La disdicevole vicenda di tre amanti e un pianista loro conoscente
di
Enrico Antognelli
A Enza
La scena
A sipario chiuso: Un pianoforte 1/4 di coda, a sinistra, in proscenio. Il
sipario "taglia" il pianoforte
.
A sipario aperto: Riquadro teatrale di neri segnato da pochi mobili in stile (
ottocento). Al lato opposto del pianoforte, sempre in proscenio, una piccola
specchiera a cassetti; sul ripiano c' del materiale per il trucco. A destra,
verso il centro del palco, un divano a tre posti, un tavolino e una poltrona.
Un quadro appeso al centro del fondale che diventa, di volta in volta,
trasparente per l'intera misura, per met, per un terzo a destra, solo al
centro e per un terzo a sinistra. Su questo lato, le linee di sce-nografia si
trasformano e si confondono in quelle di uno studio da scrittore. Una bottiglia
di Cham-pagne, quattro bicchieri, un vassoio e un copione con i fogli non
rilegati, sul painoforte
Sull'attaccapanni - a sinistra, presso la specchiera - una mantella, una giacca
nera, una mantella e un cappellino neri.
Costumi:
Fine ottocento. Frac per il pianista, giacca marrone per Gobinotti, nera per
Federico. Abito rosso e nero per Elisabetta, beige per Adelaide, capello e
mantella per Castelli.
Personaggi
Pier Giulio Gobinotti
Conte e narratore
Maria Pia Castelli
N.D. e ascoltatrice commentante
Federico Maria Labari
Amante e musicista
Elisabetta Rocchi del Monte
Contessa, moglie e amante
Adelaide
Figlia di Elisabetta e amante anchessa
Pianista
Pianista loro conoscente
e ancora
Conte Filippo, Vescovo, S. A. Reale, Maestri, Bertaino e altri: manichini, in
numero di dieci.
N.B. I primi quattro personaggi -Gobinotti, Castelli, Federico, Elisabetta-
sono interpretati dagli stessi due attori.
SCENA I
Pianista, Gobinotti, Castelli.
Sipario chiuso. Entra il pianista e va al centro del palco, s'inchina e poi si
siede al pianoforte. Ha con se uno spartito e alcuni fogli da musica non ancora
scritti. Prova i tasti dello strumento, scrive qual-che nota e poi suona quel
che dovrebbe essere il motivo d'apertura. Il sipario si apre lentamente; la
scena, come descritta, appena illuminata. In piedi, vicino alla poltrona sta
Gobinotti, sul divano a tre posti, due manichini. Il pianista smette di suonare
e strappa i fogli appena scritti. Buio sulla sce-na, luce solo sul pianista che
, dopo una brevissima pausa, prova ancora qualche nota e scrive anco-ra. La
luce sul palco torna lentamente. La signora Castelli sulla poltrona, il Conte
Gobinotti al centro e tiene in mano una coppa di champagne.
Il pianista smette all'improvviso di suonare e getta a terra i fogli scritti.
La luce si spegne di nuovo. Qualche attimo di silenzio, poi il pianista inizia
a scrivere velocemente; subito dopo, annuendo, at-tacca una musica d'apertura
allegra e travolgente, tipica di una serata di festa. La luce si riaccende
lentamente. Ora, la signora Castelli sul divano a tre posti, in mezzo a due
manichini, un terzo mani-chino sulla poltrona, Gobinotti appoggiato alla
spalliera di questa e beve. Il fondale trasparen-te: si vedono le
ombre(manichini) degli invitati.
GOBINOTTI Ma s, credetemi...
CASTELLI (in una smorfia)
Un autentico colpo di scena...
GOBINOTTI (ridendo)
Gi, un interesse a prima vista. Uno sguardo e, come si dice, tutto s' fatto
destino...
CASTELLI (stizzita)
E' inconcepibile! Un fatto cos...cos singolare..e nel nostro ambiente, poi.
E' scandaloso!
GOBINOTTI Il nostro ambiente, mia cara signora Castelli, sopporta molto bene
solo se stesso...
CASTELLI Ma le chiacchiere? I commenti?
GOBINOTTI ( avvicinandosi)
Come una suonata di pianoforte, ovvio...
Signora.
(fa un cenno al pianista che inizia a suonare pi forte e poi invita la
Castelli a ballare)
Prima un adagio ben sorretto, poi un allegro, anche grazioso e, infine, un
andante con moto, molto so-stenuto. Ah, ah, ah, ah...
(i due ballano per alcuni secondi, poi si fermano tra il divano e la poltrona
invitando alle danze i due manichini; Gobinotti, ballando, parla alla signora
Castelli che balla con l'altro manichino)
GOBINOTTI (a voce alta)
E il colonnello Maestri, da lunghi anni spasimante della Contessa, e, pi di
lui, l'illustre accademico Bertano...
(indica i due manichini)
...del quale tutti conoscevano le follie fatte per lei e che lei aveva senza
alcun dubbio incoraggiato, but-tarono fuoco e fiamme.. Ah, ah, ah, ah...
(smettono di ballare e, ad arte, riportano i manichini sul divano per fermarsi
poi, a parlare con questi: la musica forte; Gobinotti va al pianoforte a
prendere un bicchiere di champagne; fa un cenno al pianista; la musica si
abbassa)
E non manc chi prendesse le loro parti.
(beve)
In quanto a Sua Altezza Reale poi, non rimase di certo estraneo
all'indignazione generale tanto da ri-volgere all'indirizzo della colpevole una
real nota, cos pungente che sarebbe bastata a ferirla
CASTELLI Sua Altezza sa come affrontare
certi imprevisti.
GOBINOTT (ironicamente)
S, era proprio quel che ci voleva...
(beve)
Ma la Contessa rispose con tanta disinvoltura, pur rimanendo controllata e
rispettosa, che anche quelli che si preparavano a ridere alle sue spalle,
passarono dalla sua parte. In conclusione: ci che era rima-se, e rimase del
tutto immutato.
(rivolto al pianista)
Dopo pochi mesi, tutti, a eccezione dei due sconfitti e non rassegnati, ci
avevano fatto l'abitudine e nes-suno ne parlava pi..
( il pianista annuisce; suona pianissimo; la luce, lenta mente, si concentra
sulla Castelli che, ancor pi lenta mente, si cambia d'abito)
CASTELLI (andando verso lo specchio)
Niente di pi assurdo. Da non credere.
(comincia a cambiarsi)
Elisabetta Rocchi del Monte aveva poco pi di trentacinque anni, mi pare, ed
era nel pieno della sua bellezza...
(la luce su di lei; assume un portamento altezzoso)
...con in pi la fama di donna di spirito...
(ride)
fama che andava crescendo ogni giorno e che era impossibile superare...
(continua a cambiarsi)
A tutti era nota la sua capacit di riflessione...
e laccortezza del suo egoismo...
(si guarda allo specchio)
doti peculiari della Contessa...
( a Gobinotti)
Una coppa di Champagne, prego!
(si guarda ancora alo specchio, poi alza la coppa)
In ogni cosa, la pi impeccabile delle creature...
(beve e ride; si gira lentamente: ora, Elisabetta)
E soprattutto quella mia mondana e spregiudicata saggezza che fa di coloro che
la possiedono i signori della dannazione eterna
(beve e sorride)
GOBINOTTI (mentre si cambia la giacca)
Per contro, Federico Maria Labari, musicista...
( gesto al pianista che sottolinea)
per rendere accettabile la propria conquista non aveva da esibire che la sua
bella persona e il fascino, fin troppo conosciuto, dellartista al primo
incontro, ma neppure lombra di quel valore che da tutti vo-leva
riconosciuto...
(riprende il bicchiere e attraversa il palco per uscire; la contessa lo segue
con lo sguardo)
Insomma, la perla era ancora nascosta nella conchiglia: chiusa, naturalmente.
(esce)
SCENA II
Elisabetta, Pianista, Federico
ELISABETTA ( segue con lo sguardo l'uscita di
Federico, poi leva elegantemente il bicchiere verso l'uscita e brinda)
La salita stata tutta tra i fiori, ma sar inevitabile percorrere il cammino
inverso...
( va verso il pianista)
Sono al sommo della mia gloria, non vero? Su, ditelo; non abbiate timore...
PIANISTA E' sotto gli occhi di tutti.
ELISABETTA Cosa?
PIANISTA La vostra grazia.
ELISABETTA S, ne siete convinto....
( a s)
Ma sono vicina al pendio che ne segna la discesa...
(ad alta voce)
Chi quell'uomo?
PIANISTA Federico Maria Labari, musicista.
ELISABETTA (guardando verso la quinta)
Lo costringer ad amarmi!
PIANISTA Perch?
ELISABETTA Perch il mondo affollato da vec-
chie cicale le cui voci profetiche non sono ascoltate che dalla mia rabbia...
( riprende il suo naturale spirito)
Ah! Tutte cos occupate nella loro triste metamorfosi.
Imprevidenza, mio caro, imprevidenza e ipocrisia. Desiderano, bramano che tutto
nasca e muoia dentro di loro, dal seme al pensiero, ma poi non resistono alla
tentazione di considerarsi domabili; sicch, un uomo pu fuggire da loro ogni
volta che una nuova, possibile erezione suggerisce la diserzione...
PIANISTA Signora!
ELISABETTA (quasi minacciosa)
Io far di quell'uomo un essere pienamente felice. Avr uno schiavo che mi
dovr tutto: il successo, lebbrezza, la gloria e l'esperienza. Mi adorer e io
lo condurr l dove mi piacer che vada.
Lo convincer ad abbandonarsi senza riserva e approfitter di questo tempo per
abituarlo alle mie ra-gioni sicch non avr n nervi n muscoli per dar seguito
ad un qualunque progetto di ribellione.
(con foga)
Tradurr in realt una delle pi belle menzogne dei romanzi: dar vita ad uno
di quegli ipotetici amori che durano per sempre.
E fino allultimo respiro, se questo ancor mi piacer, sar servita e amata...
(va verso il pianista)
E pur ammettendo che una siffatta catena possa un giorno diventare pesante,
sar io e non lui, sar la mia volont e non la sua a decidere la rottura.
(il pianista quasi spaventato; entra Federico; Elisabetta ha, ora, un tono
leggero)
Gli conceder solo il tempo per convincermi che un uomo capace di amare.
(lo guarda)
E' bello, e non sa di aver gi perso la partita!
(a Federico, esageratamente)
Maestro!
FEDERICO ( le bacia la mano)
Ci conosciamo?
ELISABETTA Adesso s, maestro.
Sono Elisabetta Rocchi del Monte
FEDERICO Federico Maria Labari.
Onoratissimo.
ELISABETTA Perch non felice, caro Federico?
Non concedo facilmente la mia attenzione.
FEDERICO Sono il pi fortunato degli uomini,
dunque. Vi giuro, Contessa che...
ELISABETTA (interrompendolo)
Un giuramento? Di gi? Non sono passati due accordi dal vostro baciamano, e
siete pronto, giacch giurate, all'eterna devozione?
FEDERICO (aggiustandosi la giacca)
S!..Cio, no!.. Volevo dire che siete una donna cos affascinante
che...che...intendevo dire che siete bel-lissima, attraente, elegan...vi giuro
che...
ELISABETTA Ancora?
( gli si avvicina)
Siete cos vigorosamente prodigo con le vostre anticipazioni. Rassicuratevi, mi
piacete quanto basta. Dunque, sarete il mio amante.
FEDERICO Siii?
ELISABETTA ( alza il calice)
Ma non una sola distrazione, non un solo attimo di noia...
FEDERICO No, mai! Lo giuro. S, insomma, lo
prometto.
ELISABETTA (sorride)
Vi credo.
Ora, perdonatemi per un solo istante: i devoti Maestri e Bertano vorranno
almeno una spiegazione.
(fa per allontanarsi verso i due manichini)
FEDERICO E vostro marito?
ELISABETTA (con tono duro)
Uno sciocco che fa tutto fuor di proposito.
FEDERICO Se lo dite voi....
ELISABETTA Lasciatemi andare, vi prego...
FEDERICO (incantato)
S!
(Elisabetta si avvicina ai manichini e parla con loro; Federico si avvicina al
pianista)
FEDERICO (orgoglioso)
Le piaccio quanto basta! Avete sentito?
PIANISTA Uhm, uhm....
FEDERICO L'ho conquistata!
PIANISTA Non v alcun dubbio!
FEDERICO Cos, semplicemente.
PIANISTA Chi lo nega uno spergiuro.
Una conquista c' stata.
FEDERICO ( estasiato)
Il mio genio? La mia figura? O magari, entrambi....
PIANISTA La vostra sicurezza
(Federico lo guarda dubbioso)
Ne sono certo!
FEDERICO Lho pensato anch'io.
( sotto voce)
E ha una rendita di...avete detto?
PIANISTA Trentamila talleri, almeno, ma non
lavevo detto
FEDERICO Ah, la Contessa del Monte!
Una vera signora, e senza colpo ferire. Io, Federico Maria, da domani suoner
la mia musica...
( al pianista)
E voi, su, suonate la vostra, presto. Qualcosa di adatto alla situazione...
( si riavvicina)
...trentamila talleri?
PIANISTA Uhm, uhm...
FEDERICO Merita almeno uno Chopin, non vi
pare?
( va verso la Contessa; il pianista esegue; il fondale diventa
"vetrata"; ombre dei manichini: un prelato, il marito di Elisabetta,
e altri; durante la scena, Federico ed Elisabetta ballano, il ballo se-gna il
tempo che passa ;il volume della musica alto, poi, di volta in volta, basso,
per le parole dei due)
ELISABETTA Ballate divinamente, Federico.
FEDERICO Vi amo.
ELISABETTA Ve lo riconosco.
( volume alto per alcuni secondi, poi ancora basso)
FEDERICO Mi amate ancora?
ELISABETTA Voi cosa ne pensate?
FEDERICO Che tutto va alla perfezione, come
avevate previsto. Ma si parla di noi; cio..di voi.
( volume alta per alcuni secondi, poi ancora basso)
ELISABETTA I miei anni! Li vedo volar via...
(ride)
Eppure questo ballo ancora mi appaga.
FEDERICO (con enfasi)
Siete lamante pi volte immaginata.
Non un solo istante di distrazione, ricordate?
ELISABETTA Ne ero certa.
( volume alto per alcuni secondi; volume basso)
FEDERICO Parlano ancora di noi,
ELISABETTA (ridendo)
La buona societ ah, ah, ah. Quanti insulti promuove a conversazione...
FEDERICO E vostro marito?
(la musica si interrompe di colpo; i due si girano verso il fondale dove
rimasta una sola figura.)
ELISABETTA (urla)
Filippo!
( pausa di assoluto silenzio)
FEDERICO Mi...mi dispiace.
ELISABETTA ( si gira di scatto)
FEDERICO Forse, meglio cos...cio...volevo
dire...non so che dire!
( durante le ultime battute, il fondale torna, lentamente, opaco; la musica
riprende mentre Elisabet-ta si cambia nella signora Castelli)
SCENA III
Castelli, Pianista, Gobinotti
FEDERICO ( si versa da bere)
Quello fu il segnale della catastrofe.
CASTELLI C'era da aspettarselo.
FEDERICO La Contessa Rocchi del Monte...
(si guarda la giacca)
Oh, pardon...
( va a cambiarsi)
La Contessa, dicevo, aveva felicemente compiuto i quarant'anni da poco, e tutto
procedeva a meravi-glia, quando il Conte Filippo, il marito appunto, con un
gesto forse nobile nellintenzione ma quanto meno discutibile nei fatti, decise
di morire di un colpo.
CASTELLI (seduta)
Che sciocco! Morire con quella situazione. Fuori tempo, come tutto quello che
aveva fatto in vita sua...
