La corona di strass

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LA CORONA DI STRASS

Commedia in tre atti

di UGO FALENA

Rappresentata con grande successo da:

Elsa Merlini

Sergio Tofano

Luigi Cimara

PERSONAGGI

FANNY

MAURIZIO

IL DUCA

CECILIA

IL COGNATO BRUNO

IL COGNATO BIONDO

IL PADRONE

LA PADRONA

SOFIA

IL FARMACISTA

IL PIEVANO

IL COMANDANTE

ZENAIDE

Cateragia per il Sito GTTEMPO

Questa nobilissima commedia, espressa sotto­voce, soffusa del profumo delicato delle cose che non sono più, toccata qua e là da un sano umorismo, penetrata da un profondo senso di malinconia, ha avuto la più completa appro­vazione del pubblico, che l'ha applaudita in­tensamente, dopo aver espresso il suo con­senso a Eugenio Bertuetti, della « Gazzetta del Popolo », ohe aveva ricordato Ugo Falena con intelligenza di critico e con cuore di compagno. Alla fine dèi secondo atto le chiamate raggiun­sero l'Intensità dell'ovazione. Con profondo amore la « Compagnia della Commedia » ha rappresentato l'ultima fatica di Ugo Falena. Minuziosa la rappresentazione scenografica; delicata, viva, quella degli attori, i quali tutti, senza eccezione, hanno fatto, delle loro parti, vere creazioni. Graziosissima Elsa Merlini, Fanny, alternante la vivace scaltrezza delia donna spregiudicata con la sensibilità infinita della donna amorosa; commovente il Gimara nelle vesti dell'appassionato pittore, egli ha espresso il suo sentimento con tanto garbo e con tanta dolcezza. Un impareggiabile duca è stato Tofano: compassato, austero, dalla ma­schera impassibilmente corretta. Bravissima la Donadonì, il Mottura, Pavese, Borelli, il Donadoni e il Cattaneo. Gli attori, chiamati dall'applauso, sono ap­parsi più volte al proscenio alla fine di ogni atto. Essi si sono inchinati al pubblico com­mossi, non erano soli: accanto a loro, e per merito loro, era quanto d'i meglio ha apparte­nuto a Ugo Falena: il suo ingegno, il suo grande cuore, la sua anima vagante nell'eterno sogno della vita che, forse, solo con ia morte diventa realtà.

ATTO PRIMO

In un piccolo paese d'una piccola repubblica, vicino a un piccolo regno di questa terra. Oggi. Salotto terreno d'una villetta in montagna. Porta e finestra piuttosto ampie, una nel fondo ai cen­tro, l'altra d'angolo a destra, dolile quali s'in­travedono alberi e castine che s'inerpicano so­pra un colle. Il salotto è nitido, chiaro, gaio. Grande specchio, di lato. Mobili e soprammobili di schietto sapore provinciale. Porta laterale a sinistra, a cui si accede per qualche gradino. Porta laterale, a destra. Sulla loggeila, vasi di fiori d'ogni colore. Pomeriggio inoltrato. Pri­mavera.

Sofia                           - (dal di fuori) Geltrude? Geltrude? (La padrona) della villetta appare da destra, in compagnia della sua donna di servizio Zenaide. Sofìa, in cappello, entra dal fondo accompagnata dal marito Michele. La, padrone e Sofia sono due donnette di mezza età. Zenaide è una bella e prosperosa contadina. Michele una tipica fi­gura di piccolo proprietario di provincia) Arri­vata?

La Padrona                 - Sì. Iersera, sul tardi. Chi ve lo ha detto che è arrivata?

Sofia                           - Vostro marito.

La padrona                 - Benedetto uomo! Se non parla, muore!

Sofia                           - E... com'è la signora?

La padrona                 - Una vera contessa! Ma così amabile, così alla mano...

Sofia                           - Bella?

Zenaide                       - Un amore!

Sofia                           - Non sarà mica quella specie di pap­pagallo dai capelli rossi che ho veduta alla fi­nestra?

La padrona                 - Oooh! Quella è la sua amica. Una dama di compagnia, senza dubbio

Zenaide                       - Altro che pappagallo, la contessa! Bionda... Due occhi!... Una figuretta... L'ho aiutata a disfare le valigie... Vedeste che bian­cheria!... Certe camicie!... Sapete? Coi calzon­cini attaccati... Proprio come si vede nei giornali illustrati che il Pievano ha proibito di compe­rar©

La padrona                 - Vuoi smetterla? Certe cose so­no vietate perchè possono permettersele soltanto i signori.

Sofia                           - Ed è vedova, avete detto?

La padrona                 - Sì.

Sofia                           - Ma come mai è capitata a Colledoro, dove non c'è una strada su cui possa inerpicarsi un'automobile ?

La padrona                 - Cinque giorni fa, vennero qui due signori... gran signori anch'essi...

Zenaide                       - Loro, però, non belli.

La padrona                 - Vuoi cucirti la lingua?... I due signori visitarono la villetta. Mi dissero che sa­rebbe servita a una loro cognata, vedova d'un lor fratello, che aveva bisogno di riposo...

Sofia                           - Finalmente! Era tempo che qualcu­no s'accorgesse delle nostre acque salubri! Ve­drete! Colledoro diventerà presto una stazione climatica alla moda! E' straniera quella signo­ra?

La padrona                 - Sì. Del vicino Regno. Ma stra­niera per modo di dire, poiché parla la stessa nostra lingua! Però, come ho detto, non è si­curo ohe la contessa resti.

Sofia                           - No?...

La padrona                 - I due signori hanno steso e fir­mato il contratto, ma alla condizione che il sog­giorno riesca gradito alla cognata.

Sofia                           - E voi non avete potuto appurare da lei...?

La padrona                 - Ho potuto parlare così poco!

Sofia                           - Con te avrà fatto delle confidenze?

Zenaide                       - Sì.

Sofìa                           - Che ti ha domandato?

Zenaide                       - Se... avevo l'innamorato.

Michele                       - (mentre Sofia rivolge una occhiata stupita alla padrona) Curiosa come tutte le gran signore!... E tu le hai risposto?...

Zenaide                       - Che a Colledoro è difficile tro­varne.

Sofia                           - Oh! Ecco vostro marito!

Il padrone                   - (appare dal fondo. Altro tipo di piccolo proprietario provinciale) Ah! non ne posso più! Non mi si fa che domandare notizie della nuova arrivata... Tutti vogliono venire ad ossequiarfla...

La padrona                 - Potevi fare a meno di divulgare la notizia prima di essere sicuro che la contessa restasse!

Il padrone                   - Ah, sì! La prima che viene a passare le acque!

La padrona                 - Anzitutto, non è detto che la signora abbia bisogno delle acque... -

Il padrone                   - E che importa? Le beviamo forse noi? L'importante è di far pubblicare dai giornali della Capitale che i forestieri comin­ciano ad affluire. Il farmacista già sta preparando l'articolo... (Scorgendoli dalla finestra) Ecco i cognati!

Sofia                           - Ma perchè non sono scesi anch'essi nella villa, invece che all'albergo?

Il padrone                   - Vi ho pur detto che è gente dell'aristocrazia!... Benché cognati... per discre­zione... (/ due cognati appariscono dal fondo. Uno è biondo; l'altro è bruno; ma tutti e due, d'una bruttezza da caricatura. Sono in lutto stretto).

I padroni                     - (sprofondandosi in inchini) Si­ gnori...

Sofia                           - Io tolgo il disturbo.

Michele e Sofia           - Signori...

Zenaide                       - (sottovoce a Sofia, mentre questa s'av­via sprofondandosi in inchini) Se il marito della contessa assomigliava ai fratelli, buon per lei che se ne sia andato!

II cognato bruno         - Nostra cognata?

La padrona                 - E' nelle sue stanze.

Il cognato bruno         - Prima di ripartire, vor­remmo interrogarla per sapere se possiamo rendere definitivo il contratto d'affitto.

La padrona                 - La faccio subito chiamare.

Il cognato biondo       - Un momento!... Crede­te che nostra cognata trovi di suo gradimento il paese e la villa?

La padrona                 - Dio mio..., non ho avuto oc­casione di domandarglielo..., eppoi non avrei osato.

Il padrone                   - Ma lor signori stiano tranquil­li. La signora contessa deve aver trovato di suo gradimento l'uno e l'altra. A quanto ci dice la nostra Zenaide, ha già disposto le sue cose nella sua camera come se dovesse abitarci a lungo.

I due cognati              - Ah, sì?

Zenaide                       - Appena arrivata, ha collocato sui mobili un'infinità di pìccoli oggetti. Anche la statuina d'una santa, che aveva portato con se, sul tavolino da notte. (/ due cognati si guar­dano) Santa Maria Maddalena. (I due cognati tornano a guardarsi) Eppoi, ha voluto sapere chi è il nostro santo patrono, e se la Pieve è lontana.

II padrone                   - « Ergo »:volontà di restare.

I due cognati              - Bene. Bene.

La padrona                 - Ah! E' così cara la loro signo­ra cognata! Ah, che peccato, vedova, così gio­vane!... Mi fa una pena!... Lo credono che quando le ho parlato, con quel suo aspetto di monachella, mi è parso di avere davanti una signorina?  (I due cognati tornano ancorai a guardarsi).

 Il padrone                  - Del resto, non temano. Qui non le mancherà nulla. Abbiamo, persino, del­le acque purgative miracolose.

Il cognato bruno         - Nostra cognata non ha bisogno di curare il corpo, ma lo spirito.

Il padrone                   - E qui sì cura anche lo spirito! Tutti spiriti sereni a Colle doro!

Il cognato biondo       - Vogliono farla chia­mare?

Il padrone                   - Subito.

La padrona                 - Zenaide, forestieri ce ne sono in paese?

Il padrone                   - Neanche uno. Cioè, uno sì. Un giovane che abita alla Casina rossa (indica un punto di là dalla finestra) Ma è come non ci fosse. E' qui perchè s'è invogliato di dipingere l'abside della Pieve.

(Fanny appare da sinistra, seguita da Zenai­de. E' bionda, giovane, fresca, graziosa. Veste a mezzo lutto, in bianco con guarnizioni nere).

I due cognati              - Cara cognata...

La padrona                 - Li lasciamo in libertà. (S'av­via col marito e con Zenaide a destra) Che cara! (Escono, dopo essersi nuovamente sprofondani in inchini).

II cognato biondo       - La signora contessa co­ me trova il soggiorno?

Fanny                          - Buffoni!

Il cognato bruno         - Signora, voi dimenticate a ohi parlate?

Fanny                          - Ah, qui, cari miei, contate zero!

Il cognato biondo       - (contenendosi a un cenno del compagno) Siete allegra, e questo ci fa molto piacere.

Fanny                          - Volete decidervi a spiegarmi che cosa significa lo scherzo che sto vivendo da ieri sera, e quanto deve durare?

Il cognato biondo       - Sss! Potrebbero sen­tirvi!

Fanny                          - Me ne infischio!

Il cognato bruno         - (esortandola anche lui a parlar piano) E' nel vostro interesse!

Fanny                          - Due giorni fa voi vi presentate da me, meno gentili di quanto apparite adesso, e, senza tanti complimenti, declinate la vostra no­bile professione... Altro che cognati! Commis­sari dì pubblica sicurezza. Oh! non mi congra­tulo con voi. Non è un bel mestiere!... « Ragaz­za mia - mi dite - disponetevi a lasciare lo Stato di Coronalia. Scenderete con noi a Colle-doro, un paesino sul confine della vicina Re­pubblica. Troverete a vostra disposizione una magnifica villetta. Sarete per tutti la contessa di Turla, vedova di un austero gentiluomo. Se volete, potete condurre con voi un'amica pur­ché non giovane e d'aspetto severo. Spiegazioni, all'arrivo». Siamo .arrivati ieri sera e... spiega­zioni, ancora niente... Cioè, una cosa l'ho ca­pita!. Non pretendo di essere un'aquila, ma fin qui ci arrivo. Io sono mandata al confino... Ora, siccome io non mi sono mai occupata di politica, e ho sempre schivato di avere per amanti degli uomini politici, che sono così noiosi!...

Il cognato bruno         - Nessuna ragione poli­tica.

Fanny                          - E allora?... Perchè... sono una « cocottina »?

Il cognato biondo       - Sss! Nel vostro inte­resse!

Fanny                          - Ah, bella libertà in un Regno de­mocratico! Eppoi, sfido a trovare una « cocot­tina » più buona figliola di me! Io non ho mai mandato in rovina nessuno... Quando ho potuto fare del bene...

