La corte dei piccoli miracoli

Stampa questo copione

TITOLO DA DECIDERE

               

LA CORTE DEI PICCOLI MIRACOLI

(CLOCHARD)

           

           

COMMEDIA DRAMMATICA IN DUE ATTI

DI

ALDO CIRRI

PERSONAGGI:

ROMEO                       - barbone                       - anni 65

PARIDE                       - barbone                       - anni 60

BEATRICE                           - barbona                      - anni 60

LEONARDO                - neo barbone                - anni 35

VERONICA                 - prostituta                    - anni 20

SAMUELE                   - tossicodipendente       - anni 25

SUOR CHIARA           - giovane suora             - anni 25

MARIA                        - la matta                       - anni 40

UN GARZONE            - comparsa                    - anni 35

VOCI FUORI CAMPO

L’azione si svolge ai giorni nostri


LA CORTE DEI PICCOLI MIRACOLI “Clochard”

(Commedia drammatica - due atti)

La vita di una piccola comunità di barboni con le loro miserie, i loro problemi ed il loro pesante passato. Trascinati a vivere la loro miseria sulla strada, ma anche con i loro brevi momenti di serenità e di allegria. Intorno al gruppetto ruotano altri personaggi: una prostituta, un drogato, una suora e una matta, tutti rappresentanti di quella fetta di umanità che ha combattuto con gli aspetti peggiori della vita e che ne ha subìto e pagato le conseguenze. Ogni volta che questi personaggi vengono a contatto con la piccola comunità dei senzatetto accadono dei piccoli incantesimi: la prostituta che trova l’asilo nido per il figlio, il drogato che ritrova il senso della vita, la suora che fa pace con il suo passato, la matta che con le sue visioni predice avvenimenti che accadranno di lì a breve. Tutto fino al momento in cui arriva un personaggio che condensa in sé il male che tutti gli altri personaggi hanno subìto, un personaggio che sarà oggetto del miracolo finale.

Appunti tecnici

9 personaggi (5u + 4d) più due voci fuori campo (due personaggi possono essere interpretati da un solo attore).

Scena fissa. Da curare particolarmente l’atmosfera delle luci nonché l’inserimento dei brani musicali alla fine dei monologhi del primo e del secondo atto.

Durata 80 minuti.

N.Reg. SIAE 163435


PRIMO ATTO

SCENA

Lo sfondo della scena è quasi totalmente occupato dalla facciata di una piccola ed antica chiesetta abbandonata al di là della quale lampeggiano le luci della città. Addossati alla facciata, Romeo Paride e Beatrice, tre barboni, hanno allestito i loro giacigli personali con cartoni e vecchie coperte. Un carrello da supermercato stracarico di roba è parcheggiato sulla sinistra della scena legato con una catena ed un lucchetto ad un lampione come se fosse un antifurto. Sulla destra sono sistemati due o tre bidoni per l’immondizia.

SIPARIO

SCENA PRIMA

Tardo autunno crepuscolo. Nel giaciglio di sinistra Beatrice è malata e sta sonnecchiando. Nel giaciglio al centro, davanti alla vecchia porta mezza scardinata della chiesa Romeo, alla luce di una candela posata su una cassetta, sta leggendo le etichette di una serie di barattoli che, via via, tira fuori da una scatola. Paride, sulla destra, è seduto a terra appoggiato alla facciata della chiesa, sta leggendo un giornale sgualcito.

            ROMEO - (leggendo un’etichetta) Marmellata di prugne… scaduta da una settimana, bene… (afferra un altro barattolo), piselli senza conservanti… tre giorni, ottimo… (ancora un altro barattolo), carne in scatola… quattro giorni… hum, che faccio?

            PARIDE - (senza sollevare gli occhi dal giornale) Puzzerebbe anche da fresca.

            ROMEO - Bene… (ancora un barattolo) ta… (aggrotta le sopracciglia) ta… tafu…? E che roba è?

            PARIDE - (c.s.) Roba cinese.

            ROMEO - (accantonandolo) Allora via! (un altro barattolo) Fagioli… un giorno, stupendo!

            BEATRICE - (da sotto le coperte tossendo) Ma che ore sono?

            PARIDE - (tira fuori un orologio da taschino) Le quattro.

            BEATRICE - (c.s.) Al tuo sono sempre le quattro.

            PARIDE - Lo so, è fermo.

            BEATRICE - E allora perché mi rispondi?

            PARIDE - (sghignazzando) Perché sono il solo ad avere l’orologio!

            BEATRICE - Ma va’ al diavolo!

Paride ridacchia.

            ROMEO - (guardando verso sinistra) Buoni che fra poco arriva la cena.

            PARIDE - (leggendo il giornale) Guarda, guarda…

            ROMEO - Che c’è?

            PARIDE - L’International East Oil Corporation, ha aumentato il valore nominale delle sue obbligazioni di tre punti…

            ROMEO - (preoccupato) È grave?

            PARIDE - Può solo voler dire che deve aver scovato qualche nuovo giacimento in Arabia… ed ora stanno cercando di soffiarlo dalle grinfie dei beduini.

            ROMEO - Un giacimento!? Di che?

            PARIDE - (abbassando il giornale) Secondo te di che?

            ROMEO - (ridendo sotto i baffi) Mah… di lasagne al forno?

            PARIDE - Spiritoso.

            PARIDE - Dai professore non te la pre…

Da destra compare una luce come se si fosse aperta una porta.

            ROMEO - Che vi avevo detto? Ecco la cena!

Sempre da sinistra entra il garzone del ristorante con due grossi sacchi per l’immondizia, si avvicina ai bidoni, vi getta dentro i sacchi e riesce da destra. Dopo un secondo la luce si spegne. Romeo si alza e si avvicina ai bidoni, ne apre uno e sbircia nel sacco.

            ROMEO - (allegro) Forza ragazzi, venite qui con l’argenteria!

Paride si alza, dal carrello prende alcuni piatti di plastica con relative posate, poi si avvicina al giaciglio di Beatrice.

            PARIDE - (a Beatrice) Come va?

            BEATRICE - (cercando di tirarsi su) Uno schifo!

            ROMEO - (continuando a sbirciare nei sacchi) Guarda quanta bella roba!

            PARIDE - (a Beatrice) Tu non ti muovere da qui che pensiamo tutto noi.

Paride si avvicina a Romeo e gli porge una forchetta tenendo a sua volta in mano un piatto di plastica. Romeo comincia a frugare dentro i sacchi, quando trova qualcosa di commestibile lo raccoglie con la forchetta e lo deposita nel piatto sorretto da Paride.

            PARIDE - (con tono aristocratico) Che cosa abbiamo stasera Romeo?

            ROMEO - (tirando fuori qualcosa d’irriconoscibile) Ah, per lei dottore ho fatto preparare… (osserva la “cosa” attaccata alla forchetta)… vediamo… lombata di zombie alla “rosicchiata”!

            BEATRICE - Che schifo!

            ROMEO - Poi… (tira fuori altra roba) dunque questa potrebbe essere… rimasugli di… vediamo… astice alla “leccabaffi”.

            PARIDE - (leggermente schifato) Hum…

            ROMEO - Quarda, guarda che c’è!

Tira fuori un contenitore di alluminio, tenendolo in orizzontale per non versare il contenuto, e lo annusa.

            ROMEO - Minestrone!... No, aspetta, zuppa di… vongole?

Lo fa annusare a Paride.

            PARIDE - A me sembra ribollita.

            ROMEO - In ogni caso questa spetta a donna Beatrice!

Paride, cercando di non versare il contenuto della vaschetta, si avvicina a Beatrice e le porge la pietanza.

PARIDE - Su, vecchia mia, è ancora tiepido… non puzza ancora… ti farà bene… domani, quando starai un po’ meglio ti portiamo alla Caritas.

BEATRICE - (borbottando) Ma va’ al diavolo te e la Caritas!

Beatrice prende la vaschetta. Paride ritorna vicino a Romeo

            PARIDE - (a parte a Romeo) Non era meglio se ce la portavamo oggi? Non la vedo molto bene.

            ROMEO - (a parte a Paride) Con questo caldo al dormitorio, insieme a tutti gli altri, aggiungerebbe qualche altro malanno a quelli che ha già, è meglio che se ne stia all’aria aperta ancora per un giorno o due!

            PARIDE - (a parte a Romeo) Forse hai ragione.

Romeo riprende a frugare nei sacchi.

            ROMEO - (stupito) Noooo!

            PARIDE - Che c’è?

            ROMEO - Non ci posso credere che si butti questa roba!

            PARIDE - Che hai trovato?

Romeo tira fuori una vaschetta di plastica e l’annusa, poi la porge a Paride che l’annusa a sua volta. I due si guardano e sorridono.

            ROMEO/PARIDE - (all’unisono stupiti) Tiramisù!?

            PARIDE - (scettico) Sarà andato a male.

            ROMEO - (annusando di nuovo) Non sembra inacidito.

Romeo infila il dito nel dolce e poi se lo lecca, gustandolo e chiudendo gli occhi.

            PARIDE - Com’è?

            ROMEO - (trasognato) Fantastico! Non assaggiavo una cosa così da quando bivaccavo vicino al ristorante di Giannetto!

Romeo, reggendo la vaschetta e continuando a guardarla, si avvicina a Beatrice.

            ROMEO - Bea, guarda! Stasera abbiamo anche il dessert…

Romeo si gira verso Beatrice che, nel frattempo, ha smesso di mangiare e se ne sta appoggiata al muro della chiesa con la vaschetta in grembo.

            ROMEO - (allarmandosi) Bea! Ti senti bene?

            BEATRICE - (aprendo gli occhi) No… scusate, sono solo stanca… non ho fame…

Romeo lancia un’occhiata preoccupata a Paride.

            PARIDE - (a parte) Forse sarà meglio portarla ad un pronto soccorso.

            ROMEO - (a parte) Come no! La metterebbero in un angolo a marcire come un sacco di stracci. Aspetta…

Romeo, ributta tutto dentro il sacco, ed esce da destra. Paride si avvicina a Beatrice. Da destra si vede di nuovo la luce che simula l’apertura della cucina del ristorante.

            ROMEO - (da fuori scena come se parlasse con qualcuno) Perdonatemi… scusate potrei chiedervi un favore…?

La voce di Romeo si perde come se entrasse in una stanza.

            PARIDE - Bea, devi cercare di mangiare…

            BEATRICE - (sorridendo stancamente) Stai tranquillo ho la pelle dura… non ci sono ancora gli incentivi per la rottamazione per vecchie cassapanche come me… (fingendosi burbera) e poi questa brodaglia mangiatevela voi!

Mentre i due parlano da destra rientra Romeo con una scodella fumante in mano, un canovaccio sul braccio, come un cameriere, ed una mezza bottiglia di vino nell’altra. Si avvicina ai due e fa un inchino.

            ROMEO - (parlando in accento francese maccheronico) Madame pour comincer nous avons minestron de lenticch’… cald, senti che parfum!… avec… boh! (poi guarda la bottiglia) E mezz’litr’ de vin… rouge… (guarda l’etichetta) la marca non si legge…

Beatrice si rianima un po’ e si solleva a sedere con fatica.

