La contesa di Gosto e Mea

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Massimo Valori

LA CONTESA

DI GOSTO E MEA

Atto unico liberamente tratto dalla leggenda popolare di “Gosto e Mea”

e da “La lingua di una donna alla prova” di Vincenzo Guadagnoli (1798 - 1858)

Personaggi:

Gosto

Mea

Teresa

Armida

Maso

Bista

Togno

Cecco

Il dottore

Il Priore

Un chierichetto

Voce fuori campo


OPERA TUTELATA SIAE – TUTTI I DIRITTI RISERVATI


Mea; alza

Gosto.

Massimo Valori – La contesa di Gosto e Mea

Camera di una vecchia casa di contadini dei primi del secolo. Un grande letto matrimoniale al centro, con i comodini ai lati. Un vaso da notte sotto il letto, dalla parte di Gosto.

SCENA 1: Gosto e Mea

1 -Voce fuori campo. Un contadin vivea ne' tempi andati / in un villaggio presso Pontedera, / chein isconto, cred'io, de' suoi peccati, / ebbe in moglie una femmina ciarliera; / ella Mea nominossi, ed egli Gosto, / come fa fede il libro del proposto. / Or bisogna saper, che Gosto avea /già preso il lume per andare a letto…


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(è entrato durante la battuta precedente, con un lume acceso in mano, che appoggia sul comodino dalla parte dove dormirà le coperte del letto, gesto di disappunto) Maremma cane, che non l’ha messo il calduccio quella

befana… (chiama) Meaaa… O Meaaa… Che non l’hai messo il calduccio stasera?

Mea.(entra)Che hai da urlare?

Gosto. Dicevo, o che non l’hai messo il calduccio stasera, non senti come si gela!

Gosto e Mea.(si spogliano)

Mea. Lo sento, Gosto, lo sento. Però son finite tutte le legna. E se non vai a rifarle, il calduccio telo scordi, non si mette di certo.

Gosto. Domattina, se non tira tramontana ci vado! Ma a proposito, Bista… Mea. Bista?

Gosto. Bista, tuo cognato, le ha riportate la carriola e la scure?

Mea. Non lo so. Ma credo di no: almeno, se non le ha riportate quando non c’ero…

Gosto e Mea.(hanno finito di spogliarsi ed entrano a letto)

Gosto. Allora domattina levati presto e valle a riprendere. E speriamo che non m’abbia intaccatola scure, almeno in quattro e quattr’otto vado e torno.


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Gosto e Mea.(lui a più riprese cerca di avvicinarsi a lei, con intenzioni amorose; lei via via si allontana, fino a che non esce dalletto, esasperata)

Mea. O stai buono, stai!… Piuttosto, facciamo le nostre preghiere!(rientrando a letto)Vai, Gosto,incomincia.

Gosto.(ci pensa un po’)O Dio che hai messo l’uso delle mogli, tu me l’hai data e tu me la ritogli!

Mea.(fra sé)Ah sì, eh, brutto prepotente …(in tono normale)Allora: o Dio che me l’hai dato perfarmelo sposare, guarda se fai alla svelta a venirlo a ripigliare!

Gosto.(dà nuovamente noia a Mea)

Mea. O stai buono, t’ho detto!…

Gosto. E starò buono! Però allora spegni la luce che ho sonno!

Mea.(spegne il lume; attimo di silenzio; poi si alza a sedere sul letto, si guarda intorno e lo riaccende)Ma… Eppure… Oche è questo vento? O di dove viene?… Gosto! Gosto!… Ma il portone di casa l’hai chiuso?


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Gosto.(immobile)Perché?

Mea. Come perché, che non lo senti c’è una corrente d’aria qui in camera sembra d’essere sull’aia!L’hai chiuso sì o no?

Gosto.(alzandosi a sedere sul letto)O che lo dovevo chiudere io?

Mea. Diamine!