Il cognato bruno         - Vi pare che se la ragio­ne del vostro confino... adopero la vostra pa­rola       - fosse attribuibile al vostro... alla vo­stra... come dire?...

Fanny                          - Dite! Dite! Al mio mestiere di donnina allegra... Sapeste che allegria!

Il cognato bruno         - Vi avrebbero destinato una villa...

Il cognato biondo       - Un titolo comitale...

Il cognato bruno         - E noi due per vostri cognati?

Fanny                          - Ah, già! Perchè... voi siete miei cognati.

Il cognato bruno         - Per il momento.

Il cognato biondo       - Come vedete, anche noi siamo in lutto.

Fanny                          - (con ironia) E stretto!

Il cognato bruno         - Quello che ci stupisce è che sfugga alla vostra perspicacia la vera ragio­ne della nostra disavventura.

Il cognato biondo       - Che, a conti fatti, ve­drete, non sarà una disavventura.

Il cognato bruno         - (che, frattanto, le si è av­vicinato, la sfiora quasi col braccio e la guarda con occhio languido e con un risolino idiota) Eppure, siete intelligente!

Il cognato biondo       - (facendo altrettanto) Intelligentissima!

Fanny                          - (staccandosi, pronta, come per sfug­gire a un larvato attacco galante) Sì, sì, intel­ligente. (Dandosi un colpo alla fronte) Ah! in­dovino! Un ratto! Un personaggio che si è in­namorato di me e mi ha fatto condurre qui?

Il cognato bruno         - (severo) E vi pare che l'autorità si sarebbe prestata...?

Fanny                          - Già... E allora?

Il cognato biondo       - Ma pensate al nomi­gnolo che vi affibbiavano i vostri amici, e non solo gli amici, e capirete subito!

Fanny                          - La reginetta... (Comprendendo fi­nalmente) Ah!

Il cognato bruno         - La vostra fortuna è stata la vostra disgrazia. Voi assomigliate a Sua Mae­stà la nostra Regina...

Il cognato biondo       - In modo indecente.

Il cognato bruno         - Stessa statura...

Il cognato biondo       - Stessi occhi...

Il cognato bruno         - E ugualmente bionda. Questo, almeno, potevate evitarlo!

Fanny                          - Ma io sono bionda naturalmente! Se la Regina aveva tanto in orrore la rassomi­glianza con me, poteva bene non ossigenarsi più i capelli!

I due cognati              - (severi) Signorina!

Fanny                          - Perché è stata lei, eh? A ordinare il mio confino?

Il cognato biondo       - Oh! Sua Maestà ignora la vostra esistenza.

Il cognato bruno         - E’ stato il Ministro dell’Interno.

Fanny                          - Quella specie di palombaro!?... E dire che mi faceva anche lui l'occhio di tri­glia!... Una vendetta, eh?

Il cognato biondo       - No. La necessità di por­re fine a uno scandalo che aveva ormai preso troppo vaste proporzioni.

Il cognato bruno         - Non negherete che tutti coloro che venivano da voi per... per...

Il cognato biondo       - ...per conversare...

Il cognato bruno         - ...si davano l'illusione di... di...

Il cognato biondo       - ...di conversare...

Il cognato bruno         - ...con Sua Maestà.

Il cognato biondo       - Ogni conversazione co­stituiva un delitto di lesa maestà.

Fanny                          - Tante storie, diciamolo a quattr'oc­chi, sono alquanto esagerate. Perchè anche a Sua Maestà, eh?, piace un poco correre la ca­vallina!

I due cognati              - (severi) Signorina!

Fanny                          - Siamo all'estero, possiamo dire la verità!

II cognato biondo       - Anzitutto, Sua Maestà è vedova!...

Il cognato bruno         - E sul serio!

Fanny                          - Sono più compatibile io che non ho avuto mai marito! Ma mi sapete almeno dire perchè si è pensato a bandirmi proprio nel momento che la Regina è lontana dal Regno?

IL cognato biondo      - Perchè mentre Sua Maestà viaggia all'estero in incognito...

Fanny                          - (con malizia) Mi piacerebbe sapere perchè Sua Maestà viaggia all'estero in inco­gnito.

Il cognato biondo       - (non tenendo conto del­l'interruzione e facendo risaltare il rimprovero nel tono) Perchè mentre Sua Maestà viaggia all'estero in incognito, le autorità si sono pre­occupate...

Fanny                          - (strizzando l'occhio) ...di un aumento delle mie conversazioni per mancanza di concorrente.

Il cognato bruno         - Vi prego di ricordarvi che noi siamo vostri cognati soltanto davanti agli altri. Ora, qui, non ci sono che due fun­zionari.

Fanny                          - Sentite, funzionari. Io protesto. Io non accetto.

Il cognato bruno         - Padronissima. Vuol di­re che, allora, comunicheremo alla proprietaria che la villa non vi conviene. Vi accompagnere­mo sino al paese più vicino, dove vi lasceremo senza un soldo e senza contea. E, siccome non potrete rientrare nel Regno, pena l'arresto, ve la sbroglierete da voi.

Fanny                          - Un ricatto! ?

Il cognato biondo       - No, un contratto. E van­taggioso. Perchè, se sarete ragionevole, non solo prima di partire pagheremo l'intero fitto della villa per un anno, vi lasceremo un mode­sto indennizzo per il disturbo, ma ogni mese riceverete dal Ministero dell'Interno, come pen­sione del vostro defunto marito, la somma di seimila lire.

Fanny                          - (sgranando gli occhi) Seimila li­re?!... E senza obblighi...

Il cognato bruno         - Senza altro obbligo che quello di comportarvi come un'autentica con­tessa.

Il cognato biondo       - (strizzando V occhio) Naturalmente, purché salviate le apparenze, nessuno vi costringerà a rimanere... vedova, anche... di fatto.

Fanny                          - Oh! Rassicuratevi! Finche incon­trerò degli uomini come voi, resterò vedova in eterno!... Seimila lire! Seimila lire! (Da sini­stra, entra Cecilia, E' una donna matura, ve-tita severamente, ma i cui capelli, troppo tinti all'henne, rivelano l'antica professione) Ceci­lia! Cecilia! Finalmente ho potuto sapere per­chè sono qui. Esiliata! Come una regina spodestala! E perchè... perchè... rassomiglio troppo alla nostra sovrana!

Cecilia                         - Lo immaginavo che avresti finito col passare dei guai per quella benedetta ras. somiglianza!

Fanny                          - Guai?!... No!... Perchè non solo si mette a mia disposizione questa villa, non solo mi si fa contessa e vedova di un marito che non ho mai conosciuto, ma mi si dà una somma subito... (Ai due cognati) Quanto?

I due cognati              - Trentamila. Fanny e Cecilia   - Trentamila!?

Fanny                          - E non basta! Seimila lire al mese dif pensione.

Cecilia                         - Seimila!?

Fanny                          - (ai due cognati) Vita naturai du­rante?

II cognato biondo       - Dio mio, fino a quan­ do...

Cecilia                         - Durerà la monarchia.

Fanny                          - (tendendo una mano al cielo) Dio salvi la Regina!

Il cognato bruno         - 0 per lo meno fino a tanto che durerà quella tale rassomiglianza...

Cecilia                         - (tendendo a sua volta la mano al cielo) Dio conservi giovane e bionda la Re­gina!

Fanny                          - (ai due cognati, con grande espansio­ne) Ringraziatemi Sua Maestà...

Il cognato biondo       - Ma se vi abbiamo det­to che Sua Maestà ignora...

Fanny                          - Ringraziatemi il Ministro dell'In­terno... Tenete. Per lui. Per voi. (Li bacia) So­no gli ultimi baci che concedo agli uomini. Voi non potete immaginare la mia gioia. Finalmente potrò realizzare il sogno di tutta la mia esisten­za, il sogno di tante povere diavole come me. Fare la donna onesta!... Perchè, per quale ra­gione credete che, spesso, si faccia il mestiere che noi facciamo? Ma per diventare un giorno donne oneste! Vi ho pensato sempre. Sin da quando, ero ragazza e sbucciavo i piselli in cam­pagna... (Prende i due cognati sotto il braccia e li costringe a voltarsi verso lo specchio) Ah, credete: non è piacevole divertire... quella roba lì! (Indica le due figure ritratte allo specchio, poi afferra per le mani Cecilia e la costringe a girare) Cecilia! Cecilia! Signora per bene! Ve. dova! Ma che vedova! Mi sento addirittura una fanciulla! (S'abbandona sopra un divano riden­do di contentezza).

Il cognato bruno         - Siamo davvero felici, mia piccola Fanny...

Fanny                          - No! Fanny, no! Contessa! Con­tessa!

Il cognato biondo       - E speriamo che trove­rete la villa, deliziosa.

Fanny                          - Deliziosa! C'è anche un orto?

Il cognato bruno         - Alle spalle.

Fanny                          - Con degli animali?

Il cognato biondo       - Con degli animali.

Fanny                          - La mia passione!

Il cognato bruno         - E, allora, poiché siamo d'accordo, ecco uno « chèque » di trentamila lire, eccone uno di seimila per il primo mese... Riceverete gli altri regolarmente... Questo è il vostro passaporto... (Man mano che parla con­segna le cose che nomina) Questo è il passaporto della Baronessa.

Fanny                          - Chi?

Il cognato biondo       - (indicando Cecilia) La signora.

Cecilia                         - lo!?

Fanny                          - E tu che non volevi venire!

Cecilia                         - La vita riserva sempre delle sor­prese! (Ai due cognati) E... vedova anch'io?

Il cognato bruno         - Se non avete nulla in contrario!

Cecilia                         - Oh! E' sempre una garanzia!

Il cognato bruno         - Possiamo dunque con­gedarci dalla padrona.

Fanny                          - Un momento!... Se mi s'interroga sul mio defunto marito, come debbo regolarmi?

Il cognato bruno         - Oh! Descrivetelo come vi fa più piacere.

Il cognato biondo       - Ma ricordatevi che è morto almeno da un anno, poiché siete in mezzo lutto.

Il cognato bruno         - (chiamando a destra) Signora?... Signora?... (/ padroni e Zenaide rientrano) Ho il piacere di comunicarvi che no­stra cognata ha dato il suo benestare.

I padroni e Zenaide    - (felici) Oh!

II cognato bruno         - Perciò il nostro con­ tratto è perfetto. Ecco il fitto anticipato di un anno. (Consegna alla padrona uno « chèque ») Dopo di ehe non ci resta che accomiatarci.

Il cognato biondo       - Il baroccino?

La padrona                 - (a Zenaide) Fa' subito attac­care. (Zenaide esce dal fondo).

Il cognato bruno         - (con una certa solennità) Mia cara cognata, nel momento di lasciarvi, non vogliamo tediarvi con soverchie parole... No: comprendiamo che il tempo soltanto possa lenire certe piaghe e che la perdita di vostro marito abbia lasciato in voi un vuoto incol­mabile, ma... ma... è da forti...

II cognato biondo       - Non lasciarsi abbattere dalle avversità.

Il cognato bruno         - Del resto, siamo sicuri che la tranquillità in questi ameni luoghi...

Il cognato biondo       - La compagnia della ba­ronessa...

Il cognato bruno         - (indicando i padroni) L'assistenza di queste brave persone...

I padroni                     - (che man mano si sono andati commovendo, non possono trattenere un sin­ gulto).

La padrona                 - Lor signori la faranno pian­gere!

Cecilia                         - E' giusto. Per non pensare alle cose tristi, bisogna distrarsi.

La padrona                 - Ecco! Distrarsi!

Zenaide                       - (riapparendo) Attaccano subito. (Un silenzio e un istante di immobilità. Poi, come facendo forza a se stessi, i due presunti cognati si avvicinano a Fanny, le stringono la mano con una muta espressione che sembra in­cutere coraggio. S'inchinano a Cecilia).

II cognato bruno         - (brusco, come chi voglia por fine a ogni commozione) Andiamo!

Il padrone                   - Li accompagniamo sino alla rimessa.

La padrona                 -  (al marito) Poverina, Dio sa quanto deve soffrire! (Escono).

Fanny                          - (saltando dalla gioia) Ah! Final­mente se ne sono andati!

Cecilia                         - La tua avventura è veramente spas­sosa! Però, adesso non ti far vedere così allegra dai padroni! Ricordati che sei in lutto.

Fanny                          - Mezzo, mezzo. E leverò presto an­che il mezzo! Piuttosto, tu... quei capelli così rossi!...

Cecilia                         - Chi può mettere in dubbio che siano naturali?

Fanny                          - Sì, sì; ma tanto accesi...

