La diplomazia in famiglia

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                                                 LA

                         DIPLOMAZIA    IN   FAMIGLIA

                                        COMMEDIA   BRILLANTE   IN  UN  ATTO

                                                               DELLA   SIGNORA

                                             C A R O L I N A   B E R T O N

                              LIBERA      TRADUZIONE    DAL     FRANCESE

                                                        DELL’ARTISTA DRAMMATICO

                                      TEODORO    RAIMONDI

            Rappresentata per la prima volta al teatro francese

                                             Il  6  Gennaio  1852

                                  P E R S O N A G G I

         Madama     D’ Etanges

           Madama      Renaud

           Monsieur     D’  Etanges

            Giovanni       domestico

                                           La   scena   è  a  Parigi

 

        NB.  Il personaggio di madama Renaud deve essere rappresentato                         

                con brio, e molta franchezza.

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                              LA DIPLOMAZIA IN FAMIGLIA

                                       ATTO  UNICO

Un salone elegante, porta in mezzo, porte laterali. Un caminetto con sopra uno specchio: a dritta una sedia a braccioli, a sinistra una dormeuse. A dritta ed a sinistra, accanto alla sedia a braccioli e della dormeuse, una tavola sulla quale vi è un lume all’inglese acceso.

                                                                   SCENA    PRIMA

                                                     Madama D’Etanges sola

Mad.  E’ cosa ben singolare! Essere maritata, e dopo dieci anni, amare come il primo giorno e non osare nemmeno di dire…questa mattina venti volte sono stata sul punto di parlare, e non so che cosa m’abbia trattenuta…ecco la giornata trascorsa come al solito, il pranzo è finito, egli è sortito come è la sua abitudine a prendere aria, e come la sua abitudine ritornerà fra mezz’ora…allora io gli dirò…ma se gli dico.”Amico mio, quest’oggi è l’anniversario del nostro matrimonio, e per la prima volta dopo dieci anni l’avete dimenticato.” Avrà l’aria di un rimprovero…e poi non sono ben sicura di dire questo, senza che le lagrime mi vengano ad interrompere! Lagrime! In un giorno come questo?...Oh! Ci arrecherà sventura…Sono fanciullaggini che non mi convengono, perché io ho trent’anni…e che importa?...Ebbene io non dirò nulla, mi vendicherò di lui alla mia maniera.

                                                                          

                                                                          

                                                            

                                                                  

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                                                           SCENA   II

                                               Madama   Renaud  e detta

Ren.(con brio) Mia cara, mi avevano detto che non eravate in casa, ma già lo sapete, io entro medesimamente…questi domestici non hanno senso comune! Oh1 Non vi v’incomodate per me, io non ho tempo di sedermi…io sono furiosa!

Mad.  Ma mi sembra, cara amica, che da qualche tempo in qua è vostra abitudine…

Ren.        Non solamente sono furiosa per me…ma bensì per voi!

Mad.       Voi siete molto buona!        (sorridendo)

Ren.         Sì, sì, sorridete pure…ma vi avverto che v’è da piangere!

Mad.        E’ dunque una tragedia?

Ren.     Guardate! Questa mattina, frattanto che mio marito era uscito, andai, come di consueto, ad esplorare nel suo cassettone per vedere se qualche bigliettino amoroso mi rapisse il mio sposo, perché voi già sapete che mio marito va soggetto alle impressioni, ebbene, io glieli involo così bene che nemmeno uno me ne sfugge e li leggo tutti…

Mad.         Ebbene?

Ren.           Leggo, e cosa trovo? Osservate. (dandole una lettera)

Mad.          Il carattere di mio marito!

Ren.           Leggete.

Mad.          Oh! No davvero…

Ren             Avete degli scrupoli dell’ altro mondo! Dei scrupoli che vi perderanno; e poi fra marito e moglie non vi devono essere misteri. (legge)  “ Mio caro Renaud, tu puoi contar sopra di me per la cena di questa sera, come pure sopra tutti i nostri

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amici; malgrado la bontà e l’indulgenza di madama D’Etanges, pure non ho ancora avuto il coraggio di renderla a parte della nostra scappata, allo scopo che se vi è delitto non mi possa accusare di premeditazione.”  Quale ipocrisia! Che ne dite, eh?

Mad.     Io dico ch’egli teme di affliggervi, e convien dire che tale temenza sia ben grande, poiché per la prima volta in dieci anni mi ha nascosto un suo progetto.