            BEATRICE - (accennando un sorriso) Va bene, porta qui… e portami anche la candela…

Romeo prende la cassetta con la candela e la sposta vicino a Beatrice.

            PARIDE - (compiaciuto) Oh, la signora desidera una seratina a lume di candela?

            BEATRICE - Macché lume di candela… qui non ci si vede nemmeno a bestemmiare!

            PARIDE - (ironico) Hai provato?

            BEATRICE - (sghignazzando) Solo per il primo mese di accattonaggio poi, visto che non s’illuminava nulla, ho smesso.

            ROMEO - Ora mangia.

Beatrice inizia a mangiare.

BEATRICE - (mugugnando con la bocca piena) Se fosse stato per la rabbia che avevo in corpo, con un vaffanculo avrei illuminato il Cupolone gratis per un anno! Quel criminale fetente di mio marito… (Paride e Romeo si guardano sollevando gli occhi al cielo. Beatrice è furente) non gli è bastato farsi la segretaria, mi ha anche sguinzagliato dietro un esercito di avvocati per estromettermi da tutte le sue proprietà e dai miei diritti… (ironica) Si è impegnato a fondo, ma alla fine è riuscito a lasciarmi in mutande! Quel porco!

PARIDE - Che faceva il porco?

BEATRICE - Il chirurgo plastico… (ghignando) ci penserà quella baldracca della segretaria a spennarlo ben bene!

ROMEO - (ridacchiando) … a forza di lifting!

PARIDE - A me sembra che tu stia meglio.

BEATRICE - (fra i denti) È la rabbia che mi tiene su.

PARIDE - … con la collaborazione della qui presente zuppa di lenticchie.

BEATRICE - Sai dove gliela infilerei la zuppa di lenticchie!

ROMEO - Stai calma… nel suddetto orifizio prima o poi qualcuno ci infilerà qualcosa di più consistente… fidati.

PARIDE - (a parte a Romeo) Decisamente sta meglio.

ROMEO - (a parte a Paride) Direi di sì, ma stiamo in campana.

SCENA SECONDA

Da sinistra entra Veronica una prostituta. È una splendida ragazza vestita in maniera vistosa e succinta, in braccio ha un bambino piccolo avvolto completamente in una coperta ed un sacchetto di plastica al braccio. Per un attimo nessuno la nota, Veronica si ferma sulla sinistra leggermente impacciata.

            VERONICA - Hem… salve.

Tutti si voltano verso la ragazza.

            ROMEO - (sorridendo) Ciao principessa!

            PARIDE - (c.s.) Guarda chi c’è! Ciao Veronica!

Beatrice tenta di alzarsi, ma fa fatica.

            ROMEO - (a Beatrice) Tu non ti muovere che non stai bene!

            VERONICA - Oddio Bea, che ti succede?

            PARIDE - (ammiccando a Veronica) Hem… ha solo un po’ di ossa rotte… niente di che.

            VERONICA - (delusa) Azz… mi dispiace, comunque non importa, state tranquilli, mi arrangio…

Veronica fa per andarsene, ma Paride e Romeo si precipitano verso la ragazza.

            PARIDE - Ma che arrangiarti! Dai qua!

Paride afferra il bambino coccolandolo. Beatrice dopo qualche faticoso tentativo riesce ad alzarsi.

            BEATRICE - Non lo dire nemmeno per scherzo… (sorridendo) ragazzi abbiamo impegni stasera?

            ROMEO/PARIDE - No! No!

            BEATRICE - Visto?

            PARIDE - Ci pensiamo noi, tu non devi preoccuparti di niente…

Beatrice, che finalmente si è alzata, si avvicina a Paride e fa per prendere il bambino.

            BEATRICE - Dammi qua, che ci penso io!

            PARIDE - (protestando) No, oggi toccava a me!

            BEATRICE - Ma sta zitto, voi professori universitari non capite niente di bambini!

            PARIDE - (ironico) Capirai! Hai fatto la signora fino a ieri circondata da un esercito di governanti e cameriere!

            BEATRICE - Ha parlato Maria Montessori!

            PARIDE - E poi tu non stavi male?

            BEATRICE - Sto benissimo!

            PARIDE - Hai l’influenza, gliela attaccheresti!

Il battibecco continua a soggetto per qualche secondo seguito da Romeo e Veronica divertiti. Alla fine Beatrice ha la meglio su Paride.

            BEATRICE - Ci penso io! (a Veronica) Ha mangiato?

            VERONICA - Sì, ritorno io fra un paio d’ore ha dargli la poppata.

            PARIDE - Fai conto che sia in cassaforte!

            ROMEO - Vai tranquilla, ci pensiamo noi!

           

Veronica fa per allontanarsi. Prima di uscire si volta verso il gruppetto.

            VERONICA - (commossa) Grazie… senza di voi non saprei come fare…

            PARIDE - Hai di fronte a te lo staff del famoso asilo-nido di… (indicando la chiesetta rivolto a Romeo)… che santo c’è qui dentro?

            ROMEO - E che ne so.

            PARIDE - Hem… San… San Barbone:… metodi educativi all’avanguardia, giochi per l’infanzia… televisione in camera, prezzi modici.

            VERONICA - (ridendo) Siete unici!

            ROMEO - (dandosi un tono) Modestamente di barboni come noi non ne fanno più.

            VERONICA - Ciao… a dopo…

            PARIDE - Ciao.

            ROMEO - Ciao.

            BEATRICE - Aspetta.

Veronica si ferma e Beatrice, con il bambino in braccio, la raggiunge sulla sinistra della scena.

            BEATRICE - (a parte a Veronica) Mi raccomando… abbi cura di te e… stai attenta con chi vai…

            VERONICA - (sorridendo) Stai tranquilla.

            BEATRICE - (c.s.) Un’altra cosa… (puntando un dito sulle tette di Beatrice) Queste ora sono di sua proprietà… fai di tutto perché nessuno ci metta le mani sopra… a lui servono per mangiare.

            VERONICA - (c.s.) Lo so, non ti preoccupare.

Veronica si china a baciare il bambino.

            VERONICA - Ciao pulcino, mamma torna presto!

Veronica fa per uscire da sinistra, ma si ferma un attimo guardando la busta che ha in mano.

            VERONICA - Accidenti, dimenticavo! Vi ho portato questo! (porge il sacchetto a Romeo), io vado… grazie di tutto… ciao!

            TUTTI - Ciao.

 Veronica esce da sinistra seguita dagli sguardi del gruppetto.

SCENA TERZA

Uscita Veronica, Romeo e Paride scrutano dentro il sacchetto da cui Romeo tira fuori un cartoccio e lo annusa.

            PARIDE - Cos’è?

            ROMEO - (scartando l’involto) Caciotta!

            PARIDE - Caspita! Stasera si festeggia!

Beatrice, senza degnare di uno sguardo gli altri due, si avvia per entrare nella chiesetta.

            ROMEO - Guarda Bea cosa ci ha port…, ma dove vai?

            BEATRICE - Lo porto dentro, qui potrebbe prendere un malanno!

            PARIDE - Accanto a te potrebbe prendere un mala…!

            BEATRICE - (interrompendolo) Ma, soprattutto, devo tenerlo lontano dalle cattive compagnie!

           

Beatrice entra in chiesa. Paride prende il formaggio e va a sedersi sotto il lampione.

            PARIDE - (esterrefatto) Ma tu guarda…

            BEATRICE - (da dentro la chiesa) E qualcuno mi porti qui la cena!

            PARIDE - Pure!

            ROMEO - (a Beatrice) Ci penso io!

Paride, sbuffando, ritorna alla sua postazione. Romeo prende la cassetta con sopra la candela ed il vassoio con la zuppa e porta tutto dentro la chiesetta.

            ROMEO - (verso l’interno della chiesa) Ecco la cena madame.

            BEATRICE - (scimmiottando) Grazie caro, metta pure là e segni sul mio conto.

            ROMEO - (uscendo) Desidera altro madame?

            BEATRICE - (da dentro la chiesa) Per dopo una “soupe à l’oignon”, un “eufs en cocotte” innaffiati da uno “Chateau Lafitte del ’71”, grazie!

            ROMEO - (a Paride perplesso) Che ha detto?

            PARIDE - (rovistando dentro il carrello) Cipolle, uova e vino… ma dove hai messo il coltello?

            ROMEO - Sti’ francesi… è vicino al cellulare.

Paride si ferma e guarda stupito Romeo.

PARIDE - Abbiamo un telefonino?! Per fare che?

            ROMEO - L’ho trovato dietro una siepe, è verde e arancione… sembra una pompa di benzina… mi piaceva il colore. (poi si siede vicino a Paride fregandosi le mani) Dai assaggiamo questa meraviglia!

Paride, tirato fuori il coltello, comincia a tagliare il formaggio. Romeo tira fuori un pezzo di pagnotta e i due cominciano a mangiare. Poi si riempiono due bicchieri di vino, li sollevano e brindano.

           

            PARIDE - Al nuovo giacimento dell’“International East Oil Corporation”

ROMEO - A “San Barbone”!

I due tracannano il vino, si fermano un attimo, si guardano negli occhi e poi, all’unisono, emettono due sonori rutti, quindi ricominciano a mangiare.

            BEATRICE - (da dentro la chiesetta) E zitti lì fuori! Svegliate il cucciolo!... (schifata) Siete proprio dei maiali!

Paride e Romeo si portano le mani alla bocca, si guardano e ridacchiano.

            ROMEO - Ci perdoni madame!

SCENA QUARTA

Da destra, barcollando come un ubricaco, entra Samuele. Si ferma e si guarda intorno inebetito. Paride, che lo vede per primo, fa un cenno a Romeo il quale, essendo di spalle, si deve voltare per vederlo. Samuele fa qualche passo poi si appoggia alla facciata della chiesetta, ha capelli lunghi e scompigliati, indossa dei calzoni larghi, una maglietta multicolore e un gilet militare con tasche, sulle braccia si vedono chiaramente i segni delle siringhe e delle bruciature di sigaretta. Romeo e Paride lo osservano. Samuele, con gesti scomposti, comincia a frugarsi in tutte le tasche alla ricerca di qualcosa, durante l’operazione dalle tasche del gilet gli cade di tutto: un cucchiaio, alcune siringhe, una scatola di fiammiferi, un temperino a serramanico, una scatola di pasticche ecc. Samuele osserva con aria stralunata gli oggetti caduti e, restando appoggiato alla facciata della chiesetta, inizia una difficile manovra per piegarsi e raccogliere la roba caduta. Romeo si alza e si avvicina a Samuele.

            ROMEO - Hei, fratello, fai attenzione ti si è aperto il portabagagli.

Samuele, lentamente e con sguardo perso, si volta a osservare Romeo.

            PARIDE - (cupo dal suo giaciglio) Guarda come sta messo!

            ROMEO - Ti serve qualcosa amico?

            PARIDE - (fra sé) Come no, un secchio di hashish!

            SAMUELE - (con voce impastata) C... c’hai una si… sigaretta?

            ROMEO - (fa per frugarsi addosso, ma si ferma subito) Mi dispiace, ma l’unico fumo che abbiamo è quello del braciere quando riusciamo ad arrostire qualcosa.