Cecilia                         - E' il verde che ci circonda che li rende più accesi!

Fanny                          - (comica) Già, il verde... (Volgen­dosi verso la porta e la finestra) Quanto verde! In basso, in alto; e le case   - guarda           - sem­brano giuocare a rimpiattino tra gli alberi!... Ah, Cecilia, Cecilia, una villa, una rendita!... e guadagnate... sì... diciamolo pure... onesta­mente!

Cecilia                         - Però, la tua villa è un po' asfis­siante. Questo salotto è di un gusto così bor­ghese!... Muterai, almeno, i soprammobili?

Fanny                          - Cosa? Togliere quelle campane di vetro con i santi e i fiori di cera? quelle sca­tole fatte con le conchiglie? Ma se è tutto quello che più mi piace qua dentro, e mi ricorda quan­d'ero bambina...

Cecilia                         - (ironica) ...e sbucciavi i piselli! T'avverto che codesta mania villereccia che ti ha presa all'improvviso, non si confà al tuo nuovo stato di contessa.

Fanny                          - Ecco, a ripensarci, questa è proprio la cosa che meno mi va. Essere contessa e ve­dova; soprattutto vedova. Quei due tartufi po­tevano ben farmi orfana... signorina... T'ho pur detto che mi sento... retrocessa nel tempo. Ti immagini! Signorinetta, qui... Mi pare che sarei stata più... più in carattere... Ogni sera, aspet­tare un raggio di luna....

Cecilia                         - (che ha ascoltato scrollando il capo e sorridendo con un certo compatimento) Per­chè poi accadesse quello che accade sempre. Ricordati che è sempre un raggio di luna il vero primo seduttore di una donna!

Fanny                          - Sì. Ma a me non la farebbe una seconda volta. Perchè, come ho detto dianzi, gli uomini: basta!

Cecilia                         - Non si può mai dire!

Fanny                          - Oh!... Per gli uomini, poi, che sono qui! Hai pur visto che i pochi campioni per ora conosciuti...

Cecilia                         - Oh! Contro ogni tentazione!

Fanny                          - E scommetto che anche gli altri...

Cecilia                         - D'accordo! Ah, s'io fossi stata al tuo posto, giovane come te, mi sarei fatta con­durre magari sull'Himalaia ; ma che di uomini possibile ce ne fosse almeno uno!

Fanny                          - Non dire sciocchezze! Per chi non vuole avere più... sesso, è quello che occorre! Ah, non puoi credere che sollievo, che riposo si provi a poter dire: basta! Ma già, tu devi ben capirlo, perchè devi ben (ricordare quello che hai provato il giorno che ti sei decisa anche tu a dire... basta.

Cecilia                         - Vi sono dei oasi in cui non siamo noi donne a dire basta. Ma, del resto, polche sei così fermamente intenzionata a dare l'ostra­cismo agli uomini, non capisco perchè tu non sia contenta di essere vedova e contessa...

Fanny                          - Hai ragione. A proposito, fammi da­re un'occhiata al passaporto. Se mi si domanda il nome del mìo defunto marito, che sappia al­meno che cosa rispondere!... (Prende il passa­porto e lo esamina) Il mio nome e cognome... Pero, potevano cambiare il nome di battesimo... Fanny... Non ti sembra un nome equivoco?...

Cecilia                         - Dio mio, il nome non conta. Vi sono delle donne che hanno profanato dei nomi di vergini e di martiri.

Fanny                          - (ridendo) Come te.

Cecilia                         - Eh?!

Fanny                          - Ma, adesso, lo redimi! (Continuan­do a esaminare il passaporto) Hanno messo tut­to. Segni particolari... Età...

Cecilia                         - (un po' contrariata) Anche l'età?

Fanny                          - Non ho mica nulla da nascondere, io!

Cecilia                         - Non parlo per te!

Fanny                          - (continuando a esaminare il passapor­to) Si chiamava Stefano.

Cecilia                         - Chi?

Fanny                          - Mio marito. Conte Stefano Turla.

Cecilia                         - Vuoi vedere come si chiamava il mio? Non ne conosco neanche il cognome!

Fanny                          - (esaminando il passaporto dell'amica)

                                    - Il tuo nome, il tuo cognome, l'età...

Cecilia                         - Figurati se non l'avranno sba­ gliata!

Fanny                          - (continuando a esaminare il passapor­to) Sei sterile.

Cecilia                         - Come?!

Fanny                          - Non hai mai avuto figli.

Cecilia                         - Lo dicevo che sbagliano sempre!

Fanny                          - Ma, figli col barone!

Cecilia                         - Ah, meglio! Minori responsabi­lità.

Fanny                          - Tuo marito... Barone Nicola Sal-gredo, morto... Nel 1891.

Cecilia                         - Quarantanni fa!... Ma quaranta anni fa, io non avrei potuto avere un marito!

Fanny                          - (sorridendo, con indulgente malizia)

                                    - Lascia andare!... La parte di donna vene­ randa è quella che più ti conviene vicino a me... Potrò giustificare le tue funzioni di dama di compagnia... Vedete questa donna? Un gran nome! Nobiltà antichissima! Suo marito, il ba­ rone... Ah, un uomo terribile, dilapidatore di milioni, seduttore di donne... un mostro!... La povera mia amica visse la sua triste e breve esistenza di sposa, arrossendo continuamente della condotta del suo sciagurato marito. Ed arrossì tanto che, dopo quarant'anni, i suoi capelli non sono riusciti a ritrovare ancora il loro colore naturale! (Ride. Ride).

Cecilia                         - Pazza! Pazza! (D'improvviso s'oda la sonagliera d'un biroccino che s'allontana) Sss!... I tuoi cognati che partono!... I padroni rientrano... Seria! Seria! (Di colpo, Fanny as­sume un atteggiamento compunto. Frattanto è cominciato a tramontare. I padroni rientrano con Zenaide).

Il padrone                   - Se la signora contessa vuol vedere un'ultima volta i suoi signori cognati... (indicando un punto di là dalla finestra) Ecco, laggiù, il baroecino che s'allontana... Non si vede più. Ha svoltato.

Fanny                          - (guardando sempre di là dalla) finestra, d'un tratto, sgrana gli occhi, sorride, tende un dito indicando un punto lontano) Il sole?

Il padrone                   - No! La luna!

Fanny                          - Così rossa, così grande?

Il padrone                   - Luna piena. (Indicando un punto opposto) II sole, eccolo là.

Fanny                          - (cambiando posto) Il sole e la luna insieme, e grandi ugualmente! Non li avevo mai visti insieme! Cecilia, guarda! (Dimenticando­si) Sembrano due innamorati che si facciano l'occhiolino dolce!

Cecilia                         - (con tono benevolmente severo) Fanny!

Il padrone                   - La lasci dire! Dev'essere al­legra! Qui, tutti siamo allegri! (S'ode il suono pettegolo d'una campana).

Fanny                          - Che cos'è?

Il padrone                   - La campana della Pieve.

Fanny                          - E' allegra anch'essa!

Il padrone                   - (con foga di chi voglia a forza metter di buon umore là gente) Sicuro! L'ho detto: l'allegria prende tutti e tutto a Collo-doro! Si figurino! Una volta siamo andati dal Presidente della Repubblica per chiedergli un manicomio. Sanno che ci ha (risposto? Mettete un cancello intorno al paese... (Ride).

Fanny                          - (che frattanto è corsa alla finestra) Ah! quante rondini!

Il padrone                   - (sottovoce alla moglie) Vedrai, con noi si distrarrà!

Fanny                          - E tutta questa gente?

La padrona                 - (che s'è accostata anche lei alla finestra) La passeggiata vespertina.

Il padrone                   - (seguendo Fanny che si è staccata dalla finestra) E, allora, giacché è di buon umore, signora contessa, vorrei pregarla... (Esita).

Fanny                          - Dica, dica.

Il padrone                   - I pochi notabili di Colledoro vorrebbero ossequiarla. Sono qui fuori, in at­tesa, ansiosi...

La padrona                 - Oh! Benedetto uomo! Dis­turbare proprio ora la signora contessa...!

Fanny                          - Ma no! Vengano! Vengano!

Il padrone                   - (alla moglie, soddisfatto) Senti? (A Fanny) E niente complimenti. Quando non li vorrà tra i piedi, non avrà che da dire: Via! Zenaide? Vino e biscotti! (Zendide esce a destra. Il padrone corre al fondo e chiama) Sofia? (Sofia entra) La nostra amica, Sofìa.

Sofia                           - (sprofondandosi in inchini) Signora contessa... Signora baronessa... (Fanny saluta con grafia. Appare il Farmacista).

Il padrone                   - Il farmacista...

Fanny                          - Quale onore!...

Il farmacista                - Oh! L'onore è nostro, si­gnora contessa... (Stentando a trovare un com­plimento) Il paese è... è piccolo... ma ha il cuore grande... ed è inutile aggiungere che il suo cuore è a disposizione di vostra Signoria.

Fanny                          - (a Cecilia) Mica male! (Al farma­cista) Grazie. Grazie.

Il Farmacista               - Prego, Contessa. Anzi vorrei che mi fosse concesso... per renderle omaggio... offrirle una specialità della mia farmacia... Una mia modesta invenzione... Le pillole di S. Cassiano contro i bruciori di stomaco.

Fanny                          - Molto gentile... grazie... Pren­dile tu, Cecilia, che ne soffri.

Cecilia                         - Io?

(Frattanto è apparso il Pievano: faccia ridente, zazzeretta pepe e sale, pandette nere filettiate  bianche).

Il padrone                   - Il nostro Pievano.

Fanny                          - Oh! Signor Pievano, mi duole che si sia disturbata...

Il pievano                    - Mio dovere, mio dovere.

Fanny.                         - Oh, no! Toccava a me farle visila per la prima!

Il pievano                    - Che dice mai!

Fanny                          - Lo avevo deciso! Ma lei mi ha pre­venuta. La mia prima uscita sarà per la Pieve.

Il pievano                    - Signora contessa, lei mi con­fonde.

Il padrone                   - (che s'era avvicinato alla porta, di fondo) Le armi dopo la tonaca!

Il pievano                    - (sottovoce, dilla padrona) Una vera dama!

Il padrone                   - Viene il comandante della guar­dia civica!

Fanny                          - (sottovoce, a Cecilia) Sarà il sedut­tore del paese! (Ma subito, tanto lei che Ce­cilia non possono trattenere un sorriso. Il co­mandante appare. E' un omaccione munito di un'ampia pancia e di un paio di baffi enormi che sembrano un accento circonflesso).

Il padrone                   - (presentando) Il nostro coman­dante.

Il comandante             - (s'inoltra impacciato; inciam­pa nella sciabola; arrossisce) Signore. (Vorrebbe dire una frase cortese, ma non trova che una parola)) Complimenti!

Il Pievano                   - Lor signore non potranno go­dere di molti svaghi quassù... Se se ne toglie il paesaggio...

Fanny                          - E le par poco?

Il pievano                    - Cioè, cioè... Se s'interessano d'arte, uno svago l'avranno... L'abside della mia Pieve che si sta completando... Loro che hanno del gusto e vengono da un grande città ci da­ranno il loro parere. (Dando un'occhiata di là daMa finestra) A proposito, ecco il pittore che passa! (Chiamando) Signor Maurizio? Signor Maurizio? Venga anche lei!

Fanny                          - (sottovoce a Cecilia) Se il pittore rassomiglia al comandante...! (Completa la fra­se con un gesto vago. Ma subito rivolge gli occhi alla porta, sorpresa. Maurizio è apparso. E' un simpatico ed elegante giovanotto. Veste un abito sport. Sottovoce a Cecilia) Oh! Senza andare sull'Himalaia un uomo c'è!

Cecilia                         - (sottovoce) Ma non dev'essere di qui.

Fanny                          - (sottovoce) Di qui o altrove, tanto non serve! (S'avvicina a Maurizio che, frat­tanto, è stato condotto innanzi dal Pievano).

Il pievano                    - (presentando) Il signor Mau­rizio San Goar... La contessa di Turla... La baronessa... (Ha un gesto interrogativo per farsi ricordare il nome).

Fanny                          - (prevenendo Cecilia che, imbarazzata, non rammenta il suo nome fittizio) Salgredo.

Il pievano                    - Salgredo.

Maurizio                     - (s'inchina, bacia la mano (die due donne).

Cecilia                         - (lusingata dal baciamano) E' un gentiluomo!

Fanny                          - Lei è il pittore che dipinge l'abside della Pieve?

Maurizio                     - Dio mio, signora, pittore dilet­tante.