Ren.    Andate! Voi mi fate bollire il sangue nelle vene, e se non avessi tanta amicizia per voi, non so quello che farei! In verità mi sembrate così cieca, che se voi non foste maritata da dieci anni, direi che conservate un amore sfrenato per vostro marito.

Mad.     Non vi ingannate, conosco che è una cosa vergognosa, fuori di moda, e che sa del ridicolo, una prevedo che lo sentirò maggiormente anche in età avanzata.

Ren.    Toh, toh! Ed è con questi bei sentimenti  che si guastano i mariti.  Oh! Vedete un poco come iosono di diverso pensare; in primo luogo non soffro di essere maltrattata da mio marito…poc’anzi avendo scoperto un suo intrighetto, un’unione fra amici, per viepiù essere a giorno d’ogni cosa, gli ho fatta una bella scena…ed egli mi ha tutto confessato…figuratevi che dopo una famosa cena, hanno  intenzione di divertirsi al ballo dell’opera, ma io ho detto a mio marito, se voi ci andate, verrò io pure, e siccome egli sa che sono donna in queste cose di parola, così mi ha promesso di non andarvi.  Vedete se egli mi obbedisce? E se bramaste una ricettina per godere appieno la felicità…

Mad.     Mi farete sommo piacere; e poi vedere, studio anche sopra questo libro il modo…(mostrandole un libro qualunque)

Ren. (guardandolo)  Ma questo non è buono che ad insegnare il modo di fare dei pasticci, dei bodini…

Mad.(ridendo)  Sì, certo, O io mi inganno o volete insegnarmi la maniera di porre in una conserva l’amore di mio marito?  (ridendo)

Ren.       Sì,sì, ridete pure quanto volete…ma non avrete più volontà di ridere quando un’altra avrà preso il cuore di vostro marito, e non solamente il cuore, ma ben anche le di lui sostanze…

      

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perchè in altri tempi codesti mariti si limitavano ad ingannare le loro mogli, ma al presente le rovinano totalmente, e ciò è ben peggio.

Mad.    Voi mi spaventate colle vostre fantastiche immaginazioni…Via, torniamo sul proposito della ricetta.

Ren.      Avete ragione, non bisogna dimenticarsene. Or dunque si tratta di rendere per sempre un marito inquieto, sospettoso, e accendergli nel cuore un vulcanetto di gelosia.

Mad.    Da ciò arguisco, mia cara, che vi siate immaginata che mio marito possa essere un giovine di primo pelo. Per vostra regola, sappiate che egli non ha mai sognato di voler corteggiare donne, e lungi dall’essere galante, e brutale.

Ren.       Con voi è possibilissimo.

Mad.      Ma  no…con voi, giacchè vi ricorderete che l’altro giorno…

Ren.       Sì,sì me ne ricordo, egli non può vedermi perché dice che vi do dei cattivi consigli: mi vorreste far credere che il signor D’ Etanges non è collerico?

Mad.       Con me no, perché la sua volontà è sempre la mia.

Ren.        Non voglio sentire altro! Me ne vado; voi volete far retrocedere il secolo; dunque non volete seguire i miei insegnamenti?

Ma.         No, no, tenete la vostra ricetta, che io terrò la mia.

Ren.       E qual è?  

Mad.      Continuare ad amare mio marito di tutto cuore.

Ren.        Decisamente veggo che morirete impenitente; frattanto vado a trovare le mie amiche, ed esse non faranno già come voi; fidano totalmente nei miei consigli…andare al ballo dell’opera di un uomo maritato1 Oh che scandalo! Oh che vituperio!  Addio, addio.  (parte)

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                                                               SCENA     III

                                                    Madama  D’Etanges sola

Mad.       Oh, che pazza! (suona il campanello) Giovanni, (Gio. entra) portete qui la veste da camera del vostro padrone; indi farete porre quei fiori che ho fatti comperare, sopra questa tavola; non vi dimenticate nulla…come pure recate la pipa turca.(Gio. parte) Frattanto vado a trovare il mio cuoco, e gli ordino subito il pasticcio, e dopo converrà bene, mio buon Federico, che vi sovveniate del vostro anniversario di matrimonio.  (parte)

                                                                    SCENA IV      

Giovanni solo, entra con pipa lunga alla turca e veste da camera, con vaso da fiori che pone sulla tavola.

Gio.   Ecco la veste da camera, i fiori e la pipa, tutto fatto

 

                                                                      SCENA V

                                  D’Etanges e madama Renaud di dentro e detto

Eta.   (di dentro)  Insomma volete lasciarmi in pace sì o no? Ve l’ho detto mille volte, non vi voglio in casa mia, non vi voglio, avete inteso, ve l’ho da cantare in musica alla verdiana?

