La damigella di Bard

COMCEDIA


La Damigella di Bard

Commedia in tre atti di Salvator Gotta


PERSONAGGI

LA DAMIGELLA DI BARD - anni 80

FRANCO PALERMI - anni 28

MARCH. DI POMBIA - anni 55

RENEE DI POMBIA anni 22

VITTORIO DI POMBIA - anni 24

SENATORE FILIPPO CARLI - anni 60

CONTE AMEDEO DI BINZE' - anni 70

BARONESSA DI VALPRATO - anni 59

TELISE, sua figlia - anni 35

MADAMA FINELLI - anni 50

MADAMA PONZETTl - anni 70

LUFFICIALE GIUDIZIARIO - anni 48

ORSOLINA, cameriera - anni 25

GIUSEPPE, cameriere - anni 30

DUE TESTIMONI, che non parlano

Lazione si svolge a Torino nel 1921.


ATTO PRIMO

Una sala, in un appartamento del secondo piano nei palazzo che per arca due secoli fu dei Conti di Bard. Le pareti, tappezzate di carta fioraia, stinta, stracciata qua e l, ton men che moiette, dimostrano la miseria di chi le abita, ma mobili, quei pochi che ci sono, le poltrone, le sedie, per quanto sdruscite, sono di perfetto stile barocco piemontese, residuo d'una ricca ed illustre casata. Nella parete di fondo due grandi quadri Hproducenti facce d'antenati guerrieri: fra i dm quadri vi e uno spanto vuoto e ti segno che ivi doveva estervene un terso. In primo piano a sinistra un caminetto, a destra in jondo un pianoforte, meglio se a mezza coda, meglio ancora se foste una Spinetta, La porta di sinistra, in seconda piano, mette alia sala da pranzo, quella di destra nell'anticamera. (All'alzarsi del velario sorto in scena LA BARONESSA di Valmuto, scssantascitnne; sua figlia Telise, piuttosto brutta, zitella, entrambe vestite modestamente e un po' buffamente, Madama Finelli, un po' pia elegante delle suddette, soprattutto pi vivace).

MADAMA FINELLI - Forse la Damigella riposa, siamo venute troppo presto.

LA BARONESSA - Ci ha invitate a prendere il caff, sono le due e mezza; non credo che dorma dopo colazione.

TELISE - Non credo neanche che faccia colazione, poveretta; guardi che squallore!

LA BARONESSA - L manca un quadro, vede il segno? L'ultima volta che sono stata qui, il mese scorso, c'era ancora. Mi fa una pena, una pena, se sapesse! Pensare che cosa stata la sua casa un tempo) Questi mobli io me li ricordo quand'erano gi, al piano nobile.

TELISE - Dove adesso abita il MARCH. DI POMBIA, il padre d Rene, Ha visto, MADAMA FINELLI, che bella ragazza s' fatta Renee?

LA BARONESSA - Sta zitta! Non interrompere.

TELISE - Scusa maman.

LA BARONESSA - Fino a pochi anni prima della guerra, Marta Clotilde abitava al piano nobile. Il palazzo era suo.

MADAMA FINELLI - Lo so, Io so. Ma come ha fatto la Damigella che cos semplice, cos veramente signora, a sperperare tutto?

LA BARONESSA - Sperperare? Lei no! Suo padre morto una cinquantina d'anni fa. Dicono che fosse un uomo di prim'ordine: amico di Cavour, di Nigra, un vero patriota, e la madre, povera Contessa!... una santa donna; ma che vuole? D'affari non se ne intendeva.

TELISE - Maria Clotilde non aveva un fratello?

LA BARONESSA - S: Fernand; pi giovane di lei d qualche anno. Diplomatico, sempre in giro pel mondo; morto a Costantinopoli.

MADAMA FINELLI - Cosicch rimasta sola, la Damigella...

LA BARONESSA - Eh gial S' fidata dell'amministratore...

MADAMA FINELLI - Misericordia! Capisco! Le ha mangiato tutto.

LA BARONESSA - Ma se bastasse! divenuto il padrone lui, perfino di questo palazzo. E dicono anche che stia per sfrattarla. Da qualche anno la poveretta non paga l'affitto. Dove deve andare a prendere i quattrini? Non ha pi niente!

ORSOLINA - (cameriera, un po' tonta, ma brava ragazza, entrando da sinistra). La Damigella le prega di scusarla; fra pochi minuti sar pronta, (sottovoce) In. confidenza: ha voluto cambiarsi, ci mette un po' di tempo.., vecchia.., Oggi compie ottant'anni.

TELISE - Siamo qui appunto per farle gli auguri.

LA BARONESSA - Ma ditele di fare con comodo.

MADAMA FINELLI - Non abbiamo premura.(scampanellata)

ORSOLINA - Suonano. Con permesso. (esce)

TELISE - Chi sar?

LA BARONESSA - Non pu essere che una brava persona, se viene a

AMEDEO DI BIANZE (dall'interno) Ah, bene, bene! Mi fa piacerei Dove sono?

ORSOLINA - (c.s.) Di qua, di qua, signor Conte.

LA BARONESSA - e Amedeo di Bianz..

AMEDEO - (entra seguito da orsolina; un ex belluomo, pi vicino ai 70 che ai 60 anni, ma ancora arzillo, adusto, tipo d'ex militare, vestito con una certa eleganza, ma allantica. Buontempone, un po' chiassoso, ma con signorilit). Oh! Belle Signore, signore belle! (bacia la mano alla BARONESSA) Cara Baronessa Sofia, come va? (a Telise) Ed ecco qui l'erede. Dunque, questo marito, l'abbiamo o non l'abbiamo trovato? A bsogna ambranchelo , imbrancarlo. Quando ne passa uno non fare le smorfie... amhrnchelo... Zan! (fa il gesto d'acchiappare al volo una mosca) (alla Finelli) E MADAMA FINELLI, est ma scusa, come stala? Come sta? Piacere di trovare anche lei, qui, a fare un'opera buona. Dica al suo signor marito che mi congratulo per la sua nomina a Vice Intendente del Castello di Racconigi.

MADAMA FINELLI - Sua Maest ha voluto onorarci della sua degnazione.

AMEDEO - E lei adesso abita a Torino?

MADAMA FINELLI - Un po' a Racconigi e un po' a Torino. Qui ho i figli da mandare a scuola.

AMEDEO - Gi, gi (si frega spesso le mani) Bene, bene. Dunque, queste gentili signore, sono venute anche loro a fare Gi auguri alla nobile vegliarda Maria Clotilde Di Bard, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Ottam'anni! una bella et! Speriamo d'arrivarci... (ride). Perbacco baccone, baccone perbacco! Oh, eccola li che arriva..

DAMIGELLA - (Entra lentamente da sinistra d braccio di Orsolina. una vecchietta, agghindata con preme di eleganza molto arretrata. gaia, intelligente, serena, signorUstitm tempre). Mie care amiche, cara Amedea, mi dovete scusare (alLA BARONESSA che la bacia) Sofia... Telise... Madama Finelli... E questo impenitente scapolone.

AMEDEO - (baciandole la mano con grande deferenti e con signorile confidenza) Senti chi parlai Eh gi! Vuol dire che prender moglie quando Lei prender marito,

DAMIGELLA - Ma, ehi sa... c' sempre tempo... accomodatevi, prego

AMEDEO - (s fanno premura di offrirle una poltrona).

DAMIGELLA - Grazie, grazie. Va pure, Ondina. E porta il caff,

ORSOLINA - (esce da sinistra)

LA BARONESSA - Le facciamo tanti auguri, tanti, proprio di cuore. Cento di questi giorni.

