La danza del sergente


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LA DANZA DEL SERGENTE

Titolo originale: Serjeant Musgrave's Dance

Parabola astorica in tre atti

di JOHN ARDEN

Versione italiana di Ettore Capriolo

PERSONAGGI

I SOLDATI

I CITTADINI

LE DONNE

L'azione si svolge in una cittadina mineraria dell'Inghilterra del Nord circa ottant'anni fa. È in­verno.

Commedia formattata da

Tutti uomini normali e ricchi d'esperienza. Devo­no portare baffi e irradiare un senso di innata disciplina.

Sergente Musgrave       - Fra i trenta e i quarant'anni, alto, bruno, autoritario, ironico, mai allegro. Po­trebbe aver combattuto con Cromwell.

Soldato Attercliffe       - Sulla cinquantina, brizzola­to, melanconico, leggermente amareggiato. È,il più anziano del gruppo ed è ben conscio delle proprie responsabilità.

Soldato Hurst               - Poco più che ventenne, crudele, collerico, bello, cinico, duro, ma non intelligente quanto crede lui.

Soldato Sparky             - Anche lui poco più che ventenne, facilmente suggestionabile. Tende a sfuggire a se stesso nascondendosi dietro uno schermo di sto­rie sceme e di pagliacciate irritanti.

Ufficiale dei Dragoni    - È poco più che il deus-ex-machina nel finale della commedia. Deve essere soltanto alto, calmo, freddo e autoritario.

Soldato dei Dragoni     - Un militare incallito di cui ci si può fidare.

II Sindaco                     - Uomo dinamico, astuto e apparente­ mente gioviale. Parla con forte accento dialettale e ha una decisa tendenza a fare lo spaccone.

Il Parroco                      - Tipico gentiluomo, consapevole del ca­rattere tutt'altro che raffinato della comunità in cui vive. Il suo tono di voce e i suoi modi devono essere più quelli di un aristocratico mancato che di un ecclesiastico. Anche lui mostra una certa tendenza a fare lo spaccone.

 La Guardia                   - Altro tipo con tendenze autoritarie, tranne quando sono presenti i suoi superiori. È inefficiente quanto rumoroso.

Walsh                            - Il minatore coscienzioso; uomo forte, sia fisicamente sia moralmente. Sa quel che vuole e non sopporta chi non è come lui. Tutti i minatori sono piuttosto amareggiati, ma non tanto da ren­dersi sgradevoli.

Il Minatore lento           - Non particolarmente intelligen­te, ma provvisto di un certo, sia pur vacuo, senso dell'umorismo.

Il Minatore litigioso      - È litigioso, e lo lascia subito capire.

Bludgeon il Barcaiolo   - Personaggio grottesco. Un gobbo - (ma non bisognerà sottolineare troppo que­sto particolare) molto rapido nei movimenti e con una tendenza istintiva agli intrighi maliziosi.

Mistress Hitchcock       - Enorme e immobile vedova sulla cinquantina. Se ne sta seduta al suo bar e osserva tutto ciò che avviene. È evidentemente una donna generosa e intelligente che nasconde queste sue qualità dietro il cupo pessimismo ti­pico delle campagne del nord.

Annie                            - Una ragazza paffuta non particolarmente attraente, ma capace con la sua aggressività di provocare gli uomini. La sua confusione emotiva si esprime in parole e azioni deliberatamente enigmatiche. Parla con voce roca.

ATTO PRIMO

PRIMO QUADRO

Il pontile di un canale. È sera.

Hurst e Attercliffe giocano a carte su un tamburo. Pochi metri più in là Sparky, in piedi come se fosse di sentinella, si dà delle manate addosso per scaldar­si. Una pila di tre o quattro grosse casse di legno con il marchio ben visibile del ministero della guerra (WD) e su di esse una lanterna.

Sparky                           - Brrr, l'inverno è freddo, buio, nevoso. È troppo tempo che aspettiamo, questo è il guaio. Una volta che ci si mette in moto bisogna continuare. Non giova fermarsi a metà. Serve solo a rendere la notte ancor più gelida. (Canta) Un giorno che ero sbronzo sulla Via della Regina mi capitano addosso dei vispi arruolatori. Prima che me ne accorga ho già bell'e giurato e verso le baracche son stato incanalato. Brr! E poi parlano della Crimea! Vi ho mai raccon­tato delle cucine da campo di Sebastopoli? Be', c'era quel sergente coi capelli rossi, sapete... e il caporale-cuoco ma quello di capelli non ne aveva proprio... e in quel reggimento il commissario era... Oh... (S'ac­corge che nessuno gli bada) Chi sta vincendo?

Hurst                             - Io.

Attercliffe                     - Nossignore. Sono le picche che vin­cono. Jack, Re e Asso. E sopra ci mettiamo la Re­gina rossa. È un altro scellino, vedi? Tiralo fuori.

Hurst                             - E va bene. Facciamo un'altra partita. Ah, no, adesso sono io di mazzo. Vediamo un po' se, tanto per cambiare, riesco a servir bene anche me. Uno, due, tre, quattro... (Distribuisce le carte).

Sparky                           - Vorrei proprio sapere quanto dobbiamo ancora aspettare. Non vedo l'ora di essere su quella maledetta barca. Ma che fine ha fatto Musgrave, il nostro Fante di picche, eh? Perché non viene a darci il segnale di partenza?

Attercliffe                     - Arriverà puntuale, ce lo ha promes­so. Organizza la sua vita sulle trombe e sui tamburi, quel sergente. Lo hai mai visto arrivare in ritardo?

Sparky                           - No. (Canta):

Me la sarei cavata quando ho disertato

se quella mia ragazza non mi avesse denunciato.

Attercliffe                     - (duro) Non puoi fare a meno di can­tare proprio questa canzone?

Sparky                           - E perché no? Non è forse cosi? (Canta) Mi hanno trascinato alla corte marziale / E li cosa mi han detto? Vai a farti impiccare.

Hurst                             - (lascia cadere le carte e balza in piedi infu­riato) La vuoi piantare, tu? Ti par questa la can­zone da cantare in un viaggio del genere? Non hai sentito cosa ti ha detto lui? Dacci un taglio, allora. (Sì guarda attorno con nervosismo)

Sparky                           - Ma va', non c'è nessuno che ci ascolti. Sei al sicuro come in un maledetto fortino qui. Sono io di sentinella, ragazzo. Ci sono io a proteggerti.

Attercliffe                     - (irritato) E allora continua a proteg­gerci. Dai, mettiti di guardia.

Sparky                           - (torna al suo posto) Ah. Ha-ha... Pensa­vate forse che potesse sentirvi? (Un gesto verso le casse) Chissà, chissà... Mi è parso di sentirlo ridere.

Attercliffe                     - Piantala, ragazzo.

Sparky                           - (con una certa violenza) Piantala tu, vec­chio cornuto. Può benissimo ridere del resto, chi lo sa? O per lo meno fare un po' di baccano. Vero, soldato?

Hurst                             - Stai cercando di far lo spiritoso?

Sparky                           - Lo spiritoso? Alle sue spalle? Vuoi darmi a intendere che non sappia cosa stiamo cercando di fare? E perché non dovrebbe riderci su se gli gira?

Hurst                             - Uffa, t'ha dato di volta il cervello?

Sparky                           - Su, non fare il nevrastenico, ragazzo: non sei tu che devi prendertela. Sei un uomo e un soldato tu, non un vecchio straccio rosso e quattro paia d'ossa... Be', c'è una certa differenza, eh?

Hurst                             - (gli getta un'occhiata rabbiosa e poi torna a sedersi) E va bene... Su, giochiamo. (Riprendo­no a giocare in silenzio. Sparky canticchia e si soffia sulle dita. Poi sobbalza)

Sparky                           - Chi va là? (Entra il Barcaiolo con una lanterna. Fischietta)

Barcaiolo                       - Ohilà, cari signori! È semplicemente il vecchio Joe Bludgeon, il comandante del trabac-colo. Joe il gobbo. Eh, eh. E voi come andate? Siamo pronti?

Sparky                           - Pronti a che?

Barcaiolo                       - Pronti a partire, naturalmente, cosa credevate? Lo siamo allora?

Attercliffe                     - No.

Barcaiolo                       - Perché no?

Attercliffe                     - Perché non è ancora l'ora, ecco per­ché. Ti avevano detto alle sette e mezzo.

Barcaiolo                       - Lo sono quasi.

Attercliffe                     - No, perdio, non lo sono ancora, e lui non arriverà finché non lo saranno.

Barcaiolo                       - Il sergente, dici?

Attercliffe                     - Già, il sergente. È pronta la tua chiatta?

Barcaiolo                       - Prontissima. E il mio vecchio ronzino sta già aspettando.

Attercliffe                     - Allora possiamo incominciare a ca­ricare.

Hurst                             - Ehi, non abbiamo finito la partita.

Attercliffe                     - La finiremo un altro giorno, tanghe­ro. Hai sentito cosa ha detto il Fante di picche.

Hurst                             - E va bene, va bene.

Barcaiolo                       - Le casse più piccole potete metterle nella cabina. Ma che ci avete dentro, perdio? Pesano almeno dieci tonnellate e mezza.

Sparky                           - (con un calcio a una delle casse) In que­sta c'è una mitragliatrice Gatling. Sai cos'è una mi­tragliatrice Gatling, amico?

Barcaiolo                       - No, e a dirti la verità non m'interessa saperlo. Gesù, che vita nel vostro maledetto esercito! Continuano ancora a legarvi e a frustarvi col gatto a nove code?

Hurst                             - No, non lo fanno più. (Attercliffe e Hurst escono portando le casse)

 Barcaiolo                      - (seguendoli con gli occhi) Eh eh, ep­pure quando ero giovane ho sentito dire che lo fa­cevano. Uac, uac, uac. Oh, una cosa crudele. Sai co­me li chiamavano allora... i soldati, voglio dire? Eh?

Sparky                           - Conosco un mucchio di nomi per i sol­dati.

Barcaiolo                       - Ma scommetto che questo non lo co­nosci. Rose rosso sangue li chiamavano. Che te ne pare? Uac, uac, uac. Rose rosso sangue. (Volgendosi verso le quinte) No, non li, non mettetele li; lascia­temi un po' di spazio per muovere la barra. Soldati! Caricali sulla tua chiatta e ti troverai come con un mucchio di negri del Perù. Ecco, cosi va bene, la­sciatele dove le avete messe e tornate a riva prima che la barca si capovolga... Dico a voi, maledette ro­se rosse, a voi!

Hurst                             - (rientrando) Adesso basta, barcaiolo. Al resto pensaci tu. (Entra Musgrave)

Musgrave                      - (al Barcaiolo) Si, pensaci tu. E ascol­tami bene, vecchio, perché non ho intenzione di ripe­terlo. Noi viaggiamo sulla tua chiatta come passeg­geri, e paghiamo per il trasporto. Sicché non devi trattare i miei uomini come degli scaricatori. Chiaro?

Barcaiolo                       - Oh, chiarissimo, sergente. Volevo sol­tanto scherzare un po'.

Musgrave                      - Già. E adesso hai scherzato abbastan­za. (Rientra Attercliffe)

Atterclife                      - (mentre Hurst raccoglie le altre casse piccole) Abbiamo già caricato la Gatling, sergente, e adesso portiamo a bordo il resto. Cosi ci resterà soltanto il tamburo e l'altra cassa. Niente di nuovo?

Musgrave                      - (pacatamente) Va tutto bene. Non preoccuparti. (Attercliffe e Hurst via con il carico. Musgrave batte un poco sul tamburo pensando ad altro. Poi al Barcaiolo) Ehi, barcaiolo, dico a te. Ne­vicherà ancora prima di domani?

Barcaiolo                       - Probabile. E si gelerà anche l'acqua. Aspettate ancora un giorno e sul canale nessuno po­trà più passarci. Dicono che la strada oltre le lande è già bloccata a forza di neve. Ha davvero scelto una bella stagione, lei, per andare in cerca di reclute. Che c'è li dentro? Un'altra mitragliatrice Gatling? (Indica l'ultima cassa)

Musgrave                      - E perché no? Mostragli l'equipaggia­mento migliore, incantali e, amico mio, li prenderai tutti in trappola come conigli... Adesso resta ancora da caricare l'ultima cassa, con molta attenzione, e poi siamo a posto. Puoi prepararti a partire. (Rien­trano Attercliffe e Hurst che sollevano la cassa e la portano fuori, seguiti da Sparky con il tamburo a tra­colla. Musgrave prende la lanterna dei soldati e fa un rapido giro intorno alla scena per accertarsi che non rimanga più nulla. Si ferma un attimo a guar­dare nella direzione da cui è venuto)

Barcaiolo                       - È il suo primo viaggio alle città del carbone, sergente?

Musgrave                      - Già.

Barcaiolo                       - Ooh, posti freddi, duri, squallidi: tan­ti affamati per la regina. Se lei è abituato ad aver la pancia piena ne sentirà la mancanza una volta arrivato là.

Musgrave                      - (secco) Non importa. Dobbiamo fare il nostro dovere. E per un soldato il dovere è tutto.

Barcaiolo                       - Ah, il dovere. Le guerre dell'impero sono molto lontano in nome del dovere laggiù anche noi andiamo le braccia e anche le gambe un giorno poi perdiamo. E tutto per il piacere di uno scellino e di un bicchiere. Venga, sergente, non vorrà lasciarsi seminare. (Esco­no nella direzione da cui sono scomparsi i soldati)

SECONDO QUADRO

Un bar.

Mistress Hitchcock, seduta al centro del locale, sta conversando col Parroco che sembra perfettamente a suo agio e tiene in mano un bicchiere di brandy. Dietro il bancone Annie sta strofinando i bicchieri.

Parroco                          - No, signora, no. Non posso assolutamente approvare l'ozio, l'indigenza, l'accattonaggio. Se nessuno viene qui a bere, me ne dispiace per lei, ma stia certa, signora, che un po' meno ubriachezza e un po' meno disordine non faranno certo male a questa città. La Chiesa, e lei dovrebbe saperlo, non è una banca per sovvenzionare birrerie.

Mrs. Hitchcock             - (imbronciata) E comunque un locale rispettabile.

Parroco                          - Come?

Mrs. Hitchcock             - È comunque un locale rispet­tabile, reverendo. Già. Se no, perché mi avrebbero rinnovato la licenza? Lei che è un magistrato lo sa. E quando ho presentato la domanda avrebbe potuto opporsi. Ma non lo ha fatto.

Parroco                          - Non è questo il punto, signora Hitchcock. La Corte autorizza l'esistenza dei bar per concedere ano sfogo ai membri più poveri della comunità, ma in un periodo di deplorevoli conflitti nel mondo in­dustriale, è molto meglio che la massima parte di questi locali rimanga deserta. Se i minatori non pos­sono permettersi di bere in seguito allo sciopero    - cioè in seguito alla loro stessa stupidità      - è meno probabile che siano indotti a compiere atti di vio­lenza. E forse non sarebbe male che la Corte ritirasse completamente tutte le licenze fino alla ripresa del lavoro nei pozzi.

Mrs. Hitchcock             - Oh, sarebbe formidabile. Se li immagina una mezza dozzina di osti ridotti a vivere a spese della parrocchia - i fondi di birra dell'ospizio serviti alla gente del mestiere - ah ah, il mondo alla rovescia! (Una risata gutturale)

Parroco                          - Sono abbastanza sicuro che non sareb­be necessario.

Mrs. Hitchcock             - (in tono ragionevole) Be', mi a-scolti reverendo, lei sta menando il can per l'aia da quando è arrivato qui. Le ho solo chiesto di ammet­tere che questo sciopero è dannoso alla città. È natu­rale che quando dico la città intendo soprattutto me stessa. Ma intendo anche lei. E intendo anche Sua Signoria il sindaco: oh, si, si: Io sono un fiero padrone di miniera, e vestito di rosso me ne sto. Chi entrerà e chi uscirà nella mia terra di carbone nera? (RiS di nuovo) Eh, se non potessimo farci una ri­sata ogni tanto moriremmo di noia!

Parroco                          - Lei è un'impertinente. E io non ho più niente da dirle.

Mrs. Hitchcock             - Ah, ma io mi sono rivolta a lei perché lei rappresenta la Chiesa, la carità. Su, reve­rendo, dica al sindaco di mettersi d'accordo con i suoi uomini e di offrirgli un buon salario, e poi ri­cominceranno a comprare e a vendere in città, e ver­ranno a bere in questa osteria e - ho ho - chissà, magari si metteranno a frequentare anche la chiesa! Sarà un gran giorno quello! (Il Parroco irritato le volge le spalle e si avvia verso la porta. Entra il Bar­caiolo e se lo trova di fronte)

Barcaiolo                       - (toccandosi beffardamente il berretto) Parroco.

Parroco                          - (freddo) Buon giorno.

Barcaiolo                       - Fa piuttosto freddo, eh?

Parroco                          - (cercando di passare oltre) Già, fa freddo.

Barcaiolo                       - Come va lo sciopero?

Parroco                          - Non è ancora risolto.

Barcaiolo                       - Ci avrei scommesso. Salve, signora!

Mrs. Hitchcock             - (impassibile) Ce li hai i soldi?

Barcaiolo                       - Certo che ce li ho   - aspetti un mo­mento, Parroco, solo un momento e sono subito da lei. Io non sono uno dei vostri agitatori delle miniere. Io lavoro. E ho qualcosa da dirle.

Mrs. Hitchcock             - (a Annie) Dice che li ha i soldi. Versagli il suo quarto.

Barcaiolo                       - (al Parroco) Non credevo di trovarla qui, ma, be', dal momento che la vedo... Il canale è gelato, sa?

Parroco                          - Be'?

_ Barcaiolo                    - Be', l'ultima chiatta è arrivata stamat­tina. La mia chiatta. Con passeggeri a bordo.

Parroco                          - Non vedo come la cosa possa riguar­darmi.

 Barcaiolo                      - (con un'occhiata espressiva) Quattro passeggeri, parroco. Soldati. (Annie consegna al bar­caiolo il suo boccale)

Parroco                          - (un po' allarmato) Soldati! Di già? Chi li ha fatti venire? E perché non mi hanno detto niente? Potrebbe essere molto pericoloso...

Barcaiolo                       - Non sono qui per quel che crede lei, sa? Non ancora comunque. Sono venuti, vede, per arruolare.

Parroco                          - (con sollievo, ma piuttosto seccato) Oh... Be', e allora? Perché vieni a seccarmi con questa sto­ria? Mi stai facendo perdere tempo. Su, levati di mezzo...

Barcaiolo                       - (trattenendolo ancora) Già ma, parro­co, lei è anche un magistrato.

Parroco                          - Certo che sono anche un magistrato.

Barcaiolo                       - Lei è una potenza, vede, in una città in tumulto, in pericolo. Si. Lei è il verbo e la legge, no? Be' ecco qui i soldati. Per arruolare. Capisce?

Parroco                          - (incominciando a vedere dove lui vuote andare a parare) Hum. Non credo che la Corte ab­bia veramente bisogno dei tuoi suggerimenti. Ma ti sono grato dell'informazione. Grazie. (Gli dà una moneta ed esce)

Barcaiolo                       - (agitando la moneta) Eh, eh, ve l'avevo detto che ce li avevo i soldi. (Consegna la moneta ad Annie e incomincia a fischiettare. Annie torna dietro il banco. Mrs. Hitchcock prende la moneta e per sentire se è autentica la morde)

Mrs. Hitchcock             - Soldati. Annie, tesoro, racconta­ci un po' cosa sanno fare i soldati.

Annie                            - (imbronciata) E perché dovrei farlo?

Barcaiolo                       - (allegramente) Su, su, figliola, dicci dei soldati. Devi conoscerle bene tu le giubbe rosse, scommetto. Su, fa freddo oggi, scaldaci un po' tu. Eh, eh, non c'è nessuno che valga la nostra brava Annie. (Le dà una manata sul sedere. Annie si scosta incollerita)

Annie                            - Puoi farlo quando io te ne do il permesso, non prima. E adesso siediti, cagnaccio maledetto.

Barcaiolo                       - (fingendosi spaventato) Siamo nervosi, eh?

Mrs. Hitchcock             - Si, siediti... Avanti, Annie, rac­conta.

Annie                            - Vi dirò dunque cosa sa fare un soldato: Marciare dietro il tamburo che rulla, gridare a tutti: "Eccomi qua ne ho fatti fuori più che ho potuto e adesso arrivo nella vostra città. Vengo di guerra e vado alla guerra e ogni ragazza la mia donna sarà, le basta vedermi e subito si sdraia. Questo, vi giuro, proprio questo fa. Alla sua giubba le braccia stringiamo perché sappiamo che presto morrà poi lo mandiamo a piangere oltremare. E ben lontano ben lontano andrà. Prima che parta lo facciam pagare tutta la notte e la mattina ancor... Ecco a che cosa è buono un soldato e molto ancora potrei dirvi or... A che serve un maledetto soldato se non a lasciarlo cadere nella prima fessura del terreno come una lettera in una buca? Quanti hai detto che ne hai portati? Quattro?

Barcaiolo                       - Già, quattro.

Annie                            - Cioè quattro letti in questa locanda?

Mrs. Hitchcock             - Spero bene che sia in questa locanda. E la migliore della città.

Annie                            - (con uno scatto improvviso) Allora faccia in modo che si fermino almeno quattro notti, per­ché non ho intenzione di andare con più di uno per notte, per tutto l'oro del mondo! (Lancia un urlo e si precipita fuori dalla porticina dietro il banco, la­sciando cadere a terra un vassoio pieno di boccali)

Barcaiolo                       - Santo cielo! Forte, in gamba e impe­tuosa! Annie! Raccontaci ancora qualcosa!

Mrs. Hitchcock             - (brusca) Lasciala stare. Ti ha già raccontato fin troppo, non trovi? Non bisogna farla arrabbiare... Immagino che verranno effettiva­mente qui da me.

Barcaiolo                       - Oh, certo, certo. Gli ho parlato io. Si fidi di me. (Si ode dalle quinte un rullio di tamburo) Eccoli, vede, stanno arrivando. (Maestoso ingresso di Sparky battendo il tamburo)

Sparky                           - Oh, oh, attenzione! Preparate i vostri letti! In nome della Regina, signora - credo che gliene abbia già parlato lui - siamo qui in quattro: noi tre possiamo accontentarci di qualche pagliericcio in solaio, ma per il sergente occorre un grande letto d'ottone con i pomi e tutto, roba di lusso! Può lei fornirci tutto questo?