( mentre parla, fa un cenno di domanda a Gobinotti indicando i manichini)
GOBINOTTI (mentre parla, risponde, a gesti, alla
Castelli per farle capire che non sa cosa fare)
Suvvia, non siate cos severa nel giudicarlo. Dovete ammettere che non sarebbe
stato facile per nessuno vivere con la Contessa Elisabetta...
(fa gli stessi cenni della Castelli al pianista che si mostra sorpreso, come se
ricordasse qualcosa)
e tanto meno il Conte Filippo che aveva qualche anno di pi e meno elasticit.
( durante il dialogo, il pianista si alza e, prelevando prima due manichini e
poi uno, accompagna " gli ospiti fuori della scena, proprio come se
fossero persone vere)
CASTELLI Ma c' un limite a tutto!
Mi domando come abbia potuto un siffatto signore...
(saluta i manichini)
A ben rivederli...
GOBINOTTI (saluta i manichini)
I miei omaggi...
CASTELLI (continuando il discorso)
...un nome cos nobile, sopportare lo scandaloso comportamento della moglie...
GOBINOTTI Ci ha provato! Ci ha provato e per
un po' c' anche riuscito, ma poi, evidentemente stanco, ha scelto la
soluzione...diciamo, pi facile?
CASTELLI (alzando le spalle)
Nella mia famiglia sarebbe stata cacciata di casa, costretta alla pubblica
vergogna...
(allunga una mano verso il pianista che sta passando con il manichino;
baciamano)
...lasciata in mezzo alla strada.
GOBINOTTI ( saluta pianista e manichino)
Signori...
(alla Castelli)
Non cos facile.
CASTELLI (gelida)
Sarebbe bastato farla sparire per un po'; spedirla con una scusa
qualsiasi...che so...una malattia nervosa, incurabile, in un paesino di
provincia. Si sarebbero messe a tacere, una volta per tutte, quelle sgradevo-li
chiacchiere.
GOBINOTTI Ma il Conte non poteva o, peggio,
il suo ruolo gli impediva un diverso atteggiamento. Cos, non avendo altra
scelta, fin per fare quello che fanno tutti: sbagliare e tacere, tacere e
quindi sbagliare. Non gli restava che morire: sbagliando, na-turalmente.
CASTELLI Ma la morte, in fin dei conti, avreb
be dovuto portare alla soluzione del problema, almeno alla fine dello scandalo.
Un anno di lutto, che il minimo in questo...
(s'interrompe dubbiosa)
La Contessa avr rispettato i suoi obblighi, spero?
GOBINOTTI S, s. rassicuratevi.
(rientra il pianista che si sofferma a osservarli)
CASTELLI Oh, vivaddio!...
Un anno di lutto stretto, dicevo, e poi un nuovo matrimonio. Tutto sarebbe
rientrato nelle regole, non vi pare?
(durante le battute che seguono, Gobinotti fa alzare la signora Castelli e,
parlando, la veste a lutto. Il pianista sembra incuriosito)
GOBINOTTI (le aggiusta la mantella)
E invece tutto vol verso la catastrofe come vi dicevo, poich vennero alla
luce degli impedimenti che nessuno sarebbe stato in grado d'immaginare.
CASTELLI (guarda Gobinotti che la veste)
E cio?
GOBINOTTI La Contessa, che da qualche mese
appariva preoccupata e di una allegria un po' forzata, sollecit il signor
Labari a riconoscerle quel che lei aveva fatto per lui.
CASTELLI (si guarda allo specchio)
Si pu capire, bench quella signora non meritasse affatto della riconoscenza.
GOBINOTTI (le aggiusta il vestito)
Gli che Elisabetta voleva, per quello che le era dovuto, la fine
dell'irregolarit della loro unione.
( la Castelli non capisce)
Fece regolare domanda di matrimonio a Federico!
Dopo il canonico anno di lutto, s'intende.
CASTELLI (si guarda ancora allo specchio)
Come dicevo io. Quale era l'impedimento, allora?
FEDERICO (mentre si allontana)
Beh, Federico rimase un po' sorpreso lo lasci apertamente vedere. per quella
richiesta e, mostrando pi lealt che onore
CASTELLI(ha assunto il carattere di Elisabetta)
Opportunista!
Non so se giustificare questa indelicatezza con il suo infantilismo o con il
fatto ch' pur sempre un uo-mo
Che, a ben vedere, sono poi la stessa cosa!
(va verso il pianista)
C'era, comunque, di che stupirsi.
(al pianista)
Voi, cosa avreste fatto?
PIANISTA Sarei fuggito.
CAS/EL. Ecco!
Mi meraviglia solo che sia potuto accadere.
GOBINOTTI (mentre si cambia in Federico)
Ora sono io che non capisco.
CAST/ELIS Elisabetta, temperamento forte per
natura, non deve aver mai dato troppo peso alle cose di poco conto come, ad
esempio, l'opinione di Fe-derico.
( si toglie il cappellino e lo getta a terra: ora Elisabetta)
Di voi s che c' da stupirsi! Perch siete rimasto?
SCENA IV
Elisabetta, Pianista, Federico
FEDERICO Elisabetta, non posso permettervi
un simile giudizio!
ELISABETTA ( si toglie il mantello)
Oh, lasciate stare l'indignazione.
Il mio rango e la mia intraprendenza hanno sempre imposto e ottenuto rispetto,
ed pacifico che molte cose possano e debbano essermi perdonate.
Voi, invece, avete la vostra fortuna da far dimenticare, cosa ben pi
imperdonabile da chi non la condi-vide con voi. E dunque, dovete mettere fine a
questa incresciosa situazione.
Non sono pi una donna sposata!
FEDERICO Ma io vi amo ugualmente!
Come quando vi ho incontrata. Nulla cambiato.
La...la morte di vostro marito non stato che un fatale incidente, una cosa
che doveva comunque acca-dere...
ELISABETTA La mia richiesta vi appare come un
capriccio, dunque?
FEDERICO Beh....
ELISABETTA E non volete accoglierla?
FEDERICO (con cautela)
Suvvia, non mi sembra che le chiacchiere vi abbiano mai costretta, in passato,
a qualche pur piccola ri-nuncia.
ELISABETTA (violentemente)
La mia libert e il m...
FEDERICO ( interrompendola)
..e il vostro coraggio, lo so!
( convincente)
...vi hanno sempre mantenuta nel rispetto generale, questo lo so, mia adorata,
ma proprio questo ci che intendevo dire.
ELISABETTA Spiegatevi.
FEDERICO (impacciato)
E'... presto detto...Chi mai avrebbe da ridire, pi di quanto non abbia gi
fatto, ora che vostro marito morto, ora che avete, e io so quanto
dolorosamente, osservato il giusto lutto, ora che siete pi libera d'agire, che
potete disporre di me a vostro piacimento.
ELISABETTA (freddamente)
Non vi conoscevo cos irrispettoso. Non eravate forse l'amante di una donna
sposata? La condizione vi appagava?
FEDERICO Beh,...s...
ELISABETTA Quella era la condizione che io vi
ho permesso. Ora sono la vedova del Conte Filippo, vedova, capite?
Se prima il matrimonio era una comodit, e questo facile da capire anche per
voi, adesso una neces-sit perch non v' pi nulla che lo impedisca. La
nostra situazione poteva essere giustificata dalla mia sconsideratezza o dalla
mia audacia, se preferite, ma oggi?
(un attimo di silenzio)
Dunque, liberate la vostra testa da idee di comodo. Io non ho scelta, mio
delicatissimo amico.
FEDERICO Ecco, ecco! Avete...avete usato il
giusto termine: delicatissimo...E...se posso capire il vostro punto di vista,
non posso, per...per delicatez-za, appunto, acconsentire al vostro desiderio...
ELISABETTA Cosa state inventando?
FEDERICO Lo sapete.. io non sono certo quel
che si definisce un benestante. Se vi sposassi ora...quale sarebbe l'apparenza?
( prende coraggio)
Di certo si direbbe che ho abusato dell'influenza che ho su di voi. Si direbbe
in giro, e le vostre buone amiche sarebbero le prime a farlo, che mi sono
conquistato posizione e solvenza tra le lenzuola del vo-stro letto.
ELISABETTA E con ci?
FEDERICO Voi...volete umiliarmi...Devo dirlo
pi chiaramente? Non ho una rendita che mi permetta di ignorare le convenienze
e gli ammiccamenti della gente.
(Elisabetta non sembra ascoltarlo)
In buona sostanza, signora, io sono povero!
ELISABETTA (gelida)
Lo eravate anche quando vi ho preso, ricordate? E siete rimasto povero anche
dopo, quando mio marito era in vita e voi conducevate, grazie a me, un'esistenza
non certo paragonabile a quella di un monaco. Avete speso del mio da amante,
potete ben farlo da marito!
FEDERICO Siete crudele. Non lo merito.
ELISABETTA Non potete trattare i miei desideri
come capricci. Il tempo, mio caro, mi ha insegnato...
FEDERICO (interrompendola)
S! Il tempo! E' vero, il tempo. Avete di nuovo ragione...il tempo rende la
cosa ancor pi credibile, co-me...come...volevo dire io...
ELISABETTA Non vi capisco
FEDERICO (imbarazzato)
Come dicevo...il tempo...
ELISABETTA Non vorrete passare la giornata a
balbettare? Non ora, almeno!
FEDERICO Ma... chiaro...il tempo...
ELISABETTA Il tempo?
FEDERICO (facendosi coraggio)
La...la differenza d'et, ecco! La differenza d'et che c tra voi e me.
ELISABETTA (trattenendosi)
Ne sono al corrente, e allora?
FEDERICO ( al pianista)
Ditelo anche voi che ho ragione. La differenza d'et....Voi lo sapete!
PIANISTA (quasi con indifferenza)
La conosco, se questo che intendete.
FEDERICO Neutrale, eh? Fino all'ultima nota.
PIANISTA Potendo.
FEDERICO ( a Elisabetta)
Ebbene...
(indica il pianista)
...tutti sanno che...che certi matrimoni...contratti a dispetto di certi
impedimenti, offrono materia alle chiacchiere. E non solo....
ELISABETTA Continuate.
FEDERICO (con attenzione)
Per lo stesso motivo, legarsi in forma...come dire...definitiva,
ecco...potrebbe risultare...nel tempo...una catena il cui peso...vi potrebbe
apparire come insopportabile.
ELISABETTA (bruscamente)
Vi preoccupate per me?
PIANISTA - (partecipe)
No.
FEDERICO (preoccupato)
S!
ELISABETTA - (al pianista)
Voi tacete.
( a Federico)
E voi sappiate che siete libero di andarvene in qualunque momento.
FEDERICO (con foga)
No! Non questo. Non lo farei mai. Davvero!
Davvero!
ELISABETTA Ma potreste desiderarlo!
E io voglio liberarvi anche da questo pensiero. Le chiacchiere non mi
interessano e la differenza d'et riguarda solo me.
( si avvicina)
E ora, ditemi, amoroso compagno, quale altro impedimento vi avvilisce?
FEDERICO (si allontana)
Non parlatemi in questo modo, vi prego...
La vostra ironia mi ferisce, ecco...perch bene che sappiate che non v'
alcun impedimento nella vo-stra e nella mia persona per contrarre regolare
matrimonio. Vi amo e ve l'ho dimostrato, ma i ...i fatti, le coincidenze, la
casualit, o il destino, se preferite, pongono evidenti e serie barriere a un
tale progetto che pur, vi giuro, da sempre nella mia mente.
ELISABETTA Mi sorprendete, e vi assicuro che
non accade spesso.
FEDERICO Eh?
ELISABETTA - (infuriata)
Avete imparato troppo presto le convenienze; cos bene che ora avete l'abilit
di un serpente nello stri-sciare tra le ipocrisie del decoro.
Dite la verit, siete gi stanco di me? Perch questa l'impressione che date.
FEDERICO Elisabetta, vi giuro che...
ELISABETTA Basta con i vostri giuramenti!
Cosa c' sotto? Cos'altro ostacola il vostro amore?
FEDERICO A dire la verit...
ELISABETTA Animo, signor mio!
Armatevi di quel coraggio di cui tanto spesso parlate. E badate, io so molto di
pi...
(lunga pausa; dalla quinta di destra, appare Adelaide; il pianista, che fino ad
ora ha scritto e pro-vato qualche nota, fa, senza essere visto, vistosi gesti
alla giovane)
FEDERICO E'... che sono cattolico, ecco...
ELISABETTA Cosa?
FEDERICO Quel che ho detto...
...io sono cattolico e voi protestante...
Se non vi sembra un impedimento neanche questo. E, in sovrappi, la mia
famiglia, che tiene gli occhi chiusi finch le cose rimangono come sono,
troverebbe molto da ridire a un ripudio pubblico dei princi-pi ereditari.
Eh, che diamine!
(Elisabetta e Federico si guardano per un lungo istante, poi la donna esplode
in una fragorosa ri-sata, durante il dialogo, appare ancora Adelaide; il
pianista e Federico fanno vistosi cenni per al-lontanarla)
ELISABETTA Ah, ah, ah...E' questo dunque?
Ci separa la questione religiosa? E' questo che tormenta le vostre notti? Ah,
ah, ah...
(Federico cerca di far uscire Adelaide)
Povero Federico! Esponete le vostre ansie con molta chiarezza, ma in quanto al
resto...ah, ah...
(Il pianista riesce ad allontanare Adelaide; Elisabetta, improvvisamente dura)
Vi mostrer ancora una volta quella ch'io sono. I vostri impedimenti sono
polvere, granelli noiosi da spazzare via.
Noi ci sposeremo, mio caro! Siatene certo!
(esce)
FEDERICO (pausa;. al pianista)
Per favore....
(Il pianista comincia a suonare; durante le battute, Federico si cambia in
Gobinotti)
SCENA V
Federico (poi Gobinotti, ) Pianista, Adelaide
FEDERICO Aveva l'aria di una minaccia.
Eppure, ho ben esposto le mie ragioni.
PIANISTA (con ironia)
Io stesso non avrei potuto essere pi chiaro.
FEDERICO (mentre si cambia)
Ma, come avete visto, rimasta ferma nei suoi propositi.
PIANISTA (senza guardare)
Evidentemente non crede a nessuna delle vostre...
( si accorge che Federico , ora, Gobinotti)
...delle parole di Federico.
GOBINOTTI Pu darsi, ma si degn di prendere
in considerazione almeno una delle obiezioni del signor Labari. E non
indovinereste mai quale.
PIANISTA La questione religiosa.
GOBINOTTI Come lo sapete?
( come se ricordasse)
Ah, gi! Siete voi che...
A proposito, non vi sembrano troppi tutti questi cambi?
(Federico si interrompe perch apparsa Adelaide)
Eh no! Non adesso.
PIANISTA (allargando le braccia)
Insiste.
( alla ragazza)
Signorina, per favore...
ADELAIDE Quando?
PIANISTA Quando sar il momento.
(accompagna la ragazza fuori, poi a Gobinotti)
Dicevate?
GOBINOTTI Dicevo che una mattina la Contes-
sa se ne and, senza dire nulla a Federico, a far visita al Vescovo e gli
confid il suo desiderio di con-vertirsi.
PIANISTA E quello?
GOBINOTTI (sorpreso)
Non lo sapete?
PIANISTA Certo, ma mi diverte risentirlo.
GOBINOTTI Pi che giusto.
Quello, comunque, fu commosso e felice. Sapete com, i cattolici hanno il
pallino della pecorella smarrita, cosicch...
PIANISTA (con evidente consuetudine)
Cosicch, ogni conversione , per essi, una prova, un miracolo.....
PIAN /GOB. (insieme )
ed per questo che il Vescovo fu ben lontano dall'intuire il vero disegno
della donna..Ah, ah, ah, ah...