DAMIGELLA - Questo luogo comune, scusa sai, AMEDEO, cento di questi giorni , mi ricorda una famosa gaffe dei vecchio Marchese di Villamarina quand'era Ambasciatore a Parigi, alla Corte di Napoleone IH, Me la racconto il povero Costantino Nigra che allora era, come voi sapete, a Parigi anche lui...

AMEDEO - ...alla Corte dell'Imperatrice Eugenia.

DAMIGELLA - ...Ti prego, AMEDEO, ripeti tutti i luoghi comuni che vuoi, ma non questo, non permetta

AMEDEO - (Prende una mano alla vecchia e la bada) C'a ma scusa damisela.

LA BARONESSA - (alla DAMIGELLA - ) Dica, DAMIGELLA...

DAMIGELLA - Oh, una sciocchezzai Dicevo che Nigra mi raccont appunto che il Marchese di Vil-kraarina augur nel giorno del suo compleanno cento di questi giorni a Napoleone III,

AMEDEO - Gi (non ha capito, pero)(altaiche sorriso di compiacenza)

TELISE - (aendo compreso il perchi della gaffe di Villamarina) Ah! SI, bellal Bella! Augurare i cento giorni a un Napoleone! BeUssima.

DAMIGELLA - Brava, Telise! (scorgendo Orsolina che a-vanza da sinistra col vassoio del caffi) Ecco il caff. Metti l; sul tavolino. Telise, vuoi aiutare?

ORSOLINA - (eseguisce t poi esce da sinistra)

TELISE - (offre le tozze eia via a tutti) Quanto zucchero, DAMIGELLA?

DAMIGELLA - Io... amaro. Dicono che il dolce e il latte dei vecchi. ...Ma si vede che io non tono ancora vecchia abbastanza. Grazie, cara Telise. No, no, lascia pure. Non mi trema la mano. Eh... mi calunnii (sorbisce il caffi; due sorsi soli e poi consegna la tazza a Telise). Dunque, raccontatemi Pare che il ballo grande dell'altra aera, alla Filarmonica, sia stato brillantissimo.

LA BARONESSA - Io non sono andata.

DAMIGELLA - Neanch'io.

LA BARONESSA - C' per andata Telise coi nostri cugini D'Harcourt.

DAMIGELLA - Ah, si? Era bello?

TELISE - Ah, bellissimo! Straordinario! E il pi bel ballo cui ho partecipato. Il meglio riuscito del dopoguerra.

MADAMA FINELLI - Questo l'ho sentito dire anch'io dal Segretario Comunale di Racconigi, che ha unfiglio tenente di Cavalleria.

DAMIGELLA - E tu AMEDEO ci sei stato? Tu sei un ballerino.

AMEDEO - S.

DAMIGELLA - E vi erano delle belle donne? Perch tu sei un conoscitore.

AMEDEO - S, belle donne, donne bellel Le ragazze, poi! Ah, perbacco baccone! Che ragazze son venute fuori in questi anni dopo la guerra!

TELISE - Pensi, DAMIGELLA, che il Principe s' fermato quasi due ore.

DAMIGELLA - Bene! Questo bene! Il nostro caro Principe segue le orme del suo grande avo; Vittorio Emanuele II, quando si degnava di partecipare ai nostri balli, non si fermava mai meno di due ore.

MADAMA FINELLI - E ballava?

DAMIGELLA - Ma certo! Io ebbi l'onore pi d una volta di ballare con lui. Ricordo una certa gavotta...

AMEDEO - La gavotta non anteriore, scusi?

DAMIGELLA - Anteriore si, ma vi fu un tempo dal 65 al 67, se non sbaglio, che torn di moda.

AMEDEO - Ma proprio la gavotta classica?

DAMIGELLA - No, la si ballava cos, aspettate. Non sai suonare una gavotta, Telise?

TUTTI - Non so che la Gavotte Stp/iane.

DAMIGELLA - Com'? Ah, ecco! (Telise ewn/rwAi'a)Trallaralara Jalalala. (La DAMIGELLA s e frattanto alzata in piedi animata, giovanile, srridente).

TELISE - ( andata al piano. Suona la Gavotte Stphank)

DAMIGELLA - Il passo era questo. Aspetta Telise, aspetta un momento; ma tu AMEDEO mi dovresti fare da cavaliere.

AMEDEO - (alzandosi in piedi) Io non vado pi indietro della mazurka. Ho preso lezione da tota Cauda, buonanima, quella che per insegnare faceva cosi (danza), Ma brava tota cos va bene, e'a aussa la gamba drita .

TUTTI - (ridono, anche la DAMIGELLA)

DAMIGELLA - Ora dammi la mano, assecondami. Ecco il passo della gavotta che si ballava allora. Telise, suona, prego. (Accenna con una certa grazia ancora elegante, sebbene senile, il passo della gavotta).

TUTTI - (applaudono) Ma brava, brava.

MADAMA FINELLI - E straordinaria!

LA BARONESSA - Che vitalit! Che spirito!

AMEDEO - La pi giovane delle nostre vecchie amiche,

(Tutti siedono).

(S'ode una forte scampanellata)

(Tutti ammutoliscono) (ORSOLINA passa e va ad aprire)

DAMIGELLA - Chi pu essere?

AMEDEO - Non certo uno che ha buona grazia.

LA BARONESSA - Noi sar meglio che andiamo, Telise,

MADAMA FINELLI - E io pure, devo andare.

DAMIGELLA - Aspettate ancora tiri poco. Siete perfino riusciti a farmi ballare. Oh, chiss come mi giudicherete in cuor vostro, adesso.

AMEDEO - Siete deliziosa, MADAMIGELLA Di Bard.

DAMIGELLA - Ero deliziosa.

AMEDEO - Anche adesso.

DAMIGELLA - Chi est m'pia nen an baia, sow counti

ORSOLINA - (rientra con la faccia un po' spaventata)

DAMIGELLA - (a Orsolina) Ebbene? Chi c'?

ORSOLINA - Tre uomini.

DAMIGELLA - Tre uomini?

AMEDEO - A soun tropi.

ORSOLINA - Vogliono parlare proprio con lei, subito.

DAMIGELLA - Non hai detto loro che adesso non posso, ho visite?

ORSOLINA - Gi, ma credo che vogliono parlarle per una cosa urgente.

DAMIGELLA - E allora... Domando scusa, due minuti, torno subito, ma sedetevi prego... (esce al braccio di Orsolina).

MADAMA FINELLI - Chi sar mai?

AMEDEO - E chi vuol che sia, creditori.

LA BARONESSA - (indignata) Ma non possibile difendere questa poveretta?

AMEDEO - Ormai... non c' pi niente da fare.

LA BARONESSA - Parlare personalmente col suo amministratore, come si chiama?

AMEDEO - Rag. Pacotti, Gli ho parlato io testo m mesi fa. una canaglia, ma colle carte alla mano ha ragione lui. Per tacitarlo bisognerebbe che qualcuno di noi si disponesse a storiare le 74 mila lire che la Di Bard gli deve, per fitto arretrato prestiti vari su cambiali, ecc. ecc. E coi tempi che corrono, come si fa? E chi si fa garante d una somma simile a tuta vecchia di ottant'anni, che non ha pi niente, fuor che questi quattro mobli. ...Per conto mio, voi sapete, vivo d'una modesta pensione...

LA BARONESSA - E noi... 74 mila lire! Per l'amor di Dio!

TELISE - Che pena!