Samuele lo guarda ancora inebetito poi, volta lo sguardo verso il basso, vede la sua roba sparsa a terra e ricomincia la manovra per recuperarla. Romeo osserva i movimenti di Samuele, scambia un’occhiata con Paride che gli si avvicina.

            PARIDE - (a parte a Romeo) Questo ci combina qualche casino, se si fa qui, con tutta la polizia che passa da queste parti, ci fa sbattere tutti dentro!

            ROMEO - Almeno passeremmo una notte a dormire su un letto vero.

            PARIDE - (brusco) Io non voglio avere a che fare con quella roba.

            ROMEO - Dai, è solo un ragazzo!

            PARIDE - (rabbuiato) È un tossico strafatto e non lo voglio qui!

            ROMEO - Ma che ti prende.

            PARIDE - Non voglio vedere lo schifo che s’infilerà nelle vene!

Romeo guarda stupito Paride.

            ROMEO - Va bene, ci penso io.

Romeo si avvicina a Samuele, che nel frattempo si è seduto a terra, sta raccogliendo la sua mercanzia.

            ROMEO - Ciao compare!

            SAMUELE - (guardandolo inebetito) Cazzo vuoi?

            ROMEO - (indicando la chiesa) Hem… sono il sagrestano di “San Barbone”.

            SAMUELE - C’hai una sigaretta?

            ROMEO - (pensandoci un attimo) Sì, e tu che mi dai in cambio?

Samuele scuote la testa.

            ROMEO - A me mica le regalano le sigarette.

Samuele mostra la roba che sta raccogliendo come per dire “questo è tutto quello che ho”. Romeo lo guarda.

            ROMEO - Facciamo così: lì dentro (indicando la chiesetta) c’è Bea, una mia amica che non si sente molto bene e ha bisogno di fare una cura, tu mi dai queste (con un solo gesto afferra le siringhe) ed io ti do le sigarette.

Romeo con l’altra mano si fruga in tasca e tira fuori due o tre sigarette e le porge a Samuele che le guarda inebetito. Romeo ne prende una e gliela mette in bocca. Samuele si concentra sulla sigaretta e si fruga addosso cercando qualcosa per accenderla, nel movimento al ragazzo cadono alcune bustine di carta e una boccettina. Romeo le afferra senza farsi vedere e se le mette in tasca.

            ROMEO - Come ti chiami fratello?

            SAMUELE - Sam.

            ROMEO - Sam? Come lo zio d’America?

            SAMUELE - Samuele, ma tutti mi chiamano Sam.

            ROMEO - Io sono Romeo, ma nessuno mi chiama Rom… altrimenti sarei uno zingaro! (ridacchia ma smette subito).

            SAMUELE - Che stronzata!

            ROMEO - (ridiventando serio) Già… è una stronzata.

Romeo si alza e, tenendo d’occhio Samuele, si avvicina a Paride.

            ROMEO - Hai ragione è strafatto.

            PARIDE - (senza alzare gli occhi dal giornale) Te l’avevo detto.

Romeo tira fuori di tasca le due bustine e, distrattamente, le mostra a Paride.

            ROMEO - In tasca aveva queste…

Paride le guarda, spalanca gli occhi ed ha una reazione esagerata.

            PARIDE - (sobbalzando) Butta via quello schifo!

            ROMEO - (stupefatto) Ma che ti prende?

            PARIDE - (ritraendosi inorridito) Quella è peggio della merda, buttala via!

            ROMEO - (c.s.) Stai calmo, ora le butto.

Paride guarda le due bustine tremando.

            PARIDE - (agitato) No… non le buttare in terra… dagli fuoco, riducile in cenere!

            ROMEO - Sì, sì, calmati, ora le brucio… fammi andare a prendere la candela…

Romeo fa per entrare dentro la chiesetta quando Samuele comincia a tremare.

            ROMEO - Hei… ragazzo… che ti prende?

Paride guarda Samuele che sta per cadere in piena crisi di astinenza e, stranamente, si calma.

            ROMEO - Oh Signore! Sam… che ti succede?!

            PARIDE - Sta per arrivare… una crisi di astinenza.

            ROMEO - (impaurito) E… che… possiamo fare?

Paride chiude gli occhi, fa due o tre respiri profondi come se cercasse di imporsi la calma, poi si alza in piedi tremante per lo sforzo che deve fare su se stesso.

            PARIDE - Da… dammi quella roba.

            ROMEO - Che?

            PARIDE - (brusco) Dammela!

Paride prende le bustine, le apre, le annusa e fa una smorfia.

            PARIDE - Puah! Talco e qualche altra polvere… forse gesso… qui di eroina non c’è nemmeno l’ombra… bruciale!... Fammi vedere quella!

Romeo esterrefatto allunga la boccetta a Paride che la stappa e l’annusa.

            PARIDE - Hum… metadone… questo cretino è in terapia… almeno credo…

I due si voltano verso Samuele e, nello stesso istante al ragazzo si rovesciano gli occhi e comincia a tremare violentemente.

            ROMEO - Oh, porco mondo, che facciamo?!

Paride guarda Samuele e si capisce che sta lottando contro sé stesso, infine scatta risoluto, afferra un cucchiaio di plastica.

            PARIDE - Tu tienilo fermo, dobbiamo fargli bere questa roba!

            ROMEO - C… che? E come facciamo?

            PARIDE - Tienigli ferme le braccia.

Romeo, impaurito, esegue. Paride, con molta attenzione, versa una piccola quantità di metadone nel cucchiaio poi con le dita gli apre la bocca e lo costringe a bere il contenuto della boccetta, quindi gli chiude il naso costringendolo ad ingoiare il contenuto. Samuele si dibatte per l’improvvisa mancanza d’aria e inghiotte il metadone.

            PARIDE - Lascialo.

Romeo esegue, Samuele è ancora scosso dal violento tremore. Paride afferra il polso del ragazzo per sentire le pulsazioni. Romeo osserva spaventato la scena.

            PARIDE - Ha il cuore a mille!

Il tremore si calma. Samuele giace sfinito, ma ogni tanto è preso da qualche sussulto. Paride osserva il ragazzo poi si alza continuando a guardarlo con occhi sbarrati.

            PARIDE - (come in un monologo recitato troppo volte) L’astinenza da metadone dura circa una settimana, durante questo periodo l’intossicato può avere diarrea, mal di schiena, forti dolori addominali e crampi. Vampate di caldo e freddo, insonnia, sudorazione e un profondo dolore nelle ossa. Qualcuno descrive questo dolore come una sensazione di sgretolamento delle ossa. Il corpo tende a raffreddarsi molto… (sfinito) buttagli addosso una coperta. Poi, appena sarà in grado di farlo, dobbiamo costringerlo a mangiare.

Paride, esausto, si va a sedere sul proprio giaciglio. Romeo, dopo aver buttato una copertaccia addosso a Samuele, lo raggiunge.

            ROMEO - (guardandolo) Stai bene?

Paride chiude gli occhi e appoggia la testa al muro della chiesa.

            PARIDE - (sospirando) Sì… sì… almeno credo…

SCENA QUINTA

            ROMEO - (imbarazzato) Paride tu…?

            PARIDE - No… non sono stato un drogato.

            ROMEO - (stupito) E allora come…?

Paride fa un sospiro sapendo che il ricordo che sta per affiorare è pesante come un macigno.

            PARIDE - (con lo sguardo perso nel vuoto) Quello che mi hai visto fare… l’ho fatto decine di volte… (con fatica) Si chiamava Andrea… aveva ventitré anni… era… il più giovane dei miei figli…

Pausa.

            PARIDE - Cominciò a farsi a diciassette anni. Dopo tre anni di droghe pesanti e dopo averlo pregato, minacciato, forzato, picchiato, implorato… alla fine riuscii a convincerlo ad entrare in terapia… iniziò con il metadone. Dopo due anni era quasi riuscito… (si corregge) eravamo quasi riusciti a farcela, quando una cirrosi epatica gli sbriciolò il fegato… se ne andò un pomeriggio di primavera con il sole sul viso.

Romeo, commosso, posa una mano sul braccio di Paride.

            PARIDE - Da allora la mia vita è scesa in picchiata: il mio matrimonio si deteriorò, cercai di dimenticare tutto buttandomi in affari, investii i soldi in alcune imprese gestite da un criminale travestito da politico e dai suoi scagnozzi il quale, una volta raccattati tutti i soldi, pensò bene di andarsi a stabilire in sud america alla faccia nostra. La mia vita si sfasciò definitivamente: mi buttarono fuori anche dall’insegnamento, la mia famiglia si disperse e… ed eccomi qui.

Pausa.

            ROMEO - Mi dispiace.

            PARIDE - (meditabondo)… Andrea non c’era più e tutto aveva perso valore e scopo… (sorridendo amaramente) qui non c’è niente che ha valore per cui non ho più nulla de perdere.

            ROMEO - Dov’è la tua famiglia?

            PARIDE - Non lo so e… non me ne frega niente.

Samuele si muove emettendo un lamento. Paride, istintivamente, si alza quasi di scatto, si avvicina al ragazzo, si china su di lui e gli posa una mano sul collo per sentire le pulsazioni.

            ROMEO - (sorridendo fra sé) Nessun valore eh?

            PARIDE - Dammi una mano a portarlo dentro.

           

SCENA SESTA

Romeo e Paride si apprestano a sollevare Samuele per portarlo dentro la chiesa quando, da sinistra, entra circospetta Chiara, una giovane e graziosa suora. Suor Chiara si ferma e osserva la scena. In un primo momento non si accorge di Samuele a terra nascosto alle spalle dei due.

            SUOR CHIARA - (esitando) Hem… è permesso… scusate…

            ROMEO - (guardandola stupito) Buona sera sorella.

            SUOR CHIARA - Scusate non volevo disturbare…

Suor Chiara fa un passo nella direzione di Romeo che si alza cercando di impedirle la vista di Samuele.

            ROMEO - (ridacchiando) Hem… tranquilla la riunione del consiglio di amministrazione è appena terminata, stavamo… (lancia un’occhiata furtiva dietro di sé) stavamo per andare a dormire… possiamo fare qualcosa per lei?

            SUOR CHIARA - Mi dispiace, vi lascio subito… volevo solo sapere se avete per caso visto un ragazzo di circa venticinque anni, con una maglietta colorata, un gilet militare… i capelli lunghi e…

La battuta della giovane suora è interrotta da un lamento di Samuele. Suor Chiara allunga il collo per guardare oltre le spalle di Romeo.

            SUOR CHIARA - Ma… ?

            ROMEO - (cercando di minimizzare) Hem… no… sa com’è… ha fatto indigestione di caviale.

Suor Chiara passa oltre i due, e si avvicina rapidamente a Samuele chinandosi a destra del ragazzo, Paride si volta verso Romeo guardandolo interrogativamente, Romeo allarga le braccia. Chiara inizia una visita sommaria a Samuele.

            SUOR CHIARA - Quando è iniziata la crisi?

            PARIDE - (scrutandola) Da… da qualche minuto… aveva questa in tasca.

Paride mostra a Suor Chiara la boccetta di metadone.

            SUOR CHIARA - (preoccupata) Sì, lo so, l’ha rubata stamani dalla farmacia del centro ed è scappato via.