Il pievano                    - Pittorone! (Gli uomini di Colledoro approvano).

Maurizio                     - Il signor Pievano esagera.

Il pievano                    - (a Fanny) Vedrà! Vedrà!

Fanny                          - L'affresco non è ancora terminato?

Maurizio                     - Non ancora, signora.

Il pievano                    - Ma manca poco. Una sola fi­gura. Ma, pur troppo, la più importante. La Madonna. Il nostro signor Maurizio dice che non riesce a trovare l'ispirazione...

Maurizio                     - Dato il soggetto non facile...

Fanny                          - Capisco, capiseo.

Il pievano                    - (come colpito da un'idea) Si­gnor Maurizio? Guardi. La signora contessa, co­sì bionda... con quell'aspetto soave...

Maurizio                     - Difatti...

Il pievano                    - E se copiasse lei?

Fanny                          - Me?!

Maurizio                     - Io non oso sperare...

Fanny                          - Ma io... No, no... Io non Credo di poter...

Tutti                            - Sì! Sì! Lei! Lei!

Fanny                          - (guarda tutti tra smarrita e stordita) Se proprio credono che... io...

Il pievano                    - (indicando Maurizio) Ha par­lato il competente!

Fanny                          - Dispongano pure di me. (Appro­vazioni generali).

Maurizio                     - Signora, io non ho parole per ringraziarla.

Il pievano                    - Come vede, contessa, a Colle-dorè ha già trovato un'occupazione, e degna!

Zenaide                       - Ecco i biscotti!

Fanny                          - (sottovoce a Cecilia) Ah, Cecilia, che bella cosa deve, essere una donna onesta!

SECONDO ATTO

Lo stesso salotto del primo atto. Qualche cam­biamento nei soprammobili. Al posto delle vec­chie cianfrusaglie, ninnoli eleganti, anfore con fiori, ecc. Parecchi cuscini sui divani e sul pa­vimento con grazioso disordine. E' il mattino; ma tutto è avvolto nella penombra, poiché 'la porta di fondo e la finestra sono ermeticamente chiuse. Dal di fuori, s'ode ripetutamente bussare e qualche voce che chiama: « Zenaide! Zenaide! ».

Zenaide                       - (appare da destra. Ora indossa un grazioso vestitino borghese,  certo uno scarto di Fanny) Ecco! Ecco! (Corre ad aprire finestre e porta, e la luce d'un bel mattino estivo in­vade la stanza. Sulla porta appariscono il far­macista e il comandante. Vestono abiti da festa: vecchi « tight » che si rimettono fuori a ogni cerimonia, il secondo porta un grosso pennac­chio spioueitóe al berretto)

Il farmacista                - La signora contessa?

Zenaide                       - Non mi ha ancora chiamata.

(// farmacista e i compagni scambiano un'oc­chiata, costernati).

Il farmacista                - Peccato! Peccato!

Il comandante             - E la signora baronessa?

Zenaide                       - Credo ehe sia alzata. La sua fi­nestra è aperta.

Il farmacista                - Se non disturba, si potrebbe vedere almeno lei ?

Zenaide                       - Ma sì. (Corre alla porta a sinistra) Signora baronessa ?

Il farmacista                - Quando c'è una cerimonia, non si finisce mai di correre a destra e a sinistra!

Il comandante             - Ditelo a me!

(Cecilia appare).

I due                           - Signora baronessa...

II farmacista               - Lei ci perdonerà se siamo tanto importuni da presentarci così per tem­ po...

Cecilia                         - Per carità!

Il farmacista                - Ma, iersera, eravamo rimasti d'intesa con la signora contessa, di passare ap­punto stamattina da lei per sapere a che ora si poteva fissare la cerimonia dell'inaugurazione dell'abside. Il pievano aspetta la risposta in Chiesa...

Cecilia                         - (con una  punta d'imbarazzo che cerca mascherare) Fanny... ha un po' d'emicrania.

Farmacista                  - Emicrania? Guardi, le dia que­sti cachets Piramidonina. Una mia specialità, miracolosa... Li porto sempre con me.

Cecilia                         - No, no... grazie... Niente di grave: sta già meglio.

Il farmacista                - Peccato! Sarei stato tanto felice di guarire la contessa con la mia Pira­midonina. Sicché crede che la cerimonia possa aver luogo fra un'ora?

Cecilia                         - (gettando un'occhiata alla porta di si­nistra) Meglio... fra due.

Fanny                          - (appare d'un balzo da sinistra. In­dossa una deliziosa vestaglia senza più alcun se­gno d'I mezzo lutto) No, no! Fra una! Fra una!...

I due                           - (con espansione) Signora contessa...

II farmacista               - La sua presenza ci rasserena. Guarita dall'emicrania?

Fanny                          - Emicrania?! (Ma subito si riprende a un'occhiata di Cecilia) Ah, già... Ma una cosa da nulla... Una buona dormita, e... passata, pas­sata!

Il Comandante            - Basta guardarla per con­vincersene!

Il farmacista                - Una rosa! Una rosa che ogni mattina si fa più fresca, più bella!

Il comandante             - Eh! Il sonno è per la gio­ventù, come... (Un sorriso birichino spunta ag­l'angolo della bocca di Fanny. Cecilia arriccia te labbra).

Il farmacista                - ... come la rugiada pei fiori!

Fanny                          - Loro mi viziano!

Il farmacista                - Ma torniamo allo scopo della nostra visita. Come dicevo alla signora baronessa, la cerimonia dell'inaugurazione dell'ab­side avrà luogo fra un'ora. Poiché lei non ha nulla in contrario, possiamo dunque darne la conferma al Pievano.

Il comandante             - E abbiamo pure compilato un programma. I fanciulli dell'asilo canteranno un inno di circostanza...

Fanny                          - Anche?

Il farmacista                - Il meno che potevano fare dal giorno che è giunta fra noi! A Colledoro tutto si trasforma! Ha veduto? (Zenaide, che era usci­ta da destra, rientra con caffellatte e biscot­ti per Fanny e Cecilia') Come la nostra Ze­naide, ohe ormai pare un principessa anche lei, e alla quale non si oserebbe più dare dei tu.

Zenaide                       - Lo dia, lo dia! E' un diritto dei vecchi.

Il farmacista                - (ridendo) sei diventata an­che di spirito! Basta, noi andiamo.

Il comandante             - Signore... (LIItimi convene­voli, e i due uomini escono dal fondo).

Fanny                          - (ostentando disinvoltura) Zenai­de?... Va' a prendere quel fascio di fiori che ho ordinato.

Zenaide                       - Subito. (Esce anche lei dal fon­do).

Cecilia                         - (la segue con lo sguardo; poi, a Fan­ny) Spicciati adesso che non c'è nessuno! Presto! (Mentre Fanny corre alla porta a sini­stra, s'avvicina: ai tavolo dove Zenaide ha de­posto i caffelatte) Uffa! Non c'è più moda neanche di far colazione, la mattina!

Fanny                          - (alla porta di sinistra) Pss!... Pss!... (Dopo un istante del richiamo, Maurizio ap­pare dalla stessa porta. E’ confuso, impacciato. E' sempre in abito sport, e reca con se una sca­tola da pittore).

Cecilia                         - (che ha fatto in tempo a intingere un biscotto, ed è costretta a ingoiarlo in fretta per darsi contegno) E lo chiama il levar del sole!

Maurizio                     - (dopo un silenzio) Baronessa...

Cecilia                         - Buongiorno!

Fanny                          - (a Maurizio) Aspetta. (Corre alla porta e spia sul viale) La padrona e la signora Sofia stanno a parlare sulla porta della cascina rossa... Potrebbero vederti!... (gli  fa cenno di aspettare).

Cecilia                         - Tanto farete che qualcuno finirà col mangiare la foglia!

Maurizio                     - Oh! Ne sarei desolato! La baro­nessa ha ragione. Io sono mortificato! (A Ce­cilia) Specie con lei, che, senza volerlo, rendo complice...

Cecilia                         - (distrattamente) Oh, per me non è il caso di far complimenti!... (Riprendendosi a un'occhiata di Fanny) Dico: non è il caso di preoccuparsi di me che ormai... purtroppo... so... Ma gli altri? Se venissero a scoprire?... Una contessa... vedova da poco... così rispettata da tutti!... E il Pievano?... Lui, poi!... Se so­spettasse che tra la modella della sua Madonna e il pittore...

Maurizio                     - Oh! non saprei mai perdonarme­lo! Vorrei che non fosse mai accaduto quello che è accaduto...

Cecilia                         - E per questo lei lo fa accadere di nuovo ogni notte! Eppoi, poteva aspettare al­meno di aver terminato il dipinto! Certe cose... mentre la signora posava... e per quello che po­sava!... convenga: un sacrilegio.

Maurizio                     - Ha ragione: è veramente un sa­crilegio!

Fanny                          - (pronta, gli chiude la bocca con la mano. A Cecilia) Ma nessuno sospetterà. Ed è questa la cosa più bella. Che nessuno imma­gina e immaginerà mai il piccolo... anzi il gran­de mistero che conosci tu sola. Su! Su! Non gua­stare la mia felicità, giacché sono davvero tanto felice! Anzi, giacché mi fai quasi da mamma, sorridici. Assolvici. (A Maurizio) Diglielo anche tu!

Maurizio                     - Ci assolva, baronessa!

Cecilia                         - (a Fanny) Va', va' piuttosto a ve­dere se la strada è libera.

Fanny                          - (corre alla porta, osserva) Libera! (Ridiscende. A Maurizio, mostrandogli i càffelatte) Prendi almeno un po' di latte.

Cecilia                         - (Vuole anche che si sostenga!) Ma lo prenderà a casa sua! (A Maurizio) Vada! Vada! Presto!

Maurizio                     - Vado!

Fanny                          - Vedessi i nostri amici! Certi... di­lunghi! Il comandante... con un pennacchio! Io vado ad indossare un vestito che mi sono fatta mandare... perchè tu possa trovarmi migliore di quello che sono. Vedrai!...

Maurizio                     - Trovarti migliore di quello che sei, è impossibile.

Fanny                          - Tu mi aduli. Anche la Madonna, che vuol essere il mio ritratto, l'hai dipinta così bella!...

Maurizio                     - Ma meno bella di te.

Fanny                          - Caro!

Cecilia                         - (Sono proprio scivolosi!). (A Mau­rizio) Vuole andarsene?

Maurizio                     - Sì, sì... (Fa per strìngere la mano a Fanny. Questa s'accorge che Cecilia, profittan­do del momento ha volto le spalle per bere il caffelatte, e porge le labbra. Bacìo. Al ru­more, Cecilia) si volge. E Fanny, più svelta dti. lei, fa l'atto che il bacio sia stato dato sulla mano).

Maurizio                     - (s'avvicina a Cecilia) Baronessa... (Fa per baciarle la mano).

Cecilia                         - (ironica) Ma a me, baciamano... senza rumore!

Maurizio                     - Lei è un angiolo! (Le sfiora la mano con le labbra).

Fanny                          - (a Cecilia) Innamorerà anche te! (Maurizio fugge dal fondo).

Cecilia                         - (dopo un silenzio) Chi lo avesse detto!... Uomini? Basta!... Fare la donna one­sta!... (Ride. Ride).

Fanny                          - T'avverto che io non sono mai stata tanto onesta come ora.

Cecilia                         - Dipende da quale parte si consi­deri l'onestà.

Fanny                          - E' colpa mia se giunta qui ho sen­tito tante tante cose?... Soprattutto una, che forse sentivo già vagamente dentro di me: quel­la di non essere nata per il mestiere che face­vo?...

Cecilia                         - Ah! E così hai pensato bene di ricominciare...

Fanny                          - Ricominciare! ?...

Cecilia                         - Non adirarti! Che, alla fin fine, ti compatisco. Sei giovane e lui è un bel ragazzo. Era fatale! La verità è che non bisogna mai giu­rare su niente. E il vero colpevole sai chi è? Quel dabbenuomo del Pievano... Sì... Se non gli veniva in mente di scovar propiio te per modella...

Fanny                          - Andiamo, andiamo! Non fare la cattiva! Ah, che peccato tu, così buona in fon­do, non abbia un po' di sentimento per capi­re!...

Cecilia                         - Cara mia, prima o poi, il senti­mento si perde come la verginità.

Fanny                          - Vedi? Come sia accaduto, non so. Io non me ne sono neanche accorta... Ti giuro che certe cose erano tanto lontane da me! Ed ero così decisa!... Ma io mi sentivo... che di­re?... come travolta da una corrente... sì… d'af­fetto nuovo, sconosciuto...