Mrs. Hitchcock             - Eccoli dunque arrivati i nostri cari arruolatori. Si, giovanotto, posso fornirle tutto quello che vuole. In casa ho soltanto una camera, che è a disposizione del sergente. In quanto a voi tre dovrete dormire nella mia vecchia stalla, là dietro, ma c'è una buona stufa e starete al caldo. Ma chi paga? Voi o la Regina?

Sparky                           - Immagino la Regina, alla fine.

Mrs. Hitchcock             - Ma all'inizio ci pensate voi, eh?

Sparky                           - Oh, non si preoccupi sa... Abbiamo anche un po' di roba con noi.

Barcaiolo                       - Dieci tonnellate e mezza. A momenti mandavano a fondo la mia vecchia chiatta, con tutta quella roba.

Sparky                           - Ma tutto è finito bene, amico, no? Come sempre, del resto. Con noi non c'è da aver paura.

Barcaiolo                       - Eh, proprio no,

Sparky                           - (verso la quinta) Sergente! Combinato!

Musgrave                      - (fuori scena) E il materiale?

Sparky                           - E il materiale, signora?

Mrs. Hitchcock             - C'è una rimessa dall'altra parte del cortile.

Sparky                           - (verso la quinta) Rimessa dall'altra par­te del cortile, sergente!... Ora, signora, mentre quelli mettono a posto la roba ci prepari una bella pinta per uno. Come quella che sta bevendo lui, eh? Ce la raccomandi, amico?

Barcaiolo                       - Ci puoi scommettere la tua baionetta, ci puoi.

Sparky                           - E va bene allora. E già che ci siamo te ne offriamo un'altra. Cinque pinte in tutto, a meno che non voglia favorire anche lei, signora.

Mrs. Hitchcock             - Perché no, soldato? Tanto paga la Regina... Annie! Ehi, Annie! (Poiché nessuno ri­sponde va lei dietro il banco e incomincia a riempire i boccali. Entra Musgrave)

Musgrave                      - È solido, signora, il lucchetto sulla porta della sua rimessa?

Mrs. Hitchcock             - Piuttosto.

Musgrave                      - C'è roba di valore, vede. Ho anche notato che la finestra è sbarrata.

Mrs. Hitchcock             - Appunto.

Musgrave                      - (prendendo un boccale) Bene... È per me questo?

Mrs. Hitchcock             - Se lo vuole... (Entrano gli altri due soldati)

Attercliffe                     - Tutte le casse sono state chiuse a chiave e messe al sicuro, sergente.

Musgrave                      - (indicando i boccali) Benissimo. Servi­tevi.

Hurst e Attercliffe        - Grazie, sergente.

Barcaiolo                       - (alzando il boccale) A Sua Maestà, alle guerre di Sua Maestà e alle ragazze che ci se­miniamo dietro. Salute!       - (Tutti bevono)

Mrs. Hitchcock             - (levando il suo boccale) Dentro il fiume e fuori del fiume ero asciutto ed ora son bagnato ma fame e freddo sono ancora in me. (Di nuovo tutti bevono, anche se il brindisi li ha lasciati un po' perplessi) E sono anche in città, ser­gente. Glielo hanno detto?

Musgrave                      - Di che si tratta?

Mrs. Hitchcock             - Non si lavora in miniera. Il pa­drone dice che è uno sciopero, gli uomini che è una serrata, ma per noi è fame. (Entra impetuosamente la guardia)

Guardia                         - Sua Signoria il Sindaco.

Mrs. Hitchcock             - Eh?

Guardia                         - Ho detto Sua Signoria il sindaco.

Barcaiolo                       - Oho, adesso, miei cari signori, state attenti, allungate le orecchie e ne sentirete delle belle.

Gurdia                           - (al barcaiolo) Zitto tu...

Barcaiolo                       - Eh, eh... (Entra a passo svelto il Sin­daco con la sua catena d'oro, è seguito dal Parroco. Musgrave mette sull'attenti i suoi uomini)

Sindaco                         - Sto cercando i soldati, signora Hitchcock. Ah, eccoli! Signori, io sono il sindaco della città e il padrone della miniera, e sono un uomo preoccupato. Per questo sono venuto personalmente da voi, quan­do mi sarebbe bastato mandarvi a chiamare; be' che ne dite? Lasciate che vi dia un'occhiata... Ah. Haha... Mi sgombri il locale per un minuto, signora. Devo far due chiacchiere con il parroco. Sergente, stia fuori e aspetti la mia chiamata.

Musgrave                      - Ai suoi ordini, sir... Andiamo. (A un cenno di Mrs. Hitchcock, conduce i suoi uomini fuo­ri del bar, dalla porta posteriore)

Guardia                         - (spingendo il Barcaiolo verso la porta sul­la strada) Ehi tu, muoviti, fuori dai piedi.

Barcaiolo                       - (sfuggendogli) Oh là là... Vivo o morto qualunque poliziotto ha la testa di legno ed è di piombo sotto. E va bene... me ne vado... Come sta, parroco? (Esce fischiettando)

Mrs. Hitchcock             - (al Sindaco senza cordialità) Vuol bere qualcosa?

Sindaco                         - No.

Mrs. Hitchcock             - Se per caso cambiasse idea, so­no ai suoi ordini    - (S'inchina ed esce dalla porta po­steriore)

Sindaco                         - Che ne pensa di loro, parroco?

Parroco                          - Eccellenti uomini, formidabili. Mi ren­dono fiero del mio paese. Sono questi i cuori su cui l'Inghilterra può contare, signor sindaco. Ed è un vero peccato che il loro coraggio sia tradito in pa­tria dagli imboscati e dagli scansafatiche. E lei che ne pensa?

Sindaco                         - (guardandolo di sottecchi) Penso che potranno esserci utili, parroco. È un espediente tem­poraneo, ma può funzionare. Il prezzo del carbone è sceso e io ho dovuto diminuire i salari e licenziare qualche uomo. Allora hanno detto che avrebbero scio­perato e io ho chiuso i cancelli. Ma non possiamo continuare cosi in eterno. Ci sono due modi per ri­solvere il problema di questa miniera - il primo, co­struire qui la ferrovia e diminuire le mie spese di trasporto, ma per questo ci vogliono due anni e un decreto del Parlamento, anche se Dio sa quanto me Io augurerei. L'altra soluzione è di far sgombrare me­tà della popolazione, trovare un diversivo, indirizzare le loro fantasie verso qualche altra meta. La Regina ha guerre da combattere e rivolte da soffocare. Ol­tremare. E va bene. Facciamo battere i tamburi di quei tipi in tutta la città, e io verserò una sterlina per ogni scellino che verrà pagato dal sergente. Giub­be rosse e bandiere. Cosi ci si libera dei più agitati. Tamburi, pifferi e gloria.

Parroco                          - (severo) E l'onore la vera vocazione del soldato.

Sindaco                         - È qualcosa di più. E a noi fa maledet­tamente comodo. Guardia, faccia entrare quel ser­gente.

Guardia                         - (nervoso) Mi scusi, eccellenza. Una cosa. I soldati, ecco. Io in questa città ho una piccolissi­ma forza. Soltanto un'altra guardia fissa, lei lo sa bene: gli altri sono tutti agenti giurati... e non posso fidarmi di questa gente perché resista e non abbia paura di niente quando verrà il momento.

Parroco                          - Quale momento?

Guardia                         - Già stamattina hanno incominciato a gettare sassi, e hanno rotto due finestre del mio uffi­cio. E adesso io sono nervoso... lo ammetto franca­mente... sono nervoso.

Sindaco                         - E allora?

Guardia                         - Eccellenza, vorrei aggiungere ai miei uomini anche questi soldati. Arruolare è una cosa importante, ma noi abbiamo soprattutto bisogno di agenti.

Sindaco                         - Non ancora.

Guardia                         - Glielo chiedo formalmente, eccellenza. Abbiamo degli agitatori qui e non smetteranno certo di gettare sassi: può esserne sicuro.

Sindaco                         - (irritato) Ho detto non ancora. Prima proviamo a fare come dico io. Per l'amor del cielo, amico, cosa possono fare quattro soldati contro tutta quella gente? La città è isolata durante l'inverno e fino al disgelo nessuno può venirci in aiuto. Non c'è altra soluzione, insomma. Faccia entrare il sergente.

Guardia                         - Bene, eccellenza. Sergente! Venga! (En­tra Musgrave)

Musgrave                      - Signore?

Sindaco                         - Sergente, siamo molto lieti di avervi qui. Vi do il benvenuto a nome del Consiglio e dei ma­gistrati. E adesso mi ascolti: qui siamo tutti sudditi profondamente leali e sinceri, e ognuno di noi sa­rebbe entusiasta se i nostri ragazzi più in gamba ac­corressero sotto le bandiere. Non è cosi, parroco?

Parroco                          - (colto un po' alla sprovvista) Ehm, si, ne saremmo davvero orgogliosi, si.

Sindaco                         - Bene. Per ogni scellino che lei distribui­rà in nome della Regina, io verserò una sovrana di oro... no, due. Una per la recluta e una da dividersi fra lei e i suoi bravi camerati. Che ne dice?

Musgrave                      - È molto bello da parte sua, signore.

Sindaco                         - Lo credo bene. E qual è il vostro si­stema?

Musgrave                      - Signore?

Sindaco                         - Voglio dire se andate in giro per le stra­de o piantate le natiche in qualche bar... o cosa?

Musgrave                      - Dipende dal tipo della città. La vostra non ho ancora avuto tempo di esaminarla. Ma i bar mi sembrano piuttosto deserti, a giudicare da questo.

Parroco                          - E lo sono in effetti.

Musgrave                      - Già. Be', in questo caso dovrò fare un piccolo giro d'ispezione, no? E quando avrò deciso ve lo farò sapere.

Guardia                         - Lo faccia sapere anche a me, sergente. Farò in modo di facilitare il suo compito.

Musgrave                      - Grazie, signore.

Sindaco                         - Già che intende facilitare il suo compi­to, guardia, potrebbe anche suggerirgli qualche nome che starebbe bene nel suo elenco, no? Non potrebbe per esempio indicargli alcuni fra i più robusti dei nostri concittadini?

Guardia                         - (con un cenno d'intesa) Potrei provare, eccellenza.

Sindaco                         - Bene. E adesso che tutto è a posto pos­so finalmente tornarmene in municipio. Non ho tem­po da perdere io con le chiacchiere da osteria. Ven­ga, guardia. Voglio parlare un po' con lei a proposito di quei sassi. (Sindaco e Guardia via)

Parroco                          - (severo) Penso di dover mettere in chia­ro una cosa, sergente. So che di solito i distacca­menti di arruolatori affascinano con la loro eleganza non solo i giovanotti ma anche le ragazze. Ora qui non ammetto nulla del genere. Ci sono già abbastan­za guai in città. Se lo ricordi.

Musgrave                      - Sissignore, me lo ricorderò.

Parroco                          - Non voglio che i suoi soldati si ubria­chino o si mettano a fornicare. Devo parlare più chiaro?

Musgrave                      - No, signore. Non ce ne sarà bisogno. Sono religioso io.

Parroco                          - Benissimo, allora. Buon giorno.

Musgrave                      - Buon giorno, signore. (Il Parroco via. Musgrave trae di tasca una piccola Bibbia e incomin­cia a leggere. Entra Mrs. Hitchcock)

Mrs. Hitchcock             - Sono ancora qui?

Musgrave                      - No, signora.

Mrs. Hitchcock             - Ah è cosi, eh? Usano il mio bar come locale di riunione e poi se ne vanno lasciandosi dietro solo il loro fiato puzzolente e una panca lu­cida... Fanno proprio i loro comodi... Sto dando da mangiare ai suoi uomini là dietro. Lei pranza con loro?

Musgrave                      - (distrattamente) No. Prendo solo un po' di pane e formaggio e mangerò qui.

Mrs. Hitchcock             - E da bere niente?

Musgrave                      - (ancora concentrato nella lettura) No... No, grazie. Solo il formaggio.

Mrs. Hitchcock             - (di malumore) Uhm, un altro della stessa razza... Ehi, Annie! Porta qui pane e for­maggio per questo signore! Sottaceti?

Musgrave                      - Eh?

Mrs. Hitchcock             - (seccata) Sottaceti?

Musgrave                      - No... (Improvvisamente alza la testa) Mi dica, signora, sono stati molti in questa città quel­li che negli ultimi tempi sono andati a fare il sol­dato?

Mrs. Hitchcock             - Qualcuno. Non ci tengono molto da queste parti almeno non quando la miniera di carbone lavora a pieno ritmo. Ma qualcuno c'è anda­to. E vuol sapere per quale ragione? Il bel ragazzo biondo giaceva nel mio letto coprendomi di baci dai pie fino alla testa. Ma quando il mio grembiule s'è accorciato un po' troppo era tempo, ha pensato, per lui di far fagotto. (Entra Annie con pane e formaggio che porge a Musgrave)

Musgrave                      - Grazie.

Annie                            - (fissandolo) Lei è sergente.

Musgrave                      - Appunto.

Annie                            - Sembra molto più forte degli altri. (Lui annuisce) E la chiamano Fante di picche Musgrave? (Lui la guarda) Be', signor sergente, adesso che l'ho vista bene in faccia sa cosa dico?

Musgrave                      - Cosa?

Annie                            - Il vento del nord con il suo digrignare è stato per te e la madre e il padre. Un freddo cigolio e poi ti ha messo al mondo. Sia ringraziato Iddio che non ce n'è un secondo. (Lo guarda ancora per qualche istante, poi scuote il capo e esce)

Musgrave                      - (con disappunto) Piuttosto franca la ragazza. È matta?

Mrs. Hitchcock             - No, no, non la definirei matta. Ma non sono molti quelli che se la terrebbero in casa.

Musgrave                      - Mi dica, signora. Mi sono ficcato in te­sta di avere avuto una volta una specie di commili­tone che veniva da questa città... Un tipo alto e biondo di capelli, come quello della sua poesiola. Si chiamava, oh, Hickson o Hickman...

Mrs. Hitchcock             - (sbalordita e un poco turbata) Uhm...

Musgrave                      - No, no, ma come si chiamava? Billy... Billy...

Mrs. Hitchcock             - (molto sconvolta) Billy Hicks. Ah, sergente, è proprio uno strano destino quello che vi ha portato qui, veramente.

Musgrave                      - Che intende dire?... Si chiamava pro­prio Hicks... adesso ricordo...

Mrs. Hitchcock             - (ricordando) Non era quel che si dice un cattivo ragazzo, ma nemmeno uno stinco di santo. Mi capita qui tutto agitato un sabato sera, e io gli dico decisa: "Non è posto per te, questo." E lui s'appoggia al banco, mi guarda e incomincia a cantare. E sa cosa cantava? Inni... "Levate la testa o cancelli di bronzo"... inni di chiesa insomma. Me lo aveva detto del resto: "Canterò per aiutarmi a bere, signora."... Inni... (Accenna al motivo del salmo "La­vate la testa" ma bruscamente s'interrompe) Le ha fatto fare un bambino ed è partito subito per la guerra. O per le rivolte, come dicevano. E poi ci hanno detto che è morto.

Musgrave                      - (senza emozione) Già, è morto. Una pallottola l'anno scorso... Ma a chi ha fatto fare un bambino?

Mrs. Hitchcock             - (indicando col pollice la porticina dietro il banco) A lei.

Musgrave                      - (sinceramente sorpreso) Ma no?

Mrs. Hitchcock             - Proprio. Ma quando è nato era un bambino piuttosto gracile, pallido e malato, e in meno di due mesi era già sotto terra. Press'a poco nel periodo in cui abbiamo saputo che era morto an­che lui. Cosa ne dice?

Musgrave                      - (con indifferenza) Non mi riguarda. Non eravamo grandi amici. Ma forse, come diceva lei, è strano. Aveva l'abitudine di cantare. Ed era biondo, no? (S'avvicina alla porta dietro il banco e chiama) Avete finito di mangiare? Bisogna dare una occhiata alla città prima che faccia buio. (Confiden­zialmente a Mrs. Hitchcock) Non raccontate anche a loro quel che avete detto a me. Uomini morti e bam­bini morti dovrebbero restare dove li hanno messi, e non tornare nei pensieri dei vivi. Nuoce alla disci­plina... (Chiama di nuovo) Su, spicciatevi! (Entrano i Soldati. Musgrave, man mano che arrivano, impar­tisce a ognuno i suoi ordini) Est, sud, ovest; io andrò a nord: mi hanno consigliato di seguire la mia na­tura. Ci troveremo poi davanti al cancello del cimi­tero e mi direte quel che avete visto. Tenete gli oc­chi ben aperti. (Escono)

TERZO QUADRO

Il cimitero.

Al crepuscolo. Entra Hurst e passeggia fischiettan­do nervosamente. Entra il Minatore Lento e lo guar­da. Quando si passano vicini si scambiano un'occhia­ta fredda e intensa. Il Minatore Lento s'avvia a usci­re di scena, ma bruscamente si volta e parla.

Minatore lento              - Ehi, soldato!

Hurst                             - Eh?

Minatore lento              - In quanti siete qui?

Hurst                             - Quattro.

Minatore lento              - Quattro... quattro pesci rossi già morti e dannati.

Hurst                             - Che? Che stai dicendo?

Minatore lento              - (sprezzante)Puah! (Via. Hurst fa per seguirlo, ma vi rinuncia e riprende a passeg­giare. Entra Musgrave.)

Musgrave                      - Mai stato in una città tanto fredda. Cosa hai visto?

Hurst                             - Quasi niente. Strade deserte, finestre chiu­se, due vecchie sulla soglia di casa che si sono pre­cipitate dentro appena sono arrivato io. Tre uomi­ni a un angolo, due a un altro, qualche brutta occhia­ta e non una parola. Poi, poco fa, un uomo mi ha gettato dietro una maledizione. È tutto.

Musgrave                      - Hum... (Verso la quinta) Ehi! Siamo qui! (Entra Attercliffe) Cosa hai visto?

Attercliffe                     - Quasi niente. Strade deserte, porte sprangate, finestre chiuse, negozi freddi e vuoti. Una giovane madre che strilla ai suoi marmocchi di non giocare nel fango e lo fa proprio quando mi vede arrivare. Poi qualcuno mi getta un sasso...

Musgrave                      - Un sasso?

Attercliffe                     - Già. Non so chi sia stato e comun­que non mi ha colpito, ma mi hanno gettato un sasso.

Hurst                             - E una povera, fredda città, sergente, glie-Io garantisco io.

Musgrave                      - Mai stato in una città tanto fredda. Oh, ecco il quarto. (Entra Sparky) Cosa hai visto?

Sparky                           - Quasi niente. Strade deserte, camini sen­za fumo, niente cavalli, e lo sterco di ieri a gelare in mezzo alla strada. Tre uomini a un angolo, quat­tro appoggiati a un muro. Non una parola, ma qual­cuno ha scritto col gesso su una porta chiusa. "Tor­nate a casa soldati!" dice la scritta.

Hurst                             - Tornate a casa?

Sparky                           - Precisamente, a casa. Devono credere che l'abbiamo una casa in qualche posto. E lei cosa ha visto, sergente?

Musgrave                      - Niente di diverso da voi... Questa dun­que è la nostra città, e qui siamo noi. Abbiamo tro­vato quello che cercavamo.

Hurst                             - (sfogandosi improvvisamente) Quello che cercavamo? Sergente, finora noi l'abbiamo seguita. Ma ogni giorno corriamo enormi pericoli. Siamo dei disertori in giubba rossa in un bacino carbonifero bianco e nero; fa freddo, il denaro che lei ha rubato all'ufficio della compagnia sta andando alla fine, e non sappiamo se e quanto sanno di noi. Non è ora che dica chiaramente quali sono i suoi progetti?

Musgrave                      - (minaccioso) Ah, si? È cosi? E c'è nes­sun altro che vuol dirmi che ora è?

Attercliffe                     - (conciliante) Su, sergente, si calmi, la prego... siamo tutti suoi uomini e abbiamo accet­tato...

 Hurst                            - Appunto, se siamo suoi uomini abbiamo anche dei diritti.

Musgrave                      - (duro) II tuo solo diritto è una corda intorno al collo e un baratro di sei piedi su cui pen­zolare. Disertori? Con denaro rubato? E che mi dici di quell'ufficiale assassinato, colpito in una rissa di notte? L'hanno messo in conto ai ribelli, ma io so che sei stato tu. Noi abbiamo disertato, ma tu hai ucciso.

Hurst                             - Avevo le mie ragioni...

Musgrave                      - Lo so che avevi le tue ragioni, altri­menti non ti avrei lasciato vivo e non ti avrei voluto con noi. Ma in questo momento la sola cosa che mi interessi è di ficcarti bene in testa qual è la tua po­sizione. Sei completamente in mio potere, vedi, ed è qualcosa di più di uno sporco ricatto, capisci? perché il mio potere è il potere di Dio, ed è per questo che sono qui con voi. Tu conosci il mio messaggio e i miei scopi. Ebbene, da dove credi che mi vengano, solo da un'autorità da sala rapporto? dalle tre strisce che porto sulle maniche? dai meriti del mio cervello?

Hurst                             - (cercando di sfuggirgli) E va bene, non ho intenzione di discutere...

Musgrave                      - Da dove?

Hurst                             - (giustificandosi febbrilmente) Io non cre­do in Dio!

Musgrave                      - Ah, no? E allora questo cos'è? (Preme col pollice sulla guancia di Hurst e dà l'impressione di toglierne qualcosa)

Hurst                             - Sudore.

Musgrave                      - C'è l'inverno più freddo che si possa immaginare, e quest'uomo suda come in un bagno turco!

Hurst                             - (ridotto alle strette) Be', perché no, la ra­gione è che...

Musgrave                      - (spietato) Continua... la ragione è che?...