Suor Chiara afferra la boccetta e la osserva controluce al lampione.

            SUOR CHIARA - (c.s.) Chissà quanto ne ha preso.

            PARIDE - (d’istinto) Un quarto di cucchiaio scarso, circa quindici milligrammi, sono stato io a darglielo… a giudicare dall’intensità della crisi, mi sembrava che fosse a circa una settimana dall’inizio della terapia.

            SUOR CHIARA - (stupita) È vero! Oh santo dio ma come… ?

            PARIDE - Lasciamo perdere… è meglio se ora se ne sta tranquillo.

            SUOR CHIARA - Lo so… ma non posso lasciarlo solo… è sotto la mia diretta responsabilità.

La suora tira fuori dalla tasca un cellulare e compone un numero.

            SUOR CHIARA - (parlando al telefono) Madre… sì, l’ho trovato… siamo davanti a… (a Romeo) che chiesa è questa?

            ROMEO - (prontamente) San barbone.

            SUOR CHIARA - (di nuovo al telefono) Sì, la chiesa di san barbone… (ascolta)… che santo è? Non lo so… (ascolta) sì, ha avuto una crisi…. lo hanno aiutato due signori (Paride e Romeo la guardano esterrefatti) sì, l’ha presa lui… (ascolta) Gli hanno fatto prendere quindici milligrammi… per fortuna… (ascolta guardando Paride) non so come facevano a sapere la dose… (ascolta, poi guarda Samuele)… sta sonnecchiando, deve essere sfinito… (ascolta) sì madre… va bene… stia tranquilla… sì… sia lodato Gesù Cristo.

Suor Chiara chiude il cellulare.

            SUOR CHIARA - Era la madre superiora, mi ha ordinato di restare con lui finché non si riprende… a voi dispiace?

Romeo e Paride si guardano.

            PARIDE - No… no… solo che non sappiamo come aiutarla… non ci sono molte comodità da queste parti.

            ROMEO - Sa… oggi è anche il giorno libero della servitù.

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Ma che mi date del lei? Potrei essere vostra nipote!

            ROMEO - (a Paride ridacchiando) Hai sentito? Potresti essere suo nonno!

            PARIDE - Ma va’ al diavolo!... No, volevamo dire che non… hem… insomma… non è un posto adatto per una suora.

            SUOR CHIARA - (guardandosi intorno stupita) Perché che ha? C’è anche una chiesetta così posso pregare.

            ROMEO - Insomma… qui ci stiamo noi…

            SUOR CHIARA - Oh perdonatemi… ci spostiamo subito!

Suor Chiara si avvicina a Samuele e si china per afferrarlo.

            PARIDE - Ma cosa fa… hem… che fai?

            SUOR CHIARA - (perplessa) Lo aiuto ad alzarsi così vi lasciamo tranquilli.

            PARIDE - (impacciato) Ma no… intendevo che… sì, insomma, siamo ba… barboni… lei, tu… noi…

            SUOR CHIARA - (c.s.) Voi cosa?

            ROMEO - (impacciato) Que… questo è il nostro po… posto e…

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Oh, a me basta pochissimo spazio, mi metto seduta accanto a Sam, non vi darò nessun fastidio, domattina presto, dopo che si sarà riposato, lo riporterò subito al centro.

            PARIDE - Qui… la notte fa freddo…

            SUOR CHIARA - Freddo? (alza gli occhi al cielo sorridendo) Ma è una bellissima serata! E poi il freddo ed il caldo sono solo le carezze di Dio sulla nostra pelle: o ci fanno venire i brividi o ci fanno avvampare… Dio è un amante esigente, bisogna imparare ad amarlo in ogni essere umano!

            PARIDE - “Ama il prossimo tuo come te stesso!”

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Oh sì, ma per fare questo bisogna imparare ad amare se stessi, altrimenti non è possibile amare gli altri! Bisogna volersi bene, amarsi, rispettarsi per poter dare il meglio di noi al Signore!

Paride e Romeo si guardano stupiti. Dall’ingresso della chiesetta spunta Beatrice.

SCENA SETTIMA

Inizialmente Beatrice non si accorge della presenza di Suor Chiara.

            BEATRICE - La volete finire di far cagnara! Il cucciolo si è appena add… (poi vede Suor Chiara) Oh… beh… come mai da queste parti sorella?

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Buonasera, mi chiamo suor Chiara e sono venuta a recuperare Sam, solo che non possiamo andare via prima di domani perché…

            BEATRICE - (quasi infastidita) Aspetta, aspetta… chi è Sam?

            ROMEO - Lui.

Beatrice fa due passi avvicinandosi per guardare meglio, ma vede solo la copertaccia che nasconde il ragazzo.

            BEATRICE - Ma… come ha fatto a finire qui?

            ROMEO - Ce lo siamo visto arrivare, poi ci ha chiesto una sigaretta…

            BEATRICE - (esterrefatta) Il cane fuma!?

            PARIDE - Quale cane?

            BEATRICE - Quello che è scappato dal convento.

Paride e Romeo scrollano le spalle.

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Ma no… guadate.

Suor Chiara scopre per un attimo mostrando Sam a Beatrice.

            BEATRICE - Non è un cane… ma potrebbe essere una pantegana, ridotto com’è.

            PARIDE - (fra sé) Una pantegana è più pulita.

            BEATRICE - Si sente male?

            PARIDE - (di scatto) Ha fatto indigestione di cocaina o di qualche altra porcheria!

            BEATRICE - (stupita) Un tossico?!

            SUOR CHIARA - Stamani è fuggito dalla comunità… sono venuta a recuperarlo…

            BEATRICE - Sorella, cerca di tenerlo qui fuori, in chiesa… non è possibile.

            SUOR CHIARA - E perché?

In quel momento da dentro la chiesa il bambino si mette a piangere.

            BEATRICE - (indicando la chiesa) Ecco perché.

Beatrice rientra in chiesa.

            SUOR CHIARA - (esterrefatta) Un bambino?! Ma chi caspita siete voi?

            ROMEO - (ridacchiando e indicando intorno) Centro accoglienza san barbone: ristorante di alta cucina, giochi per l’infanzia, terapie disintossicanti e balli di gruppo!

            PARIDE - Non farci caso, gli anni di accattonaggio lo hanno rincoglionito… (indicando Sam), com’è finito in questo stato?

            SUOR CHIARA - (sospirando) Una storia come tante: una vita di quartiere… la ragazza che lo lascia per uno ricco e sposato… poi depressione, spinello e… infine siringa…

Pausa.

            ROMEO - Un calvario come tanti.

            SUOR CHIARA - (c.s.) Sì, solo che la sua croce è nel suo sangue e quando è stato il momento, non c’era nessun cireneo[1] disposto a portargliela per un tratto di strada.

            PARIDE - Che significa?

            SUOR CHIARA - La ragazza fu denunciata per spaccio.

ROMEO - E allora?

SUOR CHIARA - Fu il tizio stesso a fare la denuncia…

PARIDE - Come?!

SUOR CHIARA - …era impegnato in politica, la notizia di una relazione con una tossicodipendente gli avrebbe distrutto la carriera, doveva liberarsene.

            PARIDE - Infame lui, infame lei, niente di nuovo sotto il sole… speriamo cha la galera le abbia insegnato qualcosa.

            SUOR CHIARA - (sospirando) Sono molte le cose che le ha insegnato.

            PARIDE - (incuriosito) Tu l’hai conosciuta?

            SUOR CHIARA - Sì… la conosco.

            ROMEO - In ogni caso nessuno potrà togliere l’inferno dalle vene di questo povero diavolo!

Senza dire nulla Suor Chiara si siede accanto a Sam raggomitolato nella coperta.

           

            SUOR CHIARA - Che dio la perdoni.

            PARIDE - (sbottando) Io non vi capisco a voi religiosi! Com’è possibile avere pietà e misericordia di gente simile?!

            SUOR CHIARA - E come sarebbe possibile pretenderle per noi se non ne avessimo per gli altri? (riferendosi a Samuele) Voi l’avete avuta per lui!

Paride e Romeo si guardano imbarazzati.

            SUOR CHIARA - “Ero straniero e mi avete ospitato”…

            PARIDE - (ironico) “Ero drogato è mi avete disintossicato”.

            SUOR CHIARA - (sorridendo tristemente) Se in quel tempo ci fosse stata l’eroina, Gesù avrebbe detto anche questo. Il vangelo è ancora un buon libretto d’istruzioni per la vita.

Pausa.

            ROMEO - Anche la strada è un'altra buona maestra di vita, (indicando Samuele) lui a visto il peggio, noi il meno peggio, deve solo rendersi conto che c’è anche il meno peggio.

            SUOR CHIARA - (guardandoli intensamente) I senzatetto conoscono meglio la pietà di molti altri!

            PARIDE - (sorridendo amaramente) I senzatetto vivono ai margini del mondo, hanno dimenticato troppi gesti, troppe parole, non conoscono la pietà… non l’hanno mai avuta da nessuno.

            SUOR CHIARA - Francesco scelse la povertà come sorella, proprio per conoscere a fondo la pietà, la misericordia, la compassione… (sorridendo) e altre componenti della famiglia! No, voi come lui, la conoscete molto bene.

Romeo fa per controbattere quando si sentono dei rumori e delle voci sussurrate provenire da sinistra.

            SUOR CHIARA - (alzandosi) Ma che succede?

SCENA OTTAVA

Da sinistra entra Maria la matta. Indossa un insieme eterogeneo e coloratissimo di indumenti. Pallida e con sguardo spiritato, ogni tanto si muove a piccoli scatti, non ama la luce artificiale e cerca sempre di tenersi nell’ombra. Entrando in scena, evita accuratamente di stare nel cerchio di luce del lampione.

            SUOR CHIARA - (timorosa) Chi è?

            ROMEO - Per mille marciapiedi!

            PARIDE - E questa da dove è uscita?

Maria si avvicina a Chiara, la suora fa un passo indietro stupita e un po’ spaventata. Maria fissa Chiara.

            MARIA - (indicando il lampione) Hai visto la luce?

            SUOR CHIARA - S… sì.

            MARIA - La luce è cattiva, è violenta, la luce schiaccia la pelle e lascia senza fiato, la luce fa male.

           

Per un momento Chiara la guarda ancora timorosa.

            ROMEO - (a mezza bocca a Paride) Una matta era proprio quello che ci mancava!

            PARIDE - (c.s.) Già, ora siamo al completo, (poi a Maria) Hem scusa…

Maria si volta verso Paride come se ascoltasse una voce venire da lontano. Da sinistra si affaccia Veronica, guarda la scena ed incrocia le braccia sorridendo. Nessuno si accorge dell’entrata della ragazza.

            PARIDE - Cerchi qualcuno? C… chi sei?

            VERONICA - (sorridendo) Ma chi volete che sia, la buoncostume!

Tutti sobbalzano per la sorpresa.

            ROMEO - Veronica… per poco non ci fai venire un colpo!

            VERONICA - (sorridendo) State tranquilli, questa è Maria. (le si avvicina e le mette il braccio sulle spalle come per proteggerla) Purtroppo buona parte del suo senno l’ha abbandonata molto tempo fa. Da anni vive nelle campagne e nelle case disabitate ai margini dalla città, non ha nessuno, ogni tanto viene a cercare qualcosa da mangiare, noi ragazze siamo la sua… saltuaria famiglia.

