

Richard                         - (abbozza; ride come una pecorella) Ah! Hm. Sì, credo di sì.

(Jenny esce. Richard guarda i soldi, li mette bene in ordine; si fruga in tasca alla ricerca d'una sigaretta, ''non ne trova, guarda se ne vede in giro; trova un pacchetto vuoto, ne cerca un altro. Quasi chiamandola)

Jenny, dove hai messo le sigarette? Lascia fare, le cerco io.

(Si guarda attorno, perplesso, tenendo per un momento le mani sui fianchi. Va a vedere... dove? Sul tavolinetto del divano, chis­sà? Apre un cassetto, ci guarda dentro, fruga, si ferma, impie­trito. Posa la mano su qualcosa, l'afferra e lentamente la tira fuori. È un pacchetto di soldi. Lo guarda, guarda il mucchio che è sul tavolo, guarda meglio i soldi che ha in mano, po sa il nuovo malloppo su una sedia, o sul divano, dove gli è più comodo, si guarda attorno, adocchia il cestino da la­voro di Jenny... per esempio... e ci va; esita un attimo, poi lo apre, ci fruga dentro, e tira fuori un altro pacchetto di banconote che osserva con intensa curiosità mentre lo pren­de e lo lascia cadere accanto all'ultimo. Scorge una scatola che è sul caminetto, ci va, l'apre e ne tira fuori un pugno di soldi. Li lascia cadere, attorno a sé, come fossero co­riandoli)

Jenny                             - (torna) Ecco fatto. Gilbert e Louise vengono an­che loro, così... (Si ferma,vede quello che lui ha trovato) ...quelli che abbiamo invitato, vengono tutti.

Richard                         - (brancola nella nebbia) Jenny, guarda. Che cos'è?

Jenny                             -Sono soldi, Dick.

Richard                         -Ma... sono... sono soldi tuoi?

Jenny                             -Adessonon c'ètempo, poiti spiegherò...

Richard                         -Iltempo c'è.Spiegami.

Jenny                             -Ci sono tante cose da fare prima che...

Richard                         -Aspetta!(Indica i soldi che sonosulla tavola) Me l'hai mandatotu, quelpacchetto?

Jenny                             -Veramente, sì...per forza:erano tanti, che non sapevo inche modo...

Richard                         -Che hai fatto... hai giocato?

Jenny                             - (balzando sull'idea) Sì.

Richard                         -Dove?Su che cosa? Attraverso chi?

Jenny                             -C'è... c'è un omino...

Richard                         -Si chiama?

Jenny                            -Che cos'importa?hovinto, no?

Richard                         - (gelido) Si chiama?

Jenny                             -Desorio.

Richard                         -È una bugia.

Jenny                             -Non ti permettere diparlarmiinquelmodo!

Richard                         -Non è una bugia?

Jenny                             -Beh... piùo meno.

Richard                         -Allora è una bugia!

Jenny                             - (stringendosi nelle spalle) Sì.

Richard                         -Quanti ce n'è qui in casa? Migliaia! Dove li hai presi?

Jenny                             - (sulla difensiva) Non li ho rubati.

Richard                         - (gelido) Doveli hai presi?!

Jenny                             -Li ho guadagnati.

Richard                         -Un impiego!Ti sei impiegata!

Jenny                             -Più o meno.

Richard                         -Ti avevo detto che non volevo. No!Non puoi averli guadagnati in un impiego. Sono troppi!Sono migliaia didollari, e...

Jenny                             -In sei mesi!

Richard                         - (ride pietosamente e quasi istericamente) No, scu­sa, tesoro:avanti. Dimmi. Li... li hai ereditati da qualcuno? È morto qualcuno e non me l'hai detto?

Jenny                             -Non è mortonessuno.Li hoguadagnati. (Lieve pausa) Nel pomeriggio.

Richard                         -Scusa, cara:neppure lavorando a orario intero poteviguadagnare tanti soldi così.Avanti su:dimmi.

Jenny                             - (offesa, cerca di perder tempo)-Ahsì? eh? Per forza, se sono buona solo a fare il bucato o cose del genere.

Richard                         - (digrignando i denti) Dove li hai presi?

Jenny                             - (sospira,rispondea vanvera,parlandoa precipizio)

                                      - Guadagno duecento dollari per pomeriggio, quattro gior­nilasettimana, eanche dipiù.Ne ho spesiun pochino per farmi dei vestiti, ma non c'è stato il tempo di spendere gli altri, e...

Richard                         -Non c'è nessuno che paga tanto! Tu, poi, non haipratica.

Jenny                             -Non ce n'è bisogno.

Richard                         - (esterrefatto, è infurialo dal mistero) Di che c'è bisogno?

Jenny                             -Il mio Martini dov'è? Me ne avevi promesso uno al doppio ghiaccio, super-extra...

Richard                         - (le afferra un braccio) Dimmelo!

Jenny                             -Ahi!Lasciamiandare! (Lui la lascia andare; lei si strofina il braccio mentre si scambiano occhiate di fuoco. Cedendo) Non ne vale la pena.

Richard                         -Perdio santo, me lodicio facciounfalò di tutti questi soldi là in mezzo al prato!

Jenny                             - (difendendosi,sottomessa) Nonfare sciocchezze! Sono soldi!

Richard                         -Voglio sapereda dove vengono!

Jenny                             - (alza la voce anche lei) Vengonoda un lavoro!

Richard                         -Che tipo di lavoro?!

Jenny                             - (alla cieca) Sto... alle pubbliche relazioni.

Richard                         -E ti danno tutti quei soldi? (Sbuffa, sogghigna)

Jenny                             -È un posto molto di lusso!

Richard                         -Di lusso come?

Jenny                             -È... lo studio d'un dottore.

Richard                         -Vuoi darmi da intendere che per star seduta due ore al pomeriggio dietro la scrivania dell'anticamera d'un dottore a fare il panegirico del principale e a tessere le sue lodi anche con chi se ne strafotte, guadagni duecento dollari al giorno?! M'hai preso per un cretino!

Jenny                             -È un posto molto particolare e molto di lusso!

Richard                         - (un po' timoroso e un po' disgustato) Che... che cos'è, un medico di... di quelli che fanno abortire, o qualcosa di simile?

Jenny                             -Dio mio, sei disgustoso!

Richard                         -Come no?!Ho letto sul giornale che un tizio aveva scoperto che sua moglie lavorava per un dottore come quello,anzi, gliprocuravaleclienti.

Jenny                             -Sei schifoso!

Richard                         -Allora scusami tanto; ma se fai tanti misteri, che cosa vuoi che pensi? Eh?

Jenny                             - (in trappola, furibonda) Pensa quello che ti pare! (Pungente) Non li vuoi i soldi?

Richard                         - (sono furibondi tutti e due) Adesso i soldi non c'entrano!

Jenny                             -Altro che! Non penserai che lo faccia per mio piacere, no?

Richard                         -Che cosa?! Star seduta dietro una scrivania a chiacchierare?!

Jenny                             -Sì:star seduta dietro una scrivania!

Richard                         -Che nome ha questo posto?

Jenny                             - (sfidandolo) Non ha nome; ha solo un numero.

Richard                         -Ah sì? E allora che numero ha?

Jenny                             -È riservato.

Richard                         -Sono tuo marito!

Jenny                             -Sono tua moglie! Mi dici tutto, tu?

Richard                         -Voglio che midici la verità!

Jenny                             -Quanto ne parli, tu, del tuo lavoro? Con me.

Richard                         -È un lavoro noioso!

Jenny                             -Anche il mio!

Richard                         -Ma i soldi no! I soldi non sono tanto noiosi! Cristo santo! Io guadagno metà della metà! (Sprezzante) Se­duta dietro la scrivania dello studio d'un dottore... Queste pubbliche relazioni hanno tutta l'aria di essere un casino d'alto bordo!

Jenny                             -Non mi piace quella parola.

Richard                         -Casino! Casa da appuntamenti! Bordello!

(Si­lenzio. Jenny guarda fuori, verso il giardino. Richard co­mincia a realizzare d'aver colpito il bersaglio) Insomma, dil­lo:che cos'è?

Jenny                             - (guarda lontano; un po' ansiosa, triste) Un posto.

Richard                         -Un posto.

Jenny                             -Dove mi pagano.

Richard                         - (le riafferra un braccio) Santo Dio! Ti pagano per chiacchierare?

Jenny                             -Pagano me! - (Lunga pausa; non sa più a che santo votarsi) Non li vuoi i soldi?

Richard                         - (lascia andare il braccio di lei, fa qualche passo indietro,scrollail capo:balbetta,quasi ridendo nella sua incredulità) N-n-non... non ci credo. N-n-non ci credo.

Jenny                             - (senza peso) E allora non crederci.

Richard                         - (fa qualche passo indietro; sempre brancolando) N-non ci credo. Non posso.

Jenny                             - (viene verso di lui; col sorriso più carino)Te­soro, tutto sarà terribilmente diverso.

Richard                         - (ride senza gioia all'ironia) Oh, sì, perdio!

Jenny                             - (ancora felice:con importanza) Tutte le cose che desideriamo da anni...

Richard                         -Tu e io!

Jenny                             -Possiamo avere un'altra macchina e...

Richard                         -Non c'è... non ci credo!

Jenny                             -Che cosanon c'è?

Richard                         -Il posto in garage. (Incredulo) Come hai po­tuto fare una cosa simile? (Pausa) Ma via, non è vero, no? (Jenny annuisce, lentamente)No;ahsì?Davvero?

Jenny                             - (dogmatica, impaziente) È per noi; per tutto ciò che desideriamo!

Richard                         - (denti stretti; con rabbia contenuta, lento e deciso) Sei mia moglie; la mamma di Roger; o una volgare pro­stituta?

Jenny                             -La metti su un piano ignobile.

Richard                         -Su quale piano vuoi che la metta?!

Jenny                             -Non sono mica sola. Non sono la sola persona al mondo che...

Richard                         -Sei la sola che sia sposata con me!

Jenny                             - (ragiona,con tristezza) Ma tranoinon cambia niente, e...

Richard                         - (duro) Ah no? (Le va davanti e le dà uno schiaf­fo in pieno viso) Ah no? Per questo, qual'è la tua tariffa?

(Lei lo fissa, con fermezza, ma forse ha le lacrime che stan­no per spuntare. Allora lui le dà un altro schiaffo, duro quanto il primo)

Ho detto: per questo qual'è la tua tariffa?!

(Jenny non dice niente, tutt'al più una specie di grugnito che è il grido con cui restituisce lo schiaffo, duro e deciso quanto quello di lui. Richard, freddo, dopo un momento di pausa)

Fuori. Prendi la tua roba e vai fuori di qui.

Jenny                             - (altrettanto fredda) Dove!

Richard                         -Ovunque!Se nome ne vadoio.No, perdio, io sto qui. È casa mia, l'ho pagata io. E ci resto!

Jenny                             - (stranamente impassibile) Non posso... così su due piedi.

Richard                         -Ho detto vai fuori!

Jenny                             -Qua ci sono molte cose mie.

Richard                         -Prendile! Prendile!

Jenny                             - (a denti stretti) Certo, non puoi pretendere che metta insieme tutta la mia roba da un momento all'altro e...

Richard                         -Te la mando io! Intanto... intanto vattene!

Jenny                             -No, no, non puoi. Ti conosco: non sapresti mai cavartela, in una cosa del genere. I facchini li devo chia­mare io, devo organizzare tutto io, e...

Richard                         -Merda!!

Jenny                             -Sì, è verissimo. Quando tua zia, come si chiama­va?, rivoleva quel suo brutto, gran parafuoco, hai detto che te ne saresti occupato tu, ma sono passate le settimane e tu non hai fatto un accidente.

Richard                         - (calmo, con ira controllata) Prendi la tua roba e esci da questa casa!

Jenny                             - (stanca di tutta la faccenda) Via non fare lo stu­pido.

Richard                         - (furibondo e incredulo) Non fare che cosa?

Jenny                             -Ho detto, non fare lo stupido. Dammi una sigaretta.

Richard                         -Troia maledetta! Viziosa!

Jenny                             -Non sono viziosa! Te l'ho detto: lo faccio per i soldi! I soldi che non fai tu! I soldi che ci servono. Pensi che ci provi gusto?

Richard                         -Pensare, io?! Io, io, io, io, io, non penso niente! Non posso!Se penso divento matto!Cisono uominiche ammazzano la moglie per cose del genere!