Cecilia                         - Deve averti bene intontita di chiac­chiere l'amico!

Fanny                          - Al contrario! Lui non parlava... Non parlava mai... Sentivo soltanto i suoi oc­chi posati su me. Se, poi, a mia volta, lo guar­davo, egli deviava subito gli sguardi, e arrossiva, arrossiva... Ah! non avrei immaginato mai che in amore si potessero dire tante cose tacendo!

Cecilia                         - Ed è stato tacendo che...

Fanny                          - Era una sera con tante stelle... Tu ti eri addormentata, mentre egli era qui... E lui... invece di uscire...

Cecilia                         - (indicando le stanze superiori) Salì. (Dopo un silenzio) Conclusione: al pari di lui, anche tu, innamorata pazza!

Fanny                          - Non so. Ma se la felicità che provo da due mesi, è... quello che dici, dev'essere pro­prio così. Egli è così caro, premuroso, discre­to... Figurati: dopo che... accadde quello che accadde, per tre giorni non si fece più vìvo. Quando lo rividi, era così addolorato e pentito! Come se avesse commesso un delitto!

Cecilia                         - Un bello scemo!

Fanny                          - Non dir così, perchè anch'io, la mattina dopo, provai... non so... una pena!... Mi sembrò che quanto era accaduto, fosse acca­duto per la prima volta.

Cecilia                         - Ah, sei impagabile con i tuoi « mi sembra » e « mi sembrò »!

Fanny                          - Oh! quanto a questo, per me, fu proprio la « vera » prima volta!

Cecilia                         - Segno infallibile: cotta! (Bene­vola) Torno a ripeterti: non t'impermalire; ti compatisco. Eh! non c'è di peggio, per le don­ne della nostra specie, che essere amate. Si fi­nisce con l'amare l'amore che ci si porta. E, per questo, non ho cercato di sconsigliarti. Godi, godi, figliola mia, (con un sospiro) tu che lo puoi, e finché la dura!

Fanny                          - Appunto: finché la dura. Anzi, pri­ma che si compia il tuo « finché la dura ». Per­chè io sono assennata...

Cecilia                         - S'è visto!

Fanny                          - Tanto assennata che sono ferma­mente decisa di... di troncare ogni relazione con Maurizio.

Cecilia                         - Eh?! Troncarla dopo che hai co­minciato? Ah, questa, poi!...

Fanny                          - Non dico, subito. In autunno, per esempio.

Cecilia                         - Ah, in autunno?... Per poi dire di troncarla in inverno?

Fanny                          - Parlo sul serio.

Cecilia                         - Sul serio?!

Fanny                          - E senza accoramento, vedi. Come per una necessità...

Cecilia                         - Lontana.

Fanny                          - Lontana, questo sì, il più lontana che sia possibile; ma inevitabile. Perchè, capirai, per tutto l'oro del mondo, io non vorrei mai che lui, proprio lui, e qui, venisse a sapere chi sia Fanny. E, prima e poi, potrebbe giungere a scoprirlo.

Cecilia                         - Ali, è per questa paura che?... Chi vuoi che racconti a Maurizio chi era Fan­ny?

Fanny                          - Dimentichi che egli ci ha contessalo un giorno di essere originario dello stesso paese.

Cecilia                         - Ih! Trent'anni che la sua famiglia lo ha abbandonato, il nostro paese! Prima che egli nascesse!

Fanny                          - Ti garantisco che il giorno in cui appresi una simile confidenza, provai una stret­ta!... E poi, a parte questo, ti confesso... io penso sempre alla «Signora dalle camelie»...

Cecilia                         - Ma se tu hai una salute di ferro!

Fanny                          - Non parlo della salute!... Ricordati che anche lei viveva felice in campagna col suo Armando, quando un bel giorno, bastò che ar­rivasse il padre di lui...

Cecilia                         - (ride) Che ti salta in mente? An­zitutto, Maurizio non ha più padre.

Fanny                          - Ma ha uno zio!

Cecilia                         - (col tono beffardo di chi paìii di una persona inconcludente) Quel duca decrepito che vive alla capitale?... Ha da pensare ai suoi acciacchi, altro che a te!... Vatti a vestire. Dai retta a me, che il tempo passa. E, allegra!

Fanny                          - Ma io sono allegra, allegrissima! Sono soltanto previdente. Eppoi... se proprio dovrò porre in esecuzione la mia decisione, l'au­tunno... anzi l'inverno... è lontano!

Cecilia                         - Metti pure la primavera.

Fanny                          - (ride) Pazza Pazza! (Scappa a si­nistra).

Cecilia                         - (Za guarda Uscire. Poi, con un comico sospiro) Eh! Anche a me, ogni volta, sem­brava la prima!

Zenaide                       - (rientra dal fondo con un fascio di fiori) Ecco i fiori. (Li depone sopra un mo­bile).

Cecilia                         - Ah! portate alla contessa la cola­zione, così l'aiuterete anche a vestirsi.

Zenaide                       - Subito!

Cecilia                         - (L'amore le fa persino dimenticare di mangiare!) (Zenaide prende la colazione di Fanny, e va via a sinistra) Vediamo un po' se, finalmente, posso terminare di far colazione io! ( Va ài tavolino, si siede ; ma non ha neanche ad­dentato un biscotto che, dal fondo, riappare Maurizio. Ora egli indossa un elegante vestito da passeggio).

Maurizio                     - (spia dalla soglia, vede Cecilia sola) Baronessa...

Cecilia                         - (E' destino che non debba farla!).

Maurizio                     - (inoltrandosi) La contessa è a vestirsi?

Cecilia                         - Sì.

Maurizio                     - Ne avrà per molto?

Cecilia                         - E' salita adesso.

Maurizio                     - Ah! meglio, meglio! Così avrò tutto il tempo di poter parlare da solo con lei. Perchè io ho necessità di parlare con lei, baro­nessa.

Cecilia                         - Con me ?!

Maurizio                     - Sì. Io... (Esita) Ma la prego, termini di far colazione.

Cecilia                         - No, non importa.

Maurizio                     - La prego. La prego. Termini. Parlerò con più libertà.

Cecilia                         - (riprendendo a mangiare e a bere) (Meno male!). (Un silenzio) S'accomodi.

Maurizio                     - (siede) Io le debbo fare un discor-so che le parrà un po' strano; forse... anzi senza forse... indiscreto. Ma lei è così buona!... Io... io ho preso una decisione.

Cecilia                         - Anche lei?

Maurizio                     - Come, anche io?

Cecilia                         - Non ci badi. Pensavo a una cosa mia.

Maurizio                     - In seguito a questa decisione, da più giorni mi sento turbato. A Fanny cerco di non farle capire. E' vero che vicino a lei, ogni turbamento svanisce. Difatti, quando Fan­ny è davanti a me, e fisso i suoi occhi, e vi sor­prendo tanta tenerezza, tanto candore... Perchè, ha veduto?, gli occhi di lei sembrano un libro aperto, in cui si legga l'anima.

Cecilia                         - (intingendo in fretta un biscotto nella tazza) Sì! Sì!

Maurizio                     - Ma allorché non li vedo più, al­lora, spesso... dei dubbi molesti mi assalgono. (Cecilia che stava per addentare un biscotto, si ferma) Lei conosce da tempo Fanny; ogni se­greto del suo passato le è noto. (Cecilia si volge e lo scruta, pronta alla difesa) Orbene, io voglio appunto parlare di questo passato.

Cecilia                         - Senta, se lei è qui per fare l'in­quisitore sulla mia amica, s'inganna. Ah! que­sta, da lei, non me l'aspettavo! E dice di volerle bene? Sappia che io non permetterò ad alcuno di offendere... tanto... (mostra col pollice la punta dell'indice) quella cara creatura. Tanto più che il passato è... una pagina bianca!

Maurizio                     - Oh! offendere io, Fanny! Ma lei mi fraintende, baronessa! Quello che le doman­derò, non può offendere la sua amica. Può sol­tanto dare un po' di pace a me. Del resto più che di Fanny, io desidero parlare del marito di lei.

Cecilia                         - Del marito?!...

Maurizio                     - Sì.

Cecilia                         - (Dio sia lodato!). (Rassicurata, ad­denta il biscotto).

Maurizio                     - Lei lo ha conosciuto?

Cecilia                         - (masticando in fretta) Sì... Sì...

Maurizio                     - E che uomo era codesto conte di Turla?

Cecilia                         - Ci tiene proprio a saperlo?

Maurizio                     - Dica!

Cecilia                         - Un., un ufficiale.

Maurizio                     - Un ufficiale?!

Cecilia                         - Ma lo lasci in pace, il conte di Turla! Ormai è morto.

Maurizio                     - Dove? Come?

Cecilia                         - In... in guerra.

Maurizio                     - In guerra?! Era dunque un eroe? il suo ricordo, così, vivrà sempre nel cuore di Fanny!

Cecilia                         - Ma no, no! Volevo dire, morto... durante la guerra. Dopo un banchetto. In se­guito a... (sforzandosi a ingoiare un residuo di biscotto) una banale indigestione.

Maurizio                     - (respira) Ah! (Poi stimolato di nuovo dall'aculeo dell'investigazione) Ma Fanny lo amava? lo aveva sposato per amore? Mi tol­ga questa spina! Non le chiederò altro! Io non ho mai voluto interrogare Fanny sopra un argo­mento tanto delicato; non avrei osato mai... La scongiuro!

Cecilia                         - Lei vuole che le sveli la pagina do­lorosa della vita di Fanny? Ebbene, la conosca! Fanny sposò il conte di Turla non per amore, ma per salvare la propria famiglia dalla rovina. E non potè davvero amarlo dopo. Perchè il con­te eia... (come presa da un'idea) era un vecchio beone, un tiranno, un mostro che, nei due an­ni... due!... di matrimonio, rese la povera infe­lice una vittima!... E, adesso che le ho rivelato quello di cui Fanny non vuole si parli mai, mai!, è soddisfatto? .

Maurizio                     - (che ha seguito il discorso, inter­rompendolo con dei monosillabi di contentezza) Ah! Come, dunque, non fosse stata di nes­suno!

Cecilia                         - Ecco... di nessuno!

Maurizio                     - Ah! non può credere che sol­lievo mi diano le sue parole! Il sospetto che Fanny avesse amato un altro uomo era intolle­rabile per me. Ah! è mia, dunque! E' stata soltanto mia!

Cecilia                         - (Ah! Gl'innamorati! Fanno venire la palpitazione!). (Prende la tazza, e sorbisce il caffellatte).

Maurizio                     - E... (Cecilia si volge di scatto, di nuovo preoccupata) non è ricca, ha detto? Non ricca?

Cecilia                         - Ma che ricca! Vive con la pensione. Lauta! Ma pensione.

Maurizio                     - Ah, io ero felice; ma, ora, sono il più felice degli uomini! (L'abbraccia e hi bacia).

Cecilia                         - Ma stia buono! Sente? Scende. Se la vede abbracciare altre donne!...

Maurizio                     - Non se ne adonterebbe, perchè io considero lei come sua madre.

Cecilia                         - (Che cosa doveva capitarci!).

Maurizio                     - Non una parola... Ci lasci soli...

Fanny                          - (appare, indossa un vestito delizioso. Vede Maurizio) Oh! Come? Non sei ancora dal Pievano?

Maurizio                     - Ho voluto prima ammirarti. Me­ravigliosa!

Cecilia                         - Ragazzi, vado a mettermi in condi­zioni di farmi ammirare anch'io. (S'avvia) (Cre­do di averla servita a dovere!). (Esce a sinistra).

Fanny                          - Ti piace davvero questo vestito?

Maurizio                     - E' un miracolo di buon gusto.

Fanny                          - Guardami pure ancora per un se­condo; eppoi, via, via dal Pievano! E vieni a prendermi quando sarà il momento.

Maurizio                     - Il Pievano può aspettare. Guar­dami tu, adesso... negli occhi. Che ci vedi?

Fanny                          - Che mi vuoi bene.

Maurizio                     - No. C'è qualche cosa di più, og­gi. Una gioia grande. La gioia di poterti fare delle confessioni... Io ho commesso una grande indiscrezione, Fanny. Io non ho potuto resi­stere alla tentazione di sapere... chi era tuo ma­rito.

Fanny                          - Mio marito?...

Maurizio                     - E' stata un'azione bassa, lo so. Ma è stato più forte di me.

Fanny                          - E... hai saputo?

Maurizio                     - Ho saputo che non lo amavi, che non potevi amarlo, che sei stata una vittima con lui!...

Fanny                          - E... chi ti ha detto?...

Maurizio                     - La baronessa.