Hurst                             - (intimidito, si esprime con un discorso in­coerente) E va bene, la ragione è che ho paura. Che quando ho incontrato lei, credevo che avessimo gli stessi scopi. Andarcene, farla finita con l'Esercito - con il suo "ti trattiamo come merda ma è perché fai un lavoro di merda" - "ammazzalo, ammazzali, sono tutti maledetti ribelli, Stato d'emergenza, alto livello di efficienza, portamento militare" - e cosi ho riflettuto su tutti questi ammazzamenti e ho deciso di scegliere la mia strada. Ho pensato ai diritti dell'uomo, ai diritti dei ribelli: questo sono io! E poi me ne sono andato. E lungo il cammino incontro un sergente, ha preso con sé due uomini, ha disertato proprio come me, ha denaro lui e può corrompere il comandante di un mercantile e convincerlo a ripor­tarci in Inghilterra... Dio non c'entra affatto. Io non so niente di Dio, perché lei continua a metterlo di mezzo? Lei è venuto qui per parlare alla gente, per dirgli che non devono più esserci guerre...

Musgrave                      - (lo interrompe per affermare con passio­ne) Che è la parola di Dio! Senza Dio, il nostro messaggio è solo un rutto e un singhiozzo. E senza di me anche voi tre sareste un rutto e un singhiozzo. Come avreste pensato di fare se non ci fossi stato io? Ditemelo, su, ditemelo!

Hurst                             - (ancora alle strette) Be', io... io... io gli avrei detto... Sergente Musgrave, glielo giuro, glielo avrei detto... e...

Musgrave                      - Detto cosa?

Hurst                             - (costretto ad apparire più stupido di quanto in realtà non sia) Ecco: avrei parlato della guer­ra, dell'esercito, delle guerre coloniali, del fatto che siamo trattati come merde, laggiù, e per fare un la­voro di merda, e...

Musgrave                      - (con profondo disprezzo) E ti trovere­sti arrestato e in galera ancor prima di accorgerte­ne! Non sai niente di Dio! Ma credi forse tu, tu da solo, tu stupido, indisciplinato, analfabeta, ignaro delle Scritture           - credi forse di poter far capire a un'intera città, a un'intera nazione, la crudeltà e la rapacità degli eserciti, perché è questo che conta, e il modo per punirli? Non hai neanche saputo prender la precauzione di trovarti i soldi per il viaggio! L'ho pagata io la tua traversata!

Hurst                             - (cedendo) D'accordo, ha pagato lei... È lei il sergente... Va bene. Ci dica cosa dobbiamo fare.

Musgrave                      - (più calmo) Sediamoci, intanto, e met­tiamoci comodi. Fa freddo tra queste tombe, ma nes­suno verrà a disturbarci qui. Sedetevi. Cosi potrete riflettere e soprattutto potrete aprire gli orecchi e ascoltare... Ssst! Un momento... (Entrano da una par­te il Minatore Lento e dall'altra il Litigioso e il Co­scienzioso. Tutti e tre sono armati di picconi)

Minatore Lento             - (agli altri due) Sono quattro, vedete. E sono tutti insieme.

Minatore Litigioso        - Seduti nel cimitero, eh, co­me una banda di fantasmi.

Minatore Coscienzioso - (avvicinandosi ai soldati) Chi di voi è il sergente?

Musgrave                      - (alzandosi) Puoi parlare con me.

Minatore Coscienzioso - Si, e lo farò. C'è un sin­dacato in questa miniera e siamo molto forti. Quando decidiamo di colpire, colpiamo tutti quanti: con i pugni, con i picconi, con le pietre e con i calci. Per lavorare nel carbone ci vogliono scarponi di ferro, vedi. (Alza minacciosamente un piede)

Minatore Litigioso        - E quando è necessario si com­batte per la propria vita.

Musgrave                      - Succede anche a noi.

Minatore Coscienzioso - Ah no, soldato, voi com­battete per la paga. Vi imbarcate per quelle che chia­mano spedizioni punitive, contro quelli che voi chia­mate ribelli e ammazzate gente per le strade. Ma qui avete sbagliato indirizzo. Queste strade sono nostre.

Musgrave                      - C'è altro?

Minatore Coscienzioso - No. Nient'altro per que­sta sera. Abbiamo soltanto voluto avvertirvi.

Minatore Litigioso        - Eccoli qui nel cimitero. Guar­dateli, per l'amor di Dio. Aspettano una rivolta e avranno invece un assassinio. Perché non fornirgliene uno fin da adesso: è abbastanza buio, no?

Minatore Coscienzioso - Piantala. Lo faremo quan­do verrà il momento. Per adesso basta averli avvisati. (/ Minatori si accingono ad andarsene)

Musgrave                      - Un momento. (/ Minatori si fermano) Chi vi ha detto che siamo qui per far fallire lo scio­pero?

Minatore Coscienzioso - Eh?

Musgrave                      - Chi ve lo ha detto?

Minatore Coscienzioso - Nessuno ce lo ha detto. Non ce n'era bisogno. C'è uno sciopero e arrivano dei soldati: non può esserci altra spiegazione.

Musgrave                      - E invece stavolta c'è. Non siamo stati mandati qui per...

Minatore Litigioso        - Figuriamoci...

Musgrave                      - Non tutti i soldati sono uguali, sapete. Qualcuno di noi è umano.

Minatore Lento e Minatore Litigioso - Ah-ah-ah! (Ridono)

Musgrave                      - Sentite, stasera sarò nel bar della si­gnora Hitchcock sino all'ora della chiusura. Pagherò da bere a tutti, e se vi interessa scoprire cosa sto facendo qui, fateci un salto e lo saprete. Sono sin­cero con voi, credetemi. D'accordo?

Minatore Coscienzioso - No, non siamo affatto d'accordo, furbacchione. Queste strade sono nostre, ficcatelo bene in testa... Su, andiamocene, lo sappia­mo bene a cosa mirano. Venite... (I Minatori escono brontolando minacciosamente)

Attercliffe                     - Ci odiano, sergente, vero? E lei non vorrà sostenere che è un vantaggio?

Musgrave                      - È, perché il mercato del carbone è in ribasso che ci odiano; il resto è solo una conseguen­za. Si c'è uno che si preoccupa perché spariamo ai ribelli nelle strade, ma gli altri pensano soltanto ai minatori spinti al lavoro a baionettate. E questo non è un vantaggio. Per il momento, comunque, credono che siamo qui per ucciderli. Ma presto scopriranno che non è cosi e smetteranno di odiarci. E forse qual­cuno verrà addirittura ad arruolarsi. Vedrete: le so­vrane di Sua Signoria... avranno un fascino irresi­stibile per questi ragazzi. Ma noi vigileremo e ter­remo conto di tutto, finché non conosceremo esatta­mente la profondità della corruzione. Perché la sola cosa che per ora sappiamo è di aver dovuto abbandonare una guerra coloniale, guerra peccaminosa e ingiusta.

Attercliffe                     - (duro) Tutte le guerre sono pecca­minose, sergente...

Musgrave                      - (impaziente) Non sto discutendo di questo. Una cosa alla volta. I discorsi generici non servono a niente: questo è un caso particolare, una notte di lavoro per le strade di una città ci ha dan­nati tutti e quattro e ha dannato la guerra di cui era parte. Ognuno di noi è colpevole del sangue che ha sparso. E siamo venuti in questa città per risalire alle origini di questa colpa. (Si volge verso Sparky) Ma perché proprio in questa città? Dillo, dillo.

Sparky                           - (come per un riflesso condizionato) Billy. Billy è morto. Era il mio camerata, in fondo alla se­conda fila. È stato ammazzato. Veniva da questa città.

Musgrave                      - (spietato) Continua.

Sparky                           - (implorante) Sergente...

Musgrave                      - Adopera il cervello, uomo, e dimmi cosa stai facendo qui. Avanti...

Sparky                           - (incoerente nel tentativo di ricordare ciò che vorrebbe dimenticare) Cosa sto facendo qui? Sto... Lei lo sa, sergente. Perché lui è morto, Billy. Mi ero ubriacato. Per quattro giorni e quattro notti. Dopo quella notte di lavoro. Assente. Ubriaco. Scon­venientemente vestito. (Cerca, al solito, di metter le cose in scherzo) Ragazzi, cacciatemi in cella e date aria alle campane perché Musgrave Fante di picche dei carcerati possa far l'appello. Senza offesa, sergente... "Prima sconterai la tua pe­na," dice. "E ti farò vedere io come," dice il sergente. "Cosa mi farà vedere?" dico io. E lui: "Ti farò vedere come pagare per il tuo Billy," dice... Io non volevo pagare per lui... che m'importava di una guerra co­loniale? (Coglie un'occhiata di Musgrave e frena le sue emozioni) Ma si che volevo pagare per lui. Ed è per questo che sono qui. "Va', e io ti seguirò..." L'ha detto lei, sergente, no? Musgrave Fante di picche continua a far l'appello. E dice: Va' alla città di Billy racconta come è morto. Ed è questo che sto facendo qui. Il sergente ha pa­gato la traversata. Ed eccomi qui anch'io, pagato. Dopo di che toccherà a Billy. O a quello che rimane di Billy. Chi mi farà un'offerta per le sue ossa? Sei pence per un osso, un osso del mio povero camerata... (Ancora una volta evita di lasciarsi andare, volgen­dosi beffardo verso Hurst) Tu non lo conoscevi nem­meno da vivo, non eri nel suo plotone, che t'importa che sia morto? Per te è come Dio, già proprio cosi, non te ne importa e non ti riguarda!

Hurst                             - (adirato) Chiudi il becco, merdone! Con chi credi di parlare?

Sparky                           - Con te, ragazzo mio, con te. Un uomo e un soldato... (Di nuovo coglie un'occhiata di Musgrave e la sua voce lentamente si spegne) ... un uomo e un soldato...

Musgrave                      - (enfatico) Già. Non dimenticare mai di essere un soldato. Sei ai miei ordini e devi ascol­tarmi. Non devi più ubriacarti, adesso. Adesso c'è di­sciplina per te. Hai sofferto, ma l'ordine è stato rista­bilito per la maggior gloria di Dio!

Sparky                           - (rassegnato) Si, sergente.

Musgrave                      - (a Hurst) Per la maggior gloria di Dio!

Hurst                             - (rassegnato) Si, sergente.

Musgrave                      - (in tono più incoraggiante) Qualcuno ha parlato di pericolo. Be', io non ho mai sentito di un pericolo che non fosse relativo. Mettetelo in rela­zione ai vostri fini. E alla mia strategia. Ricordate: le strade sono bloccate, l'acqua è gelata, i fili del te­legrafo sono sepolti dalla neve e la ferrovia non è stata ancora costruita. Siamo venuti qui senza incon­venienti, e qui rimaniamo senza inconvenienti. L'in­verno ci dà un giorno di vantaggio, due giorni, tre giorni anche - quanto basta perché possiamo sfrut­tare il nostro tempo, renderci conto della corruzione, e poi presentarci con il nostro splendente messag­gio a questo popolo, e farlo ballare! È un carbone ardente questa città, nonostante il gelo - scegliete il momento adatto e soffiate: e uush la fiamma scoper-chierà il tetto! Stanno già tremando per i tumulti degli scioperanti. Ebbene, questi tumulti e la nostra guerra rappresentano la stessa corruzione. La città è nostra, è pronta ad accoglierci; e i suoi abitanti, quando ci sentiranno piangere i delitti che abbiamo commesso, e udranno la parola di Dio, vi dico che verranno a noi e si ribelleranno a questa guerra.

Attercliffe                     - (in tono grave) A tutte le guerre, sergente Musgrave. Devono ribellarsi a tutte le guer­re. Diciamo che la guerra coloniale non è guerra d'o­nore? Io sono un soldato, non ho mai avuto onore. Sono andato a uccidere per la Regina, e l'ho fatto per la mia paga che era anche la mia vita. Ma ora voglio una vita nuova. C'è stata una notte di lavoro e ho detto: basta uccidere.

Hurst                             - (eccitato) È giunta l'ora di uccidere per nostro conto.

Attercliffe                     - No, ragazzo.

Hurst                             - Si invece, ve lo garantisco. Siamo scap­pati tutti e tutti siamo stati proclamati disertori. Siamo folli dalla rabbia. L'abbiamo presa oltremare e ora dobbiamo correre per le strade inglesi morden­do tutte le gambe per trasmetterla anche a loro; ma questo non si può fare senza...

Musgrave                      - (interrompendolo) Ascoltatemi!

Hurst                             - Si, sergente.

Musgrave                      - (chiaro e rabbioso) Siamo qui con un messaggio. Questo è tutto. Facciamo risuonare que­sto messaggio. È la sola cosa che conti, oggi come domani. A quel che avverrà dopo provvederà il Si­gnore Iddio. Io sono con voi, ha detto. Resta con me nella potenza. Una colonna di fuoco davanti al po­polo. Ciò che mostreremo qui si prolungherà in eter­no, contro il disonore e la rapacità e l'omicidio per rapacità! È questo il nostro dovere, il nostro nuovo dovere di disertori: la danza di Dio su questa terra: e noi siamo semplicemente le sue quattro solide gam­be per danzarla... Benissimo. Cosi sarà. È notte. An­diamo. Stasera al bar dovremo probabilmente offrir da bere alla gente e cosi via. Ma non voglio vedere nessuno fra voi bere più di quanto possa sopportare. Il pericolo s'accompagna sempre alla tentazione. In­somma, tenetevi allegri, ma niente di più! E adesso andate, e guardatevi attorno.

Attercliffe                     - (con l'autorità del più anziano) Su, cercate di fare bella figura per strada. E ricordatevi che siamo qui per arruolare. Avanti, marsc. Sinist-dest, sinist-dest. (Escono a passo vivace lasciando solo Musgrave. Immediatamente dopo entra il Barcaiolo. Musgrave, senza vedere, si porta al proscenio, incro­cia le mani sul petto e incomincia a pregare. Alle sue spalle il Barcaiolo imita parodisticamente il suo ' atteggiamento)

Musgrave                      - Dio mio, mio Signore. Hai o no con­segnato questa città in mano mia? Per tutta la mia vita di soldato ti ho rivolto preghiere, senza mai man­care e ho alzato la mia sola vera scure contro gli alberi e l'ho lanciata verso di loro. Il mio reggimento era il mio dovere, e credevo onesta la Morte, giusto l'uccidere, ma poi tutto si insozzò e si confuse e io non riuscii più a vedere chiaro... Ora il mio compito è diverso: sono in questa città per cambiare i com­piti di tutti i soldati. E questa è la mia preghiera: Chiarisci la mia mente e dammi modo di opporre il peso del Giudizio a quello della Clemenza, il peso del Giudizio a quello del Sangue, e fa' che questa Danza sia terribile come me l'hai scatenata nel cervello. La Parola è terribile, ma ancor più deve esserlo l'Azione. Ma conosco la Tua logica e so che provvederai. (S'in­terrompe un attimo, poi si volta di scatto e si avvia nella direzione da cui sono scomparsi i soldati. Nean­che ora vede il Barcaiolo. Costui, che si era tolto il cappello alla fine della preghiera di Musgrave, se ne sta ora in piedi con gli occhi solennemente puntati verso il Cielo. Con un sorriso ipocrita sussurra: "Amen")

ATTO SECONDO

PRIMO QUADRO

II bar.

Baccano e festosità, folla e confusione. Mrs. Hit-chcock, seduta dietro il banco beve tè corretto con brandy. Annie va avanti e indietro portando boccali pieni e vuoti. Musgrave siede davanti a un boccale e si gode pacatamente lo spettacolo. Sparky alterna­tivamente beve, canta e suona il tamburo. Il Mina­tore Lento e il Litigioso, completamente sbronzi, bal­lano e trincano. Anche il Barcaiolo balla e trinca e in più suona un'armonica a bocca e batte il tempo a quelli che cantano. Attercliffe, oltre a bere e a bal­lare, appunta coccarde sui cappelli dei minatori. Ogni tanto, uno dei ballerini agguanta Annie e la fa girare vorticosamente, ma la ragazza rimane distac­cata e sprezzante e si affretta subito a riprendere il suo lavoro. All'aprirsi del sipario tutti gli uomini, Musgrave eccettuato, cantano in coro.

Coro                              - Soffiate trombe del mattino Suonate l'appello, ehi-ho Mettetevi in fila, stringete le righe E soffiate, ragazzi, però. (Questo coro viene ripreso, sempre più stonato, da quasi tutti gli uomini al termine di ogni strofa)

Sparky                           - (canta) La prima volta che andai alle baracche avevo il cuore pieno di dolor perché per sempre avevo lasciato il mio vero e solo grande amor. (Coro)

Minatore Lento             - (a Musgrave che sta consultando un taccuino) Non ho firmato niente io. È provvi­sorio, ho detto, provvisorio.

Musgrave                      - Certo che è provvisorio. Chi ti dice niente?

Sparky                           - (canta) Poi adunate ed esercitazioni ore di guardia ed ore di ramazza, sicché pensavo che non sarei mai più andato a letto con una ragazza. (Coro)

Minatore Litigioso        - (a Attercliffe) Questo dico io, questo, ecco... d'accordo arruolarsi, si... ma io so­no un uomo sposato.

Sparky                           - (canta) Ma presto ci passarono in rivista e per la guerra ci fecero partir e ovunque le ragazze erano pronte a far l'amore senza più finir. (Coro)

Minatore Litigioso        - (a Attercliffe) Non mi sei molto simpatico!

Sparky                           - Io?

Minatore Litigioso        - (indicando Attercliffe) Tu!

Sparky                           - (canta) Quando poi alloggiamo in una casa abbiam la birra che ci dà calor e la moglie e le figlie del padrone imparan cosa vuol dire far l'amor. (Coro)

Minatore Litigioso        - (a Sparky) Sono un uomo sposato io, accidenti, ho una moglie, una moglie, una moglie...

Sparky                           - Ma nessuno te la porta via.

Minatore Litigioso        - Nemmeno tu?

Sparky                           - No.

Musgrave                      - (intervenendo) Sta' tranquillo, amico, nessuno.

Minatore Lento             - Te la porterò via io quando an­drai alla guerra. Puoi esserne certo.

Minatore Litigioso        - Tu?

Minatore Lento             - Io! Oh, no, no, no. Io preferisco la nostra Annie. (Ubriaco com'è, tenta d'agguantarla, ma lei bene o male gli sfugge) Vieni qui, carogna! (Ma Annie respinge il suo attacco, ed egli afferra il Minatore Litigioso con il quale intreccia una danza con gli zoccoli, accompagnata dall'armonica a bocca del Barcaiolo. Durante la danza, coro e applausi ge­nerali)

Barcaiolo                       - Porta ancora da bere, Annie, tanto sta­sera è tutto a spese della Regina... Quanti ne ha già arruolati, sergente?

Musgrave                      - Stasera non arruolo nessuno. (Sbatte il boccale sul tavolo per imporre silenzio) Attenzione adesso, ragazzi.

Barcaiolo                       - (cattedratico) Ascoltate tutti! (Rullio di tamburi) Ascoltate!

Musgrave                      - (espansivo) Questa è l'ospitalità di Sua Maestà... si, ragazzi, parola di soldato! Ogni uomo che beve stasera...

Barcaiolo                       - Ogni uomo che beve stasera...

Musgrave                      - Beve alla salute della Regina, e nes­suno di voi deve temere di trovare in fondo al boc­cale uno scellino gli scherzi dì questo genere ap­partengono ormai al passato e non si fanno più... L'Esercito vuole soltanto uomini capaci, e quindi uo­mini liberi, pronti con spontanea volontà a battersi per l'Impero... perciò bevete pure: vi do il benvenuto e dico a tutti gli uomini di questa città...

Barcaiolo                       - A tutti gli uomini di questa città...

Musgrave                      - Quando terremo la nostra riunione, e faremo battere i tamburi ed esporremo le bandiere, allora potrete tornare e firmare... ma solo se lo vor­rete. È, tutto: bevete pure! (Rullio di tamburi)

Barcaiolo                       - Bevete pure, ragazzi, urrah!

Minatore Litigioso        - Sergente, sei uno schifoso sol­dato, ma sei anche un uomo! Qua la mano! (Il Bar­caiolo lancia un urlo e si mette a ballare suonando l'armonica a bocca. Ma inciampa e tutti ridono)

Annie                            - (sprezzante) Che reggimento è questo, ser­gente? Quello della Fanteria montata sul culo del cavallo?

Barcaiolo                       - Te lo dirò io, tesoro. Sono i Rumorosi Corririschi della Regina. O meglio ancora i Reali Doppia-faccia vero, furbacchioni?

Il vecchio Joe sta cercando Joe traffica e intriga e chi protestar può? Ma Iddio provvede dice il vecchio Joe.

Musgrave                      - (guardandolo con attenzione) Eh? (72 Barcaiolo alza le spalle e sogghigna. Musgrave lascia cadere il discorso)

Barcaiolo                       - È solo un piccolo frizzo... Un piccolo frizzo. Arrivederci... (Se ne va fischiettando. Intan­to Sparky si è liberato del tamburo e viene in primo piano per bloccare Annie. Attercliffe sta bevendo con i Minatori che, a turno, vanno ogni tanto a suonare il tamburo. La partenza del Barcaiolo ha reso per qualche istante il locale un po' più silenzioso)

Sparky                           - (a Annie) Sono un cagnolino, bau, bau... Sono un cagnolino, e sono pronto a tutto per un pezzo di biscotto, Annie, e per un pezzo di carne... Guarda. (Trae di tasca un mazzo di carte e glielo porge) Prendine una, su, prendine una. (Ella obbe­disce) Be'?

Annie                            - La Donna di picche.

Sparky                           - (ridendo) È una ben brutta carta da prendere: e ho anche l'impressione che sia unta, si appiccica tutta alle dita. Io la chiamo nonna, sai, per tenermela buona... speriamo non mi meni gramo. (Ha rimesso la carta nel mazzo e lo mescola) Adesso, prendi le prime quattro carte sopra. E dimmi cosa sono.

Annie                            - (obbedendo) Otto, nove, dieci e Jack di picche.

Sparky                           - (trionfante) Bene, bene. E adesso prova a cercare quella che avevi preso prima, la Donna, e dove la troverai? Qui in fondo... prendila!

Annie                            - (obbedendo) È proprio la Donna.

Sparky                           - Certo che è la Donna: te lo avevo detto. Questa, secondo me, è la vita, le cose che accadono nell'ordine che ci si aspetta, ma non quando le si aspetta. Ed è questo che ti ha fatto ridere, no? Ha ha ha! Sono un ragazzo in gamba io, sai, mi chiamo Sparky, tanti giochi e tanti scherzi...

Annie                            - (per niente impressionata) E anche tanto liquore. E adesso levati di mezzo che devo andare a prenderne dell'altro. Ho da lavorare io, sai.