DAMIGELLA - (rientra seguito da Orsolina che si ferma in disparte) (imperturbabile nel stolto sereno)Cari amici, mi dispiace d non potermi intrattenere ma... c' di l gente d'affari che m'aspetta... Vi sono tanto grata della cortesia che mi avete usato ricordandovi di me in questo giorno che mi richiama a ante dolci memorie del passato... (si commuove, ma poi toma subito padrona di s, abbraccio la baronetta) Mia buona Sofa... che Dio benedica te e la tua famglia... sempre... Addio Telise, rutti gli, auguri! ...e; lei, Madama Finclli, mi ricordi a suo marito, ai suoi figli. Buona fortuna!;. Quanto a te, caro AMEDEO, sappi che un perfetto gentiluomo non deve ignorare la gavotta, non fosse che per riconoscenza ai tempi generosi in cui la s ballava, AlltDIO Ma Tota Cauda, la mia vecchia maestra, morta.

DAMIGELLA - (con una smorfia) Oh, Tota Giuda (e riprende il ritornello di prima) O brava tettatosi va bine, ca tutta la gamba drta .

AMEDEO - (Ab canticchiata e ballata la 1tetta mia, all'unisono con lei, ride badando la mono della vecchia e andandosene) Arrivederci presto, DAMIGELLA.

DAMIGELLA - (a tutti) Addio, addio.

TUTI - (tentano a soggetto)

DAMIGELLA - Orsolina accompagnali, poi fai entrare quei signori. (Rimasta sola siede sulla poltrona. Ha un momento di smarrimento. Chiude gli occhi. Il mento sul petto. Ma ti riprende, e quando tre signori entrano i seduta nella poltrona, la schiena scostola dot dorsale, austera, come una regina). (Entrano do destra, l'ufficiale giudiziario seguito da due testimoni, due indivdui tuoi cestiti, raccattati, come si suole, nei pressi del Tribunale, e prezzolati per prestare testimonianza al pignoramento. OrsoUna segue i f indivdui con iaca spaurita, poi retta appartata in un angolo, assiste a tutta la scena in silenzio).

UFFICIALE GIUDIZ. - Con permesso...

DAMIGELLA - Avanti, avanti... Voi venite per incarico del Rag, Pacotti...

UFFICIALE GIUDIZ. - No, io sono l'Ufficiale giudiziario, e vengo per adempiere un mandato di legge, in base a un'istanza, si, del rag. Pacotti, l'attore di questa pratica.

DAMIGELLA - Come dite? L'attore?

UFFICIALE GIUDIZ. - S, insomma, il creditore, Per affrettare ho gi preparata l'atto di pignoramento, salvo a completarlo con la descrizione dei mobili di cui fare ora l'inventario alla presenza di questi due testimoni, legalmente investili.

DAMIGELLA - Bene, bene.

UFFICIALE GIUDIZ. - (legge un foglio) L'anno igai, addi, ecc. ecc in un alloggio in via... al secondo piano, occupato dalla signorina Maria Di Bard...

DAMIGELLA - Maria Clotilde, prego.

UFFICIALE GIUDIZ. - Qui Scritto Maria. Non il tuo primo nome, Maria?

DAMIGELLA - Il mio nome Maria Clotilde; da 80 anni che vivo, sono sempre stata chiamata Maria Clotilde.

UFFICIALE GIUDIZ. - E va bene: Maria Clotilde, (leggendo) quellistanza del sig. Rag. Mario Facotti, residente ecc. ecc... Vista la sentenza... Le stata notificata 1 tenter che la condanna a pagare 74 mila lire al rag. Facotti...

DAMIGELLA - Credo, mi abbiano condannata... Ma in quanto a pagare, ci vuoi altro... Hanno portato una carta, si...

UFFICIALE GIUDIZ. - L'avr letta.

DAMIGELLA - No. La mia vista comincia a indebolirsi e non voglio stancarla con letture inutili. Ammetto di dovere al rag. Pacotti la somma che Lei ha detto.

UFFICIALE GIUDIZ. - Ah, benissimo! L'importante per me fare le cose secondo la legge.

DAMIGELLA - Faccia pure Si consideri in casa sua. La legge, dove entra, sempre in casa sua. E io la rispetto! L'ho sempre rispettata, fedelmente: quella degli uomini e... quella pi importante... di Dio.

UFFICIALE GIUDIZ. - Bene, bene. Allora procediamo all'inventario dei mobili.

DAMIGELLA - Ecctti.

UFFICIALE GIUDIZ. - Sar bene cominciare di l, poi verremo avanti, stanza per stanza...

DAMIGELLA - Orsolina, accendi la luce aell'anticamera, comincia a farsi buio e d l non ci si vede.

UFFICIALE GIUDIZ. - Con permesso (si avvia seguito dai testimoni e preceduto da orsolina),

DAMIGELLA - Permetta ancora una parola.

UFFICIALE GIUDIZ. - Dica.

DAMIGELLA - Da quest'appartamento, io dovr andarmene...

UFFICIALE GIUDIZ. - (un po' mbroxsat) Eh... certo...

DAMIGELLA - E i miei mobili verranno venduti...

UFFICIALE GIUDIZ. - Messi all'asta.

DAMIGELLA - Tutti, tutti...

UFFICIALE GIUDIZ. - Si, salvo il letto... non so lo strettamente indispensabile.

DAMIGELLA - Va bene, va bene.

UFFICIALE GIUDIZ. - (commesso) Il dovere che io compio, signorina, doloroso, creda, doloroso...

DAMIGELLA - Zitto, zitto! Non si commuova! La legge che si commuove! Ah, dove andiamo a finire?

UFFICIALE GIUDIZ. - Sono un uomo di cuore, signorina.

DAMIGELLA - Questo mi fa piacere. La ringrazio. Ha famiglia?

UFFICIALE GIUDIZ. - La moglie, quattro bambini, e mia madre...

DAMIGELLA - Vecchia?

UFFICIALE GIUDIZ. - 77 anni.

DAMIGELLA - Eh... siamo l! Che Dio gliela conservi. Vada, vada.

UFFICIALE GIUDIZ. - (via)

ORSOLINA - (rientra, intontita dal dolore) Oh... DAMIGELLA! (va verso la padrona, le prende una mano, piange).

DAMIGELLA - (accarezzando!) Che cosa fai! Piangi! Coraggio! Su, su!

ORSOLINA - Porteranno via tutto! Ci manderanno via...

DAMIGELLA - Ebbene... sia fatta la volont del Signore! Asciugati le lacrime, presto! Bisogna obbedire alla legge, ma... non darle soddisfazioni pi del necessario.

ORSOLINA - Io sono affezionata a lei, sono nata in casa sua, capir...

DAMIGELLA - E non vuoi che lo sappia, Orsolina? Tua madre, poveretta, fu la mia cameriera per 30 anni, poi sei venuta tu; t'ho quasi allevata io... non vuoi che capisca? Eppure sar necessario che ci separiamo.

ORSOLINA - Come sarebbe a dire? Io dovrei lasciarla?

DAMIGELLA - Ma certo! So che il rag. Pacotti non mi mander proprio via completamente da questo palazzo che un giorno fu mio. Me l'ha detto pi volte, me l'ha anche scritto. Mi conceder l'uso, finch vivr, d'una soffitta, su in alto... Bont sua!

ORSOLINA - In una soffitta, Lei?

DAMIGELLA - Meglio una soffitta che... lo scalino di una chiesa. Ma in soffitta tu che ci faresti? Sei giovane, sei forte, troverai da alloggiarti in una buona famiglia, ti aiuter io stessa colle mie conoscenze, a trovare un buon posto. Il mondo fatto a scale, direbbe il buon AMEDEO che rima i luoghi comuni. Quelle del mio palazzo le avr fatte tutte: prima al piano nobili, poi al secondo piano, poi in soffitta e poi... poi... pi su non mi sar possibile salire... A meno che.... s... si... in Paradiso, se il buon Dio mi vorr.