Jenny                             - (ridacchia) Tesoro mio...

Richard                         - (sfottuto, perde il controllo di sé) Non ci cre­di? (Va verso di lei, con intenzioni serie) Leggi i giornali e vedrai! Perdio, leggi i giornali di domattina, cosi vedi...

(Sono entrambi interrotti dal rumore della porta di casa che sbatte; Roger entra dall'ingresso)

Roger                            -Salve! Ho preso un tassì; mi date i soldi?

Jenny                             - (come si fosse scordata di lui, e le dispiacesse) Roger!

Roger                            -Quello del tassì dice che vuole cinque dollari di supplemento perché stiamo tanto distanti.

Richard                         - (rovesciando la sua ira sul conducente del tassì) Ah sì, eh? Ah sì, eh? Bene, lo sistemo io quel figlio di puttana.

(Richard esce, magari dando una spinta a Roger, che è tra lui e la porta)

Roger                            - (osserva l'uscita di Richard, esterrefatto; poi guarda Jenny; con affetto sincero) Ciao, mamma.

Jenny                            - (imbarazzata,madominandosi)-Tesoro!Sei arri­vato... tanto... tanto in anticipo.

Roger                            - (constatazione di fatto) Il treno era in orario.

Jenny                             - (un po' stordita)      -Eh? Ah sì? Beh, allora... ave­vamo l'orologio indietro.

Roger                            -Si vede. (Va a una sedia, ci sale in piedi sopra, e guarda oltre la vetrata di là dalla siepe) Come va il tennis?

Jenny                             -Che tennis?

 Roger                           - (indica) Là al circolo.

(Da fuori della porta arri­vano voci concitate)

Jenny                             - (guarda in quella direzione, apprensiva) Ah, non... non ci bado molto.

Roger                            -Papà gioca sempre? Spero che quello del tassi non l'ammazzi.

Jenny                             - (chiama, preoccupata) Dick? (A Roger) Scendi di là, prima cheti veda tuo padre!

Roger                            -Va bene... (Salta giù; vede i soldi) Uhh! Sono soldi?

Jenny                             - (preoccupata, sulla difensiva) Sì, ma... lascia stare.

Roger                            -Che è, hai giocato alle corse?

Jenny                             -No... son cose che non ti riguardano.

Roger                            -Ne posso prendere unmazzetto?

Jenny                             - (conrabbia improvvisa) No!Lascia stare!

Roger                            - (ferito, piuttosto) Scusa tanto. (Con ironia greve) Accidenti,chebelloessere a casa.

Jenny                             - (scusandosi) Via, tesoro, non...

(Riappare Richard, con gli abiti un po' in disordine)

Richard                         - (vendicativo e orgoglioso) Gli ho rotto il muso!

Roger                            - (timido) Ciao, papà.

Richard                         - (a Jenny che è stata lei la causa di tutto) Gliel'ho rotto il muso, a quel figlio di puttana!

Jenny                             - (biasimandolo) L'hai salutato tuo figlio?

Richard                         -Hm?

Roger                            - (timido, contento) Ciao.

Richard                         - (effettivamente vede Roger per la prima volta: triste e orgoglioso) Ciao. (Di nuovo a Jenny: vantandosi, calmo ma furibondo) Gliel'ho rotto il muso, a quel figlio di puttana là!

Jenny                             - (concalma disperazione) Perché?

Richard                        -Perché?!Volevanove dollari.Bruttacarogna, voleva il prezzo della corsa più cinque dollari, perché?

Jenny                             -Non è una buona ragione per rompere il muso a qualcuno.

Richard                         -A chi dovrei romperlo?! (Meno forte, ma non meno intenso) A chidovrei romperlo?!

Roger                            - (per colmare un piccolo silenzio) Come va il tennis, papà?

Richard                         - (a Roger) Che?!

Roger                            - (intimorito)Iltennis. Come va?

Richard                         - (confuso) Non, non ho... non, non ho giocato.

Roger                            -Ah ah!

Jenny                             -Ora vedrai che quello ci denuncia.

Richard                         - (smontato;addirittura imbarazzato) Gli ho pre­so una spalla. Ci... ci siamo subito separati.

Jenny                             - (pausa, delusione e sollievo) Ah.

Richard                         - (sbuffa) Si meritava ben altro.

Roger                            - (è tornatoin piedi sulla sedia) Giù!Dritto nelle palle!

Richard                         -Chi? Cosa?

Jenny                             -Roger, non sidicono quelleparole.

Richard                         - (con scherno) Per carità!

Roger                            -Si meritava un bel cazzottone, dritto nel... come devodire?

Richard                         -Non chiederlo a tua madre: una gran signora come lei! (Si rende conto di dove sta Roger) Smettila di sa­lire in piedi sui mobili, perdio!

Roger                            - (ubbidisce; sottomesso, a disagio) Scusa.

Richard                         -Cosa credi? che abbiamo la fabbrica dei soldi?

Roger                            - (per difendersi, indica i soldi sparsi dappertutto) Si direbbe. (La battuta cade in un silenzio imbarazzantis­simo)

Richard                         - (per cambiar discorso) Com'è andato il trimestre?

Roger                            -Bene.

Richard                         -Che media hai avuto? come hai chiuso?

Roger                            -Sei più.

Richard                         -Come avevi cominciato?

Roger                            -Sei più.

Richard                         - (amaro) Cerca di mantenerla; quando avrai di-ciott'anni non ce la faremo neanche a metterti in una scuola d'agraria!

Jenny                             -Siibuono. (Richardresta abocca aperta,come se dovesse parlare, ma non fiata) Metti a posto l'orologio.

Richard                         -Va benissimo.

Roger                            -È venti minuti indietro.

Richard                         - (furibondo) E allora rimettilo tu!

Jenny                             -Dick!

Richard                         -Sta' zitta! (Roger va all'orologio che è sul ca­minetto, lotira giù)

Roger                            -Che devo fare?

Richard                         -Gira la chiavetta:gira la chiavetta, accidenti!

Jenny                             -Dick, se non ti riesce di...

Richard                         - (a denti stretti) T'ho detto di stare zitta. (A Ro­ger) No! Troppo! Troppooooooo... Non mandarla indietro. (Disgustato, prende l'orologio dalle mani di Roger, tutt'altro che con garbo) Avanti: dallo a me, quell'orologiaccio della malora. Non mandarlo indietro! Un orologio non deve essere mai mandato indietro!

Roger                            - (stordito, confuso) Scusa, ma...

Jenny                             -Scusa, tesoro, perché non porti su la valigia e...

Richard                         - (eccessivamente preso dall'orologio: a se stesso ol­tre che a Roger) Non si manda mai indietro un orologio; mai!

Jenny                             -Perché non vaiadisfare lavaligia?

Roger                            - (imbronciato) Va bene. Con tutti i soldi che avete, chissà cheaspettateacomprarvi unorologionuovo.

Richard                         -Ho capito!

Jenny                             -Vai a disfare la valigia, poi vieni giù a darci una mano.

Roger                            -Volete che vada su in camera mia, o volete che faccia dietrofront e torni subito in collegio?

Richard                         -Vai in camera tua!!

Roger                            - (sottovoce) Dio Cristo!

Richard                         -E non bestemmiare!

Roger                            - (da pari a pari) Perché io no?!E tu sì?!(Esce. Breve silenzio. Richard sbatte l'orologio in terra)

Jenny                             - (calma, scontenta) Ottimo rimedio.

Richard                         - (intensamente, battendosi il petto con le dita) Per me, sì!Per me!!

Jenny                             - (resta un momento con gli occhi chiusi, poi, molto ef­ficiente) È meglio che fai un elenco delle cose cheser­vono, delle bottiglie che dobbiamo comprare.

Richard                         - (la fissa, calmo) Troia.

Jenny                             - (non raccoglie) Prendiamo dello champagne, ma c'è sempre chi preferisce qualcos'altro, allora...

Richard                         - (c.s) Troia!

Jenny                             -...allora devi scegliere. Se, poi, offriamo del caviale fresco, e penso che civoglia, bisogna che lo vada a com­prare giù da Blaustein...

Richard                         - (c.s.) Troietta sozza, schifosa!

Jenny                             - (fuori di sé) Sta' zitto! Hai Roger in casa!

Richard                        - (a squarciagola) In casa ho unatroia sozza e schifosa!

Jenny                             - (piccola pausa; va avanti con calma) Fai l'elenco, saranno qui tra un'oretta...

Richard                         - (rìde, incredulo) Una festa! Diamo una festa!

Jenny                             - (senza scomporsi) Sì, appunto.

Richard                         - (finalmente stanno per spuntare le lacrime, sono lacrime di rabbia e di disperazione; ce ne accorgiamo per­ché ha un tremito nella voce) Che, che cosa si deve fare? Dare l'annuncio? Parteciparlo ai vicini? Pregarli di dire ai loro amici dove riceve mia moglie? Hm?

Jenny                             -Fai un elenco.

Richard                         -Troia, sono queste le pubbliche relazioni? (Ha le lacrime in pelle in pelle)

Jenny                             -Possiamo telefonare che ci mandino un po' di bot­tiglie, ma dobbiamo sapere che cosa occorre.

Richard                         - (con le lacrime sempre più pronte) Oppure, op­pure lo sanno già. Chissà... chissà se Chuck e Perry e Gil... loro... loro lo sanno già?

Jenny                             -L'elenco.

Richard                         -L'e-l-l'elenco? Ci... sì, giusto, ci vuole della... (Ora comincia a piangere) v-v-v-vodka, e...

Jenny                             - (carina) Polacca o americana?

Richard                         - (alza gli occhi, supplichevole) Tutt'e due?

Jenny                             -Sì, tutt'e due.

Richard                         -...e... e... del wh-wh-wh-whisky scozzese, e... bourbon, e... (Adesso piange in pieno) ...del gin, e... del gin, e... del gin e...

(Adesso la parola gin è molto ardua da pronunciare; è diventata una parola lunghissima, spezzata, rotta dal fiato e dal tentativo di mandare indietro le lacrime)

...g-i-i-i-n, e...

(L'ultima parola è lunghissima, spezzata, un lun­go ululato) G... i... i... i... i... n... n... n... n.

(Il sipario cala lentamente sulla parola non ancora finita)


ATTO SECONDO

(La stessa scena, un'ora dopo. Richard, solo è seduto e fissa il pubblico. Sarebbe interessante, se guardasse gli spettatori proprio negli occhi, ma con l'espressione assente di chi vede ma pensa ad altro. Nessun tentativo di stabilire una nuova intesa tra lui e gli spettatori; tuttavia non saranno po­chi quelli che proveranno una particolare sensazione. Entra Jenny, seguita da Roger; entrambi sono carichi di bicchieri, ecc.)

Jenny                             - (gradevolmente incredula) Che fai?

Richard                         -Eh?

Jenny                             -Che fai? Roger, quelli mettili là sopra, e sta' attento a non romperli.

Roger                            - (imbarazzato per l'ammonimento) Va bene.

Jenny                             - (posando la roba che ha in mano) T'ho chiesto che cosa credi di fare. Fra dieci minuti arrivano gli ospiti, e tu...

Richard                         - (brutto ma calmo;minaccia disbottare)Che dovrei fare?

Roger                            - (rompe un bicchiere) Accidenti!

Jenny                             -Roger...

Richard                         -Bravo! Spacca tutto, vah!

Roger                            -Ma è solo un bicchiere, non...

Richard                         -Non abbiamo la fabbrica dei s... Lo sai quanto costano quei bicchieri?

Roger                            - (sempre sulla sua posizione) No. Quanto?

Richard                         - (a Jenny) Quanto costano?

Jenny                             -Questi sono nuovi, e...

Richard                         - (una punta isterica che minaccia' di aumentare) Nuovi?

Jenny                             - (calma) Sì, sono di cristallo, mi pare che... ecco, sì, credo che costino circa quattrodollari e mezzo l'uno...

Richard                         - (dopo un'occhiatadolorosa a Jenny,si rivolge a Roger scrollando il capo, beffardo) Quattro dollari e mezzo l'uno. Hai rotto un bicchieraccio da quattro...

Roger                            - (frugandosi in tasca) -Toh, così velo ricomprate.

Richard                         - (con gioia sinistra) Dalli a tua madre.

Jenny                             - (ride, per confondere le acque) Su... non fare lo stupido. No, Roger, lascia andare.

Roger                            - (tirando fuori la mano dalla tasca) Purché si stia in pace.