(il pianista comincia a suonare; il fondale si illumina, l'ombra di Elisabetta
in ginocchio davanti all'ombra del Vescovo)
GOBINOTTI (con ironia)
La signora Contessa si mostr quanto mai pronta e piena di volont. Sbalord
addirittura i sacerdoti che le furono dati per maestri.
In conclusione, in men che non si dica, una bella domenica -la terza dopo Pasqua,
mi pare- si convert nella cattedrale della citt, con profonda soddisfazione
del pubblico.
( il fondale rimane illuminato. Musica adatta alla situazione)
PIANISTA (ad alta voce)
E il signor Labari si trov nei guai.
GOBINOTTI Che?
PIANISTA Federico, dicevo, fini alla sbarra...
GOBINOTTI Era inevitabile...
(guardano entrambi il fondale che, lentamente, torna opaco; il volume della
musica si abbassa in-sieme allintensit delle luci)
Ma un tentativo lo fece ugualmente, il poverino. Prov, giocando con l'unica
cosa che conosce-va...come un bambino.
State a vedere.
(Gobinotti va alla specchiera e si cambia in Federico; appare Adelaide)
PIANISTA (sottovoce, alla ragazza)
Non ora!
ADELAIDE Quando?
PIANISTA Quando sar il momento.
(Adelaide si ritira)
SCENA VI
Federico, Pianista
FEDERICO Dicevate?
PIANISTA Niente. Posso esservi utile?
FEDERICO (perplesso)
Suonate qualcosa che mi dia la giusta atmosfera.
Voi capite, ne va della mia libert e...d'altro che forse vi dir.
PIANISTA (suonando)
Qualcosa del genere?
FEDERICO S, va bene.
PIANISTA (cambiando musica)
O preferite questa?
FEDERICO (convinto)
Questa, questa! Mi sembra pi adatta.
(si prepara a ricevere la Contessa)
Pianissimo, mi raccomando. deve sembrare che venga dalla mia vita e non dalle
vostre mani.
Atmosfera...atmosfera.
SCENA VII
Elisabetta, Pianista, Federico, Adelaide.
(Federico ed Elisabetta si guardano a lungo, poi si corrono incontro e si
prendono per le mani)
ELISABETTA Mio caro!
FEDERICO Mia cara!
ELISABETTA Sono qui.
FEDERCO Mi siete mancata.
ELISABETTA Come voi a me, immagino.
(il fondale illuminato a vetrata)
FEDERICO Non dobbiamo pi.
ELISABETTA Non deve essere necessario.
FEDERICO Io vi amo.
ELISABETTA Dovreste dirlo pi spesso.
FEDERICO Io vi amo.
ELISABETTA Ora esagerate.
FEDERICO Non dovete dubitare di me.
ELISABETTA Potete comprendermi.
FEDERICO N essere inquieta.
ELISABETTA Non lo sono.
FEDERICO Niente pu turbarci.
ELISABETTA Solo noi stessi.
(abbraccia la donna: impacciato)
FEDERICO Vi desidero.
ELISABETTA Vi da fastidio la giacca?
FEDERICO E a voi questo giacchetta?
ELISABETTA Volete tentarmi.
FEDERICO Ve lo aspettavate, lo so.
(Federico spoglia Elisabetta; i movimenti devono evidenziare l'impaccio;
durante l'azione, entra Adelaide,)
PIANISTA (ad Adelaide, sottovoce)
Non ancora, non ancora.
ADELAIDE (sottovoce)
Ma io sono stanca d'aspettare.
PIANISTA Un po' di pazienza, ragazza!
E poi, questo non mi sembra il momento.
La contesa, come vedete, rimandata.
(La musica alta; Federico accompagna Elisabetta verso il divano; inciampa)
FEDERICO Accidenti...
ELISABETTA (ride)
FEDERICO Non burlatevi di me.
ELISABETTA (allungando un braccio)
Sono qui.
(mentre Federico si affanna sui lacci di Elisabetta, riappare Adelaide che
insiste)
ADELAIDE (al pianista, sottovoce)
Quando, allora?
PIANISTA Quando sar il momento.
ADELAIDE E quando sar?
PIANISTA Ma non lo so!
(Adelaide esce lentamente; il pianista, vedendo ci che accade in scena, suona
pianissimo e poi tenta di uscire)
FEDERICO No! La musica no...L'atmosfera...
ELISABETTA Che dite?
FEDERICO Siete mia!
(il pianista torna a suonare e spegne la luce del leggio; dopo qualche secondo,
imbarazzato, esce; la musica continua, senza interruzioni, registrata; il fondo
illuminato nella parte centrale; il quadro della parete mostra, ora, due
volti vicini; lentamente, alla fine della scena, il fondale torna opaco.)
SCENA VIII
Federico, Elisabetta
FEDERICO (sdraiato sul divano)
Dove siete stata in questi giorni?
ELISABETTA (pausa; sdraiata sul divano)
Vi sono mancata?
FEDERICO (pausa)
Non vi ho mai vista uscire con tanta regolarit.
ELISABETTA (pausa)
Temete qualcosa?
FEDERICO (pausa)
Le novit nella vostra vita mi preoccupano
ELISABETTA (pausa)
Devo credere che siete geloso.
FEDERICO (pausa)
Mi giudichereste male?
ELISABETTA (pausa)
Perch mai? Lo pretendo.
FEDERICO (lunga pausa)
E voi?
ELISABETTA So che mi amate.
FEDERICO (lunga pausa)
Vi sentite tanto sicura?
(si mette seduto sul divano)
Non sono certo che mi piaccia.
ELISABETTA ( si mette seduta)
Mi preferite quando dubito di voi?
(luci piene)
Bene! Non avete che da ripetermi le vostre ragioni.
FEDERICO (mentre si riveste)
Vi prego, non in questo momento...non dopo che abbiamo fatto l.am...
ELISABETTA ( interrompendolo)
...appagato le nostre voglie?
FEDERICO Che ci siamo amati, ecco!
ELISABETTA (si veste)
Oh, s...
(ride)
Siete stato, come dire, vigoroso, piacevolmente ingombrante...quasi
animalesco...
Non avete certo risparmiato le energie, ve lo concedo. Mi avete schiacciata
contro questo divano. spin-gendovi ben oltre le mie pi rosee speranze, e...
( Si fa aiutare per il vestito)
...aiutatemi, per favore...
...le vostre mani hanno tormentato i miei pi intimi segreti...
FEDERICO Elisabetta! Che modo di parlare
questo? State usando un linguaggio da...da...da...
ELISABETTA - Da puttana, volete dire?
Sono ancora calda del mio e del vostro piacere; ci siamo amati, come vi piace
dire, dopo che voi avete rifiutato il matrimonio, e mentre io ancora vi
mantengo. Che debbo ricavarne?
Se non sono una puttana solo perch possiedo una casa e una non trascurabile
rendita, non vi pare?
FEDERICO Che vi spinge a tanto?
Cosa volete?
ELISABETTA (tagliente)
Anche quando siamo amanti, mio caro, non siamo altro che contendenti, e io, se
m necessario, non ho scrupoli nel puntarvi il ferro alla gola.
(lo fissa)
Ripetetemi le vostre argomentazioni. Ancora una volta
FEDERICO Siete...siete imperdonabile, ecco.
Incapace della pi piccola pausa, ossessiva, come tutte le donne.
ELISABETTA (infuriata)
Osate far paragoni?
FEDERICO Signora, signora. Vi prego...
Di matrimonio s' gi parlato, e io non vi paragono a nessun'altra...
Le ragioni ormai le conoscete...sono davvero cos poco importanti per voi?
ELISABETTA Irrilevanti!
FEDERICO Ma ogni persona di buon senso ca-
pirebbe il mio comportamento.
ELISABETTA Ogni uomo, volete dire.
FEDERICO Ma...
(pausa; poi, ormai arreso)
Come preferite...
Io non posso sposarvi!
ELISABETTA In modo definitivo?
FEDERICO Non posso.
ELISABETTA Non potete
FEDERICO Ve l'ho detto
ELISABETTA Perch voi siete povero e io bene-
stante, perch le chiacchiere vi danneggerebbero, pardon...mi danneggerebbero,
e la differenza d'et, poi, farebbe il resto?
FEDERICO L'avete detto.
E poi, io sono cattolico e voi...
ELISABETTA Anche!
FEDERICO Cosa?
ELISABETTA Sono cattolica anch'io.
FEDERICO Non possibile!
ELISABETTA Mi sono convertita.
FEDERICO Non possibile!
ELISABETTA Vi ripetete, signore.
Ho fatto regolare abiura. Con pochissimo sforzo ho rimosso il maggior ostacolo
al nostro matrimonio, ho fatto un piacere alla chiesa cattolica, e liberato voi
da un insopportabile tormento.
Vi par poco?
FEDERICO Non riesco a crederlo!
La soddisfazione di uno solo dei vostri puntigli vale pi di tutti i vostri
sospiri. Ma perch una felicit tanto collaudata deve essere turbata dalla
vostra mania di cambiare il bene in meglio?
ELISABETTA Apprezzabile tesi.
(pausa)
Dunque, sono questi i motivi?
FEDERICO Elisabetta...
ELISABETTA Perch non dite la verit, invece?
FEDERICO Quale verit?
ELISABETTA La ragione, quella vera, che vi im-
pedisce di cedere.
FEDERICO Non...non capisco a cosa vogliate
alludere.
ELISABETTA Alludo al legame con mia figlia!
FEDERICO Signora!
ELISABETTA Con mia figlia, vi dico!
FEDERICO Ma...ma una mostruosit!
Sul mio onore, vi giuro che...
ELISABETTA (interrompendolo)
Voi siete l'amante di mia figlia Adelaide!
FEDERICO (confuso)
Io? Elisabetta...io...io...
ELISABETTA Voi, voi, voi!
Voi non avete nulla da aggiungere se non la verit.
FEDERICO Ebbene...io...
(durante il dialogo, entra Adelaide: in camicia da notte)
SCENA IX
Federico, Elisabetta, Adelaide, Pianista
FEDERICO (scorgendo la ragazza)
Adelaide! Voi! Da quanto tempo site qui?
( alla donna)
Elisabetta, posso spiegarvi...
(appare il pianista che si ferma in proscenio; Federico lo apostrofa)
E voi, non state l impalato. Fate qualcosa...suonate, almeno.
(piagnucoloso)
Non vedete in che situazione mi sono infilato?
Aiutatemi!
(il pianista attacca una musica triste e cupa)
Per l'amor di Dio, non fate il tragico anche voi! Mi volete morto, mi
volete...Bisogna sdrammatizzare, sdrammatizzare...
(il pianista cambia musica; Federico si agita tra le due donne che rimangono
immobili e in silen-zio)
Signora...ora vi spiegher tutta la situazione...Vi spiegher...
(alla giovane)
Adeletta!
(alla donna)
Elisabaide!
Oh, mio dio! Come ne esco, adesso?
PIANISTA Provate a raccontare come avete
se dotto la giovinetta. Se non altro fate passare il tempo, e il tempo, come si
dice...
FEDERICO (agitato)
Giusto...giusto.
( va verso le donne)
Ora ascoltatemi tutt'e due; ascoltatemi attentamente...
( le fissa per un attimo, poi..)
No...voi, no...
( al pianista)
E' meglio che stiano l, ferme, vero?
PIANISTA Allora?
FEDERICO ( andando avanti e indietro)
S, ora racconto...si...com' andata...pu servire...voi suonate che
racconto...vediamo...allora...
(a Elisabetta; il pianista suona)
Ecco...voi sedete qui, signora...S, qui...ecco.
Scusate...
(va a prendere Adelaide e la porta verso il pianista)
E voi...permettete? Venite con me...si, ecco...
( al centro del palco)
La ragaz...Adelaide ha appena compiuto diciotto anni.
E' bellissima...questo lo vedete anche voi...e lo era anche prima...euhm...s.
anche questo si sapeva...s...
La...la sua pelle di una bianchezza abbagliante...le braccia sono
meravigliose...
(spostando la vestaglia)
...e il resto, poi...
( si pente del gesto)
Ha poco della giovinetta, molto di...di una donna...
( le gira attorno)
...e tanto dell'intelligenza...
( le prende le spalle)
...e del carattere di sua madre...
(Adelaide si allontana con uno scatto)
...e della sua altezzosit...
(Adelaide si siede sul divano, di fronte alla madre che sfida con lo sguardo)
...con in pi la consapevolezza di fanciulla desiderata.. Insomma, una bellezza
in pieno rigoglio a con-fronto con...con...
(si gira per guardare Elisabetta)
ELISABETTA Signore!
FEDERICO Una rosa!
Stavo per dire una rosa...
(preoccupatissimo)
E tra queste due dee, cos diverse per ...et e per virt, ma pur sempre
dee...io...io che sono sempre af-fettuoso con entrambe...almeno quanto
basta...s, io...
(sempre pi impacciato)
...sempre spiritoso...quando non ho fretta, si intende... io...ebbene, io...
(crollando)
Io ora, non ci faccio una bella figura, ecco! E gi mi vedo appoggiato qui....
( va verso la poltrona)
con il gomito sullo schienale...oppure l...
( va verso il pianoforte)
in un atteggiamento che potrei definire, forse, elegante , ma ...ma
nell'impossibilit di trovare una sola parola da dire, ecco!
ELISABETTA Raccontate semplicemente com'
accaduto che voi e mia figlia...
FEDERICO Elisabetta, credetemi...
ELISABETTA Dunque?
FEDERICO S, s...Scusate...
( si guarda attorno)
Ci provo...
( al pianista)
E se facessi una bella uscita?
PIANISTA Non a questo punto.
FEDERICO Non a questo punto, dite...gi...
( si gira ancora attorno)
E va bene!
(pausa)
Quando vidi...s, insomma, il giorno in cui riuscii ad avvicinare la
Contessa...euhm...voi, signora...notai con una certa sorpresa e...e piacere, un
fiore non ancora sbocciato, ecco...Un fiore vivace nei colori, a-cerbo nel
profumo, certo...
(si fa prendere dal discorso)
...ma cos pieno di promesse che...
(sinterrompe; silenzio generale, poi. al pianista)
Ho gi esagerato? Ditemi.
PIANISTA (preoccupato)
Molto dipende da quanto volete ancora dire.
FEDERICO La cosa mi prende, lo ammetto.
PIANISTA Avanti, allora, continuate.
FEDERICO (guarda le due donne )
Gli che ..che certe giovani, come Adelaide appunto...hanno qualcosa
che...che...sembrano loro stesse a sospingere certi pensieri, ecco!
(il pianista smette di suonare; un attimo di silenzio generale; Federico
imbarazzato)
La maggior parte, intendo...in...in maniera inconsapevole, certo...insomma...
( prende coraggio e dice tutto di fila)
il loro comportamento ...come dire...galleggia... s, galleggia tra il gioco e
il tentativo di seduzione. Si avvicinano, spinte dall'irresistibile desiderio
di scoprire e...e di farsi scoprire, ecco.
( si guarda attorno)
Per...per, accompagnano quel desiderio alla paura di trovare proprio quello
che cercano...Capite cosa voglio dire?...sicch...
( al pianista, come a chiedere aiuto)
...sicch...sicch...
( d'un sol fiato)
sono sempre pronte a giustificare, con loro stesse e con il mondo intero, quel
gioco pericoloso con l'in-genuit e la spontaneit del gioco, appunto...anche
quando questo si spinto fino al punto di renderle palesemente e piacevolmente
colpevoli. Insomma, quando i desideri, quelli veri, si sono fatti fin troppo
chiari, ecco! Poi, solo un precipitare d'eventi...