TELA

ATTO SECONDO

Una soffitta del palazzo Di Bard. La luce entra dall'abbaino del tetto spiovente. Nel fondo, Una scaletta saie verso l'abbaino, una porticina d sopra una scale di servigio. Pochi mobili indispensabili, ma d'antico pregio artistico. A destra, un paravento, dietro ti quale il lettino e il lavabo. A destra, in primo pieno vi e pure un altarino, con sopra una Madonnina, alcune immagini sa' ere e un lumino a olio acceso: a sinistra in primo piano, una piccola stufa di ghisa, poi una porticina che d sul corridoio. (All'alzarsi del velario sono in scena la DAMIGELLA , vestita miseramente di nero t Madama Ponzati, anche essa vestita p veramente).

MADAMA PONZETTI - (porgendo due lettere) Altra posta per lei, maDAMIGELLA. Anche oggi due lettere. Tenga, me le ha consegnate il portiere, mentre salivo.

DAMIGELLA - Le apra lei, Madama Ponzetti, veda d che si tratta. Io faccio fatica a leggere. Saranno come quelle di ieri. Non capisco perch mi si tiri in ballo nei giornali, negli articoli delle riviste.

MADAMA PONZETTI - (apre una lettera e legge) Gentile Signorina, leggo in un articolo della Nuova Antologia...

DAMIGELLA - Vede? Non mi sbagliavo. La firma?

MADAMA PONZETTI - Professoressa Irene Detoenedetd.

DAMIGELLA - E chi la conosce? Mai sentita nominare. Apra l'altra busta, per favore.

MADAMA PONZETTI - mia Illustre Signora, in un articolo apparso nell'ultimo fascicolo della Nuova Antologia... firmata : Demetrio Sani, Biblioteca Nazionale, Camerino .

DAMIGELLA - Altro Cameade.

MADAMA PONZETTI - Cosa ha detto?

DAMIGELLA - Ah, niente, niente.

MADAMA PONZETTI - E che lettere lunghe! Vuole che gliele legga?

DAMIGELLA - Ma no! Caso mai questa sera.

MADAMA PONZETTI - Le ho portato un po' di latte. L'ho messo li sulla stufa,

DAMIGELLA - Grazie, Madama Ponzetti. Lei ben gentile.

MADAMA PONZETTI - Ora vado nella mia stanza, faccio il caff, e poi glie lo porto (si avvia. Si ferma). Don Bellone, mi ha domandato sue notizie.

DAMIGELLA - Gli ha detto che non vado pi in chiesa per causa del freddo ma che quando torner la buona stagione...

MADAMA PONZETTI - Lo sa... Io sa. Dice anzi che si abbia dei riguardi.

DAMIGELLA - Grazie!

MADAMA PONZETTI - Allora vado. Non ha bisogno di niente, per il momento?

DAMIGELLA - No madama, grazie.

MADAMA PONZETTI - (esce, poi rientra cubito con una faccia stupita). C' qui un signore che domanda di lei... Un signore con la barba...

DAMIGELLA - Un signore con la barba? E chi pu essere? Dov'?

MADAMA PONZETTI - Qui fuori della porta.

DAMIGELLA - Ha detto proprio il mio nome?

MADAMA PONZETTI - S, nome e cognome.

DAMIGELLA - E allora... lo faccia entrare. Cio... aspetti un momento. Le sembro in ordine per ricevere un signore con la barba? (Si tocca i capelli, si passa le mani sulle pieghe del vestito).

MADAMA PONZETTI - (Le tocca il fermaglio, le aggiusta la baverina sul petto) Ecco: mi pare in ordine perfetto. Posso..

DAMIGELLA - (Dopo essersi guardata nello specchio) S, faccia entrare.

MADAMA PONZETTI - ('esce)

SENATORE CARLI - (entra, si ferma appena passata la soglia, si inchina. un signore molto grave, vestito con severa eleganza, il mento adorno d'una gran barba quadrata). Ho l'onore di parlare con la nobile signorina Maria Clotilde di Bard?

DAMIGELLA - (con un sorriso civettuolo) Ed io con chi ho l'onore di parlare?

SENATORE CARLI - Col senatore Filippo Carli.

DAMIGELLA - Ohi Venga avanti. Si accomodi, Senatore!

SENATORE CARLI - Lei ben amabile.

DAMIGELLA - Lei ben gentile.

SENATORE CARLI - Grazie (avanza). Trover strano che io mi permetta di importunarla...

DAMIGELLA - Non il ciao. la che cosa posso,,,

SENATORE CARLI - Ecco,

DAMIGELLA - Le k... io mi occupo di studi storici...

DAMIGELLA - Piacere, piacere.

SENATORE CARLI - Ho pubblicato parecchi volumi importanti, sulla storia del nostro Risorgimento. Il mio nome noto... per quanto ci dispiaccia a certi professori d'Universit, i quali non ammettono che ci si possa dedicare sul serio agli studi se non si abbia una cattedra. Io non ho una cattedra, non ci tengo ! io ho dei vasti possedimenti in Lombardia. Abito ad Abbiitegrasso, iti una mia villa.

DAMIGELLA - venuto da Abbiategrasso proprio per trovare me?

SENATORE CARLI - Proprio cosi, MaDAMIGELLA. Mi sono precipitato da lei. Non si bravi storici se non si anche pronti e solerti ricercatori delle fonti. Ormai deve sapere... probabilmente lei non sa.., che nell'ultimo numero della Nuova Antologia uscito un articolo del mio collega il Senatore Clementi, circa i carteggi privati di Costantino Nigra.

DAMIGELLA - Infatti ho ricevuto varie lettere, a questo proposito.

SENATORE CARLI - (allarmato) Lettere? Di chi, se lecito? Forse dal professor Busca? Del Vccchini? Dello Zam-belli?

DAMIGELLA - Non saprei con precisione, perche', a dirle la verit, a quelle lettere non ho dato importanza.

SENATORE CARLI - Meno male. Ordunque, Ma DAMIGELLA, veniamo al concreto; lei possiede quelle lettere di Costantino Nigra?

DAMIGELLA - Come fa a saperlo?

SENATORE CARLI - scritto nell'articolo; si dia il suo nome dome quello d'una buona amica, d'una confidente del grande diplomatico. Il Senatore Clementi, autore dell'articolo, ha appreso l notizia in altre lettere del Migra direne alla contesta di Beaulieu.

DAMIGELLA - Infatti, la contessa di Beaulieu, moglie d'un addetto all'Ambasciata francese a Torino nel '64, stata amica mia.

SENATORE CARLI - Dunque vero! Lei ha le lettere del Nigra! Molte!

DAMIGELLA - Moltissime.

SENATORE CARLI - Di quali periodo?

DAMIGELLA - Dal 60 in poi.

SENATORE CARLI - Ma nel 60, lei, quanti anni aveva?

DAMIGELLA - Diciannove. Il Nigra mi ha conosciuta bambina, era grande amico del mio povero padre.

SENATORE CARLI - Allora... le scrisse da Parigi.

DAMIGELLA - Da Parigi durante il secondo Impero, poi da Pietroburgo, da. Londra, da Vienna.

SENATORE CARLI - Ma allora...