Richard                         -Impertinente!

Jenny                             - (conciliante, a Roger) Avanti, tesoro, vatti a cam­biare. Sta venendo gente, e voglio che tu mi dia una mano.

Roger                            -Mi devo mettere la cravatta?

Richard                         - (furibondo) Sì!

Jenny                             - (tutta dalla parte di Roger) Si, caro, purtroppo. Su, fai una corsa.

Roger                            -Cravatta?

Richard                         -Sì; e camicia, e pantaloni, e calzini, e scarpe...

Roger                            - (se ne va, scrollando il capo) Mah!

Richard                         -E nonti piazzareallafinestraaguardareil tennis. Cambiati.

Roger                            - (melenso, saluta militarmente) Signorsì!

Richard                         -Spiritoso!

Jenny                             - (dopo una piccola pausa; ragionevole, calma) Era solo un bicchiere.

Richard                         - (rivolgendosi a lei, con calma ma in collera) Che fai?compri robasenzadirmelo?Cristalli?Orieargenti? Vestiti?

Jenny                             -Spesette da poco.

Richard                         -Ma che cosa?

Jenny                             - (sospira) Qualche vestitino; quei bicchieri; dei lenzuoli più fini. Non te ne sei accorto?

Richard                         - (ancora furibondo) Accorto di che?

Jenny                             - (calma e felice) Dei lenzuoli. Credevo che ti...

Richard                         -No! Non mi sono accorto dei lenzuoli più fini, e me ne frego, tanto non ci dormirò! Non dormirò mai più in camera con te!

Jenny                             - (fredda) E dove dormirai?

Richard                         -Come?

Jenny                             -Ho chiesto dove dormirai. Roger è a casa, e nella camera degli ospiti non c'è materasso...

Richard                         -Perché no!Dov'è?

Jenny                             -L'hai buttato via. Quando hai avuto l'epatite e hai dormito li sopra hai detto che era spaventoso -il materas­so -allora lo abbiamo buttato via.

Richard                         -Perché non ne abbiamo preso un altro?

 Jenny                            - (stringendosi nelle spalle,comincia a mettere le cose a posto) Mah... forse, per i soldi, non ricordo.

Richard                         -Adesso perdio ce lo possiamo permettere!

Jenny                             - (calma e precisa) Non vedo il bisogno. Hai detto che me ne devo andare.

Richard                         - (questa risposta lo blocca ma solo per un attimo) E allora quando te ne vai?

Jenny                             - (interrompe il suo lavoro) Subito. In questo istante.

Richard                         -Hai una festa! Hai degli ospiti che stanno per arrivare!

Jenny                             - (fingendodiesserecontrariata da questa complica­zione) Ah. È vero. Pazienza, me ne andrò subitodopo, appena saranno andati via gli ospiti.

Richard                         -Bene.

Jenny                             - (calma, sprezzante) O devo aspettare d'aver riposto la roba?

Richard                         - (cerca per un momento la parola adatta, alla fine) Vagabonda.

Jenny                            -Adesso non è ilcaso.

Richard                         -Non posso stare a testa alta davanti a quella gente; non mi riuscirà di guardarli negli occhi. Potrei met­termi astrillare,apiangere,chissà.

Jenny                             -Starai a testa alta. Anzi, penso che potrai guardare negli occhi Chuck e Perry e Gil, forse per la prima volta.

Richard                         -Perché? Perché mia moglie è una troia?

Jenny                             - (quasi blandendolo) No... perché, una volta tanto, non sarai... per cosi' dire... il parente povero; puoi parlare della nuova macchina che vuoi prendere; e perché non au­mentiamo la quota d'iscrizione al circolo per lasciar fuori le mezze calzette, e Jenny e io stiamo pensando alle Antille per quest'inverno... e viadi seguito.

Richard                         - (con un certo disgusto) La tua immoralità è in­guaribile.

Jenny                             -Tutt'altro! Sto parlando di soldi... di quella cosa che ci fa sempre saltare alla gola l'uno dell'altro; lo stan­dard sul quale ci basiamo per guidare gli altri; il grado di valored'unuomo!

Richard                         -Ci sono altri eleménti di giudizio!

Jenny                             -No, non tra le persone che frequentiamo noi! Non nel nostro ambiente!

Richard                         -C'è denaro e denaro!

Jenny                             -No! Ce n'è di tre tipi soli! Troppo poco, troppo e quel tanto che basta!

Richard                         -Sei corrotta!

Jenny                             -Troppo denaro corrompe;troppo poco corrompe. Queltantoche bastaaiuta.

Richard                         -E il modo! Il modo!

Jenny                             -Oh, non parliamo del modo! Perry e i bei terreni che vende? Venticinquemila dollari per un ettaro di terreno là fuori, vicino alla ferrovia, e non avverte nemmeno quei poveri deficienti chi manca la conduttura dell'acqua pota­bile! Gilbert e la sua immaginaria casa editrice? Quanto la fa pagare la pubblicità su quei suoi giornalacci porno­grafici? Migliaia di dollari! Quanto spende per stampare un libro appena presentabile... niente!

Richard                         -Ma sì... ma sì...

Jenny                             -Eiltuolaboratoriodiricerche.Icontratticol governo?Preparate laguerrabatteriologica,forse?

Richard                         -T'ho detto che... T'ho detto di non ripetere mai cose che riguardano il mio lavoro.

Jenny                             -Perché me le dici in via confidenziale! E io te lo dico in via altrettanto confidenziale! Siete tutti assassini e puttane!

Richard                         - (annuisce, diverse volte, rapidamente) Nobilissima gara.

Jenny                             -Hai perfettamente ragione.

Richard                         - (con gran sarcasmo) Grazie.

Jenny                             -Prego. Continua.

Richard                         -Con le tue teorie sul danaro, dovevi sposare Jack.

Jenny                             - (compiacendosi sfottente) Eh sì, forse hai ragione.

Richard                         -Nonper questopenso che avere come moglie una troia gli farebbe più piacere che a me.

Jenny                             - (consolandolo) Ma se avessi sposato Jack tutto que­sto non sarebbe accaduto.

Richard                         - (sta per saltarle addosso, ma è fermato dalla ricom­ parsa di Roger) Perte...

 Roger                           -Sono pronto.

(Si fermano tutti e due perché la voce di Roger ha uno strano tono di staccata disappro­vazione)

Jenny                             - (riprendendosi) Era ora. Verranno da un minuto all'altro. Oh, come sei carino, sembri proprio un uomo.

Roger                            -Non è la prima volta che mi vedi con la cravatta. (ARichard)La volevi picchiare?

Richard                         -Pensa ai fatti tuoi.

Roger                            - (debolmente imbarazzato) Credevo che fossero fatti miei.

Richard                         -E invece no. Suppongo che non ti sarai lavato.

Roger                            -Certo, non ho avuto il tempo di fare un bagno nella vasca, se è questo che pretendevi. Perché non sono fatti miei?

Richard                         -Perché no!Hai le unghie pulite?

Roger                            - (a Jenny,conla stessacuriosità debolmente disap­provante) Ti voleva picchiare? (Si guarda le unghie) Più o meno.

Jenny                             -Non dire sciocchezze, tesoro; tuo padre non picchia mai chi è più grosso di lui. Vieni, aiutami a sistemare que­sta roba. Queibicchieri laggiù...

Roger                            - (comebrontolando)-La gentesipicchiasempre quando gli altri non vedono.

Jenny                             - (decisamente offesa) Roger.

Richard                         - (ringhiando) Che mostro!

Roger                            -Non mi lamentavo:constatavo.

Richard                         -Le tue constatazioni tienle per te.

Jenny                             -Qua nessuno picchia nessuno.

Richard                         -Comunque, mai sopra alla cintura.

Jenny                             - (per dire "Non in presenza di Roger") Dick!

Richard                         - (si calma)   -Scusa!Scusa tanto. Scusa di tutto. Dalla prima all'ultima cosa.

Roger                            - (da parte, a Jenny) Che ha papà?

Jenny                             - (Richard, naturalmente li sente tutti e due) Niente; le feste gli danno sui nervi, ecco tutto.

Roger                            - (va da Richard, sincero) Vi aiuto io.

Richard                         - (lo guarda per un momento, poi, ride scrollando la testa in modo che può sembrare di scherno ma non lo è) Oh bravo!Grazie!

Roger                            - (ritirandosi un poco, ferito) Scusa.

Richard                         - (furibondo) Roger! L'ho detto sul serio! Grazie!

Roger                            - (un po' sbigottito) Va bene. (Suona il campanello dell'ingresso)

Jenny                             - (sospira, si prepara alla battaglia) Ecco. Ci siamo.

Richard                         - (ragazzino) Non mi va proprio.

Roger                            -Ohé, io che devo bere?

Richard                         -Birra.

Roger                            -Uuuhhh!

Jenny                             - (andando)   -Vado io.

Richard                         -Roger, fammi un piacere.

Roger                            -Certo. Che cosa?

Richard                         -Cresci a modo. (Dall'ingresso giungono saluti varii)

Roger                            - (casuale) Va bene. Per esempio?

Richard                         -Niente... sii buono.

Roger                            -Buon sangue non mente: si dice così?

 

(Jenny torna con Chuck e Beryl)

Beryl                             - (a Jenny, entrando) No, il tempo è stato bellissimo, ma ci vorebbe un po' di pioggia. Il nostro prato è tutto marrone e chiazzato.

Jenny                             -Ah sì? Col nostro ce la caviamo benino.

Beryl                             -Pollice verde, mia cara.

Chuck                           -Si metterà a piovere solo quando partiamo per... Salve, Dick!

Richard                         - (timido) Oh, Chuck; Beryl...

Beryl                             -Siamo venuti troppo presto? L'avevo detto a Chuck saremo i primi.

Jenny                             -Che sciocca!

Chuck                           -Allora ho detto e con questo? Primi ad arrivare, ultimi ad andar via; che maleducati! Roger!

Roger                            -Salve.

Beryl                             - (a Roger, con un certo stupore) Che fai? Cresci tut­te le volte che ti vedo?

Roger                            -Può darsi: mi vede di rado.

Jenny                             -Cresce in impertinenza, questo ve lo dico io.

Chuck                           - (formale) Come va la scuola?

Roger                            -Bene.

Chuck                           -A casa per le vacanze? Oh che domanda stupida. Non hai una risposta stupida?

Roger                            -La tengo per gli esami. (Risatine)

Richard                         -È proprio vero.Ohé!Che cosa bevete? Cham­pagne oqualcosadi forte?

Chuck                           - (sincero) Champagne!

Beryl                             - (a Chuck) Sai l'effetto che fa. (A Jenny) Lo fa star alzato tutta la notte, piegato in due. Sarà il gas?

Chuck                           - (a Richard, lamentoso) È meglio che prenda un whisky.

Richard                         -Va bene. Beryl? (Le si avvicina)

Roger                            -Volete aiuto?

Beryl                             - (osservailcaviale; aJenny) Caviale fresco,che bello. Lo prendi in città?

Jenny                             -No. Ce l'ha anche Blaustein.

Beryl                             - (a Richard) Gin, caro, con un pochino di ghiaccio. (Di nuovo a Jenny) Il caviale fresco non si conserva, e io non mi fido di Blaustein.

Jenny                             - (un pochino seccata) No, èperfettamente fresco.

Beryl                             - (risatina) Nonne dubito. Ma Blaustein fa i suoi affari... lo tiene in ghiaccio un giorno o due più di quanto...

Jenny                             -Vuoi un po' di caviale, Chuck?

Chuck                           -Come no! (Va al piatto) Toast? Toast?

Jenny                             -No, cracker.

Beryl                             - (sì allontana dal caviale, guardail giardino, espansi­va) Come fate a tenerlo così? Come fate a combattere le erbacce, a potare, levare la polvere...?

Jenny                             - (orgogliosa) Pollice verde.

Chuck                           -Cin-cin!

Gli altri                          - (quasi simultanei) - Cin-cin.

Beryl                             -Già che ti vedo, devo chiederti aiuto per la banca del sangue.

Jenny                             -Dick non può.

Beryl                             -Perché?

Jenny                             -L'epatite. E neppure Roger: quel poco che ha deve tenerlo peisé.

Roger                            -Io il sangue lo dò volentieri.

Jenny                             - (lieve, ma decisa)    -  No, non credo sia il caso.

