La cucina sott’acqua

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L’ALLUVIONE

“La cucina sott’acqua”

due atti

 in lingua fiorentina

da un’idea

di

Cristiano Malvenuti

 

    

Scritta

da

Antonella Zucchini

©Antonella Zucchini – Tutti i diritti riservati

Personaggi:

Lina Zazzeri, la madre

Piero Ottanelli, il padre

Carla, la figlia

 Moreno, il figlio

Luigi Zazzeri, il nonno materno

Enrichetta Tanini, la nonna materna

Leda, vicina di casa

Nanni,  marito di Leda

1° Vigile del Fuoco

2° Vigile del Fuoco

Voce di uomo (fuori scena)

Voce di donna (fuori scena)

Atto primo

Il sipario è chiuso.

Unriflettore illumina una radio posta in scena al di fuori del sipario.

E’ la sera del 3 novembre 1966. Si sente il finale di un notiziario del Giornale Radio:

“….come hanno dato gli ultimi confortanti commenti dalla Camera al Giornale Radio della sera il Ministro del Bilancio Pieraccini ed il Ministro degli Interni Taviani.

 E domani,  venerdì 4 novembre, Festa delle Forze Armate, il Presidente del Consiglio Aldo Moro, accompagnato dal Ministro della Difesa prima di giungere nella città di Gorizia salirà al sacrario di Redipuglia per un omaggio ai caduti  della Grande Guerra.

E prima di chiudere vi comunichiamo una notizia di musica leggera appena giuntaci in redazione: la popolarissima  cantante Dalida ha accettato di partecipare al prossimo Festival della canzone italiana di Sanremo che giunge alla sua diciassettesima edizione. L’artista canterà in coppia con il giovane cantautore Luigi Tenco. Dalida non ha confermato né smentito le voci che vorrebbero i due uniti anche sentimentalmente. E’ certo comunque che questa nuova accoppiata musicale è già data tra i favoriti per la vittoria del Festival! Ascoltiamo adesso  l’ultimo successo della cantante italo francese: “Bang Bang”.

Si odono le note della canzone “Bang bang” in sottofondo mentre si apre il sipario.

Per tutta la durata dell’atto si sentirà in sottofondo anche il continuo fragore della pioggia martellante che scende.

A dx della scena ci sarà la porta della comune. Vicino ad essa ci sarà un attaccapanni a muro. Sulla parete centrale ci sarà una stufa a legna. Accanto ci sono due sedie. Su una è poggiato uno scialle grigio di lana. Sulla stufa ci sarà un pentolino e un bollitore per l’acqua.

La finestra è immaginaria e si apre sul boccascena, davanti al pubblico per cui chi si affaccerà a questa, in realtà guarderà verso il pubblico. A sx ci sarà la porta per accedere alle camere. Alla parete di sx ci sarà uno scatolone di cartone capovolto. Su di esso è poggiata una scatola di latta contenente dei biscotti.

Al centro della scena ci saranno un tavolo di legno e quattro sedie. Sul tavolo sono poggiate due scatole di cartone aperte da cui sbucano dei piatti. Sempre sul tavolo ci sarà un fiasco di vino, alcuni bicchieri impilati e un panno bianco con cui ogni tanto Lina spolvera le stoviglie. Ai piedi del tavolo, sul pavimento,  sono poggiate alcune scatole di cartone ancora chiuse. All’interno di una di queste ci saranno delle tovaglie.

Lina sta finendo di sistemare le cose ancora imballate nelle scatole in cucina per il recente trasloco nella nuova casa.

La musica sfuma lentamente.

Lina: (canticchiando e togliendo dei piatti dalle scatole):  Ben benghe, tu spari a me…Ben benghe, io sparo a te…Ben bengheee! (sospirando) Eh, beati loro! A’ i’ meno son giovani e ricchi. Di sicuro c’avranno qualcuno che gli fa i’ trasloco!(parlando a se stessa) Certo, cambia’ casa l’è una gran fatica ma (guardandosi intorno soddisfatta) quandopoi tu ti ritrovi in un quartierino così! S’era stretti di nulla nella casa di prima: io e Piero, du’ ragazzi e du’ vecchi…tutti ammonticciati da non pote’ credere….(accarezzando con lo sguardo la stanza)… Eppoi domani ci portano anche la cucina nova, tutta di fòrmica, come va ora! Certo, un sarà i’ Palazzo di’ Re….ma lo stabile lo chiamano i’ Palazzo de’ Combattenti, sicchè l’è anche di bon auspicio. …Combattenti, gente che la un s’arrende mai, come noi insomma…(guardando corrucciata i cartoni) ….Però, guarda  qui quanta roba che c’è ancora da levare da dentro le scatole. (guardandosi intorno)…..O indo’gli avrò messi i bicchieri boni, porca matterilla……(volgendosi e chiamando verso sinistra) Moreno!….Morenoooo! Indo’ tu gli hai  messi i bicchieri della nonna? Un saranno mica  nella scatola insieme a i’ servito di Princisbecco, eh? (alzando la voce) Perchè se si son rotti ti tiro un manrovescio che ti fo frullare pe’ tre giorni!…. Morenoooo!…

(Entra un giovanotto vestito semplicemente. In mano ha una giacca.)

Moreno:(entrando in cucina di fretta, mettendosi la giacca per uscire e afferrando un biscotto nella scatola di latta ) T’ ho sentito. Cantavi madre?

Lina: (pronunciando con l’accento all’italiana) Sì, l’è Dàlida! …ma indo’ tu gli hai messi….(rovistando in una scatola) Ah,  eccoli i bicchieri. (mettendoli in controluce per controllare se qualcuno si è rotto) Meno male…. (poi, cambiando discorso) Lo sai che la va a Sanremo con Tenco? L’hanno detto a i’ Giornale Radio.

Moreno: (con fare da giovane intellettuale di sinistra) Impossibile. Luigi Tenco non si può abbassare alle regole del consumismo delle grandi case discografiche. Va contro il  sistema, lui.

Lina: (continuando a rovistare nelle scatole) Gli andrà anche contro i’ sistema però va anche a Sanremo…..tu vedrai, se l’hanno detto….

(dalla comune entra Piero. Ha un giaccone tutto fradicio e si scuote l’acqua da dosso)

Piero:(entrando, rispondendo al figlio e scuotendo la testa) Macchè sistema Moreno, macchè sistema! Accidenti a quest’acqua e a chi la….

Lina: (verso il marito, interrompendo quella bestemmia e rimbrottandolo) Eccoti, guarda. Che lo vedi come tu se’ molle? Ora tu mi porti anche tutte le pedate in casa, tanto c’è poco da rimettere a posto…..altro che sistema!

Piero: (togliendosi il giaccone e appoggiandolo a una spalliera della sedia vicino alla stufa) I’sistema, Lina, i’ sistema…Un tu vedi un va nulla bene! E l’è ma una disorganizzazione organizzata bene, quella! Ognuno vo’ fare i’ suo e nulla pe’ la comunità….(guardandosi intorno, accorgendosi finalmente dell’assenza della figlia….) Lina! La Carla? La unn’è tornata?

Lina: Sta’ zitto, con questo tempo c’ho un pensiero a sapella pe’ la strada con quella macchinuccia!…..(avvicinandosi alla finestra) Oh, unn’ha smesso un minuto di piovere, eh? Si dice manca l’acqua? Ecco, ora la s’è avuta!….Zitti…mi pare che ci sia  qualcuno pe’ le scale….(avvicinandosi svelta alla porta della comune e affacciandosi) Eccola guarda, l’arriva ora! Ringraziamo Iddio!

(Entra Carla. Indossa un impermeabile. In testa ha un foulard legato sotto il mento e la borsetta al

braccio)

Carla: (entrando)  Ovvia ci so’! Ciao babbino!…(scuotendosi anche lei l’acqua di dosso) Maremma che tempo. Ho dovuto lasciare l’ombrello in fondo alle scale da quanto l’era fradicio! (togliendosi l’impermeabile e il foulard e appendendoli all’attaccapanni) Ma poi c’è una nebbia così fitta che un tu vedi mica nulla! T’hai voglia a azionare que’ tergicristalli…..

Moreno: (con aria di superiorità) Pe’ forza, siamo a novembre! Cosa volevi, il sole e il caldo?…(con aria annoiata, afferrando altri biscotti) Ma poi, non ci s’ha un argomento più interessante? Bisogna continuare a parlare di’ tempo?

Carla: (di rimando) Perché? Che vorresti parla’ di politica, allora? Bona quella!

Lina: Zitti,via. Un cominciamo a questionare, ora. L’importante l’è che siamo tutti a casa, all’asciutto.

Moreno: (sgranocchiando i biscotti) Ora la piglio io la Cinquecento. Vo a Compiobbi dalla Fernanda!

Carla:  (dando un’occhiata con noncuranza al contenuto di una scatola di cartone) Bisogna falla riguardare quella Cinquecento. La fa un certo verso….

Moreno: (allarmato) Come un verso?

Carla: (vaga) Sì….la fa un rumore…quando fo la doppietta….

Moreno: (sospettoso) Un rumore? Che rumore?

Carla: (vaga) …..dru..drun…dru…drun…insomma, la fa un rumore che prima la un faceva!

Moreno: (minaccioso) Guarda Carla, se tu me l’hai picchiata un’altra volta….

Carla: (alzando la voce) Io un t’ ho picchiato proprio nulla!

Lina: Ma icchè vu vociate, ci sentan di fori! Madonna che canne v’avete, fra tutt’e due!

Moreno: (al padre, cercando solidarietà) No babbo, diglielo anche te! Che ho ragione? Va bene che la Cinquecento l’era usata e anche di già un po’arrocchettata ma s’è fatto un monte di sacrifici pe’ compralla, (accennando alla sorella) e questa icchè la ti fa? D’agosto la me la struscia a un muro, poi non contenta,  a settembre la m’infila nella vetrina d’un fioraio!

Carla: (stizzita) Oh, tu vedrai bellino! La colpa la unn’era mica la mia!…qui’ cretino un mi dette la precedenza all’incrocio!

Lina: Che paura, che paura! Quando me lo raccontarono credevo d’abbasire! Trappoco vo in terra…te ne rammenti, Piero?

