La commedia dimenticata

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01 Pòta, me se ricorde piö negota

        

          LA COMMEDIA DIMENTICATA

         COMMEDIA IN DUE ATTI

Autore

CAMILLO VITTICI

c.vitt@libero.it

Iscrizione S.I.A.E. N.118.123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

PERSONAGGI

Filippo

Attore della compagnia teatrale

Teresa 

La moglie gelosa

Mariano

Uno spettatore (Marito di Teresa)

Giacomo

Uno spettatore

Romilda

Una spettatrice

Carlina

La donna delle pulizie

Bernardo

Il venditore

Bettina

La venditrice

Martino          

Attore della compagnia teatrale

                                    

        

       La storia si svolge fra il palco e la platea

 

La storia

Una commedia decisamente innovativa e fuori dai comuni schemi. Il protagonista si dimentica la parte, forse per colpa di un bicchiere di troppo. Sarà il pubblico, con lui, a portare avanti la serata in un continuo brillante dialogo fra il palco e la platea.

PRIMO ATTO

FILIPPO: (Ė leggermente brillo, Si guarda attorno impaurito e spaesato) ‚ĶInsomma, scusate, ma non riesco proprio a ricordarmi un bel niente. Come era la prima battuta? Per me devono essere stati quei due grappini che qualcuno mi ha offerto prima di tirare il sipario per farmi coraggio‚Ķ (Si abbassa verso la buca del suggeritore) Eih, suggeritore, me la dai questa battuta o ‚Ķ E ciao! Guardalo li, ha un muso cos√¨ rincretinito che sembra che gli sia comparsa la madonna. A me soltanto due, ma a lui di grappini ne devono aver dati almeno cinque o sei! Come? Non sono ancora arrivati gli altri attori? Ah, andiamo proprio bene; questa gente √® venuta qui apposta per vedere la commedia, magari hanno anche pagato il biglietto ‚Ķ e adesso? Ma cosa fai, dormi? Ostrega, sta russando! Adesso si fa proprio spessa ‚Ķ Commedia brillante in due atti! Ciao brillante, qui, se andiamo avanti cos√¨, diventa opaca e di cartone. Anzi, con la confusione che ho in testa, va a finire che diventa una commedia... dimenticata. E pensare che era cos√¨ bella quando facevamo le prove ‚Ķ Parla di uno che ‚Ķ Porco diavolo, non mi ricordo pi√Ļ nemmeno com'era ‚Ķ Per√≤ era bella, ostrega se era bella! Pensa quante maledizioni ci mander√† quello che l'ha scritta. Certo, non √® come quella della Giuliana e del Romeo che lui, per riuscire a salire sul balcone, si attacca alle sue trecce, le strappa quasi tutti i capelli e le rimane la zucca pelata come un'anguria. E nemmeno come quella dei Promossi Spesi, no, dei Permessi Sposi che il don Vagabondo non voleva sposare quei due morosi per il fatto che a un altro prete che si chiamava don Mandingo, no, don Rodringo piaceva quella ragazza l√¨ e che, alla fine, √® morto impestato e l'hanno buttato in discarica dalle parti di Lazzaretto in provincia di Milano. Allora, per tornare alla nostra commedia‚Ķ Mamma mia che vergogna ‚Ķ Ma a voi non √® mai capitato di bere due grappini a stomaco vuoto? Hai la testa che gira come una giostra e la memoria va completamente in convalescenza. Per√≤ siamo pi√Ļ allegri ‚Ķ¬† Guardate me per esempio‚Ķ Va b√©h che non mi ricordo la mia parte, ma non solo triste lo stesso. Qui al teatro mi ha portato il mio amico Battista. Prima di partire fa il pieno ‚Ķ Prima alla macchina e poi a lui. Due Campari, una birra e un bianchino. Ma dovreste vedere poi come guida bene. Lui mi dice sempre che il trenta per cento degli incidenti li fanno gli ubriachi e il settanta quelli che non bevono. Quindi √® meglio guidare ubriachi! Per√≤ va piano‚Ķ proprio come dice il proverbio: ‚ÄúChi va piano va sano‚Ķ‚ÄĚ per√≤ lo tamponano. A volte per√≤ gli do una mano anch'io. Prima di arrivare qua ci siamo fermati in una trattoria all‚Äôaperto. Abbiamo ordinato un bel piatto di minestra. Poco dopo si √® messo a piovere. Voi non lo crederete ma io ho impiegato un paio d'ore per terminare il brodo ‚Ķ Chiss√† perch√©, il piatto era sempre... pieno. Certo, il cervello, dopo una bevuta, magari non √® sempre pronto‚Ķ Per esempio, i genitori dei sette nani dovevano essere stati completamente ubriachi quando hanno scelto il nome dei loro figli. Pisolo, scemolo, stronzolo‚Ķ

(A questo punto, a discrezione del regista, si può tentare di instaurare un dialogo diretto con il pubblico) A parte il fatto che non sono mai riuscito a ricordarmi il nome di tutti quei nanerottoli lì… Dunque vediamo… Pisolo e Brontolo… E fin qui ci siamo. Ma gli altri? Datemi voi una mano per ricordarmeli per favore… Se mi dimentico il nome della commedia, immaginatevi se ricordo come si chiamavano i nani… Forza, suggeritemi gli altri. Chi se li ricorda? E sì che, prima o poi, tutti siamo stati bambini… (Tutto a soggetto. Man mano che i nomi arrivano li segna su un foglio per verificare che non vi siano doppioni). Ecco, allora ci siamo. Eccoli qua tutti in fila. (Li legge). Bravi! Complimenti davvero!

Chiss√† cosa avr√† trovato una bella ragazza come la Biancaneve in quella gente l√¨. Piccolini, bruttini, sporchi e sudati per il lavoro. Ogni tanto diceva: ‚ÄúGuardate ragazzi che io vado di l√† in camera a farmi un pisolo‚ÄĚ. Come si incazzava il Brontolo! Allora, tornando alla nostra commedia ‚Ķ¬† Se state l√¨ fermi un minuto e state zitti un momento mi concentro...

MARIANO: (Seduto fra il pubblico in parte a Giacomo. Gli suona il cellulare) Pronto… Chi è che mi chiama? Ah, sei tu Teresa? Come dove sono? Sono qui al teatro, te l'avevo detto sì o no che venivo a teatro questa sera? Tranquilla Teresa, sono qui da solo. Con chi sono? Sono qui col Giacomo. Non vorrai che porti a teatro un'altra donna … Proprio qui in mezzo a tutti! Dai, smettila di fare la gelosa. Lasciami respirare. Come si chiama la commedia? Aspetta un attimo. (Si rivolge all’attore sul palco) Come si chiama la commedia?

FILIPPO: Si chiama ‚Ķ Ostrega, non mi ricordo pi√Ļ nemmeno il titolo.

MARIANO:  Teresa, si è dimenticato anche quello. Chi? Uno che è sul palco e mi sembra ubriaco fradicio.

FILIPPO: Tu, bello, guarda che ubriaco sarai tu! Tu e il tuo amico lì in parte. Come hai detto che si chiama?

MARIANO: Giacomo.

GIACOMO: Guarda che di ubriaco qui ci sei soltanto tu. Capito, attore di grido?

FILIPPO: Guardate che il grido lo fate soltanto voi due che venite qua a disturbare la gente e impedite a me di incominciare la recita. Se proprio non siete ubriachi, allora venite su voi e vediamo cosa siete capaci di fare.

GIACOMO: Vai su tu Mariano, altrimenti io non so cosa faccio a quel tanghero lì.

MARIANO: Vengo, vengo senz'altro. Glielo faccio vedere io chi è il Mariano. (Sale sul palco) E allora, adesso come la mettiamo? Chi è l'ubriaco fra me e te?

FILIPPO: Ammettiamo pure che l'ubriaco sia io e che non riesca a incominciare la commedia... Se tu non hai bevuto... allora cominciala tu.

ARIANO: Incominciarla io? Me se non so nemmeno il titolo? Giacomo, hai sentito questo qui?

GIACOMO: Lascia perdere Mariano, lascia perdere. Per√≤, se mi ricordo bene, all'oratorio le commedie le facevamo anche noi. Prova a ricordartene almeno una... Non ti ricordi che abbiamo fatto quella della bella indormentata nel bosco? Quelli che sono qua stasera sono tutti grandi e magari non se la ricordano pi√Ļ. Tu facevi da parte del principe azzurro...

MARIANO: S√¨, e la bella indormentata chi la fa ? Quel coso qui che, al di l√† di essere ubriaco e di avere un fiato che puzza come una cantina, di bello non ha proprio niente‚Ķ

FILIPPO: Sarai bello tu. Con quel muso di morte improvvisa …

MARIANO: Sempre pi√Ļ di t√® con quel muso di cane bouldog. Al massimo potresti fare la parte del rospo, ma non certo quella della principessa. No, io con questo non faccio proprio niente. Ci vorrebbe almeno una donna, magari fatta su per benino, con tutte le sue cosine a posto, se no che principessa sarebbe?

FILIPPO: Una donna? (Urlando verso l’esterno) Carlina! Carlina!

MARIANO: E chi sarebbe questa Carlina?

FILIPPO: La donna delle pulizie del teatro. L'ho conosciuta dieci minuti fa. Qui dietro ho visto solo lei…

MARIANO: E dici che sarebbe capace di interpretare la parte della principessa?