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Gosto. Perché?

Mea. Ma come perché! Ma sarà meglio che tu ne beva meno di vino la sera, da ora in poi! Gosto,sei passato tu l’ultimo dal portone?

Gosto. Sì!

Mea. E allora lo dovevi chiudere tu!(si sdraia nuovamente sul letto)

Gosto. A me pare che la sbronza sia tu!

Mea. Chi?(si rialza a sedere sul letto)

Gosto. O stai a vedere che la sera io quando torno stanco morto da lavorare devo pensare anchea chiudere il portone! Ma via via, fammi il piacere…

Mea. Gosto, non cominciamo a menare il can per l’aia. L’ultimo sei passato tu, sicché l’hailasciato aperto tu. E ora ti levi e lo vai a chiudere!

Gosto. Allora si fa una cosa per uno! Se io l’ho lasciato aperto, lo vai a chiudere tu e tutti pari!

Mea. No di certo! Piuttosto ci prendo la bronchite, guarda! Sai cosa sei tu? Uno zuccone,testardo come un mulo! E allora io non lo chiudo!

Gosto. Sai cosa sei tu invece? Una testa di rapa, ecco cosa sei! E allora non lo chiudo nemmenoio! (si butta giù)

Mea. Vuol dire che sta aperto!(si butta giù)

Gosto.(si rialza)Come, sta aperto!

Mea. Sta aperto!

Gosto. E che si dorme a portone aperto?

Mea.(si alza a sedere)Lo vai a chiudere tu?

Gosto. No!

Mea. E allora… Speriamo ci portino via tutti!(si butta giù)

Gosto. Ma è freddo!

Mea. Copriti!

Gosto.(si butta giù; pausa; si rialza a sedere)Allora sai cosa si fa? Si fa un patto. Il primo che fa una parolava a chiudere il portone. Va bene?

Mea.(si alza a sedere)Come?

Gosto. Si sta tutti e due zitti, e il primo che dice una parola, anche una parola sola, va a chiudereil portone.

Mea.(ci pensa un attimo)Va bene.

Gosto. Va bene?

Mea. Va bene(si butta giù)

Gosto.(si butta giù)


SCENA 2: detti, Teresa e Armida


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Voce fuori campo. Due beghine stavano tornando dalla novena, quando… Teresa.(d.d.)O Armida!

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Armida.(d.d.)Che!

Teresa.(d.d.)Ma cosa ci fa il portone aperto di Gosto, eh?

Armida.(d.d.)Che ne so io… Aspetta, eh… Meaaa!… Avete lasciato il portone aperto!…(pausa;forte) Meaaa!… Avete lasciato il portone aperto!…

Teresa.(d.d., forte)Ma cosa urli, tonta!… Fai silenzio!… Armida.(d.d.)Ma non sentono!…

Teresa.(d.d.)Entriamo e andiamo a vedere, via…(entra)

Armida.(entra; forte)Meaaa!… Avete lasciato il portone aperto!…

Teresa.(forte)E basta, scema!… Fai svegliare tutti!

Armida. O non s’urlava per quello?

Teresa. Ah già.

Armida. Ma questi non si svegliano, guarda come dormono…

Teresa. Senti che freddo che c’è qui dentro… Che sarà, la corrente del portone aperto? Il girod’aria?… (si avvicina a Mea; la tocca) Mea… O Mea… O mamma, Armida…

Armida. Che!

Teresa. C’è Mea è fredda come il marmo… Che sarà morta?

Armida. Morta? Chi, Mea?… Eh, un po’ di brutta cera l’ha, eh!… Mi pareva un po’ deperita inquesti giorni, a vederla!… O vai, una di meno!…

Teresa. Via, o che è morta per davvero?

Armida. A te che ti sembra?

Teresa. Povera Mea!

Armida. Povero Gosto come farà tutto solo!

Teresa. Non è mica morto anche lui?