            SUOR CHIARA - Che… che cosa le è successo?

Veronica guarda stupita Chiara.

            VERONICA - E tu sorella che ci fai qui?

            PARIDE - Te lo spieghiamo dopo… ci vuoi dire chi è questa?

            PARIDE - Non sarà… pericolosa

            VERONICA - (ridendo) Chi Maria?! (poi seria) Ha… conosciuto tanto di quel dolore che non sa più nemmeno cosa vuol dire.

            SUOR CHIARA - Ma insomma perché è così?

Veronica prende fiato.

            VERONICA - Alcuni anni fa era una di noi. Aveva cominciato in periferia e alla fine era una delle più ricercate del centro storico. Poi cadde nelle grinfie di un protettore… una specie di macellaio che la teneva segregata pagandola con botte e umiliazioni. Un giorno lei prese il coraggio a due mani e lo denunciò. Lui per diversi giorni riuscì a non farsi prendere, la polizia nel frattempo si guardò bene dal proteggerla… così lui ebbe tutto il tempo per trovarla e farle scontare tutto.

            SUOR CHIARA - Che cosa successe?

Pausa.

            VERONICA - (sospirando) Insieme ad altri scagnozzi la bloccarono con tre auto in una strada senza uscita accecandola con i fari. La pestarono a sangue e la violentarono in quattro per un’ora… si dice che cantassero mentre lo facevano. Alla fine fecero in modo che… non potesse più fare il mestiere…

            SUOR CHIARA - Co… cosa le fecero?

            VERONICA - (con un brivido) … le… le spalancarono le gambe e… (esita) con un grosso ago ricurvo per materassai e uno spago… gliela cucirono… fino a chiuderla.

Suor Chiara soffoca un urlo vacillando, Romeo e Paride impallidiscono.

            VERONICA - Quando dopo un mese e mezzo di coma si risvegliò, lo strazio le aveva sbriciolato la mente. Da allora durante il giorno se ne sta nascosta… nessuno sa dove. La notte si aggira come un fantasma tenendosi lontana dalle luci dirette: i fari delle auto la terrorizzano, probabilmente il ricordo di quella notte brucia ancora in qualche angolo della sua povera mente.

Chiara si avvicina a Maria e le carezza il viso, Maria afferra la mano della suora e ci appoggia il viso.

            SUOR CHIARA - (con le lacrime agli occhi) Povera creatura… com’è possibile sopravvivere a tanta sofferenza?

            MARIA - Tu conosci la notte?

            SUOR CHIARA - (riprendendosi dalla forte emozione) S… sì

            MARIA - La notte mi parla sempre…         

            SUOR CHIARA - (dolcemente) Che cosa ti dice?

            MARIA - La notte porta sempre nuove compagnie… nella notte non si è soli… io sto aspettando…

            SUOR CHIARA - Chi aspetti?

            MARIA - Qualcuno che sta camminando nel silenzio… che ha paura…

            SUOR CHIARA - Chi è?

            MARIA - Non lo so, ma sta per arrivare… io lo devo portare da voi…

            ROMEO - Da noi?!

            PARIDE - Mica sarà la polizia?

            VERONICA - Ma chi volete che venga! Sono solo immagini che scorrono nella sua testa (a Maria) Vieni Maria, recupero il cucciolo e poi ti porto a mangiare qualcosa.

Veronica entra nella chiesetta. Chiara è sempre più stupita dagli avvenimenti.

            SUOR CHIARA - (colpita) C’è molta più pietà qui che in dieci associazione umanitarie.

            ROMEO - Non ti lasciare ingannare da noi barboni, si tratta solo di semplice solidarietà.

            SUOR CHIARA - (sorridendo) Sì, sì, come no!

Veronica esce dalla chiesetta con il bambino in braccio.

            VERONICA - (divertita) “Asilo-nido di san barbone” eh?! Questo è il modo di tenere un bambino?

            ROMEO - (allarmato) Che vuoi dire… che è successo?

            VERONICA - Bea sta dormendo come una cassapanca e russando fa tanto di quel rumore che il cucciolo si stava divertendo come un matto!

            PARIDE - Hem… Bea non sta molto bene… scusa, ti promettiamo che la prossima volta baderemo noi al bambino.

            SUOR CHIARA - (stupita) Semplice solidarietà eh?

Paride e Romeo allargano le braccia.

            VERONICA - Vieni Maria, andiamo a mangiare qualcosa, la notte sta per arrivare… ci sarà umidità e…

Maria con un gesto fa tacere Veronica. Con lo sguardo perso si avvicina al proscenio rivolta al pubblico. Tutti in scena stanno con il fiato sospeso nel seguire i suoi movimenti. Uno spot inquadra Maria isolandola dal resto della scena. Maria recita il suo monologo.

SCENA NONA

            MARIA - Ciao oscurità, mia vecchia amica. Questa notte voglio parlarti ancora… voglio parlarti di un sogno… di una visione che ha lasciato una ferita nella mia mente. (pausa) Camminavo da sola lungo le strade buie e fredde di una città vuota, dove ogni suono era silenzio. Quando improvvisamente una luce al neon attraversò la notte, ed in quella luce vidi migliaia di persone che parlavano senza suoni, che ascoltavano senza udire. Persone che scrivevano canzoni che nessuno avrebbe mai cantato. E nessuno… nessuno riusciva a dare un suono a quel silenzio. “Stupidi!” gridai, “Voi non sapete che il silenzio cresce come un cancro e che alla fine uccide tutte le vostre parole, le vostre grida, i vostri sospiri! Ascoltate le mie parole io posso salvarvi! Appoggiatevi alle mie braccia, che io possa raggiungervi!” Ma le mie parole riecheggiarono e si persero nei pozzi del silenzio. La gente s’inchinava al dio-neon, pregando un idolo da loro stessi creato, e il dio-neon proiettò il suo avvertimento: “Le parole dei miei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane e sui muri delle case popolari!”. La moltitudine vide l’insegnamento del dio-neon proiettato sul marciapiede… nessuno parlò, nessuno poté più udire la voce del vicino. E il silenzio fu padrone di tutto. (il monologo è la drammatizzazione della traduzione italiana del brano “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel.)

A metà circa del monologo di Maria, (indicativamente da “Appoggiatevi alle mie braccia…”) parte il preludio strumentale (chitarra) di “DEO TI GHERIA MARIA” (Io ti vorrei Maria) cantato da Andrea Parodi. Il monologo deve essere calcolato in maniera che, recitazione e preludio, terminino insieme e, un attimo dopo inizi la parte cantata del brano. Successivamente, a giudizio del regista (indicativamente all’inizio della parte ritmica del brano) avviene la chiusura del sipario.

SIPARIO

FINE PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

SCENA

La scena è la stessa del primo atto.

SIPARIO

SCENA PRIMA

La mattina successiva. In scena stanno dormendo tutti: sulla sinistra Romeo, vicino alla porta Chiara e Samuele (al posto di Beatrice che è andata a dormire all’interno della chiesetta), sulla destra Paride. Il cielo è plumbeo l’aria è fredda. Samuele è il primo ad aprire gli occhi, si solleva a sedere e si guarda intorno ancora frastornato, stupito, ma sufficientemente lucido.

           

            SAMUELE - Ma che cazz…?

Il ragazzo si accorge della presenza della suora.

            SAMUELE - Che palle!

Si alza con la copertaccia sulle spalle e si guarda intorno come per cercare qualcosa.

            SAMUELE - Ci sarà una sigaretta in questo letamaio?

Si aggira ancora per la scena poi va a frugare tra la roba dei barboni, poi ancora nei bidoni dell’immondizia, alla fine nervoso ed esasperato dà un calcio ad una lattina vuota facendo svegliare tutti.

            SUOR CHIARA - Samuele!

            SAMUELE - (ai due barboni) Avete una sigaretta?

I due si guardano tra loro ancora imbambolati dal sonno.

            SUOR CHIARA - (alzandosi premurosa) Sam, hai fame, vuoi mangiare qualcosa?

            SAMUELE - (insofferente) Uff… no!

            SUOR CHIARA - Ieri sera hai avuto una crisi, devi mangiare.

            SAMUELE - (c.s.) “Hai fame? Hai sete?”... E lasciami stare!

            SUOR CHIARA - (paziente) Ieri questi signori ci hanno aiutato e ospitato, ora però dobbiamo ritornare al centro…

            SAMUELE - (sbottando all’improvviso) TORNACI TU IN QUELLA FOGNA! MI HAI ROTTO I COGLIONI!

Romeo e Paride sobbalzano.

            SUOR CHIARA - (riprendendolo) Sam!

            SAM - (c.s.) SONO QUATTRO ANNI CHE MI STAI ATTACCATA ALLE PALLE!

            SUOR CHIARA - (più ferma) Samuele smettila!

            SAMUELE - VATTENE VIA! VAI A LECCARE IL CULO A QUEL CADAVERE DELLA TUA CAPA!

            SUOR CHIARA - SAMUELE FALLA FINITA!

            ROMEO - (a parte a Paride) Chi è il cadavere-capa?

            PARIDE - (a parte a Romeo) La madre superiora… (fremendo) ora basta però!

Paride parte come un fulmine, afferra Samuele per il bavero del gilet e comincia a scuoterlo come un burattino.

            PARIDE - (rabbioso) Stammi bene a sentire pezzo di merda! Ti sei già fottuto fegato e reni riempiendoti le vene con quel liquame! Gli stronzi come te andrebbero impiccati con le budella degli spacciatori e nessuno ne sentirebbe la mancanza! (indicando Chiara) Ti è stata vicina tutta la notte forse perché la tua lurida esistenza le sta a cuore e tu…

            SUOR CHIARA - No! Paride… lascia stare!

            PARIDE - (reprimendo la rabbia) Non ti ammazzo con le mie mani per rispetto a chi cerca di darti una mano…

            SAMUELE - (divincolandosi dalla presa) TU CHE NE SAI DI ME! LASCIAMI STARE! LASCIATEMI STARE TUTTI!

Samuele fugge via da sinistra. Paride e Romeo lo seguono con gli occhi. Chiara crolla disperata a sedere prendendosi la testa fra le mani.

SCENA SECONDA

            PARIDE - (a Chiara esasperato) Ma come fai a stare dietro a un’infame come quello?! Non lo vedi che ti sta prendendo in giro?! A quello non gliene frega nulla di essere disintossicato…

            SUOR CHIARA - (fra le lacrime dando loro le spalle) No… non potete capire… voi non sapete… Sam ha ragione.

            ROMEO - (stupito) Cosa?!

            SUOR CHIARA - (si alza in piedi asciugandosi le lacrime) Io ho promesso al Signore che avrei fatto qualunque cosa per recuperarlo, perché… se lui si trova in questa situazione la colpa è solo mia!

            PARIDE - (paziente) Non devi prendertela con te stessa: non è facile recuperare questa gente… (con un nodo alla gola) io avevo un figlio e ho sempre vissuto con la disperazione di non riuscire a fare mai abbastanza per lui, per anni mi sono sentito impotente.