FILIPPO: Di sicuro! Pensa che qui la chiamano la principessa delle pattumiere per via del fatto che deve raccogliere tutto quello che la gente lascia in giro qui a teatro. Carte di caramelle, i biglietti strappati all'entrata, i mozziconi delle sigarette... Pensa che una volta mi ha detto che ha trovato anche un reggipetto. Bisogner√† tenere le luci un po' pi√Ļ alte qui dentro ‚Ķ Guarda quei due l√† per esempio ‚Ķ Gi√Ļ le mani, n√©h‚Ķ sporcaccioni! Guardate che questo non √® un teatro a luci rosse‚Ķ

MARIANO: E allora chiama la questa Carlina.

FILIPPO: Carlina! Carlina!

CARLINA: (Dall’esterno) Che c'è?

FILIPPO: Vieni qua che ti faccio fare la principessa.

CARLINA: Io faccio la regina o niente. Dai, non fatemi perdere tempo perché devo andare a scopare la latrina

MARIANO: Incominciamo bene … Dalla principessa delle pattumiere l'hanno promossa alla principessa dei cessi....

FILIPPO: Va bene che la latrina fa rima con la Carlina, ma guarda che non si chiama così...

CARLINA: Allora devo andare a scopare la toilètte, come dicono quelli che parlano bene. Ma serve ancora per lo stesso scopo dopo tutto, a meno che dopo il duemila le abitudini siano cambiate …

FILIPPO: Vieni o no? O devo metterti il tappeto rosso?

CARLINA: Vengo. (Entra. Foulard in testa, straccio, secchio, ecc..) Pronti. Sono qua. I cessi, pard√≤n, le toil√®tte sono fatte. Certo che ho un lavoro che, grazie a Dio, mi fa proprio schifo ‚Ķ Io non riesco capire come fate voi uomini ad andare a caccia e mirare alle lepri o ai fagiani e non riuscire a centrare l'asso del cesso. E s√¨ che il buco √® bel largo! Forse per voi ce ne vorrebbe uno grande come una vasca da bagno E magari sbagliereste anche quella ‚Ķ Non potreste provare con un imbuto? E mettere la prolunga? E poi mi piacerebbe sapere perch√© cercate proprio quel posto l√¨ per scriverci sui muri. ‚ÄúJessica ti amo‚ÄĚ. Come dire che quella Jessica l√¨, quando vuol sapere che quello l√¨ gli vuole bene, deve proprio andare in quel posto l√¨ per leggerlo‚Ķ Non faccio per dire, ma √® proprio una lettera profumata; e che profumo! Io, invece di pulire i cessi, avrei voluto fare la modella, ma col quarantatre di scarpe che mi ritrovo non riuscivo mai a mettere una gamba di traverso all'altra per camminare come fanno nelle sfilate. Mi inciampavo e tutte le volte mi ritrovavo sul pavimento lunga e distesa. Ho tentato anche di farmi una cultura. Tutti i giorni aprivo il giornale per leggere la pagina dei morti ‚Ķ

FILIPPO: Quale giornale dei morti?

CARLINA: Il Giornale di‚Ķ. (Leggasi un giornale di provincia) Sembra una cimitero. Ci sono su almeno tremila fotografie della gente che √® andata al mondo di l√† ‚Ķ Per√≤ che belle dediche ci sono ‚Ķ ‚ÄúVivrai per sempre nel mio cuore‚ÄĚ. Magari, quando erano in vita, ed √® capitato proprio a me di sentirli, dicevano: ‚ÄúCreperai prima o dopo disgraziato!‚ÄĚ. Cercavo gli annunci di lavoro. ‚ÄúCercasi esperto di informatica‚ÄĚ. Informatica? Cos'√® quella roba l√¨? Informatica‚Ķ Io sono proprio in forma, ma non so se informatica vuol dire questo. Poi volevo fare la cantante, ma qualcuno mi ha detto subito che ero stonata come una campana rotta. E pensare che conosco tutte le canzoni degli anni 60‚Ķ Il rock, l'Elvis Prisl√®i che cantava ‚ÄúTutti i rutti‚ÄĚ, la Gigliola Cinguetti‚Ķ ‚ÄúNon ho l‚Äôet√† per salarti‚ÄĚ, il Boby Solo‚Ķ ‚ÄúUna lacrima sul vaso‚ÄĚ, La Paty Bravo‚Ķ ‚ÄúTu mi fai girar come se fossi una bombola‚Ä̂Ķ

MARIANO: E questa sarebbe la principessa?

CARLINA: Perché, tu saresti per caso il Re d’Inghilterra? Magari tu fossi almeno il Carlo d’Inghilterra. Tu Carlo e io Carlina; andremmo proprio bene. Capito maestà della mutua? E com'è questa storia della principessa?

FILIPPO: Guardati intorno Carlina. Cosa vedi?

CARLINA: Cosa vedo … Ulla madonna, cosa fa tutta questa gente qua? Ma è già cominciato il teatro?

FILIPPO: Se è aperto il sipario, noi siamo sul palco e c'è qua tutta la gente che ci guarda …

CARLINA: Non fare scherzi neh… Ma tu chi sei? Come ti chiami?

FILIPPO: Guarda che ci siamo conosciuti dieci minuti fa. Ad ogni modo… Filippo, per servirla.

CARLINA: Osteria; adesso comincio a sentirmi davvero una principessa. Ci mancava soltanto il Filippo di Edimburgo, il marito della Betta. Per servirla? Che gentile! Vuoi vedere che qui c'è qualcuno che mi vuol servire? Tu invece ti conosco. Non sei per caso il marito della Teresa?

MARIANO: Sì, il Mariano della Teresa.

CARLINA: Buona quella …

FILIPPO: Perché buona quella?

CARLINA: Perché è talmente gelosa che non vorrei che venisse qua e mi trovasse in parte al Mariano …

FILIPPO: Guarda che dove c'è la gelosia c'è anche l'amore.

CARLINA: Io vi dico che sono solo le donne brutte ad essere gelose. Quelle belle non hanno tempo. Sono troppo impegnate a essere gelose degli uomini delle altre.

FILIPPO: Però dicono che la gelosia è il pepe dell'amore …

CARLINA: Magari quando è poco, ma se è tanto il piatto è da buttare via.

MARIANO: Pensate che la mia Teresa tutte le sere, quando torno a casa, mi fa passare il colletto della camicia per vedere se ci trova sopra un capello e quando non lo trova mi dice: ‚ÄúPer me tu mi tradisci con una donna pelata‚ÄĚ.

FILIPPO: E allora? La facciamo questa commedia o andiamo avanti così tutta la sera? Guarda che questa gente prende su e se ne va … Allora Carlina, tu fai la principessa e il Mariano fa il principe azzurro.

CARLINA: E io di che colore sono?

FILIPPO: Come di che colore sono?

CARLINA: Se lui è azzurro, io voglio essere verde.

FILIPPO: Perché verde?

CARLINA: Perché voglio fare la principessa del pisello.

FILIPPO: Ma questa è la principessa e basta! Né del pisello né dei fagioli. Allora, mettiti lì sulla poltrona e dormi. Cerca però di dormire come una principessa...

CARLINA: Perché, come dormono le principesse? In piedi?

FILIPPO: In piedi non penso, ma almeno senza russare.

CARLINA: E il pigiama?

FILIPPO: Senza pigiama. Basta il vestito che hai.

CARLINA: Posso almeno togliermi il grembiule e depositare gli stracci e il secchio?

FILIPPO: Fa come vuoi. (Carlina si siede). Forza Mariano, datti da fare e entra. Dai che incominciamo.

MARIANO: E il cavallo? Dov'è il cavallo?

FILIPPO: Quale cavallo?

MARIANO: Guarda che di solito i principi entrano a cavallo.

CARLINA: Non andrebbe bene un asino?

MARIANO: No, io voglio il cavallo altrimenti non faccio proprio niente. Però mi hai dato un'idea. Giacomo, vieni sul palco che mi fai il cavallo.

GIACOMO: Ma tu sei matto. Guarda tu se io devo venire lì a fare il cavallo a te …

MARIANO: Ma non sei il mio amico?

GIACOMO: Sì, sarò il tuo amico, ma non sono il tuo cavallo …

MARIANO: Ascolta Giacomo; o tu fai il cavallo o io non faccio il principe. Guarda che l'idea del principe azzurro me l'hai data tu… (Rivolto al pubblico) Dai, battete le mani; insomma, applaudite un pochino per fargli coraggio…

GIACOMO: Va bé, farò il cavallo … (Sale sul palco. Si posiziona in un angolo e Mariano gli sale in spalla)

MARIANO: Avanti mio destriero!

GIACOMO: Guarda Mariano che io sono mancino …

MARIANO: Avanti mio manciniero! (Vanno verso il centro dopo aver fatto un giro o due del palco e Mariano si inginocchia ai piedi di Carlina) Mia bella principessa… o dio, facciamo finta che sia bella…

CARLINA: Sarai bello tu! Guarda che tu ad un principe non assomigli nemmeno nel pollicione dei piedi…

MARIANO: Sta zitta chiacchierona! Ora ti darò un bacio passionato e tu ti sveglierai. Giacomo, dove devo baciarla?

CARLINA: C'è soltanto un posto dove vorrei essere baciata … Ad Acapulco in Messico o a Miami in Florinda…

MARIANO: Principessa, dimmi… qualcosa.

CARLINA: (Declamando) Qualcosa!

MARIANO: Ma no, qualcosa di dolce…

CARLINA: Zucchero!

MARIANO: Ora mi avvicino ai tuoi labbri… Giacomo, c'è un problema…

GIACOMO: Quale problema?

MARIANO: Le puzza il fiato …

CARLINA: Guarda bello che io per i denti uso sempre la pasta del Capitano.

MARIANO: Allora compera quella del generale che forse andrà un po' meglio.