Armida.(si avvicina a Gosto)Fai vedere…(sottovoce)No, lui no…

Teresa. Eh?

Armida.(sottovoce)Zitta, lo svegli!… Lui non è morto…(lo accarezza)Bell’ometto, però, vero?

Teresa. Chi?

Armida. Lui, Gosto!

Teresa. Ma che sei scema? Ma sono cose da dirsi ora, queste?

Armida. Perché? Tanto, chi mi sente?

Teresa. Io ti sento!

Armida. Tu non conti. Sei zitella anche tu…(accarezza nuovamente Gosto)Eppure sarebbe proprio unbel partito, guarda… D’altra parte anch’io bisogna che pensi a sistemarmi, eh…

Teresa. A me pare che t’abbia dato di volta il cervello, guarda! C’è Mea qui morta e dura, masenti a cosa pensa…

Armida. Tanto o prima o poi bisogna pensarci. E siccome l’ho visto prima io, poi non venirtenefuori con le moine, perché t’appiccico al muro!

Teresa. Io? Ah, no no…


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86 -Mea.(spasima di rabbia)

87 -Teresa. Armida! Mea si muove!(viene sul proscenio, impaurita)

88 -Armida.(viene sul proscenio)E che sarà!… Lo fanno anche le lucertole! Le ammazzi e si muovonosempre!…

89 -Teresa. Sono i discorsi che fai, invece!

90 -Armida.(viene sul proscenio)Macché… E poi, che ci posso fare io? Anche Gosto l’ha sempre avutauna certa predilezione per me…

91 -Gosto.(si alza sul letto; gesto come per dire “ma te tu dai i numeri!”)

92 -Mea.(si alza a sedere sul letto, furibonda)

93 -Armida. Sono sicura che mi basterebbe guardarlo un pochino così…(fa azione, comicamente)

94 -Gosto.(gesto c.s.)

95 -Mea.(non sa contenersi e dà uno schiaffo a Gosto)

96 -Teresa. Che è stato?

97 -Armida. Boh?

98 -Teresa. Sei stata tu?

99 -Armida. No!

100 -Teresa. Allora chi è stato?

101 -Gosto e Mea.(a tempo, si ributtano giù)

102 -Armida. Loro no di certo!

103 -Teresa. E allora chi?

104 -Armida. Che ne so!

105 -Teresa.(verso il proscenio)Armida, vieni via… Andiamo via, andiamo a chiamare qualcuno…

106 -Armida. Che hai paura?

107 -Teresa. Non mi piace stare qui con tutti quei discorsi che hai fatto… E poi ci sono dei rumori…

108 -Armida. Stai a vedere, ora ci sono gli spiriti!

109 -Mea.(soffia sul lume e lo spegne)

110 -Teresa. Armida!

111 -Armida. Chi ha spento il lume?

112 -Teresa. Io no!… Ohiohi… È l’anima di Mea… L’hai fatta arrabbiare…

113 -Armida. Ma smettila, venvia…

114 -Teresa.(solenne)Anima di Mea!… Se ci sei batti un colpo!…

115 -Mea.(batte un colpo sul comodino)

116 -Teresa. Aah!… Armida! Andiamo via! Andiamo via, ci sono gli spiriti!…

117 -Armida. Poveri noi, ci sono per davvero… Era meglio se eravamo state zitte…

118 -Teresa. Chi, io? Io non ho detto niente, eh? Oh, anima di Mea!… Io no, eh? Era tutta lei quellache parlava…

119 -Armida. Andiamo via, andiamo via…


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Gosto.

Gosto.