Piero: (scaldandosi le mani alla stufa) Sta’ zitta! A qui’ botto la gente la corse vociando “Oddìo, indo’ gli è i’ morto?”…..(accennando alla figlia) ….e invece quest’aggeggio qui la ti sorte dalla Cinquecento co’ un tacco rotto in mano e la chiede se c’è un tramme pe’ anda’ a Rifredi a lavorare!

Carla: Di certo!L’era di venerdì e ci s’aveva un monte di clienti belle prenotate pe’ fassi i capelli!

Moreno: Va bene che la dovevo cambiare prima o poi ma quella volta, Carla t’hai esagerato…..

Carla: Ohi ohi, che uggia tu mi fai!….Un tu volevi sortire? Vai allora, che se’ sempre qui?

Lina :(mettendosi  le mani sui fianchi, minacciosa al figlio) Aspetta un po’, te. T’hai detto che tu vai a Compiobbi? O che vai via con questo tempo?

Moreno: Vien via madre, l’ è quattro giorni che piove! Che si deve sta’ sempre chiusi in casa?

Lina: Ma un tu mangi  nemmeno?  Madonna santa, c’è da finire la frittata d’oggi!

Moreno: Vu la finirete voi. Io mangio qualcosa quando arrivo dalla Fernanda.

Lina: Ma all’ora che t’arrivi lì e son di già a tavola. Icchè tu vai a disturballi innanzi che  finiscan di cenare? Io un lo so, tu va’ a fare certe figure in casa d’attri….e poi tu ci fai passa’ male anche noi! E diranno “Questo viene che siamo belle a cena, l’è un figliolo di nessuno…..”

Piero: (serio, avvicinandosi alla finestra immaginaria verso il pubblico e scrutando fuori) Moreno, Morenooo…. Fori con la macchina stasera, con tutta quest’acqua,  un tu mi garbi mica tanto….

Lina: (allarmata, girandosi di scatto) O Madonnina….perché, icchè c’è?

Piero: Stasera c’è una piena nelle Sieci che la un mi garba punto… (scrutando fuori) Si va di sotto Lina stasera, si va di sotto…

Lina: Sie, un’altra di novo ora!

Moreno: (prendendo un altro biscotto dalla scatola) Sie, icchè t’hai paura che l’arrivi alla strada?

Lina: (al figlio, correndo a chiudere il coperchio della scatola) O che la fai finita di mangiare i biscotti a quest’ora! Questi son pe’ la colazione, ovvia. Se t’ha’ fame, c’è la frittata t’ho detto!

Piero: (sempre scrutando dalla finestra) Se continua a piove’ così, ha’ voglia se l’arriva nella strada! Guarda come la viene!

Carla: Sie,  vien via babbo! L’è una settimana che tu fai codesti discorsi. Oh che la smetti di fa’ paura alla mamma! Ormai siamo abituati. La un ci fosse mai stata la piena alle Sieci  lo capirei, ma ogni pochino l’Arno gli ingrossa, via….(andando a scoprire il pentolino sulla stufa) Piuttosto, icchè c’è da mangiare stasera, mamma? Perché oggi c’è stato così  da fare a i’ negozio che ho avuto i’ tempo  di mangia’ solo un panino….

Lina: (affettuosamente, alla figlia) Poerina la mi’ Carlina! Mah, se un la mangia Moreno, tu puoi finire la frittata d’oggi. (al marito che, preoccupato, ancora guarda fuori dalla finestra) Piero,  vien via anche te,  mettiti a tavola. Ho fatto anche i’carciofi in ginocchioni! Ora levo queste scatole di mezzo  e apparecchio. Finirò di sistemalle  dopo cena. (cercando la tovaglia in una scatola) O indo’ avrò messo le tovaglie…accidenti a ‘ traslochi!(trovandola) Ah, eccola….l’è un po’ frinzellosa ma stasera bisogna arrangiacci.

Moreno: Boni i carciofi in ginocchioni!….già, perché vu li chiamate così?

Carla: (con superiorità) Eddie, perché son cucinati senza gambo, ni’ tegame. Sennò perché secondo te? (sarcastica) Perché così si va contro a i’ sistema?

Moreno: Guarda Carla, non mi rispondere così perché sennò metto te in ginocchioni! E prega Iddio che un sia successo nulla alla Cinquecento….ora vo a vedere.

Piero: Unn’andare stasera, Moreno….

 Moreno: (avviandosi verso la porta) Vo via, invece. Ciao babbo, ciao madre (con voce nasale, per prenderla in giro)  Ciao Carla…

(Gli altri due salutano con un lieve cenno della mano)

Lina: (di nuovo con le mani sui fianchi) Unn’anda’ via, ti s’è detto! Che capone! Almeno che gli hai salutati i tu’nonni? Son belle andati a letto da un’ora….

Moreno: (sulla porta) Sì, sì, ciao.

(Moreno, alzandosi il bavero della giacca, esce)

Lina: (correndogli dietro fin sulla porta) Moreno, guarda di non torna’ tardi, eh? …(alzando la voce perché lui è già per le scale) Ricordati che domani te e i’ tu’ babbo vu dovete anda’ a piglia’ i mobili della cucina nova….da Plinio! (urlando) Che ha’ capito?

(Piero si mette al tavolo e si versa da bere)

Lina:  (al marito) Certo, se continua a piovere così, chissà come vu v’ammollate anche domattina…Eh, sarebbe un affare a caso portare gli scatoloni della cucina nova sotto l’acqua…Che saranno imballati bene, eh Piero?...No, un s’abbiano a sciupare quando sono ancora da rinnovare!

Piero: Son coperti bene, sì! Vai tranquilla!

(Lina inizia a stendere la tovaglia mentre Carla si dà da fare a cercare piatti e posate nelle scatole. Li strofina con il panno che è appoggiato sul tavolo)

Lina: (accennando un sorriso) Ah, a me un mi pare i’ vero di avere questa cucina nova! Che sogno! La mi garbò subito quando la vidi su’ i’ catalogo….(al marito) Eh, Piero? Ma com’è l’è, di’ la verità….La s’avesse avuta quando siamo stati sposi! E invece si tornò in quella casa vecchia, tutta buia, con que’ mobilucci scuri…una tristezza!

Piero: (soddisfatto) Eh, la s’è avuta dopo venticinqu’anni ma…la s’è avuta! Le cose le vanno fatte a piccoli passi, senza furia….c’è più soddisfazione, dopo!

Lina: (manifestando tutto il suo entusiasmo) Sì, sì…domani te e Moreno vu la montate, io mi metto a spolverarla tutta e rimetto tutte queste robine a posto…e dopo tutta questa fatica, s’ha a stappare una bottiglia di Vinsanto pe’ festeggiare…oh, perdie!

Piero: (a Carla) Carlina, un tu di’ nulla, te? Che se’ stanca?

Carla: Oggi s’è lavorato parecchio a i’ negozio, un ci siamo fermate un minuto. Co’ i fatto che domani l’è i’ 4 di novembre, la Festa delle Forze Armate, c’è stato da correre. E i‘ bello l’è che mi tocca andare anche domattina….meno male che pe’ le feste si lavora solo mezza giornata! (aiutando la madre a preparare la tavola) Ma poi mamma, con tutto questo piovere e tutta questa umidità, i capelli pigliano i’ crespo. Una fatica a liscialli, con quelle spazzole!

Lina: Via, un ti lamentare. Almeno te un lavoro tu ce l’hai!

Piero: Eh, Carlina! Te un tu se’ stata fortunata….un tu se’ nata da du’ signori. Te tu se’ nata da du’ poeracci. Pensa che io e la tu’ mamma siamo stati sposi ni’ 41, mentre ero di ferma durante i’ militare a Cagliari. Mi dettero una licenza di quattro giorni e ci si sposò. Come viaggio di nozze s’andò a mangia’ la bistecca a Firenze e poi a i’ Cine, a vedere i’ filme “Cuore”…..

Lina: (sospirando) Eh, te ne rammenti, Piero?….”La piccola vedetta lombarda”…..”Sangue romagnolo”….”I’ tamburino sardo”….quanto piansi quella sera!

Piero: E me ne rammento, vai! Invece che la prima notte di nozze la pareva la veglia d’un morto!

Lina: (sorridendo) Sie, grullo….

Piero: (alla figlia, sospirando) Mi sarebbe piaciuto favvi studiare di più, te e Moreno. Mi sarebbe piaciuto davvi un avvenire un po’ meglio….

Carla: (circondandogli con affetto le spalle  con un braccio) Via, o che discorsi tu ti metti a fare babbo? Io so’ contenta così: fo la parrucchiera, guadagno e sogno un giorno di mette’ su un negozio tutto mio alle Sieci …e poi….Moreno, studiare gli ha studiato….

Piero: (infervorandosi per l’argomento) Ma i’ dovere d’un omo…dico d’un omo, l’è quello di adoperassi a dare un futuro migliore a tutti….non solo a’ figlioli….a tutti! L’è pe’ questa ragione che ho accettato i’ ruolo di Consigliere Comunale nella Giunta di’ Boscherini. Io ho sempre partecipato di molto ma di molto attivamente alla vita politica di’ mi’ paese perché l’è con la politica che tu puoi migliora’ le cose….i’ resto l’è tutta una disorganizzazione organizzata bene, via!

(Entrano da sinistra Enrichetta e Luigi, i genitore anziani di Lina. Enrichetta ha lo sguardo vago, sembra quasi smarrita. Il marito la tiene per mano. I loro movimenti sono lenti e impacciati, dovuti alla vecchiaia. Enrichetta ha una semplice  vestaglia da camera sopra la camicia da notte. Luigi indossa una corta giacca da camera sopra il pigiama e un cappellino di lana, di quelli che si usavano per andare a letto. Si rivolge ad Enrichetta con un’infinita pazienza.)

Luigi: (entrando) O vediamo se la si ritrova…..(dando uno sguardo in giro, poi scorgendo la mantellina di lana grigia appoggiata alla sedia, vicino alla stufa) Eccola, eccola là la tu’ mantellina di lana…Ha’ visto un tu l’hai persa?

Lina: (preoccupata) Perché babbo, icchè succede?

Luigi: (sistemando amorosamente la mantellina sulle spalle di Enrichetta) La m’ha fatto rilevare da letto. L’ha cominciato a dire “M’hanno preso la mantellina….m’hanno preso la mantellina….” E un c’è stato verso. Tu lo sai la tu’ mamma come l’è, quando la si mette qualcosa in testa…..