CARLINA: Ho colpa io se mi piace l'aglio e le cipolle a pranzo e cena?

GIACOMO: Allora baciala sulle orecchie. Ma va avanti! (I visi si avvicinano)

TERESA: (Dal fondo del teatro. Vestita da cucina) Com‚Äô√®, com‚Äô√© ‚Äėsta storia? Mariano, cosa stai facendo? Traditore! Disgraziato! Puttano!

MARIANO: (Si alza di scatto) Teresa, cosa fai qui?

TERESA: No, sono io che ti ripeto … Cosa fai tu lì!

MARIANO: Ma non vedi? Faccio il principe

TERESA: Ah sì? Stai facendo il principe? E adesso io faccio il boia. Come minimo ti taglio la testa, anzi no, prima ti taglio quello che penso io …

MARIANO: Che cosa Teresa?

TERESA: Hai presente come fanno i galli a diventare capponi?

MARIANO: No, questo non lo so …

TERESA: Fra due minuti lo saprai! (Va sul palco) E questa chi sarebbe?

GIACOMO: La bella indormentata nel bosco, Teresa.

TERESA: Zitto tu. Con te faremo i conti dopo! La bella indormentata? Svegliati pure carina, che fra un po' sarai la bella strangolata nel bosco. Guarda tu, non puoi lasciarlo da solo due minuti che lui ti frega. Assassino! Cadavere!

FILIPPO: Perché cadavere?

TERESA: Perché è quello che diventerà fra un paio di minuti! E pensare che io ho sempre voluto un gran bene a questo traditore. E adesso sono sola, sedotta, bandonata e bastonata! E per chi? Per una principessa della mutua. La principessa degli stracci e dei secchielli! Perché proprio a me la dovevi fare? Guarda che io non sono soltanto una principessa, ma una regina, la regina della tua casa.

MARIANO: Ma guarda Teresa che qui stiamo facendo il teatro…

TERESA: E io adesso ti farò vedere le operine, le tragedie, i drammi, i milligrammi e i pentagrammi! (Si rivolge al pubblico) Pensate, cari i miei signori, che potrebbe scoppiarmi il cuore per il dispiacere … Ma lui, cuore di rompighiaccio, se ne frega! Anzi, lui se ne sbatte della mia debolezza, perché lo sa che gli voglio bene.

MARIANO: E volermene un po' di meno?

TERESA: A proposito di debolezza‚Ķ. Pensate che quando alzo una gamba‚Ķ non succede niente, ma quando alzo anche l'altra cado subito per terra. Sar√† o non sar√† debolezza? E lui ne approfitta, quel senza cuore. E lui sa benissimo che io ho la cervicale che mi fa male dappertutto. Ho su anche la cintura del dottor Baudo! Sono talmente debole che perdo anche i capelli. L'altra mattina sono andato dal dottore perch√© non voglio rimanere pelata, altrimenti il Mariano se la trova davvero la principessa. Gli dico: ‚ÄúSignor dottore, sto perdendo tutti i capelli, non ha nulla da darmi per conservarli?‚ÄĚ E lui quel villano: ‚ÄúCerto! Per conservarli potrebbe usare un sacchetto plastica‚ÄĚ. ‚ÄúMa no, cos'ha capito? Per fermarne la caduta‚ÄĚ. ‚Äú E lui: ‚ÄúA quello ci pensa il pavimento‚ÄĚ. Mi tocca il polso e mi dice che il mio polso √® brutto. Ma io di cure non ne ho volute, perch√©, tanto, tengo sempre le maniche lunghe cos√¨ nessuno mi vede i polsi. I dottori della mutua oggi non ti guardano nemmeno. E s√¨ che non vado in ambulatorio tante volte ‚Ķ Solo due o tre volte per settimana. Questa settimana, per esempio, sono andata al luned√¨ perch√© mi √® venuto il raffreddore nel naso. Quando tocca il mio turno entro e gli dico: ‚ÄúOggi, signor dottore, ho starnutito almeno venti volte. Cosa mi dice?‚ÄĚ E lui: ‚ÄúSalute!‚ÄĚ. Sono andata al marted√¨ perch√© ho mangiato il cioccolato e mi sono venute le eruttazioni cutanee, al mercoled√¨ perch√© mi √® venuto d'improvviso tutto buio davanti agli occhi e avevo bisogno di farmi fare l‚Äôimpegnamento per andare alla mutua per una visita inculistica e il giorno dopo per farmi controllare i pigmei che ho sulla pelle. Ma non crederete che io vada soltanto per me ‚Ķ Vado anche per quel catenaccio del mio Mariano, il principe azzurro‚Ķ Dopo, quando torniamo a casa, li faccio io i conti con il principe ‚Ķ Era l√¨ nel garage e, va a sapere come ha fatto, nell'aspirare la benzina con una canna, non ne beve almeno un litro? Corro dal medico e gli dico disperata: ‚ÄúDottore, il mio Mariano ha bevuto un litro di benzina. Cosa pu√≤ fare?‚ÄĚ E lui, quello screanzato: ‚ÄúSe va piano pu√≤ fare anche venti chilometri‚Ķ‚ÄĚ. E quella volta che aveva deglutito per sbaglio una moneta da due neuro?

MARIANO: (Da dietro) Euro, Teresa, euro…

TERESA: Lo carichiamo in macchina, lo portiamo in ambulatorio e gli dico: ‚ÄúIl mio Mariano ha mangiato due neuro! Morir√†?‚ÄĚ E lui: ‚ÄúNon preoccuparti Teresa, gi√Ļ al parlamento hanno mangiato i miliardi e non √® mai morto nessuno ‚ÄĚ. Ma perch√© Mariano fai queste cose alla tua Teresa? La tua Teresa √® come i carabinieri, nei secoli fedele! Non come te che hai fatto il filo alla Romilda, quella troia! Minigonna quasi fino alle mutande, scollacciata a tal punto che le si vedeva perfino il bottone della pancia, le besciam√®l sui capelli, le labbra gonfiate col silicone, il rimm√®l che sembra un mascherone, lo smalto d'oro sulle unghie, le ciglia finte cos√¨ lunghe che quando sbatte gli occhi fa aria dappertutto e si muove anche il lampadario, l'orecchino nel naso, una rosa rossa tatuata sulla tetta sinistra‚Ķ Me l'hai fatta anche quella volta l√¨, n√®h, principe‚Ķ E tu hai anche avuto il coraggio di mandarmi al mare proprio quando l√¨ c'era andata anche lei ‚Ķ Io e quella gatta l√¨ che ancora non conoscevo.

MARIANO: Così, quando sareste tornate indietro, una mi avrebbe detto come si è comportata l'altra. Non ti ricordi che quando siete ritornate ti ho chiesto come si era comportata la Romilda?

TERESA: Certo che mi ricordo. E cosa ho risposto? Che era andata a letto nella sua camera tutte le notti con un uomo diverso. Io mi facevo il bagno e lei il bagnino! Ha fatto passare tutti quelli che c'erano sulla spiaggia, quella figlia di Maria.

MARIANO: Ma guarda che anche tu in quell'occasione non sei stata proprio un esempio di virt√Ļ‚Ķ

TERESA: Perché?

MARIANO: Perché io ho chiesto anche a lei come ti sei comportata tu…

FILIPPO: E cosa ti ha risposto?

MARIANO: Che ieri una donna perbene.

FILIPPO:  Menomale…

MARIANO:  Che sei andata in albergo con tuo marito e che non ti sei mai staccata da lui, nè di giorno, né di notte. Ma io, come ti ricordi, ero rimasto a casa!

FILIPPO: Io non mi ricordo! Sono debole anche di memoria. Ma cosa diresti se per caso uno mi rapisse?

MARIANO: Mi vendicherei!

TERESA: Davvero Mariano? Cosa gli faresti?

MARIANO: Farei in modo che ti tenga!

TERESA: Villano! Sempre gentile con me, neh! Ma perché Mariano fai queste cose alla tua Teresa?

MARIANO: Vedi Teresa, la catena del matrimonio è così pesante che bisogna essere almeno in tre per portarla

TERESA: Villano sei e villano resterai! E adesso parliamo di questa principessa. Ti piace il mio Mariano, eh?

CARLINA: Insomma Teresa, come uomo non è uno schifo e non è nemmeno da buttare nella discarica … Peccato che sia già impegnato con la Romilda…

TERESA: Cosa dici? Cosa dici? Prova a dirlo ancora una volta se sei capace!

CARLINA: Guarda che la storia della Romilda l'hai tirato fuori tu. Quella della minigonna, delle labbra gonfiate con il silicone … Anzi, se proprio lo vuoi sapere, con il silicone ha tirato su anche lo stomaco di tre misure…

ROMILDA: (Anche lei fra il pubblico) Ah no èh… Questo proprio no! Non ti permetto di dire queste cose! Era la quarta prima ed è la quarta adesso! Non ci credete? Adesso le mostro a tutta questa gente qui nel teatro (Si rivolge allo spettatore accanto) Tocca, tocca qui… Senti come sono sode! Non aver paura... Tocca… Tocca…Va béh, fa pure a meno, ma ci tengo a dire che quello che la natura mi ha dato mi è rimasto tale e quale e ancora con tutti i suoi bottoncini che guardano in su! Diglielo tu Giacomo, che le hai toccate per ultimo, a questi signori come sono solide…

MARIANO: Com’é questa storia Giacomo? Perché tu… e la Romilda…

GIACOMO: Lo sai Mariano come è fatta la Romilda… Siccome hai sempre alle costole la Teresa, pensando di farti piacere, la tenevo… allenata io

MARIANO: Con te farò i conti dopo, traditore, serpente, Giuda!