Sparky                           - (inseguendola e bloccandola ancora) Ehi, ascolta bella: c'erano un inglese, un gallese e un maledetto colosso d'irlandese, tutti e tre consegnati perché sorpresi sbronzi come vacche. Allora arriva il sergente di giornata e dice: "Uno, due, tre: ci manca soltanto uno scozzese." E una voce dal cortile: "Un momento amico, prima devo portare indietro i vuo­ti." (Annie gli sfugge e ritorna al bar, rovinando cosi l'effetto della storiella. Egli cerca di seguirla, ma sta­volta Musgrave lo blocca. Appare sulla soglia Hurst. Annie leva gli occhi verso di lui e lo segue con lo sguardo per tutto il dialogo seguente)

Musgrave                      - (a Sparky) Hai già bevuto abbastanza.

Sparky                           - Non sono ubriaco.

Musgrave                      - No, e nemmeno lo sarai. Non è il momento.

Sparky                           - (additando Hurst) Già... Eccolo li, guardi.

Musgrave                      - (irosamente, avvicinandosi a Hurst) Dove sei stato?

Hurst                             - (arcigno) Lungo il canale.

Musgrave                      - Perché?

Hurst                             - Be', volevo riflettere un po'. E le dirò una cosa sergente, non basta questo.

Musgrave                      - Cosa non basta?

Hurst                             - Quello che lei e quel vecchio cornuto sta­te cercando di fare. È tutto troppo molle, troppo scial­bo, troppo... Dio e il messaggio! Puah! A che serve una parola, a che serve una maledetta parola, ne hanno sentite a strafottere di parole... Non basta: dobbiamo anche essere forti.

Musgrave                      - Non ti impicciare, ragazzo. È affar mio la tattica da seguire. Tu vatti a bere un po' di birra e occupati del tuo lavoro. (Si allontana)

Hurst                             - (gridando) Non basta! (Si volta e vede Annie in piedi accanto a lui che lo guarda in faccia e gli porge un boccale di birra. Hurst la prende e la beve d'un fiato senza degnare la ragazza di un'oc­chiata)

Mrs. Hitchcock             - (dal banco) La Regina è in debi­to, sergente.

Musgrave                      - Prego, signora?

Mrs. Hitchcock             - Ho detto che la Regina è in de­bito!

Musgrave                      - Segni, signora, e da bere per tutti.

Mrs. Hitchcock             - Non segno più niente.

Musgrave                      - E va bene. (Si ficca la mano in tasca e ne trae un certo numero di monete. Le conta rapi­damente, emette un fischio di costernazione e ne sce­glie qualcuna)

Attercliffe                     - (fissandolo) Non ci resta molto, eh?

Musgrave                      - Non preoccuparti. (Si avvicina al ban­co e paga. Sparky, intanto, sta mostrando i suoi gio­chetti con le carte ai Minatori. Annie tira per la manica Hurst, tuttora immerso nelle sue riflessioni)

Annie                            - (con semplicità) Sei il più bello di voi quattro, sai?

Hurst                             - Eh? Che hai detto?

Annie                            - Devo ripeterlo? Perché? Lo sai già, no?

Hurst                             - (preoccupato) Me n'ero scordato. Ho ben altro in mente che le tue opinioni sulla nostra perso­nale bellezza. (La scruta con maggiore attenzione e passa rapidamente dall'umore depresso di poc'anzi a un arrogante atteggiamento di grande seduttore) E poi, non ho bisogno io di pensare alle donne. Lascio che sian loro a pensare a me. E ne ho portate a letto di più belle, sai. Non montarti la testa.

Annie                            - Non mi monto la testa, soldato; sto cer­cando di montarla a te. Verrò a trovarti, stanotte.

Hurst                             - (compiaciuto, anche se cerca di non darlo a vedere) Davvero. Hai scelto bene: si vede che sei una ragazza giudiziosa.

Annie                            - (con chiara allusione) Ma dimenticherai tutto il resto, eh?

Hurst                             - (cui decisamente ella incomincia a piacere) Proverò... Spero proprio di riuscirci... Mettiti un po' diritta e lasciati vedere... Allegra e un po' unta, proprio come piacciono a me. Sei alta e bene in car­ne. Hai una bella figura, direi. E hai anche dei bei capelli, ma avrebbero bisogno di un pettine. E poi dovresti lavarti la faccia. E toglierti quell'odor di fu­liggine dal collo.

Annie                            - (stando al gioco) Ho dovuto soffiare sul fuoco.

Hurst                             - (spaccone) L'ultima volta sono stato con la figlia di un sindaco. Sono abituato bene io, te­soro. (Attercliffe si avvicina)

Attercliffe                     - Hai detto che è lui il più bello. Ti ho sentita. Ma sbagli.

Annie                            - Perché, chi sarebbe? Tu?

Attercliffe                     - Ti dirò una cosa. Quel minatore lag­giù, mi ha detto che aveva paura che gli rubassi la moglie. Ma, perdio, preferirei rubargli gli escrementi... L'ho già avuta una moglie. E uno di questi giorni te ne parlerò... Sparky ci scherza sempre sopra, vero, Sparky? (L'ultima frase urlata attraverso il locale)

Sparky                           - (urlando a sua volta) No, non adesso... ho da fare. (Dedica di nuovo la sua attenzione ai Minatori) Su, su, prendi una carta, amico... dimmi che cos'è, su!

Minatore Litigioso        - Il sei di cuori!

Sparky                           - Benone!... E adesso mescoliamo e taglia­mo... (Entra il Barcaiolo)

Barcaiolo                       - (urlando) Prego, signori, si sta per chiudere, fate le ultime ordinazioni.

Mrs. Hitchcock             - (irosa) Chi ti ha autorizzato a venir qui a strillare?

Barcaiolo                       - (canta) Soffiate, trombe del mattino suonate l'appello ehi, ho... Se non strilliamo né io né lei, ci penserà qualcun altro... Eccolo! (Entra la Guardia)

Guardia                         - Su, signora Hitchcock, è ora di chiudere.

Mrs. Hitchcock             - Che le salta in testa?

Guardia                         - Ordine dei magistrati, signora. Tutti i bar devono chiudere alle nove in punto, finché non verrà risolta la questione della miniera.

Mrs. Hitchcock             - Prima volta che ne sento par­lare.

Minatore Lento             - (alla Guardia) Levati di qui.

Minatore Litigioso        - (idem) Vattene a casa, spor­co sbirro, e bada agli affari tuoi.

Guardia                         - È un ordine.

Musgrave                      - È un ordine, amici, non vi agitate.

Minatore Litigioso        - (a Musgrave) Non siamo an­cora nell'esercito, sai?

Attercliffe                     - Calma, figliolo, calma. Siamo tutti amici, tutti uomini sposati.

Minatore Litigioso        - Comunque, sergente, sei un vero uomo, e io voglio stringerti la mano.

Guardia                         - (adesso che l'atmosfera si è calmata) I magistrati hanno dato questa disposizione solo sta­sera, signora. Vi ho lasciato stare aperti un po' più che gli altri bar - sono già le dieci meno un quar­to - perché era nel mio diritto fare un'eccezione per questo locale data la presenza in esso dell'eserci­to. Per facilitargli il compito, insomma. Confido, ser­gente Musgrave, che lei abbia fatto buon uso di que­sto tempo in più.

Musgrave                      - Hum!

Minatore Litigioso        - (confidenzialmente) Lasciami bere un ultimo boccale, sbirro.

Guardia                         - (secco) L'hai già bevuto l'ultimo boccale. Chiuda, signora, per favore.

Minatore Litigioso        - (improvvisamente rabbioso) Un momento... Supponiamo che io mi arruoli nel vo­stro esercito. Supponiamo che io mi decida a firma­re. Che farà mia moglie?

Barcaiolo                       - Chicchiricchi.

Minatore Litigioso        - (rispondendo egli stesso alla propria domanda) Andrà a letto con lo sbirro! Ma prima voglio spaccargli quella testa da porco! (S'av­venta contro la Guardia con un boccale, la Guardia arretra barcollando e cade. Il Minatore leva il boc­cale per sfasciarglielo in viso. Attercliffe e Musgrave, i più vicini, balzano avanti per impedirglielo)

Attercliffe                     - (trattenendo a fatica il Minatore) Ehi, ehi, ehi, calmati ragazzo, calmati! Dio mio, avre­sti potuto ammazzarlo... (Sta tremando)

 Minatore Lento            - E perché non dovrebbe farlo, se ne ha voglia?

Attercliffe                     - (con grande passione) Ne abbiamo già viste troppe di queste cose: basta, basta, basta!

Musgrave                      - (afferrando Attercliffe per calmarlo) Smettila!

Guardia                         - (rialzandosi lentamente) State indietro, state indietro. È davvero ora di chiudere, questo lo­cale. Uscite, andatevene tutti, tornate a casa. Volete che chiami i rinforzi? Su, via. (Spinge i Minatori e il Barcaiolo fuori del bar)

Attercliffe                     - Era deciso, sergente. Lo avrebbe... lo avrebbe ammazzato. È sempre cosi. Uccidere. Uc­cidere.

Musgrave                      - (duro) Basta... Siamo stanchi, signora Guardia. Adesso li mando tutti a letto.

Guardia                         - Va bene. E cerchi di farli star quieti. So bene che ha dovuto offrirgli da bere eccetera... ma, vede... calma, occorre, calma.

Musgrave                      - Certo, certo, calma. Conosciamo il no­stro mestiere. Non si preoccupi dunque : siamo o non siamo i difensori della legge e dell'ordine?

Guardia                         - Be', lo spero... (Si porta sulla soglia e urla verso la strada) Vi ho detto di andare a casa, non di bighellonare. Su, su, se non volete che vi ci mandi io a calci. (Si avvicina di nuovo a Musgrave, e gli parla in tono confidenziale, quasi come un co­spiratore) È una specie di coprifuoco, capisce. Ho detto a Sua Signoria: "Se succede qualcosa di notte, non mi ritenga responsabile. Faccio quello che pos­so," questo gli ho detto... Ho parlato chiaro, no?... Oh, a proposito di Sua Signoria, sergente, già che siamo qui... vorrei approfittarne per segnalarle il no­me di qualcuno che secondo me andrebbe benissimo in un reggimento.

Musgrave                      - (freddo) Arruolo solo volontari io.

Guardia                         - (insinuante) Certo, certo, ma che cos'è un volontario? Lei, lei e lei... I tradizionali sistemi dell'esercito, eh sergente? Signora Hitchcock! Due pinte di scura per me e per il sergente!

Mrs. Hitchcock             - Abbiamo chiuso.

Guardia                         - (bonariamente) Dice bene, signora. Ser­va dunque il sergente; alloggia qui, lui. È perfetta­mente legale.

Mrs. Hitchcock             - (ad Annie) E va bene, servili. Tanto paga la Regina. (Si versa un'altra tazza di tè. Annie riempie i boccali e li porta alla Guardia e a Musgrave, che si concentra sull'elenco presentatogli dallo sbirro)

Sparky                           - (agli altri due soldati) Ha le spalle larghe la Regina. E sarebbe anche larga di ventre, ah ah, se avesse bevuto tutto quello che ha pagato stasera, una vera e propria spugna, sufficiente a pulire l'intero cor­po di guardia del Castello di Windsor, ah ah! Si, vi dico, basterebbe a pulire...

Attercliffe                     - Oh, piantala, per l'amor di Dio. Sia­mo tutti stufi delle tue fetenti chiacchiere!

Sparky                           - (offeso) Ehi, ehi, amico... ehi, ehi... (Si allontana)

Hurst                             - (a Attercliffe) Piantala tu, piuttosto... Che ti ha preso?

Attercliffe                     - Be', non hai già fatto abbastanza il matto stasera? Sei talmente scemo o talmente sbron­zo da non aver visto quel che è successo poco fa?

Hurst                             - Ma non è successo niente. Un paio di mi­natori hanno bevuto un po' troppo. E con questo? Non raccontarmi storie, eri anche tu quasi altret­tanto incarrato. Stavi pensando a tua moglie!

Attercliffe                     - A momenti ammazzavano un uomo. E noi siamo qui perché smettano di uccidere, non per incoraggiarli. La conosci la canzone? (Canta con selvaggia enfasi) Chi darà un penny al povero cieco di guerra che allunga una scatola vecchia e una mano sporca di terra? Siete tutti cosi, e mi fate schifo. Preferisco andar­mene nella rimessa.

Hurst                             - Nella rimessa? E perché?

Attercliffe                     - Perché li c'è qualcuno che non ra­giona come uno stupido. (Esce dalla porta dietro il banco)

Sparky                           - Ehi, che te ne pare di quello? Che razza di discorsi!

Hurst                             - Non t'impicciare, tu!

Sparky                           - (violento) Cominciano a far baccano le vecchie ossa nella bara? A Bìlly piaceva cantare, cre­di che darà un concerto?

Hurst                             - Non ti capisco. Quello che dici non mi fa ridere. Mi disgusta, anzi.

Sparky                           - (beffardo) Disgustato e spaventato dal sangue. Ecco cosa sei, cosa sei veramente.

Hurst                             - Be', mi vengono in mente certe cose. E se credi che questo voglia dire essere spaventati...

Sparky                           - Tu e io, ragazzo, facciamo proprio una bella coppia.

Hurst                             - (duro) Già. Ma imparerai un giorno. (Si volta bruscamente e ritorna alle sue riflessioni...)

Sparky                           - (facendo cenno a Annie che lo raggiunge senza alcun entusiasmo) Devo dirti una cosa, An­nie. Non so cosa sto facendo qui. (Ella lo guarda per­plessa. Lui cambia discorso) Ah, per quello... Senti, noi ci siam fatti i nostri letti nelle stalle... si, paglie­ricci per la truppa e un bel letto in casa per il ser­gente.

Annie                            - Lo so.

Sparky                           - Noi la chiamiamo disciplina, vedi. Si-sergente. No-sergente. Benissimo-sergente... Questa è la nostra bella vita. Ah ah. Nel terzo box dal fondo, stanotte, c'è il più veloce di tutti i cavalli da corsa. Il Derby, il Gran Premio, tutto ho vinto, figliola; ma dove sono veramente un campione è nella corsa a siepi... su e giù, ostacolo e fosso, mia cara, e non è vanteria da soldato... La facciamo una galoppata? (È evidente dal tono dell'ultima frase che non sta scherzando)

Annie                            - (impassibile) Non stanotte.

Sparky                           - Ma si, stanotte.

Annie                            - (con una specie di sogghigno) Forse doma­ni sera verrò. Ma a un giorno di distanza non posso promettertelo.

Sparky                           - Nemmeno io. Ma sai che non sono an­cora riuscito a strapparti la più piccola risata... Ades­so però ce la faccio, vedrai. C'erano un macellaio, un fornaio e un mangiagatti, tutti e tre sulla riva di un fiume. E su questo fiume passa galleggiando la ca­rogna di un cane.

Hurst                             - (che aveva abbassato la testa, la rialza di scatto) Gesù, a momenti m'addormento! Stavo fa­cendo un brutto sogno, ed è stato questo a svegliarmi.

Musgrave                      - (alla Guardia) No, signore, non va. Non possiamo far pressioni di questi tempi. Se un uomo si ubriaca e poi firma, va benissimo, ma altri­menti...

Guardia                         - (seccato) Lei non ci aiuta molto.

Musgrave                      - Mi spiace. Vedrò quello che potrò fa­re, ma non posso promettere niente. Inoltre gli agi­tatori sono sempre agitatori, nell'esercito come fuori. Non sono sicuro che ci faccia piacere averli. Ma ci penserò. Buona notte. (Accompagna la Guardia alla porta sulla strada)

Guardia                         - Buona notte. Buona notte, signora. (Guar­dia via. Musgrave si avvicina ai soldati)

Musgrave                      - (a Annie) Ragazza.

Annie                            - Che c'è?

Musgrave                      - Sono i miei uomini, questi. E hanno da lavorare. Ti prego, quindi, di non distrarli.

Annie                            - Ah no?

Musgrave                      - No. Perché sanno, che tu te ne renda conto o no, che esiste un lavoro per gli uomini e un lavoro per le donne; e che mescolando le due cose si arriva all'anarchia.

Annie                            - (piuttosto sorpresa) Oh? E cos'è l'anarchia? Sei un furbacchione tu, con le tue chiacchiere e i tuoi galloni.

Musgrave                      - Senti, ragazza, adesso ti spiego cos'è l'anarchia. Noi siamo soldati, vedi. Il nostro lavoro non è né facile né comodo, e ha un nome imponente : dovere. E ci viene imposto, nero su bianco, dopo una lunga preparazione. Ma se tu ci vieni vicina con quel­lo che chiami la tua vita o il tuo amore - io la chiamerei piuttosto indulgenza - e ti intrometti nei no­stri piani, finirai per render tutto tortuoso, sporco, inutile, confuso, cattivo... e questo è anarchia. Io sono religioso. Conosco le parole e conosco i fatti, e so come essere forte. E anche questi uomini lo sanno. Dunque, non metterti fra loro e la loro forza. E adesso vattene, levati di qui.

Annie                            - Un pochino di vento e un pochino d'ac­qua...

Mrs. Hitchcock             - Annie...

Annie                            - E annegarono sessanta marinai e la figlia del re di Norvegia. (Sorride, per la prima volta dall'inizio della commedia. Poi canta) O mamma, o mam­ma mia / quanto mi tocca soffrir / ma canta dodi-ei-dodo / tu piccola stupida troia / non devi farlo più / perché non l'hai mai smessa / da quando la nave salpò.

Mrs. Hitchcock             - (decisa) Annie, va' a letto.

Musgrave                      - (ai soldati) Andate a letto anche voi. E ricordatevi bene quel che vi ho detto. (Annie esce da dietro il banco dopo un beffardo inchino. Musgra­ve esce dalla porta sulla strada. Hurst fa un gesto come se volesse parlargli, ma è troppo tardi. Riprende a riflettere)

Sparky                           - A letto, a letto, dice il dormiglione Aspetta un poco, dice il pigro Apriamo il libro, dice il vecchio saggio Dobbiam pregare prima d'andare via.

(Oscilla, leggermente brillo, e ride)

SECONDO QUADRO

Una strada. È notte.

Entrano il Minatore Lento e il Litigioso che mar­ciano ubriachi, agli ordini del Barcaiolo. La scena deve essere eseguita nei modi della pantomima bur­lesca, ma sempre rigidamente controllata. Ad ogni comando, i tre eseguono brillantemente un certo mo­vimento di marcia, ma mai all'unisono e mai rispet­tando l'ordine impartito. Non devono essere ubriachi al punto da non poter stare eretti o eseguire abil­mente i loro passi. Devono dar l'impressione non di tre incapaci che fingono di essere soldati, ma di tre soldati professionisti improvvisamente ammattiti. Come fucili, i Minatori portano i picconi e il Bar­caiolo un remo.

Entra Musgrave che resta a osservarli in silenzio.

Barcaiolo                       - Per fila dest, avanti marsc. Sinist-dest, sinist-dest, sinist-dest, sinist-dest.

Minatore Litigioso        - Dietro front. Alt.

Barcaiolo                       - Dietro front.

Minatore Lento             - Uno due tre quattro.

Barcaiolo                       - Presentat-arm.

Minatore Litigioso        - Allinearsi! Contare da destra.

Minatore Lento             - Uno due tre quattro. (Ora sono tutti sull'attenti)

Minatore Litigioso        - Allinearsi.

Barcaiolo                       - Riposo. (Quest'ordine viene eseguito da tutti)

Minatore Litigioso        - (spezzando l'atmosfera) Vi dirò una cosa: siamo maledettamente in gamba.

Barcaiolo                       - (con entusiasmo) Eh si, perdio, davve­ro in gamba! Mai visto nessuno come voi... Sapete che se vi arruolate non vi faranno nemmeno fare le tre settimane d'addestramento? In confronto quel sergente si muove come un elefante in un negozio di porcellane... Si, amici, siete nati per questo mestiere, ve lo dico io!

Minatore Litigioso        - Ma come mai non ci ho pen­sato prima?

Minatore Lento             - (che continua la pantomima) Uno due tre quattro.

Minatore Litigioso        - L'avessi saputo non mi sarei sposato.

Minatore Lento             - (improvvisamente scatta sull'atten­ti e si mette a marciare) Avanti-marsc. Uno due. Uno due... (Finisce addosso a Walsh che stava en­trando) Ah, accidenti a te!

Walsh                            - Dove diavolo stavi andando? (Musgrave fa per uscire, ma quando passa davanti a Walsh, co­stui lo ferma mettendogli una mano sullo stomaco) Sicché ci siamo sbagliati, eh? Effettivamente voi non siete qui per lo sciopero, ma per arruolare: non è cosi? Ghinee?

Musgrave                      - Sovrane.

Minatore Litigioso        - (additando bruscamente Musgra­ve a Walsh) Lo vedi quello? Ha tre galloni, ma è un vero uomo.

Walsh                            - Ah, si? E voi cosa siete? Ubriachi a spese sue, a marciare e a fare esercitazioni come un branco di pidocchiosi ragazzini davanti al portone di una caserma!

Minatore Litigioso        - È comunque meglio che mo­rir di fame per i begli occhi di un padrone!

Walsh                            - (con passione) Mi vergogno di voi, mi fate schifo.

Musgrave                      - (afferra Walsh per il bavero e lo conduce via) E adesso ascoltami. Ti, capisco io, capisco che uomo sei. Non mi avrebbero dato questi    - (indica i gradi) se non sapessi distinguere un uomo da un birillo. Adesso voglio dirti una cosa, solo per te. (Ab­bassa la voce) Tu e io siamo fratelli.

Walsh                            - (ironico) Eh, perdio! Un radical-socialista! Attento, soldato, attento, se non vuoi finire sulla forca!

Musgrave                      - (serio) Non sto scherzando. Fratelli siamo. Fratelli in Dio...

Walsh                            - (ancor più sprezzante) Ah, capisco!

Musgrave                      - E fratelli nella verità. Perciò sta' in guardia. E aspetta. Aspetta, ti dico.

Walsh                            - (beffardo) Fratelli in Dio. Caro Gesù, dacci rassegnazione che tanto più di tutti sa il padrone. Vattene di qui!

Musgrave                      - (calmo) Ti ho detto di aspettare. Ve­drai. (Musgrave va via)

Minatore Lento             - (che dopo lo scontro con Walsh ha continuato a segnare il passo. Bofonchiando) Uno due tre quattro dov'è l'uomo che vive qui accanto? Cinque sei sette otto entra pure lavora fin tardi.