Lina: (alla madre) Mamma, o un tu te ne ricordi che tu l’avevi messa alla seggiola?

Enrichetta: (smarrita e svagata)…. No…io un me ne ricordo….

Carla: Nonna, via ora torna a letto….

Enrichetta: (risoluta, mettendosi a sedere) Sie, ho da cucire…..datemi un po’ di fili…ho da ricamare…..

(Luigi guarda la figlia ed il genero scuotendo la testa, in segno di commiserazione)

Lina: Ricamare, mamma? Ricamare icchè?

Enrichetta: (più risoluta che mai) I’ corredo, no? Se voglio esse’ sposa bisogna che mi ricami i’ corredo. Prima parto dalle federe per benino e poi attacco co’ i’ lenzolo. (guardandosi intorno) Indo’ vu me l’avete messo i’ cotone da ricamo?

Piero: (scuotendo la testa) Eh….quando i’ capo un dice più i’ vero…..

Carla: (cingendole affettuosamente le spalle) Nonna, ora torna a letto però. Tu ricamerai domani…

Enrichetta: (convinta) Già, t’hai ragione nina! Ora gli è buio…sennò fo come la vecchia mal’addotta…quando l’è sera la tira la rocca!....lo cucirò domani, i’ corredo. (andando verso la finestra, verso il pubblico) E poi, senti come piove!

Luigi: (andando verso di lei) Già, senti come la viene…andiamo a letto, andiamo a letto!

(Si ode un tuono tremendo)

Enrichetta: (cacciando un urlo) Uh! (facendosi poi sveltamente il segno della croce) Gesù Nazareno, salvaci da i’ tono e da i’ baleno!

Lina: (a Piero, in tono di rimprovero) E qui’ testone di tu’ figliolo gli ha preso la macchina con questo tempo! Gli ha una testa dura come i’ marmo…gli assomiglia tutto a te!

Piero:Sta’ zittina, Lina….sta’ zittina….Ho un di que’ giramenti….

Enrichetta: (rivolta alla nipote ma non riconoscendola) Allora signora, noi si torna in camera, eh?

Carla: Sie, signora! O nonna….o un so’ la Carlina?

Enrichetta: (frugando nella mente, dubbiosa)…la Carlina….la Carlina….o chi Carlina?

Lina: (continuando a rovistare nelle scatole) Portala a letto babbo, l’è meglio….un tu vedi qui siamo ancora fra i cartoni?

Luigi: (facendo una carezza alla moglie, poi prendendola per mano) Poera Enrichetta mia! Quando t’eri giovane t’eri sverta come una starna….t’eri una che tu facevi gli occhi alle pulci…e ora invece…(rivolto alla figlia) L’altro giorno la m’aveva scambiato pe’ un su’ zio. La un faceva che dirmi “ Oh zio, come tu se’ assecchito!” E io a digli “ Oh Enrichetta, o un so’ Luigi, i’ tu’ marito?” ….E lei “ Che? Un vo’mariti, né dami, so’ troppo giovane!” (sempre rivolto a Lina) Guarda, la mi fece venire un cuoricino così!

Lina: (rovistando nelle scatole) Ci vole pazienza, babbo. L’hanno detto anche i dottori…l’è la circolazione a i’ cervello che la un gli funziona.

Luigi: (rassegnato) Pazienza…sì…sì…pazienza…(alla moglie, affettuosamente) Vieni, vieni con me, Enrichetta….Ha’ visto che tu l’hai ritrovata la tu’ mantellina?

Enrichetta: Sì…(poi guardando le due donne) Me l’avevan presa loro, sai? (poi sospettosa, al marito) O chi le son quelle du’ donne?

(Luigi la accompagna dolcemente verso sinistra, accarezzandola e  rassicurandola)

(Escono)

Piero: (alla moglie) Certo, la tu’ mamma la va proprio in ciampanelle, eh? A volte bisogna stagli dietro come a una bambina…(scuotendo la testa) Che peccato, però….E dire che l’era una donna che la mangiava i’ foco!

Lina: (preoccupata) Madonna Santa, la peggiora a tutto spiano….Eh, l’arterioscolosi l’è la peggior cosa, te lo dico io! Quando tu perdi i’ capo, l’è un pasticcio…..Ma che l’hai sentita? La voleva i fili pe’ ricamassi i’ corredo!

Carla: (guardando costernata fuori dalla finestra immaginaria, verso il pubblico)  Mi sta una fatica domattina a tornare in giù con  questo tempaccio!....Poi vero, quando piove a Firenze, si blocca tutt’i’ traffico. Su’ viali? Un passo e fermo, un passo e fermo.

Piero: (preoccupato) E i’ Terzolle come gli è, Carlina?..Grosso, eh? ….E l’Arno? Che ti se’ affacciata su’ Lungarni?

Carla: Sie, mi so’ messa a guarda’ l’Arno! Oggi un s’è fatto nemmen la pausa pe’ mangiare. Ho ingoiato un panino tra una permanente e un’altra….(continuando a guardare dalla finestra) Con tutta quest’acqua m’è preso una smania che m’è passata perfin la fame….

Lina:  (alzando il capo dalle scatole) Vien via, Piero! O che ricominci? L’Arno sarà come qui!

Piero: Allora gli è di molto brutto, Lina…ma di molto brutto!

Lina: (inginocchiandosi vicino alle scatole) Senti, a me un me ne importa se gli è brutto o bello. Ora ho da pensare alla mi’ cucina nova e a tutte queste robe qui (accennando al contenuto delle scatole) da rimettere a posto….

(Dalla radio si sente uno speaker che rilascia  un comunicato meteo:

 “……..Sulle regioni settentrionali molto nuvoloso con piogge estese e locali temporali anche di forte intensità. Sulle regioni centrali, su quelle meridionali e sulle isole, molto nuvoloso. Nel corso della giornata tendenza a graduale peggioramento sulla Sardegna e sulle regioni centrali tirreniche. Temperature in lieve aumento. Ora trasmettiamo musica sinfonica……”

La voce dello speaker si stempera lentamente)

(Si sente bussare. E’ Leda, l’inquilina del piano di sotto.)

Leda: (da fuori) Lina?....Lina?

Lina: Mi pare la voce della Leda…Carla, va’ a vedere….

(Carla esegue)

Leda: (sulla porta, a Carla) Carlina, la m’ha telefonato la  Gigliola e la m’ha chiesto se t’avevo sentito rientrare….L’ha fatto i’ castagnaccio, dice se tu vuoi andare da lei a mangiallo….

Carla: Essai, unn’ho nemmen cenato…quasi quasi, se la mi fa anche un caffellatte, vo volentieri….(alla madre) Mamma, vo a mangiare un boccone dalla Gigliola …..

Lina: Dalla Gigliola? O quella frittata avanzata, allora?

Carla: (arricciando il naso) No senti, mamma…la frittata la un mi va e poi te l’ho detto, m’è passato anche la fame. Fo per stare un po’ in compagnia…magari vedo se l’ha comprato i’ Grand Hotel novo così gli do un’occhiatina oppure si guarda un po’ di televisione…. Mi pare che stasera diano Scala Reale…la canta anche Dalidà….io vo, allora!(cantando) Bang bang…io sparo a te…bang bang….

(Esce canticchiando)

Piero: Ha’ tu visto? Chi passa in qua e chi passa in là…..stasera l’è Repubblica!

Leda: (entrando nella stanza) Che posso, Lina? Che hai da fare?

Piero: (con un lieve cenno del capo) Oh, Leda!

Lina: (smettendo di frugare nelle scatole e rialzandosi) Leda, vieni vieni…Arza i piedi mi raccomando perché, come tu vedi, qui c’è un gran bailamme. Guarda che lavoro, siamo ancora in mezzo alle scatole! Tu vedessi nelle camere come si sta! Si sembra gli abbaraccati di Napoli!

Leda: Difatti mi so’ detta, andiamo a vedere se la Lina l’ha bisogno d’una mano. Se un ci s’aiuta un po’ ni’ vicinato….fare i’ trasloco e poi co’ un tempo così l’è un affare a caso!

Lina: Leda, ti ringrazio ma guarda, icchè potevo fare l’ho belle fatto. M’è rimasto da tirare fori questi briccichi ma ora smetto. Aspetto che domani Piero e Moreno vadano a pigliare i mobili novi, sennò un so più indo’ mettere la roba….

Leda: Ah, bene! Che avete comprato la cucina nova?

Lina: (con soddisfazione, poggiando una mano sulla spalla del marito) Un te l’avevo detto?Sta’ zitta, sta’ zitta un ci sembra nemmen vero! E si disse con Piero, “ Come?  Finalmente la ci s’è fatta a tornare in casa nova e un ci s’ha a avere nulla da rinnovare? Oh, perdie!

Piero: (annuendo e sorridendo per un istante) Eh, già!

Lina: (proseguendo) Si disse: “Ci si indebiterà, si farà anche le cambiali ma i mobili della cucina s’hanno a ave’ novi”, o un si disse bene? Come dicano? La morte la c’ha a trova’ vivi. Intanto s’è fatto questa poi un altr’anno si starà a vedere. Se i ragazzi continuano a lavorare tutti e due, si pole mettere anche i’ telefono e la televisione….mi piacerebbe compranne una di marca Geloso, dice le funzionan bene…

Leda: (con sussiego) Eh, hai visto anche noi? S’è messo i’ telefono qualche mese fa….e l’è di molto comodo, bah! Prima bisognava sempre andare a telefonare a i’ Barre….

Piero: Sì, i’ telefono! Tanto gli è poco caro! E poi, mi par di vedevvi tutt’e due…invece di stare a ciabattare pe’ le scale dopo vu state a ciabattare a i’ telefono. Vu siete sempre a di’ male di quello e di quell’altro! (a Leda) Che la conoscevi te la suocera di’ Francalanci?...Quella che la morì a cent’anni?

Leda: O chi l’era codesta?

Piero: L’era una che l’è campata tanto perché la pensava per sé!

Lina: Un gli da’ retta, sai Leda….

Leda:  Eh, sì…insomma bene…(con una leggera punta di invidia) e come sarebbero questi mobili?

Lina: (orgogliosa) Di fòrmica marrone, come vanno di moda ora! Belli, sai? Me li sogno anche la notte. …si son presi da Plinio. Son belle arrivati ma siccome noi un s’era pronti, c’ha fatto i’ piacere di farceli appoggiare ni’ magazzino dietro a i’ Barre.