TERESA: Traditore il Giacomo? Sei tu disgraziato che hai tradito la tua Teresa! Vieni un attimo da queste parti cara la mia Romilda… Vieni qui sul palco che ho un paio di paroline da dirti… Vieni su se hai il coraggio, svergognata!

ROMILDA: Io di coraggio ne ho da vendere e non ho certo paura di te. Ma, siccome sono una persona educata, non mi va proprio per niente da venire lì a litigare. Davanti a tutta questa gente poi…

TERESA: Allora vengo io da te. (Scende dal palco e si ferma sulla scaletta) Adesso facciamo i conti, Maddalena!

FILIPPO: (La rincorre e la trattiene ) Cosa fate poi? Ma state diventando matte?

TERESA: No, non sono io la matta. La matta è quella lì che si è messa in testa di essere la Regina del pisello che va bene a questo e a quello! Dillo, dillo moh a quella suorina lì che non si faccia vedere in paese, se no la faccio a fettine con l'affettatrice…

FILIPPO: La Teresa ha detto di non farti vedere in paese altrimenti ti fa a fettine con l'affettatrice…

ROMILDA: E allora tu di' alla Teresa di non farsi vedere ad attraversare la strada altrimenti la metto sotto con la mia macchina. Ma per fare qualcosa a quella lì dovrei usare una ruspa…

FILIPPO: Ha detto la Romilda di non farti vedere ad attraversare la strada altrimenti ti mette sotto con la sua macchina.

TERESA: E io, se le metto addosso le mani, le strappo gli occhi e glieli metto in mano…

FILIPPO: Ha detto la Teresa…

ROMILDA: E piantala di fare il pappagallo! Guarda che non sono sorda!

TERESA: Almeno alle orecchie non avrà fatto la plastica…

ROMILDA: A quelle no, ma tu, al tuo didietro, l'hai fatta di sicuro. Me l'ha detto il Mariano. Diglielo, dillo a tutti…

TERESA: Guarda bella che io non ho fatto la plastica, ma appena la liposoluzione…

MARIANO: Liposuzione, Teresa, liposuzione…

TERESA: Siccome il mio Mariano un giorno mi ha detto che al posto del sedere avevo due prosciutti di Parma, per continuare a piacergli, ho fatto quella cosa l√¨. Mi hanno infilato nelle chiappe una cannetta e mi hanno risucchiato due o tre etti di grasso che avevo di pi√Ļ.

MARIANO: Veramente mi hai detto che hanno riempito tre o quattro secchi…

TERESA: Fatto sta che adesso il mio Mariano mi chiama culetto d’oro.

MARIANO: No Teresa, non è proprio così… non culetto… bauletto! Ma si può sapere cosa state facendo lì sotto? Ritornate sul palco e che sia finita! Vieni anche tu Romilda a fare la pace (Risalgono sul palco)

TERESA: Certo che le donne non sono mai comprese… Noi facciamo di tutto per gli uomini, quei disgraziati, e loro fanno di tutto per metterti sulla testa…

CARLINA: Un diadema di brillanti?                                                                             

TERESA: No Carlina…

ROMILDA: Una collana di perle?

TERESA: No Romilda; un paio di corna!

ROMILDA: Hai proprio ragione Teresa, non siamo davvero mai capite… Cerchiamo di capirci almeno noi… (Si abbracciano) Pace?

TERESA: Pace.

CARLINA: (A Teresa) Pace?

TERESA: Pace. Ma che sia la prima e l'ultima volta! Ma adesso voi lazzaroni andate di là che qui siete di troppo.

GIACOMO: Di là… dove??

TERESA: Dietro le quinte, no? In castigo! (Gli uomini escono. Le tre donne si siedono davanti al proscenio). A me mi ha sempre fregato l'amore. Guardate bene che parlo dell'amore, non del sesso…

ROMILDA: Il sesso però è meglio, òsti se è meglio…

TERESA: Ma se mi hai sempre detto che tu avevi paura del sesso?

ROMILDA: Il nostro dottore mi ha perfettamente guarito e adesso sono io che gli chiedo cento euro a visita … Certo, con lui non era certo una storia d'amore…

TERESA: Le storie d'amore si dividono in due categorie… Quelle sfortunate e quelle infelici…

CARLINA: Chissà perché gli uomini, quando pensano al paradiso, hanno in mente solo le nostre gambe e il nostro… stomaco

ROMILDA: Però l’inferno lo provano quando noi ci arrabbiamo con loro…

CARLINA: Per loro, se la vita è il pranzo, noi siamo il dessert…

ROMILDA: Una donna è donna fin che muore…

CARLINA: L'uomo è un uomo finchè ci riesce…

ROMILDA: Infatti mio nonno diceva alla mia nonna: ‚ÄúGiacomina, se mi venisse voglia di violentarti, mi dai una mano?‚ÄĚ

CARLINA: Invece il mio andava dal medico e gli diceva che aveva sempre un gran bisogno di rincorrere le donne, ma non si ricordava il perché…

TERESA: Però, anche se gli uomini si credono di essere i nostri padroni, siamo noi che comandiamo.

CARLINA: Anche quando vogliono fare i loro porci comodi di notte

ROMILDA: Certo che le donne ne hanno tante di scuse quando non vogliono fare i loro porci comodi e non  vogliono farsi toccare.

TERESA: Una sera perché le lenzuola sono state appena stirate…

CARLINA: L'altra perché è tardi…

ROMILDA: Perché siamo troppo stanche…

TERESA: Perché fa troppo caldo…

CARLINA: Perché facciamo finta di esserci già addormentate…

TERESA: Perché abbiamo il mal di testa…

CARLINA: Perché è il periodo sbagliato del mese…

ROMILDA: Perchè abbiamo paura di svegliare i figli…

TERESA: Perché ci dobbiamo alzare presto…

CARLINA: Perchè non mi gira tanto giusta…

ROMILDA: Perché il sole mi ha scottato la pelle…

TERESA: Perché dovevo vedere il Costanzo Show…

CARLINA: Perché una non vuole rovinare la permanente appena fatta…

ROMILDA: Perché ho paura di svegliare gli inquilini dell'appartamento accanto…

TERESA: Perché magari ti sente tua madre che dorme di là in sala…

CARLINA: Perché non mi sono ancora fatta la ceretta e ti pungerei come un istrice…

TERESA: Poveretti gli uomini; si credono di essere i capofamiglia e poi devono fare tutto quello che vogliamo noi

CARLINA: Loro sono la macchina…

ROMILDA: Ma siamo noi al volante.

TERESA: Loro il treno…

CARLINA: Ma noi siamo le rotaie.

ROMILDA: Loro sono l'aereo…

TERESA: Ma noi siamo l’elica.

TERESA: Tutte per una!

TUTTE: (Scattano in piedi) Una per tutte! (Escono marciando. Entrano Giacomo e Mariano)

MARIANO: (Entrano con circospezione) Sono andate?

GIACOMO: Non c'√® pi√Ļ nessuno‚Ķ

MARIANO: Vuoi dire che magari sono arrivati gli attori e incomincia la recita?

GIACOMO: Veramente mi sembra un po' tardi…

MARIANO: Ma guarda Giacomo che la gente è ancora tutta qua

GIACOMO: Certo che hanno una gran pazienza…

MARIANO: Chissà cos'hanno combinato quelle tre donne lì. Chissà quante madonne mi tirerà dietro stasera la mia Teresa quando arriverò a casa. Quella molla di quegli schiaffoni che la testa fa come minimo tre giri attorno alle spalle.

GIACOMO: Quello √® proprio quello che mi colpisce di pi√Ļ di una donna‚Ķ

MARIANO: Cosa? La bellezza?

GIACOMO: No, le sberle.

BERNARDO: (Entra dal fondo assieme a Bettina. Si posizionano ai due lati del palco stando in platea. Portano a tracolla una cassetta per le loro merci) Caramelle!

BETTINA: Coca cola!

BERNARDO: Noccioline!

BETTINA: Sigarette!

BERNARDO: Castagne secche!

BETTINA: Gazzosa!

BERNARDO: Ciuppa ciuppa!

BETTINA: Aranciata!

BERNARDO: Lecca lecca!

BETTINA: Succo di frusta!

BERNARDO: Panini illustrati!

BETTINA: Giornali imbottiti!

BERNARDO: Caffè corretto grappa!

BETTINA: Amaro Giuliani!

BERNARDO: …Amaro Giuliani? Perchè l’Amaro Giuliani Bettina?

BETTINA: Uno sta qui, vede la commedia e, se è troppo noiosa e complicata, le resta sullo stomaco e con l'Amaro Giuliani digerisce meglio.

BERNARDO: Però ti fa andare anche in quel posto E se dopo gli scappa?

CARLINA: (Affacciandosi da una quinta) Ah no, eh! Quello proprio no. Ho appena finito di pulire la toilètte e non vorrei incominciare da capo! Tenetela almeno fino alla vostra casa! (Si ritira)

BERNARDO: Tu, Bettina, la vuoi smettere di farmi concorrenza?

BETTINA: Concorrenza io? Ma se sei tu a far concorrenza a me!

BERNARDO: Vergognati! Vendere le sigarette qui a teatro…

BETTINA: Io sono padrona di vendere quello che ho voglia!

BERNARDO: Ma le sigarette no, fanno male… Guarda che io sto tentando di smettere di fumare…

BETTINA: Hai provato con le tue caramelle?

BERNARDO: Sì, ho provato, ma quelle non si accendono…

BETTINA: Per forza, non hai provato con i miei accendini

BERNARDO: Che tipi hai da vendere?