Walsh                            - (guardandolo con disgusto) Dio santo, non me lo sarei mai immaginato!

Minatore Lento             - (aumentando il volume del suo brontolio)           

Nove dieci undici dodici

prendi il suo posto e datti da fare.

Tredici quattordici quindici sedici...

Minatore Litigioso        - (con una risata sciocca) Sta parlando di mia moglie.

Minatore Lento             - (seccato di essere stato interrotto) Tredici quattordici quindici sedici vieni a letto e lo arrangiamo noi.

Minatore Litigioso        - (sempre più infuriato) Non ho potuto farlo ai soldati. Non ho potuto farlo allo sbirro. Ma a te, perdio, lo farò. Ti spaccherò quella maledetta testa! (S'avventa contro il Minatore Lento che lo colpisce al ventre, lancia un urlo e esce. Il Minatore Litigioso lo segue ruggendo)

Barcaiolo                       - (urlando verso il punto da cui sono scom­parsi, con molta allegria) Attenti alla guardia! Eh eh eh!

Walsh                            - Dio santo! I miei compagni! I miei fra­telli!

Barcaiolo                       - (gentile) Be', in fondo, sono ubriachi.

Walsh                            - Lo so che sono ubriachi e so anche chi li ha ridotti in quello stato.

Barcaiolo                       - Se vuoi, potrei aiutarti.

Walsh                            - E come?

Barcaiolo                       - Prima che finisca la settimana la sbron­za gli passa. Oh, i soldati gli offrono distrazioni, e di distrazioni loro ne hanno bisogno, gelati e affamati come sono... Ma quando li vorrai saranno tutti qui. E intanto qui c'è Joe il gobbo.

Walsh                            - Ah si?

Barcaiolo                       - Sai sparare una mitragliatrice Gatling?

Walsh                            - (guardandolo di sottecchi) Non saprei.

 Barcaiolo                      - Se davvero vuoi organizzare una ri­volta, perché non te la vai a prendere? Su, vieni, ti dirò io... (S'avvia verso l'uscita fischiettando e get­tandogli ogni tanto un'occhiata di invito)

Walsh                            - (riflettendo) Ah, si? Furbo questo barcaio­lo, eh?... E va bene... su... dimmi tutto! (Gli si preci­pita dietro)

TERZO QUADRO

Interno del bar. Stalla e camera da letto.

E notte. La scena è divisa in due zone ben distinte. Verso la ribalta la stalla, divisa in tre box. Se non è possibile costruire fra loro pareti divisorie, basterà suggerirle con tre materassi disposti parallelamente, con i piedi verso il pubblico. Gli attori non devono vedersi da un box all'altro. Al proscenio il corridoio centrale della stalla, sola via d'accesso ai box. Vi si accede da entrambe le quinte: da un lato si arriva alla casa, dall'altro al cortile e alla rimessa.

Sul fondo, a un'altezza di almeno mezzo metro, una camera da letto nella casa. Contiene a stento un gran letto con i pomi d'ottone e un tavolino, o qualche al­tro sostegno, con una candela. Le due zone devono essere considerate totalmente distinte. Alla camera da letto si accede dal di dietro, e il pubblico non de­ve credere che gli attori possano vedersi da una zona all'altra. Solo la luce della finestra potrebbe essere scorta dall'altra parte del cortile. Musgrave in cami­cia e pantaloni siede sul letto a leggere a lume di candela. La giubba è piegata accanto al letto. Hurst e Sparky entrano nella stalla dalla casa portandosi appresso pagliericci e coperte. Immediatamente pre­parano i loro giacigli. Sono quelli ai due estremi: Sparky verso la casa, Hurst verso il cortile. Il box centrale è ancora libero. Si tolgono anche la camicia- (di flanella grigia), le mutande- (lunghe di lana) e le calze. Sistemano ordinatamente gli abiti accanto ai letti.

Sparky                           - (preparandosi ad andare a letto) Ehi... ehi, mi senti?

Hurst                             - (indifferente) Ti sento.

Sparky                           - Ti devo dire una cosa: sono un po' a terra stasera.

Hurst                             - Ah si?

Sparky                           - Come?

Hurst                             - Ho detto: ah si? Lo siamo tutti a terra. E non so di te, ma io voglio dormir tranquillo un paio d'ore almeno. Per cui falla finita.

Sparky                           - Ehi, c'è ancora la luce accesa alla finestra di Fante di picche. (Hurst grugnisce. Ora Musgrave si è sdraiato sulla coperta, ma non si è tolto i pan­taloni e non ha spento la luce)

Sparky                           - Si, si, Dio è sveglio. Ah ah! E non solo Dio. Credo che anche qualcuno di noi mortali non abbia ancora preso sonno... Dio è sveglio, ti ho detto!

Hurst                             - Ho sentito, accidenti a te! (Pausa)

Sparky                           - Dormir tranquillo un paio d'ore... Cosa vuoi dormire quando una bella e grassa bagascia ti ha promesso di venirti a trovare!

Hurst                             - (ha finito di spogliarsi e si è messo sotto le coperte) E va bene. Ma adesso chiudi il becco, se puoi, per farmi un piacere. Ti ho detto che voglio dormire, quindi lasciami dormire.

Sparky                           - Be', è a te che lo ha promesso, vedi - a te non a me - . Svegliati, amico, svegliati. Arrive­rà presto, vedrai. Fra un momento. (Suona la "sve­glia" con le labbra, poi si caccia sotto le coperte) A te, ragazzo, non a me... Vuoi che ti canti qualcosa?

Hurst                             - (stava quasi addormentandosi, ma si è di nuovo svegliato) Eh? Cosa? Vuoi startene zitto o no?

Sparky                           - E tu te ne starai zitto o no quando lei viene? Va bene che sei il più bello del mazzo, ma pensa ai tuoi due camerati sulla stessa fila con sol­tanto un pannello di legno a dividerci; eh, si, sarà uno strazio per noi stanotte, lo sai? Per cui cerca di non agitarti troppo. (Pausa. Poi incomincia a cantare a mezza voce) venuta da me a mezzanotte con la luce di luna sulle braccia e io le ho detto di non far baccano per non spezzare quell'aria di bonaccia. Ma il suo crudele marito s'è svegliato ed è salito di corsa per le scale per poterla cogliere sul fatto: cosi ha commesso il crimine fatale. (Mentre lui canta, entra dalla casa Annie con una candela. Si avvicina in punta di piedi al box di Hurst e rimane un poco a guardarlo. Quando incomincia a parlare, lui leva la testa dalle lenzuola e la guarda a sua volta. Di sopra, intanto Musgrave si rizza a se­dere sul letto, spegne la luce e si addormenta)

Annie                            - (teneramente) Eccomi qua. Ciao. Ho fred­do. Sono un azzurro fantasma venuto a tormentarti. Brrr. Su, caro, scaldami. E non aver paura che io ti raggeli.

Hurst                             - (rialzandosi) No... direi proprio di no... (S'abbracciano) E domattina?

Annie                            - Ah, la mattina è diverso, no? Non voglio parlare della mattina perché avremo tutti freddo. Sa­remo freddi e soli. Magari in mezzo a una folla, ma soli. Mille uomini fanno un reggimento, vero?

Hurst                             - Più o meno.

Annie                            - Eppure, quando sei con loro sei sempre solo. Non è cosi? Abbracciami dunque, caro, e scaldami. Tieni lontano il vento. È tardi. Fa buio.

Hurst                             - (staccandosi improvvisamente da lei) No. Non voglio. Non conta più niente quel che ho detto prima, è tutto finito, concluso, liquidato... Via. Su, vattene. Lasciami in pace.

Annie                            - (sbalordita e offesa) Che c'è? Che succe­de? Tesoro...

Hurst                             - (con violenza) Va' via. Per quanto mi ri­guarda è già mattino. Siamo tutti soli, è vero. E tu vorresti che perdessi la mia vita dentro di te?

Annie                            - No, no. Solo per cinque ore, per sei...

Hurst                             - Hai sentito cosa ha detto Fante di picche. Chiaro, preciso, nero su bianco, nessuna confusione possibile. Mi sbagliavo prima, non mi fidavo di lui. Parlava di Dio, e io pensavo che avesse torto. Ma quello che diceva di te, quello era vero. Bisogna essere forti!

Annie                            - (sprezzante) Sicché adesso dai retta a Fante di picche!

Hurst                             - Certo. È troppo tardi stanotte per qual­siasi altra cosa. Bisogna fidarsi di quel che dice, bi­sogna essere forti: non abbiamo alternative!

Annie                            - (staccandosi un poco) Allora, Dio mio, gli hanno trovato un fratello. Eppure soltanto questa sera ti ho visto lungo il canale, tutto solo e depresso... (Canta con enfasi) E aveva rami dì salice intorno al suo cappello!

Hurst                             - E allora?

Annie                            - (implacabile) Ma non potevi essere tu, vero? Perché adesso sei esattamente come loro... uno dell'esercito della fame! Mangi, bevi, e via. Anzi, neanche mangi quando te ne offrono, no? Sdraiati dunque sulla paglia senza di me, e domani alzati per il tuo lavoro, fa' rullare il tamburo, arruolali, infet­tali tutti e poi seppelliscili! Non me ne importa niente.

Hurst                             - Che hai adesso? Che ti prende? Perché non te ne vai quando ti dicono di andare? Lasciami dormire, per l'amor di Dio!

Annie                            - Sai come mi chiamano?

Hurst                             - Io ti chiamerei una maledetta puttana...

Annie                            - (con crudele ironia) Oh no, non sono una semplice puttana... sono una puttana per soldati... una categoria a sé. (È entrato dal cortile Attercliffe con pagliericcio e coperta. Ma i due non se ne sono accorti. Annie riprende a supplicare) Lasciami stare con te, Cristo. Mi ha chiamata vita e amore, pensaci. (Hurst l'allontana bruscamente urlando. Annie finisce addosso ad Attercliffe)

Attercliffe                     - (sostenendola) Vita e amore, eh? Io sono un vecchio soldato, bambina, uno sporco vecchio bastardo, e ho visto tutto. Vieni qui. (L'afferra e la bacia violentemente sul viso e sul collo. Poi a Hurst, sogghignando) E tu, bambino, rientra nella tua grep­pia e dormi, e lascia far queste cose agli uomini.

Hurst                             - Benissimo... accomodati pure. (Ritorna nel suo box e si sdraia stizzito cercando di addormentarsi)

Attercliffe                     - (continuando a tener stretta Annie qua­si con tenerezza) E adesso che si fa, eh? Come pensi di calmarmi? Una brava e robusta ragazza con un cuore come uno sportello spalancato dove tutti possono entrare. Eppure non servirebbe.

Annie                            - (dura e ostile) Ah no? Perché non provi?

Attercliffe                     - No. Non stanotte. Cosa sai tu dei soldati?

Annie                            - Ne so più di quanto tu non creda, forse.

Attercliffe                     - Ne dubito. Il nostro Fante di picche direbbe che non conta niente quel che sai tu. Direbbe che c'è del sangue su queste mani   - (guarda le proprie mani con disgusto). Puoi strofinarle quanto vuoi su una ciocca di capelli biondi, direbbe, eppure ci sareb­be ancora sangue la prossima volta, e allora perché prendersi questo fastidio? direbbe. E anch'io lo di­rei. Vieni qui (di nuovo la bacia, e poi la lascia an­dare). Basta, ragazzina. Ti ho dato tutto quello che dovresti avere da un soldato. Dimmi "Grazie, ragaz­zo," e vattene.

Annie                            - (ancora dura) Grazie, ragazzo... Tu capi­sci, vero? Tutto quello che dovrei avere. Tutto quello che mai ho avuto. Perché dovrei desiderare di più? Sei onesto, tu, ed è bello perché sei abbastanza vec­chio per esserlo.

Attercliffe                     - (con un amaro sorriso) Hm. Lo sono proprio. Buona notte. (Incomincia a prepararsi il letto e a spogliarsi. Sparky si è rizzato a sedere e ascolta. Annie è ancora in piedi, immobile, davanti a Attercliffe che di nuovo le rivolge la parola) Vedi, ragazzina. Quando ero giovane avevo moglie. E lei andava a letto con un erbivendolo. Era il più bello, proprio come lui          - (indica il box di Hurst), o per lo meno cosi diceva mia moglie. Io invece vedevo un ometto alto quattro piedi e dieci con l'aria di un topo che sogghigna dietro una spazzola; ma vendeva le mele, e dava da mangiare alla gente, e dava da mangiare anche a mia moglie. Cosa che io non fa­cevo. Cosi adesso sono un vecchio e sporco bastardo con giubba rossa e brache blu, e questo è tutto. San­gue, vedi, e morte. Buona notte. (Ha finito di spo­gliarsi e si sdraia addormentandosi immediatamente. Annie rimane immobile ancora per qualche istante, poi si accovaccia e piange. Sparky esce dal suo box)

Sparky                           - Ssst, ssst, Annie! Smetti di piangere, vieni qui!

Annie                            - Non rivolgermi la parola. Vattene a letto. Non voglio più saperne di voi.

Sparky                           - Annie, sentimi Annie, non voglio parlarti. Non sono sordo, sai, e non sono nemmeno tanto ubria­co, lo sono stato di più, voglio dire, posso persino reggermi, ah ah, su un piede solo, come una gru, guardami. (Cerca di stare in equilibrio su un piede solo) In quanto a quello là (indica il box di Hurst), non preoccuparti per lui, Annie... perché non è mor­tale, è come Dio, lui, capisci? E Dio... (alza gli occhi verso la finestra di Musgrave)... Dio dorme.

Annie                            - Dio?

Sparky                           - Ha spento la luce. Guarda.

Annie                            - Ma quella è la camera del sergente.

Sparky                           - È vero. Non immaginavo che si sarebbe addormentato. Io non riesco a dormire... Cos'hai con­tro di me?

Annie                            - (sorpresa) Niente, che io sappia.

Sparky                           - Ma non sei venuta da me, vero? Voglio dire, tu l'hai chiesto a lui e lui ti ha detto di no, io l'ho chiesto a te e tu mi hai detto di no. È tutto sbagliato. E sai come lo chiamerebbe Fante di picche? Anarchia, ecco.

Annie                            - Ah, cosi lo chiamerebbe? (Musgrave, a letto, geme) Vi date tante arie voi soldati, e poi quel sergente vi caca in bocca con la stessa disinvoltura con cui una massaia fruga nel suo caminetto. Ma che vi succede a tutti?

Sparky                           - Ssst! Sta' quieta e vieni con me... (La conduce il più lontano possibile dagli altri due) Ascolta.

Annie                            - Cosa?

Sparky                           - Russano. Lui? Lui? Si, russano tutti e due. Dormono... Come ti ho detto nel bar, mi chiama­no Sparky e sono un tipo ameno, sempre pronto a far quattro risate... E un uomo deve ridere, perché altrimenti urlerebbe, e urlare non è da uomini, ma da cani, da lupi, da gabbiani, no?

Annie                            - Vuoi dire che sei spaventato?

Sparky                           - (in una sorta di isterica presa di coscienza)

                                      - Si, perdio, lo sono. Dio non è qui, ha spento le luci, e allora, tesoro, posso dirti la verità: lo sono. No, non della guerra, delle pallottole nell'Impero lon­ tano, non credere, non c'è ragione. Tanto è vero che mi hanno persino dato una medaglia d'argento. Ma, vedi, io... Vieni qui, dammi un bacio, ti prego, svelta. Ma non dovrei parlare... Credo di essere ammattito.

Annie                            - (lo guarda incuriosita e insieme affascinata)

-E va bene... (Lo bacia e lui la stringe a sé)

Musgrave                     - (in tono chiaro, categorico, mentre conti­nua dormire) Venticinque uomini. Nove donne. Venticinque uomini. Niente bambini. No.

-

Annie                            - (con uno scatto improvviso) Senti, ra­gazzo, una volta avevo un soldato io; raccontava sto­rielle, cantava canzoni e tutto il resto... ma viveva a base di si-sergente, no-sergente, benissimo-sergente, e quello che riguardava noi due lo chiamava il nostro maledetto scherzo. È stato ammazzato, accidenti a te! Già, nel vostro arido Impero... e sai cosa è venu­to fuori da tutto questo?

Sparky                           - No, non so...

Annie                            - Una misera cosa spenta e contorta dove più nessuno rideva. Un piccolo trifoglio appassito... Tre in uno eravamo. Io, lui e un bambino sottoterra. Troppo gracile. Morto. (Non riesce a dire altro, ed egli silenziosamente cerca di confortarla)

Sparky                           - (riflettendo) Be', Annie... Annie... se ti è successo questo potrebbe essere un altro a pagare... Oh, mi piacerebbe poterlo fare io. Di', se fossi io a pagare, te la sentiresti di fare altrettanto per me?

Annie                            - Non capisco.

Sparky                           - (seguendo confusamente la sua idea) E non sarebbe anarchia, vedi, lui non c'entrerebbe più. Sarebbe semplicemente tu che vivi e io che vivo... Non abbiamo bisogno del suo dovere, non abbiamo bisogno del suo Verbo... un morto è un morto! Pos­siamo sostenere che tutto è stato pagato! La tua vita e la mia... Percorriamo la nostra strada senza seguire nessuno.

Annie                            - Ma di cosa stai parlando?

Sparky                           - (ripiombando nella disperazione) Oh Dio, non so. Dio si è addormentato, ma quando si sve­glierà...

Annie                            - (sbalordita, ma insieme impietosita) Su, calmati, caro, calmati, calmati. (Si china su di lui, e di nuovo s'abbracciano appassionatamente)

Musgrave                      - (nel sonno, urlando) Al fuoco, al fuo­co! Sta bruciando Londra, sta bruciando Londra! (Mrs. Hitchcock in camicia da notte e vestaglia si precipita con un bicchiere in mano nella sua ca­mera)

Mrs. Hitchcock             - Che succede? (Accende la can­dela)

Musgrave                      - (rizzandosi a sedere e parlando con molta chiarezza, come se il suo discorso avesse un senso) Sta bruciando, sta bruciando. Fra un minuto gli or­dini dovranno essere eseguiti... Prendete quella là! Prendetela! Chi dice che è una bambina? È abbastan­za adulta per uccidere! Eseguite gli ordini. Trenta secondi... Controllate il tempo. (Guarda l'orologio) Ventisei... ventitré...

Mrs. Hitchcock             - (spaventatissima) Sergente... sergente...

Musgrave                      - Si calmi... Venti... Diciotto... Sono di servizio, donna. Sto aspettando la fine del mondo. Dieci secondi, signore... cinque... tre... due... uno. (Lan­cia un grande urlo straziante e ricade sul letto. Nella stalla tutti lo sentono. Attercliffe riprende a dormire; Hurst si rizza a sedere spaventato ; Annie e Sparky si separano sbalorditi)

 Annie                           - E il tuo Dio, Sparky. È ferito. (Sparky ri­mane immobile, ansando, finché Annie non lo attira nuovamente a sé)

Mrs. Hitchcock             - A che gioco sta giocando?... Fi­nirà per svegliare la città intera! (Musgrave trema e geme. Mrs. Hitchcock lo scuote delicatamente) Su, è soltanto un incubo. Si svegli e vedrà che le passa. Su, su.

Musgrave                      - Mi lasci in pace. Non stavo dormendo.

Mrs. Hitchcock             - Comunque non era certo sveglio.

Musgrave                      - S'impicci degli affari suoi.

Mrs. Hitchcock             - Temevo si fosse sentito male.

Musgrave                      - No... no... (Improvvisamente) Ma ver­rà, vero?

Mrs. Hitchcock             - Cosa?

Musgrave                      - La fine del mondo? Lei dirà che non è importante, ma se ci si potesse arrivare ordinata­mente, con disciplina, voglio dire, con un certo nu­mero di file da una parte e altrettante dall'altra, e tutti correttamente vestiti, fermi sull'attenti, in mo­do da sapere se si è avuto ragione o torto... allora sa­pendo si sopporterebbe tutto. (Rabbrividisce) Mi dia qualcosa da mangiare.

Mrs. Hitchcock             - Le ho portato un grog. Eccolo. (Gli porge il bicchiere)

Musgrave                      - Eh?

Mrs. Hitchcock             - Lo prendo sempre, alla sera, per­ii mio mal di schiena. E quando ho sentito che lei gridava gliel'ho portato. Prenda anche un biscotto. (Trae un biscotto dalla tasca della vestaglia e glielo porge)

Musgrave                      - E va bene... (Mangia e beve) Ora sto meglio... Lei mi capisce, no? Vede, se lei fosse la guida a destra della compagnia, dovesse cioè marcia­re all'estrema destra, non_ potrebbe vedere gli altri e sarebbe costretta a eseguire gli ordini che riuscireb­be a udire sperando di averli capiti bene. Quand'ero recluta, mi trovai una volta in mezzo a una piazza completamente solo... gli altri avevano continuato a marciare in una diversa direzione, ma io non avevo sentito il comando.

Mrs. Hitchcock             - Dovrebbe sdraiarsi, adesso. Si vede che non sta bene. Calma, sergente, calma.

Musgrave                      - (rilassandosi) Calma... calma... (Ella gli accomoda la coperta e siede accarezzandolo per farlo dormire)

Sparky                           - (con decisione improvvisa) Annie, non me ne importa. Lascia che si svegli quando vuole. 'Sta volta mi pianterò davanti a lui e mi metterò a ridere di cuore. Senti questa storia, e capirai di cosa voglio ridere. C'erano quattro tipi, vedi, e un giorno di paga decisero di passare una notte di baldoria in città, un bar dopo l'altro. Allora il primo entra nel primo bar e dice: "Tutti bevano quello che bevo io," dice. "Un sorso d'arsenico per tutti!" ed è proprio questo che devono bere. Be', uno beve e muore, l'al­tro beve e muore, e il terzo... che deve fare? Deve ri­spettare la regola? Perché di una regola si tratta. Tut­ti secondo la scelta del primo. (Hurst è uscito dal suo box e si sta avvicinando furtivamente con le orec­chie tese)

Annie                            - Non so...

Sparky                           - Nemmeno io lo so. Ma posso dirti cosa farei io.

Annie                            - Cosa?