Beryl                             -Allora, Jenny, dovrai darlo tu per tutta la famiglia

Richard                         -Non credo sia ilcaso.

Beryl                             -E perché mai?

Jenny                             -Sì. Perché mai?

Richard                         - (dogmatico) Credo che non sia il caso.

Jenny                             - (un po' seccata) Ho capito, ma per quale motivo? A meno che tu faccia l'ammasso del sangue.

Richard                         - (caricatroppol'aspettodello scherzo;solo Jenny capisce quello che vuol dire) No, ma tu... tu potresti avere qualche brutta malattia, per quel chepuoi saperne tu.

Beryl                             - (mentre Chuck ride) Via, Dick! Che dici!

(Suonano alla porta)

Roger                            -Vado io?

Jenny                             - (andando; dopo una lunga occhiata a Richard) Vado io. Intanto servitevi, prendete... (Lascia l'offerta in sospeso. Esce)

Richard                         - (con sottile sfottò) Come va l'alta finanza, Chuck? L'antiquariato?

Chuck                           -Più o meno come il matrimonio... alti e bassi, alti e bassi. (Bervi e Richard ridono distratti)

Roger                            -Che vuol dire?

Richard                         -Niente.

Roger                            -Allora perché l'ha detto?

Richard                         - (seccato) Sai perfettamente bene quello che vuol dire, perché l'hai chiesto?

Roger                            - (stringendosi nelle spalle) Per gentilezza. M'hai det­to di rendermi utile.

  (Jenny torna, con Gilbert e Louise)

Jenny                             -Dick!C'è Gilbert e Louise!

Richard                         -Bene! Avanti! Conoscete Beryl e Ch...

Louise                           -Mi pare che ci siamo incontrati al circolo.

Gilbert                           -Ma si, certo.

Beryl                             -Che piacere rivedervi!

Chuck                           -Lì c'è da bere. Champagne e anche di meglio.

Louise                           -Come siete stati carini a invitarci! Oh, che bel giardino. E che prato!Come fate?

Beryl                             -Lo dicevo anch'io. Non so propriocomefanno.

Gilbert                           -Chi è il voslro giardiniere? Shropie?

Richard                         -Chi?

Gilbert                           -Shropie:ha degli uomini bravissimi, e...

Jenny                             -No, facciamo tutto da noi. Louise -Noiabbiamol'abbonamento,Shropiecimanda  due uomini, ma noi abbiamo due ettari e mezzo, c'è una bella differenza.

Gilbert                           -Costa un occhio della testa.

Beryl                             -Ma sono veramente bravi? Chuck ed io volevamo farli venire anche noi, e...

Chuck                           -Non voglio passare i miei week-ends a tosare pratini...

Jenny                             -Dà meno soddisfazione far fare la fatica agli altri...

Richard                         - (un po' meno titubante) Però... ci si potrebbe far dare una mano.

Jenny                             - (sorriso riservato) Eh? Sì, perché no?

Richard                         - (amaro, perché è stato colto sul fatto) Dà meno soddisfazione.

Jenny                             - (agli altri) Ma pensavamo di mettere una serra.

Richard                         -Come no!

Louise                           -Devi metterla. Noi siamo cosi contenti d'averla messa.

Jenny                             -L'ho sempre desiderata.

Chuck                           -Bravo Dick: ti dice bene: serra, champagne, ca­viale...

Richard                         - (lieve risatina) No, è che... (Si stringe nelle spalle lascia la frase in sospeso)

Jenny                             -No, è che ci sappiamo regolare.

Beryl                             - (strizzando un poco gli occhi) Bene, mi fa piacere.

Roger                            - (stanco di chiederlo) Volete aiuto?

Louise                           -Roger, caro! Non t'ho nemmeno salutato. Gilbert! C'è Roger.

Gilbert                           -Salve, Roger. Sono cominciate le vacanze?

Roger                            - (falsa cordialità) Sissignore!

Gilbert                           -Promosso?

Roger                            -Mi difendo, come suol dirsi.

Gilbert                           -Bravo, bravo. Ohé, Dick: è squisito questo ca­viale. Dove lo prendi?

Richard                         -L'ha preso Jenny:è di Jenny.

Jenny                             -L'ho preso da Blaustein, ce l'ha fresco come quello che si trova in città...

Gilbert                           -In gamba, l'ebreo, ha perfino il caviale...

Roger                            -Da queste parti non usaesprimersicosì. (Tutti poi guardano, non troppo sicuri di quel che voleva dire) Per lo meno, non in casa nostra.

(Suonano di nuovo alla porta)

Jenny                             - (felice del pretesto) Vado io!

(Esce. Beryl e Louise tutte e due tanto per dire qualcosa)

Beryl                             -Io sono del parere che in città è più fresco.

Louise                           -Il primo anno che abbiamo avuto la serra, non credevo ai miei occhi.

Richard                         -Non volete bere? Avanti, ragazzi: il bar è aperto.

Gilbert                           - (a Richard, mentre vanno verso il bar) Che ho detto?

Richard                         -Niente.

Chuck                           -Un po' saccente il ragazzino, eh?

Gilbert                           - (offeso) Che ho detto? (Battute simultanee)

Richard                         -Niente:lascia andare.

Beryl                             -Ma non sono una schiavitù?

Chuck                           -Non ho capito Io champagne. In onore di che cos'è? È la festa di qualcuno?

Louise                           -No, anzi:basta ricordarsi alcune cose come l'ac­qua, l'aria, la temperaturacostante, e...

Richard                         -La festa di qualcuno? No, no.

Beryl                             - (ride) Ah, dici niente!

Chuck                           -C'è un'aria di festa!

Louise                           -Basta farci l'abitudine.

Roger                            - (in caso qualcuno se ne fosse avuto a male) Chie­do scusa.

(Jenny torna con Cynthia e Perry)

Jenny                             -I fanalini di coda. Cynthia e Perry Straggler.

Perry                             -Salve, ragazzi. Roger          - (a se stesso) Ragazzi.

Gilbert                           -Guarda chi si vede! Perry! Ciao, Cynthia!

Cynthia                         - (a tutti) Buonasera!

Richard                         -Il bar è aperto, ragazzi!

Cynthia                         -Uh, quanta grazia diDio!

Chuck                           -Perry, è vera la voce che corre?

Perry                             -Probabilmente. Che cos'è?

Chuck                           -Dicono che hai fatto grandi affari coi negri, al doppio del prezzo corrente. (Qualche risatina perché è uno scherzo)

Perry                             -Acqua in bocca! Al triplo del prezzo corrente, non solo: non gli concedo neanche il titolo di libera proprietà. (Altre risate)

 Roger                           -Nel mio collegio ci sono due ragazzi negri, hanno una borsa di studio.

Gilbert                          - (tutt'altroche contento)      -Ah, sì? - (A Richard) Manda tuo figlio a Choate. È un buonissimo collegio.

Roger                            -Ci sono ragazzi negri anche lì.

Gilbert                          -Scherzi.

Roger                            -Perché no? Sì, perché dice che scherzo?

Beryl                             - (senza snobismo) Sta diventando un bel problema.

Cynthia                         -Lo so.

Louise-                          - (molto seria) Beh... è un momento di transizione.

Jenny                             -È il momento di bere, questo si! Cynthia? Louise?

Roger                            -Effettivamente, il problema del colore... o quello che è... sarà risolto soltanto quando saremo tutti color caffè.

Beryl                             -Roger!

Jenny                             -Tesoro!

Gilbert                           -Dove sei andato a pescarla, questa teoria?

Roger                            -In un libro.

Perry                             -Una cultura superficiale è sempre pericolosa.

Chuck                           -Le teorie che si trovano nei libri dovrebbero restare nei libri.

Richard                         - (a Roger) Perché non passi il caviale? Avevi detto che volevi renderti utile.

Roger                            -È tanto che lo dico! Ci sono stato un pezzo là ritto sulle zampe di dietro a offrire i miei servizi, ma nessuno mi dava retta!

Richard                         - (seccato) Stai ritto sulle zampe di dietro a in­sultare tutti, altro che offrire i tuoi servizi.

Roger                            - (imbronciato) Sì, ma dopo?

Cynthia                         -Via, lascialo in pace! È un amore di ragazzo. Quantianni hai,Roger?

Roger                            -Dodici.

Jenny                             -Quattordici!

Richard                         -No, quindici.

Jenny                             -Dovrei sapere quanti anni ha mio figlio.

Richard                         -Sì, dovresti.

Chuck                           -Dove la metti la serra, Dick?

Richard                         -Eh? Ah... là fuori. (Fa un gesto vago)

Jenny                             - (un po' pungente) Tesoro, fa' vedere dove la met­tiamo.

Richard                         - (preso in trappola) Eh?

Louise                           -Oh, sì, ti prego. Fa' vedere!

Cynthia                         -Sì! Poi voglio guardare le rose di Jenny.

(Cyn­thia e Louise si avviano oltre la vetrata; Perry le segue auto­maticamente)

Chuck                           -Via, tutti in giardino. Qualcuno porti una botti­glia di champagne.

Gilbert                           - (seguendo Chuck) Non c'è nessuno che beve champagne.

Chuck                           -Allora... portate una bottigliadi whisky.

(I due uomini ridono, seguono gli altri che sono già fuori)

Jenny                             - (a Richard) Allora...?

Richard                         - (senza reticenze) Fa' vedere dove mettiamo la serra.

Jenny                             - (con un sorriso smagliante, anche se privo di gioia) Sì.

(Suonano alla porta. Jenny sussulta) Chi sarà? Non ab­biamo invitato nessun altro.

Richard                         - (va in giardino) La festa è tua: arrangiati.

Jenny                             - (a Beryl) Non so proprio chi possa essere. Roger, tesoro... va' a vedere. (Roger esce oltre l'arco) A meno che sia Jack Foster. Viene sempre a fare un salutino, e...

Beryl                             - (si avvia verso il giardino) Se è lui, vi lascio soli.

Jenny                             - (evidentemente seccata) E questo che cosa vorrebbe dire?

(Probabilmente vediamo una o più persone fuori ad ammirare il giardino mentre Richard improvvisa l'ubicazione della futura serra; ma voltano le spalle e non vedono ciò che accade dentro finché non tornano)

Roger                            - (tornando) È una signora per te.

(Entra la S.ra Toothe; Jenny la fissa a bocca aperta)

 S.ra Toothe                  -Buonasera, cara. (Jenny la fissa) Ho detto buonasera, cara.

Jenny                             - (sempre fissandola) Roger, vai in giardino.

Roger                            - (soavamente) Perché?

Jenny                             - (voltandosi scatta) Ho detto vai in giardino!

Roger                            - (un po' schifato fa una piroetta e se ne va) Santo Dio.

Jenny                             - (sbigottita) Che cosa vuole?

S.ra Toothe                   -Parlare. (Si siede) Oh! Che bello. Detesto camminare.

 Jenny                            -Lei qua non può venire:non deve venire.

S.ra Toothe                   -Lo so, cara, è molto indiscreto, ma impor­tantissimo.

Jenny                             - (arrabbiata, segretamente presa dal panico) Sto ri­cevendo!Ho degli ospiti!

S.ra Toothe                   -Sì, lo vedo; bene, sono un'ospite anch'io.

Jenny                             -No! Midispiace:no!

S.ra Toothe                   -Perché no?

Jenny                             -Sono degli amici; Dick crede che lei sia del patro­nato ospedaliero, e...

S.ra Toothe                   -Bene, sono del patronato ospedaliero.

Jenny                             -Ma è gente del luogo, e Beryl è del patronato ospe­daliero, dunque...

S.ra Toothe                   -Beryl?

Jenny                             -Sì, e anche Louise... e poi...

S.ra Toothe                   -Basta inventare qualcosa:io non sonodi qui, io sono...

Jenny                             -Basta! Se ne vada!

S.ra Toothe                   - (decisa, freddamente cortese) Le ho detto, cara, che si tratta d'una questione di notevole importanza. Suo marito sa?

Jenny                             -Sì, gliel'ho detto oggi. Oh, Dio, se la vede e sa chi è lei, chissà che cosa...

S.ra Toothe                   -Dovrà trarne il miglior partito. (Pausa, sor­ride) Non è possibile?

Jenny                             - (disperatamente supplichevole) La prego! La prego, se ne vada!

(Beryl e Chuck stanno tornando in casa)

S.ra Toothe                   -Gli ospiti stanno tornando.