BETTINA: Di tutti i tipi; quelli per i ricchi e quelli per i poveri

BERNARDO: Per i poveri?

BETTINA: Sì, per i poveri… Invece di contenere la benzina hanno dentro il petrolio. Fanno un po' di fumo, ma a volte si accendono. Per i ricchi invece ho un tipo a carica lunga, insomma, ci vogliono almeno trent'anni prima che si esauriscano…

BERNARDO: Ulla madonna! Questa non l'ho ami sentita! E come sono fatti?

BETTINA: O dio, è un po' complicato e faticoso… L'accendino è direttamente collegato ad una bombola di gas da 25 chili che bisogna caricarsi sulle spalle…

GIACOMO: Ma ti sembra il caso Bettina di dire queste stronzate e fare tutto 'sto casino mentre stanno facendo teatro?

BERNARDO: Veramente mi hanno detto che non avevano ancora incominciato perché gli attori non erano ancora arrivati…

MARIANO: E secondo te chi saremmo noi?

BERNARDO: Insomma, tu il Mariano e tu il Giacomo. Ma, a proposito, cosa fate lì sul palco?

GIACOMO: Stiamo parlando di donne

BERNARDO: Parlate del diavolo che è meglio, perché quello è migliore di loro…

BETTINA: Parlate pure del diavolo che tanto è già qui presente; guardatelo lì, è il Bernardo, quello delle noccioline…

MARIANO: Però dobbiamo proprio dire che le donne, in fondo in fondo, servono… Servono almeno a dieci cose…

BERNARDO: Quali?

MARIANO: In questo momento me ne viene in mente solo una…

GIACOMO: Con le donne bisogna essere dolci…

BERNARDO: Infatti io regalo loro le caramelle, le noccioline, ciuppa ciuppa, lecca lecca, ma, vi dico la verità, non funzionano quasi mai…

BETTINA: Per forza; prova con le mie gazzose…

BERNARDO: Io però, quando esco con una donna, cosa che non succede quasi mai, la faccio sognare…

MARIANO: Beato te…

BERNARDO: Infatti… si addormenta

MARIANO: Mah, forse è perché non ci capiscono. Ci sono due periodi in cui uomini e donne non si capiscono…

GIACOMO: Quali Mariano?

MARIANO: Prima di sposarsi e dopo sposati

GIACOMO: Certo che per loro noi siamo solo della polvere…

MARIANO: E loro l'aspirapolvere

GIACOMO: Le donne… Ma chi conosce davvero le donne?

BERNARDO: Pensate che in certe zone dell’Africa le donne non conoscono il loro fidanzato fino al giorno del matrimonio

BETTINA: Guarda Bernardo che succede la stessa cosa in qualsiasi altra parte del mondo. Le conosci solo dopo averle sposate, ma è sempre troppo tardi.

MARIANO: Ascolta, Bernardo, qui proprio non so come andrà a finire 'stasera, perché, ti dico la verità, in fondo in fondo non lo sappiamo nemmeno noi perché ci troviamo su questo palco, ma ti conviene ripassare quando verrà chiuso il sipario. Dai, vai… Andate voi due

BERNARDO: (Escono dal fondo) ) Caramelle!

BETTINA: Coca cola!

BERNARDO: Noccioline!

BETTINA: Sigarette!

BERNARDO: Castagne secche!

BETTINA: Gazzosa!

BERNARDO: Ciuppa ciuppa!

BETTINA: Aranciata!

BERNARDO: Lecca lecca!

BETTINA: Succo di frusta!

BERNARDO: Panini illustrati!

BETTINA: Giornali imbottiti!

BERNARDO: Caffè corretto grappa!

BETTINA: Amaro Giuliani !

SECONDO ATTO

MARTINO: (Entra da una quinta con una ruota di bicicletta al collo, il manubrio in mano, col vestito strappato e vistose fasciature) Filippo! Filippo! (Un attimo di meraviglia…) Cosa fa tutta questa gente? (Si rivolge al pubblico) Buona seeera… Avete per caso visto il Filippo? Dovevamo venire qui a (Nome del paese) a fare il teatro… E invece… Che disgrazia! Come faremo adesso a recitare?  Filippo! Filippo! Dove ti sei cacciato Filippo!
FILIPPO: (Entra) Cosa fai Martino? E’ questa l’ora di arrivare? Ma… Cosa t’è successo?

MARTINO: Non parlare… Eravamo tutti in fila in bicicletta per venire qua a fare il teatro, è passato un trattore a ci ha tirati sotto tutti, uno dopo l’altro. Come birilli.

FILIPPO: Ma non viaggiavate in parte alla strada?

MARTINO: Sì, in fila indiana, a due a due come i tre Re Magi.

FILIPPO: E gli altri dove sono?

MARTINO: All’ospedale!

FILIPPO: Perché all’ospedale?

MARTINO: Dove vuoi che li portino i feriti? Dal barbiere? Dall’oste?

FILIPPO: Siccome vi conosco bene, sarebbe davvero stato meglio che li avessero portati direttamente dall‚Äôoste; sicuramente sarebbero guariti pi√Ļ in fretta. Vi avrebbero fatto una filubus nel braccio di un litro di Chianti e adesso sareste qua. E come siete arrivati all‚Äôospedale?

MARTINO: Con un carretto.

FILIPPO: Con un‚Ķ Non con la Croce Rossa ?

MARTINO: E‚Äô arrivata anche quella, ma prima di caricarci hanno chiesto se avevano il libretto della mutua e, siccome in tasca non lo aveva nessuno, √® tornata indietro vuota. Io per√≤ sono il meno grave. Mi hanno fatto la medicazione con l‚Äôalcol snaturato e l‚Äôeuroclorina e sono uscito subito. Sono corso qui pi√Ļ in fretta che potevo.

FILIPPO: E adesso come stanno?

MARTINO: Cosa vuoi che sappia io… Sono corso qui subito per avvertirti che questa sera non potevamo fare il teatro.

FILIPPO: Allora aspetta che telefono all’ospedale… (Toglie dalla tasca il cellulare)

MARTINO: Come fai a sapere il numero?

FILIPPO: Mi è rimasto in memoria quando hanno ricoverato la mia Addolorata.

MARTINO: Cos’ha avuto?

FILIPPO: La commozione cervicale. E’ caduta dalle scale

MARTINO: E si è rotta?

FILIPPO: Lei no, ma la ringhiera sì.

MARTINO: E cosa le hanno fatto?

FILIPPO: Hanno deciso di operarla. Ho preso uno spavento‚Ķ L‚Äôinfermiera¬† diceva continuamente: ‚ÄúCoraggio, non si deve spaventare, guardi che √® un‚Äôoperazione facile‚Ķ‚ÄĚ

MARTINO: E ti sei tranquillizzato?

FILIPPO: Mica tanto; guarda che non lo diceva a me, ma al chirurgo‚Ķ Prima per√≤ hanno voluto sapere tutte le malattie che aveva fatto. E lei: ‚ÄúHo un dolore che parte dal cranio, va gi√Ļ fino alla schiena, poi fa un giro attorno al fegato, fa una deviazione verso sinistra fino alla milza, continua gi√Ļ gi√Ļ fino alle gambe e va a finire in fondo ai piedi‚ÄĚ. E il dottore: ‚ÄúCome si chiama signora?‚ÄĚ ‚ÄúAddolorata‚ÄĚ. ‚ÄúVolevo ben dire io‚Ķ‚ÄĚ. Io, per√≤, incominciavo ad avere forti dubbi sul personale di quell‚Äôospedale‚Ķ Le misurano la temperatura e l‚Äôinfermiera: ‚ÄúDottore, guardi che questa signora ha la febbre‚ÄĚ. ‚ÄúQuanto √® alta?‚ÄĚ. ‚ÄúMah, circa un metro e sessanta‚ÄĚ. Per√≤ hanno deciso di operarla ugualmente. ‚ÄúL‚Äôabbiamo l‚Äôanestesia locale?‚ÄĚ fa il dottore. E l‚Äôinfermiera: ‚ÄúLocale‚Ķ locale no, ma ce n‚Äô√® una appena arrivata dalla Germania‚ÄĚ.¬† In dieci giorni di ricovero le hanno dato cos√¨ tante medicine che, quando tossiva, guariva di colpo quello del letto in parte.

MARTINO: Va a fidarti degli ospedali‚Ķ Mentre ero al Pronto Soccorso arriva una mamma con un bambino avvolto in una coperta. Gli si riusciva a vedere solo il musetto tutto scuro. Il dottore, come lo vede, chiama d‚Äôurgenza l‚Äôinfermiera per farsi portare la bombola dell‚Äôossigeno perch√© diceva che era cianotico. ‚ÄúDa quant‚Äô√® signora che il bambino √® cos√¨ scuro?‚ÄĚ. ‚ÄúDa tutta la vita dottore; non vede che √® un marocchino?‚ÄĚ. Ma la vuoi fare questa telefonata¬† no?

FILIPPO: Aspetta… (Compone il numero)  Pronti! E’ l’ospedale Fatebenefratelli? No? Fatebenesorelle? Ho capito, Fatebenecognati. Da quelle parti non c’è per caso una squadra che è stata tirata sotto da un trattore? Come di che marca è il trattore? Chi è che parla? Il portinaio? Ecco, mi passi il Pronto Soccorso. Pronto Soccorso? Non c’è lì per caso una squadra che è stata tirata sotto da un trattore? Come che targa ha il trattore? Ma sì, sono in cinque o sei… Cos’hanno fatto? (Si rivolge a Martino) Mi stanno dicendo il Marino si è rotto il sesto nasale…. Il Marcello ha un dramma cranico… Al Ninetto esce il sangue dal rettile… L'Isidoro ha un dolore interpostale. Il Giovanni invece ha le emorroidi…

MARTINO: Cosa c’entrano le emorroidi?