DAMIGELLA - Si calmi,' Senatore, si calmi. Vedo nei suoi occhi una curiosit che non soltanto quella dello storico. Lei ora vorrebbe sapere quali furono miei rapporti col Nigra. Se gratti lo storico, trovi sotto il pettegolo. Semi la mia franchezza: dica la verit, lei vorrebbe scoprire una macchia nella vita del grande uomo. Nft noi Non si faccia delle illusioni t stato un gentiluomo nel pia completo senso della parola, ed io l'ho amato cosi, appunto perch in lui erano tutte le qualit che rendono veramente nobile un uomo: l'intelligenza, la correttezza, il disinteresse, l'appassionato amore per il proprio Paese, la decisa volont di aiutare a farlo grande, pronto a sacrificare anche la vita per esso, e. poi... e poi... la sensibilit dell'artista, la grazia del poeta, e anche il fascino dell'uomo, la bont di ammettere nella sua vita cosi difficile e turbinola l'affetto per una piccola donna come me, di rispettarla, non chiederle mai nulla fuorch dell'amicizia, mentre... avrebbe potuto ottenere... molto di pi. Ora che ho ottant'anni pMO confessarlo senza arrossire. Oli sono stata fedele tutta la vita, senza macchia... e non mi pento d'essere rimasta zitella... per lui... cosi come mi vede... povera... sola... e serena.

SENATORE CARLI - Tutto ci molto bello. Mi compiaccio. Ma le lettere? Posso vedere le lettere?

DAMIGELLA - Mi dispiace, Senatore.

SENATORE CARLI - Come, si rifiuta? Senta. Le dico subito: in queste cose meglio essere franchi. Per codeste lettere io le offro quanto nessuno dei miei colleghi in grado di offrirle. Conosco le possibilit economiche degli studiosi. Dica lei quanto vuole. Non faccio questione di cifra.

DAMIGELLA - (con dolce e indulgente sorriso)Senatore... mi spiace che si sia disturbato inutilmente. Torni ad Abbiategrasso.

SENATORE CARLI - Cornei?

DAMIGELLA - Torni ai suoi vasti possedimenti e ai suoi libri. Il campo della Storia e cosi grande! Di essa io non sono che un piccolissimo, trascurabile particolare. (Si alzato in piedi).

SENATORE CARLI - Le chiedo scusa.., ma...

DAMIGELLA - E anch'io... di doverla congedare. Sorto va po' stanca.

SENATORE CARLI - (alzatosi in piedi) Mi permetta di insistere...

DAMIGELLA - No, non insista.

SENATORE CARLI - Quanto meno... mi prometta che non dar quelle lettere a nessun altro storico.

DAMIGELLA - Pu stai sicuro, Senatore.

SENATORE CARLI - Soho desolato! Buon giorno (s'inchina ed esce).

DAMIGELLA - Buon viaggio.

SENATORE CARLI - Grazie.

DAMIGELLA - (rimasta sola, brontola con dispetto, saie la scaletta, va a prendere da un armadietto a muro uno scrigno antico, lo porta -gi gelosamente, lo posa siti canterano, lo gttar-da, lo apre, ne trae le lettere che sono le gate a maxtetti con mstrin di varia colore a seconda delle epoche in etti furano scritte, k bacia).

MADAMA PONZETTI - (iatt'csUmo)DAMIGELLA ... si pu?

DAMIGELLA - Un momento... un momento (affannata rimette le lettere nello scrigno che richiude e pone in un cavetto del canterano). Avanti...

MADAMA PONZETTI - (entra)DAMIGELLA, se n' andato quel lignote con la barba? Pensi, ce n" un altro... senza barba, giovane, un bel giovane. arrivato poco fa. Per sbaglio ha bussato alla porta del! mia soffitta. L'ho fatto attendere di l... Mi ha detto che un -ufficiale di marina.

DAMIGELLA - In divsa?

MADAMA PONZETTI - No, in borghese. Ma bello, se vedesse! E gentile!

DAMIGELLA - Che vuole che le dica, Madama Fonzetti? Lo faccia entrare. Oggi giornata di visite. Prima un senatore, poi un ufficiale di marina... Bello, ha detto?

MADAMA PONZETTI - SI... Cercher i numeri e giocheremo al lotto.

DAMIGELLA - Infatti ho fognato che qualche cosa di straordinario mi doveva accadere.

MADAMA PONZETTI - Straordinario in che senso? Buono o cattivo?

DAMIGELLA - Ma... Buon, mi pare... Finora, per... beh! Faccia entrare il giovanotto. No, no, prima mi dia un'occhiata ai capelli qui dietro, non sono in disordine?

MADAMA PONZETTI - No. Allora vado. (Esce).

FRANCO PALERMI - (poco dopo entra un giovane Mo, elegante, s'inchino) Signorina Di Bard, permette?

DAMIGELLA - Buongiorno, signore. Si accomodi.

FRANCO PALERMI - Sono il Tenente di Vascello Franco Palermi. Scusi se mi sono permesso di...

DAMIGELLA - Come ha detto?

FRANCO PALERMI - Franco Palermi!

DAMIGELLA - Questo nome non mi par nuovo. Pure... non ho mai avuto il piacere di conoscerla.

FRANCO PALERMI - Probabilmente le ha parlato di me, o quanto meno le ha detto il mio nome, la signorina Rene, la figlia del MARCH. DI POMBIA, che abita al piano nobile di questo palazzo.

DAMIGELLA - Sicuro! Sicuro!

FRANCO PALERMI - So che Rende venuta qualche volta a trovarla.

DAMIGELLA - cosi gentile! Quando ha saputo che dal secondo piano dove abitavo, ho dovuto trasferirmi quass, venuta a trovarmi un paio di volte. venuta... cos... per bont. E lei sarebbe, se non sbaglio, il giovane di cui Rene e fidanzata...

FRANCO PALERMI - Fidanzata purtroppo non ancora... Innamorati, siamo, si molto... lo voglio bene a Rene... Le ha dunque parlato di me?

DAMIGELLA - Mi ha accennato, si; io le domandai se fosse felice e lei mi rispose: Tanto felice, sarei! Voglio bene ad un giovane che mi ama, ma....

FRANCO PALERMI - E le avr pure derto che il nostro amore contrastato.

DAMIGELLA - Mi ha accennato che il padre, il Marchese...

FRANCO PALERMI - Il padre di lei non acconsente al nostro matrmonio e forse non acconsentir mai... Per una ragione... Oh Dio! plausibile... data certa mentalit...

DAMIGELLA - Questione di danaro, forse? o di salute?

FRANCO PALERMI - No... mi vuole parlare... Ma sono venuto appunto per questo, debbo dunque dirle la verit, perch... Lei forse pu aiutarmi in questa mia ricerca affannosa che dura da anni.

DAMIGELLA - Dica, dica.

FRANCO PALERMI - Vede, signorina, il nome che porto non quello di mio padre, ma un nome qualsiasi datomi... cos... dalla casa che mi ha allevato. Io non ne ho colpa, lo so... non devo quindi.. non penso a vergognarmene, anzi, da un lato, sono fiero di dovere tutto a me stesso, quel poco che ho fatto per conquistarmi il mio piccolo posto nel mondo. Ma gli altri? Eh! Non tutti vogliono pensarla cos e si capisce! Rene discende da un illustre casato che ha parecchi secoli di storia; il MARCH. DI POMBIA tiene molto al suo nome e non vuole dare sua figlia... non vuole, insomma unire il suo nome a quello di un bastardo.

DAMIGELLA - Oh! non dica questa parola, mi fa male, mlto male! Ma lei? Non ha proprio potuto sapere nulla dei suoi genitori?

FRANCO PALERMI - Di mia madre, so... (ironico) so che scorre anche nelle mie vene del sangue nobile. Mia madre fu una donna che purtroppo fece parlare di s, ai suoi tempi. Bellissima, sposata assai giovane a un uomo illustre, che probabilmente ella non amava, dopo qualche anno di matrimonio l'abbandon per seguire un diplomatico di cui si era follemente innamorata : da quella follia d'amore io nacqui. E so che nacqui a Vienna, 28 anni fa, e fui subito portato in Italia e consegnato ad estranei.