Ren  (di dentro)    Ma signore, io sono franca, e dico quello che penso.

Gio.    Sembra che il mio padrone sia molto in collera colla signora Renaud; quando va in bestia è molto Cattivo, assai brutale; è meglio seguire il detto di Catone, e svignarsela.      (parte)

Eta.      Ma…(sortendo con madama Renaud)

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Ren.     Sì, signore; ciò che volete fare è fatto male, di cattivissimo esempio, ed anzi vi avverto che mio marito non ci verrà, perché ce l’ho proibito.

Eta.      Se poi piace a Renaud di farsi menare pel naso dalla moglie, è padrone, ma in quanto a me le vostre maniere d’agire non mi vanno a sangue.

Ren.       Oh, non crediate che vostra moglie vi lasci andare al ballo! Io le ho dati dei buoni consigli; ella, ne sono certa, ne approfitterà, e…

Eta           Auf! Ve ne prego, immischiatevi nei fatti vostri…voi sapete che io sono un uomo brutale, non mi forzate a dirvi delle cose dispiacenti.

Ren.      Non mi resta che una sola cosa a dirvi, ed è di non più praticare il signor Renaud, a fine di non corromperlo con i vostri pessimi esempi.

Eta.          Aspetterò di seguire i vostri comandi, quando Renaud me lo dirà.

Ren.         In questo modo contate l’autorità di una donna maritata?

Eta.        Madama Renaud, voi siete un’amabile donnina, e v’intendete a meraviglia dei vostri stracci…avete un eccellente cuore, ma in fatto di ragionamenti alla lontana le mille miglia.

Ren.      Tante grazie, signorino mio, se non avessi tanta amicizia per vostra moglie, non sopporterei con simile freddezza tali insulti.

Eta.        Se aveste avuto amicizia per mia moglie, non sareste andata a metterla in sospetto, a parlarle della cena.

Ren.        Io mi pongo sempre dalla parte degli oppressi.

Eta.          Allora voi dovreste mettervi dalla parte di vostro marito.

Ren.         Mio marito è felicissimo, signore.

Eta.          Questo prova il suo buon carattere.

Ren.         Non si parla così ad una donna.

Eta.           Eh! Per bacco, poiché siete una donna, abbiate un poco più d’indulgenza.

Ren.           Oh! Sì davvero, che voi me ne date un bell’esempio: ecco come sono gli uomini; a noi povere donne attribuiscono a delitto tutte le virtù, e a loro tutto è permesso!

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Eta.       Oh!  Andate, non c’è verso di ragionare con voi.

Ren.      Dite così perché non sapete cosa rispondere. Ditemi almeno perché volete andare al ballo dell’opera?

Eta         Perché così mi piace, perché così voglio, e così deve essere.

Ren.   (ironicamente)  Avete una eloquenza di persuadere che incanta! Uh, andate là che siete veramente un orso.         (parte dalla comune)

                                                            SCENA    VI

                                D’Etanges guardandola, indi Giovanni

Eta.      Che demonio di donna! Io non so come Renaud l’amico mio, possa convivere con quel serpente!  ( suona il campanello. Giovanni entra ) Portatemi il mio abito nero, ed il mio gilet bianco.

Gio.       Ma madama mi ha detto di portarvi la vostra camera.

Eta.      La mia camera! Che diavolo bestemmi?

Gio.      Perdonate, volevo dire la vostra veste da camera.

Eta.      Ah, sì eh? Ma dimmi un poco, sono io il padrone di casa, ovvero un cava stivali?

Gio.        Sì signore, sì signore!

Eta.          Sì signore, sì signore. Non sai dire altro che sì signore, sì signore?

Gio.         Sì signore…

Eta           Vattene, imbecille!

Gio.          Sì, signore.                                     (parte)

                                                                     SCENA VII

                                                                D’Etanges   solo

Eta.     Ma perché mia moglie riceve in casa sua quell’aspide di madama Renaud! Ah! Bisogna prendervi riparo, le donne in concistoro si guastano… volermi

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impedire, volermi comandare?...Oh, si vedrà!...Amo Laura, l’amo con tutto l’affetto…ma il padrone voglio essere io.  (resta pensieroso)

                                                              SCENA     VIII

                                               Madama D’Etanges e detto

Mad. (entrando)     Madama Renaud ha guastato tutto, eccolo di cattivo umore, fingiamo di non essermi accorta. Ebbene, amico mio! Come vi sentite dopo la vostra passeggiata?