FILIPPO: Magari sarà stato l’ultimo della fila…

MARTINO: E adesso come facciamo con il teatro?

FILIPPO: Carlina! Carlina!

MARTINO: Chi è la Carlina?

FILIPPO: La principessa delle pattumiere, pardon, dei cessi. Carlina!

CARLINA: (Da fuori) Che c'è ancora? La principessa è occupata!

FILIPPO: Cosa stai facendo? Stai ancora pulendo i cessi?

CARLINA: Guarda che si chiamano toilètte! Non vorrai insegnare ad una principessa… Sto cancellando quello che hanno scritto sui muri

FILIPPO: Vieni qua un attimo…

CARLINA: (Entra con un quaderno in mano) Pronti; sono qua. La principessa è al vostro cospetto Maestà

FILIPPO: Cosa fai con quel quaderno in mano?

CARLINA: Prendo nota di tutto quello che la gente scrive sui muri

FILIPPO: Per farne?

CARLINA: Un libro di poesie

FILIPPO: Un libro di… Prova a leggerne qualcuna…

CARLINA: Pronti. ‚ÄúEntro pesante e esco danzante‚ÄĚ. ‚ÄúBella o brutta, fatela tutta‚ÄĚ. ‚ÄúLibera il corpo, libera la mente e non badare all'odor che si sente‚ÄĚ. ‚ÄúQuando ti penso in questo posto, ti amo di meno‚ÄĚ. ‚ÄúPapi, re e generali, sopra quest‚Äôasse son tutti uguali‚ÄĚ. ‚ÄúTiro l‚Äôacqua e sparisce un po‚Äô di me‚ÄĚ. ‚ÄúStretta √® la foglia, larga la via, fate la vostra che io ho fatto la mia‚ÄĚ.

FILIPPO: E come lo intitoleresti qual libro di poesie lì?

CARLINA: ‚ÄúVorrei amarti adesso, ma devo andare al cesso‚ÄĚ

MARTINO: Che bel libro... Questa sì che è poesia… Per me vincerai il premio Mobèl. Ma si può sapere perché hai chiamato questa… Carlina?

FILIPPO: Per far sapere al direttore del teatro che 'stasera la commedia non la possiamo recitare. Almeno ci fosse qualcuno di quelli di prima… Almeno la Romilda…

TERESA: (Entrando) Cos‚Äôhanno udito le mie caste orecchie? Chi ha parlato della Romilda? E' ancora qui quella smorfiosa? Le ho detto che ho fatto la pace perch√© io sono contro la guerra e contro i massacri, ma non si fidi pi√Ļ a guardare ancora una volta nelle palle degli occhi il mio Mariano se no faccio come il temporale‚Ķ

FILIPPO: Acqua?

TERESA: No, fulmini!

FILIPPO: Nuvole?

TERESA: No, tempesta!

MARTINO: Tuoni?

TERESA: No, bufera!

FILIPPO: Certo che sei peggio di un fiammifero‚Ķ Ti accendi subito Teresa. Di che segno sei ?

TERESA: Capricorno ascendente Cancro, ma Cancro di quelli brutti e incurabili!

FILIPPO: E cosa dice il tuo oroscopo della settimana?

TERESA: Guarda qui. Ho proprio qui ‚ÄúSorrisi e Calzoni‚ÄĚ. ‚ÄúAmore: I vostri amici insistono per farvi la plastica facciale, ma sappiate che il prossimo anno non avere i denti andr√† di moda!‚ÄĚ. ‚ÄúSe sentite voci sul vostro conto non dateci troppo peso: sono tutte vere‚ÄĚ.¬† ‚ÄúPrima di prendere decisioni importanti tirate la monetina. Oppure chiamate Wanna Marchi.‚ÄĚ ‚ÄúSi carieranno due denti e sarete costretti a farne a meno per mancanza di denaro. Peccato siano i due incisivi superiori. Una meravigliosa finestra si aprir√† sul vostro sorriso‚ÄĚ. ‚ÄúDomani, se vi sveglierete ancora vivi, ricordatevi di respirare ancora altrimenti √® inutile che vi svegliate‚ÄĚ.

MARTINO: Prova a leggere il mio…

TERESA: Di che segno sei?

MARTINO: Scorpione ascendente Toro.

TERESA: Con le corna anche tu allora... Il Toro ha le corna…

MARTINO: No, mi sono sbagliato… Scorpione ascendente Ariete.

TERESA: Anche l'Ariete ha le corna… Sta attento Martino… Sei sposato?

MARTINO : S√¨, con la Caterina Saponetta

TERESA: Scorpione‚Ķ Scorpione‚Ķ Eccolo qua. Avevo ragione io‚Ķ ‚ÄúQuando entrate in una porta cercate di abbassarvi. Le corna potrebbero rigare la parete superiore e correreste il rischio di pagare i danni‚ÄĚ. Per√≤ qui c'√® ancora qualcosa di meglio: ‚ÄúSe siete soli avete la possibilit√† di incontrare una persona speciale in un luogo particolare. Vi conviene frequentare manicomi e carceri‚ÄĚ. ‚ÄúAccetterete le avances di una persona piu' vecchia di voi. Sarete felici all'ospizio del paese‚ÄĚ. Amore: ‚ÄúUna vostra amica potrebbe invitarvi a passare le ferie insieme ma, state attenti,¬† √® un‚Äôimboscata. E' gi√† incinta e vi vuole fregare‚ÄĚ.

MARTINO: A me però l’oroscopo non ha detto che oggi avrei avuto un incidente. Ma non è per questo che mi preoccupo, ma per la bicicletta.

FILIPPO: Ascolta Martino, va di là che troverai qualcuno che ti disinfetta. Vorrà dire che, appena tutti saranno guariti, ritorneremo a fare la commedia.

MARTINO: Te l'ho già detto che all'ospedale mi hanno già disinfettato con la tintura di odio. Mi hanno anche fatto bere un bicchiere di olio di rigido, ma non ha capito perchè. (Rivolto al pubblico) Ciao neh… Ciao a tutti, ma non abbiate paura, calma e sangue congelato! Prima o dopo verremo qui tutti, tutta la compagnia insomma, e allora vi mostreremo quello che siamo capaci di fare. Quando penso a quante prove abbiamo fatto per venire a divertirvi… Mi spiace… Òsti se ci dispiace… Un'altra volta, invece di venire in bicicletta, prendiamo la corriera. Ciao ciao ciao! (Esce)

CARLINA: Allora scappo anch'io

FILIPPO: Dove vai?

CARLINA: Sono di guardia.

FILIPPO: Di guardia? All'entrata del teatro?

CARLINA: No, di guardia alla carta igienica. Se trovo quello che me la fa sparire gli infilo tutti i rotoli dove dico io!

FILIPPO: Ma cosa ne fanno della carta igienica?

CARLINA: Non saprei cosa ne fanno… Magari la usano al posto dei fazzoletti di carta, magari per fare le ghirlande per la festa del patrono, magari per avvolgerci qualcosa, magari…

TERESA: Mah, io sarò fatta alla vecchia, ma per me si usa solo per una cosa…

CARLINA: A me non interessa sapere per cosa la usano; appena li prendo gli faccio il giudizio universale! Ciao! (Esce)

BERNARDO e BETTINA: (Entrano ancora dal fondo. Si riposizionano ancora ai due lati del palco stando in platea) Caramelle!

BETTINA: Coca cola!

BERNARDO: Noccioline!

BETTINA: Sigarette!

BERNARDO: Castagne secche!

BETTINA: Gazzosa!

BERNARDO: Ciuppa ciuppa!

BETTINA: Aranciata!

BERNARDO: Lecca lecca!

BETTINA: Succo di frusta!

BERNARDO: Panini illustrati!

BETTINA: Giornali imbottiti!

BERNARDO: Caffè corretto grappa!

BETTINA: Amaro Giuliani !

BERNARDO: Ma sei ancora qui Bettina?

BETTINA: E tu Bernardo, vuoi smettere di seguirmi?

BERNARDO: Io ti seguo ? Ma sei matta ? Guarda che io vengo qui, pi√Ļ che per fare affari, per poter vedere il teatro gratis. A me √® sempre piaciuto fare l'attore. Magari potessi salire sul palco e recitare‚Ķ

FILIPPO: E venite sul palco allora, che almeno faremo passare un po’ di tempo a questa brava gente

BERNARDO: Vengo davvero?

FILIPPO: Dai, sali.

BETTINA: Vengo anch'io?

FILIPPO: E vieni anche tu. (I due salgono)

BERNARDO: Però guardate che io non ho voglia di stupidaggini. Non mi sento bene…

BETTINA: Cos'hai Bernardo?

BERNARDO: Ho dei forti dolori nottambuli.

FILIPPO: Nottambuli?

BERNARDO: Sì, di notte.

BETTINA: E va dal medico allora

BERNARDO: Sono andato. Sono entrato in sala d'aspetto e mi sono venute le vertigini e un bel po' di confusione a leggere tutti i cartelli che erano appesi al muro. ‚ÄúNon si effettuano visite a domicilio ai pazienti senza ascensore‚ÄĚ. ‚ÄúSi prega di non venire dal medico per cazzate‚ÄĚ. ‚ÄúIl paziente educato non si ammala spesso‚ÄĚ.