Fanny                          - (respirando) Ah! Cecilia?...

Maurizio                     - Lei. Lei... Tu devi perdonarmi. Ma non puoi credere che felicità sia stata la mia, quando ho potuto sapere la verità. L'idea che tu avessi amato un altro uomo... mi... mi faceva saltare il cuore alla gola. E, invece...

Fanny                          - Ma non parlami più di codeste cose: mai! mai!

Maurizio                     - Non ne parlerò più. Te lo giuro! (Scherzoso) Riseppellisco definitivamente il conte di Turla. Là! E seppellisco con lui anche la sua contea. D'ora innanzi, tu non sarai per me che semplicemente Fanny.

Fanny                          - Sì. Ecco. Fanny, Fanny.

Maurizio                     - Fanny e... Maurizio. I grandi innamorati non sono ricordati che per il loro nome di battesimo. Giulietta e Romeo... Paolo e Virginia... Chi rammenta i loro cognomi?

Fanny                          - (sorridendo, rassicurata) Io non li conosco nemmeno.

Maurizio                     - E adesso che sei tornata ridente, ascolta quello che ancora ti dirò...

Fanny                          - (istintivamente) Dio mio!

Maurizio                     - (contraffacendola scherzoso) Dio mio, Dio mio... Questa volta si tratta di confes­sioni allegre. Cinque giorni fa... (Fanny lo guarda) ho scritto a mio zio.

Fanny                          - (alzandosi) Al Duca?... E gli hai raccontato?...

Maurizio                     - Tutto.

Fanny                          - Ma perchè?...

Maurizio                     - (la costringe a voltargli le spalle)

                                    - Chiudi gli occhi. (Le sussurra quasi all'o­ recchio) Perchè voglio sposarti.

Fanny                          - (si volge di scatto, pallidissima) Sposarmi?!

Maurizio                     - Sposarti, sposarti!

Fanny                          - Sposare Fanny?

Maurizio                     - Fanny! La mia Fanny!

Fanny                          - (come in uno stato di sonnambulismo)

                                    - La tua Fanny...

Maurizio                     - La capisci ora la mia contentez­za? Sapere che non hai amato che me, che do­vrò vivere del mio lavoro. E sarà così bello lavo­rare ispirato da te, pel nostro avvenire! (E, poiché Fanny non riesce ad articolare parola) Che hai? Temi che mio zio dica di no? Mi ama più di un padre, ed è così buono. Lo vedessi! Nonostante il suo aspetto severo, le sue basette irte e bianche, un cuore!... Egli non potrà che volere la mia felicità. E la vorrà tanto più vo­lentieri, perchè non transige in fatto di doveri, ed ora sa che il mio dovere è uno solo!

Fanny                          - (che s'è fatta ancor più smorta) E... quando credi che risponderà... tuo zio?

Maurizio                     - Non potrà tardare. La risposta avrebbe dovuto essere già qui.

Fanny                          - (ha un inavvertito moto di sgomento).

Maurizio                     - Speravo che giungesse oggi, prò-prio oggi che è una festa anche per te.

Fanny                          - Già... già... una festa... (Vacilla).

Maurizio                     - (pronto, là sostiene) Perchè mi guardi così? Hai gli occhi pieni di lacrime. Sono lacrime dì gioia? Dimmi!

Fanny                          - (lo abbraccia, convulsa; lo bacia sulla bocca con ardore).

Maurizio                     - Di gioia! di gioia!... Ora sì, che vado dal Pievano!... A fra poco! (S'avvia di corsa),

Fanny                          - (chiamandolo come presa da un im­provviso bisogno di verità) Maurizio! (Mau­rizio si volge. Il coraggio le vien meno. E con un fèl di voce e un sorriso mite e doloroso) Non parlarne con alcuno... ancora.. Non parlarne...

Maurizio                     - (le sorride per rassicurarla) A fra poco! (Esce).

Fanny                          - (porta la mano al petto, come se non potesse più respirare; poi, corre alla porta a sinistra, e chiama concitata) Cecilia?... Ce­cilia?...

Cecilia                         - (appare. Non ha ancora terminato di vestirsi e indossa una vestaglia. S'accorge dello stato in cui si trova Fanny) Che ti succede?

Fanny                          - E' finita! E' finita!

Cecilia                         - Vi siete bisticciati?

Fanny                          - Vuole sposarmi!

Cecilia                         - (con un sobbalzo) Eh?!

Fanny                          - Sposarmi! Sposarmi! E' la fine! la fine! L'imprevisto che temevo! No, no, non poteva durare! Era troppo bello! (Cade seduta e piange).

Cecilia                         - Oh, povera Fanny! Questa sì che è una complicazione! Benedetto ragazzo, ma 1 non poteva accontentarsi che le cose continuas­sero ad andare come sono andate finora? Che gli mancava?

Fanny                          - (alzandosi, risoluta) Cecilia, è ne­cessario fuggire, fuggire. Subito!

Cecilia                         - Calma! Nervi a posto! Non biso­gna prendere risoluzioni avventate. Per ora, cer­ca di guadagnar tempo... Non avrà mica inten­zione di sposarti domani?

Fanny                          - Ma egli ha già scritto allo zio, da cinque giorni, per avere il suo consenso!

Cecilia                         - Non perde tempo! Come se non avesse preso degli anticipi!...

Fanny                          - (aggirandosi per la stanza) Ah! que­gli sciocchi dei commissari! Perchè farmi vedo­va? Non potevano farmi una donna separata? Tutto questo non sarebbe accaduto.

Cecilia                         - Ah, certo che non sarebbe acca­duto! Mi persuado che la vedovanza non è una garanzia sufficiente.

Fanny                          - E doveva accadermi proprio oggi! In un giorno che avevamo atteso con tanta .an­sia. Ma, già: lo meritavo! Sì. Perchè io, proprio io, far da modella alla Madonna...!

Cecilia                         - Quanto a questo, dacché si dipingono Madonne, se tutte le loro modelle dovesse­ro presentare un certificato di buona condotta, staresti fresca!... Vuoi che ti dica il mio pensie­ro chiaro e netto?... Vuole sposarti?... Sposalo!.

Fanny                          - Eh?!

Cecilia                         - L'ami... Ti ama... Questo è l'im­portante. Se io fossi in te, gli spiattellerei la verità.

Fanny                          - Sei pazza?

Cecilia                         - Accomodandola un po', si capisce.

Fanny                          - Ma anche se io fossi capace di un'a­zione cosi poco pulita...

Cecilia                         - Uh!

Fanny                          - ...hai ben sentito? Lui mi ama per­chè mi crede una donna onesta. La verità signi­ficherebbe: disistima, odio...

Cecilia                         - Eh! Gli uomini innamorati fanno come i bambini con le medicine. Smanie, boc­cacce; poi mandano giù ogni cosa.

Fanny                          - E ti pare che una famiglia di gen­tiluomini consentirebbe...?

Cecilia                         - Oh! Sono proprio i gentiluomini che fanno spesso certi matrimoni!

Fanny                          - No, no; ti prego: taci!... Avevo, co­munque, deciso di finire, figurati se non voglio finirla adesso! Ma, soltanto, l'idea di troncare subito...

Cecilia                         - Allora fa' come ti ho detto: cerca di rimandare. Una donna avrà bene una ragio­ne di non poter sposare subito!

Fanny                          - Si, rimandare, rimandare!... Vivere ancora un poco così!... Dio che conosce le mie intenzioni, e sa che io sono comunque decisa a finirla, e che non domando che il tempo di trovare... un epilogo meno straziante... per lui, m'esaudirà!... Ah! non ho più paura! Sono tranquilla! tranquilla!

Cecilia                         - Ringraziamo il cielo!

Fanny                          - (corre allo specchio per ricomporsi il viso) E, adesso, via ogni segno d'ambascia!

La padrona                 -  (anche lei è in abito da festa. Appare dal fondo) Signora contessa? (Fanny e Cecilia si volgono) C'è un signore che desidera parlarle.

Fanny                          - Un signore?

La padrona                 - Sì. Un vecchio signore molto distinto.

Fanny                          - (scambia un'occhiata con Cecilia) E... non ha detto il suo nome?

La padrona                 - Ha domandato soltanto se la signora era sola e ha soggiunto che aveva biso­gno di vederla d'urgenza. (Fanny e Cecilia scam­biano di nuovo un'occhiata).

Fanny                          - E... dov'è?

La padrona                 - Aspetta da me, alla casina ros­sa, sotto la pergola.

Fanny                          - (che si trova accanto alla finestra, vi si avvicina, guarda, impallidisce. A Cecilia che le si è accostata, sottovoce) Basette bian­che... E' lui!... Lo zio!... C'eravamo dimenti­cate di lui!

Cecilia                         - (sottovoce) Su, su... Non farti ac­corgere!...

Fanny                          - (staccandosi dalla finestra, dice alla padrona, sforzandosi ad apparire calma) Gli dica che venga pure. Te l'avevo detto!... La Signora dalle Camelie. (La padrona esce).

Cecilia                         - Ma no! Non montarti! Il nipote gli ha scritto, e lui avrà ben pensato di venirti a conoscere.

Fanny -                       - Non mi avrebbe cercata da sola!... Va'! Va'! Se egli saprà, sarò forte. Questo, al­meno, non vorrà rifiutarmelo: di non denigrarmi con Maurizio. Va'!

Cecilia                         - (esce'a sinistra. Il Duca appare. E' un vecchio signore, molto distinto, dall' aspetto di diplomatico. E, come buona parte dei diplo­matici del buon tempo antico, e non soltanto an­tico, se s'impone per i modi e U contegno irre­prensibili, non può dirsi che s'imponga ugual­mente, a un occhio attento, per una soverchia intelligenza. Ha i capelli folti e bianchissimi e porta piccoli baffi e strette fedine parimenti bianche. Vestito scuro, elegante. Monocolo).

Il duca                        - (inchinandosi) Signora...

Fanny                          - (risponde all'inchino) La prego... (// duca s'inoltra) S'accomodi.

Il duca                        - (ha un gesto istintivo di cortese ri­fiuto) Oh! (Un breve silenzio) Ella certamen­te deve ignorare chi sono.

Fanny                          - Il duca di San Goar.

Il duca                        - Sapeva del mio arrivo?!

Fanny                          - Lo sospettavo.

Il duca                        - Sono ben felice, allora, che mi sia risparmiato il preambolo più... penoso, per­chè ella ben comprenderà il motivo della mia visita.

Fanny                          - (Deve sapere!).

Il duca                        - Tuttavia, prima d'intrattenerla su... su tale motivo, mi permetta di confessarle lealmente che io sono... come dire?... turbato...

Fanny                          - (un po' rassicurata) Oh!

Il duca                        - Dirò meglio:commosso.

Fanny                          - (davvero commossa) Signor Duca!

Il duca                        - E… e mi lasci sperare che lei in­dulgerà sul passo che sto per compiere... (Fanny lo fissa, non più rassicurata) ...e che mi aiuterà a compierlo, per una necessità... che non può sfuggire alla sua sensibilità.

Fanny                          - (Sa!).

Il duca                        - Lei forse è a conoscenza che io sono dello stesso suo paese.

Fanny                          - Lo so.

Il duca                        - Vi manco da trent'anni, a causa di un volontario esilio di cui non possono in­teressarle i moventi. (Con una commozione che si sforza di mascherare) Ma questo non ha im­pedito, che io conservassi laggiù delle relazioni che mi consentono di essere informato su tutti e su tutto. (Un silenzio) Signora, mio nipote Maurizio le ha detto che mi ha scritto?

Fanny                          - Sì.

Il duca                        - E lei conosce il tenore della sua lettera?

Fanny                          - Approssimativamente.

Il duca                        - Sa, allora, che mi ha chiesto il consenso di sposarla?

Fanny                          - ...Sì.

Il duca                        - (deviando gli sguardi, come farà ogni volta che dovrà dire cose penose) Non si stu­pirà, dunque, che io abbia sentito la necessità di vedere lei prima di mio nipote, perchè vo­glio sperare che ella stessa giudicherà impossi­bile la realizzazione d'un progetto di tale na­tura, e che vorrà risparmiarmi l'ingrato compito d'illustrarne le ragioni.

Fanny                          - Ah, signor Duca, se lo comprendo? Ma se Maurizio mi avesse confidato le proprie intenzioni, io lo avrei dissuaso sul momento! Le pare? Farmi sposare, io? Una pazzia di questo genere non accadrà mai! non la commetterei mai!

Il duca                        - (traendo un respiro di sollievo, e rasserenando di colpo la faccia) Ah, signora, lei mi toglie un grande peso! Grazie, grazie, si­gnora!