Leda: (scettica) Uhm…so’ stata a pigliare i’ pane pe’ domani da Renato e so’ passata proprio di lì ma…unn’ho visto proprio nulla….

Lina: (appena appena risentita) Oh Leda, un tu gli hai visti perché saranno stati imballati, via….son lì tutti inscatolati che unn’aspettano altro che si vada a prenderli. Lo dicevo prima, domani la sarà una giornata faticosa ma almeno dopo si sarà a i’ posto!

(si ode forte il fragore di un tuono)

Lina: Poerini, questo gli è cascato vicino, vai! …Ma con questo tempo, o dimmi te icchè si inventa?

Leda: Davvero sai, alla fine si tira tutti l’umido!...Si diventa tutti pesci anche noi!

(Piero si alza e va ancora a controllare alla finestra, verso il pubblico)

Leda: Insomma…bene, via. Allora vu festeggerete l’anniversario co’ mobili novi. Sbaglio o v’avete fatto venticinqu’anni di matrimonio la settimana passata?

Piero: (guardando la moglie) L’è aggiornata, però…(a Leda, iniziando a raccontare) Preciso.Sai Leda,noi siamo stati sposi ni’ 41 mentre ero di ferma a fare i’ militare a Cagliari. Mi dettero quattro giorni di licenza e sicchè ci si sposò. Come viaggio di nozze s’andò a mangiare….

Lina: (interrompendolo) …la bistecca a Firenze e la sera a vedere i’ filme “Cuore”…via, gliel’ho belle raccontato io cento volte!

Piero: (guardando fisso davanti a sé) Venticinqu’anni…siamo belle vecchi. Ora, bisogna fa’ largo alla gioventù….A queste giovani leve…pe’ vedere se perlomeno loro riescano indo’ un c’è riuscito a noi. Pe’ vedere se la levano loro questa disorganizzazione organizzata bene….sì, perché l’è un mondo di molto arrovesciato! Vediamo se a questi giovani  gli riesce di creare una società senza divisioni di classe! Ora Leda,  anche i’ governo…..

Leda: (interrompendo quel discorso politico che non le interessa affatto) Sì, sì….e Moreno…Moreno?  L’ho visto scendere prima….

Lina: Sta’ zitta, Leda. Gli è voluto andare di riffa e di raffa a Compiobbi dalla Fernanda!

Leda: Dalla fidanzatina, eh? Unn’è potuto stare! Comunque t’hai ragione a ave’ pensiero perché con questo tempo…Oh, che hai visto? Unn’ha smesso un minuto di piovere! (a Piero) Te che sei andato a vedere l’Arno su’ i’ ponte?

Piero: So’ andato, sì…l’è una brutta faccenda, te lo dico io.

Leda: Già, ho visto passare un monte di gente con gli ombrelli e con gli “sciantellì” a’ piedi che gli andavano a vedere la piena….Un gli ho mica detto nulla a Nanni, sai? Gli è andato a letto presto perché  monta di turno di mattina ma…(abbassando la voce, come impaurita)..la m’ha telefonato la Vezia da i’ Ponte…

Piero: Chi, la tu’ cognata?

Leda: Sì, la Vezia. Nanni gli era ni’ bagno e i’ telefono un l’ha sentito. Io un gli ho detto nulla, un s’abbia a preoccupare…

Piero: (spazientito) Ma icchè la t’ha detto la Vezia? Icchè? Che c’è da sapello?

Lina: Pieroooo! O falla chiacchierare!

Leda: (abbassando la voce come per fare una confidenza) A Pontassieve, indo’ la sta lei, gli hanno belle principiato a mettere i ballini di rena alle finestre delle cantine. Sai, lì come son loro, a i’ piano strada di’ viale Diazze, gli è un po’ pericoloso….e sono in bocca alla Sieve….

Lina: (mettendosi le mani nei capelli) Madonnina!…e noi, allora?  Siamo in bocca all’Arno!

Piero: (afferrando il giaccone poggiato sulla sedia, vicino alla stufa) Lina, la m’è passata anche a me la fame. Mi metto i’ giaccone e torno fori. Voglio vedere la piena alla Pescaia perché un so’ punto tranquillo.

Lina: O che torni fori un’altra volta? Tu sei un capone come i’ tu’ figliolo!

Leda: No, via Piero…unn’andare. O stai in casa con la Lina…un tu senti come la viene? (cercando di tranquillizzarlo) E poi, dalla Vezia l’è quasi normale che quando c’è la piena gli entri un po’ d’acqua in cantina…unn’è mica la prima volta! ….Ma indo’ tu vuoi andare?

Piero: (risentito) Ma che ve ne rendete conto o no che stasera c’è tutta Le Sieci a vedere l’Arno! Qui la gente l’è preoccupata, son giorni e giorni che unne smette. A questa girata succede qualcosa, me lo sento. L’è da oggi pomeriggio che son tutti alla Pescaia….Se un vu ci credete, andate a vedere….Alle Sieci di Sotto son tutti alle finestre…ve ne rendete conto o no? (parlando a se stesso) …E bisogna che vada, via…e poi…anche pe’ i’ Partito!

Lina: (struffiando) Uh! Te e i’ Partito, sai! Ce n’ha a esse’ di molti di’ Partito stasera a infradiciassi tutti pe’ andare a  vede’ piovere! Essai, son tutti lì a coda ritta!….Poi tu hai a bubare che ti fa male la schiena…..l’è dalle quattro, che tu se’ fori….un ti basta l’umido che t’hai preso? Che capone….

(Piero intanto si è infilato il giaccone e sta per uscire)

Leda: (all’uomo) …Via, allora si scende insieme. Ho messo i’ lesso a i’ foco, vo a riguardallo,  un m’abbia a straboccare…..

Lina: (andando anche lei verso la porta e cercando di convincere il marito) Piero….o stai a casa, no!…Stasera danno anche Tribuna Politica alla radio….parla Longo! Andiamo, s’ascolta insieme!

Piero: (sulla porta) Che lo vuoi capire che stasera l’è differente? Lina, stasera le Sieci va di sotto, ovvia!

(Esce)

Lina: Ma guardalo bellino!

Leda: Un te la pigliare, Lina. Tanto gli omini son fatti tutti eguali. Apposta un gli ho detto nulla a i’ mi’ Nanni!…Se t’hai bisogno, chiama….Ciao Lina, scendo anch’io….

(Esce)

(Lina è rimasta sola. Si guarda intorno sconfortata, poi si siede e poggia le braccia sul tavolo, reggendosi con una mano la testa)

Lina: (parlando a se stessa) Lui e la piena! L’è cinquant’anni che si vede le piene qui alle Sieci!

(Sentendo  il brontolare forte di un tuono e sobbalzando)….Accident’a tomà, m’ha fatto paura!….(guardando verso la porta da dove è uscito il marito) Essai gli è duro quell’omo, eh? Quando gli ha detto, gli ha scritto….(facendo uno sbadiglio e appoggiandosi un po’ di più alla tavola) …Lui un fa che pensare agli altri, sempre pronto a pensare a tutti….(imitandone la voce) “E quello gli ha bisogno…e quell’altro gli ha bisogno. I’ Partito qui….i’ Partito là….” Unn’ha che questi discorsi, lui! (rivolta verso la porta, come se parlasse a lui) Ma che t’hanno dato parecchio a te, quegli altri? Ma tu pensassi un po’ per te….

(La luce si va piano piano attenuando)

Lina: (sbadigliando) Ohi ohi, che stanchezza….ho frullato tutto i’ giorno e intanto m’hanno lasciato sola….(strascicando le parole come chi sta per addormentarsi) Moreno un c’è….quell’altra l’è giù dalla Gigliola a mangiare i’ castagnaccio……..(parlando a se stessa) E intantola frittata d’oggi un l’ha voluta finire nessuno…..(distende le braccia sulla tavola e vi appoggia la testa, cercando la posizione più comoda) La piena…sì..sì…la piena…l’acqua la sale…..ma intanto domani mi portano i mobili novi, vai vai ……i mobili novi….i mobili …..novi……

(Vinta dalla stanchezza si addormenta al tavolo.  La luce si attenua ancora di più mentre si fa più forte lo scrosciare della pioggia)

SIPARIO

Atto Secondo

Il sipario si apre sulla cucina deserta. Si sente sempre il continuo scrosciare della pioggia.

Da sinistra entra Lina, infreddolita, trascinandosi dietro Carla. La figlia è in pigiama e indossa calzini di lana. E’ insonnolita e visibilmente contrariata.

Carla: (brontolando tra il sonno) O mamma! Ma icchè tu m’hai svegliato a fare?...Dormivo proprio bene…..

Lina: (trascinando per mano la figlia) Carlina, l’è i’ tocco e un son tornati né i’ tu’ fratello né i’ tu’ babbo! M’ero appisolata alla tavola a aspettalli….

Carla: (sbadigliando) Eh, t’ho visto quando so’ rientrata. Tu dormivi così bene…tu russavi, anche e un t’ho voluto svegliare….(sbadigliando ancora e mugolando)…..perchè invece te t’hai svegliato me? Io domattina ho da andare a lavorare, ovvia!

Lina: T’hai ragione, Carlina mia ma….a chi mi dovevo raccomandare? A’ tu’ nonni? (andando verso la finestra immaginaria, verso il pubblico) Dio mio, come piove! O indo’ saranno infilati?

(Carla afferra una sedia in malo modo, si siede e poggia la testa sulla tavola come per riprendere sonno)

Lina: Madonnina benedetta…o indo’ saranno? Anche Moreno….o icchè pensa?….

Carla: (ad occhi chiusi, farfugliando) Che puoi parlare un po’ più piano, pe’ piacere?

(In quel momento si ode un rumore di passi. E’ Piero che rientra in casa, fradicio di pioggia. Lina gli si fa incontro, agitata. Piero entra scuotendosi l’acqua di dosso)

Lina: Piero!

Carla: (alzandosi precipitosamente dalla sedia) Babbo!

Lina: (rimproverandolo) Piero….oh, Piero! Ma che lo vedi che ora l’è? (poi prestando finalmente attenzione alle sue condizioni) Oh mamma! Tu se’ tutto molle!