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Teresa. Ecco, andiamo via, sarà meglio…

Armida e Teresa.(escono)


SCENA 3: detti e Maso

122 -Voce fuori campo. Dal mulin ritornava un certo Maso, / grand'amico di entrambi, e al raggioincerto / della luna, di lì passando a caso, / vide ch'era di Gosto l'uscio aperto / (cosa insolita), ond'egli dubitò / di ladri, ed a chiamare incominciò:


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(nel frattempo si rialza, toccandosi la gota)

Mea.(riaccende il lume, poi guarda Gosto e fa per tirargliene un altro)

(si ributta giù)

Mea.(si ributta giù anche lei)

Maso.(d.d.)Gostooo!… O Gostooo!… Non vedi che hai lasciato il portone aperto!…(entra)Gosto!… Mea!… (li vede) O che è successo? (viene sul proscenio) O gente, o che… Che si lascia il portone aperto? Se vengono i ladri vi portano via anche la coperta sul letto! Gosto!… Mea!… Ma guardali! E io a forza di chiamare mi sono spolmonato!… (va vicino a Gosto)

Voce fuori campo. Invece di trovarli addormentati / Vede che han tanto d’occhi spalancati.

Maso. O sordacci maledetti, o che non sentite neanche quando vi si chiama? Gosto! Mea!(torna sulproscenio) Non si sentiranno mica male?

Gosto e Mea.(non visti da Maso, fanno gli scongiuri)

Maso. Sarà meglio andare a chiamare il dottore!(esce)


SCENA 4: detti e Bista


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Voce fuori campo. In quella arriva Bista, il cognato di Mea, con la carriola e la scure…

Bista.(d.d.)Che si può?… Sono Bista, sono venuto a riportare la carriola e la scure… O di casa!…Che c’è nessuno?… Maremma diavola, o che siete morti tutti?… Oh!… (entra) Toh… O che siete a letto?… Ma vado via subito, eh… Sono venuto a riportare la carriola e la scure. (pausa) Capito?… La carriola!… La scure!… Quelli che mi avevate prestato l’altro giorno!… Capito?… (pausa) No, siccome… Non ti preoccupare, eh, Gosto, ci penso io a fargli rifare il filo… Però la scure, insomma… Taglia, eh, se vedessi… Però… Sai, ho avuto da lavorare molto… (pausa; viene sulproscenio) E io dicevo “ora quando glielo dico chissà come s’arrabbia…” Invece non s’è micaarrabbiato! Non s’è mosso nemmeno!

Gosto.(si alza a sedere sul letto, infuriato con Bista, poi a tempo si ributta giù)

Bista. Allora… O Gosto…(torna indietro)Visto che stasera hai la luna buona ti volevo dire… Lacarriola… Aveva un manico un po’ mezzo e mezzo, no?… E ora, insomma, per farla breve… Mezzo e mezzo non è più… È mezzo e basta, perché un pezzo mi rimase in mano… Ma ci penso io, eh, Gosto, non devi preoccuparti di niente! Capito? (pausa; torna sul proscenio)

Gosto.(stesso movimento di prima, più arrabbiato)


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Bista. Ma guarda, e poi si va a giudicare la gente! Alla carriola ci tiene come alle pupille degliocchi, non ha neanche fiatato!…. È un bravo ragazzo, via, non c’è niente da dire… (torna indietro)

Allora Gosto ci penso io, al manico e alla ruota!… Già, o che te l’avevo detto della ruota?… Io l’avevo visto quando mi desti la carriola che era un po’ scheggiata, te lo volevo quasi dire… Poi ieri l’altro ho preso una buca quando l’avevo piena di legna… Chiò!… M’è toccato fare una sudata… L’ho accomodata un po’ alla meglio, ma poi te la faccio risistemare perbene… Eh, Gosto? (pausa; torna ancora sul proscenio)

Gosto.(stesso movimento di prima, ancora più arrabbiato)

Mea.(lo trattiene)