Fanny                          - Vivere semplicemente con lui, igno­rata da tutti, senza che nessuno lo sapesse, in questo cantuccio dove non penetra l'occhio del mondo. Le dirò di più. Io ero già persuasa che il nostro romanzo dovesse finire. Soltanto, non volevo... non voglio, signor Duca, che questo accada subito. Mi dia il tempo di preparare Maurizio a poco a poco, di trovare qualche cosa che possa lasciargli un buon ricordo di me, per­chè il troncare d'improvviso, il rivelargli la mia vera situazione, sarebbe un troppo grande dolore per lui. (E poiché il Duca, dopo essersi di nuovo rasserenato alla dichiarazione della ne­cessità di una fine della relazione, torna ad ac­cigliarsi, e devia gli sguardi) Neanche questo? (Il Duca non risponde) Ah, signor Duca, teme che io manchi alla mia parola?

Il duca                        - (che è davvero commosso) Ah, si­gnora! La prego! Non insista! Io mi rendo an­che perfettamente conto die ella avrebbe diritto alla felicità dopo quanto ha sofferto.

Fanny                          - Ah, lei lo capisce che, nonostante le apparenze, la mia vita è stata una sofferenza continua? Lo capisce?

Il duca                        - Se lo capisco! Ho conosciuto suo marito, e non ignoro...

Fanny                          - Mio marito! ?

Il duca                        - E, ho conosciuto anche lei, quan­d'era bambina...

Fanny                          - Bambina!?

Il duca                        - Ricordo ancora i suoi grandi occhi estatici che parevano destinati soltanto a bearsi di gioia...

Fanny                          - (Ma che dice?!).

Il duca                        - (riprendendo il tono rispenosamente severo) Senonchè... senonchè lei ormai non ignora che io, al contrario di mio nipote, ben so che suo marito non era il conte di Turla. Ca­pisco, capisco... Dovevo considerare che una re­lazione irregolare, non poteva che portare disonore alla sua famiglia. (Con un'esplosione sin­cera) No! Non alla mia famiglia! A lei! A lei!... Ah! ella mi costringe a uscire dal riserbo che mi ero imposto... Ma non è per mio nipote che io la supplico di rompere ogni rapporto con lui! (Guardandosi in giro e abbassando la voce) E' per lei! per leti... Maestà!

Fanny                          - Maestà!?...

Il duca                        - Non parli! Vostra Maestà non par­li! Io non saprò mai perdonarmi di aver man­cato al primo dovere di un gentiluomo:la di­screzione, non rispettando il suo incognito! Ma è un dovere più alto che mi vi costringe...

Fanny                          - (stordita) Signor Duca...

Il duca                        - No! No! Vostra Maestà non parli, se non vuole che io non trovi più il coraggio di continuare! Capisce ora il mio turbamento nell'apparirle dinanzi?... Ah! Quando, ricevuta la lettera di mio nipote, sono corso qui iersera per informarmi chi ella fosse, e, per caso, ier­sera stessa, l'ho veduta uscire dalla Pieve con lui, e ho riconosciuto in lei la mia sovrana... ah! che tuffo al cuore! che emozione! Mio nipote... La Regina... No! Non il disdoro! Un onore! un onore! Senonchè una voce ha subito gridato dal fondo della mia coscienza: No! Tu non puoi, non devi permettere...

Fanny                          - (che ha inutilmente cercato d'inter­rompere la foga del duca per trarlo dagl'equi­voco, ma non riuscendo ad emettere che dei mo­nosillabi) Signor Duca, la prego. Si calmi... Una parola... E' necessaria... Io non...

Il duca                        - (coprendo le parole di lei con dei « no », e soffocandone la voce con foga raddop­piata) No! No! Torno a supplicarla! Vostra Maestà non parli, non si giustifichi! Ascolti solo la voce d'un vecchio gentiluomo che ha sempre mantenuto vivo nel cuore il culto per la Dina­stia! Torni, torni nel Regno, senza indugiare un minuto! C'è già chi mormora del suo prolungato viaggio in incognito. E quanto a Maurizio, non si preoccupi. Ah! quando egli saprà chi ha avu­to l'onore di amare, si rassicuri: vivrà rassegnato e felice, perchè un ricordo tanto luminoso basta a ravvivare tutta una vita! (Un sorriso il­lumina subito il viso di Fanny, come se un'idea balenasse nella mente di lei) Ah! Vostra Mae­stà non parla più? E' convinta?... (Poiché Fan­ny reclina un poco il capo senza rispondere) Lasci, allora, che il suo servo compia l'omaggio che non ha potuto compire finora! (Le afferra la mano e glie la bacia facendo l'atto di met­tere un ginocchio a terra).

Fanny                          - (impedendogli d'inginocchiarsi) No, no, signor Duca! (Poi, subito, trasalendo) Sss! Vien gente! (Difaitti s'odono delle voci dal di fuori!).

Il duca                        - E allora...?

Fanny                          - Più tardi... Più tardi... Per ora: si­lenzio!...

Il duca                        - (portando una mano sul petto per rassicurarla) Oh! Maestà!...

Fanny                          - (rivolta a sinistra) Cecilia? (Dal fondo, appariscono i padroni, Sofia, Michele e il Pievano. Le donne, vestite a festa, portano dei fisciù sul capo. Da sinistra, Cecilia, comple­tamente vestita, seguita da Zenaide che reca dei veli per le teste).

Il padrone                   - Signora, possiamo andare?

Michele                       - Tutto è pronto per cominciare.

Il pievano                    - La chiesa è già piena. (Tutti s'accorgono del Duca che s'è tratto in disparte).

Fanny                          - Il Duca di San Goar.

Tutti                            - (inchinandosi) Oh!... Signor Duca...

Maurizio                     - (appare di corsa, anche lui dal fon­do) Si va? (Vede il duca, impallidisce) Zio!

Tutti                            - Lo zio?

Il duca                        - Venuto anch'io per ammirare il nuovo abside della chiesa, signor pievano.

Maurizio                     - (alquanto rinfrancato, va per ab­bracciarlo) Zio...

Il duca                        - (lo ferma con un gesto pacato; e, con un lieve sorriso) Vediamo prima che cosa se,i stato capace di dipingere.

Fanny                          - (prendendo il fascio di fiori recato dianzi da Zenaide) Signor Duca? (Il Duca  prontamente, va ad offrire il braccio a Fanny) Andiamo. (S'avviano seguiti dagli altri).

Maurizio                     - (che è rimasto ultimo con Cecilia, e che, al gesto del Duca, aveva guardato ora questi ora Fanny con ansia indicibile, nel ve­derti allontanarsi sottobraccio, ha un sussulto di gioia. A Cecilia, che guarda stupefatta anche lei) Baronessa? Sottobraccio!... Ah! mio zio non dirà di no!

FINE DEL SECONDO ATTO

TERZO ATTO

La stessa stanza. I vecchi soprammobili han­no ripreso il loro posto. E' vicino il tramonto.

(Sofia, quasi sulla soglia della porta, conversa con i padroni di casa).

Sofia                           - Così? D'improvviso?

La padrona                 - Così.

Sofia                           - Strano!

Il pievano                    - (entra, in fretta, dal fondo, in com­pagnia del farmacista) Ma davvero? Parte?

Il padrone                   - Parte.

Il farmacista                - Strano!

Sofia                           - Quello che dicevo anch'io: strano!

Il farmacista                - Quando parte?

La padrona                 - Al tramonto. Ora è su con la sua amica e con Zenaide a terminare di prepa­rare i bagagli.

Il farmacista                - E quando vi ha comunicato che partiva?

La padrona                 - Poco dopo la fine della ceri­monia.

Il farmacista                - E non ve ne ha detto la ra­gione?

La padrona                 - No.

Il farmacista                - Neanche la Baronessa?

La padrona                 - M'è sembrata sorpresa anche lei.

Il farmacista                - Tuttociò nasconde un miste­ro. Eh sì! Non si parte, così, su due piedi, dopo una festa come quella dì questa mattina!

Cecilia                         - (di dentro) Signora Geltrude?

 Il pievano                   - Zitti!

La padrona                 - Son qui.

Cecilia                         - Scendo.

Il pievano                    - Prenderemo congedo dopo. Ora non vogliamo disturbare. Aspettiamo alla Casi­na rossa. Ci chiamerete al momento. (S'avvia col farmacista, con Michele e con Sofia).

Il farmacista                - Questa partenza proprio non ci voleva! (Esce con gli altri tre. Appare Cecilia da sinistra. E' già in abito da viaggio; ma senza cappello).

Cecilia                         - I bagagli sono pronti. C'è qualcu­no per ritirarli?

La padrona                 - Sì. Manderemo un facchino. Lo faremo passare dall'orto, così potrà caricarli subito sul baroccio.

Il padrone                   - E il baroccino, per che ora?

Cecilia                         - Fra mezz'ora.

La padrona                 - Hanno bisogno di nulla?

Cecilia                         - No, grazie.

I padroni                     - A più tardi. (Escono dal fondo).

Cecilia                         - Uffa! Parola che non mi raccapezzo più! (Fanny appare da sinistra. Anche lei è già in abito da viaggio, e ancora senza cappello. Non s'accorge di Cecilia; s'avvia alla finestra senza accostarvisi, e guarda un istante al di fuo­ri, pensierosa) Guardi per l'ultima volta il panorama?

Fanny                          - (scuotendosi) Ah, tu?...

Cecilia                         - Ora che non abbiamo più tra i piedi ne serve né padrone, vuoi farmi un piace­re? Ti decidi a spiegarmi...?

Fanny                          - T'ho detto: spiegazioni lungo il viaggio.

Cecilia                         - Ah, no, cara! Non voglio mica diventare matta anch'io. Arriva il Duca. T'offre il braccio. Respiro. Dunque, niente Signora dal­le Camelie. Nossignori! Tornati a casa, chiami la padrona. « Si parte ». « Si parte!? ». « Su­bito ». E per quanto faccia non riesco a cavarti una parola di bocca. Sai che ti dico? A me non piace fare la confidente a metà. O parli o non parto. Tu mi hai trascinato qui a forza, ora mi ci trovo bene. Non sposto.

Fanny                          - Bisogna partire perchè è necessario partire.

Cecilia                         - Tutte le necessità che vuoi, ma c'è modo e modo di partire! Il duca forse ha sa­puto...?

Fanny                          - No.

Cecilia                         - Forse si è adirato per la tua rela­zione con suo nipote?

Fanny                          - No.

Cecilia                         - E allora?... Ah!... Una fuga con Maurizio?

Fanny                          - Una fuga, sì; ma da sola... Perchè ho trovato il motivo che andavo cercando, il bel motivo per finire la nostra storia d'amore, ed è stato il Duca ad offrirmela, senza volerlo.

Cecilia                         - E... questo motivo?

Fanny                          - Tu sai che il Duca è dello stesso no­stro paese. Orbene... (Esita) Non ridere, però.

Cecilia                         - Si è innamorato di te e vuol sop­piantare il nipote?

Fanny                          - Sciocca! Egli... Ma che nessuno sappia!... Egli mi ha scambiato per la nostra Regina.

Cecilia                         - Eh!? (Dando in una risata) Ah, questa, poi! Non ci mancava che questa! Avevo visto subito che quel signore non ha l'aria trop­po intelligente! Ora capisco il suo fare cerimo­nioso!... E tu gli hai lasciato credere...?

Fanny                          - Ho cercato di toglierlo dall'equivo­co; ma non me ne ha dato il tempo.

Cecilia                         - Non vedo, però, come avendoti scambiato per la Regina...

Fanny                          - Non avrai dimenticato che essa viaggia in incognito da qualche mese. Il Duca ha creduto che io, appunto...

Cecilia                         - Cioè, la Regina.

Fanny                          - Fossi qui, in incognito, a... a...

Cecilia                         - Filare il perfetto amore come una mortale qualsiasi... E, il Duca?

Fanny                          - Ha fatto appello al mio dovere, al­l'obbligo morale di porre fine a una situazione che potrebbe tramutarsi da un momento all'al­tro in scandalo. E, quando ha conchiuso che Maurizio, una volta conosciuto il... il mio vero grado, sarebbe vissuto rassegnato e felice di es­sere stato amato da una Regina, e che egli stesso lo avrebbe preparato al distacco,... che vuoi?... ho sentito che non c'era altro scampo che asse­condare la finzione. E, terminata la cerimonia, ho promesso al Duca di partire oggi, e partirò.