Et. (secco)  Benissimo! Spero che mi sarà permesso di passeggiare.

Mad.  (gaiamente)  Non solamente permesso, ma è ordine del medico.

Eta.           Come pure di andare alla cena ed al ballo dell’opera, io credo?

Mad.     Amico mio, guardatemi bene. Vi ho mai dimostrata la benché minima esigenza?

 Eta            No….ma madama Renaud…

Mad.        MadaMA Renaud è madama Renaud, ed io…sono vostra moglie che non assomiglia per nulla a madama Renaud.

Eta.         Ma perché dunque riceverla in casa, e frequentarla tanto spesso?

Mad.       Me l’avete ordinato voi stesso, essendo Renaud vostro amico.

Eta.          E’ vero, il torto è mio. Ma pure quella…oh! Laura mia, voi siete la donna delle attenzioni. Voi non dimenticate nulla, mi avevate perfino preparato il mio cibo favorito: il prediletto bodino!...

Mad.      Andate al ballo dell’opera che ne sono contentissima, e sapete perché?

Eta.         Non saprei…

Mad.       Perché il vino che berrete coi vostyri amici non sarfà tanto buono, quanto quello della vostra cantina, perché non avrete pronta una dormeuse come questa, cosa per voi troppo necessaria dopo di avere ben mangiato e meglio bevuto, e

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Perché,  infine, vi converrà sentire forse a parlare di cose per voi noiose o spiacevoli.

Eta.  (abbracciandola)  Ma vedi io, non vi andrei…ma l’ho promesso…comprendi cosa vuol  dire  promettere. Vado a pormi oil mio abito nero…addio, moglie mia.   (per partire)

Mad.  (Purtroppo madama Renaud aveva ragione.) Non sarebbe meglio che Giovanni recasse qui i vostri abiti?    (suona ed entra Giovanni che riceve l’ ordine e parte) Così goderei il bene di avervi presso di me qualche minuto di più.  (Giovanni entra con gli abiti)

Eta.      Quanto siete amabile! Lo dico sempre a me stesso, a confronto vostro sonop una bestia. (abbigliandosi) In questo modo mi fate arrossire dalla vergogna, io vi amo quanto voi mi amate, eppure non ho la metà delle attenzioni che voi avete per me…ma davvero, mia cara Laura, se non foste tanto virtuosa come siete, non vi potrei amare con tale fervore…(con calore) quella donna è tanto ciarliera…

Mad.       Questo è vero!  (occupandosi a bordare una berretta)

Eta.         In che cosa vi occupate ora?

Mad.     Termino la vostra berretta che fa accompagnamento alla vostra veste da camera. Volete indossarvela per osservare se…

Eta.          Come volete! (se la indossa)  Ah! Bisogna convenire che si sta molto comodi avvoltolati in questa guisa!

Mad.         Lasciatemi ora che vi provi la berretta.

Eta.            Mi sembra, se non sbaglio, che vogliate farmi sentire da fantoccio.

Mad.         Potete levarvela ora, poiché avete da fare toilette.

Eta.            Non c’è questa premura, giacchè l’appuntamento è fissato per le dieci…oh!...A proposito, siete o non siete contenta?

Mad.           Veramente non troppo, perché amerei meglio che cenassimo assieme ed a tale oggetto avevo preparato un certo odino fatto da me…ma non voglio privarvi di questo concertato passatempo…né che manchiate al vostro impegno..non v’afferate tanto, e fate piuttosto attenzione alla vostra cravatta; ve la siete messa così stretta al collo, che mi sembrate impiccato.

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Eta.          Avete ragione, me la metterò diversamente.

Mad.       E poi è indecente per andare ad un ballo.

Eta.          Giovanni, un’altra cravatta.

Mad.        Restate Giovanni, vado io a cercarla.  (parte)

                                                             SCENA     IX

                                                      D’Etanges e Giovanni

Eta.             Giovanni, va subito a cercarmi un fiore. (Giovanni parte) Sarò già in ritardo…non so cosa risolvere…si sta così bene in casa sua…che il diavolo se li porti con la loro cena! Si va incontro a dispute rincresce voli in quella congrega di amici.

                                                          SCENA    X

                                      Madama   D’Etanges  e   detto

Mad.    Eccomi, eccomi, non sono stata molto, eh!  Vedete questa cravatta, Giovanni non l’avrebbe trovata, perché era sotto chiave, è la vostra cravatta orlata, e ricamate da me.

Eta.          E’ dunque la cravatta del mio matrimonio? E voi me la date per andare a cenare senza di voi? Laura mia, siete molto generosa!