( lunga pausa; silenzio generale)
Ecco, s...
E' cos....
Mi sembra che sia andata in questo modo...
ELISABETTA (con freddezza)
Siete, a dir poco, meschino, Federico!
Volevo una spiegazione e non delle misere giustificazioni. Mi avete delusa!
(al pianista)
E voi cosa fate l, rigido come una statua? Mettetevi a suonare, almeno!
PIANISTA Con quel che sta accadendo?
E poi, sono curioso.
ELISABETTA Un'atmosfera musicale ben s'addi-
ce alla situazione. E' quanto ci si aspetta da voi.
(esce)
FEDERICO (pianissimo del pianista)
No, non andate via! Aspettate, vi prego.
( la insegue fino all'uscita)
Mai che riesca a finire un mio pensiero.
SCENA X
Federico, Pianista
FEDERICO (al pianista)
Avete visto?
Come posso spiegarmi? Esce sempre! Io voglio esser chiaro, ho ben fatto questo
proposito, ma la Con-tessa non vuole ascoltarmi...ditemi voi...
( versa da bere per s e per il pianista)
E smettetela di suonare, che diamine! Cosa continuate a pestare su quei tasti?
Ascoltatemi almeno voi...
PIANISTA Sono qui per questo.
FEDERICO Per cosa, per suonare o per ascol-
tarmi?
PIANISTA (prendendo un bicchiere)
Ora pretendete troppo; non facile rispondervi. Continuate a raccontare.
chiss...
FEDERICO Non siete dalla mia parte, eh?
Allora, venite qui, seguitemi.
(si avvicina al divano dove seduta Adelaide)
Guardatela. Su, guardate.
PIANISTA Ebbene?
FEDERICO Cosa avreste fatto al mio posto?
PIANISTA Eh no, caro Federico Maria!
Non cercate di tirarmi troppo d'entro a quest'affare. Io suono, lo sapete.
(torna al pianoforte)
FEDERICO Ma se lei, se questa splendida tenta
zione, avesse dipinto per voi innocenti e impudiche atmosfere, se solo per voi
avesse creato un mu-schioso giardino di desideri...
PIANISTA (lo interrompe con una nota pi forte)
Attenzione, signor Labari, potreste venir frainteso. La fanciulla molto
bella, d'accordo, e l'assoluta mancanza di un pur minimo segno di volgarit la
rende splendente, ne convengo, ma quello che...
FEDERICO (battute cariche di pathos, come se
Federico fosse un personaggio di una tragedia)
No! Voi non capite! Non capite...La sola bellezza
non un valido criterio di scelta...
( si avvicina ad Adelaide che ,languidamente, si
sdraia sul divano)
...e la volgarit non sarebbe un limite al mistero che le appartiene...
(sfiora il corpo della ragazza con le mani)
Se l'aveste vista! Se solo voi aveste potuto godere
della grazia torbida con la quale chiedeva prote- zione alle mie braccia; o il
fascino allusivo, mute- vo-le, ogni volta che poneva per il bagno, una spu- gna
tra le mie mani, o...o quando, per un dolore oscuro e vago...qui, proprio
qui...
(carezza l'interno delle gambe)
...supplicava le mie mani...e ancora, ancora, fino a lasciarsi squassare da
quei brividi che solo lei, poi,
non voleva pi riconoscere...
( a queste parole, Adelaide si alza di scatto ed esce; Federico la segue con lo
sguardo continuando a parlare)
Bisogna essere artisti o pazzi, creature colme di malinconia, con una polla di
bruciante veleno nei lom-bi, per desiderare quel che io ho desiderato e
avuto...
( si ferma di colpo; la musica tace; quando riprende a parlare, Federico
quello di sempre)
Mamma mia! Che ho detto! Queste non sono parole mie...e in quel tono, poi.
( al pianista)
Vi giuro, non ho mai parlato cos!...Da non credere.
( si appoggia al pianoforte)
Non sono nemmeno tanto artista e per niente affatto pazzo.
Che dite, le avr lette da qualche parte?
PIANISTA (con indifferenza)
Impossibile, non sono ancora state scritte; almeno non per voi.
FEDERICO Ma io le ho dette, per Dio!
PIANISTA E qualche altro le avr pensate.
FEDERICO Siete ben strano, sapete? Continuo
a non capirvi.
(pausa)
E comunque, cosa avreste fatto voi?
PIANISTA Un romantico notturno, solo per
lei...forse.
FEDERICO Seh, ma cosa ne pensate?
PIANISTA Un racconto davvero eccitante, ma
non posso dirlo...ufficialmente.
FEDERICO Perch?
PIANISTA (decisamente)
Perch, come avete detto, queste parole non v'appartengono. Diciamo che sono
fuggite fin qui da chis-s quali altre pagine.
FEDERICO Ora si che vi capisco!
Siete completamente pazzo,
(sorpreso)
O un artista?
PIANISTA E voi, invece, cosa credete di esse-
re? Ci che potete dire del tutto noto. Si tratta solo di scegliere il modo,
appunto...Eravate l, da qual-che parte, poi qualcuno v'ha chiamato, e voi...
FEDERICO (forte)
Io? Voi, caso mai...
SCENA XI
Elisabetta, Pianista, Federico, Adelaide.
ELISABETTA ( entrata sulle ultime battute)
State esagerando, maestro. Siete andato ben oltre i vostri compiti. Rientrate
tra le righe e, se mi passate il gioco di parole, uscite. Quel che segue non ha
bisogno della vostra musica.
PIANISTA Se lo dite voi.
(esce)
FEDERICO Non crederete a quel che ha detto,
vero? E' esaurito, ecco! Sicuramente. La situazione grave, non lo nego, ma io
posso...
ELISABETTA Ssst, zitto! Non intendo muovervi
alcun rimprovero, rassicuratevi.
Volevo una spiegazione, tutto qui. Infine, sono io che vi ho introdotto in
questa casa, io ve ne ho fatto il re, io che pure vi ho concesso ogni licenza.
E naturale che ne abbiate abusato fino all'inverosimile.
(Federico si risente)
Oh, non ribellatevi. Al punto in cui sono le cose...
Avete trovato una ragazza giovanissima, incapace di comprendere, di conoscere,
di prevedere e ...
FEDERICO Ma non vero!
Adelaide sapeva benissimo ...
ELISABETTA (interrompendolo)
Federico! Io ve l'ho permesso, ricordatelo! E' bene che sia stata io stessa a
concedervi spazio e tempo. Capitemi, almeno adesso...E' meglio per tutti.
FEDERICO Sar...
ELISABETTA Abbiamo dato tanti scandali che vi
confesso la mia impotenza e la mia noia ad aggiungerne uno nuovo. E' probabile
che se insistessi a chiedervelo, voi avreste la compiacenza di sposare la
signorina del Monte ma la nostra relazione stata cos pubblica che la sola
idea di una simile evenienza mi infastidisce non poco...
FEDERICO Ma sarebbe un ripiego, un accomo
damento...
ELISABETTA (convincente)
E abbastanza frequente, non lo ignoro, ma non va d'accordo con quello che io ho
deciso e voglio. Dun-que, non vedo che una cosa da fare: rendere regolare la
nostra situazione e, contemporaneamente, al-lontanare la signorina per darle
poi un marito.
(pausa)
Vedete? Si pu rimediare a tutto e non vedo proprio come possiate rifiutare
l'unica via d'uscita che in vostro potere.
FEDERICO (entra, non vista, Adelaide)
Eh s, devo convenirne; ci che avete detto non privo di una certa logica. Vi
molto di vero, poca par-te di dubbio e...
ADELAIDE E un grosso errore!
FED / ELI. Adelaide!/Signorina!
ADELAIDE Non avete considerato me.
(pausa)
Signora, vi chiedo scusa per essermi introdotta in modo cos teatrale, ma
potete ben capire quanto i vostri proponimenti mi stiano a cuore e se io abbia
o no il diritto d'immischiarmi in affari che mi ri-guardano.
Da molto tempo, Federico ottiene il mio silenzio con la promessa di chiedere a
voi la mia mano. Io ho acconsentito, ma ogni mattina e ogni sera lui tira fuori
qualche nuova scusa per non aver fatto ancora nulla. Desidero mettere fine a
questa situazione.
Se il signore vi ha fatto conoscere le nostre intenzioni, non v' bisogno
d'altro; altrimenti, venuto il momento delle spiegazioni.
FEDERICO Ancora!
ELISABETTA (gelidamente)
Signorina, voi non sposerete il signor Labari!
ADELAIDE Perch, signora?
ELISABETTA (idem)
Perch appartiene a me, e sposa me
ADELAIDE (altrettanto gelidamente)
Questo quanto voi sperate. Rispondetele, Federico.
FEDERICO Be, s...a dir la verit...
ELISABETTA (mettendosi tra i due)
Il signore ha ben poco da aggiungere. E con me che dovete parlare.
ADELAIDE (torna tra la madre e Federico)
Non ho niente da chiedervi, signora. Volevo solomettervi a parte della
verit.
Federico!
FEDERICO S, sono qui. Un attimo, vi prego.
ADELAIDE Cosa c' da aspettare?
FEDERICO (in un sol fiato)
Va bene se vi rispondo che sto cercando una frase che non scateni l'esplosione?
ELISABETTA (si allontana)
Mio dio, non capisco questa discussione che sarebbe ridicola se la vostra
inesperienza non la giustifi-casse. Tornate nelle vostre stanze e pensate ad
altro.
ADELAIDE (violentemente)
Non devo nessun riguardo a nessuno, io; reclamo quanto mi appartiene.
(a Federico)
E voi parlate! Sapete benissimo quel che tocca a voi.
ELISABETTA (decisa)
E io lo so altrettanto bene! E ora di finirla.
State certa, signorina, che sapr come ricondurvi alla ragione.
ADELAIDE Non ci contate!
ELISABETTA (prende decisamente il comando)
Voi, Contessina Rocchi del Monte non siete ancora maggiorenne e vi metter in
convento dicendo il perch.
ADELAIDE Non oserete!
ELISABETTA Oh, s che lo far!
(a Federico)
E voi ve la vedrete con l'opinione pubblica, la quale stenter a credere che in
casa mia vi siate permesso tanta licenza. Vi do un minuto per decidere: o me o
ci che vi ho detto.
Scegliete!
ADELAIDE (a Federico)
Non ascoltatela! Il convento, il disonore, l'abbandono piuttosto, ma non datele
partita vinta.
Rispondete!
FEDERICO (in piena crisi)
Rispondete! Scegliete!
E... imbarazzante, non lo capite? E poi, non voglio...non ora, almeno. Non
sono pronto, ecco!
( tira fuori un fazzoletto e si soffia il naso)
ADELAIDE (sprezzante)
Vigliacco!
(esce)
SCENA XII
Elisabetta (poi Castelli), Federico (poi Gobinotti), Pianista, Adelaide.
ELISABETTA (lunga pausa, poi va incontro a Fe-
derico e gli prende le mani)
Su, su...calmatevi...
Vi perdono tutto, dimentico tutto. Non vi tolgo nulla della devozione che in
tanti anni vi ho dedicato e che voi ben conoscete...E poi, non sono n sciocca
n borghese...
(Federico non capisce..)
Dio mio, Federico! A una certa et ci si salva con l'indulgenza.
Infine, siete stato sedotto e...seducente.
(pausa; cambiando tono)
Suvvia, cambiatevi adesso.
FEDERICO (sorpreso)
Cambiarmi? E perch?
ELISABETTA Datemi retta. E' ora.
FEDERICO Ah, gi! Il solito cambio.
(la luce si abbassa; si illumina il fondale: manichini in controluce; i due si
cambiano; musica.)
VOCI (prima, distinte e poi confuse)
Ma vero?
Incredibile!
La morale, la morale.
Scandaloso!
Disdicevole vicenda.
La morale!
GOBINOTTI (quasi con allegria)
E voi, signora Castelli, cosa ne pensate?
CASTELLI C' poco da pensare, caro Conte.
Il comportamento del signor Labari stato, a dir poco, osceno. Bench mi
piaccia sostenere una buona conoscenza degli uomini, debbo confessarvi che non
trovo parole adatte per quell'individuo. Amante della madre e della figlia! Oh,
mon Dieu! E' quasi impronunziabile.
GOBINOTTI (si avvicina)
Ma scegliere era davvero scomodo.
CASTELLI Madre e figlia! E vergognoso, do-
vete ammetterlo. Come poteva la Contessa immaginare che...incroyable...
E quella bambina, poi, in quella situazione...Non poteva che cercare una
riparazione.
GOBINOTTI E chiaro per, che ubbidendo ad
Adelaide, Federico Maria non avrebbe avuto n la fanciulla n i vantaggi
dell'amore della Contessa, e che, perduto agli occhi della discreta nostra
buona societ, sarebbe stato espulso dalla reale accademia, costretto a
espatriare: Il che, squattrinato com'era, aggravava notevolmente la sua
situazione.
Non perdete di vista questa circostanza.
CASTELLI Dobbiamo considerarlo un eroe,
allora?
GOBINOTTI, (sorride con ironia)
No, ma non per questo, meno comprensibile.
CASTELLI (risentita)
Non ha mai saputo che partito prendere. E ha fatto l'unica cosa che sapeva
fare: ha perso il controllo.
( durante il monologo, anche la Castelli perde, via via, il controllo delle sue
azioni)
Il naso gli si sar fatto un po' pi rosso, e me lo immagino con gli occhi
umidi e persi. Avr tirato fuori il fazzoletto pi fine e piagnucolato con la
speranza di farsi perdonare, il pusillanime.
Come pensate di poter difendere un simile vigliacco, uno spudorato mentitore
che ha approfittato della fiducia di una donna? Mi meraviglio di voi.
Quell'opportunista, porco schifoso, ha imbrattato l'innocente affetto di una
fanciulla. Animale che s' rotolato fra quattro, dico, quattro lenzuola calde,
che ha frugato nell'intimit di due donne, ma che dico, di una donna e di una
bambina che......
GOBINOTTI (improvvisamente)
Siete bellissima!
CASTELLI Che?
GOBINOTTI Siete bellissima.
CASTELLI Cosa dite?
GOBINOTTI (seducente)
Siete splendente nel vostro sacro furore.
CASTELLI (vezzosa)
Ma no, che c'entra...
GOBINOTTI (avvicinandosi)
Guardandovi, mi accorgo che l'indignazione vi accende gli occhi...
( le cinge le spalle)
...e l'ira, la giusta ira, v'affanna il seno...
(sempre pi a contatto)
..che dire, poi, del vostro disprezzo?
Non v' fibra nel vostro corpo che non vibri duna tensione che oserei
definire...
(le mette le mani intorno alla vita)
CASTELLI Ohohoh...
GOBINOTTI ...complice...
( la stringe ancora)
CASTELLI Che...fate?
GOBINOTTI ...travolgente...
CASTELLI (ansimante)
Pier Giulio! Come siete impulsivo...Suvvia, mi...mi...mi sciupate il vestito
GOBINOTTI Signora Castelli, sto per fare di pi
e di peggio!
CASTELLI Non vi credo.
(i due si abbracciano con foga; appare il pianista)
PIANISTA Scusate...
CASTELLI (a Gobinotti, languidamente)
Fate pure.
GOBINOTTI Cosa?
CASTELLI Quel che avete cominciato...
...senza scusarvi.
GOBINOTTI Io?
PIANISTA (pi forte)
Scusate.
CAS/GOB. Ah!/Ah!
(si allontanano)
Chi siete?/Cosa fate qui? Come osate?/Uscite!
PIANISTA Signori, signori.
Un po' di calma, prego. Sono il pianista, ricordate?
CAS/GOB. Uhm./S.
PIANISTA Suono qui; mi pagano per questo.