Bista. Io rimango di stucco. Di stucco!… Gosto, non me lo credevo che tu fossi buono di cuorecosì, guarda!… Ma proprio buono buono buono, ma neanche come il pane, come… Come i cantuccini col vinsanto! (torna indietro) A proposito, te lo volevo portare un fiasco, me lo son dimenticato… Te lo porto quest’altra vorta, vai… No, Gosto! Te lo porto, via, te lo porto e te lo porto!… Via, ora vo via, eh, perché è tardi… Lo so, Gosto, sono venuto ora perché mi avevi detto che ti ci volevano… Sono venuto apposta… Se ti ci vogliono, eh, sono venuto apposta… (pausa) Ti ci vogliono, Gosto? La carriola e la scure? Eh? Ti servono? (pausa) No perché se non tiservono… Ma ti servono?… Perché, capito, io avrei sempre da finire, t’ho riportato tutto perché m’avevi detto… Allora non ti ci vogliono? (pausa) Allora guarda, se non ti ci vogliono… Eh? Gosto, ma davvero? Dimmelo se ti ci vogliono, eh!… O Gosto, guarda, tu sei troppo buono! Allora li riprendo io, eh, me li riporto a casa!… Buono, ragazzi, buono buono e basta, guarda!… Allora buonanotte, Gosto… Buonanotte, Mea… Come sei buono, Gosto… Non me lo merito un amico come te… Ciao Gosto… Vado via… (esce)

Gosto.(come prima, arrabbiato; fa per tirargli dietro il vaso da notte)

Mea.(come prima, lo trattiene)


SCENA 5: detti, Togno e Cecco


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Voce fuori campo. Ma due amici di Gosto che tornavano a casa…

Togno.(d.d.)Cecco, guarda!… Gosto ha lasciato il portone di casa aperto!…

Cecco.(d.d.)L’ho visto!… Non gli sarà mica successo qualche cosa?

Togno.(d.d.)Chi lo sa, ora si vede…(entra)

Cecco.(entra)

Togno. Ma che fanno, dormono?

Cecco. Che ti pare?

Togno. Mah. Io so che quando a Gosto gli vien la fiacca di quella buona e s’addormenta sotto ilfico… Lo senti russare dal colle di là…

Cecco. E allora?

Togno. Che senti qualcosa tu ora?

Cecco.(ascolta)No.

Togno. E allora non dormono mica.

Cecco. Proviamo a svegliarli.

Togno. Se non dormono, come fai a svegliarli!

Cecco. E se dormono?(tentennandoli)Gosto… Mea…

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(tentennando ancora)

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158 -Togno.(tentennando anche lui)Mea… Gosto…

159 -Cecco. Avete lasciato il portone aperto! Svegliatevi!…

160 -    Togno.                                    Mea… Gosto… Oh! Ma che rispondete o no?… Mea!… Gosto!…

161 -Cecco e Togno.(continuano a fare tentativi, a soggetto)

162 -Cecco.(desiste e viene sul proscenio)Togno!

163 -Togno.(desiste anche lui e raggiunge Cecco)Oh.

164 -Cecco.(grave)Non dormono.

165 -Togno. È un po’ che te lo dico.

166 -Cecco. Non gli sarà mica preso un accidente?

167 -Gosto e Mea.(non visti da Togno e Cecco, fanno gli scongiuri)

168 -Togno. Mah, chi lo sa… Così tutto insieme?

169 -Cecco. A volte gli accidenti pigliano un po’ per volta…

170 -Togno. Un po’ per volta?

171 -Cecco. Al povero Beco. Te lo ricordi il povero Beco?

172 -Togno. Me lo ricordo sì.

173 -Cecco. Anche a lui… Stava proprio bene e poi piano piano…(si china lentamente)Piano piano…

174 -Togno.(si china insieme a Cecco)Piano piano?

175 -Cecco.(arriva quasi a prostrarsi; poi torna su)Chiò!

176 -Togno.(torna su anche lui)Chiò?

177 -Cecco. Chiò!

178 -Togno. Così tutto insieme?

179 -Cecco. Come tutto insieme! Se ti dico che gli prese piano piano!