 Mad.     Sì, generosa e grande come l’imperatore Napoleone…Ah! Se sapeste, amico mio, passando dalla sala ma manger, che stupendo odore tramando il bodino!

Eta.          Ma Laura mia, voi mi forate il cuore col vostro bodino… Ma ditemi, lo mangerete sola?

Mo.             No, sola, giacchè madama Renaud verrà a tenermi compagnia con suo marito, che ella ha reso geloso con un suo specifico, e mi ha consigliata d’usare lo stesso anche con voi, e lo chiama: Ricetta matrimoniale.

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Eta.      E’ graziosa la ricetta! Può tenerla per sé, non è vero, Laura? E voi che cosa avete risposto’

Mad.      Che ne possedevo una migliore.

Eta.         E quale?     (sempre intento a porsi la cravatta)

Mad.       Di amarvi di tutto cuore!

Eta.           Ma io non so più ciò che mi faccia…ecco che ho lacerata la mia cravatta…ma io do di volta al cervello quando tu parli.

Mad.         Che bel trionfo sarebbe quello di rivoltare il cervello a suo marito.

Eta.            Ma cos’è questo?...La mia cravatta si è tutta lacerata…

Mad.          Date a me…ci darò un punto, dipende dall’essere troppo vecchia, ha dieci anni di data.

Eta.            Dieci anni? Come…ella ha dieci anni?

Mad.           Povera cravattina, come l’avete maltrattata! Mi è costata tre mesi e più d’assiduità per ricamarla.

Eta.             Già, ed io in quel tempo, con la permissione del tuo tutore, ti leggevo i racconti di Paolo e Virginia! E tu dici che sono dieci anni. Dimmi, Laura, sei stata alla messa questa mattina?

Mad.         Sicuramente!

Eta              Ma…oggi non è domenica.

Mad.          No, è sabato.

Eta              Sabato 17 Febbraio

Mad.          Sabato 17 Febbraio.

Eta  (prendendo la pipa turca e porgendola alla moglie)  Tieni, Laura, bastonami, tu lo puoi, tu lo devi; io sono un miserabile, un ingrato, un bruto. Ed io bstia, che andavo a cenare fuori di casa! E non mi dicevi nulla! Ah! Perché non ho qui pronto un bouquet un bijou…un giorno come questo che mi rammemora tante felicità! L’aveva dimenticato ed io ho  potuto obbliarlo? Lascia andare di dar punti alla cravatta…io ceno con te…Oh! Mi aspetteranno per un pezzo! Ed io stavo qui a darti tante pene…ma perché?...Perchè non sapeva niente! O piuttosto sì che io lo

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sapeva…e per non mostrare di preferire la compagnia di mia moglie…vedi quanto sa  di puerilità!...Avevo vergogna della mia felicità, poiché avea paura che mi dicessero…Va a passeggiare, ridicolo…Si è ridicoli amare sua moglie; ma io volgio essere il più ridicolo dei mariti…ma ridi dunque Laura…salta…balla…io credo che tu pianga!

Mad.     Ma di gioia, di vera consolazione. (nel tempo che il marito farà lo stocco dall’indifferenza al più grande affetto, corrisponderà con azione analoga di pianto di gioia)

   

                                                              SCENA   ULTIMA

                                                    Madama  Renaud   e   detti

Ren.       Come, non siete partito?

Eta.        No, davvero! Io resto con mia moglie!

Ren.       Come, voi restate quando tutti vanno al ballo?

Eta.     Sentitela! Poco fa mi gridava perché volevo andare al ballo, ora si sorprende perché resto in casa!

Mad.     Ma..e vostro marito?

Ren.       Ho avuto un bel fare e un bel dire, ma non mi ha dato retta e se se è andato…sembra un leone.

Eta.       E non avete potuto frenarlo?

Ren.     Credete che sia tanto facile?

Eta.       Chiedetelo a mia moglie, io che non sono un leone, ma un orso come dite, in qual maniera mi sia persuaso.

Re.        Non avrei mai creduto Renaud capace di tanto.

Mad.    Non gli fate rimprovero, e domani verrà egli stesso a domandarvi perdono.

Ren.      Non ho la pazienza di attenderlo, andrò al ballo e lo renderò geloso.

Eta.       Sì, la famosa ricetta!

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Mad.    Mia cara Renaud, temete invece di perdere la sua stima, amatelo, ecco la migliore diplomazia d’una moglie, e la mia ricetta coniugale!

                                                                    F  I  N  E

                                             

            

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