CAS/GOB Immagino/S.
PIANISTA E di l mi hanno detto che devo
stare di qua. Per cui, per rispondere anche all'ultima domanda, non posso
uscire, neanche se me lo ordi-nate.
CAS/GOB. Certo che no/No!
PIANISTA Quindi...
(va a sedersi al piano)
GOBINOTTI (seccato)
Quindi, proprio adesso dovete riprendere il vostro compito di sottofondo?
PIANISTA (prendendo i fogli sul pianoforte)
Eh, s! Leggete qui. Pagina 43, terzultima battuta: Entra il pianista e dice
"Scusate". C' scritto qui.
GOBINOTTI (rassegnato, alla Castelli)
C' scritto l.
CASTELLI (imbarazzata)
Comunque...noi stavamo...s,insomma...noi parlavamo della ben nota vicenda
che...
GOBINOTTI Sicuro!
E la signora Castelli appunto, era del tutto presa dal manifestare la sua
indignazione per certi compor-tamenti che...
CASTELLI (interrompendolo)
E, d'altronde, anche la Contessa non si comportata come si conviene.
Perdonare quel Federico cos, poi senza alcun rifiuto del fatto che...che...che
c' scritto poi, su...su quei fogli?
PIANISTA Continua il racconto, signora...
CASTELLI Bene.
PIANISTA ...senza divagazioni.
CASTELLI (girandosi)
Questo lo avete aggiunto voi.
PIANISTA Lo ammetto.
CASTELLI E cosa ne pensate?
PIANISTA Che un accordo in re minore ci sta
starebbe proprio bene.
CASTELLI (tornado da Gobinotti)
Continuate, vi prego.
GOBINOTTI S, dunque...laContessa tir avanti
a parlare sul tono del materno affetto, anche perch qualsiasi altro tono non
sarebbe stato opportuno in quel momento, e lei lo sapeva.
Mi ascoltate?
CASTELLI (distrattamente)
Ma certo.
GOBINOTTI (con convinzione)
Non ammirate anche voi l'arte con la quale la contessa aveva subito intuito che
la partita era vinta e la piazzaforte conquistata?
CASTELLI (nuovamente attenta)
Naturalmente no! Che discorsi sono questi? Era pur sempre una madre, e se la
gente avesse saputo la verit...
GOBINOTTI Non sarebbe cambiato nulla. Quel-
l'angelo di Elisabetta ora capiva tutto, scusava tutto.
CASTELLI E il pusillanime?
GOBINOTTI Federico?
Non ebbe neanche il tempo di riflettere sul miglior modo di tentare una
contestazione e in capo a un quarto d'ora si ritrov ben infiocchettato,
impacchettato, e... inchiodato.
CASTELLI Comincio a essere stanca di questa
storia. Non desidero pi ascoltarvi, Conte.
(si alza)
GOBINOTTI Ma dovete! Il bello viene adesso.
(la segue)
E non ci sono che poche parole da aggiungere...
(escono. Si sentono le voci. Gobinotti si affaccia furtivamente, per due o tre
volte.)La contessina Rocchi, che notoriamente aveva adorato suo padre, se ne
and tre mesi presso la zia, all'epoca del ma-trimonio di sua madre con
Federico. Ma siccome... (mentre Federico fa capolino, Adelaide si sdraia sul
divano e richiama l'attenzione dell'uomo con gesti provocatori; Federico
rientra guardandosi intorno; il fondale illuminato e mostra l'ombra di
Elisabetta che parla con due manichini)
SCENA XIII
Federico, Adelaide, Pianista, Elisabetta.
PIANISTA Ehil, signor Labari. Ben tornato!
FEDERICO Ssst! Non ora, non ora. Suonate.
(si cambia velocemente)
Uffa!
(scena di seduzione; Federico impacciato mentre Adelaide ha un atteggiamento
molto esplicito; Elisabetta parla con il tono di chi pensa il contrario di quel
che dice)
ELISABETTA Mia figlia un prodigio di devozio
ne filiale e di abnegazione. Che non abbia simpatia per il patrigno cosa che
non saprei trovare ripro-vevole. Adelaide troppo pura e troppo ingenua per
saper dissimulare; si fatta l'idea che il mio gio-vane marito non sappia
rendermi felice e vuole essermi vicina per consolarmi.
Ma una fantasia che passer e io ci tengo a che rimanga in casa di sua zia
Teresa fino al momento in cui si sposer.
Voi capite, immagino, il mio sacrificio: il pi grande che mi si possa
chiedere. Separarmi da una bam-bina cos cara che prima d'ora non mi aveva mai
lasciata...
( lentamente, il fondale torna opaco; al centro, il quadro del salotto in
controluce: ombre dei volti di due manichini, luno di fronte all'altro; anche
Federico e Adelaide sono, ora, viso a viso.)
FEDERICO Mi amate ancora?
ADELAIDE Mi pensate fin troppo fragile.
Vi voglio!
FEDERICO Ma adesso partirete.
ADELAIDE Ho perso una battaglia.
( lo bacia e si allontana)
Vi scriver, non dubitate. E far in modo che possiate venire da me.
(sulla quinta)
Spesso, molto spesso.
(esce; il fondale torna opaco)
FEDERICO (al pianista)
Visto? Vincitore, sempre!
(il pianista sorride e allarga le braccia)
Qui ci vuole una musica allegra e una coppa di champagne.
(il pianista suona, e Federico beve; entra Elisabetta; la musica s'interrompe)
Signora?!?!?!
(imbarazzato)
Ero qui che...che brindavo al nostro amore, ecco!
ELISABETTA Federico! Finalmente sposi!
FEDERICO (riprendendosi)
Un brindisi, allora. Con champagne e musica.
(al pianista)
Musica, maestro.
PIANISTA Ancora?
FEDERICO Pi che mai! Vi pagano per questo
no?
(scena del tutto simile alla precedente: i due ballano e poi tentano un
approccio amoroso; Adelaide osserva dalle quinte; fondale trasparente con le
ombre di tre manichini; durante la scena, Federico mostra stanchezza e/o noia;
alla fine , lui seduto e legge, lei fruga fra carte e lettere)
ADELAIDE Mia madre sar certo infelice con
il signor Labari. Non avrebbe dovuto risposarsi, ma non tocca a me biasimarla;
posso solo vedere, e li vedo, i pericoli che corre. Le sacrificher i miei
gusti e la mia vita. Le torner accanto e non mi sposer mai.
(esce per apparire dietro il fondale; ora, Federico ed Elisabetta sono seduti e
annoiati)
ADELAIDE (al primo manichino)
No, mi dispiace. Sono onorata della vostra preferenza, ma mi sento impegnata a
mantenere la mia paro-la.
(il manichino cade; al secondo manichino)
Oh, Edoardo! Un bel nome, vent'anni, di bell'aspetto...Sono lusingata, ma non
posso accettare. Non vi amo.
(il manichino cade spinto da Adelaide; al terzo manichino)
Signore, quale onore! Conosco bene l'industria di vostro padre: 100.000 talleri
di rendita, se non m'in-ganno. Sarebbe comodo, ma non mi piacete.
(il manichino cade; il fondale cambia: due finestre danno luce; il pianista
suona unaltra musica che poi lascia sfumare per guardare i fogli che tiene sul
piano; Federico legge, Elisabetta traffica con carte e lettere)
SCENA XIV
Federico, Pianista, Elisabetta.
FEDERICO (lentamente, si alza e si cambia in
Gobinotti)
ELISABETTA (senza vederlo)
Un'altra lettera di Adelaide. Ormai scrive quasi ogni giorno. Spera ancora che
io accetti di farla torna-re...
(guarda Federico che seduto davanti allo specchio)
Che fate?
FEDERICO Mi cambio, no?
ELISABETTA (si alza)
E perch?
FED/GOB. (seccato)
Perch ora devo essere il Conte Pier Giulio Gobinotti e voi la signora
Castelli. Non ve lo ricordate?
ELISABETTA Come sarebbe a dire?
Io vi do le battute sulle lettere di Adelaide e voi ve ne andate per conto
vostro?
FED/GOB. Ma per l'amor di Dio!
C' da raccontare della scoperta del biglietto di Adelaide nelle tasche della
giacca de Federico, mia ca-ra. Ho detto raccontare, mi seguite?
Quindi, io devo essere Gobinotti e voi la Castelli.
ELISABETTA Per niente affatto! Sono io, cio la
Contessa Rocchi del Monte, che trovo direttamente il biglietto nella tasca di
Federico, cio vostra. Altro che Gobinotti.
FEDERICO (seccatissimo)
Ma sentitela, madame! Crede di avere sempre ragione.
Aspettate l che vi faccio vedere io.
(esce)
ELISABETTA Deve essere impazzito.
(al pianista)
A che punto siamo, secondo voi?
PIANISTA Beh...
(prende i fogli che sono sul piano))
Qui dice, testualmente: "salotto di casa del Monte, e ci siamo, non c'
dubbio...poi, due finestre danno luce...anche quelle ci sono...ecco: Elisabetta
traffica con carte e lettere...voi lo stavate facendo, quindi...
FEDERICO (entrando)
Eccovi accontentata! Leggete qua: "Federico si alza e torna a vestirsi da
Gobinotti. Dilettante!
(il pianista si avvicinato; prende il foglio dalle mani di Federico che, ora,
in mezzo ai due; il pianista guarda entrambi i fogli)
ELISABETTA E voi leggete l, imbecille!
Guardate il foglio del pianista e vi convincerete delle vostre capacit di
memoria.
FEDERICO Sentitemi bene, oca balbettante, so
ben io chi io sia e quel che ho da fare!
PIANISTA Signori...
ELISABETTA (ancora pi risentita)
Cosa vorreste dire, che non so quando essere me stessa? Ma se mi ricordo
persino la pagina in cui appaio per la prima volta...
PIANISTA Signori, statemi a sentire...
FEDERICO Siete una caricatura!
ELISABETTA E voi un personaggio mancato!
Senza carattere.
PIANISTA (forte)
C ' una seconda stesura!
ELI./FED. Che?/Cosa?
PIANISTA Leggete la data. E ora leggete qui.
Sono diverse e questa posteriore a questaltra.
Evidentemente stato cambiato qualcosa...
FEDERICO Come cambiato?
Che fa, cambia senza avvertire? Qui siamo in pieni delirio d'onnipotenza.
PIANISTA Forse, non ci sono le idee chiare...
...in quale senso andare...
E ora che ci penso...Scusate...
(esce)
ELISABETTA E noi? Chi ci ripaga dellambiguit
che ne vien fuori?
FEDERICO Siamo noi che siamo esposti, che
crede. Soprattutto noi!
PIANISTA (rientrando con un terzo foglio)
Eh, mi pareva. C ' una terza stesura: eccola qui.
FEDERICO Da non credere!
ELISABETTA E ora, come si fa?
PIANISTA Si va avanti seguendo lo scritto, co
m' consuetudine.
FEDERICO Ah, s? E quale dei tre, di grazia?
PIANISTA Mi meraviglio di voi. Fa testo lul-
timo, ovvio.
ELISABETTA Ma se non lo conosciamo!
PIANISTA Lo leggo io. Su, al vostro posto.
(i due si avvicinano al divano, il pianista va al piano e legge
frettolosamente)
Salotto di casa del Monte, due finestre danno luce. Federico seduto...
(Federico si siede)
Ah, scusate. Ha la giacca buttata sul divano.
(Federico esegue, seccato, e poi torna a sedersi)
Elisabetta traffica con carte e lettere...
ELISABETTA - Lo facevo anche prima.
PIANISTA Per favore!
Leggo: Federico...
FEDERICO Cosa fate?
PIANISTA Elisabetta...
ELISABETTA Riguardo le lettere di Adelaide.
Anche oggi ne arrivata un 'altra...
(sorride)
Spera ancora che io riveda le mie decisioni e mi supplica di farla tornare.
PIANISTA Federico...
(Federico sta per parlare)
...qui non parla...
(Federico alza le spalle)
Elisabetta: fruga in un cassetto...
ELISABETTA Qui?
PIANISTA Credo di s.
Federico...
FEDERICO E ora?
PIANISTA Elisabetta...
ELISABETTA Faccio un po' d'ordine in questo
cassetto. C ' una tale confusione
PIANISTA Federico...
FEDERICO L 'avevo gi fatto io.
PIANISTA Elisabetta...
ELISABETTA Non mi sembrava.
PIANISTA Feder...
FEDERICO (al pianista)
Ora la so, grazie. Da qui in poi come prima...
Dunque...E' la vostra mania, signora, che vi fa vedere il disordine ovunque.
ELISABETTA Credete?
FEDERICO Credo! E' il bisogno di avere tutto
sotto controllo. Volete rendervi conto di tutto, essere a parte di ogni cosa...
Voi non amate l 'imperfezione umana, mia cara.
ELISABETTA Se anche fosse? A me sembra una
saggia decisione. Se tutto sotto controllo non si hanno sorprese. o, se
preferite, si possono meglio pa-rare i colpi di quell 'imperfezione umana che
vi
sta tanto a cuore.
FEDERICO Avete la stessa attenzione anche
per i miei cassetti?
ELISABETTA Che volete dire?
FEDERICO Se frugate tra le mie cose.
ELISABETTA Ah, vivaddio! Siete finalmente fuor
di metafora! Bene! Sincerit per sincerit, allora.
(estrae dalla tasca un biglietto)
Questo il risultato della mia saggia abitudine, o della mia mania, come dite
voi.
FEDERICO Cosa...
ELISABETTA S, vero! controllo i vostri casset
ti, le vostre tasche, le vostre carte. Frugo tra la vostra biancheria intima e
infilo le mani in qualunque posto che mi suggerisca un probabile nascondiglio
per le vostre menzogne.
Ed ecco qui il risultato: un biglietto di Adelaide non troppo leggibile, ma fin
troppo chiaro.
FEDERICO Come avete osato?
Chi vi da questo diritto? Come posso aver stima di voi se vivete nel sospetto?
ELISABETTA Sospetto? Ah! Qui c ' la prova del
vostro tradimento.
FEDERICO E volevate tenerlo per ricordo?
ELISABETTA Volevo vederci pi chiaro, signore
Avere il vostro disegno qui, nelle mie mani, senza il velo delle vostre bugie.
Volevo preparami una mi-glior difesa e la vendetta.
FEDERICO Quel biglietto non prova niente.
E' solo un innocente messaggio.
ELISABETTA Preceduto e seguito da chiss
quanti altri. E se a questo aggiungete le lettere di supplica di mia figlia, le
vostre frequenti assenze e i vostri cavalli sempre pi affaticati. l 'inganno
diventa palese e il sospetto un tormento.
FEDERICO Sono solo vostre fantasie.
Voi siete...
ELISABETTA Io sono furiosa! Sono fuori di me!
Voi e quel demonio di Adelaide state tramando alle mie spalle, e questo non
posso permettervelo.
FEDERICO La paura di restare sola vi rende
pazza, signora. Perfino la Granduchessa vi ha biasimato. E la gente, poi? Gi
si dice in giro che non siete quella madre incomparabile che vi sforzate di
apparire.
Adelaide vuol tornare per starvi vicino e per stare nella sua legittima casa.
(Elisabetta rimane in silenzio per un attimo; quando riprende a parlare, ha un
atteggiamento fred-do e deciso)
ELISABETTA Cos, sono stata aggirata, sconfitta
senza assalto frontale...senza lotta...
Bene, cambier tattica!
FEDERICO Cosa state dicendo?
ELISABETTA Scriver a mia figlia che le sue let-
tere m 'hanno convinta e la far tornare. Anzi, andrete voi stesso a
prenderla.
Vi lascer tra le sue braccia, almeno eviterete tanta strada. Ma non
rallegratevi, io sono sconfitta e non vinta! Alla prossima occasione, mio caro.