Piero: (con la voce resa un po’ ansante dalla disperazione) Lina..Lina…gli è un gran macello!....Fori sembra l’Apocalisse!...C’è l’acqua….c’è l’acqua….(e  vedendo  che la moglie non capisce, urlando) C’è la piena!

Lina: (aiutandolo a sfilarsi il giaccone) Macchè piena e piena, Piero! Ma un tu lo vedi come tu se’ fradicio, Dio bonino!

Piero: (sbrigativo) Dammi degli altri panni, lesta! Dammi degli altri panni…mi devo cambiare! Bisogna che torni fora!

Lina: (cercando di mostrarsi paziente) Oh Pierino, l’è i’ tocco. Che ha’ inteso? I’ tocco. ….ma che la smetti pe’ piacere di fa’ questi lavori. T’hai cinquant’anni, Piero! O che hai bisogno di fare sempre i’ paladino di tutti, te?

Piero: (massaggiandosi insistentemente un ginocchio) Trovami i panni, t’ho detto.

Lina: Ma mi dici icchè t’hai intenzione di fare, eh? Ma che vuoi morire di polmonite? Icchè un tu c’hai avuto in guerra che lo vuoi piglia’ pe’ la piena dell’Arno?

Piero: (sedendosi, massaggiandosi il ginocchio e lamentandosi) Ohi ohi, i’ mi’ ginocchio…..ohi ohi….

Lina: (prendendo una sedia e sedendosi di fronte a lui) Piero…Madonnina santa, ascoltami un attimino….Te, bisogna che tu ti metta in testa che certe cose un tu le puoi fa’ più. Bisogna che tu capisca che codesti ginocchi tu te li sei rovinati a giocare a i’ pallone e tanti sforzi un tu li puoi più fare….(rivolta alla figlia) Ora tu vedrai che ci sarà anche da tornare alla Mutua a fassi le cure! (cercando di farlo alzare, con voce amorevole) Andiamo, via…spogliati per benino qui, davanti alla stufa perché in camera c’è più diaccio…..Ora ti fo una bella camomilla carda e poi tu infili a letto…(rivolta a Carla) Ma guardate stasera icchè si deve vedere….

Carla: A me vu  mi sembrate tutti grulli! Ho un sonno che un mi reggo in piedi e voi vu state a questionare a i’ tocco di notte!

Piero: (alzando la voce e agitandosi) Ma allora un vu capite! L’acqua l’è entrata nello sbocco…(scandendo bene le parole per farsi comprendere meglio)….nello sbocco. Son tutti fori a aiutare la gente a sgomberare! Che avete capito, ora? Nelle Sieci c’hanno l’acqua alle cantine e ora vu vedrete che l’arriva anche nella strada…vu vedrete!

(Da sinistra entra Luigi, in pigiama)

Luigi: (entrando)….e quando l’acqua l’arriva allo sbocco…..tutta Le Sieci la va di sotto!

Lina: (costernata) Ohi ohi, babbo! O che ti se’ svegliato anche te? Icchè tu fai in piedi?

Luigi: (avvicinandosi a Piero) E un si dorme stanotte….un si dorme!

Piero: (al suocero, come per cercare solidarietà) Oh Zazzeri, icchè vu dite voi? L’è una faccenda di molto brutta, no?

Luigi:  Se l’è brutta? Io, in tant’anni unn’avevo mai visto un lavoro come questo!(a Lina in tono autoritario, ritrovando per un momento tutta la sua sicurezza) Lina, va’ a pigliare i mi’ pantaloni pesanti e anche i’ mi’ pastrano e daglieli a Piero. Gli ha ragione….bisogna che torni fora a aiutare quella poera gente!

Lina: Oh babbo! Che ti ci metti anche te, ora?

Luigi: (a Lina) Un ti scordare che Piero gli è anche ni’ Consiglio Comunale e c’ha delle responsabilità. Bellino guarda, se lui rimanesse co i’ culo a i’ cardo mentre la gente fori l’è disperata e sgomenta co’ piedi nell’acqua!

Piero: (a Luigi) Ecco, diteglielo anche voi, Zazzeri! Un si po’ pensare solo pe’ noi!

Lina: (rammaricandosi) Oh, Piero….ma tu se’ stato fori tutta la sera….

Luigi: (alzando un po’ la voce) Lina, pena poco! Piglia que’ panni che ti s’è detto!

(Lina esce a sinistra,  scuotendo il capo)

Carla: (sbuffando) Ohi ohi, ma icchè l’è tutta questa confusione? Sicchè un c’è verso di dormire? Ma io domattina…anzi, tra poche ore, devo andare a lavorare, eh?

Piero: (andandole vicino) Poera Carlina, t’ha’ ragione….ti s’è svegliato…poera la mi’ chiocciolina! (sospirando) Cara Carlina mia, l’è un gran casino, sai?...Stasera mi sa che si va di sotto….

Carla: (ora completamente sveglia) Ma che dici davvero, babbo?

Piero: Sì, Carlina! L’acqua l’è belle entrata nello sbocco e alle Sieci di Sotto c’hanno belle le cantine allagate. L’è un casino perché l’Arno un riceve più l’acqua di’ fosso!.....(guardando davanti a sé come se si trovasse davanti a quello spettacolo) Tu vedessi….l’acqua la fa paura….voi un vu ve ne rendete mica conto! Alla Pescaia l’è tutta pari….sembra un mare…la Pescaia la un si vede più….e i’ rumore…i’ rumore che la fa tutta quell’acqua…..t’entra ni’ cervello e un ti risorte più! C’è tutta la gente laggiù, con gli sciantellì, con gli impermeabili, co’ piedi nell’acqua….tutti laggiù a sgomberare le cantine! Vu vedessi…sembra i’ giorno di’ Gastigo!

Carla: (con apprensione) Ma …Moreno? Unn’è tornato ancora?

(rientra Lina con in mano un paio di pantaloni, un impermeabile, un paio di calzini e un fazzoletto da uomo)

Lina: (entrando brontolando, a Piero) Tieni, cambiati anche i calzini. Chissà che piedi fradici che t’hai….e poi t’ho preso anche una pezzola asciutta…a vedere come tu se’ molle, quella che t’avevi in tasca de’ carzoni l’è fradicia di sicuro!

(Piero si avvicina alla stufa, comincia a spogliarsi lasciando cadere a terra gli indumenti bagnati. Lina li raccoglie e li porta via, uscendo a sinistra.)

Carla: (abbassando la voce per non farsi sentire dalla madre) Eh, babbo? Ma Moreno…..

Piero: (finendo di vestirsi) Tornerà, tornerà…un ti preoccupare….oh, unn’è mica grullo! Moreno gli è un ragazzo intelligente,  lo sa come fare a tornare a casa….(poi però, preoccupato) Certo….se chiudano la strada….come fa?

(Luigi si avvicina alla sinistra del boccascena, davanti al pubblico, guardando attraverso alla finestra immaginaria. Stringe gli occhi per vedere meglio.)

Luigi: (con una forte esclamazione) Ma quello..quello gli è…i’ Pieraccioni! (voltandosi verso i familiari) C’è i’ Pieraccioni!!

(Entra Lina da sinistra)

Lina: (entrando) Icchè tu dici, babbo?

Luigi:  (agitatissimo) Siiiì! …Passa i’ Pieraccioni!

Lina: (voltandosi stupita verso il marito e la figlia) I’ Pieraccioni? Icchè c’entra i’ Pieraccioni, ora? Vai, ora mi perde i’ capo anche lui!

Luigi: (insistendo a guardare e mettendosi una mano sopra gli  occhi per mettere meglio a fuoco) Siiiì, vi dico! E passa la famiglia di’ Pieraccioni….(additando) Mario…l’Assuntina…i vecchi e le bambine, guardate!

(Tutti si fanno più vicini a Luigi e aguzzano la vista)

Luigi: Gli hanno un carretto co’ un monte di roba sopra…e gli hanno messo sopra anche i’ cane!

Lina: Passano i Pieraccioni? Oh babbo, ma icchè t’hai visto? Che sogni?... (facendosi largo fra gli altri per vedere meglio) Fammi vedere a me….(rimanendo poi in silenzio e sgranando gli occhi di fronte all’ipotetica scena)……..Oh mamma! C’è i’ Pieraccioni davvero! O cchè fanno? Indo’ vanno?

Luigi: E traslocano…anzi….gli sfollano, secondo me!

Piero: (guardando verso il pubblico e chiamando a gran voce) Marioooo! Oh, Mariooo! O icchè vu fate?

(rispondono voci fuori scena, in lontananza)

Voce di uomo: Pierooo! C’hanno detto di abbandona’ la casaaaa! Si sfolla a i’ Lippi, su a i’ Poggio a Remoleeee….

Piero: (vociando, facendo imbuto con le mani) Come vu sfollate? Chi ve l’ha detto d’anda’ viaaaa?

Voce di donna: (in lontananza) Gli è passato i’ Maresciallo de’ Carabinieri di’ Ponte con du’ Guardieeeee!....Dice c’è i’ pericolo della pienaaa….

Voce di uomo: (in lontananza) L’acqua l’è belle alla strada, dietro alla Torre di’ Mechiii!...Gli hanno belle mandato via anche dell’altra genteee….

Lina: (allarmata, appoggiandosi al braccio di Piero) O come, Piero…o indo’ vanno….o come…

Piero: (con le mani a imbuto, gridando) Ma icchè vu c’avete su qui’ carretto?

Voce di uomo: (in lontananza) S’è preso i’ minimo: du’ cenci, un po’ di quattrini e le robe delle figlioleeee…..

Voce di donna: (in lontananza) …perché dice che se l’acqua la un s’abbassa…l’è pericoloso stare in casa….sicchè stanotte si va a i’ Lippiiii…..

Carla: Poera gente!

Lina: (portandosi la mano alla fronte, con disperazione)  Ohi ohi, Piero…mi sento male….

Piero: (impaziente, infilandosi velocemente il pastrano) Via, bisogna che riparta. Laggiù c’è bisogno anche di me! (a Luigi) Voi, Zazzeri andate con la Carlina in camera…

Carla: Io vo in camera sì, ma sto alla finestra! Ormai, chi dorme più stanotte? (rivolta al nonno) Vieni nonno, vieni anche te in camera mia….si guarda icchè succede!

(Lo prende a braccetto e si avvia con lui verso sinistra)

Luigi: (voltandosi verso il genero) Piero…mi raccomando, sta’ attento!