(Jenny si volta di scatto)

Beryl                             - (non ha ancora visto che c'è la S.ra Toothe) Jenny cara, lo dice anche Chuck:tuo marito è un angelo; la serra sarà proprio quello che ci vuole, vedrai...

Jenny                             - (interrompendo) Beryl, Chuck, vi presento alla si­gnora Toothe; Dick ed io l'abbiamo incontrata l'anno scorso a St. Thomas, ed è venuta a farci un...

S.ra Toothe                   - (sorriso calmissimo) Buonasera, Beryl, come va? ho da darle una tiratina d'orecchi.

Chuck                           - (mentre Jenny osserva, a bocca aperta) Oh Dio, che cos'è venuta afare?

Beryl                             - (gelida, calma) Ah sì? Davvero?

S.ra Toothe                   -Sì, proprio sì.

Jenny                             - (finalmente, a Beryl, sbigottita) Tu?!

Beryl                             - (calmissima, con un sorrisetto, mentre la S.ra Toothe fa una risatina) Sì; e anche tu, a quanto pare.

Jenny                             - (esterrematta) Dio mio.

(Stanno entrando gli altri: Louise, Cynthia,Perry,Gilbert, e Richard; Roger è ancora fuori)

Louise                           -...mi pare, però, che se vuoi avere il sole di pomeriggio, devi rassegnarti e...

(Vede la S.ra Toothe. Tutti hanno veduto la S.ra Toothe, salvo Richard; tutti la fis­sano, salvo lui)

Richard                         -Potrebbe essere girevole, suppongo, ma allora si dovrebbe montarla su un... (La vede, vede il silenzio; alla S.ra Toothe) Buonasera. L'ho già vista da qualche parte, non è vero?

S.ra Toothe                   - (molto carina) Sì, ma non ci siamo cono­sciuti; sono la signora Toothe. Salve, Cynthia. Ah, Louise, cara. (Salutano con un cenno del capo)

Richard                         - (non ha ancora capito) Ma allora vi conoscete tutte e...

S.ra Toothe                   -Beryl, che ha fatto giovedì?

Beryl                             -Avevo... avevo mal di capo e...

S.ra Toothe                   -Un mal di capo che le costerà un centinaio di dollari. Qualcuno ci è rimasto nude.

Richard                         - (ancora non ci è arrivato bene) Vi... vi cono­scete tutte?

S.ra Toothe                   -Eh sì, conosco tutte queste signore, e ho in­contrato i loro mariti, ma li ho conosciuti, beh, come dire?... Quando ci siamo conosciuti, li avevo già incontrati tutti.

Jenny                             - (incerta e infelice) Questa, caro... è la signora Too­the.

Gilbert                           - (piuttosto contento) Però, non me l'avevi mai detto.

Louise                           -Strano, Cynthia, che non ci siamo mai incontrate in città.

Richard                         - (ha completato il quadro) Questo, dunque, vuol dire...

Perry                             - (anche lui piuttostocontento) Beh, santoDio...

 S.ra Toothe                  - (a Richard) Carino, no, che tuttele mie signore di periferia si trovino sotto Io stesso tetto.

Richard                         -Tutte lesue signore,e...Alle donne)Tutte quante? (Agli uomini) E voi lo sapevate?

Gilbert                           - (non molto gradevole) Si, certo.

Perry                             - (con una certa condiscendenza) Sì; naturalmente.

Beryl                             -Ma è meraviglioso che nessuna di noi abbia mai saputo niente dell'altra.

Cynthia                         - (a Louise, con sfottente rimprovero) Eccole le gite in città a fare spese.

Louise                           - (ridacchia; a Beryl) E tutte quelle visite ai musei.

S.ra Toothe                   - (donna d'affari) Bene. Eccoci tutti qua.

Richard                         - (indietreggiandolievemente;concalma,come se osservasse una paretedi strane forme)Noncicredo, non... Non ci credo, non...

Jenny                             - (quasi supplichevole) ...Dick...

Chuck                           - (scrolla il capo, ridacchia) Ma va'! Gesù Cristo Si­gnore!(Ride in pieno)

Richard                         - (a Perry) Tu lo... tu lo sapevi? Fin dapprincipio?

Gilbert                           - (lievemente patrocinante) Ma tu... tu l'hai appena scoperto?

Richard                         - (piccola pausa, un vero grido) Sì!!(Pausa)

Chuck                           - (calmo, piuttosto severo) Bevi qualcosa, figliolo. Calmati! (Chuck batte sulla spalla di Richard, va verso il bar)

Richard                         - (più dolce; come svuotato) Sì!

Gilbert                           - (molto positivo) Beh, adesso lo sai; adesso lo sappiamo tutti. (Entra Roger)

Roger                            -Ohé, sapete che Venere è già alta? Il sole non è ancora tramontato, ma...

Jenny                             -Roger, vai a prendere una cosa.

Roger                            -Eh, mamma?

Jenny                             -Dick, mandalo via!

Perry                            - (frugandosiintasca) -Roger,dabravo,faiuna corsa al circolo a prendermi un po' di tabacco da pipa, vuoi?

Roger                            - (s'accorge del silenzio) Sì... certo.

Perry                             -Tu prenditi una Coca-cola, o quello che vuoi.

Jenny                             -Sii buono, va'.

Roger                            - (perplesso, lievemente riluttante) Va bene... Di, di che qualità?

Perry                             -Come?

Roger                            -Di che qualità, il tabacco da pipa?

Perry                             -Chiedilo a Ben, l'usciere. Ben lo sa; digli che è per me.

Roger                            - (supera il sospetto e l'imbarazzo e balza via) Va bene. Torno subito.

Richard                         -E adesso voi, per piacere, fuori tutti.

S.raToothe                  -Comehodetto,midispiace, ma dovevo venire… ci sono dei guai.

Beryl                             -Che tipo di guai?

S.ra Toothe                   -Non osavo servirmi del telefono; non osavo chiamarvi.

Perry                             -Polizia?

S.ra Toothe                   -Sì.

Jenny                             - (ammutolita dal terrore) Dio mio.

S.ra Toothe                   -Un certo Lurie; un agente, credo.

Chuck                           -Non si può comprarlo?

S.ra Toothe                   -Non accetta.

Gilbert                           -È incredibile.

S.ra Toothe                   -Sì; è strano; comunque non ci sta.

(Richard osserva tutto questo da una certa distanza; forse si mette a sedere)

Perry                             -Ha fatto delle domande?

S.ra Toothe                   -No... m'ha detto di girare al largo.

Louise                           -Non ha voluto dei nomi?

S.ra Toothe                   -Nonèstataun'ispezione.E, poi, nonli avrebbe trovati.

Beryl                             - (sospiro di sollievo) Bene.

Gilbert                           -Sì; tant'è. C'era da aspettarselo.

S.ra Toothe                   - (brillantissima) Non mi avete offerto da bere. (Pausa) O sbaglio?

Jenny                             - (preoccupatissima, soprattutto per quello che starà pen­sando Richard) Ah no; non credo.

S.ra Toothe                   - (a Richard) Ma forse preferisce che io non... mi bagni il becco in casa sua.

Richard                         - (quasi monotono, come rintronato) No, si serva pure:prenda quello che vuole; c'è champagne, e...

S.ra Toothe                   - (con una risatina) Oh, santo cielo, non direi. (A Chuck, che è ancora vicino al bar) C'è un whisky?

Chuck                           -Certo. Liscio?

S.ra Toothe                   -Sì, e con un solo cubetto di ghiaccio.

Chuck                           -Detto fatto. (A Richard, ripensandoci) Ti secca se faccio... gli onori di casa?

Richard                         - (c.r.) No, servi pure.

Cynthia                         -Quasi ne prendo uno anch'io. Perry?

Perry                             -Bene.

(Un certo tramestio per riempire i bicchieri, porgere da bere, ecc.)

Gilbert                           - (alla S.ra Toothe, chiedendo più di quanto c'è nella sua domanda) Adesso...adessodovrà... trasferirsi.

S.ra Toothe                   -Fatto! Me ne sono già andata. Ci va a stare uno psichiatra.

Beryl                             - (ridacchia) Una bella sorpresa per i clienti abituali.

Cynthia                         - (ride anche lei) Oh, Beryl! Insomma!

Perry                             - (si stira, respira forte) Dick, meglio che rimandi l'impianto della serra.

Cynthia                         -E che metti in ghiaccio il caviale.

Louise                           -Che peccato. (Ripensandoci) Che peccato per tutti noi!

Richard                         - (registra appena) Eh?

Gilbert                           - (piuttosto sentenzioso) Eh sì... ora la vita sarà un po' più dura per tutti noi.

S.RA Thoote                 - (sorseggia il suo whisky) Perché? (Su di giri) Sono cose che capitano. Non è mai la fine.

Beryl                             -Per lei è diverso:lei ci è abituata.

S.ra Toothe                   - (riflettendo) Oh, ci si abitua a tutto... se­condo me. (A Richard) Secondo lei, no?

Richard                         -OhDio...

Louise                           -Sì, ma non ci si abitua mai all'idea della galera, per non parlare dei giornali e...

Chuck                           -Ha la polizia alle calcagna.

Perry                             -Dove si trasferisce?

S.ra Toothe                   - (piccolissima pausa) Perché non... da queste parti?

Molti                             - (shock, incredulità) Da queste parti?

S.ra Toothe                   -Perché no?

Louise                           - (magnanima) Vuole scherzare.

S.ra Toothe                   -Ottimo servizio ferroviario:zona alberata... rispettabile...

Chuck                           - (titubante) Sì, c'è un ottimo servizio ferroviario, ma...

S.RA Toothe                 -Bisognerebbe trovareuna proprietà adatta. (GuardaPerry) Non crede?

Perry                             -No, no, non può andare...

Gilbert                           -Assolutamente escluso.

S.ra Toothe                   - (fa per alzarsi e andar via; molto donna d'af­fari) Va bene, troverò una città più congeniale; dove la polizia dorme sodo o è... disponibile. Peccato, signore care, mi mancherete.

Beryl                             - (saggiando il terreno) Certo... (Si ferma)

Perry, Cynthia, Gilbert - (più o meno simultanei) Eh?

Beryl                             - (un po'imbarazzata,e contenta perché èal centro dell'attenzione) Ecco, volevo dire...che... che non può essere proprio qui;insomma proprio qui;potrebbe essere... nelle vicinanze.

Jenny                             - (è un pezzo che non apre bocca) Beh, sì; per esem­pio... (Lascia in sospeso)

Richard                         - (come se l'avesse udita attraverso la nebbia) Che hai detto, Jenny?

Jenny                             - (nuda e imbarazzata, ma quando si è in una colonia di nudisti...) Volevo dire...

Richard                         -Sì. Avanti.

Jenny                             - (se Jenny riesce ad arrossire fisicamente pur essendo risoluta tanto meglio) Volevo dire che se può essere da queste parti... è più comodo.

Richard                         -Com'era l'ultima parola?

Jenny                             - (piccola pausa) Comodo... più comodo.

Richard                         - (annuisce, ridacchia) Hm. Eh, sì. (Ride un po' di più)OhDio,sì.(Nellesueparolerisuonanoalcunela­crime sconfitte) Tanto più che Roger è a casa: potresti tornar indietrointempo per fargli ipaninicon lamarmellata... visto che non va al campeggio, perché vogliamo tenerlo con noi, nonperchénon celo possiamo permettere.

S.ra Toothe                   -Sarà meglio tornarci su durante una riunione di affari. Non credete?

Perry                             -Sì, infatti.

Chuck                           -Buona idea.

 S.RA Toothe                -Son cose di cui si deve parlare tra noi uomi­ni. Jenny, perché non va fuori a far vedere le sue rose alle ragazze?

Jenny                             - (intenta ad osservare Richard) Eh?

S.ra Toothe                   -Faccia vedere le sue rose alle ragazze.

Beryl                             - (facendo strada) Sì, perché non torniamo a vedere ilgiardino?Cisonotante cose:unmucchiodicoseda vedere.

Cynthia                         -Sì; vieni, Louise?

Louise                           - (approva gravemente la proposta) Certo.

S.ra Toothe                   -Jenny?

Jenny                             - (detesta lasciare Richard, ma va) Sì, va bene... ora... va bene.

(Esce. Gli uomini sono rimasti soli, con la S.ra Toothe)

Richard                         - (da dov'è seduto; un po' di turbamento) è un po' prepotente, lei, vero?

S.ra Toothe                   - (allegra, conciliante) È tanto più facile se non ci sono loro.