Sparky                           - (improvvisamente duro e serio) Me la squaglierei, e svelto. Già, e con te. Senti, amore, ades­so nevica e non si può lasciare la città. Ma potresti nascondermi in qualche posto, dico davvero; e na­sconderti anche tu con me finché non sarà finito tut­to e poi trovarmi qualche vestito e via... Ti piacereb­be, per esempio, andare a Londra? Che ne dici? Ci sei mai stata?

Annie                            - Nasconderti finché è finito cosa? Che deve succedere?

Sparky                           - Eh, proprio questo è il problema. Vorrei potertelo dire, è un lavoro per Fante di picche, non per me.

Annie                            - Un brutto lavoro, eh?

Sparky                           - Probabile... Non lo so. Perché, vedi, non 'ho mai chiesto! Lui, te l'ho già detto, è come Dio e noi è come se fossimo angeli... si, angeli, ha ha! Ma ho smesso di riderci su. Non ce la faccio più, Annie; e se resto qui ancora un po' divento veramen­te matto. Aiutami tu a uscirne, e in fretta!

Annie                            - (decisa) D'accordo. Ho una gran paura, ma vestiti, Sparky. Ti nasconderò.

Sparky                           - Cara, amor mio...

Annie                            - Ma non finirai per piantarmi? (Egli ha incominciato a vestirsi assai disordinatamente: per prima cosa infatti ha indossato la giubba)

Sparky                           - No.

Annie                            - Giuralo. (Egli ha i calzoni in mano e sta per metterseli, ma li lascia cadere e la prende fra le braccia)

Sparky                           - Lo giuro. (Entra Hurst e prende i calzoni. Sciogliendosi dall'abbraccio) Ehi tu, furbacchione, dove mi hai messo i calzoni?

Hurst                             - Qui!

Sparky                           - Ma che accidente ti prende? Ridammeli, porco...

Hurst                             - (trionfalmente) Vieni a pigliarteli, Spar­ky! Guardatelo li il gran disertore che corre a culo nudo nella brughiera con sei piedi di neve!

Sparky                           - Dammeli! (Afferra un'estremità dei pan­taloni e dà inizio a un grottesco tiro alla fune)

Hurst                             - (con cattiveria) Un uomo e un soldato. Salta, si agita, si contorce come un fantoccio mecca­nico per tre quarti della notte, e all'ultimo quarto se la vorrebbe squagliare! Sei un piccolo schifoso ba­stardo! (Attercliffe s'è svegliato e cerca di interve­nire)

Attercliffe                     - Che diavolo avete da litigare? Su, su, calmatevi.

Sparky                           - Mi ha fregato i calzoni, quel maledetto! (Tira con violenza e riesce a impadronirsene. Hurst cade)

Hurst                             - Ti faccio fuori, Sparky. (Le sue mani rag­giungono la cintura di Sparky, con baionetta inguainata, che giaceva sul pavimento. Si alza e estrae la baionetta dalla guaina)

Annie                            - No, no, fermatelo!

Attercliffe                     - Metti giù quella baionetta! (Inter­viene Annie che afferra il polso di Hurst e lo morde. La baionetta cade a terra. La raccoglie Attercliffe, e Hurst gli piomba addosso. Cadono entrambi su Spar­ky e finiscono tutti e tre a terra. Urlo spaventoso di Sparky. In camera sua Musgrave si rizza a sedere, mentre di sotto, sgomenti, tutti indietreggiano di un passo dal cadavere di Sparky)

Musgrave                      - (a Mrs. Hitchcock) Non si muova. (Lascia la camera da letto)

Hurst                             - È morto. È morto. Non sono stato io. No, non sono stato io.

Attercliffe                     - Morto?

Hurst                             - Certo che è morto. Un colpo agli intesti­ni. E sei stato tu. Con la tua mano. Tu lo hai ucciso.

Attercliffe                     - Non è possibile.

Hurst                             - Tu l'hai ucciso.

Attercliffe                     - (inebetito) Avevo io la baionetta.

Hurst                             - Già, e lo hai ucciso.

Attercliffe                     - Mio Dio! (Musgrave entra dalla casa. Mrs. Hitchcock lascia la camera da letto)

Musgrave                      - Che sta succedendo?

Hurst                             - Sparky è stato ucciso.

Musgrave                      - Eh? Come?

Hurst                             - Con la sua baionetta. Voleva disertare e io ho cercato di fermarlo. Poi lui... (Indica Atter­cliffe)

Musgrave                      - Be'?

Attercliffe                     - (disperato) La baionetta. L'ho presa io, sergente, io. E sono stato io. Si può definirlo un incidente. Ma io so cosa significa, significa che...

Musgrave                      - Zitto tu! Hai detto che voleva diser­tare? (Hurst annuisce) E lei cosa sta facendo qui? Era con lui? (Hurst annuisce) Già, capisco... Diserzio­ne, fornicazione. Non importa. Ora è morto. Nascon­detelo.

Hurst                             - Dove?

Musgrave                      - Nel letame, in cortile. E al buio. Sbrigatevi.

Hurst                             - (a Attercliffe) Andiamo.

Attercliffe                     - Dio mio! Dio mio! (Portano via il cadavere)

Musgrave                      - (a Annie scortesemente) Oh, hai un bel tremare, hai un bel rabbrividire, hai un bello spalan­care la bocca come una voragine - piangere e sof­frire - ma dovevo trovare una soluzione, dovevo fare cosi. (Entra dalla casa Mrs. Hitchcock con la giubba, il cappello e gli stivali di Musgrave che posa per ter­ra) Venga qui, signora. C'è stato un incidente, ma non mi faccia domande in proposito. Si fida di me? (Ella lo guarda attentamente, poi annuisce) Si occupi di questa ragazza, la porti di sopra, la chiuda a chiave in uno sgabuzzino, e le dica di star quieta. Ho le mie buone ragioni, e a suo tempo le conoscerà. Faccia come le dico e non avrà da pentirsene.

Mrs. Hitchcock             - È già la fine del mondo.

Musgrave                      - Che? Non ha sentito cosa le ho detto?

Mrs. Hitchcock             - Oh, si, ho sentito. (Prende per mano Annie, che continua a tremare, e getta un'oc­chiata alle sue dita) Ehi, ehi, c'è sangue qui.

Musgrave                      - Lo so. Ma le ripeto: non mi faccia do­mande. (Annie guarda Musgrave e Mrs. Hitchcock, poi si lecca la mano ridendo come una bambina)

Mrs. Hitchcock             - Vieni, Annie... Si, la chiuderò a chiave... Forse è la cosa migliore. Devo fidarmi di lei, no? Ho sempre apprezzato la religione. (Via in casa con Annie. Musgrave piomba improvvisamente a sedere con la testa fra le mani. Arriva dal cortile il Barcaiolo che si siede assumendo anche lui questa posizione)

Barcaiolo                       - (canticchia) Eccoci qua come uccelli nel deserto / come uccelli... (Musgrave alza la testa, lo guarda, lo riconosce e lo afferra alla gola)

Barcaiolo                       - (divincolandosi) Ehi, calma amico, so­ no soltanto il vecchio Joe.

Musgrave                      - (lo lascia andare, ma è ancora minaccio­so) Ah si? E allora?

Barcaiolo                       - (allusivo) Stavo pensando che se fossi in voi non me ne starei qui tranquillo nella stalla, no di sicuro.

Musgrave                      - E perché?

Barcaiolo                       - Vedo i suoi gai compagni, laggiù, che stanno frugando nel letame. Ma se provassero a vol­tarsi e a gettare gli occhi sulla rimessa... (Musgrave balza in piedi allarmato)

Musgrave                      - Che c'è nella rimessa?

Barcaiolo                       - Ci sono sbarre alle finestre, e c'è un piede di porco che lavora su quelle sbarre... Ascolti! (Giunge dal cortile un rumore di vetri rotti) Adesso s'è rotto il vetro. Se si sbriga, riuscirà a pigliarli! (Musgrave corre verso il cortile)

Musgrave                      - (urlando) Andate alla rimessa! Passa­te da dietro! Svelti! Svelti! (Corre fuori tutto ecci­tato. Altri rumori di vetri infranti, di urla, di colpì. Il Barcaiolo assiste allo spettacolo saltando dalla gioia)

Barcaiolo                       - Su, prendeteli, due dal di dietro e il sergente alla porta, apre il lucchetto, tira indietro il catenaccio e il tipo è preso in trappola alla finestra... con la testa dentro e i piedi in fuori... tiralo giù, ser­gente, tiratelo giù, soldati, su un calcio, giù un pu­gno, legatelo stretto come un salame... Oh, le mie belle rose, oh i miei rossi fiori della bellezza! (Rien­trano rapidamente i due soldati, con Walsh che sal­tella in mezzo a loro. Ha le mani legate dietro la schiena. Lo segue Musgrave. Ansano tutti. Scaraven­tano Walsh per terra)

Musgrave                      - E gli altri?

Hurst                             - Sono scappati, sergente.

Attercliffe                     - Almeno una dozzina erano.

Hurst                             - Scappati su per il vicolo.

Musgrave                      - Allora diamo un'occhiata a questo. Oho, sei tu, eh? Cosa cercavi?

Walsh                            - E tu cosa credi, marmittone?

Musgrave                      - La nostra piccola Gatling, vero?

Walsh                            - Proprio cosi. Sei in gamba, marmittone,

Musgrave                      - (calmatosi) Ma tu no, fratello, e adesso ti spiegherò perché. (Dall'esterno urla e fischi acu­ti)

Hurst                             - C'è la guardia qui fuori, con i suoi agenti speciali e tutto il resto. Li sentite? Faremmo meglio a vestirci. (Incomincia a indossare giubba e pantaloni)

Musgrave                      - (a Walsh) Sta inseguendo i tuoi amici. E fra poco verrà qui. (Altri fischi)

Guardia                         - (fuori scena, verso la casa) Apra, signo­ra Hitchcock, apra in nome della Legge!

Musgrave                      - Oh, eccolo. Sai che stasera mi ha chie­sto di rapirti per conto dell'esercito? Ma, come già ti ho detto, noi due siamo fratelli, no? E adesso te lo proverò. (A Hurst) Portalo fuori e nascondilo.

Hurst                             - (stupito) Nel letame anche lui?

Musgrave                      - Non dire sciocchezze. Fa' quello che ti ho detto.

Walsh                            - Ehi... un momento!

Musgrave                      - (furibondo) Va' con lui, maledetto idio­ta. O preferisci fidarti della guardia?

Walsh                            - (perplesso) Ma che stai cercando di fare, in nome del cielo?

Musgrave                      - Non perdere tempo! (A Hurst, in to­no di comando) Portalo nella legnaia. Dio, che branco di tartarughe! (Hurst spinge Walsh in cortile. Mu­sgrave a Attercliffe) Mettiti i calzoni. (Attercliffe ob­bedisce. Entra Mrs. Hitchcock, tutta agitata)

Mrs. Hitchcock             - C'è qui la guardia. Sta perqui­sendo la casa.

Musgrave                      - Allora lo mandi qui da me! è tutto in ordine, signora. So cosa sta cercando. (Mrs. Hitch­cock rientra in casa)

Attercliffe                     - Che sta combinando, sergente?

Musgrave                      - Tento di risolvere la situazione il me­glio possibile: non ho tempo di pensare ad altro.

Attercliffe                     - (disperato) Ma lui è stato ucciso. Io sa, ucciso. Non capisce, Musgrave, che questo can­cella tutto, distrugge tutto senza speranza?

Musgrave                      - No! (Entrano dalla casa Mrs. Hitch­cock e la Guardia)

Guardia                         - Che è successo, sergente? Ho visto una banda di scalmanati che si dava da fare dietro la ri­messa. Cosa c'è in quella rimessa? (A Mrs. Hitchcock)

Mrs. Hitchcock             - Il sergente ci tiene...

Musgrave                      - Ci tengo la mia roba...

Mrs. Hitchcock             - Oh, ecco il Parroco. (il Parroco entra frettolosamente dalla casa)

Parroco                          - Che sta succedendo, guardia?

Guardia                         - Credo che ci siamo. I tumulti, voglio dire.

Parroco                          - A quest'ora del mattino?

Guardia                         - Ho fatto avvertire il sindaco. (Fa rapi­damente il suo rapporto al Parroco. Il Barcaiolo si avvicina a Musgrave)

Barcaiolo                       - Non dimentichi il vecchio Joe. Sono stato io ad avvisarvi. Dovreste darmi la mia parte.

Musgrave                      - Levati di mezzo o te ne pentirai. (En­tra dalla casa il Sindaco)

Sindaco                         - È un guaio, un maledetto guaio. Come è incominciato? Ma adesso non importa. Che misure ha preso, lei?

Guardia                         - I miei agenti speciali sorvegliano le stra­de, ma non sono abbastanza numerosi e hanno pau­ra. L'avevo avvertita, del resto, eccellenza.

Sindaco                         - Il problema è: ce la fa a tener tran­quilla la città fino a mezzogiorno?

Guardia                         - Be' non so.

Sindaco                         - Il telegrafo funziona.

Musgrave                      - Il telegrafo!

Sindaco                         - Già. C'è un piccolo disgelo, e grazie a Dio hanno potuto aggiustare il cavo che si era rotto. Cosi ho mandato a chiamare i dragoni. Verranno il più in fretta possibile, ma non saranno qui prima di mezzogiorno, credo. Per cui dobbiamo tenere la città fino allora.

Musgrave                      - Sei ore, più o meno. Si tratta di te­nerli quieti. Ci penso io, signor sindaco.

Sindaco                         - E come?

Musgrave                      - Facendo quello per cui sono stato pa­gato: un comizio d'arruolamento. Abbiamo avuto ie­ri una serata allegra come il Natale, e perché non dovrebbe esser cosi anche la mattina? Bandiere, tam­buri, scellini, sovrane... Ehi, fate rullare il tamburo! E andiamo sulla piazza del mercato a fargli un bel discorso.

Sindaco                         - Io? (In cortile, Hurst incomincia a bat­tere il tamburo)

Musgrave                      - Lei. E anche lei, parroco. Signora Hit­chcock, birra per tutta la popolazione!

Parroco                          - No!

Sindaco                         - (afferrando l'idea) Ma si, signora, la por­ti. Pagherò io!

Musgrave                      - (al Barcaiolo) E tu, se vuoi dare una mano, porta almeno una bandiera. (Ad Attercliffe) Dagliene una. (Esce Attercliffe ed entra Hurst batten­do furiosamente il tamburo) Tutti porteremo bandie­re. Datemi la mia giubba.

Mrs. Hitchcock             - Eccola.

Musgrave                      - (freneticamente eccitato) Bandiere, na­stri, mucchi di nastri. Incantarli bisogna. La gloria! (Entra di corsa Attercliffe dal cortile con le braccia cariche di bandiere. Incomincia a distribuirle)

Barcaiolo                       - Boccioli di rosa della vecchia Inghil­terra!

Sindaco                         - Cuori leali e sinceri!

Parroco                          - Dio onnipotente nella battaglia!

Musgrave                      - Dio salvi la Regina! (Gran baccano, trambusto e confusione)

ATTO TERZO

PRIMO QUADRO

La piazza del mercato.

Primo mattino. Al centro della scena un praticabile che rappresenta una specie di torre campanaria vit­toriana più un lampione e una croce, e sorge su un basamento sopraelevato. Appoggiata ad esso una sca­la. Sul basamento un rotolo di corda e le casse dei soldati; la parte anteriore è drappeggiata di bandie­re, e altre bandiere sono poste sul praticabile con ef­fetto molto suggestivo.

All'aprirsi del sipario c'è gran baccano e agitazio­ne. Hurst batte il tamburo; Sindaco, Parroco e Mu­sgrave addobbano il basamento e Attercliffe vi è già salito ed esegue gli ultimi preparativi.

La Guardia e Hurst prendono posto accanto al pra­ticabile, mentre il Barcaiolo si agita saltellando al proscenio.

I Soldati sono ora vestiti come si conviene; il Sin­daco porta bicorno, abito rosso e catena, il Parroco il suo abito con collare e la Bibbia. Ognuno inoltre porta coccarde a vivaci colori.

È importante in questa scena l'azione del Barca­iolo. Non esistendo folla, tutti i discorsi sono rivolti direttamente al pubblico, e il Barcaiolo è una specie di portavoce delle reazioni del pubblico.

I rumori fuori scena devono essere piuttosto astrat­ti, simboli di rumori anziché rumori autentici.

A un lato della scena una finestra a un piano su­periore.

Barcaiolo (gettando in aria il berretto) Hip hip urrà

Bum bum battono i tamburi È venuto l'esercito in città E Io guidan con la Sacra Bibbia Un rosso abito e una catena d'or. Eccoci qua in questa mattina d'inverno. Avete sei figli a casa che piangono perché vogliono pane, avete una moglie fredda e bisbetica, e niente fuoco, e nien­te da mangiare, e siete troppo deboli persino per combattere - se ci fosse qualche altra cosa che vi distraesse da questo pensiero! Eccovi dunque qua, o gente fortunata, nella vostra piazza del mercato, un vero e magnifico spettacolo vivente con autentiche sovrane d'oro nelle tasche di qualcuno e autentica bir­ra scura da distribuire fra tutti voi. (Entra Mrs.

Hitchcock facendo rotolare un barile di birra) Oh, è tutto gratis, potete star tranquilli, non c'è il minimo trucco... Mi permette di darle una mano, signora? (L'aiuta a far rotolare il barile sino al praticabile, do­ve ella lo raddrizza per sedervisi sopra. Mrs. Hitch­cock porta anche un canestro pieno di boccali. Il Bar­caiolo torna al proscenio) Eccoci qua, dunque. Ed ec­covi qua anche voi, le strade sono piene di gente, ne arriva continuamente di nuova e viene inghiottita dal mucchio. Vi dirò io quando dovete applaudire. (Ora la pedana è stata sistemata. Ultimo rullio di tamburi. Il Sindaco fa un passo avanti)

Guardia                         - Silenzio, parla il Sindaco!

Barcaiolo                       - Evviva Sua Signoria, che ci dà da mangiare e da vestirci e non rifiuta mai un sorriso al suo popolo! Urrà! (Tre Uh! fuori scena) Uh, uh, uh? Non siate cosi impazienti: ci sorprenderà, ragaz­zi, vedrete.

Sindaco                         - Bene. Dunque... È stato un brutto inverno. So che stamattina c'è un po' di disgelo, ma il peg­gio non è ancora passato, anzi forse deve ancora ve­nire. Anche se voi non lo credete, io sono impaziente quanto ognuno di voi di veder riprendere il lavoro nei pozzi, perché possiamo sederci tutti in pace da­vanti a un buon arrosto con patate al forno, a un buon pudding e tutto il resto. Ma oggi non sono qui per parlare dello sciopero. (Rumore fuori scena)

Barcaiolo                       - (interpretando) Ha detto: "Macché sciopero, è una maledetta serrata!"

Guardia                         - Silenzio, parla il Sindaco!

Barcaiolo                       - Silenzio, parla Sua Signoria!

Sindaco                         - No, oggi non sono qui per parlare di questo. Il sergente Musgrave, qui alla mia destra, è venuto nella nostra città a cercare uomini per la Re­gina. E questa è una buona occasione un'occasio­ne eccezionale. A voi, dunque, coglierla. Fossi io un giovanotto di questa città, senza lavoro, non ci pen­serei su due volte, perdio! (Rumore fuori scena)

Barcaiolo                       - Dice: "C'è solo un uomo in questa cit­tà che ci impedisce di lavorare!" (La Guardia fa un passo avanti, ma il Barcaiolo la previene) Silenzio, parla il Sindaco!

Sindaco                         - E va bene. Voi credete che io sia sem­pre sleale, lo so. (Applauso fuori scena) Ma ascoltate questo. (Fa tintinnare un sacchetto di monete) Qui c'è oro autentico. Suona bene per me e suona bene anche per voi; e c'è una moneta per ogni giovanotto che si presenti come volontario. Qui non ci sono truc­chi. È tutto vero. Prendere o lasciare... Io resterò qui ad attendere. Tocca a lei adesso, Parroco. E state tranquilli quando parla il Reverendo: dice cose mol­to assennate e voi ne avete bisogno. Se non avete fi­ducia in me, abbiatene almeno un poco in lui, che vi dirà cosa è meglio per la comunità. Avanti, par­roco, glielo dica. (Si ritira mentre viene avanti il Par­roco)

Parroco                          - "E Gesù disse: Non sono venuto a por­tare pace ma una spada." So bene che il momento è difficile. Come vostro parroco e come vostro magi­strato è mio dovere tenerne conto. Ma dobbiamo ri­cordare che questa città è solo un piccolissimo pun­to del nostro grande paese.

Barcaiolo                       - Vero, verissimo. (Due applausi fuori scena)

Parroco                          - E se il nostro paese è grande, perché io sono sicuro che sia grande, lo è per l'ampiezza delle sue responsabilità. Si estendono a tutto il mondo. Sono nobili. Sono le responsabilità di una potenza di prima classe.

Barcaiolo                       - Ben detto, reverendo! Di prima clas­se! Applauditelo, ragazzi! (Tre applausi, molto freddi) E la folla esulta! Lanciano in aria il cappello, sono stati colpiti nel segno! Urrah!

Parroco                          - E in verità, in verità vi dico: quando siamo chiamati ad addossarci il fardello del nostro paese, dovremmo farlo con gli occhi scintillanti e il cuore ardente, sfoderando la spada con gioia e di­menticando le nostre meschine controversie tutti uniti sotto la nostra gloriosa bandiera, ad avanzare con cristiana risolutezza e a mostrare uno spirito virile! L'impero ci chiama! La gloria è alla nostra por­tata! Il sergente Musgrave prenderà nota dei nomi di tutti i volontari, se vi avvicinerete con ordine alla pedana, in nome del Padre, del Figlio e... (la frase si chiude in un indistinto mormorio. Il Parroco torna al suo posto. Pausa)

Musgrave                      - Sarebbe forse bene, signor sindaco, se prima di incominciare a prender nota dei nomi, dicessi anch'io qualche parola, magari per descrivere quale tipo di vita troveranno probabilmente i ragazzi al di là dell'Oceano, e cose del genere. (Entra il Mi­natore Lento e si avvicina alla pedana)

Minatore Lento             - Ha già scritto il mio nome?

Musgrave                      - No, non ancora.

Minatore Lento             - Sicuro?

Musgrave                      - Sicurissimo. Vuoi che lo scriva?