Cecilia                         - Ma guarda le cose del mondo! Slog­giata dal tuo paese, perchè assomigliavi a una Regina, costretta a sloggiare da quest'altro per­chè addirittura Regina...

Fanny                          - Oh! Regina dalla corona di Strass! Ma non importa. Benedico il caso che ha dispo­sto così. Perchè è così bello che il caso voglia, hii, chiudere questa strana parentesi della mia vita, e mettere in condizioni Maurizio di non potermi rivedere mai più e di pensare a me come si pensa a... a qualche cosa di alto... di molto alto!... Di', non trovi anche tu che sia bello, assai bello! (Vuol aìre le ultime parole sorridendo, ma non riesce a trattenere qualche singulto).

Cecilia                         - Tanto bello che ci piangi sopra! (Un silenzio) Di' un po'. Hai pensato che, lon­tano di qui, ,addio pensione?

Fanny                          - Vi ho pensato.

Cecilia                         - Non ci resterà che la somma che ti consegnarono i due commissari all'arrivo, e già parecchio assottigliata. Che farai dopo?

Fanny                          - (con un sorriso amaro) Quello che facevo prima. La... la reginetta, altrove.

Cecilia                         - Cosa? Tornare a fare la... la... sì, come dici tu... la reginetta? Ah, no! Dovessi aprire una modisteria, io non torno indietro, e tanto per cominciare, abolirò subito l'henne!

Fanny                          - (abbracciandola) Tu sei buona! (Ma i suoi sguardi cadono di là dalla finestra, e tra­salisce) Dio! Non è Maurizio che s'avvia alla nostra volta?

Cecilia                         - (dà un'occhiata anche lei) Sì.

Fanny                          - Perchè viene solo? Il Duca mi ave­va promesso che sarebbe venuto insieme a lui soltanto al momento della partenza. Forse non sa ancora... Ah! ch'io non lo veda! Mi tradirei! (Fa per fuggire a sinistra, ma Maurizio appare di corsa dal fondo. E' pallido e agitato).

Maurizio                     - Fanny!

Cecilia                         - « Buonanotte! ».

Maurizio                     - (a Cecilia che fa per uscire) Stia, stia. Lei non è di troppo. (A Fanny, sforzandosi a contenersi) Scusate, signora, se vengo a distur­barvi; ma spero di giungere in tempo per com­piere il mio dovere. Terminata la cerimonia, so­no rimasto a colazione con mio zio. Purtroppo, non mi è stato possibile di avere finora da lui la risposta che attendevo con tanta ansia. Ma era così allegro, parlava di voi in termini così lusin­ghieri, che ho frenato la mia impazienza, ben sicuro che la risposta non poteva essere che fa­vorevole. Difatti... casualmente ho saputo... che fuggite.

Fanny                          - (si fa cerea).

Maurizio                     - (prorompendo) E' vero?... Ri­spondete!

Fanny                          - ...Non fuggo... Parto...

Maurizio                     - Ah! è vero! Era dunque un tra­nello che mi si tendeva? Mio zio era d'accordo con voi! E se non fossi venuto a sapere la vostra partenza, sareste partita senza che io vi rive­dessi, per poi sentirmi dire:« è finita! è fi­nita! »?

Fanny                          - No, no; questo, no! Mi avresti ri­visto! Mi avresti rivisto!

Maurizio                     - Perchè partite, allora?... Una ra­gione ci dev'essere, e dev'essere ben grave se vi spinge a fuggire proprio nel momento in cui vi ho offerto il mio nome, la mia vita!... E non può dipendere che da voi, da voi sola, giac­ché mio zio, da quel che ho capito, ripeto, se aveva un motivo di opporsi al mio progetto a-vrebbe tenuto un diverso contegno. Eppoi, se anche si fosse opposto, io sono libero di me, posso fare quello che voglio... Non risponde­te?... Ve la dirò io qual'è questa ragione. Voi non mi amavate, il vostro non era che un capric­cio...

Fanny                          - (senza alcuna forzai di reagire) Ah, Maurizio! Un capriccio!?

Cecilia                         - (Che imbecille!).

Maurizio                     - A meno che nella vostra vita non ci sia qualche cosa di oscuro, di inconfessa­bile, che vogliate nascondermi!

Fanny                          - (in un bisogno istintivo di sondargli l'anima) Perchè... se nella mia vita, ci fosse veramente qualche cosa che non potessi confes­sarti, il mio amore... non basterebbe a farmi amare da te!

Maurizio                     - (afferrandola per le braccia) Ah! c'è dunque qualche cosa che mi hai nascosto, che mi nascondi?... Parla! parla!

Cecilia                         - (che non ne può più, interviene e li­bera Fanny dalla stretta) Ah, basta! Ragazzo mio, lei passa il segno! (A Fanny che è tutta in singulti sommessi, spingendola verso la porta dì sinistra) Va'! Va'!... Guarda come l'ha ri­dotta! (Ltò costringe ad uscire. A Maurizio:) Suo zio le ha detto che le parlerà? Parli, dunque, con lui! (Fa bruscamente per uscire an­che lei).

Maurizio                     - (che era rimasto un istante inter­detto) No! E' lei che deve spiegarmi! Lei!

Il duca                        - (appare dal fondo, e, calmo:) Maurizio... (Maurizio si volge).

Cecilia                         - (Oh! Ora la sbrogli lui). (Esce).

Il duca                        - Perchè sei venuto qui senza aspet­tare che ti parlassi?

Maurizio                     - Ella parte, capite?, parte! E voi non lo ignoravate!

Il Duca                        - Te lo avrei detto, se tu avessi avuto la pazienza di attendere ancora poco.

Maurizio                     - Ah, zio, siate sincero! Voi cer­cavate di guadagnar tempo per dirmelo quando fosse già partita. Questo! questo!

Il duca                        - (continuando a parlare con grande calma) L'hai veduta?

Maurizio                     - Sì.

Il duca                        - Che ti ha detto?

Maurizio                     - Nulla... nulla... (Il duca re­spira) Volete dirmi voi, almeno, la ragione del­la sua partenza? Dal modo come l'avete tratta­ta, come avete parlato di lei davanti agli altri, non posso credere che la sua fuga dipenda da un vostro rifiuto ad approvare il mio progetto.

Il duca                        - No, no... Ella è degna di tutto il tuo amore, e ti ama, molto, più di quello che tu possa supporre.

Maurizio                     - E, allora, perchè parte? Ma non capite che quella donna mi è necessaria quanto l'aria che si respira? che senza di lei non vivo? Il duca      - (esaltandosi a poco a poco) Ah, fi-giuolo mio, noi siamo dei gentiluomini. Se vi­vessimo in altri tempi, quando i gentiluomini cingevano una spada, ti avrei detto:« Resta, resta pure al suo fianco ». Ma oggi, oggi, restare a fianco di quella donna, significherebbe tra­scinarla giù, nel fango, dal piedistallo dove Dio l'ha collocata; perchè... perchè...

Maurizio                     - Perchè...?

Il duca                        - (si guarda in giro, abbassando la voce) ...la donna che tu ami... sii forte, figliuolo!... è... è la nostra Regina.

Maurizio                     - La nostra Regina?!...

Il duca                        - Nostra, giacché la mia patria per me è anche la tua. (Maurizio guarda dinanzi a se, come trasognato) Comprendi, ora, la neces­sità di finire?

Maurizio                     - (balbettando) La Regina... La Regina...

Il duca                        - La sua grazia, la sua distinzione, quel non so che d'imponderabile che la fa di­versa dagli altri, a chi potevano appartenere non a una creatura privilegiata?... Oh! Io ti compatisco per averla tanto amata, e... non mi vergogno di confessarlo... sono orgoglioso che ella ti abbia amato. (Lo bacia sulla fronte).

Maurizio                     - (balzando in piedi) Ah! ch'io la riveda! Che io le chieda perdono per averla ingiuriata, per aver diffidato di lei! (Fa per av­viarsi a sinistra).

Il duca                        - (fermandolo col gesto) No!... Il fu­turo Duca di San Goar deve comportarsi da gentiluomo. Ora che sai, il tuo dovere è uno solo... La discrezione!... La saluterai davanti agli altri. (Maurilio china il capo, rassegnato) Sa­rai forte?

Maurizio                     - Sì. (Intanto è cominciato a imbrunire).

Il padrone                   - (appare dal fondo con la padro­na) Tutto è pronto.

La padrona                 - Ah! Che schianto!

Il duca                        - (avvicinandosi) Avete ben donde d'essere cotanto afflitta, poiché sappiate che quella nobildonna che avete ospitato... (abbas­sando la voce con tono di mistero) ...è una Re­gina!

I padroni                     - Una regina?

II duca                        - Sst! Che nessuno lo sappia! (/ pa­ droni si guardano un po' interdetti; poi la pa­ drona si scuote e chiama ailla porta di sinistra).

La padrona                 - Zenaide! Zenaide...

ZenaIde                      - Eccomi!

La padrona                 - Avverti la signora che il ba­roccino aspetta... (Mentre Zenaide passa, la fer­ma per un braccio e le sussurra all'orecchio) Mi raccomando... con tutto il rispetto... E' una re­gina!

Zenaide                       - Una regina?

La padrona                 - Sst!... Che nessuno lo sappia! (Zenaide sbalordita corre nella camera di Fanny. Intanto il padrone si è fatto sulla porta e chia­mati in scena U Farmacista, il Pievano e il Co­mandante, li trascina in un angolo parlando loro sottovoce. I tre ascoltano sbalorditi e ad un tratto esclamano insieme: «. Una regina? ». Con­temporaneamente anche la padrona) deve aver fatto la stessa confidenza in tutta segretezza a Sofia, che è entrata, poiché anch'essa grida sorpresissima: « Una Regina? »).

Il padrone                   - (ai tre) Sst... Che nessuno lo sappia!

La padrona                 - (a Sofia) Sst... Che nessuno lo sappia.

Maurizio                     - (vedendo entrare Fanny) Eccola!

Il, duca                       - Sii forte.

(Tutti si volgono verso Fanny che entra seguita da Cecilia e da Zenaide che reca delle, valigie ed esce dal fondo).

Fanny                          - (volge lo sguardo in giro come per cer­care Maurizio; lo vede, ha un attimo di smar­rimento).

Cecilia                         - (sottovoce a Fanny) Su! Non tra­dirti!

Il comandante             - (avanzandosi con un mazzo di fiori) Permetta che le offra questi fiori dei nostri campi. Noi vorremmo che essi le dices­sero per noi... grazie... grazie... (Gesticolando col mazzo lo dà in faccia ai Pievano).

Fanny                          - Sono io che devo ringraziar loro.

Il farmacista                - Sia consentito anche a me, poiché ella parte, di offrirle una mia specia­lità che potrà esserle utile in viaggio... Sono pil­lole di mia invenzione contro il mal di mare.

Il padrone                   - Ma se parte in baroccino...

Il farmacista                - Non si sa mai...

Fanny                          - Grazie anche a lei... grazie a tutti e di tutto... E grazie anche a lei, signor Mau­rizio, per il bel dipinto. (Cecilia s'avvicina su­bito alle donne, con la scusa di salutarle, per lasciare solii i due. Altrettanto fa il Duca con gli uomini, non dimenticando di sorvegliare Maurizo con la coda dell'occhiò).

Maurizio                     - (che s'è avvicinato lentamente a Fanny riuscendo a stento a dominare la pro­pria emozione, sottovoce) Maestà... perdono...

Fanny                          - (con un tremito nella voce) No... Fanny, Fanny... Per l'ultima volta...

Maurizio                     - Fanny... (Le bacia la mano).

Fanny                          - (sente che una lacrima di lui le è sci­volata sulla mano; hai di nuovo un attimo di smarrimento; di nuovo si fa forza; poi, brusca­mente) Andiamo, Cecilia. (S'avvia).

Il duca                        - Se la signora Contessa lo consente, l'accompagnerò col baroccino sino alla valle.

Fanny                          - Grazie. (Si volge) Addio.

I padroni e gli abitanti di colledoro    - Buon viaggio!

II farmacista               - (trasalendo, agli altri, sotto­ voce, indicando Maurizio) Guardate!... Pian­ ge!... (Tutti guardano Maurizio, poi si guar­ dano tra loro) Che il mistero della partenza... sia lui? (Tutti tornano a guardare Maurizio, e a guardarsi tra loro) Forse l'amava... Avrà osato esternarlo... E lei... la Regina.

Il padrone                   - Per guarirlo... Il farmacista (gesto come a dire ce partita »).

Il Pievano                   - ...Dev'essere proprio così!

Il farmacista                - Ma che nessuno lo sappia!

FINE

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