E ora, per favore, uscite.
FEDERICO (timidamente)
Ho ancora qualcosa da dire, se permettete...
ELISABETTA Ma io non ho nulla da dover ascol-
tare! Andate a prendere Adelaide, io devo ancora chiedermi perch non ho voluto
vedere.
FEDERICO (imbarazzato)
Elisabetta...lo sapete meglio di me, il...il...vostro errore e i nostri rimorsi
hanno finito per dar forza a ci che probabilmente non sarebbe stato neanche un
capriccio. La passione...
ELISABETTA Tacete!
FEDERICO Ascoltatemi, invece...
Mi sono trovato prigioniero di un desiderio...di una possibilit
affascinante...ho avuto un...un potere immenso...
ELISABETTA (quasi urlando)
Uscite, miserabile. Lasciatemi sola!
FEDERICO (esce)
SCENA XV
Elisabetta, Pianista
ELISABETTA (va verso il piano; mentre si versa
da bere, fa cadere dei fogli; li raccoglie e poi beve)
Quel piccolo mostro...
(ride)
Ci sarebbe voluta una mano ben pi ferma e saggia della mia, e non conosco
nessuno a cui avrei consi-gliato una simile esperienza.
(alza le spalle)
Io ho fatto del mio meglio. Le ho dato anche una governante inglese!
Quella povera signora Dickinson...deve averne passate di brutte giornate con
la...mia bambina!
(si guarda attorno e sorride)
Ben fatto, Contessa! Ben fatto! Un marito noioso e insignificante, e un amante,
ora marito, che...
Proprio un bel risultato.
(guarda verso le quinte come se parlasse a Federico)
Federico Maria,...fai l'effetto di un bel cappellino: ben aggeggiato, ma
costoso...
(al pianista)
Sapete? ...E'...come un velocipede.
PIANISTA Prego?
ELISABETTA Ma s, un velocipede!
Corre liscio solo sul marciapiede...fuori da l, inciampa.
(triste)
E io preferisco chi sa camminare anche nei boschi...ma ci vorrebbe un altro
tipo di coraggio...
(cambiando tono)
Su, suonate qualcosa. Sto per avere compassione di me stessa, e non mi piace.
(il pianista suona un allegro, Elisabetta si ricompone e fa sparire il
bicchiere; entra Adelaide.)
SCENA XVI
Elisabetta, Pianista, Adelaide.
ELISABETTA Adelaide, bambina mia.
ADELAIDE Signora madre.
(le due donne si salutano come se la situazione fosse del tutto normale)
ELISABETTA Bentornata nella vostra casa.
State bene?
ADELAIDE Benissimo, vi ringrazio.
ELISABETTA Gradirete senz 'altro un t.
(si alza)
ADELAIDE Signora...
ELISABETTA Preferite un cioccolato, forse?
ADELAIDE Gradirei che mi ascoltaste.
ELISABETTA Ebbene, vi ascolto.
(si siede, poi al pianista)
Il t, per favore.
PIANISTA Io?
ELISABETTA E chi altri?
PIANISTA (allarga le braccia e si alza)
ADELAIDE (con calma)
Dovete rendervi conto che la partita non uguale tra noi due.
ELISABETTA (al pianista)
Suvvia, andate!
(ad Adelaide)
E voi siete la pi forte?
ADELAIDE S, e non intendo cedervi niente.
ELISABETTA Me lo aspettavo.
D 'altronde, siete sempre stata pronta al capriccio. Siete molto bella e
intelligente, ma priva di qualsiasi scrupolo, viziata da quell 'imbecille che
era vostro padre.
ADELAIDE (con lo stesso tono)
Per il quale voi nutrivate solo disprezzo. Ma non vi giudico per questo, io
stessa non lo consideravo di pi.
ELISABETTA Siete cos egoista, mia cara, che
l'amore per il possesso, in voi, ha preso il sopravvento. E' una vera passione.
ADELAIDE Merito vostro, signora.
Ho avuto da voi solo la pi gelida indifferenza, e non potevate non pensare che
con la bellezza sarebbe cresciuto in me nullaltro che rancore.
ELISABETTA E presunzione!
Non dimenticate le vostre virt.
(entra il pianista con il t che poggia sul tavolino)
PIANISTA (con ironia)
Prego!
ELISABETTA Grazie. Andate pure
PIANISTA (torna al piano scuotendo la testa)
ELISABETTA (alla figlia, mentre versa il t)
Volevate che rinunciassi alla mia vita? Vi ho dato una governante affinch
provvedesse alle vostre esi-genze di crescita. Non potete negare che fosse
sufficientemente colta e sensibile...
ADELAIDE E amante dello sherry.
(sorridendo)
Volete sapere quel 'era il passatempo preferito della vostra cara signora
Dickinson? Collezionare ro-manzi francesi capaci di far arrossire un gendarme e
poi aver gran cura di passarli alla sua pupilla.
ELISABETTA (porgendo la tazza alla ragazza)
Latte, vero?
ADELAIDE S, grazie.
A dodici anni, ne sapevo pi io sulle possibilit in questa casa di un signor
Labari qualsiasi, di quante voi avreste mai potuto sognarne.
ELISABETTA A sentir voi, vi si direbbe una orfa-
nella travolta nella sua giovanile innocenza.
(bevono contemporaneamente)
Siete famelica ,mia cara. Desiderosa di stravolgere i piani e i sentimenti
degli altri, in particolare i miei.
ADELAIDE Vi somiglio, signora.
Come voi, so quanto sia desiderabile prendere, togliere, strappare.
(ancora un sorso di t)
Niente, dunque, pu essermi apparso pi audace, pi gradevole, pi ricco di
fascino e di soddisfazione, che il sorprendervi nella giusta occasione e
vedervi sconfitta, spogliata di ci che avete sempre ritenuto vostro per
diritto naturale.
ELISABETTA Biscotti?
ADELAIDE No, grazie.
ELISABETTA E, di colpo, Federico diventato
l'oggetto delle vostre appassionate attenzioni, vero?
ADELAIDE Di pi, signora, molto di pi.
Ho inventato per lui le pi audaci dichiarazioni, l'ho seguito in ogni angolo
della casa e in ogni momen-to del giorno. L'ho allontanato solo per convincerlo
a tornare. Sono diventata la pi desiderabile e se-ducente delle fanciulle, pur
di vincervi.
ELISABETTA Non siete migliore di me, dunque?
ADELAIDE Certamente no, ma, come voi stes-
sa avete detto, sono la pi forte.
ELISABETTA Per ora...solo per ora..
(pausa; poggiano, contemporaneamente, le tazze)
Federico qui, ve lo lascio.
ADELAIDE Voi me lo lasciate?
(ride)
Quale commovente generosit. Farmi dono di ci che non vi appartiene.
ELISABETTA (si alza)
La vostra sicurezza inferiore solo alla vostra fretta di trionfare,
signorina. Mi troverete ancora sulla vostra strada, ve lo prometto.
(esce)
SCENA XVII
Adelaide, Pianista, Federico.
(Adelaide al centro della scena, guarda la madre uscire. Il pianista suona un
notturno.)
ADELAIDE (al pianista)
Va...va bene cos?
PIANISTA Uhm, uhm, benissimo
ADELAIDE Anche il t?
PIANISTA A proposito!
(raccoglie il servizio da t)
Un p forzato, forse. Non avevo previsto che...s, insomma...non sono sicuro
che voi e vostra ma-dre...scusate, torno subito.
(alle spalle di Adelaide, entra Federico; il fondale diventa trasparente a
settori, cominciando da quello di destra; lombra di Elisabetta prima
"afflitta", poi normale e, infine, esultante)
ADELAIDE Federico!
FEDERICO Signorina!
ADELAIDE No, non c ' pi pericolo, ora.
Sono Adelaide, per sempre..di fronte a tutto il mondo. Non siete felice?
FEDERICO S, certo, ma...
ADELAIDE (lo porta verso il divano)
Venite qui, sedete.
(Federico si siede; Adelaide a terra vicino ai suoi piedi)
Voglio guardarvi a lungo, fissare nella mente ogni particolare di questo
momento e del vostro viso.
Mi amate?
FEDERICO Certamente.
ADELAIDE Sorridete, allora, il giorno della
mia felicit. Pensate: io e voi sotto gli occhi di tutti. Senza tutte quelle
incredibili scuse. Niente pi bi-glietti furtivi, nessun appuntamento carico d
'ansia, mai pi rifugi inventati.
(lo accarezza)
Questi occhi non dovranno pi spalancarsi per ogni ombra, n i vostri muscoli
contrarsi allo scricchio-lio di un vecchio mobile.
Non vi pare fin troppo bello?
FEDERICO Avete ragione,. E'... tutto pi sem
plice...Ma ...un piccolo riguardo per la Contessa dobbiamo averlo.
(dietro al fondale, l 'ombra della Contessa, che fino ad allora aveva
latteggiamento della sconfitta, si sposta, diritta e trionfante, al centro)
ADELAIDE (con un leggerissimo scatto)
Perch dovete parlare di lei, adesso?
FEDERICO Non di lei...di... noi.
E' vero, siamo insieme...liberi di comportarci come pi ci piace, ma ...ma
io...sono pur sempre il marito di vostra madre, ecco.
Gli altri...i vostri amici, non tarderebbero, forse, a inventare malevole
storie sul nostro conto?
(Adelaide si alza di scatto; al centro del palco e volge le spalle a
Federico; rientra il pianista)
ADELAIDE Vi sembra questo il fatto pi impor
tante, oggi?
FEDERICO (quasi impaurito)
No, ma da tenere almeno in considerazione....
ADELAIDE (si sforza di sorridere; si torce le
mani; il pianista suona pianissimo, poi scrive infine, cancella per scrivere e
suonare ancora)
E va bene! Visto che ci tenete tanto. Vuol dire che staremo attenti; in
pubblico io sar per voi soltanto la figliastra pi affettuosa. Cos nessuno
avr di che dire. Tanto meno voi.
FEDERICO (tranquillizzato)
Ma certo, Adelaide, sicuro. Questa anche la mia conv...
ADELAIDE (correndo verso di lui)
E allora, non parlatene pi, vi prego.
(il volume della musica , ora, alto; Elisabetta di nuovo affranta; la
ragazza in piedi, di fronte a Federico)
Io sono qui...ora. Datemi le vostre mani.
FEDERICO Cara, io...
ADELAIDE Subito, vi dico, datemele...
Ecco, cos...tenetele qui, sul mio seno. Dovete toccarmi, Federico...ora,
qui...in questa casa.
( si alza mettendosi a cavalcioni su Federico)
Non volete sentire la mia pelle giovane...fresca...
...giovane, capite?
FEDERICO Bambina mia...
ADELAIDE Zitto!
(fa scivolare la mani dell'uomo sui fianchi e poi sotto le vesti)
Fatele scivolare sotto, lentamente, cos...s, fino al mio corpo, e
poi...fermatele...s...con pi insisten-za...l dove pi...cos...cos...
FEDERICO Vi prego...vi prego. Non ora...no...
ADELAIDE (lo bacia)
Tacete! Tacete...non vi ascolto...voglio il mio piacere e il
vostro...adesso...qui...spogliatevi...
FEDERICO No, no...Adelaide, no...
ADELAIDE S...spogliatevi, ho detto
FEDERICO No, no...signorina...no!
(la spinge sul divano)
Non posso...non ora, almeno!
(pausa)
Cos mi confondete...
ADELAIDE (con un filo di voce)
E vi dispiace?
FEDERICO Non questo...
ADELAIDE Perch volete umiliarmi, allora?
FEDERICO Non esagerate, adesso.
ADELAIDE Io? Siete voi che mi avete rifiutata
e in cos malo modo. Voi, che fino a qualche ora fa mi supplicavate d 'amarvi,
che avete sudato per mi-glia a cavallo , pur di vedermi. Io esagero?
Dite, piuttosto, qualcosa che non sia ci che ho sentito
FEDERICO Io...io...devo parlarvi.
ADELAIDE Avanti, allora. Vi ascolto.
(pausa)
Parlate prima che l 'umiliazione diventi rabbia.
FEDERICO Ho preso una decisione, ecco.
ADELAIDE Voi? Questa mi giunge nuova.
FEDERICO S, l 'ho presa! E se proprio volete
saperlo, sono stato costretto a prenderla.
ADELAIDE (si alza)
Ancora mia madre? Quale ricatto, questa volta?
FEDERICO No, cosa andate a pensare?
Vostra madre non c'entra. Sono io che...che...che..
(si butta ai piedi di Adelaide)
..che sono un disgraziato, un vile, un opportunista, un...un...
(guarda il pianista)
E aiutatemi! Un che?
PIANISTA Non mi viene in mente nient'altro.
FEDERICO (ad Adelaide)
Oh, Adelaide, perdonatemi. Io non vi merito e voi non meritate uno come me.
ADELAIDE (fredda)
Non pensavo che toccasse a voi la scena madre.
Su, alzatevi...Alzatevi, ho detto.
Non vi basta che gi io mi sia resa ridicola
FEDERICO No, non dite cos!
Non siete voi che avete sbagliato.
ADELAIDE Cosa c ' di nuovo che non vi fosse
anche prima?
FEDERICO E'...appunto questo, non v ' nulla
di nuovo...cio, no...la situazione ...come dire...capovolta, ma, infine,
nulla cambiato.
ADELAIDE Come sarebbe a dire?
FEDERICO Adelaide, non potete non conveni-
re con me che...che..che ora di porre fine a questa situazione
ingiustificabile sotto ogni punto di vista, ecco. La mia coscienza di uomo
fondamentalmente onesto...
(Adelaide si gira di scatto)
Onesto, s...perch?
ADELAIDE Vigliacco!
FEDERICO Ma, Adelaide, capitemi!
Sar considerato l 'ultimo dei miserabili se avessi ancora la debolezza di
deviare dal mio dovere, che chiaro,naturale...necessario...
Io mi condanno senza piet, ve lo giuro, per quello che ho fatto, e vi
supplico...
Siete giovane e bella, che futuro potete avere con me ? Voi meritate molto di
pi.
ADELAIDE S?
FEDERICO Non...non dovete far altro che spo
sarvi, ecco.
ADELAIDE Siete un essere spregevole!
FEDERICO Lo ammetto, ma d'altra parte...
ADELAIDE Pensate di poter disporre di me?
O credete che io abbia sprecato decine di fogli...
(prende uno dei foglio che stanno sul piano)
...e tanto tempo solo per scrivere dei vostri occhi e della vostra virilit,
l, che non poi cos particola-re?
FEDERICO (stupito)
Adelaide!
ADELAIDE (accartocciando il foglio)
Posso straziarvi lanimo e il resto...
(Federico si protegge l'inguine)
...a mio piacere, non scordatelo, signore.
FEDERICO (ancora piegato)
Ma io sono debitore di vostra madre. Le debbo della riconoscenza. Ella ha fatto
la mia fortuna.
ADELAIDE (ancora infuriata)
E io il vostro piacere, oltre al vostro vanto.
FEDERICO Non ho un tallero da parte, va be-
ne cos? Non voglio finire a dar lezioni a qualche moccioso benestante. Questo
almeno lo capite?
ADELAIDE (piccola pausa)
Ora s che siete il mio Federico.
FEDERICO Se mi ascoltaste , se almeno una
volta il mio consiglio vi fosse regola...
(Adelaide lo fissa)
...se voi vi...vi...sposaste, tutto si aggiusterebbe...
...noi potremmo sempre rimanere amanti, non vi pare?
ADELAIDE (lo guarda con disprezzo ed esce)
SCENA XVIII
Federico, Pianista.
FEDERICO No, non le pare.