Minatore Lento             - Ieri sera, al bar, qualcuno di noi era un po' sbronzo.

Musgrave                      - Un uomo ha il diritto di divertirsi un poco. Che male c'è?

Minatore Lento             - (tendendo il cappello sul quale è appuntata la coccarda) Cos'è, allora, questa? Chi me l'ha data?

Musgrave                      - (ridendo) Ti dirò io cosa significa. Si­gnifica soltanto che ieri hai bevuto con me e che hai promesso di venirmi a sentire stamattina. Ed eccoti qui.

Minatore Lento             - Ah, provvisorio. Me l'ero imma­ginato. Provvisorio. (Entra il Minatore Litigioso)

Minatore Litigioso        - Provvisorio o no, non firmere­mo niente senza saperne di più. Avanti allora, solda­to, raccontaci. Dimostraci che è meglio farsi sparare addosso ma non soffrir la fame. Ti ascolteremo, ami­co, perché siamo pronti a crederti.

Grida fuori scena          - Si, si, si, raccontaci!

Barcaiolo                       - Su, sergente, raccontaci. È una lunga storia la sua. Silenzio mentre la racconta... Silenzio!

Musgrave                      - Ci sono tante storie sull'esercito e ci sono tanti allegri burloni che girano il paese per dif­fonderle. Tutti le abbiamo sentite, le conosciamo a memoria, ma stamattina non sono venuto qui per giurarvi cosa è vero e cosa non è vero. Naturalmente potrà capitarvi un sergente maggiore o un sottuffi­ciale d'ispezione che vi dirà di tagliar l'erba con le forbicine da unghie o di pulire il campo di parata con lo spazzolino da denti. Potrà sembrarvi assurdo, ma fa parte del mestiere. Ma non è nemmeno per questo che sono qui, né è questo che mi ha pro­curato i miei gradi, né d'altra parte ha qualcosa a che vedere con la mia vita o con quella dei miei due compagni o con la vostra. Non preoccupatevi, dun­que, ragazzi. E non pensateci. (Ai minatori) C'era un altro con voi ieri sera. Come mai non è qui? (Al Bar­caiolo) Vuoi per favore andarlo a chiamare? Tu sai dove è.

Barcaiolo                       - (accostando un dito al naso) Ha ha, certo. (Scivola fuori scena con movenze da cospira­tore)

Musgrave                      - (riprendendo il suo discorso) Dicevo dunque, ragazzi, che non dovete preoccuparvi e non dovete pensarci. Perché nell'esercito c'è da lavorare, e queste cose non hanno niente a che fare col lavoro, sono soltanto scherzi... Vi dirò io ora qual è il vero lavoro. Apri! (Attercliffe apre una delle casse. E pie­na di fucili. Ne prende uno e lo getta a Musgrave) Questo, dunque, è il fucile. Questo è quello che noi chiamiamo il calcio. Questa è la canna. Questo qui è il caricatore. E questo - (indica il grilletto)... sapete tutti che cos'è, vero? sapete tutti a cosa serve... È una buona arma il fucile, svelta e precisa. Questa in­vece è la baionetta. (L'infila) Ammazza uomini bril­lantemente, è bella ed è buona. Ma ho da mostrarvi qualcosa di più di un fucile. Apri! (Attercliffe apre una seconda cassa. Contiene una mitragliatrice Gat-ling e un treppiedi su cui montarla) Questa è la più nuova e la più in gamba delle armi, la più bella an­che, potremmo dire. È una mitragliatrice Gatling. Guardate come funziona. (Attercliffe fissa l'arma sul suo supporto)

Attercliffe                     - I colpi, attraverso questa apertura a forma di imbuto vengono inseriti nelle camere di caricamento, disposte a raggio. Ora state bene atten­ti mentre eseguo le operazioni preliminari di carica­mento. (Esegue le operazioni preliminari di carica­mento)

Musgrave                      - (in tono sempre più febbrile) La cosa importante è che abbiamo qui un'arma che non spa­ra cosi: Bang, colpo scatto accidenti, quanto tempo dobbiamo aspettare Bang! Ma: Bang-bang-bang-bang-bang-bang-bang-bang-bang! e alla fine in questa piaz­za non resta più vivo nessuno. Tempi moderni. Il progresso. Trecentocinquanta colpi in un minuto! (Rientra in punta di piedi il Barcaiolo)

Musgrave                      - Viene? (Il Barcaiolo annuisce)

Attercliffe                     - E adesso, come vedete, la mitraglia­trice è carica.

Musgrave                      - Non ci è voluto molto, vero?

Attercliffe                     - No. (Hurst batte il tamburo. Atter­cliffe fa ruotare l'arma puntandola contro il pubbli­co. Musgrave carica il suo fucile con un nastro di cartucce)

Musgrave                      - (in tono duro e teso) Il problema fon­damentale è però come usare queste armi (Spinge l'otturatore) A che servono? potrete chiedermi. Visto che i russi li abbiamo già battuti in Crimea, che con la Francia non siamo in guerra     - potremo esserci fra non molto ma non ci siamo ancora - e che la Germa­nia è nostra amica, contro chi dobbiamo combattere? Be', a questo ha già dato una risposta il Parroco con il suo breve e preciso intervento. Io e i miei tre compa­gni - più esattamente, i miei due compagni - ap­parteniamo a un reggimento che si trova a qualche migliaio di miglia da qui, in uno staterello senza im­portanza non fosse che vi sventola l'Union Jack e che i suoi abitanti possono scrivere "suddito britannico" dopo i loro nomi. E questo ci inorgoglisce!

Attercliffe                     - Potete star certi che ci inorgoglisce.

Hurst                             - Dormiamo in tende a brandelli sotto la pioggia, mangiamo cibo imputridito, e ci sono coltelli nelle strade buie e sangue sui pavimenti degli ospe­dali, ma camminiamo a testa alta e con orgoglio; per­ché è per questo che siamo li.

Attercliffe                     - Per fare il nostro dovere.

Musgrave                      - Perché il dovere è la vita del soldato. (Entra dal fondo Walsh che lentamente prende posto dietro gli altri e ascolta. Rullio di tamburi) La sua vita il soldato deve sacrificarla contro i nemici della Regina, (rullio di tamburi) contro gli invasori della sua patria, (rullio di tamburi) contro la schiavitù, la crudeltà, la tirannide. (Rullio di tamburi)

Hurst                             - Indossando l'uniforme offrite la vita, e a chi la offrite?

Attercliffe                     - La offrite al vostro dovere.

Musgrave                      - E la offrite alla vostra gente, per la pace e per l'onore. (Rullio di tamburi) Io la vedo cosi. (Volgendosi verso il Sindaco) E lei?

Sindaco                         - (colto di sorpresa) Eh? Come? Io? Be', non capisco bene, ma mi sembra che sia giusto quello che lei dice... Giusto e forte. Molto forte.

Musgrave                      - (al Parroco) E lei?

Parroco                          - (non molto convinto) Lei parla con entu­siasmo. Spero proprio che l'ascoltino.

Musgrave                      - (all'apice del suo entusiasmo) Lo spero bene, perdio! Udite, udite, udite. Sono un uomo della Regina d'Inghilterra, indosso la sua giubba e conosco a memoria i suoi regolamenti. Sono Musgrave Fante di picche, il più spietato sergente in servizio... ho regolato la mia vita sulle trombe e sui tamburi e per diciott'anni ho combattuto per la stessa bandiera, sa­lutandola ogni mattina. Potete voi ammainarla al cre­puscolo? L'ultimo rifugio della vera vita? Ascoltate­mi... adesso vi spiegherò ogni cosa. E danzerò per voi all'ombra della bandiera. Alzala, ragazzo, su, su, su! (Attercliffe sale agilmente sulla scala con il rotolo dì corda. Annoda la corda alla traversa del lampione, poi ritorna sulla pedana, spalanca il coperchio della cassa più grossa e alza la corda. Hurst batte frenetica­mente il tamburo. La corda è legata al contenuto della cassa che viene sollevato sino alla traversa: è uno scheletro completo che indossa la giubba e i pantaloni di un soldato e che ha un cappio annodato in­torno al collo. Tutti arretrano inorriditi, mentre Mu­sgrave incomincia a danzare, agitando il fucile, coi lineamenti contratti in una furia demoniaca. E men­tre danza canta con sempre maggior vigore) Su egli va e nessuno sa / come tirarlo giù. / Del morto i piedi / sopra le strade / sfiorano i tetti / e urlano nei camini. / Su egli va e nessuno sa / cosa l'ha sol­levato. / Ma bianca e rossa / scuote la testa / e mai più ve la scorderete. / Su egli va e nessuno sa / come tirarlo giù. (Bruscamente s'interrompe e rimane im­mobile ansando. Cessa il rullio di tamburi) Ecco. Ecco tutto. (Si inchina delicatamente alla gente) Potete riavvicinarvi. Su, su. Adesso ci siamo calmati. Ma nessuno lasci questa piazza. La mitragliatrice carica, l'avete vista, ed è montata su un perno che ruota assai rapidamente e l'uomo che le sta dietro è perfetta­mente addestrato. (Indica col fucile gli uomini che stanno sulla pedana) In quanto a me ho vinto per quattro anni di fila la coppa del reggimento per il tiro più preciso con piccole armi. Perciò state buoni e calmi, tutti quanti. (La frase blocca il Barcaiolo che si accingeva a muoversi. Il Sindaco sembra voglia parlare) Stia tranquillo, signor sindaco. Le spiegherò io tutta la faccenda.

Parroco                          - (con voce più sottile del solito) La fac­cenda? Quale faccenda, signore? Vuol forse dire che intende minacciarci con quelle armi?

Sindaco                         - È diventato scemo, quell'uomo. Faccia qualcosa, Guardia, lo fermi, si sbrighi! (La guardia fa per muoversi, ma senza molta convinzione)

Musgrave                      - Calmatevi. Non ho intenzione di darvi altri avvertimenti. (Al Sindaco e al Parroco) Voi due mettetevi li! E anche lei, Guardia! (Un gesto peren­torio, e i tre obbediscono spostandosi verso il pro­scenio e fermandosi di fronte alla pedana sotto il tiro della mitragliatrice) Vi ho detto che vi avrei spiegato tutto. E adesso ascoltatemi. (Indica lo sche­letro) Quello lassù era un mio compagno, mio e vo­stro. O per lo meno lo era fino a qualche mese fa. È stato ucciso, mentre si trovava là per dovere, nel paese di cui vi parlavo prima, quello dov'è di guarni­gione il nostro reggimento. Non è una vera e propria colonia, vedete, è una specie di protettorato, ma sem­pre britannico, capite, sempre britannico. Quello las­sù, dunque, stava percorrendo una strada a tarda sera, era stato all'opera - immagino che in questa città abbiate una società corale - perché era solo un soldato, ma veniva dal nord e aveva il cuore pieno di musica. Per questo era andato all'opera. E mentre tornava al campo, gli spararono alla schiena. Non è un fatto tanto sorprendente: c'erano dei patrioti lag­giù, dei sovversivi, degli anglofobi, e comunque non avevano osato sparargli di fronte, è stato stupido ad andare in giro da solo, no? Oltre la zona di sicu­rezza e dopo il coprifuoco!

Attercliffe                     - (controllandosi appena) Dica soltan­to le cose che contano, sergente!

Musgrave                      - (gettandogli un'occhiata severa) Ades­so sto parlando io: tu aspetta il tuo turno... Veniamo dunque alle cose che contano... Era il terzo soldato inglese ammazzato in quella settimana. Il quindice­simo in quel mese. E tutti alla schiena. Aggiungete che era giovane, che era simpatico, che cantava, che rideva e che scherzava e che per di più era un buon soldato, certo, altrimenti non me la sarei presa. A parte il fatto che se l'era squagliata senza permesso per andare all'opera, era davvero un buon soldato, credete a me che me ne intendo. Cosi a mezzanotte battono i tamburi e fanno squillare le trombe, chia­mando prima le sentinelle e poi tutti noi, e la strada è rossa e sdrucciolevole, e ogni soldato del campo non è più nel campo ma nelle strade di quella città, col fucile in mano e la baionetta in canna, e per otto isolati tutte le strade a nord e a ovest del teatro d'o­pera vengono bloccate. Cosi è incominciata la cosa.

Hurst                             - (al parossismo) Le strade sono deserte, ma le case son piene di gente. "Niente azioni ille­gali e ridurre al minimo la violenza," dice. "Ma arre­state gli assassini," dice.

Attercliffe                     - Gli assassini se ne sono andati, sono ormai parecchie miglia lontani, sulle montagne, ve l'avevo detto io.

Musgrave                      - Non ha importanza questo, un uomo è morto e tutti sono responsabili.

Hurst                             - Cosi si arrestano tutti. E facile, ragazzi, sono tutti a letto, basta abbattere a calci i portoni, tramortirli con un colpo alla testa e caricarli sui carri.

Attercliffe                     - Io non sapevo che fosse soltanto una bambina. C'era un mucchio di gente su quella scala e faceva un buio pesto. Si agitano, strillano, tutti strillano, e noi che dobbiamo fare?

Hurst                             - Colpiscili alla testa, ragazzo, caricali nei carri.

Attercliffe                     - Come potevo sapere che era soltanto una bambina?

Musgrave                      - (interrompendoli) Non è questo che importa! Ti avevano detto di arrestarli e basta. Se l'hai uccisa è tua la colpa. Era soltanto una fra le tante, e non frega niente a nessuno. Sfattene dunque al tuo posto e tieni le mani sulla Gatling. Abbiamo bi­sogno di ordine qui, qualunque cosa sia avvenuta lag­giù, e posso garantirvi che là ordine non ce n'era... (A Hurst) Tu, lascia perdere il tamburo e prendi un fucile. (Hurst sale sulla piattaforma, prende un fu­cile e lo carica) Ordine ci vuole. Perché io possa tranquillamente raccontarvi quanti di loro vennero portati all'ospedale feriti      - e dico feriti seriamente, non calcolo le ammaccature e le semplici contusioni. Venticinque uomini e nove donne. Bambini niente, qualunque cosa dica lui. Era una ragazza piena­mente sviluppata e notoriamente legata a un gruppo di terroristi. Ecco che cos'era. Morirono anche quat­tro uomini, uno dei quali piuttosto anziano. Cinque in tutto, dunque. Non tanti. Le strade erano buie. Si trattò di una naturale esplosione di collera.

Hurst                             - E non trovammo gli assassini.

Musgrave                      - Logico che non li trovammo. Non al­lora, comunque. Nemmeno li conosceva. Ma adesso io li conosco. (A Walsh) Be', che ne dici tu?

Sindaco                         - Non è soltanto scemo, è matto, gli ha dato di volta il cervello.

Parroco                          - Perché nessuno fa niente, guardia? (Ru­mori fuori scena)

Musgrave                      - (indicando Walsh) Sto parlando con lui.

Guardia                         - (tremebonda) Devo chiederle, sergente Musgrave, di scendere da quella piattaforma. Ho l'im­pressione che il suo... il suo comizio stia prendendo una piega un po' imprevista.

Hurst                             - (tenendolo a bada con il fucile) Già, proprio cosi.

Musgrave                      - (a Walsh) Avanti, fratello, rispondi! (Walsh sale sulla pedana)

Walsh                            - (in tono leggermente frivolo) Cosa ne di­co io? Non vedo che importanza possa avere per te. Non hai già lui? (Indica con disinvoltura i piedi dello scheletro) Cosa vuoi di più? (Viene avanti e siede sul­la piattaforma, -fissando gli altri due minatori) E voi due cosa fate con quei civettuoli mazzolini nella tesa del cappello? Levateveli subito! Non vi ha forse spie­gato la verità, lui? (I due, vergognandosi molto, si tolgono le coccarde)

Minatore Litigioso        - Certo, e ci sarà molto utile.

Walsh                            - Sei sicuro, amico, sei sicuro? Se ti aiu­terà a ricordare perché combattiamo, lo sarà di certo. I sindacati, lo sai bene, non sono ancora costituiti, e allora tutto quello che possiamo fare è sbronzarci di birra a spese dell'esercito.

Minatore lento              - Sono stanco e sto male. Non ca­pisco di cosa stiate parlando.

Walsh                            - (salta giù e si avvia verso il proscenio) Vieni a casa e te lo spiegherò io. La festa è finita. Andiamo.

Musgrave                      - Oh, no, non ho ancora finito. Vi prego, fermatevi ancora un poco. C'è ancora qualcosa da dire. Quando ti ho chiesto cosa ne dicevi, intendevo alludere a quelli di cui stavo parlando, a quelli che laggiù si sono comportati in quel modo.

Walsh                            - Be', fratello, e allora? Per me è tutto chiaro. Uno va a fare il soldato, finisce in un paese che non è il suo, e si merita tutto quello che gli succede. Questo dico, ragionandoci un po' su.

Musgrave                      - Ed è tutto qui quello che hai da dire? M'aspettavo di più da te.

Walsh                            - (irritato) Ehi, cosa stai cercando di otte­nere? Ve ne andate in quel paese strillando dall'en­tusiasmo, picchiate, ammazzate; insomma, fate il vo­stro mestiere... Ma a noi che accidente vuoi che inte­ressi? Leccati le tue ferite e lascia che noi ci lecchia­mo le nostre. Ne abbiamo a strafottere.

Musgrave                      - È cosi che la pensi, dunque. Ma dagli ancora un'occhiata. (Indica lo scheletro) Su, amico, con tutti e due gli occhi e stando bene attento. Per­ché quello voi lo conoscevate tutti, o quasi, è il de­funto soldato Billy Hicks, nato in questa parrocchia, dategli il ben tornato dalla guerra, è abbronzato e ben messo e sa tante lunghe storie di battaglie lontane da raccontarvi a veglia intorno al focolare... Tutti lo conoscevate, vero, signora Hitchcock? (Mrs. Hitchcock si alza spaventata)

Minatore lento              - Sei uno sporco bugiardo, quello non è Billy Hicks.

Minatore Litigioso        - È, stato mio compagno per due anni, quando spaccavo carbone al pozzo cinque e per quasi un anno ha lavorato con mio fratello.

Minatore lento              - E quando si è arruolato, ha la­sciato a me i suoi attrezzi. Non è il nostro Billy.

Rumori fuori scena       - Non è Billy. Non è Billy.

Barcaiolo                       - "Non è Billy Hicks..." "Non è Billy Hicks..." Non osano crederlo. Hai fatto centro, figlio­lo. Sono impalliditi!

Mrs. Hitchcock             - Bisognerebbe dirlo anche a lei. Ha il diritto di saperlo.

Musgrave                      - Allora vada a dirglielo.

Hurst                             - (a Musgrave) La lascia andare?

Musgrave                      - Certo.

Hurst                             - Ma...

Musgrave _                   - Fai quello che ti ho detto. (Mrs.. Hitchcock via) E se vi dico che è Billy Hicks dovete credermi: è cosi.

Walsh                            - E va bene, ti credo. Ma vuoi sapere cosa ne penso? È uno spettacolo veramente indecoroso.

Musgrave                      - Ah, si? Ma aspetta. Perché c'è una ra­gione. Sono religioso, io, e in ogni azione umana vedo le tracce dell'Onnipotente.

Parroco                          - Oh, l'orribile bestemmia!

Sindaco                         - Non le gioverà, sa?

Musgrave                      - No, a me no. Ma forse a voi. Ora, per come capisco io i disegni di Dio, espressi nella ra­pacità del mondo, questo uomo non è morto perché è andato all'opera da solo, ma è stato ucciso perché cosi doveva essere... perché cosi era stato deciso: che cioè gli abitanti di quella città si eccitassero e inco­minciassero ad ammazzar soldati, e che a loro volta i soldati si mettessero ad ammazzar gente, sempre di più, e cosi all'infinito... Quattro uomini e una ra­gazza, come vi dicevo, più i venticinque e le nove... E tutto questo continuerà, laggiù o altrove, e non può neppure essere fermato, a meno che qualcuno non capisca come stanno le cose e non butti tutto per aria. Come vedete il regolamento militare secondo il quale ho vissuto per diciotto anni, per me è andato a catafascio. Dove c'era una volta il dovere, ora c'è una malattia...

Hurst                             - Una follia furiosa.

Musgrave                      - E folli furiosi siamo, per questo lo abbiamo riportato a casa. Avete avuto Mosè e i Pro­feti, lui cioè (indica Walsh) lui che vi aveva avvertiti. Eppure eravate tutti pronti ad arruolarvi, se avessi insistito ancora un po'. A che son serviti Mo­sè e i Profeti? (Si siede e medita. Pausa)

Walsh                            - Adesso non c'è più nessuno in questa città che pensi dì arruolarsi. Hai finito di predicare il tuo vangelo? Possiamo tornare a casa? (Musgrave non risponde. I Soldati si scambiano occhiate dub­biose)

Hurst                             - Che facciamo, adesso?

Attercliffe                     - Aspettiamo.

 Hurst                            - Sergente...

Attercliffe                     - (zittendolo) Ssst! Ssst! (Pausa. Ru­mori d'irrequietudine fuori scena)

Hurst                             - Sergente...

Attercliffe                     - Sergente... hanno ascoltato il nostro messaggio, e nessuno di loro lo dimenticherà. Non abbiam dunque fatto ciò per cui eravamo venuti?

Hurst                             - (sbalordito) Fatto ciò per cui eravamo ve­nuti? (Di nuovo Attercliffe lo zittisce. Musgrave si scuote)

Musgrave                      - (quasi fra sé) Cinque uomini per un uomo. Per quei cinque, dunque, eseguendo la molti­plicazione, abbiamo un totale di venticinque... Questa è la Logica, e la Logica è il meccanismo di Dio... In altre parole oggi venticinque delle persone pre­senti dovranno essere... (Attercliffe balza in piedi inor­ridito. Appaiono alla finestra Annie e Mrs. Hitchcock. Vedendo lo scheletro Annie sussulta e sembra sia sul punto di urlare) E vero. E proprio lui. E non hai bisogno di strillare: lo sapevi benissimo quando ti ha lasciata.

Annie                            - Tiratelo giù. Datemelo. Scendo a pren­derlo.