(Esce a sinistra con Carla)

Lina: (andando verso la porta e cercando di fermare il marito) Piero, fermati…Piero, indo’ tu vai? Un t’azzardare a uscire di casa, sai?

(Piero si libera dalla sua stretta ed esce)

Lina: (sulla porta, urlando) Piero! Pierooo! Ohi ohi…(tornando lentamente al centro della stanza)..ora ci voleva anche questa…(disperandosi) …ohi ohi…o Morenino, indo’ sarà?

(Si ode il cupo brontolare di un tuono in lontananza e lo scrosciare della pioggia che scende. Lina rimane in silenzio al centro della stanza, torcendosi le mani e guardando ora a destra ora a sinistra, spaesata.)

Lina: (parlando a se stessa) No…io un ci posso credere…ma come? La situazione la precipita a questo modo? ….Piero, co’ piedi nell’acqua a aiutare la gente...i’ mi’ Moreno che un si sa indo’ sia…Un posso scendere nemmeno dalla Leda a telefonare perché i’ telefono un ce l’hanno a Compiobbi…..accident’a loro! (vagando come sperduta nella stanza e disperandosi) E dire che siamo appena tornati nella nostra casina nova…si poteva stare come pascià!....Domani mi montavano la mi’ bella cucina nova….(accarezzando una scatola di cartone)…io piano piano rimettevo tutta la mi’ robina a i’ posto…..(accennando un fugace sorriso)….avevo di già pensato di invitare a desinare la Fernanda co’ su’ genitori….lo sai come sarebbero rimasti a vedere que’ be’ mobili marroni ….(accarezzando il tavolo, sognante)….lisci…lucidi…belli! Sarebbe stato contento anche i’ mi’ Moreno…..(cominciando a piangere, a voce alta) …Moreno! Moreno….ma indo’ tu sei?

(Piange. D’un tratto la stanza si fa buia perché è andata via la corrente. Una luce azzurrina illuminerà appena la scena)

Lina: (angosciata, con voce tremante) Meglio! Ora l’è andata anche via la luce…sembra d’essere in tempo di guerra! (a tastoni cerca un posto dove sedersi) Oddio…e ora icchè fo qui da sola? (piangendo e disperandosi) Icchè fo?....Indo’ sarà qui’ ragazzo….o perché s’è fatto anda’ via? Se gli succedesse qualcosa …..mi ci butterei io nella piena! (giungendo le mani in una preghiera) Madonnina, salvatemi i’ mi’ Moreno e i’ mi’ Piero…

(Lina poggia il capo sul tavolo e si abbandona ad un pianto disperato.

Da sinistra entra Enrichetta, anche lei in camicia da notte. Sulle spalle tiene stretta la sua mantellina di lana grigia. Sente i singhiozzi di Lina e resta un po’ assorta a guardarla. Poi, a tastoni si avvicina a lei e le mette lentamente una mano sulla spalla)

Lina: (sobbalzando) Mamma! Tu m’ha’ fatto paura!...Icchè tu ci fai qui invece d’essere  a letto? (piangendo e abbandonando di nuovo la testa sul tavolo) Un c’è pace…un c’è pace, via…

(Enrichetta rimane in silenzio a guardarla poi, timidamente, accenna a farle una carezza sui capelli)

Lina: (alzando lievemente la testa, fra le lacrime) Mamma, pe’ piacere torna a letto….torna a letto….

(Lina singhiozza e si copre il volto con le mani. Enrichetta continua ad accarezzarle i capelli poi, lentamente prende a tastoni una sedia e, anche se faticosamente e al buio, siede accanto a lei. Lina alza la testa, la guarda poi china di nuovo il capo e piange più forte.

Enrichetta le cinge lentamente le spalle con il braccio, costringendo dolcemente Lina a poggiare la testa sulla sua spalla. Nel silenzio si sentono solo la pioggia e i singhiozzi di Lina)

Enrichetta: (con voce dolce e lenta, come per raccontare una fiaba ad una bambina piccola) C’era una volta….Piccinuccio….

Lina: (alzando la testa e scostandosi da lei) Mamma, pe’ piacere, eh?

Enrichetta: (proseguendo, imperterrita)…Piccinuccio…un bambino piccino piccino che montava sempre su un fico perché gli piaceva tanto i fichi….(continuando a carezzare i capelli alla figlia). Un giorno, mentre gli era sull’albero, gli arrivò l’Orco….e l’Orco gli disse: “Piccinuccio…buttami un fichino con la tu’ manina….” E Piccinuccio rispose…..(guardando interrogativamente  la figlia per farsi dare da lei  la risposta) …rispose?

Lina: (con voce di pianto e tirando in su con il naso)….”No…tu mi chiappi…”(piangendo, rivolta alla madre) Mamma, questa tu me la raccontavi sempre quando ero piccina….

Enrichetta: (continuando) ..E l’Orco…”No, un ti chiappo…o buttami un fichino con la tu’ manina” e Piccinuccio glielo buttò ma i’ fico cascò in terra. ……..Allora l’Orco disse “Piccinuccio…questo l’è cascato in terra e l’è tutto sudicio…o buttamene un’altro con la tu’ manina…”

Lina: (alla madre)…Tu me la raccontavi sempre in tempo di guerra quando si sfollava da i’ Giani e s’andava a corsa in Grigigliano…..

Enrichetta: (continuando) ….Piccinuccio diceva “No, tu mi chiappi” …e insomma…no, un ti chiappo, sì tu mi chiappi…Piccinuccio gli dette un fichino con la su’ manina e l’Orco…lo chiappò!

Lina: (sempre immersa nei ricordi) …Io, con quelle gambucce corte mi stancavo subito …e allora te, mamma tu mi prendevi a cavalluccio…..Che paura che avevo…ma te, mentre tu mi accarezzavi  i capelli,  con quella storia di Piccinuccio tu me la facevi sempre passare……(ricordando ancora) Lo zio Giovacchino gli aveva più paura di tutti…Ti rammenti, mamma quando cascò quella bomba vicino e lui se la fece addosso? Poeraccio…..

Enrichetta: (facendole poggiare di nuovo la testa sulla spalla e proseguendo) L’Orco lo chiappò, lo infilò in una balla e tutto contento si avviò verso casa con l’acquolina in bocca: quella sera Piccinuccio sarebbe finito ni’ su’ pentolone!....Mente l’Orco camminava però…cominciò a sentire un rumorino alla pancia…insomma, pe’ falla breve…gli scappava la cacca….(sorridendo alla figlia) …proprio come a i’ zio Giovacchino…

Lina: (abbozzando un lieve sorriso e proseguendo lei la fiaba che conosce a memoria) …Allora posò la balla in terra, vicino a un cespuglio ma Piccinuccio,  furbo furbo, cominciò a dire….

Enrichetta: (proseguendo in quel gioco a due voci)  “Orco, va’ più in là che sento puzzo!”…e l’Orco si spostò un po’ …..ma Piccinuccio ancora a dire ….

Lina: “Orco, va’ più in là che sento ancora puzzo!”…. l’Orco si spostò più lontano che mai e Piccinuccio co’ i’ coltellino fece un buco nella balla e sortì fori. Ma prima di scappare riempì tutta la balla con dei sassi grossi grossi…..

(Lina ha smesso di piangere e guarda la madre con un vago sorriso)

Enrichetta: (proseguendo) Quando si fu sistemato, l’Orco si rimise la balla sulle spalle e disse “ O Piccinuccio, come tu se’ peso!”…..Quando gli arrivò dalla su’ moglie,  gli disse tutto contento “Moglie, metti a’ i’ foco i’ pentolone perché stasera si mangia Piccinuccio!” ….La su’ moglie la rovesciò la balla e …..PATAPUNFETE! Invece di Piccinuccio cascò ni’ pentolone un mucchio di sassi e la si bruciò tutta con gli schizzi dell’acqua bollente. E la disse………

Lina e Enrichetta: (guardandosi negli occhi, all’unisono) …O come gli è citrullo i’ mi’ marito, s’è fatto pigliare in giro da Piccinuccio!

(Le due donne mentre sorridono, continuano a guardarsi. Enrichetta continua a carezzare la testa della figlia.  Rimangono così, in silenzio nella luce azzurrina mentre la pioggia continua a cadere)

(Dalla radio parte la voce dello speaker per un comunicato:

“Interrompiamo il programma per trasmettere un appello del Prefetto di Firenze in seguito agli allegamenti avvenuti nella città. Tutti i Direttori degli ospedali devono recarsi immediatamente e con ogni mezzo al loro posto di lavoro per approntare i mezzi con i quali sia possibile accogliere gli eventuali sinistrati. La cittadinanza fiorentina dovrà fare uso parsimonioso di acqua potabile dove disponibile fino a quando……..

(la voce dello speaker sfuma lentamente)

 (da fuori si sentono delle voci concitate  e il lamento di una donna. Entra Piero, seguito da Leda e dal marito Nanni. E’ evidente che si sono alzati precipitosamente dal letto. Hanno i capelli arruffati e un plaid ciascuno buttato sul pigiama e sulla camicia da notte. Leda piange disperata nascondendo ogni tanto il viso nel fazzoletto)

Leda: (entrando) Oddìo, oddìo! L’è entrata dappertutto…oddìo, tutta la nostra roba…..

Lina: (risvegliandosi come da un sogno e guardandoli stupita) Ma…ma icchè c’è?

Nanni: (disperato, mettendosi le mani nei capelli) S’ha l’acqua in casa…s’ha l’acqua in casa!

Leda: (gettandosi fra le braccia di Lina) Oddìo, Lina! Tu vedessi..l’è entrata all’improvviso…da sotto le porte e l’ha riempito prima l’andito e poi la cucina…

Lina: (abbracciando la vicina) Ma icchè tu dici?....(guardando il marito)…Piero….

(Piero scuote il capo come per non voler parlare e comincia a camminare su e giù per la stanza)

Nanni: …Un s’è avuto i’ tempo di piglia’ nulla..in un attimo s’aveva l’acqua alle gambe…

Piero: L’acqua? La mota, tu vorrai dire…Tu vedessi, Lina! C’è mezzo metro di una fanghiglia marrone dappertutto…

Leda: (piangendo) Tutta la mi’ roba…tutta la mi’ roba! Come si fa, ora?