PIANISTA Eh, ma non si fa cos!
FEDERICO Prego?
PIANISTA S, dico, mi sembra un po' esagera
to.
FEDERICO In che senso, scusi?
PIANISTA Ma in tutti i sensi, che diamine.
Siete tutti cos...cos scoperti, palesi..
FEDERICO E lo dite a me? Proprio voi?
Io cos mi ci sono trovato.
(si appoggia al pianoforte)
E poi, non dovrebbe dispiacervi di conoscere qualcuno tanto palese, come dite
voi. Non mica facile! A me non disturba, anzi...
PIANISTA (dubbioso)
Avevo pensato che la storia si sviluppasse in tutt'altro modo, che fosse pi
semplice, pi lineare.
FEDERICO (con aria finalmente sicura)
Sapete com: quando la si racconta, certe cose si
dimenticano, certe altre si aggiungono, si variano, deviano, ma cos, senza
intenzione, involontariamen-te
PIANISTA (ancora perplesso)
Uhm...una scaletta e un po' di coerenza non guasterebbero.
In fondo, noi...voi non siete...come posso dire? Siete qui, ma...non contate,
ecco.
FEDERICO Non contiamo? Volete scherzare!
Una volta cuciti addosso questi abiti, mica potete cambiarli a vostro
piacimento...E se mi pungesse va-ghezza di prendere, cos, tanto per dire, eh,
una
mia strada?
PIANISTA Eh, no! C ' un limite preciso.
FEDERICO E i ricordi, allora, dove li mettete?
Eh, dove li mettete? Su, avanti...rispondete.
PIANISTA Non capisco.
FEDERICO (con aria di sufficienza)
Quanti anni ho io?
PIANISTA (sorpreso)
Ma quanti ne sono stati scelti, cavolo!
(sfoglia le pagine che sono sul piano)
Trenta, se non sbaglio....s, trenta, appunto. N uno di pi n uno di meno. 45
per me, e , via via, tutti gli altri....
FEDERICO Bene! E prima? Dovero io prima?
(brevissima pausa)
Ah, non sapete rispondere, eh?
Ho un fardello sulle spalle, mio caro; che mi obbliga, questo vero, ma che
pure mi permette una certa scelta, credetemi.
PIANISTA Non mi piace.
FEDERICO Ma cos, che vi piaccia o no.
PIANISTA Si potrebbe sempre piantare l tut-
to, per.
FEDERICO E che fa?
(indica la testa)
Ormai, ci siamo.
SCENA XIX
Elisabetta, Pianista, Federico.
ELISABETTA (entrando)
Appunto!
PIAN./FED. Madame/Signora.
ELISABETTA (seccata)
Possiamo continuare o dovete ancora confessarvi?
FEDERICO (di nuovo imbarazzato)
Stavamo bellamente discutendo su una questione d'importanza rilevante, mia
cara, che in massima par-te riguarda anche voi e che, quindi...
ELISABETTA Meno chiacchiere, signore,
PIANISTA (con ironia)
Vedo con piacere che vi siete perfettamente ristabilita.
ELISABETTA Perfettamente. Non mi sono certo
negata le mie soddisfazioni.
(a Federico)
Allora? Mi fate la grazia di portare a termine questa disdicevole vicenda?
FEDERICO Oh, s. Certo, come volete.
ELISABETTA Siamo a cena dal Barone Rampaz-
zi, stasera. L'avete dimenticato?
FEDERICO S! Cio, no.
(si ricompone)
Dunque...
(al Pianista)
Si vaaaa?
PIANISTA (di nuovo perplesso)
Beh, a questo punto, non so. Mi sembra che i ricordi abbiano preso il
sopravvento.
FEDERICO Dite?
PIANISTA (preso dai suoi pensieri)
Dico, dico. Sono almeno 5 scene che non siete pi la signora Castelli e il
Conte Gobinotti.
ELISABETTA E questo che significa?
PIANISTA (quasi a s stesso)
Che dovreste ricominciare a raccontare.
ELISABETTA Potevate dirlo prima, perdiana.
Mi sarei risparmiata qualche battuta.
FEDERICO Pu darsi. Per adesso cambiatevi
andiamo avanti, eh?
(i due si cambiano; la Castelli si scorda il cappello)
SCENA XX
Gobinotti, Pianista, Castelli.
GOBINOTTI Dunque..la Contessa..la Contessa
sta bene, e...
(prende qualche foglio e legge in fretta)
La Contessa, la cui salute era stata piuttosto precaria, alla vittoria della
terza manche, si ristabil tanto velocemente che la sua aria di perfetta
felicit convinse non poche signore a ricercare giovani amanti...
(al pianista)
Ma siccome, qui mi sembra che tutto vada di fretta, troppo di fretta, la sua
tranquillit dur ben poco.
CASTELLI Non poteva essere diversamente.
Quando da una parte mancano le idee, e dallaltra manca la morale...
GOBINOTTI (come a zittire la signora)
Comunque...si era nel pieno di questa faccenda, due vittorie per la madre e una
per la figlia, quando il Ministro delle Finanze diede il gran ballo...
(sillumina il fondale: ombre dei manichini; Adelaide balla con uno di questi;
mentre Gobinotti parla, la Castelli si accorge di aver dimenticato il cappello)
La bella Adelaide, che non aveva lasciato per un solo istante il braccio di un
nobile rampollo, tale Chri-stian...
(la Castelli corre a prendere il cappello ma, nella fretta, lo calza in modo
ridicolo)
...ballava un walzer dietro l'altro, sfilando raggiante tra gli ospiti i
quali...
(si gira verso la Castelli e, vedendola, scoppia in una fragorosa risata)
Ah, ah, ah, ah, ...Che avete fatto? Sembrate un fungo nato male...Ah, ah, ah...
CASTELLI Cafone!
(esce)
GOBINOTTI Ah, ah, ah...
Non si pu continuare cos! Neanche i tempi corrispondono pi. Ah, ah,
ah...Com possibile?
( apparsa Adelaide che balla con il manichino)
SCENA XXI
Adelaide, Federico, Pianista.
ADELAIDE Signore.
FEDERICO (ancora in preda al riso)
S?
ADELAIDE Cosa fate?
FEDERICO Io?
Ah, ah, ah...Cosa fa vostra madre...Oh, pardon...la signora Castelli. Avreste
dovuto vederla...ah, ah...
ADELAIDE (continuando a ballare)
Ho ballato tutta la sera con Christian che pazzo di me, e voi ve ne state l,
a ridere?
FEDERICO Ah, ah, ah...
Eh? ah, s, avete ragione.
(si ricompone riprendendo la parte)
Ora devo fare il mesto e l 'afflitto, vero?
(assume l 'atteggiamento)
Geloso e possessivo, perci insicuro.
Cos...Ah, il fiore, m 'occorre il fiore.
(va al tavolo, poi dal pianista)
Questa la riprendiamo da qui.
Walzer, prego.
(ad Adelaide)
Vai!
(Adelaide riprende a ballare con il manichino e attraversa tutta la scena;
Federico la guarda di-sperato e nervosissimo; la fanciulla lascia il manichino
dietro la quinta di destra)
ADELAIDE (a Federico)
Volete che lo cacci via?
FEDERICO S!
ADELAIDE Dio mio, non una gran risposta
un s!
FEDERICO (si avvicina)
Mi state torturando. Mai parola contenne pi passione di quel s, ve lo giuro.
ADELAIDE Cos mi piacete.
(in quinta, al manichino)
Mio caro Christian, come mi stancate. Ormai, ripetete sempre le stesse cose
sicch qui sono convinti che io vi sposi. Ma via, come si pu pensare una cosa
simile? L 'unico risultato che sono terribilmente annoiata.
(a Federico)
Federico Maria Labari, datemi il braccio, vi prego.
FEDERICO (ottusamente)
S.
(al pianista)
Non mi lascer mai!
(escono)
SCENA XXII
Elisabetta, Pianista.
( entra Elisabetta visibilmente infuriata; il pianista continua a suonare,
senza alzare la testa)
ELISABETTA Dov mia figlia?
PIANISTA Facile da immaginare.
ELISABETTA E il signor Labari, mio marito?
PIANISTA Dove lo avete appena immaginato.
ELISABETTA Ah, maledetti. Ancora una volta...
(dietro il fondale, ora illuminato, si vedono le ombre di Federico e Adelaide;
l'uomo insegue la donna; ridono e si abbracciano; il volume della musica
alto))
ELISABETTA (urlando)
Una carrozza! Chiamate una carrozza.
(dal lato destro, ballando, entrano Federico e Adelaide; attraversano la scena
ed escono dalla par-te opposta, poi, mentre Elisabetta parla, si vede lombra
di Federico inseguire quella di Adelaide)
ELISABETTA Ormai, lo sapranno tutti in citt.
(facendo il verso)
"Quella cara Adelaide si abituata al padrino." Ipocriti!
(al pianista)
Quella sgualdrinella vuole la mia morte, altroch. Ma guardatela! Guardate come
gode.
PIANISTA (superando il suono del piano)
Vittoria e vendetta in una volta sola. Non poco.
ELISABETTA (come se non avesse sentito)
E quell'imbecille di mio marito! Fiero come un cacicco indiano legato al palo
della tortura.
(fa ancora il verso)
"Congratulazioni, Contessa. Com fortunata:! Una figlia e un uomo che l
'adorano"
Oh, che rabbia! Come li odiooo!
(riappaiono i due che camminano tenendosi per mano; il pianista continua
suonare; al centro della scena, quasi dimprovviso, i due riprendono a ballare,
ed escono dalla parte opposta; Elisabetta li segue con lo sguardo.)
ELISABETTA Li detesto!
(al pianista)
Quella smorfiosetta ha anche talento. Inebria quell'animale di Federico, e
insieme raccolgono pervinche ed erbette. Capite? erbette e pervinche! Non lo
sopporto.
(guarda il fondale insieme al pianista; si vede l'ombra di Adelaide che insegue
quella di Federico; luomo pi stanco che felice; tenta di sottrarsi
all'abbraccio di Adelaide)
Adesso, dovrei dire che rientravano tardi la sera e che non si Imponevano
nessuna costrizione davanti a me...e che...io subivo tutto questo con un
tiratissimo sorriso?
PIANISTA Uhm, uhm...Com' scritto.
ELISABETTA Non lo far mai!
PIANISTA Eh?
ELISABETTA Non posso dire certe cose, io!
(pausa)
Mi dispiace, ma non mi appartengono...non alla Contessa Rocchi del Monte...
(pausa)
Non le dico, no...neanche se mi minacciate...Non ci riesco...non posso...
(implorante)
Vi prego, non fatemele dire...Odio perdere!
(pausa)
Non potrei solo pensarle?
PIANISTA Come signora Castelli, forse.
ELISABETTA Voi dite?
PIANISTA Comunque, non sareste nei vostri
panni.
ELISABETTA Giusto!
(la donna si cambia; entra Federico: ha l 'aria cupa; si appoggia al piano)
SCENA XXIII
Federico, Castelli, Adelaide, Pianista
FEDERICO E stata una follia. Una follia...
ADELAIDE (voce fuori scena)
Aspettatemi, Federico. Aspettatemi!
FEDERICO Niente di meno faticoso?
Comincio ad averne abbastanza.
PIANISTA Eh, il corpo di una fanciulla e il su-
o egoismo possono far saltare una macchina a vapore mal costruita...
FEDERICO Ma colpa vostra, per Dio!
(appare Adelaide)
Ahahahah!
(scappa)
E ' stata una folliaaa...
CASTELLI (immobile e didascalica)
Rientravano tardi per cena, i signorini, e non si imponevano alcuna costrizione
davanti a Elisabetta, mi dicono. E la poveretta riceveva i complimenti della
gente con il pi dolce sorriso, sic, mentre la notte vagava per la camera...
(con sempre maggiore ironia)
Provate a immaginare lo stato di quell'anima tutta imperiosit, tutta orgoglio.
Quanto odio, nevvero?
(al pianista)
Vedete? Non viene. E'... brutto...suona male...
Ve lo avevo detto. E poi, nel caso, mancherebbe il Conte Gobinotti...
(entra Federico e va verso la signora guardando, per, dietro di s; si
inginocchia tenendo gli oc-chi chiusi; pentito)
FEDERICO Sono indegno di vivere.
Signora, perdonatemi... stata una follia.
Signora...
(apre gli occhi)
Signora!
Dov mia moglie? E voi che ci fate in piedi davanti a me?
CASTELLI Sono io, sciocchino!
Non mi riconoscete pi? Voi, piuttosto, cosa fate l, in ginocchio? Come
Federico dovreste stare alme-no prono, e come Gobinotti potete essere ben pi
rilassato.
FEDERICO (alzandosi)
Non ci capisco pi niente.
ADELAIDE (entrando)
Signore, sapete bene che non sono tipo da...
(vede la signora Castelli)
Ahahahah!!! Un 'altra donna, dunque?
FEDERICO Ma no, che dite?
CASTELLI Sono vostra madre...
FEDERICO S, vi giuro che lei.
E ' per la questione del racconto...la doppia storia; sapete com, no?
ADELAIDE. (sempre furiosa)
Che storia? Non so niente di raccoconti, io!
FEDERICO (guardando il pianista)
Non faccio fatica a credervi...
(la Castelli si sta cambiando)
Guardate, non avevo ragione?
(al pianista, a denti stretti)
E' solo la mania di qualcuno. Piccole idiozie di una penna...
(ad Adelaide)
Ora, andate. Vi prego...
ADELAIDE Mi spiegherete, o guai a voi!
(esce)
SCENA XXIV
Elisabetta, Federico, Pianista.
FEDERICO S, certo, ma intanto andate.
(a Elisabetta)
Signora, come dicevo, stata tutta una follia. Sono indegn...
ELISABETTA Un momento, che diamine!
(assume l 'atteggiamento da "Contessa")
Cosa volete, ancora?
FEDERICO (in pieno recupero)
Sono una follia... stato un indegno che...
ELISABETTA (interrompendolo)
Quanto dovr durare questo gioco? Io posso cedere ancora una volta alla vostra
immaturit, ma solo perch non voglio farne a meno.
FEDERICO Non vi merito, lo so.
ELISABETTA Voi mi servite, mio caro.
Tornare indietro al punto in cui siamo non mi sembra n opportuno n
conveniente.
FEDERICO Non capisco.
ELISABETTA No?
FEDERICO No!
ELISABETTA Ci che state facendo non che un
nuovo intermezzo sul significato del quale non minganno affatto.
FEDERICO Gli che ho riflettuto a lungo sulla
....nostra situazione
ELISABETTA E avete fatto malissimo!
Mia figlia torner alla carica, siatene certo, magari con un nuovo pretendente.
E voi, sciocco quale sie-te, ci cascherete ancora.
FEDERICO Signora!
ELISABETTA Volete che io mi arrenda a quel pic
colo demonio? Non contateci. Non rinuncer a voi, e non certo per le vostre
virt. Mi appartenete e questo basta a che io mi senta dalla parte della
ragione. In quanto alle stravaganze di mia figlia, una questione che riguarda
solo lei e me.
FEDERICO Veramente, ci sarei anchio
ELISABETTA Voi? Non fatemi ridere!
Siete un buon amante, non lo nego visto il successo che avete, ma in quanto al
resto...
FEDERICO Elisabetta! Non vi riconosco.
ELISABETTA Non mi avete mai conosciuta, que-
sta la verit. E, in fondo, non ve l 'ho n chiesto n permesso.
FEDERICO. (cambiando tono)
Lo so, ho abusato del vostro amore e della vostra generosit. Perdonatemi ma,
d'altra parte, il mio con-tegno, a dir poco immorale, non pu che essere figlio
di questi miei abusi.
Capisco la vostra posizione, credetemi, vi capisco...