DAMIGELLA - E sua madre?

FRANCO PALERMI - Mia madre visse all'estero, provvedendo a me, sempre, alla mia vita, ai miei studi. Potei cos frequentare prima il collegio dei Barnabiti a Moncalicri, poi l'Accademia Navale di Livorno.

DAMIGELLA - triste!... Che mistero l'anima d'una donna! Avere un figlio e resistere a non vederlo mai... E non le ha mai dato alcun segno di vita?

FRANCO PALERMI - Mor lasciandomi la sua fortuna.. Ecco quanto so e quanto ho avuto da lei. Ma di mio padre non so nulla, non ho potuto trovare tracce, per quanto abbia fatto delle ricerche, valendomi di qualsiasi piccolo accenno. Le do noia, signorina? Questo mio racconto...

DAMIGELLA - No... dica, anzi voglio sapere... perch venuta quass da me... Forse perch anche lei ha letto in una rivista un articolo...

FRANCO PALERMI - Ecco, s, precisamente. Ma come fa, lei, a indovinare?

DAMIGELLA - Non mi badi. Lei dunque ha saputo che io ho delle lettere di...

FRANCO PALERMI - Costantino Nigra.

DAMIGELLA - E spera che in quelle lettere si accenni a che cosa? A che cosa? Mi dica... mi dica presto.

FRANCO PALERMI - Vede, io sono venuto a sapere attraverso voci raccolte qua e l, che il diplomatico con il quale mia madre fugg, fu uno dei collaboratori del Nigra, a Pietroburgo, a Vienna. Ma quale di essi? Quanti addetti non ebbe il Nigra nella u lunga camera di diplomatico? Impossibile saperlo! La mia ricerca inutile e sciocca, lo sol Pure, tutto eie che si scrive attorno al Nigra, tutto ci che lo riguarda anche minimamente, mi interessa, forma oggetto delle mie inchieste. All'ombra di Nigra cerco quella di mio padre.

DAMIGELLA - Ebbene... questa volta... forse ha trovato.

FRANCO PALERMI - (scattando) Come! Lei sa?

DAMIGELLA - Piano! Un momento! Calma, calmai Sono vecchia, le emozioni troppo forti possono farmi del male.

FRANCO PALERMI - Nelle lettere che lei ricevette vi forse qualche accenno?

DAMIGELLA - Mi dica prima... Lei sa come si chiamava tua madre?

FRANCO PALERMI - S, Bianca di San Germano.

DAMIGELLA - (con una controscena fortissima d chi ha una rivelazione meravigliosa e quasi nello stesso tempo spaventosa) Sei tu... il figlio di Fernand, di mio fratello Fernand..; S... si... di mo fratello... addetto all'Ambasciata d Pietroburgo, poi di Vienna,, col Nigra. Ed morto con l'angoscia di non poterti ritrovare, di non sapere dove tua madre ti avesse nascosto, perch, separati, ella non volle mai rivelarglielo... E adesso tu sei qui... davanti a me... sei tu... Ohi Dio immenso! Dio immenso!

FRANCO PALERMI - (gettonimi in ginocchio davanti a iti) SI, Dio immenso! Ma adesso calmiamoci, non voglio che un'emozione cos forte le faccia del male. Cara!... Come sono stato attratto a ventre qui da lei? Come va? Come si sente?

DAMIGELLA - S bene... Ohi Sono forte! Ne ho passate tante nella vita... ma la gioia quasi pi dura a sopportarsi che il dolore. Anche per te, no?

FRANCO PALERMI - S, anche per me! Mi par di sognare! E la guardo veramente come si guarda il miracolo! La sorella di mio padre! mio padre mi ha cercato, lei dice?

DAMIGELLA - Oh, quanto ti ha cercatol E in quelle lettere del Nigra ve ne traccia. Il Nigra sapeva, mi scriveva di occuparmene e me ne sono occupata, ma senza riuscire mai.

FRANCO PALERMI - E pensare che in questi ultimi tenipi io le ero vicino, salivo queste scale che lei saliva.

DAMIGELLA - Le mie scale! Le tue scale! Io salivo... salivo...

FRANCO PALERMI - Finch io l'ho raggiunta. Cara la mia piccola zia! Ah! La gioia che prover Rene, quando sapr! Bisogna avvisarla subito.

DAMIGELLA - Subito?

FRANCO PALERMI - Certo. Ora scendo e chiedo un'udienza al Marchese. Bisogna che sappia anche lui, finalmente, chi a mio padre. Ma mi ere. dcr? Senta, venga anche lei, con me, dal Marchese.

DAMIGELLA - Adesso?

FRANCO PALERMI - Dal momento che sono qui, non le pare?

DAMIGELLA - Ma veramente...

FRANCO PALERMI - Si vesta, andiamo.

DAMIGELLA - Vestirmi?... Gi perche cos, non potrei presentarmi al Marchese. vero, ma e che, sai... ho venduto tutto, a poco a poco! Ma ho, s, qualche cosa di meglio da mettermi addosso... Mi vesto e scendiamo. subito. Aspettami, faccio presto. (Va dietro il paravento)

FRANCO PALERMI - (passeggia nella stanga, nervoso, felice) Mi dica, mo padre com'era? lo gli assomiglio?

DAMIGELLA - (da dietro il paravento) S, gli assomigli e avrei dovuto riconoscerti subito.

FRANCO PALERMI - Ma quando si innamor di mia madre, non doveva essere pia tanto giovane.

DAMIGELLA - Aveva quarant'anni e gli amori a quarnt'anni sono pericolosi.

FRANCO PALERMI - E quando mor?

DAMIGELLA - Dieci anni fa, a Costantinopoli.

FRANCO PALERMI - Ha un ritratto di lui?

DAMIGELLA - Parecchi, te li mostrer. Ma adesso non farmi troppe domande altrimenti mi confondo a vestirmi.

FRANCO PALERMI - Vuole che l'aiuti?

DAMIGELLA - (scandalizzata) No, ti pare? E vero che sei mio nipote, ma, sei pur sempre un giovanotto.

FRANCO PALERMI - E mio padre era pi giovane di lei?

DAMIGELLA - Eh... pi giovane d me? Certo.

FRANCO PALERMI - II Nigra gli voleva bene, dunque, se lo tenne sempre come suo segretario a Pietroburgo, a Vienna...

DAMIGELLA - Voleva bene anche a lui, s.

FRANCO PALERMI - E anche A lei?

DAMIGELLA - A me? Eh... anche a me... Ero carina sai?... Guarda qui alla parete il mio ritratto, quando avevo diciannove anni.

FRANCO PALERMI - (ride)

DAMIGELLA - Eccomi. (Appare vestita in un modo buffssi-mo, con vecchia roba scompagnata, con un cappellino vecchio come lei stess) Andiamo. Oh! un momento... le lettere... prendiamo le lettere. Ecco qua. Sono tutte contenute in questo scrigno. Lo porti tu? Fa attcn-zione, bada a non lasciarlo cadere; ma prezioso. (Consegna lo scrigno a Franco).

FRANCO - (la guarda cos vestita, notandone la cornicila con un sorrisa indulgente ed affettuoso) Oh, com' bella, sciai

DAMIGELLA - Bella? Andiamo, non scherzare, piuttosto dimmi: ti sembro presentabile al MARCH. DI POMBIA?

FRANCO PALERMI - Ma certo, andiamo!

DAMIGELLA - Scendiamo; da questa scala interna ai fa pi presto.

MADAMA POZZETTI - (entrando) permesso? (Allibisce vedendo la DAMIGELLAvestita a quel modo) Oh, dove va?