180 -Togno. Ah già.

181 -Cecco. È meglio andare a chiamare il prete per raccomandargli l’anima, vai…

182 -Togno. Come? Davvero?

183 -Cecco. Eh, perché qui piano piano…

184 -Togno. Piano piano…

185 -Cecco. Chiò!

186 -Togno. Anche loro!

187 -Cecco. Sìiii!…

188 -Togno. No, via, allora bisogna proprio andare a chiamare il prete… Vado io, eh?

189 -Cecco. Vai tu, vai tu.

190 -Togno. Tu resta qui, sei più esperto, tante volte…

191 -Cecco e Togno.(in coro)Chiò!…

192 -Togno. Lasciami andare, lasciami andare, che non abbia a far tardi …

193 -Cecco. Vai, io sto qui, tante volte ci fosse bisogno di qualcosa, non si sa mai… Ma guarda di farpresto, se no ci sta che il prete non faccia neanche in tempo…

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194 -Togno. Corro! In un baleno vado e torno!…(esce)


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Cecco.(sul proscenio)Gosto!… Mea!… Poveri amici miei, o che vi sarà successo? O che perl’appunto v’è preso un accidente a tutti e due insieme! Non poteva prendere prima a uno e poi a quell’altro?

Gosto e Mea.(non visti da Cecco, fanno gli scongiuri)


SCENA 6: detti e il Dottore, poi il Priore e il Chierichetto


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Dottore.(d.d.)Permesso?(entra)

Maso.(entra)

Dottore. Dove sono questi ammalati? Vediamo, vediamo…

Cecco. Signor dottore, ha visto che disgrazia? Al povero Gosto e alla buona Mea è preso unaccidente!

Dottore. Cose che capitano ai vivi. Comunque ora li visito e poi si vede.(visita Gosto)Il cuore vasempre, ma un po’ lentamente. Vediamo Mea. (va da Mea e la visita) Perbacco! Mea sta peggio, eh! Sembra che il cuore ce n’abbia veramente per poco! Sarà meglio fare una punturina di canfora. Sì sì sì sì… Una bella punturina di canfora… (prepara la puntura) Piuttosto, mentre io preparo la puntura, avete pensato a chiamare il Priore? Perché Mea mi sembra che cammini, eh…

Cecco. Sì, dottore, c’è andato Togno, dovrebbe star poco…(guarda fuori)Se non mi sbaglio eccoloche arriva.

Priore.(d.d.)Permesso?

Tutti. Avanti!…

Priore e Chierichetto.(entrano; il Chierichetto reca il secchiello con l’aspersorio)

Dottore. Venga, venga signor Priore!… Ecco qua un caso davvero strano. Al povero Gosto e allabuona Mea è venuto un improvviso malore, così grave che sicuramente li condurrà alla tomba! Vede che colore? Mea poi… Sembra che voglia spirare da un momento all’altro!


207 -Priore. Poveretti… E meno male che ho fatto in tempo!… Posso cominciare laraccomandazione dell’anima?


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Dottore. Un momento. Prima voglio fare questa punturina a Mea. Sa, non si sa mai, potrebbeanche riprendersi un pochino…

Priore. Prego, dottore, faccia pure!

Dottore. Togno, aiuta la scienza medica!…(si avvicina a Mea)

Togno.(esegue)

Mea.(all’avvicinarsi del dottore, inizia a spedatare furiosamente)

Dottore. O questa? È un caso proprio nuovo. Ha sentito il beneficio della puntura prima ancoradi prenderla. Si vede che non ne ha bisogno! Tutto rispiarmo!

Priore. Allora, posso comiciare?

Dottore. Un momento, ripongo i ferri e vi faccio posto.(esegue)

Bista.(d.d.)Gostooo… Gosto…(entra)È successa una tragedia!…

Cecco. Poveri amici miei!