Richard                         -Questa è casa mia.

Gilbert                           -Su, Dick, piantala.

Chuck                           -Una bella fortuna che non siamo tutti in galera.

S.ra Toothe                   -No, non si arriva a questo. Chi mi dà un altro whisky?

Perry                             - (prende il bicchiere di lei) Liscio o con ghiaccio?

S.ra Toothe                   -Sì. Grazie. Un cubetto solo.

Gilbert                           - (a Chuck) Quanto pensi di rimetterci?

Chuck                           - (ride lamentoso) Troppo; molto troppo, accidenti.

Gilbert                           - (rimunando) Sì. Non tassabile. Potersi ritirare presto, se si vuole? E se regge? Louise ed io ne abbiamo parlato a lungo.

Richard                         - (entra ora nel discorso; da neofita) Ah sì? Ne avete parlato a lungo? Così... tra voi?

Gilbert                           -Certo. Oh, lo so quello che vuoi dire; ci sono passato, anch'io... ma dopo qualche tempo ci si fa l'abitudine.

Chuck                           -Stavo per buttare i mobili di casa dalla finestra.

Perry                             - (torna col whisky della S.ra Toothe) Io li ho fatti a pezzi per davvero. È stato un buon pretesto per rinnovare l'arredamento.

Chuck                           - (accomodandosi) È incredibile, maviene il mo­mentoche non ci si fa più caso.

Perry                             -Sì, sì.

Chuck                           -E poi, ci sono i soldi.

Gilbert                           -Sarà piuttosto difficile farne a meno... ormai.

Perry                             -Non posso levare Martin dal suo collegio, a questo punto...

Gilbert                           -Come per Jeremy;e poic'è il ponydiJenni­fer. Mi costa un occhio mantenerlo in quel fior di scuderia, ma non lo posso vendere... mi ammazzerebbe...

Chuck                           - (piuttosto torvo) C'è nessuno che vuol comprare una Aston-Martin quasi tutta pagata?

Perry                             -Questo è il guaio:abbiamo tutti presodegli im­pegni. Non si può piantar li e... buonanotte.

Gilbert                           -E, poi, sia detto fra noi, non mi vergogno di riconoscerlo che Louise e io andiamo molto più d'accordo di prima.

Perry                             -Anche Cynthia e io. Quando si litigava era sempre per i soldi.

Chuck                           -Sì sì.

S.ra Toothe                   - (a Richard) Adesso comincia a capire?

Richard                         - (sempre un po' intorpidito) Sì sì, capisco.

S.ra Toothe                   - (sente le donne cheparlanoingiardino)-Sentitele. Cinguettano, le ragazze.

Perry                             - (sorride) Sì.

S.ra Toothe                   -Vogliamo parlarediaffari?

Gilbert                           -Giusto!Dick? Vuoi fareda presidente?

Richard                         - (nella nebbia) Di che cosa?

Gilbert                           -Da presidente. Questo dev'essere un vero con­siglio d'amministrazione.

Chuck                           - (interviene) Siediti. Del resto, è la tua poltrona.

Gilbert                           -Chi lo propone?

Chuck                           -Io.

Perry                             -Proposta accolta.

Gilbert                           -Eletto all'unanimità.

Chuck                           -Dick, dichiara aperta la seduta.

Richard                         - (breve esitazione, poi) La seduta è aperta. (Pausa) Allora?

Perry                            -Presidente,lanostraagenziadisponed'una proprietà che potrebbesoddisfareassaibene le esigenze della signora Toothe, e le nostre.

Gilbert                           -Non qua.

Perry                             -No; due fermate dopo. Una casa grande, tutt'altro che cara:a due minuti di cammino dalla stazione.

S.ra Toothe                   -Forse può andare. Quante camere?

Richard                         -Quante camere da letto, vorrà dire.

S.ra Toothe                   -Ma stia zitto! (Riprende il tono normale) Se il prezzo èragionevole...

Perry                             -Trentasei.

S.ra Toothe                   -Ventotto.Sì,puòandare.Possovederla domani. Non voglio che ci sia un'interruzione troppo lunga nei... (Sorride) nei nostri servizi. (Richard sbuffa) Senta:ho impiegato tempo, e denaro, e energia nella costruzione di que­st'impresa, che ha una clientela di prirn'ordine, e...

Richard                         - (borbottando) Va bene, va bene, va bene...

S.ra Toothe                   -Se vogliono farmi delle domande...

Chuck                           - (soddisfatto) Sta bene.

Gilbert                           -Può andare.

S.ra Toothe                   - (a Richard, piuttosto sgarbata) Lei?

Richard                         - (con un'altra punta di sarcasmo)   -Sì,unado­manda o due.

S.ra Toothe                   - (impaziente, ma non frettolosa) Dica pure.

Chuck                           - (rimproverandolo) Via, Dick!

Richard                         -Vedo chenon freganiente a nessuno di voi.. Ma, perdiocristo, lo sapranno tutti! Entro quindici giorni sarà la favola del... nessuno di voi se ne preoccupa?

S.ra Toothe                   -Non facciamo pubblicità sul giornale locale.

Richard                         -C'è una cosa che si chiama propaganda parlata.

S.ra Toothe                   -Se c'è pericolo, le vostre mogli se ne accor­gono subito. Si fidi di me... so quello che faccio.

Richard                         -È buona regolanontenere un letamaio sulla porta dicasa, almeno credo.

Gilbert                           -Son carognate che non si dicono.

Richard                         -Lo so.

Gilbert                           -C'è altro?

Chuck                           - (riflettendo) No...

Perry                             -No...

Richard                         - (sarcasmo pesante) In questo caso, dichiaro sciolta la seduta.

S.ra Toothe                   -C'è un'altra cosa...

Gilbert                           -Hm?

Perry                             -Cioè?

S.ra Toothe                   -È molto importante che la vostra vita pro­ceda normalmente.Non dovete maipiùparlare di queste cose. Voglio dire:nemmeno tra voi.

Gilbert                           -Insomma, vuole che ce ne dimentichiamo?

Perry                             -Che ce ne dimentichiamo.

Chuck                           -Giustissimo.

Richard                         - (con una risatina tremula, piena di rabbia) Non so bene come possiamo... dimenticarlo.

S.ra Toothe                   - (saggia consigliera) Certo che potete. Si può dimenticare. Le cose con le quali non è gradevole... o opportuno vivere, si possono dimenticare. Del resto, ci sono delle cose che si debbono dimenticare se si vuol riuscire a vivere.

Richard                         -Sì, ma...

S.ra Toothe                   -Ma lo sapete tutti. Siete tutti uomini di buona famiglia e di buona educazione. Non siete degli scioc­chi.

Chuck                           -No, certo no.

Perry                             -Giustissimo.

S.ra Toothe                   - (si alza, va verso il giardino) Vado a ripren­dere le mie signore. (Si ferma; a Richard) C'è un'altra cosa che lei deve ricordare... una cosa che potrebbe aiutarla a dimenticare... anzi due cose: non facciamo del male a nessuno...

Richard                         -E l'altra?

S.ra Toothe                   -È molto poco probabile che sua moglie si prenda un amante senza che lei lo sappia. (Esce)

Gilbert                           - (dopo una piccola pausa) Allora, è tutto a posto.

Chuck                           - (va al bar) Ci beviamo sopra?

Perry                             - (alza il bicchiere) Sì:alla nostra salute.

Gilbert                           -A noi. (Si accorge che Richard sta guardando il proprio bicchiere) Dick? Alla nostra salute? Alla salute di tutti noi?

 Richard                        - (pausa; con una risatina di auto-deprecazione, alza­li bicchiere) Certo:alla nostra salute.

Gilbert                           - (damaggiore)-Andràtuttobene,ragazzone; vedrai.

Chuck e Perry               - (con dolcezza) Cin-cin.

Richard                         - (come un ragazzino, unpo' smarrito) Cin-cin.

(Le signore cominciano a tornare in casa)

Beryl                             -Per me è assolutamente impossibile coltivare azalee da queste parti, e non capisco perché.

Jenny                             -Il terreno è molto calcareo, ma si può rimediare.

Beryl                             -Certo, col pollice verde.

S.ra Toothe                   -Chi accudirà al mio giardino? Ci sono dei buoni giardinieri da queste parti?

Chuck                           -Sì, ottimi... ma costosi.

S.ra Toothe                   -Beh, i mezzi ci sono... se tutto va pel suo verso. Jenny, permette, cara, che adoperi il suo telefono?

Jenny                             -Certo;l'accompagno.

(Jennye laS.raToothe escono)

Beryl                             -Avanti, noi signorebeviamo ancora qualcosa, poi bisognaandare. Vedo cheètutto sistemato.

Chuck                           - (dirigendosi a. bar) Faccio gli onori di casa. Sì, tutto a posto.

Perry                             -Organizzazione perfetta.

Louise                           -Bene.

Cynthia                         -Che bellezza, sonfelice.

Beryl                             -Dick, nessuno beve il tuo champagne, che peccato; ma io ti prendo un po' di caviale, con cracker e tutto.

Richard                         - (sarcasmo sottinteso) Lo champagne non va a ma­le. Possiamo tenerlo da parte per l'inaugurazione della nuo­va casa della signora Toothe.

(Risate generali di risposta; il sarcasmo non è stato avvertito)

Cynthia                         - (ridacchiando) Via, Dick, andiamo.

(Torna Jenny)

Jenny                             -Che mi sono perduta?

Louise                           - (la risata le si spegne in gola) Niente, niente; Dick ha detto una cosa buffa.

Jenny                             - (sollevata) Oh, che gioia.

(Roger e Jack compaiono sulla porta del giardino: Jack è perfettamente ubriaco, ma tutavia esagera la sua parie di sbronzo)

Jack                               -Salute a tutti' Salute! È arrivato il vandalo invasore; salutate il vandalo invasore. Salutate il vandalo invasore. Dite salute a te!

(Tutti si voltano, guardano Jack; silenzio totale da parte loro)

Roger                            - (dà il tabacco a Perry) Ecco il tabacco. Spero vada bene.

Jack                               -Il caro Roger mi ha trovato dalle parti del cir­colo anzi, per la precisione, al circolo; al bar del circolo.

Beryl                             - (gelida) È piuttosto evidente.

Jack                               -Oh, Beryl, quanto la fai lunga! (A tutti, come pri­ma) Allora ho detto al mio vecchio Roger come va la fe­sta, e lui m'ha detto chi c'era, ma io ho pensato quasi quasi ci vado lo stesso. Ora sono qui, con tutti i miei vecchi amici, oh che meraviglia.

Jenny                             - (a disagio) Non... avevi detto che c'era una partita, un torneo, non so.

Jack                               -Sicuro, col vecchio Digby... ma Digby, poverino, è morto; davvero. Farnum lo stava impastando bene bene sul lettino del massaggio, quando ha finito gli ha dato il solito sculaccione e gli ha detto: "'Pronto, signor Digby, la sa­luto", ma lui è restato lì secco. Morto bocconi su un piano di metallo, la più bella morte che ci sia. Dick, l'hai lasciata fuori la vodka buona? O l'hai nascosta?

Perry                             - (mentre Jack va al bar) Vacci piano con la vodka.

Jack                               - (sfidandolo) È tua la casa? È tua la vodka?

Perry                             -No, però...

Jack                               -Sai, Perry, che cosa voglio fare? La prossima volta che dai una festa tipo gardenparty, e che io vengo senza essere invitato -del resto non ho altro sistema per venire, sempre che la bella Cynthia non abbia niente da ridire, vero piccola? -allora... la vodka non l'assaggio nemmeno. Contento?

Louise                           -E così, caro Jack... e così non... non ti sei por­tato altre notiziole allegre dalcircolo?

Jack                               -Oltrequellasul poveroDigby? Beh... Ecco!Sì! Hanno eliminatoHarry Burns.

Gilbert                           -Eliminato? Come?

Jack                               -Sonoandatia spulciare...non sodove;ehanno  scoperto che era l'abbreviazione di Bernstein: allora l'han­no pregatodifarfagotto.

Chuck                           - (incredulo, ma non contrariato) Ma via!

Jack                               -Vero, vero.

I ouise                           - (a Beryl)-MonicaBurns è ebrea?

Beryl                             -Sì:suppongo.

Louise                           - (con una certa meraviglia) Non l'avrei mai pen­sato.

Cynthia                         -Non s'è mai tradita.

Louise                           -Figurati un po'.