Barcaiolo                       - Scendi, coraggiosa Annie. Ti porterò una scala tutta d'oro... Ah, è la più in gamba di tut­ti: mettetevi sull'attenti mentre lei scende. (Nel corso di questa battuta è salito sulla pedana, ha preso la scala, ha attraversato rapidamente il palcoscenico e l'ha appoggiata sotto la finestra)

Musgrave                      - No, lascia che stia lassù. No, ti ho detto... Ma che mi succede? Venticinque devono mo­rire e la Logica non funziona più. Chi mi aiuterà? Tu? (Indica Walsh) Si, tu, ne sono certo: perché tu assomigli a Fante di picche Musgrave : hai un obiet­tivo e sai comandare. Associati alla mia follia, ami­co. L'ho riportata in Inghilterra, ma ho portato an­che la cura... per rivolgerla contro coloro che l'hanno mandata lontano da questo paese... lontano lontano l'hanno mandata, dove speravano che soltanto i sol­dati la prendessero e impazzissero! E invece ecco qui tre pazzi in giubba rossa sulla pietra del foco­lare della loro cucina! Chi ha cominciato? Loro? (Si volge verso il Sindaco) "Cuori leali e sinceri, ognuno di noi." (Al Parroco) "Sguainate la spada con gioia." Già, la spada è l'onore, la si porta in processione, ma non snocciolerà mai trecentocinquanta pallottole in un minuto... e nessuna spada ha mai concluso la sua vita in un oscuro vicolo (Indica Billy e poi la Guardia). E lo sbirro? Se non fossimo intervenuti noi sarebbe stato portato via dalle baracche con i piedi in avanti già da sette o otto ore! Su, accetta: lo sai che ti sto dicendo la verità!

Walsh                            - No, non va.

Musgrave                      - Non va? E perché?

Walsh                            - Non lo so bene il perché. Ieri sera io e qualche altro abbiamo cercato di portarvi via la Gatling. E l'avremmo usata, puoi starne certo, ne ave­vamo bisogno, perdio! Ma, vedi, quella era una cosa e questa è un'altra... non è cosi? (Ai minatori)

Minatore Litigioso        - Non so.

Minatore Lento             - Mi paiono tutti suonati, col cer­vello che funziona a rovescio...

Walsh                            - No, non io. E questo è il punto per me, che lui porta ancora l'uniforme e non ha dimentica­to il regolamento. Sta facendo il suo dovere. E io non accetto il dovere di un maledetto soldato. Que­sta città vive di carbone. Ci sono i padroni delle mi­niere e ci sono i minatori... lottano e un giorno i minatori vinceranno. Ma non vogliamo soldati che combattano per noi. Ricordatevi bene: dategli un mi­sero pezzetto della città e non riuscirete più a cac­ciarli via!

Musgrave                      - (con crescente disperazione) Ma non capite... Ascoltatemi tutti! Ho detto che siamo in grado di curare...

Attercliffe                     - Non lo credo.

Musgrave                      - (sbalordito) Eh? Come? Bada alla tua arma!

Attercliffe                     - No. (Si stacca dalla mitragliatrice. Hurst s'affretta a prendere il suo posto)

 Hurst                            - (alla folla) Restate quieti, voi!

Attercliffe                     - Non va bene, Fante di Picche. Avevi giurato che non ci sarebbero più state uccisioni.

Musgrave                      - No, non l'ho giurato.

Attercliffe                     - Ce lo hai fatto credere. Abbiamo fat­to ciò per cui eravamo venuti, ed è li che avremmo dovuto concludere. E io ho concluso. Basta con le uccisioni. (Deciso, scende dalla piattaforma e s'acco­vaccia a terra. Musgrave si guarda attorno suppliche­vole e sgomento)

Barcaiolo                       - Io sono con lei, generale!

Hurst                             - Tu?

Barcaiolo                       - In persona! Sarò uno dei suoi più brillanti fucilieri! Rapine e tumulti! (Balza sulla pe­dana, prende un fucile dalla cassa e lo carica) Quan­do si incomincia ad assaltar le osterie? O le botte­ghe d'usuraio? Chi è disposto al saccheggio?

Musgrave                      - Nessuno viene con noi? Su, su, era il vostro Billy, diamine! Lo conoscevate tutti, lavorava­te con lui... non volete vendicarlo?

Annie                            - Qualcuno mi tenga la scala. Scendo. (Glie-la tiene il Minatore Lento)

Musgrave                      - (a Annie, pressante) È Billy Hicks, ra­gazza; era il tuo uomo una volta! Digli cosa devono fare! Digli la verità! (Annie incomincia a scendere la scala. Arrivata all'ultimo gradino salta a terra con l'aiuto del Minatore)

Hurst                             - Un momento, sergente, lascia che parli io. Non abbiamo tempo da perdere con le querimo­nie di una puttana.

Musgrave                      - Resta al tuo posto!

Hurst                             - (furibondo) Ci sono al mio posto, acci­denti! E voglio dirti una cosa: se adesso non riu­sciamo a convincere questa gente, il nostro lavoro sarà definitivamente rovinato, per sempre! E ho an­cora un'altra cosa da ricordarti. Stanno arrivando i Dragoni! (Sensazione generale. Grida fuori scena: "I dragoni! I dragoni!" Hurst si rivolge alla folla) Avete dunque cinque minuti per decidervi. (Prende il fucile e fa cenno al Barcaiolo perché si metta alla Gatling. Il Barcaiolo obbedisce e Hurst salta a terra e incomincia a parlare volgendosi verso i minatori e il pubblico) Ci siamo guadagnati da vivere picchian­do e ammazzando gente come voi nelle loro città. Be', questo ci ha fatto impazzire... e cosi siamo tor­nati qui per raccontarvi come è successo e per mo­strarvi come stanno le cose. Quelli con cui vogliamo fare i conti, una volta tanto, non siete voi e i vostri amici, ma qualcuno un po' più in su. Quelli che non vengono mai feriti. (Indica il Sindaco, la Guar­dia, il Parroco) Lui, lui, lui. Colpiteli sodo e non vi faranno più del male. E nemmeno manderanno noi a farvi del male. Ma se li lasciate fare, ebbene, noi tre verremo ammazzati... già, e peggio ancora dimen­ticati... e ricomincerà la strage! (Torna sulla piatta­forma e prende posto dietro la mitragliatrice)

Musgrave                      - Siate con noi, per l'amor di Dio! Bi­sogna che non ci dimentichino!

Minatore Lento             - Secondo me, dovremmo. Maga­ri ha ragione.

Walsh                            - Non so. Non mi fido.

Minatore Litigioso        - Si, accidenti, sono proprio co­me noi. Perché non dovremmo stare con loro?

Walsh                            - (ostinato) Non capisco ancora bene.

Annie                            - Io invece capisco benissimo. Mi ha detto di dirvi la verità. Ed è facile raccontarla la mia ve­rità: è la vecchia storia di un grande amore finito male      - ne hanno messo una parte sottoterra e han­no appeso il resto a questa colonna. Ora si aspettano che io mi sieda ai suoi piedi e ci canti su una bal­lata. E va bene. È il mio amore uno spaventapasseri, d'ossa e di stracci marciti. "Dove sono gli uccelli, Billy?" gli chiedo, "dove son finiti?" Mi sono sbottonato la giacca, risponde, e sono volati via tutti attraverso le costole... Oh, non sono matta... dammi quel fagotto! (Mrs. Hitchcock le getta un fa­gotto. Annie lo spiega rivelando la giubba di Sparky) Guardatelo bene, minatori: guardate cosa vi hanno portato. Può fare il paio con Billy. Ieri sera erano in quattro per le strade, no? Be', e stamattina sono in tre. L'altro l'hanno seppellito nel letamaio di Mam­ma Hitchcock. Provate a chiedergli perché l'han fat­to, su!

Hurst                             - Era un disertore, ecco perché!

Annie                            - (alzando la giubba) Vedete questo picco­lo buco? È di qui che è passata la baionetta. Eh, si, e c'è passata comoda. Il suo sangue è sulla mia lingua, e ascoltate ciò che vi dico. La baionetta è il becco di un corvo. La giubba la giacca di un mi­natore. Lo spaventapasseri una gabbia per uccelli. Che volete di più?

Walsh                            - È vero quel che ha detto lei? Dov'è il quarto di voi?

Musgrave                      - E stato ucciso e basta. In un inciden­te. Ma non ha molta importanza...

Attercliffe                     - Oh, ne ha tanta invece. E non è sta­to affatto un incidente. Ci ha liquidati, Musgrave, te lo avevo detto.

Walsh                            - Per quanto mi riguarda, la faccenda è risolta. (Agli altri minatori) Se volete restare con loro dopo quello che han fatto al loro compagno e dopo che nessuno di quei bastardi vi racconta quel che è successo nello stesso modo, siete maledettamen­te liberi di fare quel che vi pare! (Mormorare dub­bioso dei minatori)

Hurst                             - (frenetico) Adesso incomincio a sparare! (Reazione generale di paura. È chiaro che parla sul serio. A Musgrave) Tu e il tuo messaggio... hai finito per farti crollare il tetto sopra la testa. Ma io tirerò su le travi. Conterò fino a tre e poi farò fuoco.

Attercliffe                     - No. (Balza in piedi e si -ferma sul gradino della piattaforma, di fronte alla mitragliatri­ce. Ha allargato le braccia, e la bocca dell'arma è puntata proprio contro il suo petto)

Hurst                             - (alterato dall'ira) Abbassati! Abbassati, vecchio cornuto! Non m'importa chi sei. La prima pallottola passerà attraverso di te! Lo giuro! Lo giu­ro! Uno! Due!...

Sindaco                         - S'impadronisca di quell'arma, Guardia. (La Guardia accenna a muoversi con cautela verso la mitragliatrice, ma Musgrave lo previene lancian­dosi contro Hurst e allontanandolo a forza dalla cu­latta. I due impegnano una violenta lotta)

Musgrave                      - (lottando) È tutto sbagliato. È tutto sbagliato. Come puoi risolvere la situazione senza lo­gica? (Allora Hurst cede e cade all'indietro sui gra­dini. Poi si riprende)

Hurst                             - (ansando dall'emozione) E va bene, Fan­te di picche. E va bene, è finito. Tutto è finito. Hai perso. E io me ne vado!

Musgrave                      - (sbalordito) Torna indietro! Devi tor­nare, è un ordine! (Hurst allunga la mano, agguanta il suo fucile e balza in piedi)

Hurst                             - (alla folla) Levatevi di mezzo! (Nell'atti­mo stesso in cui si volge verso le quinte per fuggire viene sparato un colpo da fuori scena. Il suo rapido movimento si trasforma in un balzo grottesco per la pallottola che lo ha colpito. Crolla a terra. Squillo di tromba dalle quinte)

Voci                              - (fuori scena) I dragoni! (Si sentono urlare ordini e il rumore di uno squadrone di cavalleria che si ferma e smonta di sella)

Sindaco, Guardia e Parroco   - (uno dopo l'altro, rapi­damente) I dragoni! I dragoni! Siamo salvi! Sia­mo salvi! Siamo salvi! Siamo salvi!

Voci                              - (fuori scena) Salvi! Salvi! Salvi! (Musgra­ve è in piedi accanto alla mitragliatrice, momenta­neamente indeciso sul da farsi. Attercliffe si è pre­cipitato accanto a Hurst e gli ha alzato la testa. Tutti gli altri rimangono immobili, sbalorditi. Bruscamente Musgrave fa ruotare la Gatling puntandola contro i Dragoni, ma il Barcaiolo afferra il fucile e glielo pun­ta alla schiena)

Barcaiolo                       - Su le mani, sergente! (Cerca di spin­gerlo avanti, ma Musgrave non obbedisce. Entra il Soldato dei Dragoni, facendo scattare il caricatore della sua fumante carabina e urlando)

Dragone                        - Ognuno rimanga al suo posto! E lei, alzi le mani! (Musgrave esegue)

Barcaiolo                       - L'ho preso io, soldato! L'ho preso io! Joe il Gobbo lo ha preso, signor sindaco! (Entra l'Uf­ficiale con la sciabola sguainata) Applaudite tutti! Urrà! (Applausi fuori scena. L'Ufficiale si mette sull'attenti davanti al Sindaco e lo saluta con la scia­bola)

Ufficiale                        - Siamo arrivati in tempo, signor Sin­daco?

Sindaco                         - Si. Appena in tempo, accidenti!

Ufficiale                        - (a Musgrave) Lei è il sergente Musgra­ve J. numero 221228480?

Musgrave                      - Appunto.

Ufficiale                        - Sapevamo di trovarla qua. Lei è in ar­resto. Per rapina e diserzione. C'erano tre uomini con lei...

Attercliffe                     - (alzandosi in piedi e lasciando cadere la testa di Hurst) Uno dei tre sono io. Un altro è morto, e il terzo eccolo lì.

Ufficiale                        - Sei in arresto.

Guardia                         - Porgete i polsi. (Trae di tasca due paia di manette e li incatena)

Ufficiale                        - Signor sindaco, i miei uomini sono a sua disposizione. Cosa si vuole da noi?

Sindaco                         - Be', direi che ormai è tutto finito, gio­vanotto, non trova anche lei?

Ufficiale                        - La legge e l'ordine sono stati ristabi­liti?

Parroco                          - Sono prevalse le opinioni più sagge, ca­pitano.

Barcaiolo                       - Io l'ho preso, io l'ho preso, con la mia strategia!

Ufficiale                        - Congratulazioni!

Walsh                            - (con profonda amarezza) La comunità è salva. Regnano la pace e la prosperità. Per oggi sia­mo tutti amici e compagni. Tutto è finito. Siamo tornati al punto di partenza. Che fare, adesso?

Barcaiolo                       - Birra gratis. / È ancora qui. / Basta riflettere. / È meglio bere. / È finito un brutto so­gno. / Sgorghi subito la spuma. (Strappa lo zipolo dal barile e incomincia a riempire i boccali)

Ufficiale                        - La neve si è sciolta. Ricomincia la vi­ta normale.

Barcaiolo                       - Già, già, ricomincia! (Distribuisce i boccali alla gente. Poi incomincia a cantare una can­zone cui, man mano, tutti fanno coro) C'era un vecchietto di nome Michael Finnegan con qualche pelo sulla punta del mento. Si levò il vento e ci soffiò sopra povero Michael Finnegan... la vita ricomincia... C'era un vecchietto... (Distribuisce i boccali nel seguente ordine: il Sindaco, il Parroco, il Minatore Lento, il Minatore Litigioso, la Guardia. Ognuno af­ferra il suo boccale, ne tracanna una lunga sorsata, e poi prende per mano il più vicino, finché tutti dan­zano allacciati intorno al praticabile cantando. Annie è salita sul basamento e ha tirato giù lo scheletro. Ora se ne sta seduta tenendolo sulle ginocchia. I Dragoni rimangono sull'attenti ai lati della scena. Mu­sgrave e Attercliffe avanzano lentamente verso il pro­scenio. Il Barcaiolo riempie gli ultimi due boccali e ne porge uno a Walsh che gli volge irosamente le spalle. Svuota l'altro e si unisce alla danza sempre tenendo in mano il primo. Esegue un intero giro in­torno al praticabile e di nuovo offre il boccale a Walsh, che stavolta, dopo un attimo di riflessione, getta amaramente a terra il cappello, sogghigna al Dragone che rimane impassibile, prende la birra e si unisce ai danzatori. La scena termina con Musgra­ve e Attercliffe al proscenio. Mrs. Hitchcock si ritira dalla finestra)

SECONDO QUADRO

La cella di una prigione.

L'ambiente può essere creato facendo scendere una griglia davanti ai danzatori del quadro precedente. Dopo un po' i suoni si affievoliscono e le luci cambiano in modo che il pubblico non può più vedere oltre le sbarre. Musgrave rimane in piedi, volgendo le spalle al pubblico e guardando lontano. Attercliffe sospira e si siede cautamente per terra.

Attercliffe                     - Siediti e riposati, sergente. Non pos­siamo far altro... Su, amico, siediti... E va bene stai­tene in piedi, che il diavolo ti pigli! Sono tue le gambe, non mie. Mie sono queste mani. Hanno liqui­dato Sparky e hanno liquidato me, e Sparky, a sua volta, ha liquidato te. Dio mio proteggici! Perché non ho fatto l'erbivendolo, non sarei stato becco, non mi sarei arruolato, non avrei ucciso Sparky, non a-vrei fatto niente di tutto questo. Su, sergente, dimmi qualcosa. Sono un vecchio e stupido bastardo, io, e ora non ho più niente da fare se non gemere sul passato; perché la mia opera è definitivamente con­clusa. Su, sergente, parla. (Musgrave rimane immobi­le. Pausa. Entra Mrs. Hitchcock con un bicchiere)

Mrs. Hitchcock             - (a Musgrave) E porto con una scorzetta di limone. Lo prendo spesso al mattino: mi tiene in forma per tutta la giornata. L'ufficiale mi ha autorizzato a farle visita, a patto che non mi fermi più di cinque minuti. Si sieda che la imbocco io... Con quelle manette non le sarebbe facile, im­magino.

Musgrave                      - (senza guardarla) Lo dia a lui. Non ne voglio.

Mrs. Hitchcock             - Lui ne avrà metà. Ma prima ne beve lei un sorso. (Musgrave scuote il capo) E va bene. Come preferisce. (Si avvicina a Attercliffe e gli accosta il bicchiere alla bocca)

Attercliffe                     - Le sono veramente grato, signora.

Mrs. Hitchcock             - Lo offre il locale, questo, tanto per cambiare. Non la Regina.

Musgrave                      - Ordine e disciplina. Ho seguito la lo­gica, ho preparato tutto per mesi. (Si volta verso Mrs. Hitchcock) Come mai è finito tutto male?

Mrs. Hitchcock             - È proprio questa la morale. Lo chieda alla nostra Annie.

Musgrave                      - (furioso) È stato ucciso per un inci­dente! Non c'entra nulla...

Attercliffe                     - Oh se c'entra, perdio!

Mrs. Hitchcock             - Era quello che faceva tanto bac­cano, no? Col suo mazzo di carte e tutto il resto. Lei mi aveva chiesto di aver fiducia... (Su un tono più alto, con rabbia e con passione) Era un ragazzo, buon Dio, con una vocina stridula... Perché lo hai fatto, grosso avvoltoio maledetto?

Attercliffe                     - Non lo ha fatto lui.

Mrs. Hitchcock             - Oh, si! Oh, si! E ci si è rotto il collo.

Musgrave                      - Che ti prende, donna?

Mrs. Hitchcock             - Hai sbagliato tutto! Tutto! Avrei potuto dirtelo fin da ieri sera se solo avessi po­tuto immaginarlo... La fine del mondo, e tu pensavi di organizzare una parata! E di controllare tutto, proprio tu!

Musgrave                      - (agitatissimo) Non parlare così! È il mio mestiere questo. Ordine e disciplina: è il solo mezzo che io conosca. Possibile che tu non te ne sia accorta?

Mrs. Hitchcock             - La sola cosa di cui mi sono ac­corta è Joe Bludgeon il gobbo intento a ballare fra cinquanta dragoni. È tempo che impari a vivere, mio grande e orgoglioso sergente. Ascolta: ieri sera hai fatto un bel discorso sulla anarchia e sulle sue ori­gini: hai detto che la vita e l'amore sporcano ogni cosa e che è appunto di qui che viene l'anarchia. Non è cosi?

 Musgrave                     - Continua.

Mrs. Hitchcock             - Allora, usa la tua Logica, se ci riesci. Cerca di veder le cose in questo modo: noi siamo qui e abbiamo la vita e l'amore. Poi arrivi tu e butti tutto per aria quando nessuno te l'ha chie­sto. Già, è tutto il contrario di quello che dicevi tu, ma è pur sempre anarchia, no? Come tutto il tuo lavoro, del resto.

Musgrave                      - Non venirmi a raccontare che in que­sta città c'erano vita e amore.

Mrs. Hitchcock             - C'erano. E c'erano anche uomi­ni affamati che lottavano per il loro cibo. Ma tu li hai spinti verso una guerra ben diversa.

Musgrave                      - Ma per farla finita con la guerra.

Attercliffe                     - Ma volevi farla finita usando dei suoi stessi mezzi, ed eri maledettamente in errore. Ha ra­gione lei: tu hai torto. Non ci si cura la sifilide con­tinuando ad andare a puttane. Sparky è morto per le tue maledette regole. E anche l'altro.

Musgrave                      - Questo non è vero. (Li guarda entram­bi supplichevole, ma entrambi annuiscono) Questo non è vero. Dio era con me... Dio... (Emette uno stra­no suono animalesco di disperazione, una specie di singhiozzo, improvvisamente soffocato prima che sboc­chi in un urlo vero e proprio) ...e tutti stanno dan­zando... tutti... là...

Mrs. Hitchcock             - Ah, non per molto E non è una danza di gioia. Hanno fame, quegli uomini, per que­sto non hanno avuto tempo per te. Ma un giorno sa­ranno sazi, e non ci saranno più i Dragoni, e allora si ricorderanno. Musgrave   - (scuotendo il capo) No. Mrs. Hitchcock     - Speriamolo, almeno. Eh? (Gli accosta nuovamente alle labbra il bicchiere. Questa volta lui lo accetta e beve. Poi rimane in silenzio) Attercliffe     - (melanconico, ma sereno) Quel tan­ghero di Sparky credeva di essere il solo bastardo delle baracche con un po' di voce. Ma non era vero. Ci sono altri che sanno cantare quando lui non c'è. Sentite dunque questa. (Canta)

Ho raccolto una rosa rosso sangue

e l'ho data alla mia bella.

Poi me ne sono andato oltremare

e lei neppure ha pianto.

Ritorno a casa allegro come un passero

la cerco qua e la cerco là

e poi la trovo in una piccola soffitta

con un tovagliolo al mento.

Stava pranzando, capite.

Era una tipa ordinata che ci teneva alla pulizia. (Canta)

Oh, stai mangiando carne? le dico

oppure mangi pesce?

Mangio una mela che mi han dato oggi

la più dolce del mondo. Cosi le chiedo dove l'ha presa,

e allora perdio la musica è cambiata. Sentite cosa mi ha detto. (Canta)

La tua rosa rossa è bella che appassita

ed è caduta a terra:

e chi la mela ha portato a me

sarà il mio diletto.

Perché la mela ha un seme che cresce

in vita e in lunga gioia

e da cui nasce un albero da frutta

per sempre e un giorno ancora.

Là là là là là là là là

per sempre e un giorno ancora.

Ci impiccheranno a un'altezza cui in genere i meli non arrivano.

Credi, sergente, che daremo origine a un nuovo frutteto?

FINE

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