            SUOR CHIARA - No… continuate a non capire… non sapete… la colpa è solo mia.

            ROMEO - Ti vuoi spiegare?

Chiara, si volta sostenendo il loro sguardo.

            SUOR CHIARA - (esitante) Io…

            ROMEO - Tu cosa?

            SUOR CHIARA - Io… ero la sua ragazza.

Paride e Romeo trasecolano.

            ROMEO - Che… che co… cosa?!

            PARIDE - Ma che stai dicendo?!

            SUOR CHIARA - (sorridendo amara) Incredibile no? (tornando seria) Ero io a procurargli la roba, ero io quella che lo aiutava a cercarsi la vena. Fui io a lasciarlo per quel tizio. Fui io a fare due anni di galera per spaccio, in seguito alla sua denuncia.

Pausa. Romeo e Paride l’ascoltano a bocca aperta.

            SUOR CHIARA - Quando uscii non cercai Sam, l’assistente sociale del carcere mi aveva trovato un posto come lavapiatti in un centro di recupero gestito da suore… un giorno chiesi a me stessa cosa avrei potuto fare della mia vita. Qualcuno da qualche angolo della mia anima mi rispose… e ancora oggi continua ad ascoltarmi e a darmi risposte.

            ROMEO - Per mille pidocchi! Come ha ritrovato Sam?

            SUOR CHIARA - Fu un miracolo: avevo chiesto di far parte del servizio di assistenza ai tossicodipendenti, ma mi fu negato per i miei precedenti. Un giorno lo ritrovai vicino ad uno dei cassonetti dietro la chiesa del centro. Aveva la siringa ancora attaccata al braccio, riuscii a trascinarlo in un pronto soccorso dove lo ripresero per i capelli…

Chiara fa una pausa per riprendersi dall’emozione.

            SUOR CHIARA - Chiesi di poterlo assistere, non pensavo che me l’avrebbero mai permesso… invece…

            PARIDE - Invece?

            SUOR CHIARA - “È il signore a mandarti questa prova, non sarà facile affrontarla, il perché lo sai, sappi che alla fine sarai comunque una persona migliore.” Così mi disse la madre superiora… e così oggi sono qui, ma ho sempre il fallimento di fronte agli occhi.

            ROMEO - (esterrefatto) So… sono senza parole.

Paride si avvicina a Chiara e le mette una mano sulla spalla.

            PARIDE - (emozionato) Con mio figlio per anni ho pensato di navigare nel peggiore degli inferni, ma non avrei mai immaginato...

            SUOR CHIARA - (disperata) Vi prego aiutatemi, non so se ce la farò da sola!

            PARIDE - (sorridendo) E c’è bisogno di chiederlo? Anzi…

Paride si interrompe poiché da sinistra è rientrato Samuele.

            SUOR CHIARA - Sam!

            SAMUELE - (a testa bassa) … ho fame.

Chiara fa per precipitarsi verso Samuele, Paride la ferma afferrandola per un braccio e le lancia un’occhiata, Chiara lo guarda abbassa gli occhi e annuisce.

            SUOR CHIARA - (assumendo un tono duro) Ma guarda un po’ chi si vede!

            SAMUELE - (a testa bassa) Scusa…

            SUOR CHIARA - Scusa?! (ironica) Ah no, sono io che dovrei chiederti scusa se da quattro anni ti sto attaccata alle palle! (a parte) Signore perdonami!

Paride e Romeo spalancano gli occhi.

            SUOR CHIARA - Giusto per le palle ti ho ripreso da dietro quel cassonetto! FORSE AVREI FATTO MEGLIO A BUTTARTICI DENTRO!

            ROMEO - (a parte) Signore tappati le orecchie!

            SAMUELE - … sarebbe stato meglio

            SUOR CHIARA - (in tono burbero, ma lottando per non singhiozzare) Ora mettiti seduto e mangia!

            ROMEO - (trascinandolo a sedere) Vieni qui, che ti preparo qualcosa di caldo… ti va un po’ di pane?

Mentre Romeo mette a scaldare un pentolino sopra un fornelletto a gas parlotta a soggetto con Samuele. Chiara dà le spalle al grupetto e Paride le si avvicina.

            PARIDE - (a parte) Brava!

            SUOR CHIARA - (con gli occhi pieni di lacrime, ma senza singhiozzare) Quante scuse dovrei chiedergli io!

            PARIDE - (mettendole una mano sulla spalla) Vieni, andiamo a mangiare qualcosa.

Chiara e Paride raggiungono gli altri.

SCENA TERZA

Il gruppo si siede. Romeo distribuisce il poco che c’è e tutti si mettono a mangiare chiacchierando a soggetto. Torna un po’ di serenità. Dalla chiesetta spunta Beatrice, si vede subito che non sta bene. Beatrice si ferma sulla soglia, Sam che si era seduto sul gradino dell’ingresso a bere da un vecchio bricco di metallo, si alza per farla passare.

            ROMEO - Oh, ma guarda chi si vede!

            PARIDE - Buon giorno signora contessa!

            BEATRICE - (con una smorfia) Andate al diavolo!

            SUOR CHIARA - Ma… si sente male?

            BEATRICE - (scorgendola) Ciao suora, ancora fra noi?

            SUOR CHIARA - Sì… Sam aveva bisogno di riposo… abbiamo passato qui la notte.

            BEATRICE - Hum… e quanto pensate di fermarvi?

            SUOR CHIARA - Stia tranquilla, appena mangiato ce ne andiamo.

            SAMUELE - (borbottando con la bocca piena) Io non lì non ci torno!

            BEATRICE - (squadrandolo) Tu saresti Sam?

            SAMUELE - (c.s.) … cazzo vuoi!

Suor Chiara fa per reagire, ma Beatrice la ferma con un gesto.

            BEATRICE - (provocatoria) Dimmi una cosa: il tizio che ti vende la roba, è per caso uno alto, capelli lisci legati a coda, baffi alla messicana, un orecchino a diamante sull’orecchio sinistro?

            SAMUELE - (impacciato) No… non so chi sia…

            BEATRICE - (c.s.) Strano, perché qui in zona lo conoscono tutti!

            ROMEO - Bea!

Beatrice fa un gesto per farlo stare zitto.

            BEATRICE - (c.s.) “Kalashnikov” ti dice nulla questo nome?

            SAMUELE - (c.s.) Hum... mai sentito.

            BEATRICE - Conosci per caso anche un ragazzo con i capelli a “rasta” che ogni tanto bazzica questa zona?

            SAMUELE - (alza gli occhi) Marchino! (allarmato) Dov’è?

            BEATRICE - Ah bene! E saprai anche che Kalashnikov lo cercava perché gli doveva fare un discorsetto?

            SAMUELE - (ansioso) E allora?

            BEATRICE - Gliel’ha fatto.

            SAMUELE - (c.s) Cosa vuoi dire?

            BEATRICE - Il tuo amico l’hanno trovato due giorni fa dietro una siepe a cinquanta metri da qui.

            SUOR CHIARA - In che condizioni?

            BEATRICE - Era nudo dalla cinta in su. Sul torace c’erano infilzate centoventisette siringhe usate… la polizia le ha contate, se non fosse morto per overdose, avrebbe fatto collezione di infezioni! Quella è la firma di Kalashnikov.

            SUOR CHIARA - (facendosi il segno della croce) Oh signore iddio!

           

Samuele, si appoggia al muro per non svenire. Beatrice esce dalla chiesetta malferma sulle gambe. Romeo e Paride le si avvicinano.

            PARIDE - (a parte a Beatrice) Ma come diavolo…

            BEATRICE - … a sapere quelle cose? Un pomeriggio voi non c’eravate, Kalashnikov e altri scagnozzi si sono fermati qui discutendo sul come farla pagare ad un certo Marchino, io ero dentro e ho sentito tutto… spesso ho visto i due ragazzi insieme, così ho fatto due più due… tranquillo, la notizia gli ha fatto bene.

            ROMEO - Ho i brividi… ma tu Bea ti senti male?

            BEATRICE - Ho avuto giorni migliori… sarà meglio che me ne ritorni dentro!

            ROMEO - Domani ti portiamo ad un pronto soccorso.

            BEATRICE - Ma va!

Beatrice si avvia verso l’entrata della chiesetta, arrivata all’altezza di Samuele, ha un mancamento e barcolla, istintivamente Samuele la sostiene per un braccio, Beatrice solleva gli occhi e lo guarda intensamente, ricambiata dal ragazzo.

            SAMUELE - Si… si sente bene?

            BEATRICE - (sorride) Grazie… non ti preoccupare ce la faccio da sola.

            SAMUELE - … l’accompagno dentro… venga…

Beatrice sorride e fa una carezza a Samuele che ricambia il sorriso. Samuele accompagna Beatrice dentro la chiesetta. Chiara segue la scena a bocca aperta.

            ROMEO - (guardandola) Beh? Che ti succede? Non hai mai visto una galanteria?

            SUOR CHIARA - (con le lacrime agli occhi) Oh signore ti ringrazio!

            PARIDE - (ironico) Ma dai, Bea ce l’avrebbe fatta da sola a rientrare.

            SUOR CHIARA - No non è per quello…

            ROMEO - E allora per cosa?

            SUOR CHIARA - (c.s.) Erano quattro anni… che non lo vedevo sorridere!

SCENA QUARTA

Da sinistra entra Veronica è vestita vistosamente come nel primo atto, ma con altri indumenti.

            VERONICA - Buon giorno.

            ROMEO - (sorridendo) Buongiorno principessa!

            PARIDE - (sorridendo) Ciao piccola!

            SUOR CHIARA - Buon giorno.

            VERONICA - (avvicinandosi a Chiara) Scusami, ieri sera non ci siamo presentate: Veronica.

            SUOR CHIARA - … Chiara.

Si stringono la mano.

            VERONICA - Bellissimo nome hai scelto.

            ROMEO - Scelto?

            VERONICA - Sì, i preti e le suore quando prendono i voti devono cambiano nome.

            SUOR CHIARA - Sì… ma questo è il mio.

            VERONICA - Davvero?

            PARIDE - E perché non l’hai cambiato?

            SUOR CHIARA - (esita) Perché… perché è una parte di me che ancora non posso abbandonare.

            PARIDE - (mettendo un braccio sulle spalle di Chiara) Quella parte che ancora deve portare a termine il suo compito con Sam.

            SUOR CHIARA - (tristemente) Già. (poi si riprende e dà una gomitata affettuosa a Paride) Accidenti a te barbone, sono io che devo consolare gli afflitti, non tu!

            PARIDE - Eh, eh, sono peggio di un confessore!

            VERONICA - Chi è Sam?

            ROMEO - (ridacchiando) Samuele: la nuova dama di compagnia della contessa.

            VERONICA - Che?... Oddio Bea sta male di nuovo?

            ROMEO - Lei dice che sono i soliti acciacchi dell’età… io non ci credo.

            BEATRICE - (da dentro la chiesetta con qualche colpo di tosse) Vai al diavolo!

            ROMEO - Ecco appunto!

            VERONICA - (alzando la voce) Bea, hai bisogno di nulla?

            BEATRICE - (c.s.) Grazie principessa, non mi serve niente.