Jack                               -Santo Dio, a sentir voi sembra che sia una battona, o qualcosa del genere. (Piccolo silenzio)

Beryl                             - (gelida) Una che cosa?

Jack                               - (scrollando la testa) Una battona. (Altro piccolo si­lenzio)

Cynthia                         -Non si può dire che Harry e Monica abbiano l'aria di...

Louise                           -No, tutt'altro...

Beryl                             -Certe cose, però, si capiscono.

Jack                               -Quando ce le dicono gli altri.

Perry                             - (trasalendo lievemente) L'hanno buttato fuori dal circolo?

Roger                            -Dicono che siamo tutti ebrei.

Jenny                             - (non offesa,stupita)Come?

Roger                            -Le dieci tribù smarrite.

Gilbert                           -Ne dicono tante.

Roger                            -E che tra noi ci sono molti circoncisi.

(Silenzio, salvo Jack che ride piano)

Richard                         - (secco, gelido) Vai in camera tua.

Roger                            -Come?

Richard                         -Vai in camera tua!

Roger                            -Perché?!

Jenny                             -Non voleva dir niente di male.

Roger                            -Che cos'ho detto?

Richard                         -Ti ripeto:vai in camera tua!

Roger                            - (senza mollare) Voglio sapere che cos'ho detto di male!

Richard                         - (si sente un cretino, ma questo, però, lo spinge a far peggio) Non mi fissare con quell'aria di sfida!

Roger                            -Non è giusto! Tu dici cose molto peggiori!

Richard                         -Io sono tuo padre e ti ordino di andare in ca­mera tua. Non sei degnodi stare in compagnia di persone beneducate.

Jack                               - (ride, ma dice sul serio) Ma via, Dick, su!

Richard                         - (a Jack) Stai zitto, tu! Questa casa è mia e quel­lo è mio figlio! Gli ordini glieli dò io! (A Roger) Via!

Roger                            - (supplichevole, al resto del gruppo) Ma nella Bib­bia se neparlacontinuamente.

Richard                         -Come dei Dieci Comandamenti. Li conosci, tu, i Dieci Comandamenti?

Roger                            -Sì.

Richard                         -Dilli.

Roger                            -Adesso?

Jenny                             -Tesoro mio...

Richard                         - (rivoltandosi alei)  -Lascia chealmeno a mio figlio ci pensi io! (A Roger) Adesso!

Roger                            -Non ammazzare!

Richard                         -Questo è uno. Avanti.

Roger                            - (cerca aiuto da Jenny, ma non ne trova) Non... (Balbetta)

Richard                         -Eccolo lì: è anche bugiardo. Vai su in camera tua.

(Roger indugia, poi si arrende, si volta e si avvia, scrol­lando il capo)

Jack                               -Poveraccio, non ha detto niente di male.

Richard                         - (inseguendo Roger) Vai su in camera tua da so­lo, o devo portarti su io?

Jenny                             - (a Richard) Tesoro, lascialo... lascialo andar fuori, o che so io. Lascialo andare al circolo. Tanto... (A denti stretti)... per mandarlo fuori di qui.

Richard                         - (sospira) Sì... va bene. (Esce, chiamando Roger) Roger? Roger?

Beryl                             -Hanno bisogno di disciplina.

Gilbert                           -Lecarezzinedella cintura di papà sono sem­pre state un'ottima cura.

Perry                             -Il mio adoperava il frustino da cavallo.

Gilbert                           -E gliene hai serbato rancore?

Perry                             - (non ricorda) No... non credo.

Jack                               -Oggi siete tutti furiosi. Furiosi... e scorbutici... Siete tutti imbarazzati, mordete come jene. Che c'è? V'ho colto in fallo?

Beryl                             -Che vuoi dire?

Jack                               - (al pubblico) Che sta succedendo?

Chuck                           -Bevi qualcos'altro, Jack.

Jenny                             -Sì. Beviamo tutti! Perry?

(Accordo generale, mo­vimento)

Jack                               - (afferra Jenny per un braccio quando lei gli passa vi­cino) Senti, tesoruccio!Perchémiodianotutti?Perché volete tutti che mi ubriachi?

Jenny                             - (risatina artificiosa) Jack!

Jack                               -Che succede, Jenny?

Jenny                             - (mentisce palesemente) Niente, Jack. Assolutamen­te niente.

Jack                               -Mi vuoi sempre bene, Jenny?

Jenny                             - (blandendo il ragazzino) Ma sì, Jack, figurati.

(Tor­na Richard)

Jack                               -Ah! Dio sia ringraziato! (Si alza) Un bacino e fac­ciamopace. (La bacia)

Richard                         -L'ho mandato fuori... a... Che cosa stai facendo?

Jack                               -Bacio la tua bellissima moglie.

Richard                         -Allorasmettila!

Jack                               -Già smesso.

Richard                         -È un modo di fare che non mi piace.

Jack                               -Ma via, Dick. Potrebbe farlo chiunque. Jenny non l'ha maibaciatanessuno?

Richard                         -Non ti permetto di baciarla!!

Jack                               -Ma che avete, tutti, stasera?

Beryl                             -Non abbiamo assolutamente niente.

Jack                               -C'è qualcosache...propriononva.

(Tornala si­gnora Toothe)

S.ra Toothe                   -Ragazzi miei cari, gregge mio amatissimo, ho fatto le telefonate del caso, e credo che... (Vede Jack) Ah. (Il suo sguardo passa da una persona all'altra, rapida­mente) Ah, sì... se non sbaglio noi ci conosciamo.

Jenny                             - (interviene di scatto) Jack, ti ricordi la signora Toothe? l'hai incontrata qua... sei o sette mesi fa, e...

Jack                               - (fissando la S.ra Toothe) Sì: la tua fatina bionda.

S.ra Toothe                   - (a Jack, con grande naturalezza) Felice di rivederla.

Jack                               -Anch'io, felicissimo. (Si allontana, riflettendo)

S.ra Toothe                   - (agli altri) Bisogna proprio che vada. Sono stata felice di vedervi tutti...

Jack                               - (ricorda improvvisamente) Sì! (Si volta per guardarsi attorno, sorride affascinato) Lei è inglese, non è vero?

S.ra Toothe                   - (recita la parte della donna fredda e disinvol­ta) Inglese puro sangue, sì.

Jack                               -E viveva a Londra... qualche... qualche tempo fa.

S.ra Toothe                   - (cercando di svignarsela) Sì, beh... ho vis­suto a Londra, ma...

Jack                               - (molto contento) -Eccome se la ricordo, signora ca­ra.Perdio, senonfossibrillo,forsenon ce l'avrei fatta. (Ride di cuore) Oh sì! Eccome se la ricordo!

S.ra Toothe                   - (seguita a recitare la parte) Lei si sbaglia. Io sono molto fisionomista, e...

Jack                               -Signora mia; la ricordo benissimo, ricordo le sue... (Un'altra gran risata)... le sue signore, e... (Si guarda attorno, vede le espressioni di quelle donne intrappolate e imbaraz­zate, raddoppia la risata) Questa poi! Questa poi! Ditemi che non è vero! Ma sì! Ma sì che è vero! (Ancora risate)

Beryl                             -Non so che cosa t'è venuto in mente, Jack, ma ho l'impressione che tu abbia bevuto un pochino troppo, e...

Jack                               -Madama s'è trovata un altro gruppo di signore? (Ride parlando) Adesso operiamo alla periferia, eh? (Le com­patisce schernendole, ride) Oh, povera la mia Beryl! Cara Cynthia! La schizzinosa Louise! (Vede Jenny: il suo tono passa ora alla delusione e allo stupore per gli eventuali svi­luppi della situazione) Oh, la mia amatissima Jenny!

Richard                         -Stai alla larga!

Jack                               -E tutti... tutti quei soldi in giro per... (Scoppia in una risata ancora più forte)... sono arrivati per posta!... (Risata) Signori miei... non so chi ha messo su tutta questa orga­nizzazione, ma se siete stati voi, vuol dire che siete degli uomini d'affari molto più bravi di quello che credevo. (Ri­de, si avvia verso la vetrata)

S.ra Toothe                   - (fa gli occhi piccini) Fermatelo.

 Perry                            -Dove vuoi andare?

Jack                               - (ancora ridendo) Eh?

Perry                             -Ho detto dove vuoi andare?

Jack                               -Non so, volevo tornare al cir... (Scoppia in un'al­legra risata)

S.ra Toothe                   -Quello parla. (Era un ordine)

Jenny                             -Sì. Certo.

S.ra Toothe                   - (ancora più perentoria di prima) Quello par­la.

(Perry afferra Jack per unbraccio; Chuck gli si pianta davanti,tagliandogli la strada)

Perry                             -Sta' buono, amico.

Chuck                           -Sta' calmo.

Jack                               - (con orrore e rabbia crescenti) Lasciatemi... lasciate­mi andare. Maledetti, lasciatemi...

(Comincia a lottare; Ri­chard e Gilbert vengono in aiuto di Perry e Chuck)

Gilbert                           -Prendetelo!

(Gli sono addosso, dapprima tratte­nendolo, poi, più Jack si dimena, più gli pesano addosso)

Jack                               -Lasciatemi.., Levatemi le mani da dosso... Lasciate­mi! Via! Maledetti! Via! Lasciatemi!

(L'hanno messo a terra, gli stanno sopra)

Perry                             -Tenetelo forte!Tenetelo giù.

Jack                               - (proprio gridando) Basta! Basta!

S.ra Toothe                   - (in piedi, ma senza precipitarsi; come un coman-. dante)È ubriaco;parla. Dovete farlo star zitto.

(Jack seguita a dimenarsi,morde una mano a Chuck)

Chuck                           - (per rabbia e per riflesso dà un manrovescio sul viso di Jack) Maledetto!

Jack                               -Basta! Via!

S.ra Toothe                   -Fatelo tacere!

(Richard afferra un cuscino del divano e due o tre di loro, insieme, lo premono sul viso di Jack. Le sue grida sono soffocate dal guanciale che loro gli premono sul viso, a braccio teso.Alla fine il silenzio. Gli uomini in ginocchio cedono piano piano, si alzano len­tamente in piedi, si raddrizzano, guardano Jack supino, sa­goma immobile; si staccano un poco da lui)

Gilbert                           -S'è zittito.

Richard                         - (risata torva) Per un poco.

S.ra Toothe                   - (viene avanti, si china su Jack, lo osserva per un momento,poi sitirasu)-No.Nonperunpoco. (Torna alla sua poltrona, adagio)

Jenny                             - (pietosa;va verso Jack) Jack?

S.ra Toothe                   - (crudelmente indifferente, ma sul serio) -Non vi preoccupate. È morto.

Gilbert                           - (risentendosi) Che vuol dire è morto?

S.ra Toothe                   -Guardi lei. È morto.

Gilbert                           - (guarda) Sì, è vero. È morto.

(Jenny e Cynthia comincianoapiangere,pianopiano;Louisesivoltadal­l'altra parte; gli uomini si guardano inviso)

Beryl                             - (conclusiva,rigida comein catalessi) Già.

Chuck                           -Non... non credo che siamo stati noi, era... Non siamo stati noi.

Gilbert                           -No, l'abbiamo solo...

Perry                             -Avrà avuto un attacco di cuore.

Jenny                             - (gli va vicino) Jack; povero tesoro mio...

Richard                         -Jenny, lascialo stare.

Chuck                           -Che... che cosa si fa?

Louise                           - (comandando) Non può essere morto; non succede mai.

Cynthia                         -Avrebbe parlato! L'avrebbe saputo tutta la città.

Jenny                             - (difendendo Jack)Chi l'ha detto?

Beryl                             -Tu, per esempio.

Jenny                             - (furibonda,vicina alle lacrime) Non è vero!Ho detto...

S.ra Toothe                   - (calma) Ha detto che avrebbe parlato. Era d'accordoche avrebbeparlato.

Gilbert                           -Nessuno lovolevaammazzare...

Perry                             -No, è stato...

Richard                         - (torvo) Sarà meglio chiamare la polizia, no?

Chuck                           - (annuisce) Sì, sì.

Gilbert                           -Sì, è meglio.

S.ra Toothe                   - (calma, con forza) Credete?

Richard                         - (un po' disgustato) Come?

S.ra Toothe                   -Crede che sia meglio chiamare la polizia?

Richard                         -C'è un morto!

S.ra Toothe                   -Loso;lovedo.Mache cosaglidirete alla polizia?