DAMIGELLA - (impaziente, affrettata) Torno gi, al piano nobile. ...Eh, cara signora Ponzerei, ridiscendo.

MADAMA POZZETTI - (a Franco) E l'accompagna lei?

FRANCO PALERMI - Si, signora.

DAMIGELLA - Ci lasci andare... Ci lasci andare... (Ha infilato il suo braccio nel braccio di Franco e fa per avviarsi verso la porticina del fondo).

MADAMA POZZETTI - (avvicinatasi alla stufa e data un'occhiata at pentolino che vi sta su) Non ha neanche bevuto il latte che le ho portato.

DAMIGELLA - Non ho avuto tempo. E poi... che latte! che latte! Non ho bisogno di nulla. Ca'm lasa and}... ca'm Iosa and... (via).

MADAMA POZZETTI - (allarga le traccia come a dire: impazzita i).

ATTO TERZO

Salone sontuoso al piano nobile del Palazzo Di Bari, Porto nel mezzo, in fondo, forte a sinistra e.a destra, fa primo piano, (All'aprirsi del velario sono in scena ReNe, e suo fratello Vittorio, tenente di Cavalleria, in divisa).

RENEE - Dunque prendi parte al Concorso Ippico?

VITTORIO - Coi cavalli che ho? E come faccio? Se pap non mi d i quattrini per comperare Un cavallo adatto...

RENEE - (ridendo) una bugia, Vittorio! Te la leggo negli occhi. Tu vuoi che pap ti dia dei quattrini, ira non per comperare un nuovo cavallo. So tutto, va l...

VITTORIO - JteneV, tu sai sempre tutto e ilon sai mai niente, Mi domandi se partecipo al Concorso Ippico? E io ti rispondo: Coi cavalli che ho, no. Brutte figure non ne voglio pi fare. A Pinerolo, i cavalli peggiori sono i miei. Domandalo ai miei colleghi.

RENEE - Allora, il torto , tuo che non sai comprare. Pouff... non l'hai comprato sei mesi fa? Quando lo dovevi comprare, non dicevi che era un cavallo straordinario?

VITTORIO - Che vuoi farci?... Durante un salto si azzoppato.

RENEE - Ecco, questa, poi, una bugia grossa come il palazzo di Madama. (Gli si avvicinata, ridendo gli mette k mani sulle spalle scherzosa e affettuosa) Ma parlami di lei; m'interessa pi dei cavalli, Com'? Molto bella? Dove la tieni?

VITTORIO - Eh,, una signorina non deve domandare certe cose!...

RENEE - Ma al proprio fratello... Spero non farai lasciocchezza di tenerla a Pinerolo!

VITTORIO - Non ti dico niente.

RENEE - E allora io non ti aiuto, non cerco di convincere pap a darti i quattrini per comprare un nuovo cavallo,

CAMERIERE - (entra del fondo)

VITTORIO - Che volete, Giuseppe?

CAMERIERE - Il signor Marchese.

RENEE - E di l nello studio. Perch? ,venuto qualcuno?

CAMERIERE - La DAMIGELLA Di Hard e il signor Comandante Palermi chiedono di parlare al signor Marchese,

RENEE - (smpitissima) Che avete detto? Il Comandante Palermi?

CAMERIERE - SI, signorina... e di l in anticamera.

VITTORIO - Con la Damigelk di Bard? Quella vecchina che abita in soffitta?

RENEE - impossibile! Voi avete le traveggole, Giuseppe,

CAMERIERE - Oh, signorina, le assicuro...

VITTORIO - (a Renee) Va in anticamera a vedere. Gi, e se pap mi sorprende con Franco? Vai tu, piuttosto. molto strano! Non capisco!

VITTORIO - Senti, hanno chiesto un colloqui con pap. Facciamoli entrare. (al cameriere) Fate entrare.

CAMERIERE - E poi avviso il signor Marchese?

VITTORIO - No; aspettate.

CAMERIERE - (via)

RENEE - Oh Dio! Franco qui! Che sar accaduto?

VITTORIO - E che vuoi che sia accaduto? Non cominciare a spaventarti. (S'apre la porta del fondo ed entra la Damioeua di Bar al braccio di Franco Paurmi. Qualche attimo di sorpresa, poi Vittorio, vedendo l vecchio cos buffamente agghindata, non sa trattenere il riso).

DAMIGELLA - Cara Etnee...

RENEE - (le muove incontro).

DAMIGELLA - ! Quale sorpresa! E tu Franco?...

FRANCO - Ti ipiegheto, Renee... Addio, Vittorio.

VITTORIO - Ciao.

DAMIGELLA - Questo bel giovane chi ?

RENEE - Mo fratello Vittorio, DAMIGELLA.

VITTORIO - (s'inchina)

DAMIGELLA - Vittorio! Gi un uomo! Mi pare ieri che eri al cosi.

FRANCO - La signorina Di Bard desidera conferire con vostro padre; deve comunicargli delle cose importanti,DAMIGELLA importantissime !

FRANCO - S, importantissime.

DAMIGELLA - E preferisco essere sola col Marchese. Franco, per non ti allontanare, e nemmeno tu, Renee.

RENEE - (un po' spaventata, fa segno a "Franco per domandare: Ma che c'? )

VITTORIO - (va al fondo e chiama) Giuseppe! GIUSEPPE (appare)

VITTORIO - Dite a papi che la DAMIGELLA di Bard desidera parlargli.

CAMERIERE - (attraversa la sala ed esce)

VITTORIO -....Va bene?

DAMIGELLA - (a Franco) Lo scrigno posalo qua, sul tavolino. Ed ora andate.

FRANCO E RENEE (escono portando sottovoce) Vittorio (li segue)

DAMIGELLA - (si guarda attorno ed evidente che, ripensa al tempo in cui ella abitava quei saloni), MARCH. DI POMBIA (poco dopo entra da sinistra. Si termo sorpreso a guardare la vecchina cos com' agghindati. Egli un austero signore, eie-legante, molto aristocratico. Accenna un piccolo inchino, inuano celando il suo im-baraxxo)DAMIGELLA!

DAMIGELLA - (sorridente, sicura, serena) Caro Marchese... Da quanto tempo non ci vediamo! (di offre la mano da baciare e poich io vede incerto, insiste sempre con la mano tesa). A una zitella dai 60 anni in su, si pu baciare la mano.

MARCH. DI POMBIA - (le bacia la mano suo malgrado, gli passa sul viso il dubbio se non abbia a che fare con una pazza).DAMIGELLA, come va? In che posso servirla? Si accomodi.

DAMIGELLA - Non sono stanca, grazie. Do un'occhiata, se permette. Noi non s riceveva in questa sala, d'inverno fredda... difficile a scaldarsi, ai miei tempi non c'erano i termosifani. Che bei quadri! So che Casa Di Pmbia ne possiede di bellissimi. Avete un Rembrandt, se non sbaglio; ricordo d'averlo visto nel vostro cartello di Mazzi. Oh, tanti anni fai Tanti tanti! Lei forse non era neanche nato.

MARCH. DI POMBIA - Eh, gi

DAMIGELLA - Senta: siamo andati a trovare il tuo povero padre a Mazze... Massimo d'Azeglio, un certo onorevole Mottino di Agiti, grande elettore ed amico del D'Azeglio, mio padre, ma madre, mio fratello Fernand e e una delle ragazze Conarac... nell'anno... aspetti...

MARCH. DI POMBIA - Che memoria!

DAMIGELLA - E allora ho visto per la prima volta il Vostro Rembrandt. Molto grande. Un bel Rembrandt, L'avete ancora, immagino.