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Bista. Ma che poveri amici tuoi!… Povera la carriola!… Al buio m’è andata di sotto dal cigliodella strada, s’è spaccata tutta… Mi ci ero anche affezionato guarda… (vede il Priore) Toh… Il Priore? O che è successo?

Cecco. È questa la tragedia, altro che la carriola!

Bista. No! Gosto!… Gosto!… Lo so, è stato il dispiacere della carriola!… Ma perché me l’haiprestata, se gli volevi così bene! Eh? Guarda come ti sei ridotto, mi fai sentire anche in colpa… (simette a piangere)

Dottore. Vada, signor Priore, io ho finito. Buona sera.(esce)

Tutti. Buona sera, dottore…


SCENA 6: detti, Armida e Teresa


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Armida e Teresa.(entrano, circospette)Buonasera.

Tutti.(chiedono silenzio)

Armida. O quanta gente c’è?

Teresa. Faranno la veglia, no?

Priore.(si fa il segno della croce)Gosto, Mea, figlioli cari…

Teresa. Bene, c’è il signor Priore… Meno male…

Armida. Così non ci son spiriti che tengano!

Priore. Silenzio… Gosto, Mea, figlioli cari… Ecco giunto per voi l’ultimo momento, il momentoin cui siete disposti a ben morire.

Teresa. O Mea non era bell’e morta?

Armida. Disposti? Tutti e due? O che muore anche Gosto? M’è andata male anche questa volta!

Teresa. E stai zitta!… Può anche darsi che non muoia nessuno dei due!

Armida. Sì, mi va male lo stesso!…

Priore. Figliole! Silenzio!… Dicevo, ecco giunto per voi il momento in cui conviene disporsi aben morire. Se avete qualcosa da dirmi, ditemelo subito. (pausa) Tu, Gosto, devi disporre a chi lasciare questa tua casetta, il tuo asinello, gli arnesi del tuo lavoro e tutto il resto. E anche voi, Mea, avrete pure qualcosa da lasciare, no?

Voce fuori campo. Quindi coll'aspersorio benedisse / la muta coppia che colà giacea;(il Prioreesegue) / aggiungendovi quel che si suol dire, / allor che andiamo a farci benedire. / Poi cominciòpieno di fé e di zelo:

Priore. Gosto! Figliuolo mio, fratello amato, / vedi? Il ciel ti vuol ben, per questo il cielo / t'hacon un accidente visitato; / trar dunque da tal visita profitto / convien, caro figliuolo.

Voce fuori campo. E Gosto, zitto.

Priore. Ma le scale del ciel sono di vetro, / ed al volo convien esser leggeri, / né la roba si puòtrascinar dietro; / vedi? E principi e duchi e cavalieri, / al par di chi sta in umile abituro, / devon morire ignudi.

Voce fuori campo. E Gosto, duro.

Priore. Infelice per altro è, o figliuol caro, / chi pone amore alle cose terrene! / Se tu dunque milasci del denaro, / penserò a farti dir poi tanto bene, / e allor potrai d'un avvenir più lieto / godere eternamente.


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Massimo Valori – La contesa di Gosto e Mea


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Voce fuori campo. E Gosto, cheto. / Quindi il buon prete a Mea si volse, a cui / disse:

Priore. Chi fa del ben, se lo ritrova: / anche a voi dico quel che ho detto a lui; / se i lenzuol,dunque, e la coperta nuova, / e le panche, e il saccon mi lascerete, / meglio per voi; se no non canta il prete.

Mea.(si alza a sedere)La materassa no, che ci ho rifatto il guscio!… Gosto.(si alza a sedere)O vai a chiudere l’uscio!…

Voce fuori campo. E mancò un ette / che di peggio non disse il buon curato. / I suoi passiperaltro non perdette, / e non del tutto si trovò burlato, / ché Gosto volle ogni anno celebrare / quel fatto, dando al prete un desinare.


FINE DELLA COMMEDIA


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