Lina: (alla vicina) Via, Leda…un fa’ così….(quindi rivolta alla madre che è rimasta seduta e impassibile con lo sguardo fisso davanti a sé) Mamma, ora bisogna davvero che tu vada a letto, su! (costringendola ad alzarsi) Va’ di là, c’è i’ babbo che t’aspetta…

Enrichetta: (guardando prima a destra e poi a sinistra, disorientata)….Indo’ vo?

Lina: (guidandola verso sinistra) Là, in camera…vai..vai…

(La spinge verso la porta. Enrichetta esce.)

Lina: (torcendosi le mani, visibilmente agitata) Ditemi tutto…icchè c’è? …Icchè succede?

Nanni: Basta che tu t’affacci alla finestra, tu lo vedi da te icchè succede! ….L’acqua l’entra nelle case!

(Lina corre verso la finestra, verso il pubblico e guarda fuori, sgomenta. Poi si chiude la bocca con una mano come per soffocare un urlo)

Leda: (afferrando una sedia) Fatemi mettere a sedere perché le gambe le un mi reggan più…..

Lina: (smarrita, cercando di nuovo lo sguardo del marito) …Piero….

Piero: Ha’ visto? Un ci si credeva!...Chi rideva, chi scherzava…chi si domandava  icchè fare domani perché l’è festa….chi pensava alla cucina nova!  E intanto nessuno s’accorgeva che l’Arno non solo un riceveva più dalla Sieve…ma nemmen da i’ torrente che vien lassù da i’ Sasso…

Nanni: ….e così l’acqua l’è entrata tutta nella Statale!

Lina: (realizzando solo in quel momento la gravità della situazione, urlando) Piero!...I’ mi’ Moreno!...Come fa a tornare a casa?

Piero: (preoccupato ma cercando di non darlo a vedere) Eeeh!...Tu vedrai in qualche modo farà…unn’è mica più un bambino!

Nanni: (inopportuno) Maremma cane! O Piero, tu l’hai visto anche te i’ Maresciallo de’ Carabinieri quando l’è passato su i’ gommone..

Lina:  (incredula) Su’ i’gommone?...Su i’ gommone?

Nanni: (continuando imperterrito) Sì, c’ha detto che a Compiobbi un autista di’ Chelazzi gli aveva appena finito i’ turno e tornava a casa quando s’è visto questa marea davanti che la cresceva…Gli ha fatto appena in tempo a voltare i’ culo con la macchina e a portarla su una collinetta sennò un’ondata….

Leda: (al marito, in tono di rimprovero e accennando a Lina) Nanni! Fagli paura dell’altro, sai? Voi omini v’avete la sensibilità degli elefanti!

Lina: (correndo ad abbracciare il marito) No, Piero! Dimmi che unn’è vero nulla! Dimmi che Moreno gli sta bene!

Piero: (tenendola stretta) Certo…certo che gli sta bene. Sarà a casa della Fernanda, tu vedrai…..

Lina: E se fosse belle venuto via?...Se fosse rimasto pe’ la strada?

Piero: No…no…però la situazione l’è precipitata, Lina!...io ho fatto appena in tempo a rientrare in casa che l’è arrivata un’ondata che l’ha rotto perfino i vetri alla casa qui davanti…poi mi so’ trovato in un batter d’occhio con l’acqua a metà gamba!

Leda: (piangendo) Meno male che s’era svegli….altrimenti si faceva la fine de’ topi…si moriva affogati!

Nanni: Sie, ora! Esagerata! (poi a Piero, afferrandogli le mani) Comunque,  grazie dell’ospitalità, Piero….io un so come si sarebbe fatto, sennò!...Un tu volevi stare giù, ci sarà un metro d’acqua di già!...(alzando le braccia al cielo) Io tirerei certi moccoli, vedi!

(Entra Carla in camicia da notte. Sopra ha indossato un golfino di lana. Batte i denti per il freddo.)

Carla: (infreddolita) Maremma, mi so’ rassegata tutta a stare lì a riaddormentare i nonni…son come i bambini….(vedendo finalmente i vicini) ….ma…o voi?

(Leda fa un cenno come di chi non ha più forza per parlare e ricomincia a piangere)

Nanni: C’è toccato venire su…s’ha l’acqua in casa! Vu vedessi, galleggia …seggiole …tavolini …vasi…

Leda: (piangendo più forte) La mi’ roba…la mi’ roba!

Carla: (correndo e abbracciare la madre) Mamma…mamma….a Rifredi icchè faranno? Che sarà entrata l’acqua anche ni’ negozio?....E noi come si farà?

Lina: (riacquistando per un attimo la sua sicurezza di donna di casa e carezzando la figlia) Sta’ bonina, Carla..sta’ bonina! Tu vedrai in qualche modo si farà. (rivolta ai vicini) Anche voi, un vi preoccupate! Vu starete qui da noi…ci s’accomoderà alla meglio….E finchè in casa ci s’ha pastasciutta e farina gialla pe’ fa la pulenda, ci sarà da mangiare pe’ tutti…di fame un si more! La ci s’è fatta in tempo di guerra, la ci si farà anche ora!

Leda: (disperandosi) Ma tutta la mi’ roba…i’ mi’ bell’armadio…i’ mi’ be’ letto…avevo messo anche la coperta chiara, chissà come la mi si concia…..

Lina: (andando a consolarla) Eh, via Leda! Un ti confondere! Meglio salvare la nostra pelle che la roba! La roba la si ricompra ma noi, quando siamo morti, un ci ricompra più nessuno!

Leda: Eh…tu dici bene, te! Tu stai a i’ primo piano….l’acqua qui la un t’entra di sicuro! Ma io…la mi’ casina a i’ pianterreno……

(Si sente un rumore affrettato di passi e delle voci alla porta di ingresso)

1° Vigile del Fuoco: (da fuori) Aprite, gente! Siamo i Vigili di’ Foco!

2° Vigile del Fuoco: (da fuori) Unn’abbiate paura, gente! Aprite….

Piero: (stupito) I Vigili?

Nanni: Ma chi? I Pompieri?

(Piero corre ad aprire. Entrano due Vigili del Fuoco, tutti fradici. Uno di loro ha un rotolo di corda sulla spalla)

1° Vigile del Fuoco: (entrando) Siamo a fare una ricognizione. Tutto bene qui?

2° Vigile del Fuoco:A i’ pianterreno chi ci sta? …No, siccome un rispondeva nessuno s’è forzato la serratura ma s’è trovato l’appartamento vòto….

Nanni: (avvicinandosi) Ci sto io con la mi’ moglie… (accennandola)….Quando l’acqua l’ha cominciato a salire noi siamo saliti su dall’Ottanelli…

1° Vigile del Fuoco: V’avetefatto bene! Chi stava nelle case a i’ piano terra son stati fatti evacuare oppure son saliti dai vicini…..Oh, un vi movete da qui pe’ nessuna ragione, eh? L’è pericoloso andare fori ora.

Lina: (con apprensione) …Piero…Piero…io mi sento male….

Piero: Ma la situazione come l’è?...Come l’è?

2° Vigile del Fuoco: C’hanno avvertito in caserma cinque o sei ore fa. S’è avuto le chiamate perché a Pontassieve, in via Verdi,  l’acqua la cominciava a ricoprire piano piano le macchine…s’è salvato solo i’ camion della nettezza.

1° Vigile del Fuoco: S’è cominciato a distribuire alla popolazione cemento e mattoni…pe’ cercare in qualche modo di arginare l’acqua….

2° Vigile del Fuoco: …ma un si pensava mica che succedesse una catastrofe simile….

Carla: (stringendosi alla madre) Mamma, io ho paura…..

Lina: ….Piero, mi sento male….

Piero: E i’ sindaco?...I’ Boscherini?

1° Vigile del Fuoco: Gli era a una riunione a Doccia. Quando l’ha saputo s’è subito precipitato giù. Gli ha chiamato immediatamente la Prefettura pe’ avvertire delle condizioni in cui la s’è venuta a trovare la popolazione ni’ cuore della notte….C’hanno avvertito proprio ora che gli sta venendo alle Sieci.

Piero:  Ma…mettevi un attimo a sedere…Che ve lo posso offrire un po’ di vino?

2° Vigile del Fuoco: (guardando il collega) Di solito in servizio un si beve ma..i’ freddo stasera c’è entrato nell’ossa…un gocciolino, tanto pe’ riscaldassi, si piglia volentieri….

Piero: Diamine! (alla moglie) Lina, indo’ sono i bicchieri?....(ai vigili) Abbiate pazienza ma, come vu vedete, s’è appena fatto i’ trasloco e s’ha ancora tutto nelle scatole…(alla moglie) Lina, allora questi bicchieri?

Lina: Piero…io mi sento male…..

Carla: Babbo, te li trovo io. (rovistando in una scatola) Eccoli….

(Piero versa da bere ai due pompieri)

1° Vigile del Fuoco: (alzando il bicchiere per frenare la mescita) Le’…le’! Basta un gocciolino perché s’ha da riprendere i’ nostro giro….

2° Vigile del Fuoco: (alzando il bicchiere) Alla salute…di tutta la popolazione.

(I due pompieri bevono)

Nanni: Ma qui alle Sieci, l’acqua che ha fatto danni?

1° Vigile del Fuoco: Ancora di preciso un si sa. L’acqua la corre pe’ le strade che la sembra un fosso. Passa di tutto: alberi, tronchi, scatole, catini…animali morti….

Leda: Animali morti?

2° Vigile del Fuoco: Sì, dianzi ho visto passare una decina di galline e poi anche un cane…

Carla: Poerini!

Lina: (con voce flebile, lasciandosi cadere a sedere) Piero..mi sento male….

1° Vigile del Fuoco: Di tutto, passa….Mezz’ora fa o unn’ho ho visto passare degli scatoloni tutti imballati!..... La strada la faceva una curva e questi scatoloni, ni’ vortice della piena, gli hanno fatto un rifrullone, si sono schiantati in un muro e si sono aperti…e icchè c’era dentro?

Nanni: Icchè c’era?

1° Vigile del Fuoco: C’erano dei pezzi di mobili…all’occhio mi sembravano quelli d’una cucina nova, ancora da montare. Gli hanno fatto un rifrullone e poi son spariti sott’acqua….positivo la piena l’è entrata in qualche magazzino e l’ha fatto pulito….