 Richard                        -Gli... gli dirò... che avevamo degli ospiti... e... ed è venuto Jack, che era ubriaco, e...

S.ra Toothe                   -E allora lo avete soffocato?

Richard                         - (furibondo) No!Che era ubriaco!

Beryl                             -Ha seguitato a bere...

Gilbert                           -... e ha avuto un attacco di cuore. (Pausa. Guar­dano la s.ra Toothe)

Chuck                           -No?

S.ra Toothe                   -Chiamate pure la polizia, se volete. Ma pri­ma lasciate che me ne vada. Non vorrei essere nell'elenco dei presenti,' quando faranno l'autopsia e gli troveranno i segni addosso e l'emorragia nei polmoni. Succede cosi a quelli che muoiono in questo modo; scoppiano i polmoni. (Silenzio)

Gilbert                           -Sh. (Silenzio)

Perry                             -Capisco. (Silenzio)

Beryl                             -No. Non possiamo correre questo rischio, mi pare.

(Silenzio.Jennypiange,calma)

Louise                           - (lentamente) No. Nonpossiamo.

Richard                         - (calmo, con odio) Che cosa proponete di fare, allora?

(Tutti guardano la S.ra Toothe, salvo Jenny)

S.ra Toothe                   - (a Richard) Lo so, lei mi considera un mo­stro, dunque... tanto vale che le faccia una domanda.

Richard                         - (aspettando) Sì?

S.ra Toothe                   -A che... a che serve il fosso che ha sca­vato vicino al muro di cinta? (Silenzio)

Richard                         - (risponde con calma, molto sottotono) Cercavo la condutturadel pozzo nero.

S.ra Toothe                   -L'ha trovata?

Richard                         - (sempre fissandola) No.

S.ra Toothe                   - (dopo una pausa) Tanto meglio. Ci seppel­lisca lui.

(Silenzio. Gli ospiti si guardano, calmi, perplessi)

 Richard                        - (lentamente) Non è possibile che dica sul serio.

S.ra Toothe                   - (a tutti gli uomini) Avanti:seppellitelo.

Richard                         - (con un sorrisetto) No.

S.ra Toothe                   -E allora chiami la polizia.

(Silenzio; gli uomini si guardano, lentamente, senza batter ciglio. Poi, co­me se tutto fosse già stato preordinato, si mettono lentamente a lavorare. Vanno da Jack, lo prendono per le braccia, per le gambe, sotto la testa, e lo portano fuori in giardino, scom­parendo dallanostra vista)

Jenny                             - (dopo che se ne sono andati, si alza, come per se­guirli) Jack! Dick!

S.ra Toothe                   -Jenny!Venga qua!

(Beryl e Louise vanno da Jenny che sta piangendo, piano piano, disperata; e la ri­conducononel gruppo.Si siedono tutte)

Jenny                             -Non... non possono farlo...

S.ra Toothe                   -Zitta, cara. Silenzio.

(È una veglia funebre. Le signorehannoilvoltodel dolore)

Louise                           - (sincera,disperata)-PoveroJack.

Beryl                             -Sì:povero Jack.

Louise                           -Per lo meno non era... uno di noi. Voglio dire, uno che... che aveva famiglia, uno... come gli altri.

(Jenny, nella sua calma, è isterica)

S.ra Toothe                   -Non aveva fatto i conti con la morte, vero, Jenny? (Jenny scrolla il capo)Purtroppo devo dire che si finisce per farci l'abitudine!

Jenny                             -No, m-mai!

S.ra Toothe                   -Si vede che non è stata a Londra durante la guerra. Avrebbe imparato a conoscere la morte... e la vio­lenza... Tutte quelle notti nei ricoveri antiaerei, con la morte attorno. Morte e morti. Quando può, scelga la prima.

Louise                           - (ammicca di fronte a quella triste verità) Sì.

S.ra Toothe                   -Dovete aiutare i vostri mariti. Ci vorrà un po' di tempo...credo. Può darsi che di notte si sveglino, sudati... che siabbattano. Dovete essere le più forti... come al solito.

Beryl                             -Sì.

S.ra Toothe                   -Non vi consiglio di obbligarli ad andare avanti come se non fosse successo niente. Perché qualcosa è successo... qualcosa di grosso. Una delle cose che possono capitare... uno dei compromessi che si devono accettare. Ca­pisce Jenny?

Jenny                             -Non so.

S.ra Toothe                   - (dolce, affettuosa) Non può tornare indietro. Bisogna che si adatti a quello che è stato. E ciò che è stato conduce aciò che sarà. Via via che si va avanti, si cerca  di trarne il miglior partito. Come il nostro aspetto, via via che s'invecchia, secondo ciò che si fa o si vuole fare. Ci sono quelle che si fanno fare la plastica, suppongo, per convincere gli altri... non tutti gli altri, come vorrebbero, ...ma neppure loro ci credono, vero, Jenny?

Jenny                             - (una ragazzina a scuola) Non credo. No.

S.ra Toothe                   -No. Si fa quello che conviene di più, ed èilmassimoche possiamo fare.

Jenny                             - (istruita) Sì.

(Gli uomini tornano in casa, sottomes­si, con gli abiti un po' in disordine, le mani sporche)

Gilbert                          -Fatto.

Perry                            -Chiuso.

Chuck                           -Non sidirebbe.

Richard                         -... se non si avesse memoria.

Chuck                           -Se non si sapesse.

Richard                         -Sì. (Va da Jenny; effettivamente, tutti gli uomini gravitano attorno alla propria moglie)

Cynthia                         - (affettuosa) Vuoiberequalcosa,tesoro?

Perry                             -No, no, grazie.

Louise                           -Tu, tesoro?

Gilbert                           -Sì.Infretta.

Richard                         - (a Jenny, per confortarla) Stai bene?

Jenny                             - (sorriso coraggioso) Certo. E tu?

Richard                         - (vuoto) Tutto considerato.

S.ra Toothe                   -Siete stati tutti molto bravi. Credo che sia ora cheme nevada.

Beryl                             -Sì, certo, che ce ne andiamo tutti.

Gilbert                           -Sì. A che ora vengono Don eBetty?

Louise                           -Oh,Dio mio!Alle otto. Hairagione, bisogna...

Chuck                           -Tuo marito ha fame.

Beryl                             -Ah, va bene, ti darò da mangiare.

S.ra Toothe                   - (a Perry) Letelefono domani,cosi vengo a vedere la casa?

Perry                             -Sì, intesi.

Richard                         -Andatetutti via... così?

Chuck                           - (come dire: "Che altro resta da fare?") Sì, credo che sia ora.

Perry                             -Non possiamo far niente, vero?

Richard                         - (calmo, intenso) C'è un cadavere là fuori:Jack.

Gilbert                           -Lo so, Dick.

Perry                             -Lo so.

Beryl                             -Sì. Infatti.

S.ra Toothe                   -Andate a casa, ragazzi; non c'è altro da fare.

Chuck                           -Si, appunto,non so che altro possiamo fare.

Louise                           -Abbiamoa cenaDon eBetty.

Cynthia                         -Chi? Don e Betty Grainger?

Louise                           -Sì.

Perry                             -Non mi levo dalla testa Harry Burns.

Gilbert                           -Vorrai dire HarryBernstein.

(Gliospiti se ne sono andati)

S.ra Toothe                   - (a Jenny e a Richard) L'erba ci crescerà sopra; la terra sarà ricca, e poi     -vedrete -il vostro bel giardino... sarà com'era prima. Ve lo dico io.

(La S.ra Toothe esce, seguita da Richard e Jenny che l'accompagnano fuori, quasi per riflesso. Per un momento, la scena resta vuota. Jack viene dal giardino, ha gli abiti sporchi, dei fili d'erba tra i capelli)

Jack                               - (d'ora in poi parla solo al pubblico, anche quando Ri­chard e Jenny saranno tornati e loro, naturalmente, non si accorgeranno della sua presenza) No, state tranquilli. So­no morto, ve l'assicuro. Sono morto. Non potete immaginare come la morte faccia passare la sbronza. Certo, non avevo mai pensato che sarebbe andata in questo modo... così: m'ero figurato che sarei ruzzolato giù piano piano dallo sgabello del bar al circolo, o che mi sarei andato a fracassare contro un camion, di notte, in una curva, ma questo no. È proprio vero che non si sa mai. Dio mio! L'avreste creduto, voi? La signora Toothe, e Beryl e Cynthia e Louise? E la pove­ra Jenny? Io no davvero; però sono piuttosto egoista, piut­tostopresuntuoso.Ero.Bisognachemiciabitui,apar lare al passato. Jenny e Dick, poveretti. Soltanto loro mi fanno compassione... il senso di colpa, e tutto il resto. La vecchia Madama sa cavarsela molto bene da sola, e gli al­tri... peggio per loro. Ma Jenny e Dick... per loro è diverso. Loro mi danno pensiero.

(Jenny e Richard tornano, si muo­vono per la stanza, lentamente. Jack si mette un dito sulle labbra, per fare star zitto il pubblico, anche se non è ne­cessario)

Jenny                             - (timida) Beh.

Richard                         - (svuotato) Sì.

Jenny                             - (cerca di essere disinvolta) Roger dove l'hai man­dato?

Richard                         -Al circolo, in piscina.

Jenny                             - (sincera) Sei stato carino.

Richard                         -Erastupido prendersela con lui.

Jenny                             -Sì. (Pausa)Sarà meglio mettere via questa roba... i bicchieri e tutto.

Richard                        -Giusto.

Jack                               - (Li osservaper un momento;rivolgendosi nuovamente al pubblico) Cheironia, è spaventoso.

Jenny                             - (ricordando)-Nondobbiamodire... niente.

Richard                         -Che accadrà. Sarà sparito... e basta?

Jenny                             -Sì, penso di sì.

Richard                         -Roger lo ha portato qui.

Jenny                             -Sì, ma diremo che Jack s'è trattenuto un pochino, e poise n'è andato.

Richard                         -Ce lo domanderanno?

Jenny                             -Qualcuno sì;per forza... per esempio, quelli del­l'assicurazione, qualcunoverrà dicerto.

Richard                         -Bisognainventare qualcosa.

Jenny                             -Sì, parlerò con gli altri.

Richard                         -Va bene.

Jenny                             - (tanto sincera, spiega tante cose) Tesoro caro... ti amo.

Richard                         - (timido) Sì; anch'io ti amo.

Jack                               -L'ironia; stavo per spiegarvi l'ironia. Ricordate: avevo detto che volevo rifare testamento e lasciare tutto a Dick e Jenny? Ebbene, dicevo la verità; non scherzavo. Tre milioni e mezzo di dollari, dal primo all'ultimo centesi­mo, e la mia casa di qui e quella di Nassau. È tutta roba loro.

Jenny                             -I bicchieri mettiamoli su questo vassoio.

Jack                               -Adesso, però, dovranno aspettare. Se sono sem­plicemente... svanito... sparito dalla faccia della terra, ci vor­ranno sette anni prima che possano dichiarare la mia morte presunta. Faranno delle indagini, su questo non c'è dubbio. Spero che la loro storia starà in piedi. Suppongo di sì.

Richard                         -Chene faccio del caviale?

Jenny                             -Dammelo qua: lo copro e lo metto in frigorifero.

Jack                               -Ma sette anni: sono molto lunghi. Possono succe­dere tante cose. Ne fanno tante che in sette anni si possono rovinare. Hanno; la vita così piena. (A Richard e Jenny) Do­vete essere forti! Dovete tener duro!

Jenny                             -Caro?

Richard                         -Che c'è?

Jenny                             -Pensavo... la casa che prende la signora Toothe.

Richard                         -Beh?

Jenny                             -Penso che dovrà essere ben coltivata, avere fiori, cespugli, siepi.Dovrà aver l'aria diessereveramenteabi­tata. Che non sembri una casa lasciata andare. Se no fa na­scere dei sospetti. Le cose trasandate danno nell'occhio.

Richard                         -Sì;è giusto.

Jenny                             -Igiardinitrascurati.Selitrascurano, vuoldire che in casa c'è qualcosa di guasto.

Richard                         -Sì.

Jenny                             -Penso che bisognerà coltivarla bene, e averne cura; mai abbandonarla. Penso che dovrà essere bella come le altre. Noncredi?

Richard                         - (sicuro) Sì; penso che hai ragione.

Jack                               -Bravi... vedrete che ce la faranno.

(Sipario)

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