            VERONICA - Sicura?!

            BEATRICE - Sì... sì!

            PARIDE - (a bassa voce) Io sono un po’ preoccupato: mangia poco e se ne sta sempre lì dentro.

            SUOR CHIARA - Sarà il caso di chiamare un medico?

            ROMEO - La lascerebbero in un angolo del pronto soccorso e la mattina dopo la butterebbero fuori.

Dalla chiesetta esce Samuele.

            SAMUELE - Hem… Bea ha la febbre alta.

            PARIDE - Porc… me lo sentivo.

            SAMUELE - Avrebbe bisogno di un antibiotico… in fiale sarebbe meglio.

Samuele scorge Veronica, i due si guardano intensamente negli occhi. A Chiara non sfugge lo scambio di sguardi.

            VERONICA - Ci penso io, vado subito in farmacia.

            ROMEO - Principessa e il cucciolo?

            VERONICA - Oggi è con mia sorella.

            PARIDE - Prendi anche qualche siringa.

            ROMEO - Non importa, eccole.

Da una tasca Romeo tira fuori le siringhe sottratte a Samuele e le porge al ragazzo.

            ROMEO - (guardandolo intensamente) Sarai tu a farle l’iniezione.

Samuele guarda le siringhe quasi con repulsione, poi tremando allunga una mano e le afferra.

            SAMUELE - D’accordo. (poi a Veronica) Sbrigati.

            VERONICA - Vado subito.

Veronica esce di scena.

            SAMUELE - Vado a vedere come sta.

Samuele rientra nella chiesetta.

            SUOR CHIARA - (stupita per gli avvenimenti) Ma che santo c’è lì dentro?

            ROMEO - Hem… san barbone, perché

            SUOR CHIARA - Perché… sta facendo un miracolo dietro l’altro… (guardandoli) oppure siete voi?

            PARIDE - No, noi siamo solo i concessionari!

Tutti ridono.

            SUOR CHIARA - Domani chiamerò il medico del centro… vado a darle un’occhiata.

Chiara entra nella chiesetta.

SCENA QUINTA

Paride e Romeo non fanno a tempo a scambiare qualche battuta che da sinistra entra Maria. È vestita come nel primo atto. Si guarda intorno sempre nel solito modo.

            PARIDE - Maria!

            ROMEO - (a Paride) Strano.

            PARIDE - Cosa?

            ROMEO - Veronica aveva detto che di giorno se ne stava nascosta.

            PARIDE - Maria… ciao, cosa ci fai qui?

La donna si volta a guardarli.

            MARIA - È arrivato.

            ROMEO - Chi.

            MARIA - Quello che cammina nel silenzio, quello che ha paura!

            PARIDE - Hem… quello che aspettavi?

            MARIA - Sì, lo dovevo portare da voi… ecco…

Maria esce di nuovo da sinistra.

            PARIDE - Porco mondo, come facciamo a liberarcene?

            ROMEO - E che ne so… aspettiamo Veronica, ci penserà lei.

Maria rientra da sinistra si avvicina ai due, quindi si volta ad indicare verso sinistra. Un attimo dopo da sinistra entra Leonardo, indossa un giaccone, ha due grossi occhiali da sole sugli occhi e in mano una piccola valigia. Entra trafelato, si guarda intorno e velocemente si nasconde dietro l’angolo sinistro della chiesetta. Paride e Romeo sobbalzano per la sorpresa facendo qualche passo indietro. Da lontano sulla sinistra si sentono delle voci, come di gente che corre, avvicinarsi e poi allontanarsi.

            1° VOCE FUORI SCENA - Dev’essere qui intorno! Non può essere andato lontano!

            2° V.F.S. - Maledizione se riesce a raggiungere il parcheggio non lo becchiamo più!

            1° V.F.S. - Dividiamoci tu ritorna nel parco e io lo aspetto giù al piazzale, non ci sono altri posti dove possa andare.

            2° V.F.S. - Va bene, teniamoci in contatto.

Rumori di passi che si allontanano. Romeo e Paride si guardano stupiti tra loro. Maria è rimasta immobile. I due barboni allungano il collo accennando un passo verso l’angolo della chiesetta. Dall’angolo Leonardo fa capolino, i due sobbalzano.

            LEONARDO - (sussurrando) Sono andati via?

I due lo guardano stralunati.

            LEONARDO - (c.s.) Se ne sono andati?

Niente.

            LEONARDO - (alzando un po’ la voce) Siete rincitrulliti?!

            ROMEO - (riprendendosi) Eh? Sì, co… cosa?

            LEONARDO - Sono andati via?

            PARIDE - Chi?

            LEONARDO - (infastidito) Sì, vabbe’!

Leonardo esce dall’angolo e si affaccia verso sinistra, è nervosissimo.

            ROMEO - (a Paride) Ma questo chi è?

            PARIDE - Hum, mi sa che è “l’uomo che cammina nel silenzio”.

            ROMEO - Ma se per venire qui ha fatto un casino della mado…

            PARIDE - (sussurrando) Uhm, questo puzza di galera, sarà meglio tenerselo alla larga.

            ROMEO - Ma tutti a noi capitano.

Maria si avvicina a Leonardo e gli allunga una mano.

            MARIA - Vieni, sei arrivato.

Leonardo, si volta, la degna appena di uno sguardo e si avvicina ai due.

            LEONARDO - (indicando verso la destra della scena) Da lì dove si va?

            PARIDE - Quello è il retro del ristorante “Da Pieraccio”.

            LEONARDO - E oltre?

            ROMEO - Inizia il parco.

            LEONARDO - (borbottando fra sé) Maledizione sono bloccato!

I due si guardano fra loro. Leonardo si guarda intorno studiando la situazione.

            ROMEO - (azzardando) Bloccato?

            LEONARDO - (senza ascoltarlo, fra sé) Bastardi! 

Leonardo non si cura per niente dei due barboni e continua a guardarsi intorno agitato, infine si appoggia al muro della chiesetta, si toglie gli occhiali e si asciuga il sudore. Paride lo osserva perplesso.

            PARIDE - (a parte a Romeo) Io questo l’ho già visto da qualche parte.

            ROMEO - (a parte a Paride) Forse nella bacheca di qualche commissariato.

            PARIDE - (a parte a Romeo) Può darsi, (poi a Leonardo) Possiamo fare qualcosa per te?

Leonardo resta per un attimo perplesso e per la prima volta li guarda in faccia.

            LEONARDO - Voi chi siete?

I due si guardano.

            ROMEO - Stanlio e Ollio!

           

Leonardo li squadra da capo a piedi. I due, seguendo il suo sguardo, guardano a loro volta gli stracci che hanno addosso.

            PARIDE - Gli smoking sono in tintoria, qualche problema?

            LEONARDO - (risoluto) No… anzi se avete qualche cosa da prestarmi, vi regalo il mio giaccone.

            PARIDE - Ho capito, devi passare inosservato eh?

            LEONARDO - (senza scomporsi) Devo andare ad una festa di carnevale.

            ROMEO - A ottobre?

            LEONARDO             - Sì, altrimenti la festa la farebbero a me.

            PARIDE - Senti, non ce ne frega niente chi sei, che fai e… da chi scappi, noi non vogliamo storie.

Romeo si avvicina ai carrelli del supermercato, ci fruga dentro, tira fuori un vecchio cappotto stinto e strappato e glielo porge. Leonardo si sfila il giaccone e indossa il cappotto.

            ROMEO - Sei un figurino!

            PARIDE - (ironico) Possiamo fare qualcos’altro per te?

            LEONARDO - Per ora non posso muovermi da qui, quindi non fate storie e non ne avrete.

Leonardo si siede a terra appoggiandosi alla parete della chiesetta, appoggia la piccola valigia accanto a sé e si accende una sigaretta nel tentativo di calmarsi. Paride e Romeo si guardano tra loro.

            ROMEO - Chiaro e coinciso.

            PARIDE - Eppure quella faccia non mi è nuova.

            MARIA - (avvicinandosi a Leonardo) La tua notte è finita, i tuoi passi sono finiti…

Leonardo la squadra da capo a piedi.

            LEONARDO - (brusco) Ma levati dai piedi!

            ROMEO - Lasciala stare è innocua.

            LEONARDO - (insofferente) Ecco bravi, pensateci voi a mandarla via. Ci mancava anche questa matta!

Leonardo si alza in piedi.

            PARIDE - (cominciando ad innervosirsi) Ti abbiamo appena detto che non devi avere paura.

            LEONARDO - (sghignazzando) Io paura? Sai quanto ci metto a prenderla a calci!

            MARIA - (avvicinandosi ancora di più) … anche il silenzio che hai dentro è finito.

Leonardo reagisce d’impulso e dà una spinta a Maria per allontanarla.

            LEONARDO - Via! Puzzi come un cassonetto!

Paride non ci vede più e con due balzi salta addosso a Leonardo.

            PARIDE - (furibondo) Non t’azzardare a metterle le mani addosso che t’ammazzo!

             

Inizia una breve zuffa, i due si minacciano e si insultano a soggetto, Romeo accorre a dividerli e, nel tentativo dà un calcio alla valigia che si apre sparpagliando per terra il contenuto. Maria nel frattempo si stringe la testa fra le mani, ha la bocca spalancata ed è spaventata e frastornata dalla confusione.

            ROMEO - (riuscendo a dividerli con fatica) State zitti, maledizione! Se ci beccano andiamo dritti in galera!

I due si allontanano l’uno dall’altro imprecando a soggetto.

            ROMEO - E basta!

Romeo istintivamente si china a raccogliere la roba uscita fuori dalla valigia. Leonardo, ancora accalorato per lo scontro non si accorge della manovra e continua a inveire a soggetto verso Paride. Romeo stupito si trova fra le mani parecchie mazzette di soldi, documenti, tabulati, custodie con cd ecc.

            ROMEO - Per tutta la Caritas! Qui c’è un patrimonio!

Leonardo e Paride si voltano. Leonardo impallidisce e si getta sulla valigia, ma Paride è più veloce: con un ombrello gli aggancia una caviglia facendolo cadere a terra.

            LEONARDO - AHHHHH!

            PARIDE - (fra i denti) Dove credi di andare!

            LEONARDO - (dolorante) Stronzo mi hai rotto una gamba!

            PARIDE - (c.s. minacciandolo con l’ombrello) Se solo t’azzardi ad alzare un sopracciglio ti infilo questo nel culo e poi l’apro!

Paride si avvicina a Romeo.

            PARIDE - Fa’ vedere!

            LEONARDO - (cercando convulsamente di avvicinarsi) Lasciate stare quella valigia!

            PARIDE - (puntandogli l’ombrello sulla gola) E due, alla terza non t’avverto più!

Paride si china sulla valigia e comincia a frugare e a leggere le carte.

SCENA SESTA

In quel momento da sinistra entra Veronica con un sacchetto di plastica. Leonardo si sta massaggiando la gamba e dà le spalle a Veronica, la ragazza non lo vede in viso.

            VERONICA - Ragazzi, il farmacista mi ha dato questi antibiotici, ma se fra qualche giorno non passa bisogna… ma che è successo qui?

            ROMEO - (alzandosi) Abbiamo un ospite.