Lina: (alzandosi dalla sedia  lentamente, gli occhi sbarrati) Una cucina nova, l’ha detto?...di fòrmica marrone?

1° Vigile del Fuoco: Se l’era di fòrmica, signora un lo so ma…l’era marrone sì  …..e nova anche perché gli scatoloni l’eran tutti imballati….perchè?

Lina: (dando un urlo e accasciandosi in terra) La mi’ cucina!

Piero: (accorrendo e tirandola su) Oddìo…Lina….Lina!

Carla: (impaurita) Mamma!

(Tutti si fanno intorno alla donna aiutandola a sedersi. Piero le tira degli schiaffettini per farla riprendere)

Leda: afferrando il fiasco di vino e riempiendo un bicchiere) Dategli un po’ di questo…fateglielo annusare!

Nanni: Sie, unn’è mica aceto!

Lina: (riprendendosi lentamente) La mi’cucina…la mi’ cucina nova….

Leda: (piano, a Nanni) Icchè tu vuoi, se l’hanno appoggiata ni’ magazzino di Plinio…l’è proprio sull’Arno, dietro alla pista da ballo!....L’è stata la prima a partire….

Lina: (piangendo debolmente) Piero…Piero…

Piero: (tenendole la mano) So’ qui, Lina…

Lina: La mi’ cucina….la mi’ bella cucina …di fòrmica marrone…..

2° Vigile del Fuoco:  Via, signora…forse i’ mi’ collega s’è sbagliato…la unn’era una cucina….(dando una gomitata al collega) Vero?

1° Vigile del Fuoco: (imbarazzato) Unn’ho mica visto bene…in mezzo a  quella piena come si fa a riconoscere le cose…E poi..una cucina marrone in mezzo a tutta quell’acqua marrone…e per di più a i’buio! Chissà icchè ho visto! (tossicchiando, imbarazzato) Via, signori…noi bisognerebbe proseguire i’ nostro giro…

Lina: (alzandosi di scatto e dirigendosi verso di lui) No, l’aspetti…l’aspetti, pe’ piacere….la me lo giuri che la unn’era la mi’ cucina…la mi’ cucina moderna…di fòrmica marrone….(guardando implorante ad uno ad uno i presenti) S’è fatto tanti sacrifici…s’è fatto le cambiali….(al marito) Piero….un s’è cominciato nemmeno a pagalla….(guardando nel nulla con sguardo vitreo)  Me la dovevano ancora montare….domattina me la mettevano a i’ posto….No, ditemi che unn’è vero…(barcollando) Unn’è vero!

(I pompieri rimangono zitti e imbarazzati poi abbassano lo sguardo a terra)

Lina: (torcendosi le mani e disperandosi) No…no….un me lo dite…..

Carla: (accorrendo verso di lei)  Mamma…..

Leda: Lina, via…un lo fa’ così…Come tu m’hai detto a me? La roba la si ricompra….

Lina: (piangendo sommessamente, imbambolata) La mi’ cucina….a quest’ora l’è sott’acqua….sott’acqua….

Piero: (andando verso di lei e scuotendola) Lina, ora basta con questa cucina!

Lina: (svincolandosi dalle sue braccia e allontanandosi da lui) Basta?...Basta? L’era la mi’ cucina, capito? L’è i’ sogno di ogni sposa che la mette su casa e io….io l’ho sognata pe’ venticinqu’anni!  L’era la mia…la mia! …E mi so’ levata i’ pane di bocca pe’ mettere da parte un po’ di soldi….ho fatto a meno di tante cose pe’ poterla avere…e ora…ora l’ho persa!

(Gli volta le spalle e si prende il viso fra le mani)

Piero: (alterato, costringendola a voltarsi di nuovo) Non pensare alla cucina, ora! Pensa che t’hai un figliolo che un si sa indo’ sia! (trascinandola vicino alla finestra, davanti al pubblico) Moreno l’è là fori….e là fori c’è l’inferno!.......M’importa una storia de’ mobili! Mangerei anche in terra pe’ tutta la vita se potessi rivedere i’ mi’ figliolo sano e salvo! (abbracciandola stretta e riportandola al centro della stanza) Lina…Lina…

Lina: (piangendo, abbandonata fra le braccia del marito) I’ mi’ bambino…i’ mi’ Moreno….

(Carla si unisce a quell’ abbraccio e i tre rimangono intrecciati come un corpo solo. I vigili si guardano l’un l’altro, imbarazzati. Leda piange sommessamente. Nanni si asciuga, furtivo, una lacrima  poi si avvicina alla finestra per non far vedere che è commosso e guarda fuori.)

 Nanni: (scrutando fuori) Ma…c’è gente che cammina lungo la ferrovia….(voltandosi verso i pompieri) Sì…lungo i binari….

 1° Vigile del Fuoco: (avvicinandosi)  Eh, se la strada l’è stata chiusa, chi viene da Firenze passa di lassù pe’ tornare a casa….

Piero: (in uno slancio, correndo a vedere) Chi viene da Firenze?...Fatemi vedere….

(Tutti sia avvicinano alla finestra meno Lina che rimane da sola al centro della stanza. Tiene le braccia strette intorno al petto e la testa china. Sembra rattrappita dal dolore)

Carla: (scrutando fuori) Guarda come son tutti molli!....E come camminano stanchi lungo i binari….

Leda: (entrandole nel mezzo, guardando fuori) Sembrano soldati che tornano dalla guerra….

Carla: (facendosi largo per vedere meglio) Ma…aspettate….ma quello…quello laggiù….(voltandosi verso il padre) Babbo! ….Quello laggiù …unn’è Moreno?

Piero: (dando spintoni agli altri per vedere meglio) Moreno? …Indo’?

(Lina, sentendo questo nome rialza la testa di scatto)

Lina: Moreno?....Moreno?

(Si slancia verso il gruppetto di persone facendosi largo con i gomiti e guarda fuori, verso il pubblico)

Lina: (aguzzando la vista, poi scorgendolo) Moreno!...Oddìo, gli è lui davvero!...Sì, gli è lui..gli è i’ mi’ bambino! (gridando verso il fondo della sala e agitando un braccio) Morenoooo!

Piero: Gli è lui davvero! Si riconosce a camminare…(chiamandolo) Morenoooo!

(Entrano da sinistra Luigi ed Enrichetta in pigiama e camicia da notte)

Luigi: Icchè? C’è Moreno? Gli è tornato Moreno?

Lina: (urlando alla finestra) Moreninoooo!

(dalla parte del pubblico riecheggia la voce del giovane. Poi si vede avanzare lentamente dal fondo della sala)

Moreno: (dal fondo, avanzando) Mammaaa! Babbooo!

Nanni: (con contentezza) Figliol di bona donna! Gli è lui davvero!

Lina: (attaccandosi al braccio del 1° Vigile del Fuoco) Gli è Moreno!..Gli è i’ mi’ figliolo!...Come si fa a fallo entrare in casa se c’è l’acqua giù?….(poi, verso il pubblico) Morenoooo!

Moreno: (dal fondo) Mammaaa!

Lina: (al marito)  Va’ a fa’ ‘n domo a tutte le cucine di’ mondo! Un me ne importa più nulla!.... C’è Moreno! C’è Moreno!

(Il 1° Vigile del Fuoco si toglie il rotolo di corda dalla spalla e lo srotola, aiutato dal compagno)

1° Vigile del Fuoco: Ora gli si butta la corda! (gridando verso il fondo della sala e lanciando la corda verso Moreno) Giovane…giovane!...Moreno!...Afferra la corda!

(Moreno mentre avanza afferra saldamente la cima della corda. All’altro capo la corda viene tirata dai due pompieri. Lentamente e con fatica, attaccandosi alla corda, Moreno avanza verso il palcoscenico)

2° Vigile del Fuoco: (mentre regge la corda) Piano…piano…ecco, così…

Piero: (incitando il figlio) Vai, Moreno…bravo…tu ce l’hai quasi fatta…

Nanni: Sta’ attaccato alla corda, Moreno!...Ecco…così…così…

(Lina indietreggia. Non può credere a quel miracolo. Appoggia la schiena contro il tavolo mentre Moreno arriva sotto il palcoscenico e, aiutato dai due pompieri, vi sale sopra. Il primo che abbraccia è il padre poi  la sorella)

Carla: (abbracciandolo, felice) Moreno, tu c’hai fatto morire!

 (Il giovane abbraccia il nonno Luigi mentre i vicini e il 1°  Vigile del Fuoco gli danno pacche amichevoli sulle spalle. Il 2° Vigile del Fuoco riavvolge la corda di salvataggio. Quindi Moreno si dirige verso la nonna)

Enrichetta: (scansandosi e non riconoscendolo) Hiiii! O quell’omo! La s’asciughi prima, però!Bada lì come gli è fradicio!

Leda: (a Nanni) La un l’ha mica riconosciuto!

(Poi il gruppo si allarga e Moreno vede finalmente la madre in piedi, appoggiata alla tavola. I due si guardano un istante poi volano l’uno nelle braccia dell’altra.)

Moreno: Mamma! Mamma!...L’è stata un’odissea tornare da Compiobbi!

Lina: (piangendo e baciandolo dappertutto) Zitto…Zitto, Morenino mio…zitto…

(Tutti guardano commossi la madre e il figlio che si abbracciano, poi improvvisamente i personaggi si immobilizzano nelle loro rispettive posizioni. Solo Luigi si stacca dal gruppo, si avvicina alla finestra davanti al pubblico e inizia a declamare)

Luigi: (declamando)  “Siam nati e cresciuti lungo un corso d’acqua,

                                      siam gente di fiume,

                                      ne su’ capricci s’annaspa.

                                      E un giorno gravoso domani c’aspetta,

                                      laveremo da i’ fango le strade, di fretta.

                                      Tingeremo porte, cantine, pareti,

                                       quest’umidità che non cela segreti.

                                       Per amor di quest’Arno che ci dà da mangiare

                                       Un ci resta ben altro che pregare e….sperare!”

(Carla si stacca dal gruppo dei familiari e va verso il fratello, gli accarezza i capelli e lo abbraccia, felice)

Carla: (abbracciandolo) …E ora? Chi l’ha sciupata di più la Cinquecento? …Te o io?

(Tutti si guardano e si abbracciano contenti mentre,  sulle note della canzone “Riderà” di Little Tony, si chiude il sipario)

FINE

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