MARCH. DI POMBIA - Vuoi che si venda un Rembrandt? Un tesoro di famiglia?

DAMIGELLA - Ah! Certo! Non ti dovrebbe mai vendere! Ma delle volte... le circostanze portano... Non parlo per lei! Dio mi guardi! So benissimo com' solida la sua fortuna, Marchese! Parlo per me che ho dovuto a poco a poco vendere tutto. Oggi, per esempio, avrei avuto l'occasione di vendere, a un Senatore di Abbiate grasso, certe lettere di Costantino Nigra, importanti, che ho sempre conservato gelosamente... Le ho portate, eccole qua, permette... (Prende lo scrigno dal tavolino e lo apre).

MARCH. DI POMBIA - Ma io... non faccio collezione di carteggi. Non me ne intenda

DAMIGELLA - Lo so, Marchese.

MARCH. DI POMBIA - Metta via, metta via : le lettere private, poi, non mi interessano, anche se scrtte da uomini illustri.

DAMIGELLA - Pure, qualcuna di queste, vedr che la interessa. Almeno, spero.

MARCH. DI POMBIA - (seccato) Le dico che io non compero lettere vecchie.

DAMIGELLA - N io glie le venderei: neanche per tutto l'oro del mondo.

MARCH. DI POMBIA - (stupito) E allora? Che vuole da me?

DAMIGELLA - Un po' di pazienza, Marchese. Forse, appena entrato, vedendomi qui in casa stia, ha pensato che io fossi impazzita. Dica la verit! Confinata lass nel regno dei cieli... Lei sa dove abito, vero?

MARCH. DI POMBIA - Si, lo so: in soffitta. E mi fa molta pena.

DAMIGELLA - Grazie! Dicevo:... confinata lass, lei ha pensato: vecchia, miserabile, se scende al piano nobile, che osa pu mai chiedere? L'elemosina! Invece non sono scesa per una cosa che riguardi me direttamente, ma sua figlia e un bravo giovanotto che le vuol bene.

MARCH. DI POMBIA - (scattando in piedi) Si tratta ancora d quel Palermi? Mi pare di avergli fatto capire con chiarezza qual la mia volont.

DAMIGELLA - Non se la prenda con lui. S calmi. Io conosco il sentimento di Rene riguardo a quel giovane. Rene fu tanto buona da venirmi a trovare, qualche volta, su in soffitta...

MARCH. DI POMBIA - (indgnatssmo) Mia figlia ha approfituto della sua soffitta per trovarsi con Palermi? E lei s' prestata?

DAMIGELLA - (con una calma dolorosa)Oh, Marchese! Una Di Bard pu vendere tutto della sua casa, perdere fino all'ultimo centesimo, ma l'onore.., cos Mi stupisce! Mi addolora!

MARCH. DI POMBIA - La prego di scusarmi.

DAMIGELLA - Rene venuta da me... perch una brava, una pietosa ragazza. Non s' mai trovata in casa mia con Franco; ma mi ha aperto il suo animo, mi ha confidato il suo amore. Ed un amore puro, profondo, di quelli che non bisogna soffocare nell'anima di una figliola d'oggi, cosi apostatanti allettamenti passeggeri...

MARCH. DI POMBIA - s capisco... io ammetto anche che il Palermi sia un bravissimo ragazzo... Ma io non voglio... non posso dare mia figlia a un...

DAMIGELLA - So che parola vuol dire. Non la dica, Marchese. La prego! Offenderebbe anche me, inutilmente.

MARCH. DI POMBIA - Lei?

DAMIGELLA - Franco si un figlio illegittimo, ma mio nipote... figlio di mio fratllo.

MARCH. DI POMBIA - (sbalordito) Di Fernand?

DAMIGELLA - Di Frnand e della San Germano. LeconWce la storia, vero? E chi non la conosce nelle vecchie famiglie torinesi?

MARCH. DI POMBIA - Ma come ! Ma da quando venata fuori questa rivelazione?

DAMIGELLA - D poco, da pochissimo tempo. Lui stesso, i! ragazzo ha sempre ignorato. Sapeva chi fosse sua madre, ma suo padre no! Ebbene, la prova e in queste lettere che Nigra ha scritto a me. Ecco, perch glie le ho portate. Vuol leggere? Guardi, guardi... (Apre lo scrigno, s'appresta a sciogliere un pano).

MARCH. DI POMBIA - No, lasci. Non occorre. Credo. (Una- pausa) Figlio di Fcmand!

DAMIGELLA - (umilissima) Mio nipote...

MARCH. DI POMBIA - E sta bene, Ma con questo? Che il Palermi sia figlio di un Di Bard e di una San Germano, prova che ha del sangue nobile nelle vene. Pero, et quale tresca venuto fuori questo figliolo? Da quale scandalo! Quand'egli nato, Fernand aveva moglie, la San Germano marito; rimane sempre...

DAMIGELLA - Lei sa che sua madre, morto il marito, ha potuto lasciargli la sua fortuna.

MARCH. DI POMBIA - Questo e il meno! questione del nome.

DAMIGELLA - Lei fa dunque soltanto la questione del nome!

MARCH. DI POMBIA - Non le pare che sia una questione importante per uno del mio casato che deve dar marito alla propria figliuola?

DAMIGELLA - Ma, un momento! Se lei fa soltanto la questione del nome... Franco pu assumere quello di suo padre, quando vuole.

MARCH. DI POMBIA - E come lo pu se suo padre morto senia riconoscerlo?

DAMIGELLA - Ma lo adotto io. Non mi chiamo Di Bard, io, come il padre d Franco? to sono l'ultima del mo casato, con me il nome si spegne; ebbene, lo lascio a lui, vuol dire che continuer in lui. Posso...?

MARCH. DI POMBIA - Certo!

DAMIGELLA - Pensi che gioia! Posso ancora lasciare un'eredit!

MARCH. DI POMBIA - una grande eredita: il suo nome.

DAMIGELLA - Mi pare d ritornare ricca, come quando vivevo qui.

MARCH. DI POMBIA - E qui Micinuer a vivere, ormai fra noi (Le prende la mano).

DAMIGELLA - Davvero? Oh, signor Marchese!

MARCH. DI POMBIA - Come nonna di Franco!

DAMIGELLA - Grazie, irto nonna, no, mi sembra troppo strano, m'invecchia! Bisogna chiamare quei ragazzi, sono di l!

MARCH. DI POMBIA - Ma come! Franco qui?

DAMIGELLA - E venuto con me. (Si alza e cammina)

MARCH. DI POMBIA - Si sente male?

DAMIGELLA - No! L'emuzione!

MARCH. DI POMBIA - Qualche cosa, dei sali, cognac. (Chiamando) Venite, ragazzi. (Entrano RenE, Vittorio e Franco) immagino che avrete ascoltato.

RENEE E FRANCO - Pap... Marchese...

VITTORIO - Io ho solo retto il lume.

MARCH. DI POMBIA - Rene, porta subito dei sali per la DAMIGELLA .

DAMIGELLA - No, no. Piuttosto un caff e latte, da due giorni non mangio.

MARCH. DI POMBIA - Rene, corri, voi, voi correte, correte, (Tutti via metto Vittorio).

(MARCHESE baca la mano della Damigella).

VITTORIO - E a me permette che le dia un baci?

DAMIGELLA - Mi fari piacere, anzi... E il primo bacio di un giovanotto!

CAMERIERE - (entra col vassoio)

FRANCO - (entra portando la colazione del caff)

RENEE - (entra con quella del latte)

TUTTI - (s avvicinano premurosamente per servire la DAMIGELLA).

DAMIGELLA - Adesso mi pare proprio di essere gi in Paradiso!

TELA

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