            VERONICA - (guardando esterrefatta la valigia) E que… questa?

            ROMEO - (ironico) Cosa vuoi, quando si viaggia un po’ di contante è sempre bene portarselo dietro!

Veronica si avvicina incuriosita a Leonardo per vederlo in faccia. Leonardo la guarda e sbianca.

            VERONICA - (sorridendo) Guarda, guarda chi si vede!

            ROMEO - Lo conosci?

            VERONICA - Ma certo!

            LEONARDO - (tagliando corto) Io non ti ho mai visto!

            VERONICA - (chinandosi) Guardami bene! (ironica) Ma come, non ti ricordi la festa alla villa del presidente? Io e altre tre ragazze facevamo parte della bustarella che il tuo onorevole gli avrebbe elargito in cambio degli appalti famosi!

            LEONARDO - Io non ti conosco!

            ROMEO - La bustarella?

            VERONICA - Certo, noi dovevamo far divertire il presidente, solo che ad una certa ora iniziò a girare la cocaina, una delle mie compagne si sentì male ed entrò in coma, per non farsi beccare dalla polizia l’onorevole la fece portare via, due giorni dopo fu trovata in una discarica rosicchiata dai topi. (a Leonardo) Dimmi un po’, chi fu a farla sparire?

           

Paride si alza leggendo alcuni fogli presi dalla valigia.

            PARIDE - Lo sapete chi è questo signore?

Paride si china, prende per il bavero Leonardo, lo costringe ad alzarsi e gli pianta gli occhi addosso.

            PARIDE - (rabbioso fra i denti) Questo signore è lo scagnozzo del criminale travestito da politico che mi ha mandato in rovina! Quello che si fregò tutti i soldi miei e di altre famiglie e se ne andò a villeggiare in sud America!

            LEONARDO - Ti stai sbagliando… io non so niente!

            PARIDE - Ti rinfresco io la memoria: che mi dici degli appalti sui servizi di stoccaggio dei rifiuti nel sud Italia?

            LEONARDO - (agitato) Io… non sapevo niente di quella storia… io ero solo il portaborse dell’onorevole…

            PARIDE - TU LO SAPEVI! PARIDE MONTANARI TI DICE NIENTE QUESTO NOME?!

            LEONARDO - T… tu?

            PARIDE - ERO IO IL MAGGIOR INVESTITORE DELLA VOSTRA ORGANIZZAZIONE E MI AVETE MANDATO IN ROVINA! BASTARDI!

Maria si avvicina a Paride e cerca di allontanarlo da Leonardo.

            MARIA - Basta fare del male, vedrai, la notte finirà presto.

Alle parole di Maria, Paride si calma, dà una spinta a Leonardo facendolo sbattere sul muro della chiesa.

            PARIDE - (disperato) … Mi avete lasciato senza soldi proprio nel momento in cui Andrea ce l’aveva quasi fatta!

Paride si lascia scivolare seduto a terra fra i singhiozzi, Veronica si china a consolarlo.

            ROMEO - (a Leonardo) Ne hai fatte di stronzate, prega solo di non trovare ch ti farà scontare tutto!

SCENA SETTIMA

Improvvisamente dalla porta della chiesetta esce trafelata Chiara.

            SUOR CHIARA - È arrivata Veronica con l’antibio…?

            VERONICA - Sì, per fortuna l’ho trovato, ecco qui!

Chiara uscendo si trova viso a viso con Leonardo, i due si guardano per un attimo, Leonardo spalanca gli occhi, Chiara soffoca un grido tappandosi la bocca. Per un attimo la scena resta ferma.

            VERONICA - Ma che succede?!

Chiara abbassa la testa e velocemente, seguita dallo sguardo di Leonardo, si avvicina a Veronica, quasi le strappa di mano il sacchetto e, sempre a testa bassa si avvia per rientrare nella chiesetta.

            LEONARDO - Chiara!

Chiara si ferma sulla porta un attimo prima di entrare. Paride si alza, tutti seguono incuriositi la scena. Chiara resta un attimo con le spalle al pubblico, poi si volta lentamente verso Leonardo.

            SUOR CHIARA - (titubante) Ciao Leonardo.

            LEONARDO - (guardandola rapito) Se… sei proprio tu?

            SUOR CHIARA - (prendendo coraggio) Sì, sono io.

            LEONARDO - Ma sei… una suora! Non avrei mai pensato…

            SUOR CHIARA - … che una ex drogata ed ex detenuta potesse indossare il velo?

            LEONARDO - No, ma…

            SUOR CHIARA - Ci sono molte cose che non conosci e che dovresti conoscere per capire dove finisce il dolore e comincia la vita.

            LEONARDO - (angosciato) Io… non volevo, farti del male… mi ci sono trovato… avrei voluto mettere fine a tutto...

            SUOR CHIARA - Tutto ha una fine, ma è il ricominciare che non avrà mai fine. Dopo di te ci saranno altri che porteranno dolore, è una catena difficile da spezzare.

            MARIA - (avvicinandosi ai due) L’esistere non è dolore. Voi lo vivete come dolore.

Chiara le sorride e le accarezza il viso.

            SUOR CHIARA - Hai ragione Maria, siamo noi a dare un nome alle cose ed un senso ai pensieri. (a Leonardo) Sì, certo ti ho amato, non posso rinnegare i miei sentimenti di allora, ma oggi so che l’amore è un qualcosa che va oltre al concetto della vita stessa.

            LEONARDO - Io… ti cercai, dovevo spiegarti…

            SUOR CHIARA - Non c’era nulla da spiegare, avevi fatto le tue scelte… giuste o sbagliate non stava a me giudicarlo… io avevo riposto in te le mie illusioni, non solo non le hai capite, ma le hai cancellate con un gesto.

La disperazione comincia ad insinuarsi in Leonardo.

            LEONARDO - Io… per molte notti, in silenzio… ti ho chiesto perdono.

            SUOR CHIARA - (sorridendo amara) Ti ho già perdonato molto tempo fa… sono io che ora sto aspettando il perdono da qualcun altro… la Chiara che conoscevi scomparirà con quel perdono.

           

Pausa.

            PARIDE - (più calmo) Sei un privilegiato.

            LEONARDO - (stravolto) Perché?

            PARIDE - Raramente succede che un uomo si trovi davanti tutte le sue colpe e tutte insieme nello stesso momento.

            ROMEO - … ma qui a san barbone i miracoli possono accadere.

            VERONICA - Forse tutto questo ha uno scopo.

            LEONARDO - (disperato) Davanti a me non ci sono né scopi, né strade, né mete.

            MARIA - La meta non è il termine della strada. Non ci sono mete da raggiungere se percorri veramente una strada.

Tutti guardano stupiti Maria.

            SUOR CHIARA - Ho ancora un debito con te.

Chiara si toglie il velo e i lunghi capelli le cadono sulle spalle. Chiara afferra un coltello (o un paio di forbici) e con un solo gesto si taglia la lunga chioma e la porge a Leonardo che la guarda esterrefatto.

            SUOR CHIARA - Ecco, questo è ciò che amavi tanto in me, li avevo lasciati per te… erano l’ultima cosa che ancora mi legavano alla vecchia Chiara… ora sono libera!

Chiara afferra la scatola di antibiotici dalle mani di Veronica e rientra nella chiesetta. Tutti sono rimasti a bocca aperta.

SCENA OTTAVA

           

Leonardo è frastornato, confuso e disperato.

            LEONARDO - Io… io… non so che fare…

Pausa. Paride si avvicina.

            PARIDE - (ancora teso) Be’… ci hai chiesto di nasconderti per qualche giorno, non abbiamo molto da offrirti, puoi restare… (amaro) tanto non c’è altro che potresti rubarci.

            ROMEO - Potremmo insegnarti a vivere con poco… magari potrebbe tornarti utile.

            PARIDE - Forse avere davanti i tuoi errori in carne ed ossa ti servirà per capire.

            VERONICA - E magari chissà… diventerai una persona migliore.

Leonardo scuote la testa.

            LEONARDO - Sono stanco, raggiungo il commissariato più vicino, così la facciamo finita.

            VERONICA - (lo ferma) No, aspetta… pagheresti il tuo debito con la giustizia, ma non quello con te stesso.

            LEONARDO - Ma qualcosa devo fare!

            PARIDE - Sì, qualcosa puoi fare: cerca le tue risposte, ma non ti porre altre domande.

Pausa.

MARIA - (lo prende per la mano) Anche il bianco quando se ne sta nella neve, muta il suo colore. Sei appena uscito dal buio e dal silenzio, ora devi imparare a cantare la vita.

SCENA NONA

In quel momento Samuele compare nel riquadro della soglia della chiesetta e abbassa la testa. Tutti lo guardano, Veronica accorre vicino a lui, lo guarda ansiosa negli occhi, poi fa per entrare ma Samuele le sbarra la strada, la guarda e scuote la testa, Veronica si abbandona sulla spalla di Samuele e piange. Tutti in scena abbassano la testa, le luci si abbassano, Maria si fa avanti sul proscenio e recita il suo ultimo monologo.          

            MARIA - Ci chiamano “Il popolo della notte, ma solo perché nessuno sa dove andiamo di giorno. Non amiamo la luce perché i nostri corpi non fanno ombra e, come i fantasmi, siamo attraversati dagli sguardi senza essere visti. Veniamo da lontano nella storia: da oscuri medioevi di carestie e pesti, veniamo dalle piazze di Londra, di Milano, di Parigi, da sotto arcate di ponti, da corti dei miracoli, da cortei di cenci di cecità e di piaghe, da ghetti dimenticati. Le nostre sono vite prive di cose e di oggetti, vite di chi ha scelto e pagato l’illusione di essere libero. Vite di persone scacciate e schiacciate, di anziani, di tossicodipendenti, malati di aids. Vite uscite dalle carceri e dai manicomi, immigrati, sfruttati, disoccupati, senza famiglia… barboni per forza senza poesia e senza giustizia. (al pubblico) E voi, che avete costruito una società civile, produttiva, benpensante. Voi a cui la frenesia di vivere vi ha reso distratti e indifferenti nei confronti di chi s’è fermato, di chi s’è perso, di chi è stato messo da parte. Voi a cui la nostra presenza disturba la vista e la coscienza. Non vogliamo privarvi del vostro mondo, chiediamo il diritto di avere un posto, un nome, una dignità, una speranza. E se siete incapaci di dare un po’ di giustizia, guardatevi allo specchio e poi provate a chiedere a voi stessi: chi sono i veri barboni?

Si ripete la sequenza del monologo alla fine del primo atto. Quasi alla fine del monologo di Maria, (indicativamente da “nei confronti di chi s’è fermato…”) parte il preludio strumentale di “GREENSLEAVES” cantato da Lorena Mc Kennit. Il monologo deve essere calcolato in maniera che, recitazione e preludio, terminino insieme e, un attimo dopo inizi la parte cantata del brano. Successivamente, sempre a giudizio del regista avviene la chiusura del sipario.

SIPARIO

FINE DELLA COMMEDIA


[1] Simone il Cireneo che, secondo il Vangelo di Matteo fu costretto a portare per un tratto la croce al posto di Gesù

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 14 volte nell' arco di un'anno