BETTINA: Anch'io, anch'io le ho lette‚Ķ ‚ÄúL‚Äôambulatorio √® aperto tutte le mattine. Il pomeriggio forse‚ÄĚ. ‚ÄúAvviso per le mamme. Per favore non fate fare ai bambini la pip√¨ nel portaombrelli‚ÄĚ. ‚ÄúAvviso ai pazienti. Se rompete anche queste sedie potete sedervi per terra‚ÄĚ. ‚ÄúPer avere diritto alla ricetta non basta avere il libretto della mutua, ma anche essere ammalati‚ÄĚ.

TERESA: L'hai poi fatta la visita?

BERNARDO: Non si è nemmeno alzato dalla sedia.

TERESA: Fanno tutti così…

BERNARDO: Per√≤ mi ha fatto fare un sacco di esami. Guarda che li ho qua. (Legge le varie ricette) ‚ÄúSi invia in reparto di cardiologia per controllo valvole. Si prega di controllare anche la pressione perch√© la minima √® pi√Ļ alta della massima‚ÄĚ. ‚ÄúSi richiede visita oculistica. Non vede bene con la coda dell‚Äôocchio‚ÄĚ. ‚ÄúSi richiede visita internistica per una messa a punto‚ÄĚ.

BETTINA: Ho capito… Ti ha mandato a fare il tagliando come alle auto…

BERNARDO: E non √® finita‚Ķ Guarda questa. ‚ÄúSi invia al reparto ginecologico maschile per dolore ai rapporti‚ÄĚ.

BETTINA: Fai ancora quelle cose lì alla tua età Bernardo?

BERNARDO: Insomma, sai, la Romilda ha ancora le sue esigenze e, non faccio per dire, ma è una donna calda e fedele…

TERESA: Com'è, com'è questa storia? Vorresti dire che tu e la Romilda… Questa è bella! Anche tu con la Romilda?

BERNARDO: Come… anche tu con la Romilda?

TERESA: Certo, dopo il mio Mariano, dopo il Giacomo…

BERNARDO: Dici davvero Teresa? Vorresti dire che la Romilda…

TERESA:Veramente non lo dico solo io…

BERNARDO: Brutta rospa!

TERESA. Lo dici a me Bernardo?

BERNARDO: No, alla Romilda, quella bestia!

ROMILDA: (Entrando) Ho sentito fare il mio nome. Parlate magari di me? Ciao Bernardo. Come ti vanno gli affari?

BERNARDO: I miei… affari stanno girando come una giostra. Guarda che io, per regalarti la collana di perle di Magnorca, ho dovuto vendere almeno mezzo quintale di noccioline e venti litri di Amaro Giuliani… E tu, intanto, mi fregavi col Mariano e col Giacomo…

ROMILDA: Guarda Bernardo che sto passando una crisi mistica; sono in cerca di me stessa…

BERNARDO: Di te stessa o di un altro uomo da aggiungere alla tua collezione?

ROMILDA:  Magari del mio uomo ideale. Sono andata anche da un mago per farmi illuminare…

TERESA: Se è solo per quello basta anche una candela…

ROMILDA: Sono andata dal Mago di Roncisvalle…

TERESA: Che racconta sempre un sacco di balle…

ROMILDA: Sono andata da lui il giorno in cui mi sono slogata la caviglia. Lui mi guarda e mi fa: ‚ÄúTu camminerai!‚ÄĚ. Infatti, quando sono uscita, mi sono accorta che mi avevano rubato l'auto. Di solito ci vado per raccontargli i miei problemi di cuore‚Ķ

TERESA: Non lo sapevo che tu fossi ammalata di cuore… Cos'hai? La vagina pecora? L’infarto del tuocardio? La pensione arteriosa? Le polpettazioni cardiache?

ROMILDA: No, pene d‚Äôamore. E lui: ‚ÄúTi annuncio una grande novella! Tu rimarrai vergine per tutta la vita.‚ÄĚ

TERESA: Proprio tu… Dopo il Mariano, il Giulio, il Bernardo e non so quanti altri

ROMILDA: A dir la verità anch'io mi sono ritrovata a pensare a quello che mi aveva detto. E invece aveva ragione perché io sono nata sotto il segno della Vergine e morirò ancora… Vergine. E poi mi ha anche detto, per consolarmi dei miei affari di cuore, che appena tornata a casa avrei trovato delle novità che avrebbero avuto a che fare col mio portafogli…

FILIPPO: Vincita al Superenalotto?

BETTINA: Al gratta e vinci?

TERESA: Alla Sisal?

ROMILDA: No, una multa per sosta vietata.

BETTINA: E quanto ti è costato il mago?

ROMILDA: Non ve lo dico. Ho dovuto fare un mutuo. Però mi ha regalato il talismano Proteo…

BETTINA: Cos'è quella roba lì Romilda?

ROMILDA: E' una medaglia che devi sempre portare addosso. Di giorno e di notte.

BERNARDO: E a cosa serve?

ROMILDA: A portare fortuna, a guarire le malattie. Quando ho avuto il torcicollo l'ho messo sul collo e mi è passato il torcicollo. Quando ho avuto il mal d'orecchie l'ho messo sulle orecchie e mi è passato il mal d'orecchie. Quando mi ha fatto male la pancia l'ho messo sulla pancia e… mi sono passati i vermi.

TERESA: Io però a quelle cose lì non credo mica tanto…

ROMILDA: Invece devi crederci altrimenti il mago ti fa la fattura…

TERESA: Ma se neanche l'idraulico mi fa la fattura…

ROMILDA: Magari la fattura no, ma quando lo chiamo ad aggiustarmi il lavandino me ne fa di cose… E chi si ricorda poi di chiedergli la fattura! Infatti il lavandino, chissà perché, mi si rompe un giorno sì e uno no.

BERNARDO: Io, però, starei qui volentieri sul palco, ma devo continuare il mio lavoro. Scusatemi tutti, ma io devo vendere le mie noccioline

BETTINA: E io le mie bibite… Magari puoi regalare un'altra collana di perle di Magnorca alla Romilda…

BERNARDO: A quella traditrice basta! Mi √® andata gi√Ļ dai libri. Anche con l'idraulico‚Ķ Donna di malaffare!¬† Bettina‚Ķ Ti piacerebbe averne una tu Bettina?

BETTINA: Perché no Bernardo? Devo farti una confessione… Lo sai che non mi fai schifo per niente? Insomma, ho sempre avuto un debole per te…

BERNARDO: E allora che ne diresti se ci mettessimo in società? Insomma… assieme?

BETTINA: Ci sto! Io ti preparò la colazione… Gazzosa e noccioline… Il pranzo… Castagne secche e caffè corretto grappa… La cena… Ciuppa ciuppa, aranciata e Amaro Giuliani... Contento Bernardo?

BERNARDO: Ma sei sicura che con quei pranzetti non diventerò magro? Però l’idea dell’Amaro Giuliani mi piace davvero. Ti confesso una cosa; siccome non ho sempre i soldi per comperarmi l’Amaro al bar allora vado dal dottore che me lo passa con la mutua e ogni tanto ci do una tracannata; anzi, tante tracannate. Pensate che a volte ne bevo anche tre flaconi al giorno.

TERESA: E la pancia Bernardo?

BERNARDO: Quale pancia?

TERESA: La tua, no? Non ci sono in giro dei… terremoti?

BERNARDO: Alla televisione non hanno detto niente… Certo però che adesso che la Bettina ce l'ha in campionario andrò a ruota libera. Posso Bettina?

BETTINA: Per te, Bernardo, gratis e amore dèis!

BERNARDO: Torniamo al lavoro Bettina?

BETTINA: Torniamo al lavoro Bernardo.

(I due scendono e si incamminano, se possibile mano nella mano, ed escono dal fondo della platea)

BERNARDO: Caramelle!

BETTINA: Coca cola!

BERNARDO: Noccioline!

BETTINA: Sigarette!

BERNARDO: Castagne secche!

BETTINA: Gazzosa!

BERNARDO: Ciuppa ciuppa!

BETTINA: Aranciata!

BERNARDO: Lecca lecca!

BETTINA: Succo di frusta!

BERNARDO: Panini illustrati!

BETTINA: Giornali imbottiti!

BERNARDO: Caffè corretto grappa!

BETTINA: Amaro Giuliani !

TERESA: Certo che tu Romilda sei davvero un vero pericolo per tutte le mogli e le morose del paese. Non te ne fai scappare uno. Guarda tu se dovevi far cadere in tentazione anche un uomo come il mio Mariano…

ROMILDA: Guarda Teresa che col Mariano è stato un amore platonico

TERESA: Davvero Romilda? Appena platonico... Allora vuoi dire che tu e il Mariano...

ROMILDA: Tranquilla Teresa; appena platonico…

FILIPPO: Ma si può sapere cos'è questo amore platonico?

ROMILDA: Vuol dire che lo facevamo dietro un mucchio di platò nel magazzino del fruttivendolo. Ma del Mariano, te lo giuro Teresa, non ero per niente innamorata…

TERESA: Ah! Allora voglio proprio dirlo a quel becco da due palanche! Mariano! Mariano! Vieni di qua un minuto… Subito! Immantinente! Obbedisci!

MARIANO: (Entrando) Cos'hai Teresa? Hai bisogno di qualcosa?

TERESA: Sì, ho bisogno di dirti che sei un pallone gonfiato e un cornuto, che credi di essere il Rodolfo Valentino, ma che le donne di te non si innamorano per niente. La Romilda mi ha detto che, quando eravate dietro la pila dei platò nel magazzino del fruttivendolo, non era innamorata di te.