ELISABETTA E pensate che la cosa possa susci-
tare il mio, pur minimo, interesse?
La vostra presunzione non ha limiti! Continuate a chiamare abuso quel che
sapete essere solo una mia concessione e vi regalate un peso che davvero non
avete.
(Federico la guarda stupito)
Siete un campo di battaglia, signor mio, meno della ragione del contendere.
Siete entrato in questa casa come amante, e in considerazione di questa unica
virt vi siete immaginato l'ago della bilancia. Non osate di pi. Prendete quel
che potete ma ricordate, non sono io quella che deporr le armi, dovessi
supplicarvi o calpestare la vostra anima.
FEDERICO (stupefatto)
Fino a questo punto?
ELISABETTA E' ancora niente!
Non potete immagin...
FEDERICO No, non dico a voi.
ELISABETTA Cosa?
FEDERICO (al pianista)
Ora sembra esagerato a me!
Questa donna un mostro. E...e io, un cretino totale. E' inverosimile,
scusate!
PIANISTA. (risentito)
Se permettete, la questione riguarda solo me.
FEDERICO (finalmente risentito)
Ancora? La figura la faccio anchio, per!
ELISABETTA Posso sapere che succede?
FEDERICO Non si pu scrivere cos!
Non possibile.
ELISABETTA. (con uno scatto di rabbia)
Eheheh??
Io mi faccio una tirata che mi costa l 'anima, e voi, brutto imbecille, vi
preoccupate della figura?
Se avete paura d'essere preso per cretino, provate a pensare, almeno una volta,
che forse lo siete davve-ro, invece di star l a commentare ogni quattro
pagine. Credete che io mi diverta? E' un mese che ripeto le stesse cose tra
dubbi e cancellature, eppure non reclamo.
FEDERICO Grazie, tutto a vostro favore.
Qui si quanto meno parziali.
(al pianista)
E poi, non mi va di fare il parassita, va bene? Ogni pagina peggio! Posso
essere ben altro, io!
ELISABETTA (quasi in faccia a Federico)
Un insopportabile idiota, ecco cosa altro potreste essere, visto che idiota lo
siete gi.
FEDERICO Ma...
(al pianista)
Ma la sentite, la sentite?
Fatemi un favore: fatela scomparire per sempre, voi che potete. Vi prego!
PIANISTA Non sarebbe coerente.
FEDERIcO E..ad meo minime interest!
TUTTI Eh?
FEDERICO E chi se ne frega, cavolo!
TUTTI Ah!!
FEDERICO Ma non lo capite?
(va verso il pianista)
Con la scusa della coerenza, voi avete radicalizzato le posizioni: quella
approfitta del fatto di essere una donna -perch voi con le donne, eh?- e io
continuo a essere un miserabile.
(cammina su e gi per il palco)
Non giusto, no...non si pu...non s pu, no...e no. Non si pu...quella
approfitta, eccome se approfit-ta...non giusto...
ELISABETTA (si avvia verso la quinta)
E allora, quella vi comunica che ne ha abbastanza. Vi lascio ai vostri dubbi,
signori. Chiamatemi quando avete deciso qualcosa.
(esce)
SCENA XXV
Federico, Pianista, Adelaide.
FEDERICO (breve pausa)
Cristo, ma esce sempre? Non se ne pu pi di questo via vai.
A voi sta bene cos?
PIANISTA Ancora non lo so.
FEDERICO Ahah! Andiamo bene.
Quello che dovrei fare io ora, lo sapete, almeno?
PIANISTA (riprendendo a suonare)
Uhm, uhm...guardate.
(si illumina il fondale; ombra di Adelaide)
FEDERICO Vado?
PIANISTA Eh!
FEDERICO (eccessivo)
Adelaide, amore mio!
PIANISTA Esagerato!
FEDERICO Uffa.
Adelaide, mi capite?
(fa un cenno al pianista che annuisce)
ADELAIDE (da dietro il fondale)
Perfettamente.
Voi non avete la forza n di volermi n di rinunciare a me.
FEDERICO (falsamente, con aria annoiata)
Ma posso io volervi?
ADELAIDE No, certo!
FEDERICO (sempre annoiato)
E posso io rinunciare a voi?
(fa dei cenni al pianista)
ADELAIDE Io posso rinunciare a voi, e l 'ho
fatto!
(il fondale diventa improvvisamente opaco)
FEDERICO Lhai fatto?
(al pianista)
Dov andata, adesso?
ADELAIDE (appare in quinta)
S, e mi sposo!
FEDERICO ( al pianista)
Qui almeno m'incavolo?
(il pianista annuisce)
Eh, s! Qui m 'infurio. Quando troppo troppo.
(ad Adelaide)
Ed a me che tu osi, piccola...
ADELAIDE Mi sposo, vi dico!
Con un uomo che amo.
FEDERICO Guarda che io sono...
ADELAIDE ...che mi pi caro di quanto voi
non mi siate stato mai, capito?
(pausa)
FEDERICO E io l 'ammazzo!
ADELAIDE Cosa?
FEDRICO ( quello di sempre)
L'ammazzo! Che voi lo amiate o no, se lo rivedete...se lo guardate, io...io
schiaffeggio voi e ammazzo lui, ecco.
ADELAIDE Sempre che vi lasci fare.
Siete ridicolo, Federico.
FEDERICO (improvvisamente, parla come se fosse
Adelaide)
Voi dovete saperlo, e io devo avere la gioia di dirvelo...
(come Federico)
Ma che cavolo dico?
(come Adelaide)
Eppure, io vi amo, e non per avermi presa, perch sono io che lho fatto, ma
per non avermi saputa conservare...
(come Federico, disperatamente)
Sono diventato la mia amante!
ADELAIDE (come Federico)
Ve lo giuro!
(come Adelaide)
Oh, mio Dio!
FEDERICO (come Adelaide)
Giurate quel che volete, non siete che un vile...
(come Federico, corre dal pianista che ,intanto, sta guardando
preoccupatissimo, i fogli)
Non ero io che giuravo sempre?
ADELAIDE (come Federico)
Adelaide, non amo che voi, e non voglio perdervi...
(come Adelaide)
Aiuto!
PIANISTA (improvvisamente, come se ricordasse)
La pagina!
FEDERICO Che?
ADELAIDE (come fosse Federico)
Imponimi qualsiasi condizione...
(come Adelaide)
Aiuto!
PIANISTA Manca la pagina
(cerca a terra e sul piano)
ADELAIDE (come Federico)
Vedrai che la manterr...
(come Adelaide)
Fermatemi!
(come Federico)
Ho avuto torto, lo so..
FEDERICO Che pagina?
ADELAIDE Aiutooo...
PIANISTA Quella che ha buttato lei...
ADELAIDE Ahahah! La crisi, la crisi...
FEDERICO Calmatevi....
PIANISTA Eccola! Lo trovata!
ADELAIDE Ahahahahahah!
FEDERICO (lasciandosi cadere su una poltrona)
Mio Dio!
PIANISTA (urlando in faccia ad Adelaide)
L'ho trovata, vi dico!
ADELAIDE (urlando in faccia al Pianista)
Cosa?
PIANISTA (sempre urlando)
La pagina.
ADELAIDE (sempre urlando)
Quale pagina?
PIANISTA (urlando ancora)
Quella che voi avete gettato almeno sei scene fa!
(Adelaide crolla sul divano, piangente, lunga pausa, poi il pianista parla con
calma)
L 'avete saltata, ecco tutto.
ADELAIDE Ma io non sapevo pi chi ero...
PIANISTA (indica il foglio)
Per forza, non ci sono i nomi.
FEDRICO (sollevato)
Ecco perch
PIANISTA (con un 'alzata di spalle)
Una dimenticanza...
(va verso il pianoforte)
La rimettiamo al suo posto, e tutto...
ADELAIDE Ahahahahahahahah...
FEDERICO Che c ', ancora?
ADELAIDE (al pianista)
Siete un incompetente, un mascalzone, un dilettante, un superficiale, un
disattento, un ignorante, un...un...
FEDERICO Non ha tutti i torti, la ragazza, eh?
ADELAIDE Un...un...un...
PIANISTA Opinioni...
ADELAIDE (di colpo)
Un impotente!
FEDERICO Adelaide!
PIANISTA Signorina!
Non dovete esagerare. Ho rimesso a posto il foglio, dunque...tutto come
doveva essere.
ADELAIDE (piagnucolosa)
Ma io non ci capisco pi niente.
FEDERICO A chi lo dite.
PIANISTA. (quasi indifferente)
Su, calmatevi; tutto a posto, vi dico.
FEDERICO. (prende la ragazza per le spalle)
Provate a dormire. Chiss che la situazione non saggiusti. Andate nella vostra
stanza, vi prego.
ADELAIDE No.
FEDERICO Non ho capito.
ADELAIDE Ho detto no.
PIANISTA. (sempre distaccato)
Federico a ragione. Andate di l; io vi accompagner con una musica adeguata.
(inizia a suonare)
ADELAIDE No, di l non ci vado.
(il pianista s'interrompe)
FEDERICO Cosa c ', ancora?
ADELAIDE (piangendo)
Ho paura. Non so dove andare!
PIANISTA. (spazientito)
Ma in camera vostra, no? quella in fondo al corridoio, al piano di sopra, di
fronte alla camera di vostra madre e di Feder...
ADELAIDE (isterica)
Non ci vado, non ci vado e non ci vado...
PIANISTA Oh, santo Iddio!
FEDERICO Ma perch?
ADELAIDE Perch non c ', ecco perch!
FEDERICO (al pianista)
L 'avete fatta impazzire, lo sapevo.
PIANISTA Adelaide, io...
ADELAIDE (di scatto, con disperazione)
Voi! Voi....vi siete burlato di me, fin dalla prima pagina. Quando sono qui
riuscite ancora a convin-cermi, ma se solo faccio passo dietro quella quinta
non trovo che corde e stracci.
(strillando)
C ' un magazzino di l, ecco cosa c'! Solo voi e quellaltro disgraziato
l...
(indica Federico)
FEDERICO Pure!
ADELAIDE ...potete credete che qualcuno ci
possa anche vivere.
(pianissimo)
Io mi sento morire ogni volta che mi fate uscire...
SCENA XXVI
Elisabetta, Federico, Pianista, Adelaide.
ELISABETTA (entrando)
Signori, ho un problema!
PIANISTA (girandosi verso Elisabetta e indican-
do Adelaide)
Anche noi.
FEDERICO (ormai arreso)
Coraggio, sentiamo anche questa!
ELISABETTA Ho deciso. possiamo continuare da
soli.
ADELAIDE (piagnucolosa)
Io di l non ci vado...
PIANISTA Come sarebbe a dire?
ELISABETTA Sarebbe a dire che possiamo finire
la storia anche senza di voi. Mi dispiace.
PIANISTA Non siate ridicola, senza di me voi
non potete neanche parlare. E poi, Federico ...
ELISABETTA (si avvicina a Federico)
Federico far quello che dir io; non vero caro? Al punto in cui siamo non ci
possono poi essere tante soluzioni.
PIANISTA (a Federico)
E voi?
FEDERICO Beh, non facile a dirsi.
Per, con quello che gi sappiamo...in fondo, non bastano che poche battute.
(con improvviso entusiasmo)
Io convinco Adelaide, la Contessa deve fare buon viso a cattivo gioco, come si
dice, e...avanti cos.
ADELAIDE Non esco pi, non esco....
ELISABETTA Cos un corno!
(verso Adelaide)
E voi, smettetela. Un po' di contegno, che diamine.
(a Federico)
Credete d'aggiustare tutto secondo il vostro comodo? La soluzione pi ovvia
che la signorina si tolga dalla scatole sposandosi e che voi manteniate quanto
promesso a pagina 23.
FEDERICO. (ormai lanciato)
Ora statemi a sentire voi. Io ho il mio carattere e il mio passato, va bene? E
da come si sono svolti i fat-ti non posso che essere lamante di Adelaide...
ADELAIDE Rester sempre qui. Tutta la vita...
FEDERICO (continua il suo discorso)
...e voi non potete far altro che tenervi vostro marito, cio me.
PIANISTA Signori, ascoltatemi...
ELISABETTA Vedete ? Come da copione.
Siete il peggiore opportunista, vigliacco che abbia mai incontrato, quindi
sarete alle mie dipendenze. Sono io quella ricca, non lo scordate.
(forte)
E mia figlia sposer il primo che le capita!
FEDERICO Ma allora, site proprio un 'oca!
Non capite neanche quello che fate? Se aveste seguito con pi attenzione ora
non direste tutte queste stupidaggini. Adelaide vuole me...
ADELAIDE C ' solo un magazzino...
FEDERICO (al pianista)
Fatela tacere.
PIANISTA Signori miei...
FEDERICO (a Elisabetta)
...e io voglio lei e i vostri soldi, visto che rimarr vostro marito finch
morte non ci separi...ah, ah, ah...
ELISABETTA Siete una iena, ecco cosa siete.
FEDERICO E voi una perdente.
ELISABETTA Farabutto
FEDERICO Approssimativa.
ELISABETTA Parassita.
FEDERICO Ignorante.
ELISABETTA Mantenuto.
ADELAIDE la stanza non c'...
FEDERICO Ora esagerate...
ELISABETTA Sfruttatore...
FEDERICO Badate, signora...
ELISABETTA ...musicista da baraccone
FEDERICO Signora!
(il pianista che ha provato qualche nota, s'interrompe di colpo)
PIANISTA Signori!
ELI./FED. S./Eh?
ADELAIDE ...solo corde e stracci...
PIANISTA Io ho preso una decisione!
ELISABETTA (con ironia)
Avete trovato un finale?
FEDERICO (convinto)
S?
PIANISTA No, ma non suoner pi una nota
per questa storia.
(chiude di scatto i fogli e gli spartiti)
ADELAIDE ...non uscir mai pi...
ELISABETTA Non capisco.
PIANISTA Sono stanco di tutto questo caos...
(a Federico che si avvicina)
...e voi, venite qui.
Avete detto che potete essere molto di pi, vero?
FEDERICO Beh, l'ho detto, ma in un momento
un po' particolare... che non vorrei precipitare le cose, sapete...
PIANISTA (con complicit)
Ho in mente qualche nota per un certo Cagliostro. Ci state?
FEDERICO Quanto?
PIANISTA Abbastanza.
FEDERICO (a Elisabetta e Adelaide, trionfante)
Signore, vi saluto. Vado altrove con il maestro: Finalmente ci si accorti del
mio intrinseco valore.
ELISABETTA Vigliacco!
ADELAIDE (ancora seduta, con un filo di voce)
...io di l non ci vado, no, non ci vado...
(nel pronunciare le ultime battute, le due donne si bloccano nelle posizioni
assunte; non si muovo-no pi, fino alla fine)
PIANISTA (prova al piano una nuova musica)
Che ne dite?
FEDERICO Mi piace.
(il sipario comincia chiudersi, lentamente)
PIANISTA (suonando e indicando le due donne)
Guardate l: due statue...di carta.
FEDERICO (soddisfatto)
Eh, non hanno pi il loro bel campo di battaglia.
(il sipario chiuso)
E...che faranno?
PIANISTA Aspetteranno!
Andiamo?
FEDERICO Dopo di voi, Maestro!
( i due attraversano il proscenio. lentamente; si apre uno spiraglio al centro
del sipario e spunta la testa di Adelaide quando i due sono quasi fuori)
ADELAIDE ...non uscir mai pi, non uscir...
(urlando verso il pianista)
Incompetente!
(buio)
Sipario
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Liberamente tratto da Adelaide di J. Arthur De Gobineau.
La descrizione chei Federico fa della nascita della sua passione per Adelaide
ricavato V. Nabokov
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