MARIANO: Non ci credo. Per l'emozione le scendevano le lacrime…

ROMILDA: Per forza Mariano; c'era un chiodo di un platò che mi bucava la schiena

MARIANO: Adesso capisco…

ROMILDA: Cosa capisci Mariano?

MARIANO: Quando ti ho chiesto: “Questa è la tua prima volta, vero Romilda? E tu cosa mi hai risposto?

ROMILDA: Sì, per oggi è la prima volta.

MARIANO: E col Giacomo allora? Giacomo! Giacomo! Vieni qui un momento che dobbiamo chiarire una cosa…

GIACOMO: (Da fuori) Guarda che io non voglio pi√Ļ fare il cavallo. Pesi troppo!

MARIANO: No, non ti faccio fare il cavallo, non ce n'è bisogno, perché sei un asino al naturale.

GIACOMO: (Entrando) Perché sarei un asino?

MARIANO: Perché hai tradito il tuo amico con questa madonnina, la Romilda.

GIACOMO: Però ne è valsa la pena, neh Romilda… L'abbiamo fatto con passione…

ROMILDA: No Giacomo, pi√Ļ che farlo con passione sei stato tu a farmi compassione. Era almeno un anno che mi seguivi come un cagnolino e che mi facevi dei regali

MARIANO: Quali regali? Ma se lo sanno tutti che sei il pi√Ļ avaro del paese‚Ķ

ROMILDA: Infatti! La medaglietta di Sant'Agnese protettrici delle vergini d'attaccarmi sulla maglietta, la scatola della crema per la pelle, che, però, mi sono accorta che era maionese…

GIACOMO: E le cassette di frutta?

ROMILDA: Certo, piene vermi; erano quelle scartate dal tuo amico fruttivendolo…

TERESA: (Rivolta a Mariano) Quello dei platò, neh!

GIACOMO: Però non lo dici che a capodanno, per farti gli auguri di buon anno, ti ho allungato un assegno di un milione…

TERESA: Per tutti i santi e i martiri del paradiso! Eri diventato matto Giacomo? Ti è venuto un cactus cerebrale? O la sclerosi fulminante!

ROMILDA: Allora, a questo punto, diciamola proprio tutta la verit√†. Certo che era un assegno di un milione di lire, ma, con la data del primo gennaio, non valeva pi√Ļ niente perch√©, da quel giorno, gli assegni si potevano solo fare in euro.

MARIANO: Ma insomma, Romilda, si può sapere quanti uomini hai avuto?

ROMILDA: I miei e quelli delle altre.

TERESA: E com'è andata a finire con il Giacomo?

ROMILDA:¬† Per tirarmelo gi√Ļ da dosso e per non farlo soffrire, mi sono‚Ķ sacrificata anche per lui

TERESA: Una martire! Una martire per il bene dell’umanità!

FILIPPO: (Rivolgendosi al pubblico) Cari miei signori, anzi, egregi spettatori...

TERESA: Perchè…spettatori?

FILIPPO: Se hanno avuto il coraggio di aspettare fino adesso vuol dire che sono …spettatori. Spettatori vuol dire che sono lì che aspettano. Imparalo l’italiano! Egregi spettatori, certo che siete stati davvero gentili e pazienti a volervi fermare qui fino adesso. Mi dispiace che questa sera voi non siate riusciti a godervi la commedia che noi avevamo preparato per voi. Tutta la compagnia è andata a finire all'ospedale per il fatto che si è presa un trattore nel didietro e io, dopo quei due maledetti grappini, non sapevo proprio come cominciarla. Questa maledetta commedia dimenticata… Per fortuna abbiamo trovato qualcuno del pubblico che mi hanno dato una mano per farvi trascorrere la serata. Per fortuna che abbiamo trovato la Teresa, il Mariano, il Giacomo, la Romilda e la Carlina. A proposito, che fine ha fatto la Carlina?

GIACOMO: Sarà ancora di là a scrivere le poesie…

FILIPPO: Carlina! Vieni qua un attimo!

CARLINA: (Da fuori) Non posso!

FILIPPO: Perché non puoi?

CARLINA: Sto litigando con uno

FILIPPO: E allora piantala di litigare e vieni subito qui

CARLINA: (Entra con un rotolo di carta igienica in mano. Un paio di strisce le scendono dal collo) Disgraziato di uno… E' tutta la sera che faccio la guardia alla carta e adesso l'ho preso quel ladro! Voleva portarsi via la carta igienica della toilètte. E' un po' che mi ero accorta che mancava. Mettevo lì tre rotoli prima di cominciare il teatro e  dopo un po' era tutta sparita!… O almeno tutta consumata! E sì che in questi giorni non c'è in giro il virus della dissenterite…

TERESA: E si può sapere chi è stato il ladro?

CARLINA: Il Bernardo, quello delle noccioline

TERESA: Adesso ho capito… Con tutto quell'Amaro Giuliani che beve la sua pancia deve essere arrivata al quinto grado Mercalli.

CARLINA: Adesso capisco perché mi faceva così tante domande…

TERESA: Domande su che cosa?

CARLINA: Sulla diarrea. ‚ÄúCarlina, non hai una cura da consigliarmi per la diarrea?‚ÄĚ. ‚ÄúHai provato con il limone Bernardo?‚ÄĚ. ‚ÄúCerto, ho provato anche quello, ma quando lo tolgo incomincia daccapo‚ÄĚ. ‚ÄúPosso fare il bagno con la diarrea, Carlina?‚ÄĚ. ‚ÄúCerto Bernardo, se √® tanta ci puoi fare anche il bagno, magari anche i tuffi‚Ķ Per√≤ dopo ricordati di fare la doccia‚Ķ"

FILIPPO: Calmati Carlina. Alla diarrea e alla carta igienica ci penseremo poi. Lasciami continuare con il mio discorso al pubblico…

TERESA: Certo che gli uomini, quando non ci sono problemi, sono loro che li creano. Beata te che non sei mai stata sposata…

CARLINA: No Teresa, una volta mi sono sposata anch'io

TERESA: E' morto?

CARLINA: No, separata e divorziata!

TERESA: Perchè?

CARLINA: Arriviamo davanti al giudice e mi dice:‚ÄĚLa signora √® sicura di quello che vuole? Ho capito bene? Lei vuole il divorzio per ‚Ķcompatibilit√† di carattere? Non sar√† il contrario, per incompatibilit√†?". "No, eccellenza lustrissima- rispondo io-¬† √® proprio per compatibilit√†... Andavamo d‚Äôaccordo su tutto. A me piace andare al cinema e a mio marito anche, a me piace andare in montagna e a lui pure, a me piace andare a vedere il teatro e lui‚Ķ anche lui, a me piacciono gli uomini e a mio marito ‚Ķanche!". Hai capito Teresa?

TERESA: Ho capito Carlina.

FILIPPO: Allora, posso finalmente andare avanti a dire qualcosa a questi lustrissimi spettatori?

TERESA: Se sei fortunata… Senza un uomo che ti dondola attorno tutto il santo giorno, che vuole sempre pronto il pranzo e la cena e guai se ritardi un minuto, che si lamenta perchè la camicia non è stirata bene, che ti misura i soldi della spesa, che dopo tutto quello che hai fatto di giorno pretende che tu faccia qualcosa anche di notte…

MARIANO: Beato il Giacomo che non si è mai sposato…

TERESA: Perché non ti sei mai sposato Giacomo?

GIACOMO: A me piaceva la Romilda e quando toccavo le sue forme…

TERESA: Di formaggio?

GIACOMO: No, del suo corpo, così vellutato…

MARIANO: Voluttuoso, Giacomo, voluttuoso…

GIACOMO: Io avrei dato tutto per lei…

ROMILDA: La medaglietta di Sant’Agnese, la crema di maionese, le cassette della frutta marcia, assegni da un milione…

GIACOMO: Però, alla fine, deluso nell’amore, ferito nel cuore e con l’anima a sbrindelli…

MARIANO: Brandelli, Giacomo, brandelli…

GIACOMO: Con l’anima a ombrelli…, a piselli…, a …brandelli, ho dato retta al proverbio…

ROMILDA: Sentiamo; quale proverbio?

GIACOMO: ‚ÄĚSe vuoi essere felice per tre giorni ubriacati, se vuoi essere felice per tutta la vita non sposarti.‚ÄĚ

TERESA: Ah s√¨? Allora te ne dico un altro io: ‚ÄúLa donna piange prima del matrimonio, l'uomo dopo!‚ÄĚ

GIACOMO: Cosa vuol dire Teresa?

TERESA: Prima sposati e poi lo capirai!

FILIPPO: (Nuovamente al pubblico) Egregi spettatori; non date retta a queste donne che hanno sempre qualcosa da raccontare a sproposito quando parlano degli uomini. Quando non li hanno‚Ķ li cercano e quando li trovano sparlano di loro e li ammazzerebbero. Poveri martiri e derelitti! Allora‚Ķ Volevo dire a tutti voi una cosa di estrema importanza. Grazie, grazie per la vostra pazienza. E speriamo che queste donne stiano finalmente zitte e mi lascino finalmente parlare. Una promessa‚ĶAppena che la compagnia verr√† dimessa dall'ospedale, appena al Marino √® guarito il sesto nasale, al Marcello il dramma cranico, al Ninetto il sangue dal rettile, all'Isidoro il dolore interpostale e le emorroidi al Giovanni‚Ķ vi promettiamo di ritornare in questo teatro e allora vi rappresenteremo finalmente la nostra commedia‚Ķ La commedia‚Ķ Com'√® accidenti il titolo della commedia?‚Ķ Porca miseria‚Ķ Non mi ricordo pi√Ļ come si chiama‚Ķ

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